Le pietre da costruzione - attivita` recupero primo quadrimestre

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Le pietre da costruzione - attivita` recupero primo quadrimestre
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Le pietre da costruzione
La maggior parte delle rocce presenti sulla crosta terrestre può essere usata come materiale da
costruzione. Tra quelle non adatte possiamo ricordare alcune rocce sedimentarie in cui è presente
una percentuale elevata di materiali argillosi come le marne e le argilliti, si tratta di rocce poco
coerenti e sottilmente stratificate, che però forniscono la materia prima per la fabbricazione di calci
idrauliche e di cementi e, quando la componente argillosa è preponderante, per la fabbricazione
delle ceramiche, in particolare dei laterizi. Altre rocce inadatte all’impiego sono alcune vulcaniti
ricche di componente vetrosa, come le ossidiane e le pomici, ed alcune rocce metamorfiche
molto scistose come le filladi. Tutte queste rocce, oltre a non essere adatte come materiale da
costruzione, determinano, dove sono presenti, grossi rischi di tipo idrogeologico relativi alla
realizzazione stessa di edifici, strade, ferrovie, gallerie e di qualsiasi costruzione in genere.
Tuttavia, anche se una determinata roccia potrebbe essere usata come materiale da costruzione, per
il suo impiego bisogna prendere in considerazione anche altri fattori, come :
Accessibilità del giacimento - Ossia la possibilità di raggiungere il giacimento senza eccessivi
rischi e costi, si tratta di un fattore estremamente variabile, dipendente dall’epoca storica, dalla
legislazione locale del lavoro in quell’epoca e dalle tecnologie disponibili. ( ....i nostri avi
considerarono quasi un prodigio che le Alpi fossero state attraversate da Annibale e più tardi dai
Cimbri, ora questi monti vengono fatti a pezzi per ricavarne marmi .... Plinio, Storia Naturale )
Facilità di trasporto - Fino ai primi anni del secolo scorso il trasporto di tutti i materiali, rocce
comprese, era affidato alla forza muscolare di uomini ed animali, al vento (navi a vela) , alle
correnti di fiumi e canali, alla forza di gravità (slitte, funivie a caduta libera). Una miriade di piccole
e grandi cave venivano aperte il più vicino possibile al luogo di utilizzazione, un’altra fonte
importate di pietre da costruzione era costituita dai materiali morenici depositati durante le ultime
ere glaciali e, spesso, anche da materiale proveniente da edifici in rovina, tanto che, osservando i
vecchi muri a secco, specialmente nei piccoli paesi, possiamo avere un’idea abbastanza precisa
della geologia della zona È vero che già gli antichi romani importavano marmi dalle isole greche e
graniti dall’Egitto, ma, nella maggior parte dei casi, nei secoli scorsi venivano privilegiati i
materiali lapidei reperibili localmente. Anche le fornaci per la cottura della calce, delle ceramiche e
del gesso venivano costruite vicino alle cave semplicemente perché il materiale cotto è sempre
meno pesante di quello crudo. Nelle città lombarde più prossime ai rilievi alpini e prealpini: Como
Varese, Bergamo, Sondrio e Brescia, furono utilizzate pietre provenienti dal circondario delle
diverse città, nelle città di pianura: Pavia, Cremona e Mantova, a causa della distanza da cave di
materiale utile e della abbondanza di argille e di legname ebbe invece grande importanza l’impiego
dei laterizi. A Milano furono utilizzati materiali provenienti da tutta la regione
Costi di coltivazione - (cave e miniere vengono “coltivate”) Sono condizionati dai lavori
necessari per rendere e mantenere produttiva una cava, le coltivazioni in miniera risultano molto più
complesse e costose di quelle in cava a cielo aperto.
Costi di manodopera - Il lavoro in cava o, peggio, in miniera, è uno dei lavori più insalubri e
pericolosi che siano mai esistiti, al riguardo esiste una vasta letteratura ( lavori forzati, sfruttamento
di minori, ecc). Solo a partire dal secolo scorso e solo in alcune nazioni le condizioni di lavoro sono
migliorate.
Impatto ambientale - La coltivazione di una cava o di una miniera (o di un pozzo petrolifero)
comporta necessariamente delle modifiche più o meno rilevanti nella struttura idrogeologica
dell’ambiente circostante, d’altra parte quasi tutte le opere umane che ci circondano : la casa, le
strade, le ferrovie, il computer, ...... sono fatti di materiali che sono stati estratti dal sottosuolo. Si
tratta di un problema strettamente collegato a quello accennato nel punto precedente ed a moltissimi
altri problemi attuali.
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Dimensioni dell’affioramento - In relazione alle dimensioni dell’opera progettata, l’estensione
degli affioramenti condiziona la disponibilità di materiale con determinate caratteristiche, un errore
nella valutazione della potenzialità di una cava destinata ad una grande opera può ritardarne
gravemente il termine dei lavori o costringere a cambiare il materiale determinando talvolta dei
ripieghi poco decorosi.
Criteri di impiego delle pietre da costruzione - I materiali lapidei utilizzati si
suddividono a seconda della lavorazione a cui possono essere sottoposti:
Pietra grezza - Pezzi informi o sbozzati in modo grossolano, trovati sul posto od ottenuti per
spaccatura di massi spesso di origine morenica, purché muniti di una sufficiente resistenza e
durevolezza, sono usati per murature ordinarie e mulattiere. Massi di dimensioni anche notevoli
sono usati per scogliere ed argini artificiali.Ghiaie e ciottoli naturali, oppure pietrisco prodotto dalla
frantumazione di pietre di cava, sono usati per massicciate di strade e ferrovie. Ciottoli arrotondati,
con dimensioni omogenee, in genere quarziti, erano usati per la pavimentazione di strade, piazze e
cortili.Lastre più o meno sottili, ottenute da rocce scistose, come lavagne, ardesie, o gneiss, sono
usate per coperture di tetti e pavimentazioni pedonali od a traffico veicolare limitato.
Pietra concia – Pezzi con una forma approssimativamente regolare ottenuta mediante sbozzo
della pietra grezza. Usati specialmente per murature, sono preferite le rocce facilmente lavorabile
come i calcari e le arenarie. Per cubetti e lastre usati per le pavimentazioni stradali soggette al
passaggio di veicoli sono preferite le rocce vulcaniche, in particolare porfidi, trachiti e basalti
Pietra da taglio - Lavorata su tutte le facce, per murature speciali i materiali più usati sono i
calcari compatti e cristallini, i travertini, alcuni conglomerati ed arenarie, graniti, sieniti, gneiss
Lastre con diversi gradi di lavorazione, per coperture di parapetti, davanzali di finestre, gradini,
pianerottoli e balconi erano molto usati i vari tipi di gneiss, solo squadrati ma non levigati, saranno
poco eleganti, ma sono molto resistenti, sia dal punto di vista meccanico che chimico Attualmente
sono più usate lastre levigate e lucidate di altri materiali come calcari compatti o marmi, meno
resistenti sia meccanicamente che chimicamente, oppure rocce vulcaniche come graniti, sieniti,
gabbri o addirittura metamorfiche, molto più costose da lavorare.
Materiali per decorazioni – a questa categoria appartengono le rocce che possono essere
lucidate e scolpite, la finezza della lavorazione, il colore, la rarità della varietà di una determinata
roccia e, naturalmente, il costo, le distinguono dai materiali precedenti
Proprietà tecnologiche delle rocce
Durezza - La maggior parte delle rocce è costituita da aggregati eterogenei di diversi minerali,
quindi la durezza non può essere misurata in modo attendibile come per i singoli minerali, inoltre
molte rocce, pur essendo composte da minerali duri, presentano una durezza apparentemente bassa
quando l’adesione tra i singoli granuli è debole. Ad esempio una “molassa”, ossia un’arenaria
costituita da granuli di quarzo, che è un minerale molto duro, debolmente cementati tra loro, può
essere facilmente incisa da una punta metallica. Una valutazione più pratica della durezza può
essere dedotta dalla segabilità : si dicono tenere quelle rocce segabili facilmente con una sega
d’acciaio a denti (tufi e calcari tufacei), semidure quelle segabili difficilmente con una sega a denti
e facilmente con una sega liscia con sabbia quarzosa (calcari comuni, alcune arenarie), dure quelle
segabili solo con seghe lisce e sabbie quarzose o, meglio, smeriglio (calcari cristallini, arenarie
quarzose, serpentini), durissime quelle segabili difficilmente con il mezzo precedente e facilmente
con polvere di diamante o carborundum (graniti, porfidi, diaspri). Dalla durezza dipende anche la
resistenza al logoramento, proprietà che ha una particolare importanza per i materiali destinati ai
lastricati stradali e, in genere, alle pavimentazioni
Durevolezza - la durevolezza di una pietra dipende da un insieme di fattori tra cui i principali
sono :
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la composizione petrografica, il tipo di aggregazione tra i vari componenti, la porosità, il tipo di
impiego e le condizioni climatiche. Ad esempio le brecce, come le oficalci o alcuni marmi del
Veronese, duraturi come materiale da decorazione per interni, esposti agli agenti atmosferici si
scheggiano molto rapidamente a causa della presenza di piccole fessure, dette peli, in cui l’acqua
penetra facilmente. Per quanto riguarda il clima, è noto che, a parità di materiale, i monumenti
antichi risultano meglio conservati in Grecia o nell’Italia meridionale, dove il clima è caldo e
asciutto, che nelle regioni settentrionali dell’Italia con un clima più freddo ed umido; ad esempio in
Lombardia il marmo di Carrara, esposto all’aperto, é soggetto ad un rapido infrollimento.
Lavorabilità é l’attitudine di una roccia ad essere lavorata in modo da assumere una forma
voluta. Può essere distinta in: spaccabilità, segabilità, scolpibilità e lucidabilità.
La spaccabilità a colpi di mazza o altro arnese dipende sia dalla composizione mineralogica, sia
dalla struttura. Una roccia a grana fine, con tessitura costituita da piccoli elementi, fibrosi o
lamellari, fittamente intrecciati, come una serpentina, si spacca più difficilmente di un’altra roccia,
di uguale o maggiore durezza, ma con struttura cristallina a grana grossa, come alcuni graniti. Le
rocce poco coerenti, come molti tufi vulcanici si rompono troppo facilmente e danno spesso dei
pezzi inservibili, tuttavia una eccessiva tenacità determina un aumento del costo di estrazione e di
lavorazione. A questo riguardo bisogna considerare anche l’uso a cui è destinata la roccia: un
materiale da decorazione di lusso può sopportare spese di estrazione molto superiori a quelle di una
semplice pietra per muratura. Normalmente le rocce sedimentarie stratificate sono facilmente
divisibili secondo i piani di stratificazione e le rocce scistoso-cristalline sono facilmente spaccabili
secondo i piani di scistosità. In alcune rocce, come le lavagne e molte altre ardesie la scistosità é
così fine e perfetta da permettere di ottenere lastre sottili come un cartone e tuttavia tenacissime.
Le rocce eruttive, come il granito di Baveno, oppure i marmi cristallini delle Alpi Apuane, in
apparenza sembrano massicce ed uniformi ma è raro che non presentino un “verso” , ossia una più
facile divisibilità secondo piani paralleli individuabili solo da persone esperte.
La segabilità, come già visto parlando della durezza, dipende sia dalla durezza dei singoli
componenti mineralogici, sia dal tipo di coesione tra i vari elementi
La scolpibilità è l’attitudine di una roccia ad essere lavorata con lo scalpello o con strumenti
analoghi. Le rocce troppo dure, come i diaspri, si possono ritenere non scolpibili, i porfidi
quarziferi, quasi altrettanto duri, sono molto difficilmente scolpibili. Tuttavia, come per la
segabilità, la presenza di componenti molto duri non nuoce se questi sono presenti in granuli e la
coesione tra di loro non è eccessiva, ad esempio le arenarie quarzifere sono, in genere, facilmente
scolpibili. La scolpibilità dipende anche dalla grana, che dovrebbe essere uniforme e non
eccessivamente grossa, ad esempio i marmi saccaroidi di Carrara, a grana molto fine, sono molto
più facilmente scolpibili dei marmi saccaroidi alpini, come il marmo roseo di Candoglia,
caratterizzati da una grana grossa. Infine influisce anche la presenza di venature e di inclusioni di
minerali accessori
La lucidabilità è l’attitudine di una roccia ad assumere una lucentezza superficiale speculare
mediante il trattamento con abrasivi, Contrariamente a quanto molti credono, la lucidabilità non è
una prerogativa delle sole rocce dure, l’unica condizione necessaria è che vi sia un sufficiente grado
di omogeneità e di compattezza. Certo sarà meno costoso lucidare una roccia non troppo dura, ma
una roccia molto dura e ben lucidata si manterrà tale per un tempo maggiore di un’altra ugualmente
lucida ma più tenera. La lucidatura non è realizzabile in alcuni materiali, come le arenarie, a causa
delle diverse caratteristiche dei minerali presenti e della tessitura clastica costituita da frammenti
non perfettamente cementati.
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Classificazione commerciale
Mentre la classificazione petrografica si basa su criteri genetici e strutturali talvolta difficili da
memorizzare anche per gli “addetti ai lavori”, la classificazione commerciale si basa su criteri di
comprensione più immediata come la durezza, la lucidabilità e la lavorabilità
Vengono chiamate graniti, in genere seguite dal nome della località di estrazione, le pietre con
durezza elevata, di natura silicatica e lucidabili ( graniti, gabbri, sieniti, porfidi, gneiss, ecc,)
Vengono chiamate marmi le rocce compatte e lucidabili di natura carbonatica ( marmo, calcari
compatti, oficalci, ecc.)
Vengono chiamate pietre o sassi le rocce compatte o porose, non lucidabile ( basalti,
conglomerati, arenarie, argille, tufi, calcari teneri, ecc:)
Vengono chiamate travertini le rocce ricche di cavità, compatte e lucidabili.
Definizione di minerale e di roccia
Si definiscono minerali dei materiali quasi sempre solidi ed inorganici, relativamente omogenei dal
punto di vista chimico e fisico, con una composizione chimica rappresentabile con una formula in
genere ben definita. Una roccia è un aggregato di uno o più minerali, in alcune è presente un solo
minerale essenziale, ad esempio i marmi sono costituiti quasi interamente da calcite, in altre si
trovano diverse specie minerali, di solito in numero limitato. tuttavia un conglomerato può avere
una composizione mineralogica anche molto complessa.
Nella composizione di una roccia vengono detti essenziali quei minerali che non mancano mai e
che sono sempre presenti in proporzioni quantitativamente sensibili, ad esempio in un granito
troveremo sempre, come componenti principali, il quarzo, l’ortoclasio ed almeno una mica, di solito
biotite o muscovite. In un marmo l’unico minerale essenziale sarà, naturalmente, la calcite.
Vengono detti accessori quei minerali che possono essere presenti con una certa regolarità in un
determinato tipo di roccia, ma, di solito, in quantità ridotte, spesso non riconoscibili ad occhio nudo,
ad esempio l’apatite o lo zircone sono quasi sempre presenti nei graniti. La presenza di minerali
accessori può essere utile quando si vuole definire una varietà particolare di roccia.
Vengono detti accidentali quei minerali che compaiono localmente in un determinato tipo di
roccia, ad esempio il topazio nel porfido di Cuasso al Monte o il diamante nelle peridotiti del Sud
Africa. Naturalmente la presenza di questi minerali non è casuale ma è riconducibile a fenomeni
geologici spiegabili in modo abbastanza plausibile.
Minerali componenti delle rocce
Benché si conoscano alcune migliaia di minerali diversi, i minerali essenziali delle rocce sono
appena alcune decine.
Le rocce magmatiche sono costituite essenzialmente da silicati tra cui i più comuni sono:
La Silice SiO2, prevalentemente nella modificazione cristallina chiamata Quarzo, è il minerale più
diffuso sulla crosta terrestre ed è presente, in quantità molto variabili, in quasi tutte le rocce.
I Feldspati, dopo la silice, sono i minerali più diffusi sulla crosta terrestre I tre più comuni sono
l’Ortoclasio KAlSi3O8, l’Albite NaAlSi3O8 e l’Anortite CaAl2Si2O8. Sono presenti in un gran
numero di rocce, puri o in soluzione solida tra loro, dando la serie dei feldspati alcalini ( ortoclasio
+ albite) e quella dei plagioclasi ( albite + anortite).
I Feldspatoidi costituiscono un gruppo di allumino silicati di sodio e potassio, con composizione
chimica simile a quella dei feldspati ma, a differenza di questi, si trovano in rocce eruttive prive di
quarzo e quindi fortemente basiche I termini puri più comuni sono la Sodalite Na4Al3Si3O12Cl, la
Nefelina NaAlSiO4, la Leucite KAlSi2O6, è invece molto rara la Lazurite che, in miscela eterogenea
con altri minerali costituisce il materiale noto con il nome di Lapislazuli.
Gli Anfiboli costituiscono un gruppo di silicati idrati con composizione chimica molto complessa,
sono presenti in molte rocce, tra i più comuni ricordiamo la Tremolite Ca2Mg5Si8O22(OH)2,
l’Actinolite Ca2(Mg,Fe)8Si8O22(OH)2 e l’Orneblenda (Ca,Na,K)2(Mg,Fe,Al)5(Si,Al)8O22(OH)2.
I Pirosseni , comuni in molte rocce, hanno una composizione chimica esprimibile con la formula
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X2Si2O6 dove X può essere Ca, Mg, Fe, Li, Ti, Al, Na. Anche se piuttosto rara, ricordiamo la
giadeite NaAlSi2O6.
Le Miche sono fillosilicati caratterizzati da una struttura cristallina lamellare, tra le più comuni
ricordiamo la muscovite KAl3Si3O10(OH)2 in lamine di colore argenteo e la biotite
K(Mg,Fe)3(Al,Fe)Si3O10(OH,F)2 presente in forma di cristalli neri nei graniti e nei porfidi, può
alterarsi formando lamine di colore bruno-oro comunissime nelle sabbie.
Il gruppo dell’olivina è costituito essenzialmente da soluzioni solide di Fe2SiO4 e di Mg2Si2SiO4,
l’olivina ha formula intermedia (Mg,Fe)2SiO4. Da questi minerali deriverebbero, attraverso processi
di metamorfismo, i serpentini.
Le Rocce sedimentarie possono contenere quasi tutti i minerali precedenti, derivati da semplice
alterazione fisica (sabbie, ghiaie,ecc.) più quelli derivati da alterazione chimica come la Calcite
CaCO3, la Dolomite (Ca,Mg)CO3 , il Gesso CaSO4·2H2O o le Argille, fillosilicati microcristallini
poco coerenti.
Le Rocce metamorfiche sono costituite da tutti i minerali precedenti con l’aggiunta di altri
minerali caratteristici come granati e serpentini.
I granati costituiscono un gruppo di soluzioni solide di silicati i cui componenti puri possono
essere rappresentati dalla formula X3Y2Si3O12, dove X può essere Ca, Mg, Mn o Fe’’, Mentre Y può
essere Al, Fe’’’ o Cr: Oltre che dalla caratteristica struttura granulare, sono caratterizzati da una
notevole durezza, leggermente superiore a quella del quarzo.
Il gruppo del serpentino, un materiale estremamente comune nelle Alpi, comprende
essenzialmente due silicati idrati di magnesio, il Crisotilo ,fibroso, e l’Antigorite, lamellare, che
hanno la stessa composizione chimica Mg6(OH)8Si4O10
Struttura e tessitura
Con il termine struttura si indica la forma dei cristalli dei singoli minerali che compongono una
roccia, le loro dimensioni ed le modalità di aggregazione. Rocce con uguale composizione chimica
possono avere strutture diverse, ad esempio un granito ed un porfido contengono entrambi quarzo,
ortoclasio e mica, quello che le distingue sono le dimensioni dei singoli cristalli.
Alcuni esempi di strutture, tra i termini più comuni, sono :
Granitoide – associazione di individui minerali cristallini ben sviluppati e facilmente distinguibili
ad occhio nudo, caratteristica di rocce magmatiche intrusive come graniti e sieniti.
Porfirica – associazione di individui cristallini, anche grossi, detti fenocristalli, immersi in una
pasta fondamentale costituita da un fitto aggregato di individui cristallini molto più piccoli, spesso
apparentemente vetrosi, caratteristica di rocce magmatiche effusive come porfidi e basalti.
Saccaroide – associazione di cristalli con forma granulare e dimensioni uniformi, con l’aspetto di
zucchero cristallizzato, caratteristica di molti marmi e della dolomia.
Con il termine tessitura si indica la disposizione spaziale, su grande scala, dei vari minerali da cui
è costituita una roccia, ad esempio una tessitura scistosa, caratteristica degli scisti cristallini, è
caratterizzata dalla disposizione regolare dei componenti su piani paralleli.
Descrizione di alcune rocce usate come materiali da costruzione.
(Gli esempi riportati si riferiscono al alcune rocce usate nelle costruzioni in Lombardia ed estratte in
Lombardia o nelle province limitrofi, naturalmente l’elenco non è completo.)
nota : Esistono molti criteri per classificare le rocce, quello ancora più usato si basa sulla loro
origine dividendole in magmatiche, sedimentarie e metamorfiche.
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Rocce magmatiche o ignee
Si tratta di rocce che si sono formate in seguito al raffreddamento ed alla cristallizzazione di un
magma. Un magma è un miscuglio eterogeneo ad alta temperatura, formato da una fase liquida, da
una o più fasi solide costituite da cristalli in sospensione e da una fase gassosa .
I principali componenti di un magma, calcolati come % di ossidi sono la silice SiO2 e l’allumina
Al2O3, in quantità minori troviamo gli ossidi di ferro Fe2O3 e FeO, di calcio CaO, di magnesio
MgO, di sodio Na2O e di potassio K2O. In base alla quantità di silice contenuta un magma viene
definito acido se contiene una % di silice superiore al 65 %, basico se la % di silice è inferiore al
52% e neutro con una % di silice compresa tra il 52 ed il 65%. Nella fase gassosa è presente
principalmente acqua, in quantità minori possono essere presenti CO2, HCl, SO2 ed altri gas..
Le rocce magmatiche vengono distinte in plutoniche o intrusive ed in vulcaniche o effusive.
Le rocce intrusive si formano all’interno della crosta terrestre e possono arrivare in superficie in
seguito a fenomeni tettonici e geomorfologici. Per la tranquillità con cui procede la cristallizzazione
sono caratterizzate da una struttura detta granitoide, perché tipica dei graniti, con cristalli ben
formati, talvolta anche molto grossi se il processo di solidificazione è stato molto lento.
Le rocce effusive si formano da un magma portato in superficie durante le eruzioni vulcaniche, la
rapidità del raffreddamento contrasta la crescita dei cristalli con la conseguente formazione di una
struttura detta porfirica, perché tipica dei porfidi, caratterizzata da una massa di fondo costituita da
piccolissimi cristalli in cui sono inclusi pochi cristalli ben formati, talvolta già presenti nel magma
oppure cristallizzati all’interno di bolle ( geodi)
Dal punto di vista della composizione chimico -mineralogica.ad ogni roccia di tipo intrusivo ne
corrisponde una di tipo effusivo,
Le Rocce intrusive
Graniti
Sono rocce intrusive acide costituite da ortoclasio, oligoclasio, quarzo, mica biotite e vari minerali
accessori. Hanno una struttura granulare, detta ipidiomorfa perché i primi componenti segregati dal
magma, come l’ortoclasio, cristallizzano liberamente in una massa ancora fusa di componenti, il
quarzo in questo caso, che solidificano per ultimi occupando gli spazi residui, le dimensione dei
granuli vanno da media a grossa. Il colore dipende generalmente da quello dell’ortoclasio presente,
variabile da bianco a rosa ed a rosso.
Granito di Baveno (Verbania) Colore rosa o bianco con punteggiatura nera, grana media ed
uniforme, compattezza notevole, appartiene ad una massa magmatica che affiora sulla sponda
occidentale del lago Maggiore e che costituisce il monte Mottarone, le cave principali sono situate a
monte di Baveno, esse sono attive fin dal XVI secolo e sono tuttora coltivate Usato specialmente
per colonne di grandi edifici, membrature di facciate, zoccoli, portali e pavimentazioni.
Granito di Montorfano ( Verbania) Colore bianco con punteggiatura nera, grana media ed
uniforme, compattezza notevole, appartiene ad un plutone che affiora in corrispondenza del
mont’Orfano, altura isolata tra il corso del Toce ed il lago Maggiore. Usi simili a quelli del
precedente.
Granito di San Fedelino ( Sondrio) Esempio di granito con due miche, è costituito da quarzo,
ortoclasio, muscovite e biotite, ha colore bianco con punteggiatura scura, grana fine, ottima
compattezza, appartiene alla parte occidentale del plutone granitico della Val Masino-Bregaglia. Le
cave sono ubicate lungo la strada del passo dello Spluga, in prossimità di Novate Mezzola. Usato
per bordi di marciapiedi e lastricati stradali.
Sieniti
Rocce intrusive costituite da ortoclasio, plagioclasio, biotite, anfibolo e poco quarzo. Struttura
granulare ipidiomorfa con grana media, colore chiaro, grigio, rosato o violaceo. con punteggiatura
nera. In Lombardia esistono alcune cave di sienite in Val Camonica, però nella nostra zona la più
conosciuta è la sienite di Balma, commerciata con il nome di “granito di Biella” . Le
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caratteristiche tecniche delle sieniti sono simili a quelle dei graniti, sono molto usate in lastre
lucidate per pavimenti, colonne e basi di monumenti
Dioriti
Rocce intrusive costituite da plagioclasio, anfibolo e biotite, struttura granulare ipidiomorfa con
grana da media a fine, colore da grigio scuro a grigio nerastro. Sono rocce molto rare in Italia,
tranne che in alcune zone del massiccio dell’Adamello dove è detta impropriamente “granito
dell’Adamello, in val Biandino (Como), in alta Val Trompia (Brescia) ,a Sondalo (Sondrio). Una
diorite quarzifera della Val Masino viene detta localmente Serizzo, nello stesso plutone si passa,
per arricchimento di ortoclasio in grossi cristalli, fino a 10 cm, ad una varietà detta Ghiandone o
Serizzo Ghiandone, nella cui pasta scura, biotitica, sono visibili i grandi cristalli chiari di
ortoclasio.
Per le loro ottime caratteristiche meccaniche e di durevolezza queste pietre sono state impiegate fin
dai tempi più remoti; a Milano si trovano in alcune costruzioni di epoca romana e nelle murature di
alcune chiese romaniche. In passato grandi quantitativi di queste pietre sono stati estratti dai massi
erratici trasportati da ghiacciai quaternari e depositati in tutta la Brianza.
Rocce effusive
Porfidi
Sono rocce acide, corrispondenti effusive dei graniti, hanno una struttura porfirica ricca di cavità
con cristalli ben formati ( fenocristalli) di quarzo, ortoclasio, biotite e talvolta di minerali molto rari
come il topazio, la massa di fondo é costituita da ortoclasio e quarzo microcristallini. Colore grigio
chiaro, rosa, violaceo o rosso mattone. Nelle Alpi e Prealpi italiane sono presenti grandi depositi
porfirici che vanno dal Biellese al Varesotto (Porfido rosso della Val Ganna), alle Prealpi
bergamasche e bresciane e, soprattutto, nelle valli d’Avisio,, dell’Adige e dell’Isarco. Sono rocce
molto dure e di difficile lavorazione, molto resistenti all’usura. Vengono utilizzati come materiale
da costruzione e decorativo, per massicciate e in cubetti per le pavimentazioni stradali, come pietre
da macina e come ghiaia.
Trachiti
Rocce basiche, sono i corrispondenti effusivi delle sieniti. hanno. struttura porfirica con cristalli
ben formati di sanidino, plagioclasio e biotite in una massa di fondo costituita da cristalli allungati
di sanidino e albite con andamento parallelo, addensate in modo fluidale attorno ai fenocristalli. Il
colore può essere bianco, grigio chiaro, bruno chiaro o verdognolo, hanno una caratteristica rugosità
superficiale (dal greco trachys = aspro, ruvido) . In Italia si trovano particolarmente nei Colli
Euganei ( Padova). Costituisce un ottimo materiale per lastricati stradali e pavimentazioni in genere
in quanto è poco suscettibile a lucidarsi con l’usura, viene usata anche per rivestimenti esterni.
Basalti
Rocce effusive basiche, quasi nere se recenti, ma con tonalità cromatica più chiara, dal grigio, al
verdognolo o al rossastro se alterate.. La struttura é variabile, spesso intersetale, ossia con cristalli
allungati ed orientati a caso, con fenocristalli di olivina, plagioclasio (labradorite) e pirosseno
(augite) massa di fondo di plagioclasio. Pur essendo le rocce effusive più comuni sulla crosta
terrestre, nelle Alpi e Prealpi italiane sono piuttosto rare, affiorano nelle province di Padova e
Vicenza. Forniscono materiale per lastricati stradali o pietrisco per massicciate stradali e ferroviarie,
soprattutto nelle zone adiacenti agli affioramenti, dove vengono impiegati anche nell’edilizia
minore.
Le rocce sedimentarie
Sono costituite da materiali provenienti dalla disgregazione di rocce preesistenti, di qualsiasi tipo.
La formazione di una roccia sedimentaria può essere teoricamente suddivisa in quattro fasi che
possono coesistere ed alternarsi più volte, anche in successione diversa da quella indicata.
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Alterazione - Quando una roccia qualsiasi si trova nelle condizioni di poter interagire con
l’ambiente circostante, si possono innescare dei processi di alterazione che possono essere di tipo
fisico, chimico e biologico, questi tre processi agiscono quasi sempre contemporaneamente,
soprattutto nei climi caldi ed umidi. I prodotti di alterazione sono costituiti da frammenti della
roccia originaria e da nuovi minerali formatisi in seguito a reazioni chimiche, questi nuovi materiali
possono passare, almeno in parte, in soluzione nell’acqua, in forma ionica o colloidale.
Trasporto - Il trasporto del materiale detritico avviene per gravità in seguito a frane o colate, o
per azione della pioggia, dei fiumi, delle correnti marine, dei ghiacciai e del vento.La durata del
trasporto, che avviene generalmente a più riprese, influisce sulla forma dei detriti, sulle loro
dimensioni e la loro composizione mineralogica, in quanto tendono a prevalere i minerali più stabili
e resistenti ai vari processi di alterazione
Sedimentazione La sedimentazione può essere meccanica, chimica o biochimica.
La sedimentazione meccanica riguarda il materiale detritico, essa è legata alla perdita della capacità
di trasporto del mezzo, acqua, vento, ghiaccio. Ad esempio quando un fiume sbocca in un lago la
corrente subisce una diminuzione di velocità, ciò determina la sedimentazione dei detriti trasportati,
accompagnata da una selezione delle particelle in base alle loro dimensioni, densità e affinità con
l’acqua.
La sedimentazione chimica riguarda il materiale trasportato in soluzione che precipita a causa
dell’evaporazione dell’acqua (gesso, salgemma,ecc.) o per reazioni chimiche ( travertino)
La sedimentazione biochimica riguarda ancora il materiale trasportato in soluzione, ad esempio il
bicarbonato di calcio o la silice che possono essere fissati da organismi acquatici per la formazione
del proprio endo od esoscheletro, Dopo la morte degli animali, questi materiali si depositano sul
fondo. Una caratteristica della sedimentazione è la disposizione dei materiali in strati successivi
Diagenesi - Immediatamente dopo la sedimentazione ha inizio la diagenesi, cioè un insieme di
processi chimico-fisici , a temperature e pressioni non elevate, fino a 300-400°C e 2-3 KBar che
portano alla formazione della roccia vera e propria implicando mutamenti di composizione e di
tessitura.In presenza di temperature e pressioni superioni parleremo di metamorfismo.
É consuetudine dividere le rocce sedimentarie in due grandi categorie: Rocce di sedimentazione
detritica (clastiche) e rocce di sedimentazione chimica o biochimica, anche in questo caso la
suddivisione è puramente teorica ed i vari processi possono tranquillamente coesistere; ad esempio
una arenaria contiene granelli di sabbia (sedimentazione detritica), talvolta anche gusci di
conchiglie fossili (sedimentazione biochimica) tenuti assieme da un cemento calcareo o siliceo
(sedimentazione chimica)
Rocce di sedimentazione detritica o clastiche : conglomerati, arenarie, argille,
tufi
La parola clastico deriva del greco klastòs = spezzato, riferita, nel nostro caso, a frammenti di roccia
che, in base alle loro dimensioni, vengono classificati come massi, ciottoli, ghiaie,sabbie, silt ed
argille. Il termine silt è usato per indicare delle sabbie finissime, con i minerali delle argille,
costituiti da frammenti altrettanto piccolissimi, costituiscono i detriti più fini e corrispondono agli
attuali fanghi.
Nelle rocce clastiche questi frammenti sono tenuti assieme da un cemento di “origine chimica” che
si forma per precipitazione di sostanze disciolte nelle acque che percolano attraverso il deposito. I
cementi più comuni sono costituiti da silice, calcare o argilla, sono comunque frequenti cementi
costituiti da altri materiali, come gesso od ocre di ferro.
Conglomerati
Tra le rocce clastiche i conglomerati rappresentano il termine più grossolano, le dimensioni dei
singoli frammenti detritici vanno da un minimo di 2 mm ad un massimo di 256 mm (scala di
Wenwort) e corrispondono alle attuali sabbie grossolane, ghiaie e ciottoli, i processi diagenetici
principali sono la compattazione del detrito e la precipitazione del materiale cementante.
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La composizione mineralogica può essere molto varia in quanto corrisponde a quella del bacino di
provenienza del materiale. I conglomerati prendono il nome di puddinga se contengono
frammenti arrotondati ed il nome di breccia se contengono frammenti spigolosi. In alcune zone
della Lombardia le puddinghe vengono chiamate ceppo (nel dialetto comasco cep significa roccia).
Ceppo Lombardo - Conglomerato costituito da frammenti arrotondati di rocce di varia
composizione legati da un cemento calcareo, la grana è molto variabile, la compattezza varia da
buona a mediocre. Appartiene ad una formazione dell’era quaternaria di origine fluvio-glaciale che
affiora nella zona compresa tra le Prealpi e l’alta pianura lombarda, dalla provincia di Varese fino a
quella di Brescia. Viene distinto in tre varietà: ceppo rustico, formato da grossi ciottoli e ghiaie,
multicolore, ceppo mezzano,contiene ghiaie di diversa pezzatura, ceppo gentile, contiene
sabbie più o meno grossolane passando gradualmente ad arenaria, il colore è grigio giallastro.
L’uso delle tre varietà è condizionato dalla loro granulometria, il rustico viene usato per gli zoccoli
degli edifici, il mezzano è utilizzato nelle membrature, il gentile è adatto per decorazioni e sculture.
Si tratta di una delle pietre più usate a Milano, il suo uso è documentato fin dall’età comunale
(Loggia dei Mercanti, chiese romaniche); dopo un calo di interesse nel rinascimento torna ad essere
impiegato nel XVI secolo (Palazzo Marino, chiese di San Lorenzo e di San Sebastiano), nel secolo
XVIII viene abbinato alle superfici intonacate. A Pavia fu utilizzato soprattutto nel periodo
medioevale nelle murature di chiese e torri
Brecce - Con il termine di breccia si indicano quei conglomerati in cui i clasti non hanno
subito trasporto ed hanno mantenuto quindi gli spigoli vivi, esse hanno origine da frane e crolli.
Macchiavecchia – Marmi di Arzo - Breccia calcarea di colore molto variegato, ha avuto
origine da frane in corrispondenza della formazione dei Calcari selciferi lombardi successivamente
cementate. Le cave sono ubicate vicino ad Arzo, in Svizzera sulla strada che da Viggiù porta a
Mendrisio. Il loro impiego è limitato a scopi ornamentali per interni, soprattutto per la perfetta
lucidabilità che ne risalta il colore variegato. Usato per pilastri, portali, altari e balaustre in molte
chiese di tutta la Lombardia, da pessimi risultati se viene usato per esterni ( ad es: pavimentazione
dei portici di Varese)
Oficalci – brecce costituite da frammenti di serpentini di colore verde più o meno scuro, talvolta
rosso o violaceo per ossidazione del ferro e del manganese contenuti, il cemento, di colore bianco, è
di solito di natura calcarea, raramente siliceo. Comuni in tutte le Alpi e nell’Appennino ligure, sono
commerciate con nomi tipo “marmo verde di...” o più semplicemente “verde di...” Sono molto usate
come materiali decorativi in lastre per rivestimenti e pavimentazioni in ambienti interni o comunque
protetti. ( ad es: stazione F.N., Milano Cadorna)
Arenarie sono costituite da sabbie e silt cementati, le dimensioni dei clasti variano tra 2 e 0,062
mm , i depositi di arenaria sono diffusi in terreni di tutte le età geologiche e presentano una
caratteristica giacitura stratificata, spesso intrecciata. Sono molto diffuse in tutta la zona prealpina.
Pietra di Viggiù e pietra di Saltrio - Arenarie calcaree, si distinguono due varietà, una
a grana media di colore nocciola ed una a grana fine di colore grigio. Appartengono alla formazione
dei “calcari selciferi lombardi, del Giurassico, che affiora in tutta la fascia sud prealpina della
provincia di Varese Le cave sono ubicate nella Val Ceresio in prossimità del confine svizzero
(Brenno, Viggiù, Saltrio) alcune sono coltivate in galleria a causa del limitato spessore dello strato
utile sovrastato da strati di roccia ricca di selce e quindi non utilizzabile. L’uso, già presente nel XV
secolo, diventa massiccio nei secoli XVII e XVIII, per membrature di facciate ed archi e in
moltissimi esempi di edilizia civile per portali, finestre e balaustre. L’uso è cessato nel XIX secolo
con l’avvento delle decorazioni in cemento.
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Pietra molare (o molera) – Arenaria costituita da quarzo e muscovite con cemento
calcareo, di colore giallo grigio, con grana medio fine, dura e tenace. Appartiene alle formazioni
calcareo-arenacee del cretacico –paleocene, gli affioramenti sono presenti in tutta l’alta Brianza e le
cave principali erano ubicate nella zona di Viganò e di Oggiono. Oltre che per macine e mole, da
cui deriva il nome, è stata usata in molte città lombarde, soprattutto a Como, in Brianza (villa reale
di Monza) ed a Milano per elementi decorativi in molti palazzi del XVII e XVIII secolo ma la sua
scarsa durabilità obbligò spesso a sostituzioni in un breve spazio di tempo.
Pietra di Sarnico - Anch’essa e un’arenaria costituita da quarzo e muscovite, con cemento
calcareo, di colore grigio o giallastro, grana fine, compattezza buona. Affiora tra Sotto il Monte
(Bergamo) e la sponda meridionale del lago d’Iseo. Le cave più importanti sono ubicate sopra
Sarnico e tra Paratico e Capriolo, altre cave sono ubicate sul monte Canto presso Mapello. Il suo
impiego è stato notevole nella città di Bergamo e nelle località vicine alle cave
Pietra Simona - Arenaria costituita da quarzo e muscovite con cemento argilloso – ematitico,
colore viola, grana fine, struttura laminata con tracce tortuose dovute all’azione di organismi
limivori nel sedimento ancora fresco. Appartiene ad una formazione del periodo Permiano che
affiora sul versante destro della media Valle Camonica, le cave principali erano ubicate presso
Darfo (Brescia). Come altre pietre colorate ha avuto un impiego finalizzato a particolari effetti
cromatici: cornici e modanature nella chiesa della Certosa di Pavia e nel cimitero Monumentale di
Milano.
Arenaria Pavese - Arenaria costituita da quarzo e muscovite con cemento calcitico, colore
giallastro, grana fine, appartiene alla formazione terziaria delle Arenarie di Monte Arzolo che
affiora nella prima fascia collinare appenninica a sud di Pavia, le cave, tutte di modeste dimensioni,
erano ubicate nella zona tra Casteggio e Broni. questa arenaria è stata molto usata a Pavia (Chiese
romaniche ) e per numerosi castelli e chiese dell’Oltrepò pavese.
Le argille - sono costituite da piccolissimi cristalli di fillosilicati derivanti dalla alterazione di
altri silicati, mescolati con quantità variabili di sabbie, silt ed altri materiali detritici. Inutilizzabili
direttamente come materiali da costruzione, costituiscono la materia prima per la produzione dei
laterizi ( mattoni, tegole, ecc.).
Le marne sono rocce calcaree che contengono una percentuale elevata di argilla, sono presenti
tutti i termini di passaggio tra i calcari e le argille. Si tratta di rocce di colore variabile, sottilmente
stratificate e spesso addirittura scagliose, si rompono con grande facilità e per questo sono del tutto
inutilizzabili come pietra da costruzione, sono invece utilizzate per la produzione delle calci
idrauliche e dei cementi.
I tufi -
rappresentano un gruppo a parte in quanto derivano dalla cementazione di clasti prodotti
da eruzioni di tipo esplosivo. Presenti anche nella zona Alpina e Prealpina hanno avuto un impiego
limitato all’edilizia locale. In alcune località il nome di “tufo calcareo” viene dato impropriamente
ad una varietà di travertino spugnoso (pietra spugna) e ad alcuni calcari organogeni teneri.
Rocce di sedimentazione chimica e biochimica- calcari, dolomie, evaporiti
Calcari - sono rocce sedimentarie costituite quasi esclusivamente da calcite, possono però essere
presenti quarzo ed altri minerali.
Nero di Moltrasio - Roccia calcarea, colore grigio scuro, grana fine, compattezza buona;
appartiene alla formazione dei calcari selciferi lombardi presente sulla sponda sud occidentale del
lago di Como, le cave principali sono ubicate nelle vicinanze di Moltrasio Como) a poca distanza
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dalla riva del lago. Ha il difetto di decolorarsi se esposta all’aria. Usata per i muri di molte chiese e
per la cinta muraria di Como.
Nero di Varenna (Lecco ) - Roccia calcarea a grana finissima (micrite), di colore nero
intenso e molto compatta, affiora sulla sponda centro orientale del lago di Como, le cave sono
ubicate a monte di Varenna; è stata usata soprattutto nel Rinascimento, a causa del suo colore nero
veniva utilizzata in piccoli elementi, come cornici, modanature o tondi, in contrasto cromatico con
rivestimenti in marmo bianco (es. certosa di Pavia) Il colore nero è dovuto al fatto che il materiale
originario, ricco di resti organici derivanti specialmente da fitoplacton, si è depositato in ambiente
subacqueo privo di ossigeno sotto forma di fanghiglia in lenta putrefazione (sapropelite) Quando
la pietra viene messa in opera le sostanze organiche si ossidano provocando una decolorazione
irreversibile.
Nero di Bergamo - Roccia calcarea (micrite) colore nero intenso, grana molto fine,
compattezza buona, le cave principali sono ubicate a Cene (nero venato antico) ed a Gazzaniga (
nero d’Italia, nero venato orobico), in Val Seriana, usata con pietre bianche per evidenziare il
contrasto cromatico, molto usata nel bergamasco soprattutto nei secoli XVII e XVIII, ma si trovano
anche esempi di architettura rinascimentale (cappella Colleoni). Come la pietra di Varenna tende
a schiarire una volta esposta all’aria.
Botticino - Roccia calcarea semicristallina, parzialmente metamorfosata, con grana molto fine,
di colore bianco crema rosato con sottili venature dovute a infiltrazioni di ossidi ferrici di colore da
giallo bruno a rossiccio., appartiene ad una formazione del Giurassico Inferiore detta “Corna” che
affiora nella prima fascia collinare ad est di Brescia, le cave principali, tuttora attive sono ubicate
nella zona di Botticino Mattina e dell’altopiano di Serle, interessando un’area molto vasta. L’uso
del botticino è stato massiccia specialmente a Brescia con edifici di epoca romana, diverse chiese
(S. Maria dei Miracoli), ed edifici rinascimentali, molto usato anche a Cremona (Duomo e
Battistero, palazzo Comunale,S.Agata) e a Mantova (S. Sebastiano, S: Barnaba), meno usato a
Bergamo (facciata del Duomo),ed a Milano (Cimitero Monumentale)
Pietra di Verona - Roccia calcarea (biomicrite) di colore da rosso a bianco, grana fine,
stratificazione sottile accompagnata da livelli argillosi, struttura nodulare dove i noduli, di
composizione calcarea, sono costituiti da gusci fossili più o meno frammentati di ammoniti.Presente
in numerose varietà, appartiene alla formazione del rosso ammonitico del periodo giurassico, le
cave principali, ancora attive, sono ubicate a S. Ambrogio ed a Domegliara, presso Verona . L’uso
di questa pietra è documentato fin dall’epoca romana. In Lombardia è stata utilizzata in funzione del
colore e della lucidabilità, nell’ottocento è stata impiegata a Milano nella galleria Vittorio Emanuele
e nella pavimentazione dei portici di piazza del Duomo.
Pietra di Vicenza - Roccia calcarea.colore da bianco a giallastro, grana media,
stratificazione massiccia, appartiene alla formazione delle calcarenite di Castelgomberto, del
periodo eocenico, caratterizzata da sedimenti di scogliera ricca di frammenti di gusci fossili, le cave
sono ubicate nella zona nord-orientale dei colli vicentini : Costozza, Nanto, San Germano, San
Gottardo. Ogni cava fornisce materiale leggermente diverso. Anche per questa pietra l’uso è
documentato fin dall’epoca romana, a Milano è stata usata nelle decorazioni della facciata del teatro
della Scala e della villa Reale.
Maiolica - Calcare compatto a grana finissima, bianco, con frattura concoide, spesso con lenti e
noduli di selce nera, grigia o rossastra. Comune nella fascia meridionale delle Prealpi, ha avuto un
larghissimo impiego nell’edilizia locale.
Travertini ed alabastri.
Rocce calcaree di origine chimica, si formano con lo stesso processo che porta alla formazione dei
cementi calcarei nelle rocce clastiche e delle incrostazioni calcaree sulle pareti di ceramica delle
vasche da bagno. L’acqua presente nel terreno contiene sempre quantità variabili di bicarbonato di
calcio in equilibrio dinamico con anidride carbonica ed una piccolissima quantità di carbonato di
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calcio, quasi insolubile in acqua, Quando l’anidride carbonica può sfuggire dal sistema, il
bicarbonato di calcio si decompone formando carbonato di calcio:
Ca(HCO3)2 → CaCO3 + CO2 + H2O
Il travertino si forma da lungo le rive di fiumi e torrenti, vicino a cascate o lungo le gole, per
azione di acque calcaree che gocciolano su foglie, muschi, rametti, formando una incrostazione di
carbonato poco insolubile. In seguito i vegetali si decompongono lasciando delle cavità che possono
essere parzialmente riempite da una ulteriore deposizione di carbonato. Si tratta di una roccia non
geliva e duratura, lucidabile, adatta anche per esterni, per lavori decorativi ed architettonici come
rivestimenti, pavimentazioni e sculture. (scultura all’ingresso della sede di via Manara)
L’alabastro ha un’identica origine chimica, ma si forma molto più lentamente, in ambienti
tranquilli e privi di residui vegetali, come l’interno delle grotte calcaree. Stalattiti e stalagmiti sono
di alabastro. Ha una struttura compatta e zonata, visibilmente cristallina. Veniva estratto in piccoli
blocchi ed era usato per pavimenti, rivestimenti e per piccoli oggetti.
Travertino di Angera , Varese. Di colore giallo paglierino, fu usato nella costruzione del
Palazzo di Giustizia e di altri edifici di Varese, sia a scopo ornamentale che architettonico.
Dolomie
Sono costituite prevalentemente dal minerale dolomite: (Ca,Mg)CO3 Sono presenti tutti i termini di
passaggio con i calcari
Pietra di Angera - Roccia sedimentaria a composizione dolomitica, colore rosa, giallo o
bianco, grana finissima, (micrite) elevata porosità con cavità uniformemente distribuite, appartiene
alla formazione della “dolomia principale” del Triassico, le cave sono ubicate presso l’abitato di
Angera (Varese) sulla sponda orientale del lago Maggiore, una pietra simile si trova ad Arona
(Verbania) sulla sponda opposta del lago. Il suo impiego è stato notevole fin dal 1200, anche per la
facilità di lavorazione, nel 1600 le cave vennero abbandonate perché compromettevano la stabilità
della sovrastante rocca dei Borromeo. Usata per murature, facciate, colonne
Marmo di Zandobbio - Roccia sedimentaria di composizione dolomitica impropriamente
chiamata marmo, colore rosa o bianco con fessurazioni caratteristiche disposte a reticolo, le cave
sono ubicate all’imbocco della val Cavallina presso l’abitato di Zandobbio (Bergamo). Il suo
impiego, diffuso fin dal periodo rinascimentale, è concentrato a Bergamo (Cappella Colleoni,
Palazzo Nuovo, porte delle mura)
Evaporiti
sono rocce formatesi in seguito alla precipitazione da soluzioni sature in bacini lagunari con climi
caldi ed aridi. In campo architettonico hanno importanza i depositi di solfato di calcio: gesso
CaSO4 · 2H2O ed anidre CaSO4
Volpinite o Bardiglio di Bergamo - Anidrite estratta a Volpino (Bergamo), di colore
bianco grigiastro, simile ad una varietà di marmo apuano, usata in lastre per decorazioni o come
materiale da costruzione, ma solo per interni in ambienti protetti dall’acqua. L’uso principale del
gesso è quello di legante che si ottiene tramite cottura e macinazione del minerale
Rocce metamorfiche
Sono rocce che hanno subito modificazioni nella composizione mineralogica, nella struttura o nella
tessitura, in seguito a variazioni più o meno drastiche di temperatura e di pressione all’interno della
crosta terrestre. In queste condizioni i minerali contenuti nelle rocce, magmatiche, sedimentarie o
già precedentemente metamorfiche, reagiscono tra loro fino ad adeguarsi alle nuove condizioni di
equilibrio. Queste reazioni avvengono essenzialmente allo stato solido, con una lentezza estrema.
Marmi
Con questo termine si dovrebbero intendere soltanto i materiali cristallini, con struttura saccaroide,
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derivati da rocce di origine sedimentaria, costituiti prevalentemente da calcite o dolomite, talvolta
con piccole quantità di silicati ed altri minerali. e che abbiano subito un certo metamorfismo. Poi,
nella terminologia commerciale il significato si è esteso a comprendere anche i calcari compatti
lucidabili, nel linguaggio letterario il significato della parola si è poi esteso ulteriormente fino a
considerare marmi tutte le rocce che possono essere ridotte in lastre e lucidate a specchio. I marmi
costituiti unicamente da calcite sono bianchi e traslucidi, nella maggior parte dei casi, però,
presentano colorazioni molto varie dovute ad impurezze costituite essenzialmente da minerali di
ferro e manganese, silicati e particelle di natura carboniosa. Anche la grana è molto diversificata, in
base al grado di metamorfismo subito, la scistosità è molto ridotta.
Marmo di Candoglia - Marmo a composizione calcitica, colore rosa tenue o grigio spesso
con venature nerastre, grana media, compattezza buona, fa parte di lenti di piccole dimensioni
disposte verticalmente nella formazione dioritico-kinzigitica della zona Ivrea-Verbano Le cave sono
ubicate a monte dell’abitato di Candoglia (Verbania) utilizzate forse già in epoca romana,
attualmente sono in funzione la cava madre, coltivata in galleria, che fornisce materiale di ottima
qualità e la cava Cornovo coltivata a cielo aperto, che fornisce materiale molto venato. Fin dal
1387, in base ad un privilegio concesso da Gian Galeazzo Visconti, il materiale cavato è riservato
alla fabbrica del duomo di Milano dove è stato utilizzato per il rivestimento, le decorazioni e le
sculture
Marmo di Crevola - Marmo a composizione dolomitica, colore da bianco a grigio con
venature, grana medio fine, compattezza buona, le cave sono ubicate presso l’abitato di Crevola
nell’alta val d’Ossola, usato per la costruzione del duomo di Pavia
Marmo di Musso - Marmo a composizione calcitica, colore grigio o bianco, grana medio
grossa, compattezza ottima.appartiene a lenti contenute nelle rocce gneissiche del basamento
subalpino affioranti nell’area dell’alto lago di Como, le cave principali sono ubicate sopra l’abitato
di Musso. Il suo impiego è stato notevole fin dall’antichità romana, soprattutto a Como per sculture
e parti architettoniche di edifici, portali e decorazioni di edifici pubblici e civili, rivestimento del
duomo, a Milano le colonne di San Lorenzo.
Argilloscisti
Queste rocce presentano alcune caratteristiche che le pongono a metà strada tra le sedimentarie e le
metamorfiche, tanto che alcuni autori le classificano tra le sedimentarie. Tra le più conosciute
ricordiamo le Ardesie, molto comuni nelle Alpi, hanno colore scuro per inclusione di sostanze
carboniose, grana finissima, notevole scistosità con facile fissilità in lastre sottili, sono usate per
coperture di tetti, per gradini e pavimenti rustici. In Lombardia vengono estratte specialmente in
alcune località in provincia di Bergamo, tra cui Ardesio, nell’alta Val Seriana. Anche la lavagna è
una varietà di ardesia estratta a Lavagna, in Liguria.
Filladi
Rocce a basso grado di metamorfismo, rappresentano il termine di passaggio tra gli argilloscisti ed i
micascisti.. Sono composte essenzialmente da quarzo, miche e cloriti, hanno lucentezza sericea in
superficie, grana medio fine, colore da grigio a grigio verde e grigio nerastro, scistosità notevole
con facile fissilità; sono comuni nelle Alpi, vengono usate in lastre per la copertura di tetti
nell’edilizia minore alpina
Micascisti
Rocce scistose con struttura a cristalli ben evidenti, composte essenzialmente da quarzo e miche,
spesso con granati, il quarzo può prevalere sulle miche, passando a quarziti micacee. Comuni nelle
Alpi, hanno colore scuro, grana grossolana, e scistosità notevole, le lastre ottenute hanno però una
bassa resistenza, molto inferiore a quella delle beole, per questo motivo sono utilizzate raramente e
nell’edilizia minore, soprattutto in lastre per copertura di tetti
Quarziti
Con il progressivo impoverimento in minerali micacei, i micascisti passano gradualmente alle
quarziti scistose e poi alle quarziti vere e proprie. Le prime contengono ancora una sufficiente
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quantità per potersi dividere facilmente in lastre, anche piuttosto sottili e resistenti, usate come
materiale per coperture di qualità grossolana e per la pavimentazione di aree non carreggiate. Le
seconde, prive o poverissime di mica, sono difficilmente divisibili e non lavorabili come materiale
da costruzione, quando sono abbastanza pure sono utilizzabili nell’industria del vetro e della
ceramica. Fino agli anni 60 del secolo scorso la raccolta di ciottoli di quarzite nel greto del Ticino
rappresentava una piccola fonte di guadagno per un discreto numero di persone.
Serpentiniti
Rocce derivate dal metamorfismo più o meno spinto di peridotiti e di altre rocce contenenti silicati
di ferro e magnesio come l’olivina,. sono costituite essenzialmente da serpentino.di colore verde,
chiaro o scuro, fin quasi a nero, grana fine, la tessitura può essere fibrosa con notevole scistosità
oppure massiccia priva di scistosità. Lavorate a spacco in lastre sottili, dette localmente “piode” ,
sono utilizzate per la copertura di tetti e per rivestimenti interni. Le oficalci, costituite da frammenti
di serpentinite con cemento calcareo sono già state descritte tra le brecce.
Serpentinite della Val Malenco - Roccia costituita da serpentino, colore verde scuro che
tende a schiarire col tempo, scistosità più o meno accentuata, fissilità ottima, appartiene al gruppo
delle “rocce verdi” che affiorano nella val Malenco, le cave sono ubicate sui due versanti della
valle,a Chiareggio si coltiva una varietà scistosa, a Torre s. Maria una varietà massiccia. Ha
impiego locale per coperture di tetti
Pietra d’Oira - Serpentinite cavata sulla sponda occidentale del lago d’Orta, in comune di
Nonio, caratteristica di questa pietra è il colore bronzeo che assume con il tempo, usata
specialmente nell’architettura rinascimentale, a Milano possiamo ricordare il portale di S. Maria
delle Grazie, il Chiostro occidentale di Sant’Ambrogio e la facciata di S. Raffaele
Gneiss
Con il nome di gneiss erano indicate le rocce metamorfiche scistose con una composizione
mineralogica simile a quella dei graniti, ossia formate essenzialmente da quarzo, feldspati e miche,
gradualmente il significato di questa denominazione si è allargato fino a comprendere anche rocce
contenenti anfiboli o pirosseni.. Sono di solito di colore grigio chiaro, con scistosità accentuata
Beola - Gneiss costituito da quarzo e feldspato con muscovite, colore grigio con macchie e
striature bianche, scistosità molto pronunciata. Le cave principali sono ubicate sopra l’abitato di
Beura (Verbania). La beola ha avuto un impiego molto diffuso nell’edilizia civile, è stata usata in
lastre per i gradini delle scale, nei balconi, in zoccoli di rivestimento esterno e come materiale per
murature. In alcune località gli gneiss tabulari come le beole vengono chiamati sarizzi o serizzi, da
non confondere con il serizzo già descritto tra le rocce magmatiche.
Calcescisti
Rocce costituite essenzialmente da calcite, miche e sostanze carboniose, derivate dal metamorfismo
di marne, sono molo diffuse nelle Alpi occidentali e centrali, la tessitura è marcatamente scistosa
per la disposizione regolare subparallela delle lamine di mica; sono di colore da grigiastro a nero e
ad un esame superficiale si possono confondere con gli gneiss , sono però tra le rocce meno
resistenti e più facilmente alterabili, tanto da essere considerate tra i substrati più infidi e pericolosi.
Il loro uso nell’edilizia è sconsigliato.
Bibliografia
R. Bugini, L.Folli Lezioni di Petrografia Applicata CNR
M. Pieri Marmologia ed. Hoepli
E. Artini Le Rocce ed. Hoepli
A Mottana, R.Crespi, G.Liborio Minerali e rocce ed. Orsa Maggiore

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