ITALIANO - Consiglio Nazionale dei Chimici

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ITALIANO - Consiglio Nazionale dei Chimici
IL CHIMICO
ITALIANO
Bimestrale di informazioni professionali, tecniche,
giuridiche ed economiche dei Chimici d’Italia
In copertina
Contenimento energetico degli edifici.
Il ruolo dei professionisti
SOMMARIO
Spedizione in Abb. postale
Art. 2, comma 20/C - legge 662/96
Filiale di Roma
Editore
CONSIGLIO NAZIONALE DEI CHIMICI
Direzione, redazione e amministrazione
P.zza S. Bernardo, 106 - 00187 Roma
Tel. 06.47883819 - Fax 06.47885904
E-mail: [email protected] - Web: www.chimici.it
Direttore responsabile
ARMANDO ZINGALES
Direttore editoriale
ANTONIO RIBEZZO
Revisori delle bozze
ANTONIO DE PACE - CARLO BRESCIANI
DANIELA BIANCARDI - SERGIO CARNINI
Redazione
DANIELA BIANCARDI - CARLO BRESCIANI
ELIO CALABRESE - SERGIO CARNINI
ANTONIO DE PACE - SERGIO FACCHETTI
FERNANDO MAURIZI - DOMENICO MENCARELLI
TOMASO MUNARI - CARMELA OCCHIPINTI
ANTONIO RIBEZZO - GIUSEPPE RICCIO
LUCA SCANAVINI - FRANCO TAU
ARMANDO ZINGALES
“Gli articoli e le note firmate esprimono soltanto l’opinione
dell’Autore e non impegnano il Consiglio Nazionale dei
Chimici né il Comitato di Redazione (CdR).
L’accettazione per la stampa dei contributi originali di
interesse scientifico e professionale nel campo della chimica
è subordinato all’approvazione del CdR, previa revisione di
tre Referee, scelti dal CdR tra gli esperti del settore. Quanto
pubblicato nel Bollettino raccoglie gli atti ufficiali del
Consiglio Nazionale dei Chimici”.
Coordinamento editoriale e stampa
Trecentosessantagradi Srl
EDITORIALE
Ed ora tutti al lavoro, ovvero il Centro Studi del C.N.Chimici
DAL CNC
RAPPORTO UE 2009 - Parità fra uomini e donne
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Sergio Facchetti, medaglia “Arnaldo Liberti”
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Zingales: i cibi pirata? Un’emergenza nazionale
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XIV Congresso dei Chimici.
Sicurezza alimentare, qualità della vita e sostenibilità
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MILANO • 17-18 settembre 2009
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FERRARA • 23-24-25 settembre 2009
3° Salone sulle bonifiche dei siti contaminati
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I Chimici ed il contenimento energetico degli edifici
Finito di stampare
il 4 settembre 2009
ASSOCIATO ALL’USPI
UNIONE STAMPA
PERIODICA ITALIANA
10
DAGLI ISCRITTI
Rifiuti radioattivi e RSU
12
Funghi del genere Psathyrella e possibile psicoattività
15
SCUOLA. Riforma e discipline scientifiche e tecnologiche
17
Indagini analitiche su campioni di verdure
esposti al traffico veicolare
18
La Chimica attraverso i blogs
22
La cartina al tornasole
24
DAI CONSIGLIERI
Ricordando Marie e Irene Curie
Autorizzazione del Tribunale di Roma
n. 0032 del 18 gennaio 1990
2
26
NEWS
Nasce il P.A.T., l’associazione dei professionisti dell’area tecnica
27
Provvedimenti dall’Europa
28
Ai sensi dell’art. 10 della Legge n. 675/1996 e s.m.i., informiamo i lettori che i loro dati sono conservati nel nostro archivio informatico e saranno
utilizzati da questa redazione e da enti e società esterne collegate solo per l’invio della rivista “IL CHIMICO ITALIANO” e di materiale promozionale
relativo alla professione di chimico. Informiamo inoltre che, ai sensi dell’art. 13 della succitata Legge, i destinatari di “IL CHIMICO ITALIANO” hanno
la facoltà di chiedere, oltre che l’aggiornamento dei propri dati, la cancellazione del proprio nominativo dall’elenco in nostro possesso, mediante
comunicazione scritta a “IL CHIMICO ITALIANO” c/o Consiglio Nazionale dei Chimici - P.zza S. Bernardo, 106 - 00187 Roma.
EDITORIALE
Antonio Ribezzo
Ed ora tutti al lavoro,
ovvero il Centro Studi del C.N.Chimici
L
Consigliere Nazionale dei Chimici, e-mail: [email protected]
e continue richieste che pervengono dagli iscritti
su problematiche inerenti la professione e la evidente disinformazione vigente sulla nostra attività,
ha fatto maturare la convinzione di creare un Centro
Studi Nazionale.
Appare con tutta evidenza che quanto più ci si addentra nella soluzione dei quesiti posti e nel mantenimento delle posizioni professionali raggiunte, più tale
studio non può prescindere dalla ricerca di nuovi spazi
lavorativi.
In un mondo che cambia di giorno in giorno, ove la
tecnologia digitale ed il software diventa obsoleta appena dopo un trimestre, una categoria che affonda le radici in un grande passato e che tanto di se ha dato al
progresso dell’umanità, deve ulteriormente effettuare
uno sforzo per adeguarsi ai tempi.
Un Centro Studi dovrà necessariamente:
• Effettuare analisi e previsioni sull’andamento
dell’economia italiana e internazionale.
• Effettuare Studi sui principali settori dell’attività
di Chimico.
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L. n. 679/1957 Art.li 20/a e
seg.ti.
L. n. 679/1957 Art.li 35 e
seg.ti.
L. n. 679/1957 Art.li 40-41
Combinati disposti Art.li
2-16-18 e allegato A della
L. 679/57 e d art. 16. co.
1° e 3° R.D. n. 842/28.
L. n. 679/1957 art. 50 e
Cod. della Navig.ne art. 68
art. 6 R. D. n.147 del 9
gennaio 1927 e succ. modifiche.
L. n. 818 del 7 febbraio
1984 e D.M. 25 marzo
1985.
Analisi bromatologiche
(composizione degli alimenti, bevande, ecc.),
merceologiche, prodotti
farmaceutici e cosmetici.
Analisi chimico-tossicologiche di droghe, stupefacenti e sostanze tossiche,
analisi biochimiche su
sangue, urine, ecc. (chimica-clinica, Radiochimica-Immunochimica,
elettroforesi,microscopiche,ecc.), analisi chimicoambientali e di acqua,aria
e suolo, caratterizzazione
dei rifiuti, analisi chimiche
in ambienti di vita e lavoro, analisi fotometriche.
2
• Effettuare indagini ad hoc sui temi di attualità
(produzione industriale, mercato del lavoro).
• Fornire documentazione sugli elaborati a Chimici
ma soprattutto alla Pubblica Amministrazione ed
ai Privati.
Basta osservare che al tempo d’oggi la mancanza di
informazioni appropriate, ma anche di conoscenze specifiche, porta spesso alla formazione di convinzioni a
volte del tutto errate.
Ciò avviene in molti settori come quelli sui rischi ambientali, alimentari ma anche della propria salute.
Alcuni, utenti ed amministratori, sembrano non conoscere poi la specificità e peculiarità della professione
del Chimico.
Infatti quando egli si trova ad operare nell’antiquinamento viene individuato come “il tecnico”, diventa
“scienziato” quando espone i risultati delle ricerche effettuate, quando è al servizio del Giudice è “il Perito”,
diventa addirittura “il dottore” (medico) se effettua analisi chimico-cliniche.
Per la verità è anche colpa nostra nella misura in cui
non ci qualifichiamo come Chimici.
Pur ritenendo che basterebbe osservare quanto prescrivono le normative in vigore sull’esercizio della professione di chimico, una ripetizione non è mai vana.
Il Chimico Italiano
Il Chimico può prestare la sua opera tecnica & analitica dalla progettazione di impianti alle perizie, dalle
analisi chimiche di ogni specie all’emissione di pareri sui
risultati, dal controllo della qualità alla chimica forense.
Oltre a quanto riportato nel regolamento della nostra
professione, la legge vigente, relativa ai compensi della
nostra attività, specifica a riguardo che il chimico può
effettuare lo studio e la messa a punto di processi chimici ivi compreso la progettazione ed il collaudo, sotto
l’aspetto chimico e della sicurezza, di industrie chimiche,
impianti di depurazione, impianti pilota, ecc.1
Egli può altresì fornire consulenze ed effettuare perizie e pareri sulle produzioni industriali chimiche e merceologiche2, ma anche interventi volti al miglioramento
qualitativo delle merci3.
Ma ancora perizie ed indagini in Chimica legale, sotto
l’aspetto chimico, concernenti l’assunzione di prove tecniche e scientifiche in sede giudiziaria e stragiudiziaria
nei settori della ecologia, igiene, sicurezza nel lavoro,
della chimica criminalistica, indagini e caratterizzazione
di stupefacenti, causa di incendi, esplosioni, identificazione di micro tracce, frodi e sofisticazioni, falsi in documenti ed opere d’arte, ecc.4.
Rilascio del certificato di non pericolosità per le navi5,
ma anche assumere la responsabilità degli impianti nell’impiego dei gas tossici6.
Vi sono poi le attività legate al rilascio di certificati
di prevenzione antincendio7 e le analisi chimiche8 a qualunque scopo destinate su sostanze o materiale di origine organica ed inorganica con relative certificazioni,
pareri e/o giudizi.
Sicuramente un Centro Studi potrà contribuire al miglioramento delle conoscenze legate alle potenzialità
della nostra attività.
Si tratta, per così dire, di un’altra sfida alla quale i
Chimici risponderanno con competenza ed entusiasmo
e dopo aver effettuato una ricognizione dei mezzi attuali
e dello sviluppo degli stessi.
Ma occorre anche che vi sia una appropriata selezione sia delle persone che si dedicheranno a tale attività che dei percorsi da seguire, non senza il
coinvolgimento dei colleghi Universitari.
Alcuni di noi sono pronti a mettersi a disposizione dei
Colleghi e della Collettività; ora occorre partire ed il resto
verrà dopo.
n. 4 lug/ago 2009
DAL CNC
Piera Casale,
Francesca Intravaia,
Gabriella Mortera,
Clelia Scarano,
Raffaella Valenti*
RAPPORTO UE 2009
Parità fra uomini e donne
L
a Commissione europea, Direzione Generale dell’Occupazione, Affari sociali e Pari opportunità, con il rapporto sulla parità fra uomini e donne del 2009 ha fatto
il punto sull’attuazione dei principi e delle norme sulle pari
opportunità di genere ad un anno dal termine fissato dalla
strategia di Lisbona (2000) sulla crescita e l’occupazione,
con la quale era stata deliberata tra l’altro l’importanza di
promuovere tutti gli aspetti delle pari opportunità nell’occupazione, fissando in particolare l’obiettivo di aumentare
al 60% entro il 2010 il tasso di occupazione femminile. Il
rapporto, concluso a febbraio 2009, è stato redatto in un
periodo caratterizzato da un rallentamento dell’economia
generale, con ripercussioni negative sulla crescita economica ed il lavoro nella UE.
Dal rapporto emerge la conferma che le donne sono più
esposte degli uomini agli effetti della crisi economica perché più spesso occupano lavori precari ed a tempo parziale.
Nonostante la copiosa legislazione in materia ed il fatto
che le donne detengano il 60% dei titoli di studio universitari, nella UE esistono ancora degli ostacoli che impediscono alle donne di realizzare pienamente il loro potenziale
ed accedere agli impieghi per i quali sono qualificate. La
difficoltà di conciliare il lavoro e la vita familiare è uno degli
ostacoli principali all’impiego ed alla progressione di carriera per le donne. Degli stereotipi ancora persistenti limitano le donne e gli uomini nella scelta dei loro studi e della
loro carriera; ciò comporta una segregazione del mercato
del lavoro secondo il sesso.
Il tasso di impiego delle donne come media europea è
passato dal 51,1% nel 1997 al 58,3% nel 2007 e si avvicina
al limite del 60% fissato dalla strategia di Lisbona; esistono
tuttavia forti scarti fra i vari paesi, l’Italia ad esempio con
valori inferiori al 50% si attesta al penultimo posto fra i
paesi europei, prima di Malta. Lo scarto medio fra il tasso
di impiego degli uomini e delle donne si è ridotto ma, analizzando nel dettaglio, per la condizione delle donne con
figli e con figli al di sotto dei 12 anni, tale scarto aumenta
sensibilmente. Ciò è indubbiamente conseguenza della ineguale ripartizione delle responsabilità, della insufficienza
delle infrastrutture di supporto all’infanzia quali asili nido
ecc. e di politiche ed azioni positive che consentano di conciliare vita privata e vita professionale.
L’alto livello di scolarizzazione delle donne non si traduce direttamente nei ruoli che esse occupano nel mercato
del lavoro. Le donne lavorano principalmente nei settori e
nelle professioni cosiddette “femminili“ ed a più bassa remunerazione (pubblica amministrazione, salute, istruzione)
in percentuali doppie, più del 40%, rispetto agli uomini e
restano nelle categorie di lavoro subalterno con un accesso
limitato ai ruoli decisionali. Una conseguenza della segregazione dei sessi nel mercato del lavoro si rileva nello
scarto di remunerazione persistente del 17,4% (media eu-
n. 4 lug/ago 2009
ropea) dovuto solo in parte al fatto che le donne occupano
dei ruoli meno valorizzati. Più suscettibili degli uomini al
lavoro a tempo parziale, fanno ricorso al part-time nel
31,2% dei casi contro il 7,7% degli uomini, ad interrompere
la carriera per motivi familiari, le donne sono esposte alle
relative conseguenze di tali scelte in termini di remunerazione, evoluzione di carriera e di diritti alla pensione. Le
donne sono quindi più esposte al rischio povertà; è soprattutto il caso delle donne sole il cui tasso di rischio alla povertà è del 32% o delle donne con più di 65 anni di età il
cui livello di rischio povertà (21%) è superiore di cinque
punti a quello degli uomini. Le donne sono altresì più vulnerabili in un periodo di aumento della disoccupazione poiché esse hanno più spesso degli uomini contratti a tempo
determinato, 15% contro il 13,9% degli uomini. Benché
esse siano altamente qualificate e sempre più numerose
nel mondo del lavoro, sono ancora minoritarie nei ruoli di
responsabilità sia a livello di imprese che di organismi politici soprattutto ai livelli più alti. Nel corso dell’ultimo anno
(2008) il numero delle donne con ruoli di alta dirigenza è
rimasto invariato (30% come media); valore che risulta
molto più basso in alcuni paesi europei come quelli mediterranei e dell’Est. Nel mondo politico ad esempio la gran
parte dei paesi europei hanno registrato un aumento in tal
senso negli ultimi dieci anni ma i progressi sono lenti e le
cifre deboli. La percentuale media delle donne nei parlamenti europei è passata dal 16% nel 1997 al 24% nel 2008,
ma varia dal 9% al 46% secondo i paesi. Soltanto in 11
stati, fra cui non è ricompressa l’Italia, tale percentuale è
superiore al 30%. Pertanto la scarsa rappresentatività ed i
ruoli ricoperti pregiudicano per le donne l’esercizio di una
reale influenza nella politica e conseguentemente nelle decisioni che le riguardano. Al riguardo basti considerare che
in media solo un ministro su quattro nei paesi europei è
donna, ma la percentuale fra gli stati membri varia da 0%
a 60%.
In conclusione il rapporto sottolinea l’esigenza da parte
degli stati membri di rafforzare i risultati finora raggiunti
grazie alla corretta applicazione dei regolamenti europei
sulla parità di trattamento nel lavoro, nell’accesso a beni e
servizi, sullo sviluppo di strutture di accoglienza per l’infanzia e degli altri servizi necessari sia agli uomini che alle
donne per conciliare vita privata e lavorativa.
Si auspica altresì il coinvolgimento attivo dei partner sociali e della società civile per raggiungere gli accordi su altre
possibili forme di congedo per motivi familiari e per l’attuazione delle nuove proposte sulla protezione della maternità nonché in favore delle lavoratrici indipendenti e dei
coniugi che collaborano nelle imprese familiari.
Tali argomenti sono stati discussi a Bruxelles nella conferenza “La parità tra donne e uomini in un periodo di cambiamenti” promossa il 15 e 16 giugno 2009 dalla
Il Chimico Italiano
* Commissione per le pari
opportunità presso il CNC
(CPO-CNC).
3
DAL CNC
Commissione Europea. Nel corso della conferenza si è cercato di fare il punto sui gender gap esistenti nel vecchio
continente, di individuare gli ambiti in cui aumentare gli
sforzi e, nel contempo, focalizzare gli obiettivi futuri per le
politiche di parità nei paesi membri anche in relazione agli
ambiti di intervento che erano stati previsti per il periodo
2006-2010.
Nello specifico la Commissione Europea aveva individuato 6 ambiti di intervento: piena indipendenza economica per donne e uomini, equilibrio tra attività
professionale e vita familiare, partecipazione delle donne
e degli uomini al processo decisionale, eliminazione della
violenza di genere e della tratta di esseri umani, eliminazione degli stereotipi di genere dalla società e promozione
delle politiche di parità tra donne e uomini all’esterno dell’U.E.
Obiettivo condiviso dai rappresentanti dei paesi membri
e dal Commissario Europeo Vladimir Spidla è che, in un periodo di congiuntura economico, politica ed occupazionale
negativa, tali azioni positive non vengano compromesse;
occorre quindi evitare che ciò possa tradursi in un passo indietro nella parità tra donne e uomini. La crisi deve altresì
costituire anche un’opportunità di cambiamento al fine di
riconoscere il contributo che la parità di genere può dare
ad una migliore crescita economica ed alla coesione sociale.
Negli ultimi anni la Commissione Europea ha sottolineato l’importanza di conciliare la vita privata e quella professionale quale uno degli aspetti discriminanti per il
gender gap. Al momento si stanno elaborando due direttive: quella sulle lavoratrici in gravidanza e sul congedo parentale e quella inerente parità di trattamento per le donne
libere professioniste.
Condividiamo infine la necessità di una rappresentanza
equilibrata fra uomini e donne sia nei ruoli decisionali che
nella vita politica per una efficace azione sul gender gap.
Per maggiori informazioni è possibile consultare i seguenti siti:
http://europa.eu/pol/socio/index_it.htm
http://ec.europa.eu/social/main.jsp?catId=682&langId=it
http://ec.europa.eu/social/main.jsp?catId=738&langId=f
r&pubId=86&furtherPubs=yes
http://ec.europa.eu/social/main.jsp?langId=en&catId=681
Al prof. Sergio Facchetti, Consigliere
del Consiglio Nazionale dei Chimici,
la medaglia “Arnaldo Liberti”
D
al 5 al 10 luglio 2009 nella splendida cornice del
centro Congressi Hilton Sorrento Palace di Sorrento
si sono svolte le celebrazioni per il centenario dalla
fondazione ed il XXIII° Congresso Nazionale della Società
Chimica Italiana dal titolo “L’energia Chimica muove la
vita”.
Nell’ambito del Congresso Scientifico al Prof. Sergio Facchetti, Consigliere del Consiglio Nazionale dei Chimici e docente di tossicologia nel corso di laurea di “Tossicologia
4
Il Chimico Italiano
dell’ambiente” presso l’Università degli studi di Milano, è
stato conferito il premio “Arnaldo Liberti”, come solenne
riconoscimento ad uno studioso che si è distinto a livello
internazionale per l’attività di ricerca svolta nel settore della
Chimica Ambientale.
La medaglia è stata assegnata d’intesa fra la Divisione
di Chimica Analitica, la Divisione di Chimica Ambientale ed
il Gruppo Interdivisionale di Scienza delle Separazioni della
Società Chimica Italiana.
n. 4 lug/ago 2009
DAL CNC
ICA
CASELL A DI POSTA ELETTRON
GR ATUITA
SUL DOMINIO “CHIMICI.IT”
Tutti gli iscritti agli Ordini dei Chimici, in regola con i pagamenti
dei contributi e delle tasse di iscrizione, possono richiedere
al Consiglio Nazionale dei Chimici l'attivazione
di una casella di posta personalizzata
(es: “[email protected]”) utilizzando
il modulo di adesione reperibile sul sito www.chimici.it
alla sezione “Servizi agli iscritti - Posta elettronica”
n. 4 lug/ago 2009
Il Chimico Italiano
5
DAL CNC
XIV Congresso Nazionale dei Chimici
“Sicurezza alimentare,
qualità della vita e sostenibilità.
Il ruolo della Chimica e del Chimico”
Milano, 17-18 settembre 2009
È
questo il tema del XIV Congresso Nazionale dei Chimici che sarà ospitato nella sala Meili del Centro
Svizzero di Milano giovedì 17 e venerdì 18 settembre
2009, organizzato dall'Ordine Interprovinciale dei chimici
della Lombardia.
Il Congresso, che con questo progetto vede allargati i
propri orizzonti, si inserisce nello scenario di una città che
sta sviluppando il progetto Expo 2015, il cui tema “Nutrire
il Pianeta, Energia per la Vita” soddisfa l'esigenza di assicurare un'alimentazione globalmente sufficiente e sicura,
mettendo al centro i desideri, le aspirazioni, le relazioni e il
lavoro della persona come unico vero motore di uno sviluppo sostenibile.
Condividendo questo proponimento, l'Ordine Interprovinciale dei Chimici della Lombardia prosegue il cammino
intrapreso da tempo per la promozione della figura del chimico, della sua etica e della sua responsabilità sociale.
La sfida raccolta da questo Congresso è la sfida di Expo
e rappresenta il punto di partenza per ulteriori iniziative
dell'Ordine. L'obbiettivo sarà esaminare sotto molteplici
aspetti il sempre più attuale tema del contributo dalla chimica e dal chimico a garanzia di una produzione alimentare
dalle caratteristiche qualitative e di sicurezza elevate, così
da poter garantire il livello di nutrizione adeguato a sempre
più estese fasce della popolazione mondiale.
6
Il Chimico Italiano
Scopo del Congresso è l'analisi di ogni singola fase del
processo che le sostanze alimentari seguono, dall'origine
(animale o vegetale) all'utilizzatore finale, evidenziando in
ogni fase il ruolo della chimica e il suo contributo nella riduzione dei rischi, nell'incremento dei benefici e nella valutazione di possibili alternative, andando in questo modo
a delineare la figura del chimico e l'importanza del suo
ruolo.
Lo sviluppo dei lavori seguirà quindi la consueta suddivisione in due giornate. Nella prima giornata il tema verrà
esaminato con un approccio interdisciplinare, considerando
ambiti non strettamente legati alla professione del chimico
ma che con essa interagiscono, mentre la seconda giornata
riporterà l'attenzione al contesto specifico della professione
del chimico in quanto tecnico competente che, grazie alla
sua professionalità, è in grado di fare la differenza nell'applicazione della chimica.
Per informazioni:
Ordine Interprovinciale dei Chimici della Lombardia
Tel 02.72095174 • [email protected]
Segreteria Organizzativa Koinè eventi
Tel 030.2002844 • [email protected]
Ufficio Stampa Innovazione-strategia e creatività
Tel 030.2944104 • [email protected]
n. 4 lug/ago 2009
DAL CNC
SICUREZZA ALIMENTARE, QUALITÀ DELLA VITA E SOSTENIBILITÀ
IL RUOLO DELLA CHIMICA E DEL CHIMICO
Milano, 17-18 settembre 2009
Centro Svizzero di Milano - Via Palestro 2, Sala Meili
17 SETTEMBRE 2009
SICUREZZA ALIMENTARE, QUALITÀ DELLA VITA E SOSTENIBILITÀ: IL RUOLO DELLA CHIMICA
9,30 – 10.00
10,00 – 10,10
Sezione 1
10,10 – 10,30
10,30 – 10,50
10,50 – 11,10
11,10
Sezione 2
11,30 -11,50
11,50 – 12,10
12,10 – 12,30
12,30 – 12,50
13,00
Sezione 3
14,00 – 14,10
14,10 – 14,20
14,20 – 16,20
Modera:
n. 4 lug/ago 2009
Saluti istituzionali
Sindaco della città di Milano, Presidente della Provincia di Milano
Presidente della Regione Lombardia, Presidente di Federchimica
Presidente Consiglio Nazionale dei Chimici
Introduce
Dott. Emiliano Miriani, Presidente Ordine Interprovinciale dei Chimici della Lombardia
Disponibilità alimentare in rapporto alle esigenze
Ersilia Di Tullio, Nomisma
Il rapporto agricoltura e ambiente: il ruolo della chimica tra passato e futuro
Antonio Finizio, Università degli Studi di Milano Bicocca
Alimenti e territorio
Francesca Ossola, ERSAF
Pausa caffè
Agricoltura e alimenti
Tommaso Maggiore, Università di Milano, Facoltà di Agraria
Alimenti e salute
Silvio Borrello, Ministero della Salute
Agricoltura tra produzione alimentare ed energetica
Franco Cotana, Università degli Studi di Perugia - Centro ricerca Biomasse
Filiera alimentare e controlli
Paolo Belgi, Capitano NAS
Pausa pranzo
Introduce:
Alessandro Colucci, vicepres. IV Commiss. Att. Produttive, Regione Lombardia
Proiezione video “Chimica oltre il luogo comune” di Federchimica
Tavola rotonda “Sicurezza alimentare”
Jacopo Giliberto, Il Sole 24 Ore
Il Chimico Italiano
7
DAL CNC
Relatori:
16,20 – 16,45
17,00 – 19,00
20,00
Rappresentante Comitato scientifico Expo (invitato)
Martino Verga, Federchimica
Presidente Coldiretti (invitato)
Rappresentante Lega Consumatori
Armando Zingales, Presidente Consiglio Nazionale dei Chimici
Rappresentante Autorità europea per la sicurezza alimentare (invitato)
Dibattito e conclusioni
Visita culturale bene artistico
Cena di gala
18 SETTEMBRE 2009
SICUREZZA ALIMENTARE, QUALITÀ DELLA VITA E SOSTENIBILITÀ: IL RUOLO DEL CHIMICO
10,00 – 10,20
Coordina:
Sezione 1
10,20 – 11,20
11,20
Sezione 2
11,40 – 12,40
12,40 – 13,00
14,00 – 16,00
16,00
16,30
Relazione introduttiva
Armando Zingales, Presidente Consiglio Nazionale dei Chimici
Pietro Codazza, Ordine Interprovinciale dei Chimici della Lombardia
“E” come additivo: coloranti alimentari, sicurezza o rischio per la salute?
Roberto Bramani-Araldi, consulente tecnico-scientifico per l’industria del beverage (chimico)
Problematiche dell’industria di trasformazione
Rappresentate Stazione Sperimentale Alimentare di Parma
Problematiche dei materiali
Giorgio Merlante, Global Head EH&S Service – CIBA
Pausa caffè
I controlli sugli alimenti
Marino Melissano, vice presidente Altroconsumo
Qualità del suolo e qualità alimentare
Luigi Campanella, Dipartimento di Chimica, Università “La Sapienza”, Roma
Sicurezza delle acque destinate al consumo umano
Massimo Ottaviani, Istituto Superiore di Sanità
Dibattito
Pausa pranzo
Presentazione lavori dei chimici e/o servizi offerti ai chimici
Conclusioni
Emiliano Miriani, Presidente Ordine Interprovinciale Chimici Lombardia
Incontro Commissione Pari Opportunità (CPO) del Consiglio Nazionale con referenti per
le pari opportunità degli Ordini territoriali
19 SETTEMBRE 2009
SEDUTA ITINERANTE DEL CONSIGLIO NAZIONALE DEI CHIMICI
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Il Chimico Italiano
n. 4 lug/ago 2009
EM
R
3° SALONE SULLE BONIFICHE
DEI SITI CONTAMINATI
CH
TE
e x p o
2 0 0 9
R E M T E C H
R E M E D AT I O N T E C H N O L O G I E S
Remediation Technologies Exhibition-3tr Edition
23-24-25 Settembre 2009 • Quartiere Fieristico di Ferrara
CARATTERIZZAZIONE, BONIFICA E RIQUALIFICAZIONE DEL TERRITORIO
Internazionalizzazione, coinvolgimento degli enti pubblici e del mondo dell'industria.
Sviluppo di tematiche trasversali e nuovi settori d'interesse.
Area espositiva ampia e rinnovata; nuovo spazio dedicato ai pannelli espositivi di società pubbliche e private; incontri tecnici organizzati dalle aziende espositrici; delegazioni straniere e riunioni bilaterali con gli espositori.
Sessione congressuale nazionale coordinata dal Comitato Scientifico e dal Comitato di Indirizzo; sessione congressuale internazionale coordinata dal Comitato Scientifico Internazionale.
Eventi speciali organizzati dalle associazioni.
Premi di laurea riservati alle migliori tesi sulle tematiche delle bonifiche dei siti.
CARATTERIZZAZIONE, INDAGINI, STRUMENTI DI ANALISI, CONTROLLO E MONITORAGGIO
Indagini geognostiche, Indagini geofisiche, Indagini idrogeologiche, Indagini idrogeochimiche, Tecniche di telerilevamento, Prove geotecniche, Video ispezioni, Caratterizzazione sedimenti contaminati, Sonde multiparametriche, Sistemi di monitoraggio multilivello, Analisi chimiche di laboratorio, Sistemi di pompaggio.
TECNOLOGIE DI BONIFICA
Impianti di soil venting, bioventing, airsparging e bioslurping, Impianti di vagliatura e soil washing, Impianti mobili di
trattamento, Catalizzatori e biofiltri, Utilizzo di batteri ed enzimi per bioremediation, Impianti per soil flushing, Tecniche
di bonifica, Verifica e tenuta e vetrificazione di cisterne, Sistemi di contenimento, Rimozione ed incapsulamento
amianto, Demolizioni civili ed industriali, Impianti di inertizzazione, Trattamenti di enhanced bioremediation, Impianti
di trattamento acque di falda, Soluzioni avanzate per barriere permeabili reattive, Opere di contenimento e diaframmi
plastici, Trattamenti elettrochimici ed elettrocinetici, Tecnologie innovative per la contaminazione da metalli pesanti,
Tecnologie e nuovi approcci per la bonifica post-incendio, Trattamenti di ossidazione chimica in sito.
BROWNFIELDS & REAL ESTATES
Impianti di pretrattamento e separazione, Impianti per il compostaggio, Sistemi per la captazione ed il recupero energetico del biogas, Geomembrane, geocompositi bentonitici ed altri sistemi di confinamento, Geosintetici per sistemi
di drenaggio e di controllo dell’erosione, Geogriglie per interventi di rinforzo e stabilizzazione, Geotessili con funzione
di separazione e di filtrazione, Trattamenti di insufflazione aerobica, Impianti di digestione aerobica ed anaerobica,
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DAL CNC
Armando Zingales*
I Chimici
ed il contenimento energetico degli edifici
“G
* Presidente del Consiglio
Nazionale dei Chimici,
e-mail: [email protected]
1
2
3
4
5
6
7
8
Delib. Ass. Legisl. 4 marzo
2008, n. 156.
Proposta della Giunta regionale in data 16 novembre 2007, n. 1730,
Pubblicata nel B.U. EmiliaRomagna 25 marzo 2008,
n. 47.
Delib.G.R. 28 ottobre
2008, n. 1754.
L.R. 23-2-2007 n. 5, pubblicata nel B.U. Friuli-Venezia Giulia 28 febbraio
2007, n. 9, in parte modificata dalla L.R. 21 ottobre
2008, n. 12.
L.R. 27-5-2008 n. 6
L.R. 29 maggio 2007, n.
22, Pubblicata nel B.U. Liguria 6 giugno 2007, n.
11, parte prima.
Pubblicato nel B.U. Liguria
del 4 febbraio 2009 n. 2)
L.R. 28 maggio 2007, n.
13, pubblicata nel B.U.
Piemonte 31 maggio
2007, n. 22.
10
li edifici pubblici e privati, qualunque ne sia
la destinazione d'uso, e gli impianti non di
processo ad essi associati devono essere progettati e messi in opera in modo tale da contenere al massimo, in relazione al progresso della tecnica, i consumi di
energia termica ed elettrica”.
Recita così il comma 3 dell’articolo 123 del DPR 380/01
recante Norme per il contenimento del consumo di energia
negli edifici.
In relazione a quanto disposto all’art. 117, comma 5,
della Costituzione, l’energia è materia concorrente (lo Stato
emana i principi e le Regioni attuano).
Ciò comporta il rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dei principi fondamentali desumibili
dal D.Lgs. 192/05 e s.m.i. e dalla stessa direttiva 2002/91/CE
(immediatamente recepibile).
Le norme contenute nel D.Lgs. 192/05 e dei decreti ministeriali applicativi nelle materie di legislazione concorrente si applicano per le regioni e province autonome che
non abbiano ancora provveduto al recepimento della direttiva 2002/91/CE.
La certificazione energetica trova origine sia da problematiche ambientali che economiche e strategiche.
È infatti noto quanto la dipendenza dell’Italia da fonti
energetiche importate, comportino alla fine un sempre più
alto impegno economico per tutti i cittadini.
Ciò implica anche un aumentato inquinamento atmosferico che contrasta con gli obiettivi sottoscritti con l’impegno di Kyoto.
Da un certo punto di vista il comparto più “energivoro”
è il settore edilizio.
Da qui la necessità di intervenire sia per la messa in regola degli edifici esistenti, ma soprattutto per quelli di
nuova realizzazione.
A tale scopo ogni Regione italiana sarà chiamata al contenimento energetico in edilizia applicando tutte le soluzioni tecniche-costruttive e di risparmio onde evitare lo
spreco di calore nei mesi invernali e di frigorie in quelli
estivi.
Quali le misure da adottare?
Per partire si dovrebbe preliminarmente dare corso ad
una ricognizione che tenda a valutare, ad esempio, il
“calore” nei condomini, nei motocicli non inquinanti, ecc.
e procedere ad una “diagnosi” e certificazione energetica
degli edifici pubblici.
In altre parole un Piano Operativo Regionale.
Per quanto ci riguarda, occorrono certificatori muniti di
professionalità, indipendenza, deontologia e responsabilità,
in altre parole di professionisti iscritti agli albi.
Il Chimico Italiano
Allo stato attuale le Regioni che si sono dotate di una
normativa sulla certificazione energetica degli edifici. Sono:
• Regione Emilia Romagna1, che ha approvazione un atto
di indirizzo e coordinamento sui requisiti di rendimento
energetico e sulle procedure di certificazione energetica
degli edifici2. Inoltre, con altra deliberazione3 sono state
approvate disposizioni per la formazione del Certificatore energetico in edilizia, in attuazione della delibera
n. 156.
• Provincia di Bolzano - ha introdotto lo standard CasaClima - obbligatorio da gennaio 2005 - che assegna agli
edifici una classe in base al consumo di energia. Leggi
tutto.
• Regione Friuli-Venezia Giulia, ha attuato la riforma dell'urbanistica e disciplina dell'attività edilizia e del paesaggio4.
• Regione Marche – sono state definite le Linee Guida per
la valutazione energetico-ambientale degli edifici residenziali, e i criteri per la definizione degli incentivi e per
la formazione professionale.
• Regione Toscana cha ha emanate nel 2006 le Linee
Guida per la valutazione della qualità energetica ed ambientale degli edifici. Nel 2008 è stato redatto un regolamento per l’edilizia sostenibile che punta a ridurre
della metà i consumi medi degli edifici.
• Regione Lazio che ha dettato, Disposizioni regionali in
materia di architettura sostenibile e di bioedilizia5. Pubblicata nel B.U. Lazio 7 giugno 2008, n. 21, che prevede
all’art. 9 una Certificazione di sostenibilità degli interventi di bioedilizia, che ricomprende anche i dati dell’AQE.
• Regione Liguria che ha emanato Norme in materia di
energia6. In vigore dal 21 giugno 2007, parzialmente
modificata da l. reg. 6 giungo 2008, n. 14, cui si aggiunge anche il Reg. 8 novembre 2007, n. 6 (Pubblicato
nel B.U. Liguria 28 novembre 2007, n. 19, parte prima),
Regolamento di attuazione dell'articolo 29 della legge
regionale 29 maggio 2007, n. 22 (Norme in materia di
energia), in vigore dal 13 dicembre 2007.
Sulla L.R. 22/2007 è intervenuta la L.R. 24 novembre
2008, n. 42.
Il regolamento 6/2007 è stato sostituito dal Regolamento Regionale 22 gennaio 2009 n. 17, di attuazione
dell’articolo 29 della legge regionale 29 maggio 2007
n. 22.
• Regione Piemonte ha emanato Disposizioni in materia
di rendimento energetico nell'edilizia8.
n. 4 lug/ago 2009
DAL CNC
• Regione Puglia ha emanato le Norme per l'abitare sostenibile9, che all’art. 9 prevede una Certificazione di sostenibilità degli edifici.
Inoltre, va tenuto in considerazione anche Reg. 27 settembre 2007, n. 24 (Pubblicato nel B.U. Puglia 28 settembre 2007, n. 138), Regolamento per l'attuazione del
decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, modificato
dal decreto legislativo 29 dicembre 2006, n. 311, in materia di esercizio, controllo e manutenzione, ispezione
degli impianti termici e di climatizzazione del territorio
regionale.
• Regione Valle d’Aosta ha emanato: Disposizioni in materia di rendimento energetico nell'edilizia10.
• Regione Basilicata – La legge Finanziaria regionale per
il 2008 prevede che saranno definiti il metodo di calcolo
delle prestazioni energetiche integrate degli edifici, i requisiti minimi in materia di prestazione energetica degli
edifici, i requisiti professionali e i criteri di accreditamento dei certificatori.
• Regione Umbria – La certificazione ambientale è obbligatoria per gli interventi pubblici e è previsto un procedimento di valutazione a schede per quantificare le
prestazioni dell’edificio rispetto a diversi parametri, tra
cui la qualità dell’ambiente interno e esterno ed il risparmio delle risorse naturali (leggi tutto). Il recente Disciplinare tecnico prevede che sia l’ARPA a rilasciare il
certificato di sostenibilità.
• Regione Friuli Venezia Giulia - È di recente approvazione
il Protocollo regionale VEA, un sistema di valutazione
per la certificazione degli edifici che prevede la compilazione di 22 schede tematiche.
• Provincia di Trento – La certificazione energetica è stata
introdotta dalla legge urbanistica ed è obbligatoria per
le nuove costruzioni e per interventi di recupero.
• Regione Campania – Ha emanato indirizzi in materia
energetico-ambientale per la redazione dei regolamenti
urbanistici edilizi comunali, in attuazione della L.R.
16/2004, finalizzati anche alla riduzione dei consumi
energetici.
• Regione Lombardia ha promulgato una delibera11 in
tema di efficienza energetica nell’edilizia, approvata
dalla Giunta Regionale Lombarda nell'ultima seduta
prima della pausa natalizia: in tale delibera vengono aggiornate le “Disposizioni inerenti all'efficienza energetica in edilizia” approvate con la D.G.R. n. 5018/2007,
modificata ed integrata dalla D.G.R. n. 5773/2007.
La Regione Lombardia, ad esempio, all’art. 13 comma 2
della Deliberazione della Giunta Regionale 26 giugno 2007,
n.8/5018, espressamente prevede che possono essere accreditati come Soggetti certificatori esclusivamente le persone fisiche che risultano in possesso di:
a) uno dei seguenti titoli di studio
- diploma di laurea specialistica in ingegneria o architettura, nonché abilitazione all’esercizio della
professione ed iscrizione al relativo Ordine professionale
- diploma di laurea in ingegneria o architettura;
nonché abilitazione all’esercizio della professione
ed iscrizione al relativo Ordine professionale
- diploma di laurea specialistica in Scienze Ambientali; ed iscrizione alla relativa Associazione professionale
- diploma di laurea specialistica in Chimica ed iscrizione al relativo Ordine professionale
- diploma di geometra o perito industriale; nonché
abilitazione all’esercizio della professione ed iscrizione al relativo Collegio professionale
- diploma di laurea specialistica in Scienze e Tecnologie Agrarie e Scienze e Tecnologie Forestali e
Ambientali, nonché abilitazione all’esercizio della
professione ed iscrizione al relativo Ordine professionale
b) Tutti i professionisti devono risultare in possesso di
comprovata esperienza a seguito di apposito corso
e relativo esame finale.
I Chimici hanno, tra l’altro, competenze specifiche in materia di movimentazione dei fluidi e trasferimento di energia.
I professionisti regolarmente iscritti all’Albo sono pertanto legittimati a rilasciare l’attestato di certificazione
energetica delle raccomandazioni per il miglioramento della
prestazione energetica degli edifici.
9
L.R. 10-6-2008 n. 13, Pubblicata nel B.U. Puglia 13
giugno 2008, n. 93.
10
Legge regionale 18 aprile
2008, n. 21, B.U. 8 luglio
2008, n. 28.
11
Delibera Giunta regionale
del 22 dicembre 2008 n.
8745.
n. 4 lug/ago 2009
Il Chimico Italiano
11
DAGLI ISCRITTI
Pietro Carnevali1
Rifiuti radioattivi e RSU
A
1
[email protected]
accade sempre più spesso che nei cassonetti adibiti
alla raccolta dei rifiuti solidi urbani vengano ritrovati rifiuti radioattivi, generalmente sottoposti costituiti da materiali appartenenti a pazienti che sono stati
sottoposti a radioterapia (fazzoletti, assorbenti, ecc.), oppure materiali radioattivi sanitari che per errore vengono
depositati nei rifiuti solidi urbani.
Questa problematica è stata messa in evidenza negli ultimi anni con l’entrata in vigore della normativa sugli impianti I.P.P.C. Anche se le sostanze radioattive non sono
specificamente disciplinate dalla direttiva 96/61/CE, l’inclusione di sorgenti radioattive nei rifiuti possono portare a
problemi operativi, di sicurezza e a lunghi e costosi arresti
per la decontaminazione.
Il D.Lgs. 59/2005 ha introdotto le linee guida sulle migliori tecnologie, in particolare quella relativa agli inceneritori; sia il BREF europeo (Waste Incineration reperibile sul
sito dell’European IPPC Bureau http://eippcb.jrc.es/reference/) che quella italiana riportata nel DM 29/01/2007
(Emanazione di linee guida per l’individuazione e l’utilizzazione delle migliori tecniche disponibili in materia di gestione dei rifiuti) individuano tra le varie tecnologie da
adottare quella del controllo all’ingresso dell’impianto di
eventuale materiale radioattivo.
Nella linea guida italiana si trova che: “Per una corretta
applicazione delle tecnologie a disposizione, si rivela fondamentale la conoscenza del materiale da incenerire: .... L’individuazione di eventuali elementi radioattivi nel rifiuto
conferito è altrettanto importante e viene solitamente effettuata tramite l’installazione di opportuni sistemi di monitoraggio all’ingresso in impianto .... Deve essere previsto
un rivelatore di radioattività in ingresso all’impianto che
permetta di individuare materiali radioattivi eventualmente
presenti tra i rifiuti”.
Sorge quindi la necessità di prevenire la contaminazione
dell’impianto e il successivo rilascio di sostanze radioattive
nell’ambiente.
La Regione Toscana, ad esempio, con la pubblicazione
della Deliberazione del 14 aprile 2008, n. 272 “Approvazione criteri direttivi sugli impianti di incenerimento” che
recepisce il BREF europeo, ha imposto che: per gli impianti
IPPC debba essere previsto un rilevatore di radioattività in
ingresso all’impianto che permetta di individuare materiali
radioattivi eventualmente presenti tra i rifiuti; per gli altri
impianti, stante la rilevanza del rischio, si ritiene che l’esecuzione di rilievi sulla radioattività dei rifiuti in ingresso sia
condizione minima per la soddisfazione di quanto al comma
1 dell’art. 7 D.Lgs. 133/05. Tale condizione deve essere applicata per tutte le tipologie di rifiuto in ingresso. I rilevatori
da utilizzare per tutte le tipologie di impianti sopra indicati
dovranno avere grande superficie (almeno 1 x 0,5 m) e consentire il controllo al passaggio del mezzo conferente il rifiuto da ambedue i lati contemporaneamente, e devono
infine riuscire a discriminare sorgenti con livelli di radioattività comparabili al fondo ambientale. Deve essere individuata un’idonea area di stoccaggio del rifiuto non accettato
in attesa della restituzione al conferitore o di altra modalità
di smaltimento (non necessariamente presso l’impianto di
incenerimento). Le modalità gestionali e le necessità impiantistiche dovranno essere definite dall’esperto qualificato per
la radioprotezione individuato dal gestore dell’impianto in
relazione alla tipologia di rifiuti conferiti, alle modalità di
consegna e di caricamento ed inviate agli enti di controllo,
che potranno comunicare eventuali osservazioni. Lo stesso
esperto qualificato definirà, attraverso procedure gestionali,
i livelli di sensibilità della strumentazione impiegata. Dai
controlli indicati possono essere esonerati gli impianti che
trattino esclusivamente rifiuti di propria produzione e nel
cui ciclo lavorativo non siano presenti materiali neppure potenzialmente contaminati.
La strumentazione di rilevamento deve essere mantenuta in buono stato di funzionamento. I malfunzionamenti
devono essere registrati e comunicati all’autorità di controllo. In tal caso la verifica del conferimento rifiuti deve essere effettuata da personale individuato dall’esperto
qualificato”.
Oltre all’istallazione del portale è fondamentale definire
la soglia oltre la quale si passa dalla gestione ai sensi del
D.Lgs.152/2006 e D.Lgs.133/2005 alla gestione relativa ai
rifiuti radioattivi.
I rifiuti radioattivi sono esclusi dall’ambito di applicazione del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia
ambientale” così come riportato all’articolo 185 e anche
dalla normativa sugli inceneritori (D.Lgs. 11-5-2005 n. 133
Attuazione della direttiva 2000/76/CE, in materia di incenerimento dei rifiuti).
Ma quando un rifiuto viene classificato come rifiuto radioattivo?
La definizione la si ritrova nel D.Lgs. 17 marzo 1995, n.
230 “Protezione dalle radiazioni ionizzanti. Attuazione delle
direttive 89/618/Euratom, 90/641/Euratom, 92/3/Euratom
e 96/29/Euratom in materia di radiazioni ionizzanti”, in particolare all’art. 154 comma 2: “Le norme del presente decreto non si applicano allo smaltimento di rifiuti radioattivi
nell’ambiente, né al loro conferimento a terzi ai fini dello
smaltimento, né comunque all’allontanamento di materiali
destinati al riciclo o alla riutilizzazione, quando detti rifiuti
o materiali contengano solo radionuclidi con tempo di di-
In relazione alle norme di pubblicazione di contributi di interesse scientifico-professionale, su “Il Chimico Italiano” il presente articolo è stato ricevuto
il 3 luglio 2009 ed è stato accettato per la pubblicazione il 13 luglio 2009.
12
Il Chimico Italiano
n. 4 lug/ago 2009
DAGLI ISCRITTI
mezzamento fisico inferiore a settantacinque giorni e in
concentrazione non superiore ai valori determinati ai sensi
dell’articolo 1, sempre che lo smaltimento avvenga nel rispetto delle disposizioni del decreto legislativo 5 febbraio
1997, n. 22, e successive modificazioni”. L’art. 1 comma 2
bis rimanda, in attesa dell’emanazione di specifici decreti,
alle condizioni di applicazione fissate negli allegati I e I-bis.
Nell’allegato I del D.Lgs. 230/1995 ai paragrafi 0 ed 1 si
trovano le condizioni per cui una sostanza può essere
esclusa dall’applicazione del decreto sulla base della dose
assorbita, della quantità di radioattività emessa e della concentrazione (come Bq/g). Nei paragrafi 0 e 1 definisce che:
Una pratica è priva di rilevanza radiologica se sono soddisfatti entrambi i seguenti criteri:
• la dose efficace cui si prevede sia esposto un qualsiasi
individuo della popolazione a causa della pratica esente
è pari o inferiore a 10 µSv all’anno;
• la dose collettiva efficace impegnata nell’arco di un
anno di esecuzione della pratica non è superiore a circa
1 Sv persona, oppure una valutazione relativa all’ottimizzazione della protezione mostra che l’esenzione è
l’opzione ottimale.
Inoltre al fine di assicurare il rispetto dei criteri di cui
sopra, fatto salvo quanto diversamente disposto ai paragrafi 4.4, 5 e 6, la radioattività e la concentrazione non possono essere trascurate allorché si verifichino
congiuntamente, per i radionuclidi costituenti le materie ra-
dioattive che dette pratiche hanno per oggetto, le condizioni seguenti:
• la quantità totale di radioattività del radionuclide è
uguale o superiore ai valori riportati nella Tabella I-1;
• la concentrazione media del radionuclide, intesa come
rapporto tra la quantità di radioattività del radionuclide
e la massa della matrice in cui essa e contenuta, è
uguale o superiore a 1 Bq/g;
• i valori indicati nella Tabella I-1 si applicano al totale
delle materie radioattive che sia detenuto nell’installazione ove viene svolta la pratica. Riassumendo non sono
da considerare rifiuti radioattivi se:
• il tempo di dimezzamento è inferiore a 75 giorni;
• la radioattività del radionuclide è inferiore ai valori riportati nella Tabella I-1;
• la concentrazione media del radionuclide è inferiore a 1
Bq/g;
• la dose alla quale viene esposto il personale è tale da
rispettare i punti a) e b).
Se le condizioni di cui sopra non sono rispettate allora
la gestione del rifiuto deve essere effettuata secondo il
D.Lgs. 230/1995 ovvero lo smaltimento deve essere effettuato tramite ditte specializzate. Se la radiazione è maggiore dell’All. VII tabella VII-1 si potrebbe trattare di una
sorgente orfana per cui vanno attuate le procedure del
D.Lgs. 6 febbraio 2007 n° 52 e del Piano della protezione
civile approvato dalla Prefettura.
LIMITI DI RADIOATTIVITÀ E DI CONCENTRAZIONE PER ALCUNI ISOTOPI
LIMITE SORGENTE ORFANA
RADIONUCLIDE
LIMITE RIFIUTO RADIOATTIVO
TEMPO DI DECADIMENTO
Bq
Bq/g
Bq
Bq/g
I
8,04 d
106
102
5·104
1
Tcm
6,02 h
107
102
5·106
1
111
In
2,83 d
106
102
5·105
1
201
3,04 d
106
102
1·106
1
131
99
Tl
n. 4 lug/ago 2009
Il Chimico Italiano
13
DAGLI ISCRITTI
FIG. 2 (50X) – ATTACCO CORROSIVO LOCALIZZATO
SULLA SUPERFICIE ESTERNA DI UNA TUBAZIONE ZINCATA
RIFIUTO
ALLARME
RADIOATTIVITÁ
TEMPO
DI DECADIMENTO
DELL’ISOTOPO
>75d
SOGLIA INFERIORE
D.LGS. 230/1995
ALL. VII TAB. VII - 1
SORGENTE ORFANA?
D.LGS. 52/2007
D.LGS. 230/1995
NO
<75d
SI
GESTIONE AI SENSI
DEL D.LGS. 230/1995
SI
CONDIZIONE
D.LGS. 230/1995
ALL. I PAR. 0 E1
NO
ATTENDERE
DECADIMENTO
NATURALE
NO
SI
D.LGS. 230/1995 ART. 174
14
Il Chimico Italiano
RIFIUTO AI SENSI
DEL D.LGS. 152/2006
n. 4 lug/ago 2009
DAGLIRUBRICA
ISCRITTI
Funghi del genere Psathyrella
e possibile psicoattività
R
IASSUNTO: I dati analitici circa la presenza di alcaloidi psilocibinici, ad effetto psicoattivo, in funghi del
genere Psathyrella sono contraddittori, ma il loro
uso in contesti tradizionali e giovanili indicherebbe una
certa attività. Sarebbero specie “psilocibinico latenti”, cioè
che sintetizzano alcaloidi psilocibinici in modo incostante.
PAROLE CHIAVE: alcaloidi psilocibinici, funghi psicoattivi, Psathyrella spp., triptamine, triptofano e suoi metaboliti
EXTENDED ABSTRACT: The analytical data about the
presence of psilocybian alkaloids, with psychoactive effects,
in mushrooms of the genus Psathyrella are contradictory,
but their use in traditional and juvenile contexts would
point to a certain activity. They would be “psilocybian latent” species, that’s to say they synthesize psilocybian alkaloids in an inconstant manner.
KEY WORDS: psilocybian alkaloids, psychoactive mushrooms, Psathyrella spp., tryptamines, tryptophan and its
metabolites.
Tra le specie di funghi a presunta azione psicoattiva per
la presenza di alcaloidi psilocibinici (essenzialmente psilocibina, psilocina e beocistina), troviamo quelle appartenenti
al genere Psathyrella, nella famiglia delle Coprinaceae. Si
tratta di funghi normalmente poco vistosi, scarsamente studiati dal punto di vista biochimico e dell’uso in contesti tradizionali, ma che potrebbero mostrare interessanti risvolti
in questi ambiti. I dati analitici a disposizione sono contraddittori.
In Italia, inizialmente non furono identificate né psilocibina, né psilocina in campioni di Psathyrella candolleana
raccolti nella provincia di Torino (FIUSSELLO & CERUTISCURTI, 1972), mentre in campioni giapponesi e scandinavi
della stessa specie fu individuata psilocibina nei primi (0,08
- 0,15% sul peso secco) (KOIKE et alii, 1981) e psilocibina
e psilocina (rispettivamente 0,004% e 0,005% sul peso
secco) nei secondi (OHENOJA et alii, 1987). Successivamente, sempre in P. candolleana, fu evidenziato un composto con lo stesso tempo di ritenzione della psilocibina in
HPLC, ma non fu possibile confermarne l’identità, mentre
altre analisi non rilevarono la minima presenza di alcaloidi
psilocibinici (STIJVE & KUYPER, 1988).
Per quanto riguarda Psathyrella sepulchralis, non fu ritrovata né psilocibina, nè psilocina in due collezioni di 8 e
19 anni di età (OTT & GUZMÁN, 1976).
In ogni caso, J. Ott (OTT, 1996) ha incluso P. candolleana
e P. sepulchralis in un elenco di funghi psilocibinici, indi-
Gianluca Toro1
cando in particolare che nella prima sarebbe presente
anche beocistina (OTT, 1996).
Infine, il dato più recente a disposizione è rappresentato
dall’identificazione di alcaloidi psilocibinici in campioni di
P. candolleana dalla Sardegna, in concentrazione di 0,09
mg/g sul peso secco (BALLERO & CONTU, 1998).
Alcune specie di Psathyrella contengono triptofano
(CALLIGARIS, 1993-1994), mentre in Psathyrella spadicea
è stato individuato un metabolita del triptofano stesso, corrispondente a una triptamina 6,7- sostituita (STIJVE & DE
MEIJER, 1993). Potrebbe trattarsi di triptofolo, ormone della
crescita di piante e funghi, derivato dalla N,N-dimetiltriptamina (DMT) (STIJVE, 2006). In altre specie di Psathyrella,
sono state individuate 2 triptamine fluorescenti, note come
psatirellina I e II, non presenti in funghi del genere Panaeolus, Psilocybe e Stropharia (STIJVE, 1985; 2002-2003).
Passando ai dati etnomicologici, P. sepulchralis sarebbe
usata come specie psicoattiva dagli Indiani Zapotechi di
Oaxaca (Messico). Probabilmente, però, gli informatori locali l’hanno scambiata per Psilocybe zapotecorum, sicuramente attiva (OTT & GUZMÁN, 1976).
In Nepal, alcune specie di Psathyrella sono note localmente come kakke chyau (“fungo del pipistrello”, o “fungo
del corvo”) e buri chyau (“fungo della vecchia signora”).
Sono usati per il viaggio sciamanico, per chiarificare la
mente e come medicina spirituale; in particolare, il primo
si consuma dopo averlo arrostito sul fuoco. L’effetto riportato è quello tipico dei funghi psilocibinici (MÜLLER-EBELING et alii, 2002).
Inoltre, in tempi recenti, si è verificato che P. candolleana
sarebbe attiva, Psathyrella cotonea, Psathyrella dicranii e
Psathyrella piluliformis potrebbero avere un certo effetto,
comunque debole e in alcuni casi nullo come per l’ultima
specie citata, mentre Psathyrella fatua, Psathyrella frustulenta, Psathyrella gracilis e Psathyrella velutina non sarebbero attive. D’altra parte, in moderni contesti giovanili, si è
registrato l’uso di P. candollenana, P. gracilis e P. sepulchralis
come specie psicoattive (LARRIS, 2005). P. gracilis ha la
carne bianca con sfumature verdastre, il che potrebbe essere ricondotto al fenomeno della bluificazione tipico delle
specie psilocibiniche (SAMORINI, 1989).
Il triptofano sarebbe il precursore degli alcaloidi psilocibinici, mentre l’eventuale presenza del triptofolo potrebbe
confermare l’esistenza di una via biosintetica di tali alcaloidi, in cui è coinvolto il DMT (BRACK et alii, 1961; AUGURELL & NILSSON 1968a, 1968b).
1
E-mail: [email protected]
In relazione alle norme di pubblicazione di contributi di interesse scientifico-professionale, su “Il Chimico Italiano” il presente articolo è stato ricevuto
l’8 luglio 2009 ed è stato accettato per la pubblicazione il 13 luglio 2009.
n. 4 lug/ago 2009
Il Chimico Italiano
15
DAGLI ISCRITTI
In definitiva, alcune specie di Psathyrella potrebbero essere considerate “psilocibinico latenti”, cioè produttrici di
alcaloidi psilocibinici in modo incostante. Ma è anche possibile che esse abbiano una certa attività enzimatica che
degrada gli alcaloidi in tempi relativamente brevi, da cui i
risultati contraddittori delle analisi eseguite. Inoltre, l’interpretazione dei risultati analitici ottenuti, soprattutto quelli
del passato, deve tenere conto della mancanza di procedure
di conferma, nei casi in cui non sono riportati precisi dati
quantitativi e le concentrazioni rilevate sono prossime al limite di rilevabilità del metodo impiegato.
BIBLIOGRAFIA
- Augurell S., Nilsson J.L.G. - “A biosynthetic sequence
from tryptophan to psilocybin” Tethr. Lett. n. 9, (1968a),
p. 1063-1064.
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16
Il Chimico Italiano
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n. 4 lug/ago 2009
DAGLIRUBRICA
ISCRITTI
SCUOLA
Riforma e discipline scientifiche e tecnologiche:
adeguarsi alle indicazioni dell’Ocse
e valorizzare le competenze dei docenti
Rosario Saccà1
L
e indicazioni dell’Ocse (riportate in www.istruzione.it)
dicono che “(...)La riduzione delle ore di insegnamento deve (…) evitare le ore relative alle discipline
delle aree matematico-scientifico-tecnologiche(...)”. Si
tratta di un segnale di allarme che va percepito e nei confronti del quale è necessario attivarsi, se non si vuole un ulteriore peggioramento della qualità della scuola.
Purtroppo però i regolamenti approvati in prima lettura
dal Governo vanno in senso opposto rispetto a tali indicazioni e, pertanto, vanno corretti, essendo in essi evidente lo
“storico” errore della scuola italiana, per cui la cultura
scientifica e tecnologica viene considerata di serie B rispetto a quella umanistica.
Qualche esempio: negli Istituti Tecnici e Professionali, da
un lato nel triennio finale si ha un taglio di oltre il 20% delle
ore delle discipline scientifiche e tecnologiche di indirizzo
[che stride con l’aumento delle ore di Italiano (+15%) e di
altre discipline], con futuri periti con competenze molto minori degli attuali, e dall’altro, nei bienni iniziali, ancora tagli
delle ore di discipline scientifiche fino al 60%: solo 2 ore di
chimica nei tecnici economici e nei professionali, insufficienti per il necessario laboratorio. Se uno studente di di
questi Istituti volesse, ad esempio, iscriversi a Medicina, potrebbe mai sperare di superare i test di ingresso? Ulteriore
assurdità quella di affidare l’insegnamento di discipline
scientifiche e tecnologiche a docenti diplomati, gli ITP. Non
ci si accorge che insegnamenti come le discipline chimiche,
fisiche, ingegneristiche, le devono insegnare i rispettivi Laureati (e questo senza nulla togliere all’importanza della figura dell’ITP, utilissima compresenza che tale deve
rimanere)?
Purtroppo i danni di tale sottovalutazione della cultura
scientifica e tecnologica colpiscono pesantemente anche i
futuri Licei: oltre ad un numero di ore dedicate alle discipline scientifiche sperimentali, insufficiente in quanto non
consente le necessarie attività laboratoriali, assistiamo ad
un assurdo accorpamento della Chimica con le Scienze (naturali e biologiche) nell’insegnamento-calderone “scienze
naturali” (chimica+scienze della terra e biologia). Vista
anche la propedeuticità della chimica rispetto alle scienze,
bisogna invece separare i due insegnamenti, con la chimica
insegnata esclusivamente dal laureato in discipline chimiche, e le scienze dai laureati in scienze naturali o biologiche:
le scienze naturali, infatti, vanno studiate dopo la chimica
inorganica e le scienze biologiche dopo chimica organica,
e la chimica la devono insegnare i chimici, non i laureati in
scienze naturali o biologiche. E lo stesso dicasi per la matematica, unita alla fisica nella classe di concorso matematica e fisica: anche qui si verifica l’assurdità che i
matematici, come i chimici, possono insegnare la disciplina
in cui si sono laureati negli Istituti Tecnici, ma non possono
farlo nei Licei...
Per quanto riguarda infine le nuove Classi di concorso,
si ha un rafforzamento delle sopra evidenziate storture, con
assurdi accorpamenti disciplinari che non tengono conto
della valorizzazione delle risorse umane: in Italia gli attuali
docenti non hanno una formazione universitaria “pluridisciplinare”, ma rigorosamente monodisciplinare (ad es. un
laureato in fisica ha sostenuto appena un esame universitario di chimica, un laureato in scienze in genere un paio, a
fronte degli oltre 20 del laureato in chimica), una risorsa
che molti Paesi non hanno. Gestirla male porterebbe ad una
scuola di pessima qualità, un errore strategico che il Paese
non può permettersi, se vuole avere un futuro tra i Paesi
scientificamente e tecnologicamente avanzati, se si vuole
che il numero di iscritti in corsi di Laurea scientifici e tecnologici raggiunga livelli percentualmente comparabili almeno a quelli di Paesi emergenti e se si vuole che i suoi
cittadini abbiano gli strumenti per poter effettuare scelte
consapevoli ad esempio nei campi ambientale, nell’igiene
e sicurezza del lavoro, sanitario, industriale e molto altro.
1
Coordinamento docenti di
discipline scientifiche e
tecnologiche.
http://coo-disc-scienttecnol.blogspot.com/
coord.doc.disc.scient.tecn
@gmail.com.
In relazione alle norme di pubblicazione di contributi di interesse scientifico-professionale, su “Il Chimico Italiano” il presente articolo è stato ricevuto
il 1 luglio 2009 ed è stato accettato per la pubblicazione il 13 luglio 2009.
n. 4 lug/ago 2009
Il Chimico Italiano
17
DAGLI ISCRITTI
A. Liberatore(1), Lara La Pera(1),
Pasquale Agozzino(2),
Giuseppe Avellone(2)
Indagini analitiche su campioni di verdure
esposti al traffico veicolare
I
n relazione alla comunicazione sul precedente numero del Chimico Italiano dell’ iniziativa promossa
dal Movimento di difesa consumatori e dall’Ordine
Interprovinciale dei Chimici della Sicilia finalizzata
all’acquisizione di conoscenze relativamente ad un
eventuale inquinamento di verdure poste in vendita
a stretto contatto con traffico veicolare, si ritiene doveroso riportare le specifiche tecniche dell’attività
svolta dal Dr.A. Liberatore, consigliere dell’Ordine, e
dalla struttura del suo laboratorio in merito alle metodologie analitiche utilizzate per la identificazione
e quantificazione degli inquinanti in campioni di verdure.
IDENTIFICAZIONE E QUANTIFICAZIONE
MEDIANTE HS-SPME/GC-MS DI BENZENE
E TOLUENE PRESENTI IN CAMPIONI DI LATTUGA**
Il benzene e il toluene sono tra i più potenti agenti cancerogeni per l’uomo; i gas di scarico e il fumo delle sigarette
sono tra le principali fonti di esposizione al benzene. Questi
contaminanti possono inoltre entrare nella catena alimentare ed essere assimilati. L’EPA statunitense (Environmental
Protection Agency) ha fissato un limite di 5 ng/ml di benzene per le acque potabili; in Italia tale limite è di 1 ng/ml.
Per il toluene non esiste alcuna normativa. Risulta pertanto
di notevole interesse il monitoraggio di tali contaminanti
negli alimenti. La metodica maggiormente usata per l’analisi di benzene e toluene è la gas cromatografia accoppiata
ad uno spettrometro di massa come rivelatore; l’estrazione
viene effettuata mediante l’utilizzo di una trappola ionica
(purge and trap) seguita da desorbimento termico. In questo studio viene descritto un metodo basato sulla microestrazione in fase solida (SPME) seguito da analisi gas
cromatografica accoppiata alla massa per la quantificazione di benzene e toluene nella lattuga.
1
2
Laboratorio Biodiagnostica di A. Liberatore.
Dip. Di Chimica e Tecnologie Farmaceutiche, Università di Palermo.
Estrazione SPME (Solid Phase Micro Extraction)
La microestrazione in fase solida (SPME), è una tecnica
estrattiva che si è sviluppata e diffusa negli ultimi anni, e
offre diversi vantaggi tra cui rapidità operativa e una minima
manipolazione del campione (aspetto importante quando si
devono isolare e dosare sostanze presenti in concentrazioni
dell’orine dei ppb). Questa metodica impiega un ago in silice
fusa rivestito con un film di fase stazionaria (fibra) la cui
composizione varia in base alle caratteristiche delle sostanze
da estrarre. Tale ago scorre all’interno di un ago di acciaio
montato su un’apposita siringa. La SPME può essere eseguita sia immergendo la fibra nella soluzione acquosa oppure, nel caso di sostanze volatili o semivolatili, esponendo
la fibra nello spazio di testa (HS). Le sostanze saranno assorbite sulla fibra in base alla loro affinità per la fase stazionaria fino al raggiungimento dell’equilibrio con la matrice
del campione. Il desorbimento termico della fibra avviene
direttamente all’interno dell’iniettore del gascromatografo.
La tecnica HS-SPME è più semplice e rapida rispetto ai
metodi di estrazione liquido-liquido o solido-liquido, che
implicano una notevole manipolazione del campione. Inoltre il cromatogramma risulta più pulito ed il metodo analitico più sensibile in quanto le sostanze presenti nella fase
gassosa (spazio di testa) si concentrano sulla fibra. La tecnica HS-SPME accoppiata alla spettrometria di massa (GCMS) è sempre più utilizzata in differenti settori, per la
determinazione di sostanze di diversa natura. Il presente
lavoro descrive l’utilizzo dell’HS-SPME accoppiata alla spettrometria di massa per la determinazione di benzene e toluene nella lattuga.
L’estrazione è stata effettuata mediante fibra carboxen/polydimethylsiloxane 75 m (Supelco); i parametri che
influenzano l’assorbimento di benzene e toluene sulla fibra,
temperatura e tempo di esposizione, sono stati valutati e
ottimizzati. 10 g di campione sono stati posti in una vial da
10 ml e una quantità nota di benzene d6 è stata aggiunta
come standard interno.
Parametri GC-MS
L’analisi di benzene e toluene è stata effetuata con un
gas cromatografo GC 2010 (Shimadzu, Milan, Italy) dotato
di un rivelatore spettrometro di massa GCMS QP 2010. La
separazione è stata ottenuta con una colonna SGE BPX-VOL
(cyanopropylphenyl polysilphenyl-siloxane), 30 m length,
0.25 mm ID, 1.4 m spessore del film (SGE Europe, Villebon,
Francia). Come gas carrier è stato usato elio alla velocità di
1.2 ml/min (velocità lineare 39.5 cm/sec); la programmata
di temperature del forno è 40C° (per 20 min) fino a 240C°
at 30 °Cmin-1(per 10 min). La temperatura dell’iniettore è
di 290°C and (modalità splitless). Il tempo di desorbimento
della fibra nell’iniettore è di 3 min. Le temperature dell’interfaccia e della sorgente ionica sono di 180 e 250°C, rispettivamente. Il tuning dello spettrometro di massa viene
eseguito automaticamente usando perfluorotrybutilamine
(PFTBA) ; il voltaggio del rivelatore viene regolato automa-
In relazione alle norme di pubblicazione di contributi di interesse scientifico-professionale, su “Il Chimico Italiano” il presente articolo è stato ricevuto
il 6 luglio 2009 ed è stato accettato per la pubblicazione il 13 luglio 2009.
18
Il Chimico Italiano
n. 4 lug/ago 2009
DAGLI ISCRITTI
ticamente in seguito ai risultati del tuning. Inizialmente
l’aquisizione dei segnali è stata fatta in full scan nell’intervallo 35-100 amu a 0.73 sec per scan al fine di confermare
le masse appropriate per le successive acquisizioni in SIM
(Singol Ion Monitoring). Nella modalità SIM è stata misurata
l’intensità dei seguenti ioni: benzene (m/z 78, 77, 63), del
toluene (m/z 92, 91, 65) e del benzene d6 (84, 56, 52).
Analisi qualitativa e quantitativa
I segnali caratteristici del benzene (m/z 78, 77, 63), del
toluene (m/z 92, 91, 65) e del benzene d6 (84, 56, 52) dei
campioni di verdura, sono stati paragonati a quelli ottenuti
dagli standard di calibrazione. Gli standard di calibrazione
sono stati preparati in 10 ml di acqua 0.3% NaCl posti in
una vial da 15 ml; in particolare per la calibrazione sono
state preparate soluzioni di benzene e toluene 0.25 ng/g,
0.5 ng/g, 1 ng/g, 3 ng/g, 5 ng/g aggiungendo a ciascuna 10
ng/g di benzene d6 (SI)
La concentrazione di benzene e toluene nei campioni di
lattuga è stata determinata con il metodo della diluizione
isotopica, utilizzando gli ioni 78, 91 e 84
RISULTATI
Ottimizzazione del metodo HS-SPME/GC-MS
I parametri da ottimizzare per un’estrazione SPME sono
prevalentemente lo spazio di testa, la temperatura e la durata dell’estrazione. Effettuando l’estrazione in vial da 20
ml, è possibile lavorare su una grossa quantità di campione
(10 g), aspetto di grande importanza quando si devono
quantificare concentrazioni molto basse. 10 g di lattuga
omogeneizzata Le prove sono state effettuate su una soluzione acquosa 0.3% NaCl contenente 1 ng/g di benzene e
di toluene. Le figure 1-2 evidenziano che la migliore risposta analitica si ottiene esponendo la fibra nello spazio di
testa per 25-30 minuti a 30 o 40 C°. Pertanto sono state
scelte come condizioni 40 C° per 30’.
Per stabilire l’accuratezza della metodica sviluppata, in
mancanza di matrici certificate, sono state effettuate prove di
recupero fortificando un campione di lattuga contenente
basse concentrazioni di benzene e toluene con 0.2, 0.6 e 1
ng/g dei contaminanti in esame. I campioni sono stati omo-
geneizzati e sottoposti alla procedura SPME/GC-MS descritta.
I recuperi % ottenuti (tabella 1), sono compresi tra il 96.5%
e il 110.8% ed evidenziano che tale metodica presenta uno
scostamento rispetto ai valori attesi compreso tra il -4.5% al
+ 10.8%. La precisione strumentale è stata determinata eseguendo sette volte l’analisi dello stesso campione; la precisione, espressa come deviazione standard relativa delle misure
effettuate, è del 6% per il benzene e del 5% per il toluene.
La riproducibilità, intesa come precisione in tre differenti
giorni, è stata calcolata eseguendo l’analisi SPME/GC-MS
del medesimo campione in tre differenti giorni. La riproducubuilità, espressa come deviazione standard relativa delle
misure effettuate, è del 8 % per il benzene e del 9.9 % per
il toluene. La linearità della metodica è stata definita eseguendo sia per i benzene che per il toluene, una retta di calibrazione a 5 punti da 0,125 a 5 ng/g (Fig 3, a e b).
I limiti di rivelabilità, definiti come 3.3 volte il rapporto
segnale/rumore, sono di 0.15 pg/g per il benzene e 0.35
pg/g per il toluene. I limiti di quantificazione, definiti come
10 volte il rapporto segnale/rumore, sono di 0.45 pg/g per
il benzene e pg/g per il toluene.
Benzene e toluene nella lattuga
La metodica HS-SPME/GC-MS descritta è stata utilizzata
per valutare la concentrazione di benzene e toluene in 3
campioni di lattuga. Le figure 4 e 5 riportano i cromato
grammi e gli spettri di massa ottenuti mediante acquisizione
in SIM di benzene e toluene in un campione di lattuga.
Il campione di lattuga confezionato (insalata pronta) è
stata usata come controllo. Gli altri due campioni, uno acquistato in un supermercato e l’altro in una bancarella per
strada, sono stati analizzati sia prima che dopo lavaggio
con acqua ed NaHCO3 al fine di verificare se tale trattamento può contribuire a diminuire il livello dei contaminanti
in esame nelle verdure. La tabella 2 evidenzia che il lavaggio con acqua e NaHCO3 non influenza in modo significativo il contenuto di benzene e toluene nella lattuga.
Nelle lattughe comprate al supermercato e alla bancarella
in strada, si osserva un incremento del 12-13% della concentrazione di benzene rispetto al controllo. Contrariamente, il
livello di toluene osservato sia nella lattuga comprata al supermercato che quella proveniente dalla bancarella e rispettivamente del 64% e del 37 % più basso del controllo.
La figura 6 riassume i risultati ottenuti.
TAB. 1 - PROVE DI RECUPERO EFFETTUATE SU UN CAMPIONE DI LATTUGA FORTIFICATO A DIVERSI LIVELLI CON BENZENE E TOLUENE
CONCENTRAZIONE (NG/G) AGGIUNTA (NG/G)
Benzene
Toluene
n. 4 lug/ago 2009
0.09
0.09
0.09
0.11
0.11
0.11
0.20
0.60
1.00
0.20
0.60
1.00
CONC ASPETTATA (NG/G) CONC TROVATA (NG/G) REC %
0.29
0.69
1.09
0.31
0.71
1.11
0.28±0.02
0.75±0.05
1.18±0.11
0.33±0.03
0.79±0.07
1.15±1.2
96.55
108.70
108.26
105.32
110.75
103.29
Il Chimico Italiano
19
DAGLI ISCRITTI
TAB. 2 - CONCENTRAZIONE MEDIA (N=3) DI BENZENE E TOLUENE IN CAMPIONI DI LATTUGA
BENZENE (NG/G)
TOLUENE (NG/G)
0.097±0.006
0.11±0.007
0.11±0.009
0.12±0.011
0.07±0.005
0.11±0.006
0.04±0.002
0.04±0.003
0.07±0.004
Lattuga confezionata (Controllo)
Lattuga grande distrib. non lavata
Lattuga grande distrib. lavata
Lattuga strada non lavata
Lattuga strada lavata0.12±0.012
FIG. 3 - A
BENZENE
0,18
0,16
0,14
0,12
0,1
0,08
0,06
0,04
0,02
0
Conc ratio
Area ratio
FIG. 1
0
5
10
15
20
25
30
0,8
0,7
0,6
0,5
0,4
0,3
0,2
0,1
0
0
35
0,1
0,2
0,3
y = 1,4005
Benzene
0,5
0,6
0,5
0,6
R2 = 0,997
Toluene
FIG. 3 - B
TOLUENE
Conc ratio
Figura 1. Variazione della risposta analitica (espressa
come rapporto delle aree benzene /SI e toluene /SI) al variare del tempo di esposizione della fibra nello spazio di
testa alla temperatura di 40 C°.
FIG. 2
Area ratio
0,4
Area ratio
Time (min)
0,180
0,160
0,140
0,120
0,100
0,080
0,060
0,040
0,020
0,000
0,45
0,4
0,35
0,3
0,25
0,2
0,15
0,1
0,05
0
0
0,1
0,2
0,3
0,4
Area ratio
y = 0,7817
R2 = 0,994
Figura 3. a) Retta di calibrazione del benzene. b) Retta
di calibrazione del toluene
FIG. 4
0
10
20
30
40
50
60
70
Temperature C°
Benzene
Toluene
Figura 2. Variazione della risposta analitica (espressa
come rapporto delle aree benzene /SI e toluene /SI) al variare della temperatura di adsorbimento della fibra nello
spazio di testa esposta per 25 minuti.
20
Il Chimico Italiano
n. 4 lug/ago 2009
DAGLI ISCRITTI
FIG. 4
FIG. 5
%
78
100,0
75,0
84
50,0
52
25,0
56
63
0,0
55.0
60.0
65.0
70.0
75.0
80.0
85.0
Figura 4 cromatogramma con acquisizione in SIM e
spettro di massa del benzene (63, 77, 78) e del benzene d6
(52, 56, 84) (standard interno).
Figura 5 - Cromatogramma con acquisizione in SIM e
spettro di massa del toluene (m/z 65, 91, 92)
FIG. 6
0,11 0,11
0,12
0,1
FIG. 5
0,12 0,12
0,11
0,097
0,07 0,07
0,08
0,06
%
91
100,0
75,0
92
50,0
25,0
0,04 0,04
0,04
Lattuga confezionata
Lattuga GS non lavata
Lattuga GS lavata
Lattuga strada non lavata
Lattuga strada lavata
0,02
0
Benzene (ng/g)
Toluene (ng/g)
ng/g
65
0,0
65.0
70.0
75.0
80.0
85.0
la redazione de Il
90.0
Figura 6 - Concentrazione media di benzene e toluene
nelle lattughe di varia provenienza prima e dopo il lavaggio
con acqua e NaHCO3.
Chimico Italiano
Invita i propri lettori ad inviare
contributi scritti di argomenti tecnico-scientifico
o di attualità per la professione.
Le norme per la pubblicazione si trovano
sul sito www.chimici.it nella rubrica “La rivista on-line”
REDAZIONE
P.zza S. Bernardo, 106 - 00187 Roma
Tel 06.47883819 - Fax 06.47885904 - [email protected]
n. 4 lug/ago 2009
Il Chimico Italiano
21
DAGLI ISCRITTI
Alessandro Mazzotta1
La Chimica attraverso i blogs,
la nuova frontiera della comunicazione
R
IASSUNTO: le nuove tecnologie informatiche ed Internet hanno profondamente modificato il nostro
stile di vita. In questo lavoro viene analizzato l’impatto dei blogs nella diffusione delle informazioni di carattere scientifico, con particolare riguardo alla chimica.
Attraverso i blogs oggi è possibile reperire informazioni di
carattere tecnico scientifico e di intervenire costruttivamente alla diffusione delle stesse. I blogs scientifici inoltre
si stanno diffondendo a macchia d’olio rivelando altresì potenziali applicazioni nel settore della didattica delle scienze
e delle scienze applicate.
PAROLE CHIAVE: Blog, Internet, comunicazione, strumenti multimediali
EXTENDED ABSTRACT: New IT technologies and Internet modified deeply our way of living. In this work, we analyze the impact of blogs in the diffusion of scientific
informations, particularly about chemistry. With blogs,
today, it is possible to find technical and scientific informations in an easy way and to comment and build up in a positive way the same informations to promote their diffusion.
Furthermore scientific blogs are going to grow up quickly,
spreading up potential applications in the field of scientific
education and applied science.
KEY WORDS: Blog, Internet, communication, multimedia.
1
Laboratorio chimico Labiochem s.a.s. di Mazzotta
A. & C.
E-mail: [email protected]
22
Con l’avvento delle nuove tecnologie informatiche e di
Internet, sono cambiate numerose abitudini nel modo di
comunicare delle persone. Internet ha aperto la strada alla
formazione di reti virtuali, social networks, tra individui con
uno o più interessi in comune, ha facilitato e reso più veloce
la comunicazione e la conoscenza tra persone, pensiamo
alla posta elettronica, alla chat, ai forum on-line. Una vera
e propria rivoluzione, che con la condivisione di informazioni e contenuti multimediali ha portato alla nascita di
nuove tendenze comunicative oltre che di nuovi mestieri e
attività economiche. Internet è diventato oggi uno strumento fondamentale anche per il chimico, utile non solo
per trovare informazioni di carattere tecnico-professionale,
ma anche nell’ambito della ricerca di informazioni su lavori
scientifici e su brevetti. Inoltre la condivisione di informazioni, la possibilità di utilizzare e condividere strumenti multimediali, quali audio e video, permette interessanti
applicazioni nel settore della didattica. Le opportunità che
Internet offre possono essere sfruttate adeguatamente per
divulgare una immagine nuova e più corretta della chimica.
Ultimamente sono stati compiuti notevoli sforzi da parte di
tutta la comunità dei chimici per promuovere una immagine della chimica che non sia quella legata ai disastri am-
Il Chimico Italiano
bientali o all’inquinamento di cibi, notizie, che sia pure a
volte false o falsate, creano allarmismo nella popolazione
e diffidenza nella chimica, come se il disastro o l’inquinamento sia opera di una scienza piuttosto che imperizia da
parte di uomini che spesso sono proprio a digiuno di questa
scienza. In questo lavoro vorrei soffermarmi in particolare
su una nuova moda di comunicare che recentemente ha
visto un vero e proprio boom e che mostra potenzialità
enormi, soprattutto nella didattica, i blogs. Cosa è un blog?
Un blog è un sito internet, gestito da una o più persone oppure da un ente, in cui l’autore pubblica periodicamente, i
propri pensieri, le proprie opinioni e considerazioni, oppure
commenti su fatti e notizie o altro, aggiungendo, se l’autore
stesso lo ritiene opportuno, altre tipologie di materiale elettronico, come immagini, audio o video. Il termine blog deriva dalla contrazione di web-log, cioè “traccia su rete”.
Chiunque abbia una connessione Internet, può creare un
blog. Ogni articolo (post) che viene pubblicato può essere
facilmente commentato e si possono lasciare messaggi all’autore. Il blog è un luogo della rete dove si può stare insieme agli altri e dove in genere si può esprimere
liberamente la propria opinione. È un sito web gestito autonomamente, dove si tiene traccia (log) dei propri pensieri.
L’autore scrive in tempo reale le proprie idee e riflessioni
che poi altri possono commentare, arricchire di nuovi spunti
oppure criticare. In questo luogo virtuale si possono pubblicare notizie, informazioni e storie di ogni genere, aggiungendo, eventualmente, anche dei links a siti di proprio
interesse. Tramite il blog si viene in contatto con persone
lontane fisicamente ma spesso vicine alle proprie idee, ai
propri interessi. Con esse si condividono i pensieri, le riflessioni su diverse situazioni oppure su particolari interessi.
Facendo una ricerca su Internet, non è sorprendente notare
la presenza di numerosi blogs che si occupano di chimica.
Molti blogs trattano argomenti di chimica applicata, oppure
si basano su notizie scientifiche di attualità, mettendo in
evidenza aspetti “chimici” non trattati. Vi segnalo in particolare il blog “The culture of chemistry” (http://cultureofchemistry.blogspot.com/).
Molto interessanti sono i blogs che trattano di chimica e
cucina o di gastronomia molecolare. Assolutamente da seguire il blog di Martin Lersch, chimico norvegese appassionato di gastronomia molecolare (http://blog.khymos.org/)
e quello di Harold McGee (http://news.curiouscook.com/).
Inoltre, sono presenti blogs, come quello che prende il nome
dal lavoro di Robert Boyle, “The sceptical chymist”
(http://blogs.nature.com/thescepticalchymist/) appendici di riviste molto importanti, quali Nature, dove sono riportate interviste a chimici illustri, o dove sono descritte
n. 4 lug/ago 2009
DAGLI ISCRITTI
importanti novità nel settore della ricerca di base e applicata. Anche la Royal Society of Chemistry cura un blog aggiornatissimo su argomenti di chimica pura e applicata
(http://prospect.rsc.org/blogs/cw/). Non mancano i
blogs a carattere prettamente divulgativo, dove sono riportate vere e proprie lezioni di chimica, arricchite con video e
fotografie. Spesso si trovano video di esperimenti chimici
con una dettagliata descrizione della parte sperimentale e
della teoria.
La Sigma-Aldrich, importante azienda produttrice di reagenti chimici per laboratori di analisi e di ricerca, ha aperto
un blog, nel quale sono riportate importanti novità nel settore della sintesi chimica e nel settore delle analisi chimico-
fisiche. Potete consultare il blog al seguente indirizzo:
www.chemblogs.com. Non nascondo che anche io mi
sono lasciato prendere da questa nuova forma di comunicazione e ho aperto un blog. Ho deciso di commentare fatti
curiosi, notizie, di riportare anche esperimenti divertenti,
per mettere in evidenza quel “lato chimico” presente in
tutte le cose che ci circondano e in tutte quelle esperienze
che quotidianamente facciamo. Vi segnalo il mio blog, che
trovate al seguente indirizzo: http://independentchemist.blogspot.com/, invitando pertanto tutti i colleghi interessati ad iscriversi e a seguirmi, commentando i miei
interventi ed aiutandomi nella divulgazione della nostra
cara ed amata scienza, la chimica.
Cravatte del “Chimico”
Sono disponibili le cravatte in seta
con la tavola periodica degli elementi.
I colori disponibili e le modalità per effettuare gli ordini
si trovano sul sito www.chimici.it
n. 4 lug/ago 2009
Il Chimico Italiano
23
DAGLI ISCRITTI
*
Giusy D’Amico
Gianmichele Pollicino**
Iscritta all’Ordine dei chimici di Messina. E-mail:
[email protected]
**
Iscritto all’Ordine dei chimici di Messina.
*
1
2
Villavecchia, V., Eigenmann, G., “Nuovo Dizionario di merceologia e
chimica applicata”, Ed.
Hoepli, (1977), vol. 4° Fisostigmina-Mangimi, p.
1871.
GEV – Grande Enciclopedia Vallardi, Ed. Vallardi,
Milano, (1971).
24
La cartina al tornasole: la Chimica
che va oltre il luogo comune
R
IASSUNTO: Molte espressioni provenienti da campi
scientifici vengono frequentemente utilizzate, nel
linguaggio comune, assumendone un significato diverso. Il più delle volte, ciò è accompagnato dalla totale disinformazione sulla reale origine del termine stesso. È
quanto accade con l’espressione “cartina al tornasole”,
tanto popolare nel linguaggio figurativo quanto sconosciuta dal punto di vista chimico per i non addetti ai lavori.
Per tale motivo vogliamo ripercorrere la storia della cartina
al tornasole dalle sue origini, studiando l’etimologia della
parola e cercando, inoltre, di far rivivere questo strumento
analitico anche nella nostra quotidianità, suggerendo dei
semplici metodi per la preparazione “fai da te” di cartine
al tornasole da utilizzare per testare l’eventuale eccessiva
basicità dei detergenti.
PAROLE CHIAVE: chimica analitica, cartina tornasole,
pH, indicatori
ABSTRACT: A lot of common scientific sentences are
daily used with a different sense. But this is frequently accompanied by the total unknown of the real origin of such
term. This is the case of the Italian expression “cartina al
tornasole”, so popular in figurative language as unknown
in its chemical use, except for chemists. For this reason, we
aim to light the history of the litmus-paper from its origins,
studying the etymological origin of the world and trying to
introduce the use of this chemical instrument in our daily
life. Therefore, we suggest simple methods to do-it-yourself
litmus-paper to use for testing the eventually excessive basicity of some detergents.
Keywords: analytical chemistry, litmus-paper, pH, pHindicators
Sempre più spesso giornalisti, conduttori televisivi, politici ma anche la gente comune, usano l’espressione “cartina al tornasole” molto più di quanto non la usino i chimici
più giovani.
Molti, infatti, hanno sostituito questo strumento analitico con i più pratici e precisi pH-metri elettronici e ancor
meno ne conoscono l’origine e la costituzione. La cartina
tornasole, prima usata per le analisi chimiche, diventa così
uno strumento per l’analisi degli animi umani. L’espressione
viene, infatti, oggi usata frequentemente per indicare un
modo di affrontare le situazioni, per indicare le diverse possibili chiavi di lettura verso le più disparate situazioni nelle
quali si voglia trovare una soluzione, in ambiti che spaziano
dalla politica ai semplici rapporti tra persone comuni.
Noi, in veste di chimici, vogliamo, invece, richiamarne
l’importanza ma soprattutto l’origine, non solo storica ma
anche etimologica, affinché anche il più giovane dei chimici,
Il Chimico Italiano
il docente di scienze che ne faccia uso nei laboratori scolastici, lo studente di chimica o chi si ricorda i “bei tempi” in
cui la utilizzava, possa richiamare alla mente la popolare
cartina tornasole, non soffermandosi esclusivamente all’oggetto in sé, ma conoscendo più a fondo la sua identità. In
realtà, infatti, la tanto popolare cartina tornasole è, sotto
questo profilo, per lo più sconosciuta.
Iniziando dall’analisi del nome, scopriamo che il termine
“tornasole” si ottiene dalla composizione delle parole tornare, nel suo significato di “girare” e sole. Anticamente la
parola tornasole, proprio per la sua composizione, veniva
utilizzata come sinonimo di girasole, pianta dalla quale probabilmente veniva estratta la sostanza colorante utilizzata
per preparare la cartina al tornasole di uso chimico. Il termine tornasole assume però altri significati, in particolare
indica una pianta il cui nome scientifico risulta essere Chrozophora tinctoria, una euforbia terofita ruderale e degli incolti aridi, originaria della regione mediterranea, dalla quale
può essere estratta una sostanza colorante variabile dal
rosso al blu, nel passato utilizzata per tingere i tessuti.
Tuttavia, il significato che gli attribuiamo noi chimici ha
origine da una sostanza colorante estratta da svariati tipi
di licheni, detta anche laccamuffa1 dal tedesco Lackmus.
Tale sostanza è costituita da una miscela di coloranti diversi, adoperati talvolta per colorare prodotti alimentari ma,
essenzialmente utilizzata come indicatore in chimica analitica per le sue proprietà di colorarsi in azzurro in ambiente
basico e in rosso in ambiente acido. La laccamuffa viene ricavata da alcuni licheni, principalmente dalla Roccella tinctoria e affini e da alcune specie di Lecanora, di Variolata e
analoghi, cioè dagli stessi licheni che forniscono l’oricello,
dal quale tuttavia si differisce per le diverse modalità di
estrazione dal momento che per l’estrazione della laccamuffa si richiede una fermentazione più prolungata. Tale
prodotto non deve assolutamente essere confuso con il precedente che viene, invece, ricavato dal succo dei fiori e dei
frutti della Chrozophora tinctoria, di cui avevamo già discusso in precedenza, e che prende il nome di “tornasole
in pezze” o “di Provenza”. Più specificatamente, l’estratto2
ottenuto per macinazione viene esposto all’aria per diverse
settimane, durante le quali esso viene umidificato con soluzioni di carbonato ammonico, carbonato sodico e ammoniaca. In tali condizioni ha luogo una fermentazione, e la
colorazione del lichene diventa prima rossa e poi blu.
Quando è stata raggiunta la colorazione finale, si impasta
con calce e gesso e si comprime la massa in forma di dadi
che si essiccano e quindi vengono messi in commercio. I
principali costituenti coloranti sono l’azolitmina e l’eritrolitmina. Può essere anche sintetizzato direttamente dal β-
n. 4 lug/ago 2009
DAGLI ISCRITTI
arcinolo. Viene usato generalmente o in soluzione alcolica
o su carta assorbente. La cartina di tornasole, cartina al tornasole o cartina tornasole che dir si voglia, viene utilizzata
come indicatore in chimica analitica e come ben sappiamo
è costituita da una striscia di piccole dimensione di carta
assorbente imbevuta di una soluzione di tornasole che ha
la capacità di assumere una colorazione dal rosso al rosa
in soluzione più o meno acida a seconda delle concentrazioni, o dall’azzurro chiaro all’azzurro-verde cupo in soluzione basica. Ciò è possibile proprio perché il punto di
viraggio di questo indicatore si colloca con buona approssimazione in corrispondenza della neutralità, ovvero attorno al pH 7. Naturalmente, l’utilizzo della cartina
tornasole consente al chimico di stabilire solo ed esclusivamente il tipo di soluzione con la quale sta operando, distinguendo una soluzione acida da una soluzione basica in
funzione della scala di colori riportata sulla confezione in
funzione del pH (fig. 1), ma non permette certo di determinare con esattezza il giusto valore di pH della soluzione
stessa. Per tale motivo, da qualche tempo si ricorre sempre
meno all’uso della cartina e si preferisce l’utilizzo dei pHmetri elettronici presenti in commercio.
FIG. 1 - CONFEZIONE DI CARTINA AL TORNASOLE
CON CORRISPONDENTE SCALA CROMATICA DI PH
Ma pur volendo spaziare tra acidi e basi è bene essere
del tutto neutrali, in senso non specificatamente chimico,
n. 4 lug/ago 2009
e spendere qualche parola anche sul significato prettamente figurativo, ma di gran lunga più popolare, che
l’espressione “cartina al tornasole” assume. Come accennavamo in apertura, tale l’espressione viene spesso utilizzata per indicare la prova decisiva e inconfutabile di
qualcosa. Pochi sanno che tale modo di dire deriva proprio
dal fatto che in chimica la cartina tornasole era fin dall’antichità utilizzata come prova inconfutabile per distinguere
gli acidi dalle basi, senza possibilità di fraintendimento.
Abbiamo fin qui più volte ribadito che purtroppo la cartina al tornasole non è più frequentemente utilizzata come
strumento di chimica analitica e che spesso molti non focalizzano neppure l’oggetto protagonista della nostra discussione. Per riassumere l’argomento possiamo
semplicemente concludere che la cartina tornasole altro
non è che un indicatore solido, anche se il più delle volte ci
si trova ad utilizzare degli indicatori in soluzione. Inoltre, la
possibilità di utilizzare un indicatore cromatico non è poi
tanto lontana dalla quotidianità e non riguarda solo il chimico ma è spesso quotidianamente molto vicina alla nostra
vita casalinga. Potremmo, infatti, facilmente preparare in
casa una soluzione indicatrice di pH utilizzando il succo di
cavolo rosso, che pur essendo un liquido blu-viola, diventa
verde e perfino giallo a contatto con sostanze basiche e
rosso in presenza di sostanze acide. Con esso si possono
preparare delle cartine indicatrici di pH, analoghe a quelle
al tornasole, semplicemente imbibendo dei fogli di cartoncino bianco con questo succo. Tutto ciò potrebbe essere realizzato anche mediante l’utilizzo di altre sostanze vegetali
che presentano proprietà analoghe quali le more del gelso,
facilmente reperibili in estate, i mirtilli, i grappoli d’uva, le
bacche del sambuco e i petali di alcuni fiori come i papaveri
rossi, i fiordalisi, etc. o semplicemente osservando una tisana che cambia colore all’aggiunta di succo di limone.
Senza considerare che tutto potrà essere utilizzato in casa
per testare il pH dei saponi e dei detersivi che quotidianamente utilizziamo e che spesso, a causa della loro elevata
basicità, possono causare danni alla pelle alterandone il
suo naturale pH, che dovrebbe essere leggermente acido
con valori che si attestano a circa 5,5 ma che spesso risulta
più alto a causa dell’eccessiva basicità dei detergenti.
Il Chimico Italiano
25
DAI CONSIGLIERI
Sergio Facchetti*
Ricordando Marie1 e Irene Curie2
MARIE CURIE
N
*
Consigliere Nazionale dei
Chimici.
1
1867-1934.
1897-1956.
2
26
ata a Varsavia, quinta figlia di una famiglia di insegnanti di nome Sklodowska, si trasferì a Parigi nel
1891 su chiamata di una sorella studentessa in medicina.
Lì ottenne in soli due anni la licenza in scienze fisiche e
l’anno successivo in matematica.
Il primo impegno scientifico ha riguardato lo studio delle
proprietà magnetiche di diversi acciai, nel corso del quale
conobbe Pierre Curie che sposò l’anno successivo.
Nel 1903 per la scoperta della radioattività spontanea
(termine da lei coniato) le venne conferito il primo premio
Nobel unitamente al professore Henry Becquerel ed al marito Pierre Curie.
Nel 1906, a seguito della morte accidentale del marito,
le venne assegnata la cattedra in fisica di Pierre Curie diventando così la prima donna in Francia con l’incarico di
professore nell’insegnamento superiore.
Nel 1911 le venne assegnato un secondo premio Nobel
a seguito della scoperta del radio e del polonio e la preparazione da diverse tonnellate di pecblenda di un grammo
di radio pruro, che le ha permesso lo studio delle proprietà
di tale metallo compresa la determinazione della massa
atomica.
Va detto ancora che il metodo di separazione chimica
sviluppato dai coniugi Curie è ancora oggi utilizzato.
Maria Curie è da considerare la creatrice della radiochimica e dei metodi di identificazione degli elementi in base
alle radiazioni emesse.
Il Chimico Italiano
Le sue molteplici applicazioni nel campo medico hanno
inoltre portato alla realizzazione della primaunità mobile
radiologica.
La continua manipolazione ed esposizione alle sostanze
radioattive, le hanno purtroppo causato una grave forma
di leucemia e la morte, avvenuta il 4 luglio del 1934.
IRENE CURIE
N
acque a Parigi da Pierre e Marie Curie-Sklodowska
l’anno precedente la scoperta da parte dei genitori del
primo elemento chimico radioattivo, il polonio.
Conseguita la licenza in scienze fisiche e in matematica,
inizia l’attività scientifica all’istituto del radio a Parigi, ove
conosce Frederic Joliot di cui divenne sposa nel 1926.
Il suo primo successo và riconosciuto nella determinazione del peso atomico del cloro.
I lavori scientifici fatti in comunione con il marito hanno
poi poetato, nel 1935, al conferimento del premio Nobel
per la scoperta della radioattività artificiale.
Rilevante è stato poi il loro apporto alla identificazione
del neutrone, allo studio delle trasmutazioni
Che portano alla emissione di positroni e alla scoperta
delle trasformazioni atomiche che possono essere artificialmente indotte.
Va anche ricordato che i forti ideali laici e repubblicani
hanno di frequente indotta Irene Curie ad esprimersi in favore del progresso sociale dell’insegnamento delle materie
scientifiche e del ruolo della ricerca fondamentale.
Una forma acuta di leucemia la portò alla morte il 17
marzo 1956.
n. 4 lug/ago 2009
NEWS
Nasce il P.A.T., l’associazione
dei professionisti dell’area tecnica
N
asce il P.A.T., l’associazione dei Professionisti dell’Area Tecnica. Prima dell’estate scorsa, in una riunione presso la sede del Consiglio Nazionale
Ingegneri a Roma, sono state approvate le linee guida e i
principi statutari della nuova organizzazione, composta dalle
professioni dei Chimici, Dottori Agronomi e Forestali, Geologi, Geometri, Ingegneri, Periti Agrari, Periti Industriali, Tecnologi Alimentari. Numerosi gli obiettivi che si pone la neo
nata associazione: innanzitutto, rappresentare gli interessi
delle professioni dell’area tecnica a livello istituzionale.
Inoltre, sarà fondamentale promuovere l’utilizzo delle
conoscenze tecniche e scientifiche sul territorio nazionale.
Tra le priorità, anche la creazione di un codice etico comune
e condiviso al quale affidare le proprie attività ed iniziative.
Il P.A.T. si impegnerà inoltre nella valorizzazione di politiche
globali nei settori della costruzione, l’ambiente, il paesaggio, del territorio e delle sue trasformazioni, delle risorse
naturali, dei rischi, la sicurezza, l’agricoltura, l’alimentazione. Fondamentale sarà, inoltre, la promozione di una Riforma del comparto professionale tecnico, con particolare
riferimento al settore delle Opere Pubbliche, delle tariffe,
degli assetti societari.
Utilizzate il logo della professione!
Il chimico iscritto all’Albo può richiedere, tramite l’Ordine territoriale,
la concessione d’utilizzo del logo della professione.
ALBO DEI CHIMICI DI...
n. 000/A - n. 000/B
La diffusione del logo è importante per caratterizzare presso
il pubblico la figura professionale del chimico, collegandola
ad un elemento simbolico facilmente individuabile sui documenti,
a garanzia che essi rappresentano il frutto delle competenze culturali,
professionali e deontologiche di un chimico iscritto all’Albo.
L’uso del logo della professione non è alternativo al timbro-sigillo,
ma lo integra sul piano dell’immagine.
Attenzione! proprio per rendere tracciabile la catena di affidamento
per l’utilizzo del logo, il singolo iscritto NON può utilizzarlo
senza aver prima ottenuto la concessione d’utilizzo,
tramite l’Ordine territoriale, dal Consiglio Nazionale dei Chimici,
che è titolare dei diritti sul marchio.
Le modalità per ottenere la concessione di utilizzo si trovano
sul sito www.chimici.it nella rubrica “servizi per gli iscritti”
n. 4 lug/ago 2009
Il Chimico Italiano
27
NEWS
Provvedimenti dall’Europa
(Da Euroreporter.eu)
n 13/07/2009 - Emissioni: Paesi industrializzati chiedono taglio del 50% entro 2050
Taglio del 50 per cento entro il 2050 alle emissioni inquinanti. È quanto richiesto dai leader delle potenze
mondiali riunite in seno al G8 a L’Aquila. L’accordo dovrebbe costituire la base per un accordo globale al vertice di Copenaghen sull’ambiente a dicembre
[AM-EU-130709].
n 16/07/2009 - Riciclaggio: Imballaggi, sistema installato in svezia con il programma Life
Il programma europeo LIFE attraverso il progetto Eurocrate condotto in Svezia ha permesso l’installazione di
un sistema per il riutilizzo degli imballaggi alimentari e
di altri prodotti, con importanti risultati per il risparmio
energetico e la riduzione nel volume dei rifiuti [AM150709].
n 16/07/2009 - Stampa: Il passaggio al digitale salverebbe 3.226 alberi e 3,7 t di acqua
Il passaggio alla pubblicazione e distribuzione in digitale
di una newsletter mensile di 32 pagine con un tirature
di 70.000 copie potrebbe salvare 3.226 alberi e rispar-
n ACQUA
01/08/2009 - Laghi: Studio analizza l’impatto della
luce sui laghi
Uno studio condotto in Svezia ha analizzato il ruolo
della luce solare per i laghi e come questa influenzi
l’ecosistema lacunare. La ricerca è stata pubblicata dalla
rivista Nature [Cordis-ex-270709].
n ARIA
02/08/2009 - Atmosfera: Uno studio rivela che
l’aria è piena di funghi
La quantità e la diversità dei funghi contenuti nell’aria
sono molto maggiori di quanto si pensasse in precedenza, è quanto viene affermato in una nuova ricerca
tedesca pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS). Secondo lo studio, respiriamo
da 1 a 10 spore fungine ogni volta che inspiriamo [Cordis-140709].
28
Il Chimico Italiano
miare 134 tonnellate di carta, 3.7 milioni di tonnellate
di acqua, 269 barili di petrolio, 551 MWh di elettricità e
139 tonnelate di rifiuti industriali. Sono i dati forniti da
una Ong britannica attiva nella promozione del passaggio alla stampa digitale [AM-150709].
n 14/07/2009 - Tabagismo: Ue, un’Europa senza fumo
a partire dal 2012
La Commissione europea ha adottato dopo ampie consultazioni, una proposta di raccomandazione del Consiglio che sollecita tutti gli Stati membri a varare, entro il
2012, strumenti legislativi per proteggere i loro cittadini
dall’esposizione al fumo di tabacco [CON-140709].
n 14/07/2009 - Tetraconazolo: Consiglio Ue, potrà essere usato solo in agricoltura e in determinate condizioni
Si dei ministri dell’Unione europea al tetraconazolo: la
sostanza impiegata in agricoltura è stata inserita nella
direttiva 91-414-EEC. Il composto chimico potrà essere
impiegato solo come fungogeno nelle coltivazioni e in
determinate condizioni [VA-140709].
n CLIMA - CALAMITÀ NATURALI
01/08/2009 - Clima: Individuato il gene che permette sopravvivenza dei collemboli artici
Ricercatori finanziati dall’Unione europea hanno individuato i geni che permettono ai collemboli artici di sopravvivere a temperature basse fino a 14 gradi C. Lo
studio, pubblicato nella rivista BMC Genomics, è stato
in parte finanziato dal progetto SLEEPING BEAUTY nell’ambito del Sesto programma quadro [Cordis ex220709].
31/07/2009 - Clima: Studio, Scioglimento Antartico
farà aumentare livello mare di 3,3 m
Lo strato di ghiaccio dell’Antartico Occidentale è particolarmente vulnerabile agli effetti del cambiamento climatico. Secondo recenti rilevazioni lo sciogliemnto dei
ghiacci comporterebbe un innalzamento del livello delle
acque fino a 3,3 metri [AM-310709].
n. 4 lug/ago 2009

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