speciale cortometraggi parte 1

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speciale cortometraggi parte 1
“Le nubi ogni tanto
ci danno riposo
mentre guardiamo la luna”
Basho Matsuo (1644-1694)
La copertina “il Leone in una nuova dimensione ” è di: Mamdouh
http://etnomondi1.splinder.com
[email protected]
Giornale gratuito autoprodotto senza scopo di lucro.
Etnomondi Marzo 2009, Anno 13, n° 28/ Mondi lontani Ed.
Tutte le foto hanno puro valore documentativo e i relativi Copyrights appartengono alle persone, Case Editrici
ed agenzie che ne detengono i diritti.
Redazione: Mamdouh e Willy
Ringraziamo tutti i nostri amici e lettori
SOMMARIO
EDITORIALE P. 3
SHENZHEN P. 29
NEWS FROM…EL ALAM P. 5
RADIO NI HAO P. 30
KUNG-FU MUSLIM! P. 9
LA LINGUA AFRIKAANER P. 35
IL FUMETTO CINESE P. 9
FAYE WONG O WANG FEI? P. 36
TRACCE SULLA SABBIA P. 10
BREVI APPUNTI DI VIAGGIO IN TUNISIA P. 37
JET LI: NON SOLO ATTORE P. 14
TALIP ALTIN P. 38
SPECIALE CORTOMETRAGGI PARTE 1- P. 15
MISHARI RASHID ALAFASY P. 38
LA GIORNATA DEL MUSULMANO P. 17
RISTORANTI ETNICI P. 40
DENTRO AL DRAGONE P. 18
IL RICETTARIO P. 45
VISIONI ESOTICHE P. 19
BAHA’I P. 47
TAJ MAHAL P. 20
TASMANIA P. 48
CHI ERANO VERAMENTE I FONDATORI DELLE 4
SCUOLE ISLAMICHE P. 21
FIUMI DI VITA: RIO DE LA PLATA P. 48
IL TE’ P. 23
BAB ZUWEILA: LA GIORDANIA P. 24
MOSTRE E RASSEGNE P. 49
DAL SOL LEVANTE P. 52
A RIPOSO SU UN’AMACA P. 53
LE PORTE DELL’ORIENTE: CAMBOGIA P. 25
FESTE MONGOLE P. 53
IL FASCINO DEL MISTERO: IL FANTASMA DI MAE NAK
P. 27
VOCI DAL NILO P. 54
ANIME GIAPPONESI: DEATH NOTE P. 27
ETNOSITI P. 58
ANIME GIAPPONESI: VICKY IL VICHINGO P. 28
METROPOLI MULTIETNICA P. 59
RAMAZAN SAHIN P. 63
3
EDITORIALE
Finalmente il primo numero di questo 2009 e dopo precisamente quattro anni dal
nostro ritorno (Marzo 2005). Vi avevamo lasciati a Novembre in un’atmosfera antirazziale per via delle elezioni e della vittoria di Obama, periodo storico pur
rimanendo realisti e con i piedi per terra in questo mondo che vuole cambiare e che
con difficoltà va avanti per le diverse difficoltà. Molti sono gli avvenimenti purtroppo
negativi legati agli stranieri che vivono nel nostro paese, ciò rende più difficile il
dialogo multirazziale. Noi ci proviamo nel nostro piccolo, come sempre da 12 anni a
questa parte, portando per mano il lettore nei luoghi più affascinanti e lontani.
Raccontando le storie dei paesi, della cucina multietnica, dei film, dell’arte in
generale, delle religioni. La voglia di cambiamento c’è sempre e soprattutto di
guardare avanti. Questo è il primo numero completamente a colori, il più colorato,
chi legge la versione cartacea se ne renderà conto, chi invece leggerà gli articoli sul
blog purtroppo non potrà notare questa straordinaria differenza. C’è una nuova
rubrica, che si aggiunge ormai alle già numerose di “Etnomondi” e si chiama
“Speciale cortometraggi”. In “Anime giapponesi” ci cimenteremo per la prima volta
con una serie recente “Death Note” senza dimenticare naturalmente il passato con i
classici, questa volta è il turno del primo Anime arrivato in Italia a metà degli anni
70, si tratta di “Vicky il Vichingo” e non “Heidi” come molti di noi pensavano.
Leggendo questo numero scoprirete anche che: esiste il kung-fu muslim praticato dai
cinesi musulmani; i fumetti cinesi, quindi, non solo i manga giapponesi; chi erano
veramente i fondatori delle quattro scuole giuridiche islamiche; le differenze dei tè; la
storia della Tasmania, Giordania, Cambogia; i Manga caffè in “Dal Sol Levante”; la
storia del Taj Mahal, stranamente mai raccontata da noi di “Etnomondi”; come si
svolge la giornata del musulmano dalla mattina alla sera, scoprirete molte cose che
forse non sapevate; come si cucinano certe specialità indonesiane, polinesiane,
keniote in “Il Ricettario”; la nostra nuova scoperta nel mondo dello sport è l’atleta
turco Ramazan Sahin. E poi ancora, la storia dell’attore cinese Jet Lì e tante altre cose
ancora. Insomma, un numero molto ricco.
Buona lettura
La Redazione
La Geisha sorride timidamente
struccata guardando dietro un
immagine che la raffigura truccata
come una bambolina di porcellana,
mentre un uomo spinge in salita il
mondo intero aiutato da un…bambino!
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NEWS FROM
EL ALAM
- Notizie e curiosita’
dal mondo -Preoccupazione razzismo: una diffusa, nuova
ondata di razzismo verso lo straniero si sta
notando ovunque in generale (vi rimandiamo
alla lettura del nostro articolo sul N. scorso) e
preoccupazione per gli attentati terroristici in
India che minacciano l’umanità e causano altro
razzismo.
-Il 26 gennaio si è festeggiato il Capodanno
Cinese: il nuovo anno è dedicato al Toro (o Bue),
auguri!
-Cheungdamdong è il nome del quartiere più
trendy di Seoul, capitale della Corea del Sud.
-Djebel Chambi è il punto più alto della Tunisia,
un monte sulla cui sommità si trova una
mezzaluna di ferro rossa.
-Stop ai kebab nel centro di Lucca! Il sindaco
vuole limitare l’apertura di troppi locali etnici
che rovinerebbero l’immagine del centro storico
della città toscana.
-Mehmed VI, l’ex sultano dell’Impero
Ottomano, nel 1922 giunse in Italia in esilio.
-Bhutan. Incoronato il re più giovane del mondo:
si chiama Jigme Khesar Namgyel Wangchuck e
ha 28 anni.
-Impazza il “cinafonino”: si tratta di quei
telefonini e videofonini economici e pressochè
identici a quelli delle grandi marche, anzi, hanno
funzioni in più e si vendono molto su internet.
-Le Maldive nazione di atolli dell’Oceano
Indiano a sud ovest dell’India, rischiano di
essere inghiottite dall’innalzamento del mare . Il
neopresidente ha già avviato contatti per
acquistare altre terre ed evitare alla popolazione
di diventare dei profughi quando ciò avverrà.
-Mike Francis (vero nome Francesco Puccioni),
cantante e compositore pop anni ’80 di un certo
spessore artistico, è morto a soli 47 anni. Era
un’autentica star anche nelle Filippine dove i
suoi concerti erano tutti esauriti; ha addirittura
pubblicato home video e album dal vivo come
“Live at Manila” del 1990.
-Venezia d’Oriente! Il World Leisure Expo a
Xiaoshan, non lontano da Hangzhou, è un
grande parco che contiene una dettagliata
ricostruzione della città di Venezia a uso e
consumo dei turisti locali. A Pechino ha aperto
anche World of Warcraft, ristorante a tema
tutto dedicato al famoso gioco di ruolo on line
più diffuso al mondo.
-Il peggiore disastro del XX secolo causato da
cicloni è stato quello del 13/11/1970: un ciclone
tropicale ha causato circa mezzo milione di
vittime colpendo l’area densamente popolata del
delta del Gange nel Pakistan Orientale
(l’odierno Bangladesh).
-Il Canale di Suez che collega il Mar
Mediterraneo al Mar Rosso in Egitto, è stato
inaugurato il 17-11-1869.
-Cina: internet dà dipendenza! Il paese asiatico è
stato il primo a definire la dipendenza da
internet come un disturbo: lì la rete è usatissima,
spesso a sproposito, dai giovani.
-Natale copto: si festeggia il 7 gennaio, coincide
con l’Epifania cattolica. È preceduto da una
6
dieta vegetariana di 40 giorni: sono molte le
comunità cristiane copte in Italia, soprattutto
famiglie egiziane.
-Donatella Versace “adotta” 5000 bambini cinesi
di San Jiang, superstiti del terremoto del
Sichuan, aiutandoli sul posto con un centro di
accoglienza nato con una raccolta fondi insieme
all’associazione One Foundation e all’attore Jet
Li (vedi articolo in questo numero) , che aveva
perso una figlia nello tsunami.
-I Maori al governo in Nuova Zelanda: è la prima
volta che il partito che rappresenta la
popolazione indigena avrà dei propri ministri al
governo.
-Copertine rock in stile…Estremo Oriente! Wake
the sleeper è il titolo del nuovo album dei
veterani progressive/hard rock Uriah Heep: la
copertina è molto orientale con tanto di statua e
paesaggio
d’ispirazione
thailandese
o
indonesiana. I rockers Guns’n’roses dopo oltre
15 anni, hanno finalmente pubblicato il sofferto
nuovo album “Chinese democracy”: titolo e
copertina orientali, ma il regime cinese non ha
gradito censurandolo come “provocazione al
governo”.
-Al Ahly colpisce ancora! La squadra di calcio
del Cairo ha cercato gloria internazionale
partecipando al torneo mondiale per club (ex
Coppa Intercontinentale) con altre 6 squadre
vincitrici di tornei continentali: gli ecuadoriani
dell’LDU Quito, i giapponesi del Gamba Osaka,
i neozelandesi del Waitakere United, gli inglesi
del Manchester United (poi vincitori nella
finale), i messicani del Pachuca e gli australiani
dell’Adelaide United. Si è svolto a dicembre in
Giappone, ma il torneo nel 2009 e 2010 si
trasferirà negli Emirati Arabi Uniti.
-Il Capitale in versione manga: dopo la Divina
Commedia di Dante, Mein Kampf di Adolf
Hitler e Guerra e pace di Lev Tolstoj, la
giapponese East Comics ha annunciato la
pubblicazione del libro di Karl Marx
semplificato a fumetti. Ultimamente i fumetti
jap registrano un calo di vendite, i giovani si
allontanano dalla lettura, colpa dei cellulari e di
internet.
-Dentifricio e spazzolino egizio! Non è
un’invenzione del comico Neri Marcorè intento
ad imitare Alberto Angela, ma la reale scoperta
di antenati di oggetti che usiamo oggi: il primo
era un composto di aceto e pomice, il secondo
composto da rametti sfilacciati a un’estremità,
che venivano strofinati sui denti.
-Abdullah The Butcher (vero nome Lawrence
Shreeve), famigerato e leggendario wrestler
67enne, si è ritirato dopo ben 50 anni di carriera
dopo un incontro a dicembre a Porto Rico. Ha
girato per il mondo vincendo circa 40 cinture,
interpretando la parte dell’arabo pazzo e
sanguinario e ispirando molti atleti. In Italia lo
ricordiamo soprattutto nei match giapponesi
commentati da Tony Fusaro e nell’anime Uomo
Tigre II.
-Vivere con 1 dollaro al giorno? Succede al 10%
circa della popolazione cinese, mentre il 35%
vive… con due.
-Assunti camerieri macachi! Succede ovviamente
in un ristorante di Tokyo, la taverna
Kayabukiya, nella periferia nord della città.
Forse è l’unico ristorante che non conosce crisi: i
clienti adorano le due scimmie, Yat-chan e
Fuku, che lavorano in divisa per due ore al
giorno e portano ai tavoli solo gli oggetti più
semplici, non il cibo.
-Le Mahadra erano le
scuole nomadi maure,
ognuna con una propria
biblioteca viaggiante.
-Comiche traduzioni di
titoli di film: non succede
solo in Italia, dove
siamo specializzati, ma
anche in Cina ad esempio; abbiamo letto che in
7
passato (1948) “Amleto” di Laurence Olivier fu
tradotto come “La vendetta del principe” e “Le
avventure di Oliver Twist” diventò addirittura
“Un bambino sperduto nella città nebbiosa”!
-La sposa marocchina, secondo un’usanza locale,
il giorno successivo alle nozze deve tenere gli
occhi ben chiusi per neutralizzare eventuali
influssi malefici.
-Tsukiji è il famoso mercato del pesce di Tokyo,
il più grande del mondo, per il momento chiuso
dal governo ai turisti per la loro invadenza e la
confusione che questi causano.
-Il Fuk Luk Sau prende il nome da tre divinità
cinesi, portatrici di benessere,ricchezza e
prosperità, ed è una nuova disciplina che
mescola fitness beauty e terapia fisica.
-Nuove moschee: in progetto la costruzione di
200 nuove moschee in Francia, dove i
musulmani sono 5 milioni, e di una moschea
addirittura al Polo Nord!
-Il Kesabhyangam è invece il massaggio
ayurvedico indiano utile a: capelli, cuoio
capelluto e testa. Si applica con olii e una serie
di movimenti leggeri.
-L’ospedale di Hello Kitty! Parlavamo dei lei sul
N.26, ecco arrivare l’ultima follia da Taiwan,
dove è stato creato un ospedale dove tutto è in
tema con il marchio del gruppo nipponico!
-L’impresa industriale più antica del mondo è la
giapponese Kongo Gumi, che, dal 578, costruisce
templi buddhisti!
-Tiger Mask vs Tatsumi Fujinami! Leggendario
match amichevole nella federazione IGF di
Inoki, per due vecchie leggende del puroresu (il
wrestling giapponese) che si sono incontrate per
la prima volta nella loro lunga carriera ad Aichi
finendo per pareggiare allo scadere del tempo
limite.
-Ouendan è il nome del corrispettivo nipponico
delle cheerleader; paese che vai, usanza che
trovi: invece delle ammiccanti bellezze
americane, in Giappone ci sono maschi dallo
sgurado macho e dalla barba incolta!
-Il Ghan è il leggendario treno di lusso che in
Australia viaggia da Adelaide a Darwin.
-Le geishe e le maiko
(apprendiste geishe –
vedi N.25) del rione
museo di Gion a Tokyo,
ora
sono
tutelate
dall’insopportabile
invadenza dei turisti che
cercano in ogni modo di fotografarle.
-Colera nello Zimbabwe: preoccupa l’epidemia
che si sta diffondendo negli ultimi mesi nel paese
africano.
-Anime da esportazione! Sono stati annunciati i
remake americani dei classici Akira e Ghost in
the shell, due grosse produzioni rispettivamente
da Warner Bros e Steven Spielberg, previste per
il 2011.
-Massaggi coi serpenti! Questa inusuale tecnica
viene da una spa israeliana che utilizza serpenti
vivi non velenosi: per chi ha coraggio….
-Il Mar Morto è il punto più basso del mondo:
395 metri sotto il livello del mare, al confine fra
Israele e Giordania.
-Sapete come mai gli occhi dei manga giapponesi
sono così grandi? Pare che il primo a disegnarli
così fu il grande Osamu Tezuka, ispirato da
Betty Boop, malinconica e sognante, ma anche
vitale e colorata.
-Il vulcano più alto del mondo è il Nevado Ojos
Del Saladu con 6887 metri: si trova in Cile.
8
-Le uova di kiwi, un uccello neozelandese, sono le più grosse in natura in rapporto alle dimensioni: pesano
circa mezzo Kg (un quarto del peso dell’adulto) e sono lunghe fino a 12 cm.
-Youssou ‘N Dour al Festival di Sanremo: il popolare cantante senegalese ha partecipato al Festival
cantando con Pupo e Paolo Belli per dare voce ai fratelli africani immigrati che sbarcano in Italia in
cerca di una nuova vita.
-Il tulipano, simbolo d’amore, avrebbe origine persiana: più di mille anni fa - secondo la leggenda- il
primo esemplare del “tulipa” sbocciò nel deserto dalle lacrime di una fanciulla smarritasi nel cercare il
suo innamorato.
-Jun Ichikawa (omonima di un regista nipponico-) giovane attrice da parecchi anni
nel nostro paese, è la prima protagonista assoluta giapponese di una fiction italiana,
il poliziesco Ris 5.
-Incendi in Australia e Cina dove sono stati arrestati diversi piromani per gravi
incendi che hanno danneggiato vaste aree e completamente distrutto un nuovo
grattacielo a Pechino.
-Video profumati nei negozi per stimolare le vendite in tempi di crisi: succede, ovviamente, in Giappone!
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Kung-fu muslim!
La Cina è un grande paese pieno di culture, pensate, ci sono ben 50 minoranze, se non di più e 5
milioni di musulmani cinesi –vedi Etnomondi n. 24- chiamati “Hui”. Come tutte le minoranze anche
gli Hui non hanno avuto vita facile in questo paese, soprattutto nel periodo della dinastia Ching, gli
Hui erano perseguitati e torturati. L’arma di difesa degli Hui è il Corano e le arti marziali, anche
loro praticano il….Kung –fu! Che prende il nome “kung-fu muslim”. Gli Hui hanno adottato e
perfezionato le arti marziali, hanno sviluppato delle mosse con tanto di pugni che esercitano
ancora oggi con onore. La mossa del piedino, nominata “The moslem Spring Leg” è molto
popolare in Cina e riconosciuta. Movimenti con ripetizioni è lo stile originale degli Hui e suddiviso in
dieci modi, successivamente è stata introdotta una mossa proveniente dal sud della Cina,
diventando così 12 modi. L’allievo dovrà imparare almeno i dieci modi prima di poter cominciare a
praticare il kung-fu. Questa arte è oggi imitata anche da altri.
Il fumetto cinese
Il fumetto cinese “Manhua” è molto meno conosciuto del manga giapponese –vedi “Etnomondi” n.
26- , ed è riservato ai più giovani, di contenuto umoristico, vagamente ispirato a quello giapponese.
Alcune opere sono state pubblicate solo in Francia –dove il fumetto cinese è molto apprezzato- e
non in Cina, per via di certi contenuti politici. Al contrario XiaoPan ha portato il fumetto europeo in
oriente, come “Tintin”. I primi fumetti cinesi erano biografie di personaggi storici, nel periodo Yuan
erano opere narrative e teatrali illustrate nel periodo Ming. Le prime opere chiamate “Hui hui tu”
furono stampate nel lontano 1884. Intorno al 1931 il fumetto prese sempre più piede in Cina
ispirato soprattutto ai film americani o cinesi sulle arti marziali, l’autore più prolifico e d’avanguardia
di quel periodo è Zhao Hongben. Con l’arrivo degli anni 70 della televisione il fumetto cinese
cambiò nuovamente e, soprattutto con i film di Bruce Lee, arrivò alla popolarità in Cina. Vi
segnaliamo i Manhua più recenti “Tin Ha”, “Wind and Cloud” e “Chinese Hero” di Ma Wing Shing,
(foto sotto). Per i film d’Animazione cinese vedi “Etnomondi” n. 26
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GARA DI CUORI
(Kyun! Ho gaya na…)
diSamir Karnik,commedia,India,2004,dur.:120’.Con:Ayshwaraya
Rai,Amitabh Bachchan.Distr.:Eros. Stranamente passato anche
in tv da noi,ma tagliato di 10 minuti,la solita storia
d’amore
contrastata
con
matrimoni
combinati
in
ambientazione indiana: niente di eccezionale ma abbastanza
piacevole.
CJ7 - CREATURA EXTRATERRESTRE
(長江七號/Cheung gong 7 hou/CJ7)di Stephen Chow,comm.,Hong
Kong,2008,dur.:85’.Con:Stephen Chow,Jiao Xu,Kitty Zhang
Yugi.Distr.:Sony Pictures.Campione d’incassi in Cina per
questa sorta di demenziale E.T. nei panni di un peluche
spaziale caduto nell’immondizia da un’astronave! Il film fa
grande uso di scene in grafica computerizzata; la
protagonista interpreta la parte maschile del bambino,ed è
stata
selezionata
tra
ben
10mila
candidati!Commedia
fantascientifica per ragazzi diretta, co-prodotta, co-sceneggiata, e anche intepretata da Stephen
Chow,che sta preparando l’attesissimo Kung Fusion 2!
FLAME
(Flame)diIngridSinclair,dramm.,Zimbabwe,1996,dur.:90’.Con:Dick“Chinx”Chigaira,Robina Chombe.Flame
e Liberty sono i nomi di battaglia di Florence e Nyasha, che lasciano il villaggio per finire nei
campi di addestramento ed arruolarsi nell’esercito rivoluzionario. Un film doloroso sulla guerra
civile che portò alla sconfitta del potere bianco in Rhodesia.Girato in inglese.
POLVERI DI VITA
(Poussières de vie) di Rachid Bouchareb,dramm.,Algeria/Vietnam,1994,dur.:87’.Con: Cheong Peck
Beng,Gilles Chitlaphone.Distr.:Hamster.Un curioso film coproduzione algerino-vietnamita, girato
in lingua vietnamita e ambientato nel 1975 durante la caduta di Saigon. Il nuovo regime
antiamericano decide di rieducare i molti figli dei soldati americani avuti dalle donne locali
nei campi di lavoro e considerati “indesiderati”,ma Son,uno di questi, fugge verso la libertà.
TINPIS RUN
(Tinpis run) di Pengan Nengo, comm.,Papua Nuova Guinea,1990,dur.:90’.Con:Suzi Buri,Gerard
Gabud.Distr.:AJBA.Parlato in pidgin e inglese, narra del suggestivo viaggio per il paese oceanico
su un taxi (denominato Tinpis) di un vecchio tradizionalista, Papa, insieme a Naaki,un giovane
conquistato dai valori del mondo moderno. Il titolo si riferisce al tinpis, il nome del taxi
preso dal tipico piatto nazionale della Papuasia.
SOTTO LA BANDIERA DEL SOL LEVANTE
(を編集中/Gunki hatameku motoni) di Kinji Fukasaku, dramm.,Giappone,1972,dur.:96’.Con:Tetsuro
Tamba,Sachiko Hidari.Distr.:Toho.Messaggio antimilitarista per questa sorta di RashÔmon (vedi
N.7) in cui una vedova è alla ricerca della verità sulla morte del marito, giustiziato durante la
Seconda Guerra Mondiale dagli stessi giapponesi: ogni persona interpellata fornisce una versione
diversa.Interessante e per certi versi sperimentale.
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MI RISOLLEVERO’’ E TI ROVINERO’’
(Babangon ako't dudurugin kita) di Lino Brocka, dramm.,Filippine,1989,dur.:100’.Con: Sharon
Cuneta, Christopher De Leon. Un melò piuttosto straziante in stile telenovela, un genere che va
molto anche nelle Filippine:la storia di Salve, che sposa l’uomo sbagliato, un ambizioso
squattrinato, e cerca la vendetta dopo il tradimento e il tentativo di omicidio perpetrati dal
marito.
EL BATL
(El batl) di Magdy Ahmed Ali, comm.,Egitto,1998.Con:Ahmed Zaki, Mohammed Henadi, Mostafa Aamar.
Distr.: Al-Nasr Films. Film che gira attorno alle vite di tre amici: Pietro, che lavora in un
night club di Alessandria, Hassan, pittore instabile, e il testardo Houda Kalawi, carpentiere che
sogna di diventare un campione di boxe,”l’ eroe” del titolo, per l’appunto.
SOTTO LA ZANZARIERA
(Dibalik Kelambu)di Teguh Karya, dramm., Indonesia, 1983, dur.:100’.Con:Christine Hakim, Slamet
Rahardjo. Distr.:P.T.Sukma Putra Film. Due giovani coniugi sono costretti a vivere con la
famiglia di lei in un ambiente teso in cui i famigliari, soprattutto il suocero, non vedono di
buon occhio il matrimonio. Un film per noi sconosciuto e interessante da un regista teatrale.
AS TEARS GO BY
(旺角卡門/Wong gok ka moon) di Wong Kar-wai, dramm., Hong Kong, 1988, dur.:98’. Con:Andy Lau,
Maggie Cheung Man-yuk.Distr.:Dolmen.Bellissimo esordio alla regia per l’acclamato regista, che ha
iniziato con questo film (paragonato al gangster-movie “Mean Streets” di Scorsese) a guadagnare
premi e nomination. Ah Wah è un poco ambizioso “big brother” di una triade mafiosa di bassa lega,
sempre impegnato a tirare fuori dai guai il giovane e irresponsabile “fratello” Fly. Quando Ah
Wah s’innamorerà della cugina Ah-ngor, appena arrivata a Hong Kong,deciderà di cambiare vita,ma
ormai è troppo tardi.Kar Wai è l’esponente di maggior spicco della cosiddetta new wave del cinema
orientale degli anni ’80; ora è uno dei maestri contemporanei. Il suo ultimo film è il meno
riuscito “Un bacio romantico” girato negli U.S.A. con attori americani.
BILLO - IL GRAND DAKHAAR
Di
Laura
Muscardin,comm.,Italia/Senegal,2008,dur.:100’.Con:Thierno
Thiam,Susy
Laude,Marco
Bonini.Distr.:Achab Film.Prodotto da Youssou N’Dour, che cura anche le musiche (curiosa la cover
di “Il barcarolo romano” in wolof!).Un film sulla società multietnica, l’integrazione e la
tolleranza, la prima coproduzione italo-senegalese, che arriva con lo slogan “siamo tutti
cittadini del mondo”.Billo è un ragazzo senegalese che fa il sarto e lascia casa,fidanzata e
parenti per l’Italia: arriverà come clandestino e troverà l’amore e il successo.Un po’ troppa
carne al fuoco (il razzismo e i pregiudizi,i soliti luoghi comuni,il fratello omosessuale della
fidanzata italiana,ecc) ma comunque piacevole, meritava un po’ di più della scarsa distribuzione
avuta.
BROTHER
di Takeshi Kitano,thriller,Giap./U.S.A./G.B.,2000,dur.:112’.Con: Takeshi Kitano, Omar Epps,
Kuroudo Maki.Distr.:Key Films.Il gangster solitario Yamamoto,uscito sconfitto da una guerra con
una famiglia rivale, ripara a Los Angeles per cercare il fratello minore. Qui,piano
piano,fonderanno una nuova organizzazione criminale destinata però a distruggersi.Lanciato dallo
slogan “A chi hai detto fottuto giapponese?” è il primo film di Kitano girato all’estero,nel suo
classico stile tra humour e violenza.Leggermente inferiore ai suoi precedenti film,è comunque
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godibilissimo e riuscito.Il regista si è trovato molto bene con la troupe metà americana e metà
nipponica,stupito dalla precisione e organizzazione degli stranieri.
LA GIOCATRICE DELLA PEONIA SCARLATTA: UNA
PARTITA DI HANAFUDA
(Hibotan
Bakuto
Hanfuda
Shobu)
di
Kato
Tai,azione,Giappone
1969,dur.:98’.Con: Junko Fuji, Ken Takakura. È il terzo capitolo di
un’interessante serie di ben 8 film tra gli anni ’60 e ’70 dedicati al
personaggio di Ryu detta “la peonia scarlatta”, una giocatrice
professionista di hanafuda (le cosiddette “carte dei fiori”)che qui va a
prestare il proprio servizio al padrino locale, scoprendo che una donna
bara al gioco usando il suo nome.
HAFEZ
di Abolfazl Jalili, dramm.,Iran/Giappone, 2007,dur.:98’.Con: Mehdi Moradi, Kumiko Aso
Distr.:Bitters End.Biografia di Hafez, il più grande poeta d'amore della cultura persiana, che
incarna il confronto tra l'ortodossia delle scuole coraniche, l'intensità mistica dei dervisci,
la libertà laica nell'Iran contemporaneo.
IN LOVE WE TRUST
(左右 / Zuo yuo) di Wang Xiaoshuai, dramm., Cina, 2007, dur.: 115’.Con: Liu Weiwei Zhang
Jiayi.Distr.:Film Distribution Paris.Orso d’Argento a Berlino, un melodramma psicologico che
offre molti spunti di riflessione.Una coppia di divorziati nell’odierna Cina alle prese con la
tragica scoperta della malattia della figlia,la leucemia.Il titolo originale, letteralmente,
significa “sinistra-destra” e potrebbe essere tradotto col nostro proverbio “essere tra
l’incudine e il martello”.
CARIBE
di Esteban Ramiréz, dramm., Costa Rica, 2004, dur.: 90’. Con: Jorge Perugorría, Cuca Escribano.
Opera prima di un giovane regista del Costa Rica: Vincente Vallejo è un biologo straniero che si
trasferisce coi suoi sogni e con la moglie a Caribe, ma presto dovrà affrontare il sopraggiungere
di una crisi.
LOST IN BEIJING
(苹果/Ping guo) di Li Yu,dramm.,Cina,2007,dur.:112’.Con: Fan Bingbing,Tong Dawei.Distr.:New Yorker
Films.Da una regista donna,un film sulla perdita dei valori, che ha avuto problemi di censura
specialmente nella capitale, dove il film si trova solo sul mercato nero: nel film Pechino
apparirebbe, per il governo, troppo corrotta e degradata.Nel racconto, una coppia povera vi si
trasferisce dal Nord Est del paese in cerca di fortuna ma inizierà una parabola discendente.Il
titolo originale significa semplicemente “mela”.
UNA MOGLIE GIAPPONESE ?
di
Gian
Luigi
Polidoro,
dramm.,Italia,1968,dur.:115’.
Con:Gastone
Moschin,
Michiko
Iwasaki,Luciana Scalise.Distr.:Cineriz.Il ragionier Taddei è improvvisamente costretto a fare un
viaggio d’affari in Estremo Oriente(Giappone, Cina, Vietnam e India)per sostituire un collega
malato:diventerà
un’esperienza
traumatica
che
lo
cambierà.Misconosciuto
film
italiano
parzialmente riuscito:interessante sul lato dello straniamento dell’Occidentale a contatto con
13
terre che non conosce,ma triste sul lato dei classici luoghi comuni sull’Oriente povero,la
guerra,le donne orientali e il turismo sessuale,la corruzione,l’occidentale prima ingenuo e
represso, poi “marpione”ecc.Quasi un documentario nelle scene delle varie città,peccato che il
titolo non c’entri nulla.Bravo Moschin.
IL FANTASMA DI MA E
(นาค
/
า /ค ามตาย
NAK
/
Ghost
of
Mae
Nak)
di
Mark
Duffield,
horror,
Thailandia,2005,dur.:101’.Con: Pataratida Pacharawirapong, Siwat Chotchaicharin. Distr.:Avo
Film.Uscito da noi in dvd,narra della famosa leggenda thai del fantasma femminile protettivo che
infesterebbe i dintorni di Bangkok (vedi “Il Fascino del mistero” su
questo numero).Una giovane coppia,imbrogliata da un proprietario
disonesto,affitta
proprio
l’antica
casa
abitata
dall’oscura
presenza,risvegliata dal loro amore puro.Girato da un occidentale, è un
horror che non si prende troppo sul serio ma che non deluderà gli amanti
del genere.
A-KUEI AND HIS MAGIC HAMMER
(A-kuei and his magic hammer) di CHEN Chih-Jen & Jay Chen, animaz., Taiwan,2002, dur.:91’.
Distr.: Spring House Ent. Nate come cartoon su internet nel ‘99, le avventure del bambino A-kuei
(阿貴), sono oggi famosissime in Taiwan,Cina e Giappone, tanto da generare questo divertente film
di successo in lingua mandarino.
THE MILLIONAIRE
(Slumdog millionaire) di Danny Boyle, comm., G.B./U.S.A.,2008,dur.:120’.Con: Mia Drake, Imran
Hasnee, Anil Kapoor.Distr.:Lucky Red. Dal regista di Trainspotting, una storia tutta indiana di
tenacia e realizzazione dei propri sogni nelle atmosfere caotiche e colorate di Mumbai.Il film ha
ben 10 nomination agli Oscar ed è sbarcato anche in India, dove la popolazione sogna con le
vicende del ragazzo del film, che partecipa ad un quiz per amore di una ragazza. Non sono mancate
le polemiche di un villaggio che si è offeso per come è stato descritto nella pellicola e per due
giovanissimi attori che sarebbero stati sfruttati.
VALZER CON BASHIR
(Waltz with Bashir) di Ari Folman,animaz., Israele/Germ./Fra,2008, dur.:87’.Distr.:Lucky
Red.Storia autobiografica del regista in una raffinata animazione; l’incontro con un amico in un
bar gli fa ripercorrere la prima guerra del Libano, all’inizio degli anni ’80 tra visioni
surreali e la ricerca della verità. Candidato all’Oscar come miglior film straniero:per chi
continua ad affermare che i cartoni animati sono solo per bambini!
14
JET LI Nonsoloattore
Nato nel 1963 a Pechino, è un grande campione di wushu, uno dei massimi esperti di
arti marziali e uno dei più grandi e amati attori cinesi di oggi, anche se ultimamente
preferisce dedicarsi alle opere di beneficenza con la One Foundation (vedi “News
From El Alam”).
Nel 1974 Jet Li (vero nome Li Lianjie - 李連杰 -) è stato premiato campione di
wushu, titolo che ha mantenuto fino al 1978. Nello stesso anno si è esibito alla Casa
Bianca per l’allora presidente americano Richard Nixon. Nel 1979 si è ritirato dalle
competizioni di wushu per un infortunio al ginocchio e si è dedicato al cinema,dove
era molto richiesto. Ha debuttato come attore in Shaolin Temple del 1982.
Protagonista di C’era una volta in Cina (Once upon a time in China) del ‘91, uno dei
tanti film in cui difende i compatrioti
dagli abusi degli invasori stranieri,finisce
per essere chiamato a debuttare ad
Hollywood con la parte di un padrino
della Triade in Arma Letale 4. Nel 2002
è il protagonista dell’eccezionale Hero di
Zhang Yimou (vedi N.13), un film
commerciale rispetto ai canoni cinesi ma
di enorme successo. Nel 2004 è nelle
Maldive durante lo tsunami: sopravvive
ma
resta
colpito
emotivamente,
dedicandosi all’aiuto degli altri: grazie ai
suoi appelli pubblici e alle donazioni, la One Foundation (creata nel 2007) dà una
speranza ai sopravvissuti del terremoto del Sichuan e di altre tragedie: ben 13.7 i
milioni di dollari raccolti da giugno. Grande atleta e attore, definito l’erede naturale
di Bruce Lee, preferiamo però questa sua nuova vocazione di dedicarsi alla gente e al
paese che ama.
Oltre ai già citati, tra i suoi film più noti:Fearless, Rogue il solitario, Danny The Dog,
le saghe di Once upon a time in China e Shaolin temple, Kiss of the dragon, The one,
il recente La Mummia – La tomba dell’Imperatore Dragone e l’imminente kolossal
The forbidden kingdom.
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SPECIALE CORTOMETRAGGI
PARTE 1
Ci siamo occupati solo occasionalmente dei cortometraggi, che invece hanno una grande importanza e sono
difficili da realizzare, perchè devono condensare talvolta in pochi minuti un’unica idea e una storia
interessante, e non è poco…In questo numero e nei prossimi, riscopriamone alcuni dal mondo:
FISH IN THE SEA IS NOT THIRSTY
di Sohn Soopum, dramm., U.S.A., 2002,
durata: 15’. Con: Jinoh Park, Geneva Carr. Girato in 35mm, l’esperienza dello straniamento dovuto al
perdersi nella metropolitana, realmente accaduto a questo regista coreano trapiantato negli U.S.A. Un
ragazzo coreano e una ragazza francese si incontrano e si separano a Times Square, New York,.
Incontro/scontro tra uomo/donna e tra cultura orientale/occidentale per vedere la realtà circostante con occhi
differenti.
LA CONCHIGLIA
(Aleel) di Abdulkadir
Ahmed Said, dramm., Somalia, 1992, dur.: 30’. Con:
Lul e Sophie Ahmed Said. Girato in 35mm: una
pittrice trova su una spiaggia deserta una conchiglia
da cui esce la voce di una bambina che racconta la
tormentata storia del suo villaggio scomparso dopo
una catastrofe. Il finale lascia un segno di speranza.
LE DERNIER VOYAGE
di Jean-Marie
Teno, dramm., Camerun, 1990, dur.: 19’. Con: Gadima
N’do Emmanuel, Kouokam Narcisse. Girato in francese in 16mm, la vicenda del tassista Sam che evade dalla
realtà con delle pillole e si rifugia in un mondo illusorio.
ANANTA
di Girish Vaidya, India, 1968, dur.: 17’. Girato in inglese, un esempio impressionistico del
ciclo della vita proiettato, evoluto e fuso nell’infinito.
EMITERIO
di Diego Seppi e José Tabarelli, docum., Argentina, 2005, dur.: 30’. Con: Emiterio
Buherrez. Premiato al XII Festival del Cinema Latinoamericano. La storia di un artigiano aborigeno della
provincia argentina di Salta, nella bellissima Cordigliera Orientale; un tessitore e la grande cultura del suo
popolo.
SOUKO
(Souko, le cinematographe en cartone) di Issiaka Konaté, Burkina Faso, 1998, dur.: 30’. Una
bella favola girata in bambara e francese in 35mm. A Bobo Dioulasso, affascinati dal cinematografo, i
bambini ne costruiscono uno e così liberano la loro fantasia, che si materializza in un cavallo bianco che loro
inseguono, mentre gli adulti cercano inutilmente di catturare.
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AñORANZA
di Carlos Altamisano, docum., Messico, 2007, dur.: 4’. Con: Marga López, Jorge Lavat. Il
corto, a partire da una metafora, affronta il tema dell’emigrazione: i volti e i corpi di persone che vanno in
cerca di un futuro migliore.
THE ONE WHO DREAMT,THE ONE WHO ACTED
(Aan ke khial baft, aan ke
amal kard) di Morteza Momayyez, animaz., Iran, 1971, dur.: 9’. Un delizioso e datato cartone animato
iraniano.
BANYAN DEER
di Ahmed Lateef, animazione, India, 1959, dur.: 10’. Un cartone animato basato
sulla storia buddhista di Sataka. Illustra come auto-immolarsi possa talvolta portare un cambiamento nella
visione dell’umanità, dalla violenza alla non violenza.
THROUGH THE EYES OF A PAINTER
di M.F. Hussain, animazione, India, 1967,
dur.: 8’. Vecchio cartone sperimentale sulle immagini del Rajastan attraverso gli occhi del pittore-regista.
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La giornata del musulmano
La giornata comincia con la preghiera dell’alba. Ci si sveglia, si fa l’abluzione che consiste
nello sciacquare con acqua: bocca, narici, viso, braccia, testa, orecchie e piedi. Solo dopo
l’abluzione si fa la preghiera, senza, la preghiera non è valida. In caso di rapporti sessuali
si fa l’abluzione maggiore del corpo. Dopo aver pregato si torna a dormire oppure si fa la
colazione e via, diretti verso il lavoro. Il musulmano svolge le sue attività giornaliere
intervallate dalle altre quattro preghiere. Ogni preghiera ha il suo tempo stabilito – scritto
su un foglietto che porta con se, nei paesi musulmani
invece c’è il minareto con il richiamo alla preghiera- e
dura pochi minuti ognuna. Sono momenti in cui sei a
contatto con Dio, veri momenti di purificazione. La
preghiera da quel senso di pace e tranquillità
importante per l’uomo. Ogni volta, prima di fare
qualcosa, il musulmano dice “Bismillah Arrahmàn
Arrahìm” che significa “In nome di Allah il
Compassionevole, il Misericordioso”, anche prima di
mangiare, usa la mano destra per tutto. Prima di
entrare in un’abitazione bussa alla porta, se nessuno
risponde, il musulmano va via senza insistere. Entra
sempre con il piede destro ed esce con quello
sinistro, tranne per il bagno, in quei casi fa il
contrario, entra con il sinistro ed esce con quello
destro. In quel luogo evita di menzionare il nome di
Dio e tutto quanto riguarda la religione, perché luogo
impuro. Non saluta mai una donna dando la mano,
tranne con le donne della sua famiglia (moglie,
sorella…). In questa società occidentale a volte si
usa darla per lavoro ad esempio, evitando però altri
contatti come l’abbraccio e il bacio. Stessa cosa vale
per la donna musulmana verso gli uomini che non
fanno parte della sua famiglia. Quando si beve si
sorseggia 3 volte, come diceva il Profeta Muhammad
e alla fine si dice “El hamdulillah” che significa “Lode
a Dio”. Il comportamento di un buon musulmano è pacato e non esagera anche con il cibo.
Capita spesso vedere musulmani che non si comportano nel modo da me menzionato,
però quanto ho descritto fa parte del vero comportamento del musulmano che pratica la
religione senza dover per forza assumere atteggiamenti e comportamenti da estremista e
nemmeno da musulmano troppo leggero, come spesso definiscono “laico” o “Light”,
leggero per l’appunto. Rientrando a casa si fa l’abluzione, si legge il Corano, recita le
invocazioni prima di dormire e si corica sul lato destro, direzione verso la Mecca.
Mamdouh
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DENTRO AL DRAGONE
Alla scoperta della Cina
TAI CHI CHUAN
Il Tai chi chuan o taijiquan
(太极拳) è un’antica arte marziale orientale che può essere praticata a
tutte le età, consistente in una sequenza precisa e calcolata di
movimenti lenti e morbidi, continui. Oggi in Occidente è praticata
soprattutto come ginnastica e come tecnica di medicina preventiva. La
pratica regolare degli esercizi serve ad accrescere la consapevolezza
del movimento, a migliorare l’equilibrio, e a stimolare il sistema
nervoso senza affaticare il cuore, a regolarizzare la pressione
sanguigna; inoltre incrementa la capacità respiratoria.
FALUN GONG
Ci è capitato di incrociare, nelle nostre
piazze, banchetti che distribuivano volantini dove invitavano a firmare
una petizione contro tortura e genocidio dei suoi seguaci, con accanto
persone cinesi e occidentali intente in una sorta di ginnastica. Si tratta del Falun Gong (法輪功) o Falun Dafa
(法輪大法), letteralmente “pratica (o qigong) della Ruota della Legge”; ci siamo informati: si tratta di un
diffuso movimento spirituale cinese (non una setta) fondato nel 1992 da Li Hongzhi, una pratica antica per
la mente, il corpo e lo spirito che insegna verità,compassione e tolleranza. Nel simbolo – coloratissimo - è
raffigurata anche la svastica (wan), che, come in India, è un simbolo di positività e un portafortuna. Questa
ginnastica serve a purificare corpo e mente attraverso cinque semplici esercizi, di cui quattro con
movimenti lenti ed armoniosi ed un quinto di meditazione, ma la disciplina è stata duramente contrastata e
represso dal Governo Cinese dal 1999.
Giochi da tavolo
I cosiddetti giochi da tavolo hanno origini
antichissime e sono diffusissimi in Cina. Assicurano concentrazione ed epici match. Gli
scacchi, ad esempio, hanno avuto origine nel VI secolo in India o, secondo altre fonti,
proprio in Cina. Nei secoli hanno conosciuto adattamenti persiani, arabi e greci. Sono
diventati un gioco popolare in Italia a partire dal XVI secolo, quando i nostri campioni
contendevano agli spagnoli la fama dei più abili. In Cina i giochi da tavolo con
scacchiera sono essenzialmente due, il Go (圍棋) e lo Xiangqi (象棋). Se il primo è
stato tradizionalmente appannaggio delle classi elevate, il secondo è sempre stato un
gioco molto popolare, che si gioca nei locali ma anche per le strade affollate. Il Go è
noto come wéiqí in cinese, go (o igo) in giapponese, cờ vây in vietnamita e baduk in coreano. Si gioca in
due come lo xiangqi e le regole sono semplici ma piuttosto complesse dal punto di vista strategico. Era
considerata un’arte che il gentiluomo cinese doveva saper padroneggiare.
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
VISIONI ESOTICHE
TV Il tempio Shaolin è un documentario che gira sul canale National Geographic Channel. Continua con
successo Anime Night, la serata dedicata agli anime con Nabari, Full Metal Panic, The Second Raid e Death
Note (vedi “Anime Giapponesi” su questo numero).Cucina dell’altro mondo è una serie che si sposta in vari
paesi attravero i loro sapori: su Nat Geo Adventure; sullo stesso canale (da tenere d’occhio, nel
complesso): Due pazzi per la Cina: due fratelli americani tornano alla scoperta della Cina, dove sono
cresciuti da piccoli, La Diga delle Tre Gole, sul gigantesco progetto della diga cinese che ha coinvolto 1
milione di persone, In viaggio con Che Guevara in cui due sudamericani ripercorrono il mitico viaggio in
moto del Che con Alberto Granado dall'Argentina al Venezuela, e Gli Anuta, popolo della piccolissima isola
polinesiana omonima. Il deserto di Atacama su Marcopolo è un’esplorazione del mitico deserto cileno.
Tesori e meraviglie, sempre su Marcopolo, dedicata ai luoghi meravigliosi patrimoni mondiali dell’Unesco.
Alì Babà e i 40 ladroni miniserie trasmessa da Rai 1, una coproduzione franco-italo-tedesca: l’immortale
fiaba araba tratta da “Le mille e una notte” (vedi Voci dal Nilo). Presa Diretta – Migranti su Rai 3 è la prima
puntata dedicata alle difficoltà –soprattutto burocratiche- che ostacolano l’integrazione degli immigrati in
Italia. Atlantide su La7 spesso si occupa di temi etnici coi suoi documentari. La piramide perduta su History
Channel è un documentario che svela il ritrovamento dei resti della piramide del faraone Djedefra ad
Aburawash. PP Live (www.pplive.com) è un programma semplice e gratuito per vedere sul proprio pc le tv
cinesi in streaming usando il peer-to-peer. DVD Mummie cinesi – Un mondo di misteri è un dvd in edicola
dalla National Geographic. Si può acquistare su Amazon il particolare documentario Sixteen days in China,
resoconto di un viaggio nella scena musicale alternativa cinese, tra ribellione e anticonformismo, realizzato
da Martin Atkins (ex Nine Inch Nails). Stesso discorso per Chop Socky, documentario sul cinema di Hong
Kong. GIOCHI Emperor – La nascita dell’impero cinese è un gioco di genere strategico-gestionale per PC;
molto interessante perché consente di costruire e governare dozzine di città attraverso più di 3000 anni di
storia cinese. Age of Empires III con le varie espansioni dedicate ai nostri amati mondi etnici: The War
Chiefs dedicata alla civiltà pellerossa e The Asian Dinasty dedicata alla civiltà asiatica. Molte le versioni dei
giochi giapponesi Pokémon (ポケモン) per Nintendo DS e Gameboy: http://pokemon.nintendo.it Prince of
Persia risale al 1989 ma esce ora con il primo episodio omonimo di una nuova trilogia di avventure esotiche
ed epiche nella mitologia dell’antica Persia; per PC, XBOX 360 e Playstation 3. Genji – Days of the blade per
Playstation 3, è un’avventura che prende il nome da una famosa leggenda giapponese di samurai e spade.
Tekken 5 per Playstation 2, propone il ritorno di un classico del genere “picchiaduro”. Hello Kitty Big City
Dreams e Hello Kitty Daily per Nintendo DS: la gattina tanto di moda (vedi N. 26) ha i suoi giochi: nel primo
lascia il piccolo paese per avventurarsi nell’eccitante grande città, nel secondo si può passare un’intera
giornata con lei e con il suo diario quotidiano. Imperdibile Sushi Academy per Nintendo DS, un gioco per
diventare maestro dell’arte del sushi in una scuola giapponese: originale e divertente. Per PSP e PS2 esce
Luxor – Pharaoh’s Challenge un puzzle-game ambientato nell’antico Egitto. N3 Ninety-Nine Nights per
XBOX 360 è un gioco giapponese-coreano di epiche battaglie fantasy. Va per la maggiore Conquer Online, il
gioco cinese online di tipo MMORPG, autentico fenomeno di massa in Cina ma anche nel resto del mondo:
si svolge nella Cina antica tra fantasy, magia e arti marziali e per giunta è gratuito.

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Taj mahal
« Una lacrima di marmo ferma sulla guancia del tempo »
(Rabindranath Tagore)
Il Tāj Mahal è il famosissimo mausoleo indiano in marmo bianco considerato una delle 7
meraviglie del mondo moderno, Tra i tanti templi indiani è il più celebre: raffinatissimo, di
proporzioni perfette, costruito in marmo bianco , è la tomba più sontuosa del mondo. Costruito
utilizzando materiali provenienti da ogni parte dell'India e dell'Asia, si trova ad Agra, nello stato
dell’Uttar Pradesh, nel nord del paese, luogo da fiaba e triste pegno d’amore eretto dall’ imperatore
moghul Shāh Giahān in memoria della sua amata sposa Mumtāż-i-Mahal (“luce del palazzo” in
persiano) nota anche come Arjumand Banu Begum, la favorita, nonostante altre mogli e ben 5000
concubine (!), morta di parto nel 1629 e qui sepolta dopo l’ultimazione dell’opera. Per quanto
riguarda l’origine del nome, pare che l’edificio - probabilmente costruito dall’architetto Ustad
Ahmad Lahauri o Istad Usa - porti l’abbreviazione del nome di Mumtāż, ma il suo significato,
letteralmente, sarebbe “palazzo della corona” o “corona del palazzo”, ma oggi viene chiamato
semplicemente Taj. Le corti che sono succedute al regno di Shah Jahan hanno chiamato il
monumento semplicemente “rauza” (complesso di tomba e moschea) di Mumtāż Mahal. Costruito
nell’arco di 22 anni come promessa d’amore eterno, Il Taj sorge su una base di pietra arenaria rossa
sormontata da un'enorme terrazzo di marmo bianco sul quale si posa la cupola universalmente
conosciuta, affiancata dai quattro minareti affusolati. Incredibili i riflessi e i giochi di luce che si
creano variando il colore del Taj Mahal: rosato al mattino, bianco latteo alla sera e d'oro quando la
luna splende…secondo la credenza popolare indiana, variazioni continue come l’umore femminile.
In passato ha avuto problemi strutturali e oggi è a rischio di essere inondato dal fiume Yamuna, un
affluente del Gange sulle cui rive il mausoleo sorge. La leggenda narra che l’imperatore, poi
destituito da un crudele figlio, finì per passare i suoi giorni imprigionato sull’altra sponda del fiume
Yamuna ad osservare la magnifica opera fatta costruire per il suo grande amore, mentre le lacrime
gli rigavano il volto....
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Chi erano veramente i fondatori delle quattro scuole islamiche
Noi musulmani seguiamo quattro scuole giuridiche di quattro Imam:
Abu Hanifa, seguito soprattutto in paesi come Egitto e India, Malik in paesi come il Marocco,
Mauritania, Ash Shafi’y in altri come la Somalia, Malaysia, Indonesia e Ahmad Ibn Hanbal in
Arabia Saudita. Ognuno ha un ruolo importante nella vita di noi musulmani, ognuno è da studiare e
da seguire. I loro insegnamenti sono davvero preziosi, ovunque.
Chi sono questi quattro imam?
Abu Hanifa è nato in Iraq a Kufa nel 696 (o 702) e morto a Baghdad nel 767
Malik è nato in Arabia Saudita nel 712 e morto a Medina nel 795
Ash- Shafi’y è nato in Palestina, a Gaza nel 767 e morto in Egitto, al Cairo nel 820
Ahmad Ibn Hanbal è nato in Iraq, a Baghdad nel 780 e morto nel 855
Conosciamoli meglio
Abu Hanifa permise le traduzioni dei significati del Corano nelle varie lingue e di pregare per chi è
all’inizio nell’Islam non in arabo. Questo solo all’inizio, poi il musulmano si deve sforzare di
imparare a pregare in lingua araba, poiché il Corano è stato rivelato nella lingua del Profeta
Muhammad (saw). Quindi, se tutti noi leggiamo il Corano nella nostra lingua che non è l’arabo
dovremmo essere riconoscenti ad Abu Hanifa. Personalmente consiglio ai nuovi musulmani di
imparare direttamente a pregare in arabo, se però trovano all’inizio difficoltà possono farlo anche in
italiano, l’importante è che non diventi un’abitudine. Abu Hanifa era molto aperto di mentalità e i
suoi allievi lo correggevano. Ha insegnato la giurisprudenza islamica che pratichiamo anche oggi.
Anche Malik fu un esempio di coesistenza con gli altri. Aprì la strada per la scienza degli hadith
(detti e fatti di Muhammad) e per la giurisprudenza islamica per Al Bukhari e Ash Shafi’y. Abu
Hanifa era abituato a dare dei consigli ipotizzando, questo perché viveva in Iraq, terra aperta al
mondo, le persone che ci vivevano provenivano da diversi paesi ed ognuno aveva la sua mentalità.
Il paese era in continuo cambiamento, anche per questo motivo. Quindi faceva molte ipotesi: “Se
succederà questo e quello io farò così, in caso contrario farò diversamente”. Malik invece trovava
inutile ipotizzare, diceva che si doveva dare dei consigli concreti, l’ipotizzare per lui era una perdita
di tempo. Per questo non era d’accordo con Abu Hanifa. Si incontrarono alla Mecca e parlarono
lungamente anche di questo. L’Arabia Saudita all’epoca era più chiusa dell’Iraq, per questo motivo
Malik non ipotizzava mai. Da quell’incontro capirono entrambi molte cose. Il mondo aveva bisogno
di tutti e due.
Ash Shafi’y era eccellente in tutto, dalla scienza, allo sport, componeva poesie e non solo. Viaggiò
molto portando sapienza. Ash Shafi’y imparò direttamente da Malik e apprese molte cose. Studiò la
giurisprudenza nella scuola di Abu Hanifa per alcuni anni, prima di formulare Fatwe nei paesi dove
si trovava, preferiva prima conoscere meglio il paese che lo ospitava. Per questo quando gli
chiedevano le Fatwe lui preferiva conoscere il popolo e la situazione del loro paese.
Ahmad Ibn Hanbal non era affatto rigido. Spesso quando si incontra un musulmano dalle idee
estreme si pensa subito “E’ sicuramente hanbalita”. Invece no, Ibn Hanbal non impose regole
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rigide, queste voci infondate si sparsero ai suoi tempi per mezzo di musulmani ipocriti, quindi gente
che in realtà non era musulmana e che voleva solo portare disordine nell’Islam. Pensate, quando
qualcuno voleva sposare una seconda moglie Ibn Hanbal consigliava subito di andare a chiederlo
alla prima e se quest’ultima non dava il suo consenso l’uomo non poteva sposarne un’altra. Più
aperto di così? Ciò dimostra che non era affatto rigido, in caso contrario avrebbe detto “No! Sposati
senza nemmeno chiederlo alla prima moglie, anche se lei non ti darà mai il permesso!” L’imam
studiò giurisprudenza tutta la vita, tra cui quella di Abu Hanifa, era sapiente della Sunnah
(tradizione del Profeta Muhammad). Ognuno ha aggiunto qualcosa al mondo ed ha insegnato la
coesistenza. Tutte le persone che presentano qualcosa di nuovo non vengono facilmente accettate,
ma a distanza di secoli, i loro insegnamenti sono ancora fra noi.
Mamdouh
23
I L TÈ
Lo sapete che il tè è la bevanda più diffusa al mondo dopo
l’acqua? Questo infuso ricavato dalle foglie della pianta camelia
sinensis nasce in Cina (tè: 茶) ed è coltivato principalmente,
oltre che in Cina, in India, Giappone, Sri Lanka e anche in
Kenya. Ecco le sue varietà:
Tè nero: dall’aroma corposo, è ricco di caffeina e teofillina, e si
ottiene lasciando fermentare le foglie per 3 o 4 ore prima di
procedere alla loro essiccazione. Per preparare la bevanda le foglie vanno tenute in infusione dai 2 ai 4
minuti, a seconda delle loro dimensioni. Tra i tè neri (noti più correttamente come “rossi” in Cina), la rara
qualità cinese Ch’i-Men Mao Feng, il Darjeeling, tè indiano pregiato e l’Earl Grey, diffuso da noi,
aromatizzato al bergamotto.
Tè oolong (o wulong): significa, letteralmente, “drago nero” ed è un tè semi-fermentato che viene ottenuto
interrompendo a metà il processo di fermentazione; ciò dà origine a un prodotto dalle qualità intermedie tra il
tè nero e il tè verde. Viene usato dalle famiglie cinesi come farmaco casalingo e agirebbe contro l’obesità.
Va tenuto in infusione dai 5 ai 7 minuti. Lo Shui-Hsien fa parte di questa categoria ed ha un retrogusto
leggermente fruttato.
Tè verde: la lavorazione di questo tè, dal sapore molto più delicato, prevede la sola fase di essiccazione, e
ciò permette di preservare l’intero contenuto di antiossidanti. Va tenuto in infusione dai 2 ai 4 minuti. Con la
dicitura “tè verde” si indicano diverse qualità non fermentate, come il giapponese Gyokuro, considerato uno
dei migliori del mondo, le cui piante vengono tenute all'ombra sotto grandi teli sostenuti da pali di bambù.
Altre qualità di tè verde, le cinesi Lu Mu Dan (“peonia verde”) e Lung Ching o Long Jing (“pozzo del
drago”) e le giapponesi Sencha e Matcha.
Tè bianco: ricavato dalle sole prime foglioline apicali del germoglio, dà una bevanda dal colore molto chiaro
e dall’aroma delicato ma ricco di antiossidanti, pagati peraltro a caro prezzo considerata la particolare
modalità di coltivazione e raccolta. Va tenuto in infusione dai 7 ai 15 minuti.
Tè bancha: tipicamente giapponese, significa “leggero”, ed è una sorta di tè verde ottenuto dalle foglie più
vecchie e grandi della pianta e per questo è particolarmente povero di caffeina.Si definisce anche “tè di tre
anni” perché è costituito da foglie rimaste sulla pianta per quel periodo. È naturalmente deteinato.
Tè special gunpowder: è il tè verde cinese più bevuto al mondo. Si caratterizza per la foglia arrotolata a
mano, che ricorda piccole palline di polvere da sparo (da qui il nome inglese “gunpowder”). A basso
contenuto di teina, ha un colore giallo intenso e un gusto deciso e fresco, leggermente amarognolo. Ottimo
come digestivo e depurativo.
Pu’erh tea: va molto di moda tra i vip perché ritenuta dimagrante, è una tisana a base di: tè verde dello
Yunnan, foglie di menta piperita, karkadè, verga d’oro, radice di angelica cinese e cloruro di cromo.
Tè assam: di origine indiana, messo in infusione produce una bevanda forte, dal sapore deciso e dall'aroma
speziato.
24
Bab Zuweila
La Giordania: la Mezzaluna Fertile
La Giordania fa parte della cosiddetta “Mezzaluna Fertile” e confina a nord con la
Siria, a nord-est con l’Iraq, a sud-est e a sud con l’Arabia Saudita, a sud-ovest col
Mar Rosso e a ovest con Israele.
Tutto iniziò intorno al 2000 a.C, quando i semiti Amorrei -i primi invasori- si
insidiarono sulle rive del Giordano a Canaan, dopo di loro arrivarono gli ittiti,
egiziani, israeliti, assiri, babilonesi, persiani, greci, romani, musulmani arabi, i
crociati, i turchi ottomani e i britannici.
Israele, Giordania e Gerusalemme diventarono territori britannici alla fine della I
guerra mondiale, furono proprio i britannici a creare la Transgiordania nel 1922.
Questo paese fu tra i primi ad aiutare i fratelli palestinesi alla lotta contro Israele e si
unirono agli altri Stati arabi per la guerra contro lo Stato israeliano.
Nel 1950 la Transgiordania diventò “Regno Hashemita del Giordano”, guidato dal re
Abdallah di Giordania e partecipò assieme all’Egitto alla guerra del 1967 tra Israele e
gli Stati arabi. Molti sono i palestinesi scappati dalla guerra e trasferiti in Giordania,
oggi 1,5 milioni sono i rifugiati. Tuttavia il paese non intervenne direttamente alla
guerra contro Israele dell’ottobre 1973 e non partecipò alla guerra del Golfo del 1991.
In Giordania i musulmani sono il 92% e il resto cristiani. Dal 1999 regna re Abdallah
II.
Amman è la capitale con 1.600 mila abitanti.
Troverete tutte le storie di Bab Zuweila nel libro da noi pubblicato
25
LE PORTE DELL’ORIENTE
CAMBOGIA, NEL CUORE DELL’INDOCINA
La Cambogia, con il Vietnam, la
Thailandia, Myanmar, il Laos e parte
della Malesia, sono i paesi dell’estremo
oriente che formano l’Indocina, la
regione dell’Asia dal grande passato
che sta ripresentando al mondo intero
le sue ricchezze storiche e culturali: la parola Indocina indica le
due principali influenze culturali che hanno caratterizzato
l’evolvere di questi paesi: quella dell’India, prima con l’induismo e
poi col buddhismo e con le forme architettoniche indiane (tempio e
stupa), e quello della Cina.
Nel cuore del paese troviamo i magnifici templi indù e buddhisti di Angkor Wat e Angkor Thom,
quest’ultimo caratterizzato da gigantesche figure dal sorriso enigmatico e da centinaia di
bassorilievi e statue. Qui rimangono le vestigia dell’arte e della storia khmer. Angkor, l’antica
capitale, che rappresenta lo splendore e la potenza dell’impero Khmer per oltre sei secoli di storia
(802-1432), è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Angkor Wat, visitatissima dai
turisti dalla riaperta dopo decenni di chiusura al mondo, si estende per più di 220 Kmq nella
pianura alluvionale presso il lago Ton Le Sap, con le sue rovine intrecciate alle radici degli alberi
secolari della giungla, gli infiniti monumenti di grande bellezza tra i più importanti al mondo, che
emergono dalla giungla tropicale, che ne fanno uno dei luoghi più affascinanti del pianeta.
Phnom Penh è la capitale attuale del paese, nota come la “perla dell’Asia” con i bellissimi mercati,
le pagode dorate del Palazzo Reale, il Museo Archeologico ricco di reperti provenienti da Angkor e
l’architettura tra antichità khmer e francese. Altre città importanti sono la vitale Siem Reap, Prek
Sbauv e Sihanoukville.
Nelle iscrizioni sanscrite questa regione veniva definita come Kamnujadesa o Kambuja, dal nome
di una tribù dell’India del nord legata a Kambu Svayamnhuva, leggendario fondatore della civiltà
Khmer. Furono i francesi, arrivati a colonizzare questi territori, a metà del XIX sec., a rinominarla
Cambodge, per rendere la parola più leggibile e pronunciabile. L’impero Khmer fu potentissimo e si
estese per gran parte del sud-est asiatico, raggiungendo il suo apice tra il X e il XIII sec.;
successivamente, attaccato dai Thai e dai Cham (dall’ odierno Vietnam) iniziò un lento periodo di
declino fino a far diventare il paese dal re cambogiano un protettorato francese, diventando parte
dell’Indocina coloniale francese nel 1887. Occupato dai giapponesi nella seconda guerra mondiale,
raggiunse la completa indipendenza dalla Francia solo nel 1953.
Nell’era moderna la Cambogia è diventata tristemente nota a causa del periodo di dittatura 19751979, capeggiato dal folle Pol Pot con la dittatura comunista dei khmer rossi: sono state realizzate
deportazioni di massa dalle città alle campagne, ed uccisioni che hanno addirittura dimezzato la
popolazione. Dopo aver subito anche un’invasione dell’esercito vietnamita, e dopo 22 anni di
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guerre civili, la Cambogia è oggi ancora in condizioni economiche disastrose ma è ritornata alla
pace e si sta riavviando alla democrazia e al progresso dopo che è stato ripristinato il regno
attuale. Oggi il paese è suddiviso in 20 province (khet) e 4 municipalità (krong), ulteriormente
suddivise in srok (distretti), khum (comuni), phum (villaggi) e koh (isole).
Il paese, finalmente tornato alla tranquillità spirituale e naturale, si affaccia sul Golfo del Siam e
confina con la Thailandia, il Laos ed il Vietnam, è caratterizzato dal suo sistema idrografico che
comprende il Mekong e lo straordinario lago Tonle Sap, le catene montuose dei Cardamomi e del
Ratanakiri, dove ancor oggi regnano tigri, serpenti ed elefanti. Il fiume Mekong sfiora la capitale e
sono imperdibili i tramonti su questo mitico fiume. Il clima risulta fortemente influenzato dai
monsoni tropicali provenienti dal
sud.
La cucina cambogiana è dolce,
quasi mai piccante, con il riso
come base. Nei ristoranti si può
trovare il “macera troeung”,
un’abbondante zuppa di carne, il
“tea-tim”, anatra in umido e il
“mean tim”, pollo in umido.
La lingua ufficiale è il cambogiano
(khmer), ma sono molto diffusi
l’inglese e il francese; la valuta è il
riel. La religione prevalente e il
buddhismo
Theravada,
ma
troviamo anche l’Islam e i culti animisti. Gli abitanti sono oltre 13 milioni: la gente del luogo è
cordiale ed ospitale. I prodotti tipici sono il krama, un tipo di sciarpa di seta o di cotone a quadretti,
il sampot, un tessuto che si porta annodato attorno alla vita, gli oggetti scolpiti nel legno e i gioielli.
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IL FASCINO DEL MISTERO
IL FANTASMA DI MAE NAK
La storia di Mae Nak è un triste racconto di fantasmi molto
popolare a Bangkok (Thailandia) tant’è che ha dato vita a
trasposizioni cinematografiche (la più recente la trovate in
“Tracce sulla sabbia” di questo numero), cortometraggi, serie
tv, opere teatrali, libri e fumetti. Mae Nak Phra Khanong, o,
più semplicemente Mae Nak (“madre Nak”), era una
bellissima donna incinta di Phra Khanong, sposa di Mak,
partito per la guerra. Durante l’assenza dell’uomo, sia Mae
Nak che il bambino muoiono di parto, ma, al suo ritorno, Mae
trova ancora i due e vive con loro ignorando che sono due fantasmi che sono rimasti ad attenderlo.
Nonostante gli avvertimenti dei vicini, l’uomo non si accorge di nulla, finchè un giorno scopre da sè il
terribile maleficio che grava sulla sua casa e fugge in un tempio, scatenando le ire di Mae Nak sui locali che
hanno cercato di contrastare il suo amore eterno e la sua devozione al marito. Un esorcismo sembra porre
fine alla vicenda, con lo spirito imprigionato in una bottiglia e gettato nel fiume, ma esistono diverse versioni
che danno un seguito alla storia, secondo la quale Mae Nak continuerebbe a tormentare i vivi della zona da
oltre un secolo. L’urna con la tomba di Mae Nak si trova oggi vicino a Sukhumvit Road, Soi 101. Oggi Mae
Nak è considerata portafortuna per chi gioca alla lotteria, e i superstiziosi thailandesi temono molto il suo
spirito, continuando a fare offerte pur non parlando di lei.
ANIME GIAPPNESI
DEATH NOTE
Per la prima volta ci cimentiamo con una serie che non fa parte del
passato, ma che è molto più recente. Abbiamo giudicato molto
interessante questa serie nota anche in Italia e recentemente
proposta in tv da MTV. Death Note (デスノート, Desu Nōto) è
seguitissima e letteralmente di culto, narra che gli Shinigami, gli dei
della morte che sottraggono la vita agli umani, accorciandola,
posseggano dei magici “quaderni della morte” (i death note, per
l’appunto), che permettono, con diverse regole, di decretare la fine
delle vite umane scrivendoci sopra i nomi delle vittime. Ryuk è uno
di essi, che, in cerca di distrazioni nel nostro mondo, coinvolge
l’annoiato studente Light Yagami in un gioco pericoloso facendolo
diventare il misterioso giustiziere noto come Kira (dall’inglese killer
(キラー, Kirā). Ben presto un’altra persona troverà uno di questi quaderni (l’infantile Miss Amane) e la storia
si complicherà tra mille colpi di scena che non stiamo a svelarvi. Molto psicologico, sul thriller
soprannaturale-gotico, si basa sulla sfida tra il giovane e bizzarro detective Elle e Light, studente figlio di un
dirigente di polizia di cui Elle sospetta fortemente, che diventa sempre più cinico, ambizioso annoiato e
desideroso di liberare il mondo dal male. Il manga in 12 volumi di genere “shonen” è opera di Tsugumi Ohba
eTakeshi Obata, è uscito nel 2003 per la Shueisha, e alcuni anni dopo anche da noi, seguita dall’anime in 37
episodi, che ha generato anche tre film live action.
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ANIME GIAPPNESI VICKY IL VICHINGO
Nei numeri precedenti: “Ken Falco” n. 26, “Charlotte” n. 26 “L’Uomo Tigre” n. 25, “Daitarn 3” n. 24,
“Jeeg Robot D’Acciaio” n. 23, “Lupin III” n. 23, “Heidi” n. 22, “Remi” n. 22, “Kimba il Leone Bianco”
n. 22, “Kyashan” n. 20, “Polimar” n. 20, “Capitan Harlock” n. 19, “Lady Oscar” n. 18, “Mazinga Z” n.
14, 15, “Il Grande Mazinga” n. 14, 15, “Goldrake: Atlas Ufo Robot” n. 14, 15 e “Candy Candy” n. 14
Continua la nostra carrellata di personaggi storici del mondo degli Anime, con chi
potevamo tornare se non con il primo personaggio apparso sugli schermi televisivi?
Si tratta proprio di lui “Vicky il vichingo” (1974) apparso sui nostri schermi (Rai 1)
nel lontano 1976 o 1977, in pratica, quando andavamo ancora alle scuole elementari –
alcuni di noi all’asilo-, il cartoon era adatto alla nostra età, ma tutto immaginavamo
tranne che Vicky arrivasse dal lontanissimo Sol Levante. Guardando il cartone
animato –così lo chiamavamo all’epoca- pensavamo fosse francese o tedesco, ci
ricordava molto Asterix ed invece…made in Japan! Quindi non è Heidi il primo
anime bensì il vispo e assai intelligente Vicky. Eravamo abituati in quei anni ai
Barbapapà –progetto franco/nipponico-, a telefilm come “Furia” e “Pippi calze
lunghe”, mai avremmo immaginato che quel piccolo vichingo anticipasse l’ondata di
anime capitanati da massicci robot d’acciaio e bambine orfanelle. 78 sono gli episodi,
in Italia ne arrivarono 66. Il titolo in giapponese è “Chiisana Viking Vicke” in
tedesco “Wickie und die starken Manner”, tratto dal romanzo dell’autore scandinavo
Runer Jonsson, fu da noi un successone. L’arma del successo fu l’ironia e la
semplicità dell’anime. Ci incuriosiva molto quel bambino timido e allo stesso tempo
vivace che trovava improvvisamente idee per tirare fuori dai pasticci tutti i vichinghi,
compreso suo padre Alvar –omone dal cuore tenero- semplicemente strofinando il
naso e schioccando le dita –simile un po’ a Samantha del telefilm “Vita da strega”- .
Il villaggio dove vive il piccolo è in Normandia ma assieme ai vichinghi viaggia su
una nave enorme solcando i mari. L’anime non è violento. La regia è di Hiroshi Saito
e disegnato da Shuichi Seki.
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SHENZHEN
La città di Shēnzhèn (深圳市) si trova nel Guandong, in Cina; è un’anomala metropoli diventata
una città-modello e uno dei principali centri industriali cinesi. Negli ultimi 30 anni si è sviluppata a
ritmo vertiginoso ed è stata rinominata “la città cresciuta in una notte” o “la città miracolo”, una
realtà della nuova modernità economica cinese nata il 26 agosto del 1980 per volere del leader Deng
Xiaoping, che volle fare di questo allora villaggio di pescatori una
metropoli in grado di tenere testa alla vicina Hong Kong e fare da
“cuscinetto” in vista della riunificazione. La vicinanza con Hong Kong
- a quei tempi ancora colonia del Regno Unito - contribuì alla scelta di
questa città. Al confine con i Nuovi Territori di Hong Kong e a pochi
chilometri dalla mitica Canton (ora chiamata Guangzhou) è bagnata
dal Fiume delle Perle ed ha un importante porto. La zona di Shenzhen,
precedentemente era conosciuta con il nome di Contea di Bao’an. Per
entrare nella città, considerata “zona speciale”, anche i cinesi hanno
bisogno di un permesso. È stata la prima Sez, cioè la Zona Economica
Speciale, esperimento già timidamente applicato in altre zone, che fu
esteso a gran parte del Paese, con una crescita economica esplosa negli anni fino ai livelli odierni.
Città degli estremi, Shenzhen è una metropoli-laboratorio dove si impara a fare soldi, a spendere, a
divertirsi grazie a incentivi di ogni tipo. Ha visto un boom economico che ha fatto esplodere in
pochi anni la popolazione, da 2mila a 8 milioni di abitanti, in gran parte
giovanissimi venuti qui per lavorare, attratti dai redditi record. Ma gli
abitanti clandestini, impossibili da stimare, fanno lievitare questo dato.
Strutture moderne, vita notturna, paradiso fiscale, shopping sfrenato,
cantieri che aprono continuamente, ma anche malavita e sfruttamento. Nei
centri commerciali come il Louhu District, per pochi yuan si possono
acquistare le griffe più note - e rigorosamente falsificate -. La città vanta
la maggior diffusione di carte di credito di tutta la Cina, più di una per
persona. L’aeroporto dista circa 35 Km dal centro, intorno ad esso alcuni
spaventosi grattacieli, altissimi e stretti, che non si capisce come facciano
a stare in piedi si trovano isolati nel nulla intorno all’aeroporto. In città si alternano quartieri di
fabbriche e dormitori a scintillanti strade commerciali dove sorgono alcune delle più bizzarre idee
dell’architettura contemporanea cinese. Grattacieli in stile americano e palazzi che ricordano quelli
di Mosca con portici neoclassici e immancabili tetti a pagoda; grandi viali costeggiati da ampie
zone verdi, alberghi megagalattici, ristoranti, luoghi d’interesse turistico, giardini esagerati, parchi
tematici come la “Splendida Cina” (un ritratto orografico e monumentale del Paese) e la “Finestra
sul Mondo” (con le ricostruzioni in scala dei principali monumenti mondiali, dalle Piramidi, al
Partenone, alla Tour Eiffel). Il Diwan Building è l’edificio più alto della città (400 metri), famoso
anche per contenere un museo delle cere. Oggi, dopo la prima corsa all’industrializzazione, in 10
anni la metropoli “sperimentale” paradossalmente è passata dall’inquinamento selvaggio alla
nomination per la città più verde della Cina.
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RADIO NI HAO
Sek Loso – “7 August” (Grammy) Cosa sarà mai successo il 7 agosto? Primo disco solista (2003)
del magro e capellone cantante-chitarrista thailandese Sek Loso (เสก โลโซ
) ex del gruppo
Loso, di grande successo in patria. Il suo vero nome completo è Seksan Sukpimay e ci presenta 9
brani di rock melodico.
Golf/Mike – “Get r3ady” (Grammy) Ancora dalla Thailandia e per la Grammy - la più grande
casa discografica nazionale - due giovanissime star del pop: soliti fratelli bellocci dai videoclip
danzerecci che piacciono ai giovanissimi e soprattutto alle giovanissime asiatiche, incredibile
successo in patria e fuori per questo duo che fa di tutto ed ha anche la propria linea di
abbigliamento. L’album ha 11 tracce in thai ed è disponibile anche nella versione col solito video cd
per il karaoke.
Cubanito 20.02 – “Soy cubanito” (Edel Planet Records 2)
Capostipiti del reggaeton alla cubana noto come “cubaton”:
ritmi dolci e melodici meno duri e arrabbiati. Il loro primo
album è diffusissimo nell’ambiente latinoamericano e ha
influenze gospel,r&b ecc. 12 i brani, in lingua spagnola.
Rain Tree Crow – “Rain tree crow” (Virgin) Una reunion
dei Japan non c’è mai stata, a parte questo disco
estemporaneo di David Sylvian, Mick Karn, Richard Barbieri e Steve Jansen, a nome Rain Tree
Crow, uscito nel lontano ’91 e ristampato qualche anno fa. Qui, più che suggestioni orientali, alle
quali ci hanno abituato, troviamo molta Africa e sperimentazione. I brani sono più maturi rispetto
al passato, non studiati ma improvvisati su delle basi e accompagnati dalla calda voce
dell’esistenzialista Sylvian. Disco lento,rilassante, sperimentale, con diversi strumentali, nuove idee
e qualche richiamo al passato.
3MA – “3MA” (Phantom Sound & Vision) Prendono il nome dalle iniziali dei loro rispettivi paesi e
sono un “supergruppo africano” composto da: Ballake Sissokò dal Mali, virtuoso della kora,
strumento a 12 corde ricavato da una grande zucca; Driss El Maloumi dal Marocco, che suona
l’oud; e Rajery dal Madagascar che, nonostante abbia una mano sola, suona la valiha malgascia,
una cetra tubolare ricavata da due grossi cilindri di bambù. Il primo album è stato registrato a
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Kabardok, Le Port e La Réunion. Musica melodica, suggestiva strumentale e spirituale che ci hanno
fatto sentire di recente in Italia nelle nostre chiese.
Mahmoud Refat – “Mort aux vaches” (Staalplaat Record) Particolare la proposta di questo
artista egiziano: non le solite sonorità pop-mediorientali a cui siamo abituati, ma un essenziale e
scarno suono etno-atmosferico, cupo, elettronico e sperimentale. Molto attivo, ha anche fondato
un’etichetta discografica indipendente, la 100Copies Music.
Bikya – “Bikya” (100Copies Music) Bikya è un trio del Cairo composto da Mahmoud Refat,
Mahmoud Wali e Maurice Louca. Propongono un nuovo tipo di suono complesso con strumenti
acustici ed elettronici. www.myspace.com/bikya
Hassan Khan – “Tabla dubb” (100Copies Music) Artista e musicista sperimentale egiziano, Khan
è un altro esponente di punta del suono moderno mediorientale, prodotto dal solito Mahmoud
Refat. Mixa musica con tabla ed elettronica e realizza una performance audiovisuale con lo stesso
titolo dell’album.
Chemirani Ensemble Guidati dall’iraniano Djamchid Chemirani, il gruppo è una famiglia che
comprende anche i suoi figli, e ci riportano ai suoni dell’antica Persia con la musica classica e le
poesie di quel paese e i suoi strumenti tipici, come lo zarb (tamburo a fascia singola),il tombak e il
daf. Singolarmente hanno collaborato con molti artisti su vari cd e compilation ma, nonostante i
molti concerti in giro per il mondo, non ci risulta ancora nessun album pubblicato a loro nome,
peccato!
Samite – “Dance my children dance” (Shanachie) Uscito nel lontano ’90, un disco di musica
tradizionale ugandese: ipnotica e particolare, eseguita dall’autore con strumenti come
kalimba,marimba,litungu e varie percussioni, oltre a flauti africani.
Amadou & Mariam – “Welcome to Mali” (Because) Ce ne eravamo occupati sul N.14, ora il
duo del Mali torna con un nuovo disco con diverse collaborazioni (c’è addirittura Damon Albarn dei
Blur): etno-pop che incrocia la musica africana con quella commericale occidentale. “Sabali” e “Ce
n’est pas bon” tra i titoli.
Estelle – “Shine” (Atlantic) Estelle è una cantante di colore di origine grenadino-senegalese e ci
propone un secondo album di pop-black music contaminata da reggae e ragamuffin. Voce intensa
e ritmi moderni in lingua inglese.
Natacha Atlas & The Mazeeka Ensemble – “Ana Nina” (World Village) Torna Natacha Atlas,
di cui ci siamo già occupati in passato sia in versione solista che coi Transglobal Underground.
L’ultimo album della cantante belga di origine mediorientale è più indirizzato alla tradizione araba
con cover di classici e pezzi propri. Tra gli artisti rivisitati, l'egiziano Abdel Halim Hafez e la libanese
Fairuz, molto amati dalla Atlas. C’è anche “Lammabada”, canzone le cui origini si perdono nei
secoli e che, dal Marocco allo Yemen, viene cantata ancora oggi.
A.A.V.V. - “Umalali - The Garifuna women’s project” (Cumbancha) Dalle zone caraibiche del
Belize, racconti di donne forti e perseveranti raccolti in 10 anni di ricerche e studi. Vari i generi
attraversati in questo cd che contiene anche video e contenuti speciali.
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Gackt – “0079-0088”
(Nippon Crown) Ci capita tra
le mani questo breve album
di uno ormai dei nostri artisti
preferiti dal Sol Levante, un
cd uscito a dicembre del
2007, colonna sonora delle
varie serie dell’anime Mobile
Suit Gundam. 9 brani tra il
rock e il romantico, alcuni brani ci sembrano rivisitati e li conoscevamo già. Esistono ben due
versioni limitate che comprendono le narrazioni dei due protagonisti del cartone. “Metamorphoze”
è trai pezzi migliori.
Bach Yen & Trân Quang Haï – “Vietnam - Dreams and reality” (Air Mail) Dal Vietnam, 14 i
brani di questo disco di suoni tradizionali etremo-orientali con la voce della cantante Bach Yen e le
musiche del compositore Trân Quang Haï
Ronin – “Vogliamo anche le rose” (Rhino/Warner) Nome giapponese preso dal termine che
indica i samurai rimasti senza padrone, per un gruppo italiano spesso paragonato ai Calexico, che
mescola folk balcanico, etiope e messicano tra l’acustico e il rock’n’roll. Ballate malinconiche, free
jazz, atmosfere anni’60-’70 e chi più ne ha più ne metta. L’ultimo album, in italiano e con 13 brani,
è la colonna sonora dell’omonimo film di Alina Marazzi.
A.A.V.V. – “Best of China and Japan” (Arc Music) Tutta orientale questa compilation cinogiapponese della durata di circa un’ora con brani tradizionali proposti con arrangiamenti classici e
moderni, spaziando tra passato e presente. Prima parte dedicata alla Cina, tra liuti-pipa e
formazioni folkloristiche, la seconda dedicata al Giappone con i soliti koto (strumento a corda
giapponese), le percussioni e lo shakuhachi (flauto in bambù).
Huong Thanh & Nguyên Lê - “Fragile beauty” (Act Music) Quarta collaborazione tra la
cantante Thanh e il chitarrista Lê – entrambi vietnamiti – dove arrangiano brani tradizionali e
nuove composizioni tra pop,jazz,contemporanea e world music con molti strumenti a percussione
provenienti da tutto il mondo: dalla cetra vietnamita (dàn tranh), alle congas, all’udu africano.
Passato che si fonde col presente toccando non solo l’Asia e l’Occidente, ma anche l’Africa.
Shiva in exhile - “Nour” (Listen &Think Publishing) Uscito a luglio, il secondo cd dei tedeschi
Shiva in exhile propone un innovativo mix tra musica etnica, gotica e new age: 13 brani per questo
“Nour” (“luce” in arabo) con la voce della russa Yana Veva e la collaborazione del poeta libanese
Hanine Hannousch nel brano “Bullet”.
Takagi Masakatsu – “Private/Public” (MSI Music/Super D) Giovane pianista giapponese che
ha reso popolare l’ascolto della musica classica fra i giovani col suo suono solare e sperimentale.
Anche artista visivo d’avanguardia che crea video espressionisti, T.Masakatsu (高木 正勝), durante
i suoi concerti è accompagnato da proiezioni ipercolorate. www.takagimasakatsu.com
Voltio – “En lo claro” (White Lion) Giovane rapper portoricano di grande successo, il cui vero
nome è Julio Ramos Filomeno. Solo 6 i brani del cd con uno stile indirizzato verso il reggaeton.
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A.A.V.V. – “Chinese Buddhism Music” e “Chinese Wedding Music” (Chinese Music Online)
Amate le compilation ethno e new age? Ecco allora una prima dedicata alla musica buddhista, più
spirituale e new age, e una seconda, decisamente più curiosa e interessante, dedicata alla musica
tradizionale usata durante i vari momenti dei matrimoni in Cina. Le trovate in vendita sul sito
inglese http://online.chinesemusic.co.uk/
Ramsazizz – “Ramsazizz” (Edel Music) Da Bologna, un progetto multietnico e divertente di
musica folk ed elettronica con bouzuki, mandolino e percussioni, musica di migranti dalla Spagna
ai Balcani, dal Nordafrica all’Asia. Il loro disco ha molti ospiti: Roy Paci, Bandabardò, Kocani
Orkestra, Cisco, ecc.
Anouar Brahem – “Astrakan Cafè” (ECM) Torniamo dopo diversi anni a parlare di una nostra
vecchia conoscenza: dalla Tunisia, 14 emozionanti brani strumentali di Brahem, col tipico oud,
accompagnato solo da clarinetto e percussioni. Il disco è stato registrato in un monastero
austriaco.
Alejandra Guzman – “Fuerza” (EMI) La sensuale Guzman è una nota cantante/attrice
messicana nota come “la regina del rock” sudamericano: il suo ultimo album – il tredicesimo – è in
stile pop rock con alcune ballate e la solita voce calda e particolare. “Soy Solo Un Secreto” è stato
il primo singolo tratto dal cd.
Harddiskaunt – “La buena y la mala onda” (Maninalto!rec/ Venus Dischi) La contaminazione
rende originale questo gruppo di musica giamaicana (ska-reggae-punk) mischiata a quella latina; il
cantante poi è argentino, i testi sono in castellano e italiano e le sonorità cubane ma loro vengono
da…Varese!
The Gazette – “Stacked rubbish” (PS Company) I Gazette (si pronuncia “gazetto” e si scrive
ガゼット o the GazettE), appartengono al solito filone del j-rock/visual kei giapponese. In attesa
del nuovo album, preceduto da due singoli, ecco l’ultimo della loro discografia, stile metal/hard
rock e alternative, vendutissimo in patria. Nell’edizione limitata è allegato un dvd con due brani.
Terra Samba – “Dendê” (ConcertOne) Ci occupiamo per la prima volta di questo famoso gruppo
brasiliano che in 15 anni ha pubblicato 12 album: sonorità bahiane ricche di percussioni e di
richiami al tradizionale forrò del nord est del Brasile. Il disco è uscito nel 2007 e il gruppo non
manca mai al nostro Festival Latinoamericando.
Violent Jokes Gruppo underground italo-cinese molto particolare e atipico da Hong Kong che
mescola trip hop, drum’n’bass, Björk, anime, e con la voce eterea della cantante Shadow
vagamente mediorientale. Non hanno pubblicato ancora album ma sentiremo parlare di loro. Sul
loro sito si possono ascoltare alcuni brani: http://www.myspace.com/violentjokeshk
Miriam Makeba – “Her essential recordings” (Halidon) Una delle tante compilation per
avvicinarsi alle canzoni di “Mama Africa”, la cantante sudafricana recentemente scomparsa (vedi
N.scorso): 2 cd con tutti i successi, da quelli del passato, fino al presente.
Mighty Crown – “Dance hall ruler 2001” (Jvc Victor) Un trio giapponese di Yokohama che,
curiosamente, si cimenta con successo col…reggae! Hanno addirittura vinto il World Clash
jamaicano di
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Montego Bay e riempiono gli stadi. Prededuto da un’intro, un’esplosione di allegria in ben 37 pezzi
http://www.mightycrown.com/
DLG – “Renacer” (La Calle Records) Tornati dopo una lunga pausa i Dark Latin Groove (ecco il
senso della sigla) sono attivi da metà anni ’90 a New York con un innovativo “tropical urban”
(salsa, reggae, hip hop e reggaeton). Il titolo significa “rinascita”.
Emre Aydin – “Afili Yalnızlık” (Sony Music/GRGDN)
Dalla Turchia, si va in territori più rock e alternative con
questo cantante solista premiatissimo in patria, che ha
fatto parte anche del gruppo 6.Cadde (“6ª Strada”).
L’album segue interamente il tema della malinconia (il
titolo significa “solitudine ostentata”): 10 malinconici brani
in turco, seguiti da una traccia nascosta.
Sainkho – “Out of Tuva” (Cramworld) Torniamo a
parlare di Sainkho (vedi N.11): in questo disco del ’93 -il
più famoso della sua carriera, registrato nell’arco di sette
anni - la “sacerdotessa orientale del canto” da Tuva
(Siberia,vicino alla Mongolia) con la sua incredibile e
duttile voce, ci racconta di storie affascinanti e lontane in 13 brani suggestivi.
Pedro Suàrez-Vértiz – “Pedro Suàrez-Vértiz” (Phantom Sound &
Vision) Pedro è una rockstar in Perù, solista dopo la militanza in altri
gruppi. Seguitissimo anche in Europa, al suo settimo album, omonimo,
spopola coi suoi testi poetici e la musica pop rock in lingua spagnola.
Gente D’Zona – “Lo mejor que suena ahora” (Planet Records) Da
Cuba: mescolano reggaeton, fusion, rap e altri generi; nato nel 2000,
questo trio ha tra i suoi brani più famosi “La campana” e “Soné”. Il
disco, attesissimo, è il primo e raccoglie vecchi brani e nuove
composizioni.
Mehmet Sabir Karger – “Central Asia Ethnic Series:Turkistan
Ethnic Songs I” (Asia Production) Suoni tradizionali del Turkistan e
dell’Asia Centrale: 14 i brani che ci propone questo artista greco o turco
specializzato in serie di cd di musica folkloristica.
Angelica Lee – “Ocean of love” (Rock Records) Moglie del regista di Hong Kong Oxide Pang,
Angelica Lee (李心潔 - Li Xin Jie) è una cantante-attrice cinese, ma nativa della Malesia: Koma e
The Eye tra i suoi film, usciti anche in Italia. Questo cd pop in mandarino è del 2000, inciso per
un’etichetta di Hong Kong. Decisamente più impegnata nella carriera di attrice, Angelica ha appena
girato il film “Missing” di Tsui Hark.
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LA LINGUA AFRIKAANER
L’afrikaaner o afrikaans è la lingua parlata ancor oggi in Sudafrica; mescola
olandese, lingua indigena e altri idiomi europei, tra cui il francese e il portoghese, ma
anche khoisan,malese, malgascio, xhosa e altre lingue,
differenziandosi molto da alcune parole olandesi. Un tempo
era nota anche come “olandese del Capo” o “taal” ed era
parlata anche in Namibia. Il termine nasce nel XIX secolo
per sostituire quello di “boero”, per distinguere i bianchi di
lingua afrikaans da quelli di lingua inglese. I boeri erano i
vecchi emigranti o coloni calvinisti ugonotti di origine
nordeuropea (Paesi Bassi, Germania, Belgio e Francia) giunti
tra il 1652 e il 1795 a Capo di Buona Speranza (poi Città del Capo), una posizione
strategica per le rotte indiane. I coloni si dedicarono principalmente all’agricoltura e
all’allevamento e per questo vennero chiamati boeri (da boer, “contadino” in
olandese). L’afrikaaner deriva dal dialetto detto kaap-nederlands (olandese del Capo);
la lingua, pur rimanendo simile all’originario olandese parlato dai primi coloni, si è
col tempo distinta, con differenze di pronuncia, di accento, ma anche, in minima
parte, di vocabolario e di sintassi. Anche i coloni di lingua francese e tedesca ben
presto si adattarono a questo cambiamento, che allora non era altro che un nuovo
dialetto. Dal 1925 l’afrikaaner ha sostituito il neerlandese originale come lingua
ufficiale della Repubblica del Sudafrica. Alcuni esempi di questa lingua: grazie si
dice dankie, buonasera: goeienaand, scuola: skool, benvenuto: welkom, banana:
piesang (dal malese “pisang”).
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FAYE WONG O WANG FEI ?
王菲 Nata a Pechino l’8 agosto 1969, Faye Wong è una delle
più grandi cantanti cinesi, una vera e propria star asiatica, in
Occidente è conosciuta a malapena, più che altro come attrice
per aver partecipato ad alcuni film, come “Hong Kong Express”
e “2046”, entrambi di Wong Kar-Wai (vedi N.27 e 15).
Come spesso succede coi nomi cinesi, anche Faye è nota con
vari appellativi, ecco il perché del nostro titolo: parlando infatti
di lei e di altre cantanti ad un’amica cinese, lei non capiva chi
fosse questa Faye Wong (nome internazionale frutto della
traslitterazione dal cantonese, che è parlato ad Hong Kong):
“Faye Wong?...forse Wang Fei!!!” Ma come? Svelato l’arcano,
Wang Fei è il nome in mandarino, la lingua più parlata nella
terra del Dragone, mentre la cantante è conosciuta anche come Wong Ching Man (o Wang Jing
Wen, sempre per chi parla il cantonese) o addirittura come Shirley Wong, nome d’arte con cui
ha firmato i primissimi dischi.
Scoperta l’attitudine al canto e pubblicato un primo disco per la Cinepoly nell’ ‘89, dopo i
modesti inizi, si recò a New York per studiare canto, musica e per maturare. Ispirata poi da
artisti occidentali come Sinead O’Connor, The
Cranberries, The Sundays, Björk, ma soprattutto dagli
scozzesi Cocteau Twins, con cui ha spesso collaborato,
ha avuto negli anni novanta un interessante periodo
“etereo”, alternativo e sperimentale, a dispetto dei
primi dischi, completamente diversi e decisamente più
votati al solito romantico-commerciale. Faye ha
realizzato cover cinesi dei Cocteau Twins, che, folgorati
dalla sua voce, hanno anche scritto canzoni
appositamente per lei. Cantante anomala con uno
zoccolo duro di fans (i “Fayenatics”) ma non amata da
tutti in patria, per essere una diva pop di Hong Kong è
un’artista indipendente e fuori dall’ordinario, che ha
saputo rinnovarsi negli anni, sia come look che come
genere, rimanendo con la freschezza di una ragazzina,
ha ignorato la stampa e ha saputo stare a galla nonostante il peso dell’ enorme popolarità.
Appare spesso in concerto con bizzarri trucchi o vestiti. Scrive da sé e interpreta le sue canzoni
da sola e ha realizzato anche diversi brani strumentali – cosa strana e addirittura inaccettabile
per una diva del pop! – e molte covers, spesso occidentali e di brani anni ’80, coi testi in
cinese. Famosissima la versione cinese di “Dreams” dei Cranberries nel film “Hong Kong
Express”. Innumerevoli sono i premi vinti da Faye e dai suoi album, oltre a quelli per la
carriera di attrice (ha girato alcuni film e alcune serie tv). Inventiva e coraggiosa per aver
rischiato con le sue scelte artistiche, ci tiene a non essere trattata come una diva ma come una
persona comune con tutti i propri pregi e difetti; ha avuto due figlie, Dou Ching Tung e Li Yan,
da due mariti, pratica molta beneficenza e vive ad Hong Kong. Amatissima in tutta l’Asia,
speriamo sia conosciuta un po’ di più da noi, grazie anche ad internet, pieno di siti e lei
dedicati.
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Vi invitiamo ad ascoltare le bellissime canzoni di questa
artista, lontana dallo scontato pop cinese, anche se è
difficile trovare in Italia i suoi innumerevoli dischi,
consigliamo di cercarli su internet o avventuratevi nei
negozi cinesi delle nostre Chinatown, dove forse i
commessi si stupiranno delle vostre richieste; tra i suoi
lavori: il suo album di svolta, “Coming Home” del ’92,
di grande successo, il primo interamente in mandarino,
“Mystery”, del ‘94, mentre il più coraggioso “Fu zao”,
noto coi titoli “Restless” o “Impatience”, è del ’96. Moltissime le raccolte, mentre “Live!” (“Fei
Bei Chum Seung”) del 2004 è l’ultimo album dal vivo (vedi recensione N.27) e “Jiāng ài” (“To
love”) del 2003 è l’ultimo in studio (vedi recensione N.25). Gli stili delle canzoni più recenti di
Wang Fei sono più variabili e i testi non si limitano all'amore, ma anche all'espressione di un
certo umore personale. Il suo stile varia dalle classiche ballate romantiche cinesi del primo
periodo, ispirata dalla solita Teresa Teng - a cui ha anche dedicato un album di cover -, alle
sperimentazioni, al pop e al rock. Da “Yun Gan” (“Mortal world” / “Vita terrena”): “Spero che i
tuoi occhi vedano solo sorrisi e ogni goccia delle tue lacrime commuova gli altri. Spero che a
partire da questo momento ogni tuo sogno possa realizzarsi...”

Nel cuore del Mediterraneo troviamo la Tunisia
(‫ ;)ال تون س ي ة ال ج م هوري ة‬uno dei maggiori poli turistici
nordafricani, comodissima da raggiungere dall’Italia,
è l’Africa più vicina, spesso scelta anche all’ultimo
momento dagli italiani, come è successo a noi
qualche anno fa. Il nome Tunus pare tragga origine
dalla lingua berbera, con il significato
di
promontorio, o, più probabilmente, “posto in cui
passare la notte”. Le bellezze dei paesaggi della
costa, la rigogliosa vegetazione di Hammamet, la
vivacità di Sousse e Port El Kantaoui, oppure le lunghe spiagge dorate e
contornate da palme che spuntano da dune a perdita d’occhio a Djerba,
definita “la dolce” per il suo clima sempre gradevole in ogni stagione. Terra
ricca di fascino per le sue ricchezze storiche e archeologiche, il suo folklore e
le sue antiche tradizioni, la Tunisia conserva ancora oggi le vestigia di
Cartagine e quelle romane, la parte settentrionale presenta i contrafforti
orientali dei monti dell’Atlante, e la parte meridionale è dominata dal deserto del Sahara. Abbiamo
soggiornato a Tunisi, interessante capitale caotica degli estremi: dalla modernità e ricchezza del centro,
fino ai sobborghi poverissimi di Gourbivilles, alla Medina; e ad Hammamet, vitale e turistica: un amico
tunisino, al ritorno, ci ha detto che Hammamet non è in Tunisia, ma in Italia, in effetti abbiamo notato
che, oltre all’arabo e al francese (per via della colonizzazione) molti parlano la nostra lingua e rispettano
l’Italia, anche per Bettino Craxi, che ha fatto molte cose da queste parti e qui è seppellito. Curiosi i taxi,
moltissimi, che appaiono al minimo schiocco di dita pronti a portarti in qualsiasi posto con pochi dinari
tunisini o pochissimi euro. Non sono mancati gli inconvenienti con un amico letteralmente asfissiato dal
caldo e un altro in perenne dissenteria; in effetti la cucina internazionale dell’hotel (solo una volta la
settimana c’era la possibilità di gustare i piatti locali) e il grande caldo d’inizio agosto ci hanno messo a
dura prova, come le insistenze quotidiane di un ragazzino sveglio che invitava a partecipare a una
“cammellata” a pagamento nel deserto. Sviluppato è l'artigianato in particolare la lavorazione dei tappeti
e delle stoffe, e i lavori di oreficeria; attenzione alle contrattazioni con i mercanti locali, si possono fare
affari ma è meglio sempre tenere gli occhi aperti!
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Talip Altin
Tra gli ormai numerosissimi artisti di nasheed islamici spicca il nome di questo giovane
ventenne di origine turca dal nome di Talip Altin. È stato lui a cercarci tramite “Myspace”
per via di Mamdouh e come non dedicargli un articolo? Canta in lingua turca, spesso da
solo e ultimamente anche con il suo fratellino più piccolo Yunus. I suoi nasheed sono a
cappella ed anche accompagnati da strumenti musicali mediorientali. È nato in Francia nel
1988, il suo ultimo cd è “Seni Gorsem”. Su Youtube molti sono i video fra questi “Ge Allah’
de”, “Yakma Ya Rabbi” –con il fratellino-, “Sen olmazsan annecigim” video d’animazione
ed altri, fra questi diversi dal vivo.
Mishary Rashìd Alafasy
Una delle voci più apprezzate in questi ultimi tempi è quella dello Sheikh Mishary Rashìd
Alafasy, nato in Kuwait il 5 Settembre 1976. Ha studiato nell’università di Medina, nel
College del Sacro Corano e Studi Islamici. E’ l’imam della moschea Al Kabir in Kuweit. Ha
due canali televisivi il Alafasy Tv e Alafasy Q. Recita spesso in stile Tajuìd ed interpreta
molti nasheed islamici, due sono i cd pubblicati fra questi “Thikrayat”. È sposato ed è
padre di tre bambini. Ecco alcuni titoli di nasheed “Tala al badru aleina”, “Elahy”, “Ma
Allah” e “Asmaa Allah”, la nostra preferita.
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TOKYO Abbiamo scoperto in periferia questo omonimo del Tokyo di P.le Loreto (vedi N. 23 e 26), che si
differenzia per la scritta Hu sul logo. Molto frequentato in pausa pranzo anche per i costi contenuti e i menù
completi economici e soddisfacenti. Solita gestione cinese, gentile,giovane e discreta, il locale non è molto
grande ma è carino, predomina il nero, ed è simile ad altri che abbiamo provato. Ci sono i classici sushi,
sashimi, o altre portate. Il menù può comprendere anche frutta e caffè. Milano, Via Novara, 123.
KARAKORUM
Dopo vari rimandi siamo riusciti ad andare a questo mongolo in zona P.ta Venezia: niente
di eccezionale, solito giovanissimo personale cinese e con…zazzera rossa che non ci ha saputo tradurre una
scritta “perché è giapponese” (?!); ci sono un paio di menù economici mongoli (ma attenzione, solo a pranzo
e non nel fine settimana), gli immancabili menù di sushi giapponese (?) e vari piatti dalla Mongolia dove
predomina la carne, che ci hanno ricordato un misto tra il giapponese e il cinese, forse anche il russo. C’è
anche una birra thailandese. Sempre aperto, stessa gestione dei vari Mitsui (vedi N.24, uno è proprio accanto
al Karakorum) e dell’Igiban, tutti giapponesi. Milano, Via Tadino, 4.
LONG CHANG
Soltano nominato sul N.22, riproviamo questo ristorante (o trattoria, come amano
scrivere nelle insegne di qualsiasi locale di Chinatown). Inizialmente perplessi (clientela quasi
esclusivamente cinese, ambiente famigliare e un po’ caciarone, menù tradotto in italiano pieno di errori),
scopriamo invece un’onesta e gustosa cucina, con parecchi piatti saporiti e una spesa assolutamente nella
norma, lo consigliamo. Anche il personale, che inizialmente sembra snobbarci ed essere “un po’ algido”, si
rivela in realtà simpaticone, torneremo sicuramente! Milano, Via P.Sarpi, 42 ang. Via Aleardi.
CROWN
Stesso discorso anche per il cinese Crown (vedi N.22) in piena Chinatown,
economico,con cucina sia italiana che cinese. Ricco doppio menù per italiani (più
classico) e per cinesi, con piatti inediti come: interiora di pesce, lingue d' anatra
saltate, zampe d’ anatra e di pollo, zuppa di testa di pesce e altro ancora. Si trova in un
cortile dove c’è anche una palestra. Sempre aperto. Milano, Via Paolo Sarpi, 8.
TESORO
Esiste da diversi anni questo grande ristorante-pizzeria cinese che
avevamo pubblicizzato sul N.4 cartaceo: quanto tempo è passato dall’ultima visita!
L’atmosfera è tipicamente etnica ed elegante, ma anche rilassata e allegra, come ci
piace, e la spesa è contenuta. È molto gettonato, meglio prenotare nel fine settimana;
fa anche da take away. Sesto San Giovanni (MI), Via Buozzi, 180/184.
ANTICA INDIA
Non si spende molto in questo ristorante-music bar con giardino estivo. A Brescia
stanno cominciando a prendere piede i ristoranti indiani, era ora! Qui il piatto tipico è lo speciale Biyrani o
Byriani. Sempre aperto. Brescia, Via Milano, 42.
GANAS
Non conoscevamo ancora questo locale messicano un po’ alla moda, vista anche la zona
(Garibaldi). Progettato da un architetto giapponese, si rifà alla tradizione Maya e alla magia del Golfo del
Messico. Il nome significa “sfizi”, “voglie” e la cucina dispone di piatti piccanti ma anche vegetariani. Curato
in tutto, ha anche tavoli all’aperto per quando fa’ più caldo, e organizza feste ed eventi. Aperto tutti i giorni
(solo per cena) Molto ben fatto il sito: www.ganas.it Milano, C.so Como, 2.
ASIAN FUSION MIZUUMI
È una moda che ritorna anche la cucina fusion e quella che mescola i
vari piatti asiatici: qui si può scegliere tra il meglio di quelli giapponesi,thailandesi e soprattutto cinesi,
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magari mescolando e sperimentando un po’. Il locale è tipicamente etnico disposto su due piani con arredi
diversi che rispettano l’architettura tipica dei vari paesi. San Lazzaro di Savena (BO), Via Emilia, 169/c.
BLUE GINGER
È un nuovo locale innovativo con gestione italo-cinese (ex Ama) di “cucina asiatica
contemporanea” o fusion dell’Asia Orientale, se preferite. Non si pagano conti salati e i menù accontentano
un po’ tutti: c’è un intero menù giapponese, oltre a specialità dal Vietnam, dalla Cina e dalla Thailandia e alle
curiosità come un “menù musicale” e piatti della “cucina di strada” orientale. Chiude la domenica. Milano,
Viale Troya, 22 (zona P.zza Napoli).
ADULIS Un somalo-eritreo-etiope che ha, tra le sue specialità: kifto (carne di manzo finemente tritata e
condita con burro etiope ed una salsa di peperoncini), il solito zighinì e lo zilzi (carne alla brace con la spezia
awaze).Gestito da oltre dieci anni da un italo-eritreo, è molto frequentato da africani. Roma, Via Milazzo, 1
(zona Termini).
HONG KONG
Ristorante cinese che abbiamo nominato solo di sfuggita sul N.22, esiste da diverso tempo
e si trova in zona Sondrio/Lunigiana. Elegante e accurato con salette al piano superiore, disponibili su
prenotazione. Economico a pranzo, come sempre si spende un po’ di più per una cena. Chiude al lunedì.
Milano, Via Schiaparelli, 5.
SHAMBALA
Si spende un po’ più del solito in questo Shambala, che si autodefinisce “locanda asiatica”:
raffinato,molto bello e grande e con un giardino in stile balinese. Interessante la cucina che propone piatti
thai/vietnamiti e invenzioni varie. Ambizioso, si autoproduce cd venduti nel locale. Apre ogni giorno, ma solo
per cena. www.shambalamilano.it Milano, Via Ripamonti, 337.
WEI FU
Significa “felicità” il nome di questo cinese-giapponese
un po’ fuori mano ma meritevole: si mangia davvero bene, una
piacevole sorpresa, non ce lo aspettavamo da un locale così periferico:
cucina leggera,personale gentilissimo e attento proveniente dalla zona
di Shanghai, e locale solare e tranquillo; piatti cinesi,sushi,qualche
piatto thailandese, qualche piatto piccante “kon-pao”; ottimi gli
involtini vietnamiti da mangiare su una foglia d’ insalata e
accompagnati da una salsina e da foglie di menta. Non si spende molto e all’uscita ci regalano anche un
bellissimo calendario in bambù, anche se grosso e con le immagini kitsch dell’oroscopo cinese. Chiuso al
lunedì, fa anche d’asporto. Milano, Via Novara,10.
ITOUKE
Questo ristorante giapponese non è altro che l’Edo del N.22, ha solo cambiato recentemente il
nome. Lavorandoci proprio a fianco per un breve periodo l’abbiamo frequentato e ci siamo abituati ai
profumi serali delle loro zuppe. Personale cinese ultra-gentilissimo e il solito locale minimal, pulito e ben
curato, con la possibilità di mangiare in giardino. Molto frequentato da gente di passaggio e da stranieri.
Buono e curioso il riso contenuto in una…frittata! Chiude al lunedì. Milano, Via Palestrina, 9 (zona Loreto).
PIEDRA DEL SOL
Locale in stile cantina messicana, che, oltre a un posto tipico dove mangiare le
specialità del paese, fa anche da bar e discobar con musica latinoamericana. Molti i cocktail e gli stuzzichini.
È sempre aperto. Bologna, Via Goito, 20.
MR.CHOW
In questo ristorante cinese elegante e moderno la cucina è quella tipica della capitale e la
spesa è media; i menù variano ogni giorno, vasta la scelta dei piatti e soprattutto degli spaghetti di riso.
Roma, Via Barberini, 94.
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RONG LAI
Cinese-pizzeria che fa anche da take away e accontenta tutti con vari menù e una vasta scelta
di piatti, alcuni anche di altre parti dell’Asia. Il simbolo del locale è l’oroscopo cinese. Milano, Via Agudio, 7
ang. Via Piero Della Francesca (zona Sempione).
EL INKARI
Non abbiamo trovato notizie su questo ristorante latinoamericano: esiste ancora? Milano,
Via Scanini, 19.
HAIKU
Ristorante jap che prende il nome dalla forma di poesia nipponica minimale: difatti il locale è
minimal (tanto per cambiare…), ha tre salette e il tatami per mangiare per terra. Leggermente più caro del
solito e con meno piatti ma dicono uno dei migliori in città. Bologna, Via Stalingrado, 16.
DELHI PALACE
Locale arredato in modo piuttosto kitsch e colorato, in cui si possono gustare i piatti
della cucina indiana ayurvedica. Sempre aperto (tranne sabato e domenica a pranzo). Bologna, Vicolo
de’Facchini, 4/a.
IMPERIALE
Abbiamo parlato di questo ristorante sul N.22, ma scopriamo che oggi, oltre alla cucina
cinese, offre piatti anche da Malesia, Vietnam e Thailandia, arricchendosi con proposte più raffinate. Vasta la
scelta, meglio farsi consigliare. L’arredamento, in legno, è sobrio e non manca il Buddha. Milano, Via Plinio,
30 (zona Buenos Aires/Loreto).
DARAGI
A parte il Guru del N.14, ci occupiamo per la prima volta di Bergamo e scoviamo questo
senegalese tranquillo dove sono specializzati anche in aperitivi tipici; non si spende molto e la cucina è
curata. I piatti forti? Cous cous, kebab, yassa, ecc. Sempre aperto. Bergamo, V.le Giulio Cesare, 2.
LA QUIJADA
Restiamo nei dintorni e troviamo questo messicano con giardino estivo, indicato per chi
si vuol fare delle belle “magnate di carne” arricchite con vasta scelta di vini di qualità. Tra i piatti, un risotto
nero grezzo ai funghi porcini, la carne servita su pietra t-bone special e la degustazione fissa economica.
Chiuso lunedì e martedì sera. Brembate (BG), Via Risorgimento, 38.
YAN-JING-LA CITTA’ DELLE MERAVIGLIE
Sempre a proposito di “frocinesi” (una
nuova moda? – vedi il “Città in Fiore” sul N.scorso-) pare che vada per la maggiore quest’altro grande locale
in zona Piramide. Affollato e gradito per la cucina squisita e, una volta tanto, leggera…Ma chissà cosa
pensano i cinesi? Roma,V.le Marco Polo, 53.
KA-KAO
Buffo il nome di questo nuovo locale in zona Porta Genova: gestione cinese storica di una
famiglia che vanta l’apertura del Mr.Gao (1987) dicono uno dei primi ristoranti cinesi italiani, poi del Castello
di Primavera, del Kobo, del Nu (vedi N.20) ecc. La cucina è fusion (soprattutto giapponese/thailandese), il
locale ricercato ma essenziale. Milano, P.le Cantore,3.
CHINATOWN
Cinese nella media omonimo di quello di Carpi del numero scorso, questo è nella periferia
bresciana. Brescia, Via San Polo, 281.
YUME
Ristorante giapponese minimal e con un bel giardino. Sushi bar con altri piatti giapponesi tutti da
provare.Si spende un po’più della solita media. Aperto dal ’99, il nome significa “sogno” e la gestione –una
volta tanto- è italiana. Fa servizio catering e piatti d’asporto. Riposo al lunedì. Milano, Via Varesina, 215.
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PARADISO D’ORIENTE Bel nome per un locale ovviamente all’orientale, dove non si spende molto;
da provare, si presenta con arredi un po’ decadenti stile vecchia Cina e l’originalità dei tavoli trasparenti dove
si mangia guardando sotto di noi i pesci vivi! Gestione familiare gentile e cucina
cinese/thailandese/vietnamita. Si trova dietro al
Cinema Manzoni. Bologna, Via degli Usberti, 6.
WAKABA
Nuovissimo
giapponese
che
ha
spodestato una pizzeria italiana che non amavamo
molto. Soliti menù economici a pranzo. Attenzione
perché chiude di domenica a pranzo, quando invece
dovremmo aspettarcelo aperto. Milano, P.zza Emilia, 4 (zona Vittoria)
ANADIMA
Ambizioso nuovo ristorante mediterraneo e…orientale: fusion con un occhio di riguardo
all’Asia Orientale. Con un business lunch dalle 12 alle 15 dal lunedì al venerdì, bar per pasti veloci a pranzo,
spazio bambini per il brunch della domenica, organizza anche serate a tema. Chiude sabato a pranzo e lunedì
sera. Milano, Via Pavia, 10 (zona Navigli).
ZUSHI TAKE AWAY & DELIVERY
La tendenza del sushi porta questa nuova catena
specializzata nella consegna a domicilio con prenotazione telefonica o via internet. Adatte per chi vuole
organizzare una festa alla giapponese con vari tipi di sushi, anche vegetariano. Interessanti i dessert come i
“nutella maki”e le bevande nipponiche. Verona, Via IV Novembre, 17/b, Vicenza, P.le Fraccon, 2, Padova, Via
Niccolò Tommaseo 76/a. www.zushi.eu
SHANTI
È un piccolo ristorante dall’atmosfera esotica, con profumi d'incenso, luci soffuse, stoffe e
decorazioni dal continente panindiano La cucina è indiana e pakistana e a pranzo si può gustare il menu
Thali, un ricco piatto unico, vegetariano e non. Si spende poco e fa anche da take-away. Roma, Via Fabio
Massimo, 68-70.
TEKEI
Piccolo sushi bar gestito da cinesi recentemente aperto e da provare: la zona sta iniziando a
riempirsi di jap! Milano, Via Anzani, 1 (ang.C.so XXII Marzo, zona Vittoria)
IGIBAN
La moda nippo partorisce un ennesimo sushi bar in zona P.ta Romana. L’Igiban fa consegna a
domicilio (gratuita con spesa superiore ai 35 €): vastissima la scelta di menù a base di sushi e sashimi, più
molti altri piatti, spesso a base di pesce, ma anche di pollo, riso e pasta. Milano, C.so di Porta Romana,111.
www.igiban.it
ORBA
Grande ristorante di vecchia data, ci chiediamo solo perché
sull’insegna compare la scritta “giapponese restaurant” un ibrido italoinglese che suona male. Ovviamente gestito da cinesi, propone i soliti
sushi,sashimi,barche, ecc. Nella norma. Milano, V.le Abruzzi,19.
THIS IS NOT A SUSHI BAR
Questo nuovo, piccolo
locale gioca molto sul suo curioso nome, ironizzando nella negazione un
po’ su tutto (vedi anche il sito www.thisisnotasushibar.com).
Curiosamente la gestione è italo…filippina e la cucina è giapponese, con i soliti sushi, sashimi, ecc, tutto
freddo, a parte il riso bianco e la zuppa di miso. Più allegro, spartano e meno minimal dei soliti giapponesi.
Apre e chiude presto, riposa la domenica. Milano, Via N.Bixio, 18 (zona P.ta Venezia).
SAHARA
Ristorante di cucina maghrebina con gustosi piatti arabi del Nord Africa (Marocco, Libano) e
della Tunisia, ricchi di carni e salse. Ci sono ogni tanto anche gli aperitivi con…danza del ventre e si può
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fumare il narghilè. Si può mangiare seduti per terra e tutto ricorda il deserto, perfino la sabbia incollata al
pavimento! Si spende poco a pranzo col business lunch, decisamente di più a cena. Milano, Via Porpora, 143.
WOK Il nome può indicare sia la padella semisferica fonda della cucina cinese, sia la sigla World Oriented
Kitchen. Un piccolo locale nei sotterranei della Stazione Termini, open space con tanto di tre ragazzi asiatici
vestiti di bianco e con bandana nera all’opera per preparare stuzzicanti e veloci piatti asiatici, spesso cartocci
da mangiare in fretta per chi è di passaggio. Non è il massimo ma è caratteristico e molto asiatico. Si può
mangiare al bancone o ai tavoli anche menù economici. Sempre aperto. Roma, Stazione Termini.
YUAN
Ristorante tipico mongolo aperto da poco: cucina fusion che comprende anche quella cinese e
giapponese. I piatti vengono cucinati davanti ai vostri occhi, il buffet è illimitato sia a pranzo che a cena. Il
menù del pranzo offre altri menù più economici. Milano, Via Gonzaga,5 (zona Duomo).
JUST
INDIA
Ristorante indiano, nella stessa via dell'altro
ristorante indiano Gandhi gestito di recente da bangladesi. E' aperto da
qualche anno, abbiamo sempre rimandato ma stavolta siamo riusciti dopo inutili tentativi a pranzo: chiuso di lunedi e sabato! Così abbiamo
scelto di trascorrerci una serata molto volentieri. Era di sabato, con posti
quasi esauriti, ci ha piacevolmente stupiti la presenza totale di italiani. E'
consigliata la prenotazione nel fine settimana. Il locale non è grande, ma il
cibo è molto buono -vi consigliamo il menu vegetariano-. Il personale è
molto gentile, fra questi un gentilissimo cameriere nepalese, il resto del
personale è indiano, compresi i cuochi. Da provare. Milano, Via Benedetto
Marcello, 34 (zona Staz.Centrale)
OVERSEAS PALACE
Atipico ristorante vietnamita raffinato che affianca ai piatti tradizionali del
paese del sud est asiatico, la cucina italiana creativa. Un po’ fuori mano (zona Via Foppa), fa riposo la
domenica e i prezzi non sono certo alla portata di tutti. Milano, Via dei Sormani, 14.
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RICETTARIO
BUDINO DI BANANE
[CUCINA MESSICANA] Ingredienti per
6 persone: 1 banana, 80gr di mandorle macinate, 1 arancia rossa, 160gr di
zucchero, 50cl di latte, 4 uova. Preparazione di questo dessert: tagliate a dadini
la banana e fatela macerare nel succo d’arancia. Sbattete le uova con 120g di
zucchero, aggiungete il latte caldo, le mandorle e la banana scolata. Preparate
un caramello con lo zucchero rimasto e un cucchiaio di succo d’arancia,
versatelo in uno stampo e fatelo raffreddare, poi versate il composto di uova e
banana nello stampo e cuocete a bagnomaria in forno a 160° per 50 minuti.
Raffreddate il budino e mettetelo in frigo per circa un’ora. Sformatelo e servitelo
a fette.
MANDAZI
[CUCINA KENIOTA]
Ingredienti:1kg di farina, 1hg di zucchero, 70gr di
margarina, 1 busta di lievito vanigliato, 1 scorza di limone grattugiato. Preparazione di questa sorta di
gnocco fritto dolce: impastate gli ingredienti con un po' di latte. Lasciate riposare per un'ora. Stendete
l'impasto con una macchina per pasta, fino ad ottenere uno spessore di 2-3 mm. Tagliate in rettangoli e
friggeteli in olio caldo.
GADO GADO
[CUCINA INDONESIANA] Ingredienti per 4 persone: 500gr di cavolo bianco,
125gr di mazzetti di cavolfiore, 75gr di germogli di soia, 125gr di arachidi salate, 1 scalogno, 1 spicchio di
aglio, 4 cucchiai di succo di limone, 5 cucchiai di olio di sesamo. Preparazione di questo contorno di
verdure croccanti in salsa di arachidi da presentare anche solo: mondate il cavolo, lavatelo, privatelo del
tronco e delle coste dure, poi tagliatelo a listarelle. Lavate e sgocciolate i mazzetti di cavolfiore. Mondate i
fagiolini, lavateli, sgocciolateli e tagliateli a pezzetti di 4cm. Lavate i germogli di soia, eliminate la parte
verde. Mondate e schiacciate l’aglio. Mondate e tritate fine lo scalogno. Scaldate due cucchiai di olio in un
wok o in una padella profonda grande, aggiungete il cavolo, il cavolfiore, i germogli di soia e i fagiolini e
fateli saltare da tre a cinque minuti. È importante che le verdure risultino molto croccanti. Toglietele dalla
padella con una schiumarola e disponetele in un piatto, lasciate raffreddare. Scaldate due cucchiai di olio
in una piccola casseruola, aggiungete le arachidi e fatele saltare a fuoco molto vivace, mescolando senza
sosta. Quando le arachidi sono dorate asciugatele bene con della carta assorbente, poi frullatele insieme
al succo di limone fino a ottenere un purè omogeneo. Versate il resto dell’olio nella stessa casseruolina e
fatevi rosolare l’aglio e lo scalogno da tre a cinque minuti. Aggiungete l’olio e lo scalogno alla pasta di
arachidi, unite eventualmente altro succo di limone e mescolate bene. Per servire scaldate la salsa di
arachidi, versatela in una ciotolina e portatela in tavola insieme alle verdure fredde.
UOVA STRAPAZZATE CON ZUCCHINE
[CUCINA MESSICANA] Ingredienti
per 4 persone: 2 zucchine, 2 cucchiai di burro, 6 uova, ¼ tazza di latte, ½ cucchiaino di peperoncino in
polvere, 100gr di caciotta a striscioline, sale. Preparazione di questo contorno: In una padella cuocete le
zucchine nel burro per 4-5 minuti. In una terrina sbattete le uova con il latte, il peperoncino in polvere e
il sale; incorporatevi metà del formaggio. Versate il composto ottenuto sopra le zucchine e cuocete su
fuoco dolce e senza mescolare finchè le uova inizieranno a rapprendersi sul fondo e ai bordi della padella.
Sollevate e ripiegate i lembi della frittata in modo che il composto ancora in superficie venga a contatto
con la padella e si addensi. Continuate a sollevare e ripiegare per 5 minuti; quindi spolverizzate con il
rimanente formaggio e servite.
VERDURE BRASATE
[CUCINA CINESE] Ingredienti per 4 persone: 1 sedano bianco,
250gr di funghi champignon, 3 cucchiai di olio di arachidi, 2 cucchiai di salsa di soia, 1 cucchiaino di
zucchero, pepe. Preparazione di questo contorno: mondate il sedano, separate le coste, lavatele,
eliminate i fili. Tagliate le coste di sedano in diagonale, a pezzettini di 2,5 cm. Mondate e lavate
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accuratamente gli champignon e assicuratevi che tutto il terriccio sia eliminato, asciugateli, tagliate le
teste a filo. Scaldate l’olio in un wok o in una grande padella, aggiungete i pezzettini di sedano e fatelo
saltare per tre minuti, mescolando in continuazione. Aggiungete gli champignon, pepate e lasciate
cuocere ancora per tre minuti, mescolando ogni tanto con un cucchiaio di legno. Aggiungete la salsa di
soia e lo zucchero, fate cuocere per quattro o cinque minuti finchè il sedano è appena tenero. Versate le
verdure in un recipiente caldo e servite immediatamente.
GOMOKUNI=VERDURE STUFATE
[CUCINA GIAPPONESE] Ingredienti per 4
persone: 80gr di fagioli di soia secchi, 8 pezzi di radice di loto secca, 8 funghi shiiitake secchi, 1 cucchiaio
di su, 2 patate,1 carota, 300gr di bambù (in scatola), 100gr di taccole, sale, 20cl di dashi, 2 cucchiaini di
zucchero, 1 cucchiaio di mirin, 2 cucchiai di salsa di soia giapponese. Preparazione di questo contorno
(occorrono un’ora di preparazione, 1 ora di cottura e 12 ore di ammollo): ammollate i fagioli per 12 ore,
alla fine delle quali eliminerete i fagioli che sono saliti in superficie. Mettete a bagno anche i funghi e la
radice di loto, cambiando frequentemente l’acqua. Portate i fagioli a ebollizione per 10 minuti, dopo i
quali, abbassate il fuoco e lasciate sobbollire per 1 ora o finché non sono teneri. Nel frattempo, scolate i
funghi e la radice di loto. Tagliate i funghi a fettine sottili e cuocete la radice di loto in acqua e su per 8
minuti. A questo punto bisogna lavare e pelare le patate e tagliarle a tocchetti. Pelate la carota e tagliarla
a dadini. Cuocete patate e carota in poca acqua per 10-15 minuti. Fate le stesse operazioni per il bambù
(cottura 15 minuti) e le taccole (cottura 1 minuto).Mettete ora tutti gli ingredienti preparati, meno le
taccole, in una pentola con il dashi, lo zucchero e il mirin. Cuocete su fuoco moderato per 15 minuti e
aggiungete la salsa di soia e sobbollite per altri 15 minuti. Aggiungete le taccole e cuocete ancora per 1
minuto. Servite le verdure tiepide o fredde.
RISOTTO AL CURRY
[CUCINA INDIANA] Ingredienti per 4 persone: 400gr di riso,
vino bianco, brodo, 1 cucchiaino di curry, 1 cipolla, 1 banana, burro, olio d’oliva, sale. Peparazione di
questo primo piatto: appassite la cipolla tritata in burro e olio, fatevi tostare il riso, spruzzatelo di vino
bianco e portatelo a cottura bagnandolo ogni tanto con il brodo caldo. Qualche minuto prima del termine
unite il curry, una banana tritata e salate.
SPINACI ALL’ANETO
[CUCINA EGIZIANA] Ingredienti per 4 persone: 1 cipolla media affettata, 1 cucchiaio
di olio d’oliva, 2 spicchi d’aglio, 2 cucchiai di aneto fresco, 450gr di passato di pomodoro, 300gr di spinaci, 200ml di
acqua. Preparazione: scaldate le cipolle nell’olio. Unite l’aglio e l’aneto e fate soffriggere per due minuti. Aggiungete il
passato di pomodoro e portate a ebollizione. Cuocete per 10 minuti a fuoco basso. Unite gli spinaci e l’acqua e fate
bollire ancora. Coprite e cuocete a fuoco basso per altri 15 minuti. Servite tiepido con riso bollito.
BANANE CARAMELLATE
[CUCINA CINESE] Ingredienti per 4 persone: 4 banane, 1 uovo, 2 cucchiai di
farina, 4 cucchiai di zucchero, olio per friggere. Preparazione di questo dessert: tagliate le banane a metà nel senso
della lunghezza e in tre parti per la lunghezza, in modo da ottenere sei pezzi. Lavorate l’uovo con la farina per ottenere
una pastella omogenea. Fate scaldare abbondante olio in padella e immergetevi i pezzi di banana precedentemente
passati nella pastella. Cuocete fino a quando saranno ben dorati. Togliete quindi le banane e mettetele a scolare su
carta assorbente da cucina. Lasciate nella padella solo un cucchiaio di olio, unitevi un cucchiaio d’acqua e lo zucchero,
mescolando per farlo sciogliere e tenendo la fiamma al minimo. Quando il liquido si presenta scuro immergetevi le
banane che servirete bollenti in tavola. Accompagnate con una ciotola d’acqua fredda nella quale si passeranno i pezzi
di banana affinchè si indurisca il caramello.
HA’IRA MAITA’I ROA
[CUCINA POLINESIANA] Ingredienti per 3 persone:½kg di pesce spada, 250gr di
alloro, 150gr di semi di finocchio, 100ml di olio, 150gr di sale, pepe, timo.Preparazione di questo secondo di pesce
spada e verdure (occorrono 30 min.di preparazione e 40 di cottura): tagliate il pesce spada in filetti di circa 2cm.,
sbucciate e tagliate le patate dolci a fettine e cuocetele per circa 10 minuti al vapore. Spremete i limoni e preparate un
composto a base di succo di limoni e sale grosso, poi mettete a macerare il pesce nel composto per circa 30 minuti.
Tritate e lessate le cipolle, le carote (tagliate a rondelle) e i pomodori (tagliati a cubetti) nel vino bianco assieme
all'alloro, al timo e ai semi di finocchio. Adagiate le patate cotte in una pirofila leggermente unta e disponetevi sopra le
altre verdure lessate. Aggiungete il sale e il pepe e adagiate i filetti di pesce spada sulle verdurine nella pirofila.
Bagnate con un filo d'olio e infornate il tutto per circa 30 minuti a 180°, poi sfornate e servite.
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BÁHA’Í
Fondata nel 1825 da Bahá'u'lláh (letteralmente “la Gloria di Dio”,1817-1892)
un nobile persiano, la fede Bahá'í () o bahaismo, è una religione monoteistica
relativamente giovane che riunisce i grandi profeti della storia, da Buddha a
Gesù a Maometto, in un’unica rivelazione religiosa, che culmina appunto nel
messaggio di Bahá’u’lláh. Il simbolo è una stella a nove punte. In Italia i
Bahai sono circa 3000, nel mondo circa 7 milioni, e in Iran sono perseguitati:
la fede nacque proprio in Persia (l’odierno Iran) nel XIX sec. dal babismo,
diramazione eterodossa dell'Islam sciita. L'Aqidas o Kitab-i-Aqdas (in lingua persiana ‫ )اق دس ك ت اب‬è un
libro centrale per la religione del Bahaismo, mentre l'Iqan o, in esteso, Kitab-i-Iqan (in persiano ‫ك ت اب‬
‫)اي ق ان‬, anche questo scritto da Bahá'u'lláh, è uno dei tanti testi religiosi del Bahaismo, e in particolare
quello che tratta la teologia, composto nel 1861, mentre l’autore si trovava in esilio a Baghdad, in parte
scritto in arabo e in parte in persiano. La teologia bahai è incentrata sulla fede in un monoteismo in cui
Dio è visto come ineffabile e creatore di tutte le cose, più precisamente è descritto come personale,
indescrivibile, onnisciente, onnipresente ed eterno. Il Punto di Adorazione a cui i fedeli si volgono
durante alcune loro preghiere specialmente dedicate si trova a Bahjí, presso Akkà, vicino al Monte del
Carmelo, in Palestina, dove sorgono le tombe di Bahá'u'lláh, qui
esiliato e morto in prigionia dopo lunghe persecuzioni, del Báb,
suo profetico precursore, e di ‘Abdu’l-Bahá (figlio e successore di
Bahá’u’lláh, seguito poi da Shoghi Effendi). Il principio
fondamentale della fede Bahá'í è che la verità religiosa non sia
assoluta, ma relativa, con lo scopo di unire il genere umano in
una pace universale. Come i musulmani, i bahá'í praticano un
digiuno annuale, però di 19 giorni anziché 29, praticano la preghiera e la meditazione personale, ed
hanno un calendario solare detto Badì, di diciannove giorni ciascuno, cui si aggiungono - di volta in
volta, a seconda se l’anno è bisestile o meno - quattro o cinque giorni, detti “giorni intercalari”. Bahá'í è
un’organizzazione internazionale non governativa in stato consultativo con sede centrale ad Haifa, sulle
falde del monte Carmelo dove risiede la Casa Universale di Giustizia., nucleo delle attività
amministrative. Spettacolari i templi ma, curiosamente, non esistono cleri nè sacerdoti, ma si usa
accogliere i fedeli nella propria abitazione per le feste sacre, ed ogni individuo ha la responsabilità
d’insegnare e diffondere la fede. In ogni continente esiste una cosiddetta “Casa di Adorazione”, ed altri
templi sono in costruzione in tutto il mondo, luoghi semplici ed imponenti nella loro struttura definiti
col termine arabo Mashriqu’l-Adhkár (“luoghi da cui si elevano preghiere all’alba”). All’interno di questi
Templi non si trovano immagini devozionali ma vi sono contenuti i testi sacri bahá’í e delle altre fedi
religiose. La struttura di queste Case di Adorazione è verticale al centro per favorire l’idea del
contemplativo e del trascendente ed ognuna di esse possiede nove porte che simboleggiano le 9 grandi
religioni rivelate. Intorno ad esse è solitamente sono realizzati ospedali, collegi, ospizi, alloggi per gli
incurabili, università per lo studio delle maggiori discipline scientifiche e altri edifici destinati a scopi
filantropici.
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TASMANIA
La Tasmania prende il suo nome dal navigatore Abel Tasman, il primo europeo a scoprire la Terra
di Van Diemen. Il paese è un’isola a sud dell’Australia continentale, da cui è separata dallo stretto
di Bass. È più piccolo stato dell’Australia, si trova a 150 miglia a sud del paese. La capitale è
Hobart e la Tasmania costituisce con l’isola di Macquarie e con le isolette vicine (King, Furneaux e
altre) uno stato della Federazione Australiana. Purtroppo tutti gli aborigeni sono stati sterminati
nel corso del XIX sec. e oggi tutta la popolazione è di origine europea. Il simbolo del paese è il
celeberrimo diavolo di Tasmania o diavolo orsino, un marsupiale simile ad un lupo, unico
rappresentante vivente del suo genere, presente oggi solo su quest’isola, che ha generato anche
Taz, un famoso personaggio dei cartoni Looney Tunes della Warner Bros. Il cricket e l’hockey su
prato sono gli sport più praticati nell’isola. La Tasmania è una delle isole più suggestive del mondo
con paesaggi ricchi di montagne frastagliate, dolci pascoli, foreste secolari molto fitte e spiagge
incontaminate e bianche, luoghi adatti a una vacanza tranquilla oppure ad attività fisiche. La
capitale Hobart offre moltissime attività: festival cinematografici, giardini botanici, ristoranti,
rappresentazioni teatrali nei giardini, gallerie d’arte, e il Salamanca Market del sabato, dove si può
gironzolare alla ricerca di buoni affari nella grande offerta di artigianatoetnico, frutta, ortaggi, fiori
ed articoli di abbigliamento della Tasmania.
FIUMI DI VITA: RIO DE LA PLATA
Il Rio de La Plata è un fiume sudamericano con un nome (“fiume d’argento”) che non fa
riferimento al colore delle acque ma alle ricchezze che si pensava sarebbero state trovate
risalendolo, nella leggendaria Sierra del Plata. Fu avvistato per la prima volta nel 1516 dallo
spagnolo Juan Díaz de Solís, e, tra il 1976 e il 1983, durante la dittatura in Argentina, è diventato
tristemente noto perché vi furono affogati molti desaparecidos, cioè dissidenti politici. È il grande
estuario comune dei fiumi Paraná e Uruguay, fra la costa dell’Argentina e dell’Uruguay; ha una
lunghezza di oltre 270 Km fra Nueva Palmira (Uruguay) e l’Atlantico e una larghezza massima di
230 Km circa fra il capo San Antonio (Argentina) e il Capo Maldonado (Uruguay). Il fiume ha
come porti principali Buenos Aires e Montevideo e scarica in mare un enorme volume d’acqua. Il
porto uruguayano di Colonia del Sacramento, a circa un'ora di navigazione da Buenos Aires, è la
località dove molti turisti si spostano per via marittima per il fine settimana. Oggi, con il suo
traffico intensissimo, costituisce la principale via di sbocco verso l’Atlantico, oltre che dai paesi
rivieraschi, anche dagli stati interni (Bolivia, Paraguay, Brasile centroccidentale). Il delfino La Plata
è un raro esemplare di mammifero che ha trovato qui il proprio habitat.
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MOSTRE E RASSEGNE
• Feira Oriental è il mercato all’aperto della domenica, un’attrazione tipica di San Paolo (Brasile).
• Boys with kaleidoscope eyes è una mostra bipersonale di Marco Minotti e Siva con opere che
attingono al vasto repertorio dei personaggi dei manga, in particolare al genere shōjo
(sentimentale), hentai (erotico) e shonen (d’azione). Milano, Galleria Stragapede & Petrini, Via
Filippetti, 41, dal 29/10 al 15/11.
• Fumettopoli dal 1992 è il posto giusto per trovare i manga, i cosplay e tanto altro. Questo salone
internazionale del fumetto si svolge diverse volte l’anno a Milano, presso il Centro Congressi
dell’ATA Hotel Executive (V.le Sturzo,45): primi appuntamenti il 21 e 22-2 e il 10-5.
www.fumettopoli.com
• Un posto nel mondo è una manifestazione con percorsi di cinema e documentazione sociale,
spesso i temi trattati sono etnici. Si svolge in diverse città (Varese, Gallarate, ecc) dal 31/10 al
5/12.
• Netsuke Una mostra di questi piccoli capolavori da collezione (根付): sono mini-sculture
giapponesi in avorio o legno utilizzate dal 1600 al primo ‘900 come bottoni, ferma-abiti,
contrappesi, chiusure, ecc. In mostra circa 400 esemplari piccoli e preziosi al Museo Poldi Pezzoli
di Milano (Via Manzoni, 12) dal 13/11 al 15/3.
• Ethnopassion Mostra-rassegna milanese che propone la collezione di arte etnica dal mondo di
Peggy Guggenheim allo Spazio Mazzotta dal 13/11/08 al 22/2 e 4 collezioni di arte etnica al
Castello Sforzesco.
• Olimpiadi della mente Dopo quelle agonistiche della scorsa estate, si sono svolte a Pechino a
ottobre quelle delle sfide mentali: scacchi, dama, giochi da tavolo vari, bridge, go, scacchi cinesi,
ecc. che tanto piacciono in Cina.
• Indoamerica Torna Indoamerica (vedi N.14): molti oggetti e tessuti da varie parti del
Sudamerica. Al Castello Sforzesco di Milano dal 29/7 al 1/3.
• Dalla Turchia: una scelta di opere ottomane dalle collezioni del Castello Sforzesco Il titolo
dice già tutto: una mostra di una collezione islamica con 20 oggetti esposti per la prima volta, tra
cui anche tappeti; al Castello Sforzesco di Milano, Sala Panoramica, dal 26/11 al 15/2.
• Chilean International Short Film Festival e Ankara International Film Festival sono due
festival cinematografici che si svolgono, rispettivamente, il primo, dedicato ai cortometraggi, a
Santiago (Cile), a ottobre (www.arcos.cl), e il secondo ad Ankara (Turchia), a marzo
(www.filmfestankara.org.tr).
• Storie di nubi fluttuanti Interessante retrospettiva di film giapponesi inediti o poco conosciuti
alla sua terza edizione. Ogni primo e terzo venerdì del mese dal 28/11 all’8/5 al Centro di Cultura
Giapponese di Milano. www.centrodiculturagiapponese.org
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• Shanghai International Film Festival Dal ’93 è un’importante appuntamento per il mercato
cinematografico del paese e del continente asiatico. La 12ª edizione si svolgerà dal 13 al 21/6/09.
www.siff.com
• Sulle orme di Tiziano Terzani Mostra fotografica di James Whitlow Delano, che ripercorre in
modo personale i viaggi di Terzani in Asia intraprendendone lo stesso cammino e rivisitando i
Paesi che il grande viaggiatore ha attraversato. Galleria Grazia Neri, Via Maroncelli, 14, Milano,
dall’ 1/12 al 16/1.
• MAO – Museo d’Arte Orientale Aperto il 5/12 dalla Fondazione Torino Musei, è imperdibile
questo museo dedicato a collezioni che provengono dal Medio ed Estremo Oriente. Torino, Via
San Domenico, 9/11. www.maotorino.it
• Visioni per inciso Mostra nata dalla collaborazione tra Ruggero Rosfer e Shaokun: fotografo
italiano lui, giovane artista cinese, lei. Insieme, creano un ponte tra fotografia e arte, Italia e Cina,
Occidente e Oriente. Milano, Fabbrica EOS Arte Contemporanea, P.le Baiamonti, 2, dal 27/11 al
18/1.
• Nobuyoshi Araki - Photographs Arriva a Milano la nuova mostra personale del fotografo
giapponese (vedi anche N.24) con le donne, come sempre protagoniste. Zonca & Zonca, Via
Ciovasso, 4, dal 26/11 al 12/1.
• Javier Marin Personale dedicata allo scultore messicano che ha ideato un percorso urbano che
racconta la sua appartenenza alla cultura e all’arte pre-ispanica dell’area mesoamericana. Milano,
Rotonda della Besana (Via Besana) dal 20/11 al 6/1.
• Asian Dub Photography Ingresso gratuito per questa mostra orientale con
fotografie,installazioni e video; tra le altre: video egiziano dell’artista Kimsooja (vedi N. 25), una
fiction di Wong Hoy Cheong e opere di Sugimoto e Araki. Modena, Foro Boario, Via Bono da
Nonantola, 2, dal 13/12 al 31/1.
• Alfredo Jaar – It is difficult Antologia dell’artista cileno con video, installazioni e foto. Forte
impatto politico con il tema dell’emergenza umanitaria in Africa. Milano, Spazio Oberdan, V.le
Vittorio Veneto, 2, dal 3/10 al 25/1.
• Gli ultimi samurai Per la prima volta in Europa in mostra opere della collezione Koelliker
dedicata alla storia e al mito dei samurai. Milano, Palazzo Reale (P.zza Duomo,12) dal 23/2 al 2/6.
• Sonlar Spettacolo di danze e musiche cubane che mette in scena i suoni del Sonlar, il cortile
attorno al quale ruota la vita nei vecchi palazzi dell’Avana. Milano, Teatro Ciak c/o Fabbrica del
Vapore (Via Procaccini,4) dal 15 al 15/2.
• Parallel Nippon Segnaliamo in ritardo, sperando che ritorni, questa mostra di novembre
sull’architettura giapponese contemporanea dell’ultimo decennio. Milano, Urban Center (Galleria
Vitt.Emanuele II, 11/12).
• ChinaMood È una personale di Anna Muzi Falconi ispirata dalla Chinatown milanese. Torna a
Milano,Spazio Orso 16 (Via dell’Orso,16) fino al 20/1.
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• L’artista viaggiatore È una mostra pittorica etnica di artisti che hanno trovato ispirazione in
paesi lontani. Da Gauguin a Klee, da Matisse a Ontani. Ravenna, Museo d’Arte della Città, dal
22/2 al 21/6.
• Egitto Tesori sommersi 500 reperti mostrati in una scenografica ricostruzione delle profondità
marine. Venaria(Torino), Scuderie Juvarriane della Reggia di Venaria, dal 7/2 al 31/5.
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I Manga-Caffé sono
luoghi nati a metà anni
’70 in cui ci si reca per leggere i propri fumetti
preferiti in caffetterie che possono essere anche
veri e propri dormitori e che offrono numerosi
servizi: piccole cabine a disposizione del cliente
hanno poltrona, computer, una gruccia e un letto.
Le tariffe sono a tempo da 100 yen all’ora, pari a
circa 65 centesimi di euro. Sono frequentati da
persone di ogni età che fanno lavori occasionali e
precari, magari per passarvi il tempo in attesa di
una telefonata al cellulare da parte di qualche
agenzia interinale, oppure da appassionati di
manga e fumetti. Per alcuni questi luoghi di riposo
temporaneo diventano una seconda o anche una
prima casa. Sono chiamati anche Manga Kissa o
Mankitsu.
Otaku
significa “casa altrui”. Dagli anni ’80
questo termine sta però ad indicare negativamente
l’usanza tipica dell’alienazione dei giovani
appassionati di manga, videogames e animazione
giapponese che trascorrono la maggior parte del
loro tempo isolati dal resto del mondo,rinchiusi in
casa, mangiando il cosiddetto junk food (cibospazzatura) assorbiti dalle loro manie. Questi
usano in modo esasperato la tecnologia: magari
restano perennemente davanti a pc con webcam,
tv, antenne paraboliche, dvd, playstation. Esiste
anche il Rental Showcase che vende delle scatole
piene di selezioni personali dei singoli individui in
base alle personali manie del proprietario. A
Tokyo, specialmente nei distretti di Akihabara e
Nakano, c’è la più alta concentrazione di otaku.
Kobudo
Il Kobudo, origine di tutte le arti
marziali giapponesi, inizialmente era praticata da
guerrieri contadini e oggi è assimilata nel ju-jitsu.
Si compone di due insegnamenti principali: Toshu
Kata (“forme” di Jujutsu: difesa a mani nude) e
Emono Kata (“forme” con armi: bastone e
coltello, spada lunga e corta,spesso armi utilizzate
in coppia). Si pratica inoltre IaiDo (“Via
dell’estrazione della spada”). È un insieme di arti
marziali poiché ogni singola arma ha le proprie
tecniche e le proprie posizioni.
Robot giapponesi
Non finiscono mai di
stupire dal Sol Levante: i nostri miti dell’infanzia
sono stati i robottoni e anche su queste pagine
abbiamo continuato a parlarvene soprattutto in
“News from el alam” e in “Anime giapponesi”.
Vediamo alcune novità… Mentre 7 nuovi
commessi robot sono operativi in un grande
magazzino di Osaka, il robot Motoman, già
operaio, postino e musicista, è ora anche un cuoco
che ha preparato una pizza-frittata chiamata
okonomiyaki. Aiko non è proprio giapponese ma
è il sogno che diventa realtà: la donna-robot
definita perfetta è una colf dalla pelle chiara e
morbida e dai tratti orientali che lava, stira e cura
la casa…e presto saprà anche fare l’amore e
raggiungere
l’orgasmo
a
richiesta,
se
programmata. Il suo nome significa in giapponese
“figlia dell’amore” e l’ha creata in Canada Le
Trung, un ingegnere informatico molto solo di
origine vietnamita. Aiko non può camminare e
reagisce anche con uno schiaffo se provocata
sessualmente: non è quindi nata come schiava o
giocattolo erotico, ma può essere programmata
per essere una vera fidanzata per chi non ha tempo
o voglia di averne una in carne ed ossa. Riconosce
i volti delle persone e parla l’inglese e
ovviamente, il giapponese! Artemis è invece un
robot-guardiano addetto alla sicurezza usato anche
come poliziotto: anche in questo caso la realtà ha
superato la fantasia, peccato però per la gaffe col
primo ministro giapponese Koizumi di qualche
tempo fa: mostrando le sue capacità, Artemis gli
ha infatti sparato la sua nube di fumo antiladro…conoscendo i politici, avrà fatto apposta?
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A RIPOSO SU UN’AMACA
Cos’è un’amaca? Un tipico oggetto che ci fa pensare all’etnicità e
all’esotismo…questo semplice letto sospeso è costituito da una rete
intessuta di fibre di palma tucum, che viene utilizzata soprattutto per il
riposo pomeridiano, ma in generale per dormire o riposarsi, soprattutto
all’aperto, ma anche all’esterno delle abitazioni. Ha origine nell’America
Latina precolombiana e nei Caraibi, è nata come forma primordiale di
giaciglio costruita dapprima con corteccia di alberi, poi di sisal, un
materiale flessibile ed elastico. Per sistemarsi sopra questa sorta di semplice
letto pensile, bisogna ancorare le estremità a due robusti pali della capanna, a due alberi o altri sostegni. In
un clima caldo-umido come quello amazzonico, permette, con il suo ritmico dondolio, un riposo piuttosto
agevole, anche nelle ore più calde. L’amaca si è diffusa anche in Occidente e ne esistono diversi tipi, che
hanno diverse dimensioni, diversi materiali (panni, corde o stuoie) corredati anche da supporti di legno come
distanziatori.
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FESTE MONGOLE
Il Naadam è la festa più popolare e più importante in Mongolia e richiama
centinaia di migliaia di mongoli da tutte le regioni nella capitale
Ulaanbaatar. Tradizionalmente il festival è chiamato “Eriin Gurvan
Naadam”, che, tradotto significa “I tre principali giochi degli uomini”: la
lotta, il tiro con l’arco e le corse di cavalli, le tre discipline praticate
durante il festival. L’origine del Naadam risale al III secolo a.C., periodo
dell’Impero degli Unni. Ai tempi di Gengis Khan coinvolgeva l’intera
popolazione dell’immenso impero: gli uomini davano prova della loro
forza e dell’agilità dei loro cavalli. La nascita del Nadaam moderno si fa invece risalire al 1921 per celebrare
l’indipendenza del paese: è preceduto da danze e musiche tipicamente medioevali. Importanti le feste del
nuovo anno, come lo Tsagaan Sar, che è il capodanno mongolo,e segue il calendario lunare tibetano e
solitamente cade nella seconda metà di febbraio. I mongoli fanno festa per cinque giorni consecutivi, ed è
una delle festività più attese insieme al Nadaam. Significa “Luna Bianca” o “Mese Bianco”, è un’occasione
per rinforzare l’unità familiare ed i legami sociali. Il Festival del Cammello viene organizzato per
salvaguardare e proteggere questo animale così prezioso, noto come “animale del cielo” da queste parti. Il
cammello battriano (a due gobbe) è diffusissimo in Mongolia: qui si trova ben il 30% dei capi mondiali e
anch’esso ha la sua festa, detta “dei mille cammelli”, per educare sia la popolazione mongola che gli stranieri
all’importanza del cammello nello stile di vita nomade. Il festival dà infatti l’opportunità al viaggiatore di
approfondire la conoscenza di questo straordinario animale e di vivere a contatto con i nomadi del Gobi,
assistendo alle loro tradizioni, alle sfilate e alle corse. In Mongolia ci sono poi moltissime altre occasioni per
festeggiare, come la festa del ghiaccio, che esiste dal 2003 con giochi, sport e riti religiosi. Altre feste tipiche
sono: gli zoccoli ruggenti, la festa dei bambini, dei cigni, dell’aquila, delle mille renne, la maratona
dell’amicizia, il Deltee mongol (dedicato al tipico cappotto dei nomadi), oltre a molte altre gare e ricorrenze,
anche religiose, a volte anche improvvisate nelle piazze.
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VOCI DAL NILO
I libri consigliati
“I 19 giorni di Lomè” di Matteo Fraschini Koffi,
piena consapevolezza, questo cruciale momento.
Edizioni Il Circo Calante. Prodotta in Kenya e
Un testo pieno di saggezza e una riflessione sulla
per ora non ancora pubblicata nella sua versione
morte.
integrale, l’autobiografia di un giornalista del
Togo che ha quasi sempre vissuto a Milano per
poi scegliere di tornare in Africa alla ricerca
della propria identità. Per acquistarla visitate il
sito: www.matteofraschinikoffi.com.
Abenavoli, Minerva Edizioni, pagg.95, € 15.
Resoconto di un viaggio (anche interiore)
attraverso il selvaggio e contrastante deserto
algerino con 60 immagini.
“Un invito alla coesistenza” di Amr Khaled,
Edizioni al Hikma, pagg.228, € 13. Da non
perdere poiché non esistono libri in italiano sul
pensiero delle quattro scuole/ pensiero di
giurisprudenza islamica, questo è un motivo in
più per leggerlo ,senza pregiudizi. Questo libro
non nascondo che mi ha stupito, più bello ed
interessante delle aspettative. Il messaggio è “Se
hai qualcosa da
dare
agli
altri
potrai coesistere,
in quanto l’altro
ha
“Solo. Dall’Atakor al grande Erg” di Enrico
bisogno
di
“Le mille e una notte” di Anonimo, BUR, pagg.
1536, € 22, 2 vol. Approfittiamo della messa in
onda di un’ennesima trasposizione televisiva
(vedi Visioni Esotiche) per presentare questa
edizione,
presumibilmente
integrale,
del
capolavoro della letteratura araba: raccolta di
novelle arabo-persiane di antica tradizione
orale.
“Storia della letteratura giapponese” di Kato
Shuichi, Marsilio, 3 vol., pagg. 380, 317 e 365, €
26 cad. Interessante e impegnativo questo ampio
percorso per chi vuole studiare la complessa
quello che hai: ”.
cultura nipponica. 5ª edizione.
A lato: la libreria della
“Lo spirito delle arti marziali” di Dave Lowry,
University
of
Mexico
Mondadori, pagg. 140, € 6,20. Un trattato di arti
marziali giapponesi che parte dalla calligrafia
“Il libro tibetano
per
dei
guerrieri.
morti”
di
comprendere
i
segreti
degli
antichi
Padmasambhava, Mondadori, pagg.520, € 14.
Esce in una nuova edizione con traduzione
“Diario assolutamente sincero di un indiano
integrale e commento del Dalai Lama il classico
della spiritualità orientale che ha avuto
part-time” di Sherman Alexie, Rizzoli, pagg.242,
maggiore
pensiero
lettura ai ragazzi, del pellerossa Arnold Spirit Jr
occidentale. Composto per aiutare chi si accinge
della tribù degli Spokane, che segue la sua strada
a trasmigrare di vita in vita e ad affrontare, in
sfidando i pregiudizi di tutti.
influenza
anche
sul
€ 16,50. Il racconto ironico e adatto per la
55
“Liberami amore” di Alberto Gentili, Garzanti,
(歌川広重),e alle sue bellissime stampe artistiche
pagg.341, € 16,60. Un romanzo che affronta un
che sembrano dei fumetti.
tema attuale: l’immigrazione e la difficoltà di
Amina, una donna afghana con la sua storia
“Racconti turchi” di George G.Byron, Studio
d’amore con un occidentale e le varie differenze
Tesi, pagg.401, € 10,33. Scritto dal grande poeta
ed ostacoli.
romantico all’inizio dell’ ‘800, raccoglie racconti
suggestivi e tragici ispirati dai suoi viaggi in
“L’uomo che doveva uccidere Mao” di Barbara
Turchia.
Alighiero, Excelsior 1881, pagg.202, € 16,50. Un
romanzo
ispirato
ad
un
fatto
realmente
accaduto: un inedita visione della Cina anni ’40
mentre un complotto trama di eliminare il capo
del Partito Comunista Cinese.
“Nao nao: profumo” di Paul Gauguin, Mattioli
1885, pagg.101, € 10. Si tratta del quaderno del
grande pittore che descrive la sua esperienza
esotica a Tahiti. Il testo è qui presentato nella
versione riveduta dal poeta Charles Morice, a
“Asakusa kid” di Takeshi Kitano, Mondadori,
pagg.204, € 6,80. Uscita nel 2002, è
l’autobiografia del più grande regista vivente del
Sol Levante, che ha iniziato come comico di
cabaret muovendo i primi passi nel quartiere dei
locali notturni di Asakusa (Tokyo).
cui
Gauguin
aveva
affidato
la
cura
del
manoscritto.
“Nel cortile della moschea” di Autori Vari,
Piemme,pagg.152, € 11,90. Uscito nel 2002, una
raccolta di racconti islamici e fiabe opera di
cinque grandi maestri: parabole di grande
“Il libro dei cinque anelli” di Miyamoto
saggezza
Musashi, Mondadori, pagg.144, € 8. Scritto nel
comprensione, pervase d’ironia e di rispetto per
Seicento giapponese, è un classico manuale con
uomini e cose.
gli insegnamenti per sviluppare l’intuizione
improntate
all’amore
e
alla
accanto alla comprensione intellettuale.
“La voce del mistero” e “Alleggerire l’anima” di
Osho, Mondadori, pagg. 224 e 176, € 7,80 cad.
“La lampada di Aladino” di Luis Sepúlveda,
Tra le decine di libri scritti dal grande mistico
Guanda, pagg.158, € 14. Il grande scrittore
indiano, uno dei maestri più seguiti dei nostri
cileno ritorna alla narrativa con la storia di due
tempi, due esempi dei pensieri e dei segreti della
ragazzi che si ritrovano dopo gli anni della
cultura orientale e della meditazione.
dittatura e l’espatrio.
“Amori
d’Oriente”
di
“La voce della notte” di Rafik Schami, Garzanti,
Giovanni
pagg. 201, € 16,60. Una sorta di Decamerone
ambientato a Damasco, questo romanzo
Longanesi, pagg.304, € 13.
Vecchio libro degli anni ’40
avvincente che ha lanciato questo grande autore
dall’ autore trevigiano, che ha
siriano.
fatto reportage dal Giappone
“Hiroshige” di Adele Schlombs, Taschen, pagg.
96, € 7,99. Bellissimo e imperdibile questo libro
dedicato
all’incisore
e
pittore
giapponese
Comisso,
e dalla Cina. Un libro difficile
da trovare, sui viaggi esotici e
sugli amori da sogno.
56
“La mia strada è la tua strada” di Jiddu
S.Baracetti,T.Bertacche,G.Placereani,CEC,pagg.
Krishnamurti, Mondadori, pagg.252, € 11. Il
383,€25.La guida antologica del Far East Film di
primo volume del guru della serie “Meditazioni
sul vivere”: tra antica tradizione indiana e
Udine dedicato al cinema d’Oriente.
pensiero contemporaneo.
“La mia Birmania” di Aung San Suu Kyi,
“Mica facile trovare un ammazzatigri” di Ha Jin,
Corbaccio, pagg. 380, € 18. Dal premio Nobel
per la Pace ’91, un saggio-conversazione con l’ex
Neri Pozza, pagg.235,€ 8. Dall’autore cinese de
monaco Alan Clements sulla
“L’attesa” (vedi N.22), una raccolta di 12 freschi
birmana, esponendo la sua filosofia senza tempo
racconti sulla difficoltà di affermare la propria
che da’ voce alla speranza.
individualità.
situazione
“Una canna da pesca per mio nonno” di Gao
“Le opere dei padri del Taoismo” di Lao Tzu,
Xingjian, Rizzoli, pagg. 139, € 12,39. È il primo
Lieh Tzu, Chuang Tzu, Mondadori, cofanetto di
volume delle opere complete dello scrittore
3 volumi (pagg.154,140 e 322), € 14,98. I
capolavori della letteratura e filosofia cinese
(高行健), unico cinese (anche se naturalizzato
francese) ad aver vinto il Premio Nobel per la
frutto degli insegnamenti dei tre grandi maestri
letteratura, nel 2000, che racchiude racconti di
del tao.
sensibilità e inquietudine su un mondo per noi
“L’uomo alla destra di Mao” di Ji Chaozhu,
misterioso e lontano. Il titolo originale è
给我老爷买鱼竿.
Longanesi, pagg. 403, € 24. La biografia di un
Cina comunista e della Rivoluzione Popolare.
“La metà dimenticata” di Xinran Xue, Sperling
& Kupfer, pagg. 307, € 16. Interessante questo
Chaozhu ha ricoperto incarichi di altissimo
libro piuttosto datato (1962) perché narra dei
protagonista che racconta la storia segreta della
cambiamenti della Cina dal
livello in patria e all’estero.
punto di vista di donne di
“La donna di sabbia” di Kōbō Abe, Longanesi,
pagg.309, € 12. Ricordiamo che è stato tratto
tutte le età e ceto sociale
che raccontano delle loro
anche un film da questo romanzo in cui una
vite. L’autore, giornalista
donna tiene imprigionato un uomo su una costa
pechinese, si chiama Xinran
sperduta del Giappone: una storia di turbamento
Xue, ma spesso si firma semplicemente col
sospesa tra sogno e realtà.
nome.
“Essere musulmano” di El Hassan bin Talal &
“Oltre Babilonia” di Igiaba Scego, Donzelli,
Alain Elkann, Bompiani, pagg. 93, € 5,68. Scritto
dal Principe di Giordania, un saggio sui concetti
pagg. 458, € 17,50. Da un’autrice italo-somala,
fondamentali islamici che si confrontano con
un romanzo con la storia di due donne - una
somala, l’altra argentina – con il loro difficile
Cristianesimo ed Ebraismo, religioni dello stesso
percorso.
ceppo.
“L’Occidente in Asia 1850-1914” di Michael
“Far East: dieci anni di cinema (1999-2008), a
Edwardes, Ferro, pagg. 255, € 12. Si parla di
cura di
storia, di colonialismo ed imperialismo e
57
dell’attuale atteggiamento degli orientali nei
“La veglia inutile” di Nadeem Aslam, Feltrinelli,
confronti dell’Europa.
pagg.312, € 18. Appena uscito, ecco il romanzo
“La Cina è un aquilone.
in cui ruotano la giovane Lara, una russa alla
ricerca del fratello scomparso in Afghanistan,
Bambini e maestri sulla
Via
della
Annamaria
Seta”
Gallone
vite diverse fra loro, opere d’arte e personaggi.
di
e
“After dark” di Haruki Murakami, Einaudi,
Vinicio Ongini, Unicef,
pagg.178, € 18. Esce il nuovo libro di Murakami,
pagg.60, €? Uno strumento
vicenda onirica di due
didattico interculturale in
sorelle
cui si parla della via della seta, di bambini cinesi
Tokyo.
nelle scuole italiane, dei maestri cinesi,
dell'origine di Cenerentola, di aquiloni, di
“Senza parole” di Zhang
ombre
cinesi,
del
folklore
Jie,
e
ambientata
Salani,pagg.315,
a
€
16,80.Dalla
premiatissima
autrice
dell'occidentalizzazione di un paese che si sta
rapidamente occidentalizzando.
(張詰) candidata anche al
“Miti e leggende del Tibet” di Andreas
Nobel per la Letteratura,
Gruschke, Neri Pozza, pagg. 246, € 18,08. Uscita
un’epopea al femminile attraverso mezzo secolo
nel ’99, un’antologia di fiabe e leggende tibetane
sul mistico-religioso. Sempre di Tibet si parla in
di storia cinese.
“Le montagne del Buddha” di Javier Moro,
Mondadori, pagg. 245, € 7,75, con la tragica
storia del popolo tibetano dopo l’invasione
cinese del 1950 e la vicenda della fuga della
giovane monaca Kinsom attraverso l’Himalaya.
“Tempesta dall’est” di Robert Marshall, Neri
Pozza, pagg. 279, € 15,49. Interessante libro
sull’epopea del popolo mongolo narrata come
fosse uno stupendo romanzo d’avventure.
“Storia del Giappone moderno” di Richard
Storry, Sansoni, pagg. 353, € 12. Interessante
libro storico sul Giappone moderno in un solo
secolo: prima nato, poi caduto con la II Guerra
Mondiale, e poi rinato.
“Cinacittà”
di
Tommaso
Pincio,
Einaudi,pagg.335, €17. Romanzo che descrive
una Roma decadente che finisce nelle mani dei
cinesi, in uno scenario apocalittico.
“Il libro dell’Asia” di Autori Vari, EDT,pagg.232,
€ 39. In uscita a ottobre, un libro fotografico
scaturito da un viaggio in tutti i paesi del grande
continente.
“Il cinema sudcoreano” a cura di Adriano Aprà,
Marsilio, pagg.199, € 14,46. Risale al ’92 la
pubblicazione di questo interessante saggio sulla
cinematografia sudcoreana, all’epoca sconosciuta
in Occidente e capace di produrre oltre 100 film
all’anno. Dello stesso argomento i più recenti “Il
cinema coreano contemporaneo - Identità,
“Metà di un sole giallo” di Chimamanda Ngozi
cultura e politica” di Hyangjin Lee, ObarraO,
Adichie,Einaudi,pagg.454,€19,50. Un romanzo
di una giovane scrittrice nigeriana ambientato
pagg. 350 , € 22,50, e “Kim Ki-duk” di Andrea
nel ’67. Una storia dimenticata di guerra civile e
secessione per formare uno stato indipendente.
Bellavita, Il Castoro, pagg. 185, € 12,50.
58
ETNOSITI
* www.pazzeperilbento.com/forum.htm Un forum di appassionate del bento, il cestino per il
pranzo giapponese, diventato evidentemente, l’ennesima moda!
*www.continentenero.it è un portale interessantissimo per scoprire l’Africa e organizzare viaggi
*www.tonyjaa.org Un sito in inglese dedicato all’attore-rivelazione thailandese Tony Jaa.
*www.aerosolarabic.com Sito di giovani graffitari anglo-arabi che realizzano nel mondo
coloratissime opere con parole e frasi di tolleranza, differenza e identità che esprimono l’essenza
dell’Islam (il banner del loro sito nell’ immagine a fianco).
*www.muslima.com È il primo sito al mondo di incontri per utenti musulmani.
*www.maldiveonline.it Il primo sito italiano dedicato alle isole dell’Oceano Indiano.
*www.africanethnicart.com Dedicato agli amanti dell’arte africana.
*www.maroccoturismo.com sito italiano per i viaggi in Marocco
*www.chinaview.cn e *www.einnews.com/china/ China View e Inside China Today sono due
portali d’informazione dalla Cina, in inglese.
*http://hkdigit.blogspot.com/ Simpatico questo blog di Hong Kong pieno di foto curiose.
*www.hiroshige.org.uk/index.html Resterete affascinati dalle opere di questo sito, interamente
dedicato all’artista giapponese Hiroshige (vedi anche “Voci dal Nilo”).
*http://giapponesugoi.blogspot.com/ Un simpatico blog in italiano dal nome Giappone Sugoi!
Opera di Paola, che si autodefinisce una ragazza con una passione smisurata per il Paese del Sol
Levante.
*www.japantoday.com Sito di notizie dal Giappone (in inglese)
*http://movetochina.wordpress.com/ È un blog in italiano tutto dedicato alla Cina
59
METROPOLI MULTIETNICA
NEGOZI:
Banak Importa è una catena di negozi di mobili e oggettistica in stile etnico
urbano; ha vari punti vendita: wwwbanakimporta.it Haas (C.so di Porta Romana,
2) da 200 anni tratta tappeti orientali. Anche da C.I.T.O. (Milano: V.le Tunisia
ang. Via Settala e Torino: C.so San Maurizio, 1 e Via Garibaldi, 3). tappeti orientali, kilim e moderni. Sara’s
Store (Via Bambaia, 5) è un negozio cingalese di prodotti alimentari asiatici. Coraçao do Brasil (Via
P.Sarpi, 6) offre un’esperienza irripetibile per gli amanti del vero caffè, che viene tostato due volte alla
settimana in questa vera torrefazione in piena Chinatown, che esiste dal 1962. I suoi caffè vengono importati
direttamente dal Brasile, da Cuba, dall'Africa e dall'India. Matrimonio alla cinese? Alla moda sposa (Via
Canonica, 30) pensa a tutto, dal vestito ai servizi fotografici, ecc. Oriente Store (Via Sarpi 12) omonimo del
n. 22, negozio cinese assolutamente imperdibile per gli amanti del genere, piuttosto grande con 3 o 4 vetrine.
Ci siamo entrati ed abbiamo trovato molti oggetti curiosi ed interessanti: soprammobili, bigiotteria,incensi
anche indiani, abiti e vestiti cinesi e molte statue buddhiste; il commesso alla cassa è molto gentile e colto, vi
conquisterà con i suoi discorsi filosofici. Se cercate musica latinoamericana, rivolgetevi al negozio Son
Musica (Via Giambellino, 54). Buscemi Dischi (C.so Magenta,31) è uno storico negozio con una discreta
sezione di etnica. Spostandoci in Giappone, Vinyl Japan a Tokyo, è specializzato in dischi di vinile e rarità
da collezione. Al Bonsai (V.le Certosa, 242) è ovviamente specializzato nei piccoli alberi giapponesi che
danno armonia. Pupa (www.pupa.it):citiamo il negozio di cosmetici con negozi in tutta Italia, per le originali
Puposke, coloratissime bamboline etniche da tutto il mondo che s’ispirano alle matrioske e in realtà sono
trousse di trucchi, ideali per regali. I sudamericani si danno da fare anche nel settore scarpe, ecco allora il
calzolaio Il veloce (Via Sismondi,34). Di solito non ci occupiamo di phone center, ma lo sapevate che in Via
Sismondi, 38 ne esiste uno curioso egiziano che prende il nome dalla storica cantante Oum Kalsom?
PALESTRE:
Alla Palestra Ambrosiana (Via Lanzone, 30/a) appena aperta dietro alla Basilica di Sant’Ambrogio
organizzano vari corsi tra cui capoeira, yoga, kentutsu (spada giapponese) ecc.
SALUTE, RELAX & BENESSERE:
Tao è un centro di riflessologia e shiatsu: Milano, Via Fontana, 3 e Monza, Via Cavallotti, 46. Hon Huo è
un parrucchiere, manicure e centro massaggi cinese: Bresso (MI) Via Vittorio Veneto, 113. Zen (due punti:
Via M.Gioia, 43 e Via Lazzaretto, 8, www.zen-benessere.it) è un centro estetico e massaggi cinese. Il Dream
(V.le Umbria, 41) aperto di recente, è centro benessere-massaggi cinesi. Omonimo di quello del N.27 (forse
in attesa di nuovo nome perché appena aperto) il Centro Benessere (Via Beato Angelico, 20). Hammam
Sahara (Via Benaco, 1 www.hammamsahara.it) è un bagno turco. Le Spa Berbere (V.le Umberto I, 3,
Monza -MI- wwwlespaberbere.it) è un grande centro estetico con sauna hammam in stile marocchino.
Proposta inusuale per il nuovo Centro Benessere Petit Soleil (Via M.Melloni, 37) completamente arredato
in stile…azteco! Rammani (V.le Lombardia, 64) si aggiunge da poco all’infinita lista dei centri massaggi
tradizionali thailandesi. Farmaci senza obbligo di ricetta è un depliant pieghevole in 7 lingue utile per gli
stranieri o i turisti di passaggio nel nostro paese per l’automedicazione. È distribuito gratuitamente da
Federfarma in tutte le farmacie italiane; c’è l’arabo, mancano però sia la lingua cinese che giapponese, come
60
mai questa lacuna? Tra i tanti parrucchieri cinesi di Milano, ecco I capelli di Anna (C.so Lodi, 93/1 vicino
al metro M3 Brenta). Altro parrucchiere, unisex, l’ecuadoregno, Yadi (Via Frapolli, 3).
LOCALI & DISCOTECHE:
Maharaja (V.le Gorizia, 8) è un pub su due livelli d’ispirazione indiana-coloniale, ricco di pezzi originali;
musica diffusa etno-easy listening e soul. Qin (Via Van Gogh, 2) è una discoteca di ben 100mq nel Parco
Lambro: l’ispirazione è cinese con lanterne rosse, arredamento in stile coloniale e paccottiglia ethno-chic.
Karma-Borgo del Tempo Perso (ex Parco Delle Rose, Via Fabio Massimo, 36) è un’altra discoteca
orientaleggiante con atmosfera ethno-chic in due piste immerse nel verde, ma la musica di entrambe non ha a
che fare con l’ispirazione. Yuenwen Bin è uno dei tanti bar cinesi di Via Paolo Sarpi. El Dueño De La
Noche (Via Sette Martiri, 13, Pavia) e Coba (Via Ascanio Sforza, 37/a) sono due discoteche per gli amanti
della musica latinoamericana. Ganesh Lounge Cafè (Via Polese, 47/c, Bologna) è un esotico pub dedicato
al dio della buona sorte dove si può anche mangiare e assistere a spettacoli di danza del ventre,
contemporanea e afro, oppure ballare o ascoltare musica dal vivo.
RADIO:
Sound Asia FM e Radio Nairobi sono due emittenti radio del Kenya: la prima, in particolare, per la zona di
Mombasa, trasmette per la comunità hindi,inglese e multilingue. Radio Gas (www.radiogas.it) trasmette
solo sul web senza interruzioni pubblicitarie, molta la musica etnica presente.
RIVISTE:
Oasis (www.oasisweb.it) è una interessante rivista di cultura ambientale che esiste da
parrecchio tempo. Dove è un mensile di viaggi e tempo libero. Alkawakeb è una
rivista egiziana di spettacolo, la si può trovare anche nelle nostre edicole che vendono
giornali internazionali. Altri giornali arabi sono i quotidiani internazionali in inglese
Al-sharq al awsat e Al-Quds al. V & S (che sta per viaggi e sapori) è una rivista
dove si possono trovare argomenti etnici. Da non confondere con VPS
(www.volontariperlosviluppo.it) una rivista che si autodefinisce “di chi abita il
mondo, per conoscere paesi lontani: nasce dall’ONG Cisv di Torino e si occupa di
informazioni dai cinque continenti. China Daily e Beijing Youth Daily sono due noti
quotidiani cinesi pubblicati in lingua inglese. Xinhua (新华通讯社 - da noi chiamata
“Nuova Cina”-) è l’agenzia ufficiale di stampa del governo cinese. ). The Korea
Times, in lingua inglese, è uno dei tre maggiori quotidiani sudcoreani, in lingua
inglese, il più vecchio; gli altri due sono The Korea Herald e The JoongAng Daily.
Euro Latinos (www.revistaeurolatinos.com) in spagnolo, e rivolta agli immigrati in
Europa, è tutta dedicata al mondo latinoamericano. Interessanti due riviste che esistono
da anni: Lo straniero (www.lostraniero.net), mensile di arte, cultura e società: si parla
molto di immigrati e Nigrizia (www.nigrizia.it), nata addirittura nel 1883 per opera dei
missionari e dedicata al mondo africano. Latino! È una rivista di musica e balli
latinoamericani con cd allegato. Vi ricordate di Terre di mezzo
(www.specialeterre.it)? Il famoso giornale di strada nato nel ’94 e venduto dai ragazzi
61
senegalesi, si presenta più ambizioso,con la nuova grafica, nuovi contenuti ma progetto di base immutato.
Recentemente è uscito, pubblicizzatissimo, anche Turisti per caso Magazine, anche se un po’ a scoppio
ritardato: una decina d’anni fa e più la sognavamo una rivista dedicata ai viaggi scritta dai lettori! Solo
Av!sos è un opuscolo bimensile gratuito con annunci,pubblicità e offerte di lavoro per i sudamericani a
Milano.
ASSOCIAZIONI & CENTRI:
MilanoMadagascar (www.milanomadagascar.com) è una
onlus fondata 6 anni fa per vari progetti a sostegno del paese africano. Non uno di meno, come il titolo del
film di Zhang Yimou del ’99 (vedi N.18) è un progetto partito dall’istituto Bertarelli, promosso
dall’assessorato all’Istruzione della Provincia di Milano, in collaborazione con il Centro Come, per
l’inserimento, il sostegno, l’integrazione e l’apprendimento della lingua italiana dei ragazzi stranieri nelle
scuole. Centro Studi Bhaktivedanta è un’istituzione accademica no profit con varie sedi, che organizza
corsi, seminari e conferenze, un’accademia di scienze tradizionali dell’India. www.c-s-b.org Associazione
Italia-Cina dal 1962 promuove la conoscenza e i rapporti tra le due nazioni. P.zza 4 Novembre, 1.
www.italiacina.org Associazione Cinesi in Milano (Via Rosmini, 11) è una delle tante associazioni della
comunità cinese in zona Chinatown. Eccone altre: Associazione Cinesi di Wencheng in Lombardia Onlus;
Associazione di Imprenditori Cinesi in Milano. Vi ricordate del ristorante-centro culturale Sneh Sadan del
N.1? Avinash Ganesh ci riprova con un agriturismo in stile indiano, Casa Ganesh (Pietragavina, Varzi,
località Crocetta –PV-): cene indiane, yoga, poesia e letteratura, cicli di serate musicali animate da musicisti,
danzatori e strumentisti sulle colline verdi della Val Staffora. Il Consolato della Cina a Milano non è più
all’indirizzo riportato sul lontano N.5 ma in Via Benaco, 4, mentre a Firenze è in Via dei Della Robbia, 39.
Altri consolati: Honduras (Via R.Pilo, 19/b), Costa Rica (Via Dante, 4), Argentina (Via Agnello, 2),
Ecuador (P.zza Bottini, 1), Cuba (Via G.Battista Pirelli, 30), Uruguay (P.zza Diaz, 7), Repubblica
Dominicana (C.so Buenos Aires, 64). L’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese
(www.fmprc.gov.cn/ce/ceit/ita/) è invece in Via Bruxelles, 56 a Roma. La Camera di Commercio ItaloCinese si trova in Via Carducci, 18 a Milano (www.china-italy.com).
SPORT:
Un calcio alle differenze con la proposta dell’associazione L’Altropallone e la nascita di
CiniSeneGol, una squadra di calcio multietnica di Cinisello Balsamo formata da cinisellesi e senegalesi, che
punta alla 3° categoria e cerca ora di coinvolgere anche immigrati di altri paesi e organizza vari incontri
extrasportivi. Per informazioni: 02-36538806 o 349-4488845. Anche le parrocchie si adeguano organizzando
corsi a livello dilettantistico di karate per adulti e bambini, è il caso della Polisportiva La Senavra (Via
Cipro, 10).
CORSI,RELIGIONE,VIAGGI:
Interessanti le proposte dell’agenzia Mondo Auprema (Via Cadorna, 49, Cinisello Balsamo -MI-), come il
viaggio di gruppo “Cina – Triangolo Imperiale” tra aprile e maggio prossimi. Jalpak (Via San Clemente, 1
www.jalpak.it) è un’agenzia specializzata in programmi di viaggio in Giappone. L’Ente Nazionale per il
Turismo del Marocco è in Via Larga, 23 a Milano; non lontano Air China (Via Larga, 8 Milano) la
compagnia aerea cinese. Il Monastero Zen Il Cerchio (Via dei Crollalanza, 9) organizza vari corsi di
shiatsu in diversi centri e scuole d’Italia: www.monasterozen.it Ancora shiatsu con trattamenti e corsi di
formazione per
62
operatori del settore, dal 1985 all’ Accademia Italiana Shiatsu-Do (Via Settembrini, 52 e Via Colombo, 11
www.accademiashiatsudo.it e www.mondoshiatsu.com – ne parlammo sul N.9). Suryanagara (Via Teramo,
5 www.suryanagara.it) è un centro che organizza corsi annuali di “bollywood dance”, un misto che si ispira
alla danza classica indiana e ai balli folkloristici popolari di varie regioni. Ghe Pel Ling (Via Euclide, 17
www.gpling.org) sembra milanese, ma
è un istituto di studi di buddhismo
tibetano nato nel 1978 per diffondere e
mantenere viva la cultura tibetana del
Dalai Lama. Organizzano anche un
corso di lingua tibetana. Se invece
preferite imparare la lingua ebraica
moderna, oppure la storia del pensiero
ebraico o la grammatica/lettura di testi
biblici e odierni, rivolgetevi alla
Scuola di Lingua Ebraica www.scuoladilinguaebraica.it Danzarmonica (Via F.Casati, 8 e Via Napo
Torriani, 19 www.danzarmonica.it) è una scuola che organizza seminari, corsi di danza del ventre
mediorientale, percussioni taiko, teatro africano e orientale, ecc. Efoa University (Via Benaco, 26) è una
scuola che organizza vari corsi: discipline orientali, tai chi chuan, yoga, danza del ventre turca, danza
indiana, ecc. Miki Travel (www.miki.roma.it) è un’agenzia di viaggi specializzata in viaggi in Giappone, sia
individuali che di gruppo. Pindorama (www.pindorama.it) è un’agenzia specializzata in viaggi in Senegal e
America Latina, il nome significa “terra delle palme” in tupì, indios del Brasile. African Explorer
(www.africanexplorer.com), Dream Amazzonia (www.dreamamazzonia.it) e Go Asia (www.goasia.it) sono
altre agenzie viaggi specializzate rispettivamente in rotte africane, sudamericane e asiatiche.
63
RAMAZAN SAHIN
È una nuova rivelazione, potrebbe essere un lottatore di wrestling, ma a differenza delle stars di
quella categoria, questo giovane lottatore turco ancora poco conosciuto e che ha già fatto parlare
bene di se è un lottatore puro e non un lottatore/attore. È nato l’8 Luglio del 1983, ha il viso da
ragazzino incorniciato da una barbetta. Lotta molto bene contro l’avversario, l’abbiamo visto in un
filmato in rete (internet), è agile e preciso nei movimenti. Nel 2008 ha partecipato per la prima volta
alle olimpiadi, più precisamente a Pechino, dove si è affermato. Ha ottenuto la medaglia d’oro
lottando contro il cubano Geandry Garzon (8 a 4), l’iraniano Mehdi Taghavi (4 a 0) e il georgiano
Otar Tushishvili (4 a 1). Più complicato è stato l’incontro con l’ucraino Andriy Stadnik battendolo
però negli ultimi 40 secondi.
Conosciamolo meglio. Il ragazzo è nato Machackala nel Daghestan, sotto il controllo del governo
russo, emigrò con la sua famiglia in Turchia nel 2005. Viene naturalizzato l’anno successivo per
iniziativa di Mehmet Ali Sahin, ministro dello sport turco e cambia il cognome in Sahin in suo
onore, poiché il vero cognome di Ramazan (forse significa Ramadan?) è Ibrayhanov. È lottatore
della categoria 66 kg. Ad ogni vittoria il ragazzo si prosterna con la fronte sul pavimento come
ringraziamento a Dio. Il movimento è simile alla preghiera musulmana.

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