Il Programma Apollo - L`Associazione "Il COS Mo

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Il Programma Apollo - L`Associazione "Il COS Mo
Proprietà circolo Il C.O.S.Mo.- www.ilcosmo.net - Responsabile Luigi Borghi – Redazione: Consiglio direttivo
Rivista del circolo culturale “Il C.O.S.Mo” - e-mail:
[email protected] ”- Via B.Buozzi, 339/2 - 41122 Modena - Anno 3 -numero 1
1/03/2011
Il Programma Apollo
In occasione del quarantennale delle missioni Apollo abbiamo ritenuto importante celebrare una delle
avventure piu‟ significative della Storia, un evento caratterizzante della nostra epoca, un momento
unico nella storia dell‟umanita‟ le cui condizioni ad oggi non si sono piu‟ ripetute.
Nei numeri della rivista periodica del nostro circolo culturale, abbiamo gia‟ coperto ampiamente le
missioni, ma mancava un oggetto che raccogliesse tutte queste testimonianze.
Per ben rappresentare quel periodo e cogliere appieno lo spirito della corsa allo spazio, abbiamo
affiancato agli articoli sulle missioni lunari, anche quelli della controparte sovietica. Fra questi episodi
ci sono ovviamente quelli che hanno lanciato la corsa allo spazio (Korolev e lo Sputnik, e Gagarin) e
quelli che la hanno accompagnata (ad esempio le missioni Lunokhod).
Infine e‟ stato lasciato spazio anche all‟introduzione del Programma Space Shuttle, che e‟ nato in
quegli anni (1969) e che rappresenta la fase successiva dell‟esplorazione spaziale.
Buona lettura,
Davide Borghi,
Modena, 8 Dicembre 2012
Associazione Culturale “Il C.O.S.MO.” (Circolo di Osservazione Scientifico-tecnologica di Modena); C.F.:94144450361 pag: 1 di 139
Questa rivista, le copie arretrate, i suoi articoli e le sue rubriche, non possono essere duplicati e commercializzati. È vietata ogni forma di riproduzione, anche parziale,
senza l‟autorizzazione scritta del circolo “Il C.O.S.Mo”. La loro diffusione all‟esterno del circolo e‟ vietata. Può essere utilizzata solo dai soci per scopi didattici. - Costo:
Gratuito sul WEB per i soci - Arretrati: Disponibili e gratuiti sul WEB per i soci.
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Wernher von Braun e il Saturn V 40 anni dopo COSMo n.1
1/03/2011
di Davide Borghi
Dodici uomini nell'arco di 6 missioni in 4 anni sbarcano sulla Luna, fanno misurazioni, prelevano piu'
di 382Kg di rocce lunari divise in 2196 campioni, lasciano strumentazione sul posto e ritornano sani e
salvi a Terra.
Sono passati 40 anni.
L'impresa, letteralmente “incredibile”, risuona ancora nell'immaginario collettivo. In questo breve
articolo vorrei approfondire e incuriosire il lettore su una meraviglia di ingegneria che ha reso
possibile tutto cio': il cavallo da tiro da 3470 tonnellate di spinta che ha fornito la forza bruta per
lanciare nell'orbita lunare il carico umano delle missioni Apollo 8, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17.
Come tante opere di ingegneria moderna, il razzo Saturn V non e' il risultato dell'ingegno di un solo
uomo, ma la sinergia di centinaia, migliaia, di scienziati, ingegneri, tecnici, amministratori. Penso pero'
che nessuno rappresenti meglio tutte queste persone e insieme anche le contraddizioni del XX
secolo, di Wernher von Braun.
Von Braun e' infatti l'ideatore dell'architettura del razzo, in parte basata sulle V-1 e V-2 da lui
progettate durante la Seconda Guerra Mondiale.
Wernher von Braun nel suo ufficio alla NASA
Nato nel 1912 nella Germania prussiana, all'eta' di soli 12 anni si cimenta in un esperimento col
fratello a bordo di un carrellino spinto da sei razzi artigianali, esperimento dall'esito sicuramente
divertente quanto fuori controllo... A 13 anni sua madre gli regala il suo primo telescopio, prima
ancora di avere l'orologio o il suo primo paio di calzoni lunghi. Poco piu' tardi viene affascinato da un
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breve racconto fantascientifico che narra di un viaggio verso la Luna, scritto da un giovane professore
di fisica in Romania: Hermann Oberth, che presto diverra' il suo mentore. Il giovanissimo Wernher
scopre presto con disappunto che i viaggi spaziali hanno molto a che fare con la matematica e si
impone di superare l'ostacolo. All'epoca la scienza e la tecnologia dei viaggi spaziali era basata sugli
studi del russo Konstantin Tsiolkovskii, dell'americano Robert H. Goddard e del rumeno-tedesco
Hermann Oberth.
Dopo gli studi, a soli 20 anni, Wernher von Braun diventa capo degli studi civili tedeschi nel campo
dei razzi, tecnologia che ben presto attira l'attenzione della Luftwaffe che nel 1937 apre il centro di
ricerca e sviluppo di razzi di Peenemunde, nel Baltico. Con la corsa agli armamenti tedesca e poi lo
scoppio del conflitto mondiale, lo sviluppo dei razzi cresce di importanza di pari passo con la fama in
Germania dello scienziato, e dopo due rifiuti von Braun, in generale non interessato alla politica,
accetta la tessera del partito nazional-socialista (1938) e infine (1940) anche delle Schutzstaffel (SS),
senza mai prestare servizio attivo.
Il Saturn V subito dopo il lancio
Il 3 Ottobre 1942 nella base di Peenemunde, von Braun ottiene il primo lancio riuscito di una V-1
(terzo tentativo, denominato "Cucumber"); i precedenti tentativi del 13 Giugno e 16 Agosto erano
falliti; il prototipo sperimentale A-4, invece, percorre 190,5Km a 1,34Km/s raggiungendo una quota di
85Km.
Dopo i primi test positivi delle V-2, diventa improvvisamente chiaro che non ci sarebbe stato limite a
cosa tale tecnologia poteva implicare, e gli scienziati del progetto iniziarono a capire cosa intendesse
von Braun con “raggiungere le stelle”...
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Nel Febbraio 1944 lo scienziato viene convocato da Heinrich Himmler nel suo quartier generale di
Hochwald nella Prussia Orientale; Himmler lo corteggia: "Posso fare molto di piu' per te, Wernher, che
quei buoni-da-niente di generali dell'esercito"; von Braun educatamente declina l'offerta, il mese
seguente verra' arrestato dalla Gestapo, fra le argomentazioni: l'aver dichiarato di essere piu'
interessato ai viaggi interplanetari che agli scopi bellici; solo l'intervento del suo amico Albert Speer gli
permette di uscire di galera dopo pochi giorni.
Il programma delle V-2 nel frattempo passa dal controllo dell'esercito a quello delle SS di Himmler che
riesuma, ormai tardivamente, anche il progetto A9/A10 di von Braun, primo progetto di missile
balistico intercontinentale a due stadi, congelato nel 1943, sotto il nome di Projekt Amerika, con lo
scopo di bombardare gli Stati Uniti. Da alcune ricerche svolte recentemente sembra che Himmler
volesse unire il frutto delle ricerche nucleari del gruppo di Kurt Diebner (alternativo al gruppo di
Werner Heisenberg), probabilmente una bomba "sporca", con il programma dei razzi V-2 e degli UBoot in quello che sarebbe stato il primo sommergibile con missili nucleari della storia.
Con l'avvicinarsi inesorabile della morsa alleata sulla Germania nazista, nel Gennaio 1945 a
Peenemunde, Werner von Braun convoca un meeting con gli altri scienziati per decidere se aspettare
i sovietici o muoversi verso Sud sperando di arrendersi agli americani; decidono tutti all'unanimita' di
andare a Sud, con una sola voce contraria: quella di Helmut Grottrup che piu' tardi decidera' di unirsi
ai sovietici. Con centinaia di altri ingegneri tedeschi, lasciano Peenemunde per trovare rifugio in un
villaggio nei pressi del confine austriaco. Il 22 Aprile 1945 unita' dell'intelligence americana con
l'operazione Hermes raggiungono l'impianto di Mittelwerke, nelle montagne dell'Harz; lo scopo e'
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ottenere la collaborazione di centinaia di scienziati e ingegneri tedeschi prima dell'arrivo dei russi; fra
questi Wernher von Braun: e' l'inizio della corsa allo spazio fra USA e URSS. Il 2 Maggio Magnus von
Braun, fratello di Wernher, viene scelto dal gruppo di scienziati tedeschi fuggiti da Peenemunde,
come ambasciatore per contattare gli americani, principalmente grazie al suo buon inglese; da
Oberjoch in Baviera, in bicicletta va ad incontrare una unita' anti-carro avanzata della 44th Infantry US
Army 3rd Armored Division; Fred Schneiker e' il primo soldato americano incontrato; Magnus,
alternando tedesco e inglese dall'accento britannico dice: "siamo un gruppo di esperti di razzi
accampati sulle montagne; vogliamo vedere il vostro comandante e arrenderci agli Americani e
vedere "Ike" prima possibile".
I 5 propulsori F-1 del primo stadio del Saturn V.
Vettore esposto al Johnson Space Center a Houston, Texas.
Nel Giugno 1945 con l'Operazione PaperClip (prende il nome dalle graffette messe sui curricula)
vengono selezionati 127 scienziati tedeschi da ingaggiare per lavorare negli Stati Uniti ad un
programma missilistico americano (la richiesta di von Braun era di 400 persone contro le 5000
persone che costituiscono il team di scienziati tedeschi formato dai sovietici per il proprio programma
missilistico).
Il 18 Settembre von Braun a bordo di un cargo C45 arriva a Wilmington nel Delaware. A questo punto
vengono bruciate le tappe: prima della fine del mese al White Sands Proving Ground in New Mexico
viene assemblato il materiale proveniente dalla Germania sui razzi V-2; in tutto gli americani sono
riusciti a reclutare 457 scienziati e ingegneri tedeschi; von Braun e 120 suoi colleghi lavorano a Fort
Bliss, nei pressi di El Paso, Texas. Nel Giugno 1946 la prima V-2 "americana" viene lanciata da White
Sands; raggiunge 110Km di altezza con a bordo strumenti per lo studio della ionosfera, come
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suggerito dallo scrittore di fantascienza Arthur C. Clarke, amico di von Braun. Subito dopo una mosca
della frutta (meglio conosciuta come “mosca”) viene intenzionalmente caricata su una V-2 americana
e lanciata nello spazio per testare l'effetto delle radiazioni spaziali su esseri viventi.
Nel frattempo anche sovietici stanno lanciando centinaia di V-2 “sovietiche” sul Baltico.
Tre anni dopo Albert II e' la prima scimmia nello spazio, viene lanciata dagli americani fino a 134Km
di altezza su una V-2. Al rientro non si apre il paracadute e Albert II muore.
Nel 1950 James Hamill mostra a von Braun 200 brevetti di Goddard, che il governo americano e'
riuscito faticosamente ad ottenere dalla Guggenheim Foundation, che li aveva ricevuti in donazione
da Goddard.
Nel 1955 Wernher von Braun, nuovo direttore dell'American Institute for Space Exploration a
Huntsville, Alabama, chiama Oberth, suo ex tutor quando erano in Germania, a lavorare ad un
progetto chiamato "The Development of Space Technologies in the Next Ten Years" e creano poi il
gruppo Army Ballisitic Missile Agency (ABMA) con persone provenienti per gran parte dal gruppo di
lavoro di von Braun al Redstone Arsenal.
Il 20 Settembre 1956 il razzo Jupiter C di von Braun vola per 5300Km nel Sud Atlantico con un
apogeo a 1097Km a 25700Km/h; il suo quarto stadio, che avrebbe permesso l'immissione in
traiettoria sub-orbitale di un satellite, non funziona, perche' per ordine del Pentagono era stato
riempito di sabbia perche' il governo voleva che fosse il Vanguard della US-NAVY il primo razzo a
portare in orbita un satellite, come previsto dagli accordi ufficiali. Questa competizione interna
americana fra le tre armi puo' sembrare assurda ma e' stata all'ordine del giorno per buona parte della
guerra fredda, e anche per questa ragione verra' creata la NASA. Dopo i voli orbitali (non sub-orbitali)
dei due Sputnik sovietici, finalmente negli Stati Uniti arriva la luce verde per il gruppo di von Braun per
mettere in orbita il primo satellite (senza essere “sabotato” dal proprio governo).
Nell'Aprile 1957 l'ABMA inizia lo studio di un booster con una spinta di 6800000N (680ton); all'inizio
viene denominato Super-Jupiter e poi rinominato Saturn. Nel dicembre dello stesso anno il razzo
Vanguard dei “competitors” della US Navy esplode in diretta televisiva sulla rampa di lancio, nessuno
rimane ferito, ma l'umiliazione e' grande, ma ora il programma americano e' finalmente nelle mani di
von Braun: in tempi record, il 31 Gennaio alle ore 22:47:56 (ora della Costa Est) gli USA lanciano da
Cape Canaveral il loro primo satellite col Juno I (uno Jupiter C modificato per alloggiare un satellite
Explorer 1); il trasmettitore di bassa potenza del satellite continuera' a trasmettere fino al 23 maggio
1958 e fornira' importanti dati scientifici di temperatura, pressione, radiazione cosmica, micrometeoriti.
Dopo numerosi fallimenti anche la US-Navy, il 17 Marzo 1958, riesce a mettere in orbita il proprio
satellite col razzo Vanguard. Pochi giorni dopo von Braun risponde allo smacco del Vanguard della
U.S.Navy col lancio del terzo satellite americano: l'Explorer 3.
Nell'Ottobre 1959 il presidente americano Eisenhower (eroe della guerra contro i nazisti) inaugura il
Marshall Space Center a Huntsville, Alabama (Marshall era un altro eroe della guerra in Europa) e
nomina direttore Wernher von Braun (di fatto un ex SS). In pochi mesi vengono accesi tutti gli 8
motori H1 del Saturn I, progettati e realizzati dalla Rocketdyne (poi parte di Rockwell), per ben 8
secondi. Altri contractors sono la Chrysler per il sistema Saturn I, e la Douglas Aircraft Company (poi
parte di Mc-Donnell Douglas) per il terzo stadio.
Nel frattempo a Santa Susana, vicino a Los Angeles, la Rocketdyne conduce il primo hot-firing test
del motore a ossigeno liquido e idrogeno liquido J-2 usato per il Saturn IB e per il Saturn V (secondo
stadio).
Intanto la competizione fra le armi continua a suon di spettacolari fallimenti: prima il primo razzo
prototipo Mercury-Atlas (US-AirForce) esplode in volo, poi il Mercury-Redstone 1 (US-Navy) compie il
cosidetto "4-inch Flight": il vettore si stacca dal suolo di soli 10cm per poi spegnersi, il razzo rimane
miracolosamente in piedi, lo spegnimento accidentale fa poi comandare alla logica di bordo
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l'espulsione della capsula spaziale che cade vicino alle tribune dei politici; il razzo, ancora pieno di
propellente, sara' poi un grattacapo per gli ingegneri che dovranno studiare un modo di disarmarlo in
sicurezza.
La storica impresa di Yuri Gagarin il 12 Aprile 1961 arriva come un altro successo sovietico, e
provoca la risposta americana. Poco piu' di un mese dopo, il 25 Maggio, il famoso impegno di John F.
Kennedy di portare un uomo sulla Luna prima della fine della decade non coglie impreparato il gruppo
di Huntsville, che lancia con successo il primo Saturn I il 27 Ottobre dello stesso anno.
Parte essenziale del vettore e' ovviamente il controllo: a Huntsville la IBM termina il primo prototipo di
Instrument Unit (IU), il sistema di guida inerziale del Saturn IB e Saturn V. Charles Stark Draper,
un'autorita' nel campo del Guidance & Control, afferma che "al di la' di ogni dubbio, il credito per la
realizzazione di un sistema di guida inerziale (INS) appartiene al gruppo di scienziati tedeschi che
hanno sviluppato le V-2 a Peenemunde". La IU, di un piede cubico, contiene la Guidance, Navigation,
and Control System sviluppata da J.H. Laning Jr., Albert Hopkins, Ramon Alonso, e Hugh Blair-Smith
al M.I.T. sotto la direzione, appunto, di Charles Stark Draper. La GN&C e' stata la prima ad usare
circuiti integrati: in tutto 4100 nella prima versione, ciascuno con tre porte NOR, cablati fra loro a wirewrap. La memoria era di 4K word di RAM (magnetic core) e 32K word di ROM (core rope). Il Clock
era a 2MHz. Come termine di paragone si pensi che un normale Personal Computer oggi ha memoria
e clock almeno tre ordini di grandezza piu' grandi... e lo usiamo per lo screen saver coi pesciolini...
I linguaggi software come il C devono ancora essere inventati per cui viene coniato ex-novo il ATOLL
(Acceptance Test or Launch Language) come linguaggio standard da usare nella programmazione
software dei test e del lancio delle missioni Apollo per quanto riguarda il Saturn V.
Siamo ancora agli albori della corsa allo spazio per cui molte cose che ora diamo per scontate, non lo
sono: col Project Highwater viene testato l'effetto del rilascio di grandi quantita' di idrogeno e ossigeno
liquido in alta atmosfera: il Saturn viene lanciato e cariche esplosive lo squarciano all'altezza di
105Km, 95ton di acqua vengono rilasciate e nel giro di 5 secondi osservatori a terra possono vedere
chiaramente un'enorme nube ghiacciata di diversi Km di diametro formarsi a 145Km di altezza.
Un altro dubbio riguarda gli impatti micro-meteoritici: un Saturn I (razzo vettore SA-9) decolla dal
Launch Complex 37-B di Cape Canaveral con a bordo un satellite Pegasus con lo scopo di verificare
il ritmo e la dimensione degli impatti meteoritici nello spazio.
Anche gli aspetti logistici non sono da trascurare: la Pregnant Guppy, un Boeing B377 Stratocruiser
modificato per ospitare il secondo stadio del Saturn V, decolla da Huntsville, per un volo dimostrativo;
l'entusiasmo per il successo del volo di un oggetto cosi' strano e goffo e' tale che, anche von Braun,
chiede e ottiene di volare sul prototipo; con questo velivolo la NASA puo' traspostare lo stadio a Cape
Canaveral in poche ore, contro diverse settimane che occorrevano per via fluviale.
I test continuano con risultati alterni: nel 1965 il S-IC-T, cioe' il primo stadio del Saturn V, viene
acceso per 6.5s manifestando tutti i suoi 34700000N di spinta (3470 ton), ma poi in un altro test il
secondo stadio del Saturn V, il S-II, si spacca durante un test a Seal Beach. Nel 1966 il primo Saturn
IB (veicolo AS-201) decolla dal Launch Complex 34 di Cape Canaveral con nessuno a bordo ma
pochi mesi dopo il secondo stadio si spacca durante un test per la seconda volta; stavolta a causa di
sensori che erano stati dimenticati disconnessi per cui la pressione interna raggiunge valori eccessivi.
Von Braun rimarca il fatto che il progetto e' corretto: l'errore e' umano.
Finalmente il 9 Novembre 1967 con l'Apollo IV si ha il primo volo del Saturn V (SA-501) di von Braun;
si tratta del successo dell'approccio "all-up", cioe' il test di diversi concetti tutti allo stesso tempo e non
uno alla volta, cosa che era profondamente contraria al modo di lavorare metodico e paziente di von
Braun ed era stato spinto da George E. Mueller che si era appena insediato come Director of Manned
Space Flight alla NASA. Mueller sapeva bene che non c'era il tempo per fare tutto nel giusto ordine: i
sovietici incombevano.
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Con l'Apollo V (SA-204) il 22 Gennaio 1968 viene testato il modulo lunare (LM) disabitato: il LM
effettua alcune manovre in orbita e poi rientra a ovest della costa di Panama.
L'Apollo VI (SA-502), missione disabitata del Saturn V, mette in luce diverse cose non vanno per il
verso giusto: il primo stadio (SI-C) sviluppa vibrazioni longitudinali (Pogo Effect) al secondo 125 per
10s; dopo 4.5 minuti il motore 2 si spegna e dopo un secondo si spegne anche il 3; la IU
immediatamente corregge l'assetto per compensare lo spegnimento di due motori e comanda agli altri
3 di bruciare per piu' tempo per raggiungere correttamente l'orbita programmata; infine il terzo stadio
non si accende a dovere; la causa e il rimedio per tutti i malfunzionamenti, in uno sforzo congiunto
NASA-Universita'-Contractors, viene trovato in tempi record di pochi mesi.
Il Saturn V sulla rampa di lancio a Cape Canaveral, Florida
Per diversi mesi imperversa la discussione se fare il volo successivo con persone a bordo. Ma non
c'e' tempo per discutere e si decide di rischiare: l'11 Ottobre 1968 l'Apollo VII con a bordo Walter
Schirra, Donn Eisele, Walter Cunningham testa il Command Module e il Service Module in orbita
terrestre; il Saturn V e' il modello C; compiono 163 orbite e vengono recuperati dalla portaerei Essex;
si tratta probabilmente della chiave di volta del sorpasso degli americani sui sovietici che non
riescono ad ancora ad ottenere l'affidabilita' necessaria; Schirra al decollo grida "Yabbadabbadoo!!!".
La notte di Natale dello stesso anno l'equipaggio dell'Apollo VIII (Saturn V SA-503), Frank Borman,
James Lovell, William Anders, legge in diretta mondiale alcuni versi della Genesi: “In the beginning
God created the heaven and the earth; and…" mentre compiono il primo volo abitato attorno alla
Luna: per la prima volta l'Uomo lascia l'orbita terrestre; compiono 10 orbite attorno alla Luna per un
totale di 20h7m in orbita lunare; il Saturn V e' il modello D.
I sovietici nel frattempo sono al palo: nel Febbraio 1969 lanciano il primo N-1, il razzo con l'obiettivo di
portare almeno un uomo sulla Luna; siccome gli scienziati non hanno avuto il tempo di progettare
propulsori delle dimensioni dei 5 del Saturno V, il N-1 (Numero 1) viene equipaggiato con ben 30
propulsori piu' piccoli, cosa che lo rendera' estremamente vulnerabile ai guasti ai propuslori; il primo
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lancio dell'N-1 lo vedra' esplodere per un problema ad uno dei 50 propulsori a 40Km dalla rampa di
lancio.
Lo stesso mese a Washington si guarda gia' al futuro: al Congresso americano la NASA presenta vari
piani per il futuro della colonizzazione dello spazio. Con 9 miliardi di dollari per anno la NASA
potrebbe portare l'uomo su Marte, fare basi permanenti sulla Luna e in orbita lunare, una stazione in
orbita terrestre con capienza 50 persone e uno shuttle riusabile per supportare tutto cio'; con 8
miliardi di dollari per anno farebbe tutto cio' di cui sopra tranne la stazione in orbita lunare; con 5
miliardi di dollari per anno potrebbe fare solo lo space-shuttle e la stazione in orbita terrestre ma
bisognerebbe abbandonare l'esplorazione lunare; Richard Nixon rifiuta tutte e tre le alternative e ne
pretende una quarta ancora piu' economica: e' la fine ufficiale della corsa allo spazio, ma la
tecnologia sviluppata in questo intenso periodo deve ancora dare i suoi frutti piu' spettacolari.
La tecnologia c'e', ma molte cose devono essere ancora validate: con l'Apollo IX (Saturn V SA-504)
James McDivitt, David Scott, Russell Schweickart testano, in orbita terrestre, il rendez-vous fra il
Command Module Gumdrop e il Lunar Module Spider, e provano la tuta spaziale in una passeggiata
spaziale di 38 minuti; il Saturn V e' il modello E.
A questo punto appare chiaro che il primo tentativo di sbarco sulla Luna potra' essere effettuato con
l'Apollo 11.
Da sinistra verso destra : Mercury Redstone, Mercury Atlas,
Gemini Titan, Saturn 1B, Saturn V in configurazione Apollo,
N-1 sovietico, Saturn V in configurazione Skylab,
STS (Space-Shuttle).
In un meeting presieduto da Deke Slayton, Bob Gilruth, George Low, Chris Kraft, si decide che Neil
Armstrong sara' il primo a scendere sulla Luna (Gus Grissom, deceduto nel rogo dell'Apollo 1, era
inizialmente il candidato naturale).
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Questa rivista, le copie arretrate, i suoi articoli e le sue rubriche, non possono essere duplicati e commercializzati. È vietata ogni forma di riproduzione, anche parziale,
senza l‟autorizzazione scritta del circolo “Il C.O.S.Mo”. La loro diffusione all‟esterno del circolo e‟ vietata. Può essere utilizzata solo dai soci per scopi didattici. - Costo:
Gratuito sul WEB per i soci - Arretrati: Disponibili e gratuiti sul WEB per i soci.
Proprietà circolo Il C.O.S.Mo.- www.ilcosmo.net - Responsabile Luigi Borghi – Redazione: Consiglio direttivo
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1/03/2011
Nel Maggio 1969 l'Apollo 10 (Saturn V SA-505) di Thomas Stafford, John Young, Eugene Cernan
compie la prima prova generale per il Lunar Landing con il Command Module Charlie Brown e il
Lunar Module Snoopy: arrivano a soli 14,3 Km dalla superficie lunare; il Saturn V e' il modello F.
Dichiareranno poi che la tentazione di disobbedire agli ordini e allunare era forte.
Il 3 Luglio mentre il Saturn V fa rotta verso la rampa, a Baikonur in URSS esplode al lancio un altro
gigantesco N-1; si tratta del secondo lancio del gigantesco razzo; l'episodio non viene reso pubblico
dal Cremlino e sara' scoperto dai satelliti spia americani ultrasegreti CORONA nell'Agosto 1969 che
mostreranno chiaramente le rovine della rampa di lancio (l'esplosione e' stata stimata in 0.25Kton); la
notizia arrivera' alla stampa occidentale solo a Novembre 1969, ma il Cremlino non ammettera'
nemmeno l'esistenza del programma N-1 fino alla caduta dell'URSS nell'Agosto 1991.
Il 16 Luglio 1969 alle ore 9:31' 50'' (ora locale della Florida - East Coast) il Saturn V dell'Apollo 11
accende i motori e pochi secondi dopo decolla dalla rampa 39A di Cape Canaveral: 111m di altezza,
2938t: il razzo vettore piu' potente della storia; piu' di un milione di persone sono presenti per
osservare il lancio a Cape Canaveral.
Lo spettacolare lancio notturno dell'Apollo 17
Neil Armstrong e Buzz Aldrin compiono con successo il primo tentativo di sbarco sulla Luna con il
Command Module Columbia e il Lunar Module Eagle; rimangono sulla Luna per 21h 36m,
camminano sulla Luna per 2h 31m, raccolgono 21.6Kg di campioni lunari nel Mare della Tranquillita';
il Saturn V e' il modello G. Lasciano anche sulla Luna uno specchio retro-riflettente (altri specchi sono
lasciati dalle missioni Apollo 14 e 15) tuttora usato come specchio da laser terrestri per misurare la
distanza lunare al centimetro.
Il 24 Luglio l'ammaraggio dolce del modulo di comando nell'Oceano Pacifico segna il successo della
missione; se non ci fossero riusciti il presidente Nixon aveva pronte due lettere (una se fossero morti
gli astronauti e una
se fossero sopravissuti ma non in grado di tornare), la NASA aveva pronti altri due equipaggi e due
Saturn V da lanciare entro la fine del decennio, per compiere la promessa del presidente John
Fritzgerald Kennedy.
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1/03/2011
Ma le missioni gia' finanziate e pianificate sono ancora numerose: il 14 Novembre decolla l'Apollo 12
(Saturn V SA-507) che mette a dura prova il sistema elettronico di controllo: trentasei secondi dopo il
lancio, un fulmine si sviluppa dal Saturno V alla torre di lancio attraverso 2000m di gas ionizzati; il
computer del CM si spegne per proteggersi; 52s dopo il lancio un secondo fulmine mette fuori uso la
piattaforma inerziale; Alan Bean dal Saturn V inizia a leggere uno per uno tutti gli allarmi che vede: di
fronte a lui praticamente tutti gli allarmi sono accesi come un albero di Natale; viceversa al Mission
Control a Houston i monitor non danno alcuna indicazione; solo la prontezza del controllore di volo
John Aaron, che ricorda una situazione simile verificatasi un anno prima in una simulazione, risolve la
situazione: ordina di commutare l'interruttore AUX di cui nessuno, tranne lui, ricorda l'esistenza; la
risposta dal Saturn V: "What's the hell is AUX?" (sarebbe il sistema di guida, il IU, del Saturn V
ridondante a quello del CM e del LM). Risolto il problema, in cuffia dal Mission Control sentono le
risate di Pete Conrad che sfoga cosi' la tensione dei minuti precedenti; continuera' a sghignazzare
fino all'immissione in orbita.
Anche con l'Apollo 13 il Saturn V compie il suo mestiere: il problema avviene dopo il lancio, a
321860Km dalla Terra, con l'esplosione di un serbatoio di ossigeno del Command Module.
Il razzo Saturn V ha ormai passato la prova del fuoco e compirà' con successo tutte le missioni
seguenti: Apollo 14, 15, 16, 17.
Ma la sorte del programma Apollo, come si diceva, era gia' stata segnata anni prima, e Wernher von
Braun lascia la NASA ancora prima che si compia l'ultima missione, la memorabile Apollo 17. von
Braun, nei suoi progetti, pensava al Saturn V come ad un cavallo da traino che dovesse permettere la
conquista del Sistema Solare, un vettore di lancio da produrre in centinaia e centinaia di esemplari
ma, come aveva dichiarato anni prima alla stampa, in realtà lui aveva sempre avuto difficoltà a capire
quanto poco si potesse fare con un miliardo di dollari e quanto scorresse veloce il tempo.
von Braun, quindi, dopo 27 anni di onorato servizio alla NASA passa alla Fairchild; morira' pochi anni
dopo, il 16 Giugno 1977 ad Alexandria, Virginia. Hermann Julius Oberth, il suo tutor, morira' all'eta' di
95 anni nel 1989.
Il Saturn V e il Saturn I compiranno con successo anche tutte le missioni Skylab.
Nessun Saturn I, Saturn IB, o Saturn V ha fallito il suo compito, e ne sono stati lanciati ben 32.
Il Saturn e' l'evidenza di quanto una società libera puo' raggiungere con persone dedicate, motivate,
sfidate e supportate.
Esemplari costruiti, cablati ma mai utilizzati dei vari stadi del Saturn V si trovano in esposizione al
Johnson Space Center a Houston, Texas, al Kennedy Space Center in Florida, al U.S. Space &
Rocket Center a Huntsville, Alabama e al Michoud Assembly Facility in Louisiana.
La stessa fabbrica usata per costruire il primo stadio del Saturn V, la Boeing Michoud vicino a New
Orleans, si aggiudicherà il contratto per la produzione dell'External Tank dello Space Shuttle; per la
fine del secolo avra' fatturato piu' di 7 miliardi di dollari fabbricando piu' di 130 serbatoi; e si
aggiudicherà anche il contratto per il razzo Ares, del programma americano Constellation... per il
ritorno sulla Luna e per l'Esplorazione del Sistema Solare.
Se l'uomo smettesse di esplorare l'ignoto, cesserebbe di essere uomo.
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1/03/2011
Bibliografia:
Titolo: Dr. Space – The Life of Werner von Braun
Autore: Bob Ward, Introduzione di John Glenn
Editore: Naval Institute Press
http://www.amazon.com/Dr-Space-Life-Wernher-Braun/dp/1591149266
Titolo: Stages to Saturn
Autore: Roger E. Bilstein
Editore: University Press of Florida
http://www.amazon.com/Stages-Saturn-Technological-HistoryVehicles/dp/0813026911
Titolo: Failure is Not an Option
Autore: Gene Kranz – former Flight Director, NASA
Editore: Simon&Schuster
http://www.amazon.com/Failure-Not-Option-Mission-Control/dp/0743200799
Titolo: A Man on the Moon
Autore: Andrew Chaikin, introduzione di John Glenn
Editore: Penguin Books
http://www.amazon.com/Man-Moon-Andrew-Chaikin/dp/0140272011
Titolo: First Man – The Life of Neil Armstrong
Autore: James R. Hansen
Editore: Simon&Schuster
http://www.amazon.com/First-Man-Life-Neil-Armstrong/dp/074325631X
Titolo: The Apollo Lunar Surface Journal – 3 DVD-ROM EDITION
Autore: Eric Jones, Ken Glover
Editore: Spacecraft Films www.spacecraftfilms.com
http://www.spacecraftfilms.com/index.asp?PageAction=VIEWPROD&ProdID=31
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Yuri Gagarin
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COSMo n. 7
1/03/2011
di Ciro Sacchetti
Con questo articolo continuiamo a parlare dei pionieri della
Cosmonautica Sovietica, analizzeremo da vicino il cammino che ha
portato il figlio di un carpentiere a varcare per primo la soglia verso le
stelle.
Nasce in un piccolo villaggio dell'Unione Sovietica l'Uomo che
segnerà le sorti della corsa allo spazio.
Il 9 Marzo del 1934 a Klushino, nell'Oblast di Smolensk a 100
chilometri circa da Mosca, viene alla luce Yuri Alexeyevich Gagarin.
Terzo di quattro figli con genitori di umili origini, yuri ha un fratello
maggiore Valentin (1924) una sorella Zoya (1927) e un fratello
minore Boris.
Il padre Alexei Ivanovich Gagarin è carpentiere in una azienda
collettiva di quelle nate dopo la Rivoluzione d'Ottobre del 1917, un
uomo semplice ma sempre desideroso di imparare, la madre Anna
Timofeyevna figlia di un operai della fabbrica di Putilov a Petrograd
nota per la tradizione rivoluzionaria degli operai, svolge il lavoro di lattaia. La vita del piccolo Yuri
scorre serena fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, l'invasione Tedesca dell'Unione
Sovietica porta ben presto il fronte del conflitto nei pressi di Klushino, in questo frangente Yuri vede
per la prima volta due aerei in volo, uno dei quali, un Lagg, precipita dopo che il pilota è riuscito a
paracadutarsi e l'altro invece è atterra in un villlaggio vicino.
Il coraggio dei due piloti e lo stupore nel vedere due aerei in volo, segnano profondamente Yuri.
L'avanzata nazista porta all'occupazione del villaggio dei Gagarin, Yuri deve interrompere il primo
anno di scuola e la casa viene requisita dalle truppe naziste costringendo tutta la famiglia a trovare
rifugio in una baracca di fortuna. Con l'arrivo dell'inverno fame, freddo e le continue rappresaglie
naziste rendono infernale la vita dei Sovietici e i Gagarin non ne sono dispensati, il fratello più
piccolo di Yuri solo per avere sostato troppo nei pressi di una pattuglia di soldati, rischia di essere
impiccato ad opera di un ufficiale Bavarese, l'episodio si risolve bene perchè quest'ultimo
richiamato da alcuni militari, desiste dal suo orribile intento.
Il piccolo Yuri è però anche testimone di alcune azioni eroiche da parte dell'aviazione sovietica, una
mattina vede sei aerei sorvolare le linee nemiche e uno di questi irrimediabilmente colpito continua a
colpire i nemici prima di schiantarsi su di essi, l'esempio di amore verso la patria e dedizione
assoluta si imprimono in Yuri in maniera indelebile.
L'inverno Sovietico però non perdona e mette inesorabilmente in ginocchio la
tanto decantata wehrmacht, il 2 Febbraio 1943 la sconfitta della battaglia di
Stalingrado condanna al fallimento l'operazione "Barbarossa".
Pochi giorni dopo le truppe Sovietiche entrano in città ponendo fine
all'occupazione nazista, l'incubo è terminato!
Il padre di Yuri aiuterà le forze di liberazione a sminare i campi intorno a Klushino,
questo gli varrà un encomio davanti a tutto il villaggio, successivamente seguirà
l'esercito impegnato a respingere il fronte nazista, ma verrà riformato a causa
delle precarie condizioni di salute dovute alla malnutrizione patita durante
l'occupazione nazista.
Dopo la fine della guerra i Gagarin si trasferiscono a Gzhantsk, gli studi di Yuri sono ripresi ed ora
frequenta il terzo grado di istruzione presso il Collegio di Formazione degli Insegnanti, scuola
elementare dove gli insegnanti fanno praticantado, qui la Maestra Nina Vasilyevna Lebedeva, incita
i bambini alla dottrina di Lenin, Yuri ne è affascinato e diventerà per lui fonte d'ispirazione per tutta
la vita.
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1/03/2011
Il rendimento scolastico è eccellente, Yuri si mette in luce per gli ottimi voti in matematica e russo
materia per la quale ha ha una predilizione, al quinto anno di apprendimento entra nel club dei
Pionieri e coltiva la passione per la letteratura Classica Sovietica; Gorki, Gogol, Lermontov, Tolstoj,
Pushkin.
Al sesto anno sviluppa assieme agli amici Valentin Petrov, Zhenya Vasilyev e Tonya Durasova, una
forte passione verso la fisica grazie anche a Lev Mikailovic Bespalov, insegnante carismatico dalla
forte personalità.
Dopo sei anni di studio, Yuri decide di proseguire gli studi e il richiamo della grande Mosca con la
sua Piazza Rossa, il Mausoleo di Lenin, sono molto forti in lui, tanto da indurlo a lasciare la città di
Gzhantsk, la famiglia ed a trasferirsi nella Capitale.
L'anno 1951/52 è un periodo impegnativo per Yuri, lavora come fonditore, segue le lezioni
d'ingegneria alla scuola serale Lyubersty (settimo grado scolastico), eccelle negli sport il basket in
particolare, successivamente si trasferisce a Saratov presso la Scuola Tecnico industriale dove vi
resterà per quattro anni nei quali approfondisce gli studi di Fisica e coltiva un forte interesse per le
teorie di Tsiolkovsky in merito ai motori per razzi interplanetari, ed è attraverso questi studi che Yuri
comincia ad accarezzare l'idea del volo umano verso le stelle.
L'intenzione di diventare un pilota aviatore, è per Gagarin un pensiero ricorrente che concretizza
proprio in quegli anni entrando nella scuola di volo di Saratov che apre le iscrizioni anche a studenti
del quarto anno, inizia così un altro periodo duro ed impegnativo, di giorno lezioni alla Scuola
Tecnica e di sera lezioni teoriche alla Scuola di volo, ma nonostante tutto ciò, Yuri ha un impegno
costante su tutti i fronti ottenendo buoni voti e riuscendo a portare a termine l'iter scolastico,
presentando l'impegnativo progetto di una fonderia e compiendo ciò che gli varrà il brevetto di volo,
il primo volo in solitaria.
Questi successi lo porteranno a decidere di intraprendere la carriera di
Pilota militare entrando nell'autunno del 1955 nella Scuola di Aviazione
Militare di Orenburg, l'ammissione avviene senza esami grazie agli ottimi
risultati ottenuti alla precedente Scuola di volo e al diploma conseguito
all'Istituto tecnico di Saratov. Yuri indossa la sua prima divisa da cadetto e
inizia le lezioni di volo teoriche, basate sulla formula "altezza, velocità,
manovra e fuoco".
L'otto gennaio del 1956 arriva il momento che rimane per sempre nel cuore
di Gagarin, presta giuramento in forma solenne alla Patria e al Partito
Comunista.
L'impegno del Cadetto Gagarin è eccellente e con l'arrivo dell'estate
cominciano le lezioni pratiche su gli "YAK 18" aerei troppo lenti e poco
versatili per le sue esuberanti doti di pilota, ed è in questo periodo che
avviene un altro episodio deteminante, ad una scuola di ballo, sulle note di
un bellissimo valzer, conosce la donna che diventerà sua moglie, Valya
Goryacheva. Tra i due è subito intesa, lei lavora all'ufficio postale di Orenburg e nei momenti liberi, i
due condividono la passione per la letteratura, il teatro e il pattinaggio. All'inizio del 1957 viene
trasferito ad altro battaglione al comando del Maggiore Belikov, qui Yuri cambia anche tipo di
formazione teorica, ora si basa sugli aerei a reazione con principi del volo ad alta velocità e leggi
della termodinamica, successivamente arrivano i primi voli sui "MIG", qui Yuri affina le sue tecniche
di volo ed acquisisce nozioni di combattimento aereo sorprendendo tutti per le capacità di pilota e
per la tranquillità con cui affronta ogni esercitazione.
Il 4 Ottobre del 1957 radio Mosca annuncia a tutto il mondo la messa in orbita da parte dell'Unione
Sovietica di un satellite artificiale; lo "Sputnik", il mondo occidentale ha un sussulto, la corsa allo
spazio è di fatto iniziata e la Russia ha vinto il primo round.
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1/03/2011
Sono giorni in cui Yuri assieme agli altri cadetti sono sottoposti al giudizio della Commissione di
stato presieduta dal Colonello Kibalov, per stabilire chi era meritevole dei gradi di Tenente, inutile
dire che Gagarin ottiene un giudizio più che soddisfacente, con voti che superano l'eccellente
riconoscendogli svariati encomi, viene perciò raccomandato ai gradi di Tenente; il 3 novembre la
notizia in cui si annuncia il lancio nello spazio di una capsula con a bordo una cagnolina di nome
"Laika", fa il giro del mondo imponendo una accellerata al programma spaziale da parte dei due
maggiori contendenti America e Russia.
Il 7 novembre, in occasione del 40° anniversario
della Rivoluzione d'Ottobre, Yuri e altri cadetti
come lui vengono solennemente nominati
Tenenti, finita al cerimonia corre a casa
Goryachev per andare a sposare Valya,
successivamente parte da solo, la moglie lo
seguirà dopo aver finito un corso da infermiera,
per la base di Luostari, nella regione di
Murmansk oltre il circolo polare artico; alla
domanda del perchè avesse scelto una
destinazione così impegnativa in un posto così
estremo, lui risponde così: "perchè li è sempre
tutto difficile", lo spirito di sacrificio per il bene
della società, la devozione alla patria sono ben
radicati in lui.
Dopo un periodo di studio teorico, arriva il primo
volo in solitaria in condizioni metereologiche
estreme seguiti da voli notturni per i quali riceve
ottimi apprezzamenti dal suo istruttore, è indubbio che il Tenente Gagarin è un pilota formidabile ed
un vero patriota, ben presto comincia a frequentare l'Università di Marxismo-Leninismo e nel 1959
entra nel Partito Comunista, in quell'anno ci saranno altri due eventi a caratterizzare la sua vita, il 2
gennaio dalla base di Baikonur viene lanciato un razzo verso la Luna, il "LUNA1", e in aprile nasce
la primogenita Lenochka, la gioia a questo evento è grandissima.
Il 4 ottobre dello stesso anno, pochi giorni dopo il ritorno di Nikita Kruscev dal suo viaggio negli Stati
Uniti, l'Unione Sovietica lancia il suo terzo razzo verso la Luna, il "LUNA3", farà una sola orbita ma
fotograferà il lato nascosto del nostro satellite e sarà un'altro colpo vincente verso l'America.
Questi successi uniti al sogno sempre presente di volare nello spazio, portano Yuri a decidere di far
parte di questa avvincente sfida e presenta la domanda per essere ammesso al Programma
Spaziale Sovietico, in breve viene convocato alle prime sessioni di visite mediche che per sicurezza
vengono ripetute ben sette volte sul singolo candidato, cuore, vista, udito, resistenza allo stress,
nessun dettaglio è lasciato al caso.
Passata la prima sessione medica, Yuri viene riconvocato per la seconda sessione dove ai consueti
esami clinici, si aggiungono test sulla memoria e sulla prontezza dei riflessi, resistenza a situazioni
critiche, persino l'indole del soggetto ha rilevanza, dopo qualche settimana viene comunicato al
Tenente Gagarin che è stato ammesso al gruppo di piloti destinati a diventare Cosmonauti.
Il giorno del suo ventiseiesimo compleanno, Yuri torna a casa con la notizia che diventerà un
Cosmonauta, il sogno di una vita si sta avverando.
Comincia la preparazione dei futuri cosmonauti, il programma prevede una accurata preparazione
teorica e pratica sulle materie inerenti al volo spaziale, particolare attenzione si ha negli esercizi di
adattamento all'interno della navicella , ma si ha cura anche dell'aspetto fisico attraverso sport
come parallele, giochi con la palla, nuoto, immersione e lanci col paracadute. Nel giugno del1960
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1/03/2011
Yuri Gagarin, viene ammesso al comitato del Partito Comunista, sulla domanda di ammissione
scrive: "....voglio essere un membro attivo del PCUS e partecipare attivamente alla vita del paese..",
a questa emozione si unisce quella di conoscere il Progettista Capo Sergei Korolev, che presenta ai
cosmonauti la navicella progettata per il primo volo umano nello spazio, la "VOSTOK" che significa
Oriente.
Nell'agosto 1960, viene lanciato lo "Sputnik 5" con a bordo due cagnette, Belka e Strelka, effettuano
18 orbite e ritornano per la prima volta sulla terra sane e salve, segue il lancio nel dicembre dei cani
Pchyolka e Mushka dove però la capsula al rientro va dispersa, intanto la preparazione continua
sottoponendo i candidati a prove limite come esercizi di forti vibrazioni, sopportazione della forza G
negativa, resistenza alle alte e alle basse temperature, l'allenamento prevede anche prove di
orientamento, comunicazioni radio, controllo manuale dell'assetto all'interno della navicella.
Intanto vengono effettuati altri lanci tra cui quello di un manichino e di una cagnetta da Yuri stesso
battezzata Zvyozdochka (stellina) completato con successo, comincia ad essere tutto pronto per la
nomina del primo uomo che varcherà il cielo verso le stelle.
Partiti in 25 dopo la prima selezione, a Baykonur ne arrivano solo
6 tra loro Gagarin, il candidato che si è sempre dimostrato
all'altezza di ogni prova a loro sottoposta mantenendo una calma
e una freddezza del tutto stupefacente; sarà lo stesso Korolev
assieme a Nikolay Kamanin eroe dell'Unione Sovietica a
nominare il Tenente Yuri Alexejevich Gagarin designato al primo
volo umano nello spazio come Cosmonauta 1 e German Titov
Cosmonauta 2 pronto a sotituirlo iin caso di necessità.
La data scelta è il 12 aprile del 1961, resta un pò di tempo
perchè Yuri visiti la piazza Rossa dove si sofferma a lungo
davanti al mausoleo di Lenin, è appena diventato padre della
seconda figlia Galochka e pensieroso si chiede che significato avrà per la sua famiglia e per il
popolo sovietico la sua impresa.
Il 10 aprile a Baikonur tutto è pronto, il razzo vettore "R 7" sulla cui sommità è posta la navicella
"Vostok1" è in attesa sulla rampa di lancio, il lanciatore R 7 è un missile a due stadi alto 38 metri
circa e pesante 287 tonnellate, la Vostok1 è composta dal modulo abitativo di forma sferica e da un
modulo di servizio contenente strumentazione e propulsori d'assetto, al rientro la capsula Vostok
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dopo essersi separata dal modulo di servizio ha solo la possibilità di orientare lo scudo termico in
più a 4000 metri è previsto che l'occupante venga espulso per discendere con paracadute separato
dalla navicella, al suo interno possiede un pannello di controllo molto spartano diviso in due sezioni
per un totale di 4 interuttori e 35 indicatori (un'auto moderna ne possiede molti di più), i controlli di
volo sono collegati ad un autopilota che poteva essere sbloccato solo con un codice a tre cifre
comunicato da terra in caso di necessità.
Il giorno prima del lancio, Gagarin e il cosmonauta 2 Titov passano una giornata di tutto riposo,
ascoltano musica chiacchierano e giocano carte, la sera viene effettuata l'ultima visita medica;
pressione 115/75, 36,7 gradi, 64 battiti al minuto, il sonno arriva in pochi minuti.
La mattina del 12 aprile la sveglia suona alle 5,30, Yuri fa i soliti esercizi e consuma una buona
colazione assieme a Titov, si procede poi con una visita medica e la vestizione, infilata la prima tuta
di cotone azzurro è tempo di indossare la tuta vera e propria di colore arancione dotata dei sistemi
di sopravvivenza, calzato il casco bianco con la scritta CCCP, Gagarin è pronto, sulla rampa di
lancio si procede agli ultimi controlli del caso, intanto Korolev ha raggiunto il Cosmonauta, ha la
faccia stanca, è visibilmente teso, a bordo del pulmino che procede verso il sito di lancio, Yuri è
sorridente e con un espressione tranquilla esclama: "che sole meraviglioso...", fatta una
dichiarazione a giornali e radio, procede alle fasi di inserimento nella Vostok1 denominata da lui
stesso "Kedr" Cedro, sono le ore 7,30 circa il lancio è previsto dopo un'ora circa.
Dopo una serie di controlli, alle 8,51 cominciano le ultime fasi prelancio e alle 9,07 ora di Mosca, il
frastuono dei 20 motori del razzo R7, annunciano il decollo verso la storica impresa, è in questo
momento che Yuri pronuncia la storica frase "si và!".
L'ascensione e tutte le fasi di distacco avvengono come da
programma, in pochi minuti la Vostok1, la Kedr, raggiunge
l'orbita terrestre e Gagarin sperimenta l'assenza di gravità,
registra su nastro le sue impressioni e comunica via radio a
Korolev sulla terra i dati della strumentazione. Yuri è nello
spazio, ha finalmente coronato il suo sogno, varcare il cielo e
arrivare a vedere le stelle al di fuori dell'atmosfera esclamerà
ad un certo punto: "la Terra è blu.....è bellissima...", le
emozioni si mescolano allo stupore nel vedere per la prima
volta la terra dallo spazio.
Nel suo volo Gagarin compie un orbita ellittica con un apogeo
di 344 Km e un perigeo di 190 Km ad una velocità 28000
Km/ora circa, per assicurare le comunicazioni con la navicella
sono state predisposte 7 stazioni radio, 3 delle quali
trasmettono in VHF le restanti in HF, visto che la maggior parte del volo si svolge sull'oceano, il
segnale HF ha una portata nettamente superiore al VHF permettendo una migliore ricezione.
Alle 9,52 ora di Mosca, la capsula ha sorvolato gli Stati Uniti ed è ora sulla verticale di Capo Horn,
Yuri consuma un pasto, alle 10,15 in prossimità dell'Africa viene dato da terra l'ordine di prepararsi
all'accensione dei retrorazzi, alle 10,25 si accendono i retrorazzi e la Vostok inizia il rientro
nell'atmosfera, in questa fase la capsula comincia a roteare in maniera preoccupante, ma l'anomalia
finisce quasi subito e la Vostok allinea in posizione ottimale lo scudo termico, ad una altezza stimata
di poco al di sotto dei 7000 metri Gagarin si eietta proseguendo la discesa col paracadute contenuto
nel sedile, atterra nei pressi della città di Engels nei campi del Kholkoz Leninsky Put alle 10,55 dopo
108 minuti di volo e la prima persona che incontra è Anna Takhtarova e sua nipote, poco dopo
arrivano anche giornalisti e militari, Radio Mosca ha trasmesso l'annuncio della storica impresa
mentre era ancora in volo, lasciando il mondo attonito e ribadendo che la nazione detentrice della
supremazia spaziale è senza dubbio l'Unione Sovietica.
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1/03/2011
Gagarin viene riportato alla base, qui apprende di essere stato nominato Maggiore, riceve una lunga
telefonata da Kruscev e rilascia interviste alla Pravda e alla Izvestia, conclude la serata in una
località sul Volga, il giorno dopo incontra il progettista capo Korolev, poi parte alla volta di Mosca
dove ad attenderlo all'aereroporto c'è il Premier Nikita Kruscev in persona e tutti gli alti esponenti del
Partito, insieme si recano nella Piazza Rossa, dove Yuri tiene un discorso sul mausoleo di Lenin e il
popolo Sovietico, con un bagno di folla saluta festosamente il suo eroe, gli viene inoltre conferito
l'Ordine di Lenin, la più alta onorificenza per un cittadino Russo.
E' un vero trionfo e Gagarin è ora un emblema per la propaganda Sovietica, inizia infatti un tour che
lo porta in tutto il mondo, interviste, ricevimenti, conferenze, proiettano Yuri Gagarin nel mito, un
mito che sembra essere destinato a durare per sempre.
Tornato alla sua base cercherà di rientrare nel programma spaziale in maniera attiva, collabora nella
preparazione della missione Vostok 6 che porterà la prima donna nello spazio, Valentina
Teleshkova; riesce con molta insistenza a diventare la riserva per la missione Sojouz 1, missione in
cui muore Komarov in circostanze misteriose e da li in poi Gagarin tornerà a pilotare i MiG.
Il 27 marzo del 1968 Gagarin decolla a bordo del MiG 15-UTI assieme a Vladimir Seryogin, un
copilota di grande esperienza voluto fortemente dal Cremlino convinti di preservare il più possibile il
proprio Mito da incidenti, alle 10,31 si interrompono le comunicazioni col caccia, e solo dopo sei ore
incominciano le ricerche, a 96 Km a est di Mosca viene avvistata una nuvola di fumo.
Le ricerche riprendono il giorno seguente e nei pressi della città di Kizak, vengono ritrovati i resti
dell'aereo e dei due piloti; Yuri Gagarin, il mito che ha volato per primo nello spazio, muore in
circostanze a dir poco misteriose.
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1/03/2011
Le ceneri di Gagarin vengono tumulate con un
funerale solenne nel muro del Cremlino mentre tutta
una nazione piange uno tra gli eroi più amati in tutti i
tempi.
Vengono avviate alcune inchieste, senza fare piena
luce sull'accaduto, qualcuno avanza l'ipotesi del
complotto da parte del Cremlino perchè ormai
Gagarin è diventato ingestibile, altri ipotizzano un
incidente in volo con altro velivolo; recentemente il
colonello in pensione Igor Kuznetsov, dopo nove
anni d'indagini afferma con una certa convinzione,
che la ragione della morte del Cosmonauta è stata
determinata da una manovra azzardata dovuta al
fatto che a quota 3000 m. i due piloti accortisi di
una presa d'aria dell'abitacolo rimasta aperta,
decidono di tornare ad altitudine più sicura facendo
una repentina picchiata che però li ha portati allo svenimento e al successivo schianto, a quei tempi
i piloti non avevano piena conoscenza degli effetti sull'organismo in situazioni così al limite.
Di quest' Uomo sono state dette e scritte tante cose, eretti monumenti e addirittura scritte canzoni, ma
credo che sia più giusto ricordarlo a pochi momenti dallo storico volo dove con un sorriso sereno, si
accingeva ad affrontare un folle volo verso l'ignoto.
Curiosità:
La Vostok era dotata di cibo e sistemi di sussistenza per circa 10 giorni, tempo impiegato dalla
navicella per rientrare sulla terra in caso di avaria dei retrorazzi.
Di ritorno dalla missione, all'arrivo a Mosca, mentre percorre a piedi la pista verso il comitato di bentornato
capeggiata da Kruscev, Gagarin appare tesissimo, la ragione è una scarpa slacciata, teme seriamente
d'inciampare rischiando di cadere.....
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Apollo 11: Mare della Tranquillita’
COSMo n.1
1/03/2011
di Ciro Sacchetti
“Questo è un piccolo passo per un uomo. . . . ma un balzo da gigante per l’Umanità” con queste
semplici parole che risuonarono un po‟ afone, quasi nasali a causa dell‟enorme distanza e della
cattiva ricezione, un uomo, Neil Armstrong il 21 Luglio del 1969 posava per primo un piede sulla
Luna, e a tutto il mondo, che in quel preciso istante sembrava essersi congelato con gli occhi incollati
ai teleschermi, aveva regalato una delle più grandi conquiste mai raggiunte fino ad allora.
Si! Gli Americani c‟erano riusciti, proprio loro, che avevano un forte ritardo sul programma spaziale,
disputando un testa a testa con i Russi durato anni, avevano messo piede sulla Luna per primi e li
avevano battuti.
E mentre tutto ciò balenava sicuramente
nella testa di qualche pezzo grosso del
governo Americano, i due astronauti
Armstrong e Aldrin sulla Luna avevano
altro a cui pensare.
Raccoglievano campioni di rocce e
disponevano attrezzature scientifiche,
saltellando un po‟ goffamente nelle loro
tute spaziali, e videro qualcosa che li
lasciò senza parole facendoli provare un
emozione indescrivibile: la Terra, il loro
pianeta natio, all‟orizzonte della Luna.
Ma facciamo un passo indietro e vediamo
cosa accadde in quei giorni.
Houston, domenica 16 luglio 1969 ore
09.00 del mattino, al Kennedy Space
Center è una splendida giornata, una folla di migliaia di persone è accorsa ad assistere al lancio
dell‟Apollo 11. Davanti a loro a distanza di sicurezza, sulla rampa 39, si staglia la sagoma del razzo
Saturno 5 alto pressappoco 111 metri.
Eugene
Aldrin Jr.
Sulla sommità si distingue appena la capsula a forma di cono dove Edwin
all‟interno
gli "Buzz"
Astronauti
(Montclair,
20 gennaio
1930)
Armstrong, Aldrin, e Collins, attendono ormai da tempo, che si accendano i motori
portandoli
verso
la
prima fase della loro Storica missione.
A terra, al controllo missione la tensione si tasta con mano, lo stato d‟animo di tutti è un misto di
eccitazione e ansia, l‟importanza storica di portare un uomo sulla Luna è ben sentita da tutti, ma le
incognite di questo lancio sono tante, forse troppe.
Il modulo LEM non è del tutto testato nella discesa sul suolo lunare, anche se con l‟Apollo 10 c‟erano
andati molto vicino;
anche le tute destavano preoccupazione, se durante l‟escursione sul suolo lunare un Astronauta
fosse accidentalmente caduto, c‟era il timore di una lacerazione del rivestimento della tuta che
avrebbe messo a repentaglio la vita di quest‟ultimo, e tanti altri fattori che determinavano quello stato
d‟animo.
I tre Astronauti erano consapevoli di tutti questi pericoli, ma in loro lo spirito di abnegazione, il
coraggio, il lungo addestramento, e il fascino dell‟ignoto li faceva affrontare questa impresa con una
apparente calma.
Intanto il tempo scorre e si avvicina il momento del conteggio finale, alla sala controllo il Direttore di
volo Gene Kranz, chiede a tutti i controllori un “Go” per il lancio, che significava avere conferma da
ogni singolo tecnico addetto al monitoraggio di ogni apparato del razzo Apollo, che tutto funzionasse
alla perfezione altrimenti il conto alla rovescia sarebbe stato fermato per poter risolvere l‟eventuale
problema, tutto è “OK”.
Il grande orologio davanti alla folla segna T – 60 secondi.
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1/03/2011
Armstrong sa che se durante l‟ascensione qualcosa andasse storto avrebbe solo pochi secondi per
azionare i piccoli razzi della torretta di salvataggio posta sopra al modulo di comando (la capsula)
portando quest‟ultima con l‟equipaggio in salvo lontano dal razzo.
T- 20 secondi, si avverte nella capsula una vibrazione prolungata, sono le pompe combustibile che
entrano in azione.
T-10 secondi i cinque motori del primo stadio del Saturno 5 cominciano a farsi sentire, a - 4 secondi il
fragore è assordante, il fumo di scarico fuoriesce dai condotti di sfogo al di sotto della rampa e si
propaga per centinaia di metri.
Sono le 9.32, e il conteggio è ora a 0, tutti i condotti di alimentazione e i sostegni si staccano
contemporaneamente permettendo al razzo di staccarsi dalla rampa, ed incominciare la sua ascesa
spinto da quello che sembra essere un piccolo sole posto al di sotto di esso, con un boato talmente
forte da poter essere udito a centinaia di chilometri.
L‟avventura dell‟uomo verso la Luna è appena cominciata.
Lo spettacolo al quale le persone intervenute hanno assistito, è a dir poco impressionante, dopo lo
stupore iniziale qualcuno applaude, altri lanciano dei piccoli urli, altri incitano con dei “GO!”, intanto il
razzo dopo una breve traiettoria verticale, ha cambiato il suo assetto cabrando e aumentato
vistosamente la sua corsa per raggiungere la velocità di fuga dalla attrazione gravitazionale terrestre.
All‟interno del modulo di comando i tre astronauti sono letteralmente schiacciati ai sedili data la
tremenda spinta dei motori del razzo Apollo, ma ciò non impedisce loro di svolgere i controlli del caso,
comunicare con Houston ed eseguire eventuali operazioni se necessarie durante quella prima fase
del volo.
A pochi minuti dal lancio avviene il distacco
del primo stadio del Saturno, il tutto è
ancora visibile con un buon binocolo, il volo
si sta svolgendo senza problemi e dopo
poco, si separa anche il secondo stadio e il
Saturno è ora in un‟orbita definita di
parcheggio attorno alla terra.
La forza centrifuga dell‟ orbita assieme alla
spinta del motore del terzo stadio,
serviranno da trampolino per immettersi
nella rotta verso la Luna, qui Collins
distacca il modulo di servizio dal terzo
stadio, e dopo essersi allontanato,e aver
compiuto una rotazione del veicolo di 180°,
accende i piccoli razzi di manovra per
riavvicinarsi con l‟intento di agganciare il Lem ed estrarlo dall‟ultimo stadio del Saturno, la manovra
viene eseguita alla perfezione.
Il volo verso la Luna prosegue senza intoppi, durante il viaggio l‟equipaggio ha la possibilità di filmare
la vita a bordo dell‟apollo, e le immagini fanno il giro del mondo, tutti possono vedere gli uomini che
di li a pochi giorni scenderanno sulla Luna, galleggiare facendo piccole capriole nell‟abitacolo della
capsula per spostarsi, bere a gravità zero, parlare con la terra, governare l‟astronave e ciò che
colpisce è che tutto viene svolto con estrema disinvoltura, e i visi, le espressioni dei tre astronauti
sono serene, rilassate.
Coloro che osservano queste scene durante i vari special trasmessi in tutto il mondo, mai potrebbero
immaginare che quei tre rischiano di non tornare mai più sulla terra, e che ne sono ben consapevoli.
Alla velocità di 40.000 Km/h orari e in meno di 4 giorni di viaggio, il 20 Luglio la carovana Apollo entra
nel campo gravitazionale della Luna, dopo l‟operazione di rallentamento mediante l‟accensione del
motore del modulo di servizio, l‟Apollo si inserisce nell‟orbita Lunare.
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1/03/2011
Tutto è avvenuto come da manuale, e a Houston sono molto soddisfatti, viene perciò dato l‟ok per
iniziare la fase di discesa. Quindi ci siamo; il momento è arrivato, Armstrong e Aldrin salutano Collins
che resterà in orbita lunare curando che rotta, altitudine e posizione rimangano sempre costanti,
intanto loro scivolano nel condotto che tiene agganciato il modulo di comando battezzato dagli
astronauti Columbia, e il lem denominato Aquila.
Nel salutarli Collins sa perfettamente che potrebbe essere l‟ultima volta che vede i due compagni di
viaggio, le scarse probabilità di successo della fase di allunaggio, cominciano a pesare su di lui.
L‟angoscia è dovuta al fatto che se qualcosa andasse storto, non ci sarebbe nessuna possibilità per
lui di soccorrere i due amici, con la prospettiva di allontanarsi dalla
Luna lasciandoli per sempre
Columbia
laggiù.
I portelli vengono chiusi e dopo 380.000 chilometri di viaggio (questa è approssimativamente la
distanza dalla Terra alla Luna), i due moduli si separano, e quando riappaiono dal lato nascosto della
Luna, il Lem è diviso dalla nave madre.
Con una spinta iniziale di 30 secondi, il modulo lunare si allontana iniziando la prima fase della
discesa, lo spazio all‟interno è veramente angusto, non ci sono sedili e i due astronauti sono in
piedi legati mediante cinghie elastiche al pavimento.
Per 16 minuti circa hanno osservato il panorama dagli oblò controllando i dati trasmessi da terra;
mentre sorvolavano il Mare della Tranquillità, Armstrong esclamò alla radio “Le fotografie e le mappe
tracciate dall‟ Apollo 8 e 10 ci hanno dato un buon preview di quello che stiamo vedendo. Sembra
realmente come nelle foto; ma, con
la differenza che c‟è assistendo dal
vero a una partita di calcio e
guardarla alla TV, non c‟è cosa che
possa sostituire l‟essere ora qui”.
L‟emozione,
lo stupore dello
spettacolo a cui assistono è molto
forte, tanto da far quasi dimenticare
la pericolosità di ciò che si stanno
accingendo a fare; ma subito
qualcosa li riporta alla realtà, il
segnale radio va e viene, la
ricezione sia a terra che sul Lem è
disturbata o frammentaria, motivo
sufficiente per l‟annullamento della
missione; ma dopo poco tempo
tutto sembra risolversi da solo, e le
trasmissioni tornano alla normalità.
Viene ora acceso il razzo, per dodici
minuti circa, che darà la spinta al modulo Aquila per avvicinarsi alla superficie lunare, verso i 100
chilometri di altezza gli astronauti con un po‟ di stupore cominciano ad avvertire una leggerissima
sensazione di gravità, tutto era cominciato veramente.
Ma c‟è qualcos‟altro che va storto, Armstrong si accorge guardando fuori dall‟oblò, che il panorama
cioè i rilievi passano con troppo anticipo, 2 secondi circa, rispetto al programma di discesa del
computer di bordo, con il rischio di arrivare “un po’ troppo lunghi” dirà a Aldrin, il quale lo guarda un
po‟ incredulo e poi cerca di capire cosa sta succedendo.
A terra si accorge del problema un tecnico di 26 anni, Steve Bales. Capisce che il computer di bordo
non percepisce che il Lem è più veloce di 20 chilometri circa, ma i radar a terra lo rilevano, Bales si
consulta con il direttore di volo Kranz, e convengono che se la velocità aumenta a 30 Km. si annulla
la missione in quanto si rischia lo schianto; viene perciò monitorata la velocità che pare rimanere
costante, perciò si continua ad andare avanti.
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1/03/2011
Ma i guai non sono finiti; Aldrin si accorge che il radar di bordo mostra dati differenti da quelli del
computer di centinaia di metri, questo comportava una discesa che non teneva conto della quota
reale del Lem. Il pilota automatico governato dal computer non si sarebbe accorto dell‟avvicinarsi del
suolo credendo di essere ancora a qualche centinaio di metri d‟altezza, facendolo così fracassare al
suolo, allora Aldrin imposta il computer con priorità solo sui dati del radar; non appena fatto questo
scatta un‟ allarme.
Sul monitor appare la scritta “PROG” allarme del software in tilt, in più un codice “1202”.
A terra il gelo scende nella sala controllo; Gene Kranz è scattato in piedi e interroga subito i
programmatori i quali riferiscono che tutto ciò è avvenuto perché il computer in qualche modo è stato
sovraccaricato di dati, resettandosi e ripartendo da zero. Adesso più che mai si sente a terra la
necessità di annullare la missione, Armstrong è spazientito, non ha risposta da terra al problema, al
controllo missione una serie di tecnici libri alla mano cerca di decifrare il codice 1202 senza venirne a
capo, Steve Bales, sempre lui, disse a tutti di ignorare il problema e che il computer si stava solo
riavviando e di andare avanti, Kranz un po‟ titubante da il via libera al proseguo della missione.
Il computer ora funzionava, e sul Lem l‟equipaggio tirava in sospiro, ma nel lasso di tempo impiegato
per risolvere il problema, il punto di allunaggio è sfilato via, mancano ora solo 300 metri circa, e
l’Aquila sta viaggiando senza una meta.
Da terra si accorgono che il Lem è schizzato a forte velocità in orizzontale a 6 Km. circa fuori
bersaglio ( a 10 Km. era previsto l‟annullamento).
Cosa stava succedendo ancora, Armstrong si è accorto che il computer li stava portando in una zona
piena di macigni enormi e di crateri, e allora seguendo il detto “nel dubbio atterra lungo” passa al
comando manuale. Alla sala controllo tutto si fa silenzio, nel timore che la tragedia sia ormai
inevitabile nessuno fiata, vengono solo trasmessi i dati di discesa, intanto sul Lem le cose non vanno
meglio; Armstrong non ha ancora trovato un posto adatto per allunare, i ritmi cardiaci di tutti e due
salgono a razzo, chiede allora a Aldrin “quanto carburante resta” con voce tesa gli risponde “8%
Neil! ora o mai più”, fu allora che intravide uno spiazzo poco oltre un cratere dove era possibile
scendere; e ciò che si dissero tra l‟Aquila e la Terra furono queste parole:
HOUSTON: 30 secondi all’atterraggio
panorama dagli oblò del LEM Aquila
AQUILA: solleviamo un po’ di polvere, (disturbi) ci spostiamo un po’ a destra……..(disturbi)
luci di contatto. Ok. Motore spento.
HOUSTON: vi registriamo Aquila.
AQUILA: qui base tranquillità. Aquila atterrata.
HOUSTON: bene, tranquillità, vi registriamo al suolo, c’è un sacco di gente quaggiù che ha
rischiato l’asfissia, adesso respiriamo di nuovo. Grazie mille.
A bordo del Lem la tensione si allenta, da analisi successive si saprà che era rimasta una riserva di
carburante per 40 secondi circa.
Ma non c‟è tempo da perdere, si controlla subito che non siano stati riportati dei danni al veicolo,
altrimenti bisogna ripartire in tutta fretta, le finestre di lancio sono tre, denominate T1, T2, e T3. A
terra nell‟eventualità di un danno, dopo aver smaltito l‟euforia del momento, si è iniziata la procedura
per il T1, ma dalla Luna gli astronauti comunicano che è tutto a posto.
Da Houston comunicano agli astronauti che potranno uscire per l‟escursione extraveicolare, tra sei
ore, e che per il momento dovevano riposare; e chi avrebbe riposato in quel momento; Armstrong e
Aldrin, sono letteralmente incantati come bambini dal panorama che si vede dagli oblò, commentano
così via radio in diretta con tutte le radio americane “è molto simile alla pianura di Houston” , la
differenza sono i colori, l‟assenza d‟aria crea colori e riflessi inimmaginabili. Sono passate le sei ore e
i due astronauti sono pronti per la storica passeggiata; ma nell‟aprire il portello si accorgono che la
pressione all‟interno dell‟Aquila, è ancora troppo alta per permettere questa operazione, allora
Armstrong prova a forzare un po’ un angolo del portello, e visto che il rivestimento del Lem
era molto sottile, riesce a creare una piccola fessura che fa fuoriuscire tutta l’aria rimasta;
anche questa era passata.
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Armstrong scivola ora sulla piccola piattaforma che lo porterà alla scaletta, ma prima di scendere
aziona una telecamera che filmerà l‟ evento.
Comincia a scendere gli scalini, le immagini a terra non sono di ottima qualità, ma nessuno se ne
accorge, tutto il mondo è lì; col fiato sospeso, a guardare quella sagoma che sta per compiere
l‟impresa del secolo; ora è ai piedi del Lem.. “sono ai piedi della scaletta. Le zampe del Lem sono
affondate nella superficie solo per circa 1 o 2 pollici, sebbene la superficie appaia essere di grana
molto, molto fine. E’ quasi come polvere. (pausa) Sto scendendo dal Lem ora (lunga pausa) QUESTO
E’ UN PICCOLO PASSO PER UN UOMO…. UN BALZO DA GIGANTE PER L’UMANITA’”.
Sono le ore 4.57 in Italia, e in quel momento, come non era mai successo prima, e come non
succederà mai più, l‟intera umanità è unita in quel bellissimo sogno diventato realtà..
l‟uomo è sulla Luna.
In Italia una trasmissione condotta
da Andrea Barbato, Tito Stagno e
da Houston Ruggero Orlando,
commenta
tutte
le
fasi
dell‟allunaggio
e
della
prima
passeggiata lunare, tenendo gli
Italiani svegli per tutta la notte.
Verrà inoltre ricordata per il diverbio
sull‟avvenuto allunaggio annunciato
da
Stagno,
immediatamente
smentito da Olando il quale subito
dopo lo annuncerà lui, facendo
scattare una certa ilarità nel
pubblico intervenuto in studio.
Dopo 15 minuti circa anche Aldrin
raggiunge il suo compagno esclamando mentre scende dalla scaletta “starò attento a non chiudere
la porta altrimenti rimaniamo fuori casa” a Houston scattò una risata, e guardandosi intorno
esclamò “che splendida desolazione”.
Dapprima gli astronauti saggiano il terreno, la bassa gravità e le tute creano qualche tentennamento,
poi a piccoli saltelli cominciano ad esplorare il luogo dell‟allunaggio. I due fanno una passeggiata di 2
ore circa, dispongono apparecchiature scientifiche che continueranno a funzionare anche dopo la loro
partenza, raccolgono 21 chili di rocce, scatteranno molte foto; anzi Armstrong scatterà molte foto,
Aldrin non ne farà neanche una in cui sia presente il suo compagno di viaggio, per banale
dimenticanza. Piantarono con fatica la bandiera americana, dovranno infatti compattare il punto dove
la bandiera penetra nel terreno con i piedi. Riceveranno poi la più lontana telefonata fatta nella storia,
è il Presidente Nixon dall‟altra parte del filo, la conversazione verrà ascoltata da tutta l‟America, e il
discorso del Presidente fa elogi ai due astronauti e alla loro impresa, si saprà solo tempo dopo che
era pronto un altro discorso nel caso in cui fossero periti tragicamente.
Rientrati nel Lem, vi trascorreranno sette ore dove verranno lasciati soli senza nessun compito,
dovevano solo dormire, ma un po‟ l‟eccitazione un po‟ il freddo non riuscirono a chiudere occhio. Il
momento della partenza è arrivato, a bordo tutto è pronto ma c‟è un altro problema, il tasto per
l’accensione del motore di risalita è rotto; non c‟è più.
Probabilmente mentre indossavano le tute, o durante un banale movimento, il pulsante era stato
urtato; dopo tutto quello che avevano passato rischiano di rimanere sulla Luna per un pulsante
rotto, Aldrin allora ha un‟idea, prende la sua penna a sfera, la inserisce nel vano dell‟interruttore e
spinge il motore si accende e la parte superiore del Lem si separa dalla parte inferiore adibita solo
all‟allunaggio, e sale verso l‟appuntamento con il Columbia. Il volo di rientro si svolge senza intoppi,
stessa cosa per l‟ammaraggio. Dopo, l‟equipaggio verrà messo in quarantena per scongiurare il
pericolo di contaminazione da batteri lunari, il Presidente Nixon fa loro visita, e dalla finestra della
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1/03/2011
camera di quarantena i tre hanno finalmente espressioni distese, la missione ha avuto pieno
successo, e loro sono sani e salvi a casa.
Dopo poco tempo riabbracceranno le loro famiglie e riceveranno gli onori di tutto il mondo.
Erano state raggiunte con sei mesi di anticipo le promesse e i sogni di un Presidente americano molto
amato, e tragicamente scomparso (J.F.Kennedy), veniva inoltre coronato il sogno di un bambino che
diventato grande costruirà armi terribili (Wernher von Braun) per un regime perverso e sanguinario,
per poi vederle mutare nello splendido e maestoso Saturno 5.
La volontà e l‟intelligenza dell‟uomo, erano state capaci di soddisfare il più grande dei desideri;
esplorare un altro pianeta.
Riferimenti:
“Breve storia della conquista dello spazio” Daniele Bedini
“LUNA” Michael Light
“Ulisse” Piero e Alberto Angela (Doc. TV)
Neil Alden Armstrong (Wapakoneta, 5 agosto 1930)
Aldrin prepara esperimenti
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Apollo 11: Qualche aneddoto
COSMo n.1
1/03/2011
di Leonardo Avella
La bandiera Americana sulla Luna
Tutti noi abbiamo visto (o quantomeno abbiamo sentito parlare) del primo uomo sbarcato sulla Luna.
Tutti noi conosciamo quanto gli americani ci tengano alla propria bandiera . Forse però solo in pochi
conoscono le disavventure in cui incapparono i primi astronauti proprio con la loro beneamata stars
and stripes. Data: 20 luglio 1969. L‟uomo arriva sulla Luna. Uno dei primi compiti una volta scesi fu
quello di aprirla e piantarla a terra. Gli astronauti non si erano allenati a farlo e ciò si rivelò un compito
molto più difficile del previsto. Il suolo lunare era molto più duro di quanto avessero preventivato e
questi poveri astronauti fecero una gran fatica ad infilare l‟asta nel terreno anche di pochi cm! L‟asta
orizzontale che aveva il compito di tenere la bandiera aperta (sulla Luna non c‟è atmosfera per cui
tale asta è necessaria) non si aprì del tutto.
Data: 14 novembre 1969. L‟equipaggio dell‟ Apollo 12 (la seconda missione a scendere sulla Luna)
aveva con sé un martello in modo da riuscire a piantare la bandiera meglio e più rapidamente. Fu
inoltre cambiato il design del palo che doveva entrare nel terreno: adesso era più appuntito. In effetti
la bandiera fu piantata senza problemi ma il perno dell‟asta orizzontale era rotto. Nella foto di rito si
vede il povero astronauta che deve sorreggere la bandiera americana.
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Apollo 12: Ocean of Storms
COSMo n.2
1/03/2011
di Davide Borghi
Il primo sbarco sulla Luna e' alle spalle. Il sito di sbarco dell'Apollo 11 era stato raggiunto
grossolanamente, e il famoso problema dell'inagibilita' del sito scelto aveva obbligato Armstrong ad
un allunaggio “lungo”, oltre un enorme cratere, 7Km oltre il target, portando veramente al limite le
riserve di carburante. Ora, con l'Apollo 12, si tenta qualcosa di piu' complesso, un gradino piu' su':
allunare esattamente dove si intende farlo, ovvero a fianco della sonda americana Surveyor 3 (un
veicolo disabitato automatico della NASA, allunato tre anni prima) in modo da poterla raggiungere,
prelevare campioni, e verificare l'effetto delle radiazioni sull'equipaggiamento.
Sito di allunaggio dell'Apollo 11 (al centro), fotografato dalla LRO, Luglio 2009
Dopo il primo “esercizio ingegneristico” dell'Apollo 11, le idee e i possibili siti di sbarco per le missioni
seguenti, non mancavano: il mare di lava di Ocean of Storms (Oceanus Procellarum), l'altopiano di
Fra Mauro, il serpeggiante ruscello di lava Hadley e il delta Hadley negli Apennini lunari, le alture di
Descartes, la valle di Taurus Littrow, lo spettacolare cratere Copernicus oppure il Tycho (si veda
l'appendice per la lista dettagliata). ...E anche l'hardware non mancava: ce ne era di costruito o in
costruzione per altre 9 missioni, fino all'Apollo 20!
E venerdi 14 Novembre 1969 tre astronauti, tutti provenienti dalla US-Navy, erano pronti ad iniziare
questo ciclo: Pete Conrad (Comandante), Dick Gordon (pilota del Command Module Yankee Clipper)
e Alan Bean (pilota del Lunar Module Intrepid).
Il Direttore di Missione della missione precedente, Gene Kranz, ha un brutto presentimento: troppe
cose sono andate bene in modo fortunoso con l'Apollo 11... ma si tiene questi pensieri per sè.
3... 2... 1... Arriva il Liftoff. Tutto bene. Ma non passano molti secondi e il gigantesco Saturn V viene
colpito a mezzaria da diversi fulmini. Conrad inorridito vede tutti gli allarmi accendersi
contemporaneamente! “What the hell was that??”. In nessuna simulazione era stato preparato a
questa evenienza! I possenti motori del Saturno continuano a spingere. In un solo respiro Conrad
cerca di elencare gli allarmi che vede. Al suolo un esterefatto giovane direttore di missione, Gerry
Griffin, non vuole credere che questo stia capitando alla sua prima missione. Chiede spiegazioni
all'ingegnere del sistema elettrico, John Aaron, 24 anni, che pero' nel suo schermo vede solo caratteri
alfanumerici indecifrabili invece della solita telemetria. Ma ha gia' visto questo problema in una
simulazione ed esclama velocemente: “Flight, try S-C-E to AUX”.
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L'emergenza dura solo pochi secondi: da terra i tecnici aiutano gli astronauti a resettare il sistema che
ha subito un “massive power failure”. Il Booster Guidance & Control System, replica dello stesso
sistema di navigazione del LEM, ora in avaria, ha funto da sistema di backup, mentre il LEM viene
ripristinato. In pratica il razzo, 36 secondi dopo il lancio, attraversando un sistema di nubi
temporalesche, aveva creato elettricita' statica che si era scaricata attraverso il LEM verso la torre di
controllo 2Km piu' sotto. Un secondo fulmine aveva colpito a 52 secondi dal lancio.
Conrad, che e' un tipo particolare, dopo la missione Gemini 5 dove gli era mancata molto la musica, si
e' portato un mangia-nastri con perlopiu' musica country, western e pop e durante il viaggio si gode il
relax, infastidendo “leggermente” Bean e Gordon.
Il target e' il vasto mare Ocean of Storm, dove giace il Surveyor 3, sul bordo di un cratere di 200m di
diametro. Il problema e' trovarlo... a vista. Si era allenato a riconoscere la distribuzione dei crateri:
sembravano il profilo di un pupazzo di neve. Arrivano nel presunto luogo di allunaggio e... vede
centinaia di crateri in piu' di quello che si aspettava, ma nessun pupazzo di neve! Poi “There it is, son
of a gun!”.
Il LEM Intrepid alluna in posizione il 19 Novembre 1969, a meno di 10m dal bordo del cratere dove
“dovrebbe” giacere il Surveyor (dai piccoli oblo'del LEM Conrad e Bean non hanno modo di verificare
prima di scendere).
Ogni due ore una debole stella in movimento appare all'orizzonte: e' il CM Yankee Clipper con Dick
Gordon a bordo, in volo solitario per 38 ore. Alla prima orbita completata Gordon scruta il suolo:
“Vedo l'Intrepid” dice con voce calma e poi urla “Vedo il Surveyor! Vedo il Surveyor!”. L'obiettivo
primario della missione era riuscito.
Gordon non poteva mettere piede sulla Luna... questa volta... ma era in lista per l'Apollo 18 (che sara'
pero' cancellata dal presidente Richard Nixon poco tempo dopo, insieme alle Apollo 19 e 20).
Pete Conrad e Alan Bean.
Dopo alcune ore Pete Conrad si avvicina alla porta per scendere dalla scaletta. Sa bene che nessuno
si ricordera' del terzo uomo sulla Luna, per cui non deve inventarsi niente di “storico” da dire. Ma ha
qualcosa da dire, e una scommessa da vincere, con la nostra Oriana Fallaci...
Il tutto era nato un po' di tempo prima quando Pete discuteva sul bordo di una piscina a Houston con
la giornalista italiana. Lei era convinta che qualche burocrate a Washington DC avesse
suggerito/imposto a Neil Armstrong la famosa frase “Questo e' un piccolo passo per un uomo, ma un
balzo enorme per l'umanita'”. Conrad, conoscendo Neil da anni, aveva cercato di convincere Oriana
del contrario. Ad un certo punto Pete sfida Oriana a scommettere che avrebbe detto quello che li'
decidevano. “Non te lo permetteranno mai!”. Si stringono la mano sulla scommessa da “five-hundreds
bucks” (500$).
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...scende l'ultimo gradino, fa il balzo e dice: “Whooopie! Man! That may have been a small one for
Neil, but it's a long one for me!” (Sara' anche stato un breve passo per Neil, ma e' enorme per
me!).
Identificato il Surveyor all'orizzonte, Pete si tranquilizza e saltella sul suolo lunare. A Houston decine
di ingegneri ascoltano in cuffia: “Dum de dum-dum-dum... Dum diddee dum-dum-dum...”.
Dopo un po' di tempo passato a guardare il suo comandante danzare sulla Luna, anche Bean sbarca
al suolo.
Poi torna a prendere la telecamera per la TV, ma per alcuni secondi per sbaglio la tiene puntata verso
il Sole e la danneggia irreparabilmente ...ma con Pete Conrad sulla Luna lo show e' garantito anche
via radio...
Pete inizia a guardare la sua check-list, in paginette plastificate, appiccicata al braccio sinistro. E
inizia a ridacchiare... Dave Scott e Jim Irwin, il team di back up, gli avevano inserito foto di Playboy
con la scritta geologicamente corretta: “Non dimenticare: descrivi le protuberanze...”.
Conrad, per la verita', aveva anche fatto preparare un enorme berretto da baseball da mettere sopra
al casco per vedere se qualcuno se ne sarebbe accorto mentre passava di fronte alla telecamera...
ma alla fine non riusci‟ a nascondere l'enorme copricapo alla NASA che, ovviamente glielo confisco‟.
La prima passeggiata lunare serve a settare diversi esperimenti fra cui il Apollo Lunar Surface
Experiment Package (ALSEP): un sismometro, un magnetometro, uno sniffer per la tenue atmosfera,
sensori di raggi cosmici, ecc..
Il Cratere Copernicus
La seconda passeggiata, tredici ore dopo, ha invece come obiettivo il Surveyor 3.
Ma la mattina dura una settimana sulla Luna (ovvero per una settimana il Sole si alza sull'orizzonte
lentamente), per cui, in tempo lunare era passata solo mezzora... ma essndo le 6:30 (ora locale) del
mattino le lunghe ombre si erano tramutate in ombre molto piu' corte e il paesaggio era nettamente
piu' illuminato.
Mentre migliorano l'andatura a saltelli, (“Lo sai come mi sento, Al? Hai mai visto quei documentari con
le giraffe che corrono al rallentatore?”) i due hanno modo di riconoscere e raccogliere rocce chiare
ejecta che poi saranno preziose per datare il cratere Copernicus, che si trova non molto lontano, a
Nord-Est.
Ora di fronte a loro c'e' il relitto del Surveyor, intatto dal 20 Aprile 1967 quando arrivo'.
Si fermano per una pausa come da manuale. Ma non possono stare fermi, perche' hanno un piano da
esguire in silenzio per non allertare Houston: Conrad e Bean hanno nascosto un timer a molla per la
macchina fotografica, per farsi un autoscatto, e attendere la domanda quando qualcuno vedeva la
foto su un settimanale: “E questa chi la ha fatta?”. Ma il timer era sepolto sotto tutte le rocce raccolte
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e nel tempo previsto non riescono proprio a trovarlo. Lo trovera' poi Pete quando svuotera' il sacco di
ritorno al LEM, per la rabbia lo scagliera' verso l'orizzonte. Dichiarera' poi che per anni si e' trastullato
nel pensare ad archeologi fra due milioni di anni che nel trovare questo oggetto estraneo alla
missione, si costruiranno chissa' quali teorie per spiegarne l'esistenza...
Finalmente arrivano al Surveyor e Pete riesce a staccere la telecamera della vecchia sonda per
riportarla a Terra per valutare l'effetto di 31 mesi sulla Luna.
Uno dei gruppi di ricerca sulla Terra trovera' batteri Streptococcus mitis vivi e vegeti nei pressi di
una guarnizione della telecamera del Surveyor 3. Questi esseri viventi sono sopravissuti per anni in
ambiente alieno, privo di aria, acqua e nutrienti, bombardati dai raggi cosmici e con temperature che
possono variare da -170C di notte a +120C a mezzogiorno.
I tre astronauti spenderanno 31 ore e mezza sul suolo lunare, 10 in piu' di Armstrong e Aldrin.
Alla partenza dalla Luna, Pete confessera' ad Alan: “Se il motore [del LEM] non funziona,
diventeremo un monumento permanente al programma spaziale...”.
Passato il tempo delle missioni Apollo, Dick Gordon diverra' manager di societa' petrolifere, Alan
Bean si dilettera' come pittore di scene delle missioni lunari, Pete Conrad partecipera' alla SkyLab 2,
e rimarra' nel settore aero-spaziale per anni; morirà l'8 Luglio 1999 in un incidente motociclistico.
Pete Conrad, il Surveyor3 e il LEM all'orizzonte
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Bean e Conrad (riflesso), Novembre 1969
Alan Bean, 14 Ottobre 2008
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Appendice:
Destinazioni delle missioni effettuate (in grassetto) e di quelle solo programmate:
Apollo 11:
Sea of Tranquility
Apollo 12:
Ocean of Storms
Apollo 13:
Fra Mauro plain (missione fallita, o, come preferisce
Kranz, un “fallimento di successo”)
Apollo 14*:
Fra Mauro plain
Apollo 15*:
Hadley, Appenines
Apollo 16*:
Descartes highlands
Apollo 17*:
Taurus Littrow valley
Apollo 18*:
Copernicus
oppure Gassendi craters
Apollo 19*:
Hadley rille
oppure Copernicus
Apollo 20*:
Marius Hills
oppure Hyginus rille
oppure Tycho
dire il direttore di volo Gene
(missione cancellata*)
(missione cancellata*)
(missione cancellata*)
* Il 2 Settembre 1970, due missioni sono state cancellate: le Apollo 15 e 19 mentre la Apollo 20 era
gia' stata cancellata precedentemente. Le missioni rimanenti sono state rischedulate da 14 a 17. La
destinazione delle ultime tre missioni non era comunque ancora stata decisa ed esistono diverse
testimonianze in proposito.
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1/03/2011
Bibliografia:
Titolo: Failure is Not an Option
Autore: Gene Kranz – former Flight Director, NASA
Editore: Simon&Schuster
http://www.amazon.com/Failure-Not-Option-Mission-Control/dp/0743200799
Titolo: A Man on the Moon
Autore: Andrew Chaikin, introduzione di John Glenn
Editore: Penguin Books
http://www.amazon.com/Man-Moon-Andrew-Chaikin/dp/0140272011
Titolo: The Apollo Lunar Surface Journal – 3 DVD-ROM EDITION
Autore: Eric Jones, Ken Glover
Editore: Spacecraft Films www.spacecraftfilms.com
http://www.spacecraftfilms.com/index.asp?PageAction=VIEWPROD&ProdID=31
Titolo: Voices from the Moon:
Apollo Astronauts Describe Their Lunar Experiences
Autore: Andrew Chaikin
Editore: Viking Studio
http://www.amazon.com/Voices-Moon-Astronauts-DescribeExperiences/dp/0670020788
http://www.alanbean.com/
http://www.penpal.ru/astro
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Saturn V – il razzo che partiva storto
COSMo n.2
1/03/2011
di Leonardo Avella
In questo articolo vorrei
parlare
di
qualcosa
di
interessante ed a mio parere
sconosciuto ai più, relativo ai
primi
momenti
di
ogni
missione lunare, quando un
razzo
più
alto
della
Ghirlandina
(110,6 Metri
contro gli 86,12 della torre
modenese), carico fino all‟orlo
di combustibile, si staccava
lentamente dalla superficie
terrestre.
Gli astronauti che salivano su
questo razzo avevano sotto al
sedere circa 1 milione 497
mila chili di cherosene e più di
92.000 Kg di idrogeno.
Alla partenza ogni motore
avrebbe bruciato 3.000 Kg di
combustibile al secondo, per
un totale di 15.000 Kg/sec.
I primi momenti sono tra i più
critici di tutta la missione e
sono sotto la responsabilità
diretta del “direttore di
lancio” (Launch Director). Il
direttore di lancio, che risiede
al Kennedy Space Center,
Cape Canaveral, Florida, ha
una grande responsabilità:
deve garantire l‟incolumità
degli astronauti nei primissimi
secondi ed il buon esito del
decollo.
In
caso
di
qualunque
inconveniente può decidere di
annullare la missione.
La responsabilità passa poi al direttore di volo (Flight Director), che risiede al Johnson Space Center
a Houston.
Il direttore di volo è a capo di tutti i controllori di volo, cioè le persone che in ogni istante controllano la
telemetria di tutti i sistemi del razzo. La massa di dati da controllare contemporaneamente è
gigantesca, e ancora oggi c‟è bisogno di un gran numero di persone.
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1/03/2011
La moderna Flight control room dello space shuttle
http://en.wikipedia.org/wiki/Mission_Control_Center_(NASA)
Ma quando avveniva il passaggio di consegne?
Se si ascoltano le vecchie registrazioni delle missioni apollo si sente sempre che ad un certo punto il
direttore di lancio dichiara “the tower is cleared”, ovvero “la torre di servizio è superata”. La torre di
servizio è quella struttura metallica che tiene il razzo ben fermo e verticale sulla rampa di lancio prima
della partenza.
Il Saturn V era un razzo enorme; per poter portare gli astronauti sulla luna aveva bisogno di un gran
quantitativo di combustibile: il suo peso al decollo era di 2.900 tonnellate.
Al momento della partenza i motori fornivano una spinta di 3.470 tonnellate. Nelle prime fasi la
differenza tra il peso del mezzo e la spinta dei motori era piccola, per cui inizialmente il decollo era
molto lento e da lontano il razzo poteva sembrare quasi immobile.
In effetti era proprio così! Nel primo secondo dopo il decollo il razzo si alzava di solo un metro!
Per superare la torre di servizio occorrevano fino a 15 secondi!
I primi secondi erano interminabili: il Saturn V era molto vicino alla torre di servizio e doveva rimanere
verticale per non andare a sbattere contro la LUT (Launch Umbelical Tower).
Come faceva a stare verticale un bestione così? Semplice: 4 dei 5 motori erano montati su
sospensioni cardaniche che permettevano di orientare il getto dei gas combusti e dunque la spinta. Il
sistema automatico di guida si accorgeva in tempo reale di piccole deviazioni dalla verticale e
compensava immediatamente inclinando i motori.
La eventualità che potesse andare a sbattere era tutt‟altro che remota, tant‟è che in realtà il sistema
di guida era programmato per inclinare subito il razzo leggermente dalla parte opposta rispetto
alla torre di servizio
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1/03/2011
Decollo del razzo Saturn V. Si può notare la leggera inclinazione dalla parte opposta rispetto
alla torre di servizio.
C‟era poi un altro grosso problema in questi primi
15 secondi: in caso di spegnimento di uno dei
motori, i restanti 4 non avrebbero sorretto il
mezzo.
Come dice Cernan nel documentario Shadow of
the
moon:
“It takes you 15 seconds to get past the tower.
If you lose one engine, You’re coming back
down.
After that 15 seconds, if you lose one of those 5
engines, you have burned off enough fuel, you’re
light enough where the four engines can sustain
you.”
Se qualcosa fosse andato storto in questi primi
istanti il sistema in automatico avrebbe spento i
motori, o in caso di impossibilità gli astronauti
avrebbero usato il LES (Launch Escape System).
Bisogna comunque sottolineare che nessuna
missione Apollo ha mai dovuto usare tale sistema; la foto a sinistra è di un test di funzionamento.
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1/03/2011
Si potrebbe affermare che nonostante partisse storto ed andasse sulla luna nessun esemplare
di Saturn V ha mai avuto durante le sue missioni la luna storta… Lo so è una battutaccia! 
Una sola volta si è reso necessario l‟utilizzo di questo sistema, nel lancio della navetta sovietica
Soyuz T-10-1 il 26 Settembre 1983.
Quando il Saturn V superava l'altezza della torre di servizio il direttore di Lancio dichiarava "Tower
cleared" (cioè torre di servizio superata); la responsabilità passava dunque al “direttore di volo”.
Il direttore di lancio poteva tirare un sospiro di sollievo e sapeva che una marea di cose che
sarebbero potute andare storte erano fortunatamente filate lisce e che lui aveva fatto il suo dovere.
Da quel momento il razzo non aveva più ostacoli attorno a sé. Il viaggio era finalmente iniziato e la
missione passava sotto la responsabilità del JSC di Houston.
Oggi con le missioni Shuttle la prima fase è meno delicata e pare che il controllo missione passi al
direttore di volo la responsabilità nell‟istante T-0 (ovvero quello del decollo, ben prima del
superamento della torre di servizio).
Verner Von Braun posa vicino ai motori da
3470 tonnellate di spinta del Saturno V
(4 visibili ed uno fuori campo)
I primi 15 secondi...
Quando passa il controllo al direttore di Volo
http://endeavour88.altervista.org/Tesina.pdf
http://it.wikipedia.org/wiki/F-1
Launch Escape System:
http://en.wikipedia.org/wiki/Launch_escape_system
http://en.wikipedia.org/wiki/Apollo_abort_modes
http://forum.nasaspaceflight.com/index.php?topic=16228.60 ; http://history.nasa.gov/SP4206/contents.htm
Fonte:
http://www.criscaso.com/Testi/Astronautica/Tower%20cleared.htm
Avviamento motori saturn V: http://www.criscaso.com/Testi/Astronautica/Avviamento%20F1.htm
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APOLLO 13
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COSMo n.3
1/03/2011
di Ciro Sacchetti
Di tutte le missioni Apollo, la n°13 è una di quelle missioni, oltre all’Apollo 11, che desta un
certo interesse. L’incidente avvenuto a due giorni dal lancio che mise in serio pericolo i tre
astronauti, e gli eventi che ne sono seguiti, sono ben presenti nella memoria comune, resi
celebri anche grazie all’omonimo film di Ron Howard del 1995.
L’opinione pubblica di allora però, stiamo parlando del
1970, era scarsamente interessata a questa missione, la
vedeva come una operazione di routine. Il lancio aveva
subito un calo di audience molto grosso, addirittura le
reti non vollero nemmeno il collegamento in diretta con
l’equipaggio in rotta verso la luna, anche alla NASA si
respirava un’aria di rilassatezza, con due missioni portate
a termine senza troppi intoppi, il programma si svolgeva
regolarmente, anche troppo, ed è risaputo che quando le
cose vanno troppo bene, le probabilità che qualcosa vada
storto si alzano a dismisura, succederà appunto con
l’Apollo 13.
Nell’ottobre del 1969 il comandante precedentemente
designato Alan Shepard deve essere sostituito per una
otite che si è aggravata, viene perciò nominato James
Lovell un veterano dello spazio, con al suo attivo le missioni Gemini 7, Gemini 12 e Apollo 8
(che per primo raggiunse l’orbita lunare). Come pilota del modulo di comando venne nominato
Ken Mattingly, mentre l’incarico di pilota del LEM venne conferito a Fred Haise. Per tutti e due
sarà la prima missione.
Questo cambio, unito al fatto che nella cultura americana il 13 è portatore di sventura, non
venne visto di buon auspicio da alcuni superstiziosi. Comandante dell’equipaggio di riserva
sarà John Young; nel ruolo di pilota di riserva del modulo di comando viene scelto Jack
Swigert e Charles Duke verrà nominato pilota di riserva del LEM.
Col numero di serie “AS-508” i singoli stadi del razzo Saturno vengono consegnati tra Giugno e Luglio
del 1969 al Kennedy Space Centre. Il modulo di comando con il numero di serie “CSM-109”, verrà
battezzato “Odissey”, al LEM col numero “LM-7” verrà dato nome “Aquarius”. Il 15 Dicembre 1969
l‟Apollo 13 perfettamente assemblato, poté essere portato sulla Rampa 39-A.
Il programma di volo prevedeva l‟allunaggio nei pressi dell‟altopiano di “Frà Mauro”, l‟installazione
dell‟ALSEP (Apollo Lunar Surface Exsperiments Package) una serie di congegni destinati alla
misurazione del campo magnetico e, delle onde sismiche, un riflettore laser, ed altro. Vi era inoltre in
previsione l‟esperimento “Saturn-Crash”, che verrà portato a termine con successo anche se fu poco
considerato visto l‟incidente che succederà di lì a poco. L‟esperimento consisteva nel far precipitare
sulla superficie lunare il terzo stadio del Saturno. Dopo l‟estrazione del LEM venne riacceso il
propulsore per dare una traiettoria di collisione con la Luna, la manovra riuscì perfettamente infatti, tre
giorni dopo il terzo stadio (dal peso di 14 tonnellate alla velocità di 9000 Km/h.) precipitò a 120
chilometri dal sito di allunaggio dell‟Apollo 12, provocando un‟onda sismica che durò tre ore circa.
Ma torniamo ai giorni che precedono l‟inizio della missione: il lancio era previsto per l‟11 Aprile 1970,
il 6 Aprile si scopre che il pilota di riserva del modulo lunare Charles Duke era infetto dal morbillo; Ken
Mattingly fu l‟unico a non risultare immune al contagio, così per evitare che Mattingly si ammalasse
nel pieno dello svolgimento della missione, il 9 aprile, a soli due giorni dal lancio, venne resa nota la
sostituzione con il pilota di riserva del modulo di comando Jack Swigert.
Possiamo solo immaginare l‟umore e lo stato d‟animo di Mattingly e degli altri due Astronauti: per
quanto siano freddi professionisti, a così poca distanza dal lancio dopo tante ore di simulatore
passate insieme, il cambio di uno dei membri dell‟equipaggio crea non poche tensioni.
Nonostante tutto, l‟11 Aprile, alle ore 19,13 (ora di Houston), il razzo Apollo 13 si stacca dalla rampa
39-A, gli spettatori accorsi assistono allo spettacolare decollo del Saturno che con un
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1/03/2011
fragore assordante inizia la sua corsa verso la Luna.
Il volo inizialmente si svolge senza problemi, il distacco del primo stadio avviene secondo
programma, ma qui qualcosa va storto, il motore centrale del secondo stadio si spegne 2 minuti e 7
secondi prima del dovuto(da successive indagini si scoprirà che il malfunzionamento fu dovuto
all‟effetto pogo, oscillazione dell‟alimentazione di carburante al razzo che provoca forti oscillazioni di
spinta). Lovel comunica l‟avvenuto e teso attende comunicazioni sul da farsi, da terra accortisi del
problema rimediano aumentando di 34 secondi in più la propulsione dei quattro motori laterali e di 12
secondi in più, quella dell‟unico motore del terzo stadio. Entrano così in orbita 134.550 kilogrammi di
veicolo, un primato.
Dopo 1,5 orbite intorno alla terra, viene riacceso il motore del terzo stadio per mettere l‟Apollo 13 in
rotta verso la Luna, qui Swigert compie l‟operazione di estrazione del LEM in modo perfetto, viene
perciò avviato l‟esperimento “Saturn Crash”. Al controllo missione tutti sono soddisfatti, tutto sembra
procedere nel migliore dei modi, anche il direttore di volo Gene Kranz si lascia andare all‟ottimismo,
ma di lì a poco le cose cambieranno.
Il 13 Aprile, a 55 ore e 55 minuti dal lancio e alla distanza di 321.860 Km. dalla terra, Houston chiede
all‟equipaggio di effettuare un‟operazione di routine, rimescolare l‟ossigeno nei serbatoi per evitarne
la stratificazione. All‟apertura dell‟alimentazione, i cavi che collegano il motore al miscelatore vanno in
cortocircuito creando una scintilla Il fuoco che ne segue porta la pressione del serbatoio n°2 oltre il
punto critico; fino a farlo esplodere!
Nel Modulo di Comando, i tre Astronauti avvertono la forte esplosione, si pensa subito ad una
avaria del sistema elettrico, Lovel raggiunta la strumentazione si accorge assieme agli altri che
si sono accese svariate spie di allarme, la cosa è molto più grave di quello che immaginavano,
Swigert allora comunica il drammatico annuncio “Ok Houston, we’ve had a problem here”; dal
controllo missione viene chiesto di ripetere, Lovell ripete “Houston, abbiamo avuto un
problema!”.
A terra il torpore della routine va in frantumi riportando tutti alla drammatica realtà. Qualcosa di grave
è successo, e nessuno ne capisce la causa, intanto dall‟Apollo comunicano di perdite di tensione sui
pannelli di controllo A e B, le telemetrie indicano una perdita d‟ossigeno dal serbatoio n°2 , parlano di
forti vibrazioni e di qualcosa che li spinge fuori rotta, ad un certo punto si accorgono dall‟oblò n°1 che
hanno effettivamente una perdita d‟ossigeno e lo comunicano a terra. Al controllo missione per un
attimo tutto si ferma, l‟angoscia ora si legge sul volto di tutti, Kranz chiede un quadro della situazione,
gli addetti corrono da una console all‟altra raccogliendo dati preoccupanti, gli viene
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comunicato che la perdita è nei serbatoi n°2 e n°1, nell‟esplosione è rimasto anch‟esso danneggiato,
considerato che l‟ossigeno serve da propellente per le celle delle pile a combustibile, si pensa che la
perdita avvenga all‟altezza delle valvole dei reagenti delle pile 1 e 3, si decide allora di chiuderle, ma
purtroppo il tentativo fallisce e continua la fuoriuscita d‟ossigeno.
Vengono emessi i primi comunicati stampa che parlano di un incidente occorso all‟Apollo 13 ormai in
vista della Luna, poco altro viene detto anche perché poco si sapeva dell‟accaduto, l‟opinione
pubblica intanto incomincia di nuovo ad interessarsi alla missione.
A Houston la situazione richiede una decisione rapida, al modulo di comando restano solo 15 minuti
di sopravvivenza, perciò si decide di trasferire l‟equipaggio nell‟Aquarius che è completamente
rifornito non essendo ancora stato utilizzato. L‟attività sia a terra che sulla navicella è febbrile, bisogna
trasferire tutti i controlli di navigazione sul LEM dal Modulo di Comando prima di spegnerlo, la check
list prevedeva un tempo di tre ore per avviare il LEM, Lovel e Haise nell‟Aquarius avviano il computer
di bordo in tutta fretta nel poco tempo rimasto prima che Swigert sull‟Odissey spenga tutto, da terra
intanto viene controllato che tutti i dati di navigazione immessi nel LEM siano corretti. Con non poca
fatica l‟Aquarius è funzionante ed è diventato una lancia di salvataggio. Dovrà sostenere la vita di tre
uomini per quattro giorni, quando in realtà era predisposto ad ospitarne due persone per due giorni, si
rende perciò necessario trovare il modo di far rientrare l‟equipaggio nel più breve tempo possibile.
Viene deciso di far eseguire un passaggio intorno alla Luna e di riprendere la rotta verso la Terra
utilizzando una traiettoria di ritorno libera; per fare ciò è però indispensabile rallentare l‟Apollo per
l‟immissione in orbita Lunare. Da programma si sarebbe dovuto utilizzare il motore del Modulo di
Servizio (SPS), i tecnici da terra però temono che nell‟esplosione si sia danneggiato, si decide perciò
di usare il motore del LEM, non sarà cosa facile in quanto il LEM è stato progettato per scendere sulla
Luna, non per correggere la traiettoria. Il quarto giorno, Lovell Accende il motore per 31 secondi
compiendo l‟operazione di inserimento in orbita con successo e alle ore 01.21 l‟Apollo 13 scompare
dietro il disco lunare spezzando il collegamento radio per più di 40 minuti tra i naufraghi e la Terra.
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L‟opinione pubblica (destata dai media su ciò che stava avvenendo) assiste, in numero crescente, a
special e conferenze stampa, dove è evidente che i tre Astronauti stanno rischiando seriamente la
vita, hanno una esigua possibilità di rientrare sani e salvi sulla terra.
A Houston intanto è in corso un briefing, si evidenzia subito che il LEM a pieno funzionamento
consuma 60 Ampere e l‟equipaggio rischia di rimanere senza corrente dopo 18 ore circa, quando
invece ne servono più di 45 per avvicinarsi alla Terra, i tecnici non sanno cosa fare, si teme per la vita
dell‟Equipaggio. Verrà deciso di portare il consumo di energia elettrica a poco più di 10 Ampere, che
voleva dire spegnere: computer di bordo, radar e altro, sicuramente un brutto modo di navigare. Il
quinto giorno in aggiunta a tutto quello sta succedendo da terra rilevano un angolo di rientro sbagliato
che rischia di far rimbalzare la capsula all‟addensarsi dell‟atmosfera facendola rimbalzare come un
sasso su uno stagno, Lovel e Haise devono perciò fare una accensione del motore del LEM per ben 4
minuti avendo a disposizione solo riferimenti visivi e nessun computer, in modo rocambolesco
l‟accensione viene fatta con un buon esito. Il sesto giorno, il 16 Aprile alle ore 19.59 l‟apollo 13 supera
il punto di equilibrio gravitazionale tra la Luna e la Terra, a bordo però le cose non vanno molto bene,
Haise ha la febbre, probabilmente il freddo e la scarsità d‟acqua dovuta allo spegnimento delle celle a
combustibile, hanno fatto insorgere in lui una infezione urinaria, in più come si temeva già tempo, il
tasso di anidride carbonica si sta alzando fino al livello di guardia, il LEM mostra in questo frangente il
limite a cui è stato portato nel mantenere in vita tre persone invece di due per molto più tempo di
quello per cui era stato progettato. Gli unici filtri di ricambio sono quelli della Odissey di forma cubica
mentre quelli dell‟Aquarius sono cilindrici. Dopo una stretta collaborazione tra tutte le ditte che
avevano costruito il LEM, nell‟arduo tentativo di infilare “un piolo quadrato in un buco rotondo”, venne
ideato un rudimentale apparato utilizzando solo materiali che avevano a bordo e che gli Astronauti
riprodussero riportando i tassi di CO2 a livelli normali. Ma i problemi non sono finiti, la Terra si sta
avvicinando e si avvicina anche il momento di ridare corrente all‟Odissey che è rimasto disattivato per
quattro giorni. L‟energia da gestire è esigua e da terra nel simulatore Ken Mattigly (al quale non è mai
venuto il Morbillo!) assieme all‟equipaggio di riserva hanno lavorato incessantemente per trovare la
giusta sequenza di riavvio, verrà trasmessa a Swigert e l‟Odissey riprende a funzionare. Poco prima
di abbandonare il LEM, viene distaccato il Modulo di servizio, ad una prima occhiata gli Astronauti
rabbrividiscono, una intera fiancata è mancante, si teme che la forte esplosione possa aver intaccato
anche lo scudo termico della capsula.
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Il 17 Aprile tutto il mondo col fiato sospeso attende di sapere se gli Astronauti ce la faranno a tornare
sani e salvi, molti Paesi offrono il proprio aiuto all‟America in questa circostanza, Papa Paolo VI° ha
radunato i fedeli in preghiera a S.Pietro, intanto al controllo missione ci si prepara a sganciare il LEM
che verrà fatto precipitare in un punto profondissimo dell‟Oceano indiano, alle 19.00 la Odissey
comincia la sua ultima corsa verso l‟Oceano Pacifico, il silenzio radio di un veicolo al rientro in
atmosfera è sempre durato non più di tre minuti e mezzo, questa volta però durerà quasi sette minuti
facendo temere il peggio, ma la vista dei tre paracadute dispiegati e la voce di Lovell fanno tirare a
tutti un sospiro di sollievo. Il mondo si accorge che andare sulla Luna non è uno scherzo e che solo
l‟impegno e la volontà di un gruppo di persone ha permesso ai tre Astronauti dati ormai per spacciati,
di rientrare sulla terra sani e salvi e i sette giorni di Apollo 13 verranno ricordati come un fallimento di
enorme successo.
Riferimenti:
Wikipedia, alla voce “Apollo 13”.
“La Luna”, di Piero Bianucci. Edizioni Giunti
Corso di Astronomia/Astronautica 08/09 di
Luigi Borghi (lez. 15)
http://www.hq.nasa.gov/office/pao/History/SP-350/toc.html
“Coelum” numero di Luglio 09.
*Ringrazio: Leonardo Avella, Lamberto Dolce e Susanna Riccò, per l‟aiuto e il supporto.
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CURIOSITA’:
-La missione Apollo 13 detiene tuttora il record di trasvolata con equipaggio umano, più lontana dalla
terra avendo sorvolato il lato nascosto della Luna ad una distanza di 100 km. superiore a tutte le altre
missioni. Ma non fu un caso, a causa dell‟eccentricità dell‟orbita lunare, la distanza tra la Luna e la
Terra era maggiore di 100 Km.
-Durante le riprese del Film “Apollo 13” di Ron Howard, per ricreare le condizioni di gravità zero,
venne montato un set cinematografico e riprodotti parte del Modulo di Comando e parte del LEM su
un Boeing 747 adibito all‟allenamento degli Astronauti (Vomit Comet), lanciandosi in picchiata da
grandi altitudini, per alcuni secondi si otteneva l‟assenza di gravità.
-Sempre nelle riprese del Film sopraccitato, quando i tre Astronauti salgono sulla portaerei “Iwo
Jima” Tom Hanks che impersona James Lovell, stringe la mano al Comandante della nave che è
impersonato dal vero James Lovell.
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Lunokhod (ЛУНОХОД)
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COSMo n.4
1/03/2011
di Davide Borghi (ДAВИДЭ БОРГИ)
Il programma spaziale sovietico, per ragioni legate alla guerra fredda, nei passati decenni e' passato
un po' in sordina in Occidente. La colpa, se così la si vuol chiamare, e' probabilmente da ricercarsi sia
dalla “nostra” parte (realpolitik?) sia “oltrecortina” (segretezza?). In entrambi i casi gli ostacoli sono
comunque sorpassati da un paio di decenni. Ragion per cui mi sono riproposto di scrivere questo
articolo, che copre un aspetto notevole della tecnologia sovietica: il rover Lunokhod.
Si tratta infatti (v. figura), di fatto, di un sistema mobile (robotizzato) che ha solcato il suolo lunare
negli stessi anni in cui gli americani (in carne ed ossa) calpestavano lo stesso suolo a poche centinaia
di Km di distanza. Per vedere qualcosa di simile, in termini di automazione, in
campo americano, bisogna andare avanti negli anni (decenni) al Mars Pathfinder, nel Luglio 1997!
(Anche se, ovviamente, il ritardo di risposta dovuto alla distanza di Marte impone una notevole
autonomia al rover marziano, perlopiù assente nel rover lunare.) In termini di distanza percorsa con
guida semi-automatica remota, i due Lunokhod 1 e 2 hanno percorso una quantita' di Km maggiore
degli attuali rover NASA Spirit e Opportunity, ed in meno tempo.
Caliamoci negli anni dell'esplorazione lunare, in particolare il 1970, di cui proprio quest'anno ricorre il
40esimo anniversario. I sovietici stavano rincorrendo gli americani che avevano gia' messo a segno le
missioni Apollo 11 e 12 con sbarco di 4 persone sulla Luna, ma avevano subito un brutto colpo con
il, parziale, fallimento della Apollo 13.
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1/03/2011
I sovietici invece, col Lander Lunare Luna 16, nel Settembre 1970 riportano sulla Terra 100g di
campioni lunari.
Parte dello stesso programma sono anche il Luna 17 e 21, mezzi di trasporto dei rover Lunokhod,
che trattiamo in questo articolo, e anche l‟Orbiter Lunare Luna 19 (ancora oggi in orbita lunare), che
nel Settembre 1971 scatta immagini lunari di cui solo pochissime sono state pubblicate, e il Lander
Lunare Luna 20 che nel Febbraio 1972 riporta in Russia altri 30g di campioni lunari, seguito dal Luna
24 nel 1976 (l'ultimo a farlo).
Gli scopi dei rover, dei lander e degli orbiter erano quindi diversi e complementari.
Lunokhod, in russo Луноход (v. figura), significa
Moonwalker, camminatore lunare. Si pronuncia in
realta‟ Lunakhod con la “o” aperta, quasi una “a”, e la
“kh” aspirata come nel toscano “casa”.
Erano grossi rovers a otto ruote, progettati per durare
diversi giorni lunari (ognuno di 27 giorni), analizzare
la superficie lunare e scattare fotografie e
panoramiche.
Sono stati progettati alla NPO Lavochkin, anche
conosciuta come Lavochkin Research & Production
Association o ancora come LA (Lavochkin Association).
L'azienda e' un pezzo di storia della cosmo-nautica (l'astro-nautica e' quella americana), e dei sistemi
d'arma dell'aviazione sovietica. E' tuttora attiva nel preparare la sonda marziana Phobos Grunt
(Фобос-Грунт ovvero suolo di Phobos) che verra' lanciata nel 2011 e che dovra' riportare a Terra
campioni del satellite di Marte (il primo ritorno di suolo extraterrestre dal Luna 24 nel 1976).
La Lavochkin viene fondata nel 1937 col nome di OKB-301, quale azienda per la progettazione di
caccia militari con motore a pistoni. Viene poi riconvertita alla progettazione di missili e poi di sonde
spaziali.
Il progetto concettuale dei rovers inizia con la discussione del tipo di deambulazione: con cingoli, con
ruote, a vite, a piedi, capriole, e altre propulsioni esotiche. Le informazioni sul suolo lunare riportate
dalla missione Luna 9 nel 1966 permettono di stabilire che il suolo lunare e‟ abbastanza duro e
ricoperto di un piccolo strato di polvere. Questo decide anche il tipo di deambulazione: le ruote.
Il capo progetto, Alexander Leonovich Kemurdzhian, e' anche lui parte fondamentale della scienza
e tecnologia sovietica.
Il lavoro di Kemurdzhian è il tema di un bellissimo documentario del francese Jean Afanassieff,
mandato in onda da Discovery Science negli Stati Uniti e da altre TV (fra cui la TV pubblica svedese)
nel 2008: "Tank on the Moon". I francesi hanno infatti collaborato all'impresa sovietica fornendo
alcune soluzioni tecnologiche come gli specchi laser.
Nel documentario viene citato anche il seguente episodio: nel 1986, nei giorni concitati del disastro
nucleare di Chernobyl, Kemurdzhian viene richiamato in servizio, assieme ad altri membri, alcuni
pensionati, del suo team Lunokhod, per progettare un rover radiocomandato resistente alle radiazioni,
che potesse avvicinarsi al reattore.
Il Lunokhod originale, infatti, era riscaldato dalla radioattività di un isotopo del Polonio che aveva a
bordo, e possedeva quindi un design intrinsecamente robusto alle radiazioni nucleari. Il progetto e la
realizzazione vengono completati con successo in sole due settimane, viene messo in opera ed
effettivamente risulta utile per rimuovere macerie e ripulire parte dell'edificio, per poi fermarsi a causa
della dose di radiazione troppo elevata.
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1/03/2011
Prima della sua morte, avvenuta nel 2003 a San
Pietroburgo, Kemurdzhian viene anche invitato al JPL in
California per collaborare coi “colleghi” americani sulla
tecnologia dei rovers.
Lo scopo principale dei Lunokhod era la supervisione e la
preparazione di siti lunari che potessero essere adatti
allo sbarco umano. Originariamente era stato progettato
per essere guidato da un cosmonauta, e viene modificato
solo in seguito per essere guidato in remoto.
Per la prova a Terra del prototipo, nel 1968 viene allestito
un “lunodrom” nel villaggio segreto di Shkolnoye
(Школьное) in Crimea. Copre un ettaro di terreno reso
simile a quello che ci si aspettava di trovare nei siti di
allunaggio, con 54 crateri di diametro fino a 16m.
Vengono anche effettuati tests sulle pendici impervie del
vulcano Tolbachik (parte della catena Kluchevskaya)
nella penisola siberiana della Kamchatka.
In tempi record il primo rover viene lanciato in segreto
(come era la prassi ai tempi) il 19 Febbraio 1969. Pochi
secondi dopo il lancio il razzo si disintegra. Questo fatto
viene tenuto segreto ed e' venuto alla luce solo molti anni
dopo. Il rover successivo viene quindi (anch'esso)
chiamato Lunokhod 1 e caricato sulla sonda lunare
Luna 17 e diverrà il primo robot controllato in remoto ad
operare su un mondo alieno.
Viene lanciato il 10 Novembre 1970 ed entra nell'orbita
lunare cinque giorni dopo, per infine allunare il 17
Novembre nei limiti occidentali del Mare Imbrium. (Si
noti che la traiettoria scelta e‟ a minima energia, o di
Hohmann, al contrario di quelle scelte dagli americani,
che impiegavano un paio di giorni in meno). Tre ore dopo
il rover scende da una delle due rampe (v. panoramiche
in questa pagina).
Il robot e' equipaggiato con 8 motori elettrici indipendenti
alloggiati in un grosso contenitore pressurizzato che
forma la parte centrale del sistema.
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1/03/2011
Le parti che lavorano nel vuoto spinto lunare usano un
lubrificante a base di fluoruro. Le ruote (di diametro
510mm) sono in titanio e acciaio inossidabile e la
carreggiata e‟ di 1.600 mm.
E' lungo quasi due metri per 840Kg di peso, ha due
antenne, una conica e una direzionale, 4 telecamere, e
speciali propaggini per tastare il suolo lunare per
saggiarne la consistenza.
Deve lavorare durante la fase diurna lunare fermandosi
ogni tanto per ricaricare le batterie tramite gli enormi
pannelli solari. Durante la lunga e fredda notte lunare il
rover si riscalda con il sistema a radioisotopi basato sul
Polonio-210 (potenza pari a 750W all‟inizio della
missione e 360W alla fine). L'intero ciclo diurno +
notturno dura un giorno lunare pari a circa 27 giorni
terrestri.
Ha anche uno spettrometro e un telescopio a raggi X,
un rilevatore di raggi cosmici, e un sistema laser.
Il sistema di controllo della velocità non e' il massimo: ha
due velocità ovvero 1 o 2 Km/h.
Il Lunokhod 1 copre 10.5 km in 322 giorni (v. figura nella
pagina precedente) e ritorna a Terra 206 panoramiche
ad alta risoluzione (due di esse sono riportate nella
pagina precedente), oltre a innumerevoli riprese
televisive. Lo spettrometro X viene usato 25 volte e il
tastatore 500 volte.
I rifrattori laser francesi (ce ne sono 14) fanno
inizialmente il loro mestiere ma per qualche ragione
(l'assetto sfavorevole?) smettono presto di “funzionare”
(ma come causa scatenante tenderei ad escludere gli
alieni...) per cui la locazione del Lunokhod 1 ha
attualmente una incertezza di alcuni Km (circa 5). I
sovietici riportano che anche dopo l'ultima fermata c'e'
stato un ritorno del laser mandato da Terra, ma tale
misura non viene pubblicata per cui in proposito non si
ha certezza. Ad oggi il Jet Propulsion Laboratory
americano sta ancora tentando di individuare una
debole risposta dai 14 retroreflectors.
Dopo il primo iniziale successo del Lunokhod 1, in URSS si lavora alla seconda missione, e, senza
fortuna, al lancio dei vettori N1 per lo sbarco umano sulla Luna.
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1/03/2011
Nel frattempo la NASA porta a compimento le missioni Apollo 14, 15, 16 e 17 (Apollo 17 nel
Dicembre 1972), portando altre otto persone sul nostro satellite.
Il lanciatore Proton SL-12/D-1-e pone il Luna 21 col suo prezioso carico, il Lunokhod 2, in orbita
terrestre di parcheggio e poi in transfer-orbit il 8 Gennaio 1973. Entra in orbita lunare il 12 Gennaio e
scende al suolo tre giorni dopo, nel cratere Le Monnier al limite orientale del Mare Serenitatis, non
lontano (180 Km) da Taurus Littrow, dove solo poche settimane prima erano sbarcati il geologo
Eugene Cernan e il pilota Harrison Schmitt dell'Apollo 17.
Gli obiettivi russi, oltre alla raccolta di immagini, includono la valutazione delle possibilità di
compiere osservazioni astronomiche dalla Luna, lasciare specchi laser, osservare emissioni X solari,
misurare il campo magnetico, e compiere esperimenti col suolo lunare.
Il Mare Serenitatus e‟ molto interessante in termini geologici: si e‟ formato 3 miliardi di anni fa a
causa di un impatto che provoca un enorme rilascio di materiale lavico che poi si solidifica
rapidamente per formare uno strato compatto, spesso diversi Km al centro. Ciò dà luogo ad una
concentrazione di massa (detta mascon o mass concentration) che causa una forte anomalia
gravitazionale, che un anno e mezzo prima, aveva deviato l‟orbita di avvicinamento dell‟Apollo 15 di
75m. La sonda americana aveva infatti come target l‟altro lato, quello occidentale, dello stesso mare
Serenitatis e quindi aveva risentito appieno dell‟anomalia.
Appena sceso, il rover russo riprende il proprio lander Luna 21.
Ha 3 telecamere TV che mandano a Terra immagini ad alta risoluzione, una ogni diversi secondi
(3,2s o 5,7s o 10,9s quindi non si parlava di frames per second ma di seconds per frame). Inoltre vi
sono 4 macchine fotografiche panoramiche. Viene controllato da un gruppo di 5 tecnici dalla stazione
di Yevpatoria in Crimea.
Questo centro e‟ stato poi abbandonato e purtroppo ora giace in stato di rovina (v. Figura).
Si tratta della Stazione di Misura al Suolo numero 10 (NIP 10) vicino a Simferopol, che include, oltre
al controllo missione, anche l‟area di test per un prototipo del rover e una antenna di 32m di diametro
(come quella di Medicina) poi affiancata nel 1979 da un‟altra antenna da 70m.
Il Lunokhod 2 se ne va in giro per le colline lunari per 4 mesi e 37Km (v. figura nella pagina
precedente) stabilendo un record che ancora tiene (ma il rover Opportunity su Marte sta ancora
procedendo dopo ben 6 anni e ha finora coperto 19Km). Raccoglie 86 panoramiche (due di esse
sono riportate nella pagina precedente) e 80.000 immagini TV.
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Purtroppo però, il 9 Maggio 1973, il rover slitta inavvertitamente in un cratere e i suoi pannelli solari si
ricoprirono di polvere. Dopo vari tentativi per salvarlo, il 9 Giugno viene dichiarato perso e la missione
finita.
Le autorità sovietiche, durante una conferenza sull'esplorazione planetaria tenutasi a Mosca alla fine
di Gennaio 1973, rivelano anche che uno scienziato americano aveva dato una foto della zona di
allunaggio del Luna 21 ad un tecnico russo responsabile dei rover. Questa immagine fu utilizzata per
pianificare la successiva missione Lunokhod.
La posizione del Lunokhod 2, grazie al continuo monitoraggio, tramite i rifrattori laser francesi, e'
tuttora conosciuta con accuratezza inferiore al metro.
Una curiosita': il rover Lunokhod 2 e il lander Luna 21 sulla Luna sono stati venduti dalla Lavochkin
Association all'imprenditore Richard Garriott (aka Lord British) per 68.500$ nel Dicembre 1993. Non
si capisce se scherzando o seriamente, al momento dell'acquisto afferma che esiste, sì, un trattato
internazionale che proibisce a qualunque governo di reclamare il possesso della Luna, ma siccome
lui non è un governo, ora dichiara la Luna sua proprietà.
Il quarto esemplare, il Lunokhod 3, viene costruito ma non volerà mai in quanto il programma viene
abbandonato. Si trova ora al NPO Lavochkin Museum. La decisione di abbandonare il programma
Lunokhod e‟ dovuta sì al successo delle missioni Apollo, ma anche all‟utilizzo dei vettori Proton
esistenti per il lancio di satelliti geostazionari usati come ripetitori TV.
Modelli di Lunokhod 1 e 2 si trovano al Musée de l'Air et de l'Espace e al Palais de le Découverte di
Parigi, nonche' al USAF Museum di Cape Canaveral, Florida.
L‟importanza della figura di Alexander Leonovich Kemurdzhian (si veda foto sotto, negli anni ‟90)
nella progettazione e nel successo del progetto Lunokhod e‟ risultata evidente solo dopo la caduta
dell‟Unione Sovietica.
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1/03/2011
P.S.: questo articolo e‟ stato reso possibile anche grazie al materiale reso disponibile gentilmente da
Edward Chistov, uno dei progettisti del Lunokhod, che sono fortunatamente riuscito a contattare
direttamente. Edward ora sta partecipando alla progettazione della missione Phobos-Grunt con la
capsula ospite cinese YH-1 (v. foto: Edward Chistov e‟ il primo da destra).
Ha reso disponibile anche due documenti (ahimè in russo ma prontamente tradotti con Google
Translate) prelevati dagli archivi della NPO Lavochkin, così come due foto originali qui riportate.
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Links internet:

http://science.discovery.com/videos/tank-on-the-moon-lunokhod.html

http://www.youtube.com/watch?v=I6fCpYZZQpE&feature=related

http://www.space.com/scienceastronomy/060327_mystery_monday.html

http://www.mentallandscape.com/C_CatalogMoon.htm

http://www.astronautix.com/craft/lunokhod.htm

http://vsm.host.ru/

http://www.zarya.info/Diaries/Luna/Luna21.php

http://vsm.host.ru/e_lunhod.htm

http://www.planetology.ru/panoramas/lunokhod2.php?language=english

http://www.springerlink.com/content/t87m6j67370j2845/

http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Lunokhod_program

http://www.zarya.info/Diaries/Luna/Luna17.php

http://www.nasaimages.org/luna/servlet/detail/nasaNAS~20~20~120694~227396:Luna-21Lunokhod-2

http://www.daviddarling.info/encyclopedia/L/Lunokhod.html

http://www.zyra.tv/lunokhod.htm

http://www.mentallandscape.com/C_CatalogMoon.htm

http://www.phaetongroup.com/lunokhod.php

http://www.ast.cam.ac.uk/~ipswich/Miscellaneous/Lunokhod.htm

http://www.russianspaceweb.com/phobos_grunt.html
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Appendice:
Elenco di tutte le missioni lunari degli anni '50, '60, '70 (fonte Boeing: 50th Anniversary Celebration of
North American Aviation in Downey).
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Sergei Pavlovich Korolev
(Сергей Павлович Королёв)
COSMo n.5
1/03/2011
di Davide Borghi
Vorrei continuare con il filone sovietico (che non e' un grosso pezzo di pane moscovita...). Ma per
farlo partiamo da quella che i russi chiamano la Grande Guerra Patriottica.
Le Vergeltungswaffen-1 e 2, si muovevano a Mach 3, utilizzavano uno dei primi sistemi di
navigazione inerziale automatici con giroscopi. Nelle parole di un giornalista americano (Edward
Murrow), dopo la morte di 168 persone ad opera di una V-2 nel Novembre 1944, “la Scienza Tedesca
ha ancora una volta dimostrato un ingegno maligno che non verra' scordato facilmente una volta che
si dovra' stabilire il controllo delle strutture scientifiche e della ricerca tedesca”. Parole profetiche.
Il 26 Aprile dell‟anno dopo Boris Chertok, ingegnere elettrico, dipendente della NII-1, l'agenzia
missilistica sovietica, insieme a centinaia di colleghi e' alla ricerca dei segreti delle V-2 al seguito delle
armate del generale Zhukov. Nella lista, solo nella zona di Berlino, figurano l'istituto Adlershof, la
fabbrica Askania, lo stabilimento della Siemens, la fabbrica della Telefunken, ecc.. Le meraviglie
tecnologiche che si celano in questi centri possono coprire il baratro che c'e' fra i piccoli e imprecisi
razzi Katyuskas sovietici e le precise V-2. Stalin lo sa e vuole recuperare il gap.
Negli stessi giorni, 700Km a Ovest, il colonnello Holger Toftoy della US Army, aveva ordini simili, con
la sola differenza che la sua lista aveva solo due elementi: 100 razzi V-2 e 100 progettisti tedeschi. Il
generale (e futuro presidente) Dwight “Ike” Eisenhower pone la questione in termini schietti: “il
pensiero dei direttori scientifici di questo gruppo di tedeschi e' 25 anni avanti a noi.” John Galione,
soldato semplice della 104esima Divisione di Montagna, segue da solo i binari di una ferrovia, portato
da un odore terribile di morte, intuendo che potesse portare ad un campo di concentramento,
percorre piu' di 100Km e arriva il 10 Aprile 1945 al campo di concentramento di Dora con l'annessa
gigantesca fabbrica sotterranea di V-2 conosciuta come Mittelwerk. Diversi Km di tunnel nascondono
catene di montaggio con migliaia di componenti e progetti. Ma si trova nella zona di occupazione
sovietica, secondo gli accordi di Yalta. Quando Toftoy lo impara dice semplicemente “non toccate
niente: sto arrivando”. Quando i sovietici occupano la zona, il 14 Luglio, il posto e' stato ripulito di oltre
un centinaio di razzi e 360 tonnellate di altro materiale che ha gia' raggiunto i laboratori del White
Sands Proving Ground in New Mexico. Perfino il sistema di illuminazione della caverna era stato
rimosso.
Ma non tutto e' perduto per i sovietici che comunque controllano l'area. Per ognuna delle 5789 V-2
prodotte a Mittelwerk sono morti 4 lavoratori forzati. E ora i sopravissuti collaborano volentieri con i
russi. Viene alla luce un nuovo sistema giroscopico sfuggito agli americani e, nei 18 mesi seguenti,
vari altri congegni e progetti anche dai villaggi vicini. La prima V-2 assemblata in fretta dai russi
produce 27 tonnellate di spinta, contro una tonnellata scarsa del più grande razzo sovietico. Ogni
dettaglio rivelava un segreto.
I tedeschi usavano alcol invece di kerosene come propellente. E l'alcol faceva un doppio mestiere:
agiva anche come refrigeratore della camera di combustione attraverso una serpentina. Gli ugelli di
scarico erano stati accorciati e aperti, in modo controintuitivo, nella classica forma che oggi
conosciamo bene. Ma una V-2 era fatta di 20 mila parti e portare a termine un reverse engineering
completo e' un'altra storia. Nel 1946 sono gia' 6000 i tedeschi che avevano lavorato alle V-2, passati
sul libro paga sovietico. Ma si tratta soprattutto di tecnici, mancano i direttori e le teste pensanti.
Manca von Braun. Chertok da' perfino ordine di provare a rapirlo.
Poi la svolta. Nella zona di occupazione sovietica vengono ritrovati i progetti completi del nuovo
missile nazista: la A-10 da 100ton di spinta. Si tratta del missile a due stadi con lo scopo di colpire
New York e Washington DC. Stalin ha trovato quel che cercava.
L'era di Stalin e' comunque al tramonto: col “rapporto segreto” del 26 febbraio 1956 (ma la CIA
impiega ben 6 settimane per avere la notizia) di Nikita Khruschev viene smascherato il cosiddetto
“terrore staliniano 1929-53”, che ha fatto internare nei gulag, fra 18 milioni di altri, anche Sergei
Korolev. Khruschev parla ad una platea di delegati che sa bene che 1000 dei loro 1500
predecessori dal XVII Congresso nel 1949 sono stati assassinati, ma nessuno applaude al discorso,
in netto contrasto ai 5 minuti di applausi ai discorsi staliniani.
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Korolev e' fra i 1.548.366 arrestati del 1938. Dopo decenni ricorda ancora ogni dettaglio. Viene
prelevato nel mezzo della notte, interrogato a Lefortovo e deportato nel campo di lavoro siberiano
delle miniere di Kolyma dove lavora con una mandibola fratturata nell'”interrogatorio” e ben presto
perderà tutti i denti a causa della malnutrizione. La giornata di lavoro forzato inizia alle 4 di mattino,
quasi tutto l'anno sotto zero. Un'altra vittima delle persecuzioni di Stalin e' l'esperto di propulsori
Valentin Glushko, che addirittura testimonia contro Korolev in un interrogatorio e che, suo malgrado,
diventera' il suo principale collaboratore. Korolev e Glushko sono “salvati” dall'invasione nazista che
impone un bisogno immediato di ingegneri militari. Vengono cosi' entrambi spediti in un campo
prigionieri di minima sicurezza (Sharaga) istituito da Beria e poi in Germania alla fine della guerra, alla
ricerca dei segreti delle V-2.
Il geniale Korolev e' un tipo rude e diretto, egoista, ambizioso e oltre modo combattivo. Sono famose
le sue sfuriate e urla con minacce di deportazione in Siberia.
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Gli americani continuano a sondare e sfidare le difese sovietiche. Sorprendenti sono le 156 sortite dei
B-47 Stratojets iniziate nel 1956, declassificate solo nel 2001. Partono da Thule in Goenlandia e
sorvolano la Siberia settentrionale per ricognizioni fotografiche. Questa politica aggressiva rientra
nella strategia anti-sovietica di Curtis LeMay a capo del Strategic Air Command. E LeMay sta per
avere un bombardiere ancora piu' efficace: il B-52 Stratofortress in grado di portare 35 tonnellate di
ordigni termonucleari a 15000Km di distanza a 800Km/h. Questo per i russi significa una nuova forte
vulnerabilita' ad un attacco diretto dal territorio degli Stati Uniti continentali. Da opporre i sovietici
hanno i vecchi Tupolev Tu-4, una copia dei B-29 americani con una capacita' di soli 4500Km. I primi
prototipi dei Mya Bison e Tu-95 Bison sono martoriati da incidenti e sono molto costosi. E' cosi' che
Khruschev si convince che l'URSS non e' in grado di competere alla pari con l'aviazione americana e
che deve trovare un modo altrettanto efficace, ma molto piu' economico, per raggiungere la parita'
militare. Deve infatti liberare urgentemente miliardi di rubli per sostenere l'agricoltura: nel 1953 la
produzione pro capite e' ai livelli del 1913. La missilistica sembra la soluzione. E' cosi' che la cittadina
russa di Podlipki viene rinominata Kaliningrad (per sviare la CIA siccome esiste un'altra Kaliningrad
molto piu' famosa) e adibita a centro di studi sui missili.
Khruschev non e' l'ultimo arrivato in termini di
missili: si tiene molto informato e porta sempre
con se' suo figlio Sergei, che ora lavora in una
Università americana e ha fornito molti riscontri.
Prima di lui Beria, come Himmler per i nazisti,
aveva dominato il programma missilistico
nazionale.
Ma solo nel 1948 Korolev si sente pronto per
lanciare il primo missile con tecnologia sovietica: il
R-1, derivato comunque dalla V-2. E' solo un
punto di partenza e presto viene approntato il R-2
ma il primo lancio nel Ottobre 1950 fallisce, il
secondo nel 1951 va 500Km nella direzione
sbagliata e finalmente il terzo e' un successo. Il
team di Korolev e' pronto a progettare il primo
razzo completamente sovietico senza tecnologia nazista: il R-5, un razzo di 29 tonnellate, con un
range di 1200Km e un carico atomico utile di 80Kton (6 volte Hiroshima). Viene testato con successo
all'inizio del 1953, con tanto di esplosione nucleare nel Mare d'Aral.
E' iniziata la corsa a missili nucleari sempre piu' potenti e precisi, che avrà come effetto collaterale,
ahimè, inaspettato, la corsa allo spazio.
Nel 1957 iniziano i test del R-7 a 5 motori che consumano 247 tonnellate di carburante in 4 minuti,
mentre il R-5 ha un solo motore. Il primo lancio riuscito avviene il 21 Agosto 1957. Il missile puo'
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arrivare a 4 volte la velocita' e 40 volte la distanza di una V-2. La missilistica sovietica ha raggiunto la
piena maturita' ed e' la prima al mondo.
Buona parte dei successi sono merito di Korolev, il cui nome rimane comunque un segreto ben
custodito dal KGB fino a dopo la sua morte, per paura di un rapimento da parte della CIA. Questo in
netto contrasto con la figura pubblica di von Braun negli Stati Uniti che presenta addirittura i parchi
divertimenti di Walt Disney, nonostante la sua carriera come SS ai tempi del secondo conflitto
mondiale rimarra' segreto militare fino al 1984, dopo la sua morte.
Ma facciamo un passo indietro: Il R-7 ha un grosso problema in quanto la testata brucia
completamente durante il rientro in atmosfera. Il tempo corre e Korolev deve consegnare il missile
funzionante. Il 26 febbraio 1956 Khruschev compie una visita ai laboratori di Korolev. Ad un certo
punto, alla fine della visita, ricorda Sergei Khruschev, vengono portati in un angolo dell'hangar e
Korolev annuncia: “ed ora ho un ultimo progetto da mostrarvi” e mostra un oggetto bizzarro con
lunghe antenne. Alle domande dei delegati del Comitato Centrale risponde che si tratta di un satellite.
Lo scienziato riempie la pausa che ne segue con una appassionata introduzione al sogno di viaggiare
nello spazio inaugurato dal russo Konstantin Tsiolkowsky nell'800. Ma ancora la sua audience non
coglie. Allora accenna al fatto che gli americani stanno anch'essi provando a lanciare un satellite (che
e' un po' un'esagerazione visto lo stato per certi versi pietoso della tecnologia missilistica yankee
all'epoca) e che, con poche modifiche al R-7, potrebbe facilmente batterli sul tempo. Questo
finalmente accende l'interesse dei burocrati che si assicurano comunque che questo non interferisca
con lo sviluppo del ICBM con testata nucleare. Korolev ha l'OK per il suo satellite, che ha sempre
sognato di realizzare. E non richiede il rientro in atmosfera che e' il punto debole dell'attuale
configurazione...
La propulsione del R-7 e' merito dell'odiato Glushko: il RD-107 (un'evoluzione del motore RD-110 del
razzo R-5) con una singola turbo pompa che alimenta simultaneamente con propellente (kerosene) e
comburente (ossigeno liquido) quattro camere di combustione.
La spinta combinata delle 20 camere di combustione (4 per ognuno dei 5 propulsori) fornisce la spinta
di 450 tonnellate di cui ha bisogno Korolev per fiondare una carica termonucleare di 5ton a 8000Km.
Questo design risolve anche un altro problema: i russi non hanno mai progettato prima un sistema
multi-stadio e temono problemi in proposito, mitigati da questo compromesso in cui i 4 razzi esterni si
staccano e continua il razzo centrale in una configurazione di tipo “uno stadio e mezzo”.
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I primi tests di Glushko realizzano una spinta di 396ton che nel vuoto diventano 490ton, ma l'impulso
specifico e' poco sotto le richieste: 239s invece di 243s. Rappresenta in pratica quante tonnellate di
spinta sono prodotte per ogni tonnellata al secondo di carburante consumata.
Nel frattempo il rapporto segreto di Khruschev inizia a provocare conseguenze nel blocco sovietico: le
insurrezioni in Polonia (Poznan, Giugno 1956) e Ungheria (Budapest, Ottobre 1956) sono represse
nel sangue. Tutti questi avvenimenti distraggono non poco l'attenzione di Khruschev che vede a
rischio la sua stessa leadership, e l'attenzione del mondo, che e' attratta, negli stessi giorni
dell'Ungheria, anche dall'intervento anglo-francese nel canale di Suez, coordinato con gli israeliani.
Nel Luglio 1957 viene inaugurato il International Geophysical Year e sia URSS che USA dichiarano
che lanceranno strumentazione in orbita. Entrambi in realta' cercano una scusa civile per testare i
missili militari in sviluppo.
Nel 1955 Korolev sceglie il sito, nel mezzo della steppa Kazaka, dove costruire la base di lancio:
Tyura Tam rinominato Baikonur (Байконур) dal KGB e rimosso da ogni carta geografica ufficiale.
Le condizioni di lavoro sono tremende e le soluzioni tecniche spesso spartane. Il capo dei tests e
braccio destro di Korolev, Leonid Voskresenskiy, ad esempio ripara le perdite nella tubazioni
dell'ossigeno liquido avvolgendoci il suo capello e pisciandoci sopra, il freddo del gas congela l'urina
chiudendo la perdita.
Nella primavera ed estate del 1957 i lanci falliti del R-7 si susseguono a causa delle vibrazioni (Pogo
effect) o del sistema di lancio. Il 12 Luglio 1957 dopo l'ennesimo fallimento (il razzo esplode in volo)
c'e' chi si chiede impaurito “cosa ci possono fare?”. Anche a Mosca l'aria non e' migliore: un generale
dichiara sarcastico che se l'alcool sperperato come combustibile dei razzi fosse dato ai soldati
dell'Armata Rossa, potrebbero vincere le battaglie in modo piu' efficiente. In piu', con la proposta del
satellite spia, c'e' a Mosca chi controbatte che la societa' americana e' ridicolmente facile da spiare: il
KGB sa tutto su von Braun mentre la CIA non sa nemmeno dell'esistenza di Korolev. Negli states le
cose non vanno meglio e vengono trasmesse in TV le esplosioni al lancio dei razzi Thor e Atlas.
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La vita privata di Korolev e' ai minimi termini: divorzia da Ksenia e si sposa con Nina conosciuta sul
lavoro, ma sua figlia teenager Natalia si rifiuta perfino di conoscere la seconda moglie. Korolev,
classe 1907, ha un'infanzia solitaria coi nonni materni (la mamma studiava all'universita') a causa del
divorzio dei genitori quando aveva tre anni. Nel 1913 la sua immaginazione vola con lo show del
pilota russo Utochkin che si esibisce nel suo paese, Nezhin, dove nessuno aveva visto un aereo
prima. Quando si trasferiscono ad Odessa aiuta alcune ore a settimane, di nascosto, un pilota di
idrovolanti. Poi nel 1925 si iscrive all'Istituto Politecnico di Kiev, dove si e' diplomato anche Igor
Sikorsky, il futuro progettista russo-americano di elicotteri. Poi a Mosca studia sotto il grande Andrei
Tupolev. Si rivela un discreto progettista, non eccezionale, che però da' il meglio di sé nel circondarsi
di talenti, come Friedrich Tsander e Mikhail Tikhonravov (che ha coniato il termine cosmonauta).
Tsander morira' presto di tifo, ma Tikhonravov continuera' a collaborare a lungo con Korolev. Poi le
purghe staliniane decapitano il suo gruppo di studio e pongono fine a tutto.
Ma torniamo ai problemi del R-7: una volta risolto il lancio il 21 Agosto 1957 il missile compie tutto il
percorso previsto fino in Kamchatka ma qui il razzo si disintegra al rientro in atmosfera ed e' quindi
inservibile come ICBM. Il 7 Settembre un lancio analogo finisce nello stesso modo. Da qui l'intuizione
di Korolev: convincere Khruschev a lanciare un satellite (che non richiede il rientro) in modo da
prendere tempo per il ICBM e il rientro.
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Gli americani intanto sorvolano spesso il territorio sovietico con gli U-2 e il 27 Agosto il pilota E.K.
Jones, 14esimo sorvolo U-2 dell'URSS, fotografa (v. foto sopra) la rampa di lancio di Baikonur.
Attraverso l'analisi dei 4Km di pellicola fotografica del volo U-2, la CIA viene così a sapere che i russi
hanno già un ICBM in test mentre loro non hanno ancora un IRBM funzionante. Il Vanguard della
USAF si beccherà il nomignolo di Flopnik e Kaputnik da parte della stampa americana.
A Mosca Khruschev riesce ad avere ragione dell'opposizione interna al partito e viene a mancare così
anche ogni ostacolo al lancio del primo satellite artificiale che viene denominato Prostreisy Sputnik
(PS-1) (Спутник) ovvero Satellite Semplice.
Il 2 Ottobre Korolev riceve un report del KGB che evidenzia, fra gli articoli che verranno presentati ad
una conferenza il 6 Ottobre a Washington DC, anche un non meglio precisato report su un satellite
americano. Korolev va nel panico: mancano diversi giorni al lancio e non vuole arrivare secondo. Si
decide così di anticipare il lancio al 4 Ottobre! Si può immaginare il lavoro frenetico giorno e notte!
Viene così portato, in configurazione orizzontale, ai petali che costituiscono la rampa di lancio, ivi
viene posto in posizione verticale e in questo modo, appoggiandosi, chiude i petali. Il fatto che il
missile venga preparato in orizzontale quando poi deve partire in verticale, rende necessario un
ulteriore test diagnostico sulla rampa prima di riempirlo di propellente. L'intera procedura richiede
parecchie ore e rende, fra l'altro, l'arma limitata a scopo di contrattacco (i missili americani per questo
vengono allestiti e testati gia‟ in assetto verticale).
Dopo diversi problemi dovuti a questa legnosa procedura, la freddissima mattina del 4 Ottobre a
Tyura Tam si inizia a riversare le 253 tonnellate di kerosene e ossigeno liquido nell'enorme razzo
sulla rampa. Il personale, in questi primi anni della corsa allo spazio, non indossa misure protettive.
Dopo i primi casi orribili di torce umane verranno prese le dovute precauzioni. Alle 22:20 vengono
accesi i giroscopi del sistema di guida inerziale INS che emettono un leggero ronzio. Si accende una
spia di allarme del livello di uno dei serbatoi. Korolev da‟ l'OK a continuare. Alle 22:28 viene dato
l'ordine: “Pusk”, Lancio!
I motori si accendono e le connessioni elettriche si staccano: il razzo e' indipendente e si alza
dapprima lentamente, in questo modo rilasciando i petali della rampa che si aprono. Dopo 10 secondi
si accende un altro allarme dovuto al ritardo con cui un motore, lo stesso del serbatoio col livello
basso, ha raggiunto la potenza massima.
Dopo 116 secondi si staccano come previsto i 4 boosters laterali e a questo punto l'atmosfera a Tyura
Tam si distende: ora ci sono meno cose che possono andare storte.
295.4 secondi dopo il lancio si spegne anche il motore principale: e' un intero secondo in anticipo.
Spuntano i regoli calcolatori e vengono fatti calcoli freneticamente: il razzo va piu' lentamente ed e'
piu' basso del previsto. Dopo altri 20 secondi i cilindri pneumatici separano il cono con il satellite, e un
sistema a molla lo apre e lo lancia nel vuoto dello spazio.
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A 325.44s viene dato l'ultimo comando: aprire i riflettori del booster centrale. Korolev sa infatti che e'
ben piu' facile vedere il razzo piuttosto che il satellite e ne vuole aumentare la luminosita' con pannelli
riflettenti. Ma e' veramente in orbita? Ben presto arriva la conferma dalle stazioni nell'estremo oriente
sovietico e infine dalla Kamchatka. Scoppiano i festeggiamenti fra risa liberatorie e danze. Pochi
minuti dopo mezzanotte le stazioni di ricezione piu' occidentali, in Crimea, rilevano il segnale: BEEP,
BEEP, BEEP.
Lo Prostreisy Sputnik PS-1 ha completato la sua prima orbita.
Negli Stati Uniti milioni di persone testimoniano di avere visto il satellite, ma in realta' quello che
hanno visto e' molto probabilmente il booster centrale del R-7.
In Occidente la sorpresa e' notevole, unita alla consapevolezza, errata, che ora i sovietici sarebbero
stati in grado di piazzarci una testata nucleare. In realtà i problemi al rientro del R-7 ci sono ancora.
Inoltre c'e' chi si mangia le mani: il razzo Jupiter C di Von Braun pochi giorni prima, il 20 Settembre,
aveva volato per 5300Km nel Sud Atlantico con un apogeo a 1097Km a 25700Km/h; il suo quarto
stadio, che avrebbe permesso l'immissione in orbita di un satellite, viene volutamente interdetto in
quanto il governo voleva che fosse il Vanguard della Marina il primo razzo a portare in orbita un
satellite, come previsto dagli accordi ufficiali. L'8 Novembre, dopo i due Sputnik, finalmente da
Washington arriva la luce verde, e i finanziamenti, per il gruppo di von Braun per mettere in orbita il
primo satellite, che verra' lanciato con successo in tempi record il 31 Gennaio con a bordo il satellite
Explorer 1 che alloggia un trasmettitore e continuera' a trasmettere fino al 23 maggio 1958 fornendo
importanti dati scientifici di temperatura, pressione, radiazione cosmica, micrometeoriti.
In Unione Sovietica Khruschev ha altro a cui pensare: si e' convinto che e' in corso la preparazione di
un colpo di stato e teme la crescente popolarità del generale Zhukov, eroe di guerra e Ministro della
Difesa. Alla fine di Settembre decide quindi di rimuoverlo dalla carica, ma per farlo senza rischiare
una rivolta dei militari, deve comunicarlo quando il generale non e' presente e preferibilmente non in
grado di ribattere. L'occasione si presenta all'inizio di Ottobre: Zhukov e' invitato a Washington ma
Khruschev propone che sia Gromyko ad andarci mentre il generale e' meglio che si rechi in
Yugoslavia e in Albania per i preparativi del 40esimo anniversario della Rivoluzione d'Ottobre. Il 4
Ottobre quindi, mentre lo Sputnik e‟ pronto per il lancio, e Zhukov si trova su una lenta imbarcazione
al largo di Tirana senza possibilita' di comunicare, Khruschev e' a Kiev a comunicare il cambio del
ministro della difesa. Qualche giorno dopo la notizia verra' pubblicata in un trafiletto sull'ultima pagina
della Pravda: il generale Georgy Konstantinovich Zhukov e' stato rimosso dai suoi incarichi.
Quando Khruschev viene informato dello Sputnik si trova quindi in meeting a Kiev. Il figlio Sergei
ricorda che qualcuno entra nella grande sala, sussurra al padre qualcosa, il quale si scusa e si
assenta un attimo. Al ritorno Khruschev sfoggia un ampio sorriso, si siede e per alcuni minuti rimane
a fissare le sua mani mentre ascolta del raccolto di barbabietole e delle riserve di carbone per
l'inverno che incombe. Poi non resiste e chiede la parola: "Compagni, posso darvi una notizia molto
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piacevole e importante. Korolev mi ha appena chiamato" e assumendo un tono riservato continua "E'
uno dei nostri progettisti missilistici. Ricordatevi di non menzionare mai questo nome, e' una
informazione riservata. Korolev mi ha detto che poche ore fa abbiamo lanciato un satellite artificiale".
Alcuni sorridono educatamente ma i piu' sono perplessi senza sapere cosa farsene di questa notizia.
Cosi' Khruschev aggiunge "Si tratta di un derivato dei missili intercontinentali". Ma la platea non si
entusiasma e così, il figlio Sergei ricorda, il padre inizia a parlare di missili e di come possano
cambiare l'equilibrio delle forze mondiali. La reazione fredda del Comitato Centrale aiuta a capire il
titolo in prima pagina sulla Pravda il giorno dopo: "Preparativi per l'inverno" in netto contrasto coi titoli
dei giornali occidentali (Le Figaro: Il Mito diventa Realta', New York Times: A Turning Point in
Civilization) che acclamavano il successo dello Sputnik. Solo dopo qualche giorno diventa chiaro per
tutti a Mosca la portata del successo raggiunto.
Ma per Korolev non c'e' molto tempo per congratulazioni e festeggiamenti. Bisogna calcolare l'orbita
del satellite e la sua vita in orbita. Lo Sputnik viaggia, in orbita bassa (LEO), a 25000Km/h,
compiendo un orbita ogni 96 minuti con apogeo a 947Km e perigeo a 228Km. Il 5 Ottobre viene
calcolata una vita orbitale di 2-3 mesi. Lo Sputnik rimarrà in orbita per 92 giorni.
Si avvicinano i festeggiamenti del 40esimo anniversario della Rivoluzione d'Ottobre (nel calendario
Giuliano, ma che nel nostro calendario Gregoriano e' avvenuta il 7 Novembre), e Khruschev cerca un
colpo ad effetto per impressionare soprattutto i cinesi che stanno mettendo in dubbio la guida russa
nel mondo comunista. Vuole qualcosa di piu' grande, migliore, piu' impressionante. Ma Korolev ha
solo un razzo prototipo in costruzione a disposizione. Il geniale progettista ha l'idea di lanciare un
essere vivente in orbita. Sa che i militari hanno gia' capsule di sopravvivenza con cui hanno lanciato
cani in voli suborbitali e vuole utilizzarne una. In pochi secondi Khruschev fa l'idea sua e vuole il
lancio prima dei festeggiamenti.
Il 3 Novembre del 1957 lo Sputnik 2 porta in orbita la cagnetta Kudrjavka (erroneamente
denominata "Laika", che era invece il nome convenzionale russo della razza). Si disintegrerà in
atmosfera 4 mesi dopo. Kudrjavka era gia' morta molto prima del rientro forse a causa di una frattura
al cranio provocata al momento del lancio o forse per il fallimento dello scudo termico e del sistema di
raffreddamento. La morte quasi immediata di Kudrjavka e' tenuta segreta fino al crollo dell'URSS, ma
negli ambienti spaziali russi suscita inizialmente forti dubbi sulla capacità dell'R-7 di portare un uomo
nello spazio. Altri 10 cani verranno lanciati nello spazio dai sovietici. Sei sopravvivranno.
Ma i militari sovietici non sono impressionati e puntano sul razzo R-16 (nome NATO: SS-7 Saddler)
del rivale Glushko.
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Negli Stati Uniti, invece, c'e' chi si impressiona, eccome: ci deve essere un errore nel posizionamento
della virgola in quanto lo Sputnik 2, leggono, pesava oltre 500Kg, che arrivano a oltre 3 tonnellate
considerando il casing del satellite. Puo' veramente ospitare una bomba H.
Ma il R-16 non e' pronto come gli americani temono. 24 Ottobre 1960. Baikonur, URSS. E' in
preparazione il primo test del razzo R-16. E' presente perfino il capo stesso di Korolev, Mitrofan
Nedelin a capo delle Forze Strategiche. Ore 6:45: viene notato un problema, si arresta il conto alla
rovescia, centinaia di ingegneri si avvicinano al razzo per apportare le necessarie correzioni. Un
interruttore viene per errore lasciato nella posizione sbagliata. I tecnici che si avvicinano al razzo e
per effettuare la diagnostica connettono le batterie del vettore. Qualcuno nota l'interruttore nella
posizione sbagliata e lo resetta. Questo reset, unito al fatto che le batterie sono connesse, innesca il
comando di accensione del secondo stadio del missile. All'innseco le telecamere al perimetro
dell'area si accendono automaticamente e riprendono l'intera scena nella sua crudezza. Le persone
vicino al razzo vengono incenerite all'istante. Poi s'innesca il primo stadio che esplode in una
gigantesca palla di fuoco. I pochi sopravvissuti cercano di scappare ma rimangono bloccati dal recinto
di sicurezza. I gas letali e la palla di fuoco fanno il resto. Muoiono probabilmente fra le 120 e le 150
persone fra cui lo stesso Nedelin. L'incidente (conosciuto come Nedelin Catastrophe) rimane
segreto fino al 1989. Lo stesso Sakarov lo descriverà nel dettaglio.
Ma la corsa allo spazio continua e i sovietici tengono la testa con il lancio di Yuri Gagarin il 12 Aprile
del 1961. Ma gli americani hanno imparato a non sottovalutare più l'avversario.
La tecnologia ha gia' raggiunto livelli di perfezionamento incredibili: i satelliti spia Corona americani
dall'Agosto 1960 fotografano il suolo sovietico e lanciano il rullino in atmosfera dentro un'apposita
capsula che viene paracadutata e recuperata (in volo!) da un aereo della US-Navy (C-119
modificato).
Khruschev viene rimosso dal potere nel Ottobre 1964, e gli succede Brezhnev. Vivra' nella sua dacia
fino alla morte. Suo figlio Sergei coronera' il sogno di suo padre e diventera' uno scienziato nel campo
missilistico e poi, dopo il 1991, emigrerà negli Stati Uniti dove andrà ad insegnare alla Brown
University di Providence, Rhode Island.
Il 14 Gennaio 1966 dopo diversi problemi di salute, Korolev muore. Si puo' solo speculare cosa
sarebbe stato il razzo lunare sovietico N-1 col pieno contributo di Korolev.
Il suo ruolo, decisivo, nel programma spaziale sovietico, non viene rivelato se non dopo la sua morte.
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1/03/2011
Bibliografia:
http://www.johngalione.com/timberwolf415b001.htm
http://www.55srwa.org/MEMORY_LANE/06-0911_Pizzo_Operation.html
http://www.russianspaceweb.com/r5.html
http://en.wikipedia.org/wiki/R-7_Semyorka
http://www.astronautix.com/engines/rd107.htm
http://www.npoenergomash.ru/eng/engines/rd107/
http://www.alexanderpalace.org/aerialrussia/workmen.html
http://area51specialprojects.com/genesis_u-2.html
http://www.russianspaceweb.com/r16_disaster.html
http://www.liveleak.com/view?i=7a1_1220200651
http://en.wikipedia.org/wiki/Sergei_Khrushchev
http://books.google.it/books?id=3pSwHwAACAAJ&dq=red+moon+rising+brzezinski&source=gbs_book_other_versions
http://www.amazon.com/Red-Moon-Rising-Sputnik-Rivalries/dp/080508147X
http://www.thespacereview.com/article/973/1
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Apollo 14: Le alture di Fra Mauro
COSMo n. 8
1/03/2011
di Davide Borghi
Quaranta anni fa, in questi giorni, andava in scena il quarto tentativo di sbarco sulla Luna. Dopo il
quasi disastroso episodio dell'Apollo 13, seguono 9 mesi di modifiche e test prima di lanciare l'Apollo
14 il 31 Gennaio 1971, con a bordo Alan Shepard, Edgar Mitchell e Stuart Roosa. Il Command
Module e' il Kitty Hawk mentre il Lunar Module l'Antares.
Il comandante e' Shepard che, a 47 anni, diverrà l'uomo più anziano a camminare sulla Luna. Per
lui si tratta di un trionfo personale: e' stato il primo americano a compiere un volo spaziale suborbitale
il 5 Maggio 1961 (cioè mezzo secolo fa) sulla Mercury Freedom 7 lanciata da un razzo Redstone, tre
settimane dopo Yuri Gagarin. Shepard e' uno degli Original Seven, i 7 astronauti delle missioni
Mercury, che a posteriori si può dire abbiano volato con tutte le missioni abitate americane del XX
secolo: Mercury, Gemini, Apollo, Space Shuttle (con John Glenn nella STS-95), ma Shepard e' l'unico
dei sette ad aver camminato sulla Luna. Nella foto davanti alla Mercury, Shepard e' il terzo da sinistra.
Glenn e Carpenter sono gli unici sopravissuti dei sette.
Dopo i pioneristici tempi delle Mercury, Shepard, per ragioni mediche, viene tenuto a terra per ben
8 anni. Gli viene diagnosticata la sindrome di Meniere, un disturbo dell'orecchio interno che provoca
perdita di equilibrio, vertigini, vomito. Non esiste cura all'epoca della diagnosi. Solo il 25% dei casi
guarisce spontaneamente. Nella primavera del 1968 le sue condizioni sono peggiorate e si decide a
provare una procedura sperimentale sottoponendosi ad intervento da parte del chirurgo William
House (letteralmente il Dr. House...). L'intervento riesce.
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1/03/2011
Stu Roosa, rosso di capelli, nativo di Oklahoma City, e' un ex pilota militare. Nel 1955 e' assegnato
al 510th Fighter Bomber Squadron a Langley, Virginia. Lo squadrone e' assegnato al training per
l'impensabile: una guerra nucleare “full-scale” con l'Unione Sovietica. Il piano, all'epoca segreto
militare, prevedeva di far volare i bombardieri F100 dalla Germania Ovest verso Mosca a 20 o 30m
dal suolo per evitare i radar nemici. Al momento opportuno il pilota avrebbe eseguito una precisa
manovra di cabrata, e sganciato l'ordigno nucleare, che avrebbe seguito una traiettoria balistica di
3Km. Per poi virare nella direzione opposta a tutta potenza. Gli aerei, non avevano abbastanza
kerosene per tornare alla base (!), per cui Stu Roosa aveva ricevuto training per lanciarsi col
paracadute sulla Bielorussia, sopravvivere con le razioni di emergenza e la sua pistola di ordinanza e
incamminarsi verso Ovest! Viene poi selezionato come supporto per l'equipaggio dell'Apollo 9 e poi
da Shepard come equipaggio primario dell'Apollo 13. Ma all'assegnazione di Shepard e del suo
equipaggio alla terza missione lunare viene posto il veto da parte del quartier generale NASA e
Shepard viene sostituito da Jim Lovell. Ma l'appuntamento con la Luna e' solo rimandato. Viene
scelto, visto il suo training militare, come pilota solitario del Command Module dell'Apollo 13 e come
Comandante della missione Apollo 20, poi cancellata nel 1970.
Ed Mitchell e' invece un Ph.D. del MIT di Boston, ma cresciuto, fra il New Mexico e il Texas, da
genitori di religione Battista praticata in modo fondamentalista, nelle chiese (stile predicatore che urla
e agita la Bibbia nell'aria...). Mitchell, affascinato dalla psiche umana, si porta sulla Luna un profondo
mistero sulla natura della coscienza umana che sfocerà in un segreto esperimento, di cui parleremo a
breve.
Apollo 14 sarà la prima missione esclusivamente dedicata all'esplorazione scientifica della Luna.
L'equipaggio e' concentrato verso il successo della missione, che nelle parole di Roosa, verrà definita
una full-up mission: tutti gli obiettivi raggiunti.
Nel frattempo il conflitto in Vietnam e interno si acuisce. E' del 1970 lo sconfinamento in Cambogia
delle truppe americane e l'uccisione di 4 dimostranti da parte della Guardia Nazionale alla Kent
University.
Il Saturn V accende i motori il 31 Gennaio 1971. La destinazione sono le alture di Fra Mauro, dal
nome del cratere principale, intitolato al monaco geografo e cartografo italiano del XV secolo. Si
trovano a Sud del Mare Imbrium e del cratere Copernicus, poco a Est della destinazione di Apollo 12
(Mare Nubium) ma diverse migliaia di metri piu‟ elevate. Erano gia' state destinazione, mancata,
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dell'Apollo 13. Ma anche Apollo 14 non sembra iniziare nel migliore dei modi: appena lasciata l'orbita
terrestre, il docking spaziale fra il Lunar Module e il Command Module fallisce per ben 5 tentativi
consecutivi nel corso di due lunghe ore. Nessuno vuole menzionare quello che e' evidente: se il
docking non avviene bisogna abortire la missione. Presto il terzo stadio del Saturn V, a cui e'
attaccato il Command Module, rilascera' automaticamente nello spazio il combustibile extra, e sara'
meglio trovarsi a distanza di sicurezza in quel momento. Shepard addirittura propone di mettersi le
tute, depressurizzare la cabina e fare l'operazione letteralmente manualmente: con la forza delle
braccia. Ma arriva una insperata idea da Houston. “Hey Stu, this is Geno”: e' Gene Cernan che
propone di accendere i motore del Kitty Hawk per premere contro l'Antares. Finalmente al sesto
tentativo Shepard annuncia “We got a hard dock”. Un'ora dopo il Kitty Hawk e l'Antares agganciati si
staccano dal terzo stadio del Saturn V, che si schianta sulla Luna come da programma. Onde
sismiche dell'impatto sono registrate dal sismomentro lasciato dall'Apollo 12 e ancora operativo.
E' la notte (terrestre) successiva che Mitchell compie il suo esperimento ESP segreto (anche al
resto dell'equipaggio, per non parlare di Mission Control a Houston). Circa 45 minuti dopo l'inizio del
periodo di sonno ufficiale, Ed, nel suo sacco per dormire, accende una torcia, legge un numero
selezionato in modo casuale e, con concentrazione intensa, pensa al simbolo corrispondente negli
esperimenti ESP. Ripete la cosa ogni notte per alcuni minuti. Sulla Terra quattro uomini seduti in
silenzio, d'accordo con Ed e sincronizzati temporalmente, tentano di visualizzare i simboli a cui Ed sta
pensando. Inutile dire che l'esperimento fallisce. Se il pragmatico Stu Roosa fosse stato al corrente di
cio', avrebbe avuto la prova della sua idea che i tre membri dell'equipaggio erano cio' che di piu'
diverso si poteva mettere insieme.
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Il 5 Febbraio, in orbita lunare, sorge un altro problema: il computer di bordo riceve sporadicamente
un segnale di “Abort” dall'Abort Button che ha evidentemente un falso contatto. Durante le 2 ore
dell'orbita lunare, il giovane programmatore Don Eyles si mette all'opera al MIT a Boston e poi viene
riprogrammato il onboard computer del LEM, per ignorare il pulsante. Ancora una volta a Terra hanno
salvato la missione e il LEM inizia la discesa.
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Non passa nemmeno un'ora che si presenta l'ennesimo intoppo: il Landing Radar non ritorna
segnale e il “C'mon radar” di Mitchell non viene ascoltato. Il LEM continua a scendere. Finalmente il
radar inizia a dare segnale. Il LEM si gira e vedono il Cone Crater proprio dove doveva essere.
Shepard commenta entusiasta: “Fat as a goose”. Antares alluna piu' vicino al target di ogni altra
missione Apollo. Una volta sulla Luna Shepard confessa a Mitchell che radar o non radar,
disubbidendo alla procedura, avrebbe continuato l'allunaggio manualmente.
5 ore e 30 minuti dopo l'allunaggio, Alan Shepard sbarca sulla superficie. Le prime parole sono
semplicemente e genuinamente: “It's been a long way, but we're here”. Quattro minuti dopo Edgar
Mitchell lo segue. Shepard si rivolge a Est, verso il Cone Crater, poi si prende qualche momento,
alza lo sguardo e vede il pianeta Terra. Dopotutto sembra sia andata bene. Forse la full-up mission e'
a portata di mano. Shepard alla vista della maestosita' di Fra Mauro e alla vista della Terra, piange.
Stu Roosa e' in orbita intanto nella faccia nascosta della Luna, impegnato a smontare e tentare di
riparare la camera ad alta risoluzione Hycon, malfunzionante. Alla fine la abbandona e si affida alla
Hasselblad per fotografare almeno Descartes, sito in considerazione per Apollo 16.
Dal punto di vista scientifico i geologi, prima dell'esame dei campioni di rocce dell'Apollo 11 e 12,
erano divisi fra i “cold mooners”, e i “hot mooners”. I primi pensavano alla Luna come ad un pezzo
di Terra, praticamente immutato da diversi miliardi di anni. I secondi, invece, vedono il nostro satellite
come sito di attivo vulcanismo anche in tempi geologicamente recenti, formato per cattura
gravitazionale o per accrescimento indipendente. Per non parlare degli scienziati che pensavano ai
mari lunari come ad ex-oceani di acqua liquida.
Poi i campioni di basalto del Mare della Tranquillita' mostrano l'assoluta assenza di acqua in
passato o del suo effetto. La scoperta di isotopi radioattivi permette di datare il Mare a 3.65 miliardi
di anni fa, ovvero ben un miliardo di anni dopo la formazione della Terra. Poi arrivano i campioni di
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basalto dell'Apollo 12 dal Mare Nubium (Ocean of Storms) datati a 3.25 miliardi di anni fa, e diversi
in composizione. Ma il basalto lunare, sostanzialmente diverso da quello terrestre, e la polvere lunare
ricca di gocce vetrificate e tracce di raggi cosmici solari, lasciano aperte entrambe le interpretazioni
cold e hot mooner.
Per dipanare i dubbi bisogna avere campioni non solo degli scuri Maria ma anche delle brillanti
Terrae. I mari lunari sono sicuramente piu' sicuri per l'allunaggio, e l'Antares si trova ad essere il
primo LEM a posarsi sull'impervio terreno di una altura, la cui composizione era del tutto sconosciuta.
Per la prima volta viene usato un cart meccanizzato (MET Modular Equipment Transporter), per
trasportare l'equipaggiamento nelle lunghe passeggiate lunari. Nelle missioni successive verra' usato
il Lunar Rover.
Prima della missione Gene Cernan (Commander dell'equipaggio di backup dell'Apollo 14, con
l'Apollo 10 e' arrivato a 14Km dalla superficie lunare e infine sara' Commander dell'Apollo 17) aveva
preparato una presa in giro del logo di missione dell'Apollo 14 dove il Wile E. Coyote (Shepard)
arriva sulla Luna solo per scoprire che e' stato anticipato dal Road Runner (Cernan). Cernan
provvede poi ad appiccicare stickers del Road Runner un po' ovunque nel LEM Antares... e uno, con
tanto di scritta “Beep Beep”, Shepard se lo ritrova anche sul MET, che verra' poi lasciato sulla Luna.
Sabato 6 Febbraio Shepard e Mitchell escono per la seconda passeggiata lunare. L'obiettivo e' il
Cone Crater del diametro di 350m, fare rilievi di campo magnetico, prelievo campioni e carotaggio
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del suolo lunare. La visita del bordo (rim) del cratere e degli ejecta costituisce, in termini geologici, un
viaggio indietro nel tempo di diversi miliardi di anni.
Senza saperlo si fermano a soli 20m dal bordo del cratere, per raccogliere campioni. Non hanno
modo di accorgersene in assenza di chiari punti di riferimento e senso delle distanze (in pratica si
sono persi...). Sara' chiaro settimane dopo, grazie ad una accurata analisi fotografica. Il bordo
sarebbe stato di grande interesse geologico.
Durante la seconda passeggiata a Houston si accorgono con allarme che il battito cardiaco di
Shepard, a causa della scalata del Cone Crater, e' pericolosamente elevato (150 battiti al minuto) e
irregolare, per cui viene ordinato, per la prima volta, un riposo forzato.
Ma prima del riposo Shepard, un assiduo giocatore di golf, si piazza di fronte alla telecamera ed
esclama: “Nella mia mano sinistra ho un piccolo oggetto bianco che e' familiare a milioni di
americani...” e nella mano destra ha il bastone usato per raccogliere campioni, dove all‟estremita‟ ha
avvitato un genuino Ferro-6. Cerca di mettersi in posa per il colpo di golf, ma realizza presto che
riesce a farlo solamente con una mano. Al primo colpo manca la palla, poi la colpisce, poi ne piazza
un'altra e fa un colpo ancora migliore e annuncia: “Miles and Miles and Miles!”.
Il primo colpo raggiunge i 180m, il secondo ben 365m.
Lasciano sulla Luna anche un sismometro, un generatore nucleare al Plutonio, e un riflettore per i
laser generati da Terra per misurare in modo
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preciso la distanza Terra-Luna. E' tuttora operativo, essendo del tutto passivo. Siccome e'
3 volte piu' grande dei precedenti due (lasciati dall'Eagle della missione Apollo 11 e dal Lunokhod 1
sovietico nella missione Luna 17) viene prediletto nelle prime misurazioni laser effettuate da Terra.
Fino al 1994 il 75% delle osservazioni viene effettuato sul riflettore dell'Apollo 15. Si veda la mappa
per la locazione degli altri riflettori.
In tutto sono nove ore e mezzo complessive di camminate sul suolo lunare per 45Kg di rocce lunari.
115Km sopra di loro Stu Roosa e' in attiva attesa in orbita, impegnato a fotografare la superficie.
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1/03/2011
Il hard docking in orbita lunare con Stuart Roosa avviene senza alcun problema. Il LEM viene
sganciato e va a schiantarsi sulla Luna in un punto predeterminato. Lo schianto viene ancora una
volta registrato correttamente dai sismometri dell'Apollo 12 e da quelli appena posizionati.
Il LEM si trova ora nell'Astronaut Hall of Fame,
in Florida, presso il Kennedy Space Center.
(vedi foto in basso)
Il LRO (Lunar Recoinassance Orbiter)
recentemente ha puntualmente fotografato, come
per altre missioni lunari, l'impresa dell'Apollo 14
(foto in alto). Ma stavolta non solo e' possibile
distinguere l'ombra del LEM, ma si vede
chiaramente la presenza di una sorta di sentiero
che collega il modulo lunare Antares al sito in cui
gli astronauti hanno collocato le apparecchiature
scientifiche della missione.
Successive analisi delle rocce di Fra Mauro rivelano regolite di breccia, breccia frammentata, e
diversi tipi di piroclasti, probabilmente generati dall‟impatto del meteorite che ha generato il Cone
Crater 25 milioni di anni fa. L‟intera struttura di Fra Mauro e‟ invece probabilmente il risultato di
accumula di ejecta (detriti) dal titanico impatto che ha formato il Mare Imbrium a Nord, circa 4.25
miliardi di anni fa. Le strutture irregolari di piroclasti campionate dagli astronauti di Apollo 14,
risultano essere simili a quelle del cratere Fra Mauro, che da‟ il nome alle alture, e che si trova
leggermente a sud del sito di sbarco.
Per quanto riguarda l‟origine della Luna l‟analisi negli anni successivi dei campioni dai mari lunari e
dalle alture ha permesso di avvalorare la tesi dei cold mooners che prevede un impatto gigante da
parte di un corpo delle dimensioni di Marte (denominato Theia od Orpheus). Theia si sarebbe formato
per accrescimento, ad esempio in un punto di Lagrange del sistema Terra-Sole. L‟impatto sarebbe
stato con una angolatura di 45 gradi (un impatto diretto avrebbe distrutto il nostro pianeta). Circa
meta‟ della massa (la parte piu‟ leggera) di Theia, assieme ad una parte considerevole di mantello
terrestre, avrebbe formato il nostro satellite naturale. Prove in questo senso sono portate anche dagli
isotopi di ossigeno nei campioni delle missioni Apollo, che sono presenti in percentuali molto simili a
quelle del mantello terrestre, tradendo un‟origine comune.
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1/03/2011
Fonti Bibliografiche e Ringraziamenti:
- Smithsonian Air & Space Museum:
http://www.nasm.si.edu/collections/imagery/apollo/as14/a14images.htm
- Moonviews LLC:
http://www.moonviews.com/archives/2009/06/lunar_orbiter_image_recovery_p_6.html
- USGS:
http://www.lpi.usra.edu/resources/mapcatalog/usgs/
http://vimeo.com/6284193
“A Man on the Moon” Andrew Chaikin ISBN 9780140272017
”Spaceflight” Smithsonian Guides ISBN 9780028600406
“Voices from the Moon” Andrew Chaikin ISBN 9780670020782
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1/6/2012
Apollo 15: Hadley Delta
COSMo n.9
di Ciro Sacchetti
Il 2011 è di sicuro un anno che segna diversi
anniversari, tra i più importanti vorrei
ricordare i 150 anni dell'Unità d'Italia, i 10
anni dell'attacco alle torri gemelle (in
settembre), i 50 anni dello storico volo di
Gagarin e tra i tanti in Luglio, per essere più
preciso il 26 sarà la volta dell'Apollo 15,
missione che quest'anno compirà 40 anni e
di cui mi accingo a parlare in questo articolo.
Nona missione con equipaggio umano e quarta
ad allunare, Apollo 15 da inizio alla prima di tre
missioni che porteranno con sé molte novità, la
più emblematica è indubbiamente il Lunar Rover,
la piccola vettura che ha permesso agli
astronauti di potersi spostare per lunghi tratti al
fine di poter ampliare il raggio di esplorazione
della Luna. Questa ed altre importanti
innovazioni di cui parlerò più avanti, avranno
termine con l'Apollo 17 missione che purtroppo
sancirà la parola fine all'avventura dell'uomo sul
suolo selenico.
In una America scossa dalle notizie del conflitto in Vietnam e dai primi movimenti studenteschi, questa
missione come le altre avvenute dopo la storica passeggiata di Armstrong e Aldrin (Apollo 11), è
passata un po' in sordina nonostante le importanti innovazioni introdotte.
L'equipaggio venne reso noto il 26 Marzo 1970, la NASA affidò il ruolo di comandante a David
Randolph Scott non nuovo a missioni spaziali. Era già stato membro dell'equipaggio della Gemini 8
lanciata il 16 Gennaio del 1966, dove insieme a Neil Armstrong compirono con successo l'attracco tra
due veicoli nello spazio, la missione terminò in anticipo a causa di un mal funzionamento di uno dei
propulsori.
Il 3 Marzo 1969 comanderà l' Apollo 9, seconda missione ad utilizzare il vettore Saturn V, dove fu
testata la configurazione finale del veicolo Apollo e assieme agli Astronauti James McDivitt e Russell
Schweickart (cognome dalla difficile pronuncia). Vennero effettuate simulazioni di “rendezvous” lunari
in orbita terrestre per un totale di dieci giorni di permanenza da cui la NASA, ricaverà numerose
informazioni utilissime per le missioni successive.
Alfred Worden, venne chiamato a ricoprire il ruolo
di Pilota del Modulo di Comando; nato a Jackhson
(Michigan) diplomato alla Jackhson High School,
conseguirà nel 1955 una laurea in Scienze Militari
all'Accademia Militare degli Stati Uniti di West
Point. Si arruola nell' US Air Force dove riceve l'
addestramento al volo presso la Base di Moore
(Texas). Dal marzo 1957 al Maggio 1961 presta
servizio come Ufficiale agli armamenti e come
pilota presso la 95a Fighter Interceptor Squadron
alla Base di Andrews nota anche perchè li sono di
stanza gli Air Force One (gli aerei del Presidente
Americano).
Farà seguito un Master in Ingegneria Aerospaziale e Ingegneria Strumentazionale ottenuto
all'Università del Michigan nel 1963.
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Al suo attivo annovera qualcosa come 4000 ore di
volo di cui 2500 su Jet, e svariati diplomi come
quello conseguito alla Empire test Pilot School a
Farnborough in Inghilterra. Nell'Aprile 1966 entra a
far parte dei 19 astronauti scelti dalla NASA e in
occasione della missione Apollo 9, è membro
dell'equipaggio di supporto, successivamente come
equipaggio di riserva nel ruolo di pilota del modulo di
comando dell'Apollo 12, ma nessuna esperienza
diretta nello spazio.
Anche James Irwin chiamato a far parte dell'Apollo
15 come Pilota del Modulo Lunare, al pari di Worden
è alla sua prima esperienza nello spazio. Nato a
Pittsburgh e arruolato nell'US Air Force come Pilota
per voli sperimentali, si laurea quale Bachelor of
Scienze
presso
la
US
Naval Accademy,
successivamente conseguirà un Master in Ingegneria
Aerospaziale e Ingegneria della Strumentazione
presso l'Università del Michigan.
Dopo il fatidico volo sulla Luna, folgorato da questa
esperienza, il 31 Luglio 1972 lascia la NASA per
diventare predicatore e ricercatore Biblico, svolgerà
molte ricerche in Turchia sul monte Ararat volte alla
scoperta dell'ubicazione dell'Arca di Noè senza
coronare mai il suo intento, morirà d' infarto l'8 Agosto
1991.
Tutti e 3 gli Astronauti erano membri dell'Aeronautica
Militare Americana.
L'equipaggio di riserva è composto da Richard
Gordon nel ruolo di Comandante, che ha già volato sulla Gemini 11 ed
è stato Pilota del Modulo di Comando dell'Apollo 12, Vance Brandt
sarà il Pilota riserva del Modulo di Comando ed infine Harrison Schmitt
come Pilota del Modulo Lunare.
La normale procedura NASA prevedeva che l'equipaggio di riserva
volasse sulla Luna alla terza missione successiva, la n°18, ma con i
tagli che hanno cancellato in breve tempo alcune missioni la speranza
divenne minima, l'unico a riuscirvi fu Schmitt che partecipò quale
Scienziato-Astronauta nell'ultima missione Lunare, la 17.
Nel Gennaio 1970, ancor prima che fosse reso noto l'equipaggio di
Apollo 15, la NASA cancellerà la n°20 per rispettare i tagli imposti dal
governo americano e nel settembre dello stesso anno vennero
cancellate anche le missioni n°15 e n°19, le rimanenti missioni dalla 16 alla 18, vennero perciò
rinumerate da 15 a 17
Le novità accennate pocanzi apportate a questa missione sono piuttosto rilevanti.
Il modulo lunare (LM-10) per cominciare, era stato modificato nel sistema di sussistenza vitale
migliorando ed aumentando la permanenza dell'equipaggio sul suolo lunare. Le tute spaziali
subirono un vero e proprio aggiornamento sia nel sistema di sussistenza, permettendo attività
extraveicolari di durata nettamente superiore alla missione precedente, che nella struttura stessa
della tuta con un notevole incremento in termini di agilità.
Arriviamo ora alla più importante delle novità di questa missione; il Lunar Rover.
Le prime tre missioni dove lo sbarco ebbe successo, furono considerate un vero e proprio test di
sperimentazione degli apparecchi e delle procedure di lancio, allunaggio e rientro sulla Terra, ma ora
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si rendeva necessario una vera esplorazione scientifica, dove l'ostacolo più grande era la ridotta
capacità degli Astronauti di spostarsi a piedi dal sito di allunaggio.
Wernher Von Braun in alcuni articoli apparsi sulla rivista “Collier”, annunciava quello che doveva
essere un salto di qualità delle missioni Apollo, l'esplorazione della Luna su larga scala.
Fu infatti proprio lui a indicare la strada alla NASA per lo sviluppo di un veicolo atto a movimentare
l'equipaggio su grandi distanze, capace inoltre di raccogliere materiale lunare in quantità elevate.
Purtroppo il veicolo di Von Braun era troppo pesante ed ingombrante per essere la soluzione ottimale,
inoltre alla NASA fin da prima del 1969 si erano formate due scuole di pensiero dove una parte
riteneva che un mezzo volante fosse il sistema migliore per l'esplorazione di grandi spazi con una
visuale elevata e non avendo nessun vincolo legato ai rilievi lunari, l'altra parte sosteneva che
l'utilizzo di un mezzo aereo comportava troppi rischi per gli Astronauti, perciò un veicolo di
movimentazione al suolo era la soluzione migliore.
Vennero incaricate svariate industrie per lo sviluppo delle due teorie, il 23 maggio 1969 mentre
l'equipaggio dell'apollo 10 stava rientrando sulla terra, la NASA annunciava di voler inviare sulla Luna
un Rover ultraleggero presumibilmente con la missione Apollo 15.
Con un contratto che ammontava a 19 milioni di dollari per la realizzazione di tre modelli di auto
lunare, che diventeranno poi 40 milioni a progetto ultimato (a quel tempo non esistevano
ecoincentivi), la Boeing Aerospace Group e la principale subappaltatrice Delco Eletronics Division
della General Motors Corp. si aggiudicarono l'appalto per la costruzione del veicolo che porteranno a
termine in appena 17 mesi.
Alla fine ne verranno costruiti, tre unità per la missione Lunare, sette per l'addestramento a terra, più
svariati componenti di ricambio e relative attrezzature.
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Dal peso di 209 kilogrammi, lungo più o meno come una moderna nuova Cinquecento, a quei tempi
per la sua forma particolare ricordava una “Dune Buggy” vettura molto in voga negli anni 70, era
configurato per essere ripiegato più volte su se stesso permettendo il suo stivaggio su un lato del
LEM per il viaggio sulla Luna.
Le dimensioni raggiunte una volta impacchettato erano qualcosa di straordinario, David Scott
sottolineo: “il volume dentro cui può essere richiuso è uno dei contenuti più interessanti di tutta la
missione Apollo”.
Il Rover poteva ospitare due autisti (Astronauti) con le loro ingombranti tute su sedili rivestiti in Nylon
ed era capace di trasportare fino a 235 Kg. di materiale. Non era provvisto di volante ma bensì di una
cloche simile a quella di un aeroplano, con la quale si comandava sia la marcia avanti e indietro che
la sterzata (con una variazione del differenziale delle ruote come per i carri armati). Non potendo
disporre di un motore a combustione convenzionale, la Luna è priva d'aria è perciò impossibile
l'utilizzo di motori a scoppio, venne dotato di quattro motori elettrici posizionati uno su ogni ruota dal
funzionamento indipendente, dalla potenza di un quarto di cavallo vapore cadauno alimentati da
batterie chimiche da 36 volt argento-zinco non ricaricabili.
Le ruote erano formate da una fitta rete di filo d'acciaio a forma di pneumatico con tasselli in titanio,
studiata appunto per non insabbiarsi nella regolite del suolo Lunare, vennero inoltre concepite per
affrontare oscillazioni fino a 35 centimetri.
Altra caratteristica peculiare era una telecamera montata sulla parte anteriore del Lunar Rover,
orientabile sia dagli Astronauti che dal controllo missione, ulteriore eccellenza di questo mezzo era un
sofisticato computer in grado di memorizzare il percorso esatto effettuato dagli Astronauti, così da
poterli ricondurre al LEM indicandogli la strada di ritorno.
Antesignano dei moderni navigatori GPS, esso si orientava però mediante la memorizzazione della
posizione delle stelle in base alla quale calcolava il punto nave.
La missione definita di tipo “J” cioè ad intensa attività scientifica, si basava sull'esplorazione del sito
nei pressi della Faglia di Hadley “Hadley Rille”, una zona lunare scelta per la sua particolare origine
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geologica tra le più spettacolari e tra le più osservate dai telescopi amatoriali terrestri, dalla quale si
spera di ottenere importanti informazioni attraverso l'analisi di campioni lunari, sull'origine della Luna e
parallelamente anche della Terra.
Posta a 748 km dall'equatore, lungo il bordo sud-orientale del Mare Imbrium (Mare delle Piogge), il
ruscello Hadley è a ridosso della montagna omonima che raggiunge un'altezza di 4800 metri sul
livello medio della pianura circostante. La faglia è una gola a forma di “V” larga all'incirca 1,5
chilometri e profonda intorno ai 400 metri e si snoda in un percorso tortuoso lungo circa 90 chilometri
che la fa assomigliare ad un grande fiume in secca anche se per dimensione è più paragonabile ad
un canyon.
Visto lo scopo della missione, l'addestramento geologico degli Astronauti venne ampliato mutando
l'aspetto di conquista della Luna delle prime tre missioni, in una vera e propria spedizione scientifica.
L'undici Maggio 1971, le singole unità, Modulo Lunare “LM10” battezzato “Falcon” e il Modulo di
Comando “CSM112” a cui venne assegnato il nome dell'imbarcazione dell'esploratore James Cook
“Endeavour” che Americanizzato diventerà “Endeavor”, vennero perfettamente assemblate
nell'imponente SaturnoV che qualche giorno dopo cominciò la sua lunga e lenta marcia che lo porterà
fino alla rampa 39A.
Il 26 Luglio 1971, alle 13:34 da Cape Canaveral, i cinque motori F1 del primo stadio vennero accesi e
la missione ebbe inizio.
L'ascesa e l'inserimento in orbita di parcheggio avvennero in 12 minuti, compiute due orbite venne
riacceso il motore del terzo stadio per immettere il Saturno in rotta verso la Luna, l'estrazione del LEM
dove sul lato esterno era stivato il Lunar Rover, venne effettuata senza intoppi. Saranno necessarie
solo due manovre di correzione della rotta durante il viaggio. Giunti in orbita Lunare, Scott e Irwin
prendono posto a bordo del LEM, Worden rimasto sull'Endeavor attenderà numerose orbite prima di
rivedere i due compagni.
Effettuato il distacco dal CSM cominciarono la lenta discesa verso la superficie Lunare, alle 13:34 ora
di Houston del 30 Luglio 1971, il “Falcon” si posa dolcemente a 26° 4'54° di latitudine nord, 3° 39' 30°
di longitudine est, a 300 metri circa dall'obbiettivo.
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Indossate le tute i due Astronauti escono per una breve perlustrazione del sito, una “Stand-up EVA” o
come la definivano gli stessi Astronauti una “Sightseeing Tour”, l'escursione extra veicolare durò
soltanto 33 minuti e 7 secondi, rientrati nel Lem i due si concedono un meritato riposo.
Al loro risveglio Irwin e Scott esclamarono “ the sleeping up here is really good ” (dormire quassù è
veramente ottimo), era la prima volta che due Astronauti dormivano sul suolo Lunare senza indossare
la tuta. I preparativi per l'EVA (Extra-Vehicular-Activity) durarono ben 4 ore, quando ebbero indossato
le tute, uscirono dal Modulo Lunare e come prima attività gli Astronauti dispiegarono il Lunar Rover,
operazione compiuta senza troppa fatica, fatto ciò Scott e Irwin salgono a bordo e partono.
Il Rover poteva raggiungere una velocità di punta di 15 Km all'ora con un autonomia di percorrenza di
oltre 90 Km , era capace di superare pendenze del 20% ma anche di spostamenti minimi di pochi
centimetri, la prima sensazione provata era quella di guidare un fuoristrada in aperta campagna, ma a
causa della bassa gravità e delle asperità, il Rover compiva balzi tali da non permettere di superare
mai i 6 Km orari.
L' EVA durò poco più di 6 ore, gli Astronauti testarono l'affidabilità e la tenuta del veicolo, mentre si
dirigevano poi verso un punto marcante della faglia detto “gomito” qui venne montato l'ALSEP
(Apollo-Lunar-Surface-Experiments-Package). Vennero effettuate operazioni di perforazione del suolo
e prelievo di rocce lunari, dove vennero pronunciate le uniche parole in Italiano di tutta la missione;
rinvenendo una roccia dalla particolare lucentezza, Scott esclamò: “mamma mai!!”.
La giornata di lavoro volgeva al termine e i due Astronauti rimontati sulla loro auto fecero ritorno al
LEM semplicemente seguendo le tracce a ritroso, posteggiano sotto casa, se casa il Modulo Lunare
si può chiamare; ma tornare liberi anche se negli spazi angusti di un LEM, dopo tante ore passate in
una ingombrante tuta diedero a Scott e Irwin un enorme sollievo.
Dopo essersi riposati, un nuovo giorno di lavoro attende gli Astronauti, indossate le tute a bordo del
Rover si diressero verso sud, ciò che videro era un panorama a dir poco impressionante, il monte
Hadley si stagliava davanti a loro.
Questa montagna la cui origine è da far risalire al periodo Imbriano (3,3 – 3,8 miliardi di anni fa), ha
una forma quasi vulcanica tanto da farla assomigliare al Monte Fuji. Scott esperto di Geologia
esclamò esterrefatto “E' la più grande montagna che abbia mai visto”.
I due ne poterono perlustrare solo le aree di confine al margine col Mare Imbrium; salire più in alto era
impossibile a causa della forte pendenza, ma l'area colpì gli Astronauti anche per la quasi totale
mancanza di crateri sulle pendici il suolo procedeva come su una spiaggia, liscio e con poche
asperità.
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Si diressero poi verso EST verso lo “Spur Crater”, durante il tragitto Scott e Irwin ormai a loro agio
nella guida Lunar Rover, si godettero il panorama trovando molto divertente il comportamento della
loro vettura sul suolo lunare. Ecco alcuni commenti:
Scott:”la superficie è liscia ma irregolare … liscia a piccola scala.
Irvin:”è come guidare sopra a grandi dune nel deserto”.
Giunti in prossimità del cratere fermarono il Rover poco distante e dettero un'occhiata al suo interno,
lo scenario era mozzafiato, l'area densa di rocce aveva come colore predominante il verde.
Scott e Irwin incominciarono le attività di carotaggio e prelievo di rocce Lunari tra esse una catturò
l'attenzione dei due Astronauti per la particolare ballezza, era una roccia di origine primordiale
completamente cristallina.
Irwin commentò: “Penso che abbiamo trovato ciò per cui siamo venuti” . Scott di rimando: “Che
bellezza...”. Per la sue caratteristiche fu denominata “Genesis Rock”.
Da terra i geologi della Nasa vedendo le immagini trasmesse dalla Luna erano a dir poco euforici,
potevano interagire con gli Astronauti attraverso il controllo della telecamera posta sul Rover dandogli
indicazioni sulle zone alle quali indirizzare le attività, inoltre Scott e Irwin sembravano instancabili,
lavoravano per lungo tempo senza sosta, è dal controllo missione che devono frenarli.
Non mancarono i momenti di paura, mentre si chinava a raccogliere un' oggetto, un piede in una
piccola depressione fece cadere a terra Scott.
Nella storia dell'esplorazione Lunare non era ancora accaduto che un Astronauta cadesse sul suolo
Lunare, al controllo missione scende il gelo.
Poi come se nulla fosse, con l'aiuto di Irwin Scott si rialza e i timori di un danno alla tuta spaziale sono
fugati e a Houston ricominciarono a respirare.
Di cadute ne capitarono altre ma ormai si era abituati, consapevoli che le tute erano piuttosto robuste.
Con una permanenza sulla superficie Lunare di 7 ore e 12 minuti, anche il secondo giorno era
terminato, il terzo giorno fu dedicato prevalentemente al prelievo di campioni geologici, utilizzando a
lungo il perforatore finalmente con successo.
Nei giorni passati aveva dato qualche grattacapo in quanto non scaricava il materiale grattato dalla
punta ma lo comprimeva ai lati rendendo difficile la penetrazione oltre i 70 centimetri.
Tra i vari esperimenti effettuati uno fu quello di lasciar cadere un martello e una piuma di falcone
contemporaneamente.
Esperimento coronato da successo, i due oggetti toccarono il suolo esattamente insieme come erano
stati rilasciati confermando la teoria della “Caduta dei Gravi” di “Galileo”.
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Questa era l'ultima EVA della missione che durò 4 ore e 49 minuti e nelle ultime fasi furono
commemorati gli Astronauti deceduti lasciando una statuetta di metallo in loro onore la “Fallen
Astronaut”.
La partenza dalla superficie venne resa ancor più spettacolare dalle immagini prese dalla telecamera
rimasta sul Rover, l'ascesa e il rendezvous con il Modulo di Comando avvennero con una precisione
da manuale, così il ritorno verso la terra.
Nella fase di rientro in atmosfera, all'apertura dei paracadute, si ebbe un brivido; uno di essi non si
dispiegò correttamente, ma i paracadute erano stati studiati per frenare sufficientemente la capsula
Apollo anche con solo due di essi aperti e lo Splash Down avvenne normalmente.
Ancor prima che la missione finisse, alla NASA si tiravano le somme, Apollo 15 era stato a quel
momento un completo successo, il Lunar Rover aveva dato una vera svolta alla esplorazione della
Luna, consentendo agli Astronauti la possibilità di spostarsi per lunghe distanze.
Il lavoro sulla superficie della Luna portò Scott e Irwin a percorrere a bordo del Lunar Rover, più di 60
chilometri per un totale di 18 ore riportando a casa più di 78 Chilogrammi di rocce e campioni Lunari,
ma oltre a tutto questo hanno regalato a tutti noi splendide immagini come non le avevamo viste mai.
Curiosità:
- Lo stemma della Missione in stoffa applicato alle tute
spaziali era stato cucito in Italia da un Sarto Fiorentino.
- Sulla Luna con Scott e Irwin, venne trasportata una
bandierina Italiana, ritornati sulla Terra venne messa
all'asta.
Panoramica di un sito di sosta del rover
Riferimenti:
http://www.nasm.si.edu/?hp=he
http://it.wikipedia.org/wiki/David_Scott
http://it.wikipedia.org/wiki/Alfred_Worden
http://it.wikipedia.org/wiki/James_Irwin
http://it.wikipedia.org/wiki/Apollo_15
- Breve Storia della Conquista dello Spazio di Daniele Bedini
- Luna di Michael Light
http://www.nasm.si.edu/collections/imagery/apollo/AS15/a15.htm
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Apollo XVI: le Alture di Descartes
COSMo n. 13
di Davide Borghi
Continuiamo la celebrazione dei quarant'anni delle missioni Apollo con il quinto e penultimo
allunaggio, Apollo 16, che celebra l'anniversario ad Aprile. Il pilota del LEM, Charlie Duke, e' fra l'altro
stato in Italia diverse volte: lo l‟ho incontrato a Bologna il 26 Ottobre 2010 e a Vicenza il 31 Marzo.
Duke e' stato anche in sala controllo a Houston col ruolo chiave di CAPCOM, durante il primo
allunaggio, con l'Apollo 11, come si vede bene nel film “Contact Light” [1] appena pubblicato da
Paolo Attivissimo [14], con cui siamo in contatto, e membro onorario de Il COSMo.
Oltre al tenente della US Air Force Charles Duke, l'equipaggio e' composto dal capitano della US
Navy John Young (nella foto mentre salta senza difficolta' un metro dal suolo), gia' su Gemini 3,
Gemini 10, e Apollo 10 [13] e da Thomas K. Mattingly, sfortunato componente della missione Apollo
13 per la quale era stato nominato ma sostituito a pochi giorni dal lancio; rimasto a terra, contribuì in
maniera decisiva al salvataggio dell'equipaggio in volo.
Pochi mesi prima della missione era stato deciso di ridurre ulteriormente il programma Apollo
tagliando altre missioni pianificate. L'ultima missione programmata ad allunare era diventata la
missione dell'Apollo 17, mentre le Apollo 18, 19, 20 erano state cancellate per ragioni di budget e
politiche (quello che si doveva dimostrare era stato fatto, inutile prendersi altri rischi e costi), ed infine
a causa del neonato programma Space Transportation System (meglio conosciuto come Space
Shuttle). Improvvisamente la missione diviene quindi la penultima sulla Luna.
Il 16 Aprile 1972 avviene il lancio dell'Apollo 16 a bordo del razzo Saturn V, modello SA-511.
Tre giorni dopo il lancio, il computer di navigazione va in avaria e la determinazione della posizione
deve essere eseguita con un classico e semplicissimo sestante [2] come secoli prima. Il sestante e'
ora conservato al Smithsonian Air & Space Museum di Chantilly, Virginia, mezzora di auto a sud di
Washington D.C., museo dove si trova anche il B29 Enola Gay, uno Shuttle, un BalckBird, un GPS e
tanto altro (il museo come ogni Smithsonian e‟ ad ingresso rigorosamente gratuito).
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Il 20 Aprile 1972 alle ore 8:27 ora italiana, il LEM e il CM sono gia' staccati e volano in formazione
stretta, ma per un problema ai motori che orientano il Main Motor del CM Orion, gli astronauti
vengono lasciati in orbita attorno alla Luna per 15 orbite. Il problema viene descritto via radio a
Houston da Mattingly. E‟ preso seriamente in considerazione l'annullamento dell'allunaggio. Il capo
missione, il leggendario Gene Kranz (“Failure is not an option” [9]) percepisce nella voce di Mattingly
il terrore che anche questa volta, dopo l'Apollo 13, non riesca a portare a termine la missione.
L'ingegnere Larry Canin viene incaricato del problema da Kranz, al Mission Control a Houston. Larry
e' un esperto del Thrust Vector Control e intuisce subito, gut feeling, che si tratta di un problema di
circuito aperto (un filo staccato) da qualche parte. A Houston in laboratorio riescono a ricreare il
problema e trovare un workaround. Il centro di controllo terrestre calcola che la deviazione dalla
traiettoria e' ancora sotto controllo e quindi si decide di continuare la missione. Quando le due
spacecraft rispuntano da dietro la Luna alla loro sedicesima orbita, gli viene comunicata la soluzione,
e si scatena l'entusiasmo: lo sbarco a Descartes e' vicino!
Il 21 Aprile 1972 alle ore 3:23 ora italiana il LM Orion dell'Apollo 16 compie l'allunnaggio nelle
Descartes Highlands. Lo stesso giorno sulla Terra, la Rocketdyne si aggiudica, dopo una lunga e
complessa gara d'appalto, il contratto per gli Space Shuttle Main Engines (SSME) del programma
STS,
che
sarà
il
futuro
della
NASA.
Il passato (la conquista della Luna), il presente (la penultima missione lunare) e il futuro (lo Space
Shuttle) si intrecciano.
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L'allunaggio, per la prima ed unica volta, non viene trasmesso in diretta a causa della rottura del
modulo trasmittente sul LM. Le immagini in diretta arriveranno solo dopo l'attivazione del trasmettitore
del Lunar Rover.
Viene presto preparato anche il pacchetto di esperimenti scientifici (foto sopra), il cosiddetto ALSEP
(Apollo Lunar Surface Experiments Package) [3] composto dai seguenti strumenti: un esperimento
sismico passivo ed uno attivo (con esplosivo), un magnetometro fisso ed uno portatile, un
esperimento di misurazione del flusso di calore, un rivelatore della radiazione cosmica, collettori per il
vento solare, un transponder per misurare i campi di gravità, e infine un generatore a radioisotopi al
Plutonio 238 [4] (Radioisotope Thermoelectric Generator o RTG, del tipo SNAP27) per fornire energia
al tutto.
Il Heat Experiment fallisce a causa dell'accidentale rottura del cavo col piede di Young, durante un
movimento involontario. Ma tutti gli altri sono un grande successo: esperimenti progettati per durare
un anno, funzioneranno per oltre 5 anni sulla Luna [7], grazie al generatore al Plutonio.
Viene staccato il Lunar Rover dalla Bay I del Descent Stage, e inizia la procedura di dispiegamento
dello stesso come fosse un passeggino da bambini. Una volta completata l'operazione gli astronauti
salgono sul modello di fuoristrada lunare a batterie, gia' collaudato nella missione precedente.
La caduta di Duke.
Sono compiute tre passeggiate lunari EVA (Extra Vehicular Activities) con l'ausilio dei Rover, per
un totale di 27Km percorsi. Le EVA sono molto faticose per Young e Duke: dura 7h 11' la prima, 7h
23' la seconda, 5h 40' la terza.
Sono famose le immagini delle cadute di Duke [5] (v. link su YouTube allegato e fotogrammi
allegati); in particolare quella in cui, caduto rovinosamente in avanti, tenta di rialzarsi per ben tre volte,
con una mossa inventata sul posto, rischiando più volte di impattare col casco al suolo.
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Altrettanto famosa la foto di un entusiasta Young che saluta la bandiera saltando un metro dal suolo.
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Allegate ci sono anche le immagini [12] del cratere North Ray, profondo 70m, e che ha creato
qualche apprensione a Houston, vista la vicinanza dei piedi degli astronauti al bordo del cratere. E le
immagini della enorme House Rock, una roccia (circa 30m di lato di base e alta 15m) di colore
scuro, dapprima identificata come basalto, ma poi riconosciuta come breccia da impatto [10]. Si tratta
dell'ultima prova definitiva (e letteralmente grande come una casa) che il luogo non e' di origine
vulcanica come si credeva ma di origine da impatto meteoritico, come gran parte della superficie
lunare. La missione alle Alture di Descartes si rivelerà essere un grande passo nella comprensione
della vera natura del suolo lunare, ovvero nel rivolgimento dell'ipotesi vulcanica a favore di quella del
bombardamento cosmico. In totale sono raccolti 95,8 kg di rocce lunari. Come piccolo gesto di
ringraziamento, un campione di roccia verrà regalato alla città di Nördlingen (ora si trova nel museo
del cratere Ries a Nördlingen) in Germania, dove gli astronauti avevano eseguito diverse
esercitazioni anni prima [15].
Il sito di sbarco su Descartes, non e' molto distante dal sito dell'Apollo 11, nel Mare della Tranquillita',
ma e' molto piu' elevato: si trova a 7809m sui mari circostanti [11]. Si tratta dell'allunaggio nella zona
piu' elevata di tutte le missioni Apollo.
Duke lascia infine sulla Luna una foto Polaroid a colori della sua famiglia (v. foto) completa del cane.
Una volta lasciato il suolo lunare, dopo che Young e Duke sono già passati al CM Casper, viene
programmato di staccare il LM per farlo precipitare in maniera controllata sulla Luna. Ma qualcosa va
storto e il LM e' fuori controllo. Orion verrà lasciato quindi a se stesso e precipiterà sul nostro
satellite circa un anno dopo in un sito tuttora sconosciuto.
Come per l'Apollo 15, viene anche rilasciato un piccolo satellite per la misurazione del vento solare e
dei campi magnetici, satellite con traiettoria a perdere verso la superficie lunare. Come da programma
Ken Mattingly compie una EVA di 1h 24' per recuperare diverse pellicole da un apposito
contenitore posizionato all'esterno del CM.
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Durante una EVA, l'anello di matrimonio di Ken Mattingly fluttua fuori dal CM nello spazio profondo
[6]; Charlie Duke cerca di prenderlo ma lo manca di poco e lo da' per perso. Ma poi l'anello uscendo
urta la parte posteriore del casco di Ken, e rimbalza verso il portellone aperto del CM rientrandoci
dentro. Questo e altri aneddoti sono raccontati nel film edito da Charlie Duke “MoonWalker – The
Apollo 16 Mission” [7]. Come anche l'emozione del padre di Duke, che era nato prima del volo
dei fratelli Wrights, nel vedere suo figlio sulla Luna.
Il 27 Aprile 1972 il CM ammara nell'Oceano Indiano, dopo aver sottoposto gli astronauti a 7,19g di
decelerazione, un record per le missioni Apollo. Incredibilmente l'ammaraggio avviene a solo 1 miglio
dal punto designato, in piena vista della portaerei USS Ticonderoga, che li raccoglierà in pochi minuti
tramite un elicottero.
Tre settimane dopo la partenza degli astronauti dalle Descartes Highlands, i sismometri lasciati sulla
Luna registrano il piu' grande impatto meteritico sulla Luna mai registrato: le onde sismiche da esso
generate permettono di stimare lo spessore della crosta a Descartes a 15Km di più della media
lunare.
Poche settimane dopo, il 26 Maggio 1972, Wernher von Braun annuncia il suo licenziamento dalla
NASA, per passare alla Fairchild, dopo 27 anni di servizio sotto il governo; gli ultimi anni con la NASA
li ha trascorsi a Washington D.C. solo per vedere frantumati i suoi progetti di continuare i lanci di
Saturn V verso la Luna e poi verso Marte. Il 7 Luglio dello stesso anno, la North American Rockwell
riceve dalla NASA il contratto NAS9-14000, del valore di 2,6 miliardi di dollari, per la realizzazione
dell'orbiter dello Space Shuttle.
Il Command Module “Casper” si trova tuttora, in buona compagnia con un Saturn V ed un esemplare
del STS, al US Space & Rocket Center a Huntsville, centro di ricerca missilistica aperto al pubblico,
nel mezzo della umida foresta nel Nord dell'Alabama.
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Un aneddoto particolare e' quello del sogno avuto da Duke sei mesi prima della missione [10]. Dice
di non ricordarsi spesso i propri sogni, ma di non riuscire a dimenticare questo, particolare, in cui
vede se stesso sbarcare sulla Luna e accorgersi che ci sono tracce di un rover che portano lontano.
Le segue e li portano ad un rover identico al suo, con due persone a bordo, morte, che, alzando il
visore, si rivelano essere proprio loro due: Duke e Young. Presi dei campioni e riportati a Terra per le
analisi, si rivelano essere vecchi di 100 mila anni.
Dell‟incontro del 31 Marzo 2012 a Vicenza con Charlie Duke ci occupiamo in un apposito articolo,
mentre di quello a Bologna il 26 Ottobre 2010 [8] conservo alcune altre note che qua riporto.
Duke inizia la conferenza ricordando il suo amico, collega e direttore dell'intero Apollo Program (dal
1969) Rocco Petrone, di chiare origini italiane, ma americano di nascita. Petrone e' il primo direttore
Apollo non di origine tedesca.
Continua accennando alle ragioni del taglio delle missioni Apollo oltre la 17 (v. sopra) e alle possibilità
di estrazione di Elio 3 sulla Luna, citando anche l'attuale interesse in tal senso da parte di Schmitt
dell'Apollo 17.
A domande dirette, focalizzate sul suo personale profondo interesse alla spiritualità cristiana,
risponde che non crede alla sua esperienza lunare come a qualcosa di spirituale: semplicemente
faceva il suo mestiere, da tecnico, e cercava di farlo nel modo migliore. Non aveva tempo di pensare
ad altro. Dice di avere approfondito il proprio lato religioso solo dopo che la moglie si era avvicinata al
suicidio nel '74, fatto che lo ho ha portato a ritrovare l'equilibrio nel suo lavoro e una dimensione
umana.
Si diverte a riguardare in video le sue diverse e famose cadute (v. sopra) sul suolo lunare. Una
addirittura all'indietro, sul backpack di sopravvivenza. Nel video si sente qualche secondo di silenzio,
di panico, poi ci si rende conto che e' andata liscia. A Houston questa esuberanza non l'hanno presa
bene e Duke si e' beccato qualche rimprovero.
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Cerca di far capire ad una audience molto giovane (la conferenza faceva crediti universitari...) la
tecnologia molto limitata e ingombrante (64Kbyte stanno a 64Gbyte come le Apollo stanno all'iPad) e
le condizioni estreme (35°C di temperatura all'arrivo, 150°C 72h dopo, alla partenza, a causa
dell'alzarsi del Sole sull'orizzonte).
Poi la sensazione, quella di sentirsi a casa, nonostante il pianeta alieno, la polvere che sporca e si
insinua dappertutto, una volta rientrati nel LM, e infine l'odore del suolo lunare: quello di polvere da
sparo (ma che odore ha la polvere da sparo? Un odore forse più familiare agli americani...).
Ricorda quando Kennedy disse “We will go to the moon and come back safely”: lui era in Germania e
ci rise sopra: “non ci andremo mai...”. Non poteva immaginare che ne sarebbe stato parte.
Gli viene fatta un'ultima domanda: e se non si fosse acceso l'unico motore del LM alla ripartenza?
In tal caso, risponde, c'erano procedure di risparmio energetico da mettere in atto per riuscire a
sopravvivere il più possibile, ...attendendo finché a qualcuno non fosse venuta una buona idea!
Bibliografia:
[1] http://contactlightmovie.blogspot.com/
[2] http://www.nasm.si.edu/collections/artifact.cfm?id=A19770205000
[3] http://en.wikipedia.org/wiki/Apollo_Lunar_Surface_Experiments_Package
[4] http://en.wikipedia.org/wiki/Radioisotope_thermoelectric_generator
[5] http://www.youtube.com/watch?v=MU0Rgpdujzo
[6] http://whizzospace.com/moonwalker/moonwalker.htm
[7] http://www.charlieduke.net/video.htm
[8] http://tranquillitybase.wordpress.com/2010/10/26/dotty-e-charlie-duke-a-bologna/
[9] “Failure is Not an Option”, Gene Kranz, Simon & Schuster
[10] “A Man on the Moon”, Andrew Chaikin, Penguin Books
[11] “SpaceFlight”, Neal-Lewis-Winter, Smithsonian Guides – Nat'l Air & Space Museum Washington DC
[12] http://apod.nasa.gov/apod/ap000319.html
[13] http://www.penpal.ru/astro/Apollo16.shtml
[14] http://it.paperblog.com/due-appuntamenti-lunari-a-tradate-e-lucerna-615239/
[15] http://it.wikipedia.org/wiki/Apollo_16
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Charlie Duke – Varese – 31/3/2012
1/12/2012
di L. Avella, D. Borghi, C. Sacchetti
Un grande successo di pubblico per un'altra visita dell'astronauta Charlie Duke, decimo uomo sulla
Luna. L'occasione e' stata l‟inaugurazione della mostra “Esplorando”, sabato 31 Marzo a Villa
Recalcati a Varese. La cornice quella di una bellissima villa settecentesca, non lontana dal centro di
Varese.
Charlie Duke esordisce notando che fra le innumerevoli commemorazioni della missione Apollo 16 a
cui ha partecipato, questa e' la più inusuale e particolare, proprio a poche settimane dal suo 40esimo
anniversario.
Dopo una cerimonia iniziale, alla presenza dei cadetti (Duke e' un Generale in pensione della US Air
Force), nel salone centrale, sotto un lampadario di cristalli, e' stato scoperta una riproduzione fedele
del Command Module “Casper” dell'Apollo 16, preparata dal gruppo FOAM13 (Fondazione
Osservatorio Astronomico di Tradate Messier 13).
Come nota a margine si può dire, per chi fosse curioso sul nome FOAM13, che il Gruppo
Astronomico Tradatese nasce nel 1973, dopo l'ultima Missione dell'Apollo 17 avvenuta il 17 Dicembre
1972. Nell'anno successivo dal Radiotelescopio di Arecibo, invia per la prima volta nella storia
dell'uomo, un radio messaggio verso Messier M13 nella Costellazione di Ercole, un Ammasso
Globulare di decine di migliaia di stelle, dove si immagina ci sia maggiore probabilità che una vita
intelligente possa decifrare il messaggio. La prima decisione stabilita del neonato Gruppo
Astronomico Tradatese fu di adottare come sigla proprio questo avvenimento.
La mostra antistante il CM Casper, ripercorre la storia delle missioni lunari ed espone anche un
notevole pezzo di Luna (si vedano foto seguenti) portato dalle missioni Apollo.
La sera Charlie Duke tiene una conferenza al Teatro Apollonio.
Una bella e inusuale occasione per ricordare le missioni Apollo, e la 16 in particolare, nel suo
40esimo anniversario.
In un itinerario che attraversa varie sale della bellissima villa, si possono apprezzare modelli in scala
di vari componenti e moduli dei razzi vettori Apollo nonché un esemplare in scala del razzo Sovietico
N1 affiancato ad un Saturno V, che per quanto simili in ciò per cui erano stati concepiti, si
caratterizzano per le differenze tecnologiche più che evidenti tra i due.
Nella stessa sala viene proiettato in loop il filmato “Contact Light”; i diciotto minuti finali di allunaggio
dell'Apollo 11, interamente rimasterizzato e montato dal giornalista Paolo Attivissimo, in cui le
sequenze della discesa del LEM riprese dalla telecamera di bordo con l'audio originale delle
trasmissioni tra gli Astronauti e il controllo missione, sono in sincrono con le immagini di ciò che
avveniva in quegli istanti nella sala controllo; e nel ruolo di “Capcom” troviamo proprio Charlie Duke.
La mostra prosegue con l'esposizione di tute lunari appartenute a Duke, reperti originali dell'epoca
come il volume del piano di volo Apollo, pannelli di strumentazione in uso alle console della sala
controllo missione di allora, e tanto altro messo a disposizione da collezionisti che presenti alla
mostra, si prestano più che volentieri nel descrivere i loro pezzi.
Tra i reperti veramente singolari, come gli stemmi delle missioni Apollo, o monete commemorative,
spicca lo schizzo di un ipotetico veicolo spaziale disegnato da Werner Von Braun, verosimilmente
durante il periodo in cui ha prestato servizio presso la base nazista di Peenemunde durante la
seconda guerra mondiale.
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1/12/2012
All'Unione Sovietica è dedicata un'intera sala dove teche e pannelli espongono oggetti e immagini
che testimoniano la grande epopea spaziale d'oltre cortina.
Qui è possibile osservare una carrellata di primati Sovietici nella corsa allo spazio; dallo Sputnik alle
stazioni spaziali Soyouz fino alla Mir, passando attraverso il volo della piccola Laika, la gloriosa
impresa di Gagarin, la tragedia di Komarov, fino alle prime sonde lunari che cederanno il passo alle
missioni umane Statunitensi.
Nelle pagine successive un reportage fotografico della mostra.
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1/12/2012
Bibliografia:
http://www.charlieduke.net/
http://vimeo.com/39640603
http://www.youtube.com/watch?v=-46YcGwCZB4
http://www.foam13.it/
http://www.foam13.it/ASTRONAUTICA/ESPLORANDO.htm
http://en.wikipedia.org/wiki/Charles_Duke
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Neil Armstrong (1930 - 2012)
COSMo n.15
1/12/2012
di Davide Borghi
Neil Armstrong, “First Man”, come recita la sua bibliografia ufficiale, sara‟ per sempre ricordato come il
primo uomo a mettere piede sulla Luna. Questo lui lo accettava, ma c‟erano altri aspetto dell‟uomo,
che lo caratterizzavano: come ad esempio i suoi duelli aerei e le sue missioni sui ponti di Toko-Ri in
Corea del Nord durante la Guerra di Corea, di cui andava molto orgoglioso, o le sue lezioni di
Aerospace Enginnering alla University of Cincinnati in Ohio. Si‟, appunto, Ohio, “The Birthplace of
Aviation Pioneers” come recita il suo motto stampato dal 2001 su ogni targa automoblistica dello
stato.
Di Dayton, Ohio, sono Orville e Wilbur Wright, gli
inventori dell‟aereo come lo conosciamo, i primi a
rendersi conto che il segreto era nel controllo delle
superfici alari. Come recitano diversi cartelli di
benvenuto ben visibili appena arrivati all‟aeroporto di
Dayton (assieme ad advertisement per il
reclutamento di piloti in remoto di UAV di cui Dayton e‟ sede), dall‟Ohio vengono ben 24 astronauti
NASA, fra cui John Glenn, il primo americano ad orbitare attorno alla Terra, Jim Lovell, il comandante
di Apollo 13 famoso per la frase “Houston, we‟ve had a problem”, e appunto anche Neil Armstrong.
Dal 2002 e‟ anche sul retro dei quarti di dollaro commemorativi dei 50 stati dell‟Unione.
Armstrong e‟ morto questa estate, il 25 Agosto 2012, all‟eta‟ di 82 anni, a causa di complicazioni
cardiache durante un‟operazione di bypass al cuore. Nasce a Wapakoneta, Ohio, il 5 Agosto 1930, da
Viola e Stephen Armstrong, lei profondamente devota alla Chiesa di San Paolo riformata, lui
dipendente del Dipartimento di Stato, che costringe la famiglia a 16 traslochi in 14 anni. La famiglia
Armstrong e‟ invece presbiteriana da tre secoli, da prima dello sbarco in America dalla Scozia, fra il
1736 e il 1743, dieci generazioni prima di Neil. Gia‟ da bambino lo portano a vedere le gare di aerei
(allora molto in voga). Neil fa il suo primo volo all‟eta‟ di 6 anni (cosa non ovvia nel 1936…) su un
Ford Tri-Motor, e prende il brevetto di volo all‟eta‟ di 16, prima di avere la patente automobilistica o un
diploma di scuola superiore.
Il 29 Luglio 1947 all'aeroporto di Wapakoneta, il suo amico Frederick Carl Lange, 20 anni, veterano
della Seconda Guerra Mondiale, si schianta contro una linea elettrica e muore: Neil e' testimone del
lato oscuro del volo.
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1/12/2012
Va poi a studiare Ingegneria Aeronautica
alla Purdue University nel vicino stato
dell‟Indiana. Nel 1950, a vent‟anni, viene
mandato in Corea come aviatore. La prima
missione e‟ del 29 Agosto 1951, e gia‟ il 3
Settembre, nemmeno una settimana dopo,
nella sua settima missione, l'aereo di Neil
Armstrong si schianta, e lui si salva
eiettandosi. Il 16 Settembre, la portaerei
Essex, su cui Neil si trova, subisce il piu'
grave disastro della Guerra di Corea: un
F2H Banshee sbaglia l'atterraggio (non
abbassa il gancio di coda - tailhook) e si
schianta contro altri aerei parcheggiati: 4
persone muoiono bruciate vive, in 7 si
buttano in mare di cui 3 muoiono bruciati dal
kerosene, 8 aerei sono ridotti in cenere.
Nel 1952 torna a studiare per poi prendere la
laurea. Immediatamente viene assunto dalla
NACA (Nat‟l Advisory Committee for
Aeronautics che poi diventera‟ NASA) come
ingegnere e poi pilota collaudatore, con cui
in pochi anni avra‟ modo di testare piu‟ di
200 prototipi di aerei a reazione, a motore,
razzi, alianti, elicotteri. E‟ basato prima al
Lewis Reasearch Center a Cleveland, Ohio
e poi al High Speed Flight Reasearch Center
a Edwards, California, dove compie piu‟ di
900 voli sperimentali. A Edwards lavora
anche
il
pilota
collaudatore della NASA
Bruce Peterson, il cui
spettacolare, non fatale,
incidente del 1967, ispira
la
serie
televisiva
“L‟Uomo da Sei Milioni di
Dollari”.
Domenica 28 Gennaio
1962, i coniugi Neil e
Janet
Armstrong
perdono la figlia di soli
due anni, Karen Anne.
Gia‟
da
un‟altra
domenica, quella del 4
Giugno 1961, si erano
accorti che la bimba
aveva un problema nel
controllare gli occhi. Poi
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aveva iniziato ad avere difficolta‟ nel parlare. I raggi X mostrano un tumore maligno nel cervello.
Karen ben presto non riesce piu‟ a camminare, nemmeno a stare seduta, ma non si lamenta mai. Va
attraverso cicli di radioterapia che la fanno temporaneamente migliorare e re-impara a sgattonare. Il
giorno della sua morte, Neil e‟ in trasferta di lavoro in Florida. E‟ il loro sesto anniversario di
matrimonio.
Janet rimane molto scossa per il resto della sua vita e probabilmente anche Neil ma non lo da‟ a
vedere. Molti suoi stretti colleghi non sanno nemmeno che ha mai avuto una figlia. Armstrong cerca di
tenere lontana l‟emotivita‟, come sempre fara‟ durante tutta la sua vita.
Pochi mesi dopo, sempre nel 1962, e‟ fra i nove scelti dalla NASA per la seconda classe di astronauti
(la prima, la First Class, erano i Mercury Seven del 1959, si veda il bellissimo film “The Right Stuff”,
“Uomini Veri” in italiano).
Armstrong aveva gia‟ accarezzato lo spazio vuoto quando, alla fine del 1961, compie una delle prime
escursioni al confine dello spazio a bordo di un aereo: arriva a 30Km di altezza dove la pressione e‟
solo l‟1% di quella al livello del mare, prima di Chuck Yeager e del suo F104 (episodio citato, appunto,
nel film “Uomini Veri”).
Il suo contributo e‟ fondamentale il 3 Marzo 1966 durante la missione Gemini VIII, quando con David
Scott si agganciano al modulo Agena in orbita terrestre, ma immediatamente dopo, il sistema
composto dai due moduli inizia a carambolare in modo incontrollato nello spazio, in modo sempre piu‟
veloce (fino a 1 giro al secondo!). Solo la freddezza di Neil riesce a farli sganciare dall‟Agena,
riprendere il controllo della situazione e fare un ammarraggio di emergenza nell‟Oceano Pacifico
sottostante. Si verra‟ poi a sapere che il problema era causato da un ugello orientabile bloccato.
Armstrong si salvera‟ all‟ultimo secondo dalla morte altre volte fra cui il documentato schianto di un
prototipo di LEM con motore a getto, in test di volo in atmosfera.
Ma e‟ ovviamente la missione Apollo 11 che lo porta alla ribalta del grande pubblico (e non potrebbe
essere piu‟ grande perche‟ l‟audience dello sbarco sulla Luna era praticamente tutto il mondo).
Il 4 Gennaio 1969 Neil Armstrong, Buzz Aldrin, Mike Collins vengono chiamati nell'ufficio di Deke
Slayton per essere nominati equipaggio dell'Apollo 11, Deke gli comunica anche che l'Apollo 11
potrebbe essere il primo tentativo di sbarco sulla Luna (altre possibilita' erano Apollo 12 o 13 o, se i
sovietici fossero stati sul punto di fare loro lo sbarco, l'Apollo 10).
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Nel Marzo dello stesso anno, in un
meeting
presieduto
da
Deke
Slayton, Bob Gilruth, George low,
Chris Kraft, si decide che Neil
Armstrong sara' il primo a scendere
sulla Luna.
Durante il volo di andata di Apollo
11, il sangue freddo di Neil salva la
missione ancora una volta quando,
domenica 20 Luglio 1969, alle ore
22:10 ora Italiana, un LED giallo di
allarme si accende sul LEM. “Non mi
sarei fatto intimidire da una luce
gialla di un computer” ricorda Neil.
Senza nessuna inflessione nella
voce (come documentato nel
documentario Contact Light di
Paolo
Attivissimo),
Armstrong
comunica "Program Alarm. It's a
1202", dopo 15 secondi da
Houston: "We're GO on that alarm";
il problema era un overload del
computer di bordo progettato al MIT
per gestire il calcolo dell'assetto.
L'allarme ricomparira' due volte nei
successivi 4 minuti e sara' solo un
fastidio per Armstrong che e' invece
concentrato su cio' che vede fuori
dal finestrino, e non tollera
distrazioni. Alle 22:14 (tempo
missione
4d:06h:43':15s)
Neil
Armstrong, per sorvolare un
enorme cratere delle dimensioni di
uno stadio contornato da enormi
massi, prende i comandi manuali e taglia fuori il computer; e' a 500 piedi di altezza a 8m/s. Neil ha
sempre affermato che se c‟era una buona possibilita‟ di fare l„allunaggio, avrebbe proceduto. Il suo
terrore era che da Houston ordinassero l‟abort della missione basato su informazioni parziali o
sbagliate. Solo lui, il comandante, riteneva di essere nella posizione di decidere.
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1/12/2012
Neil Armstrong si vede riflesso nella visiera di Buzz Aldrin
Il LEM tocca il suolo prima con i sensori sotto tre dei quattro piedi, Buzz Aldrin chiama “Contact Light”,
appunto le prime parole pronunciate sul suolo lunare, ma Neil Armstrong a stento le sente, ancora
concentrato nel portare l‟Eagle ad adagiarsi in modo sicuro, poi Neil chiama “Shutdown” e Buzz:
“Okay, Engine Stop”. L‟allunaggio avviene talmente dolcemente che e‟ stato poi difficile per gli
astronauti stabilire il momento esatto quando il LEM ha toccato coi piedi il suolo. Da Houston: “We
copy you here, Eagle” e Neil: “Houston, Tranquillity Base here. The Eagle has landed”.
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Dopo l‟allunaggio, alle 22:17‟:40”, Neil e Buzz sono obbligati da protocollo a prendersi alcune ore di
riposo e poi aprono il portello del LEM alle ore 4:56‟:15” ora italiana del 21 Luglio: Armstrong e (20
minuti dopo) Aldrin sbarcano sulla Luna. Armstrong, appena sbarcato pronuncia la famosa frase:
"That's one small step for [a] man … one giant leap for mankind"; Neil tira un anello che mette in
funzione una telecamera automatica da un milione di dollari realizzata dalla Westinghouse del peso di
soli 3Kg (le telecamere alla fine degli anni „60 pesavano oltre 200Kg). Dopo essere rimasti sulla Luna
per 21h 36m, camminatovi per 2h 31m, con un bottino di 21.6Kg di campioni lunari, ritornano su
Command Module e rivedono Mike Collins alle 13:20 ora italiana.
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1/12/2012
"That's one small step for [a] man … one giant leap for mankind"
Il 5 Agosto, al ritorno sul pianeta, in quarantena nel Lunar Receiving Laboratory a Houston, Neil
Armstrong riceve la torta di compleanno per i suoi 39 anni; gli astronauti hanno anche tempo di
compilare il proprio Travel Expense Report per la "trasferta" sulla Luna, in modo da avere i 33$ (!!!) a
loro dovuti dalla NASA.
Nel Maggio 1970 Neil Armstrong compie un viaggio ufficiale in Unione Sovietica (e' il secondo
astronauta americano a farlo): lo accolgono col tappeto rosso ma niente bagno di folla siccome la
notizia e' stata tenuta riservata. Qui incontra i Tupolev (il padre Andrey e il figlio Adrian), e la
Tereshkova, la prima donna nello spazio. Ai russi viene portato un pezzetto di Luna e una bandierina
sovietica portata sul nostro satellite naturale.
Nell‟Agosto 1971 Neil Armstrong rassegna le dimissioni dalla NASA e diventa professore di
Ingegnaria Aerospaziale alla University of Cincinnati.
Nel 1980 rassegna le dimissioni dall‟Universita‟ e si dedica a varie collaborazioni con aziende private
fra cui la Chrysler (per cui fa un famoso spot televisivo per il Chrysler Voyager), la United Airlines, la
Thiolkol (l‟azienda che fabbricava gli SRB – Solid Rocket Boosters – delle missioni Space Shuttle), la
Purdue University (dove si era laureato).
Lo sbarco sulla Luna e la fama conseguente, pero‟, non hanno intaccato minimamente il suo carattere
riservato e introverso che porta alcuni ad accusarlo di essere un recluso, per non supportare sempre
attivamente le iniziative pubbliche della NASA, al contrario del suo compagno di missione Buzz
Aldrin. Ma Neil non cerca la fama o la ricchezza. Come ha detto diverse volte pubblicamente,
l‟attenzione sulla sua persona lo ha sempre lasciato perlpesso: le missioni Apollo sono state il
risultato del lavoro di centinaia di migliaia di tecnici, una generazione di persone.
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Partecipa anche alla commissione per il disastro del Challenger, e si trova d‟accordo col famoso
Minority Report del fisico Richard Feynman che identifica correttamente la causa nei rings degli SRB
(Solid Rocket Boosters). Armstrong sa bene, come scrive Feynman alla fine del Minority Report, che
per avere una tecnologia di successo, la realta‟ della fisica deve avere la precedenza sulle pubbliche
relazioni, in quanto la natura non puo‟ essere imbrogliata.
Il 16 Novembre 2011, in una ultimo toccante discorso al Congresso degli Stati Uniti, Neil richiama
l‟epopea del volo umano a partire dai fratelli Wright. In quell‟occasione viene consegnata a Neil
Armstrong, Edwin "Buzz" Aldrin, Michael Collins e John Glenn la Medaglia d‟Oro del Congresso, il piu‟
alto livello di riconoscimento. Per completare il quadro Norah Jones canta “America the Beautiful” di
fronte al quartetto di astronauti.
Bibliografia:
[1]: http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_Ohio_state_symbols
[2]: http://en.wikipedia.org/wiki/50_State_Quarters
[3]: http://www.amazon.com/First-Man-Life-Neil-Armstrong/dp/074325631X
[4]: http://www.history.navy.mil/photos/images/g430000/g433494c.htm
[5]: http://n631s.blogspot.it/2012_08_01_archive.html
[6]: http://www.youtube.com/watch?v=36bEMO5pFnk
[7]: http://www.youtube.com/watch?v=wInybCZyVxQ [Norah Jones – Da vedere e ascoltare!]
[8]: http://www.youtube.com/watch?v=9DP0O8uBm68 [Il discorso completo al Congresso, Armstrong
parla dal 51‟ 44”]
[9]: http://www.nasa.gov/mission_pages/apollo/index.html
Nelle pagine seguenti di questo articolo, con la collaborazione di Ciro Sacchetti, vi
proponiamo un ricordo fotografico di Neil Armstrong:
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Apollo 17 - Taurus Littrow
COSMo n.15
di Ciro Sacchetti & Davide Borghi
Le ambizioni umane hanno spesso dato luogo a
risultati sbalorditivi e il progetto Apollo ne è stato
sicuramente la prova più tangibile.
Nato al termine di due gloriosi progetti; Mercury e
Gemini che portarono gli Stati Uniti ad un testa a
testa con l'Unione Sovietica nella sfida alla
conquista dello spazio, l'Apollo fu fortemente
voluto dal presidente J.F. Kennedy che ipotizzava
il primo sbarco sul suolo selenico entro la fine
degli anni sessanta, ma anche da tutta
un'America che stanca dei primati Sovietici
sperava di riscattarsi con l'impresa del secolo, la
conquista della Luna.
Nonostante la tragedia dell'Apollo1 nel gennaio 1967,
Il 21 Luglio del 1969 l'America renderà concreto il suo
sogno, nel “piccolo passo” del compianto Neil
Armstrong nella sua Apollo 11, proseguendo per altre
quattro missioni lunari, con la sola eccezione
dell‟Apollo 13, compiute con successo, mentre
l'Unione Sovietica era alle prese con il razzo N1 che
non ne voleva proprio sapere di decollare senza
esplodere.
E proprio quando Verner Von Braun sognava di
vedere sfrecciare nello spazio i suoi ben più affidabili
SaturnoV alla conquista dei pianeti nel sistema
solare, l'America del Signor Nixon poneva la parola
„fine‟ al progetto più ambizioso sino ad allora mai
realizzato, decretando l'Apollo 17 ultima missione
lunare.
La chiusura del progetto portò la NASA nel gennaio
1970 alla cancellazione del volo numero 20 e nel
settembre dello stesso anno alla soppressione delle
missioni 15 e 19, e le rimanenti missioni dalla 16 alla
18, vennero perciò rinumerate da 15 a 17.
Lo schema di rotazione per l'assegnazione delle
missioni stabiliva che l'equipaggio di riserva di una
missione Apollo, diventava automaticamente ufficiale
tre missioni più tardi, quindi l'equipaggio composto
dal comandante Eugene Cernan, dal pilota del
modulo lunare Joe Engle e dal pilota del modulo di
comando Ronald Evans, riserva dell'Apollo 14
divenne equipaggio principale dell'Apollo 17, un team
però destinato a subire cambiamenti.
La NASA sin dall'inizio dell'era spaziale aveva addestrato e fatto volare solo piloti o ex-piloti militari,
ma con il programma Apollo, pressata dalla comunità scientifica, la NASA aveva incominciato ad
addestrare anche scienziati per le missioni lunari. Con la fine del programma Apollo, l'Agenzia
Spaziale Americana subì ulteriori pressioni perchè
sull'ultima missione fosse presente uno scienziato.
Harrison Haga Schmitt geologo-astronauta, scelto come pilota di riserva del Lunar Module dell'Apollo
14 e successivamente assegnato come membro della missione Apollo 18 poi soppressa, il 13 luglio
1971 venne nominato pilota ufficiale del LEM dell'Apollo 17 al posto di Joe Engle.
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Nato a Santa Rita il 3 luglio 1935, dopo aver frequentato la High School, proseguì gli studi tra il
Caltech (California Institute of Tecnology) e l'Università di Oslo (Norvegia), conseguendo nel 1964 il
dottorato in geologia presso l'Università di Harvard.
Nel 1965 chiamato a far parte della NASA con il compito di addestrare gli astronauti ad assolvere
eperimenti geologici sul suolo lunare, sarà a sua volta addestrato con 53 settimane di corso da pilota
sostenendo inoltre uno specifico addestramento al pilotaggio del LEM divenendo infine anch‟esso un
astronauta effettivo.
Ronald Elwis Evans, pilota collaudatore, entrò a far parte del 5° gruppo di Astronauti scelti dalla
NASA nell'aprile del 1966.
Nato a St. Francis in Kansas il 10 novembre 1933, frequentò la Highland Park High Scool a Topeka
concludendo gli studi con un Bachelor di scienza per ingegneria elettronica presso l'Università del
Kansas nel 1956, specializzandosi ulteriormente con il titolo di Master of Science conseguito presso
la U.S. Naval Postgraduate School.
Istruttore di volo sugli aerei F-8, quando il 4 aprile 1966 gli venne comunicato che era stato chiamato
a far parte del 5° gruppo di Astronauti NASA, era imbarcato sulla portaerei “USS Ticonderoga”
impegnata nella guerra del Vietnam.
I primi incarichi furono come equipaggio di supporto per le missioni Apollo 7 e Apollo 11. Fece poi
parte dell'equipaggio di riserva dell'Apollo 14, come pilota del Modulo di Comando, e pilota ufficiale
del C.M. nell'Apollo 17. Non volerà mai più nello spazio.
Quando gli venne assegnato il comando dell'Apollo 17, Eugene “Gene” Andrew Cernan era già un
veterano dei voli spaziali.
Nato a Chicago il 14 marzo 1934, entra alla NASA come astronauta il 18 ottobre 1963 compiendo la
sua prima missione spaziale il 3 giugno 1966 sulla Gemini 9. La sua assegnazione in coppia a
Thomas P. Stafford avviene a seguito della morte, causata da un incidente aereo, di Charles Basset e
Elliott See che rappresentavano l‟equipaggio originale. Cernan effettuò un EVA divenendo il terzo
uomo al mondo, dopo Aleksej Archipovic Leonov e Edward H. White, ad uscire nello spazio da una
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navicella in orbita terrestre. Ma non andò tutto per il verso giusto: Cernan perse quasi subito l'assetto
ottimale e da Terra si temeva per il rientro nella navicella Gemini. Lo stesso Stafford anni dopo
ammetterà che nel caso in cui Cernan non fosse riuscito a rientrare, avrebbe dovuto lasciarlo nello
spazio al suo destino. Cernan ce la fece, rientrati sulla terra riscontrarono la presenza di quasi due litri
di liquidi persi durante l'EVA negli stivali dell'Astronauta.
La seconda missione a cui fu assegnato fu l'Apollo 10, insieme a Jon W. Young, e per la seconda
volta a Tom Stafford. Effettuarono la missione preparatoria all'allunaggio dell'Apollo 11, lui e Stafford
a bordo del L.M. “Snoopy” arrivarono alla distanza di 15 chilometri circa dalla superficie lunare, dove
dal LEM venne rilasciato il modulo di discesa, permettendo ai due astronauti di risalire per
l'appuntamento con il Comand Module. Sarà poi comandante dell'equipaggio di riserva dell'Apollo 14,
e dopo il 17 non volerà più nello spazio.
Equipaggio di riserva fu nominato l'equipaggio principale dell'Apollo 15, ma in seguito allo scandalo
dei francobolli della missione portati sulla Luna e venduti segretamente ad un filatelico tedesco dai
membri dell'equipaggio stesso, la NASA, per mano di Deke Slayton, li sanzionò sostituendoli con
John Young e Charles Duke dell'Apollo 16, e Stuart Roosa dell‟Apollo 14 nonchè riserva del 16.
Undicesima missione lunare e terza di tipo “J”, missioni a forte impegno scientifico caratterizzate da
una permanenza sulla Luna quasi raddoppiata rispetto alle missioni dalla 11 alla 14, con EVA che
potevano superare le sette ore, per l'Apollo 17 era stata scelta la valle di “Taurus-Littrow” nel “Mare
Serenitatis” come sito di allunaggio, perchè ritenuto ideale sia per le attività scientifiche, vista la forte
attività vulcanica, che per l'utilizzo del Lunar Rover.
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L'Apollo17 rappresento', per la NASA e per la comunita' scientifica, i geologi in particolare, l'ultimo
lancio di dadi sulla Luna. Un corpo celeste con una superficie delle dimensioni dell'Africa, dove gli
astronauti hanno esplorato solo pochi ettari di suolo selenico. Come si puo' pensare di comprendere
una superficie cosi' vasta con cosi' poche missioni a disposizione? Divento' quindi estremamente
importante la scelta dell'opportuno sito di allunaggio, in modo da massimizzare il ritorno scientifico. Si
torno' a parlare , su proposta di Schmitt, del lato nascosto (o lato “oscuro” anche se non e' sempre
“scuro”) della Luna: del fondo di lava del cratere Tsiolkovsky, col suo gigantesco picco centrale. La
comunicazione con la Terra, non in vista, sarebbe dovuta avvenire tramite una coppia di satelliti Tiros
da immettere in orbita separatamente con un singolo razzo Titan, e poi posizionati su un punto di
librazione. Alla fine i problemi di tagli al budget, e i rischi aggiunti dai due satelliti Tiros, decretarono
l'abbandono dell'idea Tsiolkovsky: i segreti del lato “oscuro” rimarranno tali fino almeno alla prossima
generazione di esploratori lunari... La scelta cadde quindi sulla valle di Taurus-Littrow, fra il Mare della
Serenita' (Mare Serenitatis) e il Mare della Tranquillita' (Mare Tranquillitatis) . Con il suo pavimento di
lava scurissima, Taurus-Littrow sembra completamente fuori posto fra le enormi distese di terreno
chiaro che costituiscono gli altipiani circostanti. Da un punto di vista geologico la 17 e' la piu'
complessa e ambiziosa, ma a portata di una J-mission. Le pareti della valle si crede si siano formate
prima dell'impatto che creo' il Mare Imbrium 3850 milioni di anni fa, quando un meteorite delle
dimensioni della (nuova) Provincia di Modena e Reggio si schianto' sulla Luna creando il Mare, il
cratere piu' grande del lato vicino della Luna . Gli studi fatti nei decenni successivi al recupero dei
campioni lunari porteranno anche a concludere che il violentissimo impatto distribui' fra l'altro torio
radioattivo su una vasta area. Il Mare Serenitatis si formo' invece forse 50 milioni di anni dopo, a
causa dell'impatto di un meteorite di dimensioni inferiori.
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| 1/06/2010
Il vettore che portò a termine il programma Apollo, venne consegnato a Cape Canaveral diviso nei
singoli stadi tra l'ottobre 1970 e il giugno 1972. Il Comand Module numero di serie CSM-114,
battezzato “America”, e il Lunar Module battezzato “Challenger”, numero di serie LM-12, vennero finiti
di assemblare nel Saturn V, numero di serie AS-512 e trasportati verso il Launch Complex-39A, il 28
agosto 1972. Il 7 dicembre 1972, alle ore 05:33:00 UTC, in una suggestiva cornice notturna, l'Apollo
17 accese i potentissimi motori F1 del primo stadio decollando alla volta della Luna.
Vennero completate con successo da manuale tutte le fasi di volo verso la Luna, e l'11 dicembre
1972 alle ore 06:50:20.8UTC, Cernan e Schmitt a bordo del L.M. Challenger
allunarono
perfettamente nei pressi del cratere Littrow nella valle che ne prende il nome “Taurus-Littrow”, la
missione prevedeva tre escursioni extra veicolari ed una permanenza sul suolo lunare di 3 giorni.
Sono lontani i tempi dell'inaccurato allunaggio dell'Apollo 11 (8Km dalla meta predestinata) e anche
l'Apollo 17 (come il 12, 14, 15, 16) alluno' molto vicino al target-point, con un errore dell'ordine del
centinaio di metri. Nella prima EVA i due astronauti, discesa la scaletta del LEM, e dopo essersi
ripresi dalla “splendida desolazione” che li circondava, incominciarono le attività installando, come
avvenuto nelle missioni precedenti, “l'Apollo lunar surface experiment package” (ALSEP) vicino al sito
di allunaggio. A maggiore distanza vennero montate altre apparecchiature per ulteriori esperimenti.
Fu poi la volta del Lunar Roving Vehicle che venne letteralmente dispiegato ed utilizzato per la prima
raccolta dei primi 14,3 Kg di rocce lunari. Porterà i due astronauti a terminare la prima EVA dopo 7
ore e 11 minuti.
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| 1/06/2010
Una cosa che ha caratterizzato la missione e' la sfrontatezza e lo sprezzo del pericolo col quale gli
astronauti hanno svolti i compiti loro assegnati, dettata dalla confidenza che nasce dalla familiarita'
con le procedure, ma che non elimina i rischi intrinsechi comunque presenti. Questo porto' a
completare una tabella di marcia audace.
A volte il coraggio sconfina nell'arroganza, come quando Schmitt, ripreso e registrato dalla
telecamera, saltella come un cartone animato per tornare al rover con dei campioni, e canticchia una
canzoncina per bambini: “I was strolling on the moon one day...” e Cernan lo asseconda e continua:
“in the merry merry month of...” “December” “No, May” lo corregge Cernan. Da Houston il CapCom
Bob Parker non resiste e aggiunge “Sorry guys, but today May be December” ma si sentono gli
astronauti che continuano a canticchiare “Da dada dada dada deee da deee...”.
Al ritorno nel LEM gli astronauti annusarono, come prima di loro quelli delle missioni precedenti,
l'odore forte della polvere lunare ostinatamente attaccata alle proprie tute, stivali, attrezzi. Ogni grano
di polvere lunare addosso agli astronauti, infatti, viene a contatto con l'aria per la prima volta (negli
ultimi 4 miliardi di anni) quando entra nel LEM, e li' inizia a reagire con l'ossigeno, siccome ancora
chimicamente attivo, cosi' come fa la polvere da sparo, dopo essere stata incendiata. L'odore di
polvere da sparo, lo stesso che anche Charlie Duke ha raccontato nella sua visita a Bologna il 26
Ottobre 2010.
Ora, nel LEM, senza sedie o lettini o tavoli, possono gustarsi la cena, fredda naturalmente.
Secondo giorno di permanenza sul suolo lunare e seconda EVA: gli Astronauti, indossate le tute ed
usciti dal LEM, ripararono alla-meno-peggio il parafango posteriore destro maldestramente rotto per
sbaglio col martello il giorno prima. Poi si dirigono in direzione del South Massif alto 2500m rispetto a
loro che si trovano a soli 7 Km di distanza dalla parete. La maestosita' del South Massif fa dire ad
alcuni che Taurus Littrow e' uno dei piu' spettacolari posti mai visitato dall'essere umano.
Gene Cernan ricordera' soprattutto la cavalcata di ben 73 minuti a rotta di collo col rover, per
risparmiare tempo, schivando i crateri e le buche. Poi perlustrarono diversi crateri tra i quali il cratere
Shorty e qui, Schmitt, raccolse piccole rocce arancioni sferiche di un materiale simile al vetro, Cernan
e Schmitt a Taurus Littrow poterono prendere direttamente la decisione sul posto se andare da una
parte o da un'altra, se prelevare un campione o un altro, cosa che li rese molto piu' operativi che Scott
e Irwin a Hadley Delta o Young e Duke a Descartes.
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Questo valore aggiunto venne ad esempio dimostrato quando Schmitt cerco' e trovo' in una frana del
South Massif campioni di materiale che si rivelera' essere vecchio di 109 milioni di anni fa e
riconosciuto come possibile ejecta del cratere Tycho a ben 2000 Km a Sud Ovest!
A un certo punto notarono anche polvere arancione sui propri stivali. Inizialmente pensarono ad
un'illusione ottica, ma poi si confermo' di un brillante colore arancione. Investigando piu' a fondo
attorno al sito, Schmitt trovo' i caratteristici segni di una piccola apertura vulcanica: un leggero alone
attorno al cratere Shorty dove l'arancione l'arancione sfuma al giallo verso gli estremi e al cremisi al
centro, segni gia' riscontrati da Schmitt anche al cratere Kilauea a Big Island, Hawaii. Ad una
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successiva analisi sulla Terra, si rivelera' essere polvere ossidata da gas vulcanici, probabilmente poi
ricoperta da eruzioni vulcaniche e poi riportata in superificie dal meteorite che ha formato il cratere
Shorty.
Vennero raccolte altre rocce per un totale di 34,1 Kg. L'escursione terminò dopo 7 ore e 36 minuti.
Una cosa riscontrata dagli astronauti sulla Luna, era indubbiamente quanto la regolite (polvere
lunare) fosse insidiosa, al punto da averne dappertutto al termine del secondo giorno, non solo sulla
tuta lunare, ma anche sugli indumenti personali. Estremamente abrasiva, a nulla valevano gli sforzi
fatti per eliminarla dalle tute o dagli indumenti. Alla fine del terzo giorno, Cernan si ritroverà con il
manico del martello consumato a causa della sfregamento della polvere lunare tra il guanto della tuta
e il manico. In più sulla pelle era particolarmente irritante.
Prima di addormentarsi speculano, in collegamento radio con Houston, se e quando qualcuno o
qualcosa arrivera' mai a disturbare le tracce del rover da loro lasciate sulla Luna.
Mentre Evans (soprannominato da Cernan “Capitan America” a causa del nome del CM) continuava
ad orbitare compiendo tutte le operazioni di osservazione e raccolta di immagini, sulla superficie,
Cernan e Schmitt incominciavano l'ultima escursione extra veicolare di 7 ore e 15 minuti verso il North
Massif e le Sculptured Hills, in cui raccolgono anche 62 Kg di rocce e campioni, con l'ausilio di uno
speciale trapano. Si fermarono in particolare nei pressi di un grande masso scuro spaccato in cinque
parti, con gigantesche vesciche, segno di piccole eruzioni di gas sulla sua superficie prima che si
solidificasse completamente. Il masso e' un pezzo di breccia eiettato dall'impatto che ha formato i 700
km di diametro del Mare Serenitatis 3,8 miliardi di anni fa, con la potenza di miliardi di bombe H.
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Si presero anche qualche momento di divertimento come quando Schmitt cerca insistentemente,
dandogli calci con lo stivale, di far rotolare un grosso masso, e urlandogli “Go! Roll!”. O quando,
sempre Schmitt, muovendosi verso il Rover a balzi saltellando su due piedi, mima l'atto di sciare con
le mani.
Durante il ritorno verso il LEM il parafanghi riparato torna a rompersi, poi, al raggiungimento dela
LEM, scoprono una placca commemorativa preparata nel landing gear, che richiama il
completamento della prima esplorazione umana della Luna.
Il primo a rientrare nel Lunar Module fu Schmitt, e l'ultimo uomo, ad oggi, ad aver lasciato il suolo
lunare fu Cernan. Erano le ore 05:40 UTC del 14 dicembre 1972.
Il decollo del modulo di risalita fu nuovamente ripreso dalla telecamera del Lunar Rover, e dopo il
ricongiungimento con il Modulo di Comando, il modulo di risalita venne lasciato precipitare sulla Luna
a circa 10 Km dal sito di allunaggio. Il terremoto provocato dall'impatto venne registrato dal
sismografo posizionato due giorni prima e dai sismografi di altre quattro missioni precedenti. Il CM
rimase in orbita altri due giorni per completare le osservazioni, prima di avviarsi verso la Terra.
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In totale l'Apollo17 aveva portato l'equipaggio ad infrangere tutti i record delle missioni precedenti,
con una permanenza di 3 giorni e 3 ore (di cui 22 ore sul suolo selenico), 33,08 Km percorsi a bordo
del Lunar Rover esplorando svariati crateri e scalando le pendici delle montagne del toro, 110,4 Kg di
rocce raccolte. Vennero inoltre posizionati svariati strumenti, tra i quali i più importanti furono:
un misuratore del flusso di calore
un misuratore della forza di gravità
un contatore di impatti di meteore
sismografi
sensori per la misurazione della radiazione cosmica
un tansponder per la misurazione della forza di gravità
esperimenti sismici attivi
Alla 66esima orbita lunare, Schmitt vide il suo primo sorgere della Terra. E anche lui, come i suoi
predecessori, senti' quel senso di fragilita' che comunica quel minuscolo oggetto in quel monumentale
isolamento nell'oscurita' totale del cosmo.
Ancora in orbita lunare, da Houston, in diretta, lessero un messaggio del presidente Nixon in cui, fra
l'altro, recita “...questa potrebbe essere l'ultima volta in questo secolo che il genere umano cammina
sulla Luna, ma l'esplorazione spaziale continuera'...”. Schmitt non voleva credere alle sue orecchie:
come puo' il presidente della nazione affossare le speranze di una generazione? Una delle ragioni per
cui Schmitt aveva cosi' insistito per lo sbarco a Tsiolkovsky sulla faccia nascosta, era anche per
risollevare l'interesse del pubblico, nella speranza di resuscitare le missioni Apollo 18 e 19. Nel
frattempo sui giornali negli USA campeggiano titoli sullo stop alle trattative di pace in VietNam
comunicato da Henry Kissinger, sull'elezione del nuovo presidente dei United Mine Workers che
vuole rinnovare il sindacato, sul blizzard che ha portato piu' di mezzo metro di neve nell'Ohio nordorientale, su un'ospedale di Kansas City in cui Harry Truman sta morendo, e su tre uomini che stanno
tornando dalla Luna in una nave spaziale chiamata America...
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Durante il viaggio di ritorno, oltre alla solita EVA per il recupero delle pellicole fotografiche, Evans
rimase all'esterno del modulo America per 66 minuti circa, seguito, da Houston, dal veterano Stu
Roosa. Vennero fatte esplodere a distanza cariche esplosive posizionate sul suolo lunare per creare
altri micro-terremoti.
A Houston la control room era sovraffollata: sembrava che ogni flight controller che avesse mai avuto
a che fare con le missioni Apollo si fosse ritrovato qui per presenziare alla fine del programma lunare.
All'apertura dei tre paracaduti la sala esplode in un applauso. Lo Splash-Down avvenne il 19
dicembre 1972 alle ore 19:24 UTC nelle acque dell'Oceano Pacifico. Quando i tre entrano
nell'elicottero, a Houston i sigari sono gia' tutti accesi e fioccano pacche sulle spalle. Equipaggio e
Command Module America vennero recuperati dalla Portaerei USS Ticonderoga.
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Con questa operazione si concluse il programma lunare americano, mentre il programma spaziale
proseguirà nel 1973 con il progetto Skylab, e nel 1975 con la missione Apollo-Soyouz, che vedrà la
collaborazione tra Stati Uniti ed Unione Sovietica nel primo storico Rendez-vous in orbita terrestre di
una navicella Apollo ed una Soyuz, arrivando fino al trentennale Space-Shuttle (progetto approvato
nel 1969), con il quale, si credeva, lo spazio sarebbe diventato un business passando
dall'investimento al profitto... Vista tutta questa carne al fuoco, c'era anche chi, alla NASA, avrebbe
preferito cancellare la missione Apollo 17, per evitare di prendersi inutili rischi, visto che un fallimento
della missione avrebbe perlomeno ritardato, se non cancellato, le missioni future, gia' nella pipeline.
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Il progetto Apollo lascerà a tutti noi una serie di
innovazioni tecnologiche stimate in 120.000
brevetti circa, dei quali più della metà sono stati
impiegati per uso civile o biomedicale. Ci ha
lasciato 382 Kg circa di rocce lunari che hanno
raccontato per anni attraverso migliaia di
esperimenti, tanti segreti della Luna ma anche
della nostra Terra, una serie di apparecchiature
tuttora sulla Luna, che hanno funzionato per
lungo tempo e che hanno raccolto e trasmesso
tantissime informazioni sul suolo selenico,
insieme ad alcuni specchi verso i quali vengono
proiettati raggi laser per stabilire la precisa
distanza tra la Terra e la Luna, un numero
imprecisato di metri di pellicola fotografica con
immagini spettacolari della più bella avventura
dell'Uomo, uno sparuto gruppo di persone
autonominatisi “Complottisti” o “Negazionisti”
secondo i quali andare sulla Luna è stata tutta
una bufala, perchè sulla Luna non ci si può
andare senza il GPS!? (Poveretti!!).
L'Apollo però è stato anche una delle più grandi conquiste fatte dall'Uomo, vera fonte di
ispirazione per intere generazioni che ha fatto sognare e fa ancora sognare molti di noi;
compreso chi vi scrive...
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Space Shuttle.
COSMo n. 11
Di Ciro Sacchetti
Lo Space Shuttle è indubbiamente la macchina più sorprendente e complicata dei nostri tempi,
assistere al suo lancio era per noi tutti una abitudine consolidata, che però ha visto il suo
epilogo con il decollo della navetta Atlantis avvenuto lo scorso 8 luglio dal complesso LC-39
del Kennedy Space Center.
La missione sts135, ha di fatto segnato la fine di ben trent'anni di voli dello Space Shuttle,
progetto tra i più ambiziosi e quanto mai longevo, la NASA abbia mai realizzato.
Inaugurato ufficialmente con un primo lancio avvenuto il 12 Aprile 1981, il programma Shuttle
succedeva al glorioso programma Apollo con l'intento preciso della NASA di non ripeterne gli enormi
costi di esercizio.
L'ente
Spaziale
Americano
aveva
l'esigenza
di
mantenere
la
supremazia in fatto di
viaggi
spaziali
contenendo però i
costi, per questo
motivo venne ideato
e messo a punto un
sistema
quasi
interamente
riutilizzabile.
Le origini affondano nella Germania dei primi anni trenta dove si hanno le prime notizie di un progetto
ad opera dell'ingegnere tedesco-austriaco Eugene Sanger. Egli cercò di mettere a punto un razzo
munito di ali per il trasporto di ordigni a lunga distanza, progetto che vedrà un ulteriore sviluppo verso
la fine della seconda guerra mondiale dove il terzo reich, con il “Silbervogel”, stava tentando di
realizzare un razzo dotato di ali capace di effettuare un volo suborbitale finalizzato a poter
bombardare gli Stati Uniti addirittura con ordigni radioattivi.
Alla fine della seconda guerra mondiale l'Aeronautica Statunitense in collaborazione con la “North
American Aviation” mise a punto un missile balistico alato il
“Navaho”. Al pari del progetto tedesco aveva come scopo quello di
bombardare obbiettivi a lunghissima distanza. Unica differenza
risiedeva nell'armamento che consisteva in una vera testata
nucleare. Nel 1957 dopo alcuni test il progetto venne abbandonato
a favore di altri missili balistici tra cui il “Titan” di Wernher Von
Braun.
Parallelamente la allora “NACA” che successivamente sarebbe
diventata la “NASA”, era fortemente impegnata nello sviluppo di
aerei-razzo, realizzando il velivolo “Bell X-1” con
il quale il capitano Yeager il 14 ottobre 1947 abbatte il muro del suono volando per la prima volta a
Mach1.
Dai dati ricavati e con l'impiego di nuovi materiali fu possibile lo sviluppo di aerei sperimentali come il
“Boeing X-15”, capace nel 1960 di raggiungere la velocità Mach 6,8 e di compiere voli di poco oltre i
100 km di altezza definiti perciò suborbitali, sperimentando situazioni che saranno un bagaglio di
informazioni utili per la realizzazione, qualche decennio più tardi, dello Shuttle.
Problemi come la portanza alare la dissipazione dell'enorme calore e l'instabilità, danno il via a studi
che portano ad allungare le ali convenzionali a quasi tutta la lunghezza della fusoliera, dando a tutta
la struttura una forma alare simile ad in triangolo, detta a Delta.
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Impiegata nel “Boeing X-20 Dyna Soar” anche se il progetto rimarrà solo sulla carta, questa soluzione
ad ala molto ampia segna una svolta in fatto di sollecitazioni dinamiche e termiche causate dai voli ad
alta velocità. Successivamente verrà impiegata con successo ad altri prototipi sperimentali come “X24,HL-10 (che ha poi originato il Dream Chaser, ancora in fase di sperimentazione) e M2-F3”, con
una variante, l'utilizzo del solo corpo centrale allargato e schiacciato a formare un profilo
aerodinamico quasi del tutto privo di appendici alari, detto anche a Corpo Portante.
Il programma X-20, iniziato nel 1957 terminerà purtroppo nel 1963 per problemi di bilancio, ma per
forma del velivolo e metodo di lancio simile a quella di un razzo che rientra atterrando come un
aliante, lo pone come il vero precursore dello Shuttle.
Il 30 ottobre 1968, la NASA occupata nello sforzo di compiere la storica impresa dell'Uomo sulla
Luna, guarda anche a quello che sarà il dopo missioni Apollo, viene avviata infatti una consultazione
per lo sviluppo di un sistema di lancio completamente riutilizzabile, ritenuto sicuramente più
economico, dove una navetta denominata Orbiter doveva essere capace di trasportare in un orbita
bassa a 400 Km circa, un carico utile che si aggirava tra le 2,00 e le 23,00 tonnellate, e di riportare
sulla terra una tonnellata circa.
Tre centri di ricerca maggiormente coinvolti dalla NASA divergevano sulle possibili soluzioni; la
“Maxime Faget” promuoveva una piccola navetta leggera il “DC-Shuttle 3”, con profilo alare dritto e di
piccole dimensioni adatto a velocità subsoniche, il centro ricerche di “Langley e Dryden” sosteneva
fortemente una soluzione a Corpo Portante che ben si prestava a tutte le situazioni di volo, l'Air Force
era invece favorevole ad un profilo alare a Delta.
Quest'ultima prevalse sulle altre in quanto ritenuta più adatta e più versatile.
Il 31 gennaio 1969, la l'Ente Spaziale Americano lanciò una “Richiesta di Offerta” altrimenti detta
“Request for Proposal- R.F.P.” a quattro tra le più grandi industrie Statunitensi per lo studio
preliminare di questo sistema; la North American Rockwell, la Lockheed, la General Dynamics e la
McDonnell Douglas.
Vennero selezionate la Mc Donnell Douglas associata alla Martin Marietta, e la North American
Rockwell associata alla General Dynamics, che acquisite tutte le specifiche molto restrittive imposte
dalla NASA, già nel marzo del 1971 presentarono due bozze di progetto simili per quanto riguarda
l'Orbiter, ma che si differenziavano per ciò che concerne il lanciatore.
Intanto il Presidente Nixon, alla richiesta della NASA di un impegno da parte dell'Amministrazione
Americana a finanziare una serie di progetti aerospaziali con equipaggio umano che comprendevano
una base lunare abitata in modo permanente, una stazione spaziale in orbita terrestre da dove far
partire missioni su Marte, ed infine una navetta per la costruzione della suddetta stazione e la messa
in orbita di satelliti, completamente riutilizzabile, dà il via ad un comitato per la valutazione
complessiva della spesa da sostenere, lo “Space Task Groppo”.
Le conclusioni della commissione furono che con lo stesso bilancio dell'Apollo, che si aggirava intorno
ai 10 miliardi di dollari annui, solo tre progetti erano sostenibili, era inoltre possibile contenere
ulteriormente le spese varando un programma meno ambizioso, dove il progetto di una navetta si
affiancava a quello di una stazione orbitale.
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Nixon, non tenendo assolutamente conto del risultato dei lavori del comitato da lui fortemente voluto,
valutò come inutilmente dispendioso un così ampio impegno decidendo di approvare solo la
costruzione di una flotta di Orbiter (navette), completamente riutilizzabili.
Uno tra i progetti più complicati e rischiosi prende ora il via, in una America euforica per la conquista
della Luna ma sicuramente divisa dall'impegno militare in Vietnam. Il Presidente Nixon, non volendo
passare alla storia per colui che aveva cancellato tutte le missioni umane nello spazio considerate
ancora un vanto per una parte considerevole degli Americani, decise di avvallare il progetto Space
Shuttle. Verrà poi comunque ricordato per un altro piccolo episodio, ma è un'altra storia.....
Nel marzo 1972, con un budget non certo stratosferico, la NASA lancia una gara d'appalto per la
costruzione dell'Orbiter, i principali competitor sono la Grumman già produttrice del LEM, e la
produttrice del Modulo di servizio e Modulo di Comando Apollo, la North American Rockwell, che fin
dalla progettazione preliminare aveva ben impressionato.
Alla presentazione del progetto finale la commissione di selezione NASA, apprezzò le specifiche che
riguardavano il peso finale della navetta oltre ad un costo esponenzialmente più basso di quello della
Grumman, il 26 Luglio 1972 venne ufficialmente assegnato il mandato alla North American Rockwell
per la costruzione di due Orbiter più un terzo da impiegare per i test di volo preliminari in atmosfera, al
costo di 2,6 miliardi di Dollari; la costruzione di altri due Orbiter era prevista in una fase successiva.
La North American Rochwell aveva configurato il sistema di navetta riutilizzabile denominandolo
“Space Trasporting Sistem” abbreviato STS, sigla che associata al numero di ogni missione ne
segnerà la sequenzialità, in tre elementi principali; l'Orbiter o navetta, alloggiato sotto di esso vi era
un enorme serbatoio esterno “Exsternal Tank” contenente propellente liquido idrogeno/ossigeno atto
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ad alimentare i motori principali della navetta, e due razzi ausiliari a propellente solido, gli SRB“Solid
Rocket Booster” alloggiati ai lati del serbatoio esterno.
La struttura dell'Orbiter, che noi tutti continuiamo erroneamente a chiamare Space Shuttle ignorando
che questa denominazione sta ad indicare l'insieme dei tre elementi sopra indicati, nei primi anni di
progettazione subisce alcune variazioni che lo portano alla forma che noi tutti conosciamo oggi. Tali
modifiche sono dovute principalmente alle specifiche di carico che lo portano da un pay load, nella
fase di progettazione iniziale, di 6,8 tonnellate alle 30 tonnellate circa al momento della firma del
contratto. Altre modifiche verranno introdotte per ridurre i costi di produzione. Sempre in questa fase
si passerà dalla ala a delta a quella a doppio delta per garantire maggiore stabilità nel volo
atmosferico anche in caso di rientro d'emergenza. Altra modifica fu l'abbandono dei motori a reazione
per il volo atmosferico, optando per un rientro a terra veleggiando come un aliante.
Guardiamo ora più da vicino l'Orbiter.
Con una struttura molto simile ad una via di mezzo tra un aereo di linea e un aliante, esso si divide in
quattro sottosistemi principali; la fusoliera anteriore, contenente il carrello d'atterraggio, i motori di
controllo d'assetto in orbita, gli RCS “Reaction Control Sistem” e tutti i sistemi di navigazione.
Vi è inoltre il vano adibito all'equipaggio formato
da due ponti, un ponte di volo “Flight Deck”e un
ponte intermedio “Mid Deck” adibito ad alloggio
vero e proprio ed uno scompartimento inferiore
completamente pressurizzati, per un totale di 72
metri quadri, capace di ospitare fino a 7 persone.
Il ponte di volo è composto da quattro seggiolini,
di fronte alla strumentazione troviamo, a sinistra il
Comandante e a destra il Pilota, subito dietro
siedono i due specialisti di missione, raggiunta
l'orbita questi due seggiolini vengono rimossi.
La strumentazione mostra una miriade di
comandi, spiccano quelli per selezionare i diversi
sistemi di propulsione. A sinistra del comandante
si ha accesso al controllo termico e pressurizzazione, di fronte a pilota e comandante si trovano gli
indicatori ADI “Altitude Direction Indicator” e l'HSI “Horizontal Situation Indicator” che forniscono
informazioni su altitudine, velocità e accelerazione, vi sono poi i comandi per selezionare i vari
computer GPC “General Purpose Computer”.
La navetta nel 1977 al suo varo, era dotata di ben 200 computer IBM 360 con processori Intel 8086 e
microcontrollori video RCA 1802 collegati a monitor analogici al pari di molti aerei di linea, con i vari
aggiornamenti oggi si è giunti ad avere solo cinque computer APA-1018 con processori Intel 80386
collegati a display, complessivamente usano 2 MB di
Ram a nuclei magnetici che a differenza di quella in
uso sui normali PC è immune alle radiazioni.
Il linguaggio di programmazione usato “HAL/S”, è lo
stesso usato nelle missioni Apollo.
Esattamente di fronte a Comandante e Pilota sono
collocate le due cloche o joystick che permettono di
far ruotare la navetta su tre assi e sul pavimento
mediante una pedaliera anch'essa simile a quella di
molti aerei, si ha il controllo del timone di coda
utilizzato nelle fasi di volo in atmosfera.
Il ponte intermedio è il locale dove si svolge la
maggior parte della vita a bordo, anche qui i sedili
degli specialisti del carico utile dopo il lancio vengono
rimossi, frontalmente sono installate le cuccette a scomparsa per il riposo degli Astronauti, sulla
destra si trova la toilette e poco più avanti un angolo cottura. Tra i tanti componenti contenuti in
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Questa rivista, le copie arretrate, i suoi articoli e le sue rubriche, non possono essere duplicati e commercializzati. È vietata ogni forma di riproduzione, anche parziale,
senza l‟autorizzazione scritta del circolo “Il C.O.S.Mo”. La loro diffusione all‟esterno del circolo e‟ vietata. Può essere utilizzata solo dai soci per scopi didattici. - Costo:
Gratuito sul WEB per i soci - Arretrati: Disponibili e gratuiti sul WEB per i soci.
Proprietà circolo Il C.O.S.Mo.- www.ilcosmo.net - Responsabile Luigi Borghi – Redazione: Consiglio direttivo
Rivista del circolo culturale “Il C.O.S.Mo” - e-mail: [email protected] ”- Via B.Buozzi, 339/2 - 41122 Modena - Anno 2 - numero 2
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questa sezione vi è addirittura un tapis roulant per l'esercizio fisico assolutamente necessario a
gravità zero.
In caso di malore o
di
piccolo
ferimento,
sono
presenti alcuni Kit
di primo soccorso,
rimane
fondamentale
il
collegamento con il
Medico di volo
sempre presente
nella
sala
di
controllo missione
a Houston.
La sezione centrale
è
composta
interamente
dal
vano
di
carico
“Cargo Bay”, dalle dimensioni di ben 18,3 metri di lunghezza e 4,8 di larghezza, provvisto di due
portelloni sdoppiati che permettono l'accesso al vano di carico per l'alloggiamento ed il successivo
rilascio in orbita, di satelliti o componenti anche di grandi dimensioni come quelli della Stazione
Internazionale. Vengono inoltre utilizzati come radiatori per la dissipazione dell'eccessivo calore
accumulato in orbita. È presente anche un collegamento tra il ponte ed il vano di carico attraverso
una camera di equilibrio che verrà modificata alcuni anni dopo permettendo anche agganci alla
stazione spaziale Sovietica “MIR”.
Altro aspetto particolare è un braccio meccanico che oltre ad estrarre il carico utile da posizionare in
orbita, può catturare oggetti da riportare sulla terra, o essere usato come mezzo di collegamento per
portare un Astronauta attaccato alla sua sommità, ad eseguire interventi di manutenzione a satelliti in
avaria (come è successo per l'Hubble).
Alla base inferiore della sezione centrale vi sono le ali che partendo dalla fusoliera anteriore, si
allargano a doppia delta terminando all'altezza della fusoliera posteriore, al di sotto di esse, oltre ai
due carrelli di atterraggio, vi è la vera peculiarità, lo scudo termico.
Il progetto Space Shuttle nasce con l'intento di essere riutilizzato più volte, si era addirittura pianificato
un numero ipotetico di 40 missioni all'anno, l'elemento che avrebbe subito i maggiori stress sarebbe
stato senza dubbio lo scudo termico.
Realizzato per proteggere la struttura dell'Orbiter dall'enorme calore, 1600° circa, in fase di rientro
causato dall'addensarsi dell'atmosfera, lo scudo termico TPS “Thermal Protection Sistem” si è
dimostrato utile anche per le bassissime temperature spaziali, che raggiungono anche i
-270° circa.
Lo scudo si caratterizza inoltre per la profonda ricerca fatta nel settore dei materiali termo resistenti,
ricerca che si è protratta anche nei trenta anni di esercizio dell'Orbiter portando lo scudo a continui
aggiornamenti.
Esso è formato da ben 31.000 mattonelle non tutte dello stesso materiale in quanto la navetta è
soggetta a temperature differenti, il muso e l'attacco delle ali sono le zone più a rischio, queste aree
sono infatti rivestite da mattonelle di un materiale simile alla fibra di vetro il RCC, il resto delle
mattonelle dello scudo termico sono costituite da fibre silicee.
Nell'ultima sezione, la fusoliera di coda, vi sono i tre sistemi di propulsione dell'Orbiter. Gli SSME
“Space Shuttle Main Engine” sono i tre motori principali e costituiscono la propulsione principale che
permette alla navetta di posizionarsi in orbita nella fase finale della sua ascesa quando gli SRB (i due
boosters) vengono staccati.
Alimentati da carburante criogenico (ossigeno e idrogeno) contenuto nel serbatoio esterno, hanno un
funzionamento di 8 minuti circa per ogni missione e una volta spenti non possono più essere riaccesi.
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Per loro era stato previsto un utilizzo totale di 27.000 secondi pari a 55 missioni, ma verranno poi
ridotti a 15.000 secondi di funzionamento pari a 30 missioni.
Sopra agli SSME, sono alloggiati due motori di manovra, gli OMS “Orbital Maneuvering Sistem” che
portano a termine la fase di messa in orbita della navetta allo spegnimento dei motori principali e
permettono le correzioni di rotta per immettere l'Orbiter nel corridoio di rientro.
Decisamente meno potenti degli SSME, sono comunque molto versatili, vengono alimentati da
carburante iperbolico (Idrazina e Terossido di Azoto) di facile stoccaggio. Una volta spenti possono
essere riaccesi all'occorrenza anche in assenza di ossigeno. I serbatoi contenuti nell'Orbiter stivano
un quantitativo di propellente di 10,4 tonnellate di cui circa la metà è utilizzata per la messa in orbita.
Sono inoltre presenti anche qui piccoli motori per il controllo d'assetto RCS, in tutto sulla navetta ve
ne sono 44, utilizzati per piccole variazioni di assetto in orbita, ma anche quando è necessario
compensare maggiormente la traiettoria dell'Orbiter, il tutto termina con l'impennaggio di coda.
L'imponente serbatoio esterno che in una prima fase di sviluppo doveva essere riutilizzabile, idea
accantonata per ridurre i costi, è formato da tre sezioni: un serbatoio di prua contenente 541.000 litri
di Ossigeno liquido, una sezione centrale non pressurizzata dove alloggiano tutti i componenti
elettrici, ed un serbatoio con 1.450.000 litri di Idrogeno liquido, per un peso totale che si aggira intorno
alle 756 tonnellate.
Tutt'altro che un elemento semplice, esso ha il compito di mantenere il propellente criogenico alle
basse temperature d'esercizio, in più attraverso i giunti di collegamento, deve essere in grado di
mantenere agganciato a sé L'Orbiter ed i due Booster. Dopo 8 minuti circa dal lancio, allo
spegnimento degli SSME, esso si sgancia dalla navetta che prosegue l'ascesa spinta dai soli OMS,
ed andrà a disintegransi nell'atmosfera.
I due razzi SRB ausiliari posti lateralmente al serbatoio sembrano ad una prima occhiata l'elemento
più leggero di tutto l'insieme, in realtà sono pesantissimi.
Alimentati da combustibile solido (Perclorato d'Ammonio e Alluminio), formati da 11 sezioni circolari
unite da particolari giunture dette “O-Rings”, sono lunghi 45 metri e larghi 4, per un peso ciascuno di
570 tonnellate equivalenti al 60% dell'intero peso dello Space Shuttle.
Questi motori rappresentano un elemento di rischio in quanto una volta accesi non possono essere
spenti se non a carburante esaurito, e non vi è
possibilità di controllo della potenza da parte
dell'equipaggio.
Programmati per una combustione della durata di
120 secondi, erogano una spinta di 1500
tonnellate, arrivati ad un apogeo di circa 67 Km. il
computer di volo li distacca, la relativa caduta è
frenata da un paracadute che permette un
ammaraggio dolce. Qui verranno recuperati per
essere poi rigenerati e riutilizzati.
La procedura di assemblaggio e decollo di uno
Space Shuttle riempie interi manuali NASA tanto è
complessa.
Dopo essere stato letteralmente smembrato per
una minuziosa revisione post missione e successivamente riassemblato in uno dei tre edifici OPF
“Orbiter Processing Facility”, l'Orbiter viene caricato di buona parte del carico utile e di tutti i materiali
di consumo, per determinarne il centro di gravità dato essenziale che permette ai computer di bordo
una corretta gestione dei parametri di volo.
Successivamente trasportato al VAB, l'enorme edificio d'assemblaggio, viene messo in posizione
verticale e gli viene assemblato il serbatoio esterno al quale vengono installati i due Booster ausiliari,
il tutto grazie a due possenti carroponte da 200 tonnellate.
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Verrà poi posizionato sulla piattaforma di lancio mobile “Mobile Launcher Platform”, che a sua volta è
posto sopra al “Crawler Transporter”, l'enorme cingolato già visto nelle missioni Apollo, alla velocità di
2 chilometri all'ora in circa 6 ore lo porterà alla destinazione di lancio.
Ultimato il trasferimento in una delle rampe 39-A o 39-B, lo Shuttle viene assistito da una torre
metallica fissa FSS “Fixed Service Structure” contenente le linee di alimentazione propellente e di una
passerella per l'ingresso degli Astronauti. Vi è poi una struttura rotante mobile “Rotating Service
Structure”, che ruotando può ricoprire l'intero vano di carico e vano motore dove cinque piattaforme,
consentono di terminare le operazioni di carico o interventi sui propulsori.
Terminate queste operazioni e rimossa la torre mobile, si dà il via alle operazioni di carico del
propellente criogenico.
Il Countdown Clock cioè l'operazione di conto alla rovescia , ha inizio 43 ore prima del lancio detto “T43” ore e le procedure eseguite cadono sotto in regime di conto alla rovesci e sono sotto la
responsabilità del Centro di Controllo del Kennedy Space Centre a Cape Canaveral.
Vediamo ora un sunto delle fasi principali:
T-43 ore.
Ha inizio il Countdown, velivolo e rampa vengono preparati per il lancio.
T-19 ore.
Vengono effettuati i test di funzionamento dei tre motori principali, viene riempita d'acqua la vasca del
Sound Suppression Sistem.
T-9 ore.
Viene eseguito un ultimo controllo che non ci siano violazioni alla sicurezza, tutti i tecnici
abbandonano la zona di lancio, incominciano le operazioni di riempimento dell'External Tank,
dureranno 3 ore circa.
T-3ore.
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Dopo aver completato la vestizione e dopo i doverosi saluti, gli Astronauti, accompagnati da una
squadra di tecnici alla rampa di lancio, dove attraverso la cosidetta White Room, fanno il loro ingresso
uno ad uno nella navetta, Vengono fatti i controlli sulle comunicazioni con entrambi i centri di controllo
e viene chiuso il portello.
T-20 minuti.
I computer vengono impostati in configurazione lancio.
T-9 minuti.
Il direttore di lancio, chiede un GO/NO GO a tutti i controllori. Lo Shuttle viene progressivamente
isolato dalla rampa di lancio ritraendo tutti i ponti di collegamento, vengono avviate le APU “Auxiliary
Power Unit”, le unità energetiche ausiliari, testate le sospensioni cardaniche dei motori principali.
T-2 minuti.
Gli Astronauti chiudono le visiere, segno che tutto è pronto per la partenza.
T-50 secondi.
Lo Shuttle è alimentato solo da batterie di bordo.
T-15 secondi.
Lo Speaker ufficiale comincia il Countdown.
T-10 secondi.
Sotto i motori principali si nota una scia di scintille, sono schegge di metallo incandescente che
evitano il formarsi di sacche di propellente incombusto, si attiva il sistema di soppressione del suono
“Sound Suppression Sistem”, 1100 metri cubi d'acqua proteggono l'Orbiter dall'energia acustica
generata dallo scarico dei propulsori.
T-6,6secondi.
Si accendono i motori principali SSME, impiegheranno 3 secondi per raggiungere la spinta nominale.
Lo Shuttle è ancora saldamente ancorato a terra.
I computer di bordo i GPC, segnalando possibili anomalie.
T 0.0
Si accendono i razzi ausiliari SRB e contemporaneamente i bulloni esplosivi di ancoraggio esplodono
permettendo il decollo dello Space Shuttle.
Lo speaker annuncia “Liftoff”.
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Da questo momento e fino all'atterraggio dell'Orbiter, la responsabilità delle operazioni in volo passa
alla sala controllo del “Mission Controll Center” MCC, del Johnson Space Center a Houston.
Decollato in posizione perfettamente verticale, dopo 7 secondi lo Shuttle compie una piroetta sul suo
asse verticale per impostare l'inclinazione orbitale, dando inizio al programma di rullata e cabrata
“Pitch and Roll Program”.
L'ascesa prosegue con una velocità man mano in aumento fino ad arrivare dopo circa 35 secondi,
alla massima resistenza aerodinamica detta Max Q.
Per non sovraccaricare la struttura della navetta, la potenza dei motori SSME viene portata al 65%,
qui ha luogo un fenomeno noto come singolarità di Prandtl-Gaulert; il velivolo effettua la transizione a
velocità supersonica formando delle nubi di condensazione intorno ad esso.
A 120 secondi circa dal lancio, il computer di
volo rileva il termine del combustibile solido
nei razzi ausiliari SRB determinandone il
distacco. L'Orbiter prosegue la sua traiettoria
di volo con la sola spinta dei motori SSME. A
480 secondi dal decollo con una inclinazione
che lo porta ad essere quasi capovolto
vengono spenti i motori principali prima che il
combustibile sia terminato per evitarne il
danneggiamento.
Il serbatoio esterno viene separato e con
l'utilizzo dei soli motori di manovra, si
prosegue fino alla definitiva messa in orbita.
Con una velocità che si aggira intorno ai 8 km
al secondo,
l'equipaggio dell'Orbiter può
cominciare le proprie attività.
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Il rientro avviene con procedure quasi del tutto gestite dai computer di bordo, è comunque possibile
accedere ai comandi manuali in caso di emergenza. L'avvicinamento e l'atterraggio sono solitamente
gestiti manualmente.
Dopo l'accensione per 3 minuti dei motori di manovra, quando è ancora in posizione sottosopra e in
posizione contraria al senso di volo, il velivolo rallenta la velocità orbitale abbassando il suo perigeo,
verso gli strati superiori dell'atmosfera verso quello che è chiamato corridoio di rientro, infine ruota su
se stesso portando la prua verso l'alto.
I primi sentori dell'addensarsi dell'aria si hanno a 130 km circa di altezza, con una velocità che si
aggira intorno ai 8 chilometri al secondo. L'Orbiter è ora controllato dagli RCS e dalle superfici di volo
per mantenere una angolazione ottimale di 40°, l'attrito atmosferico porta lo scudo termico ad una
temperatura pari a 1650°.
In atmosfera la navetta vi arriva ad una velocità finale di 690 Km all'ora, vengono azionati i freni
aerodinamici che lo portano a 380 Km all'ora, velocità che permette l'avvicinamento e il relativo
atterraggio dove con l'aiuto di un paracadute, la navetta decelera fino a fermarsi.
Nel 1974, per ovviare alla necessità di trasporto a lunghe distanze della navetta, la NASA acquista un
Boeing 747 usato (sempre per mantenere bassi i costi), battezzato “Shuttle Carrier Aircraft” verrà
allestito al fine di poter trasportare sul suo dorso l'Orbiter.
Nel marzo del 1976 arriva il primo Orbiter,
all'attenzione dei media accorsi da tutto il mondo curiosi di vedere questa conquista della tecnologia
aerospaziale, e da una piccola commissione un po' speciale, parte del cast del telefilm “Star Trek”,
viene mostrato per la prima volta l'Enterprise “OV-101”, lo stupore e il fascino suscitato è soltanto
immaginabile.
Era la prima apparizione della navetta, e poco importava se nella fusoliera di coda i motori SSME non
erano presenti perché il loro sviluppo aveva subito un forte ritardo, il fascino di quel veicolo che
partiva come un razzo ed atterrava come un aliante, aveva letteralmente fatto il giro del mondo.
L'Enterprise, nell'ambito del programma “Approach and Landing Test”, il 12 agosto 1977, portato in
alta quota dal 747, venne sganciato per effettuare il primo volo a vela, ne seguiranno altri, ma questa
navetta nata per prima e non allestita per missioni orbitali non volerà mai nello spazio.
Per il primo vero volo orbitale dello Space Shuttle, missione STS1, bisognerà aspettare il 12 aprile
1981.
La navetta pronta sulla rampa 39-A, porta il nome di un glorioso Modulo di Comando; Columbia “OV102”.
Per il comando di questa storica missione viene chiamato un veterano dello spazio John W. Young, e
come pilota Robert Crippen.
Nono uomo ad aver messo piede sulla Luna con Lapollo 16, Young arriva alla NASA come pilota
collaudatore, partecipò inoltre alle missioni Gemini 3 e 10 e Apollo 10. Tutto questo lo rese la scelta
più sicura da farsi per un volo così delicato. Crippen era invece al suo primo volo in assoluto, anche
se aveva fatto parte di svariati equipaggi di riserva per missioni Skylab e per l'Apollo-Soyouz.
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Il 12 aprile, dopo una serie di rinvii tecnici, nel giorno del ventesimo anniversario del volo di Gagarin,
dalla rampa 39-A, il Columbia accende i motori e
con un fragore non più avvertito dalle missioni
Apollo, prende il via l'avventura dello Space
Shuttle.
Seguito sui teleschermi di tutto il globo, tutto và
come da programma, l'entrata in orbita è
commentata dai due Astronauti come perfetta.
Il Columbia eseguirà 17 orbite per un totale di
due giorni di volo, il rientro, il volo planato ed il
relativo atterraggio alla base di Edwards,
avviene come da manuale.
Il 12 novembre dello stesso anno il Columbia
ripartì per seconda missione STS-2, diventando
la prima Astronave nella Storia ad essere
riutilizzata.
La storia della navetta riutilizzabile, ha tra li 1982
e il 1986 un esponenziale crescendo di missioni,
tutte andate a buon fine.
La NASA si era inoltre affacciata al settore
commerciale dei satelliti per telecomunicazioni,
per cui gli aspetti economici erano più che
soddisfacenti, fino al gennaio 1986.
Esiste un detto che cita “Quando le cose vanno
troppo bene, e troppo a lungo, c'è sempre un
imprevisto o qualcosa che và storto.....”.
Erano gli anni in cui il sogno di andare nello
spazio facilmente, sembrava essersi avverato
attraverso lo Space Shuttle, la NASA inoltre
volendo forse dare un aspetto veritiero a
quest'idea
comune,
aveva
inserito
nell'equipaggio della missione STS 51L, una
maestra di scuola elementare; Sharon Christa
McAuliffe.
Il Challenger si sarebbe trasformato in una
cattedra scolastica spaziale, con una lezione
tenuta in Orbita dalla Maestrina.
Il 28 gennaio 1986, tutto è pronto, nelle tribune
dello Kennedy Space Center, oltre a vari
componenti della famiglia sono presenti gli
alunni della classe dove la McAuliffe prestava
lezione.
La giornata è perfetta, e al momento del lancio il pubblico applaude festoso, tutto sembra andare
bene, quando a 73 secondi circa dal decollo una fiammata improvvisa seguita da un boato sordo,
trasforma il velivolo in una gigantesca nuvola di fumo e detriti. Il pubblico ammutolisce, si avverte solo
il fragore dei razzi ausiliari che proseguono senza controllo. Il Challenger è esploso uccidendo
all'istante tutto l'equipaggio.
I risultati dell'inchiesta riveleranno che un difetto in un giunto tra due sezioni, detto O-Rings, nel razzo
ausiliario SRB di destra, aveva causato la fuoriuscita di fiammate di scarico che a contatto con il
serbatoio esterno, ne avevano causato l'esplosione.
Da questa tragedia la NASA ne uscirà solo dopo 32 mesi di stop alle missioni, la messa in orbita di
satelliti commerciali venne sospesa temporaneamente, e tutto il sistema Shuttle fu rivisitato in tutti i
suoi componenti.
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Il 29 settembre 1988, la missione STS 26, riavviò i voli della navetta.
Diciassette anni dopo la tragedia del Chellenger, il 16 gennaio 2003, il Columbia impegnato nella
missione STS 107, durante la fase di rientro non rispose agli appelli radio fatti dal controllo missione,
scatta una allerta generale ma una inequivocabile scia radar di detriti incandescenti non lascia spazio
a dubbi.
Il glorioso Columbia si è disintegrato con tutto il suo equipaggio, per ragioni sconosciute.
Vennero fatte le ipotesi più disparate, ma dalle immagini della fase di ascesa era chiaramente visibile
un detrito, probabilmente un pezzo di intercapedine del grosso serbatoio esterno, staccarsi andando
ad impattare violentemente contro lo scudo dell'ala sinistra dell'Orbiter. Il danno non rilevato portò in
fase di rientro alla disintegrazione dell'ala e successivamente di tutto il velivolo.
Nella foto una mappa dei detriti rilevati.
Venne nuovamente messa sotto inchiesta l'incuria
nelle verifiche a terra che venivano fatte a tutti i
componenti. Da quel momento in poi nuove
verifiche al fine di garantire la sicurezza
dell'equipaggio vengono fatte sia a terra che in
volo, in caso di una grossa avaria in orbita, è
sempre pronta una seconda navetta per una
missione di soccorso.
In tutti questi anni abbiamo visto partire un numero
enorme di uomini e donne con lo Space Shuttle, e
per quanto sia diventata una macchina troppo
costosa, ha portato a termine imprese memorabili.
Basti pensare al telescopio Hubble, all'aggancio
con la Stazione spaziale MIR, e tante, tante altre
imprese, non dimentichiamo inoltre che anche
l'Italia ha volato sullo Shuttle. Ecco i nomi degli
Astronauti Italiani: Franco Malerba, Umberto
Guidoni, Paolo Nespoli, Alberto Vittori, Maurizio
Cheli. Ben hanno figurato ricoprendo svariate
mansioni, portando a termine molti esperimenti
per conto dell'ESA.
Con il solo intento di terminare la Stazione
Spaziale Internazionale, la vita dello Space
Shuttle, con una tecnologia ormai troppo vecchia
e dai costi di esercizio divenuti giganteschi, è
stata portata ad un trentennio esatto. Questa
macchina meravigliosamente complicata, ha
traghettato la nostra generazione, che da fanciulli l'abbiamo vista nascere, fino agli uomini adulti che
siamo diventati, facendoci sognare la conquista del Cosmo....
Curiosità:
Il nome della prima navetta “Enterprise”, fu richiesto con molta insistenza da tantissimi Fan della serie
“Star Trek” (vedi gli interpreti nella foto sotto).
pag: 138 di 139
Associazione Culturale “Il C.O.S.MO.” (Circolo di Osservazione Scientifico-tecnologica di Modena); C.F.:94144450361
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| 1/06/2010
Anche l'Unione Sovietica si era cimentata nella
costruzione di una navetta spaziale, il “Buran” che
tradotto vuol dire Tempesta di neve. L'esperimento
si è concluso con 2 voli sperimentali senza
equipaggio.
Con il crollo dell'Unione Sovietica, le navette in
assemblaggio vennero smantellate, delle tre
navette terminate, una è stata smantellata, un'altra
usata come attrazione a pagamento a “Gorkij
Park”, l'ultima unico esemplare ad aver volato, è
stata irreparabilmente danneggiata dal crollo del
tetto dell'hangar dove giaceva a Baikonur. (foto
nella pagina precedente).
Ebbene si!! anche James Bond ha volato sullo
Space Shuttle.
Durante il film 007 OPERAZIONE MOONRAKER,
007, a bordo di una navetta, assieme ad altre
navette affrontano in orbita una flotta di navette
nemiche comandate dalla organizzazione criminale
di turno, ovviamente Bond salva il mondo e
successivamente compie una serie imprecisata di
orbite con l'immancabile Bond/Girl.
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