Il booklet del Forum 3 - Gran Sasso Science Institute

Commenti

Transcript

Il booklet del Forum 3 - Gran Sasso Science Institute
Gran Sasso Science Institute
Social Sciences Division
Progetto di ricerca
L’Aquila del futuro
Coordinamento del Gruppo di Ricerca
Cora Fontana e Valentina Gingardi
Direttore del Progetto
Antonio Calafati
L’Aquila, 2015-2016
Gruppo di ricerca
GSSI: Studenti di dottorato
Joanne Ahern (III)
Edoardo Altavilla (III)
Emanuele Belotti (II)
Matteo Del Fabbro (III)
Grazia Di Giovanni (II)
Cora Fontana (III)
Valentina Gingardi (III)
David Gogishvili (III)
Giorgos Koukoufikis (II)
Sonja Lakic (II)
Angela Maria Osorio M. (II)
Valeria Raimondi (II)
Chiara Vitrano (III)
GSSI: Ricercatori Post-doc
Enzo Falco, Cecilia Pasquinelli, Gabriella Punziano, Adam Radzimski
Ricercatori esterni:
Bethan Watson (MPhil Architecture and Urban Design, University of Cambridge)
2
Sommario
Prefazione ............................................................................................................................................................. 4
L’Aquila: scale territoriali.................................................................................................................................... 5
Antonio Calafati et alii ............................................................................................................................................ 5
La città immaginata: i progetti strategici .......................................................................................................... 6
Cora Fontana .......................................................................................................................................................... 6
Una città della conoscenza policentrica ........................................................................................................... 8
Grazia Di Giovanni e Valeria Raimondi............................................................................................................... 8
A piedi nella città dispersa .................................................................................................................................. 9
Joanne Ahern e Valentina Gingardi ........................................................................................................................ 9
Città con eventi, città degli eventi .................................................................................................................. 11
Cecilia Pasquinelli, Giorgos Koukoufikis e David Gogishvili ................................................................................. 11
Gli spazi della socialità ..................................................................................................................................... 12
Sonja Lakic e Angela María Osorio M. ............................................................................................................... 12
Le parole dei piani ............................................................................................................................................ 13
Gabriella Punziano, Cora Fontana, Valentina Gingardi...................................................................................... 13
Il trasporto pubblico nella città dispersa ....................................................................................................... 14
Edoardo Altavilla, Enzo Falco, Ivano Malavolta e Adam Radzmiski ................................................................. 14
Atti di memoria ................................................................................................................................................ 15
Bethan Watson ..................................................................................................................................................... 15
Risposte amplificate: il sovra-dimensionamento della città fisica ............................................................. 16
Antonio Calafati e Cora Fontana ......................................................................................................................... 16
Mobilitazione civile e imprenditorialità ......................................................................................................... 17
Emanuele Belotti, Matteo del Fabbro e Chiara Vitrano........................................................................................ 17
3
Prefazione
La ricerca applicata che il GSSI sta conducendo su L’Aquila riprende il filo del discorso che, dopo il sisma del
2009, era iniziato con le esplorazioni conoscitive e con gli esercizi di “mobilitazione cognitiva” condotti
dall’OCSE (in collaborazione con l’Università di Groningen e con studiosi della London School of Economics)
che avevano prodotto il materiale confluito nel noto rapporto L’Azione delle politiche a seguito di disastri naturali. Il
caso dell’Abruzzo post-terremoto (2013). Riprende, inoltre, la riflessione promossa dal Ministro per la Coesione
territoriale sullo sviluppo economico e spaziale di L’Aquila, la quale era confluita in due rapporti indipendenti:
L’Aquila 2030: una strategia di sviluppo economico e Commissione per la valutazione urbanistica delle criticità e delle prospettive
per la ricostruzione e lo sviluppo della città de L’Aquila (2012).
Questi rapporti avevano un unico obiettivo: creare dei dispositivi cognitivi che potessero sostenere in termini di
conoscenza (modelli di effetti ed evidenza empirica) la riflessione e le scelte della comunità locale e della società
regionale. L’eccezionalità della situazione – che permane ancora oggi – non era soltanto data dalla necessità di
affrontare la ricostruzione post-terremoto, la quale pone problemi particolarmente complessi. Due importanti
dinamiche stavano prendendo forma e si sarebbero intersecate con le difficoltà della ricostruzione postterremoto. Da una parte, la lunga fase di stagnazione dell’economia italiana che nelle regioni meridionali – e
anche in Abruzzo – si stava manifestando con particolare intensità. Dall’altra, il radicale cambiamento nei fattori
di competitività delle città che si stava consolidando in Italia e in Europa.
Come per molte altre città e regioni europee, anche per L’Aquila e l’Abruzzo si poneva la questione di quanto
fossero adeguati, rispetto ai nuovi dis-equilibri, i paradigmi sui quali si stavano costruendo le politiche pubbliche
– questione che nel caso di L’Aquila riguardava anche il tema, già di per sé difficile da declinare, della
ricostruzione post-terremoto.
Su questo sfondo, il GSSI propone alcune analisi e riflessioni su L’Aquila, ancorate allo stesso principio che
aveva informato i contributi sopra richiamati: sono anch’esse dispositivi cognitivi – strumenti per pensare –,
liberamente proposti alla società locale e regionale in una fase di profondi cambiamenti strutturali della società
italiana ed europea.
Si tratta di uno sguardo “esterno” su L’Aquila – genuinamente europeo per la biografia di chi è coinvolto in
questo esercizio esplorativo. E, come tutti gli sguardi “esterni”, ha un valore conoscitivo in sé. Assume un valore
politico solo se incontra lo sguardo “interno” sulla città, quello della comunità locale – l’unico che conta.
A.C.
L’Aquila, 10 dicembre 2015
4
L’Aquila: scale territoriali
Antonio Calafati et alii
Nel discorso pubblico nazionale, le scale territoriali alle quali si esprime l’urbanità di L’Aquila – e la sua ricostruzione – è uno dei temi più trascurati. È, tuttavia, un tema che è necessario svolgere sia per definire le
strategie di sviluppo di lungo periodo di L’Aquila, sia per dare un contenuto all’obiettivo della giustizia spaziale.
La scala territoriale che ha ricevuto l’attenzione mediatica maggiore è quella relativa al “centro storico” – che,
tuttavia, è solo il maggiore dei “centri storici” nei quali si esprime la spazialità (policentrica) della giurisdizione
aquilana. Nel discorso nazionale, ciò ha condotto a una contrapposizione tra “centro” e “periferia” che, nel caso
di L’Aquila, è fuorviante. Una lettura fondata sulla contrapposizione “intra moenia” versus “extra moenia” non
corrisponde affatto all’organizzazione spaziale del comune di L’Aquila, la quale presenta, invece, un’articolazione
per sotto-sistemi e punti focali, formando una complessa costellazione insediativa. Già nell’analisi e nella
pianificazione del territorio comunale è necessario introdurre una lettura multi-scalare, senza la quale non può
emergere una strategia di sviluppo che declini efficacemente l’utilizzo del capitale territoriale e si ponga
l’obiettivo della giustizia spaziale.
La dimensione multi-scalare è altrettanto importante se si pone l’attenzione sulle relazioni tra il comune di
L’Aquila e quelli limitrofi. Anche per l’Aquila – come per molte altre città italiane – si pone la questione di
identificare la “città di fatto”: il cluster di comuni formato dal comune di L’Aquila e da quei comuni contigui che
con esso si sono fortemente integrati sia spazialmente che socialmente. Questo tema può apparire poco rilevante
se si “riduce” L’Aquila al suo centro storico maggiore, ma lo diventa appena si considerano l’organizzazione
territoriale effettiva dell’intera città e le relazioni dei diversi sotto-sistemi insediativi. Evidenti segnali indicano che
le dinamiche di alcuni dei comuni contigui sono interdipendenti rispetto a quelle di L’Aquila.
Oltre la città di fatto, un’altra scala intercomunale viene di norma considerata in Italia: il sistema locale (del
lavoro). Esso indentifica un insieme di comuni che gravitano su un comune centroide – L’Aquila, in questo caso
–, il quale si caratterizza per la sua maggiore capacità di offrire lavoro. Questa scala ha un’importanza
fondamentale per decifrare il potenziale di sviluppo di una città.
A questa scala territoriale emergono alcuni fondamentali fatti stilizzati che è necessario considerare per
progettare L’Aquila del futuro e comprendere le sue dinamiche inerziali. In termini demografici, negli ultimi
decenni il sistema locale di L’Aquila è rimasto stazionario. All’aumento della popolazione e dell’occupazione nel
comune di L’Aquila ha corrisposto una diminuzione della popolazione e dell’occupazione nei comuni del sistema
locale. A differenza di altri sistemi locali italiani, il comune centroide si trova al centro di un territorio con un
elevato capitale territoriale non utilizzato e con un potenziale di sviluppo molto basso, quasi nullo. Gran parte
del capitale territoriale edilizio alla scala dell’intero sistema locale sarà ripristinato come effetto della ricostruzione
generando un’area con una forte tensione tra capitale esistente e capitale utilizzato (dai processi economici e
sociali).
Considerare le diverse scale territoriali alle quali si esprime l’urbanità di L’Aquila è la chiave sia per definire
un’efficace strategia di crescita della città e del suo hinterland, sia per declinare correttamente il tema della giustizia
spaziale.
5
La città immaginata: i progetti strategici
Cora Fontana1
“La pianificazione strategica consiste in una serie di concetti e procedure elaborati in modo tale da consentire ai leader pubblici,
manager e amministratori di individuare quali azioni siano da intraprendere per favorire lo sviluppo e la prosperità
dell’organizzazione o della comunità cui appartengono. […] La pianificazione strategica può essere considerata quale strumento per
la pianificazione del futuro nel suo complesso o di alcuni settori particolari”
John M. Bryson, 1999
Se si considera la pianificazione spaziale strategica come strumento per pianificare lo sviluppo futuro della città o
di alcune delle sue parti si percepisce immediatamente quanto risulti complesso sia definire in modo univoco il
concetto di strategia stesso sia valutare le possibili implicazioni che un progetto strategico potrà avere nel tempo.
Nonostante questa premessa è possibile individuare alcuni caratteri che i progetti strategici dovrebbero tenere in
considerazione, affinché questi non rischino di diventare da un lato uno slogan senza una qualche
sperimentazione operativa, dall’altro un’imitazione della pianificazione urbanistica tradizionale.
Un piano – per essere considerato strategico – deve guardare al futuro, deve cioè proporsi come strumento di
“visione”, organizzato come processo dinamico e flessibile anziché come modello precostituito. Affinché ciò sia
possibile la pianificazione strategica dovrebbe avviare meccanismi di coordinamento, che coinvolgano una rete di
attori differenziata, sia in termini di competenze sia di ruoli sociali. Una strategia per essere tale dovrebbe
valutare le conseguenze delle scelte sul contesto urbano, sociale ed economico, considerando ogni singolo
progetto non solo per la sua dimensione locale, ma come parte di un disegno più ampio, coerente con la visione
generale della città e capace di indirizzarne le traiettorie di sviluppo.
Nel 2012 la città dell’Aquila ha pubblicato il Piano Strategico per la città, un documento che riprendeva in parte
alcune delle linee guida proposte già nella stesura del Piano Strategico del 2009 e in parte le indicazioni in merito
ai progetti strategici, contenuti nel Piano di Ricostruzione dei Centri Storici di L’Aquila e Frazioni del 2011.
Il Documento di Piano Strategico, nato come tentativo di risposta al rischio di progressivo impoverimento della
città – in termini economici, demografici e di qualità della vita – e che auspica un miglioramento significativo
della qualità dello spazio urbano, si basa principalmente su tre obiettivi cardine:
•
•
•
Rivitalizzare il centro storico, facendolo tornare il cuore della vita sociale della città;
Superare la frammentazione garantendo qualità urbana e sociale alla città policentrica;
Favorire un rilancio economico di lunga durata, attraverso ‘vocazioni profonde e nuove
opportunità’.
Gli interventi considerati strategici per la città – molti dei quali riconfermati come tali anche dal Documento
Preliminare del Nuovo Piano Regolatore Generale del 2014 – hanno lo scopo di creare continuità funzionale tra
centro e periferia e si dividono in progetti strategici d’ iniziativa privata e d’iniziativa pubblica.
Il Comune dell’Aquila, avendo riconosciuto particolare interesse per alcuni dei progetti, sta procedendo alla loro
realizzazione. Di particolare rilevanza sembra essere il “Contratto di Valorizzazione Urbana” denominato
“centralità ovest: Parco Urbano e teatro di Piazza d’Armi Stazione FS e direzionalità di Villa Gioia”. Una
proposta presentata in seguito al bando “Piano Nazionale per le città” emanato nel 2012 dal Ministero delle
Infrastrutture e dei Trasporti.
Il progetto, che interessa una serie d’interventi nella parte ovest della città, riguarda differenti ambiti di
riqualificazione e valorizzazione che coinvolgono tra gli altri: Piazza d’Armi, la sede unica degli uffici comunali,
l’area della stazione FS, il progetto C.A.S.E. di Sant’Antonio, viale della Croce Rossa e l’Aeroporto dei Parchi.
Nel 2013 il Piano è stato approvato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che ha riconosciuto come
priorità l’intervento previsto per Piazza d’Armi, il quale prevede la conversione dell’area in parco urbano e la
realizzazione di un auditorium comunale. Data la portata del progetto appare opportuno ricostruire brevemente
il ruolo di questo spazio di oltre diciotto ettari, che dal 2009 è tornato ad essere proprietà del Comune
dell’Aquila.
Già prima del terremoto una porzione di piazza d’Armi era sede di pratiche sociali, prevalentemente di tipo
sportivo e ricreativo, sebbene la gran parte dell’area consistesse principalmente in un vuoto urbano. Oggi, in
1
Con la collaborazione di Valentina Gingardi
6
seguito a diverse operazioni – dal trasferimento del mercato cittadino di Piazza Duomo, alla valorizzazione delle
attrezzature sportive preesistenti, alla costruzione della nuova chiesa di S. Bernardino con annessa mensa di S.
Celestino alla recente realizzazione dello skate-park – la vocazione dell’area a spazio pubblico è indubbiamente
cresciuta.
Infatti, nonostante la frammentazione delle varie attività, conseguenza sia della diversità delle attività stesse, sia
della loro disomogenea disposizione all’interno dell’area, Piazza d’Armi si conferma come uno spazio
interessante e urbanisticamente rilevante, di collegamento tra il centro storico della città e la zona ovest di
espansione urbana più recente. Un’area che si sta gradualmente conformando come nuovo spazio pubblico della
città e che secondo la visione del progetto strategico si definirà come nuova centralità per la città.
Ma cosa comporterà dare origine a un nuovo punto focale in una città policentrica? Come inciderà la nuova
vocazione d’uso dell’area, sulla traiettoria di sviluppo urbano dei vecchi e dei nuovi sistemi urbani?
Questa ricerca vuole essere un punto di partenza per una riflessione collettiva in merito alle trasformazioni
considerate “strategiche”, in atto nella città dell’Aquila e alle conseguenze che la creazione di nuovi punti focali
potrebbe comportare sia a livello locale, sia rispetto all’intero sistema urbano. Se le “visioni” condivise sia
dall’amministrazione sia dalla popolazione consistono nella rivitalizzazione del centro storico e nel superamento
della frammentazione spaziale e sociale, appare interessante riflettere sulle modalità attraverso le quali
l’implementazione di un nuovo punto focale si rifletterà sia sui sistemi urbani consolidati, sia su quelli
“immaginati”.
7
Una città della conoscenza policentrica
Grazia Di Giovanni e Valeria Raimondi
L'Aquila può essere definita una città della conoscenza per la rilevanza che ricerca e alta formazione hanno
nell’economia cittadina e per la centralità che i beni immateriali occupano nel sistema urbano.
A partire da questo scenario, il seguente contributo propone una riflessione sulle caratteristiche spaziali e le
implicazioni di tale prospettiva di sviluppo nel sistema territoriale aquilano, caratterizzato da una forte
dispersione insediativa.
Per “città della conoscenza” si intende una città in cui una quota significativa di posti di lavoro è direttamente o
indirettamente legata ai processi di produzione che utilizzano capitale umano altamente qualificato. I luoghi della
ricerca e della didattica operano come moltiplicatori d’incontri e scambi della città stessa, fino a diventare una
"infrastruttura necessaria" per l'intero contesto urbano, dal punto di vista economico e socio-culturale. Allo
stesso tempo, il sistema della formazione e della ricerca si alimenta della vitalità della città e ne condivide le
esigenze.
Le modalità in cui la città della conoscenza si sviluppa in termini spaziali rappresenta un fattore determinante per
il sistema urbano, per quanto riguarda le strutture ospitanti le attività di didattica e ricerca, i luoghi dedicati alla
residenzialità, le infrastrutture che supportano il sistema stesso e che fungono da connettori con la città, quali i
luoghi della socialità.
L’Aquila rappresenta una città della conoscenza “policentrica” sia in relazione alle caratteristiche morfologicospaziali sia per quanto concerne le numerose istituzioni, concentrate in spazi definiti ma diffusi nel territorio. Le
sfide specifiche di una città della conoscenza policentrica sono indotte dalla difficoltà di fruizione e accessibilità
tra i diversi poli e tra i punti focali con il centro città: evitare la disaggregazione spaziale e l’isolamento e
rafforzare gli scambi sociali, culturali, economici, da un punto di vista sia di "contaminazione" culturale, che di
flussi e interazioni materiali.
Il contributo vuole riflettere sulla condizione attuale e sulle traiettorie di sviluppo – ipotizzate dalle istituzioni
coinvolte – degli spazi dedicati ad attività di formazione e ricerca, alla residenzialità e socialità, fino alle possibili
implicazioni conseguenti tali trasformazioni, muovendo da un modello urbano “policentrico e disaggregato”
all’ipotesi di un modello “reticolare” ed estroverso.
8
A piedi nella città dispersa
Joanne Ahern e Valentina Gingardi
Il lavoro affronta il tema della mobilità pedonale nella città dell’Aquila, ponendo l’accento sulla dimensione
progettuale-operativa declinata da una prospettiva sistemica. “L’Aquila del futuro” dovrebbe avere tra i propri
obiettivi il contenimento degli spostamenti individuali in auto, nella direzione di una mobilità sostenibile e sicura.
Parallelamente, sarebbe necessario intervenire per migliorare la qualità degli spostamenti pedonali, facendo
riferimento ad alcuni semplici concetti: la sicurezza dei percorsi e degli attraversamenti, l’adeguatezza delle
sezioni stradali, la tipologia e regolarità delle pavimentazioni. La presenza di adeguati sistemi pedonali all’interno
della città ha una costellazione di effetti positivi per la comunità, favorendo l’interazione spontanea tra le persone
e il benessere dei cittadini. Quando la qualità degli spostamenti pedonali all’interno dello spazio pubblico è
elevata, cresce la probabilità che un numero maggiore di persone si muova e si incontri nello stesso spazio. Ne
deriva, quindi, che le attività sociali risultino favorite ogniqualvolta la modalità di fruizione dello spazio pubblico
– sia per attività “necessarie” che “volontarie” – è di buona qualità. Al contrario, quando lo spazio pubblico è di
bassa qualità, esso finisce per ospitare gli spostamenti strettamente necessari, influenzabili solo marginalmente
dalle variazioni del contesto ambientale. Ne consegue che anche un investimento modesto a sostegno della
pedonalizzazione della città possa comportare un innalzamento consistente della qualità degli spazi pubblici
circostanti. Inoltre, la creazione di un efficiente e capillare sistema pedonale ha effetti positivi sul valore delle
attività residenziali, commerciali, di socializzazione che si trovano in prossimità dei riqualificati percorsi a
mobilità lenta.
“L’andare a piedi” è la più semplice – e imprescindibile – modalità di spostamento: quindi una componente
essenziale del sistema di accessibilità e fruizione delle città. Progettare questa componente dovrebbe essere un
obiettivo chiave, in particolare per i sistemi urbani – e L’Aquila è tra questi – che attraversano una fase di
profonda riconversione del proprio capitale spaziale. Nel processo di ricostruzione fisica della città, la
progettazione di un adeguato sistema di connessioni pedonali ha un ruolo chiave e necessita di essere presa in
considerazione sin dalle prime fasi d’intervento, anche mediante soluzioni temporanee e flessibili. Nonostante la
sua grande rilevanza, il tema della mobilità pedonale non è declinato operativamente all’interno degli strumenti di
pianificazione della città dell’Aquila, benché sia richiamato. Il Piano Urbano della Mobilità (2012) propone di
incentivare la fruizione ciclo-pedonale del centro, di realizzare alcuni collegamenti con i quartieri della prima
corona urbana e di intervenire nei siti d’interesse turistico. La proposta di documento finale del Piano Strategico
(2012) cita tra i propri obiettivi quello della mobilità sostenibile e fa riferimento al miglioramento della mobilità
pedonale nel centro storico, che dovrebbe garantire la continuità e la piena agibilità dei percorsi. Infine, il
Documento Preliminare al Piano Regolatore Generale (2014) ed il Programma Operativo Regionale 2014-2020
riprendono i temi dello sviluppo urbano sostenibile e della mobilità lenta, sempre in riferimento al centro storico
e alle aree d’interesse turistico del capoluogo aquilano. Tuttavia, i principali documenti urbanistici presentano due
criticità: in primo luogo propongono riflessioni di carattere generale e non di natura progettuale, in secondo
luogo prendono in considerazione soltanto alcuni specifici ambiti della città e non il sistema urbano nel suo
complesso.
In questo lavoro ci proponiamo di indagare operativamente il tema della mobilità pedonale nella città dell’Aquila.
Sono due i casi di studio esaminati: il “punto focale” di Coppito e “l’asse strategico” di via XX settembre-viale
Corrado IV. La scelta delle aree è connessa alla rilevanza strategica di tali contesti, cresciuta nella fase post-sisma.
Il primo approfondimento è dedicato alla frazione di Coppito, che ha visto crescere la propria importanza
nell’organizzazione territoriale della città dopo il terremoto. Questo “punto focale” è stato scelto come una delle
sedi dei nuovi insediamenti abitativi – i progetti C.A.S.E. di Coppito 2 e Coppito 3 – e della Residenza
Universitaria San Carlo Borromeo. Inoltre, la frazione ospita l’Ospedale Regionale San Salvatore, alcuni
dipartimenti universitari dell’area scientifica e attività commerciali e ricreative. La ricerca analizza il sistema della
mobilità pedonale a Coppito, riflettendo sulla natura e qualità delle superfici stradali esistenti, sulla sicurezza dei
percorsi e sulle condizioni d’illuminazione notturna delle vie principali. Il secondo caso di studio è rappresentato
dall’asse di via XX settembre-viale Corrado IV. Quest’arteria ha sempre avuto un ruolo molto importante,
poiché è una delle principali vie di collegamento al centro storico da un lato e al sistema autostradale dall’altro. Il
Piano di Ricostruzione dei Centri Storici di L’Aquila e Frazioni (2011) ha ulteriormente rafforzato l’importanza
di quest’asse, prevedendo una serie di progetti strategici nell’area: il Polo Amministrativo degli uffici comunali, il
nuovo tribunale, il progetto di Piazza D’Armi, il Polo del Welfare, la riqualificazione degli edifici residenziali della
Banca d’Italia, gli interventi di Borgo Rivera e Campo di Fossa. Alcuni di questi progetti sono poi stati
approfonditi dal Documento Preliminare del Nuovo Piano Regolatore Generale del 2014.
9
Gli strumenti di pianificazione urbanistica prendono atto della specificità e dell’importanza di queste zone –
Coppito e via XX settembre – ma non declinano il tema dell’accessibilità e della mobilità all’interno delle stesse.
Obiettivo della ricerca è proporre una riflessione sistemica sulle due aree, sostenendo la necessità di progettare
un sistema di mobilità lenta con caratteristiche differenti per ciascun caso di studio. La frazione di Coppito –
sebbene ancora interessata da profonde riconversioni del proprio capitale spaziale – è una polarità consolidata,
per la quale è possibile realizzare un progetto di pedonalizzazione permanente. Nel caso di via XX settembreviale Corrado IV, invece, è necessario prevedere interventi di natura temporanea, connessi alla presenza di
differenti cantieri della ricostruzione. Per far sì che il progetto di pedonalizzazione della città si riveli efficace, tali
percorsi devono costituire una modalità di fruizione capillare del territorio e necessitano di essere riqualificati – e
ripensati – in modo sistemico.
10
Città con eventi, città degli eventi
Cecilia Pasquinelli, Giorgos Koukoufikis, David Gogishvili
Il tema degli eventi urbani sembra giocare un ruolo di rilievo nella città contemporanea, visto l’intensificarsi del
ricorso all’organizzazione di eventi cittadini a livello globale. E’ stato interpretato come l’emergere di una
“nuova” economia, e cioè un’economia delle esperienze che mira a creare e estrarre valore dal “fare” esperienza
di una situazione e di un contesto. Imprese, enti pubblici, istituzioni culturali “eventificano” la città che –
essendo un contesto ricco di significato – partecipa ai meccanismi esperienziali. Se da una parte sorgono sempre
più perplessità sul processo di “eventificazione” delle grandi città e delle capitali mondiali che competono per
aggiudicarsi i grandi eventi, un discorso a sé merita di essere sviluppato per quanto riguarda le piccole e medie
città: in questi casi molti sostengono gli eventi come possibilità di generare effetti cumulativi positivi e di lungo
periodo sul tessuto economico e sociale, nonostante tra i policy makers si registri una frequente sottovalutazione
della valenza strategica degli eventi stessi. Infatti, si tende a privilegiare un approccio valutativo dell’evento in
base ai soli impatti economici immediati, mentre si fatica a definire un quadro valutativo che metta il singolo
evento-progetto accanto ad un ragionamento sulla strategia territoriale.
A L’Aquila il tema degli eventi urbani merita attenzione: l’analisi ha identificato circa 150 eventi di varia natura e
scala, organizzati negli ultimi tre anni nel centro storico della città. Si tratta prevalentemente di eventi di piccola
dimensione, aperti al pubblico, organizzati in spazi e edifici di interesse pubblico. Una fotografia dell’insieme di
eventi mappati ci dice che dal 2013 ad oggi il numero è quasi raddoppiato, con un ruolo significativo delle
associazioni culturali e di promozione sociale che nel 2015 hanno promosso l’organizzazione di oltre la metà
delle iniziative, e con un impegno crescente delle istituzioni di formazione e ricerca nei tre anni osservati.
La ricerca proposta ha l’obiettivo di definire un insieme di strumenti concettuali e metodologici per riflettere
sulla dimensione strategica degli eventi per lo sviluppo economico della città. La connessione tra eventi urbani –
intesi come finestra di opportunità temporanea per sperimentare e testare progettualità, spazi e reti di
collaborazione – e una strategia di sviluppo proiettata nel lungo periodo assume un particolare valore in una città
come L’Aquila che attraversa una fase di ricostruzione e si interroga sul suo sentiero di sviluppo.
Come suggerito dal titolo del lavoro, ci si chiede se la città si stia orientando verso la configurazione di una “città
degli eventi” oppure di una “città con eventi”. Nella “città degli eventi”, gli eventi narrano, supportano e in qualche
caso perfino direzionano la strategia di sviluppo della città, partecipando a un processo di apprendimento per gli
attori locali. È la letteratura a suggerirci come una proliferazione di eventi possa catalizzare nuove attività,
incoraggiare la cooperazione e sviluppare competenze locali di gestione, di leadership e organizzative. La “città
degli eventi” riesce a comunicare la visione urbana dello sviluppo, rendendola un fattore di attrattività e
contribuendo a un posizionamento distintivo della città stessa e dei suoi eventi. Diversamente, nella seconda
ipotesi, e cioè nel caso di una “città con eventi”, l’eventificazione identifica semplicemente una proliferazione di
eventi che restano scollegati da una riflessione strategica di lungo periodo: la città rimane un mero contenitore
fisico di eventi che, stando al di fuori dal quadro delle politiche urbane, hanno impatti esclusivamente temporanei
e tendenzialmente mostrano difficoltà di radicamento.
11
Gli spazi della socialità
Sonja Lakic e Angela María Osorio M.
Considerati luoghi di scambi sociali che permettono la convivialità e la costruzione di relazioni, gli spazi pubblici
di una città sono alla base della qualità della vita individuale e collettiva della società e dei singoli abitanti. Li si
può immaginare come contenitori di scambi che ospitano differenti stili di vita, di individui e gruppi di persone
diversi tra loro; e come palcoscenici in cui, in tempi differenti della giornata e con ritmi e densità variegate,
diverse attività possono avere luogo. E’ possibile affermare che gli spazi pubblici incentivano l’incontro e la
condivisione tra persone diverse, conosciute e sconosciute e offrono un’opportunità di socializzazione
fondamentale per la costruzione collettiva di senso di appartenenza e d’identità.
Allo stesso tempo gli spazi pubblici sono luoghi fisici, e le forme e i materiali che li compongono sono
determinanti per la qualità della loro fruizione. Gli aspetti della accessibilità, della sicurezza, della possibilità e
tipologia di usi sono elementi fondamentali nella progettazione urbanistica e architettonica degli spazi pubblici,
giacché l’attenzione alla scala umana è considerata una dei (se non il) parametro principale di qualità e valore del
progetto dello spazio pubblico. Così come gli aspetti funzionali, anche la dimensione estetica, attraverso l’arredo
urbano ponderato, l’uso sapiente del verde, le operazioni di pedonalizzazione, di ciclabilità e in generale di
mobilità diversificata, contribuisce a configurare una spazialità accogliente, gradevole e sicura per coloro che ne
fanno uso.
Quando si parla di spazi pubblici è perciò importante tener conto che in essi convergono almeno due aspetti
importanti della struttura urbana, la componente sociale-relazionale e quella fisica. Riconoscere questa natura
ambivalente dello spazio pubblico e in particolare, riconoscerne e valorizzarne le interconnessioni e i rapporti di
reciprocità è fondamentale per avviare riflessioni sullo spazio pubblico e sulla sua valorizzazione, ancora di più in
un contesto peculiare come quello aquilano.
Proprio pensando al processo di ricostruzione del tessuto fisico e sociale in corso nella città de L’Aquila appare
chiaro come l’attenzione sugli spazi pubblici sia dunque centrale in questo percorso. Il contributo che questo
intervento vuole dare alla discussione consiste nella descrizione e nell’analisi di tre tipologie di spazi pubblici
aquilani selezionati sia per la loro importanza nella struttura fisica-spaziale della città sia per il loro significato in
quanto luoghi di vita collettiva e sociale. Tali spazi sono: il centro storico, Piazza d’Armi e il centro commerciale
L’Aquilone (che anche se non pubblico, è ormai un punto di socializzazione importante nella città).
Sia prendendo in considerazione la spazialità estesa e policentrica de L’Aquila, sia perché risultava la più
appropriata alle riflessioni sul miglioramento o sugli interventi nel tessuto degli spazi pubblici, si è scelto di fare
un’analisi su un duplice livello. L’analisi della micro-scala, ossia degli aspetti peculiari di ciascuno dei tre spazi, ha
permesso di prendere in considerazione il livello dell’esperienza individuale dei luoghi e di come questi si
rapportano alla scala umana; l’analisi della macro-scala è stata mirata alla realizzazione di una lettura complessiva
del territorio, analizzando il livello presente di continuità e integrazione di questi spazi singoli e la loro possibilità
di costituire un sistema di luoghi e funzioni complementari.
Lo studio alla micro-scala delle aree selezionate è consistito nella documentazione delle caratteristiche fisicospaziali e delle dinamiche sociali degli stessi. In prima istanza si è realizzata una documentazione degli accessi
pedonali e carrabili, dei marciapiedi, della dotazione di arredo urbano, della segnaletica viaria, della dotazione di
infrastrutture sportive pubbliche, della strutture fisiche per la messa in sicurezza per le persone quando accedono
e fruiscono lo spazio; in seconda istanza si è realizzato una ritmanalisi delle dinamiche sociali che si svolgono
attualmente in questi luoghi. Lo studio quindi è consistito nella documentazione dei tipi di attività che hanno
luogo in questi spazi nelle diverse ore del giorno e della sera e nei diversi giorni della settimana, con il fine di
identificare empiricamente le dinamiche quotidiane che connotano questi spazi.
L’analisi della macro-scala si è invece realizzata creando una mappatura dello stato dell’arte della connettività
(sistemi di mobilità, trasporto e pedonali), e della complementarità dei luoghi degli spazi pubblici studiati rispetto
alle vocazioni d’uso di ciascuno. L’analisi ha permesso di evidenziare le potenzialità e le criticità di questi spazi sia
come luoghi singoli che come sistema territoriale.
Riteniamo che questo tipo di riflessioni possano contribuire al dibattito condiviso e approfondito sul ruolo e
sulla progettualità dello spazio pubblico aquilano, presente e futuro, che tenga conto della sua realtà urbana
storica e dei cambiamenti che negli ultimi anni hanno contribuito a modificarne il territorio. Con questo studio
vogliamo sottolineare la centralità della scala umana e la necessità di una visione sistemica degli spazi – come
luoghi fisici e sociali – all’interno di questo percorso.
12
Le parole dei piani
Gabriella Punziano, Cora Fontana e Valentina Gingardi
Il lavoro che si presenta è di carattere esplorativo ed è volto a far emergere da un’analisi multidimensionale dei
testi redatti da attori istituzionali ed esperti di settore quella che può essere interpretata come la visione del futuro
della città che questo tipo di attori ha formulato e proposto attraverso il processo di pianificazione strategica sulla
città.
In particolare, sono stati analizzati due documenti. Il primo è il documento Commissione per la Valutazione
Urbanistica delle Criticità e delle Prospettive per la Ricostruzione e lo Sviluppo della Città dell’Aquila (2012),
sviluppato nell’intento di coniugare la ricostruzione materiale e l’idea futura di città. Di questo testo, analizzato
nella sua interezza, sono state indagate le sottosezioni relative a: prospettiva di città; innovazione e l’Aquila come
Smart City; efficacia e qualità nel processo di ricostruzione; nuova governance del programma di ricostruzione;
prospettiva strategica e urbanistica emergente. Il secondo è la proposta di Documento Finale del Piano
Strategico dell’Aquila (2012), documento programmatico che nasce nell’intento di disegnare il processo di
sviluppo della città. Di questo documento è stata estratta una quantità limitata di testo che fa riferimento alle
linee di indirizzo strategico per il rilancio della città e del suo territorio articolata in sei sezioni: l’idea di città; la
riformulazione degli obiettivi strategici; la linea di lavoro su centro storico come cuore della vita sociale; la linea
di lavoro relativa al superamento della frammentazione a favore di una città policentrica; la linea di lavoro
inerente il rilancio economico tra vocazioni tradizionali e nuove prospettive di sviluppo; la progettualità
strategica per il centro storico. La scelta dei due documenti – uno prodotto dall’allora Ministero per la Coesione
Territoriale e l’altro dal Comune dell’Aquila – ha l’obiettivo di analizzare le diverse visioni per la città elaborate
dai differenti attori istituzionali.
L’analisi dei testi, che in questo caso ha seguito la procedura standard di tipo quantitativo relativa all’Analisi delle
Corrispondenze Lessicali, consente di confrontare i testi indagati rispetto alla costruzione delle visioni di futuro
in base alla struttura del lessico usato, alla sequenza dei temi ed all’enfasi a questi conferita. Tale tecnica consente
di ottenere tre importanti risultati:
•
•
•
una sintesi dell’informazione contenuta nei testi analizzati senza dover necessariamente leggerli ed
interpretarli in via ermeneutica restituendo una lista delle parole più frequenti (pertanto ritenute più
rilevanti), una lista delle associazioni tra queste parole (creando spazi concettuali entro i quali si formano
le visioni di futuro ricercate) e della sequenza di queste associazioni (restituendo i contesti di significato
che vengono prima o dopo una particolare visione di futuro emergente);
una rappresentazione grafica sintetica e bidimensionale di queste associazioni multiple che consente di
capire la differenza tra i testi indagati e la differenza tra i modi in cui i differenti testi trattano tematiche
specifiche;
una sovrapposizione degli spazi concettuali emergenti e delle caratteristiche intrinseche dei testi (ad
esempio relativamente alle argomentazioni prevalenti, allo spazio dedicato a ciascuna di esse, alle parole
chiave emergenti, alle modalità di trattazione dell’argomentazione, allo stile comunicativo adottato per
trattarlo, e così via).
Il tipo di lavoro che qui si propone, al di là dell’efficacia comunicativa grafica dei risultati che produce
relativamente ai contenuti veicolati nei testi, è da considerarsi uno degli elementi di riflessione che attraverso
questo Forum possa fornire alla cittadinanza, agli studiosi ed agli amministratori della città nuovi spazi di
conoscenza utili a sviluppare un ragionamento complessivo sulle possibili traiettorie di sviluppo pensate e calate
sulla città.
13
Il trasporto pubblico nella città dispersa
Edoardo Altavilla, Enzo Falco Ivano Malavolta, Adam Radzmiski
La mobilità urbana rappresenta un diritto fondamentale dei cittadini: più alta la loro mobilità, maggiore sarà la
loro capacità di usufruire delle opportunità, dei luoghi e, in generale, della città in cui vivono. Per contro, una
ridotta mobilità è sintomo di spostamenti difficoltosi da un luogo a un altro, di ridotte possibilità di raggiungere
più destinazioni all’interno della stessa giornata e, di conseguenza, di vivere la città. Un ruolo fondamentale nel
garantire un’elevata mobilità dei cittadini, soprattutto di quelle classi che non possono, per varie ragioni, contare
su un mezzo privato di trasporto (studenti, anziani e immigrati per esempio), è assunto dal trasporto pubblico.
Un trasporto pubblico efficiente è, quindi, alla base della garanzia del diritto fondamentale alla mobilità urbana e
contribuisce ad aumentare l’accessibilità dei luoghi. Ne consegue che a una maggiore accessibilità dei luoghi,
facilità con cui questi possono essere raggiunti per esempio tramite il trasporto pubblico, corrisponde una
maggiore mobilità dei cittadini. L’accessibilità può essere intesa, quindi, come la capacità di un individuo di
raggiungere i luoghi desiderati, siano essi per attività di lavoro, studio o tempo libero, o come predisposizione di
un luogo a essere facilmente raggiunto dal numero più elevato d’individui.
All’interno di un progetto di città del futuro trova sicuramente spazio un sistema di trasporto pubblico efficiente
in grado di garantire ai cittadini un’alternativa al mezzo di trasporto privato.
Con queste premesse a fare da sfondo, il lavoro nasce dall’idea di coniugare il campo degli studi urbani con le
scienze informatiche. Attraverso una collaborazione interdisciplinare tra le due unità Urban Studies e Computer
Science del GSSI, il progetto, ancora in una fase iniziale, si pone l’obiettivo di coniugare l’analisi spaziale
dell’accessibilità dei luoghi d’interesse (centro storico, università, ospedale, Progetti C.A.S.E.) con la produzione
di dati che saranno resi disponibili ai cittadini nella logica dell’open data e lo sviluppo di applicazioni open-source
per computer e smartphone, da condividere sia con i cittadini sia con la comunità di sviluppatori open-source.
La volontà è quella di verificare lo stato attuale dei trasporti pubblici all’Aquila, le linee di bus che servono la
città, le sue frazioni e i luoghi di principale interesse per gli abitanti, per cercare di digitalizzarne le informazioni,
sia in termini di percorsi sia di orari, che permetteranno di effettuare l’analisi dell’accessibilità. Il lavoro si divide
in tre parti. La prima riguarda la produzione di dati e informazioni di tipo spaziale come la georeferenziazione
(attribuzione di coordinate univoche ai punti sulla superficie terrestre) delle linee di autobus e delle rispettive
fermate e la creazione di un database degli orari, frequenza e percorsi degli autobus che potrà essere facilmente
consultato e interrogato. La seconda parte si concentrerà sulla progettazione e sviluppo di alcune applicazioni
che permetteranno di gestire il database delle informazioni spaziali (GTFS editor), di pianificare gli spostamenti in
tempo reale (app per smartphone) e, in ultima istanza, di effettuare l’analisi dell’accessibilità di alcuni dei principali
punti di interesse (Open Trip Planner Analyst). Questa rappresenta la terza parte del progetto che si caratterizzerà
per un lavoro di analisi. L’idea, in quest’ultimo caso, è di concentrarsi inizialmente sull’accessibilità da e dei
progetti C.A.S.E. in quanto rappresentativi delle zone della città ad alta densità abitativa e varia composizione
demografica in cui si potrebbe manifestare una maggiore domanda di mobilità e di trasporto pubblico.
14
Atti di memoria: imparare dalla significatività dei luoghi per sviluppare un approccio di
ricostruzione nell’Aquila post-sisma
Bethan Watson (Università di Cambridge)
La struttura fisica della città riflette un sistema di significati personali e collettivi che rafforzano la storia e che da
essa vengono rafforzati. Si dà per scontato che i luoghi importanti di una città siano tipicamente quelli dotati di
valore storico, come ad esempio gli edifici riconosciuti dall'UNESCO; tuttavia ci sono anche altri significati che
vengono attribuiti direttamente dai cittadini. Per la gente del luogo gli edifici possiedono un valore molto più
importante, vale a dire la memoria veicolata dalla propria storia personale: "qui è dove incontrai mia moglie per la
prima volta", "venivamo sempre a pranzo in questo ristorante" oppure "in quel negozio comprai le mie scarpe
preferite". Per gli abitanti del luogo queste storie possono essere tanto significative quanto i patrimoni storici,
perché nessuno ha la stessa storia eppure tutti possono ricollegarsi alla propria.
I disastri naturali in una città causano una rimozione o un cambiamento arbitrario di un luogo creando
interruzioni che influenzano aspetti del suo significato. Dopo il terremoto, L’Aquila involontariamente corre il
rischio di perdere coesione sociale e animazione perché non ha più le trame di significato che la tengono insieme.
Dal momento che queste trame perdute – alcune rituali e storiche, altre casuali o familiari – non possono essere
ricreate come erano un tempo, si rende necessario un nuovo approccio metodologico che restituisca loro
significato.
La prima sezione di questa ricerca ha lo scopo di mostrare come parti di una città diventino significative o
rimangano tali per via di due elementi primari:
•
•
per il loro evidente valore storico (chiese, edifici pubblici, palazzi e così via)
per il loro valore in termini di uso quotidiano, per la durata e la coerenza di tale uso (ad esempio,
mercati, caffetterie e spazi pubblici spesso frequentati)
La seconda parte della ricerca intende discutere il potenziale che luoghi ed edifici significativi hanno
nell’influenzare meccanismi di riattivazione di una città post-disaster, visto che essi contribuiscono grandemente al
valore di una città influenzandone lo sviluppo. Mettendo a punto metodi di disaster recovery, la ricostruzione non
può evitare di riflettere su che cosa viene considerato significativo dalla popolazione e sul tipo di distribuzione
nello spazio di tali luoghi. Il giusto equilibrio nel comprendere che cosa è importante conservare, che cosa va
costruito di nuovo o, al contrario, cosa può andar perso, rimane un punto chiave per qualsiasi approccio
ricostruttivo post-disaster, dove non è possibile ricostruire la storia ma piuttosto è la memoria di tale storia ad
essere ricostruita.
La terza parte dello studio propone un nuovo metodo per la ricostruzione dell'Aquila basato sui suoi luoghi di
significato, nei termini di ciò che viene preservato sia nel senso fisico che nelle memorie dei cittadini. Scegliendo
luoghi importanti va ricordato come il dolore della perdita viene incorporato in qualcosa di altro rispetto a
semplici edifici di significanza storica. Un disastro come il terremoto sospende la vita normale, arrestandone la
continuità, per cui molti spazi significativi possono essere custoditi soltanto nella memoria dei cittadini. Imparare
dalle idee passate e dai ricordi di una popolazione è un’utile chiave di lettura per ricostruire una città post-sisma,
dal momento che riconosce il fatto che il patrimonio culturale e la storia vengono costruiti nel presente.
Il progetto proposto – la quarta parte del presente studio – intende intervenire a livello architettonico mettendo a
frutto le memorie disconnesse e le idee dei cittadini allo scopo di evocare i ricordi emotivi legati a quei
determinati luoghi. La ricerca si basa su interviste formali e conversazioni informali condotte con persone del
luogo, affiancate da un’indagine esplorativa della città. Questi ricordi frammentati prenderanno forma in una
palette fisica materiali e spazi, che verranno poi utilizzati progettualmente per ricostruire il centro città in un modo
originale che rifletta anche le condizioni familiari alla gente del luogo.
Piazza Vincenzo Rivera e gli edifici circostanti sono stati individuati come zona d’indagine per questo esercizio di
progettazione. Quest'area include importanti luoghi che riflettono i due principali elementi di significato
sopracitati, ulteriormente rafforzati dalla gente del luogo durante le interviste.
Infine, alcune attività culturali vengono proposte all'interno degli isolati ristrutturati, oggetto di nuovo sviluppo,
sulla base di variazioni incrementali che nello spazio riflettono in parte il valore storico, in parte il significato
quotidiano e in parte i piccoli segni circostanti che qualificano quei luoghi. Tali variazioni hanno il potere di agire
come germogli di crescita che traggono origine dalle idee fermamente radicate in quei luoghi.
15
Risposte amplificate: il sovra-dimensionamento della città fisica
Antonio Calafati e Cora Fontana
Il processo di ricostruzione di una città dopo una catastrofe naturale – in particolare, dopo un terremoto – ha un
carattere decentrato: dipende dalle decisioni di un numero molto elevato di attori (individui e organizzazioni), di
tutti coloro che hanno un diritto di proprietà sul capitale edilizio. Gran parte della ricostruzione è una risposta
degli attori agli incentivi economici – sullo sfondo dell’obiettivo di ripristinare il capitale, un obiettivo che ha una
dimensione economica, oltre che profonde ragioni psicologiche e identitarie. Da questa prospettiva, la
ricostruzione della città ha un carattere “emergente”, nel senso che è l’esito di decisioni interdipendenti dei
singoli attori. La relazione tra razionalità delle scelte individuali e razionalità dell’esito sociale (aggregato) di tali
scelte è sempre un problema aperto, anche dopo una catastrofe naturale.
Il disegno del sistema degli incentivi che governa la ricostruzione è molto più complesso di quanto possa
apparire a prima vista. Certamente, il paradigma del “dov’era com’era” non era in grado di evidenziare la
complessità del problema che la ricostruzione di L’Aquila pone. Il primo aspetto sul quale porre l’attenzione è
che in un territorio come quello di L’Aquila in cui una parte rilevante del patrimonio edilizio residenziale non era
utilizzato prima del terremoto (come conseguenza dei processi di spopolamento che si sono manifestati in
importanti insediamenti) il principio del diritto alla ricostruzione solleva questioni economiche complesse. Come
già accaduto in altri casi – ad esempio, dopo il terremoto in Val Nerina –, a L’Aquila si ricostruisce un
patrimonio edilizio che non ha un valore d’uso effettivo bensì soltanto potenziale.
Il tema del rischio del sovradimensionamento della città fisica era già implicito nelle forme di gestione
dell’emergenza che hanno condotto nei primi nove mesi dopo il terremoto a un incremento del capitale edilizio
(Progetto C.A.S.E. e M.A.P.) molto consistente: circa il 30% prendendo i residenti come unità di misura. Uno
degli equivoci di fondo del dibattito nazionale sulle “new town di L’Aquila” è che non erano affatto “new town”
perché non sostituivano in modo permanente il capitale edilizio pre-esistente o perché servivano per soddisfare i
bisogni di un incremento assoluto della popolazione. Un’analisi attenta del processo di ricostruzione evidenzia
altri meccanismi che incentivano l’accumulazione di capitale edilizio con un valore d’uso potenziale ma non
effettivo.
Il sistema di incentivi che governa il processo di ricostruzione di L’Aquila sembra condurre a un sovradimensionamento della città fisica rispetto alla città sociale. Si tratta di un esito aggregato che presenta costi più
elevati di quanto non appaia a un’analisi superficiale. Nel breve periodo, la ricostruzione conduce a un
incremento del valore dei diritti di proprietà e, quindi, anche il capitale edilizio in eccesso (sovradimensionamento) diventa ricchezza patrimoniale. Ma, se il valore d’uso del capitale edilizio non si trasforma in
valore di scambio, i costi di manutenzione assumono un ruolo determinante nel caratterizzare la gestione del
patrimonio edilizio. Inoltre, ri-emerge la questione economica della inefficiente allocazione delle risorse utilizzate
per la ricostruzione che il sovra-dimensionamento determinerebbe.
16
Mobilitazione civile e imprenditorialità
Emanuele Belotti, Matteo Del Fabbro, Chiara Vitrano
Una costellazione di ragioni è all’origine della straordinaria mobilitazione civile e imprenditoriale della società
aquilana dopo il terremoto del 2009. Certamente il carattere urbano della popolazione colpita e l’elevato livello
del capitale umano della città sono due ragioni importanti. Ma anche fenomeni strutturali nazionali e
internazionali come il riconoscimento dell’importanza del coinvolgimento diretto società civile nei processi
decisionali – l’affermarsi di forme di democrazia partecipativa – sono importanti per spiegare la straordinaria
diffusione di forme associative finalizzate all’Aquila dopo il terremoto.
Una parte della mobilitazione sociale, soprattutto nei primi mesi, ha avuto come obiettivo l’organizzazione della
“voice” – svolgendo, quindi, un ruolo politico nell’ambito della gerarchia degli obiettivi, delle procedure
decisionali, del futuro della città nelle sue dimensioni spaziali, sociali, politiche.
Una parte della mobilitazione sociale, in misura crescente nei mesi successivi all’emergenza – facilitata anche dalla
disponibilità di risorse finanziarie – ha avuto come obiettivo la produzione di servizi sociali. Questo secondo tipo
di mobilitazione incontrava la domanda di servizi non più soddisfatta in modo tradizionale come conseguenza
della dis-organizzazione generata dal terremoto. Incontrava anche la domanda di servizi specifici, richiesti per le
specifiche condizioni nelle quali si trovava la città.
Anche sullo sfondo di una crescente adesione al principio della sussidiarietà nella società italiana ed europea – ed
anche al consolidarsi di complesse meta-preferenze nella società aquilana (che ha un capitale umano molto alto)
la mobilitazione sociale si è trasformata in mobilitazione imprenditoriale.
Il numero di associazioni molto elevato – decisamente al di sopra delle media nazionale – opera oggi all’Aquila
ponendo numerose questioni. Da una parte ciò ha immesso nella città una “energia sociale” che ne ha
grandemente accresciuto il potenziale di sviluppo culturale, politico ed economico. Dall’altra, si tratta di
comprendere quali meccanismi siano in grado di incanalare questa energia sociale in una direzione che conduca
agli obiettivi desiderati.
17