I consigli del Prodiere MATTEO - E-soci

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I consigli del Prodiere MATTEO - E-soci
I consigli del Prodiere MATTEO
Come armare un Comet41s da regata
I consigli del Prodiere MATTEO
Comet 41s
Cap.1 La coperta
1.1 La prua
Appena saliamo sulla barca ci rendiamo conto
che con una prua molto pulita e ben
organizzata, abbiamo poche piccole modifiche
da fare, troveremo solo qualche piccolo
problemino con il tambuccio e con i pulpiti di
prua (aperti ma stretti e delicati!). Innanzitutto
comprate un po’ di metri di strisce
antisdrucciolo adesive e piazzatele sotto
l’albero, sul vetro del tambuccio e a prua via
dei passacavi.
1.1.1. Lo strallo
• Cominciamo dallo strallo a cui mettiamo 2 coppiglie tagliate a misura e
legate da un elastico, per una regolazione e fissaggio veloce del turnichetto;
• Ci assicuriamo dell’altezza del tuff-Luff, nastriamo la parte bassa rimanente
e leghiamo il pre-feader bene o male a metà altezza tra il turnichetto e il tuffluff.
• Ora prendiamo uno spezzone di 2 metri di Spectra scalzato da 4mm e
facciamo 2 piombe a bocca di Lupo alle 2 estremità, una servirà per fissarlo
all’anello della mura del Fiocco e l’altra a fissarci uno sparcraft del tipo
delle drizze di misura medio-piccola! Solitamente si fa passare lo spectra
dentro al pre-feeder che abbiamo legato sullo strallo in modo che quando
non lavora non va a sbattere ovunque e invece quando tiene la drizza
possiamo con un colpo d’occhio capire se la drizza è dritta o se ha fatto giri
sullo strallo! Nel nostro caso abbiamo un Tuff-Luff harken con relativo prefeader privo di spazio per far passare lo spectra, così abbiamo deciso di
fissarlo con una fascetta da elettricista subito sopra il pre-feader e nastriamo
per bene!
• Mettiamo un tessuto resistente ed impermeabile a protezione dell’estrema
prua per evitare che si rovini tra botte del tangone e delle bugne del fiocco!
• Smontiamo le luci di via, che anche se molto belle stile occhi di camaleonte,
sono estremamente scomode in regata (a bastone, nelle lunghe si può
pensare di installare quelle di rispetto a batteria)
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1.1.2 Le draglie
• Per prima cosa posizioniamo le rotelle sulle draglie alte, le mettiamo subito a prua via del
candeliere lasciando 2 cm di gioco e facendo uno spessore con molti giri di nastro isolante per
non farle muovere da vicino al candeliere; Sulla nostra barca
il cantiere ha installato dei candelieri con rotella integrata e
di questo gli siamo molto grati, ci ha dato delle rotelle di
riserva che abbiamo messo sui candelieri subito a poppa per
sicurezza, ma dato che la sezione del foro per il passaggio
della draglia era troppo grosso anche qui abbiamo messo una
fascetta da elettricista di misura piccola per fare spessore e nastrato sopra.
• Ora andiamo a sistemare un “ragno” sulle draglie tra i pulpiti e il primo candeliere in modo da
evitare che il fiocco ci finisca in mare mentre riposa in coperta. Ci sono molti metodi per fare
un ragno e quasi tutti molto buoni, io personalmente preferisco quello che andrò a spiegarvi!
Abbiamo una bella falchetta di legno e per evitare di bucarla con il trapano, lego uno spezzone
di cima da 2mm tra la parte bassa del candeliere e la parte bassa del pulpito utilizzando un nodo
a paranco semplice per cercare di tenderla il più possibile;
Ora con un pezzo della stessa cima di prima faccio una gassa d’amante in basso sul pulpito e
con tre passaggi arrivo al primo candeliere e fisso sempre nella parte bassa; Fare attenzione a
non cazzare troppo, regolarsi in base a quanto gioco è stato dato alla draglia, non toccare la
draglia bassa che ci servirà per fare peso in falchetta ma passare semplicemente interni, non fare
parlati ad ogni passaggio ma girare semplicemente 2 volte intorno alla draglia in modo da
lasciarci un po di gioco in caso di necessità! Vi assicuro che ci si incastra di tutto e sempre!
•
Personalmente non uso gli elastici per legare il fiocco, spesso lo insacco, tanto si sa, il pozzetto
ha da pensare alla regata e se decide di cambiare un fiocco all’ultimo momento è meglio farsi
trovare preparati, ma se ci siete affezionati e vi sentite più sicuri legate le due estremità
dell’elastico dove abbiamo legato il primo spezzone basso ci cimetta per il ragno di prua,
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•
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consiglio di posizionare a metà un gancio di plastica e di tagliare la linguetta di sicurezza, fate
un nodo per farlo rimanere al centro e prendete le misure sulla tensione, di solito se arriva alla
draglia opposta non vi darà mai problemi anche con vele voluminose o piegate male!
Ora passiamo ai retriver del braccio del tangone, usiamo un elastico da 5 mm e lo passiamo
dentro il buco della draglia bassa del secondo candeliere, passiamo interni e in basso al primo
candeliere e arriviamo alla parte più a poppa e più bassa del pulpito, ci passiamo e proseguiamo
sulla murata opposta con lo stesso giro, il risultato deve essere fluido e senza intralci, ci
leghiamo 2 anelli alle estremità e così il braccio spi che sarà in uso cazzerà l’elastico che ci
avvicinerà nel lato sottovento il braccio a riposo, è uno sfizio ma vi assicuro che per fare delle
strambate rapide è comodo avere il braccio a portata di mano e non doverlo andare a cercare a
metà barca oltre il boma.
(Qui mi servirebbe il piano di coperta del 41s per disegnare il passaggio dell’elastico)
1.1.3 Bitte e passacavi
Indubbiamente sarebbe meglio smontarle ma spesso non si può o per la barca o per l’armatore, quindi
parliamo di come evitare che creino casini,
• Per le bitte trovo che utilizzare i copri bitte di
plastica sia molto economico e funzionale, si
levano e si mettono in un attimo e non lasciano
quella orribile colla gialla come fa il greytape!
Sulle nostre bitte che sono belle a vedersi ma di
forma leggermente anomala con le estremità
leggermente rivolte in alto, abbiamo dovuto
inserire del polistirolo o spessori vari in modo da
alzarle un po e abbiamo anche allungato un po
gli elastici!
• Per i passacavi mi sono arreso, solitamente cerco di usare meno greytape possibile, ma qui ci
vuole solo quello…mi raccomando di levarlo sempre a fine regata che se rimane li e si secca,
poi levare la colla è un lavoro da cani con solventi assassini!
1.1.4 Il tambuccio di prua (so che si chiama osteriggio ma ci sono affezionato!!!)
Su questi modelli il tambuccio è molto pesante e voluminoso, comodo per la crociera ma nn il massimo
per le regate tra le boa, avremo 2 versioni, una da crociera arrangiata e una modificata da regata
• Da crociera arrangiata: legate gerli intorno al tambuccio e sulla parte esterna fateci passare 2
pezzi cilindrici di gomma di quella che si mette sulle draglie basse, se ci mettete solo gomma
alla terza apertura è già a pezzi, consiglio di foderarla con tessuto resistente ed
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impermeabile…vedete voi, io consiglio kevlar adesivo se il vostro velaio è stato così buono da
darvene un bel po di riserva per riparare le vele, altrimenti un pezzo di una vecchia vela tagliato
e cucito funziona lo stesso benissimo!
•
•
Ora questi due gerli imbottiti se ne
andranno a spasso, quindi quello di prua
lo assicurate ai maniglioni: lo farete
rimanere al suo posto ed eviterete che i
maniglioni si chiudano o che ci si
incastri lo spi in issata! Quello di poppa
cazzatelo il più possibile e se si muove
ancora legatelo con quello di prua!
Dimenticavo, il salsicciotto di prua vi
servirà per aprire il tambuccio dato che è
liscio e non ha altri punti di presa!
Da regata: Avrete uno stampo della
forma del tambuccio con installato un
tambuccio classico di vetro della lewmar,
consiglio quelli quadrati per una maggior
durata anche se lo so che quelli tondi sono la fine del mondo, ma si rompono con una facilità
impressionante!
Legate sul lato sinistro del tambuccio su uno degli occhielli del caricabasso un cimino con 2
gasse, servirà a fissarci le scotte spi a riposo, saranno a portata di mano anche da dentro e molto
più comode che fissate sulle draglie. Consiglio: Non agganciatele singolarmente al cimino, ma
agganciate la scotta di sinistra sull’occhiello di quella di destra, e la destra la legate al
cimino…nel caso in cui dovrete girare il circuito sarete molto più veloci e basterà solo
sganciare la destra dal cimino!
1.1.5 Il Caricabasso
Ancora ci stiamo lavorando, originariamente passa
doppio, cioè arriva su due strozzascotte a torretta
girevole all’altezza degli stopper sulla tuga, passa su
diversi anelli passacavi in coperta e arriva su un
golfare doppio al centro della prua tra il tambuccio e il
gavone cala vele a poppa del gavone dell’ancora. Con
questo passaggio ostruiva l’apertura del tambuccio
quindi è stato sistemato momentaneamente così:
• A circuito singolo, abbiamo fatto una gassa
d’amante con la scotta del basso sul golfare di
sinistra, di li va al bozzello sul tangone e
riscende sul golfare accanto alla gassa ed entra
in un bozzello che lo rimanda a poppa.
• Dal bozzello sul golfare lo abbiamo rimandato in un altro bozzello gemello legato con uno
stroppo alla bitta di sinistra, la lunghezza dello stroppo dev’essere il massimo possibile prima di
ostacolare nuovamente il tambuccio, di li si arriva ad uno stopper rimasto libero dopo aver
sfilato la seconda borosa della randa!
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1.2 L’Albero
Siamo dotati di un albero di carbonio a 2 ordini di crociette aquartierate, abbiamo una drizza genoa, 2
drizze spi, un amantiglio tangone e una drizza randa.
1.2.1
•
•
•
Le sartie
Usiamo come sistema per le sartie lo stesso metodo che abbiamo
usato per lo strallo di prua, cioè coppiglia tagliata a filo con
elastico per farla rimanere in posizione, ci sono anche qui diverse
scuole di pensiero, ma per esperienza ritengo che questa sia la
migliore…ma attenzione a cercare sempre nuove strade e nuove
soluzioni.
Sarebbe meglio e ancora più comodo installare la cosiddetta chiavetta; si usa normalmente sulle
barche più piccole per bloccare la parte alta del turnichetto, si blocca mettendo un perno (o
spectra prestirato) tra la sartia alta e la sartie bassa in modo da poter lavorare comodamente con
una sola chiave per la regolazione dei giri! Ci stiamo ancora lavorando a causa del diverso
diametro dei 2 turnichetti e a causa della elevata inclinazione a cui saremmo costretti di far
lavorare la chiavetta!
Sulle D1 cioè le sartie diagonali sulla prima
crocetta, ho legato il classico stroppino tra la
diagonale e la sartia alta; evita che lo spi ci si
incastri e personalmente lo uso come spia di
controllo per verificare che il turnichetto sia fissato
bene e che non abbia girato di sua iniziativa senza il
nostro consenso! Il solito cimino da 2 mm
(compratene una bobina ve lo consiglio che lo
useremo molto) legato con un parlato 15-20 cm
sopra il turnichetto della sartia diagonale e
orizzontalmente sempre con un parlato sulla sartia
alta e via di nastro isolante! Lasciatelo leggermente
in bando ma non troppo!
1.2.2. Le drizze
Abbiamo deciso di scalzare una parte delle drizze spi; scalzare le drizze riduce il peso ma anche la
durata e molta attenzione va riposta nel controllare che le pulegge in testa d’albero siamo del diametro
giusto, per non rischiare di scavalcare la puleggia e di non ammainare più la vela interessata; Molta
attenzione va riposta anche nella misura in cui si scalza la drizza: a vela issata dall’albero deve uscire la
drizza ancora calzata altrimenti sarà difficile issarla per l’uomo d’albero; inoltre la parte cosidetta di
coda che non lavora mai sotto trazione può essere composta anche di sola calza ma attenzione ad essere
assolutamente sicuri di quello che state facendo…
•
La drizza randa l’abbiamo parancata 2:1 cioè abbiamo fissato un capo della
drizza in testa con una piomba o bocca di lupo (a seconda dell’albero che
abbiamo) in linea sulla puleggia della drizza verso poppa di 5 cm, dovrebbe
essere predisposto un perno passante in cui ancorare la bocca di lupo; La drizza
scende esternamente all’albero fino alla penna della randa, a cui è assicurata con
un grillo-bozzello particolare su cui gira e torna in testa, per poi entrare nella
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puleggia, scendere internamente all’albero e uscire al piede e successivamente rimandata negli
stopper. Ci sono diverse scuole di pensiero sull’utilità o no di usare un sistema del genere, io da
buon prodiere mi limito ad installare il sistema richiesto e lascio al randista le considerazioni di
utilità o scomodità!
• La drizza fiocco esce subito sotto l’attacco dello strallo in testa d’albero, a piede d’albero
sarebbe consigliabile farla uscire a sinistra in modo da usare gli stopper di sinistra non
impegnati in manovra dalla drizza spi e dal carica alto del tangone, , nell’estremità di prua
abbiamo messo su bocca di lupo uno spinlock di misura media!
• Carica Alto tangone, con spinlock finale di misura ridotta rispetto a quello genoa (anche il
diametro della drizza è minore), Per ora mi limito a dire di fare uscire la coda dall’albero sul
lato destro (lato di sopravvento nelle manovre di issata Spi).
• Drizze Spi, Su questo armo ne abbiamo 2 ma spesso è un lusso, lo stesso
discorso che sto per fare si può associare anche ad un armo con una sola
drizza spi. Le drizze sono entrambe scalzate come le altre con sparcraft su
bocca di lupo; Escono in testa d’albero e corrono esternamente all’albero
fino immediatamente sopra all’attacco dello strallo dove 2 deviatori le
rendono frazionate! È vivamente consigliato incrociare l’uscita delle code
delle drizze dall’albero. Mi spiego meglio: Noi useremo principalmente la
drizza spi di sinistra, ma per lavorare meglio dovremmo avere l’uscita
dall’albero nel lato sopravvento e cioè sul lato destro, accanto al carica alto
e alla campana del tangone; Quindi è importante che la coda della drizza di
sinistra esca a destra e viceversa sulla drizza di rispetto e cioè la drizza di
destra.
Consiglio: il prodiere chiarisca bene con il drizzista il modo in cui
chiamerà le drizze, il prodiere la prenderà a sinistra ma il drizzista l’avrà
sullo stopper di destra!
1.2.3
•
La Campana del tangone,
Mi limito a consigliarvi di coccolarla e di verificare sempre se sfere e di lubrificarla spesso, la
scotta che la muove tenetela il più tesa possibile che ridurrà notevolmente il tempo di
regolazione; Fondamentale strozzate sempre la scotta in entrambi gli strozza scotte mentre è
sotto sforzo!
1.2.4
•
Strozzascotte di sicurezza
Va posizionato sul lato destro dell’albero centrato e all’altezza giusta per farci lavorare sia la
drizza spi che il carica alto, in caso di problemi con gli stopper o di una “cocca” sui bozzelli può
salvare una manovra e soprattutto le mani dell’uomo d’albero se si troverà in mano la drizza di
uno spi che ha preso vento!
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1.2.5 I segni
Consiglio di fare dei segni per comodità di utilizzo del tangone.
• Un primo segno va fatto all’altezza minima del tangone per aprire il tambuccio di prua, risulterà
comodo per lavorare ad uno spi ammainato in bolina o in un “jib and set”
• Un altro segno va fatto all’altezza della campana per far strambare agilmente il prodiere
• E un ultimo segno se ritenete che vi possa essere utile su un punto medio di altezza del tangone
in issata, anche se l’esperienza vi insegnerà con il tempo a fare a meno di questo segno e a
regolare da soli la campana a seconda dell’intensità del vento e dell’angolo che si andrà ad
affrontare!
1.3 Il Tangone
Ora andrò ad illustrarvi tutto quello che potete fare per rendere il vostro tangono perfetto, ma ciò è
anche molto relativo al gusto degli uomini di prua e all’abitudine in certe manovre…Io mi trovo molto
bene così:
1.3.1 Il Carica Alto
• Uso un sistema attuabile solo se si ha l’uscita del carica alto subito sotto l’uscita della drizza
genoa, uso il carica alto sdoppiato che mi consente anche di virare avendolo issato. Il carica alto
di cui parlavo prima nel paragrafo Drizze, arriva a riposo a base albero; Predo uno spezzone di
spectra scalzato della lunghezza del tangone e da una parte ci faccio una bocca di lupo e lo fisso
alla varea, dall’altro ci faccio una piomba lasciando un occhiello di 5 cm, si sdraia sul tangone a
riposo e ci si cuce all’estremità dell’occhiello (quindi verso poppa) 20 cm di velcro, in
corrispondenza si attacca l’altra parte di velcro sul tangone e si mette così a riposo.
Quando si issa si attacca lo sparcraft sull’occhiello del prolungamento di spectra fissato sul
tangone e il drizzista in autonomia lo può issare staccandolo dal velcro.
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1.3.2
•
Apertura della varea da prua
Dando per scontato che ci sia installata sul tangole una varea a scatto, solitamente vengono
installate 2 cimine per aprire la varea: una 20cm a poppa della varea preferibilmente che esce
dal basso del tangone (la si usa quando il tangone è a riposo o se accidentalmente la varea si
chiudesse in strambata, il prodiere potrebbe riaprirla da solo!); sul nostro tangone abbiamo una
varea riapribile a mano e quindi ho provveduto a nastrare la cimina di prua che non la useremo
mai
1.3.3
•
Apertura della Varea da Poppa
Viene piazzata di solito a ¼ della lunghezza da poppa! Questa seconda uscita è la principale,
cioè quella con prolunga che usa l’uomo d’albero in strambata per aprire la varea al prodiere. A
questa seconda uscita mi piace fare una
modifica: La devio con una puleggia che
installo sul tangone (la puleggia è importante
perché il cimino che usiamo viene dalla
varea internamente fino al foro d’uscita, poi
rilavorando
di
nuovo
verso
prua
esternamente al tangone, lavorerebbe con un
angolo di 180° sul carbonio ed avrebbe vita
breve!), la faccio arrivare a metà tangone
dove lego un bozzello di
piccole dimensioni. Ora il
punto di apertura del
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tangone è a metà lunghezza che mi permette con poco vento di strambare da solo aprendo la
varea direttamente da prua e con tanto vento chiedendo l’aiuto dell’uomo d’albero che mi aprirà
la varea dall’albero!
Naturalmente bisognerà prolungare la cimina dopo il bozzello a metà tangone con una scotta di
almeno 2 m (consiglio di metterci un pezzo delle calze avanzate dalle drizze, leggera ma non
troppo da volare via con tanto vento, un gerlo volerebbe via e una cima darebbe problemi
avendo troppo spessore se chiusa per errore nel tambuccio per esempio!)
1.3.4 Elastico su bozzello del CaricaBasso
• Il Bozzello del caricabasso originariamente è fissato al tangone con un grillo subito sotto alla
varea, anche in questo caso cucio un pezzo di spectra
scalzato di circa 50 cm e da una parte lo fisso sotto la
varea con una bocca di lupo e dall’altra ci lascio una
piomba con occhiello di 5 cm, il bozzello del
caricabasso andrà fissato su questo occhiello non più
con un grillo ma con un moschettone apribile (per
sicurezza si apre meglio e prima di un grillo), a questa
prolunga inoltre legheremo sull’occhiello insieme al
moschettone anche un elastico che andrò a fissare sul
tangone verso poppa ad una misura uguale a quella
della prolunga (circa 50 cm); quando il caricabasso
andrà in tensione tirerà l’elastico, e quando andrò a
strambare l’elastico si cazzerà allontanando da me il
caricabasso e facilitando il passaggio del tangone.
Inoltre è un buon campanello d’allarme perché se
mentre si naviga sotto spi si dimentica anche se di poco in bando il caricabasso l’elastico lo
tirerà indietro facendoci notare l’errata poca tensione.
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See you later…
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