Rischio Burnout e Mobbing per gli operatori sanitari

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Rischio Burnout e Mobbing per gli operatori sanitari
Rischio Burnout e Mobbing per gli operatori sanitari
di una azienda territoriale
Autori
Dott.ssa Antonietta Santullo – Direttore Assistenziale Aziendale
Dott.ssa Elisabetta Rebecchi – Psicologa
Azienda Unità Sanitaria Locale di Rimini
Via Coriano n. 38 - Rimini 47900
0541/707845
[email protected]
[email protected]
1
INTRODUZIONE
L’indagine descrittiva ha perseguito lo scopo di conoscere
le condizioni in cui gli operatori sanitari sperimentano delle
percezioni
di
eventi
stressanti
all’interno
delle
organizzazioni di lavoro, con particolare riferimento a due
particolari modalità di risposta: la “Sindrome del Burnout”
e il “Mobbing”, tematiche destinate ad acquisire rilievo
crescente nel futuro delle organizzazioni. I fenomeni di
Burnout e Mobbing causano un abbassamento del benessere
psicologico e della motivazione degli operatori sanitari,
incidono sulla qualità delle cure e del trattamento erogato
agli utenti, e nel lungo periodo possono causare un degrado
anche significativo del livello di prestazione dei servizi
dell’Azienda. Lo stress e la tensione nervosa che insorgono
con l’inizio del Burnout e del Mobbing, contribuiscono a
creare uno stato di nervosismo e di eccitabilità emotiva che
interferisce nella relazione d’aiuto, perché la percezione
clinica e la capacità di osservazione si fanno meno attente e
sensibili. Inoltre il calo della motivazione e la perdita di
atteggiamenti positivi nei confronti del proprio lavoro e
degli utenti, ne riducono ulteriormente l’efficienza. Ne
deriva un effetto negativo sulle prestazioni e sui risultati; la
ridotta
soddisfazione
può
comportare
un
aumento
dell’assenteismo, del turnover e dei conflitti interpersonali,
con la conseguente rottura della continuità del programma
terapeutico e la sfavorevole percezione da parte del
paziente.
OBIETTIVI DELLO STUDIO
Questa ricerca si è proposta di misurare i due fenomeni di
disagio
psico-fisico
del
Burnout
e
del
Mobbing
nell’Azienda di Rimini, nello specifico:
2
•
la presenza dei fenomeni
•
l’intensità del disagio psico-fisico
•
la tipologia del Burnout e Mobbing
•
analisi delle condizioni di lavoro
•
le aspettative degli operatori sanitari dell’Azienda
USL di Rimini
•
individuare gli interventi di supporto e di prevenzione
•
eventuali differenze in base alle variabili: tipologia
della professione, età, sesso, anni di servizio nell’attività
operativa, nel settore socio-sanitario e orario di lavoro
settimanale.
CAMPIONE
Il campione è costituito da 1374 soggetti (assistenti sanitari,
assistenti
sociali,
infermieri,
infermieri
psichiatrici,
ostetriche, terapisti della riabilitazione, operatori tecnici
dell’assistenza, coordinatori infermieristici, tecnici sanitari
di
radiologia
puericultori,
medica,
tecnici
ortotecnici,
di
laboratorio,
massoterapisti,
logopedisti)
dell’Azienda AUSL di Rimini, di cui 791 hanno compilato
il questionario completamente.
STRUMENTI
I questionari usati per la ricerca sono due:
-
Maslach Burnout Inventory (MBI): specifico per
misurare il grado di burnout negli operatori che lavorano
nei servizi socio-sanitari. Il questionario è composto da 22
items riferiti alle tre componenti principali della sindrome
Esaurimento Emotivo (valuta la sensazione soggettiva di
sentirsi emotivamente tesi con la sensazione di essere
in continua tensione nel lavoro), Depersonalizzazione
(valuta la risposta apatica e impersonale nei confronti
3
dell’utente),
Realizzazione
Personale
(prende
in
considerazione i sentimenti di inadeguatezza al lavoro,
la riduzione di percezione della propria competenza e
la motivazione).
- Questionario sulla Percezione del Mobbing (QPM):
questo questionario è stato messo a punto nell’ambito del
presente
studio,
costituisce
uno
strumento
per
la
misurazione della percezione della multifattorialità che
caratterizza il Mobbing. Il Questionario sulla Percezione
del Mobbing è composto da 44 items, organizzati in 7
sottoscale che individuano rispettivamente le diverse aree
del fenomeno, la presenza di sintomi psicosomatici e la
percezione del proprio lavoro. Le sette sottoscale sono:
Percezione del proprio lavoro, Mobbing fra pari, Mobbing
sessuale, Mobbing dall’alto, Sintomi Psico-Somatici,
Ultima fase del Mobbing, Doppio Mobbing.
ANALISI DEI DATI
L’analisi dei dati e la elaborazione statistica è stata condotta
con l’utilizzato del programma SPSS versione 11.
Le analisi statistiche effettuate per la elaborazioni dei dati
sono state realizzate attraverso il test Chi quadro, analisi
della regressione, analisi della varianza univariata, e
multivariata.
MODALITÀ DI RILEVAZIONE E
SOMMINISTRAZIONE
La ricerca è stata realizzata da maggio a giugno 2002,
durante tale periodo sono state condotte le seguenti fasi:
•
riunioni
organizzative
con
i
Coordinatori
Infermieristici e Tecnici del Dipartimento al fine di
illustrare la ricerca;
4
•
distribuzione del materiale per la rilevazione (lettera
di presentazione della ricerca, due questionari in busta
chiusa e contenitori sigillati per la raccolta);
•
raccolta dei questionari compilati in forma anonima a
tutela della privacy dell’operatore aderente alla ricerca.
RISULTATI DELLA RICERCA
L’età media del campione è di 38,57 anni (ds=8,66), con
una anzianità lavorativa media di 15,47 anni (ds=8,23) ed
una permanenza nel proprio reparto di 10,43 anni
(ds=7,93). La composizione del campione in relazione al
sesso è risultata costituita prevalentemente da donne
(maschi (N=151 pari al 19%); ( femmine N=640 pari
all’81%). Il 62% degli operatori risulta coniugato, il 38%
celibe/nubile. Per quanto riguarda il contratto di lavoro,
complessivamente il 7% dei rispondenti lavora a part-time,
mentre il restante 93% è impiegato a tempo pieno.
BURNOUT
La categorizzazione dei punteggi alle sottoscale del MBI si
riferiscono a livello di Burnout basso, medio, alto in base
al punteggio ottenuto ad ognuna delle tre sottoscale (v.
Tabella n.1).
Tab. n. 1 – Categorizzazione dei punteggi alle sottoscale del MBI per
la versione italiana
Livello di Burnout
Sanità
Esaurimento Emotivo
Depersonalizzazione
Realizzazione Personale
Basso
<14
<3
>37
Medio
15-23
4-8
30-36
Elevato
>24
>9
<29
Dall’analisi dei dati si ottiene che il campione ha ottenuto
un punteggio alto solo per la sottoscala dell’Esaurimento
Emotivo (Alto
44,23%) mentre le altre due scale,
depersonalizzazione e realizzazione personale, hanno
5
ottenuto un Basso punteggio (Depersonalizzazione Bassa
42,21%) e (Realizzazione Personale Bassa 50,95%).
Punteggio del campione al MBI
60
50,9
50
44,2
42,1
40
29,5
30
Basso
28,2 29,7
26,3
27,2
21,9
Medio
Alto
20
10
0
Esaurimento Emotivo
Depersonalizzazione
Realizzazione Personale
Fig. n. 1 Punteggi del campione nelle sottoscale del Burnout
BURNOUT E GENERE
Per quanto riguarda le differenze legate al genere in
riferimento alla scala esaurimento emotivo gli uomini
riportano un livello basso per il 44,4%, mentre le donne
hanno un livello alto per il 45,5%. Per quanto riguarda le
differenze legate al genere in riferimento alla scala della
depersonalizzazione gli uomini riportano un livello basso
per il 37,1% e le donne del 43,3%. Per quanto riguarda le
differenze legate al genere in riferimento alla scala della
realizzazione personale gli uomini riportano un livello
basso per il 60,3% e le donne del 48,8%.
BURNOUT ED ETA’
Per quanto riguarda le differenze legate all’età in
riferimento alla scala esaurimento emotivo la fascia d’età in
cui questo disagio è maggiormente sentito è nella fascia
d’età che va dai 30 ai 39 anni che riporta un valore alto del
44,70%. Per quanto riguarda le differenze legate all’età in
riferimento alla scala della depersonalizzazione possiamo
6
affermare nella distribuzione all’interno delle fasce d’età le
persone dai 40 ai 50 anni hanno una migliore relazione
interpersonale con i pazienti (40,54%). Per quanto riguarda
le differenze legate all’età in riferimento alla scala della
realizzazione personale la fascia d’età dai 30 ai 39 anni è
maggiormente
realizzata
nella
propria
professione
(38,56%).
BURNOUT E ORE LAVORATIVE
Per quanto riguarda le differenze legate alle ore lavorative
in riferimento alla scala esaurimento emotivo del personale
sanitario risulta avere un livello basso per il 35,7% per chi
effettua un part-time; livello alto per il 41,5% per chi
effettua un orario di 36 ore settimanali; mentre risulta avere
un livello alto per il 49,8% gli operatori che effettuano più
di 36 ore lavorative. Per quanto riguarda le differenze
legate alle ore lavorative in riferimento alla scala della
depersonalizzazione il personale sanitario risulta avere un
livello basso per il 50% per chi effettua un part-time; livello
basso per il 44,4% per chi effettua un orario di 36 ore
settimanali; mentre risulta avere un livello basso per il
37,5% gli operatori che effettuano più di 36 ore lavorative.
Per quanto riguarda le differenze legate alle ore lavorative
in riferimento alla scala della realizzazione personale gli
operatori sanitari risultano avere un livello basso per il 50%
per chi effettua un part-time; livello basso per il 53,3% per
chi effettua un orario di 36 ore settimanali; mentre risulta
avere un livello basso per il 47,9% gli operatori che
effettuano più di 36 ore lavorative.
BURNOUT E PROFESSIONI
Per quanto riguarda le differenze legate alla professione in
riferimento alla scala esaurimento emotivo gli infermieri
7
riportano un livello alto per il 48,7%, le altre professioni
riportano per il 35,4% come livello alto. Per quanto
riguarda le differenze legate alla professione in riferimento
alla scala della depersonalizzazione gli infermieri riportano
un livello basso per il 38,1%, le altre professioni hanno un
livello basso per il 50,2%. Per quanto riguarda le differenze
legate alla professione in riferimento alla scala della
realizzazione personale gli infermieri riportano un livello
basso per il 49,2%, le altre professioni hanno un livello
basso per il 54,4%.
BURNOUT E ANNI DI SERVIZIO NELLA UNITA’
OPERATIVA ATTUALE
Analizzando la distribuzione della variabile anni di servizio
nella
U.O. del campione nell’esaurimento emotivo con
grado di Burnout alto il picco più alto si verifica nel periodo
di lavoro compreso dai 6 agli 11 anni
(27,8%). La
relazione fra l’esaurimento emotivo e il numero di anni
effettuati nella stessa U.O. non è risultato significativo.
Analizzando la distribuzione della variabile anni di servizio
nella
U.O.
del
campione
nella
scala
della
depersonalizzazione con livello di Burnout basso il picco
più alto si verifica nel periodo di lavoro compreso fra i 6 e
gli 11 anni (22,9%). La relazione fra la depersonalizzazione
e il numero di anni effettuati nella stessa U.O. non è
risultato significativo. Analizzando la distribuzione della
variabile anni di servizio nella U.O. del campione nella
scala della realizzazione personale con valori bassi di
Burnout il picco più alto si verifica nel periodo di lavoro fra
i 2 e i 6 anni (23,3%). La relazione fra la realizzazione
personale e il numero di anni effettuati nella stessa U.O.
non è risultato significativo.
8
BURNOUT E ANNI DI SERVIZIO NEL SETTORE
SOCIO-SANITARIO
Analizzando i dati dell’esaurimento emotivo confrontati
con gli anni di servizio nel settore possiamo affermare che
il livello di Burnout alto nell’esaurimento emotivo ha una
frequenza maggiore negli operatori che hanno dai 6 agli 11
anni di servizio (25,2%). La relazione fra l’esaurimento
emotivo e il numero di anni svolti nel settore socio-sanitario
non
è
risultato
depersonalizzazione,
significativo.
con
valori
I
bassi
dati
di
della
Burnout,
confrontati con gli anni di servizio nel settore mostrano che
la depersonalizzazione risulta avere un picco di frequenza
maggiore negli operatori che hanno dagli 11 ai 16 anni
(25,6%).
La
depersonalizzazione
è
risultata
significativamente dipendente dagli anni di servizio nel
settore socio-sanitario, il campione risulta più coinvolto
nella relazione interpersonale con i pazienti all’aumentare
degli anni di servizio. Analizzando i dati della realizzazione
personale confrontati con gli anni di servizio nel settore
possiamo affermare che la realizzazione personale con
valori bassi di Burnout bassa risulta avere un picco di
frequenza maggiore negli operatori che hanno dai 21 ai 37
anni di servizio (28%), seguito dalla fascia dagli 11 ai 16
anni di servizio ( 23,3%). La relazione fra la realizzazione
personale e il numero di anni svolti nel settore sociosanitario non è risultato significativo.
MOBBING
Nella sottoscala “Percezione del proprio lavoro” gli
operatori sanitari dell’Azienda AUSL di Rimini riferiscono
di utilizzare a pieno le proprie capacità lavorative (81%).
9
Nella sottoscala “Percezione mobbing fra pari” si evidenzia
all’interno del campione che il rapporto con i colleghi viene
percepito sulla base di un buon rapporto interpersonale
(95%) ed una buona integrazione nel gruppo (83%).
Nella sottoscala “Percezione mobbing sessuale” il 95% del
nostro campione non risulta essere stato mai oggetto di
atteggiamenti offensivi a sfondo sessuale. Le segnalazioni
agli organi competenti sono state effettuate dal 1,58% del
campione. Nella sottoscala “Percezione mobbing dall’alto”
il 62% degli operatori dichiara di avere spesso/sempre un
buon rapporto di collaborazione con il proprio superiore. In
media il 5% del campione dichiara di aver percepito
spesso/sempre comportamenti ostili verso la propria
persona da parte di colleghi ( 4,60%), superiore medico
(4,50%), capo sala (4,80%), dirigente infermieristico
(5,80%). Nella sottoscala “Percezione sintomi psicosomatici” viene riportato un elenco delle sintomatologie
ritenute utili per capire le reazioni degli operatori davanti al
disagio psicofisico; di solito il desiderio di isolamento,
l’irritazione e l’ansia costituiscono il primo campanello
d’allarme per la conclamazione del disagio, pur essendo
multifattoriale l’origine degli stessi. Nel nostro caso solo
una piccola parte degli operatori manifesta questi sintomi e
dichiara di assentarsi spesso/ sempre dal lavoro ( 1%).
Nella sottoscala “Percezione delle relazioni tra lavoro e
famiglia” il 18% degli operatori coinvolti nella ricerca
ritiene che lo stato d’animo generato dalle situazioni
lavorative influisca sui rapporti personali e familiari.
PROPOSTE E MIGLIORAMENTI
10
Gli operatori sanitari che hanno proposto dei miglioramenti
o delle iniziative per migliorare il clima lavorativo sono il
56,76 % del campione (449 su 791 questionari ritirati).
1.Supervisione e controllo (n. 20 su 449 operatori). Il
bisogno di avere da parte della Direzione una maggior
supervisione nei luoghi di lavoro per verificare le situazioni
di disagio e la professionalità degli operatori sanitari , dei
coordinatori, dei medici e degli stessi dirigenti al fine di
monitorare complessivamente la qualità del servizio che
l’Azienda fornisce ai suoi utenti;
2.Lavorare con la logica d’equipe (n. 100 su 449
operatori). La proposta di cambiare la modalità di lavoro
con una maggiore collaborazione e comunicazione,
organizzando periodiche riunioni d’equipe per discutere sia
le problematiche inerenti la cura dei pazienti, sia la gestione
organizzativa del lavoro all’interno della U.O.;
3.Importanza dello psicologo per gli operatori sanitari (n.
40 su 449 operatori). La richiesta di avere a disposizione
degli operatori un supporto psicologico per la discussione
delle problematiche interne alle U.O. finalizzato ad
aumentare la comunicazione e migliorare le relazioni tra i
membri dell’equipe, oltre a fornire sostegno personale agli
operatori;
4.
Personale (n. 103 su 449 operatori). Il bisogno di
potenziare adeguatamente il personale sanitario.
DISCUSSIONE DEI RISULTATI
BURNOUT
Gli operatori sanitari riferiscono di sentire una tensione nel
lavoro imputabile alle variabili lavorative percepite come
pesanti;
riportano
di
avere
una
buona
relazione
interpersonale con i pazienti-utenti dell’Azienda, fornendo
11
assistenza senza indurirsi emotivamente a discapito del
servizio e della sua qualità; ed inoltre il campione riporta
una buona realizzazione personale. Gli operatori di sesso
femminile risentono maggiormente degli effetti negativi
che lo stress lavorativo può generare
manifestando di
essere emotivamente più fragili e sensibili rispetto al sesso
maschile
pur
interpersonale
dichiarando
un
con i pazienti.
migliore
La
rapporto
percezione
della
realizzazione personale viene sentita maggiormente invece
dall’uomo.
La fascia d’età nella quale viene sentito maggiormente il
disagio emotivo è quella che va dai 30 ai 39 anni; in questa
età i soggetti hanno raggiunto la maturità professionale e
riferiscono una maggiore realizzazione personale. Questa
situazione porterebbe a pensare che il disagio venga vissuto
dagli operatori strettamente legato all’aspetto lavorativo ed
organizzativo e non riferito alla professione nella quale
trova invece la sua realizzazione. Sono le condizioni
lavorative, l’ambiente e l’organizzazione a generare
frustrazione e malcontento negli operatori sanitari. Ulteriori
riflessioni sull’età viene evidenziata dal fatto che gli
operatori sanitari di età compresa fra i 40 e i 50 anni hanno
manifestato un miglioramento nella relazione interpersonale
con i pazienti.
Molto importante è invece la differenziazione delle
professioni; gli infermieri, posti a confronto con le altre
professioni risultano essere emotivamente più esauriti e
adottano delle difese nella relazione con il paziente che
permettono loro un distacco maggiore; risultano inoltre
leggermente meno realizzati. Tuttavia all’interno della
12
realtà infermieristica si riscontrano differenziazioni in
funzione delle sedi lavorative (v. Tabella n. 2).
Tab. n. 2 Specificità delle U.O in riferimento ai livelli di Burnout
nelle quattro sedi lavorative
Ospedale
N. 1
N. 2
N. 3
N. 4
U.O.
P.S. e Medicina D’urgenza
Anestesia e Rianimazione
Recupero e rieducazione
funzionale
Oculistica
Dialisi
Medicina II
P.S. e Medicina D’urgenza
Centrale 118
Serviz. Med. Laboratorio
Oncologia
Chirurgia generale
Ostetricia
Livello di
Burnout
Alto
Alto
Basso
Basso
Alto
Alto/Medio
Medio/Alto
Basso
Basso
Alto
Basso
Basso
Importante spunto di riflessione è emerso analizzando la
percezione rispetto al carico di lavoro, possiamo affermare
che gli operatori in part-time non risentono emotivamente
dello stress e questo disagio aumenta con l’aumentare delle
ore lavorative. Possiamo affermare che rispetto al carico di
lavoro la relazione interpersonale con il paziente migliora
diminuendo le ore lavorative e che, per il nostro campione,
la
realizzazione
personale
rimane
positiva
indipendentemente dalle ore lavorative effettuate.
Analizzando gli anni di servizio nella stessa U.O. degli
operatori sanitari dell’Azienda USL di Rimini con le tre
sottoscale del Burnout possiamo vedere che la fascia di anni
in cui si verificano i maggiori disagi è quella compresa fra i
6 e gli 11 anni in cui il livello di esaurimento è
maggiormente sentito, la relazione d’aiuto verso i pazienti
risente di maggiore distacco emotivo e la realizzazione
personale ha un crollo rispetto alle altre fasce di anni prese
in esame. Molto importante da osservare rimane la fascia
13
degli operatori sanitari che iniziano a lavorare nelle U.O.
(0-2 anni) che manifestano un livello di esaurimento
modesto, con una buona relazione interpersonale con i
pazienti e un’alta realizzazione personale. Rilevante
attenzione va posta sulle azioni di prevenzione e sostegno
nell’inserimento dei nuovi operatori sanitari per evitare la
cronicizzazione della percezione dei disagi e migliorare
l’appagamento delle loro aspettative.
Analizzando gli anni di servizio nel settore socio-sanitario
degli operatori sanitari dell’Azienda USL di Rimini con le
tre sottoscale del Burnout possiamo vedere che la fascia di
anni in cui si verificano i maggiori disagi è quella compresa
fra i 2 e gli 11 anni in cui il livello di esaurimento emotivo
viene maggiormente percepito dagli operatori, la relazione
d’aiuto verso i pazienti risente di maggiore distacco
emotivo, abbiamo una inversione di tendenza rispetto al
resto del campione (depersonalizzazione con valori alti di
Burnout), e la realizzazione personale presenta un calo
rispetto alle altre fasce di anni di servizio.
Il personale sanitario dell’Azienda AUSL di Rimini
manifesta
un
entusiasmo
iniziale
appena
inserito
nell’organizzazione (0-2 anni) dove pieno di aspettative e
fortemente
motivato
inizia
il
proprio
percorso
professionale. Dopo qualche anno iniziano a manifestarsi i
disagi e i malesseri dovuti a fattori stressogeni che si
verificano nel lavoro. Le conseguenze della percezione dei
disagi che gli individui si trovano a vivere hanno
un’influenza negativa sulla percezione del proprio lavoro
determinando
un
maggior
distacco
nelle
relazioni
interpersonali a discapito della relazione d’aiuto. Iniziano in
questa fase le prime frustrazioni e i primi sintomi
14
psicosomatici.
Nell’avanzare
negli
anni
di
servizio
possiamo notare che alcune situazioni cronicizzate vengono
vissute dagli operatori con una certa serenità proiettati
verso l’appagamento delle loro aspettative di una vita al
servizio dell’Azienda e nella missione di aiuto della propria
professione.
MOBBING
Essendo questo test nuovo e creato per questa ricerca in
collaborazione con la Facoltà di Psicologia Università di
Bologna, i dati presentati sono il frutto di una elaborazione
parziale, è stata inoltre avviata la sua standardizzazione
disponendo di un campione quantitativamente significativo.
Attraverso la lettura dei dati che fino ad ora disponiamo
possiamo affermare che gli operatori sanitari dell’Azienda
AUSL di Rimini manifestano la consapevolezza di usare a
pieno
le
proprie
capacità
lavorative,
evidenziano
l’importanza del riconoscimento sociale del loro lavoro e
relativa soddisfazione nell’essere parte delle “helping
professions”. All’interno del campione la relazione con i
colleghi viene percepita come buona sulla base della
comunicazione, rapporto interpersonale e accettazione del
singolo individuo nell’integrazione dell’equipe, e anche il
rapporto con i superiori risulta essere qualitativamente
discreto e collaborativo. L’elenco delle sintomatologie
psico-somatiche sono utili per capire le reazioni davanti al
disagio psicofisico; di solito l’isolamento, l’irritazione e
l’ansia costituiscono il primo campanello d’allarme per la
conclamazione del disagio. Per altro gli operatori che
manifestano questi sintomi sono una piccola parte del
nostro campione. Un modesta percentuale del personale
coinvolte nella ricerca ritiene che lo stato d’animo generato
15
dalle situazioni lavorative influisce nei rapporti personali e
familiari. Viene riconosciuta l’importanza del sostegno
della famiglia come contenitore delle emozioni che
l’individuo esperimentate nella vita e nel lavoro.
CONCLUSIONI FINALI
Data la natura multifattoriale della Sindrome del Burnout e
del Mobbing la risoluzione delle condizione di malessere
associate ad esse richiede inevitabilmente lo studio e
l’analisi delle motivazioni. Le buone condizioni lavorative
sono certamente un presupposto indispensabile per la
qualità
del
servizio
fornito;
le
relazioni
umane
insoddisfacenti deteriorano la migliore organizzazione, e
spesso provocano negli operatori un malessere avvertito
come individuale, percepito come caduta della propria
motivazione,
come
distanza
ed
estraneità
dell’organizzazione dalle proprie aspirazioni professionali,
o di quella parte della personalità che si realizza nel mondo
del lavoro. È un errore delle organizzazioni trascurare
questi aspetti, o relegarli nei problemi personali, ne
scaturisce invece l’importanza di comprendere e conoscere
i disagi dei propri lavoratori per capire quali siano i
possibili interventi, in modo che le strategie mirate al
supporto
del
singolo
operatore
contribuiscano
al
miglioramento delle relazioni organizzative. Lo scopo di
conoscere le condizioni in cui gli operatori sanitari
sperimentano
delle
percezioni
di
eventi
stressanti
all’interno delle organizzazione di lavoro, è stato il primo
passo, utilizzato come punto di partenza per gli opportuni
percorsi di miglioramento.
Gli interventi attivati nel 2004 a seguito dello studio sono
stati:
16
►
Osservatorio
Motivazionale
e
Realizzazione
Professionale: la creazione di questo Osservatorio nasce
dall’esigenza di avere in Azienda un servizio a disposizione
degli operatori sanitari ove possano accedervi qualora
rilevino un disagio lavorativo. Le sue azioni sono:
1. Sportello d’ascolto: E’ stato aperto uno Sportello in rete
per raccogliere le richieste, le denuncie e i bisogni dei
lavoratori
al
quale
si
accede
tramite
e-mail
([email protected]); costituisce
una fonte di raccolta dati relativi a tutte le situazioni degli
operatori ed il loro monitoraggio.
2. Supporto e sostegno psicologico attraverso “Spazio
Ascolto Il Girasole”: uno spazio d’ascolto dedicato agli
operatori della sanità, dove con l’aiuto di uno psicologo,
possono parlare ed affrontare insieme la percezione della
quotidianità del lavoro. L’intervento dello psicologo
rappresenta un importante momento di prevenzione ma
anche rieducazione dell’operatore sanitario, poiché aiutando
la persona a superare il temporaneo disagio lavorativo,
attiverà un ruolo di salvataggio fondamentale per la salute
psicofisica dell’individuo.
3. Piano d’incontri nelle U.O.: Ulteriore momento di
sensibilizzazione
e
prevenzione
consiste
nella
programmazione di incontri per U.O. ritenute critiche per
fattori stressogeni organizzativi e relazionali.
4. Monitoraggio: allo scopo di avere un costante controllo
delle situazioni di disagio all’interno dell’Azienda.
5. Studio longitudinale sulla motivazione e sui valori
professionali degli operatori infermieristici dalla fase di
primo contatto con il mondo del lavoro al grado di
realizzazione nel tempo; questa ricerca nasce dall’evidenza
17
dei dati correlati al Burnout nella quale gli operatori
manifestano le prime percezioni di disagi lavorativi solo
dopo i primi due anni di lavoro. A tele fine la ricerca si
propone
di
andare
a
misurare
l’andamento
della
motivazione e della realizzazione professionale nel tempo
per capire quali potrebbero essere le cause di un loro
decremento all’interno dell’organizzazione.
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