Guida Pratica di Riproduzione Equina

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Guida Pratica di Riproduzione Equina
Guida Pratica
di
Riproduzione Equina
Cesare Rognoni
Prima Edizione
di Cesare Rognoni
Indice
Indice
Prefazionepag. 9
Capitolo 1
1.1
1.2
Anatomia e fisiologia dell’apparato genitale femminile pag. 10
Apparato genitale della cavalla Anatomia apparati atti alla riproduzione pag. 10
pag. 14
Capitolo 2
Fisiologia del ciclo estrale pag. 16
2.1
Ciclo estrale pag. 18
Capitolo 3
Apparato genitale maschile pag. 20
3.1
Esame dello sperma pag. 23
3.2
Fertilizzazione pag. 25
Capitolo 4
La Fecondazione Artificiale pag. 26
4.1
Introduzione pag.26
4.2
Prelievo del seme pag. 28
4.3
Diluitore o Mestruo pag. 31
4.4
Dose inseminante pag. 32
4.5
Preparazione seme fresco pag. 33
4.6
Preparazione seme congelato pag. 34
4.7
Per fecondare pag. 35
4.8
Problematiche successive alla fecondazione pag. 36
4.9
Trapianto di embrione pag. 37
5
6
Indice
Capitolo 5
Monitoraggio del calore pag. 40
5.1
Monitoraggio pag. 40
5.2
Il funzionamento dell’ ecografo pag. 42
5.3
Monitoraggio dell’ ovulazione con l’ ecografia pag. 43
5.4
Correlazioni utero e ovaie pag. 44
5.5
Protocolli di sincronizzazione dei cicli pag. 44
5.6
Sincronizzazione con Altrenogest pag. 44
Capitolo 6
Prevenzione e terapia della ipofertilità
pag.46
6.1
Ipofertilità derivante dalla fattrice pag. 46
6.2
Infezioni del tratto genitale pag. 48
6.3
Esami diagnostici pag. 52
Capitolo 7
Ipofertilità derivante dallo stallone pag. 54
7.1
Problemi legati alla monta pag. 54
7.2
Ipofertilità legata allo sperma pag. 57
Capitolo 8La gravidanza pag.60
8.1
La diagnosi di gravidanza pag. 63
8.2
Problemi della gravidanza pag. 66
8.3
Infezioni feto-placentari pag. 68
8.4
Gravidanza gemellare pag. 69
8.5
Cisti uterine pag. 71
8.6
Aborto pag. 73
8.7
Rinopolmonite o aborto virale, EHV1 pag. 74
8.8
Arterite virale pag. 75
8.9
Temperature fredde rigide pag. 75
8.1
0Attorcigliamento del cordone ombelicale pag. 76
8.11
Distacco placentare di origine traumatica pag. 76
8.12
Minaccia di aborto pag. 77
8.13
Le complicazioni nel periodo antecedente al parto pag. 77
8.14
Prevenzione dell’ aborto pag. 78
8.15
Monitoraggio della gravidanza pag. 79
Capitolo 9Il parto pag. 82
9.1
La preparazione al parto pag. 82
9.2
Il controllo del parto pag. 83
9.3
Il parto fisiologico pag. 86
Capitolo 10
I problemi durante il parto pag. 90
10.1
Problematiche pag. 90
Indice
10.2
Le distocie pag. 91
10.3
Testa piegata pag. 92
10.4
Arti piegati pag. 93
10.5
Gomito incastrato pag. 93
10.6
Puledro ruotato pag. 93
10.7
Presentazione posteriore pag. 94
10.8
Distacco placentare pag. 94
10.9
Parto in piedi pag. 95
10.10
Piedi verso l’alto pag. 95
10.11
Lacerazioni da parte pag. 95
10.12
Emorragia interna pag. 96
10.13
Prolasso uterino pag. 97
10.14
Ritenzione placentare pag. 97
10.15 Endometrite/metrite post parto pag. 98
10.16
Lacerazioni cervicali pag. 99
10.17
Induzione del parto pag. 99
Capitolo 11
Alimentazione della fattrice
pag.102
7
9
PREFAZIONE
Questa guida è stata redatta senza alcuna pretesa scientifica o didattica, si rivolge agli appassionati ed addetti all’allevamento del cavallo. L’intento è
stato quello di trattare in parallelo cenni salienti di Anatomia e Fisiologia della
riproduzione, correlandoli alle manifestazioni esterne dell’animale, in modo che
il neofita guadagni in termini di tempo l’esperienza che la pratica e il tirocino
prevedono. Si è cercato di confrontare e spiegare il funzionamento e l’utilità di
varie tecniche riproduttive sviluppate nel tempo e in particolare: la Fecondazione
Artificiale, l’Ecografia e l’Alimentazione.
Essendo questa disciplina molto articolata, che abbisogna di consulenze specifiche e specializzate, pone il conduttore dell’azienda o semplicemente il proprietario di una fattrice a dover recepire, elaborare ed eseguire pratiche e concetti che,
se carente di nozioni almeno sufficienti della materia da affrontare, non potrebbero essere recepiti, elaborati, ed eseguiti con cognizione di causa.
In tutta questa nostra illustrazione si è cercato di dare un’infarinatura teorica da
riversare nella pratica. L’esperienza di campo sarà il riscontro certo se questa
lettura sarà stata utile.
Cesare Rognoni
10
Capitolo 1
CAPITOLO 1
ANATOMIA E FISIOLOGIA
DELL’APPARATO GENITALE
FEMMINILE.
1.1 Apparato genitale della cavalla
L’apparato riproduttivo femminile si trova nella cavità addominale, compreso tra
l’intestino retto superiormente e la vescica inferiormente. Dal punto di vista anatomico
possiamo distinguere organi esterni destinati alle funzioni dell’accoppiamento e di
collegamento con l’esterno, ed organi interni destinati alla produzione di oociti (cellule
uovo) e al loro sviluppo come embrione e feto. La vagina, destinata ad accogliere l’organo
genitale maschile durante l’accoppiamento è collegata con l’esterno mediante le labbra
vulvari, l’insieme della vulva e della vagina è lungo 25-30 cm. Sul pavimento della vagina, a
5-7 cm dall’esterno sbocca anche l’ orifizio dell’uretra da cui viene eliminata l’urina.
Generalmente non esiste nella cavalla un vero e proprio imene,
ovvero la piega all’interno della vagina che si lacera col primo
rapporto sessuale, anche se in qualche raro caso si può osservare una
separazione. Nella maggior parte dei casi si nota un restringimento
più o meno consistente della vagina che all’atto dei primi rapporti
sessuali scompare. Mentre la vagina (che vuol dire fodero) è destinata
ad accogliere durante l’accoppiamento l’organo maschile (pene),
l’utero è il luogo ove avviene lo sviluppo dell’embrione.
La zona di passaggio tra vagina ed utero è
Fig. 1.1 Sezione longitudinale apparato genitale
formata dalla cervice che protende all’interno
femminile
della vagina a forma di muso lungo 4-8 cm. La
Anatomia e fisiologia dell’apparato genitale femminile
11
cervice funge da vera e propria “porta” di collegamento tra l’utero, ove avviene la
fecondazione e lo sviluppo dell’embrione e la vagina. Quindi protegge l’utero da infezioni e
infiammazioni derivanti dall’ambiente esterno. Come descritto in precedenza la vagina è un
organo collegato all’esterno,
atto alla minzione e copula,
quindi
suscettibile
di
contaminazione. La cervice
subisce delle modificazioni,
ovvero si apre e si chiude a
seconda delle fasi del ciclo
riproduttivo,
aprendosi
per il tempo strettamente
necessario al passaggio
del materiale seminale
durante la fecondazione e
per eliminare sostanze di
scarto. Infatti nella cavalla
Fig. 1.2 Sezione longitudinale apparato genitale femminile
in calore la cervice si rilascia
afflosciandosi e secerne del liquido che permette l’ingresso del materiale seminale in utero.
Nella cavalla gravida o a fine ciclo la cervice si contrae chiudendosi con notevole forza e
produce un vero proprio tappo mucoso che la
sigilla in maniera totale evitando ogni possibile
contatto con l’esterno, ed quindi ogni ingresso
di germi o materiale infettante.
L’utero è formato da un piccolo corpo lungo
circa 25 cm. e da due corna molto sviluppate
poste ad un angolo di circa 90 gradi rispetto
al corpo, le corna sono lunghe 20-30 cm, al
termine delle corna si trova l’ovidotto che
collega l’utero alle ovaie che sono ovviamente
due. Nelle ovaie avviene la produzione delle Fig. 1.3 Schema apparato genitale femminile
cellule uovo (d’ora in poi Oociti). Nell’ ovaio
avviene la crescita e la maturazione del follicolo: questa struttura funge da incubatrice per
l’oocita. Durante lo sviluppo la vescicola diventa sempre più grossa e cresce fino ad arrivare
ad un diametro di 40-50 mm, una volta venuto a maturazione, il follicolo implode all’interno
e rilascia l’oocita maturo nella fossa ovulatoria.
Questo evento prende il nome di ovulazione. (Fig. 1.4)
In sincronia all’ovulazione, anche la cervice cambia di volume e consistenza, con il progredire
del calore, da chiusa, si rilascia e si apre sempre di più per consentire l’ingresso del liquido
12
Capitolo 1
Fig. 1.4 Fossa ovulatoria e raccordo
Fig. 1.5 Sezione Ovaio
seminale durante la monta. Anche gli atteggiamenti della cavalla cambiano in sicronia
alle dinamiche precedentemente descritte: diventa sempre meno riluttante alla presenza e
contatto dello stallone fin al punto di accettare avvicinandosi allo stallone, anzi dimostrando
la sua disponibilità alzando la coda, urinando e contraendo
il clitoride: alla monta.
A volte cambia anche il comportamento verso l’uomo:
cavalle normalmente scontrose si fanno a volte più
socievoli, oppure possono cambiare anche in lavoro,
alcune di loro, se in calore, alle stretta delle gambe del
cavaliere, invece che avanzare si fermano ed urinano
ripetutamente, perché la stretta di gambe evoca quello
dello stallone, e le punizioni sono inutili poiché l’istinto è
più forte della paura.
Fig. 1.6 Cervice
Anatomia e fisiologia dell’apparato genitale femminile
13
La cavalla ha dei calori dipendenti dalla stagione, dal punto di vista riproduttivo viene
definita: Poliestrale Stagionale. In generale inizia a ciclare alla fine dell’inverno, spesso senza
ovulazione. Verso la metà della primavera i cicli si regolarizzano e terminano in autunno.
Queste fasi si possono distinguere in: Anaestro Invernale, Transizione Primaverile e Periodo
Fertile.
Fig. 1.7 Anaestro invernale e transizione primaverile
Fig. 1.8 Periodo fertile estivo
La durata della luce è il fattore essenziale per la stimolazione dei cicli estrali. Nel periodo
invernale la luce diurna ha una durata molto più breve che in primavera e aumenta sempre
di più fino all’estate. L’ organo preposto a recepire questa variazione stagionale è l’apparato
oculare: l’occhio attraverso la retina e il chiasma ottico poi, sollecitano la neocorteccia cerebrale
che rilascerà dei fattori di rilascio (ormoni Gnrh e Melatonina) che agiranno sull’ipofisi. La
variazione dei cicli dipende dalla secrezione di melatonina regolata dalla luce. Dato che la
melatonina inibisce le secrezione delle gonadotropine e viene a sua volta inibita dalla luce, in
14
Capitolo 1
inverno la secrezione di melatonina aumenta, e diminuisce di conseguenza quella degli
ormoni destinati a stimolare le ovaie In presenza di luce avviene il contrario, la secrezione
di melatonina diminuisce e l’ipofisi produce le gonadotropine che stimolano le ovaie a
produrre gli ormoni che inducono il calore ed il ciclo conseguente.
Questa è la ragione per cui le cavalle iniziano ad andare in calore quando le giornate si
allungano.
1.2 Anatomia degli apparati atti alla riproduzione della cavalla
Prima di continuare diventa necessario approfondire l’aspetto anatomico degli
organi coinvolti (vedi figura).
Fig. 1.9 Ipotalamo
Il Chiasma Ottico è un nervo che trasmette, attraverso meccanismi e altre strutture cerebrali,
le “sensazioni ottiche” dell’ occhio all’ Ipotalamo.
L’ Ipotalamo è una parte del cervello che traduce, codifica ed elabora anche i messaggi
inviati dal chiasma ottico. Questo apparato nella scala evolutiva, viene denominato Cervello
Primordiale infatti: regola l’istinto della la fame, della sete, l’aggressività e tante altre necessità
primarie che non abbisognano di elaborazione intellettiva tipica delle specie più evolute.
Anche l’istinto alla riproduzione dipende da questo apparato.
Anatomia e fisiologia dell’apparato genitale femminile
15
L’ Ipofisi è una ghiandola dell’ipotalamo atta alla secrezione di ormoni che
attivano o inibiscono quindi regolano l’attività ovarica. Ovaio: è l’organo che produce e porta
a maturazione l’oocita. Sempre nell’ovaio si forma il corpo luteo. Questo è una ghiandola che
regola la secrezione del progesterone. Altre strutture ovariche
che necessita conoscere, sono: la fossa ovulatoria e l’ovidutto.
La tipica forma ad imbuto della prima, chiarisce le sue
funzioni di raccolta e raccordo con l’ovidutto. A deiescenza
avvenuta, l’ oocita viene prima raccolto e in seguito si incanala
verso la fertilizzazione.
Gli ormoni
Il comportamento dell’animale, la produzione degli oociti,
l’ annidamento dell’ embrione vengono tutti governati dagli
ormoni. Queste sostanze sono vere e proprie “regolatrici”
delle funzioni organiche, secrete da parti specializzate del
cervello, dalle ovaie e dall’utero. Gli ormoni
Fig. 1.10 Follicolo, immagine ecografica
oltre ad agire su organi e funzioni bersaglio
interagiscono tra loro per cui ogni variazione del livello di un ormone si riflette sul livello
degli altri.
Fig. 1.11 Corpo luteo, immagine ecografica
Fig. 1.12 Sezione anatomica corpo
luteo
16
Capitolo 1
Il Cervello produce il Gnrh, si attiva in funzione della luce e regola la melatonina che
a sua volta regola la secrezione ipofisaria delle gonadotropine in funzione della luce.
L’ ipofisi produce le gonadotropine che regolano la secrezione degli ormoni ovarici
(estrogeni e progesterone).
Le ovaie producono ormoni sessuali:
• Estrogeni, che inducono i cambiamenti responsabili del calore: secrezione di liquidi,
inturgidimento, rilassamento ed apertura della cervice, disponibilità all’accoppiamento.
• Progesterone, che induce i fenomeni tipici della gravidanza: chiusura della cervice,
ambiente uterino favorevole, alterazioni del comportamento.
L’utero produce le prostaglandine che bloccano, tra gli altri effetti, la produzione di
progesterone da parte delle ovaie. Le gonadotropine sono essenzialmente due:
FSH (ormone follicolo stimolante), stimola la crescita del follicolo dell’ovaio che produce
l’oocita e gli estrogeni responsabili del calore. Sotto l’effetto del FSH il follicolo cresce
producendo sempre estrogeni e la cavalla manifesta il calore in maniera sempre più evidente.
Perché l’oocita possa essere emesso dall’ovaio e la cavalla fecondata di è necessario che il
follicolo “scoppi”. (deiescenza follicolare, ovulazione).
LH (ormone luteinizzante) è l’ormone che fa scoppiare il follicolo. Ed induce la formazione
del Corpo Luteo.
Le ovaie sotto l’effetto delle gonadotropine producono:
Estrogeni che aumentano l’afflusso di sangue agli organi genitali, facendo produrre
secrezioni che lubrificano la vagina ed aprono la cervice per consentire alle cellule maschili di
fecondare la cellula uovo. Gli estrogeni inoltre influenzano il comportamento rendendo la
cavalla recettiva al maschio. Dopo l’ovulazione, nella cavità svuotata del follicolo, si crea un
versamento di sangue. Questa piccola emorragia crea in seguito un coagulo ricco di fibrina.
Questa proteina servirà da impalcature che, epitelizzata dalle cellule ovariche, formerà un
ghiandola denominata Corpo Luteo. Quest’ultima struttura secerne Progesterone. Esso
prepara la mucosa uterina ad accogliere l’oocita fecondato, chiude la cervice per rendere
l’ambiente impermeabile ai germi e induce un comportamento di rifiuto verso il maschio.
Anatomia e fisiologia dell’apparato genitale femminile
17
18
Capitolo 2
CAPITOLO 2
FISIOLOGIA DEL CICLO ESTRALE
Fisiologia del ciclo estrale
19
La disquisizione precedente è servita a fornire informazioni comportamentali, nozioni
anatomiche e fisiologiche, sufficienti a far intendere che tra le manifestazioni esteriori della
fattrice, gli ormoni e gli organi deputati al ciclo estrale, esiste una correlazione. Il direttore
d’Orchestra di questi mutamenti comportamentali della fattrice, dei cambiamenti tissutali
degli organi interessati, che modula e che detta i ritmi estrali è l’ormone. Infine l’impresario
che ingaggia il direttore dei lavori è il fotoperiodo, cioè la durata della luce.
Fig. 2.1
Transizione invernale: nella figura vediamo un grafico che illustra in ascissa i mesi dell’anno
e in ordinata il tasso di progesterone nel sangue. Come si vede i livelli ematici sono minimi
da Dicembre a Marzo ed in seguito la curva si innalza e si abbassa con un ritmo molto simile
da Aprile a Settembre.
Cosa ci spiega questo schema?
Fig. 2.2
Innanzitutto si conferma che il fotoperiodo attiva i cicli estrali e che l’attivazione del
progesterone è in cima alla genesi dei cicli estrali propriamente “Fertili”. La ghiandola che
produce il progesterone sappiamo già che è il corpo luteo. Abbiamo già visto che il corpo
luteo si forma dopo l’ovulazione. Nella transizione però, non si forma un follicolo vero e
proprio che arriva all’ovulazione, ma bensì un follicolo imperfetto definito “Anaovulatorio”.
Questa formazione imperfetta è dovuta alla disarmonica produzione di LH e FSH. Il follicolo
20
Capitolo 2
anaovulatorio è generalmente sterile: non porta a maturazione alcun oocita ma, dopo una
media di quattro cicli anaovulatori, forma un coagulo idoneo alla formazione di un vero CL.
Questa ghiandola darà vita al ciclo estrale propriamente fertile, con gli equilibri ormonali in
perfetta armonia che detteranno cadenza e ritmo tra un ciclo estrale rispetto all’altro. Siamo
in primavera e la stagione di monta può iniziare.
2.1 Ciclo estrale
Fig. 2.3 (A)
Fig. 2.4 (B)
Fig. 2.5 (A1)
Fig. 2.6 (B1)
Fisiologia del ciclo estrale
21
In questo grafico si vuole illustrare la fisiologia del ciclo con il riscontro
anatomico sull’ovaio in ogni momento del ciclo estrale. Le figure A, A1 rappresentano
modelli anatomici di ovaie nei vari mutamenti strutturali durante il ciclo. Le figure B,B1
rappresentano in ascissa i giorni e in ordinata i livelli ematici di tutti gli ormoni coinvolti nel
ciclo estrale.
La tecnica ecografica, introdotta da molto tempo in ginecologia, ha permesso di riconoscere
la struttura dell’ovaio in tutti i suoi cambiamenti. Un attento studio del grafico appena
descritto, dà la possibilità all’operatore pratico di conoscere il momento fisiologico del ciclo
con una semplice ecografia. Questa correlazione pone le basi: per interventi fecondativi
corretti, ed interventi per: l’induzione, sincronizzazione all’ovulazione. Ritorniamo ora alla
lettura del grafico:
A correla con A1 la formazione del CL da CH (corpo emorragico), fino alla lisi (regressione)
dello stesso. Da qui deduciamo che da quando si forma il CH che costituisce il CL maturo:
1) passano dai 5/7 gg
2) il progesterone in presenza di CH è molto basso.
3) il progesterone è al massimo in presenza del CL maturo.
Di seguito vediamo il CL regredito e contemporaneamente:
1) un calo repentino di progesterone causato da un innalzamento PG (prostaglandina)
prodotta dall’utero.
B e B1 raffigurano la ripartenza del ciclo. In B vediamo la formazione di più follicoli, di
seguito lo sviluppo di due dominanti (questo stadio viene denominato Diestro) per finire
alla maturazione di un follicolo (stadio nominato Proestro) che in seguito ovula (stadio
denominato Estro). Le deduzioni possibili sono:
1) tutto questo periodo dura dai 14 ai 16 gg,
2) il Diestro circa 10 gg,
3) l’ insieme del Proestro ed Estro 5/6 gg,
4) dalla lisi del CL c’ è un notevole abbassamento del livello di LH, così anche nel diestro.
Mentre in questo stadio c’è un rialzo di FSH, che cala in prossimità del Proestro favorendo
l’aumento di LH che indurrà l’ ovulazione.
Questo excursus fisiologico, come vedremo nei prossimi capitoli, sarà molto utile nella
pratica per una buona gestione della fattrice in riproduzione.
22
Capitolo 3
CAPITOLO 3
APPARATO GENITALE MASCHILE
L’apparato genitale maschile consta essenzialmente di due parti: il pene, che è l’organo
destinato al compimento meccanico dell’atto sessuale con la deposizione del materiale
seminale nella vagina ed utero della femmina; i testicoli, che sono invece i produttori del
materiale seminale stesso.
Il pene è un organo erettile, che si inturgidisce aumentando di volume con
l’eccitazione sessuale. L’ aumento del volume è dovuto al corpo cavernoso che è una struttura
ricca di cavità comunicanti tra loro, che vengono
invase dal sangue durante l’ eccitazione. Queste
strutture bloccano al loro interno il versamento
ematico provocando l’erezione. Ad eiaculazione
avvenuta o, a eccitazione interrotta per altri motivi,
il corpo cavernoso permette il rifluire del sangue
fino a che il pene ritorna ad una consistenza
flaccida e ridotta di volume. In assenza di stimoli
il pene è riposto dentro nel fodero detto anche
prepuzio a da questo fuoriesce flaccidamente per
l’urinazione o rigidamente per l’accoppiamento
sessuale. Il pene in erezione ha dimensioni molto
variabili da soggetto a soggetto, può arrivare fino
ad un metro di lunghezza e ad una circonferenza
di 35 cm. L’estremità anteriore del pene, chiamata
glande, allo stato di quiescenza e nella prima fase
della erezione non si distingue dal resto della
“verga”, prima della eiaculazione invece si rigonfia
assumendo notevoli diametri (circa 20 cm), in
Fig. 3.1 Pene, sezione longitudinale
gergo si dice che fa il fiore o la rosa.
Apparato genitale maschile
23
I testicoli sono in numero di due, spesso uno è più basso dell’altro, sono posti con il
loro asse longitudinale orizzontalmente, misurano 6-12 cm di lunghezza e 4-8 di larghezza,
le loro dimensioni sono in genere proporzionali a quelle del cavallo. Il testicolo deve trovarsi
ad una temperatura 35°C, inferiore a quella del corpo 37°C, in quanto è la temperatura
ideale per produrre gli spermatozoi. E’ quindi posto esternamente al corpo ed è contenuto
in una sacca chiamata scroto. Il mantenimento di una temperatura costante viene effettuato
alzando od abbassando i testicoli nello scroto. In condizioni di freddo il testicolo viene
avvicinato il più possibile al corpo, in condizioni di caldo lo scroto si rilascia ed i testicoli si
espongono di più all’esterno per essere così maggiormente ventilati.
Nel testicolo vengono prodotte le cellule germinali cioè gli spermatozoi. Questi, mano a
mano che sono prodotti, vengono
immagazzinati
nell’
epididimo,
una struttura posta dorsalmente al
testicolo, dove subiscono un processo
di maturazione. Il funicolo spermatico
comprende i vasi (arterie e vene)
che vanno ad irrorare il testicolo ed
il dotto deferente, lungo il quale gli
spermatozoi maturi risalgono prima e
durante l’atto sessuale e, lungo appositi
condotti, arrivano fino a vescicole e
ghiandole, che secernono fluidi che si
Fig. 3.2 Testicolo, sezione longitudinale
mischiamo a costituire così lo sperma.
Per entrare in addome il funicolo passa attraverso il canale inguinale, una fessura di
dimensioni adatte per fare passare il funicolo verso il testicolo, cavalli con canale inguinale
più dilatato del necessario sono soggetti ad ernie inguinali ovvero al passaggio di anse di
intestino nel sacco scrotale, con gravi conseguenze.
Il condotto deferente prosegue e si congiunge con l’uretra, che lo raccorda con l’esterno.
L’uretra è circondata dalla prostata, dalle vescicole seminali e dalle ghiandole bulbo-uretrali
che producono il liquido seminale. Nel pene, l’uretra è ricoperta da un muscolo le cui
contrazioni spingono il seme lungo l’uretra all’esterno.
Dopo la penetrazione in vagina il glande si gonfia formando la cosiddetta “rosa”.
Appoggiandosi alla cervice la dilata e la apre, permettendo cosi di versare direttamente
in utero lo sperma. L’ eiaculazione consiste in una eiezione di serie di frazioni precedute
da movimenti del bacino e contemporanei a oscillazioni della coda con contrazioni dello
sfintere anale. Appoggiando una mano sotto il pene è possibile avvertire l’onda pulsante che
segnala il passaggio del seme. Le prime tre frazioni di eiaculato sono particolarmente ricche
di spermatozoi, e le successive sono formate solo da liquido seminale e gel.
24
Capitolo 3
Come nella cavalla anche nello stallone le gonadotropine (FSH ed LH) stimolano i testicoli,
in particolare: LH stimola la produzione e la messa in circolazione di ormoni maschili
androgeni e una piccola parte di estrogeni, L’ FSH regola la produzione degli spermatozoi.
Gli androgeni come il testosterone sono ormoni maschili che stimolano le caratteristiche
sessuali secondarie ed influenzano il comportamento mantenendo nello stallone la libido
nei confronti della femmine.
Nello stallone vengono prodotti anche rilevanti quantità di estrogeni. I livelli di ormoni
variano durante la giornata, a seconda della stagione e della attività sessuale, anche la vista
di femmine fa aumentare la produzione di ormoni.
Vediamo ora di approfondire la spermatogenesi e le caratteristiche quali-quantitative del
seme finalizzate alla fertilità e alla lavorazione del seme.
Spermatogenesi:
Fig. 3.3 Spermatogenesi
Nell’immagine si vede una sezione istologica nel testicolo di un tubulo seminifero che
illustra come avviene la spermatogenesi. Vediamo un primo strato di cellule che si chiamano
Spermatogoni che si specializzano in Spermatociti ed in seguito in Spermatidi. Quest’ultima
struttura mantiene il contatto attraverso la membrana citoplasmatica fino a al momento del
distacco e migrazione nell’epididimo, in questo stadio prende il nome di Spermatozoo.
Spermatozoo:
Apparato genitale maschile
25
Questa struttura è una cellula particolare
che si differenzia da altre: è una cellula
aploide, in possesso cioè, di metà del
patrimonio genetico dello stallone ed ha la
capacità di movimento. Lo spermatozoo è
provvisto di una coda in grado muoversi
a frusta, questo gli dà la possibiltà di
fluttuare nei fuidi e la capacità di coprire
distanze in modo lineare e circolare.
Fig. 3.4 Sezione trasversale tubulo seminifero
Questa cellula è provvista di una “testa”
che contiene il patrimonio genetico. Di raccordo
tra la testa e la coda esiste una struttura “acrosoma”
che funge da energia motrice per la coda. La
maturità sessuale viene raggiunta circa verso i 18
mesi, a seconda della razza e condizioni ambientali.
Fig. 3.5
3.1 L’esame dello sperma
Prima di procedere alla inseminazione od allo stoccaggio il seme deve essere
esaminato, per valutare la sua possibilità di impiego. L’esame deve essere fatto immediatamente
dopo il prelievo e per valutare la sopravvivenza, va ripetuto a regolari intervalli di tempo
sul seme conservato a 37°C ed a 5°C, come vedremo quando
parleremo dell’impiego del seme refrigerato.
Il seme non va esaminato puro, ma bisogna diluirlo con
un apposito diluitore, nel seme “crudo” come si usa dire, gli
spermatozoi tendono rapidamente ad agglutinarsi fra loro,
incollandosi insieme e formando come dei mazzetti che non
consentono una valida valutazione.
La diluizione va fatta nella misura di 1:20 con appositi mestrui/
diluitori di cui parleremo più avanti e può essere variata in
funzione della concentrazione del seme.
Fig. 3.6
26
Capitolo 3
Del seme si determinano vari parametri, qui di seguito elencati.
Volume: è la quantità di eiaculato senza gel (gel-free).
Concentrazione: rappresenta la quantità di spermatozoi per ml, il valore medio e
di 150 milioni/ml (150x106) con un minimo di 30x106/ml, alcuni stalloni possono anche
produrre concentrazioni anche superiori a 300x106/ml.
Colore: un seme normale deve avere un colore bianco o bianco grigio, un colore
giallo o rosato è indicativo di fatti patologici.
Odore: il seme non deve avere odore di urina.
Ph: indica l’acidità che deve essere tra 7,3 e 7,8.
Percentuale di spermatozoi vivi: ci indica la quantità di spermi vivi di tutto
l’eiaculato.
Percentuale di motilità progressiva: ci indica la quantità di spermatozoi vivi, che
si muovono però, in maniera lineare e progressiva e quindi potenzialmente in grado di
fecondare la cavalla. Mediamente, in un buon stallone, questo valore si aggira sul 50-60%.
Il valore può variare anche in relazione all’operatore che esegue l’analisi, in assenza di un
esame oggettivo come quello computerizzato.
Morfologia: gli spermatozoi non devono avere eccessive anomalie nella loro forma,
le alterazioni morfologiche sono le più disparate come teste anormali, assenza di coda, coda
difettosa, spezzata ecc... , mediamente la loro percentuale non deve superare il 20 % sui vivi.
Una valutazione di insieme viene fatta anche immediatamente dopo il prelievo mettendo
una goccia di sperma su un vetrino ed osservandolo al microscopio.
Poiché gli spermatozoi sono molto sensibili alla temperatura, in condizioni ideali il vetrino
deve appoggiare su una base riscaldata alla temperatura corporea, in assenza di un ambiente
temperato (20°c) e una catena strumentale di 36/37°C questo esame non sarebbe oggettivo.
A temperatura corretta, possiamo invece; valutare soggettivamente la concentrazione degli
spermatozoi e soprattutto la loro vitalità. Aumentando l’ingrandimento vediamo quanti
di loro si muovono in linea retta e quindi, potenzialmente più capaci di fecondare l’ovul.,
Lo spermatozoo deve avanzare e coprire distanze, per trovare e fecondare la cellula: uno
spermatozoo immobile o che si muove in circolo non è in grado di assolvere al suo compito.
Apparato genitale maschile
27
3.2 Fertilizzazione
Dopo questa carrellata di aspetti anatomo-fisiologici del maschio e della
femmina, cercheremo ora di illustrare il maccanismo della fertilizzazione, accentuando e
approfondendo tempi e meccanismi utili alla pratica della fecondazione artificiale.
Come già descritto precedentemente l’Oocita maturo viene spinto nella fossa ovulatoria,
dell’ovaio corrispondente, dal fluido del follicolo che refluisce durante l’ovulazione, ed in
seguito entra nell’ovidutto. Questo apparato è fornito di ciglia che, con un movimento
ondulatorio, trasportano l’oocita verso la papilla uterina. (vedi fig. ). Il seme una volta
depositato oltre la cervice, nel corpo dell’utero, inizia la risalita verso l’apice del corno in
un tempo non superiore alle quattro ore.
Per un meccanismo chemiotattico, si
aggrappa intorno e nella papilla uterina.
(Questo meccanismo si definisce periodo
di Capacitazione del seme). Pochissimi
spermi, risalgono poi l’ovidutto ed uno solo
incontrerà l’oocita per fertilizzarlo e dar vita
all’embrione. L’embrione prodotto staziona
nell’ovidutto per non meno di cinque giorni
e poi discende nell’utero dove si avvia
la gestazione. Questo argomento verrà
descritto nel capitolo dedicato ed inserito
nel prossimo argomento che farà da filo
Fig. 3.7 Papilla uterina
conduttore per approfondire le tecniche di
FA, manipolazione del seme.
Fig. 3.8 Incontro dello sperma e ovocita nell’ovidutto
28
Capitolo 4
CAPITOLO 4
LA FECONDAZIONE ARTIFICIALE
4.1 Introduzione
Per fecondazione artificiale si intende la fecondazione della fattrice eseguita in modi
differenti dalla monta naturale.
Impiegata ampiamente nei bovini, per molti anni nell’ambiente equino è stata osteggiata
dagli allevatori stessi ed e tuttora vietata da alcune associazioni come quella del purosangue.
Le ragioni sono essenzialmente di tipo economico e di mercato.
Fig. 4.1 Pratica della F.A.
La Fecondazione Artificiale
29
Nel mondo del purosangue la necessità è quella di non inflazionare gli stalloni di
moda a detrimento di altri meno noti, poiché la monta naturale viene limitata a 50 cavalle
coperte per ogni stagione di monta, non sussistono in questo modo turbative del mercato.
Per motivi analoghi nel mondo del mezzo sangue la fecondazione artificiale è stata per lungo
tempo osteggiata, temendo che potesse verificarsi quanto si era notato per i bovini ove un
toro può fecondare artificialmente migliaia di soggetti un anno.
Se ciò si fosse verificato nel cavallo, i risultati in condizioni di mercato libero sarebbero stati
disastrosi, nel senso che pochi cavalli alla moda avrebbero fecondato tutte le cavalle esistenti
sulla piazza, danneggiando altri proprietari di stalloni e rischiando di perdere preziose linee
genetiche.
Questo timore è col tempo scomparso quando ci si è resi conto che esistono delle profonde
differenze tra il seme del cavallo e quello del bovino, nel senso che nel cavallo possono essere
preparate solo 3-5 dosi inseminanti per ogni eiaculato.
Poiché un cavallo in regime di FA eiacula circa tre volte alla settimana, durante una stagione
di monta possono essere prodotte dalle 180 alle 300 dosi ed in un anno in piena produzione,
ammettendo almeno due mesi di riposo non più di 600 dosi.
Caduta la paura di tipo inflazionistico, ci si è resi conto che la principale motivazione che
aveva decretato il successo della FA nei bovini, cioè la economicità, nel cavallo non esisteva
e che anzi la FA implica costi più elevati della fecondazione naturale.
Infatti il costo della preparazione delle dosi essendo diviso solo su 3-5 dosi per eiaculato, va
ad incidere sensibilmente sul prezzo della dose inseminante. A questo va aggiunto un altro
fattore: mentre nel bovino la determinazione del giorno della ovulazione è facile, essendo
il calore brevissimo dalle 12 alle 24 ore, per cui si richiede la somministrazione di una
unica dose per calore, nel cavallo le determinazione del momento della ovulazione richiede
l’intervento di un operatore esperto ed a volte bisogna ripetere la fecondazione 2 o 3 volte
per essere certi di aver inseminato la cavalla al momento giusto.
Tutto questo incide sensibilmente sui costi, al punto tale da rendere la fecondazione artificiale
conveniente solo per cavalle di pregio, in cui i costi elevati della fecondazione o della scelta
dello stallone incidono in misura minore, dato l’elevato valore finale del prodotto. Su cavalle
di poco pregio il costo della FA finisce col superare il valore del puledro.
Numerosi preconcetti sono quindi caduti: quello che la FA fosse una turbativa del mercato e
quello che la FA fosse un mezzo per rendere più economiche le monte, fosse cioè una pratica
per calmierare o rendere accessibili a prezzo ragionevole le monte di stalloni di pregio.
Niente di tutto questo, la FA aumenta sensibilmente i costi delle monte e trova la sua
giustificazione nel reperimento di materiale genetico prezioso in località ove non è possibile
o conveniente andare con la fattrice, oppure in periodi in cui lo stallone può essere impegnato
in altre attività come ad es. quella agonistica. Il fattore che gioca molto a favore della FA è
quello sanitario. Infatti evitando il contatto sessuale diretto non vi è diffusione di malattie
veneree che sono spesso causa di ipofertilità.
30
Capitolo 4
La sola eccezione è la arterite virale, malattia trasmessa dagli stalloni portatori attraverso il
materiale seminale. Per questa ragione la normativa che consente lo scambio internazionale
di seme congelato prevede controlli relativi alla arterite virale ma di fatto lo scambio risulta
bloccato nel 1992, in attesa di normative internazionali uniformi a proposito.
Possiamo avere principalmente tre tipi di fecondazione artificiale:
1) con seme prelevato artificialmente dallo stallone e messo immediatamente
nell’utero della cavalla. Questo sistema viene impiegato in alcune stazioni di monta ove lo
stallone ha un grande numero di fattrici da coprire, in questo modo una eiaculazione viene
suddivisa tra più fattrici risparmiando così lo stallone.
2) con seme prelevato artificialmente dallo stallone, trattato e refrigerato a
+4°C,+5°C, in questo modo il seme si conserva per 24-48 ore in appositi contenitori e dopo
essere stato suddiviso in più dosi inseminanti viene usato per fecondare cavalle nello stesso
allevamento a distanza di 24-48 ore oppure viene spedito tramite corriere per fecondare
cavalle distanti dalla stazione di monta.
3) con seme prelevato artificialmente, trattato in maniera particolare e congelato in
azoto liquido. In questo modo il seme si conserva per anni, può essere spedito ovunque ed
impiegato al momento opportuno.
4.2 Prelievo del seme
Agli albori della FA il seme veniva prelevato raccogliendolo dalla vagina della
cavalla, dopo aver posto un grosso tampone di cotone sulla cervice.
Un certo numero di cavalle sono state ingravidate con questo sistema, che ha lo svantaggio
di consentire un recupero solo parziale del materiale spermatico ed essere fonte possibile di
inquinamento del seme se la cavalla usata per raccogliere il seme è infetta.
Altro sistema è quello del preservativo, ovviamente fatto di dimensioni e consistenza adatte
allo stallone.
A fronte della economicità presenta lo svantaggio, della non facile applicabilità, del fatto
che alcuni stalloni non eiaculano bene, e che a volte con l’afflosciamento del pene dopo
l’eiaculazione il preservativo cade a terra o comunque si svuota del contenuto prima che si
faccia a tempo a raccoglierlo.
Il sistema ormai correntemente in uso è quello della raccolta mediante la vagina artificiale:
esistono vari tipi di vagine artificiali per tutti i gusti e per tutti gli usi, la loro scelta dipende
da preferenze personali o da particolari impieghi.
La Fecondazione Artificiale
31
Essenzialmente la vagina artificiale consta di una camera di gomma mantenuta a
temperatura corporea mediante una intercapedine contenente acqua calda.
Nella pratica corrente esistono tre tipi di vagine artificiali:
1) vagina Missouri, è una vagina con involucro esterno morbido in cuoio, si tratta di
una vagina molto leggera e maneggevole.
2) vagina Colorado, è una vagina con involucro esterno rigido che consente un
buon mantenimento della temperatura per periodi di tempo relativamente lunghi, è però
sensibilmente più pesante della Missouri.
3) vagina Tischner o aperta, è una vagina molto maneggevole e leggera di tipo
aperto, cioè il glande del pene sporge dalla sua estremità durante la monta e questo permette
la raccolta frazionata di getti successivi dell’eiaculato.
Fig. 4.2 Tre tipi di vagina artificiale
Il pene dello stallone viene introdotto nella vagina durante la monta, cercare di introdurre
il pene nella vagina con lo stallone in stazione quadrupedale significa correre il rischio di
pigliarsi un pedata in quanto lo si può indispettire e non raccogliere niente, anche se alcuni
stalloni zoppi o con mal di schiena, bene abituati e condizionati si fanno prelevare il seme
in questo modo. Il concetto è che bisogna ingannare lo stallone facendogli credere che stia
realmente penetrando la vagina di una cavalla, oppure di aver condizionato lo stallone in
modo appropriato.
Lo stallone deve quindi salire su una fattrice in calore o su un manichino.
Il sistema più comodo è quello di condizionare lo stallone a montare un manichino, fatto
di foggia simile ad un cavallo, a volte questo può essere fatto con stalloni giovani che non
hanno mai montato, stalloni che hanno già montato cavalle si rifiutano spesso di montare il
manichino.
Se non si riesce a condizionare con il manichino, lo stallone va fatto montare su un fattrice in
calore, la fattrice deve essere di indole buona perché la raccolta del seme espone l’operatore
a calci da parte della fattrice.
32
Capitolo 4
Fig. 4.3 Prelievo del seme
Quando lo stallone monta il pene viene deviato nella vagina artificiale.
Gli stalloni possono manifestare gusti abbastanza personali circa le modalità del prelievo con
la vagina artificiale, alcuni la preferiscono più o meno calda, altri preferiscono una vagina
morbida piuttosto che con una pressione interna elevata, con inclinazioni o angolature
differenti, con pressioni su un punto piuttosto che un altro del pene.
Il prelievo con la vagina artificiale richiede insomma un certo genere di capacità interpretative,
sviluppate con l’esperienza e con una dose innata di sensibilità. Alcuni stalloni possono
addirittura rifiutarsi di eiaculare in vagina e perdere l’erezione o smontare se ci si avvicina
con la vagina artificiale.
Le vagine chiuse hanno al loro fondo cieco un sacchetto sterile ove si raccoglie lo sperma,
nelle vagine aperte il seme deve essere invece raccolto prendendo il getto al volo, bisogna
conoscere lo stallone per sapere se il getto andrà più o meno lontano.
Il seme raccolto nella vagina chiusa va filtrato per eliminare lo sporco grossolano e il gel che
è una frazione gelatinosa inutile se non dannosa per la FA. Il seme raccolto con la vagina
aperta risulta invece particolarmente pulito e privo di gel e non viene filtrato. Con la vagina
aperta vanno infatti raccolti solo le prime due-tre frazioni che costituiscono la parte ricca di
spermatozoi mentre vengono scartati le successive composte anche dal gel. Il gel in natura
ha la funzione essenziale di battericida: serve a disinfettare quel tratto di cervice e corpo
La Fecondazione Artificiale
33
dell’utero durante il transito del seme. La sua azione è immediata e molto breve, in
quanto la mucosa uterina annulla questa sostanza in qualche secondo. La sua peculiarità
di “sostanza proteolitica” (che lide i batteri) lo fa divenire tossico per gli stessi spermatozoi
(anche loro costituiti di proteine) utilizzati in F.A. Ecco perché l’ eiaculato deve essere filtrato.
Lo sperma così raccolto va trattato in maniera diversa a seconda che venga usato per la
fecondazione con seme fresco, refrigerato o congelato.
La scelta del tipo di vagina da impiegare dipende da preferenze personali o esigenze tecniche
come nel caso della vagina aperta per la raccolta frazionata.
Nella raccolta del seme bisogna fare attenzione a due cose, la pulizia e lo shock termico.
La vagina artificiale deve quindi essere perfettamente pulita, e disinfettata, non deve avere
tracce di acqua o disinfettanti che sono entrambi tossici per gli spermatozoi anche in piccoli
quantitativi, deve essere calda alla temperatura voluta (in genere 38°-40° C) ma il sacchetto
ove si raccoglie il seme non deve avere una temperatura superiore ai 37° C, allo stesso modo
non deve essere fredda, perché come abbiamo detto gli spermatozoi non sopportano bruschi
sbalzi di temperatura, ogni cambio di temperatura deve essere graduale, specialmente dai
20°C ai 5°C.
4.3 Il Diluitore o Mestruo
Fig. 4.4 Diluitore o Mestruo
Il seme impiegato per la FA viene raramente
usato tal quale ma va di solito diluito.
La diluizione viene fatta perché il seme,
qualora debba essere conservato, durerà più a
lungo se viene miscelato con appositi liquidi (i
diluitori).
Esistono vari tipi di diluitori, ma possiamo
fare due grandi divisioni: quelli per seme
fresco e quelli per seme congelato di cui diamo
due formule tipo (tabella diluitore-fresco e
congelato).
Il diluitore per seme fresco consente una
sopravvivenza più a lungo del seme perché gli
fornisce una serie di fattori che lo proteggono
dagli insulti dell’ambiente esterno e lo dotano
dei mezzi nutritivi, oltre all’effetto tampone.
Nel caso di alcuni stalloni con seme
particolarmente delicato, il diluitore viene
34
Capitolo 4
addirittura messo nell’utero della fattrice immediatamente prima o dopo la monta naturale,
oppure nel caso di prelievo con vagina artificiale direttamente nella bottiglia della vagina
stessa.
Il mestruo per seme congelato, contiene glicerina e tuorlo d’uovo che proteggono gli
spermatozoi dagli effetti del congelamento (crioprotezione), poiché però la glicerina risulta
più o meno tossica per gli spermatozoi la sua quantità deve essere il minimo indispensabile,
per questi motivi (tossicità) il diluitore per seme congelato non deve essere impiegato per il
seme fresco.
Fig. 4.5 Densimetro per concentrazione seme
4.4 Dose inseminante
L’ esame dello sperma ci consente di determinare quale deve essere il quantitativo di
sperma che dobbiamo usare per inseminare la cavalla.
Si calcola che una buona dose inseminante debba essere costituita da un totale di 500 milioni
di spermatozoi vitali e dotati di motilità progressiva. Da qui si deduce che la dose inseminante
non dipende dal volume ma dalla concentrazione e
dalla qualità del seme.
Una buona dose inseminante di seme fresco deve
avere un volume tra i 10 ml ed i 20 ml, questo perché
l’utero della cavalla in calore può a volte essere molto
grande, un corno uterino può divenire lungo anche
30 cm.
Un volume sufficiente consente il diffondersi
per capillarità del liquido inseminante su tutta la
superficie dell’utero, riducendo cosi la strada che gli
Fig. 4.6 conta del seme e stima ottica motispermatozoi devono fare.
lità
La Fecondazione Artificiale
35
Quantità molto piccole di liquido costituiscono un certo ostacolo alla fecondazione,
specie in cavalle con utero di grosse dimensioni.
Allo stesso tempo però non possiamo usare volumi eccessivi di mestruo perché questo
significherebbe diminuire sensibilmente la concentrazione degli spermatozoi e le possibilità
di incontro tra spermatozoo e cellula uovo. Nel caso di seme fresco la dose viene quindi
preparata come tale immediatamente dopo il prelievo e prima della spedizione, nel caso
di seme congelato in cui a volte i volumi delle dosi conservate sono molto ridotti, alla
inseminazione vera e propria viene a volte immediatamente fatta seguire la introduzione in
utero di una opportuna dose di mestruo a seconda delle tecniche. Nella preparazione della dose
inseminante si deve quindi tenere conto dell’esame dello sperma e fare gli opportuni calcoli
per fornire un numero sufficiente di spermatozoi validi. Questo concetto è particolarmente
importante nel caso di impiego del seme congelato. Poiché gli stalloni cambiano molto per
quanto riguarda la capacità dei loro spermatozoi a superare il congelamento, nel calcolo
delle dosi bisogna tenere conto delle precedenti prove di congelamento.
Ad esempio: se noi sappiamo che in un determinato stallone gli spermatozoi che
sopravvivono al congelamento sono il 50%, dovremo calcolare già prima del congelamento,
delle dosi inseminanti contenenti non più 500 milioni, ma un miliardo di spermatozoi dotati
di motilità progressiva.
4.5 Preparazione del seme fresco
Il seme una volta prelevato con la vagina artificiale, viene filtrato per eliminare il gel
e i detriti presenti e va immediatamente diluito 1:3, ovviamente con diluitore a 37° C.
Una piccola parte viene prelevata per l’esame e mantenuta a 37° C, mentre il resto viene
messo in termostato a 37° C o in frigorifero a 5° C a seconda che si preveda di effettuare la
inseminazione con seme a temperatura corporea o refrigerato. Eseguite le analisi la quantità
accantonata viene frazionata nelle singole dosi in base alle caratteristiche del seme. La scelta
dell’uso di seme a temperatura corporea (35°-37°C)
o meno dipende dal tempo che intercorre tra il
prelievo e l’inseminazione. Se l’intervallo di tempo
è inferiore alle 2 ore il seme va conservato a 37°C.
Se il tempo tra prelievo e fecondazione supera le
2-3 ore il seme va invece conservato a temperatura
ambiente 20°C, a questa temperatura lo sperma si
conserva vitale a seconda degli stalloni fino a 12
ore, a 5°C si conserva per 48 ore sono così Fig. 4.7 Preparazione contenitore seme +5°C
36
Capitolo 4
possibili anche spedizioni intercontinentali per corriere.
In alternativa fino a 12 ore il seme può essere conservato a 20 °C. Molto utili risultano per il
trasporto del seme i contenitori chiamati Equitainer, dotati di accumulatori di freddo, che
consentono un graduale abbassamento della temperatura da 37 a 5 C ed il mantenimento
della stessa per 72 ore. Vengono comunque
impiegati con successo contenitori in
polistirolo espanso ed normali accumulatori
di freddo in mattonelle, unica precauzione lo
sperma non deve avere contatto diretto con
l’accumulatore di freddo.
Fig. 4.8 Contenitore in polistirolo conservazione
seme refrigerato +5°C
4.6 Preparazione del seme congelato
Più complessa è la preparazione del seme congelato. Mentre nella preparazione del
seme fresco la tecnica è uniforme, nella preparazione del congelato esistono tecniche diverse.
Anzitutto bisogna concentrare al massimo il seme. Per fare questo si può centrifugare il
seme o raccoglierlo frazionatamente. La centrifugazione è un metodo scientificamente più
corretto, ha però lo svantaggio di richiedere attrezzature costose e di sottoporre il seme
a manipolazioni che poco o tanto sono causa di sofferenza. Con questo sistema il seme
raccolto viene diluito con un apposito diluitore e centrifugato in una centrifuga refrigerata.
La raccolta frazionata va invece fatta con la vagina aperta, con un aiuto che raccoglie dal
glande dello stallone che sporge dalla estremità libera della vagina le prime frazioni di
eiaculato. In questo modo si raccoglie una frazione che è assolutamente priva di detriti e gel
e molto ricca di spermatozoi, senza manipolazioni del seme, richiede solo un team affiatato
(stallone compreso) ed esperto nel raccogliere al volo le frazioni di sperma. Generalmente
viene preferita la raccolta con vagina artificiale chiusa e la successiva concentrazione del
seme mediante centrifugazione. Una frazione del seme viene diluita con il mestruo ed
esaminata, il che ci consentirà poi preparare le dosi. Dopo la concentrazione effettuata
con l’uno o l’altro metodo il seme viene diluito con il mestruo per il congelamento nella
proporzione calcolata per le dosi.
La Fecondazione Artificiale
37
Generalmente si preparano dosi di 800 milioni-1miliardo di spermi vitali, in modo
da averne almeno 400-500 milioni validi dopo lo scongelamento. La capacità di sopportare
il congelamento varia però molto da stallone a stallone, nel senso che alcuni producono
un seme congelabile in maniera soddisfacente ed altri invece non sono congelabili, la
valutazione di questo parametro è quindi indispensabile per un corretto impiego della FA
con seme congelato.
Il seme congelato può essere confezionato in:
- Paillettes in plastica da 0,5 ml.
- Paillettes in plastica da 4 ml.
La confezione più comunemente usata e
quella in paillettes da 0,5 ml, presenta il
vantaggio che possono essere impiegate per
il confezionamento le macchine per i bovini
facilmente reperibili in commercio. Bisogna
conoscere con precisione la concentrazione
degli spermatozoi per sapere quante paillettes Fig. 4.9 Recupero seme da paillettes
usare per dose inseminante.
Le paillettes da 4 ml sono quelle più raramente impiegate. Una volta confezionato il seme
va congelato, chi può usa dei congelatori computerizzati in cui la curva di congelamento
viene programmata. Dopo congelazione il seme viene conservato immerso in una soluzione
di azoto liquido, in queste condizioni il seme si conserva per anni, e può essere trasportato
ovunque avendo l’avvertenza di rifornire regolarmente con azoto liquido i cilindri di
stoccaggio.
4.7
Per fecondare
Lo scongelamento si fa immergendo le paillettes per un tempo non inferiore a 30”
in acqua a 37°C.
Esistono vari metodi di scongelamento, alcuni a temperatura corporea altri a temperature
più elevate per brevi periodi (3 secondi).
Una volta scongelato il seme deve essere impiegato immediatamente.
Per fecondare la cavalla, prima la si lava bene poi una mano guantata viene introdotta nella
vagina e col dito si entra attraverso la cervice in utero. Un catetere di plastica viene guidato
in utero attraverso il dito, ad attraverso la cannula il materiale seminale viene iniettato. Se
si adoperano volumi ridotti (paillettes), si usa anche iniettare una dose di mestruo dopo
il seme attraverso la stessa canna senza sfilarla in modo da lavare bene il contenuto della
canula stessa e usare tutto il seme fino alla più piccola frazione di goccia.
38
Capitolo 4
Fig. 4.10
Fig. 4.11
4.8 Problematiche successive alla fecondazione
In alcune cavalle si può verificare, dopo la inseminazione, la cosidetta “endometrite
postcoitale persistente”, in cui i liquidi prodotti dalla normale reazione infiammatoria
successiva alla inseminazione non riescono ad essere drenati, con conseguente accumulo, e
successiva reazione infiammatoria. Le cavalle a rischio per questa patologia devono essere
controllate verificando la presenza di liquido intrauterino oltre le 12 ore dalla inseminazione,
e trattate lavando l’utero con un sifonaggio a base di soluzione fisiologica o Ringer lattato. Il
lavaggio va ripetuto fino ad ottenere un liquido limpido entro i quattro giorni dall’ovulazione.
Infatti come descritto precedentemente, l’embrione discende nell’utero al V giorno, per cui
non si rischia di drenarlo e di vanificare il lavoro fatto. L’ eliminazione di liquidi ritenuti
può anche essere effettuata tramite somministrazione di 20 U.I. di ossitocina I.M. . Un
buon lavaggio o drenaggio sono efficaci quanto una terapia antibiotica nella prevenzione di
infezioni post inseminazioni.
Le fattrici considerate a rischio per una endometrite post-inseminazione dovrebbero essere
fecondate una sola volta per ciclo.
Il plasma seminale, cioè la parte liquida dello sperma ha un ruolo fondamentale nell’inibire
e modulare la risposta infiammatoria successiva all’inseminazione della fattrice, e la sua
eliminazione dal seme congelato se da un lato viene considerata utile per la conservazione in
azoto liquido, dall’altro potrebbe indurre una abnorme risposta infiammatoria nella fattrice.
In assenza di plasma seminale la reazione infiammatoria indotta dagli spermatozoi a livello
uterino risulta quindi nettamente più marcata. Se l’infiammazione è da un lato utile per lo
svolgimento di una buona pulizia post coitale, dall’altro se la risposta è eccessiva finisce con
l’essere dannosa.
La Fecondazione Artificiale
39
Dopo inseminazione, il livello di globuli bianchi in utero sale sensibilmente per
raggiungere un picco a circa 12 ore, a distanza di 24 ore la loro presenza risulta del tutto
trascurabile se l’inseminazione è avvenuta mediante un mestruo contenente spermatozoi
e plasma seminale, mentre è ancora notevolmente elevata se il mestruo è privo di plasma
seminale.
All’ atto pratico significa che le cavalle fecondate con seme congelato sono soggette a parità
di condizioni igieniche a maggior rischio di infiammazione postcoitale rispetto a quelle
fecondate con seme fresco contente plasma seminale.
Anche il glicerolo, crioprotettore essenziale per proteggere gli spermatozoi è comunque
irritante. Nella fecondazione con seme congelato, ripetute inseminazioni a distanza di 24 ore
possono indurre una tale endometrite da generare un ambiente intrauterino ostile. Viene
quindi ad essere ancora sottolineata in questi casi la necessità, per quanto possibile, di eseguire
un unico intervento fecondativo per calore. Nella cavalle fecondate con seme congelato è
quindi indispensabile una precisa fecondazione in corrispondenza dell’ovulazione con un
monitoraggio continuo del follicolo mediante ecografia più volte al giorno in particolare
quando il diametro del follicolo supera i 4 mm.
4.9 Il trapianto di embrione
Le biotecnologie stanno prendendo piede in maniera clamorosa ed il caso di Dolly,
la pecora clonata ha fatto scalpore e suscitato polemiche. A qualcuno forse piacerebbe
clonare il proprio cavallo, farne cioè una copia identica partendo, che so, da un frammento
di pelle del naso. Siamo ancora lontani dalla applicazione commerciale di queste possibilità
tecnologiche: basse percentuali di successo,e costi elevatissimi. Possiamo però trarre
profitto da tecniche ormai collaudate come ad esempio il trapianto di embrione, conosciuto
volgarmente nella donna come “utero in affitto”.
Questo metodo si applica alle donne che non hanno un ambiente uterino adatto alla
crescita del concepimento, negli animali il suo uso va ben oltre, con questo sistema si
possono avere contemporaneamente più gravidanze in madri diverse. Per spiegare meglio il
concetto, dato che la gravidanza di una cavalla dura all’incirca un anno, trapiantando più
embrioni della stessa madre in più cavalle riceventi sarà possibile nel corso dell’anno avere
più gravidanze e quindi più figli da una sola cavalla.
Questa metodica trova due principali campi di applicazione: cavalle che pur venendo
regolarmente fecondate non riescono a portare a termine una gravidanza, cavalle di elevata
statura agonistica che possono così produrre figli senza interrompere la loro carriera.
Come avviene il trapianto di embrione ? Bisogna anzitutto disporre della forza lavoro ovvero la
40
Capitolo 4
donatrice e più riceventi, più riceventi perché anche nel caso si volesse trapiantare solo un
embrione sarebbe comunque bene aver la possibilità di scelta tra 2 o 3 donatrici perché così
sono maggiori le possibilità di sincronizzare l’ovulazione.
La prima tappa sta nel scegliere bene le riceventi che devono essere cavalle giovani e sane, di
dimensioni comode per ospitare il feto, in altre parole la ricevente non deve essere di taglia
inferiore a quella della donatrice altrimenti correremmo il rischio di avere un utero stretto
per il puledro, che nascerà si, ma più piccolo di quanto ci si potrebbe aspettare.
Accertatisi che le riceventi siano a posto bisogna sincronizzare l’ovulazione, questo perché
l’embrione si annida nell’utero in un preciso periodo del ciclo e quindi il ciclo della
donatrice e della ricevente devono corrispondere, quindi se per esempio togliamo un
embrione di 7 giorni dalla donatrice la ricevente deve aver ovulato almeno da 5 o 8 giorni.
La sincronizzazione si fa pilotando il ciclo con dei farmaci e controllando ecograficamente
il momento preciso dell’ovulazione, che nella cavalla è più variabile rispetto ad altre specie e
richiede quindi una verifica precisa e sicura.
La donatrice viene fecondata
al momento dell’ovulazione
e
contemporaneamente
si
esaminano le riceventi per
individuare quella che ovula più
vicino nel tempo rispetto alla
donatrice.Al settimo - ottavo
giorno dopo l’ovulazione, l’utero
della ricevente viene lavato con
una soluzione nutritizia ed il
liquido raccolto esaminato per
vedere se dentro c’è l’embrione.
Mediante tecniche piu’ sofisticate
l’ovulo viene prelevato mediante
aspirazione del follicolo dalla
donatrice, fecondato in ICSI
(iniezione intracitoplasmatica)
fatto sviluppare in vitro fino al
V° giorno ed impiantato nella
Fig. 4.12 Sifonaggio uterino
ricevente.
L’embrione viene lavato ed analizzato per vedere se non esistono anormalità,ed infine viene
poi impiantato nell’utero della ricevente secondo due tecniche, una per via chirurgica (più
sicura) ma poco commerciale e l’altra, la più frequente, per via vaginale con una lunga sonda.
Al momento dell’impianto sarebbe possibile anche dividere l’embrione in due producendo
gemelli identici da trapiantare in due differenti donatrici, questa tecnica viene però eseguita
La Fecondazione Artificiale
41
raramente perché il raddoppiare la posta non è privo di
rischio.
Rispetto alle altre specie la cavalla presenta alcune particolarità
che rendono più difficoltoso il trapianto di embrione: anzitutto
non si riesce ad indurre una superovulazione. Nelle altre
specie, donna compresa, con opportune stimolazione ormonali
vengono prodotti 2-3-5 oociti e questo spiega le gravidanze
plurigemellari ad esempio nelle vacche, la cavalla invece possiede
un meccanismo non ancora ben noto per evitare le ovulazioni
multiple generatrici di gemelli che la cavalla raramente riesce a
portare a termine gravidanza.
Fig. 4.13 Filtro per embrioni
Fig. 4.14 ICSI dove si evidenzia il singolo spermatozoo nell’ ago
42
Capitolo 5
CAPITOLO 5
MONITORAGGIO DEL CALORE
5.1 Monitoraggio
La cavalla manifesta il calore mediamente per otto giorni, il momento fertile cioè
l’ovulazione, in genere avviene verso la fine. Con l’avvento della monta naturale, intesa
come: il primo sistema di monta manipolata/guidata dall’uomo, a differenza della monta
brada dove stalloni e fattrici facevano tutto in libertà, la tradizione stalloniera ha dettato i
primi metodi di “monta” codificati.
I primi due criteri utilizzati furono:
-
Un salto (monta) dal II° giorno di calore ben manifesto, ripetuto ogni due giorni
fino al “rifiuto”.
-
Si testavano (“ruffianavano”) le manifestazioni da “calore” al 20° giorno
dall’U.S.(Ultimo salto) e se la cavalla rifiutava veniva ritenuta gravida.
Già questi metodi hanno aumentato la percentuale di gravidanze e sfruttato di meno lo
stallone utilizzandolo però per un numero maggiore di fattrici ogni stagione.
In seguito si monitorò “l’apertura della cervice” perché si comprese come quest’organo
mutasse la conformazione rilassandosi ed aprendosi sempre di più , fino a chiudersi di
nuovo anche prima del “rifiuto”. Questa tecnica favorì ulteriormente l’ottimizzazione dei
salti e l’ulteriore aumento di fattrici gravide per stagione. Con l’avvento della esplorazione
rettale si apprese la tecnica della palpazione delle ovaie ed il monitoraggio dello sviluppo del
follicolo e la relativa ovulazione. Questa tecnica, ben applicata, ha portato più precisione nel
prevedere l’ovulazione e di conseguenza l’utilizzo di un unico salto. Dalle quindici fattrici
gravide ottenute mediamente nella monta brada, si arrivò alla possibilità di avere oltre cento
gravidanze in una stagione sola.
Monitoraggio del Calore
43
PALPAZIONE RETTALE MANUALE
Fig. 5.1 Palpazione ovaio
Manipolando e palpando l’ovaio, si riesce a percepire i follicoli dominanti che via via
aumentano di diametro. La percezione tattile, è possibile quando il follicolo inizia a
protundere dall’ovaio con un diametro di circa 20 mm e, seguendolo con più visite,
diventa sempre più facile confrontarne l’aumento. Un follicolo maturo (preovulatorio) può
raggiungere mediamente un diametro di 50mm.
Un’altra senzazione tattile, importante per il monitoraggio dell’ovulazione, è la consistenza
del follicolo : la tensione superficiale è molto utile da monitorare, anche questo dato segue
in modo inequivocabile la maturazione di questa struttura. All’inizio della maturazione
e sviluppo del follicolo, la sensazione tattile, è paragonata alla tensione superficiale del
polpastrello del nostro dito indice, mentre più ci si avvicina al momento preovulatorio la
consistenza diventa soffice come la superficie del palmo di una mano sottostante al pollice.
Circa dodici ore precedenti all’ovulazione, la cavalla presenta algia alla palpazione del
44
Capitolo 5
follicolo, pur agendo con una manualità esperta e delicata. Inutile dire quanto sia utile questa
tecnica, basterà elencarne i vantaggi.
La monta naturale e artificiale, intese con seme fresco trasportato. Questa tecnica,
ancora utilizzata, dota l’operatore esperto di capacità “previsionale” in stadi molto vicini
all’ovulazione, circa trentasei ore. Questo significa tutto nella gestione delle fattrici, si può
dare facilmente la precedenza ad alcune cavalle, rispetto ad altre che presentano ovulazioni
simili, senza il rischio di perdere il ciclo. Se si gestisce anche lo stallone, si può programmare
in tranquillità: il numero monte o dosi per eiaculato. Oppure mettersi facilmente in sintonia
con i ritmi e tempistiche di uno stallone che opera in un’altra stazione di monta, lo stesso con
l’organizzazione e gli orari degli spedizionieri.
Unica carenza di questa tecnica è che “vedere col tatto” attraverso la palpazione rettale
manuale, non permette di vedere direttamente quel che accade all’ interno di queste
strutture. La tecnica ecografica ha aperto un altro nuovo mondo diagnostico permettendoci
di vedere in vivo quel che prima si toccava. Oltre agli enormi vantaggi del monitoraggio
del follicolo, si sono aggiunti nuovi dati prognostici all’ ovulazione quasi perfetti dal punto
di vista della previsione all’ovulazione oltre al profilo patologico. L’ ecografia ha aiutato, in
modo straordinario, la disciplina della FA con seme congelato, aumentando con successo la
percentuale di gravidanza quasi paragonabile all’utilizzo del seme fresco.
5.2 Il funzionamento dell’ ecografo
Fig. 5.2 Ultrasuoni emessi
dalla sonda dell’ecografo (E)
Fig. 5.3 Schema di come gli ultrasuoni attraversano
le varie zone dell’ utero (D)
Monitoraggio del Calore
45
La fig. E rappresenta una sonda che emette
ultrasuoni in modo lineare. Queste onde emesse,
quando urtano i vari tessuti degli organi bersagliati,
possono attraversarli quasi completamente, oppure
essere respinti in toto quanto più il tessuto è duro.
Questi feedback ultrasonografici, vengono elaborati
dal computer dello scanner in immagini molto
facilmente interpretabili. La fig. D ci fa vedere
come le onde attraversano il tessuto dell’organo
interessato, ad esempio un corno dell’utero, le onde
lo attraversano come se fossero una lama di coltello.
Nella fig. F vediamo l’immagine elaborata della
sezione scannerizzata. Nella fig. D la sezione del
corno è ribaltata e vista frontalmente.
Fig. 5.4 Immagine sezione da ecografo
Le immagini sono costituite e disegnate da una
(F)
gamma di “grigi” che andranno a comporre la parte
d’organo che andremo a ricercare. Come si diceva
precedentemente più il tessuto o materia organica è molle/ fluida più viene attraversata per
cui, i fluidi organici si vedranno neri, l’ovaio di una certa tonalità di grigio, e cosi l’utero.
L’aria imprigionata nei tessuti risulterà quasi bianca.
5.3 Monitoraggio dell’ovulazione con l’ecografia
La figura H illustra in A,B,C l’ovulazione
correlata ai cambiamenti dell’utero,
rappresentato in D,E,F.
Imparando a correlare queste sei immagini di
base la nostra approssimazione si avvicinerà
sensibilmente 100% di operatività. Alcune
premesse però, di ordine fisiologico e
cronologico, sono essenziali per un buon
apprendimento. Alla fig. C vediamo il
versamento di sangue nella cavità del
follicolo che avviene durante l’ovulazione,
ecograficamente il fluido è grigio in quanto
Fig. 5.5 Stadi ovulazione
ricco di emazie (cellule ematiche) e quindi
più denso del fluido precisamente nero del follicolo preovulatorio della figura B.
46
Capitolo 5
Fino a che il versamento di sangue non coagula, l’immagine C non cambia,
contemporaneamente significa che siamo entro le sette ore dall’ovulazione e che l’oocita è
vivo e vitale nell’ ovidutto in attesa dello spermatozoo.
5.4 Correlazioni utero e ovaie
Il dato per eccellenza più preciso ed indicativo è il momento post-ovulatorio: è il
dato oggettivo di ovulazione. Sappiamo in più che si feconda entro le sette ore dall’ovulazione
come nell’immagine Fig. C siamo operativamente agevolati da dati standard ben definiti.
Osserviamo come dal diestro al proestro l’utero cambia conformazione più definibile e
precisa, rispetto alla maturazione del follicolo. Le pliche dell’utero all’inizio del calore sono
molto gonfie e trasudano di fluido (Fig. D) tanto che la sezione appare come una fetta di
arancia. Con l’avanzare del calore dal proestro in poi l’edema si riduce sempre di più e
scompare durante l’ovulazione (Fig. E, F).
Il diametro del follicolo non è determinante per predirre l’ovulazione. Non lo è altrettanto
per decidere la frequenza delle visite. Fino a che persiste l’edema uterino della fig.D i
controlli vengono cadenzati ogni 48 ore. Quando invece l’utero cambia come nella figure E,
F i controlli vanno intensificati perché prossimi all’ovulazione.
5.5 Protocolli di sincronizzazione dei cicli
L’esigenza di condizionare i cicli è diventata una routine molto utilizzata dagli
operatori per svariati motivi: riuscire a sincronizzare più gruppi di fattrici che si cadenzino
in tempi sucessivi e precisi, permette di utilizzare lo stallone o l’eiaculato molto meglio a
ottimizzando il potenziale di fertilità del seme senza come si dice “spremiture” inutili. In
tutte le tecniche di fecondazione guidata la sincronizzazione dell’ovulazione è essenziale. I
protocolli terapeutici di base sono due.
5.6 Sincronizzazione con Altrenogest
Questo farmaco è un ormone sintetico molto simile al Progesterone. Viene somministrato
per via orale per un periodo che va dagli otto ai quindici giorni. Allo scadere di questa
somministrazione si interviene con uno shot di Prostaglandina (Pg) e dopo 7/8 giorni
avviene l’ovulazione. Rifacendoci alla fisiologia del ciclo (vedi Fig. G) e seguendo la curva del
Monitoraggio del Calore
47
Fig. 5.6 (G)
progesterone notiamo subito quanto, durante il diestro, sia elevato il tasso ematico e per
quante giornate persista, per far sì che l’utero produca la Pg e faccia “partire” l’ovulazione.
Il protocollo terapeutico non fa altro che condizionare un ciclo “provocando un diestro”,
La somministrazione ripetuta di progesterone (40mg die) mantiene o porta il tasso ematico
ad una concentrazione pari o di più, atta al mantenimento della fase diestrale.
La terapia perdura il tempo (8/15gg) statisticamente simile al diestro. Allo scadere dell’ultima
somministrazione di Altrenogest,l’intervento della Pg porta all’ovulazione.
Questo metodo consente di colpire nel segno “alla cieca” riducendo drasticamente la
movimentazione delle fattrici, che possono stare al prato ed essere trattate senza il bisogno
di controllo dei cicli, integrando il farmaco con l’alimentazione giornaliera.
Un altro protocollo di sincronizzazione è con l’utilizzo della Prostaglandina.
Da come si è appreso (Fig.G) quando il tasso ematico di progesterone è ad alti livelli,
significa che il Cl è nel pieno della sua attività ghiandolare. Se si traguarda la curva e la si
collega al tempo di persistenza, si deducono le possibilità di intervento con la Pg, per attivare
l’ovulazione. Quantificando la durata di questo periodo, deduciamo che abbiamo circa 8 gg
di tempo per intervenire con PG in qualsiasi momento di questo stadio. Questo protocollo
richiede però più visite in quanto bisogna riconoscere la presenza del CL. Senza questo dato
la PG andrebbe a vuoto.
48
Capitolo 6
CAPITOLO 6
PREVENZIONE E TERAPIA DELLA
IPOFERTILITA’
6.1 Ipofertilità derivante dalla fattrice
Con il termine di iporfertilità indichiamo tutte le situazioni in cui le probabilità che una
gravidanza possa instaurarsi e progredire sono diminuite. Come nello stallone anche
nella fattrice possiamo avere delle difficoltà ad ingravidare la cavalla derivanti da cause
comportamentali ed altre derivanti da cause organiche.
Cause Comportamentali
Cavalle che non mostrano il calore
In questo caso la cavalla ha un ciclo regolare ma non mostra segni di calore, si tratta spesso
di cavalle timide, magari alla prima stagione di monta che portate a contatto con lo stallone
lo rifiutano decisamente.
Queste cavalle sono evidenziabili in calore a volte al pascolo con le altre cavalle, o se provate
con uno stallone esploratore molto paziente. In alcuni casi è necessario sincronizzare il calore
con farmaci e poi controllarle quotidianamente con una visita ginecologica per individuare
il calore e l’ovulazione. Queste cavalle presentano a volte dei problemi alla monta, dato che si
rifiutano di essere coperte anche se fertili, in questo caso è utile la fecondazione strumentale,
oppure la somministrazione di sedativi in forti dosi.
Prevenzione e terapia della ipofertilità
49
Cause Organiche
Cavalle che non vengono in calore
La cavalla ha normalmente una fase in cui non va in calore, questo periodo corrisponde in
genere con l’autunno, inizio inverno, pur con le numerose eccezioni. Generalmente tutte le
cavalle iniziano ad avere calori in primavera.
La diagnosi di assenza di ciclo ovarico viene fatta mediante visita ginecologica ed in questo
caso le ovaio sono piccole, dure e l’utero poco palpabile, completamente privo di tono.
In queste cavalla si interviene in inverno stimolandole con la luce in modo che ne ricevano
almeno 16 ore al giorno, la luce artificiale deve avere uno spettro simile a quello naturale ed
una intensità di circa 200 watt. Dopo circa un mese di trattamento con la luce si interviene
somministrando progestinici per via orale o per iniezione per 10 giorni. Circa 4 giorni dopo
la sospensione del trattamento solitamente si ha l’inizio del calore. Oltre a cause stagionali
si possono avere anche altre cause, in questo caso è bene consultare uno specialista. Anche
le situazioni climatiche possono avere la loro influenza sui cicli della cavalla, una primavera
particolarmente inclemente dal punto di vista meteorologico porta in genere a calori meno
fertili, ed un improvviso e perdurante maltempo a metà primavera spesso causa irregolarità
nella media dei calori.
Cavalle che sono sempre in calore
E` un problema che si verifica relativamente spesso con i primi calori a fine inverno. La
cavalla sviluppa numerosi follicoli ovarici che non riescono a maturare, una ecografia può
aiutare a valutare meglio la natura di questi follicoli che nella stragrande maggioranza dei
casi sono Anaovulatori. Essi causano manifestazioni evidenti e prolungate che se non si
accertano traggono in inganno, con la conseguenza di utilizzare lo stallone sovraccaricandolo
inutilmente di lavoro senza nessun risultato. Questi cicli nel periodo di transizione
dall’inverno alla primavera si ripetono anche più volte, ma non vanno visti come patologici.
Diventano patologie quando la fattrice persiste con questi cicli anaovulatori anche in pena
primavera-estate. Si usa, in questi casi, somministrare progestinici di sintesi per via orale
o Progesterone iniettabile per 10 giorni in genere 3-4 giorni dopo la sospensione del
trattamento la cavalla entra in un calore relativamente regolare, eventualmente dopo 4-5
giorni di calore si può provare a somministrare forti dosi di LH (1 fiala da 5000 UI ripetuta
dopo 12 ore).
Altra patologia non infrequente è la stenosi dell’ovidutto: in questo caso l’ oocita non può
essere raggiunto dallo spermatozoo essendo il dotto occluso per svariati motivi.
50
Capitolo 6
6.2 Infezioni del tratto genitale
E` una delle cause più frequenti di ipofertilità.
L’infezione può essere causata dalla trasmissione di una
malattia venerea a seguito della monta o dal contatto
con strumenti infetti. Nelle forme più evidenti si nota la
presenza di uno scolo che fuoriesce dalla vulva, residuando
delle croste sulle labbra vulvari e sulle cosce. Spesso una
infezione può essere presente senza dare manifestazioni
macroscopicamente evidenti. L’infezione è causa di
iporfertilità per via di due meccanismi:
Diretto, per cui la presenza di germi risulta dannosa
per gli spermatozoi al momento della fecondazione.
Indiretto, in quanto l’infezione causa una
infiammazione all’utero (endometrite) che impedisce
l’annidamento dell’ovulo fecondato.
Una cavalla sana ha generalmente il mezzo di opporsi
Fig. 6.1 Scolo vaginale
ad infezioni di lieve entità sostenute da germi non
particolarmente patogeni o “cattivi”. Infatti durante la monta stessa quantità più o meno
grandi di germi vengono proiettati nell’apparato genitale, perché il pene o il fecondatore
nella penetrazione trascina all’interno sporco e i germi presenti sulla verga e sulla vulva, se
i germi non sono “cattivi”, la cavalla ha una breve reazione infiammatoria grazie alla quale
elimina i germi. Se però i germi sono tali da non poter essere eliminati, vuoi per la loro
virulenza, vuoi perché le capacita di difesa della cavalla sono diminuite allora si instaura una
endometrite.
Il tampone
La presenza di germi nell’apparato genitale femminile viene
verificata mediante il tampone, che altro non è che il prelievo di
una parte delle secrezioni genitali mediante una asticciola rigida
che alla sua estremità porta appunto un piccolo tampone di cotone.
Il tampone può essere prelevato, dal clitoride, dalla vagina e
dalla cervice. Il prelievo del tampone va fatto usando una tecnica
Ved.Fig che escluda la contaminazione da parte di altri germi.
Prima di effettuare il prelievo quindi, i genitali esterni vanno
Fig. 6.2 Tampone
Prevenzione e terapia della ipofertilità
51
abbondantemente lavati ed alcuni tipi
di prelievo come quelli in cervice-utero vanno
fatti con tamponi particolari, a doppia guaina,
per evitare contaminazioni da parte della parete
vaginale. Il tampone deve poi essere seminato in
un mezzo apposito per fare crescere i germi. Se
questa semina viene fatta immediatamente non vi
sono problemi, altrimenti il tampone deve essere
immerso in un mezzo di trasporto per conservare
i germi in buone condizioni al laboratorio. I mezzi
Fig. 6.3 Tampone
di trasporto dei tamponi, preconfezionati in
provette monouso solitamente hanno come base della gelatina e carbone, sono quindi di
colore nero, nel mezzo di trasporto ed in condizioni di temperatura normali i germi possono
sopravvivere qualche giorno. A seconda di quello che cresce dopo la semina, il tampone può
essere negativo, oppure positivo: in questo caso la gravità dell’infezione varia a seconda del
tipo e della quantità di germi presenti. Nel caso di
presenza di Klebsiella pneumoniae, Pseudomonas
aureoginosa e Taylorella equigenitalis (CEM), l’
infezione va considerata come una vera e propria
malattia venerea. Una cavalla con tampone positivo
a questi germi non deve essere assolutamente
coperta, per il rischio di infettare lo stallone e da
questi disseminare l’infezione alle altre fattrici,
oppure inficiare la fertilizzazione col relativo spreco
di seme. Altre infezioni sostenute da Streptococchi,
Staffilococchi e Coli sono spesso la conseguenza di
fattori predisponenti individuali che quindi vanno
Fig. 6.4 Piastra petri crescita batterica
possibilmente identificati ed eliminati, prima di
intraprendere una terapia antibiotica.
Infezioni specifiche del tratto genitale: CEM
La CEM (Contagious Equine Endometritis) è una malattia scoperta nel 1977, ma alcuni
autori dicono che fosse gia presente da molti anni, e che non fosse mai stata scoperta perché
i metodi di indagine che permettono di isolare il germe non rientravano nei metodi di
routine adottati dai laboratori.
In Italia la malattia, a parte una sporadica e fugace apparizione molti anni fa, non è presente
o quanto meno il germe non è stato isolato.
La malattia causa una infiammazione acuta dell’apparato genitale, peraltro facilmente
52
Capitolo 6
curabile con gli antibiotici normalmente in uso. Per la prevenzione della CEM il tampone
deve essere prelevato per le cavalle vuote in utero e dal clitoride nella gravide solo dal
clitoride.
Streptococchi, Staffilococchi, Coli
Questi batteri sono normalmente presenti sulla pelle e nella zona genitale del cavallo.
Un soggetto sano, con buone difese organiche, in normali condizione di igiene riesce
facilmente a combatterli. Se vengono trovati nel tampone bisogna anzitutto verificare se
questo è stato inquinato per errori nella tecnica di prelievo, ad esempio toccando parti sporche
come la pelle. Poi va eseguito un esame clinico per vedere se esistono fattori predisponenti
alla malattia quali la pneumovagina (aspirazione di aria in vagina), urovagina ( raccolta di
urina in vagina) o altri più generici come la scarsa capacita a sviluppare difese locali. Tali
problemi se esistono vanno corretti per quanto possibile. Il trattamento si effettua irrigando
degli antibiotici in utero, vengono usati antibiotici iniettabili diluiti con soluzione fisiologica,
il trattamento ha durata variabile per un minimo di tre giorni e può essere associato ad un
trattamento per via generale. Nelle cavalle con problemi di immunità locale risultano utili
le infusioni in utero di 500 ml plasma sanguigno (sangue senza i globuli rossi) della cavalla
stessa, o i lavaggi in vagina con brodi ove sono stati coltivati germi “buoni” normalmente
presenti nell’apparato genitale delle fattrici.
Klebsiella e Pseudomonas
La loro presenza va sempre considerata con molta attenzione, in quanto sono germi che
a differenza dei precedenti non sono normalmente presenti sul cavallo, ma sono agenti
di vere e proprie malattie veneree. Ripetiamo quindi che le cavalle positive a questi germi
non vanno coperte dallo stallone, ma eventualmente solo con fecondazione strumentale,
per evitare il contagio, ovviamente dopo il trattamento specifico con antibiotici. Si tratta
purtroppo di germi facilmente resistenti agli antibiotici, il loro trattamento richiede quindi
l’esecuzione di un antibiogramma, con cui individuare l’antibiotico più attivo, e la rimozione
delle cause predisponenti alla malattia.
Morbo Coitale
Nella cavalla colpita sono presenti numerose vescicole sulle labbra della vulva e nella zona
circostante, queste vescicole poi si ulcerano lasciando delle piccole ulcere. La malattia
guarisce spontaneamente nel giro di circa 20 giorni. Come esito della malattia residuano
delle macchie bianche sulla vulva e nelle zone circostanti. Le cavalle sono infettanti nella
fase in cui vi sono ulcere. Si possono quindi coprire le cavalle che presentano le macchie
Prevenzione e terapia della ipofertilità
53
bianche come esito della malattia. Attenzione, spesso queste cavalle dopo il parto
presentano una riacutizzazione della malattia per un breve periodo di tempo e diventano
infettanti, per cui il salto da parto va evitato in queste fattrici. Questa malattia interessa più
la monta naturale ed il danno rilevante è per lo stallone che la contrae dalla fattrice infetta. Il
glande manifesta un edema crostoso con la conseguenza di togliere lo stallone dalla attività
per qualche mese con danni economici evidenti. La prognosi è comunque fausta.
Alterazioni anatomiche del tratto genitale
Pneumovagina
Le cavalle con questa condizione aspirano aria in vagina che inoltre può trascinare all’interno
batteri patogeni all’interno. Ciò è la conseguenza di una cattiva conformazione della vulva,
in queste condizioni il pavimento del bacino che normalmente fa da valvola da impedendo
all’ingresso di aria in vagina è posto più in basso e quindi non riesce a chiudere il passaggio.
Inoltre la posizione della vulva da verticale ad obliqua facilita il deposito sulle labbra di feci
che contaminano l’ apparato genitale. La condizione va corretta con un intervento chirurgico
suturando le labbra dall’alto verso il basso, fino all’altezza del pavimento del bacino in modo
da ripristinare la funzione di valvola. In caso in cui la posizione delle labbra vulvari tenda
all’orizzontale o faccia un gradino bisogna fare un’intervento più complesso per rimettere
la vulva in posizione verticale. L’ operazione andrebbe fatta prima di cominciare le monte
per dar modo alla flora in vagina di normalizzarsi. Le cavalle possono essere coperte anche
se suturate, ma è bene fare passare circa 20 giorni dall’intervento perché la cicatrizzazione
sia sufficientemente forte. Non sussistono in genere problemi alla penetrazione da parte
del pene o del braccio dell’operatore, bisogna comunque lubrificare bene la parte e guidare
manualmente il pene o il catetere.
Le labbra vulvari cucite vanno riaperte nei giorni predenti il parto per evitare lacerazioni.
Urovagina
In questo caso le cavalle per un difetto di conformazione accumulano urina in vagina.
Ovviamente in queste condizioni la fecondazione non è possibile in quanto l’urina oltre
ad agire da spermicida causa delle infezioni croniche. Il problema può presentarsi nelle
cavalle giovani che non hanno iniziato ancora ad avere cicli regolari o in cavalle vecchie per
il rilasciamento dei legamenti ed il peso degli organi conseguenti alla perdita pei pannicoli
adiposi. Nel primo caso il problema spesso si corregge spontaneamente con la maturità
sessuale altrimenti può essere necessario ricorrere ad un intervento di plastica ricostruttiva
chiamata Uretropessi. Sostanzialmente si prolunga lo sbocco uretrale di qualche centimetro
per far sì che all’atto della minzione l’urina non refluisca all’interno.
54
Capitolo 6
6.3 Esami diagnostici
Oltre al tampone esistono altri due esami che risultano utili per valutare lo stato
dell’apparato genitale.
Esame citologico
Per fare questo esame il tampone viene strisciato su un vetrino in modo da depositarvi il
materiale raccolto, il vetrino viene poi esaminato al microscopio per evidenziare la presenza
di germi ma soprattutto il tipo di cellule presenti. Se si evidenziano più di cinque neutrofili
per campo ottico si è di fronte ad una infiammazione acuta.
Fig 6.5 Esame citologico, cellule neutrofile
Fig. 6.6 Esame citologico, cellule macrofagiche
Prevenzione e terapia della ipofertilità
55
Se questi sono mischiati e sovrastati da macrofagi siamo di fronte ad un infezione.
Questo esame ci permette di vedere se vi e uno stato infiammatorio puro o un infezione
batterica.
Biopsia uterina
Nelle cavalle che hanno difficoltà a restare gravide questo esame risulta molto utile.
Con una pinza da biopsia si preleva un frammento della mucosa dell’utero, che viene poi
esaminato al microscopio.
In questo modo è possibile fare una diagnosi sullo stato dell’utero, trarne indicazioni sulla
terapia ed una prognosi per valutare la fertilità.
56
Capitolo 7
CAPITOLO 7
IPOFERTILITA’ DERIVANTE DALLO
STALLONE
Bisogna essere osservatori acuti e cogliere la chiave per scatenare l’istinto sessuale. Tutte
le indicazioni di seguito descritte vanno tenute presenti anche per la monta artificiale, e
soprattutto si invita il lettore a cogliere il buon “horse management” essenziale in questa
pratica.
7.1 Problemi legati alla monta
Stalloni con scarsa libido
Sono quegli stalloni che non si eccitano alla presenza della cavalla. Il problema è solitamente
di tipo psicologico, legato in parte all’indole ed in parte ad condizionamenti negativi durante
la monta.
Lo stallone è un animale psichicamente molto sensibile e di conseguenza può presentare
tutta una serie di problematiche molto variate fra loro.
Non è possibile dare un elenco esauriente completo di tutte le situazioni che si possono
verificare in quanto le sfaccettature del problema sono molto varie e d’altra parte anche
nell’uomo le problematiche psicologiche di tipo sessuale sono molto complesse e richiedono
un approccio sensibile e ponderato.
Ipofertilità derivante dallo stallone
57
1) Stalloni timorosi: hanno paura di montare sulla cavalla perché sono stati
calciati in passato, devono quindi riacquistare fiducia e bisogna far in modo che coprano
solo cavalle ben disponibili, a volte con alcuni stalloni basta solo che la fattrice faccia un
movimento brusco perché questi scenda precipitosamente. Immaginiamoli con il manichino
e una vagina artificiale.
2) Stalloni distratti: sono poco determinati, durante la monta basta un rumore od
un movimento, perché distolgano la loro attenzione dalla monta perdendo l’eccitazione.
Bisogna trovare per la monta luoghi molto tranquilli ed isolati.
3) Stalloni maniaci: per eccitarsi hanno bisogno di situazioni speciali come profumi,
rumori, persone o cavalle particolari.
Anche stalloni, normali ma semplicemente esordienti alla monta su manichino hanno
bisogno di riferimenti analoghi e aggiungeremmo anche una cavalla da avvicinare e
allontanare immediatamente all’atto del salto e deviare contemporaneamente lo stallone sul
manichino.
Stalloni ipereccitabili e violenti
Questa categoria di stalloni non rientra propriamente nelle cause di iporfertilità, ma
piuttosto nelle problematiche che si hanno durante la monta, ma li trattiamo comunque in
questa sezione.
Gli stalloni ipereccitabili possono creare dei problemi, in quanto la monta può diventare
difficoltosa per via dei danni che lo stallone può provocare alle persone o alle cavalle che
copre.
Alcuni stalloni diventano violenti al punto da mordere gravemente la fattrice o di montarla
brutalmente calciandola con gli anteriori durante l’impennata, o coi posteriori se questa non
subisce.
Questi stalloni devono essere maneggiati da personale esperto che reprima sul sorgere
comportamenti violenti e consenta la monta solo se il cavallo è sufficientemente gentile.
Altri stalloni si eccitano al punto tale da fare la rosa, cioè il rigonfiamento del glande, prima
di aver penetrato la cavalla.
Il cavallo va fatto smontare immediatamente, ogni tentativo di penetrazioni col glande
gonfio oltre ad infastidire la cavalla, fa arrabbiare lo stallone, può causare delle ferite al
glande. Lo stesso problema c’ è con la vagina artificiale.Con questi cavalli la monta deve
essere assistita guidando velocemente il pene in vagina prima che il glande si gonfi.
Stalloni che emettono urina col seme
Alcuni stalloni soffrono di forme di incontinenza per cui durante la monta emettono urina che si
58
Capitolo 7
mischia allo sperma eiaculato.
Lo sperma in questo caso appare diluito e con odore di urina. Poiché l’urina è spermicida
in queste situazioni la fertilità è ovviamente bassa. Un accorgimento è quello di fare la
monta dopo che lo stallone ha urinato, quando cioè con la vescica vuota le possibilità di
contaminazione sono minime.
Stalloni che sembra che eiaculino ed invece non hanno eiaculato
E` un problema che capita non di rado, bisogna controllare il movimento oscillatorio della
coda durante la eiaculazione e tenere una mano alla base del pene per avvertire l’onda
pulsante del passaggio del seme.
Stalloni che smontano dalla cavalla durante la monta o prima della eiaculazione
In questo caso in genere lo stallone avverte dei fastidi dopo avere penetrato la
cavalla, le cause sono varie e tra le più frequenti:
Presenza di ulcere sul pene, in genere da herpes virus, le ulcere causano bruciore
durante la monta quindi lo stallone scende, osservare bene la verga durante l’erezione, le
ulcere da herpes hanno forma rilevata rotondeggiante del diametro di pochi centimetri
(figura, ulcere), guariscono spontaneamente nel giro di circa un mese, in questo periodo la
monta va interrotta per non condizionare negativamente lo stallone e per non contagiare le
fattrici, si consiglia localmente di attuare delle normali norme di igiene, lavando con acqua
e detergenti molto diluiti e risciacquare bene.
Una volta cicatrizzate le ulcere, lo stallone non è più infettante.
Altro caso è quello in cui vi sono dei restringimenti in vagina, oppure un glande che
si gonfia molto in una vagina stretta per cui lo stallone avverte fastidio e smonta.
Verificare la vagina della cavalla e le proporzioni con il pene in piena erezione (rosa). Anche
la vagina artificiale va controllata se è troppo calda, se ha troppa o poca pressione rispetto alle
dimensioni del pene. Anche le guaine usate a protezione della vagina artificiale, va poste in
modo che non si formino pieghe che infastidiscono o addirittura feriscano il pene.
Stalloni che smontano dalla cavalla durante l’eiaculazione
E un problema legato a fattori negativi che lo stallone associa alla eiaculazione.
Le cause sono molteplici.
Una forma di uretrite, lo stallone sa che al momento della eiaculazione avvertirà del
bruciore e quindi tenta di affrettare al massimo la fine della monta, l’uretrite deve essere
diagnosticata e curata con antibiotici. Paura della cavalla, lo stallone teme di essere calciato
Ipofertilità derivante dallo stallone
59
a monta avvenuta, come a volte capita, e quindi vuole squagliarsela al più presto,
bisogna tentare di ricondizionarlo psicologicamente, con cavalle brave e disponibili, così col
manichino e la vagina artificiale.
Fatica a stare nella posizione di monta per dolori articolari, cerca quindi di velocizzare il
tutto, somministrare eventualmente degli antidolorifici come il fenilbutazone (non dei
cortisonici). Oppure fare un prelievo a terra.
Il problema va quindi individuato e curato specificatamente. Bisogna essere osservatori
acuti e cogliere la chiave per scatenare l’istinto sessuale.
Fig. 7.1 Glande che si giustappone alla cervice
7.2 Ipofertilita’ legata allo sperma
Uno stallone produce per ogni eiaculato da 30 a 250 ml di seme. La fertilità e legata più
alla qualità che non alla quantità del seme, possono così darsi casi di stalloni con poco seme
(20 ml) molto concentrato e vitale, quindi molto fertili ed altri stalloni con seme abbondante
però diluito e scarsamente vitale, quindi poco fertili. La combinazione ottimale è quella di un
60
Capitolo 7
stallone con seme abbondante, concentrato e molto vitale. Una frazione del seme eiaculato
è costituita dal cosiddetto gel, sostanza gelatinosa, la valutazione del seme va fatta sulla
frazione cui è stato tolto il gel mediante filtrazione. Il gel viene considerato inutile al fine
della fecondazione, anzi e dannoso. La quantità ottimale di seme senza gel è di 50-70 ml.
Il seme è formato oltre che dal gel, dagli spermatozoi che sono le cellule maschili fecondanti
e dal liquido spermatico, che veicola gli spermatozoi e contiene varie sostanze che servono
alla loro sopravvivenza.
Gli spermatozoi con la loro coda compiono dei movimenti attivi progredendo in una certa
direzione alla ricerca della cellula uovo da fecondare. Un buon seme deve quindi contenere
un numero sufficientemente elevato di spermatozoi dotati di movimento progressivo lineare,
con una buona capacità di sopravvivenza nel tempo. Si considera che la concentrazione
media di spermatozoi nel seme privo di gel sia di 80-90 milioni per ml, con un minimo di 50
ad un massimo di 300 milioni. Stalloni molto fertili possono arrivare fino a 300-400 milioni
per ml. La motilità progressiva non deve essere inferiore al 30% degli spermatozoi vivi. La
sopravvivenza a 37° C dovrebbe arrivare alle 24 ore, ma la valutazione di questo parametro
varia molto a seconda del metodo come è stata determinato, la sua interpretazione va quindi
effettuata da uno specialista.
I problemi di scarsa fertilità legati al seme possono quindi dipendere da:
1)Volume Insufficiente
2)Breve tempo di sopravvivenza
3)Bassa concentrazione di spermatozoi
4)Scarsa motilità
Inoltre possiamo avere :
Sangue nello sperma Emospermia, la cui presenza danneggia la vitalità degli spermatozoi.
Pus o batteri nello sperma che oltre a danneggiare gli spermatozoi sono causa di infezione
alla cavalla. Con lo sperma possono essere trasmessi anche virus come quello della arterite
virale. E` quindi necessario eseguire periodicamente delle analisi dello sperma: prima
dell’inizio della stagione di monta, durante la stagione di monta , una o più volte a seconda
delle necessità, ed a fine stagione di monta. Questo ci consente di valutare la qualità del seme
e la presenza o meno di sangue, batteri o pus che ci indicano la necessità di un trattamento
immediato.
Nel trattamento degli stalloni con problemi di qualità del seme può essere sufficiente dare un
esercizio quotidiano regolare e mettere gli stalloni in un recinto ampio e ricco di erba, spesso
le cause di iporfertilità sono semplicemente legate al fatto che lo stallone viene chiuso 24 ore
al giorno in un box buio, completamente isolato e che l’unico movimento che fa è quello di
Ipofertilità derivante dallo stallone
61
uscire qualche minuto per la monta. Lo stallone deve essere quotidianamente mosso,
montato o alla corda, per almeno 20-30 minuti al giorno, e possibilmente avere un ampio e
robusto recinto che gli permetta di respirare aria buona, prendere la luce, mangiare erba e
guardare gli altri cavalli. Questa è in genere la migliore medicina, utile è anche la integrazione
con elevate dosi di vit E e Vit C. Controindicati sono i trattamenti con ormoni maschili
come il testosterone che possono aumentare la eccitazione sessuale, ma diminuiscono
notevolmente la qualità del seme, per cui all’apparenza sembra che lo stallone stia meglio ma
se andiamo a controllare il seme dopo qualche tempo in genere è più povero e meno vitale.
Se si notano problemi al seme sotto forma di sangue o pus va verificata la presenza di piccole
ferite od ulcere che devono guarire prima di continuare con le monte, in caso di pus il seme
va prima raccolto frazionato per determinare la provenienza del pus stesso ed il cavallo
trattato con antibiotici previo antibiogramma.
Per ricapitolare
•
•
•
•
•
•
SAPER MANEGGIARE LO STALLONE
ESSERE PSICOLOGICAMENTE SENSIBILI
NON SOVRACCARICARE LO STALLONE CON NUMEROSE MONTE
DARGLI UN ESERCIZIO REGOLARE
SE POSSIBILE METTERE LO STALLONE IN UN RECINTO ALL’ APERTO
CONTROLLARE PERIODICAMENTE IL SEME
62
Capitolo 8
CAPITOLO 8
LA GRAVIDANZA
La monta è l’atto con cui il maschio deposita all’interno della femmina gli spermatozoi che
dovranno fertilizzare l’oocita prodotto dalla cavalla.
L’incontro tra gli spermatozoi e l’oocita da fecondare avviene nell’ovidotto che è il piccolo
condotto che unisce l’utero all’ ovaio. Perché la fecondazione sia valida, questa deve
avvenire proprio in quel punto. Gli spermatozoi devono quindi salire lungo l’ovidotto e
qui fermarsi ad attendere l’oocita che discende provenendo dall’ovaio. Si considera che dei
buoni spermatozoi possano sopravvivere nell’ovidotto per circa 48 ore, questo è il motivo
per cui si considera che uno stallone che produce un seme di buona qualità basta che copra
la fattrice ogni 48 ore. Vi sono stati casi di cavalle rimaste gravide pur avendo ovulato 4-5
giorni dopo la fecondazione. Diverso è invece il caso di stalloni con seme poco vitale o di
fecondazione con seme congelato, che sopravvive per un tempo inferiore, in questo caso,
poiché la sopravvivenza del seme è minore, bisogna che gli spermatozoi attendano l’oocita
nell’ovidotto per poche ore. Per fare questo è necessario uno stretto controllo dell’ovulazione.
Quando gli spermatozoi trovano l’oocita, uno solo di loro riesce ad entrare nell’uovo. Una
volta fecondato, l’uovo prosegue nella sua discesa ed entra nell’utero ove più tardi si anniderà
per proseguire la sua crescita. Se l’oocita non viene fecondato resta nell’ovidotto e col tempo
degenera. Pochi giorni (5gg) dopo la fecondazione l’oocita fecondato entra nell’utero e qui
vaga qua e là per l’utero per circa 14 giorni prima di impiantarsi, prima cioè di trovare un
posto dove annidarsi. Mentre girovaga per l’utero manda dei segnali all’organismo ospite,
ovvero quello della madre, per avvertirlo della sua presenza ed impedire che si inizi un
nuovo ciclo di calore che provocherebbe la sua espulsione. La madre quando riconosce la
La gravidanza
63
presenza di un embrione nel suo utero reagisce anzitutto bloccando il successivo
calore e aumentando il tono dell’utero con cui chiude fermamente la cervice.
Verso i 15-20 giorni la gravidanza ha l’aspetto di una piccola vescica, contenente liquido, del
diametro di pochi centimetri e un piccolissimo embrione.
In questa fase è già possibile fare una diagnosi precoce di gravidanza. E` possibile alla
palpazione notare un caratteristico aumento del tono dell’utero, e con l’ecografo è possibile
visualizzare la presenza all’interno dell’utero della
vescicola contenente il liquido e l’embrione sotto
forma di una macchia nera rotonda.
Intorno ai 16 giorni di gravidanza il prodotto smette
di migrare in giro per l’utero e si annida nello stesso.
Il processo di annidamento ha lo scopo di permettere
la assunzione dall’utero materno delle sostanze
necessarie alla crescita del puledro.
Con l’annidamento ha inizio la secrezione di particolari
Fig. 8.1 (A) Ecografia embrione a 12gg. ormoni (gonadotropine) e del progesterone, e la
Diametro circa 5-7mm
gravidanza si stabilizza dal punto vista ormonale,
questo significa che se prima dell’annidamento
l’interruzione della gravidanza non ha alcuna
conseguenza sulla fertilità in quanto il ciclo del calore
riparte normalmente, dopo l’annidamento, anche in
caso di riassorbimento o comunque di perdita del
concepimento, la cavalla non ritorna in calore prima
di due tre mesi.
L’impianto del concepimento avviene in genere
Fig. 8.2 (B) Ecografia embrione a 22gg. alla congiunzione dei corni, in uno o nell’altro, la
Diametro circa 30mm (feto in basso)
dimensione che a 20 giorni è come una pallina da
ping-pong, ad un mese è come una palla da tennis,
a 45 giorni come un’arancia, a due mesi come un
pompelmo, a tre mesi come un pallone da calcio. A
partire da trenta giorni si può palpare manualmente
facilmente in quasi tutte le cavalle perchè è possibile
avvertire una dilatazione a partire dai 20 giorni nelle
cavalle con un utero molto tonico e che abbiano avute
Fig. 8.3 Dilatazione percepibile alla
poche gravidanze. La palpazione precoce può essere più
palpazione
difficoltosa in cavalle che abbiano avuto più gravidanze.
Per svilupparsi il feto ha bisogno di trarre nutrimento
dalla madre, questo scambio tra madre e feto avviene attraverso la placenta. La placenta è
una membrana che si impianta nella parete dell’utero materno e vi infiltra una serie di piccole
64
Capitolo 8
villosità che hanno lo scopo di scambiare dalla madre le sostanze necessarie alla crescita del
feto. Si stabilisce così un interscambio tra madre e figlio, ognuno dei due ha un sistema
circolatorio autonomo che diffonde nell’organismo il sangue apportatore di quanto è
necessario alla vita, ma mentre la madre, tramite il sistema respiratorio, digerente, ecc., trae
dall’esterno quanto gli è necessario, il feto trae a sua volta quanto gli è necessario dalla madre
tramite la placenta.
A differenza di altre placente, la cavalla ha bisogno di una zona di impianto la più ampia
possibile che si estende su tutto l’utero, al punto che se per qualche ragione parte della
placenta si stacca o se non è funzionante il feto può soffrirne fino a morire ed essere quindi
abortito.
Il feto è a sua volta contenuto in una membrana molto sottile: l’amnios. Mano a mano che il
feto cresce del liquido si accumula nell’intercapedine tra placenta (allantocorion) e amnios.
Fig 8.4
A partire dal IV mese il feto ingrossandosi scende per gravità nell’addome e verso il V mese
si trova nel punto più basso nell’addome e continua a crescere fino al parto che avviene al
XI mese.
Fig. 8.5
La gravidanza
8.1
65
La diagnosi di gravidanza
La diagnosi di gravidanza tradizionalmente viene fatta mediante la esplorazione rettale,
introducendo cioè una mano nel retto e attraverso la parete di questo palpando l’utero
sottostante. Apprezzando la forma, consistenza e volume dell’utero stesso è possibile
raccogliere una serie di elementi che consentono di emettere una diagnosi di gravidanza più
o meno probabile.
Fig. 8.6
L’ esplorazione rettale non è una procedura dannosa se eseguita da mani esperte e con
prudenza. Gli incidenti sono rari ma a volte purtroppo succedono e consistono nella
lacerazione del retto. Questo problema è sempre grave per la vita della cavalla. Per evitare
questi inconvenienti non bisogna lottare con la cavalla cercando di palpare ma assecondarla
ed approfittare delle pause nei premiti e se si tratta di cavalle particolarmente reattive, a volte
può essere addirittura necessario rinunciare alla esplorazione rettale.
Il pericolo per la gravidanza non esiste a meno che la procedura non sia eseguita da mani
particolarmente maldestre, infatti l’utero va palpato senza schiacciarlo ma facendo scorrere
dolcemente la mano lungo la sua superficie senza comprimerlo.
La esplorazione rettale resta a tutt’oggi la procedura diagnostica fondamentale nella
diagnosi di gravidanza della cavalla, altri mezzi si sono affiancati a questa in funzione
complementare ma non sostitutiva: l’ecografia e le analisi di laboratorio.
Negli ultimi anni l’ecografia è entrata nella pratica corrente della ginecologia fino al punto da
diventare indispensabile in alcuni allevamenti più evoluti.
L’ecografo è uno strumento che emette onde sonore (ultrasuoni) che vengono riflesse,
captate come echi dallo strumento e visualizzate su un monitor, la sonda che emette e capta
le onde viene introdotta nel retto ed appoggiata sopra all’utero. Si visualizza così una sezione
trasversale del corno uterino e facendo scorrere la sonda lungo le due corna dell’utero è
66
Capitolo 8
possibile esplorarne il contenuto. L’uso dell’ecografia nella diagnosi precoce di gravidanza ha
notevolmente aiutato la gestione delle stazioni di monta, consentendo una diagnosi precoce
prima dei 20 giorni, senza perdere quindi un ciclo di calore nelle cavalle in cui questo sia
silente (es. Fattrici che allattano) e fornendo una conferma a quelle gravidanze dubbie con la
sola esplorazione manuale. Come spesso capita però, potendo vedere più cose vengono visti
anche più problemi, possono così sorgere ragionevoli dubbi sul fatto che una eco sia ad es.
una gravidanza piuttosto che una ciste o altro, per questo è necessario che l’ecografista abbia
una certa esperienza.
L’uso dell’ecografo è subordinato al fatto di essere in grado di saper eseguire una esplorazione
rettale e fare una diagnosi ginecologica, in quanto lo strumento è complementare e non
sostitutivo della diagnosi clinica. Una prima diagnosi di gravidanza può essere fatta a partire
dai 12-14 giorni mediante ecografo, a questo periodo la diagnosi non è sicura, sia perché la
percentuale di assorbimenti è circa del 10 % ed è tanto più elevata quanto più precocemente
viene fatta la diagnosi, sia perché a questo stadio altri fenomeni presenti nell’utero come ad
esempio delle cisti uterine possono avere un aspetto simile a quello della gravidanza. Tra 17 e
20 giorni una diagnosi favorevole alla gravidanza può essere fatta anche manualmente senza
ecografo rilevando il particolare tono dell’utero e in alcune cavalle una piccola dilatazione,
ma è bene avere una conferma ecografica. A partire da questo periodo (21° giorno) mediante
l’ecografia si vede anche l’embrione.
A 30 giorni è possibile fare in genere diagnosi
manuale, palpando una dilatazione delle
dimensioni (figura a fianco) di una palla
da tennis alla congiunzione dei corni
uterini, mano a mano che la gravidanza
procede le dimensioni della dilatazione
palpabile crescono sempre più ed a
circa tre mesi si palpa una dilatazione
sferica delle dimensioni di un pallone,
solitamente molto consistente ed elastica,
Fig. 8.7
a partire da questo periodo l’utero gravido
si appesantisce e scende nell’addome al punto tale che verso il V mese capita spesso di non
poter raggiungere e palpare il corno gravido, in questo caso la diagnosi di gravidanza viene
emessa proprio perché non si riesce a palpare l’utero per tutta la sua lunghezza, presumendo
che sia stato trascinato verso il basso dalla gravidanza. In questo caso però la diagnosi resta
dubbia in quanto altre cause possono aver appesantito l’utero trascinandolo verso il basso
fuori dalla portata della mano, si richiedono quindi a volte una o più palpazioni successive
per valutarne le modifiche. A partire dal VI mese il feto si sviluppa in maniera tale che è
possibile iniziare a palpare la testa od i piedi come piccoli corpi duri che fluttuano all’interno
di una sacca piena d’acqua, questo reperto si fa via sempre più evidente finché a partire dal
La gravidanza
67
VIII mese si può nettamente palpare la testa o altre formazioni consistenti che ci
indicano la presenza del feto.
A supporto, non poco rilevante ma utilissimo e consigliato, l’utilizzo dell’ecografia
transaddominale ha consentito l’accertamento di parametri vitali per utilissimi per il
Fig. 8.8 Schema di Ecografia
monitoraggio della gravidanza: Frequenza Cardiaca, Spessori Placentari, Movimenti Fetali,
Posizioni Preparto ecc... Esternamente la gravidanza può essere più o meno evidenziabile
con parametri molto soggettivi che comunque possono validamente concorrere a formare
un giudizio di probabilità.
In alcune cavalle nervose, l’indole si fa più docile, sotto l’influsso degli ormoni placentari il
pelo si fa lucido e le forme rotondeggianti.
L’ aumento di volume dell’addome dovuto alla presenza del feto non è evidente prima del
VII mese, e si manifesta come una dilatazione asimmetrica sul lato destro della cavalla, il
profilo dell’addome osservato da dietro assume una forma sempre più a pera, nel movimento
della cavalla al passo è possibile vedere come questa dilatazione si muova decisamente verso
l’esterno sincronicamente con il passo della cavalla. A partire da questo periodo in cavalle
particolarmente trattabili è anche possibile a volte palpare il feto appoggiando una mano
nella parte bassa del fianco e spingendo, dopo di che si rilascia la mano e tendendola sempre
appoggiata alla parete è possibile a volte avvertire il rimbalzo del feto. Movimenti del feto
sono a volte indovinabili osservando la parete dell’addome, e vengono invece facilmente
palpati con l’esplorazione rettale dandogli dei colpi delicati. La diagnosi di gravidanza
non può essere fatta solo sulla base della dimensione dell’addome, molto spesso addomi
dilatati e penduli sono solo espressione di cattiva nutrizione, insufficiente, scarsa di
proteine e troppo ricca di fibra, questo capita specialmente in cavalle anziane che abbiano
già avuto molte gravidanze.
68
Capitolo 8
8.2 Problemi della gravidanza
La gestione delle gravidanze a rischio
Non bisogna illudersi che una volta ingravidata la cavalla abbiamo messo a sicuro il nostro
patrimonio allevatorio, una serie di pericoli sono in agguato tra cui l’aborto con il quale si
intende la perdita del prodotto attraverso il canale del parto e l’assorbimento ovvero la perdita
del prodotto senza che si noti niente all’esterno, in genere si tratta di aborti inosservati sia
per le piccole dimensioni del prodotto sia perché vengono calpestati e portati via senza farvi
caso, anche se a volte si può verificare un disfacimento del prodotto in utero.
Primi tre mesi di gravidanza
Questo periodo viene considerato come quello maggiormente a rischio e ciò deriva dal
particolare tipo di impianto del prodotto nell’utero.
La interfaccia attraverso la quale avvengono gli scambi nutritizi tra madre e feto è la
placenta, una membrana che si impianta aderendo alla superficie uterina da cui trae le
sostanze necessarie allo sviluppo fetale. Nel cavallo il tipo di attacco della placenta è piuttosto
superficiale in quanto i suoi villi, ovvero le “radici” con le quali si impianta nelle placenta
penetrano poco in profondità e si fermano allo strato più superficiale dell’utero, in altre
specie, come nella donna i villi placentari penetrano molto in profondità, questo consente
una radicazione molto più stabile con scambi di sostanze nutritizie molto più facili di quanto
non avvenga invece nella cavalla. L’impianto relativamente primitivo condiziona un tipo di
Fig. 8.9 Connessione utero-placentare
La gravidanza
69
placentazione con una superficie di interscambio madre/figlio che deve essere estesa
al massimo possibile ed un tipo di unione relativamente “fragile”. Anche il meccanismo
ormonale con il quale viene riconosciuta e mantenuta la gravidanza e l’epoca della radicazione
sono differenti rispetto al altre specie animali in cui l’impianto avviene già fin dai primi giorni
di sviluppo dell’embrione. Nella cavalla invece la vescicola contente l’embrione si sposta in
continuazione viaggiando all’interno dell’utero fino al sedicesimo giorno circa. Questo è il
motivo per cui facendo delle ecografie in serie prima del sedicesimo giorno può capitare
di trovare prima l’embrione in un corno e poi magari nell’altro o comunque in posizioni
differenti. Poiché il ciclo della cavalla dura circa 20 giorni l’embrione deve segnalare in
qualche modo all’utero la sua presenza per evitare di essere buttato fuori con il nuovo ciclo,
probabilmente lo scopo di questo suo continuo girovagare è quello di emettere dei segnali
che rendano l’utero ed il sistema ormonale correlato edotto della sua presenza.. In questa
fase se vi sono dei disturbi nello scambio di messaggi tra embrione ed utero il ciclo estrale
riparte con un nuovo calore, quindi la cervice uterina si apre e con le secrezioni del calore
l’embrione viene lavato via. Questo si verifica in cavalle con una mucosa uterina anormale o
a volte senza motivi apparenti, per questa ragione in cavalle a rischio o con storie pregresse
di gravidanze “scomparse” in epoca precoce, la diagnosi di gravidanza viene fatta presto
(14-17 giorni) tramite ecografia ed una volta certi della presenza della vescicola embrionaria
si somministra del progesterone. Il progesterone blocca il ciclo estrale, chiude la cervice e
predispone l’utero alla radicazione dell’embrione.
Superato questo primo ostacolo la vescicola embrionaria si impianta nell’utero, con un
meccanismo che in altre specie non trova l’uguale, alcune cellule dell’embrione migrano
nell’utero della madre e provocano una reazione immunitaria con il conseguente loro lento
disfacimento e la conseguente produzione di sostanze ormonali , le gonadotropine seriche
(PMSG) che inducono nelle ovaie della madre la produzione di progesterone secondario per
un periodo di circa tre mesi.
Se la perdita della gravidanza avviene prima del 30° giorno la cavalla presenta dei nuovi
calori e quindi ce ne accorgiamo, se la perdita avviene dopo il 45° giorno il meccanismo
ormonale peculiare della cavalla blocca il ciclo per circa due-tre mesi. Questo caso è il
classico esempio di quanto necessario sia il monitoraggio della gravidanza. Due tre mesi
di blocco del ciclo, traghetta la fattrice nel periodo stagionale di riposo sessuale per cui
si aspetta fiduciosi il prosieguo della gravidanza fino al nuovo inverno convinti di avere
la cavalla gravida. Quando la cavalla riprende i calori stagionali ci rendiamo conto di
aver perso un anno. Perché si instauri una buona gravidanza è necessario che l’impianto
avvenga in una zona buona ovvero con una mucosa uterina in buono stato e che non vi
siano infezioni in utero. L’ ovulo può essere fecondato e svilupparsi regolarmente fino
al periodo in cui deve annidarsi (20 giorni circa) avremo quindi una cavalla riscontrata
gravida all’esame ecografico di gravidanza, ma se esiste uno stato infiammatorio acuto
uterino dato da infezioni od altro la reazione dell’utero induce una nuovo ciclo con
70
Capitolo 8
conseguente espulsione dell’embrione. Nel caso invece che la infiammazione sia cronica la
risposta reattiva sarà minore se non assente, ma la mucosa ovvero la zona dell’impianto avrà
subito delle alterazioni irreversibili creando delle condizioni che non consentono l’impianto
dell’embrione al momento previsto, quindi sviluppo dell’embrione fino al 30°/40° giorno e
poi perdita della gravidanza.
In questo caso la sola possibilità sta nella prevenzione, ovvero nell’intervenire per tempo
prima della fecondazione della cavalla, verificando la assenza di infezioni mediante un
tampone batteriologico, in alcuni casi il tampone può essere negativo ma la cavalla non si
ingravida o soffrire di riassorbimenti precoci, in questo caso potremo avere un endometrite
cronica e la sua diagnosi può solo essere confermata tramite una biopsia della mucosa
uterina. L’esame è relativamente semplice, non rischioso e viene eseguito sulla cavalla in
piedi.
Se i primi tre mesi di gestazione sono quelli statisticamente più a rischio per la perdita della
gravidanza, il periodo tra il quarto ed il decimo mese è quello invece più tranquillo, durante il
quale le cause di aborto sono infezioni acute per via generale come ad esempio arterite virale,
salmonellosi, leptospirosi, herpes, piroplasmosi, febbri acute in genere, intossicazioni, ecc.
in sostanza malattie sistemiche gravi che colpiscono la cavalla ed il feto. La cavalla supera
la malattia mentre il feto muore e viene quindi espulso. La prevenzione consiste nell’evitare
il contagio o l’intossicazione, quindi normali misure di igiene che vengono applicate in
una corretta gestione della scuderia. In genere si consiglia di separare l’attività allevatoria
da quella sportiva o di addestramento, non perché le due attività siano incompatibili tra
loro ma perché l’attività agonistica comporta una movimentazione più o meno frequente dei
cavalli con il conseguente ingresso in scuderia di agenti di malattie infettive che non sempre
sono evidenti, esistendo gli stati di portatore sano od il periodo di incubazione per cui,
nonostante una attenta gestione possiamo introdurre in scuderia soggetti veicolo di malattie
infettive. Non sempre le malattie infettive danno aborto immediato, a volte la sofferenza
fetale si prolunga nel tempo per cui la morte e la successiva espulsione del feto possono
avvenire settimane o mesi dopo la avvenuta infezione. In caso di aborto quindi l’analisi
cronologica di eventuali contagi deve risalire molto addietro nel tempo.
8.3 Infezioni feto-placentari
Le infezioni della placenta e del feto rappresentano una delle maggiori cause di
aborto, si tratta in genere di infezioni batteriche che penetrano nell’utero attraverso la cervice,
colpendo quindi in genere prima la stella cervicale, ovvero la parte della placenta che si
interfaccia alla cervice , per diffondersi poi al resto della placenta. Le infezioni della placenta
portano ad un diminuito scambio di sostanze tra madre e figlio con un eventuale distacco
più o meno esteso della placenta. Le fattrici colpite presentano lattazione prematura e scolo
vaginale, per salvare il puledro è necessario intervenire molto precocemente, la diagnosi
La gravidanza
71
può essere fatta con una ecografia sia transaddominale che
per via transrettale, che consente una buona visione della placenta,
valutandone lo spessore e la inserzione sull’utero. In questa zona
si può anche valutare la ecogenicità del liquido amniotico e di
quello allantoideo. In caso di diagnosi di placentite deve essere
immediatamente intrapresa una terapia antibiotica di almeno due
settimane, antiinfiammatori per un breve periodi e progestinici.
Fig. 8.10 Monitoraggio trans-rettale zona cervicale (cervical star)
misurazioni spessore
8.4 Gravidanza gemellare
Nella cavalla la gravidanza gemellare è fonte di problemi perché solitamente la
cavalla abortisce prima di arrivare a termine o se partorisce a termine produce dei prodotti
più piccoli della media e che non recuperano con la crescita.
A volte vi è una tendenza alla gemellarità. nel senso che alcune fattrici di alcune
famiglie producono gemelli più facilmente di altre, anche se la selezione naturale tende
spontaneamente ad eliminare queste linee genetiche.
La ragione per cui la gravidanza gemellare crea dei problemi alla cavalla risiede nel tipo di
impianto che in questa specie la placenta ha con l’utero materno.
Infatti nella cavalla la zona di contatto tra placenta ed utero è distribuita su tutta la superficie
della placenta mentre in altre specie è limitata ad una porzione di essa.
In conseguenza di questo, se nell’utero sono presenti due placente, anche la zona di
interscambio con la madre è notevolmente più piccola rispetto alla situazione in cui di
placenta ve ne sia una sola. Poiché le esigenze nutritizie crescono con l’aumentare di volume
del feto arriveremo fatalmente ad un punto in cui la sua nutrizione sarà insufficiente, con
due possibili conseguenze.
I prodotti soffrono di malnutrizione e vengono espulsi, oppure la gravidanza
viene portata a termine, anche se i prodotti sono notevolmente più piccoli del
dovuto e non recuperano la crescita col tempo. In alcuni casi, i più fortunati, può
72
Capitolo 8
capitare che uno dei due feti cresca sensibilmente più dell’altro al punto di bloccarlo oppure
che uno dei due feti muoia prima di crescere troppo, consentendo così un normale sviluppo
dell’altro. Non è molto chiaro come avvenga il meccanismo della gravidanza gemellare nella
cavalla, o meglio come venga controllata la gravidanza gemellare che in altre specie è più
o meno frequente se non la regola e comunque priva di gravi conseguenze. Anzitutto si
considera che dei vari follicoli uno solo giunga a maturazione, tanto è vero che nella cavalla
è molto difficile indurre una superovulazione, cioè la maturazione nell’ovaio di più ovuli
contemporaneamente, superovulazione che in altre specie comprese quella umana è facile
da ottenere con trattamenti ormonali, come testimoniano i numerosi casi di gravidanze
plurigemellari nella donne che hanno avuto trattamenti contro la sterilità.
Sembra anche che quando più follicoli maturano esista una specie di filtro a livello delle
tube per cui un solo uovo fecondato passa in utero. Una volta entrati in utero i due oociti
fecondati fluttuano liberamente ed è possibile evidenziarli tra i 15 ed i 25 giorni come due
vescicole distinte, a volte la evidenziazione è facile perché una vescicola è in un corno e
Fig. 8.11 Immagine ecografica gravidanza gemellare 15gg
Fig. 8.12 Immagine ecografica gravidanza
gemellare 20gg
l’altra nell’altro, altre volte riesce meno facile perché le vescicole sono adiacenti, oppure non
si evidenziano perché le vescicole sono sovrapposte. La diagnosi di gravidanze gemellari
può essere alcune volte facile ad altre richiedere successive ecografie.
La gravidanza
73
E’ anche possibile palpare manualmente a partire dai 25 giorni, in cavalle con un utero
sufficientemente tonico, le due dilatazioni nei corni opposti, ma la diagnosi va sempre
confermata dal punto di vista ecografico.
Passati i 40 giorni può essere difficile fare una diagnosi di gravidanza gemellare, in quanto
a partire da questo periodo i due sacchi tendono solitamente ad unirsi tra loro e ad essere
indistinguibili manualmente, con l’ecografo si possono a volte distinguere ma la diagnosi
non è così facile e sicura come nei primi 30 giorni di gravidanza.
La diagnosi di gravidanza gemellare può essere di nuovo fattibile dal VI mese in poi con
l’elettrocardiogramma fetale, in cui è possibile distinguere il battito della madre e due piccoli
battiti regolari con frequenze diverse.
Una volta accertata la presenza certa di una gravidanza gemellare bisogna decidere sul da
farsi, infatti se lasciamo proseguire la gravidanza si corre il rischio di avere un aborto o di
avere dei prodotti di qualità scadente.
E’ molto difficile dare delle indicazioni generali, ogni caso va valutato a se e la scelta è a volte
una scommessa.
Le opzioni sono tre:
1)Lasciare le cose come stanno e sperare che si risolvano da sole, in
qualche caso uno dei due prodotti si riassorbe spontaneamente, in qualche altro caso la
gravidanza viene portata a termine.
2)Schiacciare uno dei due gemelli per far si che l’altro possa crescere normalmente.
Questa manualità va fatta prima dei 25-30 giorni, perché se fatta dopo diventa molto più
difficile e rischiosa. L’intervento non da sempre certezza di riuscita e vi è il rischio che
entrambi i prodotti vengano persi.
3)Fare abortire entrambi i prodotti. Per fare questo si deve fare una iniezione di
prostaglandine. L’iniezione va fatta prima dei 30 giorni, cioè prima che si innesti il ciclo
ormonale, attraverso il quale la cavalla riconosce una gravidanza presente in utero, altrimenti
non tornerà in calore prima del IV mese.
Se l’aborto viene fatto in un periodo non troppo avanzato nella stagione di monta è possibile
ingravidare nuovamente la cavalla e non perdere il prodotto di un anno.
8.5 Cisti uterine
Le cisti uterine sono delle formazioni presenti in utero, più frequenti nelle cavalle
anziane o che hanno avuto più gravidanze. si presentano come delle piccole vescicole ripiene di
liquido, di numero e forma variabile.
Sono piuttosto resistenti e non è possibile schiacciarle manualmente dal retto, a volte si tenta di
74
Capitolo 8
eliminarle con trattamenti chimici in utero, viene adottata con successo, ove lo strumentario
sia a disposizione, la rimozione chirurgica tramite il laser ed un endoscopio a fibre ottiche
inserito in utero. Altro problema connesso alla gravidanza gemellare è la difficoltà che si ha
a volte nel distinguere una gravidanza precoce da una cisti uterina.
Senza entrare troppo nel tecnico, una diagnosi differenziale si basa anche sulla esperienza
dell’operatore e sull’uso di un ecografo con una definizione di immagine particolarmente
elevata, risulta anche più facile se la cavalla è stata ecografata prima della gravidanza in
modo da segnalare la presenza di cisti preesistenti, anche se queste cambiano di aspetto a
Fig. 8.13 Immagine ecografica cisti endometriali
Fig. 8.14 Cisti endometriali
La gravidanza
75
seconda della fase del ciclo in cui vengono viste. Una serie di ecografie successive
può permettere di distinguere la ciste dalla gravidanza in base alla sua crescita oltre che
all’aspetto.
Se nel caso del dubbio di una gravidanza singola l’unico rischio è quello di perdere tempo, nel
caso di dubbio di gravidanza gemellare, e si vuole intervenire manualmente per schiacciare
uno dei due gemelli, il problema è quello di distinguere la ciste dai gemelli.
Infatti potrebbe capitare il malaugurato evento del caso che se invece di due gravidanze si ha
una ciste ed una gravidanza, venga schiacciata la gravidanza e lasciata la ciste.
Poiché lo schiacciamento dei gemelli ha tanto più successo quanto più precocemente viene
fatto, ci si rende conto di come a volte situazioni del genere possano essere fonte di problemi.
8.6 Aborto
Per aborto intendiamo la perdita del prodotto della gravidanza. Solitamente
parliamo di aborto quando il feto viene visto dopo l’espulsione e di assorbimento quando
questo non viene visto. In realtà si dovrebbe parlare più spesso di aborto, anche nelle prime
fasi della gravidanza, perché l’embrione può essere eliminato senza essere visto. Infatti un
embrione di 3 mesi è grande circa 7-8 cm e se cade nella lettiera viene mescolato al letame
e calpestato, passando inosservato. A partire dal V mese è comunque molto difficile che un
aborto non venga notato nella lettiera in condizioni normali di scuderizzazione.
L’aborto nella cavalla può avvenire facile ed improvviso senza sintomi premonitori e senza
conseguenze, ancora più facilmente di un parto normale,
pochi minuti dopo l’aborto, spesso la cavalla riprende
tranquillamente a mangiare come se niente fosse successo.
Sarebbe sempre utile poter risalire alle cause dell’aborto
per prevenirne altri casi futuri ed evitare nel caso di aborti
infettivi la diffusione di casi nella scuderia.
L’aborto gemellare è solitamente veloce e senza
conseguenze particolari, l’unico pericolo può essere
causato dal fatto che i feti si incrociano nel canale del
parto, ostacolandosi a vicenda, anche se in genere, date
le loro dimensioni ridotte, il parto avviene abbastanza
velocemente. La diagnosi delle cause di aborto non è
facile e richiede un esame necroscopico fatto sul feto e
sulla placenta da un patologo esperto del ramo, i campioni
devono essere consegnati in buone condizioni ed
Fig. 8.15 Feto di 5 mesi
76
Capitolo 8
integralmente, spesso è necessario integrare con degli esami di laboratorio.
Nella prima fase della gravidanza le cause di assorbimento od aborto derivano generalmente
da infezioni croniche all’utero ed alterazioni dell’ambiente uterino tali da rendere impossibile
l’annidamento e la crescita dell’embrione.
In questa situazione l’embrione sopravvive finché fluttua nell’utero e come tale viene visto
all’esame ecografico, al momento dell’annidamento, dopo la prima fase di impianto la
nutrizione non è sufficiente oppure si infetta e quindi muore.
Per prevenire questa patologia è necessario un accurato esame batteriologico, citologico
ed istologico dell’utero. A volte nel caso di semplici infezioni può essere sufficiente un
trattamento antibiotico, anche se generalmente il problema è misto ovvero l’infezione cronica
e la alterazione della mucosa dell’utero sono dipendenti una dall’altro e vanno quindi trattati
insieme per quanto sia possibile fare.
Risulta utile in queste situazioni fare dei raschiamenti uterini con metodi meccanici o chimici
a seconda delle situazioni, associati a trattamenti antibiotici. Poiché dopo tali trattamenti
bisogna fare trascorrere almeno 45 giorni prima di fecondare nuovamente la cavalla, è bene
impostare le diagnosi e la terapia prima della stagione di monta, dato che tra prelievi, analisi,
trattamento e riposo passano due mesi abbondanti. Nella prevenzione dell’assorbimento
si fa anche uso di ormoni quali il progesterone che viene somministrato qualora si rilevi
alla diagnosi di gravidanza uno scarso tono dell’utero. Si può somministrare progesterone
deposito oppure progesterone in soluzione
Nelle situazione più avanzate di gravidanza le cause possono essere tante e le più diverse:
Infezioni specifiche da Salmonelle, Arterite Virale e altro possono dare aborto lungo tutto
l’arco della gravidanza, l’infezione da Herpes Virus EHV1 causa invece un aborto di solito
a fine gravidanza. La prevenzione delle infezioni si basa su norme igieniche evitando
il contagio con animali o materiali infetti. Non sempre però le norme di igiene sono
sufficienti, per alcune malattie come l’arterite virale o l’herpes virus i portatori sani sono
relativamente frequenti.
8.7 Rinopolmonite o aborto virale, EHV1
E’ una malattia sostenuta dall’herpes EHV1. Causa aborto a termine gravidanza o la
nascita di puledri poco vitali.
L’infezione avviene verso metà gravidanza trasmessa da cavalli affetti dalla forma respiratoria.
Per questo motivo sono esposti al rischio gli allevamenti con entrate ed uscite di molti animali
dalle provenienze disparate. Nelle condizioni attuali molti allevamenti sono però esposti ad
un vario interscambio di cavalli e quindi il rischio di contagio è comunque elevato.
La gravidanza
77
Il virus che entra in un allevamento indenne, dove le fattrici non hanno mai avuto
contatto in precedenza: causa aborti a catena e danni gravissimi. Fattrici che hanno contratto
l’infezione od aborti negli anni precedenti sono più resistenti all’infezione. La prevenzione
può essere fatta mediante la vaccinazione. Esistono due tipi di vaccini: vivo e spento.
Il vaccino vivo va usato con prudenza e prima del III mese di gravidanza, anche se è
consigliabile eseguire le vaccinazioni sulla cavalla vuota.
Il vaccino spento è più sicuro ma meno efficace e richiede tre vaccinazioni da
eseguire al V, VII e IX mese di gravidanza.
Il virus non stimola molto la produzione di anticorpi per cui il ciclo vaccinale deve ripetuto
ogni anno.
8.8 Arterite virale
Causa aborto in qualunque periodo della gravidanza, anche se sporadico e non
epidemico come nelle infezioni da EHV1.
Si sta tuttora dibattendo molto sulla gravità o meno della malattia, sostenendo alcuni che si
tratti di una malattia relativamente innocua ed altri di una malattia grave.
La diagnosi di aborto da Arterite Virale va fatta da un laboratorio specializzato.
Esiste un vaccino il cui uso è vietato perché non consentirebbe di distinguere tra cavalli
vaccinati e portatori sani.
Salmonellosi e leptospirosi
In questi due tipi di infezioni i topi svolgono il ruoli di vettori, disseminando gli agenti
infettivi sul cibo con l’urina e le feci, per la prevenzione è quindi importante una periodica
derattizazione e tenere il mangime in contenitori ben chiusi al riparo dalle incursioni dei
roditori.
8.9 Temperature Fredde Rigide
In paesi in cui vi sono improvvisi e sensibili cali di temperatura in condizioni di
maltempo, situazioni cioè in cui è possibile un calo della temperatura corporea per notevole
78
Capitolo 8
dispersione termica, vengono segnalati casi di aborto da freddo.
8.10 Attorcigliamento del cordone ombelicale
Può capitare che il cordone ombelicale a seguito dei continui movimenti del feto si
attorcigli su stesso al punto da strangolarsi, questo problema viene facilitato se il cordone
ombelicale è particolarmente lungo. Attorcigliandosi il cordone, il sangue non passa più
dalla placenta al feto provocandone la morte e quindi l’aborto.
8.11 Distacco placentare di origine traumatica
Raggruppa tutta quella serie di problemi derivanti da traumi esterni all’utero,
traumi che possono essere colpi, scossoni ecc., causano un distacco della placenta dall’utero
materno, come conseguenza la placenta non è più in grado di nutrire il feto che muore e
viene abortito.
Tipico è il caso della fattrice molto nevrile a gravidanza avanzata e che viene liberata al prato
senza esservi abituata. La cavalla scorazza e sgroppa ripetutamente per il recinto e con gli
Fig. 8.16 Esempio distacco della placenta dall’utero a sx
scossoni stacca la placenta dall’utero.
La gravidanza
79
La cavalla va quindi tenuta al prato (un po’ di movimento è salutare), ma bisogna
evitare delle situazioni che la facciano correre all’impazzata.
Il lavoro, con buon senso, è compatibile con i primi mesi di gravidanza, alcune cavalle
vengono fatte addirittura correre fino al III mese, a partire dal V mese però è consigliabile
rallentare notevolmente il lavoro e negli ultimi mesi è bene lasciare un riposo assoluto, anche
se sono noti casi di cavalle che hanno lavorato fino a poche ore prima del parto, ma questi
sono casi estremi.
8.12 Minaccia di aborto
Può capitare che nella seconda metà della gravidanza, prima di quello che viene
considerato il limite di giorni che possono precedere il termine teorico previsto. cioè 20
giorni, la cavalla manifesti i segni premonitori del parto, sotto forma di inturgidimento della
mammella con perdita di latte. Questo viene interpretato come minaccia di aborto. In questo
caso la cavalla deve essere tenuta ferma in box, dandole una dieta con frequenti pastoni per
evitare la costipazione intestinale conseguente all’immobilità. Lo scopo di tenerla ferma in
box è quello di evitare movimenti che potrebbero facilitare un eventuale distacco placentare.
In aggiunta a questo viene somministrato del progesterone ed eventualmente miorilassanti
uterini
8.13 Le complicazioni nel periodo antecedente al parto
Vene varicose vaginali
Nella cavalla gravida, specialmente verso il termine si possono verificare delle dilatazioni
delle vene vaginali per effetto dell’aumento di pressione dato dal peso del feto. In questa
situazioni può esservi un ostacolo al ritorno venoso con conseguente formazione di vene
varicose, a volte queste vene possono rompersi e dare luogo ad un emorragie. Nel caso di
emorraggia dalla vagina di una cavalla gravida, la loro provenienza va quindi sempre
verificata, se la provenienza è vaginale non c’è da preoccuparsi, in caso di gravi perdite si
può legare il vaso. In genere il problema cessa dopo in parto.
80
Capitolo 8
Torsione Uterina
La torsione dell’utero è un evento grave che si verifica in genere verso il termine della
gravidanza, l’utero ruota su se stesso e compromette in maniera più o meno grave a
seconda del grado di torsione gli organi coinvolti. I segni clinici sono quelli di una colica,
all’esplorazione si nota una differenza nella tensione dei legamenti dell’utero che appaiono
tesi, e con direzioni opposte.
Il trattamento consiste nel tentativo di risolvere la torsione per via chirirgica o facendo
rotolare la cavalla. La prognosi e riservata
Idrope Amniotica ed Idrope Allantoidea
Nella idrope allantoidea od amniotica si ha un eccessivo accumulo di liquido in utero,
evidenziate da un notevole aumento di volume dell’addome, che quando raggiunge
dimensioni notevoli porta a difficoltà respiratorie e cardiache. Se è possibile bisogna cercare
di portare alla fine della gravidanza, oppure aspirare molto lentamente il liquido in eccesso.
La prognosi à riservata.
Rottura del Tendine Prepubico e Ernia Ventrale Addominale
La rottura del tendine prepubico avviene in fattrici con feti molto pesanti, si nota un
rigonfiamento con edema dalla mammella e lungo il ventre, la mammella si trova spostata
in avanti rispetto alla posizione abituale, a volte vi può essere anche emorragia e shock.
La cavalla deve essere tenuta in box, il parto è difficoltoso perché le contrazioni
addominali sono inefficaci e molto dolorose: il parto deve comunque essere assistito.
8.14 Prevenzione dell’aborto
1)Prima della stagione di monta eseguire il tampone batteriologico, nelle cavalle
vuote anche un esame citologico ed eventualmente un esame istologico.
2)Tenere le cavalle gravide isolate, evitando contatti con cavalli provenienti
dall’esterno specie se da ambienti con molto movimento come ippodromi, stalle di sosta dei
commercianti ecc.
3)Nel caso si tratti di scuderie non isolate vaccinare contro l’aborto da EHV1 con le
modalità già descritte.
La gravidanza
81
4)Evitare bruschi sbalzi di temperatura ed esposizione a freddi violenti
5)Abituare le fattrici a stare nei recinti in libertà, nei primi mesi di gravidanza un
lavoro moderato non da alcun problema, evitare a gravidanza avanzata sforzi violenti o
comunque scuotimenti ripetuti dell’addome.
Il trasporto non è da considerarsi stress violento e quindi può essere eseguito in tutta
tranquillità nelle fattrici a termine.
6)In caso di aborto isolare la fattrice, sterilizzare il box, fare seguire le analisi
necessarie ad individuarne per quanto possibile le cause.
8.15 Monitoraggio della gravidanza
E’ possibile seguire l’andamento della gravidanza e valutare se sussistano o meno
delle forme patologiche o degli stati di sofferenza.
Un parametro di valutazione utile è l’esame ecografico per via transrettale dello spessore
complessivo utero placentare. Si cerca di posizionare la sonda in modo da avere una buona
immagine e si eseguono 5 misurazioni in punti diversi e si fa una media dello spessore.
Lo spessore medio a termine gravidanza è di 8–12 mm: soprattutto al di sotto di questo
parametro sono da interpretare come segni patologici.
In questa fase si possono anche rilevare eventuali scollamenti della placenta dall’utero che
sono da interpretare come segni critici per la sopravvivenza del feto.
Altro parametro utile è la ecogenicità del liquido allantoideo e amniotico che rivelano la
presenza di particelle solide o di intorbidamento nei liquidi che circondano il feto. Un
eccesso di questi fenomeni è indicativo di una sofferenza fetale.
Con l’ecografia è anche possibile evidenziare il battito cardiaco del feto e quindi indirettamente
la sua vitalità, una frequenza cardiaca inferiore a 60 è indice di un non ottimale stato di
salute del feto.
Tutti gli stati patologici precedentemente rilevati e descritti danno, sostanzialmente come
unico effetto/conseguenza di causare un rallentamento generalizzato di scambio ematico
utero-placentare, oppure interessare aree comunque importanti di questa struttura. La
sofferenza fetale così definita si riassume in un’unica causa: “Ipossia del Feto”. In termini più
semplici si spiega così: rallentando la circolazione, diminuisce il supporto nutritivo per il
feto e soprattutto l’apporto di ossigeno in quantità insufficiente, questa carenza penalizza lo
sviluppo, la vitalità del feto e a secondo dello stadio di gravidanza puo’ causare aborto, mortinatalità o problemi al neonato.
Il parto è l’evento con il quale il prodotto del concepimento, fino a quel momento contenuto in
addome, in totale dipendenza e protezione dalla madre, viene espulso e deve iniziare una
vita autonoma.
82
Capitolo 8
Un evento come il parto, di apparente semplicità è invece un complesso meccanismo di
fenomeni collegati e dipendenti fra loro.
Alcuni organi come il polmone devono iniziare a funzionare per la prima volta, i meccanismi
nervosi che coordinano la stazione quadrupedale e il movimento devono permettere un
apprendimento estremamente rapido, e non è cosa da poco se pensiamo che un puledro
dopo 1 ora è gia in grado di alzarsi in piedi, camminare e cercare la mammella cui
attaccarsi e che tale processo nell’uomo impiega svariati mesi, il sistema immunitario deve
essere pienamente e perfettamente funzionante dato che il puledro nasce totalmente privo
di anticorpi, ecc.
La gravidanza
83
84
Capitolo 9
CAPITOLO 9
IL PARTO
9.1 La preparazione al parto
La gravidanza della cavalla dura circa 11 mesi, il calcolo del termine della gravidanza
viene solitamente calcolato sulla base della data dell’ultimo salto meno un mese, ad esempio
se la data dell’ultimo salto è il 10 aprile la data del termine è il 10 marzo. Il termine non è
preciso, ma ci da una data indicativa sul periodo in cui bisogna attendersi il parto. Rispetto
al termine previsto il parto può anticipare di circa 10 e posticipare fino a 20 giorni con punte
anche di 30 giorni. Circa 20-30 giorni prima del parto la mammella comincia ad inturgidirsi
e mano a mano che si avvicina al parto accumulando
latte. Piccole quantità di latte possono essere munte
in questo periodo, ma è consigliabile di non toccare
eccessivamente la mammella. Avvicinandosi al parto
i legamenti del bacino e in generale tutte le strutture
legate in qualche modo all’apparato genitale tendono a
rilasciarsi. Questo rilasciamento avviene per effetto di
ormoni secreti dalla cavalla ed ha lo scopo di facilitare
la espulsione col parto del puledro. Si nota quindi un
abbassamento dei glutei che assumono un aspetto
Fig. 9.1 Abbassamento glutei
Il parto
85
scavato ed un allungamento della vulva.
In alcune cavalle negli ultimi giorni della gravidanza si gonfiano le gambe, questo
è un problema legato a una stasi circolatoria causata da un difficile ritorno venoso
per la presenza del puledro in utero. Il problema non è preoccupante e si risolve
spontaneamente con il parto. Alla esplorazione rettale si nota che il puledro si avvicina al
canale del parto e a termine introducendo una mano nel retto è possibile avvertire il puledro
posizionato all’ingresso del bacino.
Nei giorni o nelle ore precedenti al parto la mammella comincia a secernere qualche goccia di
una specie di latte chiamato colostro, che si raggruma sul capezzolo formando la cosiddetta
cera. Questo è uno dei segni considerati più significativi anche se non determinanti, alcune
Fig. 9.2 Tappo ceroso
cavalle infatti possono partorire senza aver “cerato” ed altre partorire diversi giorni dopo. Il
colostro differisce dal latte per avere un aspetto più denso e giallastro, e gradualmente viene
sostituito dal latte dopo le prime 24 ore di vita del puledro, a differenza del latte normale
è molto ricco di anticorpi, cioè le sostanze che combattono i microrganismi presenti
nell’ambiente e che la madre trasmette al figlio appena questo nasce, inoltre ha un effetto
lassativo utile all’espulsione del meconio, che tratteremo nel capitolo dedicato. A volte la
produzione di latte è tale che questo sgocciola abbondantemente dalla mammella, se questo
fenomeno precede di qualche ore il parto non vi sono problemi. Se invece la perdita di latte
prosegue per giorni, senza che la cavalla partorisca, vi è il pericolo che venga perso il colostro,
e che al momento del parto il puledro neonato succhi solo comune latte, perdendo cosi gli
anticorpi indispensabili alla sua sopravvivenza.
E’ bene quindi nel caso di abbondante perdita preparto di latte raccogliere il colostro,
mungendo la cavalla, è sufficiente metterne da parte circa 1 litro, il colostro va filtrato
per eliminare la particelle di sporco che fatalmente vi cadono dentro, dopo di che va
86
Capitolo 9
conservato in freezer a -20 °C, al momento del parto va scongelato ed intiepidito a 37 gradi
prima di somministrarlo al neonato col biberon in porzioni separate di 250 ml a distanza di
2-3 ore.
L’imminenza del parto può essere determinata in base alla composizione del latte. Quando la
cavalla è pronta a partorire, la composizione del latte cambia, aumentando il suo contenuto
in calcio. Esistono in commercio kit che consistono in strisce reattive del tipo di quelle usate
per l’analisi della durezza dell’acqua, immergendo queste strisce in pochi ml di latte prelevato
dalla mammella della madre, è possibile determinare con una accuratezza accettabile se la
cavalla è pronta a partorire o meno.
Prima del parto bisogna predisporre un box adatto, che deve misurare almeno 3x4 metri,
per consentire margini di manovra durante il parto e successivamente uno spazio sufficiente
per madre e figlio.
Il box deve avere una lettiera abbondante, soffice e pulita, non per comodità, ma per evitare
ferite ed infezioni al neonato. Si consiglia in genere della buona paglia, pulita, asciutta senza
muffa o polvere, che rispetto ai trucioli ha il vantaggio di avere meno polvere e quindi di
attaccarsi meno a possibili zone fonte di infezione del puledro, come ad es. l’ombelico. Però
piuttosto che una paglia scadente meglio un buon truciolo depolverato. Bene vanno anche
le lettiere di carta che risultano molto valide dal punto di vista igienico.
Se siamo in condizioni di clima freddo è bene predisporre il box da parto in modo che sia
riscaldabile, vanno bene le lampade ad incandescenza con lo specchio parabolico da 500
W a colorazione rossa. Quattro lampade appese al soffitto sono in grado di scaldare quanto
basta il neonato in condizioni di temperatura non particolarmente inclementi.
Quando la cavalla è pronta per il parto è bene controllare la vulva per vedere che non sia
stata cucita, ed in questo caso la stessa va riaperta.
Inutile dire, ma bene ripeterlo, che per riaprirla bisogna tagliare con una buona forbice
chirurgica affilata lungo la linea di giunzione delle labbra e che nel fare questo bisogna porsi
opportunamente al riparo, ed eventualmente fare una piccola anestesia locale.
Infine è buona norma lavare con acqua tiepida le mammelle ed i genitali esterni.
9.2 Il controllo del parto
Solitamente la cavalla non ha problemi nel parto, specie se ha la possibilità di avere
a sua disposizione spazio per rotolarsi, coricarsi ed espellere il puledro.
Il diametro del bacino in rapporto alle dimensioni del puledro è sufficientemente ampio
da permettere un passaggio relativamente agevole, ed i forti premiti che la cavalla ha
Il parto
87
consentono un parto veloce, circa 15-20 minuti dall’inizio del travaglio, cioè dalla
rottura delle acque. Purtroppo se si verificano dei problemi sono quasi sempre gravi per la
vita del puledro, nel senso che se il puledro non viene partorito nel giro di mezz’ora circa
muore soffocato nel canale del parto a causa dei violenti premiti della madre.
Nel caso di puledri di valore si cerca per quanto possibile di assistere al parto, per ovviare
agli inconvenienti più comuni che possono
essere causa di mortalità:
Parto distocico, in questo caso il puledro
è posizionato male e non riesce ad uscire,
bisogna se possibile cercare di manovrarlo
in modo che la presentazione sia corretta e
possa essere espulso.
Puledro poco vitale, che alla nascita non
ha la forza di rompere il sacco amniotico e
muore soffocato se questo non viene rotto
manualmente.
Purtroppo i segni premonitori come la cera
Fig. 9.2 Rottura delle acque
ai capezzoli e gli altri sono indicativi solo in
maniera approssimativa dell’imminenza del
parto, ragion per cui negli allevamenti con numerose fattrici che devono partorire vengono
organizzati durante la stagione dei turni di sorveglianza notturna del parto.
La sorveglianza deve essere continua o intervallata al massimo di 15 minuti, il parto della
cavalla avviene frequentemente senza particolari sintomi premonitori e non è raro il caso in
cui il personale di guardia si allontani per bere un caffè e al ritorno trovi il puledro nato o
quasi.
Oltre alla guardia esistono anche altri sistemi di allarme del parto che consentono di inviare
via radio l’allarme alla persona di turno senza che questa debba essere necessariamente
sveglia.
Un sistema consiste in un apparecchio fissato con delle cinghie al petto della cavalla che misura la
conducibilità elettrica della pelle. Quando la cavalla, per effetto delle doglie comincia a
sudare al petto, la conducibilità elettrica sale e viene inviato l’allarme. Il problema di questo
tipo di allarme è di non essere molto specifico, nel senso che si attiva in tutte le situazioni in
cui vi è sudorazione al petto in genere e che qualche parto può anche sfuggire, se si tratta di
fattrici che scodellano il puledro con molta disinvoltura.
Un altro sistema molto più preciso consiste in un filo cucito sulle labbra della vulva
e collegato ad un sensore, quando per effetto del parto le labbra si dilatano, il filo si
rompe e il sensore invia l’allarme via radio. La cavalla che sta per partorire emette spesso
dei gemiti sincroni con le spinte, e chi ha il sonno leggero e dorme in scuderia può
accorgersi di un parto in questo in modo, anche se alcune cavalle sono piuttosto silenziose.
88
Capitolo 9
Le altre fattrici avvertono il parto della loro compagna ed in una scuderia, quando una
fattrice partorisce spesso le cavalle dai box adiacenti si agitano.
Al prato se vedete un capannello di fattrici è bene andare a vedere, perché le cavalle si
mettono frequentemente a cerchio attorno alla loro compagna che partorisce.
9.3 Il parto fisiologico
Le prime avvisaglie del parto iniziano con irrequietezza della fattrice, che appare pìù
o meno ansiosa, a volte raspa con gli anteriori, si alza e si corica ripetutamente.
In questa fase si hanno le prime contrazioni dell’utero che generano delle lievi coliche e
posizionano il puledro indirizzandolo verso il canale del parto, gli stessi movimenti della
fattrice che si alza, si corica ed esegue dei piccoli rotolamenti servono a posizionare il puledro
nel modo migliore.
In concomitanza con l’inizio delle
contrazioni aumenta spesso anche la
produzione di latte dalle mammelle.
La fase preparatoria termina con la
emissione delle acque che segnano
l’inizio della fase espulsiva (figura acque).
Le acque emesse sono il liquido
amniotico, cioè quello contenuto nella
spazio tra la placenta, adesa all’utero e
l’amnios, adeso al puledro, in seguito ai
premiti della madre la placenta “scoppia”
rompendosi sul suo punto più debole,
Fig. 9.3 Presentazione in posizione normale al parto
cioè dove non è attaccata all’utero.
La fuoriuscita delle acque si presenta
come un improvviso violento ed abbondante getto di liquido, attenzione a non confondere
la rottura delle acqua con una abbondante urinazione, per quanto possa sembrare strano,
capita non di rado che dei profani facciano questo errore.
A partire da questo momento i premiti espulsivi si fanno più forti sia per le contrazioni
dell’utero che per quelle dell’addome della madre, nella prima fase del processo espulsivo
la placenta resta adesa all’utero mentre il puledro ricoperto dal sacco amniotico avanza nel
canale del parto. In questo modo il puledro anche durante il parto riceve sempre dalla madre
quanto gli serve per la sua sopravvivenza.
Il parto
89
Il puledro si presenta e si incunea nel bacino con gli arti anteriori protesi ed estesi
verso l’avanti, rivolti verso il basso, come un tuffatore, allo scopo di avere il minor diametro
trasversale possibile.
Affinché il parto si svolga regolarmente la posizione deve essere questa, ogni variazione da
questa posizione, può causare problemi più o meno gravi a seconda del tipo di malposizione.
Mi è sempre oggetto di meraviglia pensare come la natura abbia fatto in modo che poco
prima del parto un essere con delle gambe così lunghe come un puledro che parte da una
posizione casuale, riesca a ruotare e ad estendere gli arti nella posizione giusta, stando in un
sacco chiuso.
In questo momento sarebbe bene essere presenti ed effettuare un piccolo controllo della
situazione che va fatto circa 5 minuti dopo la rottura delle acque introducendo la mano
ricoperta da un guanto o quanto meno ben lavata in vagina ed avanzandola con delicatezza,
dopo essere entrati circa con tutta la mano si dovrebbero avvertire i piedi, uno più avanzato
dell’altro di circa 10-20 cm e poco
dopo dietro il secondo piede, il muso,
che dovrebbe preferibilmente
essere sopra i piedi e non sotto.
Cerchiamo di notare se il puledro
è posizionato bene palpando i
piedi, la cui suola deve essere
rivolta verso il basso, può anche
darsi che il riconoscimento della
direzione del piede non sia facile e
che per aiutarsi si debba palpare il
pastorale che è lievemente piegato.
Se notiamo che la posizione è
buona ci resta solo da stare attenti Fig. 9.4 Parto normale
che i piedi non puntino troppo
verso l’alto spingendo verso la divisione tra vagina e retto, in genere con l’avanzare i piedi si
piegano e proseguono la loro corsa verso l’esterno, ma può capitare che si incastrino in una
piega della parete e che con il proseguire del spinte lacerino la parete vaginale penetrando
nel retto, e proseguendo il parto, aprano completamente la divisione retto-vaginale causando
una lacerazione molto difficile a guarire. E’ quindi bene con una piccola manovra guidare i
piedi piegandoli nella direzione giusta verso l’esterno. Tutta questa manovra deve essere fatta
in maniera non concitata, ma abbastanza velocemente. Adesso non ci resta che aspettare
per 5-10 minuti, con calma. La fattrice continua le sue spinte e alcune si alzano e si coricano
cercando la posizione più adatta, altre, di solito le più esperte, si coricano tranquillamente
ed iniziano a dare brevi ma molto potenti spinte. I movimenti della cavalla che si corica e
si alza possono essere causati da ansia, ma a volte servono per posizionare ancora meglio il
90
Capitolo 9
puledro nel canale, non dimentichiamo infatti che oltre agli anteriori , a questo punto già
ben indirizzati anche i posteriori devono “sistemarsi”.
Lentamente il puledro avanza nel canale e vedremo via via spuntare un piede e poi l’altro e
poi la testa con il puledro lievemente ruotato su un lato. Quando il collo è fuori possiamo
prepararci a dare una mano alla cavalla, rompiamo il sacco biancastro che ricopre i piedi
e liberiamo il muso. Quando si presenta l’inizio del torace è ora di dare una mano, perché
a questo punto la placenta inizia a staccarsi, l’ombelico viene schiacciato sul bacino ed il
sangue arriva con difficoltà al puledro, che non può respirare perché ha il torace compresso
in una morsa dal canale del parto, il parto ora deve essere molto veloce (pochi minuti), pena
la morte del per soffocamento del puledro, ed a questo punto infatti le spinte della cavalla
raggiungono il loro massimo di intensità.
Afferriamo i pastorali del puledro e tiriamo applicando una trazione regolare, aumentando
la trazione in sincronia con le spinte della cavalla, è bene tirare lievemente verso il basso per
seguire l’arco ideale della traiettoria di espulsione.
Nella situazione ideale, in sincronia con pochi spintoni della madre il puledro sarà uscito,
tiriamolo bene fuori però in modo che i piedi posteriori non fuoriescano, così facendo,
la fattrice non si alza e il cordone ombelicale non si romperà da solo e il puledro resterà
attaccato al cordone per consentire il deflusso della maggior quantità possibile di sangue
dalla placenta al puledro. Questa manovra e molto importante per la salute del neonato:
favorire il reflusso di sangue dalla placenta significa compensare la perdita che l’azione
del parto causa al puledro, il neonato viene letteralmente “spremuto”, con le conseguenze
immaginabili : calo della pressione con debolezza conseguente, ischemie cerebrali e tanto
altro. Se questa manovra non riuscisse, è bene sostituire gli arti con un braccio ed il risultato
sarà identico. In seguito si potrà afferrare il puledro per i piedi ed allontanarlo ancora un
poco dalla madre, e il cordone a questo punto si romperà da solo ed in modo sicuro. Il
consiglio è di non tagliare il cordone ombelicale, questo deve rompersi da solo in un punto
ben preciso, ove esiste un anello elastico che da solo frena l’emorraggia, se lo tagliate in un
altro punto dove non vi è l’anello elastico, vi è pericolo di emorragia. Afferrate il puledro per
i piedi e portatelo un poco più lontano dai posteriori ed in vista della fattrice in una zona
più asciutta e scostatevi in modo che la madre lo possa vedere. Il piccolo scuote la testa ed i
più svegli fanno anche il loro piccolo primo verso, la madre invece chiama il puledro e poi si
abbandona esausta sul fianco.
Noterete che i piedi del puledro hanno sulla suola come una barba della stessa materia
dell’unghia, ma molto più molle. La cosa è del tutto normale, madre natura ha fatto si che
questa “barba” renda la punta del piede meno aguzza e tagliente per non ferire la madre
durante il parto, dopo pochi passi questa parte viene distrutta ed i piedi del puledro prendono
il loro aspetto normale. A questo punto vi sentirete un poco emozionati ed imparentati
col puledro, capita a tutti, anche ai più incalliti e duri, la nascita è un momento troppo
coinvolgente a livello emotivo per non esserne colpiti. E` il momento di dare 10 minuti di
Il parto
91
intimità ai due, il tempo di lavarsi, e rilassarsi dopo di che il lavoro prosegue.
Quando il puledro è nato la madre gli si avvicina, lo lecca e lo annusa, per memorizzare il
suo odore, che gli permette di distinguerlo dagli altri puledri.
La placenta pende fuori dalla vulva fino a toccare terra, è bene annodarla in modo che resti
sollevata da terra e la cavalla non la calpesti. Se la cavalla calpesta la placenta può strapparla
e questo può dare due inconvenienti: primo non siamo più in grado di ricostruire la placenta
dopo la sua espulsione per controllarla nella sua integrità, secondo la espulsione di una
placenta strappata viene ritardata perché manca la continua trazione data dal peso.
La placenta solitamente viene espulsa da sola nel giro di un paio d’ore in condizioni normali,
se non viene espulsa non si deve staccarla manualmente, questo lavoro è da sconsigliare
perché può causare gravi emorragie alla cavalla.
E sufficiente appendere alla placenta un sacchetto d’acqua di due tre litri e somministrare
dei farmaci che facciano contrarre l’utero ad es. l’Ossitocina. La placenta può essere staccata
manualmente con molta delicatezza da una persona esperta nel caso si laceri in maniera
tale che non sporgono porzioni abbondanti di essa fuori dalla vulva. Se la placenta non
si stacca entro un paio d’ore la conseguenza
può essere una infiammazione che ha causato
della aderenze tra placenta ed utero, questo va
segnalato come patologico e potenziale causa di
danneggiamenti all’utero e quindi successivamente
origine di ipofertilità. Uno dei rischi della
ritenzione placentare è la infezione dell’utero e
la podoflemmatite, per cui è consigliabile dare
un ombrello antibiotico e degli antistaminici a
titolo preventivo. Una volta staccata la placenta
va esaminata per notare se vi sono alterazioni, e
Fig. 9.5 Nodo alla placenta
se è stata espulsa interamente, bisogna comunque
avere un occhio esercitato per giudicare lo stato
di una placenta. Dopo il parto, se siamo in un clima freddo è bene asciugare il puledro
ed accendere le lampade del riscaldamento che abbiamo eventualmente predisposto, si
considera che la temperatura di un box da parto non debba essere inferiore ai 10 gradi,
anche se il puledro è in grado di termoregolarsi abbastanza bene già dopo le prime 24-48
ore di vita.Una temperatura ambientale bassa, ad esempio attorno o sotto lo zero, può essere
causa di assideramento oppure di scarsa vitalità del puledro, che quindi si alimenta meno del
dovuto, e si indebolisce alimentandosi sempre meno e così via, si instaura cioè un pericoloso
circolo vizioso. Dopo il parto il box è umido di acqua, va quindi almeno sommariamente
pulito, asportando le parti di lettiera intrise di liquido e apportando della paglia asciutta, la
stessa paglia asciutta può essere usata per frizionare energicamente il puledro.
92
Capitolo 10
CAPITOLO 10
I PROBLEMI DURANTE IL PARTO
10.1 Problematiche
I problemi durante il parto e le malposizioni (distocie), sono per fortuna relativamente
rari, (meno del 10 %), purtroppo però a differenza di altre specie come ad es. il bovino, si
tratta di problemi che devono essere risolti immediatamente pena gravi danni alla madre od
al puledro. Alcuni casi possono essere risolti se si è attenti e pronti, in altri casi purtroppo il
problema è di difficile soluzione. In queste situazioni il puledro viene sempre perso, perché
una volta iniziata la fase espulsiva, se non esce entro mezz’ora muore per soffocamento. Per
quanto riguarda la madre invece, ove si abbia la possibilità
di ricorrere al taglio cesareo la prognosi per la vita della
madre è buona, restano comunque delle riserve sul suo
futuro riproduttivo, in funzione di come si svolgono
l’intervento chirurgico ed il decorso postoperatorio.
Fig. 10.1 Accertamento posizione
feto
Il problemi durante il parto
93
10.2 Le distocie
Se dopo la perdita delle acque non si vede apparire il puledro, verificare anzitutto
che le acque che sono state emesse siano liquido amniotico e non una abbondante urinata.
Dopo la rottura delle acque la cavalla inizia ad avere dei premiti espulsivi in maniera evidente,
se invece è tranquilla e si mette a mangiare non siamo di fronte ad un parto imminente.In
caso di dubbio introduciamo una mano ben lubrificata e il più possibile asettica in vagina
per controllare la posizione del puledro, se non avvertiamo niente, la mano va fatta avanzare
delicatamente fino alla cervice che deve essere ben aperta e si deve poter sentire il puledro
al di la, se la cervice è chiusa vuol proprio dire che le acque non erano acque ma urina. In
questo caso è bene non pasticciare troppo sulla cervice e ritirare delicatamente la mano
Ben più grave si presenta il caso se si avverte chiaramente il puledro, ma questo non riesce
ad uscire. In questa situazione spesso si avverte solo la testa od il posteriore o comunque
qualcosa di non ben definito che non sono i piedi incuneati nel canale. Se non siete esperti
di manovre ostetriche è meglio chiamare qualcuno esperto, le manovre ostetriche nella
cavalla sono molto difficoltose perché le forti spinte e le dimensioni del puledro consentono
pochi spazi di manovra. Non di rado inoltre le malposizioni in utero sono la conseguenza di
malformazioni congenite, come anchilosi di alcune articolazioni che non è possibile ridurre.
Durante il parto normale, il puledro nasce con una presentazione antero-longitudinale, in
posizione dorso-sacrale con gli arti anteriori estesi. Deviazioni da questa posizione sono la
causa più comune di una parto ritardato e difficoltoso.
Il parto normale è diviso in tre stadi. Durante il primo stadio, si hanno le contrazioni uterine,
il feto ruota dalla posizione dorso ventrale o dorso laterale che aveva durante la gestazione
alla posizione dorso sacrale, e la cervice si dilata. La cavalla è irrequieta, suda dietro ai gomiti
o ai fianchi, urina frequentemente piccole quantità di urina, si corica e si alza ripetutamente
e manifesta segni di colica. Il primo stadio del parto dura da 30 minuti a 4 ore ed al principio
di questo stadio la cavalla può volontariamente ritardare il parto se disturbata.
Ad un certo punto la stella cervicale della membrana corioallantoidea si rompe ed il liquido
allantoideo (“prime acque”) viene liberato. Questo segna la fine del primo stadio del parto.
Durante il secondo stadio, il feto viene espulso attraverso il canale pelvico grazie alle continue
contrazioni uterine e a forti contrazioni addominali. Il secondo stadio normalmente richiede
meno di 30 minuti.
Durante il terzo stadio, l’utero continua a contrarsi e le membrane fetali vengono espulse
entro 15-90 minuti. Se la placenta non viene espulsa dopo tre ore, bisogna iniziare un
trattamento.
Se il secondo stadio non progredisce normalmente - ad esempio se dopo 15-20 minuti non
compaiono tra le labbra vulvari i due anteriori ed il naso - bisogna fare un’ispezione per
94
Capitolo 10
determinare se vi è una cattiva presentazione. La coda della fattrice sarà già stata fasciata
ed il perineo deve essere pulito a fondo. Il mantenimento dell’igiene è un fattore critico e
bisogna lubrificare abbondantemente. L’operatore deve lavare a fondo braccia e mani.
Si preferisce che la fattrice resti in piedi durante i primi esami. Bisogna stare attenti nel
prevenire i danni alla cavalla ed all’operatore. In alcuni casi il contenimento col torcinaso
può permettere l’esame iniziale.
Le cause di distocia sono molte, e comprendono cattiva presentazione, disproporzione
tra feto e madre, anomalie uterine (come torsione, inerzia, rottura del tendine prepubico,
anomalie pelviche e del perineo), ed anomalie fetali (come malformazioni scheletriche ed
enfisema fetale). La causa più comune di distocia nella cavalla è la cattiva presentazione del
feto, in particolare la flessione degli arti anteriori o della testa e del collo. La discussione sul
trattamento verrà limitata a queste frequenti problematiche.
Dopo che è stata fatta una diagnosi di cattiva presentazione, bisogna pianificare la correzione
della situazione. Il canale del parto e l’utero devono essere ben lubrificati con lubrificanti
idrosolubili. Bisogna stare molto attenti nel mantenimento di una buona igiene ed evitare
un’inutile contaminazione dell’utero.
Alcune cattive presentazioni sono riducibili con una semplice manovra manuale altre
richiedono manovre ostetriche più complesse. In questo caso è necessario spingere indietro
il puledro in utero per poter manovrare, perché nel canale non vi è lo spazio neanche per la
mano, a volte si devono somministrare alla madre dei farmaci che frenano le spinte uterine
e rilassano la muscolatura uterina.
Per applicare le trazioni al puledro in modo più efficace a volte è meglio applicargli dei lacci
di morbida corda al pastorale. Se non si riesce a risolvere la distocia nel giro di una mezz’ora,
è bene considerare la eventualità di un taglio cesareo, che va eseguito nel giro di poche ore,
per la salvezza della cavalla.
10.3 Testa piegata
Gli arti sono estesi ma la testa è piegata da un lato
o verso il basso restando incastrata contro l’ingresso
del bacino. Il puledro va respinto in utero e la testa
raddrizzata.
Fig. 10.2 Presentazione con testa piegata
Il problemi durante il parto
95
10.4 Arti piegati
Uno dei due arti resta piegato al di la del bacino.
Respingere il puledro nel bacino ed afferrare il piede,
raddrizzandolo, a volte può essere utile mettere un
laccio sul pastorale.
Fig. 10.3 Presentazione con arto piegato
10.5 Gomito incastrato
I due piedi sono nel canale, ma il puledro non
avanza perché il gomito di uno dei due si è incastrato
all’ingresso del bacino. Spingere all’indietro il
puledro e tirare sull’arto incastrato.
Fig. 10.4 Presentazione con gomito incastrato
10.6 Puledro ruotato
Raddrizzare il puledro ruotandolo, per aiutarsi si
può legare tra gli arti un bastone .
Fig. 10.5 Presentazione puledro ruotato
96
Capitolo 10
10.7 Presentazione posteriore
Fig. 10.6 Presentazione posteriore del
puledro
Se gli arti posteriori sono impegnati nel canale,
bisogna fare in modo che il parto sia il più veloce
possibile, perché quando la presentazione del
puledro avviene da dietro, l’ombelico viene ad essere
compresso appena il puledro si impegna nel canale
levandogli l’ossigeno. Se gli arti non sono impegnati
nel canale, il parto riesce molto più difficile perché
non si riescono ad afferrare i piedi per incanalarli nel
bacino, in genere si deve ricorrere al taglio cesareo.
10.8 Distacco placentare
Può capitare che si presenti la placenta anziché il puledro avvolto dal sacco amniotico.
Normalmente alla fine del primo stadio del parto, la placenta protunde dalla cervice e poi
si rompe in un’area corrispondente alla cervice stessa (stella cervicale), liberando il liquido
allantoideo (“prime acque”). Queste lubrificano il canale del parto e consentono il passaggio
del puledro. Normalmente, dato che la placenta resta ancora attaccata all’utero ed è
funzionante, gli scambi di ossigeno continuano. In condizioni di normalità quindi la placenta
si rompe e resta temporaneamente adesa all’utero, mentre il puledro avvolto dall’amnios
fuoriesce attraverso la breccia aperta nella placenta. In questa situazione vedremo il puledro
avvolto da una sottile membrana lattiginosa semitrasparente. Se invece si presenta prima la
placenta vedremo un sacco rosso di aspetto vellutato, non trasparente, senza che il tutto sia
stato preceduto dalla rottura delle acque, e la placenta non si è rotta come spesso capita in
questa situazione. E’ questa una situazione grave per la sopravvivenza del puledro, perché il
distacco della placenta lo priva dell’apporto nutritizio immediato (ossigeno) necessario alla
sua sopravvivenza. Dovremo quindi rompere immediatamente il sacco placentare, afferrare
il puledro per le zampe anteriori e aiutare energicamente la madre a partorire.
Il problemi durante il parto
97
10.9 Parto in piedi
Le cavalla partorisce quasi sempre coricata sul fianco, anche se prima della fase finale
del parto può alzarsi e coricarsi più volte. Cavalle particolarmente ansiose, specialmente le
primipare possono a volte partorire in piedi. L’ aiuto alla cavalla risulta in questo caso più
agevole per l’operatore, salvo nella fase finale in cui deve raccogliere il puledro in braccio per
evitare che si faccia male cadendo a terra da un’altezza di un metro un metro e mezzo. E’
bene essere in due in questo momento perché raccogliere 50 kg scivolosi non è tanto facile.
10.10 Piedi verso l’alto
Abbiamo visto prima che se i piedi puntano verso l’alto appoggiandosi al setto che
divide la vagina dal retto vi è il rischio che questo setto venga lacerato.
La lacerazione della divisione tra vagina e retto non è grave per il puledro o per la vita della
cavalla, ma comporta dei gravi problemi per il futuro riproduttivo della fattrice.
E’ sufficiente con una mano guidare la punta dei piedi nella direzione giusta perché questo
rischio sia evitato. Se la lacerazione dovesse verificarsi la sua riparazione va fatta dopo circa
20 giorni. A volte lacerazioni di piccola entità possono ripararsi spontaneamente casi più
gravi richiedono un intervento chirirgico.
10.11 Lacerazioni da parto
Nel parto la cavalla può lacerarsi in maniera più o meno grave. La maggior parte
delle lacerazioni si hanno nella vagina o alla commessura tra vulva e retto. Dopo il parto
è facile osservare delle tumefazioni dei genitali esterni della cavalla che si normalizzano
nell’arco di 7-8 giorni. Le lacerazioni interne della vagina guariscono in genere bene e
spontaneamente senza particolari trattamenti. Lacerazioni delle labbra vulvari vanno invece
riparate al più presto dopo il parto, e alcune di queste lesioni possono essere prevenute con
un piccolo esame manuale della posizione dei piedi del puledro o con la apertura prima del
parto delle eventuali chiusure parziali della vulva della fattrice.
98
Capitolo 10
In alcuni casi, come conseguenza del parto, possono residuare lacerazioni della cervice, queste
sono difficili da trattare anche chirurgicamente per via della posizione difficile. Le lacerazioni
del setto tra vagina e retto possono essere più o meno estese e vanno riparate circa 20 giorni
dopo il parto. Piccole lacerazioni di questo tipo sono riparabili facilmente, lacerazioni più
Fig. 10.6 Sutura lacerazione cervice post-partum
estese, che a volte possono approfondirsi anche
per 20 cm sono invece molto più problematiche
e se non riparate sono causa di sterilità nella
cavalla. A volte e raramente,durante le spinte, si
prolassa l’intestino attraversando la lacarazione
con esiti disastrosi.
Fig. 10.7 Prolasso intestinale
10.12 Emorragia interna
Come conseguenza del parto le emorragie nell’utero sono frequenti, poco dopo il
parto si nota la emissione di piccole quantità di sangue in occasione di premiti della fattrice.
Piccole emorragie non richiedono trattamenti, quelle che invece persistono più di qualche
ora vanno trattate con coagulanti e farmaci che contraggono l’utero (Ossitocina). Emorragie
ben più gravi possono però verificarsi non all’interno dell’utero ma all’interno dell’addome
e a carico delle arterie o vene che vanno ad irrorare l’utero. Il problema si verifica nelle
cavalle non più giovani ed è una causa abbastanza frequente di morte delle fattrici anziane.
Il problemi durante il parto
99
Queste fattrici non manifestano emorragia visibile dall’esterno perché tutto si svolge
regolarmente fino a qualche ora dopo il parto (4-12 ore) allorché si nota che la cavalla è
debole ed ha dei lievi barcollamenti. Se notiamo questo fenomeno bisogna subito guardare
le mucose della cavalla sollevando un labbro, se le mucose sono di colore porcellana, siamo
di fronte ad una gravissima emorragia interna. La prima cosa da fare è quella di uscire dal
box portando con se il puledro. In queste condizioni la morte della cavalla può essere vicina
e si tratta di una morte violenta nei suoi tempi finali, la cavalla per effetto della emorragia
cade a terra, dopo aver avuto una fase convulsiva molto violenta che è assai pericolosa per
chiunque si trovi nel box. Se si vuole tentare una terapia, bisogna porsi in posizione di
sicurezza vicino alla porta del box e dare grosse quantità di coagulanti e sostituti del plasma
o sangue in grandi quantità (5 litri alla volta) e velocemente. Purtroppo dal punto di vista
pratico il tutto non è molto realizzabile con la tempestività necessaria.
10.13 Prolasso uterino
Il prolasso uterino si verifica con maggiori probabilità in seguito a distocia o per
ritenzione placentare. In seguito a grossi premiti o sforzi espulsivi. A volte la protusione
dell’utero sotto forma di una massa rossa, facilmente sanguinante, congesta può essere
anche imponente e rappresenta un’ emergenza.
L’utero deve essere accuratamente ispezionato per lacerazioni e pulito con soluzione
fisiologica sterile. Antisettici forti sono da evitare. Se la placenta è poco adesa, dovrebbe essere
possibile rimuoverla con prudenza. L’utero viene riposto delicatamente in addome, stando
attenti a non lacerarlo o sfondarlo con le dita nei tentativi di spingerlo in posizione, a volte
questo può essere fatto meglio avvolgendo l’utero in un telo leggermente umido e per quanto
possibile sterile. Spesso è necessario somministrare dei farmaci rilassanti uterini per evitare
premiti che tendono a buttar fuori l’utero. Una volta riposizionato, la vulva viene chiusa
con grossi punti di sutura per prevenire un nuovo prolasso. Se la placenta non è stata tolta
bisogna lasciare fuoriuscire lasciando un minimo di spazio.
10.14 Ritenzione placentare
Dopo aver partorito la placenta penzola fuori dalla vulva per circa 2-3 ore, se il tempo
si prolunga siamo di fronte ad una ritenzione placentare, problema che può a volte avere
100
Capitolo 10
conseguenze gravi come laminiti o gravi infezioni o stati tossici.
Anche nel caso in cui non si veda la placenta e questa sia già stata espulsa è bene ipezionarala
per verificare se non vi siano porzioni mancanti.
Se vi è ritenzione della placenta bisogna somministra antibiotici unitamente a ripetute
iniezioni di ossitocina. In alcuni casi la placenta rimane parzialmente in utero. La rimozione
manuale e in modo particolare ogni tipo di distacco forzato, sono controindicati perché si
può verificare una emorragia e piccole porzioni di corion possono strapparsi e rimanere in
utero. A volte parte della placenta viene lacerata perché la cavalla ci ha camminato sopra,
in questo caso manca il naturale peso che stimola un distacco graduale, per cui conviene
applicare un peso artificiale, come un sacchetto d’acqua. L’infusione dell’utero con 10-12
litri di sol. fisiologica ridistende l’utero e causa la liberazione di ossitocina endogena. Anche
se questa tecnica può essere coronata da successo mimando un meccanismo fisiologico,
bisogna usare una estrema igiene ed attenzioni per evitare una contaminazione uterina.
10.15 Endometrite/Metrite Postparto
Dopo il parto l’utero torna rapidamente in condizioni di normalità entro un
periodo di tempo di 7-10 giorni, durante in quale si verifica un lieve stato infiammatorio
degli strati più superficiali dell’utero, in conseguenza di una piccola infezione da germi.
Questa infiammazione pulisce l’utero e lo rende pronto al calore da parto e non necessita di
trattamento.
In casi in cui si verifichino complicazioni l’infezione può colpire gli strati più profondi,
la cavalla può evidenziare segni di febbre, frequenza cardiaca elevata, mucose congeste,
endotossiemia e laminite.
L’utero deve essere sifonato giornalmente con molti litri di soluzione fisiologica sterile calda
(40 °C) fino a che il liquido che fuoriesce ha un aspetto limpido. Antisettici drastici sono da
evitare perché possono esacerbare l’infiammazione uterina. L’ ossitocina (20 UI EV a 20 UI
IM) può aiutare lo svuotamento completo dell’utero. L’esercizio dopo la somministrazione
di ossitocina migliora lo svuotamento meccanico dell’utero.
L’infusione dell’utero con antibiotici è meno efficace in presenza di grandi quantità di liquido
uterino. Se la cavalla mostra segni di malattia, bisogna somministrare degli antibiotici per
via generale e farmaci antiinfiammatori.
Il problemi durante il parto
101
10.16 Lacerazioni cervicali
In conseguenza del parto si possono avere lacerazioni della cervice, la cui
conseguenza può essere l’incapacità a mantenere una gravidanza. Una cervice lacerata deve
essere esaminata quando la cavalla è fuori dal periodo del calore e la cervice deve essere
naturalmente chiusa, in questa situazione si può valutare meglio la presenza di anomalie,
asimmetrie o mancanze di parti di essa. Vanno anche esaminate le eventuali presenze
di aderenze che possono chiudere la cervice. Il trattamento consigliato è la riparazione
chirurgica, è bene valutare prima con una biopsia lo stato della mucosa uterina, in modo da
effettuare le eventuali terapie prima della chiusura chirurgica della cervice.
10.17 Induzione del parto
Il maggiore vantaggio dell’induzione è che in questo modo viene assicurata la
presenza di un’assistenza a cavalle con precedenti complicazioni o che hanno evidenziato
problemi durante la gestazione. Però una induzione del parto con un puledro non maturo
può essere causa di gravi problemi per entrambi sotto forma di distocie (puledro mal
posizionato) o di un puledro immaturo e quindi non in grado di sopravvivere normalmente.
Metodi di induzione
L’ossitocina è l’agente più comunemente impiegato per indurre il parto. Il parto si verifica
rapidamente e con sicurezza impiegando piccole dosi di ossitocina. Venti U.I di ossitocina
somministrate I.M. inducono una nascita lenta e tranquilla. Anche un bolo di 5-10 U.I
endovena è efficace.
L’infusione di 60 U.I in 1 litro di sol. fisiologica E.V. alla velocità di 0,5-1 U.I ossitocina/
min. genera un parto che appare fisiologicamente normale. Il secondo stadio del travaglio
inizia in genere 20-35 minuti dopo l’inizio dell’infusione. Spesso la fattrice partorisce in
piedi, il che può essere un vantaggio se si presume debba essere necessario un intervento
manuale. Si può continuare l’infusione di ossitocina fino all’espulsione della placenta.
102
Capitolo 11
CAPITOLO 11
ALIMENTAZIONE DELLA FATTRICE
11.1 Linee guida per una corretta alimentazione della fattrice, dalla
fecondazione alla gravidanza
La buona ed oculata alimentazione di una fattrice rappresenta la base di partenza
essenziale in riproduzione, oltre ad un buon stato di salute, significa elevare il tasso di fertilità,
e la qualità dei prodotti assecondando la scelta genetica decisa dall’allevamento. Una ottima
giumenta pur gravida di genetica eccelsa, non produrrà nulla di buono se malnutrita.
La giumenta va avviata alla riproduzione nel corretto stato di nutrizione evitando qualsiasi
grado d’ingrassamento e per raggiungere questo risultato si alimenta la fattrice in modo
differenziato secondo le diverse fasi riproduttive.
La fattrice richiede fieno di buona qualità e/o erba di pascoli fertili; i cereali, sono alimenti
energetici, necessari per mantenere il corretto stato di nutrizione durante la gravidanza e la
lattazione.
Durante il periodo di Estro il fabbisogno energetico aumenta in modo importante quindi,
aumentare la concentrazione energetica della razione almeno 4 settimane prima della monta
e mantenere tale surplus energetico nei 20 giorni che seguono l’accoppiamento si aiuta la
Alimentazione della fattrice dalla fecondazione alla gravidanza
103
fertilità. Nel periodo gestazionale anche se lo stato di nutrizione della cavalla è corretto, si
dovrà adottare una dieta adeguata che soddisfi ai suoi fabbisogni, ma che ottemperi a quelli
del feto.
Energia per la gestazione
Nonostante l’accrescimento del feto avvenga prevalentemente negli ultimi sessanta
giorni di gestazione, approfondite ricerche scientifiche (Reynolds et. al., 1986 and Fowden
et. al., 2000) hanno dimostrato come lo sviluppo della placenta incrementi i fabbisogni
energetici della gestante già nel secondo trimestre di gravidanza. Per questo motivo il
National Research Council’s, raccomanda di aumentare l’energia della dieta sino dal quinto
mese di gestazione, con incrementi più consistenti nell’ultimo trimestre di gravidanza.
Complessivamente le richieste energetiche della fattrice gravida aumentano del 20% rispetto
quelle di una cavalla “vuota”.
La tabella 5 elenca i fabbisogni energetici di una fattrice gravida (500 kg di peso) in funzione
del mese di gestazione.
Mese di gestazione
Prima del V
V
Fabbisogni di energia digeribile (Mcal/giorno) di una fattrice
di 500 kg
16.7
17.1
104
Capitolo 11
VI
17.4
VII
17.9
VIII
18.5
IX
19.2
X
20.2
XI
21.4
Tabella 5: Fabbisogni di E.D (Mcal/giorno) di una Fattrice di 500 kg
Lo steaming-up che consiste nell’incrementare la somministrazione di alimenti
ricchi di energia, di minerali e di proteine nell’ultimo mese di gestazione: permette di portare
la fattrice al parto in modo ben integrato.
Se la gestazione procede fisiologicamente, l’accrescimento del feto determina un equivalente
incremento ponderale della madre.
A fine gravidanza la cavalla ben alimentata aumenta il proprio peso del 15%, mentre quello
del nascituro si assesta al 10% di quest’ultimo valore.
Se è fecondata in buono stato di nutrizione, a 500 kg di peso e alimentata correttamente,
la cavalla terminerà la gravidanza a 575 kg, partorendo un puledro di 50 kg e una volta
sgravata riassumerà il peso originale da “vuota” (500 kg).
Se, al contrario, la fattrice ricevesse un’alimentazione ipocalorica, sarebbe costretta a
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intaccare il proprio patrimonio organico per consentire il normale sviluppo del feto;
quindi non aumenterebbe di peso con il progredire della gravidanza e, dopo il parto, avrebbe
serie difficoltà a sostenere una lattazione normale e questo avrebbe ripercussioni devastanti
sulla nascita e crescita del foal.
Inoltre, le gestanti che non ricevessero razioni sufficientemente energetiche tenderebbero
a posticipare il parto nel tentativo di far nascere comunque puledri di peso adeguato.( Le
gravidanze troppo prolungate sono a rischio di degenerazione della placenta.)
Come fare ad aumentare il supporto energetico.
Si può cercare di ricavare parte dell’energia supplementare aumentando la
somministrazione di foraggi, ma questi, da soli, non bastano perché lo spazio occupato dal
feto ne impedisce un’ingestione sufficiente.
Detta limitazione si aggrava se si utilizzano fieni poveri, eccessivamente fibrosi e/o lignificati.
I fabbisogni energetici della gestante possono essere facilmente soddisfatti integrando la sua
razione con cereali o ancora meglio con specifici supplementi nutritivi ricchi di proteine
nobili e minerali.
Proteine? Sì! Tante? Certamente, ma nobili!
Con il progredire della gravidanza, tutti i tessuti (utero, placenta e feto) richiedono
una maggiore quantità di amminoacidi biodisponibili, aumentando quindi il fabbisogno
proteico. Gli aminoacidi sono degli elementi costitutivi delle proteine esattamente come i
mattoni lo sono per gli edifici.Quindi, le proteine vanno a costituire i tessuti.
Se è vero che la fattrice gravida richiede una maggior quantità di proteine è altrettanto
vero che le esige di elevato valore biologico. Detto valore però, dipende dal contenuto di
amminoacidi essenziali ed esprime la capacità di far crescere gli embrioni e i giovani animali,
migliora anche le capacità ovulatorie della fattrice. A livello ovarico è dimostrata una stretta
correlazione positiva tra il contenuto di proteine nobili della dieta e la produzione di FSH,
l’ormone responsabile della maturazione del follicolo ovarico e della successiva ovulazione.
La genetica non può nulla senza le proteine nobili :negli ultimi decenni dall’America e dal
nord Europa si sono diffuse nel nostro territorio genetiche equine tanto raffinate quanto
esigenti.
Questi genotipi, allevati sui ricchi pascoli d’origine, producono cavalli di grande sviluppo
somatico dotati di eccellenti mezzi atletici, per cui richiedono grandi quantità di proteine
nobili. Durante l’ultimo trimestre di gestazione, il feto accelera la crescita per raggiungere le
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Capitolo 11
massime dimensioni, in questo periodo i fabbisogni proteici, aumentano anche sotto
l’aspetto qualitativo e le proteine nobili rispondono a questo fabbisogno in modo eccellente.
Si definiscono nobili le proteine ricche dei preziosi aminoacidi essenziali che si trovano in
abbondanza nelle uova, nel latte, nel pesce, nella carne e nella soia, mentre scarseggiano nei
foraggi e nei cereali.
Mentre gli aminoacidi comuni sono normalmente sintetizzati dall’organismo, quelli
essenziali, non possono essere autoprodotti, bensì devono essere assunti con gli alimenti per
non provocare carenze. Ad esempio, per quanto riguarda il nostro argomento, la carenza di
un solo aminoacido essenziale (aminoacido limitante), concorre a deprimere l’ovulazione,
lo sviluppo dell’embrione e la crescita fetale. E’ bene ricordare che ogni giorno lo sviluppo
del feto e degli invogli fetali sottrae alla madre 80 g di proteine nobili. Un buon supplemento
nutritivo da steaming-up deve apportare il 25-30% di proteina grezza e l’1,8% di L-lisina,
oltre a vitamine e minerali in proporzioni equilibrate.
Minerali
Il limite di molti foraggi consiste in un disequilibrio minerale che provoca le più
frequenti patologie ortopediche nel feto e nel puledro.
L’erba medica apporta sufficienti quantità di Calcio, Cloro, Iodio e Magnesio, ma la stessa
cosa non si può dire di un fieno di medica scadente.
Il Rame e lo Zinco non sono contenuti in misura adeguata dalla maggior parte dei foraggi
ed è normale che le diete delle fattrici siano carenti di rame e zinco se non opportunamente
integrate.
L’osso del cavallo è composto per il 35% da Calcio e per il 16% da fosforo, cosicché le deficienze
o gli squilibri di questi due elementi nella dieta della fattrice causano vari disordini ossei nel
nascituro.
L’ eccesso di fosforo, tipico delle razioni prevalentemente basate sui cereali, impedisce
l’assorbimento del calcio e provoca le più comuni patologie ortopediche dello sviluppo.
Il contenuto di fosforo della dieta non deve mai eccedere quello del calcio.
La biodisponibilità del fosforo contenuto nei cereali è maggiore (50%) di quella del calcio
contenuto nei foraggi (40%),quindi non è semplice compensare l’eccesso di fosforo dei cereali
con un’alimentazione ricca di fieno. E se si pensa che ogni giorno il feto e gli invogli fetali
sottraggono 7-8 g di calcio e 4-6 g di fosforo alla fattrice bisogna garantire che l’apporto di
calcio nella dieta con sufficienti quantitativi, si debba curare un buon supporto di vitamina
D per favorirne l’assorbimento.
Per quanto riguarda i livelli di Ferro e Potassio, generalmente nei fieni di qualità, sono
contenuti a sufficienza, cosicché le cavalle che se ne cibano non hanno bisogno di particolari
integrazioni al riguardo.
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Vitamine
Le vitamine si dividono in due grandi categorie: idrosolubili (GRUPPO B, VIT. C,
ACIDO FOLICO, VIT. H) e liposolubili (A,D,E,K).
Con l’eccezione delle vitamine A ed E, tutte le altre possono essere sintetizzate dai cavalli
sani in quantità sufficienti per coprire i fabbisogni basali; questo significa che l’integrazione
di vitamine liposolubili è sempre consigliabile , specie in condizioni patologiche o di
sfruttamento fisico elevato (gravidanza, lattazione).
Sia la vitamina A, sia la vitamina E sono indispensabili per la fattrice, tant’è vero che la
mancanza di beta-carotene (il precursore della vitamina A) nei foraggi causa alterazioni
dell’ovulazione, infertilità e difficoltà di terminare la gravidanza.
Il beta-carotene presente nel fieno può coprire le necessità metaboliche basali della fattrice
ma in genere non basta per costituire riserve ovariche sufficienti per la fertilità.
Nelle cavalle al pascolo con ampia disponibilità di erba, il beta-carotene plasmatico raggiunge
valori 8-13 volte superiori a quelli delle cavalle alimentate con fieno (Lewis,1995).
Per ogni mese di stoccaggio il fieno perde il 9.5% di vitamina A, così, 6 mesi dopo la
raccolta apporterà solo il 50% della quantità originale. Inoltre, i foraggi dei pascoli invernali
forniscono quantità inferiori di vitamina A e b-carotene rispetto quelli estivi.
Fieni vecchi e foraggi invernali possono portare all’ ipovitaminosi A persino le cavalle al
pascolo (Greiwe - Crandell et al., 1).
La Vitamina E, essendo molto sensibile al calore, si degrada velocemente durante la fienagione
ed il suo contenuto nel foraggio essiccato è sensibilmente inferiore a quello dell’erba fresca.
Fattrici che ricevono 160 U.I. di vitamina E per kg di sostanza secca partoriscono puledri
capaci di sviluppare alti livelli plasmatici di immunoglobuline Ig G e buona resistenza ai
patogeni.
Conclusioni
La fattrice richiede fieno di buona qualità e/o erba di pascoli fertili; i cereali, quali
alimenti energetici, sono necessari per mantenere il corretto stato di nutrizione durante la
gravidanza e la lattazione.
Supplementi proteici di elevato valore biologico, opportunamente integrati sono necessari
per soddisfare i fabbisogni di aminoacidi essenziali, di vitamine e di minerali.
Rame, Zinco e Vitamina E devono essere sempre somministrati assieme alla vitamina A.
Questo breve exursus riteniamo sia servito a chiarire alcuni punti fissi necessari :
Essere in grado di riconoscere foraggi e cereali di qualità.
Lo stato di conservazione degli alimenti e le integrazioni necessarie all’alimento correlate al
fabbisogno della fattrice durante la vita riproduttiva.
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