Luca Pacioli nacque nel 1445 a Sansepolcro, fu allievo di Pietro

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Luca Pacioli nacque nel 1445 a Sansepolcro, fu allievo di Pietro
Un esempio di interdisciplinarietà
Tratto da
“Diamo i numeri- Storia sintetica e curiosa della matematica”
Ideato nell’istituto comprensivo Leonardo Da Vinci di Roma
classe I D
A.S. 2011-2012
Insegnante Patricia Tozzi
Gli alunni della I D, a tempo prolungato, dell’IC Leonardo da Vinci, sono stati coinvolti in un
percorso laboratoriale di approfondimento dello studio della storia della matematica e delle
scienze. Approfondendo in particolare la matematica abbiamo raccolto e organizzato una
serie di dati, attraverso ricerche, letture di articoli di giornali e brani di libri, con lo scopo di
evidenziare l’ importanza della matematica nella storia e nella vita dell’uomo. Perché ho scelto
questo percorso? Perché in Europa questa disciplina occupa un posto di primo piano nella
cultura e,invece, in Italia, si tende a privilegiare la cultura umanistica.
Attraverso l’ approfondimento dello studio della matematica vista con gli occhi dei matematici
più famosi, abbiamo anche voluto ricostruire la storia dell’uomo, e sottolinearne gli
avvenimenti più importanti e le scoperte più significative. E abbiamo voluto provare a
incuriosire e far avvicinare a questa disciplina chi è convinto che la matematica sia ostica e
difficile.
Tutto il lavoro è stato svolto a scuola nelle ore pomeridiane. L’apprendimento è un percorso a
due sensi:tanto hanno imparato gli alunni e altrettanto imparo io continuamente da loro.
E’ stato per me bellissimo vederli lavorare con interesse, ricercare,creare e inventare le
interviste immaginarie. Mi sono molto divertita, e questo è uno degli aspetti più belli
dell’insegnamento:saper sorridere insieme.
Ho cercato di non correggere,se proprio non necessario, i loro testi per lasciare la loro
creatività intatta;perciò troverete testi più approfonditi e testi più semplici e superficiali. I
ragazzi sono diversi e diverso e il loro modo di porsi di fronte a un compito:bisogna saper
accettare anche le loro differenze e lavorare nell’ottica della loro crescita.
E come diceva Galileo…“…questo grandissimo libro (della natura) che continuamente ci sta
aperto innanzi agli occhi (io dico l’universo), non si può intendere se prima non s’impara a
intender la lingua, e conoscer i caratteri nei quali è scritto. Egli è scritto in lingua
matematica,e i caratteri son triangoli,cerchi,ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi
è impossibile a intendere umanamente parola;senza questi è un aggirarsi vanamente per un
oscuro labirinto”.
Nel testo si trovano fitti riferimenti all’opera di pittori scultori ed artisti di varia cultura e
provenienza, tra questi alcuni sono attinenti al rapporto intercorrente tra Luca Pacioli e
Piero della Francesca.
Roma 20-05-2012 Patricia Tozzi
Luca Pacioli nacque nel 1445 a Sansepolcro, fu allievo di Pietro della Francesca e di
Leon Battista Alberti Fu amico di Leonardo da Vinci con il quale lavorò e scrisse alcuni
libri. Nel 1473 divenne frate francescano fino all’ età di 72 anni.
Passato alla storia della matematica per aver scritto Summa de arithmetica ma anche
per una divertente raccolta di giochi matematici che scrisse insieme a Leonardo da Vinci
intitolati De viribus quantitatis.
Allievo di Piero della Francesca (1416/17-1492)
appassionato
anch’egli di
matematica tanto
da scrivere tre
libri, l’ultimo di
questi è sui cinque
solidi regolari(“De
quinque corporibus
regolaribus”)
descritti da Platone.
Luca Pacioli è anche l’ autore dell’ opera “De divina
proportione “ pubblicato a Venezia nel 1509. La divina
proporzione era proprio il rapporto senza il quale “
moltissime cose de admiratione dignissime in philosophia, nè
in alcun altra scientia mai a luce poterono pervenire”.
L’ammirazione che il Pacioli aveva per questa costruzione era
tale da indurirlo a metterla in relazione con la Divinità.
Il Libellus de quinque corporibus regolaribus, il primo trattato geometrico del
Rinascimento in cui vengono sviluppati i problemi di costruzione e di calcolo relativi ai
poliedri, mai prima disegnati in forma stereometrica. Pervenutoci nel codice Vaticano
Urbinate Latino 632, redatto da mano ignota ma corredato di disegni, correzioni e
aggiunte di Piero della Francesca, il Libellus era noto fin dal primo Cinquecento, ma nel
1509 fu pubblicato da Fra Luca Pacioli come opera propria. Questo plagio fu denunciato
da Giorgio Vasari e da allora il volume fu oggetto di accese dispute.

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