Numero di Novembre 2009

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Numero di Novembre 2009
Ottobre/novembre 2009
PER IODI CO DE LL’ A MMI NI STRA Z I O NE C O M U N A L E D I SERE G N O / W W W.C O M U NE.SERE G N O . mB . IT
Seregno
Né carne né pesce
Parlano gli operai della Rauschert
in cassa integrazione
Giornalisti per un giorno
Gli abitanti del quartiere
raccontano il Crocione
Mariateresa Viganò si racconta
Prosegue il viaggio
alla scoperta degli assessori
Sicurezza nei cantieri
Dibattito e confronto
all'Autodromo di Monza
05
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/Sommario/ottobre-novembre 2009
Registrazione Tribunale
di Monza n. 1289 del 29.7.1997
05
In copertina e a lato:
Il quartiere Crocione a Sant’Ambrogio
Proprietà ed Editore:
Comune di Seregno
Direttore Responsabile:
Giacinto Mariani
Redazione:
Comune di Seregno
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Tel. 0362 263.212
Fax: 0362 263.379
Walter Todaro (coordinatore)
Gianni Corrado, Claudio Geniale
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Editing:
Dotcom Edizioni srl
via Londonio 22, 20154 Milano
Tel. 02 3453.3086
Fax 02 3493.7691
www.dotcomedizioni.com
Caterina Carpitella
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7
8
Editoriale
di Giacinto Mariani
12
Mariateresa Viganoò
si racconta
27
La pecora brianzola
30
dibattito e
confronto
all'autodromo
di monza
di Walter Todaro
di Giovanni Guadagno
Né carne né pesce
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Giornalisti per un
giorno al Crocione
24
a cura del Laboratorio
di Quartiere
Dimagrire con il
corpo e con la mente
a cura della dott.ssa
Cinzia Gorla
di Caterina Carpitella
31
Grafica:
La parola ai partiti
Francesca Forte
[email protected]
Stampa:
GRAFICA EDITORIALE PRINTING srl
via Enrico Mattei 106
40138 Bologna
Chiuso in redazione 26/10/2009
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/comune/editoriale
C
OttObre/nOvembre 2009
Pe r I O D I C O D eL L’ A mm I n I St r A ZI On e C O m U n A Le D I Se r e Gn O / W W W. C O mU n e. S er e G n O . m I . I t
Seregno
05
Né carne né pesce
Parlano gli operai della Rauschert
in cassa integrazione
Giornalisti per un giorno
Gli abitanti del quartiere
raccontano il Crocione
Mariateresa Viganò si racconta
Prosegue il viaggio
alla scoperta degli assessori
Sicurezza nei cantieri
Dibattito e confronto
all'Autodromo di Monza
7
i sono alcune cose, nella vita, per le quali non si dovrebbe finire mai di dire “grazie”.
Tra queste, meritano una quotidiana e profonda riconoscenza le iniziative legate
alla solidarietà, al volontariato, all’impegno civico e culturale. In una società consumistica come quella a cui siamo inesorabilmente abituati, dove spesso la regola “sottintesa” è quella del do ut des (traducibile, per esteso, in “nulla si fa e si ottiene gratis”),
è bello accorgersi di quanto spirito altruistico esista ancora e di quale sorprendente
generosità molte persone siano ancora capaci.
Mi riferisco all’attività delle numerosissime associazioni di volontariato iscritte all’Albo
di Seregno che rappresentano un autentico ed invidiabile fiore all’occhiello per la nostra comunità. Ad oggi risultano iscritte circa 230 associazioni, che operano in diversi
ambiti e settori raccogliendo, a loro volta, un consistente numero di associati.
Rapportata alla situazione della Brianza e alla stessa popolosità di Seregno, l’incidenza
delle associazioni sul totale dei residenti risulta davvero alta. Senza contare che di
queste associazioni ve ne sono parecchie con attività ultradecennale, persino oltre i
100 anni.
Come primo cittadino sono ad esprimere un sincero e profondo “grazie” a tutti coloro che, a vario titolo, esercitano una qualche funzione o collaborano con taluna di
queste realtà. È un “grazie” che pronuncio con immensa ammirazione, con infinita
stima e con un certo, se vogliamo, “stupore”. A stupire è l’esempio di gratuità e generosità che proviene da simili associazioni. È piuttosto raro, infatti, al giorno d’oggi,
trovare così tante persone che amano impegnarsi, spesso con umiltà e nel silenzio,
per un nobile fine e per una giusta causa: siano essi nel campo del volontariato sociale, che della cultura, dello sport, ecc.
Seregno dimostra quindi di essere, da decenni a questa parte, non solo una terra
laboriosa e produttiva, tenace e caparbia, ma anche solidale e altruista, genuina ed
inguaribilmente proiettata al prossimo e al bene comune.
Grazie a voi tutti. Grazie per l’esempio che offrite a Seregno, in Lombardia, in Italia
e all’estero. Grazie per saperci dimostrate, istante per istante, anno per anno, che
i nostri concittadini possiedono un cuore enorme e che la nostra città è capace di
raggiungere traguardi fantastici. State dando forma e concretezza al principio di sussidiarità orizzontale costituzionalmente tutelato; state svelando il volto e l’anima più
belli che Seregno abbia mai avuto.
Se oggi dire “grazie” ha ancora valore, e io credo che l’abbia, lo dico con intima convinzione e in piena coscienza: grazie per averci indicato la via maestra da seguire e per
aiutarci, forse inconsapevolmente da parte vostra, ad apprezzare ciò che di buono, di
vero e di giusto ci circonda.
Il Sindaco
Giacinto Mariani
8
/comune/lavoro
di Walter Todaro foto di Gianni Corrado
Parlano i dipendenti della Rauschert in cassa integrazione
Né carne né pesce
Ritrovarsi in “cassa” a cinquant’anni. Troppo giovani per
andare in pensione, troppo vecchi per essere assunti. Per loro
c’è lo spettro della disoccupazione: temono di non poter pagare
il mutuo, di non riuscire a mantenere i figli. E, in attesa
di un nuovo “contratto”, lavorano negli uffici del Comune
N
on se ne sono accorti tutti subito,
ma un anno fa, dentro gli scatoloni
di cartone dei broker della Lehman Brothers, la banca d’affari americana fallita
nell’ottobre del 2008, non c’erano solo
i loro oggetti personali. C’era molto di
più. C’era un mondo intero. Quello del-
la finanza, che è stato il primo a essere
travolto dalla più grave crisi dai tempi
della Grande Depressione. Una crisi che
pochi mesi dopo è arrivata all’economia
reale, ai consumi, ai posti di lavoro.
Ne sanno qualcosa Brigida, Fabio,
Marcella, Maria, Sebastiano, Tullio e
Vincenza, sette dipendenti della Rauschert, l’azienda tedesca che la scorsa
primavera ha chiuso i battenti. “Per noi
la decisione di chiudere è stata una sorpresa – mi raccontano. Il lavoro proprio
non mancava. Le commesse, a detta della
stessa azienda, erano numerose. Nessuno
di noi immaginava di potersi ritrovare, a
cinquant’anni, in mezzo a una strada".
Gli ottantasei operai, progettisti, tecnici,
impiegati della Rauschert continuavano
a sentirsi tranquilli. Fino a che prima
dello scorso Natale, in modo del tutto
inatteso, la Rauschert comunica di aver
“avviato una procedura di cassa integrazione”. In realtà qualche segnale c’era
già stato: qualche mese prima, infatti,
l’azienda aveva chiuso un impianto simile in Spagna, lasciando a casa 120
operai. Fondata nel 1936, la Ceramica
Industriale FER si trasferì all’inizio degli
anni ‘60 presso la sede di via Pacini, dove
operavano tutte le funzioni aziendali (direzione, amministrazione, commerciale,
ricerca e sviluppo). Nello stabilimento,
un’area di circa 6mila mq, si svolgeva il
ciclo completo di produzione, comprese le fasi di preparazione delle polveri
ceramiche, necessarie alla realizzazione
dei prodotti. All’inizio degli anni ‘90 la
FER ha assorbito la M.I.E.S. di Busseto,
azienda specializzata nella realizzazione
di componenti per applicazioni elettri-
9
Formenti: “È il risultato del ‘tavolo’ che abbiamo
aperto con la proprietà e i sindacati”
Rauschert, impegno rispettato
Un lavoro a tempo determinato in Comune per sette lavoratori della
Rauschert. Abbiamo
chiesto all’assessore
allo Sviluppo delle
Attività Economiche e Produttive
Marco Formenti
com’è nato questo
progetto: “Fin dal
primo incontro con
i lavoratori lo scorso
10 marzo l’Amministrazione aveva preso un impegno:
far parlare le parti. Abbiamo aperto un canale di dialogo e su questo abbiamo lavorato. E oggi vediamo i
primi risultati concreti. Questo vale per la Rauchert,
ma lo stesso percorso siamo pronti ad attivarlo per tutte
che, consentendo così uno sviluppo
delle linee produttive e l’ampliamento
dell’offerta. A febbraio 2003 la FER ha
ceduto le proprie attività alla Rauschert,
gruppo tedesco con sede a Hüttengrund in Turingia. Dopo cinque anni di
attività l’azienda ha deciso di chiudere
l’unità produttiva di Seregno. Per 76
lavoratori si sono aperte le porte della
cassa integrazione. “Per molti di noi è
stato un autentico choc”, raccontano ancora. L’idea stessa della “cassa” è vissuta
le altre imprese che si dovessero trovare in difficoltà".
Per ogni lavoratore impiegato per sei mesi, la Provincia di Milano si farà carico economicamente
della differenza tra la retribuzione corrispondente
alla funzione richiesta e l’indennità di cassa integrazione già percepita.
Gli impegni dell’Amministrazione Mariani non
finiscono qui. “Il nostro obiettivo – prosegue Formenti – era quello di convincere l’azienda a mantenere almeno parte della produzione a Seregno. Ci siamo
riusciti: d’accordo con la proprietà, abbiamo individuato un’area di circa 500 mq in via Monti dove, a partire
dal prossimo anno, la Rauchert farà partire un’unità
produttiva che si occuperà di ricerca e sviluppo".
Per gli altri lavoratori sono stati attivati specifici
programmi di formazione con la Provincia di Milano e la Regione Lombardia. “Questi percorsi di formazione – conclude Formenti – serviranno ad aiutare le persone nella ricerca di una nuova occupazione,
fornendo servizi per la riqualificazione professionale,
la formazione, l’incontro domanda-offerta di lavoro".
come la perdita delle certezze acquisite; come se da qui non si sa bene cosa
possa arrivare dopo. E allora comincia a
insinuarsi il dubbio, “e se la cassa fosse
solo il primo passo?”, o, addirittura, le
certezze: la cassa integrazione è “l’anticamera del licenziamento” interviene,
infatti, Fabio. È proprio quest’apertura
di un varco d’incertezza sul futuro, ciò
che colpisce di più. La Rauschert, che
ha comunicato ai sindacati 1 milione e
700mila euro di perdite in cinque anni,
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ha portato la produzione in Repubblica
Ceca, dove un operaio guadagna circa 270 euro al mese. In Italia lo stesso
operaio ne prenderebbe circa mille. “Si
dice che noi abbiamo il know how, che poi
significa saper fare bene il proprio lavoro.
Ma, con il tempo, tutti imparano, – precisa Tullio, con disincanto. Anche i lavoratori dell’est, che costano meno di noi e che
diventeranno anche più bravi".
E la crisi economica prende corpo e forma concrete. Un anno di cassa integra-
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zione straordinaria con l’80 per cento
dello stipendio, che “vuol dire – precisano – vivere con 800/900 euro al mese.
Quando hai una famiglia, dei figli, magari
un mutuo o le rate per la macchina come
fai ad andare avanti?”
Chi è single, per un po’ riesce a tirare la
cinghia, ma per altri è ben diverso. Ci
sono quelli monoreddito, con famiglia
a carico, che magari si sono imbarcati
in spese commisurate al loro stipendio
abituale e che, adesso, l’assegno di cassa integrazione non copre. Poi ci sono
coppie in cui hanno perso il lavoro entrambi, come Tullio che lavorava alla
Rauschert con la moglie. C’è anche chi
potrebbe andare in pensione, ma non
se lo può “permettere”, come Marcella:
“sono disabile al 75 per cento – ci racconta – e potrei andare in pensione anche domani. Ma con 269 euro al mese e
un figlio come farei a vivere?”. Solo tre
hanno trovato un nuovo lavoro; gli altri
sono ancora alle prese con curricula e
colloqui. Di questi, in sette sono “entrati” in Comune, sei a giugno e uno a
settembre, con un contratto a tempo
determinato di sei mesi (rinnovabile).
I “magnifici sette”, come si definiscono
sorridendo, lavorano negli uffici della
Polizia Locale, del Servizio Ecologia e
della Protezione Civile. C’è chi come
Marcella è al centralino del Comando
della Polizia Locale. Fa un lavoro simile
a quello che svolgeva alla Rauschert, ma
è l’unica. Gli altri, invece, hanno dovuto adattarsi a fare altro perché – ci dice
Maria – “non avevamo alternative". C’è
chi ha accettato, come Brigida, “pur di
non stare a casa”; c’è chi come Fabio,
un uomo dal fisico imponente e dallo
sguardo vivace, è all’ufficio ecologia:
passa le sue giornate tra certificati energetici e lotta all’ambrosia; c’è chi come
Sebastiano si occupa di registrare multe
e notifiche (“la difficoltà maggiore è stata
mettersi, a più di 50 anni, ad imparare ad
usare il computer”); c’è chi come Tullio
dice di aver accettato questa possibilità
“per non sentirsi un rifiuto della società".
Tullio pronuncia queste parole con freddezza, con apparente distacco, come se
la cosa non lo riguardasse. Per qualche
secondo resto in silenzio, senza reazioni, come un pugile colpito: è difficile da
metabolizzare quella frase, detta da un
uomo che ha superato i cinquant’anni
e che, dopo 32 anni passati in fabbrica
a occuparsi di progettazione meccanica,
oggi compila moduli e verbali solo “per
non sentirsi un rifiuto della società". Senti
lo sconcerto della ricchezza delle competenze che sparisce, come buttata in
discarica, e la rivendicazione della dignità del lavoro, più importante del reddito. Ma avete cercato qualcos’altro, siete
andati al centro per l’impiego, il vecchio
ufficio di collocamento? “Noi siamo tutti
operai specializzati. Alla Rauschert progettavamo e realizzavamo prodotti di altissima qualità. Oggi, però, siamo pronti a
fare i camionisti o i magazzinieri, ma non
c’è spazio per lavoratori ultracinquantenni. Non siamo né carne né pesce: troppo
giovani per andare in pensione e troppo
vecchi per continuare a lavorare”. L’età. È
questa la loro preoccupazione maggiore: “non siamo degli sbarbati; abbiamo
tutti tra i cinquanta e i cinquantacinque
anni, di cui 30-35 passati in fabbrica, e ce
ne mancano 4-5 alla pensione. A queste
condizioni, nessuna azienda è disposta ad
assumerci". Eccoli qui, a quasi un anno
dall’inizio della “cassa”, a cercare un lavoretto qualsiasi: “In attesa della pensio-
ne di anzianità”, dice Maria. Ho 56 anni
e mi mancano quattro anni alla pensione.
Ho cercato lavoro anche come stiratrice,
ma hanno detto che preferivano assumere
una ragazza".
In Francia va “di moda” sequestrare i
manager delle aziende che chiudono. In
Italia qualcuno è andato a cercare visibilità in qualche reality. Le facce di questi
lavoratori sono diverse; sono le facce di
gente dignitosa, che di fronte alle difficoltà si è tirata su le maniche e non
si arrende; sono persone coraggiose e
disposte a sacrifici, ma che ora, con la
crisi, sono un soggetto debole.
La prima domanda, che dovrebbero
porsi le istituzioni e le aziende, allora
è quella di progettare il futuro, magari
partendo dalla “responsabilità sociale dell’impresa”, come messa in luce
dall’Enciclica “Caritas in veritate”, di
Benedetto XVI: “la gestione dell’impresa
non può tenere conto degli interessi dei
soli proprietari della stessa, ma deve farsi
carico di tutte le altre categorie di soggetti
che contribuiscono alla vita dell’impresa: i
lavoratori, prima di tutto, i clienti, i fornitori dei vari fattori di produzione, la comunità di riferimento”.❖
12
/comune/contratto di quartiere
A cura del Laboratorio di Quartiere
Viaggio alla scoperta del quartiere
Giornalisti per un
giorno al Crocione
Sara, Cristian, Franca, Luigi e Vanda:
una redazione straordinaria parla e fa parlare del proprio quartiere
Q
uesto articolo è il risultato di un
lavoro svolto in collaborazione
con un gruppo di abitanti del quartiere
Crocione che con il supporto del Laboratorio di Quartiere (spazio promosso
da Comune e Aler per accompagnare
gli interventi del Contratto di Quartiere)
si sono improvvisati giornalisti e hanno
raccontato il proprio quartiere a partire
Gli “artisti” che hanno
partecipato al Concorso
di disegni: Gabriel,
Simone M., Claudia,
Marika, Simone B.,
Sara, Cristian, Marco,
Alessia e molti altri
14
/comune/contratto di quartiere
da diversi punti di vista. Attraverso disegni e interviste fatte ad alcuni abitanti, a
operatori dello Sportello Lavoro e a un
ospite illustre, il Sindaco Giacinto Mariani, il gruppo di redazione ha composto
un articolo fatto di tante voci e materiali,
con l’intenzione di restituire un’immagine del quartiere Crocione ricca e vicina
alla realtà. La redazione è composta da
cinque “giornalisti per un giorno” e un
gruppo di bambini che, lo scorso mese
di luglio, ha partecipato a un concorso
di disegno: una ventina di piccoli abitanti ha disegnato il quartiere com’è o
come vorrebbe che fosse.
Questi i nostri i giornalisti:
Sara, 9 anni, vive al Crocione
da quando è nata ed è compagna di scuola di Cristian, 9
anni anche lui, che viene spesso
nel quartiere per trovare la nonna e per giocare con gli amici
Franca Muzzi, abita al Crocione dal 1978. Quando le hanno
assegnato la casa le sembrava
di vivere in una reggia. Si trova
benissimo nel quartiere e non
cambierebbe per nessun motivo
Luigi Dainotti, nel quartiere
dal 1978, quando sono stati
assegnati i primi appartamenti
e il quartiere era abitato da famiglie molto numerose
Vanda Bellè, nata a Rovigo,
vive al Crocione dal 1978. Nel
quartiere ha cresciuto cinque figli: ora sono grandi e quattro di
loro si sono sposati e vivono in
diversi paesi della Brianza
15
I bambini del Crocione
intervistano il Sindaco
di Seregno
Sara Donvito e Cristian Contartese
nell'ufficio di Giacinto Mariani
Com’era il quartiere tanto tempo
fa? C’erano già così tanti palazzi?
Il Crocione fino agli anni ’70 era molto diverso, c’erano tanti campi e le cascine. Poi
sono stati costruiti i palazzi in cui abitate, e
tutte le altre case intorno, che sono state terminate non più di 10 anni fa. Praticamente
un nuovo quartiere nato per soddisfare la
necessità di abitazioni di tutte le persone
che in quegli anni arrivavano a Seregno dal
sud Italia, e dei tanti seregnesi che vivevano
in case malridotte… Insomma, per aiutare
chi aveva bisogno di una casa ma non aveva molti soldi per accedervi.
Com’è il quartiere oggi?
Oggi il quartiere è molto diverso. Prima
quella era la zona dei gelsi per la coltivazione dei bachi da seta. Poi sono arrivati
i palazzi, e oggi è a pieno titolo una delle
zone residenziali di Seregno, su cui il Comune sta facendo un bell’investimento per
renderlo migliore e risolvere alcuni problemi. Sono in corso molti lavori di riqualificazione che procedono bene; ci sono
nuove case in costruzione, ma anche una
palazzina con dei servizi per gli abitanti
del quartiere e di tutta Seregno.
Come spesso capita in queste situazioni,
Il Contratto di Quartiere
“Abitare e Incontrarsi
al Crocione”
Il Contratto di Quartiere è un
programma di riqualificazione
urbana attivato dal Comune di
Seregno e finanziato dalla Regione Lombardia e dal Ministero
delle Infrastrutture e Trasporti.
"Firmato" nel 2005, il contratto
prevede diversi progetti urba-
Il Sindaco mentre rilascia l’intervista ai due
giovani "giornalisti"
ni, sociali e sul tema della casa.
Presso il quartiere è attivo il Laboratorio, ufficio di supporto al
Contratto di Quartiere pensato
con l’obiettivo di promuovere
la partecipazione migliorando
la comunicazione tra abitanti e
istituzioni. Il Laboratorio si trova
in via Solferino, 80/c (secondo
piano - telefono 0362/24.51.92).
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con contorno di patate novelle rosolate al rosmarino e spinaci stufati
Dessert:
Gran Torta per l’occasione o Coppa di macedonia
di frutta fresca con gelato
Antipasto assortito:
Prosciutto crudo di San Daniele – Salame brianzolo
Coppa stagionata – Cotto parmense
Carpaccio di Bresaola con scaglie di grana e rughetta
Verdurine marinate
Pesce in carpione
Vini: Bianco e rosso D.o.c selezionati dal ristorante
Insalata di frutti di mare
Spumante - Minerale
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16
/comune/contratto di quartiere
c’è stato qualche intoppo, ma si procede!
Impegnandosi tutti insieme si sta cercando di risolvere molti dei problemi che avevano le case.
Cosa ne pensa del Laboratorio di
Quartiere?
Il laboratorio di quartiere è un’esperienza
molto interessante, che non ha precedenti
sul nostro territorio.
C’è chi ha i problemi, e chi li deve risolvere;
ci si trova in questa casa-ufficio e si prova
a trovare delle soluzioni. È sicuramente
un’esperienza positiva che sta dando molti buoni risultati.
Il nostro parco è molto bello ma serve curarlo un po’ di più. Si possono
mettere altre giostre e una fontanella, o tagliare un po’ di alberi nel
boschetto così è meno buio?
Il parco è stato sistemato, ed è davvero
molto bello.
Purtroppo in questo momento non è facile
fare altri lavori, perché in tutta Seregno c’è
tanta richiesta di giardini e giochi… ma ci
sono pochi soldi per fare tutto.
Si possono fare più feste al Crocione, come quando sono le mongolfiere, i cavalli e lo zucchero filato?
A Seregno si organizza già Bimbi in tour
che permette di ritrovarsi nei parchi della
città e di divertirsi con i gonfiabili e con
lo zucchero filato. La festa gira per tutta
Seregno; al Crocione c’è già stato, e prima
o poi ci si ritornerà!
È difficile fare il sindaco? Perché anche noi vorremmo essere il sindaco
Sara e Cristian alla conquista
di un’intervista del Sindaco!
I due neo giornalisti partono dal quartiere
Crocione diretti in via Martiri della Libertà,
presso la sede del Comune.
Prima di salire nell’ufficio del Sindaco un
ultimo ripasso delle domande... Non possono fare brutta figura!
Ci siamo! Il Sindaco sta rispondendo a tutte
le domande... E ogni tanto gli scappa anche
qualche battuta!
Missione compiuta! Niente male come
prima intervista! Chissà se questa sarà solo
la prima di una lunga serie!
Il sindaco è un lavoro particolare, soprattutto in una città grande come Seregno,
dove 42.000 cittadini hanno esigenze
molto diverse. Bisogna però ascoltarli tut-
I Love
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Abbigliamento donna
Bigiotteria
Calzature
ti! Prima di prendere le decisioni bisogna
ascoltarli tutti, e pensare a come metterli
d’accordo, proprio come a scuola quando
bisogna scegliere che gioco fare.
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17
Crescere al Crocione
Franca Muzzi intervista Franco Scilingo
Da quando vivi al Crocione? Quali sono i ricordi della tua vita in
quartiere?
Ho 40 anni e vivo al Crocione da più di 30;
sono cresciuto qui.
Ho tanti ricordi soprattutto legati al gioco: giocavamo tanto, eravamo tantissimi
ragazzini, abitavamo vicini, andavamo a
scuola insieme, stavamo insieme tutto il
giorno. Si giocava sotto casa, il parco non
c’era ancora, era solo un campo. Nonostante ci fosse poco, ci divertivamo tanto.
Franco Scilingo
ha quarant’anni
e vive in
quartiere sin da
bambino con
la sua famiglia
d’origine
E ora, qual è il tuo rapporto con il
Crocione? Cosa fai qui?
I miei amici non abitano più qui, ci frequentiamo meno. Ora solo raramente capita di
andare al parco in estate, non ci troviamo
più per le partite di calcio… Sono cambiati i
tempi ma soprattutto le nostre vite.
Ti immagini un tuo futuro qui?
No. Se mi capitasse non avrei problemi a viver qui, ma le persone con cui sono cresciuto non ci sono più. Vorrei andare a vivere
altrove non perché non mi piaccia stare qui,
ma perché il mio sogno è vivere in una casa
diversa. Anche se sicuramente ne sentirei la
mancanza!
Hai mai avuto problemi per il fatto
di essere del Crocione?
No, a me personalmente non ha mai creato problemi. Io non l’ho mai nascosto, ma
probabilmente tra chi non conosce davvero
il Crocione un po’ di diffidenza c’è stata!
Cosa pensi dei lavori del Contratto
di Quartiere in corso?
Secondo me qualcosa di positivo è stato
fatto, ad esempio la messa a norma degli
impianti. I lavori strettamente necessari
sono stati fatti, anche se forse andavano
fatti un po’ prima. Penso comunque che la
qualità dei lavori sia un po’ scarsa.
Un’altra cosa positiva è il teleriscaldamento, che dovrebbe farci anche risparmiare in
bolletta, anche se lo sapremo veramente
solo l’inverno prossimo.
Lavorare al Crocione
Luigi Dainotti intervista Raffaella Brasca
Come si trova a lavorare in questo
quartiere, gli abitanti frequentano
lo Sportello Lavoro?
Durante i primi mesi di apertura, nel
2006, si è verificata una maggiore presenza di abitanti del quartiere, mentre ora la
maggior parte degli utenti sono cittadini
di Seregno e gli abitanti del Crocione sono
una minoranza, ma credo sia fisiologico.
Ci sono state persone che si sono rifiutate di venire allo Sportello perché si trova in questo quartiere?
18
/comune/contratto di quartiere
Raffaella Brasca lavora da tre anni allo
Sportello Lavoro del Laboratorio di Quartiere
Si, purtroppo è capitato, ma sono casi isolati. La maggior parte delle persone non si
fa problemi.
Tra i vostri utenti ci sono tanti
stranieri?
La maggior parte delle persone che si rivolgono a noi sono italiani, ma la percentuale di stranieri non è bassa: nell’ultimo
semestre è stata di circa il 30 per cento.
Quante persone accettano il lavoro
offerto dallo sportello lavoro?
Il nostro lavoro consiste nell’accogliere le
persone in cerca di lavoro da una parte, e
individuare aziende in cerca di lavoratori
dall’altra, ma spesso una volta avvenuto il
contatto emergono esigenze discordanti e
l’assunzione non si verifica. Abbiamo una
media di inserimento lavorativo pari al 12
per cento.
Si sente gratificata a fare questo
lavoro?
Questo è un brutto momento per il mondo del lavoro, per cui è ancora più difficile
riuscire ad aiutare chi ha bisogno e ciò è
molto frustrante. Riesco comunque a trovare delle gratificazioni, anche se si tratta
di piccole cose come quando un utente mi
ringrazia per averlo aiutato a scrivere il
proprio curriculum.
Si sente a disagio a venire a lavorare in questo quartiere?
Io non sono di Seregno per cui quando mi
hanno proposto di venire al Crocione non
ho avuto problemi, per me questo era un
quartiere come un altro. Comunque mi
trovo bene, non mi è mai successo niente,
ogni tanto ho avuto qualche pensiero specialmente nelle scale che erano un po’ buie,
ma adesso mi sembrano più luminose.
Arrivare al Crocione
Vanda Bellè intervista Saliou Gueye
Da quanto tempo vive al Crocione?
Dal 2004, sono circa 5 anni.
Prima vivevo sempre a Seregno, ma nella
zona dello Stadio.
Conoscevate il quartiere prima di
venire ad abitarci?
Si, ci abita anche mio fratello quindi ci venivo spesso. L’idea che avevo era di timore
e paura, per come si parlava fuori del quartiere. Invece a parte qualche situazione, si
sta bene. Capita che qualcuno parli male di
noi, c’è qualcuno che proprio non ci sopporta. Noi ci stiamo male, ma non ne vale la
pena perché si tratta di poche persone.
Vi siete sentiti accolti dagli abitanti del quartiere?
Noi ci troviamo bene, siamo tranquilli, lavoriamo, ci godiamo la nostra casa, non
abbiamo guai. Siamo stati accolti come
qualsiasi altro abitante: se ci si conosce ci si
saluta, altrimenti no… e se serve una mano
si trova sempre qualcuno che te la dà!
Quali luoghi del quartiere preferite e vi piacciono di più?
A dire il vero stiamo molto in casa nostra,
ma ci piace molto il parco: abbiamo quattro figli quindi portiamo i bambini sull’altalena, a giocare a calcio e a pallacanestro.
Il quartiere è molto bello, soprattutto per
i bambini che si divertono perché c’è tanto spazio per giocare e per andare in bici,
senza grossi pericoli. Dove abitavo prima
non era così e i bambini erano “chiusi” in
uno spazio ristretto.
Cosa cambieresti del quartiere?
Sono stati spesi tanti soldi per migliorare
il quartiere e si vede, ma ora tocca a noi:
dobbiamo stare attenti, prendercene cura,
non rompere e non rovinare tutto, cambiare mentalità e smetterla di fare quello
che vogliamo. Dobbiamo avere rispetto
per il quartiere e per chi ci vive.
Saliou Gueye vive in quartiere con la moglie e
quattro figli da circa cinque anni
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19
Disegnare il Crocione
“Disegna il Crocione … che vorresti”
Ecco i tre disegni premiati al Concorso di
disegni, organizzato dal Laboratorio di
Quartiere nel corso della Festa dell’estate che ogni anno ha luogo all’interno del
Parco del Crocione.
Il concorso era rivolto ai bambini che vivono o frequentano il quartiere ai quali
si è chiesto di disegnare il Crocione così
come lo vorrebbero. Una “giuria” composta dall’assessore Mario Carlo Novara
e da alcuni tecnici comunali ha valutato i
disegni e assegnato i premi ai tre disegni
più belli.❖
Il disegno di Simone Masi è stato premiato perché
raffigura, oltre ai palazzi, anche gli abitanti del
quartiere affacciati al balcone
Il disegno di Simone Barbiere è stato
premiato perché
ricco di colori,
ritrae un giardino
molto fantasioso e
divertente
Il disegno di Claudia Zambara è stato premiato
perché rappresenta le case di via Marzabotto,
meno “conosciute” rispetto alle torri
/comune/amministratori
20
di Walter Todaro foto di Gianni Corrado
Focus sugli assessori
Mariateresa Vigano’
si racconta
Prosegue il nostro viaggio alla scoperta degli assessori:
non solo la cronaca della loro attività amministrativa,
ma anche il “personaggio”, con la sua storia politica e umana.
L’intervista di questo numero è con Mariateresa Viganò,
assessore alle Politiche Sociali e Servizi alla Famiglia
S
i rilassa ascoltando il flauto magico
di Mozart o la nona sinfonia di Beethoven oppure camminando lungo i
sentieri della Val Masino o delle montagne dell’Alto Adige. Queste le passioni
di Mariateresa Viganò che, quando
gli impegni come assessore alle Politiche
Sociali e ai Servizi alla Famiglia glielo
consentono, indossa le scarpe da trekking e punta qualche vetta alpina.
La montagna, ci dice la Viganò, “ha
una grande qualità: aiuta a capire la vera
natura delle persone e a farti ragionare
sulle scelte più importanti della vita”. In
che senso, scusi? “Ad esempio ti fa ca-
i Massaggi
e trattamenti ayurvedici
estetici viso e corpo
i Trattamenti
(cellulite e rimodellamento corpo)
i Fienoterapia
i Naturopatia
i Test
delle intolleranze alimentari
i Osteopatia
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21
pire le persone di cui ti puoi fidare, con le
quali ti puoi legare alla stessa corda che
in montagna significa mettere la tua vita
nelle mani di qualcun’altro.
E poi la montagna ti prepara ad ogni fatica, fisica e morale.
I miei genitori ci hanno sempre educato
con grande saggezza: fin da piccoli, davanti a noi, anche sui sentieri di montagna, ci sono sempre stati loro, con il loro
esempio e la loro tenacia”. Poi, naturalmente, c’è la politica che, dalla metà
degli anni Novanta, occupa una parte
importante della sua vita, ma che è stata una “passione per caso”. “Ero molto
impegnata nel volontariato, soprattutto in
parrocchia – ci racconta la Viganò. Prima di diventare assessore, nel 1995, non
avevo mai fatto politica né ero stata vicina
a nessun partito”. Poi? “Mi contattarono
alcune persone che conoscevo, soprattutto
un mio ex compagno di liceo, proponendomi di collaborare con una lista civica,
che nulla aveva a che fare coi partiti e con
le loro logiche. E mi proposero di fare l’assessore ai servizi sociali.
Mi presentarono la cosa come il naturale
sviluppo del mio percorso di impegno sociale". Tuttavia quel primo impatto con
la politica non fu del tutto positivo.
Cosa non funzionò?
Qualche tempo dopo essere stata nominata assessore, ho avuto la sensazione che
la situazione fosse diversa e ho cercato
sempre più autonomia. Questo perché la
parte politica che pesava di più sulle decisioni prese era sempre più "lontana" dalle
mie idee e dalle mie posizioni. Mantenni
comunque l’impegno preso con gli elettori
per portare avanti alcuni progetti innovativi che avevo messo in atto nel settore di
mia competenza.
La politica però è una “brutta bestia” e, a dieci anni di distanza
dalla conclusione di quella prima
esperienza, è ancora assessore.
Dopo l’esperienza iniziale, ho incontrato il
partito e le persone più vicine al mio modo
di essere e alle mie convinzioni.
È stata la svolta che ha dato nuovo slancio
a una passione, quella per la politica intesa come strumento per mettere in pratica
le mie idee, che sentivo dentro di me.
Lei è l’unica donna in una Giunta
formata da otto assessori uomini.
Favorevole alle “quote rosa”?
No. Io non sono mai stata a favore delle
“riserve”: non credo sia giusto parlare di
“quote rosa” come di un’area speciale da
riservare alle donne, solo in quanto donne, nella politica o nelle professioni. Sono
convinta che arriva ad occupare certi ruoli
chi ne ha le capacità, sia esso uomo o donna. E questo dipende da quanto uno senta
dentro di sé questa esigenza.
Ciò non toglie che, in genere, le donne
devono fare più fatica degli uomini; per
occupare certe "poltrone" devono metterci più impegno e più risorse, ma nessuna
“quota”, rosa o di altri colori, risolve il problema. È la determinazione che consente
a ciascuna donna di superare le difficoltà.
Dall’aborto alla pillola RU486,
dall’eutanasia alle coppie di fatto:
un argomento molto presente sulle pagine dei giornali è l’impegno
dei cattolici in politica. Da cattolica, qual è il suo punto di vista?
Con la scomparsa della Dc e con l’esistenza, oggi, di due schieramenti contrapposti
la scelta politica dei cattolici è scontata.
Ogni cattolico che intende impegnarsi in
politica dovrebbe aderire all'unico partito
che difende apertamente i valori della tradizione cristiana.
Di professione fa il Direttore del
Servizio Farmacia di un’azienda
ospedaliera. Quindi è assessore,
ma è anche dipendente pubblico.
Con uno sguardo da “dentro” e
uno da “fuori”, che idea si è fatta
della pubblica amministrazione?
La pubblica amministrazione è sempre
stata un pachiderma nell’affrontare i cambiamenti e, quindi, oggi di fronte alla riforma del ministro Brunetta, che per molti
aspetti è una "rivoluzione copernicana", è
un po’ in difficoltà. Detto questo, le idee
camminano sulle gambe degli uomini e io
sono convinta che la differenza la faccia la
qualità dei singoli. E nella pubblica amministrazione la maggior parte delle persone
sono professionisti di grande qualità, che
possono dare un contributo importante
allo sviluppo del nostro Paese.
In che modo?
Con la passione per il proprio lavoro. Le
faccio un esempio concreto di una situazione che conosco molto bene. I dipendenti del mio Assessorato, dal dirigente a
chi sta allo sportello, non sono degli "escutori". Sono propositivi, producono idee e
soluzioni. Questo è l’atteggiamento che
dovrebbe avere tutta la pubblica amministrazione per far crescere i territori in cui
opera e, in definitiva, l’Italia.
A metà degli anni Novanta aveva
già ricoperto il ruolo di assessore,
sempre ai servizi sociali. Com’è
cambiato il sistema del welfare in
questi quindici anni?
Oggi il sistema è senza dubbio più dinamico, più attivo e in grado di rispondere
meglio alle esigenze dei cittadini che si
trovano in una situazione di difficoltà e
di disagio, anche momentaneo. Il welfare
pubblico oggi sa adattarsi alle richieste in
continua evoluzione di ciascun individuo e
riesce a produrre la risposta più adatta per
il bisogno di ogni singola persona.
C’è però un problema di risorse.
La sensazione, magari “filtrata” da
stampa e televisione, è che ci siano
molti sprechi e che i Comuni distribuiscano soldi “a pioggia”?
La questione delle risorse è reale. Da
quando sono stata nominata assessore
ho trasmesso agli uffici la direttiva scelta
da questa Amministrazione, ovvero sostituire le erogazioni in denaro con progetti
finalizzati a sostenere la persona o la famiglia nel momento del bisogno. Deve essere chiaro il concetto che il Comune non è
un bancomat. L’assistenzialismo fa danni
sia alla pubblica amministrazione sia alla
persona assistita. Noi siamo un punto di
riferimento, un aiuto per chi è in difficoltà: compito dei servizi sociali è dare una
mano alle persone per rimettere in piedi la
22
/comune/amministratori
propria vita e ritrovare le proprie capacità.
Qual è l’obiettivo più importante che pensa di aver raggiunto in
questo mandato?
Il Piano di zona (N.d.R. il “piano regolato-
re” triennale che riunisce nove Comuni
della Provincia di Monza e Brianza), uno
strumento che costituisce un forte tentativo di orientare la programmazione dei servizi e soprattutto la loro qualità rispetto ai
Mariateresa Viganò
Risiede a Seregno, nubile. È laureata in Farmacia ed è Direttore
del Servizio Farmacia dell’Azienda Ospedaliera “Guido Salvini” di
Garbagnate Milanese. Dal 1995 al
1999 è stata assessore ai Servizi Sociali e alla Famiglia. Alle elezioni
amministrative del 2000 si è presentata come candidato Sindaco
per il centro-destra (Lega Nord
esclusa), ottenendo 9.800 voti di
preferenza e andando al ballottaggio. È stata per cinque anni in
Consiglio Comunale e membro
della Commissione Servizi Sociali.
Nel 2005 si è candidata con Forza
Italia ed è stata nominata dal Sindaco assessore alle Politiche Sociali e Servizi alla Famiglia.
bisogni della comunità locale e che porta il
volontariato al centro e non più ai margini
delle politiche dell’assistenza.
Il giudizio positivo dei vertici dell’ASL di
Monza e Brianza è la migliore testimonianza della bontà del lavoro fin qui svolto.
C’è un progetto a cui vorrebbe dedicarsi in futuro?
Più che un progetto specifico, punterei a
sviluppare una collaborazione più intensa
con l’ASL e con le strutture ospedaliere.
La condizione per un welfare efficiente è
saper leggere i segnali che arrivano dal
territorio, per recepire le esigenze che cambiano sempre più velocemente di fronte a
contesti familiari che non sono più quelli di
qualche anno fa. E i soggetti che lo possono fare sono, appunto, i Comuni, l’ASL e le
Aziende ospedaliere.
Pronta ad una nuova campagna
elettorale?
Certo, sono prontissima a “combattere”
(N.d.R. sorride). Ma solo per i progetti
che su cui in questi cinque anni ho lavorato e che vorrei continuare a sviluppare nei
prossimi cinque anni.❖
sezione promozionale
23
di Rita Ardesio
A Cassago Brianza, gli alfieri del buongusto
Gusto e design si esaltano
con il “Made in Colzani”
Una caffetteria dove gustare prelibate dolcezze, un elegante hotel,
un bed & breakfast dal sapore internazionale: le colline
della provincia di Lecco ospitano tre strutture di convivialità,
innovative e accoglienti, tutte targate Colzani
P
erfezione, qualità e gusto italiano
rigorosamente Made in Brianza. Un
marchio diventato sinonimo d’eccellenza quello del Gruppo Colzani, che da
trent’anni è alfiere del buongusto e della
soddisfazione emozionale del consumatore, tanto da ricevere diversi riconoscimenti a livello nazionale. Come il premio
Illy Bar 2009 per il Migliore Bar d’Italia,
conferito per la capacità di “coniugare
una proposta completa e moderna con
una produzione altamente artigianale”.
Dal Bar pasticceria Colzani a Cassago
Brianza infatti, si sprigionano aromi
di caffè e cacao, torrefatti in casa, che
esaltano l’olfatto e il gusto dei clienti.
Andrea e Marco Colzani, intervenuti a
Roma col proprio staff alla presentazio-
ne della Guida Gambero Rosso – I Migliori Bar d’Italia 2010, hanno deliziato
il pubblico con le loro specialità, dalle
miscele di espresso alle marmellate, dagli yogurt alla pasticceria. Confermando
così il proprio esercizio tra le 27 migliori
caffetterie del Belpaese, unico nella provincia di Lecco ad ottenere il traguardo
dei “tre chicchi e tre tazzine” nella legenda della guida. Una filosofia di vita
che ha sempre puntato ai piaceri del palato, ma che vuole allargare la propria
prospettiva coinvolgendo i sensi a 360
gradi: perché non soddisfare il proprio
palato all’interno di una struttura ricettiva di prestigio? Da questa idea nasce
C-Hotel&Spa: un albergo dal design
moderno, rivolto non solo al turismo
business, ma anche a quei clienti che
vogliono fruire del territorio in maniera
consapevole. Dove le bellezze naturali e
il patrimonio storico artistico hanno la
precedenza. Le diciotto luminose e minimali suites del C-Hotel sono caratterizzate da materiali ricercati come la pietra
di mare, da essenze raffinate e da colori
neutri, che contribuiscono con l’illuminazione naturale a creare un’atmosfera
calda e rilassante. Ma nelle camere non
manca il prezioso contributo della domotica integrata: speciali insonorizzazioni, riscaldamento e raffreddamento a
pavimento – parete, controllo dell’umidità dell’aria sono tra gli optional di se-
rie a disposizione. C-Hotel inoltre offre
un’ampia sala fitness e un’area SPA di
tutto rispetto, dove si alternano vasche
termali, bagno turco, cascata tonificante
e solarium. Per chi invece è alla ricerca di
una soluzione più intima, ma allo stesso tempo accogliente e “coreografica”,
la famiglia Colzani ha un’altra sorpresa.
È C-Rooms, un bed & breakfast situato
alle porte di Lecco, con 10 camere tutte
diverse tra loro per dimensione, forma e
disposizione. Uno spazio che vede il felice connubio tra le migliori prestazioni
tecnologiche e un panorama mozzafiato: tra le colline briantee visibili all’orizzonte, infatti, svettano le cime della
Grigna, del Resegone, del Cornizzolo e,
nelle giornate più terse, anche il Monte Rosa. In trent’anni di ricerca, dalla
ristorazione all’ospitalità, i Colzani sono
riusciti a tramutare il proprio cognome
in un luogo fisico, riconvertire il nucleo
familiare in area geografica, permettendo alle persone di incontrarsi e crescere
insieme, con una formula tutta italiana.
Quella Made in Colzani.❖
C-Colzani
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Cassago Brianza (LC)
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24
/territorio/salute e benessere
Rubrica a cura della dott.ssa Cinzia Gorla*
La parola alla psicologa
Dimagrire con il corpo
e con la mente
Nuove strategie psicologiche
possono aiutare a seguire e a sopportare la dieta
S
iete alle prese con la bilancia e i sensi
di colpa? Non sentitevi soli. Si stima,
infatti, che gli italiani sovrappeso siano
il 34 per cento, mentre quelli in una
condizione di obesità sono il 9 per cento (dati ISTAT). E se a questi “numeri”
sommiamo i due chili in più con i quali,
secondo gli esperti, si ritrovano in media
gli italiani dopo il periodo delle ricorrenze di fine anno, ormai imminenti, il caso
di invertire rotta e “mettersi in mente”
di dimagrire.
Dimagrire. Se cerco su internet il significato del verbo “dimagrire” mi compare
“render magro, estenuare, diminuire,
consumarsi, intisichire”. C’è da domandarsi perché mai una persona dovrebbe
mettersi in condizioni del genere e aver
25
quindi voglia di “dimagrire”, ma, se ci
pensate bene, la modalità di vivere il dimagrimento oggi si basa proprio su questo modo di pensare alla perdita di peso;
quando il medico dice: “Lei deve mettersi a dieta”, ecco che nella mente scatta quel meccanismo per cui il futuro si
mostra come penoso e pieno di sacrifici.
Questa idea di partenza è, giustamente,
uno dei motivi di maggior resistenza e
difficoltà della riuscita di una dieta.
Dimagrire significa perdere massa grassa, mettersi a dieta vuole dire avere atteggiamenti verso SE STESSI che siano
il più personali possibile, che prevedano
la giusta dose di alimenti piacevoli e che
siano appropriati alla volontà di osservare il proprio corpo nel cambiamento.
Dimagrire, mettersi a dieta, significa
cambiare, non certo patire.
Prima di affermare di voler dimagrire,
dialoghiamo allo specchio con noi stessi
e domandiamoci: “perché sono grasso,
dove il mio corpo vorrebbe essere diverso e, soprattutto, lo voglio davvero?”.
26
/territorio/salute e benessere
Se la volontà esiste, allora incomincia
a immaginare che il Tuo corpo stia già
cambiando, comincia a immaginare di
essere la persona che vorresti diventare,
arriva là dove Ti porta l’immaginazione.
Il cambiamento desiderato si produce
armonizzando corpo e mente in un percorso che aiuta la persona a recuperare
uno stile di vita sano.
Spesso il motivo dei chili di troppo è proprio un allontanamento dai ritmi biologici naturali e dal vero Sé profondo.
Per perdere peso in modo stabile e du-
raturo, fare una dieta aiuta, ma non è
sufficiente. Il cambiamento è il risultato
di un diverso modo di vivere e pensare.
Oggi sappiamo che non è solo il cibo
che fa ingrassare, ma sono un insieme di
fattori che non permettono di vivere il
corpo in maniera appropriata: lo stress,
l’infelicità e l’insoddisfazione, lo scarso
movimento fisico e tante altre cause.
Quindi, per iniziare:
-Chiediti se vuoi dimagrire davvero;
-Inventa TU i tuoi cibi e la TUA cucina
light. La privazione continua di ciò che
ti piace e ti dà gusto diventa una gabbia
entro cui appassiscono le emozioni con
il conseguente “umore nero”, tipico di
chi è a dieta;
-Scegli una ginnastica che ti piace: oggi
le palestre offrono tante varietà di corsi,
provali tutti e scegline uno, oppure inizia a passeggiare all’aria aperta senza lo
scopo di dover bruciare grasso ma con
la consapevolezza che passeggiare può
essere un meraviglioso passatempo.
-Ascolta i messaggi del TUO corpo e assecondalo. I modelli della nostra società
spingono talvolta a fare troppo rispetto
a quello che il corpo riesce a sopportare,
superando la personale soglia di fatica e
quindi a rendere vano lo sforzo;
-Innamorati di te stesso, abbandona
l’identità della persona grassa e non
fossilizzarti su ciò che trovi difficile o
sui risultati che non riesci a ottenere; se
impiegherai due mesi o un anno a im-
boccare la giusta strada, poco cambierà.
Ma una volta scelta la strada la sentirai
davvero TUA con tutti i suoi benefici psicofisici. Analogamente, ogni conquista,
ogni chilo perso, sarà stabilmente TUO,
perché sarà stato compreso (e “digerito”) dalla parte più vera e intima di TE
stesso.❖
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suo studio di Meda (339/6459944)
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/territorio/gastronomia
27
Rubrica a cura di Giovanni Guadagno*
Gusto leggero
La pecora brianzola
Gilberto Farina, vicepresidente
dell’associazione Cuochi Brianza,
ci guida alla riscoperta di uno
degli ingredienti tipici della tradizione
gastronomica del territorio e alla sua
valorizzazione attraverso la proposta
di un menu e di una ricetta
L
’allevamento ovino era, fino al secolo scorso, molto diffuso nelle province di Lecco, Como e Milano e costituiva, per le famiglie contadine, una fonte
rilevante di integrazione del reddito sui
terreni poderali, a difesa dell’ambiente e
del territorio delle colline brianzole.
Da oltre dieci anni assistiamo a una riscoperta di questa attività economica
grazie soprattutto all’azione dell’associazione della pecora brianzola (www.
pecorabrianzola.it). L’obiettivo dell’associazione è anche quello di recuperare e salvaguardare una razza che stava
ormai estinguendosi e di valorizzare un
animale tipico strettamente legato al
suo territorio.
I piani di intervento sostenuti per il re-
cupero e la valorizzazione di questo animale, hanno portato, il 13 novembre
2001, la Commissione Tecnica Centrale
dell’associazione nazionale della pastorizia di Roma a considerare la pecora
brianzola una razza in pericolo di estinzione. Nel 2004 la Regione Lombardia,
forte di questa decisione, ha inserito la
pecora brianzola nel piano di sviluppo
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28
Gilberto Farina
questa razza sono: l’alta statura, il profilo
della testa convesso e l’estensione della
lana limitata alle parti del corpo che danno il prodotto migliore: grazie ad una
purezza di vello assoluta, la lana della
pecora brianzola è di altissima qualità. Il
rurale come animale da salvaguardare e
quindi oggetto di contributi per l’allevatore. Il 7 aprile 2008 l’agnello di razza
Brianzola è stato inserito dalla Regione
Lombardia nell’elenco dei prodotti tipici
regionali. Le caratteristiche principali di
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peso delle femmine di 70/75 chilogrammi e per i maschi di 90/95 chilogrammi
e oltre con una statura al garrese di 80
centimetri nelle pecore e 90 centimetri
negli arieti. Il peso degli agnelli alla nascita, 3/4 chilogrammi, aumenta molto
rapidamente fino a raggiungere 10/12
chilogrammi a 1 mese, 20 chilogrammi
a due mesi, 30/35 chilogrammi a quattro mesi e 50/60 chilogrammi a sei mesi.
Uno dei maggiori pregi di questa pecora
è la fecondità: il susseguirsi di parti ogni
7/8 mesi garantiscono il prodotto carne
in modo continuativo.
La pecora brianzola è sempre stata ed
è un animale da carne particolarmente
apprezzata per le sue particolari qualità
organolettiche anche se poco conosciuto. Sono diverse le nuove esperienze di
riscoperta di questo prodotto: il rinomato prosciutto “Marco d’Oggiono” in
produzione dalla fine del 2008 o alcuni
“prosciutti di pecora“ trattati e stagionati esattamente come quelli di maiale.
Inoltre piccoli artigiani, eredi della grande tradizione salumiera del territorio
brianzolo, sono stati in grado di produrre insaccati e bresaole di pecora.
Alcune realtà locali, come il ristorante “La Piana” di Carate Brianza (www.
ristorantelapiana.it), da sempre sono in
prima linea per promuovere questo prodotto tipico.❖
*Presidente Associazione Cuochi Brianza,
Chef del Collegio Ballerini
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Sede di Monza: - Via San Gottardo, 91 - 20052 Monza - Tel/Fax 039 384066
29
Lo chef Gilberto Farina, ha scelto per voi
l’agnellone brianzolo allevato nel territorio delle province di Lecco, Como, Monza e Brianza. Questo animale è allattato
naturalmente fino allo svezzamento (3/4
mesi) e poi alimentato con foraggi freschi, fieno, sfarinati e granaglie. Il sistema di allevamento è di tipo “poderale”,
opposto a quello “transumante”, quindi
gli ovini possono godere di pascoli vicini al centro aziendale e costantemente
controllati.
La carne ha un sapore delicato e non selvatico ed è ottima al palato.
Spaccato di agnellone brianzolo
stufato alle erbe aromatiche
e polenta rustica
Per informazioni
e iscrizioni
Ingredienti e dosi per 6 persone
1,50 kg. Pecora brianzola con osso
150 g carote
50 g cipolle
20 g sedano
n. 2 spicchi d’aglio
Alloro, rosmarino, segrigiola, timo,
santoreggia
400 g patate
500 g pomodoro ramato maturo
3 dl vino rosso
1 l brodo di carne
ASSOCIAZIONE
CUOCHI BRIANZA
Metodo
Tagliare a pezzi l’agnello e farlo rosolare,
nel frattempo tagliare a cubettini le verdure ed aggiungerle all’agnello.
Fare rosolare il tutto, bagnare con il vino
rosso, lasciare evaporare, aggiungere i
pomodori tagliati a pezzi, coprire con
Un anno fa
(W.T.) È passato già un anno. Era l’ottobre dello scorso
anno quando usciva il primo numero del rinnovato Seregno [email protected] L’obiettivo era ambizioso: fare un giornale con criteri giornalistici che non fosse il “bollettino”
dell’Amministrazione, l’”elenco della spesa” delle cose
fatte, ma un prodotto editoriale di qualità in grado di reggersi in piedi grazie alla pubblicità e aperto alla Brianza,
a tutto ciò che accade nel nostro territorio con un occhio rivolto alla nuova Provincia. In questi sei numeri abbiamo
presentato il lavoro di alcune associazioni culturali e sportive di Seregno, abbiamo parlato del commercio e di come
rilanciare l’economia, abbiamo affrontato alcune questioni sociali di grande rilievo (ricordo l’articolo sui malati
di Alzheimer, o quello sui disabili nello sport o, ancora,
quello sulle badanti). Ci siamo occupati molto di ambiente e tutela del territorio: abbiamo spiegato come funziona
SETTEMBRE/OTTOBRE 2008
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Seregno
10
Due Mariani, un solo
obiettivo: la Brianza
Intervista ai sindaci
di Monza e Seregno
La vittoria del
teatro “low cost”
Produzioni di qualità
e giovani per battere
la “crisi del teatro”
La Brianza in una notte
Viaggio nella terza edizione
della Notte Bianca
Cento Km di corsa
Dopo trent’anni torna
la corsa podistica estrema
attraverso la Brianza
Speciale
A scuola di sicurezza
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del COLLEGIO BALLERINI
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20038 Seregno (MI)
Tel. 329 82.97.620
email: [email protected]
il brodo e lasciare cuocere lentamente.
Dopo 45 minuti aggiungere le patate
tagliate a cubetti e il trito di tutte le erbe
aromatiche, finire di cuocere.
A cottura ultimata servire con polenta
rustica integrale.
la raccolta differenziata e la rete di distribuzione dell’acqua, siamo entrati nella centrale del teleriscaldamento e
abbiamo parlato con alcune famiglie su come ridurre gli
sprechi e risparmiare in tempi di crisi. E ancora abbiamo
raccontato il mondo dell’informazione locale e, in questo
numero, quello del lavoro e delle aziende in crisi. Tutto
ciò lo abbiamo fatto sempre raccontando delle storie, parlando con le persone, uscendo dal “Palazzo”. Facendo, in
altre parole, un po’ di sano giornalismo da strada.
Non volevamo un giornale con cui affrontare, per dirla
con Gramsci, i “brevi cenni sull’universo”; che contenesse
di tutto, di più. Volevamo un giornale concreto, che parlasse del e al territorio attraverso delle storie. Mettendoci
testa e anche cuore. E in questi sei numeri abbiamo cercato di mantenere quella promessa che è diventata un po’
la nostra parola d’ordine. Lo abbiamo fatto, o almeno ci
abbiamo provato.
30
/territorio/eventi
/territorio/gastronomia
di Caterina Carpitella
Ingegneri, Architetti e Giovani Industriali
Dibattito e confronto
all’Autodromo di Monza
L
a sicurezza nei cantieri è il primo
grande tema affrontato tra venerdì 20 e lunedì 23 novembre a Monza,
dove, ancora una volta, la Consulta Regionale Lombarda degli Ordini degli Architetti sarà protagonista con un doppio
appuntamento. Questa edizione, inoltre,
vedrà il sostegno della Consulta Regionale degli Ordini degli Ingegneri Lombardi
che aprirà un dibattito sui risvolti che il
D.Lgs. 106/09 ha portato sulle norme di
nei cantieri temporanei e mobili. Nella
giornata di sabato 21 verrà proposta la
seconda edizione di Architetti ed Energia - verso una progettazione consapevole; si parlerà di ecosostenibilità ed
efficienza energetica e verrà introdotto
il concorso ARCHITETTURE SOSTENIBILI - qualità formale e innovazione tecnica
dell’architettura, un’iniziativa dell’Ordine A.P.P.C. di Monza e Brianza. Durante il break, alle ore 14, verrà presentata la rivista Elementi, temi di costruzione
dell’architettura,commentata dal Presidente della Consulta degli Ordini degli Architetti P.P.C. e dal direttore della
stessa, l’architetto Maurizio Carones. Il
nuovo progetto editoriale, a carattere
monografico, svilupperà una sistematica ricognizione sulle parti dell’edificio,
sugli elementi costruttivi e sui materiali.
A seguire, numerosi interventi che porteranno al termine, alle ore 18, del ricco
programma della giornata. Ultimo appuntamento sarà lunedì 23 novembre
con l’Assemblea Generale di Confindustria Lombardia, durante la quale il Comitato Regionale dei Giovani Imprenditori
si interrogherà in previsione dell’Expo
2015 sulle infrastrutture lombarde. ❖
La partecipazione è gratuita previa iscrizione da inviare - entro il 14 novembre 2009
al seguente indirizzo di posta elettronica: [email protected]
o a mezzo fax al n. 02 34937691 - utilizzando il modulo che troverete sul sito
www.consultalombardia.archiworld.it
In alto: i relatori di Architetti ed Energia 2008
Sopra: il nutrito pubblico di professionisti
presenti ad Architetti ed Energia 2008
FIERABOLZANO
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s.p.a.
MESSEBOZEN
/comune/la parola ai partiti
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Ugo Calò
Il Popolo della Libertà - Forza Italia
Luca Talice
Lega Nord
Ridare sicurezza
alle nostre città. Una
promessa mantenuta
Autunno verde
[email protected]
R
ispondere alla domanda di sicurezza che viene dai cittadini per
riaffermare la sovranità della legge sul territorio. Questo è uno
dei compiti fondamentali che il presidente del consiglio Silvio Berlusconi si è dato di fronte al corpo elettorale. Nonostante una incessante campagna denigratoria posta in essere dalla sinistra che accusa
l’attuale governo di essere insensibile alla tematica della sicurezza
i fatti dimostrano che, anche in questo caso, la promessa è stata
mantenuta. Dal 4 agosto 2008, 3.000 militari affiancano le forze di
polizia e i carabinieri nel pattugliamento delle grandi città e dei centri
di permanenza temporanea per immigrati clandestini. Tale iniziativa
ha garantito una efficace prevenzione e repressione dei reati di strada, che sono diminuiti del 40% nelle zone pattugliate. Il governo ha
ampliato i poteri dei sindaci di intervento, prevenzione e contrasto
dei reati, affidando loro un ruolo da protagonisti nel garantire la sicurezza sul territorio. Chi sfrutta bambini e ragazzi fino a 14 anni per
l’accattonaggio è punito con una pena fino a tre anni di carcere. Se
è un genitore perderà anche la patria potestà. I cittadini che vogliono collaborare al pattugliamento del territorio possono associarsi in
gruppi di volontari. In presenza di gravi indizi di reato e di esigenze
cautelari non sarà più possibile concedere gli arresti domiciliari agli
stupratori. Chi commette un omicidio inerente a una violenza sessuale sarà condannato all’ergastolo. Le vittime di violenza avranno
il patrocinio gratuito, non saranno più costrette a pagare le spese
processuali. Il decreto antiviolenza di febbraio ha inserito nell’ordinamento il reato di molestie (stalking). Sono previste sanzioni per gli
episodi di molestie e minacce reiterate per evitare che possano degenerare in atti più gravi. Il 14 luglio la Camera ha approvato in prima
lettura il disegno di legge contro gli stupri, con un forte inasprimento
delle pene, ponendo in essere un ulteriore passo in avanti nell’azione
del governo a tutela della sicurezza delle donne. Il governo ha varato
un disegno di legge per colpire chi sfrutta il mercato del sesso e
liberare dalla schiavitù migliaia di donne. La politica del fare di Silvio
Berlusconi è un esempio per tutti e ci induce a proseguire nel territorio di Seregno quanto di buono il governo sta facendo sulla tematica
della sicurezza nell’interesse dei nostri cittadini.
[email protected]
E
ccoci qui, ci ritroviamo, il nuovo numero di Seregno Informa, ci
fornisce l’occasione di parlarVi, di scrivere a Voi nostri cari concittadini. Il tempo trascorre veloce e ci stiamo avvicinando alla chiusura
di quest’anno. Nel 2010 si voterà per le elezioni comunali, ma non
solo, e noi consiglieri della Lega Nord ci stiamo preparando per questo importante avvenimento elettorale. Nei mesi scorsi, in occasione
delle elezioni provinciali, il nostro partito ha sfiorato la percentuale
del 27%, un dato incredibile, inatteso, un risultato che ci ha fatto
felici e al contempo ci rende ancora più orgogliosi del Vostro voto
e debitori nei Vostri confronti. Grazie ancora di cuore cari Seregnesi.
Noi leghisti stiamo iniziando un giro per i quartieri, per incontrarVi,
per parlarVi, veniamo da Voi che ci conoscete, anzichè indurvi ad
uscire e a partecipare ad assemblee pubbliche. Anche il sindaco Giacinto Mariani e gli assessori hanno girato i quartieri e incontrato la
gente, ma la giunta è frutto di una sintesi di un’alleanza, che vede la
presenza della Lega Nord limitata e minoritaria rispetto al suo reale
valore elettorale. Noi consiglieri della Lega Nord vogliamo parlarVi
da soli e sentire da Voi le Vostre priorità, problematiche ecc. che diventeranno i punti fondamentali della nostra futura attività politica.
Con gli alleati i rapporti sono buoni, ma abbiamo storie, esperienze,
sensibilità, visioni del futuro della nostra società che a volte divergono. Noi abbiamo su punti come la sicurezza, la tutela della nostra
identità, la visione sociale della comunità, delle idee che sono una
prerogativa del nostro partito. Sulle Vostre richieste poi ci confronteremo con gli alleati, ma partendo da un punto fermo e cioè che
Voi per noi siete il fondamento del nostro impegno politico e che
bisogna governare con autorevolezza e non con autorità. Il vero rispetto lo si ottiene comportandosi bene sempre e non solo quando
si avvicinano le elezioni. Grazie.
32
/comune/la parola ai partiti
Antonio Graziano
Alleanza Nazionale
Roberto Pozzoli
Amare Seregno
sQuola, islam
e il “politically correct”
Considerazioni sul
significato del
riuso – Legge Regionale
13/09 “Piano Casa”
[email protected]
S
quola con la “Q”? No cari lettori, non è un errore ortografico
ma è solo una provocazione per attirare la vostra attenzione su
un articolo che ai molti passerebbe inosservato. Qualche giorno fa,
un noto quotidiano italiano, ha inserito questo argomento tra i suoi
articoli: “e se un bambino mussulmano volesse studiare il corano a scuola ?” C’è chi ha lodato la proposta dell’esponente dell’area finiana del
PdL sostenendo che questo sarebbe un modo di fare dell’Islam una
religione normale di cui si possa parlare nelle scuole pubbliche, con
il vantaggio di riuscire a controllare le derive estremiste!? Ebbene
si, l’italico politically correct ha toccato il fondo! Integrazione vuol
dire innanzitutto garantire agli immigrati dei diritti, e non certamente prostrarsi e iniziare a dissolvere oltre due millenni di cristianità prospettandoci che per favorire l’integrazione degli immigrati
mussulmani, bisogna integrare l’Italia all’islam!Come già accaduto
in Germania, se gli islamici non si integrano, sarà la Germania ad
integrarsi a loro. E come ? iniziando appunto dalla scuola, dove la
comunità turca richiede l’adozione di giorni festivi islamici per tutti
gli scolari tedeschi indipendentemente dalla loro religione. Io ritengo che tali iniziative abbiano solo effetto di favorire l’aumento della
destra estrema, alimentando la xenofobia nel paese, ma di una cosa
sono ormai certo che l’Eurabia non è più una semplice fantasia, e che
il processo di islamizzazione dell’Europa è iniziato ormai da tempo.
Bisogna, comunque, prendere atto che l’Islam ha una capacità di penetrazione nelle società occidentali decisamente maggiore di quanto
ne abbia il Cristianesimo, o forse, semplicemente dilaga laddove il
Cristianesimo è stato sostituito dal vuoto assoluto. Dobbiamo perciò
prendere coscienza di ciò che sta accadendo soprattutto nel nostro
vivere quotidiano e soprattutto iniziando dalla scuola, luogo dove in
ogni epoca l’educazione delle nuove generazioni ha rappresentato
per ciascun gruppo umano un compito fondamentale, a cui dedicare attenzione, risorse ed energie, dando vita a regole e percorsi
formativi. La fede cristiana inserita nell’istruzione scolastica dei nostri
alunni, si sente fortemente interpellata da una situazione di questo
genere. Difatti, spinta dalla sua sollecitudine per l’uomo, ha esercitato una particolare vocazione educativa nei confronti degli adolescenti futuri uomini adulti. “L’uomo è la via della Chiesa”, si legge
nell’enciclica Redemptor hominis di Giovanni Paolo II . Per questo
l’educazione cristiana non può non essere interessata alla formazione
del soggetto umano, e quindi non concediamo assolutamente ingerenze islamiche nell’educazione scolastica dei nostri figli. Pertanto, è
ora che cominciamo a dire basta ad ogni tipo di prepotenza contro il
nostro credo, basta all’acquiescenza, basta al giustificazionismo, basta al buonismo a favore dell’integrazione islamica nel nostro paese.
Noi dobbiamo difendere la nostra identità cristiana.
[email protected]
I
l concetto di riuso ha assunto oggi un ruolo di primaria importanza nei processi di riqualificazione urbana e l’opportunità della sua
applicazione pratica deve essere costantemente verificata alla scala
della città, del quartiere, di ambiti particolari come i centri storici ed
infine alla scala del singolo edificio.
Il suo significato è quello di strumento per restituire un equilibrio agli
assetti urbani interessati da processi di trasformazione rapida, radicale, generalmente negativa della loro immagine fisica.
È noto come il degrado progressivo degli edifici comporti il degrado
dell’ambiente sociale dove vengono a concentrarsi le categorie più
marginali, innescando quel processo di abbandono da parte delle
attività e dei gruppi socialmente più consolidati, che contribuiscono
al rapido deteriorarsi di interi quartieri.
Oggi, come si è detto, la riqualificazione urbana attraverso il recupero di ciò che esiste è un fatto generalmente acquisito: esiste, da
una parte, un vasto patrimonio edilizio più o meno degradato ma
che può ancora essere utilizzato per anni e decenni; esiste dall’altra
la necessità di economizzare aree per i futuri fabbisogni.Il problema
del riuso va quindi considerato, prima di tutto, come un processo
in funzione della possibilità di attuare la continua rivitalizzazione e il
riequilibrio di tutte quelle parti della città che entrano in crisi sotto
uno o molteplici aspetti.
È fondamentale poi che, in tema di riuso e di recupero, l’attenzione
debba essere posta alla città nel suo insieme, onde evitare che la questione dei nuclei antichi convogli su di sé tutte le energie disponibili,
accrescendo il divario con le zone periferiche.
È chiaro che il rapporto centro-periferia è molto differente a seconda
della storia, dello sviluppo e della dimensione di ciascuna città; si
pone quindi sempre il problema della riqualificazione della periferia
e delle zone intermedie (anche se di recente edificazione).
Il riuso e il recupero degli spazi urbani agli effetti delle ragioni dell’architettura, vanno condotti considerando la necessità di effettuare tre
ordini di integrazioni:
- nel senso dello spazio urbano, fra centro e periferia;
- per quanto attiene il dato sociale, la compresenza dei diversi ceti sia
nei centri storici che nelle aree eccentriche;
- per quanto riguarda le scelte stilistiche, l’accostamento armonico
fra rispetto delle preesistenze e rinnovamento, secondo quel principio di continuità che è nella tradizione della formazione della nostra
storia urbana.
(fine prima parte)
33
Cesare Visconti
UDC
Pietro Amati
Partito Democratico
Ritorniamo
sull'argomento ormai
di attualità... Elezioni
amministrative 2010
Cinque buoni motivi
per non votare più
questo Sindaco e
questa Maggioranza
[email protected]
E
così ci stiamo avvicinando sempre più ad una importante scadenza elettorale che riguarderà proprio la nostra città : le elezioni
amministrative comunali del 2010.
I Cittadini verranno chiamati alle urne presumibilmente (manca ancora il decreto) alla fine di marzo, in concomitanza con un’altra tornata elettorale riguardante la nostra regione Lombardia.
Sarà un voto molto importante che noi riteniamo permetterà a Seregno di crescere ulteriormente.
La nostra Città, anche in questi momenti di crisi economica veramente eccezionali, sta “tenendo”, si modernizza e riesce a rendere
servizi alla Cittadinanza di buon livello.
Certo, si potrà fare di più e meglio affinando un programma politico/
amministrativo rendendolo ancor più corrispondente alle esigenze
della Cittadinanza ed in particolare modo tenendo conto delle fasce
più deboli….giovani, anziani, disabili……. Ma per questo abbiamo
radici ben profonde e salde che ci permettono di tenere un orientamento ben preciso.
Noi, per quanto ci compete stiamo operando affinché la squadra che
collaborerà col Sindaco sia composta da persone che siano espressione, oltre che dei Partiti di appartenenza, del territorio e che abbiano
avuto modo di “dimostrare nella quotidianità” di che stoffa sono
fatti. Con questi auspici noi lavoriamo e ci stiamo preparando seriamente. Ringraziamo, ancora una volta, tutti coloro che aderendo al
nostro progetto “parliamone” non mancano di confrontarsi con noi
attuando in tal modo un principio basilare per la democrazia….. “la
partecipazione”.
[email protected]
P
rimo: il Pgt (questo sconosciuto)
Questa Amministrazione aveva, tra le proprie e prioritarie promesse elettorali, quella di cancellare il vecchio Prg. Si sono spese centinaia
di migliaia di euro per dare incarichi per il nuovo Piano di Governo del
Territorio. Dopo vivace pubblicità e ulteriori promesse iniziali, ecco la
sorpresa: il Pgt non verrà portato in Consiglio; non solo, passerà direttamente alla prossima Amministrazione. E così i seregnesi non sanno
che fine faranno le loro Osservazioni, non sanno che fine farà il territorio: una soluzione clamorosa e irresponsabile, frutto - perché questa è
l’unica spiegazione possibile - di divisioni interne alla Maggioranza.
Secondo: le nomine immorali
Lo scandalo vero e proprio, che ha reso la nostra Città, agli occhi dell’intera Italia, una Ceppaloni del Nord, è stato la nomina di parenti e amici
nelle Società Partecipate. Il nepotismo e non la professionalità è stato il
criterio scelto dal Sindaco. E i Consigli di Amministrazione si sono moltiplicati: riempire le tasche di pochi è il motivo che caratterizza le nostre
Partecipate. E pensare che il sindaco si dice della Lega (sigh!).
Terzo: gli sprechi
Valgano due esempi: il Palazzo Comunale non è stato fatto (al suo posto, come si sa, un inutile Auditorium). Il prezzo è stato (finora) un paio
di milioni di euro in penali con la ditta appaltatrice: e pensare che il Sindaco si comporta – come afferma ripetutamente in Consiglio - come
“un buon padre di famiglia”…Non pago, licenzia un Dirigente, che il
Tribunale fa riassumere: quasi 400mila euro da ripianare (ma è giusto
che siano i cittadini a pagare le avventure da sceriffo del sindaco?).
Quarto : le tasse
Questa Giunta tace poi su un altro grave comportamento. Cancellata
ormai l’Ici (l’unica tassa comunale: evviva il tanto sbandierato federalismo fiscale e locale! – ma la Lega è al Governo?), il Sindaco ha
pensato bene - da due anni a questa parte e sicuramente anche per
il prossimo - di triplicare l’addizionale Irpef, che, come è noto, ricade
su tutti coloro che percepiscono uno stipendio (per pagare le penali
del Palazzo?). Ma si continua a dire che non si mettono le mani nelle
tasche dei cittadini.
Quinto: le periferie
L’unica opera compiuta (per altro ereditata dalla precedente Amministrazione) è la ormai prossima conclusione dei lavori di riqualificazione
del centro città. Le periferie sono rimaste trascurate: si vedano le interpellanze che riguardano marciapiedi, rotonde, pulizia, riqualificazioni
(troppo poco quanto fatto in cinque anni e quasi tutto in questi ultimi mesi…). Per non parlare dell’isolamento dei quartieri Crocione e
Santambrogio, che, al di là delle tragicomiche vicende del sottopasso,
appena terminate, hanno un futuro nebuloso (che si sarebbe potuto
schiarire solo con un Piano di Governo del Territorio condiviso, partecipato e, infine, deliberato).
34
/comune/la parola ai partiti
Giuseppina Minotti
Francesco Mandarano
Rifondazione Comunista
Antonello Dell’Orto
Per Seregno Democratica
[email protected]
[email protected]
La stagione dei Piani
e delle Gru
[email protected]
Sanno solo dismettere
e vendere il patrimonio
pubblico
N
on sanno cosa farne.
Un cartello pubblicitario di una immobiliare recita: “Vendesi Seregno”. È proprio quello che la giunta di centro destra sta facendo.
Un pezzo alla volta si dismettono, si vendono o si privatizzano spazi e
strutture pubbliche per far cassa o perché “non sanno cosa farne”. L’ultimo caso è la sala di piazza Biella, 280 mq di superficie, destinabile ad
attività pubbliche (mostre, conferenze, associazionismo) che invece sarà
venduta. Seregno, seconda città della Brianza, consolida così l’ultimo
posto quanto a dotazione di spazi pubblici.
Il PRC ha votato NO al “Piano Casa”.
La legge regionale, detta “Piano casa”, non riguarda la costruzione di
case popolari (come il titolo lascia intendere) ma consente l’edificazione su tutto il territorio lombardo in deroga ai piani regolatori: un vero
e proprio “Piano cementificazione”. Così i 1513 comuni lombardi si
sono visti costretti a deliberare “eccezioni alla legge” per evitare la devastazione del territorio. Abbiamo votato contro una delibera “cerotto”
proposta dalla maggioranza perché il centro destra è stato concorde nel
sostenere la Legge Regionale definendola “buona se non ottima” e perché lascia in ogni caso senza difese larga parte del territorio seregnese.
La vera Storia della Commissione d’Indagine sulle case comunali di via Hugo
I consiglieri del PRC, in seguito a notizie apparse sulla stampa locale,
dopo un sopralluogo e costatato gravi difetti progettuali nonché pessime rifiniture, hanno deciso di proporre una Commissione d’Indagine
per accertare i vari livelli di responsabilità. La proposta è stata accettata
dal Consiglio Comunale. I suoi componenti, uno per ogni gruppo, sono
stati nominati nella seduta del 13 ottobre. Entro 90 giorni la Commissione deve terminare i lavori.
Ancora rinviati i lavori in alcune scuole seregnesi
Abbiamo votato contro il piano per il Diritto allo Studio 2009/10 perché
la maggioranza ha deciso di rinviare per il quarto anno consecutivo i
lavori alle facciate della scuola Moro e l’ampliamento della Stoppani.
Si prevede poi un nuovo Auditorium in pza Risorgimento ma nulla per
l’Auditorium della Don Milani.
Dalle scuole non ci risulta che siano pervenute critiche alla Giunta (per i
ritardi) mentre sarebbere il caso di farsi sentire.
Ponti e Incontri oscurati sul sito del Comune:
In città sono stati presenti l’arcivescovo di Cochabamba (Bolivia) Tito
Solari, cittadino onorario di Seregno e l’ambasciatrice del Kenia in Italia
Ann Nykuli entrambi, in contesti diversi, hanno fatto riferimento all’importanza di “gettare ponti di fraternità e amicizia che uniscano i popoli”. Sul sito del Comune non abbiamo visto né foto e né i passi più
importanti dei loro discorsi. Che strano!
Come raggiungere il PRC e i consiglieri comunali:
Sito: www.brianzapopolare.it/prcbrianza/seregno
Facebook: http://www.facebook.com/group.php?gid=2043637999
D
a qualche anno gli Italiani si sono abituati a sentire parlare di
“piani”, una volta c’è quello di governo del territorio, un’altra volta quello della casa, da ultimo quelli scaturiti delle varie emergenze.
Quelli che attualmente potranno avere sulla nostra città un impatto
positivo o negativo indelebile e irreversibile, nel presente e nel futuro, sono proprio il cosiddetto Piano di Governo del Territorio e
il più tele-pubblicizzato Piano Casa. Il primo è stato inventato per
soppiantare il Piano Regolatore Generale che per 50 anni è stato lo
strumento urbanistico di pianificazione territoriale a livello locale e
che ha regalato l’attuale assetto urbanistico del territorio Italiano; l’altro è un’invenzione dell’attuale Presidente del Consiglio dei Ministri
che avrebbe lo scopo di incentivare le iniziative edilizie sul territorio
nazionale, attraverso deroghe alle limitazioni di cubatura previste
dalla normativa edilizia ordinaria vigente. Entrambi danno larga autonomia alle amministrazioni locali ed ai professionisti e, come sempre quando vengono eliminate barriere e controlli, possono
derivarne conseguenze virtuose o disastrose per il territorio,
l’ambiente e l’intera collettività. La tendenza delle amministrazioni
locali, anche a seguito della famigerata “crisi economica” (realtà o
chimera a seconda dei punti di vista dei vari analisti e politici), è quella di incamerare oneri di urbanizzazione concedendo permessi di
costruire per piccole o grandi iniziative, speculative o a vantaggio del
singolo privato proprietario, senza grosse analisi costi/benefici o esami di coscienza. Se da un lato è innegabile che il patrimonio edilizio
nazionale ormai ha spento innumerevoli candeline e quindi necessita
di iniziative di rinnovamento, sia dal punto di vista strutturale/
estetico che energetico, è altrettanto evidente l’eccessiva e ormai
asfissiante occupazione del suolo naturale con opere di urbanizzazione edilizia e di servizio (come strade, parcheggi, etc.) che a
Seregno ha superato abbondantemente il livello di allarme.
Considerato inoltre che è sotto gli occhi di tutti l’ormai costante e
consistente esubero di disponibilità di alloggi rispetto alla richiesta, ci si chiede che logica imprenditoriale ci sarebbe dietro
nuovi investimenti immobiliari che assicurerebbero una percentuale
notevole di invenduto? Inoltre il continuo aumento della popolazione, se positivamente da un lato aumenta la biodiversità, dall’altro
porta con se nuove richieste di servizi (e quindi nuovi costi
sociali), nuove problematiche legate alla sicurezza sociale
ed all’aumento dell’inquinamento dovuto al moltiplicarsi
di traffico veicolare e di produzione di rifiuti. L’impegno nel
portare a termine diversi giardini pubblici in città e le ripetute conferme pervenute da diverse anime di questa Amministrazione di voler
mantenere intatto il Parco “Brianza Centrale”, anzi di voler
coinvolgere comuni limitrofi per il suo ampliamento, ci induce a trovare un terreno comune su cui collaborare.