Il fascino del nudo femminile nella pittura dell

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Il fascino del nudo femminile nella pittura dell
Pubblicato il 14 febbraio 2008 Rubrica QUADRIFOGLIO
Il fascino del nudo femminile nella pittura dell’Ottocento
Durante l’Ottocento al tema del nudo sdraiato si dedicano pittori affermati come Renoir
e Courbet, Ingres e Gauguin, perfino il severo Van Gogh per un attimo trascura fiori e
contadini per immortalare le appetibili grazie di una fanciulla di colore (fig 35). Al loro
fianco una miriade di specialisti tra i quali si distinguono per impegno ed impeto
rappresentativo i pompiers, eroici pittori che attizzano il fuoco delle passioni. Tra questi
artisti mostriamo esempi di Delaroche, Cabanel, Debat Ponsan e Comerre (fig 25 – 27 –
38 – 42).
Francesco Hayez, fotografo… di corte dell’aristocrazia ambrosiana ed abile regista di
melodrammi privi di forza ideologica, raggiunse spesso la perfezione formale, anche se
si limitò il più delle volte a mettere in costume dei manichini. Ripetitivi e privi di vita i
suoi quadri di storia, l’artista si espresse a più alti livelli nella ritrattistica, una tematica
che seppe esprimere con raffinata modulazione cromatica e chiaroscurale, dando corpo a
figure romantiche e inquiete. Ancora più affascinanti sono le sue figure femminili,
sensuali e peccaminose, che trasmettono malinconia e turbamento. Imprevedibile
capolavoro è la Maddalena penitente (fig 21), eseguito nel 1825 e conservato nella
Galleria d’Arte Moderna a Milano, dove una santa dalle languide forme terrestri è
placidamente adagiata su un lenzuolo di un virgineo biancore con alle spalle un
panorama costituito da montagne scoscese ed invalicabili. Questa eterea bellezza
mediterranea dal volto sensuale ed accattivante e dal fisico scultoreo che più che alla
riflessione invita a sani propositi bellicosi, sembra guardarci con indifferenza. Il suo
sguardo è trasognato, incurante degli affanni terreni e con gli occhi che, pur fissando lo
spettatore, sembrano proiettati fuori dal tempo e dallo spazio. Dal dipinto promana una
dolcezza celestiale, serena, rassicurante che ci fa comprendere con quanta calma la santa
abbia compiuto la sua scelta, sicura della bontà della sua decisione, illuminata dalla fede
che tutto trascende, placando e spegnendo tutti i sentimenti ed i desideri ed esaltando la
calma serafica, la serenità dell’animo, la certezza di una scelta adamantina. Il suo
incarnato emana una luce radiosa e possiamo essere certi che se potessimo conquistarlo
non andremmo all’inferno, ma direttamente in paradiso.
Eugéne Delacroix fu artista dalla personalità complessa, attento alle tematiche sociali ed
attratto dal fascino dell’esotismo e del vicino Oriente, che seppe rievocare con calda
sensualità e con una tavolozza memore della lezione di Rubens e dei Veneziani come ci
mostra nella sua Fanciulla che accarezza l’uccello (fig 22), una tela carica di erotismo e
sensualità.
Jean Auguste Dominique Ingres, fu pittore neoclassico o meglio classicista, grande
ritrattista, ma soprattutto cantore della bellezza femminile, che fissò sulla tela in pose
sensuali, solennemente e dolcemente nude, con un soffio d’Oriente, che in quegli anni,
siamo nella prima metà dell’Ottocento, cominciava a fecondare gli schemi estetici
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occidentali. Egli con Delacroix dominò a lungo la vita artistica francese. Furono definiti
dai fratelli Goncourt “I due gridi di guerra dell’arte”. Ingres fu alfiere del neo
classicismo, Delacroix capofila del romanticismo.
Ingres è stato definito da taluni critici campione dell’accademismo, non fu tuttavia un
artista accademico nel senso deteriore del termine, essendo lontano da qualsiasi forma
artistica del suo tempo, isolato nella tenace ricerca degli ideali di bellezza classica, che
egli sapeva magistralmente cogliere ed interpretare.
I costumi adamitici… dei suoi venerati greci, fonte primigenia della sua ispirazione,
proseguivano imperterriti nel mondo islamico, cui stava rivolgendosi con curiosità
l’attenzione dei romantici, suggestionata dai mirabolanti racconti dei privilegiati che
avevano potuto ammirare le donne nude nel plus beau bain de Costantinople, ed egli ce
ne fornisce un esempio calzante nell’Odalisca con la schiava (fig 23) nel quale ci
rappresenta il culmine della voluttà in quel corpo nudo teneramente adagiato, che
sembra desiderare unicamente di essere prima a lungo contemplato e poi finalmente
conquistato.
Alexandre Cabanel, artista accademico francese, dai modi pittorici virtuosi e dalle
immagini stereotipate, ma pervase da un pathos sensuale, dipinse nel 1863 la Nascita di
Venere (fig 27), un’opera che intendeva coniugare la sensualità di Boucher con la
perfezione formale di Ingres. La tela fu acquistata da Napoleone III e ciò gli valse
grande notorietà e numerose altre committenze.
Venere è raffigurata con un incarnato dal candore abbagliante e in una posa voluttuosa,
che dimostra l’insaziabile ardore del suo desiderio. La dea di sfolgorante bellezza era,
come a tutti noto, un’antica divinità italica garante della fecondazione dei fiori, che fu
assimilata dai Romani all’Afrodite dei Greci e nella nuova veste favoriva lo sbocciare
della sensualità e gli amori illegittimi. La sua nascita, poeticamente raffigurata da
Cabanel tra la spuma delle onde, sarebbe scaturita dal sangue versato nel mare da
Urano, mutilato da Cronos con l’aiuto della madre Gaia, che gli procurò il falcetto fatale
per la virilità paterna.
Offerta ai voraci occhi dell’osservatore, con i seni turgidi dal desiderio, questa
incontrastata dea della bellezza, circondata da una corte di servizievoli amorini si bea,
languida e mellifluamente distesa, delle carezze del vento e del mare e sembra sorpresa
dello scandalo che suscitò la sua esposizione al Salon, dove lo stesso Gauguin esclamò:
”Questa Venere è assolutamente indecente, odiosamente lubrica”.
Gustave Courbet è una delle figure di spicco nel panorama figurativo francese
dell’Ottocento. Pioniere del Realismo, una corrente che si opponeva al
convenzionalismo dell’Accademia che trionfava al Salon, contribuì con la sua arte
innovativa a spianare la strada all’Impressionismo.
Il suo quadro più dirompente: l’Origine del mondo, suscitò le ire dei benpensanti,
scandalizzati nel vedere realisticamente rappresentato il loro oscuro oggetto del
desiderio, attraverso il quale erano venuti al mondo.
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Nel Sonno (fig 29) egli tratta un tema altrettanto scabroso non solo ai suoi tempi: il
lesbismo, accostando audacemente due superbi corpi nudi, che, anche quando dormono,
si cercano disperatamente. L’artista diede alla sua creazione il nome di Pigrizia e
lussuria, mutato pudicamente dai successivi proprietari del dipinto, tra i quali
l’ambasciatore turco Khalil Bey, che lo conservava coperto da una tenda, mostrandolo
solo agli ospiti più importanti.
Al filone orientalista ed esotico si iscrisse convinto anche Mariano Fortuny, artista
catalano caliente e vero mago della tavolozza in grado, con una cromia calda e
luccicante, di evocare mondi lontani difficili da raggiungere nella realtà, ma a portata di
mano della fantasia. Nell’Odalisca (fig 31) del museo Nazionale di Catalogna a
Barcellona, giocando sul contrasto tra il biancore del corpo nudo della fanciulla e la
figura scura dell’arabo che, defilato in un angolo, suona malinconicamente un liuto,
rievoca un’atmosfera di traboccante erotismo e di fascino misterioso. La giovane donna,
mollemente adagiata su di un letto spazioso con lenzuola ricamate e variopinte coperte,
scimmiotta immortali prototipi della storia dell’arte, dalla Venere di Tiziano alla Maja
desnuda di Goya, fino all’Olimpia di Manet, senza raggiungerne la preziosità materica,
ma il suo seno statuario gareggia alla pari con le celebri rivali ed è talmente turgido ed
eccitante da far rischiare all’incauto osservatore un orgasmo visivo.
Henri Gervex, pittore accademico francese, è artista poco noto, ma in grado di
realizzare un grande capolavoro: Rolla (fig 36), realizzato nel 1878 e conservato al
museo di Bordeaux, una scena drammatica intrisa di erotismo e sensualità. E’ il
momento che i pittori specialisti del nudo femminile entrano in rotta di collisione con la
fotografia, in grado di fissare l’attimo fuggente, in concorrenza a sua volta con la
nascente cinematografia, che si serve di eccitanti scenografie ed abili sceneggiature per
descrivere intrighi e passioni, amanti appassionati e mariti traditi, donne fatali e audaci
ninfette, tutte alle prese col demone del sesso e del desiderio sfrenato.
Nel dipinto di Gervex, un trionfo di colori smaglianti, che contrastano con le lenzuola
bianchissime e l’incarnato madreperlaceo della candida giovinetta dai seni acerbi, in
pochi attimi si consumano sesso e tragedia, ispirati al celebre poemetto pubblicato nel
1833 da Alfred de Musset, che prende nome dal protagonista maschile: Rolla, il quale,
come ben si evince dalla tela, da poco ha placato le novelle brame sessuali della
fanciulla. Egli è un giovane rotto a tutti i vizi, scriteriato eroe della lussuria, aduso ai più
raffinati piaceri della carne. In tre anni ha dissipato un ingente patrimonio e con l’ultimo
denaro, inseguito dai creditori, si paga un notte di piacere con Maria, una ragazza
quindicenne, ancora vergine ed ingenua, spinta alla prostituzione dalla matrigna. Al
mattino Rolla è infinitamente triste davanti alla miseria della sua vita ed incredulo
davanti alla beltà di un fiore appena reciso. Confessa alla ragazza di volerla fare finita e
Maria gli offre per dissuaderlo una preziosa collana d’oro di famiglia che gli
permetterebbe di saldare i debiti. Purtroppo il veleno sta già facendo il suo corso, una
bugia rassicura la fanciulla che si riaddormenta in una languida posizione, pronta ad un
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rinnovato amplesso ed il giovane si allontana per andare incontro al fatale ed ultimo
appuntamento con la morte.
Henrie de Toulouse Lautrec cominciò a disegnare da bambino come distrazione alle
lunghe giornate trascorse a letto per le precarie condizioni di salute, aggravate da due
rovinose cadute, che gli bloccarono lo sviluppo degli arti inferiori. Trasferitasi la sua
famiglia a Parigi, ebbe occasione di conoscere i pittori impressionisti e di approfondire
le opere di Degas e Van Gogh, dalle quali rimase letteralmente affascinato. Sentendosi
rifiutato a causa delle sue deformità fisiche, frequentava esclusivamente gli ambienti di
Montmartre: sale da ballo, teatri e caffè concerto, che diventano gli scenari dei suoi
dipinti più famosi, assieme al mondo dello spettacolo con i suoi lustrini raffigurati con
colori vivaci. Collabora inoltre come disegnatore a giornali umoristici, per i quali
utilizza nuove tecniche di incisione, disegnando vignette e manifesti. Questa sua attività
suscita scalpore ed interesse per le notevoli innovazioni stilistiche derivate dal suo
interesse per le stampe giapponesi.
Nella prima metà degli anni Novanta l’artista si dedica a descrivere nei suoi dipinti la
vita che si svolge nelle maison closes, le celebri case di tolleranza parigine, in una delle
quali, tra le più lussuose ed esclusive, dal ’93 si trasferisce a vivere, intrecciando una
breve relazione con una delle ragazze.
Alcune sue opere sono dedicate al lesbismo, come il dipinto Due amiche (fig 44),
realizzato nel 1895 e conservato a Zurigo nella collezione Buhrle, nel quale la più
audace spoglia con lo sguardo la compagna remissiva, il cui seno floscio e molliccio non
è certo da Guiness dei primati. Nelle case di tolleranza il lesbismo veniva condannato,
ma tollerato ed era abbastanza diffuso tra le ragazze, le quali, dopo tanti uomini, la sera
cercavano una compagnia femminile. A partire dal 1881 alcuni tra i locali più raffinati di
Parigi, frequentati da ricchi borghesi, cominciarono a permettere l’ingresso anche a
coppie di donne e l’evento fu visto come una ufficializzazione dell’amore saffico.
Paul Gauguin, dopo aver conosciuto Van Gogh ed aver vissuto ad Arles, si trasferisce
a Parigi, dove la sua fama cresce giorno dopo giorno. Ma la potente sirena del mondo
primitivo rappresenta per l’artista un richiamo al quale non sa resistere e nel 1891 parte
per Tahiti, dove rimane affascinato da una natura incontaminata e da una vita semplice
ed autentica. Recepisce i colori ed i profumi del posto e li trasferisce nella sua tavolozza.
Dovrà tornare a Parigi, ma vi resisterà soltanto due anni. Nel 1895 è di nuovo a Tahiti
che sarà la sua patria fino alla morte.
Alcune sue pitture sono intrise di filosofia e simbolismi, che però non riescono a frenare
la sua libertà espressiva ed il suo amore per la pennellata calda e sensuale, come in
Manau Tupapau (fig 43) nel quale la ragazza raffigurata ci attira irresistibilmente con la
forza del suo posteriore da sogno ed è bella quanto il fuoco del sole che brilla nell’oro
della sua epidermide creola, mentre i misteri dell’amore dormono quieti nella notte dei
suoi capelli. La sua pelle vellutata risplende in una gamma di tonalità, un’evocazione
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lirica della natura mediterranea della quale Gauguin, invecchiando, si era perdutamente
innamorato.
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