orchestra e coro dell`accademia nazionale di santa cecilia

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orchestra e coro dell`accademia nazionale di santa cecilia
ORCHESTRA E CORO
DELL’ACCADEMIA NAZIONALE DI SANTA CECILIA
BRUNO CAGLI
Presidente - Sovrintendente
ANTONIO PAPPANO
Direttore Musicale
ciro visco
Maestro del Coro
e del Coro di Voci Bianche
CONSIGLIO
DI AMMINISTRAZIONE
BRUNO CAGLI
Presidente
ALBERTO BASSO
Vicepresidente
GiaNni Alemanno
Sindaco di Roma - Consigliere
Luigi abete
Consigliere
Paolo Buzzetti
Consigliere
Giovanni Carli Ballola
Consigliere
fulvio conti
Consigliere
AZIO CORGHI
Consigliere
giuseppe Dalla Torre
Consigliere
vittorio di paola
Consigliere
gabriele galateri
Consigliere
COLLEGIO
DEI REVISORI DEI CONTI
Giovanni Sapia
Presidente
andrea pirrottina
ANTONIO SIMEONI
L’ACCADEMIA NAZIONALE DI SANTA CECILIA RINGRAZIA
Sostieoi
l’Accademia!
mecenati
Associazioni Briguglio Siracusano Vaccarella Studio associato
Pirola Pennuto Zei & Associati
Tommaso Addario, Tessa Bressi, Antonio Briguglio, Nicola e Beatrice
Bulgari, Maite Bulgari, Francesco Carbonetti, Federica Cerasi Tittarelli,
Vittorio e Mimma Di Paola, Carla Fendi, Franca Fendi, Paola Fendi,
Donatella Flick, Laura Fontanesi Ghella, Andrea e Cecilia Guarino,
Luigi Gubitosi, Berardino Libonati, Francesco Musumeci, Yoko Nagae
Ceschina, Alexander Rachmaninoff, Ludovica Rossi Purini, Laurel
Schwartz, Dino Trappetti, Carla Zaffiri Cappelli
benefattori
Associazioni Arte Musica Solidarietà onlus
Maria Luisa Aglioti, Angiola Armellini, Lorenza Caputi, Claudia Cornetto
Bourlot, Cristiana D’Attorre, Anna Fendi Venturini, Giovanni Fiori, Maria
Cecilia Lazzarini Merloni, Elena Testa Cerasi, Milena Ugolini, Maria Teresa
Vincenzi Mastromarino
Donatori
Associazioni Circolo Canottieri Aniene, Compagnia per la Musica in Roma
FondazioniFondazione Dino ed Ernesta Santarelli, Libera Fondazione
Giovanni Aldobrandini, Anna Maria Ambrosini Massari, Giuliana Annoni, Alfonso Archi, Teresa
Berry e Gary Goodman, Antonietta Bufano, Marina Cascini, Anna Rosa Cotroneo, Pilar Crespi, Paola
De Angelis Campilli, Andreina De Clementi, Valerio Di Gravio, Giorgio Donati, Nicoletta Fiorucci,
Ileana Florescu Franchetti, Sabrina Florio, Maria Rita Grassi Lattanzi, Maddalena Labricciosa Amato,
Gennaro Lalli, Luisa Laureati, Marina Letta Ottaviani, Gaetano Maccaferri, Franca Mancini, Cornelia
Mattiacci, Adalvera Mayro, Anna Maria Monorchio Mottura, Camilla Morabito, Federico Nordio,
Elena Penta, Mirella Petteni, Antonio Puri Purini, Sonia Raule, Stefania Repaci, Andrea Ripa di Meana,
Livia Salini, Gabriele Savarese, Giuseppe Scassellati Sforzolini, Nicola Staniscia, Paola Tittarelli, Laura
Vento, Maria Teresa Venturini Fendi
Sostenitori
Associazioni Associazione Musicale Arcangelo Corelli, The Maestro’s Circle of the Royal Opera
House, Covent Garden
FondazioniFondazione Ettore Paratore
Oscar Argentieri, Alberto Asor Rosa, Carlo Balzi, Maria Teresa Berruti, Luigi Bianchi, Jeffrey Blanchard,
Daniela Blasutto, Federico Bonoli, Mario Biritognolo, Giuseppe Brusone, Giovanna Cadorna, Augusto
Carli, Luigi Emanuele Carratelli, Giovanna Casalino, Stefano Catena, Giulia Catenacci, Giuseppe
Chiarante, Domenico Chiaravalloti, Armande Cholette Guerreri, Maria Teresa Ciccone, Loretta Cifone,
Paolo e Cristina Cobianchi, Ferdinando Corelli, Rosario Cupolillo, Francesca D’Ambrosio, Carla Dello
Strologo, Pasquale De Marinis, Luisa Di Nicola, Claudia Erdmann, Antonio Fekeza, Silvia Genovese,
Ada Gentile, Vincenzo Giribaldi, Rosalba Giugni, Matelda Grassi, Nicoletta Jelmoni di Stefano, Alessio
Lupoi, Giandomenico Magrone, Flavio Mastrangelo, Noli Mazza, Stefano Monami, Tullio Monini,
Carlotta Montefiore Cocchi, Donata Origo, Bruno Orvieto, Cristina Ottieri, Francesco Palladino,
Matilde Passa, Maria Grazia Picozzi, Massimo Pistacchi, Elisabetta Veronica Poli, Davide Poznanski,
Bianca Riccio, Terenzio Sacchi Lodispoto, Michela Santoiemma, Daniela e Alessandra Sbrigoli,
Raffaella Spaccarelli, Sara Staccioli Chiarante, Carlotta Staderini Chiatante, Mario e Marisa Stirpe,
Luisa Todini, Rosita Tordi Castria, Maria Grazia Virzi Scalorbi, Maria Gabriella Vismara Currò, Ugo
Zampetti, Gigliola Zecchi
Per diventare Mecenate, Benefattore, Donatore o Sostenitore: www.santacecilia.it alla
voce Sostieni l’Accademia o scrivi a [email protected], tel. 06 80 24 25 00-01.
Aggiornato al 30 novembre 2011.
stagione
di musica sinfonica
2011-2012
AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA
Sala Santa Cecilia
Sabato 3 dicembre - ore 18 - Turno A-A1
Lunedì 5 dicembre - ore 21 - Turno B
Martedì 6 dicembre - ore 19.30 - Turno C
Orchestra dell’Accademia
nazionale di santa cecilia
kent nagano
Direttore
alessandro carbonare
Clarinetto
prima parte
franz liszt
(Raiding 1811 - Bayreuth 1886)
Durata: 10’ circa
Mephistowalzer n. 1:
Der Tanz in der Dorfschenke
(La danza nella locanda del villaggio)
da “Due episodi dal Faust di Nikolaus Lenau”
jean-Pascal beintus
(Tolosa 1966)
Durata: 20’ circa
Concerto per clarinetto
Giocoso
Misterioso, tempo rubato
(senza indicazione di tempo)
Commissione dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Prima esecuzione assoluta
seconda parte
Igor stravinskij
(Oranienbaum, Pietroburgo 1882 - New York 1971)
Petruška
Scene burlesche in quattro quadri
versione del 1947
Iquadro
La settimana grassa - Danza russa
IIquadro
Nella stanza di Petruška
IIIquadro
La camera del Moro - Valzer
IVquadro
La settimana grassa - Danza delle balie
ll contadino e l’orso - Le zingare e il mendicante
Danza dei cocchieri - Le maschere
Rissa del Moro e Petruška - La morte di Petruška
L’agente e il giocoliere - Apparizione dello spettro di Petruška
Durata: 40’ circa
le musiche in programma
di Gianlugi Mattietti
Mephistowalzer n. 1 di Liszt
Il tema “mefistofelico” si affaccia nell’opera di Liszt, come
contraltare, anche teologico, dei temi sacri e misticheggianti:
«Chi crede in Dio non può mettere in dubbio l’esistenza del
Maligno». Il personaggio di Mefistofele era già stato protagonista, nel 1854, dell’ultimo movimento della Faust-Symphonie,
come genio della negazione e della distruzione, rappresentato
musicalmente dalla trasformazione distorta degli altri temi, e
da una fuga grottesca basata su una metamorfosi del tema
d’amore di Faust.
Tra il 1859 e il 1861 il compositore lavorò a una composizione
orchestrale basata su due episodi tratti dal Faust di Nikolaus
Lenau, versione della leggenda faustiana assai più pessimistica e nichilista rispetto a quella di Goethe, perché immersa in
una prospettiva drammatica priva di ogni possibilità di redenzione. Nacquero così i Due episodi dal Faust di Lenau, dedicati
a Carl Tausig, uno fra i maggiori pianisti dell’epoca e allievo
prediletto di Liszt. Il primo, intitolato Der nächtliche Zug (La
processione notturna) è un Andante moderato e mesto, dal carattere cupo e sinistro, dove un lungo tema dei contrabbassi
si sviluppa e sfocia in un lento corale (Pange lingua), che si
perde alla fine in lontananza. Un percorso musicale che evoca
il lungo peregrinare di Faust nella notte, i ricordi del passato
perduto, le sue riflessioni sulla solitudine umana, il suo incontro con una processione di pellegrini.
Completamente diversa l’atmosfera del Secondo Episodio, Der
Tanz in der Dorfschenke (La danza nell’osteria di campagna),
assai più movimentato, sarcastico, pieno di lampi diabolici.
Liszt ne riporta il programma in una breve annotazione: «Vi
è una festa di nozze in corso nella locanda del villaggio, con
musica e balli. Faust e Mefistofele passano davanti e sono indotti a entrare e prendere parte alla festa. Mefistofele strappa
il violino dalle mani di un violinista assonnato e da esso trae
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suoni indescrivibili, seducenti e inebrianti. Faust mephistoWalzer
trascina gli abitanti del villaggio in vortici amorosi
di composizione
e in una danza selvaggia e in seguito abbandona la Data
1859 - 1861
sala e va all’aperto, lontano nel bosco. I suoni del Prima esecuzione
violino diventano sempre più morbidi e l’usignolo Weimar, 8 marzo 1861
Direttore
intona un canto d’amore».
Franz Liszt
È questo movimento (Allegro vivace, quasi Presto) il
Organico
celeberrimo Mephistowalzer. Le iniziali quinte vuote Ottavino, 2 Flauti, 2 Oboi,
inglese, 2 Clarinetti,
di violoncelli e fagotti, con accenti e acciaccature, ri- Corno
2 Fagotti, 4 Corni, 2 Trombe,
chiamano i colpi d’archetto con i quali Mefistofele dà 3 Tromboni, Timpani,
Percussioni, Arpa, Archi
il via alle danze. Liszt gioca su questi intervalli e altre
cellule isolate, per creare una materia sonora confusa, dalla quale prende poco a poco forma un tema
marcato, in la maggiore, pieno di slancio, con forti
accenti e una veemenza rusticana, caratterizzato da
ampi salti, e da un rapidissimo movimento ternario.
Quando il grande crescendo orchestrale, generato
da questo tema, improvvisamente si calma, emerge
un secondo tema, in re bemolle maggiore (Un poco
meno mosso), esposto nel registro acuto dai violoncelli: una melodia languida e sospirosa (le indicazioni
sono: “dolce, espressivo, amoroso”), piena di pause e
di sincopi, punteggiata dai disegni “cinguettanti” dei
flauti. Dopo un breve assolo del violino, e uno squarcio rapidissimo e leggero come uno Scherzo (Vivace fantastico),
il secondo tema (“amoroso”) viene ripreso da oboe e flauto, variato, e quindi intrecciato col primo tema (“rustico”). Si genera
così una straordinaria fantasmagoria orchestrale che culmina
in una danza frenetica (Wild; selvaggiamente), e poi si dissolve
improvvisamente in una serie di linee isolate (e “dolci”) di violoncelli, violini, e poi ancora del flauto solo, che rimandano chiaramente alla fuga di Faust nel bosco e al canto dell’usignolo.
Quindi un’ampia cadenza dell’arpa introduce la coda finale,
come un rapido crescendo verso il fortissimo (Presto-Accelerando), o una pagina più elaborata (Allegro molto), costruita come
un progressivo diminuendo verso il pianissimo, che Liszt compose come finale alternativo.
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Hans Wildermann. Illustrazione per il Faust di Goethe (1919)
Il compositore avrebbe voluto pubblicare insieme cd e libri
i due movimenti, che non hanno tra loro relazioni tematiche ma che creano un preciso percorso Liszt: Mephisto-Walzer; Mazeppa
Kodály: Háry János Suite
drammatico e una serie di studiati contrasti. Ma, Kurt Masur direttore
complici le due trascrizioni pianistiche del Mephi- Teldec 1996
Mephisto-Walzer;
stowalzer (quella per due pianoforti, realizzata come Fantasie ungheresi nn. 2 e 5;
trascrizione della partitura orchestrale, e quella so- Fantasia su melodie
popolari ungheresi
listica, concepita come pezzo autonomo e virtuo- Berliner Philharmoniker
von Karajan direttore
sistico, che divenne un caposaldo della letteratura Herbert
Shura Cherkassky pianoforte
pianistica), e il grande successo di questo Secondo DGG 1990
Episodio (che fu eseguito per la prima volta a Wei- “Symphonic Poems”
Mephisto-Walzer; Tasso; Prometeo;
mar il 8 marzo 1861) si convinse poi a pubblicarle London Philharmonic Orchestra,
Orchestre de Paris
separatamente.
Georg Solti direttore
Il filone “mefistofelico” non si era tuttavia esaurito Decca 1986
con questa composizione. Tra il 1880 e il 1881 Liszt Michele Campanella
compose un secondo Mephistowalzer per orchestra, Il mio Liszt
Milano, Bompiani 2011
dedicato a Camille Saint-Saëns (del quale aveva già Piero Rattalino
trascritto per pianoforte la celebre Danse macabre), Liszt e il
giardino d’Armida
basato ancora sul contrasto tra la dimensione dia- Torino, EDT 1993
bolica e quella sensuale, ma con un approccio più Richard Wagner, Franz Liszt
Wagner-Liszt
sperimentale, soprattutto sotto il profilo della scrit- Epistolario
Milano, Passigli 1983
tura armonica (anche questa pagina fu poi trascritta
per pianoforte e per pianoforte a quattro mani).
Armonicamente audaci sono anche i due successivi Mephistowalzer per pianoforte (il Terzo nel 1883, il Quarto nel 1885,
ma rimasto incompiuto), così come la Bagatelle sans tonalité
(che fu pure inizialmente intitolata Mephistowalzer), dove la
sintassi tonale viene portata al limite, con soluzioni che sembrano anticipare Skrjabin, come in un ultimo, diabolico giro
di valzer.
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Il Concerto per clarinetto di Beintus
Jean-Pascal Beintus si è affermato nel mondo dell’industria cinematografica, come versatile compositore di colonne sonore
e abilissimo orchestratore. Ha scritto ad esempio le musiche
per il film Volpone di Frédéric Auburtin, ispirato all’omonima
commedia di Ben Jonson, e quelle per il film L’undicesima ora,
documentario di tematica ambientalista prodotto e narrato
da Leonardo DiCaprio. Ha orchestrato le colonne sonore di
Alexandre Desplat per Harry Potter e Twilight, per Syriana, The
Queen, The Painted Veil (film che ha anche vinto il Golden
Globe nel 2007 per la colonna sonora), The Ghost Writer, The
King’s Speech. Ma la produzione musicale di Beintus è assai
più vasta, e il suo catalogo annovera numerose composizioni
per orchestra.
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Nato a Toulouse nel 1966, ha studiato contrabbas- concerto
so e composizione al Conservatorio di Nizza, poi a per clarinetto
Lione e a Parigi. È stato primo contrabbasso nell’or- Organico
chestra dell’Opéra di Lione, ed è lì che Kent Nagano Ottavino,
(Flauto contralto),
ne ha scoperto il talento compositivo. Sono arrivate 32 Flauti
Oboi, 2 Fagotti,
così le prime commissioni, e la sua fama è cresciuta 4 Corni, 2 Tromboni, Basso tuba,
Percussioni,
grazie ad un linguaggio orchestrale solido e accatti- Timpani,
Arpa, Celesta, Archi
vante, impermeabile alle seduzioni dell’avanguardia,
caratterizzato da una grande fantasia timbrica e da una sapiente costruzione armonica. Una musica dalla forte carica comunicativa, che presenta sempre una narrazione sottotraccia, quando non un vero e proprio programma, tratto da spunti letterari,
ma soprattutto da fatti storici e di attualità. Ne sono esempi
California State Manzanar: An American Story, dedicato al campo nel quale, durante la Seconda Guerra Mondiale, il governo
degli Stati Uniti internò più di centomila giapponesi; Luna Tree,
pezzo per voce e orchestra ispirato alla battaglia dell’ecologista
Julia Hill, che rimase per due anni su una sequoia (battezzata
Luna) per impedirne l’abbattimento; Kobe Symphony, un poema sinfonico per strumenti tradizionali giapponesi e grande
orchestra, ispirato al terremoto avvenuto nella città giapponese
nel 1995; Wolf Tracks, lavoro ispirato ancora a tematiche ecologiste, nel quale si sono cimentati come voce recitante Bill Clinton, Mikhail Gorbaciov, Sophia Loren, Antonio Banderas (il cd
inciso dalla Pentatone ha vinto un Grammy Award nel 2004).
Numerose sono anche le composizioni concertanti nel suo
catalogo, che dimostrano una grande attenzione per le possibilità tecniche e espressive dei singoli strumenti, a partire dal
contrabbasso al quale ha dedicato un concerto intitolato Samskara. Poi sono venuti Le Petit Prince, per violino e orchestra da
camera, Cordes et lames per marimba e archi, He’s Got Rhythm:
Homage to George Gershwin, variazioni per due pianoforti e orchestra (scritto nel 2000 per i Berliner Philharmoniker e diretto
da Nagano alla Waldbühne di Berlino), Couleurs cuivres, una
suite per quintetto di ottoni e orchestra di fiati, nata dal desiderio di dare una caratterizzazione “nobile” e lirica anche agli
strumenti a fiato.
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Georges Braque.
The Clarinet (1913).
The Museum
of Modern Arts,
New York.
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Beintus non poteva rimanere insensibile alla richiesta di comporre un Concerto per clarinetto, fattagli da Alessandro Carbonare (dal 2003 primo clarinetto dell’Orchestra di Santa Cecilia,
ma per anni suo collega nell’Orchestra di Lione): “Se si guarda
il catalogo dei grandi compositori del passato, vediamo che la
maggior parte delle opere concertanti sono potute nascere grazie agli incontri, probabili o imprevisti, con degli strumentisti
fuori dal comune. Ogni epoca della storia della musica presenta
dei musicisti che apportano una nuova prospettiva al loro strumento. Ne spingono all’estremo i limiti tecnici ed espressivi, e
il loro nome resta per sempre associato a questo oggetto musicale che portano con sé ogni giorno, di solito sin dall’infanzia.
Questo nuovo Concerto è innanzitutto un omaggio a uno dei più
grandi clarinettisti del nostro tempo. Ho conosciuto Alessandro
Carbonare sin dal suo debutto nella fossa dell’Opéra di Lione,
dove siamo stati colleghi. Dal mio leggio di contrabbassista ho
potuto ammirare la sua sensibilità, la sua arte nel raddoppiare le
linee vocali, la sua finezza di esecuzione, molto latina, le sue immense qualità sonore e la sua tecnica infallibile. Ho seguito con
ammirazione lo sviluppo della sua grande carriera in Francia e in
tutti i palcoscenici del mondo, il suo ritorno in Italia, come prima
parte nella meravigliosa Orchestra dell’Accademia Nazionale di
Santa Cecilia. Rimane, dopo il periodo di attività nell’Orchestre
National de France, il più francese degli italiani ad ancia semplice. Alessandro è il miglior rappresentante della grande scuola
francese di clarinetto fuori dalla Francia! Con grande sottigliezza,
sa mescolare tutte le qualità e le seduzioni itineranti tra Parigi e
Roma. Il suo universo musicale, così ricco e vario, che va dai repertori colti dei secoli passati alle partiture contemporanee, dai
colori aristocratici del jazz alla chiassosa musica klezmer, non
può essere per me che una feconda fonte di ispirazione. Analogamente al personaggio di Alessandro Carbonare, questo nuovo
pezzo è aperto a tutte le influenze, rifiuta percorsi univoci, ma
non rigetta la nostra storia musicale. Il mio lavoro quotidiano
nel campo del cinema, esige che io mi adatti alle immagini. Per
questo Concerto in tre movimenti, vi lascio liberi di immaginare
tutte le scenografie e gli sviluppi di possibili sceneggiature… ”.
Ci sono però anche delle immagini precise dietro la composizione di questo Concerto, che vengono dal mondo dell’arte. Il
primo movimento (Giocoso) è stato stimolato infatti dalla pittura cubista, da alcuni dipinti di Picasso e di Braque che Beintus
ha visto al Beaubourg, e che gli hanno suggerito l’idea di applicare un processo di decostruzione alla melodia del clarinetto, progressivamente smontata in diverse cellule (“un’idea che
sembra essere piaciuta molto ad Alessandro!”). Così il tema
principale, caratterizzato da plastici salti discendenti, e affidato al solista sullo sfondo di una trama di semicrome ribattute
degli archi, inizialmente si sviluppa con ampi disegni, poi comincia come a smembrarsi, prima in una serie di figure “staccate”, accompagnate dal pizzicato degli archi, poi in sequenze
meccaniche e ripetitive, e alla fine viene ripreso nella sua forma originaria, ma dai violini e dalla celesta (la celesta, insieme
all’arpa, costituisce una sorta di alter ego del clarinetto, perché
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si alterna con i suoi segmenti tematici creando atmosfere magiche e sospese).
Negli altri movimenti Beintus ha inserito elementi jazz e klezmer, raccogliendo un suggerimento di Carbonare. All’inizio del
secondo movimento (Misterioso, tempo rubato) il clarinetto
traccia dei disegni lenti, per intervalli ascendenti (freely), su un
seducente tappeto armonico degli archi divisi, poi si lancia in
una improvvisazione (jazzy swing), anche con alcuni glissati,
su un “walking” pizzicato dei contrabbassi. Venature jazz sono
presenti anche nel resto del movimento, ma in uno stile più
classico: il solista si esibisce in una serie di figurazioni virtuosistiche all’interno di un’ampia arcata che prende le mosse da
una sensuale melopea nel registro grave (warmly) e si proietta
nell’acuto, su uno sfondo orchestrale di accordi ripetuti e morbide pulsazioni dei timpani (“Ho voluto lasciar molto spazio
ad Alessandro affinché potesse esprimersi attraverso tutti i registri del clarinetto”).
L’inizio del terzo movimento prende ancora spunto da un movimento pittorico: Beintus crea infatti una trama puntillistica,
quasi weberniana, fatta di suoni isolati di archi (pizzicati), flauti, oboi, celesta e arpa. Trama subito ripresa dal clarinetto che
vi imprime una progressiva accelerazione, e tratteggia brevi,
rapide figure che alla fine sfociano in un lungo arabesco, dal
carattere debussyano. Le brevi punteggiature degli strumentini
risuonano come richiami di natura, e poi si coagulano in una
trama orchestrale, caleidoscopica, che richiama il raveliano Daphnis et Chloé. Quando questo ordito si fa improvvisamente più
rarefatto, e pervaso da cupi bagliori, la linea solistica assume
un profilo modale, orientaleggiante, pieno di acciaccature, vagamente ispirato allo stile klezmer. La ripresa del lungo arabesco nel clarinetto conclude il Concerto in una dimensione
sonora iridescente, accompagnata da brevi, rapide pennellate
orchestrali.
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Petruška di Stravinskij
PEtruška
Dopo il successo dell’Uccello di fuoco, Stravinskij
di composizione
cominciò a progettare la Sagra della primavera. Data
1910-1911
Quasi per distrarsi, nell’agosto del 1910, ebbe l’idea (revisione 1946-1947)
di scrivere un pezzo da concerto per pianoforte e Prima esecuzione
Parigi, 13 giugno 1911
orchestra: “Componendo questa musica – scrive
Direttore
nelle Cronache della mia vita – avevo nettamente la Pierre Monteux
visione di un burattino scatenato che, con le sue
diaboliche cascate di arpeggi, esaspera la pazienza Organico
Ottavino, 3 Flauti,
dell’orchestra, la quale a sua volta gli replica con 2 Oboi, Corno inglese
3 Clarinetti, Clarinetto basso
minacciose fanfare. Ne segue una terribile zuffa 2 Fagotti, Controfagotto,
Corni, 3 Trombe,
che, giunta al suo parossismo, si conclude con l’ac- 43 Tromboni,
Tuba,
casciarsi doloroso e lamentevole del povero buratti- Timpani, Percussioni, Arpa,
Pianoforte, Celesta, Archi
no”. Poi trovò il personaggio che si adattava perfettamente con questo soggetto: “Un giorno ebbi un sussulto di
gioia. Petruška! L’eterno infelice eroe di tutte le fiere, di tutti
i paesi! Era questo che volevo, avevo trovato il mio titolo”. A
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Sergej Diaghilev
e Igor Stravinskij
(al pianoforte).
Disegno a penna di
D. Dupont (1915).
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Sergej Diaghilev, che in autunno gli fece visita sul lago di Ginevra, Stravinskij fece ascoltare il nuovo pezzo. Diaghilev ne
fu entusiasta e convinse il compositore a trasformare quella
musica in un nuovo balletto. Petruška è un burattino del teatro popolare russo, presente negli antichi spettacoli di cantastorie (gli skomorochi), un personaggio spavaldo e manesco,
dal linguaggio schietto, che però nella trama elaborata insieme da Stravinskij e Diaghilev assunse caratteri insieme più intimistici e più tragici, con molti punti di contatto con Pierrot e
anche con Pinocchio, come un “essere” inanimato che prova
il desiderio impossibile di una vita umana.
La vicenda è ambientata a Pietroburgo, nella piazza dell’Ammiragliato, durante le feste della settimana grassa: in mezzo a una
folla chiassosa e variopinta, un Ciarlatano presenta al pubblico
i suoi burattini animati, Petruška, la Ballerina e il Moro. Il più
sensibile è Petruška che si innamora della Ballerina. Lei però
gli preferisce l’ottuso ma prestante Moro, che alla fine uccide
Petruška in mezzo alla confusione del Carnevale.
Il compositore portò a termine la partitura nel maggio del
1911, e il balletto andò in scena il 13 giugno 1911 al Théâtre
du Châtelet di Parigi, con le innovative coreografie di Michel
Fokine, con due interpreti prestigiosi come Nijinski e la Karsavina, con le coloratissime scenografie di Alexandre Benois,
e con Pierre Monteux sul podio. L’intersecarsi dei personaggi
sulla piazza con quelli del teatrino, la dimensione del metateatro, l’atmosfera festosa che acutizza il dramma personale, costituirono meccanismi molto efficaci per dare sostanza
drammatica alla vicenda. L’idea delle emozioni imprigionate
nel corpo di una marionetta suggerì anche a Stravinskij l’uso
di materiali musicali di tipo meccanico, ripetitivi, il gusto per
sonorità aspre, dissonanti, percussive, facendolo approdare
ad un linguaggio musicale assai più moderno e antiromantico
rispetto a quello dell’Uccello di fuoco, e lontano da ogni suggestione esotica e favolistica.
Stravinskij usa un grande organico orchestrale (con legni e ottoni per quattro) ma giocando sulla contrapposizione di blocchi sonori, prediligendo timbri stridenti, cercando di imitare
il suono delle orchestrine popolari o degli organetti di Barberia. Abbandona anche la sintassi tonale, insieme con la logica dell’elaborazione tematica e dello sviluppo, per creare un
struttura formale di tipo paratattico, elimina le cadenze (creando così un effetto di continua sospensione), sostituisce le
funzioni tonali con strutture armoniche polarizzate. Anche se
usa materiali più diatonici che cromatici, il continuo gioco di
incastri e sovrapposizioni crea risultati politonali, e complessi
reticoli sonori, accentuati anche dai continui cambiamenti di
metro, che anticipano la ritmica del Sacre.
Nella partitura di Petruška Stravinskij intesse insieme una grande varietà di motivi, stilisticamente assai diversi, e sempre atomizzati, privi di ramificazioni, montati come in un collage: la
musica da fiera, popolaresca e sfrenata, echi di canzonette e
di marce, valzer e polke, musiche da cabaret e temi bandistici, in uno straniante caleidoscopio sonoro. L’animazione e la
17
Mikhail Larionov.
Sergej Diaghilev
dietro le quinte
mentre osserva
i ballerini.
Londra, collezione
Nikita e Nina
Lobanov-Rostovsky
18
confusione della piazza pervade tutto il primo quadro (La fiera della settimana grassa): nell’introduzione (Vivace) Stravinskij
stratifica tremoli di corni e clarinetti con motivi e formule ripetitive, creando una fascia sonora densa, brulicante, carica di
tensione, che sfocia in una grande fanfara di tutta l’orchestra
(su un tema liturgico della Pasqua, conosciuto come il canto
dei Volocebniki), che accompagna il passaggio di un gruppo
di ubriachi. Nel caos della festa affiora anche l’imitazione di un
organetto, affidata a due clarinetti all’ottava, e la citazione di
una sguaiata chanson francese (“Elle avait une jambe de bois”),
intonata delicatamente da flauti e clarinetti (poi anche dalla
tromba) e punteggiata dal triangolo (poi anche dal Glockenspiel). Un poderoso rullo di tamburi attrae l’attenzione della
folla sul teatrino del Ciarlatano (Lento): i disegni cupi di fagotti,
controfagotto e contrabbassi, gli arpeggi dell’arpa e della celesta, gli armonici degli archi e una cadenza incantatoria del flauto disegnano un’atmosfera improvvisamente misteriosa, che
introduce la Danza Russa (Allegro giusto) – il flauto del Ciarla-
tano anima i tre burattini che cominciano a danzare cd
di fronte al pubblico stupefatto –, pagina brillante,
Strawinsky”
vigorosa, omoritmica, basata su sequenze parallele “Boulez
Petruška, L’uccello di fuoco,
di accordi martellanti, nella quale comincia ad emer- Le Chant du rossignol,
Scherzo fantastique,
gere il ruolo concertante del pianoforte.
Le Roi des étoiles
Questo strumento acquista un vero e proprio ri- Chicago Symphony Orchestra
Cleveland Orchestra
lievo solistico nel secondo quadro (nella stanza di Ensemble Intercontemporain
Boulez direttore
Petruška) che corrisponde anche all’iniziale parti- Pierre
DGG 2010 (6 cd)
tura del Konzertstück. Dopo un prolungato rullo di “The Ballets”
tamburo, troviamo Petruška solo coi suoi pensieri. Petruška; L’uccello di fuoco;
Apollo
Tutto il suo carattere è concentrato in una breve cel- City Of Birmingham
Orchestra
lula affidata a due arpeggi sovrapposti dei clarinetti, Symphony
Simon Rattle direttore
un insieme dissonante, che si insinua spesso nella Emi 2009 (2 cd)
trama della partitura, come una specie di Leitmotiv. Stravinskij: Petruška
Bartók: Il mandarino miracoloso
Poi emergono gli altri stati d’animo di Petruška: la London Symphony Orchestra
rabbia, che esplode in un fortissimo di tutta l’orche- Kent Nagano direttore
Erato 2008
stra (Furioso), dominato da un arpeggio discendente
di tromba e cornetta (con sordina); i pensieri amorosi rivolti
alla Ballerina, resi da un melodizzare dolce e malinconico del
flauto (Andantino); la sua goffa gioia che esplode all’ingresso
della Ballerina (Allegro) e che si interrompe dopo 13 battute
con l’uscita di scena della stessa.
Il tamburo introduce anche il terzo quadro che descrive invece il Moro nella sua stanza, attraverso una rapida alternanza
di gesti violenti e pesanti (Feroce stringendo), squarci sinistri,
break improvvisi, una danza dal sapore orientale, affidata a
clarinetto e clarinetto basso, accompagnati da piatti e grancassa, un motivo inquietante del corno inglese. Assai più serena la danza della Ballerina (Allegro), una spigliata melodia
della cornetta a pistoni accompagnata dal tamburo. Poi insieme la Ballerina e il Moro avviano un valzer, basato su due
temi distinti: il primo (Lento cantabile), in mi bemolle maggiore, intonato da cornetta e flauto (“cantabile sentimentalmente”) accompagnati dagli arpeggi del fagotto; il secondo
(Allegretto), in si maggiore, affidato ai flauti e alle arpe. Anche
qui Stravinskij crea un sofisticato gioco combinatorio, sovrapponendo questi due temi con quelli del Moro, mescolando
19
Alexandre Benois.
Bozzetto della
scenografia di
Petruška.
1951
20
quindi insieme motivi ternari e binari, e ottenendo in questo
modo una dimensione sonora di estrema tensione con materiali in sé piuttosto neutri. Il pas de deux della Ballerina e
del Moro è bruscamente interrotto dall’arrivo di Petruška, che
piomba nella stanza per opporsi alla tresca, con il suo tema
“gridato” dalla tromba. Ma il Moro lo affronta con la scimitarra e lo insegue, su un movimento rapido e staccato di archi e
legni, che si conclude con violenti accordi sincopati.
Il tamburo introduce ancora l’ultimo quadro (La fiera dell’ultimo giorno di Carnevale) che riporta al brulichio orchestrale
della festa, trasformato qui nel suono fluttuante di una grande
fisarmonica. Su questo sfondo orchestrale Stravinskij innesta
una serie di danze, molto colorite, basate su temi tratti da varie raccolte di melodie popolari russe: la danza agile e leggera
delle Balie (Allegretto) sul motivo tradizionale “Lungo la via
Piterskai’a”, introdotta dall’oboe, e seguita da uno spensierato refrain; la danza dell’orso (Sostenuto) caratterizzata da un
incedere lento e pesante e da un motivo dissonante dei clari-
netti; la scenetta delle zingare e del venditore am- libri
bulante, su un tema staccato e saltellante, scandito
con forza dagli archi; la Danza dei cocchieri (Mode- Igor Stravinskij e Robert Craft
Ricordi e commenti
rato), basata su un tema molto ritmato e accentato, Adelphi, Milano 2008
prima suddiviso tra trombe, archi, tromboni e cor- Igor Stravinskij
della mia vita
ni, poi ripreso da tutta l’orchestra, anche in forma Cronache
SE, Milano 2006
di canone, in un crescendo martellante; l’ingresso Paolo Castaldi
dei saltimbanchi e delle maschere (Agitato) su una In nome del padre:
riflessione su Strawinsky
trama veloce volatile di archi e legni nella quale si in- Adelphi, Milano 2005
nesta un pesante, drammatico motivo degli ottoni.
Questo crescendo sfocia alla fine in un assolo della tromba:
è Petruška che irrompe sulla scena, inseguito dal Moro che
lo raggiunge e lo colpisce a morte, fra l’orrore dei presenti ai
quali il Ciarlatano spiega che si tratta solo di una marionetta,
mostrando la testa di legno e il corpo pieno di segatura.
Resta alla fine una trama uniforme dei corni, sulla quale ritorna il tema della tromba (con sordina), livido e agghiacciante:
questa volta è il fantasma di Petruška che compare sul tetto
del teatrino, facendo sberleffi. Mentre il sipario si chiude su
un enigmatico motivo di quattro note pizzicate degli archi
(Molto più lento).
21
le esecuzioni a Santa Cecilia
MephistoWalzer n. 1 di Liszt
1911 Camille Chevillard (Orchestre Lamoureux), Vasilij Il’iè Safonov; 1927 Emil Cooper; 1935 Edmund von Borck; 1949 Igor
Markevitch; 1970 Paul Paray; 1979 Peter Maag; 1986 András
Ligeti (Orchestra e Coro della Radio di Budapest); 1999 Ivan
Fischer.
Petruška di Stravinskij
1915 Alfredo Casella; 1916 Arturo Toscanini; 1919, 1923, 1924,
1925 Bernardino Molinari; 1929 Ferruccio Calusio; 1930 Bernardino Molinari; 1931 Pierre Monteux; 1934 Bernardino Molinari,
Victor De Sabata; 1935 Bernardino Molinari; 1937 Fritz Reiner;
1938 Ferruccio Calusio; 1939 Bernardino Molinari 1941 Angelo
Questa; 1945 Fernando Previtali; 1946 Otto Klemperer; 1947 Antonio Pedrotti; 1951 Igor Stravinskij; 1954 Bruno Maderna; 1956,
1958 Massimo Pradella; 1960 Carlo Franci; 1964 Giampiero Taverna; 1971 Carlo Franci; 1974 Stanislaw Skrowacewski; 1978
Gennadij Roždestvenskij; 1982 Gabriele Ferro; 1985 Christoph
von Dohnányi; 1986 Yuri Temirkanov; 1987 Witold Rowicki; 1990
John Nelson; 1991 Stephen Harrap; 1993 Riccardo Chailly; 1996
Lukas Foss; 1997 Sylvain Cambreling; 2000 Hans Vonk; 2002
Sylvain Cambreling (SWR Sinfonieorchester Baden-Baden und
Freiburg); 2002 Yutaka Sado; 2009 Ingo Metzmacher.
22
gli interpreti
23
kent nagano
Kent Nagano è tra i più apprezzati interpreti sia del repertorio operistico che di quello sinfonico ed è ospite regolare delle maggiori orchestre del mondo. Attualmente è Direttore Musicale della Bayerische
Staatsoper di Monaco di Baviera e Direttore Musicale
dell’Orchestra Sinfonica di Montréal. La scorsa stagione a Monaco ha diretto, tra l’altro, L’Enfant et les sortilèges di Ravel, Der Zwerg di Zemlinsky e Saint François
d’Assise di Messiaen, opera con la quale ha raggiunto
la notorietà nel 1984, quando il compositore francese
lo scelse come assistente di Seiji Ozawa per la prima
esecuzione assoluta. Per questa stagione sono previste nuove produzioni di Wozzeck e Lohengrin.
Nagano ha inoltre ricoperto i ruoli di Direttore Musicale della Berkeley Symphony Orchestra dal 1978
al 2009, dell’Opéra National de Lyon dal 1988 al 1998, della Hallé Orchestra dal 1991 al 2000, della Los Angeles Opera dal 2003 al
2005, ed è stato Direttore Artistico e Musicale del Deutsches Symphonie-Orchester di Berlino dal 2000 al 2006; al termine del suo
mandato l’Orchestra lo ha nominato Direttore onorario. Ha inoltre diretto le maggiori orchestre del mondo: Berliner e Wiener Philharmoniker, New York Philharmonic, Chicago Symphony Orchestra,
National Symphony Orchestra, Orchestra dell’Accademia Nazionale
di Santa Cecilia e Dresdner Staatskapelle.
Kent Nagano ha al suo attivo un ampio catalogo discografico in cui figurano titoli come Billy Budd di Britten con Thomas Hampson, Saint
François d’Assise e Turangalîla-symphonie di Messiaen con i Berliner
Philharmoniker, Doktor Faust di Busoni con l’Opéra National de Lyon
(Grammy Award, 2000), Idomeneo, Lohengrin e la Quarta Sinfonia di
Bruckner con l’Orchestra di Stato Bavarese. Per la Deutsche Grammophon ha inciso Three Sisters di Eötvös e la White House Cantata di Bernstein. Recentemente il direttore californiano, alla guida del
Deutsches Symphonie-Orchester di Berlino, ha vinto un altro Grammy (nella categoria “migliore incisione d’opera”) per L’amour de loin
di Kaija Saariaho (Harmonia Mundi). Ospite abituale di Santa Cecilia
fin dal 1986, la sua ultima presenza nei cartelloni dell’Accademia risale alla scorsa stagione con la Messa in do minore K. 427 di Mozart
24
alessandro carbonare
Primo clarinetto dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia dal 2003, Alessandro Carbonare ha vissuto a Parigi, dove per 15 anni ha occupato il posto di Primo clarinetto solista dell’Orchestre
National de France. Ha collaborato anche con la Filarmonica di Berlino.
Si è imposto nei più importanti concorsi internazionali. È stato vincitore di due Diapason d’oro discografici. Appassionato cultore della musica da camera
è da sempre membro del Quintetto Bibiena.
Ha registrato gran parte del repertorio per Harmonia Mundi e JVC Victor dando anche grande impulso alla nuova musica per clarinetto, commissionando nuovi concerti a Ivan Fedele, Salvatore Sciarrino,
Luis De Pablo e Claude Bolling.
Guest professor alla Juilliard School di New York e al Royal College
of Music di Londra ha fatto parte delle giurie di tutti i più importanti concorsi internazionali per il suo strumento. Su personale invito di
Claudio Abbado ora occupa il posto di Primo clarinetto nell’Orchestra
del Festival di Lucerna e nell’Orchestra Mozart.
Con il Maestro Abbado ha recentemente eseguito e registrato per
Deutsche Grammophon il Concerto K. 622 al clarinetto di bassetto, e
recentemente è uscito per Decca il suo Cd: The art of the Clarinet.
Da sempre attratto non solo dalla musica “classica”, da alcuni anni
si esibisce con il pianista jazz Enrico Pieranunzi anche in programmi
“alternativi”.
Il suo impegno sociale lo vede presente a sostenere progetti che possano contribuire al miglioramento della società attraverso l’educazione musicale: ha infatti assistito Claudio Abbado nel progetto sociale
dell’Orchestra Simón Bolívar e delle orchestre giovanili del Venezuela. Recentemente ha collaborato come Primo clarinetto con la New
York Philharmonic Orchestra e con la Chicago Symphony Orchestra.
È professore all’Accademia Chigiana di Siena.
www.carbonare.com.
25
orchestra
delL’ACCADEMIA NAZIONALE
DI SANTA CECILIA
antonio pappano
direttore musicale
Carlo Rizzari
direttore assistente
VIOLINI PRIMI
Carlo Maria Parazzoli*, Ruggiero Sfregola, Marlene Prodigo,
Elena La Montagna, Nicola Lolli, Margherita Ceccarelli, Roberto Saluzzi,
Fiorenza Ginanneschi, Roberto Granci, Paolo Piomboni, Barbara Castelli,
Kaoru Kanda, Jalle Feest, Daria Leuzinger, Fabrizio Falasca,
Tania Mazzetti, Roberto Baldinelli, Catalina Sureda Colombram
Violini secondi
Alberto Mina*, David Romano*, Ingrid Belli, Rosario Genovese,
Leonardo Micucci, Lavinia Morelli, Pierluigi Capicchioni
Riccardo Piccirilli, Daniele Ciccolini, Andrea Vicari,
Maria Tomasella Papais, Cristina Puca, Giovanni Bruno Galvani,
Rocco Malagoli, Brunella Zanti, Svetlana Norkina
Viole
Raffaele Mallozzi*, Simone Briatore*, Sylvia Mayinger, Michael Kornel,
Sara Simoncini, Carla Santini, Fabio Catania, Ilona Balint,
Andrea Alpestre, Lorenzo Falconi, Stefano Trevisan, David Bursack,
Luca Manfredi, Federico Marchetti
Violoncelli
Luigi Piovano*, Gabriele Geminiani*, Carlo Onori, Diego Romano,
Francesco Storino, Bernardino Penazzi, Francesco Di Donna,
Matteo Michele Bettinelli, Sara Gentile, Giacomo Menna, Danilo Squitieri
CONTRABBASSI
Antonio Sciancalepore*, Libero Lanzilotta*, Anita Mazzantini,
Simona Iemmolo, Paolo Marzo, Andrea Pighi, Piero Franco Cardarelli,
Enrico Rosini, Paolo Cocchi, Nicola Cascelli
*Prime parti soliste. N.B.: le prime parti del concerto odierno sono evidenziate in neretto
26
Flauti
Carlo Tamponi*, Andrea Oliva*, Nicola Protani, Elisa Boschi
Ottavino: Davide Ferrario
Oboi
Paolo Pollastri*, Francesco Di Rosa*, Anna Rita Argentieri
Corno inglese
Maria Irsara
Clarinetti
Stefano Novelli*, Alessandro Carbonare*, Simone Sirugo
Clarinetto basso: Dario Goracci
Fagotti
Francesco Bossone*, Andrea Zucco*, Fabio Angeletti
Controfagotto: Alessandro Ghibaudo
Corni
Alessio Allegrini*, Guglielmo Pellarin*, Marco Bellucci,
Arcangelo Losavio, Luca Agus, Fabio Frapparelli, Giuseppe Accardi
Trombe
Andrea Lucchi*, Omar Tomasoni*, Ermanno Ottaviani,
Vincenzo Camaglia, Antonio Ruggeri
Tromboni
Basilio Sanfilippo*, Andrea Conti*, Agostino Spera
Trombone basso: Maurizio Persia
Tuba
Gianluca Grosso
ArpE
Cinzia Maurizio*, Margherita Bassani*
Timpani
Enrico Calini*, Antonio Catone*
Percussioni
Marco Bugarini, Edoardo Albino Giachino, Andrea Santarsiere
pianoforte
Francesco Buccarella*
celesta
Daniele Rossi*
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Premiazione
Maestro
dell’Economia
Roma, 4 dicembre 2011
Auditorium Parco della Musica
Sala Petrassi
Presiede la Cerimonia
Presenta
Giancarlo Cremonesi
Presidente della CCIAA di Roma
Ramona Badescu
Programma
ore
ore
ore
ore
ore
9.30
10.00
10.30
12.00
12.45
Registrazione dei partecipanti
Concerto
Cerimonia di Premiazione
Performance di Max Giusti
Conclusione della cerimonia e aperitivo nel Foyer
INFO [email protected]
Concerto di apertura
Recital Vocale
Celebri Arie d’Opera
Ingresso libero fino ad esaurimento posti disponibili
prossimi concerti
dicembre
hélène
grimaud
ven 9 ore 20.30 turno V-Z
Sala Sinopoli
Hélène Grimaud pianoforte
mozart Sonata K. 310 | berg Sonata op. 1 | liszt Sonata in si minore
bartók 6 Danze popolari rumene
ravel
boléro
Sala Santa Cecilia
sab 10 ore 18 turno A-A1 | lun 12 ore 21 turno B | mar 13 ore 19.30 turno C
Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Stéphane Denève direttore | Enrico Dindo violoncello
ravel Le Tombeau du Couperin
saint-saëns Concerto per violoncello n. 1
roussel Sinfonia n. 3
ravel Boléro

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