un rave continuo a continuous rave

Transcript

un rave continuo a continuous rave
portfolio
un rave continuo
a continuous rave
1998 ~ 2013
Le sovrapposizioni di Davide Bramante - prima di ogni scelta di un qualsiasi soggetto - non sono il
frutto di una possibilità tecnica , ma l’espressione migliore di una idea.
d a v i d e b r a m a n t e
my own rave New York 1998 (China town)
d a v i d e b r a m a n t e
biografia
Davide Bramante nasce a Siracusa il 7 Novembre 1970 da Salvatore e Santina Andolina. Il padre è impiegato come infermiere presso il locale
manicomio di Siracusa; la madre fa la sarta in casa. A dire il vero anche il padre per tutta la vita lavorativa fa il sarto, ma da quando nasce Davide lo
farà come secondo lavoro. Davide è “un figlio d’Archimede” vero e proprio; il padre, infatti, nacque sotto i bombardamenti alleati. La nonna incinta,
come tanti in quel periodo, si rifugiò dentro una “grotta” della zona, che successivamente prese il nome di Parco Archeologico di Siracusa e che
ad oggi, comprende: il Teatro Greco, l’Anfiteatro Romano, l’Ara di Ierone, l’Orecchio di Dionisio, la Grotta dei Cordari e la Tomba di Archimede. Il 30
gennaio del 1943 dentro la “Tomba d’Archimede” nacque Salvatore Bramante. Per Davide egli rimane l’unico grande esempio e mito da seguire in
quanto uomo calmo, pacato e razionale. Davide però, è certo, suo malgrado, che il detto “tale padre, tale figlio” non è poi così tanto veritiero anzi;
sostiene che si salti sempre una generazione e che quindi dovrebbe essere corretto in “Tale nonno, tale nipote”; tale affermazione deriva da un’infinita serie di esempi, i più lampanti ai suoi occhi, le somiglianze caratteriali con il nonno paterno Francesco e la somiglianza di suo figlio Leandro
con suo padre Salvatore.
Molto probabilmente oggi Davide si è formato ed è diventato artista a causa dei genitori sarti in casa. Sin da bambino li osservava tracciare segni
a mano libera sui tessuti con i gessi, tagliare e cucire, sempre a mano libera. A questo si aggiunge il contributo fornito da nonno Francesco (chiamato dai nipoti Nonno Ciccino)che, sin da quando Davide era in tenera età, gli chiedeva <..sai chi era il Bramante? ...sai che fece il Bramante?…>.
Davide, un po’ per curiosità, un po’ per saper rispondere a suo nonno, inizia già a 8 anni a fare ricerche su questo artista, appassionandosi sempre
più alla storia di Donato Bramante e dell’arte tutta.
Ovviamente si iscrive al locale Istituto statale d’Arte nella sezione “metalli e oreficeria”, e a 14 anni, scopre l’arte contemporanea, andando a visitare
una mostra di Anish Kapoor; nello stesso anno visita la personale di Alfredo Romano “Energia per quadri che non sono solo quadri” e poi la collettiva “Mater Dulcissima” con artisti come Mimmo Paladino, Janis Kounellis, Arnulf Rainer, Michelangelo Pistoletto, Emilio Vedova …………..
Siracusa in quegli anni (stiamo parlando degli ’80), è un buon centro per l’arte contemporanea. Tutti gli artisti internazionali che passano da quelle
parti possono confrontarsi con una storia millenaria e con personaggi come Archimede, Platone, Caravaggio, nonché, con una città che ha visto
nascere il “Mimo” e la “Commedia”. Presso la Chiesa dei Cavalieri di Malta e il Centro d’arte contemporanea si tengono mostre personali, di quelli
che sono stati gli artisti internazionali più interessanti dell’ultimo ventennio del secolo scorso.
Davide s’innamora sempre più delle arti figurative; sembra quasi non condividere più i giochi e le scelte dei suoi amici e coetanei. Si allontana
sempre più dalle piazzette, dove ci si incontra principalmente per commentare le partite di calcio o per pianificare le serate in discoteca. Anche
quando d’estate va in spiaggia, porta sempre con sé riviste d’arte contemporanea come Flash art e Tema Celeste. A scuola predilige le materie
d a v i d e b r a m a n t e
my own rave
d a v i d e b r a m a n t e
pratiche e la storia dell’arte, anche se non è troppo amato dalla docente di questa disciplina, che pretende solo date e racconti a memoria presi
“pari pari” dall’Argan. Finalmente si diploma e si trasferisce a Torino per frequentare l’Accademia Albertina di belle arti. L’Accademia di questa città
non ha importanti docenti ma Torino è ricca, sprizzante d’arte in ogni angolo di strada o piazza e i suoi artisti sono tra i più amati d’Italia. Vi sono “i
poveristi” come la famiglia Merz, Gilberto Zorio, Giulio Paolini, Giovanni Anselmo, Michelangelo Pistoletto, Alighiero Boetti, Giuseppe Penone e poi
Gastini, Mainolfi, Salvo, e Nicola De Maria importante esponente della TransAvanguardia, i giovani “Pittori Mediali”, ecc… Tutti abitano tra piazza
Vittorio Veneto e via Po, proprio dove vive Davide che, spesso entra in contatto con loro come assistente di studio o quando per gli allestimenti,
lavora presso la galleria “Giorgio Persano”; proprio sopra la galleria, al quarto piano di P.zza V. Veneto n.9, prende in affitto una soffitta che per molti
anni sarà sua casa e studio allo stesso tempo; una modestissima dimora, senza acqua calda, né una cucina vera e propria, appena una doccia e per
letto uno strato di gommapiuma da pressa industriale che la notte sdrotola per andare a dormire sotto un piumone prestato da un’amica. Sono
gli anni più belli, i più intensi artisticamente parlando; non importa se mancano tutte le comodità, o se mancano i soldi per mangiare. Lui stesso si
ritrova spesso ad esclamare: < sono così povero ed ho così tanta fame, che prima di mangiarmi le unghie, apparecchio >.
L’arte e la creatività sono con lui. Tutto ciò che desidera è fare arte e mostrarla. Ad aiutarlo sono Mirella Bandini sua grande sostenitrice, assieme a
Marcello Levi e all’amico Turi Rapisarda; Davide li considera la sua nuova famiglia. Mirella lo istruisce, Marcello lo sfama e Turi gli tiene compagnia
nei mille combattimenti per costruirsi un’immagine e non solo. Sono anni di militanza artistica e politica, anni passati tra le sale del Castello di
Rivoli e i Centri Sociali, che difendono il territorio dalla distruzione e dalla TAV. Sono gli anni in cui Torino si rifà “il trucco”, si ridisegna e si trasforma
da città industriale in forte declino, a città turistica che riscopre e rivaluta i propri “gioielli di famiglia” con fare vincente. Laureatosi nel 1995 con
il massimo dei voti, Davide inizia a viaggiare continuamente, tra l’Italia e gli Stati Uniti, dove tra 1998 e il 1999 vince due borse di studio, presso
la prestigiosa Franklin Fournace Foundation (ancora oggi dal 1969, anno di fondazione, è l’unico artista italiano tra i centinaia selezionati ad aver
vinto una borsa di studio) e partecipa ad una mostra collettiva al MOMA di NY. Nel 2000 dopo un breve soggiorno a Londra, decide di rientrare in
Italia per trasferirsi definitivamente a Siracusa, dove qualche mese dopo, nasce il suo primogenito, Leandro Donato Bramante e qualche anno più
tardi Mirea Miami. Oggi Davide è riconosciuto a livello internazionale per aver esposto e lavorato quasi in ogni parte del mondo, dalla Cina, alla
Corea del Sud, dagli Stati Uniti alla Spagna .Oggetto di ammirazione sono le sue photos di grosso formato che ritraggono le città metropolitane
del mondo, realizzate con un’originalissima tecnica fotografica (del tutto personale), risultato di esposizioni multiple comprendenti da 4 a 9 scatti
fatti in fase di ripresa non digitali. Da sempre ha sperimentato e sperimenta linguaggi video, (dal 1992 al 1995 con il Gruppo ANDA ha realizzato
video istallazioni interattive e più di 20 opere video, con mostre in Italia e all’estero) istallazioni materiche, istallazioni ambientali come per “L’isola
dei Pirati” (in occasione della quale, per tutta una notte, per le calle di Venezia, ha istallato più di 2000 bandiere dei pirati). Le opere fotografiche di
d a v i d e b r a m a n t e
Bramante nascono, dal suo sangue siciliano, risultato di un giusto mix tra Arabo, Normanno, Romano e Spagnolo; un po’ come il maestoso Duomo di Siracusa, che da Tempio Dorico, è stato trasformato con diversi rimaneggiamenti in luogo di culto cristiano, e dove sia all’esterno che al suo
interno, si trovano e riscontrano infiniti stili architettonici. Da sempre cerca di conciliare nel suo lavoro le tre cose che ama di più: l’arte, la fotografia
e il viaggio. Non a caso, lui stesso ama definirsi come “un instancabile piccione viaggiatore”; infatti parte per lunghi viaggi, ma fa sempre ritorno
a casa. I piccioni viaggiatori sono i suoi amati animali, a cui dedica diverse ore di lavoro/svago ogni giorno, e grazie a loro non ha mai smesso di
“guardare il cielo”. Il suo hobby, nonché sua “pet therapy”, sono le gare con i piccioni viaggiatori. Ogni anno, la sua collezione si arricchisce di trofei,
coppe, medaglie e targhe vinte grazie a questa passione inconsueta, per un animale spesso sottovalutato e odiato.
Davide ha, da qualche anno, un piccolo studio nel cuore di Siracusa,l’isola di Ortigia, precisamente nella zona della “Graziella”, antico borgo di pescatori; in questo piccolo “studiolo”, come lui stesso ama definirlo, riceve ed ospita tutti gli amici dell’arte che incontra e conosce e ha conosciuto,
nei suoi lunghi viaggi per il mondo.
... pochi sanno che Davide Bramante non ha iniziato la sua carriera artistica come fotografo. Alla fine degli anni ottanta costruiva sculture, realizzava installazioni il cui soggetto era “l’ombra”. La facenda è sintomatica, perchè cosè la fotografia se non un gioco di ombre ? E, ancor più, cos’è la
fotografia di Davide Bramante se non una continua sovrapposizione di ombre?
... Few people know that Davide Bramante began his artistic career as a photographer. At the end of the eighties built sculptures, installations realized whose subject was “the shadow.” Into the matter is symptomatic, so what is the photograph if not a game of shadows? And, more importantly,
what is photography of David Bramante if not a continuous superposition of shadows?
Marco Meneguzzo
d a v i d e b r a m a n t e
Davide Bramante was born in Siracusa Nov. 7, 1970.
In 1999, he returned to live in Siracusa after thirteen years between Torino, Roma, Bologna, Milano and New York.
He operating since 1991, creates video works, installations and photographs.
Davide Bramante, photographer, representes and takes part in the most important cultural debates across the world, with his peculiar work.
His works are between myth and contemporariness of our international cities, like a “cultural rave”, just to use youth words.
His way of working is an exact photograph of contemporary society: he’s able to still the spots he choose in the metropolises where is lives, or he
visits or he knows.
A timeless traveler, like our nowadays society is bound to be, with a continous exchange of goods, cultures, religione, ideas, dreams, hope and
stories.
His photographs are then the result of a visual and cultural stratification which imitates the overlae of styles and cultures in our modern european
metropolises.
Square, markets, commercial images, bridges, station blend in a continuum which is at the same time synthesis and sign of the contemporariness
we live from Paris to Amsterdam, from Milan to Berlin, from Prague to Madrid.
Today, cinema, Tv, art, fashion, philosophy, antropologo express, show, deal with all these aspects.
Davide has photographed:
New York, Las Vegas, Los Angeles, Parigi, Londra, Dublino, Atene, Berlino, Hong Kong, Pechino, Shanghai, Havana, Praga, Basilea, Zurigo, Milano,
Roma, Mosca, Ginevra, Miami, Amsterdam, Madrid, Lisbona, Barcellona, Napoli, Bologna, San Pietroburgo....
d a v i d e b r a m a n t e
into the fiction
DB ha sempre amato lavorare a più progetti parallelamente, accanto a “My Own
Rave”, “Circo Bramante” e “Storie Pirata” tra il 2000 e il 2004 lavora alla serie “Into
the fiction”. Per la realizzazione l’artista si reca dentro le sale cinematografiche,
durante le proiezioni filmiche ruba i fotogrammi dei film. Componendoli con la
sua tecnica delle esposizioni multiple in fase di ripresa crea opere che ci riconducono all’interno del film. Spesso unisce due film diversi creandone uno personale.
DB has always loved working on multiple projects in parallel, next to “My Own
Rave”, “Bramante Circus” and “Pirate Tales” between 2000 and 2004 working on
the series “Into the fiction.” For its implementation, the artist went into the movie
theaters during the film screenings steals the film frames. Composing with his
technique of multiple exposures during shooting creates works that lead us
back into the film. Often combines two different films by creating a personal
one.
d a v i d e b r a m a n t e
into the fiction - uma + nicole 2000
d a v i d e b r a m a n t e
into the fiction - film blu 2002
d a v i d e b r a m a n t e
into the fiction - il cielo sopra berlino 2003
d a v i d e b r a m a n t e
trasparenze
La sovrapposizione è una delle tecniche più affascinanti delle fotografia eppure così poco usata. L’abbiamo vista impiegata
dalle avanguardie e poi molto di più nel cinema che nella fotografia. Certo, ciò che ancora spaventa in essa è il caso, ma ciò
che sorprende è la capacità di contrastarlo, di far emergere accostamenti, contrasti, coincidenze, corrispondenze. Poi c’è l’idea
del tutto attuale di “pensare per immagini”, lasciarle anche lavorare per conto loro, imparare da loro, scrutarle, lasciare che ci
parlino. E ancora: da un lato c’è l’effetto per cui tutto diventa trasparente fantasma, come alle origini della fotografia quando le
persone si muovevano e la posa lunga ne catturava solo il passaggio, dall’altro c’è il mirabolante riempimento all-over dell’immagine, che dà un’idea di infinito, di moltitudine, di spazi e di tempi intrecciati ed estesi.
Ancor prima che del mondo contemporaneo, questa è l’immagine della mente contemporanea, non solo dello sguardo ma
proprio della mente, di quella di Bramante in primis, ma insieme anche della nostra.
Alcuni l’hanno usata come modo per sottolineare un’intimità, una messa in abisso dell’io, dell’introspezione e della memoria;
Bramante invece è estroverso, ci mette dentro il viaggio, il cinema, il rave, la storia, e l’esperienza personale – vorrei dire intima,
a sentir raccontare da dove vengono gli spunti dei suoi lavori, spesso dal figlio o dalla realtà più quotidiana.
Per lui la sovrapposizione, e la fotografia stessa, è anche una tecnica “pirata” – come ha suggerito attraverso certe operazioni degli anni scorsi –, modo curioso non solo di ricordare il prelievo della realtà così com’è, readymade, ma anche, e più intimamente,
per Bramante, un modo di farne esperienza, nel senso poetico e sognante che gli fa dire: “A volte mixo queste cose e non capisco se vado in avanti o indietro nel tempo e nello spazio. Non capisco più se queste cose le ho vissute o le ho solo desiderate. Se
si sono avverate o meno”. È la fotografia.
Elio Grazioli
d a v i d e b r a m a n t e
transparencies
Superimposition is one of photography’s most fascinating techniques, yet it is used very little. We have seen it employed by the
avant-garde movements and then far more in cinema than photography. Naturally, what is most frightening is its randomness,
but what is even more surprising is its ability to counter that, to bring out juxtapositions, contrasts, coincidences and correspondences. Then there is also the very topical idea of “thinking in images”, also letting them work on their own, learning from
them, gazing at them, allowing them to speak. On the one hand there’s the effect whereby everything becomes a transparent
ghost, like at the dawn of photography when people would move and the extended pose captured only their passage, and on
the other there is the astonishing all-over filling in of the image, which conveys the idea of infinity, multitude, and space and
time that are entwined and expansive.
This is the image of the contemporary world but, above all, of the contemporary mind. Not just the eye, but the mind: that of
Bramante, first and foremost, but also our own.
Some have used this approach as a way to underscore intimacy, a plunging of self, introspection and memory into the abyss.
Bramante, instead, is extroverted: he brings us into the journey, cinema, raves, history and personal experience, which I would
call intimate after hearing about what inspires his work: often his son and everyday reality.
For him, superimposition and photography itself also represent a “pirate” technology, as he has suggested through certain operations conducted over the past few years, a curious way not only of recalling what he has taken from reality just as it is – ready-made – but also, and more intimately, a way for him to gain experience, in the poetic and dreamlike sense that compels him
to say: “Sometimes I mix these things and don’t understand if I’m going backwards or forwards in time and space. I no longer
understand if I have experienced these things or have merely desired them. If they have come true or not.” That’s photography.
Elio Grazioli
d a v i d e b r a m a n t e
«Il mio modo di fotografare è identico al mio modo di ricordare, pensare, sognare, sperare, tutto avviene per
sovrapposizioni temporali e spaziali», così parla della sua ricerca fotografica l’artista siciliano Davide Bramante, le cui opere vengono talvolta avvicinate al Futurismo. Ma si tratta solo di somiglianze formali.
Le sue sono visioni simultanee, nelle quali vengono ricreate delle situazioni, abolendo le categorie temporali
di passato, presente e futuro. Così le immagini su Dublino, che fanno parte di una serie, iniziata nel 1998, intitolata My Own Rave, dove sono messi in crisi i valori morali e cattolici di quel paese attraverso la rappresentazione di provocatorie icone del sesso. Per Bramante, eterno girovago, i suoi lavori sono uno specchio della
società contemporanea: «Le stratificazioni e le velature che presenta ogni immagine mi riconducono alla
storia della mia terra e del mio popolo, siamo un po’ Arabi, Normanni, Bizantini, Spagnoli…».
“My way of photographing is identical to the way I remember, think, dream, hope, everything happens for
overlapping time and space,” so he talks about his photographic research the Sicilian artist Davide Bramante,
whose works are sometimes closer to Futurism . But this is only formal similarities.
His visions are simultaneous, in which situations are recreated, abolishing the temporal categories of past,
present and future. So the pictures of Dublin, which are part of a series, which began in 1998, entitled My
Own Rave, where they are plunged into a crisis of moral values ​​and Catholics of that country through the
representation of provocative erotic icons. For Bramante, eternal wanderer, his works are a mirror of contemporary society: “The layering and the glazing is presented with each picture me back to the history of my
country and my people, we are a bit ‘Arabs, Normans, Byzantines, Spanish ... “.
d a v i d e b r a m a n t e
my own rave - madrid parco del retiro + mappa 2004
d a v i d e b r a m a n t e
my own rave - berlino porta di brandemburgo + monumento all’olocausto 2005
d a v i d e b r a m a n t e
my own rave - havana malecon 2005
d a v i d e b r a m a n t e
.. vi sono situAzioni fotografiche che mi invitano, che stuzzicano la mia creatività visiva e cerebrale, che mi permettono di isolare ciò che mi interessa ( e che ritengo stimolante fotografare) da ciò che non trovo interessante:
tutto questo lo si può ben fare “dentro” la notte. La luce artificiale trasforma i soggetti illuminati in scene e il cuore
delle metropoli in teatri dove si consuma l’autentica messa in scena contemporanea sia della commedia sia del
dramma. Nulla è più esaltante di una metropoli vbissuta di notte, così come di un paesagio naturalistico all’imbrunire. La notte è la metropoli per godere, morire e disperdersi. L’albeggiare per la rinascita e un nuovo sentire.
Gli uomini non sono spesso coscenti che alla fine di ogni notte muoiono per poi rinascere e continuare a vivere.
New York - Las Vegas - Los Angeles
Nel 2006 DB si reca nuovamente negli U.S.A. per realizzare una nuova serie di opere fotografiche.
In 2006 DB goes back in U.S.A. to create a new series of photographic works.
.. There are photographic situations that invite me, that tickle my brain and visual creativity, which allow me to
isolate what interests me (and which I think stimulating photographed) by what I find interesting: all this you can
do well “inside” night. Artificial light transforms the scenes and subjects lit in the heart of the metropolis in theaters where you consume the authentic staging of the play is both contemporary drama. Nothing is more exhilarating than a metropolis vbissuta at night, as well as a delightful natural nature nightfall. The night is the metropolis
to enjoy, die and disperse. The dawning for the rebirth and a new feel. Men are not often coscenti that at the end
of each night they die only to be reborn and continue to live.
d a v i d e b r a m a n t e
d a v i d e b r a m a n t e
my own rave - las vegas paris argent 2006
d a v i d e b r a m a n t e
my own rave - los angeles walt disney auditorium 2006
d a v i d e b r a m a n t e
..le mie photos principalmente sono il frutto di ciò che amo e conosco di più, quindi il viaggio, la storia dell’arte,
l’architettura e la fotografia si cogniugano creando un unicum, aggiungerei la scelta delle tecniche e dei materiali per la realizzazione del prodotto finale .
La mia Cina
Negli anni tra il 2006 e il 2008 DB guarda sempre più ad oriente recandosi più volte in Cina per realizzare una
serie fotografica del ciclo my own rave. I soggetti scelti sono Pechino, Shanghai e Hong Kong.
In the years between 2006 and 2008 DB looks increasingly to the east by going several times in China to create a series of photographs of my own rave works. The subjects chosen are Beijing, Shanghai and Hong Kong.
.. my photos are mostly the result of what I love and know more, so the journey, the history of art, the architecture and photography create a “unicum”, add the choice of techniques and materials for realization of the final
product.
d a v i d e b r a m a n t e
my own rave - pechino gazebo interno + traffico 2007
my own rave - pechino Dui Xiu Shan 2007
d a v i d e b r a m a n t e
my own rave -shanghai celestiale 2007
my own rave - shanghai pannello 2007
d a v i d e b r a m a n t e
my own rave - hong kong traditional trendy 2008
my own rave - hong kong laneige 2008
d a v i d e b r a m a n t e
Storie pirata
A partire dal 2004 parallelamente al mio lavoro fotografico più conosciuto e diffuso, ho portato avanti una serie di opere comprendenti; Istallazioni, Foto,
Performance, Azioni.
Queste opere nascono da un gioco assieme a mio figlio Leandro che allora aveva 4 anni.. Un “gioco” tra padre e figlio, un gioco che diventa opera. Un giorno
Leandro mi chiede, Davide (allora mi chiamava per nome perché si sentiva più amico, proprio come i miei amici mi chiamava per nome) ma perché non mi
fai una bandiera dei pirati? (in quel periodo, la Tv trasmetteva diverse serie sia filmiche che cartoon sui pirati) allora io prendo un pezzo di stoffa nera e della
pittura da muro e gli faccio la bandiera. Il giorno dopo Leandro mi chiede di fare delle altre bandiere per tutti i suoi compagnetti di Ortigia (Sr). Ne realizzo
circa 100, con tutti gli scugnizzi decidiamo in una notte sola di metterle sui balconi, terrazzi in tutti i punti “strategici” di Ortigia… tanto che all’indomani la
città svegliandosi si accorga di questo accadimento e si cerchi di spiegare il perché di tutte quelle bandiere apparse in una sola notte… E’ accaduto qualcosa
di molto interessante, gli abitanti di Ortigia hanno iniziato a pensare, creare delle motivazioni per quelle apparizioni… chi ha pensato si stesse per girare un
film sui pirati e che si sarebbero fatte delle riprese aere, chi ha immaginato e raccontato al mercato del pesce agli avventori con un fare saputello che si trattasse di un gioco su internet che consisteva nel rubare le bandiere per guadagnare punti… persino il mitico Enzo Maiorca ha pensato che in un palazzo dove
sventolavano due bandiere vivesse un nuovo pirata.
Proprio in quegli anni nel 70% dei nostri balconi si trovava sventolante
la bandiera della pace, io ho sempre pensato che la bandiera della pace
era di certo una bandiera politica vicino a una aria politica ben precisa.
Mentre la bandiera dei pirati oggi è una bandiera apolitica, dentro di me
ho desiderato che si potesse sostituire la bandiera della pace con quella
dei pirati e soltanto dopo averla esposta quelle case erano abitate da
persone che si erano liberate, da pregiudizi, da status e quant’altro… A
Leandro ho spiegato che nel mondo vi sono delle cosiddette Nazioni Pirata, queste sono tutte quelle nazioni che hanno ancora la pena di morte,
il nucleare e dei pregiudizi con le fasce deboli della propria popolazione
come le donne, gli omosessuali e i portatori di handicap…. Allora sulle
bandiere di queste nazioni abbiamo fatto ricamare con un filo di seta il
simbolo dei pirati.
d a v i d e b r a m a n t e
Durante la Biennale di Venezia del 2005 ho pensato di distribuire e istallare tutto in un giorno 2000 bandiere dei pirati, mi piaceva l’idea che i turisti così come i
visitatori della Biennale girassero con la bandiera……
Sempre nel 2005 in un mercatino delle pulci e dell’antiquariato di Berlino ho trovato e acquistato un centinaio di cartoline d’epoca di diverse città europee. In
queste con photoshop ho inserito le bandiere dei pirati, cercando di creare, di avvicinare tutte queste città creando una storia di vicinanza e similitudine. Questo lavoro si chiama “Città Pirata” ho immaginato che i pirati fossero arrivati anche in quelle città lontane del mare, le ho immaginate accomunate a tutte le altre.
Con questa tematica ho realizzato, quadri pirata ma anche istallazzioni, per una mostra personale tenutasi nel 2008 presso la galleria LAVERONICA di Modica
dal titolo “Saluti da Modica” ho relizzato una grande istallazione con bandiere e foto. Andrea G Pinkens ha scritto un testo ballata e una ballata che riporto qui di
seguito.
Ballata sui pirati
Il pirata è un capitano che ha calcato un po’ la mano
Il pirata è un marinaio naufragato in qualche guaio
Il pirata è un tipo a posto che ha saltato qualche pasto
e la fame sua è da lupo
non è ricco come Lapo
Il pirata è un predatore un trastullo per signore
L’orco bello che ogni fata segue come una cometa
Il pirata è un tipo spiccio non c’è Franco senza Ciccio
non c’è Ciccio senza Franco il pirata è un tipo stanco
Il pirata a volte è stanco
Il pirata non è avaro di dobloni da corsaro e li dona all’equipaggio
per lui conta l’arrembaggio
Ciò che importa è la conquista
nasce e muore come artista.
Andrea G. Pinkens
d a v i d e b r a m a n t e
d a v i d e b r a m a n t e
Circo Bramante
Il circo da sempre negli uomini provoca due senzazioni contrastanti: vi è chi prova gioia e chi prova tristezza.
The circus has always been in men causes two contrasting sensations: there is someone who feels joy and
there is someone who fells sadness.
d a v i d e b r a m a n t e
Mosca e San Pietroburgo
my own rave - mosca centro commerciale interno esterno 2010
my own rave - san pietroburgo bella 2012
d a v i d e b r a m a n t e
my own rave - mosca panorama 2010
d a v i d e b r a m a n t e
my own rave - san pietroburgo sangue versato + cupole 2012
d a v i d e b r a m a n t e
Last New York
vista dei lightbox e delle sculture last new york 2011
view of the lightbox and sculptures last new york 2011
last new york inaugurazione 2011
last nwe york vernissage 2011
d a v i d e b r a m a n t e
last new york la città che sale 2010
d a v i d e b r a m a n t e
last new york minelli + libertà 2010
d a v i d e b r a m a n t e
ROMA CAPUT MUNDI – The Eternal City in Bramante’s photos.
ROME CAPUT MUNDI is the new photographic project by Davide Bramante, designed with the aim of celebrating the city of Rome as a historic symbol of cultural,
economic and social value.
“Roma caput mundi regit orbis frena rotundi” - “Rome capital of the world holds the reins of the round planet”.
So says the seal of Frederick I of Swabia, Emperor of the Holy Roman Empire in the year 1152.But the expression “caput mundi” is much older and dates back to 60
AD, when the Roman poet Marcus Annaeus Lucan used it for the first time to express the power and the immense extension reached by the Roman Empire at that
time.
Capital of the World, The Urbe, the Eternal City, Lady of the World; this is Rome for some of the greatest poets, writers, historians and philosophers of all time. Cicero,
Horace, Ovid, Virgil, Dante, Petrarch, Goethe sang charm and power of the timeless City, the Imperial Rome as metaphor for universal power.
With its long history, Rome was the first great metropolis of the humanity, capital of one of the largest and most powerful empires of all time, for centuries the most
important center of each political, economic and cultural activity, heart of one of the most important ancient civilizations that influenced society, culture, language,
literature, art, architecture, philosophy, religion, law and customs in the following centuries.
In a sense, the decline of the empire was a natural consequence of its greatness; but Rome - symbol of the ancient splendor and heart of Catholic Christianity – still
maintains the charm of the Eternal City.
Its monuments, numerous and of great artistic, historical and cultural value, show that the history of Rome - from the time of the Caesars to nowadays - is the story
of a city whose importance extends infinitely beyond its territory.
ROME CAPUT MUNDI is a poetic and passionate vision of the Italian capital. Taking photos of Rome - then enclosing its essence - becomes for Davide Bramante a
challenge and a tribute to the Eternal City and to its Motherland.
Presenting the project in New York is an integral part of the conceptual intent of the artist. In fact, if Imperial Rome was the first metropolis of the past, New York is
symbol of modern metropolis nowadays: the Big Apple, the center of the world, the source of fashions, trends and customs, the political and cultural capital around
which the global society rotates.
Rome and New York. Different from each other, they are two of the most important, famous, photographed and mythicized cities of the world. Two of the favorite
cities for Davide Bramante, as capable as anyone to investigate the deep soul of the metropolis, to express their complexity in a single image as if it were pure thought, sublimated concept of the city itself.
Bramante’s artistic ability to move on the thin thread of the risk wins once again. And charm and power of Rome emerge forcefully, far from any stereotype.
In this historical moment of crisis and decline, Bramante’s project also wants to be an auspice of cultural and economic global renaissance, with the certainty of the
unquenchable capability of social regeneration of Humanity.
“Posterity will read my poems and your feats (...) and never and ever we’ll be doomed to darkness “
Marcus Annaeus Lucan, 60 A.D.
d a v i d e b r a m a n t e
roma caput mundi - caput mundi 2013
d a v i d e b r a m a n t e
roma caput mundi - spqr 2013
roma caput mundi - colosseo notturno 2013
d a v i d e b r a m a n t e
roma caput mundi - colosseo + eur 2013
d a v i d e b r a m a n t e
d a v i d e b r a m a n t e
Acquerelli - watercolors
Stampa fotografica in bianco e nero e acquerellata
Photographic Print in black and white and watercolor
vista dell’installazione
installation view
d a v i d e b r a m a n t e
Stampa fotografica in bianco e nero e acquerellata
Photographic Print in black and white and watercolor
Stampa fotografica in bianco e nero e acquerellata
Photographic Print in black and white and watercolor
d a v i d e b r a m a n t e
Dischi - Vinyl
I miei vinili 33 giri, la colonna sonora della mia infanzia e della mia gioventù un ready made per un nuovo viaggio - 2010
My vinyl 33 rpm, the soundtrack of my childhood and my youth a ready made for a new journey - 2010
d a v i d e b r a m a n t e
Pentagoni - Pentagon
La serie Pentagono nasce da una regressione al passato, unendo le emozioni dell’infanzia al sentire adulto. Era un caldo pomeriggio primaverile del 1983, avevo
dodici anni ed ascoltavo Radio Rai. Si parlava di esoterismo e di forme magiche, come il pentagono, in grado di proteggere dalle avversità. Frasi pesanti, che si abbatevano come una scure sulla testa di un bambino, spaventato perchè non aveva a portata di mano alcun oggetto pentagonale. Per fortuna c’erano le matite, cos’
inizia a disegnare pentagoni sulle pareti di casa, dei nonni e degli zii, ma in gran segreto, ...perchè in Sicilia vige la legge dello sfottò e non volevo farmi segnare a vita
come un fifone. Dall’enfatizzazione del dramma preadolescenziale nasce questa serie, costruita da pannelli fotografici di 50 x 50 cm, con uno specchio pentagonale
incastonato.
The Pentagon series is born from a regression to the past, combining the emotions of childhood to feel adult. It was a warm spring afternoon in 1983, I was twelve years old and I listened to Radio Rai. There was talk of esoteric and magical forms, such as the Pentagon, are able to protect against adversity. Heavy sentences,
which fall as an ax on the head of a child, scared because he had at hand any object pentagon. Luckily there were pencils, cos’ began to draw pentagons on the walls
of the house, grandparents and uncles, but in secret ... why in Sicily applies the law of the teasing and did not want me as a mark for life wimp. Dall’enfatizzazione of
preteen drama comes this series, built by photographic panels of 50 x 50 cm, with a pentagonal mirror set.
d a v i d e b r a m a n t e
Curriculum Vitae
Davide Bramante
Nasce a Siracusa il 7 Novembre 1970
Sul finire del 1999 torna a vivere a Siracusa dopo tredici anni trascorsi tra Torino, Roma, Bologna, Milano e New York.
D.B. Opera dal 1991, realizza lavori video, installazioni e fotografie.
Studi:
Istituto Statale d’arte di Siracusa
- Accademia “Albertina” di belle arti di Torino, Diploma di Laurea in Scenografia, (110 e lode), Conseguito nel 1995.
Borse di studio/master:
1998 Franklin Furnace Fundation, New York (USA), progetto “The future of the
present”.
1999 Ministero degli Affari Esteri, progetto “Movin’up”, svoltasi a New York
presso la Franklin Furnace Foundation.
Mostre personali / One man shows:
2013
“Compressioni” Istituto di Cultura della Valletta, Malta;
“Roma Caput Mundi” Mark Miller Gallery, New York;
“Compressioni” a cura di Marco Meneguzzo, RizzutoArte, Palermo;
2012
“Me Diverso” PAN palazzo delle arti Napoli;
“Zibaldone” a cura di Marco Meneguzzo, Fabbriche Chiaramontane, Agrigento;
2011
“My own rave”, Mark Miller Gallery, New York;
“Circo Bramante” a cura di Enrico Mattei, Fortino di Forte dei Marmi;
“Davide Bramante” a cura di Roberta Von Schlossberg, gall RVS Southampton
(NY);
“Last New York” a cura di Marco Meneguzzo, Gall. Poggiali e Forconi, Firenze;
“MetaMetropoli” con Giacomo Costa a cura di Luca Beatrice, ideata da Artistocratic presso Frassinagodiciotto, Bologna;
2010
“Roccaforte”, Fondazione Morra, Napoli;
2009
“Storie Pirata” a cura di Fabrizio Vespa, Spazio Azimut, Torino;
“City Night”, Gaia Gallery, Ginevra, (Svizzera);
“Rock/Mantico”, a cura di Chiara Serri e Gino Di Frenna festival Europeo di
fotografia, Reggio Emilia;
“Metropoli che illuminano le notti”, Galleria Lipanjepuntin, Roma,
2008
“Saluti da Modica”, a cura di A. G. Pinketts, galleria La Veronica, Modica;
2007
“Eureka, 1997/2007”, a cura di Pietro Campellone, Museo MACI, Isernia;
“My own rave”, a cura di Gianluca Marziani, gall. Art Lunge, Lisbona, (Portogallo);
“Around the World” a cura di Lòrànd Hegyi, galleria Poggiali e Forconi, Firenze;
2006
“Around Europe”, RVS fine art, Southampton (N.Y.);
“CCCP, l’universo finito” a cura di Gianluca Marziani, Galleria Contemporanea,
Pescara;
2005
“Camera con vista”, a cura di Ivan Quaroni, Galleria Obraz, Milano;
d a v i d e b r a m a n t e
2004/05
“Così vicino, così lontano”, a cura di R. Musumeci, Artecontemporanea, Catania;
2004
“Visioni Italiane” a cura di Chiara Tiberio, Ist. Di Cultura Italiano, Il Cairo - Egitto
2001
“Into the Fiction”,a cura di Paola Nicita, Cantieri Culturali alla Zisa, Palermo;
2000
“Dissolvenze – Evidenze”, a cura di Gianluca Marziani, galleria Artecontemporanea, Catania;
1999
“Rave Mutation 001”, a cura di Dario Salani, gall. Siberie, Amsterdam;
“My own rave”, a cura di Raffaella Morra,Studio Morra,Napoli;
“L.O.S.S.” a cura Alessia Gallo, gall. Arco di Rab, Roma;
1998
“The Future of Present”, a cura di Martha Wilson,
Franklin Furnace, New York;
“Ectoplasmi Urbani”, a cura di Daniele Perra,
Gall. Interni e Dum Dum, Bologna.
Mostre Collettive / Collective shows: (selezione/selected)
2013
“Early one morning”, Ex Marmi, Pietrasanta;
“Noto contemporary art”, Ex Convitto Ragusa, Noto;
2012
“Trame e Frame”a cura di Gianluca Marziani, Palazzo Morelli, Todi;
2011
“LES” a cura di Mark Miller, Mark Miller Gallery, New York;
“150 Italia” Ex Marmi, Pietrasanta;
“Gran Torino” a cura di P. Facelli e F. Poli, FROST MUSEUM Miami, USA;
“Nomadologies”, Sala 1, Roma;
“P.P.S.” a cura di Giovanni Iovane, Museo Riso, Palerno;
2010
“Nomadoligies” a cura di Corrado Gugliotta, Spazio Allegretti, Torino;
2009
“Melting Cinema” a cura di G. Marziani, studi Xister, Roma;
“Maggio fotografico” galleria Forni, Bologna;
2008
“New York, New York”, galleria Forni, Bologna;
“Gioielli di Famiglia” gall La Veronica, Modica;
2007
“Sign City” a cura di Gianluca Marziani, gall. Monocromo, Roma;
2006
“Mediterraneo Contemporaneo” a cura di Antonio D’Avossa, Castello Aragonese, Taranto;
“Premio Celeste”, a cura di Gianluca Marziani, Museo Marino Marini, Firenze;
“Il male e il male”, a cura di Enrico Mattei, gall. Contemporanea, Pescara;
“Premio Cairo”, Palazzo della Permanente, Milano;
“Sicilia !”, a cura di Marco Meneguzzo, Acireale;
Ha partecipato alle seguenti fiere d’arte contemporanea:
Art Basel con la galleria Studio la città di Verona;
Art Cologne con la galleria Studio la città di Verona;
ARCO (Madrid) con la galleria Studio la città di Verona;
Artissima (Torino) con la Fondazione Morra di Napoli;
MiArt (Mi), con le gallerie: Obraz di Milano e Poggiali & Forconi di Firenze;
Artefiera (Bologna), con le gallerie Poggiali & Forconi Firenze e Studio la città
d a v i d e b r a m a n t e
di Verona;
ArtVerona, con le Gallerie Studio la città di Verona, Poggiali e Forconi Firenze e
la Contemporanea di Pescara;
Palm Beach 3, con la galleria Studio la città di Verona;
FIAC Parigi, con la galleria Studio la città di Verona;
SH Shanghai, con le gallerie: Poggiali e Forconi di Firenze e Studio la città di
Verona;
CIGE Pechino, con la galleria Dell’Arco Palermo/Shanghai;
Art Lisboa, con la galleria Art Lounge di Lisbona;
Scope Miami, con la galleria Warehouse di Teramo;
MINT Milano, con le gallerie: Poggiali e Forconi di Firenze, Studio la città di
Verona;
Paris photò, con la galleria Studio la città di Verona;
Scope Basilea, con la galleria, Poggiali e Forconi di Firenze.
Art Madrid, con la galleria Art Lounge di Lisbona
MIA, con le gallerie, La Veronica di Modica e Poggiali e Forconi di Firenze
Fotofever Parigi con Artistocratic, Bologna.
Tutte le opere fotografiche sono realizzate con la tecnica delle esposizioni multiple in fase di ripresa (da 4 a 9 scatti), non
digitali.
All photographic works are made ​​with the technique of multiple exposures implemented in the shooting phase (4 to 9
shots), not digital.
d a v i d e b r a m a n t e

Documenti analoghi