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2010 - volume 64 - n. 4
ISSN 1972-0122
La Rivista dei
Combustibili
e dell’Industria Chimica
a cura della Stazione Sperimentale per i Combustibili
www.ssc.it
Ricerca & Sviluppo per
il rispetto dell’ambiente
STAZIONE
SPERIMENTALE
per i
COMBUSTIBILI
Lunedì 25 ottobre - Paolo LOPINTO
Dal 1947 la SSC pubblica La Rivista dei Combustibili,
organo di stampa ufficiale dell’Istituto, un periodico dedicato a studi, rassegne e notiziari nel campo dei combustibili solidi, liquidi e gassosi, convenzionali e non. I temi
affrontati riguardano la caratterizzazione, l’utilizzo, l’impatto ambientale, l’aspetto normativo e la sicurezza. Nel
2002, a seguito del nuovo statuto della Stazione
Sperimentale per i Combustibili, che ha consentito alla
SSC di intensificare alcune attività nei confronti dell’industria chimica, la Rivista dei Combustibili ha cambiato
denominazione in La Rivista dei Combustibili e
dell’Industria Chimica.
La Rivista, attualmente pubblicata con periodicità trimestrale, è aperta al contributo di tutti gli studiosi, i tecnici
e gli operatori dei settori di competenza. Viene distribuita in abbonamento gratuito ad aziende, enti ed istituzioni legate ai settori dei combustibili e dell’industria chimica ed è disponibile anche in formato pdf.
Lunedì 8 novembre - Paola COMOTTI
Odorizzanti per gas: nuovo metodo UNICHIM per la determinazione
gascromatografica del t-butilmercaptano nella fase gassosa del GPL
http://www.ssc.it/pdf/2010/ID112_GPL_ODORIZ_PC.pdf
Lunedì 22 novembre - Marco DELLAVEDOVA
Sviluppo di una metodologia per l’analisi quantitativa dei prodotti di
decomposizione di composti chimici
http://www.ssc.it/pdf/2010/ID122_SIC_IMPIANTI_MD.pdf
Venerdì’ 26 novembre - Simone CASADEI
Accordi internazionali per il contenimento delle emissioni di gas serra
http://www.ssc.it/pdf/2010/ID_123_Agg_Acc_int_26112010_SC.pdf
Lunedì 29 novembre - Paolo LOPINTO
L'attività del WG1 - CEN/TC 264: il campionamento in continuo di
diossine e la prCEN/TS 1948-5:2008
http://www.ssc.it/pdf/2010/ID124_diossine_CENTC264WG1_291110_PL.pdf
I seminari rientrano nelle attività coordinate dalla funzione Pianificazione Strategica.
info: [email protected]
SEMINARI INTERNI SSC 2010
Qualità e sicurezza applicata all'attività di campionamento ambientale
http://www.ssc.it/pdf/2010/ID_102_QSA_camp_amb_LP.pdf
La Rivista dei Combustibili
e dell’Industria Chimica
La Rivista dei
Combustibili
e dell’Industria Chimica
Volume 64
Fascicolo 4
Anno 2010
SOMMARIO
a cura della Stazione Sperimentale per i Combustibili
ATTIVITÀ SSC - Studi & ricerche
Sviluppo di una metodologia per l’analisi quantitativa dei prodotti di
decomposizione di composti chimici puri
M. Dellavedova, Lucia Gigante, C. Pasturenzi, A. Lunghi, M. Derudi,
Ambra C. Ferrari, R. Rota . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 2
ATTIVITA’ SSC – Normazione
Bioetanolo per autotrazione: requisiti e metodi di prova
A. Gallonzelli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 12
ATTUALITA’
Cambiamenti climatici: la Conferenza di Cancun e gli scenari emissivi
per l’Unione Europea
S. Casadei . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 16
SHALE GAS: “l’altro metano” ?
T. Zerlia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 24
QUALITA’ E SICUREZZA
I campionamenti alle emissioni da sorgente fissa: requisiti specifici in ambito
qualità e sicurezza
P. Lopinto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 26
DALL’INDUSTRIA
Sostanze Odorigene: Percezione, Normative, Misura e Controllo
M. Mantarro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 37
NOTIZIE
Seminario AIAS: Indagine tecnica per l’identificazione e la ricostruzione
delle cause d’incendio
A. Mazzei . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 46
Riunione dei partecipanti alle Prove Interlaboratorio Prodotti Petroliferi
A. Gallonzelli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 48
Energia, Ecologia, Economia: un convegno all’Accademia dei Lincei
S. Casadei . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 49
Workshop CHIMEC – La filtrabilità dei Gasoli
M. Mantarro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 49
AGGIORNAMENTO LEGISLATIVO (OTTOBRE-DICEMBRE 2010) . . . . pag. 50
A cura dello Sportello Ambiente
INDICE 2010 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 61
Volume 64 - fascicolo n. 4 - 2010
ssc
attività - studi & ricerche
Sviluppo di una metodologia per l’analisi quantitativa dei prodotti
di decomposizione di composti chimici puri
M. Dellavedova1, Lucia Gigante1, C. Pasturenzi1, A. Lunghi1, M. Derudi2, Ambra C. Ferrari2, R. Rota2
Stazione Sperimentale per i Combustibili
Viale De Gasperi, 3, 20097 San Donato Milanese, MI
Tel. +39 02 516041; fax +39 02 514286; e-mail: [email protected]
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Dipartimento di Chimica, Materiali ed Ingegneria Chimica “G. Natta”, Politecnico di Milano
1
RIASSUNTO
Obiettivo di questa ricerca è quello di fornire un primo approccio sistematico all’analisi
di sostanze chimiche pericolose tramite una procedura sperimentale completa e standardizzata. L’interesse si rivolge alla raccolta di informazioni su composti puri e instabili per
la valutazione delle conseguenze di un evento incidentale e allo studio del pericolo per
l’uomo e per l’ambiente derivato dall’emissione in atmosfera di sostanze tossiche. La procedura si basa sulla definizione di uno scenario incidentale quale ad es. una decomposizione termica e, successivamente, su un’attività di valutazione tramite calorimetria differenziale a scansione (DSC) e Analisi Termogravimetrica (TGA) con analisi dei gas di
decomposizione tramite spettrometria all’infrarosso (FTIR). I gas prodotti durante la
decomposizione sono stati sottoposti ad un’analisi quantitativa specifica allo scopo di
ottenere il loro Fattore di Emissione. La procedura è stata applicata ad alcune cefalosporine e intermedi farmaceutici di interesse industriale e di provata instabilità.
SUMMARY
Aim of this research is to provide a systematic approach for the analysis of dangerous
chemical substances through a complete and standardized experimental procedure. The
focus is on the information collection about pure and instable compounds for the evaluation of an accident consequences; moreover the risk correlated to the human beings exposure and the environmental impact of the released toxic chemicals will be consider.
This procedure is based on the definition of a standard accidental scenario as for example
the thermal decomposition and, then, a screening evaluation using Differential Scanning
Calorimetry (DSC) and Thermogravimetric Analysis (TGA) connected to a decomposition
gasses analysis through infrared spectrometry (FTIR). The produced gasses have been
assessed quantitatively for the Emission Factor determination. This procedure has been
applied for some cephalosporins and for pharmaceutical products that are industrially
manufactured and shown thermal instability.
INTRODUZIONE
La determinazione delle caratteristiche chimico-fisiche e di pericolosità delle sostanze è di
grande importanza per l’industria, poiché le normative internazionali in materia stanno
diventando sempre più stringenti. Il regolamento REACh [1], per la registrazione delle
sostanze, e il contestuale CLP [2], per l’imballaggio e l’etichettatura, regolamentano le
caratterizzazioni da eseguire sulle sostanze prodotte e commercializzate, mentre le normative Seveso [3] si inseriscono nel contesto delle aziende a rischio di incidente rilevante
imponendo di valutare i rischi associati all’utilizzo di determinate sostanze pericolose.
Il laboratorio Termochimica della Stazione Sperimentale per i Combustibili si occupa da
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La Rivista dei Combustibili
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tempo dei problemi correlati all’individuazione dei prodotti di decomposizione/combustione nell’industria di processo [4-6].
Numerose sono le motivazioni che hanno spinto alla realizzazione di questo progetto di
ricerca fra cui alcuni incidenti industriali che hanno avuto notevole risonanza sui mass
media. Uno su tutti è il recente incidente Eureco (Figura 1) in cui, per motivi ancora da
chiarire, è stata sprigionata nell’atmosfera un’enorme nube di prodotti gassosi derivanti
dalla combustione di rifiuti industriali stoccati nell’azienda.
Figura 1
la nube di fumi
che si sono
sviluppati
dall’incidente
Eureco di Paderno
Dugnano
(4 Novembre
2010, 3 morti, 4
feriti). Fonte: Cpz
L’obiettivo di questo lavoro è quello di fornire un metodo sistematico per analizzare
sostanze chimiche pericolose che parta dalla raccolta di informazioni già esistenti in letteratura o sulle schede di sicurezza e si concluda, dopo una procedura sperimentale completa e standardizzata, con l’aggiunta delle informazioni ottenute in un unico database.
L’interesse di questo lavoro si rivolge alla raccolta di informazioni di carattere chimicofisico e termodinamico per la valutazione delle conseguenze di un evento incidentale e allo
studio del pericolo per l’uomo e per l’ambiente derivato dall’emissione in atmosfera di
sostanze dovute alla decomposizione dei composti analizzati.
Le sostanze studiate sono sottoposte a riscaldamento in atmosfera inerte. Lo scenario incidentale, riprodotto in questo modo, è il riscaldamento accidentale del composto stoccato in
atmosfera inerte a causa di un irraggiamento che non lo coinvolga direttamente; ad esempio un incendio nell’area vicina al composto o un’esposizione prolungata al sole. Si può
ipotizzare che queste condizioni incidentali si raggiungano anche grazie ad un trattamento
termico sui composti (ad es. un essiccamento) che avvenga al di fuori dei limiti di sicurezza e stabilità, per errore di progettazione o di conduzione dell’impianto.
I composti devono essere sostanze pure, di interesse in ambito industriale, solide a temperatura e pressione ambiente, con tendenza a decomporre esotermicamente nel campo di
temperatura e pressione di utilizzo industriale, ma anche nelle condizioni di stoccaggio o
trasporto.
Volume 64 - fascicolo n. 4 - 2010
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attività - studi & ricerche
Per provare l’efficacia della procedura e per definire i dettagli dei metodi da utilizzare si
sono analizzati sei campioni di provata instabilità: un reattivo per laboratori d’analisi (i.e.
la dinitrofenilidrazina, C6H6N4O4), un additivo per polimeri (i.e. l’azodicarbonammide,
C2H4N4O2) e 4 antibiotici appartenenti al gruppo delle cefalosporine di cui si riporta sotto
la formula bruta:
• Cefalosporina 1: C22H22N6O7S2
• Cefalosporina 2: C17H17N3O6S2
• Cefalosporina 3: C50H54N8O12S4
• Cefalosporina 4: C16H19N3O6S
MATERIALI E METODI
La procedura messa a punto (Figura 2) inizia con la ricerca di informazioni in letteratura,
sulle schede di sicurezza e nelle banche dati di riferimento sulla sostanza d’interesse.
Figura 2
Diagramma a
blocchi riportante
la procedura
sviluppata
4
Come prima fase sperimentale è necessario eseguire una
valutazione mediante calorimetro differenziale a scansione (DSC 823 Mettler Toledo) del comportamento della
sostanza sottoposta a riscaldamento da 30°C a 280°C alla
velocità di 5°C/min allo scopo di valutarne la stabilità termica e l’eventuale temperatura di inizio decomposizione.
Nel caso in cui la sostanza sia instabile nel campo di
temperature studiato in crogiolo chiuso, occorre valutare che non sia soggetta a sublimazione o non abbia una
temperatura di ebollizione inferiore alla sua temperatura di decomposizione termica. In questo caso infatti
sarebbe impossibile procedere con prove TGA per ottenere i prodotti di decomposizione termica della sostanza.
Quindi se la sostanza, a pressione ambiente, si decompone prima di fondere, si procede con l’analisi EGA
(Evolved Gas Analysis). L’EGA è una tecnica nella
quale si determina la natura e si misura la quantità di
prodotti volatili rilasciati da una sostanza sottoposta ad
un programma controllato di temperatura. Questa definizione include tecniche accoppiate come l’analisi termogravimetrica accoppiata con la spettrometria infrarossa a trasformata di Fourier (TG-FTIR, TG/DSC
1LF/164 Mettler Toledo, FTIR Nexus Nicolet).
Tale accoppiamento permette di ottenere simultaneamente informazioni sulla perdita di peso del campione (TGA) e sulla natura dei componenti sviluppati (FTIR), in relazione al ciclo di riscaldamento impostato.
Si opera in flusso di azoto con una rampa di temperatura di 5°C/min da 30°C a 500°C.
Terminata la prova sperimentale, vengono identificati i composti gassosi emessi, in base al
confronto con gli spettri di sostanze note presenti nelle librerie.
La prova TG-FTIR ha lo scopo di identificare quali gas emessi debbano essere quantificati tramite indagini successive.
L’interesse dello studio è rivolto ai danni acuti sulla salute dovuti a rilascio in atmosfera di
composti in seguito ad evento accidentale. Le quantità di interesse sono quindi maggiori
rispetto a quelle di cui ci si occuperebbe in caso di esposizione cronica. Questo permette
di affermare che le sostanze non osservate tramite FTIR, strumento che ha limiti di concentrazione rilevabile dell’ordine delle centinaia di parti per miliardo (ppb), non siano presenti nei gas emessi in quantità interessanti.
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Lo scopo del lavoro è quello di formulare una procedura standardizzata per la quantificazione dei composti emessi, pertanto si è deciso di studiare analisi quantitative specifiche
per quei composti che sono più comuni, ovvero:
• Macroinquinanti: CO, CO2, NOx, SO2, CH4 e idrocarburi leggeri;
• Composti solforati;
• Ammoniaca;
• Composti organici volatili.
Analisi NOx ed altri macroinquinanti
La quantificazione delle concentrazioni di macroinquinanti (COx - NOx - SO2) avviene tramite un analizzatore di gas (Horiba PG-250). Il campionamento in sacche di Tedlar® avviene in coda alla termobilancia tramite raccordo a T.
Al fine di campionare il gas emesso durante tutta la durata della prova è necessario utilizzare due sacche di Tedlar® da un litro, la prima per campionare il primo periodo, la seconda, consecutivamente, fino alla fine della prova. Noto il volume delle sacche e la concentrazione ottenuta dallo strumento è possibile calcolare la massa totale del singolo gas emessa durante la prova.
L’analisi quantitativa del metano è stata effettuata tramite gascromatografia. Il campionamento avviene come per l’analisi degli NOX e il cromatografo (Agilent 7890 A) dotato di
colonne per analisi multigas e rivelatori a ionizzazione di fiamma e a conducibilità termica in serie, restituisce un cromatogramma che per confronto con gli adeguati standard fornisce il valore di concentrazione nelle sacche e di conseguenza la massa totale del singolo
gas emessa durante la prova.
Analisi composti solforati
In seguito ad un campionamento in sacche di Tedlar®, come descritto in precedenza, la
quantificazione dei composti solforati avviene attraverso un gascromatografo (Agilent
6850) con rivelatore a fiamma fotometrica.
Analisi composti organici volatili
Il campionamento di composti organici volatili (VOC, Volatile Organic Compound) avviene su fiale contenenti carbonio nero grafitizzato (Supelco Carbotrap™ 349) sempre grazie
alla presenza di un raccordo a T. Nella tecnica chiamata “analisi in desorbimento termico”
la fiala contenente il campione da analizzare viene riscaldata velocemente e i vapori vengono in tutto o in parte inviati in testa alla colonna di un gascromatografo, senza solvente.
Questo avviene in uno strumento chiamato desorbitore termico (PerkinElmer Turbomatrix
100 TD, Thermal Desorber).
L’analisi quantitativa viene effettuata tramite il sistema accoppiato di gascromatografia e
spettrometria di massa (PerkinElmer GC-MS Clarus 500) seguendo il metodo NIOSH
2549. I composti analizzati sono idrocarburi aromatici e alifatici, chetoni, alcoli, composti
fenolici, aldeidi, acetati e altri.
La tecnica fornisce la massa totale di ogni composto organico volatile.
Analisi NH3
L’analisi quantitativa dell’ammoniaca viene effettuata tramite uno spettrometro UVVisibile (Jasco 7800) seguendo il metodo NIOSH 6015.
I gas vengono campionati su fiale SKC in vetro contenenti gel di silice trattato con acido
solforico e successivamente desorbiti in acqua deionizzata.
Il campionamento avviene a valle della termobilancia posizionando inoltre un filtro in esteri di cellulosa (MCE, Mixed Cellulose Esters) a monte della fiala, per rimuovere le possibili interferenze da particolato o da composti condensabili.
Il campionamento avviene durante tutta l’emissione di gas di decomposizione e lo strumento fornisce la quantità massiva totale di ammoniaca emessa.
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attività - studi & ricerche
Calcolo del fattore di emissione
La massa totale di un determinato gas emessa durante la decomposizione del composto è
dunque fornita direttamente dallo strumento di analisi nel caso di campionamento su fiala,
mentre negli altri casi deve essere calcolata a partire dalla concentrazione media della
sacca e noto il volume totale campionato, attraverso l’Equazione 1:
Equazione 1
Dove migas è la massa dell’i-esimo composto gassoso [mg], V il volume [m3] e concigas la
concentrazione dell’i-esimo composto gassoso nella corrente campionata [mg/m3].
Per i gas emessi per cui è possibile effettuare un’analisi quantitativa viene fornito un valore numerico, il Fattore di Emissione che, secondo l’Equazione 2, indica la massa di gas
specifico emessa per massa di campione di partenza.
Equazione 2
Dove F.Emi è il fattore di emissione adimensionale dell’i-esimo composto gassoso e mtot è
la massa analizzata
Tabella 1di campione di partenza.
Tabella 1
Riassunto degli
strumenti utilizzati
nello studio
TIPO DI ANALISI
Prova preliminare
Analisi qualitativa
CO, CO2, NOx,
O2, SO2
CO, CO2, N2,
O2, CH4
Composti solforati
Ammoniaca
Composti organici
volatili
STRUMENTAZIONE
UTILIZZATA
DSC 823 Mettler Toledo
TG/DSC 1LF/164 Mettler Toledo
FTIR Nicolet Nexus
Horiba PG-250
GC Agilent 7890 A
GC Agilent 6850
Spettrometro UV-Vis Jasco7800
Turbomatrix 100TD PerkinElmer
GC-MS Clarus 500 PerkinElmer
RISULTATI
La procedura messa a punto nel Laboratorio Termochimica della SSC è stata migliorata,
adattata e convalidata tramite prove sperimentali su campioni industriali (principi attivi
farmaceutici).
A seguire viene riportata l’analisi in dettaglio applicata per un campione di 2,4-dinitrofenilidrazina, inoltre verranno riportati i risultati per i quattro composti appartenenti alla
classe delle cefalosporine e per l’azodicarbonammide.
2,4 – Dinitrofenilidrazina
La 2,4-dinitrofenilidrazina (DNPH, DiNitroPhenyl-Hydrazine) è un derivato dell’idrazina
(N2H4) e come questa si usa in chimica analitica come reattivo per caratterizzare aldeidi e
chetoni [7].
La formula bruta e la struttura molecolare sono riportati in Figura 3.
Figura 3
Formula di struttura
della DNPH
6
A temperatura ambiente si presenta come un solido arancio-rosso inodore il quale, essendo infiammabile se secco, viene commercializzato umido (70% DNPH, 30% acqua).
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Prova DSC
Figura 4
Tracciato prova
DSC della DNPH:
flusso termico
misurato in
funzione di tempo
e temperatura del
campione.
Crogiolo chiuso.
Secondo il tracciato della prova DSC (Figura 4) la decomposizione del campione avviene
in seguito alla fusione del composto stesso, ovvero a 190°C con picco a 200°C. L’energia
liberata è di circa –900 J/g.
Prova TG-FTIR
Figura 5
Tracciato prova
TG della DNPH.
Perdita di massa
(sopra) e flusso
termico misurato
(sotto) in funzione
di tempo e
temperatura del
campione.
Crogiolo aperto.
Dalla prova TG-FTIR (Figure 5 e 6) si nota un primo allontanamento di acqua e la successiva decomposizione che avviene a 210°C e provoca una perdita di peso del 65% della
massa iniziale del campione. I gas emessi rilevati dallo FTIR sono: ossido nitrico e ossido
nitroso, 1,3–dinitrobenzene, ammoniaca e anidride carbonica.
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attività - studi & ricerche
Figura 6
Prova FTIR su
DNPH.
Andamento
dell’assorbanza
rilevata in
funzione di tempo
e numero d’onda.
Analisi quantitative specifiche
L’analisi specifica si è rivolta alla quantificazione di NOx, macroinquinanti e ammoniaca.
Per quanto riguarda l’analisi degli NOx e degli altri macroinquinanti tramite PG-250, si è
allestita una prova TG su un campione di massa m = 61,96 mg con flusso di azoto di 28
ml/min, rampa di 5°C/min da 30 a 500°C e campionamento in due sacche di Tedlar® da un
litro. In seguito a calibrazione con bombole di riferimento le concentrazioni rilevate nei
due sacchetti sono riportate in Tabella 2:
Tabella 2
Concentrazioni
rilevate per la
DNPH (m = 61,96
mg) con lo
strumento Horiba
PG-250 per i due
campionamenti da
un litro effettuati
Il campionamento per la quantificazione dell’ammoniaca su fiala avviene in coda a una
prova TG su un campione di massa m = 3,25 mg con flusso di azoto di 100 ml/min, rampa
di 5°C/min da 30 a 500°C. La pompa di campionamento è settata per aspirare e quindi flussare attraverso filtro e fiala 80 ml/min di gas, lasciando così uno sfiato di campionamento.
Le quantità di ammoniaca emesse vanno pertanto ricalcolate rapportandole al flusso gassoso totale tramite l’Equazione 3:
Equazione 3
Dove memessa è la massa di ammoniaca emessa dal campione [µg], mrilevata è l’ammoniaca
rilevata dall’analisi nella fiala di campionamento [µg], flussototale è il flusso totale in uscita dalla termobilancia [ml/min] e flussopompa è il flusso campionato dalla pompa e mandato all’adsorbimento su fiala [ml/min].
I dati della prova sono riportati in Tabella 3.
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Tabella 3
Dati prova con
spettrometro
UV-Vis per la
DNPH
(m=3,25 mg)
Analisi dei dati
La Tabella 4 riporta i composti rilevati nelle prove ed i relativi fattori di emissione, calcolati sia per la DNPH che per l’azodicarbonammide (ADCA).
Tabella 4
Composti emessi
dalla DNPH e
dall’ azodicarbonammide
CONCLUSIONI
La tendenza della normativa europea negli ultimi anni è quella di armonizzare le legislazioni vigenti nei singoli stati allo scopo di garantire la produzione e la libera circolazione
delle merci nel rispetto dei requisiti di sicurezza per la salute dell’uomo e la salvaguardia
dell’ambiente.
La raccolta di caratteristiche chimico-fisiche e di pericolosità delle sostanze non è più,
quindi, facoltativa ma diventa fondamentale, obbligatoria e normata.
La novità fondamentale che lo studio propone non sta nelle singole tecniche, che sono già
ampiamente accettate ed utilizzate dalla comunità scientifica internazionale, bensì nella
creazione di un metodo sistematico di analisi di sostanze chimiche pericolose che parta
dalla raccolta di informazioni già esistenti in letteratura o sulle schede di sicurezza e si concluda, dopo una procedura sperimentale completa e standardizzata, con l’aggiunta delle
informazioni ottenute in un unico database.
La procedura ideata può essere riassunta come segue:
• Prima valutazione della stabilità termica tramite riscaldamento con DSC;
• Confronto con dati sperimentali o di letteratura per verificare la possibilità di proseguire la sperimentazione;
• Prova di riscaldamento con la tecnica accoppiata TG-FTIR per identificare qualitativamente i gas emessi;
• Scelta dell’analisi quantitativa per i composti emessi per cui è possibile;
• Esecuzione dell’analisi specifica e calcolo del Fattore di Emissione;
• Confronto con i dati di letteratura e con le schede di sicurezza, ove presenti, ed introduzione nel database.
Per provare l’efficacia di tale procedura e per definire i dettagli dei metodi da utilizzare si
è applicata la stessa a sei casi reali, su campioni di provata instabilità.
Un primo gruppo di composti è costituito da intermedi farmaceutici, le cefalosporine, i cui
risultati sono riportati in Tabella 5.
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Tabella 5
Fattori di
emissione per i
composti
farmaceutici in
termini massivi e
molari. (- = non
rilevato)
I risultati ottenuti per la Cefalosporina 1 possono essere confrontati con quelli degli altri
campioni ricordando che tutti e quattro hanno come struttura di base il nucleo cefalosporinico e trasformando i fattori di emissione massivi in molari con la seguente formula:
Equazione 4
Dove F.Emimolare è il fattore di emissione della specie i-esima su base molare, F.Em.i è il fattore di emissione della specie i-esima su base massa, pMcampione è il peso molecolare del
campione di partenza e pMi è il peso molecolare della specie gassosa i-esima che si forma
dalla decomposizione termica.
Le quantità molari di composti solforati, considerati globalmente, emessi dalla
Cefalosporina 1 sono superiori a quelle della Cefalosporina 4, in quanto è presente un
secondo atomo di zolfo, ma minori rispetto alle Cefalosporine 2 e 3 in quanto tale atomo
è più stabile rispetto a quello presente negli altri due campioni.
L’ammoniaca emessa dal campione Cefalosporina 1 è circa doppia rispetto alla
Cefalosporina 2, a causa della presenza di un gruppo -NH2 legato ad un anello aromatico,
mentre è minore rispetto alla Cefalosporina 4 in quanto il gruppo -NH2 di quest’ultimo è
meno stabile.
La piridina è liberata durante la decomposizione del Cefalosporina 1 a causa della carica
positiva che indebolisce il legame dell’azoto piridinico con il resto della molecola.
Dallo stesso campione l’acido acetico è emesso in quantità minori rispetto alla
Cefalosporina 2, in quanto il carbonio terziario presente rende la struttura più stabile, ma
in quantità maggiori rispetto alla Cefalosporina 4 che non ha gruppi carbonilici al di fuori
del nucleo cefalosporinico.
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La Rivista dei Combustibili
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Il fenolo e il 4-metil fenolo rilevati nel campione di Cefalosporina 4 e non individuati negli
altri campioni sono perfettamente spiegabili data la struttura del campione stesso.
Essendo un campione più complesso, la Cefalosporina 3 libera composti non presenti nelle
altre molecole analizzate come toluene, stirene e benzonitrile, dovuti alla rottura della
Benzatina. La Cefalosporina 3 è un formulato tra una cefalosporina e la Benzatina. Queste
molecole formano tra loro legami complessi e non del tutto noti, tali legami sono alla base
della formazione in fase decompositiva di composti come Formammide, Dibenzile,
Benzaldeide e Dipiridil disulfuro.
Per quanto riguarda invece la dinitrofenilidrazina, essa si decompone principalmente a dare
ammoniaca e dinitrobenzene. L’anidride carbonica e il monossido di carbonio sono dovuti all’auto ossidazione della molecola da parte degli atomi di ossigeno in essa presenti.
Nelle analisi dell’azodicarbonammide la grande quantità di monossido di carbonio rilevata è data dalla decomposizione dei gruppi carbonilici, gli ossidi di azoto non sono presenti, mentre vi è una elevata concentrazione di ammoniaca e anidride carbonica.
Il lavoro svolto si pone, dunque, l’obiettivo di facilitare la ricerca di informazioni da parte
degli utilizzatori a valle, delle industrie di trasformazione intermedia e anche di quei produttori che vogliono introdurre sul mercato nuove tecnologie o prodotti.
Si ringraziano i laboratori Ambiente e Gascromatografia per la collaborazione
offerta e l’attività di determinazione analitica.
RIFERIMENTI
[1] Regolamento (CE) 1907/2006 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea 30 dicembre 2006,
n. L 396 e successive rettifiche.
[2] Regolamento (CE) 1272/2008 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 16 dicembre 2008, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea 31 dicembre 2008,
n. L 353.
[3] Direttiva 2003/105/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 16 dicembre
2003, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea 31 dicembre 2003, n.
L 345.
[4] A. Lunghi, L. Gigante, P. Cardillo, V. Stefanoni, G. Pulga, R. Rota, Hazard assessment of substances produced from the accidental heating of chemical compounds, J.
Hazardous Materials, 116, 11-21, 2004.
[5] D. Faedo, La direttiva 96/82 sul controllo di incidenti rilevanti: analisi dei prodotti
di combustione/decomposizione di alcuni pesticidi mediante tecnica accoppiata TGFTIR. Tesi di laurea, Università degli Studi di Milano - Bicocca, A.A. 1999/2000.
[6] A. Lunghi, M.A. Alós, L. Gigante, J. Feixas, E. Sironi, J.A. Feliu, P. Cardillo.
Identification of the Decomposition Products in an Industrial Nitration Process under
Thermal Runaway Conditions, Organic Process Research & Development, 6, 926932, 2002.
[7] P.M. Eller and M.E. Cassinelli, Formaldehyde by HPLC, Method 2016, NIOSH
Manual of Analytical Methods, 4th ed., Cincinnati, 2003.
Volume 64 - fascicolo n. 4 - 2010
11
ssc
attività - normazione
Bioetanolo per autotrazione: requisiti e metodi di prova
Andrea Gallonzelli
Nell’ambito del settore trasporti una delle opzioni possibili per raggiungere gli obiettivi
stabiliti dalla Direttiva 2009/28/CE è l’impiego di bioetanolo. La sua quota percentuale,
come componente della benzina distribuita alla pompa, è destinata a crescere nei prossimi
anni: la Direttiva Fuel (2009/30/CE) infatti consente la miscelazione di bioetanolo con la
benzina fino al 10% (V/V) e, al fine di evitare problemi agli autoveicoli non predisposti per
l’utilizzo di tale combustibile, impone ai fornitori di garantire la disponibilità di una benzina “protection grade” (contenuto massimo di ossigeno pari al 2,7% m/m e contenuto
massimo di etanolo pari al 5% V/V) fino al 2013, lasciando agli Stati Membri, qualora lo
reputino necessario, la facoltà di prolungarne il periodo di commercializzazione.
Sebbene dotato di caratteristiche molto interessanti ai fini di un utilizzo come combustibile per motori a combustione interna, la chimica dell’etanolo è alquanto differente da quella degli idrocarburi costituenti la benzina. Di conseguenza si è resa necessaria la definizione di una norma che garantisse la qualità dell’etanolo per l’uso in autotrazione in miscela
con la benzina.
La norma EN 15376:2011 “Automotive fuels - Ethanol as a blending component for petrol
- Requirements and test methods” specifica i requisiti e i metodi di prova per il (bio)etanolo utilizzato come componente della benzina senza piombo fino ad un massimo di 10%
(V/V). Il documento sostituisce la precedente versione (EN 15376:2007 ed emendamento
A1:2009), originariamente elaborata nell’ambito del Mandato M/344 conferito al CEN
dalla Commissione Europea e dall’Associazione Europea di Libero Scambio, insieme ad
altre norme intese come complementari alle prescrizioni contenute in diverse Direttive
Europee (98/70/CE, 2003/17/CE, 2003/30/CE), che definiva la qualità del (bio)etanolo
impiegato nella benzina per autotrazione fino ad un massimo di 5% (V/V).
Gli aggiornamenti principali, necessari per consentire la miscelazione del (bio)etanolo con
la benzina fino al 10% (V/V), riguardano l’introduzione di due nuovi requisiti legati al
contenuto di solfati e alla conduttività elettrica e la riduzione di alcuni limiti associati agli
inquinanti più dannosi (fosforo e cloruri inorganici).
Le caratteristiche, con i relativi limiti, sono state definite da una task force di esperti,
Ethanol Task Force, sotto la guida del gruppo di lavoro WG 21, responsabile delle norme
tecniche della benzina e appartenente al Comitato Tecnico TC 19 “Combustibili gassosi e
liquidi, lubrificanti e prodotti correlati, di origine sintetica e biologica” del CEN. I metodi
di prova sono stati sviluppati da gruppi di lavoro del CEN/TC 19 e dell’Energy Institute,
ente di normazione federato al British Standards Institution, che si occupano di metodologie analitiche per la caratterizzazione di prodotti petroliferi e di biocombustibili.
Il Prospetto 1 della norma riporta i requisiti e i metodi di prova per l’etanolo non denaturato.
Il contenuto di etanolo e di alcoli saturi a catena superiore è riportato come limite minimo al fine di assicurare il giusto grado di purezza per l’impiego del prodotto negli autoveicoli. In ogni caso un parametro della norma limita come contenuto massimo la percentuale di monoalcoli saturi a catena superiore (aventi formula CnH2n+1OH, dove n può essere uguale a 3, 4 o 5), che contribuiscono a mantenere l’acqua in soluzione e ad abbassare
la tensione di vapore delle miscele etanolo/benzina. Queste sostanze, che non sono considerate dannose per il motore, vengono prodotte in piccole quantità insieme all’etanolo e
comprendono i seguenti alcoli: 1-propanolo, 2-propanolo, 2-metil-1-propanolo, 1-butanolo, 2-butanolo, 2-metil-1-butanolo e 3-metil-1-butanolo.
12
La Rivista dei Combustibili
ssc
Altro parametro importante riportato nella specifica riguarda il contenuto massimo di
metanolo. Questa caratteristica è stata limitata per diversi motivi. Il metanolo è un alcol
tossico e fortemente igroscopico, possiede una elevata entalpia di vaporizzazione e contribuisce alla formazione di azeotropi con conseguente incremento della tensione di vapore.
Elevate concentrazioni di metanolo sono inoltre responsabili della corrosione del sistema
di distribuzione del combustibile del veicolo e possono richiedere l’impiego di co-solventi al fine di prevenire fenomeni di separazione. La caratterizzazione di tipo composizionale viene effettuata per via gascromatografica secondo il metodo EN 15721, attualmente in
fase di revisione.
La norma impone un limite massimo per il contenuto di contaminanti presenti in traccia,
come rame, fosforo, zolfo, cloruri inorganici e solfati.
Il rame è un catalizzatore molto attivo per l’ossidazione degli idrocarburi anche a basse
temperature. Tracce di rame nelle miscele etanolo/benzina possono quindi favorire la formazione di gomme. Il metodo EN 15488 permette la determinazione del contenuto di rame
mediante spettrometria di assorbimento atomico con fornetto di grafite.
I limiti per il fosforo e lo zolfo sono strettamente collegati ai requisiti riportati per la benzina senza piombo. La norma EN 228 vieta infatti la presenza di sostanze contenenti fosforo e fissa il livello massimo di zolfo sulla base delle disposizioni introdotte dalla Direttiva
2003/17/CE. Questi elementi sono responsabili della disattivazione dei sistemi catalitici
utilizzati per l’abbattimento delle emissioni e devono quindi essere limitati anche nell’etanolo. Il metodo EN 15487 permette la determinazione del contenuto di fosforo mediante
spettrofotometria nel visibile. Il contenuto di zolfo può essere determinato mediante due
metodi basati rispettivamente sulla spettrometria di fluorescenza a raggi X in dispersione
di lunghezza d’onda (EN 15485) e sulla spettrometria di fluorescenza UV (EN 15486). Il
metodo EN 15837 permette la determinazione contemporanea di rame, fosforo e zolfo
mediante spettrometria ICP-OES.
I cloruri inorganici sono contaminanti corrosivi nei confronti dei metalli anche a basse
concentrazioni e possono essere determinati mediante potenziometria (EN 15484) o cromatografia ionica (EN 15492).
Il limite sul contenuto di solfati è stato introdotto sulla base della esperienza degli USA
Volume 64 - fascicolo n. 4 - 2010
13
ssc
attività - normazione
nel campo dell’etanolo. Tracce di questo contaminante sono infatti responsabili della formazione di depositi in grado di bloccare le pompe dei serbatoi e degli autoveicoli. Il metodo di prova associato è lo stesso utilizzato per la determinazione dei cloruri inorganici.
Un parametro critico è rappresentato dal contenuto di acqua, che viene determinato
mediante titolazione coulometrica Karl-Fischer (EN 15489) o titolazione potenziometrica
Karl-Fischer (EN 15692).
L’etanolo, a differenza della benzina, presenta un forte carattere igroscopico che lo porta
ad assorbire acqua dall’ambiente circostante durante le diverse fasi di produzione, trasporto e stoccaggio.
La solubilità dell’acqua nelle miscele etanolo/benzina dipende dal contenuto di etanolo,
dalla temperatura e dal tenore di idrocarburi aromatici presenti nella benzina.
L’aggiunta di etanolo alla benzina aumenta la quantità di acqua che viene mantenuta in
soluzione, favorendo così la corrosione delle parti metalliche, presenti sia nei serbatoi di
stoccaggio che negli autoveicoli, e la crescita batterica.
In alcuni casi, se il contenuto d’acqua nell’etanolo è troppo elevato, è possibile assistere a
fenomeni di separazione durante la preparazione delle miscele etanolo/benzina, con la conseguente formazione di una fase acquosa contenente etanolo (situata in basso) ed una idrocarburica (situata in alto).
La norma obbliga i fornitori di etanolo a garantire che tali fenomeni non si verifichino nelle
diverse condizioni ambientali riscontrabili nel Paese in questione.
Le altre caratteristiche riportate nella specifica riguardano l’acidità totale, la conduttività
elettrica, il contenuto di materiale non volatile, l’aspetto e la verifica dell’origine biologica dell’etanolo.
Elevati valori di acidità possono causare fenomeni di corrosione delle parti metalliche.
L’acidità totale, espressa come acido acetico, è determinata mediante titolazione con indicatore colorimetrico (EN 15491).
Il requisito della conduttività elettrica, determinata secondo la norma EN 15938, è stato
inserito al fine di limitare la presenza di acidi e basi forti che difficilmente sarebbero rile14
La Rivista dei Combustibili
ssc
vabili per via potenziometrica (pHe1).
Il contenuto di materiale non volatile è legato alla presenza di contaminanti in grado di
bloccare i filtri degli autoveicoli e delle pompe dei serbatoi e può essere determinato per
via gravimetrica (EN 15691).
La valutazione dell’aspetto (il prodotto deve essere limpido e incolore) viene effettuata
mediante una semplice analisi visiva (EN 15769) e permette di individuare significative
quantità di sedimenti.
Abbiamo lasciato alla fine quella che possiamo considerare la caratteristica principale, vale
a dire l’effettiva origine biologica dell’etanolo, la cui verifica è necessaria per distinguerlo dall’etanolo “fossile” prodotto principalmente dall’idratazione acido catalizzata dell’etilene (substrato di natura petrolifera). Si definiscono infatti biocombustibili solo quei combustibili ottenuti da sorgenti rinnovabili. Al momento l’origine biologica dell’etanolo viene
certificata da documenti dei laboratori chimici delle dogane dei Paesi europei. In alternativa esiste un metodo di prova che prevede la datazione radiometrica basata sulla misura
delle abbondanze relative degli isotopi del carbonio2. Il contenuto di carbonio-14 è infatti
maggiore nel combustibile di origine biologica rispetto a quello ottenuto da intermedi di
origine petrolifera. La misura del tenore di carbonio-14 tramite scintillometria presenta una
serie di inconvenienti (tempi di analisi lunghi e limitata sensibilità) e deve essere effettuata solo nei casi in cui è contestata la certificazione dell’origine biologica del prodotto.
Al fine di distinguere il bioetanolo per autotrazione da quello destinato al consumo umano,
la norma consente l’utilizzo di materiali coloranti, traccianti e denaturanti che possono
essere aggiunti all’etanolo in quantità opportune, a patto che non causino effetti collaterali dannosi ai veicoli ed ai sistemi di distribuzione del combustibile. In caso di denaturazione, prevista dai regolamenti delle dogane europee e nazionali, la norma raccomanda l’utilizzo dei seguenti prodotti: benzina per autotrazione (conforme alla EN 228), etilterbutiletere (ETBE), metilterbutiletere (MTBE), terziarbutil alcol (TBA), 2-metil-1-propanolo
(isobutanolo) e 2-propanolo (isopropanolo). Questi denaturanti possono essere utilizzati da
soli o in miscela, eccetto l’isobutanolo e l’isopropanolo che sono facilmente rimovibili e
devono quindi essere utilizzati in combinazione con altri prodotti.
La norma consiglia inoltre l’utilizzo di opportuni additivi per combustibili senza noti effetti secondari nocivi e compatibili con la benzina finita. In particolar modo, ai fini della
distribuzione, viene raccomandato l’utilizzo di additivi anticorrosione.
La Ethanol Task Force discuterà nel prossimo futuro una revisione più profonda della EN
15376, per consentire la miscelazione dell’etanolo (naturalmente quello di origine biologica) con la benzina a qualsiasi percentuale; verranno quindi ulteriormente ristretti i limiti
per le caratteristiche più dannose.
1
Il pH è una scala di misura dell’acidità di una soluzione acquosa. In presenza di solventi diversi dall’acqua,
non è possibile effettuare misure assolute di pH. Il valore riportato come pHe non è quindi confrontabile con
i valori di pH ottenuti per soluzioni acquose. Valori elevati di pHe (maggiori di 9) possono causare danneggiamenti alle componenti di plastica presenti nel sistema di distribuzione del combustibile; valori bassi di pHe
(inferiori di 6,5) possono favorire la corrosione delle parti metalliche.
2
Method 13, Determination of 14C content in ethanol, Annex I of Commission Regulation (EC) No. 625/2003,
of 2 April 2003.
Volume 64 - fascicolo n. 4 - 2010
15
ssc
attualità
Cambiamenti climatici: la Conferenza di Cancun e gli scenari
emissivi per l’Unione Europea
Simone Casadei
Stazione Sperimentale per i Combustibili
Viale A. De Gasperi 3, 20097 San Donato Milanese (MI)
Tel. +39 02 51604286; fax +39 02 514286; e-mail: [email protected]
Tra il 29 novembre e il 10 dicembre 2010 si sono tenute a
Cancun (Messico) la sedicesima Conferenza delle Parti (COP
16) della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui
Cambiamenti climatici (UNFCCC) e la sesta Conferenza delle
Parti - Meeting delle Parti del Protocollo di Kyoto (COP/MOP
6), entrambe confluite nella Conferenza sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite.
La Conferenza di Cancun si è svolta in un momento di crisi della
negoziazione internazionale multilaterale finalizzata alla riduzione delle emissioni antropogeniche di gas ad effetto serra
(GreenHouseGases – GHG), negoziazione che risultava in stallo sostanziale a seguito della mancata approvazione alla Conferenza di Copenhagen (tenutasi nel dicembre 2009) di un Accordo legalmente e politicamente vincolante che potesse
diventare operativo al termine della prima fase del Protocollo di Kyoto (dal 1 gennaio 2013).
Nel corso della Conferenza, la Presidenza Messicana (rappresentata da Patricia Espinosa,
Ministro degli Affari Esteri del governo messicano) e la Segreteria Esecutiva dell’UNFCCC
(rappresentata da Christiana Figueres), memori dei problemi riscontrati a Copenhagen,
hanno gestito le negoziazioni con la massima trasparenza e decisione possibili cercando di
dare medesimo spazio a tutte le Parti coinvolte, dimostrando una volontà inclusiva nel processo negoziale anche delle realtà associative, imprenditoriali e della società civile.
Durante la Conferenza numerosi gruppi di contatto hanno lavorato parallelamente sugli
indirizzi formalizzati nella Bali Roadmap (il processo negoziale finalizzato al raggiungimento di un Accordo vincolante successivo al Protocollo di Kyoto), nell’ambito della mitigazione, dell’adattamento, del trasferimento tecnologico e dei finanziamenti ai paesi in via
di sviluppo. Rispetto alla precedente Conferenza di Copenhagen, a Cancun hanno partecipato molti meno capi di Stato e di Governo e, in conseguenza, anche l’interesse mediatico
è risultato nettamente inferiore: la notizia forse più eclatante durante lo svolgimento della
Conferenza è stata la presa di posizione, poi modificata, di Giappone e Federazione Russa
contro un’eventuale approvazione di una seconda fase del Protocollo di Kyoto. La
Conferenza si è altresì chiusa con l’inattesa approvazione formale dei documenti finali (i
cosiddetti Cancun Agreements) dalle 193 Parti dell’UNFCCC con la sola esclusione della
Bolivia, il cui rappresentante ha lamentato la mancata approvazione di una fase 2 del
Protocollo di Kyoto e la debolezza degli impegni assunti, esplicitando la volontà di presentare ricorso alla Corte di Giustizia Internazionale contro l’approvazione degli Accordi stessi.
I Cancun Agreements rilanciano quindi la negoziazione internazionale multilaterale sui
cambiamenti climatici: gli obiettivi e le azioni di mitigazione delle emissioni di gas serra
dei paesi sviluppati e dei paesi in via di sviluppo presentati dopo l’Accordo di Copenhagen
vengono formalmente inseriti nel processo UNFCCC e la strada è tracciata per concretizzare una seconda fase operativa del Protocollo di Kyoto alla prossima COP 17/CMP 7 a
Durban in Sudafrica (28 Novembre - 9 Dicembre 2011).
16
La Rivista dei Combustibili
ssc
In particolare, nel comunicato stampa ufficiale diffuso al termine della Conferenza
l’UNFCCC riporta tra i principali elementi degli Accordi di Cancun i seguenti [1]:
• gli obiettivi di riduzione delle emissioni dei paesi industrializzati vengono ufficialmente riconosciuti nel processo multilaterale e questi paesi sono tenuti a sviluppare piani di
sviluppo economico a bassa emissione di carbonio e strategie per meglio realizzarli,
inclusi meccanismi di mercato delle emissioni, e a riportare con cadenza annuale dati
delle emissioni in appositi inventari;
• le azioni di riduzione delle emissioni dei paesi in via di sviluppo vengono ufficialmente
riconosciute nel processo multilaterale. Verrà costituito un registro delle emissioni che
possa formalizzare e mettere in relazione le azioni di mitigazione dei singoli paesi in via
di sviluppo con il supporto tecnologico e finanziario da parte dei paesi sviluppati. I paesi
in via di sviluppo dovranno pubblicare gli aggiornamenti di questi registri ogni due anni;
• le Parti coinvolte nel processo negoziale relativo al Protocollo di Kyoto continueranno le
negoziazioni con lo scopo di completare il loro lavoro e assicurare che ci sia continuità
tra il primo e il secondo periodo di attuazione (successivo al 2012) del Protocollo stesso;
• i Meccanismi di Sviluppo Pulito (Clean Development Mechanisms - CDM) del
Protocollo di Kyoto vengono rinforzati per incentivare la realizzazione di ulteriori investimenti e l’implementazione tecnologica tramite progetti di riduzione delle emissioni
nei paesi in via di sviluppo che siano sostenibili e compatibili con l’ambiente;
• le Parti avviano una serie di iniziative e istituzioni per proteggere i paesi vulnerabili dai
cambiamenti climatici e per sbloccare denaro e tecnologia necessari ai paesi in via di sviluppo affinché possano pianificare e realizzare le loro politiche di sviluppo sostenibile;
• viene prevista una somma pari a 30 miliardi di dollari come finanziamento con avvio
immediato da parte dei paesi sviluppati per supportare le azioni legate ai cambiamenti climatici nei paesi in via di sviluppo fino al 2012 e negli Accordi viene inclusa l’intenzione
di aumentare a 100 miliardi di dollari all’anno i fondi di lungo termine entro il 2020;
• nell’ambito della “finanza climatica”, viene stabilito un processo di creazione di un
Fondo Climatico Verde gestito dall’UNFCCC con una rappresentanza direttiva equamente suddivisa tra paesi in via di sviluppo e paesi sviluppati;
• viene definita una nuova “Struttura di Adattamento di Cancun” (“Cancun Adaptation
Framework”) che consenta una miglior pianificazione e implementazione di progetti di
adattamento nei paesi in via di sviluppo tramite l’incremento del supporto finanziario e
tecnologico, incluso un processo trasparente, che garantisca la continuità nelle negoziazioni, relativo alle perdite e ai danni imputabili ai cambiamenti climatici;
• i Governi concordano nell’incoraggiare le azioni finalizzate a limitare le emissioni derivanti dalla deforestazione e dalla degradazione forestale nei paesi in via di sviluppo con
supporto tecnologico e finanziario;
• le Parti stabiliscono un meccanismo tecnologico con un Comitato Tecnologico
Esecutivo e un Centro e una Rete Tecnologica Climatica per implementare la cooperazione tecnologica atta a supportare le azioni di adattamento e mitigazione.
Sia il gruppo di lavoro AWG-LCA1 [2] che il gruppo di lavoro AWG-KP2 [3] nel corso della
Conferenza hanno ricevuto il rinnovo del loro mandato per il 2011, con l’obiettivo rispettivamente di continuare la negoziazione sulla forma legale di un futuro accordo globale e
1
L’Ad Hoc Working Group on Long-term Cooperative Action under the Convention (AWG-LCA) è stato creato nel 2007 durante la COP 13 – COP/MOP 3 a Bali (Indonesia) per discutere, approfondire, concretizzare gli
elementi di lungo termine della cooperazione internazionale finalizzata al contenimento dei cambiamenti climatici quali la mitigazione, l’adattamento, il finanziamento e il trasferimento tecnologico, con il coinvolgimento diretto sia dei Paesi Annex I che dei Paesi non-Annex I.
L’Ad Hoc Working Group on Further Commitments for Annex I Parties under the Kyoto Protocol (AWG-KP)
è stato creato nel 2005 durante la COP/MOP 1 a Montreal (Canada) per discutere e definire gli impegni dei
Paesi Annex I nell’ambito del Protocollo di Kyoto e nell’ambito di eventuali futuri accordi vincolanti ad esso
successivi.
2
Volume 64 - fascicolo n. 4 - 2010
17
ssc
attualità
di raggiungere un accordo “il prima possibile” sulla fase 2 del Protocollo di Kyoto ed evitare una discontinuità temporale tra il primo e il secondo periodo di impegno del Protocollo
[4]. Entrambi i gruppi di lavoro nei loro documenti finali approvati a Cancun hanno formalizzato la richiesta ai paesi sviluppati di ridurre le proprie emissioni, con riferimento al
1990, del 25÷40% entro il 2020, conditio sine qua non indicata nel IV Rapporto IPCC per
il contenimento dell’aumento della temperatura media globale rispetto all’era pre-industriale entro i 2°C [5]. Importante anche la richiesta di cooperazione finalizzata al raggiungimento il prima possibile del picco delle emissioni di GHG, sia a livello nazionale che
globale.
Nonostante gli accordi impegnino per la prima volta tutte le maggiori economie a ridurre
le emissioni di GHG, numerosi enti di ricerca affermano che i propositi di riduzione (specialmente le soglie minime proposte) non siano sufficienti al raggiungimento dell’obiettivo dei 2°C: secondo i ricercatori del Climate Action Tracker, ad esempio, gli impegni di
riduzione concordati a Cancun determineranno una stabilizzazione dell’aumento della
temperatura globale superiore ai 3°C [6].
Figura 1 Scenari
emissivi di GHG
in termini di Gt di
CO2 eq.
al 2050 [6]
Inoltre non si è ancora giunti alla definizione di obiettivi di riduzione delle emissioni di
GHG legalmente vincolanti né per il 2020 né per il medio-lungo termine (es. 2050) che
consentano di definire le quantità di GHG che verranno immesse in atmosfera, parametro
fondamentale per l’effettiva stima delle conseguenze dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi e sul sistema socio-economico (Figura 1).
La definizione quantitativa dei vincoli di riduzione delle emissioni resta ad oggi un obiettivo ancora lontano da raggiungere anche a causa di un contrasto significativo tra U.S.A. e
Cina. In sintesi, gli U.S.A. sono restii a impegnarsi in protocolli di riduzione vincolanti e
si dichiarano favorevoli solo ad azioni volontarie di riduzione delle emissioni a condizione che vi sia un maggiore coinvolgimento nella mitigazione da parte della Cina; la Cina,
al contrario, seppur dal 2005 sia il maggior emettitore mondiale di GHG, riferendosi ad
altri parametri emissivi (emissioni pro-capite, emissioni cumulate a partire dalla rivoluzione industriale, etc.) richiede un maggior impegno effettivo da parte dei paesi sviluppati
(U.S.A. in primis) richiamando i principi di “comuni ma differenziate responsabilità” e di
“equità”, alla base dell’UNFCCC (Figura 2).
Nel World Energy Outlook 2010 (WEO 2010), di recente pubblicazione [8], l’Agenzia
18
La Rivista dei Combustibili
ssc
Emissioni totali di GHG nel 2005 - contributo % sul totale
Emissioni pro-capite di CO 2 eq. - anno 2005
19,1%
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Fonte: elaborazione SSC su dati WRI-CAIT - http://cait.wri.org/
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Fonte: elaborazione SSC su dati WRI-CAIT - http://cait.wri.org/
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Fonte: elaborazione SSC su dati WRI-CAIT - http://cait.wri.org/
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Emissioni cumulate GHG periodo 1850-2006 - contributo % sul totale
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2,0%
38,2
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2,7%
Fonte: elaborazione SSC su dati WRI-CAIT - http://cait.wri.org/
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4,9%
66,6
1Q
5,2%
tonnellate di CO
2
13,4%
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Internazionale per l’Energia (IEA) ha presentato valutazioni energetiche, emissive ed economiche considerando:
• l’ipotesi di realizzazione dello Scenario Nuove Politiche: scenario che considera i vari
impegni e politiche di riduzione delle emissioni di GHG che sono stati annunciati a
seguito dell’Accordo di Copenhagen dai diversi paesi [9], inclusi gli obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra anche laddove le misure atte a implementarli non siano ancora state identificate o annunciate;
• l’ipotesi di realizzazione dello Scenario di stabilizzazione a 450 ppm di CO2 eq.
(Scenario 450 ppm) delle concentrazioni di GHG in atmosfera: scenario considerato
dalla comunità scientifica come corrispondente ad una probabilità del 50% di contenere l’aumento della temperatura media globale all’equilibrio di 2°C rispetto all’era preindustriale [10];
• l’ipotesi di realizzazione dello Scenario Politiche Attuali (nei precedenti Outlooks indicato come Scenario di Riferimento): scenario che riassume l’assenza di modifiche
rispetto alle politiche in vigore a metà 2010, ovvero la non attuazione degli impegni
recentemente assunti.
Figura 2
Confronto tra i
principali paesi
emettitori di GHG
in funzione di
diversi indicatori
di riferimento
(elaborazione SSC
su dati ottenuti da
[7] – nota: per
completezza
vengono riportate
anche le
percentuali dei
singoli paesi
europei,
estrapolate dal
totale U.E.)
Il WEO 2010 si spinge fino al 2035 nelle proiezioni di scenario: nella Figura 3 vengono
riassunti gli andamenti delle emissioni di Gt di CO2 riferite ai principali paesi emettitori
mondiali in funzione della realizzazione dello Scenario Nuove Politiche e gli ulteriori
“abbattimenti” di emissioni di CO2 necessari per la realizzazione dello Scenario 450 ppm
con specificata la ripartizione tra le diverse tipologie e sorgenti di risparmio (efficienza
energetica, utilizzo di energia da fonti rinnovabili, utilizzo di energia nucleare, cattura e
stoccaggio di carbonio - CCS -). I risparmi, in termini di emissioni globali di CO2, necessari per la realizzazione dello Scenario 450 ppm rispetto allo Scenario Politiche Attuali,
vengono stimati dal WEO 2010 pari a 3,5 Gt di CO2 nel 2020 e di 20,9 Gt di CO2 nel 2035
su un totale previsto di emissione annua mondiale al 2035 nello Scenario Politiche Attuali
di 43 Gt di CO2 (con una riduzione pari al 49%). Come si può vedere dal grafico a torta in
Volume 64 - fascicolo n. 4 - 2010
19
ssc
attualità
Figura 3, l’impegno di abbattimento più gravoso delle emissioni di CO2 - in termini assoluti rispetto allo Scenario Politiche Attuali, per rendere realizzabile, secondo WEO 2010,
lo Scenario 450 ppm - dovrà vedere come protagonisti Cina (36% dell’abbattimento totale) e U.S.A (16% dell’abbattimento totale); l’U.E. vede il suo sforzo di abbattimento quantificato nel 7% del totale, inferiore all’8% dell’India.
Figura 3
Riduzione delle
emissioni di CO2
per i principali
paesi emettitori
mondiali nello
Scenario 450 ppm
a confronto con lo
Scenario Nuove
Politiche (grafici)
e con lo Scenario
Politiche Attuali –
grafico a torta in
basso a sn. [8]
In particolare, nell’ipotesi di realizzazione dello Scenario 450 ppm, il WEO 2010 vincola
l’U.E. all’implementazione del suo obiettivo di riduzione delle emissioni di GHG al 30%
entro il 2020 rispetto all’anno di riferimento 1990 (con una quota pari al 30% della riduzione - 350 Mt di CO2 - associabile ai meccanismi di compensazione). Rispetto allo
Scenario delle Nuove Politiche (in cui si assume che l’UE raggiungerà un effettivo obiettivo di riduzione delle emissioni al 2020 pari al 25% rispetto al 1990) le emissioni al 2020
nello Scenario 450 ppm sono previste inferiori di 180 Mt di CO2. Nello Scenario 450 ppm
si prevede che l’Emission Trading Europeo (EU ETS) contribuirà per i due terzi di questa
riduzione prevista. Perché sia realizzabile lo Scenario 450 ppm l’U.E. non dovrà superare
la quota delle 2 Gt di emissioni di CO2 nel 2035, oltre il 50% inferiore rispetto alle emissioni del 2005. L’EU ETS, secondo WEO 2010, deve essere rafforzato in maniera significativa dopo il 2020, assieme agli standard degli autoveicoli in tema di riduzione dei consumi e delle emissioni di GHG. Nel 2035 il 95% della generazione di elettricità sarà a
basso o a nullo contributo di carbonio (includendo la fonte nucleare e gli impianti di generazione energetica a gas e a carbone con l’utilizzo di sistemi CCS).
Le fonti di energia rinnovabile, rispetto allo Scenario delle Nuove Politiche, dovranno
essere responsabili di un addendum stabile, prossimo al 20%, di abbattimento dell’emissione di GHG. Il CCS sarà responsabile dell’abbattimento del solo 3% delle emissioni di
GHG nel 2020 (essendo una modalità di abbattimento delle emissioni che entro il prossimo decennio risulterà ancora costosa e dalla lenta implementazione) ma del 27% entro il
2035, percentuale che renderà il CCS la seconda misura di abbattimento delle emissioni
più importante dopo le misure di efficientamento energetico che, pur diminuendo progressivamente la loro incidenza relativa col passare degli anni, si prevede frutteranno un abbattimento di ulteriori 340 Mt di CO2 (superiore di un terzo) rispetto all’abbattimento previsto nello Scenario delle Nuove Politiche al 2035.
Lo scorso 28 ottobre è stata presentata un’altra analisi approfondita relativa a scenari energetici per l’U.E. su un orizzonte temporale di medio-lungo termine: presso il Centro
20
La Rivista dei Combustibili
ssc
Congressi Fondazione Cariplo si è tenuto l’incontro “ROADMAP 2050: guida pratica per
Figura 4
un’Europa prospera e a basse emissioni di carbonio. Che cosa significa per l’Italia?”
Percentuali di
organizzato da Fondazione Cariplo, Assolombarda e Camera di Commercio di Milano. abbattimento delle
Tema dell’incontro la presentazione del rapporto Roadmap 2050 - rapporto commissionaemissioni di
to dalla European Climate Foundation (ECF) ad alcune tra le maggiori società di consuGt CO2 eq/anno
lenza e istituti universitari europei, tra cui Imperial College London, KEMA, Oxford
per macrosettore
proposte nello
Economics, McKinsey & Co., E3G, Energy Research Centre of the Netherlands (ECN),
studio
Roadmap
AMO, organismo dell’olandese Office for Metropolitan Architecture - alla presenza di
2050
per il
autorevoli esperti, docenti universitari, dirigenti di importanti società del settore energetiraggiungimento
co nazionale, rappresentanti delle istituzioni e della società civile [11].
dell’obiettivo di
Durante l’incontro sono state affrontate e valutate le implicazioni di breve e medio termiriduzione delle
ne dell’analisi e le sfide tecniche e politiche da affrontare a livello europeo, nazionale e
emissioni
regionale per tradurre le proposte in realtà. Secondo lo studio dell’ECF, che ha apportato
dell’U.E.
un originale punto di vista sul futuro del sistema energetico europeo, ridurre le emissioni dell’80% al 2050
di GHG tra l’80 e il 95% a livello europeo entro il 2050 è tecnicamente fattibile, oltre che
rispetto all’anno
economicamente ed ambientalmente sostenibile (Figura 4).
di riferimento
1990 [11]
Il rapporto identifica, inoltre, i cambiamenti necessari nel mercato, nelle regole e nelle
politiche energetiche se l’Europa vuole avviare la transizione verso un’economia a basse
emissioni di carbonio. Nel corso della presentazione i relatori di ECF hanno sostanzialmente affermato che i benefici di un’economia a basse emissioni di carbonio (attraverso il
ricorso spinto alle fonti di energia rinnovabile) sono di gran lunga superiori alle difficoltà
e ai costi e che tale scelta si rivelerà una strategia vincente per un’Europa più competitiva
e prospera. Fondamentali, tuttavia, gli impegni da prendere a breve termine, con politiche
mirate a promuovere l’efficienza energetica, a favorire gli investimenti nelle reti di trasporVolume 64 - fascicolo n. 4 - 2010
21
ssc
attualità
to energetico nazionali e internazionali e nelle smart grid su scala regionale e locale (oltre
ad un coordinamento a livello internazionale europeo), a creare le condizioni favorevoli per
investimenti di lungo periodo in nuove infrastrutture e tecnologie.
Entrando nel merito dello studio, questo ha determinato tre diversi scenari di “decarbonizzazione” del settore di produzione dell’energia elettrica, realizzabili al 2050, in grado di
soddisfare la domanda, prevista in continua crescita.
Tabella 1
Utilizzo FER Fonti tradizionali con CCS Energia nucleare
Ripartizione della
I scenario
40%
30%
30%
copertura della
domanda di
II scenario
60%
20%
20%
energia elettrica
III scenario
80%
10%
10%
dell’UE in
funzione delle
Baseline
34%
49%
17%
sorgenti utilizzate,
scenari al 2050
[11] I tre scenari, dal primo al terzo distinti per le ripartizioni delle sorgenti “low-carbon” in ter-
mini di copertura della domanda, prevedono rispettivamente un utilizzo del 40%, del 60%,
dell’80% di fonti energetiche rinnovabili (FER), del 30%, del 20%, del 10% di fonti tradizionali (le cui emissioni di CO2 dovranno essere sequestrate tramite CCS) e del 30%, del
20% e del 10% di energia nucleare (Tabella 1). Per tutti e tre gli scenari il costo futuro finale dell’elettricità è risultato paragonabile (anche se con implicazioni indirette diverse nelle
varie ipotesi) a quello che utilizza una proiezione “business as usual” del mix attuale, e con
lo stesso livello di affidabilità.
Jules Kortenhorst, CEO della European Climate Foundation, ha evidenziato anche il possibile ruolo dell’Italia affermando che il paese gode di un elevato potenziale naturale per
quanto riguarda lo sviluppo dell’energia solare ed eolica, che potrà consentire la creazione di nuove opportunità di lavoro e di investimenti in tecnologie rinnovabili.
A seguito della presentazione del progetto, è stato dato spazio a numerosi interventi dei
relatori invitati, i quali hanno riconosciuto l’importanza e il valore tecnico dello studio ma
hanno espresso dubbi ed evidenziato problematiche tra cui, ad esempio, la stima e sostenibilità dei costi effettivi per la realizzazione degli scenari ipotizzati e la possibile perdita di
competitività dell’U.E. rispetto alle economie emergenti, la difficoltà di realizzare infrastrutture internazionali in ambito europeo utili al trasporto delle enormi potenze elettriche
teorizzate, la realizzazione di politiche fiscali compatibili con le previsioni degli scenari sia
a livello nazionale che europeo, etc..
A chiusura dell’incontro, il Chairman del convegno, Marco Frey, Consigliere Delegato
della Fondazione Cariplo, ha posto l’accento sul denominatore comune di fondo delle
diverse presentazioni svoltesi nel corso della mattinata, ovvero sulla possibilità che un
cambiamento rivoluzionario si realizzi nei prossimi decenni in Europa in termini di evoluzione tecnologica e del sistema energetico improntati ad un obiettivo “low-carbon”. A tal
fine, secondo Frey, sarà necessario un percorso di maturazione culturale e progressiva consapevolezza del proprio ruolo da parte della popolazione (specialmente quella giovanile)
in modo tale che essa stessa sia educata alla sostenibilità.
In un recente documento, propedeutico alla Conferenza di Cancun, pubblicato sul sito ufficiale [12], l’U.E. esplicita l’obiettivo di ridurre entro il 2050 le sue emissioni dell’80-95%
rispetto ai livelli del 1990 e afferma sia in preparazione la tabella di marcia, che dovrebbe
essere presentata entro la primavera del 2011, per illustrare la strategia per raggiungere
questo obiettivo e attuare con successo il passaggio verso una società a basse emissioni di
carbonio [13]. Gli Accordi di Cancun potrebbero dare nuova fiducia agli investitori per
quanto concerne lo sviluppo di tecnologie e mercati a basse emissioni di carbonio e incoraggiare l’U.E. ad incrementare al 30% (la soglia di riduzione del 20% è di fatto già raggiunta principalmente a causa della recente crisi economica [14]) il suo proposito di riduzione delle emissioni di GHG al 2020 rispetto alle emissioni del 1990.
22
La Rivista dei Combustibili
ssc
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Tracker briefing paper, advance version, 11 Dicembre 2010. Claudine Chen, Bill
Hare, Markus Hagemann, Niklas Höhne, Sara Moltmann, Michiel Schaeffer.
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[9]
L’Accordo di Copenhagen: impegni di riduzione delle emissioni di gas serra, prospettive europee ed italiane. La Rivista dei Combustibili e dell’Industria Chimica,
2010 – volume 64 – n.1. Stazione Sperimentale per i Combustibili.
[10] Climate Stabilization Targets: Emissions, Concentrations, and Impacts over Decades
to Millennia. Committee on Stabilization Targets for Atmospheric Greenhouse Gas
Concentrations (2010). National Research Council, USA.
[11] http://www.roadmap2050.eu/
[12] http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=MEMO/10/627&format=HTML&aged=0&language=EN&guiLanguage=en
[13] http://ec.europa.eu/energy/strategies/consultations/20110307_roadmap_2050_en.htm
[14] http://www.eea.europa.eu/highlights/recession-accelerates-the-decline-in
Per ulteriori informazioni
http://www.climalteranti.it
http://www.ssc.it
http://www.iisd.ca/download/pdf/enb12498e.pdf
Volume 64 - fascicolo n. 4 - 2010
23
ssc
attualità
SHALE GAS: “l’altro metano” ?
Tiziana Zerlia
Stazione Sperimentale per i Combustibili
Viale A. De Gasperi, 3, 20090, San Donato Milanese (MI).
Tel. 02 51604236, e-mail: [email protected]
Cresce l’interesse per lo SHALE GAS, il gas naturale non convenzionale che ha trasformato in pochissimi anni il mercato USA influenzando, di rimando, il mercato internazionale: l’incremento di consumi USA di gas da risorse interne non convenzionali, ha infatti spostato l’equilibrio del mercato internazionale del GNL (anche) verso l’Europa.
Circa il 46% della produzione gas USA proviene oggi da fonti non tradizionali
(SHALE GAS e COALBED METHANE).
La “risorsa SHALE GAS ” ha avuto ampio spazio a Montreal al World Energy
Congress del WEC (World Energy Council) – oltre 6000 partecipanti da 137 Paesi - come
documentano il rapporto finale e la nota “THE WORLD ENERGY CONGRESS
REVIEW” [1,2].
A livello europeo segnaliamo che l’argomento SHALE GAS risulta tra i più richiesti del
2010 nel sito European Energy Reviews Online [3].
A livello nazionale, la rassegna stampa del sito della Camera documenta l’interesse sull’argomento da parte dei principali quotidiani nazionali (SCHEDA 1) a fine 2010.
Scheda 1
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La Rivista dei Combustibili
ssc
COS’E’ LO SHALE GAS?
Lo SHALE GAS non è altro che gas naturale estratto da formazioni di rocce metamorfiche
(shale, scisti) – tipicamente argille - caratterizzate da una permeabilità molto bassa e dunque da una elevata capacità di intrappolare l’eventuale gas generato in situ per trasformazione – in tempi geologici - di materiale organico. Il gas intrappolato nel giacimento può essere presente sia come gas libero nei macropori (e nelle fratture) della roccia madre sia come gas
adsorbito dal materiale organico presente nella
matrice argillosa.
Per poter essere recuperato, lo shale gas che
- a differenza del gas naturale tradizionale non
“esce” spontaneamente - richiede, dopo la
fase di perforazione del giacimento, l’immissione di acqua ad alta pressione (con additivi
chimici) per favorire la frantumazione del
materiale e il rilascio del gas dal giacimento.
Questo gas da scisti rientra nella categoria
dei “gas non convenzionali” (Tight Gas, Coal
Bed Methane (CBM) e Gas Hydrates oltre
allo Shale Gas ) così definiti a suo tempo
principalmente a causa della scarsa convenienza economica di estrazione rispetto alle
risorse tradizionali.
Informazioni tecniche sull’argomento sono
Informazioni
tecniche
state
riassunte in una
nota disull’argomento
approfondimen- sono state riassunte in una nota di approfondimento
pubblicata
nel
luglio
scorso
sulsito
sito
web SSC [4].
to pubblicata nel luglio scorso sul
web
L’approfondimento è articolato in:
SSC [4].
L’approfondimento è articolato in
•
COS’E LO SHALE GAS?
•
LO SVILUPPO DELLA” NUOVA RISORSA”
•
QUAL’E’ IL CONTRIBUTO DELLA SHALE GAS
alla produzione /consumo di gas naturale?
•
CRITICITA’/INCERTEZZE?
Stima delle risorse
Aspetti ambientali
Competitività economica delle risorse non convenzionali
•
I TITOLI DALLA STAMPA INTERNAZIONALE E NAZIONALE
RIFERIMENTI
[1] “ Report concerning the 21st World Energy Congress 2010” www.worldenergy.org/
RIFERIMENTI
documents/wec_2010_montreal_congressdr._johannes_teyssen_report_on_it.pdf
il 20-XII_2010)
[1] “(visitato
Report concerning
the 21st World Energy Congress 2010”
www.worldenergy.org/documents/wec_2010_montreal_congressdr._johannes_teyssen_report_on_it.pdf
(visitato il 20[2] www.worldenergy.org/documents/congressreview_hkhatib.pdf (visitato il 20-XII_2010)
XII_2010)
[3] Rik Komduur, Europe not ready for unconventional gas yet (www.europeanener[2] www.worldenergy.org/documents/congressreview_hkhatib.pdf (visitato il 20-XII_2010)
gyreview.eu/
il 20_XII_2010)
[3] Rik
Komduur, (visitato
Europe not
ready for unconventional gas yet (www.europeanenergyreview.eu/ (visitato il
[4]
www.ssc.it/pdf/2010/ID_99_SCHEDA_SHALE_GAS_07_2010-TZ.pdf
20_XII_2010)
[4] www.ssc.it/pdf/2010/ID_99_SCHEDA_SHALE_GAS_07_2010-TZ.pdf
Volume 64 - fascicolo n. 4 - 2010
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ssc
qualità e sicurezza
I campionamenti alle emissioni da sorgente fissa:
requisiti specifici in ambito qualità e sicurezza
Paolo Lopinto
Stazione Sperimentale per i Combustibili,
Viale A. De Gasperi 3, 20097 S.Donato Milanese (MI)
Tel. +39 02 516041; fax +39 02 514244; e-mail: [email protected]
RIASSUNTO
Viene presentata un’analisi della specifica tecnica CEN/TS 15675:2007 e del Documento
Tecnico ACCREDIA DT-05 rev. 00 del 08 aprile 2010 che ne spiega i punti principali. Sono
messi in questo modo in risalto i contenuti prescrittivi in termini di qualità per tutte quelle realtà che si trovano ad effettuare misure di emissioni da sorgenti fisse.
Nella seconda parte dell’articolo invece si trattano aspetti di sicurezza relativi ai camini
industriali. Vengono descritte quali caratteristiche devono avere i tronchetti di prelievo e
le condizioni tollerate di accessibilità ai punti di campionamento delle piattaforme di
lavoro.
Si conclude come l’introduzione della specifica in oggetto sia un passo sostanziale verso
la qualità applicata alla misura ambientale (campionamento ed analisi), e come, anche a
livello italiano, ACCREDIA stia considerando le specificità di questi laboratori con interesse e professionalità.
Dal punto di vista della sicurezza, la normativa risulta troppo spesso frammentata e sebbene sia stato recentemente aggiornato il Testo unico in materia di salute e sicurezza nei
luoghi di lavoro, con un titolo specifico relativo alla valutazione del lavoro in quota, sarebbe auspicabile la riunione in un’unica fonte normativa nazionale di tutte le prescrizioni
contenute nelle varie norme UNI di settore.
SUMMARY
The paper gives an analysis of the Technical Specification CEN / TS 15675:2007 and
ACCREDIA Technical Document DT-05 rev. 00 of April 8th, 2010 which explains the main
issues. It’s highlighted quality assurance requirements for all the companies or stack
testing laboratories who have to take measurements of emissions from stationary sources.
The second part of the article describes safety aspects of industrial chimneys. It deals with
technical prescriptions of access ports and accessibility conditions to the sampling points
of the work platform.
It is concluded that the introduction of this Technical Specification is an important step
toward quality assurance applied to environmental measurements (sampling and analysis),
and how, also in Italy, ACCREDIA is considering the specificity of these laboratories with
proficiency and skillness.
From a “safety” point of view, the legislation is too often fragmented, and although it has
been recently upgraded the “Testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro” (law relating to health and safety in the workplace), with a specific title on the evaluation of work at height, it would be desirable in the future, to have one single source of
national legislation with all the requirements contained in the various parts of UNI
Technical Specifications.
26
La Rivista dei Combustibili
ssc
INTRODUZIONE
I campionamenti di flussi gassosi convogliati rappresentano uno dei settori nei quali sono
stati introdotti ad oggi il maggior numero di linee guida, specifiche tecniche e documenti
esplicativi da parte di enti di accreditamento e di normazione nazionali ed internazionali.
Questa “vivacità normativa” è dovuta alla complessità “intrinseca” delle attività in questione soprattutto nell’ambito di un volontario accreditamento come garanzia della conformità ad un sistema di gestione della qualità del laboratorio.
La gestione di varie attività sul campo, con vari livelli di complessità, rappresenta la problematica principale unita alla sostanziale differenza rispetto alla tradizionale modalità operativa di laboratorio. A rendere rilevante l’elenco di criticità si devono citare la conduzione
delle fasi di campionamento ed analisi in luoghi diversi con il conseguente trasporto di
apparecchiature e strumentazioni dal luogo di campionamento a quello di analisi. Inoltre vi
sono alcune peculiarità che rendono le fasi di campionamento in atmosfera particolari
rispetto alle medesima operazione su altre matrici ambientali: per la stima delle emissioni,
una prova consiste in una serie di valutazioni
quantitative di uno o più misurandi, ovvero
combinazioni di diverse misure di vari misurandi.
I metodi di misura sono principalmente norme
EN, ISO o norme nazionali. Spesso però i
metodi di misura possono essere definiti e/o
specificati anche dal solo contratto del cliente,
andando in tal modo a non rendere univocamente riferibili le varie fasi che costituiscono
il campionamento stesso.
Gli aspetti connessi alla sicurezza completano un quadro di requisiti in costante revisione e rendono la materia “emissioni industriali” un sottocapitolo proprio nella materia
prove chimiche, fisiche e microbiologiche
che un laboratorio decide di farsi accreditare
dall’Ente di accreditamento secondo la UNI
CEI EN ISO/IEC 17025:2005.
L’accessibilità ai punti di campionamento
delle piattaforme di lavoro e conformazione
dei camini secondo le norme UNI è sancita
prima di tutto da tre capisaldi della normativa ambientale degli ultimi 5 anni.
Il decreto “inceneritori” (D.Lgs. 133/2005), il decreto IPPC (D.Lgs 59/2005*) ed il Testo
Unico ambientale (D.Lgs. 152/2006). In tutti e tre viene ribadito il ruolo delle ARPA
(Agenzie Regionali e Provinciali per la Protezione dell’Ambiente) come garanti del rispetto delle condizioni e delle prescrizioni contenute nell’autorizzazione.
Nel “133” all’articolo 17 comma 1 si afferma, inoltre, come “i soggetti incaricati dei controlli siano autorizzati ad accedere in ogni tempo presso gli impianti di incenerimento e
coincenerimento per effettuare le ispezioni, i controlli, i prelievi ed i campionamenti necessari all’accertamento del rispetto dei valori limite di emissione in atmosfera.” [1]
L’obiettivo di questo articolo è quello di descrivere, con la maggiore sinteticità e chiarezza possibili, gli aggiornamenti normativi tecnici in campo qualità, nonché la situazione
legislativa in campo sicurezza limitatamente ai campionamenti da sorgente fissa in impianti industriali. Verrà in ultimo presentato un breve cenno alle future prospettive, cosi come
si evince dalle bozze degli standard europei (prEN) specifici nel settore in esame.
* Abrogato dal Decreto 29 giugno 2010
Volume 64 - fascicolo n. 4 - 2010
27
ssc
qualità e sicurezza
LA NORMA UNI CEI EN ISO/IEC 17025:2005 E I REQUISITI DELLA SPECIFICA TECNICA
UNI CEN/TS 15675:2008
Come ben noto, la norma europea UNI CEI EN ISO/IEC 17025:2005 contiene i requisiti
generali per la verifica della capacità dei laboratori di prova, sia in termini di competenza
tecnica che di validità dei risultati emessi.
Lo schema dell’accreditamento è stato messo a punto dalla Commissione della Comunità
Economica Europea al fine di permettere la libera circolazione di merci e prodotti sul territorio comunitario, senza necessità di controlli ripetitivi da parte delle autorità dei vari
Paesi.
Elemento importante di questa impostazione è l’organismo di accreditamento, che, essendo indipendente e rappresentativo di tutte le parti interessate, garantisce gli utilizzatori
delle prove sulla competenza ed imparzialità dei laboratori nella effettuazione delle prove
accreditate, attraverso periodiche verifiche tecniche (visite di valutazione).
In Italia tale funzione è assolta da ACCREDIA, il quale, operando secondo le norme UNI
CEI EN ISO/IEC 17011:05, verifica e sorveglia nel tempo la conformità dei laboratori
rispetto alla norma UNI CEI EN ISO/IEC 17025:05 e alle prescrizioni ACCREDIA.
In tempi relativamente brevi rispetto all’emissione della “17025”, due anni dopo, è stata
emessa la specifica tecnica CEN/TS 15675:2007 che forniva alcune linee guida per l’applicazione della norma UNI CEI EN ISO/IEC 17011:05 nel settore della misurazione
periodica delle emissioni da sorgenti fisse.
E’ solo nel 2008 però che con la UNI CEN/TS 15675:2008 viene recepita la “15675” dell’anno precedente e rappresenta lo status di specifica tecnica nazionale italiana.
Scopo del documento è quello di precisare alcuni requisiti tecnico-gestionali necessari a
dimostrare la competenza dei laboratori che effettuano misurazioni periodiche di emissioni da sorgente fissa.
Il documento CEN/TS 15675:2007 è stato predisposto dal Comitato Tecnico CEN/TC 264
“Qualità dell’aria”,
gruppo di lavoro WG 19 “Emissions monitoring strategy” del CEN/TC 264 come uno dei
tre documenti di base per la misura di emissioni stazionarie:
• EN 15259, Air quality — Measurement of stationary source emissions —
Requirements for measurement sections and sites and for the measurement objective,
plan and report
• CEN/TS 15674, Air quality — Measurement of stationary source emissions —
Guidelines for the elaboration of standardised methods
• CEN/TS 15675, Air quality — Measurement of stationary source emissions —
Application of EN ISO/IEC 17025:2005 to periodic measurements
Attualmente, per decisione di EA (European co-operation for Accreditation) gli organismi
di accreditamento dovranno verificare anche la conformità ai requisiti della specifica
CEN/TS 15675:2007 in aggiunta a quelli della ISO 17025, pur, anche se giudicata positiva la conformità, senza riportarlo sul certificato di accreditamento, avendo EN/TS 15675
un livello non equivalente alla ISO 17025. [2]
La specifica tecnica si applica a tutti i laboratori che effettuano misurazioni periodiche di
emissioni da sorgenti fisse, ma anche e soprattutto laboratori che effettuano tarature di
sistemi di misurazione automatici in accordo alla UNI EN 14181:2005 o comunque prove
28
La Rivista dei Combustibili
ssc
in sito di sistemi di misurazione automatici allo scopo di valutarne la conformità.
I punti di particolare interesse ai fini di un nuovo approccio all’assicurazione della qualità
(con riferimento alla UNI CEN/TS 15675) sono:
5.2 Criteri di competenza per il personale
5.3 Attrezzature, reagenti e condizioni ambientali
5.4 Validazione dei metodi
5.5 Gestione delle apparecchiature
5.6 Gestione del campionamento
Le novità più interessanti e che sicuramente avranno le maggiori implementazioni in fase
normativa riguardano i criteri di competenza per il personale che sono obbligatori e che
nascono dalla presa di consapevolezza che la misurazione delle emissioni è complessa e
richiede la capacità di lavorare in difficili condizioni di funzionamento.
Pertanto la competenza del personale (nella specifica si parla di “idoneità fisica”) è un
aspetto fondamentale e viene demandata agli organismi di accreditamento tale valutazione
(ad esempio durante le visite in sito).
Con idoneità fisica si intendono la capacità di effettuare misurazioni periodiche in altezza
e in difficili condizioni di lavoro, la competenza nell’uso e cura dei dispositivi di protezione individuale, nonché la consapevolezza dei pericoli connessi con l’attività di misurazione delle emissioni.
Criteri di competenza sono ad esempio il
numero sufficiente di personale qualificato e
la dimostrazione di competenze adeguate a
diversi livelli di esperienza e responsabilità.
L’allegato B della specifica dettaglia ad esempio tre livelli di competenza: un supervisore
tecnico, un tecnico e un assistente tecnico.
Il supervisore tecnico dovrebbe essere
responsabile della redazione del piano delle
misure, dell’effettuazione delle misure in situ
e della preparazione della relazione tecnica.
Grande importanza viene data inoltre alla
capacità di dimostrare una scelta coerente
dell’utilizzo dei metodi di misura ed una selezione oculata dei siti di campionamento.
Al supervisore tecnico è infine richiesta la
redazione di una relazione completa che
richiede la conoscenza delle problematiche connesse all’espressione dell’incertezza di
misura (concetto di incertezza, fonti di incertezza, componenti che costituiscono tale fattore, approcci per quantificarla e metodi per determinarla).
Ai tecnici è chiesta una specializzazione che non si ferma ai meri principi di funzionamento delle apparecchiature ma anche e soprattutto alla verifica del corretto funzionamento
delle attrezzature e apparecchiature.
Ciò vuol dire verifica della conoscenza dei principi generali delle misurazioni periodiche,
conoscenza delle condizioni di manutenzione e funzionamento dell’impianto in relazione
ai parametri fisici da rilevare nonché conoscenza dei principi di buona pratica di campionamento.
Tecnici SSC
durante le fasi di
campionamento
La specifica CEN/TS 15675:2007 si può dire che, più di ogni altra, è un vero e proprio trait
d’union con le specifiche di settore in materia di sicurezza.
L’utilizzo di una piattaforma mobile per il controllo delle emissioni prevede la verifica
preliminare della sua idoneità per dimensioni e requisiti di sicurezza che verranno tratVolume 64 - fascicolo n. 4 - 2010
29
ssc
qualità e sicurezza
tati in un capitolo a parte del presente articolo.
Dovranno essere monitorate severamente le condizioni ambientali nelle quali si svolgono
i campionamenti al fine di tenere sotto controllo ed eventualmente mitigati e/o minimizzati laddove possibile fattori avversi quali temperatura e/o eccessiva polverosità dei luoghi di
lavoro.
Riguardo ad un altro capitolo della norma, quello relativo alla validazione dei metodi, il
laboratorio si deve avvalere di procedure scritte che devono contenere almeno:
a) le procedure operative (PO) contenenti indicazioni supplementari rispetto ai metodi con
chiarimenti distinti sulle tecniche di campionamento e/o analisi e con istruzioni dettagliate su come le apparecchiature devono essere utilizzate, in che modo i dati devono
essere registrati e come i risultati devono essere comunicati
b) un dettagliato piano di misurazione che dovrebbe specificare le condizioni di funzionamento del processo industriale (compreso combustibile e materie prime), i componenti
dei gas di rifiuti e i quantitativi di riferimento necessari alla determinazione analitica
Una selezione dei metodi di misurazione deve essere effettuata in conformità con i metodi specificati e previa valutazione della normativa primaria (ad esempio le direttive CE) e
della normativa di secondo livello (ad esempio i permessi ex direttiva IPPC come le AIA
che sono tenuti a specificare il metodo).
L’incertezza di misura rappresenta, secondo la norma UNI ISO 3534-1:2000, la stima legata ad un risultato di prova che caratterizza l’escursione dei valori entro cui si suppone che
cada il valore vero (del misurando); essa quindi sicuramente costituisce un passaggio delicato da affrontare in un sistema di gestione della qualità del dato in un laboratorio di analisi ed un nodo cui norme specifiche hanno dato pieno approfondimento ed hanno fornito
una guida su come stimarla (UNI EN ISO 14956:2004 e UNI EN ISO 20988:2007).
In generale se un metodo fornisce indicazioni per la determinazione dell’incertezza associata, queste possono essere utilizzate solo se i requisiti del metodo sono rispettati in pieno.
Se i requisiti e le condizioni di un metodo non vengono rispettati in toto o se di un metodo non vengono fornite indicazioni in merito all’incertezza di misura, il laboratorio adotterà dei metodi di stima.
Per le misurazioni periodiche possono essere utilizzati i seguenti approcci (a seconda della
situazione):
• ripetere misurazioni su materiali di riferimento;
• lavori sperimentali sul campo, ad esempio prove di ripetibilità abbinate a confronti e circuiti interlaboratorio
• stime basate su risultati precedenti o dati già in possesso del laboratorio (ad esempio
specifiche della strumentazione)
Il punto 5.6 della specifica si concentra sulle apparecchiature di misura ed il punto focale
sta nella richiesta di rendere sicuro (tramite procedure idonee) manipolazione e trasporto
delle apparecchiature, oltre alla necessità di taratura periodica delle strumentazioni accessorie come sonde Pitot, termocoppie e manometri.
Questa attenzione operativa che si traduce in redazione di procedure e mantenimento del
sistema di qualità riguarda anche la manipolazione degli oggetti di prova. Una volta raccolti, i campioni devono essere mantenuti nelle condizioni ambientali che non alterano
l’integrità del risultato.
Il recupero del particolato a monte del filtro ad esempio dovrebbe essere effettuato in loco
ed il trasporto di gas di scarico non dovrebbe pregiudicare il risultato del campione.
Eventuali deviazioni da un metodo di misura causati da siti che non sono conformi ai
requisiti del metodo (ad esempio l’accesso limitato), devono essere registrati.
30
La Rivista dei Combustibili
ssc
Il campionamento infine è stato trattato con un approccio per fasi o diversi stadi. Poiché
questa fase avviene lontano dal laboratorio, la migliore prassi operativa è la seguente:
• sopralluogo preliminare del sito di misurazione delle emissioni per comprendere la
situazione fisica e logistica sul posto prima di iniziare il lavoro;
• premisurazione con esame dei risultati ottenuti per determinare il metodo di misurazione adeguato;
• revisione, effettuato da un supervisore tecnico che comprende uno scambio di informazioni con il gestore dell’impianto;
• sopralluogo di revisione prima del campionamento, per aver tempo sufficiente per preparare il piano di misura.
Il sopralluogo deve essere documentato e può essere abbreviato se il laboratorio ha piena
conoscenza del sito.
In ogni situazione di campionamento comunque rimangono i seguenti capisaldi come il
piano di misurazione (già richiesto dalla EN ISO/IEC 17025:2005), un file del programma
di misura che deve essere usato per registrare tutti i dettagli del programma di misurazione delle emissioni per ogni singolo punto di emissione.
In conclusione questo documento presenta una serie di ricadute sui laboratori che cambieranno la prospettiva di approccio alla qualità in maniera significativa.
Emerge la necessità di definire in modo più completo la qualificazione, la formazione ed
il mantenimento della qualifica nei confronti del personale che svolge attività di campionamento, la necessità di documentare inoltre le attività di precampionamento (e che riguardano in particolare modo la verifica preliminare del sito di campionamento e delle condizioni al contorno), nonché la necessità di redigere un piano di misurazione da parte di un
responsabile tecnico e di definire, predisporre e gestire idonei strumenti di registrazione in
campo dei dati grezzi di campionamento.
Diventa fondamentale la garanzia del corretto stato di manutenzione e riferibilità per la
strumentazione di campionamento, delle corrette condizioni di prelevamento e trasporto
dei campioni al laboratorio per la successiva analisi.
Sul fronte correttezza del dato è imprescindibile la valutazione/stima dell’incertezza di
misura derivante dalle attività di misurazioni periodiche di emissioni su sorgenti fisse e
sempre riguardo l’assicurazione di qualità dei risultati, devono essere considerate ipotesi
di partecipazione a Proficency tests, per quanto non ancora molto diffusi e disponibili.
Dal canto loro gli ispettori ACCREDIA verificheranno, attraverso liste di riscontro già predisposte e “centrate” sulla CEN/TS 15675:2007, gli aspetti sopra individuati, nella maniera più possibile uniforme e riferibile. [3]
LA CONFORMITA’ ALLE NORME UNI ED AI REQUISITI DI SICUREZZA
DEI CAMINI INDUSTRIALI
CARATTERISTICHE DEI TRONCHETTI DI PRELIEVO E
Accessibilità ai punti di campionamento delle piattaforme di lavoro
Fatti salvi i “pilastri” normativi di cui all’introduzione del presente articolo, l’ISPRA si
avvale, secondo la legge n° 61 del 1994, delle varie Agenzie (ARPA) per accedere agli
impianti e alle sedi di attività e per richiedere i dati, le informazioni e i documenti necessari per l’espletamento delle proprie funzioni.
Il personale addetto alla vigilanza, durante l’esecuzione dei controlli, deve poter accedere agli
impianti senza che necessitino ausili che non siano quelli fissi o immediatamente disponibili
in loco, con l’indipendenza prevista dalla normativa per l’attività di ispezione e controllo.
Ogni ARPA poi si relaziona con fonti normative, principalmente manuali UNICHIM e specifiche UNI atte all’uopo.
Volume 64 - fascicolo n. 4 - 2010
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ssc
qualità e sicurezza
Particolarmente importanti sono i criteri emanati dal CRIA (Comitato Regionale contro
l’Inquinamento Atmosferico) negli anni ’90 e in dettaglio quelli della regione Emilia
Romagna.
In essi si chiarisce come i punti di misura e campionamento necessari per l’effettuazione
delle verifiche dei limiti di emissione devono essere posizionati e dimensionati in accordo
con quanto specificamente indicato dal metodo MANUALE UNICHIM 422.
Altri ed importanti Manuali Unichim che trattano l’aspetto sono: M.U. 158/88, M.U.
402/89, M.U. 494/89, M.U. 811/89 e M.U. 825/89.
L’accessibilità ai punti di misura deve essere tale da permettere lo svolgimento di tutti i
controlli necessari alla verifica del rispetto dei limiti di emissione e da garantire il rispetto
delle norme di sicurezza previste dalla normativa vigente in materia di prevenzione dagli
infortuni ed igiene del lavoro [4].
Si può trattare l’aspetto dell’accessibilità del punto di campionamento in tre stadi:
1) Tronchetto di prelievo
2) Piattaforma di lavoro
3) Vie di accesso
In questa trattazione ci occuperemo dei primi due punti, lasciando ad un eventuale seguito dell’articolo, una più approfondita analisi delle vie di accesso.
Riguardo il tronchetto di prelievo la fonte normativa più esaustiva è appunto il Manuale
Unichim 422 (edizione 1986).
I tronchetti per le prese di piccolo diametro sono filettati nella loro parte esterna e sono
chiusi tramite un tappo avvitabile.
I tronchetti di dimensioni maggiori hanno saldata all’estremità distale una flangia con fori
a cui si fissa, per mezzo di bulloni, o la controflangia cieca per la chiusura, o la controflangia fornita di uno o più fori con tubo saldato, per l’appoggio ed il fissaggio a mezzo vite
delle sonde da introdurre. [5]
La sequenza sarà quindi, a partire dalla condotta:
a – tronchetto saldato
b – valvola
c – tronchetto capcace di contenere le apparecchiature da introdurre nel condotto
d – flangia
e – controflange varie
Si vedano a tale proposito le Figure 1 e 2.
l
Figura 1
Tronchetti e flange
per misure e
prelievi. Tipo A
Dimensioni
d
32
l
d
mm 50
mm 65
La Rivista dei Combustibili
ssc
Figura 2
Tronchetti e
flangie per misure
e prelievi. Tipo B,
C, D
Valori
l
d
a
b
c
g
I fori
N° fori
Tipo B
” 120
125
ca. 50
1” ¼
260
210
22
4
Tipo C
” 150
200
ca. 50
1” ¼
350
300
22
6
Tipo D
” 150
300
ca. 50
1” ¼
440
400
22
8
La specifica UNI EN 15259:2007 da indicazioni molto recenti sui siti di misurazione e sui
requisiti di accesso a siti e sezioni di campionamento.
A titolo informativo, l’allegato A dettaglia tipiche soluzioni impiantistiche tra cui condotti circolari i quali dovrebbero avere un diametro interno dei tronchetti di almeno 125 mm
per condotti con diametro minimo di 0,7 m.
Dall’apertura del tronchetto alla base del condotto dovrebbero esserci almeno 75 mm sebbene siano raccomandati 100 mm. [6]
Norme generali vogliono che i tronchetti di prelievo:
1) Possono essere posizionati sia in un tratto verticale che orizzontale del condotto (con
preferenza per la prima soluzione);
2) Devono essere facilmente raggiungibili in qualunque momento dal personale addetto al
campionamento durante le funzioni di controllo senza che si renda necessario l’intervento di ulteriori dispositivi come ponteggi, ponti sviluppabili, piattaforme a pantografo ecc;
3) Devono essere liberi da ostacoli o impedimenti che ne limitano l’accesso.
In modo indiretto anche la UNI EN 10169:2001 tratta l’argomento dei tronchetti di prelievo, in quanto parti fondamentali per una corretta determinazione della velocità e della portata di flussi gassosi convogliati per mezzo del tubo di Pitot, oggetto della norma in questione.
Il tronchetto di prelievo va posizionato, secondo la specifica, in corrispondenza della sezione di misurazione, che è quella superficie perpendicolare alla direzione del flusso (e all’asse del condotto) in cui sono individuati i punti per la determinazione delle velocità locali
di flusso [7].
Sono poi elencate condizioni che portano ad avere l’accuratezza del risultato richiesta dal
metodo, ovvero entro il 5%.
Per garantire la condizione di stazionarietà necessaria all’esecuzione delle misure e campionamenti, la collocazione del punto di prelievo deve rispettare le condizioni imposte
dalle norme tecniche di riferimento (UNI 10169 e UNI EN 13284-1) ovvero almeno 5 diametri idraulici a valle ed almeno 2 diametri idraulici a monte di qualsiasi discontinuità.
Volume 64 - fascicolo n. 4 - 2010
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ssc
qualità e sicurezza
Nella pratica si può verificare che questa condizione non sia sempre rispettata. In questi casi:
Se il flusso non è sufficientemente stazionario e/o omogeneo si ottengono risultati di accuratezza non accettabile (velocità);
Se le condizioni di flusso sono favorevoli, ossia se i requisiti della norma (UNI
10169:2001) sono soddisfatti, allora i risultati, le cui condizioni di ottenimento devono
essere adeguatamente descritte nel rapporto di prova, sono accettabili, pur potendo essere
affetti da una in accuratezza maggiore del 5% nelle misurazioni di velocità.
Figura 3
Piattaforma di
lavoro
La sezione (o piano) di campionamento deve avere precise specifiche. Anche in questo
caso è una norma che ne dettaglia le caratteristiche: la UNI EN 13284-1:2003
(Determinazione della concentrazione in massa di polveri in basse concentrazioni).
Deve essere situata in una lunghezza di condotto dritta (preferibilmente verticale) e con
forma e area della sezione trasversale costanti.
Il piano di campionamento, quando possibile, deve essere lontano, a valle e a monte, da
qualsiasi perturbazione che potrebbe produrre una variazione nella direzione del flusso
(per es. le perturbazioni possono essere causate da curve, ventole o valvole parzialmente
chiuse).
Camino
Tronchetto di
prelievo
20 cm
120 Ͳ 170 cm
I tronchetti di prelievo devono essere posizionati almeno 20 cm al di sopra del parapetto
più alto della piattaforma di lavoro.
Gli stessi devono essere ubicati tra 120 cm e
170 cm sopra la superficie della piattaforma
di lavoro in modo tale da consentire al personale di operare in condizione ergonomia;
I tronchetti devono puntare verso la piattaforma di lavoro.
Ulteriori specifiche riguardo alle piattaforme possiedono sia requisiti di praticità che di
sicurezza:
1 Devono essere adeguate alle esigenze ed i compiti da svolgere (libertà di movimento,
carichi da applicare, ecc.);
2 Devono tenere conto della trasportabilità della strumentazione da usare (paranco, carrucola ecc.);
3 Devono essere sufficientemente ampie per il numero di persone che si trovano ad operare e per poter maneggiare comodamente la strumentazione di campionamento;
4 Devono essere posizionate rispetto alle aperture di accesso (bocchello) in modo che il
corrimano non impedisca l’impiego dell’apparecchiatura da utilizzare e devono essere
libere da ostacoli che impediscano l’inserimento e l’estrazione della apparecchiatura di
campionamento.
5 Devono essere sufficientemente stabili, rigide e resistenti a tutti gli agenti ambientali
siano essi naturali (es. agenti climatici) che artificiali (es. agenti chimici);
6 Devono avere una pavimentazione costruita in modo da non consentire accumuli di
acqua o di materiali solidi, specialmente nelle parti di giunzione, per non provocare scivolamenti, ostacoli o inciampi;
7 Avere, nel caso che i rischi da caduta di oggetti siano superiori a quelli di scivolamento, una pavimentazione esente da aperture;
8 Nel caso di piattaforme con pavimentazione aperta sovrastanti corridoi di passaggio, le
aperture massime devono essere tali da non consentire il passaggio di una sfera di 35
mm di diametro; nel caso le piattaforme sovrastino punti di lavoro, tali aperture non
devono far passare sfere da 20 mm;
9 Devono essere collocate, per quanto possibile, lontano da fonti di calore o di emissio34
La Rivista dei Combustibili
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ne di sostanze dannose o materiali pericolosi;
10 Devono avere dei corrimano con catene mobili oppure porte a chiusura automatica nella
parte del parapetto che confina con le scale di accesso;
11 Devono essere dotate di prese, spine e apparecchiature elettriche e punti luce, impermeabili se esposte agli agenti atmosferici;
12 Devono essere dotate di parapetti con corrimano di circa 0,5 m e 1 m di altezza e ferma
- piedi verticali di circa 0,15 / 0,20 m;
13 Devono sopportare un carico concentrato di almeno 400 Kg. [8]
Indicazioni aggiuntive in merito di sicurezza sono presenti nella norma UNI EN 19111:2000 (Metodo manuale per la determinazione dell’HCl – campionamento dei gas):
• la piattaforma di lavoro, permanente e temporanea, deve avere un’area di lavoro adeguata, generalmente non minore di 5 m2;
• la piattaforma deve avere una lunghezza di fronte a ciascuna delle aperture di accesso di
almeno 2m (la lunghezza della sonda più un metro) e una larghezza minima di 2 m;
• il sito di misurazione deve essere illuminato artificialmente e ventilato. Possono essere
necessari paranchi per sollevare ed abbassare le apparecchiature.
• Deve essere prevista anche una protezione adeguata per il personale e le apparecchiature se la piattaforma rimane esposta agli agenti atmosferici.
Le stesse indicazioni sono presenti anche nella UNI 10169/01 (determinazione della velocità e della portata di flussi gassosi convogliati per mezzo del tubo di Pitot) e
nell’Appendice A della UNI EN 13284-1:2003 (Determinazione della concentrazione in
massa di polveri in basse concentrazioni)
Possiamo concludere che:
• per camini dove non è richiesto il controllo dell’isocinetismo (SOV, strumenti portatili
a lettura diretta), la superficie della piattaforma deve avere un’area minima di 2 m2 con
una lunghezza di fronte al tronchetto/i di prelievo non inferiore a 1,5 m;
• per camini dove è richiesto il controllo dell’isocinetismo (polveri), la superficie della
piattaforma dovrà avere un’area non inferiore a 3 m2 con lunghezza di fronte al tronchetto di prelievo non inferiore a 2 m;
• per camini dove sono da ricercare microinquinanti la superficie della piattaforma deve
avere un’area non inferiore a 5 m2 con una lunghezza di fronte al/i tronchetto di prelievo non inferiore a 2 m; tale postazione deve essere protetta con copertura posta a un’altezza minima di 210 cm dal piano di calpestio (campionamento di 8 ore);
• per piattaforme circolari o semicircolari che corrono lungo la circonferenza del condotto, la larghezza minima deve essere almeno di 90 cm. [9]
Le piattaforme di lavoro sono oggetto della UNI EN 15259:2007 (requisiti delle sezioni e
dei siti di misurazione e dell’obiettivo, del piano e del rapporto di misurazione): la norma
indica la dimensione pratica delle piattaforme e le necessarie condizioni di sicurezza.
In essa si evince chiaramente come le piattaforme provvisorie debbano essere comunque
fissate alla struttura. [6]
L’utilizzo delle piattaforme aeree non viene considerato accettabile da molte associazioni
autorevoli in materia. L’STA ad esempio (Source Testing Association), associazione inglese a cui questo Istituto aderisce dal 2009, ha stilato un regolamento relativo al lavoro in
quota, di campionamento ed analisi, considerato molto autorevole, sebbene senza alcuna
forza normativa in Italia.
Tale regolamento tuttavia (Work at Height Regulations 2005) ribadisce come il campionamento da piattaforme aeree, cestelli o bracci meccanici sia inaccettabile. Il motivo è principalmente dovuto al fatto che, visti i numeri di persone ed attrezzature solitamente impiegate per tali lavori, in caso di emergenza non sono garantite sicure uscite di sicurezza per
il personale e/o le attrezzature. [10]
Volume 64 - fascicolo n. 4 - 2010
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ssc
qualità e sicurezza
CONCLUSIONI
La sicurezza e la qualità applicate al campionamento ed al controllo delle emissioni in
atmosfera sono giunte ad un livello molto avanzato.
Con la specifica tecnica UNI CEN/TS 15675:2008 viene dimostrata effettivamente la competenza dei laboratori che effettuano misurazioni periodiche di emissioni da sorgente fissa
includendo il prelievo di campioni rappresentativi di emissioni e successive analisi di laboratorio su gas e particolati, la determinazione di parametri di riferimento come temperatura, pressione, vapore acqueo e contenuto di ossigeno alle emissioni nonché l’uso di strumenti portatili e/o trasportabili in laboratori mobili, in campo.
La sicurezza applicata al controllo delle emissioni è invece reperibile soprattutto in varie
norme UNI che specificano dimensioni di bocchelli, distanze e superfici di piattaforme e
piani di lavoro.
A livello normativo italiano non è stato previsto un atto specifico che regolamenti il lavoro in quota (disciplinato dal titolo IV, capo II del D.Lgs. 81/08) per il lavoro oggetto del
presente articolo.
Si devono andare a cercare specifiche norme in ciò che concerne la prevenzione degli
infortuni sul lavoro nelle costruzioni oppure nei decreti “storici” sulla sicurezza (D.P.R.
547/55 e D.P.R. 303/56) non ancora del tutto abrogati dal Testo Unico.
Sarebbe opportuno, anche e soprattutto da quanto si evince nella realtà dei sopralluoghi
presso impianti industriali e in funzione del rispetto di queste norme, che tali disposizioni
fossero racchiuse in fonti normative gerarchicamente più rilevanti rispetto alle norme tecniche UNI, sebbene queste ultime siano molto spesso cogenti in quanto richiamate espressamente da norme cogenti (leggi, decreti legislativi e regolamenti dell’Unione Europea).
BIBLIOGRAFIA
[1] Decreto Legislativo 11 maggio 2005, n° 133 “Attuazione della direttiva 2000/76/CE,
in materia di incenerimento dei rifiuti”
[2] Documento Tecnico ACCREDIA DT-05 rev. 00 del 08 aprile 2010
[3] UNI CEN/TS 15675:2008 “Qualità dell’aria - Misurazione di emissioni da sorgente
fissa - Applicazione della EN ISO/IEC 17025:2005 a misurazioni periodiche”
[4] DPR 547/55 – Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro. DPR 303/56 –
Norme generali per l’igiene del lavoro
[5] Manuale Unichim 422 (edizione 1986)
[6] UNI EN 15259:2007 “Qualità dell’aria - Misurazione di emissioni da sorgente fissa Requisiti delle sezioni e dei siti di misurazione e dell’obiettivo”
[7] UNI EN 10169:2001 “Misure alle emissioni - Determinazione della velocità e della
portata di flussi gassosi convogliati per mezzo del tubo di Pitot”
[8] UNI EN 13284-1:2003 “Determinazione della concentrazione in massa di polveri in
basse concentrazioni”
[9] UNI EN 1911-1:2000 “Metodo manuale per la determinazione dell’HCl – campionamento dei gas”
[10] Work at Height Regulations 2005 SI 2005/735 The Stationery Office 2005
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dall’industria
Sostanze Odorigene: Percezione, Normative, Misura e Controllo
Milena Mantarro
CHIMEC s.p.a., Via Ardeatina, km 22,500 – 00040 Santa Palomba, Roma; tel +39 0691825258;
fax: +39 0691825260; cell. +39 3401250166; e-mail: [email protected]
INTRODUZIONE
Il tema delle emissioni odorigene nell’ambiente è oggi quanto mai attuale sopratutto a
causa della continua espansione delle zone urbanizzate. Le zone industriali sono divenute
confinanti ed in alcuni casi sono stati addirittura inglobate dal tessuto urbano. Le emissioni odorigene degli impianti industriali, quand’anche assolutamente non nocive, possono
essere percepite come “sgradevoli” e concorrono quindi a definire i livelli di qualità della
vita della collettività.
Effettuare una corretta analisi del problema e offrire all’industria criteri di valutazione affidabili e chiari, per poter pianificare i propri investimenti nella gestione ambientale, non è
immediato. E’ necessario infatti avvalersi di programmi strutturati per il monitoraggio, il
controllo e la gestione degli odori che offrano un grado di efficacia soddisfacente.
Nell’affrontare la problematica, trattandosi di percezioni sensoriali, non ci si può limitare
alla mera oggettività scientifica, ma è necessario considerare anche gli aspetti appartenenti alla sfera soggettiva.
Seguiremo un percorso partendo dalla concezione basilare dell’odore e come esso interagisce con il senso dell’olfatto, analizzeremo il quadro normativo attualmente vigente che
introduce l’oggettivazione delle tecniche consolidate ed innovative che orbitano intorno
alla tematica in oggetto, per arrivare quindi alle tecniche di misura e controllo.
PERCEZIONE
L’odore e l’olfatto
L’odore può essere definito come “qualunque emanazione percepibile attraverso il senso
dell’olfatto” [1] o come “una risposta soggettiva ad una stimolazione delle cellule olfattive presenti nella sede del naso, da parte di molecole gassose”[2].
In maniera più oggettiva, l’odore viene anche definito come una “caratteristica organolettica percepibile dall’organo olfattivo durante l’inalazione di alcune sostanze volatili”[3].
E’ ormai noto però che la percezione di un odore avviene secondo due distinti canali, uno
strettamente fisiologico e l’altro psicologico. Entrambi i processi si basano sulla funzione
olfattiva [4] che, rispetto a quella presente negli altri esseri viventi, nel genere umano è
alquanto ridotta e priva di determinate capacità discriminative.
I recettori olfattivi sono raccolti in un’area che occupa una superficie di circa 250 mm2 e
che interessa le volta delle cavità nasali, parte del setto e delle pareti laterali. La mucosa è
costituita da epitelio di tipo cilindrico pseudo stratificato, privo di ciglia che è a diretto contatto con la regione contenente delle caratteristiche ghiandole dette di Bowman.
Nella mucosa olfattiva sono presenti delle cellule basali, delle cellule neuro-sensoriali che,
Volume 64 - fascicolo n. 4 - 2010
37
ssc
dall’industria
con il fascetto olfattorio, portano gli stimoli dall’area olfattoria centrale al talamo, ipotalamo, mesencefalo e midollo spinale.
Questo collegamento spiega il perché nell’uomo sono presenti delle attività riflesse (olfattosalivari, olfatto gastriche, olfatto enteriche, olfatto cutanee etc.) che possono essere scatenate da stimoli olfattivi portati a contatto con la mucosa olfattiva dall’aria inspirata o espirata.
Figura 1
Rappresentazione
schematica della
mucosa olfattiva:
1.cellule di
Bowmann;
2.cellule di
sostegno;
3.cellule neurosensoriali; 4.
fascetto
olfattorio [4]
Figura 2
Principali
sostanze rilevate
presso i
principali siti
industriali [6]
Il processo fisiologico è attivato dai recettori presenti
nel naso che vengono attivati dalle molecole odoranti dissolte nell’aria. I recettori, stimolati in maniera
differente dalle differenti tipologie di sostanze chimiche, generano impulsi elettrici, che vengono inviati
alla specifica regione del cervello umano responsabile del “sentire l’odore”. Il cervello decodifica il
segnale e lo associa, attraverso la memoria, alle varie
sostanze conosciute.
In letteratura si riconoscono due ipotesi, l’ipotesi fisica e l’ipotesi chimica. La prima si basa sul fatto che le molecole oscillano, ruotano e vibrano producendo radiazioni con lunghezza d’onda caratteristica per ogni sostanza. Tali radiazioni interagiscono con la struttura epiteliale. L’ipotesi chimica si basa sul meccanismo
“chiave-serratura”, ossia, quelle molecole la cui forma è complementare o simile a quella
dei ricettori presenti nell’epitelio si adattano modificando lo stato elettrico delle cellule
ricettrici con produzione di uno stimolo che il cervello riconosce come odore.
Il processo psicologico è attivato invece
dalle esperienze, dai ricordi, dalle emozioni che ognuno di noi associa ad un determinato odore. Un odore può spingere il
nostro cervello a richiamare immagini del
passato, attivando associazioni e stimoli
emotivi in base alla interazione tra la struttura olfattiva e il sistema limbico, che è
quella zona del cervello da cui passano le
nostre emozioni.
E’ importante ricordare che non è possibile a priori predire una sensazione odorosa
basandoci sulla struttura chimica dell’odorante.
Figura 3 - Effetti nocivi delle principali classi di sostanze odorigene [6]
38
Gli odori sono indubbiamente i protagonisti di un fastidio per la popolazione che
La Rivista dei Combustibili
ssc
vive o ha attività nelle vicinanze di sistemi di emissioni, sebbene tali “odori” non abbiano
necessariamente impatto negativo sulla salute dell’uomo.
NORMATIVE
Ai fini normativi è necessario prendere in considerazione il concetto di Disturbo Olfattivo
secondo le caratteristiche di Frequenza, Intensità, Durata e Offensività (F.I.D.O).
Quindi, la normazione di questo fenomeno si presenta di conseguenza altrettanto difficile.
È innanzitutto importante discriminare tra “emissioni in atmosfera” ed “emissioni odorigene”.
Le prime tengono conto di sostanze e composti che hanno rilevanza dal punto di vista sanitario.
Le seconde tengono conto di ciò che influisce sulla fruibilità dell’ambiente da parte dell’uomo senza che necessariamente siano presenti sostanze tossiche e nocive.
Le principali caratteristiche dell’odore sono
• soglia o percettibilità
• intensità
• diffusibilità
• tono edonico
La soglia può essere categorizzata secondo diversi livelli:
• Soglia di rivelabilità: corrisponde al valore critico di membrana, richiesto per provocare uno stimolo nel sistema ricettivo. Si indica con la sigla Absolute Threshold
Concentration o come Odor Threshold
• Soglia di riconoscimento delle sostanze responsabili dell’odore: concentrazione a cui
l’individuo è in grado di riconoscere le sostanze responsabili di un odore
Tabella 1
• Soglia di fastidio o di contestazione: è la concentrazione a cui un odore viene percepito
Correlazione tra
come sgradevole
soglia odorigena e
L’effetto della tossicità provocato sull’uomo, è invece un aspetto oggettivo, legato alla
concentrazione. Per gli ambienti di lavoro si fa riferimento al TLV (Threshold Limit Value),
cioè la massima concentrazione a cui un lavoratore può essere esposto durante la vita lavorativa (8 ore al giorno per 5 giorni alla settimana per 50 settimane l’anno) senza incorrere
in effetti patogeni.
Soglie odorigene
valore di
esposizione di
alcuni dei
principali
composti presenti
in alcuni siti
industriali.
Valori di
esposizione
Composto
EA UK
ppm
CHRIS
ppm
AAR
ppm
AIHA
ppm
TWA
ppm
o,m,p-Xilene
Toluene
Cicloesano
Tetracloruro di
Carbonio
Fenolo
0,08
0,166
83,8
0,73
0,17
0,15
n.d.
>10
0,17-4
0,02 – 0,47
0,41
0,02 – 3,5
0,02
0,0047-0,0061
0,52
1,6
100
50
100
5
n.d.
0,05
0,2 – 4
0,081 – 5,4
5
EA UK=Environment Agency United Kingdom; CHRIS= Chemical Hazards Response System Manual;
AAR= American Association Rail Roads; AIHA= American Industrial Hygiene Association
Volume 64 - fascicolo n. 4 - 2010
39
ssc
dall’industria
La Tabella 1 mostra come molto spesso i limiti odorigeni siano di gran lunga inferiori ai
limiti espositivi.
L’intensità di un odore, LoD, viene intesa come la forza dello stimolo olfattivo ed è correlata alla concentrazione di odorante; è espressa in Decibel, secondo una scala logaritmica, in analogia con il livello di intensità sonora. Per esprimere le concentrazioni vengono
spesso utilizzate unità arbitrarie che sostituiscono quelle tradizionali come la massa o il
numero di moli riferite al volume. Tra queste, particolare importanza assume il numero di
odore (TON, Threshold Odor Number) definito come il numero di diluizioni, con aria
deodorizzata, necessario per ridurre la concentrazione della sostanza fino alla soglia di
percettibilità.
Per quantificare l’intensità di un odore, sono presenti in letteratura varie scale di cui la più
diffusa è quella a 6 categorie. Essa identifica un livello d’intensità che va da 0 a 6, rispettivamente da “non percettibile” a “estremamente forte” [5].
Figura 4
Scala di intensità
a 6 gradi [6]
La diffusibilità di un odore è legata alla sua tensione di vapore; l’Odor Index è il rapporto adimensionale tra la tensione di vapore della sostanza e la soglia della sostanza stessa.
La diffusibilità è un parametro importante soprattutto per quanto riguarda la cosiddetta pervasività degli odori, ovvero la capacità di certe classi di analiti di diffondere verso l’alto
maggiormente rispetto ad altre, che non riuscendovi, danno maggiori problemi di impatto
sulle zone circostanti.
Il “Tono edonico” è legato alla qualità o alla caratterizzazione di un odore, ne identifica
cioè la piacevolezza o la sgradevolezza.
Le classificazioni in letteratura sono molte, la più comune è quella di H. Zwaardemaker
che distingue nove classi
1 Etereo – frutta
2 Aromatico – chiodi di garofano
3 Balsamico – fiori
4 Ambrosio – muschio
5 Agliaceo – cloro
6 Empireumatico – caffè tostato
7 Caprilico – formaggio
8 Repellente – belladonna
9 Fetido – corpi in decomposizione
A livello europeo, e non solo, ci si sta allineando alla VDI 3882 parte 2 nella quale è
descritta la misura del tono edonico con una scala che va da -4 a +4 dove il valore di -4
identifica l’odore come estremamente sgradevole; il valore di 0 è attribuito all’odore neutro; il valore di +4 si utilizza per descrivere l’odore come estremamente gradevole.
Il quadro normativo di riferimento è caratterizzato da due principali approcci: normative
che fanno riferimento a valori definiti per singole sostanze, normative che tengono conto
dei flussi di massa delle sostanze.
40
La Rivista dei Combustibili
ssc
La normativa nazionale [7] non prevede norme specifiche e valori limite in materia di
emissioni di odori, ma sono presenti norme a carattere generale. Tuttavia, nella disciplina
relativa alla qualità dell’aria e inquinamento atmosferico, ai rifiuti e nelle leggi sanitarie,
si possono individuare alcuni criteri atti a disciplinare le attività produttive e di smaltimento reflui e rifiuti in modo da limitare le molestie olfattive.
Le norme a carattere generale sono quelle relative alle prescrizioni contenute nei T.U. delle
leggi sanitarie (Capo III artt. 216 e 217) e i relativi decreti attuativi
D.P.R. 203/88 e suoi decreti attuativi: riassume i criteri generali per il contenimento dell’inquinamento atmosferico e qualità dell’aria
• Legge 615/66, obbliga gli stabilimenti industriali a dotarsi di dispositivi atti a contenere il più possibile le emissioni
• D.Lgs 372 di recepimento della direttiva UE IPPC [IPPC - (Integrated Pollution
Prevention and Control)]
• D.M. 12 luglio 1990: detta le linee guida per il contenimento delle emissioni inquinanti degli impianti industriali fissando i valori minimi di emissione di alcune specifiche
sostanze
• Art. 674 del codice penale – getto pericoloso di cose
• Norma UNI EN 13725-2004 (Air Quality of odour concentration by dynamic olfactometry) recepita in Italia nell’ottobre 2004 illustra il metodo olfattometrico allo scopo di
“standardizzare la misurazione obiettiva della concentrazione e del tasso di odore emesso da sorgenti puntuali e superficiali”. Qui viene descritto il metodo di campionamento,
la tipologia di calcolo e l’esatto significato dei termini e delle unità di misura usate.
• D.G.R. Lombardia n.7-12764, fissa i criteri relativi alle emissioni odorigene per gli
impianti di compostaggio dei rifiuti
Tra le norme finalizzate a limitare le molestie olfattive, si ricordano:
• Legge 13 luglio 1966, n. 615: Relativamente alle industrie la norma obbliga gli stabilimenti industriali a dotarsi di dispositivi atti a contenere il più possibile le emissioni
• D.M. 12 luglio 1990: detta le linee guida per il contenimento delle emissioni inquinanti degli impianti industriali fissando i valori minimi di emissione di alcune specifiche
sostanze
In Germania è stata emanata la legge nazionale per le emissioni:
BImSchG-5/90 Bundesimmisionschutzgesetz, ha come obiettivo la protezione dell’uomo
e dell’ambiente contro i pericoli che potrebbero derivare da emissioni provenienti da
impianti.
Le Linee Guida VDI (Verein Deutscher Ingenieure) in materia di odori, raggruppano diverse norme specifiche.
Le norme VDI 3881 e 3882 trattano le tecniche di campionamento e le misure olfattometriche. Le norme VDI 3477 e 3478 descrivono le tecniche di abbattimento.
La VDI 3881 si divide in 4 parti fondamentali:
- fondamenti dell’olfattometria (05/1986);
- campionamento (01/1989);
- olfattometri con diluizione a getto di gas (11/1986);
- norme applicative e parametri metodologici (12/1989).
La norma VDI 3881 fornisce le definizioni di concentrazione, livello e soglia di odore, e
l’unità odorimetrica (1 O.U./ m3). Si definiscono inoltre i concetti di efficienza e riduzione dell’indice di odore, di risoluzione, ripetibilità, riproducibilità e rappresentatività.
La norma VDI 3882 riguarda la determinazione dell’intensità e del tono edonico dell’odore, riprendendo brevemente i concetti di concentrazione di odorante, di grado di riduzioVolume 64 - fascicolo n. 4 - 2010
41
ssc
dall’industria
ne dell’odore, efficienza del sistema di abbattimento e di soglia di odore.
La Direttiva 96/61/CE o Direttiva IPPC è lo strumento di cui l’Unione Europea si è dotata
per mettere in atto i principi di prevenzione e controllo dell’inquinamento industriale e di promozione delle produzioni pulite, valorizzando il concetto di “migliori tecniche disponibili”.
La direttiva IPPC è stata recepita in Italia attraverso l’emanazione del D.L. 372/99. La
modalità d’azione proposta dalla direttiva è incentrata su un approccio integrato per la
prevenzione e la riduzione dell’inquinamento proveniente dai settori produttivi individuati in un apposito allegato.
Con questa Direttiva si è introdotto il concetto di valori limite di emissione basati sull’individuazione di standard tecnologici, gestionali e criteri di valutazione politica: le migliori tecniche disponibili (BAT - Best Available Techniques)
MISURA - TECNICHE ANALITICHE
Non essendo l’indagine chimica ancora totalmente correlabile all’indagine olfattometrica,
è necessario seguire due approcci differenti per la definizione della miscela odorosa: l’approccio analitico ha lo scopo di Identificare – Separare – Quantificare le singole sostanze
emesse, mentre l’approccio sensoriale ne valuta l’effetto.
Generalmente, l’analisi chimica si basa sull’utilizzo di tecniche cromatografiche al fine di
verificare che le quantità di inquinanti emesse in atmosfera siano sotto i limiti di legge.
Per “misurare” la molestia olfattiva si utilizzano invece dei metodi sensoriali al fine di
oggettivizzare le proprietà odorose di una miscela odorigena distinguendo situazioni di
reale molestia olfattiva, da situazioni in cui un odore sgradevole sia fonte di una soggettivazione del singolo o di un gruppo di persone.
La determinazione di un odore può essere applicata secondo due diversi metodi sensoriali. Entrambi i metodi prevedono l’emissione di un giudizio sulla percezione dell’odore da
parte di una giuria (panel) selezionata, ma con la differenza che nel primo caso, è il panel
ad essere portato sul luogo di analisi, nel secondo caso è invece il campione ad essere sottoposto al panel.
Il primo metodo soffre della saturazione del panel che rimane a contatto per lungo tempo
con aria odorigena ed inoltre bisogna tener conto che le zone di immissione possono essere sottoposte a condizioni meteo variabili.
Il secondo metodo invece è avulso dalle criticità del primo, in quanto il campione odorigeno viene collegato ad un sistema di diluizione specifico (diluizioni da 4 a 64.000 volte),
detto olfattometro, e portato all’attenzione del gruppo di valutatori a cui viene richiesta la
percettibilità o meno dell’odore. L’olfattometria dinamica può essere diretta o ritardata. I
dati ottenuti esprimono il numero di diluzioni necessarie affinchè ogni singolo membro dei
valutatori percepisca l’odore del campione; le O.U./m3 si ottengono rielaborando i dati e
moliplicandoli per il fattore di diluizione specifico dello strumento.
Ovviamente i metodi sensoriali possono essere utilizzati solo nei casi in cui la miscela odorigena non contenga sostanze tossiche o nocive. L’analisi chimica preventiva fornisce in
maniera oggettiva la possibilità di attuare o meno l’analisi sensoriale.
Recentemente si sta cercando di sperimentare nuovi metodi che tengano conto sia dell’oggettivazione propria dell’analisi chimica, che dei metodi sensoriali, in modo da avere degli
strumenti affidabili e dei criteri chiari per poter pianificare gli investimenti nella gestione
ambientale.
Il naso elettronico è un apparecchio che ha il compito di individuare ed interpretare l’odore.
E’ costituito da un sistema di campionamento della sostanza da analizzare e da opportuni
sensori la cui risposta, in termini di sensori elettrici, viene elaborata tramite software.
42
La Rivista dei Combustibili
ssc
Se si volesse mettere a confronto il naso elettronico con il sistema olfattivo biologico, possiamo riconoscere tali analogie nelle seguenti fasi di determinazione dell’odore:
•
•
•
•
Cavità nasali = sistema di campionamento dei gas
Rilevamento odori = lettura dei segnali provenienti dalla matrice dei sensori
Trasferimento segnali al centro olfattivo = elettronica di interfaccia sensori PC
Riconoscimento e interpretazione dell’odore = analisi by patter recognition
Il naso elettronico oggi viene utilizzato per il riconoscimento delle emissioni e per la creazione di un archivio di riferimento attraverso l’indagine puntuale sia all’interno che
all’esterno dell’impianto.
Qualora le miscele siano complesse, l’individuazione dei singoli elementi costituenti la
miscela non è perseguibile, ma si può senza alcun problema individuare quella che vieni
riconosciuta come impronta digitale tipica di ogni campione.
L’addestramento del naso elettronico a riconoscere ed identificare sostanze semplici o
complesse ha aperto scenari nell’indagine delle emissioni odorigene con confini ogni giorno più ampi.
Nel caso in cui il disturbo olfattivo sia dovuto solo ad una singola sostanza, è possibile
utilizzare il naso elettronico per identificare
non solo il composto, ma anche l’intensità.
In sistemi più complessi invece, è possibile
effettuare un addestramento mirato a riconoscere tra vari composti, l’impronta delle
emissioni odorigene che creano disturbo,
misurando l’intensità il tempo di permanenza
dell’odore.
A titolo di esempio, in zone industriali con
più impianti o aziende soggette ad emissioni,
è possibile, attraverso il processo di monitoraggio e riconoscimento, identificare con
oggettività, tra le varie emissioni, la specifica
fonte di cattivi odori che provoca il disagio
alla popolazione e optare per le opportune
azioni correttive.
In relazione alla nuova normativa, che prevede per l’ampliamento dei siti industriali l’indagine olfattometrica, è possibile utilizzare il
naso elettronico per creare una mappa del territorio relativo all’emissione, identificando
come in una carta topografica isometrica, le
zone a differente intensità di odore e definire
quindi i limiti oggettivi dell’eventuale zona
affetta da disturbo olfattivo.
Il naso elettronico può essere utilizzato inoltre per determinare l’efficacia di un trattamento di abbattimento/neutralizzazione degli
odori
Esistono sul mercato diversi strumenti dai più
semplici ai più complessi. Questi ultimi sono
in grado di tener conto anche dei dati metereologici.
Volume 64 - fascicolo n. 4 - 2010
Figura 5
Monitoraggio
sito industriale
mediante il Naso
elettronico,
identificazione
dell’intensità
dell’emissione
odorigena
Figura 6
Mappatura
dell’emissione
odorigena di un
sito industriale
mediante il Naso
elettronico
43
ssc
dall’industria
CONTROLLO
Una volta individuato l’odore e l’impatto di esso nell’ambiente, esistono diversi mezzi che
possono essere eletti a soluzione della problematica. Dal punto di vista impiantistico, troviamo differenti sistemi capaci di abbattere gli odori, ad esempio biofiltri, scrubber, inceneritori, ecc. La scelta dipende dalla tipologia di odore, dalla fonte di emissione e, non ultimo, dall’investimento da effettuarsi.
Un efficace controllo degli odori, da utilizzare attraverso la consulenza di esperti del settore, può essere effettuato tramite l’utilizzo di specifici prodotti chimici. Tra i prodotti chimici utilizzati per questo scopo è possibile distinguere due principali tipologie di sostanze, gli agenti Coprenti o Mascheranti e i neutralizzatori degli odori.
La macro differenza tra le due tipologie di prodotti risiede nel fatto che i primi hanno lo
scopo di coprire l’odore che provoca il fastidio senza doverlo necessariamente eliminare
non reagendo chimicamente con questo. I secondi invece eliminano differenti tipologie di
odore reagendo chimicamente e/o con meccanismo fisico, senza creare problemi di tossicità durante le fasi di applicazione (nebulizzazione, aerosol, etc). In generale i primi si possono usare laddove l’emissione presenta una composizione che non contiene sostanze che
possano essere nocive per la popolazione, ma provocano solo un disturbo che limita la fruibilità dell’ambiente.
CONCLUSIONI
L’utilizzo di tecniche di rilevazione degli inquinanti ci permette, dal punto di vista analitico-chimico di avere un chiaro quadro del livello degli elementi-composti che hanno rilevanza dal punto di vista sanitario. Sarà quindi possibile identificare le sogli di odore delle
sostanze e legandole alle loro caratteristiche tossicologiche potremo valutare la nocività di
queste per la popolazione.
Inoltre, l’utilizzo e la diffusione delle tecniche di controllo che si basano sui metodi sensoriali ci permetterà di valutare il grado di disturbo da odore arrecato alla comunità interessata legandolo al grado di fruibilità dell’ambiente.
Dall’analisi congiunta di questi due aspetti è possibile pianificare soluzioni al problema
che possono riguardare sia interventi strutturali sugli impianti abbinati o non, sia dedicati
pacchetti di controllo monitoraggio e additivazione di prodotti odorizzanti specifici con la
consulenza di Società con esperienza riconosciuta nel settore.
RIFERIMENTI
[1] Gli odori e le sostanze odorigene, seminario di studio “Il contenimento degli odori
negli impianti di trattamento di acque e rifiuti” G.Andreottola ,V Roganti
[2] Definizione odori e problemi inerenti ai controlli e alle autorizzazioni, S. Caronni,
A. Foschi
[3] ISO 5492
[4] Manuale di otorinolaringoiatria, Giovanni Rossi
[5] VDI 3882
[6] Metodi di emissione delle misure olfattive, APAT Manuali e linee guida,
[7] Il problema degli odori nella legislazione ambientale nazionale ed internazionale:
prescrizioni, limiti e linee guida, P. Littaru
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La Rivista dei Combustibili
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notizie - sicurezza
Seminario AIAS: Indagine tecnica per l’identificazione
e la ricostruzione delle cause d’incendio.
In data 11 ottobre 2010 si è svolto a Milano, a cura dell’AIAS, il Seminario Indagine tecnica per l’identificazione e la ricostruzione delle cause d’incendio presso la Sala Consiglio
della Camera di Commercio di Milano (Palazzo Turati).
Il seminario è stato aperto con il saluto del presidente dell’AIAS Giancarlo Bianchi, che
ha brevemente illustrato i compiti e le attività dell’AIAS (Associazione professionale italiana Ambiente e Sicurezza).
Paolo Pipere della Camera di Commercio di Milano, ha spiegato lo scopo della collaborazione fra Camera di Commercio e AIAS, sottolineando l’importanza dell’aggiornamento
qualificato per dare supporto alle imprese.
Il primo intervento è stato di Tiziano Zuccaro, delegato AIAS nella Fire Commission di
CFPA-E, e ha riguardato l’attività svolta per la stesura di norme tecniche in ambito
CFPA-E.
L’AIAS partecipa alle Commissioni tecniche di CFPA-E (Confederation of Fire Protection
Association Europe). CFPA-E è un’associazione che si occupa a livello europeo di prevenzione e protezione incendi nonché di altre tipologie di rischi associati agli incendi. Le associazioni europee di protezione antincendio hanno deciso di produrre linee guida comuni,
al fine di ottenere un’interpretazione analoga nei paesi europei e di dare esempio di soluzioni accettabili, concetti e modelli. Le linee guida riflettono le migliori pratiche sviluppate dai paesi della CFPA Europe. La CFPA-E si prefigge di facilitare e sostenere la protezione antincendio nei paesi europei, organizza corsi e rilascia attestati e diplomi. Le predette linee guida e tutte le informazioni relative alla CFPA-E sono disponibili sul sito:
www.cfpae.org.
Il secondo intervento è stato di Michele Messina, delegato AIAS nella Security
Commission di CFPA-E che ha esposto la problematica degli incendi dolosi in Europa e la
sua entità nel nostro Paese. L’Italia è ai primi posti per incendi dolosi, anche a causa dell’
attuale periodo di crisi.
L’AIAS ha ritenuto opportuno ampliare le proprie attività di studio e ricerca nell’ambito
dei rischi di origine criminosa. Nel 2007, è stato creato il comitato Security che si integra
con tutti gli altri comitati presenti e promuove l’integrazione fra Safety e Security. Non esiste una statistica ufficiale in Europa sugli incendi dolosi, tuttavia, è stato possibile stimare
grazie ai dati riguardanti il costo dei sinistri forniti dagli assicuratori europei che il fenomeno criminoso è in netta crescita. Si valuta che il numero degli incendi intenzionali in
Europa oscilli tra il 25 ed il 60%. Recentemente la Security Commission della CFPA
Europe ha pubblicato una monografia intitolata Arson Document, che illustra gli aspetti
salienti della problematica degli incendi dolosi. La normativa italiana Dlgs 81/2008 prescrive che il datore di lavoro debba valutare tutti i rischi inclusi quelli di origine criminosa, ovviamente spesso il datore di lavoro e i professionisti che collaborano con lui per la
redazione del Documento di Valutazione dei Rischi non hanno le conoscenze per poter
effettuare tale analisi.
Nel 2003 è stato costituito l’Osservatorio permanente sugli incendi in seno al Comitato
Centrale Tecnico Scientifico per la Prevenzione degli Incendi del Ministero dell’Interno
(Dipart. VVF) con l’obiettivo di monitorare il fenomeno e raccogliere gli elementi utili per
la prevenzione e la lotta antincendio. Successivamente il Ministero dell’Interno ha creato
il Nucleo Investigativo Antincendio (NIA) con sede presso il Centro Studi dei Vigili del
Fuoco di Roma che effettua ricerche e studi nell’ambito della valutazione degli incendi.
E’ intervenuto Eugenio Tagliani ad illustrare le metodiche di analisi per la ricostruzione
della dinamica dell’incendio. In Italia non esiste una singola e riconosciuta metodica per
investigare sugli incendi. Tutto questo deriva da una professionalità eterogenea, che non
scaturisce da un percorso formativo specifico ed implica la mancanza di un linguaggio
46
La Rivista dei Combustibili
comune; le conseguenze di un incendio possono essere molto serie ed avere ripercussioni
sulle vite umane e sui patrimoni. La comprensione delle dinamiche di incendio può essere utile per la prevenzione.
L’attività investigativa è molto complessa: raccolta dei verbali, lettura testimonianze, foto
del luogo incidentato, prelievo di reperti per la ricerca di acceleranti, produzione di una
perizia ecc. La metodica è corretta se la raccolta avviene in maniera sistematica e successivamente si procede ad un’attenta analisi scientifica.
La guida NFPA 921 Guide for Fire and Explosion Investigations fornisce un approccio
sistematico e scientifico al problema. Da tali osservazioni emerge l’utilità della costituzione di un Forum permanente che si occupi di formazione, qualificazione, informazione certificazione e procedure standard coinvolgendo il Ministero dell’Interno, le assicurazioni, i
periti e i Vigili del Fuoco.
La relazione conclusiva della mattinata dal titolo L’incendio da cause accidentali e dolose: aspetti giuridici e di responsabilità civile e penale è stata tenuta dal dott. Saresella,
Consigliere presso la Corte di Appello di Milano. Sono stati considerati gli aspetti legislativi correlati agli incendi sia di natura dolosa che di natura colposa e le implicazioni conseguenti per il datore di lavoro.
Antonella Mazzei
Volume 64 - fascicolo n. 4 - 2010
47
notizie - analitica
Riunione dei partecipanti alle
Prove Interlaboratorio Prodotti Petroliferi
Il 10 novembre si è tenuta presso la sede dell’UNI di Milano la seconda riunione annuale dei
partecipanti alle Prove Interlaboratorio Prodotti Petroliferi, organizzata dalla SSC sotto l’egida di UNICHIM. All’incontro erano presenti circa 60 rappresentanti delle compagnie petrolifere, dell’Agenzia delle Dogane e dei laboratori privati di analisi. Mentre nella prima riunione (marzo 2010) erano stati discussi i risultati ottenuti dai laboratori nell’anno 2009, in questa
occasione è stata programmata l’attività per il 2011 e sono stati approfonditi alcuni aspetti,
analitici e normativi, di interesse per i laboratori del settore.
La riunione è stata aperta da M. Mantarro (CHIMEC) che ha esposto le problematiche associate all’emissione di sostanze odorigene in ambito industriale, soffermandosi anche sui metodi chimici e sensoriali utilizzati per la misura dell’odore e sui possibili interventi di bonifica e
di monitoraggio in caso contaminazione ambientale (per una descrizione completa dell’argomento si veda il suo articolo pubblicato in questo numero della rivista a pagina 37).
A. Madella (API, coordinatore del Gruppo di Lavoro WG 1 “Bituminous binders for paving”,
appartenente al Comitato Tecnico TC 336 “Bituminous binders” del CEN) ha ricordato che a
partire dal 1 gennaio 2011 la marcatura CE dei bitumi e dei leganti bituminosi diventa obbligatoria secondo le disposizioni introdotte dalla Direttiva Europea 89/106/CEE, che stabilisce
per tutti i materiali da costruzione l’obbligo di conformità alle caratteristiche minime previste
dalle specifiche, documentato dall’apposizione del Marchio CE sul prodotto finito, con
l’obiettivo di offrire al mercato materiali con caratteristiche certe e dimostrabili.
La normativa europea sull’emission trading (Direttiva Europea 2003/87/CE e Decisione
2007/589/CE) e l’applicazione alle raffinerie di petrolio è stato l’argomento trattato da A.
Selvaggi (ENI), mentre A. Bonini (ENI) ha passato in rassegna i diversi metodi per la valutazione del gas di raffineria, tra cui il DIN 51666:2007, che riporta anche le procedure per il calcolo del contenuto di carbonio e del potere calorifico, e che è stato utilizzato come riferimento per lo sviluppo di un metodo di prova europeo, FprEN 15984, la cui pubblicazione è prevista per maggio 2011.
A. Gallonzelli (SSC) ha esposto le caratteristiche di due nuovi metodi per la determinazione
di tracce di manganese nella benzina mediante spettrometria di assorbimento atomico in fiamma (prEN 16135) e spettrometria di emissione atomica con plasma accoppiato induttivamente (prEN 16136), sviluppati al fine di traguardare i limiti imposti dall’ultima Direttiva Fuels
(Direttiva Europea 2009/30/CE) sul metilciclopentadienil-tricarbonil-manganese, un additivo
utilizzato come agente antidetonante in grado di aumentare il numero di ottano delle benzine.
La misura della contaminazione totale è stata oggetto della presentazione di D. Faedo (SSC),
che ha focalizzato l’attenzione sulla revisione della norma EN 12662, avviata con l’obiettivo
di ampliarne il campo di applicazione, estendendolo a tutti i distillati medi, ai combustibili diesel contenenti fino al 30% (V/V) di esteri metilici di acidi grassi (FAME) e al FAME, e allo
stesso tempo migliorarne la precisione.
L’evoluzione delle norme tecniche europee per il biodiesel è stato l’argomento trattato da P.
Bondioli (SSOG), mentre un aggiornamento normativo generale delle specifiche europee dei
combustibili per autotrazione è stato oggetto della presentazione di F. Del Manso (UP).
La riunione si è conclusa con una panoramica sugli sviluppi futuri delle prove interlaboratorio dei prodotti petroliferi. Infine è stata proposta l’attivazione di due nuove prove riguardanti
il gas di raffineria e gli odorizzanti nel gas naturale e nel gpl, quest’ultima gestita in collaborazione con il Comitato Italiano Gas.
Le presentazioni e il programma della giornata sono disponibili all’indirizzo www.ssc.it, nell’area “Documentazione on-line”.
Andrea Gallonzelli
48
La Rivista dei Combustibili
notizie - convegni
Energia, Ecologia, Economia:
un convegno all’Accademia dei Lincei
Il 15 ottobre scorso si è tenuto presso la Palazzina dell’Auditorio dell’Accademia Nazionale
dei Lincei a Roma la conferenza dal titolo: “Energia ed ecologia: un peso o un’opportunità
per l’economia?” organizzata dall’Accademia per celebrare la 28esima giornata mondiale
dell’ambiente. Nel corso della mattinata si sono succeduti i seguenti interventi:
• Apertura dei lavori Michele Caputo (Università Sapienza - Roma)
• Risparmio e gestione dell’energia Alberto Quadrio Curzio, Roberto Zoboli (Università
Cattolica - Milano)
• Profilo economico del nucleare Massimo Beccarello (Università di Milano - Bicocca)
• Benefici e costi delle energie rinnovabili Sergio Carrà, Maurizio Masi (Politecnico di
Milano)
• Riscaldamento globale e trasporti: problemi e strategie Andrea Boitani (Università
Cattolica - Milano)
• Accordi internazionali per il contenimento delle emissioni di gas serra Simone Casadei
(Stazione Sperimentale per i Combustibili - Milano)
• Aspetti economici delle coltivazioni agricole a fini energetici Bruno Giau, Filippo Brun,
Angela Mosso (Università di Torino)
• Ambiente e trasporti: politiche internazionali e italiane Marco Guido Ponti (Politecnico
di Milano)
Le presentazioni con il programma della Conferenza, per gentile concessione
dell’Accademia dei Lincei, sono disponibili sul sito della SSC (www.ssc.it) alla pagina
“Documentazione On Line”.
Nel pomeriggio sono state presentate diverse comunicazioni ed esposti numerosi posters
di carattere tecnico-scientifico riguardanti i temi delle fonti di energia alternative e rinnovabili, emissioni di gas ad effetto serra, sostenibilità e ambiente.
Durante la Conferenza vi sono state diverse occasioni di confronto sui temi legati ai recenti obiettivi di abbattimento dei gas ad effetto serra quali l’efficienza energetica, la sostenibilità ambientale ed economica delle fonti di energia rinnovabile e dell’energia nucleare,
le prospettive del settore dei trasporti, i cambiamenti climatici.
Simone Casadei
Workshop CHIMEC – La filtrabilità dei Gasoli
Il 23 Giugno scorso, presso Villa Grazioli, nei Castelli Romani, si è tenuto un Workshop
organizzato dalla Chimec SpA, focalizzato sulle problematiche di filtrabilità dei gasoli.
Il Workshop ha visto la partecipazione di 40 delegati, rappresentanti di 25 società, tra cui
le principali compagnie petrolifere presenti in Italia e società di distribuzione, produttori
di biodiesel e le maggiori associazioni e laboratori di analisi operanti nel settore.
Basandosi sulle evidenze di campo, sono state identificate, e quindi discusse, tre possibili
cause delle problematiche di filtrabilità:
• la contaminazione microbiologica;
• la deposizione delle paraffine a basse temperature;
• la qualità del biodiesel utilizzato nelle miscele.
La natura interattiva del Workshop, che prevedeva sessioni di discussione al termine di
ogni presentazione, ha permesso la partecipazione attiva di tutti i presenti e il migliore
scambio di informazioni, esperienze ed opinioni.
Chi fosse interessato a ricevere maggiori informazioni, o gli atti del workshop, può contattare la Chimec SpA all’indirizzo e-mail [email protected]
Milena Mantarro
Volume 64 - fascicolo n. 4 - 2010
49
aggiornamento legislativo - ottobre-dicembre 2010
AMBIENTE
Riferimento
Estremi
DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 22 ottobre 2010
Titolo
Decisione 2010/634/UE che fissa per l’Unione europea il quantitativo di quote da rilasciare nell’ambito del sistema di scambio di emissioni per il 2013 e che abroga la decisione
2010/384/UE
Contenuti
Per il 2013 il quantitativo complessivo assoluto per l’Unione europea di quote di cui
all’articolo 9 e all’articolo 9 bis, paragrafi 1 e 2, della direttiva 2003/87/CE, ammonta a
2.039.152.882.
Riferimento
Estremi
50
GUUE L229 del 23-10-2010
GUUE L290 del 6-11-2010
DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 3 novembre 2010
Titolo
Decisione della Commissione (2010/670/UE), del 3 novembre 2010, che definisce i criteri e le misure per il finanziamento di progetti dimostrativi su scala commerciale mirati alla cattura e allo stoccaggio geologico del CO2 in modo ambientalmente sicuro, nonché
di progetti dimostrativi relativi a tecnologie innovative per le energie rinnovabili nell’ambito del sistema di scambio delle quote di emissioni dei gas a effetto serra nella Comunità
istituito dalla direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio.
Contenuti
La selezione di progetti dimostrativi CCS e FER da finanziare nel quadro della presente decisione avviene in due cicli di inviti a presentare proposte organizzati dalla
Commissione e destinati agli Stati membri, per l’equivalente di 200 milioni di quote per il
primo ciclo di inviti a presentare proposte, e di 100 milioni di quote e della parte restante
di quote del primo ciclo, per il secondo ciclo di inviti a presentare proposte.
Come indicato all’articolo 10 bis il finanziamento nel quadro della presente decisione è
pari al 50 % dei costi pertinenti. Qualora la domanda complessiva di finanziamento pubblico sia inferiore al 50% dei costi pertinenti, essa è finanziata integralmente nell’ambito
della presente decisione. Qualora il finanziamento nel quadro della presente decisione sia
abbinato al finanziamento nell’ambito del programma energetico europeo per la ripresa
(EEPR), l’importo ricevuto dall’EEPR sarà dedotto dal finanziamento di cui alla presente
decisione.
I costi pertinenti dei progetti dimostrativi CCS sono i costi di investimento sostenuti dal progetto per l’applicazione della CCS al netto del valore netto attualizzato della migliore stima
dei profitti e dei costi operativi derivati dall’applicazione della CCS nei primi dieci anni di
attività, mentre i costi pertinenti dei progetti dimostrativi FER sono i costi di investimento
supplementari sostenuti dal progetto per l’applicazione di una tecnologia innovativa nell’ambito delle energie rinnovabili al netto del valore netto attualizzato della migliore stima dei
profitti e dei costi operativi nei primi cinque anni di attività rispetto a una produzione convenzionale avente la medesima capacità in termini di produzione effettiva di energia.
Gli Stati membri sono chiamati a valutare se un progetto soddisfa i requisiti di ammissibilità (art. 6) e se lo Stato membro promuove il progetto, esso deve presentare la proposta
alla BEI e informare la Commissione.
Saranno finanziati otto progetti che rientrano nella parte A.I dell’allegato I (CCS) e un progetto per ciascuna sottocategoria elencata nella parte A.II dell’allegato I (FER). Se tuttavia
le risorse lo consentiranno, potranno essere finanziati ulteriori progetti mantenendo l’equilibrio tra progetti dimostrativi CCS e FER.
La Rivista dei Combustibili
Riferimento
Estremi
GUUE L291 del 9-11-10.
DECISIONE DELLA COMMISSIONE dell’ 8-11- 2010
Titolo
Decisione 2010/675/UE della Commissione, dell’8 novembre 2010, concernente la non
iscrizione di determinati principi attivi nell’allegato I, IA o IB della direttiva 98/8/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio relativa all’immissione sul mercato dei biocidi.
Contenuti
La Decisione stabilisce che i principi attivi citati nell’allegato alla stessa, non sono iscritti, per i tipi di prodotto interessati, nell’allegato I, IA o IB della direttiva 98/8/CE.
Ai fini dell’articolo 4, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1451/2007, i biocidi contenenti principi attivi per i tipi di prodotto di cui all’allegato della presente decisione non sono
più immessi sul mercato a decorrere dall’ 1 novembre 2011 (Art. 2).
Riferimento
Estremi
Titolo
Contenuti
Riferimento
Estremi
Titolo
Contenuti
Riferimento
Estremi
Titolo
GUUE L292 del 10.11.10
DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 9-11- 2010
Decisione 2010/681/UE della Commissione, del 9 novembre 2010, concernente il questionario relativo alle relazioni degli Stati membri in merito all’attuazione della direttiva
1999/13/CE del Consiglio sulla limitazione delle emissioni di composti organici volatili
dovute all’uso di solventi organici in talune attività e in taluni impianti nel periodo 2011-2013
Il documento stabilisce che gli Stati membri debbano utilizzare il questionario allegato alla
suddetta decisione per redigere la relazione relativa al periodo compreso tra il 1 gennaio
2011 e il 31 dicembre 2013 che devono presentare alla Commissione a norma dell’articolo 11, paragrafo 1, della direttiva 1999/13/CE.
GUUE L301 del 18.11.10
REGOLAMENTO UE N. 1031/2010 DELLA COMMISSIONE del 12-11-2010
REGOLAMENTO (UE) N. 1031/2010 DELLA COMMISSIONE del 12 novembre 2010
relativo ai tempi, alla gestione e ad altri aspetti della vendita all’asta delle quote di emissioni dei gas a effetto serra a norma della direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo
e del Consiglio che istituisce un sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas a
effetto serra nella Comunità
Il presente regolamento si applica all’assegnazione tramite asta delle quote ai sensi del
capo II (trasporto aereo) della direttiva 2003/87/CE e all’assegnazione tramite aste delle
quote ai sensi del capo III (impianti fissi) della direttiva 2003/87/CE che sono restituibili
in cicli successivi al 1° gennaio 2013.
GUUE L301 del 18.11.10
DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 22-7- 2010
Decisione 2010/693/UE della Commissione, del 22 luglio 2010, che istituisce un formato
comune per la seconda relazione degli Stati membri riguardante l’attuazione della direttiva 2004/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla limitazione delle emissioni di composti organici volatili.
Volume 64 - fascicolo n. 4 - 2010
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aggiornamento legislativo - ottobre-dicembre 2010
Contenuti
Riferimento
Estremi
GUUE L304 del 20.11.10
DIRETTIVA 2010/79/UE DELLA COMMISSIONE del 19-11-2010
Titolo
DIRETTIVA 2010/79/UE DELLA COMMISSIONE del 19 novembre 2010 sull’adeguamento al progresso tecnico dell’allegato III della direttiva 2004/42/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio relativa alla limitazione delle emissioni di composti organici volatili.
Contenuti
I metodi analitici indicati nell’allegato III della direttiva 2004/42/CE, vengono utilizzati
per determinare, per i prodotti elencati nell’allegato I della direttiva stessa, la conformità
con i valori limite previsti nell’allegato II per il contenuto massimo autorizzato di composti organici volatili (COV). E’ stata ravvisata la necessità però di adeguare tali metodi al
progresso tecnico degli ultimi anni.
In particolare, il metodo ISO 11890-2 è stato riesaminato dall’Organizzazione
internazionale per la standardizzazione nel 2006 e la nuova versione dovrebbe essere integrata nell’allegato III della direttiva 2004/42/CE. Il metodo ISO 11890-2 prevede che, qualora i diluenti reattivi non facciano parte della formulazione del prodotto e il contenuto di
COV sia pari o superiore al 15% della massa, il più semplice e meno costoso metodo ISO
11890-1 costituisce un’alternativa accettabile. Detto metodo dovrebbe pertanto essere consentito dalla direttiva 2004/42/CE, in modo da ridurre i costi delle prove per gli Stati membri e gli operatori economici interessati da tale direttiva.
L’allegato III della direttiva 2004/42/CE è pertanto sostituito dall’allegato della suddetta
direttiva.
Riferimento
Estremi
52
Ai sensi dell’articolo 7 della direttiva 2004/42/CE, gli Stati membri devono comunicare,
sulla base di un formato comune elaborato dalla Commissione, i risultati dei programmi
di monitoraggio istituiti ai sensi dell’articolo 6 della direttiva e le categorie e i quantitativi di prodotti autorizzati. Nella suddetta decisione gli stati membri vengono invitati ad utilizzare il formato di cui all’allegato ai fini della preparazione della relazione riguardante il
periodo 1 gennaio 2010 - 31 dicembre 2010.
GUUE L308 del 24.11.10
DECISIONE 2010/709/UE DELLA COMMISSIONE del 22-11-2010
Titolo
DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 22 novembre 2010 che istituisce il Comitato
dell’Unione europea per il marchio di qualità ecologica
Contenuti
Per far sì che il sistema del marchio di qualità ecologica dell’UE sia accettato dal pubblico insieme agli organismi competenti degli Stati membri, fanno parte del citato comitato,
in qualità di parti interessate, organizzazioni come le organizzazioni non governative del
settore ambientale e le associazioni di consumatori.
Con questa decisione si ritiene opportuno sostituire la decisione 2000/730/CE della
Commissione, del 10 novembre 2000, che istituisce il comitato dell’Unione europea per il
marchio di qualità ecologica e ne stabilisce il regolamento interno, indicando un nuovo
comitato dell’Unione europea per il marchio di qualità ecologica (denominato
«CUEME»). I membri del CUEME vengono nominati dalla Commissione ed è composto
dai rappresentanti degli organismi competenti di ciascuno Stato membro, dai rappresentanti degli Stati membri dello Spazio economico europeo e dai rappresentanti delle seguenti
organizzazioni:
La Rivista dei Combustibili
a) Ufficio europeo dei consumatori (Bureau Européen des Consommateurs)
b) EUROCOOP;
c) Ufficio europeo per l’ambiente (European Environmental Bureau)
d) Business Europe;
e) Unione europea dell’artigianato e delle PMI (UEAPME);
f) EUROCOMMERCE.
La Commissione si riserva, se necessario,di modificare la composizione del CUEME.
Riferimento
GUUE L 332 del 16-12-10
Estremi
DECISIONE 2010/778/UE
Titolo
DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 15 dicembre 2010 che modifica la decisione
2006/944/CE recante determinazione dei livelli di emissione rispettivamente assegnati alla
Comunità e a ciascuno degli Stati membri nell’ambito del protocollo di Kyoto ai sensi
della decisione 2002/358/CE del Consiglio
Contenuti
La decisione 2006/944/CE è modificata nell’articolo 2, che viene sostituito dal seguente:
“La differenza di 19 357 532 tonnellate di CO2 equivalente tra i livelli di emissione
dell’Unione e la somma dei livelli di emissione degli Stati membri elencati nell’allegato II
della decisione 2002/358/CE è rilasciata come unità di quantità assegnate dall’Unione”.
Viene quindi sostituito l’allegato che riporta i livelli di emissione rispettivamente assegnati all’Unione e agli Stati membri in termini di tonnellate di CO2 equivalente per il primo
periodo di impegno di limitazione o riduzione quantificata delle emissioni nell’ambito del
protocollo di Kyoto.
Riferimento
GUUE L334 del 17-12-10
Estremi
DIRETTIVA 2010/75/UE
Titolo
DIRETTIVA 2010/75/UE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO
del 24 novembre 2010 relativa alle emissioni industriali (prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento)
Contenuti
La Direttiva 2010/75/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 24 novembre 2010,
relativa alle emissioni industriali, stabilisce norme riguardanti la prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento proveniente da attività industriali.
La nuova direttiva, che deve essere adottata dagli Stati membri entro il 7 gennaio 2013,
riunisce in un unico provvedimento sette direttive in materia, ossia:
• la direttiva 78/176/CEE del Consiglio, del 20 febbraio 1978, relativa ai rifiuti provenienti dall’industria del biossido di titanio
• la direttiva 82/883/CEE del Consiglio, del 3 dicembre 1982, relativa alle modalità di
vigilanza e di controllo degli ambienti interessati dagli scarichi dell’industria del biossido di titanio;
• la direttiva 92/112/CEE del Consiglio, del 15 dicembre 1992, che fissa le modalità di
armonizzazione dei programmi per la riduzione, al fine dell’eliminazione, dell’inquinamento provocato dai rifiuti dell’industria del biossido di titanio
• la direttiva 1999/13/CE del Consiglio, dell’11 marzo 1999, sulla limitazione delle emissioni di composti organici volatili dovute all’uso di solventi organici in talune attività e
in taluni impianti
Volume 64 - fascicolo n. 4 - 2010
53
aggiornamento legislativo - ottobre-dicembre 2010
• la direttiva 2000/76/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 dicembre 2000,
sull’incenerimento dei rifiuti
• la direttiva 2001/80/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2001,
concernente la limitazione delle emissioni nell’atmosfera di taluni inquinanti originati
dai grandi impianti di combustione
• la direttiva 2008/1/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 gennaio 2008,
sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento (“direttiva IPPC”).
La direttiva entra in vigore il 16 gennaio 2011.
Riferimento
Estremi
MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL
MARE - DECRETO 28 SETTEMBRE 2010
Titolo
Modifiche ed integrazioni al decreto 17 dicembre 2009, recante l’istituzione del sistema di
controllo della tracciabilita’ dei rifiuti
Contenuti
Il decreto proroga l’operatività del SISTRI al 30 Novembre 2010. Entro tale data verrà
completata la distribuzione dei dispositivi USB e l’installazione delle black box. L’entrata
in vigore del sistema rimane comunque il 1 Ottobre 2010; viene dunque prorogata al 31
Dicembre 2010 la data in cui i soggetti coinvolti dal decreto sono tenuti agli adempimenti
del D.Lgs 152/06.
Riferimento
Estremi
Titolo
Contenuti
Riferimento
Estremi
Titolo
Contenuti
54
GU n. 230 del 1-10-2010
GU n. 230 del 1-10-2010
MINISTERO DELLA SALUTE - DECRETO 8 LUGLIO 2010
Disposizioni per la gestione dell’anagrafe delle imprese di acquacoltura
Il decreto promuove e regolamenta l’anagrafe nazionale delle aziende degli allevamenti e delle imprese di acquacoltura (allevamenti di animali acquatici in tutti gli stadi di
vita, compresi gameti, impiegando tecniche finalizzate ad aumentare la resa degli organismi in questione).
L’obiettivo è di predisporre un sistema di identificazione e di registrazione delle aziende,
degli allevamenti e delle imprese di acquacoltura così da ottenere una banca dati dell’anagrafe (BDN) zootecnica nazionale gestita dal Centro servizi nazionale (CSN), già istituito
presso l’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Abruzzo e del Molise, in cui viene attivata una sezione dedicata alla registrazione delle aziende, degli allevamenti e delle imprese di acquacoltura.
GU n. 295 del 18-10-2010
DELIBERAZIONE n. 68 del 22 luglio 2010 - CIPE
Assegnazione di 100 milioni di euro per interventi di risanamento ambientale con delibera CIPE n. 117/2009 - modifica della copertura finanziaria.
A modifica di quanto previsto dalla delibera n. 117/2009, la copertura finanziaria dell’assegnazione di 100 milioni di euro disposta dal Comitato Interministeriale per la programmazione economica a favore del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare per il finanziamento di interventi di risanamento ambientale viene imputata alle resiLa Rivista dei Combustibili
due disponibilità del Fondo strategico per il Paese a sostegno dell’economia reale.
Pertanto l’assegnazione di 3.955 milioni di euro, di cui alle delibere n. 35/2009 e n.
95/2009, viene integralmente confermata a favore degli interventi di ricostruzione e di
altre misure da realizzare nella Regione Abruzzo, a seguito degli eventi sismici occorsi
nel mese di aprile 2009.
Riferimento
GU n. 246 del 20-10-2010
Estremi
MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL
MARE - COMUNICATO
Titolo
Consultabilità sul sito internet dell’Albo nazionale gestori ambientali della deliberazione
19 maggio 2010.
Contenuti
Il testo integrale della delibera dell’Albo nazionale gestori ambientali del 19 maggio
2010, recante «Iscrizione all’Albo nazionale gestori ambientali ai sensi del decreto del
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con i Ministri
dello sviluppo economico e della salute 8 marzo 2010, n. 65, recante modalità semplificate per la gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) da parte
dei distributori e degli installatori di apparecchiature elettriche ed elettroniche (AEE),
nonché dei gestori dei centri di assistenza tecnica di tali apparecchiature» è consultabile al seguente indirizzo:
http://ww.albogestoririfiuti.it
Riferimento
GU n. 302 del 28-10-2010
Estremi
MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERIIRTORIO E DEL
MARE – DECRETO 20 dicembre 2010
Titolo
Modifiche ed integrazioni al Decreto 17 Dicembre 2009, recante l’istituzione del sistema
di controllo della tracciabilità dei rifiuti
Contenuti
Il decreto ha prorogato l’entrata in vigore del SISTRI all’1 giugno 2011, modificando
altresì alcune scadenze relative al MUD 2011.
Riferimento
GU n. 254 del 29-10-2010
Estremi
COMITATO NAZIONALE PER LA GESTIONE DELLA DIRETTIVA 2003/87/CE E
PER IL SUPPORTO NELLA GESTIONE DELLE ATTIVITA’ DI PROGETTO DEL
PROTOCOLLO DI KYOTO - DELIBERAZIONE 12 OTTOBRE 2010
Titolo
Disposizioni per lo svolgimento dell’attività di verifica di cui alla direttiva 2003/87/CE e
ricognizione dei riconoscimenti dell’attività di verifica. (Deliberazione n. 24/2010).
Contenuti
La delibera definisce la procedura che l’Organismo verificatore delle ETS è tenuto a seguire per l’ottenimento dell’accreditamento e il successivo mantenimento.
Tra i vari compiti il 30 giugno di ciascun anno, gli organismi verificatori a cui è stato rilasciato l’attestato di riconoscimento dell’accreditamento e che risultano iscritti nel registro
dei verificatori accreditati, inviano al Comitato una relazione sull’attività di verifica svolta
ai fini della comunicazione delle emissioni annuali dell’anno precedente.
Volume 64 - fascicolo n. 4 - 2010
55
aggiornamento legislativo - ottobre-dicembre 2010
Riferimento
Estremi
Titolo
Contenuti
Riferimento
MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI - DECRETO 22 ottobre
2010
Classificazione di merci pericolose ai fini del trasporto marittimo
Con tale Decreto sono definite le modalità di classificazione, di imballaggio e di carico
per alcuni perossidi organici ai fini del trasporto via mare. Viene abrogato il precedente
Decreto Dirigenziale 549 del 24 giugno 2008 del Comandante generale del Corpo delle
capitanerie di porto.
In particolare, i prodotti elencati negli allegati 1,2,3 e 4 del decreto sono ammessi al trasporto marittimo in imballaggi, in contenitori intermedi ed in cisterna, secondo le modalità e con le prescrizioni stabilite negli stessi documenti.
GU n. 281 del 1-12-2010
Estremi
MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERIIRTORIO E DEL
MARE – DECRETO 27 settembre 2010
Titolo
Definizione dei criteri di ammissibilità dei rifiuti in discarica, in sostituzione di quelli contenuti nel decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio 3 agosto 2005.
Contenuti
Il decreto abroga il precedente decreto (3 agosto 2005) sull’ammissibilità dei rifiuti in
discarica. I rifiuti sono ammessi in discarica, esclusivamente, se risultano conformi ai criteri di ammissibilità della corrispondente categoria di discarica secondo quanto stabilito
in base ai metodi di campionamento e analisi di cui all’allegato 3 del presente decreto.
Rimane valida la classificazione di una discarica in una delle categorie indicate dal DLGS
36/2003:
discarica per rifiuti inerti (vedi articolo 5 del presente Decreto che elenca i rifiuti ammessi in questa categoria di discarica e quelli vietati;
• discarica per rifiuti non pericolosi (vedi articolo 6 del presente Decreto che elenca i
rifiuti e le caratteristiche/condizioni necessarie perché siano ammessi in questa categoria di discarica e quelli vietati);
• discarica per rifiuti pericolosi (vedi articolo 8 del presente Decreto che elenca i rifiuti e
le caratteristiche/condizioni necessarie perché siano ammessi in questa categoria di
discarica e quelli vietati).
• Rimangono validi gli obblighi del gestore della discarica così come indicati al comma
3, Art. 11 del D.Lgs 36/2003).
Riferimento
Estremi
56
GU n. 265 del 12-11-2010
GU n. 288 del 10-12-2010
DECRETO LEGISLATIVO 3 dicembre 2010 n. 205
Titolo
Disposizioni di attuazione della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive.
Contenuti
Il decreto reca modifiche alla parte quarta del decreto 152/06 per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, prevedendo l’adattamento della parte IV del TUA al SISTRI, e la bonifica dei
siti inquinati, in attuazione delle direttive comunitarie, in particolare della direttiva
2008/98/CE.
La Rivista dei Combustibili
Si segnala la modifica che prevede la scomparsa dei rifiuti speciali “assimilabili” per far
spazio ai rifiuti speciali “simili”, nonché quella che prevede la predisposizione di sanzioni esclusivamente amministrative per la violazione dell’obbligo di iscrizione al Sistri.
Inoltre, all’allegato D viene riportato l’elenco dei rifiuti che nel decreto include i rifiuti
pericolosi e tiene conto dell’origine e della composizione dei rifiuti e, ove necessario, dei
valori limite di concentrazione delle sostanze pericolose. Esso risulta ora vincolante per
quanto concerne la determinazione dei rifiuti da considerare pericolosi.
Riferimento
Estremi
GU n. 296 del 20-12-2010
DECRETO LEGISLATIVO 10 dicembre 2010 n. 219
Titolo
Attuazione della direttiva 2008/105/CE relativa a standard di qualità ambientale nel settore della politica delle acque, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive
82/176/CEE, 83/513/CEE, 84/156/CEE, 84/491/CEE, 86/280/CEE, nonchè modifica della
direttiva 2000/60/CE e recepimento della direttiva 2009/90/CE che stabilisce, conformemente alla direttiva 2000/60/CE, specifiche tecniche per l’analisi chimica e il monitoraggio dello stato delle acque.
Contenuti
Vengono modificati alcuni articoli ed allegati del D.L.vo 152/06 e, in particolare, quelli
relative alla tutela delle acque dall’inquinamento (Sezione II della Parte terza del
Codice). Tra l’altro, vengono sostituite alcune definizioni ed aggiunte di nuove (“limite di
rilevabilità”, “limite di quantificazione” e “incertezza di misura”). Viene sostituito il vigente art. 78 relativo agli standard di qualità per l’ambiente acquatico, con più articolate
disposizioni che riguardano gli standard di qualità ambientale (SQA) per le acque superficiali. Vengono introdotti una serie di articoli aggiuntivi nei quali si attribuisce alle regioni
la facoltà di designare le zone di mescolamento adiacenti ai punti di scarico nelle quali è
ammesso il superamento degli SQA; viene attribuito all’ISPRA il compito di elaborare, per
ciascun distretto idrografico, l’inventario dei rilasci da fonte diffusa, degli scarichi e delle
perdite sulla base delle informazioni fornite dalle regioni attraverso il sistema SINTAI
(Sistema Informativo Nazionale per la Tutela delle Acque Italiane); vengono attribuite alle
regioni ed alle autorità di distretto una serie di compiti di informazione nei confronti del
Ministero dell’ambiente qualora si verifichino casi di inquinamento transfrontaliero; infine, vengono definite le specifiche tecniche per l’analisi chimica ed il monitoraggio dello
stato delle acque.
Altre novità riguardano l’obbligo di effettuare il primo aggiornamento dei programmi di
rilevamento dei dati utili a descrivere le caratteristiche del bacino idrografico entro il 22
dicembre 2013, mantenendo però ferma la previsione di procedere agli aggiornamenti successivi ogni sei anni.
Viene modificato anche l’allegato 1 alla Parte III del D.L.vo 152/06 recante “Monitoraggio
e classificazione delle acque in funzione degli obiettivi di qualità ambientale”.
Il decreto entrerà in vigore il 4 gennaio 2011.
ENERGIA
Riferimento
Estremi
Titolo
GU n. 269 del 17-11-2010
MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO – DECRETO 27-10-2010
Approvazione del Piano operativo annuale (POA) 2010 per la ricerca di sistema elettrico
nazionale
Volume 64 - fascicolo n. 4 - 2010
57
aggiornamento legislativo - ottobre-dicembre 2010
Contenuti
Riferimento
Estremi
GU N. 248 DEL 22.10.2010
MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO - DECRETO 2 AGOSTO 2010
Titolo
Criteri e parametri per il calcolo del corrispettivo da riconoscere agli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da combustibili fossili per la risoluzione anticipata della
convenzione CIP 6 in essere.
Contenuti
Il decreto fissa al 29 ottobre 2010 il termine per la presentazione al GSE dell’istanza vincolante di risoluzione delle convenzioni CIP 6, la cui efficacia decorrerà dal 1° gennaio
2011.
Il GSE invierà entro l’8 Ottobre 2010 un modello per la compilazione dell’istanza e i
seguenti documenti:
• la procedura per la presentazione dell’istanza vincolante di risoluzione;
• lo schema del contratto di risoluzione anticipata, preventivamente comunicato al
Ministero dello sviluppo economico, ai sensi dell’articolo 3, comma 2 del decreto del
2 agosto 2010;
• il prospetto di calcolo del corrispettivo da riconoscere, determinato ai sensi dell’articolo 4, comma 4 del DM 2 dicembre 2009 (Cfossile).
• Si prevede altresì che il GSE eroghi i corrispettivi spettanti in due soluzioni, di cui la
prima, al 31 gennaio 2011, pari all’80% del corrispettivo; la seconda, al 31 maggio
2011, pari al restante 20%.
Riferimento
Estremi
Titolo
58
Il Decreto approva il piano operativo annuale 2010 del piano triennale della ricerca di
sistema elettrico 2009-2011 al fine di dare continuità alle attività di ricerca di sistema elettrico attualmente in fase di sviluppo, con gli indirizzi del Governo in tema di energia ed
ambiente.
I 45 milioni di euro previsti sono così ripartiti:
• 8 milioni di euro per l’accordo di programma con ENEA, per lo svolgimento di attività
relative alla razionalizzazione e risparmio nell’uso dell’energia elettrica ed allo sviluppo
delle conoscenze per l’utilizzo della fonte da fissione e fusione, che preveda in particolare
una partecipazione da parte dei principali Istituti universitari nazionali, per una quota non
inferiore al 20% delle risorse finanziarie complessive, nonché l’intervento delle società
partecipate.
• 3 milioni di euro per l’accordo di programma con il CNR, per lo svolgimento di attività
relative alla produzione di energia elettrica e protezione dell’ambiente, che preveda in particolare una partecipazione alle attività da parte dei principali Istituti universitari nazionali, per una quota non inferiore al 20% delle risorse finanziarie complessive;
• 34 milioni di euro per l’accordo di programma con la società RSE S.p.A., per lo svolgimento di attività relative al governo, gestione e sviluppo del sistema elettrico nazionale,
con particolare riferimento alle infrastrutture di rete, agli scenari futuri ed allo sviluppo e
diffusione delle fonti rinnovabili.
Per la ripartizione delle somme complessive (103 milioni di euro) previste dal Programma
per area prioritaria di intervento e per tema di ricerca, vedi la tabella A allegata al
Programma Operativo Annuale.
GU n. 263 del 10-11-2010
MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO – DECRETO 21-10-2010
Aggiornamento della Rete Nazionale dei Gasdotti per il trasporto di gas naturale.
La Rivista dei Combustibili
Contenuti
Riferimento
Estremi
Titolo
Contenuti
Vengono aggiunti dal 1° gennaio 2011 alcuni gasdotti all’elenco dei gasdotti facenti parte
della Rete Nazionale dei Gasdotti allegato al decreto del Ministro delle attività produttive 22 aprile 2008.
A partire datale data, i soggetti gestori di tratti della Rete Nazionale dei Gasdotti dovranno presentare al Ministero, entro il 31 luglio di ogni anno, istanza di aggiornamento delle
infrastrutture aventi stato di consistenza riferito alla data del 30 giugno dello stesso anno.
Il Ministero entro il successivo 30 settembre, procederà a una valutazione delle istanze e,
per quelle rispondenti ai requisiti richiesti, provvede a richiedere il relativo parere
all’Autorità per l’energia elettrica e il gas e alle Regioni interessate; si intende acquisito
parere positivo per silenzio assenso decorsi 30 gg.
Il Ministero procederà entro il 30 novembre 2011 alla emanazione di un decreto relativo
all’aggiornamento della Rete Nazionale dei Gasdotti.
EEN 18/10 dell’AEEG
DELIBERAZIONE 22 NOVEMBRE 2010
Determinazione degli obiettivi specifici di risparmio di energia primaria nell’anno 2011
in capo ai distributori di energia elettrica e di gas naturale soggetti agli obblighi di cui ai
decreti ministeriali 20 luglio 2004 come modificati e integrati dal decreto ministeriale 21
dicembre 2007.
Il sistema dei Titoli di efficienza energetica ha come scopo l’imposizione di obblighi di
risparmio energetico a carico dei grandi distributori di energia elettrica e di gas. A tali soggetti sono dunque imposte precise soglie di risparmio energetico in base a obiettivi nazionali, attualmente definiti fino al 2012. Per ciascun anno, l’AEEG ripartisce le soglie individuare tra i diversi distributori in modo proporzionale rispetto alla quantità di energia da
essi distribuita.
Ai fini della presente deliberazione si applicano oltre alle definizioni già in essere anche la
seguente: ” distributori obbligati nell’anno 2011 sono i distributori di energia elettrica o
di gas naturale che avevano almeno 50.000 clienti finali connessi alla propria rete di distribuzione alla data del 31 dicembre 2009”.
Per quanto concerne la comunicazione delle quantità di energia elettrica e di gas naturale
complessivamente distribuite sul territorio nazionale nell’anno 2009 dai distributori obbligati nell’anno 201, esse ammontano a 241.255 GWh e a 1.141.591.132 GJ rispettivamente.
BANDI
Riferimento
Estremi
GU n. 255 del 30-10-2010 - Suppl. Ordinario n.239
MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO - DECRETO 15 OTTOBRE 2010
Titolo
Termini e modalità di presentazione delle proposte progettuali per l’accesso alle agevolazioni per la realizzazione di progetti transnazionali di sviluppo sperimentale e ricerca industriale nel settore delle biotecnologie, nell’ambito del Programma comunitario EUROTRANS-BIO (ETB).
Contenuti
Il bando è finalizzato a promuovere progetti transnazionali di innovazione industriale
in tutti i campi applicativi delle biotecnologie.
I progetti possono essere di ricerca applicata e sviluppo sperimentale realizzati da consorzi composti da almeno 2 imprese di micro, piccola o media dimensione (PMI) prove-
Volume 64 - fascicolo n. 4 - 2010
59
aggiornamento legislativo - ottobre-dicembre 2010
nienti da almeno 2 tra i Paesi e Regioni partecipanti all’iniziativa ETB. Ai raggruppamenti di progetto possono partecipare anche grandi imprese, università, enti pubblici di
ricerca e centri di ricerca, purché il coordinamento sia affidato ad una PMI.
Le imprese italiane possono presentare progetti in collaborazione con aziende dei Paesi e
dalle Regioni aderenti al bando: Austria, Finlandia, Germania, Israele, Paesi Bassi, e nelle
Regioni delle Fiandre e della Vallonia (Belgio) e della Catalogna, di Madrid, della Navarra
e dei Paesi Baschi (Spagna).
Il Ministero dello Sviluppo Economico mette a disposizione 5 milioni di euro a valere sul
FIT (Fondo per l’Innovazione Tecnologica).
L’importo complessivo delle attività svolte da ogni singolo partecipante italiano ad una
proposta progettuale non può essere inferiore a 200.000 euro né superiore a 500.000 euro
(al netto di IVA). In ogni caso, l’importo complessivo delle attività svolte dai partecipanti
italiani ad una proposta progettuale non può superare il limite di 1.500.000 euro.
Data scadenza
Riferimento
Estremi
COMUNICATO DEL MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE
GU n. 305 del 31-12-2010
Titolo
Approvazione della deliberazione n. 30 del 21 dicembre 2010 da parte del Comitato nazionale per la gestione della direttiva 2003/87/CE e per il supporto nella gestione delle attività di progetto del Protocollo di Kyoto recante: «Bando per progetti sul territorio nazionale
potenzialmente finanziabili con la decisione della Commissione Europea NER 300.
Contenuti
Con il presente bando si dà avvio alla selezione nazionale per la presentazione dei progetti dimostrativi su scala commerciale, a seguito della decisione della Commissione
Europea 2010/670/UE approvata il 3 Novembre 2010, relativi alla cattura e allo stoccaggio geologico della CO2 e alla produzione di energia da fonti rinnovabili nell’ambito dello
scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra nella Comunità istituito dalla direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio.
Il testo della Call for proposals e la pertinente documentazione sono reperibili sul sito della
Commissione europea al seguente indirizzo web:
http://ec.europa.eu/clima/funding/ner300/index_en.htm.
Allo stesso indirizzo sono altresì disponibili le FAQ.
I progetti presentati devono rientrare nelle categorie e nelle sottocategorie di cui alla decisione della Commissione Europea 2010/670/UE approvata il 3 Novembre 2010. Nel caso
di progetti presentati congiuntamente da più soggetti, i rapporti tra gli stessi dovranno essere regolati attraverso espliciti accordi di collaborazione, formalizzati o da formalizzare
mediante appositi contratti e/o la costituzione di consorzi e altre forme di associazione,
anche temporanee, tra imprese; essi devono disciplinare i rapporti tra le parti per la realizzazione del progetto e definire, per ciascun soggetto partecipante, l’attività da realizzare,
anche in termini di costi da sostenere, nonché dimostrare la rilevanza della sua partecipazione ai fini del raggiungimento degli obiettivi del progetto.
Data scadenza
60
1° FEBBRAIO 2011
9 febbraio 2011
La Rivista dei Combustibili
ssc
la rivista dei combustibili e dell’industria chimica 2010
n.
pag.
1
2
I nuovi combustibili per autotrazione a bassissimo tenore di zolfo
Un passo avanti per la salvaguardia dell’ambiente
F. Avella, D. Faedo
3
2
Studio di biomasse per uso energetico mediante analisi di TG-FTIR
G. Migliavacca, F. Hugony
3
14
Emissioni di GHG da trasporto autoveicolare: proiezioni globali, situazione italiana
S. Casadei, S. Bertagna
3
21
Sviluppo sostenibile e gas serra “non CO2”: non è solo una questione di fossili
T. Zerlia
3
30
Sviluppo di una metodologia per l’analisi quantitativa dei prodotti di
decomposizione di composti chimici puri
M. Dellavedova, Lucia Gigante, C. Pasturenzi, A. Lunghi, M. Derudi,
Ambra C. Ferrari, R. Rota
4
2
Proprietà a freddo del gasolio per motori diesel - CFPP: aggiornamento
del metodo di prova
D. Faedo , A. Gallonzelli
1
11
CEN/TC 19/WG 31 “Metodi di prova per il biodiesel”
A. Gallonzelli
1
13
Caratterizzazione prodotti petroliferi - CEN/TC 19/WG 9
“Metodi di prova cromatografici”
A. Gallonzelli
2
24
Bioetanolo per autotrazione: requisiti e metodi di prova
A. Gallonzelli
4
12
L’Accordo di Copenhagen: impegni di riduzione delle emissioni di gas serra,
prospettive europee ed italiane
S. Casadei
1
16
Le polveri da piccoli impianti di riscaldamento a biomassa: le azioni dei decisori
F. Hugony
1
20
Requisiti di sostenibilità delle biomasse
S. Bertagna
1
24
Sull’esplosione della centrale termica a ciclo combinato di Middletown
A. Lunghi, P. Comotti
2
27
Cambiamenti climatici: la Conferenza di Cancun e gli scenari emissivi
per l’Unione Europea
S. Casadei
4
16
SHALE GAS: “l’altro metano” ?
T. Zerlia
4
24
APPROFONDIMENTI SSC
Can you manage what you can’t measure?
Efficienza energetica e il ruolo delle norme tecniche
T. Zerlia
ATTIVITA’ SSC – Studi & Ricerche
ATTIVITA’ SSC – Normazione
ATTUALITA’
Volume 64 - fascicolo n. 4 - 2010
61
ssc
la rivista dei combustibili e dell’industria chimica 2010
n.
pag.
4
26
Sintesi del metilciclopentadienil-tricarbonil-manganese (MMT):
come provocare un’esplosione ignorando l’attività di ricerca e sperimentazione
L. Gigante, M. Dellavedova, C. Pasturenzi, A. Lunghi, P. Cardillo
1
28
Progressi scientifici nella caratterizzazione del particolato generato dai processi
di combustione
F. Avella
2
2
Metodi previsionali per il calcolo delle caratteristiche di infiammabilità
di gas e vapori: il software CHETAH dell’ASTM. Nota II. Aldeidi e Chetoni
L. Gigante, M. Dellavedova, C. Pasturenzi, A. Lunghi, P. Cardillo
2
16
1
34
Continua la collaborazione tra AEEG, SSC e GdF nell’ambito della campagna
di controlli per la sicurezza e la qualità del gas naturale
P. Comotti
3
44
Corso sul carbone 2010
M. Priola
3
44
La SSC all’Incontro di Spettroscopia Analitica 2010
A. Gallonzelli
3
45
Prospettive della cogenerazione di energia da bioetanolo
C. Biffi, I. Rossetti*, G. Tantardini, G. Faita, M. Raimondi, L. Forni
1
44
Analisi del Ciclo di Vita dei combustibili fossili: uno strumento di valutazione
dell’impatto dei trasporti sul clima
F. Alfieri, C. Strazza, M. Gallo, A.Del Borghi
2
31
Verso la produzione di idrogeno da biomasse
V. Spada, M Dipaola
3
32
3
42
4
37
QUALITA’ E SICUREZZA
I campionamenti alle emissioni da sorgente fissa: requisiti specifici in ambito
qualità e sicurezza
P. Lopinto
RASSEGNE SSC
CONTRIBUTI ESTERNI
L’informazione metrologica dei limiti di ripetibilità e di riproducibilità
Col. Garn A. Amorese
NOTIZIE dalla SSC
DAL MONDO ACCADEMICO
WEB SSC
www.ssc.it: aggiornata la pagina web sui combustibili rinnovabili
T. Zerlia, M. Frittoli
DALL’INDUSTRIA
Sostanze Odorigene: Percezione, Normative, Misura e Controllo
M. Mantarro
62
La Rivista dei Combustibili
ssc
n.
pag.
3
47
Verso il nuovo modello energetico nazionale: punti di forza e criticità
S. Bertagna
1
46
Workshop “Sicurezza sul Lavoro e Sicurezza di Processo: i fattori di gestione
e le buone pratiche”
C. Pasturenzi
1
49
Workshop “Biogas e Biometano: la sfida delle energie intelligenti
P. Comotti
1
51
La filiera della legna per il riscaldamento domestico: dal bosco al caminetto
C. Morreale
1
53
PM2010 4° Convegno Nazionale sul Particolato Atmosferico
S. Casadei
2
37
Rischio di incendio associato ai combustibili per gli autoveicoli a motore C.I.:
confronto benzina – etanolo (E85)
S. Casadei, F. Avella
2
40
I corsi di “Simulazione Dinamica dei Processi Gas” e “Simulazione dei Processi
di Raffinazione di Petrolio” alla SSC
M. Dellavedova
2
43
L’ European DIERS Users’ Group alla SSC
M. Dellavedova
3
49
Forum gas 2010
P. Comotti
3
50
Il T.U.A. 152/06 dopo il decreto 29 giugno 2010: principali novità
S. Bertagna, F. Hugony
3
52
Seminario AIAS: Indagine tecnica per l’identificazione e la ricostruzione
delle cause d’incendio
A. Mazzei
4
46
Riunione dei partecipanti alle Prove Interlaboratorio Prodotti Petroliferi
A. Gallonzelli
4
48
Energia, Ecologia, Economia: un convegno all’Accademia dei Lincei
S. Casadei
4
49
Workshop CHIMEC – La filtrabilità dei Gasoli
M. Mantarro
4
49
1
2
3
4
56
46
60
50
ATTIVITA’ SSC – curiosità analitiche
Un GPL… “migliore della media distribuita in Italia”!
M. Priola
NOTIZIE
AGGIORNAMENTO LEGISLATIVO 2010
GENNAIO-MARZO
APRILE-GUGNO
LUGLIO-STTEMBRE
OTTOBRE-DICEMBRE
Volume 64 - fascicolo n. 4 - 2010
63
ssc
La Rivista dei Combustibili – anno 2010, volume 64, fascicolo 4.
Periodico trimestrale della Stazione Sperimentale per i Combustibili, Viale A. De Gasperi 3
20097 San Donato Milanese (MI), tel. 02 516041, fax 02 514286 - e-mail: [email protected], sito: www.ssc.it
Direzione e redazione:
Stazione Sperimentale per i Combustibili
Viale A. De Gasperi 3 - 20097 San Donato Milanese (MI) - tel. 02 51604220 – 02 51604262 - fax 02 514286
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Grafica, Impaginazione e Stampa:
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Direttore:
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Capo Redattore:
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Redazione:
Sara Bianchi, Simone Casadei, Davide Faedo, Andrea Gallonzelli, Lucia Gigante, Francesca Hugony,
Antonella Mazzei, Marco Priola.
La Direzione e la redazione della Rivista dei Combustibili non assumono alcuna responsabilità per i dati forniti e le
opinioni espresse dagli autori, che restano i soli responsabili del contenuto delle loro pubblicazioni.
Copertina:
Foto di Angelo Dellarovere
Autorizzazione del Tribunale di Milano N. 884 del 19 novembre 1948.
Tutela dei dati personali
La rivista viene inviata in abbonamento.
Viene garantito il diritto dell’interessato di conoscere, aggiornare, cancellare, rettificare i suoi dati o opporsi
all’utilizzo degli stessi, se trattati in violazione della legge (D.Lgs 196/2003).
Copyright La Rivista dei Combustibili. La riproduzione e/o l’impiego di informazioni pubblicate sulla Rivista è
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64
La Rivista dei Combustibili
STAZIONE
SPERIMENTALE
per i
COMBUSTIBILI
Lunedì 25 ottobre - Paolo LOPINTO
Dal 1947 la SSC pubblica La Rivista dei Combustibili,
organo di stampa ufficiale dell’Istituto, un periodico dedicato a studi, rassegne e notiziari nel campo dei combustibili solidi, liquidi e gassosi, convenzionali e non. I temi
affrontati riguardano la caratterizzazione, l’utilizzo, l’impatto ambientale, l’aspetto normativo e la sicurezza. Nel
2002, a seguito del nuovo statuto della Stazione
Sperimentale per i Combustibili, che ha consentito alla
SSC di intensificare alcune attività nei confronti dell’industria chimica, la Rivista dei Combustibili ha cambiato
denominazione in La Rivista dei Combustibili e
dell’Industria Chimica.
La Rivista, attualmente pubblicata con periodicità trimestrale, è aperta al contributo di tutti gli studiosi, i tecnici
e gli operatori dei settori di competenza. Viene distribuita in abbonamento gratuito ad aziende, enti ed istituzioni legate ai settori dei combustibili e dell’industria chimica ed è disponibile anche in formato pdf.
Lunedì 8 novembre - Paola COMOTTI
Odorizzanti per gas: nuovo metodo UNICHIM per la determinazione
gascromatografica del t-butilmercaptano nella fase gassosa del GPL
http://www.ssc.it/pdf/2010/ID112_GPL_ODORIZ_PC.pdf
Lunedì 22 novembre - Marco DELLAVEDOVA
Sviluppo di una metodologia per l’analisi quantitativa dei prodotti di
decomposizione di composti chimici
http://www.ssc.it/pdf/2010/ID122_SIC_IMPIANTI_MD.pdf
Venerdì’ 26 novembre - Simone CASADEI
Accordi internazionali per il contenimento delle emissioni di gas serra
http://www.ssc.it/pdf/2010/ID_123_Agg_Acc_int_26112010_SC.pdf
Lunedì 29 novembre - Paolo LOPINTO
L'attività del WG1 - CEN/TC 264: il campionamento in continuo di
diossine e la prCEN/TS 1948-5:2008
http://www.ssc.it/pdf/2010/ID124_diossine_CENTC264WG1_291110_PL.pdf
I seminari rientrano nelle attività coordinate dalla funzione Pianificazione Strategica.
info: [email protected]
SEMINARI INTERNI SSC 2010
Qualità e sicurezza applicata all'attività di campionamento ambientale
http://www.ssc.it/pdf/2010/ID_102_QSA_camp_amb_LP.pdf
La Rivista dei Combustibili
e dell’Industria Chimica
2010 - volume 64 - n. 4
ISSN 1972-0122
La Rivista dei
Combustibili
e dell’Industria Chimica
a cura della Stazione Sperimentale per i Combustibili
www.ssc.it
Ricerca & Sviluppo per
il rispetto dell’ambiente

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