E dai Paesi Ince uno sguardo contemporaneo sull`Est Europa

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E dai Paesi Ince uno sguardo contemporaneo sull`Est Europa
Il Piccolo / August 2011
E dai Paesi Ince uno sguardo contemporaneo sull’Est
Europa
TRIESTE Qualità omogenea dei lavori e professionalità nell’allestimento caratterizzano l’intensa mostra al
primo piano del Magazzino 26 dedicata ai Paesi InCe, che sottolinea il ruolo strategico di Trieste quale porta
privilegiata delle culture dell’Est europeo. Organizzata dall’Iniziativa Centro Europea con la consulenza di
Trieste Contemporanea (a cura di Giuliana Carbi), propone più di una trentina di artisti di ex Yugoslavia,
Austria, Romania, Slovacchia, Albania, Ungheria, Bulgaria, Moldavia, Polonia, Cechia, Ucraina, Bielorussia,
legati all’Italia per averci lavorato o studiato, accanto a italiani attivi all’Est: un’esposizione che affianca in
modo inedito la Biennale Fvg e, per la prima volta, ospita a Trieste tanti Paesi dell’Est, consegnandoci,
attraverso video, pittura, fotografia e installazioni, un loro ritratto contemporaneo, in cui le ferite del passato
sanguinano ancora, a volte in simbiosi con il sogno. Sensori antesignani, gli artisti ci parlano
prevalentemente attraverso il linguaggio concettuale, espressionista e surreale, come il croato Dalibor
Martinis, videomaker internazionale, con un video altamente drammatico, in cui la repressione dei disordini
di Odessa del 1905, testimoniati in un celebre film di Ejzenstejn, con i cosacchi dello zar che sparano sulla
folla, è supportata dai suoni della recente rivolta egiziana. Di grande equilibrio e tragica bellezza anche foto
e video-testimonianza del serbo Dejan Atanackovic, che racconta la soppressione, dopo la seconda guerra
mondiale, della minoranza tedesca in Serbia, soprattutto vecchi e bambini. L’appeal sensoriale della vera
pittura rappresenta un attimo di pausa negli oli dell’albanese Edi Hila, del polacco Michal Powalka e dello
sloveno Zivko Marusic, mentre Carloni & Franceschetti ci donano in video un momento di lirica e surreale
emozione, sostenuto dal “Tannhäuser” di Wagner, e così il raffinato simbolismo cromatico di Tamas
Jovanovics, ungherese attivo a Londra. Il sangue ritorna nell’opera della croata Nemanja Cvijanovic e
l’angoscia, nei bambini abbandonati che sniffano, dell’ucraino Sergey Bratkov, mentre Eugenio Percossi
itera il canto del cuculo di un’antica storia ceca e va il video sognante del bulgaro HR-Stamenov, in cui un
treno è inghiottito dalla luce. (m.a.)