Rivista COISP SP numero 03 anno 2009

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Rivista COISP SP numero 03 anno 2009
POSTE ITALIANE S.p.A. - Spedizione in A.P. - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/2/2004 n. 46) art. 1 Comma 1 DCB Milano - Euro 2,58
ORGANO UFFICIALE NAZIONALE DEL Co.I.S.P.
Giornata
della M
Memoria
emoria
SPECIALE CONTRATTO
NITTO PALMA
CHIARIAMO COME STANNO LE COSE
FORZE DELL’ORDINE: PUNTO D’ECCELLENZA
ELLENZA DEL
EL NOS
NOSTRO
T PAESE
ANNO II° - NUMERO 3
APRILE 2009
L’EDITORIALE
SICUREZZA E POLIZIA
TERREMOTO
ISTITUZIONALE
di Franco MACCARI*
N
ell’affrontare il dibattito politico sulle ronde, il Governo
ha costantemente dichiarato
la propria caparbia volontà di
rendere operativo il controllo del territorio
affidandolo a volontari, a dispetto del parere contrario, motivato e competente, di chi
fa questo mestiere e viene rappresentato,
in larga parte, dai Sindacati di Polizia.
Le continue denuncie in merito alla
drammatica carenza di risorse per le
Forze dell’Ordine, sono a tutt’oggi irrisolte. Mancano mezzi, uomini, innovazione tecnologica e modelli operativi al
passo con i tempi, mentre nel contempo
si assiste ad un progressivo e, a causa
dello sfruttamento intensivo a cui viene
sottoposto, rapido invecchiamento e depauperamento del “patrimonio” umano
e logistico ad oggi ancora esistente ed
attivo. Questi modelli di “sicurezza fai
da te”, caldeggiati dal Governo, non solo
collidono con le più o meno astratte teorie giuridiche, ma anche con il più fondamentale senso del decoro. Ricordiamo
al proposito qualche bell’esempio sul
territorio, tra cui spicca, senza dubbio,
quello delle ronde denominate “SS”, che
hanno esordito a Massa Carrara, attirando l’attenzione internazionale a causa
della quantomeno infelice scelta del
nome, che rievoca passati ed evidenti
pruriti nostalgici. Menzioniamo poi ancora l’episodio accaduto recentemente a
Rieti, dove un gruppo di volontari ha segnalato ed inseguito un’auto della locale
Squadra Mobile in servizio, ritenuta, evidentemente, sospetta.
Giova inoltre ricordare gli allarmi già
lanciati da diverse associazioni e parti politiche, relativamente al lampante pericolo, soprattutto nel sud Italia, di infiltrazioni mafiose all interno di tali meccanismi di
sicurezza “fai da te”.
Un fiume di inutili proclami hanno accompagnato l’iter parlamentare del “pacchetto sicurezza”, conclusosi, come sappiamo, con lo stralcio del provvedimento
sulle ronde ed un confronto interno alla
maggioranza, la cui sussistenza stessa è
stata posta in pericolo, a causa della furibonda reazione di una parte di essa.
E’ triste constatare come certa “politica” continua a spacciare come soluzione pratica ed efficace, la partecipazione
dei cittadini, invogliando a legittimare
una sorta di inizio di giustizia fai da te,
invece di sopperire alle evidenti e drammatiche carenze organiche ed economiche di cui sono vittime le Forze dell’Ordine. E’ del tutto evidente, che nessuno
dei problemi che affliggono “l’apparato
sicurezza” italiano, potrà trovare soluzione, né sollievo, nelle ronde che, anzi,
ne aggraverebbero la già fragile tenuta,
soprattutto perché i “volontari” andrebbero controllati ed accompagnati, come
già avvenuto con le pattuglie dei militari, dispiegate in alcune città italiane.
I cittadini possono chiamare il 113
senza il bisogno di indossare casacche,
(che costano), frequentare corsi, (che costano), armarsi di telefonino, (che costa
pure quello). Chi sta pagando e pagherà
per tutto questo, non sono solo tutti gli
italiani, nelle grandi città come nei piccoli
centri, ma le prime a pagare saranno piuttosto proprio le Forze dell’Ordine, alle quali sono stati sottratti fondi per 3 miliardi di
euro, in barba alla tanto sbandierata campagna elettorale basata sulla sicurezza.
Ciononostante, temiamo che le ragioni partitiche finiranno per avere il sopravvento sulla razionalità degli argomenti,
che pure hanno portato il Governo a doversi arrendere all evidenza dei fatti, ma
non sono riusciti a dissuaderlo ed a fare
tramontare definitivamente questi scellerati propositi.
Siamo ben consapevoli oggi, considerato il tragico bilancio conseguente al
terremoto in Abruzzo, che le risorse complessive dello Stato andranno ovviamente
reindirizzate, per poter ricostruire paesi,
opere pubbliche, case, tessuto economico
e nessuno si vuole sottrarre ai sacrifici che
ci saranno richiesti, come per altro abbiamo già dimostrato nei paesi e nelle città
abruzzesi martoriate e rase al suolo.
Le Forze dell’Ordine hanno continuato infatti, anche a scapito delle proprie famiglie e dei lutti personali, a lavorare incessantemente per garantire per
quanto possibile un punto di riferimento
ai concittadini. Questo è il significato del
“senso del dovere”, della “abnegazione
al servizio”, dello “sprezzo del pericolo”,
termini spesso abusati in queste occasioni, senza poi essere sostenute ed accompagnate da fatti concreti a sostegno
di chi indossa una divisa.
In Abruzzo la ricostruzione, prima o
poi, dovrà iniziare. Allora, solo allora, vedremo quanto gli impegni e le promesse
gridate diventeranno realtà.
Purtroppo, neanche nel caso dell’apparato sicurezza, ci possiamo permettere il “lusso” di attendere la ricostruzione
del pilastro fondamentale delle attribuzioni dello Stato, una volta che esso
venga annientato, perché nessuno sarà
in grado di ricostruire le fondamenta solide e democratiche, dettate dalla nostra
Costituzione, una volta che queste risultino intaccate nel profondo, in nome di
una mera convenienza politica, che ci
porterà a perdere altro terreno nei confronti delle piccole e grandi criminalità
che avvelenano l Italia, condannandola
ad un futuro senza speranza.
Ma, come si dice, la speranza è l ultima
a morire
*Segretario Generale del Coisp
3
ORGANIGRAMMA
Co.I.S.P. COORDINAMENTO PER L’INDIPENDENZA
SINDACALE DELLE FORZE DI POLIZIA
SEGRETERIA NAZIONALE:
Via Farini, 62 - 00185 Roma
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SEGRETERIE REGIONALI E PROVINCIALI Co.I.S.P.
REGIONE
SEGRETERIA
SEGRETARIO GENERALE
REGIONALE/PROVINCIALE
REGIONALE/PROVINCIALE
SEGRETERIA REGIONALE
PROVINCIALE DI AOSTA
CLAUDIO LETIZIA, C/O QUESTURA DI TORINO.
CHRISTIAN MEI, C/O SEZIONE POLIZIA STRADALE.
SEGRETERIA REGIONALE
PROVINCIALE DI ALESSANDRIA
PROVINCIALE DI ASTI
PROVINCIALE DI BIELLA
PROVINCIALE DI CUNEO
PROVINCIALE DI NOVARA
PROVINCIALE DI TORINO
PROVINCIALE DI VERBANIA
PROVINCIALE DI VERCELLI
CLAUDIO LETIZIA, C/O QUESTURA DI TORINO.
ROSSO CARLO, C/O CENTRO RACCOLTA INTERREGIONALE VECA.
RAIMONDO MELI, C/O QUESTURA.
VIRGILIO FERA, C/O SEZIONE POLIZIA STRADALE DI BIELLA.
GUZZO DANIELE, C/O QUESTURA.
VITTORIO MASALA, C/O QUESTURA.
GIUSEPPE CAMPISI, C/O LA I ZONA POLIZIA DI FRONTIERA.
VINCENZO MARCELLO, C/O QUESTURA.
BARTOLOMEO PIRAS, C/O QUESTURA.
LOMBARDIA
SEGRETERIA REGIONALE
PROVINCIALE DI BERGAMO
PROVINCIALE DI BRESCIA
PROVINCIALE DI COMO
PROVINCIALE DI CREMONA
PROVINCIALE DI LECCO
PROVINCIALE DI LODI
PROVINCIALE DI MILANO
PROVINCIALE DI PAVIA
PROVINCIALE DI SONDRIO
PROVINCIALE DI VARESE
PROVINCIALE DI MANTOVA
ROCCO DISOGRA, C/O QUESTURA DI BRESCIA.
ANTONELLO PERSONENI, C/O QUESTURA.
VALENTINO TOSONI, C/O QUESTURA.
LUIGI MARTINO, C/O QUESTURA.
FULVIO BERTOLASO, C/O QUESTURA.
ALESSANDRO CAMEROTA, C/O QUESTURA.
GIUSEPPE PACETTA, C/O QUESTURA. www.coisplodi.com
CARMINE ABAGNALE, C/O QUESTURA.
VINCENZO FERROTTO, C/O QUESTURA.
VALERIO SOSIO, C/O SETTORE POLIZIA DI FRONTIERA DI TIRANO (SO).
ALBERTO PIDALÀ, C/O SEZIONE POLIZIA STRADALE. www.coispvarese.it
MAURIZIO TESSAROLO, C/O SEZIONE POLIZIA FERROVIARIA.
LIGURIA
SEGRETERIA REGIONALE
PROVINCIALE DI GENOVA
PROVINCIALE DI LA SPEZIA
PROVINCIALE DI IMPERIA
PROVINCIALE DI SAVONA
SALVATORE FINOCCHIARO, C/O QUESTURA DI SAVONA.
MATTEO BIANCHI, C/O QUESTURA. www.coisp-genova.it
ROSARIO IZZO, C/O SEZIONE POLIZIA STRADALE.
FRANCESCO PAOLO SEVERINO, C/O COMM.TO DI P.S. SANREMO (IM).
GIUSEPPE LA CORTE, C/O SEZIONE POLIZIA STRADALE.
VALLE D’AOSTA
PIEMONTE
SICUREZZA E POLIZIA
REGIONE
SEGRETERIA
SEGRETARIO GENERALE
REGIONALE/PROVINCIALE
REGIONALE/PROVINCIALE
TRENT. ALTO ADIGE
SEGRETERIA REGIONALE
PROVINCIALE DI BOLZANO
PROVINCIALE DI TRENTO
GIOVANNI CASTELLI, C/O QUESTURA DI TRENTO.
PATRIZIA FURLAN, C/O QUESTURA.
SERGIO PAOLI, C/O QUESTURA.
VENETO
SEGRETERIA REGIONALE
PROVINCIALE DI BELLUNO
PROVINCIALE DI PADOVA
PROVINCIALE DI ROVIGO
PROVINCIALE DI TREVISO
PROVINCIALE DI VENEZIA
PROVINCIALE DI VERONA
PROVINCIALE DI VICENZA
LUCA PRIOLI, C/O QUESTURA DI VICENZA.
UGO GRANDO, C/O QUESTURA.
PAOLO CELIO, C/O QUESTURA.
STEFANO TAMIAZZO, C/O REPARTO MOBILE PADOVA. www.coisppadova.eu
BERARDINO CORDONE, C/O QUESTURA. www.coisp-treviso.it
FRANCESCO LIPARI C/O COMMISSARIATO DI P.S. MARGHERA (VE). www.coisp-venezia.it
MASSIMO PERAZZOLI, C/O COMPARTIMENTO POLIZIA FERROVIARIA.
FRANCESCO CARDILLO, C/O QUESTURA.
FRIULI VEN. GIULIA
SEGRETARIA REGIONALE
PROVINCIALE DI TRIESTE
PROVINCIALE DI PORDENONE
PROVINCIALE DI UDINE
PROVINCIALE DI GORIZIA
MAURIZIO IANNARELLI, C/O QUESTURA DI TRIESTE.
ENRICO MOSCATO, C/O IV ZONA POLIZIA DI FRONTIERA.
MAURIZIO GIUST, C/O SEZIONE POLIZIA STRADALE PORDENONE.
GENNARO FERRARO, C/O QUESTURA.
LORENZO FURLAN, C/O POSTO POLFER DI MONFALCONE (GORIZIA).
EMILIA ROMAGNA
SEGRETERIA REGIONALE
PROVINCIALE DI BOLOGNA
PROVINCIALE DI FERRARA
PROVINCIALE DI FORLÌ
PROVINCIALE DI PIACENZA
PROVINCIALE DI PARMA
PROVINCIALE DI RAVENNA
PROVINCIALE DI REGGIO EMILIA
RICCARDO MATTIOLI, C/O COMMISSARIATO DI PS S. VIOLA (BO).
OSCAR REGNAUD CARCAS, C/O QUESTURA.
FABIO TOSCANO, C/O QUESTURA.
ERICA BORDIGNON, C/O SOTTOSEZIONE POLIZIA STRADALE A/14.
PAOLA DI DOMENICO, C/O QUESTURA.
CLAUDIO GRAVANTE, C/O QUESTURA.
FABIO BALDINI, C/O QUESTURA.
FABIO BOSCHI, C/O QUESTURA.
TOSCANA
SEGRETERIA REGIONALE
PROVINCIALE DI FIRENZE
PROVINCIALE DI AREZZO
PROVINCIALE DI GROSSETO
PROVINCIALE DI LIVORNO
PROVINCIALE DI MASSA CARRARA
PROVINCIALE DI LUCCA
PROVINCIALE DI PISA
PROVINCIALE DI PISTOIA
PROVINCIALE DI PRATO
GAETANO BARRELLA, C/O SOTTOSEZIONE POLIZIA STRADALE ROSIGNANO SOLVAY (LI).
CARMINE DI GERONIMO, C/O IL VIII REPARTO VOLO DI FIRENZE.
DIEGO PILIA, C/O SEZIONE POLIZIA STRADALE.
GIANDOMENICO TORELLA, C/O QUESTURA.
ANGELA BONA, C/O QUESTURA.
ROBERTO FRUZZETTI, C/O QUESTURA. www.coispmassa.altervista.it
ALESSANDRO RUSSO, C/O COMMISSARIATO DI P.S. VIAREGGIO (LU).
SIMONE CARNASCIALI, C/O QUESTURA.
GUIDO RIPA, C/O COMMISSARIATO DI P.S. MONTECATINI (PT). www.coispistoia.webnode.com
ANGELO CAIAZZO, C/O QUESTURA.
MARCHE
SEGRETERIA REGIONALE
PROVINCIALE DI ANCONA
PROVINCIALE DI MACERATA
PROVINCIALE DI PESARO-URBINO
PASQUALE FILOMENA, C/O QUESTURA DI PESARO.
GIANLUCA PAOLETTI, C/O QUESTURA.
ANTONIO GRECO, C/O COMMISSARIATO DI P.S. DI CIVITANOVA MARCHE (MC).
PASQUALE FILOMENA, C/O QUESTURA.
SEGRETERIA REGIONALE
PROVINCIALE DI LATINA
PROVINCIALE DI FROSINONE
PROVINCIALE DI RIETI
PROVINCIALE DI ROMA
PROVINCIALE DI VITERBO
MARIO VATTONE, C/O ISTITUTO PER ISPETTORI DI NETTUNO (RM).
PIERLUIGI DE PAOLIS, C/O QUESTURA.
ITALO ACCIAIOLI, C/O SOTTOSEZIONE POLIZIA STRADALE CASSINO (FR).
DOMENICO PORCINO, C/O QUESTURA.
FULVIO DE ANGELIS, C/O SERV. OPER. CENTR. DI SANITÀ - MIN. DELL’INT. www.coisp.lazio.com
SALVATORE LANZANO, C/O QUESTURA.
SEGRETERIA REGIONALE
PROVINCIALE DE L’AQUILA
PROVINCIALE DI CHIETI
PROVINCIALE DI PESCARA
PROVINCIALE DI TERAMO
ALESSANDRO ROSITO, C/O SCUOLA CONTROLLO DEL TERRITORIO DI PESCARA .
SANTINO LICALZI, C/O QUESTURA.www.coispaq.blogspot.com
MICHELE LEOMBRUNO, C/O COMMISSARIATO DI P.S. DI VASTO (CH).
GIOVANNI CATITTI, C/O SOTTOSEZ. POLIZIA FERROVIARIA DI PESCARA. www.coisppescara.org
GIUSEPPE DE VINCENTIIS, C/O QUESTURA.
LAZIO
ABRUZZO
IL CASO
ORGANIGRAMMA
REGIONE
SEGRETERIA
SEGRETARIO GENERALE
REGIONALE/PROVINCIALE
REGIONALE/PROVINCIALE
SEGRETERIA REGIONALE
PROVINCIALE DI CAMPOBASSO
PROVINCIALE DI ISERNIA
ANTONIA MIGLIOZZI, C/O QUESTURA DI CAMPOBASSO.
GIUSEPPE MICHELE GRIECO, C/O IL COMM.TO DI TERMOLI (CB).
SALVATORE MICONE, C/O QUESTURA.
SEGRETERIA REGIONALE
PROVINCIALE DI AVELLINO
PROVINCIALE DI BENEVENTO
PROVINCIALE DI CASERTA
PROVINCIALE DI NAPOLI
PROVINCIALE DI SALERNO
ANGELO NARDELLA, C/O QUESTURA DI NAPOLI.
LUIGI GHERARDO DE PRIZIO, C/O QUESTURA.
UMBERTO DE FELICE, C/O QUESTURA.
CLAUDIO TREMATERRA, C/O COMM.TO P.S. DI MADDALONI (CE).
GIULIO CATUOGNO, C/O SEZIONE POLIZIA STRADALE.
RAFFAELE PERROTTA, C/O SEZIONE POLIZIA STRADALE.
PUGLIA
SEGRETERIA REGIONALE
PROVINCIALE DI BARI
PROVINCIALE DI BRINDISI
PROVINCIALE DI FOGGIA
PROVINCIALE DI LECCE
PROVINCIALE DI TARANTO
ALDO DI CAMPI, C/O QUESTURA DI BARI.
MIMMO LA VECCHIA, C/O QUESTURA.
LORENZO PENNETTA, C/O UFFICIO POLIZIA DI FRONTIERA BRINDISI.
ALBERTO CACCAVO, C/O COMMISSARIATO DI P.S DI LUCERA (FG).
CARLO GIANNINI, C/O COMMISSARIATO P.S. DI GALATINA (LE).
NICOLA FRANCO, C/O QUESTURA.
BASILICATA
SEGRETERIA REGIONALE
PROVINCIALE DI MATERA
PROVINCIALE DI POTENZA
MARIO SALUZZI, C/O COMMISSARIATO DI MELFI (PZ).
ANGELO RAFFAELE SCASCIAMACCHIA, C/O SEZIONE POLIZIA STRADALE.
GIUSEPPE GORGA, C/O SEZIONE POLIZIA STRADALE.
SEGRETERIA REGIONALE
PROVINCIALE DI CATANZARO
PROVINCIALE DI COSENZA
PROVINCIALE DI CROTONE
PROVINCIALE DI REGGIO CALABRIA
PROVINCIALE DI VIBO VALENTIA
CORTESE LEONARDO, C/O POLIZIA FERROVIARIA LAMEZIA TERME (CZ).
SINOPOLI LUIGI, C/O QUESTURA.
GIULIO CESARE FERRARO, C/O COMMISSARIATO DI PAOLA (CS).
LUPO MASSIMO, C/O QUESTURA.
GIORGIO DE LUCA, C/O QUESTURA. www.coisp-reggiocalabria.it
ROCCO D’AGOSTINO, C/O QUESTURA.
SEGRETERIA REGIONALE
PROVINCIALE DI AGRIGENTO
PROVINCIALE DI CALTANISSETTA
PROVINCIALE DI CATANIA
PROVINCIALE DI ENNA
PROVINCIALE DI MESSINA
PROVINCIALE DI PALERMO
PROVINCIALE DI RAGUSA
PROVINCIALE DI SIRACUSA
PROVINCIALE DI TRAPANI
NATALE SCUDERI, C/O QUESTURA DI CATANIA.
VINCENZO CIULLA, C/O QUESTURA.
MICHELE FARACI, C/O QUESTURA.
GIUSEPPE SOTTILE, C/O POLIZIA POSTALE E DELLE COMUNICAZIONI CATANIA.
GIUSEPPE MILANO, C/O QUESTURA.
FRANCO ARCORACI, C/O COMMISSARIATO DI PS MILAZZO (ME).
CARMELO FIUMEFREDDO, C/O QUESTURA.
SALVATORE DI FALCO, C/O COMMISSARIATO COMISO (RG).
GIOVANNI DI BARTOLO, C/O COMMISSARIATO P.S. LENTINI (SR).
GIOVANNI CARONIA, C/O QUESTURA.
SEGRETERIA REGIONALE
PROVINCIALE DI CAGLIARI
PROVINCIALE DI NUORO
PROVINCIALE DI ORISTANO
PROVINCIALE DI SASSARI
GILBERTO PISU, C/O AUTOCENTRO POLIZIA CAGLIARI.
GIUSEPPE PILICHI, C/O SEZIONE POLIZIA STRADALE. www.coispcagliari.it
ANTONIO CAPURSO, C/O SEZIONE POLIZIA STRADALE.
DONATO MUSCENTE, C/O QUESTURA.
ANTONIO POLO, C/O LA SEZIONE POLIZIA POSTALE DI SASSARI.
MOLISE
CAMPANIA
CALABRIA
SICILIA
SARDEGNA
6
SICUREZZA E POLIZIA
SICUREZZA E POLIZIA
7
SOMMARIO
IL CASO
3/2009
APRILE
03
L’EDITORIALE
Terremoto istituzionale
DI FRANCO
MACCARI
24
11 Aprile 2006:
Una data consegnata alla storia
DI
12
INTERVISTA:
GUALTIERI
GIULIA ZAMPINA
MEMORIA & IMPEGNO
Un fiume di anime pulite
contro ogni mafia
DI
OLGA IEMBO
27
INSERTO:
SPECIALE CONTRATTO
CHIARIAMO COME STANNO LE COSE
22
INTERVISTA
Forze dell’ordine, punto
d’eccellenza del nostro Paese
DI
GIULIA ZAMPINA
Contratto Normativo
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8
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SICUREZZA E POLIZIA
43
IL LIBRO
54
MOBBING
ORGANO UFFICIALE NAZIONALE DEL CO.I.S.P.
ACAB il libro inchiesta
sul mondo della Polizia
DI
POSTE ITALIANE S.p.A. - Spedizione in A.P. - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/2/2004 n. 46) art. 1 Comma 1 DCB Milano - Euro 2,58
DI
MOBBING e POLIZIA DI STATO
GIOVANNI BATTISTA PROSPERINI
GIULIA ZAMPINA
58
44
CONVEGNO
GIURISPRUDENZA
La riforma della Giustizia... Forse!!
Missione sicurezza,
i racconti delle donne in divisa
DELL’AVVOCATO ELOISA
GALLUPPI
Giornata
della Memoria
SPECIALE CONTRATTO
NITTO PALMA
CHIARIAMO COME STANNO LE COSE
FORZE DELL’ORDINE: PUNTO
UNTO D’EC
D’ECCELLENZA
ECCELLE
ELLENZ
ENZZA DELL NOST
NOSTRO PA
NOSTR
PAESE
AESE
ANNO II° - NUMERO 3
APRILE 2009
SICUREZZA & POLIZIA
Organo Ufficiale Nazionale Co.I.S.P.
60
48
PREVENZIONE
COISP E ROTARY
Per la sicurezza stradale
L’Estate del ‘77
DI
La lotta del Rotary contro
la Poliomielite
DI
SINDACALISMO
AUTONOMO
IN POLIZIA
CARMINE FIORITI
62
ROCCO DISOGRA
SPEAKER’S CORNER
Di tutto un po’
DI
CARMINE FIORITI
500 RONDE
Nessun giustizialismo da strada,
solo una proficua collaborazione
DI
64
DIFESA PERSONALE
Stage di difesa personale professionale
GIULIA ZAMPINA
Editore
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Direttore Editoriale
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Organizzativo del Co.I.S.P.
Riccardo MATTIOLI
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QUOTE DI ADESIONE
Abbonamento Ordinario Euro 140,00
Abbonamento Sostenitore Euro 160,00
Abbonamento Benemerito Euro 180,00
9
MEMORIA & IMPEGNO
Il 21 marzo a Napoli l’Associazione Libera ha riunito i familiari delle vittime
della criminalità e la società civile per la Giornata della Memoria e dell’Impegno.
Sul palco in piazza del Plebiscito, accanto a don Luigi Ciotti, c’era il Coisp
Un fiume di anime
pulite contro ogni
di Olga IEMBO
C
entocinquantamila persone, un
unico grande fiume di anime,
centinaia di familiari delle vittime della criminalità, e la società civile al loro fianco. In testa, alla guida
della grande manifestazione, don Luigi
Ciotti, accanto a lui, sul palco di piazza
Plebiscito, c’è anche il Coisp. Il Sindacato
Indipendente di Polizia testimonia la sua
vicinanza vera e non formale a chi ha
sofferto e ancora sconta il dolore inferto
per mano della criminalità, testimonia
il suo impegno diuturno, totale, per la
10
Il Segretario
del Sindacato
Indipendente, Maccari:
“Un’emozione forte.
In questi momenti
si sente che ce la
possiamo fare”
sicurezza e per la legalità. Il segretario
Generale del Coisp, Franco Maccari, è
fra coloro che scandiscono al microfono, uno ad uno, i 900 nomi dei caduti di
una guerra sanguinolenta alla “Giornata
della Memoria e dell’Impegno in ricordo
delle vittime delle mafie”. Quando scende dal palco Maccari ha dipinta in volto
la grande emozione: “I veri protagonisti
- dice - sono state le migliaia di persone che gremivano la piazza. Ho provato
un’indescrivibile sensazione, davvero
forte, davanti a tutta quella gente. In
momenti come questo sento che possiamo davvero vincere la nostra battaglia
per la legalità”. “Faremo sempre tutto
SICUREZZA E POLIZIA
Sul palco di Libera, il 21 marzo,
uno dopo l’altro hanno
preso il microfono i familiari
delle vittime di ogni mafia
“Arrabbiamoci!
E il dolore di tutti
diventi impegno”
mafia
ciò che è nelle nostre possibilità, e anche di più, per servire i cittadini”, aggiunge. E’ormai primo pomeriggio, e la
manifestazione è appena a metà del suo
svolgimento, perché nelle ore successive
concerti e convegni consentiranno di
trascorrere ancora del tempo insieme,
per riflettere.
La straordinaria esperienza del 21
marzo a Napoli, è iniziata con l’inno di
Mameli, l’inno d’Italia, un’Italia che non
vuole arrendersi all’ingiustizia e alla prevaricazione. Lo hanno cantano i familiari
delle vittime della criminalità organizzata, in testa ad un corteo che ha allagato
il lungomare napoletano: provenivano
La memoria ha volti, rimpianti, età e
umori diversi, ma un sentimento unico,
che dice per tutti Sandra Ruotolo: “Arrabbiamoci”. Nella quattordicesima Giornata
della memoria delle vittime delle mafie, celebrata da Libera a Napoli il 21 marzo, però, una bellissima ragazza con un cappotto
bianco, che 11 anni fa perse sua madre in
un agguato di camorra, di fronte a 150 mila
persone ha ritrovato un po’ di orgoglio per
la sua città. “Benvenuti. Napoli, finalmente, grazie a Libera, grazie a don Ciotti, ti
dico grazie!”, ha detto, prima di scoppiare
a piangere, dopo un discorso forte, tirato
fuori tutto d’un fiato direttamente dallo
stomaco. “E’ assurdo che una madre non
torni a casa”. Sandra, figlia di Silvia, uccisa 11 anni fa in un agguato a Napoli per
errore dalla camorra, parla dal palco di Libera. “Sono la figlia di Silvia Ruotolo, aveva
39 anni, quando nel 1997 è stata uccisa in
un quartiere di questa città”, ha raccontato. “Tanta violenza ci ha travolto, senza
alcuna logica, e senza alcuna spiegazione”,
ha detto urlando soltanto l’ultima parola.
“Mafia, camorra, ‘ndrangheta, non cambia
nulla...”, ha continuato nella sua denuncia.
E sottolineando quanto sia doloroso per i
parenti delle vittime ricordarli, ha aggiunto: “Sarebbe più doloroso non farlo, non ricordarli, non raccontarveli, non arrabbiarci.
La rabbia è incancellabile, non si può eliminare, ma si può trasformare in qualcosa
di positivo, nel nostro impegno, nel nostro
essere qui oggi. Ciò che noi abbiamo vissuto non deve colpire più nessuno”. “La mia
città - ha continuato - ha aperto le porte a
questo evento, eè emozionante”. La marcia
della memoria è un modo per esprimere “il
diritto alla vita, a vivere in una società civile, degna di essere chiamata tale: è assurdo
che una madre non possa tornare a casa,
è assurdo essere chiamati a essere eroi, a
resistere a pressioni, a minacce, alle estorsioni”. “Arrabbiamoci per il modo ingiusto
in cui a persone oneste e coraggiose è stato
negato il diritto di vivere. La memoria è un
impegno: non è stupido, nè inutile impegnarsi in questo - ha concluso -, abbiamo
il diritto di credere e il dovere di pretendere
che possano cambiare le cose”. Il dolore, il
dolore di tutti, ha scandito, diventi “impegno”. “Non è stupido - parola, questa, gridata – impegnarsi”.
Poco più in là si incontra Paolo Siani,
ancora turbato da “Fortapasc”, il film sul
fratello Giancarlo, giornalista del Mattino,
ucciso nel 1985 dalla camorra: “La gente
quando finisce il film, non si alza in piedi.
E’ incredibile. Restano impietriti”. “Questa
folla oggi é eccezionale - ha aggiunto - ridà
bellezza alla nostra città. La manifestazione deve essere un monito per tutti”.
Ma le storie “racchiuse” a piazza del
Plebiscito sono tante. Basta scorrere le fotografie esposte in prima fila, e già evidenti
ore prima, quando è partito il corteo.
Salvatore Vecchio racconta di aver atteso 18 anni perchè la Procura di Catania riaprisse le indagini sulla morte di suo padre:
“L’inchiesta fu superficiale, e venne archiviato tutto. Solo l’anno scorso il caso è stato riaperto. Mio padre morì perchè aveva
tentato di opporsi al pagamento del pizzo,
imposto dal clan mafioso dei Santapaola”.
“Oggi ho perso mio figlio da 15 anni dice mestamente Teresa Lo Chiatto, arrivata a Napoli dalla Calabria - si innamorò della ragazza sbagliata. Almeno così è stato
detto per spiegarci la sua morte”. E non ci
sono soltanto familiari di vittime italiane:
Ilya Politkovskaja ha la possibilità di ritornare sull’assassinio della giornalista russa,
avvenuto nel 2006, oggi a Napoli. “Che manifestazione straordinaria - dice alla gente
accalcata in piazza - una cosa del genere
non sarebbe possibile nella mia Russia. Mia
madre è stata uccisa perchè dava fastidio
alla mafia. Io so chi l’ha ammazzata. Ma
mancano ancora i mandanti”.
11
MEMORIA & IMPEGNO
da trenta Paesi del mondo e da tutte le
regioni italiane. Ed i cinici di turno, che
in queste occasioni parlano di parate e di
vuote passerelle, avrebbero dovuto essere
presenti per sentire, non con le orecchie,
ma con la pelle ed il cuore. “Migliaia e
migliaia di persone sono qui oggi per un
abbraccio alla città – ha detto don Ciotti,
presidente nazionale dell’associazione Libera che ha promosso la tre giorni dedicata all’antimafia -, è un segno di attenzione a chi si impegna tutti i giorni contro la
criminalità organizzata. Oggi siamo qui
per ripetere che occorrono meno parole
e più fatti”. A Napoli sono arrivate 1500
persone dal Piemonte, mille dalla Sicilia,
a bordo di due navi, 300 dalla Toscana,
800 autobus di studenti delle scuole di
tutto il Paese, negli alberghi partenopei
sono stati ospitati la notte precedente
480 familiari delle vittime, gli stessi che
hanno aperto il corteo, esponendo le fotografie dei loro cari scomparsi.
Poi, piano piano, tutti si sono raccolti
in piazza del Plebiscito. In un’atmosfera
fatta di contrasti, colori degli abiti, delle
bandiere e degli striscioni sotto un cielo
d’acciaio, volti sorridenti e rivolti verso
il cielo di migliaia di giovani, e rughe
rese più profonde dalla sofferenza per
chi ha visto il sangue del proprio sangue versato sull’asfalto. Voci argentine
di ragazzi, ed un silenzio innaturale ed
incredibilmente concentrato quando gli
altoparlanti diffondevano nell’aria quei
nomi, quelle identità, quelle vite spezzate di chi oggi rappresenta per tutti un
monito: “Perché non succeda più”.
“Ricordiamo a voce alta – ha detto
don Ciotti – che quei nomi non ci ab-
Alla manifestazione del 21 marzo, sul palco di Libera,
anche Luigi de Magistris: “E’ una bellissima giornata, un motivo di
speranza in più per andare avanti”. E si associa a don Ciotti: “Grazie
a chi lavora per la nostra sicurezza”
“Garantire risorse
alle Forze dell’ordine è un dovere”
di Olga IEMBO
“E’ un dovere di tutti volere e fare in
modo che le Forze dell’Ordine siano nelle
migliori condizioni per svolgere il proprio
compito”. Don Ciotti, dal palco innalzato
dall’associazione Libera in piazza Plebiscito a Napoli per la manifestazione antimafia
del 21 marzo ha appena ringraziato pubblicamente le Forze dell’ordine per il lavoro
duro e onesto che fanno per garantire sicurezza e legalità e, a pochi metri di distanza,
Luigi de Magistris commenta così quelle
parole che ancora echeggiano nell’aria
amplificate dagli altoparlanti. Poi approfondisce e aggiunge: “Ritengo che uno
degli impegni prioritari che dovrà contraddistinguere l’attività politica dei prossimi
anni sarà proprio quello di mettere Forze
12
dell’ordine e Magistratura nelle condizioni di operare con la maggiore efficienza e
rapidità possibile nei confronti della criminalità. Non servono proclami, ma adeguate
risorse economiche – che spesso vengono
destinate ad alimentare catene di sperpero
di denaro pubblico -, mezzi e nuovo personale. In particolare, la Magistratura e le
Forze dell’ordine – nella rigorosa cornice
di attuazione della Carta costituzionale –
devono essere aiutate ad esercitare l’azione di prevenzione e repressione delle varie
forme di illegalità in condizioni di serenità
massima”. Tra le migliaia di persone giunte
a Napoli per la XIV Giornata della Memoria
delle vittime della mafia c’è anche lui, de
Magistris, il magistrato che da pochi giorni
ha messo via la toga per dedicare il proprio
impegno civile alle istituzioni concorrendo
bandoneranno mai, come un richiamo
alle nostre coscienze. Dobbiamo essere
corresponsabili, perché non possiamo
chiedere alle istituzioni di fare la loro parte se noi non facciamo la nostra.
Noi tutti non possiamo girarci dall’altra parte”. Quello di don Ciotti è stato
l’ultimo di una serie di interventi, forti,
coinvolgenti, commoventi, che hanno
scatenato l’indignazione ma anche la
per rappresentare l’Italia in Europa. Nella
città dove è nato sfila in corteo con una
fiumana di gente, poi, sul palco dove stanno familiari delle vittime di ogni mafia e
rappresentanti istituzionali e della società
civile, stretti attorno a don Ciotti, de Magistris lo trovi là, in fondo, ad assorbire ogni
parola detta al microfono, ad osservare la
piazza del Plebiscito, sterminata eppure
gremita.
Dottore de Magistris, oggi è qui, perché…
“Perché oggi è un giorno importante.
Non è solo un fatto simbolico, ma è una
manifestazione concreta di tante persone,
soprattutto di giovani e giovanissimi come
dimostrazione della volontà di contrasto
alla criminalità organizzata, mafiosa, intesa in tutte le sue manifestazioni ed articolazioni. C’è una partecipazione straordinaria, è una bellissima giornata, un motivo di
speranza in più per andare avanti”.
Lei è stato sempre impegnato in difesa
della legalità, come magistrato ed ora come rappresentante della società civile che
vuole dare il proprio contributo in Europa.
In molte sua attività si è occupato di fenomeni di illegalità connessi ad ambienti
istituzionali, c’è un legame tra questo ed il
SICUREZZA E POLIZIA
voglia di riscatto. Hanno preso la parola
tanti parenti delle vittime dell’illegalità,
hanno portato le proprie testimonianze,
superando il pudore generato dall’indicibile sofferenza, per dare un contributo
alla crescita collettiva. Poi è stata la volta di don Ciotti. Ha parlato a lungo, ha
toccato i tanti aspetti di una realtà degenerata in cui “le persone sono private
della loro libertà per via della violenza.
Ma – ha aggiunto – i diritti non possono
restare tali solo sulla carta, c’è bisogno
di carne, di vita, di diritti reali”.
Il presidente di Libera ha rivolto precisi messaggi, partendo dal bisogno e
dalla sete di giustizia vera. Ha ringraziato le Forze dell’ordine e la Magistratura,
etichettando con la parola “mascalzoni”
chi dei loro rappresentanti “non fa il
proprio dovere come dovrebbe” e ricor-
dando, non a caso, che il Bel Paese si trova al 156° posto su 181 nazioni per la
“lentezza della giustizia”.
Ai familiari delle vittime ha ricordato: “Avete in comune l’esperienza del dolore, siete voi i primi testimoni di generosità personale e di disponibilità civile.
Un esempio per tutti”.
Poi ha ammonito la piazza ed il Paese
intero a pensare di più ed in maniera più
tema della manifestazione…
“Non è slegato. Quando si parla di criminalità organizzata si fa riferimento alla
criminalità mafiosa di tipo tradizionale,
ma c’è anche la criminalità organizzata
cosiddetta dei ‘colletti bianchi’ che spesso
non è assolutamente disgiunta dalla criminalità mafiosa più tradizionale. Quindi
quando si fanno queste manifestazioni, è
chiaro che sono intese contro ‘ogni’ forma
di criminalità”.
La lotta alla criminalità di tipo tradizionale richiede un’attività diversa ed in qual-
che maniera meno ‘osteggiata’ rispetto alla
lotta alla criminalità dei colletti bianchi?
“No. Sono entrambe molto difficili. Ci
vuole in entrambi i casi un impegno dello
Stato molto forte. Diciamo che nel secondo
caso, purtroppo, capita che ci sia un’attività di ostacolo che proviene anche da pezzi delle istituzioni. Questo è certamente
un problema enorme. Ma lo Stato si deve
impegnare affinché scompaiano e vengano debellate tutte le forme di criminalità,
anche quelle che minano dall’interno le
istituzioni repubblicane”.
Ha visto le migliaia di cittadini presenti qui oggi. Ciascuno di loro cosa deve fare
secondo lei per garantire e difendere la legalità?
“Secondo me la cosa importante è testimoniare ogni giorno un modello di vita legato alla legalità, alla giustizia, alla trasparenza e all’onestà. Ognuno nel suo piccolo
può fare tantissimo, con gesti quotidiani,
gesti di amore come una manifestazione
come questa, testimonianza di legalità”.
Ed anche respingere con tutte le proprie forze ciò che vedono come ‘opaco’ nel
proprio Stato?
“Non c’è dubbio. Non si può semplicisticamente parlare di Stato da una parte e
antistato dall’altra. C’è una parte più consistente dello Stato che rispetta fino in fondo le leggi e la Costituzione repubblicana,
e c’è anche una parte infedele che crea un
danno enorme alla società ed alle istituzioni stesse”.
Torniamo alla criminalità organizzata
più tradizionale. Da tempo si dice che la
‘ndrangheta è l’organizzazione mafiosa
più pericolosa, è così?
“La ‘ndrangheta in questo momento
storico, ma già da alcuni anni, è l’organizzazione mafiosa più potente, non solo
per la capacità militare molto rilevante,
ma anche per la disponibilità di somme
di denaro straordinarie, derivante in particolare dal traffico internazionale di droga e dall’inquinamento del settore degli
appalti. E poi la ‘ndrangheta ha una straordinaria capacità di mimetizzarsi e inserirsi sia nell’economia, condizionando
anche il Pil nazionale, nonché inquinando le istituzioni democratiche di questo
Paese. I legami di sangue che contraddistinguono nella maggior parte dei casi i
clan di ‘ndrangheta, inoltre, fanno sì che
nel contrasto a questa organizzazione
non si possa contare sullo strumento fondamentale delle collaborazioni”.
13
MEMORIA & IMPEGNO
Tanti i rappresentanti istituzionali presenti alla giornata del Ricordo
e dell’Impegno. Tra loro il procuratore nazionale antimafia:
“L’importanza di ricordare. Siamo qui per conto di questi morti”
Capitali delle criminalità,
allarme di Grasso
Il capo della Procura di Torino, Caselli: “Le mafie sono una rapina
del futuro, è importante che i giovani lo capiscano”
responsabile ai giovani: “I giovani non sono il nostro futuro come dice qualcuno,
sono il nostro presente. E noi abbiamo il
dovere di garantirgli un percorso che vada dalla spiegazione all’impegno, dall’apprendimento all’assunzione di responsabilità” ha detto, svelando così il significato
profondo dell’iniziativa. “Impariamo noi
stessi, ed insegnamo loro a vivere da cittadini secondo la nostra Costituzione. La
Costituzione italiana è il nostro testo fondamentale, e nessuno la deve toccare. Così
come nessuno deve confondere la giustizia con la legalità. Troppi usano il concetto di legalità in modo strumentale, come
bandiera da sventolare, ma poi strizzano
l’occhio all’illegalità. E’ ora di dire ‘no’ alla
‘legalità sostenibile’ – ha raccomandato
con grande severità -, fatta di mediazioni
continue tra lecito ed illecito”.
Un passaggio fondamentale don Ciotti lo ha dedicato alle banche che, ha detto, “devono cancellare le ipoteche dai beni confiscati alla criminalità organizzata.
Il prete ha ribadito l’importanza del ruolo
di una agenzia per la confisca dei beni,
idea tramontata “che avrebbe reso invece
più efficace la confisca, e meno burocratiche e più agibili le procedure”. “Abbiamo
il 36% dei beni confiscati sotto ipoteca
bancaria - ha continuato - i Comuni non
sono in grado di riscuotere, le associazioni tanto meno, e questi beni rischiano di
andare all’asta. Chi se li riprende poi?”. Il
rischio, ha spiegato, è che ricadano nelle
mani della criminalità organizzata.
14
“L’importanza di questa giornata è data dal numero di presenze, dai ragazzi che
vengono da tutta Italia e che testimoniano
l’esistenza di un Paese che magari non si conosce fino in fondo”. Lo ha affermato Pietro
Grasso, procuratore nazionale antimafia,
intervenuto alla quattordicesima Giornata
in memoria delle vittime di ogni mafia promossa dall’associazione Libera. Da Napoli,
giorno 21 marzo, Grasso ha lanciato un
allarme sui capitali derivanti dai proventi
della criminalità. “In un Paese che vuole legalità, rispetto dei diritti, lavoro e comprensione, voglia di andare avanti - ha detto - è
un grande risultato quello di ricordare le
vittime perchè sarebbe peggio dimenticarle.
Oggi siamo qui proprio in nome e per conto
di questi morti. Dobbiamo essere sempre
attenti perchè in questo momento di crisi i
capitali liquidi di coloro che hanno i contanti provenienti dalla criminalità diventano
più potenti e forti”. Secondo Grasso “questi
capitali sono in grado di occupare gli spazi
delle istituzioni e dell’economia. Questo è
il momento in cui bisogna vedere quale è
l’origine del denaro senza chiudere gli occhi”. “Ognuno deve impegnarsi per dire no
alla mafia che è corruzione, favoritismo, un
sistema che si infiltra e che - ha concluso
- costituisce una zavorra per lo sviluppo e
la crescita della società. Ognuno deve impegnarsi per dire no alla mafia, no a chi ti
propone qualcosa che non sia legale”.
Di “mafie sono una rapina del futuro”
ha parlato il procuratore di Torino, Giancarlo Caselli, che ha aggiunto: “è importante
che i giovani lo capiscano”. “Le mafie - ha
proseguito Caselli - vanno combattute ogni
giorno, la manifestazione di oggi è uno dei
cento passi da compiere e centomila persone sono un passo enorme”. Secondo Caselli
la mafia rappresenta un problema nazionale e di democrazia, perchè non si tratta
soltanto di criminalità ma anche di complicità, coperture e persone che si scambiano
favori”. “Bisogna intervenire - ha concluso
Caselli - con continuità anche in questo
senso”. “Un buon magistrato deve saper
giudicare a prescindere dal consenso popolare - ha detto Caselli - se ci sono le prove
deve saper condannare anche se l’opinione
pubblica non è d’accordo”. Caselli ha poi criticato l’idea della separazione delle carriere
in magistratura. “Dove c’è separazione - ha
detto il magistrato - il giudice è costretto ad
essere subalterno al potere politico”. Il procuratore ha infine sottolineato che a volte
“la politica tende a screditare i magistrati
e talvolta ad ostacolarli, come nel caso di
Falcone e Borsellino quando cominciarono
ad indagare sui rapporti fra mafia, amministrazione e affari”. “Sono 15 anni che si
parla di riforma della giustizia - ha detto ma i veri problemi ancora irrisolti sono la
lentezza dei processi e l’inefficienza”.
Era veramente tanti altri i rappresentanti istituzionali intervenuti a Napoli alla
manifestazione organizzata da Libera. Fra
loro c’era anche il direttore della Dia (Direzione Investigativa Antimafia), generale
Antonio Girone, che ha sfilato nel corteo
accanto ai familiari delle vittime.
Era presente inoltre anche Marco Minniti, responsabile sicurezza del Pd. “E’ una
giornata molto importante per Napoli, il
Mezzogiorno e l’Italia – ha commentato
Minniti -: una straordinaria manifestazione
di popolo rimette in campo il movimento
contro le mafie”. “Questo movimento - ha
aggiunto - costituisce un grande strumento
per il contrasto alla criminalità organizzata.
La partita la si può vincere con il contrasto
e la prevenzione da parte dello Stato. La
grande alleanza di popolo può fare la differenza”. “La manifestazione di oggi - ha concluso Minniti - è un segnale di speranza per
l’intera Italia ed è significativo che venga
proprio da Napoli”.
SICUREZZA E POLIZIA
“Su 1091 aziende confiscate ai mafiosi
solo 64 sono sopravvissute - ha concluso
- dobbiamo chiederci perchè, evidentemente c’è qualcosa che non funziona”.
In un crescendo di vibrante coinvolgimento, alla fine don Ciotti ha liberato
il suo appello dirompente: “Alla mafia, al
crimine dico: fermatevi, ma che vita è la
vostra? Ne vale la pena? Avete il carcere che vi aspetta, la clandestinità, tanti,
troppi morti. Se avete beni – ha aggiunto
- ve li confischeremo tutti, e vi porteremo
via tutto quello che avete”.
“Fermatevi - ha gridato – vi prego
fermatevi. Alla fine cosa vi resta? Come
giustificate il male che fate agli altri?
Fermatevi a riflettere. La vostra à una
condanna a vita, non può essere questa
la vita. Non basta pentirsi ogni tanto, bisogna convertirsi, cambiare dentro”.
Poi si è congedato con il pensiero stupendo scritto da una giovanissima testi-
La sorella del magistrato ucciso nel ’92 in occasione della
manifestazione di Libera: “I giovani la mia consolazione”. E loro:
“La risposta alla crisi non è la mafia, e lo vogliamo dire con forza”
“Istituzioni lontane”,
la rabbia di Rita Borsellino
“Mafie più pericolose, più inserite nei gangli del potere, quindi è
peggio di 17 anni fa. Servono più risorse e più mezzi”
Rita Borsellino ha definito i giovani
che giorno 21 marzo hanno marciato a
Napoli, per la manifestazione antimafia
di Libera, come la “sua consolazione”, ma
ha denunciato la distanza delle istituzioni:
“Sono molto arrabbiata e meno ottimista
di 17 anni fa, quando morì mio fratello.
Oggi le istituzioni sono più lontane”. Nella
città partenopea, per la quattordicesima
Giornata della memoria e dell’impegno in
ricordo delle vittime delle mafie, la sorella
del magistrato che perse la vita nel 1992
in una strage mafiosa, ha detto a chiare
lettere: “La reazione forte nelle istituzioni,
17 anni fa, mi aveva portato a credere che
la soluzione fosse più vicina. Ma dopo 17
anni la soluzione ancora non c’è. Le istituzioni sono più lontane, ripeto, e questa al-
talena di impegno e disimpegno permette
alle mafie di avere il tempo di riorganizzarsi”. Secondo Rita Borsellino, “tutti i governi
hanno fatto poco. Servono più risorse e più
mezzi”. “Le mafie – ha osservato - sono
cambiate, sono più pericolose, sono più
inserite nei gangli del potere, quindi è peggio di 17 anni fa. Servono istituzioni più vicine, servono più mezzi e più risorse”. “Però c’è tutto questo - aggiunge rivolgendosi
alla folla e sollecitando i giovani a coltivare
l’indignazione - i ragazzi sono carichi, sono
arrabbiati, e questa rabbia è uno strumento prezioso. La scuola sta svolgendo un
compito straordinario. Quello che vediamo
qui oggi 17 anni fa non c’era”.
E, quasi a conferma delle parole della
Borsellino, la Rete degli studenti presente
mone di giustizia in un compito d’esame,
pesante come un macigno ma liberatorio
allo stesso tempo, che ha invaso il cuore
dilagando nella coscienza per tracciare
come un solco indelebile l’indicazione
di una vita che non può essere sottratta
all’impegno per il bene comune: “Forse
un mondo onesto non esisterà mai, ma
chi ci impedisce di sognare? Forse, se
ognuno di noi prova a cambiare, ce la
faremo. Ce la faremo insieme”.
all’iniziativa di Napoli ha fatto sentire forte la propria voce, affermando tra l’altro
che: “La manifestazione in memoria delle vittime di mafia organizzata da Libera
“quest’anno assume un significato ancora
più forte, perchè è necessario dire con forza che la mafia non può trovare spazio per
rafforzarsi a causa della crisi che stiamo
attraversando”. “L’aumento della disoccupazione nel Mezzogiorno, il venir meno di
occasioni di lavoro legale, l’ulteriore indebolirsi di economie locali già al collasso – si
legge in una nota degli studenti - creano
condizioni per il rafforzamento dei sistemi
mafiosi, in quanto è insufficiente l’azione
che il nostro governo sta mettendo in campo contro la crisi. La risposta alla crisi non
è la mafia, e lo vogliamo dire con forza nella giornata di oggi. Lo diciamo pensando
sopratutto alle centinai di studenti che al
Sud non sono tali, perchè costretti a lavorare fin dai 14-15 anni in nero o nella criminalità organizzata. Sono quasi un milione
e mezzo i minori poveri al sud secondo
l’Istat, e la crisi aumenta questa cifra già
spaventosa. Chiediamo per questo – ha
detto infine la Rete degli studenti - investimenti straordinari nel diritto allo studio e
nella lotta alla dispersione scolastica, per
non lasciare il nostro futuro alla mafia”.
15
MEMORIA & IMPEGNO
I ragazzi di Locri sfilano con in testa la figlia del giudice Antonino Scopelliti
L’urlo di dolore
della Calabria
contro tutte le mafie
di Giulia ZAMPINA
U
n abbraccio alla Calabria. Un
abbraccio affidato nelle mani di
Donatella, la mamma di Gianluca Congiusta, il giovane ucciso
dalla ‘ndranghea a sidereo, che al termine
della manifestazione tenutasi a Napoli e
organizzata dall’associazione Libera, diventa “postino” di un messaggio di riscatto
e conversione per gli uomini di ‘ndrangheta. Glielo affida lui, il parroco della rivoluzione delle coscienze. L’urlo contro i boss
di don Luigi Ciotti è l’urlo di Napoli che in
occasione della giornata della memoria
viene battezzata capitale dell’antimafia.
“Alla mafia, alla camorra, alla ‘ndrangheta, al crimine dico: fermatevi, ma che vita
è la vostra? Ne vale la pena? Vi aspettano
carcere, clandestinità, tanti morti. Se avete
beni ve li confischeremo tutti, e vi porteremo tutto via quello che avete. Fermatevi,
alla fine cosa vi resta? Come giustificate
il male che fate agli altri? La vostra è una
condanna a vita, non può essere questa la
vita. Non basta pentirsi ogni tanto, bisogna convertirsi”. Piazza Plebiscito è ammutolita. Il presidente di Libera irrompe
16
Sul palco i genitori di
Gianluca Congiusta, il
giovane assassinato
a Siderno. La famiglia
chiede la certezza
della pena
sul palco. Fa freddo, ma il sole sorride alla
speranza di migliaia di gente. Ci sono i ragazzi di Locri a circondare don Ciotti, a sostenere la sua battaglia. La delegazione di
‘’Ammazzateci Tutti’’ è guidata da Rosanna
Scopelliti, unica figlia del giudice Antonino
Scopelliti, sostituto Procuratore generale
di Cassazione, ucciso in Calabria nell’agosto del 1991. ‘’Contro le mafie serve una
forte presa di coscienza - dice il leader del
movimento Aldo Pecora - soprattutto per i
politici. Le varie commissioni parlamentari antimafia, in questi anni, hanno prodot-
to relazioni su relazioni, ma le leggi contro la mafia sono state poche e troppo
leggere. Con alcune buone modifiche si
potrebbero colpire, in modo pesante, le
organizzazioni criminali’’. Poi Pecora si
rivolge a don Ciotti e dice: “Eventi come
SICUREZZA E POLIZIA
Roberto Saviano
pronuncia i nomi delle
vittime calabresi e la
moglie di Francesco
Fortugno lascia
commossa la piazza
questi non servono se sono solo momenti
di riflessione e lutto. Bisognerebbe sostituire il dolore con una rabbia positiva, per
spronare le persone a indignarsi sempre”.
Francesco Fortugno, Gianluca Congiusta,
Antonino Scopelliti, Salvatore Aversa, Lucia Precenzano. Riecheggiano in un’affollata piazza Plebiscito di Napoli i nomi delle
vittime che la Calabria ha sacrificato alla
mafia. «Morti davanti alle quali - ha detto
Don Luigi Ciotti dal palco - sarebbe meglio
tacere per non urtare troppo il dolore delle loro famiglie». Nel primo giorno di primavera l’associazione Libera ha deciso di
commemorare le vittime di tutte le mafie,
di quelle che la criminalità organizzata uc-
Il famoso autore di Gomorra ha concluso la lettura
dei 900 nomi delle vittime della criminalità, con un pensiero a
“quelli che non conosciamo ancora”
Ed a sorpresa arriva anche Saviano
“Mafie più pericolose, più inserite nei gangli del potere, quindi è
peggio di 17 anni fa. Servono più risorse e più mezzi”
La sua presenza è stata tenuta
riservata fino all’ultimo momento,
ma quando Roberto Saviano è salito
accanto a don Luigi Ciotti alla manifestazione di Libera, sabato scorso,
per la quattordicesima Giornata della
memoria delle vittime delle mafie per
chiudere la manifestazione, davanti al
palco di piazza del Plebiscito fotografi
e cameraman si sono accalcati. A Saviano, autore del libro “Gomorra” che
ha avuto un enorme successo, e per il
quale il grande impegno “anticamorra” è valso una scorta che lo tuteli da
possibili agguati, sono state riservate
le battute finali della manifestazione,
poiché è stato lui a leggere gli ultimi
nomi del lunghissimo elenco delle vittime della criminalità organizzata, alzando peraltro la voce nel citare quelli
dei sei immigrati ghanesi uccisi nella
strage di Castelvolturno lo scorso 18
settembre. Tra gli applausi, infine, lo
scrittore, che mancava da lungo tempo
dalla sua città, ha voluto destinare un
pensiero “anche a tutti quelli che non
conosciamo ancora”, prima di dileguarsi proprio come era arrivato, quasi senza che nessuno se ne accorgesse.
Descrivendo l’immagine spettacolare dei 150.000 in piazza, in un’intervista di Dario del Porto pubblicata da
“La Repubblica”, Saviano ha commentato la giornata dicendo: “Deve servire
per far capire a tutti che le mafie non
sono un problema ma il problema. E
questo ancor di più oggi, in un momento nel quale la crisi economica ci
ricorda che non aver combattuto l’economia mafiosa l’ha resa ancor più forte e pronta a ipotecare anche il nostro
futuro”.
17
MEMORIA & IMPEGNO
I pensieri di magistrati,
giornalisti, scrittori in un opuscolo
di Libera curato da Giuseppe
Fiorenza e Don Tonino Palmese
La legalità
in uno slogan
cidono in maniera strutturata, scientifica.
Senza preoccuparsi del vuoto che lasciano
nelle famiglie. Un vuoto che Mario Congiusta, papà di Gianluca, sta tentando di colmare con una ricerca continua di giustizia.
Tira vento a Napoli, pur essendo il primo
giorno di primavera e Mario Congiusta
cerca di ripararsi con una sciarpa al collo,
ma il freddo che sente nel cuore cerca di
sconfiggerlo con un paio di guanti bianchi
sui quali c’è scritto “Certezza della pena”.
Perchè è questo che la famiglia Congiusta
chiede, certezza della pena: «Cosa dovrei
fare io quando rivedrò gli assassini di mio
figlio passeggiare per Siderno e continuare
a chiedere il pizzo? La verità - continua il
papà di Giancluca - è che le forze dell’ordine in alcune parti della nostra terra sono
davvero poche e quando comunque fanno
il loro lavoro, arriva la decisione di un giudice che vanifica tutto, mette in libertà chi
18
dovrebbe marcire dietro le sbarre». Sguardo fermo e voce pacata, Mario Congiusta
non alza la voce quando dice queste cose,
ma il suo è un urlo che arriva diritto al
cuore. E che ‘ndragheta non sia un fatto
solo calabrese appare chiaro appena sul
palco sale una rappresentante dell’associazione Libera in Piemonte che in maniera fiera racconta: «Noi ora occupiamo
un immobile sequestrato alla famiglia
Belfiore, riconosciuta come famiglia mandante dell’omicidio Caccia». La vedova del
vicepresidente della giunta regionale della Calabria, Maria Grazia Laganà, invece,
prende parte alla manifestazione lontana
dai riflettori perché costretta ad abbandonare in anticipo piazza Plebiscito. Va via,
per impegni istituzionali, prima che il nome di Fortugno venga pronunciato da Saviano. La presenza dello scrittore è rimasta
riservata fino a pochi
Anche lo scrittore Andrea Camilleri ha dato una definizione della parola legalità per il
quattordicesimo giorno della Memoria delle
vittime delle mafie: “Libero adeguarsi alle leggi che regolano la vita degli uomini, per trarne
tutti più vantaggio”. E’ uno dei passaggi tratti
da un opuscolo di Libera, curato da Giuseppe
Fiorenza e Don Tonino Palmese. Lo slogan
della marcia del 21 marzo, a Napoli, si ritrova
nel titolo: “L’etica libera la bellezza”. “Appunti,
pensieri, riflessioni” di magistrati, giornalisti,
scrittori. “Si insinua la bellezza - scrivono i due
curatori, prefigurando la marcia di Napoli - e
noi pensiamo al 21 marzo in Campania, che ci
fa tremare le vene e i polsi”. Le scarpe da 250
euro di un giovane ammazzato dalla camorra, a Napoli, nella faida di Secondigliano, sono
il ricordo personale da cui parte Raffaele Cantone, magistrato sotto scorta: “Che serviva
cercare di arrestare persone, sgominare clan,
sequestrare beni - scrive riferendo di un moto di sconforto che lo prese mentre indagava
sull’ennesimo agguato - se i modelli culturali
di questi ragazzi erano quelli dell’effimera ultima moda, per ottenere la quale si era disposti ad ammazzare e a farsi ammazzare? Basta
mattanze per scarpe e vestiti, mentre c’è tutto
un mondo che questi ragazzini li utilizza per
comprare panfili e yacht o per gestire imprese, voti e potere”. “La cosiddetta società civile,
scossa dalle stragi, è stata vicina ai magistrati
per molti anni, ha fatto il tifo per i giudici scrive invece il giornalista dell’Ansa Lirio Abbate, insistendo sulla necessità di un impegno
collettivo - Non è bello fare il tifo per i giudici,
perchè farlo significa trasformarsi in spettatori e rimettere alla magistratura una delega,
l’ennesima a raddrizzare le tante storture del
nostro tempo”. Contro “l’anestesia delle coscienze” Giancarlo Caselli: “Occorre irrobustire al nostra capacità di presenza nel mondo
contemporaneo. Dobbiamo educarci alla radicalità della presenza”. La democrazia corre
il rischio di arretrare, spiega, “bisogna sapersi
sporcare le mani”. “Non ho fede nell’alto dei
cieli, ma piccole fedi in terra.
Una di queste insiste che nessun sangue
versato è stato e va sprecato”, aggiunge Erri
De Luca. “Non era più la stessa terra - sogna infine Luigi Lo Cascio, indimenticabile interprete
de ‘I Cento Passi’ -. Prima era ruvida infeconda,
terra maligna, incatenata e scarna. Adesso ritornava libera terra e arca di bellezza”.
SICUREZZA E POLIZIA
Il 21 marzo a Napoli l’incontro tra il Coisp ed i familiari di Luigi Tommasino,
Consigliere Comunale ammazzato il 2 febbraio dalla camorra.
Maccari: “Un dovere essere qui con voi”
Uniti nel sacrificio,
schierati per la legalità
E
mozione, forza, condivisione,
commozione, indignazione, solidarietà. E’ stato una miscellanea di sentimenti veri, profondi
e travolgenti l’incontro del 21 marzo
scorso tra il Coisp (il Sindacato indipendente di Polizia), ed i familiari di Luigi
Tommasino, consigliere comunale di
Castellammare di Stabia, barbaramente
assassinato dalla camorra il 4 febbraio
scorso sotto gli occhi del figlio minorenne. Nell’ambito della “Giornata della
Memoria e dell’Impegno in ricordo delle
vittime delle mafie”, organizzata sabato 21 marzo a Napoli dall’associazione
Libera, alle 11, nella sala Intramoenia
del Caffè Letterario Bellini, storico luogo d’incontro della cultura partenopea,
il Segretario Generale del Coisp Franco
Maccari, insieme al segretario Generale
Agg.to Domenico Pianese ed al Segretario Nazionale Elio Pacilio ha incontrato i
familiari del consigliere Tommasino. L’incontro, organizzato dai Dirigenti del Coisp della Segreteria Provinciale di Napoli
e Regionale della Campania, ha visto la
commossa partecipazione di Raffaele, figlioletto di Tommasino, ed inoltre del fratello e della sorella di Luigi. Tra l’evidente commozione generale Franco Maccari
ha voluto testimoniare le profonde motivazioni che hanno portato il Sindacato
Indipendente a volere questo momento
d’incontro. “Un gesto dovuto – ha detto
il leader del Coisp -, non solo per onorare
la memoria di chi ha pagato con la vita
il prezzo della coerenza e della correttezza, ma necessario anche per far sentire
la vicinanza degli appartenenti alla Polizia di Stato ad una famiglia che è stata
colpita cosi duramente dal cancro della
camorra ma che, nonostante ciò, sta dimostrando ogni giorno di continuare a
credere nella cultura della legalità”. Una
19
MEMORIA & IMPEGNO
Ringraziamenti a Don Luigi Ciotti
vicinanza sentita, evidentemente, poiché più tardi le parole del fratello Giovanni rivolte ai Dirigenti del Sindacato
sono state di fervido compiacimento e
ringraziamento per la grande professionalità non disgiunta dall’umanità dimostrata nel momento della tragedia, ed
ancora oggi nel prosieguo delle indagini. “Tutte qualità – ha detto Tommasino
- che diventano ancora più apprezzabili
in considerazione della scarsità dei strumenti messi a disposizione della Polizia
di Stato per combattere una battaglia,
quella con la camorra, che lascia ancora
molti, troppi morti sulla strada”. Durante l’incontro, il Segretario Generale del
Coisp ha consegnato la tessera di Socio
Onorario del Sindacato al figlio di Luigi Tommasino, ed alcuni gadget che gli
possano ricordare la vicinanza del Coisp;
a tutta la famiglia, inoltre, è stata consegnata una scultura in ceramica raku
simbolo della indelebile me
A Don Luigi Ciotti
Presidente di Libera
Gentilissimo Don Luigi Ciotti,
Desidero ringraziarLa nuovamente per l’invito alla “Giornata della Memoria: e
dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie”, tenutasi a Napoli. Non Le nascondo di aver vissuto una giornata densa di emozioni anche per aver incontrato, poco
prima di salire sul palco assieme agli altri relatori, la famiglia di Luigi Tommasino,
Consigliere Comunale ammazzato dalla camorra a Castellammare di Stabia il 4 febbraio 2009. Lei sa che nel mestiere di poliziotto spesso ci troviamo confrontati con
la parte più dura della realtà, con la morte dispensata da criminali senza pietà. Ogni
uomo reagisce a modo proprio innanzi ai crimini, ma chi indossa una divisa, spesso,
non può permettersi null’altro che “andare avanti”, a volte anche senza la speranza
di riuscire a vedere i buoni frutti del proprio lavoro. Tra i 900 nomi letti dal palco,
molti erano rappresentanti delle Forze dell’Ordine. Non tutti. Molti erano magistrati, giornalisti, amministratori locali, sacerdoti. Ma non tutti erano Rappresentanti
dello Stato e delle Istituzioni, c’erano anche molti, troppi, cittadini. Coloro che hanno combattuto, conoscevano ed hanno accettato i rischi, sapevano anche quanto
fosse necessaria la loro opera, affinché altri avessero il coraggio di alzare gli occhi,
di non accettare lo stato delle cose imposto dalle mafie. Il COISP, che rappresento, è
convinto della necessità di ricordare tutte le vittime della criminalità e del dovere, e
promuove, sino dal 1993, in collaborazione con il Comune di Venezia, una giornata
dedicata proprio alle vittime ed ai loro familiari. Come potrà constatare sul sito http://www.perricordare.org/ appositamente dedicato a tale manifestazione, abbiamo
sempre coinvolto giovani e giovanissimi in percorsi educativi che, anche attraverso
le testimonianze dirette dei protagonisti delle vicende e dei loro familiari, fossero
focalizzati sulla cultura della legalità e della libertà. La nostra partecipazione alla
giornata di ieri a Napoli, non è stata quindi solamente un momento di forti emozioni,
bensì una tappa in un percorso che parte da lontano e che, fin da ora, La invitiamo
a condividere con noi, il prossimo autunno, rappresentando l’Associazione Libera al
“Memory Day …Per Ricordare!” che si terrà a Mestre (Ve). Ancora grazie per la forza
che la “Giornata della Memoria: e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie”
ci ha saputo dare. Su questa difficile strada per liberarci dalle mafie, che parte dalla
Memoria, non eravamo, non siamo e non saremo mai soli.
Il Segretario Generale del Coisp
Franco Maccari
20
SICUREZZA E POLIZIA
Ringraziamenti
Ai quadri sindacali partecipanti
alla “Giornata della Memoria:
e dell’impegno in ricordo
delle vittime delle mafie”
Napoli il 21 Marzo 2009
Carissimi,
Desidero ringraziarVi nuovamente per la Vostra partecipazione alla “Giornata
della Memoria: e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie”, tenutasi a Napoli
il 21 Marzo 2009.
Non Vi nascondo di aver vissuto una giornata densa di emozioni, a cominciare
con l’incontro con la famiglia di Luigi Tommasino e per terminare con la nostra riunione, su tematiche sindacali, locali e nazionali.
Noi siamo tutto questo. Capaci di partecipare, unici rappresentanti sindacali delle
Forze dell’Ordine, alla manifestazione organizzata da Don Ciotti e di essere presenti,
pur con tutte le difficoltà del quotidiano, in ogni ufficio, a rappresentare i colleghi,
sempre con la bandiera e l’ideale di Indipendenza.
Ma il Coisp ha deciso di porsi traguardi più ambiziosi della semplice “tessera”:
per far questo c’è bisogno di organizzazione ed è essenziale sfruttare al meglio le
peculiarità di ognuno, per l’interesse comune di tutti.
Da ogni dialogo, dibattito e persino da una netta divergenza di opinioni, si ricavano le giuste indicazioni su come procedere, per poter crescere nella cultura sindacale,
nella rappresentatività numerica e nel nostro ruolo da protagonisti nella società.
Non abbiamo, né mai avremo, paura delle difficoltà che questi traguardi, così
ambiziosi, implicano.
Non abbiamo, né avremo, paura, perché siamo capaci di proseguire la nostra attività anche a dispetto del cinismo imperante, dell’arroganza e dell’ignoranza, che a
volte ci circondano, come poliziotti e come sindacalisti.
Noi dobbiamo continuare ad essere di esempio per tutti, per coloro che ci guardano, magari ancora oggi da lontano, e per coloro che ci vorrebbero vedere scomparire,
assieme alla nostra Indipendenza.
Siamo scomodi.
E siamo orgogliosi del nostro lavoro.
Siamo il Coisp, anche grazie a Voi ed al Vostro costante impegno continueremo
ad esserlo.
Il Segretario Generale del Coisp
Franco Maccari
21
INTERVISTA
Carenza di denunce e sentenze “demagogicamente buoniste”
i punti deboli della giustizia.
Forze dell’ordine,
punto d’eccellenza del nostro Paese
di Giulia ZAMPINA
“I
dati sui reati nelle città continuano a diminuire rispetto
agli anni precedenti e questo
non può che farci piacere e
dare ragione del lavoro costante condotto dalle forze dell’ordine. Le ultime
operazioni di polizia, tra cui l’arresto dei
boss Strangio e Romeo, sono il significato
vero che in Italia il lavoro di intelligence e investigativo è condotto in maniera
eccellente”. Non ha dubbi Nitto Palma,
sottosegretario al ministero dell’interno,
le forze di polizia italiane sono le migliori nel panorama internazionale. “Non lo
dico per piageria – dice Palma – sono i
22
numeri e i fatti che parlano”. Nitto Francesco Palma romano di nascita arriva dalla magistratura.
Ex sostituto della Procura di Roma, ha
intrapreso l’attività politica con l’adesione a Forza Italia
Ma la sua “origine” di magistrato, non
gli impedisce di valutare obiettivamente
l’andamento della giustizia in Italia.
Senza nessuna polemica con la magistratura, ma lei non crede che
troppo spesso il lavoro delle forze
dell’ordine, rischia di essere vanificato da decisioni dei giudici forse
“inopportune”?
“Io non credo che ci sia bisogno di
scendere in polemica. I dati sono sotto gli
SICUREZZA E POLIZIA
Sarà per questo che tanti pensano
che riunirsi in associazioni di volontari, li possa legittimare a dare vita
alle cosidette ronde?
“Chi ha studiato diritto sa che su ogni
libro di giurisprudenza veniva specificato
che il diritto regola i rapporti tra i cittadini, ciò significa che a nessuno è concesso
farsi giustizia da sé, in nessun modo. E’
chiaro che il potere di denuncia resta in
capo a qualunque cittadino sia testimone
di un reato, sia che ne sia testimone in
maniera singola, sia in forma associata”.
occhi di tutti. E’ chiaro che il lavoro della magistratura è un’azione di garanzia
e controllo delle attività investigative. Il
vero problema appartiene alla fisiologia
del rapporto tra polizia e magistratura,
ecco perchè io credo che la magistratura
tutta debba fare una seria riflessione al
proprio interno. I giudici dovrebbero ricordare che le sentenze sono pronunciate
in nome del Popolo Italiano, troppo spesso però si ha la sensazione che il sentire
del singolo magistrato sia troppo lontano
dal sentire comune, e questo si tramuta
in decisioni alcune volte intrise di una
demagogia buonista che provoca una reazione purtroppo contraria a quella sperata, diminuendo il senso di giustizia nei
cittadini”.
L’analisi del
sottosegretario Nitto
Palma sulle attività
investigative, di
intelligence e della
magistratura italiana
Le denunce, altro punto debole nel
lavoro degli investigatori, che troppo spesso si trovano davanti a muri
di omertà o a ritrattazioni che magari vanificano mesi di lavoro
“Purtroppo questa è una verità, ancor
più amara in alcune zone del nostro Paese dove, al senso di impotenza della giustizia si unisce anche la paura di denunciare per le ritorsioni che questo potrebbe
avere sulla propria vita. Non dobbiamo
d’altro canto dimenticare che il 90% delle
denunce è contro ignoti.Ecco dunque che
diventa fondamentale l’azione deterrente da parte del Governo nei confronti di
ogni tipo di reato, dalla lotta alle grandi
lobby criminali, al contrasto a tutte quelle forme di microcriminalità. E in questo,
malgrado le tante voci contrarie arrivate da più parti, io credo che l’impiego
dell’esercito nelle città, sia servito”.
Lei crede che in Italia esista un’emergenza sicurezza?
“Io non credo che ci sia una vera e
propria emergenza. Credo che ci siano
dei focolai di criminalità che sicuramente
vanno spenti alla radice. Ma, ripeto, secondo me le forze di polizia italiane sono
un punto di eccellenza di questo Paese e
questo, per quanto possibile, deve essere
una sicurezza per tutti noi”.
23
INTERVISTA GUALTIERI
MESI di SACRIFICi, e sentimenti di EMOZIONE E INCREDULITA’;
tutto ciò che hanno vissuto gli uomini della Mobile di Palermo sulle tracce del boss
11 APRILE 2006
una data consegnata alla storia
Giuseppe Gualtieri oggi questore di Trapani, racconta i momenti salienti
della cattura di Bernardo Provenzano
di Giulia ZAMPINA
L
ei e i suoi uomini siete balzati agli onori della cronaca per
l’arresto di Bernardo Provenzano. Fino ad allora il vostro
lavoro era stato silenzioso e certosino. Ora ci può raccontare qualche dettaglio di quell’operazione?
“In realtà, l’arresto di Bernardo Provenzano è stato l’epilogo di un lungo
e duro lavoro, durato oltre dieci anni,
svolto da un gruppo di professionisti
seri e qualificati. La mitica Sezione Catturandi, infatti, aveva anche prima del
mio arrivo a Palermo, quale capo della
Squadra Mobile, sviluppato un abile
lavoro di individuazione di tutti coloro
che, a qualunque titolo, facevano parte del “sistema Provenzano”, ponendo
in essere una serie di operazioni fina-
24
SICUREZZA E POLIZIA
lizzate alla progressiva eliminazione di
quelle persone che, con la loro opera,
avevano consentito al latitante di sfuggire per ben 43 anni alla cattura.
Questo gruppo di tenaci poliziotti
era sostenuto ed affiancato da un qualificato pool di magistrati che ne ha valorizzato l’opera anche sotto gli aspetti
associativi, consentendo di portare a
compimento ponderosi procedimenti
penali, tutti conclusi con la condanna
degli imputati.
A ciò si aggiunga che contestualmente era stato creato il “Gruppo Duomo”,
estrapolato dalla Catturandi e formato
da elementi scelti con cura, coordinati
da Cortese e direttamente facenti capo
al dirigente della Mobile, cioè a me, a cui
confluivano i dati emersi dalle indagini
sulla consorteria di Provenzano e quelli
raccolti con le indagini sulla sua cattura.
Tale sistema ha consentito una naturale circolarità delle informazioni, prima
spesso patrimonio di gruppi separati di
investigatori, con il duplice risultato di
non disperdere dati utili per delineare
il contesto associativo e nello stesso far
confluire verso il “Gruppo Duomo” solo
gli elementi utili per addivenire alla cattura del latitante.
Quali sono stati i momenti più difficili, quante volte avete sentito di
essere vicino alla cattura di Provenzano e poi non è andata come speravate?
I dettagli della fase finale dell’operazione sono ben noti alle cronache e sono
partiti da una felice intuizioni nata osservando i familiari di Provenzano. Quando
parlo di “osservazione” intendo tutta una
serie di attività tecniche di polizia, appostamenti, pedinamenti, video intercettazioni, ambientali e così via. Come è noto
è stata seguita la strada percorsa, con
Dalla Calabria alla Sicilia,
sempre sulle tracce della mafia
Giuseppe Gualtieri è catanzarese di
nascita, oggi è questore a Trapani, ma
il suo nome è balzato agli onori della
cronaca per essere riuscito a catturare
Bernardo Provenzano, il boss della mafia più pericoloso degli ultimi trent’anni nel momento in cui era Capo della
Squadra Mobile di Palermo Nei suoi
trascorsi professionali ha ricoperto delicati incarichi in ogni settore dell’amministrazione della Pubblica Sicurezza.
Dal settembre 1983 al dicembre 1986
ha prestato servizio presso la Scuola
allievi agenti di Vibo Valentia, quale dirigente dell’Ufficio Studi, Ricerche e Documentazione. Dal 20 dicembre 1986 al
15 novembre 1989 ha prestato servizio
quale dirigente del Nucleo Prevenzione
Crimine Calabria, reparto speciale della Direzione Centrale Polizia Criminale,
nonché quale vice dirigente del Centro
Interprovinciale Criminalpol di Reggio
Calabria. Dal 15 novembre 1989 al 15
marzo 1993 ha diretto la Squadra Mo-
bile di Reggio Calabria in Gioia Tauro.
Dal 15 marzo 1993 al 1° febbraio 1996
è stato distaccato presso la presidenza
del Consiglio dei Ministri in Roma. Dal
1° febbraio 1996 al 1° agosto 2000 ha diretto la Squadra Mobile di Vibo Valentia.
Dal 1° agosto 2000 è stato dirigente del
Commissariato di P.S. di Siderno. Dal 14
marzo 2005 al 9 maggio 2006 ha ricoperto l’incarico di dirigente della Squadra Mobile di Palermo. Sedi ed incarichi
che nel tempo lo hanno visto impegnato
sempre in prima linea. Anche in questa
provincia, come dimostrato ampiamente dalle numerose operazioni antimafia
già condotte dalla Squadra Mobile, proseguirà il suo impegno, collaborato dai
“poliziotti di Trapani e della Provincia”,
nell’auspicio di giungere alla cattura del
pericoloso latitante Matteo Messina Denaro, senza però trascurare tutte quelle
specifiche attività che connotano la Polizia di Stato.
g.z.
25
INTERVISTA GUALTIERI
cambio sistematico di corrieri, da pacchi
inviati ad una masseria sita in contrada
Montagna dei Cavalli di Corleone e depositati davanti ad un casolare dal quale per
mesi non è stato mai visto uscire alcuno
nonostante il pastore titolare della masseria si soffermasse a parlare ad una porta apparentemente chiusa. Che ci fosse
qualcuno veniva confermato dall’arrivo
di un piccolo televisore e dal fatto che il
padrone della masseria si era affrettato
a montare una antenna sopra il casolare
di interesse. Come è facile capire, i viaggi
dei pacchi si susseguivano e la tensione
aumentava: intervenire o non, e se, intanto, il latitante cambiava nascondiglio?
…., insomma qualunque decisione presentava i suoi rischi.
Ad un certo punto, dopo l’ennesima riunione notturna, si è deciso che
la viaggio successivo avremmo operato.
La sorte ha premiato la nostra determinazione poiché la mattina dell’11 aprile
2006, in coincidenza dell’arrivo del solito pacco per la prima volta è stato visto
il braccio di un uomo fuoriuscire dal vano della porta del casolare: pochi minuti
e l’irruzione aveva termine con l’epilogo
che tutti sappiamo.
26
L’emozione provata è stata grande e
l’incredulità la faceva da padrona. Io domandavo a Cortese, da sempre a caccia
di Binnu, se eravamo sicuri che fosse lui.
In realtà assomigliava ad un fratello che
noi sapevamo essere altrove, aveva tutte
le cicatrici che erano a nostra conoscenza ed anche l’identikit diffuso qualche
tempo prima gli era molto somigliante,
ma tutto questo non bastava. Poi finalmente, con il suo sorriso sarcastico sulla
bocca, ha fatto capire che era Provenzano e ripeteva :”Non sapete quello che
avete fatto!” e, successivamente, in Ufficio, firmava il verbale di sequestro con
il suo nome.
Come avete metabolizzato il fatto
di aver consegnato alla giustizia
l’uomo più pericoloso degli ultimi
trent’anni?
In questi momenti non si ha la percezione di quello che si è fatto, solo una
grande gioia. Lo spessore dell’uomo e
dell’operazione si è avuta con lo studio dei
“pizzini” dai quali emergeva tutto il quadro delle attività di cosa nostra, perfettamente combacianti con le indagini a cura
della Sezione Criminalità Organizzata.
Lei ora dirige la questura di Trapani, quali sono i problemi quotidiani
con i quali si scontra?
Fare il Questore è cosa diversa che fare
l’investigatore. Certo, l’impulso alle indagini resta sempre il mio pallino, specie in
un territorio come quello di Trapani dove
mafia ed impresa spesso coincidono ma
l’attività gestionale è più ampia e vede un
costante impegno sia nell’organizzazione
interna che nel garantire alla società l’ordine e la sicurezza pubblica.
Come Lei dice in realtà le due problematiche si incontrano, infatti senza
adeguate risorse umane ed economiche non si può garantire la sicurezza,
oggi divenuto bene primario dell’individuo. I tagli al bilancio sono un dato
di fatto che da Dirigente dello Stato
posso solo registrare ed accettare. È
però mio compito far funzionare al
meglio le risorse in mio possesso, stabilendo delle priorità ed ottimizzando
gli interventi.
Il decreto sicurezza ancora in embrione, legittima di fatto le associazioni di cittadini che si muovono
sul territorio per denunciare reati
laddove non c’è la presenza degli
uomini di pubblica sicurezza. Lei
cosa ne pensa?
Tra le priorità vi è naturalmente
il controllo del territorio che non può
essere lasciato in mano ai privati cittadini, ma deve rientrare in un sistema
della sicurezza che veda al centro le
due autorità provinciali quella politica,
il Prefetto, e quella tecnica, il Questore,
solo essi titolati a restringere la sfera
di libertà dei consociati sempre in funzione di un interesse comune. È grande,
quindi, il pericolo che una contrazione
così forte delle risorse possa lasciare
troppo spazio ad una gestione privatistica della sicurezza che renderebbe la
nostra società simile a quella dei vecchi
films western, sindaci sceriffo e gruppi di cittadini che si organizzano per
catturare ed impiccare ladri di cavalli e
rapinatori.
Confido, tuttavia, nell’attenzione
del nostro Ministro sulla questione che,
in una società a due velocità come la
nostra, è molto sentita nelle regioni
del Nord e, quindi, va valutata e regolamentata, come pare si stia facendo, nel
senso sopra da me auspicato. Certo, se
le ronde dovessero avere dei costi per lo
Stato sarebbe più ortodosso convogliare le risorse verso le forze di Polizia.
SPECIALE CONTRATTO
CHIARIAMO COME STANNO LE COSE
Contratto normativo
e Coda contrattuale 2006/07
SOMMARIO
1
2
3
4
5
6
Premessa
Indennità pensionabile
Assegno di funzione
Ticket restaurant
Indennità sommozzatori
Asili nido
I
II
II
III
IV
IV
7
8
9
10
11
Contratto Parte Normativa
V
Orario di lavoro
VI
Tutela delle lavoratrici madri
VI
Norme di garanzia
VII
Dichiarazioni di impegno
del Governo
VIII
12 Stato giuridico del personale
la circolare del Capo della Polizia
X
SPECIALE CONTRATTO
1. Premessa
Riteniamo opportuno fare chiarezza sugli aumenti economici conseguenti alla sottoscrizione della coda contrattuale relativa al biennio 2006/2007, avvenuta lo scorso 18
marzo.
Dopo aver già smentito insieme a tutte le OO.SS. del cartello, le vergognose dichiarazioni rese alla stampa da alcuni
componenti del Governo (160 euro di aumento), spalleggiati da qualche pseudo-sindacato che non ha saputo negarsi
ai propri padroni politici nemmeno questa volta, riteniamo
doveroso fare chiarezza sugli aumenti che percepiranno i
poliziotti a seguito della firma appena apposta con la parte
pubblica.
Iniziamo con qualche premessa:
1. Il contratto di lavoro 2006-2009 dei poliziotti si definisce in due parti. L’aspetto normativo che vale per il quadriennio e l’aspetto economico che è suddiviso in due
bienni (2006/2007 – 2008/2009).
2. Ad oggi sono stati sottoscritti il contratto parte normativa
2006/2009 ed il contratto parte economica per il biennio
2006/2007.
3. Il tavolo per la contrattazione relativa alla parte economica 2008/2009 deve ancora essere aperto (probabilmente lo sarà a breve). Ad oggi le risorse stanziate
dal governo Berlusconi per tale contratto economico
2008/2009 ammontano a 586 milioni di euro, mentre
il governo Prodi stanziò per il nostro biennio economico
2006/2007 la somma di 990 milioni di euro.
Ed ancora altre indispensabili premesse:
a) La contrattazione parte normativa si definisce solitamente in una solo periodo. Per il quadriennio 2006/2009,
invece, ci sono state due fasi (la prima definitasi il
I
31/07/2007 e la seconda conclusasi con la firma del 18
marzo scorso e di cui diremo successivamente).
b) La contrattazione parte economica di ogni singolo biennio (2006/2007 e 2008/2009) si definisce sempre in
due fasi. Con la prima vengono distribuite le risorse assegnate per il recupero inflattivo + eventuali altre aggiuntive (ed è quella, relativamente al biennio 2006/2007,
conclusasi il 31/07/2007 e che ha portato a 124 euro di
aumento medio quasi tutte spalmate, grazie al Co.I.S.P.
ed al cartello, sul parametro stipendiale); con la seconda,
la c.d. coda contrattuale, vengono distribuite le ulteriori
risorse assegnate anche per coprire un tasso di inflazione
più alto rispetto a quello precedentemente calcolato (la
differenza tra l’inflazione programmata e quella reale).
Il contratto siglato lo scorso 18 marzo 2009 è relativo
alla coda contrattuale del contratto parte economica biennio
2006/2007.
Esponenti del centro-destra si sono vantati di aver distribuito ai poliziotti 160,00 euro di aumenti ma si tratta di una
falsità, perché questa coda contrattuale porterà in media
nelle tasche dei poliziotti poco più di 30,00 euro.
Infatti, dei 160,00 euro di cui il governo Berlusconi ingiustamente si vanta , 124,00 erano già stati assegnati con
la firma del 31/07/2007, ed i poliziotti infatti già li percepiscono dal 1° febbraio 2007, mentre i restanti 30,00 euro,
sono frutto di stanziamenti decisi dal governo Prodi: somme
che l’attuale compagine governativa non ha minimamente
inteso aumentare, nonostante i continui proclami ed i paroloni spesi a favore dei poliziotti e del personale del Comparto Sicurezza e Difesa, fin dalla campagna elettorale.
Gli incrementi economici della coda contrattuale
ovvero
Gli incrementi definiti con la coda contrattuale sono i seguenti:
SICUREZZA E POLIZIA
2. Indennità pensionabile
3. Assegno di funzione:
•
Gli incrementi previsti, con decorrenza 1° ottobre 2007,
dall’art. 4 del D.P.R. 11 settembre 2007, n. 170, sono anticipati al 1° febbraio 2007. Si tratta di una media di 9,83
euro mensili moltiplicati per i mesi da febbraio a settembre
2007, che il personale percepirà sotto forma di arretrati.
• Incremento dell’ora di straordinario di circa 1,50 euro in
media – decorrenza 1 dicembre 2008:
QUALIFICA
PARAMETRO
Ruolo dei Direttivi
Vice Questore Aggiunto
150,00
Commissario Capo
144,50
Commissario
139,00
Vice Commissario
133,25
Ruolo degli Ispettori
Ispettore Sup. SUPS sostituto commissario 139,00
Ispettore Sup. SUPS + 8 anni qualifica
135,50
Ispettore Superiore SUPS
133,00
Ispettore Capo
128,00
Ispettore
124,00
Vice Ispettore
120,75
Ruolo dei Sovrintendenti
Sovrintendente Capo + 8 anni qualifica
122,50
Sovrintendente Capo
120,25
Sovrintendente
116,25
Vice Sovrintendente
112,25
Ruolo degli Agenti ed Assistenti
Assistente Capo + 8 anni qualifica
113,50
Assistente Capo
111,50
Assistente
108,00
Agente Scelto
104,50
Agente
101,25
•
Anticipo della 2a fascia da 29 a 27 anni di servizio,
con un incremento per gli agenti/assistenti/assistenti capo di 781 euro annui lordi – decorrenza 1
dicembre 2008;
Istituzione di una terza fascia di assegno di funzione
al compimento dei 32 anni di servizio che si sostanzia
con un incremento economico del 15% circa rispetto
all’assegno di funzione percepito al compimento dei
27 anni – decorrenza 1 dicembre 2008.
FERIALE
NOTTURNO O FESTIVO NOTTURNO FESTIVO
15,18
14,63
14,07
13,49
17,17
16,53
15,90
15,25
19,81
19,08
18,35
17,59
14,07
13,71
13,46
12,96
12,55
12,23
15,90
15,51
15,22
14,65
14,18
13,82
18,35
17,89
17,56
16,90
16,37
15,94
12,40
12,17
11,77
11,36
14,02
13,76
13,30
12,85
16,17
15,87
15,35
14,82
11,49
11,29
10,93
10,57
10,25
12,98
12,76
12,36
11,96
11,59
14,99
14,72
14,26
13,80
13,37
QUALIFICA
Ruolo dei Direttivi
Vice Questore Aggiunto
Commissario Capo
Commissario
Vice Commissario
Ruolo degli Ispettori
Ispettore Sup. SUPS sostituto comm.
Ispettore Superiore SUPS
Ispettore Capo
Ispettore
Vice Ispettore
Ruolo dei Sovrintendenti
Sovrintendente Capo
Sovrintendente
Vice Sovrintendente
Ruolo degli Agenti ed Assistenti
Assistente Capo
Assistente
Agente Scelto
Agente
17 ANNI
DI SERVIZIO
27 ANNI
DI SERVIZIO
32 ANNI
DI SERVIZIO
€ 3.122,70
€ 2.770,90
€ 2.153,00
€ 2.153,00
€ 5.144,10
€ 5.144,10
€ 3.231,70
€ 3.231,70
€ 5.915,67
€ 5.915,67
€ 3.716,51
€ 3.716,51
€ 1.829,40
€ 1.829,40
€ 1.829,40
€ 1.829,40
€ 1.829,40
€ 3.070,50
€ 3.070,50
€ 3.070,50
€ 3.070,50
€ 3.070,50
€ 3.531,03
€ 3.531,03
€ 3.531,03
€ 3.531,03
€ 3.531,03
€ 1.800,20
€ 1.800,20
€ 1.800,20
€ 3.018,20
€ 3.018,20
€ 3.018,20
€ 3.470,98
€ 3.470,98
€ 3.470,98
€ 1.448,40
€ 1.448,40
€ 1.448,40
€ 1.448,40
€ 2.949,83
€ 2.949,83
€ 2.949,83
€ 2.949,83
€ 3.392,30
€ 3.392,30
€ 3.392,30
€ 3.392,30
II
SPECIALE CONTRATTO
4. Ticket restaurant
•
•
•
rideterminati a 7,00 euro con
un incremento rispetto a quelli precedenti di 2,35 euro
– a decorrere dal 31 dicembre 2008 e a valere dal 1°
gennaio 2009;
Rideterminazione dell’indennità oraria di missione a
8,00 euro che si sostanzia in un incremento di 2,00 euro
– decorrenza 1° gennaio 2009;
Rideterminazione dell’indennità di compensazione prevista per l’impiego del personale in servizio nella giornata prevista per il riposo settimanale o festivo infrasettimanale a 8,00 euro che si sostanzia in un incremento
di 3 euro – decorrenza 1° gennaio 2009;
Riconoscimento anche per il personale del Nucleo operativo di sicurezza NOCS della indennità d’impiego già
prevista per i GIS e per i GICO – decorrenza 1° gennaio
2009. La medesima indennità è corrisposta al personale
non in possesso della qualifica di operatore NOCS, addetto ai compiti di supporto e sanitari, limitatamente ai
giorni di effettiva partecipazione ad operazioni ed esercitazioni:
QUALIFICA
Ruolo dei Direttivi
Vice Questore Aggiunto + 25 anni
Vice Questore Aggiunto
Commissario Capo
Commissario
Vice Commissario
Ruolo degli Ispettori
Ispettore Superiore SUPS + 29 anni
Ispettore Superiore SUPS + 25 anni
Ispettore Superiore SUPS
Ispettore Capo + 25 anni
Ispettore Capo
Ispettore + 15 anni
Ispettore + 10 anni
Ispettore
Vice Ispettore
III
€ 725,11
€ 669,33
€ 599,60
€ 539,19
€ 297,49
€ 618,19
€ 599,60
€ 539,19
€ 539,19
€ 502,00
€ 464,81
€ 427,63
€ 325,37
€ 278,89
QUALIFICA
Ruolo dei Sovrintendenti
Sovrintendente Capo + 25 anni
Sovrintendente Capo
Sovrintendente + 18 anni
Sovrintendente + 15 anni
Sovrintendente
Vice Sovrintendente
Ruolo degli Agenti ed Assistenti
Assistente Capo + 29 anni
Assistente Capo + 25 anni
Assistente Capo + 17 anni
Assistente Capo
Assistente
Agente Scelto
Agente
€ 539,19
€ 502,00
€ 464,81
€ 427,63
€ 325,37
€ 288,00
€ 502,00
€ 464,81
€ 427,63
€ 413,68
€ 325,37
€ 278,89
€ 216,00
SICUREZZA E POLIZIA
5. Indennità per i sommozzatori
6. Asili Nido
•
• Sono stati destinati 533.695,00 di euro per il rimborso
delle spese sostenute dal personale per gli asili nido.
Il raddoppio delle indennità per i sommozzatori che come
noto erano ferme al 1975 – decorrenza 1 gennaio 2009;
•
Profondità massima
raggiunta durante
l’immersione (in metri)
Indennità in euro per ogni ora di immersione non in
saturazione usando apparecchiature a:
Aria
1,24
1,64
2,06
3,08
5,16
6,18
-
0 – 12
13 – 25
26 – 40
41 – 55
56 – 80
81 – 110
111 – 150
151 – 200
oltre 200
Miscele sintetiche
1,64
2,48
3,50
4,54
6,18
7,22
8,26
9,30
10,32
Indennità di impiego operativo per attività di aeronavigazione – Incremento, per la sola qualifica dei
sovrintendenti o qualifiche equiparate con anzianità
inferiore a 15 anni, ed ai fini di porre fini ad esistenti sperequazioni, di 5 euro mensili – decorrenza 1°
gennaio 2009;
Aumento dell’indennità di bilinguismo con variazioni a
seconda della fascia e degli attestati di conoscenza – decorrenza 1 gennaio 2009:
•
•
•
Ossigeno
2,48
3,50
-
Indennità in euro
per ogni ora di
immersione in saturazione
0,60
0,82
1,02
1,24
1,44
1,64
2,06
2,58
3,10
Questi sono gli incremento economici della
coda contrattuale.
E adesso dovremmo aprire il tavolo contrattuale per il
bienno economico 2008/2009 ...con appena 586 milioni di
euro (una vera miseria) che questa coalizione di centrodestra ha stanziato per tutto il personale del Comparto Sicurezza e Difesa.
Risorse che, se non verranno rideterminate in ragione
della specificità del nostro lavoro (purtroppo questo Governo
non ha sinora dimostrato alcuna attenzione verso i poliziotL’indennità speciale di seconda lingua, corrisposta al personale in servizio nellaprovincia
ti…) consentiranno null’altro
di Bolzano o in uffici collocati a Trento e aventi competenza regionale,
che mirabolanti aumenti di
60 euro mensili lordi.
è incrementata nelle seguenti
ed è quindi rideterminata nelle
misure mensili lorde
seguenti misure mensili lorde:
anche se qualcuno di sicuro racconterà ancora una
ATTESTATO DI CONOSCENZA DELLA LINGUA
ATTESTATO DI CONOSCENZA DELLA LINGUA
volta qualche favola ai TG
Attestato A
€ 17,20
Attestato A
€ 227,91
ed ai giornali, come appunto
quella di averci aumentato
Attestato B
€ 14,34
Attestato B
€ 189,94
lo stipendio di 160,00, diAttestato C
€ 11,49
Attestato C
€ 151,97
menticando che le bugie …
Attestato D
€ 10,32
Attestato D
€ 136,85
L’indennità speciale di seconda lingua, corrisposta al personale in servizio
presso uffici o enti ubicati nella regione autonoma a statuto speciale
della Valle d’Aosta,
è incrementata nelle seguenti
misure mensili lorde
ed è quindi rideterminata nelle
seguenti misure mensili lorde:
Prima fascia
Seconda fascia
Terza fascia
Quarta fascia
INDENNITÀ SPECIALE DI SECONDA LINGUA
€ 17,20
€ 14,34
€ 11,49
€ 10,32
Prima fascia
Seconda fascia
Terza fascia
Quarta fascia
€ 227,91
€ 189,94
€ 151,97
€ 136,85
IV
SPECIALE CONTRATTO
7. Contratto
parte normativa
2006/2009
(… di seguito sono riportate le parti delle
norme vigenti che sono state modificate.
Tali modifiche sono evidenziate in grassetto …)
La firma apposta il 18 marzo 2008 ha portato anche miglioramenti normativi fortemente voluti dal Co.I.S.P. e dalle altre
OO.SS. del “cartello”.
• Indennità di missione
Š Rimborso pasti:
– Al personale in trasferta che dichiari di non aver
potuto consumare i pasti per ragioni di servizio o
per mancanza di strutture che consentano la consumazione dei pasti pur avendone il diritto ai sensi
della vigente normativa, compete nell’ambito degli
ordinari stanziamenti di bilancio un rimborso pari al
100 per cento del limite vigente, ferma restando la
misura del 40 per cento della diaria di trasferta.
– Il rimborso è corrisposto nella misura di un pasto
dopo otto ore e di due pasti dopo dodici ore, nel
limite massimo complessivo di due pasti ogni 24
ore di servizio in missione, a prescindere dagli orari destinati
tinati alla consumazione degli stessi.
– Per missioni superiori a 24 ore, nel
giorno
o in cui si conclude la missione,
si ha diritto al rimborso del pasto
solo dietro presentazione della
va documentazione a conrelativa
e che siano state effettuate
dizione
no 5 ore di servizio fuori sede
almeno
ché quest’ultimo pasto ricada
e purché
negli orari destinati alla consumaziollo stesso.
ne dello
Š Località di abituale dimora:
La localitàà di abituale dimora o altra località
re considerata la sede di parpuò essere
tenza e di rientro dalla missione,
esto dal personale e più
ove richiesto
nte per l’Amministraconveniente
e la sede di missione
zione. Ove
on la località di abicoincida con
ora del dipendentuale dimora
sonale compete
te, al personale
o documentail rimborso
pese relative
to delle spese
ai pasti consumati,
nonché laa diaria di
missione qualora sia
richiesto, per esigenizio, di iniziare
ze di servizio,
ne dalla sede di
la missione
servizio.
Š Anticipo, indennità e rimborsi:
L’Amministrazione
strazione è tenuta ad an-
V
ticipare al personale inviato in missione una somma
pari all’intero importo delle spese di viaggio e pernottamento, nel limite del costo medio della categoria consentita, nonché l’85 per cento delle presumibili spese di
vitto. L’Amministrazione trimestralmente consegna, a
richiesta, al personale interessato un prospetto riepilogativo delle somme retribuite o da retribuire relative ai singoli servizi di missione svolti.
Š Attività transfrontaliere:
L’indennità di missione è corrisposta per tutte le attività istituzionali di controllo del territorio transfrontaliero degli Stati confinanti lungo l’arco alpino o per
i compiti che vengono espletati oltre detto confine
come ordinarie attività di servizio, derivanti da forme
di cooperazione transfrontaliera individuate dagli accordi internazionali vigenti.
Š Visti di arrivo e partenza:
I visti di arrivo e di partenza del personale inviato in
missione sono attestati con dichiarazione dell’interessato sul certificato di viaggio.
Š Viaggio e pernottamento:
Al personale comandato in missione fuori dalla sede di
servizio, che utilizzi il mezzo aereo o altro mezzo non di
proprietà dell’amministrazione senza la prevista autorizzazione, è rimborsata una somma nel limite del costo
del biglietto ferroviario. Al personale autorizzato i rimborsi vengono effettuati secondo le disposizioni vigenti
in materia.
Al personale inviato in missione compete il rimborso
del biglietto di 1^ classe, relativo al trasporto ferroviario o marittimo, nonché il rimborso
rimbor del vagone letto a
comparto singolo o della cabina, in alternativa al pernottamento fuori sede. In caso di pernottamento compete il rimborso delle spese dell’albergo
dell’a
fino alla prima
categoria con esclusione di quelle di lusso.
Al personale che pernotta presso alberghi non convenzionati sono rimborsate le spese di pernottamento in
misura pari alla tariffa media degli alberghi
ubica nella stessa sede.
convenzionati ubicati
Qualora nella sede di missione
non esistano alberghi convenzionati l’Amministrazione
l’Am
rimborsa la spesa
sp
effettivamente
sostenut
sostenuta.
Š Citaz
Citazione a comparire:
Al pers
personale chiamato a
comparire, quale indagato o
comparir
imputato per fatti inerenti al
imputat
servizio, dinanzi ad organi
servizio
della Magistratura ordinaria, militare
mi
o contabile ovvero a presentarsi davanti a
consig
consigli o commissioni di disciplina o di inchiesta, compete il trattamento
tra
economico
di missione previsto dalla legge
sulle missioni e successive modificazioni, solo alla conclusione del procedimento ed esclusivamente nel
SICUREZZA E POLIZIA
•
Lavoro straordinario
Le ore di lavoro straordinario eventualmente non retribuite o non recuperate a titolo di riposo compensativo entro
il 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui sono
state effettuate sono comunque retribuite nell’ambito
delle risorse disponibili, limitatamente alla quota spettante, entro l’anno successivo.
9. Tutela delle lavoratrici madri
•
•
caso di proscioglimento o di assoluzione definitiva. Le
spese di viaggio sostenute possono essere rimborsate,
di volta in volta, a richiesta, salvo ripetizione qualora il
procedimento stesso si concluda con sentenza definitiva
di condanna a titolo doloso o anche per colpa grave nel
giudizio per responsabilità amministrativo-contabile.
Le disposizioni del presente comma si applicano anche
al personale chiamato a comparire, quale indagato o
imputato per fatti inerenti al servizio, dinanzi ad organi
della Magistratura di Paesi stranieri.
Trattamento economico di trasferimento
Il personale trasferito d’ufficio ai sensi dell’articolo 1,
comma 3, della legge 29 marzo 2001, n. 86, che non
fruisce nella nuova sede di alloggio di servizio e abbia
scelto il rimborso del canone mensile per l’alloggio privato può, al termine del primo anno di percezione di tale
trattamento, optare per l’indennità mensile pari a trenta
diarie di missione in misura ridotta del 30% per i successivi dodici mesi. Tale opzione può essere esercitata una
sola volta.
8. Orario di lavoro
Al completamento dell’orario di lavoro di 36 ore settimanali concorrono le assenze riconosciute ai sensi delle
vigenti disposizioni, ivi compresi le assenze per malattia,
i congedi ordinario e straordinario, i riposi compensativi
ed i recuperi per il servizio prestato nel giorno destinato
al riposo settimanale o nel festivo infrasettimanale.
•
Esonero, a domanda, sino al compimento del terzo anno
di età del figlio, per la madre dal turno notturno o da turni
continuativi articolati sulle 24 ore, o per le situazioni monoparentali da turni continuativi articolati sulle 24 ore.
Esonero, a domanda, dal turno notturno per le situazioni
monoparentali, ivi compreso il genitore unico affidatario,
sino al compimento del dodicesimo anno di età del figlio
convivente.
Possibilità per le lavoratrici madri e per i lavoratori padri
vincitori di concorso interno, con figli fino al dodicesimo anno di età, di frequentare il corso di formazione presso la
scuola più vicina al luogo di residenza, tra quelle in cui il
corso stesso si svolge.
Terapie salvavita
In caso di patologie gravi che richiedano terapie salvavita ed altre ad esse assimilabili secondo le indicazioni
dell’Ufficio medico legale dell’Azienda sanitaria competente per territorio, sono esclusi dal computo dei giorni
di congedo straordinario o di aspettativa per infermità i
relativi giorni di ricovero ospedaliero o di day-hospital ed
i giorni di assenza dovuti alle citate terapie, debitamente certificati dalla competente Azienda sanitaria locale o
struttura convenzionata o da equivalente struttura sanitaria. I giorni di assenza sono a tutti gli effetti equiparati
al servizio prestato nell’Amministrazione e sono retribuiti, con esclusione delle indennità e dei compensi per il
lavoro straordinario e di quelli collegati all’effettivo svolgimento delle prestazioni.
Diritto allo studio
Per la preparazione all’esame per il conseguimento del diploma della scuola secondaria di secondo grado, nonché
agli esami universitari o post-universitari, nell’ambito delle
150 ore per il diritto allo studio di cui all’articolo 78 del
decreto del Presidente della Repubblica 28 ottobre 1985,
n. 782, possono essere attribuite e conteggiate le quattro
giornate lavorative immediatamente precedenti agli esami
sostenuti in ragione di sei ore per ogni giorno; in caso di
sovrapposizione di esami, al dipendente possono essere
attribuite e conteggiate 4 giornate lavorative per ciascun
esame. Il personale, in tali giornate, non può comunque
essere impiegato in servizio.
Non si applicano i commi 1 e 2 dell’articolo 20 del decreto
del Presidente della Repubblica 16 marzo 1999, n. 254 nel
caso di iscrizione a corsi per il conseguimento del diploma
di scuola secondaria di secondo grado, a corsi universitari o
post-universitari fuori dalla sede di servizio e laddove nella
sede di appartenenza siano attivati analoghi corsi. In tal
caso i giorni eventualmente necessari per il raggiungimento di tali località ed il rientro in sede sono conteggiati
nelle 150 ore medesime.
VI
SPECIALE CONTRATTO
•
•
Assegno funzionale
A decorrere dal 31 dicembre
2008 e a valere dall’anno
2009, ai fini dell’applicazione dei benefici dell’assegno
funzionale, per il compimento delle prescritte anzianità
è valutato il servizio di leva
prestato nel Corpo nazionale
dei vigili del fuoco.
Forme di partecipazione
Š Le Commissioni istituite
ai sensi dell’articolo 26
del decreto del Presidente della Repubblica 31
luglio 1995, n. 395 e successive modificazioni sono costituite, con cadenza
biennale, con rappresentanti sindacali designati
in maniera proporzionale
dalle organizzazioni sindacali rappresentative individuate dal decreto del
Ministro per la funzione
pubblica e firmatarie del
quadriennio normativo,
in numero comunque
non superiore a dieci. Le
medesime Commissioni
possono, altresì, essere costituite anche in forma
paritetica; in tale ipotesi sono chiamati a far parte
delle predette Commissioni un rappresentante per
ciascuna delle organizzazioni sindacali come sopra
individuate e la manifestazione di volontà espressa
da ciascun rappresentante sindacale è considerata
in ragione del grado di rappresentatività dell’organizzazione sindacale di appartenenza. Le modalità di costituzione delle predette Commissioni sono
demandate ad apposito accordo a livello di singola
Amministrazione.
Š In sede di Accordo Nazionale Quadro saranno definite
le modalità per la costituzione di una Commissione
consultiva, competente a formulare proposte e pareri
non vincolanti in merito agli indirizzi generali del Fondo di assistenza, alla quale partecipano cinque rappresentanti designati in maniera proporzionale dalle
organizzazioni sindacali.
Š Articolo 28 comma 2 del decreto del Presidente della
Repubblica 18 giugno 2002, n. 164:
“…. i responsabili degli uffici centrali e periferici si incontrano, con cadenza semestrale, con le rispettive strutture periferiche delle organizzazioni sindacali firmatarie
dell’accordo recepito con il presente decreto, anche su
richiesta delle stesse, per un confronto - senza alcuna
natura negoziale - sulle modalità di attuazione dei criteri concernenti la programmazione di turni di lavoro
straordinario, il riposo compensativo, i turni di reperibilità ed il cambio turno”.
VII
10. Norme di Garanzia
•
Articolo 29 del decreto del Presidente della Repubblica 18 giugno
2002, n. 164
Š
Comma 2: “Qualora in
sede di applicazione delle materie regolate dal presente decreto
e dall’accordo quadro di amministrazione siano rilevate, in sede
centrale o periferica, violazioni
delle procedure del sistema delle
relazioni sindacali di cui all’articolo
23 o insorgano conflitti fra le amministrazioni e le Organizzazioni
sindacali nazionali sulla loro corretta applicazione, può essere formulata, da ciascuna delle parti alla
commissione paritetica di cui al
comma 3, richiesta scritta di esame
della questione controversa con la
specifica e puntuale indicazione
dei fatti e degli elementi di diritto
sui quali la stessa si basa. Nei trenta giorni successivi alla richiesta, la
predetta commissione procede ad
un esame della questione controversa, predisponendo un parere
vincolante nel merito a far data
dal giorno in cui è stata formulata la richiesta, al quale le parti si
conformano, che successivamente è inviato all’ufficio
nel quale la controversia stessa è insorta. Di tale parere
è data conoscenza a tutte le sedi centrali e periferiche
dell’amministrazione che provvederanno immediatamente ad adeguarsi al contenuto dello stesso.”.
Š Comma 3: “Presso ciascuna delle amministrazioni interessate, è istituita, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, per i fini di cui
al comma 2, una Commissione, dotata di autonomo
regolamento che ne disciplina la funzionalità e l’organizzazione, presieduta da un rappresentante dell’Amministrazione e composta in pari numero da rappresentanti dell’Amministrazione e da un rappresentante
per ognuna delle organizzazioni sindacali firmatarie
dell’ipotesi di accordo recepita dal presente decreto.”.
Tutela legale
Agli ufficiali o agenti di pubblica sicurezza o di polizia giudiziaria indagati o imputati per fatti inerenti al servizio, che
intendono avvalersi di un libero professionista di fiducia,
può essere anticipata, a richiesta dell’interessato, la somma
di € 2.500,00 per le spese legali, salvo rivalsa se al termine
del procedimento viene accertata la responsabilità del dipendente a titolo di dolo.
L’importo può essere anticipato anche al personale convenuto in giudizi per responsabilità civile ed amministrativa, salvo rivalsa ai sensi delle medesime norme.
Sono ammesse al rimborso, nell’ambito degli ordinari
stanziamenti di bilancio, le spese di difesa relative a procedimento penale concluso con la remissione di querela.
SICUREZZA E POLIZIA
11. Dichiarazione
di impegno
del Governo
In sede di sottoscrizione dell’accordo
contrattuale relativo alla parte normativa
2006/2009 ed alla coda contrattuale parte
economica 2006/2007, il Governo, a seguito
di forti richieste del Co.I.S.P. e delle OO.SS.
del “cartello”, si è impegnato a porre in essere, a breve, talune iniziative attinenti questioni particolarmente sentite dal personale delle Forze di
Polizia, ed a risolvere talune annose problematiche.
Chiaramente, e non per sfiducia, sarà cura del Co.I.S.P.
incalzare il centro-destra sul mantenimento degli “impegni” assunti e sottoscritti.
Ecco le principali dichiarazioni di impegno del Governo:
• Tassa sulla malattia
Il Governo, vista anche la decisione assunta in sede negoziale di destinare una quota delle risorse ai fini di un
intervento normativo volto a risolvere compiutamente
la questione della c.d. “tassa sulla malattia”, si è impegnato, attraverso la presentazione di un emendamento,
a fare in modo che il personale delle Forze di Polizia e
Forze Armate sia escluso dall’applicazione dell’art. 71
del decreto Brunetta convertito con legge 133/2008.
• Tutela della maternità – Assegnazione prolungata
Il Governo si è impegnato ad adottare le iniziative occorrenti per dirimere le controversie applicative dell’art.
42 bis del D.Lgs. 151/2001 nei confronti del personale
delle Forze di Polizia e Forze Armate.
• Tutela legale
Il Governo si è impegnato a promuovere una modifica
normativa affinchè il rimborso delle spese di difesa sostenute nei procedimenti penali sia previsto anche in
caso di pronuncia che dichiari l’intervenuta prescrizione,
purchè non sia stata precedentemente emessa sentenza di condanna per gli stessi fatti.
• Disparità di trattamento pattugliemiste esercitopolizia
Il Governo si è impegnato ad individuare le iniziative
necessarie ad assicurare uniformità di trattamento economico tra il personale delle Forze di polizia e le Forze
armate impiegato, in concorso, nei servizi di vigilanza e
controllo del territorio.
• Regolamento di disciplina e di servizio
Il Governo si è impegnato a promuovere un’iniziativa
finalizzata alla revisione del regolamento di disciplina e
del regolamento di servizio del personale della Polizia
di Stato.
• Politiche alloggiative
Il Governo si è impegnato a promuovere idonee iniziative, anche legislative, al fine di consentire alle cooperative edilizie composte da appartenenti alle Forze di
•
•
Polizia e alle Forze Armate di ottenere l’assegnazione gratuita di terreni nonché di immobili dismessi o in via di dismissione da parte
del Ministero della difesa e/o del demanio.
• Alloggi di servizio
Il Governo si è impegnato ad assumere le
iniziative necessarie per la predisposizione
di un piano pluriennale per la realizzazione
e l’assegnazione di alloggi di servizio per il
personale del Comparto Sicurezza – Difesa.
• Testimonianze personale in quiescenza
Il Governo si è impegnato a promuovere una
idonea iniziativa legislativa finalizzata ad assicurare il rimborso delle spese sostenute dal
personale in quiescenza chiamato a testimoniare innanzi all’Autorità giudiziaria per fatti
accertati durante lo svolgimento del servizio.
Riordino delle carriere
Il Governo si è impegnato a proporre un’iniziativa legislativa per il riordino delle carriere del personale delle
Forze di Polizia e delle Forze Armate, in base agli stanziamenti previsti ed alle eventuali ulteriori risorse a tal
fine assegnate.
Abbattimento tempi biblici per il riconoscimento
cause di servizio
Il Governo si è impegnato ad individuare iniziative per
ridurre i tempi di attesa del giudizio per il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio per il personale
collocato in aspettativa per infermità.
VIII
SPECIALE CONTRATTO
•
•
•
•
•
•
IX
Indennità accessorie
Il Governo si è impegnato ad individuare le iniziative
necessarie per la revisione delle indennità accessorie,
previste da disposizioni legislative, al fine di ricondurre
le risorse finanziarie rispettivamente stanziate nell’ambito contrattuale.
Lavoro straordinario
Il Governo si è impegnato ad adottare opportune iniziative e idonee misure al fine di adeguare le risorse
da destinare al compenso per lavoro straordinario del
personale delle Forze di Polizia e delle Forze Armate.
Trattamento economico accessorio
Il Governo si è impegnato a semplificare, flessibilizzare e razionalizzare le indennità disciplinate dalla legge
78/1983, nonché ad assicurare, in materia di trattamento economico accessorio una maggiore trasparenza e omogeneità nell’ambito del Comparto Sicurezza e
Difesa.
Previdenza complementare
Il Governo si è impegnato ad accelerare la realizzazione
della previdenza complementare per il Comparto, individuando, a tal fine, soluzioni idonee e compatibili con
la specificità del lavoro del personale delle Forze di Polizia ed Armate, dirette ad assicurare il giusto grado di
tutela previdenziale.
Valorizzazione dirigenziale
Il Governo si è impegnato a valutare la possibilità di
pervenire ad una graduale valorizzazione dirigenziale
dei trattamenti economici dei funzionari del ruolo dei
commissari e qualifiche o gradi corrispondenti della polizia di stato, delle altre Forze di Polizia e della forze
Armate.
Decesso in costanza di rapporto
Il Governo si è impegnato a valutare la possibilità di
inserire nel prossimo provvedimento di contrattazione/
concertazione la corresponsione una tantum di una indennità agli eredi legittimi del personale deceduto in
costanza di rapporto.
SICUREZZA E POLIZIA
12.Stato giuridico
del Personale
la circolare del Capo
Durante i lavori contrattuali è emersa la necessità di porre fine ad alcune difformità applicative di norme e direttive
riguardanti il personale della Polizia di Stato.
Il Capo della Polizia ha pertanto emanato la seguente
circolare:
Indirizzi omessi
X
SPECIALE CONTRATTO
XI
SICUREZZA E POLIZIA
XII
SPECIALE CONTRATTO
XIII
SICUREZZA E POLIZIA
XIV
IL
SINDACALE
LIBRO
SICUREZZA E POLIZIA
ACAB
il libro inchiesta
sul mondo della polizia
di Giulia ZAMPINA
“I
l servizio al Cpt temporaneo di
Ponte Galera lo conosceva a memoria. Era come andare a marchiare il bestiame. Ti presentavi
tutto bardato, mollavi qualche sganassone e ti
ricavi sui mezzi una bella saccocciata di clandestini. Quella mattina il gregge aveva deciso di
ribellarsi. Un gruppo di prostitute aveva deciso
di non fare più né un passo avanti né uno indietro. Poi era successo quello che non doveva
succedere . Una delle donne si era aggrappata
alla gamba. Era scoppiata a piangere, lo aveva
implorato di salvarla dal paese in cui era nata e
in cui avrebbe trovato la morte se fosse tornata.
Uno dei vecchi del reparto lo aveva
fulminato: Drago, spiegaci che fai. Sei nero
peggio di me e ti metti a fare il Che Guevara?
Forza finiamo questa storia e andiamocene”.
Drago, insieme allo Sciatto e a Michelangelo
Fournier sono i protagonisti del libro di Carlo Bonini, giornalista di Repubblica, dal titolo
Acab, acronimo di All Cops are bastards. Ma
Michelangelo, Drago e lo Sciatto non sono tre
protagonisti qualsiasi di un romanzo qualsiasi, sono “tre celerini bastardi” che si scoprono
disillusi al termine di una parabola di violenza,
“perchè - come ha scritto Giancarlo de Cataldo
- l’odio non ha spiegazioni, ha un solo modo
di manifestarsi, il contagio” Acab è più di un libro d’inchiesta: i nomi, le persone coinvolte, i
fatti sono tutti veri, spesso notissimi (dal G8 di
Genova all’omicidio Raciti) documentati con
la consueta meticolosità del cronista.
Come nasce l’idea di un libro come Acab?
«Nasce dalla volontà di fare una sintesi del
lavoro di cronista, ma da un punto di vista diverso. Non più quello del racconto dei fatti di
violenza che negli ultimi anni hanno insanguinato l’Italia, ma quello dei protagonisti di quei
fatti. I poliziotti, l’altra faccia della medaglia,
gli uomini che fanno della strada il loro ufficio
e che sulla strada imparano quanto a volte sia
sottile la differenza tra il bene e il male».
Cosa è Acab nella sua testa?
«Acab è una provocazione. Forse pari a
Bonini, giornalista de
“la Repubblica”, riporta
in 190 pagine la storia
vera di tre poliziotti
ripercorrendo 7 anni
di violenze perpetrate
nel nostro Paese
quella che molti anni fa aveva già provato a
fare Pasolini» Qualcuno le ha detto che Acab
potrebbe essere considerato un libro “politicamente non corretto”? «Le storie dei tre
poliziotti raccontate in Acab sono storie vere e riconosco che in effetti nessuno di loro
ha detto cose, per così dire, politicamente
corrette. Ma a me interessava raggiungere
un risultato che credo sia visibile. Scrivere
un libro onesto, sincero. E di certo nessuno
di loro ha finto nel raccontare se stesso».
Lo Sciatto era entrato in polizia a 25
anni, per caso. Ci era rimasto per scelta. E
adesso a 34 anni era convinto che la sua vita
iniziasse e finisse lì. E’ questa la descrizione
di uno dei tre protagonisti del libro, ma per
quanti, secondo lei, il sogno di bambino era
diventare poliziotto? «I poliziotti sono figli
del nostro tempo. Si sono trovati da quella
parte della barricata. Lo Sciatto così come
Drago, che a un certo punto, rivolto a dei ragazzini dice “Io sono nato a San Saba, a otto
anni mi hanno portato a Ostia. Dei pischelli
della mia comitiva siamo rimasti in due. Pensi che vada bene così? Io ho scelto di fare la
guardia e sono ancora quì”. Molti di loro non
sognavano di diventare poliziotti, ma una
volta dentro vengono pervasi da un senso di
appartenenza. E’ questo il motivo per il quale, Drago e lo Sciatto si definiscono sempre
celerini, anche se nel linguaggio comune il
reparto è diventato quello della mobile».
Acab racconta sette anni di violenze italiane, dal pestaggio della scuola Diaz durante il G8
di Genova fino agli scontri dinanzi alla discarica
di Pianura. Sette anni di scontri tra poliziotti
e ultras, accomunati da un odio profondo, da
una rabbia che dalla borghesia si è diffusa agli
strati popolari, che li conduce a una concezione
dell’esistenza regolata dalla legge del più forte.
Ha trovato difficoltà nel far fare una sorta
di outing ai tre protagonisti? «Assolutamente no. Sono stati collaborativi e soprattutto
non hanno nascosto nulla, non hanno finto,
hanno raccontato ogni cosa in ogni minimo particolare anche quando il particolare
era emotivamente più forte del fatto». Carlo
Bonini, nel corso della genesi del libro entra
perfino nelle chat della polizia, trascrivendone
per intero i contenuti. Come hanno già scritto
tante recensioni, il libro di Bonini è un viaggio
nel Paese dell’odio. Un viaggio che inizia con
la descrizione adrenalinica, letterariamente
magistrale per la velocità del racconto e la secchezza dei dialoghi, di un inseguimento automobilistico tra Ultras della Roma e del Napoli
sull’Autosole del settembre2007. Poi il nastro
torna indietro nel tempo ai fatti di Genova.
Prosegue quindi, col racconto di presidio al Cpt. Fino alla descrizione allucinata di
una Roma piena di rabbia e assetata di vendetta, dopo lo stupro e l’uccisione di Francesca Reggiani per mano del rom Nicolae Mailat, con i poliziotti e i teppisti accomunati
dall’ideologia del «padroni a casa nostra».
Un episodio che torna tristemente di attualità visti i recenti fatti di cronaca che hanno avuto per protagonisti cittadini rumeni.
Le 190 pagine del libro non si distaccano mai
dalla realtà, ne raccontano un aspetto sconosciuto, quello che non trova posto sulle pagine dei quotidiani, quello più vero che riporta
alla radice della iolenza urbana. Ecco quindi
che trovano spazio anche i fuochi di Pianura,
che hanno per protagonisti le stesse Teste
matte che infestano la domenica il San Paolo,
troppo spesso braccio armato di una borghesia tutt’altro che illuminata. E finire davanti
a una tavola imbandita con mozzarella di
Mondragone e bottiglie di Fiano. Segno che
ogni cambiamento è impossibile: l’Italia è un
paese a forma di stivale. Stivale di celerino.
43
IL CASO
CONVEGNO
SINDACALE
Si è tenuta a Catanzaro l’iniziativa organizzata dal Coisp sul tema
“Polizia, la Sicurezza è anche Donna. Contributi e analisi di una storia italiana”
Missione sicurezza,
i racconti delle donne
in divisa
Maccari: “Ciò che fa la differenza sono solo intelligenza, cultura, preparazione.
Ma la vera scarsità di presenze femminili si registra nel sindacato”
I
l Coisp ha ben chiaro il valore del
contributo fornito dalle donne,
come in tutti i settori della società civile, anche in quello della sicurezza. Una certezza da cui ha preso
le mosse, sabato 7 marzo a Catanzaro,
l’iniziativa dedicata appunto a “Polizia,
la Sicurezza è anche Donna. Contributi e
analisi di una storia italiana”, realizzata
nella scia del fulgido esempio di Emanuela Loi, poliziotto esemplare stroncata dall’odio e dalla violenza nel pieno
della vita e della carriera.
Proprio da qui è partito Franco Maccari, Segretario Generale del Sindacato
44
indipendente di Polizia, nel presentare
l’iniziativa: “Avere un’ottica moderna,
aperta, reale, e concreta impone, di riconoscere il valore dello straordinario
contributo proveniente dalla professionalità femminile. Ciò è importante, una
volta di più, fra gli operatori delle Forze
dell’ordine, dove il prezioso contributo
delle colleghe donne ha assicurato risultati più profondi e più completi. Ecco
perché, da sindacato al passo con i tempi, vogliamo realizzare un momento di
riflessione e di confronto su chi, in questi anni, ci ha saputo fornire inarrivabili
modelli di competenza e di dedizione al
SICUREZZA E POLIZIA
servizio, fino al più alto sacrificio. Proprio come ha fatto Emanuela”. Così il
leader del Coisp ha spiegato, il giorno
prima dell’appuntamento a Catanzaro,
il senso dell’iniziativa, che è stata dedicata simbolicamente ad Emanuela Loi,
Agente della scorta del Giudice Borsellino, deceduta il 19 luglio del 1992 nella
strage di via D’Amelio a Palermo.
L’incontro è stato un momento lontano dagli echi di un femminismo sterile e autodiscriminatorio, ma piuttosto
un’importante occasione di riflessione,
basata proprio sulle differenze tra uomini e donne. Un’analisi proprio di ciò che
le donne hanno di diverso, il contributo
straordinario che garantiscono con le loro doti di caparbietà, di forza di volontà,
di capacità organizzative e di conciliazione, con l’inesauribile grinta che possiedono quando vogliono raggiungere
un obiettivo. E questo, anche quando si
parla di un settore strategico e delicato
come quello della sicurezza, in cui tanto
le donne hanno da offrire. Non a caso i
contributi offerti dalle rappresentanti
illustri dell’universo femminile intervenute hanno confermato quanto ciascuna
di loro, in concreto, con le proprie fatiche quotidiane, abbia raggiunto risultati ragguardevoli, fornendo un prezioso
contributo alla collettività.
L’incontro, moderato dalla giornalista
Olga Iembo, è stato introdotto dall’Assessore alle Pari opportunità del Comune di
Catanzaro, Tommasina Lucchetti, che ha
vestito i panni della padrona di casa considerato che l’evento si è tenuto al municipio di Catanzaro, e con il patrocinio
proprio del Comune, nonché dell’ufficio
della Consigliera di Parità della Regione Calabria. E’ stata proprio l’assessore,
con una relazione dettagliata e ricca, a
“L’incontro è stato
impreziosito dalla
presenza dell’agente
Elsa Caputo, 24enne
campionessa
nazionale di tiro a
segno con la carabina
delle Fiamme oro,
atleta di punta della
nazionale italiana per
le prossime Olimpiadi
del 2012)
ripercorrere l’iter storico dell’emancipazione femminile nelle forze di polizia,
non mancando di evidenziare le difficoltà che, ieri come oggi, costellano il cammino delle donne nel mondo del lavoro.
Ma “parlare di donne in Polizia significa
parlare di sicurezza”, ha voluto sottolineare la Lucchetti, esprimendo un concetto colmato di contenuti concreti dagli interventi successivi, di tante donne
della Polizia di Stato che, raccontando la
propria vita in divisa, hanno fatto comprendere come gli ideali e la propensione per il compito difficile e delicato dei
tutori dell’ordine accomunino gli uomini
e le donne che servono lo Stato garantendo la sicurezza.
Sotto lo sguardo attento di una platea assai coinvolta, in cui figuravano rappresentanze civili ed istituzionali, hanno
voluto rivolgere il proprio sentito saluto
anzitutto Giuseppe Bugnano, responsabile politico dell’ufficio stampa del Coisp
45
CONVEGNO
ed organizzatore dell’incontro, che ha
rivolto il proprio pensiero commosso ad
Emanuela Loi; e poi il Questore di Catanzaro, Arturo De Felice, che nel suo efficace intervento ha dimostrato di cogliere
immediatamente il senso dell’iniziativa.
“Non c’è bisogno di attendere l’8 marzo
per ricordare il valore delle donne” ha
detto il Questore, facendo comprendere
46
che chi lavora fianco a fianco con loro ne
conosce e dunque ne riconosce inevitabilmente il valore, al di là di ogni luogo
comune. Un intervento di saluto hanno
svolto anche Giovanni Merante, assessore al Bilancio della Provincia di Catanzaro che si è detto convinto “che le donne
portino sempre e ovunque sensibilità
e sagacia nei rapporti interpersonali”;
e Nuccia Carrozza, vice presidente della commissione regionale di Parità, che
non ha potuto esimersi dal dire a chiare lettere quanto ancora molte donne si
sentano discriminate, cosa che le penalizza comunque.
Poi, in un clima scevro da toni propriamente convegnistici, ma caratterizzato da grande autenticità, una dopo
l’altra quattro donne della Polizia di Stato hanno catturato l’attenzione di tutti
i presenti. E, se “i freddi numeri” parlano di circa 14.000 donne in Polizia nel
nostro Paese, e sebbene indichino che le
opportunità di progressione in carriera
siano meno fruibili da parte del gentil
sesso che da parte degli uomini, la viva voce delle ospiti di Catanzaro ha descritto quella caparbietà che, legata alla
volontà di dimostrare che la donna non
si nasconde dietro le proprie fragilità,
resta la guida per tutte, assieme all’insopprimibile istinto di servire il proprio
Paese.
Berenice Brutto, dirigente della Polizia di Stato in quiescenza, ha mirabilmente reso l’idea di cosa abbia significato “aprire le danze” delle donne in
Polizia, dopo l’apertura del Corpo, nel
1959, combattendo con limitazioni e disparità di ogni tipo, da quelle economiche a quelle professionali in senso stretto. Ma poi, giorno dopo giorno, come le
donne capaci e grintose siano riuscite,
tra mille difficoltà, ad emergere, conquistandosi la propria posizione, sorrette
sempre dall’enorme gratificazione che
dà un lavoro che consente di aiutare la
gente.
Assolutamente cristallino il contributo di Caterina La Vecchia, operatrice della Polizia di Stato in servizio alla
Questura di Catanzaro, che ha saputo
rendere con semplicità ed efficacia il
volto umano della donna poliziotto. Già
mamma una prima volta, e in attesa di
un secondo figlio, nel solco di un concetto di polizia di prossimità inteso in ma-
SICUREZZA E POLIZIA
La storia di Emanuela Loi, una ragazza come tante,
un modello come poche
Fedele a un sogno e un ideale
a costo della vita
Era una ragazza,
una donna come tante Emanuela. Ma a
lei, che ha incarnato
l’ideale del poliziotto
fedele e coraggioso,
il Coisp ha voluto dedicare l’incontro che
si è tenuto a Catanzaro, il 7 marzo, per
discutere di “Polizia,
la Sicurezza è anche
Donna. Contributi e
analisi di una storia
italiana”. A Emanuela, un modello straordinario per le nuove
generazioni, una conferma commovente
per ogni collega più anziano, l’ispirazione per chiunque decida di indossare una
divisa, ma anche per ogni singolo ragazzo o ragazza che voglia riflettere su cosa
significhi in concreto avere senso civico,
dignità, volontà.
Emanuela nasce a Sestu, paese a pochi chilometri da Cagliari, in Sardegna.
Dopo il diploma potrebbe andare a insegnare, ma decide di entrare in Polizia,
è il suo desiderio, il suo sogno. E’ brava
Emanuela, è portata, ha grinta da vendere. Mandata in servizio a Palermo dice
“se ho scelto di fare la poliziotta non posso più tirarmi indietro. So benissimo che
fare l’agente di polizia in questa città è
più difficile che nelle altre, ma a me piace”. Quando frequenta il corso di addestramento per la protezione di obiettivi
a rischio lo termina a pieni voti. Infatti
è la prima donna ad essere destinata ad
un incarico del genere e viene assegnata
alla scorta del giudice
Paolo Borsellino.
E’ il 1992, Emanuela ha 24 anni, un
fidanzato che sta per
sposare,
mamma,
padre, una sorella e
un fratello. Ma il 23
maggio di quell’anno
è già stato segnato da
una delle più drammatiche e cruente
stragi che il paese ricordi, quella di Capaci, in cui restano uccisi il giudice Giovanni
Falcone, sua moglie
Francesca Morvillo, e gli agenti Rocco
Di Cillo, Vito Schifani, e Antonio Montanaro. Il clima è dei peggiori, si teme,
si aspetta che accada ancora qualcosa
di terribile. Paolo Borsellino lo sa, la sua
scorta pure. Ecco perché si può dire che
quando, quel 19 luglio 1992, Emanuela
si alza e va a svolgere il suo dovere, con
il più convinto spirito di servizio, e con
uno straordinario coraggio, si reca consapevolmente incontro alla morte.
Quando il tritolo fa saltare in aria via
D’Amelio, spazzando via le vite del giudice Paolo Borsellino e degli altri agenti della sua scorta (Agostino Catalano,
Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli,
Claudio Traina), anche Emanuela muore.
E’ la prima agente donna della Polizia
di Stato a venire uccisa in servizio. Quel
giorno la Polizia di Stato subisce le perdite più pesanti dal 1945.
niera “bidirezionale”, ha rappresentato
le particolarità di un lavoro che non si
fa con l’orologio in mano, e che non finisce quando si stacca per andare a casa,
ringraziando il sindacato pere quanto
fatto nel corso degli anni per le donne,
e ricordando quanto ancora c’è da fare,
soprattutto per chi ha figli.
Alla dolcezza di chi l’ha preceduta ha
fatto da contraltare, poco dopo, la forza,
la decisione, il guizzo di Caterina Naso,
dirigente della Polizia di Stato che ha
raccontato di come il suo posto se lo sia
dovuto sudare, qualche volta mettendo
da parte con se stessa e con gli altri le
naturali esigenze proprie della donna.
Infine, a chiudere come un prezioso sigillo il cerchio di esperienze così
diverse, ma con così tanto in comune,
l’immagine fresca di chi ha incarnato,
per tutti i presenti, la speranza riposta
nei giovani, che raccolgano il testimone
dell’esperienza di chi li ha preceduti,
per migliorare sempre di più la storia di
tutti. Quando ha preso la parola l’agente
Elsa Caputo, 24enne atleta delle Fiamme oro campionessa nazionale di tiro a
segno con la carabina, l’entusiasmo dei
presenti è divenuto palpabile. “Questa
giornata mi ha aperto scenari nuovi” ha
detto tra gli applausi l’atleta di punta
della nazionale italiana per le prossime
Olimpiadi del 2012, “io sono in Polizia
da poco tempo – ha affermato con candore e onestà -, e posso solo ringraziare
per la possibilità che ho di fare per lavoro quello che è il mio sogno, ma so
che perseguirò con fedeltà, convinzione
e grinta gli ideali dello sport e della Polizia”.
Le conclusioni sono state affidate a
Franco Maccari, segretario generale del
Coisp, che tra il serio e il faceto ha voluto definitivamente sgombrare il campo
da ogni strisciante pensiero di vittimismo: “Non ci sono limitazioni di sorta –
ha detto -, e le donne non possono e non
devono da sole mettersi in condizioni di
inferiorità, ma qualcuna, onestamente,
tende a farlo. Senza contare quelle che
pensano di dover ‘fare gli uomini’ e diventano mascoline. Vi prego, invece, non
perdete la vostra femminilità che, pian
piano, aveva ingentilito anche noi”, ha
aggiunto di fronte ad ospiti che, nella
loro bellezza ed eleganza, sono la prova
vivente di come una donna possa comportarsi in modo marziale e rispettare
le regole della divisa che indossa, senza
perdere le prerogative proprie dell’essere femminile. “Alla fine – ha affermato
Maccari – le sole cose che contano e
che fanno la differenza sono quelle in
cui tutti credono, intelligenza, cultura,
preparazione, niente altro. Per il resto
ciò che ‘fa male’ a chi deve garantire la
sicurezza, come i tagli ai mezzi destinati
al comparto, fa male indistintamente a
uomini e donne della Polizia”.
Per concludere, però, il leader del
Sindacato una provocazione l’ha lanciata eccome: se nei precedenti interventi
ci si era soffermati sulle “quote rosa”
nelle Questure italiane, ravvisando una
presenza assai scarsa in quelle locali (visto che Catanzaro e Crotone hanno solo
il 10 per cento di presenze femminili),
Maccari ha tagliato corto sul punto,
ricordando che “volere è potere”, e introducendo piuttosto la questione della
presenza, quella sì, realmente scarsa di
donne in un altro settore, quello del sindacato!
47
PREVENZIONE
COISP E ROTARY
Per la sicurezza
stradale
di Rocco DISOGRA*
D
i fronte al
drammatico problema
della
sicurezza stradale il
Sindacato Indipendente di Polizia Coisp
ed il Rotary Club Dalmine Centenario
hanno deciso di mettere in campo le professionalità dei soci per trovare soluzioni che possano quantomeno mettere un
freno ad una tragedia che in Italia circa
seimila l’anno.
Invece delle raccomandazioni o della
sterile analisi del problema si è deciso di
andare oltre e di affrontare la questione
nel suo complesso: tecnico, fiscale e legislativo. Il progetto è stato promosso da
un giornalista, Mino Carrara; dal nostro
Segretario Nazionale Rocco Disogra presidente e fondatore del Rotary club Dalmine Centenario e da un formatore titolare di una azienda di business coaching
Roberto Lodovici.
Mino Carrara, che per ragioni professionali da anni segue il problema e dispone di una ricca banca dati, ha fornito
gli strumenti per una lettura scientifica
del problema sicurezza stradale. Rocco
Disogra ha consentito una lettura del
problema sotto l’aspetto dei controlli,
del tipo di infrazioni e della repressione
operata dalla Polizia Stradale. L’aspetto formativo infine ha visto in campo
la professionalità di Roberto Lodovici.
Come campo di intervento, infatti, sono state scelte le scuole puntando sulla
fantasia dei ragazzi da mettere al servizio della sicurezza stradale. Grazie alla
collaborazione dei dirigenti d’istituto e
del corpo insegnante di cinque scuole di
Bergamo e provincia sono stati coinvolti circa 1.000 ragazzi dell’ultimo anno e
48
neopatentati che, tramite la tecnica del
“brainstorming” sono stati stimolati a
confrontarsi in modo critico sul problema, prendendone così coscienza, e ad
escogitare soluzione tecniche.
I risultati, opportunamente vagliati
da una commissione tecnica costituita
da poliziotti, rotariani e professionisti del
settore, sono stati presentati nel corso
dei convegni che sono stati organizzati
a Treviglio, Pavia, Villongo (Bg), a Zanica
(Bg) con il patrocinio della Provincia di
Bergamo e della Regione Lombardia.
Le proposte scaturite sono di triplice natura: tecnica (innovazioni per i
veicoli e per la rete stradale), legislativa (normative di inasprimento pene o
istituzione di pene accessorie in caso di
recidiva o di guida in stato di ebbrezza o
sotto l’effetto di sostanze stupefacenti)
e fiscale (agevolazioni per chi sceglie di
dotare la propria vettura di apparati che
diano maggior sicurezza).
SICUREZZA
SICUREZZA EE POLIZIA
POLIZIA
La lotta del
Rotary contro la
Poliomielite
D
all’intuizione di un rotariano lombardo alla generosità di Bill Gates
Dall’inizio del programma Polioplus ad oggi sono stati vaccinati più di due miliardi di bambini
nel mondo. L’obiettivo è l’eradicazione
totale della malattia
Liberare il mondo dalla minaccia
della polio! Era il 1985 quando il Rotary International lanciò questa sfida nei
confronti di una temibile malattia che
in molte nazioni del mondo, le più povere, continua a mietere vittime tra i
bambini. Nasceva così il Programma PolioPlus, una delle più ambiziose imprese
umanitarie che sia mai stata attuata dal
settore privato.
Da allora ad oggi l’impegno dei rotariani non è mai venuto meno, grazie
a gigantesche raccolte fondi e alla generosità di migliaia di soci che in prima
persona si sono recati nelle zone più povere del mondo a vaccinare più di due
miliardi di bambini.
E’ merito di Albert Sabin, all’epoca,
aver insistito affinché si effettuassero
vaccinazioni di massa contro la polio, le
sole in grado di interrompere la circolazione uomo- ambiente- uomo.
Fu però un rotariano, industriale
lombardo, ma di origine istriana, Ser-
gio Mulitsch di
Palmenberg, socio del Rotary
Club di Treviglio e Pianura Bergamasca,
intuirne l’alto valore umanitario tanto
che, con coraggioso spirito imprenditoriale e generosità rotariana si adoperò
per studiare la fattibilità e la gestione
del progetto.
Fu così che il Rotary Club di Treviglio
e della Pianura Bergamasca diventò il
primo a livello mondiale ad essere operativo e offrire il primo supporto organizzativo al Rotary International.
Fu poi un susseguirsi di raccolte fondi per acquistare dosi di vaccino. Le
Prime- più di 2 milioni di dosi- furono inviate nelle Filippine e anche in
India, colpite da una gravissima epidemia di polio.
In seguito il Rotary venne ricono-
sciuto ufficialmente dall’Organizzazione
Mondiale della Sanità come organizzazione non governativa operante nel campo
della salute a livello internazionale.
Da allora in poi gli sforzi dei Rotary
e dei suoi partners tra i quali figurano,
oltre all’OMS, l’UNICEF, i Centri Statunitensi di controllo e prevenzione delle malattie, sono riusciti a ridurre del
99% i casi di polio che si verificano
ogni anno.
Nell’imponente sfida lanciata dal
Rotary entra anche la Fondazione Bill &
Melinda Gates che ha versato una prima
sovvenzione di 100 milioni di dollari alla
Fondazione Rotary e poi altri 225 milioni. A sua volta il Rotary si è impegnato a
raccogliere la stessa somma.
Intanto il dipartimento di sviluppo
della Gran Bretagna ha offerto circa 150
milioni di dollari e il governo Tedesco
sta donando altri 130 milioni di dollari.
Nonostante questo gigantesco sforzo la polio resiste ancora in quattro
nazioni, Afganistan, Pakistan, India e
Nigeria ma, grazie anche a questi imponenti, ulteriori contributi, si è vicini a
concretizzare la promessa del Rotary International fatta nel 1985 ad ogni bambino: liberare il mondo dalla minaccia
della polio!
*Segretario Nazionale del Coisp
49
RONDE
Maroni spiega quale sarà la funzione delle associazioni di cittadini che
presidieranno le città così come previsto dal decreto
Nessun giustizialismo
da strada, solo una
proficua collaborazione
50
SICUREZZA E POLIZIA
NON CHIAMATECI RONDE
Il padre fondatore dei Cityangels, Mario Furlan, d’accordo
con i sindacati di polizia
“Sono d’accordo con i sindacati di polizia anche noi non amiamo le ronde e i
giustizieri”. E’ la dichiarazione che non ti
aspetti, stando alle polemiche degli ultimi
mesi, ma è proprio quello che dice Mario
Furlan, padre inventore e presidente dei
City angels, il modello di associazione di
cittadini volontari che presidiano il territorio a cui si è ispirato il ministro Roberto
Maroni quando nel suo decreto ha legittimato l’attività di queste persone.
“La nostra attività è un’attività
d’emergenza, di aiuto ai cittadini. Giriamo di notte perché tutti i nostri volontari
lavorano, quindi la sera è l’unico momento che hanno per mettere a disposizione
del tempo a favore degli altri”. “In tutti
questi anni – dice Furlan-noi abbiamo
avuto ottimi rapporti con le forze di polizia nelle città nelle quali siamo maggiormente presenti, Milano su tutte. Noi
non usciamo la sera per cercare i brutti
e cattivi e fare pulizia, noi usciamo per
aiutare gli altri, è normale che se c’è una
persona anziana o una donna che gira-
di Giulia ZAMPINA
L
e hanno chiamate ronde, li
hanno definiti giustizieri. Ma
in realtà quello che prevede il
decreto Maroni è la possibilità dei sindaci di avvalersi dell’aiuto di
associazioni di cittadini che riunendosi
volontariamente presidino il territorio
in termini di presenza, non per sostituirsi alle forze di polizia ma per coadiuvarle nella denuncia dei reati, da
no da sole in città, la nostra presenza le
aiuta a sentirsi più tranquille. Così come
è altrettanto normale che se siamo spettatori di un reato, possiamo se mai intervenire come deterrenti per bloccare il
fatto, ma ci rivolgiamo immediatamente
alla forza pubblica e non lasciamo il luogo dove la cosa si sta svolgendo finchè
non arriva la polizia”.
“Per diventare City angels, e questo il
ministro Maroni lo sa bene, ecco perché si
è ispirato al nostro modello, bisogna frequentare assiduamente un corso di 10 settimane e da questi corsi, con una ventina
di partecipanti, al massimo vengon fuori
2 o 3 Cityangels non di più. Puntiamo
sulal qualità e non sulla quantità. E credo – conclude Furlan- da ciò che ho capito
incontrando Maroni, che anche il ministro
punti alla professionalizzazione dei volontari, proprio per evitare che tutto questo
diventi un boomerang. Una cosa che non
vogliamo, perché vogliamo collaborare
con le istituzioni e non sostituirci a loro”.
Giulia Zampina
quelli più piccoli a quelli più grandi. Le
ronde di volontari previste dal decreto
«non saranno armate, ma dotate solo di
telefonini e ricetrasmittenti con cui avvertire le forze dell’ordine» ha spiegato
il ministro dell’Interno Roberto Maroni. «Su quanto, come e dove utilizzare
le ronde - ha detto Maroni- decideranno i sindaci». «Il modello che abbiamo
pensato per gestire le ronde è simile a
quello dei City Angels, che a Milano, ma
anche in altre città, funziona da 15 anni
e che si occupano di iniziative di prima
51
RONDE
“Misure urgenti in materia di
sicurezza pubblica e di contrastoalla
violenza sessuale, nonchéin tema di
atti persecutori”.
Intervento dell’Onorevole Guido Melis,Componente della II
Commissione Giustizia
Non fidandomi della mia memoria di
storico delle istituzioni (il mestiere che facevo prima di essere eletto) ho fatto in questi
giorni una piccola ricerca sulla storia della
polizia italiana.
Non esistono precedenti apprezzabili
che possano seriamente essere evocati a
proposito delle ronde di cittadini previste
da questo decreto. Il passaggio dall’Ancien
Régime allo Stato costituzionale, in coincidenza con l’unificazione d’Italia, ha comportato anche nel nostro paese come altrove
la scomparsa o la totale emarginazione del
sistema delle polizie private, dei corpi separati legati alla struttura della società per
ceti, imponendo ovunque il monopolio della
funzione della pubblica sicurezza e del mantenimento dell’ordine pubblico sotto l’egida
di corpi dello Stato (o per delega degli enti
minori), appositamente selezionati secondo
precisi criteri, professionalmente addestrati
in rapporto alle funzioni da svolgere. Questo
del resto è avvenuto nell’Ottocento in tutta
l’Europa liberale e borghese.
C’è un’unica eccezione – se così la vogliamo considerare – ed è il provvedimento che
nel 1923 istituì la Milizia volontari sicurezza
nazionale, provvedimento con il quale il fascismo mise ordine nello squadrismo armato
di partito, per la verità anche per fini interni
legati al ruolo di leadership di Mussolini rispetto ai ras che di quelle squadre erano in
genere i riferimenti e che minacciavano appunto il monopolio mussoliniano.
La Milizia fu però statalizzata, equiparata
alle polizie e assoggettata a controlli rigorosi, in pratica “normalizzata”. Certo, si trattò
di una polizia di partito, inserita nell’ambito
di un processo di degenerazione costituzionale che sarebbe culminato nella perfetta
fusione tra il partito fascista e lo Stato: in
questi termini, se di precedente possiamo
parlare, l’episodio costituisce un precedente
più che allarmante (e lo dico all’indomani
delle scandalose dichiarazioni del presidente
del Consiglio sulla auspicata riduzione delle
Camere a mera funzione fittizia, con diritto
di voto limitato ai capigruppo).
Per altro, debbo aggiungere, distaccandomi dal registro storico, che in questi anni mi
52
è capitato, per ragioni professionali, di lavorare a stretto contatto con le scuole di formazione della pubblica amministrazione, prima
alla scuola superiore della p.a., poi come docente esterno e membro di commissioni di
concorso nella scuola dell’amministrazione
dell’interno (la scuola dei prefetti, del cui comitato direttivo ho avuto anche l’onore di fare parte per diversi anni), poi, più raramente,
anche alla scuola superiore di polizia.
Ebbene, ho appreso in quelle circostanze, che il tema dell’ordine pubblico, specialmente in presenza di una forte emergenza
legata all’immigrazione, rappresenta terreno per professionisti appositamente preparati, e non per dilettanti allo sbaraglio. Non
stiamo parlando – è bene che ce lo leviamo
dalla testa – di far passeggiare per le strade
delle nostre città, nel cuore della notte, comitive di volenterosi desiderosi di far due passi
prima di andarsene a dormire. E neppure –
come vorreste farci credere – di organismi
associativi dediti all’assistenza degli emarginati e al sostegno dei cittadini in stato di
bisogno.
Stiamo parlando di vere e proprie
squadre, reclutate, pare di capire, in base a
domande volontarie, coordinate da forze
politiche (e già si parla di ronde della Lega,
di ronde di Alleanza nazionale e chissà di
quali altre formazioni partitizzate: è di oggi
la notizia che la ronda promossa da Storace
a Roma è entrata in conflitto con i custodi
del parco della Caffarella, dove pretendeva di
effettuare un pattugliamento notturno), cui
affidare il delicato compito di tutelare i cittadini e di vigilare sulla loro incolumità. Presumo non solo mostrandosi, ma fermando i
sospetti, forse chiedendo loro i documenti,
certamente intervenendo anche fisicamente
(e sia pure disarmate) in casi di emergenza.
Squadre dotate di apparecchi per parlarsi a
distanza, coordinate (si spera con le forze
di polizia regolari), ma comunque dotate di
una certa autonomia di azione e di reazione. Presumo anche capitanate da qualcuno.
Con membri non retribuiti, ma già si parla di
eventuali finanziamenti esterni e sponsor.
Io mi immagino, signor presidente, se
fossi un cittadino straniero, magari anche
regolarmente immigrato in Italia. E se per
qualunque caso mi imbattessi di notte in
una di queste ronde. Se non conoscessi bene
la lingua italiana. Se fossi abbigliato in modo da risultare agli occhi della ronda come
un irregolare. Se vi fosse verificato nei pressi
qualche reato o comunque esistesse la presunzione di un reato, a me estranei ma addossabili alla mia responsabilità in base a un
procedimento logico grossolano secondo il
quale gli stranieri, specie se marginali, sono
per questo solo fatto potenziali delinquenti. Io immagino l’incontro tra me e questa
ronda, composta di persone che (magari in
buona fede) si arrogano il ruolo di tutori supplenti dell’ordine pubblico, naturalmente un
ordine pubblico inteso secondo i propri parametri culturali e, diciamolo pure, i propri
pregiudizi. Pregiudizi oggi purtroppo molto
diffusi in Italia. Immagino una tale situazione e rabbrividisco.
La verità è che andare in giro di notte a
rassicurare la gente non è compito da dilettanti allo sbaraglio. Richiede allenamento
prima di tutto mentale, capacità di discernimento, equilibrio, senso di responsabilità,
addestramento nel distinguere tra caso e
caso. Richiede in una parola, come accade in
tutto il mondo civile per questo tipo di funzioni connesse all’ordine pubblico, professionalità e autocontrollo.
Andiamo incontro in Italia, come in tutto il mondo occidentale, a grandi trasformazioni sociali, di costume, culturali. E’ una pia
illusione l’idea infantile che i grandi flussi
migratori possano essere arrestati da barriere nazionalitarie e identitarie. Il Duemila,
specie quando la grande crisi che ci sovrasta avrà dispiegato tutti i suoi effetti, sarà il
secolo del rimescolamento dei popoli e delle
etnie. Le politiche della sicurezza pubblica
ne saranno inevitabilmente profondamente
investite, già lo sono sin d’ora, visibilmente.
Voi lanciate questa idea-manifesto delle
ronde mentre tagliate i fondi per la polizia di
Stato, riducete le volanti in giro per le città,
fate mancare addirittura la benzina per muoverle, riducete ovunque la forza pubblica su
strada, bloccate i concorsi di accesso. Pensate in questo modo di corrispondere alle pulsioni di una parte del vostro elettorato, ma
non accrescerete in niente la sicurezza delle
nostre città, anzi probabilmente creerete i
SICUREZZA E POLIZIA
Prot. 239/09 S.N.
Roma, 16 marzo 2009
s
All’On.le Guido Meli
Egregio On.le Melis,
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della polizia, i cocer dei carabinieri, le rappresentanze della guardia di finanza, il mondo degli esperti, alcuni autorevoli prefetti,
la magistratura vi invitino a ritirare queste
norme, giudicandole inutili e dannose. Voglio associarmi a queste autorevoli voci. In
questo pessimo decreto avete inzeppato, secondo il vostro stile di legislatori autoritario,
norme di differente natura e finalità, appropriandovi della legge di elaborazione parlamentare sullo stalking (alla quale anche noi
abbiamo partecipato qui alla Camera, e che
rivendichiamo con orgoglio come anche nostra) perché faccia da scudo a queste nuove
cattive norme.
Sono facile profeta se dico che l’applicazione delle ronde ne rivelerà subito l’inutilità e la pericolosità. In tanti anni di vita
democratica, pure in presenza della guerra
fredda e di conflitti anche acuti tra le forze
politiche, nessuno, dico nessuno, aveva mai
pensato a niente di simile. Che voi oggi lo
abbiate pensato e abbiate presentato questo provvedimento è il segno di un degrado
politico e costituzionale che non può non
preoccupare chiunque in Italia creda ancora
nella democrazia.
assistenza
it
e di controllo
t ll del
d l territorio
t it i per
prevenire reati» ha continuato Maroni. Sottolineando poi che queste «associazioni di
volontari avranno delle regole ben distinte
che saranno emanate in un prossimo decreto, che conterrà precisi requisiti». Riguardo invece alla formazione degli elenchi di chi aderirà a queste associazioni,
aggiunge Maroni, «il modello sarà quello
delle associazioni anti-racket». Tant’è che
il ministro degli interni pare sia pronto a
disconoscere il valore delle ronde cosìdette
padane, qualora queste non rispondano ai
requisiti richiesti dal decreto.
I sindacati di polizia in questi mesi
so saliti sugli scudi per difendere la losono
ro professionalità contro la decisione del
Go
Governo. E questo si è verificato soprattutto perché in alcune città la situazione
tu
se
sembra essere sfuggita di mano proprio
ai sindaci, per cui, il controllo su strada
dei cittadini riuniti in associazioni è dide
ventata la scusa occasionale per il sorgeve
re di focolai di disordini e impegnare comunque le forze di polizia nel “controllo
m
dei presunti controllori”. E’ innegabile
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che il fenomeno va sicuramente gestito
ch
e normato evitando di ingenerare false
convinzioni in chi, in nome di una legittico
ma richiesta di legalità, pensa di potersi
m
far giustizia da sé. Così come è altrettanto
fa
innegabile il fatto che comunque le forze
in
di polizia vadano potenziate nel loro organico e nei loro mezzi affinché la loro
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presenza sul territorio, oltre che numeripr
camente importante, possa essere efficaca
ce. Alla denuncia dei cittadini, in forma
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singola e organizzata, deve tempestivasin
mente seguire l’intervento delle forze di
m
polizia che a loro volta devono essere nelle condizioni di garantire la loro presenza
capillare, devono continuare a essere considerato l’unico punto di riferimento istituzionale del cittadino che cerca legalità.
La questione “associazioni di volontari –
gestione dell’ordine pubblico”, cammina
come sempre sul filo del buon senso e del
rispetto delle regole e delle professionalità specifiche di ognuno. E sul trasmettere
correttamente queste fondamentali distinzioni che si gioca il futuro della civile
convivenza nella società.
53
MOBBING
MOBBING
e POLIZIA DI STATO
di Giovanni Battista PROSPERINI
N
oi italiani siamo un popolo tendenzialmente esterofilo, sempre
più spesso (forse troppo) propensi a adottare termini stranieri per
indicare, cercando talvolta di semplificare,
dei concetti che rappresenterebbero significati ben più complessi. A volte ciò avviene anche perché non é ben chiara la reale
comprensione del significato del termine in
lingua straniera.
Sicuramente questo é avvenuto anche
con la parola mobbing, utilizzata per riassumere ed individuare il fenomeno di vittimizzazione nei luoghi di lavoro che, intenzionalmente o meno, finisce per distruggere lo
status, l’identità, la professionalità e l’autostima delle vittime. L’espressione mobbing,
in realtà, traduce sinteticamente una serie
articolata e complessa di comportamenti
che vengono adottati nel luogo di lavoro e
che, altrimenti, trovano difficilmente una
definizione unica. Questo comporta anche
aspetti negativi, in quanto essendo divenuto il mobbing un termine d’uso comune, a
prescindere dal fatto che vi siano veramente quelle situazioni oggettive e soggettive
tali da configurarlo nel vero senso giuridico
e medico-psicologico, abbiamo una situazione nella quale fa sempre tendenza utilizzare questo termine, quando si discute di
tensioni, problemi o situazioni di stress in
ambito lavorativo.
Per (ri)percorrere l’evoluzione del problema mobbing (annoiando forse un po’)
bisogna in primis accennare che, storicamente, il termine originario nasce da
un’espressione latina, mobile vulgus, con
la quale era indicato il muoversi all’attacco della “plebaglia”. Nella realtà attuale la
“plebaglia” sono coloro che aggrediscono
-mobbers- la vittima -mobbizzato-.
54
Tornando a tempi più recenti, la scienza
che studia i comportamenti degli animali,
l’etologia, usa il verbo to mob per indicare
un’aggressione sistematica posta in essere
contro un singolo (soggetto debole o diverso) isolato dal gruppo/branco, allo scopo di
escluderlo forzatamente dalla comunità. Il
famoso etologo Lorenz utilizzò il termine
mobbing per descrivere il “comportamento
con il quale un gruppo di animali di piccole
dimensioni, generalmente uccelli, attacca un singolo animale di dimensioni più
grandi”. Nello studio dei comportamenti
d’aggregazione sociale nel mondo del lavoro, Leyman, analogamente, identifico il
mobbing in un “tipo di scontro conflittuale, che la vittima ha subito, con un processo sistematico di cui porterà il segno, che
comprende la violazione dei suoi diritti
civili. Nel caso che il processo osservato si
protragga per anni, esso può comportare,
a causa dei danni psicologici causati dalla
esperienza traumatizzante del precedente
posto di lavoro, che la vittima venga esclusa
dal mercato del lavoro” (mi scuso fin d’ora
SICUREZZA E POLIZIA
eventuali imprecisioni di traduzione). Il
sociologo, poi, in uno studio più avanzato
sul problema stabilì che si può parlare di
mobbing in ambito lavorativo solo in quei
casi in cui si sia vittima di almeno una tra
le azioni precedentemente indicate, almeno
per una volta alla settimana e per un periodo minimo di sei mesi.
Lo studio del fenomeno del mobbing
é stato sviluppato in Svezia (ora in questo
paese il mobbing é fattispecie penalmente
configurabile) nel corso degli anni ottanta da un gruppo di psicologi del lavoro.
Nell’anno 1996 i nove stati membri del Consiglio d’Europa, firmarono a Strasburgo la
nuova versione della Carta sociale europea.
L’art. 26 di detta carta statuiva il diritto alla
dignità al lavoro. Sulla base di questo nuovo
diritto, il 20 settembre 20001, il Parlamento
europeo approvò la risoluzione “Mobbing
sul posto del lavoro” che, tra le altre cose,
imponeva la presentazione di un Libro verde recante un’analisi approfondita della situazione relativa al mobbing in Italia.
Nel nostro sistema é alle norme interne
o alla giurisprudenza che bisogna guardare
per capire cosa sia e quando vi sia mobbing.
Attualmente non vi é una normativa nazionale di riferimento (numerosi però sono i
progetti-disegni di legge in attesa al Parlamento) quindi, per capire cosa sia il mobbing, bisogna (ri)cercarlo nelle diverse fonti
di diritto.
Ad esempio il CCNL degli EELL all’art. 8
comma 1 ed il CCNL della Sanità, all’art. 5
comma 1 (tra le prime fonti a codificare il
concetto) contengono una definizione del
fenomeno: “ …il fenomeno di mobbing inteso come forma di violenza morale o psichica in occasione di lavoro, attuata dal datore
di lavoro o da altri dipendenti, nei confronti
di un lavoratore. Esso é caratterizzato da
una serie di atti, atteggiamenti o comportamenti, diversi e ripetuti nel tempo in modo
sistematico e abituale, aventi connotazioni
aggressive, denigratorie e vessatorie tali da
comportare un degrado delle condizioni di
lavoro e idonei a compromettere la salute o
la professionalità o la dignità del lavoratore
stesso nell’ambito dell’ufficio di appartenenza, o addirittura, tali da escluderlo dal
contesto lavorativo di riferimento”.
Altro esempio é legge regionale del
Friuli Venezia Giulia n. 07/2005, che dopo
un lungo contenzioso con il governo, é
stata recentemente dichiarata, dalla Suprema Corte, legittima costituzionalmente (prima normativa a carattere regionale
sul fenomeno che può vantarsi di aver superato il giudizio della Corte Costituzionale) e finalizzata ad una serie d’interventi
regionali per la formazione, la prevenzio-
ne e tutela dei lavoratori dalle molestie
morali e psicofisiche nell’ambiente del lavoro, proprio con questi termini all’art. 1,
comma 2, definisce il mobbing come: ”…
fenomeno delle molestie morali e psicofisiche nell’ambiente del lavoro, denominato fattispecie di mobbing…”.
Ma ora, entrando nello specifico del
pubblico impiego, e parlando di Polizia
di Stato, per analogia di comparto ministeri, la configurazione più corretta del
fenomeno é quella scolpita dal “Codice
di condotta antimobbing del personale
dell’amministrazione civile del ministero
dell’interno da adottare nella lotta contro
le violenze morali, fisiche e la persecuzione, psicologica, a tutela della dignità degli
uomini e delle donne nell’ambiente di lavoro in conformità dei principi contenuti
nella risoluzione del parlamento europeo
del 20 settembre 2001 ”, del 2003 (reperibile in forma integrale sul sito www.ministerointerno.it) il quale, in conformità (e
su obblighi) dei principi stabiliti dall’U.e.,
dopo una premessa sul fenomeno, (quindi
con un implicito riconoscimento) all’art. 2
sancisce: “Per mobbing si intendono atti
e comportamenti discriminatori o vessatori protratti nel tempo, posti in essere
nei confronti di lavoratori e lavoratrici
da parte dei datori di lavoro o da soggetti posti in posizione sopraordinata ovvero
da altri colleghi, che caratterizzino come
una vera e propria forma di persecuzione
psicologica o di violenza morale ”, proseguendo con un’esaustiva indicazione di
detti comportamenti: “calunnie o diffamazioni sistematiche; pressioni o molestie
psicologiche; maltrattamenti verbali ed
offese personali; minacce od atteggiamenti miranti ad intimorire ingiustamente od
avvilire anche in forma velata ed indiretta;
critiche immotivate ed atteggiamenti ostili; delegittimazione dell’immagine, anche
di fronte a colleghi ed a soggetti estranei
all’amministrazione; esclusione od immotivata marginalizzazione dell’attività
lavorativa ovvero svuotamento di mansioni; attribuzione di compiti esorbitanti od
eccessivi, e comunque idonei a provocare,
55
MOBBING
seri disagi in relazione alle condizioni psicologiche del lavoratore; attribuzione di
compiti dequalificanti in relazione al profilo posseduto; impedimento sistematico
ed immotivato all’accesso di informazioni
inerenti l’ordinaria attività di lavoro; marginalizzazione del lavoratore rispetto ad
iniziative formative, di riqualificazione e
di aggiornamento professionale; esercizio
esasperato ed eccessivo di forme di controllo del lavoratore, idonee a produrre
danni o seri disagi; atti vessatori correlati
alla sfera privata del lavoratore, consistenti in discriminazioni sessuali, di razza di
lingua e di religione”. Quindi, al momento,
é forzatamente questa la definizione del
fenomeno con la quale ci si deve confrontare quando si parla di mobbing nella Polizia di Stato.
Lo stesso Codice all’art. 4 prevede precisi obblighi informativi a carico dell’amministrazione e, successivamente all’art. 5, nelle
more di un intervento legislativo del Parlamento, la figura di riferimento (in caso di
una ricerca di tutela interna) del Consigliere
di fiducia (figura di nuova istituzione).
Infine, per una soluzione di diritto é soprattutto la giurisprudenza a interessarsi al
problema, posto che al momento, come già
indicato, non vi é ancora una definizione
legislativa, nonostante le richieste di risarcimento di danni da mobbing siano quasi
sistematicamente invocate davanti ai tribunali della Repubblica.
I giudici attualmente accolgono due
orientamenti: a volte identificano il mobbing
come un ipotesi di comportamento autonomo, riassumendo quindi l’intera situazione
in un’unica fattispecie comportamentale, a
volte, invece, negano questa interpretazione, con la conseguenza che i comportamenti vessatori possano essere repressi solo
con gli strumenti già esistenti nel sistema
legislativo (ad esempio ingiurie, minacce,
molestie ecc…). Sul punto, già qualche anno fa, il tribunale di Milano ha lucidamente
osservato (sentenza 20 maggio 2000) che “il
56
fatto che il mobbing sia stato oggetto di attenzioni sociologiche e anche televisive non
lo rende insensibile alle regole che vigono
in campo giuridico allorquando ad esso si
vogliono collegare conseguenze giuridiche
in termini di risarcimento del danno. In
questa prospettiva, occorre che chi invoca
tale fatto come produttivo di danni ne provi
l’esistenza e ne dimostri la lesività”. In atri
termini per parlare di mobbing, si dovrà comunque verificare l’esistenza di situazioni
reali e oggettive, che dovranno essere descritte precisamente dal lavoratore.
La giurisprudenza ha elaborato progressivamente alcuni elementi tipici del fenomeno. Uno dei più fondamentali é quello
della ripetitività, intensità, frequenza e durata nel tempo d’azioni volte a procurare
un danno al lavoratore. Infatti elemento
essenziale per definire come esistente un
comportamento di mobbing é che la vessazione psicologica sia attuata in modo
sistematico, ripetuto per un apprezzabile
periodo temporale, così da far assumere significativa oggettività a questi atti, e
permettendo di distinguerli dall’indeterminatezza dei rapporti interpersonali e in
particolare dal conflitto puro e semplice sul
luogo di lavoro. Per questa giurisprudenza,
quindi, solo la sistemarticità e ripetitività
del comportamento illecito rilevano al fine
di “dare una certa oggettività al rapporto
tra comportamento illecito e malattia o disagio psichico”. In questa definizione, quindi, non rientrano i conflitti temporanei sul
luogo del lavoro (nello stesso senso Sent.
Cass. N. 4774/2006).
E’ inoltre stato chiarito che il mobbing
s’identifica in comportamenti (ostili) che
possono verificarsi in due direzioni: in senso verticale, ove siano posti in essere dal
datore di lavoro o superiore gerarchico, in
senso orizzontale, ove siano posti in essere
dai colleghi di lavoro. Ma, infine, quali sono
le norme con le quali ci si deve confrontare
in caso di mobbing?
La giurisprudenza, in attesa dei provvedimenti legislativi all’esame del parlamento, da un lato richiama l’art. 2087 del
SICUREZZA E POLIZIA
c.c. che obbliga l’imprenditore (o datore di
lavoro) ad adottare tutte le misure che sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e
la personalità morale (e qui entra in gioco il
mobbing) del prestatore di lavoro, dall’altro
i principi di cui agli articoli 2 e 3 della Costituzione, con particolare riguardo alla salvaguardia, sul luogo di lavoro, della dignità e
dei diritti fondamentali del lavoratore.
Sul punto si è espressa proprio la Cassazione (Sent. n. 12445/2006) sottolineando
che il datore di lavoro si libera della responsabilità da inadempimento contrattuale
nel confronto del lavoratore mobbizzato
solo provando di aver adottato ogni misura idonea ad evitare l’evento dannoso con
comportamenti specifici suggeriti da conoscenze sperimentali e tecniche di frequente
adozione. In altre sentenze é invece richiamato l’art. 2103 del c.c., che mira a tutelare il diritto del lavoratore allo svolgimento
delle mansioni per le quali é stato assunto
e quindi la professionalità acquisita. Altre
norme di riferimento (quindi contestabili)
sono quelle previste dal D.lgs 626/94 e successive modifiche ed integrazioni (sicurezza
sul lavoro) che impongono pregnanti doveri in capo al datore del lavoro (sia pubblico
che privato).
Tuttavia quali che siano le norme richiamate dal lavoratore per fondare le
proprie richieste risarcitorie, una tendenza
uniforme dei tribunali di merito, confermata altresì dalla sezione lavoro della Corte di
cassazione e ora anche dalle sezioni unite
(Sent. Sez. U. 6672/2006) si può riscontrare
nella richiesta da parte dei giudici che il lavoratore dimostri una vessazione psicologica attuata in modo sistematico, ripetuto
e per un apprezzabile periodo temporale.
Non basta, secondo questo orientamento,
né un mero allontanamento personale e un
conseguente atteggiamento di freddezza
intercorrente fra il lavoratore ed il suo superiore, né una generica e diffusa ostilità che
proviene dall’ambiente di lavoro, per giungere a un risarcimento del danno.
A ciò bisogna aggiungere che La Corte
di Cassazione in una recente sentenza ha
anche considerato l’infortunio da mobbing,
un vero e proprio infortunio sul lavoro
(Sent. 12445/2006), nonché si deve necessariamente segnalare l’importante, quanto
recentissima, pronuncia (Corte di Cassazione, sezione lavoro, sent. 22858, 9 settembre
2008), con la quale si è ritenuto responsabile dei danni da mobbing (ai sensi dell’art.
2049 c.c.) il datore di lavoro (superiore) che
non era intervenuto per impedire le attività
persecutorie verso un dipendente.
Ma concludendo necessita precisare che
il fenomeno mobbing vive di una continua
evoluzione propria, una recente sentenza
del Tar Lazio, contrariamente alle tendenze di riconoscimento del fenomeno, ha
annullato una “coraggiosa” circolare Inail
(circolare del 17 dicembre 2003) la quale riconosceva ufficialmente al mobbing natura
di malattia professionale compresa nelle tabelle di menomazione e indicava puntualmente le caratteristiche (circoscrivendolo)
del fenomeno. Inoltre studiosi del problema
asserirebbero che il mobbing, in quanto tale, é inesistente.
Per queste tesi il problema sarebbe invece il mobizzato, il quale, persona debole
nel contesto sociale in cui vive e lavora, si
vedrebbe riflesse addosso le proprie insoddisfazioni, insuccessi, frustrazioni e
problematiche comuni a tutte le persone
che hanno rapporti sociali e di lavoro. M.R.
Seligman (fondatore della scuola di psicologia positiva), tra l’altro, sostiene che una
persona cresciuta nel pessimismo ha forti
tendenze alla depressione cronica (dai suoi
studi grave malattia del nuovo secolo) e
questa, che naturalmente sfocia nel vittimismo, di conseguenza alimenta quello che
poi può essere percepito come mobbing (tesi che però restano minoritarie).
In Italia, una ricerca effettuata dall’istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza sul lavoro (anno 2000), riferisce che il
71% delle denunce per mobbing riguarderebbero il pubblico impiego. L’81% dei mobbizzati sarebbero quadri-impiegati.
I settori risultati maggiormente a rischio sono quelli in ambito sanitario o
strutturalmente organizzati con una forte
gerarchia interna, come nelle forze armate o nella Polizia di Stato, amministrazione
statale, quest’ultima, nella quale il problema comincia a sentirsi in maniera preoccupante. La gran parte dei procedimenti
disciplinari interni, infatti, risulta frutto di
problematici comportamenti interpersonali tra i dipendenti, mancanza d’adeguata leaderschip o comunicazione e frutto di
tensioni dovute alle difficili condizioni del
particolare lavoro in un contesto sociale in
continua evoluzione (inquietante è stato
l’articolo: anonimo, quotidiano Libero “Lo
sfogo di un poliziotto…”, 8 febbraio 2007).
Nonostante ciò e che lo studio ed applicazione di tutto quello che porta ad una
buona gestione delle human resources sia
oramai considerato materia fondamentale
in ogni struttura organizzata e che lo stesso Ministero dell’Interno abbia promulgato
un codice antimobbing per il personale del
comparto civile, l’Amministrazione della
pubblica sicurezza, struttura nella quale si
prevede in un prossimo futuro un esponenziale aumento della conflittualità interna
a tutti i livelli (dovuta ad una rigidità del
sistema polizia che, sfortunatamente, mal
si adatta alle realtà sociali), fattore che alimenterà sicuramente il fenomeno mobbing, al momento, sembra che non si stia
prendendo alcuna iniziativa concreta.
57
GIURISPRUDENZA
La Riforma
della Giustizia...
FORSE!!!
Avvocato Eloisa GALLUPPI*
T
utti gli aspetti del vivere sociale,
quel minimo di regole e buona
educazione, che fino a qualche
tempo fa erano dati per scontati, sono come scomparsi, dileguati, direi
dissolti sino a far perdere la memoria di
sé nelle generazioni presenti e future.
Forse con un salto mentale azzardato
ma, pochi giorni fa, mi sono soffermata a
riflettere su alcuni aspetti del vivere sociale per poi spingermi a svolgere alcune
considerazioni in ordine alle apparizioni
televisive ed alle dichiarazioni giornalistiche dei nostri Parlamentari.
Essendosi progressivamente assotigliate le differenze sociali e culturali,
gli Onorevoli che siedono in Parlamento vengono considerati rappresentanti
non solo del Popolo italiano ma vieppù
di ciascuno di noi e del nostro modo di
vivere e pensare.
Pare, alle volte, che il Parlamento, nel-
58
la sua funzione più alta quella dell’essere
Legislatore, non sia più in grado di considerare con ordine, distanza ed obiettività
quanto accade in Italia ed agire conseguentemente secondo un progetto, una
regola,
di “quell che
dice”
l un minimo d
h si d
ovvero di buon senso.
Intendiamoci, la mia non è affatto
una critica contingente ai rappresentanti delle Istituzioni, è piuttosto una
spiacevole sensazione di vedere leggi
sempre meno organiche, decreti legge
sull’onda del pezzo giornalistico, regole
processuali e procedimentali improvvisamente criticate perchè invise all’opinione pubblica, reati nuovi su problematiche vecchie...
Forse alcuni esempi chiariranno meglio il concetto: la legge sull’immigrazione è giunta con anni di ritardo sulla
realtà dei flussi migratori per poi essere stravolta più volte nella ratio che la
sottende e nelle norme processuali che
la dovrebbero applicare senza risolvere
davvero i problemi che dall’immigrazione derivano, senza contenere i reati,
senza dare effettiva protezione ed accoglienza a chi ne ha diritto ma il Legislatore si avventa sulla legge, o meglio
sulla problematica, presente da decenni
solamente nel momento in cui gli effetti
della mancanza di organicità, di progetto,
di senso sono oramai diventati devastanti.
Stessa cosa per gli omicidi colposi
causati da incidenti stradali o dalle così dette “morti bianche” sul lavoro, la
norma è stata più volte rimaneggiata,
rivista corretta, resa avulsa dal contesto
nel quale era primariamente inserita
ma solo quando vere e proprie stragi si
SICUREZZA E POLIZIA
compivano sulle nostre strade, sull’onda
dei pezzi giornalistici che devono fare
sensazione, sulla necessità ed urgenza,
sensazion
alle volte persino indotta, di fornire risposte alla gente comune e più ancora
ai parenti delle parti direttamente coinvolte si ce
cerca di fornire una risposta per
lo più ina
inasprendo le pene (solo di quel
determina
determinato reato) oppure trovando una
soluzione nel “mettere mano al portafogli” dei re
rei, soluzione che, se in un primo mome
momento è sembrata portatrice di
risultati, ssi è rivelata poco dopo assolutamente in
inutile.
ulti
Da ultimo,
poco comprendo lo stupore
indignato di fronte alla concessione degli
arresti dom
domiciliari a coloro i quali sono indagati per violenza carnale; francamente,
resto basit
basita davanti a Parlamentari che si
strappano le vesti in televisione quando,
lo ribadisc
ribadisco, loro funzione principale è
quella di llegiferare... conseguentemente
h nella
ll concedibilità o meno degli aranche
resti domiciliari, che hanno presupposti
ben diversi dal tipo di reato commesso.
C’è qualcuno, a parte le Forze dell’Ordine costantemente impegnate al contrasto tutto dell’illegalità, che si è più occupato dell’emergenza scippi? rapine in
villa? infanticidi? (ben inteso dopo che il
caso Cogne ha visto spegnersi i riflettori
su di sé, forse che nessuna madre ha più
toccato il proprio figlio?forse che non si
è pensato a ritirare benefici cautelari o
carcerari?)
Di fatto sono trent’anni che si auspica in una vera riforma della Giustizia, del
codice sostanziale di diritto penale e di
quello processuale, senza che nessuna
delle compagini Parlamentari sino ad ora
succedutasi abbia trovato tempo, forza,
coraggio per dare effettiva attuazione al
progetto.
Il cittadino comune parla di “certezza
della pena”, forse anche lui stanco come
molti, di veder realizzata modifica dopo
modifica una pletora di leggi, balzelli,
riforme che spesso creano contrasti
applicativi, che producono “scandalo”
anche tra le stesse fila dei parlamentari
che le hanno emanate.
Chi, indiscutibilmente più autorevole
di me come il dottor Nordio, aveva progettato una riforma organica studiando tutte
le incongruenze, i retaggi desueti, i garantismi inutili perchè solamente formali
ma in realtà privi di benefici sostanziali,
le cause prime della estrema lentezza dei
procedimenti nel nostro Paese, aveva sottolineato l’importanza fondamentale di
arrivare a disciplinare pochi reati con le
pene comprese nei massimi edittali già
presenti nel nostro codice che, se prontamente applicate, sarebbero già sufficientemente severe, e con regole processuali
improntate alla velocizzazione del procedimento mantenendo le garanzie fondamentali ed inviolabili senza arrivare a
costituire richieste puramente dilatorie
della conclusione dello stesso processo.
Spiace rilevare come, tralasciando la
percentuale risibile di avvocati e giudici poco inclini a svolgere correttamente
il proprio mestiere, vi sia sempre più la
sensazione di inutilità della Legge e del
processo, dell’assenza della Giustizia,
dell’assurdità kafkiana di certe situazioni che ci vengono riportate dalle cronache giornaliere od, ancora di più, dalla
quotidiana frequentazione con le Aule di
Giustizia.
Nonostante tutte le difficoltà emerse,
sono sinceramente convinta che si arriverà al superamento delle singolarità politiche onde far emergere la miglior soluzione possibile, nell’ambito di una riforma
davvero organica che possa resistere non
tanto e non solo alle insidie del tempo ed
alle modifiche sociali che si riverberano
sempre in ambito penalistico, quanto
piuttosto alla tentazione mediatica ed
all’emotività del momento.
* [email protected] - cell. 335.8378007
59
SINDACALISMO AUTONOMO IN POLIZIA
LA VERA STORIA - V PARTE
L’ESTATE DEL ’77
di Carmine FIORITI
A
rrivò l’estate del ‘77 e, mentre i fautori del sindacato
politicizzato si abbronzavano sotto il sole con federale,
gli autonomi sacrificaro no persino le
ferie per cercare di darsi una parvenza organizzativa migliore. De Biasi e
Molinari organizzavano archivi, richieste di indirizzi; Rossi e Mendola
60
studia vano le strategie d’autunno,
men tre Bianchini e Fioriti elaboravano volantini flash che invadevano uffici e reparti di polizia.
E l’estate del COMITATO PER IL
SINDACATO AUTONOMO DI POLIZIA
iniziò pro prio il 27 giugno allorquando pres so il Teatro Nuovo di Milano si
ten ne un importante convegno-dibattito sul sindacato di polizia. Moderatore Guido Mendola, intervenne ro
non pochi parlamentari tra i quali
Belluscio, De Carolìs, Maz zotta.
La relazione clou fu tenuta dalla
guardia De Biasi che ripropose i temi e le
spinte del Comitato autonomo per il sindacato di Polizia. Tra l’altro, la guardia
di Como ebbe a dire: «Occorre ristabilire
quel clima di fiducia e di prestigio verso
la polizia; occorre che il poliziotto non
sia più considerato un nemico del popolo, un provocatore o un agente della
SICUREZZA E POLIZIA
La Guardia di P.S. Giorgio De Biasi
bieca reazione antioperaia. Solo
lo a
ano,
tali condizioni la vostra Milano,
Itaamici, come tante altre città d’Itauel
lia, potrà ritornare ad essere quel
ile
luogo di serena convivenza civile
lla
e potrà essere debellata quella
lti
paura che costringe, oggi, molti
ma
di voi a rincasare quanto prima
possibile».
Terminato il convegno, i
eparte cipanti guidati dai responsabili delle provincee
dell’Italia setten trionale sii
rinchiusero in viale Majnoo
per fare il punto sulla situazione in vista degli appuntamenti autunnali.
IL 24 agosto, sul «Settimanale», Maurizio Blondet
tracciò un qua dro della situazione sindacale in Polizia mettendo in risalto i
suc cessi del Comitato per
il sindacato autonomo e le
difficoltà che comin ciavano
ad incontrare i confederali. «Questi fantasmi sono
vivi!» il titolo del servizio che era una
chia ra risposta all’infamante articolo
di «Nuova Polizia».
L’estate fu tutta spesa all’organizzazione del Movimento e sul finire
della stagione un episodio destò l’attenzione del Comitato. Nel settembre il recluso nazista Kappler fuggì
dall’Ospedale Celio di Roma, ove era ricoverato, in modo assai rocambolesco
che ancor oggi ha lasciato aperti dubbi e perplessità. Contemporaneamente
alla fuga si scatenò una bagarre contro
i Carabinieri che avevano il compito di
custodirlo. Il Comitato, in data 12 settembre, prese ufficialmente posizione
in favore dei Carabinieri, specie dopo
che a Napoli una Associazione costituitasi tra i familiari dei nappisti detenuti, prendendo spunto dalla fuga di
Kap-pler, si spinse esageratamente a
lanciare accuaccu
se senza limiti agli uomini dell’Arma
definendo il Generale Della Chiesa un
famigerato guardiano dei campi di
sterminio. Nel comunicato il Comitato,
oltre ad esprimere la più incondizionata solidarietà ai dipendenti dell’Arma
dei Carabinieri, invitava questi ultimi
“a ben vigilare” per tenersi lontani
dalle trappole di coloro che avevano
tutto l’interesse a speculare sulle situazioni delle forze dell’ordine, cosi’
come era avvenuto per il corpo delle
guardie di p.s.
*Vice Presidente Co.I.S.P.
SPEAKER’S CORNER
Di tutto un pò
> a cura di Carmine FIORITI*
LA CODA (contrattuale)
E’ di questi giorni al firma del nuovo
contratto delle forze di Polizia. Il Ministro Maroni ha trionfalmente annunciato che per il 2009 sono stati stanziati
“ingenti somme per le forze dell’ordine”.
Vedendo lo statino paga che, essendo on
line, mi dà anche quello che percepirò
fra qualche mese, i conti non mi tornano. Allora cerco di accertare il motivo
di questo disordine contabile. E ciò facendo rischio di brutto un altro colpo in
prossimità delle coronariche perché non
di contratto si tratta quello firmato dai
sindacati giorni or sono, ma di una coda.
Si’ quello che è stato firmato è una coda
contrattuale del contratto 2006-2007.
Ricapitoliamo: oggi percepisco una indennità di vacanza contrattuale di Euro
16,22 e la continuerò a percepire perché
il contratto nuovo deve essere ancora
fatto. Cioè deve essere fatto il contratto
2008-2009, quando già stiamo a metà
2009!!! Quello di oggi è un appendice
al contratto vecchio che tratta di mis-
62
sioni e di indennità varie. Comunque
sia stiamo ancora trattando l’A.N.Q. che
non è una sigla dei nuovi servizi segreti,
ma nientepocodimenoche il nuovo “Accordo nazionale Quadro” che, tra l’altro,
contiene, o dovrebbe contenere, la non
applicabilità agli uomini delle Forze di
Polizia della decurtazione di tutte le indennità, eccetto lo stipendio, nei primi
dieci giorni di malattia. Speriamo perché se ciò non fosse parecchi colleghi
dovranno ricorrere a mutui per pagare
quello che oggi non viene detratto. Oltre
all’A.N.Q. c’è in ballo il nuovo contratto.
Quindi, forse, Maroni non ha torto. Messo tutto nel calderone dovrebbe arrivare
una bella cifra per tutti.
Dovrebbe, perché adesso andiamo a
fare i conti con la realtà di tutti i giorni.
E’ vero che è aumentata la retribuzione straordinaria, ma è anche vero che
sicuramente, nei prossimi giorni, verrà
fatta una circolare che diminuirà le ore
disponibili per lo straordinario. E’ vero
che è aumentata l’indennità di missione, ma è pur vero che lo stanziamento
dei fondi per questa indennità è minore rispetto all’anno scorso tanto è vero
che moltissime Questure hanno già consumato l’intero plafond. E tutto questo
mentre si è proceduto alla riduzione
del 20% dei servizi di pulizia, evidentemente sotto la spinta del motto “Meno
Puliti,più efficienti!”, mentre Enel e similari continuano a richiedere il pagamento delle utenze, da tempo non pagate, mentre moltissime autovetture di
servizio sono state fermate perché non
possono essere riparate in mancanza dei
necessari fondi, mentre non è possibile
neppure acquistare il minimo di cancelleria per un minimo di funzionalità degli
uffici. E cosi’ via dicendo per tante, tantissime altre lacune, tutte ammantate
sotto la dizione “stante l’attuale situazione di ristrettezza economica….”
SICUREZZA E POLIZIA
Alla fine della
fiera, come dice
Maccari, abbiamo
firmato la coda
contrattuale, ma
i soldi che ci sono
appartengono
al
precedente Governo. Quindi i soldi
di cui parla Maroni
devono ancora venire…..speriamo!!
Al di là di tutto
questo, in un momento in cui c’è gente che rischia di non lavorare e di rimanere disoccupato, le rivendicazioni nostre
sembrano assumere carattere strumentale. Ma cosi’ non è in modo assoluto. E’,
infatti, necessario che soprattutto le Forze di polizia in questo momento di crisi
vengano messe in condizioni di serenità
per meglio agire in ossequio ai principi
di imparzialità e di efficienza. E’ risaputo
e provato, infatti, che nei periodi di maggiore crisi aumentano reati, deflagrano
conflitti, si diffonde l’insicurezza e la
rabbia; si diventa maggiormente portati al farsi giustizia da sé etc. etc. Occorre, quindi, avere le forze dell’ordine in
condizioni tali da poter intervenire con
intelligenza e sapienza in qualsiasi circostanza, cercando di evitare l’aggravarsi
di situazioni che, purtroppo, incidono
sulla vivibilità e tranquillità delle famiglie. E’ in questi periodi che si armano i
conflitti sociali ed è di questi periodi che
rinascono i gruppi rivoluzionari ed è in
queste condizioni che nasce il sindacato
dei poliziotti; quello a cui non si puo’ dire
di no. Ieri le Brigate Rosse, oggi qualche
altra sigla, ma con identiche finalità. Ed
allora, per carità, non si faccia l’errore di
ieri, allorquando la triste lista dei nostri
caduti determinò sempre aggiustamenti
stipendiali che percepimmo sempre con
il groppo in gola perché frutto del sacrificio di un nostro collega. Oggi siamo in
tempo a fare in modo di avere una polizia all’altezza della reale situziaone ed
in grado di troncare sul nascere qualsiasi
tentativo di rinascita dei gruppi armati,
eversivi, sovversivi e rivoluzionari. Basta
poco, quel poco che è già stato individuato dalla piattaforma di questo sindacato,
congiunto a quanto già da tempo promesso: il fatidico, irrinunciabile riordino
delle carriere per far sì che non accada
quello di cui pi pentirsi amaramente.
Lo Stato non può permettersi di avere
una polizia svogliata, delusa dalle tan-
te promesse non
realizzate, in difficoltà per il mantenimento
delle
proprie famiglie.
Lo Stato deve pensare a mantenersi
le forze dell’ordine
al massimo della
loro efficienza e
funzionalità e deve, pertanto, porre
i suoi dipendenti
in condizioni di vivere degnamente e
serenamente per poter cosi’ adempiere
ai doveri del proprio stato in qualsiasi
circostanza.
Memori della storia passata, pur in
condizioni di crisi palpabile, è necessario che venga riconosciuta alle forze di
polizia quella specificità che significa
funzione e professione al di sopra della media, senza lesinare su quanto responsabilmente i sindacati di polizia
propongono, dopo averlo già adeguato
alla situazione esistente. Non riconoscere alle forze di polizia quel quid pluris
che porta in equilibrio la situazione con
tutto il pubblico impiego, potrebbe essere sinonimo di un disastro annunciato,
cosi’ come lo fu, a suo tempo, il rapporto
del Prefetto Mazza. Oggi la polizia non
sta vivendo bene. Ed il periodo è uno dei
piu’ difficili. Riconosciamogli quel ruolo specifico e peculiare per le sorti del
Paese e sicuramente si riuscirà a gestire
qualsiasi situazione di maggiore crisi e
di maggiore tensione. Non ci si può permettere di scherzare oggi sulle giuste
rivendicazioni dei poliziotti. Confrontiamoci e soprattutto alziamo il livello
della discussione contrattuale, anche su
temi molto piu’sentiti che forse volutamente si cercano di tenere lontani dai
tavoli contrattuali, affinchè non contrattiamo le quisquilie, ma il futuro nostro e quello del Paese. Mantenere i temi
della discussione su un profilo bassissimo del centesimo relativo ad una determinata indennità potrà anche esser
soddisfacente per qualche organizzazione sindacale, ma non lo è per la nostra
che ha talento e necessità di riportare la
discussione ad un livello talmente alto
da investire tutto l’apparato delle forze
di polizia e quindi i necessari riordini;
una nuova visione di coordinamento;
una equa e funzionale distribuzione
degli uomini sul territorio; una vicinanza alle realtà delle polizie europee; un
parallelismo stipendiale con i colleghi
dei paesi europei affini al nostro; una
revisione degli attuali criteri di dipendenza delle polizie dai diversi Ministeri;
una nuova e piu’ qualificata controparte
contrattuale e, infine, un nuovo ruolo
del Questore come unica, riconosciuta
autorità di pubblica sicurezza nella provincia, attesa la riduzione, imposta dalla
legge ma non ancora realizzata e non si
conosce il perché, delle Prefetture e dei
suoi Prefetti.
*Vice Presidente Co.I.S.P.
63
DIFESA PERSONALE
Tecniche di controllo, di immobilizzazione, di ammanettamento,
di protezione dell’arma individuale, di perquisizione personale e di
accompagnamento per gli operatori delle Forze di Polizia.
Stage di difesa
personale professionale
N
on capita ogni giorno di vedere un’ottantina di appartenenti alle Forze di Polizia in
tuta, sopra i tappetini ginnici, una domenica mattina, liberi dal
servizio, impegnati a mettere in pratica
quei rudimenti datati di difesa personale e rispolverati nell’occasione grazie
a valenti tecnici federali di arti marziali, appartenenti ovviamente alle Forze
di Polizia. E’ successo a San Vito al Tagliamento, comune sito in provincia di
Pordenone, l’8 marzo scorso, grazie alla
Segreteria Regionale del Friuli Venezia
Giulia del Co.I.S.P., unitamente a quella
provinciale di Pordenone, all’Associazione Sovritalia So.Vi.Co. (Associazione
nazionale Sovrintendenti vincitori di
concorso delle cinque Forze di Polizia) e
alla società sportiva Judo Club San Vito,
sodalizio che festeggia il trentennale di
attività.
Svoltosi presso il
Palazzetto dello Sport di
San Vito al Tagliamento
(PN) a cura della
Segreteria Regionale
del Friuli Venezia Giulia
del Co.I.S.P., unitamente
a quella provinciale
di Pordenone,
all’Associazione
Sovritalia So.Vi.Co. e
alla società sportiva
Judo Club San Vito
Poliziotti, carabinieri, finanzieri, poliziotti penitenziari, guardie forestali e
poliziotti locali del Friuli Venezia Giulia
e del Veneto sono accorsi con entusiasmo a questo stage di difesa personale
professionale, che si è avvalso del patrocinio della Provincia di Pordenone e
del Comune di San Vito al Tagliamento.
Manifestazione apprezzata anche perchè - onestà intellettuale, ma soprattutto realistica constatazione alla mano
– troppo poco tempo è riservato all’ag-
64
giornamento sulle tecniche di difesa
personale e quel poco che viene fatto
lo si deve per lo più alla passione degli
istruttori, amanti delle arti marziali in
primis, attenti alle problematiche connesse con l’indossare una divisa nella
società di oggi anche perché essi stessi
operatori della sicurezza.
SICUREZZA E POLIZIA
Apprezzato lo stage di difesa
personale e professionale
Svoltosi a San Vito a Tagliamento (PN)
Ha riscosso molto interesse ed è stato
apprezzato dall’ottantina di partecipanti
lo stage di difesa personale professionale
riservato agli appartenenti alla Polizia di
Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria, Corpo Forestale dello
Stato e Polizia Locale, svoltosi stamane nel
nuovo palazzetto dello sport di San Vito
al Tagliamento (Pn). Organizzato dalla Segreteria Regionale del Friuli-Venezia Giulia
del sindacato di Polizia Coordinamento per
l’Indipendenza Sindacale delle Forze di Polizia (Co.I.S.P.) e dalla Segreteria Provinciale di Pordenone del Co.I.S.P., dalla società
sportiva Judo Club San Vito e dall’associazione Sovritalia So.Vi.Co. (Associazione nazionale Sovrintendenti vincitori di
concorso delle cinque Forze di Polizia), lo
stage, che si è avvalso del patrocinio della Provincia di Pordenone e del Comune
di San Vito al Tagliamento, è stato tenuto
da insegnanti che sono tecnici federali di
arti marziali e appartenenti alle Forze di
Polizia. Oltre ai partecipanti, che hanno
ricevuto un attestato al termine della manifestazione, hanno presenziato all’evento
il Sostituto Procuratore della Repubblica
presso il Tribunale ordinario di Pordenone,
dottor Federico Facchin, che ha svolto una
breve ma importante introduzione sull’uso
legittimo delle armi nell’ordinamento italiano; l’Assessore provinciale alla sicurezza
di Pordenone Eligio Grizzo; il presidente
dello Judo Club San Vito, Giancarlo Genova, sodalizio che festeggia il trentennale
di attività; il Segretario Generale Regionale del Friuli Venezia Giulia del Co.I.S.P.,
Maurizio Iannarelli, il Segretario Generale
Provinciale di Pordenone del Co.I.S.P., Maurizio Giust, e il componente l’Ufficio Studi
del Co.I.S.P. e componente il Direttivo nazionale di Sovritalia, Massimiliano Favaretto. L’apprezzata manifestazione ha avuto
anche un risvolto benefico atteso che alcuni profitti dovuti a contributi di sponsor
saranno devoluti alla scuola dell’infanzia “
G.P. e F. Morassutti” di San Vito al Tagliamento mediante la consegna al presidente
della Fondazione “Falcon-Vial-Fabrici-Morassutti”, dottor Giovanni Del Frè. Dopo il
significativo e importante convegno sulla
sicurezza stradale svoltosi lo scorso 27
settembre 2008, lo stage odierno è stato
una preziosa occasione per elevare le conoscenze professionali attinenti le tecniche di disarmo, di immobilizzazione, di
ammanettamento, di protezione dell’arma
individuale, di perquisizione personale e di
accompagnamento. Di certo l’evento testimonia un sicuro interesse del Co.I.S.P. per
quest’area, di certo originato da una gradita rispondenza di vari componenti sociali
del territorio (a tal proposito si sta lavorando nelle sedi opportune affinché a San Vito
sia istituito un Commissariato di Pubblica
Sicurezza). LA SEGRETERIA REGIONALE
Al di là di regolamenti e accordi sindacali, le importanti giornate da dedicare all’aggiornamento e all’addestramento professionale non sempre sono
vissute con piena soddisfazione dagli
operatori. Di certo sarebbe necessario
(lo si sta già facendo nelle sedi opportune) rimodulare gli argomenti e il modo
di proporli; sta di fatto che il singolo
operatore dovrebbe vivere queste giornate come un momento di arricchimento professionale e personale. Non sempre accade, però, ma non per questo il
programma deve subire rallentamenti
o tentennamenti.
Tornando allo stage dell’8 marzo
scorso (pura coincidenza giornata dedicata alle donne e le partecipanti sono
state omaggiate con una tradizionale
mimosa), non è stato facile allestire
un evento del genere, ma si è sentita
la necessità di lanciare degli segnali in
tal senso. E la risposta è stata estremamente positiva stando al numero dei
partecipanti e alle loro impressioni.
65
DIFESA PERSONALE
La società civile di San Vito al
Tagliamento ha accolto con favore
l’evento e alcuni sponsors sono stati
particolarmente sensibili prima che
generosi. Un segnale tangibile della vi-
66
cinanza dei privati nella fattispecie al
pool degli organizzatori, in generale a
una particolare visione della quotidianità in cui le Forze di Polizia ricoprono
comunque un ruolo istituzionalmente
delicato e apprezzato almeno da queste parti. Significativo a tal proposito è
stato il fatto che alcuni profitti dovuti
ai contributi degli sponsors sono stati
raccolti e saranno a breve devoluti a
favore della scuola dell’infanzia “G.P.
e F. Morassutti” di San Vito al Tagliamento.
Rara - nel Friuli Venezia Giulia e in
tutta Italia - e preziosa occasione per
elevare le conoscenze professionali attinenti le tecniche di disarmo, immobilizzazione, ammanettamento, perquisizione personale e accompagnamento,
la parte pratica dello stage è stata preceduta da un’agile e precisa introduzione sull’uso legittimo delle armi nell’ordinamento italiano tenuta dal dottor
Federico Facchin, Sostituto Procuratore
della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Pordenone.
Attestati ai partecipanti e medaglie agli insegnanti al termine della
mattinata Sanvitese, conclusasi con
altrettanta soddisfazione a tavola. Con
l’auspicio che iniziative del genere non
restino isolate.

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