Taddei M., Canti sul mare

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Taddei M., Canti sul mare
CANTI SU ’L MARE
ISOLA DEL GIGLIO
Isola bella, aperta come il fiore
bianco, che sorgi in mezzo alle onde chiare,
intorno alle tue rive azzurro è il mare
èd è vermiglio il sangue entro il tuo cuore.
Entro il tuo cuor selvaggio aspro è l’odore
di pini e mirti : rosso è il balenare
de’ raggi quando il sol passa, e a gustare
dolce e grave è de’ tuoi frutti il sapore.
Son le tue donne belle come nate
dalla schium a del mar tutte, e odorose
com e fior di foresta nell’estate.
Hanno occhi negri e labbra rosse e audaci,
come v iv e corolle sospirose
di sole, in una folle ansia di baci.
Poi quando col settembre fresco e verde,
scende il languore alle anime ed agli occhi,
le belle donne piegano i ginocchi
dolcemente nel sogno che si perde....
Guardan su ’1 mare, su ’1 mar fresco e verde
le navi brune che passan tra i ròcchi,
seguon su ’1 vento che batte tra i fiocchi
e tra le vele il sogno che si perde....
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Un lieve suon di flauto del monte
vien su dai boschi vivo di fragranza
com e un rivolo d’acque d’una fonte.
Tutte le navi volano su l’onda
udendo il flauto che invita alla danza,
fiorir di donne vedendo la sponda.
E tre notti e tre dì su la gran piazza
si danza al suon de’ flauti per malia,
come se il vivo rosso sangue sia
entro le vene una mistura pazza.
E tre notti e tre dì la ridda impazza,
orgia ardente d’amore e di follia,
fin che nell’alba di malinconia
al suolo vin ta ogni coppia, stramazza.
L’ultimo canto lento il flauto gem e :
su i giovani le belle donne nude
sciolgon le chiome e si giacciono insieme.
L’ultima nota sospira neH’aria:
e la perlacea livida alba chiude
nel suo sogno la notte leggendaria.
NELL’ ORTO DEL PILOTA
Sangue, padrone : vidi sangue : gli occhi
dissero com e un gran sogno di sangue
e si storsero ; cadde su i ginocchi
il mio nemico ; nel mare e nel sangue.
Su le mie mani è il marchio : chi mi tocchi
muore per odio: chi mi parli langue
da’ diavoli stregato : e chi m ’adocchi,
padrone, quello ammazzerà : nel sangue.
mio nemico, che avevo io strappato
alla sua nave in mezzo alla battaglia,
con le mie mani, schiavo mio, dannato,
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quello morì : lo volle il mar con sé
dentro gli scogli : e parvero tanagli?..
Morì narrando una storia di re.
La mia nave approdò nella tem pesta
a una caverna aperta tra gli scogli:
tra le schium e s ’ udian rotti gorgogli
come per la marea, quando si desta.
- « Getta l’àncora 1 - urlai - Giù, molla 1 arresta
contro la punta I.... La góm ena !... Sciogli.... » E sovra i sassi ch’erano più spogli
d’alghe, vegliam m o la notte funesta.
Il mio nemico, ch’era ora il mio schiavo,
tremava per un ridere che il gozzo
gli rigonfiava mentre io lo guardavo.
E in mezzo agli occhi gli vidi passare
quel racconto di re, che gli fu mozzo
nella gola da un’onda alta del mare.
- « L’antro - narrò - da innumeri colonne
è sollevato come regia sala.
Tra le colonne echeggian suoni, esala
un acre odor, passan fruscii di gonne.
« Da millant’ anni in mezzo alle sue donne
là veglia il re, poi che un velen di mala
erba, eh’ ebbe una strega entro una fiala,
lo incatenò su ’1 vecchio trono, insonne.
« Per 1’ onda del rossigno crine folto
che getta su la fronte un’ ombra grave,
per T ardor fosco d’ oro che ha su ’1 volto,
« i grandi occhi cerchiati di viole
han fiamme ed ombre, come orbite cave
che s’aprano profonde dentro il sole.... » 127 * H E R M E S
Padrone ; e io vedo il trono e il sangue e il re
e il mio nemico tra gli scogli nrorto :
e qui s u ’l mare ora coltivo un orto
fin che la morte mi vorrà con s é :
Ho un navicello e di remi ne ho tre:
ma tutti e tre son fermi dentro il porto.
Guardo nel m are: ma n o n T h o anche scorto
il mio nemico se cerchi di me.
Ma se lo vedo io navigo la nave
con un sol remo e l’altro a lui lo lascio
e quel terzo lo serbo pel dimonio.
Io so la sorte mia che non m ’ è grave.
Se vien la Mòrte, andremo tutti in fascio....
Morrò nel sangue : Dio m ’ è testimonio. -
Luglio
19 0 5.
M arcello
T a d d e i.
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