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IL CALENDARIO DEL PROCESSO (1)
in corso di pubblicazione su “Rivista trimestrale di diritto e procedura civile”
SOMMARIO: 1. Lo stato dell’arte. – 2. Le funzioni del calendario: a) la “haute couture” del
processo. – 3. b) La precostituzione dei tempi. – 4. c) Una timida introduzione all’ordine isonomico.
– 5. L’obbligatorietà del calendario e il coordinamento con le regole di fissazione dell’udienza. – 6.
Le modalità di fissazione del calendario. – 7. La proroga dei termini per gravi motivi sopravvenuti.
– 8. La sanzione per il mancato rispetto dei termini. – 9. Il calendario nei processi diversi dal
processo di cognizione ordinaria di primo grado. – 10. Il calendario del processo e il case
management: qualche idea.
1.- Sono ormai trascorsi tre anni dalla l . n. 69 del 2009 che, fra le altre modifiche codicistiche, ha
inserito una nuova disposizione di attuazione, l’art. 81 bis disp. att. c.p.c., introducendo il c.d.
calendario del processo.
Ai sensi della norma citata, spetta al giudice, all’esito del procedimento di determinazione delle
allegazioni, fissare udienze, termini e incombenze per la prosecuzione; la proroga dei termini così
fissati dovrà essere riservata a casi eccezionali.
Nell’epoca dei continui aggiustamenti, il legislatore non ha mancato di tornarvi sopra, con il d.l. 13
agosto 2011, n. 138, convertito con modificazioni dalla l. 14 settembre 2011, n. 1482.
Viene precisato che il giudice deve tenere conto del principio di ragionevole durata del processo e
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che il calendario comprende la fase di rimessione in decisione ; viene stabilito che il mancato
rispetto del calendario può dare luogo ad illecito disciplinare e può influenzare la valutazione di
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professionalità e la progressione di carriera .
2.- Del calendario del processo è stata immediatamente posta in luce l’opportunità polifunzionale.
In primo luogo, l’istituto permette di tagliare su misura l’abito del processo sulla lite, sfruttando
l’ambito di manovra concesso al giudice.
Si potrà così valutare, insieme alle parti e con il loro indispensabile contributo, quale sia il sequel
più opportuno nella gestione dell’istruttoria di quella singola lite5.
1 Il presente scritto riproduce la relazione tenuta all’incontro su “Novità legislative e giurisprudenziali nel processo
civile”, organizzata a Bologna il 14 maggio 2012, dall’Ufficio del referente per la formazione decentrata, magistratura
ordinaria, di Bologna.
2 Entrata in vigore il 16 settembre 2001.
3 Il nuovo tenore della norma è il seguente: “Il giudice, quando provvede sulle richieste istruttorie, sentite le parti e
tenuto conto della natura, dell'urgenza e della complessità della causa, fissa, nel rispetto del principio di ragionevole
durata del processo, il calendario delle udienze successive, indicando gli incombenti che verranno in ciascuna di esse
espletati, compresi quelli di cui all'articolo 189, primo comma. I termini fissati nel calendario possono essere prorogati,
anche d'ufficio, quando sussistono gravi motivi sopravvenuti. La proroga deve essere richiesta dalle parti prima della
scadenza dei termini.
4“Il mancato rispetto dei termini fissati nel calendario di cui al comma precedente da parte del giudice, del difensore o
del consulente tecnico può costituire violazione disciplinare, e può essere considerato ai fini della valutazione di
professionalità e della nomina o conferma agli uffici direttivi e semidirettivi”.
5 BALENA, in CHIZZINI, MENCHINI, CAPONI, BALENA, La riforma della giustizia civile, Torino, 2009, p. 213 ss.
osserva che la finalità non è solo quella di rendere i tempi prevedibili ma anche quelli di adattarli alla specificità della
lite. Sul punto anche PAGNI, Art. 81 bis disp. att. c.p.c. - calendario del processo, in Le nn. ll. civ. comm., 2010, p. 1167
ss.; DELLA PIETRA, Le modifiche alla trattazione e all'istruzione nell'ultima novella del processo civile, in Dir. e giur.,
2009, p. 236 ss.
Fin dalla sua introduzione, ci si è chiesto se la programmazione debba riguardare anche la fase di
rimessione in decisione6.
Il nuovo art. 81 bis cit. risponde positivamente, ma fa riferimento all’ipotesi, oggi residuale, di
rimessione al collegio.
Sono dell’avviso che detta norma vada interpretata nel senso più lato, comprensivo di ogni ipotesi
di rimessione della causa in decisione, ivi compresa quella davanti al giudice monocratico, con la
varietà di modalità possibili, finanche quando il giudice rimetta in decisione direttamente alla prima
udienza, sia.
In particolare:
a)Il giudice, quando sia necessaria l’istruttoria in una lite monocratica o collegiale, determina il
calendario del processo comprendendovi la fase finale di rimessione in decisione, con le relative
modalità di precisazione delle conclusioni (per es., fisserà già, ora per allora, l’udienza di
precisazione delle conclusioni).
b)L’utilità del calendario non è a mio parere esclusa dal fatto che la causa sia matura per la
decisione senza l’assunzione di mezzi di prova.
E’ vero che l’art. 81 bis cit. ricollega l’istituto al momento in cui il giudice deve provvedere sulle
istante istruttorie, ma ciò non esclude l’ipotesi in cui vi provveda in senso negativo, rinviando
direttamente alla decisione.
Peraltro, l’impatto innovativo del calendario può apprezzarsi unicamente con riguardo alla
trattazione orale davanti al giudice monocratico, perché, negli altri casi, questi si limita alla
fissazione dell’udienza di precisazione delle conclusioni davanti a lui.
Per contro, se il giudice si determini per la trattazione orale, potrebbe fare uso dell’elasticità fornita
dall’art. 281 sexies c.p.c., che non rinvia all’art. 189 c.p.c. per la determinazione delle modalità di
precisazione delle conclusioni, per adottare diverse modalità di rimessione in decisione: ad esempio,
potrebbe fissare termini per lo scambio di memorie contenenti la precisazione delle conclusioni,
evitando così l’apposita udienza.
3.- In secondo luogo, a maggior ragione dopo la precisazione del 2012, il calendario del processo è
funzionale al contenimento dei tempi.
All’atto della sua introduzione, la dottrina ha osservato che l’istituto non sarebbe servito ad
accelerare la durata del processo7.
Tuttavia, in un sistema che non fissa una durata massima del processo, ma ne impone tempi
ragionevoli, la previsione di uno scadenziario temporale permette una consapevolezza circa la
congruità della durata stabilita, rispetto a quella che una lite con analoghe caratteristiche
giustificherebbe8.
Permette dunque un confronto fra ciò che è e ciò che dovrebbe essere: un dover essere che va
comunque misurato sul diritto vivente e non in astratto. Il parametro della ragionevolezza, infatti,
presenta una ontologica relatività, in quanto è ragionevole un tempo che si attagli a liti di analoghe
caratteristiche, mentre non v’è un tempo “bon à tout faire”.
Vi sono però altri parametri con il quale il giudice potrebbe scontrarsi nell’attività di
programmazione.
6 Già prima, in senso positivo, BRIGUGLIO, Le novità sul processo ordinario di cognizione nell’ultima, ennesima
riforma in materia di giustizia civile, in Giust. civ., 2009, p. 265 .
7 PICOZZA, Il calendario del processo, in Riv. dir. proc., p. 1652; TARUFFO in La prova nel processo civile2, in Tratt.
Di dir. civ. e comm. Cicu-Messineo, a cura di Taruffo, Milano, 2012, p. 157; SALVANESCHI, La riduzione del tempo del
processo nella nuova riforma dei primi due libri del codice di rito, in Riv. dir. proc., 2009, p. 1578..
8 Lo diceva già Trib. Varese, ord., 15 aprile 2010, in Foro it., 2011, c. 1262 ss., con nota di GIACOMELLI, Il calendario
del processo, prima della riforma; ora a maggior ragione.
Si è infatti osservato9 che il giudice si trova a dover tenere conto del ruolo che gli è stato affidato:
non può essere che così, in quanto la durata del processo si misura sulla necessità di impiego delle
risorse, per loro natura limitate, nelle altre liti. 10
Per il vero, l’art. 81 bis cit. non fa alcun espresso riferimento al principio di proporzionalità, ma si
limita ad individuare, come parametri per la fissazione dei tempi, unicamente la natura, la
complessità e l’urgenza della lite.
Tuttavia, la durata di un processo è ragionevole non soltanto quando tiene conto delle caratteristiche
oggettive della lite, bensì anche quando si misura sulle caratteristiche soggettive degli attori del
processo, in ispecie del giudice, che non può essere costretto ad operare in modo non proporzionale
alle forze che possono richiedersi ad un membro della sua categoria11.
L’agenda del ruolo, pertanto, diviene una funzione indispensabile per una buona programmazione
del calendario12. Assumono così particolare importanza gli aspetti organizzativi all’interno
dell’ufficio e della sezione.
4. - Il calendario del processo introduce un timido accenno all’ordine isonomico13 nella gestione del
processo, attraverso il consulto fra parti e giudice14.
Siamo lontani dal vincolo negoziale del contrat de procedure francese, ostacolato per alcuni dalla
riserva di legge di cui all’art. 111 cost.15.
Tuttavia, ciò non toglie che si tratti di un elemento importante, sia perché, nel favorire un approccio
collaborativo e dunque una reciproca consapevolezza, incide su quell’elemento culturale che va
visto come fattore decisivo per il mutamento del processo in termini di efficienza, come già
argutamente notava Calamandrei, nel suo bel scritto su “Delle buone relazioni fra i giudici e gli
avvocati nel nuovo processo civile”16; sia perché si attua una reciproca responsabilizzazione, che
trova il suo riflesso sulle conseguenze disciplinari che possono derivare dall’inadempimento del
calendario; sia perché, infine, permette di realizzare un aspetto fondamentale del giusto processo
tagliato su misura, vale a dire le esigenze ed i diritti delle parti.
Di fronte a tutte queste opportunità, il dettato normativo, nella parte in cui stabilisce che il giudice
senta le parti, può essere valorizzato, in chiave di trasformazione del mero ascolto in vera e propria
collaborazione.
Ciò vale, a maggior ragione, se si pone mente al ruolo di accentuazione dell’ordine isonomico
assunto dai protocolli, come quadro entro il quale la programmazione della singola lite deve
muoversi: un quadro non contrattualmente vincolante, è vero, ma pur sempre spinto da una
autorevolezza insita nell’appartenenza di categoria17.
La negozialità, insomma, non è incompatibile con ambienti ad alta intensità pubblicistica, come
insegna l’esperienza del diritto amministrativo ed ancor prima del diritto del lavoro, senz’altro
eterogeneo rispetto alla fattispecie, ma fortemente permeato dall’ordine pubblico.
9 Trib. Varese, ord., 15 aprile 2010, cit..
10 Su cui v. PROTO PISANI, Per un nuovo codice di procedura civile, in Foro it., 2009, V, c. 1 ss., art. 0.8; CAPONI, Il
principio di proporzionalità nella giustizia civile: prime note sistematiche, in questa rivista, 2011, p. 391.
11 CARBONE, Relazione sull'amministrazione della giustizia nell'anno 2009, in Giust. civ., 2010, p. 371.
12 Su cui pone l’accento C. GRAZIOSI, in Gli osservatori sulla giustizia civile e i protocolli di udienza, a cura di G.
Berti Arnoaldi Veli, Bologna, 2011, p. 188.
13 L’isonomia di cui parla GIULIANI, Ordine isonomico e ordine asimmetrico, in Soc. del dir., 1986, p. 81; ID., L’”ordo
iudiciarius” medievale (riflessioni su un puro ordine isonomico), in Riv. dir. proc., 1988, p. 598.
14 GHIRGA, La riforma della giustizia civile nei disegni di legge Mastella, in Riv. dir. proc., 2008, p. 441 ss., spec. p.
452.
15 Ancora C. GRAZIOSI, op. cit., p. 189 con riguardo ai protocolli. Ma in ogni caso il contratto nel processo non è così
lontano: v. CAPONI, Autonomia privata e processo civile, in questa rivista, 2008, quad. straord., p. 100 ss.
16 ID., Delle buone relazioni fra i giudici e gli avvocati nel nuovo processo civile, due dialoghi, Firenze, 1941, passim.
17 C. GRAZIOSI, op. cit., p. 196 parla di moral suasion.
5.- Al di là di problemi di diritto transitorio18, una prima questione, di cui si è subito occupata la
giurisprudenza, riguarda l’obbligatorietà del calendario.
Secondo un orientamento di merito19, infatti, la discrezionalità sarebbe necessitata dall’impossibilità
per il giudice, di riuscire a gestire il numero di cause del proprio ruolo, se sia troppo elevato: in altri
termini, “la minore «governabilità» del ruolo inevitabilmente comporta una maggiore esigenza di
flessibilità e duttilità”, che sarebbe in contrasto con la rigidità del calendario.
Ora, si è già detto che il calendario del processo si inserisce in un puzzle più complesso
rappresentato dal ruolo di ciascun giudice, di cui occorre tenere conto.20 Tuttavia, non è lecito trarre
da una indubbia difficoltà applicativa la giustificazione alla deroga della disposizione.
Poiché l’art. 81 bis disp. att. c.p.c. non fa alcun accenno a discrezionalità, il calendario del processo
deve dunque essere ritenuto adempimento necessario21, laddove si verifichino le condizioni poste
dalla norma22.
Se mai è una questione di sanzione: cosa accade se il giudice non vi provvede?
Le sanzioni di cui al comma 2° della norma in commento, di cui si dirà a breve, sono infatti dettate
per il solo caso in cui il giudice abbia fissato il calendario e non vi si sia poi attenuto, ma nulla
dicono in ordine all’ipotesi qui considerata.
Ora, in assenza di specifica previsione, non sembra possa parlarsi di nullità, bensì soltanto di mera
irregolarità integrabile ex art. 175, comma 3°, c.p.c., ai sensi del quale il giudice che omette di
fissare le udienza successive alla prima deve provvedervi, su istanza di parte (ricorso ex art. 122
disp. att. c.p.c.) o d’ufficio, ai sensi dell’art. 289 c.p.c., cioè entro un termine perentorio di sei mesi
dall’udienza in cui il provvedimento avrebbe dovuto essere pronunciato o dalla comunicazione o
notificazione del provvedimento fuori udienza.
L’applicazione della suddetta disciplina mi pare giustificata anche perché il sistema del calendario
del processo ad un tempo la attua e vi deroga: infatti, in virtù del calendario non vi è più necessità di
fissare di volta in volta gli adempimenti successivi, come invece dispone l’art. 175 cit. in una con
l’art. 81 disp. att. c.p.c.; ne consegue che eventuali provvedimenti istruttori che non contengano
l’adempimento successivo non dovranno essere integrati, come invece prevede l’art. 289 c.p.c. cit.
Il termine previsto da quest’ultima norma è perentorio, in quanto la mancata fissazione dell’attività
successiva non permette, evidentemente, il prosieguo del processo: ne segue, dunque l’estinzione.
Nella specie, peraltro, non sembra possa dedursi così grave conseguenza, in quanto la mancata
fissazione del calendario del processo non impedisce al giudice di disporre per l’adempimento
immediatamente successivo.
Credo debba prevalere una interpretazione funzionale alle conseguenze, rispetto ad una
interpretazione letterale dell’art. 289 cit., visto che la norma disciplina una ipotesi differente e va
applicata, al caso in esame, in chiave analogica, tenendo presente la diversa ratio che la ispira.
Ne consegue che:
a)il giudice deve fissare il calendario e in caso positivo potrà evitare di fissare volta per volta gli
adempimenti successivi già previsti;
18 Si v. per es. Trib. Mondovì, 10 dicembre 2009, in www.il caso.it, 2009: “Allo scopo di tenere sotto controllo la
durata del processo e garantire che lo stesso si svolga entro tempi contenuti, è possibile adottare il calendario del
processo anche per le cause introdotte prima del 4 luglio 2009, data di entrata in vigore della legge 18 giugno 2009, n.
69, rientrando tale facoltà nel potere di direzione del procedimento previsto dall'art. 175 c.p.c.”.
19 Trib. Varese, ord., 15 aprile 2010, cit., loc. cit.
20 Assemblea plenaria del Csm del 24 luglio 2009 e 24 giugno 2010 su «valutazioni di professionalità, parametro della
laboriosità, standard di rendimento».
21 In tal senso GIACOMELLI, in nota a Trib. Varese, ord., 15 aprile 2010, cit., loc. cit: non dovrebbe essere ammessa la
deroga neppure in ipotesi di giustificata motivazione, come invece ritengono i giudici.
22 E’ chiaro che non si avrà, se non c’è istruttoria da svolgere: PICOZZA, op. cit., p. 1654 (salvo quanto detto nel par.
2).
b)nel caso in cui non pronunci il calendario, può farlo successivamente in via integrativa anche su
richiesta delle parti;
c)ove ciò non sia, non ne deriva alcuna nullità o, peggio, estinzione del processo, ma il giudice sarà
ovviamente tenuto a provvedere volta per volta per i successivi adempimenti.
6.- Una seconda questione riguarda la compatibilità della norma con la possibilità per il giudice di
provvedere sulle istanze istruttorie anche fuori udienza, all’esito del trio delle memorie di cui all’art.
183 c.p.c.
L’art. 81 bis disp. att. c.p.c., infatti, impone di sentire le parti ed è ragionevole pensare che
l’audizione sia più proficua “a bocce ferme”, cioè quando le istanze istruttorie siano state già
determinate con lo scambio della terza memoria ex art. 183 cit.23.
Se sia fissata una udienza istruttoria, nulla quaestio.
In caso negativo, la necessità della fissazione di una apposita udienza finirebbe per creare un
allungamento dei tempi che la norma vuole combattere24.
Vi sono però delle alternative: il giudice può sentire le parti “ora per allora” già all’udienza di cui
all’art. 183 c.p.c.25; oppure può chiedere loro di pronunciarsi in sede di terza memoria successiva
all’udienza.
Certo, non nascondo che nessuna delle due soluzioni è pienamente soddisfacente, ma l’impasse non
è normativo, bensì deriva dall’ingorgo applicativo, che oggi non consente il “lusso” di una
“management conference”, prevista invece, opportunamente, in altri ordinamenti.
7.- Per quanto riguarda il contenuto, particolare importanza assume il regime dei termini (la cui
programmazione dovrà tenere conto anche della sospensione feriale).
E’ infatti prevista la possibilità di proroga, solo in caso di gravi motivi sopravvenuti.
Essa può avvenire d’ufficio o su richiesta delle parti, ma in quest’ultimo caso può essere domandata
soltanto prima della scadenza del termine; dal che sembra dedursi che, in caso di proroga d’ufficio,
non sussista analogo limite, in deroga all’art. 154 c.p.c., per il quale i termini non perentori sono
prorogabili soltanto prima della scadenza.
La norma presenta alcuni problemi interpretativi.
Innanzitutto, ci si deve chiedere se la proroga condizionata all’esistenza dei gravi motivi
sopravvenuti valga per ogni singola udienza26, oppure riguardi unicamente il termine finale,
tenendo conto del tempo complessivo della fase di istruttoria e di pre-decisione.
La soluzione non è scevra di conseguenze pratiche, perché, se si optasse per la seconda
interpretazione , il giudice potrebbe variare liberamente le date delle udienze, mantenendo inalterato
il lasso di tempo complessivo. Inoltre, le parti, sarebbero libere di chiedere la proroga anche
contestualmente o dopo la scadenza della data d’udienza fissata in origine.
Il tenore della norma mi pare, peraltro, tranchant nella prima direzione: si parla infatti di “termini”
al plurale, senza alcun’altra specificazione, favorendo così l’interpretazione più rigida.
Se mai, del rispetto del tempo complessivo del processo occorrerà tenere conto in sede di eventuale
sanzione, come si dirà a breve.
23 Trib. Torino, 2 novembre 2011, in Dejure. Il tribunale osserva che l’art. 81 bis cit. costituisce un motivo di
ragionevolezza della fissazione di una udienza dopo i termini di cui all’art. 183 c.p.c.
24 CONSOLO, La legge di riforma 18 giugno 2009, n. 69: altri profili significativi a prima lettura, in Il corr. giur., 2009,
p. 880 ss.; non si legittima una udienza ad hoc; conf. SALVANESCHI, La riduzione del tempo del processo nella nuova
riforma dei primi due libri del codice di rito, in Riv. dir. proc., 2009, p. 1578.
25 PICOZZA, op. cit., p. 1654; BRIGUGLIO, Le novità sul processo ordinario di cognizione nell'ultima, ennesima riforma
in materia di giustizia civile, in Giust. civ., 2009, p. 259 ss.; CONSOLO, op. cit., p. 880.
26 Per PICOZZA, op. cit., p. 1657 la risposta è positiva.
In secondo luogo, la disposizione va coordinata con l’art. 82 disp. att. c.p.c., a termini del quale, se
l’udienza non si tiene per qualunque motivo, deve intendersi rinviata alla udienza d’istruzione
immediatamente successiva, salva la possibilità per il giudice, d’ufficio o su istanza di parte, di
fissare una nuova udienza “ferme le disposizioni dell’articolo precedente”. Il rinvio era, in origine,
all’artt. 81 disp. att. c.p.c. (vale a dire al termine “canzonatorio”27 dei quindici giorni di intervallo
fra una udienza e l’altra), ma oggi deve, direi, intendersi all’art. 81 bis cit.
Pertanto, va desunto che:
a)solo in caso di motivi gravi sopravvenuti l’udienza o il termine possono essere prorogati dal
giudice d’ufficio28, o su istanza di parte, purché quest’ultima giunga prima della scadenza;
b) se l’istanza di parte giunga dopo la scadenza, rimane comunque ferma la possibilità per il giudice
di provvedere d’ufficio; resta poi ferma la possibilità per le parti di chiedere la rimessione in termini
ex art. 153, comma 2°, c.p.c., a prescindere dalla scadenza dei termini.
c) l’ordinanza, che contiene la fissazione della nuova udienza o del nuovo termine, deve essere
comunicata alle parti, se sia emessa in loro assenza; in caso di irregolarità della comunicazione, può
esserne disposta la rinnovazione, ai sensi dell’art. 82, comma 5°, disp. att. c.p.c., per la prima
udienza successiva utile, o per altra udienza fissata ad hoc;
d) nel caso in cui il giudice non abbia disposto alcuna proroga – in presenza o meno dei gravi
motivi, non importa a questi fini-, ma l’udienza prevista non sia stata comunque tenuta, varrà il
rinvio all’udienza immediatamente successiva come da calendario, senza che sia prevista alcuna
comunicazione al riguardo.
Infine, ritengo che i “gravi motivi sopravvenuti” debbano essere interpretati in modo coerente
all’esigenza di modellare il rito sulle peculiarità della lite, per cui non riguarderanno soltanto
esigenze soggettive del giudice, dei suoi ausiliari o delle parti, bensì anche sviluppi innovativi nel
corso dell’istruttoria: ad esempio, il fatto che dalle prove fin li svolte emerga l’inesistenza dell’an e
dunque l’inutilità sopravvenuta delle prove sul quantum.
8.- Vengo ora alle sanzioni derivanti dal “mancato rispetto dei termini fissati nel calendario”.
E’ opportuno distinguere.
a)Per quanto riguarda il giudice, la modifica del 2011 ha introdotto specifiche sanzioni, mentre in
precedenza era stata unicamente prevista la comunicazione al presidente dell’ufficio, poi eliminata
da un successivo intervento normativo.
Innanzitutto occorre chiedersi cosa significhi “mancato rispetto dei termini”.
Va escluso che la violazione ricorra in caso di legittima proroga per gravi motivi sopravvenuti (cioè
nei casi sub a), b) e c) del par. precedente).
Il problema si pone soltanto se la proroga sia stata data in assenza di gravi motivi sopravvenuti,
oppure, nonostante i gravi motivi sopravvenuti, o addirittura in assenza di questi, non sia stata
effettuata alcuna proroga e tutto sia slittato di una udienza ai sensi dell’art. 82, comma 3° disp. att.
(ipotesi sub d) del par. precedente).
Ciò posto, la ratio della norma, confermata dalle modifiche del 2011, è nel senso di favorire tempi
ragionevoli in rapporto alle peculiarità della singola lite, che possono essere valorizzate al massimo
solo consentendo un aggiustamento dell’iter processuale in corso di causa.
Ne consegue che, almeno ai fini della sanzione, è opportuno distinguere fra violazione dei singoli
termini (ad es. singole udienze) e violazione del tempo complessivo previsto per la trattazione: solo
in questo secondo caso la sanzione trova una sua ragionevole giustificazione.
Se invece il giudice si sia limitato a spostare la scacchiera dei termini, mantenendo ferma la durata
complessiva del processo ed evitando l’effetto-domino della proroga di un termine sui termini
27 REDENTI, voce Atti processuali civili, in Enc. dir., Milano, 1959, p. 139.
28 La proroga può essere disposta anche dopo la scadenza del giorno (per es. all’udienza ci si avvede che non si è
riusciti a finire).
successivi29, detta circostanza deve essere tenuta in debito conto nella valutazione sull’an della
sanzione.
Il tenore letterale della norma autorizza questa lettura, perché consente ma non impone
l’applicazione della sanzione in ogni caso di mancato rispetto: in questo modo, è possibile adattare
il calendario non solo alle peculiarità del processo in corso e al suo sviluppo istruttorio, ma anche al
ruolo affidato al giudice.
Per altro verso, quando sia lamentata l’irritualità della proroga, ritengo che l’organo incaricato della
sanzione possa entrare nel merito della sussistenza dei motivi gravi sopravvenuti30.
Le sanzioni previste sono due: provvedimenti disciplinari e conseguenze negative ai fini della
valutazione di professionalità e della eventuale nomina o conferma agli uffici direttivi e
semidirettivi; resta ferma, poi, la responsabilità erariale di cui alla l. n. 89 del 2001, nel caso di
violazione del principio di ragionevole durata del processo31.
b)Anche il difensore che a sua volta non rispetti il calendario può essere sanzionato.
Ovviamente, il riferimento è unicamente al provvedimento disciplinare, che potrà essere irrogato in
presenza delle condizioni già viste per il giudice.
Rimane ferma la possibilità, in caso di mancata presentazione della parte all’udienza istruttoria, di
dichiararla decaduta dalla prova, salva contraria istanza di controparte, ex art. 208 c.p.c. e salva
revoca all’udienza successiva.
c)Giustamente la giurisprudenza32 osserva che il c.t.u., che non depositi la perizia nel termine
concesso dal giudice, influisce sul rispetto del calendario del processo e, conseguentemente, sul
tempo complessivo della trattazione; deriverà anche per lui, in quest’ultimo caso, l’applicazione
della sanzione disciplinare, in mancanza di proroga per gravi motivi sopravvenuti.
Inoltre, detto ritardo può valere come giusto motivo di sostituzione del c.t.u.33 e comportare la
riduzione dell'onorario a norma dell'art. 52 d.p.r. n. 115 del 2002.
9.- Preso atto che pare pacifica l’applicazione del calendario davanti al giudice di pace34, si è posto
il problema della sua applicazione dei processi speciali di cognizione.
Secondo il Tribunale di Varese, il calendario del processo non sarebbe compatibile con “i
procedimenti in cui prevalgono gli aspetti di semplificazione della trattazione o dell'istruzione della
causa”35, quale è il rito sommario di cui all’art. 702-bis ss. c.p.c.
Di contrario avviso è altra giurisprudenza, seguita da una parte della dottrina.36
Preso atto che il rito sommario è cognitivo al pari del processo ordinario, per cui nessun ostacolo
può derivare sotto questo aspetto, ritengo che il perno della questione stia nella funzione del
29 Trib. Varese, ord., 15 aprile 2010, cit., osserva che detto istituto andrebbe “inteso nella versione interpretativa
"rigida", nel senso che, laddove un incombente istruttorio non possa essere svolto nell'udienza prevista, il giudice deve
rifissare l'incombente in una data anteriore a quella dell'udienza che segue nel calendario”.
30 Diff. SASSANI, Lineamenti del processo civile italiano, 2010, Milano, p. 205, nota 18, ma con riguardo al tenore
della norma previgente, che non prevedeva alcuna sanzione. Si tenga conto che l’ordinanza di proroga non sembra
impugnabile, bensì, ai sensi dell’art. 177, comma 2°, c.p.c.
31 Lo ricorda infatti PORRECA, Il procedimento sommario di cognizione: un rito flessibile, in questa rivista, 2010, p.
849.
32 Trib. Mondovì, 4 maggio 2010, in Dejure.
33 Per riferimenti POZZI, in Comm. breve c.p.c., a cura di Carpi e Taruffo, Padova, 2012, sub art. 192.
34 GIACOMELLI, op. loc. ultt. citt.
35 Trib. Varese, 18 novembre 2009, in Corr. mer., 2010, p. 136, in Giur. mer. 2010, p. 2454 , nota di CHESTA, ivi,
2010, p. 406, nota di DIDONE, in Il civilista, 2010, p. 10, nota di GIANI.
36 Trib. Mondovì, 12 novembre 2009, in Giur. it., 2010, p. 900 nota di CARRATTA; ID., 5 novembre 2009, in Foro it.,
2009, I, c. 3505 ss., con nota di FABIANI (che commenta anche Trib. Prato, ord., 10 novembre 2009), favorevole.
calendario: mera organizzazione dei tempi delle prove o strumento di scelta delle migliori modalità
di trattazione rispetto alle peculiarità della lite?
Prevalendo quest’ultima visione, è proprio nel rito sommario che il calendario può esplicarsi al
massimo delle sue potenzialità; può cioè avvicinarsi ad esperienze d’oltre confine, di cui si dirà a
breve, consentendo al giudice di organizzare al meglio la trattazione con scelte di fondo quali:
decidere subito la lite sulla base dei documenti e rimettere subito in decisione; autorizzare uno o più
scambi di memorie; organizzare una vera e propria istruttoria37.
Il calendario, in questo caso, assolverebbe ad una più ampia esigenza di predeterminazione del rito,
che controbilancia la larghissima discrezionalità concessa al giudice.
Anche per il rito del lavoro può porsi analoga questione38.
Si è detto che, almeno nella previsione del legislatore, detto processo avrebbe dovuto svolgersi nella
massima concentrazione, togliendo senso alla programmazione del calendario; peraltro, la
possibilità di trattazione in una sola udienza si è rivelata, nella prassi, una ipotesi assolutamente
residuale, e, dunque, il calendario ritrova una peculiare utilità.
Analoghe considerazioni dovrebbero valere anche per i procedimenti in camera di consiglio,
quando abbiano ad oggetto diritti soggettivi.
Ci si può chiedere se l’onere di programmazione valga anche per il grado di appello e per il
processo di cassazione.
Escluderei quest’ultimo, incompatibile con l’istruttoria.
Per il grado di appello, invece, se sia necessario rinnovare o disporre prove, non vedrei ostacoli alla
programmazione tramite calendario.
10.- All’indomani della riforma, si è osservato che il calendario del processo nasce dall’esempio
francese del contrat de procedure e si inserisce in un trend europeo di accentuazione del case
management, che ha costituito il leit motiv della riforma delle civil procedural rules inglesi ed ha
ispirato alcune innovazioni tedesche.
E’ preliminare, però, intendersi sul significato di case management: nell’accezione più ampia
possibile, infatti, l’accentuazione del potere del giudice può operare in tutti i campi di potenziale
intervento.
a)Innanzitutto, sotto il profilo del merito, può riguardare un ruolo attivo con riguardo al principio
dispositivo delle prove, e finanche la disponibilità dell’oggetto del processo.
Va segnalata in proposito la Zivilprozessordnung tedesca che, specie dal 2001, concede al giudice
ampi poteri istruttori, oltre a prevedere una apposita sessione di confronto del giudice con le parti in
merito al fatto ed al diritto.39
Nel sistema italiano, fermo il rigore del principio di libera disponibilità dell’oggetto del processo 40,
l’art. 115 c.p.c. non è parimenti innovativo, quanto alla disponibilità officiosa delle prove, benché il
dibattito in dottrina sia tuttora vivace41; mentre molta maggiore elasticità si ritrova nei riti speciali.
Comunque sia, l’art. 81 bis disp. att., va visto, sotto questo aspetto, come una norma neutra, uno
strumento per riempire di contenuto i poteri altrove individuabili42.
37 Lo nota giustamente PORRECA, Il procedimento sommario di cognizione: un rito flessibile, cit., p. 848 ss.
38 DE ANGELIS, Il processo del lavoro tra ragionevole durata e interventi normativi del biennio 2008-2009, in Arg. dir.
lav., 2010, p. 104 ss.
39 Art. 39, richterliche Aufklarungs und Hinweispflicht; CAPONI, Note in tema di poteri probatori delle parti e del
giudice nel processo civile tedesco dopo la riforma del 2001, in Riv. dir. civ., I, 2006, p. 543.
40 Che TARUFFO, op. loc. citt., limita peraltro ai fatti principali e non a quelli secondari.
41 Sul punto COMOGLIO, Le prove civili3, Milano, 2010, p. 90; TARUFFO, op. cit., p. 91 ss.; FABIANI, I poteri istruttori
del giudice civile, I, Napoli, 2008, p. 100 ss.; CAVALLONE, Il giudice e la prova nel processo civile, Padova, 1991, p. 13
ss.
42 Secondo TARUFFO, op. cit., p. 130 ss. il potere istruttorio del giudice va inteso come dovere, da esercitarsi quando le
parti abbiano terminato le proprie deduzioni istruttorie.
b)Sotto il profilo strettamente procedurale, il ruolo giudiziale può limitarsi alla determinazione più o
meno ampia di regole di trattazione o istruzione del processo (numero e tempi di memorie, modalità
di assunzione delle prove ecc.), fino a giungere alla scelta del modello processuale da applicare; ed
in questo secondo ambito, può consistere nella scelta di modelli rigidamente predeterminati, o nella
scelta finanche del quomodo di modelli definiti solo da linee generali.
A questo proposito, sia il modello francese43 sia quello inglese44 si fondano, a differenza di quello
italiano, sulla scelta ad opera del giudice del modello processuale da seguire nella causa, che tenga
conto, in misura più o meno estesa, delle sue peculiarità.
Nel sistema francese, il calendrier45, che è vero e proprio “contratto di procedura”, riguarda l’intera
tempistica del processo, anche con riguardo alle allegazioni; l’introduzione di un vincolo negoziale
trae motivo dal fatto che, nel sistema francese, per un verso i termini perentori non sono la regola,
per altro verso, il giudice una buona dose di elasticità nella conduzione del processo.
Nel sistema inglese, riformato per accentuare il ruolo del giudice nel processo, il calendario ha una
complessità peculiare del sistema inglese, comprendendo anche la fase pre-trial; sono poi previsti,
per alcuni settori del contenzioso, dei pre-actions protocols, che dettano l’obbligo per la parti di
scambiarsi informazioni ed effettuare operazioni di disclosure, prima della trattazione vera e
propria, finalizzati a permettere lo svolgersi di un corretto case management.
Il processo italiano di cognizione ordinaria, invece, non consente così ampie elasticità, escludendo –
salvo eccezione-46 il potere del giudice di scegliere il rito e preferendo una precostituzione
normativa della successione degli adempimenti nella fase di allegazione; pertanto, il calendario, per
un verso non apre a suggestioni negoziali, per altro verso limita la sua operatività alla fase
successiva alla determinazione della materia del contendere.
Diversamente, in un processo deformalizzato come quello sommario, o quello in camera di
consiglio su diritti, potrebbe ipotizzarsi una maggiore ampiezza di programmazione, anche traendo
spunto dal generico riferimento agli “incombenti” di cui all’art. 81 bis.
Potrebbe così immaginarsi un calendario a mò di mini “codice di procedura civile” su misura del
singolo processo, nel quale possano confluire le modalità pratiche di tutte le attività non
formalizzate dalla legge, dai poteri di allegazione, alle regole di istruzione.
Qualche spunto potrebbe provenire dall’esperienza arbitrale, dotata per principio di flessibilità,
specie nelle prassi che maggiormente hanno approfondito il case management47.
43 Nel sistema francese, una volta che il presidente abbia individuato il circuit (long, moyen e curt) dopo lo scambio
degli atti introduttivi, il giudice de la mise en état, tipico del circuit long, ha discrezionalità di fissare i tempi necessari
per l’instruction de l’affaire, “au fur et à mesure”, tenuto conto della natura, dell’urgenza e della complessità della lite,
dopo aver acquisito il parere degli avvocati.
44 Similmente, nelle civil procedural rules inglesi, la trattazione è preceduta dalla allocation, cioè dalla decisone del
giudice circa il track da seguire, tenendo conto del valore e della complessità della lite (e con una certa flessibilità per
tenere conto delle singole peculiarità). Se il giudice opta per il fast track fissa, senza bisogno di apposita udienza, un
calendario in grado di garantire che il processo non duri oltre la durata prevista dalla legge; se poi la parte non collabori
all’assolvimento del calendario, possono derivarne conseguenze sulle spese processuali. Anche il sistema multi track
(dettato per le liti di maggiore complessità) prevede la fissazione di un calendario del processo: a seguito dello scambio
delle memorie introduttive e degli allocation questionnairies (utili per capire le caratteristiche della lite al fine della
scelta del track), il giudice fissa, direttamente con il provvedimento di allocation, tenendo conto delle eventuali
osservazioni delle parti e salva la necessità di una udienza (case management conference), in caso di particolare
complessità, alla quale parteciperanno le parti e gli avvocati, per eventuali necessità di modifica delle allegazioni e delle
richieste istruttorie.
45 Concernente l’intera trattazione ed il cui contenuto viene stabilito con l’accordo dei difensori: vengono individuati il
numero e le date di scambio delle “conclusions” , la data di chiusura dell’istruttoria, la data della discussione, nonché la
data della pronuncia della decisione, anche in deroga a quella prevista dalla legge. I tempi così fissati non possono
essere prorogati salvi gravi e giustificati motivi, benché sia sempre possibile rinviare per l’eventuale prospettiva di
conciliazione.
46 Penso alla possibilità per il giudice adito in sommario di optare per l’ordinario.
47 Mi riferisco, ad esempio, all’art. 24 reg. Icc, che è ora dedicato al timetable: “Case Management Conference and
Procedural Timetable”. Ne sarebbe prevista la redazione nel corso di una “case management conference”, che abbiamo
Si prenda a mò di esempio il processo sommario, particolarmente elastico.
a)Quanto alle allegazioni, il calendario potrebbe contenere la previsione delle modalità (numero e
termini di comparse, o modalità orali) di determinazione della materia del contendere; in
quest’ottica si potrebbero prevedere modelli di comparse che facilitino la lettura delle difese
(sintesi, schematizzazione dei petita e delle causae petendi); si potrebbe finanche immaginare la
possibilità di ottenere il consenso delle parti circa la scansione dei termini ed ottenere così un effetto
pari a quello delle preclusioni previste dalla legge, attraverso la possibilità per il giudice di bloccare
ogni attività contraria al giusto svolgimento del contraddittorio; nel caso in cui la fase di allegazione
sia già determinata ex lege - come accade nel processo di cognizione ordinaria -, o si sia già svolta,
potrebbe essere utile all’atto del calendario, la compilazione, alla presenza delle parti, di un atto in
stile terms of reference48, cioè un elenco, punto per punto, di tutte le richieste delle parti sotto forma
di quesiti, comprese eventuali istanze deducibili ex officio; può così stimolarsi un dibattito
preventivo circa eventuali incertezze od incomprensioni.
b)Quanto alle prove, il calendario può includere: l’invito alle parti ad individuare, o direttamente la
determinazione giudiziale, dei fatti non controversi e, a contrario, dei fatti da provare; l’elenco
delle prove da assumere e delle loro modalità; nel caso si tratti di prove documentali, potrà essere
utile per il giudice specificare in anticipo in quale formato possano essere prodotte e quali siano
rilevanti rispetto ai fatti dedotti; nonchè domandare alle parti di effettuare una tabella sintetica dei
documenti richiesti all’avversario, a terzi, o alla p.a., con specificazione della motivazione ed
eventuali obiezioni avversarie49; nel caso si tratti di prova testimoniale, il giudice potrebbe precisare
quale sia la modalità, scritta o orale, preferita, o se desideri limitarne il numero e potrebbe chiedere
alle parti di effettuare una tabella analoga di sintesi, con chiare associazioni fra fatti e testimone
chiamato a rispondere, anche in prova contraria.
c)eventuali mediazioni delegate o tentativi di conciliazione, o eventuale programmazione di
decisioni su questioni pregiudiziali e preliminari, all’esito, ad esempio, di determinati accertamenti
(es. sull’an); con riserva di integrare successivamente il calendario.
ELENA ZUCCONI GALLI FONSECA
Ordinario dell’Università di Bologna
visto però non essere una puntata obbligatoria del processo di cognizione. Opportunamente è previsto che il timetable
possa essere modificato nel corso del processo, per seguirne lo sviluppo.
48 Art. 23 reg. Icc (Terms of Reference), a termini del quale il collegio arbitrale redige, in presenza delle parti e alla
luce delle loro difese iniziali, un documento, che contiene (oltre ad altri requisiti, per lo più formali) “a summary of the
parties’ respective claims and of the relief sought by each party, together with the amounts of any quantified claims and,
to the extent possible, an estimate of the monetary value of any other claims”, nonché “unless the arbitral tribunal
considers it inappropriate, a list of issues to be determined”; se le parti firmino, o se comunque la camera arbitrale dia il
placet, “no party shall make new claims which fall outside the limits of the Terms of Reference unless it has been
authorized to do so by the arbitral tribunal, which shall consider the nature of such new claims, the stage of the
arbitration and other relevant circumstances”.
49 Per i documenti, interessante è l’art. 55 della relazione su times and costs ad opera della Commissione Icc: “Using
the Schedule of Document Production devised by Alan Redfern and often referred to as the Redfern Schedule, in the
form of a chart containing the following four columns: First Column: identification of the document(s) or categories of
documents that have been requested; Second Column: short description of the reasons for each request; Third Column:
summary of the objections by the other party to the production of the document(s) or categories of documents
requested; and Fourth Column: left blank for the decision of the arbitral tribunal on each request”.

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