l`intelligence degli assiri

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L’INTELLIGENCE
DEGLI ASSIRI
N ATHAN M ORELLO
LA RETE SPIONISTICA
DEL PRIMO IMPERO
DELLA STORIA
(IX-VII SECOLO a.C.)
E IL SUO RUOLO
Quali sono le principali conoscenze odierne sul fenomeno dello spionaggio nell’impero assiro?
Sebbene non si possa parlare di una vera e propria organizzazione governativa di intelligence,
numerose fonti in nostro possesso restituiscono un quadro nel quale personaggi di vario tipo e
grado agirono “dietro le quinte” per conto dei sovrani assiri, quali strumenti indispensabili nel
quadro delle strategie dell’impero.
Nel
Vicino Oriente dei secoli nono e settimo avanti Cristo, si assiste alla grandiosa parabola dell’Assiria, spesso
definita come il primo impero della
Storia. Il piccolo Stato mesopotamico,
raccolto originariamente attorno al
medio corso del Tigri (nell’odierno Kurdistan iracheno), rinasce dalle proprie ceneri dopo due secoli “bui” causati dalle spinte di
popolazioni aramee provenienti dall’est. Con re Assurnasirpal II (884-859 a.C.) il territorio
d’Assiria viene esteso alla fascia settentrionale della regione compresa fra Tigri ed Eufrate.
NELLA PREPARAZIONE
DI UNA GRANDE VITTORIA
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Nei tre secoli seguenti, campagne militari condotte a cadenza annuale permetteranno ai re assiri di guadagnare il controllo delle regioni confinanti, in ogni direzione: a est, le regioni del Transeufratene
e del Levante, che comprendevano la Siria settentrionale e le coste
mediterranee fino al confine con l’Egitto (anche questo conquistato,
seppur in modo effimero, in due occasioni); a nord e a est, le aree
montane e pedemontane attorno alle catene montuose del Tauro e
degli Zagros che, come un arco circondano la Mesopotamia da nordovest a sud-est, dal Golfo di Alessandretta al Golfo Persico; a sud, la
Babilonia, la regione meridionale della Mesopotamia, di fondamentale influenza culturale per l’Assiria e da questa mai completamente
soggiogata.
I territori che formavano tali regioni andranno considerati non come
le tappe di una conquista che dal centro dell’impero si espandeva
uniformemente verso una periferia sempre più lontana ma piuttosto
dovranno essere intesi quali diversi “teatri” di frontiera, ciascuno con
il proprio contesto geografico e le proprie caratteristiche politiche e
culturali. Frontiere caratterizzate da una sostanziale permeabilità e
prive dei confini invalicabili tipici degli Stati moderni. Regioni puntellate da zone di controllo territoriale alternate ad aree di minore influenza, che andavano a confondersi con quelle controllate da altre
potenze. Un ruolo determinante nel controllo del territorio avevano
gli insediamenti fortificati posizionati in luoghi strategici collegati fra
loro, e al cuore dell’impero, tramite una fitta rete di vie di transito.
La persona o gruppo impegnato a valicare una frontiera poteva essere quindi individuato non su un’ipotetica linea di confine, ma una
volta entrato nell’area territoriale sotto controllo straniero. In aree
di questo tipo si trovavano pattuglie di ricognizione – di stanza nelle
fortificazioni – che avevano il compito di fermare e identificare eventuali clandestini su basi, ad esempio, linguistiche. Un caso ben documentato nelle fonti testuali assire è quello della regione a nord
del cuore dell’impero, dove i rilievi montuosi e le valli del Tauro si
incontrano con quelli degli Zagros, in un’area oggi al confine fra
Iraq, Turchia e Iran. Quest’area appare, in modo particolare durante
l’ottavo secolo, sotto l’influenza di due grandi potenze: l’Assiria e il
regno di Urartu, il cui centro gravitava attorno alla regione del lago
di Van, nella moderna Turchia sud-orientale. Schiacciate fra queste
due potenze erano numerose entità statali più piccole che, per la
propria sopravvivenza, partecipavano al gioco delle alleanze con
l’una o con l’altra parte a seconda del momento e dell’opportunità.
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Rilievo dal palazzo
di Sargon II a Khorsabad, Iraq,
musée du Louvre, Parigi.
Qui il re assiro Sargon II (722-705) condusse nel 714 a.C. una celebre campagna militare, l’ottava del suo regno, volta a sradicare l’influenza di Urartu sulla regione. La campagna verrà ricordata in un
componimento scritto sotto forma di lettera che il re manda direttamente al dio Assur, il principale del pantheon assiro. Nella Lettera
ad Assur (come viene comunemente chiamato il componimento)
viene descritta l’inarrestabile avanzata assira, celebrata con toni
che ne tradiscono l’intento propagandistico, che schiaccia inesorabilmente il nemico urarteo.
Parallelamente alla Lettera ad Assur si trovano un certo numero di
altre lettere, questa volta di tipo quotidiano, inviate al Palazzo reale
da vari ufficiali sparsi per le regioni dell’impero. Tali lettere ci offrono una testimonianza di prima mano sul contesto politico nel
quale la campagna militare venne preparata, nonché delle conseguenze che essa ebbe sul teatro politico-territoriale della regione.
Questo tipo di missive era scritto dagli ufficiali del re con lo scopo
di tenere informato il sovrano su qualunque avvenimento fuori
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I palazzi reali assiri, decorati
con pregevoli rilievi scultorei,
presentavano temi figurativi
cultuali e mitologici (foto
sopra), accanto ad altri
di genere storico-militare.
Il tema centrale delle decorazioni era sempre l’esaltazione
del ruolo del sovrano.
Nelle pagine precedenti,
immagini della caccia regale
al leone, da rilievi scultorei
del Palazzo di Assurbanipal II
a Ninive (Kuyunjik),
VII secolo a.C.,
British Museum, Londra:
uomini del personale
palatino portano cani
da caccia (p. 24);
Assurbanipal II sul carro reale
con tre attendenti (p. 25).
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dall’ordinario che fosse capitato sia all’interno dell’impero sia nei
territori oltre i suoi confini. Una necessità volta al mantenimento
della sicurezza interna (la fedeltà dei propri), ma anche alla pianificazione di strategie di sfruttamento dei territori periferici e per la
conquista di nuove regioni (il controllo degli altri). Tale necessità è
espressa nelle fonti con il concetto di “vigilanza”, un dovere a cui
erano chiamati, seppur in misura diversa, tutti i “servi del re”, vale a
dire tutti i sudditi, fossero essi militari, civili, cortigiani, artigiani o
contadini. Un dovere che può essere riassunto con l’essere gli occhi
e le orecchie del re: osservare, ascoltare e riferire.
Da ogni angolo dell’impero grandi quantità di informazioni potevano correre sicure attraverso quella fitta rete di vie principali e secondarie, fino a raggiungere, insieme a eserciti e carovane in
movimento, il cuore dell’Assiria.
È nel contesto di questa ramificata rete di informazioni che va inserita l’analisi delle attività spionistiche in ambito assiro. Tali attività
non facevano capo a un’istituzione specifica, paragonabile ai centri
di intelligence del mondo moderno, ma erano svolte in modi diversi
e da ufficiali di vario grado nell’ambito della quotidiana amministrazione dell’impero. Analizzando le fonti a nostra disposizione si
possono comprendere, da un lato quali fossero le informazioni di
maggiore interesse: i movimenti militari del nemico, le notizie sulla
sua situazione politica interna e le eventuali debolezze. Dall’altro
lato è possibile ricostruire le diverse “vie” usate per l’ottenimento
di tali informazioni, dalle più manifeste, quali i rapporti diplomatici
con i rappresentanti dei poteri non assiri, fino alle più segrete, fra
cui il lavoro di vere e proprie “spie” ovvero persone incaricate di raccogliere informazioni in modo non ufficiale, anche clandestinamente. Possediamo, ad esempio, un dossier di lettere scritte dal
principe ereditario e futuro re d’Assiria Sennacherib, il figlio di Sargon II. Il suo compito era vagliare e inoltrare al padre, assente dal
paese, i dispacci pervenuti alla capitale dagli ufficiali di stanza nelle
province di frontiera nonché da re alleati o vassalli, i cui territori si
trovavano nelle regioni contese con il regno nemico Urartu. Riportiamo un frammento da una di queste lettere:
Divinità alata con un cervo e un ramo fiorito, rilievo dal Palazzo Nord-Ovest
di Assurnasirpal II a Nimrud, IX secolo a.C. Il rilievo è attraversato da un’iscrizione
cuneiforme con la celebrazione delle imprese del sovrano, British Museum, Londra.
Nella pagina successiva, rilievo in calcare gessoso con toro alato androcefalo (Lamassù),
dal Palazzo reale di Sargon II a Khorsabad, VIII secolo a.C., Musée du Louvre, Parigi.
Al re, mio Signore: il tuo servo Sennacherib. Salute al re, mio Signore!
L’Assiria sta bene, i templi stanno bene, tutti i forti del re stanno bene.
Alle pagine 30-31, Assurbanipal a cavallo, rilievo scultoreo su calcare alabastrino,
particolare, da Ninive (Kuyunjik), VII secolo a.C., British Museum, Londra.
Il re, mio Signore, può davvero essere felice.
Stanno lavorando sul forte presso Kumme; il loro lavoro sta facendo
A pagina 32, rilievo in calcare gessoso con toro alato androcefalo (Lamassù),
dal Palazzo reale di Sargon II a Khorsabad, VIII secolo a.C., Musée du Louvre, Parigi.
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buoni progressi.
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Le aree sorvegliate da questi gruppi di fortificazioni erano costantemente pattugliate da gruppi di soldati scout in ricognizione, chiamati in assiro dajâlu, termine spesso tradotto anche come “spia”.
Il loro scopo era controllare i movimenti lungo la frontiera, bloccare
eventuali penetrazioni del proprio fronte o, eventualmente, sfruttare
a loro volta le vie meno sorvegliate per sconfinare in territorio nemico con missioni di spionaggio.
Si possono immaginare questi soldati con compiti di spionaggio
valicare la frontiera attraverso vie più celate rispetto a quelle principali, magari le stesse che in altre fonti vediamo essere sfruttate
da gruppi di fuggitivi e da contrabbandieri. Nota è, ad esempio, la
rete di contrabbando scoperta da Aššur-reşuwa, che collegava l’Assiria a Urartu e il cui traffico era evidentemente garantito dal beneplacito di alcuni ufficiali corrotti. Per non incorrere in facili
identificazioni immaginiamo anche la possibilità (spesso confermata dalle fonti) che tali spie conoscessero la lingua dei luoghi
dove sarebbero andati in missione. In tali modi la corte assira poteva assicurarsi una serie di controlli incrociati ottenuti tramite lettere ricevute da re vassalli, governatori di provincia assiri, ufficiali
di stanza in territorio straniero con compiti di sorveglianza e, infine,
gruppi di soldati-spia mandati a controllare sul campo le informazioni. Una vera e propria rete di intelligence che permetteva di anticipare eventuali colpi del nemico, ma anche di monitorarne i
disordini interni o le sconfitte subìte da popolazioni terze, con un
conseguente suo indebolimento.
Si noti il caso del complotto ai danni del re di Urartu. Dai rapporti
spionistici arrivati alla corte assira siamo in grado di ricostruire le
fasi della rivolta, a cui seguirono scontri militari, processi e punizioni esemplari. È ancora Aššur-reşuwa a scrivere a re Sargon II menzionando l’arresto di ventuno persone nella capitale uratea Turušpa
e l’uccisione di altre cento. La gravità della ribellione sembra confermata anche dalla notizia che un ufficiale importante (un “grande”,
nella lettera) del regno urarteo, il governatore del regno di Musasir,
si vede costretto a dimostrare la propria innocenza di fronte al re.
Sembra di leggere in questi rapporti informativi il consumarsi degli
attimi che precedettero la grande spedizione militare di Sargon II.
Il nemico si indebolisce e l’Assiria aspetta il momento giusto per
approfittarne. L’occasione che però più di ogni altra potrebbe essere
Un messaggero di Arije è venuto alla mia presenza (con il seguente
messaggio): “Il (governatore di) Ukku ha scritto al re di Urartu che i
governatori d’Assiria stanno costruendo un forte presso Kumme e il
re di Urartu ha dato ai suoi governatori l’ordine: ‘Prendete le vostre
truppe, andate dai Kummei, catturate vivi i governatori del re d’Assiria
e portateli da me’. Non ho ancora tutti i dettagli; appena avrò sentito
di più scriverò tramite un messaggero espresso al principe ereditario
di mandarmi presto delle truppe” (SAA I 29: 1-21).
Il personaggio di nome Arjie, a cui fa riferimento Sennacherib, è il
sovrano di Kumme, regno vassallo dell’Assiria, probabilmente situato a nord della moderna provincia kurdo-irachena di Zakho, nel
governatorato di Dohuk. Egli avverte Sennacherib del pericolo in
cui potrebbero incorrere i governatori assiri impegnati nella costruzione di un forte a ridosso della frontiera con Ukku, altro piccolo
Stato della zona, ma sotto l’influenza di Urartu.
In un’altra parte dello stesso rapporto viene citato invece un dispaccio spedito a corte da un certo Aššur-reşuwa, ufficiale assiro di
stanza nello stesso regno di Kumme. A questa vera e propria spia
assira dobbiamo numerosi rapporti di intelligence. In questo caso
egli riporta la sconfitta del re urarteo nel territorio della frontiera
nord-orientale (al confine fra i moderni Iraq e Iran). Infine, Aššurreşuwa riferisce di alcuni movimenti sospetti da parte del “governatore di fronte a me” ovvero il regno di Ukku, alleato al nemico.
Numerosi riferimenti a governatori “di fronte” a quelli assiri si trovano anche in lettere provenienti da un’altra zona di frontiera con
Urartu, localizzata nel triangolo formato dagli alti corsi di Tigri e Eufrate e dal fiume Murat, nella moderna Turchia sud-orientale. Questo territorio era di grande importanza strategica sia per l’accesso
alle catene montuose più interne del massiccio anatolico sia per la
presenza di legname pregiato che gli Assiri raccoglievano in grandi
quantità e trasportavano via fiume fino al cuore dell’impero. Per il
periodo a cui ci riferiamo le fonti sembrano delineare una separazione di questa regione fra nord e sud. Nella parte settentrionale,
le rive dell’Eufrate e del Murat erano sotto l’influenza urartea, mentre la zona meridionale, attorno al Tigri, era in mano assira. Qui gli
eserciti di entrambi gli schieramenti erano stanziati in fortificazioni
situate in formazioni contrapposte, le une “di fronte” alle altre.
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stata colta dall’entourage del re assiro per promuovere la campagna
militare fu la sconfitta subita da Urartu per mano della popolazione
dei Gimiraja, meglio noti dalle fonti classiche come i Cimmeri. L’importanza di questa sconfitta è sottolineata dal gran numero di lettere giunte sino a noi che trattano l’argomento. Da esse sappiamo
che undici governatori urartei persero la vita durante i combattimenti e, sebbene manchi una descrizione della battaglia vera e propria, in una di queste lettere sono descritti i momenti a essa
immediatamente successivi. Di grande effetto è la fuga a cavallo del
re urarteo, seguita dall’elezione da parte dell’esercito di un nuovo
sovrano. Alla sconfitta seguirono la riorganizzazione dell’esercito
urarteo in un territorio limitrofo a quello dei Cimmeri, ma anche
una rivolta interna. Infine, altre due lettere descrivono l’invasione
dei Cimmeri e l’angoscia provata dagli urartei («Urartu tutta è in
grande spavento», SAA V 145: r. 6-8).
La sconfitta di Urartu per mano dei Cimmeri ha destato un ampio
dibattito fra gli storici, soprattutto per i numerosi possibili legami
con l’ottava campagna militare di Sargon II. Eventuali coincidenze
fra questa sconfitta e alcuni passi della Lettera ad Assur, così come
la questione su una possibile alleanza fra Cimmeri e Assiria, sono
alcune delle principali problematiche discusse, e ci basti considerare che, pur con riserva, gli studi a oggi svolti sembrano confermare
una successione dei fatti come quella descritta sinora.
Grazie a un elaborato sistema di intelligence, re Sargon II d’Assiria
fu in grado di preparare e quindi condurre una campagna militare
che, pur non ponendo fine al regno nemico di Urartu, gli inferse un
duro colpo. Grazie ad essa l’Assiria guadagnò il controllo di un’ampia parte delle regioni sulle sue frontiere e il nemico non recuperò
mai più il ruolo di grande antagonista dell’impero. Una campagna
che, al suo ritorno, il re assiro avrebbe celebrato di fronte al suo dio
Assur come una vittoria memorabile G
BIBLIOGRAFIA MINIMA
P. DUBOVSKY, Hezekiah and the Assyrian Spies, Roma 2006.
F.M. FALES, L’impero assiro, Roma 2001.
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Paris 1912.
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