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Sezione – Nuova Rivoluzione Umana
Volume 25 – Capitolo I – Luce di Felicità
Luce di felicità 1
La primavera è qui!
La primavera della rinascita è qui!
I nuovi germogli di speranza
essendo sopravvissuti al duro inverno
hanno dischiuso la terra gelata
e sono esplosi con magnificenza, annunciando l'arrivo della primavera!
I fiori di susino pervadono il giardino di fragranza e serenità,
la splendida danza dei fiori di ciliegio con la gioia della felicità, insieme
al canto trionfale delle persone annuncia l'arrivo vittorioso della primavera!
Non importa quante volte ci hanno schiacciato,
non saremo sconfitti.
Non importa quanto duramente
ci abbiano assalito le nostre pene,
teniamo la testa alta e andiamo avanti.
Avanti, avanti, sempre avanti!
Né onde rabbiose né tempeste che infuriano potranno mai fermarci!
Possediamo lo spirito invincibile e indistruttibile
di Michinoku1.
Nei nostri cuori
arde lo spirito combattivo dei Bodhisattva della Terra
e la grande vita del Budda, colma di compassione,
brilla di una luce dorata.
Abbiamo una missione eterna
che dobbiamo adempiere in questa esistenza.
Abbiamo il grande voto di maestri e discepoli Soka
per creare felicità per tutti e costruire una comunità rigogliosa.
Amici miei!
Trasformiamo la tristezza in coraggio.
Trasformiamo il karma in missione.
Apriamo un varco nell’oscurità
e facciamo sorgere il sole del mattino nei nostri cuori.
Vieni, danzando sempre in avanti come un sole che è risorto
messaggero dell'arrivo della primavera a Michinoku!
L'11 marzo 1977, Shin'ichi Yamamoto si recò a Fukushima per visitare il nuovo Centro culturale di
Fukushima (l'attuale Centro culturale generale di Koriyama) che si trova a Kuwano, nella città di
Koriyama, nella prefettura di Fukushima.
Luce di felicità 2
Partendo dalla stazione di Ueno di Tokyo alle due del pomeriggio, sulla linea ferroviaria Tohoku
Main Line, col treno espresso Hibari, Shin'ichi passò attraverso il paesaggio ondulato della pianura
di Kanto. Guardando lo scenario fuori dal finestrino del treno, poteva vedere l'erba secca che veniva
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Michinoku: È l’antico nome della regione del Tohoku, nel nord-est del Giappone.
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mossa dal vento e le zolle di terra in rilievo grigio-marrone dei campi inariditi. Quella zona era
ancora nella morsa dell'inverno.
«Mi chiedo se quest'anno ci sarà un buon raccolto», si domandava tra sé e sé Shin'ichi, mentre
recitava Daimoku in silenzio, man mano che i suoi occhi non smettevano di osservare i campi di
riso riarsi dal vento e dal freddo, non ancora irrigati.
L'anno precedente, il 1976, il Giappone aveva registrato la quinta peggior raccolta di riso a partire
dalla fine della Seconda guerra mondiale, a causa di un'estate insolitamente fredda e di una serie di
tifoni che si erano abbattuti sul paese. Dalla regione dell’Hokkaido fino a tutto il Tohoku (n.d.t. 2)
era stato particolarmente freddo in agosto e in settembre, e questo aveva provocato un forte calo dei
raccolti nelle coltivazioni. Molte famiglie di contadini si erano trovate in serie difficoltà.
Secondo le statistiche elaborate dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali nel mese di
novembre, la perdita complessiva ammontava a 409,3 miliardi di yen, ripartiti come segue:
Hokkaido 86,1 miliardi di yen; la prefettura di Iwate 36,1 miliardi di yen; la prefettura di Miyagi
32,4 miliardi di yen; la prefettura di Niigata 31,3 miliardi di yen; la prefettura di Aomori 30,9
miliardi di yen e la prefettura di Fukushima 28,5 miliardi di yen.
Inoltre, da dicembre a febbraio, il Giappone aveva vissuto un periodo di gelo intenso. Anche a
Tokyo, la media più alta registrata a gennaio era stata solo di 7,5 gradi centigradi (45,5 gradi
Fahrenheit), la più bassa dal dopoguerra.
La quantità di neve caduta si stava contendendo il primato con una famosa nevicata venuta giù a
gennaio 1963. E l’8 febbraio, la città di Aomori aveva assistito a una vera e propria nevicata da
record, da dopo il secondo conflitto mondiale: 1,95 metri. A Moshiri, Horokanai-cho, nell’isola di
Hokkaido, era stato stabilito un nuovo primato dal dopoguerra, raggiungendo la temperatura di 40,8 gradi centigradi (-41,4 gradi Fahrenheit).
L’abbondante nevicata aveva provocato la cancellazione di oltre ventinovemila treni delle linee
ferroviarie di stato giapponesi.
L'ondata di freddo si era ripercossa anche sull'agricoltura, ritardando la raccolta delle coltivazioni e
provocandone di conseguenza un’improvvisa impennata dei prezzi. Nel mese di febbraio, i prezzi
del cavolo erano aumentati di sei volte rispetto a quelli dell'autunno precedente. Il Tohoku, in
particolare, era stato colpito duramente da quel clima insolitamente gelido.
Shin'ichi pensava: «Il Tohoku si è trovato a dover far fronte al gelo, alla siccità e agli effetti del
terremoto cileno e dello tsunami del 1960. Ecco perché voglio che il Tohoku trasformi il suo karma
e rifiorisca, diventando più felice e prospero di qualunque altro luogo. Mi sto recando nel Tohoku
proprio per proclamare questa nuova alba».
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Shin'ichi Yamamoto arrivò al Centro culturale di Fukushima poco dopo le quattro e mezzo di
pomeriggio.
Il centro era situato nella zona di Aizubandai a ovest della stazione di Koriyama, con vista sul
monte Adatara a nord e sull'altopiano Abukuma a est. L'edificio di tre piani in cemento armato,
costruito con pareti ricoperte di piastrelle marroni, si trovava su un terreno spazioso.
Al primo piano c’erano un ufficio, la redazione e una sala conferenze. Al secondo piano si
trovavano un auditorium grande duecentootto tatami (circa 322 metri quadrati) e una stanza arredata
in stile giapponese, e al terzo piano c'era una sala speciale adibita alle mostre.
L’auto si fermò davanti all'ingresso principale e quando Shin'ichi uscì dalla macchina, diversi
responsabili erano lì, in attesa di dargli il benvenuto.
Guardando il responsabile della prefettura di Fukushima, Norio Shiba, e il responsabile della
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L’isola di Hokkaido è la regione più a nord del Giappone. Subito sotto si trova il Tohoku, che è la
parte settentrionale dell’isola di Honshu.
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regione del Tohoku, Kakuji Tone, Shin'ichi si rivolse subito a loro con una voce energica: «Sono
qui! Cominciamo e costruire una nuova Fukushima e un nuovo Tohoku! Da oggi, daremo l’avvio a
una nuova fase».
«Sì!» dichiararono i due all'unisono.
Shin'ichi cominciò a camminare per il giardino del Centro culturale. «È veramente un bel Centro.
Sono sicuro che tutti ne sono molto contenti. Spero che i nostri membri qui potranno rinnovare la
loro fede e ricaricare le batterie per poi immergersi là fuori nella realtà e dare inizio a un’ondata di
kosen-rufu, colmi di fiducia e di entusiasmo».
Norio Shiba era della prefettura di Miyagi. Era stato un vice responsabile nazionale della Divisione
giovani, prima di essere nominato responsabile della prefettura di Fukushima a dicembre dell'anno
prima. Aveva trentacinque anni e mostrava di possedere qualità apprezzabili come lo spirito di
iniziativa e una certa propensione al rinnovamento.
Shin'ichi voleva parlare con lui molto concretamente sulle cose da fare per portare avanti kosenrufu.
«Signor Shinba, per costruire davvero una nuova era per il nostro movimento Soka a Fukushima
non sarà sufficiente concentrarsi solo sui programmi a breve termine, su progetti appropriati e
nuove linee guida per le diverse attività. Delle solide fondamenta si creano attraverso la
trasformazione del comportamento di ciascun membro, per consentire a ognuno di loro di rinnovare
e rivitalizzare la propria vita. È di vitale importanza che lei faccia crescere dei veri campioni, che
vadano orgogliosi del loro luogo di provenienza e si dedichino a kosen-rufu.
Il motivo per cui la Soka Gakkai è cresciuta a Fukushima fino al punto in cui è arrivata oggi, è che i
membri nella fase pionieristica hanno lottato con tutte le forze. È fondamentale non dimenticare mai
come quelle persone coraggiose si sono dedicate con tutto il cuore a kosen-rufu, con una dedizione
assoluta, senza mai arretrare di un solo passo, indipendentemente dal fatto che venissero insultate o
perseguitate».
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Shin'ichi aveva sentito dai responsabili che viaggiavano insieme a lui che a Fukushima di solito
faceva molto freddo a metà marzo, ma quel giorno invece era stranamente caldo. Aveva perfino
cominciato a fiorire un albero di ciliegio, che qualcuno aveva messo nel giardino dentro un vaso di
terracotta.
«La primavera è arrivata a Fukushima» aveva esclamato Shin'ichi a quei responsabili. Mentre
osservava con attenzione il nuovo Centro culturale disse a Norio Shiba, responsabile della
prefettura: «È veramente un bel Centro culturale. È il castello di Fukushima. Questa è la nuova
partenza della grande nave Aizubandai. La cosa più importante è come verrà utilizzato questo
nuovo Centro culturale per promuovere kosen-rufu a Fukushima. Il completamento della sua
costruzione non significa assolutamente che le cose siano terminate, anzi! In realtà è l'inizio di una
nuova impresa, ancora più grande e impegnativa di quella precedente.
Quando le circostanze iniziano a essere prive di problemi e ad assestarsi in positivo, le persone
tendono ad abituarsi e a dare le cose per scontate, dimenticano il duro lavoro fatto dai membri
durante la fase pionieristica, e quando si imbattono anche nella minima difficoltà tendono a
lamentarsi e contemporaneamente le loro vite iniziano a ristagnare. Quindi il primo punto è
accettare, senza la minima esitazione, più sfide possibili e accogliere anche le dure lotte proprio
durante il periodo della gioventù. Niente è più preoccupante del vedere i giovani diventare svogliati
e apatici. Kosen-rufu è una lotta eterna. Nichiren Daishonin dichiarò coraggiosamente: «E tuttavia
non sono scoraggiato» (Gli elementi essenziali per conseguire la Buddità, RSND, 1, 664). Egli
continuò anzi a combattere per condividere gli insegnamenti corretti del Buddismo con le altre
persone, senza mai arrendersi di fronte a ogni persecuzione di cui è stato vittima. Questo è lo spirito
del Daishonin e della Soka Gakkai.
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Molti dei nostri membri hanno iniziato a praticare questa fede cercando veramente di diventare
felici, proprio mentre si trovavano nel bel mezzo di situazioni disperate, che potevano essere
malattie, conflitti familiari, così come innumerevoli altre difficoltà della vita.
L'unico modo per superare tutti i nostri problemi e costruire uno stato di felicità indistruttibile è
praticare per noi stessi e per gli altri. Proprio come scrive Nichiren Daishonin: «Devi non solo
perseverare tu, ma anche insegnare agli altri» (Il vero aspetto di tutti i fenomeni, RSND, 1, 342).
Mentre studiamo il Buddismo e ci impegniamo nella recitazione del Daimoku, abbiamo anche
bisogno di dedicarci allo shakubuku, condividendo questo insegnamento con gli altri e mantenendo
così la fiaccola della propagazione sempre accesa. È perché la Soka Gakkai e i suoi membri hanno
fatto così che tante persone hanno ricevuto grandi benefici e hanno mostrato la prova concreta con
la loro autentica felicità. Questo è il motivo per cui l’organizzazione della Soka Gakkai nella
prefettura di Fukushima e nella regione del Tohoku sono cresciute e si sono sviluppate così tanto».
Shin'ichi parlava con fervore; è con quel messaggio che avrebbe fatto ritorno a casa.
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In piedi davanti al laghetto nel giardino del Centro culturale di Fukushima, Shin'ichi Yamamoto
sottolineò: «Non importa quanto belle possano essere state in passato le nostre realizzazioni, se la
nostra organizzazione perde lo spirito combattivo e ognuno di noi tralascia la pratica coraggiosa dei
primi tempi, kosen-rufu inevitabilmente comincerà a tramontare. Se ciò dovesse accadere, le
persone non sarebbero più in grado di trasformare il proprio karma, e sarebbe ugualmente
impossibile assicurare il corretto insegnamento per la pace del paese.
La nostra vera lotta è quella che si trova davanti a noi. Sono intenzionato a incoraggiare quei grandi
pionieri con tutto il cuore, in modo che non si indietreggi di un solo passo né tantomeno si arretri
nella lotta per la realizzazione di kosen-rufu.
Se ci fermiamo o smettiamo di sforzarci, allora tutto l’impegno che ci abbiamo messo finora sarà
stato vano. Come scrive il Daishonin: «Se ti fermi a metà strada non potrai mai far scaturire il fuoco
dalla pietra focaia» (Le illusioni e i desideri sono Illuminazione, RSND, 1, 283).
Non possiamo adempiere al grande voto del conseguimento della Buddità in questa esistenza, se
rinunciamo proprio a metà strada. Tutto quello che abbiamo conquistato finora con tanta fatica
svanirà come la spuma sulle onde del mare. Niente potrebbe paragonarsi a una sfortuna più grande
o una perdita così immane. Questo è ciò che vorrei ricordare a ogni persona, per il bene del futuro.
Come insegna Nichiren: «La vita è limitata, non dobbiamo lesinarla. Ciò a cui dobbiamo
principalmente aspirare è la terra del Budda» (Aspirare alla terra del Budda, RSND, 1, 187).
I nobili maestri e i nobili discepoli Soka devono continuare a lottare con tutte le forze fino
all’ultimo istante di vita. Come sapete, questo è ciò che hanno fatto sia Makiguchi che Toda. E
anch'io lo farò. Coloro che continuano ad avanzare, indipendentemente da tutto, saranno veramente
felici. Sono vincitori nella vita. Sono Budda e Bodhisattva della Terra.
Ecco perché spero di riaccendere lo spirito per una nuova partenza nei cuori dei membri del Gruppo
guide personali, che durante gli albori della nostra organizzazione sono riusciti a illuminare il nostro
cammino».
Il Gruppo guide personali era stato fondato subito agli inizi della Soka Gakkai e ripartì con un
nuovo organigramma nell’agosto del 1974, inserendo un responsabile del Gruppo guide personali e
un comitato apposito in ogni prefettura e in ogni hombu del Giappone. Successivamente questo
gruppo fu istituito anche a livello di capitolo, settore e gruppo.
I membri del Gruppo guide personali erano praticanti di lunga data, che hanno utilizzato la fede
buddista per superare positivamente innumerevoli sfide. Le loro esistenze risplendono di una luce
vittoriosa. Sono modelli di comportamento nella fede e tuttora continuano a far sentire il loro forte
impulso per il progresso di kosen-rufu dedicandosi interamente a sostenere le giovani generazioni,
offrendo guide personali ai membri.
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Shin'ichi cominciò poi a parlare delle qualità che hanno le diverse generazioni di membri: «La
generazione attuale, che è giunta ora alla trentina, costituisce il nucleo centrale della nostra
organizzazione qui nella prefettura di Fukushima come nelle altre prefetture. La Divisione giovani,
che ha fatto la sua comparsa sul palcoscenico di kosen-rufu, è piena di vigore e di energia.
Loro sono tutti miei discepoli preziosi, che ho sostenuto e incoraggiato fin dal giorno in cui sono
stato nominato terzo presidente. Molti di loro sono diventati responsabili solo dopo che la nostra
organizzazione era già stata fondata e di conseguenza non hanno mai sperimentato le dure prove
degli albori del nostro movimento, quando i membri venivano spesso evitati, o addirittura non
rispettati a causa dei loro sforzi nello shakubuku, per condividere questo Buddismo con le altre
persone.
Di conseguenza, alcuni responsabili devono ancora sviluppare le capacità dei pionieri di kosen-rufu,
trovarsi cioè in mezzo alle circostanze più avverse. Pur essendo persone intelligenti e in gamba, a
un livello più profondo non hanno forgiato una convinzione incrollabile nella fede, e non hanno
ancora assimilato del tutto il vero spirito di shakubuku, cioè della propagazione del Buddismo.
Anche se possono essere bravi a mandare avanti l'organizzazione, quando si troveranno di fronte a
una grande sfida, inizieranno a esitare e con ogni probabilità vi rinunceranno. Per vincere una
battaglia molto difficile, abbiamo bisogno di avanzare senza paura ed essere pronti a dare il
massimo. Non potrà mai emergere un vero campione della propagazione di questo Buddismo tra
coloro che sono indecisi e mancano di uno spirito pionieristico.
Se gli attuali responsabili giovani smettono di cercare di crescere e svilupparsi, la Soka Gakkai
andrà a decadere. Non avrà alcun futuro.
Kosen-rufu è uno sforzo continuo per “pionieri della frontiera inesplorata”. È come un lavoro di
bonifica di un terreno selvaggio e inesplorato. È un compito veramente arduo, al di là di ogni
immaginazione. Non dobbiamo aspettarci che sia un’impresa facile. Coloro che sono egoisti,
codardi, di debole entusiasmo, negligenti, o disonesti indeboliscono il loro potenziale.
In tutto quello che facciamo, compresa la propagazione e le guide personali, la vittoria si ottiene
affrontando con tutte le nostre forze ogni compito che abbiamo davanti. Buttiamoci a capofitto nel
sostenere ogni singolo membro, con sincerità e con tutto il cuore.
Questo è il comportamento di un vero campione. Questo è il modo di vivere del re leone».
Come scrisse l'autrice francese George Sand (1804-1876): «È il lavoro utile, nonché la devozione
sincera, ad avermi ritemprato».
Il nostro impegno sincero per kosen-rufu si esprime nello sforzo che mettiamo per creare e lucidare
le nostre vite. Shin'ichi voleva trasmettere questo spirito a Norio Shiba, il giovane responsabile di
prefettura.
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Shin'ichi Yamamoto riprese a camminare, finché non arrivò a un monumento in pietra dedicato al
secondo presidente della Soka Gakkai, Josei Toda. Sul monumento era stata scolpita una poesia
composta da Toda, scritta con la calligrafia di Shin'ichi:
«Il viaggio per propagare la Legge mistica è lungo. Incoraggiamoci a vicenda e avanziamo
insieme».
Ammirando l’opera scultorea Shin'ichi continuò a parlare con Norio Shiba, il responsabile della
prefettura di Fukushima della Soka Gakkai: «Domani ci sarà la cerimonia di inaugurazione di
questo monumento. Toda attribuiva un grande valore ai giovani e lo faceva con molto affetto. Il
viaggio per kosen-rufu è lungo. Si tratta di un’impresa imponente, che si estenderà per generazioni.
Ecco perché dobbiamo sostenere i giovani successori. Come responsabile di prefettura è
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fondamentale che lei si dedichi a questo compito.
La Soka Gakkai ha continuato a progredire nel corso degli anni, perché abbiamo aiutato i giovani a
crescere. Dal giorno in cui sono stato nominato presidente della Soka Gakkai, all'età di trentadue
anni, ho riversato tutte le mie energie a incoraggiare i giovani».
Uno dei responsabili domandò a Shin'ichi: «Su cosa bisogna puntare per far crescere i giovani?».
«Questa è una buona domanda. Io ho sempre preso l'iniziativa di parlare con i giovani e di
incoraggiarli. I responsabili non devono essere presuntuosi e distaccati, né tantomeno essere
individui che ignorano i giovani. Dovrebbero invece intervenire con un atteggiamento aperto e
disponibile.
Per esempio, se un giovane si precipita dal lavoro, ma arriva solo quando la riunione di discussione
sta giungendo al termine, dovremmo incoraggiarlo con tutto il cuore dicendogli: “Grazie per essere
venuto. Deve essere stato parecchio difficile venir via dal lavoro. Sei stato bravo! Dai, continua a
fare del tuo meglio!”. Allora la persona si sentirà rassicurata e deciderà di partecipare anche al
meeting successivo.
Ma se lo guardiamo con un'espressione che trasmette solo: “Come ti permetti di arrivare così
tardi?!” e poi non gli rivolgiamo nemmeno la parola, egli non vorrà tornare alla riunione successiva.
La lode è un aspetto fondamentale per incoraggiare qualunque persona». Tutti annuirono col capo
in maniera esplicita.
«Inoltre – proseguì Shin'ichi – pur sostenendo e abbracciando i giovani, io ho affidato loro grandi
responsabilità, perché la miglior maestra è l’esperienza. E anche nel caso in cui i membri della
Divisione giovani non riuscivano o sbagliavano, io mi assumevo la piena responsabilità di tutto. È
importante che tutti noi ci comportiamo con uno spirito magnanimo verso i giovani».
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Le sfumature del tramonto iniziarono a colorare il cielo a occidente. Shin'ichi proseguì la sua
passeggiata all'aria aperta con i responsabili di Fukushima e del Tohoku.
«È cruciale che i successori della Divisione giovani acquisiscano tanta esperienza nella
propagazione di questo Buddismo. La Soka Gakkai è nata come un'organizzazione dedita allo
shakubuku, per realizzare il testamento di Nichiren Daishonin, cioè la realizzazione di kosen-rufu.
I successori Soka, i giovani, devono essere incoraggiati a diventare campioni imbattibili nella
propagazione, altrimenti la Gakkai non avrà un futuro».
Scrive il Daishonin: «Da quando sono nato a oggi, io, Nichiren, non ho avuto un momento di
tregua: ho solo pensato a propagare il Daimoku del Sutra del Loto» (Persecuzione con spade e
bastoni, RSND, 1, 857). La grande strada della fede buddista consiste nel dedicare la propria vita
alla propagazione, facendo proprio questo spirito.
Shin'ichi poi continuò: «Gli anziani nella fede non solo devono incoraggiare i più giovani a parlare
di Buddismo alle altre persone, ma è anche importante che spieghino loro l'importanza della
propagazione, in maniera approfondita e da tanti punti di vista».
Shakubuku è un aspetto fondamentale della pratica buddista al fine di conseguire la Buddità in
questa esistenza, una condizione contraddistinta da un’assoluta felicità. Il Daishonin afferma: «Chi
recita anche una sola parola o una sola frase del Sutra del Loto e ne parla a un'altra persona è
l'inviato del Budda Shakyamuni, signore degli insegnamenti» (La voce pura e risonante, RSND, 1,
294). Nichiren dichiara altresì: «Non devono esserci discriminazioni fra coloro che propagano i
cinque caratteri di Myoho-renge-kyo nell'Ultimo giorno della Legge, siano essi uomini o donne: se
non fossero Bodhisattva della Terra, non potrebbero recitare il Daimoku» (Il vero aspetto di tutti i
fenomeni, RSND, 1, 341).
Se recitiamo Daimoku e propaghiamo il Buddismo, colleghiamo la nostra vita a quella del Budda e
adempiamo così la funzione di emissari del Budda, vivendo come Bodhisattva della Terra. In altre
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parole, attraverso questo cammino della pratica per sé e per gli altri, si sprigionerà il potere del
Budda da dentro di noi e pulserà nel nostro cuore lo stato vitale dei Bodhisattva della Terra. Saremo
traboccanti di gioia, avremo l’irrefrenabile desiderio di aiutare gli altri esseri viventi e la nostra vita
cambierà.
Così facendo, portiamo avanti la nostra rivoluzione umana e trasformiamo il nostro karma, in modo
da costruire una condizione vitale di assoluta felicità. Introdurre gli altri al Buddismo del
Daishonin, oltre a rappresentare la pratica della massima compassione, consente di risolvere le
proprie sofferenze a un livello più profondo e indica la via per raggiungere uno stato di felicità
assoluta, indistruttibile. Questa è sicuramente l’azione più nobile che possiamo fare per permettere
anche alle altre persone di sperimentare i benefici ed è l'azione per conseguire il bene supremo.
Così si potranno creare delle vere amicizie e legami eterni di amore familiare.
Luce di felicità 9
Sostenere i giovani crea un brillante futuro dorato. Questo è il motivo per cui Shin'ichi Yamamoto
aveva parlato della Divisione giovani così dettagliatamente ai responsabili di prefettura. «È molto
importante, non solo per la propagazione, ma per tutte le attività, chiarire bene l'obiettivo, senza
stancarsi di ripeterlo alle persone interessate. Questo consentirà a tutte loro di tirar fuori il proprio
potenziale, facendole progredire senza allontanarsi dal cammino che hanno intrapreso.
Tuttavia, è fondamentale rendersi conto che non possiamo semplicemente spiegare ai giovani - che
non hanno grande esperienza nello shakubuku - il significato della propagazione, incoraggiandoli a
fare del loro meglio e aspettarsi che riescano subito nel loro intento. Tuttora sono ancora tante le
persone che non si sentono capaci di farlo. Con il nostro esempio dobbiamo mostrare loro come
parlare agli altri di Buddismo. Un modo efficace è che gli anziani nella fede, i membri della
Divisioni uomini e della Divisione donne, raccontino la propria esperienza di come hanno
trasmesso il Buddismo ad altre persone.
È anche necessario di tanto in tanto andare insieme ai giovani, quando parlano agli altri di
Buddismo, mostrando loro come fare tramite il nostro esempio. Dando loro la possibilità di
osservarci in azione, penseranno: “Capisco. Ecco come si fa. Posso farlo anch’io. Ci voglio
provare!”. Quando le persone pensano che una determinata cosa è oltre le proprie capacità,
esiteranno ad agire. Ma se pensano di essere capaci di fare qualcosa, si attiveranno».
Come scrive il Daishonin: «Insegnare qualcosa a un altro è come oliare le ruote di un pesante carro
così che possano girare, o come far galleggiare una barca sull'acqua così che possa procedere senza
difficoltà» (Il ricco Sudatta, RSND, 1, 963).
L’incoraggiamento e la guida personale aiutano a comprendere cosa ci frena, a rimuovere
l'ostacolo e a risvegliare il nostro coraggio.
«Quando i giovani s’impegnano a diffondere il Buddismo, dovremmo sostenerli con tutte le forze e
appoggiarli, in modo tale che possano riuscirvi. E anche se non dovessero ottenere subito una
vittoria, se li lodiamo per aver piantato comunque il seme per un successo futuro, questo darà loro
una grande fiducia in se stessi. Questa fiducia è la forza trainante per la loro crescita».
I giovani si sviluppano rapidamente se vengono incoraggiati. Cresceranno rapidamente come i
germogli di bambù nei primi anni.
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I responsabili, che avevano viaggiato insieme al presidente Yamamoto, erano stati colpiti
dall'energia profusa da Shin'ichi nel dare una guida così profonda ai responsabili della prefettura di
Fukushima e della regione del Tohoku, anche perché tutto questo era accaduto subito dopo il suo
arrivo.
Il presidente Yamamoto, cercando di comprendere i sentimenti degli abitanti del posto, aveva
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affermato: «Voglio che i membri di Fukushima e del Tohoku siano abbastanza forti da superare
qualunque ostacolo e che malgrado tutto continuino a crescere. Il Tohoku ha accusato più e più
volte le ondate di freddo fuori stagione, che hanno danneggiato i raccolti, così come è stato colpito
da molti altri disastri naturali. Questa regione è lontana dal governo centrale e non ha ricevuto
molto aiuto. Voglio che la gente del Tohoku diventi veramente felice. E l'unico modo per realizzare
questo è che ognuno costruisca una fede indomita e indistruttibile, talmente forte che nulla e
nessuno potrà mai sconfiggerlo. Ogni membro deve diventare un campione dotato di grande
coraggio. Per realizzare quest’obiettivo, ho deciso di impegnarmi con tutto me stesso per
rivitalizzare la vita di ogni persona durante questi tre giorni che trascorrerò qui con voi».
Sapendo quanto Shin'ichi fosse stato colpito dai disastri naturali che si erano abbattuti su
Fukushima e il Tohoku, i responsabili che avevano viaggiano insieme a lui furono profondamente
toccati. Dopo le sei del pomeriggio dell’11 marzo 1977, Shin’ichi partecipò a una riunione per
celebrare l’apertura del nuovo Centro culturale di Fukushima.
Erano trascorsi otto anni dalla sua ultima visita a Fukushima, nel 1969. «Buona sera! – disse
Shin’ichi – Sono venuto qui per incontrare tutti voi. Congratulazioni per il completamento del
Centro culturale di Fukushima».
Il Centro culturale Fukushima risuonò di applausi e grida di gioia non appena Shin'ichi fece il suo
ingresso nella sala principale delle riunioni.
Nel corso della riunione commemorativa, dopo Gongyo e dopo gli interventi dei responsabili di
prefettura e di un vice presidente della Soka Gakkai, Shin'ichi incoraggiò i membri. Con un grande
sorriso cominciò a parlare in modo caloroso e cordiale: «Questo Centro culturale di Fukushima è
come la nave inaffondabile della Soka Gakkai, la Aizubandai, e la riunione di oggi rappresenta
l'inizio del suo viaggio inaugurale.
Per realizzare una nuova crescita abbiamo bisogno di un centro per le nostre attività. Con questo
Centro culturale a Fukushima, che è una sorta di punto di snodo di tutte le attività della Soka
Gakkai nella prefettura di Fukushima, buttiamoci a capofitto nella pratica buddista con uno spirito
nuovo e una rinnovata determinazione, e avanziamo con energia verso il conseguimento della vera
felicità».
Shin'ichi poi annunciò che sarebbero stati ristrutturati tutti i centri della Soka Gakkai a Fukushima.
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Shin'ichi Yamamoto riconfermò quindi le tre linee guida che aveva presentato durante il meeting
generale dei responsabili di centro di Fukushima, a cui aveva partecipato otto anni prima,
nell'ottobre del 1969: Fukushima, avanza risplendente di speranza; Fukushima, sii vittoriosa nella
lotta della vita quotidiana; e infine Fukushima, sviluppa una fede piena di forza vitale.
«Il motivo per cui ho deciso che Fukushima, avanza risplendente di speranza fosse la prima linea
guida è perché la fede buddista ha il potere di alimentare la speranza.
Ci sono molte prove e sofferenze nella vita. Inoltre, ognuno di noi ha il suo karma e, per di più,
quando pratichiamo con fede coraggiosa, di sicuro verranno fuori molti ostacoli. Per nessuno la vita
è come una traversata tranquilla. Ma non importa quanto siano profonde le tenebre della
disperazione, la fede ci permette di mantenere viva la fiamma della speranza nei nostri cuori.
Scrive Nichiren Daishonin: «Mantieni la tua fede e consegui la Buddità in questa esistenza. Nammyoho-renge-kyo, Nam-myoho-renge-kyo» (Il conseguimento della Buddità in questa esistenza,
RSND, 1, 5).
La Legge mistica ci mette nella condizione di superare qualunque ostacolo, indipendentemente dal
fatto che ci si possa sentire profondamente abbattuti o ci si possa trovare a un punto morto, e siamo
in grado di stabilire uno stato vitale di felicità indistruttibile.
La cosa importante è avere fede nel Gohonzon, recitare Daimoku sinceramente e adoperarsi per far
conoscere questo Buddismo alle altre persone. Se lo facciamo, riusciremo a trovare una via d’uscita.
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Siamo nati in questo mondo come esseri umani con la missione di diventare forti e felici».
Shin'ichi poi si soffermò a parlare anche del significato della seconda linea guida: Fukushima, sii
vittoriosa nella lotta della vita quotidiana.
«Una delle battaglie più importanti della vita è quella di creare e consolidare una buona base
finanziaria, ma piuttosto che ricercare dei modi per arricchirsi rapidamente, spero che tutti voi
conduciate una vita seria, affidabile, responsabile e saggia, vale a dire un tipo di vita che crei valore.
Come buddisti, per vincere nella società abbiamo bisogno di sforzarci, usare il nostro ingegno e
lavorare più di chiunque altro.
Non dimenticate mai che la fede buddista è la sorgente di tutto il benessere economico di cui
godiamo. Come osserva il Daishonin: «Se un albero ha radici profonde, i rami e le foglie non
avvizziranno mai» (RSND, Fiori e frutti, 1, 808). Dovremmo piantare salde radici nella terra della
Legge mistica, e attraverso quelle stesse radici tirare fuori il nutrimento della buona fortuna. In
questo modo riusciremo a prosperare in ogni ambito della vita.
Spero che tutti voi dimostrerete la prova concreta della vittoria nelle vostre battaglie quotidiane e
farete di Fukushima, proprio come dice il suo nome, un’isola di buona fortuna, un’isola di felicità».
Luce di felicità 12
Shin'ichi poi parlò della terza linea guida: Fukushima, sviluppa una fede piena di forza vitale.
«La forza vitale è ciò che guida il coraggio, la saggezza, la perseveranza e l’energia di cui abbiamo
bisogno per trionfare nella vita. Se ci manca la forza vitale, il nostro spirito sarà annebbiato dal
sentimentalismo, dalla tristezza, dalla disperazione e dalla rassegnazione; staremo sempre a
lamentarci, e l’espressione del viso così come la nostra voce saranno cupi. Allontaneremo la gente.
Tutti preferiscono stare vicino a chi è pieno di energia e ottimismo.
Quando abbiamo un'alta condizione vitale e siamo colmi di entusiasmo, saremo come un sole che
illuminerà le persone con la luce della speranza. E se siamo pieni di forza vitale, saremo inclini ad
avere uno sguardo positivo su tutte le cose e, più grande è l'ostacolo che incontreremo lungo la
strada, tanto più alte e lucenti saranno le fiamme del nostro spirito combattivo per superarlo.
Possediamo intrinsecamente la grande condizione vitale della Buddità, dei Bodhisattva della Terra.
Come afferma Nichiren Daishonin: «Il Daimoku del Sutra del Loto è come il ruggito di un leone»
(BS, 120, 45). Il Daimoku ha il potere di far emergere dentro di noi la forza vitale e il coraggio del
re leone.
Attraverso la recitazione, le nostre vite sono traboccanti di vitalità e siamo in grado di superare
tranquillamente qualsiasi sfida: non saremo mai sconfitti. Di conseguenza, voglio dichiarare che
non esiste difficoltà che noi, membri della Soka Gakkai, non possiamo superare».
Shin'ichi poi concluse il suo intervento, accennando alla sala dedicata ai maestri, Mentors Memorial
Hall, che era stata inaugurata al terzo piano del Centro culturale di Fukushima come un luogo per
rinnovare l'impegno di riuscire a portare avanti lo spirito del primo presidente della Soka Gakkai,
Tsunesaburo Makiguchi, e del secondo presidente, Josei Toda.
Dopo aver finito di parlare, Shin'ichi si avvicinò al pianoforte che si trovava lì, nella sala principale
delle riunioni. «Oggi, per celebrare questa nuova partenza insieme ai miei compagni di fede di
Fukushima, vorrei eseguire al pianoforte alcuni brani per voi, anche se non sono poi così abile».
I membri rimasero a bocca aperta dall’emozione e applaudirono pieni di allegria. La prima canzone
che suonò fu Villaggio Atsuta. A questa seguì Sakura (Fiori di ciliegio).
Shin'ichi suonava con il desiderio sincero che una primavera di felicità sarebbe arrivata nella
prefettura di Fukushima e nella regione del Tohoku. Sorridendo felici, i partecipanti alla riunione
facevano un cenno col capo a tempo di musica.
Luce di felicità 13
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Volume 25 – Capitolo I – Luce di Felicità
Dalle otto di sera, Shin'ichi Yamamoto aveva preso parte a una chiacchierata informale con circa
venti responsabili di prefettura e regione nella stanza arredata in stile giapponese, al secondo piano
del Centro culturale di Fukushima. Voleva arrivare a conoscere meglio i responsabili che si erano
assunti la responsabilità della prefettura di Fukushima.
Fukushima è in ordine di grandezza la terza prefettura del Giappone, seguita dall’Hokkaido e da
Iwate. L'altopiano di Abukuma e le montagne Ou si estendono da nord a sud, dando vita a tre zone
climatiche ben distinte.
La zona di Hamadori, che va dalla costa del Pacifico all'altopiano di Abukuma, che si concentra
nella città di Iwaki, è relativamente temperata. Qui la pesca è la principale fonte di occupazione.
L'area di Nakadori, tra l'altopiano di Abukuma e le montagne Ou, ha un clima più continentale, che
si riscontra specialmente nel capoluogo della prefettura, la città di Fukushima, ma anche nella città
di Koriyama. Fukushima è anche il centro degli affari e della sede governativa locale.
A ovest delle Montagne Ou c’è invece la zona di Aizu, caratterizzata da forti nevicate e da un clima
molto simile a quello che si trova lungo il Mar del Giappone. La città principale di questa area è la
città di Aizuwakamatsu, che ha un’enorme importanza dal punto di vista storico e culturale.
Dopo aver chiesto i nomi a tutti i responsabili di prefettura e regione, Shin'ichi cominciò a parlare
con loro in modo spontaneo e immediato.
«Spero che tutti voi sosterrete i vostri responsabili e sarete risoluti nell’unirvi intorno al
responsabile di prefettura di Fukushima, il signor Shiba, e alla responsabile della Divisione donne
della prefettura di Fukushima, la signora Ipponmatsu, avanzando tutti insieme in armonia».
Poi, rivolgendosi a Norio Shinba, Shin'ichi affermò in tono serio: «Signor Shiba, solo perché lei è
responsabile di prefettura, non cominci a considerarsi più capace o più importante degli altri. Se lei
arriverà a pensare questo, anche se per poco tempo, vorrà dire che sarà stato ammaliato e ingannato
dalla sua posizione e questo la renderà un individuo arrogante.
Lei è stato nominato responsabile in una posizione alta quando era ancora molto giovane, perché
abbiamo confidato nella speranza e nelle aspettative che abbiamo riposto in lei guardando al futuro,
non perché fosse completamente in grado di assolvere a quel compito o avesse riportato una serie di
esperienze straordinarie.
La realtà è che lei ha molti membri anziani nella fede, davvero ammirevoli, che hanno fatto iniziare
a praticare parecchie persone e incoraggiato moltissimi membri a non darsi per vinti lottando con
tutte le loro forze, molto più di quanto non abbia fatto lei stesso. Numerose sono state altresì le
persone che hanno lavorato sodo, cercando faticosamente di costruire la Soka Gakkai e renderla
l’organizzazione che è oggi. Come responsabile di un livello così elevato, il suo compito è quello di
proteggere, sostenere e servire tutte queste persone».
Luce di felicità 14
Shin'ichi parlò fin nei minimi dettagli sui punti che i responsabili “alti” devono tenere bene in
mente.
«Quando si parla, il modo in cui lo facciamo non deve essere mai arrogante o scortese e neppure
troppo familiare; bisogna sempre essere premurosi e rispettosi. Il modo in cui si dialoga con gli altri
rivela la nostra indole. Ovviamente dovremmo rivolgerci educatamente alle persone più grandi di
noi, ma anche a quelle più giovani.
Quando incontriamo i membri, è bene essere sempre i primi a salutare. Non dobbiamo rimanere
impalati, come se ci si trovasse lì per caso, con le mani nelle tasche, mentre borbottiamo un ciao.
Quelli che una volta erano i responsabili più alti della Divisione giovani devono prestare particolare
attenzione a questo aspetto. È fondamentale salutare ogni persona in maniera educata, cortese e
spontanea.
Ricordate anche che è importante sorridere quando s’interagisce con gli altri. Non faremo una bella
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Volume 25 – Capitolo I – Luce di Felicità
impressione se siamo sempre accigliati, o se abbiamo un’espressione imbronciata, scontenta o
irritata: la gente non si sentirà a proprio agio a confidarci i loro problemi. E se le persone non
possono aprirsi con noi, non riusciremo a sviluppare l'unità. I responsabili devono abbracciare tutti
con un sorriso ristoratore.
È altrettanto fondamentale manifestare la nostra gratitudine ai membri. In particolare, si dovrebbe
sempre trovare il momento per ringraziare garbatamente coloro che hanno fatto uno sforzo
straordinario o si sono adoperati per sostenere una determinata attività.
Un'organizzazione è un insieme di persone. Se dimentichiamo di esprimere il nostro
apprezzamento, o se diamo per scontati gli sforzi compiuti dagli altri, finiremo con l’allontanare
tutti.
Un altro punto importante è agire con tempestività. Se arriva qualcosa per i membri dalla sede
centrale della Soka Gakkai, non dovremmo aspettare diversi giorni prima di spedirgliela. E
nemmeno si dovrebbe impiegare tanto tempo prima di agire quando riceviamo una richiesta da
parte dei membri, perché questo porterebbe le persone a perdere la fiducia. In tutte queste
situazioni, sia che si debba trasmettere una comunicazione, sia che si debba parlare di un problema,
la velocità è un aspetto essenziale».
Man mano che i presenti, riuniti nella sala in stile giapponese, iniziavano a riflettere su quelle
parole, meditando sul proprio comportamento, non potevano fare a meno di pensare che ognuno di
loro poteva svilupparsi ulteriormente e migliorare ancora.
«Fin da quando ero giovane, agire rapidamente è sempre stata una delle mie priorità. Toda era solito
ripetere: “Shin'ichi ha sempre una risposta veloce, come un fulmine. È lesto come un falco
pellegrino. E io ne sono orgoglioso”».
Luce di felicità 15
I responsabili rappresentativi della prefettura di Fukushima stavano aspettando con una certa
impazienza ciò che avrebbe detto di lì a poco il presidente Yamamoto. I loro volti mostravano
un’espressione raccolta.
Shin'ichi proseguì: «Naturalmente, i responsabili devono prendere l'iniziativa, ma è altrettanto
fondamentale che essi prendano tutti gli accorgimenti possibili per riuscire a motivare ogni singolo
membro ad alzarsi con la loro stessa determinazione, affinchè possano poi partecipare alle attività
con gioia e coraggio.
Si vedono spesso situazioni in cui i responsabili di prefettura, di capitolo e di settore si danno tutti
un gran da fare, tuttavia non si vedono grandi risultati. Questo accade perché solo i referenti centrali
si stanno sforzando al massimo, ma la determinazione di vincere non si è diffusa capillarmente in
tutta l'organizzazione.
Per cambiare questa situazione è necessario che tutti i responsabili siano uniti. In particolare, coloro
che hanno una posizione di vice-responsabilità devono allenarsi a tirare fuori tutte le loro capacità.
Quando si crea una salda unità, in quella zona l’intera organizzazione si darà una bella smossa.
La Soka Gakkai a poco a poco sta diventando una struttura organizzativa con più livelli, di
conseguenza aumenterà il numero di coloro che avranno una posizione di vice-responsabilità. Dato
che vengono fatte spesso le nomine, anche per un cambio generazionale, si verificheranno molti
casi in cui i vice responsabili avranno più esperienza di attività, più capacità e risulteranno più
grandi anagraficamente rispetto ai referenti centrali. Perciò è di vitale importanza che i referenti
centrali non si comportino da prime donne, ma ricerchino costantemente il modo di utilizzare le
capacità dei vice responsabili, mostrando loro rispetto e riconoscenza per poter beneficiare del loro
sostegno.
I referenti centrali dovrebbero assumersi il compito di contattare i vice-responsabili per condividere
le opinioni e avere il loro supporto. Le persone non s’impegneranno al meglio se pensano che
nessuno si aspetta niente da loro e non si tiene conto del loro contributo.
Sezione – Nuova Rivoluzione Umana
Volume 25 – Capitolo I – Luce di Felicità
È anche importante chiarire bene le responsabilità e i compiti dei vice responsabili.
In ogni caso, le zone dove i responsabili centrali e i loro vice responsabili collaborano insieme in
armonia faranno grandi passi in avanti, con grinta e vivacità».
Mentre un unico albero in un campo, anche se è ben diritto, non può bloccare la forza del vento se è
solo, molti alberi formano una foresta, che non solo funge da barriera contro il vento, ma offre
anche innumerevoli altri vantaggi.
Luce di felicità 16
Shin'ichi proseguì con sempre maggiore enfasi: «I responsabili centrali dovrebbero abbracciare tutti
con un animo generoso e tollerante, e lavorare intensamente dietro le quinte per il bene del
Buddismo e dei membri. Allo stesso tempo, devono opporsi energicamente e categoricamente a
chiunque cerchi di distruggere o causare problemi all'interno della Soka Gakkai, altrimenti non
saranno in grado di sostenere e proteggere i membri, i nobili figli del Budda, che cadranno
facilmente in una spirale di infelicità. Senza un ardente spirito combattivo, senza determinazione e
coraggio non si può essere un responsabile di kosen-rufu».
Soltanto chi è forte può veramente prendersi cura degli altri. Viceversa, quel tipo di cura e
attenzione che procurano sofferenza e tristezza non è assolutamente ciò di cui hanno bisogno le
persone.
Shin'ichi poi aggiunse: «Non importa quanto possano cambiare le vicende e le epoche, la missione
fondamentale dei responsabili, cioè assumersi la responsabilità di kosen-rufu, rimane sempre la
stessa. D’altronde, ciò che devono fare i responsabili cambia col mutare dei tempi. Per esempio, se
in passato un atteggiamento formale poteva essere una qualità importante per un responsabile,
oggigiorno è necessario mostrarsi cordiali e disponibili.
«Tuttavia, se i responsabili smettono di crescere e diventano arroganti, non sentiranno più
l’esigenza di cambiare e migliorare se stessi. Saranno rigidi, di vedute ristrette e impantanati nel
passato, mentre continueranno a pensare che così come sono va più che bene. Così facendo però
rimarranno indietro, e finiranno col diventare un freno al progresso di kosen-rufu. Tutto questo è
molto pericoloso».
Poi Shin'ichi guardò tutti i presenti.
«In fin dei conti, ciò che è veramente importante è l'unità. Se nella Soka Gakkai non ci sarà più
l’unità, si bloccherà la propagazione del Buddismo. Abbiamo bisogno di costruire un’invincibile e
indistruttibile cittadella di persone dalla fede incrollabile, che si basino su un’unità solida come la
roccia».
Shin'ichi poi cominciò a parlare dei requisiti per creare l'unità.
«Per realizzare l'unità, bisogna innanzi tutto portare avanti la propria rivoluzione umana. Non si può
creare unità senza superare il proprio egocentrismo ed egoismo.
Qual è il requisito fondamentale per creare unità nel mondo della Soka Gakkai? Per tutti noi il
requisito fondamentale è rimanere ben saldi al principio cardine di maestro e discepolo, sforzandosi
insieme per il bene di kosen-rufu. Questa è la base dell’unità nella Soka Gakkai. L’atteggiamento di
diversi corpi, stessa mente, o unità di intenti, va trovato unicamente ricercando lo spirito di maestrodiscepolo e compiendo azioni in accordo con la visione del nostro maestro».
Luce di felicità 17
Il tono di voce di Shin'ichi Yamamoto diventava sempre più severo.
«Se vi impegnate sul serio nel realizzare l’unità, non dovreste criticare alle spalle o parlar male dei
compagni. Questo dà solo modo alle funzioni negative di formare una fessura attraverso la quale
poter entrare e creare poi divisioni all'interno dell'organizzazione, che potrebbero portare in seguito
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Volume 25 – Capitolo I – Luce di Felicità
alla distruzione del Buddismo del Daishonin.
Toda spesso diceva che per lui la Soka Gakkai era più importante della sua stessa vita, perché è
l'unica organizzazione nel mondo, anzi, nell'universo, che agisce in accordo con la volontà e il
desiderio del Budda di realizzare kosen-rufu. Di conseguenza, sosteneva, dobbiamo proteggerla
assolutamente.
È naturale che a volte i responsabili abbiano tra loro opinioni diverse, altre volte potranno trovarsi
ad avere richieste da parte di altri responsabili per quanto riguarda l’adempimento delle
responsabilità. In quei frangenti, i responsabili dovrebbero parlarsi direttamente, ascoltando con
attenzione le parole dell’altro, senza perdere le staffe o farsi prendere dall’emotività.
Qualunque cosa accada, i responsabili non dovrebbero mai sminuire gli altri responsabili alle loro
spalle, né minimizzare gli sforzi altrui o creare delle fazioni. Il motore di kosen-rufu inizièrà a
viaggiare spedito soltanto quando tutti saranno uniti nello spirito e sarà ingranata la marcia della
solidarietà e dell’unità, senza alcun indugio».
Criticare o parlare male dei membri alle loro spalle, anche se fatto impulsivamente, è di fatto
un’offesa alla Legge. Delle quattordici offese elencate nel Sutra del Loto, le ultime quattro sono
disprezzare, odiare, invidiare e serbare rancore in particolare nei confronti dei compagni di fede che
si sforzano sinceramente nella loro fede e pratica buddista.
Nel terzo capitolo del Sutra del Loto, Parabola, si legge un ammonimento: «coloro che
commettono la grave colpa di offendere la Legge andranno incontro al mondo di Inferno di
incessante sofferenza» (cfr. SdL, 94). Ecco perché il Daishonin, che aveva esortato i suoi seguaci a
non commettere questa offesa, ammonisce: «Perciò tieni a mente queste parole e non dimenticare
che coloro che abbracciano il Sutra del Loto non dovrebbero, per nessun motivo al mondo,
insultarsi l'un l'altro» (RSND, 1, 670).
Di fatto calunniare gli altri membri distrugge lo spirito di unità necessario per far avanzare kosenrufu, altera e crea confusione nel cuore delle persone, privandole della loro forza per potere andare
avanti. Come scrive Nichiren: «Né i non buddisti né i nemici del Buddismo possono distruggere il
corretto insegnamento del Tathagata, ma i discepoli del Budda possono senza dubbio farlo. Come
dice un sutra, solo i vermi nati dal corpo del leone stesso possono cibarsene» (RSND, 1, 267).
Questa è una lezione che bisogna incidere profondamente nei nostri cuori.
Luce di felicità 18
Il dialogo cuore a cuore offre una splendida opportunità per discutere a fondo delle varie questioni.
Shin'ichi Yamamoto voleva cogliere questa occasione per parlare dell'importanza dell'unità da vari
punti di vista con i responsabili della prefettura di Fukushima, la cui comunità aveva differenti e
spiccate caratteristiche.
«Quando i responsabili sono veramente decisi a creare unità, le azioni concrete che
intraprenderanno, così come il loro comportamento, manifesteranno quella decisione.
Per quanto riguarda il livello di prefettura, l’unità inizia da una comunicazione fluida e immediata e
da un buon coordinamento tra i responsabili di prefettura della Divisione uomini e della Divisione
donne. Un esempio di organizzazione unita è quando i responsabili sanno, per esempio, quale
responsabile si è recato in una determinata zona in un dato giorno. E se dovesse venire fuori
qualche problema in una zona specifica, chi ne è responsabile informerà gli altri responsabili in
merito alla situazione, assicurandosi di trasmettere tutte le informazioni. Inoltre, mostreranno
rispetto e attenzione gli uni per gli altri.
Quando i responsabili della prefettura sono occupati in diversi compiti, cercando di dare il
massimo, gli altri responsabili dovrebbero essere pronti a offrire il loro aiuto e disponibili a fare
tutto il possibile per alleggerire il carico di impegni dei corresponsabili.
A prescindere da quale sia la posizione organizzativa nella prefettura, l’atteggiamento di un
responsabile di prefettura dovrebbe essere quello di assumersi la piena responsabilità della
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Volume 25 – Capitolo I – Luce di Felicità
prefettura, come se fosse il responsabile centrale. Questo è l’esempio di una buona leadership.
Nella Soka Gakkai, l'organizzazione dedita alla realizzazione di kosen-rufu, non possiamo essere
soddisfatti di noi stessi se facciamo da spettatori, bravi solo a guardare gli altri con distacco e
indifferenza, senza offrire la nostra collaborazione.
Anche nel baseball tutti i giocatori in campo tengono d'occhio la palla, pronti a entrare in azione
quando la palla è messa in gioco. Se una palla rimbalzante fa abbandonare la prima base dalla sua
postazione, un compagno di squadra si precipiterà al suo posto per coprire la base».
Come ha scritto il poeta indiano Rabindranath Tagore (1861-1941): «Dobbiamo cercare la nostra
forza nell’unità e in una fede incrollabile nella rettitudine».
Queste parole sono perle di saggezza.
La grande forza della compassione della Soka Gakkai si manifesta totalmente nell’unità di diversi
corpi stessa mente, mentre ci sforziamo insieme armoniosamente per kosen-rufu.
I responsabili della prefettura di Fukushima avevano assunto un’espressione assorta, mentre
ascoltavano con grande attenzione le parole di Shin'ichi.
Luce di felicità 19
La voce di Shin'ichi Yamamoto risuonò in tutta la sala: «Basta osservare una riunione per capire se
c’è unità tra i responsabili o se stanno facendo attività con scopi contrastanti».
Tutti guardarono Shin'ichi con aria interrogativa.
«Per esempio, immaginiamo che in un Centro culturale si stia svolgendo un meeting di responsabili
da capitolo in su, un incontro di responsabili fino a livello di prefettura. A meno che i posti dei
singoli responsabili non siano stati assegnati in anticipo, basterà osservare dove hanno preso posto i
responsabili di prefettura e di area che non sono sul palco, e che cosa stanno facendo.
I responsabili che non hanno compiti particolari per la riunione dovrebbero stare tutti seduti il più
vicino possibile al palco, impazienti ed entusiasti di assorbire al massimo. Quando vengono
eseguite le canzoni della Soka Gakkai, dovrebbero cantare con passione ed essere i primi ad
applaudire. Ciò incoraggerà anche tutti gli altri a partecipare, rendendo l'incontro più stimolante.
Viceversa, se i responsabili siedono in fondo alla sala con espressione annoiata, come se quel
meeting non li riguardasse affatto, rovineranno l'atmosfera della riunione spegnendo l’entusiasmo di
tutti con il loro comportamento. Per non dire di chi si trattiene fuori della sala a chiacchierare di
questioni senza importanza: un simile comportamento è una sorta di profanazione delle riunioni
della Soka Gakkai che, dopo tutto, sono assemblee di Budda.
La mia opinione è che la decisione e l’impegno di una persona nel creare unità si manifestano nel
suo comportamento, nelle parole e nelle azioni di ogni giorno».
Shin'ichi desiderava che l’organizzazione di Fukushima diventasse una cittadella invincibile e
indistruttibile di kosen-rufu. Voleva che si costruisse una fitta rete di persone che lavoravano
insieme in armonia, un esempio e un modello per l'intera nazione.
Come affermava il presidente Toda: «La Soka Gakkai trionferà sempre attraverso l'unità di diversi
corpi, stessa mente!». Questo è il motivo per cui Shin'ichi era fermamente deciso a ribadire
l'importanza dell'unità.
«Siamo tutti esseri umani, quindi è naturale che ci siano alcune persone con le quali non ci troviamo
troppo bene. Ma il fatto di praticare il Buddismo e compiere la propria rivoluzione umana comporta
lo sforzo di andare d'accordo con tutte le persone per il bene di kosen-rufu. In questi casi,
dovremmo recitare Daimoku cercando di espandere il nostro cuore, il nostro stato vitale. Quando
sviluppiamo una condizione vitale ben salda, siamo in grado di accogliere e accettare ogni
persona».
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Quell’incontro informale stava diventando una vera sessione di approfondimento sul tema
dell'unità.
Shin'ichi, dopo essere arrivato al nocciolo della questione, rivolse uno sguardo attento ai giovani
riuniti in sala.
«Signor Okutsu, lei è il responsabile della Divisione giovani qui a Fukushima, non è vero?».
«Sì. Sono Tadashi Okutsu», rispose un giovane con gli occhiali, dall'aspetto serio, mentre si alzava
in piedi.
Tadashi era corrispondente del Seikyo Shimbun e responsabile di territorio della Divisione giovani
uomini nella circoscrizione di Shinagawa, a Tokyo, ma due mesi prima si era trasferito a
Fukushima, dopo essere stato nominato responsabile della Divisione giovani di prefettura.
«Ti conosco molto bene» esclamò il presidente Yamamoto. «La tua famiglia gestisce un negozio di
frutta a Shinagawa, non è così? Una volta sono venuto a trovarvi a casa, credo quattro anni fa».
«Sì, certo! Lei è venuto da noi».
In aprile del 1973, Shin'ichi era andato a fare una visita alla famiglia di Tadashi per incoraggiare
lui, sua moglie e i suoi genitori.
Shin'ichi, rivolgendosi ai membri in sala, disse: «Se potessi, mi piacerebbe venire a trovare ognuno
di voi a casa, per fare Gongyo insieme e parlare un po’. In particolare vorrei poter andare a trovare
tutte le persone che stanno affrontando dei problemi, per mettere loro un braccio intorno alle spalle
e incoraggiarle con tutto il cuore. Tutti i membri sono preziosi figli del Budda. E anche se in realtà
non ho il tempo di farlo, questo è ciò che veramente desidero nel mio cuore. È stato anche il
desiderio di tutti i nostri presidenti, a partire da Makiguchi.
Quando i giovani che non riuscivano a convincere i loro genitori a praticare questo Buddismo si
recavano da Makiguchi per ricevere un consiglio nella fede, lui diceva: “Trasmettere
l’insegnamento corretto è il favore più grande che potete fare ai vostri genitori. Il solo desiderio di
farlo è di per sé assai nobile. Permettetemi di andarci io in vostra vece”. E così facendo viaggiava in
lungo e in largo, per tutto il Giappone.
Nel 1942, l'anno prima di venire arrestato per i provvedimenti repressivi delle autorità militari,
Makiguchi venne qui a Koriyama e Nihonmatsu, nella prefettura di Fukushima, per recarsi a trovare
i genitori di due diversi membri. Dopo avere discusso sul Buddismo insieme, i genitori di entrambi i
giovani abbracciarono questa pratica ed entrarono a far parte della Soka Gakkai. A quel tempo, il
viaggio in treno dalla stazione Ueno di Tokyo fino a Koriyama durava poco più di sei ore. E
Makiguchi aveva già settantuno anni, all’epoca.
Su richiesta di un altro giovane Makiguchi si recò anche a Yame, nella prefettura di Fukuoka, per
parlare di Buddismo alla sua famiglia. Fu un viaggio in treno che durò una giornata intera, in un
vagone di terza classe con dei sedili di legno molto duri. Questo tipo di azioni intraprese per
sostenere i giovani, così sentite e sincere, sono quelle che li incoraggiano maggiormente».
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Nella primavera del 1939, il presidente fondatore della Soka Gakkai, Tsunesaburo Makiguchi, fece
visita a una coppia che viveva a Yame, nella prefettura di Fukuoka. Il loro figlio e il fratello minore
del marito, che vivevano a Tokyo, avevano chiesto a Makiguchi di incoraggiare i due sposi a
diventare membri della Soka Gakkai.
Makiguchi, con molta calma e pazienza, parlò del Buddismo alla coppia. Ascoltando la sua
esposizione logica, ben strutturata e piena di convinzione, i due decisero di aderire al Buddismo.
Makiguchi dichiarò in quella occasione: «Alla luce degli insegnamenti del Buddismo, il fatto di
ricevere il Gohonzon significa che in futuro ci sarà un alleggerimento dell’infelicità di tutte le
persone del Kyushu».
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Nichiren Daishonin scrive: «Dapprima solo Nichiren recitò Nam-myoho-renge-kyo, ma poi due,
tre, cento lo seguirono, recitando e insegnando agli altri. La propagazione si svilupperà così anche
in futuro» (Il vero aspetto di tutti i fenomeni, RSND, 1, 341).
«Quando siete davanti al Gohonzon – proseguì Makiguchi – e recitate Nam-myoho-renge-kyo,
sicuramente due, tre, e poi cento persone emergeranno qui nel Kyushu e decideranno di abbracciare
il Gohonzon, secondo il principio di emergere dalla Terra».
Makiguchi continuò: «Daimoku è la pratica per sé e per gli altri; è necessario non solo recitare
Daimoku diligentemente per se stessi, ma anche insegnare agli altri a fare altrettanto. Questo è
fondamentale. Se porterete avanti sia la pratica per sé che la pratica per gli altri, sarete in grado di
superare tutti i vostri problemi. Allo stesso tempo, se si pratica correttamente il Buddismo,
sicuramente sorgeranno degli ostacoli».
Makiguchi espose in modo chiaro i principi del Buddismo ai due nuovi membri, incoraggiandoli a
sviluppare una forte determinazione.
Non solo, ma già il giorno seguente disse loro: «Ora mettiamo in pratica la nostra fede!», e
accompagnò la coppia a casa di un suo amico a Unzen, nella prefettura di Nagasaki, per fargli
conoscere il Buddismo.
Mentre viaggiavano in treno diretti a Unzen, Makiguchi disse ancora: «Osservate attentamente
come farò shakubuku a questa persona. Fare shakubuku, cioè condividere gli insegnamenti buddisti
con gli altri, è la linfa vitale della nostra fede. Una vita dedita a fare del bene agli altri è una vita di
grande valore».
Quando una persona entra a far parte della nostra organizzazione, è importante insegnarle Gongyo e
lo spirito di shakubuku, aiutandolo a diventare un campione di dialogo per kosen-rufu. È così che si
compie veramente la propagazione, fino in fondo.
L'unico modo per far progredire kosen-rufu è quello di essere disposti a recarsi ovunque per la
felicità di un'altra persona, per condividere il Buddismo, incoraggiandola con tutto il cuore.
Luce di felicità 22
Shin'ichi Yamamoto si rivolse poi al responsabile della Divisione giovani della prefettura di
Fukushima, Tadashi Okutsu, con queste parole: «Per favore, stia sempre a stretto contatto con il
responsabile della prefettura di Fukushima e con la responsabile della Divisione donne, e costruite
qui una nuova Soka Gakkai, utilizzando la forza dei giovani. Inoltre, chiedo ai membri delle
Divisioni uomini e donne di sostenere i giovani uomini e le giovani donne, come pure la Divisione
studenti, in modo che possano svolgere liberamente le loro attività con gioia e manifestare le loro
potenzialità. Non importa quanto la Soka Gakkai possa essersi sviluppata finora, se i giovani non
vengono sostenuti e le Divisioni scuole superiori, scuole medie e scuole elementari non si
espandono, non possiamo aspettarci che l'organizzazione continui a prosperare nel futuro.
I membri della Divisione giovani sono i successori della Soka Gakkai. Prenderanno sulle loro spalle
la missione di leader e faranno crescere e progredire la nostra organizzazione più di quanto non sia
avvenuto finora.Per poter realizzare questa missione, desidero che i membri della Divisione giovani
sviluppino una convinzione assoluta nella fede. Per questo è fondamentale accumulare tante
esperienze di fede, in modo da poter affermare: “Ho superato questi problemi recitando Daimoku e
lottando con tutto me stesso”. I giovani hanno bisogno di sperimentare il potere infinito del
Daimoku, compiendo poi azioni mirate al superamento dei problemi che stanno affrontando,
trasformando così la loro vita.
Devono anche studiare bene il Buddismo. È basilare approfondire le ragioni per cui possiamo
affermare che il Buddismo di Nichiren Daishonin è l'insegnamento supremo, e come si dovrebbe
vivere alla luce di questo insegnamento.
Inoltre, è fondamentale approfondire il legame di maestro e discepolo e rafforzare i legami di
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amicizia e di solidarietà con i compagni di fede. Io stesso, man mano che ho fatto mio lo spirito
altruistico e la dedizione di Makiguchi e Toda e ho iniziato a comprendere la grandezza delle loro
personalità, da cui ho imparato moltissimo, ho potuto radicare in me una convinzione assoluta sul
Buddismo e la Soka Gakkai.
Ascoltare le esperienze dei responsabili anziani e degli altri membri porterà ciascuno di voi ad
accrescere la propria convinzione. Questa meravigliosa cerchia di buoni amici che è la Soka
Gakkai, è una fonte davvero preziosa per alimentare questo tipo di convinzione.
Conto su di voi, membri della Divisione giovani. Il futuro è nelle vostre mani».
Con questo incoraggiamento rivolto a tutti i giovani presenti, si concluse l'incontro con i
rappresentanti di prefettura e area.
Shin'ichi in seguito ispezionò attentamente la struttura, controllando che tutte le porte e le finestre
fossero chiuse e che ogni stanza fosse in ordine. Dopo eventi di grande portata, proprio quando le
persone hanno uno stato d'animo festoso, vi è una maggiore probabilità di essere superficiali. E in
quel momento, le funzioni demoniache possono approfittare di situazioni del genere e provocare
incidenti imprevisti.
Luce di felicità 23
Fin dalle prime ore del mattino del suo secondo giorno al Centro culturale di Fukushima, Shin'ichi
Yamamoto cominciò a scrivere dei brevi messaggi di incoraggiamento. Aveva una pila di libri che
non finiva più e scrisse due righe all’interno di ogni volume, che durante la mattina avrebbe
regalato ai suoi amati membri di Fukushima e del Tohoku.
Più tardi poi si intrattenne con i responsabili di prefettura di Fukushima, e subito dopo pranzo
partecipò alla cerimonia di inaugurazione di un monumento, dedicato ai presidenti della Soka
Gakkai, che si trovava nel cortile del Centro culturale.
Shin'ichi slacciò il nastro ornamentale bianco e rosso, tirando via il telo bianco a copertura della
scultura, per scoprire un monumento in granito nero che recava incisa una poesia del secondo
presidente, Josei Toda, scritta a mano con la calligrafia di Shin'ichi:
Il viaggio per diffondere
la Legge mistica
è lungo.
Incoraggiandoci l’un l’altro
sforziamoci e avanziamo mano nella mano.
Nel corso della cerimonia furono inaugurati altri due monumenti in pietra, su cui erano incise in
caratteri cinesi le diciture: «Spirito della Gakkai», scritta a mano dal primo presidente Tsunesaburo
Makiguchi e «Grande voto» con la calligrafia del presidente Toda. Shin'ichi volse lo sguardo alla
targa che si trovava accanto al monumento con la poesia di Toda. Si leggeva: «Noi, i discepoli di
Josei Toda, facciamo il voto che, finché non si sarà realizzato kosen-rufu nel mondo, ci sforzeremo
di superare con coraggio le tempeste scatenate dai tre potenti nemici, e, prendendo la poesia del
nostro maestro come punto di partenza eterno e indistruttibile, ci impegneremo insieme per
realizzare l'intento e la volontà del Budda, nello spirito di “diversi corpi, stessa mente”». La scritta
terminava con le parole: «Noi, i membri della Soka Gakkai, ci adoperiamo per portare avanti con
coraggio lo shakubuku, per diffondere il Buddismo esistenza dopo esistenza, a fianco dei presidenti
della Gakkai».
Shin'ichi si rivolse poi ai membri di Fukushima: «Al di là di quello che può accadere, desidero che i
membri di Fukushima avanzino sempre con questo spirito. I successori della Soka Gakkai non
devono mai fermarsi mentre stanno facendo passi in avanti verso il conseguimento di kosen-rufu,
qualunque siano le circostanze in cui potranno trovarsi. Scrive il Daishonin: “Rafforzate la vostra
Sezione – Nuova Rivoluzione Umana
Volume 25 – Capitolo I – Luce di Felicità
fede giorno dopo giorno e mese dopo mese. Se la vostra determinazione cala anche solo un po', i
demoni prenderanno il sopravvento.” (Le persecuzioni che colpiscono il santo, RSND, 1, 885).
Avanzate sempre con questo spirito, ricordando che non avanzare equivale a retrocedere». Poi
Shin'ichi prese parte a una cerimonia durante la quale furono rilasciate delle carpe in un laghetto
creato al lato del giardino.
Un responsabile di prefettura gli disse: «Questo laghetto è ancora senza nome. Le saremmo molto
grati se fosse lei a dargliene uno». «Va bene», esclamò Shin'ichi. «Chiamiamolo “Il lago
dell’esistenza continua”. Questo significa che la vita è eterna, come eterni sono anche i legami tra i
compagni di fede».
Luce di felicità 24
Dopo aver lasciato andare le carpe nel laghetto furono piantati anche degli alberi per ogni divisione,
proprio sul terreno del Centro culturale di Fukushima. Shin'ichi piantò un albero di zelkova (olmo
giapponese, n.d.r.), caratteristico della zona. Dietro richiesta dei responsabili di prefettura, diede
anche il nome a questo albero, che chiamò “La Zelkova Kofu (Kosen-rufu)”.
Per tutta la durata dei vari eventi, il presidente Yamamoto aveva continuato a fare fotografie
commemorative con i rappresentanti dei diversi gruppi: prima di tutti con i membri della Divisione
giovani uomini e poi a seguire con gli altri.
Andò poi a visitare la città di Koriyama. In lontananza si scorgeva la cima innevata del Monte
Adatara: dava un po’ la sensazione come se la montagna stesse allungando le sue propaggini in un
abbraccio gigante. Mentre era in macchina, Shin'ichi rivolse tutta una serie di domande a Susumu
Aota, responsabile generale della regione del Tohoku e vice-presidente della Soka Gakkai, come ad
esempio: «Chi non possiede un’auto, in che modo arriva al Centro culturale di Fukushima?», «Nel
parcheggio del Centro culturale, quante macchine ci stanno?», «Chi si è preoccupato di andare a
fare una visita ai vicini che si trovano accanto al Centro, e quando?».
Shin'ichi si sentiva obbligato ad avere un riscontro su questi punti, per assicurarsi che i membri
sarebbero stati protetti e i vicini avrebbero capito e approvato il nuovo Centro, in modo tale da
consentire un buon svolgimento delle attività senza problemi né incidenti.
Il presidente Toda una volta disse: «È essenziale prendere le misure opportune per affrontare
qualunque tipo di situazione ci troveremo a fronteggiare».
Shin'ichi chiese di passare anche davanti al Centro culturale di Kooriyama, che era stato il Centro
per le attività della prefettura di Fukushima fino a quando non era stato costruito il nuovo Centro
culturale. Poi Shin'ichi, rivolgendosi a un responsabile che viaggiava insieme a lui, chiese di
consegnare un suo messaggio di incoraggiamento e alcuni piccoli doni agli staff che stavano
facendo il turno al Centro culturale, compresi i Gajokai.
Gli occhi di tutti i membri erano puntati sul nuovo Centro culturale di Fukushima, appena ultimato.
Ma era indubbio che i preparativi per le cerimonie di inaugurazione del nuovo Centro dovevano
essersi svolte in questo centro. Come dire, questo Centro continuava a fungere da fulcro per chi
lavorava dietro le quinte. E Shin'ichi in qualche modo voleva trasmettere il suo incoraggiamento
agli staff che lo proteggevano in modo invisibile, volendosi prendere cura di tutti loro.
Se i responsabili prestano attenzione solo a chi sta sotto i riflettori e non riescono a vedere anche
coloro che lavorano dietro le quinte, si riscontreranno di frequente anche nell'organizzazione
atteggiamenti opportunistici ed egocentrici. Per individuare persone capaci, è necessario aprire bene
gli occhi per vedere oltre quella che è la superficie immediata, guardandone attentamente ogni lato,
esaminando quindi non solo la parte esterna, ma più che altro ciò che si cela sotto.
Luce di felicità 25
Sezione – Nuova Rivoluzione Umana
Volume 25 – Capitolo I – Luce di Felicità
Dopo le quattro del pomeriggio, Shin'ichi Yamamoto partecipò a una piccola riunione con circa
ottanta membri, tra cui i responsabili di prefettura e area. L'incontro si svolse in modo informale,
durante una cena in un ristorante vicino al Centro culturale di Fukushima. Shin'ichi aveva preparato
la riunione per ringraziare e incoraggiare i membri che avevano un ruolo attivo nell'organizzazione
e coloro che avevano dato un contributo importante come pionieri, fin dagli albori della Soka
Gakkai.
Non appena arrivato al ristorante, il presidente Yamamoto fece il giro di tutti i tavoli per salutare
ogni persona. Poi raggiunse un tavolo rotondo dove erano seduti dei membri della Divisione donne
e, rivolgendosi alla responsabile delle guide personali della prefettura, Ai Suzumura, e alla
responsabile della zona Joban, Utae Kanda, sedute una accanto all’altra, disse: «Sono così felice di
vedervi qui tutte e due, le madri di Fukushima! Avete proprio un bell’aspetto, siete in gran forma.
Se i membri di un'organizzazione, in particolare i pionieri, continuano a rimanere belle, attive ed
energiche, l'organizzazione sarà destinata a crescere».
Ai Suzumura portava gli occhiali, era una donna dinamica e allegra che fino a due anni prima era
stata responsabile di prefettura della Divisione donne. Utae invece era un po' più riservata, ma
possedeva una fede adamantina.
Alle parole di Shin'ichi, Utae arrossì e rispose: «Grazie! Ho compiuto cinquantaquattro anni». Il
presidente Yamamoto sorrise: «Le signore non dovrebbero mai rivelare la loro età. E poi, lei è
davvero giovane. Makiguchi non aveva ancora iniziato a praticare alla sua età».
«Quel che conta, nella vita, è ciò che si fa dopo essersi ritirati dal ruolo di referenti centrali
dell’organizzazione. Non bisogna pensare: “Ho portato fino in fondo la mia missione e ora è
arrivato il momento di gustarmi il meritato riposo divertendomi”. Con questo atteggiamento la sua
fede, che l’ha sostenuta finora, comincerebbe a sbriciolarsi. La sua lotta è solo all'inizio.
«Non molto tempo fa ho domandato a un responsabile delle guide personali di prefettura quante
persone avesse fatto praticare negli ultimi sette anni. Si trattava di una persona che in passato ha
fatto shakubuku a cento o duecento persone. E tuttavia mi rispose: “In questi ultimi anni non sono
riuscito a far praticare nessuno”.
«Allora mettiamoci di nuovo alla prova con lo stesso spirito pionieristico dei primi tempi di pratica!
- risposi. Ciò che abbiamo realizzato in passato non conta più, appartiene al passato. Ciò che conta
realmente è quello che stiamo facendo adesso, ciò che realizziamo da ora in avanti. Finché siamo in
vita, dobbiamo continuare ad avanzare incoraggiando sempre gli altri, sia che abbiamo ottanta anni,
sia che ne abbiamo novanta. Per favore, affronti la sua vita con uno spirito eternamente giovane”».
Luce di felicità 26
Con voce piena di convinzione, Shin'ichi disse poi ad Ai Suzumura e Utae Kanda: «Per tutto il
tempo che vivrete, desidero che continuiate a trasmettere fino in fondo lo spirito della Soka Gakkai
a ogni persona, attraverso le vostre azioni. Dopo tutto, siete le mie compagne di fede del capitolo
Bunkyo e avete combattuto insieme a me!».
Entrambe le donne erano state membri della Divisione donne nel capitolo Bunkyo nel periodo in cui
Shin'ichi svolgeva la funzione di responsabile di capitolo.
La responsabile di prefettura Ai Suzumura veniva da Sukagawa, nella prefettura di Fukushima, e
aveva un carattere allegro e ottimista. Dopo avere studiato alla scuola di specializzazione del
magistero, aveva insegnato nelle scuole statali.
A ventitré anni aveva sposato Hirotaka Suzumura, un rivenditore di riso al dettaglio di Nakoso, un
piccolo borgo nella zona di Hamadori. Il loro negozio andava a gonfie vele e Ai pensava che la loro
vita sarebbe proseguita così, senza problemi. Fin dai tempi della scuola era stata soprannominata
«la signorina buonumore», era sempre circondata da persone allegre. Ma poco dopo aver dato alla
luce il suo primo figlio, Ai si ammalò di tubercolosi, una malattia di cui, all’epoca, spesso si
moriva. Quindi fu ricoverata in ospedale, angosciata dalla paura di non poter guarire. Quando
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Volume 25 – Capitolo I – Luce di Felicità
finalmente tornò a casa, otto mesi dopo, cominciò a soffrire di insonnia e la sua gastroenterite
cronica si riacutizzò. Emotivamente e psicologicamente stremata, finì per contrarre un esaurimento
nervoso. Vivere per lei era ormai una grande sofferenza.
Iniziò a considerare l’idea di togliersi la vita, fino a ritrovarsi una volta dritta sul bordo di una
scogliera, con l’intento di buttarsi.
Aveva perso la sua vitalità ed era dimagrita tanto da sembrare un’altra persona. Ora trascorreva le
sue giornate attanagliata da pensieri angoscianti. In casa non si udivano più le sue fragorose risate,
ormai un ricordo lontano, e tutta la famiglia era avvolta in una cupa cappa di silenzio e malinconia.
Anche suo marito, Hirotaka, era sfinito fisicamente e mentalmente, dato che doveva prendersi cura
della moglie malata e dei figli e portare avanti il suo negozio. Malediceva il suo destino e quello
della moglie.
Nell’ottobre del 1956, otto anni dopo che Ai si era ammalata, a Hirotaka capitò di portare con la
macchina del carbone a suo fratello maggiore, che viveva nello stesso quartiere. Suo fratello era
appena diventato membro della Soka Gakkai, e proprio quel giorno a casa sua si teneva una
riunione di discussione.
Luce di felicità 27
Il fratello accolse Hirotaka esclamando: «Sono così contento che tu sia qui! Sei arrivato al momento
giusto, è appena iniziato un meeting della Soka Gakkai. Resta qui, così potrai ascoltare. Entra,
siediti lì davanti!».
Hirotaka non poteva dire di no a suo fratello. Ma si sentiva come in trappola là dentro, e partecipò
all’incontro a malincuore.
Quelle persone riunite non sembravano particolarmente benestanti, ma i loro occhi brillavano e le
guance erano rosse per l'eccitazione. Raccontavano con voce vibrante le proprie esperienze, di come
ad esempio erano riuscite a superare una malattia o qualunque altro problema attraverso la fede e la
pratica buddista. Le loro parole trasudavano convinzione e ascoltandole era impossibile dubitare di
poter diventare felici.
Hirotaka percepì un’intensa luce provenire da ognuno di loro, quella luce che si alimenta della gioia
della fede.
Inoltre, quando raccontò ai membri presenti al meeting che sua moglie era malata, tutti gli
assicurarono che sarebbe riuscita sicuramente a rimettersi in salute grazie alla pratica buddista.
Fiducia e convinzione sono la forza motrice della propagazione. È un ruggito che parte dall’anima,
la convinzione assoluta che, al di là della situazione attuale, si può davvero diventare felici. È
questo che colpisce il cuore delle persone.
Nel gennaio dell'anno successivo (1957), tre mesi dopo quell'incontro, Hirotaka diventò membro
della Soka Gakkai. Dal momento che suo fratello faceva parte del settore Nihonbashi del capitolo
Bunkyo, anche Hirotaka iniziò a praticare lì.
Sua moglie Ai era contraria all’idea che Hirotaka aderisse alla Soka Gakkai. Era di fede cristiana e
la sua famiglia aveva costruito una chiesa in un terreno proprio vicino alla casa dei genitori, dove
suo fratello maggiore svolgeva le funzioni religiose. Sapeva poco della Soka Gakkai e pensava che
suo marito fosse entrato a far parte di una strana setta sconosciuta.
Senza curarsi della sua disapprovazione, Hirotaka si impegnò nella pratica con tutto se stesso
perché voleva che sua moglie riacquistasse la salute. Ma ogni volta che le comunicava che stava
andando a una riunione, Ai lo implorava di non farlo, scatenando spesso un putiferio. Arrivò a
chiamare la sorella per convincere Hirotaka a smettere di praticare.
A casa dei Suzumura cominciarono frequenti visite da parte dei responsabili e di alcuni membri del
capitolo Bunkyo, sia da Tokyo che da Onahama, una località di mare nella prefettura di Fukushima,
tra cui il responsabile di settore Nihonbashi, Taketo Shimadera, e Utae Kanda, che viveva a
Onahama.
Sezione – Nuova Rivoluzione Umana
Volume 25 – Capitolo I – Luce di Felicità
I membri che andavano a fare visita alla famiglia di Hirotaka non mancavano mai di salutare sua
moglie con grande cordialità, la rincuoravano sempre con parole di incoraggiamento e le parlavano
del potere benefico del Buddismo raccontando le loro esperienze personali.
Luce di felicità 28
Man mano che Ai Suzumura ascoltava le storie dei membri del capitolo Bunkyo che si recavano a
casa sua, veniva sempre più colpita dalla loro convinzione e cominciò a desiderare di provare a
praticare quella religione.
Così nel giugno del 1957, cinque mesi dopo che il marito Hirotaka era diventato membro, anche lei
entrò a far parte della Soka Gakkai.
Un giorno il responsabile di settore Taketo Shimadera andò a farle visita a casa e le disse: «Cara
signora Suzumura, se vuole davvero trasformare il suo karma e diventare felice, non basta che reciti
Daimoku. Questa è una pratica per se stessi e per gli altri, così oltre a fare Gongyo e Daimoku
abbiamo bisogno di condividere questo Buddismo con le altre persone. Se lei prega solamente per
la sua felicità, la sua sarà una fede egoista, egocentrica».
La signora ribatté: «Ma io non ho ancora risolto i miei problemi. Quando li avrò risolti, allora potrò
pensare a insegnare il Buddismo anche agli altri».
«Ma no, non funziona così! Ad esempio, se una persona è malata e non si sente abbastanza in forze
per scendere dal letto, penserà forse di andare in ospedale solo quando si sente già meglio o è
guarita? Anche se può costare fatica, andrà di corsa in ospedale per farsi curare e per guarire al più
presto».
«Lei ha ragione, se mi sentissi male io andrei subito in ospedale».
«Appunto. Lo stesso vale per il Buddismo. Se vuole superare le sofferenze che l’affliggono, non
deve rimandare a domani questo sforzo: è necessario agire subito. Naturalmente se sta poco bene
non c'è bisogno di stancarsi troppo.
Si può fare shakubuku anche senza andare lontano. Basta parlare del Buddismo a chi viene a
trovarci a casa, o ai vicini. In ogni caso, la cosa importante è condividere sinceramente
l’insegnamento del Daishonin con la determinazione di rendere tutti felici».
«Ma io non so cosa dire!».
«Va benissimo, cominci con quello che sa», disse Shimadera in tono incoraggiante. «Intanto può
raccontare perché ha deciso di iniziare a praticare, è un sistema eccellente. Oppure può
accompagnare suo marito quando va a trovare qualcuno per parlargli di Buddismo, e confermare
quello che lui dice annuendo con semplicità: “Sì, è vero”, “É proprio così”».
Luce di felicità 29
Ai Suzumura fissò negli occhi Taketo Shimadera e domandò: «Davvero posso diventare felice
recitando Daimoku e facendo shakubuku?».
«Senza ombra di dubbio! Il presidente della Soka Gakkai Josei Toda lo ha affermato
categoricamente».
Al meeting generale del capitolo Nakano, nel settembre del 1953, Josei Toda aveva dichiarato:
«Voglio fare una promessa a tutti voi che oggi siete qui riuniti. Decidete con grande fermezza di
fare Gongyo mattina e sera, senza saltarlo mai, e di fare shakubuku a una persona ogni due mesi.
Chi di voi ha un problema o una sofferenza faccia un voto. Il Buddismo è una lotta all’ultimo
sangue. Se non riuscite a risolvere i vostri problemi pur praticando in questo modo, darò la mia
stessa vita».
Toda trasmise questa guida in ogni angolo del paese. A volte consigliava di «fare shakubuku a una
persona ogni mese». Ma che si trattasse di una persona ogni mese o ogni due mesi, ciò che stava
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Volume 25 – Capitolo I – Luce di Felicità
chiedendo ai membri era di parlare del Buddismo a tutti coloro che incontravano. In altre parole,
quello che Toda chiedeva ai suoi discepoli era di dedicare fino in fondo la propria vita alla
diffusione del Buddismo.
«Voglio cambiare il mio karma, che mi sta facendo soffrire in maniera inaudita ogni giorno!». Con
questa determinazione in mente, Ai Suzumura cominciò ad andare a trovare i conoscenti che
abitavano vicino a lei per parlare di Buddismo. In genere venivano colti di sorpresa a vedersela
comparire alla porta di casa. Questa donna era sempre stata a letto malata, spesso e volentieri con
un'espressione cupa sul volto, e ora non soltanto faceva lo sforzo di andarli a trovare, ma cercava di
parlare loro con estrema sincerità della sua fede buddista.
«Voglio dimostrare a tutti che posso superare tutti i miei problemi attraverso questa pratica,
assolutamente. – diceva – L’insegnamento del Daishonin è veramente meraviglioso».
Man mano che andava in giro a parlare in questo modo, la sua carnagione così spenta e pallida
riacquistava colorito, mentre la sua voce si faceva più vivace e vigorosa. Tutti erano sbalorditi dalla
trasformazione di Ai, che era stata sempre una donna priva di entusiasmo e di energia. Tuttavia, a
forza di condividere la sua nuova fede, si era come trasformata e i suoi vicini ora ascoltavano
attentamente le sue parole.
Quando parlava di Buddismo, Ai si rianimava e sentiva come una corrente calda scorrerle attraverso
il corpo, inondandola di una forza vitale incredibile.
A poco a poco cominciò a rifiorire e sul suo volto tornò il sorriso che era mancato per così tanto
tempo.
In tutto questo periodo fu Utae Kanda a incoraggiarla costantemente.
Luce di felicità 30
La responsabile delle guide personali della zona Joban, Utae Kanda, era nata nel villaggio di
Ryozen, nella parte settentrionale di Nakadori.
Aveva un anno di più della responsabile di prefettura Ai Suzumura, ed era entrata a far parte della
Soka Gakkai due anni prima di Ai.
Dopo la seconda guerra mondiale, Utae si sposò con Tometaro Kanda che lavorava presso
un’industria chimica a Onahama, nella parte meridionale della prefettura di Fukushima. I due sposi
cominciarono la loro vita coniugale in uno degli alloggi di proprietà dell’azienda. Ebbero la fortuna
di avere ben presto tre figli, ma tutti di salute cagionevole.
Un giorno andarono a trovarla alcune donne che conoscevano sua sorella minore. Volevano che
Utae si convertisse alla loro religione. Una delle donne, dopo aver fatto una specie di sortilegio
basandosi sui caratteri cinesi del suo nome e la sua data di nascita, le predisse che suo marito e i
suoi tre figlioletti sarebbero morti prematuramente. Poi la esortò nuovamente a convertirsi alla loro
religione. Il padre di Utae era morto di malattia a trentasette anni, e anche i suoi tre bambini
soffrivano tutti di diverse malattie, fra cui l’asma e altri disturbi. Questo fattore la preoccupava al
punto da convincerla ad aderire a questa religione.
Frequentò quindi i luoghi della nuova fede e cominciò a impegnarsi attivamente nella propagazione.
Ciononostante poco dopo suo marito contrasse la tubercolosi. Utae intensificò allora la sua attività
religiosa mossa unicamente dal desiderio di vederlo guarire. Fece anche ingenti offerte in denaro e,
nonostante fosse inverno, si sottopose alla pratica dei bagni in acqua nel cuore della notte, come le
avevano prescritto. Ma le condizioni di salute di Tometaro non fecero che peggiorare.
Utae capì allora di essere stata ingannata e non volle più avere nulla a che fare con il mondo della
fede.
Una religione deve insegnare i principi cardine secondo i quali un essere umano può vivere la sua
esistenza. Se si segue una dottrina religiosa errata, questa influenzerà inevitabilmente la nostra vita.
Ecco perché, se ci si preoccupa veramente di rendere felici le persone, è importante riflettere
criticamente sugli insegnamenti religiosi e discuterne a fondo.
Sezione – Nuova Rivoluzione Umana
Volume 25 – Capitolo I – Luce di Felicità
Fu all'inizio dell'estate del 1954 che Tometaro e Utae Kanda sentirono parlare della Soka Gakkai da
un giovane venuto in visita da Tokyo. Il ragazzo, parlando della grandezza del Buddismo di
Nichiren Daishonin, lasciò loro alcune pubblicazioni della Soka Gakkai. Dato che era sempre
malato, Tometaro divorò le riviste con entusiasmo. Quegli articoli spiegavano che esistono
insegnamenti religiosi profondi e altri superficiali, e che a seconda dell’oggetto di culto in cui si
crede si può diventare felici o infelici.
Tometaro se ne convinse e decise di riporre le sue speranze sulla filosofia del Daishonin.
«D’accordo, puntiamo su questo Buddismo!».
Luce di felicità 31
Nel giugno del 1954, Tometaro Kanda entrò a far parte della Soka Gakkai e ricevette il Gohonzon.
Ma sua moglie non reagì bene: era indignata che suo marito avesse iniziato a praticare. Dalle
esperienze vissute in passato con varie sette era uscita con la sensazione che tutte le religioni
fossero menzognere e illusorie.
In generale Utae aveva un’indole mite, ma quando suo marito faceva Gongyo si metteva apposta a
sedere nella stessa stanza, con le spalle al Gohonzon, e leggeva a voce alta i sutra che aveva
imparato dalle altre religioni praticate in precedenza.
Tometaro non si scomponeva minimamente. Gli era stato detto che se avesse avuto fede e avesse
praticato il corretto insegnamento le funzioni demoniache non avrebbero tardato a fare la loro
comparsa, e quindi andava avanti imperterrito. Cosa che naturalmente faceva irritare ancora di più
Utae.
Dopo essere diventato membro della Soka Gakkai, la salute di Tometaro cominciò a migliorare
visibilmente, di giorno in giorno. Contemporaneamente invece, Utae iniziò a soffrire di forti mal di
testa e di nevralgie così tremende da non riuscire a dormire la notte. Neanche con il ricovero in
ospedale fu possibile individuarne la causa scatenante. Non solo: a suo marito i medici avevano
detto che ci sarebbero voluti due o tre anni per guarire completamente dalla tubercolosi, ma già
dopo sei mesi di pratica del Buddismo di Nichiren Daishonin egli fu in grado di tornare al lavoro.
Di fronte a una prova concreta di tale portata, Utae non poté fare a meno di stupirsi. Rimase
profondamente colpita e iniziò a praticare il Buddismo otto mesi dopo che aveva cominciato
Tometaro.
Dopo essersi risvegliata alla fede nel Buddismo del Daishonin, Utae diventò una vera e propria
campionessa della propagazione, al punto che suo marito ne era sbalordito. La donna desiderava
che tutti i suoi amici e conoscenti, senza alcuna eccezione, diventassero felici, perciò si impegnava
anima e corpo a parlare di Buddismo con più persone possibili.
La vita non era certo facile per lei, tanto meno agiata, con tre figli da crescere; ma era piena di
speranza. La fede le dava una grande gioia e fiducia in se stessa. Sentendosi così felice non poteva
fare a meno di condividere l’insegnamento di Nichiren con chi le stava intorno.
Utae sentiva che era semplicemente meraviglioso avere una missione all'interno del movimento di
kosen-rufu, pur essendo semplicemente una moglie e una madre: si adoperava per condurre gli altri
alla felicità, per creare una società prospera e realizzare così la pace nel mondo. Orizzonti
inesplorati sembravano aprirsi davanti a lei e la sua vita risplendeva di felicità.
Si recava anche a Tokyo per partecipare con entusiasmo alle riunioni del capitolo Bunkyo e del
settore Nihonbashi. Prendendo il treno nella prefettura di Fukushima, saliva sulle ferrovie locali
della compagnia Joban, attraversava tutta la prefettura di Ibaraki e oltrepassava anche quella di
Chiba per arrivare infine al luogo della riunione, a Tokyo. Il viaggio di sola andata durava circa
cinque ore, ma lei non ne sentiva il peso.
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Utae Kanda era dotata di un grande spirito di ricerca e determinazione, cosa che traspariva da tutte
le sue azioni; inoltre aveva un gran senso di dedizione.
Le capitava di frequente di incontrare il presidente Yamamoto, durante i meeting del capitolo
Bunkyo dove Shin'ichi svolgeva le funzioni di responsabile di capitolo, benché al contempo fosse
anche responsabile della Divisione giovani e si fosse assunto l’incombenza di gestire tutte le attività
della Soka Gakkai. Mentre partecipava a una di queste riunioni, Utae ebbe occasione di ricevere da
lui una guida sull’attività.
Una volta, dopo un meeting, Shin'ichi espresse parole di incoraggiamento e apprezzamento verso
tutti i presenti, mentre distribuiva dei regalini che aveva preparato personalmente per i membri della
Divisione uomini e donne che avevano viaggiato a lungo per poter partecipare alla riunione. In quel
frangente disse a Utae: «La ringrazio molto per la sua costante dedizione. Fukushima è molto
importante. Diventerà la nuova frontiera di kosen-rufu. Il mio è solo un piccolo gesto di
ringraziamento per il suo impegno quotidiano. La prego di utilizzarlo».
E Shin'ichi le regalò dell'olio di camelia che aveva acquistato poco prima.
«Oh, è troppo gentile! Grazie mille», rispose lei.
Profondamente commossa dal pensiero di Shin'ichi, Utae accolse il dono di buon grado.
Nel tardo pomeriggio riprese il treno per tornare a Fukushima. Fuori era già buio pesto. Dentro lo
scompartimento vedeva la sua immagine riflessa nel finestrino della carrozza. Il suo volto era
radioso per la gioia, anche se era quasi del tutto struccato, e i capelli erano un po’ in disordine.
Inoltre, non avendo avuto il tempo di stirare, la camicetta che indossava era visibilmente
spiegazzata.
Osservando la confezione di olio di camelia posata sulle sue ginocchia pensò tra sé: «Sensei Toda,
che è il presidente Toda, ha raccomandato ai membri della Divisione donne della Gakkai di avere
sempre cura del proprio aspetto. Mi rendo conto, però, che in qualche modo mi sono lasciata
assorbire completamente dall’attività e non ho prestato la benché minima attenzione a me stessa.
Forse il responsabile della Divisione giovani Yamamoto mi ha regalato quest’olio di camelia per
ricordarmi che un membro della Divisione donne deve prendersi cura di se stessa?».
Quando una donna della Gakkai è considerata da chiunque una presenza gradevole, il suo esempio
contribuisce ad alimentare la comprensione e il sostegno nei confronti dell’organizzazione Soka.
Dato che ogni membro è «il volto della Gakkai», è importante prestare attenzione a come ci si
presenta agli altri.
Luce di felicità 33
Da quando Ai Suzumura era diventata membro della Soka Gakkai, spesso Utae Kanda partecipava
alle attività insieme a lei, dato che entrambe venivano dal settore Nihonbashi del capitolo Bunkyo.
Utae fece del suo meglio per sostenere Ai con forza e con calore umano.
«Voglio incoraggiare le persone di Fukushima e voglio far crescere individui più capaci di me.
Desidero che la signora Suzumura diventi così, a tutti i costi!». Questo era il desiderio sincero di
Utae.
A fine giugno del 1957, subito dopo che Ai era diventata membro, il capitolo Bunkyo annunciò,
come attività per il mese di luglio, l’obiettivo che ogni gruppo facesse conoscere il Buddismo a
dieci nuove famiglie.
Per la verità era stato Shin’ichi Yamamoto, che in quel periodo svolgeva le funzioni di responsabile
del capitolo, a proporre questo obiettivo.
In quel momento i membri della Soka Gakkai contavano circa seicentomila famiglie.
L'organizzazione si stava avvicinando alla realizzazione dello scopo di settecentocinquantamila
famiglie, proclamato sei anni prima da Josei Toda durante la cerimonia della sua nomina a secondo
presidente della Soka Gakkai. Se tutti i membri si fossero uniti e impegnati nella propagazione con
tutte le forze, avrebbero potuto raggiungere quell’obiettivo entro la fine dell'anno.
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Volume 25 – Capitolo I – Luce di Felicità
Shin'ichi sapeva fin troppo bene che partecipare a quella grande battaglia per realizzare
settecentocinquantamila famiglie voleva dire lasciare le proprie impronte lungo il cammino glorioso
della storia di kosen-rufu. Sarebbe stato un record di cui andare fieri per le generazioni a venire.
Così importante e nobile era il suo significato.
Per questo motivo voleva far sì che venissero coinvolti il maggior numero possibile di membri.
Ecco perché aveva lanciato l'obiettivo di dieci nuove famiglie per gruppo. Shin'ichi desiderava in
particolar modo che chi non era ancora riuscito a fare shakubuku o era appena diventato membro
potesse sperimentare la gioia che si prova dedicandosi a propagare la Legge.
Se soltanto i responsabili o anche soltanto una parte dei membri si impegnano nel perseguire gli
obiettivi stabiliti nell’attività, non cresceranno persone di valore, né potrà espandersi realmente il
movimento di kosen-rufu. Tutti i membri dovrebbero sentirsi responsabili nella realizzazione di
questo nobile scopo, diventando i protagonisti sul grande palcoscenico di kosen-rufu sforzandosi al
massimo nelle proprie attività. In questo modo si avranno dei progressi tangibili e pieni di fresca
vitalità.
Tutti i membri sono Bodhisattva della Terra! Sono tutti Budda con una nobile missione. Uno dei
requisiti più importanti per un responsabile di kosen-rufu è riuscire a creare le condizioni in cui
ognuno possa manifestare completamente il proprio potenziale.
Luce di felicità 34
A fine giugno del 1957, il presidente Yamamoto visitò l’Hokkaido. A Yubari, una città dell’isola, il
sindacato dei minatori di carbone stava tentando di estromettere i membri della Soka Gakkai dalle
sue file, e Shin'ichi vi si era subito recato per difendere la libertà di culto e i diritti umani dei suoi
amati membri.
Il 29 giugno, il capitolo Bunkyo aveva organizzato una riunione per responsabili di gruppo con
l’obiettivo di preparare le attività di luglio. Durante il meeting fu recapitato un telegramma di
Shin'ichi, che era il responsabile del capitolo. Nel messaggio Shin'ichi invitava tutti a sforzarsi nello
shakubuku, per raggiungere l'obiettivo di dieci famiglie, chiamando questa campagna “Dieci per
gruppo”.
Subito dopo la riunione con i responsabili di gruppo del capitolo Bunkyo, il settore Nihonbashi
decise di tenere una riunione per sensibilizzare al riguardo Onahama, una località nella prefettura di
Fukushima, per i membri che vivevano nella zona di Hamadori. Vi avrebbe partecipato anche il
responsabile di settore Taketo Shimadera. Il meeting era stato organizzato a casa di Teruyo
Fukumoto, che gestiva una drogheria ed era stato la prima persona del luogo a diventare membro
della Soka Gakkai. Nel bel mezzo della riunione, il responsabile del capitolo Bunkyo, Kin'ichi
Taoka, aveva telefonato a Teruyo per trasmettere il telegramma che Shin'ichi aveva inviato ai suoi
compagni di fede del settore Nihonbashi che abitavano nella zona di Hamadori.
Con il volto profondamente commosso e la voce tremante, Taketo lesse il messaggio a tutti i
presenti: «Vinciamo assolutamente, ottenendo un successo clamoroso e senza precedenti nella
campagna “Dieci per gruppo”. Questa diventerà la nostra forza trainante per la realizzazione
dell'obiettivo di settecentocinquantamila famiglie, il grande voto del presidente Toda. Aggiungo
inoltre che non appena saranno terminati i miei impegni in Hokkaido farò ritorno a Tokyo, ma
lungo la strada mi fermerò a Hamadori, facendo una sosta anche a Iwaki».
I membri erano al colmo della gioia.
Shin'ichi aveva in mente di fermarsi in particolare a Iwaki perché voleva incoraggiare con tutte le
sue forze i membri che lavoravano lì nelle miniere di carbone. Anche il sindacato dei minatori di
carbone di Fukushima tartassava i membri della Gakkai, vietando loro di parlare di Buddismo e
imponendo altre restrizioni ingiuste ai compagni di fede.
Via via che Shin'ichi si spostava nelle varie zone dell’Hokkaido, pensando costantemente ai membri
che lavoravano nelle miniere di carbone gridava nel suo cuore a gran voce: «Non siate mai
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Volume 25 – Capitolo I – Luce di Felicità
sconfitti! Non arrendetevi mai!».
Lo scrittore giapponese Shugoro Yamamoto (1903-1967) che amava la catena montuosa di
Abukuma, scrisse: «Una volta che le persone si sono poste un obiettivo, non verranno sconfitte
dalla povertà, né dagli insulti o dalla peggiore delle persecuzioni, ma si adopereranno per
raggiungere il loro scopo finché avranno fiato in corpo. Questo è il modo più umano di vivere per
ciascun individuo».
Luce di felicità 35
Taketo Shimadera continuò a parlare col volto visibilmente commosso: «Il direttore Shin'ichi
Yamamoto è intenzionato a fermarsi a Iwaki perché è preoccupato per la situazione in cui versano i
membri che lavorano nelle miniere di carbone. Vuole andare là perché è a conoscenza di quanto sta
accadendo nelle miniere di Joban, proprio come in quelle di Yubari: stanno esercitando pressioni
nei confronti dei nostri compagni di fede, che vengono discriminati per motivi religiosi, e lui non
vuole permetterlo. Comprendete bene quello che sto cercando di dirvi, della sua intenzione di
venire a trovarci?
Probabilmente sarà qui fra tre o quattro giorni. Allora facciamo uno sforzo, tutti insieme, per
rendere questa campagna di “Dieci per gruppo” una vittoria senza precedenti, per poter dichiarare a
gran voce: “Conti pure su di noi, membri di Fukushima, per realizzare kosen-rufu!”.
Tranquillizziamo il nostro direttore Yamamoto, mostrandogli la nostra determinazione di
stravincere qui a Fukushima, facendone la roccaforte delle nostre vittorie!
Mi sono organizzato al lavoro in modo da poter fare attività con voi il più possibile, qui a
Fukushima. Quando avrò da lavorare tornerò a Tokyo con un treno che viaggia di notte per poi
rientrare qui con un treno in tarda serata. Sono pronto a concentrare gli sforzi di tutta la mia vita in
questa battaglia per realizzare una grande vittoria.
Signori miei, vogliamo scrivere insieme la storia di un risultato epico che spalancherà e trasformerà
le nostre vite?».
I membri che lavoravano nelle miniere di carbone, così come tutti gli altri partecipanti alla riunione,
risposero con voce vigorosa e all’unanimità.
Taketo era schietto e onesto. La sua dedizione totale e la sua grinta furono il motore capace di
ispirare tutti i partecipanti presenti alla riunione.
Scrive Nichiren Daishonin: «[…] se il generale si perde di coraggio, i soldati diventeranno codardi
(La supremazia della Legge, RSND 1, 545)». L’ichinen e il comportamento dei responsabili sono i
fattori determinanti per decidere il successo o il fallimento di qualsiasi impresa. Quando lo spirito
combattivo di un comandante coraggioso determinato a vincere si diffonde all’intera guarnigione,
tutti diventano valorosi fuoriclasse pieni di coraggio.
Tutti erano impazienti per l'arrivo di Shin'ichi e, volendo anticipare la sua volontà, i membri di
Hamadori del capitolo Bunkyo, traboccanti di gioia e di coraggio, si diedero un gran da fare
nell’attività di propagazione già a partire dal giorno successivo.
La sera del 2 luglio il responsabile del capitolo, Kin'ichi Taoka, telefonò a Taketo Shimadera. La
sua voce era un po’ tesa: «Signor Shimadera, abbiamo appena ricevuto una comunicazione dal
direttore Yamamoto che purtroppo non può più venire a Iwaki».
«Gli è successo qualcosa?».
Luce di felicità 36
Cercando di mantenere la calma, Kin'ichi tirò un respiro profondo e rispose a Taketo Shimadera al
telefono: «Non conosco tutti i dettagli, ma sembra che il direttore Yamamoto debba presentarsi in
questura, a Osaka. Nella circoscrizione elettorale di Osaka egli è stato il referente delle attività di
supporto durante le elezioni straordinarie per la Camera dei Consiglieri (Camera Alta) e, poiché
sono state riscontrate delle irregolarità durante le votazioni, è stato convocato in questura per un
interrogatorio.
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Volume 25 – Capitolo I – Luce di Felicità
Sembra che la procura abbia preso di mira la Soka Gakkai. È un dato di fatto! Oggi anche il
direttore generale della Soka Gakkai Konishi è stato arrestato per la stessa questione. Di sicuro ne
parleranno diversi giornali nell'edizione della sera».
Taketo domandò con una certa preoccupazione che traspariva dal tono della voce: «Cosa accadrà a
loro due?».
Per dissipare l’apprensione di Taketo, Kin'ichi rispose con energia: «Tranquillo, andrà tutto bene.
Tutti i sospetti svaniranno in un batter d’occhio, perché non hanno commesso nessun tipo di
violazione durante le elezioni.
Il direttore Yamamoto mi ha chiesto di trasmettere questo suo messaggio: “Mi dispiace tanto di non
poter venire a Iwaki. Ma anche se non potrò essere lì, il mio cuore è sempre con tutti voi. Io
continuerò a combattere. Per favore, fate del vostro meglio, datevi da fare”».
La mattina dopo, il 3 luglio, Taketo informò gli altri membri che la visita che Shin'ichi aveva
programmato a Iwaki era stata annullata. Dopo le tre del pomeriggio, la moglie di Kin'ichi, Haruko,
l'ex responsabile del capitolo Bunkyo, chiamò Taketo al telefono.
«Oggi il direttore Yamamoto ha preso l’aereo da Hokkaido per Osaka, con tappa all'aeroporto di
Haneda (N.d.r.: è l’aeroporto di Tokyo). Sono andata all’aeroporto per incontrarlo durante lo scalo.
Quando gli ho chiesto se avesse un messaggio per i membri mi ha risposto con voce vibrante: “Dica
loro che è giunta l'alba”».
Dopo il sindacato dei minatori di carbone, un potere ancora maggiore, quello dello stato, stava
cercando di colpire la Soka Gakkai.
«Quando la pratica progredisce e aumenta la conoscenza, i tre ostacoli e i quattro demoni emergono
in maniera disorientante, facendo a gara per interferire» (Lettera ai fratelli, RSND, 1, 446): è la
frase citata in Grande concentrazione e visione profonda di T'ien-t'ai. Per quanto il mondo possa
cambiare, questo principio è eterno e sarà sempre valido. La tempesta delle forze demoniache che
ostacolano kosen-rufu si stava scagliando contro la Soka Gakkai.
Luce di felicità 37
La sera del 3 luglio, sul tardi, Haruko Taoka telefonò di nuovo a Taketo Shimadera. Questa volta
dalla sua voce traspariva la più profonda indignazione.
«Quando il direttore Yamamoto si è presentato in questura, a Osaka, come gli era stato richiesto, è
stato immediatamente arrestato. Anche se le accuse mosse nei suoi confronti sono infondate, lo
hanno arrestato! Non ha commesso nessuna violazione, è un’ingiustizia! La natura demoniaca del
potere politico giapponese ha rivelato il suo lato più ingannevole e oscuro.
Oggi pomeriggio, incontrandomi all’aeroporto di Haneda, il direttore Yamamoto mi ha detto: “È
giunta l’alba”. Ho riflettuto sulle sue parole.
Credo che la spiegazione dell’episodio vissuto dai minatori a Yubari, così come del suo arresto, sia
da ricercarsi negli sforzi che stiamo compiendo per diffondere il Buddismo, affinché tutti possano
diventare felici; allo stesso modo va visto il nostro tentativo di partecipare attivamente alla politica,
per poter creare una società pacifica.
Il sindacato dei minatori di carbone si è infuriato perché la Soka Gakkai ha presentato e appoggiato
i propri candidati. Hanno accampato la scusa che in questo modo abbiamo distrutto l’unione e il
consenso interno al sindacato. Per questa ragione hanno tentato di estromettere i nostri compagni di
fede.
Inoltre, alcuni leader politici stanno cercando di colpire la Soka Gakkai accusando il direttore
Yamamoto di violazione delle norme elettorali, violazione commessa invece da alcuni membri del
suo staff.
Questi due episodi dimostrano che il potere politico è intenzionato a distruggere la Soka Gakkai,
proprio perché iniziamo a esercitare una certa influenza nella società, perché siamo
un’organizzazione capace di mobilitare il potere della gente. Se ora la Soka Gakkai riesce ad
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Volume 25 – Capitolo I – Luce di Felicità
affrontare e superare l’oppressione esercitata dal governo, dimostrando la sua forza invincibile,
questo porterà a una nuova era della gente comune. Per questo motivo, credo, il direttore
Yamamoto mi ha detto all’aeroporto: “È giunta l’alba”».
Dopo aver parlato così, tutto d’un fiato, Haruko Taoka esclamò al telefono con tutta la forza di cui
era capace: «Signor Shimadera, qualunque cosa accada, facciamo del nostro meglio, vinciamo alla
grande nella nostra campagna per far conoscere il Buddismo a dieci nuove famiglie in ogni gruppo!
Questa campagna, frutto di un’attenta valutazione e di una profonda riflessione, è stata proposta dal
direttore Yamamoto. Se vinciamo in questa impresa, vuol dire che stiamo lottando insieme a lui per
assicurare l’arrivo di una nuova alba».
Questo sincero appello della donna accese, anzi, letteralmente incendiò lo spirito combattivo di
Taketo Shimadera. Quando le parole sono intrise di determinazione, arrivano dirette al cuore delle
persone.
Luce di felicità 38
Taketo Shimadera rispose al telefono ad Haruko Taoka: «Signora Taoka, ci conti! Ci pensiamo noi.
Il settore Nihonbashi vincerà sicuramente. E la zona di Hamadori, nella prefettura di Fukushima,
trionferà lungo il sentiero che porta a una grande vittoria!».
La vera unità si vede nei momenti cruciali, quando le persone si alzano con lo stesso cuore; coloro
che riescono a farlo sono veramente coraggiosi.
Quella sera stessa, Taketo continuò a recitare Daimoku per tutta la notte e la mattina seguente
comunicò ai membri che Shin’ichi Yamamoto era stato arrestato ingiustamente, senza un valido
motivo.
Tutti rimasero sbigottiti e si domandarono perché avessero arrestato il direttore Yamamoto.
Taketo proseguì dicendo: «Sulla base delle violazioni delle norme elettorali che si sono verificate lo
scorso aprile, durante le elezioni straordinarie alla Camera dei Consiglieri (Camera alta), la questura
di Osaka e la procura locale ritengono che il direttore Yamamoto, essendo la personalità di
maggiore spicco nonché il responsabile di tutta l’attività svolta, debba aver dato lui istruzioni ai
membri di trasgredire le normative elettorali. Ma lui non ha mai fatto una cosa del genere, è
assolutamente inconcepibile.
Lo scorso luglio ho accompagnato personalmente il direttore Yamamoto per sostenere la campagna
elettorale. In quell’occasione non faceva che ripetere e ricordare a tutti noi: “È basilare non
provocare incidenti. È tassativo! Non dobbiamo commettere nessun tipo di irregolarità”.
È impossibile che il direttore Yamamoto abbia chiesto ai membri di violare le norme elettorali!».
Tutti i compagni di fede lì riuniti annuirono, perfettamente d’accordo. Come membri del capitolo
Bunkyo, molti di loro avevano ricevuto direttamente da Shin'ichi un consiglio nella fede o un
incoraggiamento durante le riunioni e in altre occasioni. E ben sapevano quanto egli fosse animato
da un profondo senso di integrità e giustizia.
Taketo esclamò con impeto: «Credo che dietro l’arresto del direttore Yamamoto ci sia il tentativo
disonesto da parte del potere di distruggere in qualsiasi modo la Soka Gakkai. Sono certo che voi
tutti ricordiate la guida data dal presidente Toda ai membri di Fukushima lo scorso anno, alla
stazione di Koriyama».
Luce di felicità 39
Il 1° aprile 1956, l'anno prima che Shin'ichi Yamamoto venisse arrestato, il secondo presidente
della Soka Gakkai, Josei Toda, si era recato a Sendai (N.d.r.: città di circa un milione di abitanti che
si trova nella prefettura di Miyagi, nella stessa regione dove c’è anche la prefettura di Fukushima, il
Tohoku) per incoraggiare i membri del luogo. Venuti a saperlo, venti o trenta compagni di fede
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Volume 25 – Capitolo I – Luce di Felicità
della prefettura di Fukushima andarono ad aspettarlo al binario della stazione di Koriyama,
sperando di poter intravedere il presidente Toda anche solo per il tempo della sosta del treno.
Terminato il saliscendi dei viaggiatori, infatti, il presidente Toda si affacciò all’entrata del vagone
per incoraggiare tutti i membri che erano lì per incontrarlo. «Ascoltatemi bene: vorrei ricordare a
tutti voi qui riuniti che non possiamo veramente realizzare kosen-rufu finché non sorge una grande
persecuzione. Perciò quando arriva il momento non lasciatevi intimorire. Continuate a praticare
tenendo questo bene a mente!».
Taketo Shimadera si rivolse quindi ai compagni di fede:
«Ebbene, finalmente è arrivata la grande persecuzione di cui ci aveva parlato il nostro maestro
Toda. Ed è stato preso di mira il direttore Yamamoto, che è anche il responsabile vicario del nostro
capitolo: è stato portato in prigione».
La voce di Taketo si affievolì sempre di più, fino a confondersi con i singhiozzi. I membri
trovavano semplicemente inconcepibile ciò che le autorità avevano fatto al direttore Yamamoto, e
volevano accorrere a Osaka per sostenerlo. Percependo questo stato d’animo diffuso, Taketo tornò
ad assumere un tono di voce pacato e disse: «So bene che tutti voi sentite che l'arresto del direttore
Yamamoto è un abuso scandaloso e inammissibile da parte del potere politico. La penso come voi.
Ma se ci precipitiamo tutti alla questura di Osaka, non faremo che creare confusione.
Abbiamo bisogno di rispondere a questo comportamento ingiusto e demoniaco del sistema politico
dimostrando che la Soka Gakkai non verrà mai sconfitta dalle persecuzioni e che il potere della
gente comune non può essere trascurato né tanto meno sottovalutato. E il modo migliore per farlo è
dare la prova concreta di questo insegnamento espandendo proprio ora il nostro movimento, nel bel
mezzo di questo frangente. Prima di tutto, bisogna vincere assolutamente in questa campagna di
“dieci nuove famiglie in ogni gruppo”.
Nichiren Daishonin scrisse: «Inoltre chi persevera di fronte a grandi persecuzioni e abbraccia il
sutra dall’inizio alla fine è l’inviato del Tathagata (Più lontana la sorgente, più lungo il corso del
fiume, RSND, 1, 837)». Riconosciamo che questo è un momento cruciale e continuiamo ad
avanzare chiamando a raccolta la nostra fede e diffondendo con coraggio il Buddismo, a quante più
persone possibile!».
Si levarono applausi di consenso tra i membri. Quel ruggito audace aveva risvegliato il coraggio di
tutti unendo i loro cuori.
Luce di felicità 40
Taketo Shimadera era disposto a puntare tutto sulla campagna “Dieci per gruppo”. Era diventato
membro della Soka Gakkai nel luglio del 1954. Un amico lo aveva accompagnato un giorno, a
Ikebukuro, a una riunione di discussione alla quale era presente anche Shin'ichi Yamamoto, come
responsabile vicario del capitolo Bunkyo.
Taketo aveva un fisico formidabile e vantava il quarto Dan di judo, ma soffriva di ulcera gastrica e
duodenale, e si sentiva molto abbattuto per tutto ciò che riguardava la sua vita in generale.
Ascoltò Shin'ichi mentre parlava della relazione esistente tra forza vitale e malattia, così come tra la
filosofia e la vita di un individuo. Si sentì affascinato dalle parole di Shin'ichi, che trovò
convincenti, ma era un po’ titubante a entrare a far parte della Soka Gakkai.
Gli disse allora il responsabile del capitolo Bunkyo, Yamamoto: «Finché non provi a dare un morso
a una mela non saprai mai che sapore ha. Lo stesso vale nell’ambito della fede. Alla fine, ciò che
conta è metterla in pratica. Te la senti di provare?».
Grazie a queste parole, Taketo si decise a diventare membro della Soka Gakkai.
Egli si impegnò con grande serietà e costanza nella recitazione del Daimoku e nella propagazione,
pensando: «Dato che ho deciso di farlo, lo faccio fino in fondo!». Praticava il Buddismo con
l’atteggiamento di chi potrebbe morire da un momento all'altro, dando quindi tutto se stesso. Giorno
dopo giorno si sentiva sempre più rinvigorito e un po’ alla volta poté guarire dalla malattia, tanto
Sezione – Nuova Rivoluzione Umana
Volume 25 – Capitolo I – Luce di Felicità
che il suo medico ne rimase sorpreso.
Nello stesso mese in cui Taketo diventò membro della Soka Gakkai, riuscì subito a far praticare
dieci nuove famiglie, e in sei mesi fu capace di creare un nuovo gruppo a Nihonbashi, a Tokyo.
Avendo superato brillantemente la sua malattia e acquisito una notevole convinzione nella fede,
Taketo si dedicò con grande entusiasmo e passione allo shakubuku, per condividere la filosofia del
Daishonin con gli altri. Era una persona sincera, e Shin'ichi continuava a incoraggiarlo e a
consigliarlo.
Poi Shin'ichi venne arrestato e rinchiuso in carcere dagli agenti della questura di Osaka.
Ciononostante, pur afflitto in cuor suo, Taketo utilizzò la sua rabbia come un trampolino per
risvegliarsi alla propria missione e con coraggio prese in mano la campagna “Dieci per gruppo”
nella zona di Hamadori, nella prefettura di Fukushima, col desiderio di risolvere quella situazione
inconcepibile.
I membri di Hamadori lottarono con grande valore e con tutte le loro forze, determinati a dimostrare
proprio in quel momento la verità della Soka Gakkai.
Tuttavia, propagare il Buddismo non era assolutamente facile, anche perché c'era in giro molta
pubblicità negativa sulla Soka Gakkai, e tante persone fraintendevano gli sforzi dei membri, oppure
continuavano a serbare pregiudizi alimentati dalle diffamazioni dilaganti contro la Gakkai.
C’era persino chi solo a sentire menzionare il nome della Soka Gakkai, si oscurava in viso
esclamando: «Non mi piace la Soka Gakkai. Non venire mai più qui a parlarmene di nuovo!». Altri
si misero addirittura a gridare contro i membri della Gakkai, o li cacciavano via gettandogli addosso
dell’acqua o del sale.
Luce di felicità 41
Uno dei membri che vivevano nella zona di Hamadori era un uomo che un mese prima aveva perso
l’impiego perché l’azienda per cui lavorava era fallita. I suoi due figli erano entrambi di salute
cagionevole e la sua vita non era affatto facile.
Ciononostante, in quel periodo, si era recato in treno a far visita a un amico che abitava lontano, a
circa venti chilometri da lui, per parlargli del Buddismo di Nichiren Daishonin. Era così preso dalla
conversazione da non rendersi conto che il tempo passava, e così aveva perso l'ultimo treno. Per
tornare a casa, non avendo alternativa, cominciò a camminare lungo i binari della ferrovia.
Le ultime parole pronunciate dal suo amico al termine di quella chiacchierata sull’insegnamento del
Daishonin, gli avevano trafitto il cuore: «Prima di andare a casa della gente a parlare di Buddismo,
dovresti trovarti un lavoro. E poi, se questa pratica buddista è così eccezionale, perché i tuoi figli
sono sempre ammalati?».
L'uomo replicò: «Di sicuro troverò un lavoro. E anche i miei figli si rimetteranno in salute, stanne
certo!».
«E allora torna quando le cose stanno così. E io ascolterò quello che avrai da dirmi» gli rispose
l’amico.
Per tutto il tempo della conversazione il suo amico aveva ostentato un sorriso scettico, esprimendosi
con sarcasmo, come se lo disprezzasse.
Quella notte, mentre camminava verso casa, l'uomo venne assalito da un profondo senso di
sconforto e non riuscì a trattenere il pianto. Sul volto rigato dalle lacrime a un certo punto sentì
cadere delle gocce di pioggia, e non aveva ombrello. Man mano la pioggia aumentava, diventando
sempre più fitta. Era bagnato fradicio, ma era ancora lontano da casa. Provava una sofferenza
indicibile, si sentiva fallito.
«Perché? Come mai?».
Mentre continuava a camminare sotto la pioggia malediceva se stesso, sfogando la rabbia e
piangendo.
Dopo aver camminato quasi per due ore, all’improvviso si ricordò di un incoraggiamento ricevuto
Sezione – Nuova Rivoluzione Umana
Volume 25 – Capitolo I – Luce di Felicità
da Shin'ichi Yamamoto durante una riunione del capitolo Bunkyo: «Ci saranno momenti in cui
sarete attaccati e insultati, o vi mancheranno di rispetto quando andrete a fare shakubuku ad altre
persone. Si possono fare molte brutte esperienze. Ma è esattamente ciò che si legge nel Sutra del
Loto e negli scritti del Daishonin. In quei frangenti bisogna stringere i denti decidendo di non
lasciarsi sconfiggere, mentre continuiamo a sforzarci con spirito indomito. Quella è la nostra
occasione per estinguere le azioni negative compiute nelle vite passate. La pratica buddista serve
fondamentalmente per estinguere le cause negative e trasformare il proprio karma. Se riusciamo a
esserne convinti, proveremo gioia nonostante la sofferenza».
Luce di felicità 42
Nel momento in cui gli tornarono in mente le parole di Shin'ichi, l’uomo pensò: «Chissà come si
sente, in questo momento, il direttore Yamamoto. È in prigione ormai da diversi giorni.
Probabilmente viene interrogato quotidianamente ed è messo a dura prova. Non gli è permesso di
uscire e non è neppure libero di telefonare alla sua famiglia. Eppure, nonostante ciò, sta
proclamando la verità della Soka Gakkai e sta lottando in carcere con tutto se stesso.
Rispetto a lui, la mia situazione non ha paragoni! Se sono debole e permetto a me stesso di essere
sconfitto, il direttore Yamamoto ne sarà rattristato.
Non voglio abbattermi e non voglio essere sconfitto! Domani riuscirò a parlare di Buddismo ad
altre persone, il direttore Yamamoto può starne certo!».
Nell’istante in cui riuscì a scandire a voce alta i suoi pensieri, sentì crescere il coraggio nel cuore.
La pioggia nel frattempo aveva iniziato a cadere ancora più forte di prima.
Ciononostante, l'uomo cominciò a camminare a passo spedito canticchiando alcune canzoni della
Gakkai per tenersi su di morale, sotto la pioggia battente. La sua determinazione di realizzare
kosen-rufu divampò con forza e fierezza, malgrado il diluvio.
L'amarezza e i dispiaceri che proviamo nel diffondere la Legge mistica, con il tempo si
trasformeranno in lode e onore che adorneranno la nostra vita.
In quel periodo, i membri della Soka Gakkai di tutto il Giappone cominciarono a pensare che
l’incidente accaduto ai minatori di carbone di Yubari, nell’isola dell’Hokkaido, non fosse qualcosa
di poi così lontano dalla loro vita. Né consideravano l'arresto assurdo di Shin'ichi Yamamoto a
Osaka, come un incidente capitato in una città lontana. Piuttosto pensavano che i problemi che stava
affrontando la Soka Gakkai erano attacchi a un’entità di cui facevano parte e li vivevano come
problemi personali.
In accordo con le parole del Daishonin: «(…) senza alcuna distinzione fra loro» (L’eredità della
Legge fondamentale della vita, RSND 1, 190), il loro atteggiamento dimostrava l’unione spirituale
adamantina e indistruttibile che si era creata, manifestando allo stesso tempo l'incarnazione di
diversi corpi, stessa mente. È questa la forza eterna e incrollabile della Soka Gakkai.
I membri di Hamadori, del settore Nihonbashi, del capitolo Bunkyo, si impegnarono con tutte le
loro forze, consapevoli che in quel momento Shin'ichi stava affrontando la prigione.
Utae Kanda, così come Ai Suzumura, che era appena diventata membro, si dedicarono anima e
corpo alla campagna di propagazione. Nei momenti difficili si incoraggiavano a vicenda, dicendo:
«Se ci lamentiamo per problemi di poco conto non saremo in grado di guardare negli occhi il
direttore Yamamoto, quando lo incontreremo di nuovo».
Luce di felicità 43
Dopo l’arresto, la detenzione in prigione di Shin'ichi Yamamoto durò quindici giorni. Venne
rilasciato il 17 luglio 1957, dopo mezzogiorno.
I membri del settore Nihonbashi del capitolo Bunkyo continuarono a impegnarsi al massimo, con
coraggio, per far conoscere alle persone il Buddismo di Nichiren Daishonin; avevano il cuore colmo
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Volume 25 – Capitolo I – Luce di Felicità
di gioia per la scarcerazione di Shin'ichi ed erano determinati più che mai a lottare contro
l'ingiustizia esercitata delle autorità.
Di conseguenza, il capitolo Bunkyo che aveva lanciato la campagna “Dieci per gruppo” fece un
grande balzo in avanti e, in particolare, i membri di Hamadori dimostrarono di essere la forza
trainante del settore Nihonbashi. Riuscirono a far praticare ottanta nuove famiglie e questo contribuì
a fare del loro settore uno dei migliori di tutto il Giappone.
Come se non bastasse, il progresso di kosen-rufu nel settore Nihonbashi ebbe un’ulteriore
accelerazione.
Alcuni dei suoi membri vivevano nella prefettura di Fukushima, raggruppati nella zona di
Hamadori, nei comuni lungo la costa, come Iwaki, Onahama e Nakoso. In occasione di una serie di
visite a casa programmate in quelle località durante l’estate del 1958, l'anno in cui scomparve il
secondo presidente della Soka Gakkai Josei Toda, fu deciso di aumentare gli sforzi per propagare la
Legge anche nella zona di Nakadori. Utae Kanda e Ai Suzumura furono le prime a prendere
l’iniziativa per realizzare questo obiettivo.
In quel periodo, tutti i membri pionieri si impegnarono con grande entusiasmo per portare avanti la
loro attività nonostante il caldo torrido dell'estate, dichiarando: «Non esistono ferie per chi vuole
realizzare kosen-rufu, anche quando tutti gli altri sono in vacanza». La forza della Soka Gakkai è in
questo tipo di atteggiamento.
Un giorno di agosto, Utae Kanda e Ai Suzumura si recarono nel villaggio di Kagamiishi, nella zona
di Nakadori. Il marito di Ai, che aveva avviato un servizio di consegna della ghiaia, si recava spesso
a Kagamiishi per lavoro e conosceva diverse persone che vi abitavano. Utae portò con sé Shin, il
figlio maggiore, che non aveva ancora iniziato le scuole elementari.
Prima di partire per Kagamiishi, le due donne avevano dichiarato con toni entusiastici al loro
responsabile di settore, Taketo Shimadera, che non sarebbero tornate a casa senza essere riuscite a
fare shakubuku a qualcuno.
Tuttavia, facendo visita ad alcune di quelle famiglie, furono accolte con una certa freddezza e
talvolta ricevettero risposte anche molto brusche. Dopo cinque o sei tentativi falliti, cominciarono a
demoralizzarsi.
Utae disse alla sua compagna di fede: «Non dobbiamo arrenderci, lo shakubuku non è mai facile.
Andiamo avanti con la determinazione che ci suggerisce il Daishonin: “non aspettarsi tempi buoni,
ma dare per scontati quelli cattivi (Le persecuzioni che colpiscono il santo, RSND, 1,886)”».
Senza uno sforzo incessante non è possibile progredire e aprire nuove strade. Kosen-rufu si realizza
solo grazie al lavoro costante dei praticanti che tutti i giorni decidono fermamente di compiere un
passo avanti.
Luce di felicità 44
A Kagamiishi, Utae Kanda e Ai Suzumura proseguirono comunque il giro che avevano
programmato per far conoscere il Buddismo ai loro conoscenti: si incoraggiavano a vicenda
ripetendosi che nella visita seguente sarebbero riuscite nel loro intento.
«Stavolta ce la facciamo!» si dicevano.
Ciononostante, terminato il giro di visite, erano entrambe abbattute: ovunque fossero andate
avevano ricevuto soltanto risposte negative. Si sentivano terribilmente inette e impacciate per non
essere state in grado di spiegare con sufficiente chiarezza e convinzione il potere del supremo
insegnamento di Nichiren Daishonin che praticavano e che desideravano trasmettere agli altri con
tutto il cuore.
Quel giorno il caldo era insopportabile e i raggi del sole sembravano perforare la pelle per quanto
erano roventi. A un certo punto scorsero un campo di grano, di un verde quasi abbagliante. Non
c’erano altre famiglie da incontrare, ma non avevano neppure voglia di tornare a casa ammettendo
il fallimento.
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Volume 25 – Capitolo I – Luce di Felicità
Il figlio di Utae, Shin, era così stanco che iniziò a piagnucolare; si sedettero tutti e tre vicino al
campo di grano maturo. Forse perché aveva fame, Shin disse che voleva mangiare quel grano.
«Non puoi» gli disse sua madre, «Non è nostro».
«Ma io voglio mangiarlo!».
«Ho detto che non puoi!».
Shin, guardando sua madre con occhi risentiti, cominciò a singhiozzare.
Questo spezzò il cuore di Utae, provata emotivamente da tutta la situazione, e all’improvviso anche
lei cominciò a piangere, dopo avere tentato invano di trattenere le lacrime. Vedendo piangere sia la
madre che il figlio, anche gli occhi di Ai si riempirono di lucciconi.
Una donna anziana che abitava nei paraggi sbucò dalla strada: stava andando a lavorare in una
fattoria. Vedendo quei tre piangere, seduti sul ciglio della strada accanto al grano, si chiese stupita:
«Cosa sarà successo?». Non poteva passar oltre facendo finta di niente, e glielo domandò.
Quello che accadde è che iniziarono a parlare di Buddismo, e man mano che entravano nel vivo
della conversazione, gli occhi di Utae e Ai tornarono a brillare mentre i loro volti si ravvivavano.
La signora anziana ascoltava con estrema attenzione e annuiva con trasporto a tutto quello che
dicevano le due compagne. Nell’arco di pochi minuti, decise di diventare membro della Soka
Gakkai. Utae e Ai piansero di nuovo, ma questa volta erano lacrime di gioia.
I loro sforzi per condividere il Buddismo, grazie alla loro ferma determinazione di compiere fino in
fondo la missione di Bodhisattva della Terra, alla fine erano stati premiati.
Luce di felicità 45
I membri del settore Nihonbashi del capitolo Bunkyo si dettero un gran da fare per propagare
costantemente l’insegnamento di Nichiren nella prefettura di Fukushima, e nell’ottobre del 1958
furono creati due nuovi settori nella zona di Hamadori: il settore Iwaki e il settore Nakoso.
Utae Kanda fu nominata responsabile di settore della Divisione donne nel nuovo settore Iwaki,
mentre suo marito, Tometaro, venne nominato responsabile di settore della Divisione uomini. Ai
Suzumura invece fu nominata responsabile della Divisione donne nel nuovo settore Nakoso, e suo
marito, Hirotaka, fu nominato responsabile di settore della Divisione uomini. Gli albori della Soka
Gakkai furono caratterizzati dalle battaglie intraprese da quei pionieri per alzarsi da soli e
impegnarsi in uno sforzo costante per la propagazione, mentre fondavano allo stesso tempo nuovi
gruppi e nuovi settori.
Quando i membri cominciarono seriamente a dare tutto se stessi per kosen-rufu, spesso si trovarono
di fronte a situazioni dolorose, tristi, difficili da sopportare. Capitò talvolta che versassero lacrime
di sconforto mentre nessuno li guardava. Ma tutte le volte che si sforzarono al massimo, ebbero
anche la netta sensazione che stavano recidendo una alla volta le catene del proprio karma che li
tenevano imprigionati. Quindi, indipendentemente dal tipo di prova a cui dovevano far fronte,
percepivano realmente fluire in tutto il corpo una gioia e un coraggio tali da permettere loro di non
farsi sopraffare completamente dalle circostanze.
In quel periodo la maggior parte dei compagni di fede avevano problemi di malattia, problemi
economici o di disarmonia familiare. Tuttavia, quando si risvegliarono alla loro missione di
Bodhisattva della Terra e cominciarono a percorrere la grande strada di kosen-rufu, quelle
sofferenze che in precedenza li avevano fagocitati diventarono poco significative, come una
pellicina sulla punta di un dito.
La sofferenza maggiore che turbava i loro cuori era come salvare gli amici e condurli alla felicità, e
come promuovere kosen-rufu all’interno delle proprie comunità. Queste sono le vere
preoccupazioni che affliggono i Budda e i Bodhisattva della Terra. Il fatto che questi membri
avessero raggiunto una tale condizione vitale indicava di per sé che avevano ormai spiccato il volo
dalla valle della sofferenza karmica.
Sezione – Nuova Rivoluzione Umana
Volume 25 – Capitolo I – Luce di Felicità
La vita e il suo ambiente sono due ma non due, non sono inseparabili, sono intimamente connessi.
Allo stesso modo la mente e il corpo delle persone hanno una relazione molto profonda e
indivisibile con l’ambiente. Ecco perché quando si trasforma il proprio stato vitale non è possibile
non vedere cambiamenti anche nella realtà esterna.
Infatti, i compagni di fede che si dedicavano con gioia a kosen-rufu, facevano sbocciare i fiori dei
benefici un po’ come se fossero in competizione tra di loro, dimostrando la prova concreta della
rivoluzione umana e della trasformazione del karma. Questa gioia, e la convinzione che ne
derivava, alimentavano ancora di più la forza trainante per promuovere la propagazione lì dove
vivevano.
Luce di felicità 46
Il 12 marzo 1977, durante un incontro informale con i responsabili di area e prefettura di
Fukushima, Shin'ichi Yamamoto disse a Utae Kanda e Ai Suzumura: «Vi siete dedicate entrambe
instancabilmente a kosen-rufu e alla felicità degli altri. Vi prego di continuare fino in fondo a
condurre delle esistenze così nobili. Questa è la chiave per diventare individui che manifestano il
vero splendore, l’autentica felicità e la vittoria nella vita».
Nel corso della riunione, i partecipanti espressero il desiderio che Shin'ichi attribuisse dei nomi
anche alle diverse sale interne del nuovo Centro culturale di Fukushima.
«D’accordo. Allora chiamiamo la sala in stile giapponese, al primo piano, Centro Joraku (Felicità
eterna), e la grande sala al secondo piano Centro Hosshin (Fresca determinazione). Mentre la stanza
in stile giapponese al secondo piano sarà il Centro An’non (pace e sicurezza). Che ne dite?».
Si sollevarono applausi di approvazione.
«Avete altre cose a cui bisogna dare un nome?». Allora qualcuno esclamò: «Abbiamo una bicicletta
qui al Centro culturale». Tutti scoppiarono in una sonora risata.
«Va bene, chiamiamola Fukushima. Ci sono anche le due grosse carpe che oggi abbiamo rilasciato
nello stagno. Anche a loro darò un nome. La prima la chiameremo Aizu e la seconda Bandai
(N.d.T: Aizu e Bandai sono due nomi molto antichi e tipici di quella zona). Che ne dite? Chi è
d’accordo?».
Sorridendo, tutti alzarono la mano.
Poi Shin'ichi disse rivolgendosi ai membri della Divisione giovani: «I giovani devono assumersi la
responsabilità di tutte le nostre attività: dallo shakubuku agli incontri di discussione, dallo studio
alla realizzazione dei vari meeting. Anch’io ho fatto così quando ero giovane. Tutti gli sforzi di
oggi non sono altro che il patrimonio su cui si basa la vostra crescita per diventare grandi leader di
domani.
«Come dice il proverbio “Bisogna battere il ferro finché è caldo”. Se non sviluppate voi stessi
quando siete giovani, migliorandovi e temprandovi in mezzo alle difficoltà, non potrete costruire le
basi di un carattere solido e umano, né tanto meno l’ossatura spirituale di un leader. Se in gioventù
non vi impegnate fino al punto di versare sudore e lacrime, non sarete in grado di comprendere
realmente le sofferenze e i problemi degli altri. Non voglio che diventiate questo genere di leader.
I vostri genitori hanno lottato duramente e si sono adoperati al massimo delle loro capacità. Ma
solamente quando i giovani si alzano con determinazione, gli anziani, i protagonisti di quei giorni
pionieristici, potranno dormire sonni tranquilli».
Come scrisse l'autore francese Émile Zola (1840-1902) in Lettera ai giovani: «Non vi vergognate
nel vedere le persone mature, anziane, che oggi stanno svolgendo con passione i compiti che invece
dovrebbero spettare a voi?» (N.d.T: tratto dall'editoriale scritto al Presidente della Repubblica
francese, intitolato J'accuse, con lo scopo di denunciare pubblicamente le irregolarità e le illegalità
commesse durante il processo contro Alfred Dreyfus, al centro di uno dei casi più famosi della
storia francese).
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Luce di felicità 47
La sera del 12 marzo si tenne una seconda riunione per inaugurare il Centro culturale di Fukushima
a cui parteciparono i rappresentanti delle Divisioni uomini e donne.
Durante il meeting, Shin'ichi Yamamoto chiese ai presenti: «Vorrei che faceste diventare la
prefettura di Fukushima un nuovo modello di kosen-rufu, valorizzando al meglio le sue
caratteristiche uniche e particolari».
Proseguì poi parlando del suo stato d’animo, ma anche della sua determinazione di presidente della
Soka Gakkai: «Dal momento in cui sono diventato presidente fino ad oggi, non mi sono mai potuto
rilassare, nemmeno per un giorno. Ciò è dovuto alla mia convinzione di non poter stare sereno
finché tutti i membri della Soka Gakkai non sono felici. Fare diversamente mi squalificherebbe
come leader; a mio parere, non sarei più un leader all’altezza della situazione.
Inoltre, se sento dire che ci sono membri che si trovano in difficoltà a causa del comportamento
arrogante e prepotente dei responsabili, provo un dolore tremendo, come se avessi una ferita vera e
propria.
Ogni giorno dico a me stesso: “Ma a che serve un presidente della Soka Gakkai se non per far
diventare felici tutti i membri, con delle vite allegre e ricolme di buona fortuna?”
Sono venuto qui a Fukushima perché mi sento una responsabilità tale addosso che non avrei scuse
se ognuno di voi non fosse in grado di affermare apertamente: “Sono proprio contento di praticare
questo Buddismo”, “Sono felice di essere membro della Soka Gakkai”, “Sono diventato così felice
e fortunato”. In realtà, questo è lo spirito di un presidente della Soka Gakkai».
Shin'ichi poi si soffermò a parlare del significato delle attività della Soka Gakkai: «La Soka Gakkai
è un’assemblea di bodhisattva emersi dalla Terra, che portano avanti kosen-rufu in completo
accordo con gli insegnamenti di Nichiren Daishonin. Perciò, al giorno d’oggi, non esiste pratica
buddista al di fuori della Gakkai.
Le attività della Soka Gakkai illuminano la via diretta verso la felicità: aiutano le persone a stabilire
nella loro vita uno stato di felicità assoluta, contribuiscono a costruire una società prospera e a
realizzare la pace nel mondo. Si tratta di un lavoro apparentemente normale, sobrio, poco
appariscente, ma sono le azioni degli emissari del Budda e i nobili sforzi dei Bodhisattva della
Terra. Per questo motivo, se una persona si impegna seriamente nelle attività della Gakkai, è in
grado di manifestare il grande stato vitale di Budda e Bodhisattva, mentre al contempo purifica la
sua vita facendosi avvolgere dalla gioia e dalla fortuna».
Luce di felicità 48
Nei giorni pionieristici della Soka Gakkai, molti compagni di fede parteciparono attivamente a
kosen-rufu pieni di energia, pur avendo diversi problemi personali, come malattie o difficoltà
finanziarie. Questo perché sentivano realmente la gioia che pulsava nella propria vita quando
s’impegnavano nelle attività della Soka Gakkai. E in tutto questo, erano sostenuti dalla forte
convinzione di poter diventare assolutamente felici tramite la pratica buddista, proprio come una
freccia che, quando mira all’obiettivo, centra immancabilmente il bersaglio.
Guardando attentamente i partecipanti alla riunione, Shin'ichi Yamamoto proseguì il suo discorso:
«A volte, ci saranno momenti in cui dovrete assistere a situazioni spiacevoli o difficili, durante le
attività della Gakkai. Oppure vi potrebbe accadere di soffrire a causa di problemi interpersonali con
gli altri membri dell'organizzazione. Ma potrebbe capitarvi anche di venir criticati o calunniati da
persone che non conoscono la Soka Gakkai o ne hanno un’idea distorta. Nichiren Daishonin
affermò: “[…] non c’è da stupirsi che la sua pratica sia ostacolata, proprio come i rami del pino
sono piegati o spezzati” (La difficoltà di mantenere la fede, RSND, 1, 418).
Dal momento che la pratica buddista serve a conseguire la Buddità in questa esistenza e a realizzare
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il grande voto di kosen-rufu, è normale che risulti faticosa e ardua. Ma è superando tali sofferenze
che lucidiamo e rafforziamo noi stessi, e così facendo trasformiamo il nostro karma. Per favore,
abbiate una fede forte, capace di affrontare le difficoltà con coraggio e gioia, incidendo
profondamente nel cuore le auree parole del Daishonin: “Quanto più grandi saranno le difficoltà che
incontrerà, tanto più grande la gioia che egli proverà grazie alla sua forte fede” (RSND, 1, Una nave
per attraversare il mare della sofferenza, 29)».
In gioventù, quando Shin'ichi era il responsabile della redazione di un giornale per ragazzi, conobbe
uno scrittore, Kodo Nomura (1882-1963), con il quale strinse un legame di amicizia.
Egli era originario della regione del Tohoku e una volta gli raccontò: «Tra gli esseri umani, alcuni
fanno tesoro delle proprie esperienze di vita per migliorare il loro carattere, mentre altri fanno il
contrario».
Dopo la riunione celebrativa, Shin'ichi continuò a parlare incoraggiando i partecipanti che si erano
spostati nell’atrio del secondo piano del Centro culturale.
Poi fece un altro Gongyo con circa venti responsabili ed ebbe un incontro informale con loro. Un
responsabile della Divisione uomini colse allora l’occasione al volo: alzò la mano e gli fece una
domanda: «Il bacino carbonifero di Joban è stato chiuso lo scorso autunno. Molti non hanno avuto
altra scelta che trasferirsi altrove, a malincuore, mentre gli altri, che in realtà volevano rimanere a
tutti i costi a Iwaki, sono ancora alla ricerca di un lavoro. Come possiamo incoraggiare i membri ad
affrontare una sfida del genere?».
Luce di felicità 49
Dopo aver ascoltato la domanda dell’uomo, Shin’ichi Yamamoto cominciò a parlare trasmettendo
una convinzione incrollabile: «Prima di tutto, vi pregherei di dire ai compagni di fede che stanno
affrontando questa fase così cruciale: “Adesso è il momento decisivo. Ed è giunta l’ora di
manifestare tutto il potere della fede. Il Daimoku deve diventare la vostra priorità, recitate Daimoku
prima di tutto e vi prego di vincere assolutamente facendo di questa difficoltà un trampolino di
lancio verso il futuro. Con questo tipo di fede riuscirete a trasformare il veleno in medicina”. I figli
del Budda, che hanno abbracciato il Gohonzon, hanno una profonda missione, ed è impossibile che
non vincano. Anch’io, insieme a mia moglie, continuerò a mandarvi Daimoku».
«Sì!» rispose l’uomo annuendo con la testa.
Shin’ichi proseguì il suo discorso: «Capisco benissimo il dispiacere che si prova a doversi separare
dai membri che abbiamo seguito e dal posto dove si è vissuto così a lungo. Ma il luogo dove
andrete diventerà la nuova terra dove avrete modo di propagare kosen-rufu, mentre invece chi ha
deciso di rimanere nel proprio paese natio è lì che troverà il palcoscenico della sua missione.
Negli Insegnamenti Orali leggiamo queste parole del Daishonin: “E ora il luogo in cui Nichiren e i
suoi seguaci recitano Nam-myoho-renge-kyo, ‘sia [...] in vallate montane, sia in luoghi selvaggi e
deserti’ (ventunesimo capitolo, Poteri sovrannaturali del Tathagata), qualunque luogo sia, è la
Terra della luce eternamente tranquilla. Questo è ciò che significa ‘luogo della pratica [per il
conseguimento della Buddità]’” (Insegnamenti Orali, BS, 123, 53).
Egli afferma che, dovunque ci troviamo, in montagna, in una valle o in pianura, quello rappresenta
per noi il luogo della luce eternamente tranquilla, che ci consentirà di conseguire la Buddità.
Per fare questo, è fondamentale che iniziate a dedicarvi a kosen-rufu nel luogo in cui vi trovate,
allargando la cerchia di amicizia e di fiducia nei vostri confronti: così dimostrerete la prova
concreta della felicità e vittoria. Dovunque ci porterà la vita, dovremmo avere la consapevolezza
che siamo stati inviati là dal Budda. Dovremmo essere in grado di affermare: “Sono stato inviato
dal Budda che mi ha affidato la realizzazione di kosen-rufu in questa zona”. Inoltre, se vi
considerate miei discepoli, vi prego di essere convinti che voi vi trovate là in mia vece, come miei
rappresentanti.
Il mio maestro Toda spesso diceva: “Mi chiedo a volte su quale pianeta rinascerò nella prossima
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Volume 25 – Capitolo I – Luce di Felicità
esistenza. Se il Daishonin dovesse dirmi di andare su un determinato pianeta per realizzare kosenrufu, è lì che nascerò ed è lì che costruirò la Soka Gakkai”. È triste separarsi dai nostri compagni di
fede, ma in fin dei conti, siamo sempre all’interno di una minuscola isola come il Giappone e su un
piccolo pianeta come la Terra. Dovremmo guardare tutti gli eventi dalla prospettiva buddista e
avanzare con lo stesso spirito e la stessa vasta condizione vitale di Toda».
Luce di felicità 50
Se una persona pensa solo alla propria felicità, il suo cuore comincerà a essere ansioso e diventerà
fragile. Quando invece si decide di dedicare la vita a kosen-rufu coltivando una fede con radici
profonde, diventeremo individui dal cuore forte e vigoroso. Finché si rimane chiusi nel guscio del
proprio egoismo, così gretto e limitato, la luce non potrà risplendere nei nostri cuori. Se invece si
spalanca la finestra dell’altruismo per recare benefici agli altri, il sole della speranza risplenderà.
Per questo motivo, Shin’ichi Yamamoto voleva che i membri che avevano perso il lavoro a causa
della chiusura delle miniere di carbone e che stavano vivendo un brutto momento, ritornassero al
punto di origine di questo Buddismo, vale a dire kosen-rufu.
Shin’ichi continuò a parlare: «Non solo le persone che lavoravano in miniera, ma anche molti altri,
tra i quali i dipendenti delle aziende che lavorano sul territorio o chi invece è occupato in ditte qui
della zona, anche loro avranno dovuto affrontare situazioni problematiche, magari saranno stati
costretti a cambiare mestiere o stile di vita.
Proprio perché questa fase, piena di tante difficoltà, ci sta mettendo a dura prova, serve una forte
preghiera. Come scrive il Daishonin: “Sto pregando con tanta convinzione come se dovessi
accendere il fuoco con legna bagnata o estrarre l’acqua dal terreno riarso” (Rimproverare l’offesa
alla Legge e cancellare le colpe, RSND, 1, 395). In questi frangenti è vitale continuare a recitare
fino in fondo, con tutto noi stessi e con tutta la determinazione possibile.
Quando preghiamo accumuliamo benefici. Saremo capaci di manifestare saggezza e una grande
forza vitale. Dobbiamo fare appello a tutta la nostra saggezza, affinandola, con riflessioni precise e
accurate, e poi agire con coraggio. È sbagliato pensare che basta pregare e dall’alto ci arriverà un
buon lavoro.
Anche quando si comincia un nuovo lavoro, è importante avere un’idea ben precisa di quello che
andremo a fare. A volte ci saranno anche casi in cui si potrebbe avere bisogno di utilizzare le nostre
conoscenze personali. In ogni caso, dobbiamo sbloccare la situazione attraverso “una forte
preghiera”, “un attento esame” e “un’azione coraggiosa”».
L’uomo, che gli aveva rivolto la domanda, rispose a Shin’ichi a gran voce come per imprimere nel
suo cuore la guida del presidente Yamamoto, ed esclamò: «Va bene, ho capito!». Con ancora
maggior vigore Shin’ichi disse con una voce da cui traspariva una determinazione risoluta: «Se
siamo membri della Soka Gakkai e siamo dei veri leoni, qualsiasi cosa accada, dobbiamo avere una
fede incrollabile e una forza vitale straripante, animati dall’ardente desiderio di affrontare
qualunque tipo di situazione. In altre parole, è indispensabile stare bene e avere una vita che
risplenda pienamente. E la lucentezza di un’esistenza che risplende è ciò che illumina la notte
oscura della vita: è la luce della felicità».
Luce di felicità 51
«La cosa più importante è la forza vitale. Capisce cosa intendo dire?», disse il presidente
Yamamoto come per sottolineare ulteriormente le parole rivolte all’uomo.
Osservando la sua reazione Shin’ichi aggiunse: «Una persona, quando perde il lavoro tende a
demoralizzarsi, a deprimersi. A maggior ragione se si trova di fronte una situazione apparentemente
priva di prospettive, tende a disperarsi o a diventare apatica.
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Volume 25 – Capitolo I – Luce di Felicità
Però, se in una situazione del genere siamo capaci di rimanere carichi di forza vitale, pieni di
energia e siamo pronti ad affrontare con slancio le sfide a cui dovremo far fronte, saremo in grado
di infondere un coraggio incredibile alle persone intorno a noi.
Il coraggio si diffonde come un’onda che si espande.
Inoltre, l’atteggiamento positivo ed energico con cui i membri della Gakkai vivono le difficoltà
della vita dimostra agli altri la prova del potere del Buddismo. Il potere di una religione si manifesta
soprattutto nel modo in cui vive la gente che la pratica.
Se una persona che lavora in miniera inizia un nuovo lavoro, cambiando ad esempio tipo di
occupazione, nella maggioranza dei casi non potrà valorizzare o trasferire le abilità e le esperienze
acquisite in quel campo specifico. A maggior ragione, diventa fondamentale coltivare uno spirito
sempre combattivo ed essere energici, tenaci e ottimisti. Le aziende non hanno nessuna intenzione
di assumere persone pessimiste e apatiche.
In altre parole, più la situazione assume aspetti problematici, più la vita va forgiata e lucidata, in
modo che il “tesoro del cuore” aumenti il suo splendore. La miniera di carbone può venire chiusa e
la recessione economica può anche picchiare duro, ma tutto questo non potrà mai distruggere il
“tesoro del cuore”: questo non scomparirà mai. Se ci pensate bene, ogni cosa deriva dal “tesoro del
cuore”.
Possiamo affermare che ogni situazione avversa rappresenta per ognuno di noi una magnifica
opportunità per dimostrare la grandezza della fede e della pratica buddista. La vittoria o la sconfitta
nella vita dipendono da questo momento, da adesso in poi. Quello che conta alla fine è vincere, e la
nostra fede ci permette di vincere senza alcun dubbio.
Per favore, dite a tutte le donne e a tutti gli uomini che stanno combattendo contro grandi difficoltà:
“Puoi superare sicuramente qualunque tipo di problema tu stia affrontando adesso. Puoi vincere
assolutamente. Aspetto fiducioso la tua vittoria”».
«Sì, lo farò! Grazie davvero» replicò l’uomo. Le sue guance intanto erano diventate paonazze
dall’agitazione.
Henry Lawson (1867 – 1922), scrittore e poeta australiano, una volta scrisse in una poesia: «I tempi
sono molto duri / Ma non dobbiamo intimidirci / Se continuiamo a combattere con coraggio,
arriverà sicuramente il giorno in cui potremo ridere dello stato attuale delle cose».
Dopo la tempesta ritorna sempre il cielo azzurro!
Luce di felicità 52
Nella stessa giornata, il 12 marzo, fu consegnato un regalo a Shin’ichi Yamamoto: una barca di
legno con diversi tipi di pesce crudo. Al centro, era stato messo un rombo molto grande, pesava più
di cinque chilogrammi. Era stato mandato da Hirotaka, il marito di Ai Suzumura, che desiderava
fargli gustare il pesce fresco, peraltro così prelibato, del mare di Hamadori.
Prima che Shin’ichi arrivasse al Centro culturale di Fukushima, Hirotaka Suzumura aveva chiesto a
un suo amico pescatore lì del posto di prendergli un rombo perché il suo sapore è migliore nel
periodo che intercorre tra l’inverno e l’inizio della primavera.
«Vorrei che fosse molto grande» precisò al suo amico.
«Un rombo grande? Non sarà facile» rispose il pescatore con un mezzo borbottio.
Ma alcuni giorni dopo, il pescatore andò quasi correndo da Hirotaka dicendo: «Ce l’ho fatta a
prenderne uno grande!». E glielo fece vedere insieme a tanti altri tipi di pesce che aveva pescato.
Guardando il pesce sulla barca di legno insieme ad altri responsabili, Shin’ichi esclamò: «È un
rombo spettacolare! Chi ce l’ha mandato?».
Rispose un responsabile di prefettura: «È stato il signor Hirotaka Suzumura. Ho sentito dire che ha
recitato intensamente insieme alla moglie Ai affinché potessero avere un rombo di questo tipo per
lei».
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Volume 25 – Capitolo I – Luce di Felicità
Shin’ichi pensò: «Che pensiero carino ha avuto. Si è scomodato tanto per me. Mi sento in debito
verso di lui».
Dopodiché compose una poesia che scrisse su un cartoncino colorato:
Il rombo e l’orata
del regno marino;
il tuo mare di
Daimoku sincero
ti porterà la più grande felicità.
«Mangiamo insieme questo pesce» disse Shin’ichi.
Chiese poi al responsabile di prefettura di manifestare la sua riconoscenza ai coniugi Suzumura,
consegnando loro questo cartoncino dicendo: «Vi sono veramente grato. Sono commosso dalla
vostra sincerità».
«Come mio rappresentante desidero che trasmetta loro la mia gratitudine e il mio sincero
ringraziamento, fino in fondo, affinché possano esserne veramente incoraggiati. Se lei, come
responsabile, dovesse comportarsi come un burocrate, illudendosi che sia sufficiente consegnare
semplicemente questo piccolo pensiero, il mio cuore non arriverà ai nostri compagni di fede».
Luce di felicità 53
La Soka Gakkai è un universo di persone dal cuore traboccante di umanità, unite tra
loro da legami basati sulla fiducia e la sincerità. Tuttavia, la cosa che Shin’ichi
Yamamoto temeva maggiormente era che questo universo umano arrivasse al punto
da non riuscire più a trasmettere il cuore, scadendo per inerzia in un’organizzazione
fatta di rapporti burocratici e formali.
Animato da questo intento, raccontò ai responsabili che si trovavano intorno a lui:
«Spesso mi è capitato di trasmettere ai compagni di fede le parole di incoraggiamento
di Toda. In tali occasioni, oltre a riportare ai membri le parole del maestro, parlavo
del suo stato d’animo e delle riflessione che faceva e, come suo rappresentante,
talvolta mi inchinavo di fronte a loro con profondo rispetto.
Ci fu una volta un episodio quasi comico quando, vedendomi inchinare tanto, anche
il mio interlocutore si piegò verso il basso nella stessa misura, perché si sentiva fin
troppo onorato dal mio saluto ossequioso e così continuammo a inchinarci a vicenda
abbastanza a lungo.
Ad ogni modo, la linfa vitale della Soka Gakkai è costituita dalle relazioni cuore a
cuore che pongono al centro il legame tra maestro e discepolo. È un rapporto
invisibile, ma concreto e tangibile. Non solo, il legame tra maestro e discepolo è ciò
che ha reso invincibile la Gakkai, un’organizzazione capace di creare una forte unità
al suo interno. I responsabili non devono mai dimenticarlo».
Anche durante la seconda giornata trascorsa al Centro culturale di Fukushima,
Shin’ichi continuò a dare consigli e incoraggiamenti ai responsabili del luogo
riversando tutte le sue energie mentre si intratteneva con loro.
Il giorno successivo, il 13 marzo, nel corso della mattinata, Shin’ichi Yamamoto
tenne un incontro informale con le rappresentanti della Divisione Donne delle sei
prefetture del Tohoku: Fukushima, Miyagi, Iwate, Aomori, Akita, e Yamagata.
Sezione – Nuova Rivoluzione Umana
Volume 25 – Capitolo I – Luce di Felicità
Durante l’incontro, che si svolse all’ultimo piano del Centro culturale, egli sottolineò
l’importanza del sorriso delle donne: «Il tesoro più importante e prezioso in una
famiglia è il sorriso della madre, capace di infondere coraggio a tutti i familiari. Sia i
vostri mariti che i vostri figli si fanno coraggio grazie al vostro sorriso, e ne traggono
speranza. Non sappiamo che tipo di difficoltà ha in serbo la vita per ognuno di noi.
Ma una persona veramente forte è quella che riesce a mantenere il sorriso nonostante
le difficoltà.
Si dice che la madre sia il sole della famiglia. Io penso che si dica così perché anche
nei momenti più difficili le madri avvolgono e riscaldano i loro familiari con la luce
del loro sorriso affettuoso.
Come scrisse una volta il celebre poeta indiano Rabindranath Tagore (1861–1941):
“Donna, quando ridi, nel suono della tua voce riecheggia la mistica vibrazione della
fontana della vita”. Se non sbaglio, anche Tolstoj elogiava il sorriso delle madri».
Mentre Shin’ichi pronunciava quelle parole, i volti delle donne presenti si
rischiararono in un battibaleno, come un giardino di fiori composto da sorrisi
splendenti.
Luce di felicità 54
Nel suo romanzo autobiografico Infanzia, Tolstoj parla in questi termini della madre:
«Quando la mamma sorrideva, il suo volto, che era già bellissimo, diventava ancora
più affascinante, senza ombra di dubbio, e tutto intorno a lei sembrava assumere toni
di allegria. Se nei momenti più duri della vita avessi potuto scorgere anche solo per
un istante quel sorriso, avrei potuto ignorare cosa sia il dolore».
Shin’ichi Yamamoto, rivolgendosi alle signore presenti, disse: «Possiamo affermare
che il sorriso è come un fiore che sboccia se trova il suo terreno fertile in un cuore
tenace. Quando sorridete allegramente infondete coraggio ai vostri familiari, che
riusciranno a superare con dignità qualunque tipo di difficoltà. La forza del sorriso di
una donna costituisce la fonte che trasmette vitalità ed energia alle persone».
I volti sorridenti dei membri della Divisione donne, le “madri della Soka Gakkai”,
annuirono coralmente: i loro occhi brillavano e i loro sorrisi raggianti erano
luminosissimi.
Subito dopo le 13 dello stesso giorno, si tenne una riunione con i rappresentanti dei
responsabili delle sei prefetture del Tohoku: Fukushima, Miyagi, Iwate, Aomori,
Akita e Yamagata. In questa sede, Shin’ichi parlò dei notevoli passi avanti verso la
realizzazione di kosen-rufu compiuti grazie alla considerevole crescita di membri
dell’anno precedente e ringraziò dal profondo del cuore i compagni di fede del
Tohoku per l’impegno costante profuso nei mesi precedenti.
Dopodichè sottolineò con grande risolutezza che il significato essenziale del
Buddismo di Nichiren Daishonin è quello di dedicare la propria vita a kosen-rufu
basandosi sempre sul Gohonzon, e che erano stati i presidenti Makiguchi e Toda a
trasmettere a tutti noi questo insegnamento e il suo significato originario, a costo
della vita.
Sezione – Nuova Rivoluzione Umana
Volume 25 – Capitolo I – Luce di Felicità
Shin’ichi proseguì il suo discorso: «Quest’anno compio trenta anni di pratica, e in
tutto questo tempo ho assistito a tante situazioni nell’organizzazione e anche a
svariati tipi di comportamento da parte di molti compagni di fede. Ho visto passare
diversi tipi di persone: vigliacche, egocentriche oppure furbe, che hanno tentato di
approfittarsi della Gakkai, e anche persone opportuniste, alla ricerca di un tornaconto
personale o della fama. Tutti questi individui alla fine hanno abbandonato la pratica
buddista e, ritrovandosi in un vicolo cieco, hanno vissuto in una condizione di
indigenza.
Coloro, invece, che hanno perseverato nella fede per tutta la vita, seguendo alla
lettera gli insegnamenti di Makiguchi e Toda, pur incontrando grandi difficoltà
durante il loro cammino, alla fine hanno superato qualunque cosa perché sono riusciti
a fare la loro rivoluzione umana trasformando radicalmente il proprio stato vitale».
Luce di felicità 55
Shin’ichi Yamamoto desiderava ardentemente che i membri conoscessero il severo principio
buddista della Legge di causa ed effetto, per questo motivo spiegò ai responsabili presenti il modo
in cui avrebbe dovuto vivere un praticante: «La conclusione a cui sono arrivato dopo trent’anni di
pratica è che, per quanto riguarda la fede, su cui si basa la nostra vita, bisogna andare sempre avanti
rimanendo seri e sinceri fino in fondo, come è scritto nel Gosho.
Inoltre, ciò che influenza in gran parte la nostra vita è la buona fortuna. E l’ingrediente essenziale
per accumulare buona fortuna è coltivare un atteggiamento di gratitudine. La stessa cosa vale anche
quando partecipiamo alle attività della Gakkai, ma se ci lamentiamo o continuiamo a essere
pessimisti, cancelleremo tutta la buona fortuna che stiamo accumulando. Al contrario, se nutriamo
gratitudine verso il Gohonzon e Nichiren Daishonin, e iniziamo ogni giornata dicendo: “Anche oggi
posso impegnarmi come inviato del Budda!” e proviamo gratitudine nei confronti della Soka
Gakkai che ci ha insegnato la fede, sperimenteremo entusiasmo e una gioia infinita. È da un cuore
di questo tipo che derivano sia i benefici che la buona fortuna.
Ho un grande rispetto per ciascuno di voi, membri del Tohoku, perché avete una tenacia imbattibile
e siete animati da uno spirito indomito che non si arrende mai di fronte a qualsiasi avversità. Siete
l’esempio vivente di una forza vigorosa capace di alzarsi risolutamente e lottare per kosen-rufu,
senza mai farsi abbattere, neanche da enormi difficoltà o immani sofferenze. Questa forza è ciò che
farà risplendere eternamente la vostra vita, è la “luce della fortuna” che vi illuminerà lungo le tre
esistenze di passato, presente e futuro trasformando i luoghi dove vivete, e a cui siete così legati,
nella Terra della Luce Eternamente Tranquilla.
Tempo fa ho affidato a voi, i membri del Tohoku, il completamento di kosen-rufu. Vi prego di
alzarvi con un portamento maestoso, come degli alfieri, e di portare a termine kosen-rufu, facendo
ardere ancora di più il vostro spirito indomito. Ora è giunto il momento».
Poi, dopo aver osservato attentamente l’intera sala, Shin’ichi aggiunse, rivolgendo quelle parole a
ciascuno dei presenti: «Sto pregando ogni giorno affinché tutti i miei compagni di fede, senza
eccezioni, possano dimostrare la prova concreta della loro rivoluzione umana, conducendo una vita
appagante e felice. Vorrei che potessero esclamare a testa alta: “Non ho rimpianti. Ho vissuto fino
in fondo una vita di grande significato come membro della Soka Gakkai”. Questo è il mio unico e
più grande desiderio.
Per questa ragione non risparmio alcuno sforzo. Combatterò a costo della vita per proteggervi. E
continuerò a lavorare instancabilmente, senza mai tirarmi indietro, perché desidero ripagare ognuno
di voi per gli sforzi compiuti finora».
Sezione – Nuova Rivoluzione Umana
Volume 25 – Capitolo I – Luce di Felicità
Comprendendo i sentimenti che animavano il cuore di Shin’ichi, gli occhi dei partecipanti si
velarono di lacrime.
Luce di felicità 56
La riunione con i rappresentanti dei responsabili del Tohoku si concluse con grande entusiasmo.
Nell’androne del primo piano, Shin’ichi Yamamoto si avvicinò a un gruppetto di uomini e giovani
uomini e, parlando a ognuno di loro, rivolse parole piene di incoraggiamento.
Mentre stringeva forte la mano a un uomo che veniva da Iwate, gli disse: «Per favore, continua ad
affrontare ogni sfida che ti troverai dinanzi con una determinazione tale da riuscire a “penetrare una
parete rocciosa”. Specialmente i momenti in cui sarai messo a dura prova risulteranno decisivi per
te. Come dice il Daishonin: “Solo sconfiggendo un potente nemico si può dimostrare la propria vera
forza”. (Lettera da Sado, RSND, 1, 267). Se riuscirai a superare quei frangenti, sarai in grado di
dimostrare la grandezza del Buddismo, facendo fare passi da gigante al movimento di kosen-rufu».
Poi incoraggiò un giovane uomo che veniva dalla prefettura di Miyagi con queste parole, mentre gli
metteva una mano sulla spalla: «La Canzone del nuovo secolo è stata composta nella prefettura di
Miyagi. Ognuno di noi ha la missione di aprire un nuovo secolo, superando qualunque difficoltà
possa presentarsi. Mi raccomando! Conto su di te!».
E ai compagni di fede della prefettura di Aomori disse: «Grazie per lo scorso autunno, per la vostra
ospitalità. Mi piacerebbe tornare al Centro di formazione generale del Tohoku. La conformazione
della prefettura di Aomori ricorda quella di un elmo di un samurai. L’elmo è il simbolo della
battaglia. Desidero con tutto il cuore che tutti i membri di Aomori possano diventare dei generali
coraggiosi, capaci di portare il Tohoku a una vittoria senza precedenti».
Mentre a un giovane originario di Akita raccomandò: «Una volta, i membri della prefettura di Akita
venivano chiamati “Gli eroi del mare del Giappone per kosen-rufu”. Ora tocca a voi diventare eroi
del Giappone e del mondo intero. Io seguirò con cura e attenzione la vostra battaglia».
A un membro della prefettura di Yamagata dette una forte stretta di mano dicendogli: «I membri
della città di Sakata, che hanno subìto quell’incendio tremendo, stanno tenendo duro? Ti prego di
portare loro i miei più cari saluti [Vedi NRU, vol. 24, capitolo 2, Protezione assoluta, 1ª puntata:
“C’era appena stato un grande incendio a Sakata, nella prefettura di Yamagata, il 29 ottobre 1976.
Ed era stato un incendio disastroso durato quasi dodici ore. Aveva distrutto oltre millesettecento tra
edifici e abitazioni in un’area di 22,5 ettari, uccidendo anche una persona e ferendone più di mille”].
«La prefettura di Yamagata è la zona che vanta la maggiore produzione di riso e frutta. Molti dei
suoi prodotti agricoli sono i migliori di tutto il Giappone. Anche per quanto riguarda le attività di
kosen-rufu, vi prego di diventare i numero uno del Giappone e del mondo, dedicandovi a qualcosa
in particolare. Allora a Yamagata si spalancherà la porta di una nuova era di kosen-rufu».
Il Tohoku era una regione che Shin’ichi amava davvero: quella zona possedeva un’immensa
potenzialità e poteva diventare benissimo l’esempio del ventunesimo secolo. Per questo motivo
voleva piantare i semi di una determinazione e una fede sconfinate nel cuore di ogni singolo
membro.
Nonostante fosse solo l’inizio della primavera, e le giornate erano ancora fredde, la fronte di
Shin’ichi si era leggermente perlata di sudore.
Luce di felicità 57
Il 13 marzo fu l’ultimo giorno che Shin’ichi Yamamoto trascorse a Fukushima: già in serata
avrebbe dovuto recarsi nella prefettura di Tochigi.
Alle cinque di pomeriggio prese parte al meeting della Divisione giovani della prefettura di
Fukushima, organizzato per celebrare il 16 marzo, il giorno di kosen-rufu.
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Shin’ichi stesso aveva annunciato la sua partecipazione all’incontro, perché non poteva mancare
l’occasione di incoraggiare i giovani che si sarebbero assunti la responsabilità del futuro. E lui
voleva sostenerli a tutti i costi.
In piedi davanti al microfono esclamò: «Sono profondamente commosso di vedere qui riuniti i
membri della Divisione giovani uomini e giovani donne di Fukushima, così bravi e meravigliosi; e
mi sento anche rassicurato, perché grazie a voi intravedo un futuro con delle basi solide».
Subito dopo cominciò a parlare del significato del 16 marzo: «Forse avrete già sentito parlare della
cerimonia del 16 marzo 1958, che poi è diventato il giorno commemorativo di kosen-rufu. Si
racconta che il Primo ministro di allora avrebbe dovuto parteciparvi. Ma questo ovviamente non
costituisce il nocciolo della questione, né tantomeno ne racchiude il significato essenziale. Piuttosto,
il maestro Toda volle tenere, per così dire, una cerimonia in cui avrebbe affidato ai giovani l’intera
responsabilità del futuro».
«Kosen-rufu non è come una corsa di diecimila metri che termina quando si raggiunge il traguardo
stabilito. Piuttosto, è proprio il “flusso” stesso della corsa, ed è una lotta costante per continuare a
generare un ulteriore “nuovo flusso” con la forza trainante dei giovani, che si impegnano sempre
per primi, in qualsiasi epoca.
Tra Toda e il suo maestro Makiguchi c’erano ventinove anni di differenza d’età. I due erano stati
portati in carcere insieme a causa dell’autoritarismo esercitato in Giappone dal governo militare.
Nel settembre del 1943, l’anno in cui furono arrestati, si incrociarono di sfuggita negli uffici della
polizia metropolitana di Tokyo, al secondo piano. Toda fece appena in tempo a chiamarlo: «Sensei,
abbia cura di sé!» mentre tutto quello che riuscì a fare Makiguchi fu solo annuire col capo. Questo
sarebbe stato il loro ultimo saluto. Ma fu anche il momento in cui avvenne il passaggio del
testimone di kosen-rufu dal maestro al discepolo.
Come saprete, Makiguchi morì in carcere, ma Toda ne uscì vivo, e riuscì a creare il flusso di un
grande sviluppo del movimento di kosen-rufu».
Luce di felicità 58
Al ricordo di Josei Toda, il suo maestro, lo sguardo di Shin’ichi si raddolcì, mentre stava
raccontando ai giovani riuniti nella sala il significato del 16 marzo: «Il maestro Toda adempì al suo
voto e riuscì a portare il numero dei praticanti a settecentocinquantamila famiglie. Nel marzo del
1958 era stremato e le sue condizioni di salute erano preoccupanti. Tra me e il maestro c’erano
ventotto anni di differenza di età.
Così come Makiguchi passò a Toda il testimone di kosen-rufu, Toda, pensando al futuro, affidò a
me e ai membri della Divisione giovani il movimento di kosen-rufu. Era questa la cerimonia del 16
marzo 1958, in cui si svolse questo storico passaggio di consegne, alla presenza di seimila giovani.
Possiamo chiedere solamente ai giovani di creare e alimentare la corrente di kosen-rufu nel futuro.
Saranno le generazioni più giovani a creare un flusso di espansione ancora più grande. Questo
sforzo costante è ciò che chiamiamo kosen-rufu.
Di conseguenza, se i nostri giovani successori dovessero essere timidi o reticenti e non fossero
capaci di creare un flusso di propagazione del Buddismo nella loro epoca, non ci sarebbe un futuro
né per kosen-rufu né per la Soka Gakkai.
Per questo motivo mi sto dedicando con tutte le forze a far crescere e incoraggiare ciascuno di voi,
che porterete avanti il movimento Soka, a cominciare dai membri della Divisione giovani e della
Divisione scuole superiori.
Kosen-rufu può essere affidato soltanto a voi. E io dedicherò tutto me stesso a ognuno di voi. Sono
disposto a dare la mia vita per tutti voi».
Dopodiché, Shin’ichi proseguì spiegando che la gioventù è un periodo in cui si susseguono e
sperimentano aspri conflitti interiori e difficoltà di ogni genere, ed è anche una fase nella quale non
mancano certamente le tentazioni.
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«Ma qualunque cosa accada, non bisogna mai allontanarsi dal mondo del Buddismo, che è in
assoluto il migliore insegnamento nella vita, e nemmeno dalla Soka Gakkai, l’organizzazione che
persegue e lavora in accordo con l’intento e il mandato del Budda. Per favore, vi prego di incidere
nel cuore questo brano di Nichiren Daishonin: “Sia che venga tentato dal bene o venga minacciato
dal male, chi lascia il Sutra del Loto si condanna all’inferno (L’apertura degli occhi, RSND, 1,
254)”».
«Nella vita esisteranno sempre problemi e sofferenze, sono parte della vita. Tuttavia, continuando a
praticare per venti o trenta anni e vivendo fino in fondo la missione che ciascuno di noi ha scelto
per realizzare kosen-rufu, riusciremo a costruire un io forte e indistruttibile, che non può essere
sconfitto da niente e nessuno. Di fondo, la trasformazione della nostra vita altro non è che la chiave
per condurre una vita pienamente realizzata».
Luce di felicità 59
A quel punto la voce di Shin’ichi risuonò con ancora maggiore incisività: «Potremo sperimentare il
vero successo nella vita e sentire tutta la nostra dignità solo quando avremo la meglio sulla nostra
debolezza fondamentale. La pratica e la fede buddista ci mettono in grado di rialzarci risolutamente
con tenacia, anche quando ci s’imbatte in una tempesta di sofferenze e difficoltà. Questa è la fede. E
questa è la vita di un Bodhisattva della Terra, nonché un membro della Soka Gakkai.
Specialmente quando affronterete una grande prova, per favore, alzatevi con coraggio, con la
consapevolezza che: “Siamo i successori della Soka Gakkai” e che: “Ognuno di noi è il presidente
Yamamoto della nuova era”. Sarà il vostro comportamento, il vostro modo di agire, così
traboccante di speranza, che trasmetterà forza e slancio innovativo al movimento di kosen-rufu.
Se così tanti giovani, quanti siete oggi, costituiranno la forza trainante per infondere coraggio alle
persone, e risplenderanno come sorgenti di “luce della felicità”, capaci di illuminare il nostro futuro,
Fukushima diventerà una roccaforte solida e inespugnabile. Sto immaginando gli eroi che
diventerete tra venti, trenta e quarant’anni. Con questo concludo il mio discorso di oggi, grazie a
tutti!».
Seguì un grande applauso da parte di quei giovani risoluti che assomigliava piuttosto al rimbombo
di un tuono e che fece tremare tutta la sala.
Allora Shin’ichi andò al pianoforte e suonò per loro Dainanko3, la canzone che racconta della
separazione tra Kusunoki Masashige e suo figlio Masatsura e del giuramento che pronunciano
entrambi.
Shin’ichi suonò altri tre brani al piano e poi un quarto. Infine, desideroso di trasmettere queste
parole, esclamò: «Spalancate la strada al movimento di kosen-rufu nel ventunesimo secolo,
utilizzando il vostro spirito combattivo, la vostra forza e la vostra saggezza!».
Eseguì le canzoni con gioia, convinto di aver piantato nei loro cuori il seme della luce della felicità.
Poco prima delle otto di sera Shin’ichi lasciò il Centro culturale di Fukushima per recarsi al Centro
generale di formazione del Kanto (oggi Centro di formazione del Tochigi) che si trova nel distretto
di Nasu, nella prefettura di Tochigi.
Dal finestrino della carrozza si vedeva il cielo plumbeo, ma nel suo cuore si ergeva maestosamente
Dainanko: È il nome di una canzone popolare, che originariamente era intitolata Le foglie verdi di
Sakurai (Aoba Shigereru Sakurai no), dove si narra del commovente commiato tra l’esemplare
condottiero vissuto nel 14° secolo, Kusunoki Masashige († 1336), famoso per essere stato un mirabile
stratega, e suo figlio, Masatsura. Nel momento in cui il padre parte per la guerra, il giovane figlio
dichiara di volerlo accompagnare e che sarebbe pronto a morire al suo fianco. Ma il padre chiede al
figlio di rimanere a casa e di continuare a vivere per portare avanti le sue idee. Questa canzone è stata
cantata durante gli albori pionieristici della Soka Gakkai come espressione dello spirito di unicità tra
maestro e discepolo.
3
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Volume 25 – Capitolo I – Luce di Felicità
il monte Bandai, che elevandosi fin sopra le nuvole, inondava il paesaggio con una magnifica luce
dorata. Per Shin’ichi questa immagine simboleggiava i giovani eroi di Fukushima e del Tohoku.
«Affido a voi l’avvenire di Fukushima!». «Affido a ciascuno di voi l’avvenire del Tohoku! », così
Shin’ichi gridò in cuor suo.
(Questo conclude “Luce di felicità”, il 1° capitolo del 25° volume della Nuova Rivoluzione Umana).

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