Aigues-Mortes 1893. Dagli all`italiano

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Aigues-Mortes 1893. Dagli all`italiano
Avvenire, 4 agosto 2010
Aigues-Mortes 1893: dagli all’italiano!
Nell’agosto di 117 anni fa la sommossa razzista che provocò 50 morti tra i nostri
connazionali, immigrati nelle saline francesi
Antonio Giorgi
Il fiammifero del pogrom lo accese il 15 agosto uno «straniero», che aveva osato
lavare il fazzoletto con la preziosissima acqua potabile pubblica...
Sulla linea di confine di Grimaldi, tra Ventimiglia e Mentone, una delegazione francese e una italiana si sono incontrate nei giorni scorsi per la simbolica celebrazione
della Giornata della riconciliazione e della memoria. Oggetto di riflessione non la
tragica follia della guerra del 1940, la nostra «pugnalata alla schiena» di una Francia
ormai in ginocchio, ma il dramma delle vittime dell’eccidio di Aigues-Mortes, la cittadina del delta del Rodano teatro nel lontano 1893 di un vero e proprio pogrom ai
danni di decine di lavoratori immigrati dal nostro Paese, dal Piemonte in particolare.
Dei fatti di Aigues-Mortes non si parla mai. Costituiscono un evento-tabù la cui memoria storica sembra essersi perduta definitivamente, dissolta vuoi dal trascorrere
del tempo, vuoi dal clima che il progredire dell’integrazione europea ha propiziato
negli ultimi decenni, vuoi dalla riaffermazione di quei valori di vicinanza e solidarietà
con i cugini d’Oltralpe che solo la dissennata avventura del fascismo aveva messo in
ombra. Tuttavia ricordare è doveroso, non per imbastire processi che oggi non avrebbero senso, ma per rispetto ai caduti, per onorare il loro sacrificio di lavoratori
emigrati, per trarre profitto dalle lezioni della storia, che se ignorate espongono al
rischio di ripetere presto o tardi i medesimi errori e le stesse tragedie e atrocità. Furono tanti i caduti: una decina secondo i rapporti redatti all’epoca dalle autorità
francesi, una cinquantina secondo i resoconti della stampa internazionale (in primo
luogo il Times di Londra), forse un centinaio stando alle valutazioni che circolavano
in seno alla comunità italiana.
Oltre un centinaio i feriti. Ma cosa accadde ad Aigues-Mortes nell’agosto di 117
anni fa?
Facciamo un passo indietro e andiamo a quell’Italia di fine Ottocento quando eravamo noi gli «altri», gli emigranti (spesso senza documenti e pertanto irregolari, anche se la parola clandestino non apparteneva al vocabolario corrente), i poveri, i disprezzati in giro per il mondo in cerca di un pezzo di pane. Paria come tanti altri oggi.
Bene, l’economia di quella località costiera del dipartimento del Gard, tra Nîmes e
Montpellier poco ad ovest della Camargue, si reggeva sullo sfruttamento del sale
marino. La Compagnia delle saline di Perrier e Peccais per far fronte alle richieste del
mercato assunse in quel 1893 150 lavoratori francesi e 600 italiani. La sproporzione
è facilmente spiegabile: allora come oggi l’immigrato costava meno, era meglio
sfruttabile, non faceva storie. Solo che anche la comunità francese della zona aveva
braccia in esuberanza che chiedevano lavoro, così in breve si innescò una autentica
guerra tra poveri, con gli italiani oggetto – in quanto forestieri e per questo «diversi»
– di ritorsioni, ripicche, discriminazioni, mentre a livello politico le relazioni tra Roma
e Parigi si facevano gelide a causa dell’adesione dell’Italia alla Triplice Alleanza con
Austria-Ungheria e Germania. Un giorno alcune centinaia di individui del posto, animati da pregiudizio anti-italiano, assaltarono i capannoni dove gli stranieri avevano
precario alloggio. Reazioni e ripicche si susseguivano in un clima che si infuocava,
tanto che i rapporti già tesi tra le due comunità finirono per compromettersi del tutto. Una scintilla da una parte o dall’altra poteva trasformare la guerra tra poveri in
un incendio incontrollabile.
Il fiammifero lo accesero gli scalmanati che il 15 agosto aggredirono un italiano che
aveva osato lavare un fazzoletto con un poco della preziosissima acqua potabile di
cui la città disponeva. L’uomo reagì, i francesi chiesero aiuto ai loro, gli italiani fecero
lo stesso, intervenne la forza pubblica, gli scontri aumentarono di violenza e si generalizzarono.
Gli immigrati ebbero la peggio e risultarono talmente malconci che fu per loro impossibile avere certezza del numero dei propri morti: corpi senza vita era stati probabilmente gettati in mare, o sepolti in fretta per farli sparire, o affondati nei canali
di alimentazione delle saline. Un immigrato morto in più o in meno a chi poteva interessare? Inutile affannarsi per una contabilità meticolosa.
Se disinvolta fu l’approssimazione dei francesi, Una «guerra tra poveri» che nessuno
ricorda più Ma adesso il sindaco (oriundo) della cittadina ha proclamato una Giornata della memoria vergognoso si rivelò il comportamento delle nostre autorità consolari, che al processo intentato ai responsabili dell’aggressione invece di chiedere giusta severità finirono di fatto per invocare clemenza. Le vittime – fecero capire – altro
non erano che emigranti, plebei, poco di buono, gentaglia che aveva abbandonato il
proprio Paese magari per ragioni inconfessabili. Sull’eccidio di Aigues-Mortes calò
presto l’oblio. In anni recenti, nella nuova Europa che prendeva corpo, sia da una
parte che dall’altra nullo era l’interesse a rivangare un passato tanto doloroso. Così
è stato fino all’incontro di pochi giorni fa a Grimaldi, presente anche il sindaco di Aigues-Mortes Cedric Bonato, orgoglioso di essere figlio di italiani, emigranti di Bassano del Grappa che hanno trovato una nuova patria là dove altri prima di loro avevano incontrato pregiudizi, rancori, ostilità e perfino morte violenta. La giornata della
riconciliazione e della memoria, hanno promesso gli organizzatori, non resterà evento episodico. Si progetta l’incontro del prossimo anno, non più sulla linea di confine
ma in una sede di alto prestigio, il palazzo dell’Eliseo a Parigi.