BORN TO SAIL CLASSICS TOYS

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BORN TO SAIL CLASSICS TOYS
North Sails Magazine n. 1/2015 - Copia Omaggio
BORN TO SAIL
Inside America's Cup story
Classics
Provence: Classic Beauties
TOYS
Smartwatch: the battle is on
4
Tigers
Terry Kohler
8
Paint my tought
14 Born to sail
Inside America's Cup story
22 Fit in style
28 Low tide
34 No ordinary roads
Provence: classic beauties
42 North Sails people
Saint Tropez: the place to be
for sailing enthusiasts
44 Blue your days
Tigers of Lowell North
Tomasoni Topsail S.p.A. Magazine
Biannual
Year 4
Number 1
Editorial Design:
Zero Starting Ideas, Milano
Editor-in-Chief:
Andrea Brambilla
Contributors for this issue:
Bianca Ascenti, Alessandra Carù,
Patrizia Coggiola, Paola Corini, Filippo La Bruna,
Marco Lugato, Meloria comunicazione,
Federico Repetto, Paolo Summa
50 Our challenge
your #LIFEISACROSSING
52 Classics
Benzina, sudore e lacrime
Gasoline, sweat and tears
58 Traveler's picks
Provence
60 Blackstage
66 Design
Photos:
Carlo Borlenghi, Chris Cameron, Luca De Santis,
Cesare Medri, Gianluca Moscoloni, North Sails
Print:
Amilcare Pizzi, Cinisello Balsamo, MI
Slow active: sports with a new morphing
72 Toys
Smartwatch: the battle is on
I
l dialogo con un lettore ha le sue regole. O forse no.
Sui quotidiani, ogni giorno, ritroviamo freschi
bouquet di analisi, di approfondimenti, dissertazioni,
politica, esteri, cronaca, sport, localismi, cultura.
Manca solo la notizia, quella non c’è più.
è fuggita da un pezzo sulla rete, dove il dialogo si
fa più dinamico, basato sulle affinità di visione, sulle
vicinanze ideologiche, sugli aggettivi, sul giudizio,
anche immediato. Aperto e aggiornabile.
Il quotidiano è un vecchio amico, lo si vede con
piacere ogni giorno e con lui si passano volentieri
alcune decine di minuti. Se ce li hai.
Poi ci sono gli amici che vedi ogni tanto, gli amici
degli amici, i conoscenti, i parenti lontani.
I settimanali, i mensili, ma anche le newsletter.
E i magazine.
Già, il magazine. Ce le ha le regole, un magazine?
Dipende. Da chi scrive; ma soprattutto da chi legge.
L’avete notato? è entrato in scena un punto e virgola.
Una pausa che si colloca a metà strada tra il punto
e la virgola. Li contiene entrambi, ne è il Cupido.
Come lui, in disuso. Dimenticato. Quando si usa
il punto e virgola? Quando cambia il soggetto,
all’interno della stessa frase. Un’azione che continua
ma con un nuovo protagonista, dalla scrittura alla
lettura. Ma non siamo nel tempo delle azioni che
continuano, siamo più per i frammenti,
le spezzettature, la scrittura sincopata. Per cogliere
il cenno e ottenere mille stimoli.
Le regole, dicevamo. Un po’ di radici del brand,
o di heritage come dicono quelli a trazione anteriore.
Quindi ecco il ruggito della tigre: in fondo è a questa
tigre e alle sue simili che dobbiamo il nostro nome.
“Velisti, velai, tigri. Tutte storie”. Ve lo ricordate?
Sarebbe bene, perché chi nasce dal vento andrà
sempre più veloce o - invece - farà enormemente
più fatica. Dipende da che parte è girato. Ma non sarà
mai neutro. Non sarà mai un’acqua cheta.
Come chete è bene che non siano le acque della
prossima America’s Cup. The show must go on.
Ma come gira il vento? Sulla nostra rosa dei venti si
parla di benzina, sudore e lacrime che scorrono lungo
le gole del Verdon. Ma anche di un contest social,
espressione delle traversate della nostra vita. Si parla
di Provenza vista mare e di nostra gente vis à vis.
Di slow e di running. Insomma, di quelle contraddizioni
che sono il senso della vita.
T
he dialogue with a reader has its own rules.
Or perhaps not. In newspapers, every day, we find
fresh bunches of analyses, insights, dissertations, politics,
foreign affairs, news, sports, localism, and culture.
The only thing that is missing is the news. The news
has left the building.
It left a while ago: it snuck off to the Web, where the
dialogue is more dynamic, based on similarities of vision,
ideological affinities, adjectives, and judgments in real
time. Open and updatable.
The newspaper is an old friend; you look forward to
meeting up with it every day and enjoying the half hour
or so that you spend with it. If you can spare it.
Then there are the friends that you see every now and
then, friends of friends, acquaintances, distant relatives.
The weeklies, the monthlies, as well as newsletters.
And the magazines.
Of course, magazines. Do magazines have rules?
It depends. On the writer; but above all on the reader.
Have you noticed? A semicolon has appeared on stage.
A pause that is half way between a period and a comma.
It contains them both, it is their Cupid.
Like him, disused. Forgotten. When do you use
the semicolon? When the subject changes within
the same sentence. The action continues but with a new
protagonist, from the writing to the reading. But this is
no longer the time of actions that continue, we prefer
fragments, bites, syncopated writing. To make myriad
meanings out of a mention.
We were discussing rules. A little about the roots
of the brand, or its heritage, as the posh guys say.
So here is the roar of the tiger: after all, it is to this
tiger and others like it that we owe our name. "Sailors,
sailmakers, tigers. All stories." Do you remember? It would
be useful, because he who is born from the wind will
always go faster or, alternatively, will find the going much
tougher. Depending on which way he faces. But he will
never be neutral. You would never compare him to still
waters.Talking of which, the waters of the next America's
Cup should not be still. The show must go on.
But how stands the wind? Our wind-rose shows gasoline,
sweat and tears flowing along the Verdon gorges. But also
a social contest, the expression of the crossings that are
our lives. We talk of sea-view Provence and our people
vis à vis.
Of going slow and of running. In short, of those
contradictions that are the meaning of life.
Registrazione al Tribunale N. 113 del 03/04/2013
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Terry Kohler
Terry Kohler e la moglie Mary a bordo di un Citation W.
Terry Kohler and his wife Mary aboard a Citation W.
di determinazione e talento: riesce a laurearsi
Immaginate un ragazzo della provincia
al prestigioso MIT (Massachussetts Institute
americana, con l’amore per la vela, che
of Technology) in 3 anni e 9 mesi, ossia in due
comincia a navigare con un Herreshoff 16
terzi del tempo impiegato normalmente.
sul lago Michigan a Pentwater, dove la famiglia
Quel programma di studi ha come obiettivo
materna possiede un cottage estivo.
quello di “creare il manager ideale”,
Un ragazzo che guarda il lago con la voglia
combinando lo studio di ingegneria con quello
di allargare il proprio orizzonte.
di amministrazione. Terry si mette in mente
Sembra finta la storia di Terry Kohler.
di farcela. E velocemente.
Così densa da incuriosire
“Nell’Air Force facevo una media di 70
e meravigliare anche chi
E sono anche
ore alla settimana. Così valutai che,
non fa parte del mondo
i momenti
se avessi mantenuto quella media,
velico. è la vicenda di un
in cui si radica
uomo indomito, spinta da
nel cuore di Terry sarei stato in grado di finire in un tempo
minore degli altri, e così feci.”
una passione talmente
una certezza:
Detto fatto. Un calcolo semplice,
radicata e testarda, che
la sua vita avrà
svolto con una volontà di ferro.
ha saputo spiegare le ali
a che fare con
North Sails, intanto, è già un’importante
e realizzare un vero sogno. l’acqua, il vento
veleria, destinata a diventare la più
Terry frequenta una scuola e le vele.
grande e importante del mondo.
di surf e nei weekend va
Dagli anni ’80 diventa la più attiva in ogni
a vela a Key Largo con la madre e il patrigno.
Coppa America, fornisce vele a sfidanti
“Bellissimi ricordi d’infanzia”, li definisce
e difensori; le vele North Sails vinceranno
ricordando quel periodo. E sono anche
più medaglie olimpiche e campionati monotipi
i momenti in cui si radica nel cuore di Terry
di quelle di ogni altra veleria.
una certezza: la sua vita avrà a che fare
Nel 1961 Kohler comincia a lavorare alla
con l’acqua, il vento e le vele.
Vollrath Co. e, dato il carattere deciso
Passano gli anni e Terry Kohler diventa pilota
e il talento per il business, ne diventa presidente
dei bombardieri B47, ma è per terra che vuole
e amministratore delegato in poco tempo.
mettere i piedi. Si butta a capofitto negli studi
Basti pensare che, quando Terry entra
e realizza il primo incredibile gioiello
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in azienda, la compagnia ha un fatturato
di 11 milioni di dollari; nel 1997, sotto la sua
direzione, raggiunge ben 250 milioni di dollari.
Un periodo che vede anche Terry in corsa per
il Senato degli Stati Uniti (1980). Correrà come
candidato repubblicano anche per la nomina
a governatore nel 1982. Ma ciò che fa svoltare
in un colpo solo il destino di un uomo e le sorti
di un’azienda, è la passione per le regate.
Una passione che affonda le sue radici nel
lontano 1949, quando Terry intraprende la sua
prima regata nella Chicago-Mackinac su Sabre,
uno sloop di classe M disegnato e realizzato
da Herrenshoff. Nel 1992, a bordo del suo
Cynosure, Kohler arriva primo, primo assoluto
e primo della sua classe.
Nel 1978 difende la Coppa del Canada su
Agape, perdendo 4 a 3 contro Evergreen
del canadese Donald Green, insieme a Lowell
North e Tim Stearn, il costruttore dell’albero.
è un amore importante, quello di Kohler
per le vele, e naturalmente North Sails
è la sua azienda di fiducia.
Nel 1983, la svolta. Kohler viene avvicinato
da Peter Barrett, anche lui del Wisconsin,
che gli chiede se fosse interessato ad
acquistare la North Sails. “Tu stai ovviamente
scherzando”, gli risponde Kohler.
Ma nessuno scherza.
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Terry Kohler timona la sua
Great Lakes 70 Evolution
con Tom Whidden.
Terry Kohler at the helm of his
Great Lakes 70 Evolution
with Tom Whidden.
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of Technology) in 3 years and 9 months,
Imagine a boy from rural America who learns
i.e. in two-thirds of the time it normally takes.
to sail on a Herreshoff 16, on Lake Michigan,
The university curriculum is aimed at “creating
in Pentwater, where his mother’s family owns
the ideal manager”, combining the study
a summer cottage. He falls in love with sailing.
of engineering and of administration. Kohler
The youth gazes at the lake and yearns to
commits to the course, and to completing it
expand his horizons.
at top speed.
Terry Kohler’s story is so intriguing it sounds
“During my stint in the Air Force I flew an
like fiction and amazes even those who are
average of 70 hours per
not part of the sailing world.
It is the story of an indomitable That was also the time week. So I estimated that if
I kept up the same level of
man, driven by a passion so
when a certainty
strong and steadfast that it
took root in his heart: commitment I would be able
to finish in far less time than
enabled him to spread his
his life would be
the others, and so I did."
wings and realize his dream.
connected to water,
As easy as 1, 2, 3. A simple
Terry attended a surf school
wind and sails.
calculation, executed with
and on weekends went sailing
an iron will. Meanwhile, North Sails, already
at Key Largo with his mother and stepfather.
an important sails manufacturer, was set to
"Beautiful childhood memories", he would
become the largest and most important in the
later define them, recalling that time. That was
world. In the ‘80s it became the most active
also the time when a certainty took root in his
sailmaker in every America’s Cup, providing
heart: his life would be connected to water,
sails to both champions and challengers.
wind and sails. Years pass and Terry Kohler
North Sails would win more Olympic medals
becomes a pilot flying B47 Bombers.
and monotype championships than any other
But his heart is not in flying. Instead he devotes
sailmaker. In 1961 Kohler began working
himself wholeheartedly to his studies and
at Vollrath Co. and, given his strong character
obtains his first incredible achievement: through
and talent for business, quickly became
determination and talent he graduates from
its President and CEO. Suffice it to say that,
the prestigious MIT (Massachusetts Institute
when he joined the company, sales were
in the order of $11 million; in 1997, under
his direction, sales reached $250 million.
This period also saw Terry Kohler run for
the US Senate in 1980, and as the Republican
candidate for the nomination for governor
in 1982. But the one crucial factor that
changed both the destiny of a man and the
fate of a company was Terry Kohler’s passion
for regattas. A passion that was born in 1949,
when he competed in his first ChicagoMackinac regatta on Sabre, an M-class sloop
designed and built by Herrenshoff. In 1992,
aboard his Cynosure, Kohler finished first:
overall first and first in his class. In 1978 he
defended the Canada Cup on Agape, losing
4 to 3 against Evergreen, owned by the
Canadian Donald Green, along with Lowell
North and Tim Stearn, the manufacturer
of the boat’s mast.
Kohler is passionate about sails and of
course North Sails is his most trusted
provider. In 1983, the turning point. Kohler
was approached by Peter Barrett, also
of Wisconsin, who asked him if he was
interested in buying North Sails.
“You're kidding of course,” replied Kohler.
But it was no joke.
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pai n t m y t o u g h t
Ci sono capi che servono
per vestirsi e altri che ti
accompagnano nella vita.
Some garments are used
for getting dressed,
others accompany you
through life.
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Mentre attraversi la tempesta
o il traffico cittadino, ci sono
capi a cui ti affidi per liberare
le tue ambizioni. Tratteggiando
il profilo delle tue giornate.
As you walk through a storm
or city traffic, there are
garments you rely on to release
your ambitions. Outlining
the shape of your days.
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01.15_TIgers_11
Ne riconosci l'importanza
e il valore, dai dettagli tecnici,
dalle chiusure ragionate, dai
tagli pensati per chi ha ancora
molte sfide da immaginare.
You recognize their importance
and value: the technical details,
the practical fastenings, the cuts
designed for those who are still
dreaming up challenges.
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Born to sail
Per chi la pratica, per chi la ama. Spieghiamo la vela per vedere quanto ci porta lontano.
For those who sail and for those who love sailing, let us hoist sail and see how far it takes us.
Tips by Bianca Ascenti, journalist
Inside America's Cup story
01.15_TIgers_15
Alla 35ma edizione di America’s Cup mancano
ancora due anni e tante risposte, l'unica
certezza è che nel 2017 si correrà con
l’AC 62, catamarano di 19 metri con ala rigida
e foil. Non è casuale che si parta sempre dalla
barca, perché è lì, nell'incastro dei tre elementi
base - scafo, albero, vele - che si decide la
partita, ieri come oggi. In 166 anni, infatti, sono
cambiati yacht, uomini e tecnologia, ma non
la legge che governa questo gioco: vince la
barca più veloce. È stato così anche nel 1851,
quando la goletta America spiazzò i concorrenti
inglesi alla Coppa delle Cento Ghinee
vincendo la regata che da allora porta il suo
nome. Eppure si trattava del fiore all'occhiello
della flotta britannica, principalmente costituita
da cutter, yacht molto immersi, stretti e armati
con un solo albero e bompresso. Molto
diverso era lo schooner nero che attraversò
16_TIgers_01.15
l'Atlantico per sfidarli. America, infatti, era
una goletta larga e poco profonda, con prua
“a clipper” e fasciame in quercia su ordinate
di cedro e rovere. Era veloce e maneggevole
e i suoi due alberi, inclinati verso poppa,
avevano vele di cotone americano tessute
a macchina a strati verticali, superiori a quelle
di lino delle imbarcazioni britanniche. Furono
questi soli elementi a consentirle di sbaragliare
gli avversari, vincendo con un margine di otto
minuti? Sicuramente no, ma contribuirono
a mutare per sempre il design delle barche
di Coppa, in una corsa al futuro che non si è
ancora arrestata. Se i giganteschi catamarani
ad ala rigida che sfrecciano a 40 nodi
vi hanno impressionato, pensate allo shock
che hanno rappresentato Thistle, Pilgrim,
Jubilee o Reliance, a cavallo dell’Ottocento:
dopo le primissime sfide, caratterizzate da
una certa disomogeneità nella flotta, infatti,
la situazione si regolarizza intorno al 1880,
con l’avvento dei cutter e del match race
(uno contro uno). È in questo periodo che la
sperimentazione fa un balzo in avanti, testando
nuove tecniche e materiali. Thistle, il cutter
disegnato da George Lennox Watson per
la Coppa del 1887, ad esempio, era "figlio"
delle prime sperimentazioni in vasca navale,
mentre Pilgrim e Jubilee erano fin-keel a
dislocamento leggero “ante litteram”, con
chiglia a bulbo e timone separato. Niente male,
considerando che parliamo del 1893! Ma la
barca-icona del “passato” rimane Reliance,
defender progettato da Nathanael Herreshoff
nel 1903: a quell’epoca l’unica misura
obbligatoria era la lunghezza al galleggiamento
che non poteva superare i 27,43 metri.
Herreshoff disegnò allora uno scafo piatto
e poco profondo, con enormi slanci di prua
(6,70 m) e di poppa (7,92 m) cosicché,
navigando di bolina, la lunghezza al
galleggiamento aumentava a quasi quaranta
metri, generando un’incredibile velocità! Inoltre
aveva una superficie velica immensa per
l’epoca (1.501 mq) e soluzioni "futuriste":
scafo di bronzo al tobino, albero formato
da sezioni di acciaio saldate con un topmast
telescopico, verricelli a due velocità, scotte
che correvano sotto il ponte in alluminio
rivestito di sughero, e una pala del timone
che poteva essere riempita d’acqua o
svuotata, per migliorarne la sensibilità.
Nel 1930, con l'adozione della Universal
Rule, si assiste a un altro “salto di qualità”:
si corre in tempo reale e si stabiliscono
misure ben precise come la lunghezza
al galleggiamento deve essere compresa
tra i 76 e gli 87 piedi, mentre fuori tutto si
arriva a 120. Americani e inglesi - nonostante
il crollo di Wall Street del 1929 - spendono
fortune per realizzare barche molto avanzate:
Enterprise, defender della prima sfida (1930)
disegnato da Starling Burgess, aveva l'albero
in alluminio e l'equipaggio sotto coperta a
girare i verricelli, mentre il challenger Endeavour
nel 1934 vantava un anemometro, winch
a quattro velocità e un nuovo tipo di fiocco
quadrangolare. Ma fu Ranger, defender
del 1937 disegnato da Burgess, il principale
interprete di quest’epoca: per la prima volta,
infatti, una barca di quelle dimensioni utilizzava
l'alluminio per albero, boma e tangone,
il rayon (sintetico) per il fiocco quadrangolare
e la bakelite trasparente per gli oblò. La guerra
fermò l’America’s Cup per vent’anni e quando,
nel 1958, si tornò a parlare di regate, lo si fece
con i più piccoli ed economici 12 Metri Stazza
Internazionale. Lunghi 21 metri fuori tutto
e 14 al galleggiamento (il Rating indica una
categoria di appartenenza e non la lunghezza),
i Dodici erano gli eredi naturali (in miniatura)
dei J-Class e portatori di altrettante novità:
nell’arco di trent’anni lo scafo passa
dal fasciame di mogano al lamellare, poi
all’alluminio (1974), quindi alla vetroresina
e ai materiali compositi, nel 1987. La Classe
piacque molto, al punto che, nel 1970,
ci furono così tanti sfidanti, che si organizzarono
le prime regate di selezione dei challenger.
Le barche simbolo di questa generazione sono
Intrepid (1967) e Australia II (1983). La prima,
progettata da Olin Stephens, aveva lo scafo
foderato di tessuto di terilene, chiglia con
timone separato e trimmer, e coperta su due
livelli (gli uomini ai coffee grinder stavano sotto).
Inoltre aveva il boma, flessibile, in titanio come la
parte superiore dell'albero, e sartiame in tondino
di acciaio a forma ellittica. Australia II,
la prima che riuscì a battere gli americani
(eh sì, ci vollero 132 anni), presentava invece
le ormai leggendarie "alette" nella chiglia
disegnate da Ben Lexcen. Queste, insieme
a un dislocamento ridotto al minimo, come
immersione e lunghezza al galleggiamento,
portarono gli australiani a vincere la Coppa.
Ma non a difenderla. Nel 1987, infatti,
l’americano Dennis Conner la riconquista
trasferendola a San Diego e qui nel 1988
si assiste alla “sfida folle” e al debutto di
un multiscafo: sfruttando un "buco" nel
regolamento, i neozelandesi si appellano al
Deed of Gift (che governa la Coppa dal 1857)
e ottengono di poter sfidare il defender con
una barca "qualsiasi" purché lunga massimo
90 piedi. Ma il loro monoscafo di 40,5 metri,
sarà sconfitto dall’agile catamarano di 18
metri con albero alare di Conner. Per evitare
situazioni simili, per la Coppa del 1992 si
adotta l'International America’s Cup Class,
una "box rule" che fissa sì dei paletti, ma dà
contemporaneamente al progettista la libertà
di sbizzarrirsi alla ricerca della forma migliore.
Il risultato è una barca in composito, leggera,
grande e molto invelata con un equipaggio
di 16 persone più un passeggero. Nel 1995
Team New Zealand vince l’America’s Cup
e la porta ad Auckland, dove rimane sino al
2003. Quell’anno lo svizzero Ernesto Bertarelli,
armatore di Alinghi, gliela strappa di mano e
decide, sia di difenderla (per la prima volta) in
Europa (Valencia, Spagna), sia di adottare la
Version 5 della Classe. L'equipaggio passa
da 16 a 17 elementi più il passeggero e le
vele sono in 3DL, nuovo tessuto a sandwich
brevettato dalla North Sail America. Nel 2007,
seppur con margini risicati, Alinghi difende il
trofeo, ma nel 2012, gli americani di Oracle
contestano il suo Challenger of Record
e chiedono alla Corte di NY, vincendo la causa,
di poter sfidare il defender. Così nel febbraio
del 2010 a Valencia si corre la 33ma edizione
dell’America’s Cup come ai vecchi tempi, tra
due soli team: entrambi scelgono un multiscafo
al limite della lunghezza massima consentita
(90 piedi), ma mentre Alinghi mette in acqua
un catamarano armato in maniera tradizionale,
Oracle vara un gigantesco trimarano ad ala
rigida di derivazione aerospaziale. E non gli
lascia scampo. Nel 2013 il team Usa, forte
del suo know how, sceglie di difendere la
Coppa a San Francisco con un catamarano
di 22 metri con wing; una barca estrema,
capace di navigare con soli 5 nodi di vento
e di superare i 45 di velocità è largo 14 metri,
ha un'ala di 40 metri e porta 11 velisti. Anche
se l'opera viva si dimostrerà "fondamentale"
per l'esito delle regate, grazie ai foil che
consentono di sollevarsi sull'acqua inizialmente
è l'ala a focalizzare l'attenzione: di derivazione
aerospaziale, si compone di due elementi
principali più un terzo più un piccolo, e di
numerosi flap per regolarla. La Coppa del 2013
è spettacolare, ma lascia cicatrici profonde:
le barche sono troppo pericolose (a causa di
un ribaltamento un velista muore in allenamento),
costose e complesse da gestire, a terra e in
mare. Così, per il 2017 Oracle, che è riuscito
a mantenere l’America’s Cup per il rotto della
cuffia, trova un compromesso: la nuova Classe
degli AC 62 sarà una versione ridotta ma
evoluta 19 metri ft con baglio di 11,75 metri,
e nasce già con i foil, che nella precedente
edizione furono "escogitati" dai kiwi in corso
d'opera, e peserà tra i 4.100 e i 4.300 kg.
Più leggera e quindi soggetta a minori
carichi, vedrà un risparmio del 50% sui costi
di costruzione. E di personale, dato che
l’equipaggio scenderà da undici a otto velisti.
Fantascienza? No, America’s Cup…
Still two years to go and many questions
to answer before the next, 35th, edition of the
America's Cup. The only certainty is that in 2017
it will be run with the 19 meter AC 62 catamaran
with rigid wing and foil. It is no coincidence that
you always start from the boat, because it is
exactly the balance of three basic elements,
the hull, mast and sails, that decide the winner.
As ever. For the past 166 years, in fact, yachts,
men, and technologies have changed but not
the law that governs the game: the fastest boat
wins. This was so also back in 1851, when the
schooner America beat the British competitors
in the Hundred Guinea Cup, winning the race
that since then bears her name. Yet these
boats were the pride of the British fleet, mainly
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consisting of cutters, deep-set yachts, narrow
and fitted with a single mast and bowsprit.
Very different was the black schooner that
crossed the Atlantic to challenge them. America,
in fact, was a wide and shallow schooner,
with a "clipper" shaped bow and oak planking
on cedar and oak supports. She was fast
and easy to handle and her two masts, slanting
towards the stern, had sails of American cotton,
machine woven in vertical layers, far better than
the linen sails on the British boats. Were these
the only elements that enabled the schooner
to beat all opponents, winning by a margin
of eight minutes? Surely not, but they did help to
change the design of the Cup boats forever, in a
race for the future that has never stopped.
If the gigantic, rigid-wing catamarans whizzing
along at 40 knots have impressed you, think
of the shock waves that Thistle, Pilgrim, Jubilee
and Reliance must have caused at the turn of the
nineteenth century: after the first few challenges,
characterized by a certain lack of homogeneity in
the fleet, the situation regained a certain balance
in the 1880s, with the advent of the cutter and
the match race (one on one). It is in this period
that experimentation leaps ahead, testing new
techniques and materials.
For instance Thistle, the cutter designed by
George Lennox Watson for the 1887 Cup,
is the result of initial experiments in the towing
tank, while Pilgrim and Jubilee are "ante litteram"
fin-keel light displacement models, with a bulb
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keel and separate rudder. Not bad, considering
that we are talking about 1893! But the old-timer
icon-vessel remains Reliance, the defender
designed by Nathanael Herreshoff in 1903:
at that time the only compulsory measure
is waterline length not exceeding 27,43 m.
Herreshoff consequently draws a flat, shallow
hull, with hugely extended bow (6,70 m)
and stern (7,92 m) so that, sailing upwind,
the relative waterline length increases to almost
forty meters, generating an incredible speed!
For its time it is also distinguished by an incredibly
large sail (1501 m2) and several ‘futuristic’
solutions, like the tobin bronze hull, or the mast
formed by sections of welded steel with
a telescopic topmast, two-speed winches,
sheets running under the bridge in aluminum
coated cork, and a rudder blade that can be filled
with water or emptied, for improved sensitivity.
In 1930, with the adoption of the Universal Rule,
another "quality leap" is achieved.
The race takes place in real time and rules
envisage precise guidelines, such as the
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waterline length, which must be between 76
and 87 feet, while the overall length can reach
120 feet. The Americans and British, despite
the Wall Street crash of 1929, spend fortunes
building very advanced boats: the defender,
Enterprise, winner of the first challenge (1930),
designed by Starling Burgess, has an aluminum
mast with the crew stationed below deck, to turn
the winches, while the challenger Endeavour
in 1934 boasts an anemometer, a four-speed
winch and a new type of quadrangular jib.
But it is Ranger, the 1937 defender, designed by
Burgess, which becomes the symbol of this era:
for the first time, in fact, a boat of that size uses
aluminum for mast, boom and spinnaker pole,
rayon (synthetic) for the quadrangular jib and
transparent bakelite for the portholes The war
halts the America's Cup for two decades and
when, in 1958, it is again time to talk about the
Cup, the smaller, more economical 12 Meters
International Class is adopted. 21 m in length
and 14 at the waterline (the Rating indicates the
category, not the length), the Twelve Class are
the natural heirs (in miniature) of the J-Class
and bearers of many innovations. In thirty years
the hull passes from mahogany planking to
laminate and then aluminum (1974), followed
by fiberglass and composite materials, in 1987.
The Class becomes very popular, to the point
that, in 1970, there are so many challengers,
that an initial selection is necessary. These are
the first ever challenger regattas. The boats best
symbolizing this generation are Intrepid (1967)
and Australia II (1983). The first, designed by Olin
Stephens, has the hull lined in terylene fabric,
the keel with separate rudder and trimmer,
and two decks (the crew on the winches below).
They also use a flexible boom - in titanium,
also used for the top of the mast and steel rod
elliptical core rigging.
Australia II, the first to beat the Americans (yes,
it took 132 years), instead has the now legendary
"wings" designed by Ben Lexcen, fitted to the
keel. These, along with a displacement reduced
to a minimum - as immersion and waterline
length - lead the Australians to win the Cup.
But not to defend it. In 1987, in fact, the
American Dennis Conner regains it, transferring
the Cup back to San Diego. Here, in 1988 we
witness some crazy challenges and the debut
of a multihull vessel. Indeed, taking advantage of
a "flaw" in the Regulation, the New Zealanders
appeal to the "Deed of Gift" (which has governed
the Cup since 1857) and obtain permission to
challenge the defender with "any” boat, provided
that it is no more than 90 feet long. But their
40,5 m monohull is finally defeated by Connor’s
agile 18 m wing-masted catamaran.
To avoid similar situations, in 1992 the
International America's Cup Class adopts a
"box rule" with fixed standards but allowing the
designer the freedom to indulge in seeking the
best design. The result is a large, lightweight
boat of composite materials, with large sails
and a crew of 16 plus one passenger. In 1995,
Team New Zealand wins the America's Cup
and the pass to Auckland, where they remain
until 2003. That year the Italo-Swiss, Ernesto
Bertarelli, Alinghi owner, seizes the cup and
decides both to defend it (for the first time) in
Europe (Valencia, Spain) and to use Version 5 of
the Class. The crew is increased from 16 to 17
plus a passenger and the sails are in 3DL, a new
sandwich fabric patented by North Sail America.
In 2007, albeit with a meagre margin, Alinghi
defends the trophy. However, in 2012, after a
victorious NYC court action, the Oracle Team is
declared Challenger of Record.
So in February 2010 in Valencia the 33rd Cup
is fought by only two competing boats, as in the
old times: both are 90-foot multihulls, but while
Alinghi is a traditionally armed catamaran, Oracle
launches a giant rigid wing trimaran inspired by
USA aerospace industry.
Against Oracle, Alinghi had no chance
of winning. In 2013 the USA team, exploiting its
know-how, chooses to defend the Cup in San
Francisco with a 22 m winged catamaran.
A really innovative vessel able to sail with only
5 knots of wind and exceed 45 knots top speed
The cat is 14 m wide, has a 40-meter wing and
carries a crew of 11. Although the hull will prove
"crucial" for the outcome of the races, thanks
to the foils that allow the boat to rise above
the waterline, initially it is the wing that attracts
attention: inspired by the aerospace industry,
it is composed of two main elements plus a third
smaller one, and is controlled by numerous flaps.
The 2013 Cup is spectacular, but it leaves deep
traumas: the boats are too dangerous (after
capsizing one sailor died in training); they are
extravagantly costly and complex to manage
both on land and at sea.
So, for 2017 the Oracle Team, who managed to
keep the America's Cup by the skin of their teeth,
envisage a compromise: the new Class AC 62
will be a smaller 19 m evolved version, with a
11,75 m beam and born with the foils, which in
the previous edition were "devised" by the Kiwis
during construction, and will weigh between
4,100 and 4,300 kg. Lighter and therefore
subject to lower loads, the yacht will save 50% in
construction costs. And in crew, which will drop
from eleven to eight. Science Fiction?
No, simply the America's Cup…
01.15_TIgers_21
Fit in
style
Le polo di cotone con grafiche
a stampa termica e cuciture
nastrate: una sola scelta
e hai sempre ciò che si adatta
perfettamente al tuo stile.
24_TIgers_01.15
The cotton polo shirts with
thermal graphic printing and
taped seams: only one choice,
rewarding you with what always
fits in perfectly with your style.
01.15_TIgers_25
26_TIgers_01.15
01.15_TIgers_27
LOW
tide
Alla fine torno sempre lì,
alla semplicità naturale di ciò che
mi fa sentire veramente a posto.
In the end I always go back there,
to the natural simplicity of what
makes me feel perfectly at ease.
01.15_TIgers_29
30_TIgers_01.15
01.15_TIgers_33
No ordinary roads
Intorno a Saint Tropez, Marsiglia e il Var.
Around Saint Tropez, Marseilles and Var.
Tips by Paola Corini, Meraviglia Paper
Provence:
classic beauties
Sera d'estate sulla mozzafiato route
des Crêtes tra Cassis e La Ciotat.
Et alitem repuda vero idio officim
porenisquias.
L
' haute couture delle navi a vela
si ritrova nel Golfo di Saint Tropez
in una domenica d’estate.
Lo yacht blu notte, maestoso come
una balena grigia, lucido a specchio,
elegantissimo. Il rame smagliante dei
dettagli di Shamrock V, il veliero da
regata degli anni Trenta, trentasette
metri di bellezza classica. La sagoma
delle vele gonfie, bianche traslucide,
sull'orizzonte blu sbiadito dalla calura.
Arrivano al Vieux Port al tramonto
e i team in bermuda cachi e polo bianca
lavano il teak, lustrano l'alluminio,
o semplicemente restano sdraiati sul
ponte in gruppo. Mettono in scena uno
spettacolo naturale e unico per chi
siede in prima fila all'iconico café rosso
(il Sénéquier) a guardare questa grande
bellezza. Le scarpe estive abbandonate
sulla banchina durante cene private
a piedi nudi sui deck di legno superbo.
Gli alberi alti come sottili palazzi sul
mare. La Dolce Vita accade ancora e noi
per qualche giorno ne facciamo parte.
Nella Riviera Francese si viene e si torna
per ritrovare i passatempi e gli stereotipi
irrinunciabili di una vacanza in puro stile
anni Sessanta. Le bocce argento sui
campi di terra battuta, la lunga baguette
incartata sotto braccio, la giacca
impeccabile di lino blu, la zuppiera
bianca e la sua bouillabaisse sui tavoli
all'aperto, il profumo di sapone e di erbe
aromatiche nei borghi ocra, la mania
delle righe marinare a ogni età, i foulard
di seta su auto d'epoca americane color
pastello, la foto in bianco e nero di una
Brigitte Bardot sorridente in una stanza
d'hotel, les nuits Tropéziennes.
In questo viaggio l'occhio è sempre
rivolto all'acqua. Cerchiamo il mare dalle
curve disegnate sulla mozzafiato route
des Crêtes tra Cassis e La Ciotat.
Tra le chiome verdi, tagliate dal sole.
Oltre le panche del porticciolo di Sanary
con le magnifiche Pointus centenarie
dai mille colori. Nella caletta appartata
di Morgiu, la più bella delle calanques
marsigliesi. Cerchiamo il mare negli occhi
di Marie, 85 anni, che vende il pesce al
porto antico di Marsiglia da 67 ed è nata
là, nell'Eglise St.-Laurent, in pieno Panier,
dove i santonieri dipingono a mano
piccole figure e mestieri.
Oggi Marie è in piedi davanti a stelle
e cavallucci di mare e li presenta
ai forestieri, "sono porte-bonheur"
(portafortuna), dice. Nel Sud della Francia
si sta bene. Nella Provenza affacciata
sul blu Mediterraneo fino a dentro,
nella macchia odorosa della Vallée
Intérieure del corso medio del Var, dove
la sera arriva in forma di una ghirlanda
di lampadine colorate appese ai
grandi castagni, di un lungo apéritif
e di fragorose risate d'estate.
Se c'è un leitmotiv di questa regione
per noi è la sintesi desiderabile
di eleganza e sportività, di rétro
e moderno, di azzurro e verde.
Faro del porticciolo di Cassis e Pointus
centenarie nel porticciolo di Sanary.
Et alitem repuda vero idio officim porenisquia
a vero idio officim porenisquia
L'azzurra lucente baia
di Saint Tropez e le sue vele.
Et alitem repuda vero idio officim
porenisquias unt orecest es
Marsiglia, geometrie
a confronto: la Cathédrale
de la Major e il MuCEM
Lindau old city centre. Et
alitem repuda vero idio officim
porenisquia
Et alitem repuda vero idio offici
01.15_TIgers_37
L'haute couture dei velieri da regata
al Vieux Port di Saint Tropez.
Lindau old city centre idio officim
porenisquia
L
'haute couture delle navi a vela
si ritrova nel Golfo di Saint-Tropez
in una domenica d’estate.
Lo yacht blu notte, maestoso come
una balena grigia, lucido a specchio,
elegantissimo. Il rame smagliante
dei dettagli di Shamrock V, il veliero
da regata degli anni Trenta, trentasette
metri di bellezza classica. La sagoma
delle vele gonfie, bianche traslùcide,
sull'orizzonte blu sbiadito dalla calura.
Arrivano al Vieux Port al tramonto
e i team in bermuda cachi e polo bianca
lavano il teak, lustrano l'alluminio,
o semplicemente restano sdraiati sul
ponte in gruppo. Mettono in scena uno
spettacolo naturale e unico per chi
siede in prima fila all'iconico café rosso
(il Sénéquier) a guardare questa grande
bellezza. Le scarpe estive abbandonate
sulla banchina durante cene private
a piedi nudi sui deck di legno superbo.
Gli alberi alti come sottili palazzi sul
mare. La Dolce Vita accade ancora e noi
per qualche giorno ne facciamo parte.
Nella Riviera Francese si viene e si torna
per ritrovare i passatempi e gli stereotipi
irrinunciabili di una vacanza in puro stile
anni Sessanta. Le bocce argento sui
campi di terra battuta, la lunga baguette
incartata sotto braccio, la giacca
impeccabile di lino blu, la zuppiera
bianca e la sua bouillabaisse sui tavoli
all'aperto, il profumo di sapone e di erbe
aromatiche nei borghi ocra, la mania
delle righe marinare a ogni età, i foulard
di seta su auto d'epoca americane color
pastello, la foto in bianco e nero di una
Brigitte Bardot sorridente in una stanza
d'hotel, les nuits Tropéziennes.
In questo viaggio l'occhio è sempre
40_TIgers_01.15
rivolto all'acqua. Cerchiamo il mare dalle
curve disegnate sulla mozzafiato route
des Crêtes tra Cassis e La Ciotat.
Tra le chiome verdi, tagliate dal sole.
Oltre le panche del porticciolo di Sanary
con le magnifiche Pointus centenarie
dai mille colori. Nella caletta appartata
di Morgiu, la più bella delle calanques
marsigliesi. Cerchiamo il mare negli occhi
di Marie, 85 anni, che vende il pesce al
porto antico di Marsiglia da 67 ed è nata
là, nell'Eglise St.-Laurent, in pieno Panier,
dove i santonieri dipingono a mano
piccole figure e mestieri. Oggi Marie
è in piedi davanti a stelle e cavallucci
di mare e li presenta ai forestieri, "sono
porte-bonheur" (portafortuna), dice.
Nel Sud della Francia si sta bene. Nella
Provenza affacciata sul blu Mediterraneo
fino a dentro, nella macchia odorosa
della Vallée Intérieure del corso medio
del Var, dove la sera arriva in forma
di una ghirlanda di lampadine colorate
appese ai grandi castagni, di un lungo
apéritif e di fragorose risate d'estate.
Se c'è un leitmotiv di questa regione
per noi è la sintesi desiderabile di
eleganza e sportività, di rétro e moderno,
di azzurro e verde.
Simboli provenzali: le imponenti
calanques, una partita a pétanque
e una tipica boulangerie.
Et alitem repuda vero idio officim
porenisquias unt orecest es
versum imusdame.
Dentro ai borghi del Var,
tra residenze e paesaggi bucolici,
lontani dalla folla.
Et alitem repuda vero idio officim
porenisquias unt orecest es
versum imusdame.
North Sails people
Federica Bettaglio, store manager North Sails - Saint Tropez
saint tropez:
The place to be for sailing
enthusiasts
è un punto di riferimento per gli appassionati
di vela di passaggio dalla celebre cittadina
della Costa Azzurra, una tappa obbligata per
chi ama il mare e vuole trascorrere qualche
giorno tra le vele, magari per assistere o
partecipare alla competizione delle Voiles.
Stiamo parlando del negozio North Sails
di Saint Tropez, dove sono passati negli
anni i tanti volti noti che frequentano i pontili
durante i giorni più importanti dell'anno
velistico locale. La posizione è centralissima,
su Rue Gambetta, una delle vie principali
parallelamente al porto e uno dei cardinidello
shopping e della mondanità tropeziènne.
Siamo a due passi dallo stellato Restaurant
La Ponche (5 rue des Remparts) e dal mitico
Hotel Byblos, che la leggenda narra fosse
42_TIgers_01.15
stato pensato come omaggio a Brigitte
Bardot. Questo è il contesto dove ogni anno,
entra in scena lo spettacolo delle Voiles.
"Sicuramente le Voiles sono un momento
fondamentale per noi a Saint Tropez",
racconta Federica Bettaglio, store manager
del punto vendita North Sails, "tutti
aspettiamo l'arrivo di questi giorni così carichi
di emozioni per chi abita qui e ama il mare.
In quei giorni il negozio è pieno di
professionisti e di gente che frequenta
la vela. Arrivano da tutto il mondo, passano
da noi i clienti fidelizzati ma anche gli
equipaggi in competizione che non mancano
di fare tappa qui ogni anno".
Le Voiles dunque, non solo per addetti ai
lavori? "Ma certo, anche chi non ha la barca
lo frequenta, e tante persone passano anche
solo a guardare questi splendidi velieri,
incrociare i mostri sacri della vela e poi grazie
al periodo dell'anno, per il clima meraviglioso
di ottobre, approfittano dei nostri tramonti
mozzafiato…"
Le Voiles rappresentano sicuramente
il momento più prestigioso ed esclusivo,
ma nel calendario di Saint Tropez non
mancano altre occasioni per chi ama
il mare e la vela: dalla regata Les Voiles
d'Automne in novembre, alle Voiles Latines
a metà maggio, che vedono radunarsi una
straordinaria parata di imbarcazioni classiche
mediterranee, che il pubblico può ammirare,
partecipando ad animazioni, degustazioni
e incontri per appassionati.
Ribus aut endi optiis molum sam, nonetum,
quiam, sandit eatet res id ea nobis aut ex
explant ionsequiam velles es et vellacea atet
ant, quas doluptatem quis exeres eosania
corenihil in ressum fugit pa seque delestr
untiat eum qui cumquo cus et ut latiis
asperest iusapic ipsandipis se enis pliquuntore
doluptibus experia es voloritasin eos qui
resto quat inctur maiorescia quat alique nus
molupta consequisque dit quat.
Evenis est, sequae et occus explatquatio
quiae pore, odis mos atem et quibearum re
ius venisAsperrum sectati officit officid esedis
aut abo. Da de sum ipsuntis etur simus
doluptatur atus iunt volorro berspel moluptas
aut facepra tistrum fuga. Itae volorat.
Maximet asi a volorep udisquas aut re, sum
denihicienit aut as et fuga. Ut dendunt aut
moluptatiam repero odit et re veles porit elicil
min nem eaque re, erit que voluptaest essitae
aut inum quibus et explace ptatia voloris
sitibus ium hitiorum id quassundi rempores
doluptaturia simusam, officiae. Tatem verioris
dolorem nihilique ne nulluptatet, si consequis
sae estia di omnimagnim voluptatibus aditem
la dolori arciis quo bea plam dipsanda con
prempor ionsequ atempor porerov itiossusda
voluptatur, que poratem quatinimus event
eiumqui dolupis entur solorem porerer
ionseque re cuscipicia volorero blatur?
Ota volut et ut volupti ssunt.
Occuptias eos eturis quas est, cone magnis
rem quiaerio excerru ptatur anda que con
cust, soluptis aut dent.
Ut ent qui omnis am re est venis acest quo
ea perit rerions erecepe roviditincia dolor atur
as maiore sapellectur? Des magnate ndant.s
atem et quibearum re ius venisAsperrum
sectati officit officid esedis aut abo.
01.15_TIgers_43
Cambio rotta,
cambio programmi,
cambio prospettiva.
Ma non il mio stile.
I change course,
I change plans,
I change perspective.
But never my style.
44_TIgers_01.15
01.15_TIgers_45
01.15_TIgers_49
Our Challenge
Your #Lifeisacrossing
To take part in a race solely for the sake of competition.
To put yourself on the line to show your mettle.
Some say that taking part is what matters;
we say that being able to face challenges is essential.
Iniziare una gara solo per il gusto della competizione.
Mettere in gioco se stessi per dimostrare di avere molto
da raccontare. Qualcuno direbbe che l’importante è partecipare,
noi che è fondamentale saper affrontare le sfide.
Questa è l’anima di North Sails e questo è lo spirito su cui
si fonda il #LIFEISACROSSING THE INSTAGRAM CHALLENGE.
Una sfida e un’opportunità allo stesso tempo: il motivo
e il momento per tirare fuori qualcosa in più e dimostrare
che la propria vita è una traversata. In due mesi xxx partecipanti
hanno raccontato con una foto xxx storie e condiviso un’idea
comune: #LifeIsacrossing Avete accettato questa sfida con il solo
motivo di mettervi alla prova.
Ora avete dimostrato che ognuno di voi può vincerla.
“THE INSTAGRAM CHALLENGE” è diventata per noi una tappa
significativa ed è per questo che abbiamo deciso di dedicarvi
una mostra fotografica con i migliori 30 scatti e dare ampio spazio,
su questo magazine, alle foto che più ci hanno emozionato.
“Life is a crossing” è un’idea destinata a non fermarsi
e chiunque vorrà, potrà continuare a raccontare la sua traversata.
This is the soul of North Sails and this is the spirit underpinning the
#LIFEISACROSSING THE INSTAGRAM CHALLENGE.
At once an opportunity and a challenge: the reason and the time to
show true grit and prove that one’s life is a crossing.
In two months, 918 participants told 3,500 stories with a photo and
shared a common idea: #LifeIsacrossing
You accepted this challenge with the goal of putting yourselves to
the test. Now each of you has shown you are up to the challenge.
"THE INSTAGRAM CHALLENGE" has become a significant
milestone for us and that's why we decided to celebrate it with an
exhibition of the best 30 photos, and to feature in the magazine the
shots that have most excited us.
"Life is a crossing" is an idea that will live on, and anyone who
wants to can continue to tell the story of their own crossing.
Sulla D952, verso la Rive Droite
delle Gorges du Verdon.
Classics
Una vita di passioni nel viaggio nelle Gole del Verdon.
Et alitem repuda vero idio officim
porenisquias unt orecest es
A life of passions biking through the Verdon Gorges.
Tips by Paolo Summa and Marco Lugato, Moto di Ferro
Benzina, sudore e lacrime
Gasoline, sweat and tears
I
n un viaggio e nel suo sogno ripercorro
la mia vita, un’avventura in cui il fascino
dell’incoscienza ha alimentato la voglia
di chilometri, un’immersione e una fusione
di destinazioni che non mi hanno fatto
fermare mai. Ricomincio anche In questo
viaggio a farmi invadere da ciò che vivo: qui
le sfide sono verticali, qui l’azzurro del cielo
e dell’acqua ti penetrano nel profondo, qui il
verde potente della natura si intride di paura
e di emozioni folli. Arriviamo allo strapiombo
sulla Mescla, il punto di confluenza del
Verdon e dell’Artuby: una cornice selvaggia
e grandiosa. Proseguiamo costeggiando
burroni, strapiombi e falesie.
vere flat-track. La meccanica è sorprendente,
con un motore vigoroso che spinge dal
regime di coppia massima accompagnato
da una sinfonia di scarico corposa e
volitiva. L'aspirazione e l'impianto di scarico,
concorrono, unitamente ai trenta chili di
peso in meno, a determinare una sostanziale
differenza, vantaggio della prima, fra la Moto
di Ferro e l'originale W800.
La cura del dettaglio maniacale, i particolari
ricercati e l'armonia con la quale sono
assemblati sulla moto, fanno di questo
prodotto artigianale un riferimento per l'intero
settore in costante espansione. è un viaggio
che non ha destinazione, ma un’espressione
di avventure che non finiscono, per
generazioni che vorranno unirsi a me
e continuare nel mio modo di intendere
la vita. Artiginalità, sperimentazione, pezzi
unici che vogliono contraddistinguere chi
sceglie la filosofia che esprimo: moto per fare
ciò che ci va di fare e dire ciò che ci va di dire.
Un’essenzialità fatta di pelle e motore, per
chi si vuole stringere intorno a un’idea di
bellezza. Un giorno capisci che devi seguirla:
è istintinto, come guidare una moto che
ha un'estetica classica, diretta, disadorna,
proporzionata. Intuizione e curve, polvere
e energia, acciaio e determinazione: questo
è ciò che contraddistingue la mia squadra,
In direzione di Castellane,
all'estremo nord-est del canyon.
Et alitem repuda vero idio officim
porenisquias unt orecest es
Le vedute ampie si susseguono e la storia
si racconta da sola nei borghi arroccati,
nel profumo di lavanda e nelle distese di olivi.
Qui non smetto di credere in quel sogno fatto
di sangue, di lacrime, di sudore.
Insieme alla Tracker mi lascio guidare dalla
strada, per sentire quel tutt’uno che tanto
ho cercato, che tanto ho voluto, esprimere,
condividere, armonizzare.
Maneggevole, leggera, intuitiva, la Tracker
si presenta in una veste dove i Pirelli Skorpion
tassellati svolgono perfettamente il loro
compito. L'ergonomia vede una proiezione
anteriore dei pesi con il manubrio che induce
una guida caricata sull'avantreno, come sulle
54_TIgers_01.15
del tuo modo di essere, di aria che respiri,
di idee ancora da plasmare, di fascino ancora
da modellare. La mia vita è nata con
un viaggio e con un sogno che resistesse
al tempo, che si ribellasse alla conformità:
due ruote, velocità, ferro, stile, durezza.
Sensibilità. Ho immaginato tutti questi
elementi, li ho forgiati, li ho messi insieme.
Con questa moto volevo catturare agilità,
precisione, storia e futuro. L'ho fatto con
quella passione che mi ha fatto mangiare
l’asfalto, quella costanza che mi ha messo
in sella a sei anni per non smontare mai.
Lo continuo a fare per gli stessi valori e per
la ricerca di qualcosa sempre di nuovo,
la squadra Moto di Ferro: pura adrenalina
di chi non si guarda indietro ma vuole vedere
solo avanti. Una spinta, una propulsione,
quella della nostra passione, che ci fa
guardare tutti nella stessa direzione.
Siamo tutti uniti nella perseveranza di chi
non vede l’ora di rimettersi in viaggio
e rimettersi in gioco, di respirare i profumi
dell’acciaio.
Mi fermo ma la voglia di ripartire non mi dà
tregua. L’immaginazione è ancora più veloce
dei suoni che mi circondano, delle curve
che si susseguono, dei viaggi che ancora mi
aspettano. Riparto e con me tutta la materia
di cui sono fatti i sogni.
Lac de Saint-Croix:
la magia dello smeraldo.
Et alitem repuda vero idio officim
porenisquias unt orecest es
W
Elica in legno...
bellissima.
Appena decollati,
si punta a Nord tra ville da
mille e una notte.
Wooden propeller...
gorgeous.
Heading north just after
takeoff surrounded
by villas from.
hen I dream up and go on a trip,
I retrace my life, reliving an adventure
where the allure of recklessness has spurred
me on, mile after mile; a full immersion into a
blend of destinations that forced me
to carry on and on… Once again I surrender
to the ambiances of my journey: here, every
challenge is sheer, the blue of this sky
and of this water seep into your soul, and here
the powerful green of nature is imbued
with irrational fear and emotions.
We reach the precipice above the Mescla,
where the Verdon and the Artuby
watercourses converge within wild, lavish
scenery. We continue along winding roads
bordering ravines, cliffs and crags.
The recurring wide landscapes voice their
stories through quaint hillside hamlets, ancient
olive groves and the scent of lavender.
My dream, imbued with blood, with tears
and with sweat, is more real and believable
than ever. Together with the Tracker I let
the road guide me, to finally experience
the long-sought togetherness I wanted to
share in full harmony. Handy, lightweight
and intuitive, my Tracker is fitted with Pirelli
Skorpion off-road tires, which perform
perfectly. The bike’s ergonomics envisage
front mass and weight design favoring
a comfortable handlebar touch just as on
a real flat-track. The mechanics are simply
amazing, a powerful engine characterized
at high speed by the deep, throaty roar
of the exhaust. Thanks to the 30 kilos less,
to the intake and exhaust systems, there
is a substantial difference between Di Ferro’s
customized Tracker and the original Kawasaki
W800, with the former having the benefit.
A maniacal care for details and the highest
level of sophistication and harmony with
which these beauties are hand-assembled
make this bike a benchmark for a market
in constant expansion. It embodies a trip with
no destination but which expresses your way
of being, the air you breathe, the ideas yet
to be formed, the charm still to be completed.
My life began during such a trip together with
a dream unyielding to time and to conformity:
two wheels, speed, steel, style and strength.
Sensibility. I conceived, forged and put
together all these elements.
With this bike my aim was to capture agility,
precision, history and the future. I did it with
the same passion that spurred me to gobble
up tarmac, the same steadfastness that put
me on a saddle at the age of 6, never to
dismount. I continue my quest, spurred on by
my same old values but always searching for
something new, for never-ending adventures,
for those generations that might want to join
me and share my way of understanding life.
Craftsmanship, experimentation, customized
vehicles that distinguish those who share my
philosophy: motorcycles that enable us to do
what we like and make our own statement.
Distinctly naked, stripped back to leather and
engine, for those who want to live with an idea
of beauty. One day you realize that you have
to follow that idea: it’s a basic instinct, just like
riding a classic motorcycle, straightforward,
essential, and well proportioned. Intuition
and curves, dust and energy, steel and
determination: exactly what distinguishes my
team, the Moto Di Ferro team: pure adrenaline
of those who never look back, those who
only want to see ahead. A dash, the thrust
of our passion that drives us all to look in
the same direction. We are all united in the
perseverance of those who cannot wait
to get back on the road and face new
challenges, breathing in the scent of steel.
When I stop, the urge to take off again gives
me no respite. My imagination is faster
still than the sounds surrounding me, the
continuous curves, and the trips that await
me. I hit the road again, and with me all the
matter of which dreams are made.
01.15_TIgers_57
Traveler's Picks: Provence
by Meraviglia Paper
Saint Tropez
Hôtel Ermitage
14 avenue Paul Signac
83990 • Saint Tropez
www.ermitagehotel.fr
Un involucro classico e rigoroso. La Dolce Vita
riambientata in una Berlino anni Cinquanta.
Arty.
A classic, rigorous treat. La Dolce Vita
set in Berlin during the Fifties.
Arty
Le TIGrr Café,
Hôtel Ermitage
14 avenue Paul Signac
83990 • Saint Tropez
www.tigrr.fr
La terrazza più intima di Saint Tropez.
Very popular.
The most intimate Saint Tropez terrace.
Very popular.
Mama Shelter
Tropicana La Plage, Plage de
Pampelonne
Les Bateaux Verts
www.bateauxverts.com
Ristorante-lido sulla sabbia, che porta l'esotico
nel Mediterraneo. Loin des foules, sulla mitica
Plage de Pampelonne.
Il battello per le escursioni nel Golfo. Piccolo,
antico, sportivo, per chi non ama sentirsi un
turista.
Restaurant-lido on the beach, bringing the
tropics to the Mediterranean. Loin des foules,
on the legendary Pampelonne Beach.
The dream vessel for excursions in the Gulf.
Small, antique, sporty, for those who hate
to feel like a tourist.
La Tarte Tropézienne
Place des Lices
83990 • Saint Tropez
www.latartetropezienne.fr
Sénéquier
www.senequier.com
L'irrinunciabile pantagruelica torta brioche
farcita di crema, oltre a ogni altra delizia da
forno francese. Dal 1955.
The indispensable gargantuan cake brioche
filled with cream, as well as every other delight
from the French bakery range. Since 1955.
Il bar del porto antico, quello raffinato, storico
e ancora cool. Di un rosso deciso e distintivo
come cera lacca. VIP-watching.
The old port bar, refined, historic, and still cool.
Decorated in a strong and distinctive sealingwax red. VIP-watching.
Var
Maison Meire Glacier
Port de Sanary
Place de la Republique
Sanary-sur-Mer
La Bastide de Moustiers
Moustiers-Sainte-Marie
Chemin de Quinson
04360 • Moustiers-Sainte-Marie
le MOle - Passédat
1 esplanade du J4
13002 • Marseille
www.passedat.fr
Nel porticciolo pittoresco di Sanary.
Anche le cialde sono faites maison.
Un borgo attaccato alla roccia, porta
d'ingresso alle spettacolari Gorges du Verdon.
Tempio di una cucina essenziale servito
su un tavolo a capofitto sul mare.
In the small picturesque harbor of Sanary.
Even the waffles are faites maison.
A hillside village leading into the spectacular
Gorges du Verdon.
Temple to a minimal cuisine served on tables
overhanging the sea.
Domaine de la Baume, Tourtour
2071 route d'Aups
83690 • Tourtour
www.domaine-delabaume.com
Marsiglia
Maison Emperour
4 rue des Récolettes
13001 • Marseille
www.empereur.fr
La Provenza nella sua massima espressione.
Il più romantico della collezione di Maisons &
Hotels Sibue.
Provence at its best.
The most romantic of the collection of
Maisons & Hotels Sibue.
Mama Shelter Marseille
64 rue de la Loubiere
13006 • MARSEILLE
www.mamashelter.com/marseille
Il perfetto city hotel europeo, divertente,
facile e honest.
Il paradiso della maison per grandi e piccini.
Che sa di sale.
A treasure trove for young and old. A whiff of
salt and good taste.
The perfect European city hotel, fun,
easy and honest.
Bouches-du-Rhône
La Réserve Ramatuelle
Chemin de la Quessine
83350 • Ramatuelle
www.lareserve-ramatuelle.com
Chez Loury "le Mistral"
3 rue Fortia,
13001 • Marseille
www.loury.com
Poisonniere Laurent
5 Quai Jean Jacques Barthélémy
13260 • Cassis
Il design stellato che ammira ed esalta
il paesaggio, dall'alto borgo di Ramatuelle
con il magnifico panorama del Golfo
di Saint Tropez. Less is more per un gioiello
dei LHW - The Leading Hotels of the World.
La bouillabaisse original ma anche
il migliore tegame di porcini.
The starry design complements the landscape,
from the hillside village of Ramatuelle with
the magnificent view of the Saint Tropez Gulf.
Less is more for a jewel of the LHW - The Leading
Hotels of the World.
La Cantinetta
24 Cours Julien,
13006 • Marseille
The original bouillabaisse but also the best
dish of porcini mushrooms.
La pesca del giorno e i suoi contorni su piccoli
tavoli che sfiorano le barche. We like it!
The catch of the day with side dishes served
on small tables elbowing the boats. We like it!
Piccolo bistrot francese all'italiana.
Reservation impérative!
Small Italian-style French bistro.
Booking is mandatory!
La Réserve Ramatuelle
58_TIgers_01.15
Domaine de la Baume
01.15_TIgers_59
Ogni passerella ha il suo codice di eleganza.
Anche quelle metropolitane, dove bianco e nero sono un lasciapassare.
Each catwalk has its own dress code.
Even metropolitan routes, where black and white will always get you through.
Design
Non solo cime. Anche il design può diventare performante.
Not just ropes. Design can also be performant.
Tips from Patrizia Coggiola, journalist
Slow active:
Sports with a new morphing
Ogni persona ha un modo
diverso per stare al mondo.
Ognuna il proprio stile. Allora
perché non rendere diversa
e unica anche l'attrezzatura
sportiva?
Per chi fa sport in modo attivo,
il grado di coinvolgimento
personale è praticamente tutto.
Chi scia, surfa o anche solo
pedala in bicicletta, sa che la
soddisfazione è molto più che
andare da un punto a un altro.
è sentire che il tuo corpo funziona
al massimo, è sapere che ciò
che stai utilizzando è pensato
per seguire la tua visione dello
sport. Probabilmente è così che
nascono i progetti "sartorial"
per lo sport, quelle attrezzature
artigianali, fatte a mano,
customizzate e uniche
per seguire in ogni dettaglio
della propria passione active.
Un trend che non manca di
popolare i siti di crowdfounding:
Aura Optic - Custom Vision
for Action Sports, sono lenti
intercambiabili, leggere,
handcrafted e soprattutto fog
free, lanciate su Kickstarter la
scorsa primavera, hanno ricevuto
più del quadruplo dei fondi
necessari all'avvio del progetto.
"Noi di Aura sappiamo che
ognuno ha il proprio stile" rivelano
Schaeffer Warnock e Jake
Nelson, entrambi sciatori accaniti
con background a Salt Lake
City, Utah. "Ecco perché i nostri
66_TIgers_01.15
Altro slide sport, altre attenzioni
funzionali ed estetiche, passiamo
dallo sci al surf. Surf-o-Morph
è forse il primo surf "di design",
progetto dal Giulio Iacchetti per
Surfer’s Den, e ha visto la luce
nel 2014, anche se l'idea risale
Un pezzo alla volta, ogni giorno,
da più di sessant’anni.
Decisamente agli antipodi di una
bici in carbonio moderna. Pelizzoli
oggi è affiancato da Alessandro
Caccia, un "ragazzone di
bottega" che armato di Ipad
ha avuto l'idea di allargare
i confini del mercato utilizzando
la tecnologia. Attraverso due siti,
www.pelizzoligion.it e
www.pelizzoliworld.com, Giovanni
oggi spedisce nel mondo più
di un centinaio di nuovi telai fatti
su misura.
Un'attività che non ha mancato
di risvegliare l'interesse di
qualche ricercatore… Grazie
al progetto Samsung Maestro
Academy, vera scuola di
maestranze artigiane supportata
dal colosso hightech, nella
bottega di Giovanni Pelizzoli è
nata la Samsung Smart Bike,
che integra all’interno del telaio
alcuni componenti innovativi
come una batteria, un modulo
Wi-Fi e Bluetooth,
Aura Optic - Custom Vision for Action Sports
Surph-o-Morph
occhiali consentono un facile
cambio delle lenti e cinghie.
In questo modo si dispone di ciò
che è necessario per sciare in
qualsiasi condizione, con opzioni
di colore in modo da rendere
esattamente unico il modello
indossato. Abbiamo progettato
un occhiale che offre non solo
la nitidezza necessaria durante
le discese, ma anche nella salita
e ovunque, grazie a un doppio
trattamento antinebbia sempre
applicato a mano".
C'è la possibilità di avere fino a
cinque punti di ventilazione per
evitare la formazione di umidità,
e la calzata è più alta del solito,
sulla fronte, per migliorare stabilità
ed ergonomia della visione.
al 2011. In questo caso è la Natura
a ispirare l'unicità delle forme.
Il progetto Surf-o-morph "proviene
da un mix di riferimenti, sia per
l'elaborazione numerica dei file
in 3D, sia per il fatto di essere
ispirato al design naturale che
troviamo nei grandi animali
marini". Orca, Delfino, Squalo:
questi i nomi che definiscono
le linee di ogni modello,
forme che rimangono fedeli
e sembrano tagliate su misura
di ciascuno di questi magnifici
animali.
Dal design all'artigianato:
Giovanni Pelizzoli nel suo
capannone-officina nei pressi
di Curno in provincia di Bergamo
è un vero mito del ciclismo
un maestro artigiano che realizza
opere d’arte su due ruote.
Costruisce telai su misura in
acciaio e metallo e salda insieme
i pezzi uno ad uno.
un processore Arduino,
4 proiettori laser e una camera
digitale, il tutto controllabile via
smartphone. In particolare la
telecamera posteriore permette
al ciclista di guardarsi sempre
alle spalle, grazie al feed
video in real-time trasmesso
sullo smartphone Samsung.
Un risultato entusiasmante
frutto dell’interazione di due
generazioni, che hanno lavorato
gomito a gomito, proprio
all'interno dell'incubatore
Samsung Maestro Academy.
I 4 proiettori laser integrati
proiettano una pista ciclabile
luminosa, aiutano a rispettare
la distanza di sicurezza,
segnalano la presenza del ciclista
anche in prossimità di svolte
cieche.
In aggiunta, è dotata di un
sistema di tracking GPS, che
tiene traccia dei percorsi più
battuti e segnala alle autorità quali
occorre convertire in piste ciclabili
reali con più urgenza.
Sul piano strutturale, ovviamente
la signature unica di Pellizzoli:
tubi curvi, in alluminio, capaci
di neutralizzare le vibrazioni più
dannose per il corpo ed extracomfort in caso di discontinuità
stradale, come nelle grandi città.
Altra tendenza forte nel ciclismo:
torna l’uso dell’alluminio, come
negli anni Ottanta. Nella due
ruote Epo Bicycle, presentata
dall'olandese Bob Schille alla
Design Academy di Eindhoven,
la scocca è formata premendo
due fogli di alluminio, saldati poi
insieme grazie a un processo
che fonde metallo con il calore
generato da corrente elettrica.
Per ora è ancora in fase di
prototipazione ma promette
di tornare ad essere una bicicletta
100% Made in Holland, come
non avviene più da decenni.
è invece in produzione e ricevibile
comodamente a casa in un
ottimizzato 'flat-packaging',
la bicicletta in legno assemblabile
a mano. In meno di un'ora
dalla consegna, PedalFactory
assicura che chiunque può
iniziare a pedalare sulla sua
nuova SandwichBike. "Se riesci
a fare un panino, allora sai anche
montare una Sandwichbike,"
la società dichiara. La bici è fatta
di 19 parti che sono confezionate
e consegnate in una scatola
di cartone con gli strumenti
necessari per assemblare:
il telaio è realizzato in pannelli
di multistrato di faggio waterproof,
tenuto insieme da cilindri in
alluminio fresato. "Questo crea
una grande esperienza di
coinvolgimento e fascino per
gli appassionati, che mettendo
insieme i pezzi si sentono parte
del processo, con vantaggi
logistici e sostenibili enormi".
Chiunque da Amsterdam
a Honolulu può ricevere
un Sandwichbike per posta.
01.15_TIgers_67
Each person has a different
manner of being in this world.
Each person has his own
individual style. So why not also
make sports equipment individual
and unique? For those who
take an active part in sports the
personal amount of involvement
is pretty much everything.
Skiers, surfers, or those who just
pedal on a pushbike know that
gratification is a result of much
more than getting from one place
to another. It's feeling your body
working at peak efficiency, it's
appreciating that the gear you are
using is conceived to share your
vision of sports. That's probably
how custom-made designs for
sports are born: hand-crafted
equipment that is unique and
customized to cater in every
detail to one's favorite sporting
activity.
A trend that doesn’t fail to attract
crowds to crowdfunding sites:
Aura Optic - Custom Vision
for Action Sports optic lenses:
interchangeable, lightweight,
handcrafted and, best of all,
fog-free. Launched via Kickstarter
last spring, the new eyewear
attracted more than four times
the necessary funds to start the
project. "We at Aura understand
that everyone has their own style"
declared Schaeffer Warnock
and Jake Nelson, both keen
skiers from Salt Lake City, Utah.
"That's why our goggles allow
68_TIgers_01.15
easy swapping of both lenses
and straps. The result is that you
always have exactly what you
need for skiing in any weather,
as well as color options to create
and wear some really unique
models! We've designed goggles
that not only offer the sharpness
required during descents, but are
also suitable for uphill and all-track
scenarios, thanks to the handapplied, exclusive double anti-fog
treatment."
These goggles can have up to five
different vents in order to prevent
any trace of condensation, and
the fit on the forehead is higher
than usual to improve stability
and vision ergonomics.
From skiing to surfing: in this
other slide sport, equal attention
is devoted to functional and
aesthetic details.
Surf-o-Morph is probably the first
"designer" surf project by Giulio
Iacchetti commissioned by
Surfer's Den; it was produced
in 2014, although the idea dates
back to 2011. In this case it was
Nature that inspired the exclusive
shapes.
The Surf-o-morph project
"derives from a combination of
different references, inspired by
the numerical elaboration of 3D
file processing and by the natural
shapes of the large marine
species." Orca, Dolphin and
Shark are the marketing names
that define each model, faithfully
recalling the forms of these
magnificent animals.
From design to craftsmanship:
Giovanni Pelizzoli in his
workshop-shed, located close
Surph-o-morph
www.pelizzoligion.it
to Curno, near Bergamo, is a
true legend in the cycling world,
a master craftsman who makes
works of art on two wheels.
He designs custom-made steel
and metal frames, welding the
pieces together, one by one.
One piece at a time, day after
day, for over sixty years.
The exact opposite of a modern
carbon-fiber bike. It was Pelizzoli's
new partner, the strapping young
iPad-brandishing 'workshop
apprentice', Alessandro Caccia,
who had the idea of expanding
the market boundaries exploiting
technology. Via two websites,
www.pelizzoliworld.com
today Pelizzoli delivers over a
hundred made-to-measure new
frames around the world.
An activity that has inevitably
awoken the interest of some
researchers.
Indeed, thanks to the project
www.pelizzoligion.it
01.15_TIgers_69
Run baby, run...
dubbed Samsung Maestro
Academy, a real school for
traditional artisans supported
by the high-tech colossus,
the Samsung Smart Bike was
created in Giovanni Pelizzoli's
workshop. The design uses
innovative components such as
a battery, a Wi-Fi and Bluetooth
system, an Arduino processor,
4 laser projectors and a digital
camera all located inside the
bike's frame and controlled via
smartphone.
In particular, the rear camera
allows the rider to see what's
happening behind him, thanks
to the real-time video feed to the
Samsung smartphone.
An amazing development,
resulting from the interaction
of two generations working in
tandem at the Samsung Maestro
Academy.
The four integrated laser
projectors shine a luminous
bike path, assist the cyclist in
respecting safety distances, and
signal the presence of the cyclist
even in the vicinity of blind turns.
Furthermore, the bikes are
equipped with a GPS tracking
system, which keeps track of
the more frequently used paths
and reports to the authorities
which ones should most urgently
be converted into proper cycle
lanes. From the structural
aspect, obviously Pellizzoli’s
unique signature: curved
aluminum tubes that neutralize
the more harmful vibrations for
the human body and provide
extra comfort in case of rough
roads, common enough in many
big cities. Another increasingly
popular trend in cycling: the use
of aluminum is back, as in the
'Eighties.
70_TIgers_01.15
In the two wheel category,
an Epo Bicycle was recently
presented by Dutchman Bob
Schille to the Eindhoven Design
Academy.
The chassis is formed by
pressing together two aluminum
sheets, which are subsequently
welded together with the heat
generated by an electric current
device that melts metal.
At present it is still in the
prototyping process, but it is very
close to becoming a 100% Made
in Holland bicycle, which hasn't
happened for several decades.
What instead is currently in
production, and can be delivered
with ease to one's home in an
optimized flat-pack box, is a
bicycle with a wooden structure,
which can be hand-assembled
in under one hour from delivery,
by PedalFactory, which
guarantees that any buyer
can start pedaling on his new
SandwichBike in that time.
"If you can make a sandwich,
then you also assemble a
Sandwich-bike," the company
says. The bike is made
of 19 parts that are packaged
and delivered in a box with the
necessary tools to assemble it.
The frame is made of waterproof
beech plywood panels held
together by milled aluminum
cylinders. "DIY offers the great
experience of involvement and
fascination for the enthusiasts,
who, from the moment they put
together the pieces, feel part of
the construction process, giving
enormous advantages in both
logistics and eco-sustainability".
Anyone, from Amsterdam to
Honolulu, can receive
a Sandwich-Bike pack, via
normal mail!
Pause active ultra performanti con il Running
Pack North Sails. Per monitorare i propri
progressi biometrici, non solo "fitness tracker",
ma anche app, braccialetti intelligenti e
smartwatch.
Active, ultra high performance pauses,
with the North Sails Running Pack.
To monitor your biometric progress, treat
yourself not only to fitness trackers, but also
to Apps, smartwatches, and smart bracelets.
SandwichBike
Gear 2
UP by JAWBONE
ARCUS RING - Motion analyzer
FITBIT - Surge
01.15_TIgers_71
Toys
I nuovi giocattoli, non per bambini. Per trovare nuovi desideri da esaudire.
New toys, but not for kids. New wishes to fulfill.
Tips from Patrizia Coggiola, journalist
smartwatch:
the battle is on
Ormai la battaglia è aperta e sul
campo degli orologi intelligenti
si scontrano big dell'hightech
contro nuove startup. Ma quale
comprare? O meglio attendere?
E soprattutto, quali saranno
le applicazioni pratiche e che
uso ne faremo nella vita di tutti
i giorni? Apple, Samsung e LG,
oppure nuove tech-venture
come Pebble e Martian: più
di una dozzina di aziende
stanno creando smartwatch
da accompagnare ai nostri
smartphone. Uno smartwatch è
in grado di andare ben oltre l’ora
esatta: dall'alert delle chiamate in
arrivo, email, notifiche dai social
network, agli aggiornamenti
dalle app scaricate direttamente
sull’orologio intelligente. Alcuni
modelli sono anche in grado di
effettuare telefonate in maniera
indipendente e i più recenti
comprendono fotocamere e
cardiofrequenzimetri integrati:
l’unico requisito è (ma ci sono
delle eccezioni) la connessione
aperta con lo smartphone, via
Bluetooth. Per il resto, anziché
tirare fuori il telefono a ogni trillo,
basta buttare l'occhio all’orologio
e il risultato è lo stesso. Come farli
entrare nella vita di tutti i giorni?
Proprio come nelle fiction, dove i
protagonisti di Dick Tracy o Knight
Rider ci avevano abituato a vederli
interagire con il proprio polso:
naturale compagno e in rari casi
sostituto dello smartphone, tante
sono le differenze all'interno di un
segmento di mercato che conta
già parecchie decine di modelli.
Per sceglierli non rimane che
consumarsi sopra forum e tabelle
comparative dei techblog online.
Ad esempio, è importante sapere
che ci sono smartwatch con
un outlook più o meno
confortevole delle notifiche
più recenti, anche quelle che
potremmo aver perso all'arrivo.
Il Pebble è uno dei più
performanti con la possibilità
di rivedere più di 50 degli ultimi
alerts. Display a colori o
E Ink (l'anacronistico schermo
monocromo)? Anche se sembra
una feature legata al design, dalla
modalità con cui sono visualizzate
le informazioni dipendono due
importanti elementi: con la
versione bianco e nero
è possibile visualizzare senza
problemi anche in outdoor;
inoltre l'e Ink screen allunga
moltissimo l'autonomia di carica
(da 2 a 5 giorni). Con le versioni
a colori, d'altra parte, come il
di verifica compatibilità al link:
www.android.com/wear/check
Non vi convince la scocca
rettangolare? C'è chi ha scelto
la perfezione del cerchio come
Moto 360. Touch-display o
bottoni tradizionali? Per navigare,
l'interfaccia ideale non è detto sia
touch-screen. Con il Pebble, per
esempio molti comandi di scroll
passano dai tasti. Molte persone
trovano preferibile un look
classico, che oltretutto porta con
sé un abbattimento dei costi.
Moto 360
The battle can be considered
open and in the smartwatch
arena high-tech giants engage
with new startups. But what
to buy? Or is it better to wait?
And above all, what will be its
practical applications and how will
we use it in everyday life?
Apple, Samsung and LG,
or new techventures such as
Pebble and Martian: over than
a dozen companies are creating
smartwatches to serve as your
smartphone companion.
A smartwatch can do far more
than tell the time. It can deliver
notifications, calls, texts, emails
and social info, App updates
downloaded directly to your
"intelligent" watch.
Some models can make phone
calls independently and the most
recent include cameras and
integrated heart rate monitors:
the only requirement (but there
are exceptions) is a live Bluetooth
connection to your smartphone.
One advantage: instead of pulling
out your phone whenever it
buzzes, you can just glance
at your watch and the result
is the same. How to get them to
enter our everyday life? Just as
they do in TV series, where we
became used to seeing
Dick Tracy or Knight Rider
protagonists interacting with their
own wrists: a natural companion
and in rarer cases a proper
substitute smartphone, many
are the differences within a
market segment that already
counts several dozen models.
In order to choose, one must
research the relevant forums
and peruse the online
comparative Techblog tables.
For example, it is important
to know that some models
have a more or less effective
management of incoming
notifications, including those that
we might have missed on arrival.
The Pebble is one of the better
performing models, allowing
review of more than 50 recent
alerts. Color or E Ink display?
(There's something anachronistic
about a monochrome display).
It’s not a simple design feature:
E Ink displays provide a couple
of very important benefits. Firstly,
the black & white displays make
it possible to read the screen
outdoors without worrying about
glare. Secondly, an E Ink screen
is a major factor in helping to save
battery life (from 2 to 5 days).
On the other hand, with color
versions such as the Samsung
Gear Live and Gear 2, photo
and video content visualization
is improved. Some smartwatches
offer a growing App library
and some even feature integrated
Fitness Apps geared to track your
progress. And then there's Apple,
with the long-awaited iWatch.
How do you decide which
smartwatch is most suited for
your needs and budget?
First rule: never buy a smartwatch
if you’re not sure it’s compatible
with your smartphone.
For example, Pebble and Pebble
Steel, as well as Martian Notifier,
all interact with both Android
and iOS systems. The iWatch
is obviously designed for the
iOS platform, while Samsung
Gear 2 and Gear Neo speak
exclusively with Samsung Galaxy
smartphones. On the other hand,
Sony SmartWatch 2 works with
any smartphone or tablet, from
Android 4.0 or later.
Android offers a clear user-friendly
verification service at the link:
www.android.com/wear/check
You’re not keen on the
rectangular watch shape?
Some makes, such as Moto
360, have chosen the design
perfection of the circle.
Choice between Touch-display
and traditional buttons?
To navigate, touch screen might
not necessarily be the ideal
interface method. On the Pebble,
for example, you have to do
a fair amount of scrolling with
the physical buttons. Many users
prefer the classic look, which also
costs less.
Ma a cosa può servirci concretamente uno smartwatch al polso?
È questo il senso della campagna messa a punto da Amazon.
Il gigante del commercio online ha pubblicato una serie di video
per spiegare perché non potremo fare a meno di dispositivi
intelligenti da tenere al polso.
But what is the actual purpose of having a smartwatch on your wrist?
This is the gist of the campaign developed by Amazon. The Internet
sales giant has released a series of videos explaining why we just
cannot do without smart-devices on our wrists!
Apple Watch
72_TIgers_01.15
Samsung Gear Live and Gear
2, è possibile visualizzare meglio
foto e contenuti video. Un certo
numero di smartwatch offre una
crescente libreria di app, e alcuni
sono dotati di caratteristiche di
fitness integrate per tenere traccia
dei progressi. E poi c'è Apple,
con il tanto atteso iWatch.
Come si fa a decidere che uno
SmartWatch è giusto per le
nostre esigenze e budget?
Primo, non comprare uno
smartwatch se non si è
verificata la compatibilità con
lo smartphone. Per esempio,
Pebble e Pebble Steel, così
come Martian Notifier, dialogano
sia con Android che iOS. L'iWatch
prevedibilmente è blindato su
piattaforma iOS, così come
Samsung Gear 2 e Gear Neo
parlano solo con Samsung
Galaxy smartphones, mentre
il Sony SmartWatch 2 funziona
con ogni smartphone o tablet
Android 4.0 o seguenti.
Per device in ambiente Android
trovate un comodo servizio
Neptune Pine
Pebble
Galaxy Gear2
Sony Smartwatch
01.15_TIgers_73
NORTH SAILS STORES
Agrigento c/o Città dei Templi Ph. +39 0922 511 206
Opatija Ph. +385 51 712 754
Alassio Ph. +39 0182 470 671
Orio al Serio Ph. +39 035 330 525
Alessandria Ph. +39 0131 265 653
Porto Cervo Ph. +39 0789 920 33
Alghero Ph. +39 079 981 604
Portoferraio Ph. +39 0565 916 624
Asti Ph. +39 0141 324 327
Portoroz Ph. +386 5 6747 224
Bari Ph. +39 080 20 81 024
Rijeka Ph. +385 51 403 993
Bodrum Ph. +90 252 35 85 214
Rimini c/o Le Befane Ph. +39 0541 395 707
Castelguelfo Ph. +39 0542 488 289
Riva del Garda Ph. +39 0464 030 405
Castel Romano Ph. +39 06 505 765 45
Saint Tropez Ph. +33 4 949 727 03
Catania c/o Centro Sicilia Ph. +39 095 749 3419
Sanremo Ph. +39 0184 506 203
Chiavari Ph. +39 0185 368 054
Santa Margherita Ligure Ph. +39 0185 293 652
Cuneo Ph. +39 0185 2001
Sassari Ph. +39 079 23 15 11
Ferrara Ph. +39 0532 242 816
Savona Ph. +39 019 204 11 85
Firenze Ph. +39 055 210 583
Sopot Ph. +48 58 736 55 49
Forte dei Marmi Ph. +39 0584 854 97
Taranto Ph. +39 099 40 06 755
Genova Ph. +39 010 586 116
Torino Ph. +39 011 454 66 08
Genova Nervi Ph. +39 010 321 513
Torino c/o Ottogallery Ph. +39 011 663 23 33
Grosseto Ph. +39 0564 21 733
Torino Grugliasco c/o Le Gru Ph. +39 011 707 98 26
Koper Ph. +386 5 62 760 52
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