Intervento di Yousef Salman

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Intervento di Yousef Salman
Yousef Salman:
Ringrazio gli organizzatori di questo convegno importante, che tratta di un tema così attuale e così
dimenticato, per avermi voluto invitare a raccontare la nostra esperienza.
Posso dire che la prima azione militare che al Fatah compie dopo la sua fondazione nel 1967 è in
relazione all’acqua. Infatti Israele aveva avviato un progetto per deviare il corso del fiume Giordano
e farlo scorrere nei territori occupati, sottraendolo ai Palestinesi.
Noi oggi siamo ancora lontani dall’ottenere il riconoscimento del diritto all’acqua in Palestina, e
vedremo perché. E non si capisce quindi di quale pace Sharon parli, di quale pace si sia parlato a
Sharm el Sheik. Nonstante noi Palestinesi siamo andati con animo sincero a cercare di arrivare ad
un accordo limitato, perché, credetemi, parlare di accordo è già una parola molto grossa, non vi
sono le condizioni per sperare in un accordo di pace. A me sembra che con questi uomini, con gli
Israeliani, in questo momento, con la loro politica di oggi, è molto difficile arrivare ad una pace che
garantisca la minima sicurezza, non solo per noi, ma anche per loro. Forse vado un pochino lontano
dal discorso dell’acqua, però mi vengono in mente le parole di quella madre colona, ebrea, della
Cisgiordania, che raccontava che manda i figli a scuola con autobus diversi, per evitare che in un
eventuale attacco militare muoiano tutti. Mi chiedo allora: ma è questa la vita che vogliono fare?
Per sempre? Per questo, nonostante la nostra e la mia volontà di essere ottimista, siamo costretti a
prendere atto che la realtà è tutta un’altra cosa. La realtà che abbiamo di fronte ci parla di un popolo
che elegge un governo ed un presidente come Sharon; io non so se è eccessivo dire che si tratta di
un intero popolo che non vuole la pace, ma fatto sta che la maggioranza di quel popolo ha eletto
Sharon. E questa non è secondo me una buona scelta, e sicuramente non è una scelta per la pace.
Nonostante questo mondo abbia carenza d’acqua, come diceva il rappresentante cubano abbiamo
appena il 2,5% di acqua dolce sul totale dell’acqua, sfruttiamo a livello mondiale nemmeno l’1,4%
di queste riserve. Allora, se è vero che c’è poca acqua, è anche vero che il problema non nasce dalla
carenza idrica, ma da una politica sbagliata, da un cattivo utilizzo di questa risorsa. Allora io credo
che noi abbiamo bisogno di rivedere tutta la politica che riguarda questa risorsa molto importante
per tutti.
Da medico, vi dico che purtroppo in Palestina si continua a morire anche per certe malattie che
ormai non ci sono più in tanti Paesi, anche del Terzo Mondo. Nonostante si possa dire che in
Palestina c’è un livello di sanità abbastanza accettabile, non dico da Primo Mondo o da Italia, però
noi siamo soddisfatti. Però, purtroppo si continua a morire, ad ammalarsi di certe malattie tipo la
gastroenterite, che sono presenti in certe zone della Palestina. Voi sapete che c’è la valle del
Giordano, dove la gastroenterite è presente con valori del 30-40% in più della media palestinese.
Per quel motivo? Perché la valle del Giordano, che è una zona bassa, dove gli Israeliani hanno fatto
in modo (anche questo fa parte di una politica fatta ma non dichiarata e di cui non si parla mai) che
a noi arrivi l’acqua delle loro fogne. C’è in corso uno studio, non ancora completato, su questa
questione. Le persone con cui ho parlato mi dicevano che non è così per caso. Si tratta proprio di
una scelta programmata, come nel caso di alcune zone del Sud del Libano e della Palestina in cui
sono depositate le scorie nucleari israeliane. Se non riescono a mandarle in Africa, almeno in certe
zone della Palestina o del Libano o dell’Iraq riescono a portarle.
A questo punto io dice che tutti parliamo di pace, ma questa politica dell’acqua a livello mondiale e
in particolare da noi in Medio Oriente e in Palestina non tende a risolvere i conflitti, bensì li crea e
li mantiene vivi. Perché non è giusto che un israeliano consumi 16-20 volte più di un palestinese
l’acqua dei palestinesi. Non l’acqua israeliana, ma l’acqua palestinese. Come dicevo prima, il Sud
del Libano, le alture del Golan, sono state occupate da Israele non perché avessero bisogno della
terra, ma perché sono ricche di acqua.
Voi sapete anche di questa alleanza strategica, non dico turco-americana, ma turco-israeliana.
Andate a leggere: troverete che nel prossimo futuro l’arma dell’acqua verrà utilizzata contro la
Siria, contro il Libano, contro il mondo arabo. Dunque, volenti o nolenti, l’acqua che doveva essere
un diritto sacrosanto garantito a tutti, sta diventando un’arma che i potenti possono utilizzare contro
i poveri.
In questo convegno ed in altri in Italia si sta parlando dell’acqua. L’Italia è ricchissima d’acqua e
sente questo problema, figuratevi da noi. io posso aver fiducia, in modo particolare dopo aver
sentito l’intervento di Monica Di Sisto. Io credo che dobbiamo aprire gli occhi tutti, lavorare
insieme perché questa acqua sia un diritto, non un’arma.