laboratorio Vallonia

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laboratorio Vallonia
Sgabello Cuir-Cuir in compensato
di faggio con sedile rivestito in pelle
colorata proveniente da scarti
industriali. Design Luc Vincent per
Declercq Mobilier (foto Luc Vincent).
laboratorio
Vallonia
a cura di Francesco Massoni
14 / DossIer Vallonia
DossIer Vallonia / 15
è una delle tre regioni
che compongono il Belgio,
di cui ha rappresentato il motore
dello sviluppo industriale
nel XIX secolo. Oggi la Vallonia
è protagonista di un processo
di riconversione economica
e culturale dove l’architettura
e il design svolgono un’importante
funzione strategica
Affacciata sul mondo
S
ituata nel cuore pulsante del Vecchio
Continente, a due passi da Bruxelles dove hanno
sede le più importanti istituzioni dell’Unione
Europea, la Vallonia, assieme alle Fiandre e a
Bruxelles-Capitale, è una delle tre regioni che
compongono il Belgio, Paese dotato dal 1993 di un
assetto federale che assegna un’ampia autonomia a
ciascuna delle sue entità politico-amministrative.
Grande pressapoco quanto il Lazio, la Vallonia si
estende a sud del Belgio su una superficie di 17.000
km quadrati, è ricoperta per il 90% da foreste
secolari e solcata dai fiumi Mosa e Sambre, ha una
popolazione di circa 3.400.000 abitanti, pari al 32%
di quella nazionale, ed è suddivisa in cinque
province: Hainaut, Brabante Vallone, Namur, Liegi
e Lussemburgo Belga. La capitale è Namur, circa
100mila abitanti, ma la città più popolosa è
Charleroi, con oltre 200mila abitanti, seguita da
Liegi, che ne conta 195mila, mentre Mons sfiora le
100mila unità. Sotto il profilo linguistico, la
Vallonia è una regione a prevalenza francofona,
comunità i cui interessi sono rappresentati in
Belgio e all’estero dalla Fédération WallonieBruxelles, con competenze in settori quali arte e
cultura, istruzione e ricerca scientifica. Dal punto di
vista storico, va sottolineato che la regione vallona
ha costituito in passato il motore principale
dell’economia dell’intero Paese. Nel XIX secolo,
infatti, con l’avvento della rivoluzione industriale e
grazie alla presenza nel suo territorio di importanti
giacimenti di ferro e carbone, la Vallonia ha
sviluppato un’intensa attività di sfruttamento delle
risorse del sottosuolo e ha dato vita ad una fiorente
industria metallurgica, contribuendo a proiettare il
Belgio al terzo posto dell’economia mondiale
dell’epoca, dopo il Regno Unito e l’Olanda. Un ruolo
di primo piano che, nel corso della seconda metà del
XX secolo, ha subito i gravi contraccolpi derivanti
dalla progressiva chiusura delle miniere e dalla
crisi dell’industria pesante.
Vista della città di Liegi dall’avveniristica Gare
des Guillemins progettata da Santiago Calatrava
e inaugurata nel 2009. (foto courtesy Gare de Liège
Guillemins, SNCB-Holding)
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laboratorio vallonia / 17
Sopra: Namur, capitale della Vallonia, situata
alla confluenza dei fiumi Mosa e Sambre.
(foto courtesy OPT-J.-L Flemal)
Questo non ha fiaccato, tuttavia, le energie dei
valloni che hanno saputo risollevarsi da una
situazione economica di estremo disagio, dando
vita ad un graduale processo di rilancio e
riconversione industriale che comincia ora a dare i
suoi frutti. All’interno di questo processo,
l’innovazione rappresentata da architettura e
design svolge una funzione strategica. “La Vallonia,
con i territori dell’Euroregione Mosa-Reno, Liegi,
Aachen, Hasselt e Maastricht, è partner attivo del
progetto europeo di promozione e sostegno delle
industrie creative”, dichiara con orgoglio l’assessore
alla Cultura e al Turismo della Provincia di Liegi,
Paul-Émile Mottard. È lui che, nel 2002, ha dato
vita alla Biennale del Design di Liegi,
appuntamento di rilievo internazionale giunto
quest’anno alla sesta edizione, e che, nel 2005, ha
istituito assieme al ministro vallone dell’Economia,
Jean-Claude Marcourt, Wallonie Design, agenzia
incaricata di mettere in contatto aziende e designer,
Sotto: I giardini a terrazze di Thuin, pittoresco
villaggio arroccato su un colle, nella provincia
vallona dell’Hainaut. (foto courtesy OPT-J.-L Flemal)
favorendo così lo sviluppo di progetti innovativi e di
nuove attività imprenditoriali in tutta la regione.
Del resto, è a Seraing, nei pressi di Liegi, che due
secoli or sono è stata costruita una delle prime
locomotive a vapore europee. E, per restare in tema,
è a Liegi che, nell’ambito di un articolato progetto
relativo a trasporti e infrastrutture intermodali, è
stata inaugurata nel 2009 la nuova e spettacolare
In alto: Uno scorcio della città di Tournai,
nella provincia dell’Hainaut, attraversata dal fiume
Schelda. (foto courtesy OPT-Joseph Jeanmart)
Sopra: Uno degli ascensori idraulici del Canal du
Centre, che unisce la Schelda alla Mosa, inseriti
dall’UNESCO nell’elenco dei siti Patrimonio
dell’Umanità. (foto courtesy OPT-J.-L Flemal)
Gare des Guillemins, avveniristico snodo ferroviario
per le linee locali e ad alta velocità firmato
dall’architetto spagnolo Santiago Calatrava. Un
landmark che rafforza la vocazione internazionale
della città e della regione, proiettandole
simbolicamente in un futuro animato da una visione
strategica sostenibile. Tale è, infatti, il progetto con il
quale la capitale economica della Vallonia si candida
a diventare sede del prossimo Expo 2017, all’insegna
del tema Connecting the world, Linking people, Better
living together. “Un’iniziativa che si inscrive nel
processo di rilancio del nostro territorio e che
potrebbe accelerarne sensibilmente il compimento”,
conferma Jean-Christophe Peterkenne, responsabile
della strategia, dello sviluppo e della comunicazione
di Liège Expo 2017. Una candidatura decisa a livello
nazionale, con la quale si riconosce l’impegno
della Vallonia a “creare, scambiare, crescere”, come
recita lo slogan che ne promuove l’immagine a
livello internazionale.
18 / DossIer Vallonia
Liegi
verso il futuro
DossIer Vallonia / 19
Rivitalizzazione del tessuto urbano,
valorizzazione del patrimonio artistico e culturale,
creazione di nuove infrastrutture e intermodalità
dei trasporti sono fra le priorità della città candidata
ad organizzare l’Expo internazionale del 2017
Sopra, alcune vedute di Liegi. In senso orario:
i colonnati del Palais des Princes-Évêques
(©OPT-JPRemy); i declivi della Cittadella (©OPTJPRemy); uno scorcio della Mediacité, complesso
commerciale progettato, fra gli altri, da Ron Arad
(©O.T.Liege-MarcVerpoorten); il Quai de la Batte,
sulla Mosa, dove ha luogo il caratteristico
mercato domenicale (©O.T.Liege-MarcVerpoorten).
Nella pagina accanto: la Gare des Guillemins,
importante snodo ferroviario progettato
da Santiago Calatrava all’insegna
della sostenibilità, che porta a Liegi le linee
internazionali ad alta velocità. (foto courtesy Gare
de Liège Guillemins, SNCB-Holding)
S
oprannominata “la città ardente”
per la sua capacità di affrontare le avversità della
storia e rigenerarsi ogni volta senza smarrire la
propria identità, Liegi lega questo nome anche agli
altiforni svettanti nel suo bacino industriale che,
dalle miniere di ferro e carbone, traeva le risorse per
alimentare la fiorente produzione siderurgica locale.
Oggi che, a causa della globalizzazione, le fasi ‘a
caldo’ di questa industria sono state trasferite in
altre parti del mondo, l’ardore di Liegi si riversa in
un disegno di rinnovamento condiviso a tutti i
livelli: politico, amministrativo, culturale e sociale.
Un progetto di ‘rebranding’ che si propone di
traghettare la città verso una nuova modernità, in
cui la sostenibilità ambientale, la multimodalità dei
trasporti, la rivitalizzazione del tessuto urbano, ma
anche l’incrocio di competenze nei settori strategici
della ricerca e dello sviluppo (sotto questo profilo la
HEC Business School dell’Università di Liegi svolge
un ruolo di punta a livello europeo), e il
multiculturalismo (l’area metropolitana di Liegi è
popolata da 600.000 abitanti, originari di 170
Paesi) possano svolgere una funzione decisiva. “Il
rilancio di Liegi passa anche per la cultura” spiega
Paul-Émile Mottard, assessore alla Cultura e al
Turismo della provincia di Liegi, “e per il
rinnovamento delle sue infrastrutture. Tra queste,
l’Opéra royal de Wallonie, la cui riapertura è
prevista a settembre del 2012, e la trasformazione
del Musée d’Art moderne et contemporain nel
Centre International d’Art et de la Culture, ad opera
dello studio PHD di Liegi e dell’architetto Rudy
Ricciotti. E, non ultima, la realizzazione del Centre
du Design, punto di riferimento per l’innovazione
progettuale a livello regionale e internazionale”. Ma
il ruolo strategico della città nel contesto
20 / DossIer Vallonia
Liegi verso il futuro / 21
Il progetto preliminare per l’area dell’Expo
internazionale del 2017, che dovrebbe sorgere
nel sito di Coronmeuse, è firmato dallo studio
olandese VENHOEVEN CS architecture+urbanism,
particolarmente impegnato sul versante
della sostenibilità. Sopra: il grande teatro
all’aperto sull’Isola Monsin, dedicata agli eventi
culturali. Accanto: il sito dell’Expo visto dall’alto.
Sotto: uno scorcio dei padiglioni espositivi, parte
dei quali verrebbero poi riconvertiti ad uso
abitativo. (© VenhoevenCS architecture+urbanism)
Sopra, rendering del progetto di riconversione
dell’attuale Museo d’Arte Moderna
e Contemporanea (MAMAC), sito nel Parc
de la Boverie, che diverrà Centro Internazionale
d’Arte e Cultura (CIAC). Il progetto è firmato
dallo studio PHD e dall’architetto Rudy Ricciotti.
(© Ville de Liège)
continentale è indubbiamente rappresentato dalla
sua vocazione di nodo logistico e
d’interconnessione: il suo porto fluviale, che si avvia
a realizzare il progetto della piattaforma
multimodale Liège Trilogiport, è il terzo più
importante d’Europa, con un traffico di merci
annuale stimato intorno ai 21 milioni di tonnellate, e
l’aeroporto di Liège-Bierset è l’ottavo in quanto a
numero di voli cargo. E poi c’è la stazione di
Santiago Calatrava, la nuova Gare des Guillemins,
realizzata da Eurogare su mandato della SNCB con
l’obiettivo di fare passare l’alta velocità ferroviaria
anche per Liegi, così da inserirla tra i principali assi
di comunicazione europea. Un eccellente biglietto
da visita per la città, con la sua imponente ed aerea
volta sinuosa in acciaio, vetro e cemento, che
raggiunge i 40 metri d’altezza. “Si tratta” commenta
Martine Doutreleau, portavoce di Eurogare “di una
stazione aperta, transitabile in ogni senso, con
passaggi pedonali e vie ciclabili, che non divide ma
unisce, un luogo di ritrovo per i viaggiatori e per la
cittadinanza. Ma soprattutto, grazie alla bretella che
la collega alla vicina autostrada, favorisce
l’intermodalità dei trasporti incentivando l’uso del
treno”. A suggellare la vocazione di Liegi, città
aperta e interconnessa, è senza dubbio il progetto
dell’Expo internazionale del 2017, ‘il progetto dei
progetti’ come lo definisce con legittima enfasi
Jean-Christophe Peterkenne, responsabile della
strategia, dello sviluppo e della comunicazione: “Le
energie profuse in questi anni per ridisegnare
l’immagine e lo sviluppo della città, trovano
nell’Expo l’opportunità di tradursi in qualcosa di
memorabile, da condividere con il mondo,
all’insegna di una qualità della vita sostenibile e
solidale, in cui le nuove tecnologie possano
rappresentare non uno strumento di dominio, ma di
crescita e di coesione sociale”.
22 / DossIer Vallonia
DossIer Vallonia / 23
reciprocity
testo di Virginio Briatore
immagini del progetto sociale
Skateistan, realizzato
in Afghanistan e visibile
alla mostra Mapping the Design
World, a cura di Max Borka.
Si terrà
dal 5 al 28 ottobre 2012
la sesta edizione
della Biennale
Internazionale di Design
di Liegi che farà
da megafono
alla memoria,
al design dal volto
sociale e ai progetti
che crescono ai bordi
delle strade meno
battute
R
eciprocity Design Liège è il nuovo
nome della Biennale Internazionale di Design di
Liegi. Reciprocity è una bella parola. Uno scambio
positivo da ambo le parti che, capovolgendo il detto
evangelico, si può semplificare in: “Fai agli altri
quello che vorresti fosse fatto a te”. Inoltre la parola
diventa anche il logo della Biennale, in cui il rosso
della O indica la finalità, il bersaglio da raggiungere
tramite la continuità di piccoli interventi urbani.
Niente bordi, il nome deborda, ma la O è chiara, i
contorni sono completi.
In questo progetto coraggioso e corale che
vede partecipi la Provincia di Liegi con il supporto
della Regione Vallonia, la Federazione ValloniaBruxelles e la Fondazione Maastricht 2018 si
parleranno molte lingue, si esploreranno varie
culture e non mancherà l’influenza italiana. Infatti
questa sesta edizione della Biennale, nata per
iniziativa di Paul-Emile Mottard, assessore alla
cultura a e al turismo della Provincia di Liegi, è
organizzata da Wallonie Design, guidata da Clio
Brzakala, una competente e giovane manager, ma ha
scelto come curatore Giovanna Massoni, nota
esperta di design, da tempo residente in Belgio, figlia
di Luigi Massoni, uno dei padri del design italiano.
oggetti in alluminio della collezione giapponese
Naked Shapes, raccolti da Seiji Onishi, Keiichi Sumi
e Nobuhiro Yamaguchi. Ogni pezzo è stato
‘denudato’ da ornamenti, etichette e vernici.
La mostra è stata in origine organizzata in Francia
dal Domaine de Boisbuchet e viene presentata
a Liegi all’interno del progetto Craft & Industry,
curato da Gabriele Pezzini. In alto: il logotipo
della manifestazione disegnato da Damien
Bihr-Naos Design.
24 / DossIer Vallonia
Sopra: uno dei 60 oggetti selezionati per la Mostra
Memorabilia, prototipo realizzato a Murano
soffiando il vetro attorno a una formina di rame,
di Raffaella Mangiarotti.
reciprocity / 25
Sopra e accanto: Connecting Gardens, lavoro
di Martina Muzi della Design Academy Eindhoven,
pensato per la mostra Welcome to Saint-Gilles,
a cura di Thomas Lommée.
In alto A Destra: megafono di Shin Azumi, prodotto
da Toa Japan, visibile alla mostra Trame, parte
di Craft & Industry, curata da Gabriele Pezzini.
Inoltre due delle cinque aree principali in cui è
suddiviso il programma sono affidate ad altri italiani:
Craft & Industry a Gabriele Pezzini, nato in Vallonia
negli anni ’60 da genitori abruzzesi che erano
emigrati per lavorare nelle miniere, e Welcome to
Saint-Gilles, i cui contenuti sono coordinati da Virginia
Tassinari, giovane docente alla facoltà di Media Arte
e Design di Genk.
La mostra curata da Pezzini vuole far capire
come l’artigianato e l’industria non siano due realtà
opposte, dato che ognuna contiene in sé parti
dell’altra. Lo dimostra con i due video di Inversely
Proportional, che svelano i processi adottati da due
aziende simbolo: Hermès ed Edra; lo fa vedere con i
prodotti di Trame, che mettono in relazione varie
realtà delle due categorie, da Alessi a Piet Hein Eek,
da Dyson a Muji; infine con Naked Shapes porta a Liegi
una mostra organizzata dal Centre International de
Recherche et d’Éducation Culturelle et Agricole del
Domaine de Boisbuchet e curata da Ayako
Kamozawa, che rende onore alle collezioni del
designer Seiji Onishi, del gallerista Keiichi Sumi e del
grafico Nobuhiro Yamaguchi. Questi negli anni
hanno raccolto oggetti della tradizione quotidiana
giapponese, realizzati in alluminio tra il 1910 e il
1960, perfetto punto di incontro fra industria e
artigianato. Il progetto, a cui lavora Virginia
Tassinari accanto agli altri ‘social design advisors’
Thomas Lommée (curatore e designer della mostra),
François Jégou e Nik Baerten, fa convergere le
intelligenze di otto scuole di design della
Euroregione Meuse-Rhine verso una serie di piccoli
interventi di design sociale, mirati a dialogare con gli
abitanti e con l’amministrazione del quartiere
Saint-Gilles di Liegi. Affascinante e coinvolgente
sarà senza dubbio la mostra Memorabilia, in cui il
potere evocativo della memoria, del luogo o dell’etnia,
traspare in 60 oggetti selezionati tra gli oltre 400
progetti inviati da designer di 31 nazioni. Divisa in tre
aree di provenienza: Vallonia, Euroregione
rendering delle caraffe realizzate durante il work shop Carry
water, nell’ambito del progetto KDD-Kidsdrivendesign condotto
da Emma Firmin e Michaël Bihain.
Meuse-Rhine e Mondo, la mostra prevede tre
vincitori che saranno svelati il giorno dell’apertura.
Gli ultimi due eventi di punta sono Kdd_
Kidsdrivendesign, a cui lavorano ragazzini di Liegi di
9-12 anni sotto la guida pedagogica di Emma Firmin
e l’energia del designer Michaël Bihain, e Meeting
Point-Mapping the Design World, curato da Max Borka,
in cui si potranno vedere oltre 100 esempi di design
sociale messi in pratica in altrettante nazioni. Una
Biennale complessa e profonda che, come dice
Giovanna Massoni, “si basa sullo scambio, la
condivisione, il rispetto, la generosità, e prova a
ingrandire con una lente ciò che ci gira attorno e che
non vediamo più. Questo pezzo di terra che sta al
confine con Olanda, Fiandre e Germania ma che
continua a parlare vallone è una regione ‘porosa’
(come l’ha definita Ezio Manzini) che io preferisco
chiamare umile e fertile come la terra. Ed è questa
umiltà e fertilità, o ancora, generosità, che ci porterà
lontani e vicini allo stesso tempo”.
26 / DossIer Vallonia
DossIer Vallonia / 27
1. L’ingresso della Maison du Design, a Mons, con la scultorea
ed ergonomica panca Bench disegnata da David Wilmet & Jérôme
Ronsmans; 2. La seconda edizione del Marché des Créateurs
organizzata nel dicembre 2011 dalla Maison du Design all’interno
del Municipio di Mons; 3. L’architetto belga Julien De Smedt incontra
i giovani designer partecipanti ad una delle serate Afterwork
organizzate da Job’in Design a Liegi; 4. Gli uffici della sede di Wallonie
Design, a Liegi, rinnovati su progetto di TwoDesigners; 5. Un dettaglio
della sezione dedicata a Objekten, società editrice creata dal designer
Alain Berteau, all’interno dello stand collettivo organizzato
nel gennaio di quest’anno da WBDM a Maison et Objet di Parigi.
Stimolare e accompagnare la creatività dei giovani progettisti,
integrare il design all’interno delle aziende, promuovere
e valorizzare il talento belga nel mondo. Questa la missione
degli organismi a sostegno delle imprese e dei designer locali
1.
5.
3.
4.
2.
Q
Al servizio
del design
uando il Belgio ha scelto di
diventare uno stato federale, il
sistema del design belga, orfano del prestigioso
riferimento istituzionale rappresentato dal Design
Centre di Bruxelles, si è progressivamente
riorganizzato articolandosi in organismi distinti,
riconducibili alle entità linguistiche e territoriali del
Paese. Sono nate così Design Vlaanderen, WallonieBruxelles Design/Mode e Mode and Design Center
Brussels che, con il supporto delle rispettive agenzie
di promozione dell’export – AWEX per la Vallonia
– dal 2011 si presentano riunite dal brand Belgium is
Design alle più importanti manifestazioni
internazionali, come è avvenuto con la mostra
Perspectives, allestita alla Triennale di Milano in
occasione del Salone del Mobile 2012. In particolare,
Wallonie Bruxelles Design/Mode, che ha sede a
Bruxelles, si occupa di fornire supporto e
promozione ai designer e ai creatori di moda in
cerca di partner industriali, di editori e di sbocchi
commerciali all’estero, sviluppando contatti in tutto
il mondo e organizzando presentazioni nel contesto
degli appuntamenti di maggior rilievo. “Inoltre”
puntualizza Laure Capitani, responsabile del
coordinamento “una volta all’anno organizziamo,
qui in Belgio, un incontro con le aziende estere in
cerca di nuovi designer”. Tra queste, Casamania,
Fiam, Normann Copenhagen, Nani Marquina,
Fontana Arte, Santa & Cole, Chevaliers Editions,
Droog Design. “Il nostro compito” aggiunge Giorgia
Morero, project manager, che gestisce i rapporti con
aziende ed editori “è stimolare relazioni e
intrecciare legami, che spesso si rivelano decisivi
per l’affermazione internazionale dei nostri
designer”. Fondata nel 2005 a Liegi, Wallonie
Design, ha l’obiettivo precipuo di promuovere e
valorizzare l’integrazione del design all’interno
delle imprese. “Fino ad oggi” racconta Clio
Brzakala, la direttrice “abbiamo incontrato i
rappresentanti di circa 1000 società attive in
Vallonia nel settore manifatturiero e dei servizi,
spiegando loro che cos’è il design e illustrandone i
benefici che può apportare alla loro attività, dal
product all’industrial, dalla grafica alla
comunicazione, fino al design dei servizi”.
Parallelamente e in sintonia con l’impegno di questi
organismi, operano in Vallonia altri due ‘incubatori’
incaricati di accompagnare i designer nella
costituzione e gestione della loro attività e nella
realizzazione dei loro progetti, grazie alla
disponibilità di finanziamenti alla creatività. Si
tratta di Job’in Design, “vivaio di imprese creative”
diretto a Liegi da François Dubois, e della Maison
du Design, a Mons, nell’Hainaut, il cui lavoro è
coordinato da Barbara Sylvester e si concentra tanto
sui designer quanto sulle aziende che necessitano di
consulenze in tema progettuale.
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DossIer Vallonia / 29
Antiche e nuove sfide animano
il saper fare vallone
nella sua varietà di competenze,
espressioni ed eccellenze
imprenditoriali. Artigianato
e industria, tradizione
e innovazione, memoria e futuro
si intrecciano nella loro
attività, con la complicità
del design
Innovazione
e imprese
D
alla metallurgia alla chimica,
dall’industria del vetro a quella agroalimentare,
dai nuovi materiali all’automotive, dalle
telecomunicazioni alle biotecnologie,
dall’arredamento all’edilizia, dal settore
aerospaziale all’infotainment digitale, il paesaggio
produttivo della Vallonia si presenta articolato in
un tessuto di imprese capaci di distinguersi per
competitività e valore aggiunto nell’odierna arena
globalizzata. Ricerca e innovazione rappresentano
In alto: Fasi della cucitura dei tappeti prodotti da Limited Edition nel laboratorio di Mouscron, nella provincia dell’Hainaut.
Sopra, alcune proposte tessili dell’azienda: A sinistra, il tappeto per interni ed esterni Looping in poliestere, progettato
in collaborazione con la designer tessile Helene Dashorst (2012); A destra, mix di tappeti dalle nuove collezioni Limited Edition.
Il designer Xavier Lust ritratto con le sue creazioni
per MDF Italia, realizzate in collaborazione
con Ateliers Georis: il tavolo La Grande table,
menzione speciale al XX Compasso d’Oro ADI,
e la panca Le Banc, entrambe in alluminio curvato,
verniciato o laccato (2001).
un aspetto importante della loro attività, tanto da
indurre molte delle società impegnate nei settori di
punta a organizzarsi in ‘cluster’ scientifici e
tecnologici, con il supporto delle amministrazioni
locali e dei nove centri universitari attivi nella
regione. Il design, in tutte le sue declinazioni
disciplinari, svolge evidentemente un ruolo
strategico all’interno di questo panorama. È il caso
di Limited Edition, produttrice di tappeti con sede
e due stabilimenti a Mouscron, nella provincia
dell’Hainaut. “Ci troviamo in un territorio che ha
alle spalle una lunga tradizione in tema di
artigianato tessile”, spiega Nathan Van Haver,
marketing manager dell’azienda, che conta circa
70 dipendenti ed esporta il 70% della produzione
in tutto il mondo.
30 / DossIer Vallonia
innovazione e imprese / 31
2.
3.
1.
5.
4.
1. Mobili componibili, progettati e prodotti da Kewlox; 2. Posate
Appetize, design Nedda El-Asmar per Eternum (© Martin Wybauw);
3. Oggetto d’arte Piece for Peace, progettato da Studio Job e realizzato
dalla cristalleria Val Saint-Lambert in esemplare unico per lo studio
privato di Herman Van Rompuy, Presidente del Consiglio europeo;
4. Separatore di polveri Econoflex, prodotto e progettato da Pharma
Technology; 5. Cyber-casacca Swat per giochi interattivi progettata
e prodotta da Alterface; 6. Aspirarifiuti urbano Glutton Electric,
progettato e prodotto da Glutton Cleaning Machines; 7. Tosaerba
automatico Bigmow, produzione Belrobotics; 8 Concept car Vertigo.5,
design Charles van den Bosch per Automobiles Gillet; 9. macchina
rivoltatrice per compost SPM, prodotta da Ménart e progettata
in collaborazione con iol Strategic Design; 10. Padiglione
multifunzionale Mons Expo, progetto Bureau Greisch-Canevas
(© photo-daylight.com); 11. Seduta Bergère, design Annick Schotte
per Helium Concept.
6.
8.
9.
10.
11.
7.
“Limited Edition è nata esattamente 20 anni fa”
racconta “e, dal 2006, ha deciso di introdurre il
design nelle sue collezioni di tappeti in fibra tessile,
sintetica o in pelle, sviluppando un’accurata ricerca
su materiali e texture, filati e colori, processi e
lavorazioni, che si esprime oggi in 10-12 nuove
collezioni all’anno, tutte caratterizzate da un elevato
grado di manualità e dall’impiego di originali
tecniche di tessitura e d’intreccio”. Anche l’attività
svolta da Ateliers Georis nell’ambito della
lavorazione dei metalli si distingue per l’adozione di
tecnologie e strumenti appositamente creati al suo
interno. Fondato cinquant’anni or sono a Fléuron,
nei pressi di Liegi, questo laboratorio metallurgico
d’avanguardia ha sviluppato un saper fare
applicato anche alla sfera dell’arredamento. “Oltre
dieci anni fa” ricorda Roger Georis, cotitolare
dell’azienda “il designer Xavier Lust è venuto a
trovarci perché era alla ricerca di qualcuno che
fosse in grado di realizzare i suoi mobili metallici
secondo una tecnica specifica di deformazione
controllata delle superfici”. Un incontro che ha
prodotto esiti lusinghieri, testimoniati dalle
creazioni firmate da Lust per marchi quali MDF
Italia e De Padova. “Roger” conferma Xavier Lust
“ha una competenza sconfinata in ambito
metallurgico. E, insieme, riusciamo sempre a
trovare la soluzione più appropriata ad ogni
problema”. Nel caso, invece, di Stûv (che in vallone
significa ‘stufa’), l’amministratore delegato e
cofondatore, Gérard Pitance, è anche designer.
“Dopo essermi diplomato in industrial design
all’École Supérieure des Arts Saint-Luc di Liegi, nel
1983 ho deciso con Benoît Lafontaine di avviare la
progettazione e la fabbricazione di stufe a legna, la
prima delle quali, la Stûv 60, è ancora in
produzione”. Da allora, i focolari, i caminetti e le
stufe a legna di Stûv, caratterizzati da un design
atemporale e da prestazioni elevate, hanno
conosciuto un’ampia diffusione, con una quota
d’esportazione all’estero che ha raggiunto il 75%.
“Oggi, il nostro impegno è volto alla progettazione
di soluzioni innovative nell’ambito delle energie
rinnovabili”, precisa Gérard Pitance, la cui azienda
ha sede a Bois-de-Villers, nei pressi di Namur, per
quanto riguarda la parte produttiva, mentre le
attività di ricerca e sviluppo si svolgono nel nuovo
sito di Floreffe.
In alto, due modelli di stufe a legna prodotte da Stûv. A sinistra: la stufa sospesa Stûv 30-up; a destra, la Stûv 60
con funzioni caminetto e fuoco continuo, la prima progettata da Gérard Pitance e prodotta nel 1982. Il design è attualmente
realizzato all’interno del polo Ricerca & Sviluppo di Stûv, sotto la direzione di Gérard Pitance. Sopra: Un operaio al lavoro
nello stabilimento di Bois-de-Villers.
32 / DossIer Vallonia
DossIer Vallonia / 33
1. Appendiabiti in pelle espansa, collezione Bloated
Objects, design e produzione Dustdeluxe/Damien
Gernay, 2011 (foto Bruno Timmermans); 2. Carta
da parati termoreattiva Fades, design e produzione
Dustdeluxe/Damien Gernay, 2008 (foto Collin
Hotermans); 3. Il designer Damien Gernay, fondatore
dello studio Dustdeluxe; 4. Libreria in pelle espansa
e faggio, collezione Bloated Objects, design
e produzione Dustdeluxe/Damien Gernay, 2011 (foto
Bruno Timmermans); 5. Scrivania in pelle espansa
e faggio, collezione Bloated Objects, design
e produzione Dustdeluxe/Damien Gernay, 2011
(foto Bruno Timmermans); 6. Credenza in mdf,
poliuretano e finto legno, collezione Textured
Objects, design e produzione Dustdeluxe/Damien
Gernay, 2009 (foto Tine Claerhout).
1.
2.
1.
Progettisti
senza frontiere
2.
4.
3.
4.
5.
Tra riscoperta del moderno
e nuove istanze espressive,
tra produzione industriale
e manualità artigianale,
il design belga e quello vallone
affrontano le sfide del XXI
secolo con un dinamismo
creativo capace di proiettarsi
oltre i vincoli e le convenzioni
della disciplina
6.
3.
1. Lampadario progettato nel 1969 da Jules Wabbes,
oggi rieditato da Wever & Ducré; 2. Il designer belga
Jules Wabbes (1915-1974); 3. Il banco scolastico,
in compensato di faggio curvato, progettato da Jules
Wabbes nel 1960, riproposto oggi da Declercq
Mobilier; 4. I banchi scolastici originali, presentati
alla XII Triennale di Milano del 1960 (© Gian
Sinigaglia, Milano. Sofam, Bruxelles, 2012); 5. Tavoli
Gérard Philipe e librerie progettati da Jules Wabbes
e presentati alla XI Triennale di Milano del 1957
(© Gian Sinigaglia, Milano. Sofam, Bruxelles, 2012);
6. Sgabello Anna David Marber di Jules Wabbes, oggi
rieditato da Bulo (© Luc Vincent).
L
a storia del design belga – come del
resto quella del suo Paese, crocevia culturale
d’Europa – è fatta di molteplici intrecci ed influenze
che ne alimentano la vocazione internazionale e la
varietà di esperienze. Significativo, sotto questo
profilo, è il ruolo centrale che ebbe l’architetto
Henry van de Velde, tra i protagonisti dell’Art
Nouveau assieme al connazionale Victor Horta,
nella nascita del design moderno. Tra i primi ad
aderire al movimento del Deutscher Werkbund, dal
1906 al 1914 van de Velde ricoprì la carica di rettore
della Kunstgewerbeschule di Weimar, in Germania,
indicando come suo successore Walter Gropius, il
fondatore del Bauhaus. Nel 1930, un altro celebre
architetto belga, Louis De Koninck, presentò il
prototipo della cucina modulare d’impronta
razionalista Cubex, dando così inizio allo sviluppo
del disegno industriale made in Belgium. Uno
sviluppo che nel secondo dopoguerra ha conosciuto
un nuovo impulso, grazie alla politica di
ricostruzione promossa dal governo che auspicava
la creazione di mobili progettati per essere prodotti
in serie a livello industriale.
5.
6.
34 / DossIer Vallonia
progettisti / 35
A sinistra, il designer Michaël Bihain, che ha studio
a Bruxelles e laboratorio a Louveigné, nei pressi
di Liegi. All’interno della mostra Perspectives,
svoltasi quest’anno alla Triennale di Milano,
ha presentato lo sgabello impilabile Diaphragm
in compensato di legno curvato.
1.
2.
3.
1. Composizione di valigie e bauli A Pile of Suitcases,
dalla Leather Collection di Maarten De Ceulaer
per Nilufar (2010); 2.4. Sedie e poltrone
della collezione Mutation Series imbottite
con schiuma poliuretanica e rivestite in tessuto
floccato, design e produzione Maarten De Ceulaer,
2012 (© Nicolas Neefs;) 3. Il designer fiammingo,
con sede a Bruxelles, Maarten De Ceulaer.
Sopra, il designer vallone, con studio a Bruxelles,
Raphaël Charles. A sinistra, lampade LED
a costellazioni Stars, design e produzione
Raphaël Charles, 2007. In basso, cassettiera
in legno d’abete ‘Ordinary day in a wood factory’,
prodotta da MOGG Unlimited Design, Italia, 2011.
Tra gli esponenti di spicco di questo indirizzo
Eric Lemesre, Marcel-Louis Baugniet, la coppia
Raymond Van Loo-Aimée Huysmans e Willy Van
Der Meeren. Nel 1954, l’attuale École nationale
supérieure des arts visuel de La Cambre, fondata a
Bruxelles da van de Velde, vara il primo corso di
Estetica industriale, seguita a breve dall’École
supérieure des arts Saint-Luc di Liegi, dove,
sempre nel 1954, l’architetto Constantin Brodski
organizza, all’interno della Fiera internazionale, la
prima esposizione dedicata all’industrial design.
Sono anni in cui i progettisti belgi si fanno
conoscere anche all’estero. Tra questi, Jules
Wabbes, che nel 1960 fu premiato in occasione
della XII Triennale di Milano, dedicata al
tema ‘La casa e la scuola’, per la sua ‘aula
modello’ attrezzata con banchi e sedie dalle
forme insolitamente tondeggianti per l’epoca.
Designer ed editore di mobili, “un perfezionista”,
lo definisce la moglie Marie, Jules Wabbes ebbe al
suo attivo anche importanti progetti di interni, tra
i quali gli uffici, la biblioteca e gli alloggi per gli
studenti dell’Université Catholique di Louvain,
nella provincia del Brabante vallone. Oggi, a quasi
quarant’anni dalla scomparsa, la modernità di
Wabbes torna d’attualità, grazie alla riedizione
delle sue creazioni affidata alla direzione artistica
del designer Luc Vincent.
4.
36 / DossIer Vallonia
progettisti / 37
1.
2.
3.
1. Letto matrimoniale Iro in legno di mango, design
e produzione Krizalid Studio/Emmanuel Gardin,
2008; 2. Tavolini bassi multifunzionali Arumi
in alluminio patinato, design Krizalid Studio/
Emmanuel Gardin, 2011; 3. Il designer Emmanuel
Gardin, titolare di Krizalid Studio, Liegi; 4. Panca
circolare Wideview in acciaio laccato e legno
di merbau FSC, design Krizalid Studio/Emmanuel
Gardin, 2007-2010; 5. Mortaio con pestello Morty
in semiporcellana e legno d’acacia, design Krizalid
Studio/Emmanuel Gardin, 2008.
4.
5.
“Il lavoro di Jules Wabbes” spiega Vincent
“ci riporta all’epoca in cui è nato il disegno
industriale, quando questo era posto al servizio
dell’individuo o di un’impresa e non del designer.
Perché il design non è uno stile, è una deontologia
che privilegia l’uomo, i materiali e l’uso che viene
fatto dell’oggetto creato”. Luc Vincent, che è stato
responsabile della sezione design negli studi di
Jean Nouvel e di Ricardo Bofill, ha le idee chiare
al riguardo: “Non possiamo stabilire noi che cos’è
la modernità, possiamo lasciare che sia lei stessa
ad assimilare il passato, il presente e il futuro per
creare le condizioni della sua presenza”.
E, all’interno di questa visione, traccia un
percorso ideale che sigla lo sviluppo del design
belga fino ai nostri giorni e reca i nomi di van de
Velde, De Koninck, Van Der Meeren, Wabbes, ma
anche quelli di Christophe Gevers e di Marteen van
Severen, scomparso ancor giovane nel 2005. “Un
esemplare creatore-artigiano”, dice di lui.
Impegnato nella riedizione dei mobili per la scuola
e per la collettività di Jules Wabbes con la società
Declercq Mobilier, che ha sede a Comines in
Vallonia, Luc Vincent ha ideato per la medesima
azienda una originale collezione di sedie e sgabelli
responsabilmente giocata sul riuso dei materiali.
Un concetto di sostenibilità che permea la
cultura del progetto e diviene una priorità,
soprattutto fra i suoi più giovani interpreti.
1.
2.
3.
4.
1.2.3. Kaspar Hamacher, artista e designer
sperimentale di Eupen, in Vallonia, al lavoro
nei boschi dell’Allgäu, in Germania; 4. Sgabelli
in legno di quercia della serie Ausgebrannt, 2010;
5. Panca in legno di quercia Die Baumbank, 2009.
5.
38 / DossIer Vallonia
progettisti / 39
Nata a Verviers (Liegi), Laurence Humier oggi vive e lavora in Italia.
Il suo sistema di sedute pieghevoli Meeting Chairs (2007-2010), prodotto
con RCM di Bianco, è entrato a far parte della Collezione permanente
del MoMA di New York. (Foto Emiliano Martinelli)
1.
2.
3.
4.
5.
6.
1.4. Lampade, tavolini e contenitori in sughero
e metallo della collezione Cork, 2011, presentata
quest’anno da Twodesigners al Salone
Satellite di Milano; 2.3. Rodrigue Strouwen e
Jonathan Honvoh, i due componenti dello studio
Twodesigners attivo a Liegi.
5. Progetto per lunch-bag ‘Today I Made My Lunch
Myself’ in materiali riciclati, design Twodesigners
per REcentre, centro per il design sostenibile
dell’Euroregione Mosa-Reno, 2012;
6. Panca in metallo per l’arredo outdoor Banc Bi,
design Twodesigners, 2010.
Come Jonathan Honvoh e Rodrigue
Strouwen che, insieme, hanno aperto a Liegi lo
studio TwoDesigners. Al Salone Satellite di
Milano hanno presentato quest’anno la famiglia di
oggetti Cork: “Una collezione basata sull’impiego
di sughero agglomerato, i cui blocchi sono ricavati
dal riciclo dei tappi da bottiglia. Ogni pezzo è
composto da una fascia metallica all’interno della
quale si infilano gli elementi in sughero, senza
bisogno di viti né di colla, facilitando al massimo
l’assemblaggio e limitando i costi di produzione”,
racconta Honvoh, che con il socio afferma di
prediligere la creazione di oggetti in grado di
stimolare l’interazione con l’utente.
“Mi piace paragonare il lavoro del designer
all’alchimia che si realizza in una crisalide”,
dichiara dal canto suo Emmanuel Gardin, che,
sempre a Liegi, ha dato vita a Krizalid Studio. E
spiega: “Non sempre comprendiamo il processo di
trasformazione che dal materiale grezzo conduce
all’esito finale, ma ciò che ne viene fuori è
comunque sorprendente”. In effetti, gli oggetti da
lui disegnati sono realizzati all’insegna della
multifunzionalità e della flessibilità, coinvolgendo
la creatività e l’immaginazione di coloro che ne
fanno uso. Scopriamo così che il design vallone
racchiude in sé un’effervescente anima ‘latina’
– come sostiene anche Luc Vincent, che da
Bruxelles ama osservare quanto di nuovo accade
nei dintorni della capitale. E, a confermarcelo, è
Michaël Bihain, che alla mostra Perspectives,
svoltasi lo scorso aprile alla Triennale di Milano,
ha portato il suo sgabello impilabile Diaphragm,
dotato di un’espressività formale non
convenzionale. Le tre gambe, lamine di legno
piegate a L rovesciata e parzialmente sovrapposte
in corrispondenza del sedile, lo fanno assomigliare
– se guardato dall’alto – al diaframma di un
obiettivo fotografico. “La mia ricerca” dice Bihain
“è guidata dal desiderio di integrare una valenza
plastica nell’evidenza funzionale di progetti
connotati dalla riduzione materica”.
40 / DossIer Vallonia
progettisti / 41
1. Serie di vasi Indiscipline in porcellana, design
e produzione Quentin De Coster, 2010 (© Christophe
Sépulchre); 2. Il designer Quentin De Coster,
che quest’anno ha aperto il suo studio a Liegi;
3.4.5. Lampada orientabile a sospensione Loop
in acciaio, design Quentin De Coster, 2012
(© Christophe Sépulchre); 6. Tavolino-contenitore
Animal in legno d’acero, design Quentin De Coster,
2010 (© Dominique Cerutti).
1.
1.
2.
2.
3.
4.
3.
5.
6.
7.
8.
7. Specchio double face Elisabeth, basamento
in legno di faggio, design Jean-François D’Or
per Reflect+, 2011-12; 8. L’industrial designer
Jean-François D’Or, che Nel 2003 ha creato
a Bruxelles il Loudordesign Studio (© T VAN HAUTE).
1. Luc Vincent, designer e art director, vive
e lavora a Bruxelles; 2.3. Sgabello e sedia Cuir-Cuir,
design Luc Vincent per Declercq Mobilier
(© Nicolas Schimp). Il primo è in compensato
di faggio, la seconda ha struttura tubolare
in acciaio; entrambi i prodotti sono rivestiti in pelle
proveniente da scarti industriali.
Oggetti semplici e funzionali, dotati di
indubbia forza espressiva, sono pure quelli
concepiti da Kaspar Hamacher – nativo di Eupen,
nella parte orientale della Vallonia dove si parla
tedesco – che modella, scava e brucia i blocchi di
legno ricavati dai tronchi delle querce, conferendo
loro un’inedita ragion d’essere per l’uomo. “Non
sopporto i vincoli disciplinari” confessa “mi piace
lavorare in libertà, ai confini tra arte e design”. Un
pensiero affine a quello che anima l’attività di tre
designer che hanno scelto di condividere un
grande atelier all’interno di un ex-birrificio della
capitale: Raphaël Charles, vallone, Maarten De
Ceulaer, fiammingo, e Dustdeluxe, alias Damien
Gernay, di Bruxelles. “Questo spazio è l’ideale per
noi” dichiara con soddisfazione De Ceulaer “qui
possiamo svolgere le nostre ricerche e
sperimentazioni, realizzare prototipi e fabbricare
oggetti, condividendo attrezzature e macchinari,
ma anche esperienze”. Il loro è un approccio
diretto con la materia, non mediato dall’industria,
in cui gli aspetti percettivi ed emozionali, i
contenuti estetici, sembrano prefigurare nuovi
orizzonti per il design belga.
42 / DossIer Vallonia
DossIer Vallonia / 43
Grand-Hornu
N
Nei pressi di Mons,
Un antico sito industriale
per la lavorazione
del carbone è stato
riconvertito in un centro
d’eccellenza dedicato all’arte
contemporanea e al design
Sopra: la cattedrale del Grand-Hornu.
Nel riquadro a sinistra: Marie Mok e Françoise
Foulon, rispettivamente direttrice ed ex direttrice
di Grand-Hornu Images. Accanto: il ristorante
‘L’Ubiquité’ all’interno del Grand-Hornu.
on distante da Mons, nella
provincia dell’Hainaut, sorge un suggestivo sito
d’archeologia industriale le cui origini risalgono
al 1820, quando Henri De Gorge, entrato in
possesso della concessione per lo sfruttamento del
giacimento carbonifero di Hornu, vi fece costruire
un grande complesso architettonico in pietra e
mattoni. Completato nel 1835, il complesso del
Grand-Hornu si sviluppa attorno a due grandi
corti ed è composto da edifici che ospitavano gli
uffici della compagnia, gli impianti adibiti al
trattamento e alla lavorazione del carbone, i
magazzini per il suo stoccaggio. Nel 1954, con la
cessazione delle attività estrattive, la fabbrica
chiuse i battenti. Nel 1971, il complesso fu
acquistato dall’architetto Henri Guchez che ne
intraprese il restauro. A partire dal 1985, vi si
svolgono eventi, mostre ed incontri culturali
promossi dall’associazione Grand-Hornu Images.
“Nel 1989” ricorda Françoise Foulon, ex direttrice
In alto: vista aerea del sito d’archeologia
industriale del Grand-Hornu, cinto dalle casette
a schiera dell’ex villaggio operaio. Sopra: la panca
modulare ed estensibile K-Bench, in polipropilene
con struttura a nido d’ape, Una creazione
del designer belga Charles Kaisin per Vange.
dell’associazione e animatrice delle sue attività “la
Provincia dell’Hainaut si convinse a rilevare la
proprietà del complesso, affidandomi
l’organizzazione di esposizioni centrate sul mondo
del design e delle arti applicate. La prima,
realizzata in collaborazione con il CIRVA di
Marsiglia e la cristalleria Val Saint-Lambert,
ospitava creazioni vetrarie firmate tra gli altri da
Martin Szekely e Borek Sipek; ebbe un grande
successo, così decidemmo di proseguire. Giunta al
termine del mio mandato, posso senz’altro dire
che la nostra attività ha saputo diffondere e
stimolare l’interesse e la curiosità verso la cultura
del progetto”. Nel 1994, con la nomina del
direttore Laurent Busine e il conferimento
dell’incarico della ristrutturazione degli spazi
all’architetto Pierre Hebbelink, è iniziato il lungo
percorso che ha condotto alla creazione del MAC,
Museo d’Arte Contemporanea, realizzato tra il
1999 e il 2001.
44 / DossIer Vallonia
Oggi, la ricca programmazione culturale
offerta dalle due istituzioni all’interno di questo
luogo carico di memoria e di fascino attrae un
folto pubblico di turisti e appassionati
provenienti da ogni parte del mondo. Tra le
mostre di design organizzate di recente,
ricordiamo Objet Préféré, nata da un workshop
svolto in collaborazione con Fabrica, il centro di
ricerca di Benetton Group, e presentata lo scorso
aprile alla Triennale di Milano. “Le opere in
mostra sono il frutto dell’incontro tra i giovani
progettisti di Fabrica e le maestranze impiegate al
Grand-Hornu”, spiega Sam Baron, direttore della
sezione design di Fabrica. “Abbiamo chiesto loro:
‘Qual è il vostro oggetto preferito e perché?’. In
base alle risposte ricevute abbiamo progettato
mobili evocativi dei desideri di queste persone,
che poi li hanno fabbricati”. Da quest’anno, la
direzione di Grand-Hornu Images è stata affidata
a Marie Pok, che ha espresso l’intenzione di
incrociare il design con altre discipline creative,
come l’architettura e la grafica.
Grand-Hornu
Alcune opere esposte nella mostra Objet Préféré
curata da Fabrica nel 2011, poi replicata ad aprile
2012 alla Triennale di Milano con il titolo Objet
Préféré, Objet Coloré. Nel riquadro al centro:
dalla mostra La naissance d’une icône du design,
uno spaccato della sedia .03 progettata da Maarten
Van severen e prodotta da Vitra nel 1998.
104 / INservice
Dossier Wallonia
Wallonia Lab p. 13
by Francesco Massoni
- Caption Cuir-Cuir stool in beech plywood with seat covered in colored leather
made with industrial scrap. Designed by Luc Vincent for Declercq Mobilier
(photo Luc Vincent).
Connecting the world p. 14
One of the three regions of Belgium, and the motor of the country’s industrial
development in the 19th century. Today Wallonia is involved in process of economic
and cultural conversion, where architecture and design play an important strategic
role. Locating in the heart of the ‘old continent’, close to Brussels which is home
to the most important institutions of the EU, Wallonia is one of the three federal
regions, with an area of 17,000 sq km, 90% composed of age-old forests, crossed
by rivers, with a population of about 3.4 million inhabitants, or 32% of the national
total. Wallonia is subdivided into five provinces: Hainaut, Brabant, Namur, Liege
and Belgian Luxembourg. The capital is Namur, with about 100,000 inhabitants,
but the largest city is Charleroi, with over 200,000, followed by Liege, with
195,000, while Mons approaches a population of 100,000. In linguistic terms,
Wallonia is mostly a French-speaking region, a community whose interests are
represented in Belgium and abroad by the Fédération Wallonie-Bruxelles, with
a focus on art and culture, education and scientific research. From a historical
standpoint, the region was the main motor of the country’s economy in the past.
In the 19th century, with the advent of the Industrial Revolution and the area’s
important resources of iron and coal, Wallonia developed intense mining and
metal industries, contributing to put Belgium into third place in the economic
world, at the time, just behind the UK and Holland. During the second half of
the 20th century this role was diminished due to the closing of mines and the
crisis of heavy industry. Nevertheless, thanks to their energy the Walloons have
bounced back from economic straits, in a gradual conversion process that is
starting to bring excellent results. Within this process the innovation brought
by architecture and design has a strategic role. “Wallonia, with the territories
of the Euroregion of Meuse-Rhine, Liege, Aachen, Hasselt and Maastricht, is an
active partner in the European project of promotion and support for creative
industries”, says the alderman of Culture and Tourism of the Province of Liege,
Paul-Émile Mottard. In 2002 he helped to launch the Liege Design Biennial, an
important international event that reached its 6th edition this year, and in 2005,
together with the Minister of Economic Affairs Jean-Claude Marcourt, he initiated
Wallonie Design, an agency to put companies in touch with designers, favoring
innovation and new entrepreneurial activities. Innovation is a local tradition, in
a way: at Seraing, near Liege, one of the first European steam locomotives was
built two centuries ago. Liege – in the context of a detailed intermode transport
and infrastructure project – is now home, since 2009, to the new, spectacular
Gare des Guillemins, a futuristic rail junction for local and high-speed lines
designed by the Spanish architect Santiago Calatrava. A landmark that reinforces
the international character of the city and the region, symbolically projecting it
into a future based on a strategic, sustainable vision. The economic capital of
Wallonia is a candidate to host Expo 2017, proposing the theme “Connecting
the world, Linking people, Better living together”. “An initiative that is part of
the process of renewal of our territory and can speed it along the path to new
prosperity”, says Jean-Christophe Peterkenne, in charge of strategy, development
and communication of Liège Expo 2017. This candidacy was organized on a
national level, acknowledging Wallonia’s capacity to “create, exchange, grow”, in
keeping with the region’s slogan to promote its image on an international scale. Caption pag. 21 View of the city of Liege from the futuristic Gare des Guillemins
designed by Santiago Calatrava and opened in 2009 (photo courtesy Gare de Liège
Guillemins, SNCB-Holding). - Caption pag. 22 Top: view of the city of Tournai,
in Hainaut Province, crossed by the Scheldt River (photo courtesy OPT-Joseph
Jeanmart). Above: one of the hydraulic lifts of the Canal du Centre, connecting
the Scheldt and the Meuse, inserted by UNESCO in the list of World Heritage
Sites (photo courtesy OPT-J.-L Flemal). - Caption pag. 23 Above: Namur, capital of
Wallonia, located where the Sambre River flows into the Meuse (photo courtesy
OPT-J.-L Flemal). Below: the terraced gardens of Thuin, a picturesque village on
a hill in the Province of Hainaut (photo courtesy OPT-J.-L Flemal).
Liege heads into the future p. 18
Revitalization of the urban fabric, better use of artistic and cultural heritage,
creation of new infrastructures and intermodal transport. These are some of
the priorities of the city that is a candidate to host Expo 2017. Called the “cité
ardente” because it can stand up to the knocks of history and regenerate, without
ever losing its identity, Liege also links this name to the blast furnaces of its
industrial territory, which used local iron and coal as the resources for a once
flourishing local steel industry. Today, globalization has shifted the ‘hot’ phases
of industry into other parts of the world, and the ardor of Liege has switched
into other channels of a political, administrative, cultural and social nature. A
project of ‘rebranding’ that sets out to bring the city into a new modernity, where
environmental sustainability, multimodal transport, revitalization of the city
and the crossing of expertise in strategic sectors of research and development
(here the HEC Business School of the University of Liege plays an important
role on a European scale), and multiculturalism (the metropolitan area of Liege
has a population of 600,000, from 170 different countries) continue to play
a decisive part. “The renewal of Liege also involves culture”, says Paul-Émile
TRANSLATIONS
Mottard, alderman of Culture and Tourism for the Province of Liege, “and the
renewal of its infrastructures. One of these is the Opéra Royal de Wallonie,
slated to reopen in September 2012, while we can also cite the transformation
of the Musée d’Art moderne et contemporain into the Centre International d’Art
et de la Culture, by the studio PHD of Liege and the architect Rudy Ricciotti.
Finally, there is the creation of the Centre du Design, a reference point for design
innovation on the regional and international levels”. But the strategic role of the
city in the continental context is also represented by its position as a logistical
link: its river port, ready to launch the major project of the Liège Trilogiport, is
the third-largest in Europe, with annual shipping estimated at 21 million tons.
The Liège-Bierset Airport is eighth in terms of cargo flights. Then there is the
station by Santiago Calatrava, the new Gare des Guillemins, built by Eurogare
by order of SNCB with the aim of bringing high-speed rail to Liege. A great
calling card for the city, with its impressive, sinuous vault of steel, glass and
concrete, reaching a height of 40 meters. “It is an open station”, says Martine
Doutreleau, spokesperson of Eurogare, “that can be crossed in all directions, with
pedestrian walkways and bicycle paths; a place that does not divide but joins, an
enjoyable place for travelers and citizens. Above all, thanks to the connection to
the nearby highway, it favors intermodal transport, encouraging people to use
trains”. Confirmation of the connective vocation of Liege, an open, linked city,
comes from the project for Expo 2017, “the project of projects” as Jean-Christophe
Peterkenne, director of strategy, development and communication, puts it: “The
energies applied over the years to redesign the image and growth of the city find
an opportunity, with the Expo, to constitute something memorable, to share
with the world, with an accent on quality of life and sustainability, where new
technologies can represent not a tool of control, but one of social harmony and
growth”. - Caption pag. 25 Above, views of Liege. Clockwise: the columns of the
Palais des Princes-Évêques (©OPT-JPRemy); the slopes of the Citadel (©OPTJPRemy); view of the Mediacité, the commercial complex designed, among other
talents, by Ron Arad (©O.T.Liege-MarcVerpoorten); Quai de la Batte, on the
Meuse, site of the typical Sunday market (©O.T.Liege-MarcVerpoorten). On the
facing page: Gare des Guillemins, the major rail junction designed by Santiago
Calatrava, a sustainable facility that brings international high-speed rail travel
to Liege (photo courtesy Gare de Liège Guillemins, SNCB-Holding). - Caption
pag. 26 Above, rendering of the project for the renewal of the present Museum
of Modern and Contemporary Art (MAMAC), in Parc de la Boverie, which will
become the International Center of Art and Culture (CIAC). The project is by
the studio PHD and the architect Rudy Ricciotti. (© Ville de Liège) - Caption pag.
27 The preliminary project for the area of Expo 2017, to be built at Coronmeuse,
is by the Dutch studio Venhoeven CS architecture+urbanism, an office with
particular expertise in the area of sustainable building. Above: the large outdoor
theater on Monsin Island, for cultural events. To the side: the Expo site seen from
above. Below: view of the pavilions, part of which would later be converted for
residential use (© VenhoevenCS architecture+urbanism).
Reciprocity p. 22
text Virginio Briatore
From 5 to 28 October 2012, the sixth edition of the International Design Biennial
of Liege will focus on memory, on design for social progress and projects that
spring up off the beaten path. Reciprocity Design Liège is the new name of the
event. Reciprocity is a nice word. A positive exchange, a swap. It also becomes the
logo of the Biennial, where the red O indicates the goal, the target to be reached
through the continuity of many small urban interventions. No borders, the name
overflows, but the O is clear and whole. In this courageous, choral project including
the participation of the Province of Liege and the support of the Wallonia Region,
The Wallonia-Brussels Federation and the Maastricht 2018 Foundation, many
languages are spoken, to explore different cultures, including the influence of
Italy. The sixth edition of the event created by Paul-Emile Mottard, alderman of
Culture and Tourism of the Province of Liege, is organized by Wallonie Design,
guided by Clio Brzakala, a young, expert manager who has selected Giovanna
Massoni as curator, the well-known design expert living in Belgium, and the
daughter of Luigi Massoni, one of the fathers of Italian design. Two of the five
main areas of the program have also been assigned to Italians: Craft & Industry
to Gabriele Pezzini, born in Wallonia in the 1960s to parents from Abruzzi who
had emigrated to find work in the mines, and Welcome to Saint-Gilles, with
content coordinated by Virginia Tassinari, a young teacher at the Department of
Media Art and Design of Genk. The exhibition curated by Pezzini looks at crafts
and industry not as opposing realities, but as interlocking parts of a system.
This is shown in two videos of Inversely Proportional, that reveal the processes
used by two emblematic companies: Hermès and Edra. It is also evident in the
products of Trame, that display relationships between the two categories, from
Alessi to Piet Hein Eek, Dyson to Muji; and also in Naked Shapes, an exhibition
organized by the Centre International de Recherche et d’Éducation Culturelle
et Agricole of the Domaine de Boisbuchet, curated by Ayako Kamozawa, to pay
tribute to the collections of the designer Seiji Onishi, the gallerist Keiichi Sumi
and the graphic artist Nobuhiro Yamaguchi, featuring objects in aluminium
made from 1910 to 1960. The project, on which Virginia Tassinari has worked
alongside other ‘social design advisors’ Thomas Lommée (curator and designer
of the exhibition), François Jégou and Nik Baerten, brings together eight design
schools of the Meuse-Rhine Euroregion in a series of small social design projects,
aimed at establishing a dialogue with local residents and the administration of the
Saint-Gilles quarter in Liege. Another engaging moment will be the Memorabilia
exhibition, in which the evocative power of memory, place and origins surfaces
TRANSLATIONS
in 60 objects selected from the submissions of over 400 projects from designers
in 31 nations. Divided into three areas – Wallonia, Meuse-Rhine Euroregion and
the World – the show will have three winners, announced on opening day. The
last two important events are Kdd_Kidsdrivendesign, involving children aged
9-12 under the guidance of Emma Firmin and the designer Michaël Bihain, and
Meeting Point-Mapping the Design World, curated by Max Borka, showing over
100 examples of social design put into practice in different countries. A complex,
profound Biennial that, as Giovanna Massoni says, “is based on exchange,
sharing, respect, generosity, taking a look at what is around us, things we no
longer see. This piece of land bordering with Holland, Flanders and Germany
is a porous region I like to think of as humble and fertile, like the Earth. This
humility and fertility or, to say it again, generosity, will help us to go far while
remaining rooted at the same time”. - Caption pag. 28 Images from the social
project Skateistan, done in Afghanistan and shown in the exhibition Mapping
the Design World, curated by Max Borka. - Caption pag. 29 Aluminium objects
from Naked Shapes, items collected by Seiji Onishi, Keiichi Sumi and Nobuhiro
Yamaguchi. Each piece has been ‘stripped’ of ornaments, labels and paints. The
show was originally organized in France by Domaine de Boisbuchet, and is
presented in Liege in the project Craft & Industry, curated by Gabriele Pezzini.
Above: the logo of the event, designed by Damien Bihr-Naos Design. - Caption
pag. 30 Above: one of the 60 objects selected for the exhibition Memorabilia: a
prototype made in Murano by blowing glass around a copper form. By Raffaella
Mangiarotti. - Caption pag. 31 Rendering of the carafes made during the workshop
Carry Water, in the context of the KDD-Kidsdrivendesign project conducted by
Emma Firmin and Michaël Bihain.
At the service of design p. 26
To stimulate and assist the creativity of young designers, integrating design
in companies, promoting and supporting Belgian talent in the world. This is
the mission of organizations that back local companies and designers. When
Belgium decided to become a federation, the Belgian design system, deprived of its
prestigious institutional reference point, the Design Center of Brussels, gradually
reorganized in distinct organisms linked to the different linguistic and territorial
identities of the country. The results included Design Vlaanderen, WallonieBruxelles Design/Mode and Mode and Design Center Brussels, which with the
help of their respective export promotion agencies – AWEX of Wallonia – since
2011 have joined forces under the name Belgium is Design at the most important
international events, as in the case of the exhibition Perspectives set up at the Milan
Triennale during the Salone del Mobile 2012. In particular, Wallonie Bruxelles
Design/Mode, with headquarters in Brussels, supports and promotes product
and fashion designers in search of industrial partners and foreign collaborations,
developing contacts all over the world and organizing presentations at the trade
fairs of greatest impact. Laure Capitani, director of coordination, explains “one a
year we organize, here in Belgium, an encounter with foreign companies in search
of new designers”. These guests include the likes of Casamania, Fiam, Normann
Copenhagen, Nani Marquina, Fontana Arte, Santa & Cole, Chevaliers Editions,
Droog Design. “Our job”, adds Giorgia Morero, project manager, “is to stimulate
relations and make links, that can be decisive, in the end, for the international
success of our designers”. Founded in 2005 in Liege, Wallonie Design has the
goal of promoting design inside businesses. “To date”, says Clio Brzakala, the
director, “we have met with the representatives of about 1000 companies active
in Wallonia in the manufacturing and service sectors, explaining what design
is the illustrating the benefits it can bring to their activity, from product design
to industrial design, graphics to communication, all the way to the design of
services”. In parallel and in tune with these organizations, in Wallonia there
are two more ‘incubators’ ready to accompany designers as they develop their
activities and produce their projects, thanks to the availability of financial grants
for creativity. One is Job’in Design, “a nursery of creative businesses” directed
in Liege by François Dubois, while the other is Maison du Design, in Mons,
Hainaut, whose work is coordinated by Barbara Sylvester, focusing on both
designers and companies that require design consulting. - Caption pag. 33 1. The
entrance to the Maison du Design, in Mons, with the sculptural and ergonomic
Bench designed by David Wilmet & Jérôme Ronsmans; 2. Second edition of the
Marché des Créateurs organized in December 2011 by the Maison du Design
inside the Mons City Hall; 3. Belgian architect Julien De Smedt meets the young
designers participating in one of the Afterwork evenings organized by Job’in
Design in Liege; 4. The offices of Wallonie Design, in Liege, renovated with a
project by TwoDesigners; 5. Detail of the section on Objekten, the publishing
company created by the designer Alain Berteau, inside the group stand organized
in January this year by WBDM at Maison et Objet in Paris.
Innovation and business p. 28
Old and new challenges generate Walloon expertise and business excellence.
Crafts and industry, tradition and innovation, memory and future intertwine,
with the help of design. From metallurgy to chemicals, glass to food, new materials
to cars, telecommunications to biotechnologies, furnishings to construction,
aerospace to digital infotainment, the productive landscape of Wallonia is like
a web of companies that stand for competitiveness and added value in today’s
global arena. Research and innovation are important aspects of their business, so
much so that many of the companies engaged in leading sectors have organized
themselves into ‘clusters’ of science and technology, with the support of local
government and the nine university centers active in the region. Design, in all
INservice / 105
its disciplinary forms, clearly plays a strategic role within this landscape. This
is the case of Limited Edition, the manufacturer of carpets with offices and two
plants in Mouscron, Hainaut Province. “We are in a territory with a long tradition
of textile arts”, explains Nathan Van Haver, marketing manager of the company,
which has about 70 employees and exports 70% of its output all over the world.
“Limited Edition was founded exactly 20 years ago”, he says, “and since 2006
the firm has decided to introduce design in its collections, developing research
on materials and textures, yarns and colors, processes and making, now seen in
10-12 new collections per year, all finely crafted using original techniques”. The
activity of Ateliers Georis in the area of metalworking also stands out for the use
of special tools and technologies developed in-house. Founded fifty years ago at
Fléuron, near Liege, this avant-garde metal shop has developed great know-how,
also in the field of furnishings. “Over ten years ago”, Roger Georis, co-owner of
the company, recalls, “the designer Xavier Lust came to see us because he was
looking for someone that could make his metal furniture using a specific technique
of controlled surface shaping”. An encounter that led to excellent results, seen in
the creations done by Lust for brands like MDF Italia and De Padova. “Roger”,
Xavier Lust confirms, “has boundless know-how in this field. Together we can
always find the best solution to any problem”. In the case of Stûv (which means
‘stove’), the CEO and co-founder Gérard Pitance is also the firm’s designer. “After
graduating in industrial design at the École Supérieure des Arts Saint-Luc of
Liege, in 1983 I decided, with Benoît Lafontaine, to start designing and producing
woodburning stoves. The first model, the Stûv 60, is still in production today”.
Since then Stûv’s stoves and fireplaces, with timeless design and high performance,
have spread far and wide, with exports accounting for about 75% of sales. “Today
our focus is on innovative renewable energy solutions”, says Gérard Pitance,
whose company is located at Bois-de-Villers, near Namur, for production, while
the R+D division is located at a new site in Floreffe. - Caption pag. 34 Top: phases
of the manufacture of carpets by Limited Edition in the Mouscron workshop,
Hainaut. Above: textile offerings of the company: left, the Looping indoor-outdoor
carpet in polyester, in collaboration with textile designer Helene Dashorst (2012);
right, a mixture of carpets from the new Limited Edition collections. - Caption
pag. 35 Designer Xavier Lust shown with his creations for MDF Italia, made in
collaboration with Ateliers Georis: La Grande Table, honorable mention for the
20th Compasso d’Oro ADI award, and the Le Banc bench, both in curved painted
or lacquered aluminium (2001). - Caption pag. 36 1. Component furnishings
designed and produced by Kewlox; 2. Appetize flatware, design Nedda El-Asmar
for Eternum (© Martin Wybauw); 3. Piece for Peace art object designed by Studio
Job and made by the Val Saint-Lambert glassworks, a one-off for the private studio
of Herman Van Rompuy, President of the European Council; 4. Econoflex dust
separator, produced and designed by Pharma Technology; 5. Swat cyber-jacket
for interactive games designed and produced by Alterface; 6. Glutton Electric
urban vacuum designed and produced by Glutton Cleaning Machines; 7. Bigmow
automatic lawnmower, produced by Belrobotics; 8. Vertigo.5 concept car, design
Charles van den Bosch for Automobiles Gillet; 9. SPM compost machine produced
by Ménart and designed in collaboration with IOL Strategic Design; 10. Mons
Expo multifunctional pavilion, Bureau Greisch-Canevas (© photo-daylight.
com); 11. Bergère seat, design Annick Schotte for Helium Concept. - Caption pag.
37 Above, two woodburning stove models by Stûv. Left: the Stûv 30-up hanging
stove; right, the Stûv 60 with fireplace and continuous fire functions, the first
designed by Gérard Pitance and produced in 1982. The firm’s design work is now
done by the R+D department, under the direction of Gérard Pitance. Above: a
worker in the Bois-de-Villers plant.
Designers without borders p. 32
Amidst rediscovery of the modern and new modes of expression, including
industrial production and craftsmanship, Belgian and Walloon design face the
challenges of the 21st century with creative dynamism, beyond the constraints
and conventions of the discipline. The history of Belgian design - like that of the
country, a cultural crossroads of Europe – is made of multiple interwoven influences
that fuel its international scope with great variety of experiences. Significant in
this respect is the central role played by the architect Henry van de Velde, one of
the protagonists of Art Nouveau with his compatriot Victor Horta, in the birth of
modern design. Among the first to join the movement of the Deutscher Werkbund,
from 1906 to 1914 Van de Velde was the rector of the Kunstgewerbeschule Weimar,
Germany, and he indicated as his successor Walter Gropius, the founder of the
Bauhaus. In 1930 another famous Belgian architect, Louis De Koninck, presented
the prototype of the Cubex modern rationalist kitchen, thus beginning the
development of industrial design Made in Belgium. After the second world war
this growth increased, thanks to reconstruction policies that encouraged industrial
production of furniture. Outstanding figures in this process included Eric Lemesre,
Marcel-Louis Baugniet, the couple Raymond Van Loo-Aimée Huysmans, and
Willy Van Der Meeren. In 1954, the present École nationale supérieure des arts
visuel de La Cambre, founded in Brussels by Van de Velde, launched the first
course in Industrial Aesthetics, followed shortly thereafter by the École supérieure
des arts Saint-Luc of Liege, where in 1954 the architect Constantin Brodski
organized, in the context of the International Fair, the first exhibition in the country
on industrial design. In this period Belgian designers also made a name for
themselves in other countries. One of them was Jules Wabbes, who in 1960 won
a prize at the 12th Milan Triennale, on the theme ‘Home and School’, for his ‘model
classroom’ featuring furniture with unusual, rounded forms. A designer and
maker of furniture editions, “a perfectionist”, his wife Marie said, Jules Wabbes
also did important projects for interiors, including offices, the library and
106 / INservice
the lodgings for the students of the Université Catholique of Louvain, in Brabant
Province. Today, almost forty years after his death, Wabbes is back in vogue for
his modern approach, with reissues of his creations, under the art direction of
designer Luc Vincent. “The work of Jules Wabbes”, Vincent explains, “takes us
back to the early phase of industrial design, when it was at the service of the
individual or a company, not of the designer. Because design is not a style, it is an
ethic that focuses on man, materials and use”. Luc Vincent, previously head of
the design sections in the studios of Jean Nouvel and Ricardo Bofill, has clear ideas
on this subject: “We cannot establish what is modernity, we can allow it to assimilate
the past, present and future, to create the conditions for its presence”. Inside this
vision, he traces an ideal path for the development of Belgian design today, through
names like Van de Velde, De Koninck, Van Der Meeren, Wabbes, but also Christophe
Gevers and Marteen van Severen, who died young back in 2005. “An exemplary
creator-artisan”, Vincent says. Working on reissues of the furnishings for schools
and collective spaces by Jules Wabbes with the company Declercq Mobilier, located
in Comines, Wallonia, Luc Vincent has also created an original collection of chairs
and stools for the same firm, based on responsible reuse of materials. A concept
of sustainability that permeates design culture and becomes a priority, especially
among the younger exponents. Like Jonathan Honvoh and Rodrigue Strouwen,
who have opened a studio in Liege, TwoDesigners. At the Salone Satellite in Milan
this year they showed the Cork family of objects: “A collection based on the use
of bonded cork, in blocks made from recycled wine stoppers. Each piece is composed
of a metal housing in which to insert the corks, with no need for bolts or glue,
facilitating assembly and limiting production costs”, Honvoh says. The duo focuses
on the creation of objects that stimulate interaction with the user. “I like to compare
the work of the designer to the alchemy that happens in a chrysalis”, says Emmanuel
Gardin, who in Liege has opened the Krizalid Studio. “We do not always understand
the process of transformation that leads from the raw material to the final result,
but what emerges is surprising, in any case”. In effect, the objects he designs are
multifunctional and flexible, engaging the creativity and imagination of their
users. So we discover that Walloon design has a lively ‘Latin’ soul – as Luc Vincent
puts it, observing what happens around the capital. This is confirmed by Michaël
Bihain, who at the exhibition Perspectives held in April at the Milan Triennale
showed his Diaphragm stackable stool, a case of unconventional formal expressive
impact. The three legs, L-shaped wooden slats, overturned and partially overlapped
at the seat, make the object resemble the diaphragm of a camera, when seen from
above. “My research”, Bihain says, “is guided by the desire to integrate sculptural
value and functional content, in projects marked by a sense of materic reduction”.
Simple, functional things with indubitable expressive force are also made by
Kaspar Hamacher – a native of Eupen, in the eastern part of Wallonia, where
German is spoken – who shapes, hollows and burns blocks of oak. “I can’t stand
disciplinary constraints”, he confesses, “I like to work freely, on the borderline
between art and design”. This thinking resembles the attitude of three other
designers who have chosen to share a large atelier inside a former brewery in the
capital: Raphaël Charles, Walloon, Maarten De Ceulaer, Flemish, and Dustdeluxe,
alias Damien Gernay, from Brussels. “This space is ideal for us”, De Ceulaer says,
“because here we can do our research and our experimentation, making prototypes
and objects, sharing equipment and machinery, but also experience”. They have
a direct approach to material, not through industrial means, where perceptive
and emotional aspects and aesthetic content seem to point to new horizons for
Belgian design. - Caption pag. 38 1. Chandelier designed in 1969 by Jules Wabbes,
now reissued by Wever & Ducré; 2. The Belgian designer Jules Wabbes (1915-1974);
3. The school desk in curved beech designed by Jules Wabbes in 1960, now reissued
by Declercq Mobilier; 4. The original school desks shown at the 12th Milan Triennale
in 1960 (© Gian Sinigaglia, Milan. Sofam, Brussels, 2012); 5. Gérard Philipe tables
and bookcases designed by Jules Wabbes and presented at the 11th Milan Triennale
in 1957 (© Gian Sinigaglia, Milan. Sofam, Brussels, 2012); 6. Anna David Marber
stool by Jules Wabbes, now reissued by Bulo (© Luc Vincent). - Caption pag. 39 1.
Coat rack in expanded leather, Bloated Objects collection, design and production
by Dustdeluxe/Damien Gernay, 2011 (photo Bruno Timmermans); 2. Fades
thermoreactive wallpaper, design and production by Dustdeluxe/Damien Gernay,
2008 (photo Collin Hotermans); 3. Designer Damien Gernay, founder of the
Dustdeluxe studio; 4. Bookcase in foam-expanded leather and beech, Bloated
Objects collection, design and production Dustdeluxe/Damien Gernay, 2011 (foto
Bruno Timmermans); 5. Desk in foam-expanded leather and beech, Bloated Objects
collection, design and production Dustdeluxe/Damien Gernay, 2011 (photo Bruno
Timmermans); 6. Credenza in MDF, polyurethane and fake wood, Textured Objects
collection, design and production Dustdeluxe/Damien Gernay, 2009 (foto Tine
Claerhout). - Caption pag. 40 Left, designer Michaël Bihain, with a studio in Brussels
and a workshop in Louveigné, near Liege. Inside the exhibition Perspectives held
this year at the Milan Triennale, he showed the Diaphragm stackable stool in curved
plywood. Above, the Walloon designer Raphaël Charles, who has a studio in Brussels.
Left: Stars LED lamp, design and production Raphaël Charles, 2007. Below: ‘Ordinary
day in a wood factory’ pine chest of drawers, produced by MOGG Unlimited Design,
Italy, 2011. - Caption pag. 41 1. A Pile of Suitcases from the Leather Collection by
Maarten De Ceulaer for Nilufar (2010); 2.4. Chairs and armchairs from the Mutation
Series, padded with polyurethane foam and covered with flocked fabric, design and
production Maarten De Ceulaer, 2012 (© Nicolas Neefs;) 3. The Flemish designer
Maarten De Ceulaer, based in Brussels. - Caption pag. 42 1. Iro queensize bed in mango
wood, designed and produced by Krizalid Studio/Emmanuel Gardin, 2008; 2. Arumi
low multifunctional tables in patinated aluminium, design Krizalid Studio/Emmanuel
Gardin, 2011; 3. Designer Emmanuel Gardin, owner of Krizalid Studio, Liege; 4.
Wideview circular bench in painted steel and Merbau FSC wood, design Krizalid
TRANSLATIONS
Studio/Emmanuel Gardin, 2007-2010; 5. Morty mortar and pestel in semiporcelain
and acacia wood, design Krizalid Studio/Emmanuel Gardin, 2008. - Caption pag. 43
1.2.3. Kaspar Hamacher, the experimental designer and artist from Eupen, Wallonia,
at work in the forests of Allgäu, Germany; 4. Oak stools from the Ausgebrannt series,
2010; 5. Die Baumbank oak bench, 2009. - Caption pag. 44 1.4. Lamps, tables and
containers in cork and metal from the Cork collection, 2011, presented this year by
TwoDesigners at the Salone Satellite in Milan; 2.3. Rodrigue Strouwen and Jonathan
Honvoh, the two members of the studio TwoDesigners in Liege. 5. Project for a lunch
bag, ‘Today I Made My Lunch Myself’, in recycled materials, design TwoDesigners
for REcentre, the center for sustainable design of the Meuse-Rhine Euroregion, 2012;
6. Banc Bi metal outdoor bench, design TwoDesigners, 2010. - Caption pag. 45 Born
in Verviers (Liege), Laurence Humier now lives and works in Italy. Her Meeting
Chairs folding seat system (2007-2010), produced with RCM Di Bianco, is included
in the permanent design collection of MoMA New York (photo Emiliano Martinelli).
- Caption pag. 46 1. Indiscipline series of porcelain vases, design and production by
Quentin De Coster, 2010 (© Christophe Sépulchre); 2. Designer Quentin De Coster,
who opened a studio this year in Liege; 3.5. Loop adjustable hanging lamp in steel,
design Quentin De Coster, 2012 (© Christophe Sépulchre); 6. Animal table-cabinet
in maple, design Quentin De Coster, 2010 (© Dominique Cerutti). 7. Elisabeth doubleface mirror, beech base, design Jean-François d’Or for Reflect+, 2011-12; 8. Industrial
designer Jean-François d’Or, who founded the Loudordesign Studio in 2003 in
Brussels (© T VAN HAUTE). - Caption pag. 47 1. Luc Vincent, designer and art director,
lives and works in Brussels; 2.3. Cuir-Cuir stool and chair, design Luc Vincent for
Declercq Mobilier (© Nicolas Schimp). The first is in beech plywood, the second has
a tubular steel structure; both can be covered in leather using industrial scraps.
Grand-Hornu p. 42
Near Mons, a former industrial site for the production of coal has been converted into
a center of excellence dedicated to contemporary art and design. Not far from Mons,
in Hainaut Province, lies a fascinating industrial archaeological site dating back to
1820 when Henri De Gorge came into possession of the concession for the coal mine
of Hornu, and built a large architectural complex in stone and brick. Completed in
1835, the Grand-Hornu facility is built around two large courtyards and consists of
buildings that housed the offices of the company, the facilities used for the treatment
and processing of coal, and the warehouses for its storage. In 1954 mining was stopped
and the factory closed its doors. In 1971 the complex was purchased by the architect
Henri Guchez, who began restoration. Starting in 1985, events, exhibitions and cultural
encounters have been held here, promoted by the association Grand-Hornu Images.
“In 1989”, Françoise Foulon, ex-director of the association recalls, “Hainaut Province
decided to purchase the complex, assigning me the task of organizing exhibitions on
design and crafts. The first one, done in collaboration with the CIRVA of Marseille and
the Val Saint-Lambert glassworks, featured glass creations by designers like Martin
Szekely and Borek Sipek; it was a big success, so we decided to continue. After my term
there, I can say that our activity managed to stimulate interest and curiosity regarding
design culture”. In 1994, with the appointment of Laurent Busine as director and the
commissioning of the architect Pierre Hebbelink to restructure the spaces, a long
process began that has led to the creation of the MAC, the Museum of Contemporary
Art, built in 1999-2001. - Caption pag. 48 Above: the cathedral of Grand-Hornu. Left:
Marie Mok and Françoise Foulon, respectively director and former director of GrandHornu Images. To the side: the restaurant ‘L’Ubiquité’ inside the Grand-Hornu complex.
Today the varied cultural programming offered by the two institutions in this place
laden with memories attracts a large audience of tourists and enthusiasts from all over
the world. Among the recently organized design exhibitions, we should mention Objet
Préféré, based on a workshop done in collaboration with Fabrica, the research center
of Benetton Group, and presented in April at the Milan Triennale. “The works in the
show are the result of the encounter between the young designers of Fabrica and the
craftsmen working at Grand-Hornu”, says Sam Baron, director of the design section
of Fabrica. “We asked them: ‘what is your favorite project, and why?’. Based on their
answers, we designed furniture to correspond to their desires, which they then made”.
Starting this year, the direction of Grand-Hornu Images has been assigned to Marie
Pok, who intends to cross design with other creative disciplines like architecture and
graphics. - Caption pag. 49 Above: aerial view of the industrial archaeology site of
Grand-Hornu, surrounded by the row houses of the former workers’ village. Above:
the modular and extensible K-Bench, in polypropylene with honeycomb structure,
a creation of the Belgian designer Charles Kaisin for Vange. - Caption pag. 50 Works
shown in the exhibition Objet Préféré curated by Fabrica in 2011, then repeated in April
2012 at the Milan Triennale under the title “Objet Préféré, Objet Coloré”. Center: from
the exhibition “La naissance d’une icône du design”, cutaway of the 03 chair designed
by Maarten Van Severen and produced by Vitra in 1998.

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