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Capitale: Il Cairo
afRICa
egitto
Ordinamento: Repubblica presidenziale
Superficie: 1.001.450 km²
Popolazione: 83.688.164
Religioni: islamica sunnita (90%), cristiana copta (9%)
Il Cairo
Livello di criticità:
Lingue: arabo
Moneta: lira egiziana (EGP)
PIL pro capite: 6.600 USD
PoLitiCA
Una delle più grandi civiltà del mondo antico, con una storia che risale a più di cinquemila anni, fondata sul potere
dei faraoni, l’Egitto è stato teatro di conquiste da parte di popoli stranieri e successivamente protagonista di conflitti
ed eventi storicamente significativi per l’intera area nordafricana e mediorientale. Il Paese è una Repubblica dal 1953.
Il primo presidente, Mohamed Naguib, viene estromesso nel 1956 da Gamal abdel Nasser, la cui leadership nei successivi quattordici anni lascia un’impronta duratura sulla scena politica, economica e sociale. Sotto il suo governo, il
Paese entra in guerra contro Israele nel 1967, insieme a Siria e Giordania. al termine del conflitto, ricordato come la
“Guerra dei sei giorni”, lo stato ebraico vittorioso sottrae la Penisola del Sinai e la Striscia di Gaza all’Egitto, la Cisgiordania e Gerusalemme Est alla Giordania e le alture del Golan alla Siria. Nel 1970 Nasser muore. Gli succede il
vice presidente, anwar Sadat, che nel 1973 sferra una nuova offensiva contro Israele (“Guerra dello Yom Kippur”) e
che sarà ucciso il 6 ottobre del 1981 in un attentato fondamentalista. Il suo posto è preso da Hosni Mubarak. Questi,
dopo un trentennio di presidenze reiterate grazie a modifiche costituzionali, si dimette venerdì 11 febbraio 2011 al
termine di diciotto giorni di violente proteste e 800 vittime. Il governo è assunto da un giunta militare guidata dal maresciallo Mohammed Hoseyn Tantawi. Le elezioni presidenziali del giugno 2012 assegnano la vittoria col 51,7% a
Mohamed Morsi, rappresentante dei fratelli Musulmani, che viene destituito dall'esercito il 3 luglio 2013 in seguito
a crescenti proteste popolari che tuttavia si acuiscono con l’istituzione di un governo di transizione filo-militare da
cui emerge la figura del Generale abdel fattah al Sisi. Membro del Consiglio Supremo delle forze armate al momento
della destituzione di Morsi, poi nominato Ministro della Difesa e Capo delle forze armate egiziane, al Sisi è diventato
Presidente d'Egitto alle elezioni di maggio 2014.
eCoNoMiA
Le proteste di inizio 2011 hanno minato la relativa stabilità del sistema economico egiziano e l'inflazione, arrivata a
picchi del 13%, si attesta nel 2012 all'8%. Il settore primario continua a essere al centro dell’economia nazionale. I
campi, irrigati per la maggior parte artificialmente, offrono culture diversificate a seconda della stagione: invernali
(frumento e legumi), estive (cotone, canna da zucchero, riso, arachidi, sesamo, mais, papiro) e autunnali (miglio e
mais). Oggi l’Egitto è il primo produttore cotoniero del continente e fra i primi dieci a livello mondiale, il cui polo industriale si sviluppa tra il Cairo, alessandria e 6th October City, in cui si concentra una rilevante produzione automobilistica. Tra le risorse minerarie si segnalano: petrolio (giacimenti nel Mar Rosso, nel Deserto Occidentale e impianti
offshore nel golfo di Suez), gas naturale, fosfati e salmarino. Di recente costruzione sono invece le centrali termiche
al Cairo, alessandria, Nag’Hammadi e Damanhûr, e si sta sviluppando l’energia solare. Nonostante la crisi politica, il
turismo rimane una grande risorsa. I principali partner commerciali sono Stati Uniti, Germania, arabia Saudita e Italia.
CRitiCitÀ
L’ondata di disordini legata alla primavera araba che ha travolto l’Egitto, è iniziata il 17 gennaio 2011 da piazza Tahrir al
Cairo, teatro stabile della protesta. Le manifestazioni contro il carovita e la disoccupazione, che hanno coinvolto in breve
tempo alessandria, Mansoura, al fayoum e le altre principali città, hanno portato, l’11 febbraio 2011, alla caduta del regime trentennale di Hosni Mubarak sostituito dal candidato dei fratelli Musulmani, Mohamed Morsi. Scontri e tensioni
sono all’ordine del giorno ancora oggi, soprattutto dopo la destituzione manu militari del Presidente Morsi, avvenuta
nel luglio del 2013, che ha infuocato il confronto-scontro tra liberali e islamisti. Nella penisola del Sinai, che già nei
mesi di settembre e ottobre del 2011 vedeva riaccendersi le proteste di beduini nelle strade che collegano Ras Sudr,
abu Rudeis e Wadi feran, l'escalation terroristica seguita alla deposizione del presidente islamista e al concentramento
nell'area di cellule jihadiste (le più attive sono ansar Beyt al-Maqdis e ajnad Misr) è cresciuta esponenzialmente incidendo negativamente anche sul turismo locale. Particolarmente colpiti risultano di recente obiettivi militari egiziani e
università ma non sono stati risparmiati gruppi turistici (come nel caso del bus di pellegrini coreani colpito a febbraio
2014 al confine con Israele). Proprio le frizioni diplomatiche con Israele incidono ulteriormente sull’aspetto sicurezza
e si trasformano spesso in manifestazioni davanti all’ambasciata israeliana al Cairo (che è stata oggetto di un attentato
dinamitardo a marzo 2014). Piuttosto pericolose sono la zona di confine tra l’Egitto e la Striscia di Gaza (nota per la presenza di numerosi tunnel per il contrabbando armi e beni) e la circostante area del nord del Sinai. Permane in Egitto il
rischio di attacchi di matrice terroristica, che possono interessare i luoghi pubblici frequentati da stranieri, come alberghi
e ristoranti.