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PATTO per lo SVILUPPO
Il tempo delle scelte
PATTO PER LO SVILUPPO:
IL TEMPO DELLE SCELTE
DOCUMENTO STRATEGICO
di sintesi della prima fase (2005 - 2006)
PIANO OPERATIVO
della seconda fase
(2006 - 2008)
Il presente documento è il risultato della prima fase di confronto svolta all’interno del
Patto per lo Sviluppo promosso dalla Provincia e dalla Camera di Commercio di ForlìCesena. La sintesi dei lavori dei quattro tavoli tematici è stato realizzata da Antares, centro di ricerche economiche, unità di Serinar. I contenuti del Piano Operativo sono stati
elaborati all’interno del comitato allargato tecnico-scientifico del Patto per lo Sviluppo
(Servizio Programmazione dell’Amministrazione provinciale, Ufficio di Gabinetto della
Presidenza, Servizio Internazionalizzazione della Camera di Commercio, CISE, Centuria,
Antares) sulla base delle indicazioni emerse in fase di confronto e sulla base delle priorità raccolte per ciascun tema del Patto. Il lavoro di coordinamento del comitato tecnico
è stato svolto dal Gabinetto di Presidenza dell’Amministrazione provinciale. Il lavoro di
analisi condotto sui quattro temi strategici, nonché le analisi che hanno coadiuvato l’individuazione degli obiettivi strategici per il Piano Operativo sono disponibili su richiesta.
INDICE
IL PERCORSO CHE ABBIAMO DAVANTI
7
I FUTURI PROTOCOLLI DI INTESA DEL PATTO PER LO SVILUPPO
11
I RISULTATI DELLA FASE DI CONFRONTO
12
UN ULTERIORE TEMA PRIORITARIO: LA CULTURA DEL FARE IMPRESA
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AMBITI TRASVERSALI DI PROGRAMMAZIONE
21
STRUMENTI DI MONITORAGGIO DELLA SALUTE DEL SISTEMA LOCALE
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STRUTTURA DEL PIANO OPERATIVO
24
LE AZIONI DEL PIANO OPERATIVO
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ALLEGATI
Protocollo per la Qualità del lavoro
Protocollo Enti Locali
Protocollo Università
Protocollo Banche
Schede propedeutiche alla realizzazione dei tavoli
Protocollo di indirizzi siglato il 22 luglio 2005
43
47
49
51
53
75
Il percorso che abbiamo davanti
Con il presente documento si porta a compimento una prima fase di confronto sulle
priorità di sviluppo nel territorio di Forlì-Cesena, all’interno della cornice del Patto per
lo Sviluppo, promosso dall’Amministrazione Provinciale e dalla Camera di Commercio di
Forlì-Cesena.
Negli ultimi sei anni, il territorio si è ripetutamente confrontato con importanti quesiti
di identità, posizionamento competitivo e strategie di sviluppo locale.
Il risultato principale di questa costante azione di “laboratorio di confronto” è dato dal
riconoscimento, ormai condiviso da tutti gli attori istituzionali, economici e sociali, di
alcuni macrotemi imprescindibili per permettere al territorio di affrontare il prossimo
decennio su note di competitività e coesione sociale.
Il clima di condivisione degli scenari che si è andato consolidando negli anni, ha mostrato, tuttavia, alcune debolezze in fase di traduzione operativa di strategie e proposte: il
“fermento” progettuale a livello di singoli attori si è scarsamente tradotto in vere iniziative di carattere “trasversale” e territoriale.
Poiché l’obiettivo della presente fase è quello di ipotizzare le linee guida per il proseguimento dell’esperienza concertativa, il tema di un passaggio da una cultura progettuale
“atomistica” ad una “trasversale” acquisisce grande rilevanza anche operativa.
Questa considerazione nasce dalla consapevolezza che è difficile immaginare un percorso di condivisione progettuale senza una “cornice di convergenza” delle azioni che i singoli attori del territorio propongono e sostengono.
Poiché si rischia spesso di confondere tale cornice con i possibili strumenti di coordinamento che si possono o meno rendere necessari per una azione di governance, occorre
subito precisare che l’esperienza di programmazione negoziata degli ultimi dieci anni,
in Italia, ha dimostrato che è possibile raggiungere formule di progettazione dello sviluppo locale, concentrate nel tempo e dedicate ad obiettivi prioritari, senza con ciò diminuire identità ed autonomia dei singoli attori coinvolti.
Allo stesso tempo, tuttavia, ricerche recenti sull’impatto della programmazione negoziata
sullo sviluppo locale hanno dimostrato che, solo attraverso azioni connotate da forte
sinergia tra gli attori e forte condivisione delle priorità, è possibile aumentare il rendimento del percorso concertativo1. Fermo restando che la condivisione delle priorità non è pregiudiziale alla ricerca ampia di momenti concertativi per l’attuazione dei programmi.
Solo partendo da un tale presupposto, dunque, sembra possibile concepire cornici all’interno delle quali fare convergere azioni e risorse, in chiave di programmazione dello sviluppo locale.
Si è riusciti sino ad ora a creare una ampia convergenza su una serie di temi ritenuti prioritari. La continuazione del percorso concertativo dovrà prevedere in futuro l’inclusione
di nuovi temi di confronto che stanno diventando cruciali per la definizione di un asset1
Recenti conclusioni a supporto di tale prospettiva si trovano nella ricerca “La lezione dei Patti territoriali” a cura
del Ministero Attività Produttive, 2003.
7
to competitivo e per uno sviluppo equilibrato del nostro territorio: il tema dell’energia
e delle fonti alternative; il tema dei diritti di proprietà nella tecnologia; il tema delle
piattaforme software aperte; il tema dei servizi digitali.
Soprattutto sul tema dell’energia, si ritiene che la cornice offerta dal Patto, possa rappresentare l’ideale forum di progettazione di formule innovative di utilizzo delle risorse energetiche sul nostro territorio.
Così come non si può dimenticare che nei lavori dei tavoli non si sono affrontati i temi
contenuti nel PTCP (piano territoriale di coordinamento provinciale) adottato recentemente dalla Provincia di Forlì-Cesena, in particolare per quanto concerne i fabbisogni
infrastrutturali del territorio e le risposte che s’intendono fornire.
Ulteriore tema che dovrà trovare un terreno di confronto nell’ambito del Patto è quello relativo al polo aeroportuale come fattore di integrazione con gli altri nodi del trasporto aereo a livello regionale, nel tentativo di arrivare a sinergie di progetto e di
gestione. Così come si auspica che il Patto possa anche diventare la cornice per una riflessione strategica sul ruolo delle fiere di Cesena e Forlì, anche in questo caso in un’ottica
di sinergia e rinnovato posizionamento competitivo.
Sembra però ovvio sottolineare l’esigenza di trovare momenti e luoghi all’interno del
Patto per lo sviluppo per verificare insieme lo stato di avanzamento degli investimenti
infrastrutturali ed adottare le necessarie azioni correttive, d’integrazione e rilancio dei
progetti definiti prioritari dal PTCP.
In merito agli strumenti di coordinamento del percorso di governance locale, cerchiamo
di portare ordine ad una serie di sollecitazioni ed idee sorte negli ultimi tempi. Occorre
chiarire che non esiste (né a livello teorico, né applicato) un unico modello di coordinamento e gestione dei processi: il partenariato pubblico-privato che si innesta di volta in
volta su azioni progettuali, può prevedere sia il consolidamento di network di enti ed
istituzioni già esistenti, sia l’eventuale creazione di enti di coordinamento, qualora la
portata, la specificità del progetto e la complessità del compito lo rendano opportuno
e/o necessario.
Sebbene sia legittimo il timore di replicare strutture, con il rischio di drenare risorse pubbliche aggiuntive, non si può dimenticare che non può esistere alcuna azione di coordinamento trasversale, senza un nucleo di coordinamento più o meno sviluppato.
Si tratta perciò di individuare un metodo di governo del processo che sia snello e flessibile, ma al contempo garantisca la continuità di indirizzo al percorso intrapreso.
Si rende pertanto necessario ipotizzare la costituzione di un meccanismo di coordinamento.
L’idea progettuale che si propone per tale funzione è quella di costituire una
Fondazione per lo sviluppo che dia continuità al meccanismo concertativo territoriale
valorizzando le competenze disponibili, favorendo integrazioni progettuali ed operative, presidiando la fase applicativa delle misure previste degli assi del patto, garantendone l’approvvigionamento delle risorse finanziare necessarie.
Una fondazione per lo sviluppo a cui partecipano enti, istituzioni, Università, banche,
associazioni datoriali e sindacali, centri di ricerca pubblici e privati ed imprese, per con-
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dividere la sfida di lavorare insieme per progettare e costruire il futuro del territorio.
Una fondazione per lo sviluppo che diventa un luogo in cui i soggetti protagonisti della
rete del territorio, portatori di conoscenze, promotori e realizzatori di progetti e servizi, apportatori di competenze, investitori di risorse, facilitatori di relazioni e depositari
di una responsabilità sociale, s’incontrano, sviluppano idee e costruiscono iniziative finalizzate alla crescita economica ed al benessere della collettività.
La fondazione per lo sviluppo dovrà trasformare le dichiarazioni di principio contenute
nel patto per lo sviluppo provinciale in una mission precisa, ispirandosi ad un sistema di
valori, condivisi dagli attori territoriali, che ne condizionerà l’attività.
Ovviamente la Fondazione dovrà dotarsi di meccanismi di gestione in grado di garantire snellezza operativa e partecipazione degli attori.
Al di la della struttura organizzativa e degli organismi di gestione che saranno definiti
nello statuto e nei patti sociali, l’ipotesi di riferimento potrebbe rifarsi a quella adottata per i patti territoriali e prevedere la costituzione di tre livelli:
• una cabina di regia;
• un comitato strategico;
• un comitato tecnico-scientifico.
La cabina di regia sarà composta dalle rappresentanze di tutti gli enti locali, istituzionali, economici e sociali del territorio.
Il comitato strategico sarà composto da una ristretta rappresentanza degli enti locali,
istituzionali, economici e sociali del territorio.
Il comitato tecnico-scientifico sarà composto da rappresentanti di enti di sviluppo del
territorio e rappresentanti dei Poli didattici e scientifici di Cesena e Forlì.
Potranno essere coinvolti anche enti afferenti al mondo della formazione e della ricerca.
Le regole per un tal tipo di strategia saranno definite da una serie di protocolli, su cui di
volta in volta si potranno innestare singoli accordi e singole intese.
Un ulteriore elemento cruciale per l’attuale fase è rappresentato dalle risorse disponibili per affrontare programmi trasversali. La domanda che sottende il percorso attuale è
come sia possibile arrivare a formule di finanziamento di programmi di sviluppo locale,
in una situazione di enorme vincolo di bilancio dal lato delle amministrazioni locali.
L’obiettivo del Patto resta quello di arrivare alla costruzione di un “meccanismo” territoriale che possa funzionare da “leva strategica” rispetto a fabbisogni e finalità dei settori economici ed delle categorie economiche del territorio, approntando risorse e strumenti per lo sviluppo strategico dell’intera provincia.
In tal senso, due sono i percorsi possibili:
• una possibile risposta può derivare dall’attivazione di meccanismi di trasformazione, per le pubbliche amministrazioni, delle spese correnti in spese di investimento,
sostenute da politiche di riduzioni dei costi, in una chiave di accantonamento provinciale di risorse finanziarie (ipotesi di un accantonamento del 2% della spesa corrente da parte degli enti locali a favore del Patto);
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• una seconda ipotesi prevede azioni di finanziamento pubblico e privato dedicate
all’attivazione di fondi rotativi e di programmi di supporto alle imprese ed alle idee
imprenditoriali.
In estrema sintesi:
Il motore del patto deve necessariamente trovare un proprio equilibrio tra le azioni dei
singoli attori ed una forma di governance o regia complessiva.
Si propone la costituzione di una Fondazione per lo sviluppo che rafforzi la rete del territorio evitando duplicazioni e favorendo integrazioni.
Compito della fondazione non sarà “il fare” - che sarà affidato ai soggetti che già operano sul territorio avendone competenza e responsabilità - bensì il creare le condizioni
per “il fare” - presidiando il meccanismo concertativo, reperendo le risorse finanziarie,
verificando lo stato di avanzamento dei progetti, aggiornando il piano operativo, recependo nuove esigenze e proponendo nuovi ambiti di discussione e di operatività per lo
sviluppo del territorio provinciale
Sono previsti diversi livelli di coinvolgimento del sistema locale e relativo coordinamento del percorso (una cabina di regia, un comitato strategico, un comitato tecnico-scientifico).
Il livello di accordo su determinati ambiti di intervento potrà essere stabilito all’interno
di specifici protocolli di intesa.
Così come è indispensabile pensare anche ai vari strumenti conoscitivi e di monitoraggio
in una logica di coordinamento ed integrazione rispetto alle esigenze di conoscenza che
il territorio possiede.
Priorità condivise
Azioni
Strumenti conoscitivi
ed informatici
attori
Motore governance
del
patto
risorse
Protocolli di intesa (enti locali,
banche, università, ecc.)
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I futuri Protocolli di intesa del Patto per lo Sviluppo
La convergenza verso priorità di sviluppo locale verrà sostenuta attraverso la creazione
di specifici protocolli di intesa.
In particolare si individuano quattro protocolli:
• protocollo con Enti Locali;
• protocollo con Università;
• protocollo con le Parti sociali;
• protocollo con le Banche
I protocolli si prefiggono di raggiungere due tipi di obiettivo:
• un obiettivo generale di continuità, ovvero garantire una cornice di accordo
quadro tra le parti interessate;
•
obiettivi prioritari per ciascuna convenzione in rapporto alla natura degli enti
coinvolti e alle priorità di intervento a livello territoriale.
In linea generale gli obiettivi di accordo per i quattro protocolli potranno essere:
Protocollo enti locali
L’obiettivo generale è quello di prevedere formule di accordo programmatico per garantire meccanismi di finanziamento di parte del Patto per lo sviluppo; individuazione, sviluppo e consolidamento di infrastrutture insediative; completamento del cablaggio territoriale; semplificazione burocratica e riduzione dei tempi di risposta della P.A. con il
potenziamento della rete degli sportelli unici.
Protocollo Università
L’obiettivo generale è quello di prevedere formule di collegamento tra territorio ed i
poli scientifico-didattici di Cesena e Forlì e più in particolare con le diverse facoltà e/o
corsi di laurea del decentramento universitario nell’ambito del territorio provinciale, su
filoni di analisi, ricerca applicata, inserimento di laureati nelle aziende e creazione di
start up d’impresa.
Protocollo con le parti sociali
L’obiettivo generale è quello di condividere formule di garanzia per la qualità del lavoro nel territorio e per un sistema equo di inserimento nel mondo del lavoro.
Protocollo con gli istituti di credito
L’obiettivo generale è quello di creare i presupposti per condividere progetti di sviluppo
a valenza territoriale anche attraverso interventi di co-finanziamento e ricercare disponibilità di partnerships verso le idee imprenditoriali innovative.
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I risultati della fase di confronto
Nella presente sezione riportiamo le principali conclusioni dei lavori dei tavoli di confronto che nel mese di marzo 2006 si sono svolti sui temi di Qualità del lavoro, Poli di
competitività, Marketing territoriale, Finanza d’impresa.
Il metodo di presentazione qui adottato segue un lavoro di classificazione realizzato su
tutti gli interventi effettuati durante le sedute dei tavoli. In particolare si è proceduto ad
analizzare tutti gli interventi, a sintetizzarli e ad enucleare i temi chiave di ciascun intervento. I grafici qui di seguito riportati semplificano ulteriormente l’analisi, riportando i
temi che hanno ricevuto maggiore attenzione all’interno di ciascun dibattito, in termini
di citazioni, richiami, ecc.. Nelle pagine successive, segue invece una classificazione sintetica sui temi chiave emersi all’interno di ciascun dibattito, ordinati per tipologia di
ente a cui il relatore dell’intervento era afferente (ente locale, associazione, ecc.).
Qualità del lavoro
TEMI CHIAVE
Richiamo alla Legge Regionale n. 17 del 2005
Cultura della qualità del lavoro
(controllo, lotta all’irregolarità, necessità di trasparenza)
Il contratto di apprendistato professionalizzante
Riflessione sulle problematiche dell’orientamento
Rapporto fra il mondo universitario e quello delle imprese
per quanto riguarda tirocini, stage, tesi e master
Poli di competitività
TEMI CHIAVE
Ricerca e trasferimento di conoscenza e tecnologico
Infrastrutture
Sostegno ai servizi di impresa. Servizi
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Marketing del territorio
TEMI CHIAVE
Massimo di sinergia pur lasciando libertà ed operatività
ai singoli attori
Prodotti civetta e comunicazione
Per quanto riguarda il coordinamento serve una regia unica
Credito e finanza
TEMI CHIAVE
Supportare al meglio la nascita di nuove iniziative
imprenditoriali
Trasferimento del 2% dei bilanci delle Amm. Pubbliche da parte
corrente in parte investimenti, destinando questo 2% all’anno alle
politiche e alle azioni che vengono individuate dal patto per lo sviluppo
Conciliare operazioni straordinarie bancarie con azioni di supporto
alle imprese da parte del sistema CCIAA, con il potenziamento
della cultura di impresa e delle capacità manageriali nelle PMI
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Enti locali
Poli di competitività
Credito e finanza
Marketing
• I m p o r t a n z a d e l l a L e g g e • C r e a r e u n a d i m e n s i o n e • E' necessario che la finanza di • È importante raggiungere il
massimo di sinergia pur lasciando
Regionale n. 17 del 2005
strutturale dove la ricerca sia
questo territorio, vada nella
libertà
a l l ' o p e ra t i v i t à ,
elemento praticato, esigibile e
direzione di continuare a
• La permanenza dei laureati nelle
individuando quelli che sono i
utilizzabile. Un riordino, uno
supportare al meglio la nascita
aree montane è condizione
filoni
rispetto
ai quali noi
sviluppo e un'implementazione
di nuove iniziative imprenditoriali
assolutamente indispensabile
vogliamo indirizzare lo sviluppo
di
luoghi
e
sedi
per
la
ricerca
ma
anche
nella
direzione
di
perché queste possano pensare
del nostro territorio
applicata
affrontare in modo organico le
al loro futuro
criticità
emerse
negli
ultimi
tempi,
•
Importanza della viabilità
• Importante è anche il tema del
quali: ristrutturazioni, progetti di
trasferimento tecnologico
•
Nei
prossimi cinque anni avremo
uscita da situazioni di crisi
il 50% delle imprese che dovrà
soprattutto per le PMI
aziendale, strumenti di sostegno
passare di mano. Questo è un
• Importante tutto il percorso
al reddito
mercato enorme su cui giocare
dell'istruzione superiore
l a c a p a c i t à d i a t t ra r r e
• Se noi avessimo la capacità di
investimenti; perché a chi
• Bisogna anche tenere conto, dei
trasformare, non dico tagliare, il
passano di mano?
contenuti e delle azioni che
2% dei nostri bilanci da parte
stanno compiendo anche altri
corrente in parte investimenti, • Dobbiamo capire quali sono
tavoli che nel frattempo si sono
destinando questo 2% all'anno
questi prodotti civetta, queste
attivati: ad esempio progetti su
alle politiche e alle azioni che
identità che possiamo esportare
perché poi dietro questo
alcuni poli di eccellenza (Forlì
vengono individuate dal patto
possiamo costruire un elemento
ospita un polo di eccellenza nel
per lo sviluppo, noi avremo la
di Marketing e comunicazione
campo tecnologico aeronautico
capacità di dare sostanza e
che ha una serie di elementi
concretezza a quelle scelte
• Se noi cominciamo a fare
importanti afferenti ai temi che
Marketing territoriale non
noi trattiamo).
dobbiamo smettere di fare le
azioni specifiche che già si fanno
ed hanno buon esito, anzi il
Marketing territoriale lo considero
un ombrello e un cappello
maggiore rispetto a microazioni
positive
• Bisogna capire quali sono le
politiche innovative, abbiamo già
degli strumenti a disposizione, il
Ptcp è uno strumento molto
importante che delinea lo
sviluppo di un territorio,
bisognerà capire con quali
strumenti, con quali azioni
vogliamo concretamente rendere
più attivo questo percorso
Qualità del lavoro
Tavola di sintesi dei giudizi espressi dagli attori locali in occasione degli incontri dei tavoli del Patto per lo sviluppo
Tavola di sintesi dei giudizi espressi dagli attori locali in occasione degli incontri dei tavoli del Patto per lo sviluppo
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Associazioni
• Sono necessari più controlli alle
imprese che lavorano sul territorio
• Promuovere soprattutto a favore
dei giovani le informazioni che
servono per inserirsi nel mondo
del lavoro
• La cooperazione sociale è un
elemento positivo
• Sulla qualità del lavoro, oggi
gioca molto anche la
conciliazione dei tempi
(protocollo di intesa del Comune
di Forlì previsto dalla legge 53
sui congedi)
• E' importante sottolineare il
Durca, il documento unico di
regolarità contributiva che ci
permette, in concertazione anche
con quelli che sono gli enti
istituzionali, Inps e Inail, di
verificare se ci sia correttezza e
regolarità contributiva da parte
delle aziende che operano sul
nostro territorio
• Integrazione relativamente ai
soggetti disabili
• Abbiamo grandi opportunità
sull'apprendistato, proposto nella
nuova formulazione prevista dalla
legge Biagi e dalla legge
regionale, nelle due forme,
fondamentali dell'apprendistato
professionalizzante e dell'alta
formazione
• Bisognerebbe ragionare insieme
rispetto alla qualità degli
interventi formativi che i vari fondi
professionali e interprofessionali
propongono sul territorio
Qualità del lavoro
• Qualcuno giustamente ha detto
"Colleghiamo - esclusivamente
per quanto riguarda il settore
dell'alimentare e del
agroalimentare - le produzioni
tipiche del territorio". Io aggiungo
"Colleghiamole in un canale
breve, produzione-distribuzione".
• Cosa serve a un'impresa per
crescere e far crescere il territorio?
Il supporto all' innovazione, alla
ricerca, alla formazione, il
sostegno ai processi di
internazionalizzazione. Direi che
questi sono i punti fondamentali
su cui ci dobbiamo focalizzare e
su cui dobbiamo cercare di creare
una rete favorevole per lo
sviluppo delle nostre imprese
• Dobbiamo avere una maggiore
capacità di rappresentare e di
valorizzare meglio il nostro
territorio e i nostri prodotti. Se
pensiamo al settore agroalimentare siamo un punto di
eccellenza non solo nazionale
ma europeo
• Dobbiamo lavorare molto su
quello che è il ricambio
generazionale, sul sostegno alle
nuove imprese ed anche ai nuovi
imprenditori
• Prima di tutto abbiamo bisogno
di completare e di migliorare,
laddove ci sono elementi di
criticità, tutto il discorso del
sistema viario
Poli di competitività
Credito e finanza
• Pe r q u a n t o r i g u a r d a i l
coordinamento, sicuramente qui
serve uno regia unica, anche qui
serve una agenzia di sviluppo
territoriale
• Ognuno di noi fa delle cose, ogni
associazione ha dei propri
progetti, delle proprie iniziative
e credo che riuscire a metterle in
rete non sia una missione
impossibile, penso anche che le
amministrazioni locali debbano
imparare a fare rete, a mettere
insieme tutte le risorse, poche o
molte che siano
• Bisogna avere il coraggio e la
forza di andare a individuare
quelle eccellenze che possiamo
promuovere fuori per farlo
diventare un terreno attrattivo
• Importante istituire i club di
prodotto
• Ne aggiungo un altro, noi
avremmo bisogno che nei PRG,
quindi anche negli strumenti di
pianificazione comunali si dessero
certezze alle piccole e medie
imprese
• Il mondo della distribuzione è in
grande trasformazione, stiamo
cercando di sollecitare il mondo
d e l l a d i s t r i b u z i o n e, i
commercianti, gli imprenditori,
con formazione e politiche
specifiche volte a incrementare i
livelli di specializzazione delle
attività commerciali, questo è un
primo punto.
Marketing
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Sindacato
Poli di competitività
Credito e finanza
Marketing
• Il contratto di apprendistato • C'è la necessità di percorrere uno • L'elemento di coagulo consiste • L'altro aspetto è quello dei tempi,
professionalizzante è una delle
scenario alto delle politiche per
nell'individuare un soggetto che
poiché credo che indubbiamente
forme più corrette attraverso le
lo sviluppo innovativo, e cioè
diventa appunto un'impresa per
oggi tutto si misuri nella capacità
quali possiamo costruire un
cercare di mettere in sinergia
lo sviluppo, in grado di mettere
di avere velocemente le risposte.
circolo virtuoso di ingresso nel
tutte le fasi che possono portare
in fila le capacità di tutti questi
Per fare ciò però bisogna che ci
mondo del lavoro
appunto all'individuazione di poli
soggetti, (compreso poi il sistema
sia una Pubblica amministrazione
di competitività; una sorta di
bancario).
e una organizzazione territoriale
• Importanza della commissione
cabina di regia
che sia predisposta a questo
tripartita provinciale
• Dobbiamo quindi cercare di
• Si coglie la sensazione che
• Sta incrementando sempre di più
capire quali sono le situazioni,
ognuno sia impegnato in percorsi
il lavoro nero
quali sono le necessità per
di sponsorizzazione del territorio
affrontare opportunamente un
e delle imprese un po' per conto
processo innovativo e quindi
proprio
attraverso anche un'agenzia, una
fondazione, un polo scientifico
• Credo che l'elemento
tecnologico, quello che andremo
infrastrutturale della nostra
ad individuare, come circolano
provincia sia fondamentale per
intanto le informazioni e quali
presentarsi a quelli che vengono
sono le imprese che potrebbero
da fuori, perché noi dobbiamo
essere già pronte ad essere
fare Marketing su due versanti:
accompagnate in un processo di
uno dei prodotti e uno del
innovazione. Una sorta di
territorio, e collegando tutto,
censimento magari selettivo,
prodotto sul territorio
considerato che le risorse a
disposizione ovviamente non
sono illimitate. Necessitano
quindi riflessioni su tutte le filiere
produttive
Qualità del lavoro
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CCIAA
Poli di competitività
Credito e finanza
Marketing
• Necessità di intensificare le • Bisogna portare avanti azioni • La Camera di Commercio intende • Abbiamo bisogno di valorizzare
garanzie di uno svolgimento delle
volte a favorire la creazione di
quindi allacciarsi, coordinarsi con
il territorio per attrarre
attività economiche di tipo
un contesto sistemico che porti
i soggetti e le esperienze del
investimenti e possibilmente
trasparente, "sostenibile", con
l'innovazione non come un
territorio (anche per non andare
investimenti nei settori ad alto
la capacità delle imprese di
episodio sporadico casuale, ma
a sprecare risorse pubbliche) ed
c o n t e n u t o i n n o va t i v o e
competere sui mercati.
lo porti ad essere qualcosa di
intervenire essenzialmente su tre
tecnologico
frequente, qualcosa di altamente
filoni. Un filone rivolto soprattutto
probabile; occorre analizzare un
alla sensibilizzazione delle • Se parliamo di attrazione di
po' in tutte le fasi quali possono
imprese e alla informazione
investimenti dobbiamo parlare
essere i problemi potenziali che
economica; la seconda parte
di investimenti produttivi, di aree
bloccano il processo innovativo
entra più dentro l'azienda e tende
per gli insediamenti produttivi,
andando a prevenirli, a
a creare un percorso di assistenza
di aree per la logistica, di tempi
rimuoverli, a cercare di fornire
e di consulenza, per preparare le
quel minimo di infrastrutture,
aziende ad affrontare Basilea • Comunicare meglio quello che
quel minimo di servizi che
due. Infine intende svolgere un
già il territorio possiede come
possono assecondare le idee
ruolo attivo nel sistema
valenze positive, come motivi di
migliori, per compiere tutto
finanziario per le imprese, nel
appetibilità. Per fare questo
questo circolo dell'innovazione
senso di finanza straordinaria,
ovviamente occorrerà individuare
attraverso due canali: il primo è
un progetto, qualcuno capace di
relativo al potenziamento dei
farlo, competenze specifiche
canali con i quali, la Camera di
Commercio (ma anche altre
istituzioni) ha già un ruolo
piuttosto attivo da anni; il
secondo, è costituire un fondo
rotativo
Qualità del lavoro
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Università
Poli di competitività
Credito e finanza
Marketing
• Il primo intervento per garantire • Importanza dell'approccio a tre • Basilea 2 costituisce per gli istituti • Questi percorsi, specialmente per
un accrescimento della qualità
"leve": università, imprese ed
di credito e soprattutto per le
quanto attiene il patto per lo
del lavoro non può che essere
enti locali; università come
imprese una grande opportunità.
sviluppo con la finestra sul
rivolto all’emersione e al
"serbatoio" di capitale umano;
Bisogna però saperla cogliere,
Marketing territoriale comportano
c o n t ra s t o d e l l ’ e c o n o m i a
necessità di imprese avanzate sul
mentre al riguardo si può notare
una forte rimeditazione delle
sommersa. A tal proposito
territorio come "integratori" di
una grande disattenzione. Le
politiche di organizzazione
occorre incentivare a livello
tecnologia; importanza di enti
imprese hanno infatti
territoriale di questa area.
territoriale il dialogo tra le parti
intermediari per il trasferimento
l’opportunità di essere valutate
Bisogna attuare una più
sociali e gli attori istituzionali
di conoscenza e tecnologico
nella loro capacità di ottenere
consapevole e mirata politica di
nella prospettiva di promuovere
(esempio del Politecnico di
credito, sulla base di programmi
sviluppo delle aree produttive,
la capacità competitiva delle
Milano)
che dovranno predisporre e del
necessaria anche per la
imprese del territorio entro un
successivo confronto con i
valorizzazione delle potenzialità
contesto attento alla dimensione
risultati. Le imprese però non
della piattaforma logistica
dell’equità e della sostenibilità
sempre hanno le necessarie
Ravenna Cesena Forlì
sociale delle dinamiche
conoscenze, anche le banche non
competitive. In raccordo con
sono attrezzate per aiutare e
questo obiettivo l’insediamento
controllare le imprese rispetto a
universitario intende offrire un
questi nuovi bisogni. Si dovrà
contributo avviando una serie di
così pensare a come sopperire a
iniziative (di ricerca, informative
questo deficit di conoscenze:
e formative) finalizzate alla
l’Università a riguardo può
diffusione di buone prassi per il
esprimere un ruolo fondamentale.
consolidamento di una cultura
del lavoro e dell’impresa
• Servono pertanto banche in
improntata alla responsabilità
grado di colloquiare con le
sociale.
imprese che sanno programmare.
Prende piede altresì la possibilità
• Il superamento delle differenze
per le imprese anche di medie
di genere nel mondo del lavoro
dimensioni, in questo quadro
rappresenta indubbiamente uno
innovativo, di essere quotate in
dei passaggi principali per il
borsa nello specifico Mercato
miglioramento dell’efficacia del
Expandi che presenta regole di
mercato del lavoro e della sua
ammissione per la quotazione
qualità. La promozione di
più agevoli rispetto a quelle
maggiori opportunità di lavoro e
applicate relativamente al
di carriera per le donne non può
mercato principale.
che avvenire attraverso un
ripensamento complessivo della
formazione, delle politiche sociali
e del lavoro.
Qualità del lavoro
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Altri (Banche)
Poli di competitività
Credito e finanza
Marketing
• Bisogna fare uno sforzo maggiore • Penso che tre temi siano • Per quanto riguarda il territorio • Abbiamo un problema di
sulle modalità con cui si procede
fondamentali: il primo riguarda
voglio solo ricordare che negli
comunicazione, noi dobbiamo
nel rapporto fra il mondo
i servizi alle nostre imprese
ultimi 4 anni, abbiamo fatto tre
cercare di trovare la maniera di
universitario e quello delle
sull'innovazione, il secondo
operazioni straordinarie di
comunicare al meglio con i punti
imprese per quanto riguarda
riguarda le risorse umane e quindi
finanza. Una impresa su due negli
di eccellenza del nostro territorio
tirocini, stage, tesi e poi magari
si collega anche al tavolo sulla
ultimi 36 mesi è stata interessata
cercando di avere una regia
anche i master
qualità del lavoro nel rapporto
da operazioni straordinarie e, dai
proprio per non disperderci in
università-impresa. Il terzo tema,
progetti che ci hanno comunicato,
mille rivoli
secondo me è prioritario, è quello
tre imprese su 10 nei prossimi
della neo impresa innovativa
d u e a n n i i n t e r v e r ra n n o • Tutto questo sicuramente va a
ulteriormente con operazioni
confortare l'ipotesi di un tavolo
• Se vogliamo crescere, noi
straordinarie.
di regia che complessivamente
dobbiamo immettere più cultura
diriga l'insieme degli obiettivi e
nelle imprese, quindi dobbiamo • Io credo possa esistere la
delle reti rispetto a quegli obiettivi
immettere nelle imprese dei
possibilità di creare un soggetto
giovani laureati, non perché sono
- che vorrei fosse snello, efficace • Nel territorio forlivese la
dei fenomeni, ma semplicemente
e territoriale - fra banche,
Fondazione della Cassa di
perché sono laureati e sanno che
imprese, università e enti pubblici,
Risparmio ha elargito negli ultimi
cosa significa l'elettronica, sanno
con personale molto
sei anni cento miliardi delle
che cosa significa l'informativa,
specializzato, che sia in grado di
vecchie lire, a conti fatti nei
sanno che cosa significano le
valutare i progetti e le idee e non
prossimi cinque anni saranno
telecomunicazioni, sanno che
solo di fare considerazioni, anche
altrettanti. Penso che se questi
cosa significa la meccanica.
in funzione di Basilea due, sul
finanziamenti, anche di Camera
Sanno che cosa significa
discorso delle garanzie sul
di commercio, Provincia e quanto
l'innovazione tecnologica.
capitale, diventando anche socio
altro, si riuscisse a finalizzarli, a
delle iniziative che si andranno
canalizzarli in un unico progetto
a valutare.
con degli obiettivi precisi sarebbe
un passo fondamentale per lo
• Per quanto riguarda la qualità
sviluppo del nostro territorio
del management noi ci siamo
interfacciati con l'Università. In
più da 4 anni abbiamo portato
avanti insieme all'Università i
"Career days" indirizzando i
laureati verso percorsi di stage
Qualità del lavoro
Un ulteriore tema prioritario: la cultura del fare impresa
Un ulteriore passaggio di confronto è stato realizzato attraverso uno studio e due focus
group condotti in relazione al tema della cultura di impresa e del collegamento tra scuola, mondo dei giovani e imprese2.
Il confronto consegna di fatto i seguenti risultati:
Indicazione 1
l’ambizione di mettere in atto una azione “traino” per un mondo della scuola che intenda riposizionarsi in un rapporto fecondo con il mondo della impresa;
Indicazione 2
la formazione, l’aggiornamento, la qualità, sono dati aziendali ormai irrinunciabili sui
quali le risorse sono convogliate con decisione così come forte è la convinzione della
necessità che nei vari livelli della società si debba agire per sviluppare una moderna cultura d’ impresa;
Indicazione 3
è evidente la sofferenza manifestata dalla micro-impresa, particolarmente nei settori dei
servizi e del commercio e, in particolare l’impresa giovanile;
Indicazione 4
la mancanza di una cultura di impresa è denunciata chiaramente così come spesso la
scelta imprenditoriale dei giovani è una scelta non meditata e approfondita ma vissuta
residualmente senza una matura coscienza;
Indicazione 5
il rapporto impresa/sistema scolastico formativo è un nodo da sciogliere di primaria
importanza che ovviamente coinvolge anche le istituzioni di vario livello.
Da queste considerazioni si evince che un tema forte da rilanciare e che può essere un
luogo di operatività comune tra imprenditori e istituzioni del territorio è quello che può
essere considerato un argomento “educativo” di base: rilanciare la cultura del fare
impresa.
A fronte di un quadro sufficientemente chiaro e delineato di analisi delle problematiche
del fare impresa nel contesto territoriale, sulla base di “input” ben definiti che vengono
dagli imprenditori, è netta la richiesta che dalla fase del confronto si individuino con
chiarezza e con celerità gli obiettivi e i percorsi nonché la tempistica per raggiungerli
con una definizione chiara di compiti e ruoli dei soggetti coinvolti nella concertazione.
2
Il precorso è stato curato dalla società One to One Lab di Milano.
20
Ambiti trasversali di programmazione
In questa sezione ipotizziamo alcuni ambiti di programmazione che mettono insieme,
“in modo virtuale”, le azioni proposte nella successiva sezione di Piano Operativo, con
altre azioni “esterne” ma correlate, per cercare di mettere in evidenza le potenziali
enormi sinergie del “fare funzionare” insieme i singoli tasselli progettuali.
•
Il tema del sostegno alle idee imprenditoriali e degli spin-off innovativi (tema
del trasferimento di conoscenza e tecnologico)
Si tratta di concepire tutte le azioni previste dal Patto in tema di sostegno alle
idee imprenditoriali in fase di partenza, come azioni fortemente correlate ad
altri strumenti “esterni” (programma SPINNER dell’Università, fondo locale per
l’Innovazione, ecc.) in una sorta di “incubatore virtuale” del territorio che coadiuva lo sviluppo di impresa dalle prime fasi (seed capital e start up), eroga servizi di check up e di fattibilità (servizio di parco scientifico e di ponte per l’innovazione), fino a garantire il capitale per il consolidamento e lo sviluppo innovativo dei prodotti (venture capital e credito). L’articolazione di questo tema
dovrebbe permettere anche di pensare al territorio come punto prescelto di
localizzazione di imprese provenienti anche dall’esterno, saldando un percorso
virtuoso di supporto all’innovazione con quello di valorizzazione del territorio
(marketing territoriale avanzato).
•
Il tema delle competenze professionali e dell’inserimento nel mondo del lavoro
(tema della mediazione università-impresa)
Questo tema è fortemente correlato al precedente. Si tratta di coordinare le
azioni che il Polo Scientifico di Forlì ed il Polo di Cesena, Serinar, enti privati per
l’orientamento e associazioni di scopo mettono in campo sul tema dell’inserimento di figure professionali nel mondo del lavoro locale, accompagnando questo passaggio con formule che sappiano integrare l’offerta formativa, l’opportunità di tirocini e stages, con lo sviluppo di competenze individuali e la qualità
del lavoro.
•
Il tema dello sviluppo economico, imprenditoriale e industriale del territorio
(tema del network per il marketing del territorio)
Si tratta di creare i presupposti per la formulazione di accordi di programma che
coinvolgano enti locali, associazioni di rappresentanza ed imprese nella definizione di:
a) spazi insediativi dove sia possibile operare forti sinergie con la prossimità ad
aree urbane ed assi infrastrutturali;
b) collaborazione tra imprese locali all’interno di processi di filiera al fine di
potenziare il valore prodotto localmente e la relativa commercializzazione a
livello nazionale ed internazionale anche stabilendo accordi commerciali e
“diplomatici” con omologhe piattaforme locali nel bacino dell’Adriatico e del
Mediterraneo. L’esistenza di tale programmazione permetterebbe di uscire da
una gestione ad hoc del rapporto amministrazione pubblica ed impresa e consentirebbe anche di ipotizzare la creazione di spazi potenziali da dedicare a
nuove imprese e futuri incubatori, nonché sfruttare tale sinergia per azioni di
attrazione di imprese dall’esterno.
•
Il tema delle risorse pubbliche e private dedicate allo sviluppo (tema della finanza pubblica e privata)
Si tratta di creare fondi rotativi ad hoc ed ipotizzare soggetti di coordinamento
21
per risorse pubbliche e private che verranno fatte confluire su particolari progetti territoriali. Formule finanziarie potranno altresì essere elaborate in sinergia
con gli enti locali con l’obiettivo di istituire “fondi territoriali” per lo sviluppo
economico.
In quest’ottica diventerà fondamentale utilizzare le risorse del territorio come
volano per acquisirne altre a livello regionale, nazionale e comunitario.
•
Il tema dell’integrazione progettuale in un ambito territoriale più vasto, romagnolo e regionale (tema degli accordi istituzionali)
Si tratta di collocare le politiche di sviluppo provinciali all’interno delle dinamiche di area vasta e di integrarle, valorizzandole, con i progetti che necessitano
di una dimensione territoriale capace di garantire:
- economie di scala a livello di fabbisogno finanziario;
- ottimizzazione delle risorse fisiche ed infrastrutturali disponibili;
- masse critiche di soggetti e produzioni adeguate ad affrontare le sfide competitive in atto.
Il Patto provinciale quindi, pur essendo volutamente impostato in modo da tentare di fornire alcune risposte a problemi ritenuti prioritari dal territorio, dovrà
essere aperto alle opportunità esterne e capace di integrarsi con le politiche di
sviluppo economico che si creano a livello superiore.
•
Il tema dell’integrazione fra progetti promossi autonomamente dai soggetti
operanti sul territorio e rientranti nelle linee di sviluppo del Patto (tema della
valorizzazione della “sussidiarietà orizzontale”)
Si tratta di valorizzare la ricchezza di esperienze, iniziative, progetti che i soggetti del territorio sviluppano nell’espletamento delle proprie funzioni partendo dalla convinzione che l’insieme ha un valore superiore alla somma delle parti
che lo compongono.
Se quindi da un lato è corretto perseguire e riconoscere il valore della sussidiarietà orizzontale è al tempo stesso necessario monitorare, coordinare e se possibile integrare le attività che i soggetti operanti sul territorio promuovono con
l’obiettivo di creare masse critiche importanti di risorse ed interventi ed incidere in maniera più profonda nei problemi individuati all’interno del Patto per lo
sviluppo.
In quest’ottica, le iniziative di approfondimento, i tavoli tematici ed i gruppi
attivati autonomamente da singoli attori locali (comuni, comunità montane,
cciaa, associazioni, banche) creano valore, arricchendo il territorio, contribuendo ad evitare sprechi, duplicazioni e sovrapposizioni.
22
Strumenti di monitoraggio
della salute del sistema locale
Un percorso come quello delineato dal presente documento deve sapersi dotare anche
di un sistema di monitoraggio degli impatti e delle criticità del processo.
La cornice del patto offre, infatti, un’occasione preziosa per pensare all’insieme degli
strumenti che verranno attivati come elementi di una “politica pubblica territoriale”. Il
funzionamento dei fondi proposti dalle azioni del piano operativo così come il funzionamento delle azioni di coordinamento possono pertanto essere sottoposte ad una azione di monitoraggio per valutarne risultati ed impatti.
Il monitoraggio potrà essere svolto con ricorso a studi e ricerche specifiche che il Patto,
attraverso una pre-valutazione del proprio comitato tecnico-scientifico, reputerà necessario attivare.
Occorre a questo fine iniziare ad ipotizzare anche una fase di approfondimenti conoscitivi a livello territoriale che superi le analisi “a compartimenti” e possa metter in relazione tutte le forze che sul territorio svolgono azione di monitoraggio e studio, su progetti di medio-lungo termine.
La complessità dei fenomeni socio-economici attuali richiede, infatti, un nuovo modello
per affrontare “il tema degli studi e delle ricerche”: analisi complesse e maggiormente
in grado di accompagnare azioni operative, studi che hanno bisogno di un approccio
pluridisciplinare e dell’integrazione con tutte le capacità di analisi e progettuali che esistono sul territorio.
Ci sono due elementi che Il Patto può affrontare in chiave territoriale sul fronte del
monitoraggio dell’andamento dell’economia provinciale, in un’era di elevata complessità socio-economica:
•
monitoraggio dell’impatto delle azioni territoriali sui sistemi locali di impresa
(con approfondimento sui temi delle crisi aziendali, delle ristrutturazioni, delle
delocalizzazioni e del vantaggio competitivo delle produzioni locali);
•
nalisi del posizionamento delle imprese provinciali inserite nelle azioni del
Patto, per la creazione di programmi di valorizzazione delle produzioni locali
nel contesto europeo ed internazionale.
23
Struttura del Piano Operativo
In un contesto territoriale contraddistinto da una pluralità di identità produttive, un
piano operativo non è solo “piano di classificazione”, ma anche “policy plan” nella sua
capacità di iniziare ad ipotizzare alcune soluzioni trasversali e quindi con possibili ricadute su più tipologie di attori economici.
Potremmo affermare che, di fatto, ciò che si chiede ad un piano simile è: razionalizzazione degli obiettivi; condivisione degli obiettivi; aggiornabilità degli obiettivi; uso efficiente delle risorse.
Il Patto per lo sviluppo si va così a configurare come una cornice di indirizzo delle azioni che sul territorio vengono portate avanti sia da attori pubblici che da attori privati.
Di fatto, sono quattro le spinte principali che il motore del Patto dovrebbe riuscire ad
alimentare:
• quella che valorizza il ruolo svolto dai comuni capoluogo, gli altri comuni del
territorio, le comunità montane e l’Amministrazione provinciale;
• quella che ruota intorno ai sistemi associativi rappresentati all’interno della
Camera di Commercio;
• quella che ruota intorno all’Università;
• quella che ruota intorno al sistema bancario partendo dal coinvolgimento delle
due fondazioni delle Casse di risparmio di Forlì e Cesena, sfruttando il sempre
maggiore ruolo che il sistema delle banche locali gioca per lo sviluppo del territorio pur senza sottovalutare, anzi valorizzandola, la necessità di radicamento
territoriale che le banche d’interesse regionale e nazionale dimostrano.
Per arrivare a tale obiettivo, si rende necessario pensare ad una forma di “piano di traduzione” dei fabbisogni raccolti con indicazione di aree di intervento, obiettivi, attori e
risorse coinvolte.
Il piano operativo del Patto per lo sviluppo è pertanto l’elemento che deve garantire
continuità al percorso intrapreso e sapere fornire un orizzonte per le azioni di sviluppo
locale da intraprendere nei prossimi anni.
24
Le azioni del Piano Operativo
Nelle pagine seguenti è illustrata l’articolazione delle proposte emerse per un Piano
strategico per lo sviluppo del territorio.
Gli assi di intervento sono desunti dal percorso di confronto che il territorio ha realizzato nel corso dei passaggi della Conferenza per le strategie e del Patto per lo sviluppo.
Lo sviluppo del piano prevede AZIONI di intervento.
Per ciascuna azione sono previsti ATTORI RESPONSABILI dello sviluppo dell’azione.
Questo rientra nello spirito della futura Fondazione per lo sviluppo che di fatto non sarà
“titolare” delle iniziative ma svolgerà una funzione di raccordo tra gli attori e gli enti
responsabili delle diverse linee progettuali.
Per ciò che riguarda le RISORSE, si ipotizza in questa fase l’ammontare dedicato.
Laddove le analisi di fattibilità lo hanno permesso, sono state riportate le stime di fabbisogno finanziario per ciascuna azione. Per alcune azioni la stima del fabbisogno di
risorse sarà realizzata durante successive fasi di confronto.
25
Schema riassuntivo delle azioni previste dal Piano Operativo
Tema di
intervento
principale
Tema di
intervento
secondario
Nome azione
Sottoazione Scheda
N.
Obiettivo
Qualità
del lavoro
1
migliorare il livello di
applicazione della
legislazione vigente nella
gestione ed esecuzione
dei LL.PP
Formazione, lavoro, impresa
2
Potenziare la sinergia tra
il mondo della scuola,
l'Università ed il mondo
delle imprese; creare un
nucleo di coordinamento/
interfaccia Università/
associazioni/imprese
Seed capital
3
accompagnare le idee
innovative a "più elevato
potenziale di sviluppo"
Completamento rete telematica
territoriale pubblica
4
completamento cablaggio
territoriale
5
Sostenere le
specializzazioni
produttive del territorio
sia nell'accezione classica
del distretto sia nella
nuova accezione di
filiera produttiva
Accordi territoriali per
insediamenti produttivi
6
promuovere e formalizzare
accordi territoriali tra enti
pubblici per specifiche aree
insediative strategiche
Sportello Unico per
le Attività Produttive
7
coordinamento provinciale
degli sportelli unici
Applicazione alle PA
appaltanti di alcune prassi
gestionali derivati dalla
norma SA8000
Poli di
competitività
Mercato
del lavoro
Marketing
territoriale
Marketing
territoriale
Sistemi locali di impresa
Filiere, poli,
prodotti: mappa
delle relazioni
e del valore
Marketing
territoriale
Finanza
di impresa
Marketing
territoriale
Finanziaria per
internazionalizzazione
8
Fondo rotativo
per investimenti
in capitale di rischio
Struttura
economicofinanziaria
per la gestione
delle crisi nel
settore
agroalimentare
26
finanzia con strumenti
mirati gli imprenditori
che intendono
svilupparsi all'estero
9
immettere nel patrimonio
i capitali necessari
ad affrontare processi
di trasformazione
SCHEDA N. 1
QUALITA’ DEL LAVORO
migliorare il livello di applicazione della legislazione vigente nella gestione ed esecuzione dei LL.PP.
Azione proposta
Applicazione alle PA appaltanti di alcune prassi gestionali derivati dalla norma SA8000
Fasi di sviluppo necessarie (pre-fattibilità; fattibilità; azione già cantierabile, ecc.)
Pre-fattibilità: già verificata nel progetto sperimentale realizzato presso il Comune di
Frascati. Altre fasi ritenute necessarie:
1. Presentazione della proposta metodologica alle principali stazioni appaltanti del territorio (Comune di Cesena, Comune di Forlì, Provincia di Forlì-Cesena) ed alle parti sociali (Sindacati e Associazioni di categoria imprenditoriali);
2. Sottoscrizione dei protocolli d’intesa (qualora non già sottoscritti - vd. Comune di
Cesena) tra le parti;
3. Valutazione degli scostamenti delle prassi adottate dagli UT delle diverse PA rispetto
al modello proposto;
4. Stipula, su base volontaria, dei contratti di monitoraggio con le PA;
5. Assegnazione del marchio “Lavoro Etico - Cantieri Pubblici”;
6. Pubblicità e promozione del marchio;
7. Controlli periodici sul campo effettuati dall’Ente Terzo.
Attore responsabile
Le singole PA interessate: ad una di esse potrebbe essere affidato un ruolo di coordinamento. CISE in qualità di Ente Terzo accreditato.
Partnerships attivate o attivabili per l’espletamento delle azioni
Organizzazioni sindacali (FILLEA-CGIL, FILCA-CISL e FeNEAL-UIL) e datoriali di settore.
Stima fabbisogno finanziario (complessivo e per ogni singola fase)
1. ca. € 3.000 per animazione, organizzazione incontri, preparazione materiali e
presentazioni
2. ca. € 3.000 per animazione, organizzazione incontri, negoziazioni
3. ca. € 15.000 totali per la valutazione presso 3 PA interessate e redazione relativi report
4. ca. € 45.000 totali per le attività di monitoraggio sui procedimenti e sui cantieri
di 3 PA x 3 anni (5 audit semestrali su ciascuna delle 3 PA partecipanti al progetto).
5. nessun onere
6. ca. € 14.000 totali per promozione su stampa e TV locali e workshop a conclusione del triennio con presentazione risultati
7. già inclusi nella fase 4.
TOTALE fabbisogno finanziario (nel caso di 3 PA aderenti): € 80.000 (+ IVA se prevista)
su base triennale
Tempi (complessivi e stimati per ciascuna fase)
1. 3 mesi
2. 3 mesi
3. 1 mese
4. 1 mese
5. 1 mese
6. 1 mese x campagna iniziale + richiami periodici triennio + workshop a fine triennio
7. su di un arco di tempo triennale con periodicità semestrale (5 audit su ciascuna
PA appaltante e su un campione significativo dei cantieri di LLPP appaltati)
27
SCHEDA N. 2
POLI COMPETITIVITA’ E QUALITA’ DEL LAVORO
Azione proposta
La presente azione si propone di progettare un sistema di raccordo tra mondo delle
scuole e mondo del lavoro da una parte e università e mondo del lavoro dall’altra, in
un’ottica di sistema integrato di “avviamento” al lavoro e integrazione dei giovani nel
mercato del lavoro locale. L’azione si sviluppa pertanto su due filoni:
a) Costruzione di canali di collegamento tra mondo della scuola e mondo del lavoro
locali. Aumento della cultura dell’imprenditorialità tra i giovani della provincia.
Predisposizione di accordi di programma tra scuole superiori, associazioni di rappresentanza ed imprese per la realizzazione di tirocini e stages.
L’azione prevede anche l’organizzazione di giornate di studio e di divulgazione sul tema
del collegamento scuola-lavoro-impresa e delle problematiche relative alla creazione di
impresa. L’azione si prefigge anche l’obiettivo di creare un ponte con le azioni previste
in tema di sostegno alle nuove imprese e di favorire anche (attraverso apposite misure)
il ricambio generazionale.
b) Risorse umane Imprese e Università. Si propone di:
- Attivare una metodologia per favorire l’inserimento di giovani in fase formativa presso le aziende, anche di piccole dimensioni, del territorio;
- Creare le condizioni perché le imprese siano preventivamente ed efficacemente
motivate ad accogliere stagisti/tirocinanti/tesisti, ecc.;
- Creare un nucleo di coordinamento/interfaccia Università/associazioni /imprese.
In estrema sintesi, il percorso potrebbe essere il seguente:
1. Creazione del Nucleo di Coordinamento per gli Scambi Università - Impresa, composto da due persone, con sede presso i Poli scientifico-didattici o una struttura tipo
Serinar, o presso una struttura super partes. Il Nucleo di Coordinamento dovrebbe
avere, tra le sue funzioni principali, quelle di promuovere gli strumenti di scambio
Università - impresa presso le aziende del territorio, di provvedere alla rilevazione
delle disponibilità aziendali e di mantenere aggiornata la banca dati informatica
delle imprese.
2. Selezione delle imprese target, a cura delle associazioni imprenditoriali della
Provincia.
3. Promozione dell’iniziativa presso le imprese: attraverso contatti telefonici, visite personalizzate e mailing, presentare i vantaggi degli strumenti del tirocinio/stage/ecc. e
raccogliere i dati aziendali (tramite apposita scheda di rilevazione) su area di attività
aziendale, disponibilità ad ospitare tirocini/stage/tesi, indicando i settori di competenza richiesti.
4. Costruzione di un Data Base delle aziende disponibili, con possibilità di integrarlo e
completarlo con gli elenchi che ogni Facoltà/corso di laurea possiede al proprio interno. Il Data Base sarebbe a disposizione delle diverse sedi universitarie, e potrebbe
essere consultabile on - line sui siti dei diversi Poli Didattici.
5. Il Nucleo di Coordinamento si occuperebbe anche della promozione del servizio presso nuove imprese e dell’aggiornamento dei dati raccolti nel Data Base, vista la probabilità che le informazioni fornite dalle diverse aziende possano subire variazioni
nel tempo.
6. La gestione burocratico - amministrativa dei tirocini/stage/ecc. rimarrebbe necessariamente di competenza degli uffici universitari preposti.
Fasi di sviluppo necessarie (pre-fattibilità; fattibilità; azione già cantierabile, ecc.)
a) Azione cantierabile, previa verifica su disponibilità finanziaria
b) Fattibilità
28
Attore responsabile
a) Attore da individuare
b) SERINAR
Partnerships attivate o attivabili per l’espletamento delle azioni
Università, Centuria RIT, CISE, Fondazioni, Associazioni di categoria, scuole superiori
Stima fabbisogno finanziario (complessivo e per ogni singola fase)
a) Da verificare
b)Fattibilità: 5.000 €
Operatività: 150.000 € (due persone + spese generali per il primo anno di avvio)
Tempi (complessivi e stimati per ciascuna fase)
a) Partenza 2007
b) Fattibilità: 6 mesi
Attivazione: 12 mesi
29
SCHEDA N. 3
POLI COMPETITIVITA’
Azione proposta
Costituzione di un Fondo di “SEED CAPITAL” (ovvero un fondo che investa in progetti
innovativi nella loro fase embrionale):
accompagnare le idee innovative a “più elevato potenziale di sviluppo” portandole al
livello di appetibilità per gli investimenti dei fondi di Venture Capital (VC). Animare una
vera e propria rete territoriale a sostegno della neoimprenditoria attraverso forme di
collaborazione con le strutture operanti sul territorio interessate allo sviluppo economico locale. Si tratta di assistere le neo-imprese in tutti le fase necessarie al loro successo e
alla loro crescita, integrando tutti gli attori e tutte le iniziative del territorio.
Fasi di sviluppo necessarie (pre-fattibilità; fattibilità; azione già cantierabile, ecc.)
1. Pre-fattibilità: già verificata attraverso esperienza ASSEFI di Pisa.
2. Fattibilità: verifica disponibilità Enti finanziatori per la costituzione del Fondo +
azioni necessarie alla costituzione, regolamentazione e gestione del Fondo;
Altre fasi ritenute necessarie:
3. Scouting idee innovative ad elevato potenziale di sviluppo;
4. Supporto alla preparazione dei Business Plan e coaching alle neo-imprese attraverso un’attività di consulenza specialistica sia tecnologica che manageriale, fornita dalle strutture del territorio; coinvolgimento delle imprese esistenti interessate ad ospitare al loro interno neo-imprese innovative: in tal modo l’impresa
esistente, oltre a fornire spazi e servizi gestionali, potrà partecipare al capitale
della neo-impresa e fornire a questa una forte esperienza di mercato; creazione
di una rete locale di business angels che, oltre a fornire capitale, assista la neoimpresa nel suo sviluppo; stipula di accordi con banche per l’attivazione di linee
di credito ad hoc per le neo-imprese innovative: a questo riguardo alcune banche locali hanno già preannunciato linee di credito per l’innovazione nelle
imprese che escono dai classici canoni di garanzia reali;
5. Costituzione del Fondo;
6. Promozione;
7. Ingresso del Fondo nei capitali sociali;
8. Attività di monitoraggio dello start-up aziendale;
9. Uscita del Fondo dai capitali sociali;
10. Reinvestimento in nuove idee imprenditoriali.
Attore responsabile
Camera di Commercio di Forlì - Cesena con la delega operativa di alcune attività a soggetti da definire quali CENTURIA, CISE, SERINAR, ISAERS, ecc. (a Pisa il Fondo è istituito
dalla Camera di Commercio ed affidato in gestione alla propria azienda speciale ASSEFI).
Partnerships attivate o attivabili per l’espletamento delle azioni
CENTURIA, CISE, SERINAR, ISAERS, ecc.
Stima fabbisogno finanziario (complessivo e per ogni singola fase)
1. nessun onere
2. ca. € 100.000 per costituzione, regolamentazione e gestione del Fondo
3. nessun onere, grazie alle sinergie attivabili con i servizi già esistenti di CENTURIA e CISE
4. ca. € 140.000 per il coaching di ca. 10 progetti.
5. ca. € 2.000.000 per finanziare 10 progetti con in media 200.000 ciascuno
6. ca. € 40.000 per promozione su stampa e TV locali e non
7. già inclusi nella fase 2
30
8. già inclusi nella fase 2
9. già inclusi nella fase 2
10. già inclusi nella fase 2
TOTALE fabbisogno finanziario (per un’ipotesi di 10 progetti innovativi): 2.280.000 su
base quinquennale.
Tale fabbisogno potrebbe essere in parte coperto dalla Commissione Europea tramite
Programma Quadro per la Competitività e l’Innovazione mirato allo sviluppo dell’innovazione nelle PMI, che partirebbe a fine 2006, della durata di sette anni e 4,2 miliardi di
€. I tre assi del Programma sono “Telecomunicazioni”, “Energia” e “Imprenditorialità”.
In particolare, in quest’ultimo asse sono previste diverse azioni, tra cui il cofinanziamento di iniziative a favore della neo-imprenditorialità innovativa con fondi di venture capital per lo start-up.
Tempi (complessivi e stimati per ciascuna fase)
1. immediatamente disponibile
2. 1-2 mesi
3. 1-6 mesi
4. 2-8 mesi
5. 8-12 mesi
6. 1-2 mesi
7. 2-4 mesi
8. 36-48 mesi
9. 2-4 mesi
10. 2-4 mesi
Un arco di tempo ragionevolmente prevedibile per giungere alla fase 6 di attivazione
del Fondo è di ca.12 mesi. La durata complessiva di una prima rotazione del Fondo è prevedibile in ca. 5 anni.
31
SCHEDA N. 4
POLI COMPETITIVITA’ E MARKETING TERRITORIALE
Azione proposta
Completamento rete telematica territoriale pubblica. L’azione prevede anche l’elaborazione di politiche di facilitazione dell’accesso dei privati alle reti telematiche digitali di
nuova generazione.
Fasi di sviluppo necessarie (pre-fattibilità; fattibilità; azione già cantierabile, ecc.)
Studio di fattibilità in corso
Progetto esecutivo (previa verifica di fattibilità)
Attore responsabile
Provincia/Regione
Partnerships attivate o attivabili per l’espletamento delle azioni
Comuni, Comunità Montane, Hera, Acanto, imprese locali operanti nel settore, Poli
scientifico-didattici di Cesena e Forlì
Stima fabbisogno finanziario (complessivo e per ogni singola fase)
Complessivo € 2.000.000 + IVA
Tempi (complessivi e stimati per ciascuna fase)
Complessivo stimato 24 mesi dall’approvazione del progetto esecutivo
32
SCHEDA N. 5
POLI COMPETITIVITA’
Azione proposta
Distretti produttivi e sistemi locali di impresa. L’azione si prefigge lo scopo di individuare i fabbisogni dei sistemi locali di specializzazione (sistema aeronautico, agroalimentare, avicolo, calzaturiero, mobile imbottito, nautico, turistico, ecc.) per arrivare a forme di
finanziamento e reperimento di finanziamenti per i processi di riqualificazione, innovazione e crescita economica. I fabbisogni saranno elaborati attraverso percorsi di analisi
delle specializzazioni produttive del territorio. Il risultato finale dell’intero progetto sarà
quello di fornire supporto alle imprese ed ai sistemi di impresa su aspetti di valorizzazione della produzione. Occorre, da un lato, intervenire sui settori maturi e, dall’altro, investire strategicamente nei settori nuovi. Per “ringiovanire” i primi occorre migliorare la
qualità, elevare il contenuto tecnologico e sviluppare i servizi collegati alla produzione
(progettazione, design, marketing e logistica). Per sviluppare i secondi occorre puntare
sulle produzioni ad alto contenuto tecnologico e a maggior valore aggiunto in termini
di conoscenza, in sintonia con i settori col miglior trend di crescita della domanda su
scala mondiale.
La sottoazione a) del progetto (che rappresenta anche la fase di fattibilità) è orientata
di fatto ad individuare il tipo di flussi tecnologici, flussi di conoscenza e flussi di informazione che si innestano in determinate filiere o poli di produzione e ad indirizzare
azioni a livello territoriale per ottimizzare l’effetto rete. In un momento cruciale per la
definizione del futuro assetto economico di sistemi locali incentrati su specializzazioni a
bassa intensità tecnologica e forte polverizzazione dimensionale, il presente progetto,
cercando di fondere aspetti tradizionali di analisi economica a livello di impresa con
aspetti di organizzazione produttiva, economia del sistema territoriale ed analisi ingegneristica dei processi e dei prodotti, si sviluppa intorno al concetto di “logica di valore”
per cercare di comprendere quanto le tradizionali determinanti del valore economico ed
aziendale siano erose da nuove variabili di competitività e come tali nuove determinanti vadano incentivate e diffuse.
La sottoazione b) prevede un progetto esecutivo orientato alla creazione di un “programma pluriennale provinciale per le attività produttive” che permetta di intervenire
sulla valorizzazione dei singoli sistemi in termini di innovazione di prodotto e commercializzazione. Questa azione dovrà agire in forte sinergia con l’azione della scheda 6
“Accordi territoriali per insediamenti produttivi”, sottoazioni a) e b).
Fasi di sviluppo necessarie (pre-fattibilità; fattibilità; azione già cantierabile, ecc.)
Fattibilità: costruzione di una mappa del valore creato dai sistemi produttivi locali (questa fase sarà sviluppata con l’obiettivo di tracciare una mappa dello sviluppo dei sistemi
produttivi locali). Alcuni fattori analizzati saranno:
• potenzialità di innovazioni di prodotto;
• valore economico del processo produttivo e dei segmenti che compongono la
produzione di un determinato settore e filiera;
• propensione alla cooperazione a rete;
• potenzialità di utilizzo per piattaforme di comunicazione opensource;
• effetti di incentivo per il passaggio delle imprese “a basso valore” verso segmenti “ad alto valore”.
Attore responsabile
a) Fattibilità: Università (Economia, Ingegneria, Scienze Politiche), unità di ricerca
Antares, Centuria, CISE;
b) Amministrazione provinciale, Associazione di categoria e soggetto da individuare
33
Partnerships attivate o attivabili per l’espletamento delle azioni
Serinar, Provincia, Camera di Commercio, comuni,
Stima fabbisogno finanziario (complessivo e per ogni singola fase)
Fattibilità: 70.000 euro;
progetto esecutivo: da verificare.
Tempi (complessivi e stimati per ciascuna fase)
Fattibilità: fine 2006 - 2007
Progetto esecutivo: 2007-2008
34
SCHEDA N. 6
MARKETING TERRITORIALE
Azione proposta
a) Accordi territoriali per insediamenti produttivi in aree strategiche individuate dal
PTCP. L’azione si propone di promuovere e formalizzare accordi territoriali tra enti pubblici per specifiche aree strategiche di “competenza trasversale” di più comuni, con
l’obiettivo di creare aree a forte vocazione di insediamento produttivo nel territorio provinciale, ottimizzando effetti di contiguità e prossimità con insediamenti e servizi urbani esistenti.
b) Attrazione investimenti: impresa “chiavi in mano” per investitori dall’estero
Fasi di sviluppo necessarie (pre-fattibilità; fattibilità; azione già cantierabile, ecc.)
a) Fattibilità per ciascun area strategica individuata
b) Fattibilità
Attore responsabile
a) Amministrazione provinciale
b) Attrazione investimenti: valorizzazione di soggetti esistenti (previa valutazione della
necessità di evoluzioni ed aggiornamenti); Amministrazione provinciale
Partnerships attivate o attivabili per l’espletamento delle azioni
Comuni
Stima fabbisogno finanziario (complessivo e per ogni singola fase)
a) Da verificare
b) Attrazione investimenti: verificare
Tempi (complessivi e stimati per ciascuna fase)
Attrazione investimenti: 2007
35
SCHEDA N. 7
MARKETING TERRITORIALE
Azione proposta
Sportello Unico per le Attivita’ Produttive
Fasi di sviluppo necessarie (pre-fattibilità; fattibilità; azione già cantierabile, ecc.)
Assegnato studio di fattibilità
Attore responsabile
Provincia di Forlì-Cesena, Comune di Forlì, Comune di Cesena
Partnerships attivate o attivabili per l’espletamento delle azioni
Comuni del territorio, Asl, Vigili del fuoco, altri soggetti coinvolti nelle procedure di
autorizzazione
Stima fabbisogno finanziario (complessivo e per ogni singola fase)
Studio di fattibilità € 18.000 (+ IVA)
Progetto esecutivo in fase di valutazione (circa € 250.000 + IVA), la sua attivazione essendo legata agli esiti dello studio di fattibilità
Tempi (complessivi e stimati per ciascuna fase)
Studio di fattibilità entro il 15/7/06
Attuazione progetto
24 mesi dall’approvazione del progetto esecutivo
36
SCHEDA N. 8
FINANZA DI IMPRESA E MARKETING TERRITORIALE
Azione proposta
1) Internazionalizzazione: analisi di fattibilità e creazione di una finanziaria per le
imprese della Provincia (meglio sarebbe dell’area Romagna) che:
- Entra in partecipazione con le imprese che attivano il processo di sviluppo del
proprio business nei Paesi extra Unione Europea
- Finanzia con strumenti mirati gli imprenditori che intendono svilupparsi all’estero, tramite accordi con le banche aderenti
2) Internazionalizzazione: promozione di un network per l’informazione e l’assistenza
alle imprese che intendono internazionalizzarsi nell’ambito della Rete regionale SPRINT
(Sportello Regionale per l’Internazionalizzazione) localizzato presso le Camere di
Commercio, che:
- Favorisce e sviluppa l’accesso al credito e alle coperture assicurative messe a
disposizione per le esportazioni da Sace e dalle compagnie assicurative private.
- E’ il punto di assistenza/consulenza per l’imprenditore, attivando tutte le reti e
i servizi disponibili (Simest, Ice, Camere di Commercio Italiane all’Estero, etc.).
3) Internazionalizzazione: creazione di una struttura in grado di:
- Promuovere il territorio e i prodotti all’estero
- Svolgere un ruolo di interfaccia alle imprese per investimenti all’estero: impresa
“chiavi in mano” per investimenti di nostre imprese all’estero
Fasi di sviluppo necessarie (pre-fattibilità; fattibilità; azione già cantierabile, ecc.)
1) Prefattibilità, Fattibilità e realizzazione
2) Prefattibilità, Fattibilità e realizzazione
3) Prefattibilità, Fattibilità e realizzazione
Attore responsabile
CAMERA DI COMMERCIO DI FORLI’-CESENA (anche come Sportello Provinciale SPRINT)
Partnerships attivate o attivabili per l’espletamento delle azioni
Provincia di Forlì-Cesena e altri enti pubblici
Banche, Associazioni di categoria, Altra Romagna, Centuria-Rit, UNIDO
Stima fabbisogno finanziario (complessivo e per ogni singola fase)
1) Fattibilità: 20.000 €; Creazione struttura: da definire
2) già operativo tramite la Camera di Commercio
3) Promozione all’estero: 1-1,5 milioni di euro all’anno (di cui 50% fondi UE)
Interfaccia alle imprese per investimenti all’estero: 10 milioni di euro di capitalizzazione
Tempi (complessivi e stimati per ciascuna fase)
2006-2007
37
SCHEDA N. 9
FINANZA D’IMPRESA
Azione proposta
FONDO ROTATIVO PER INVESTIMENTI IN CAPITALE DI RISCHIO PER OPERAZIONI STRAORDINARIE D’IMPRESA - CREAZIONE DI INDICATORI ECONOMICO-FINANZIARI
1. Istituzione di un fondo rotativo a partecipazione pubblica e privata destinato ad effettuare operazioni di investimento in capitale di rischio di importo contenuto nelle imprese al fine di immettere nel patrimonio i capitali necessari ad affrontare quei processi e
quelle trasformazioni che si renderanno necessarie per lo sviluppo e il sostenimento dell’impresa stessa in tutto il suo ciclo di vita. In particolare può essere utilizzato per sostenere la fase di start-up, piani di sviluppo, nuove strategie, acquisizioni aziendali, passaggi generazionali o altri processi critici, per sviluppare nuovi prodotti e nuove tecnologie,
per espandere il circolante, per finanziare acquisizioni, o per rafforzare la struttura
finanziaria della società, per risolvere problemi connessi con la proprietà di un’impresa.
Trascorso un periodo di tempo definito vi è il riacquisto delle quote sociali da parte dell’imprenditore, con possibilità di reimpiego in un nuovo intervento del capitale rientrato.
2. Creazione e divulgazione di indicatori economico-finanziari per settori o tipologie di
imprese che presentano particolarità o criticità (artigianato, agroalimentare, cooperazione), finalizzati ad una migliore comprensione della reale situazione economico-patrimoniale di queste tipologie di imprese da parte di banche, istituzioni, etc., anche in relazione ai nuovi sistemi di rating imposti da Basilea 2
Fasi di sviluppo necessarie (pre-fattibilità; fattibilità; azione già cantierabile, ecc.)
PREFATTIBILITA’
Analisi casistica tipologie di operazioni straordinarie d’impresa da finanziare
Analisi adempimenti connessi alla normativa comunitaria in materia di aiuti di stato e di
autorizzazione amministrativa.
Analisi procedure e fasi operative connesse al funzionamento del fondo
Analisi attività di assistenza e affiancamento per le aziende finanziate
FATTIBILITA’
Selezione operazioni straordinarie di impresa da finanziare, dotazione fondo e importo
min/max delle operazioni
Ricerca risorse finanziarie per il fondo
Stesura e approvazione regolamento del Fondo e di tutti gli atti collegati (es: sottoscrizione quote, patto riacquisto, etc.)
Individuazione esperti per commissione tecnica di valutazione e definizione criteri e
metodologie per la valutazione e selezione delle domande (due diligence)
Individuazione servizi di affiancamento per le aziende finanziate e monitoraggio sviluppo aziendale
Attività promozionali e di comunicazione
Attore responsabile
CAMERA DI COMMERCIO DI FORLI’-CESENA e AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE DI
FORLI’-CESENA
Partnerships attivate o attivabili per l’espletamento delle azioni
Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e Fondazione Cassa dei Risparmi di Cesena
Altri esponenti del sistema bancario
Comuni della provincia
Consorzi Fidi + Banche
Stima fabbisogno finanziario (complessivo e per ogni singola fase)
DOTAZIONE FONDO ROTATIVO
38
Euro 3.000.000 OGNI ANNO (per rendere finanziabili almeno 6 interventi da euro
500.000 l’uno)
SPESE DI GESTIONE DEL FONDO
Euro 70.000 relativi a:
Spese legali
Spese Comitato Tecnico per valutazione e selezione progetti
Spese promozione e comunicazione esterna
INDICATORI ECONOMICO-FINANZIARI
Euro 30.000
Tempi (complessivi e stimati per ciascuna fase)
Circa 12-15 mesi per l’attivazione del Fondo.
2006 per gli indicatori.
39
SCHEDA N. 9 / B
FINANZA D’IMPRESA
Azione proposta
FONDO ROTATIVO PER LE IMPRESE AGROALIMENTARI
Istituzione di un fondo rotativo a partecipazione pubblica e privata destinato ad effettuare operazioni di investimento in capitale di rischio di importo contenuto nelle imprese al fine di immettere nel patrimonio i capitali necessari ad affrontare quei processi e
quelle trasformazioni che si renderanno necessarie per lo sviluppo e sostenimento dell’impresa stessa in tutto il suo ciclo di vita. In particolare può essere utilizzato per sostenere la fase di start-up, piani di sviluppo, nuove strategie, acquisizioni aziendali, passaggi generazionali o altri processi critici, per sviluppare nuovi prodotti e nuove tecnologie,
per espandere il circolante, per finanziare acquisizioni, o per rafforzare la struttura
finanziaria della società, per risolvere problemi connessi con la proprietà di un’impresa.
Trascorso un periodo di tempo definito vi è il riacquisto delle quote sociali da parte dell’imprenditore, con possibilità di reimpiego in un nuovo intervento del capitale rientrato.
Fasi di sviluppo necessarie (pre-fattibilità; fattibilità; azione già cantierabile, ecc.)
Fattibilità per le PMI (per il settore agroalimentare: già cantierabile in fondo di rotazione; già realizzati gli strumenti di consolidamento dell’indebitamento con approvazione
della Commissione Europea)
Attore responsabile
AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE DI FORLI’-CESENA
Soggetto operativo da istituire
Partnerships attivate o attivabili per l’espletamento delle azioni
Camera di Commercio di Forlì-Cesena
Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e Fondazione Cassa dei Risparmi di Cesena
Altri esponenti del sistema bancario
L’Altra Romagna
Comuni della provincia
Consorzi Fidi + Banche
Stima fabbisogno finanziario (complessivo e per ogni singola fase)
per settore agroalimentare totale di almeno 60 mio Euro (20 mio Euro dalla BEI + 20 mio
Euro da PSR + 20 mio Euro Banche locali)
Tempi (complessivi e stimati per ciascuna fase)
2006-2007
40
Riepilogo degli strumenti proposti
e delle risorse coinvolte
Riepilogo degli strumenti proposti e delle risorse coinvolte
Scheda
N.
Tema di
intervento
principale
Nome azione
Strumenti
individuati
Stima risorse iniziali
(in migliaia di euro)
Qualità del lavoro
Applicazione alle PA appaltanti
NETWORK DI
di alcune prassi gestionali
COORDINAMENTO
derivati dalla norma SA8000
1
2
80 (triennio)
Formazione, lavoro, impresa
NETWORK DI
COORDINAMENTO
Sottoazione b) 155
(per primo anno)
Seed capital
FONDO SEED
CAPITAL
2.280 (quinquennio)
Poli di competitività
3
Completamento rete telematica
NETWORK DI
territoriale pubblica
COORDINAMENTO
4
2.000
Sistemi locali di impresa
PROGRAMMA DI
COORDINAMENTO
PROVINCIALE
70 (fattibilità)
6
Accordi territoriali per
insediamenti produttivi
NETWORK DI
COORDINAMENTO
da verificare
7
Sportello Unico per le
Attività Produttive
NETWORK DI
COORDINAMENTO
268
8
Finanziaria per
internazionalizzazione
FINANZIARI A
PROVINCIALE
12.000
9
Fondo rotativo generale per
investimenti in capitale
di rischio; fondo rotativo per
imprese agroalimentari
(scheda 9B)
FONDO ROTATIVO
3.100 (generale primo anno)
60.000 (agroalimentare)
5
Marketing territoriale
Finanza di impresa
41
Protocollo per la Qualità del lavoro
PREMESSO CHE:
•
•
•
•
•
La qualità del lavoro è ritenuta dagli attori pubblici e privati del territorio un
fondamentale fattore di competitività
Al pari degli investimenti infrastrutturali materiali e delle politiche per finanziare l’innovazione tecnologica delle aziende oggi l’investimento sulle risorse
umane rappresenta una necessità per tutti gli attori coinvolti nelle relazioni
industriali.
Innovative relazioni industriali finalizzate all’accrescimento della conoscenza e
della motivazione nelle risorse umane possono apportare benefici al sistema
locale e diventare sempre di più un reale fattore competitivo in grado di attenuare al massimo il gap derivante dal puro confronto sul costo del lavoro.
La recente legge regionale in materia di lavoro delinea un quadro e prospetta
strumenti che vanno enucleati a livello locale per trasformarli in concrete opportunità di crescita della qualità del lavoro.
Con il patto per lo sviluppo siglato nel luglio 2005 si è avviato un percorso condiviso e partecipato dagli attori sociali finalizzato ad intervenire sui principali
fattori di criticità che ostacolano il pieno utilizzo delle capacità intellettuali e
delle energie umane disponibili all’interno dei processi di innovazione organizzativa e produttiva che il sistema delle imprese locali sta svilppando
TUTTO CIÒ PREMESSO
Le associazioni imprenditoriali, le organizzazioni sindacali e gli enti pubblici operanti sul
territorio provinciale s’impegnano, sottoscrivendo il presente protocollo, ad attivarsi per
sviluppare un ambiente favorevole alla qualità del lavoro.
In particolare s’impegnano a:
1) INTERVENIRE SUL MERCATO DEL LAVORO LOCALE CON L’OBIETTIVO DI CONTRASTARE CONDIZIONI E FORME DI PRECARIETA’
1.1 La stabilizzazione del lavoro
a) Quando, in applicazione della legge regionale 17/2005, la Giunta regionale provvederà ad individuare i criteri per l’assegnazione da parte delle Province degli incentivi alla
trasformazione in rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato delle situazioni ad elevato rischio di precarizzazione (relative a persone occupate, per un tempo prolungato o in modo reiterato, con rapporti di lavoro anche autonomi e che si trovino in
condizioni che, in relazione alla natura dei rapporti di lavoro ed alle situazioni personali, comportano elevato rischio di precarizzazione), i soggetti contraenti il Patto provinciale, si incontreranno per individuare, alla luce delle norme e degli atti applicativi
richiamati, le azioni più idonee ad assicurare il più alto livello di efficacia e di estensione di tale strumento nel territorio provinciale. Sin d’ora si conviene inoltre, che i progetti aziendali di stabilizzazione, saranno oggetto di specifica concertazione a livello d’impresa con le RSU e/o le organizzazioni sindacali.
b) Più in generale, per quanto attiene all’erogazione di risorse ed incentivi in favore
delle imprese, che siano o direttamente di competenza degli EE.LL. e della Camera di
43
Commercio, o sui quali sia comunque previsto il parere motivato degli stessi, va data
priorità, coerentemente con le disposizioni di cui all’articolo 46 della L.R. 17/2005, a
quelle imprese che adottano pratiche reali di “responsabilità sociale” verso il lavoro,
operando così una selettività negli interventi, al fine di orientare anche in questo modo,
il sistema produttivo alla valorizzazione e alla qualità del lavoro.
1.2 L’ingresso nel mondo del lavoro
Le parti riconoscono l’esigenza di puntare sulla diffusione di forme d’ingresso nel
mondo del lavoro, in grado di assicurare contemporaneamente qualificazione, prospettive di sicurezza e riconoscimento dei diritti contrattuali, abbattimento degli oneri sul
costo del lavoro.
A tale scopo si ritiene di:
a) in linea anche con quanto previsto dall’accordo interconfederale del 23 luglio e dalle
successive contrattazioni nazionali, valorizzare e incentivare tramite la contrattazione di
secondo livello una ampia diffusione del “Contratto di apprendistato professionalizzante”, come la principale modalità di accesso al lavoro per i giovani e contemporaneamente la forma di rapporto più idonea sulla quale puntare per assicurare loro una formazione effettiva ed efficace.
b) affinare ed elevare i requisiti richiesti per la realizzazione delle condizioni di qualità
dei tirocini individuando e condividendo le caratteristiche che debbano avere i Tirocini
per poter essere considerati di qualità.
2) METTERE IN CAMPO UNA STRATEGIA DI CONTRASTO AL LAVORO NERO E IRREGOLARE E PER FAVORIRE L’EMERSIONE. INNALZARE IL LIVELLO DI PREVENZIONE DELLA SALUTE E DELLA SICUREZZA SUL LAVORO
2.1. Si conviene di attivare un tavolo di concertazione, per arrivare ad un “Protocollo
d’intesa per la regolarità e la sicurezza nel lavoro nel territorio provinciale” assumendo,
come base per il confronto, anche i contenuti del “Protocollo d’intesa per la regolarità
e la sicurezza del lavoro nel settore delle costruzioni e dei servizi”, sottoscritto il
25/1/2006 tra Comune di Cesena, Direzione provinciale del Lavoro, Azienda ASL, INPS,
INAIL, Casse Edili, Organizzazioni sindacali, Associazioni datoriali, Ordini professionali,
nonché di provvedimenti regionali quali la delibera GR 1181/2003.
2.2 EE.LL. e OO.SS. s’impegnano a concertare a livello locale, protocolli d’intesa quadro
per la gestione delle esternalizzazioni senza che queste siano assunte come strumento
ordinario di gestione dei servizi a finalità sociale e a condizione che siano:
- Introdotte nei capitolati d’appalto e convenzione, l’obbligo di applicare integralmente, nei confronti di tutti i lavoratori impiegati, le condizioni economiche e normative
previste dal Contratto nazionale di lavoro e da quello integrativo di 2° livello, che vanno
preventivamente individuati in sede di stesura del bando di gara.
- Assegnate sulla base del metodo della valutazione “ dell’offerta economicamente più
vantaggiosa” con attribuzione di quote significative di punteggio, alla qualità ed al
merito tecnico del progetto di gestione del servizio.
44
- Favorite le convenzioni con cooperative sociali, che svolgono attività finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate, tramite affidamento diretto e comunque,
anche in caso di procedure d’appalto, si deve prevedere l’assegnazione di un punteggio
premiante adeguato, per le imprese che prevedono l’inserimento di persone svantaggiate.
3) PER UN EFFICACE GOVERNO DEL MERCATO DEL LAVORO: IL RUOLO E LA FUNZIONE
DEI SERVIZI PUBBLICI PER L’IMPIEGO
I Servizi pubblici per il lavoro, sono lo strumento istituzionale principale, per regolare il
mercato del lavoro e cioè per attivare, favorire, incentivare, le politiche attive del lavoro sulla base di quanto previsto dalla L.R.17/05 che fissa principi e obiettivi, assegna ruoli,
responsabilità e compiti sia al soggetto pubblico sia a quelli privati che con esso collaborano previa richiesta dell’accreditamento.
Gli enti locali, fatto salvo il necessario intervento da parte dell’Amministrazione regionale, s’impegnano a garantire ai Centri Pubblici le risorse finanziarie ed umane adeguate a tale complesso e qualificato ruolo, a partire dalla scelta di stabilizzazione del rapporto del personale addetto.
4) LA FORMAZIONE CONTINUA E PERMANENTE
Uno sviluppo economico e sociale volto a spostare sulla qualità e sull’innovazione di prodotto e di processo e quindi sulla conoscenza, il punto di forza competitivo del sistema
produttivo, non può prescindere dal definire e mettere in campo, un sistema compiuto
ed efficace di formazione continua e permanente rivolto a chi cerca lavoro, ma contemporaneamente anche a tutti i lavoratori.
Affinché ciò accada la parti s’impegnano a
4.1 mettere in campo Offerte Formative e di accompagnamento tarate individualmente, capaci di motivare le persone e di fare acquisire competenze che siano realmente richieste e spendibili nel mercato del lavoro locale.
4.2 garantire per tutti gli apprendisti lo svolgimento effettivo di una formazione di
qualità.
4.3 mettere in raccordo e coordinare tra loro la programmazione della rete pubblica
con quella dei Fondi Interprofessionali, per evitare inutili sovrapposizioni o zone
non coperte.
4.4 indicare nella sottoscrizione degli “accordi di formazione continua” uno degli assi
strategici della contrattazione collettiva aziendale di 2° livello. Anche attraverso il
necessario coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori nella determinazione
dei progetti formativi.
5) GLI SCENARI DEMOGRAFICI, IL MERCATO DEL LAVORO E LE PARI OPPORTUNITA’
Le Amministrazioni pubbliche firmatarie del patto assumono come asse prioritario delle
loro politiche finanziarie e di bilancio per i prossimi anni, il mantenimento e l’estensione del livello qualitativo dei servizi sociali erogati e la qualificazione dello stato sociale
rivolto alla popolazione anziana, all’infanzia, all’affermazione delle pari opportunità
delle donne, all’integrazione dei cittadini-lavoratori stranieri.
45
Questo anche per:
a) Aumentare il tasso di occupazione dei residenti, assumendo pienamente l’obiettivo
prioritario di creare condizioni di occupabilità delle donne.
b) Potenziare e qualificare ulteriormente, le politiche di integrazione sociale e culturale
rivolte ai lavoratori migranti e alle loro famiglie, per rispondere alla necessità di un’ulteriore incremento di lavoratori stranieri di cui ha bisogno l’economia provinciale.
6) I DISABILI: UNA RISORSA E NON UN ONERE
I firmatari del patto assumono altresì, ciascuno per il proprio ruolo e la propria specifica
funzione, l’obiettivo della promozione e del sostegno all’inserimento e alla stabilizzazione dei disabili nel lavoro..
Anche in riferimento all’utilizzo del “Fondo regionale per i disabili” previsto dalla
L.R.17, la Provincia si attiverà immediatamente per convocare le parti sociali al fine di
determinare i contenuti della Convenzione quadro prevista all’art.22 della citata L.R.
17/05.
7) STRUMENTI DI CONTROLLO E VIGILANZA
Le parti convengono sulla necessità di un pieno raccordo con il C.L.E.S. di cui all’art 5 del
DLGS n 124/2004 e con le Istituzioni preposte al controllo ed alla vigilanza in materia di
lavoro al fine di mettere in campo gli effettivi controlli ottimizzando ogni forma di intervento relativo alla sicurezza ed alla regolarità del lavoro.
46
Protocollo con gli Enti Locali
Premesso che:
•
Dalle analisi sull’economia locale emerge un quadro della provincia caratterizzato da
buone potenzialità, che hanno determinato nel tempo una sostenuta crescita sociale ed economica, ma anche da alcuni limiti allo sviluppo, tuttora irrisolti, che, nell’attuale contesto generale di riferimento, destano preoccupazione.
•
Attraverso il percorso del Patto per lo sviluppo si è concordato sulla necessità di uno
sforzo straordinario per la definizione di un progetto condiviso capace di governare
le dinamiche di sviluppo locale attraverso una strategia chiara, progetti concertati e
selezionati sulla base di una gerarchia delle priorità, risorse finanziarie adeguate e
tempi di realizzazione coerenti con i bisogni e le necessità del sistema economico e
sociale.
•
Le politiche di concertazione sono patrimonio da tempo di questo territorio ed
hanno contribuito in maniera determinante al forte sviluppo civile, sociale ed economico delle nostre popolazioni.
•
Uno sviluppo equilibrato, attento, pur nella congiuntura non favorevole alle esigenze delle realtà più deboli, è stato elemento determinante della crescita del territorio.
•
Le condizioni imposte dai nuovi scenari economici nazionali ed internazionali alzano
il livello della competizione e mettono a confronto interi territori; determinando la
necessità di consolidare politiche territoriali di sviluppo come ambito privilegiato
all’interno del quale ogni attore pubblico e privato gioca la sua particolare partita di
crescita del benessere e della qualità della vita.
•
I consistenti investimenti che in questi anni sono stati realizzati in tecnologia, strumenti e pianificazioni comuni rappresentano un patrimonio decisivo per realizzare
un salto di qualità nei processi amministrativi e per operare quella omogeneizzazione dei processi che possa garantire una riduzione dei tempi e dei costi degli iter burocratici.
•
Le criticità della situazione economica nazionale rendono necessaria l’attivazione di
politiche di sistema per utilizzare al meglio le risorse esistenti dando esecuzione
all’insieme delle azioni e degli investimenti individuati come prioritari e necessari,
anche dal percorso del Patto per lo sviluppo, a garantire la competitività del nostro
territorio.
•
Uno sviluppo equilibrato e ambientalmente sostenibile del territorio comporta anche
possibilità di maggiori risorse per le politiche di bilancio degli Enti locali.
Visto:
•
I contenuti e le scelte strategiche di sviluppo contenute nel P.T.C.P. recentemente
approvato e la scansione temporale delle infrastrutture in esso evidenziate, siano
esse infrastrutture fisiche o telematiche.
•
L’analisi dei dati del Bilancio Consolidato Territoriale della provincia di Forlì-Cesena,
47
che fa un quadro della dotazione finanziaria degli Enti locali per la parte corrente e
per la parte relativa agli investimenti.
•
I contenuti del Piano operativo del Patto per lo sviluppo e le azioni che direttamente coinvolgono gli enti locali (riduzione degli impatti negativi della burocrazia, reti
telematiche, insediamenti e marketing del territorio, finanza di territorio e di impresa, qualità del lavoro e valorizzazione delle risorse umane) con l’obiettivo di rendere
più competitivo il sistema delle imprese locali
Tutto ciò posto si conviene di:
•
Attivare politiche che attraverso l’associazione di funzioni di più comuni, valorizzando il ruolo delle C.M. e dei due Comuni capoluogo di Cesena e Forlì, ed il sostegno e
il coordinamento della Provincia mirino, attraverso l’adozione e l’utilizzo di strumenti amministrativi ed iter burocratici condivisi, al contenimento della spesa e alla riduzione dei tempi degli iter burocratici.
•
Definire le modalità per la partecipazione ed il fattivo sostegno degli Enti locali alle
politiche e ai progetti strategici di competitività del territorio che sono emersi ed
emergeranno nel percorso del Patto per lo sviluppo locale.
•
Partecipare attivamente alla creazione delle condizioni metodologiche ed all’attivazione degli strumenti idonei a migliorare la coesione sociale del territorio ed ad raggiungere gli obiettivi di sviluppo quali-quantitativo previsti dal Patto per lo sviluppo
della Provincia di forlì-Cesena
48
Accordo quadro tra Amministrazione provinciale e la
Camera di Commercio di Forlì-Cesena ed i Poli scientifici
e didattici di Forlì e Cesena dell’Università Alma Mater
di Bologna, nell’ambito del Patto per lo Sviluppo
Considerato che
• l’offerta didattica presente nei due Poli di Cesena e Forlì è ormai articolata in
numerosi corsi di laurea (triennale e specialistica) delle facoltà di Agraria,
Architettura, Economia, Ingegneria II, Medicina Veterinaria, Psicologia, Scienze
Matematiche, Fisiche e Naturali, Scienze Politiche, Scuola Superiore di Lingue
Moderne per Interpreti e Traduttori;
• i Poli di Cesena e Forlì realizzano progetti didattici innovativi, garantiscono efficienti servizi agli studenti, favoriscono i rapporti tra Università e Impresa, promuovono l’inserimento dei laureandi e laureati nel mondo del lavoro, sostengono lo sviluppo della ricerca e dei processi d’internazionalizzazione;
• lo sviluppo dei Poli di Cesena e Forlì ha avuto un forte impatto anche sull’attività di ricerca, con un potenziale (rappresentato dai docenti, dai ricercatori, dai
dottorandi, dagli assegnisti, dai borsisti e dai collaboratori di ricerca) che raggiunge una consistenza numerica significativa e spazia su una molteplicità di
tematiche relative a numerose macroaree;
• è stata stimolata e sostenuta sia l’integrazione tra la ricerca universitaria e la
realtà economico-produttiva del territorio provinciale sia la creazione di nuove
imprese nel campo delle tecnologie innovative e la valorizzazione del contenuto innovativo delle imprese di recente costituzione, con un fattivo coinvolgimento dei Poli scientifico-didattici di Cesena e Forlì.
Tenuto conto
• degli Accordi Quadro stipulati fra l’Alma Mater ed i Comuni di Cesena e Forlì.
Premesso che
• il Patto per lo sviluppo si propone di operare in cinque ambiti per garantire un impatto di carattere territoriale alle iniziative che si andranno a realizzare, e più precisamente :
•
•
•
•
•
Il tema del sostegno alle idee imprenditoriali e degli spin-off innovativi (tema
del trasferimento di conoscenza e tecnologico);
Il tema delle competenze professionali e dell’inserimento nel mondo del lavoro
anche in connessione con azioni coordinate di orientamento (tema della mediazione università-impresa);
Il tema dello sviluppo economico, imprenditoriale e industriale del territorio
(tema del network per il marketing del territorio);
Il tema delle risorse pubbliche e private dedicate allo sviluppo (tema della finanza pubblica e privata);
Il tema dell’integrazione progettuale in un ambito territoriale più vasto, romagnolo e regionale (tema degli accordi istituzionali).
49
Premesso inoltre che
• il Patto per lo sviluppo ha l’obiettivo di arrivare alla creazione di uno strumento condiviso di coordinamento di azioni progettuali di carattere territoriale come evidenziato ed illustrato nel Piano di azione;
•
l’azione di collegamento con la ricerca universitaria e le possibili forme di trasferimento di conoscenza e di tecnologia tra Università e sistema economico locale resta
un obiettivo fondamentale per il raggiungimento di un elevato livello di integrazione tra il decentramento dell’Alma Mater ed il territorio della Provincia di ForlìCesena;
•
il sistema dei servizi connessi all’espletamento delle attività didattiche e di ricerca,
nei confronti di studenti e docenti, rappresenta un’area di azione in cui sia i Poli
scientifici e didattici, sia gli enti locali ed altre istituzioni preposte debbono lavorare
in piena concertazione e sinergia per il raggiungimento di elevati standard di qualità ed efficienza;
•
l’area della formazione avanzata e del raccordo tra tale formazione ed il sistema economico locale ricopre particolare importanza nella definizione di azioni prioritarie
per l’accrescimento del capitale umano ed imprenditoriale del territorio;
Tutto ciò premesso, si stipula e si conviene quanto segue:
Art. 1
Le premesse costituiscono parte integrante e sostanziale della presente convenzione.
Art. 2
L’Amministrazione provinciale e la Camera di Commercio di Forlì-Cesena, quali enti promotori del Patto per lo Sviluppo, si impegnano a promuovere, in sinergia con i Poli scientifici e didattici di Forlì e di Cesena, attività, iniziative e progetti di valenza territoriale
ed aventi per obiettivo lo sviluppo culturale, economico, sociale ed imprenditoriale della
provincia.
Art. 3
In tale ambito, rappresentanti dei due Poli scientifici e didattici parteciperanno alle attività dell’istituendo comitato scientifico e tecnico e degli altri organi previsti dal Patto
per lo sviluppo, nonché alle attività del comitato scientifico e tecnico dei futuri strumenti di coordinamento che verranno creati per garantire continuità al Patto. Il comitato
opererà affinché le attività di progettazione ed attuazione progettuale rispettino gli
obiettivi del Patto per lo sviluppo e siano in linea con le finalità di sviluppo socio-economico del territorio.
Art. 4
Il Patto per lo sviluppo ed i Poli scientifici e didattici di Forlì e Cesena definiranno, all’entrata in vigore della presente convenzione, le modalità per garantire il migliore collegamento tra attività di formazione, tirocinio e stage e sistema economico locale, nell’ambito delle azioni contenute nel Piano di azione del Patto per lo sviluppo e finalizzate a
tale scopo.
Art. 5
La firma di questo accordo non comporta alcun obbligo finanziario da parte dei contraenti.
50
Protocollo con le banche
Premesso che
•
•
•
•
•
•
Dalle analisi sull’economia locale emerge un quadro della provincia caratterizzato da
buone potenzialità, che hanno determinato nel tempo una sostenuta crescita sociale ed economica, ma anche da alcuni limiti allo sviluppo, tuttora irrisolti, che, nell’attuale contesto generale di riferimento, destano preoccupazione.
Attraverso il patto per lo sviluppo sottoscritto dalle istituzioni e dalle forze economiche e sociali si è concordato sulla necessità di uno sforzo straordinario per la definizione di un progetto condiviso capace di governare le dinamiche di sviluppo locale
attraverso una strategia chiara, progetti concertati e selezionati sulla base di una
gerarchia delle priorità, risorse finanziarie adeguate e tempi di realizzazione coerenti con i bisogni e le necessità del sistema economico.
gli attori pubblici e privati ritengono necessario promuovere una coalizione sociale
ed economica capace di rinnovare il proprio protagonismo nella partecipazione alle
scelte per lo sviluppo territoriale aderendo e partecipando attivamente alla realizzazione di un progetto di sviluppo locale.
Il sistema bancario ha sempre giocato un ruolo di primo piano nell’affiancare le
imprese nei loro processi di crescita e si è sempre dimostrato disponibile a partecipare ai progetti di sviluppo territoriale
le sfide poste dalle trasformazioni in atto impongono intensi cambiamenti sia nel
mondo imprenditoriale che bancario e richiedono modifiche anche nelle relazioni fra
i diversi soggetti economici, al fine primario di facilitare e sostenere i processi di crescita e di migliorare il dialogo comune su basi di reciproca trasparenza e collaborazione”.
Vi è la necessità di migliorare la struttura finanziaria delle imprese, spostare il credito dal breve al medio-lungo termine e più in generale di aiutare gli imprenditori ad
acquisire una cultura finanziaria in grado di incrementare la capacità competitiva
delle imprese soprattutto verso i processi di internazionalizzazione
Tutto ciò premesso si conviene di:
1.
individuare azioni per il miglioramento di aspetti rilevanti e specifici della relazione tra banche ed imprese anche attraverso l’avvio di un Tavolo di lavoro permanente presso la Camera di Commercio di Forlì-Cesena per affrontare in modo strutturato e in via sistematica le tematiche connesse all’innalzamento qualitativo delle relazioni.
2.
Attivare un’”Osservatorio permanente sui rapporti banca e impresa”, al fine di fornire un supporto quantitativo, attraverso analisi e valutazioni mirate, al tema del
miglioramento della struttura finanziaria delle imprese locali.
3.
Organizzare, in comune e in via sistematica, attività informative e formative e definire procedure operative a livello locale sui temi che saranno affrontati e risolti con
appositi accordi nonché su altre tematiche che riguardano il rapporto tra imprese
bancarie e di altri settori produttivi (es. Basilea2, criteri generali di valutazione della
capacità di credito delle Pmi, ecc).
4.
Le banche dichiarano la propria disponibilità a partecipare alla costruzione opera-
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tiva degli strumenti finanziari che il Patto per lo sviluppo della Provincia di ForlìCesena ha individuato a supporto dei processi di innovazione e di riorganizzazione
del sistema imprenditoriale locale.
5.
Nell’ambito della loro autonomia e discrezionalità le banche s’impegnano a valutare di partecipare attraverso proprie risorse finanziarie e gestionali alla attivazione
dei suddetti strumenti finanziari
6.
Nell’ambito dell’attività di finanziamento di progetti di sviluppo territoriale promossi autonomamente o partecipati le banche firmatarie concordano sulla necessità di ricercare integrazioni e coordinamenti con analoghe iniziative promosse da
altri soggetti ed individuano nel Patto per lo sviluppo un soggetto con cui dialogare per ottimizzare gli investimenti riducendo il rischio di duplicazioni e sprechi di
risorse ed energie.
7.
A tal fine verranno definite modalità di rappresentanza e di partecipazione delle
banche ai meccanismi di funzionamento del Patto per lo sviluppo affinché si possa
realizzare una vera partnership ed un reale protagonismo del mondo bancario per
il raggiungimento degli obiettivi prefissati dal territorio.
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Schede propedeutiche alla realizzazione dei tavoli
Premessa metodologica
Le schede che si allegano sono finalizzate ad alimentare il dibattito senza volerlo necessariamente delimitare all’interno delle argomentazioni in esse contenute.
Al tempo stesso non vogliono rappresentare la posizione dei soggetti firmatari del Patto
per lo sviluppo sulle materie oggetto di confronto e quindi non richiedono l’espressione
di un accordo o di una contrarietà.
Riteniamo necessario evidenziare come la grande mole di materiale prodotto a partire
dalla Conferenza per la strategia ed il governo del territorio per arrivare ai contenuti del
Patto per lo sviluppo sottoscritto lo scorso luglio contribuisca a delineare meglio la
mappa all’interno della quale sviluppare il confronto fra gli attori istituzionali e privati
del territorio.
Dall’insieme delle questioni poste è necessario, lo ripetiamo, determinare una gerarchia
delle priorità capace di dare concretezza operativa ad una parte del fabbisogno di supporto competitivo richiesto dal territorio della provincia di Forlì-Cesena.
Siamo tutti abituati ad orientarci lungo gli assi costituiti da Obiettivi, azioni, strumenti
e risorse.
Probabilmente le schede, o parte di esse, potranno sembrare lacunose nella declinazione del percorso suddetto.
In realtà consapevolmente abbiamo cercato di spostare il più possibile l’attenzione sul
cosa fare e sugli strumenti da adottare dando per acquisita e condivisa in grande parte
l’analisi sulle problematiche, sugli obiettivi e sulle azioni.
Al tempo stesso ci rendiamo conto che le questioni poste all’attenzione dei tavoli non
sono delimitabili nelle aree tematiche individuate ma che presentano caratteri di trasversalità che rendono difficile limitarne l’analisi e lo sviluppo delle idee allo schema di
discussione proposto.
I tavoli rappresentano uno strumento di lavoro per arrivare al massimo di condivisione
rispetto alla formulazione di una proposta operativa complessiva da presentare nell’ambito degli stati generali che costituiranno il luogo della sintesi politica e delle scelte.
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Le Azioni positive per incrementare
la qualità del Lavoro
Scheda per il tavolo tematico
L’obiettivo del tavolo tematico sulla qualità del lavoro è quello di definire azioni e strumenti operativi in grado di aumentare il valore aggiunto che innovative relazioni industriali finalizzate all’accrescimento della conoscenza e della motivazione nelle risorse
umane possono apportare al sistema locale e diventare sempre di più un reale fattore
competitivo in grado di attenuare al massimo il gap derivante dal puro confronto sul
costo del lavoro.
Al pari degli investimenti infrastrutturali materiali e delle politiche per finanziare l’innovazione tecnologica delle aziende oggi l’investimento sulle risorse umane rappresenta
una necessità per tutti gli attori coinvolti nelle relazioni industriali.
La recente legge regionale in materia di lavoro delinea un quadro e prospetta strumenti che vanno enucleati a livello locale per trasformarli in concrete opportunità di crescita del lavoro, concretizzando gli obiettivi in essa contenuti, partendo dal concetto che
uno sviluppo di qualità non può prescindere dalla qualità del lavoro. A tale scopo formazione professionale, aggiornamento e lotta alla precarietà ed alla irregolarità diventano obiettivi comuni.
A tale proposito potrebbe essere importante attivare un tavolo permanente al quale
viene assegnato il compito di verificare, in modo celere e puntuale le specifiche disposizioni della citata L.R. 17/05 e, in particolare, le norme immediatamente operative, gli
ambiti di intervento ricondotti alle competenze delle Province ed i contenuti dei provvedimenti attuativi adottati dalla Regione, allo scopo di individuare e decidere le azioni necessarie ad una loro corretta ed estesa applicazione nella realtà locale.
Un primo impegno operativo che va assunto sarà senz’altro quello di assicurare una diffusa ed esaustiva informazione al sistema delle imprese, sui contenuti, le finalità, gli
strumenti, previsti dalla suddetta legge; in questo senso l’Assessorato Provinciale
Mercato del Lavoro proporrà in sede di Commissione Tripartita un apposito progetto.
OBIETTIVI E STRUMENTI
1) INTERVENIRE SUL MERCATO DEL LAVORO LOCALE CON L’OBIETTIVO DI CONTRASTARE CONDIZIONI E FORME DI PRECARIETA’
1.1 La stabilizzazione del lavoro
a) Quando, in applicazione della legge regionale 17/2005, la Giunta regionale provvederà ad individuare i criteri per l’assegnazione da parte delle Province degli incentivi alla
trasformazione in rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato delle situazioni ad elevato rischio di precarizzazione (relative a persone occupate, per un tempo prolungato o in modo reiterato, con rapporti di lavoro anche autonomi e che si trovino in
condizioni che, in relazione alla natura dei rapporti di lavoro ed alle situazioni personali, comportano elevato rischio di precarizzazione) i soggetti contraenti il Patto provinciale, si incontreranno per individuare, alla luce delle norme e degli atti applicativi richiamati, le azioni più idonee ad assicurare il più alto livello di efficacia e di estensione di
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tale strumento nel territorio provinciale. Sin d’ora si conviene inoltre, che i progetti
aziendali di stabilizzazione, saranno oggetto di specifiche concertazioni a livello d’impresa con le RSU e/o le organizzazioni sindacali.
b) Più in generale, per quanto attiene all’erogazione di risorse ed incentivi in favore
delle imprese, che siano o direttamente di competenza degli EE.LL. e della Camera di
Commercio, o sui quali sia comunque previsto il parere motivato degli stessi, va data
priorità, coerentemente con le disposizioni di cui all’articolo 46 della L.R. 17/2005, a
quelle imprese che adottano pratiche reali di “responsabilità sociale” verso il lavoro,
operando così una selettività negli interventi, al fine di orientare anche in questo modo,
il sistema produttivo alla valorizzazione e alla qualità del lavoro.
1.2 L’ingresso nel mondo del lavoro
a) Tutti i dati a disposizione, convergono oramai nel dimostrare come attualmente il
modello fondato sull’utilizzo dei contratti atipici in entrata e loro successiva trasformazione, diffusa e realizzata in tempi ragionevoli, in rapporti di lavoro stabili e standard
non è sufficiente a garantire né un elevato contenuto formativo del lavoro, né prospettive certe di stabilizzazione del rapporto. Da qui, l’esigenza di puntare sulla diffusione
di forme d’ingresso nel mondo del lavoro, in grado di assicurare contemporaneamente
qualificazione, prospettive di sicurezza e riconoscimento dei diritti contrattuali, abbattimento degli oneri sul costo del lavoro.
A tale scopo si ritiene, in linea anche con quanto previsto dall’accordo interconfederale
del 23 luglio e dalle successive contrattazioni nazionali, di dover valorizzare e incentivare tramite la contrattazione di secondo livello una ampia diffusione del “Contratto di
apprendistato professionalizzante”, come la principale modalità di accesso al lavoro per
i giovani e contemporaneamente la forma di rapporto più idonea sulla quale puntare
per assicurare loro una formazione effettiva ed efficace, che punti alla stabilizzazione
del rapporto di lavoro; su tale tipologia di contratto, la legge regionale 17/2005 e le
Delibere di Giunta 1256 e 2183 del 2005, offrono una occasione formidabile in tal senso.
Uguale attenzione è necessario venga riscontrata dagli EE.LL. per un pieno utilizzo della
norma contrattuale dell’art. 3 del CCNL 1/4/99 sul contratto di formazione lavoro inteso
quale prerogativa per l’istaurazione di rapporti di lavoro regolati da selezione pubblica
e da percorsi formativi mirati alla migliore efficacia dei servizi resi.
b) Assistiamo in questi ultimi tempi, al diffondersi di forme di realizzazione dei tirocini
che, esulando dallo scopo per cui l’istituto è stato pensato, sconfinano nel lavoro irregolare proponendo, inoltre condizioni di sottosalario ed in definitiva producono una concorrenza sleale che penalizza le imprese corrette. Ad oggi sono molti gli enti che possono attivare tirocini, i controlli su tale istituto da parte degli organi competenti sono
insufficienti rispetto ai requisiti richiesti, emerge inoltre l’esigenza di affinare ed elevare i requisiti richiesti per la realizzazione delle condizioni di qualità dei tirocini.
Diviene quindi indispensabile che le parti sociali e la Provincia individuino e condividano le caratteristiche debbano avere i Tirocini per poter essere considerati di qualità.
Dalla attivazione, alla formazione, alle regole per tirocinante ed aziende ospitanti, al
coinvolgimento delle parti sociali attraverso la Commissione di Concertazione Tripartita.
Vanno individuate le caratteristiche generali attraverso le quali definire la “qualità” di
un Tirocinio nonché a promuovere e diffondere tirocini che corrispondano a queste condizioni...
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2) METTERE IN CAMPO UNA STRATEGIA DI CONTRASTO AL LAVORO NERO E IRREGOLARE E PER FAVORIRE L’EMERSIONE. INNALZARE IL LIVELLO DI PREVENZIONE DELLA SALUTE E DELLA SICUREZZA SUL LAVORO
2.1 E’ convinzione comune che tra lavoro nero e irregolare ed infortuni sul lavoro esista
un nesso evidente, nel senso che l’azione di contrasto alle forme di lavoro non regolari
è condizione imprescindibile anche per un’efficace azione nel campo della sicurezza del
lavoro.
Si propone di attivare, entro il mese di maggio 2006, un tavolo di concertazione, per arrivare ad un “Protocollo d’intesa per la regolarità del lavoro e del sistema degli appalti
pubblici, privati e dei servizi e la sicurezza nel lavoro nel territorio provinciale”.
L’Amministrazione provinciale verificherà con la Prefettura la disponibilità di quest’ultima ad assumere congiuntamente la funzione del coordinamento del tavolo.
Gli obiettivi del Protocollo sono:
- da una parte, di individuare tutte le azioni positive che gli specifici attori sociali ed istituzionali possono mettere in campo per scoraggiare il ricorso a forme di lavoro irregolare e contemporaneamente, tutelare concorrenza e competitività sulla qualità;
- dall’altra parte, l’adozione di interventi specifici in ordine alla prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali.
Si consegnano al tavolo di concertazione specifico i seguenti campi d’azione che, pur
non esaustivi, costituiscono aspetti prioritari:
1) Assoluta centralità e priorità agli interventi nel settore delle costruzioni (di lavori sia
pubblici sia privati) nel turismo e nell’agricoltura,
2) regolamentare in modo efficace le gare d’appalto per opere, servizi e forniture nelle
fasi di indizione, aggiudicazione, convenzione ed esecuzione.
3) Mettere in condizione gli Enti preposti all’attività di prevenzione, controllo, repressione, di potenziare la loro azione. Compreso anche l’obiettivo di attività ispettive
congiunte anche con la Guardia di Finanza e di accesso alle banche dati della stessa,
nella logica dei controlli incrociati.
4) Innalzare decisamente il livello medio della cultura della sicurezza e della prevenzione, con progetti informativi ad hoc rivolti a quelle fasce del mondo del lavoro più
deboli ed esposte ( es. extracomunitari ), ed ai giovani direttamente nelle scuole.
Si assumono infine, come base per il confronto, anche i contenuti del “Protocollo d’intesa per la regolarità e la sicurezza del lavoro nel settore delle costruzioni e dei servizi”,
sottoscritto il 25/1/2006 tra Comune di Cesena, Direzione provinciale del Lavoro,
Azienda ASL, INPS, INAIL, Casse Edili, Organizzazioni sindacali, Associazioni datoriali,
Ordini professionali, nonché di provvedimenti regionali quali la delibera GR 1181/2003
e la valorizzazione dell’esperienza dei S.I.R.S.
2.2 Negli ultimi anni, si è consolidata anche nel territorio provinciale, la tendenza egli
EE.LL. a ricorrere agli appalti per la gestione di servizi.
Il volontariato e la cooperazione sociale, hanno un grande ruolo che va valorizzato pienamente, nella costruzione di una società solidale e fortemente coesa. Un ruolo di integrazione, di sinergia e non però di sostituzione tout court dell’offerta a gestione pubblica.
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Nel campo dei beni sociali fondamentali vi è la necessità di un ruolo forte dell’offerta
pubblica che non può essere garantito se a priori il pubblico si ritira dalla gestione diretta.
Le esternalizzazioni non possono perciò essere assunte come strumento ordinario di
gestione dei servizi a finalità sociale.
EE.LL. e OO.SS. dovrebbero impegnarsi a concertare a livello comunale, protocolli d’intesa quadro per la gestione delle esternalizzazioni, per rendere operative le seguenti
indicazioni condivise:
- Rafforzare il ruolo di indirizzo, programmazione, controllo e verifica,
dell’Amministrazione pubblica, valorizzando le proprie competenze interne, affinché
l’opzione del ricorso a gestioni esterne mantenga le necessarie garanzie di qualità e corrispondenza dei servizi ai bisogni e finalità per le quali sono erogati.
- Attivare di volta in volta delle modalità di confronto per valutare l’opportunità e fattibilità delle ipotesi di esternalizzazione dei servizi.
- Introdurre nei capitolati d’appalto e convenzione, l’obbligo di applicare integralmente, nei confronti di tutti i lavoratori impiegati, le condizioni economiche e normative
previste dal Contratto nazionale di lavoro e da quello integrativo di 2° livello, che vanno
preventivamente individuati in sede di stesura del bando di gara.
- Assegnazione sulla base del metodo della valutazione “ dell’offerta economicamente
più vantaggiosa” con attribuzione di quote significative di punteggio, alla qualità ed al
merito tecnico del progetto di gestione del servizio.
- Favorire le convenzioni con cooperative sociali, che svolgono attività finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate, tramite affidamento diretto e comunque,
anche in caso di procedure d’appalto, si deve prevedere l’assegnazione di un punteggio
premiante adeguato, per le imprese che prevedono l’inserimento di persone svantaggiate.
3) PER UN EFFICACE GOVERNO DEL MERCATO DEL LAVORO: IL RUOLO E LA FUNZIONE
DEI SERVIZI PUBBLICI PER L’IMPIEGO
I Servizi pubblici per il lavoro, sono lo strumento istituzionale principale, per regolare il
mercato del lavoro e cioè per attivare, favorire, incentivare, le politiche attive del lavoro.
Nell’ambito della sfida per orientare il nostro sistema produttivo verso la via alta alla
competitività, ai Centri pubblici per l’impiego, deve essere assegnato il compito di lanciare e sostenere la sfida alta alla qualificazione dell’occupazione, alla riduzione della
forbice tra domanda e offerta di lavoro presente nel nostro territorio, alla lotta al lavoro irregolare e nero, al contrasto della precarizzazione dei rapporti di lavoro.
Per fare ciò è necessario che essi escano dalla troppo lunga fase di sperimentazione che
sinora ha contrassegnato la loro attività.
La L.R.17/05 fissa principi e obiettivi, assegna ruoli, responsabilità e compiti, sia al soggetto pubblico, sia a quelli privati che con esso collaborano previa richiesta dell’accreditamento.
57
Il Servizio Pubblico per il Lavoro di questa Provincia deve svolgere pienamente le proprie competenze, non solo per le funzioni e le attività che la legge gli riserva in via
esclusiva, ma anche per altri servizi quali orientamento e consulenza per il “bilancio di
competenza” personalizzando gli interventi rispetto all’utenza.
Questo richiede che siano assicurate ai Centri Pubblici le risorse finanziarie ed umane
adeguate a tale complesso e qualificato ruolo, a partire dalla scelta di stabilizzazione del
rapporto del personale addetto. L’Amministrazione provinciale deve esprimere un impegno specifico in questo senso, fatto salvo il necessario intervento da parte
dell’Amministrazione regionale.
4) LA FORMAZIONE CONTINUA E PERMANENTE
Uno sviluppo economico e sociale volto a spostare sulla qualità e sull’innovazione di prodotto e di processo e quindi sulla conoscenza, il punto di forza competitivo del sistema
produttivo, non può prescindere dal definire e mettere in campo, un sistema compiuto
ed efficace di formazione continua e permanente rivolto a chi cerca lavoro, ma contemporaneamente anche a tutti i lavoratori.
4.1 Per quanto attiene alla individuazione del contratto a causa mista “dell’apprendistato professionalizzante” come lo strumento scelto dai firmatari del patto, quale
principale e più corretta forma d’ingresso al lavoro per i giovani, si è già detto al
punto 1.2, qui ora si specificano le condizioni che rendono tale scelta possibile: la
garanzia per tutti gli apprendisti dello svolgimento effettivo di una formazione di
qualità.
4.2 Con l’avvio dei Fondi Interprofessionali, occorre mettere in raccordo e coordinare
tra loro la programmazione della rete pubblica con quella dei Fondi stessi, per evitare inutili sovrapposizioni o zone non coperte.
4.3 Nell’ambito delle politiche attive perseguite dal Servizio Pubblico per il lavoro, è
compito di quest’ultimo, individuare quelle specifiche volte alla qualificazione e al
reinserimento lavorativo rivolto a lavoratori e lavoratrici in mobilità.
Proprio partendo dalla tipologia di questi lavoratori, si tratta di mettere in campo
Offerte Formative e di accompagnamento tarate individualmente, capaci di motivare le persone e di fare acquisire competenze che siano realmente richieste e spendibili nel mercato del lavoro locale.
4.4 I contenuti e il modello dell’offerta formativa nel suo complesso rispetto ai fabbisogni manifesti, latenti e potenziali del sistema locale, vanno comunque sottoposti
ad una attenta verifica.
4.5 I Fondi Interprofessionali per la formazione continua, rappresentano una straordinaria opportunità che imprese e sindacati, devono cogliere per il raggiungimento
degli obiettivi della qualità produttiva e dell’innovazione. Associazioni datoriali e
sindacati dei lavoratori, hanno pertanto l’occasione di indicare nella sottoscrizione
degli “accordi di formazione continua” uno degli assi strategici della contrattazione collettiva aziendale di 2° livello. Ciò presuppone la partecipazione attiva ed il
coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori nella determinazione dei progetti formativi.
5) GLI SCENARI DEMOGRAFICI, IL MERCATO DEL LAVORO E LE PARI OPPORTUNITA’
La prospettiva che ci è consegnata dagli scenari demografici che sono prevedibili per la
nostra Provincia nel prossimo decennio, evidenziano come l’invecchiamento della popolazione (naturalmente fenomeno di per sé altamente positivo) e la bassa crescita demo-
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grafica, avranno sul mercato del lavoro come conseguenza una marcata riduzione della
popolazione attiva dai 3 ai 5 punti percentuali al 2015, rispetto all’attuale 66.3% circa.
Ciò significa che anche solo per mantenere gli attuali livelli di sviluppo e occupazione, è
necessario agire in due direzioni:
a) Aumentare il tasso di occupazione dei residenti, assumendo pienamente l’obiettivo
prioritario di creare condizioni di occupabilità delle donne. Che permettano cioè da una
parte l’entrata di un numero maggiore di donne nel mercato del lavoro e dall’altra di
contrastare il fenomeno della loro fuoriuscita dal mercato in corrispondenza con i cicli
di vita connessi con le maggiori responsabilità famigliari (lavoro di cura per figli e famigliari). In tal senso va perseguita la strada della ricerca di intese su azioni positive volte
a conciliare tempi di vita e tempi di lavoro, come il recente accordo quadro promosso
dal Comune di Forlì.
b) Potenziare e qualificare ulteriormente, le politiche di integrazione sociale e culturale
rivolte ai lavoratori migranti e alle loro famiglie, per rispondere alla necessità di un’ulteriore incremento di lavoratori stranieri di cui ha bisogno l’economia provinciale.
Anche da ciò, esce confermato che un sistema di Welfare esteso e qualificato è condizione strategica per lo sviluppo stesso.
Le Amministrazioni pubbliche firmatarie del patto debbono assumere quindi, come asse
assolutamente prioritario delle loro politiche finanziarie e di bilancio per i prossimi
anni, il mantenimento e l’estensione del livello qualitativo dei servizi sociali erogati e la
qualificazione dello stato sociale rivolto alla popolazione anziana, all’infanzia, all’affermazione delle pari opportunità e all’integrazione dei cittadini-lavoratori stranieri. A tale
scopo si assume l’obiettivo dell’estensione della concertazione come strumento di confronto per la definizione dei bilanci delle Autonomie Locali.
6) I DISABILI: UNA RISORSA E NON UN ONERE
I firmatari del patto assumono altresì, ciascuno per il proprio ruolo e la propria specifica
funzione, l’obiettivo della promozione e del sostegno all’inserimento e alla stabilizzazione dei disabili nel lavoro, dando piena applicazione alle norme vigenti e all’accordo
siglato in Commissione Tripartita per il sostegno lavorativo dei disabili psichici attraverso opportune forme di affiancamento e tutoraggio.
Anche in riferimento all’utilizzo del “Fondo regionale per i disabili” previsto dalla
L.R.17, la Provincia si attiverà immediatamente per convocare le parti sociali al fine di
determinare i contenuti della Convenzione quadro prevista all’art.22 della citata L.R.
17/05.
7) FAVORIRE LA SPECIALIZZAZIONE PRODUTTIVA VERSO SETTORI AD ALTO VALORE
AGGIUNTO
Contro i rischi di delocalizzazione di aziende e settori importanti della nostra realtà
vanno aumentate le competenze e le conoscenze degli imprenditori e dei lavoratori
locali anche con politiche tese a favorire la crescita del contenuto tecnologico delle lavorazioni e la nascita di nuove attività high tech.
In quest’ottica valutata la possibilità (e l’opportunità) di selezionare settori strategici per
59
lo sviluppo della nostra provincia verso i quali convogliare in via prioritaria risorse finanziarie.
Fondamentale risulta, per raggiungere questi obiettivi, il coinvolgimento pieno ed efficace degli insediamenti universitari del nostro territorio, da valorizzare nella loro potenzialità di vero vantaggio competitivo per la nostra provincia.
Si potrebbe con l’accordo delle parti sociale definire dei “campioni territoriali” da
appoggiare con precise scelte di precedenza rispetto ad altri settori e/o aziende.
8) STRUMENTI DI CONTROLLO E VIGILANZA
Le parti convengono sulla necessità di un pieno raccordo con il C.L.E.S. di cui all’art 5 del
DLGS n 124/2004 e con le Istituzioni preposte al controllo ed alla vigilanza in materia di
lavoro al fine di mettere in campo gli effettivi controlli ottimizzando ogni forma di intervento relativo alla sicurezza ed alla regolarità del lavoro.
60
Politiche per la creazione di Poli di competitività
attraverso la diffusione dell’innovazione
Scheda per il tavolo tematico
Ricerca e Business
Sviluppo
Plan
Financing Start-up Accelerazione
Dinamica tecnologica
Dinamica economica
Risultati
Ricerca
Scouting
61
Bisogni
Mutamenti
Mercato / Utenza
Conoscenza, tecnologia e Ricerca
Schema di riferimento per definizione azioni sviluppo competitività
attraverso la dinamica dell’innovazione
Stato dell’arte
Fase
Ricerca e
Sviluppo
Business
Plan
Financing
Start-Up
Accelerazione
Risultati
Ricerca
Scouting
Bisogni
Mutamenti
Stato dell’arte
- Centri di ricerca Università (Poli di Cesena e di Forlì) (vd. Ponte
Innovazione - www.ponteinnovazione.it)
- Centri di ricerca di imprese private
- ...
- Parco scientifico CENTURIA - RIT
- ...
- Piano Regionale Innovazione
- Fondo INGENIUM (Regione Emilia - Romagna)
- Bando PRIMI
- Spinner
- Start Cup
- Altri Fondi di Venture Capital
- Consorzi FIDI e COOP. Di Garanzia
- Bando Innovazione C.d.C. FC
- Linee di credito vs. PMI per innovazione istituite da parte di
banche locali
- ...
- Centro di Design CEUB
- Studi e società di progettazione (vd. Ponte Innovazione www.ponteinnovazione.it )
- Scuola Ecolabel (C.I.S.E.)
- CERCAL
- Studi e società di progettazione (vd. Ponte Innovazione www.ponteinnovazione.it )
- Scuola EMAS (C.I.S.E.)
- Progetto per laboratorio ricerca industriale scienze alimentari
- Progetti incubatore
- Sviluppo aree produttive (SAPRO)
- ...
- Servizi Internazionalizzazione (Ufficio Estero C.d.C.)
- Corporate Governance (servizi CSR C.I.S.E.)
- Servizi associativi
- Consulenza privata
- ...
- OITOS
- "Proattivo" (Centuria - RIT)
- Liaison office
- ...
- "Help Innovazione" (C.I.S.E.)
- Circolo Innovazione (Ass. Ind.)
- Comitato Innovazione (Centuria - RIT)
- CNA Innovazione
- Circolo ICT (Legacoop)
- ...
- "Proattivo" (Centuria - RIT)
- "Help Innovazione" (C.I.S.E.)
- Foresight tecnologico
- ...
62
Priorità di miglioramento
Ricerca e
Sviluppo
Business
Plan
Financing
Risultati
Ricerca
Scouting
Bisogni
Mutamenti
• AREA DI MIGLIORAMENTO: lo spettro dell'attività di ricerca
svolta presso i laboratori dei Poli Universitari di Cesena e Forlì
non può e non potrà mai coprire tutti i campi della conoscenza
che possono contribuire allo sviluppo economico; carenza di
strutture vicine al mondo della ricerca industriale e
precompetitiva; scambio insufficiente di personale tra imprese
e ricerca.
• AZIONI PROGRAMMABILI:
Allargamento delle referenze dei centri di competenza all'interno
del Data Base di www.ponteinnovazione.it a centri di ricerca
nazionali / internazionali selezionati sulla base delle esigenze
dell'imprenditorialità locale.
Creazione di laboratori indipendenti e con management apposito
legati all'Università e mirati al servizio delle imprese.
Azioni volte a favorire, organizzare e finalizzare all'innovazione
in azienda, lo scambio di personale tra Imprese e Università /
Centri di ricerca.
• AREA DI MIGLIORAMENTO: redazione dei Business Plan,
spesso carenti rispetto a quanto necessario per la fase di financing
(in particolare per il Venture Capital).
Ë AZIONI PROGRAMMABILI: supporto alla stesura tramite esperti
di settore (Azione pilota CISE in fase di pianificazione).
• AREA DI MIGLIORAMENTO: disponibilità di fondi per
l'innovazione, in particolare nella fase di primo avvio dell'idea
innovativa (seed capital).
• AZIONI PROGRAMMABILI: Bando di finanziamento su progetti
imprenditoriali in campo energetico; bando Fondo Rotativo
(seed capital); presentazione dei progetti innovativi agli investitori
(venture capital); creazione di una organizzazione a rete a
supporto della neoimprenditoria innovativa.
• AREA DI MIGLIORAMENTO: Liaison office
Servizi per l'innovazione alle PMI
• AZIONI PROGRAMMABILI: messa a regime; promozione del
liaison office.
Potenziamento dei servizi di monitoraggio brevetti e tecnologie,
assistenza al trasferimento tecnologico per PMI (attualmente
riservati ai soci di Centuria RIT).
• AREA DI MIGLIORAMENTO: ricerca di idee innovative.
• AZIONI PROGRAMMABILI: concorso di idee; messa a regime
dell'Osservatorio Innovazione (realizzato attraverso le indagini
svolte dal sistema delle 9 Camere di Commercio dell'Emilia Romagna con il coordinamento di Unioncamere E. - R.);
incremento del numero di visite in azienda di esperti per
l'innovazione; alimentazione data base dei bisogni di innovazione
di www.ponteinnovazione.it .
• AREA DI MIGLIORAMENTO: osservatori dei bisogni irrisolti
(vd. Sanità, Ambiente, sicurezza, ecc.) e dei mutamenti della
società e dei mercati: nuovi bisogni.
Ë AZIONI PROGRAMMABILI: attivazione relazioni con centri di
competenza ed osservatori tematici.
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In particolare è avvertita l’esigenza di costituire un Fondo di “SEED CAPITAL” (ovvero un
fondo che investe in progetti innovativi nella loro fase embrionale) che abbia la funzione di accompagnare le idee innovative a “più elevato potenziale di sviluppo” portandole al livello di appetibilità per gli investimenti dei fondi di Venture Capital (VC). Tale
Fondo potrebbe avere le caratteristiche di un Fondo Rotativo e la sua dimensione iniziale potrebbe essere di ca. 2 - 3 ml. di con investimenti nei singoli progetti imprenditoriali compresi tra i 200.000 ed i 500.000 . L’obiettivo potrebbe essere quello di investire
su 10 progetti di imprenditorialità innovativa con l’aspettativa che almeno uno di essi
giunga ad essere finanziato, nella fase di Accelerazione (o di cosiddetto “second round”)
da un fondo di VC. Ciò consentirebbe il recupero del capitale del fondo (che potrebbe
in linea teorica raddoppiare se ben 2 investimenti su 10 andassero a buon fine) ed il suo
reinvestimento in nuovi progetti imprenditoriali nell’arco di 3 - 5 anni.
Il Fondo, che potrebbe essere cofinanziato dall’Unione Europea secondo le linee del
Programma Quadro per la Competitività e l’innovazione, dovrebbe funzionare a sportello e non con bandi, in modo da essere più flessibile possibile.
Inoltre, il Fondo dovrebbe essere accompagnato dalla creazione di una rete di imprese
e business angels interessati a finanziare e partecipare a progetti innovativi, di banche
disponibili a facilitare il credito per progetti innovazione. La rete dovrebbe essere gestita come una sorta di sportello unico per le neoimprese innovative, che le accompagni in
tutte le fasi del loro sviluppo.
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L’accesso alla finanza di impresa
per lo sviluppo della competitività
Scheda per il tavolo tematico
Introduzione
Dalle analisi sull’economia locale predisposte negli ultimi anni e in particolare dal
Rapporto sull’Economia presentato recentemente dalla Camera di Commercio di ForlìCesena, emerge un quadro della provincia caratterizzato da buone potenzialità, che
hanno determinato nel tempo una sostenuta crescita sociale ed economica, ma anche da
alcuni limiti allo sviluppo, tuttora irrisolti, che, nell’attuale contesto generale di riferimento, destano preoccupazione.
In questa fase di incertezza del quadro congiunturale è infatti quanto mai necessario
porre al primo posto nelle priorità di intervento i temi dello sviluppo che devono costituire una chiara scelta di politica economica rivolta a valorizzare il processo di creazione
della ricchezza attraverso un’evoluzione compatibile del sistema imprenditoriale.
Occorre quindi guardare con sempre maggiore attenzione alle esigenze delle imprese,
alla loro crescita, alle potenzialità del nostro territorio e affrontare con determinazione
e spirito di coesione istituzionale i limiti che lo caratterizzano.
Temi di rilevanza strategica
a) Struttura economico finanziaria e accesso al credito delle PMI
La provincia di Forlì-Cesena, come si è avuto modo di rilevare più volte anche in altri contesti, è caratterizzata da una diffusa imprenditorialità. Se si analizza il rapporto fra abitanti e imprese attive si può notare come questo sia decisamente elevato: un’impresa
ogni 9 abitanti, contro una impresa ogni 9,7 in regione e una impresa ogni 11,4 abitanti a livello nazionale.
Secondo Movimprese, banca dati di Infocamere, alla fine del 2004 le imprese “registrate” presso la Camera di Commercio di Forlì-Cesena erano risultate essere 44.819, delle
quali 40.586 attive.
Il tessuto imprenditoriale locale è composto sostanzialmente quindi da imprese di piccole dimensioni, sia in termini di addetti che di fatturato, che se da un lato rispondono con
flessibilità alle sollecitazioni congiunturali, dall’altro, proprio a causa della loro ridotta
massa critica, incontrano maggiori difficoltà nell’affrontare le sfide poste dall’attuale
contesto competitivo.
Scarsa innovatività, difficoltà nell’affrontare percorsi di ricerca, connotazione produttiva accentuata in settori maturi con un basso contenuto tecnologico, difficoltà nell’affrontare i mercati internazionali sono le conseguenti caratteristiche che si riscontrano
nelle nostre imprese.
Inoltre, secondo il Rapporto sui Bilanci delle società di capitale della provincia, predisposto dalla Camera di Commercio e presentato recentemente, anche se i principali settori
dell’economia di Forlì-Cesena hanno fatto rilevare tra il 1997 e il 2001 una buona crescita, permangono elementi di criticità relativi ad una insufficiente capitalizzazione delle
imprese e ad una redditività che può avere ulteriori margini di miglioramento.
In questo contesto il recepimento dell’Accordo di Basilea2 nella normativa italiana e
mondiale non rappresenta solo una importante riforma della normativa bancaria, fina-
65
lizzata ad adeguare la capitalizzazione del settore creditizio ai rischi connessi all’attività bancaria. Tale recepimento dell’accordo per il sistema economico italiano sarà una
vera e propria rivoluzione, in quanto modificherà i principi base che regolano il rapporto attuale tra banca e impresa.
I più recenti studi sull’argomento evidenziano che la maggioranza delle PMI sarebbero
in difficoltà a reperire adeguati mezzi finanziari se le regole di Basilea2 fossero applicate puntualmente dal sistema bancario del nostro Paese. Questa percentuale così alta è,
di fatto, rappresentata da imprese che stanno subendo la forte crisi economica e finanziaria che sta attraversando attualmente il sistema economico europeo e quello italiano
in particolare e da situazioni economico finanziarie di imprese che nel passato si sono
sviluppate privilegiando un forte ricorso al capitale di terzi (indebitamento verso banche
che in termini reali era poco oneroso) invece che dotare le imprese di adeguati capitali
propri. A questo si aggiunge la difficoltà ad applicare il rating, pensato per le grandi
imprese di capitali, alle PMI, sottocapitalizzate, ma anche alle cooperative o alle stesse
piccole banche. Lo stesso può dirsi di interi settori, come quello agroalimentare, dove le
variazioni di produzione e di mercato di anno in anno sono molto ampie. Come non è
da sottovalutare anche l’impatto della nuova legge che disciplina l’attività di garanzia
collettiva dei fidi (Confidi). Anche i Confidi infatti sia per la nuova legge e sia per effetto di Basilea2 dovranno ripensare sia ai propri servizi sia alla loro organizzazione.
b) Passaggio generazionale
Secondo uno studio condotto nel 2002 dalla Commissione Europea entro il 2012 circa un
terzo delle imprese familiari affronterà processi di trasferimento generazionale, con una
media di circa seicentomila trasferimenti annuali. E’ quindi prevedibile, data la tipica
struttura familiare delle imprese italiane, che nei prossimi anni un numero elevato di
imprese dovrà affrontare questo delicato momento di cambiamento, sia in termini di
capitale investito, sia in termini di gestione. Il passaggio generazionale incontra notevoli difficoltà culturali e di mentalità in ragione delle quali l’imprenditore uscente spesso
non è in grado di organizzare il trasferimento delle conoscenze tecniche, gestionali e
manageriali al successore. Tale processo è già in atto con qualche difficoltà anche in alcune aziende della nostra Provincia, che è notoriamente caratterizzata da piccole imprese
a vocazione familiare. Dal punto di vista della natura giuridica va considerato inoltre che
le ditte individuali rappresentano ben il 58,2% del tessuto imprenditoriale con esclusione del settore agricolo, le società di persone il 26,6% e le società di capitale, sebbene in
continuo aumento, solo il 12,8%.
Le società di persone sono forme di associazione intrinsecamente deboli quando si tratta di resistere alle tensioni che spesso sorgono all’atto di una trasmissione d’impresa. E’
perciò necessario favorire il passaggio da società di persone a società di capitali (srl,
scarl,...) sia per rendere più indipendente l’impresa dai suoi membri, sia per migliorare
la chiarezza di lettura del rapporto fra rischio operativo e rischio finanziario da parte
delle banche e degli investitori. La separazione fra gestione d’impresa e proprietà, fra
l’altro, può essere poi istituzionalizzata attraverso patti parasociali che permettano alla
vecchia proprietà o ad eredi non operativi di conservare valore d’impresa senza però
interferire nella gestione operativa.
La trasmissione dell’impresa è spesso preparata male. In genere, il problema viene
affrontato troppo tardi, quando impone opzioni più costose e più rischiose, inoltre i
cedenti preferiscono la trasmissione dell’intera impresa. Se ciò non è possibile, preferiscono la trasmissione graduale a un membro della famiglia, piuttosto che a un estraneo
o a un dipendente. I cessionari considerano l’operazione innanzitutto come un’occasione da cogliere e, solo in seconda linea, come un mezzo per garantire la continuità del-
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l’impresa. Essi tendono ad optare per la trasmissione totale o parziale dando scarso peso
ad altre possibilità, come leasing o trasformazione in società di capitali.
I due aspetti essenziali per il successo di una trasmissione sono la consapevolezza, da
parte del cedente, della necessità di preparare la trasmissione con largo anticipo e la
familiarizzazione, da parte del cessionario, con la struttura dell’impresa.
c) Internazionalizzazione
Nell’era della globalizzazione e in un contesto di economia europea stagnante e contemporaneamente di Euro forte, l’internazionalizzazione delle nostre imprese diventa
un fattore indispensabile allo sviluppo.
Come noto, le esportazioni delle imprese provinciali sono costituite prevalentemente da
prodotti “tradizionali” e “specializzati” con contenuto tecnologico medio-alto, e non
essendo quindi caratterizzate da un elevato contenuto tecnologico, risultano essere particolarmente esposte alla concorrenza di altri paesi. Inoltre le esportazioni sono tuttora
per la maggior parte orientate verso i paesi dell’Unione Europea e gli Altri paesi europei e, al di fuori di tale area, solo limitatamente verso l’America Settentrionale e alcuni
paesi dell’Asia Orientale.
Oggi però non solo si deve esportare in nuovi mercati, è necessario anche investire direttamente in questi mercati e, come flusso inverso, attrarre investimenti sul nostro territorio.
I problemi della struttura del capitale delle imprese e della riallocazione della proprietà
e del controllo rivestono, pertanto, una fondamentale importanza, perché si connettono direttamente alla capacità finanziaria di investire all’estero. Imprese dinamiche sul
piano reale e dei processi esportativi, ma non al passo sul lato della finanza, incontreranno in futuro problemi crescenti di fronte alla sfida dei mercati.
Tale sviluppo richiede però modalità di investimento e di gestione del capitale diverse
rispetto a quelle attuali. Anche la stessa SIMEST, con i suoi nuovi fondi di Venture
Capital, si è indirizzata in questo senso.
E’ quindi necessario creare nuovi strumenti e utilizzare al meglio quelli esistenti per facilitare l’internazionalizzazione delle nostre imprese.
d) Innovazione
L’innovazione è uno dei principali fattori della crescita economica in quanto permette
alle imprese di soddisfare una domanda sempre più sofisticata e di competere con i concorrenti nazionali e internazionali contribuendo ad accrescere l’efficienza dei fattori di
sviluppo di un territorio.
Il contributo dell’innovazione alla crescita della produttività si identifica in una più elevata efficienza nell’utilizzo di capitale e lavoro ed è determinata da innovazioni tecnologiche e non, come migliori pratiche manageriali, cambiamenti organizzativi, miglioramento nella produzione e distribuzione di beni e servizi.
L’analisi dei pochi dati a disposizione per monitorare il fenomeno conferma che il sistema produttivo locale è caratterizzato da imprese scarsamente innovative, che hanno difficoltà, anche a causa della ridotta dimensione, ad affrontare percorsi di ricerca e hanno
connotazioni produttive accentuate in settori a basso contenuto tecnologico.
E’ necessario quindi che il modello locale di sviluppo agevoli la creazione di imprese
innovative e sostenga l’introduzione di processi innovativi nelle imprese già esistenti. In
questo contesto, la propensione delle imprese all’innovazione (tecnologica ed organizzativa) è un punto fondamentale e strategico per lo sviluppo del territorio provinciale,
67
così come l’acquisizione di competenze in grado di tradurre le conoscenze acquisite in
capacità di problem solving e in valore sul mercato.
Promuovere l’innovazione nelle imprese esistenti e stimolare la nascita di nuove iniziative imprenditoriali, caratterizzate da un elevato valore aggiunto e intensità di conoscenza, da un maggior utilizzo di manodopera specializzata e con un migliore impatto
infrastrutturale/ambientale, diventa quindi determinante per lo sviluppo del territorio.
Obiettivi del progetto
Obiettivo generale del progetto è quello di promuovere con azioni concrete lo sviluppo
e il consolidamento delle PMI e conseguentemente la crescita complessiva del tessuto
produttivo locale, attraverso l’individuazione e la realizzazione di strumenti e di interventi che aiutino le imprese ad affrontare le importanti e imminenti sfide poste dall’attuale contesto competitivo.
Gli obiettivi specifici del progetto, in relazione ai temi indicati in precedenza, sono
descritti sinteticamente nel Piano Operativo delineato in seguito .
Piano Operativo
Si propone la costituzione di una struttura finanziaria provinciale.
Tale struttura dovrebbe utilizzare le risorse delle istituzioni locali, del sistema bancario,
dei sistemi associativi, dei fondi nazionali e comunitari e degli investitori locali (attraverso strumenti quali ad i bond di territorio).
La funzione sarebbe quella di assistere le imprese locali in tutte le operazioni di finanza
straordinaria quali ad esempio, aggregazioni, trasmissioni, passaggi generazionali, capitalizzazioni, trasformazioni societarie, situazioni di crisi, riduzioni del debito etc.
La struttura dovrebbe operare anche con forme innovative di intervento quali ad esempio, prestiti partecipativi, seed capital, fondi chiusi, equità, semi-equity etc.
La nuova finanziaria provinciale potrebbe anche intervenire nell’ambito delle competenze che le saranno assegnate, a supporto dei soggetti che già operano ed in una logica di sussidiarietà sui fattori di criticità locale che hanno attinenza con problematiche
legate alla gestione finanziaria d’impresa.
Tali fattori di cui si cerca di delineare quelli ritenuti più importanti ed immaginare alcune attività operative, già vedono un impegno ed una presenza forte di enti e organizzazioni di rappresentanza imprenditoriale che rappresenta un valore per il territorio ed
una base su cui investire in un ottica di miglioramento e non di sovrapposizione.
1. Struttura economico-finanziaria e accesso al credito delle PMI
1.1. Ridotta dimensione aziendale:
1.1.1. Iniziative volte all’aggregazione e alla organizzazione delle piccole imprese che
operano in segmenti produttivi specializzati e che sono legate con rapporti di
subfornitura a grandi imprese.
1.1.2. Aiuti finanziari che sostengano le imprese nei processi di aggregazione.
1.2. Sottocapitalizzazione delle imprese e accesso al credito in vista di Basilea2:
1.2.1. Attività di sensibilizzazione e informazione: seminari volti a migliorare il livello di
conoscenza da parte delle imprese sul ruolo della finanza aziendale al fine di ottimizzare la gestione finanziaria e il rapporto con gli Istituti di Credito in vista dell’applicazione di Basilea2. Sensibilizzazione sugli strumenti finanziari disponibili
68
1.2.2.
1.2.3.
1.2.4.
1.2.5.
1.2.6.
attualmente (prestiti partecipativi, private equity, venture capital) e nell’immediato futuro sulla base di quanto previsto nel nuovo Codice Societario (semi equity - aumento di capitale con sistema assicurativo, riconversione del lavoro in capitale sociale).
Individuazione di indicatori condivisi di valutazione delle PMI (in particolare
imprese artigianali), imprese cooperative e settore agroalimentare.
Attivazione di contribuzioni in conto interessi o incrementi al fondo rischi (attraverso l’ormai sperimentato canale dei Confidi) per favorire il processo di ricapitalizzazione delle imprese, creando quindi un unico apposito fondo finanziato dalle
istituzioni locali.
Individuazione e messa a punto della fattibilità di strumenti di riduzione del debito mirati alla capitalizzazione delle imprese (esempio prestiti partecipativi).
Predisposizione di uno strumento finanziario (che potrebbe essere anche un
fondo locale) con un accordo tra Enti locali, associazioni di imprese (con i loro
consorzi di garanzia) e Sistema Bancario che metta a disposizione delle imprese
linee di credito dedicate.
Sostegno finanziario alle PMI per la realizzazione di check-up finanziari e di analisi per il miglioramento del rating attraverso la concessione di contributi a fondo
perduto.
2. Passaggio generazionale
2.1. Preparazione di un percorso sia formativo sia riorganizzativo al fine di preparare
ed accompagnare il passaggio generazionale delle imprese; interventi che sensibilizzino le imprese a “rischio successione”.
2.2.
Accompagnamento nel passaggio da imprese di persone a imprese di capitale
(importanza della “separazione tra proprietà e gestione”).
3. Internazionalizzazione
3.1.
Accompagnamento agli investimenti all’estero - piano di fattibilità di una struttura organizzativa e finanziaria per accompagnare le imprese all’estero (esempio:
Finest nella Regione Veneto). Tale struttura partecipata anche da Simest dovrebbe
favorire gli investimenti all’estero fornendo assistenza in termini di sostegno finanziario, management, know-how. Si verrebbe a creare in questo modo un “sistema
Istituzioni-imprese” che possa posizionarsi stabilmente nei mercati stranieri
4. Innovazione
4.1. Neo imprenditoria innovativa - organizzazione di un incubatore d’impresa finanziato con un fondo di investimento in capitale di rischio (pubblico-privato: SGR a
capitale ridotto) e con specializzazione di linee di credito bancario. L’incubatore
dovrà mettere a disposizione non solo risorse finanziarie ma anche i servizi manageriali e tecnologico-logistici indispensabili sia nella fase di costruzione dell’idea
imprenditoriale, che in quelle successive di nascita, crescita e consolidamento dell’impresa.
4.2.
Innovazione interna alle imprese - adeguamento di linee finanziarie di intervento regionali e sviluppo di progetti strategici integrati locali
4.2.1. Istituzione di un Fondo rotativo per l’innovazione nelle imprese già esistenti per
nuovi prodotti e processi. Attività di seed-capital.
4.2.2. Attività di scouting e di supporto nei confronti delle imprese che hanno progetti
innovativi.
69
5. Sostegno alle imprese in crisi
5.1
La struttura finanziaria provinciale essendo partecipata dal pubblico e dal privato potrebbe svolgere anche un’azione di analisi dei progetti di ristrutturazione di
imprese in crisi mettendo a disposizione competenze in grado di garantire al
mondo bancario una validazione preventiva dei progetti dal punto di vista sociale, politico e d’impegno istituzionale oltre che da quello più prettamente industriale.
5.2
Attivazione di una linea di credito messa a disposizione del mondo bancario locale per finanziari le imprese in crisi a fronte di progetti valicati di ristrutturazione.
70
Marketing territoriale
Scheda per il tavolo tematico
Gli enti locali possono oggi mettere a disposizione delle politiche di sviluppo principalmente due strumenti:
- la governance
- il territorio
In misura sempre più modesta infatti possono investire risorse finanziarie stante le note
difficoltà di gestione dei bilanci pubblici.
In realtà le risorse finanziarie possono essere reperite con modalità innovative che cercheremo di sviluppare nel prosieguo della scheda.
Il territorio rappresenta una risorsa importante ed ad esso possono essere collegate tre
tipologie di marketing:
1. il supporto alla vendita dei prodotti
2. l’attrazione all’insediamento delle aziende
3. attrazione delle risorse umane di qualità
Per quanto concerne il primo punto l’identità del territorio e l’adozione di una strategia
di comunicazione rappresentano fattori di supporto alla capacità di diffusione dei prodotti locali.
I valori del territorio e come questi vengono percepiti (identità) possono diventare fattori di attrattività capaci di dare valore aggiunto ai singoli prodotti.
E’ difficile e forse pleonastico domandarsi se sia il territorio a dare valore ai prodotti o
se al contrario il prodotto a conferire un’immagine identificabile al territorio.
All’interno delle politiche di marketing è in ogni caso necessario evidenziare come vi
siano due componenti su cui operare e cioè l’informazione e la commercializzazione.
Una volta definiti i contenuti che costituiscono l’identità del territorio (ad es. ospitalità,
benessere, benservire...) vanno sviluppate adeguate iniziative di diffusione attraverso la
comunicazione e la relazione.
Si tratta di una comunicazione macro che non duplica ma integra e rafforza quanto già
avviene sul territorio.
Al tempo stesso la relazione potrebbe essere d’accompagnamento alle iniziative in essere.
Pensiamo ad esempio alla possibilità di investire in risorse umane che vendono all’estero i contenuti dei nostri club di prodotto.
Investire in figure collocate nei paesi d’interesse per il nostro turismo con il compito di
sviluppare azioni d’animazione e relazionarsi con i clienti potrebbe avere un costo minore ed impatti maggiori rispetto alle tradizionali campagne di informazione che peraltro
71
continuerebbero ad essere svolte rientrando nei compiti di altri soggetti quali ad esempio l’Apt.
Per attrarre nuove imprese e consolidare la presenza di quelle esistenti va individuato,
eventualmente anche attraverso il potenziamento di strutture già operanti sul territorio, un organismo che possa porsi come interlocutore unico per le imprese che vogliono
avviare nuove attività nel territorio, che sia in grado di presentare ai potenziali investitori gli indicatori, le opportunità e le risorse offerte (costo e qualità della vita, infrastrutture, settori merceologici, informazioni economiche, opportunità localizzative, adempimenti amministrativi, agevolazioni di vario genere, affidabilità delle imprese locali, etc)
fino ad accompagnarli in ogni fase del processo di insediamento (studi di pre-fattibilità,
assistenza per joint-venture ed acquisizioni e post-insediamento).
Non si tratta di vendere semplicemente spazi fisici ma di fornire aziende chiavi in mano.
In quest’ottica va naturalmente rivisto il ruolo fin qui svolto da Sapro.
Gli enti pubblici possono giocare una partita fondamentale per aumentare l’attrattività
del territorio potendo operare su tre ambiti:
- la regolazione delle attività compatibili con il modello di sviluppo locale basato sulla
qualità della vita e sulla valorizzazione dell’ambiente
- la semplificazione delle procedure burocratico-amministrative anche attraverso lo
sportello unico delle imprese
- l’utilizzo degli strumenti urbanistici in chiave innovativa
Il tema della semplificazione delle procedure burocratico-amministrative richiama, tra
l’altro, l’utilizzo delle nuove tecnologie informatiche disponibili a supporto dei processi
di razionalizzazione e di snellimento. In particolare, il rapporto tra P.A. e cittadini ed
imprese rappresenta un ambito per sua natura favorevole alla sperimentazione e all’implementazione di nuove tecnologie al servizio di una maggiore efficienza ed efficacia.
Per ciò che riguarda gli strumenti urbanistici è necessario ricollegarsi al Ptcp con le aree
di espansione e riqualificazione previste e gli strumenti gestionali offerti.
Il territorio rappresenta il valore che gli enti possono offrire alla competizione e l’uso
intelligente di questa risorsa può rappresentare uno strumento di attrazione eccezionale per gli investimenti sia esogeni che endogeni.
E’ necessario interrogarsi su come può essere gestita questa risorsa in chiave di governo
non soltanto urbanistico delle dinamiche di sviluppo.
Dalle possibilità offerte ad esempio dai meccanismi perequativi si può arrivare ad una
logica completamente innovativa di un governo su base provinciale di determinate aree
(si pensi ad esempio al cd quadrilatero) con l’esercizio di nuove funzioni in capo ad uno
strumento dedicato di emanazione pubblica.
Sarebbe di fatto UNA FONDAZIONE DI SVILUPPO a cui potrebbero essere affidati anche
altri compiti oggetto del lavoro dei tavoli.
In quest’ambito a tale strumento potrebbero essere conferite le aree di insediamento e
le relative opere infrastrutturali per consentirne una gestione ottimale dal punto di vista
delle politiche d’insediamento e dei ritorni economici per gli enti locali.
72
La gestione delle aree potrebbe portare diversi benefici
- la copertura dei costi delle infrastrutture pubbliche con i proventi derivanti dagli
accordi per i cambi di destinazione d’uso delle aree
- la possibilità di avere un canale di finanziamento da dedicare alle politiche di sviluppo economico del territorio
- la possibilità di intervenire in maniera integrata su problematiche che non riguardano i singoli ambiti territoriali come ad esempio i progetti di riqualificazione urbana
per migliorare l’offerta turistica o per ridestinare siti produttivi derivanti da situazioni di crisi.
Tale nuovo soggetto potrebbe anche avvalersi per l’esercizio delle proprie funzioni delle
risorse provenienti da una sorta di fondo chiuso locale che potrebbe avere la partecipazione degli enti pubblici, locali, del sistema creditizio, delle imprese e degli investitori
privati e fungere da volano per attrarre risorse all’esterno di emanazione nazionale e
comunitaria.
In quest’ottica la governance sarebbe in capo al pubblico che mette il territorio, la
gestione avverrebbe attraverso un soggetto terzo ed il finanziamento sarebbe garantito da un fondo chiuso locale.
Il fondo chiuso potrebbe anche finanziare i processi innovativi del territorio attraverso
operazioni di seed-capital, la messa a a disposizione di fondi di rotazione per l’innovazione ed il finanziamento di investimenti sul capitale umano.
Il capitale umano rappresenta la terza area di operatività del marketing del territorio.
L’attrazione delle migliori intelligenze disponibili, il mantenimento dei saperi locali, il
consolidamento della presenza dei laureati che il polo universitario romagnolo offre al
territorio rappresentano una sfida fondamentale sia in termini di nuove opportunità
imprenditoriali sia per l’innalzamento della qualità innovativa delle aziende esistenti.
E’ necessario immaginare una politica attiva per favorire la creazione di un ambiente
innovativo dove la ricerca e la conoscenza si trasformano in progetti d’impresa e dove le
imprese sfruttano appieno le opportunità offerta da lavoratori di qualità per innalzare
il contenuto tecnologico ed il valore aggiunto delle loro produzioni.
In questo contesto è fondamentale il ruolo che può esercitare l’università.
Occorre creare un’interazione ed uno scambio fra mondi che ancora stentano a dialogare e favorire l’inclusione dei laureati e dei laureandi all’interno del sistema imprenditoriale locale.
All’incentivazione dello spin-off accademico vanno accompagnati altri strumenti di supporto.
Si potrebbe pensare ad un grande piano di tesi per favorire l’avvicinamento dei giovani
nel mondo delle imprese e modalità innovative per sviluppare l’inserimento post-laurea
sfruttando gli strumenti normativi a disposizione (tirocini, borse di studio, apprendistato per l’alta formazione) e mettendo a disposizione una congrua dotazione finanziaria
(parte con il finanziamento del territorio e parte con le risorse delle imprese)
Al tempo stesso vale la pena di interrogarsi sulle modalità di supporto alla nascita di
73
nuove idee imprenditoriali e sulle attività di affiancamento alla fase di start-up.
Crediamo opportuno valutare l’opportunità di adottare un sistema di coaching che coinvolga tutti i soggetti che attualmente operano nel supporto alle neo imprese ma che ne
innalzi la reale capacità di orientamento ed assistenza ai bisogni dell’imprenditore.
Al tempo stesso pensiamo ad un sistema di Incubazione virtuale, prima ancora che fisico, delle neo-imprese innovative che offra le maggiori garanzie possibili di successo per
il consolidamento dopo la fase di start up iniziale.
74
Un progetto condiviso fra gli attori del territorio
per la Strategia ed il governo delle politiche
di sviluppo della Provincia di Forlì - Cesena
Dalle analisi sull’economia locale emerge un quadro della provincia caratterizzato da
buone potenzialità, che hanno determinato nel tempo una sostenuta crescita sociale ed
economica, ma anche da alcuni limiti allo sviluppo, tuttora irrisolti, che, nell’attuale contesto generale di riferimento, destano preoccupazione.
Infatti si ravvisano nel nostro territorio segnali e situazioni che determinano una forte
preoccupazione sulla tenuta del sistema produttivo, dei livelli occupazionali e della qualità del lavoro.
Sottovalutare tutto ciò sarebbe un grave errore e pregiudicherebbe la ricerca di soluzioni che se non affrontate con tempestività e determinazione ci allontanerebbero dagli
standard economici e sociali dell’Emilia Romagna.
La nostra azione intende muoversi in coerenza con i contenuti del “Patto per la qualità
dello sviluppo, la competitività, la sostenibilità ambientale e la coesione sociale in
Emilia-Romagna”, sottoscritto lo scorso anno a livello regionale.
Infatti, la complessità dei problemi richiede azioni di sistema in grado di soddisfare una
duplice e convergente esigenza: l’interdipendenza degli strumenti da attivare e la loro
coerenza con obiettivi condivisi in un ambito territoriale più ampio di quello provinciale al fine di accrescerne le potenzialità e l’efficacia.
Gli interventi di molti attori istituzionali, sociali ed economici che si sono succeduti con
crescente costanza negli ultimi tempi richiamano alla necessità di uno sforzo straordinario per la definizione di un progetto condiviso capace di governare le dinamiche di sviluppo locale attraverso una strategia chiara, progetti concertati e selezionati sulla base
di una gerarchia delle priorità, risorse finanziarie adeguate e tempi di realizzazione coerenti con i bisogni e le necessità del sistema economico.
In questa fase è, dunque, quanto mai necessario porre al primo posto nelle priorità di
intervento i temi dello sviluppo, con particolare riferimento ai suoi aspetti qualitativi,
che devono costituire una chiara scelta di politica economica rivolta a sostenere il processo di creazione della ricchezza attraverso un’evoluzione del sistema imprenditoriale
che assuma la valorizzazione del lavoro e con la qualità complessiva della vita del territorio come punto di forza della qualità dello sviluppo.
Occorre quindi guardare con sempre maggiore attenzione alle esigenze della qualità del
sistema sociale, del sistema produttivo, alla loro crescita, alle potenzialità del nostro territorio per affrontare con determinazione e spirito di coesione istituzionale i limiti che
lo caratterizzano.
La provincia di Forlì-Cesena, che primeggia per qualità della vita e ricchezza del volontariato sociale, deve mettersi in cammino alla ricerca di nuove forme e nuovi legami tra
welfare ed economia, indispensabili alla modernizzazione.
In un confronto diventato sempre più tra territori, la nostra realtà provinciale deve esse-
75
re in grado di cogliere e di valorizzare fino in fondo, tra i suoi fattori di competitività,
l’elevato livello di qualità della vita che il territorio sa esprimere.
Riteniamo necessario promuovere un’attiva partecipazione ed un reale protagonismo
alle scelte dello sviluppo territoriale di tutti gli attori pubblici e privati (enti locali, associazionismo economico, sindacale e sociale, istituti di credito, università, mondo del lavoro e del volontariato ed eccellenze imprenditoriali) partendo dai firmatari del presente
accordo ed intendendo ampliare l’adesione e la partecipazione attiva alla realizzazione
di un progetto di sviluppo locale.
In questo modo ed a queste condizioni sarà possibile far nascere un patto che sia motore di un efficace rafforzamento della competitività del territorio ed espressione di una
economia sociale di mercato che assume il welfare come fattore competitivo.
Infatti uno degli elementi determinanti che ha caratterizzato l’evoluzione e la tenuta
del sistema regionale e territoriale è stata una forte coesione sociale che ha permesso di
realizzare grandi percorsi di cambiamento economici e sociali; questa si alimenta attraverso la partecipazione e la consapevolezza dei cittadini e delle organizzazioni che li
rappresentano.
Il rischio è che nella nostra realtà si produca una situazione che può avere effetti devastanti sui livelli di coesione sociale che viceversa devono rappresentare un punto di forza
della qualità sociale, della competitività del nostro territorio.
E’, quindi, fondamentale e prioritario rafforzare e consolidare quei principi di concertazione e cooperazione che devono caratterizzare, nel rispetto delle reciproche prerogative il rapporto fra istituzioni, rappresentanze sociali, economiche e società civile.
L’obiettivo è quello di trovare le condizioni per dar voce ad un coro, quello del territorio, ed essere capaci di connotare l’identità e individuare la direzione dello sviluppo.
Tutto questo attraverso l’individuazione di nuovi strumenti e nuovi modelli operativi e
relazionali per l’esercizio del protagonismo della società locale, di luoghi di sintesi e scelta e l’adozione di strumenti, agili e dinamici, per la conduzione dei progetti e degli investimenti per la crescita.
Il percorso avviato lo scorso 21 giugno dalla Provincia di Forlì-Cesena insieme alla CCIAA,
alimentato dai contributi delle forze sociali ed economiche, ha individuato un progetto
di massima che, partendo dai contenuti della precedente Conferenza per la Strategia ed
il governo del territorio evidenzia i principali aspetti di criticità del tessuto imprenditoriale locale, le sfide imminenti che le imprese e il mondo del lavoro dovranno affrontare e delinea alcune linee operative d’intervento per promuovere lo sviluppo del sistema
produttivo e del territorio.
Sono molti i fattori che possono influire sulle scelte di innovazione programmata di un
territorio quali, ad esempio:
- sollecitare e incentivare la partecipazione consapevole dei lavoratori ai processi innovativi dell’impresa;
- favorire la creazione e la crescita di imprese innovative;
- migliorare le capacità di interazione delle esperienze innovative per accedere con
adeguata celerità alle conoscenze ed al sostegno finanziario;
- costruire una società aperta all’innovazione, incentivando il dialogo aperto tra
76
-
impresa, istituzioni, università , enti di ricerca ed opinione pubblica.
progettare e programmare in modo equilibrato su tutto il territorio provinciale l’insediamento delle imprese;
intervenire sul mercato del lavoro locale con l’obiettivo di contrastare il livello di precarietà;
una efficace azione di contrasto del lavoro nero e per favorirne l’emersione;
innalzare il livello di prevenzione della salute e della sicurezza sul lavoro;
Su queste e su altre indicazioni a carattere generale, esiste un largo consenso, il problema vero diventa progettare e realizzare azioni concrete e pratiche realmente realizzabili: nelle aziende, nei territori, a livello di area vasta.
Partendo dal recupero delle modalità di dialogo sociale sviluppate proprio con la
“Conferenza per la Strategia ed il governo del territorio”, ampliandone i contenuti e la
platea dei soggetti coinvolti, allargando lo spettro di analisi dei problemi, riteniamo possibile definire un vero e proprio business plan contenente la gerarchia delle priorità, le
risorse da impiegare, i soggetti che dovranno realizzarne le fasi e soprattutto i tempi di
realizzazione.
Una volta circoscritte le principali aree di problematicità verranno attivati o riattivati i
“Tavoli” di lavoro su Innovazione, Internazionalizzazione, Infrastrutture fisiche e del
sapere, Credito, Formazione, Burocrazia all’interno dei quali tutte le rappresentanze di
interessi collettivi e gli enti locali potranno portare il proprio fattivo contributo di idee
e proposte al fine di individuare progetti operativi.
Le parti concordano inoltre, nel ritenere fondamentale che le sessioni dei tavoli, che
avverranno in seduta plenaria, siano agevolate da metodologie che favoriscano la preventiva conoscenza e larga condivisione dei temi oggetto di discussione e da modalità
che consentano di individuare concreti progetti operativi.
Contestualmente, verranno interrogati gli attori sociali (le “eccellenze” che la nostra
provincia presenta nel mondo dell’impresa, del sociale, della cultura e delle professioni)
sulle tematiche dello sviluppo per raccogliere anche il loro prezioso contributo di idee e
proposte per la creazione di una gerarchia degli interessi e delle priorità operative.
I contenuti dei lavori saranno portati al confronto ed alla discussione durante la sessione plenaria della “Conferenza per le strategie ed il governo del territorio”, da tenersi
entro l’anno.
Essi dovranno essere oggetto della più ampia condivisione delle parti sociali, che saranno chiamate a porli alla base di un nuovo patto da concordare prima della conferenza
Quella sarà, dunque, l’occasione per sottoscrivere i termini ed individuare gli ambiti di
attività del rinnovato patto per lo sviluppo locale, nonché gli strumenti più idonei per la
sua attivazione.
L’obiettivo è quello di consolidare un Piano triennale provinciale in cui concentrare le
priorità strategiche riconosciute per il territorio, esplicitandole in progetti per i quali
siano già previsti gli strumenti di finanziamento.
In un contesto territoriale contraddistinto da una pluralità di identità produttive, per
essere efficace un piano non può essere solo “piano di classificazione”, ma deve anche
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essere capace di orientare azioni e soluzioni progettuali.
Ciò che viene chiesto, dunque, ad un piano provinciale è: razionalizzazione, condivisione e aggiornabilità degli obiettivi anche attraverso una loro gerarchizzazione; recupero
ed uso efficiente delle risorse, nell’ambito di un rafforzato quadro di coesione sociale
capace di garantire sviluppo economico e una rete ampia e qualificata di politiche sociali.
Il metodo adottato prevede quindi che la Conferenza per la Strategia ed il governo del
territorio non rimanga un momento fine a se stesso, seppure di grande importanza, ma
che il confronto attraverso i tavoli partecipati dagli attori sociali e gli enti locali assuma
carattere di continuità e si attivi ogni qualvolta nascano nuovi problemi ed opportunità
o si renda necessario aggiornare il lavoro precedentemente sviluppato.
I firmatari s’impegnano fin da ora a sviluppare comportamenti coerenti con le finalità
del presente accordo ed a coinvolgere, nell’esercizio della loro quotidiana azione di rappresentanza, i rispettivi stakeholders sulle tematiche ritenute nevralgiche per lo sviluppo del territorio.
In particolare, la Provincia di Forlì-Cesena s’impegna a coinvolgere gli enti locali nell’identificazione di politiche idonee a favorire un ambiente per lo sviluppo a partire
dalle semplificazioni burocratiche e dalle necessarie dotazioni infrastutturali in coerenza con quanto già previsto dal PTCP.
Sarà compito poi della Provincia attivarsi nei confronti degli istituti di credito, dell’università e del mondo della formazione per promuovere momenti di confronto tematici
capaci di creare le condizioni per un coinvolgimento di questi soggetti nei progetti e
nelle azioni operative identificate dal Piano.
Le associazioni di rappresentanza imprenditoriale, insieme alla CCIAA, s’impegnano a
supportare le imprese associate nei processi di innovazione e di internazionalizzazione
e a diffondere una moderna cultura imprenditoriale che si ispiri ai principi di responsabilità sociale delle imprese e al legame con il territorio facendoli diventare fattori competitivi capaci di coniugare alla quantità della competizione (costi) anche la qualità dei
prodotti, delle produzioni e del lavoro.
Le organizzazioni sindacali s’impegnano a partecipare alla ricerca di modalità contrattuali che valorizzino appieno la qualità e l’innovazione del lavoro e che facciano diventare questi elementi fattori strategici della competizione che le imprese stanno affrontando.
Istituzioni e parti sociali concordano quindi nel ritenere che attraverso la qualificazione
del lavoro è possibile coniugare qualità dell’occupazione e qualità dello sviluppo economico.
E’ necessario investire assieme sulle politiche attive del lavoro, per ridurre i rischi di precarizzazione che sono lesivi della coesione sociale anche tenendo conto della Legge “per
la promozione dell’occupazione, della qualità, della sicurezza e della regolarità del lavoro” in via di approvazione da parte del Consiglio Regionale dell’ Emilia Romagna.
Comune è infine l’impegno per investire sul sapere a partire dall’obiettivo di contrastare la dispersione scolastica, affinché tutti i giovani raggiungano un diploma o una qua-
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lifica professionale, anche attraverso l’integrazione tra scuola e formazione.
Formazione che rappresenta una risorsa strategica a sostegno della competitività e della
crescita delle imprese, soprattutto piccole e medie ed in quanto tale essere colta al massimo delle opportunità per far fronte ai bisogni degli imprenditori e dei loro collaboratori.
Dato in Forlì, il 22 luglio 2005 presso la Residenza Provinciale
Segue elenco firmatari
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Finito di stampare nel mese di luglio 2006
Litografia Cils, Cesena

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