Elogio dEl pENsiERo posiTivo

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Elogio dEl pENsiERo posiTivo
Camila Saon
elogio
del pensiero
positivo
Armando
editore
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Sommario
Introduzione 7
1. La visione orientale
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2. La visione occidentale
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3. Essere e Avere
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4. Il pensiero positivo nasce dentro di noi
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5. Imparare a guardarsi dentro
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6. Credere nelle proprie potenzialità: l’importanza
dell’autostima
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7. Piacere a se stessi per piacere agli altri e non viceversa
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8. Sorridere non costa nulla 33
9. Azione e reazione: le conseguenze del nostro agire
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10. Coltivare i propri sogni
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11. La positività è contagiosa
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12. Ascoltare veramente
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13. Il cuore e la ragione
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14. Comunicare con efficacia 51
15. Chi desidera il bene altrui ha già assicurato il proprio 54
16. Vivere il momento: qui e ora 57
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17. Il cambiamento: viviamolo come opportunità
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18. La Felicità è la strada stessa che stiamo percorrendo
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19. Ognuno di Noi è Unico e Speciale
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20. Propositi per il futuro: cosa vogliamo diventare
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Bibliografia 77
Ringraziamenti 79
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Introduzione
La vita è una e una soltanto. Spesso la viviamo come se ci fosse
dovuta ma in realtà è un dono, preziosissimo, di cui non sempre ci
rendiamo conto. Per questo motivo la tendenza comune è affannarsi nella rincorsa di ciò che, a nostro parere, ingiustamente, non
ci è stato concesso. Ci disperiamo, ci lamentiamo, ma non arriviamo al risultato che desideriamo.
Come mai? Perché è più semplice aspettare piuttosto che agire,
criticare invece che proporre, parlare invece che ascoltare.
Soprattutto, è molto più facile pensare che la nostra personale
situazione sia, per così dire, stabilita alla nascita e non invece la
conseguenza del nostro agire.
Chi nasce in una famiglia agiata, per esempio, sarà propenso a
pensare che tutta una serie di problemi di cui sente parlare non
esistano veramente e si stupirà del perché la gente “comune” non
abbia la possibilità di approfondire studi o hobby che sente appartenenti alla propria natura.
Viceversa, chi nasce in una famiglia modesta potrebbe essere
convinto che non riuscirà mai a cambiare il proprio status e sentire
crescere dentro di sé l’avversione per coloro che invece, apparentemente, non devono scontrarsi con le difficoltà che caratterizzano
la vita di ogni giorno.
In realtà, nonostante il fattore economico possa indubbiamente creare enormi differenze a livello di partenza, la questione fon7
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damentale è rendersi conto che si possono operare cambiamenti
inimmaginabili in funzione della diversità del nostro agire. Ognuno è l’artefice del proprio destino. La consapevolezza di chi siamo veramente può e deve essere lo stimolo per mettersi in gioco e cambiare non solo una giornata ma addirittura il corso degli eventi.
In che modo direte voi? In questo libro non troverete ricette
particolari, esercizi o rituali da praticare nel tempo. Si tratta solo
di cambiare la visione che abbiamo di noi e del mondo che ci circonda.
Il mondo è come uno specchio: ci sorride se lo guardiamo sorridendo. Questa frase non è uno slogan pubblicitario, non ha la
pretesa di trasformare la realtà. La realtà è una sola ma non è univoca, è soggettiva. Ognuno la costruisce a modo proprio. Per questo
motivo dobbiamo imparare a vederla con occhi nuovi.
Il classico bicchiere mezzo pieno che la maggior parte delle
persone vede mezzo vuoto è sempre un bicchiere a metà, nulla
cambia. Dove sta la differenza? Coloro che lo vedono mezzo pieno hanno un approccio alla vita fiducioso, propositivo, che chiameremo “positivo”. Gli altri invece, che non vogliamo per forza
definire negativi ma magari semplicemente indifferenti, indecisi,
timorosi, non “riescono a vedere”, non sanno che esiste sempre un
risvolto positivo in ogni situazione. Non hanno ancora compreso
che ogni avversità che la vita pone sul nostro cammino può essere
vissuta come un cambiamento, magari necessario, indispensabile.
è a queste persone che dedico questo libro, affinché possano
rendersi conto che è possibile vivere anche in un altro modo e
gioire di ciò che ogni giorno ci viene donato.
Vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, pensa
come se non dovessi morire mai…
( Julius Evola)
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1. La visione orientale
Da sempre, il pensiero orientale ha considerato la persona
come un’entità indivisibile tra corpo e spirito.
La mente è parte del corpo e tutto crea un modello dinamico
di energia. Secondo questa concezione la mente e il corpo interagiscono tra loro in un continuo scambio di sensazioni. Viene
privilegiato il canale intuitivo che è in grado di sintonizzarsi sulle
frequenze energetiche dell’universo, del quale siamo non solo parte ma insieme.
Questa visione genera la convinzione di poter intervenire sui
mutamenti spirituali e fisici che caratterizzano la nostra esistenza
con la forza del nostro pensiero. Si favorisce pertanto lo studio
dei meccanismi mentali che portano a comportarsi in un modo
piuttosto che in un altro perché è la nostra mente che genera le
percezioni che poi sperimentiamo a livello fisico.
La stessa condizione di salute è considerata uno stato di equilibrio in armonia tra l’individuo e l’universo, è quindi primario il
mantenimento di questo benessere psico-fisico.
Le tecniche di meditazione servono proprio ad acquisire consapevolezza e conoscenza del nostro io interiore per percepirne il
legame con lo spirito universale.
La tradizione orientale porta dunque, sin dalla nascita, a un
approccio molto più spirituale rispetto a quello cui siamo abituati
in Occidente.
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Ne consegue che l’intelletto è visto soltanto come un mezzo
per aprire la strada all’esperienza che i buddhisti chiamano “risveglio”, ottenuto attraverso la meditazione.
Si tratta di intraprendere un lungo percorso, alla ricerca della
spontaneità che caratterizzava la nostra natura originaria e che
rappresenta una grande conquista spirituale.
Personalmente, pur non essendo buddhista, sono convinta che i
valori trasmessi da questa dottrina debbano farci riflettere sul fatto
che la comprensione e il controllo della nostra mente e, conseguentemente, delle nostre azioni, portino indiscutibilmente alla saggezza.
L’obiettivo del sentiero buddhista infatti, di liberazione cioè
dalla sofferenza, passa attraverso uno sforzo personale e una forte
motivazione raggiungibili solo con una piena consapevolezza di
ciò che si vuole abbandonare e cioè il nostro stato di afflizione per
qualsiasi cosa che ci angosci: malattia, invecchiamento, povertà,
rimanendo però realisti nei riguardi della nostra condizione.
Si comprende così che l’origine principale delle nostre sofferenze risiede nei cosiddetti veleni mentali, tra i quali il principale
è l’ignoranza, definita proprio come la mancanza di conoscenza.
Per sintetizzare, l’intero percorso spirituale buddhista è volto
a indirizzare il praticante verso l’abbandono di tutte le azioni negative di corpo, parola e mente, al fine di eliminarne i veleni e
coltivandone invece tutti gli aspetti positivi.
Esiste al proposito un vero e proprio metodo, noto come “La
Via di Mezzo”, che evita i due antipodi: da una parte la ricerca della felicità attraverso il semplice soddisfacimento dei sensi
e dall’altra l’estremizzazione delle svariate pratiche di ascetismo.
Viene enfatizzata inoltre la motivazione altruistica di raggiungere
l’Illuminazione, esclusivamente per il beneficio degli altri esseri.
Tale tipo di motivazione trova le sue basi nello sviluppo di tre
elementi imprescindibili: equanimità, compassione e amore.
Per quanto riguarda il significato del primo termine, viene mitigata la visione originaria dell’Uomo che distingue tra amici e
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nemici, simpatici e antipatici e così via, sottolineando invece che
tutti gli esseri viventi sono uguali tra loro, in quanto dotati dello
stesso desiderio di felicità e della stessa repulsione per la sofferenza. Essi sono pertanto tutti ugualmente degni del nostro aiuto e
della nostra attenzione.
Con il termine compassione si intende aspirare alla completa
liberazione di tutti gli esseri dalla sofferenza, mentre con quello di
amore si identifica desiderare la felicità per tutti gli esseri.
Quindi, una volta compreso il ruolo fondamentale che ognuno di noi ha in prima persona, una volta Illuminato, al fine di
liberare gli esseri dalla sofferenza e donare loro la felicità, nasce
l’esigenza di creare questa motivazione. Essa, sempre secondo
il buddhismo, è sostenuta e coltivata dalla pratica delle sei perfezioni: generosità, moralità, pazienza, sforzo entusiastico, concentrazione e saggezza.
Una descrizione dettagliata del cammino buddhista richiederebbe un maggiore approfondimento ma, come dice spesso il Dalai Lama: «la sua essenza consiste nell’essere il più possibile di beneficio
per tutti gli esseri viventi o almeno, se non si può essere loro di beneficio, di non danneggiarli».
In questo senso sono sicura che imparare a pensare in modo
nuovo e positivo, scoprendo il nostro inconscio e la parte più nascosta del nostro io, andando alla radice delle nostre paure e superandole, in altri termini divenendo Consapevoli e Illuminati, costituisca indubbiamente un’esperienza che non può essere spiegata
a parole, unica e soggettiva.
Esistono tre modi per imparare la saggezza:
primo, con la riflessione, che è il metodo più nobile;
secondo, con l’imitazione, che è il metodo più facile;
terzo, con l’esperienza, che è il metodo più amaro.
(Confucio)
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