Lo Zen e l`arte di proteggere il pianeta

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Lo Zen e l`arte di proteggere il pianeta
Lo Zen e l’arte di proteggere il pianeta
Giovedì 30 Settembre 2010 22:31
Non è esattamente una tradizionale passeggiata domenicale nella campagna inglese, quella in
cui l’ottantaquattrenne maestro zen vietnamita Thich Nhat Hanh guida circa mille persone
attraverso le ondulate colline della contea di Nottingham in meditazione camminata.
La processione silenziosa assume la forma di un serpente mentre percorre la sua strada in
modo estremamente lento attraverso la radura di una foresta e un frutteto di mele. Alle persone
accalcate viene chiesto di sperimentare in profondità ogni passo che fanno sulla terra in modo
da vivere consapevolmente nel momento presente.
Thay – è così che lo si chiama – fa un passo fuori dal sentiero ed entra in un campo di erba
alta e si siede quietamente in meditazione. Trasuda un senso di serenità, frutto dei suoi 68 anni
di pratica da monaco.
Benché abbia centinaia di migliaia di seguaci in giro per il mondo e benché sia venerato come il
Dalai Lama, Thay è poco conosciuto dal grande pubblico. Ha scelto di evitare le luci della ribalta
e il luccichio associato alla celebrità, per focalizzarsi sul creare in giro per il mondo delle
comunità che possano testimoniare il suo approccio etico alla vita. Ci sono monasteri in
Francia, in America e in Germania e ci sono gruppi di suoi sostenitori che si incontrano un po’
ovunque nel mondo, ivi inclusi più di una ventina di “Sangha” nel Regno Unito.
Sta cercando fortemente di creare una rinascita spirituale che porti a rimpiazzare questo nostro
vivere basato sui consumi con un ritorno ad un mondo più semplice e gentile, basato sul
rispetto profondo degli uni verso gli altri e verso l’ambiente.
Raramente concede interviste, ma riconosce che le enormi sfide che oggi il mondo ha di fronte,
insieme all’avanzare della sua età e fragilità, indicano che è importante che egli usi il tempo e
l’energia che gli sono rimasti per contribuire, per quanto può, al rinnovamento della società e
alla protezione del pianeta.
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Per un uomo della sua età, Thay mantiene un’agenda di lavoro alquanto rischiosa. Dopo una
conferenza per migliaia di persone al teatro Hammersmith Apollo di Londra, Thay è venuto a
Nottingham per un ritiro di 5 giorni, dopo di che andrà in Asia per un tour di tre mesi, prima di
tornare per il ritiro invernale nella sua comunità di Plum Village in Francia, dove è vissuto in
esilio per più di quarant’anni.
Thay, prolifico autore con più di 85 libri pubblicati, si è interessato particolarmente al
cambiamento del clima e ha pubblicato recentemente il bestseller “Il mondo che abbiamo – Un
approccio buddhista alla pace e all’ecologia” (appena uscito in Italia con il titolo “L’unico mondo
che abbiamo”, ediz. TerraNuova, traduzione di Diana Petech
)
Tranquillizzare noi stessi con l’eccesso di consumi.
In questo libro egli scrive: “La situazione nella quale si trova oggi la Terra è stata creata dalla
produzione inconsapevole e dal consumo inconsapevole. Noi consumiamo per dimenticare le
nostre preoccupazioni e le nostre ansie. Tranquillizzare noi stessi con il super-consumo non è
la strada giusta.”
Nella sua unica intervista nel Regno Unito, Thay fa appello ai giornalisti perché facciano la loro
parte per impedire la distruzione della nostra civiltà e fa appello alle aziende affinché spostino la
loro focalizzazione dal profitto al benessere della società.
Egli dice che è mal concepita l’idea che la soluzione al riscaldamento globale stia nei progressi
tecnologici. Benché la scienza sia importante, lo è ancora di più il rivolgersi alla causa
fondamentale del nostro comportamento distruttivo: “La crisi spirituale dell’Occidente è la causa
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per molte delle sofferenze che incontriamo. Poiché pensiamo – dualisticamente - che dio così
come il regno di dio si trovino fuori di noi o nel futuro, ignoriamo che la vera natura di dio è in
ognuno di noi. Quindi abbiamo bisogno di ricollocare dio nel posto giusto, dentro noi stessi. E’
come quando l’’onda sa che l’acqua non è al di fuori di essa.”
“Ogni cosa che noi tocchiamo nella nostra vita quotidiana, incluso il nostro corpo, è un miracolo.
Porre il regno di dio nel posto giusto ci mostra che è possibile vivere felicemente proprio qui e
proprio ora. Se ci risvegliamo a questo non dobbiamo più correre dietro le cose che crediamo
cruciali per la nostra felicità, come la fama, il potere o il sesso. Se smettiamo di creare
disperazione e rabbia, rendiamo l’atmosfera nuovamente salutare.”
“Può darsi che abbiamo la tecnologia sufficiente per salvare il pianeta, ma questo non basta
perché la gente non è pronta. E’ per questo che abbiamo bisogno di focalizzarci sull’altro
aspetto del problema, l’inquinamento dell’ambiente non in termini di biossido di carbonio, ma in
termini dell’atmosfera tossica nella quale viviamo: così tanta gente che si ammala, tanti bambini
esposti alla violenza e alla disperazione e che si suicidano.”
Inquinamento spirituale.
“Dovremmo parlare di più di “inquinamento spirituale”. Quando, in questo ritiro, siamo seduti
insieme ed ascoltiamo il suono della campana della meditazione, calmiamo il nostro corpo e la
nostra mente. Produciamo una energia molto potente e piena di pace, che può penetrare in
ognuno di noi. Inversamente la stessa cosa è vera con l’energia collettiva della paura, rabbia e
disperazione. Creiamo una atmosfera e un ambiente distruttivi per tutti noi. Non pensiamo
abbastanza a questo, pensiamo solo all’ambiente fisico.”
“Il nostro modo di vivere, il nostro stile di vita sono la causa di questo. Noi cerchiamo la felicità e
la rincorriamo in modo tale da creare rabbia, paura e discriminazione. Così quando partecipate
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ad un ritiro avete l’opportunità di osservare le radici profonde di questo inquinamento
dell’energia collettiva che non è salutare.”
“In che modo possiamo cambiare l’atmosfera per avere l’energia della guarigione e della
trasformazione per noi stessi e per i nostri figli? Quando i bambini vengono a un ritiro come
questo, essi possono rilassarsi perché gli adulti sono rilassati. Qui insieme creiamo un buon
ambiente e questa è una energia collettiva.”
Capitalismo come malattia.
Thay parla del capitalismo come di una malattia che ora si è diffusa in tutto il mondo, portata
sulle ali della globalizzazione. “Abbiamo costruito un sistema che non possiamo controllare. Si
impone a noi, e diventiamo suoi schiavi e vittime”.
Egli vede quei paesi che sono la patria del Buddismo, come l’India, la Cina, la Tailandia e il
Vietnam, cercare di andare anche oltre il consumismo dell’Occidente. “C’è un potere di
attrazione intorno alla scienza e alla tecnologia per cui essi hanno abbandonato quei valori che
nel passato sono stati la base della loro vita spirituale” – dice Thay – “Poiché seguono
l’esempio dei paesi occidentali, essi hanno già iniziato a soffrire lo stesso tipo di sofferenza. La
crisi mondiale si espande e la globalizzazione ne è il seme. Anch’essi hanno perduto la loro
visione non dualistica. Ci sono buddisti che pensano che il Buddha sia al di fuori di loro stessi e
disponibile per loro soltanto dopo la morte”.
“In passato c’era gente che non era ricca, ma appagata dal suo stile di vita, rideva ed era felice
tutto il giorno. Ma ora, quando appaiono i nuovi ricchi, gli altri li guardano e si domandano
‘perché non ho anch’io una vita come quella, una bella casa, l’auto e il giardino”, e così
abbandonano i loro valori.”
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Benché Thay ritenga che il cambiamento sia possibile, egli è anche arrivato ad accettare la
possibilità che questa civiltà possa collassare. Egli fa riferimento al principio spirituale per cui il
vero lasciar andare il “bisogno” di salvare il pianeta dal cambiamento di clima, può
paradossalmente consentire di farlo.
La catastrofe annunciata.
“In assenza di un risveglio collettivo la catastrofe arriverà” – egli avverte. Le civiltà sono state
distrutte più volte e questa civiltà non è in questo diversa: può essere distrutta. Possiamo
pensare al tempo in termini di milioni di anni e la vita tornerà poco alla volta. Per noi il cosmo
funziona in modo incalzante, ma il tempo geologico è diverso.
Se meditate su questo non impazzirete. Accettate che questa civiltà possa collassare e la vita
ricominciare più tardi, dopo alcune migliaia di anni, perché questo è qualcosa che è già
avvenuto nella storia di questo pianeta. Quando avete pace in voi stessi ed accettate, allora
siete abbastanza calmi per fare qualcosa; ma se siete presi dalla disperazione, non c’è
speranza.
E’ come la persona che è colpita dal cancro o dall’AIDS e apprende che le sono dati un anno o
sei mesi di vita. Questa persona soffre molto e lotta agitandosi. Ma se arriva ad accettare che
morirà e si prepara a vivere ogni giorno in pace e gioisce di ogni momento, allora la situazione
può cambiare e la malattia può sparire. Questo è realmente accaduto a molte persone.”
Thay dice che le comunità che il suo Ordine dell’Interessere sta costruendo nel mondo hanno lo
scopo di mostrare che è possibile “vivere semplicemente e felicemente, avendo il tempo di
amare ed aiutare altre persone. E’ per questo che crediamo che, se ci sono nel mondo
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comunità come queste, faremo un’azione dimostrativa e favoriremo un risveglio per cui la gente
abbandonerà lo stile di vita dei “confort”. Se possiamo produrre un risveglio collettivo possiamo
risolvere il problema del riscaldamento globale. Insieme dobbiamo provocare quel tipo di
risveglio.”
Un Buddha non è abbastanza.
Thay si ferma per un momento e poi aggiunge con calma: “Un Buddha non è abbastanza,
abbiamo bisogno di avere molti Buddha”.
Thay ha vissuto una vita straordinaria. Durante la guerra del Vietnam rischiò di essere ucciso
più volte per aiutare i contadini che pativano gli effetti dei bombardamenti. Durante la sua visita
in America convinse Martin Luther King ad opporsi pubblicamente alla guerra, e così contribuì a
galvanizzare il movimento per la pace. E in effetti Martin Luther King nominò lui per il premio
Nobel per la pace nel 1968.
Nel decennio successivo Thay trascorse diversi mesi nel mare del sud della Cina per cercare di
salvare i profughi vietnamiti e cambogiani in fuga su imbarcazioni sovraffollate. In anni più
recenti ha guidato in un ritiro di due giorni dei membri del Congresso degli Stati Uniti ed ha
anche guidato in Plum Village ritiri di riconciliazione per Israeliani e Palestinesi.
L’intera sua filosofia di vita è basata sulla osservazione del respiro e sulla meditazione
camminata al fine di stare nel momento presente piuttosto che inseguire il passato o
preoccuparsi del futuro.
Egli dice che in ogni persona ci sono semi di amore, compassione e comprensione, come pure
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semi di rabbia , odio e discriminazione. La nostra esperienza di vita dipende da quali semi
scegliamo di innaffiare.
Per agevolare la creazione di una nuova etica globale e per dare sostegno a quei semi positivi,
l’Ordine dell’Interessere di Thay ha distillato in cinque principi di base (“addestramenti”) gli
insegnamenti del Buddha sulle “Quattro Nobili Verità” e sul “Nobile Ottuplice Sentiero”.
I “cinque Addestramenti alla Consapevolezza”, aggiornati in quest’ultimo anno per renderli
rilevanti per il nostro mondo in veloce cambiamento, non sono un insieme di regole, ma una
direzione verso cui rivolgersi. Oltre a sostenere un modo consapevole di consumare, essi
incoraggiano a porre fine a comportamenti sessuali scorretti e anche ad essere determinati a
“non giocare d’azzardo o usare alcol, droghe o altri prodotti che contengano tossine, come certi
siti internet, giochi elettronici, programmi televisivi, films, riviste, libri e conversazioni”.
Jo Confino, giovedì 26 agosto 2010
guardian.co.uk
http://www.guardian.co.uk/sustainability/environment-zen-buddhism-sustainability
Traduzione italiana di Giuseppe Gambardella
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