Dies Natalis Solis Invicti

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Dies Natalis Solis Invicti
P e r i o d i c o d e l l a Dest ra Sociale Veronese
Anno VII - Numero XXII - Dicembre 2011 - Mensile Stampato in 12.000 copie - Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale - - 70 % NE/VR
Dies Natalis Solis Invicti
A Te e famiglia i Migliori Auguri
Buon Natale e Felice Anno Nuovo
Massimo Mariotti
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L’ITALIA è IN PERICOLO
Il nostro Paese sta vivendo
forse i momenti più drammatici della sua esistenza dal
1945 ad oggi. Certamente
abbiamo superato gli anni
’70 con i suoi scontri politici, anche sanguinosi, e con
la diffusa instabilità sociale
e politica ma allora l’Italia,
come tutta l’Europa e il Mondo, era inserita nel contesto
della Guerra Fredda, dove lo
scontro fra il blocco sovietico
e occidentale, se poteva in
teoria scatenare una guerra
mondiale, di fatto rendeva lo
scenario internazionale maggiormente prevedibile e quindi più sicuro. In quei quasi
cinquant’anni erano chiari gli
schieramenti internazionali e
anche quelli interni, e questo era visibile anche in Italia
dove c’era all’opposizione un
PCI allineato ai sovietici e al
governo una Democrazia Cristiana sostenuta dagli americani. La costante minaccia di
un nemico visibile ben chiaro
dava paradossalmente maggiore coesione alle società e
alla politica dei paesi dell’Europa occidentale, Italia compresa, che non dovevano in
alcun modo apparire deboli
di fronte alla sfida del blocco sovietico. Così vennero assicurati gli alti livelli
di benessere sociale ed economico ai
quali ci siamo abituati e che convinsero
anche le forze comuniste nostrane che
forse era più comodo adattarsi a stare all’opposizione, spartendosi la ricca
torta con i democristiani e colonizzando gradualmente scuola, magistratura e
pubblico impiego, piuttosto di rischiare
la vita a fare la rivoluzione o di sottosta-
re alla ferrea disciplina di Mosca. Oggi,
alla fine del 2011, tutte queste certezze
non esistono più: per primo a crollare
vent’anni fa è stato l’ordine politico deciso dai vincitori della Seconda Guerra
Mondiale, e questo crollo ha portato in
Italia al ciclone di Tangentopoli dove è
stata spazzata via la classe dirigente
del periodo della Guerra Fredda; ora a
crollare con la crisi finanziaria è anche
l’ordine economico mondiale centrato
sulla supremazia dell’Occidente. Tutto
l’Occidente, più l’Europa che
l’America, è sempre più alle
prese con il peggioramento
della situazione economica e sociale interna, con la
spietata concorrenza dei paesi asiatici emergenti e con
i grandi rischi che comporta
il massiccio flusso migratorio, aggravato anche dai rivolgimenti politici in atto nel
Mediterraneo. L’Italia in particolare è il paese più esposto
ai rischi di questa fase di instabilità politica ed economica mondiale, esposto com’è
alle instabilità del Nord Africa
arabo e con una situazione
politica sempre più incerta.
Già vediamo come la guerra
in Libia, decisa dalle manie
di grandezza di un Sarkozy
sempre più in difficoltà di
fronte alla vera Destra di Marine Le Pen, ha portato al nostro Paese danni incalcolabili
in termini di accordi commerciali ed energetici saltati o di
aumento della pressione migratoria sulle nostre coste.
È proprio in una situazione
come questa che servirebbe
all’Italia la rinascita di una
forza politica autenticamente
nazionale che sappia riprendere e aggiornare le migliori tradizioni
della Destra Sociale e Nazionale italiana
e che sappia finalmente affrontare quelle tematiche che finora il centrodestra
ha evitato di prendere sul serio (riforme
istituzionali, presidenzialismo) o che
sono state, come l’immigrazione e la
riforma della giustizia, solamente usate
come slogan elettorale.
Massimo MARIOTTI
SONDAGGIO
Vogliamo verificare i tempi di consegna da parte delle Poste :
conferma il ricevimento di Movimento inviando una
E Mail: [email protected]
oppure manda un SMS al 3358059599 specificando Cognome e Nome.
GRAZIE
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COSA HO FATTO PER AIUTARE LE DONNE
VITTIME DI VIOLENZA E NON
La violenza sulle donne costituisce una piaga sociale inammissibile in un Paese che si reputi civile
e in tutto il mondo.
I dati relativi all’Italia sono
anch’essi enormi e preoccupanti.
Il Comune di Verona, Assessorato
alle Pari Opportunità, attua azioni specifiche per arginare questo
problema avvalendosi del Centro
Antiviolenza Petra. Si tratta di un
luogo che offre alle donne vittime
di violenza una tutela a 360°, attraverso l’ascolto telefonico, il sostegno psicologico, la consulenza
legale e l’accompagnamento sociale. Nel Centro vi operano, oltre
a dipendenti comunali, persone
altamente qualificate e con grande esperienza.
Il Centro Petra si completa poi
con la Casa Rifugio, che è un luogo di ospitalità temporanea per
donne maltrattate e per i loro figli,
una struttura che può ospitare un
piccolo numero di donne che hanno immediata necessità di uscire
dalla propria abitazione con eventuali
figli minori in un contesto protetto e ad
indirizzo segreto.
Desidero inoltre sottolineare la volontà
che ho impresso per sostenere ed imple-
mentare i due Centri Petra e casa Rifugio, i quali si completano nel senso che
dialogano tra di loro, poiché alla casa Rifugio vengono inviate le donne dal Centro Petra. Inoltre, vi è la collaborazione
dei Carabinieri e, naturalmente, dell’Ulls
e delle aziende ospedaliere.
Inoltre, direi che in senso lato
possono rientrare tra le azioni di
prevenzione e di conoscenza dei
propri diritti anche altre iniziative
quali: lo Sportello Donna, che è
centro di ascolto, di consulenza
per l’orientamento alla formazione e al lavoro; la Casa di Ramia,
centro interculturale delle donne volto a favorire una proficua
convivenza tra la popolazione
italiana e i cittadini/le cittadine
provenienti da altri Paesi. Qui
vengono realizzate attività di insegnamento della lingua italiana,
di aiuto all’integrazione lavorativa, di sostegno scolastico per i
ragazzi e altre iniziative che favoriscano il rispetto reciproco; i
Cantieri di Integrazione, progetto
approvato dalla Conferenza dei
Sindaci dell’Ulss 20 e finanziato
dalla Regione, di cui il Comune di
Verona è capofila.
Questo è il lavoro che con grande fatica ho portato felicemente a
compimento sul fronte dell’aiuto concreto alle donne, con particolare riguardo a
quelle che sono vittime di violenza.
Vittorio Di Dio
Questo numero di MOVIMENTO è stato stampato
per la spedizione del Calendario 2012,
i prossimi numeri verranno inviati mensilmente
via Posta Elettronica,
se non l’hai già fatto manda la tua Mail a :
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UN TECNICO PER MARI E MONTI
Cari connazionali, finalmente potete stare
tranquilli, la crisi economica è agli sgoccioli perché adesso è arrivato Lui a salvarci: Mario Monti. A chi lo ha accusato
di essere una semplice marionetta nelle
mani dei Poteri Forti, ha subito risposto
indignato, ricordando a tutti come li abbia duramente contrastati durante il suo
incarico di commissario alla concorrenza
europea. Ma noi, malfidenti per natura,
siamo andati a vedere se ciò corrisponda o meno alla verità. In effetti, il novello
Robin Hood perseguì il gruppo CocaCola per abuso di posizione dominante,
ma nel 2004, per evitare un contenzioso,
raggiunse un accordo in base al quale
il colosso americano rinunciò ad alcuni
comportamenti censurati dal commissario Ue. E dopo solo due anni lo stesso
Monti fu assunto dalla Coca-Cola come
membro dell’International Advisory Board. Un comportamento veramente ineccepibile! D’altra parte, nonostante tutte le
sue rassicurazioni, il suo curriculum vitae
parla chiaro. Ha studiato in prestigiose
università, dalla Bocconi di cui ha assunto la carica di Rettore (1989-1994) e successivamente quella di Presidente (1994),
a Yale studiando con il Premio Nobel per
l’Economia James Tobin. Come scritto
su Wikipedia, Monti è stato chiamato a
rivestire incarichi di rilievo in commis-
sioni governative e parlamentari: è stato
relatore della commissione sulla difesa
del risparmio finanziario dall’inflazione (1981), presidente della commissione
sul sistema creditizio e finanziario (19811982), membro della Commissione Sarcinelli (1986-1987) e del Comitato Spaventa sul debito pubblico (1988-1989).
Dal 1988 al 1990 è stato vicepresidente
della Comit. Nel 1994, è stato segnalato
come Commissario Europeo dal governo
Berlusconi; Jacques Santer, presidente
della commissione, gli ha assegnato le
deleghe a Mercato Interno, Servizi Finanziari e Integrazione Finanziaria, Fiscalità
ed Unione Doganale. Insomma, definire il
neopremier un uomo dei Poteri Forti non
è certo effetto di ridicole teorie cospirazionistiche, ma semplice ed obiettiva
analisi della realtà. Ma, forse, è proprio
quest’ultima che si vuol nascondere agli
italiani.
Alessandro CAVALLINI
CRISI DI AUTORITA’ NELLE FORZE ARMATE
In campo civile si assiste ad un processo spinto di “democratizzazione” della vita pubblica.L’intervento
dei cittadini nella gestione della
“cosa comune” si attua in partiti,
sindacati, associazioni, organismi elettivi scolastici ma anche in
nuove aree sorte in conseguenza
del diffondersi di avanzate tecnologie di comunicazione di massa.
Non si è ancora avverata l’utopia
di un’autentica “sovranità popolare”, ma è certo cresciuta la
consapevolezza del singolo circa
la necessità di una sua sempre
maggiore partecipazione al circuito decisionale politico e circa
l’inviolabilità di alcuni suoi diritti
fondamentali incomprimibili.Questo cambiamento investe anche
il campo militare, i suoi appartenenti e le loro reciproche relazioni. Le Forze Armate poggiano da
sempre la loro forza e la loro credibilità su
: gerarchia,disciplina,obbedienza. Questo
sistema valoriale, non era all’origine, un sistema chiuso, ma l’espressione di un diffuso sentire, che impegnava la società e
le istituzioni. Poi è diventato una caratteristica sempre più specifica dello strumento
militare, in considerazione della particolare funzione ad esso assegnata; oggi è
diventato un ingombrante residuo ideologico del passato, di cui sembra diventato
prioritario disfarsi per non incorrere nel
giudizio negativo della collettività. Persino
la mentalità tipicamente “maschile” del
“guerriero” del passato, volta all’esaltazione della forza e dello scontro, sembra dover far posto al pensiero “femminile”, “materno”, “protettivo”che sta a fondamento
delle nuove missioni “umanitarie” affidate
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ai soldati di ogni Arma e Corpo e
che si incentra sulla preservazione
ad ogni costo della vita umana. Di
pari passo il soggetto militare si è
fatto nel tempo sempre più consapevole dei diritti che gli spettano come uomo e cittadino, fuori e
dentro l’organizzazione e sempre
meno tollerante nei confronti dei
doveri che incombono su di lui
in virtù del giuramento prestato.
Come si potrebbero modificare i
rapporti fra organizzazione e i suoi
appartenenti, in corrispondenza a
queste dinamiche evolutive ? Una
via è quella che potrebbe prevedere un programma di rilancio
dell’orgoglio di servizio, dell’onore, della tradizione militare, della
preminenza del “comando” sulla
gestione e della consapevolezza
degli obblighi legati al coinvolgimento bellico. E’ un percorso difficile, controcorrente, ma l’unico capace di
conservare lo specifico dell’istituzione militare senza necessariamente trasformarla
in un’entità separata e anacronistica. Non
si può rinunciare alla “marzialità” delle
Forze Armate solo per timore che in esse
si annidino sacche di “militarismo” !
Massimo MARIOTTI
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Davide BENDINELLI in Regione
Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato all’unanimità una mozione, primo firmatario il presidente della commissione Agricoltura Davide Bendinelli, che
intende tutelare la qualità dei prodotti
agroalimentari italiani e veneti difendendoli da quelli taroccati. La mozione impegna la Giunta veneta “ad intervenire nei
confronti del Governo nazionale perché
si ponga fine alla situazione insostenibile
e deprecabile della falsificazione dei prodotti e ad assumere ogni iniziativa utile a
valorizzare e promuovere il vero Made in
Italy, e più in particolare, per quanto riguarda la nostra Regione, il grande patrimonio della produzione tipica e di origine
veneta”. “Finalmente - afferma Davide
Bendinelli esprimendo, in una nota, soddisfazione per l’approvazione della mozione - si potrà dire stop a prodotti come
il parmesan, il regianito, il rosecco e il
“ambrusco” (senza la “l”), dai nomi simili
a prodotti tipici italiani come il parmigiano reggiano, il prosecco e il lambrusco
che vengono commercializzati nel mondo e che approfittano del cosiddetto “italian sounding”. Un fenomeno che batte il
made in Italy nel settore alimentare per
due a uno. Il giro d’affari di questi prodotti realizzati all’estero si aggira sui 60
miliardi di fatturato all’anno”. “Purtroppo
- continua il presidente della commissione agricoltura di palazzo Ferro-Fini - a
sostenere molte di queste aziende che
simulano prodotti italiani sarebbe anche la SIMEST SPA, società finanziaria
di sviluppo e promozione delle imprese
italiane all’estero controllata dal Ministero dello Sviluppo Economico. Questo
significa che risorse pubbliche italiane
vanno di fatto a sostenere investimenti in
attività di delocalizzazione che oltre a costituire occasione di concorrenza sleale
ai prodotti veneti sottraggono colpevolmente occupazione al sistema Nordest e
Veneto in particolare”.
Riflessioni sulla Globalizzazione
La Destra Sociale ritiene fondamentale
che le comunità nazionali, unità di lingua,
cultura e storia, mantengano un proprio
ruolo, soprattutto nell’epoca della globalizzazione. Anche in questo ambito le
culture individualistiche spesso dimenticano che l’uomo è radicato: storicamente, culturalmente e geograficamente.
Non tener conto di questo, come spesso
fa il cosmopolitsmo, che fa da ideologia
portante di questa globalizzazione, crea
l’illusione di un individuo astratto, dotato di una falsa libertà assoluta e di diritti
universalmente validi: utopia che sempre
più spesso naufraga scontrandosi con la
dura realtà.Il singolo cittadino può sperare
di affrontare le sfide della globalizzazione
solo partendo dal valore della sua Iden-
tità Nazionale. Allo stesso modo solo la
politica può dare un ruolo, una missione
ed una prospettiva a ogni singolo popolo:
ad essa spetta la necessità di difendere,
nel libero gioco delle relazioni interna-
zionali, lo specifico interesse nazionale.
Dunque, l’elemento fondamentale nella
nostra azione politica è la volontà di governare la globalizzazione. In questo senso, dobbiamo sviluppare un’idea d’Europa compatibile con il nostro interesse
nazionale. Quindi, paradossalmente, per
articolare le nostre specificità nazionali
in Europa, e quindi in seno al processo
di globalizzazione, occorre andare oltre
l’interesse nazionale stesso e porlo in termini compiutamente propositivi. Risulta
quindi fondamentale, in questo senso,
produrre finalmente un’idea di Europa
che abbia nel bacino del Mediterraneo la
sua centralità.
Omar RAHMAN, Presidente
Consiglio Stdenti Università Verona
Aderisci al Facebook di
Massimo MARIOTTI
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MEGLIO TORNARE ALLE URNE
I fatti hanno purtroppo dimostrato che
se un difetto ha avuto Silvio Berlusconi è
proprio di essersi circondato da una corte
dei miracoli inadeguata e furbona che gli
hanno fatto perdere anche il contatto con
la gente. Tre anni fa aveva l’Italia ai suoi
piedi, due anni fa il governo aveva agito
bene (spazzatura a Napoli, sistemazione
dei terremotati de l’Aquila, salvataggio Alitalia) poi si è bloccato perchè al momento buono, quando si doveva spingere su
riforme importanti, tutti gli hanno detto di
no. Se riflettiamo ci rendiamo conto che
non è stato solo Berlusconi a sbagliare
quanto una buona parte della nostra classe politica, a non volere il cambiamento, a
bloccare “l ‘uomo del fare”. Certo, lui ha
fatto di tutto per distruggere la propria immagine in Italia e all’estero ma la sostanza
è che a ogni riforma annunciata qualcuno
diceva di “no” e tutto si fermava. Erano i
sindacati o la Confindustria, le professioni
o i magistrati, i baroni del profondo sud o
gli infidi micro-alleati di governo: quante
decisioni magari dolorose ma giuste sono
state prese e corrette il giorno dopo, solo
perchè davano fastidio a qualcuno ? La
verità è che in Italia ciascuno difende i
propri privilegi e in questo sistema, che
alla lunga non funziona, vale sempre la
politica del giorno per giorno. Il “tecnico”
Monti avrà più facilità ad imporre sacrifici
visto che la situazione è disperata e soprattutto perchè non avrà direttamente
un elettorato cui rispondere. Un popolo
che invoca i “tecnici” rinuncia ad avere
propri rappresentanti che rispondano al
suo potere sovrano ed è per questo che
le elezioni sarebbero la ricetta migliore,
compatibilmente con la stabilità economica. Vedremo poi se quei poteri forti e quei
partiti che oggi osannano Monti domani lo
appoggeranno davvero se avrà il coraggio
di impostare riforme vere e socialmente
eque, perchè a imporre tasse e tagliare
risorse in fondo sono bravi tutti.
Simone DAL FORNO,
Consigliere 7’Circoscrizione
LA BELLA COMPAGNIA
Fini gioisce: l’odiato Berlusconi pare
finalmente crollato. Chissà se Gianfranco non si è però chiesto se lo
sconfitto di ieri non fosse anche lui,
l’uomo che avrebbe avuto la possibilità di diventare leader alternativo
all’interno del centro-destra ed ha
fallito in una stagione politica che
forse non tornerà mai più. Fini ha
voluto sciogliere AN quando non era
indispensabile ed ha voluto un matrimonio nel PDL sciolto solo l’anno
dopo: nel bene e nel male non conosceva forse già da 15 anni il Cavaliere? In compenso ha distrutto
una classe dirigente cresciuta con
lui, non ne sta costruendo un’altra e
alla lunga verranno al pettine anche
i conti di qualche suo collaboratore.
Ma Fini è credibile nel suo nuovo
centro politico, o è invece surclassato da Casini che in quel ruolo si
esprime molto più coerentemente
di lui ? Ma soprattutto, solo per responsabilità di Fini, il centro-destra è ora
spaccato, astioso, diviso e non tanto o
non solo tornerà all’opposizione quanto
ha perso una occasione unica e storica
per cambiare l’Italia. Non dimentichiamoci che la situazione è cominciata a
crollare proprio il 14 dicembre dell’anno scorso quando Berlusconi, dopo la
scissione finiana, resse all’assalto ma
per continuare a governare,in fondo rispettando la volontà elettorale, mentre
altri cambiavano bandiera, ha dovuto
accordarsi con troppi mercenari avvitandosi in mille compromessi. Quello
che più angoscia gli elettori, orfani di
una vera Destra,è vedere impotenti il
fallimento di una speranza politica che
aveva trasformato una Destra emarginata e nostalgica in una parte viva e
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rispettata della Nazione e che poteva essere punto di riferimento di una
politica più concreta dopo decenni di
spartizioni partitiche e di tante ipocrisie. Una speranza nata grazie anche
a Fini che è appassita in una sorta
di culto della personalità che salvava
la forma e i posti in parlamento, che
per strada ha perso le radici e si è
frantumata proprio quando sarebbe
stato il momento di affermarsi. Non
sappiamo cosa ci riserverà il futuro:
la Lega si è smarcata contando che
stando all’opposizione potrà recuperare i voti degli scontenti mentre
tanti faranno la corte al “Terzo polo”
sperando di ricuperare qualche strapuntino. Speriamo solo che dopo
questa crisi chi resterà nel PDL voglia
finalmente crederci e voglia ricostruirlo con uomini di vera Destra a cominciare dallo spirito di sacrificio che
dovrebbe tornare ad essere una caratteristica della politica troppe volte
diventata invece “casta” ingombrante e
spocchiosa. Non si deve vivere nei salotti, ma lottare per essere di esempio ai
ragazzi che crescono in una l’Italia che
ha sì 150 anni ma è tutta da rifare nei
cuori, nei princìpi, nelle coscienze.
Alberto FERRARINI,
Consigliere 1’ Circoscrizione
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Quanto costano gli italiani nel mondo?
I Consolati si occupano solo in parte
degli italiani all’estero, hanno tante altre
funzioni: per esempio i visti agli extracomunitari che vogliono entrare in Italia. Ecco i dati di prima che iniziassero
le chiusure. La nostra rete consolare si
componeva di 116 uffici consolari, articolati in 71 consolati generali, 32 consolati, 3 vice consolati, 10 agenzie consolari. Funzioni consolari vengono altresì esercitate da 79 cancellerie consolari
istituite con decreto del Presidente della
Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, e da
28 sezioni consolari presenti presso alcune ambasciate. La rete e` inoltre coadiuvata da 514 uffici consolari onorari
e sostenuta in alcuni Paesi, soprattutto
europei, dall’operato di corrispondenti
consolari, cui competono essenzialmente compiti di raccolta di documentazione
per pratiche consolari. La distribuzione
geografica e` la seguente. Su 116 consolati, 60 sono situati in Europa (52 per
cento); 32 nelle Americhe (28 per cento),
di cui 18 nel Sud e nel Centro America
(16 per cento) e 14 nel Nord America (12
per cento); 12 sono collocati in Asia ed
Oceania (10 per cento); 8 nel Mediterraneo e Medio Oriente (7 per cento) e 4
nell’Africa sub-sahariana (3 per cento).
Su 79 cancellerie consolari, 23 sono
situate in Europa, 15 nelle Americhe,
15 in Asia ed Oceania, 11 nel Mediterraneo e Medio Oriente e 15 nell’Africa
sub-sahariana. Su 28 sezioni consolari,
13 sono situate in Europa, 3 nelle Americhe, 2 in Asia ed Oceania, 5 nel Mediterraneo e Medio Oriente e 5 nell’Africa
sub-sahariana. Su 514 uffici onorari, 152
sono in Europa, 271 nelle Americhe, 30
in Asia ed Oceania, 16 nel Mediterraneo
e Medio Oriente, 45 nell’Africa sub-sahariana. Tutta la rete costa circa 200 milioni di euro. Ma introita circa 50 milioni
per i visti. Quindi IN TOTALE costa circa
150 milioni di euro. L’Italia spende per la
sua rete lo 0,23% del bilancio. La Francia spende l’1,01 del bilancio, cioè oltre
quattro volte di più di noi. Ma anche la
Germania, che non ha la sua Grandeur,
le va tuttavia vicino, con lo 0,93% del bilancio. Anche l’Olanda spende lo 0,94%
del bilancio. Il Regno Unito, infine, spende nella sua rete consolare lo 0,40% del
bilancio. Nessuno di questi Paesi ha,
lo ripeto, la diaspora che abbiamo noi.
Ciascuno di questi paesi, però, vede la
propria rete consolare come un investimento, non come una iattura. Consolati
a parte, i circa 5 milioni di italiani ll’estero (circa l’8% della popolazione italiana)
costano all’Italia 9 milioni e mezzo di
euro (1,90 a testa) all’anno. In questa
cifra sono compresi: assistenza ai bisognosi, scuole, stampa, Comites, Cgie.....
Permettetemi un solo esempio. L’Italia
ha 5 milioni di italiani all’estero ed un
Cgie con un budget di 875mila euro. La
Francia ha 2 milioni e mezzo di francesi espatriati ed un Cgie con un budget
di circa 7 milioni di euro, quindi 8 volte
più di quello italiano !
Tommaso PERINA
DAL BUNGA BUNGA AI PROFESSORI
Vedremo come finirà l’avventura di Monti,
se godrà di una maggioranza “politica”
o solo tecnica ma è evidente che, giunti a questo punto meglio tornare al voto.
Proprio dalla crisi di “tangentopoli” nacque la volontà di creare due schieramenti
contrapposti che garantissero la stabilità
anziché avere tanti partiti che si scontravano tra loro con governi deboli e divisi
ma che “costavano” mille compromessi,
alla base anche di quell’enorme debito
pubblico che oggi ancora scontiamo. Si
doveva cambiare il sistema favorendo
una alternanza tra maggioranza ed opposizione ed infatti nel 2008 gli italiani avevano dato credito e voti al centro Destra.
Tre anni dopo si è finiti divisi in partitini,
gruppi e sottogruppi con ben 156 parlamentari che solo in questi tre anni di
legislatura hanno cambiato bandiera Per
mesi si è sostenuto che l’Italia avrebbe
resistito e non è vero, ma lo è anche perché ad affogarlo sono state leggi finanziarie estranee alle nostre responsabilità e
soprattutto perché sempre di più l’intera
Europa e soprattutto le nazioni più deboli
sono diventate preda della speculazione
internazionale, della finanza sfrenata, della mancanza di regole morali. Tutto è partito dalla crisi USA del 2008, non dimentichiamocelo, anche se oggi è l’Europa
che paga buona parte del conto. Come
non pensare che l’immagine di Monti non
sia l’esatta rappresentazione di quei mer-
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cati virtuali che hanno portato alla resa di
Berlusconi ? Perchè un governo di “professori” sarà ottimo per fare accademia,
ma aspettiamolo alla prova dei fatti ricordando che la crisi economica di oggi non
è colpa di Berlusconi, tanto è vero che
il governo Monti dovrà attuare proprio le
leggi finanziarie votate dal governo che
si è dimesso e che hanno ottenuto l’assenso del “terzo polo” e l’astensione del
PD. Non è stato un voto obbligato solo
per costringere Berlusconi ad andarsene,
ma perché obbiettivamente non ci sono
altre scelte da fare per tentare di salvare la baracca. Berlusconi se ne va è gli
sputano addosso, ma anche coloro che,
all’interno del PdL, sono stati critici oggi
non gioiscono. Anche la sinistra ha poco
da festeggiare perchè sa bene che Berlusconi è stato l’unico nel 1994, nel 2001 e
nel 2008 a batterla, cosa che non andrebbe dimenticata.
Marco FRANCESCHINI,
Consigliere 6’ Circoscrizione
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ITALIANI PRESI PER MANO
Braccio di ferro per la nomina di più o
meno 30 tra sottosegretari e viceministri
che dovrebbero alla fine essere “tecnici”
dipinti da politici o politici travestiti da
tecnici. Preferenze soprattutto per chi era
fuori dal giro, magari perchè sonoramente
trombato, ma può vantare qualche solida
amicizia, anche di carattere economico,
acquisita magari con reciproci favori ai
“professori” ora al governo. Per il resto
si preannuncia un maxi-temporale economico in arrivo per gli italiani che non
sarà di “lacrime e sangue” bensì “duro
ma equo”: presto scopriremo la sottile
quanto pesante differenza. Per carità,
forse la crisi economica non è certo colpa
di Monti, ma certo lo è grazie a qualche
suo amico banchiere o grande manager
para-pubblico che adesso fa la coda intorno al nuovo governo. I contenuti della
manovra economica non sono ancora
conosciuti a noi poveri mortali: Monti ne
parla con la Merkel e Sarkozy, non con
i temporanei inquilini di Montecitorio che
pur sarebbero stati eletti dal popolo! Aumento dell’IVA, “patrimoniale”, rimettere
l’ICI sulla prima casa, se fossero state
proposte da Berlusconi gli avrebbe fatto
rischiare il linciaggio sulla stampa e nelle
piazze, ma Monti è tuttora in luna di miele
con tutti, è poi è un “professore”! Certo
che il momento è difficile e che sacrifici si
impongono, ma una volta di più è visibile
la diversità dell’approccio e delle simpatie mediatiche, con l’opinione pubblica
che viene presa per mano, condotta e
sapientemente guidata verso l’appoggio
sussurrato o al tumulto di piazza a seconda se il leader sia o meno gradito. Basta
dire le paroline giuste, scrivere articoli
politicamente corretti, invitare gli ospiti giusti in TV impegnandosi insomma a
“manovrare” bene e spariscono le lacrime in nome della “equità”, vedremo poi
come realizzata. Si cerca di anestizzare
non solo l’economia quanto anche la politica e le coscienze. Chissà se gli italiani
cominceranno a rendersene conto...
Sergio ADAMI,
Consigliere 3’ Circoscrizione
PENSIONI DI ANNATA
Parliamo un attimo di quelle pensioni che
sono ora argomento di attualità perchè
la passata generazione ha consumato il
tesoretto dei padri, noi abbiamo pagato
discreti contributi e possiamo goderne i
frutti (che però si allontanano come il supplizio di Tantalo), ma quelli dietro di noi la
pensione la vedranno chissà quando e
chi comincia solo adesso a pagare contributi rischia di non vederla per niente.
Altri aspetti sono sfuggiti di mano come
l’inflazione (che alle pensioni faceva perdere il potere di acquisto, ma con la “scala
mobile” poi la auto-incentivata) e fu Craxi
a rompere il cerchio, sfidando vittoriosamente i tabù dei sindacati, anche se tutti
oggi se ne sono dimenticati. Arriva quindi l’Euro mentre il numero dei lavoratori
crolla rispetto ai pensionati e nessuno è
ancora andato a vedere bene gli investimenti decisi dai vari Enti previdenziali negli
ultimi decenni quando non sempre hanno
gestito al meglio i loro patrimoni. Quale
morale ? Su queste cose la generazione
che di turno comanda dovrebbe pensare
più ai posteri che a sé stessa, ma di solito non lo fa perché sta per incassare i
dividendi lasciando così il cerino acceso
in mano a chi viene dopo. E’ una cattiva
abitudine che rischia di far bruciare le dita
quando finiscono i cerini e credo che già
nelle prossime settimane molti dovranno
amaramente rendersene conto…
Andrea de LANDERSET,
Consigliere 8’Circoscrizione
MOVIMENTO DESTRA SOCIALE VERONA
E’ PRESENTE ANCHE SU FACEBOOK:
http://it-it.facebook.com/people/Movimento-Destra-SocialeVerona/100002590305291
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TECNICI, MA ROSSI !
Finalmente l’Italia può tornare a respirare. Adesso la crisi economica sarà
facilmente contrastabile perché al governo ci sono loro, i salvatori della patria: i mitici “tecnici”. Un ambasciatore
agli Esteri, un prefetto all’Interno, un
economista all’Economia, un banchiere allo Sviluppo/Infrastrutture, un rettore universitario all’Istruzione ed un suo
collega alla Cultura, un avvocato alla
Giustizia, un ammiraglio alla Difesa,
due alti dirigenti ministeriali (Agricoltura e Ambiente) ai vertici dei rispettivi dicasteri. Cosa potremmo volere
di più ? Eppure, a ben guardare, c’è
qualcosa di strano sotto. Vuoi vedere
che, zitti zitti, sono riusciti a realizzare
un golpe, ovviamente democratico ? I
più attenti analisti hanno infatti scritto
che, al giuramento del nuovo governo,
era assente colui che ha agito dietro
le quinte: Romano Prodi. Come osiamo scrivere questa eresia ? Sì, è vero,
l’articolo 21 della Costituzione Italiana
nata dalla Resistenza proclama a chiare lettere il diritto alla libertà del pen-
siero, ma chiedete a chi in questi anni
è stato condannato per violazione della legge Mancino se nel nostro paese
esista realmente questa libertà. Allora,
per essere sicuri di non essere incriminati anche noi, vediamo un pò alcuni
curricula di questi “tecnici” per dimostrare come, in realtà, alcuni di loro
abbiano il cuore pulsante di un rosso
fiammante: il professor Renato Balduzzi (Sanità) fu consulente legislativo
del ministro Rosy Bindi e scrisse di suo
pugno il disegno di legge sui “Dico”;
al professor Francesco Profumo (Istruzione) l’inverno scorso fu offerta dal Pd
la candidatura a sindaco di Torino per il
dopo-Chiamparino, invito declinato; il
commercialista Piero Gnudi, l’erede di
Michela Vittoria Brambilla al Turismo,
bolognese come Casini e Prodi, fece
da scudiero proprio a quest’ultimo
all’Iri mentre Piero Dino Giarda (Rapporti con il Parlamento) fu sottosegretario al Tesoro con Dini, Prodi, D’Alema e Amato ininterrottamente dal 1995
al 2001. Come mai nessuno di questi
“tecnici” ha avuto precedentemente
esperienze con governi di centrodestra
? Vuoi vedere che il Pd appoggia questo governo non certo per un senso di
responsabilità nazionale, che storicamente non gli appartiene, ma in quanto
governo “amico”? Forse aveva proprio
ragione Andreotti quando dichiarava
che “a pensar male si fa peccato, ma
spesso ci si azzecca”.
Alessandro VITTORINI,
Consigliere 3’ Circoscrizione
L’ENNESIMA PROFEZIA SMENTITA
Nel lontano 2000, con Prodi Presidente
della Commissione Europea, la Cina entrò a far parte del sistema di scambi commerciali del Wto. Così dichiarò il Professore all’Ansa: “L’accordo offrirà alle industrie europee che vendono o comprano
in Cina nuove opportunità di mercato
e creerà molti posti di lavoro europei”.
Mai profezia si rivelò più infausta. Forse
Prodi avrebbe dovuto consultare gli spiriti prima di avventurarsi a cuor leggero
in un’avventura che oggi, sta costando
molto cara all’economia italiana ed europea. Troppo preso com’era, dagli accenti trionfalistici il Professore dimenticò di
prestare attenzione alle preoccupazioni
che da più parti si erano levate riguardo
al modello di sviluppo cinese e alla sua
problematica integrazione negli standard
occidentali. Pechino concede finanziamenti statali alle sue imprese, soprattutto
nelle province meno ricche, le aziende
producono a costi stracciati di manodopera, fanno lavorare i dipendenti, spesso
minori, quattordici ore al giorno; non rispettano le normative sulle emissioni inquinanti, sulla contraffazione dei marchi,
praticamente non conoscono i sindacati.
Grazie a tutte queste ragioni, le aziende
cinesi sono libere di invadere i mercati europei e statunitensi a prezzi spesso inferiori a quelli praticati nel paese d’origine.
Prezzi con i quali è impossibile competere. L’ortofrutta non fa eccezione: l’export
cinese sulle mele, è aumentato del 400
per cento,anche se la qualità media non
è ancora all’altezza delle nostre pregiate
varietà, i numeri fanno paura: il colosso
asiatico produce circa 200 milioni di quintali. Mentre la produzione italiana sfiora
appena i 20 milioni di quintali l’anno. E’
evidente che il pericolo c’è e che biso-
www.fondazionenuovaitalia.org
gna fare qualcosa,anzi bisognava farlo
prima. Da tempo sono entrati in vigore
i dazi antidumping, peraltro previsti dal
regolamento del Wto, grazie a una gestione più illuminata della Commissione
Europea, ma anche e soprattutto, grazie
all’instancabile pressione del governo italiano di centrodestra. Bisognerà decidere
se estenderli oppure no: e lì si ripeterà
l’annosa divisione dell’Unione tra i Paesi
mediterranei, produttori, e quelli nordici,
attenti agli interessi degli importatori e
della grande distribuzione. I cinesi non ci
stanno facendo solo le scarpe: la lista dei
prodotti orientali (coreani, indiani, tailandesi, indonesiani), sotto osservazione da
parte dell’Unione Europea, è lunghissima.
Le misure antidumping hanno contribuito
a mantenere direttamente centomila posti di lavoro. Il 21 per cento delle imprese
europee le cui produzioni sono salvaguardate dai dazi, è italiano.Altri dossier
molto importanti sono aperti a Bruxelles
come quello più di nicchia, ma altamente
simbolico, delle fragole. Questa è l’amara
conclusione dell’ennesima favola..
Alberto ROSSINI, S.Pietro di Morubio
10
ZANON : “Veneto Innovazione sarà la
cerniera fra le imprese e le istituzioni”
Dal Settembre 2011 Raffaele Zanon è diventato il nuovo Presidente di Veneto Innovazione.Raffaele
Zanon è stato per 10 anni Assessore Regionale e per 5 anni ha fatto parte del Consiglio Regionale.
All’estero Zanon è conosciuto soprattutto perché dal 2000 al 2005
è stato Assessore Regionale ai
Flussi Migratori e durante questo
periodo si è dedicato con molta
passione ai Veneti nel Mondo.
Presidente con quale spirito ha
assunto questo prestigioso incarico?
Con passione, entusiasmo e consapevolezza. La sfida che ho davanti mi impegnerà a 360° per
dare risposte ad un panorama di
aziende venete che è tra i primi in
Europa. L’innovazione è il punto
di forza che le imprese hanno per
vincere le complesse sfide della
competitività. Senza innovazione
non ci può essere ripresa e futuro
per il nostro sistema produttivo
Quali sono, secondo Lei, le azioni
più urgenti per aiutare le imprese a
superare questo momento di crisi?
Gli ultimi dati dimostrano che alcune
aziende sono in sofferenza, altre invece
non hanno rilevato particolari variazioni rispetto al 2010. Solo le imprese più
strutturate con oltre 20 addetti hanno
registrato un miglioramento, in particolare l’industria manifatturiera. La conseguenza è che bisogna aiutare le piccole
imprese ad aggregarsi intorno a progetti
comuni per migliorare la competitività e
la propria presenza sui mercati. Il primo
compito è saper ascoltare gli imprenditori
che vengono da noi e ci parlano, identificando insieme le criticità e le aree su cui
intervenire. In seguito insieme allo staff si
individueranno quali sono gli strumenti
più adatti a disposizione per poter migliorare il quadro che ci viene illustrato.
La struttura di Veneto Innovazione è qualificata per assistere le nostre imprese in
tutte le fasi: dalle idee alle progettualità,
da i bandi regionali alle opportunità europee e nazionali, dall’acquisizione di tecnologie alla cessione di know how. Un altro compito è quello di fare da “cerniera”
tra il sistema produttivo e le istituzioni, in
primis Regione del Veneto, che è il nostro
socio unico, ed i Ministeri e la Commissione Europea.
Lei dà grande importanza ai rapporti con
le istituzioni …
Certamente! Ritengo che il confronto con
gli organi istituzionali dai Comuni fino ai
Ministeri sia un punto qualificante per
dare tutti i supporti possibili che oggi le
imprese venete, operanti nell’innovazione, necessitano. Guardiamo con interesse a tutte le possibilità di collaborazione
tra Veneto Innovazione e le altre Regioni,
non solo quelle limitrofe, ma anche quelle più lontane. Contatti sono stati avviati
con la Calabria, l’Abruzzo e la Basilicata,
dove possiamo portare il nostro know-
how e la nostra esperienza per
concorrere allo sviluppo. Anche
il rapporto con le associazioni di
categoria deve essere migliorato e
intensificato. Sono i nostri partner
diretti con i quali il dialogo deve
essere aperto, franco e costruttivo.
Ci fa qualche esempio?
Le aziende venete spesso non
sfruttano, a volte proprio perché
non le conoscono, le opportunità
che offrono i bandi nazionali. Attraverso il dialogo con i Ministeri è
possibile trovare delle progettualità per creare nuove opportunità
per il sistema impresa del Veneto.
Tuttavia, ci possono essere anche
degli aiuti indiretti. Ad esempio un
Comune dotato di una zona artigianale o industriale che, attraverso degli strumenti ad hoc, può essere resa più appetibile per nuovi
investimenti capaci di aumentare
gli insediamenti e migliorare le infrastrutture.
E fuori Italia?
Veneto Innovazione ha già avviato molti progetti di internazionalizzazione che io intendo
sviluppare. Stiamo già lavorando con il
Canada,il Vietnam, la Cina, il Giappone,
il Senegal e l’Australia. In questo momento guardo con molta attenzione ai
Paesi dell’America del Sud dove il tasso
di crescita è tra i più alti del mondo, in
particolare Brasile e Cile sono i paesi
con le maggiori potenzialità. In genere
comunque quando parlo di “estero” mi
piace riferirmi a comunità a cui rivolgersi al di fuori dei stretti confini, come
in questo caso penso agli amici Italiani
nel Mondo ai quali ricordo che, grazie al
mio nuovo incarico, mi sto impegnando per creare sinergie con il mondo associativo per favorire lo sviluppo delle
imprese venete ed il coinvolgimento
dei giovani e per mettere in evidenza le
eccellenze venete in Italia e nel mondo
fatte non solo di imprenditoria, ma anche di ricerca.
Se hai trascorso una parte della tua vita all’estero contattata il
Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo:
E Mail : [email protected] = Leone Mazzeo:
Cell.3469563787
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11
Il fantasma della democrazia
Negli ultimi mesi abbiamo assistito a una
perfetta dimostrazione del fatto che molto
spesso le belle parole, “democrazia”, “libertà” e perfino “diritti umani”, siano troppo
spesso una comoda copertura per oscure
manovre decise e gestite da ben altri poter
che non le “masse” o, ancora peggio, semplicemente ignorate da quelli stessi poteri
che nel loro nome decidono guerre e “interventi umanitari”. Un esempio lampante ci
è dato dalle cosiddette “rivoluzioni arabe”,
che a oramai quasi un anno dal loro manifestarsi hanno sconvolto lo scenario politico
di quasi tutto il Nord Africa arabo (a parte
l’Algeria, che ha già avuto la sua guerra civile
negli anni’90), abbattendo governi al potere da più di trent’anni o, come in Marocco,
cambiando gli equilibri politici interni. Le
“rivoluzioni arabe” sono state con grande
superficialità esaltate dalla nostra stampa
progressista e, purtroppo, dai nostri partiti di
sinistra come l’ennesima rivoluzione per la
“democrazia” e la “libertà”, e non è un caso
che molti dei vari “indignados”, che avevano
scambiato Mubarak o Ben Alì per Berlusconi, avessero come modello le gesta dei “rivoluzionari” nordafricani. Alla fine di questo
movimentato 2011 il bilancio delle rivoluzioni arabe sembra assai meno tranquillizzante, con i movimenti politici islamici, i meglio
organizzati e radicati, che sembrano essere
gli unici beneficiari della caduta dei precedenti regimi, certamente corrotti ma garanti
di una certa stabilità interna e regionale. Le
anime belle che vedevano nelle masse arabe in movimento nient’altro che una replica
dei “girotondi” o dei “popoli viola”, o magari
del nostro ’68, devono ora spiegarci come
mai nell’ Egitto liberato dal “tiranno” Mubarak c’è un regime militare e i partiti più votati
alle recenti elezioni sono l’islamico, i “Fratelli
Musulmani”, e quello…ancora più islamico, i “salafiti” che propongono una visione
dell’Islam non troppo diversa dal puritanesimo di sauditi e dei Taliban afghani.
Oppure ci spieghino come c’entri con la
“società civile” il fatto che la ribellione in Siria, contro il “cattivo” Assad (che assicura
piena libertà di culto ai cristiani siriani), sia
organizzata da movimenti islamici e da unità ribelli dell’esercito addestrate e armate
dalla Turchia. Non è da escludere poi che
l’affermazione di forze islamiche radicali dia
ancora più fiato allo schieramento oltranzista in Israele, rendendo ancora più esplosiva la situazione. In nome della “democrazia” si è poi compiuta la guerra in Libia, una
vera e propria operazione neo-coloniale
anglo-francese che ha precipitato il paese
nel caos delle fazioni tribali e che per noi
italiani è stato un vero disastro, in termini
sia economici (contratti petroliferi ma non
solo) che di sicurezza, visto che il nostro
paese è il più esposto in Europa ai flussi
migratori provenienti dalla sponda meridionale del Mediterraneo, flussi che i recenti
avvenimenti non faranno che aumentare e
rendere meno controllabili.
Il paradosso a cui stiamo assistendo è che
gli stessi poteri forti, tanto italiani che internazionali, che hanno spinto per i cambiamenti politici nell’Africa del Nord in nome
proprio della democrazia siano gli stessi che
all’interno dell’Europa hanno favorito soluzioni politiche che di democratico hanno
ben poco. In nome dell’emergenza finanziaria ed economica dei governi legittimamente eletti, quello di centrodestra di Berlusconi
e quello socialista del greco Papandreu,
sono stati, dopo un’opportuna campagna
mediatica, deposti e sostituiti con esecutivi
“tecnici” non eletti e soprattutto espressione non delle forze politiche nazionali (siano
esse di destra o di sinistra) ma di gruppi di
potere finanziario o sovranazionale non eletti (FMI, Goldman Sachs, Unione Europea).
Eppure in Spagna, che non è certamente
in condizioni migliori dell’Italia, il popolo ha
votato e ha dato un massiccio appoggio al
Partito Popolare d’opposizione, segno evidentemente che una soluzione politica non
è impossibile in periodo di crisi! La domanda che dovrebbe sorgere spontanea, ma
che fino ad ora i media “progressisti” non
sembrano essersi posti, è questa: come si
fa a pretendere “democrazia” fuori dall’Europa quando al suo interno vengono tollerati
veri e propri “golpe” tecnocratici ?
Andrea FORTI, BELLUNO
Quando Fini andava a Predappio per raccogliere voti
Un tempo non lontano c’ era una gioventù
missina fatta di coraggio, dedizione, militanza. Su questo Fini ha gettato tirato un
secchio d’ acqua gelida sui sogni dei ragazzi
di ieri. Li ha offesi prediligendo una classe
dirigente salottiera ed indegna. Li ha sporcati sedendo su poltrone importanti gente
moralmente lontana da quei sogni. Fini ha
tolto a quei giovani l’ opportunità di fare politica, e proprio nel momento del maggiore
successo elettorale. Quando sono caduti i
muri, è venuto giù come neve al sole tutto
il sistema bloccato. Il Msi diventava il primo
partito di Roma e Napoli,mentre l’ operaio
delle periferie vedeva nella bandiera missina
quel riscatto che il Pci aveva tradito. Sfatiamo la bugia che il successo venne con An,fu
il Msi che gli diede lustro e opportunità di vittoria. Se il Msi fosse stato una formula perdente perchè Fini non se ne è accorto prima
ed invece ha continuato a farsi eleggere in
un partito che in cuor suo disprezzavano?
Il Msi è stato un importante passaggio politico, ed anche Berlusconi ha riconosciuto
alla Destra un grande ruolo. Quando tutti
erano confusi, colpiti da Tangentopoli, il
Msi si rivelò una spinta utile a far vincere il
progetto di governo di Silvio Berlusconi. Ma
queste cose Fini le ha dimenticate. Quando
il MSI vinceva le elezioni c’ erano gli apparati
deviati dello Stato che gettavano fango sulla vittoria. Fino al decennio scorso c’era la
grande paura di una Destra al governo. Solo
il Msi riusciva a coniugare la Destra con l’ interclassismo: dall’operaio al professore tutti
si sentivano missini. Una forza politica così
avrebbe potuto prendere molti voti ma già
da allora molti militanti percepivano che Fini
perseguiva un suo progetto e confluirono in
An perchè convinti si trattasse di una strategia politica. Berlusconi si alleò con il Msi
perché da uomo d’organizzazione aziendale
scelse un partito che faceva politica in maniera capillare, capiva che del Msi si poteva
fidare. Ma Fini è l’uomo che ogni due/tre
anni cambia linea politica, dalla legge elettorale detta “porcellum” si è schierato con il
maggioritario secco, poi per il proporzionale
corretto con la maggioranza, poi per il semipresidenzialismo, per il metodo francese e
poi per il tedesco. Ogni mossa evidenzia l’
incoerenza dell’uomo. Una cosa è rivedere
le proprie posizioni, altra è dire esattamente
l’ opposto, ma ora Fini si è giocato quella
credibilità personale che sola si realizza con
i fatti e non in base al compiacimento degli
avversari. Soprattutto oggi che della partecipazione dei lavoratori agli utili delle imprese ne parlano tanto Tremonti quanto Obama
mentre dalla UE agli USA molti politici puntano su temi che per anni sono stati i cavalli
di battaglia della Destra Sociale italiana.
Elio INSACCO, Consigliere Comunale
di Alleanza Nazionale
Mercoledì 21 Dicembre
Serata Tricolore di Auguri Natalizi
Per ricevere l’invito scrivi a :
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12
A PROPOSITO DI CRISI
Sull’attuale crisi economica circolano alcune bugie e molta confusione. Cerchiamo di fare il punto e mettere alcuni paletti
certi. 1. La crisi economica non sarà breve. Tra gli analisti, quelli meno legati agli
interessi particolari ritengono che essa
avrà un decorso di circa dieci anni. 2. Nella fase attuale – parliamo dell’Europa – la
crisi economica si sta accanendo contro
quei paesi che hanno un rapporto debito/
PIL molto elevato, come la Grecia e l’Italia. Ma i titoli pubblici di mezza Europa
sono ormai junk (spazzatura). Quindi in
questo momento il problema più urgente
è la crescita e la liquidità per onorare gli
interessi crescenti sui titoli pubblici. E la
liquidità, come è noto, dipende dalle entrate, che dipendono a loro volta dall’efficienza del sistema fiscale e dalla capacità produttiva, che in ultima analisi sono i
veri problemi da risolvere. 3. Prima o poi
in ogni caso dovrà essere risolta la grave
crisi del sistema bancario. Tutte le maggiori banche del mondo hanno ormai patrimoni irrilevanti rispetto ai debiti, quindi,
nonostante il fumo che circola, la loro
situazione è molto grave, forse perfino
più grave di quanto i disastrosi dati bor-
sistici facciano pensare. 4. Nell’un caso
e nell’altro, il ruolo dei governi ai fini di rispondere alla domanda, chi paga la crisi?
è cruciale. È compito delle politiche economiche decidere da chi devono essere
sostenuti i costi delle scelte economiche
necessarie per uscire dalle attuali e future difficoltà. C’è un ventaglio pressoché
infinito di opzioni alternative, che spetta
alla politica scegliere, ma ancor più che
compete agli elettori suggerire. Insomma
il quadro è intricato e complesso, ma a
ben vedere molto semplice. In economia
vale sempre il principio «no free meals»,
non ci sono pasti gratuiti, qualcuno per
forza dovrà pagare la crisi, ma questo
principio non implica che esistano strade
obbligatorie. Niente è più illusorio di una
via «tecnica» alla soluzione della crisi. Ad
esempio: è possibile affrontare i problemi
economici di oggi con l’Europa, ma anche
senza l’Europa. È possibile dare soluzioni
che lascino l’attuale quadro economico
sostanzialmente immutato ed è possibile, al contrario, impostare una radicale
riforma dei mercati finanziari e produttivi.
L’unica strategia (?) che non porterà nulla
di buono è quella di tirare a campare, con
AVRAI UNO SCONTO DEL 10%
PRESENTANDO QUESTO TAGLIANDO
soluzioni temporanee, pannicelli caldi per
malattie gravi. Purtroppo questa è al momento quella che – anche per necessità
strutturali – sta perseguendo l’Unione
Europea. In realtà, nello specifico, la situazione italiana è grave solo in proporzione alla debolezza dei governi. Dire che
mai come oggi ci sarebbe bisogno di un
governo «forte» - di quelli per intenderci
politicamente scorretti che abbiamo già
avuto in Italia - sarebbe tanto necessario quanto irrealistico. Siamo condannati
al nostro triste destino dall’incapacità di
questo strano paese di esprimere una
classe dirigente di alto profilo istituzionale e profondamente legata solo al perseguimento del bene collettivo. Ma la situazione, indubbiamente, ricorda in maniera
drammatica gli anni ‘19 e ‘20 del secolo
scorso. Stessa inanità politica, stessi rischi inflazionistici. In compenso l’aspetto
più preoccupante dell’attuale crisi è proprio questo: l’impossibilità di avere una
classe dirigente (non solo politica, ma sia
tecnica che politica) all’altezza dei gravissimi problemi del momento.
Sergio NOTO,
Professore Universitario
Da Gennaio 2012
la Destra Sociale Veronese,
organizzerà una serie di
incontri nei Quartieri,
per essere avvisato
tempestivamente,
manda un SMS con
Nome e Cognome
al Cell. 3358059599
www.destrasociale.org
13
UNIVERSITA’: LIBERTA’ DI ESPRESSIONE
E PARITA’ DEI DIRITTI?
La lista studentesca “Blocco Studentesco” regolarmente eletta in università
ha proposto un incontro, aperto a tutti
gli studenti, sul poeta veronese Berto
Barbarani. L’iniziativa, una declamazione antologica delle opere dialettali dell’autore, avrebbe dovuto tenersi
presso la Facoltà di Lettere e Filosofia
in occasione dell’anniversario della nascita del grande poeta dialettale veronese. Ancora a maggio dell’anno scorso era stata negata l’autorizzazione con
la seguente motivazione: “in attesa di
un chiaro regolamento sulle iniziative
dei gruppi studenteschi” (regolamento
che non è mai stilato). Quest’anno, la
studentessa rappresentante del Blocco
nel Consiglio della Facoltà di Lettere,
ha nuovamente inoltrato al preside una
regolare richiesta per ottenere l’autorizzazione a svolgere il menzionato incontro, ottenendo risposte vaghe e generiche. L’iter è diventato sempre più lungo
e complicato: sono state inviate al Preside altre due lettere ufficiali, sempre
dalla rappresentanza studentesca, e
nessuna di queste missive ha ricevuto
risposta.
Purtroppo è impossibile pensare ad una
svista o ad una disattenzione così grave, dal momento che ancora a maggio
dell’anno scorso il preside si era dichiarato scontento delle iniziative della lista
Blocco Studentesco in quanto, a suo
parere, politicizzate e causa di disordini e contestazioni. Che un rappresentante eletto dagli studenti non possa
concretizzare quelli che sono non solo i
suoi diritti ma anche e soprattutto i suoi
doveri, è ingiusto e scandaloso. La faziosità della burocrazia universitaria risalta ancora di più se si considera che
ogni giorno è possibile constatare che i
gruppi politicizzati di sinistra riescono,
invece, ad ottenere le aule con grande
facilità e possono organizzare incontri
grazie anche all’appoggio di professori simpatizzanti, o addirittura militanti, che aprono le vie ad iter più diretti.
Nelle ultime settimane poi, il Direttore di
Dipartimento ha dato in gestione un’aula ad altri gruppi attivi nelle violente
contestazioni No Tav dell’anno scorso.
Libertà d’espressione e parità di diritti
non la fanno da padroni all’Università di
Verona.
Vittorio DI DIO
SOSTIENI MOVIMENTO
Certe idee possono essere espresse
in questa rivista perchè è libera
ed è libera perchè si autofinanzia;
nasce quindi dal sacrificio
e potrà continuare a vivere restando libera
solo se coloro che la riceveranno
collaboreranno idealmente
e materialmente.
Bonifico Bancario IBAN
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Intestato a: MARIOTTI MASSIMO
Causale: CONTRIBUTO LIBERO A MOVIMENTO
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A PROPOSITO DI AIUTI UMANITARI
Profitti internazionali enormi, fondi che
si perdono nei buchi neri amministrativi, stipendi gonfiati, tasche piene e
volontariato salariato.un fenomeno cresciuto silenziosamente negli anni 80 e
poi esploso in tutta la sua importanza
quando il mondo del volontariato e della
cooperazione ha schierato la solidarietà
esclusivamente dentro i recinti della politica- partitica del buonismo di sinistra. Il
volontariato non può essere strettamente associato all’attivismo pacifista o al
fanatismo terzomondista:dovrebbe essere un modo che opera in silenzio, con
spirito di servizio e generosa professionalità. Ma in questo contesto purtroppo,
si sta smarrendo il senso di devozione,
di rappresentanza del mondo civile di alcune comunità in condizioni di disagio.
Ci sono ancora troppi approfittatori che
vorrebbero inserirsi in questa categoria,
ma che purtroppo continuano a concepire il volontariato come strumento piuttosto che come fine. Diceva il celebre
commediografo irlandese SHAW : i ricchi fanno la beneficenza ma anche la beneficenza fa ricchi. La trasformazione di
questi amministratori del “ terzo settore”
in veri e propri gestori di quote crescenti
di ricchezza sociale si racconta proprio
nei fatti. Facciamo qualche passo indietro per ricordare lo scandalo della missione Arcobaleno, fiore all’occhiello del
governo D’Alema. Una delle distorsioni
più cialtronesche di questo “nuovo modello di carità” incarnato dalla sinistra,
che ha trasformato, in pochi giorni, l’
orgoglio nazionale della buona riuscita,
nella vergogna annunciata di una burocrazia pasticciona, professionalmente
impreparata, e moralmente dubitabile.
Alcuni servitori dello stato hanno servito a lungo i loro interessi e questo vale
anche per i mega concerti come il Pavarotti & Friends, andato in scena con
il nobile intento di costruire un villaggio
mai edificato per i bambini in Liberia o le
magagne di Telethon e ancora lo scandalo della campagna dell’associazione
italiana per la ricerca sul cancro, in cui la
raccolta dei contenitori stracolmi venne
subappaltata a piccole imprese locali.
Persino gli aiuti stanziati dal governo italiano ai nostri stessi connazionali: come
le vittime dei terremoti dell’Irpinia e del
Belice, i disastri del Friuli, della Valtellina, del Vajont o dei più recenti terremoti
anch’essi attanagliati da una storia travagliata di scandali, ritardi e inadempienze.
Non esente dal torbido e losco anche la
VISITA IL SITO
RINNOVATO
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vecchia gestione del mondo delle organizzazioni non governative (ONG). Nate
come espressione della società civile, e
con l’intento di colmare gli spazi lasciati
vuoti dallo Stato, si sono col tempo moltiplicate e hanno assunto un importanza
tale che oggi, attraverso di esse, passa
ben il 65% dell’aiuto umanitario mondiale. Di questo, però , soltanto il 20% va
alle popolazioni bisognose, mentre il resto si dissolve in sprechi di ogni tipo. La
pratica che si è andata diffondendo negli
ultimi anni vede una crisi di identità del
modello cooperativo in tutti i settori. Una
sorta di parastato del business che ha
ceduto il lavoro umanitario e sociale, la
gratuità delle prestazioni e la spontaneità dell’azione, al mercato delle ruberie
perpetrate in nome della carità solidale. Dopo anni di scandali il precedente
Governo di Centro Destra aveva avviato
una riforma della cooperazione allo sviluppo, tesa a razionalizzare più i flussi di
erogazione finanziaria e a semplificare le
procedure relative alla gestione delle attività di cooperazione internazionale, con
un nuovo principio motore della cooperazione che tende oggi a garantire aiuti e
solidarietà in cambio di sicurezza e diritti. Le nostre responsabilità non devono
essere limitate ai contributi finanziari :
occorre anche rievocare quel senso di
sviluppo e solidarietà che lega la lotta
alla povertà e alle malattie al progresso
sulla tutela dei diritti umani, alle libertà
fondamentali e al governo responsabile.
Fulvio BRENTAROLLI
15
Il Centro di Assistenza Fiscale “CAF - UGL” autorizzato con decreto ministeriale, assiste
GRATUITAMENTE
il cittadino in ogni sua incombenza fiscale, compresa la dichiarazione dei redditi:
Mod. 730 (ordinario-rettificativo-integrativo)
Modello UNICO (persone fisiche)
Mod. ISEE (bonus elettricità e gas)
Mod. RED
Detrazioni
Mod. ICI
Preavvisi d’irregolarità
Successioni
Compilazione F 24/F 23
Dichiarazione Redditi
7 3 0 - Unico
Documentazione originale da esibire :
1) Documento d’identità e codice fiscale di tutti i componenti del nucleo familiare
2) Modello Unico o Modello 730 degli anni 2008/2009/2010 e rispettivi CUD
3) CUD 2011, ed eventuali ulteriori certificazioni attestanti compensi e /o redditi assimilati a quelli di lavoro
dipendente
4) Documentazione attestante la rendita catastale dei beni immobili (fabbricati e terreni)
5) Certificazione attestante la percezione di redditi di capitali e di lavoro autonomo non derivante da attività
professionale
6) Fatture, ricevute, scontrini e quietanze attestanti gli oneri e le spese sostenuti nel 2010.
come ad esempio:
a. spese sanitarie generiche, specialistiche e veterinarie;
b. interessi passivi ed oneri per mutui ipotecari;
c. premi di assicurazione sulla vita e contro gli infortuni;
d. spese di istruzione per la frequenza di corsi di istruzione secondaria, universitaria, di perfezionamento
e/o di specializzazione universitaria;
e. spese per addetti all’ assistenza personale;
f. spese sostenute per attività sportive praticate dai ragazzi ed altri familiari fisicamente a carico;
g. erogazioni liberali e contributi associativi a favore di movimenti e partiti politici,ONLUS, associazioni
sportive dilettantistiche, società di mutuo soccorso, Stato ed altre istituzioni pubbliche, ecc;
h. contributi versati al SSN con il premio di assicurazione di responsabilità civile per i veicoli;
i. assegno periodico corrisposto al coniuge;
j. contributi per addetti ai servizi domestici e familiari;
k. contribuzioni ed erogazioni a favore di istituzioni religiose;
l. spese mediche e di assistenza specifica dei portatori di handicap;
m. spese per il recupero del patrimonio edilizio per i quali spetta la detrazione del 41% e/o del 36%
n. oneri per i quali è riconosciuta la detrazione del 20% (sostituzione dei frigoriferi e/o congelatori,
acquisto di mobili, elettrodomestici, apparecchi televisivi e computer, ecc);
o. oneri per i quali è riconosciuta la detrazione del 55% (interventi finalizzati al risparmio energetico di
edifici esistenti;
p. canoni di locazione per inquilini di alloggi adibiti ad abitazione principale.
7) versamento di acconti IRPEF relativi al 2011.
Una nostro incaricato qualificato è a disposizione in Sede per la raccolta della tua
documentazione dal Lunedì al Venerdì dalle ore 10 alle 12
INFO Giancarlo : Telef.Ufficio 0458023502 = Cell.3358185775
Mail: [email protected]
www.vittoriodidio.it
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L’ASSOCIAZIONE “Fare Concordia”
“Fare Concordia” è una Onlus nata per il desiderio di singoli associati di operare in modo concreto e professionale nel
settore degli aiuti umanitari, principalmente sul territorio estero; gli attuali iscritti infatti, già svolgono sotto forma del
tutto autonoma e privata, attività di volontariato.
PROGETTI GIA’ FINANZIATI “Fare Concordia” intende operare ed agire a favore di
popoli ed etnie in condizione di disagio, e l’opera di raccolta fondi trova suo naturale
sbocco nei primi progetti di aiuto e sostegno sviluppati:
ERITREA - Finanziato da: Regione Veneto, Comune di Negrar, Comune di Verona Spedizione di un container di aiuti umanitari, in considerazione della gravissima situazione
alimentare ed economica esistente in loco. Nel container hanno trovato posto: generi
commestibili non deperibili (quali riso, farina, biscotti secchi etc.) e materiali destinati
ad ambulatori medici nella regione di Keren.
BRASILE - Finanziato da: Regione Veneto e Comune di Verona
In collaborazione con l’Associazione locale brasiliana Irma Carmen – CASA-LAR, il progetto è volto al miglioramento del contesto di vita quotidiana dei giovani nella località di
Araranguà (provincia di Santa Caterina). L’intervento si compone di tre filoni formativi:A.
Corsi teorici sugli argomenti: il giovane nella famiglia, nella società e nel mercato del
lavoro; la creazione di forme associative e cooperative, corsi di lingua italiana; B. Corsi
pratici: informatica, coltura e produzione di piante nativi, giardinaggio, tappezzeria, cucina, panificazione e pasticceria;
C. Opportunità di stage e studio in Italia per due ragazzi.
“Fare Concordia” intende operare ed agire a favore di popoli ed etnie in condizione di disagio e l’opera di raccolta fondi
trova suo naturale sbocco nei primi progetti di aiuto e sostegno sviluppati a favore dell’ ERITREA. E’ in corso di spedizione di un container di aiuti umanitari, in considerazione della gravissima situazione alimentare ed economica nella
regione di Keren.
Sono in programmazione:nella regione di Anseba (Eritrea), un intervento finalizzato al recupero della funzionalità operativa dei pozzi e della rete idrica del villaggio di Wasdenba.nell’ambito scolastico, in ricordo dello scrittore Emilio Salgari,
un progetto che prevede l’invio di materiale scolastico didattico e formativo alla “Scuola Italiana di Asmara”.
Ad oggi, stiamo attuando i nostri progetti ed idee soprattutto grazie all’aiuto della Regione Veneto, dei Comuni di Verona e Negrar, nonché grazie alla generosità di imprese private ed amici che mettono a disposizione, senza compensi,
il loro impegno.
Per donazioni (*) a supporto della nostra attività:
Banca Popolare di verona - Ag. Verona “piazza erbe – B”
Iban : it24 i 05188 11703 000000037733
[email protected]
(*) Essere Onlus - organizzazione non lucrativa di attività sociale - permette a FARE
CONCORDIA di garantire ai suoi sostenitori - sia essi privati che imprese - la detraibilità
degli importi versati dalla dichiarazione dei redditi.
delle nostre iniziative!
5x1000 : una Scelta d’Azione!
Quando compili il modulo 730, il CUD oppure il Modello Unico PF, poni la
tua firma nell’apposito riquadro destinato al “sostegno delle organizzazioni
non lucrative di utilità sociale, …” ed indica il codice fiscale di FARE CONCORDIA Onlus: 93207000238. A te non costa nulla, per noi sarà un mattone
destinato alla costruzione delle nostre iniziative!
Per le tue segnalazioni scrivi a: [email protected]
Editore e Proprietario: Massimo Mariotti - Direttore Responsabile: Marco Ballini - Redazione : vicolo Calcirelli,21 Verona
Registrazione: Tribunale di Verona N. 1671 del 9/11/2004 - Stampa: CNI srl C.so Fogazzaro, 238 Vicenza