Tra uxoricidio e scomposizione del corpo

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Tra uxoricidio e scomposizione del corpo
Tra uxoricidio e scomposizione del corpo femminile: l’assassino Edgar Allan Poe
Incontrollabili, colte, misteriose, dall’aspetto angelico, dall’inconsistenza incorporea, malate. Le
eroine di Poe sono donne giovani, erudite, rivoluzionarie, pericolose, guardiane di un mondo proibito
e minaccioso agli uomini. Donne di discendenza europea, simbolo di un’Europa che riaffiora in un
genere letterario americano. Donne dalla bellezza marmorea, imperfetta, figure romantiche, spettrali.
Poe è scrittore di twins-story, di doppi, di ritorni. Ligeia-Rowena, Eleonora-Ermengarde, MorellaMorella. Il doppio rafforza l’idea del ritorno, della fallacia della vita ma anche della morte. Le donne
di Poe muoiono ma attraverso l’incorporeità del corpo oltrepassano facilmente la linea, il sottile
confine tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti. La linea di confine è collocata nella mente dell’ionarrante, nella biblioteca, nelle stanze, metafore del luogo centrale del racconto: la mente del
narratore. Nel leggere i racconti di Poe si abbandona l’idea classica di io-narrante per abbracciare il
concetto di mente narrante. Tutto è scaturito da quel luogo, come se si trattasse di un sogno, di un
rapido squarcio a un mondo nuovo e diverso. Poe ‘disegna’ le sue donne nel passaggio dalla vita alla
morte; delinea corpi sfiorenti e emaciati, dai colori spenti e buii.
I suoi racconti sono brevi, è maestro nella short-story. Questa forma di narrazione deve essere
consumata in maniera veloce, in una sola seduta, tutta di un fiato, come il racconto di un sogno fatto il
giorno prima. Narrare due volte i sogni fa perdere loro la magia; la seconda narrazione non
corrisponderà mai alla prima, qualche dettaglio sarà sempre diverso. I racconti di Poe sono sogniracconti dotati di una lucidezza di particolari e nello stesso tempo animati da un continuo senso di
vago. Il sogno lascia il campo all’incubo: gli incubi non fanno mai paura se vissuti due volte,
diventano ricorrenti, quasi familiari. Il primo sarà spaventoso, ricco di minacciosi dettagli, dopo il
risveglio si cercherà un contatto con la realtà. Quando tornano, però, si ha meno paura: si cerca di
penetrarne la dimensione carpendone i segreti e le ragioni. Molti dei racconti di Poe funzionano allo
stesso modo: alla prima lettura si ha l’impressione di vivere un brutto incubo ornato da dettagli
raccapriccianti; alla seconda lettura la paura lascia spazio a domande animate da una grottesca ironia
che pervade i racconti contagiando il lettore. Poe è un bravo assassino, non chiarisce dubbi: lascia
tracce indecifrabili, molte piste da seguire, nessuna da considerare certa. Le donne sono accomunate
da descrizioni fisiche molte simili, ricche di clichés; lo stile, spesso giudicato artificioso, è stato
oggetto poi alle feroci critiche di D. W. Lawrence ne Studies in Classic American Literature (1923).
Nelle sue creazioni, lo scrittore prende le distanze dai modelli femminili dominanti attribuendo un
ruolo completamente nuovo per il suo genere. Egli è abile nella scomposizione del corpo femminile,
nella rappresentazione dell’assenza delle sue donne. Le donne di Poe, Morella, Ligeia, Berenice e
Eleonora sono mogli colte ed erudite, maggiormente interessate all’arricchimento delle proprie
conoscenze piuttosto che alla cura della loro famiglia. La prematura scomparsa non le ha impedito di
sposare, in una totale assenza di dettagli e descrizioni, l’io-narrante, erede di Thomas De Quincey,
vago, confuso dai vapori dell’oppio e dalle ombre del passato. La morte, violenta e inevitabile,
diventa il loro unico destino possibile e anche l’unica forma di vita narrativa che il narratore maschio
mette loro disposizione.
Ligeia come moltre altre figure femminili, è moglie, sogno-incubo del narratore, personificazione di
una paura inconscia, subdola, di una presenza incontrollabile e terribile. I ricordi sono confusi; il
narratore non ricorda il luogo del loro primo incontro, la famiglia di discendenza della moglie o il suo
cognome. Ella esiste semplicemente nella sua mente. Il ricordo della persona di Ligeia è
sapientemente ricostruito, ricordato nei minimi dettagli. La descrizione della sua figura è paragonabile
a un foglio bianco da riempire, a un argomento sul quale il linguaggio maschile può sviluppare la
propria invenzione. La bellezza è irregolare, non è una donna bellissima; il suo fascino risiede nelle
imperfezioni del viso, nella stranezza dei suoi tratti. Da buon seguace della frenologia e della
fisiognomica, Poe fa coincidere i tratti del viso ai tratti della personalità di Ligeia: le labbra voluttuose
e la curva delle narici indicano uno spirito libero, il mento indica spiritualità, gli occhi sono grandi,
enormi, messaggeri di un ‘universo altro’, di un mistero insondabile. Gli occhi, esotici, scurissimi e
ultraterreni, diventano sineddoche della persona di Ligeia; sono gli assoluti protagonisti della prima
parte del racconto, torneranno alla fine dello stesso e attraverso essi si realizzerà il famoso
denouement poesco. Ligeia è una donna colta: per questo motivo spaventa, sfugge ad ogni possibilità
di controllo e di definizione. È depositaria di arcane conoscenze, tanto inusuali in una donna. Il
marito è trascinato nel suo universo, nella sua forbidden knowledge. Ligeia è la personificazione
stessa della conoscenza: per questo motivo deve morire. Ligeia si ammala: Poe non descrive non
concede mai minuziose descrizioni circa le malattie delle sue eroine; delle volte si ha l’impressione
che il dito della Morte scelga le proprie vittime a occhi chiusi; non sono mai malattie reali, sono
malattie dell’anima, della mente.
La maestria di Poe in questo racconto consiste nel conferire vita ad una figura in punto di morte:
prima della malattia Ligeia era apparsa simile ad un’ombra, una donna fredda e marmorea, emaciata,
dai tratti esotici, non europei, dai tratti quasi mostruosi. L’avvicinarsi della morte le dona un fascino
nuovo e una sensibilità diversa si affaccia nel lettore nel giudizio di questa figura. Solo prima della
morte, rivela una grande passionalità nei confronti del marito: prima di allora era apparsa come una
donna colta e erudita, motivo di preoccupazione e sospetto nella società patriarcale, intenta ai suoi
misteriosi studi. La morte segna un cambiamento, un ristabilimento nella società dell’uomo, una
situazione necessaria alla vita di Poe, al dispiegamento dell’effetto finale, alla sopravvivenza del
narratore uomo.

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