assurdinuyasha - Il Bazar di Mari

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assurdinuyasha - Il Bazar di Mari
FANFICTION su INUYASHA
ASSURDINUYASHA
14 capitoli (conclusa)
Note: NC-18 - Lime
Autrice: Delia (indirizzo mail: [email protected])
ATTENZIONE: questa fanfiction tratta argomenti riservati ad un pubblico adulto. Se continui a leggere,
ti prendi la responsabilità di dichiararti con più di 18 anni.
- I personaggi di questa fanfiction sono tutti maggiorenni, e in ogni modo si tratta di un’opera di finzione
che non trova alcun riscontro nella realtà. -
Salve a tutti!
Questa è la mia prima fan fiction su Inuyasha e spero vivamente che vi piaccia!
Voglio solo precisarvi una cosa molto importante: nella mia storia Kagome non ha più 15 anni, bensì 18 perché certi contenuti
la sua età non era proprio adatta! Comunque non cambia quasi nulla, è solo impegnata con gli esami d’ammissione all’università
invece che alle superiori ^_^
Buona lettura (e non vi spaventate se i primi capitoli sono un po’ noiosi, la storia ci mette un pochino per poter ingranare)!
Prologo
1.
“NON È POSSIBILEEEEEEEEEEEE!!!”
Era una mattina calda e serena fino a quando le urla di Kagome non hanno rotto quella piacevole
sensazione di pace.
La studentessa ha in mano un libro di matematica e piange dalla disperazione, in quanto non riesce a
capirci niente di questa materia.
È seduta su un tronco d’albero, accanto a lei Miroku e Inuyasha poco distante accucciato sull’erba.
“Adesso basta! Cominci davvero ad esasperarmi!” urla il mezzo-demone irritato, causando una violenta
reazione di Kagome che lo prende per i vestiti.
“E secondo te di chi è la colpa, brutto cafone egoista?! Mi costringi a stare qui nonostante i miei impegni
scolastici, non mi fai stare al passo con lo studio e ti lamenti anche?!”
Il monaco si mette una mano tra i capelli. Sa già come andrà a finire.
Infatti Inuyasha risponde con un secco “Sì.” beccandosi poi un sonoro ceffone da parte della fanciulla,
che se ne va immediatamente nella sua epoca.
Anche Sango e Shippo arrivano, attirati dalle urla di Kagome.
Tutti si mettono a sgridare il mezzo-demone, Sango in particolare perché nota un bernoccolo sulla testa
del povero Miroku.
“Vuoi che faccia qualcosa per te?” chiede la sterminatrice.
“Beh…” mettendosi una mano sul petto e chiudendo poeticamente gli occhi “La cura migliore sarebbe
vedere il tuo BELLISSIMO corpo SENZA VESTITI…”
Questa uscita provoca le ire di Sango che senza pensarci due volte, picchia Miroku proprio sulla zucca.
Il piccolo demone volpe poi chiede di Kagome e al quel punto Inuyasha lo zittisce: quel nome ora è un
tabù.
Dall’altra parte del pozzo, Kagome è finalmente ritornata a scuola.
Yuka, Eri e Ayumi come al solito sono a dir poco sconcertate da quello che riferisce loro Kagome sui
comportamenti di Inuyasha.
Sta di fatto che è tardi e le nostre studentesse devono sbrigarsi ad entrare in classe.
Durante la giornata Kagome ripensa alla sua condizione di pendolare tra presente e passato.
Inuyasha…
A te non importa nulla della mia vita qui.
Non sai quanto è faticosa.
Vorrei solo… fartelo capire.
Sono le 22.10.
Kagome è seduta in cucina e sorseggia una tazza di cioccolata calda. Indossa un accappatoio.
Al tavolo arriva anche la sua mamma e le due cominciano a parlare della scuola.
La ragazza è preoccupata per gli esami di ammissione all’università che si terranno tra due mesi, ma la
madre la tranquillizza.
La mattina dopo la studentessa torna di nuovo a scuola, ha il compito di giapponese.
Nel frattempo, con gesti furtivi Inuyasha va nella sua cameretta ma vi trova Sota.
Il ragazzino ha un po’ di raffreddore e convince Inuyasha a star lì per fargli compagnia.
Durante l’ora di educazione fisica, Kagome sfoga la sua rabbia correndo come una pazza e infatti le sue
amiche se ne accorgono.
Dopo aver fatto la doccia, Ayumi le consiglia di cedere.
“Non è che tu debba calpestare il tuo orgoglio, devi solo dimostrarti più matura.” conclude.
Poi lunghe riflessioni.
In un fast-food si fa vivo Hojo, che si offre di dare una mano alla ragazza per quanto riguarda la
matematica.
“Ti ringrazio, ma non credo che sarebbe una buona idea… finirei per rallentarti ed è l’ultima cosa che
voglio.”
Il ragazzo prende atto della sua decisione, ma rammenta a Kagome la sua disponibilità.
Il sole sta per tramontare.
Sango guarda nel pozzo per vedere se Inuyasha torna.
Improvvisamente si alza un vento gelido e il monaco si offre di riscaldarla.
La sterminatrice declina subito, non vuole che le mani morte del monaco rovinino l’atmosfera… tuttavia
Miroku la abbraccia ugualmente: pare avere intenzioni serie.
“Lo so di comportarmi in modo scorretto con te, so che ti faccio sempre arrabbiare o preoccupare. Però
Sango… questo per me è solo un modo per vincere l’ansia che mi soffoca.
Io non voglio morire e non voglio legarti a me adesso.”
Il monaco accarezza dolcemente la guancia sinistra dell’incredula Sango.
“Vorrei essere un uomo come tutti gli altri e donarti una vita normale, senza sangue né violenze.
Queste parole probabilmente per te non avranno alcuno senso… lo so, hai mille motivi per non fidarti di
me.
Vorrei tanto trovare un modo per non ferire più il tuo cuore già straziato, ma non ce la faccio.
Anche se sono un morto che cammina, io non mi arrendo al mio destino.
Non voglio finire come mio nonno e mio padre.
Sango io te lo giuro, riuscirò a mantenere quella promessa…” detto questo porta le sue labbra vicino alla
fronte della sterminatrice, che chiude gli occhi incantata.
“…quando questo maledetto vortice sarà estinto, io farò di te la mia sposa.”
Il momento è magico, sembra che finalmente tra i due ci possa essere uno sviluppo roseo e invece… arriva
quel guastafeste di Inuyasha… e quando di prova a parlare nuovamente di Kagome il mezzo-demone mostra
nuovi scoppi d’ira.
Ormai sta per calare la sera.
Il mezzo-demone è seduto a terra e sbuffa di noia.
Egli non sopporta le prediche dei suoi amici.
Poi un odore dolcissimo e un bacino sulla fronte: Kagome è arrivata alle sue spalle.
Non è più arrabbiata ma Inuyasha è restio a fidarsi di lei.
Un abbraccio.
“Non litighiamo più, Inuyasha… Mi sento così male quando succede!”
Devo averti ferita molto… e nonostante tutto, tu torni sempre da me…
Con quel dolce sorriso, con quell’aria da bambina…
Poi il ragazzo ricambia l’abbraccio dicendo “Va bene. Te lo prometto.”
***
Kagura scende con circospezione le scale della cantina del castello.
Naraku è a torso nudo e dalla sua mano destra sgorga del sangue.
La visione è alquanto disgustosa: dal sangue si formano lentamente dei nuovi mostri.
“Stai per riassemblare il tuo corpo?”
“No, il mio corpo funziona bene. Questi mostri mi servono solo come diversivo.” Il demone ora lecca la
ferita affinché si cicatrizzi.
Guardando la sua schiena, Kagura nota che la cicatrice a forma di ragno è ritornata dov’era.
Era da quando Naraku aveva rigettato il suo cuore umano che era sparita e ora è di nuovo lì.
“Kagura, devi rintracciare il giovane capo della tribù Yoro e strappargli i frammenti che ha nelle gambe.
Non ammetto fallimenti.”
Il tono perentorio del suo padrone non le lascia scampo e così la Signora del Vento si dirige verso la sua
destinazione.
Dalla sua camera da letto, Naraku percepisce la presenza di qualcuno e cambia i suoi abiti chiari con quelli
scuri che di solito usa per uscire.
“Sommo Naraku… volevo informarvi che Kohaku il traditore sta per raggiungere la sorella.” dice Kanna.
Con un ghigno il demone proferisce “Era prevedibile. Mi farà risparmiare tempo prezioso.”
***
“Ehilà! È da un bel pezzo che non ci si vede, Koga!”
“KAGURA, BRUTTA STREGA! CHE DIAVOLO SEI VENUTA A FARE?!” impreca veemente il
giovane demone lupo.
Le intenzioni della donna sono palesi e i due ingaggiano immediatamente la lotta.
Il demone-donna non può sbagliare, il suo cuore si trova sempre nelle mani del suo padrone.
***
“Salve Naraku.”
La sacerdotessa Kikyo entra nel cortile del castello.
“A quanto pare sapevi che sarei venuta.”
Il demone si avvicina alla donna.
“Infatti. Come mai sei venuta nella mia umile dimora?”
Il vento fa ondeggiare i suoi capelli corvini che sembrano accarezzare leggermente il viso della miko.
“Il tuo cuore è rientrato nel tuo corpo, non è così? Per un attimo sono riuscita a percepire quel neonato e
guarda caso, si dirigeva proprio verso la tua umile dimora…”
“Diretta e piacevolmente sarcastica come al solito… mpf!”
“E allora?” Lo sguardo della miko non ammette alcun preambolo.
“Sì.” ammette Naraku portandosi la mano destra all’altezza del cuore. “È proprio come dici tu. Il cuore di
Onigumo è di nuovo dentro di me. Senti come batte nel mio petto.”
Tump. Tump. Tump.
***
Il giovane Koga riesce ad evitare egregiamente le lame di vento di Kagura.
Che strano… mi sembra più motivata del solito! Naraku le avrà dato una bella strigliata?
Per riflettere su questo particolare però, il demone lupo si distrae e finisce intrappolato nel tornado della
“Danza del drago serpente” dell’emanazione di Naraku.
Non ci mette molto a liberarsi.
Il suo corpo è coperto da molti tagli, ma mentre è in aria la donna sfrutta l’occasione per sferrargli il colpo
finale: due delle sue potenti lame feriscono Koga alle gambe facendo venir fuori i frammenti.
Senza troppe cerimonie la donna prende ciò che ha conquistato e sparisce nel nulla.
Il giovane demone lupo intuisce dal modo repentino di combattere della sua avversaria che forse Naraku
potrebbe attaccare Inuyasha e gli altri addirittura di persona.
Devo sbrigarmi ad avvertirli!
***
“Che hai? Sembra che tu non voglia credere alle tue stesse congetture!”
In effetti il viso della sacerdotessa mostra un’evidente stupore.
“In passato, quando eravamo sul monte Hakurei, mi facesti notare che quella mia “nuova forma” era solo
apparenza e devo ammettere che avevi ragione come sempre.
Dopo molti cambiamenti e un’ulteriore fortificazione del mio corpo, ho deciso di ritornare come prima.”
“Non farmi ridere.
Tu non ritornerai mai quello di prima e lo sai perché? Perché quella ragazzina distrusse il tuo corpo con
una freccia Hama.
Non puoi aver dimenticato un fatto di così notevole importanza, Naraku.
Tu non sei più lo stesso demone che 50 anni fa mi tolse la vita anzi, percepisco dentro di te un gran
cambiamento che riguarda non il tuo corpo ma il tuo animo.”
La sacerdotessa stende la sua mano sinistra verso di lui, come se volesse sondare ogni recesso della sua
essenza.
“Sembra… che tu abbia accettato quel cuore umano.”
“Non è proprio così, diciamo che non ho più bisogno di smontare il mio corpo per renderlo più forte.
Pare che si sia finalmente stabilizzato con il mio cuore.”
“E cosa ti sta dicendo il tuo cuore in questo momento?”
Il demone allunga la sua mano destra in direzione di quella della donna e la intreccia, lasciando Kikyo
esterrefatta.
“Sei mia.
Sei mia.
Sei mia.
Ormai dovresti saperlo che il mio cuore si è fermato al giorno che ti ho dato la morte.
Ti desideravo al tal punto da vendere l’anima ai demoni.
Mi sembri turbata… Onigumo desiderava vederti con questa espressione.”
Kikyo stringe con forza il suo arco, mentre Naraku le prende il mento con la mano destra.
“Da quei ormai lontani 50 anni la tua indole è mutata, mentre il tuo aspetto non è affatto cambiato… sei
sempre bella, esattamente come quando ti vidi per la prima volta come essere umano.”
La donna, molto infastidita da quello strano atteggiamento, si allontana da Naraku puntandogli contro
l’arco.
Questo trambusto fa sì che il suo motoyui cada per terra lasciandole sciolti i lunghi capelli.
Mentre si dirige all’esterno del cortile del castello, Naraku prende quel nastro e se lo lega al polso.
Anche lui deve uscire e per un po’ fa la stessa strada della miko.
“Tienilo bene a mente, Kikyo: io non sono più quel ladruncolo da strapazzo, io sono Naraku e anche se ho
rinchiuso Onigumo nei meandri della mia coscienza per evitare che m’infastidisse, tutt’ora convivo con i
suoi insani sentimenti e desideri per te.
Credo che non ci sia bisogno di spiegarti cosa significa tutto questo, giusto?
Questi sentimenti sono ormai miei.”
“Addio.” proferisce la donna, cambiando strada.
Niente da dire raga…
Solo una noticina: il MOTOYUI è il nastro per capelli.
Vi prego commentate!
Il villaggio
2.
La mattina dopo Kagome, seguita dall’anziana Kaede, si sta allenando a sfruttare al meglio i suoi poteri.
Ad un certo punto riesce anche a levitare a mezz’aria.
Tutti assistono a quello spettacolo mentre Inuyasha puntualizza in perché di questo allenamento.
“A quanto pare ha chiesto alla vecchia qualche diritta.
Uno di questi giorni si è lamentata con me dicendo che per lei usare arco e frecce è una grossa limitazione.
Vorrei ben vedere: bisogna sempre stare attenti a non rimanere a corto di frecce e poi… non dobbiamo
dimenticare che ha un forte potere spirituale che va sfruttato.”
Kagome torna a terra.
Il suo sguardo concentrato si fissa su un tronco di un albero poco distante, alza l’indice e incredibilmente
riesce a spezzare in due quel fusto di legno.
Miroku e Inuyasha, come gli altri, sono esterrefatti.
Tuttavia, il pozzo mangia-ossa reagisce ai suoi poteri e dopo aver mostrato una potente colonna di luce
attira Kagome.
I nostri non si preoccupano più di tanto: il massimo che può succederle è di ritornare nell’epoca moderna.
Avvertendo un odore di sangue conosciuto, Inuyasha viene percorso da un brivido freddo.
È l’odore del sangue di Koga.
***
Che strano… uscita dal pozzo non sono tornata a casa come sempre.
Kagome si guarda intorno e in quel paesaggio riconosce il bosco di Inuyasha.
Vorrei sapere perché quei villani se ne sono andati via….
Quando li trovo, mi sentono!
“Cerchi qualcuno?”
Una voce dolce e matura ma inconfondibile.
La ragazza si volta e alle sue spalle appare una donna molto bella: lunghi capelli neri raccolti in una
treccia che cade morbidamente sulla spalla destra, kimono dagli sgargianti colori e portamento posato.
Quella donna con un filo di rossetto rosso sulle labbra ha un viso a lei troppo famigliare, la ragazza non
può credere ai suoi occhi: è la sé stessa del futuro!
La donna comincia a parlarle, ma tanto è lo stupore che la giovane non riesce a capire una sola parola.
Improvvisamente si sente tirare la gonna della sua uniforme scolastica: una piccola mano con degli artigli
e due bellissimi occhi dorati.
Un mezzo-demone dai bellissimi capelli color turchese.
“Madre! Madre!” Il bimbo è un po’ spaesato: si chiede come mai ci siano due mamme.
La donna si avvicina al piccolo angioletto.
“Ti starai chiedendo <chi è questo bambino?> non è così? Le sue fattezze non possono di certo dirsi
umane, ma questo bimbo è mio figlio…
L’ho avuto 26 mesi fa ed è tutta la mia vita.”
Kagome chiede istintivamente alla donna l’identità del padre, non ottenendo risposta.
Dai felici occhi della donna traspare un velo di sofferenza che fa riflettere la fanciulla…
“Kagome, non posso dirti molto anche perché sconvolgerei ancora di più il corso del tuo destino, però…
voglio metterti in guardia: stai attenta a Naraku.”
La fanciulla però non ha il tempo di chiederle nient’altro perché la donna la rispedisce nel pozzo.
***
Koga è seduto su di una roccia. Dietro di lui c’è Inuyasha, in piedi.
Come al solito il mezzo-demone è abbastanza irritato dalla presenza del giovane capo degli Yoro, ma
questo a lui non sembra importargliene molto…
È ricoperto di bende in buona parte del corpo: un ottimo lavoro svolto dalla sterminatrice.
“Come hai fatto a farti battere da quella lì?!!”
“Senti pivello, prima cosa non mi è piaciuto e seconda cosa non sono venuto qui per farmi insultare da
uno come te, ma per avvertirti quindi cerca di stare zitto! Vuoi sapere cosa ho da dirti o no?!”
“E va bene!”
“Si tratta del piccolo sterminatore: Kagura potrebbe attaccarlo per prendergli il frammento proprio come
ha fatto con me, ed è un guaio.
Era strana, molto più motivata del solito.
Mi vien da pensare che Naraku l’abbia in qualche modo punita… forse potrebbe venire lui di persona.”
Quest’affermazione getta nuovamente Sango nella più profonda preoccupazione.
Nel frattempo ritorna Kagome, che ovviamente vedendo Koga ferito si mostra più premurosa del solito,
ma… la gelosia di Inuyasha è sempre in agguato!
“Dov’eri andata a finire?” i suoi occhi sono furenti.
“Uffa Inuyasha! Piantala di fare il geloso! Comunque se proprio vuoi saperlo sono finita nel futuro e ho
visto mio figlio!”
Figlio… figlio… figlio… figlio…
Questa parola magica accende la fervida immaginazione dei due contendenti…
“Poverino! Chissà quante idee ti sarai messo in testa!”
“Parli proprio tu che tieni il piede in due scarpe!”
I due vengono completamente ignorati dai presenti. Finalmente arrivano anche Ginta e Hakkaku ed è
giunta l’ora di andare via per il demone lupo, ma prima di dileguarsi Koga prende tra le sue mani quelle di
Kagome dicendo: “Kagome, tesoro mio mi dispiace lasciarti con quel bifolco, fosse stato per me l’avrei
fatto subito quel bambino con te.”
“ALLORA?! TE NE VAI SI O NO?!!” impreca Inuyasha.
“Arrivederci!”
Poche ore più tardi Inuyasha e Kagome si trovano da soli, seduti sull’erba fresca.
Inaspettatamente Inuyasha fa una domandina un po’ strana alla ragazza: “Quel bambino… assomigliava
almeno un pochino a me? Voglio dire… e se fosse davvero mio figlio?” il mezzo-demone è
imbarazzatissimo.
Kagome, sentite queste parole dolcissime depone un altrettanto dolce bacio sulla guancia di Inuyasha.
“Lasciamo che il corso degli eventi segua la sua corrente, non ti pare? “
Inuyasha rimane incantato dalla figura inaspettatamente matura che Kagome gli ha mostrato in quel
frangente, tuttavia quel bellissimo momento era destinato a finire prima o poi.
Dagli occhi della studentessa si riflette la figura di Kohaku: il giovane sterminatore ha uno sguardo molto
triste e comincia a piangere non appena la sorella si avvicina.
“Non ti avvicinare, te ne prego… è meglio se stai alla larga da me.
Presto verranno a prendermi il frammento e con esso la mia vita.
Non voglio che tu assista alla mia morte, perciò Sango… io sono qui per dirti addio.”
Queste sue parole non lasciano scampo, ma la sterminatrice non demorde e chinandosi verso di lui
poggiando le mani sui suoi avambracci esclama:
“MA QUALE ADDIO! Pensi davvero che io possa farmi spaventare dalle intenzioni di Naraku?!!”
“Ti prego sorellina, non illuderti… io non posso rimanere al tuo fianco.
Le mie mani sporche del sangue di papà e dei nostri compagni, tu non riuscirai mai a guardarle.
Sono solo un burattino a cui tra poco verrà reciso il filo della vita, non sono più il tuo dolce fratellino!”
“Non dire sciocchezze, Kohaku.
Nulla potrà cambiare che sei mio fratello. Se come me provi rabbia per tutto ciò che ci ha fatto, uccidi
Naraku insieme a me!”
“Che scenetta commovente. Quasi quasi mi vien da piangere.”
Naraku.
I segni di nervosismo che Inuyasha mostrava pochi minuti prima erano a causa del suo arrivo.
Kagome si rende conto immediatamente del cambiamento esteriore del nemico: ha sciolto la
trasformazione che ebbe luogo sul monte Hakurei.
Tuttavia, anche se il suo aspetto fisico è quello di una volta la sua aura demoniaca non è neanche
lontanamente paragonabile a prima.
Sango si pone immediatamente davanti al fratello e si scaglia con coraggio contro il nemico usando il
falcetto occultato dalla sua tuta da sterminatrice, mentre Naraku con grande sorpresa di Inuyasha, grazie ai
suoi poteri sfila Tessaiga dal suo fodero e ad impugnarla.
Nel suo corpo c’è sempre qualcosa di umano ed è per questo che riesce ad eludere la barriera della spada.
Ma anche se il suo cuore è umano, una semplice donna umana come Sango non potrebbe mai avere la
meglio su quel mostro di potenza e infatti in pochi secondi la sterminatrice si ritrova con tutti i vestiti laceri.
Ad occupare Inuyasha e Miroku arrivano i demoni che Naraku aveva creato il giorno prima con il suo
sangue e dopo tanto tempo il mezzo-demone prova di nuovo la gioia di usare il suo Sankon Tesso.
I brandelli dei corpi dei demoni poi vengono aspirati con grande maestria da Miroku, ma c’è qualcosa che
non va: dopo pochi secondi il monaco è a terra, infatti nei demoni aspirati c’erano gli odiatissimi
Saimiyosho di Naraku.
“Ehi tu! Non crederai davvero che ti lasceremo fare i tuoi comodi! Non ti conviene sottovalutarci,
bastardo!” esclama furente Inuyasha mentre impugna il fodero della sua spada “E ora ridammi la mia
Tessaiga!”.
Mentre Kagome porta via Miroku, improvvisamente Kohaku chiede alla sorella di fermarsi.
Sì io… comprendo bene i sentimenti del ragazzino, tuttavia adesso ciò che voglio sapere è per quale
stramaledetto motivo sento provenire l’odore di Kikyo dal corpo di Naraku!
Inuyasha assume uno sguardo torvo e per un attimo segue con gli occhi Kagome che nel frattempo sta
dando una medicina a Miroku.
Poi Kohaku e Sango vanno a sbattere sul tronco di un albero dopo un duro colpo inferto loro dal nemico.
Ci vuole un po’ perché si possano riprendere.
“La vostra ostinazione è davvero insopportabile. Comincio a perdere la pazienza.” esclama Naraku con il
viso rabbuiato. “Anche se ho di nuovo un aspetto più umano che demoniaco non vuol dire che permetto alla
vostra assurda presunzione di sottovalutarmi.”
Un debole venticello comincia a scuotere le fronde, che cadono vicino ai piedi del mezzo-demone che
continua ad impugnare Tessaiga, ma senza intenzioni bellicose.
“Ehi Naraku! Toglimi solo una curiosità!
PERCHÉ SUL TUO POLSO DESTRO È LEGATO IL MOTOYUI DI KIKYO?!! SPIEGAMELO!”
Nel sentire queste parole, Naraku si avvicina al giovane e con tono spavaldo dice:
“Cos’è che dovrei spiegarti? Non mi pare che quella donna sia di tua proprietà, quindi… Qual è il
problema?
Ma se proprio vuoi saperlo lei l’ha perso a casa mia e io, che amo la pulizia, l’ho semplicemente raccolto
da terra.” il tono giocondo del demone provoca uno scoppio d’ira in Inuyasha, che comincia a colpirlo a
caso con la sua spada.
“CHE FAI, MI PRENDI PER IL CULO?! E poi che ci faceva lei a casa tua?!”
Ma Naraku non risponde e continua a schivare distrattamente i fendenti.
Alla scenetta assistono tutti gli altri: sono ammutoliti…
Dopo un po’ e con gran fatica Sango si riprende e ordina ad Inuyasha di non impicciarsi.
“QUESTA È LA MIA BATTAGLIA, MIA E DI KOHAKU.
NON PERMETTO A NESSUNO DI VOI D’IMMISCHIARSI NEI MIEI AFFARI!
KOHAKU VIVRÀ ANCORA PER MOLTISSIMI ANNI E QUESTO ACCADRÀ SOLO PER MERITO
DEI MIEI SFORZI, AVETE CAPITO?!!”
Il mezzo-demone non riesce a reagire perché capisce cosa prova la sterminatrice ma al contempo non
condivide tutto questo affetto per un fratello.
Lui, che sembra non avere per nulla un fratello maggiore.
“Io non permetterò che ti portino via da me!” afferma tra le lacrime Sango, prendendo tra le mani il
piccolo viso del fratellino. “Devi essere forte, combattere! Aggrappati alla tua vita!
Se ti arrendi ora… nulla avrà più senso, lo capisci?!”
Queste parole fanno piangere il giovane, che finalmente ricambia l’abbraccio della sorella.
Ma, ancora tra le lacrime, quella sorella si allontana e sferra un poderoso calcio contro Naraku.
Guardando la figura elegante di Sango volteggiare nell’aria alla disperata ricerca di un modo per atterrare
Naraku, Kohaku viene scosso da mille pensieri…
Sorella mia…
Quand’è stata l’ultima volta che hai riso di cuore?
Vorrei tanto chiedertelo perché sai… io non lo ricordo.
Tutte le lacrime che hai versato per me hanno cancellato quel bel sorriso dal tuo volto.
Sai, Sango…
Io ho sempre provato tanta stima verso di te, eri così forte che la tua luce mi abbagliava, eri il mio punto
di riferimento e io…
Io volevo diventare come te e imparare, almeno per una volta, a proteggerti.
Sì… a proteggerti…
La giovane viene completamente messa al tappeto e questa visione provoca in Miroku una reazione
pericolosa per uno che è stato appena avvelenato.
“Ora basta! Toccala ancora e ti farò passare un brutto quarto d’ora!”
“Sei pazzo?! Spostati da lì, il veleno degli insetti è ancora in circolo!” gli urla dietro Kagome, ma
improvvisamente la fanciulla ha un lieve malore.
Problemi di tutte le donne.
Ma Inuyasha solo dopo un po’ capisce di che si tratta e decide di portare al sicuro la ragazza.
“Siete solo un branco di codardi capaci solo di fare la voce grossa quando in realtà sapete di non valere
nulla”
Naraku solleva a mezz’aria il povero monaco, stritolando la sua mano destra.
“E tu bonzo… che cosa speravi di fare con quel vortice che io stesso ti ho donato?” e detto questo
infierisce il colpo di grazia al ragazzo, che in men che non si dica finisce a terra.
Tutto ciò causa una forte reazione in Sango, che nuovamente si getta all’attacco ma trovandosi
completamente sbilanciata non ha più modo di evitare un aculeo che il nemico ha appena fatto apparire dalla
sua mano destra.
Poi un grido e un orribile rumore di un qualcosa che si rompe.
Kohaku si è messo in mezzo, ora ha finalmente protetto la sorella.
Il giovane cade pesantemente sulla ragazza, mentre Inuyasha lancia un Kaze no Kizu contro il nemico.
Seduti sull’erba Sango e Kohaku si parlano.
Il ragazzino vuole dirle quello che non le ha mai confessato, mentre la sterminatrice piange della
consapevolezza che forse il suo fratellino questa volta non ce la farà.
“Io sono contento, davvero… finalmente ho potuto riscattarmi da tutte le umiliazioni subite a causa della
schiavitù… finalmente sono orgoglioso di me stesso, di averti difesa…
Tu sei sempre stata come una stella per me, il mio fulgido punto di riferimento…
Il tuo talento e il tuo coraggio a volte mi facevano sentire inadeguato, ma mai… mai ho provato invidia
nei tuoi confronti.
Devi credermi.”
La sterminatrice abbraccia più forte il piccolo Kohaku.
“Non ho rimpianti, spero che nel posto in cui andrò potrò chiedere scusa a papà e ai nostri compagni…
Ti voglio… ti voglio ben-…”
La sua voce viene interrotta.
Sfuggendo agli attacchi di Inuyasha Naraku si è avvicinato ai due fratelli e senza pensarci due volte ha
estratto il frammento dalla schiena di Kohaku.
Poi si allontana e va via, lasciando Sango tra le lacrime.
Ora Naraku ha quasi tutta la Sfera. L’unico frammento che gli manca è quello che possiede Kikyo.
***
Arriva il momento dell’ultimo saluto a Kohaku e Sango preferisce che sia solo Miroku ad accompagnarla
al villaggio degli sterminatori, lì infatti dopo aver riposto il corpo del fratello nella loro casa, brucia tutto il
villaggio.
“Mi dispiace immensamente per lei.
Avrei voluto dirle qualche parola di conforto, ma non ci sono riuscita.”
“È stato meglio così. In questi casi non si trovano mai le parole adatte.
Guarda… questa è la sua risposta.”
In lontananza Kagome e Inuyasha da sopra un albero vedono il fumo nero.
“Io lo sapevo benissimo che un giorno non molto lontano lui se ne sarebbe andato per sempre, ma ho
continuato ad illudermi che la storia del frammento nella sua schiena fosse tutta una farsa e che lui sarebbe
tornato da me…
Che stupida…”
“E perché? A mio avviso la speranza non è una cosa stupida.” esclama il giovane monaco.
“Non posso di certo lamentarmi… fortunatamente prima di morire mi ha riconosciuta.
Questo mi dà un enorme conforto…” ma la voce della fanciulla è spezzata dal pianto.
“Se ora vuoi rendere onore alla sua morte non piangere più…
E se vuoi, mostra a me le tue ultime lacrime.”
Così la donna si volta verso Miroku e si appoggia sul suo petto.
“Io ho voluto bruciare tutto per allontanare dal mio cuore il mio passato, ma non ci riesco! NON CI
RIESCO!”
Il giovane ricambia l’abbraccio della fanciulla dicendo: “Lo so… quel bastardo pagherà a caro prezzo il
fatto di averti fatta piangere.
Te lo giuro…”
Detto questo si china per baciare la fronte della ragazza.
Prima che i due vadano via, Sango guarda per l’ultima volta il rogo e vede un’immagine felice del
fratellino.
Kohaku…
Farò in modo che il tuo sacrificio non sia vanificato.
Poi versa ancora una lacrima e chiudendo gli occhi pronuncia:
“Anch’io ti voglio bene.”
Grazie a tutti voi che seguite questa pazza storia!
Noticina: Bokuseno è l'albero di magnolia a cui una volta Sesshomaru si rivolse per chiedere delle informazioni!
I love you!
Un luogo pericoloso
3.
È notte.
La luna è quasi piena e il cielo limpido.
Tutto sembra esser calmo e invece i cuori dei nostri eroi sono tutti sconvolti dai recenti avvenimenti.
Sango è stesa sotto le coltri mentre Inuyasha, Kagome, Miroku e Shippo sono seduti sulle scale del tempio
del villaggio di Musashi.
“Ragazzi, io vado a raccogliere qualche erba calmante.
Sono sicura che Sango non riesce a dormire e invece… è proprio un buon riposo di cui ha bisogno,
altrimenti i suoi nervi andranno a pezzi.” dice la studentessa.
Inuyasha appare un po’ contrariato: del resto è notte e non è molto saggio lasciar andare Kagome da sola
nei boschi.
Tuttavia il mezzo-demone, notando la forte determinazione della ragazza ad assolvere da sola al suo
compito portandosi dietro arco e frecce, non replica e così la ragazza s’incammina ma non prima di aver
detto a Inuyasha di controllare la mano di Miroku e di fasciargliela.
***
“MOCCIOSETTA!
Voi umani siete così fragili!” esclama spazientito Jaken.
Rin è stesa per terra, la schiena poggia sul tronco di un albero.
Sesshomaru guarda lontano come al solito.
“C’era da immaginarselo che prima o poi ci avrebbe propinato una seccatura come questa!”
La seccatura sarebbe un bel febbrone da cavallo….
Percependo un rumore sospetto, Sesshomaru improvvisamente fa un lungo balzo sparendo tra gli alberi
ma è costretto a fermarsi immediatamente perché sulla sua gola è puntata l’estremità di una freccia di
Kagome.
Il demone è evidentemente sorpreso dalla prontezza della giovane e la sua mano rimane sospesa in aria
con gli artigli pronti a colpirla.
Non c’è alcun bisogno di ucciderla.
La ragazza, che fino a poco tempo prima era stata costretta a stendere al massimo le braccia per poter
puntare al meglio la sua arma contro quell’uomo così alto, ora abbassa l’arco non appena si accorge che il
suo aggressore è Sesshomaru.
“Tu…” si limita a dire l’uomo.
Ha di nuovo il braccio sinistro… per non parlare della Tokijin che era andata in frantumi…
Infatti la spada è di nuovo al fianco sinistro del bellissimo demone.
“Abbassa la mano, per favore.” chiede la fanciulla “Non sono qui con intenzioni bellicose.”
Il demone decide di fare come gli ha detto la giovane, mormorando qualcosa di incomprensibile.
“Mmh…”
Rin si lamenta.
Kagome, attirata dalla piccola, si precipita da lei per constatare che effettivamente ha la febbre molto alta.
Né Jaken né Sesshomaru sanno cosa fare per porvi rimedio.
“Mi chiedevo se posso avere il permesso…” lo sguardo interrogativo di Kagome fa trasparire un certo
timore per il fratello maggiore di Inuyasha, che la guarda con sospetto.
Dopo pochi istanti Sesshomaru chiude gli occhi con assenso e la giovane, mostrando un timido sorriso alla
bambina pronuncia un dolcissimo “Ci penso io.”
Il demone riapre gli occhi e osserva tutto quello che fa la studentessa: un preparato di erbe medicinali,
l’acqua fresca sulla fronte… tutto.
“Grazie Kagome…” esclama la piccola.
“E di cosa?”
Rin si addormenta sotto le premure di Kagome.
“Ascoltami… dovresti portarla in un luogo riparato. Il vento è molto freddo stasera.” la ragazza proferisce
il tutto evitando di guardare in faccia il demone.
Mette soggezione.
“Sono in debito con te.” afferma con tono sicuro Sesshomaru.
“Invece l’ho saldato io!” risponde la ragazza con un tono più alto del solito “Tu mi salvasti dalle grinfie di
uno dei Shichinintai!”
“Quella era una situazione particolare e lo uccisi non per salvare te, perciò mi sento ancora in debito.”
Detto questo in demone prende in braccio la bambina.
“Direi che questo è un tuo problema.” esclama coraggiosamente la ragazza “Comunque se davvero vuoi
saldare il tuo debito prova a comportarti meglio con Inuyasha.”
I suoi occhi ora guardano in faccia Sesshomaru.
“Questo non accadrà mai.”
Al suono di queste dure ma divertenti parole la ragazza si lascia scappare una risatina e si allontana,
lasciando il demone interdetto.
***
È mattina.
Dopo aver portato le erbe calmanti a Sango, Kagome è ritornata nella sua epoca.
La sterminatrice esce di buon ora e si siede su un prato, guardando con sguardo assente il panorama.
Shippo invece non fa che fissare il pozzo mangia-ossa in attesa del momento in cui Kagome lo
riattraverserà.
Davanti al fiume che scorre vicino alle scale del tempio, Inuyasha e Miroku cominciano a discutere
animatamente.
Il monaco è seduto per terra mentre il mezzo-demone è in piedi, sbilanciato verso l’amico.
“Certo che sei un bel tipo tu!
Fai tanto il dongiovanni, ma quando si tratta di lei ti manca proprio la spina dorsale!”
“Ma senti chi parla!
E comunque la fai facile tu… come faccio a parlare con una donna che mi evita?”
Il monaco non sa che pesci prendere.
“MA SEI SCEMO?!! MICA TI STA EVITANDO!!
Evidentemente vuole restare da sola!
Tsk, mi accusate sempre per la mia immaturità e mancanza di tatto e poi non sapete che fare in questi casi!
VA’ DA LEI!”
Miroku pensa un po’ alle parole aggressive ma vere dell’amico.
“Sei ancora qui?!” esclama irritato Inuyasha.
***
Kagome è stesa nel suo letto.
Ha appena finito di pranzare e non è andata a scuola in quanto non c’era lezione.
Indossa un paio di vecchi jeans e una felpa nera con dei risvolti fucsia; i suoi lunghi capelli sono raccolti
in una treccia lenta.
Le sue dita nascondono la bocca.
Guardando il soffitto con uno sguardo intenso ripensa alla morte di Kohaku.
Se fosse stato Sota a morire… forse non mi sarei limitata a piangere e avrei cercato di ottenere vendetta
cercando di uccidere Naraku.
Naraku…
Ogni volta che penso a quel bastardo nel mio cuore non fanno altro che crearsi cattivi pensieri!
Irritata da tutto questo la ragazza esce fuori dal letto e si avvicina alla finestra, lasciando che il vento le
scompigli un po’ i capelli.
Il suo sguardo cade su una foto che ha sul comodino e la prende tra le mani.
La sua famiglia.
Un uomo mai visto.
Portandosi al petto il quadretto pronuncia una frase molto strana.
“Sarà poi vero che… il dolore fortifica il cuore delle persone?”
Eppure io…
Passa una mezz’ora e la ragazza si cambia ascoltando musica.
Ora indossa un completino con i vari toni del viola.
Arrivato il tramonto si prepara per uscire, ma la madre le rammenta di non stare via per molto tempo in
quanto tra 3 settimane cominciano gli esami d’ammissione all’università.
Non sono per niente uno scherzo e Kagome questo lo sa bene.
***
Il cielo è diventato del colore del sangue.
Sembra avvolgere dentro di sé le figure di Kagome e Sango.
Sì.
La ragazza ha facilmente trovato il “nascondiglio” della sterminatrice.
“Avevo immaginato che tu fossi qui e poi… non te la senti di vedere il viso di Miroku, non è così?”
“Già… Senti Kagome, ti va di parlarmi un po’ del tuo fratellino?
Sempre se non ti dispiace…”
Questa strana richiesta mette per un attimo in difficoltà la fanciulla, che con un dolce sorriso acconsente.
“Sota è come dire… una piccola peste pasticciona.
È mammone, pauroso, timido e posato.
A volte viene da me per dei consigli sulle sue questioni sentimentali…
È un bambino dolcissimo e io gli voglio un mondo di bene.
È stato grazie a lui se adesso faccio avanti e indietro tra quest’epoca e quella moderna e sempre grazie a
lui ho superato la perdita di una persona cara.”
Una persona cara… Sango non riesce a capire chi possa essere.
“Un giorno devi farmi conoscere quella piccola peste del tuo fratellino.” la sterminatrice mostra un sorriso
amaro.
“Con piacere!”
Mentre il sole cala sempre di più, le ragazze continuano a conversare come non succedeva ormai da
tempo.
“Kagome io…
Adesso non so come comportarmi con Miroku.
Sono fuggita qui perché avevo paura che lui avesse compassione di me…”
“Ma che dici?
Lo sai bene anche tu che non ti guarderà mai con occhi compassionevoli!
Piuttosto, credo che non faccia il primo passo perché teme di ferirti con qualche frase inopportuna.
Sono sicura di quel che dico.”
“Lo pensi sul serio?”
“Aha… e poi, credo che non voglia forzare i tuoi sentimenti, anche se a mio parere tu hai proprio bisogno
di lui per superare il dolore causato dalla perdita di Kohaku.”
Alzandosi in piedi, Kagome guarda l’amica con uno sguardo dolcissimo.
“Andrà tutto bene, amica mia.
Il sentimento che vi unisce è qualcosa che supera il dolore e le incertezze… e ora ne avrai la conferma.”
Sango non capisce le ultime parole della giovane, ma non appena Kagome si sposta dietro di lei c’è
Miroku.
Lo sguardo della sterminatrice si posa immediatamente sulla fasciatura della mano destra dell’uomo.
“Ciao. Finalmente ti ho trovata.” si limita a dire il monaco con voce calda.
“Sono proprio imperdonabile… non ti ho nemmeno chiesto come va la tua mano…!”
“La mano non ha importanza.”
“Sì, invece!”
“Ma non è neanche rotta, sono stato fortunato!”
“Tu sei fin troppo buono con me!” esclama Sango, evitando di guardarlo negli occhi.
“Sciocchina.” dice lui accennando un sorriso e protendendo la mano lesa verso il viso della donna.
“Credo che sia naturale preoccuparsi di più per la persona che si ama invece che di sé stessi.”
Il monaco avvicina il pollice alle labbra della giovane, causandole vistoso imbarazzo.
“Io non…”
“No.” esclama Miroku.
La sterminatrice spalanca i grandi occhi marroni.
“Non c’è fretta. Riprenderemo il discorso un’altra volta.
Ora è presto.”
***
Nel frattempo Kagome percorre il sentiero del bosco.
È contenta perché sente che tra Sango e Miroku molto presto nascerà qualcosa.
Arrivando in prossimità del pozzo scorge la figura di una bambina: è la piccola Rin.
“Rin! Ti sei già ripresa! Come sono contenta, piccola!”
“Sì, e ti ringrazio tanto!”
La bambina allunga le mani verso la ragazza e su di esse c’è un fazzoletto: quello usato da Kagome per
bagnarle la fronte.
“Sono venuta per restituirti il tuo fazzoletto!”
Inginocchiandosi davanti alla bambina, Kagome risponde “Ma tesoro, non c’è alcun bisogno di
ridarmelo.”
“E perché?”
Provando un grande imbarazzo per non riuscire a trovare un vero motivo, la ragazza arrossisce
violentemente e pronuncia “Perché? Beh, io… io te lo regalo… in effetti mi rendo conto che non è un
grande regalo…”
“GRAZIE!” Rin improvvisamente abbraccia Kagome, che rimane sbalordita da tale dimostrazione di
affetto.
“Volevo tanto abbracciarti! I tuoi modi mi ricordano tanto quelli di una mamma…”
La ragazza ricambia finalmente l’abbraccio.
Capisce immediatamente che, anche se non lo da a vedere, alla bimba mancano molto i suoi famigliari.
“Kagome, io ho un desiderio…”
“Posso saperlo?”
“Voglio diventare grande!
Voglio crescere e diventare bella e forte come te!”
Forte e bella…. Se davvero io fossi così…
Da lontano, Sesshomaru osserva la scena senza dir nulla.
Riaprendo gli occhi, Rin vede una farfalla bellissima volteggiare nell’aria e decide di inseguirla e solo a
quel punto Kagome si accorge della presenza del demone.
È titubante, ma decide di avvicinarsi a lui.
I loro corpi sono divisi da un tronco d’albero e i due si danno le spalle.
Senza troppi preamboli la ragazza prende la parola.
“Volevo avvisarti che Kohaku ha perso la vita per mano di Naraku.”
Questa notizia desta in Sesshomaru un lieve interesse.
“Penso che possa interessarti visto che lui e Rin erano amici… glielo dirai?”
“Sì, è inutile nasconderle la verità. Ci penserà Jaken a dirglielo.
Rin, andiamo.”
Detto questo i due si allontanano.
Passano parecchi giorni e i nostri eroi sono più tranquilli.
Hanno messo tutti i loro vestiti a lavare e usano indumenti di ricambio forniti da Kagome.
Inuyasha e Miroku vestono con jeans e canotta, mentre Sango con una magliettina con lo scollo a barca.
Il monaco si rade la barba, Sango cuce il suo vestito strappato, Inuyasha gironzola qua e là con in mano
Tessaiga…. Insoliti momenti di normalità.
Durante questo break però continuano a pensare a Naraku, infatti il monaco mette in risalto alcuni fatti
strani.
“Sapete… stavo riflettendo sulle azioni di Naraku: prima non faceva altro che manovrare gli altri evitando
di sporcarsi le mani, agiva con prudenza e usava i suoi simulacri invece adesso…ordina a Kagura di rubare i
frammenti di Koga e agisce di persona contro di noi. Non vi sembra strano?”
“C’è poco da stare allegri… ora gli manca un solo frammento per completare la sfera…!” puntualizza
Kagome.
Quel frammento mancante lo possiede Kikyo.
Continuando a cimentarsi nell’arte dell’ago e filo, Sango espone la sua opinione.
“Chissà… per quanto ne sappiamo a quest’ora potrebbe aver inglobato il gioiello acquistando così nuovo
potere e con esso il diritto di accedere ai ranghi elevati della Valle dei Demoni.”
“Che posto è?”
“Non ne so molto…” interviene il mezzo-demone “In questo posto ci vivono i demoni che attualmente
detengono il potere su tutti gli altri di rango inferiore.
Seguendo il ragionamento di Sango, Naraku forse potrebbe ambire a diventare uno di questi.”
Miroku, Kagome e Shippo mostrano leggero scetticismo a riguardo ma decidono comunque di seguire
quest’ipotesi, così un Inuyasha veramente speranzoso afferma che andrà da Bokuseno a chiedere l’esatta
ubicazione di quel luogo leggendario.
“Inuyasha… non mostrare troppo entusiasmo… Se anche Naraku si trovasse davvero lì, non è detto che ce
la faremmo a uscirne vivi perché come hai detto quel posto pullula di demoni di alto rango!”
Ma Inuyasha è già partito….
La mattina passa in un baleno e arriva subito l’ora e del tramonto: Inuyasha non è ancora tornato.
Mentre Kagome, Shippo e Kirara sono dalla vecchia Kaede, Sango è al fiume per togliere una macchia
dai suoi vestiti ma ad un tratto arriva Miroku che non appena le parla, forse usando un tono di voce un po’
alto, la fa spaventare e la povera sterminatrice cade in acqua…
“Scusami! Scusami, Sango!”
“Aah… fa niente…”
Il monaco però entra improvvisamente in acqua e la solleva tenendola stretta a sé.
La ragazza si agita dicendo “così ti bagnerai anche tu!”ma il monaco sembra non ascoltarla…
Questa volta sembra proprio che non faccia il pervertito…
“Cosa vuoi che me ne importi… Stiamo un po’ così.”
Miroku appoggia la testa vicino al collo della sterminatrice.
Gli occhi di lei sono languidi.
“Ehm…. Inuyasha non è ancora tornato?”
“No…”
“Senti… perché non usciamo dall’acqua?”
“C’è una cosa che voglio fare, prima…”
Il monaco guarda negli occhi la donna e per un lungo istante i loro sguardi sembrano fondersi.
Finalmente Sango chiude gli occhi e si lascia trasportare dall’ebbrezza che un bacio può dare.
***
Inuyasha ritorna quando ormai è sera, informandoli che questo fantomatico luogo si trova a nord e che
Bokuseno aveva sentito aggirarsi da quelle parti una forte aura maligna.
Inuyasha è a dir poco entusiasta di poter beccare finalmente il suo nemico ma di certo non immagina che
Naraku ha ascoltato tutta la conversazione per mezzo dello specchio di Kanna… Kagura si stupisce del fatto
che Naraku non abbia ancora assorbito la sfera a cui manca un frammento e quando il suo padrone le ordina
di accompagnarlo insieme a Byakuya, non può fare altro che ubbidire.
***
Per dare tempo a Kagome di andare a scuola, il pomeriggio dopo i nostri si mettono in viaggio: la
studentessa ribadisce che sta facendo inutili assenze da scuola per colpa di un posto che non sanno
nemmeno se esista davvero, ma quando vi arrivano e vi trovano un burrone alla cui superficie c’è una
barriera finalmente si convincono che forse Inuyasha non aveva tutti i torti.
“Il vecchio mi ha detto che la valle si trova al di sotto di un burrone e che in superficie c’è una potente
barriera che impedisce di sentire qualsiasi aura demoniaca.”
“Beh, il posto perfetto per quel vigliacco.”
Quasi per alimentare ancor di più le loro sicurezze, ecco che arriva Naraku insieme ai suoi due sottoposti.
Questo capitolo è puro delirio!
Avendo scritto questa storia parecchio tempo fa, non immaginavo certo che alla fine nel manga uscisse davvero QUEL
personaggio! Vaaaaaaaaaaabbè....!
Noticina: nella mitologia giapponese le Korime sono le fate dei ghiacci, donne bellissime e spesso malvagie che possono vivere
più di mille anni e che al momento del parto piangono una lacrima che si trasforma in una perla.
Continuiamo...
Strana convivenza
4.
“No, miei cari.
Io non vivo qui ma sono venuto a trovarvi ugualmente…”
Aria sprezzante e gli occhi gelidi.
“…insieme a loro.”
Così si mostra a Inuyasha e gli altri il loro più acerrimo nemico.
Alla sua sinistra la Signora del Vento: la manica destra del suo kimono è già stata abbassata.
È pronta per combattere.
Stesso discorso per Byakuya: egli è alla destra del suo padrone e aspetta solo che inizi il conflitto.
Stranamente Naraku fissa Kagome con aria minacciosa e la ragazza capisce subito che questa volta è lei il
suo obbiettivo ed estrae una freccia tendendo l’arco.
Oggi sono io il suo obbiettivo!
Sta venendo di persona per eliminarci uno alla volta!
Ma non credere che mi lascerò uccidere tanto facilmente!
“Dovete solo tenere a mente quale onore vi concedo a combattermi di nuovo a distanza di pochi giorni!”
“MA PIANTALA!” urla Inuyasha stizzito.
La sterminatrice riesce a stento a controllare la rabbia.
Davanti ai suoi occhi, non appena scorge il volto di Naraku, scorrono i momenti in cui quel mostro ha
ucciso il suo adorato fratellino.
“Kirara, porta via Shippo e Kagome.”
La nekomata, che si era già trasformata, ubbidisce ma Kagome rifiuta di salire sulla sua groppa.
“Io rimango qui a combattere con voi! Sono stufa di esservi d’intralcio!”
A questo punto Shippo e Kirara si mettono al riparo.
Ora il gruppo di Inuyasha e quello di Naraku sono finalmente di fronte.
Kagome lancia una freccia contro il nemico, riuscendo a ferirgli la guancia.
Il demone appare molto sorpreso da tutto questo: i poteri della ragazza sono cresciuti enormemente.
Sfregandosi la guancia lesa con il dorso della mano, Naraku provoca i nostri eroi come al solito dicendo
“Sembra che i recenti avvenimenti vi abbiano scossi così tanto da farvi svegliare…. Inuyasha, vuoi batterti
con me?
Questa volta non userò la barriera.”
“CON PIACERE!”
Mentre Inuyasha inizia il confronto contro Naraku, Sango ingaggia un combattimento contro Kagura
mentre Miroku contro Byakuya.
Kagome invece dà man forte ai due umani.
“Incapace…. Non riesci a fendere la mia carne neanche quando abbasso la mia barriera…!”
Immancabilmente Naraku offende Inuyasha, provocandogli una reazione così violenta da spingerlo ad usare
il Kongosoha.
I velocissimi dardi di diamante sfiorano Naraku, provocandogli tante lievi ferite e strappi sui vestiti.
Intanto i due sottoposti di Naraku vincono i due ragazzi che cadono a terra privi di forze: per cercare di
aiutarli Kagome ha finito le frecce.
Finalmente Naraku scaglia un potentissimo colpo contro il mezzo-demone che a fatica non sviene.
Ora il demone si accinge a fare quello per cui era venuto: uccidere Kagome.
“Fermati, maledetto! Lei non c’entra niente!” minaccia Inuyasha.
“Questo lo decido io.”
La sua espressione è terribile mentre si avvicina sempre di più alla fanciulla, che ora ha preso a tremare.
A Kagome vengono bloccati i polsi dal nemico.
“Forse prima avevo intenzione di servirmi degli occhi di questa ragazza per scovare i frammenti, ma…” e
pone una mano sopra il viso della fanciulla avvelenandole gli occhi “… mi sono accorto che perdevo solo
tempo.”
Rivolgendosi ancora a un Inuyasha inerme, dice: “Guarda questo precipizio: laggiù ci sono migliaia di
demoni che non fanno che desiderare un po’ di carne fresca e io… li voglio accontentare!”
Naraku lancia Kagome verso il dirupo.
Tuttavia la ragazza fa in tempo ad aggrapparsi alle sue vesti e a trascinare con se il demone che appare
visibilmente nervoso.
“Perché non vieni con me?” le dice spavalda Kagome durante la caduta.
“Mi spiace, ma non ne ho proprio l’intenzione!” e facendo così, si libera e spinge lontano da sé la
fanciulla, che cade giù inesorabilmente.
Inuyasha è impietrito: la ragazza ha fatto in tempo solo a chiamare il suo nome a squarciagola.
Tornato in superficie, Naraku stordisce tutti con in suo miasma e soddisfatto se ne va, accompagnato da
Kagura e Byakuya.
***
Nel frattempo, attirato da un urlo famigliare e da un fortissimo odore di sangue, Sesshomaru volta lo
sguardo al cielo.
Jaken e Rin come al solito non capiscono che cosa abbia.
“Jaken…”
“Sì, mio signore?”
“Devo allontanarmi.”
“E potrei sapere dove? Sempre se non vi è di troppo disturbo rivelarmelo…”
Il demone rimane in silenzio per qualche secondo.
“….alla Valle dei Demoni.”
A Jaken prende un colpo: quel luogo può rivelarsi pericoloso perfino per un demone potente come il suo
padrone.
“E…. quanto tempo starete via?”
Sesshomaru non risponde e si dilegua.
“Senti Jaken…. Ma che luogo è?” chiede curiosa la bambina, ottenendo la sua risposta.
Quando arriva a destinazione, i sospetti che aveva Sesshomaru trovano la loro conferma: è di Kagome il
corpo esanime che si trova ai suoi piedi.
La divisa scolastica è tutta a brandelli e sporca di sangue come anche alcuni fili d’erba.
Tagli su tutto il corpo a partire dal viso per finire alle gambe.
Il potente demone guarda per un po’ quello scempio e poi si china incuriosito verso la ragazza.
Non dà cenni di vita.
Sesshomaru capisce immediatamente che c’entra Naraku dall’odore che c’è sugli occhi della giovane.
Se mio fratello stesse bene non la lascerebbe di certo qui…
Incredibilmente rivolge un pensiero anche al fratello minore!
All’improvviso arriva un demone (di spaventosa bruttezza oserei dire) che ha l’intenzione di mangiare la
fanciulla ma Sesshomaru lo elimina senza batter ciglio.
Un debole venticello si alza, facendo ondeggiare i capelli della ragazza.
Il demone la fissa.
A questo punto la domanda che gli ronza in testa è “La salvo o non la salvo?” ma alla fine, ricordandosi di
essere in debito con lei la solleva e la porta via.
“Stupida ragazzina, non ti montare la testa. Sto solo saldando il mio debito.”
La ragazza finalmente ha ricominciato a respirare.
***
Inuyasha e gli altri si svegliano.
Il mezzo-demone è coperto di piccole ferite ma riesce ad alzarsi.
Più fatica invece per Sango e Miroku.
All’improvviso Inuyasha ricorda cos’è successo e si precipita verso il dirupo, ma viene bloccato in tempo
dal provvidenziale intervento di Miroku.
“LASCIAMI ANDARE! LASCIAMI!”
“Calmati, Inuyasha! Non potresti mai andare laggiù nello stato in cui sei!
I demoni che ci sono laggiù ti ucciderebbero e basta!”
Rendendosi conto che il monaco non sta dicendo una sciocchezza, Inuyasha comincia a battere i pugni
contro il terreno imprecando contro Naraku e contro sé stesso.
Mentre il bonzo aiuta Sango a rialzarsi, cerca di tranquillizzare Inuyasha dicendogli: “Andiamo, Inuyasha.
Prima di tutto dobbiamo pensare a curarci le ferite, poi cercheremo un sentiero sicuro per scendere nella
valle e ritroveremo Kagome.
Sono sicuro che è viva, il pendio è parecchio scosceso quindi è probabile che sia ruzzolata giù per tutta la
sua lunghezza.”
Il mezzo-demone non aveva affatto pensato a questa eventualità.
“Su, vieni… è inutile piangersi addosso!”
“Sì.” dice, accennando un sorriso disteso e pieno di speranza.
Resisti Kagome… fallo, anche se sei caduta in quel posto infernale.
Io verrò a prenderti.
È una promessa.
Tu resta viva. Farò il più presto possibile.
***
Nel frattempo Sesshomaru è riuscito a trovare una grotta ed erige una barriera alla sua apertura.
I vestiti della giovane scivolano via.
Sono troppo laceri.
Le ferite della ragazza sono abbastanza serie e di sicuro sarà dura per lui doverla sopportare, in quanto
sarebbe rischioso portarla dai suoi amici in quelle condizioni.
Durante lo stato d’incoscienza di Kagome, Sesshomaru le medica tutta le ferite.
Prima il volto, poi il petto, le braccia, le gambe…
Purtroppo il demone è costretto a vedere un po’ troppo… ma continua a fare il suo lavoro con grande
sollecitudine.
All’altezza dello stomaco però nota che la ragazza ha una vistosa cicatrice.
Troppo grande per una ragazza.
Troppo anche per un demone sempre impegnato a combattere.
Durante la medicazione Kagome comincia a sognare.
Intorno a lei è tutto buio ma nonostante questo riesce a vedere sé stessa e una sagoma rossa.
Vorrebbe avvicinarsi, ma i rovi che attanagliano il suo corpo nudo non le permettono di avanzare.
Poi un lampo e nei tratti della sagoma rossa riconosce Inuyasha che viene trafitto a morte da Naraku.
INUYASHAAAAAAAAA!!!! Urla e si sveglia.
Attorno a lei ancora buio.
A questo punto non riesce a capire se è ancora immersa in quell’incubo.
Poi una voce fredda e decisa.
“Stai giù.
Naraku ti ha avvelenato gli occhi ed è per questo che probabilmente ora non vedi nulla.”
Quella voce… la ragazza non ha dubbi.
“Sei Sesshomaru, non è vero? Ho riconosciuto la tua voce!”
“Ferma. Mi fai sbagliare.” il demone ora mette una benda davanti ai suoi occhi.
“Ah… scusa!”
Il demone le ordina di stare a riposo: nel momento in cui lei potrà cavarsela da sola la riporterà dai suoi
compagni.
Kagome però non ne vuole sapere di riposare, è preoccupata per i suoi amici e si alza per andarsene ma…
cade come un sacco di patate…
I giorni successivi sono tutti pressoché così, con lei che cade e si fa male e Sesshomaru che CON MOLTA
CALMA la riporta sul giaciglio di fortuna creato sulle rocce presenti nella grotta.
Primo giorno: Caduta in avanti
“Perché non i ascolti?”
“TACI!”
Secondo giorno: Caduta all’indietro
“Dammi retta. Ormai non ho più bende per poterti fasciare.”
“CHIUDI IL BECCO!!!”
Terzo giorno: Caduta di lato.
“Uffaaaaaaaaa! Voglio andarmene da quiiiiii!”
“Illusa. Anche se ti riportassi dai tuoi amici, dubito che potrebbero accudirti come si deve perché
sicuramente sono feriti anche loro. Stupida.”
“STA ZITTOOOOOOOOOO!!!”
Fortunatamente Sesshomaru è un tipo molto paziente, quindi ci passa sopra…
***
Quattro giorni dopo la caduta di Kagome nella Valle dei Demoni i nostri, dopo essersi curati le ferite,
prendono un sentiero che scende direttamente in quella valle maledetta e constatano subito che la strada che
stavano percorrendo è bloccata da una frana con tanto di incendio… così devono prendere un’altra strada
ma molto più lunga.
Inuyasha porta sulle spalle lo zaino di Kagome e apparentemente sembra calmo, ma in realtà è in continuo
stato di agitazione per lei.
Miroku nota una strana spaccatura del terreno, una fenditura inspiegabilmente seghettata e dai contorni
arroventati, come se della lava corrodesse il terreno.
Cominciano a preoccuparsi davvero e cominciano a formulare ipotesi circa l’incendio di poco fa e infatti
Inu afferma di sentire un lieve odore di ceneri umane… arrivano alla convinzione che un demone del fuoco
dotato forse di una spada dalla lama dentellata, abbia sacrificato tutta quella gente forse per accrescere la sua
potenza.
“È plausibile.” afferma Inuyasha “Non è la prima volta che sento parlare di demoni che provano ad
accrescere la loro forza compiendo dei sacrifici umani.”
Ma nel mezzo del discorso serio, Miroku e Shippo frugano nello zaino di Kagome per cercare dei viveri.
“MIROKU! SHIPPO! SI PUO’ SAPERE CHE CAVOLO STATE FACENDO?!!”
“Oh, niente Inuyasha… ci stiamo solo mettendo in forze visto che dobbiamo dare degna sepoltura a quelle
ceneri…” il bonzo non pare essere molto convincente…
“MA CHE COS--!!”
“Inuyasha, non gridare sempre!
Non vorrai che i demoni che vivono quaggiù ci vengano ad attaccare per aver sentito la tua voce stridula!”
Il mezzo-demone si arrende.
Poi, come al solito, tutti si mettono a scavare tombe per le rimanenze di quella povera gente.
***
Intanto Kagome sbuffa, sbuffa e ancora sbuffa… è stufa di stare in quel posto e non di certo si sente al
sicuro con Sesshomaru.
Non capisce perché dopo già 3 giorni non riesca a camminare e ci vuole provare ancora… questa volta
però il demone le porge la mano per darle un po’ di stabilità.
“Vorrei tanto sapere se non ne hai avuto abbastanza di tutte le cadute che hai fatto…”
Le gambe della giovane cominciano a cedere e infatti Kagome lo ammette.
Poco dopo chiede a Sesshomaru di sedersi vicino a lei e il demone, se pur riluttante acconsente ma
all’improvviso sente tirarsi i capelli. Kagome vuole vedere se anche con gli occhi bendati riesce ad usare le
mani.
Stizzito, lui le chiede che intenzioni ha e Kagome le risponde semplicemente che le vuole fare una
treccia…. Fortunatamente il demone è molto paziente perché abituato già alle bambinate della piccola Rin!
Mentre le sue mani affondano nei capelli lisci e sottili del demone, Kagome cerca di rompere un po’ il
ghiaccio.
“Beh… parlami un po’ di te!”
“No.”
“Ti parlo io di me?”
“No!”
Per vendicarsi di tanta scortesia Kagome tira con più forza i capelli di lui.
Perché devo essere io il giocattolino di questa scema?
Nonostante tutto Kagome riesce a fargli la treccia ma non appena confronta i bei capelli di Sesshomaru
con quelli del fratello minore, il demone si libera della presa e silenziosamente va alle spalle della ragazza
che non trovandolo, si alza in piedi.
A questo punto Sesshomaru le toglie le bende del viso e Kagome può felicemente rendersi conto che ci
vede ancora.
La sensazione che prova nel vedere di nuovo la luce del Sole è indescrivibile.
Improvvisamente il suo cuore viene attanagliato da un’ansia inspiegabile: fra poco vedrà Sesshomaru in
faccia e ancor più di tutto… lo vedrà dopo esser stata così insopportabile.
Completamente ignaro dei pensieri della donna, Sesshomaru la copre con la sua pelliccia perché di fatto la
ragazza è vestita solo di bende, quindi potrebbe aver freddo.
Poi si allontana.
Kagome finalmente lo ringrazia per quello che ha fatto.
***
In questo stesso momento Naraku sta curando quelle poche ferite che Inuyasha gli aveva procurato.
Ha i capelli legati in una coda alta.
Arriva Kagura.
“Certo che ti hanno ridotto proprio male questa volta!”
“Silenzio.
Spero di non aver sbagliato. Ora io… non posso permettermi di fallire.”
“Come mai tutta questa determinazione?”
“Determinazione dici? No… Tuttavia, il pensiero che quella ragazza sia ancora viva mi tormenta.”
All’improvviso arriva Kanna.
“Ho bisogno di togliermi questo dubbio.”
***
Nel frattempo Sesshomaru si toglie l’armatura e Kagome gli chiede il perché di quel gesto.
Lui risponde “è molto semplice. Siccome non cammini bene e di conseguenza hai la grazia di un elefante,
potresti venirmi addosso, specialmente sulla corazza che è parecchio pericolosa con i suoi spunzoni affilati”
Kagome immagina le sue sembianze che prendono quelle di un elefante ma controlla la sua rabbia.
***
Inuyasha intanto dà i primi segni di cedimento alle preoccupazioni e come se non bastasse Shippo si
trasforma in Kagome per tentare di calmarlo, ma ottiene l’effetto contrario e il mezzo-demone si allontana
dagli altri correndo.
Dopo la folle corsa si ferma e nota un bagliore azzurro che ha le fattezze di Kagome.
Inuyasha teme il peggio ma quell’apparizione gli spiega subito che la vera Kagome non è morta.
“Io e gli altri stiamo bene, non ti devi preoccupare.” risponde con evidente agitazione il mezzo-demone
“Io voglio sapere se tu stai bene! Dimmelo!” la ragazza non può rispondergli perché di fatto non sa in che
punto preciso si trovi nella Valle dei Demoni, però gli dice che un demone l’ha trovata e curata ma si guarda
bene dal dirgli che questi è Sesshomaru.
Poi l’apparizione scompare lasciando Inuyasha nel dubbio, mentre i suoi capelli diventano neri e assume
le fattezze umane.
È notte di luna nuova.
Gli altri lo raggiungono e lo sgridano, poi lui informa tutti che ha visto lo spirito di Kagome e
fraintendono, ma il mezzo-demone si affretta subito a dire che la ragazza non è morta e che probabilmente il
suo desiderio di vedere come stavano tutti era così forte che ha materializzato un’altra se stessa mentre il
suo corpo reale era assopito.
“Inuyasha…. Ti rendi conto che ci hai fatto prendere un colpo quando ci hai detto di aver visto lo spirito
di Kagome?!!” Miroku punisce Inuyasha con un bel gancio sinistro: ora che è anche lui umano deve
approfittarne!
Sango afferma di essere stanca e vorrebbero andare tutti a dormire ma Inu non vuole e come risultato si
becca l’Hiraikotsu in testa… così tutti vanno a dormire.
***
La mattina seguente Kagome dorme tranquillamente, anche se in una posa alquanto sconveniente.
Sesshomaru è in piedi davanti alla barriera e ogni volta che la ragazza si agita, la fissa.
Quando la fanciulla da’ cenno di risvegliarsi e il demone, che si era un po’ avvicinato, si allontana subito.
Kagome è ancora intontita e pensa allo strano sogno fatto: lei ha visto il suo incontro con Inuyasha come se
fosse tutto un sogno.
Kagome si accorge che il demone è stranamente nervoso e mente pensa questo guarda da fuori la grotta e
nota che è notte di luna nuova e si alza raggiungendo inconsciamente Sesshomaru che le dice
“Perché ti sei alzata? Torna a dormire, altrimenti non guarirai mai e io non mi libererò mai di te. Non
sopravvalutarti solo perché ora riesci a stare in piedi per più tempo.”
A queste parole Kagome risponde di essere preoccupata perché quel giorno è … ma non termina la frase e
assume un’espressione di tristezza mista a preoccupazione.
Il demone improvvisamente ricorda il volto della madre.
Non capisce perché.
Poi termina egli stesso la frase di Kagome “oggi è novilunio. È la notte in cui Inuyasha perde i poteri
derivanti dalla parte di sangue demoniaco che gli scorre nelle vene.”
Kagome rimane stupita da quell’affermazione.
“Lo sapevi?”
“Certo che sì. L’ho sempre saputo.”
“ Ma allora perché… PERCHE’ NON LO HAI MAI ATTACCATO SE SAPEVI QUANDO
DIVENTAVA DEBOLE?!” “Perché non è leale.”
“EH?!”
“Non mi sento soddisfatto se vinco grazie a stupidi mezzi spregevoli come quello di sfruttare il giorno di
perdita dei poteri demoniaci di mio fratello.”
Kagome non proferisce nulla e il demone continua “Credevi che io fossi un tipo del genere?”
Ora la ragazza è veramente infuriata e con un moto di rabbia afferma “Come faccio a rispondere alla tua
domanda? Tu sei suo fratello maggiore, eppure non gli sei mai stato vicino, l’hai sempre disprezzato e ormai
ho perso il conto di quante volte hai cercato di ucciderlo. Ciò nonostante pretendi che io sappia che tipo
sei?”
“No.”
Quella donna riesce a tenergli testa. Non se lo sarebbe mai aspettato.
Tuttavia Kagome si accorge di aver esagerato e mentre Sesshomaru va a sedersi vicino al giaciglio sul
quale ora c’è la pelliccia del demone a mo’ di coperta, gli dice di aver notato un certo nervosismo nel volto
del demone e gli chiede se per caso non si stia avvicinando un demone molto pericoloso, ma lui nega.
Kagome insiste e gli dice che anche se lei è umana lui può dirle cosa lo preoccupa… mossa sbagliata
perché Sessho reagisce un po’ troppo violentemente prendendola per le spalle e scuotendola con forza, poi
si accorge di aver esagerato e lascia la presa ma è tardi perché Kagome sta già piangendo chiedendogli scusa
per esser stata invadente.
A queste parole il demone le risponde “Non sei invadente, sono io che non sono abituato a sentirmi
chiedere cosa mi preoccupa. Non piangere più. Odio le lacrime. Odio anche questa tua capacità
insopportabile di riportare alla mia mente ricordi fastidiosamente dolorosi. Volevi che ti parlassi di me? Va
bene, farò questo sforzo. Lo farò a patto che tu mi dirai il perché della presenza di quella enorme cicatrice
che rovina il tuo corpo di donna. L’ho notata mentre ti curavo l’addome.”
Kagome cade per terra e comincia a tremare. È evidente che l’argomento la ferisce.
Poi all’improvviso una frase di Sesshomaru la lascia sbigottita: il demone le confessa che per un attimo le
ha fatto ricordare la madre morta.
“Lei era una Korime. È Il nome proprio di quelle dame dei ghiacci note a voi umani. Donne bellissime e
d’indole pacifica ma che purtroppo difettano di longevità. Vivono in un unico clan capeggiato dalle più
anziane tra loro, che “mantengono l’ordine” facendo rispettare le leggi alle più giovani. Un esempio
lampante e che mi riguarda è il divieto, per loro, di accoppiarsi con demoni di sesso maschile”
“Eh? Non dirmi che si riproducono da sole?!”
“Invece è proprio così, solo che da questo complicato processo di nascita vengono alla luce soltanto figlie
femmine. Così, quando le anziane scoprirono che mia madre si era unita ad un demone, si adirarono e
l’allontanarono dalla tribù. Nessuna di loro la aiutò, neanche le sue migliori amiche… tutte la
abbandonarono al suo destino.”
“COSA?!! MA COME HANNO POTUTO ESSERE COSI’ SPIETATE?!!”
“No. Fu mia madre a sbagliare. Quel tipo di proibizione esisteva perché le Korime, se partoriscono un
maschio, inevitabilmente finiscono per accorciarsi la vita. Sacrificarono mia madre solo per la loro stupida
‘protezione della specie’!... Crebbi velocemente e senza tener conto nemmeno degli sguardi malevoli che le
altre Korime mi rivolgevano… tuttavia mi accorsi troppo tardi che mio padre tradiva mia madre con una
volgare donna umana… conseguenza di ciò fu che a mia madre, che era una donna forte, crollarono
lentamente i nervi e diventò fragile.
Ero schiacciato dal senso di colpa per essere nato e la rabbia che provavo per mio padre mi divorava il
cuore.
Stavo letteralmente impazzendo di dolore quando all’improvviso decisi di affrontare quel bastardo. Mi
liquidò sostenendo che ero solo un bambino immaturo, che dovevo combattere con il cuore sereno… Poi
lui… sì, lui morì nell’incendio del palazzo di Takemaru e io ne fui felice, ma allo stesso tempo provai un
forte senso d’amarezza perché ero io quello che doveva mandarlo all’altro mondo e prendermi la mia
personale rivincita, invece mi rimase un pugno di mosche in mano. Rimasi solo. In seguito, all’alba dei mie
quindici anni incontrai Inuyasha”
“Come… come ti comportasti?” la curiosità della giovane è evidente.
“ Dapprima cercai di evitarlo, ma non feci a meno di notare il suo volto sereno… così, forse per gelosia,
forse per disgusto… lo misi a conoscenza della mia identità e non appena lui, contento, aprì bocca per
parlarmi io reagii d’impulso e lo schiaffeggiai.”
A questo punto Kagome diventa una belva “ E SCOMMETTO CHE GLI HAI DETTO CHE E’ UN
MEZZODEMONE NEL MODO PIU’ SGRADEVOLE POSSIBILE, VERO?! NON AVRESTI DOVUTO!
LUI ERA MOLTO PICCOLO E GLI SARA’ RIMASTO UN TRAUMA, NE SONO SICURA! ORA
CAPISCO PERCHE’ NON TI SOPPORTA! PERCHE’ TI ODIA! LUI NON HA COLPA DI ESSERE
NATO COME TUO CONSANGUINEO DA PARTE DI PADRE, DEVI METTERTELO IN TESTA
ACCIDENTI! MA COME HAI POTUTO?! SEI STATO VERAMENTE CRUDELE!”
Dopo questa sfuriata Sesshomaru non può far altro che ammettere i suoi errori ma Kagome equivoca le
sue parole e dice “vorresti fare pace con lui? Se è così ti aiuto volentieri!”
“ Assolutamente no. Non fraintendere le mie parole.”
Kagome riflette un po’ sulla persona che fino a quel momento le stava parlando di sé ed ammette di averlo
giudicato male e di non conoscerlo affatto.
Un uomo apparentemente freddo che in realtà prova dei sentimenti come tutti, ma che erige barriere
sempre più spesse che possano proteggerlo dagli estranei.
I suoi pensieri vengono interrotti dalle parole di Sesshomaru che giustamente attende che lei gli dica di
quella cicatrice, così Kagome comincia il suo racconto…
“Avevo circa quattro anni. Era una mattina stupenda e il colore del cielo era così azzurro da sembrare
finto. Mia madre era in cima alle scale del tempio in cui vivo, io a metà scalinata mentre mio padre si era già
incamminato per andare al lavoro… Successe tutto in un istante…” Nella mente di Kagome corrono tutte le
immagini dell’incidente mortale in cui rimase coinvolto il padre “io rimasi ferma lì… tremavo, mentre mia
madre si precipitava verso il corpo esanime di mio padre, piangeva disperata e sporcava il vestito di sangue.
Per lo shock rischiò anche di perdere il bambino che portava in grembo… Se solo io… se solo io non lo
avessi fatto distrarre…”
Incredibilmente Sesshomaru mostra un lato del tutto sconosciuto del suo carattere, e mentre asciuga le
lacrime della ragazza dice “ Non attribuirti colpe che non hai.”
Kagome è visibilmente sconvolta e ogni parola, anche di conforto, le sembra dettata solo da ipocrisia
“Non riempirmi la testa di simili stupidaggini! La verità è che io mi precipitai verso il corpo senza vita di
mio padre solo dopo aver visto mia madre che si contorceva per il dolore…! E fu così che un enorme pezzo
dei vetri dell’automobile mi squarciò il ventre!”
“Il destino di tuo padre era di morire anzitempo, perciò non devi rimproverarti. Non devi avere la
presunzione di ritenerti responsabile della sua sorte infausta”
Kagome si stringe il petto “La tessa sorte che mi ha lasciato questo corpo disgustoso… Chi mai potrebbe
desiderare di toccarmi? Chi mai…” e ora si piega a terra aggrappandosi ai pantaloni di Sesshomaru e
continuando a versare le lacrime con gli occhi chiusi “…vorrà legarsi a me?”
In questo capitolo c'è una new entry! Personaggio fondamentale per la mia storia!
Non vi preoccupate se a volte trovate la parola MIKO: è il corrispettivo giapponese della parola sacerdotessa!
Notte movimentata
5.
Kagura sta girando per tutto il palazzo ma chissà come mai, non riesce a trovare il suo padrone.
Alla fine per disperazione lo va a cercare al furo che c’è nel retro e sorprendentemente lo trova lì a farsi
tranquillo e beato il bagno…
“Ti ho cercato dappertutto!
Si può sapere che ci fai lì impalato?!”
“Sto semplicemente facendo un bagno, Kagura. Non ci vedi?”
“Possib- -“
“Sta’ zitta e lasciami in pace. Sono piuttosto irritato stanotte, quindi sparisci.”
La Signora del Vento comunque non demorde: quell’uomo la indispettisce non poco.
“Si tratta ancora della ragazzina?
Dovevo immaginarlo, sei davvero impossibile.”
Nella mente di Naraku fluiscono gli avvenimenti di qualche ora fa e le parole di Kanna.
“Sono desolata, padrone… purtroppo lo specchio non riflette nulla…”
Kagura è a dir poco stupita da questa notizia: sua sorella non aveva mai fallito.
“Non era mai capitato che lo specchio di Kanna non riflettesse nulla e questo non fa che confermare il
sospetto che la ragazzina sia ancora viva, magari protetta da un demone caritatevole.”
Dopo aver detto questo… È sorprendente come Naraku esca TUTTO NUDO dal furo di fronte a
Kagura… addirittura ordinando a lei di passargli i vestiti…
“Sei troppo sicuro di te stesso.
Alla fine soccomberai schiacciato dalla tua stessa brama di potere, gli stessi desideri malevoli di quel
brigante derelitto. Anche tu, come Onigumo in passato, desideri la sacerdotessa Kikyo.
Dì la verità… tu hai creato me, Kanna e gli altri solo per uccidere Inuyasha. Quel mezzo-demone ti fa una
tale rabbia, vero? Come già fu in passato anche ora non fa che rubarti il cuore della “tua” Kikyo. Ah! Ah!
Ah! Sei patetico.”
Inizialmente Naraku sembra prenderla sullo scherzo ma all’improvviso, con un gesto rapidissimo del
braccio, rompe il fermaglio che raccoglie i capelli di Kagura che per lo spavento lascia cadere il suo
ventaglio a terra.
Poi il suo padrone prende i suoi capelli e li tira verso il basso avvicinando il suo sguardo a quello della
donna dicendo “ tu sei una mia creatura. Posso farti sparire quando voglio, pertanto non puoi né criticare né
contestare le mie decisioni.
Sei solo un pezzo di carne che si muove, i fili della tua vita li controllo io. Scegli… vivi e ubbidisci oppure
tradisci e muori.”
L’orgogliosa demone donna gli chiede perdono e il suo padrone la spinge violentemente a terra; la povera
Kagura ora trema di paura.
Poi all'improvviso Naraku le ordina di andare a cercare Kikyo e mentre i due stanno percorrendo uno dei
tanti corridoi del palazzo, Kagura gli chiede se davvero Kikyo lo aiuterà e Naraku risponde “Lo farà. Sì, io
ne sono praticamente sicuro. Ormai non ha né qualcosa che la possa legare a questo mondo né il timore di
perdere la faccia davanti a Inuyasha. Kikyo ha fatto da tempo la sua scelta… ha scelto di vivere nella
menzogna e nel rimpianto per il mondo dei vivi, quindi non le cambierebbe nulla se uccidesse Kagome. Lei
è un ostacolo per quella sacerdotessa.”
A queste parole Kagura intuisce subito i piani del padrone e afferma “Quindi se ho capito bene, tu vuoi
che vada da Kikyo a dirle di cercare Kagome … e magari di portartela qui… va bene, la tua idea mi piace, ci
vado subito!”
Naraku annuisce facendo la solita risata che tutti conosciamo.
***
Obbedendo agli ordini di Naraku, Kagura trova Kikyo.
La sacerdotessa non si nasconde più come faceva in passato.
Da dietro il tronco di un albero, il demone-donna spia la miko che sta richiamando le anime dei morti,
tuttavia questa situazione dura poco perché Kikyo si accorge dell’emanazione e le dice “cos’altro vuole da
me Naraku?”
“Naraku ritiene che Kagome sia ancora viva. Lo sapevi vero, cosa le è successo? Ebbene, egli desidera
che tu vada a cercarla e di portarla da lui, viva o morta che sia… Naraku non ci può andare laggiù.”
“Ah sì? E posso sapere cosa gli fa credere che io lo aiuterò?”
“Niente. È solo sicuro che lo farai. Dunque?”
“… e va bene. Dovevo già farlo per conto mio. Comunque mi chiedo come mai non mi ha mandato uno
dei suoi soliti simulacri… Però adesso dimmi Kagura… perché mai esiti a parlarmi? C’è qualcosa che devi
dirmi, non è forse così? Non fare troppi giri di parole. Avanti, sbrigati che ho fretta.”
“… vedi… so di non esserti molto simpatica, pertanto mi aspetto un “no” come risposta… comunque,
voglio che mi aiuti a sbarazzarmi di Naraku una volta per tutte!”
“Vuoi che lui muoia? Beh, non è la prima volta che chiedi aiuto a qualcuno… Tempo fa lo chiedesti a
Sesshomaru, fratello maggiore di Inuyasha.”
“LUI NON HA VOLUTO AIUTARMI PERCHE’ NON NE AVEVA IL MOTIVO! INVECE TU SI’!
LUI TI HA UCCISA 50 ANNI FA! NARAKU HA NELLE SUE MANI IL MIO CUORE E IO VOGLIO
ESSERE LIBERA!”
“Calmati.”
“EH?!”
“ Ci penserò su… poi ti farò sapere. Ricorda Kagura… chi può aiutarti ad uccidere Naraku e a ridarti il
cuore è solo Inuyasha con l’aiuto dei suoi compagni. Se vuoi sopravvivere devi calpestare il tuo orgoglio,
farti coraggio e chiedergli aiuto, ma non so se vorrà darti una mano.”
Detto questo la sacerdotessa si allontana.
***
Nel frattempo il gruppo di Inuyasha sta schiacciando un pisolino… beh, non proprio perché Inuyasha
quando è umano non dorme e la sua agitazione si scarica sempre sul povero Miroku… così Inuyasha
confessa le sue preoccupazioni al monaco, che questa volta si dimostra meno comprensivo in modo da
smuoverlo un po’.
“Lo so che sei preoccupato ma devi finirla con queste tue “ansie da mezzo-demone”. Vuoi che ti dica io
come stanno le cose? Apri gli occhi e renditi conto che sei un debole. Sì, hai capito bene. Chi risente di più
di questa tua debolezza non siamo noi ma Kagome. Lo prova il fatto che non riesci a dimenticare Kikyo.”
“PROVA E RIPETERE, BRUTTO BASTARDO!!!” E prende Miroku per i vestiti “MA CHE COSA
CREDI, EH?! PUO’ DARSI CHE IO SIA UN DEBOLE COME DICI TU MA DI CERTO NON PUOI
CAPIRMI, PERCHE’ A DIFFERENZA DI KAGOME O KIKYO, SANGO E’ SEMPRE CON
TEEEEEEEEEE!!!”
La sfuriata di Inuyasha viene interrotta da Shippo che inveisce contro di lui perché non lo fa dormire, i due
litigano come al solito, ma poi ci pensa Sango a metterli a tacere tutti e due e con tanto di bernoccolo in
testa…
All’improvviso la sterminatrice sente un rumore e lancia l’Hiraikotsu contro gli alberi.
Chi esce è Kikyo e Sango e Miroku preferiscono allontanarsi (ma si mettono dietro un albero a spiare).
Kikyo pare molto felice di vedere il mezzo-demone, ma nel momento in cui avvicina la sua mano sinistra
alla guancia di lui, Inuyasha inspiegabilmente le dice “Non mi toccare.” e poi punta la spada contro di lei.
“Perché levi la tua spada contro di me?”
“Sta’ zitta. Conosci il detto “meglio tardi che mai”? Ebbene, anche se tardi mi sono finalmente accorto
della tua natura corrotta.”
“Ma che stai dicendo?”
“Taci. Cosa credi? Ti ho vista quel maledetto giorno. MI FAI SCHIFO.” Kikyo rimane per un attimo
paralizzata dalle ultime parole del suo antico innamorato, che nel frattempo le ha voltato le spalle.
La donna si aggrappa a lui.
“No, ti prego… non voltarmi le spalle! Io ho bisogno di te, Inuyasha! Io ho paura.”
“Paura? Di cosa può avere paura una non-morta come te?”
“Non ci sono scuse per il mio comportamento di quel giorno, ma io… non mento quando dico che sono
ancora innamorata di te. Tuttavia il mio cuore è fragile. È il cuore di una donna gelosa. Io odio Kagome! Lei
ti ha portato via da me!”
“Non è Kagome che ci ha separati. È stata la stessa gelosia che provi tu a far muovere Onigumo, che ti ha
uccisa.”
A questo punto i due non si capiscono più.
Inuyasha è troppo preoccupato per la ragazza per poter ragionare, e forse si è comportato con troppa
impulsività ma ciò nonostante Kikyo gli da’ la preziosa informazione che forse Kagome è sotto la custodia
di un demone molto potente. Poi si separano.
***
Naraku intanto ha assistito a tutta la scena e si sta sbellicando dalle risate, compiacendosi delle spiccate
doti interpretative della miko.
Arriva Kagura.
“Ehi! Datti un po’ di contegno!”
“Ah, sei tornata Kagura… Hai trovato Kikyo?”
La donna viene percorsa improvvisamente da brividi freddi: le probabilità che il suo padrone abbia spiato
la sua conversazione con Kikyo sono altissime.
“Sì, c-ci sono andata… ma tu non mi hai vista?”
“Perché quel tono di voce spaurito?
Guarda che non sono poi così cattivo…. Anche tua sorella Kanna ha bisogno di riposare, no?”
Kagura tira un sospiro di sollievo.
Naraku si cambia per uscire.
“E così hai preferito controllare lei piuttosto che la sottoscritta… in fondo io ti ho già tradito…”
“Smettila di fare stupide ed inutili allusioni.
Fra poco sorgerà il sole e io ho da fare una cosa.”
Osservando l’alba dalla finestra della sua camera, il demone pensa alla sacerdotessa.
Infine anche Inuyasha ha emesso la sua sentenza.
Esclamando il suo disgusto per te, è come se ti avesse condannata a morte.
Eri così sicura di te e del suo amore che non ti sei accorta di aver tirato troppo la corda.
Non che me ne importi…
Sono solo curioso di vedere che cosa farai.
“Dimmi, Kagura… Per caso tu sapevi che Inuyasha si trasforma in un essere umano nelle notti prive di
Luna?”
“Eh? No…” mente la donna.
“Attenta Kagura.
Non si dovrebbero mai dire le bugie.
Dì la verità: il segreto di Inuyasha era il tuo asso nella manica, vero? Un modo sicuro per liberarti di me…
sei proprio una piccola ingrata!
Però voglio essere magnanimo… vatti a riposare.”
“Davvero?” dice incredula la Signora del Vento, ma Naraku protende la sua mano verso il viso di Kagura
“Ti conviene, perché se adesso mi trovassi con la mano sopra il tuo collo sta’ pur tranquilla che te lo
spezzerei in un attimo e non credo che il rumore delle tue ossa che scricchiolano ti piacerà. Fai un po’ tu.”
***
Il sole sta sorgendo e Inuyasha riprende lentamente le sue solite fattezze, ma ora i suoi amici vogliono
sapere il perché di quell’assurdo comportamento avuto con Kikyo.
Il mezzo demone preferisce non parlarne, ma i suoi amici lo fissano così insistentemente che si convince a
parlare…
“Quando stavamo combattendo contro Naraku, un istante prima che Kagome cadesse nel precipizio, io mi
accorsi che c’era Kikyo. Lei era lì che sghignazzava felice dietro un albero. NON POSSO PIU’ FIDARMI
DI LEI! NOI TUTTI ERAVAMO IN PERICOLO MA LEI NON HA MOSSO UN SOLO DITO PER
AIUTARCI!! Tempo fa mi disse “Naraku è il nostro comune oggetto di vendetta”, ma io…. Io non capisco
più quella donna!! Capite ora la mia rabbia? Il mio disgusto?”
Miroku, cercando di allentare la tensione gli dice “Su, non pensarci più! Anche perché quando fai così sei
davvero molto, molto odioso.” E puntualmente si prende una botta in testa.
***
Sesshomaru è uscito a cercare del cibo per Kagome e ancora pensa alle parole della ragazza, non capendo
perché sia così lunatica e piagnucolona.
Poi all’improvviso sente un odore famigliare, alza lo sguardo e vede di spalle un demone dai lunghi
capelli blu e dal mantello e fa un sorrisino.
Il demone finalmente parla “ Finalmente sei arrivato, ragazzo. Non ne potevo più di aspettare.”
“Al solito. Ti sono sempre piaciute le entrate ad effetto, vero maestro?”
“Sì, forse hai ragione. Ma sono arrabbiato sai? Era ormai da molto tempo che non ti degnavi di venire a
trovarmi, Sesshomaru…” poi si gira “Sei uno screanzato.”
Altissimo, fisico possente e un’altrettanto possente armatura.
Occhi del colore del cielo e sorriso sardonico: ecco l’uomo che si è preso cura di Sesshomaru fin da
quando era piccolo.
“Ma io non sono venuto qui per incontrare te.” Dice l’allievo con un tono alquanto arrabbiato.
“Aaah… almeno lasciami l’illusione di avere un discepolo coscienzioso…”
Bizzarro elemento. Troppo diverso dal glaciale principe dei demoni.
Demone che però non fa molti giri di parole se deve rimproverarlo e infatti “Mi dici che stai combinando?
Non solo sei senza armatura, il che mi preoccupa ma hai addosso l’odore degli umani! Se stai facendo
qualche bravata voglio esserne informato, capito?”
“Ma quali bravate? Ho solo prestato soccorso ad una femmina che già conoscevo. È una ragazza parecchio
difficile e ha conosciuto il vero dolore troppo presto. Mentre si stava sfogando con me è svenuta. In questo
momento sta dormendo… ho protetto la grotta in cui si trova con una barriera, quindi nessuno sentirà il suo
odore.”
Il maestro fa una faccia a dir poco sconvolta: il suo allievo è cambiato tanto ma dopo veloci riflessioni fa
uno strano sorrisino che Sesshomaru non capisce.
“Ora che ci penso, qualche giorno fa mi era parso di sentire odore di sangue umano. Allora era il suo!”
“Sì, e ti ordino di non farne parola con nessuno. Non voglio ulteriori seccature, ne ho già fin troppe.”
Il maestro dentro di sè dice “Ti ordino?!” ma poi lascia perdere e comincia ad “offendere” l’allievo:
“Ma no…! Non sono stupido come te! Piuttosto, sei qui per cercarle del cibo vero? Ma sai almeno cosa
mangiano gli esseri umani?”
“Non ne ho la più pallida idea. Non so neanche se abbia appetito visto che è ancora convalescente.”
Meno male che c’è Rin con lui…
Il maestro comincia a ridere e Sesshomaru appare molto infastidito, poi il maestro continua “Sei proprio
un pivellino! Comunque se decidi di portarle della carne, ricorda che gli umani la mangiano cotta!”
“Come cotta?! Bah…
Ora che ci penso, quando tornerò mi farà una scenata isterica perché per accendere il fuoco ho dovuto
bruciare quel poco che era rimasto dei suoi strani vestiti…” Il maestro gli fa il verso ripetendo la parola
“scenata” scatenando le ire di Sesshomaru, in quanto ha capito il senso della sua allusione…
“Non dev’essere una ragazza qualsiasi se si permette di comportarsi così con te, ha coraggio! Dimmi un
po’, qual è il suo nome?”
“Kagome.”
“Mmh… Kagome… Immagino che dovrai riportarla indietro, vero? Prima che tu lo faccia portala da me.
Sono curioso di conoscere la prima donna che tiene testa al “grande Sesshomaru”! Ah! Dimenticavo di dirti
una cosa: poco prima che spuntasse il sole mi è accaduto un fatto molto singolare.”
“Ti riferisci a quando hai usato i tuoi poteri? Li ho percepiti, anche se lievemente per effetto della
barriera.” I due si avvicinano ad una cascata e il maestro comincia a spiegare i fatti.
“Ero tranquillamente seduto su una roccia, quando ho avvertito un odore alquanto strano: era un buon
odore ma nascondeva un fetore pestilenziale.”
Nella mente dell’uomo scorrono i momenti di poche ore prima: l’incontro con Kikyo.
“Il tuo odore mi è noto ma non è uguale a quello che ricordo. Il tuo corpo non emette calore, sei forse
defunta?”
“Dunque devo dedurre che conosci la ragazza che emette questo odore, non è così? Ho ragione di credere
che quella femmina, anche se si trova nel vostro territorio, è ancora viva.”
“Gli umani non fanno parte delle mie conoscenze. Tuttavia so che quella ragazza è ancora viva.”
Kikyo vorrebbe chiedere delle spiegazioni al potente demone che gli sta di fronte, ma egli non glielo
permette.
Anzi, la invita ad andarsene immediatamente distruggendo gli Shinidamachu che la accompagnavano. Ma
Kikyo non si da’ per vinta e prova a proseguire a passo svelto ma viene bloccata dal maestro:
“Quando ti ho detto di andartene non ho di certo sottinteso che tu potessi proseguire. Pertanto ti invito a
ritornare sui tuoi passi. Stai invadendo il mio territorio!”
A questo punto Kikyo estrae una freccia e la scaglia contro il demone, ma non ha che l’effetto di farlo
innervosire ancora di più e con un colpo a distanza la ferisce al braccio sinistro.
Sorprendentemente dalla ferita della miko esce del sangue.
“Mi chiedo che razza di demoni si facciano uccidere da un piccolo granello di sabbia come te. Come ti
chiami, sacerdotessa?”
“Il mio nome è Kikyo. Demone, gradirei sapere il tuo.”
“Ryukenmaru.”
Un demone drago dell’acqua.
Poi Kikyo sparisce.
“Quella Kikyo… credo proprio che volesse accertarsi che la tua protetta fosse viva…”
“Non è la mia protetta, stupido vecchio!”
“Mpf! Fai il sostenuto, ma la verità è che la compagnia di quella ragazza ti piace molto non è vero?”
“Aaah… evito anche di risponderti…”
“Ah! Ah! Ah! Su su… va’ a prenderle da mangiare.”
“So quel che devo fare.”
“Aspetta Sesshomaru, lascia che ti dica una cosa: non devi mai più farla piangere, il cuore delle donne
umane è molto fragile. Devi essere più accorto, sia nei gesti che nelle parole. Ci vediamo.”
Ma Sesshomaru sembra non ascoltarlo e i due vanno in direzioni diverse.
***
Dopo parecchie ore passate a dormire, Kagome si sveglia ma si accorge di essere sola nella grotta.
All’improvviso ricorda gli attimi dopo il suo svenimento, cioè quando Sesshomaru la prendeva e la
riportava a dormire.
Dopo essersi ricordata di tutti i particolari del giorno prima, si alza sentendosi molto imbarazzata per aver
detto tutte quelle cose ad un estraneo.
Alzandosi, Kagome vede il fuoco acceso e l’armatura di Sesshomaru abbandonata vicino alla barriera.
Improvvisamente viene percorsa da un fremito di paura: è vero, Sesshomaru è un demone molto pericoloso
ma di certo può fidarsi molto di più di lui che di quelli che ci sono lì fuori.
Tuttavia, la paura le fa pensare cose che non dovrebbe e crede che Sesshomaru l’abbia lasciata lì a
cavarsela da sola, così la ragazza si fa coraggio, esce dalla barriera e scappa via correndo.
Ciao a tutti!
Ancora un nuovo, lungo e pazzo capitolo!
Noticine: la Wakizashi è una spada corta che da quasi sempre coppia con la katana.
Touga è il nome del padre di Inuyasha che la produzione del terzo film decise di usare ma che poi non se ne fece nulla e così...
l'ho preso in prestito io!
I demoni maggiori invece traggono ispirazione dai 5 elementi.
I LOVE YOU!
Demoni maggiori e territori
6.
Miroku e Sango discorrono circa gli ultimi eventi della notte scorsa e mettono in evidenza il fatto che
Inuyasha come al solito non abbia dormito la notte scorsa.
Infatti il mezzo demone è così nervoso che anche fiutare l’odore di Kagome sembra un’impresa
impossibile.
Ad un certo punto, Inuyasha avverte che il suo corpo è scosso da forti brividi.
È la prima volta che succede e ordina a Shippo di nascondersi.
Entro pochi istanti fa la sua comparsa un demone dai lunghi capelli color verde-acqua,legati in una treccia
bassa, dalle vesti simili a quelle dei samurai, un’armatura semplice composta da un pettorale e un solo
coprispalla: al fianco porta una katana e una wakizashi. I suoi occhi color magenta stridono con il colore dei
capelli.
Sull’occhio sinistro c’è una profonda cicatrice trasversale.
La sua forza è immensa e Inuyasha non fa che sudare freddo.
“Chi sei piccolo mezzo demone? Non sai che sei nel mio territorio?” il demone finalmente parla “Devi
essere uno stupido se permetti a quei succulenti esseri umani di seguirti!”
Inuyasha non ha di certo la fama di rispondere gentilmente a chi gli pone delle domande fastidiose e infatti
si permette di essere irrispettoso con quel demone che ha l’aria di essere abbastanza anziano.
Tuttavia egli non si risente per la scortesia di Inuyasha e prosegue “Anche se seguite il sentiero che
percorre il perimetro della Valle dei Demoni, non dovreste dare per scontato il fatto di non trovare demoni
sul vostro cammino. Voi umani commettete grossi errori di valutazione.”
“La strada che abbiamo scelto di percorrere non è affar tuo! Se proprio lo vuoi sapere è stata una frana a
bloccarci!”
Miroku, Shippo e Sango tremano in gran segreto: se il loro amico continua così ben presto si ritroveranno
nella pancia di quel demone.
“Che piantagrane… ecco perché mi sembrava di averti già visto! Sei il figlio di Touga, vero?”
A Sango e Miroku questo nome non dice nulla, non riescono proprio a capire chi sia.
“È il nome di mio padre.” afferma Inuyasha con aria decisamente indifferente.
Rivolgendosi di nuovo al demone urla “CHI SEI?! UN ALTRO DEI SUOI NEMICI?!”
“Al contrario. Sono uno dei suoi migliori amici.”
Un amico.
Di certo è un demone maggiore come suo padre.
***
Nel frattempo Kagome continua a scappare.
Ormai riesce anche a correre ma di certo non è facile per lei: non ha che le bende e le mutandine addosso
e di certo non ha più né scarpe né calzini.
È tutta dolorante, ma continua a correre.
Due pensieri soffocano la sua mente: Sesshomaru che l’ha curata come meglio non poteva e l’aura
maligna che le impedisce di avanzare con una certa velocità.
Come mai non mi sono imbattuta neanche in un demone?
Sospetti legittimi.
In effetti è da molto tempo che sta correndo e ancora non è stata attaccata da nessuno, ma all’improvviso i
suoi pensieri vengono interrotti da una visione disgustosa e interrompe la sua corsa.
***
Sesshomaru si appresta a ritornare nella grotta.
Ha preso un piccolo cinghiale e nella mano sinistra stringe una canna di bambù contenente acqua. Appena
entra nella grotta si accorge che la ragazza non c’è, lascia tutte le cose e dicendo “Quella stupida!” si
precipita di nuovo fuori.
***
Kagome è impietrita dall’orribile scena che si para davanti ai suoi occhi: cadaveri di donne e uomini
sbranati che si trovano, tutti ammassati, in una fossa di media grandezza.
La vista e gli odori forti di quello scempio le provoca un senso di nausea che a stento trattiene.
Indietreggiando con circospezione, credendo che nei pressi ci siano dei demoni, si avvicina a dei cespugli
ricchi di bacche.
Alle sue spalle però, dietro gli alberi, appaiono numerosi occhi assetati di sangue e percependoli Kagome
si volta.
Un attimo dopo il suo urlo sembra squarciare il cielo.
***
Dall’altra parte della Valle dei Demoni Inuyasha continua a parlare con l’amico di suo padre che si
presenta: il suo nome è Kazemaru.
Capendo che non c’è più pericolo, Inuyasha comincia ad essere più rispettoso e fa alcune domande al
demone.
“Fammi capire una cosa: anche il vecchio Miyoga, che ovviamente non è qui perché è un cacasotto, tempo
fa mi disse che mio padre era un demone maggiore ma io non comprendo ancora che cosa significhi
veramente questo appellativo.”
“Essendo cresciuto solo con tua madre non hai potuto imparare molto… I demoni maggiori sono demoni
che dalla nascita avevano già un elevato livello d’energia e una particolare predisposizione al
combattimento, bada però… Per far sì che un demone maggiore diventi tale deve allenarsi fino allo spasimo,
non c’è nulla di regalato.”
Al mezzo-demone queste parole non sembrano molto veritiere: lui, che ha dovuto sempre lottare per
conquistare il suo posto, lui che è un mezzo sangue, lui che non ricorda nulla del padre…
Chissà perché, ma è stato sempre dell’idea che i demoni di rango elevato nascessero già con le loro grandi
capacità, e invece ora… viene a sapere che anche i demoni maggiori hanno messo a dura prova il loro fisico
prima di essere chiamati MAGGIORI.
“Ehm… Kazemaru, quanti demoni come te ci sono ancora in vita?” Inuyasha ha bisogno di sfamare la sua
curiosità e l’apparentemente affabile uomo che gli sta di fronte sembra far proprio al caso suo.
“Come me ci sono Ryukenmaru, Tenryu e Kabilin, i primi due che ho nominato sono i demoni maggiori
più forti in assoluto mentre l’altro… è un demone donna.”
“C’è la possibilità che seguendo questo sentiero io li possa incontrare?”il mezzo sangue appare
vistosamente eccitato da questa notizia.
“Non elettrizzarti, faresti meglio a stare alla larga da loro, primo tra tutti Tenryu. Ha un carattere orribile e
usa metodi spregevoli e che io stesso non condivido per aumentare la sua forza; Kabilin è molto suscettibile
e focosa e Ryukenmaru…”
“Ryukenmaru?”
“Ha un carattere assai strano, si basa molto sulle prime impressioni che gli da’ il suo interlocutore e poi…
non dimenticare un fatto importante: egli è colui che ha insegnato a tuo fratello l’arte del combattimento.”
Inuyasha rimane senza parole, come gli altri del resto…
Non lo voglio incontrare, di sicuro è il re dei rompiscatole…
Dopo aver dato loro preziose informazioni, Kazemaru chiede ai ragazzi il perché della loro presenza qui e
loro ovviamente rispondono.
“Come ha fatto a cadere?” dice il demone “ Lungo tutto il confine della valle ci sono delle barriere che
impediscono agli umani di entrare! Ah…! Forse è caduta nel territorio di Ryu. Lui trattiene molto la sua
energia quindi non c’è bisogno che intorno alle sue terre ci sia una barriera.”
***
Questa volta Kagome si trova proprio nei guai!
Tre demoni dall’aspetto simile la braccano, lei cade e si fa male al ginocchio ferito ma improvvisamente
arriva un cucciolo che la prende per mano e la porta via dicendo “alzati signorina, quei tre sono famosi per
le loro perversioni!”.
Ma il piccolo non può fare niente e i due vengono scaraventati in direzioni opposte: il piccolo sviene al
contrario di Kagome.
La giovane cerca di spostarsi strisciando a pancia in giù con la sola forza delle braccia in quanto la caduta
deve averle riaperto la maggior parte delle ferite, ma uno dei tre le blocca le gambe e a toccarla in un modo
a dir poco sconveniente.
Uno schifosissimo tentativo di violenza carnale.
La donna continua a dimenarsi: piangere non serve a nulla, come non serve rimpiangere la grotta da cui è
scappata.
Ma succede qualcosa di inaspettato: il demone che le stava cercando di aprire le gambe appare
improvvisamente tagliato in due.
Schizzi di sangue dappertutto.
Dietro la sua figura appare Sesshomaru: il suo viso si è rabbuiato oltre ogni dire.
“Non toccatela, sporchi maiali!” esclama.
Uno di loro vedendo il demone grida “Lo schifoso allievo di quel drago bastardo!” ma non riesce a dire
nient’altro perché Sesshomaru attua una delle sue famose “prese al collo” sbattendolo contro un albero e
tenendolo sollevato da terra, poi gli conficca gli artigli nel collo facendovi uscire del sangue.
“Ma guarda… il tuo sangue ha lo stesso colore del mio… non so perché, ma mi fa imbestialire…”
Ancora più pressione.
Sesshomaru rivolge per un attimo il suo sguardo su quello spaventato di Kagome per poi ritornare
guardare il malcapitato.
“…. che dei pervertiti come voi siano in qualche modo…”
Stacca completamente la testa del malcapitato e si rivolge all’ultimo superstite “…uguali a me!” poi si
scaglia contro l’ultimo e gli squarcia lo stomaco uccidendolo.
Un’improvvisa folata di vento sembra mettere a tacere tutto il trambusto di pochi attimi prima.
Sesshomaru, che ha i vestiti un po’ sporchi di sangue, si avvicina alla ragazza piegandosi elegantemente e
porgendole la mano.
“Riesci ad alzarti?”
Il suo sguardo è freddo come il ghiaccio.
Dagli occhi di Kagome sgorgano quelle calde lacrime che prima aveva trattenuto.
Una paura troppo grande da sopportare.
Grazie al sostegno di Sesshomaru la ragazza prova ad alzarsi, ma crolla subito a terra.
Ad un tratto il demone si volta di scatto e con la sua frusta energetica uccide quel cucciolo che aveva
cercato di aiutare Kagome e che ora aveva appena ripreso i sensi.
Kagome rimane esterrefatta da tanta inspiegabile crudeltà e lo accusa “MA COME HAI POTUTO?! ERA
SOLO UN BAMBINO!”
“E allora? Sei troppo ingenua ragazzina. Cosa ti fa credere che le intenzioni di quella pulce fossero
nobili? Magari lui pensava di strapparti a quel gruppo di zotici e poi di mangiarti con tranquillità in
seguito.”
Kagome rimane colpita da quello che ha detto il demone. Poi lui continua “Ti fidi troppo delle tue
sensazioni e degli stereotipi. Andiamo.”
Come se voglia costringerla a muoversi Sesshomaru sta per prendere la ragazza per un braccio, ma
Kagome si scosta e gli urla in faccia “NON MI TOCCARE!”
***
“E dove sarebbe il territorio del demone che hai nominato poco fa?” Inuyasha appare molto impaziente.
“Verso Nord-Ovest dal punto in cui siamo adesso noi. Però, ragazzo mio… è inutile che ti affanni così
tanto a cercare quella ragazza.” Kazemaru appare leggermente dispiaciuto di quello che tra poco dovrà dire
al giovane “Mi sembra un po’ impossibile che la tua amica si sia potuta salvare da un volo di oltre 30
metri!”
Come al solito a Inuyasha va il sangue alla testa, ma fortunatamente viene bloccato da Miroku.
“Lei per caso conosce una scorciatoia che possa farci arrivare più in fretta a destinazione?” chiede Sango.
“Questo è il problema” risponde “dovreste passare dal territorio di Kabilin, ve lo sconsiglio”
“Ma guarda che cafone! Non fare il noioso!”
Una voce femminile dai toni caldi.
Kazemaru si volta e alle sua spalle appare un bellissimo demone donna dalla pelle ambrata, i capelli color
del fuoco, una coda simile a quella di un’iguana, l’armatura che denota le sue forme e di bassa statura.
“Kabilin?! Che ci fai qui?”
“Sssh….” La donna “accarezza” con la sua coda il viso di Kazemaru, provocando imbarazzo tra tutti.
“Sono venuta a farti una visitina, lo sai che se non ti vedo soffro di solitudine.”
Un modo tutto particolare di fare la corte a Kazemaru che ormai dura da secoli…
Un uomo serio che fa il finto tonto contro una donna focosa ed esuberante.
“Spiritosa.” dice il demone maggiore con un tono che cerca di rendere –inutilmente- il più freddo
possibile. Guardando quella donna così strana e bassa, Inuyasha comincia ad assumere un vago
atteggiamento di scherno che ovviamente infastidisce Kabilin.
Mai offenderla circa la sua statura!
In quel momento di lieve trambusto la donna riconosce però in Inuyasha qualcosa di famigliare…
“Aaah… ora capisco perché mi sembrava di averti già visto da qualche parte!
Sei il figlio di Touga! Mmh… però lui era molto meglio di te.”
Il mezzo-demone controlla a stento la sua stizza.
“Ecco perché vi sconsigliavo di passare nel suo territorio…” decreta rassegnato Kazemaru.
“Lasciate perdere le fanfaronate che dice il vecchio, che tra parentesi è proprio vecchio, potete prendere la
strada per il mio territorio seguendo il fiume, ma devo avvertirvi che poi incontrerete Tenryu. “
Tenryu.
Proprio quello dal brutto carattere.
A quelle parole il demone maggiore mette in guardia Inuyasha e i suoi amici “Questa è un’altra ragione
per cui non dovreste prendere la scorciatoia…”
Ma Inuyasha, come al solito fa l’esaltato e… “Prenderemo la scorciatoia!” ; così lui e gli altri se ne vanno
lasciando i due demoni maggiori a conversare.
Kazemaru si chiede “Avremmo fatto bene?”
“Certo che sì, non era il caso di farli passare dal centro della valle. L’aura demoniaca troppo concentrata
che c’è lì avrebbe ucciso gli umani e forse anche il piccolo Inuyasha.”
“Credi che scopriranno che li abbiamo dato la strada più lunga?”
“Credo proprio di sì.”
***
Kagome cammina a fatica, seguita da Sesshomaru.
“Non saresti dovuta scappare. Ti avevo detto che non appena ti fossi rimessa in forze ti avrei riportata dai
tuoi compagni, invece hai peggiorato la situazione.”
“Ma cosa vuoi?! Io sono preoccupata per i miei amici e come se non bastasse quando mi sono svegliata tu
non c’eri più. Ho avuto paura.”
Il demone appare vagamente sorpreso.
Egli non sa bene cosa sia la paura e non comprende a fondo che cosa significhi provarla.
“Eppure avevo lasciato l’armatura e le spade nella grotta apposta…
Uscire da quel posto nelle tue condizioni…. Non ti permettere di avere più questi colpi di testa.”
Kagome assume quasi un’aria da cane bastonato.
Lo sa. Lo sa di aver sbagliato.
Durante il cammino i due si fermano vicino ad un ruscello e Sesshomaru ne approfitta per tentare di
togliere le macchie di sangue dai suoi vestiti mentre Kagome va in un anfratto che la terrà lontana dagli
occhi del demone.
Vuole rimanere un po’ da sola e piange.
È dolorante in quasi tutti i punti del corpo.
Lentamente si siede su una roccia e immerge i piedi nell’acqua.
Questa sua iniziativa però non viene presa bene da Sesshomaru che infatti va da lei e la ammonisce.
“Ti prego, lasciami sola.” aggiunge con la voce tremante “è già la seconda volta che mi salvi da una
situazione del genere. Tutto ciò mi è insopportabile.”
“Avresti dovuto pensare che la maggior parte dei demoni che si trovano qui non sono come me.
Se una bella donna gli capita tra le zanne, di certo non esitano a soddisfare i loro più bassi istinti.
La prossima volta pensaci due volte prima di scappare via.”
A questo punto la ragazza stringe le gambe tra le braccia, portandosi le ginocchia al mento e si scusa con il
demone dicendo “Forse io ho sbagliato e ti chiedo scusa per averti messo in difficoltà, ma non ho chiesto io
di nascere donna e per di più con un corpo così fragile.”
Il demone continua a fissarla in silenzio mentre lei continua “Te lo chiedo di nuovo, lasciami sola per un
po’… voglio togliere ogni possibile traccia che quegli animali possano avermi lasciato addosso. Abbi solo
un po’ di pazienza…”
Finalmente il demone capisce.
“Va bene, ma rammenta che t’aspetto.”
“Grazie.”
A Kagome però pare strano il comportamento di Sesshomaru.
***
Nel frattempo Kikyo è arrivata al suo luogo di riposo abituale, quello strano albero.
È pensierosa e non si accorge subito che Naraku la stava fissando.
Lui era lì.
Immobile.
Quando però se ne accorge nota subito che l’attenzione dell’uomo è rivolta alla sua ferita che ha smesso di
grondare sangue e decide di spiegargli il perché di quello “scempio”.
“Un demone maggiore, eh?” dice Naraku “e per giunta il più forte.”
Kikyo è irritata dalla calma che mostra il nemico, tuttavia riesce a controllarsi.
Copre la ferita al braccio con la mano destra, poi dice “Capisco di essere un’umana e quindi una presenza
non molto gradita ai demoni, ma non capisco il motivo di tanto accanimento da parte di quel demone.”
“Non ti ha sfiorato l’idea che forse è proprio quel Ryukenmaru ad aiutarla? Ciò spiegherebbe la sua
brutalità nei tuoi confronti… “
“Perché allora non scendi tu laggiù? Credevo che volessi darmi tu la morte… e invece a quanto vedo,
preferisci mandarmi in pasto a dei demoni che con me non c’entrano nulla e che come vedi mi possono fare
fuori immediatamente.”
“Non è certo per questo motivo che mi servo della tua gentile collaborazione. Semplicemente non scendo
laggiù perché i componenti che formano il mio corpo si scinderebbero per effetto delle auree demoniache
degli altri demoni… proprio come quando i tuoi Shinidamachu abbandonarono il tuo corpo durante il rito
del Kodoku che mi restituì il corpo dalla testa in giù.”
La miko assume un’aria spavalda.
“Non temi che possa spingerti a cadere laggiù?”
“Non lo farai. Io lo so che non sei così meschina.” Il demone si avvicina di più alla donna.
Fino a quel momento era rimasto immobile, a pochi metri di distanza da lei.
“Ah sì? E allora come sono?”
“Una bella donna. Combattuta tra amore, odio e vendetta ma pur sempre una donna che mi affascina per
l’immensa tristezza che traspare dai suoi occhi.”
Naraku non nasconde più i suoi sentimenti e questa cosa destabilizza molto il cuore della miko, che non
capisce perché l’uomo che le sta di fronte continui ancora adesso, a distanza di 50 anni, a seguirla pur
sapendo che a quella donna manca la cosa più importante: la vita.
A Kikyo il discorso comincia a sfuggirle di mano… ma cerca comunque di cambiarlo in modo da mettere
un freno a Naraku ma soprattutto alle sue incertezze.
“Anche se non desideravo ritornare alla vita, Urasue mi ha riportata indietro in questo corpo schifoso.
Ma adesso… finalmente sto per riottenere un corpo vivo.
Il mio corpo.
È questo ciò che più conta.”
Questa frase la proferisce con gli occhi che guardano in basso e con una mano tremante poggiata sul
tronco dell’albero e Naraku da questo atteggiamento capisce subito che quelle che ha detto la sacerdotessa
erano tutte balle e indispettito da tutto ciò le afferra con forza i polsi.
Kikyo per un momento lo fissa con un’espressione denotata da imbarazzo misto a irritazione, poi trova la
forza di reagire ordinandogli di non toccarla, ma figuriamoci se Naraku le da’ retta…
“Cosa credi? Anche se sei in grado di prendere in giro Inuyasha non è detto che sei in grado di farlo con
me. In realtà tu non sai affatto cosa vuoi e la prova è che ti concentri su questioni futili come quella di
riavere un corpo tuo.”
Ha ragione.
Purtroppo per lei, Naraku ha ragione e come se non bastasse ultimamente da’ voce a tutti i suoi pensieri.
Ora il demone le tocca la ferita sul braccio, sporcandosi le dita con il sangue. Successivamente poggia
entrambe le mani sul tronco dell’albero, tenendo “prigioniera” Kikyo, formando con le braccia una sorta di
gabbia.
La miko appare molto irritata da questo suo modo di fare tanto che gli dice “Sono stufa di questa
situazione. Non ne posso più dei tuoi modi spaval-“
Ed è proprio in quel momento che Naraku le chiude le labbra con un bacio lieve e quasi impercettibile, al
che quando si sposta aggiunge solo “A volte voi donne parlate troppo.”
Lo so, chiunque leggerà questo capitolo mi odierà a morte... comunque io vado avanti... (spero ^^')
I sentimenti dell’ex brigante
7.
Di nuovo quella grotta.
Sembra un’eternità da quando Sesshomaru e Kagome l’hanno vista l’ultima volta.
Per tutto il viaggio di ritorno i due sono rimasti in un silenzio imbarazzante, reso ancor più pesante dalla
lentezza d’andatura che la ragazza era costretta a sostenere per via del suo ginocchio malandato.
Penetrando facilmente la barriera posta all’entrata di quel rifugio, entrambi prendono posto: lei sul
giaciglio, lui vicino alle spade piantate nel terreno.
Il demone resta in silenzio, un silenzio inquietante che fa sobbalzare Kagome a ogni minimo rumore della
natura o dello stesso Sesshomaru, che si sta rimettendo i vestiti ormai asciutti.
La ragazza nota il cinghiale e l’acqua.
Devo ammetterlo… sono stata veramente una stupida.
In fondo era veramente uscito per procurarmi del cibo.
Nel fiume dei suoi pensieri ricorda l’ultimo dialogo con Sesshomaru e la sua riluttanza a stargli vicino
mentre percorrevano la via del ritorno:
“Ti allontani da me perché credi che anch’io, essendo un uomo, possa farti una cosa del genere?” queste
furono le parole di lui e che ora le risuonano nelle orecchie, poi la sua risposta:
“Io non credo niente! Non voglio niente! Voglio solo che mi lasci in pace, hai capito?!”
In quell’occasione la fanciulla tentò di fuggire da lui, ma cadde subito per terra a causa del ginocchio
“Non ne posso più di questo maledetto posto! Voglio tornare dai miei amici!”.
Dopo aver rammentato anche questo, sospira inconsciamente attirando poi l’attenzione di Sesshomaru che
la fissa con uno sguardo glaciale.
Non può far altro che abbassare lo sguardo.
Dopo un attimo di silenzio gli chiede ancora scusa ma il demone non proferisce parola, si avvicina a lei e
si piega cambiando discorso “Vediamo questo ginocchio.”
Il ghiaccio sembra essersi rotto, tanto che Kagome quando il demone le muove la gamba fa una smorfia di
dolore e dice “Fai piano per favore. Credi che sia fratturato?”
“No, altrimenti non saresti riuscita a camminare. Tu non lo sai ma quando eri priva di sensi ho dovuto
mettere a posto molte fratture che ti eri procurata e che ora non sono più tali.
Appoggia la gamba sulla mia spalla sinistra.”
La ragazza obbedisce, anche se questa situazione le crea notevole imbarazzo, mentre Sesshomaru le slega
la benda del ginocchio dicendo tra sé e sé “guarda com’è gonfio…”
“Fa’ in fretta, odio essere aiutata! È umiliante!”
“Non fare l’orgogliosa, sei tu che ti sei messa nei pasticci. Mi fai maledire sempre il giorno che ti ho
aiutata.”
“Tsk! Nessuno te lo ha chiesto!”
“Ingrata.”
“Stronzo!”
A questo punto Sesshomaru fa una violenta pressione sul ginocchio,quasi per voler punire la ragazza per
la sua scortesia.
“AHIAAAAAA!” i capelli di Kagome si rizzano come se avesse preso una scossa elettrica mentre quelli
di Sesshomaru “volano” indietro, spinti dalla forza dell’urlo di Kagome.
“ME LA PAGHERAI!!”
“Hai molta forza per urlare… guarirai presto.”
“Non prendermi in giro!” Kagome cerca di tirargli un calcio servendosi dell’altra gamba ma Sesshomaru
la blocca premendole le dita sulla ferita che ha sulla coscia.
Lei grida ancora, ma questa volta decide di subire.
Purtroppo l’aver gridato così forte le provoca una forte fitta al petto tanto che sente mozzar il fiato e si
porta le mani al collo. Sesshomaru si accorge che c’è qualcosa che non va, così alza la manica sinistra del
suo vestito e ordina a Kagome di mordere il braccio mentre con l’altra mano, precisamente con il pollice,
preme sulla ferita al petto facendo svenire di dolore la ragazza. Fortunatamente lei si riprende quasi subito.
“Stenditi. Devo controllarti tutte le altre ferite e devo lavarti le bende.”
Sesshomaru sembra aver rimosso l’episodio di pochi minuti prima…
Queste parole inattese fanno sobbalzare Kagome che all’improvviso rammenta che prima o poi doveva
arrivare il momento del cambio delle bende.
Tuttavia non si esime dal dirgli “Eeeeeeeeh? Tu-tutte? Devi proprio? Sì, insomma… anche quelle che ho
intorno al busto?”
“Sì.” Risposta chiara e concisa del demone, che non vuole altre resistenze da parte di Kagome.
***
Nel frattempo un uomo si becca un sonoro ceffone sulla guancia. È Naraku.
“Come hai osato?!” dice Kikyo che subito nota la sua mano, quella dello schiaffo, tremante.
Il suo nemico di sempre non fa nessuna battutina salace né mostra il suo solito risolino sardonico come lei
si aspettava, anzi abbraccia la miko sollevandola da terra.
Questo suo modo di agire è stato così improvviso e violento che un waraji della sacerdotessa le scivola dal
piede.
Kikyo è sbigottita da tutto ciò e si accorge solo in seguito di avere le braccia appoggiate sulle spalle di
Naraku. Poi finalmente lui parla.
“Solo una parola. Basterebbe una tua sola parola per far finire tutto.”
“Ma…!”
“Io lo so che il tuo tempo sta per scadere. Credi che non mi sia accorto di quanto poco facciano effetto gli
spiriti dei morti?
Tu non vuoi un corpo vivo, tu vuoi sentirti viva per quel poco tempo che ti è rimasto.”
Kikyo distoglie lo sguardo. Ha un’aria malinconica che sembra confermare le parole di Naraku.
“Ho ragione, vero? Anche se sei già morta tu hai paura della morte più di chiunque altro.
Tuttavia, ciò che più ti spaventa sono i miei sentimenti per te… sentimenti così forti da rimanere nel mio
corpo perfino quando avevo cacciato il mio cuore umano.
Tu non sai… quanto ho desiderato stringerti a me come in questo momento… è da cinquant’anni che sei
la mia ossessione.”
“Basta” Il tono di voce della miko torna ad assumere la fermezza che lo contraddistingue, abbandonando
ogni incertezza. “Ho capito. Portami via da qui.”gli dice.
Lo fa guardandolo negli occhi.
Naraku segue gli “ordini” di Kikyo e la porta in un posto che lei conosce bene: il suo castello.
La sua stanza.
“Di tutti i posti proprio qui mi dovevi portare…”
“Questo è l’unico luogo in cui nessuno ti giudica.
Qui nessuno ti ritiene indegna. Qui non sei un’eretica, una blasfema o una depravata. Non sei una
sacerdotessa costretta a mentire a se stessa, tu qui sei una donna senza costrizioni o catene invisibili che
legano i tuoi sentimenti.”
Kikyo è sbigottita da quelle parole: quell’uomo si comporta in un modo troppo strano.
Facendo qualche passo in avanti arriva davanti alla finestra e vi guarda all’esterno.
“Catene e costrizioni… cosa vuoi saperne tu di ciò che provo…” Poi si volta verso di lui e nota che ha il
suo nastro per capelli tra le mani. “Restituiscimelo.”
“Non posso tenerlo?”
“Perché dovresti tenerlo?”
“E tu perché lo rivuoi?
“Non voglio che tu possieda niente di mio.”
“Hai paura che Inuyasha se ne accorga?” Kikyo appare stupita “Se n’è già accorto.”
“Restituiscimelo!” Kikyo si lancia per riprendere il motoyui, con la mano protesa in avanti come se si
volesse aggrappare a una corda invisibile, ma Naraku la blocca, la abbraccia standole alle spalle e la bacia,
questa volta più violentemente della precedente.
La donna cerca di fare resistenza ma la presa è troppo stretta.
“Cinquant’anni fa, quando mi trovavo immobile in quella spelonca non facevo altro che osservarti per
tutto il tempo ma mai, mai sono riuscito a scorgere in te un’espressione diversa da quella fredda e superba
che mostravi.”
Naraku comincia a prendersi certe libertà come quella di allentarle la byakue lasciandole lievemente
scoperte le spalle mentre continua “Volevo solo che tu mi guardassi, che non provassi quella dannata pietà,
ti volevo per me e per questa ragione diventai quello che sono ora.”
La sacerdotessa fissa come se fosse in trance la tenda fatta in bambù che separa l’anticamera dall’alcova,
evitando di proferire parola alcuna.
“Ammetto di aver provato sempre una forte gelosia per il tuo rapporto con quel ragazzino e infatti ordii
quella famosa trappola… ma sai bene che non fui io ad ucciderti ma i demoni che mi componevano e che
avevano ancora presa sulla mia coscienza.”
“Sapevo già che eri tu, Onigumo, che prendesti le sembianze di Inuyasha.”
“Come?”
“Hai capito bene. Il giorno della mia morte io sapevo che fosti tu a ferirmi alle spalle.”
***
Inuyasha&Co. sono ancora impegnati nella dura ricerca di Kagome.
Dopo aver passato senza molti intoppi i territori di Kazemaru e Kabilin, ora si accingono a prendere il
sentiero che porta al covo di Tenryu.
All’improvviso arriva Koga.
Non è ancora guarito completamente dalle ferite provocategli da Kagura.
Come al solito il lupo comincia a punzecchiare il mezzo-sangue, ma in un attimo tutto cambia.
I due imbecilli sentono odore di drago e l’atmosfera diventa insostenibile.
“Dev’essere Tenryu!” esclama Inuyasha.
E neanche a chiamarlo, eccolo che si presenta davanti ai nostri amici.
“Conoscete il mio nome, me ne compiaccio.
Chi siete? Come vi permettete di violare il mio territorio?!!”
Demone bellissimo, alto, dai capelli –appena più lunghi sotto le scapole- color del crepuscolo e dagli
occhi simili ai lillà.
L’arma che impugna con la mano sinistra è spaventosamente inquietante.
“Il mio nome è Inuyasha e questi sono i miei compagni. Fammi passare.” esclama senza troppi preamboli.
“Il figlio di Touga, eh? Non passerai.”
“CHE COSA?!!”
“Inuyasha, stai calmo…” dice Miroku sottovoce “guarda la sua spada nera: è seghettata. Forse è stato lui a
sacrificare quella gente di cui abbiamo sepolto le ceneri!”
“Se vuoi passare dovrai battermi.”dice il demone maggiore.
“ACCETTO!!!” Inuyasha sfodera Tessaiga, evitando di dare ascolto a Miroku, Sango e Shippo che
cercano di fermarlo.
Koga, dal canto suo non interviene minimamente perché è curioso di vedere le abilità di quel demone così
pericoloso.
Tenryu nota la spada di Inuyasha “E così Tessaiga è davvero in mano tua! Quel pazzo di Touga diceva
sempre di volerti proteggere dal tuo sangue demoniaco… RIDICOLO.”
“COME TI PERMETTI DI DERIDERE LE AZIONI DI MIO PADRE?!! BATTITI CON ME!!!”
“Il Kaze no Kizu, il Bakuryuha, il Kongosoha, la Meidou e tutti gli altri colpi che quella spada ha
imparato nel tempo… con me non funzionano.
Sicuro di volerti misurare con me? Se sei arrivato qua, vuol dire che Kazemaru e Kabilin ti hanno
graziato… beh, io non sono così clemente.”
“Non chiedo di meglio!” Inuyasha attacca Tenryu con un fendente ma il demone maggiore blocca la spada
con una mano.
“Noioso… sei troppo debole, non riuscirei a divertirmi con te.”
“A ME NON IMPORTA! CIO’ CHE DEVO FARE E’ ANDARE A SALVARE KAGOME! SE NON
MI LASCI PASSARE TI UCCIDERO’!”
“E come pensi di farlo?..... Quindi sei sceso quaggiù per cercare una donna?” Inuyasha annuisce, poi
Tenryu continua “è davvero da te… e va bene, passa pure.”
Tutti rimangono di stucco.
Dalle descrizioni di Kazemaru, Tenryu sembrava ben più spaventoso.
“Vai. Questo significa che c’è carne fresca in giro per la Valle… non vedo l’ora di trovarla!”
Ecco.
Era troppo strano che non avesse un secondo fine.
Tenryu sparisce mentre a Inuyasha raggela il sangue. Poi urla “DOBBIAMO SBRIGARCI PERCHE’
COME LUI CI SONO MIGLIAIA DI DEMONI CHE LA CERCANO!”
“Beh, io vi saluto!” esclama Koga “Io prendo un’altra strada!” così il demone lupo se ne va, mentre Sango
dice “Forse sarebbe stato meglio che viaggiassimo insieme in modo da proteggerci a vicenda…”
“Tsk! Sono cavoli suoi! E poi quello che dici non è affatto vero!
Koga non ha più i frammenti della Sfera e sarebbe solo una palla al piede per noi!
E poi… noi stiamo percorrendo la strada che ci hanno consigliato e non vaghiamo a caso come quello
scemo.”
Miroku puntualizza “Sì, una strada che di certo non si chiama scorciatoia…. Forse i veri scemi siamo
noi…”
“Sì, lo so… me ne sono accorto che ci hanno fregati! Se rivedo quel vecchio gli torco il collo!”
***
Nel frattempo Kagome si trova in una delle situazioni più imbarazzanti della sua vita: ha le mani sul seno
e cerca di non guardare Sesshomaru che sta controllando le ferite.
Il suo sguardo totalmente distaccato la imbarazza ancor di più, tanto che al demone sembra strano che
quella chiacchierona non parli.
Ogni volta che lui la sfiora, il corpo di lei s’irrigidisce.
Poi finalmente lei parla “Perché stai facendo tutto questo? Mi avresti potuta lasciare a morire invece non
lo hai fatto.”
“….”
“Il mio comportamento… sono certa che lo ritieni inqualificabile.”
“Abbastanza.”
Kagome rimane un po’ sbigottita da questa sua affermazione vagamente sarcastica, ma decide comunque
di continuare quel che stava dicendo “Faccio così perché sono veramente terrorizzata da questo luogo.
Comportandomi così riesco a non pensarci.
Io ho… davvero creduto di morire… per fortuna sei arrivato tu a salvarmi da quei pervertiti e per fare
questo hai calpestato il tuo orgoglio di demone.” e dopo una breve pausa continua “Forse è per questo
motivo che mi sento di dirti una cosa: lo so, è sciocco da parte mia ma… insomma, io ora posso affermare
che mi fido di te.”
“Corri un po’ troppo… comunque se la tua fiducia serve a non farmi avere ulteriori seccature come quella
di quest’oggi, allora fidati.
Prova a metterti a pancia in giù, devo controllare la schiena.”
La ragazza lo fa a fatica ma alla fine ci riesce.
Durante le cure si addormenta.
Dopo aver finito, Sesshomaru si accorge che la studentessa sta dormendo e si siede a terra, vicino al letto
di fortuna.
“Fiducia? Mah…”
***
Naraku rimane un po’ sbalordito dalle ultime parole della miko, tanto che ci mette qualche secondo a
chiederle come faceva a sapere del fatto avvenuto cinquant’anni prima.
“Sono una sacerdotessa.
Anche se i miei poteri s’indebolirono a causa della mia infatuazione per Inuyasha, ero sempre e comunque
in grado di distinguere la tua aura maligna soffocante da quella sua.
Il suo modo di parlare… i suoi gesti… in fondo avresti dovuto immaginare che non saresti riuscito a
riprodurre fedelmente il suo modo d’essere.”
“Capisco… ma allora perché hai lasciato che ti ferissi se sapevi che ero io?”
Kikyo aspetta un attimo prima di parlare.
Non è affatto convinta di confessare a Naraku le sue ragioni, ma dopo cambia idea.
“Io non ne potevo più di quella vita, ero stanca di tutto quel peso che gravava sulle mie spalle.
Non volevo né diventare sacerdotessa né tantomeno la custode della Sfera.
Il giorno prima della mia morte convinsi Inuyasha a diventare umano grazie ai poteri di quel gioiello, ma
dentro di me… sapevo che probabilmente la sfera non sarebbe scomparsa. Non si può eliminare la propria
natura e anche tu lo sai, molto meglio di me: è proprio per questa ragione che non credo sarebbe riuscito a
diventare umano.
Quando mi accorsi di trovarmi in una strada senza uscita colsi un unico spiraglio di salvezza: la mia vita in
cambio della libertà e dell’umanità che tanto desideravo. È per questo motivo che mi sono lasciata uccidere
da te.
Adesso però… spiegami perché tu mi hai voluta cancellare da questo mondo. Il vero motivo.”
“Il vero motivo?
Kikyo… io sapevo che non saresti mai diventata mia… lo sapevo che ai tuoi occhi ero solo un poveretto
con le gambe rotte e la faccia ustionata… così decisi che l’unico modo per legarti a me facendo in modo che
non potessi essere di nessun altro, sarebbe stato quello di ucciderti.
Sai bene che questo mio desiderio fu preso alla lettera dai demoni che si fusero nel mio corpo.”
“Tu sei pazzo…” detto ciò la sacerdotessa si libera dalla morsa di Naraku e si allontana da lui almeno di
due metri.
“Ora ti racconto una storia, forse è un po’ noiosa ma è sempre una storia.
Parla di un giovane di bell’aspetto che si chiamava Onigumo.”
“!!!”
“Onigumo viveva insieme alla sua famiglia, composta dai genitori e dai sei fratelli, in una vera e propria
baracca. Faceva il contadino e si ammazzava di lavoro dalla mattina alla sera per compensare la mancanza
di braccia da parte del padre malato. Era un ragazzo paziente ma attratto dai piaceri della vita, perciò non si
faceva mancare donne e divertimenti.
Un giorno cambiò qualcosa dentro di lui, si chiese perché doveva fare tutta quella fatica per i suoi
famigliari buoni a nulla, così, in un raptus di follia, uccise tutti a colpi di zappa. Gli abitanti del villaggio
scoprirono subito che era stato lui a combinare tutto quello scempio, organizzarono delle squadre di ricerca
e lo trovarono.
Davanti a tutti fu marchiato sulla schiena con un pugnale arroventato… gli disegnarono un ragno in onore
del suo nome. Poi lo cacciarono e non si seppe più nulla di lui. Tuttavia, dopo parecchi mesi qualcuno
affermò di averlo visto a capo di una banda di briganti e infatti queste testimonianze erano attendibili.
Lo sguardo di quel ragazzo era mutato, ora era freddo come il ghiaccio e non si curava di niente e di
nessuno fino a quando un giorno, durante una delle numerose scorribande a cavallo, intravide una donna
bellissima.
Aveva in mano un cesto pieno di fiori e si accompagnava ad alcuni bambini. Il giovane rimase folgorato
da quella visione e un suo amico gli disse subito di non farsi illusioni perché quella ragazza non poteva
essere sfiorata da nessuno poiché era una sacerdotessa.”
Kikyo a questo punto non sa come comportarsi.
“Il tempo passò e i suoi compagni cominciavano a non sopportare più la sua presenza: le sue azioni contro
i villaggi erano troppo brutali anche per i suoi compagni-briganti.
Gli tesero una trappola, gli bruciarono il viso con l’olio bollente e lo gettarono da un dirupo. Al suo
risveglio si accorse di essere in una grotta fredda e buia e di non riuscire a muoversi e parlare, ma quando
girò lo sguardo in direzione della luce della candela, rimase sconvolto.
La donna che vide qualche mese prima era lì, accanto a lui. Ovviamente sto parlando di te, Kikyo.”
“Io ero convinta che tu non rammentassi la tua vita passata, quando hai ricordato tutto?”
“Nel momento in cui ho riaccolto il cuore nel mio corpo e ho accettato tutti i miei sentimenti… Ancora
adesso vivo con un grande rancore per quel villaggio.
Un giorno ci andrò, li sterminerò tutti e mi riprenderò quel pugnale. In effetti, non capisco perché io non li
abbia ancora ammazzati come dei cani…”
L’interesse per il pugnale fa pensare Kikyo, che furbamente gli chiede in che villaggio abitava. Naraku le
risponde, ma non incautamente come potrebbe sembrare.
“Cominciai ad aspettare con impazienza la prossima volta in cui saresti venuta, ti desideravo così
ardentemente che ti sognavo ogni notte….
Poi un giorno, mentre tu eri lì con me una rozza voce maschile chiamò il tuo nome. Il tuo viso si addolcì
immediatamente e uscisti in fretta dalla spelonca…. Non sopportavo che mi mostrassi solo quell’espressione
fredda e che invece palesassi tutta la tua dolcezza a Inuyasha.”
Dicendo queste parole, Naraku le tocca una guancia. “Sai bene cosa ti ho fatto in seguito.
Poi cinquanta anni dopo tu fai la ricomparsa in questo mondo e cosa scopro? Che non sei cambiata affatto
e che anche se il mio aspetto non era più quello disgustoso di una volta, tu continuavi a guardarmi dall’alto
in basso.”
Inspiegabilmente il volto di Kikyo si addolcisce per un attimo ma subito ritorna ad assumere quell’aria
altera e seducente tipica del suo viso.
“Volevo solo un po’ di considerazione da parte tua… quando ero lì immobile, non mi hai mai neanche
rivolto la parola… Invece ora è tutto diverso: non fai che inseguirmi… certo, non lo fai come vorrei io ma
per me è abbastanza.”
Ora la accarezza “Ti ho sempre osservata da lontano trafiggendo questa maschera di moralità che ancora
indossi e che ora non ti permette di lasciarti andare.”
“Lasciarmi andare?” Kikyo inizia a cedere.
“Già, io capisco perfettamente cosa provi… nessuno sembra udire il tuo pianto nascosto, ma devi smettere
di fingerti una donna dal cuore forte.
Dimentica quello che è successo in passato e rimani con me.
Non sai quanto io ti desideri.”
La miko non si è mai sentita così spaventata da se stessa come in questo momento.
Non riesce già da tempo a odiare l’uomo che le sta davanti con la stessa intensità di un tempo e come se
non bastasse, quest’uomo non le trasmette alcuna ostilità.
Si sente sull’orlo della pazzia perché per la prima volta sente di essere affascinata dal suo assassino.
Naraku ora da’ le spalle alla finestra, rimane in silenzio e aspetta la prossima mossa della miko.
Kikyo si aggrappa ai lembi del vestito di Naraku guardandolo dritto negli occhi.
“Tu mi vuoi, non è così? Tu vuoi che io mi conceda a te, vero?”
“Sì.”
Finalmente la sacerdotessa mette da parte odio, rancore e pudore e con la mano destra comincia a svestire
l’uomo che la guarda senza dire una parola. Poi Kikyo avvicina le sue labbra al petto di lui, ma senza
toccarlo, e dice “Non farmi pentire della mia scelta.”
Naraku comincia a togliere la byakue a Kikyo, ma nota che sul corpo della miko c’è una cosa fuori
posto…
“Non ci credo, questa è una fascia di costrizione….” dice.
Kikyo risponde “ Le miko devono consacrare le loro vite alla propria vocazione, evitando d’innamorarsi
ed essere riamate ed è per questo che vigono delle “regole di contegno”: infatti se ad una miko Madre
Natura ha concesso una bellezza e un corpo tali da ammaliare gli uomini, bisogna eliminare quelle procacità
anche se questo vuol dire mortificare il suo <<esser donna>>”
“Stupidaggini!” Naraku le strappa violentemente la fascia e Kikyo sospira profondamente “Ecco perché
rinnegai la mia natura umana…. Come si può privare una donna del suo fascino costringendola a far fatica
anche per respirare?”
Kikyo ormai è seminuda e Naraku si rende conto che la sacerdotessa non ha più la ferita che lui le inflisse
sul monte Hakurei e lei risponde semplicemente “Si dice che una candela prima di spegnersi emani il suo
più fulgido bagliore… infatti ora il mio corpo emette calore e può sanguinare… forse anche per me è
arrivato il momento di spegnermi.
Ma non lasciarti ingannare dalle apparenze: anche se la ferita non c’è più il tuo veleno continua a
scorrermi dentro.”
“Tu vuoi davvero concederti a me?” incredibilmente Naraku sembra “più clemente”. “Lo sai che in questo
modo ti potrei avvelenare ancora di più.
Kikyo risponde “E anche se ti dicessi di no…”
“Non ti lascerei andare…”
La sacerdotessa fa un sorriso sarcastico, poi torna seria e pronuncia la frase che darà inizio alla follia : “E
allora fammi quel che vuoi. Mostramelo… mostrami fino a che punto arriva la tua ossessione per me.”
A questo punto Naraku avvicina il corpo di Kikyo al suo.
In pochi attimi i due sono completamente svestiti di ogni abito e inibizione.
All’inizio la miko oppone un po’ di resistenza, poi nulla.
Nulla.
Né orgoglio, né dignità, né vendetta.
Quella notte non c’è nulla di tutto questo.
Stesi sul futon ormai sgualcito i loro corpi si muovono vorticosamente all’unisono come impazziti.
La donna sa bene che non riuscirà mai a perdonarsi per tutto questo.
Non sopporta l’idea che quell’uomo così infido sia l’unico che la capisce davvero, tuttavia anche se tutto
ciò le appare riluttante pian piano si lascia trasportare da quella tempesta.
In questo capitolo lunghissimo ed esagerato vengono svelati molti retroscena riguardanti Naraku e Kikyo, Sesshomaru e i
personaggi da me inventati!
Continuate a seguirmi!
I LOVE YOU!
Madre
8.
Ormai è calata la sera.
Inuyasha e gli altri stanno correndo a perdifiato: scappano da un’orda di demoni di un livello abbastanza
alto.
Sembrerebbe che appartengano all’esercito di Tenryu, le loro armature somigliano molto a quella del loro
capo.
Il fatto che i nostri scappino è alquanto strano, ma non possono fare altrimenti: se Inuyasha usasse i colpi
magico-energetici di Tessaiga attirerebbe altri demoni, stesso discorso vale per la trasformazione di Kirara
che sortirebbe lo stesso effetto.
Il monaco ha le mani legate: avendo il vortice potrebbe aspirare tutti in un baleno, ma la loro aura
demoniaca lo avvelenerebbe. Senza contare che l’apertura di quel vortice maledetto si allarga sempre più.
Le uniche armi buone a sconfiggere quell’esercito sono Tessaiga non trasformata e l’Hiraikotsu.
Tuttavia la battaglia termina a favore dei nostri che stremati, si concedono un attimo di riposo sotto il
tronco di un grande albero dalle radici sollevate.
Come se non bastasse a complicare la situazione c’è il caldo asfissiante tipico del territorio di Tenryu e per
colpa del sudore Miroku non riesce a chiudere bene il pugno destro.
“Forse sarebbe stato meglio che Kazemaru ci avesse scortati” dice Sango “non ce la faremo mai ad
arrivare a destinazione.”
“Già… quelli che abbiamo affrontato non erano particolarmente potenti, eppure ora siamo ridotti allo
stremo.”risponde Miroku.
“È per colpa di quest’aura demoniaca e di questo caldo di merda se non riusciamo ad avanzare!”
Non oso immaginare come saranno i demoni che vivono al centro della Valle…
Per un attimo il mezzo-demone chiude gli occhi e alla sua mente riaffiora la volta in cui parlò con Kagome
della Sfera e del suo futuro.
“Quando ricomporremo la Sfera hai ancora intenzione di usarla per diventare un demone completo?”
“Certo che sì. Me lo domandi perché non vuoi che mi trasformi, è così?
Hai paura che io cambi. Sei egoista.”
“Non è così.
Se questo è il tuo più grande desiderio io sarei felice se tu lo realizzassi, però… come disse una volta
Miroku, potresti perdere te stesso e io non voglio che ti accada una cosa simile. Ma lo voglio per te, non per
me. Il mio proposito è…”
“Ti ascolto.”
“Appena la Sfera sarà completa, io farò di tutto per distruggerla.
Non so come ma lo farò. Anche a costo di farmi odiare da te.
Quel gioiello è troppo pericoloso, ammesso che tu lo usassi e divenissi un demone di animo buono nel
momento in cui ti arrabbieresti, e sto facendo un esempio, per un futile motivo… finiresti per sporcarla e ti
contaminerebbe.
Non è davvero il caso di usare quella maledetta Sfera.”
Inuyasha riapre gli occhi.
Eri sincera in quel momento.
Che sia davvero come dici tu? Anche Kikyo diceva di voler annientare quel gioiello…
Il mezzo-demone si accorge che tutti si sono addormentati dalla fatica, poi alza lo sguardo e sottovoce
pronuncia il nome della sacerdotessa.
***
Kikyo si sveglia lentamente e all’inizio non capisce in che luogo si trova: è distesa sul fianco destro e la
sua mano è appoggiata sul futon.
Chiude di nuovo gli occhi, ma non appena Naraku la abbraccia, realizza subito cos’è successo qualche ora
prima.
La miko si volta pigramente verso di lui e nota la sua faccia distesa e soddisfatta.
Poi l’uomo la prende e la sposta alla sua sinistra e la sacerdotessa non può far altro che poggiarsi sul petto
di lui.
Avviene tutto nel silenzio più profondo.
Come se i due comunicassero telepaticamente.
Poi il demone rompe quella quiete.
“Prima hai detto che non volevi essere una sacerdotessa… è la verità?”
“Andiamo… chi mai vorrebbe condannarsi a vivere un’esistenza senza l’amore di qualcuno?
Noi esseri umani siamo deboli ed è per questo che abbiamo bisogno di appoggiarci a qualcuno.
Io desideravo solo essere una semplice donna e da semplice donna avrei voluto morire. Come ti ho detto
non fu mia la scelta di diventare sacerdotessa.”
Naraku ascolta in silenzio il discorso di Kikyo mentre si sorregge la testa portandosi il braccio destro
dietro la nuca.
“Devi sapere che quando raggiunsi l’età di 10 anni, la miko del villaggio volle vedermi insieme a tutte le
mie coetanee per scegliere chi sarebbe stata pronta a succederle in caso di bisogno.
Alla fine scelse me e un’altra bambina… avevamo tutte e due dei forti poteri spirituali, quindi la vecchia
miko si sentì sollevata perché convinta che al momento della sua morte, avrebbe lasciato il villaggio in
buone mani. Passarono gli anni e purtroppo i miei genitori morirono e dopo di loro anche la vecchia miko.
Nel frattempo, la ragazza che era nella mia stessa situazione si era innamorata di un uomo e voleva
sposarlo.”
“Fammi indovinare… visto che sei così altruista le hai detto che avresti preso tu la carica di sacerdotessa
del villaggio.”
“Infatti.
All’inizio quel ruolo non mi pesava più di tanto, ma nel giro di poco tempo mi ritrovai a fare da madre a
mia sorella minore, a pregare per tutti i miei compaesani e a uccidere demoni. Mi sembrò che il mondo
intero ce l’avesse con me.
Fu difficile, incredibilmente difficile.”
“…”
“Ogni volta che i paesani scorgevano la mia figura cominciavano ad adorarmi, facendo crescere sempre di
più in me un forte senso d’inquietudine: io non ero perfetta come credevano e il pensiero che i loro sguardi
potessero scrutarmi l’animo, mi faceva rabbrividire. Tuttavia non potevo permettermi di avere queste
incertezze, io ero una sacerdotessa e come tale dovevo sempre mostrarmi seria e composta, quasi fossi una
bambola.
Tutto si complicò nel momento in cui, all’età di 16 anni, mi fu affidata la Sfera dei Quattro Spiriti da uno
sterminatore.
Riuscivo benissimo a purificarla, ma i demoni che la bramavano e che quindi attaccavano il villaggio, nel
giro di poco tempo aumentarono a dismisura.
Fra di loro c’era anche Inuyasha che mi fece perdere la testa. I miei poteri s’indebolirono e fui vittima del
tuo complotto.”
A questo punto Kikyo si alza, rimanendo accovacciata sul futon e sempre rivolgendo il suo sguardo a
Naraku, continua “Tu mi hai uccisa, hai distrutto tutti i miei sogni… il dolore che provai fu immenso e non
solo perché la ferita mi faceva male da morire e il sangue continuava a scivolare via dal mio braccio ma
soprattutto… soprattutto perché mi facesti odiare da Inuyasha!”
Ora Kikyo nel suo sfogo si aggrappa con le mani alle spalle del demone, che intanto si era seduto. “Non ti
perdonerò mai per avermi fatto questo! Ma più di ogni altra cosa non sopporto che proprio tu che mi
strappasti a quell’esistenza fasulla stanotte mi hai dato quell’umanità che tanto cercavo! Tu mi hai resa una
donna normale… non te lo perdono…!”
Naraku la abbraccia, cercando di zittirla.
Egli ha sempre desiderato veder trasfigurare il volto di quella donna, ma ora che sta succedendo non sa
che fare.
“…non te lo perdono…”.
Dopo aver confessato tutta sé stessa a Naraku, Kikyo si libera dall’abbraccio di lui e comincia a rivestirsi.
“Dimmi… come facevi a sapere che il mio tempo sta per finire?”
Naraku si stende nuovamente e risponde “Mi sembrava di avertelo già spiegato.
Io ti guardo sempre, continuamente.
Non è stato difficile capire che ora, al contrario di prima, una singola anima dura nel tuo corpo neanche
mezza giornata e invece prima poteva durare addirittura 3 giorni…”
“Ed è per tenermi ancora in vita che continui a mietere vittime? È uno strano modo d’amare il tuo. È
perverso.”
“Sai quanto me ne importa del giudizio degli altri e della morale…”
Kikyo ormai si è rivestita e si appresta ad andarsene, ma è ancora seduta sul futon.
“Ricorda bene una cosa: quello che è successo stanotte non significa nulla e tra noi non cambierà nulla,
perciò…. La prossima volta che ci vedremo saremo nemici.”
Naraku pare che si sia addormentato.
Fingi di dormire per non ascoltare quello che non ti piace sentire, eh?
Infine Kikyo fissa un po’ il demone e le tocca le labbra dicendogli, credendo di non essere ascoltata,
sottovoce:
“In fondo non è stato così male stare tra le tue braccia…”
Poi si alza e va via.
Dopo un po’ Naraku riapre gli occhi e guarda pensieroso il soffitto.
***
Da quando Kagome si è addormentata è passato quasi un giorno.
Essendo convalescente ha sicuramente bisogno di molto riposo e di certo Sesshomaru non si è scomodato
per farla svegliare.
Riaprendo lentamente gli occhi, la ragazza non vede il demone che di solito è in piedi in qualche punto
della grotta. Questa stranezza la insospettisce non poco e si alza, ma non appena si mette a sedere si accorge
che Sesshomaru c’è. Eccome se c’è.
Non posso crederci…! Dorme?
Il demone è supino, con la schiena poggiata su una roccia dalla forma obliqua quindi abbastanza comoda.
Le braccia conserte, la gamba sinistra tesa e i lunghi capelli sparsi sull’erba.
Molto lentamente e senza far rumore Kagome si avvicina a lui.
Impossibile cogliere una qualche somiglianza tra quel bellissimo demone e Inuyasha.
Tuttavia Sesshomaru si sveglia immediatamente e lei si gira dall’altra parte facendo finta di non saperne
niente.
“Mi chiedo che cosa ci trovi di interessante a fissarmi mentre dormo.”il demone si ricompone e si rialza in
piedi.
“IO? Ma che dici?”
“Vabbè….” Sesshomaru fa un sospiro di rassegnazione, quasi a dire <<è un caso disperato, lasciamola
stare>>.
Kagome le fa la linguaccia.
Doveva essere veramente esausto per appisolarsi… Inuyasha dorme pochissimo, chissà lui che è un vero
demone!
“Senti, ma per quanto ho dormito?” chiede la giovane.
Sesshomaru prende Tokijin, Tenseiga, una pietra sottile e una foglia grande e mentre si siede per terra le
risponde “Quasi un giorno intero.” e comincia ad affilare Tokijin.
“Aah… ho capito.”
“Se devi dirmi che hai fame, faresti bene a farlo.”
“In effetti ^^….”
Così Sesshomaru mette il piccolo cinghiale sul fuoco e poi lascia Kagome a sbrigarsela da sola.
Nel giro di poco, la ragazza mangia con appetito mentre lui continua con la manutenzione.
“Non ne vuoi un po’?”
“No.”
“Come mai non te le fai affilare da Totosai?”
Il demone smette immediatamente di sfregare la pietra contro Tokijin. Un gesto eloquente che le fa capire
di aver detto una cosa fuori posto….
“No, niente…!". Kagome, che sta cercando di comportarsi in modo civile con Sesshomaru, dopo un po’
gli domanda “Senti, ma dove hai lasciato Rin? Sta bene?”
“Sta bene.” Il demone sembra non voler continuare l’argomento e invece inaspettatamente risponde alla
prima domanda fattale dalla ragazza “L’ho lasciata con Jaken”.
All’improvviso Kagome assume un’aria seria “Cos’hai intenzione di farne di lei?”
“Sembri dipingermi come un lupo cattivo… intendi quando sarà cresciuta? Probabilmente la lascerò in un
villaggio.”
“Quindi ne convieni che sarebbe alquanto sconveniente portartela dietro quando avrà raggiunto
l’adolescenza.”
“Certo. So bene che potrebbe farsi strane idee….”.
Ormai sembra essersi creato una sorta di contatto tra i due, quindi a Kagome sembra legittimo dover
togliersi una curiosità.
“Ascolta… ho notato due cose molto strane: la tua Tokijin è ritornata come prima e lo stesso vale per il
tuo braccio. Posso sapere come mai?”
“La spada l’ho fatta riparare mentre il braccio, quando è uscito fuori dal regno dei morti l’ho ripreso e me
lo sono fatto rimettere a posto da un demone bravo nelle arti mediche.”
Risposte di certo non troppo esaurienti a cui anche un bambino poteva arrivarci…
Passano alcuni minuti in cui i due stanno in silenzio, poi a Kagome le viene in mente un’idea piuttosto
bizzarra.
Chiede a Sesshomaru di insegnarle almeno un po’ l’arte della spada……………………………
Pazza.
Pazza.
Pazza.
Questa ragazza è molto diversa da prima.
Una personalità ben più marcata. Un’insolenza paradossalmente smisurata.
Eppure… c’è qualcosa in lei che destabilizza quel potente demone.
“Scordatelo. Se ti facessi male sarei costretto a stare qui ancora più a lungo e a sopportarti.”
“Ma è solo un diversivo! Non ti annoi a stare qui tutto il giorno?”
“Perché non l’hai chiesto a quello scemo di mio fratello?
Ah, non dirmelo… il suo è uno stile che non si può di certo definire stile… saresti proprio stupida a
chiederglielo.”
“Infatti.” Sesshomaru si stupisce della risposta della ragazza. In fondo lei ha sempre difeso Inuyasha
invece ora fa il contrario.
“Se fai così per conquistarti la mia simpatia caschi male.”
“Sei proprio scorbutico! Insegnami!”
Il demone ormai non oppone alcuna resistenza perché ha capito che se lo facesse, la ragazza gli farebbe
venire un mal di testa megagalattico a furia di lamentarsi, perciò decide di portarla appena fuori la grotta e le
da in mano un bastone lungo.
Lui invece prende Tenseiga: in questo modo è sicuro di non ferirla.
Il demone comincia a spiegarle come impugnare, i vari colpi, come impostare i movimenti del corpo e via
dicendo… ma Kagome fa movimenti goffi e assolutamente buffi e soprattutto troppo lenti per lui.
“Ehi! Se ti ci metti con la tua supervelocità del cavolo io come faccio a colpirti?!”replica lei.
“E tu credi che un avversario aspetti i tuoi comodi? Torna ai tuoi arco e frecce.”
La ragazza però è ostinata e assume ancora una volta la posizione d’attacco.
I suoi occhi brillano di una luce vivida ed è proprio in quel momento che Sesshomaru ha una piccola
visione, un ricordo di quand’era piccolo… quando era lui stesso a dover imparare le tecniche della spada
sotto la supervisione del maestro.
Neanche a farla apposta, Kagome le fa una domanda attinente ai suoi pensieri dopo aver tentato un
affondo.
La ragazza ora si trova alla sinistra del demone.
“Ascolta, quando quei 3 maledetti volevano… insomma, uno dei 3 al tuo arrivo ha detto una cosa strana:
mi è sembrato che dicesse che sei l’allievo di un drago… non ho capito bene… forse ho sentito male…”
“Non hai sentito male. Fino all’età di 15 anni ho avuto un maestro.”
“EEEEEEEEEEEEEEEEEEH?????????????????!!!!!!!! E ancora vivo?” la giovane è oltremodo stupita da
tale scoperta.
“Certo.”
“Voglio conoscerlo!”
“Non dire stupidaggini.”
“Se mi vedesse vorrebbe mangiarmi?”
“Non credo.”
“E allora dai! Portami da lui!”
“No.”
Ormai è chiaro che quello pseudo allenamento è terminato e Sesshomaru fa per ritornare nella grotta,
quando Kagome ribatte:
“Ma sì… allontanati pure, brutto demone borioso!” Sesshomaru non l’ascolta “EHI!!! Potrai anche dire
che sei un vero demone mentre lui lo è solo per metà,ma questo lato del tuo carattere non mi ricorda altri se
non Inuyasha! INSOMMA MI VUOI ASCOLTARE?!!”
Isterica, impertinente e sfacciata. Questa ragazza fa perdere le staffe perfino a me.
“Cosa vuoi?”
“UN GIORNO MI VENDICHERO’ DI QUESTO TUO ATTEGGIAMENTO!!!”
Sesshomaru afferra il corpo della ragazza con la sua frusta energetica, facendola rientrare nella grotta.
“Aspetterò con ansia quel giorno. Sempre che sarai viva per allora, hai gridato così forte che ti avranno
sentito tutti i demoni della valle.”
***
Nel frattempo Naraku, mentre si riveste, accorge che sul pavimento c’è il frammento che manca per
completare la Sfera.
Il frammento che aveva Kikyo.
“Che significa?”
***
Kikyo, ormai lontana, comincia a tremare tutta e a barcollare.
Naraku, sono sicura che quel frammento che ti ho lasciato tu non lo userai come del resto anche la
Sfera… ormai non ne hai più bisogno.
***
“Sesshomaru? Sesshomaru!”
Una voce maschile grida il nome del demone dall’esterno della grotta.
Una voce calda e potente.
L’intruso riesce a penetrare la barriera e ad entrare e Kagome, che crede siano arrivati dei demoni per
mangiarla,urla come una pazza e sviene dalla paura.
“Dovevi sbucare per forza all’improvviso? Guarda che hai combinato.” esclama indispettito il principe
dei demoni.
“Così è lei la famosa Kagome…”
L’intruso non è altri che il maestro di Sesshomaru…………
“Io non capisco, prima per un caso assurdo lei scopre che ti ho avuto come maestro e poi quando la
intimorisco perché le sue urla potrebbero attirare gli altri demoni, ecco che appari tu.”
“Ma le sue urla mi hanno attirato qui per davvero!
Beh, comunque ero nei paraggi e non credo che gli altri l’abbiano sentita.”
“Prima mi ha praticamente ordinato di portarla da te. Non hai idea di quanta fatica sto facendo per
togliermela dai piedi…!”
“Sei diventato più loquace…. Meglio così.”
Ryukenmaru mostra un sorrisino allusivo.
Finalmente Kagome riprende i sensi: “Ah, signorina… perdona la mia scortesia, forse avrei dovuto
lasciare a casa i miei modi bruschi.”
“N-no… non si preoccupi signor…”
“Ryukenmaru. Ma chiamami pure maestro Ryu.”
“Maestro Ryu, mi dispiace piuttosto di aver gridato così. Sono stata sconveniente.
Così questo è il maestro di Sesshomaru? Immaginavo che fosse tipo un despota o qualcosa del genere… e
poi…non è laconico come lui. Mi sembra che sia cortese.
“Su Sesshomaru hai ragione, ma io non sono per nulla così socievole come mi dipingi.”
Kagome è sconvolta. Pensa di aver parlato ad alta voce ^^
“Diciamo che parlare con te per me è un’eccezione, di solito gli umani non mi vanno a genio.” Kagome è
ancora spaesata dalle ultime affermazioni del demone maggiore, fino a quando Sesshomaru le spiega che il
suo maestro può leggere nel pensiero.
A queste parole la povera Kagome non può che sorridere con aria imbarazzata.
“Come mai eri nei paraggi, vecchio?”
“…Facevo il mio solito giro di controllo del mio territorio.” l’uomo sembra non far caso alla parola
VECCHIO. “Sono anche andato alla tomba di tua madre.”
Sesshomaru appare infastidito da quest’ultima affermazione e s’irrigidisce come se fosse trafitto da mille
lame.
“Perché ci sei andato?”
“E allora tu? Per quale motivo non ci vai più?”
Kagome si sente fuori posto così si allontana nell’anfratto che sta nella parte interna della grotta in modo
da farli parlare in pace.
“Non c’è bisogno che ti allontani.”
Detto questo il maestro esce dalla grotta facendo capire che vuole essere seguito.
Così Sesshomaru prende in braccio la ragazza e comincia a levitare seguendo il maestro.
“So che lui ti ha parlato di sua madre, perciò non vi è motivo per cui dovremmo tenerti segreta la nostra
conversazione.”
“Non mi piace quello che fai. Si può sapere che intenzioni hai?” gli chiede Sesshomaru con ovvia
diffidenza.
“Devo rivelarti un fatto importante.”
Il giovane demone ammutolisce e guarda avanti; la ragazza invece lo fissa in silenzio: non riesce a capire
il suo sguardo di ghiaccio.
Nel frattempo i tre stanno per giungere al confine tra il territorio di Ryukenmaru e la terra del ghiaccio,
luogo nativo delle Korime.
Kagome comincia a tremare dal freddo.
“Dov’è la tua pelliccia? Sei davvero scostumato! Possibile che non hai cercato niente per poterla coprire?
Siamo nella stagione delle piogge, sai?”
“Oh, si figuri… non fa niente.”
“Questo lo dici tu.” Il maestro la copre con il suo mantello.
“La ringrazio.
Ma mi dica: come mai fa così freddo qui?”
“La Valle dei Demoni è un posto assai strano e mutabile: a seconda del tipo di demone che abita in un
determinato territorio, le caratteristiche climatiche di quest’ultimo cambiano in funzione di quel demone.
Ad esempio, io che sono un demone drago acquatico, ho il territorio quasi sempre invaso dalla pioggia.”
“Capisco.”
Sotto i loro piedi tutto bianco: gli alberi, la terra, le rocce di ghiaccio… uno spettacolo brillante e triste
allo stesso tempo.
Finalmente Sesshomaru riprende la parola: “Stiamo per entrare nel luogo in cui nacque mia madre: la terra
dei ghiacci.”
Ricordi che cosa ti dissi a proposito delle leggi di questo luogo?” chiede Sesshomaru rivolto alla ragazza.
“Sì, naturalmente.”
Un posto tanto bello quanto inospitale, abitato da egoiste donne dal cuore arido.
Questo sembrano dire gli occhi freddi di Sesshomaru mentre la ragazza lo guarda.
Ora i tre non sono più in aria, ma camminano.
Ryu è davanti mentre Sesshomaru cammina al passo di Kagome.
È già da un po’che la ragazza non dice nulla e la cosa insospettisce parecchio il giovane demone.
“Sono emozionata. È la prima volta che mi capita di camminare con un demone maggiore…. Riesco a
percepire perfino io che sono una nullità quanto il suo potere sia spaventosamente grande nonostante lui lo
nasconda.”
Il demone appare incredulo alle sue parole:
“Mi viene da chiederti <<perché allora non ti emozioni così con me?>>”
Ryu inizia a sghignazzare di nascosto, poi Kagome gli risponde “Che domande! Tu non sei forte come
lui!”
Duro colpo questo per l’orgoglioso principe dei demoni… e il maestro ride sempre più.
“Hai una bella faccia tosta a parlarmi così.” esclama Sesshomaru.
“Meglio così che ipocrita, non credi?”
“Ah! Ah! Ah!” continua il maestro “Brava piccola, mi piaci!” e dice questo mentre le accarezza la testa
come si fa con i cani…
“È logico che ti piaccia, stupido vecchio. Non solo decanta la tua forza, ma ha anche il tuo stesso carattere
assurdo.”
“Che però ti piace…” Il maestro continua imperterrito a punzecchiare l’allievo.
“Finiscila.”
I tre arrivano in una caverna ricca di stalattiti e stalagmiti e Kagome, che fino ad ora aveva visto queste
meraviglie solo sui testi scolastici, è a dir poco estasiata dallo spettacolo che i suoi occhi possono
contemplare e perciò inizia a girare vorticosamente su sé stessa, come una bambina.
Dopo un po’ tutti e tre iniziano a percorrere un lungo corridoio mentre il maestro comincia a parlare della
madre di Sesshomaru.
“Hirui… così si chiamava.
Era una donna dalla bellezza e dalla grazia infinite, dotata di un forte carattere ma che mostrava la sua
dolcezza solo a pochi.”
Improvvisamente Ryu si ferma a metà strada, voltandosi indietro dove ci sono i due ragazzi.
Si avvicina a Kagome e protende il braccio destro verso di lei, che istintivamente chiude gli occhi come se
il demone le stesse per fare qualcosa di male. Tuttavia, non appena il maestro appoggia la sua mano sulla
sua fronte,la giovane si tranquillizza e chiude gli occhi.
Il suo corpo viene invaso da un forte calore: una sensazione simile l’ha provata nei momenti in cui
lanciava una delle sue frecce Hama alla massima potenza.
Sesshomaru osserva in silenzio quello che sta accadendo, guardando di tanto in tanto il suo maestro.
Per mezzo di un incantesimo, Ryu fa vedere a Kagome alcuni flashback riguardanti il passato.
Ci sono il maestro, con un’insolita coda di cavallo, e Sesshomaru bambino impegnati nell’addestramento
di quest’ultimo e la bellissima Hirui seduta.
Il piccolo Sesshomaru, armato di una Shinai attacca il suo maestro, ma manca il bersaglio.
“Quante volte te lo devo dire?!
Non essere impulsivo e rifletti altrimenti non riuscirai mai a colpirmi!”
Il piccolo Sesshomaru era molto diverso da ora: avventato, permaloso e discretamente indisciplinato.
Il maestro colpisce il piccolo Sesshomaru che quando si riprende guarda in direzione della madre che gli
dice “Ancora a farti surclassare? Forza, non vorrai che mi vergogni di te!”
“Mai!” il piccolo contrattacca ma viene messo K.O. da un colpo alle spalle.
“Sei sleale!”
“In battaglia tutto è concesso! Non puoi di certo reclamare al tuo avversario d’essere scorretto! In questo
modo morirai giovane, fatti furbo piccolo cucciolo di cane!”
Però è scorretto. Non voglio vincere in questo modo.
Ora il piccolo demone guarda in direzione della madre, che con un sorriso annuisce.
“Ora vedrai cosa mi ha insegnato mia madre!”
Incuriosito da tale affermazione, Ryukenmaru volta il suo sguardo verso la donna.
“Hirui, cosa gli hai insegnato?”
“Ad usare anche la mia parte di sangue che gli scorre nelle vene.” risponde semplicemente e con un
sorrisino ironico.
“Aah…. Le tue capacità venefiche…. Bene, fatti sotto piccolo dilettante!”
Con una velocità quasi impossibile per un bambino, Sesshomaru riesce a sfiorare il maestro, che gli si
allontana di almeno due metri.
“Bene! Bravo, ma ricordati di non scaldarti e mantieni il controllo.
Combattere con il cuore turbato dalle emozioni non porta che alla distruzione.”
Dopo il breve flashback i tre si rimettono a percorrere il corridoio, arrivando finalmente alla fine.
In lontananza si intravede un enorme blocco di ghiaccio.
Sesshomaru si guarda intorno e ricorda di aver già visto questo posto.
“Questo è il luogo in cui di solito venivi a riposarti quando ero piccolo. Che cosa c’entra con mia madre?”
Il maestro elude la domanda dell’allievo e continua il suo racconto.
“Tua madre continuava ad assistere agli allenamenti, sebbene non l’avesse mai fatto prima d’ora. Voleva
tenere la mente occupata….”
Kagome non capisce, ma ci pensa Sesshomaru a spiegargli cosa intendesse il maestro “In quel periodo mia
madre si accorse che mio padre la tradiva con una donna umana.”
“Izayoi… indubbiamente era una bella donna e dal carattere gentile ma non posso non disprezzarla…”
Sesshomaru trova tutto molto strano: il maestro non aveva mai espresso apertamente la sua avversione per
quella donna.
Il maestro continua “A causa di quella relazione… una donna forte come Hirui si piegò come un
ramoscello… era straziante vederla in quello stato.”
Sesshomaru comincia ad innervosirsi “Vecchio, non mi piace quello che stai dicendo.
Taci.
E poi… si può sapere perché siamo qui? La tomba di mia madre si trova in tutt’altro posto.”
Guardando negli occhi il suo allievo, il maestro Ryu esclama:
“Io… non ho mai avuto il cuore di raccontarti tutto, eri ancora troppo piccolo… ma ora sei pronto.”
Ora i tre sono abbastanza vicini da vedere bene il blocco di ghiaccio.
Sesshomaru e Kagome rimangono sconvolti.
“Kagome, questa è Hirui… la madre di Sesshomaru.”
Il corpo della Korime si trova immobile nella lastra di ghiaccio.
“Sei stato tu a spostarla?!”
Quel demone sempre così impassibile ora si è scomposto.
Kagome è perfino più impressionata dalla reazione di lui invece che dalla scoperta del corpo della Korime.
“Dovevi chiedermi il permesso dato che sono suo figlio! Non hai niente da dire?
Sei sempre il solito…
Hai arrestato il suo processo di decomposizione e l’hai ibernata. Perché?”
“Io….amavo tua madre.”
Quella rivelazione per Sesshomaru è come un pugno nello stomaco, quindi non riesce a dire nemmeno una
parola e lo stesso è per Kagome.
Ryu intanto continua mentre appoggia una mano sulla teca di ghiaccio “Il giorno in cui tuo padre raccolse
la sfida lanciatagli da Ryukotsusei, tua madre venne a cercarmi….”
“Ryu! Ryu! Dove sei?” Hirui grida ancora il suo nome trafelata.
“Hirui! Che ti succede, sei sconvolta!”
“Dimmi la verità, Touga è andato da Ryukotsusei non è vero?
Io lo so che si è invaghito di quella donna umana, so che sta per nascere il loro bambino e che dovrei
odiare mio marito con tutto il cuore, ma in questo momento non posso pensare a queste stupidaggini! Lui si
è indebolito molto perché non mangia più carne umana e morirà se non lo vai ad aiutare!”
“Hirui ascolta…”
“Va’ ad aiutarlo, lui è un tuo amico!” Ryu continua a fissare la donna senza dire una parola “Non vuoi
andarci, non è così?”
“Mi dispiace ma non posso.
Ricordati Hirui, se lui avesse onorato il vostro legame e non ti avesse tradita, non si sarebbe mai
indebolito. Ha voluto lui questa situazione.
Io non lo aiuterò.
Non lo aiuterò perché mi ha ordinato di non intervenire e sinceramente lo capisco, se io fossi in difficoltà
non chiederei mai aiuto, nemmeno ai miei amici. Ryukotsusei l’ha sfidato e noi non possiamo
intrometterci.”
“Non capisco da dove ti venga tutto questo senso dell’onore! È un tuo amico, che t’importa della sua
volontà?! Hai forse del risentimento nei suoi confronti? Perché sei così inflessibile? Ti odio quando fai
così!”
“….se lo ritieni giusto, odiami pure quanto vuoi.”
“…..bene.” Hirui volta le spalle a Ryu “Credevo di poter contare su di te.” Inizia a correre ma Ryu la
strattona e la trascina verso di sé. La Korime gli urla di lasciarla andare dicendo “Tu non sei mio marito, non
hai alcuno diritto su di me!”
Ryu rimane colpito dalle ultime parole della donna e senza volerlo lascia la presa, ma dopo pochi istanti
trattiene di nuovo Hirui.
“Non fare la bambina!”
Hirui si volta verso di lui lanciandogli uno sguardo di fuoco
“Cosa credi di fare andando da lui? Sai meglio di me che il tuo corpo è molto debole. Non ti permetterò
di morire inutilmente.”
La donna comincia a piangere “Non piangere, neanche questo ti servirà a salvarlo.”
Hirui si accascia a terra.
“Ti odio…
Ti odio perché sono sempre costretta a scontrarmi con il muro della tua integrità…
Ti prego Ryu, per una volta asseconda me e non pensare sempre all’orgoglio e all’onore. So che mi
consideri capricciosa ed insolente, ma tu sei l’unica speranza per lui di sopravvivere… anche se si adirerà
con te lui comunque….” Ryu la solleva “….potrà vivere per poterti punire.”
Ryu rimane colpito dalle parole della donna che ama tanto.
“Per favore, esaudisci questo mio desiderio! Ti supplico! Io ormai… non ho più molto tempo…”
A questo punto Ryu si decide ad andare ed inizia a correre.
Fra i presenti cala il silenzio: Sesshomaru è sempre più scettico alle recenti rivelazioni sul conto di sua
madre e Ryu aspetta qualche secondo.
“Che cosa successe dopo?” è Kagome ed è Sesshomaru a risponderle.
La sua voce è diversa dal solito.
“Lui sconfisse a fatica Ryukotsusei e andò da Izayoi per assisterla durante il parto, ma dovette scontrarsi
con Setsuna Takemaru e perì insieme a lui nell’incendio del palazzo.”
Il maestro continua il suo racconto “Quando andai da Ryukotsusei notai che stava per addormentarsi per
via del sigillo e capii subito che Touga si era salvato. Capii subito le intenzioni di tuo padre e a quel punto
non potei fare più niente e mi trovai costretto a riferire a tua madre che lui era andato da quella donna.
Le chiesi se aveva bisogno di qualcosa e lei mi disse solo che voleva guardare te che ti allenavi. <<Quel
cucciolo sta diventando davvero forte, per me diventa sempre più difficile schivare i suoi attacchi>> così le
dissi. Poi quella frase…”
“Quale frase?” chiede Kagome.
“<<Sono sicura che tu saprai sempre prenderti cura di lui.>> Se io avessi capito il senso delle sue
parole…quella fu l’ultima volta che sentii la sua voce.
Io… Sesshomaru io non capii che il suo era un addio.”
“Quando successe? Il giorno prima di quello del mio ultimo allenamento?”
“Sì, ricordi? Rimanemmo giorno e notte sulla montagna. Tu mi dicesti che volevi allenarti ugualmente
anche se vedevi che le condizioni di tua madre erano critiche tanto da costringerla a letto.”
“Già… che incosciente sono stato…”
“Quella volta,quando finimmo l’allenamento, tu sparisti per tre giorni.”
“Infatti. Io andai da mio padre per chiedergli di darmi Tessaiga e Sounga. Lo sfidai, ma lui non volle
ascoltarmi e se ne andò. Aveva una brutta ferita allo stomaco…
La salute di mia madre si aggravò così tanto che morì prima del mio ritorno.”
“No. Non è andata veramente così.” interrompe Ryu.
Sesshomaru comincia a non capirci più niente, ma decide di rimanere in silenzio e ascoltare le parole del
suo maestro “Dopo che tu te ne andasti, io mi decisi ad andare al castello per vedere che fine aveva fatto tuo
padre. Quando capii che era morto chiesi a Tenryu di darmi una mano a tirarlo fuori di lì e lui mi aiutò.”
“Scusi, chi è Tenryu?” chiede Kagome.
“È un altro demone maggiore. È un demone drago del fuoco, quindi per lui fu una bazzecola passare
attraverso quelle fiamme che ancora divoravano il palazzo.”
Poi il maestro ritrova il filo del discorso e continua “Qualche settimana prima di morire Touga ci disse
queste parole: <<Quando morirò fate in modo che Hosenki sigilli Tessaiga nel mio corpo e che lo sigilli a
sua volta in una perla nera che dovrà risiedere in un occhio del bambino che deve nascere. Per quanto
riguarda le spade, ho già dato disposizioni a Totosai e Miyoga.>>. Non ho mai capito perché lo fece, forse
sapeva che di lì a poco sarebbe morto…. sta di fatto che seguimmo le sue ultime volontà.
Quando tutto finì tornai da Hirui. Dovevo dirle che Touga era morto ma oltre a questo dovevo confessarle
una cosa importante….”
“Una cosa importante?” fa eco Kagome. Sesshomaru resta in silenzio.
“Mi accorsi che qualcosa non andava: il rifugio di tua madre era pieno di gas velenosi che si mescolavano
tra loro. Diventai nervoso e improvvisamente cominciai a correre.
Il comportamento degli ultimi tempi di tua madre era troppo strano: sbalzi d’umore,nervosismo, isteria….
Peculiarità che non erano di certo sue.
Alla fine della mie folle corsa poi mi attendeva una sgradita sorpresa….”
“Cosa stai cercando di dirmi?” Sesshomaru ora ha perso il suo autocontrollo
Kagome, guardando meglio la salma della Korime si accorge della presenza di strani segni sul suo collo.
Si porta la mano davanti alla bocca e pronuncia solo “Oh, no…!”
“Sì, trovai tua madre sospesa per aria. Si era suicidata.”
“Non dire menzogne.
Tu mi dicesti che era arrivata la sua ora. Sapevo che doveva morire giovane perché aveva dato alla luce
me e perciò credetti alle tue parole!” Ora Sesshomaru è parecchio alterato. “Giorni prima io notai che era
pallida quindi non dubitai di quello che mi dicesti! Come hai potuto tacermi un fatto così importante?”
“Ascoltami… di sicuro prima non avevi la maturità di adesso e stavi cominciando ad odiare tuo padre…
non avrei mai potuto dirti che tua madre era morta in quel modo così atroce e per di più serbando rancore
verso tuo padre.”
“Spiegati.”
“Quando tirai giù il corpo di tua madre e mi apprestavo a portarla via, mi accorsi che c’erano ancora i suoi
pensieri residui che aleggiavano in quel luogo… entrarono nella mia mente senza che io lo volessi….
Alcune parole erano senza senso o sconnesse ma ci fu una frase che ancora oggi mi rimbomba nelle
orecchie. Faceva più o meno così <<Come hai potuto tradirmi, io che ti ho tanto amato! Io che mi sono
sacrificata in nome tuo di fronte alle donne della mia razza!Ormai sono troppo stanca… vedrai, morirò
proprio come gli umani che ti piacciono tanto!!! Spero che tu possa bruciare tra le fiamme, proprio come
sta ardendo d’odio il mio cuore!>>”
Sesshomaru e Kagome rimangono a dir poco impietriti.
“Non so se tua madre era in grado di scagliare maledizioni, sta di fatto che tuo padre è morto veramente
tra le fiamme.”
Sesshomaru si allontana.
“Dove vai?” gli chiede Kagome.
Il demone vuole rimanere solo per un po’ così la ragazza rimane con il maestro.
I due cominciano a parlare.
“Io volevo confessarle il mio amore, ma non ne ho avuto né il coraggio né il tempo. Il risultato è che ora
vivo da 200 anni con un grande rimpianto.
Non dico che avrei saputo renderla felice, ma sono sicuro che l’avrei amata con tutto me stesso.
Noi demoni cresciamo con la convinzione che nella vita esistano solo potere e gloria e sentimenti come
amore o dedizione non vengono mai presi in considerazione, sono come dei tabù.
Tutto ciò è sbagliato e Sesshomaru questo non l’ha ancora capito….”
“Mi dica la verità, ora teme che lui possa considerarla un vigliacco?”
“Non lo temo, so già che cosa sta pensando di me….
Il suo carattere non è affatto mutato in tutti questi anni, fiero e orgoglioso era e fiero e orgoglioso continua
ad essere. Fortunatamente sta cambiando e a quanto pare è merito di una bambina che lo accompagna.”
“Già.”
“Peccato che ci sono molte cose che ancora non riesce a capire.”
“Cioè?” Il demone maggiore non risponde alla ragazza e si chiude in un ambiguo silenzio.
La giovane a questo punto si siede su una piccola roccia, accovacciandosi e guardando di tanto in tanto il
maestro Ryu.
Rimane rapita da quella visione straziante: un uomo innamorato che guarda l’unica donna della sua vita.
Passa si e no un’ora e mezza, poi Sesshomaru ritorna e i tre escono dalla grotta.
Prima di salutarsi, Ryu chiama in disparte Sesshomaru.
“Tua madre era così forte e decisa…
Una donna enigmatica ma di gran carisma.
Era testarda, questo sì, ma a me piaceva… piaceva da morire quel lato del so carattere, come tutto di lei
del resto.”
“No. Non parlarmene più.”
“E invece sì. Tu devi capire molte cose e saperne altrettante.
Non so se avesse mai capito quali erano i miei sentimenti per lei… eludeva le mie fittizie parole d’amore
oppure davvero non se ne accorgeva?
Ciò di cui sono certo è che ogni volta che il mio sguardo la sfiorava, il mio sangue ribolliva perché non
potevo averla.”
Poi un’improvvisa e lunga folata di vento copre gran parte delle successive parole che il maestro riserva al
suo allievo e solo alla fine, anche Kagome riesce a sentire solo “Dì pure quello che vuoi, alla fine avrò
ragione io.”
“Scordatelo.
Che razza di idee…
“Ehi, brutto insolente! Ho sentito quello che pensavi sai?”
“Tanto meglio. Mi fa comodo che tu senta i miei pensieri, almeno non spreco fiato a parlare.”
“Mi piace quando fai il sarcastico, brutto musone… chissà la poverina come si annoierà a vederti fare
sempre il pensatore tutto il giorno! Su, va da lei. Se hai bisogno di qualcosa, sai dove trovarmi.”
“Io non ho bisogno di nulla.”
Detto questo Sesshomaru prende in braccio Kagome e i due si dirigono verso la grotta.
Piccola "gita" per Kikyo, che va a trovare... ops! Non posso dire niente!
Noticina: Kansuke è un personaggio presente in una filler (episodio aggiuntivo) dell'anime di Inuyasha: era un vecchio brigante
che affidava a Kikyo i suoi capelli affinchè lei li portasse sul monte Hakurei.
Coscienze
9.
È mattina inoltrata.
Da lontano si odono gli zoccoli scalpitanti di un cavallo.
In groppa al meraviglioso e potente animale c’è una bellissima donna dai lunghi capelli corvini e dalla
pelle di neve: è Kikyo.
Con molta attenzione la donna ritorna a terra e lega le briglie del cavallo al tronco di un albero vicino.
È molto debole e non fa che barcollare: per questo motivo è costretta a richiamare i suoi Shinidamachu
prima del previsto.
“Ancora adesso vivo con un grande rancore per quel villaggio. Un giorno ci andrò, li sterminerò tutti e
mi riprenderò quel pugnale.”
Quelle strane parole di Naraku le rimbombano nella testa: non riesce a collegare l’interesse del demone
verso quel ferro vecchio ma decide di andare all’antica dimora di quell’uomo tanto pericoloso che è riuscito
a sporcare la sua coscienza.
Pian piano la miko arriva al piccolo villaggio: si trova nelle terre di Owari, sotto la giurisdizione di Oda
Nobunaga.
Kikyo rimane subito allibita dalla desolazione che le si presenta davanti: le parole di disprezzo di Naraku
non erano affatto esagerate. Case diroccate, campi lasciati a maggese o distrutti e poca, pochissima gente
sopravvissuta.
La sacerdotessa si concentra per cercare di percepire l’aura negativa che poteva emanare Onigumo, ma
naturalmente non trova niente.
Comincia a camminare per le vie del paesino guardando a destra e a sinistra; nessuno sembra accorgersi
della sua presenza fino a quando un uomo anziano attira la sua attenzione: “Sacerdotessa!” le grida.
La miko volta lo sguardo e non appena il vecchio riesce a scorgere meglio il suo viso pronuncia un forte
“Ma…. Siete voi!”.
Kikyo non capisce cosa l’anziano signore voglia dire.
***
Kagome è in piedi, davanti alla barriera.
Con i suoi grandi occhi color nocciola trafigge quel sottile confine con il mondo esterno.
Sesshomaru è seduto per terra con lo sguardo assente.
I due non parlano e dal canto suo Kagome non sa cosa dirgli… non può fare altro che guardare il riflesso
del suo viso e quello del demone sulla barriera.
Alla fine però si fa coraggio e comincia a prendere fiato per potergli parlare, ma l’uomo –forse perché ha
sentito il suo respiro- interrompe i suoi propositi.
“Io non ne sapevo niente.” dice con uno strano tono di voce, quasi spezzato. “Non me ne sono mai
accorto.”
Kagome, incentivata dalle parole del suo salvatore, si decide a rispondergli.
“Io non credo che avresti potuto. Eri troppo piccolo per potertene accorgere.”
“Solo ora mi rendo conto di tanti piccoli particolari….
Il fatto che il vecchio venisse così spesso a trovarmi anche fuori dagli allenamenti, le sue lunghe
chiacchierate con mia madre… è stato un vigliacco.
Avrebbe dovuto dirglielo che l’amava e non tenersi dentro questo segreto.
Mi meraviglio di lui… eppure è un tal chiacchierone….”
“Io non credo che l’abbia fatto per vigliaccheria, piuttosto per proteggere te.”
“Balle.”
“Invece è così! Da quel che ho potuto capire a quel tempo il tuo rapporto con tuo padre era già incrinato,
non è così?” Kagome si avvicina al demone “Sono sicura che l’ha fatto per non peggiorare la situazione.
Pensa se si fosse dichiarato: i tuoi sospetti su una relazione di tuo padre con un’altra donna avrebbero
facilmente potuto trovare un riscontro e avresti finito con l’odiare tuo padre e disprezzare il tuo maestro.
Non puoi biasimarlo, tu avevi ancora bisogno del suo sostegno!”
Kagome nota che il volto di Sesshomaru mostra una smorfia di scetticismo.
“Non mi credi, eh? Tipico da parte tua….
Tuttavia, ciò che ti ho detto è plausibile perché tu a 15 anni non avevi certo la maturità di adesso.
Sicuramente avresti visto il suo amore come qualcosa di sporco.
Io lo so…In effetti… non è bello vedere un tuo genitore con un altro che non lo è.”
Sesshomaru ascolta in silenzio.
Sembra approvare quelle parole.
“Per quanto tuo padre avesse fatto soffrire tua madre, ai tuoi occhi lei era soltanto sua.” conclude Kagome.
“Dalle tue parole capisco che mi vedi come un uomo estremamente egoista.”
La ragazza si sposta nuovamente in direzione della barriera e poi, voltando lo sguardo verso di lui
afferma: “Non nego che lo eri in passato,ma ora sei cambiato. Fino a poco tempo fa non ti saresti mai
sognato né di portare la piccola Rin con te né di salvarmi la vita.
No, non sei affatto egoista.”
Sesshomaru comincia a pensare a molte cose, alla ragazza che gli è di fronte, al maestro da quel carattere
assurdo che in realtà maschera dei forti dolori, al suo comportamento, alla sua vita…. Improvvisamente si
sente inferiore a quell’uomo che in realtà considera come il suo vero padre. A questo punto prende
un’importante decisione, ma che decide di non comunicare alla ragazza.
Kagome capisce dal tono di voce del demone che il suo interlocutore si è un po’ calmato e per allentare la
tensione prende due rametti: chiede al demone di sedersi a terra con lei. Chissà cosa avrà in
mente………………..
***
“Non capisco. Cosa intendete dire?” esclama la miko sorpresa.
“Oh… perdonatemi… i miei occhi stanchi devono aver sovrapposto la vostra immagine a quella di una
donna che ha vissuto la sua giovinezza ben 50 anni fa.
Ricordo bene il suo viso perché me lo fece notare un mio amico, ma non potete essere voi…. Eppure bella
signora, voi le assomigliate incredibilmente….”
Kikyo capisce subito che quest’uomo l’ha vista prima della sua morte e che probabilmente si tratta di un
vecchio amico di Onigumo, così decide di chiedergli conferma del luogo in cui si trovano.
“Sì, mia signora. Questo villaggio è proprio sotto il dominio di Oda Nobunaga. Come mai siete venuta da
queste parti?”
La miko elude la domanda del vecchio contadino e gli chiede “Avete parlato di un amico pochi minuti
fa… posso sapere il suo nome?”
Il contadino risponde a Kikyo senza alcuna remora e conferma i sospetti della donna.
Poi la miko cambia di nuovo argomento e gli chiede il perché di tanto abbandono in quel villaggio.
“È così da sempre. Questo è un luogo in cui spesso e volentieri si combattono battaglie o si formano
gruppi di briganti. Noi povera gente non abbiamo mai avuto la forza per cambiare le cose.”
“Però anche voi eravate un brigante…”
“Sì… lo avete intuito dalle cicatrici che ho sul corpo?”
“Anche, ma da quel che mi avete detto sul conto del vostro amico Onigumo, ho potuto intuire facilmente
che cosa facevate in giovane età.
Egli era un brigante assai famoso. Ho sentito dire che ha sterminato tutta la sua famiglia.”
A Kikyo pare di essersi sbilanciata un po’ troppo, ma i suoi timori sono del tutto infondati.
“È vero. Non capisco come mai siete così informata, ma quel che dite corrisponde tutto a verità.
Nel giro di poco tempo Onigumo cambiò in peggio: si ubriacava, ci picchiava e si divertiva con le
donne… un vero diavolo… Come se non bastasse, dal giorno in cui vide la donna che tanto vi somiglia
iniziò ad impazzire. Gridava <<La voglio! La voglio!>>… eravamo stufi delle sue prepotenze e un giorno
gli tendemmo una trappola: gli bruciammo il viso e lo gettammo da un dirupo.”
Tutto questo coincide con quello che mi ha raccontato Naraku…
Il contadino continua.
I due sono arrivati davanti alla casa che una volta apparteneva ad Onigumo.
Una strana atmosfera aleggia sopra quella catapecchia.
“Guardate. Qui viveva il mio amico.”
Kikyo rimane allibita: davanti a lei ci sono 8 scheletri.
“Come vedete questo è quel che rimane della famiglia di Onigumo. Nessuno ha mai voluto mettere a
posto questo scempio.
Quando scoprimmo che fu lui ad ucciderli lo braccammo e dopo averlo catturato lo punimmo davanti a
tutta la gente del villaggio.”
L’uomo apre una falla nel pavimento e da essa estrae uno stiletto, poi lo porge alla donna.
“Io non volevo fargli questo, mi ci hanno costretto.” Kikyo apre lo stiletto: è il famoso pugnale. “Con
questo io gli bruciai la carne della schiena.”
Alla donna pare di sentire le urla di quell’uomo attraverso la lama di quell’oggetto e prova una forte
sensazione di disgusto.
Riesce a stento a tenere ancora tra le mani quello stesso pugnale che ha inciso la cicatrice toccata da lei la
notte prima.
“Da allora porto un peso addosso e ogni giorno vengo qui a lucidare la lama di quel coltello.
Ai vostri occhi puri io sicuramente appaio come un miserabile che ha tradito il suo migliore amico e che
cerca inutilmente il perdono…
Sono sicuro che se Onigumo fosse ancora in vita verrebbe qui ad ammazzarmi….
Anche se lui mi accolse nel suo gruppo di briganti io lo so che in segreto covava un profondo odio verso
di me.”
“Perché lasciate a me questo pugnale?”
“Voi siete una sacerdotessa e di sicuro saprete cosa fare per poterlo purificare e salvare, anche se di poco,
la mia coscienza.”
La miko non dice nulla.
Sicuramente poco tempo addietro avrebbe anche potuto accogliere la richiesta di quel povero vecchio,
proprio come fece per Kansuke, ma ora…
È tutto troppo diverso.
Serbando nel cuore questi pensieri la sacerdotessa si accinge a ritornare al cavallo e questa volta viene
accompagnata dall’anziano contadino.
Il vecchio si accorge che la donna barcolla, ma decide di non proferire parole in merito alla sua condizione
e non appena la miko monta in groppa all’animale il contadino si allontana.
Pochi passi di trotto.
Improvvisamente la donna richiama l’attenzione del vecchio dicendogli queste uniche parole:
“Il vostro amico Onigumo… sappiate che non è affatto morto.”
Poi si allontana elegantemente lasciando il vecchio nel più grande stupore.
***
Durante il cammino Inuyasha appare stranamente pensieroso: infatti estrae Tessaiga (causando stupore e
timore nei suoi amici che credono di trovarsi di fronte a dei nuovi avversari), la fa trasformare e controlla la
parte del taglio della lama.
Nel punto in cui Tenryu l’ha toccata con le mani la spada si è corrosa.
Il mezzo-demone è preoccupato, ma questo suo stato di agitazione svanisce in un istante perché i nostri
eroi si accorgono di essere circondati da almeno 200 demoni.
Comincia il combattimento ma Miroku si sente male. Era da un po’ di tempo che il monaco non mostrava
segni di cedimento e la cosa preoccupa enormemente Sango.
Inuyasha sta per usare il Kaze no Kizu ma si accorge che qualcosa non và alla sua spada.
“Inuyasha… non usare l’energia demoniaca di Tessaiga… altrimenti verranno fuori altri demoni!” grida
Miroku.
“Anche se fosse….! Non posso usarla! Quel maledetto di Tenryu ha messo fuori combattimento la mia
spada!”.
Fortunatamente lo scontro finisce 1 a 0 per i nostri che sono feriti in maniera considerevole.
Tutti si accasciano per terra, esausti.
“Inuyasha, ma che cosa è successo a Tessaiga?” chiede preoccupato Shippo.
“Non lo so…. Sembra che quel dannato di Tenryu abbia assorbito la sua forza demoniaca o che l’abbia
sigillata…. Ecco perché è stato così apparentemente clemente verso di me!”
***
Intanto il diretto interessato sta perlustrando palmo a palmo tutta la Valle dei Demoni cercando di fiutare
odore di umani ma è costretto a fermarsi: a bloccare la sua strada c’è Ryukenmaru.
“Ma guarda chi si vede! Che cosa ti spinge a venire nel mio territorio?”
“Non fare il finto tonto.” il demone drago del fuoco assume un’aria notevolmente minacciosa “So per
certo che nella Valle c’è una donna umana e siccome il tuo territorio è l’unico sprovvisto della barriera che
non permette agli umani di cadere quaggiù, è oltremodo certo il fatto che la femmina si trovi qui.”
“Tenryu… sei proprio un ingordo… un disonore per noi demoni maggiori.
Non solo sacrifichi continuamente degli esseri umani per accrescere la tua forza, ma ora vieni persino a
disturbare me per trovarne una…
Possibile che dopo tutti questi anni ancora non hai estinto l’odio nei loro confronti? Anche se li stermini
tutti quanti tua sorella non tornerà in vita!”
“Taci. Parli come Touga. Quel bastardo non faceva altro che provocarmi!”
“E tu per punirlo della sua insolenza lo hai attaccato. Peccato che Kazemaru si sia messo di mezzo
beccandosi in pieno occhio le tue zanne!” Ryukenmaru assume un durissimo tono perentorio, non lasciando
a Tenryu il tempo di controbattere “Finiscila Tenryu e cerca di mettere da parte tutta questa rabbia che ti
porti dietro da ormai troppi secoli.”
“Cosa faresti se io continuassi a cercare quella donna? Pensi che non abbia capito che è il tuo pupillo ad
averla sotto la sua protezione? Fammi passare!”
“Sesshomaru? Non dire idiozie.”
Il terreno intorno alla figura di Tenryu si arroventa proprio come lo è il suo cuore colmo d’ira.
Anche se la situazione si è fatta alquanto complicata, Ryu non perde il suo mordente. “Comunque se sei
davvero intenzionato a passare dovrai uccidermi.”
“E sia!” I due demoni maggiori cominciano a scontrarsi: la lama nera della spada di Tenryu stride contro
l’armatura posta a protezione dell’avambraccio destro di Ryu.
Un braccio contro una spada: è evidente che il maestro non sembra prendere la cosa molto seriamente.
Egli non vuole uccidere il suo amico.
Da lontano Inuyasha e gli altri percepiscono quello che sta succedendo rimanendo a bocca aperta.
I due draghi ora non combattono più: il demone dai capelli blu ha subito fatto vedere la sua superiorità.
“Vorrei capire perché ancora non arrivo al tuo livello… eppure hai i poteri sigillati!” ringhia Tenryu.
“Non parliamo di questa storia. Torna nel tuo territorio.”
Così Tenryu da’ ascolto alle parole dell’amico e si allontana immediatamente.
***
Sesshomaru si trova in grave difficoltà: non capisce perché la ragazza gli abbia chiesto di sedersi a terra e
oltretutto si sia messa proprio di fronte a lui.
Con un rametto traccia dei segni a terra e finalmente il demone capisce le intenzioni di Kagome.
“Sai giocarci?” la fanciulla ha disegnato la griglia del tris.
Forse perché le è venuta voglia di giocarci, forse per tentare di distrarlo dagli ultimi avvenimenti… il
demone non riesce ad immaginare quali siano le motivazioni che hanno spinto la ragazza a fargli quella
proposta assurda, tuttavia Sesshomaru pare di umore più arrendevole e accetta la sfida di Kagome dicendo
“Guarda che sono stato bambino anch’io.”
“Ci giocavi con il tuo maestro?” ma Sesshomaru non risponde.
Si sa che Kagome è molto brava in questi piccoli giochetti di abilità ma con Sesshomaru non c’è
storia…la batte tutte le volte!
“Uffa! Fammi vincere almeno una volta!”
“No.”
Sesshomaru comincia a riflettere a quando giocava da bambino con il suo maestro quand’ecco che il
demone maggiore fa la sua entrata in scena. Il maestro è molto stupito da quella strana visione….
Ad un certo punto Sesshomaru con voce stizzita ma con uno spruzzo d’ironia dice “Vecchio
imbroglione…. Io da piccolo credevo si essere scemo perché contro di te non facevo che perdere e invece tu
te la ridevi alle mie spalle!”
Come dargli torto… visto che il maestro è un gran filibustiere è quanto meno prevedibile che grazie alle
sue doti empatiche, barasse per ottenere la vittoria!
“Per non parlare di quante volte mio padre abbia assistito alle nostre sfide! Che vergogna….”
“Ma quale vergogna? Tuo padre diceva sempre <sono contento, stai facendo crescere bene il mio ometto.
Sono sicuro che da grande sarà fiero, orgoglioso e raggiungerà i suoi obbiettivi senza aiuti o sotterfugi>,
capito?
Io per quanto riguarda la tua crescita non ho mai lasciato nulla al caso”
Sì, ma ti piaceva avere la vittoria facile!
Pensa Kagome.
“Ti ho sentita!” dice il vecchio Ryu causando lieve imbarazzo in Kagome e un totale smarrimento in
Sesshomaru che ovviamente non capisce che stanno dicendo. Il maestro conclude dicendo alla ragazza
“Comunque…. Mi sa che hai ragione tu…!”
A questo punto Sesshomaru si alza e va davanti alla barriera.
Il suo sguardo si è improvvisamente rabbuiato.
Si rivolge al maestro con aria seria e gli dice “Poco fa ti sei battuto con Tenryu?”
“Sì.”
“Ha capito che lei (riferendosi a Kagome) è qui?”
“Non proprio, ma sa che è nel mio territorio.”
“Bene. Ci ho pensato a lungo e ho preso una decisione.”
“Cioè?”
“Io ti sfido.”
Capitolo molto molto molto duro per il mio adorato Sesshomaru... /_\
Il vero padre
10.
Tenryu.
Il demone maggiore sta finalmente ritornando nel suo territorio.
Improvvisamente avverte due odori famigliari e alza lo sguardo: il suo volto non è più accigliato ma
vagamente sollevato e disteso.
Kazemaru e Kabilin lo stanno aspettando, lui seduto e lei in piedi e con le braccia conserte.
Tenryu passa davanti a Kabilin e si siede per terra con fare decisamente rozzo: sembra così avvilito da far
tenerezza e infatti Kabilin va subito a sedersi accanto a lui.
Kazemaru rompe il silenzio.
“Che hai combinato questa volta? Sei andato a stuzzicare Ryu?”
“….. sono proprio un idiota…”
Kabilin interviene con un tono di dolcezza misto a sarcasmo “Ti ha dato una bella strigliata eh? Quando
deve sgridare qualcuno non si risparmia… Se non avesse avuto tale fermezza di carattere non avrebbe mai
potuto fare da maestro a quel ragazzino difficile.”
“Io lo so bene di sbagliare… so che non dovrei accanirmi così contro gli umani, ma non riesco a
dimenticare…”
Tra i tre demoni cala nuovamente il silenzio poi è nuovamente Kazemaru a prendere la parola: “Che cosa
non riesci a dimenticare?”
A questo punto Tenryu guarda il vuoto e nella sua mente cominciano a delinearsi le forme di sua sorella:
così il demone comincia a raccontare ai due amici il motivo di tanta rabbia nei confronti degli esseri umani.
“Voi lo sapevate che io avevo una sorella, vero? Non era una semplice sorella…. Era la mia gemella.”
I due sembrano stupiti da tale affermazione. Erano convinti che non fosse la sua gemella.
“Quando nascono due demoni di sesso opposto come è stato per noi, si fa fronte ad uno sviluppo dei due
molto diverso: quanto più uno dei due è forte tanto l’altro è debole.
Ero io quello forte.
Più lo diventavo e più mia sorella si indeboliva….
Un giorno, dopo esser stato con voi, sulla strada del ritorno trovai il suo corpo straziato. Fu un gruppo di
umani che abitavano nei paraggi a farle questo e io li sorpresi a fuggire. Trucidai quei miserabili, il loro
villaggio e tutta la gente dei paesini vicini. Ecco perché provo tanto odio nei confronti di quelle creature così
deboli di spirito!
Mia sorella era del tutto innocua, non era affatto come me! Non gli avrebbe mai fatto nulla di sua
iniziativa a quei porci!”
“Perché non hai chiesto a Touga di riportarla in vita con la Tenseiga?” chiede Kabilin.
“Tu credi davvero che mi sarei abbassato a chiedere aiuto a quel presuntuoso?!”
Sentendo queste parole Kazemaru fa un sorriso amaro. Dopotutto Tenryu e Touga non sono mai andati
d’accordo.
“E poi… il corpo di mia sorella era così a pezzi che anche se fosse tornata in vita non avrebbe mai potuto
rimetterlo a posto perché non aveva abbastanza energia demoniaca.
I nostri genitori non avrebbero mai dovuto lasciarci vivere insieme…. Avrebbero dovuto ammazzare uno
dei due alla nascita!”
“Non essere sciocco. Quest’ultima affermazione che hai detto non la pensi…..” afferma Kazemaru
“Kazemaru, brutto vecchiaccio petulante…. Mi dispiace per il tuo occhio.
Lo so, le mie scuse sono un po’ in ritardo.”
“Di 200 anni oserei dire.” dice sarcasticamente l’amico.
“Sapevo che mi sarei pentito di avertelo detto.”
Tutti e tre scoppiano a ridere ed e poi Kabilin a riprendere la parola.
“Bentornato Piccolo Ten, era da anni che non ti facevi vedere!”
***
“Stai scherzando?” dice il maestro Ryu con evidente moto di sorpresa.
“Non mi pare di aver mai scherzato su questi argomenti.” Sesshomaru è irremovibile.
“Sei davvero deciso?”
“È da 200 anni che aspetto questo momento.”
Kagome, che fino a quel momento era rimasta in silenzio ora prepotentemente dice la sua: “Ehi, ehi! Un
momento! Non potete fare sul serio! Sesshomaru!” la ragazza però viene paralizzata dallo sguardo glaciale
del demone che le ordina di non impicciarsi.
“Dove possiamo batterci?” chiede Sesshomaru al maestro.
“Aah… ragazzo mio… se sei a tal punto convinto….
In verità l’unico posto un po’ più “spazioso” è un campo di fiori… peccato, a volte lo usavo per dormirci
sopra o per fare qualche conquista femminile… pazienza…” Sesshomaru e Kagome rimangono allibiti da
quel che ha detto. Come si può pensare a queste sciocchezze in un momento del genere?!
“Tu rimarrai qui.” dice Sesshomaru alla giovane.
“Scordatelo!”
Questa volta Sesshomaru non vuole prendersi alcuna responsabilità e infatti lascia al maestro il compito di
prenderla in braccio e portarla. Nel frattempo si rimette l’armatura che aveva tolto per la sicurezza di
Kagome.
Durante il tragitto Kagome chiede al maestro alcune delucidazioni.
“Vorrei sapere il motivo della sua scarsa volontà a far desistere il suo allievo.”
Dopo pochi istanti di silenzio il maestro le risponde “È diritto di ogni allievo avere la possibilità di potersi
battere contro il suo maestro: è un modo per poter dimostrare di non aver più bisogno di alcun
insegnamento. Anch’io reclamai questo diritto…anche se la faccenda degenerò…”
“Degenerò?”
“Io uccisi il mio maestro.”
“Che cosa significa, che se Sesshomaru non dovesse essere all’altezza lei lo ucciderebbe?! Non può
farlo!!!”
Il demone non proferisce parola assumendo un’espressione cupa, poi il suo viso si addolcisce e dice alla
ragazza “Ti sei affezionata a lui, vero? Probabilmente se morisse tu ne soffriresti.” Kagome all’inizio non
afferra completamente il senso delle sue parole, ma quando capisce che cosa intende arrossisce vistosamente
e distoglie lo sguardo.
Quando arrivano a destinazione Kagome rimane rapita da quello spettacolo: fiori bianchissimi che
contrastano con il cielo plumbeo minaccioso di pioggia.
I due demoni si mettono l’uno di fronte all’altro e la ragazza fa il suo ultimo tentativo per cercare di
dissuadere Sesshomaru dalle sue intenzioni, infatti prende per il braccio destro il demone ma lui la
scaraventa subito a terra.
“Odio ripetermi. Non t’intromettere.”
Kagome si riprende dalla botta. Ora la paura per le sorti di Sesshomaru fa posto alla rabbia e infatti gli urla
contro “Stronzo!!!”
Il demone si dirige verso di lei e dicendo “La dici un po’ troppo spesso questa parola.” e la rinchiude in
una barriera.
Kagome batte i pugni per cercare di uscire gridando “Fammi uscire! FAMMI USCIRE!!! Non puoi
rinchiudermi qui dentro e far finta di niente!”
“Sta’ buona e aspetta che sia tutto finito. Se morirò fatti portare indietro dal vecchio.”
“Sai che ti dico? Non m’importa niente di te, puoi anche crepare!
Maestro, lo massacri! Lo riduca in modo che non si rialzi più, però gli lasci il tempo di chiedermi scusa.
Poi penserò io a dargli il colpo di grazia! Hai capito, brutto presuntuoso?!” Poi alza il dito medio e conclude
con un “Ti aspetto.”
Sesshomaru appare del tutto indifferente…. la situazione è tragicomica.
“Chissà… magari ora mi viene ancor più la voglia di vincere… ah, solo una cosa: abbassa quel dito.”
“Possiamo cominciare?” esclama spazientito il demone maggiore “Dovreste mettere da parte le vostre liti
da innamorati in un momento come questo!”
“Finiscila.
Ascolta, prima parlavo sul serio: se morirò toglimi l’armatura, prendi la mia byakue, dalla a lei in modo
da coprirla e riportala dai suoi amici.”
Sentendo queste parole Kagome comincia lentamente a perdere tutti i connotati dell’arrabbiatura.
Quel demone così superbo e sicuro di sé ha pensato anche alla sua sorte.
Ha pensato che potrebbe anche morire.
Il maestro fa comparire una spada dalla lunga lama a doppio taglio, una spada che somiglia molto alla
Tokijin di Sesshomaru e dal canto suo l’allievo usa proprio la Tokijin.
Kagome nota subito che Sesshomaru non ha la sua solita aria distaccata e la cosa la impensierisce non
poco.
Dopo lunghi attimi in cui i due si scrutano profondamente ecco il primo colpo: è Sesshomaru a dare il via
al duello scagliandosi contro il suo maestro che subito blocca con la sua spada la Tokijin del suo discepolo.
Le due lame formano una croce e si sfregano a vicenda.
Facendo forza con entrambe le braccia, Sesshomaru si libera e con la spada sferra un colpo purtroppo per
lui a vuoto, infatti il maestro schiva elegantemente saltando all’indietro e portandosi nuovamente alla
posizione di difesa.
Per la prima volta Kagome nota un segno tangibile del rapporto tra Sesshomaru e il suo maestro: stessa
sicurezza, stesso elegantissimo stile di combattimento, stessa tenacia.
Si alza un debole venticello che porta alle narici di Kagome il dolce profumo di quegli splendidi fiori.
A Sesshomaru pare ad un tratto di battersi contro una montagna, una sensazione che aveva anche durante
il suo addestramento: il demone comincia a ricordare quei giorni ormai lontani belli per quanto riguarda i
lunghi bagni alle terme, i giochi di abilità, i momenti in cui il maestro semplicemente gli metteva addosso
l’armatura… e brutti per quanto riguarda l’addestramento vero e proprio: quando era costretto a correre con
un macigno addosso o addirittura con il maestro sulla groppa e che per di più puntava i piedi per terra per
non farlo avanzare oppure quando non lo faceva riposare….
Sono questi ultimi ricordi che gli danno ancora più forza e infatti riesce a colpire, anche se di striscio, la
coscia destra del maestro.
“Ooh… ma bravo!” esclama il maestro con evidente sarcasmo. Sesshomaru non perde la concentrazione.
Ora le posizioni dei due sono invertite e Ryu da’ le spalle a Kagome, che si accorge subito di una cosa
strana…
Questa volta è il demone maggiore che attacca e Sesshomaru para malamente il potente colpo: è in
evidente difficoltà dopo solo pochi minuti di combattimento. Il nostro demone non fa in tempo a spostarsi in
tempo che viene ferito dai capelli taglienti del maestro.
“Ah… me ne ero quasi dimenticato… anche i tuoi capelli sono pericolosi quando vi concentri la tua forza
demoniaca!”
Ryukenmaru mostra un sorriso soddisfatto.
I due si confrontano ancora con le spade e lo stridio delle due lame sembra ferire le loro sensibili orecchie,
poi ritornano velocemente alle posizioni di partenza.
“Il tuo braccio non funziona ancora come vorresti, eh? Eppure il nostro “guaritore” Kazemaru ha fatto un
buon lavoro!
I tuoi colpi non hanno ancora la giusta incisività!”
Kagome attira l’attenzione di Sesshomaru e lo invita a far caso alla schiena del maestro e così fa il
demone.
L’espressione che fa un attimo dopo è eloquente.
“Tu…! Come ti permetti di combattermi con i poteri sigillati?! Perché ti trattieni?”
Ryukenmaru a questo punto chiude gli occhi: “Non è legata a te la mia decisione di non sfruttare appieno
il mio potenziale.
Quando morì tua madre io finii molto vicino alla pazzia e per il dolore scatenai un inferno in tutta la Valle.
Furono i miei compagni a decidere di sigillarmi i poteri: lo fecero per farmi ricordare che cosa stavo per
combinare quaggiù.
Da allora non ho mai cercato di togliere quel sigillo.”
Perché continua a punirsi in questo modo?
Pensa affranta Kagome.
Sesshomaru trema per la rabbia.
Non capisci che così non fai altro che umiliarmi?
Tu, che pur tuttavia mi stai mettendo in difficoltà? E allora quando riuscirò a raggiungerti? Quando?!
A che cosa sono valsi tutti i miei sforzi se ora continui a surclassarmi? È come se io fossi rimasto
bambino… non lo posso sopportare!
Il maestro, che ha la facoltà di leggere nel pensiero, contraddice il suo allievo:
“Stai sbagliando, Sesshomaru.
Tu non avresti mai dovuto sfidarmi.”
Ryukenmaru scatta in avanti e di colpo trafigge Sesshomaru al fianco sinistro, facendogli perdere il
controllo della spada che finisce a terra, ma nonostante ciò l’allievo lo colpisce con la sua frusta energetica
riuscendo solo a slacciargli il mantello.
I candidi e profumati fiori cominciano a tingersi del sangue che sgorga dalla ferita di Sesshomaru e
Kagome ricomincia a battere i pugni contro le pareti della barriera.
Il demone maggiore lascia la sua spada piantata nel terreno e contrattacca con un colpo contraddistinto da
piccoli dardi di ghiaccio che partono dalle sue mani: Sesshomaru così si trova immediatamente investito da
tutte quelle saette e non può far altro che accasciarsi a terra a pancia in su, sanguinante. Ormai la sua
armatura è a pezzi e scivola via dal suo corpo.
Ryukenmaru lentamente va a riprendere la spada lasciata poco lontano e Kagome si spaventa per le sue
intenzioni.
La ragazza comincia a pentirsi di aver detto tutte quelle brutte cose a Sesshomaru e batte più forte che può
i pugni contro la barriera.
La lama della spada è ormai puntata contro il corpo inerme di Sesshomaru che provoca il maestro dicendo
con un filo di voce “Ho perso. Finiscimi.”
Sentendo queste parole Kagome urla, si libera della barriera e si frappone in tempo tra Sesshomaru e il
maestro Ryu.
“Basta! Maestro BASTA! Non vede che non ce la fa più?!”
Il maestro sorride e fa scomparire la sua spada come in precedenza l’aveva fatta apparire dando cenno di
volersene andare. È evidente a questo punto che non è mai stata sua l’intenzione di uccidere Sesshomaru.
Il demone, anche se immobile a terra suo cerca di fermare il maestro “No, non osare andartene! Il duello
non è ancora concluso!”
“Apri gli occhi e guarda in faccia la realtà. Sai bene di non essere nelle condizioni per continuare. Hai
voluto tu stesso questo scontro pur sapendo di non essere ancora all’altezza e cos’hai ottenuto? Il tuo sangue
e le sue lacrime.”
Sesshomaru si accorge che la ragazza sta piangendo. Ora lei inconsciamente lo abbraccia continuando a
singhiozzare.
“….Bene, in questo modo potrai riportarla tu dai suoi amici.” dicendo questo se ne va.
Sesshomaru si nasconde il volto con una mano esclamando “Che delusione, che delusione…” mentre
Kagome si solleva continuando a piangere.
“Non devi piangere per me. Quelle lacrime compassionevoli mi fanno più male di tutti i colpi che mi ha
inferto lui.”
“Ma la mia non è pietà! Te lo giuro, io…!”
“Ora basta. Se piangi perché sono ferito non ne hai motivo, sto già guarendo.”
Infatti il demone si rialza, anche se a fatica.
Guardando quel meraviglioso demone bagnato dal suo stesso sangue, Kagome rimane immobile tra i fiori.
In quel momento provai una grande commozione. Il sentimento più intenso e profondo provato fino ad
allora.
Quel bellissimo demone si alzò e voltò il suo sguardo al cielo.
Sembrava che volesse urlare ma non lo fece, tuttavia io sentii quella voce chiara e limpida risuonare nel
mio cuore…. Una voce che però sembrava il verso di dolore di una bestia.
Sentii così stupide le mie lacrime, avrei tanto voluto fuggire via da lui… lontano, lontano, lontano… ma
desistetti.
Sapevo che mi avrebbe cercata.
Forse lo fece perché aveva percepito questi mie pensieri, ma lui si avvicinò e mi coprì con la sua veste…
proprio come voleva che facesse il suo maestro se lui fosse morto…. Non ho ancora capito il significato di
quel gesto così regale…
Fino ad ora questo è il capitolo più lungo in assoluto, quindi vi prego di portare pazienza!
Piccolo spoiler sul manga originale: la stesura della mia storia dura da oltre 3 anni e cambia in continuazione, perciò ho ritenuto
opportuno aggiornarla con le diverse novità che la Takahashi sensei ha aggiunto nel corso del tempo. L’ho fatto solo per rendere
la mia doujinshi il più attendibile (EEEEH???????) possibile. È per questo che ho inserito la nuova spada di Sessho!
Noticina1: gli hakama sono i pantaloni, la byakue la parte superiore delle vesti o da caccia, o da viaggio o delle miko.
Noticina2: Naohi e Magatsui sono i diversi componenti che compongono l’animo umano. Agiscono insieme ai 4 spiriti
Aramitama (governa il coraggio), Nigimitama (governa l’affetto), Kushimitama (governa la conoscenza)e Sakimitama (governa
l’amore)e sono la parte buona (Naohi) e la parte malvagia (Magatsui) che determina l’indole di una persona.
Nel prossimo capitolo svelerò qualche retroscena sulla nascita dei miei demoni maggiori… sempre che v’interessi!
I LOVE YOU!
Crescita
11.
“Uff…” è Miroku che sbuffa.
I nostri sono riusciti a nascondersi in una delle tante insenature presenti nel territorio roccioso che li
ospita. Fa un caldo insopportabile.
“Quanto manca per uscire dal territorio di Tenryu? A quanto pare non si è preso la briga di avvisare il suo
esercito che potevamo passare… sono esausto… e come se non bastasse anche la terra è rovente.” esclama il
monaco.
Inuyasha è immobile sul confine della piccola grotta collocata a qualche metro più in basso del normale
livello della Valle dei Demoni.
Sta cercando di fiutare l’odore di Kagome ma ancora niente.
“Come va?” chiede Sango premurosa a Miroku.
“Meglio. Però devo avere un po’ di febbre. Devono essere stati tutti questi sbalzi di temperatura aggiunti
al veleno di Naraku.”
La donna accarezza dolcemente la fronte del bonzo che a sua volta chiude gli occhi, rilassandosi.
Allontanandosi dai ragazzi per non disturbare, Shippo controlla se nello zaino di Kagome c’è un qualche
medicinale o quanto meno del cibo precotto.
Fortunatamente trova qualcosa e la porge immediatamente alla sterminatrice che pensa a curare Miroku.
Inuyasha guarda tutti e due assumendo la sua tipica faccia sospetto-ironica.
Finalmente ci è arrivato anche lui a capire che tra i due umani si è sbloccata la situazione… e decide di
non interferire e di lasciarli in pace per un po’ ma questo solo dopo aver preso un sacchetto di quelle che
chiama “patate secche”.
Non mangia con fare ingordo come al solito, ma lentamente, come se ogni patatina rappresentasse i
pensieri che gli scorrono nella mente. Nuovamente comincia a preoccuparsi per la sua Tessaiga.
Che cosa accadrebbe se questa spada non tornasse più come prima?
Già avendo il supporto di Tessaiga le mie possibilità di sconfiggere Naraku sono quasi nulle… cosa
potrei fare senza?
Improvvisamente sente pungersi sul petto: impossibile! È quel codardo di Miyoga!
Dopo averlo puntualmente schiacciato con la mano il mezzo-demone dice “E tu che ci fai in questo posto
vigliacco come sei?!”
Sango, Miroku e Shippo cominciano a credere che il caldo gli stia dando in testa, per questo parla da
solo…
“Signorino Inuyasha, perché siete in questo posto?!”
“Ti ho fatto io questa domanda, stupida pulce!”
Sentendo anche la voce del vecchietto, i tre amici di Inuyasha si ricredono immediatamente dei sospetti
che erano affiorati nelle loro teste.
“Io ero solo preoccupato per la vostra sorte! Sono qui perché Totosai mi ha chiesto di recuperare una
pietra che si trova solo nel territorio del signor Tenryu!”
“Ah, Totosai… dov’è adesso? Vorrei che vedesse la mia Tessaiga.”
“Ma signorino, Totosai sa già com’è fatta la sua spada!”
“Ma mi prendi in giro?! Voglio che gli dia una controllata! Quello stronzo di Tenryu me l’ha fatta fuori!”
“Inuyasha, cerca di usare un linguaggio più pulito… Qui c’è anche un bambino che vorremmo crescesse il
più differente possibile da te!” impreca Sango.
Inuyasha non ribatte. Del resto la sterminatrice ha ragione.
“Signorino, Totosai non può venire quaggiù. Tenryu è ai ferri corti con lui perché anni fa si rifiutò di fargli
una spada!”
Dov’è che l’ho già sentita questa storia?
pensa Inuyasha.
“Tenryu però ce l’aveva eccome una spada.”
“Sì, è riuscito a forgiarsela da solo.”
“Vecchio Miyoga, posso farle una domanda?” chiede la sterminatrice “Ho notato che Kazemaru e Kabilin
quando ci hanno fatto passare hanno fatto uno strano cenno con la mano, cosa che invece non ha fatto
Tenryu… mi chiedevo se forse tra un territorio e l’altro ci sia anche un’altra barriera oltre a quella
superficiale.”
“In effetti sì è se Tenryu non ha fatto nessun cenno…. Beh, rimarrete bloccati qui.”
“Un momento!!!”
Inuyasha… sembra che solo lui non abbia fatto caso a quello che ha detto Sango…
“E adesso?! La mia Tessaiga non funziona, figuriamoci la Tessaiga Rossa spezza-barriere!”
“Si-signorino… dovrete andare da Tenryu per farvela rimettere a posto…”
“STARAI SCHERZANDO?! IO NON CI VADO DA QUEL BASTARDO!!!”
“Allora puoi dire addio a Kagome.”
Il tono perentorio di Miroku non lascia scampo a Inuyasha che si trova costretto a ritornare indietro. E nel
frattempo… Miyoga approfitta del passaggio…
***
Sesshomaru è intento a medicarsi le ferite infertegli da Ryukenmaru.
La ragazza guarda il demone continuamente, ogni suo minimo gesto, ogni cosa.
Si sente in colpa per non aver saputo fare nulla: cercare di evitare che quello scontro avesse luogo era una
cosa di vitale importanza, tuttavia lei non è riuscita a fare nulla e perciò rimane in piedi in mezzo alla grotta
senza dire una parola.
La veste che la copre è un po’ sporca di sangue.
Appena finita la medicazione, Sesshomaru si riveste con la byakue più aderente che indossa internamente,
sotto quella decorata, e guarda Kagome.
Il suo sguardo fermo e per nulla gelido sembra volerla tranquillizzare. Il demone le passa di fianco e si
avvicina alla barriera, poi finalmente apre bocca.
“Non c’è alcun bisogno di rimanere in silenzio come se fossi in lutto. Io sono ancora vivo.”
“Ma io…!!”
“Non c’è nulla che ti debba in qualche modo far preoccupare. Fa’ finta che io abbia provocato mio padre e
che per questo mi sia beccato una sberla. Non c’è niente d’irreparabile.”
Kagome sente spezzarsi dentro.
Il tono di voce di Sesshomaru è uguale a quando parlò per l’ultima volta, steso per terra tra i fiori tinti del
suo sangue: lei non può far altro che ricordarsi cosa è successo poco tempo prima.
Tutto ciò provoca in Kagome un nuovo bisogno di piangere. Il demone, attraverso il riflesso della barriera
capisce cosa sta succedendo alla ragazza e si volta verso di lei.
“Piangi sempre.” dice.
“Fatti gli affari tuoi! Di solito io non piango mai! Me lo sono ripromesso da quando è morto mio padre di
non farlo più e invece tu… mi fai sempre star male.
Non è giusto! Io non voglio piangere per te!”
La ragazza va a sedersi sul letto di fortuna e guarda per terra continuando a piangere. Ad un tratto alla
vista dell’erba si sostituisce quella delle scarpe di Sesshomaru.
“Non era mia intenzione farti piangere.”
Kagome alza lo sguardo sbigottita.
Sta morsicando nervosamente le unghie della mano sinistra.
“Per me era molto importante quello scontro. Cercare di migliorarmi e raggiungere il livello del mio
maestro è da sempre stato per una ragione di vita. Ancora più forte di quella che mi spingeva a superare mio
padre.”
Il demone s’interrompe per un po’ e si piega, per poi riprendere a discorrere ma questa volta con un tono
di voce diverso da quello freddo che usa di solito.
“Prima hai detto che ti faccio star male… è un po’ presto, ma se vuoi ti riporto dai tuoi compagni. Vuoi
che lo faccia?”
Kagome si porta entrambe le mani davanti alla bocca, gli occhi spalancati.
Tutte le forti emozioni provate fino a quel momento si rispecchiano nel suo pianto dirotto che non riesce a
fermare.
“No, no, no…” poi nasconde il viso. Sesshomaru rimane immobile a fissarla fino a quando Kagome trova
nuovamente la forza di parlargli.
“Non lo fare mai più.
Fino a quando mi terrai qui con te… non farti più ridurre in quel modo… non potrei sopportarlo. Sono
stanca di vedere te o tuo fratello sguazzare sempre nel sangue…”
Sesshomaru si alza in piedi ma Kagome afferra i suoi pantaloni, continuando però a tenere la testa bassa.
“Io lo so… sei potente e hai un fisico molto resistente, però… però non fare sempre il grand’uomo. Sei
ferito.” Indicando il giaciglio esclama: “Riposati qui al caldo, io non morirò di certo se per una volta dormo
a terra.”
“Tsk!” Sesshomaru è convinto che la ragazza lo stia prendendo in giro.
“Sto dicendo sul serio.” Kagome tira i pantaloni di Sesshomaru fino a costringerlo a sedersi accanto a lei.
“Lo so che odi che qualcuno ti imponga di fare qualcosa, ma io….”
“E va bene.”
Un vero e proprio miracolo.
Kagome rimane stupita da quello che ha pronunciato il suo interlocutore e ascolta in silenzio quello che ha
da dirle il demone.
“…però è disonorevole che un uomo faccia dormire una donna a terra e al freddo, perciò… visto che qui
c’è abbastanza spazio per due persone ci starai anche tu.”
Così i due si stendono: lui a pancia in su, lei di fianco e dandogli le spalle, cercando di stargli il più
lontano possibile.
C’è un gran silenzio tra i due.
La ragazza avverte il flebile odore del sangue di lui: le ferite inferte da un demone maggiore non
guariscono in fretta. Immaginando che provochino un forte dolore a Sesshomaru e ricordandosi in che modo
se le è procurate, la donna si rattrista nuovamente e viene scossa da un singhiozzo.
“Piagnona.” sentenzia Sesshomaru.
Non sta poi così male come crede la ragazza.
“Finiscila….” Kagome si gira verso di lui, guardandolo con sfida come se volesse dare più forza alle
parole appena pronunciate.
Tuttavia, non riesce a sostenere per più di un istante lo sguardo del demone e abbassa il volto,
raggomitolandosi come un gatto.
Quando Sesshomaru si rende conto di aver esagerato mettendo a dura prova i nervi di lei, ruota di poco il
bacino e con un gesto protettivo poggia il suo braccio sinistro sopra il fianco di Kagome, coprendo la sua
esile figura con la pelliccia mentre con il braccio destro le sorregge la testa.
“Ti odio…” conclude lei ancora in lacrime.
L’espressione che fa Sesshomaru è indecifrabile.
***
Maledizione! Maledizione!
“MALEDIZIONE!”
Inuyasha non si accorge di aver urlato come una gallina. Ha appena lasciato Miyoga.
È molto, molto indispettito per tutta questa assurda situazione in cui si sta cacciando: in fondo oltre al fatto
che non vuole incontrare quell’antipatico di Tenryu, ricorda che il demone maggiore si era dileguato e
quindi trova un po’ improbabile che lo riesca a trovare nello stesso luogo del primo incontro-scontro… Per
non parlare di Kagome… invece che andare verso di lei è costretto a ritornare indietro.
Fortunatamente, man mano che il mezzo-demone si avvicina al confine del territorio di Tenryu con quello
di Kabilin, risente molto di meno del caldo asfissiante del luogo in cui si trova.
Improvvisamente il suo sensibile fiuto gli fa capire che Tenryu è lì e con suo gran sollievo, in compagnia
di Kazemaru e Kabilin.
Forse riuscirò a sbrigarmi più del previsto!
“Ehi, piccoletto!” Inuyasha riconosce subito la sferzante voce del demone drago del fuoco.
Il mezzo-demone non può far altro che avvicinarsi e anche se poco tempo prima aveva percepito l’odore
di tutti e tre i demoni maggiori, vederli insieme gli fa’ tutt’altro effetto.
Per un momento il suo pensiero va a suo padre: chissà, forse anche lui si comportava un po’ come loro.
Ad un tratto si sente escluso e rammenta le parole del fratello maggiore <<Tu non l’hai neanche visto
nostro padre, non parlare come se lo conoscessi.>>
“Come mai sei tornato? Il mio esercito si è forse pappato tutti i tuoi amici?” è sempre Tenryu che parla.
“Smettila Piccolo Ten… non essere sempre così antipatico!” dice il demone-donna.
Inuyasha risponde alla provocazione del demone maggiore: “I miei amici sono ancora vivi! Sono io che
sono tornato per… per…” il mezzo-demone non vuole abbassarsi a chiedere un favore a quel despota …
I tre demoni maggiori lo guardano con curiosità.
Ai loro occhi appare come un bambino che sta chiedendo loro una caramella.
A Kabilin fa’ un’enorme tenerezza, tanto che la donna corre ad abbracciarlo in modo affettuoso (ma molto
divertente in quanto Inuyasha cerca di liberarsi in tutti i modi non riuscendoci… in fondo anche se lei è una
donna è pur sempre un demone maggiore enormemente più forte di lui…)
“Ah! Ah! Fai come Touga! A volte non sapeva come comportarsi con le sue esternazioni!” afferma
divertito Kazemaru.
“Già…” esclama Tenryu visibilmente più sereno rispetto a come lo aveva conosciuto Inuyasha “Era
troppo goffo… ricordo ancora quando si metteva a lucidare le sue spade con il mantello di Ryu! Povero
vecchio… non faceva altro che arrabbiarsi con lui per questo fatto!”
Inuyasha non crede alle sue orecchie: suo padre era anche un tipo del genere…
“Su, piccolo Inu! Dì a Tenryu di rimetterti a posto quella spada!” dice scherzosamente Kabilin
continuando a stare appiccicata al povero mezzo-demone.
“Sì, va bene ma…! Togliti di dosso!”
“Hai sentito Ten? Vuole che tu gli rimetta a posto Tessaiga!”
Tenryu pare non ascoltare, infatti si mette un mignolo in un orecchio (che schifo!) “Scusa ma… non ci
sento molto bene…”
“Sentito?” Kabilin si rivolge a Inuyasha “A volte il piccolo Ten ha problemi uditivi… ma c’è una parola
magica che serve per ottenere tutta la sua attenzione!”
“E qual è?” chiede Inuyasha. Il povero mezzo-demone non sa se essere imbarazzato per avere una donna
che di fatto sta incollata a lui o arrabbiato per il comportamento di Tenryu.
Kabilin decide di rivelargliela nell’orecchio e non appena Inuyasha apprende di che si tratta… vorrebbe
morire….
“Non lo farò maiiiiiiiii!!!!!!”
“Allora preparati psicologicamente: Kabilin non lascia la sua preda fino a quando non ha ottenuto ciò che
vuole. Ne so qualcosa anch’io.”
“Kazemaru, amore! Se ne avevi tanta voglia perché non me l’hai detto subito?”
Kabilin lascia la presa di Inuyasha e con un balzo si “attacca” a Kazemaru, poi le da un bacio sulla
guancia. Tenryu sembra non scomporsi per quello che la donna sta facendo: evidentemente è abituato a
scene di questo tipo.
Inuyasha non sa più cosa fare: dentro di sé non può che constatare che suo padre avesse la strana tendenza
a circondarsi di persone alquanto particolari:Totosai e Miyoga sono un esempio lampante…
Poi si schiarisce la voce e decide di dire finalmente quella parolina magica.
“Ehm… Tenryu…. PER FAVORE potresti rimettermi a posto la spada?”
Tenryu guarda Kabilin e fa un sorrisetto sardonico, poi decide di ascoltare la richiesta del ragazzo. Così
Inuyasha tira fuori Tessaiga e Tenryu non può fare altro che dire “Mmh… ho proprio esagerato…” . Il
demone maggiore pone una mano davanti al punto in cui la lama è corrosa e in pochi secondi la ripara. Poi
conclude dicendo “Una volta si è spezzata questa spada, non è vero?”
“Sì, come fai a saperlo?”
“Tesoro, noi siamo demoni maggiori e sappiamo sempre tutto! Altrimenti come avrei fatto prima a capire
che alla tua Tessaiga c’era qualcosa che non andava?” esclama la donna.
“Beh, verso la metà della lama c’è un giunto… è sicuramente tua quella zanna.”
Inuyasha pare molto sorpreso dalle affermazioni che gli capita di udire .
“L’hai anche resa capace di spezzare le barriere, eh? È per questo che sei tornato indietro.”
Tenryu schiocca le dita della mano sinistra.
“Ho tolto la barriera tra il mio territorio e quello di Ryukenmaru: vedendo che non c’è più i miei sottoposti
non vi attaccheranno.
Solo una cosa: sbrigatevi a uscire dal mio territorio perché in quello di Ryu ci vive clandestinamente una
famiglia di pervertiti. Non voglio che entrino nel mio a importunare le donne sotto il mio dominio. Vorrei
richiudere la barriera quanto prima.
In effetti non capisco perché Ryu non li abbia ancora trovati…”
“Già, se fosse stato così li avrebbe già fatti a pezzi!” esclama Kabilin.
Peccato che ci ha già pensato Sesshomaru!
“Mah… forse è impegnato con Sesshomaru…” risponde Kazemaru.
“Come Sesshomaru?!” Al suono di quel nome Inuyasha si scompone.
“Sì, dopo tanti anni è venuto a far visita al suo maestro e presumo anche alla tomba di sua madre.”
“AAAAAAH……. Cavolo….! Anche lui adesso!” Detto questo Inuyasha si volatilizza.
“Quell’ingrato… non mi ha neanche ringraziato.” dice Tenryu.
***
Kagura percorre uno dei tanti corridoi del castello di Naraku a grandi passi. È spazientita perché il suo
padrone l’ha tenuta a forza fuori dalla barriera.
La donna però è perspicace e sa benissimo perché le ha vietato l’accesso, infatti la sera prima ha visto
Kikyo uscire dal palazzo.
Non ha voglia di vedere il suo padrone, e invece… ecco che lo incontra! Naraku è abbigliato con i suoi
tipici vestiti chiari e ha tutti i capelli bagnati.
Kagura non ci mette molto a capire che si è fatto un bagno.
Tuttavia la signora del vento ha voglia di punzecchiarlo e infatti quando i due s’incrociano gli dice
“Porco.” La sua allusione alla notte prima è eloquente e Naraku non ribatte, si limita solo a fare uno dei suoi
famosi sorrisini.
Il demone va nella sua stanza e prende il frammento che gli ha lasciato Kikyo. Al suo polso è ancora
legato il nastro della miko.
Poco dopo Kagura, aprendosi la strada con il ventaglio, chiede il permesso al suo padrone di entrare: egli
acconsente.
“Hai qualche ordine da darmi? Altrimenti io vado un po’ a riposarmi.” La donna nota il bagliore del
frammento e capisce che ormai Naraku ha tutta la Sfera nelle sue mani.
“No, chiama Kanna e poi va’ dove ti pare.”
Kagura esegue, poi esce dal castello in groppa alla sua “piuma gigante”.
È veramente preoccupata: inglobando la Sfera completa Naraku diventerebbe troppo arduo da
sconfiggere.
Vaga senza meta su nel cielo ma dopo decide di andare da Sesshomaru.
Non avverte il suo odore, ma con notevole sforzo riesce a sentire quello di Rin e Jaken.
Li trova, ma rimane per un po’ nascosta: la piccola sta piangendo perché Jaken l’ha informata della morte
di Kohaku.
“Ma perché il signor Sesshomaru non torna?! Non è che è morto anche lui? Kohakuuuuu!!!” la bambina è
disperata.
“È andato in un posto troppo pericoloso, non vorrei che….”
Invece che consolare Rin, anche quello scemo di Jaken si mette a frignare.
“Oh, mio signore! Non dovevate andare nella Valle dei Demoni! Cosa farà il vostro più devoto servitore
senza di voi?!”
La Valle dei Demoni?! Ma è pazzo?!
pensa Kagura.
Kagura si allontana senza che i due se ne accorgano e si dirige verso l’entrata (il sentiero che anche
Inuyasha&Co. hanno preso)di quel posto infernale ma lì vi trova Koga seduto per terra.
***
Intanto Naraku controlla tutto al di fuori delle barriere della Valle dei Demoni grazie allo specchio di
Kanna.
Dopo un po’ riesce a rintracciare Kikyo.
La donna si è rifugiata sullo strano albero che di solito usa per riposarsi e ansima. Sta veramente male e la
cosa preoccupa Naraku che in un primo momento pensa di andare da lei, ma poi desiste. Durante quei
lunghi momenti in cui il demone continua a controllarla, scopre che la donna ha recuperato il pugnale che
usarono per ustionargli la schiena.
Dovrebbe essere preoccupato per questo fatto, invece appare sollevato.
“Vai Kanna. Puoi ritirarti.”
***
“Che cosa ci fai qui?” Koga appare distaccato, infatti non si alza per “accogliere” Kagura.
“Potrei farti la stessa domanda.”
“Diciamo che la donna a cui tengo è laggiù.”
“Ah… è una cosa simile anche per me… Come mai non sei sceso?”
“Perché una certa strega mi ha rubato i frammenti che avevo nelle gambe. Devi scendere?”
“Non sono così pazza.”
E così i due rimangono seduti a fissare il burrone…
***
Nel frattempo Sesshomaru si è alzato e continua a fissare la sua armatura ormai andata in frantumi.
Kagome dorme tranquilla.
Improvvisamente il demone sente una presenza al di fuori della barriera ed esce fuori.
Ryukenmaru.
“Ti sei ripreso?” chiede il maestro.
“Sì, non chiedermelo più.
Non sono più un bambino e non ti porto rancore per quello che è successo. L’ho voluto io.”
“Mah… se lo dici tu…”
“Fammi un favore, la ragazza sta dormendo. Rimani qui un attimo a controllarla mentre io vado a casa da
mio padre a prendere una nuova armatura. Se si sveglia e non mi vede è capace di uscire di nuovo e sarebbe
una seccatura.” Detto questo Sesshomaru se ne va, mentre il maestro Ryu aspetta nella grotta.
Non ha nemmeno lasciato a Ryukenmaru il tempo di contestare.
Il maestro per qualche minuto rimane immobile, vicino all’entrata della grotta, con le braccia conserte ma
dopo un po’ si stanca e si avvicina alle spade di Sesshomaru. Per cercare d’ingannare il tempo il demone
maggiore da’ una controllata alla Tokijin.
Finalmente Kagome si sveglia.
Ovviamente crea un po’ di trambusto perché è stupita di vedere il maestro al posto di Sesshomaru, ma
dopo un po’, avendo capito la situazione, decide di approfittare dell’occasione che si è creata per fare un po’
di domande a Ryu.
“Lei non aveva alcuna intenzione di uccidere Sesshomaru, non è così?”
“….No....Non avrei mai potuto fargli e farmi una cosa del genere.
Sesshomaru è come un figlio per me.
Sai, non nego che nella mia lunga vita ho avuto centinaia di relazioni sentimentali, ma non mi sono mai
impegnato con nessuna e per questo non ho avuto figli.”
La ragazza ascolta con grande interesse quel che le dice il demone maggiore.
“Quando ho conosciuto Hirui poi è diventato tutto diverso: lei mi faceva impazzire in tutti i sensi. Aveva
un carattere un po’ difficile… una volta mi prese perfino a schiaffi perché Sesshomaru tornò a casa ferito
dopo l’allenamento…”
“Che cosa? Non posso crederci…. Beh, effettivamente è sempre la madre di quell’antipatico.”
“Il bello è che dopo mi chiese immediatamente scusa… c’erano molti lati del suo carattere che ancora
oggi non riesco a comprendere appieno e mi spiazzano. Era molto legata al figlio.”
“Posso chiederle come si è innamorato di lei?”
Il demone pare un po’ disorientato da questa domanda, ma decide di rispondere alla ragazza.
“La conobbi quando Touga ce la presentò come sua moglie. Era così taciturna e remissiva che mi faceva
venire i nervi. Ma la cosa che più m’infastidiva è che non riuscivo a leggerle la mente…. Beh, all’inizio era
così… ma in seguito apprezzai questa sua capacità di respingere i miei poteri, m’intrigava il fatto che una
donna all’apparenza così debole mi tenesse testa. Non so come m’innamorai di lei, non è una cosa che si
può spiegare a parole. Posso solo dirti che pian piano lei uscì dal guscio e altrettanto lentamente io mi sentii
attratto da lei.
Ammetto che la desideravo anche fisicamente ma questo è del tutto normale, quello che non lo era è che
io la volessi per me nonostante lei fosse di un altro. Fu proprio questo mio rispetto per il loro legame che
non m’intromisi mai tra i genitori di Sesshomaru.”
Kagome comincia a pentirsi di aver fatto rivangare il passato al maestro e così tenta di spostare il discorso.
“Maestro Ryu, lei ha una vaga idea del vero motivo per cui Sesshomaru odia Inuyasha?”
“Io non ho mai visto di persona Inuyasha e non so quale sia il suo ego, ma credo che le loro discordanze
non siano riconducibili a motivi di natura caratteriale.
Ti posso solo dire che prima della nascita di Inuyasha, Sesshomaru non odiava i mezzi-demoni con tanto
accanimento come fa ora. Penso che lui disprezzi Inuyasha solo perché è la prova vivente del tradimento di
suo padre e del conseguente crollo dei nervi di sua madre. Dentro di lui c’è un conflitto interiore e siccome
non ha mai potuto “farla pagare” a suo padre l’unico modo che conosce per continuare a vivere libero da
questi pensieri è quello di scaricare tutti i suoi malumori su Inuyasha.”
“Però è sbagliato.”
“Lo so bene. Ci ho provato tante volte a fargli cambiare idea, ma è troppo cocciuto. Comunque non credo
che odi il fratellastro come in passato, il mio ragazzo è cambiato tanto.
Parlando di Inuyasha… mi sembra di capire che provi qualcosa per lui.”
Kagome è visibilmente imbarazzata.
“Da quello che sento ha preso molto da suo padre… forte, deciso e coraggioso… però mi pare che lo
consideri più come un idolo che come una persona da amare. Sei un po’ gelosa perché nel suo cuore c’è
un’altra donna.”
“Uffa! Maestro, la smetta di leggermi la mente!”
A questo punto arriva Sesshomaru.
Ha trovato un’armatura identica alla precedente, uno yukata e la nuova byakue, identica a quella che ora
copre il corpo di Kagome.
Sesshomaru guarda un po’ interdetto i due, in fondo vedere il suo maestro che parla così di gusto con una
donna umana non è certo scena che si possa vedere tutti i giorni.
Appena Kagome e Ryu si accorgono di lui, lei si zittisce imbarazzata mentre lui guardando il candido
yukata fa una smorfia di approvazione.
“Finalmente hai capito che la ragazza ha bisogno di coprirsi e non di certo con un vestito tutto sporco del
tuo sangue!” esclama il maestro.
L’allievo non è molto contento di quest’affermazione, ma del resto Ryukenmaru non ha affatto tutti i torti,
perciò il demone cane non controbatte.
Sesshomaru si avvicina a Kagome, o meglio dove lei sta seduta: appoggia il ricambio della byakue e le
porge lo yukata.
I suoi occhi sono quasi inespressivi.
Un nuovo pezzo di ghiaccio sembra essersi insinuato tra i due.
“Beh… ormai qui è tutto a posto.” afferma Ryu “Ero solo venuto a vedere se stavi bene e ora che ho
potuto constatare che è così, posso ritornare ai miei impegni.
A quanto pare Tenryu ha tolto la barriera… devo proprio sapere a cosa si deve questo miracolo!
Vi saluto.”
“Un attimo. Aspettami fuori, vecchio.”
Prima di seguire il suo maestro, Sesshomaru rivolge la parola a Kagome.
“Sto uscendo un attimo. Sono qui vicino. Non ti sognare di uscire perché non vado da nessuna parte.”
Ormai il demone ha capito che bisogna ben cautelarsi per non far uscire fuori la ragazza.
“Va bene.” risponde lei remissiva. Finalmente il principe dei demoni può uscire tranquillo.
Ryu lo sta aspettando. Ha gli occhi chiusi, la schiena appoggiata su un pendio e le braccia conserte.
“Qualche giorno fa ti ho detto di essere più gentile con lei ma sembra che quello che ti dico ti entri da un
orecchio e ti esca dall’altro.”
“Sto cercando di fare il possibile. È insopportabile quella ragazzina.”
“Davvero?” Il tono di voce del maestro mostra il suo scetticismo “A me invece sembra di vedere il
contrario di quello che hai appena detto. Di solito le mie impressioni si rivelano esatte e non solo perché
leggo nel pensiero.”
“Ma non dire assurdità… Piuttosto, perché te ne sei voluto andare subito?”
“Tenryu ha tolto la barriera che fa da confine tra il mio e il suo territorio. Le spiegazioni sono due: o si è
finalmente reso conto che è sbagliato avercela con il mondo intero e quindi in buona parte con me oppure…
qualcuno che cerca la tua protetta si sta avvicinando.”
Inuyasha…!
“Devo andare a controllare se è tutto a posto.”
“Se fosse vera la seconda ipotesi… quanto ci metterebbero i suoi amici a venire qui?”
“Come minimo tre giorni. Il mio territorio è molto grande e siccome sono costretti a camminare a piedi
per non rivelare la loro presenza agli altri demoni, ci metteranno una vita ad arrivare qui. Perché questa
domanda, piccolo furfante?”
“La mia era solo curiosità.
Volevo sapere se nel momento in cui arriveranno lei sarà nelle giuste condizioni per affrontare il viaggio
di ritorno.”
“Te la do per buona, ma se proprio devo essere pignolo se avresti voluto liberartene subito l’avresti
riportata dai suoi amici subito invece di tenerla qui e inoltre… sappiamo bene che sulla superficie del mio
territorio non c’è la barriera che impedisce agli umani di cadere quaggiù e quindi mio caro… non appena i
suoi compagni la ritroveranno semplicemente risaliranno il pendio, altro che viaggio di ritorno!
Sono tanto, tanto, tanto più vecchio di te e capisco fino a che punto vuoi arrivare.”
Sesshomaru è sinceramente stupito da quello che gli sta dicendo il maestro.
“Sei strano sai? Strano e furbacchione!”
Sesshomaru si trova in evidente difficoltà. Comincia solo ora a rendersi conto delle cose che il maestro gli
ha fatto notare.
“Dimmi perché sarei strano e furbacchione.” Sesshomaru ritrova in un istante tutto il suo sangue freddo.
“Beh, insomma… è strano che un demone che notoriamente è famoso per la sua avversione agli esseri
umani, ora tenga nascosta una donna dentro una grotta con tanto di barriera quando sa benissimo che non
andrà nessuno ad attaccarla dato che si trova nel mio territorio e quindi sotto la mia protezione…”
“Tu lavori un po’ troppo con la fantasia.
Sai meglio di me che ci sono alcuni demoni nel tuo territorio che se ne infischiano della tua autorità.
Giusto qualche giorno fa ne ho fatti fuori tre che volevano violentare quella donna di cui tu parli con un tono
che non mi piace.”
Il maestro, per non alimentare ancora di più la crescente stizza di Sesshomaru, cambia discorso con la
stessa facilità con cui entra nella mente del suo allievo.
“Sei diventato bravo a tenermi testa, non solo fisicamente ma anche verbalmente. Bravo!”
“Ma quale fisicamente….”
“Sesshomaru, ascoltami bene. Tu sei già diventato un demone maggiore. Non te lo dico tanto per dire, è
così e basta. Sei riuscito a far apparire Bakusaiga, non è forse così?”
“E con questo?”
“Quella è la prova che la tua forza demoniaca si è elevata ad un punto tale che non hai bisogno di farti
forgiare delle nuove armi da Totosai o qualsiasi fabbro… non solo questo però, tu non hai bisogno di nulla.
Neanche delle mie lezioni.
È stato durante il nostro combattimento che io ti ho impartito l’ultimo insegnamento che potevo darti:
riconoscere il valore della propria vita e quello della vita altrui.
Ora non posso davvero più fare niente per te, d’ora in avanti peserai le tue decisioni con il tuo metro di
giudizio e saprai accettarne le conseguenze.
Beh, in fondo è quello che fai da 200 anni ma in sostanza… sei sempre stato influenzato da me, in un
modo o nell’altro.”
Sesshomaru ascolta in silenzio, fino a quando il suo interlocutore non gli fa una domanda:
“Perché non hai usato Bakusaiga contro di me?”
“Non so il vero motivo.” risponde “Era così importante per me batterti che ho tralasciato il particolare più
importante.”
Di fronte a te è sempre stato così… è come se nei tuoi confronti avessi una sorta di timore reverenziale
che mi fa perdere il controllo… è anche per questo che non riuscirò mai a superarti!
Altro che il grande Generale Touga…sei tu quel padre che non riesco a raggiungere! Quello vero!
Già… Finalmente mi sento di ammetterlo.
Ovviamente il maestro ha sentito anche il soliloquio del suo ragazzo….
“Beh… sono lusingato… mai mi sarei aspettato che tu mi considerassi il tuo vero padre!
Però ascolta: non è come pensi. Tu sei diventato molto più forte di tuo padre.
È vero, la sua forza non era neanche lontanamente paragonabile alla mia ma non devi dimenticare che tu e
tuo padre siete demoni cane e io invece un demone drago. È solo una questione di razze.
È come se ci fosse una formica incredibilmente forte che si mette contro un gatto… non si possono
assolutamente relazionare tra loro i due tipi di forza. Invece tu continui a farlo.
Non è giusto né per te né per me che sono colui che ti ha insegnato tutto sulla vita.”
Finalmente Sesshomaru comincia a capire cosa intende dire il maestro.
Anni e anni di convinzioni sbagliate crollano inesorabilmente come un castello di sabbia.
“A proposito di gatti…” riprende il maestro “Ti sei andato a cacciare in un guaio un po’ difficile da
gestire: lei è una gatta selvatica che graffia e tu un cane cupo, introverso e sporco di sangue.
È un po’ complicato… come se non bastasse non è certo il tipo da farti le fusa.”
Detto questo il maestro scompare. Non lascia a Sesshomaru neanche il tempo per chiedergli spiegazioni.
A questo punto il demone ritorna nella grotta e davanti ai suoi occhi si para una visione alquanto bizzarra:
Kagome si è arrampicata sulle pareti della piccola caverna.
Improvvisamente il demone la immagina con le sembianze di un gatto. Trova tutto ciò molto divertente.
***
Inuyasha è ritornato nel nascondiglio in cui ora tutti i suoi amici dormono.
Sango è beatamente appoggiata sul petto di Miroku che a sua volta la stringe con il braccio destro mentre
Shippo e Kirara dormono accucciati vicino allo zaino di Kagome.
Il mezzo-demone ha incredibilmente pietà di loro e decide di non svegliarli, almeno per il momento.
Comincia a frugare nella tasca dei suoi hakama e tira fuori una piccola foto. Ritrae tutto il gruppo e lui
ripensa al giorno che Kagome l’ha scattata e allo stupore di tutti quando quello strano pezzo di carta colorata
è uscito da quel marchingegno.
La ragazza gli manca. Gli manca terribilmente.
***
Dall’altra parte della Valle dei Demoni, più precisamente in superficie, Kagura e Koga, corrosi dalla noia
dell’attesa, decidono di andare ognuno per la sua strada.
Il simpatico demone lupo raggiunge i suoi amici Ginta e Hakkaku mentre Kagura viene raggiunta da
Byakuya a bordo del suo fedele origami.
“Anche a te Naraku ha dato del tempo libero?” chiede lui.
“Già… ce ne concede un po’ troppo ultimamente.”
“E ultimamente vede un po’ troppo spesso quella sacerdotessa pericolosa.”
“Mmh… tu hai capito cosa è successo tra quei due, vero? Anche se mi dovessi sforzare, di sicuro non
riuscirei a pensare ad una cosa più disgustosa di quella.”
“Affari loro.” Byakuya conferma la sua fama di vivi e lascia vivere…
“Sono riuscito di sfuggita a vedere la Sfera ricomposta nella sua stanza proprio poco fa.”
“Come? E Naraku dov’è? Non può averla lasciata incustodita!”
“Torniamo al palazzo?”chiede Byakuya. Kagura annuisce e i due si dirigono verso la dimora del loro
padrone.
***
“Che stai facendo?” chiede Sesshomaru a Kagome.
La ragazza ha indossato lo yukata, ma pare non avere le bende addosso.
“Sssh… è il momento cruciale. Forse riesco a vederlo.”
Sesshomaru sente prima un ronzio e poi un rumore che non riesce a decifrare. Forse è un serpente.
“Scendi immediatamente. Se cadi peggiorerai le tue ferite.”
“Aspetta!” la ragazza però si distrae e scivola. Fortunatamente il demone la prende al volo.
Involontariamente il suo occhio cade in un posto che non dovrebbe contemplare… il seno.
“Dove hai messo le bende?” le chiede.
“Tardavi e così ne ho approfittato per sciacquarle.”
“Pazza. Spero per te che non ti entrino infezioni altrimenti…”
“… dovrai esser costretto a stare ancora qui. Lo so! Lo so!”
Sesshomaru è parecchio indispettito dalla sfacciataggine della ragazza e non appena va a controllare se la
sottile stoffa delle bende si sia già asciugata si accorge suo malgrado che Kagome ha pensato anche a lavarsi
le mutandine!
Gesto encomiabile, bisogna pensare anche all’igiene ma troppo spregiudicato! Il demone si ritrova a
pensare “Meno male che le ho portato lo yukata!”…………..
Tutto sommato circa un’ora dopo l’imbarazzante siparietto, le bende sono asciutte così il demone fa
intendere a Kagome di volerle mettergliele.
“Non credo che sia una buona idea. Non ho alcuna intenzione di sfoggiarti il mio nudo integrale.
Aspetterò che anche gli slip asciughino.”
“Non hai di certo peli sulla lingua.”
“Devo pur tutelarmi, no? Sei pur sempre un uomo.” La ragazza fa una piccola linguaccia a Sesshomaru
che non se la prende troppo.
Finalmente anche le mutandine sono asciutte e Kagome le può indossare ma solo dopo aver fatto
accuratamente voltare Sesshomaru da un’altra parte.
Finalmente arriva il momento del bendaggio e anche se prima la ragazza si comportava in modo
incomprensibilmente sfacciato ora prova un imbarazzo assurdo.
Questa volta, al contrario di quella precedente, questo delicato processo avviene con i due in piedi e
lontani tra di loro: Sesshomaru regge l’estremità delle bende mentre Kagome deve solo girare su sé stessa.
Inevitabilmente lei alla fine si avvicina troppo al corpo del demone e le sue guance s’infuocano.
In fretta e furia la fanciulla si allontana da lui e si mette a sedere.
***
Kagura e Byakuya sono finalmente arrivati al palazzo di Naraku e irrompono nella camera da letto del
loro padrone: come immaginavano lui non c’è, ma la Sfera è lì.
Troppo strano.
Kagura si avvicina al gioiello per tentare di toccarlo.
“Non essere avventata.” Byakuya la ferma in tempo.
La sfera è circondata da una piccola barriera.
“Chissà perché l’ha lasciata qui...” conclude il prestigiatore.
Kagura rimane un po’ da sola con i suoi pensieri, poi cerca Kanna. In questo modo è sicura di scoprire
dov’è Naraku.
Attraverso lo specchio magico le due emanazioni riescono a scoprire dov’è Naraku, ma Kanna non fa
vedere oltre perché ha già trasgredito abbastanza gli ordini del padrone.
Ciò nonostante quel poco è bastato per far capire che Naraku è andato da Kikyo.
***
La sacerdotessa dorme tranquilla sull’albero e non si accorge subito della presenza del suo carnefice, che
nel frattempo si siede per terra dando le spalle al tronco del luogo di riposo della miko.
Improvvisamente i pensieri del demone vengono interrotti dalla voce della donna.
“Perché sei venuto qui da me?” è così lieve la sua voce a causa della debolezza che la miko teme di non
essersi fatta sentire abbastanza. Ma non è così.
Naraku si alza in piedi e volta il suo sguardo sul corpo della sacerdotessa, che trema come impazzito
perché troppo debole.
Kikyo tenta di scendere dall’albero ma non può fare a meno dell’aiuto dell’uomo, così si regge sulle
braccia di lui.
Solo in un secondo momento Naraku si accorge che la miko ha perso di nuovo il calore del corpo.
Quando finalmente si ritrova a terra Kikyo riprende la parola:
“Allora? Non credo che sei venuto qui solo per aiutarmi a scendere da quest’albero.”
Il demone fa un sorriso sarcastico, ma ridiventa serio in un baleno “Da quanto hai assorbito le anime dei
morti?”
La sacerdotessa vorrebbe evitare di rispondergli ma sa bene che è inutile “Poco. Un’ora forse. Perché sei
venuto?”
“Non mi piacevano le tue condizioni.”
“Andiamo… è vero, è stato dopo aver passato la notte con te che ora sto così ma… non mi pare che tu sia
il tipo da avere stupidi rimorsi di coscienza.”
“Non è questione di coscienza.” Naraku non va oltre e non spiega a Kikyo i suoi veri motivi.
Egli convive con i sentimenti di Onigumo e ha accettato tutte le sue debolezze. Ora ascolta ciò che
l’istinto gli comanda, non reprime nulla.
Attimi di silenzio.
“Non mi chiedi di ridarti il pugnale che ho preso?”
“Tienilo pure tu. Non potrebbe stare in mani migliori.” Kikyo non comprende lo strano atteggiamento del
nemico: da come ne parlava sembrava che quell’oggetto fosse molto importante per lui.
“Come mai non hai la Sfera con te?”
“Mi respinge. Quando ho unito il frammento che mi hai dato a quelli che avevo io,al suo interno è
probabilmente ricominciata la battaglia tra Nahoi e Magatsui.
Sembra che lo spirito di Midoriko al momento non sia proprio all’altezza…”
“Tu sai di Midoriko?” La miko è oltremodo stupita.
“Certo che lo so. Lei ha creato la Sfera e sempre lei ti ha aiutata a richiudere la ferita che ti inflissi sul
monte Hakurei.”
Kikyo si sente in difficoltà. “Ma come…?” Riesce a dire solo questo.
“Perché ti stupisci? Io so tutto quello che ti riguarda e ciò che pensi.” Naraku prende tra le mani il viso
della sacerdotessa, che invece distoglie lo sguardo.
“Io prendo tutto ciò che voglio. Non mi serve chiedere il permesso a niente e nessuno.” La miko spalanca
gli occhi, poi guarda con sfida l’uomo.
“Tu mi hai detto che la scorsa notte per te non ha avuto alcun significato, ma io non ti credo…. Non mi
sembra di averti forzata.” Nessuna connotazione di sarcasmo nelle parole di Naraku.
Kikyo parla quasi sottovoce.
Forse il senso del pudore, forse il timore –infondato- di esser sentita da qualcun altro che non sia Naraku.
“Sei furbo. Vuoi costringermi a dirti che non mi hai costretta…. Sei un maledetto vigliacco.”
“Questo però non lo pensi.”
“Naraku io… io non ti amo.”
Parole che proferisce con l’intento di colpire il demone a bruciapelo.
“Non m’importa…. Tu mi odi per quello che ti ho fatto 50 anni fa e mi odi per quello che ti ho fatto fare
nella mia stanza, ma per me tutto questo è il massimo. Non capisci…?
Per me non è importante sapere se verso di me provi amore oppure odio perché in ogni caso tu sei
costretta a pensarmi e ciò mi basta.”
Finalmente la miko mostra l’imbarazzo finora occultato. Quel che dice Naraku offende ogni suo tentativo
di difesa. È come se ogni sua parola, anche di disprezzo o di scherno, arrivasse a lei come una sottile
dichiarazione d’amore.
“Anche se cerchi mille e mille modi per potermi eliminare io sono sicuro che non sparirò mai dal tuo
cuore. Me lo dicono i tuoi occhi.”
Il tono di Naraku torna a farsi grave “Lo so che stai puntando tutto sul Naohi della Sfera per potermi
uccidere.”
La sacerdotessa indurisce il volto a queste parole.
“Quando il piccolo sterminatore di demoni era ancora in vita tu cercavi di mantenere puro il suo
frammento perché eri convinta che nel momento in cui io l’avessi toccato, sarei stato inesorabilmente
purificato… così non è stato.
Sappi però che il modo giusto per farmi fuori… ce l’hai troppo vicino per potertene accorgere.”
Il demone passa una mano tra i capelli della sacerdotessa e poi toglie il disturbo lasciando la miko attonita.
***
Sesshomaru è a torso nudo.
Sta cambiando le sue vesti sporche di sangue con quelle pulite prese in quella che un tempo era la casa sua
e dei suoi genitori.
Ogni tanto fissa con la coda dell’occhio Kagome. Apparentemente non vi è un motivo per cui lo fa. Lo fa
e basta.
La cosa lo infastidisce.
Questa ragazza mi fa perdere il controllo.
Questo è ciò che riesce a formulare con il pensiero.
Dal canto suo Kagome osserva tutto ciò che fa il demone: è costretta ad ammettere a sé stessa di esserne
attratta.
I movimenti felpati di quell’uomo splendido, la sua voce, i suoi capelli e la sua muscolatura perfetta le
fanno battere il cuore.
Assistere ad una scena incredibilmente erotica come quella è troppo anche per lei. Lei che quando in tv
davano qualche film spinto non riusciva a guardarne più di mezzo minuto.
Si costringe a voltarsi da un’altra parte.
Come ho fatto a comportarmi in quel modo assurdo? L’ho provocato alla grande e non me ne sono
nemmeno accorta.
Niente di più vero.
Improvvisamente la ragazza si sente in un disagio tale che decide di porvi rimedio “affrontandone”
direttamente la causa: Sesshomaru. Niente di eclatante, decide solo di parlargli invece che evitarlo.
“Sesshomaru, io… avrei bisogno di lavarmi. Portami ovunque ci possa essere un po’ d’acqua calda.
Per favore.”
Il demone apparentemente acconsente alla sua richiesta troppo facilmente, ma c’è qualcosa sotto…. Infatti
anche lui vuole darsi una ripulita e togliersi di dosso l’odore del suo stesso sangue.
Per la ragazza è insostenibile persino stare in braccio a lui durante il breve tragitto che porta alle terme
naturali.
Arrivano in un posto molto accogliente, diviso in due da una roccia abbastanza possente e alta. L’acqua
però è calda solo in un punto e Sesshomaru cede a lei il posto.
“Io andrò dove c’è la cascata. Rimani vicino alla riva ma cerca di stare immersa nell’acqua, in questo
modo il tuo odore dovrebbe disperdersi tanto da non attirare gli altri demoni. Ti raccomando solo di tenere
la testa fuori dall’acqua in modo che lo possa sentire solo io.”
“Va bene. Farò più velocemente che posso.”
Appena il demone le da’ le spalle, Kagome comincia a svestirsi e lentamente scivola in acqua.
Sesshomaru si appresta a controllare per qualche minuto la zona per stanare eventuali demoni e quando
termina il suo giro di ronda gli viene in mente di aver dimenticato di dire una cosa alla fanciulla.
Così ritorna al punto di partenza per assicurarsi che vada tutto bene ma involontariamente scorge la
morbida e slanciata figura di Kagome. Lei è in piedi, di spalle.
Come al solito non ascolta mai i consigli.
I suoi lunghi capelli corvini sono adagiati sensualmente lungo tutta la sua schiena fino ad arrivare alle
natiche.
Difficoltà e un pizzico di eccitazione.
Questo è ciò che prova Sesshomaru quando il suo sguardo si posa su di lei, per la prima volta incantato da
tanta femminilità.
Che cosa doveva dirle?
Cerca di ricordare, ma non ci riesce.
Ad un tratto l’urlo della ragazza lo riporta sulla Terra.
“Perché urli?” il demone torna ad avere la sua freddezza proverbiale.
“Ma tu mi guardavi!” il viso di Kagome è rubicondo, la sua voce improvvisamente stridula. È
velocemente tornata in acqua.
“Non dire sciocchezze. Sono solo ritornato per dirti che se qualche demone si avvicina a te, non esitare ad
urlare e poi… tieni.” Appoggia una foglia con dentro uno strano liquido. Kagome si avvicina alla riva,
rimanendo accuratamente in acqua; tocca il liquido: è setoso.
“È ottimo se vuoi lavare bene i capelli e il corpo.”
Forse è olio di lino, la ragazza non lo sa ma decide comunque di usarlo.
Sesshomaru assume un tono perentorio “Non uscire fuori dall’acqua.”
Detto questo va velocemente verso la parte in cui c’è la cascata.
***
Nel frattempo Ryukenmaru entra nel territorio di Tenryu.
Non fa la stessa strada che dovranno percorrere Inuyasha e gli altri. Finalmente avvista i suoi amici:
“Ehilà!” esclama. La sua voce è serena.
“Da quanto tempo! Meno male che Tenryu ha abbassato la barriera, altrimenti chissà quando ti saresti
degnato di venirci a trovare!”Kazemaru assume un’aria vagamente accusatoria non proprio tipica del suo
modo di essere.
Ryu non può fare altro che dare ragione all’amico… Finalmente si accorge anche che c’è la piccola (di
statura)Kabilin e corre subito da lei: i due si danno un abbraccio molto affettuoso e incredibilmente
divertente.
Arriva così il momento della rimpatriata anche con Tenryu: il demone maggiore più anziano dà una pacca
sulle spalle all’amico che accetta di buon grado tale gesto.
“Finalmente sei ritornato come prima, vecchio mio…”
“Senti, per caso sono arrivati gli amici di quella donna che soggiorna nel tuo territorio?” chiede il più
piccolo dei demoni maggiori.
“Non saprei…”
Il discorso si sposta su Inuyasha e inevitabilmente su suo padre.
***
Il corpo statuario di Sesshomaru entra in acqua.
È gelida, ma per uno come lui è sopportabile.
Si accomoda pigramente dove il livello è più basso e chiude gli occhi: ricorda di quando era bambino e si
divertiva ad infastidire il suo maestro durante un bagno ristoratore. Un sorriso si fa spazio sul suo bel volto.
Improvvisamente la visione imbarazzante di Kagome entra prepotentemente nella sua mente e il demone
spalanca i suoi occhi dorati. Strofina violentemente la mano destra contro il suo viso e poi decide di andare
sotto la cascata. Cerca così di togliersela dalla mente.
Odia questo lato del suo essere… Il suo istinto non solo di demone, ma anche di bestia. Una bestia che ha
ormai dimenticato che sensazioni può dare il calore del corpo di una donna.
Egli non vuole assolutamente commettere gli stessi sbagli di suo padre.
Intanto Kagome si convince di esser in grado di nuotare benissimo nonostante le ferite che ricoprono il
suo corpo leggermente acerbo e si sposta là dove l’acqua è così alta da non permettere di appiedare.
Riesce a fare solo qualche metro, perché un improvviso dolore sembra squarciarle la gamba destra: è un
crampo.
La ragazza è ancora troppo debole per riuscire a tirarsi su e affonda inesorabilmente.
Il suo pensiero va ai suoi amici, a Inuyasha, a Sesshomaru… di sicuro per lui sarà un’altra seccatura.
Nuovamente ripensa a Inuyasha e al suo rapporto con Kikyo: una donna che è morta per amore di un
mezzo-demone.
Poi il nulla.
Le tenebre di quegli abissi la avvolgono e con esse ogni speranza di riprendere le bollicine del prezioso
ossigeno vola via in alto. Lentamente sente i suoi polmoni riempirsi d’acqua.
È la fine…
Questo è l’ultimo pensiero che riesce a formulare.
Sesshomaru non avverte più l’odore della ragazza da più di un minuto ormai.
Esce velocemente dall’acqua e altrettanto repentinamente rimette i pantaloni. Annoda la sua fascia gialla
e azzurra il più semplicemente possibile e va sulla roccia che separa acqua calda da acqua fredda. Kagome
non c’è, al suo posto solo delle piccole bollicine che danzano sulla superficie dell’acqua.
Il demone non esita più e si tuffa dall’alto di quei 10 metri rocciosi e comincia a nuotare: finalmente trova
la ragazza e la riporta subito in superficie.
Ha il fiatone e l’adrenalina gli scorre in corpo come impazzita.
Il colorito di Kagome non è affatto buono, infatti ha bevuto troppa acqua e ha perso conoscenza. Il
demone non esita: chiude il naso della fanciulla, inspira profondamente e procede con la respirazione
artificiale.
Una, due, tre volte… Kagome non si riprende.
Grazie al suo udito sviluppato Sesshomaru riesce a sincronizzarsi con i battiti del cuore di lei e procede
con il massaggio cardiaco e poi ancora con la respirazione. Finalmente lei riprende i sensi, ma ancora non
riesce a buttare fuori tutto quello che ha bevuto.
Attimi interminabili.
Poi un ultimo tentativo di respirazione bocca a bocca da parte del demone… la ragazza spalanca i suoi
occhi color nocciola e umidi di lacrime. Non capisce perché lui faccia tutto questo e allo stesso tempo coglie
tutto con chiarezza. Poi un ultimo massaggio cardiaco e un violento colpo di tosse: finalmente l’incubo è
finito.
Kagome riapre lentamente i suoi occhi: la sua testa è sorretta dalla mano forte del demone, le gambe
diventate molli sono immerse in acqua come in un inchino. Sesshomaru non dice niente all’inizio, ma non
appena la fanciulla appare più cosciente il demone la rimprovera violentemente, come non aveva mai fatto
in vita sua.
“Sei forse impazzita?!!”
Kagome si libera dalla sua presa e corre in direzione della riva ma viene immediatamente bloccata dalla
presa d’acciaio dell’uomo, che con un gesto elegante e rozzo al contempo la costringe a voltarsi. Sembrano
aver dimenticato entrambi di essere nuda e seminudo.
“Perché non mi ascolti mai? Ti diverti a provocarmi?”
Ha ragione. Che comportamento imperdonabile!
“Mi dispiace.” Senza accorgersene avvicina le sue mani al petto di lui e vi appoggia lievemente la guancia
sinistra. “Mi dispiace tanto!”
Sesshomaru allenta la presa e lascia la mano destra a mezz’aria, in direzione dei capelli di lei. Poi
lentamente la riporta sui fianchi. Vorrebbe rialzarla per spingere lontano la ragazza ma decide di non farle
nulla.
“È stato un crampo… sono rimasta paralizzata e…”
“Non importa. Tu mi hai comunque disubbidito.”
Sesshomaru si allontana da lei che crolla a terra, il demone va a riprenderle lo yukata e poi ritorna subito
nel punto in cui ora lei giace immobile. La solleva di peso e le appoggia sopra le spalle l’indumento, poi
esce definitivamente. Ha tutti i pantaloni zuppi.
Con un cenno della testa fa capire a Kagome di riprendere le bende e le mutandine e così lei fa: nel
frattempo lui andrà a prendere il resto dei suoi vestiti rimasti alla cascata.
Quando torna trova la ragazza seduta su di una piccola roccia con l’aria sconsolata.
“Andiamo.
Precedimi.”
Comincia la lunga passeggiata con lei avanti a lui di forse due metri.
Kagome si volta indietro un paio di volte: è bagnato fradicio.
La sua frangia copre gran parte del suo viso facendogli assumere un’aria più truce del solito ma in qualche
modo sensuale, mentre i suoi capelli fanno capolino su tutta la muscolatura possente che ora brilla ai raggi
del sole grazie alle gocce d’acqua.
Quello sguardo fa sentire Kagome una stupida.
Una stupida che ha ancora addosso l’impressione di camminare completamente nuda.
Al pensiero che lui possa vederla ancora così le si infuoca il viso e comincia a girarle la testa.
Improvvisamente sente le gambe cedere e cade all’indietro svenuta. Fortuna vuole che Sesshomaru abbia
dei riflessi non indifferenti e che riesca a trattenerla in tempo….
Infine il demone prende in braccio la ragazza e si dirige lentamente verso la grotta.
Ecco il capitolo più vergognoso e altamente under18!
Spero di non farvi sentire male ma dopotutto è sempre una doujinshi!
Noticina: la Kesa è il nome originale del vestito che indossa il nostro caro Miroku!
Come promesso ecco a voi qualche notiziuccia sui demoni maggiori: inizialmente mi sono ispirata ai quattro dei (Suzaku, Seiryu,
Byakko e Genbu) quindi loro mi sono usciti con delle caratteristiche simili a quelle degli dei (Tenryu del fuoco, Ryukenmaru
dell’acqua, Kazemaru dell’aria e Kabilin della terra) ma si discostavano parecchio da Touga che usa le spade (su questo punto ne
ho cercate di informazioni…! Non mi ricordo per quale credenza ma mi pare che sulla Terra ci sono 5 elementi: Terra, Fuoco,
Aria, Acqua e Metallo.) e che è diventato colui che contraddistingue il metallo…
Buona lettura!
Amore
12.
Di nuovo i demoni maggiori.
Ryukenmaru deve andarsene via e i suoi amici gli chiedono perché.
“Beh, c’è uno sviluppo che non posso assolutamente perdermi! Sono sicuro che un cane di mia
conoscenza non tarderà molto a chiedermi qualche consiglio.”
“Odio queste tue frasi apparentemente sconcluse e metaforiche! Che vuoi dire?” Tenryu mostra tutta la
sua veemenza.
“Oooh… se va come penso, tra un po’ lo sapranno tutti. Il caro vecchio Touga non si è risparmiato di
lasciare i suoi geni pro-umani…”
Gli amici continuano a non capire, un grosso punto interrogativo aleggia sopra le loro teste.
“Ryu! Aspetta. Devo chiederti una cosa: tu sai per caso chi sia Naraku?
Ce ne ha parlato un po’ il piccolo Inuyasha.” chiede Kabilin.
“Mah, non so che dirvi… sembra esser molto famoso tra i demoni che abitano in superficie.
A quanto pare è riuscito a raccogliere tutti i frammenti della Sfera dei Quattro Spiriti… che illuso…
Midoriko non gli permetterà di usarla.”
“Da quanto tempo che non sentivo questo nome, quand’è che la incontrammo? Saranno passati almeno
150 anni!” Kazemaru così svela un altro aneddoto della vita passata dei 5 demoni maggiori: a quanto pare la
potente miko ha purificato molti demoni appartenenti ai loro eserciti.
“Già, ma per quanto fosse pericolosa non mi è mai venuta voglia di ucciderla… in fondo non aveva
nemmeno un atteggiamento provocatorio che avrebbe in qualche modo scatenato la mia ira…” aggiunge
Ryu. “Certo che nella grande famiglia dei draghi a cui io e Tenryu apparteniamo ce ne sono di teste calde…
iniziando da te” indicando Tenryu “…passando per Ryukotsusei e finendo per quel Grande Demone che si è
lasciato imprigionare l’anima in quella Sfera… uff…”
Kabilin e Kazemaru si mettono a ridere alludendo al fatto che se fosse stato Tenryu ad incontrare
Midoriko, di sicuro quella donna non sarebbe sopravvissuta…
“Ma come siete carini!” Ryu ha uno sguardo sornione “È primavera, la stagione degli amori! Quando ti
decidi a cedere, Kazemaru?”
Il più vecchio dei demoni maggiori prova un evidente imbarazzo.
Il demone drago dell’acqua annusa un po’ l’aria e dice “…è anche la stagione delle piogge… questa notte
ci sarà un temporale pazzesco nel mio territorio… che barba, e io che volevo andare a donne stasera… beh,
ci si vede!”
Detto questo lascia i tre compagni. Poco dopo anche Tenryu si allontana.
***
Nel frattempo Inuyasha e gli altri si sono messi in viaggio: a Miroku sembra che la febbre sia calata, ma
stranamente si appoggia un po’ troppo al suo fedele bastone.
Sango ha tolto le sue vesti di sterminatrice mentre Inuyasha cammina pensieroso con le mani nascoste tra
le maniche del suo kimono rosso fuoco.
Il mezzo-demone ripensa un momento alle parole che gli disse Kabilin:
Sai che la veste del cane di fuoco gliela regalai io a tuo padre? Era così preoccupato per la tua sorte che
decisi di tranquillizzarlo un po’ in questo modo.
Ti ha sempre protetto egregiamente, vero? Nel mio territorio vivono molti demoni della specie Inezumi e
come saprai il tessuto dei tuoi abiti è fatto con i peli di questi strani topi.
Ripensando a quella strana donna a Inuyasha vengono i brividi dietro la schiena… troppo espansiva per
lui.
Non è abituato a certe esternazioni anche se ultimamente Kagome stava cominciando a fare lo stesso. Un
sorriso dolce pervade la sua espressione fino a quando Shippo non lo fissa e gli dice “Hai una vaga
espressione da maniaco. Fai senso.”
“Ma come ti permetti?!!”
Il mezzo-demone rincorre il cucciolo di volpe fino a quando non si becca l’Hiraikotsu di Sango in testa.
“Inuyasha… meno male che non dovevamo fare rumore…” dice la sterminatrice.
“Ahia… ma perché non sfoghi i tuoi bollori su Miroku e non vi sbaciucchiate?!” sembra incredibile che
una cosa del genere l’abbia detta lui…. Sango è diventata rossa come un peperone.
“Eh, Inuyasha…. Lo faremmo volentieri ma ci sono troppi sguardi indiscreti…” Miroku palpeggia il
sedere di Sango, che immediatamente reagisce con una sberla “Indiscreta sarà la tua mano!”
***
È quasi l’ora del tramonto.
Sesshomaru ha appena adagiato Kagome sul letto di fortuna. La sua byakue è un po’ umida, quindi decide
di rimanere ancora a torso nudo. Sono i suoi pantaloni il vero problema: ci vorrà molto prima che si
asciughino ma il demone non li toglie perché non è proprio il caso.
La ragazza ha il sonno agitato e non fa che scoprirsi ma Sesshomaru ogni volta provvede a rimettere a
posto la pelliccia.
Un crampo. Probabilmente è vero ma da parte tua c’era un vago sentimento di autodistruzione… Cosa ti
ha spinto a tentare il suicidio?
Volevi sparire per non dar più fastidio a nessuno?
E io? Perché mi sono affannato a salvarti?
Reagire a quel modo poi….
Kagome questa volta pronuncia qualcosa d’insensato e i suoi movimenti fanno in modo che una ciocca dei
capelli che copriva il suo volto ricada morbidamente su una parte della soffice pelliccia.
Nell’aria si avverte un buon profumo.
Non più l’odore flebile di sangue rappreso che proveniva dalle ferite della fanciulla, ma il suo odore.
Quello che tanto piace a Inuyasha.
Il demone è in piedi in mezzo alla grotta e per molto tempo continua a fissare la ragazza.
Per la prima volta desidera andarsene.
Tuttavia i suoi pensieri vengono interrotti dalla debole voce della fanciulla che inaspettatamente pronuncia
una parte del suo nome in sogno: il demone è sbalordito da tutto ciò.
Non è la prima volta che sente pronunciare il suo nome nel sonno, Rin lo fa di continuo se è immersa in un
incubo ma è normale. È una bambina a cui mancano i genitori e che vede il demone come un loro sostituto.
Il respiro della ragazza si fa sempre più affannoso e così Sesshomaru le tocca la fronte: ha la febbre molto
alta, così lui ripete le stesse azioni che Kagome fece quando si ammalò Rin.
Durante l’incubo Kagome si morde le labbra provocando una reazione istintiva in Sesshomaru, che infatti
gliele tocca con circospezione (per non ferirla con i suoi artigli) per farla smettere.
Prima eri così insignificante. L’immagine perfetta della stupidità. Ora però sei diversa.
Devo ammetterlo: sei diventata bella.
Già…Una donna così bella e così pura che un essere sporco come me non potrà mai né avvicinare né
toccare…
Pensare questo è pericoloso per me … Non avrei mai dovuto salvarti, avrei fatto meglio a lasciarti al tuo
destino.
Il demone si avvicina pericolosamente al volto di Kagome.
Forse io ti desidero?
Probabilmente è così. È inutile che io continui ad ingannarmi con le parole.
Le sue intenzioni sono chiare ma alla fine si allontana e scivola giù per terra, cominciando a ridere di sé
stesso e reggendosi la fronte con una mano.
Gli incubi della ragazza sembrano essere terminati e infatti ora ostenta un timido sorriso. Il demone si
accorge subito di questo cambiamento.
Anche se dormi profondamente le tue labbra, ora socchiuse, sembrano volermi schernire…
Donna crudele, sfacciata e debole… come hai fatto a farmi impazzire in questo modo?
Il demone si alza in piedi. Ha un’espressione terribile e fissa Kagome.
La dolcezza del viso di lei stride con i lineamenti duri di lui.
Se io adesso ti uccidessi?
Sesshomaru punta i suoi artigli contro la gola della giovane, pronto ad affondarli in qualsiasi momento.
Svegliati ora e scappa. In questo modo nessuno dovrà soffrire.
Ma Kagome non si sveglia.
Sesshomaru non riesce a metter in pratica i suoi propositi e ritira la sua mano, poi velocemente esce dalla
grotta.
Corre veloce come il vento, il suo sguardo è quello di un assassino. Avvista tre demoni che lo deridono in
quanto porta addosso odore di umani.
Li massacra senza pietà. Non è mai stato tanto furioso.
“Ma che coincidenza, in questi giorni ti sto vedendo un sacco di volte.”
È il maestro di Sesshomaru.
“Lasciami in pace, non sono proprio in vena.”
“Non crederai di liquidarmi così?
Io lo so che stai provando: è logico che sei arrabbiato, disgustato, spaventato… però, figliolo… fino a
quando non ammetterai che ti sei innamorato di quella ragazza continuerai a stare peggio.
Non vorrei dirti queste parole antipatiche, ma devi dimenticarla.”
“Innamorato? Dimenticarla? Non ti permetto di fare simili insinuazioni.” Sesshomaru si avvicina
minacciosamente al maestro. “Sei il mio maestro, è vero, ma non puoi arrogarti il diritto d’insultarmi così.”
Parole inutili, perché inconsciamente il demone pensa ancora alla ragazza.
Ovviamente tutto accade anche nella mente del maestro che inesorabilmente dice al suo allievo “Mpf!
Quanto sei sciocco! Guarda che io l’avevo capito fin dall’inizio sai? Ben prima di te.”
A queste parole Sesshomaru non può far altro che arrendersi all’evidenza.
“Io non voglio finire come mio padre e poi…. È assurdo, è passata poco più di una settimana da quando
ho cominciato a prendermi cura di lei…”
“Di che ti stupisci? Tu credi che i demoni siano immuni a questo tipo di sentimenti? Sbagli, mio caro.
È solo che riusciamo a dissimulare meglio le nostre emozioni ma di fatto… non siamo molto diversi dagli
umani che tanto detesti.”
Il giovane demone si siede per terra.
“Tuo padre un giorno venne da me e mi confessò di essere rimasto giorni interi a fissare una donna
umana: ebbe più o meno le tue stesse reazioni e io gli dissi di lasciarla perdere. Mi ascoltò, ma quando
molto tempo dopo la rivide per puro caso non esitò e la fece sua. Vedendola da fuori questa vicenda
potrebbe avere un che di squallido, però io so che tuo padre era sinceramente innamorato di quella
principessa e lei di lui.
Kagome è una ragazza un po’ difficile eppure è riuscita a farti crollare… chi l’avrebbe mai detto…”
“Non prendermi in giro. Più acquisto consapevolezza e più mi diventa frustrante reprimere ciò che provo
per lei. Ora che so quello che ho dentro, ogni volta che la penso il mio corpo ribollisce e viene pervaso da
desideri violenti degni di un pazzo…”
Il maestro comincia a sghignazzare.
“Non c’è niente da ridere. È un problema grave il mio.”
“A un problema grave, ragazzo mio, serve una soluzione drastica: appena si sveglierà riportala dai suoi
compagni. Ormai si stanno avvicinando.
In questo modo sarai certo di non superare il limite. È una soluzione razionale, ma che ti creerà notevoli
rimpianti.”
“Ancora questa storia?”
“Come tuo maestro e demone maggiore dovrei dirti di non prendere nessuna sbandata per un’umana, ma
come uomo io ti consiglio di essere sincero con te stesso.”
“Come al solito predichi bene e razzoli male. Che razza di consigli mi dai? Prima mi dici di lasciarla
perdere e poi di tenerla per me?”
“Ah! Ah! Ah! Allora ammetti che la vuoi tutta per te! Sei un vero spasso… L’unico che dà una scossa alla
mia lunga vita noiosa!”
Sesshomaru sbuffa e se ne va via velocemente lasciando il maestro che ad un certo punto parla da solo:
“Stanotte dovrò trovare qualcosa di alcoolico, Touga vecchio mio… così potrò bere alla tua salute e a
quella di quel pazzo di tuo figlio che ti assomiglia sempre più!”
Poi guarda su nel cielo “Eeeeh… amico mio… mi mancano tanto le nostre bevute…”
***
Torniamo un attimo da Naraku.
Il nostro caro nemico di tutti è appena rientrato nel suo castello e coglie in flagrante Kagura e Byakuya
che uscivano dal corridoio che porta alla sua camera da letto.
Le sue due emanazioni cominciano a sudare freddo e si aspettano una qualche punizione, invece il loro
padrone non fa nulla.
All’improvviso Naraku pronuncia il nome di Kagura, che scatta come una molla ai suoi ordini.
“Fra un po’ fa’ venire Kanna nella mia stanza. Fino ad allora non venite a disturbarmi.”
Kagura e Byakuya annuiscono, poi tolgono il disturbo.
In men che non si dica vanno all’entrata e si siedono entrambi sulle scale.
“Era incazzato nero.” sentenzia Byakuya.
“Già… mai visto così.... forse solo quando l’ho provocato l’ultima volta…”
“Perché? Che gli hai detto?”
“Aah, lascia stare… vorrei dimenticare al più presto quella vicenda.”
“Magari avrà avuto qualcosa da discutere con Kikyo.”
“Non credo. Lo conosco da più tempo di te e sono sicura che è arrabbiato perché non riesce a tenere sotto
controllo la situazione: a causa delle barriere che ci sono nella Valle dei Demoni non può vedere né se
Inuyasha e compagni sono ancora vivi né se lo è quella ragazzina.
Tu non hai l’idea di come mi sento felice quando lo vedo in quello stato!”
“Mah… vado a chiamare Kanna…”
***
Inuyasha&Co. entrano finalmente nel territorio di Ryukenmaru: avvertono subito il cambiamento
climatico.
Infatti c’è un piacevole venticello e i nostri possono finalmente respirare un po’… non ne potevano più di
quel caldo asfissiante.
“Occhi aperti, Kagome è caduta in questo territorio.” dice la sterminatrice, poi nota che Miroku sta
guardando in alto e gli chiede il perché di questa strana azione.
“Stavo guardando la conformazione delle rocce… magari vedendole riusciamo a ricordarci quale punto
corrisponda al luogo in cui ci siamo battuti contro Naraku e i suoi. Mi sembrano tutte uguali però…”
“Già… lo so, ci sono migliaia di demoni e non è facile percepirlo ma sono sicuro che non appena ci
avvicineremo abbastanza riuscirò a sentire l’odore di Kagome.”
***
Nel frattempo Kanna è andata dal suo padrone e siccome i nostri sono usciti dalle zone protette dalle
barriere, il suo specchio riesce a mostrare la loro esatta posizione a Naraku.
Non l’hanno ancora trovata… chi è che ti nasconde?
A questo punto il demone lega un capello ad uno dei tanti feticci in suo possesso e manda un simulacro
nel territorio di Ryukenmaru.
Il simulacro riesce a percorrere molta strada e ad esaminare molti luoghi: riesce a trovare nel famoso
campo di fiori molti di questi sporchi di sangue e capisce che è di Sesshomaru. Purtroppo per lui il maestro
si accorge del simulacro e lo distrugge.
Il demone maggiore lancia uno sguardo provocatorio proprio in direzione dello specchio, come se sapesse
di essere osservato, poi alza la mano destra e la apre completamente.
Dopo questo gesto lo specchio di Kanna si incrina lasciando senza parole Naraku.
Quindi lui è il famoso Ryukenmaru… il demone che ha ferito Kikyo… deve avere un qualche legame con
Sesshomaru.
Infatti tramite lo specchio di Kanna, Naraku cerca Sesshomaru ma trova solo Rin e Jaken.
Del suo nemico nessuna traccia.
Il demone comincia a sospettare che Sesshomaru sia morto o che stia proteggendo lui stesso la giovane
miko.
Improvvisamente la voce di Ryu irrompe nella stanza di Naraku con tono sprezzante e al contempo
irritato:
“Sei Naraku, vero? Faresti meglio a stare al tuo posto.
Se sentirò ancora la tua presenza stai sicuro che verrò lì nel tuo palazzo e ti farò fuori.”
“Basta, Kanna.”
L’intimidazione del maestro sembra aver sortito l’effetto sperato.
***
Sesshomaru nel frattempo è ritornato nella grotta, giusto in tempo per il risveglio di Kagome.
Gli occhi di lui sono diversi ora, più consapevoli.
Assumono un bagliore intenso e la fanciulla se ne accorge ma equivoca: pensa che sia ancora furibondo.
“Voglio delle spiegazioni.” Il tono di Sesshomaru non lascia spazio ad altre congetture e alimenta l’idea
che Kagome si è fatta pochi istanti prima.
“A che ti riferisci?”
“Lo sai bene. Io credo alla storia del crampo alla gamba, ma credo anche che tu volessi approfittarne per
toglierti la vita.
Se vuoi morire, almeno scegli una morte onorevole. Al suicidio ricorrono solo i vigliacchi.”
Kagome non riesce a reagire. Può solo abbassare la testa come fa un cane quando viene colto in flagrante
durante una delle sue burle.
Non volevo. Non avevo intenzione di ferirti. Quelle parole sono venute fuori da sole…. Invece di
pronunciarle avrei fatto meglio a strapparmi la lingua. Non sopporto di vederti così silenziosamente triste.
Perché non ti comporti come prima? Perché non fai più la sfacciata? Mi renderesti tutto più facile…
Kagome si alza in piedi e va vicino alla barriera, Sesshomaru la segue con lo sguardo.
“Mentre ero lì, immobile nell’acqua… tutti gli avvenimenti più importanti della mia vita mi scorrevano
davanti agli occhi.”
Sesshomaru ascolta attentamente quello che dice la fanciulla.
“Non era mia intenzione morire, ma quando ho ripensato a Inuyasha, a Kikyo, alla mia presenza in
quest’epoca… mi sono sentita schiacciare.
Qui sono la “reincarnazione di Kikyo”, la “ragazza che vede i frammenti della Sfera”, la “ragazza che
perdona sempre tutto”…. Non è facile convivere con questa mia consapevolezza di essere quella che in
realtà non sono.
In realtà io sono una ragazza molto gelosa, capricciosa… eppure mi hanno costruito addosso la maschera
della brava bambina. O meglio, io me la sono costruita… Sono stata io a portare tanto dolore in
quest’epoca…” la sua voce ora è rotta dal pianto.
Sesshomaru non capisce cosa intende dire la ragazza.
“Arrivando qui ho portato con me la Sfera dei Quattro Spiriti e centinaia di persone da allora sono
morte… è come se le avessi uccise io!”
“Mi pare che tu stia esagerando. Non fai che colpevolizzarti inutilmente.”
“Forse, ma io non sopporto più questa situazione! Io…” la ragazza finalmente si volta, ha il viso rigato
dalle lacrime. “Io non posso più restare qui…! Ormai la Sfera è quasi completa e l’ultimo frammento lo
sanno tutti chi ce l’ha!
Io non servo più a niente….”
Kagome nasconde il viso tra le mani e finalmente il demone si avvicina alla ragazza. Senza alcuna
esitazione la abbraccia.
Non posso fare altro che piangere e disperarmi… Inuyasha non mi vuole, non mi ha mai voluta. L’amore
che lo unisce a Kikyo è sopravvissuto perfino alla morte!
I singhiozzi della fanciulla scuotono leggermente il corpo di Sesshomaru.
Sei talmente immersa nel tuo mare di lacrime che non ti sei nemmeno accorta che ti sto abbracciando. Ma
ora dimmi, Kagome… cosa faresti se ti toccassi ancora?
E infatti il demone le solleva il viso esortandola a tranquillizzarsi, ma la fanciulla non riesce a trattenere
tutta l’amarezza che porta nel cuore e continua a sfogarsi.
La mente di Sesshomaru si riempie di mille pensieri.
Non so perché, ma mi ero convinto che fosse una ragazza forte. E invece…
Scoppia a piangere con una facilità impressionante.
Probabilmente se le dirò cosa provo per lei piangerà ancora.
Sono sicuro che verrebbe assalita da mille sensi di colpa.
Che cosa devo fare? Se glielo dicessi con arroganza potrebbe anche non credermi, vista la sua notevole
capacità di sminuire tutto ciò che mi riguarda.
In fin dei conti ciò che desidero in questo momento è che lei non smetta più di piangere, almeno avrei una
scusa valida per poterla stringere…
Che schifo.
Non credevo di essere meschino fino a tal punto.
Chi mai augurerebbe a una donna di continuare a piangere?
Presto…
Presto…!
Devo uccidere questo desiderio…. Devo!
Kagome finalmente si accorge di cosa sta succedendo e allontana da sé il demone spingendolo con le mani
poggiate sul suo torace.
“Sono proprio una stupida… mi sono lasciata prendere dalla disperazione, il che non è proprio da me…”
Fratello… tu ti senti in colpa per la morte di quella sacerdotessa ma a lei ci pensi? Pensi mai a cosa
prova?
“Continuo a ripetermi che va tutto bene, ma lo so che non è vero!”
“Basta.” Kagome crolla per terra alle parole apparentemente fredde del demone.
I suoi morbidi capelli si adagiano sull’erba.
Non ne posso più di aspettare.
“È inutile che ti tormenti così per lui.” Lui si piega verso di lei in un gesto che riflette tutta la sua eleganza
e sensualità, lasciando Kagome un po’ confusa.
“Tu lo vuoi rivedere, non è vero? Devi pensare a guarire allora.”
Devo dirglielo… Assolutamente.
“Vorrei dirti questo seguendo la ragione, ma… ciò a cui ambisco è poterti avere ancora vicina…”
Tutto succede in attimo.
Kagome crede di aver sentito male e invece la mano sinistra di Sesshomaru si avvicina a lei, sempre di
più. Si posa dolce sulle sue labbra e poi afferra il mento in un vago e impercettibile segno di possesso.
La ragazza arrossisce violentemente, ma non fa in tempo a chiedere il perché di tale gesto al demone.
“Ti voglio, Kagome. Ti desidero ardentemente.”
Queste le uniche parole di Sesshomaru. Violente come la sua brama.
Il tempo sembra fermarsi.
Questa è l’unica volta in cui lui l’ha chiamata per nome.
Per un attimo Kagome sembra farsi trasportare da quell’impeto, poi riprende con forza la ragione smarrita.
“Ma che ti prende?! Ti prego, smettila! Torna in te!”
“Io sono in me. Ora più che mai.”
“Ma io… però tu...” Kagome non capisce più nulla.
È così imbarazzata che tale condizione le vela leggermente gli occhi di lacrime.
“So cosa vuoi dirmi. Apparteniamo a razze diverse. Io odio gli esseri umani, li odio tutt’ora… ma tu sei
un’eccezione.
Ho provato a cancellare quello che stavo iniziando a provare per te ma è stato tutto inutile. Non m’importa
se non mi ricambi, io avevo bisogno di confessartelo, perciò…”
“Perché?!!” Kagome comincia a battere violenti pugni contro il petto di Sesshomaru “Io sono così
disperata e invece tu mi dici queste cose a cuor leggero, confondendomi! Perché devi essere così gelido
anche quando dici di essere innamorato?! NON È GIUSTO!”
Sesshomaru sembra non dare molto peso allo sfogo della fanciulla e le blocca la mano destra. “Questa
mano… ormai è tempo di togliere la fasciatura… è rimasto solo un piccolo graffio.
Già, a pensarci bene sarebbe meglio…” e mentre parla comincia a sfilarle la benda, portandosi la mano
vicino alle labbra “… togliere TUTTE le bende…”
“A- aspetta un attimo! Le bende posso anche toglierle da sola!” ma si accorge subito di che grande
sciocchezza ha detto e si corregge subito “Cioè, no! Così rimarrò completamente nuda!”
“È proprio questo, quello che voglio!”
Kagome non sa che pesci prendere: il sorrisetto malizioso di Sesshomaru la destabilizza non poco………
“Tu… tu devi esser diventato matto! Non è che hai sbattuto la testa da qualche parte?!”
Provoca un piccolo risolino al demone, che ad un tratto si fa serio e le intima di smetterla con le
sciocchezze.
Sesshomaru le si avvicina così tanto che Kagome è costretta quasi a stendersi sull’erba per poter evitare il
suo sguardo.
Il demone posa la sua mano destra sulla coscia sinistra di Kagome in un gesto estremamente audace,
sfregando le dita sulle bende che coprono una delle sue tante ferite.
“Io non ce la faccio più a resisterti…finalmente ora capisco perché ogni volta che ti cambiavo le bende mi
sentivo strano… è perché in me cresceva sempre di più il desiderio di sentire sotto le mie dita frementi il
morbido calore della tua pelle… dimmi…” ora Sesshomaru slaccia completamente la benda, causando un
inconfessato stato di eccitazione nella ragazza “…perché sei scesa quaggiù a tentarmi?”
La ragazza per un attimo serra gli occhi, poi si libera della presa e si alza in piedi: dalle sue braccia e dalla
coscia scivolano giù le bende.
“Mi darai da fare. Sei tenace.”
Uno sguardo carico di sfida anima il volto della fanciulla “Certo che lo sono! Se non lo fossi sarei già
morta da tempo!”
“Niente di più vero.”
Kagome perde per un attimo tutta la sua combattività, poi Sesshomaru continua.
“Tu sei una ragazza forte. Più ti guardo e più mi accorgo che sei sfacciata, combattiva, coraggiosa,
testarda… Sei una donna che non si piega davanti a niente e nessuno, nemmeno davanti a me. È vero, sei
infantile, curiosona e a volte hai dei modi discutibili come quelli di un uomo. Sei molto dolce e sensibile,
eppure a volte sei proprio priva di tatto, questo sì. Ma…” il demone si avvicina a lei “…forse è per questo
motivo che mi che mi hai fatto perdere completamente la testa…”
A Kagome viene nuovamente da piangere. Ha paura di fare la scelta sbagliata, di compromettere tutto il
suo futuro.
È per questo che molla un leggero schiaffo a Sesshomaru che rimane basito……...
“Sei crudele… SEI CRUDELE! Voi uomini siete tutti così… pensate di riuscire a conquistare una donna
solo con…” ma il demone non le permette di completare la frase perché la abbraccia affondando le mani nei
suoi lunghi e profumati capelli.
***
Dopo aver percorso molta strada, Inuyasha e gli altri sono molto stanchi così si riposano un po’ vicino ad
un albero. Shippo si è appisolato per un momento.
“Hai detto di essere stanco anche tu, allora perché non dormi?” chiede il monaco al mezzo-demone.
“Non so… è già da prima che ho una brutta sensazione…”
“Brutta sensazione?” fa eco Sango.
“Forse tra poco si metterà a piovere.”
Lo dice con una calma assoluta, che di certo non hanno gli altri… non vogliono beccarsi un raffreddore.
Tra un battibecco e l’altro comincia a piovere davvero e i nostri sono costretti a cercare riparo. Trovano
una piccola insenatura sotto le radici di un albero e Miroku allude al fatto che somigli molto alla grotta di
Onigumo…. Che razza di paragoni!
Comunque sono bagnati fradici e Inuyasha, da bravo cane quale è, inizia a togliersi di dosso tutta la
pioggia infischiandosene di fare la doccia ai suoi amici….
***
Stringendo Kagome, Sesshomaru rammenta quello che il suo maestro gli disse qualche giorno prima
davanti alla tomba di Hirui.
Io… ho desiderato solo una cosa nella mia lunga vita, una sola persona: tua madre.
Sapevo che il mio amore per lei non si sarebbe mai potuto concretizzare, pur tuttavia non forzai mai il
contatto con lei in modo che si gettasse tra le mie braccia. È vero, era molto innamorata di tuo padre ma
credo che sarei riuscito a conquistarla… però preferii lasciarla stare.
“Mi basta vederla”, ecco cosa pensavo.
Solo più tardi mi accorsi della mia stupidità.
Non fare il mio stesso errore, non lasciare che la persona che ami si spenga mentre tu ti tenevi dentro
quello che volevi dirle.
Ricorda che ogni essere vivente ha bisogno di amare qualcuno. Di appoggiarsi a qualcuno.
Uomini, donne, demoni… ognuno di questi serba un desiderio irrealizzabile nella sua interezza: tuttavia
c’è chi riesce a renderlo concreto, ma a scapito della felicità altrui.
Questa è la vita, mio piccolo allievo arrogante.
Sesshomaru posa la sua mano destra sulla guancia di Kagome. Si avvicina a lei sempre più, costringendola
ad indietreggiare fino ad una delle pareti della grotta.
Finalmente riesco a capire il senso di quelle parole…
Il demone fissa la fanciulla, che non riesce a muoversi.
È lei che da’ un senso a tutto. Io lo so. Non posso sbagliarmi.
Lentamente ma con una certa superbia Sesshomaru avvicina il suo viso a quello della donna e finalmente
la bacia.
Un bacio lungo e inaspettatamente dolce, che fa cedere le ginocchia di Kagome.
Quando Sesshomaru allontana le sue labbra da quelle carnose di lei pronuncia una frase che a Kagome fa
quasi girare la testa: “Accetta il mio amore.” le dice semplicemente.
La fanciulla freme rapita e il suo sguardo languido pare voler mangiare quell’uomo tanto fascinoso
***
Sango comincia a starnutire, così il buon Miroku apre lo zaino e tira fuori l’indumento viola facente parte
della sua Kesa.
Era rimasto lì perché quando i nostri avevano appena iniziato il viaggio nella Valle dei Demoni, lui pensò
bene di darlo a Sango in modo che si coprisse mentre stavano cercando di dormire e nel momento in cui
Inuyasha e Kikyo ebbero quel famoso scontro verbale, venne messo distrattamente nello zaino di Kagome.
Il suo gesto gentile però viene interpretato male da Sango, che pensa –giustamente- che il monaco voglia
fare il pervertito come al solito… inaspettatamente Inuyasha da’ ragione a Miroku e consiglia alla giovane
di usare quella specie di veste viola.
La donna ubbidisce e dopo aver fatto accuratamente girare gli uomini dalla parte opposta, si abbiglia come
meglio può.
Si stendono tutti a terra, per cercare di dormire ma… i loro stomaci sembrano non essere molto d’accordo
con le loro intenzioni….
Frugano nello zaino di Kagome, ma…
“Per la miseria!” esclama Inuyasha.
“Dovremo accontentarci…” nello zaino c’è pochissima roba commestibile.
Mentre iniziano a mangiare il rombo di un tuono spaventa tutti i nostri eroi. A Inuyasha fischiano le
orecchie in modo pazzesco: dopotutto è un demone cane e ci sente molto molto molto di più di un semplice
umano.
“Meno male che abbiamo trovato questa piccola insenatura!” dice Shippo, ma viene subito contraddetto
Inuyasha:
“Meno male un corno! Per cercare riparo abbiamo completamente cambiato strada e chissà dove siamo
andati a finire! Per ritornare al punto di prima ci metterò un secolo e non solo per la grande quantità di odori
che ci sono quaggiù ma anche perché l’odore della pioggia li schiaccerà tutti quanti!”
Tutti quanti fanno un grosso sospiro di rassegnazione.
***
Kagura e Byakuya stanno seduti in silenzio.
Improvvisamente sentono il portone del castello aprirsi e Kagura si alza in piedi: è Kikyo che ha aperto
quel portone.
Alle spalle di Byakuya improvvisamente appare il suo padrone, che ordina letteralmente alle sue
emanazioni di sparire e così loro fanno in fretta e furia.
Con un cenno del capo, Kikyo fa capire al suo nemico di non voler entrare.
“Come mai sei venuta a cercarmi? È strano che tu ti metta a ricambiare le mie visite in un così breve lasso
di tempo.”
“Poco fa… mi è sembrato di avvertire l’anima di quella ragazza.”
“Ed è possibile una cosa del genere?”
“Certo. Dentro di me vive un frammento del suo spirito e quando si presentano le seppur rare condizioni
ottimali, riesco a percepire flebilmente quello che sente.
È la prova che è ancora viva.
Bene, mi congedo.”
Detto questo la miko si volta dalla parte opposta, ma Naraku riesce a fermarla con le parole.
“Come mai sei venuta a darmi quest’informazione?”
La miko risale le scale, si mette in punta di piedi e sfiora le labbra del demone con le sue dicendo poi
“Due giorni fa mi dicesti che a volte le donne parlano troppo. Poco fa stavi facendo la stessa cosa.”
Il demone a questo punto non si trattiene, blocca con forza i polsi della sacerdotessa sospingendola su una
dei tanti pilastri che sostengono l’architettura del castello e la bacia con passione. Tuttavia s’interrompe
quasi subito e dopo essersi ricomposta, la miko si dilegua nel nulla.
***
Nella Valle dei Demoni invece l’atmosfera pare farsi sempre più rovente.
Non immaginavo che tu fossi capace di tanta dolcezza… in fin dei conti, chissà come ti immaginavo…
Una dolcezza un po’ maldestra, come maldestro fu l’abbraccio in cui Inuyasha…
Inevitabilmente la ragazza ripensa a quando Inuyasha le rubò il pezzo della Sfera dopo averla abbracciata
e poi la spinse giù nel pozzo.
Inuyasha… Inuyasha!!
“NOOOO!!! Non voglio!” Kagome si libera della passionale stretta del demone, lasciandolo sbigottito.
“Mio Dio, cosa abbiamo fatto! No, non posso essere veramente io!” La ragazza si accuccia e si mette le
mani tra i capelli, coprendo le orecchie.
“NOOOOOOOO!”
Sesshomaru si abbassa verso di lei, le prende le braccia scivolando verso i polsi sottili della fanciulla,
cercando di farla reagire.
“Io non posso… tu non puoi!” ribadisce lei istericamente.
“Lo so, tuttavia…” ma Kagome lo interrompe.
“No. Quello che dici di provare per me non è amore, non può essere amore un impulso che nasce in così
poco tempo!
Non voglio un sentimento così sporco frutto solo della tua insoddisfazione.
Io vado via.”
Kagome si avvia verso l’apertura della grotta, mentre Sesshomaru rimane calmo e rilassato.
“E dove mai? Nel momento in cui varcherai la soglia di questo posto, non passerà molto prima che i
demoni ti trovino e ti mangino.
Hai detto tu stessa che potevi fidarti solo di me in queste condizioni.”
“NON IMPORTA!!!”
Kagome comincia a correre ma Tokijin, che è piantata nel terreno, attira la sua attenzione facendola
fermare per un attimo.
Sesshomaru ricomincia ad avvicinarsi a lei.
“NON AVVICINARTI!” Le urla lei impaurita.
Tanto è la sua foga che riesce ad estrarre la pesantissima Tokijin e a sopportare la sua aura maligna, infine
la punta contro il demone.
“Ti avviso: potrei anche trafiggerti.”
“Fa’ pure. Non ho di certo paura.”
La giovane impugna ancor più vigorosamente l’elsa della spada.
“Sei così aggressiva perché te ne sei accorta.”
“Di cosa?”
“Delle mie intenzioni. Tu lo sai…Io voglio fare l’amore con te.”
Quelle terribili parole le scandisce in un modo tale che la stretta alla spada da parte della fanciulla
diminuisce di colpo.
Una fiammata di eccitazione investe l’intero corpo della ragazza.
Che mi sta succedendo? No, non devo cedere! Se lo facessi finirei per odiarmi ancora di più!
“Hai paura di quel che ti ho appena detto?” la voce di Sesshomaru si è fatta più roca e intima.
La ragazza annuisce, ma non riesce ad avere più lo stesso fervore di prima. Non riesce ad essere sfrontata
come prima.
“È una paura immotivata, la tua…” detto questo Sesshomaru si avvicina velocemente alla ragazza,
lasciandola per un attimo così spiazzata che lei d’impulso lo ferisce.
“Pe-Perché…?!” la fanciulla comincia a provare un forte timore verso quel pazzo di demone.
“A me non importa nulla della morale. Non più. Io voglio solo farti mia….” Il demone avanza, lasciando
che la spada penetri ancor di più nelle carni del suo torace “….mi basterebbe solo una volta e poi potrei
anche morire contento.”
“Spostati! L’aura maligna di questa maledetta spada ti farà del male!”
Il demone non sembra ascoltare la donna “Potrei morire contento anche se fossi tu ad uccidermi.”
Kagome è seriamente spaventata, sia dalla folle determinazione di Sesshomaru sia dal suo sangue, che
sgorga copioso.
“Basta! BASTAAAAAAA!!!!”
La giovane estrae la spada dal corpo del demone, poi la getta a terra.
Le sue mani tremano.
Sesshomaru a questo punto le blocca nuovamente i polsi, impedendole di scappare.
“Così mi fai male.” si lamenta lei, che dopo un po’ fissa la ferita di lui che si sta già cicatrizzando e si
spaventa a causa di un tuono dalla potenza devastante.
“Sembra che io ti faccia più paura di questo tempo orribile…. Dimmi cosa ci trovi di tanto sbagliato a
cedermi.”
“Ma come?! NON CAPISCI?! Non siamo due creature di razza diversa! Il tuo è un desiderio assurdo!
Perché insisti?” poi abbassa il capo “…sai bene che io per Inuyasha…”
Inaspettatamente Sesshomaru solleva il mento della ragazza con la mano destra, fissandola intensamente.
Poi prende una ciocca dei suoi lunghi capelli fra quelle stesse dita.
“Tu lo credi, ma in realtà non provi niente per lui. Me lo dicono i battiti impazziti del tuo cuore. Queste
sensazioni travolgenti riesci a provarle solo di fronte a me: la prova è che ti stai opponendo ai tuoi stessi
sentimenti con tutte le tue forze.”
Ora sfiora la guancia sinistra della fanciulla con la mano destra su cui ancora giacciono i capelli di lei
…“Ma le tue sole forze non basteranno a fermarmi. Anche tu lo vuoi…” …. e porta il dorso di un dito sulle
labbra inferiori di lei, che non riesce a reagire “… i tuoi capelli profumati, le tue labbra morbide, tutto il tuo
corpo mi desidera… me ne sono accorto da tempo, sai?”
“Non è vero!” Kagome gli molla un sonoro ceffone, già il secondo.
“Non provo nulla del genere! Non cercare di giustificare le tue manie portandomi dalla tua parte! Io non
provo nulla per te!”
“Invece sì.”
Questa volta Sesshomaru la bacia prepotentemente.
“È inutile. Mentire a sé stessi non serve a nulla. L’ho imparato a mie spese.
Non resistermi più, altrimenti finirò per impazzire.”
Il demone la abbraccia e bacia dolcemente, spostandola sempre di più vicino al letto di fortuna.
“Essere mossi da una forte passione per qualcuno non è fonte di peccato o di vergogna… Io ti desidero ed
è per questo che voglio essere un tutt’uno con te. Adesso….”detto questo spinge la giovane sulla pelliccia.
I due si fissano negli occhi per un lungo istante. Gli occhi di lei emettono tutta la sua paura. Ma la ragazza
ancora non si arrende, e infatti…
“Ma che diavolo pensi di fare?!” Kagome si libera dalla presa di Sesshomaru e per evitare che lui la
insegua subito gli lancia contro nuovamente la spada senza pensare dove effettivamente possa andare a
finire ed esce dalla grotta.
Fortunatamente il demone riesce ad evitare l’arma anche se rimane un po’ stupito.
“Sei coriacea e testarda. Ma così facendo peggiori la situazione.
Si sa che più una donna scappa e più un uomo la segue… è sempre stato così da che mondo è mondo .”
Intanto la ragazza corre a perdifiato nella pioggia battente. Non sa dove sta andando, l’importante è
allontanarsi da quel demone.
Scappare. So fare solo questo.
Ogni volta che mi trovo in difficoltà fuggo via. Ma io lo so… vorrei tanto poter ammettere di scappare dai
suoi sentimenti, ma non è così…
La ragazza si accascia per terra.
Io in realtà fuggo da me stessa e da questo mio cuore che non fa che fremere per lui…
Poi Sesshomaru arriva alle spalle rimanendo a debita distanza e la guarda in silenzio. Kagome si volta,
mentre lui comincia ad avvicinarsi a passo lento.
“Non avvicinarti!”
Non farlo… perché se ora vieni qui e ti chini verso di me, io non potrò mai… mai… Io non avrò più la
forza di rifiutarti…!
Ma Sesshomaru fa esattamente quello che temeva la ragazza e l’abbraccia con trasporto e dolcezza,
cercando di ripararla dalla pioggia.
“Non rifiutarmi. Non farlo più.”
Kagome rimane senza fiato alle parole di lui.
“Questo per me non è un gioco. Se lo fosse stato non mi sarei mai sognato di sfiorarti, né di desiderarti a
tal punto da perdere la ragione. Lo so che sono un pazzo e che vado contro le convenzioni, ma non
m’importa.
Solo te. Io voglio solo te e solo di te m’importa.”
“Ma tutto questo… io e te, questo posto… è tutto sbagliato…! È sbagliato…”
“Questo non è vero e lo sai. Non farti ingannare dalle tue stesse parole.
Se tu non mi vuoi come cerchi di farmi credere allora smettila di piangere e va’ via.
Sappi però che se avvertirò la minima esitazione in te non ci penserò due volte e ti bacerò così
profondamente da farti perdere il senno e non m’importerà se non lo vuoi.”
“…”
Kagome affonda il viso rigato dalle lacrime nel torace possente del demone.
“Ebbene?”
“Io non voglio soffrire, Sesshomaru… è sbagliato…”
Queste le ultime parole della ragazza, perché finalmente prende il viso del demone tra le mani.
“…è tutto sbagliato….!”
Kagome avvicina il suo volto a quello dell’uomo e lui, che non avvertendo più alcuna resistenza da parte
di lei, la bacia come promesso.
Piove ancora e Sesshomaru prende in braccio la donna, riportandola in quel luogo che ormai non sembra
più una buia e fredda grotta di montagna.
***
Naraku ha appena risalito la piccola scalinata che porta all’interno del suo palazzo: è pensieroso, le mani
in tasca e sudate, lo sguardo leggermente torvo.
Percorre il corridoio che porta ai sotterranei, poi cambia idea e torna indietro.
I suoi passi lenti sembrano pesare decine di tonnellate.
Quella ragazza è ancora viva come sospettava, ma averne la certezza lo infastidisce parecchio. Ritorna
nella sua camera da letto e lì lo sta aspettando Kanna.
La piccola emanazione non è riuscita a riparare l’incrinatura che Ryu ha fatto a quello specchio.
Naraku si siede per terra com’è solito fare e ordina a Kanna di farle vedere dov’è Kagome, ma la piccola
non ci riesce.
***
Nel frattempo Sesshomaru e Kagome sono entrati nella grotta.
Il demone si è seduto per terra mentre la ragazza va vicino alla pelliccia, rimanendo alle spalle dell’uomo.
Le scintille del fuoco posto al centro di quel rifugio scoppiettano come impazzite.
Sesshomaru osserva quasi con aria assente quella danza: il suo viso perfetto, grazie a quella luce calda,
assume una leggera connotazione di dolcezza.
Il cuore di Kagome sembra seguire lo stesso ritmo di quelle fiamme.
I due sono entrambi bagnati: l’acqua presa pochi minuti prima sembra esser penetrata fin nelle ossa.
“Vieni.”
Quella voce così incredibilmente suadente risuona in tutta la grotta.
“Vieni qui a riscaldarti.”
Dopo qualche tentennamento la donna ubbidisce, ma solo dopo aver preso lo yukata rimasto abbandonato
sulla pelliccia per quasi mezza giornata.
Dopo essersi vestita, Kagome si poggia interamente sulla schiena del demone, che percepisce chiaramente
i battiti irregolari del cuore di lei.
“Perché mi hai seguita? Ti sei bagnato tutto e io non volevo questo.” dice carezzando i capelli umidi di lui.
Prendendo questa frase non troppo sul serio Sesshomaru costringe Kagome a sedersi accanto a lui,
facendola poggiare sul suo braccio destro.
Al contrario dei capelli la calda pelle del demone è ormai asciutta.
Attimi di silenzio.
Dopo pochi istanti Sesshomaru sposta il braccio, circondando l’esile corpo della fanciulla: ora il capo di
Kagome è a stretto contatto con il torace di lui.
“Io non voglio forzarti. Non è mai stato nelle mie intenzioni, tuttavia…È così sbagliato volerti solo per
me?”
A queste parole Kagome solleva violentemente il viso: Sesshomaru sta guardando il fuoco senza
distogliere lo sguardo.
“Al punto in cui siamo io non posso e non voglio più cambiare quello che provo per te.”
La ragazza prova un forte imbarazzo e per cercare di mascherare queste emozioni china il capo verso il
basso.
“Qualche giorno fa mi dicesti che non vuoi essere ipocrita, e allora fallo… mostrami la vera te stessa, i
tuoi sentimenti.” Sesshomaru ora la costringe a guardarlo negli occhi.
“Pensi che io non lo veda quel fuoco rovente che hai negli occhi?”
“…”
Le fiamme scarlatte illuminano entrambi, bruciando quasi come i loro corpi.
“Io… ho paura di commettere uno sbaglio, ancor più grande del tuo desiderio…e del mio.”
Detto questo Kagome abbraccia il demone con tutta la sua forza, lasciando Sesshomaru sbalordito.
“…però… sbaglio o no, io questa notte sarò tua e tu sarai mio. Solo mio.”
“Solo tuo….!” queste le ultime parole di Sesshomaru, prima di ricambiare violentemente l’abbraccio della
ragazza e portandola a stendersi sull’erba fredda.
Illuminati da quella dolcissima e avvolgente luce, Sesshomaru e Kagome uniscono le loro labbra in un
lungo bacio ma ad un certo punto la voce quasi implorante della fanciulla sibila “No… non qui…”
Così il demone solleva con gentilezza la donna e nel giro di pochi secondi i due si trovano entrambi seduti
sulla pelliccia di Sesshomaru.
Mentre la mano sinistra di lui sfiora leggermente la guancia destra di lei, quella destra scivola con fare
esperto sulla schiena di lei facendo attenzione a non provocare involontariamente la riapertura delle ferite
ancora presenti su tutto il corpo della giovane.
“Non posso più rimandare, domani dovrò portarti via… è per questo che prima di allora io voglio farti
mia.” I due volti sono vicinissimi.
Il demone percepisce immediatamente la forte tensione della ragazza.
Ogni volta che lambisce la sua pelle morbida con le sue dita imperiose, tutto il corpo di lei si irrigidisce…
è la prima volta che un uomo la tocca in quel modo.
Con la voce resa sottile dai forti tremiti, Kagome si lascia scappare un dolcissimo “Io ho paura…” e
Sesshomaru la tranquillizza immediatamente, circondando le sue esili spalle con il braccio sinistro un tempo
perduto. La sua mano arriva fino al viso della ragazza.
Un gesto finemente protettivo che culmina in un impercettibile bacio a fior di labbra.
“Non devi averne…” conclude lui poi con un altro bacio ben più profondo e sensuale del precedente,
prima di costringerla delicatamente a sdraiarsi sulla pelliccia, accompagnando ogni movimento della sua
piccola schiena con la mano sinistra e sfilandole con gentilezza gli slip con quella destra.
La lingua di lui, finora tenuta a riposo, percorre avidamente la dolce curva del collo di lei, deponendo di
tanto in tanto leggeri e piccoli baci, mentre le sue mani esperte cominciano ad esplorare l’indifeso corpo
della fanciulla.
Kagome fino ad ora tiene i suoi occhi ben chiusi.
Forse l’imbarazzo, forse il pudore, forse l’inesperienza… non sa che cosa fare… il suo corpo non fa che
abbandonarsi sempre di più a quelle appassionate carezze.
Nel preciso istante in cui però le labbra roventi del demone si avvicinano pericolosamente verso la fonte
del desiderio della donna, i suoi occhi si spalancano e con un gemito strozzato fa capire a Sesshomaru di
non volere che lui proceda oltre.
Il demone pare non ascoltarla e infatti, mentre bacia dolcemente il segno tangibile della sua femminilità,
fa scorrere entrambe le mani prima sull’addome di lei e per poi condurle prepotentemente sotto quelle bende
che ancora coprivano i suoi seni, percependo con i palmi aperti su quelle dolci curve, tutto il calore e la
morbidezza di quella pelle tanto differente dalla sua.
Fatto questo inizia a massaggiarle anche i capezzoli rosa, facendoli inturgidire fino allo spasimo. Poi con
una mossa regale, allenta ancor di più quelle bende facendole precipitare inesorabilmente per terra. Nel giro
di pochi secondi, anche i vestiti del demone fanno la stessa fine. Ora il suo corpo perfetto aderisce a quello
della donna.
“Toccami anche tu…” le sussurra con la voce roca più che mai mentre le bacia le dita, portandole poi sul
suo ampio torace.
Con notevole indugio le mani piccole della ragazza cominciano a percorrere ogni centimetro di quel corpo
così muscoloso e solido: prima le labbra maschili, poi dal collo alle clavicole, dal torace all’addome, dalle
spalle alle scapole, poi il fondoschiena.
Niente di più.
Il suo pudore blocca quelle mani che forse avrebbero voluto continuare….
Quello è pur sempre il corpo di un uomo…. Un universo a lei completamente estraneo.
Kagome decide così di far risalire le sue dita fino al viso di lui. Gli afferra dolcemente la testa mentre
rilassa di più le gambe, allargandole. I lunghi e lisci capelli del demone le ricadono su tutto il corpo,
provocandole un apparente solletico che invece fa’ posto a un crescente piacere.
Sesshomaru ora si regge sulle braccia, allontanando quanto basta il capo da quello di lei, poi dirige il suo
sguardo in quello dolce di Kagome e le chiede “Hai ancora paura di me?”
Con la voce fatta languida dal desiderio, la giovane gli risponde ostentando anche un tenero sorriso.
“No… io non ho più paura… io mi fido di te….”
Il demone cosi le depone un casto bacio sulla fronte e accarezza lo stesso punto con le dita, scostandole i
capelli leggermente arruffati e umidi di pioggia. Poi la bacia sulle labbra: un incontro impazzito tra le due
lingue che lascia i due per un po’ senza fiato. In seguito il demone comincia ad esplorare con la bocca il
collo, i seni e l’addome della ragazza che ora più che mai si abbandona alle sue carezze.
La lingua di Sesshomaru si sofferma di più sulla grande cicatrice presente sullo stomaco della donna.
Quella ferita sembra bruciarle più di quelle ancora aperte e sparse per tutto il suo esile corpo.
Kagome affonda le sue dita nei capelli del demone, che molto lentamente si solleva sulle braccia
guardando intensamente la donna, poi sposta le sue gambe muscolose e punta i piedi sopra una delle tante
sporgenze presenti nella roccia sottostante la soffice pelliccia.
Con un movimento felino il demone congiunge finalmente il suo corpo virile a quello indifeso della
ragazza, strappandole un forte gemito, alcune lacrime e la sua verginità.
Dolore e piacere si mescolano insieme come impazziti: il cuore della donna sembra volerle uscire dal
petto. Poi una straordinaria visione…quel meraviglioso e sensualissimo demone che ora la guarda rapito.
“Mi fai impazzire…” le dice con la voce ansante.
No… sono io che mi sento impazzire…. Se penso a come sono cambiati i miei sentimenti verso di te, mi
sento quasi svenire…
Penso ancora a quando hai detto di volermi per te….
Il mio sangue cominciò a scorrermi velocemente, proprio come adesso….E come adesso sentivo il mio
corpo come immerso nella lava incandescente…
Ogni tua carezza, ogni tuo gesto… tutto di te mi fa fremere…
Non ha nemmeno il tempo di pensare a nient’altro, perché ad un tratto Sesshomaru solleva la ragazza. Ora
sono seduti, sempre incatenati tra loro.
La ragazza avverte un dolore ancora più intenso di prima e si aggrappa alle forti spalle del demone,
farfugliando qualcosa come “No… così è… più… profondo….” e termina con un leggero ed erotico gemito,
seguito da molti altri in quanto Sesshomaru continua ad invadere sempre più velocemente e violentemente il
corpo femminile, tanto che alla fine Kagome gli conficca le unghie nella schiena.
Dopo aver raggiunto l’apice del piacere i due si baciano ancora.
Non hanno quasi più fiato ma Kagome si rivolge al demone con un tono di voce sensualissimo.
“Promettimi che…. Promettimi che mi farai rimanere con te… Io ti voglio ancora…!”
Sesshomaru non risponde, ma il suo volto appare come rattristato. Tuttavia il demone continua ad amare
sempre di più la donna, portandola nuovamente a sdraiarsi sulla pelliccia. Le gambe di lei si intrecciano
intorno ai fianchi di lui, come se non volessero più lasciarlo andare.
***
Nel frattempo Naraku tenta in tutti i modi di vedere qualcosa, costringendo Kanna a sforzarsi fino al
limite.
Finalmente riesce a vedere qualcosa… immagini confuse all’inizio, ma chiare e nitide in un secondo
momento.
Naraku è a dir poco sconvolto da tali visioni, tanto che alza la voce (cosa abbastanza strana per lui)
esclamando:
“Tutto ciò è assurdo! Ma cosa è saltato in testa a quei due?! SONO IMPAZZITI??!!!!”
Così preso dalla collera Naraku prende lo specchio di Kanna e lo getta violentemente a terra, rompendolo
del tutto e di conseguenza facendo sparire per sempre la sua emanazione.
A questo punto uccidere Kagome è diventato più difficile.
Non è da tutti il privilegio di avere la protezione di un demone potente come Sesshomaru e Naraku questo
lo sa bene.
È un guaio gigantesco.
Attirata da quegli strani rumori, si fa viva Kagura.
“Che succede?” La donna nota subito il nervosismo eccessivo del suo padrone, poi lo specchio in
frantumi.
Realizza immediatamente che sua sorella non c’è più, ma non ha il tempo per esserne in un qual modo
dispiaciuta perché intravede la figura di Sesshomaru, addosso a quella di una donna di cui non riesce a
vedere il volto, attraverso uno dei tanti frammenti dello specchio.
“Con chi è Sesshomaru?”
La voce della donna è più alta almeno di un’ottava.
“Non ti riguarda.” Le risponde il padrone, cominciando a ridere.
“È assurdo ma… è troppo divertente…!”
Kagura pensa seriamente che il suo creatore stia impazzendo……
***
Intanto Sesshomaru si lascia andare pesantemente sul corpo di Kagome, esausto.
Lei lo abbraccia dolcemente, poi lui si sposta e fa’ in modo che lei appoggi la testa sopra il suo petto.
Dopo poco tempo i due si addormentano.
È notte fonda.
Questo è il capitolo che odio di più... ci sono cose che purtroppo si devono raccontare per esigenze di storia! Uffi... continuate a
seguirmi però! Mancano solo 2 capitoli!
Separazione
13.
È quasi l’alba.
Le gocce di pioggia che hanno martellato la terra per tutta la notte ora fanno la loro comparsa solo sulle
foglie degli alberi.
Inuyasha e gli altri stanno ancora dormendo, mentre Sesshomaru si sveglia.
Passa una mano tra i capelli di Kagome, facendo attenzione a non svegliarla e si alza con passo felpato.
Nota che la Tokijin si trova ancora fuori posto così la conficca nel terreno. Si stiracchia un po’, ma decide
di stendersi di nuovo vicino a lei, che dorme ancora beatamente, come un angelo. Lentamente la ragazza si
sveglia e con gli occhi ancora socchiusi rivolge il viso verso di lui, sorridendogli.
“Mi sembri stanco….” asserisce premurosa la ragazza.
“Un po’….” afferma con un tono di voce quasi monocorde.
I due si mettono entrambi a sedere, lei davanti a lui che con un gesto di possesso le mette un braccio
intorno allo stomaco. Le mani libere sono intrecciate. Il viso di Sesshomaru è appoggiato alla spalla sinistra
di Kagome che a sua volta si sostiene sul torace dell’uomo.
Guardano fuori a lungo.
Mai era stato così dolce l’arrivo dell’alba.
Con notevole imbarazzo Kagome afferma la frase più imbarazzante che una donna dice al suo uomo dopo
aver fatto l’amore.
“È stato bellissimo. Più di quanto avessi immaginato… più dolce di quanto avessi sperato. Davvero….”
Il demone non risponde a parole, ma Kagome riesce a percepire ciò che Sesshomaru prova e perciò
sorride.
Riuscendo a capire lo stato d’animo del suo uomo, Kagome gli chiede: “A che pensi?”
Dopo un po’ il demone apre bocca, parlando quasi sottovoce: “Penso che… fra poco ti dovrò lasciar
andare… Tu devi ritornare dai tuoi amici e io non posso di certo impedirtelo.”
“Non dire più questo… Non me lo ricordare…”
La ragazza si sposta, portando il viso sul petto dell’uomo, che la abbraccia.
Sono circondati dalla pelliccia che ora sembra una dolce nuvola. I due si baciano, ma Sesshomaru
interrompe.
“Cosa c’è?” chiede lei allarmata da tale atteggiamento.
“Un demone… e anche molto potente… potrebbe spezzare la barriera.” sentenzia lui.
“Devo preoccuparmi?”
“No. Lo faccio fuori in un attimo.” Sesshomaru si alza e si mette i pantaloni.
Il suo freddo tono di voce preoccupa un po’ Kagome.
Forse è solo una mia impressione….
Forse ti sento più distante solo perché devi andare a combattere…
La verità è che non devo illudermi…
È successo così in fretta. Tu mi volevi e io mi sono gettata tra le tue braccia, come una stupida…
Lo so, non dovrei pormi questa domanda ma tu…
“Mi ami o ti sei solo voluto divertire?” La ragazza non si accorge di aver pronunciato ad alta voce
quest’ultima frase e Sesshomaru ha ovviamente sentito tutto quanto.
Il demone estrae Tokijin dal terreno, poi si volta verso di lei e leggermente gliela “suona” in testa
provocando poi le “ire” di Kagome.
“Che domande fai? Sappi solo che io non sono un libertino.” Detto questo esce a sistemare il seccatore.
Però tu… non hai risposto alla mia domanda…..
Dopo aver pensato questo, Kagome ritorna al giaciglio e in quel fatidico momento………………….. si
accorge che la pelliccia, la preziosissima e sfarzosissima pelliccia di Sesshomaru si è sporcata…. con il suo
sangue.
Ne è sicura.
***
“DANNAZIONE! È TARDISSIMO! SVEGLIATEVI!!!!”
Inuyasha urla come un forsennato contro i suoi amici, che scattano in piedi allarmati in caso fosse arrivato
qualche demone. Quando però si accorgono che è un falso allarme, se la prendono con il mezzo-demone in
quanto per esempio il monaco non ha il risveglio facile e quindi questa scossa gli ha solo alzato di colpo la
pressione…..
I nostri eroi escono dal rifugio e anche se con evidente difficoltà da parte di Inuyasha a ritrovare la strada
giusta, alla fine si rimettono in viaggio.
***
Intanto dall’altra parte della Valle dei Demoni, Sesshomaru ha trovato il visitatore sgradito.
“Sono il fratello di quel demone che hai barbaramente ucciso quasi due settimane fa!”
Il fratello di quell’orrendo demone che voleva mangiarsi Kagome prima che Sesshomaru la trovasse quasi
in fin di vita.
“….e allora? Vuoi seguirlo? Ti accontento immediatamente.”
“Quanta spocchia! Tutti uguali voi demoni cane! Mi chiedo come faccia il potente Ryukenmaru a
mescolarsi con gente della tua risma!”
“E così mi conosci…”
“Certo! Io facevo parte del glorioso esercito dell’invincibile Ryukotsusei!”
“…..tanto invincibile da lasciarsi ammazzare da un volgare mezzo-demone, sai che roba…” afferma
sarcasticamente Sesshomaru.
“Sei venuto qui da me per vendicare il tuo debole fratellino?”
“A dir la verità, non me n’è mai importato nulla di quel pappamolle! Sono venuto perché ho sentito un
appetitoso odore di femmina umana!
Come se non bastasse questo odore ce l’hai addosso un po’ troppo… Che vergogna! E così, come fu un
tempo fu per tuo padre anche tu dopo aver salvato quella donna non ci hai pensato due volte a spassartela
con lei!”
“Misura le parole. Se tuo fratello è morto con un solo colpo di artigli, tu potresti fare una fine ben più
dolorosa con un colpo di spada.”
Sesshomaru è irritato a livelli altissimi e infatti non ci pensa due volte a far fuori il demone.
Non era di certo sua l’intenzione di farsi fare la paternale da un demone di così basso livello.
Purtroppo si è già reso conto di cosa significhi amare una donna umana e sopportare le angherie dei
demoni.
Con la mente invasa da questi pensieri rientra nella grotta. Kagome sta usando dell’acqua sulla pelliccia e
vi sfrega contro due estremità.
All’inizio Sesshomaru ignora cosa stia facendo la ragazza, che gli chiede se è andato tutto bene ottenendo
naturalmente una risposta affermativa.
“Era il fratello di un demone che io uccisi perché stava per toglierti la vita quando eri a terra ferita.”
aggiunge lui.
Però, mentre stava per morire mi ha detto “Tuo fratello sta per arrivare.
pensa il demone.
Kagome si accorge subito della preoccupazione di Sesshomaru.
“Cos’hai?” gli chiede, continuando a sfregare le due estremità di pelliccia che ha tra le mani.
“Vado ad incontrare il vecchio Ryu.”
Il demone si avvicina a lei “Resta qui. I demoni stanno cominciando a sentire il tuo odore, temo che
l’effetto della mia barriera sia quasi terminato.”
Sesshomaru sta per andarsene, quando riesce a capire cosa sta facendo Kagome con la pelliccia.
“Ma cosa fai?”
“Ehm… si è sporcata… è colpa mia…”
“Lascia stare….” Sesshomaru avvicina il suo viso a quello della donna “… questa è la prova…” ma lascia
in sospeso la frase e va via, lasciando Kagome completamente in fiamme.
“Che aspetto spaventoso che hai… sembri aver corso per dieci giorni di fila!”
“Fai poco lo spiritoso, nonnino!”
“Nonnino? È questa chi te l’ha detta?”
Il maestro, dopo questi attimi di ironia diventa serio. Il suo tono di voce però non è accusatorio come
potrebbe sembrare.
“Hai fatto l’amore con lei, non è così?”
“Sì, e non accetto prediche.”
“Ma io non voglio fartene. Anche se ti avessi ordinato di non farlo, tu non mi avresti ascoltato caro mio…
sei così cocciuto!” dopo un istante di pausa, si sistema i capelli distrattamente e poi riprende “Piuttosto… sei
stato attento a non… insomma, hai capito.”
“Ma per chi mi prendi? Vorrei sapere quand’è che la smetterai di vedermi come un adolescente.”
“La questione non è questa, è solo che a volte un uomo è così preso da tali situazioni che si dimentica di
usare il cervello oltre all’uccello…” tale affermazione viene detta con le braccia conserte, in modo da farle
assumere –inutilmente- connotati più seri possibile.
“Io non so davvero che cosa mi trattenga dallo spaccarti la faccia…!”
“Forse la convinzione che non ci riusciresti? È probabile, sai?” risponde sarcastico Ryu.
Il suo allievo si limita a incupire per un attimo il volto, poi riprende il discorso.
“Oggi… dovrò riportarla dai suoi amici. Le sue ferite ormai sono sotto controllo.
Non vi è motivo per trattenerla qui.”
“E così la lasci andare….peccato, un culetto così bello…”
“Solo momentaneamente…………. Che cosa hai detto?!”
“Su, su… scherzavo! Sei inaspettatamente geloso! Comunque figliolo…. Non si consuma mica se glielo
guardo!”
“Ancora?!”
“Ooooh…. Guarda qua che solchi!” il maestro guarda la spalla sinistra dell’allievo con grande e divertente
stupore “Altro che gatta selvatica! È una tigre!”
Sesshomaru si nasconde i graffi con la mano destra “Piantala.” Ma l’imbarazzo è evidente…. “Queste
sono le uniche ferite che vorrei rimanessero sul mio corpo, e invece…”
“Che spasso che sei, Sesshomaru…!” esclama divertito il demone maggiore. “Vorrà dire che cercherai un
modo per fartele fare ancora da lei!
Però sai…………… non credevo che tu fossi un masochista!” Improvvisamente l’aura demoniaca di
Sesshomaru sembra intensificarsi………
“E va bene, scusa….”
Avessi io il tuo buonumore…!
“Vecchio,ascolta: devi far in modo di bloccare mio fratello e i suoi compagni. Ho bisogno di tempo per
riportarla al villaggio di Musashi. Inoltre dobbiamo lavarci per toglierci di dosso i nostri odori altrimenti
Inuyasha si accorge di tutto e non credo che lei lo voglia.”
“E va bene, dai… questo è il prezzo per averla guardata un po’ troppo…”
Detto queste assurde parole il maestro Ryu se ne va.
***
Nel giro di pochi minuti il demone maggiore si trova davanti a Inu&Co. causando grande stupore tra i
ragazzi, che avvertono subito la sua grande potenza.
“Ryukenmaru, suppongo…” ardisce Inuyasha.
“In persona.” risponde conciso il demone maggiore.
Inuyasha prova ad immaginare che tipo sia il demone che gli sta di fronte.
Il maestro di Sesshomaru… lo immaginava forse più vecchio.
Tuttavia il mezzo-demone non avverte cattive intenzioni da parte del suo interlocutore, così decide di
domandargli ciò che gli preme sapere da quasi due settimane.
“Tempo fa, nel suo territorio è caduta una ragazza dai lunghi capelli neri e dagli strani vestiti… Mi
chiedevo se per caso non l’avesse tratta in salvo lei.”
Gli amici del mezzo-demone sono percorsi da un brivido dietro la schiena… quello non può essere quel
maleducato di Inuyasha!
“No. Non l’ho aiutata io.”e i nostri si abbattono “È stata salvata da un demone che conosci anche tu,
anzi… credo che la stia riportando da dove è venuta… fareste meglio a sbrigarvi a tornare alla vostra casa.”
Poi indica lo strapiombo “Salite da qui, è inutile fare nuovamente il viaggio di andata.”
Tutti sono molto contenti della notizia e dopo aver ringraziato il maestro per le informazioni, risalgono in
groppa a Kirara che finalmente si può trasformare in tutta libertà.
***
Sesshomaru ritorna da Kagome.
I due prendono tutte le cose lasciate nella grotta e si dirigono verso le terme.
Kagome ha un’aria molto abbattuta. Tiene la testa bassa e guarda il terreno sotto i suoi piedi.
Poi ad un certo punto Sesshomaru la solleva, la spoglia dello yukata che lei aveva messo in precedenza e
dopo aver fatto i conti con l’imbarazzo di Kagome che nonostante tutto non si è ancora attenuato,
dolcemente la mette in acqua.
Sesshomaru ha la schiena quasi completamente immersa, i suoi capelli sono già un tutt’uno con la
piacevole acqua calda. Kagome si trova interamente sommersa, poi esce fino al busto e abbraccia l’uomo.
“Non voglio…! Io lo so, tra poco mi riporterai dai miei amici… è per questo che ora ci stiamo lavando per
toglierci i nostri odori di dosso! Inuyasha… se ne accorgerebbe.”
“Prima o poi verrà a saperlo, ma oggi non è proprio il giorno adatto.
Tu devi tornare dai tuoi amici, e devi farlo serenamente.” Il demone si libera dalla presa della fanciulla e si
sposta dove l’acqua è più alta.
“Vieni.” le dice.
Kagome fa come l’uomo le ha detto: nuotano molto vicini, in caso lei avesse un altro crampo. Si dirigono
verso la parte in cui c’è la cascata, l’acqua non è poi così fredda.
Avvertendo un po’ di stanchezza Kagome si ferma dove l’acqua è ridiventata bassa. Il demone le si
avvicina, baciando la donna sul collo.
“Noi non ci perderemo…. Se non avessi avuto intenzioni serie non mi sarei mai sognato di prendermi la
tua innocenza.”
I due si baciano con passione, consapevoli che questa potrebbe essere l’ultima volta.
Poi ritornano a riva e si rivestono.
“Ti rimetti l’armatura?”
“Devo.”
“Non mi piace, è così fredda…” Kagome avvicina il suo viso alla corazza “… preferisco sentire il calore
della tua pelle. Chissà quando potrò stringerti ancora.”
Sesshomaru rimette la cintura e sotto di essa le sue spade. Finalmente si dirigono verso l’uscita della Valle
dei Demoni ma incontrano il maestro.
“Buon ritorno a casa, piccola.” la voce del maestro sembra più grave del solito.
“Hai fatto ciò che ti ho detto?” chiede Sesshomaru al demone maggiore.
“Certo. Sono già ritornati in superficie.”
“Bene.”
Detto questo il demone si dirige verso il pendio, aspettando Kagome.
Ryukenmaru attira l’attenzione della donna, parlando sottovoce e con un’espressione seria.
“Il tuo corpo… non lo sforzare. Sarà messo a dura prova.” Kagome capisce –male- che il demone si
preoccupa ancora per le sue ferite.
“Grazie, maestro Ryu.”
Il demone maggiore continua a guardare i due che se ne stanno andando. Il suo volto alla fine mostra un
sorriso amaro.
***
Inuyasha e i suoi compagni sono finalmente ritornati in superficie.
Stanno percorrendo la via che porta al villaggio di Musashi.
Ad un certo punto Inuyasha pare attirato da qualcosa e questo causa la curiosità dei suoi amici, che gli
chiedono che cosa stia succedendo.
“Andate dalla vecchia. Io mi fermo un attimo qui. Vi raggiungerò tra poco.”
Miroku, Sango, Shippo e Kirara fanno come dice il ragazzo: del resto hanno bisogno di ritornare al
villaggio non solo per medicare le ferite e per rinfrescarsi, ma anche per rassicurare l’anziana Kaede che
ormai non li vede da due settimane.
Inuyasha sente un odore troppo famigliare per poter sbagliare a chi appartenga…. e infatti pochi minuti
dopo fa la sua comparsa la sacerdotessa Kikyo.
Inuyasha è pietrificato dalla visione che si para davanti ai suoi occhi: l’ultima volta che aveva visto il suo
antico amore aveva lo sguardo sprezzante e pareva in ottima salute per essere una non-morta, invece ora….
il suo viso appare molto sofferente e sofferente è il suo corpo, costretto ad aiutarsi con il fedele arco.
Anche la sacerdotessa ora si accorge della presenza di Inuyasha.
Vedere il mezzo-demone per lei è come morire.
Il senso di colpa la schiaccia enormemente, eppure sa bene di aver fatto tutto quello che ha fatto a fin di
bene anche se non si può dire che sia stata costretta.
Anche se non è stato spiacevole.
Anche se è stato bello.
Il mezzo-demone vedendo quella donna si accorge di aver esagerato con lei. Non è impietosito come
potrebbe sembrare, egli è davvero dispiaciuto per aver offeso così pesantemente Kikyo.
“Kikyo…” mormora con voce dimessa. “Senti, io…”
“No, ascoltami tu. Io ti devo chiedere perdono.”
“No! Sono io che devo scusarmi! Sono stato proprio… un bastardo….! Ho davvero esagerato.”
“E perché? Invece il tuo comportamento era del tutto giustificato, anch’io avrei reagito così… ma posso
spiegarti: io… ho fatto una cosa che neanche un santo mi perdonerebbe, ma non posso dirti di più. Accetta
la mia volontà.”
Sentite queste strane parole Inuyasha mette a tacere la sua curiosità, anche se vorrebbe sapere tutto ciò che
riguarda quella donna.
“Quando Kagome è caduta laggiù, tu mi hai vista sorridere…”
“!!!!!”
“…..quella volta e anche quando abbiamo avuto quel diverbio, Naraku controllava tutte le mie mosse. Ho
dovuto comportarmi così per indurlo a fidarsi di me.”
“Fai ancora il doppio gioco? Perché ti serve la sua fiducia?”
“Ho fatto in modo che Naraku riunisse tutti i frammenti della Sfera.”
“CHE COSA?!! MA… KIKYO!”
“Sì, è così: ora è finalmente completa. Tuttavia sono riuscita a trovare un modo che forse ci aiuterà a
cancellarlo per sempre.
Che lui si serva dei poteri dei Quattro Spiriti o no, non cambierà nulla.”
Inuyasha è scettico alle parole della miko, ma c’è qualcosa che lo induce a fidarsi ancora una volta di lei.
“C’è un’altra cosa che devi sapere: ora ti posso parlare liberamente perché Naraku non può più
controllarci: lo specchio di Kanna si è rotto.”
“E tu come fai a saperlo?”
“Ho sentito Kagura che ne parlava con Byakuya. Diceva che in un eccesso di rabbia Naraku l’ha
scaraventato a terra.”
Inuyasha è a dir poco esterrefatto. Naraku che si arrabbia: troppo strano.
“Inuyasha, tu devi fidarti di me. Anche se il mio modo di fare va oltre ogni logica o morale, tu devi fidarti
di me.”
Inuyasha afferra Kikyo per le spalle “Che cosa mi stai nascondendo, Kikyo?! E poi… perché sei ridotta in
questo stato pietoso?”
La miko appoggia le sue mani gelate su quelle del mezzo-demone, guardandolo negli occhi.
“Questo non è tempo per le domande, Inuyasha. Il mio soggiorno nel mondo dei vivi è quasi terminato,
ecco perché sono così debole.”
La sacerdotessa accarezza la guancia sinistra di Inuyasha “Torna al villaggio. Kagome sta per arrivare.
Devi andare da lei…. Non ti preoccupare per me.”
Detto questo la bellissima donna sparisce nel nulla.
***
“Così questo è il famoso pozzo mangia - ossa che attraversi per ritornare alla tua epoca…” afferma
Sesshomaru.
“Sì. Puoi lasciarmi qui.
È meglio se ritorni da Rin e Jaken, saranno in pensiero.”
Improvvisamente si alza un vento gelidissimo e Kagome si porta le mani davanti alla bocca, per tentare di
riscaldarsele. È in quel momento che Sesshomaru si toglie la pelliccia per darla alla ragazza, poi le prende la
mano sinistra.
“Ti lascio la mia pelliccia. Un giorno, non molto lontano io verrò e me la riprenderò…” Il demone si porta
la mano della donna davanti alle labbra, baciandone lievemente il dorso. “….insieme a te.”
Quest’affermazione riempie di gioia il cuore di Kagome.
Alla donna non importa più di nulla.
Vorrebbe solo poter godere ancora del possessivo abbraccio del suo uomo, ma non può.
I due non possono toccarsi oltre. Finirebbero per esagerare.
La fanciulla però ora si sente più sicura, anche se è costretta a guardare le spalle di quel demone
bellissimo allontanarsi.
Un’altra donna ha però osservato tutta le scena senza farlo apposta.
Kikyo.
La sacerdotessa si avvicina a Kagome.
La ragazza capisce immediatamente che la miko sa come stanno le cose. Vorrebbe parlarle, ma Kikyo la
precede.
“Non intendo giudicarti per quel che fai. Non sono in condizioni di sputare sentenze a nessuno, tuttavia…
non credi che dovresti quanto meno essere sincera con Inuyasha?”
“Molto presto gliene parlerò. Io non mi nascondo, Kikyo. Sono cambiata.”
“Buon per te….”
La miko ha un improvviso calo di pressione e ciò allarma la ragazza, che accorre affinché la donna non
cada per terra rovinosamente.
Kagome intuisce subito che il veleno di Naraku la sta uccidendo.
“Kikyo, tu… perché l’hai fatto?”
“Ho le mie ragioni.”
Detto questo la miko si rialza e si allontana dalla ragazza. I suoi passi sembrano pesanti come il piombo.
“Kagome… non fare sciocchezze. Non commettere i miei stessi errori, non rovinarti la vita per amore…
avrai molto tempo per pensarci.”
La sacerdotessa se ne va.
***
Nel frattempo Sesshomaru è ritornato da Jaken e Rin.
La piccola corre subito ad abbracciare il demone , anche se… non so se abbracciare la gamba di
Sesshomaru sia proprio un abbraccio….
Il demone ha lo sguardo assorto e i due se ne accorgono.
“Mio signore, siete stato ferito?” ma come al solito il povero Jaken viene calpestato dal suo padrone.
***
Kagome percorre la strada per ritornare al villaggio.
Kirara e Shippo avvertono immediatamente il suo odore e trascinano gli altri. Inuyasha non è ancora
tornato.
Tutti le vanno incontro, Sango e Shippo gridano il suo nome.
“Ma da quanto tempo sei arrivata?” chiede il monaco.
“Da poco.”
“È incredibile che tu possa essere sopravvissuta a quella caduta!” esclama Shippo avvicinandosi in seguito
alle braccia della ragazza “Guarda… ti sono ancora rimasti i segni delle ferite!”
Un argomento che da’ da pensare a Kagome: in effetti è impossibile che se la sia cavata così a buon
mercato.
In lontananza si avverte il rumore dell’erba e Kagome inizia a tremare: è arrivato Inuyasha e il suo
sguardo non è di certo sereno come lei si aspettava nella più rosea delle previsioni.
Troppo rosea.
La ragazza in un frammento di tempo comincia a temere che il mezzo-demone abbia capito tutto.
“Quella pelliccia….” il viso di Inuyasha si carica di rabbia “….solo una persona che conosciamo ha un
indumento così!”
“Hai ragione, pensi bene. È stato Sesshomaru a salvarmi la vita, lo so… è assurdo.”
I presenti cominciano a cercare un motivo che abbia spinto Sesshomaru a tale gesto.
“E ora che farai con quella pelliccia schifosa? Spero che venga a riprendersela al più presto!”
“Certo che se la riprenderà, è sua! Smettila di fare il cane rognoso, Inuyasha!” impreca Kagome con
conseguente reazione isterica di Inuyasha che non vuole essere paragonato a un cane rognoso.
Il mezzo-demone chiama in disparte il monaco, mentre Kagome e gli altri s’incamminano per il villaggio.
“Tu che ne pensi?”
“Cosa devo pensare? Inuyasha, probabilmente tuo fratello l’ha aiutata solo per compassione! Ricordati che
è cambiato molto da quando ha cominciato a prendersi cura di Rin e poi è inutile che fai a me le tue
domande assurde, io non posso capire cosa passi per la testa di Sesshomaru… Sappiamo bene quanto sia
imprevedibile.”
Dopo una breve pausa il bonzo continua, ma il suo tono di voce si fa un po’ mellifluo… “Più che altro è
stato fortunato…….”
“Fortunato?”
Sollevando l’indice guarda intensamente il mezzo-demone assumendo un’espressione cretina dice:
“Pensaci… due settimane con Kagome e continui cambi di bendaggio…. Chissà quante volte l’avrà vista
nuda……..”
“CHE COSA?!!
BENE, QUANDO VERRÀ GLI CAVERÒ GLI OCCHI!!! ………………Un momento…. Perché pensi
alle grazie di Kagome quando invece hai Sango?”
“Eh! Eh! Bella questa…. Mi spieghi quando potremmo avere l’occasione si spingerci oltre se TU CI STAI
SEMPRE TRA I PIEDI?!”
“Frustrato!” provoca Inuyasha.
Prima di entrare nella casa dell’anziana Kaede, Kagome fa un sospiro di rassegnazione.
“Aaah… quando tornerò a casa mia madre mi ammazzerà… la mia divisa scolastica praticamente non
esiste più, per non parlare del fatto che non mi sono fatta viva per due settimane… Sarà terribilmente in
ansia anche una come lei, che ha una forza di spirito invidiabile…”
“Ma dai! Quando le spiegherai tutto capirà! Da quello che mi hai raccontato, capisco che hai una mamma
molto comprensiva!
Piuttosto… ma è stato davvero così gentile?” chiede Sango.
“Chi? Sesshomaru? Non proprio. All’inizio è stato un po’ difficile ma dopo è andata meglio. È molto
introverso.”
Poi tutti si riuniscono nella casa della vecchia sacerdotessa.
Parlano del più e del meno, della Valle dei Demoni, decantano il salvatore di Kagome che ha fatto
davvero un buon lavoro con le sue ferite (e causando la non poca stizza di Inuyasha…)
Alla fine Kagome decide di ritornare a casa.
Non riesce a sostenere per molto lo sguardo torvo del mezzo-demone.
***
I giorni a seguire passano molto velocemente: Kagome non frequenta più con la stessa assiduità l’epoca
Sengoku e miracolosamente riesce a recuperare il tempo perduto e a diplomarsi, anche se con voti
tiratissimi.
È ormai estate e la ragazza si chiude letteralmente in camera per studiare: di Inuyasha e gli altri neanche
l’ombra.
È troppo impegnata con gli esami di ammissione all’università.
Del resto può permetterselo, al di là del pozzo la vita scorre piatta e serena: Naraku sembra aver diminuito
i suoi attacchi.
Finalmente arrivano i giorni in cui i neodiplomati possono tentare gli esami di ammissione.
I frutti di due mesi di studio intenso fra poco cominceranno a vedersi.
Kagome, Eri, Yuka e Ayumi provano a sostenerli insieme. Molte università respingono le loro domande,
quindi le ragazze si trovano ad essere super abbattute, tuttavia non demordono e un giorno nei bagni di
un’università si trovano a chiacchierare come ai tempi della scuola.
I volti di Kagome e di Eri sono pallidi e tra le ragazze serpeggia il timore di un virus di fine stagione.
O forse stress nervoso a causa delle prove d’ammissione.
Dopo circa una settimana Ayumi ce la fa. Lo sanno tutti che è la più secchiona tra tutte.
Le tre rimaste invece ancora no. Le prossime prove sono domani.
Salendo le scale del tempio ormai a sera inoltrata, Kagome rammenta che i suoi non ci sono e che quindi
dovrà cucinare.
Non le va di cucinare.
Sale nella sua stanza e rimane al buio, seduta sul tappeto vicino al letto e accucciata come se fosse un
gatto.
Avverte un leggero fastidio allo stomaco e una vaga debolezza, così prende il termometro ma non ha
febbre. L’esame che ha dato quella mattina è la sua ultima possibilità.
Se fra due giorni sui tabelloni della facoltà non apparirà il suo numero di matricola dovrà dire addio al
sogno di essere una studentessa universitaria e ritentare l’anno prossimo.
Improvvisamente un forte bagliore illumina la sua stanza buia, poi un frastuono pazzesco: è l’inizio di un
temporale.
La fanciulla si alza in piedi e osserva la pioggia fittissima. Grazie ai lampi riesce a scorgere il suo riflesso
sullo specchio e vede una donna triste.
Quel temporale le ricorda la notte infuocata di due mesi prima.
Con un’incredibile lentezza, quasi fosse un’azione meccanica, la fanciulla apre un cassetto e prende tra le
mani un cristallo fatto di tanti piccoli aculei e se lo porta al petto.
Nelle sue orecchie risuonano le parole di Sesshomaru…
Questo è per te. Apparteneva a mia madre. Fino ad oggi è stato il vecchio Ryu a custodirlo gelosamente…
Kagome inizia a versare qualche lacrima.
È un gioiello che le Korime si tramandano da madre in figlia ma siccome io sono nato maschio, non
potevo possederlo.
Il mio maestro me l’ha ceduto perché io possa donarlo alla donna della mia vita.
E fino a prova contraria quella donna sei tu.
Poi si accascia a terra.
Dopo un breve momento si rialza, appoggiando gli avambracci sopra la scrivania.
“Credevo che con la nostra forzata separazione sarei riuscita a non pensarti e invece…!” ora inizia a
piangere a dirotto, incurante di bagnare con le lacrime la sua scrivania “… invece di sentirmi meglio perché
non sono costretta ad evitare lo sguardo di Inuyasha, io sto peggio ogni giorno di più!”
Kagome si alza in piedi e va davanti alla finestra: guarda il ripostiglio in cui c’è il pozzo con occhi
imploranti.
Dove sei? Sesshomaru……ti prego vieni. Oltrepassa quel maledetto pozzo!
Il mio cuore è così colmo di dolore che potrebbe scoppiare…..
Dimmi....
Perché ci siamo innamorati se poi sapevamo che sarebbe finita così?
La notte passa tranquilla.
Kagome, non avendo più test di ammissione da fare va nell’epoca Sengoku. I suoi amici si lamentano un
po’ perché lei non si fa vedere.
Miroku sta arrostendo del pesce e chiama gli altri per mangiare ma Kagome e Sango stanno in disparte.
La sterminatrice ha forti fitte al ventre, così Kagome cerca di darle sostegno.
“….il ciclo…! Mio Dio, da un po’ di tempo a questa parte è molto più fastidioso di prima…”afferma
Sango.
“Il…. ciclo?” Il viso di Kagome è pallido come un cencio e l’amica se ne accorge immediatamente. “Non
posso crederci… come ho fatto a dimenticarmene? È ormai da due mesi che non…!”
“Ma dai! Tempo fa mi dicesti che sono irregolari, no? Non dimenticare che stai studiando molto e di
sicuro stai sottoponendo il tuo corpo ad uno sforzo eccessivo!
Vedrai che non appena ti toglierai il pensiero dello studio il ciclo tornerà!”
“No, Sango… non è questo… io…” Kagome soffoca a fatica la forte nausea.
Ormai ciò che la preoccupa è evidente.
Le due ragazze si siedono: Sango ha una mano appoggiata sulla schiena di Kagome mentre con l’altra
stringe quelle dell’amica, che ora sono ferme sul suo grembo.
“Credi di essere incinta? È possibile questo?” chiede con molta cautela la sterminatrice.
“Sì, è possibile… ooh, perdonami!” La giovane si rifugia tra le braccia dell’amica “Tu sei la mia migliore
amica e io non te l’ho detto…! Sono proprio imperdonabile! Mi vergogno di me stessa!”
“Kagome… Sesshomaru non… ti avrà usato violenza?!” dice Sango impaurita, fraintendendo le parole
della studentessa.
“No! Non l’avrebbe mai fatto! Lui…!” la ragazza si scalda un po’ troppo e questo impensierisce Sango,
che non può far altro che farle la fatidica domanda:
“Sei innamorata di lui?”
Quando la giovane annuisce, la sterminatrice fa un sospiro di sollievo.
Ciò fa rimanere sbigottita Kagome: come si può provare sollievo dopo aver saputo che un’amica è andata
a letto con un demone?
“Tu non devi vergognarti né scusarti.
Sesshomaru non è di certo un santo, ma se ti ama davvero e se tu ami lui come mi hai fatto capire dalle tue
reazioni…. Beh, non starò di certo a giudicarvi!
Non siete i primi e neanche gli ultimi. Io ti sono amica e tu lo sai, quindi Kagome… tu puoi contare su di
me.”
La dimostrazione di forza data da Sango, spinge Kagome a tranquillizzarsi. I tremiti che scuotevano il suo
corpo ora sono scomparsi.
“Io ho solo 18 anni… nella tua epoca avere figli alla mia età è praticamente cosa di tutti i giorni, ma nella
mia non è così!”
“Tranquilla. Non è detto che tu aspetti un figlio da Sesshomaru. Può essere davvero la troppa tensione per
lo studio.”
“Sango, ascolta… Sesshomaru si controllava, io ne sono sicura. Probabilmente abbiamo fatto l’amore nel
momento sbagliato.”
“Andiamo dall’anziana Kaede: lei ha fatto nascere molti bambini e di sicuro saprà come fare per capire se
veramente sei in dolce attesa.”
Le due ragazze si dirigono verso la casa della vecchia sacerdotessa.
Inuyasha passa per puro caso davanti al capanno e involontariamente ascolta quelle parole che mai
avrebbe voluto ascoltare.
Kagome è incinta.
Non ci sono dubbi.
Nel frattempo ecco arrivare Sesshomaru.
Pericoloso... pericoloso... in questo capitolo cerco di svelare alcuni aneddoti sui rapporti UMANI-DEMONI ma è pur sempre
tutto frutto della mia (pazza)fantasia quindi sta a voi crederci (o concondare)!
I LOVE YOU!
Prigionia
14.
La situazione è delicatissima.
Inuyasha è fermo davanti alla casa della vecchia Kaede ed è così sconvolto da non accorgersi che pochi
metri più in là, all’entrata del villaggio è arrivato Sesshomaru.
Solo alcuni contadini, il monaco e il piccolo demone volpe si accorgono della sua presenza.
Mai si era presentato in un villaggio di umani e per giunta senza intenzioni bellicose.
Non ha la sua preziosa pelliccia, questa è custodita nel capanno della vecchia Kaede.
Inuyasha vi irrompe con una violenza inaudita, mai era stato così furibondo e ferito al tempo stesso. Dal
suo volto spaventoso traspare tutta la sua ira: sembra quasi come quando il suo sangue demoniaco prende il
soppravvento.
“Uscite.” tuona. Ma Sango e l’anziana sacerdotessa non si muovono di un passo.
Kagome è accovacciata, le sue mani intrecciate poste a protezione del suo grembo; la paura la paralizza.
Non riesce neanche a chiamare il nome del mezzo-demone. È vestita con lo stesso yukata che gli diede
Sesshomaru.
“Sei incinta?”
Ma dalla donna nessuna risposta, solo un cenno con il capo che si rivolge verso la pelliccia del bellissimo
demone completo.
“RISPONDI!”
“Adesso basta Inuyasha! ESCI IMMEDIATAMENTE!!!” gli ordina Sango. La donna non aveva mai
urlato così forte contro il suo amico.
Forse solo quando si beccavano per colpa di Kohaku.
Inuyasha ignora completamente le urla di Sango e anch’egli fissa quella pelliccia.
“È di Sesshomaru?” ma nuovamente la ragazza non proferisce parola “DANNAZIONE! SMETTILA DI
FARE LA SORDOMUTA E RISPONDI ALLA MIA DOMANDA!!”
Miroku e Shippo intanto accorrono per avvisare gli altri che è arrivato Sesshomaru e attirati dalle urla di
Inuyasha, si dirigono verso il capanno.
“KAGOME!!!”impreca ancora Inuyasha.
Improvvisamente il monaco blocca Inuyasha per le ascelle: “Si può sapere che stai facendo?! Che cosa ti
ha fatto per urlarle contro in questo modo?”
Inuyasha si calma per un momento “Cosa mi ha fatto? Cosa HA FATTO.” e si rivolge a Kagome
“Diglielo! Digli che cosa sei stata capace di fare mentre noi ti cercavamo rischiando la vita in quel
maledetto posto!”
“Qualunque cosa lei abbia fatto non giustifica questo tuo comportamento sconsiderato, Inuyasha! Anche
se lei ti ha offeso in qualche modo tu non hai il diritto di aggredirla così, quindi dacci un taglio!”
“Lasciateci soli.” La voce di Inuyasha appare più calma, anche se non ha perso i connotati
dell’arrabbiatura.
Tutti escono fuori.
In seguito Miroku avvisa Sango e Kaede che sta per arrivare Sesshomaru.
Egli avanza lentamente, senza alcuna fretta e infischiandosene degli sguardi impauriti della gente.
Dentro il capanno la situazione è più tesa che mai, ma finalmente Kagome apre bocca.
“Mi….mi dispiace….” riesce a dire solo questo. Vorrebbe piangere.
Lo vorrebbe davvero. Ma è troppa la paura.
Paura di irritarlo ancor di più.
“COSA ME NE FACCIO DELLE TUE SCUSE?!!”
Prende per i polsi la ragazza, costringendola a terra “Come hai potuto farmi questo?”
Queste ultime parole irritano in maniera considerevole Kagome.
“Non comportarti da fidanzato tradito.” lo dice fissando negli occhi il mezzo-demone, poi distoglie lo
sguardo poggiando una guancia per terra “Io non sono mai stata la tua ragazza né tantomeno un oggetto di
tua proprietà…”
“Non capisci…?” Sul volto di Kagome cade una lacrima di rabbia del mezzo-demone.
La ragazza appare visibilmente stupita e il suo volto, che un attimo fa si era indurito ora ritorna normale.
“Inuyasha… anche se io ti dicessi “mi dispiace” per un milione di volte, anche se scarichi il tuo disprezzo
su di me… non potremo mai cambiare quello che è successo!”
“Io non ti disprezzo…. Tu non hai colpa….
Kagome, il mio odio non è rivolto verso di te o verso quello che hai fatto tu… io odio quel maledetto
bastardo! Kagome, il bimbo che ora ti sta crescendo dentro purtroppo non è frutto dell’amore che credi ma
solo del perverso desiderio che suo padre ha avuto per un attimo verso di te!”
“Che cosa vuoi capirne tu?!”
I sospetti che ha sempre avuto la ragazza, ora prendono forma grazie alle parole di Inuyasha,
spaventandola sempre più.
“Per favore, ascolta le mie parole…. Non farti abbagliare dal sogno di un amore che non potrà mai
esserci! Lui ti ha solo usata e presto troverai conferma delle mie parole!”
“Vattene…!” Kagome nasconde il viso tra le mani, ora strette a pugno.
È ancora stesa per terra mentre le ginocchia sono flesse. “Lasciami sola…”
Inuyasha esegue la volontà della ragazza ed esce dal capanno. All’esterno ci sono i suoi amici. Miroku e
Shippo hanno appreso tutta la faccenda da Sango.
Il mezzo-demone ha un’aria addolorata.
Che cosa ho sbagliato con lei? Che cosa?
Il monaco interviene, appoggiando le mani sulle spalle di Inuyasha “Ascolta, io non credo che tuo fratello
abbia approfittato di lei. Sappiamo tutti quanto odia gli esseri umani e poi… non credo che Kagome sia così
stupida da cascarci.”
“NON ME NE FREGA NIENTE!!” urla Inuyasha.
All’improvviso però si accorge dell’odore di Sesshomaru, infatti in poco tempo il demone si fa vivo.
Il mezzo-demone fa scostare Miroku, che non riesce a fermare tutta la sua veemenza.
“TI AMMAZZO!!!” Inuyasha estrae Tessaiga e la punta contro il fratellastro.
“Dai tuoi modi capisco molte cose… tuttavia, non sei obbligato a capire i miei di motivi quindi spostati e
fammi passare.”
Il tono aggressivo e imperioso di Sesshomaru sembra non voler lasciare spazio alle reazioni del fratello
minore, che tuttavia inveisce ancora contro di lui.
“NEANCHE MORTO!!! Tu… maledetto schifoso! Come ti sei anche solo permesso di toccare
Kagome?!!”
“Ti ho detto di toglierti di mezzo. Non mi piace ripetere le cose due volte.” Sesshomaru estrae Tokijin.
“Sei furioso perché lei si è stancata di aspettarti? Un misero ragazzino che corre ancora dietro un fantasma
del passato… Togliti.”
“Io sono furioso perché lei aspetta un figlio da un dannato demone come te!”
Sentendo le urla di Inuyasha e la voce di Sesshomaru, Kagome esce dal suo rifugio. Appare visibilmente
affaticata.
“È vero?” Sesshomaru aspetta la risposta della ragazza.
“Sì….” Risponde a testa bassa.
“Bene.”
Quest’affermazione stupisce tutti i presenti.
“L’occasione che ho aspettato per due lunghi mesi è finalmente giunta. Inuyasha… io la porterò via con
me. Con o senza il tuo consenso.”
“DOVRAI PASSARE SUL MIO CORPO!!” Inuyasha impugna più vigorosamente l’elsa della spada,
preparandosi ad attaccare il suo avversario e ignorando completamente le grida di Kagome. “Mai avrei
immaginato una cosa del genere… il superbo Sesshomaru, il potente demone che odia umani e mezzidemoni che ora proferisce un’assurdità dopo l’altra...!
Tu non puoi… TU NON PUOI PORTARMELA VIAAAAAAAAAA!!!”
“E allora morirai.”
Inuyasha si prepara a combattere e tira indietro la spada per avere più slancio, ma nel frattempo Kagome,
che era arrivata alle sue spalle cercando di fermare la sua furia, prende in pieno grembo la spada.
Tutti ammutoliscono.
La donna cade per terra, contorcendosi per il dolore.
Immediatamente Miroku e Sango portano la ragazza nel capanno della vecchia Kaede la quale, dopo
un’accurata visita afferma: “Mi dispiace… ha perso il bambino.”
Inuyasha tenta di avvicinarsi alla casa dell’anziana sacerdotessa, ma il fratellastro lo blocca dandogli un
sonoro ceffone.
“Se entri, sei morto. Ti ho avvisato.” Sesshomaru è arrabbiatissimo e ciò impietrisce il mezzo-demone
“Spero che ora sarai soddisfatto.”
Detto questo si dirige nel capanno.
Kagome è girata su di un fianco, a posizione fetale e stringe la pelliccia.
Aveva perso i sensi per tutto il tempo della visita ma è ritornata cosciente in tempo da sapere che il suo
bambino non c’è più.
Sentendo i passi di Sesshomaru il suo corpo s’irrigidisce e spalanca gli occhi non appena il demone la
abbraccia.
Con un filo di voce riesce a mormorare qualcosa.
“Mi dispiace… non avremmo dovuto arrivare a questo punto. Non volevo che fossi tu a pagare per i miei
errori. Ora che lui o lei non c’è più che cosa…” ma viene interrotto dalla brusca reazione di Kagome, che si
libera dal suo abbraccio ed esce dalla casa di Kaede causando sgomento nei presenti.
La sua mano destra è poggiata sul ventre, le sue lacrime solcano il suo bel viso.
“Non è vero! Il mio bambino è ancora qui… io lo sento!” Poi comincia a scappare in direzione del bosco.
Inuyasha vorrebbe inseguirla insieme agli altri ma Sesshomaru lo blocca tirandogli un devastante pugno
che lo fa volare qualche metro più in là.
“Tu rimani qui e pensa a ciò che hai fatto. Me la pagherai.”
Gli amici di Inuyasha non osano muoversi.
È troppa la paura verso quel demone così potente.
Sesshomaru riesce a raggiungere Kagome e la afferra per un braccio: i due ora sono fermi in mezzo al
bosco. Il tempo sembra essersi bloccato.
La donna guarda per terra mentre i suoi lunghi capelli le ricadono dolci sul volto e sulle spalle.
“Cosa pensavi nel momento in cui ti sei accorto di provare qualcosa per me? Avevi considerato
l’eventualità che io potessi rimanere incinta di te?”
“Certo che ci ho pensato.”
“In ogni caso tu mi avresti abbandonata!”
“Non dire assurdità.” Il demone strattona la donna, costringendola a voltarsi fino a guardarlo negli occhi.
“Perché pensi questo?” la voce di Sesshomaru si fa più grave.
“Tutte le donne che ho conosciuto… tutte le donne che hanno avuto una relazione con un demone sono
state tutte abbandonate! Erano da sole! Sole con i loro figli mezzi-demoni!”
“Ti sei chiesta il motivo per cui erano sole?”
“Che vuoi dire?”
Il demone ora guarda il cielo e poi il paesaggio che li circonda “La vita di noi demoni è completamente
diversa da quella di voi umani… è un po’ come quella degli animali. Per mantenere la supremazia ci
battiamo in continuazione.”
“Questo discorso che c’entra?”
“Quando però un demone inizia a provare sentimenti di pietà o amore verso gli umani… arriva per lui il
declino, infatti comincia a rifiutare di cibarsi di carne umana e di conseguenza si indebolisce. Per questo
demoni ritenuti molto forti, muoiono proprio poco dopo aver dato dei figli a delle donne umane. Ma
muoiono per amore delle loro compagne e io lo so… perché fu lo stesso per mio padre. Se invece non è
così… Se un demone vuole solo sfogare i suoi bassi istinti accoppiandosi con una donna e nulla più, di
sicuro trova un modo per non ingravidarla e sbarazzarsi di lei facilmente.”
La ragazza fissa stupita l’uomo.
“Tuttavia io sono diverso dagli altri. Io non commetterò mai l’errore di non cibarmi di carne umana perché
io odio gli umani.
Solo tu e Rin rappresentate la mia eccezione.”
Kagome però sembra non dare molto peso alle parole di Sesshomaru e si allontana dal demone.
Il suo sguardo non è vivido come prima e pare che tutti i recenti avvenimenti abbiano in qualche modo
inferto un duro colpo ai suoi nervi.
“Ma tu cosa farai ora che sono incinta? Puoi anche dirmi belle parole ma io lo so che mi abbandonerai! E
poi… io sono umana! Il tempo per me scorre molto più velocemente!”
“Questo è vero, però…” il demone interrompe.
C’è una visita sgradita.
***
Inuyasha si riprende dal duro colpo, prende la pelliccia di Sesshomaru ed esorta gli altri a seguirlo.
Lo sguardo di Kagome… non era normale. Sembrava come impazzita! E poi questo maledetto odore…
***
La donna riconosce in quella lontana figura Naraku.
“Già… la ragazzina ha ragione, Sesshomaru. La percezione del tempo che ha un demone è molto diversa
da quella di un essere umano.”
“Taci. Fai un altro passo verso di lei e ti ridurrò in un colabrodo.” Quella di Sesshomaru non è di certo
solo una minaccia.
“Pensa come sarà triste: mentre tu diventerai vecchia e brutta, lui rimarrà così com’è…. Non ti guarderà
più, non ti toccherà più e tu lo odierai… lo odierai per il solo fatto di aver passato con lui quei bei ma fugaci
momenti della tua lontana giovinezza.”
La ragazza con lo sguardo perso trema vistosamente, serrando i pugni e rivolgendo nuovamente lo
sguardo a terra. Ascoltando i lenti passi di Naraku si volta verso di lui spaventata.
Inuyasha e gli altri sono arrivati mentre Naraku le si avvicina alle spalle, sempre di più.
Sesshomaru ha estratto già da un po’ Tokijin ma ha le mani legate: la traiettoria di Naraku è anche quella
che potrebbe uccidere Kagome, quindi decide di aspettare. Lo stesso fa Inuyasha.
Arrivando al punto di toccarla, Naraku la fa svenire poi afferra il suo corpo con notevole facilità.
“Cos’hai intenzione di fare? Metterla al tuo servizio visto che non riesci ad ucciderla?!” esclama Inuyasha
provocatorio ma con evidente timore per la fanciulla.
“Inuyasha… sei stato tu la causa.
Evitando di mostrare anche un misero brandello di comprensione non hai fatto altro che spingerla verso di
me.
Ah, dimenticavo… Le mie intenzioni non ti riguardano.”
Improvvisamente un fascio di energia colpisce Naraku alla spalla sinistra.
“Uh! Uh! Sei un pazzo, Sesshomaru. Colpirmi con la consapevolezza di poter distruggere anche lei…”
“Illuso. La mia mira non è scarsa come quella di Inuyasha.”
Inuyasha pare molto risentito da questa affermazione………
A questo punto Naraku, come ai vecchi tempi, erige attorno a sé una barriera emettendo esalazioni
velenose che per un po’ mettono K.O. i nostri, dandogli il tempo di dileguarsi.
La sterminatrice ricorda bene con quanta facilità il demone condizionò la sua mente affinché dimenticasse
l’esatta ubicazione del palazzo e rammenta di come teneva in pugno suo fratello Kohaku.
Di sicuro potrebbe fare una cosa del genere anche a Kagome.
Fortunatamente Sesshomaru riesce a percepire l’odore di Naraku, così parte subito all’inseguimento.
Inuyasha e gli altri lo seguono immediatamente.
A loro si unisce Koga che tempo prima aveva sentito l’odore di Naraku.
Il castello è molto lontano.
***
Kagome è rinchiusa nei sotterranei del castello, in una delle tante prigioni.
L’aura maligna è così densa che ancora non ha ripreso i sensi.
Nel frattempo Kagura entra nella camera del suo padrone: “Perché hai fatto di quella donna una tua
prigioniera?”
La Sfera dei Quattro Spiriti brilla di una luce leggermente più pura.
Arriva anche Byakuya.
“Circa due mesi fa, Kagome è rimasta incinta di un demone e proprio poche ore fa il nostro Inuyasha l’ha
scoperto e la cosa non gli ha fatto molto piacere.
Mentre stava per scontrarsi con il padre del bambino ha inavvertitamente colpito il ventre della ragazza e
così tutti hanno creduto che l’abbia perso. Invece… quel bambino è ancora vivo.
È pur sempre un mezzo-demone ed è di sicuro più resistente di un comune umano.”
“Così tu ne hai approfittato e l’hai rapita… capisco che in questo modo li potrai attirare tutti ma… e poi
chi è il padre del bambino?
“…. È meglio che tu non lo sappia. Non voglio anche i tuoi colpi di testa a rovinarmi i piani.”
Il demone si alza e guarda fuori dalla finestra.
Kikyo….Presto…. molto presto…
“Provvedi a rimuovere il feto dal corpo della madre.”
“CHE COSA?!”
Anche Byakuya è sconvolto, ma non dice una parola.
“Come ti permetti di chiedermi una cosa simile?! Non lo farò mai!” impreca la signora del vento.
“Scusa Naraku ma… se hai appena detto che il piccolo mezzo-demone è ancora vivo!
Capisco se fosse morto… lasciarlo nel corpo della madre significherebbe farla morire d’infezione, ma non
è certo questo il caso…” Byakuya interrompe per riprendere subito dopo “Che senso ha privarlo della
madre?”
“Quel bambino sarà molto più forte di qualsiasi altro mezzo-demone e di moltissimi demoni che ci sono in
circolazione. Io ho bisogno di quella forza.”
Non più di quella della Sfera… è un potere che ha effetti controproducenti. Ho impiegato moltissimo per
stabilizzare la mia anima con il mio corpo, non posso rischiare di perderla a causa di quel gioiello…
“Kagura, ti ho dato un ordine. Vorrei che tu lo eseguissi immediatamente.” Naraku ha già pronto il cuore
di Kagura nella sua mano.
In qualunque momento potrebbe stritolarlo perciò la donna ubbidisce.
Passano alcune ore.
Kagura, sotto lo sguardo vigile di Byakuya (incaricato dallo stesso Naraku per controllare Kagura), ha
appena terminato e si lava le mani.
Lo yukata della ragazza è impregnato dell’odore di Sesshomaru e la donna capisce finalmente chi è il
misterioso padre del bambino, ma non reagisce con rabbia.
In fondo quella ragazza ha dimostrato di esserle amica quando aveva problemi con Naraku.
Poco dopo Naraku rinchiude il feto dentro una sorta di bolla d’acqua formata per lo più da liquido
amniotico artificiale, che si trova nella cantina dove di solito riassemblava il suo corpo.
Questo incantesimo ricrea perfettamente le condizioni che ci sono nel grembo materno e il piccolo si
nutrirà e crescerà regolarmente.
Vedrai la luce tra sette mesi….
Per allora forse tu… riavrai la vita.
Poco tempo dopo Kagome si sveglia.
È stesa su un fianco e avverte delle forti fitte al ventre.
Tutto ciò che la circonda è buio ma riesce a capire, dalla presenza dell’aura demoniaca di Naraku, di
essere prigioniera in quel castello maledetto.
La donna chiude per un istante gli occhi e rammenta il momento in cui incontrò sé stessa nel futuro e il
sogno fatto pochi minuti prima.
Un sogno meraviglioso.
Lei stessa che cantava e allattava un bambino bellissimo e dai capelli azzurri. I due erano protetti dallo
sguardo del padre.
Improvvisamente riapre gli occhi ormai colmi di lacrime. Lacrime che scivolano via sul pavimento
legnoso.
“Perché…?”
In quel sogno e nel futuro ero così felice, eppure per quale motivo soffro così tanto…?
Nella sua mente affiora il volto di Sesshomaru. Mentalmente la donna continua ad invocare il suo nome.
Ti prego… anche se non mi vuoi più, anche se non vuoi il nostro bambino, ti prego…. Ti scongiuro…
Aiutami!
Nella sua mente offuscata dagli influssi malefici dell’aura di Naraku troppo forte anche per una giovane
miko come lei, un barlume di verità si fa prepotentemente spazio tra i suoi ricordi.
La voce chiara e limpida di Sesshomaru.
Parole che le disse prima di lasciarla andare via per oltre due mesi.
Tu sei una ragazza forte e non hai bisogno di nessuno, nemmeno di me.
Ricorda che sei solo mia e se ti troverai in pericolo conta solo….su te stessa.
Questi ricordi scuotono con violenza la fanciulla, che si costringe a rialzarsi.
Io sono sola adesso e da sola me ne andrò da qui.
Diventerò degna di te.
È una promessa.
Rialzandosi a fatica la ragazza nota incuriosita la tinozza d’acqua usata da Kagura, non capendo perché si
trova lì. In seguito si aggrappa alle sbarre della sua prigione e si accorge che la porta è aperta.
Errore di distrazione?
Impossibile.
Solo successivamente Kagome nota uno degli orecchini di Kagura messi per terra vicino alla porta.
Non c’è tempo da perdere.
Kagome risale le scale con molta circospezione, queste scricchiolano moltissimo.
Finalmente trova uno dei tanti corridoi del castello e cammina a passo felpato, accostandosi alle pareti in
quanto il buio non le consente molto di vedere con chiarezza le eventuali sporgenze o rientranze.
Da una delle tante finestre nota un lampo.
È molto preoccupata del fatto che nessuno si sia accorto che è fuggita.
Improvvisamente percepisce la presenza della Sfera e si dirige verso la fonte. Ma non sa che la Sfera si
trova nella camera di Naraku……..
Lentamente entra nella stanza. È molto più lussuosa e spaziosa delle altre che ha avuto modo di vedere e
comincia a sospettare che sia proprio quello che è, ma Naraku non c’è.
La Sfera emette una luce quasi purissima e appena la ragazza si avvicina, il bagliore diventa sempre più
chiaro.
È ancora capace di purificare la Sfera.
Capisce che nel momento in cui il maestro Ryu le toccò la fronte per mostrarle la madre di Sesshomaru, in
qualche modo le risvegliò i suoi poteri latenti.
La ragazza riesce ad eludere la barriera che respingeva Naraku e prende la Sfera con sé, solo che… grazie
ad un lampo riesce a scorgere la figura di Naraku.
Ecco a voi il finale! Spero vivamente che vi piaccia (beh... non è che ci spero molto, è troppo stranba la mia storia perchè possa
piacere)!
Grazie 1000 del sostegno!
Come sempre I LOVE YOU!
Vita
15.
Mentre Kagome si trova di fronte a Naraku, Inuyasha, Sesshomaru, Sango, Miroku, e Koga si stanno
dirigendo verso il castello.
Miroku ha consigliato a Shippo di restare al villaggio di Musashi e il piccolo volpacchiotto gli ha dato
retta.
Durante la strada Inuyasha e Koga si trovano rispettivamente a destra e a sinistra di Sesshomaru e lo
fissano in continuazione.
Inutile dire che il potente demone è molto infastidito da questa assurda situazione. Se solo potesse li
farebbe fuori entrambi, ma non c’è tempo.
Il cielo è nuvoloso e ogni tanto mostra un lampo, seguito da un tuono.
Finalmente si ritrovano davanti alla barriera del castello di Naraku.
“Spostatevi! Ci pensa la mia Tessaiga, adesso!” esclama con tono spavaldo il mezzo-demone.
La Tessaiga diventa scarlatta e mentre tutti guardano in silenzio Inuyasha prova a fendere le pareti della
barriera, ma è tutto inutile.
“Incompetente.” asserisce Sesshomaru con un tono glaciale.
“Se sei tanto bravo allora fallo tu, signor grande demone dei miei stivali!” ringhia il mezzo-demone.
Sesshomaru fissa la barriera.
“Taci, anzi non respirare proprio. Mi innervosisce ogni cosa che fai.”
Il potente demone fa apparire la sua Bakusaiga.
Dall’alto, Miroku e Sango (in groppa alla fedele Kirara) osservano la situazione.
Il monaco prova a sfondare la barriera con un talismano attaccato al suo bastone, ma niente da fare.
Anche Koga prova a fare qualcosa con la sua Goraishi ma non ce la fa.
Sesshomaru vibra un potente colpo con la spada e Inuyasha fa lo stesso con la Tessaiga rossa.
Byakuya e Kagura aspettano nel cortile del castello: servono come diversivo.
***
Kagome indietreggia di tre passi.
Un lampo illumina la figura di Naraku, i suoi passi vengono coperti dal rombo di un tuono.
Il corpo della donna trema come impazzito. La paura le spezza il respiro.
“Chissà chi ti avrà lasciato la porta aperta… ammetto di avere dei servi un po’ indisciplinati.”
La ragazza va ancora indietro, ma non accorgendosi del futon, vi inciampa irrimediabilmente.
Fortunatamente riesce a non sbattere la testa.
La Sfera dei Quattro Spiriti rotola via lontano dalle sue mani.
Ora riesce a vedere la sagoma di Naraku esclusivamente dall’apertura a V che hanno assunto le sue gambe
dopo la caduta: il demone la fissa immobile e con lo sguardo minaccioso.
I toni canzonatori che usava per schernire Inuyasha sono ormai un lontano ricordo.
Istintivamente la donna mette le mani davanti al suo grembo, come se volesse proteggere quel bimbo che
ancora crede di avere dentro.
Si mette a sedere strisciando e facendo forza sui muscoli delle cosce, riuscendo quanto meno ad
appoggiare la schiena al muro sotto la finestra.
Cerca velocemente con lo sguardo la Sfera ma non ha successo.
Avvicinandosi lentamente a lei, Naraku le mostra di avere il gioiello nella mano destra.
Il demone è riuscito a prenderlo nonostante brillasse di una luce pura e chiarissima.
Ora è nuovamente inquinato.
“Vuoi che ti dica una cosa? Molto presto tu morirai.”
Quest’affermazione così brutale scuote il già tremante corpo della giovane.
I suoi occhi sono spalancati ma decide di assumere un’aria sprezzante per cercare di tener testa al suo
nemico.
“Spiegati.” esclama con un tono di voce più grave possibile.
“In teoria tu dovresti essere una sacerdotessa dai grandi poteri spirituali e invece ora sei solo un’insulsa
ragazzina che, grazie ad una buona dose di coraggio… o forse dovrei dire stupidità, cerca di scappare dal
mio castello.
Forse non lo sai, ma nel momento in cui una miko concede il suo corpo ad un uomo perde gran parte delle
sue capacità paranormali e tu mia cara… non fai eccezione.”
“Questi non sono fatti che possano interessare ad uno schifoso come te!” ribatte violentemente la giovane.
“Lo credi davvero?” Il demone si piega in avanti, avvicinando di molto il suo viso a quello della ragazza
che sta sempre sulle difensive. “Ricordi il discorso che ti fece Sesshomaru sugli abbandoni delle donne
umane da parte dei demoni?
C’è anche un’altra verità.
Se guardiamo obbiettivamente la faccenda dei mezzi-demoni… effettivamente loro non sono inferiori a
nessuno anche se non possiedono un sangue puro, quindi non dovrebbe essere proprio una disgrazia il fatto
che nascano.”
Kagome non capisce dove il demone voglia arrivare.
Apparentemente Naraku sembra giustificare la sua stessa natura ibrida, ma non è affatto così.
Leggendo questo dubbio negli occhi della ragazza, Naraku si alza nuovamente in piedi.
“Il vero guaio è tutto per voi donne umane. Se non avete un corpo abbastanza forte da sopportare l’aura
demoniaca del vostro bambino siete destinate a perire tra atroci dolori prima che il mezzosangue possa
vedere la luce. E tu… in questo periodo hai messo a dura prova il tuo fisico, quindi è solo questione di
tempo.
Il figlio che ora cerchi di proteggere con quelle deboli mani tra poco ti ucciderà.”
Ecco perché erano così poche le donne madri di piccoli mezzi-demoni incontrate nel corso del viaggio alla
ricerca dei frammenti della Sfera.
Ecco il perché di tanti dubbi.
Gli occhi della fanciulla si perdono nel vuoto.
Mai avrebbe immaginato che la situazione degenerasse in questo modo.
“E se non sarà tuo figlio a farlo, sarò io a prendermi la tua vita.”
Forse sono state le parole di Naraku, ma la ragazza sembra essersi sbloccata da quella sensazione
d’impotenza.
“Ti senti in colpa per aver condotto Kikyo in quello stato pietoso? Ho capito le tue intenzioni … ora che la
Sfera è completa vuoi usarla per ridarle la vita togliendola a me, vero?”
Il demone mette le mani in tasca con un gesto apparentemente distratto.
“Tu non hai mai voluto usare per te quel gioiello, o almeno… c’era un periodo in cui volevi sfruttarne i
poteri.
Però adesso è diverso: ora che hai finalmente stabilizzato il tuo cuore con il tuo corpo usare i Quattro
Spiriti sarebbe una pazzia… tu sai bene che la Sfera divora l’animo del suo possessore ed è per questo che
ora non ti serve più.”
Il demone è colpito da tanta perspicacia: la ragazza che gli sta di fronte è molto cambiata.
Per la prima volta le ricorda Kikyo è questo non lo sopporta.
“Prova pure a negare l’evidenza, ma non credo che ti servirà a niente.
Anche se nelle tue mani la sua luce diventa distorta, non appena la lasci andare la Sfera si purifica perché
la volontà di Midoriko rigetta te e il Magatsui e tale condizione….è favorevole per un’eventuale rinascita di
Kikyo. Almeno in teoria.”
Dicendo queste parole la donna si alza in piedi.
Si accorge immediatamente di aver colto nel segno, eppure Naraku è sempre troppo pericoloso perche lei
possa dirsi sicura delle sue sensazioni.
Il demone si volta verso di lei.
“La Sfera non si può usare né per far rivivere qualcuno né per trasformare la natura con cui si è nati,
Naraku.
Quello che vuoi fare è una pazzia.”
A questo punto Naraku afferra i lembi dello yukata di Kagome, strappandolo in modo considerevole ma in
modo da non lasciarle scoperto il petto.
Il ciondolo che Sesshomaru ha regalato alla ragazza e rimasto finora nascosto sotto le sue vesti, fa
finalmente la sua comparsa.
La ragazza non ha il tempo di emettere alcun suono.
Il viso di Naraku è terribile.
“Tutto ciò che faccio non deve interessare ad una piccola ragazzina che si è fatta mettere incinta
nientemeno che dal fratello maggiore di Inuyasha.”
Kagome rimane pietrificata da quest’affermazione.
Il senso di colpa la schiaccia.
“Già… voi donne, umane o demoni siete tutte uguali… tutte sgualdrine.
Non fate altro che riempire il vostro ego di vanità e con la vostra finta bellezza adescate gli uomini per
farvi provare ogni sorta di piacere.”
Il demone afferra la collanina con la preziosa pietra della madre di Sesshomaru e la strappa violentemente
dal collo della fanciulla, in seguito la getta a terra e la schiaccia sotto il peso di un piede.
Il cuore di Kagome va in frantumi come quel gioiello.
Una così grande disperazione da farla crollare a terra come un sacco vuoto.
“Sesshomaru non verrà. Lo stesso per i tuoi amici.
Nessuno vuole una donna che nel suo grembo ha un mezzo-demone.”
La fanciulla, coprendosi il petto con le mani, cerca di riunire il più possibile i due lembi dello yukata.
Il suo sguardo è fisso sul pavimento e ogni tanto rivolge la sua attenzione sulle ginocchia.
“Già… altrimenti non avrebbero mai cercato di convincerti sul fatto che tuo figlio non esista più.” Detto
questo Naraku le dà le spalle.
Poi un grande frastuono.
La barriera è stata sfondata grazie al grande potere di Bakusaiga e Tessaiga.
Kagura e Byakuya, che non hanno alcuna intenzione di morire, disobbediscono agli ordini del loro
padrone e abbandonano il combattimento restando in disparte nel cortile del castello.
Finalmente i nostri eroi irrompono nel castello di Naraku: Sesshomaru e Inuyasha più distruttivi e
collaborativi che mai.
Subito dopo Sango, Koga e Miroku li raggiungono.
Naraku esce finalmente allo scoperto.
Contemporaneamente a lui fa la sua entrata in scena anche Kikyo.
“DOV’È KAGOME?!” urla Inuyasha.
Sesshomaru invece appare con il suo solito sangue freddo ma improvvisamente usa un colpo di
Bakusaiga, facendo saltare in aria la facciata anteriore del castello.
Con un balzo felino entra nelle macerie e inizia a cercare Kagome.
La ragazza è svenuta e per poco una trave di legno che ora giace adiacente al suo fianco destro non
trapassava il suo esile corpo.
Il demone posa una mano sopra la guancia di lei per assicurarsi che stia bene, poi con una lieve carezza
tenta di ridestarla.
Nella mano della giovane c’è il ciondolo di Hirui.
“NON TOCCARMI!!”
Il grido della giovane riecheggia per tutto il palazzo attirando l’attenzione di Inuyasha, che inizia ad
imprecare contro Naraku.
“COSA DIAVOLO LE HAI FATTO, BRUTTO BASTARDO?!! Perché te la prendi con lei?!”
“Io? Proprio niente. Ha fatto tutto da sola, anzi povero stupido…. Sbaglio o sei stato tu a colpirle il ventre
con la tua spada?”
Le parole di Naraku feriscono Inuyasha come delle saette e lo ammutoliscono di colpo.
Tuttavia il mezzo-demone non si perde d’animo tanto facilmente e con un gioco di sguardi con Koga che
fa da esca, riesce a distrarre Naraku e a colpirlo con Tessaiga trapassandolo da parte a parte.
Miroku e Sango appaiono entusiasti di questo,stesso discorso però non vale per Kikyo: la miko sa bene
che Naraku non può morire per così poco.
Agli occhi della sacerdotessa appare tutto più chiaro non appena si accorge che il demone ha con sé la
Sfera.
Trova tutto ciò molto triste.
Nel frattempo, grazie al fiuto di Jaken e alla caduta della barriera, lui, Rin, Shippo e la vecchia Kaede si
dirigono verso il castello insieme, dopo essersi incontrati per caso al villaggio.
Sesshomaru capisce immediatamente che c’è qualcosa che non va in Kagome.
Il suo sguardo è ottenebrato e i suoi movimenti sono repentini e nervosi.
Il demone si accorge che il ciondolo di sua madre è andato in frantumi, come lo stesso yukata di Kagome
che non è più in buono stato.
La cosa lo irrita parecchio ma ora non può pensare a questo.
Sesshomaru abbraccia la ragazza che in un primo momento cerca di allontanarlo.
“Tu mi hai ingannata…! Se sapevi che saremmo arrivati a questo punto non avresti mai dovuto… mai!
Mai!”
“Zitta… zitta… non dire sciocchezze.
Tu sei tutto per me, non t’ingannerei mai e poi mai.” replica il demone.
Il tono di voce della donna sembra ritornare per un attimo normale.
“Dimmi la verità… è vero che il nostro bambino non c’è più? Non mentirmi, ti prego…”
“….”
Un silenzio eloquente.
La ragazza torna ad assumere lo strano atteggiamento di prima liberandosi dell’abbraccio di Sesshomaru.
Egli avverte odore di sangue nell’aria e nel contempo Kagome si rialza, completamente incurante di non
prestare attenzione al demone.
Davanti ai suoi occhi si para una scena già vista in sogno mentre era nella Valle dei Demoni:
Inuyasha trafitto da uno dei tentacoli di Naraku.
La ragazza guarda tutto con un’espressione dura e senza far nulla.
“Che succede? Non sembra per niente sconvolta da questa visione!” esclama la sterminatrice.
All’improvviso una Lama di Vento di Kagura falcia il terreno sotto i piedi di Sango e Miroku riesce a
salvare per un pelo la sua donna.
La Signora del Vento non può esimersi dal combattere: c’è il suo padrone che la controlla. Stesso discorso
vale per Byakuya, che invece ingaggia un duro scontro contro Koga.
Il demone lupo è in netto svantaggio: ormai da molto tempo non ha più i frammenti nelle gambe e non è
ancora abituato alla sua attuale ridotta velocità.
“Probabilmente è stata l’aura velenosa e le menzogne che le ha raccontato Naraku a ridurla così…” la
miko risponde alla precedente domanda di Sango.
Il monaco capisce subito che il corpo della sacerdotessa è ormai al limite.
Finalmente anche Sesshomaru interviene e libera addirittura il fratello dalla morsa di Naraku,
scaraventando il nemico qualche metro più in là. Poi lo raggiunge assumendo il suo solito, pacato ed
elegante modo di camminare.
Il mezzo-demone invece giace in ginocchio in una pozza di sangue: il nemico gli ha perforato l’intestino.
Violenti colpi di tosse.
Inuyasha alza il capo in alto a sinistra e vede il volto scuro di Kagome. Approfittando di questo momento
di confusione, la ragazza ha prima preso la spada caduta in precedenza a Sango e poi si è avvicinata al
ragazzo.
Senza pensarci due volte la donna trafigge Inuyasha nello stesso punto in cui la freccia Hama di Kikyo lo
sigillò all’albero Goshinboku 50 anni prima.
“Alzati.” pronuncia fermamente tra lo sgomento generale.
Questa non è Kagome! Il suo sguardo è carico d’odio!
pensa sconvolto Inuyasha.
“Per colpa tua io ho perso una cosa importante… lui non c’è più a causa tua!!” esclama la ragazza
estraendo dalle carni del mezzo-demone la spada della sterminatrice e poi sollevandola in aria.
Miroku e Sango cercano di avvicinarsi a Kagome per tentare di persuaderla a desistere ma i loro propositi
vanno a monte non appena davanti a loro cade pesantemente Koga: è stato sconfitto.
Nel frattempo Sesshomaru vibra un potentissimo colpo con la Tokijin.
Va a vuoto ma prende la traiettoria di Kikyo.
La miko non riesce a spostarsi in tempo e viene completamente investita dalla luce abbagliante del
Soryuha.
***
“Sono mortificato… Kagome io… sono stato un vero cretino!”
“Io lo desideravo! IO LO VOLEVO CON TUTTO IL CUORE E TU ME L’HAI PORTATO VIA!!!”
Koga, Sango e Miroku assistono alla scena impotenti.
“Il tuo destino era quello di morire per mano di una donna per te importante e ora io lo realizzerò! Sconta
la tua pena Inuyasha!”
La spada sta per abbattersi contro Inuyasha, il mezzo-demone però la blocca con una mossa magistrale e
la getta a terra.
A questo punto prende le mani di Kagome tra le sue e guardandola negli occhi con evidente tristezza le
dice:
“Non ti chiederò di risparmiarmi, non merito il tuo perdono… tu hai scelto Sesshomaru.
Mi comporterò da uomo e mi farò da parte, però prima di allora tu devi… DEVI PERMETTERMI DI
UCCIDERE NARAKU!”
***
La miko riapre gli occhi e con suo sommo stupore si accorge di essere completamente illesa.
Davanti ai suoi occhi ondeggiano i capelli corvini di Naraku: egli le ha fatto da scudo con il suo corpo e il
suo braccio destro ormai non c’è più.
Due tuoni si susseguono tra loro.
Il cielo minaccia una prossima tempesta.
Ai piedi della sacerdotessa la carne marcia del corpo di Naraku brilla di una luce sempre più pura: la Sfera
dei Quattro Spiriti è lì e il suo nemico la lascia a lei di proposito.
“Che gesto inutile.
È un po’ incoerente quello che fai… addirittura proteggere con il tuo insulso corpo ibrido la donna che
uccidesti cinquant’anni fa.”
Sesshomaru appare più controllato di qualche istante fa, tuttavia mostra cenni di nervosismo in quanto ha
visto cosa sta succedendo tra Kagome e Inuyasha.
“Fidati ancora una volta di me… Per l’ultima volta! Tu sei troppo importante per me!” supplica Inuyasha
a Kagome.
La ragazza torna nuovamente cosciente.
Per vari attimi cala il silenzio tra i due, poi la fanciulla con fare dolce poggia le sue mani sulle guancie
ferite del mezzo-demone.
“Vai e non deludermi…. Aiuta l’uomo che amo, Inuyasha.”
Con un gesto istintivo, il mezzosangue abbraccia la donna: “Lo faccio solo per te.”e detto questo si
precipita subito verso Naraku.
Kagome fa tre passi in avanti. A lei si avvicinano Sango e Miroku.
“E così… ora lui le ha consegnato la Sfera…” afferma la ragazza “Sì…. capisco…”
Il bonzo e la sterminatrice non riescono a capire immediatamente che cosa voglia dire la giovane.
***
Sesshomaru estrae anche Tenseiga e rammenta le parole di Gozu e Mezu , i guardiani dell’aldilà:
<<Questa è un’arma che può uccidere gli immortali…>>
Forse quella spada un tempo inutile potrebbe fare la differenza.
Nel frattempo anche Inuyasha è arrivato vicino al fratello maggiore, mentre la miko torna dagli altri: nelle
sue mani brilla la Sfera, più pura che mai.
Il mezzo-demone non capisce le intenzioni del fratello maggiore: perché Tenseiga e non Tokijin o
addirittura Bakusaiga? Decide tuttavia di fidarsi di Sesshomaru.
Naraku intanto ha rigenerato il suo braccio e si prepara a combattere contro i due fratelli.
***
“AAAH….!!”
Kagome crolla a terra a causa di forti fitte al ventre. I suoi amici la soccorrono immediatamente. Sottovoce
Kikyo dice a Sango queste parole:
“Le è stato tolto il bambino dal ventre in un modo troppo invasivo e queste sono le conseguenze… L’aura
demoniaca di un bimbo che ha come padre Sesshomaru è troppo potente per lei e finirà per schiacciarla
anche se il feto non è più nel suo corpo.”
Infatti il corpo di Kagome emette un’aura demoniaca non indifferente tanto da costringere i nostri ad
allontanarsi.
***
Sesshomaru e Inuyasha percepiscono cosa sta succedendo a Kagome, ciò nonostante attaccano con
notevole sincronia il nemico, che comincia a vacillare non appena la Tenseiga gli trapassa la parte destra del
torace.
Le carni di Naraku in un primo momento sembrano richiudersi intorno alla lama della spada demoniaca e
invece successivamente si ritraggono.
Con questa mossa la Tenseiga sembra avergli tolto la capacità di rigenerarsi.
Agli occhi di Kikyo tutto ciò ha un che di surreale: quell’uomo che ha fatto soffrire tanta gente,
quell’uomo che l’aveva uccisa, quell’uomo che l’aveva amata, quell’uomo…. ora stava per soccombere con
troppa facilità.
Infatti, nel momento in cui i due fratelli si trovano vicino a lui, emette delle esalazioni velenose
potentissime.
Anche Sesshomaru è in difficoltà e sappiamo bene che anche lui talvolta usa il veleno.
Tuttavia il demone riesce ad allontanarsi per poi rimanere inginocchiato a terra per vari secondi. Stessa
sorte non tocca al fratello minore: Inuyasha non è per nulla resistente a quel tipo di gas e rimane paralizzato
in mezzo al cortile del castello.
Ora è una facile vittima per Naraku.
“Fatemi andare! Lo sposto io di lì quell’imbecille!” impreca Koga contro la sterminatrice e il monaco che
gli impediscono di muoversi: il giovane Yoro ha entrambe le gambe ferite gravemente.
Finalmente Kagome si rialza e si accorge di quello che sta succedendo.
L’aura demoniaca intorno a lei è sparita, ma la sua mente è ancora troppo confusa per intuire chi è
veramente in pericolo.
“Rimani qui. Non è saggio muoversi adesso.” le intima Kikyo.
Kagome guarda la miko con astio: come si può pensare a cos’è giusto e cos’è sbagliato in un simile
momento? Come può quella donna rimanere impassibile dopo tutto quello che è successo?
La ragazza decide di non ascoltare i consigli della sacerdotessa. In fondo anche se quel buffo mezzodemone le ha causato tanto dolore è pur sempre INUYASHA.
Il primo ragazzo che le ha fatto battere il cuore.
***
Il mezzo-demone ancora non riesce a muoversi.
Naraku punta il suo indice destro contro Inuyasha. Il suo sorriso sadico non dà scampo.
Non c’è nulla da fare! Ormai sono spacciato!
“Muori, cane rognoso.” proferisce infine Naraku, facendo partire un colpo energetico di indicibile
potenza.
Rumore di passi in corsa sul suolo inospitale di quel maledetto castello.
Il mezzo-demone non può far altro che chiudere gli occhi, ma all’improvviso sente la voce di Kagome che
grida come impazzita il suo nome.
Poi un abbraccio conosciuto e un fastidiosissimo scricchiolio di ossa.
Inuyasha riapre nuovamente gli occhi e vede i capelli di Kagome volare via, in alto…
Il suo corpo invece inizia ad accasciarsi all’indietro ma il mezzo-demone lo sorregge prontamente.
Sangue.
Sangue e ancora sangue.
Quel sangue che non avrebbe mai voluto far versare ora sgorga copioso dal petto squarciato di Kagome.
Gelo.
Quell’orrenda visione ha gettato il terrore fra i presenti.
Sango ha una mano davanti alle labbra, Miroku non riesce a tenere saldamente il suo bastone, le gambe di
Koga sembrano pietrificate.
Kikyo guarda le sue mani, quelle mani che non sono riuscite a fermare la ragazza che voleva correre da
Inuyasha.
Sesshomaru invece….
Egli non riesce a pensare a nulla.
Il suo campo visivo si è ridotto a percepire solo le figure di Kagome e Inuyasha.
Improvvisamente avverte un leggero ronzio in direzione di Naraku: vuole colpire ancora.
Il demone fa forza sulle sue gambe paralizzate dal veleno e con un balzo riesce a raggiungere Naraku e a
prenderlo di sorpresa e a conficcargli la Tokijin nello stomaco, imprigionandolo nel terreno.
I suoi occhi sembrano quelli di un pazzo.
Naraku cerca di opporre resistenza e cerca di liberarsi ponendo le sue mani sopra la lama della spada ma
Sesshomaru gli pianta un pugno all’altezza della mandibola e poi si allontana.
***
Dall’altra parte del cortile del castello Inuyasha è inginocchiato per terra e sorregge il corpo di Kagome.
Il candido yukata della ragazza diventa sempre più rosso mentre i suoi morbidi capelli accarezzano il
terreno sterile.
“Kagome… Kagome…! KAGOME!” Il mezzo-demone chiama il nome della donna in continuazione,
incredulo a quello che è successo.
Lentamente e con grande fatica Kagome riapre gli occhi.
“Inu…yasha…” pronuncia con un filo di voce.
Il dolore che prova al petto è tremendo.
Come se delle fiamme le stessero divorando la carne.
Poi un improvviso colpo di tosse le fa avere un’emottisi. A questa visione Inuyasha comincia a tremare.
“Ti… chiedo scu…sa…” dice con voce tremante la ragazza riuscendo a poggiare la mano sinistra sulla
spalla destra di Inuyasha “… non avevo nessuna intenzione di ferirti…”
“Ma che cosa stai dicendo?! Non m’importa più di questa storia, Kagome! Tu sei libera di amare chi
vuoi!” esclama il demone con un tono di voce reso quasi stridulo dall’agitazione. “Però perché… perché ti
sei gettata verso di me?”
“…per una volta…. Per una volta volevo essere io… a protegger...ti.”
Il sangue continua a fuoriuscire dalla ferita, provocando alla ragazza degli spasimi atroci che si riflettono
nei suoi versi di dolore.
Kagome inizia a piangere.
“Vivrai per me? Promettimelo… I…yasha… non cercare la vendetta…”
Sesshomaru è arrivato. Ora è lì, accanto a lei.
“Se… Sesshomaru…”
La mano della donna riesce ad arrivare vicino al viso del demone.
Sesshomaru stringe forte quella mano nella sua. “Sono qui.” dice con una voce quasi spezzata.
Tra le lacrime la donna riesce a sorridergli.
“Mi hai regalato un bellissimo sogno… di un amore così grande da sovvertire tutte le regole… mi dispiace
solo di non aver potu…to…” gli occhi della ragazza tremano, come la stessa mano e la voce.
Kagome se ne sta andando e nulla potrà impedirglielo.
Questa consapevolezza manda in frantumi il cuore di Sesshomaru.
“….dare la luce al nostro bambi…”
Dette queste parole il capo della fanciulla si accascia dolcemente all’indietro, mentre la frangia e parte dei
suoi lunghi capelli le nascondono il viso.
I suoi occhi si sono chiusi per sempre.
Anche il demone per un attimo interminabile chiude i suoi occhi dorati.
Sforzandosi con tutto sé stesso Sesshomaru si alza in piedi.
I suoi pugni sono stretti al punto che gli artigli feriscono la sua carne.
Il suo sguardo è rivolto verso Naraku, il quale si sta rialzando, ma non guardano lui… Davanti ai suoi
occhi appare l’immagine di una Kagome sorridente. Quella Kagome che gli aveva fatto perdere la testa.
Improvvisamente dall’occhio destro scivola via una lacrima.
***
Inuyasha non crede a ciò che è successo: le parole di Kagome vagano nella sua mente come impazzite.
<<Il nostro incontro non è solo frutto di una coincidenza>>
<<Io desidero che tu viva… anche tu hai il diritto di stare bene!>>
<<Voglio vederti ridere…!>>
<<Ti resterò sempre accanto… per sempre…>>
<<Per sempre.>>
Queste frasi ora sembrano tutto il frutto di un brutto scherzo alle orecchie del mezzo-demone, che
comincia a versare le sue prime lacrime.
“BUGIARDAAAA!!” urla impazzito.
Cerca anche di sentire se il cuore della fanciulla batte, ma è tutto inutile e affondando la testa nel collo di
lei e abbracciandola con forza, grida forte il suo nome.
Poco lontano tutti gli altri assistono alla straziante scena.
Sango rivive il momento in cui il suo Kohaku la lasciò per sempre e percependo il suo tormento, Miroku
l’avvicina a sé.
Un debole venticello si alza scuotendo i lunghi capelli di Kikyo.
Il suo sguardo è triste.
Ancora una volta… una donna muore per te…
Inuyasha, tu… l’amavi così tanto.
Perché te la sei lasciata portare via così?
Disperazione… angoscia… smarrimento…
Ecco cosa si prova per la morte della persona che si ama.
La miko fa qualche passo in avanti, dirigendosi verso Naraku.
Quanto avrei voluto risparmiarti questa sofferenza… non credevo che anche la mia reincarnazione avesse
un destino così crudele.
Ora la donna fissa la Sfera dei Quattro Spiriti che ha in mano. Naraku si è rialzato, anche se con notevole
fatica.
Tutto questo è accaduto a causa di questo gioiello, ma ora basta.
Ormai anche Midoriko ha smesso di combattere e presto il potere spirituale dei Quattro Spiriti si
annullerà.
La sacerdotessa è intenzionata a mantenere la promessa che un giorno fece ad Inuyasha: cancellare Naraku
per sempre.
***
Lacrime.
Sesshomaru è incredulo: mai gli era successa una cosa simile.
Intanto Inuyasha si riprende per un attimo grazie al rumore provocato dalla Tokijin appena gettata a terra
da Naraku.
È spezzata in due parti in quanto corrosa dal veleno del demone.
Inuyasha si accorge immediatamente che Kikyo si sta dirigendo verso di lui e guardando la figura di suo
fratello si ricorda di una cosa importante.
Tenseiga.
“Sesshomaru! Tu puoi restituirle la vita! Fallo!” esclama con un moto di speranza il mezzo-demone, anche
se il suo viso è ancora bagnato dalle lacrime.
Sesshomaru stringe con forza l’elsa della spada e guarda in basso mentre la sua frangia gli nasconde gran
parte del viso.
“Io non posso riportarla in vita.”
“E perché mai?! Non hai forse Tenseiga con te?!!”
Il demone non si volta verso il fratello minore.
“Non hai capito niente… La mia spada non può riportare in vita una persona per la seconda volta.”
“Che significa?”
Tutti i presenti sono increduli alle parole di Sesshomaru.
“Ma davvero pensavi che dopo un volo di oltre 50metri si sarebbe potuta salvare?” Sesshomaru pianta nel
terreno la Tenseiga “L’ho già riportata in vita in quell’occasione…”
Inuyasha non può far altro che prendere atto della situazione.
I suoi occhi umidi si posano sul bel viso di Kagome mentre il vento gli le scompiglia i capelli.
Vicino alle sue labbra, Sesshomaru sente un calore inconfondibile e ha l’impressione di vedere la fanciulla
e di sentire la sua voce.
Come caduto in uno stato di trance il demone ascolta le parole sussurrate dal vento.
Non piangere, ti prego…
Non voglio andarmene con il rimpianto di lasciarti con il cuore infranto.
Dimenticami in fretta e ricomincia a vivere come se non mi avessi mai conosciuta…
Fallo per me, per il nostro bambino e per quello che c’è stato tra noi.
Ricordati solo che ti ho amato tanto, tanto, tanto…
“Alzati, Inuyasha.” ordina al fratello minore.
“Ma…?”
A che cosa serve, padre, una spada taumaturgica incapace di ridare la vita alla donna che amo?
In fondo l’ho sempre saputo… Tu hai sempre cercato in tutti i modi di prendermi in giro.
Tutta la mia vita è stata una farsa fino a quando non è arrivata lei, ed ora… quel bastardo me l’ha
strappata in quel modo crudele! No…
Inuyasha posa dolcemente il corpo di Kagome a terra e va accanto a Sesshomaru, che ha impugnato
Bakusaiga.
Non la passerà liscia colui che ha spento il tuo sorriso.
I due fratelli si precipitano verso Naraku ma vengono fermati entrambi da due cose inaspettate.
Kaede, Jaken, Shippo e Rin sono arrivati al castello.
Vedendo il corpo di Kagome a terra e senza vita, Rin comincia a piangere e si dirige verso la ragazza
urlando il suo nome.
Sesshomaru si sposta immediatamente e copre la visuale alla bambina, tenendola vicino al suo petto.
“Non guardare… non devi guardare!”
Inuyasha invece vedendo Kikyo di fronte a Naraku non riesce a capire le sue intenzioni.
Lo sguardo di Naraku non è quello di un uomo che prova odio.
Non è il viso di un assassino.
Prendendo bene la mira, Inuyasha riesce a colpire i tentacoli che stavano per creare una gabbia intorno alla
miko.
Kikyo si avvicina pericolosamente a Naraku, mandando in confusione il mezzo-demone.
Tanto è lo sgomento che Inuyasha lascia la presa di Tessaiga.
***
“Non saresti dovuta venire qui… Rin, qualunque cosa succeda d’ora in poi affidati alle cure di Jaken.”
esclama Sesshomaru sottovoce alla bimba, che non capisce cosa voglia dire il suo “signor Sesshomaru” e
che ignora il motivo per cui è così diverso da prima.
***
La vittima che abbraccia il suo carnefice. Questo è ciò che vedono gli occhi increduli di Inuyasha.
“Usala per tornare tra i vivi. Io non ne ho bisogno.” esclama Naraku alla miko, riferendosi alla Sfera.
“Non dire sciocchezze. Presto questo gioiello scomparirà.
Non la senti? È la volontà di Midoriko.”
Poche gocce di pioggia iniziano a cadere sul terreno, poi niente più.
La miko è molto debole, ma riesce comunque a frugare tra i suoi vestiti e a prendere una cosa molto
importante. Tuttavia, il suo corpo è ormai al limite e la donna rischia per la seconda volta di cadere per terra.
Mentre il demone la abbraccia per sostenere il tremante corpo della donna, Kikyo raccoglie le sue ultime
forze e infierisce un violento colpo al cuore di Naraku, trapassando la sua schiena e la sua cicatrice con il
quello stesso pugnale che gliela procurò oltre 50 anni prima.
Gli occhi di Naraku, prima spalancati per il colpo ricevuto ora sembrano languidi.
“Naraku tu… quella notte mi hai resa una donna normale esaudendo il più grande tra i miei desideri.
Non c’era alcun bisogno di usare i Quattro Spiriti per ridarmi la vita, perché già quella volta tu mi hai fatta
sentire viva e completa… però…”
I due s’inginocchiano entrambi per terra.
Il pugnale, che è l’incarnazione dell’odio di Onigumo, ora sta scindendo tutti i componenti del corpo di
Naraku.
Inuyasha, Sesshomaru e gli altri si rendono subito conto che l’energia demoniaca di Naraku è in netto
calo.
Kagura e Byakuya non risentono minimamente di questo cambiamento ma non possono fare a meno di
notare che tutto quell’alone malvagio che c’era intorno al castello ora sta scomparendo, lasciando spazio al
cielo.
“Io non posso dimenticare.” continua la miko “Tu sei stato il mio assassino e farò giustizia, per me e per
tutta la gente che hai ucciso a causa mia. Non posso fare altrimenti…”
Il demone pone per l’ultima volta le sue labbra su quelle di Kikyo, facendole assaporare il suo sangue.
“Vorrei dirti <mi dispiace> ma proprio non posso…” conclude la sacerdotessa.
“Mi basta questo.”
Il demone si accascia per terra e si stende completamente, mentre la sacerdotessa rimane inginocchiata
vicino a lui.
“Eh… morire per mano della persona amata… non avrei potuto chiedere di meglio…”
Naraku ha ormai perso l’uso della vista, del tatto e ci sente pochissimo.
Riesce solo a parlare… proprio come 50anni prima.
“Tu lo sai, Kikyo… io sono nato per farti mia.
Un’esistenza per soddisfare un unico desiderio… non lo trovi un po’ ironico? In realtà ambivo anche a
vederti sorridere, almeno per una volta.
All’inizio mi bastava guardarti ma alla fine ho ceduto.
Poco a poco però la tentazione ha divorato il mio corpo e la mia identità di essere umano, spingendomi a
spiarti di continuo e adesso invece… adesso non posso neanche vedere il tuo viso. Direi che questa è una
giusta punizione per tutto quello che ho fatto, non posso di certo lamentarmi.”
La donna si porta una mano davanti alle labbra, cercando di trattenersi.
“Quando per un uomo arriva l’ora di morire, deve rassegnarsi e basta. È una cosa naturale e bisogna
accettarla.”
Queste parole colpiscono profondamente la sacerdotessa, a cui scappa una lacrima.
Questa va a finire proprio sul viso di Naraku.
“Ha ricominciato a piovere…? Che onore, anche per uno come me il cielo si mette a piangere.”
Ora la miko piange ancor di più.
Senza motivo.
Senza trattenersi.
Il demone chiude gli occhi e comincia a dissolversi.
Le sue ultime parole “Rimpiango solo di andarmene prima di te…” rimbombano nella mente della donna.
Inuyasha si avvicina alla miko e nota che sotto le spoglie di Naraku c’è il corpo di Onigumo.
Il mezzo-demone è pietrificato da quella visione: Onigumo ostentava un sorriso sereno, come se
finalmente abbia trovato la pace.
Poi polvere al vento.
Naraku è morto e tutto trova conferma con Miroku, che grazie al vortice che non c’è più ridà speranza nel
cuore dei presenti.
Sango lo abbraccia di gioia ma anche di dolore: la sua amica non c’è più.
La sacerdotessa sospira.
Anche per lei è arrivata la fine.
All’interno della sua byakue la Sfera inizia a perdere i suoi poteri e a diventare una comune pietra.
“Non doveva finire così…! Volevo ucciderlo io…! Volevo vendicare te e Kagome!” esclama Inuyasha.
“Non posso credere che se ne sia andato veramente…
Per tutto questo tempo, non ho fatto altro che cercare di potenziare la mia spada e invece…. Ci è voluto
soltanto un vecchio pugnale senza valore!”
“Si possono fare mille previsioni, mille speranze… ma non si può mai vedere esattamente cosa ci riserva
il futuro, Inuyasha.” . Le mani e il corpo della donna cominciano a tremare sempre più e a riempirsi di
piccole crepe.
“Il mio compito è terminato… Vivi come mezzo-demone, Inuyasha. Segui la volontà di Kagome, e anche
la mia…”
Inuyasha sorregge la donna, non vuole lasciarla da sola per la seconda volta.
Kikyo non ci sperava più.
Ci sono stati troppi equivoci tra lei e quel ragazzo perché la donna potesse riottenere il diritto di andarsene
tra le sue braccia e invece… Inuyasha è lì, accanto a lei.
La sacerdotessa mostra un timido sorriso, poi anche lei si dissolve nel nulla.
***
La vecchia Kaede prende per un attimo in custodia la piccola Rin e Shippo: i due bambini non fanno che
piangere. Sesshomaru nel frattempo si dirige verso il corpo di Kagome.
Avvicinandosi a lei si piega e la prende tra le braccia.
Il suo dolce viso è leggermente più pallido di prima.
Accortosi di ciò, Inuyasha va vicino al fratello maggiore: “Quali sono le sue intenzioni?”
Tutti ormai si avvicinano a lui.
Jaken capisce solo ora perché il suo padrone nei due mesi dopo il fatto della Valle dei Demoni era
diventato ancor più laconico di prima, ma non si permette di fare alcun commento.
“La porterò via con me. Erano queste le mie intenzioni anche prima che succedesse tutto questo.”
“Ma… non pensi a noi che siamo i suoi amici?! Non pensi a sua madre, a suo nonno, a suo fratello?!”
impreca Inuyasha, zittito immediatamente da Miroku.
Lo sguardo di Sesshomaru si posa su Inuyasha.
I suoi occhi non sono più gelidi come una volta.
“Dovrai pensarci tu. Andrai dai suo parenti e racconterai tutto. Ti servirà per crescere, vedrai.”
Kagura e Byakuya si avvicinano agli altri ma prima parlano tra di loro sottovoce.
“Mi ero fatto l’idea che a te Sesshoma…” ma l’emanazione viene interrotta dalla donna.
“Ssh… evidentemente non era destino.”
Poi la Signora del Vento si rivolge al mezzo-demone “Noi ce ne andiamo. Non vi disturberemo mai più.”
“E il tuo cuore? Alla fine Naraku non te l’ha restituito.” le domanda Miroku.
“Certo, avrei tanto voluto il mio cuore indietro ma… visto che colui che mi teneva prigioniera non c’è
più… con o senza cuore io sono libera adesso. Mi scoccia doverlo ammettere ma questo è accaduto per
merito vostro.”
Dicendo queste parole, lei e Byakuya si congedano svanendo nel cielo colmo di nuvole.
Sesshomaru fa apparire Bakusaiga e la porge inaspettatamente ad un incredulo Inuyasha dicendo queste
parole:
“Custodiscila tu. Quando arriverà una certa persona sul tuo cammino, tu gliela darai.”
Inuyasha è senza parole: questo ha proprio l’aria di essere il primo gesto “affettuoso” da parte di suo
fratello.
“Non credo che ci incontreremo più. Addio, fratello.”
Detto questo Sesshomaru se ne va, senza neanche voltarsi indietro. Senza neanche salutare Rin e Jaken.
Dopo poco tempo anche i nostri cominciano ad andare via e a tornare al villaggio di Musashi.
***
Sesshomaru arriva in un posto ormai famigliare: la Valle dei Demoni.
Sentendo il suo odore, Ryukenmaru si precipita da lui. Lo segue anche Kazemaru, che era in sua
compagnia.
Davanti ai suoi occhi uno spettacolo che non avrebbe mai voluto vedere.
Kazemaru, grazie ai suoi spiccati poteri curativi, rigenera sia il corpo di Kagome sia il suo candido yukata.
Poi decide di lasciarli soli.
“L’avevi già riportata in vita con Tenseiga?” gli chiede il maestro.
“Già…” la sua voce è monocorde. “Non ho potuto fare niente per lei…. Lo stesso destino che toccò a te
con mia madre.”
Ryukenmaru rimane in silenzio, fino a quando il suo allievo riprende la parola.
“Ho un favore da chiederti: fammi raggiungere la mia donna.”
“CHE COSA?! Sesshomaru, tu non puoi chiedermi una cosa del genere!”
“…”
“No… è come se ammazzassi mio figlio! Non posso.”
“Ascoltami. Lo so che mi ritieni un debole e un vigliacco. In fondo tu hai superato la morte di mia madre e
io, al contrario, mi rifiuto di sottopormi a questa dura prova, ma...
Lei… Non posso lasciarla sola.
Lei aveva paura di rimanere sola.”
“Cerca di ragionare, figliolo! Sai quanto potrebbe essere lunga la tua vita?! Non commettere questa
sciocchezza.”
Lo sguardo di Sesshomaru però non ammette altri se o ma.
“Esaudisci il mio desiderio. Non ti ho mai chiesto niente.”
Con la morte nel cuore il maestro acconsente a tale pazzia.
Appoggia una mano sul petto di Sesshomaru, in corrispondenza del cuore. Emettendo delle radiazioni, fa
in modo che il suo cuore inizi pian piano a congelarsi.
“I tuoi battiti diminuiranno al punto da portarti alla morte, ma avrai il tempo di portare Kagome in quella
grotta in cui vi siete amati per la prima e ultima volta.
È questo che volevi, vero?”
“Sì…”
“Avrei tanto voluto che lei sopravvivesse, tirava fuori il tuo lato migliore…”
Sesshomaru fa un sorriso amaro a queste parole.
“Maestro… dopo che me ne sarò andato…. Vai a controllare il palazzo di Naraku.
Vorrei che ti occupassi di una faccenda. Mi sta molto a cuore.”
Il demone maggiore non capisce cosa il suo allievo gli voglia dire, ma fa comunque un gesto di assenso.
I due si danno l’ultimo saluto e prendono strade diverse, ma ad un certo punto Sesshomaru chiama
nuovamente il suo maestro.
Ryukenmaru si volta e non può credere ai suoi occhi: Sesshomaru ha chinato in avanti il capo e
leggermente il busto come segno di ringraziamento e di rispetto. Poi i due si guardano intensamente negli
occhi per l’ultima volta e si danno le spalle, consapevoli che non si vedranno mai più.
***
Sesshomaru entra nella grotta e mette la pelliccia sul giaciglio, poi vi posa gentilmente il corpo senza vita
di Kagome.
A questo punto con la sua frusta energetica fa crollare l’entrata della grotta in modo da non permettere a
nessuno di entrare.
Si sveste della sua armatura e anch’egli si stende, stringendo a sé il corpo ormai freddo della donna.
Il viso di Kagome sembra mostrare un timido sorriso.
I battiti del cuore di Sesshomaru diventano sempre più impercettibili e guardando la sua donna viene
invaso da mille pensieri…
Forse io… forse a causa del mio amore per te sono davvero impazzito, ma non m’importa…
Io ti starò vicino, resterò per sempre qui con te.
Il demone avvicina il suo viso a quello della fanciulla e le dà il suo ultimo bacio.
Tu sei e sarai sempre il mio unico amore.
Detto questo chiude lentamente gli occhi per poi scivolare nel sonno eterno.
***
Poi, qualche anno più tardi…
“Jaken, è veramente qui che riposa il signor Sesshomaru?”
Rin.
È diventata una splendida adolescente, cresciuta sia nello spirito che nel corpo.
“Sì…ah, piccola mia… non perdonerò mai quella donna per averci portato via il nostro padrone!”
Sono entrambi in piedi, davanti alle macerie che occludono il passaggio di quella famosa grotta: nessuno
le ha spostate, nessuno ha mai fatto nulla… l’ordine del padrone del territorio, Ryukenmaru, era di lasciare
tutto intatto.
“Non dire così, Jaken…” afferma con la voce rotta dal pianto “…era una ragazza che a me piaceva
molto.”
Poi Rin, guardando tutto quell’ammasso di roccia, si lascia scappare delle calde lacrime.
Io sono convinta che voi….siete felice così… Non è vero, mio adorato padron Sesshomaru?
***
“Ahia! Ma insomma, la smettete?!” due bambini, un maschio e una femmina infastidiscono Inuyasha.
Hanno sì e no 4 anni e sono gemelli.
“Yume! Kanie! Smettetela di dare fastidio a Inuyasha!” la voce femminile è quella di Sango: vicino a lei
c’è la dolce Rin, diventata una splendida adolescente.
Ovviamente c’è anche il fedele Jaken.
La sterminatrice ha un aspetto molto più maturo e soprattutto… ha un bel pancione.
Anche Miroku è cambiato, almeno esteriormente… perché quando può fa gli occhi languidi alle dolci
fanciulle….
“Piccole pesti! Rompipalle come vostro padre!” impreca il mezzo-demone.
“Dai! Dai! Continuate così!”
Il non più piccolo Shippo non fa che incitarli. È diventato molto carino.
Inuyasha avverte un odore che non sentiva da 4 anni e un altro che gli ricorda molto quello di qualcun
altro….
Improvvisamente fanno la loro entrata Ryukenmaru e un bambino dai capelli azzurri.
“Come mai qui?” chiede Inuyasha al maestro di suo fratello.
“Il piccolo voleva vedere il mondo degli umani… è un tal curiosone…”
“I figli sono tutti così.” dice la sterminatrice posando dolcemente una mano sul suo pancione. Il piccolo si
avvicina a Yume e Kanie e cominciano a giocare subito.
“No. Non lasciatevi cogliere in fallo dal colore dei suoi capelli molto simile al mio.
Quello non è mio figlio. Non vi somiglia a qualcuno?”
Inuyasha e gli altri guardano sbigottiti quel piccolo demone, anzi mezzo-demone.
“Proprio così, è il bambino che tutti avete creduto morto. Il figlio di Sesshomaru e Kagome.”
“Ma come…?!” Inuyasha non capisce cosa stia succedendo.
Ryukenmaru inizia a raccontare come Sesshomaru sia scomparso e abbia portato Kagome con sé. Tutto
ciò causa stupore in Inuyasha che non sapeva nemmeno della morte di suo fratello.
“Sono andato al castello di Naraku come mi aveva chiesto Sesshomaru e lì ho percepito la presenza di
quel bambino. Era in una bolla piena di liquido amniotico, così l’ho preso con me e con l’aiuto di Kazemaru
sono riuscito a farlo crescere come se fosse nel ventre materno.
Quel bambino si chiama Aoi ed è convinto che il suo vero padre sia io. Sto aspettando che si faccia più
grande per dirgli la verità.
In fondo non manca molto… appena capirà che è un mezzo-demone ci arriverà da solo. È molto
intelligente, come il padre del resto.
Che ironia della sorte… dopo oltre 200 anni mi ritrovo a prendermi cura di un moccioso… e figlio del mio
allievo per giunta!”
Poi il maestro nota alla vita di Inuyasha che insieme a Tessaiga c’è Bakusaiga.
Accortosi di questo Inuyasha capisce che “quella persona” che diceva Sesshomaru è arrivata.
Come fu per Touga, anche Sesshomaru ha lasciato in eredità la sua spada al figlio.
Improvvisamente Aoi, Kanie e Yume iniziano ad infastidire di nuovo Inuyasha e il piccolo Aoi, come fece
un tempo Kagome, afferra le buffe orecchie di Inuyasha.
“Come sono brutte! Brutte!”
Il mezzo-demone cerca di non farci caso e prende in braccio il piccolo, poi lo mette giù e gli mostra
Bakusaiga porgendogliela. Il cucciolo la guarda con grande stupore.
“Te la regalo.”
“Davvero? È per me?”
“Già.” In seguito Inuyasha prende la sua vecchia palla e chiama i piccoli perché possano giocare con lui.
Buffe cadute e risate.
***Fine***
FINE
Il Bazar di Mari
www.ilbazardimari.net
Online da: Marzo 2008

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