Il Big Ban di Londra, centinaia di immensi grattacieli negli Stati Uniti

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Il Big Ban di Londra, centinaia di immensi grattacieli negli Stati Uniti
19 giugno 2007
PROGETTO PER ARTICOLI A PUNTATE O PER UNA COMMEDIA
SULL’AMBIENTE
Mettetevi seduti comodi e rilassati, distendete tutti i vostri muscoli, soprattutto quelli
del vostro viso, esibite un’espressione serena, versatevi un bicchiere di vino, birra
anche champagne se ce l’avete – fresco mi raccomando! – e sorseggiate felici, sollevate
il calice poiché vi sto per annunciare una notizia veramente straordinaria e finalmente
positiva. Basta con questa sindrome della catastrofe imminente sul riscaldamento del
pianeta con relativo effetto serra! Basta con gli annunci catastrofici, basta con gli
apocalittici film documentari che accusano l’intiera umanità, guidata da responsabili
irresponsabili e da imprenditori e uomini d’affari interessati solo al profitto, a partire
dai produttori e mercanti di propellenti tossici, uomini di governo che gli tengono
mano, una “massa di criminali o peggio imbecilli mentecatti”…
E ne abbiamo anche abbastanza delle diatribe furibonde fra i numerosi scienziati che
preannunciano disastri imminenti e i colpevoli di questo funereo clima che
immancabilmente rispondono: “E che ci possiamo fare noi? Blocchiamo l’estrazione di
petrolio, carbon fossile e mandiamo allo scatafascio le industrie d’auto, camion, trattori,
bulldozer, motorini, motorette… fermiamo il riscaldamento e raffreddamento termico
di milioni di case, uffici, ospedali? E non dimenticate – aggiungono i confindustriali –
che il maggior numero di impianti per la produzione di energia elettrica funziona
ancora grazie a propellenti fossili. Volete fermare il mondo e la sua vita? E allora, come
diceva Woody Allen: fermatelo ‘sto mondo e scendete, sarete finalmente un peso morto
e petulante in meno.”
Insomma ci stanno approntando una situazione da giudizio universale, o se preferite da
Fin de partie, il famoso testo di Beckett, dove pochi superstiti del disastro stanno
tristemente vivendo i loro ultimi giorni.
No, tranquilli, non ci sarà nessuna imminente fine per l’umanità, anzi potremo assistere
a una rinascita favolosa del pianeta e a un radioso futuro per uomini, donne, animali,
alberi e fiori. Questa è la meravigliosa notizia che vi porto! Il pianeta non soccomberà
né oggi né domani, non ci sarà la catastrofe al contrario sta per realizzarsi il grande
ribaltone, un cambio di rotta straordinario che pochi illuminati avevano calcolato.
Di che si tratta?
Si tratta di un evento che scienziati di grande genio e onestà avevano previsto a breve,
anzi brevissimo termine.
Attenti! A questa notizia alcuni grideranno al disastro immane, altri, gli eletti,
applaudiranno entusiasti al miracolo, opera di un dio generoso che vuole la nostra
salvezza. D’altra parte Einstein ci aveva più volte avvertiti: l’universo è colmo di
sorprese festose e crudeli e aggiungeva, non dimentichiamo, che senza le grandi
catastrofi l’uomo oggi non esisterebbe; noi siamo figli di una catena spaventosa di
tragedie immani.
Ma insomma, di che si tratta? Qual è questa catastrofe che ci salverà?!
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È semplice, la fine del petrolio!!!
Cosa? In che senso?
Siete rimasti attoniti eh? Increduli? Sì, è questione di qualche anno, forse il prossimo: il
mondo rimarrà all’istante senza propellenti fossili, tutti fermi, con le nostre macchine
bloccate, le caldaie vuote, i generatori di corrente muti. No, non è uno scherzo, la
notizia non giunge improvvisa, sono almeno vent’anni che se ne parla. Non avete
capito? I pozzi di petrolio sono ormai agli ultimi palpiti, molte di quelle pompe hanno
cominciato ad aspirare fango puzzolente, invece dell’inebriante oro nero. Sì, potrebbero
continuare a cavarne ancora qualche migliaio di tonnellate ma non ne vale la spesa e la
fatica. Quel carburante è talmente sporco che non pagherebbe oggi i costi di estrazione
e raffinamento. Quindi mettetevi il cuore in pace, addio alle quattro ruote, si torna
all’età della pietra, meglio dei pedoni! Via!
Qualcuno di voi sorride. Sì, detta così sembra una boutade. Ma un giornale serio come
l’Observer qualche giorno fa ha dedicato tutta la prima pagina del quotidiano a questa
folle notizia. Innanzi tutto ci viene rivelato che da anni le imprese petrolifere in massa
ci stanno spudoratamente mentendo: tutti i dati riguardanti la quantità di greggio
estratto sono sempre stati pompati fino all’inverosimile per farci credere che di petrolio
a disposizione ce ne fosse da buttare.
“Ne abbiamo da cavare per almeno un paio di secoli e ogni giorno scopriamo nuovi
giacimenti!”, giuravano. Tutto falso, le sette sorelle sapevano da tempo che i pozzi si
stavano esaurendo e lo sapevano anche i governi interessati all’affare. L’anno scorso è
stato pubblicato un libro che ha prodotto un certo scalpore. Il titolo ci dice già quasi
tutto: “La verità nascosta sul petrolio”. Sottotitolo: “Un’inchiesta esplosiva sul sangue
del mondo” di Eric Laurent. Nel libro c’è un capitolo in cui ci viene presentato il
pensiero di Jean Claude Balanceanu che nel 1979 era il massimo esperto dell’Istituto
Francese del Petrolio. Nello stesso periodo, cioè trent’anni fa, lo scienziato dichiarava:
lo slogan fisso della società dei consumi è “Petrolio a volontà!”. Ma immaginiamo che
cosa succederebbe se all’istante privassimo l’umanità di idrocarburi. Le strade
sarebbero deserte, anzi di lì a poco non esisterebbero più neanche le strade, a causa
della mancanza di catrame e asfalto. Le pompe di erogazione sparirebbero. I
commercianti – dal piccolo negozio sotto casa al supermercato, dai mercati rionali ai
macellai – sarebbero obbligati a chiudere. Niente più trattori nei campi e aerei nel cielo.
Tutte le navi sarebbero condannate a rimanere nel porto. Niente più riscaldamento a
gasolio e questo significa che la metà delle case, degli uffici, delle scuole, degli
ospedali rimarrebbero al freddo d’inverno e nel bollore d’estate. Il sistema industriale
sarebbe paralizzato. L’agricoltura tornerebbe indietro di un secolo. Quasi tutte le
materie prime e le fibre artificiali scomparirebbero.
Vi ripeto: questa avvisata è stata scritta e divulgata quasi trent’anni fa, ma pochi ci
hanno fatto caso. La nostra arroganza ci ha spinto all’oblio e all’incoscienza. Tutto ciò
che ci pone dinnanzi a una realtà disastrosa per il nostro futuro ci infastidisce e ci rende
sordi e ciechi come allocchi alla luce del sole. Non ci rendiamo conto della tragedia che
noi “animali eletti” abbiamo causato all’universo: ci sono voluti 500 milioni di anni per
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creare giacimenti di petrolio e noi abbiamo impiegato meno di un secolo per mandarli
definitivamente in fumo, fumo tossico naturalmente!
Negli ultimi cento anni gli abitanti del nostro pianeta hanno condotto una progressione
di vita davvero sciagurata.
Negli anni ‘60, il consumo di petrolio era di 6 miliardi di barili all’anno e le scoperte
assicuravano una produzione dai 30 ai 60 miliardi. In questo inizio di secolo il consumo
è pari a 30 miliardi di barili all’anno e le nuove scoperte assicurano una produzione di
soli 4 miliardi.
Alle soglie della seconda guerra mondiale c’erano 2,3 miliardi di abitanti e 47 milioni
di veicoli. Oggi ci troviamo con 6,7 miliardi di abitanti e 775 milioni di veicoli, più 200
milioni di camion. La popolazione del pianeta cresce all’anno dell’1,3%, il numero
delle auto del 6%. Negli Stati Uniti viaggiano 775 macchine ogni mille abitanti, il 25%
in più che in Europa e Giappone.
Le riserve di petrolio, sia quelle americane che russe, sono state sovradimensionate dai
governi e dai produttori. Le cifre pubblicate sono da abbassare di oltre la metà.
Giornalisti indipendenti hanno tentato più volte di smentire i petrolieri e le loro stime,
ma sono stati censurati tanto nel cosiddetto mondo libero che nella Russia governata
dagli oligarchi. Costoro hanno montato le cifre a piacere dell’estrazione per anni. Uno
di loro, un russo il cui nome ci ricorda le farse sul potere di Gogol, un certo
Khodorkhovsky, si era permesso di dare notizie vicine alla realtà sbugiardando i dati
del regime e svelando che “oltre il 60% dei giacimenti si ritrovano sull’orlo
dell’esaurimento”. Putin l’ha subito fatto arrestare. Da quel momento le notizie sul
petrolio in Russia sono diventate segreto di Stato. Lo stesso clima repressivo è prodotto
anche da Bush, che ordina di licenziare gli scienziati che propagano notizie allarmanti
sui pericoli cui va incontro il pianeta e sulle scorte del greggio.
Ma perché tutti questi potenti insistono a mentire sulle riserve di petrolio?
Per evitare che ci si dedichi a progettare e produrre nuovi motori funzionanti con altri
propellenti, non esauribili e alternativi al petrolio, oltretutto non inquinanti. Questo
provocherebbe un crollo immediato del greggio restante. (LEVARE FORSE QUESTA
FRASE) Ecco perché l’impero occidentale sostenuto e spinto dai petrolieri si è gettato
in Medio Oriente in azioni militari di conquista rapide e insensate: libertà per gli
oppressi e petrolio per noi! E’ risaputo che i grandi produttori di propellente fossile da
sempre sono legati mani e piedi ai fabbricanti di auto, camion e moto. Per non parlare
delle armi! È ovvio che un cambio di rotta tanto drastico farebbe crollare all’istante
produzione e mercato di ogni tipo di mezzo a motore a scoppio. Un disastro!
L’Independent ha inoltre svelato che l’ora zero in cui le pompe cesseranno
definitivamente di succhiare si sta avvicinando inesorabile. Secondo gli scienziati del
settore più accreditati ci sarà un picco di soli tre, quattro anni di crescita delle
estrazioni, poi si produrrà un repentino crollo verticale. Le pompe diverranno
all’improvviso reperti storici inutilizzabili. Altri giornali, che sulla scia del quotidiano
inglese hanno a loro volta divulgato servizi e notizie sul dramma, avvertono che in
verità noi ci troviamo già in prossimità del picco di caduta.
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Vedo qualcuno impallidire… Ma la gran parte di voi insiste nel definire questa nefasta
avvisata una bufala goliardica. E allora sappiate che il programma scientifico più
autorevole che la Rai conduce da anni con grande successo “Gaia, il pianeta che vive”
sulla terza rete, condotto da Mario Tozzi, sì quel ricercatore del CNR che
sarcasticamente va sempre intorno con un piccone in mano, la settimana scorsa ha
dedicato a questo argomento tutta la serata, mettendo in onda uno sceneggiato ben
documentato sul black out prossimo futuro del petrolio. Titolo: “L’ultimo barile”.
Vi ricordate la grande rivoluzione che esplose in seguito all’apparire dei computer? Le
macchine da scrivere diventavano all’istante apparecchi obsoleti da buttare, milioni di
oggetti batti-parole che ci avevano accompagnato per una vita all’improvviso gettati
nella più puzzolente delle discariche. Lo stesso capiterà con le auto a benzina. Una
strage di ferraglia premuta e impacchettata!
Così un bel mattino di un giorno non lontano, ci alzeremo dal letto e schiacciando il
pulsante della luce ci renderemo conto che nessuna lampadina si accende. Andremo
alla finestra per far salire le tapparelle ma anche quelle non si muoveranno. Se ci
troveremo d’estate ci renderemo conto che il condizionatore d’aria non funziona, che
nel frigorifero sta tutto marcendo e che perfino sotto i fornelli della cucina a gas, gas
non ne esce. Ci precipitiamo fuori di casa e il bar che ci offre ogni giorno il cappuccino
è pieno, stracolmo di clienti che bestemmiano:
“Neanche il caffè! Come si può iniziare una giornata senza caffè!”
“Ma che t’importa di ‘sta giornata! Tanto non puoi neanche andare a lavorare, la tua
macchina è a secco e la tua fabbrica è chiusa per mancanza di materie prime. Fai conto
che sia una domenica ecologica. Prova a respirare, sentirai che aria fresca!”
“Fresca un corno! È intasata più del solito, c’è un puzzo che schianti!”
“Beh, abbi fede, ancora una settimana, anche due… tre… magari un mese di questo
black out e vedrai… pian piano l’atmosfera si purga e ci sembrerà di essere in alta
montagna!”
“Sì, bravo. In un’alta montagna di rifiuti! Se non passano i camion a ritirarli ci
troveremo in una bella discarica. Peggio che a Napoli!”
Qualche minuto dopo nello spiazzo dove c’è il distributore, nei pressi di Porta Romana,
a Milano, scorgerete una fila di macchine infinita: non c’è benzina, neanche gasolio,
aspettano l’arrivo da un momento all’altro delle autobotti, ma qualcuno avverte che la
situazione è identica in tutta la città. Anche la televisione non s’accende. Una radiolina
a pile dà notizia che le autostrade sono interamente sgombre. Anche i treni sono fermi
in stazione. È un black out completo.
Qualcun altro dà la notizia che l’esercito sta requisendo i depositi delle raffinerie. Il
governo dichiara lo stato di emergenza, ma non trova un mezzo per poterlo comunicare
ai cittadini. Imperterrite, televisione e radio restano spente. I giornali si stampano con il
petrolio quindi fermi anche loro. A parte che mancano i mezzi per distribuirli. I
cellulari si stanno scaricando.
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Alcune piccole radio riescono ancora a trasmettere qualche notizia, per lo più
catastrofica. Tanto per cominciare si viene a sapere che le azioni petrolifere sono
crollate a picco, tutte insieme, e hanno trascinato nel baratro le numerose imprese che
lavoravano materiale sintetico, coibenti, generi in plastica… il tutto per 80.000 prodotti
derivati dal petrolio.
Poco più avanti nella via d’angolo c’è un panettiere che da anni ha impiantato un forno
a legna. Entrate e assisterete a un dialogo a dir poco surreale.
Un signore chiede una pagnotta appena sfornata di mezzo chilo. Il panettiere gliela
incarta, gliela consegna e il cliente gli offre dieci euro. E l’altro, scuotendo la testa,
dice:
“No, niente soldi, né di carta né in moneta. Non hanno più nessun valore. Avrà saputo
del crollo totale…?”
“Sta parlando delle azioni petrolifere..?”
“Sì, ma anche delle banche, e delle assicurazioni...”
“Banche e assicurazioni?”
“Eh sì, ormai non c’è più niente da assicurare.”
“E con che cosa la pago, allora?”
“In cambio merce!”
“Come a dire un baratto?!”
“Giusto. Lei mi dia, se crede, i suoi gemelli da polso.”
“Ma scherza?! Sono oggetti preziosi, valgono quasi mille euro e dovrei darglieli in
cambio di una pagnotta?”
“Se le sembra un baratto non conveniente mi dia qualcos’altro, la sua cravatta per
esempio o le scarpe. Che numero porta?”
“No, mi dispiace ma non ci sto, è un cambio indegno.”
“Va bene, mi paghi in lavoro. Sa tagliare la legna, impastare la farina, andare in
bicicletta…?”
“In bicicletta, perché?”
“Per consegnare i sacchetti di pane ai clienti.”
“E va bene… tenga le scarpe (così dicendo si siede su uno sgabello e comincia a
slacciare le stringhe). Le basta una scarpa sola?”
“Mi dispiace ma ho anch’io due piedi. Tutt’al più le posso dare un’altra pagnotta ma mi
deve lasciare pure la sua cravatta.”
Ma in tanta debacle c’è qualcuno che non si lascia travolgere dal panico.
Ci troviamo davanti al teatro Carcano.
“Se analizzate bene la situazione – dichiara ad alta voce un professore della Statale
intorno al quale s’è formato un vero e proprio capannello – le cose non si mettono
assolutamente male, anzi! Passato il primo momento di sconcerto vedrete che
finalmente come in un tornado magico ci troveremo in una situazione davvero
straordinaria. Pochi di noi se ne sono resi conto, ma qui tutti stiamo uscendo da uno
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stato, quello sì, veramente disastroso. Guardatevi intorno: le macchine a centinaia
abbandonate sui bordi delle strade, nelle piazze, come relitti fulminati. Sentite il
silenzio… non c’è più un pernacchio di moto, un clacson, uno strombazzare di motori
in accelerazione con relativo sbroffo di scappamenti che t’asfissiano. Di notte
riusciremo a vedere perfino le stelle, perché quella coltre giallastra che ancora ci sta
addosso svanirà dopo qualche decina di uragani liberatori.
“Uragani?” chiede una signora.
“Sì, l’assestamento termico – è scientifico – porterà un prodursi continuo di uragani con
scariche elettriche strepitose. Non avremo più di ché preoccuparci per i polmoni dei
nostri figlioli intossicati dai gas di scarico. Non ci sarà bisogno di fermare il mondo per
salvarci fuggendo, poiché questo incredibile avvenimento renderà impotente ogni
fenomeno negativo per la nostra sopravvivenza e quella del pianeta.”
Qualcuno lo applaude. Il professore conclude dicendo:
“Questo nuovo clima va salutato come una liberazione straordinaria per l’umanità. Non
vi rendete conto? Grazie al black out petrolifero non ci saranno più guerre, primo
perché non esisterà più il motivo principale per organizzarle, cioè proprio il petrolio,
secondo perché non si potranno mettere in campo né carri armati né cannoni semoventi
né aerei da combattimento né navi da guerra e soprattutto portaerei, e oggi una guerra
come si deve condotta con soli fucili, anche se a ripetizione, è una farsa da sghignazzo.
Non sentiremo più parlare di guerre preventive né tanto meno di pace attiva.”
“Silenzio! La radio qua sta dando altre notizie. Pare che alcuni cittadini esasperati per
l’improvvisa mancanza di carburante abbiano assalito alcune macchine di fortunati che
si erano preoccupati di riempire il proprio serbatoio anzitempo e, muniti di tubi,
abbiano letteralmente succhiato il pieno.”
Un giovane indicando la piazza grida: “Guardate là: c’è una macchina che avanza
silenziosa.”
L’auto viene verso il capannello e si ferma: ne esce un signore soddisfatto e ridente.
Pian piano la strada si riempie di gente.
“Ma che razza di macchina è questa?” gli chiedono.
“E’ un fenomeno amici miei! Ce l’ho da tre anni. Finalmente ho la soddisfazione di
poterla guidare tranquillo per tutta la città!”
“Ma a che cosa va? Ha un motore elettrico? Va a gas?”
“No, ad aria compressa.”
“Stai parlando di quella con la quale si caricano i fucili per ragazzini?”
“Sì, proprio lei. L’ho messa a punto con l’aiuto di uno staff di ingegneri ma non sono
mai riuscito ad avere la licenza per ‘sto motore. Avevano bloccato addirittura il
progetto. E pensare che è il mezzo più pulito che ci sia al mondo e costa meno della più
scassata fra le macchine! In India ne stanno costruendo in serie, a centinaia di
migliaia.”
“Ne avevo sentito parlare” interviene un tranviere appena sceso da un mezzo del
Comune in panne.
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“Ah ah c’è proprio da crepare dalla soddisfazione. I grandi paesi del mondo tutti
bloccati, a piedi, e loro, gli indiani, gli unici che se la spassano di qua e di là coi loro
turbanti in testa e gli elefanti che li guardano stravolti per la meraviglia.”
“Ma se abbiamo ‘sto prototipo, e funziona anche, com’è che non le hanno costruite
anche da noi?”
“Se è per questo – risponde il signore sorridente – di progetti da sballo ce ne sono una
caterva. Quindici anni fa, mi ero appena laureato in ingegneria meccanica quando ho
avuto l’occasione di visitare il deposito brevetti di una grande industria automobilistica.
Noi ragazzi si continuava a provocare il direttore del reparto che ci accompagnava
chiedendo di continuo dove fossero finiti i miliardi che lo Stato aveva elargito per la
ricerca perché l’impresa producesse nuovi modelli ecologici. Seccato, il boss spalancò
un gran cancello e ci introdusse in un enorme hangar, stracolmo di modelli. ‘Ecco qui
soddisfatta la vostra morbosa richiesta. Volete un motore a gas poco tossico? Ve li
presento, ne abbiamo a decine. Ancora, vi offriamo un’auto ad aria compressa in
varianti innumerevoli e poi macchine a energia solare con pannelli a specchio che
sembrano ali di gabbiano, macchine a olio vegetale e qui ci si può proprio sbizzarrire.
Per non parlare delle macchine ad alcool e quelle a idrogeno, quelle ibride e ad
acqua…’”
La folla che riempie la strada esplode in un gran vociare di indignazione: “Ma come…
Avevano nuove macchine pronte per salvarci dallo smog e dal disastro e se le sono
tenute nascoste!? Ma perché??? A quale scopo?”
L’ingegner-ridente ora s’è fatto a sua volta cupo e risponde: “Per la semplice ragione
che il profitto è il motore del mondo. Ma avete idea di cosa costi per una grande
industria bloccare e distruggere una catena di produzione d’auto per sostituirla con altre
diverse in continuo collaudo, rieducare una clientela ormai assuefatta al motore a
scoppio, riaprire un nuovo mercato, rischiare una debacle di vendita…?!”
“E così, per non rischiare una debacle – interviene a gran voce una donna – si
preferisce produrre un disastro totale, come sta succedendo adesso!? E i politici lo
sapevano?”
“Certo! Ma a loro volta nascondevano.”
“E gli scienziati?”
“Qualcuno è intervenuto ma è stato azzittito e gli altri, come di regola, silenzio! Non
disturbare il manovratore.”
“Già, il manovratore della strage! Siamo proprio governati da pazzi criminali e
deficienti!” esplode il tranviere.
“L’unica soddisfazione è sapere che sono rimasti fregati anche loro come noi e con tutti
i quattrini che si sono messi da parte stanno andando a picco nella merda senza poter
neanche gridare AIUTO, perché se qualcuno li riconosce li spinge giù a scarpate con
gran soddisfazione. Glu glu glu glu!!!”
Tutti ridono e applaudono!
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“Attenti a non esaltarvi troppo – li blocca il barista del caffé di fronte – A parte che
dovevamo svegliarci, muoverci un po’ prima. Abbiamo accettato tutto senza batter
ciglio. Lo sapevamo… i giornali… perfino la televisione ne ha parlato!”
“Forse non a sufficienza” interviene l’ingegner-ridente.
E la donna incalza: “Io davvero non l’ho saputo, ero troppo occupata ad arrivare alla
fine del mese.”
“Io ero ottimista – aggiunge un signore quasi obeso – sono sempre stato ottimista!”
“Già… – gli dice un ragazzetto dall’aria decisa – la differenza tra un ottimista e un
pessimista è che gli ottimisti non si informano, non sanno, non conoscono e stanno
tranquilli. I pessimisti sono invece quelli che sanno, conoscono, prevedono e si
incazzano”
“Io mi incazzo! – esclama il tranviere – oh come mi incazzo!!!”
“Ed è un errore – lo blocca l’ingegnere – l’ho già detto, e vorrei che mi steste ad
ascoltare. In questo momento noi non dobbiamo abbatterci, ma esaltarci. Stiamo
godendo di una grande fortuna. Se la riserva di greggio fosse stata inesauribile, la
nostra fine di esseri umani sarebbe stata prossima e completa. Attenti, non la fine del
pianeta! Anche ridotta a un catorcio di residui velenosi, la Terra avrebbe continuato a
roteare nell’universo, finché tra secoli e secoli non si sarebbe ripulita…”
“Ripulita a vantaggio di che?” chiede il tranviere.
“A vantaggio di nessuno poiché nessuno sarebbe rimasto vivo sul pianeta! Oggi invece
abbiamo ancora la speranza di farcela.”
“Farcela come?? Con che cosa? Siamo qui ridotti a uomini della pietra, senza nemmeno
una pietra da sbatterci sulla testa e senza neanche le bacche e le radici da masticare.”
“A proposito di masticare, come ce la caviamo con il cibo?!”
“Sono stata al supermercato oggi – dice la donna – c’era una folla incredibile. Gente
che si strappava la merce, frutta, verdura e pacchetti di pasta e riso, dalle mani, l’uno
con l’altro.”
Di lassù da un palazzo di sette piani s’affaccia un esagitato. Impugna un megafono e
urla:
“Gente!!! Allegri!!! Per voi oggi è carnevale! (E così dicendo rovescia un sacco
ricolmo di carte). Sono soldi!!! Godeteveli! Ogni biglietto vale migliaia di euro! Sì, vi
faccio questo dono di ‘sto ben di dio perché vi amo! Vi ho fottuti per anni, per questo vi
amo! Io non so cosa farmene dei soldi, anche perché non valgono più un accidente. Ah!
Ah! Sono rovinato, tutti siamo rovinati, anzi gli unici che possono ridere sono quelli
che non avevano niente! Voi! Voi, laggiù, nella strada… oggi siete i benedetti dalla
fortuna perché non avete niente da rimpiangere, anzi… oggi state in cima alla torre
della felicità. Come diceva Gesù “beati i poveri di spirito che avranno tutto, proprio
perché non avevano niente” finalmente si avvera la promessa del Salvatore. È il giorno
del giudizio… allegri!”.
Dall’alto scendono come coriandoli migliaia di fogli e biglietti. Qualcuno ne raccoglie
una manciata e poi li butta. Gli unici che se li tengono sono i bambini e qualche vecchio
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che non ha capito niente. Pare di essere dentro la pellicola di Miracolo a Milano. Ci
mancano solo i barboni che volano.
No! Qualcuno che vola c’è!!! E’ lui, il ricco rovinato che s’è gettato dal terrazzo.
Precipita con le braccia spalancate come ali ma non prende quota. Va a sbattere su una
tenda parasole del balcone di sotto. Rimbalza e finisce sul telone di un camion bloccato
sul marciapiede. Si trova per terra intontito, si rialza e andandosene barcollante
commenta: “Che mondo di merda! È difficile persino morire. Vuoi vedere che anche
stavolta c’è di mezzo il Vaticano? È il Santo Concilio che ha proibito l’eutanasia! Se mi
fosse riuscito di crepare le Chiese avrebbero rifiutato il mio cadavere e perfino di
seppellirmi in luogo consacrato… ma io li frego… Vado a morire in Svizzera!”
Un’altra voce giunge dal palazzo di fronte, proviene da un vecchio stabile con terrazzo.
Lassù c’è un uomo che sta danzando pazzo di gioia insieme a un gruppo di donne e
ragazzi.
Alcune potenti casse acustiche proiettano un rock assordante. Qualcuno dalla strada
commenta: “Ma come fanno a sparare un sound del genere? Quelli hanno energia
elettrica da buttare! Dove la prendono?”
“Ce l’abbiamo fatta! Ce l’abbiamo fatta!” gridano dal terrazzo, e la loro voce è
amplificata da microfoni “Sapevo che sarebbe arrivato il mio giorno” urla l’uomo con
la bocca incollata a un gelato acustico “Qui è il droghiere del negozio d’angolo che vi
parla! Abbiamo vinto! E voi tutti del quartiere… vi ricordate lo sfottò che mi facevate
‘Piantala droghiere di fare il drogato! E il menagramo! Se davvero ci fosse un pericolo
di black out, figurati i padroni della città: li vedresti tutti darsi da fare per foderare per
intiero le pareti dei loro grattacieli con lastre di pannelli solari per chilometri quadrati…
impiastrerebbero ogni palazzo, perfino le chiese, a cominciare dal Duomo, compresa la
Madonnina, anzi sulla Madonnina ci piazzerebbero una pala eolica gigantesca e
vedresti tutte le guglie del Duomo trasformate in torri eoliche gotiche…’ Ah! Ah! Ah!
(ride) E ridevate! E oggi voi vi trovate col culo per terra e io con la mia famiglia
voliamo in aria come colombi felici!”.
“Hey drogato – urlano da sotto – che ti prende? Da dove viene ‘sta storia dei colombi
felici?”
“Proprio dai pannelli solari! Sono loro che ci rendono tanto allegri! Ci siamo svenati
per comprarli e riuscire a piazzarli sul terrazzo… se salite al quarto piano qui di fronte
li potete vedere! Ne abbiamo distesi per più di cento metri quadrati… anche sul tetto…
e lassù ci abbiamo montato quattro torri con pale eoliche ridotte…”
“Ma che vai farneticando? Dove sarebbero ‘ste pale?” gli gridano da sotto.
“Nessuno se n’è mai accorto, erano abusive… per nasconderle ci ho fatto salire
l’edera… ma adesso ho sradicato tutto il rampicante e le ho issate: guardate che
spettacolo! Funzionano che è una meraviglia! Sentite, sentite! Girano e cantano. Gira,
gira, l’elica gira… con il vento senza rumore, fai montare il contatore… pare un
sogno, una follia… energia, energia tu sei la vita mia. Vi rendete conto? Siamo gli
unici in tutta la via con la luce elettrica, la televisione accesa e perfino il frigorifero e il
condizionatore. Possiamo telefonare dove ci pare e in più godiamo dell’acqua calda e
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addirittura di una cella frigorifera con frutta, verdura, carne, pesce, da fornire cinque
ristoranti.”
Dal basso salgono fischi e urla da stadio: “Fanatici! Bastardi! E ci state pure a sfottere!”
“Calma… sì, forse siamo andati giù pesanti… abbiamo esagerato la cella frigorifera
non ce l’abbiamo, abbiamo solo un congelatore… ma ci basta. E voi cosa aspettate a
muovere il culo a vostra volta e ingegnarvi come noi? Se volete vi diamo tutte le dritte
per fare altrettanto.”
Tutti nella strada adesso sono in silenzio. Ma qualcuno sta digrignando i denti: “Io
adesso salgo a casa, prendo il mio fucile e gli sparo, a quel figlio di puttana!”
L’uomo obeso con quel suo vocione lo blocca: “Non far lo stronzo! E’ da gnucchi
deficienti aggredire il nostro amico lassù soltanto perché ha dimostrato di essere più
sveglio di noi… piuttosto… diamoci da fare e imitiamolo. È l’unica soluzione.”
“Certo, è l’unica soluzione” aggiunge l’ingegnere ridente.
E di rimando in coro gli chiedono: “Sì, ma dove troviamo ‘ste pale eoliche e i pannelli?
E soprattutto con che cosa li paghiamo, visto che i soldi son da buttare?”
“Con l’energia che produrrete – risponde dal terrazzo il droghiere – come faccio io. Qui
accumulo ogni giorno il triplo dell’energia che mi serve… e la scarico direttamente nel
contatore dell’Enel.”
“E l’Enel te la considera al prezzo di mercato?”
“Certo! E con questo black out il valore dei chilowatt è almeno triplicato! Credo che in
pochi mesi pagherò tutto il mio debito e mi avanzerà anche.”
“E allora forza… dacci gli indirizzi delle fabbriche di pannelli. E speriamo che
funzionino ancora” gli gridano in coro.
“Funzionano, funzionano. Siete pronti? Eccoveli.”
“Aspetta che troviamo carta e penna.”
Lassù s’illumina fortissima la lampada di un proiettore. “Attenti… vi proietto il tutto
sul pannello pubblicitario di Porta Romana!”
All’istante sul plancard che ingabbia l’antico monumento appare una grande scritta
riguardante l’indirizzo di una fabbrica di impianti fotovoltaici con tanto di numeri
telefonici, nome delle ditte installatrici e di seguito i prezzi e le relative modalità di
pagamento.
Qualcuno commenta rattristato: “Ma per chi non ha terrazzo come me, dove se lo
impianta, il pannello?”.
E il solito spiritoso gli risponde “Nel cesso!”
“No, per favore – grida seccato l’ingegnere – Non è proprio il caso. Qui stiamo
tentando di salvarci la vita. C’è una soluzione: i parchi qui intorno. Potremmo ognuno
occupare uno spazio adeguato.”.
“Figurati – gli fa il verso il tranviere – come riusciamo a dividerci le quote di prato
senza scannarci? E poi è roba del Comune… chi ci dà l’autorizzazione?!”
“Ma che Comune? Dov’è il Comune? È sparito! Quelli sono come i topi di una nave in
avaria: come hanno sentito il glu glu dell’affondamento, se la sono data a gambe,
trasformati in pantegane da fogna!”.
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“Basta chiacchiere! – li interrompe l’ingegnere – Allora, per la distribuzione dello
spazio, prima si segna il reticolo dei campi, poi si numerano e si fa una bella lotteria.”.
“Evviva, adoro le lotterie – esclama una signora – poi da quando non s’accende più la
televisione, mi mancano proprio!”
“Avanti, chi vuole concorrere mi segua – riprende l’ingegnere – ma sia chiaro: se c’è
qui qualche furbo che non ha intenzione di piantarci le lastre fotovoltaiche e concorre
solo nella speranza di vincere un lotto per poi venderselo, l’avvertiamo subito che quel
prato guadagnato gli servirà solo per esserci seppellito.”
“Hey, ma che cosa stai dicendo, ingegnere? Di colpo ti sei travestito da sceriffo del
Texas?”.
Ora, intanto che si prepara la spartizione dei lotti, spostiamoci in un altro scenario, nel
parco grande della città, immaginiamoci il Parco Sempione. Là, seduti sulle scalinate
dell’anfiteatro finto-antico, si sono riuniti uomini e donne di diversa estrazione sociale.
Come nell’antico brolo dei lombardi ognuno interroga i convenuti sul da farsi.
Un signore dall’aria distinta, ha preso la parola con tono deciso per offrire una
soluzione efficace al problema energia.
“Siamo tutti responsabili di questo terribile black out. È vero, abbiamo sprecato risorse
immense in pochi anni, ma ci resta ancora una notevole scorta di carbone… potremmo
usare quello…”.
“Perfetto, è un’idea geniale! – lo schernisce un uomo dal naso possente e la voce rauca
– anche se io col carbone c’avrei un piccolo problema di famiglia… mio nonno e mio
zio, quarant’anni fa, erano giust’appunto minatori, a Marsinelle (VERIFICARE), in
Belgio, ci sono rimasti asfissiati con altri duecento, a cento metri sottoterra! A ogni
modo, sono d’accordo. Riapriamo le cave dei fossili. Ma… chi ci va in miniera, lei,
dottore? O parenti suoi?”.
“No, io veramente… – balbetta l’interpellato – non mi sentirei adatto...”
“Appunto. E chi sarebbero gli adatti? I poveri cristi, i disperati…? Quelli sono i veri
adatti. In Russia poi sono ricchissimi di adatti disponibili e ultimamente ogni mese ne
son morti a centinaia, quasi come in Cina. Le solite vittime collaterali del progresso.
Peccato che abbiano chiuso le miniere in Sardegna! In ‘sto momento potremmo
ritrovare adatti fra di noi a valanga.”
“Ma come…? Siamo qui con i polmoni intasati di gas di scarico – interviene una donna
– e lei, signore, ci propone di ammorbarci l’aria ancora di più?”
“Ma non le è bastato come lezione quello che è successo?” grida un gruppo di ragazzi.
“Perdio! Non si può più andare avanti con lo stesso programma di vita criminale e
imbecille che abbiamo condotto finora. La prima regola che dobbiamo stamparci nel
cranio dev’essere: non s’inquina più per nessuna ragione! E guai a chi ci prova.”
“Come non detto – sussurra il signore distinto – la mia proposta era solo aleatoria,
azzardavo un uso esclusivamente momentaneo del carbone, in attesa che si possa
disporre di propellenti alternativi non inquinanti in quantità.”
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“Beh – lo incalza l’uomo dal naso possente – certi esperimenti se li faccia a casa
propria, con finestre e porte chiuse mi raccomando!”
Risata e applausi.
In quel momento passa uno stuolo di ragazzi e ragazze in bicicletta che suonano i
campanelli e gridano ridendo degli slogan improvvisati: “Assessori del comune e
sindachessa, vi ringraziamo per il dono che ci fate. Era da anni che vi chiedevamo le
piste ciclabili e finalmente ce le avete regalate. Ma andiamo… avete un po’ esagerato!
Tutte le strade ci avete regalato, perché noi si possa pedalare felici come gatti.”
“Accidenti, guardate quanti sono… quante biciclette! Ma dove le tenevano? Ci sono
anche tricicli giganti!!! Uno va a vela… Sbaglio o ci sono anche dei risciò da mare?!”
“Sì, sì ce ne sono una diecina. Quelli che tirano il risciò sono tutti bianchi. Invece chi ci
sta sopra seduti sono tutti cinesi: ma tu guarda come va il mondo!”
“Vi ricordate quando il Comune per combattere lo smog aveva pensato di mettere a
disposizione un migliaio di biciclette?”
“Come no! C’erano un sacco di depositi per la città, tutte biciclette gialle. Uno bastava
che desse il proprio documento, glielo fotocopiavano e via, con la bicicletta! La poteva
restituire anche il giorno dopo. Fu un successo straordinario: in dieci giorni sono sparite
tutte!”
“Come sparite?”
“Se le son tenute, i cittadini! Ne ho vista qualcuna girare perfino in Svizzera.”
“Ah ci sono i ladri anche là, allora! Meno male…”
Gli uomini e le donne raccolti nell’anfiteatro del parco, quello che i vecchi milanesi
chiamano busiard, sono raddoppiati di numero.
Qualcuno commenta: “Stiamo vivendo una riunione estemporanea ma del tutto civile.
Non m’era mai successo… ci voleva proprio un black out da fine del mondo per
provocarla!”
“Davvero è una cosa incredibile! – esclama un uomo dai capelli rossi – vi giuro che è
un sacco di tempo che non mi capita di provare un’emozione tanto intensa. Sembra di
ritrovarci fuori dal tempo con una folla di gente che partecipa senza pensare solo a se
stessa.”
“Certo stiamo godendo di un disastro salutare – commenta un tale che tutti chiamano
maestro. – E vi dirò che è la prima volta che non mi faccio alcun problema per il
futuro.”
Un suo vicino di gradino non è d’accordo: “Si vede che lei, maestro, non ha difficoltà a
procurarsi del cibo. Personalmente non mangio dall’altro ieri.”
“Io non ho problemi – continua un altro – ma il mio stomaco sì.”
Una donna gli offre un pezzo di pane con del formaggio. Altri presenti tolgono dalla
propria borsa del cibo e lo offrono a chi dimostra appetito.
Qui le battute si susseguono una sull’altra.
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“No, è impossibile. Di colpo mi sembra di trovarmi a recitare una rappresentazione
mistica dove tutti sono buoni, generosi… Fra poco grideranno ciak si gira e ci verranno
a distribuire le sacchette del pranzo per le comparse!”
“Ha ragione – gli fa da spalla il rosso – manca giusto qualcuno che faccia il discorso
sulla comunità dei beni e poi ci benedica. Chi fa Gesù?”
“Questa è un po’ pesante! – commenta una donna – Appena qualcuno fa un gesto
generoso e dimostra un minimo di solidarietà, subito, pur di cacciare il groppo della
commozione, ci si butta allo sfottò e siamo salvi dal magone!”
“Scusate se interrompo la diatriba mistica, ma non penso che si possa continuare in
questa situazione da profughi… o se preferite da poveri naufraghi, sbattuti soli su
un’isola deserta.”
“Deserta non direi! Non ho mai visto tanta gente in giro per la città!”
“Beh si rimane in casa a fare che? A rassettare? I mestieri chi ha voglia di farli? Mica
aspettiamo visite!”
“Senza televisione né radio è ovvio ci si butta fuori, dappertutto.”
“Sono passato dalla chiesa qui del rione, una specie di cattedrale –racconta un tale dal
cranio pelato – Normalmente è vuota, giusto qualche turista di passaggio. Oggi era
stracolma di gente.
“Saranno stati fedeli in preghiera – insinua il cinico di prima – La paura del disastro
riaccende la fede!”
“Errore! Nessuno che pregasse o cantasse litanie. Chiacchieravano fra di loro, senza
mai accennare a Dio né ai santi. L’argomento era lo stesso di cui trattiamo noi: che
fare? Come ce la caviamo? È passato un prete, sembrava l’unico fuori chiave… un
estraneo.” “Certo, io non ho mai avuto tanto tempo libero e voglia di parlare, discutere
con la gente…”
“Sapete cosa mi fa impressione? Il fatto che non si vedano in giro né poliziotti né
vigili.”
E un altro di rimando: “Beh con tutte le macchine ferme, bloccate… a chi fanno la
multa?! A se stessi?”
“A parte gli scherzi, ma questo fatto della polizia è vero, le guardie sono quasi del tutto
sparite e anche le caserme e le prefetture sono vuote.”
“Saranno intorno a cercare da mangiare. Le loro dispense saranno vuote come le nostre
e anche peggio! Il giorno prima del black out ho letto un articolo dove si diceva che la
questura già allora aveva un debito con i fornitori e i supermercati da far spavento,
figurati adesso!”
“A proposito di dispense vuote, un amico che lavora a San Vittore m’ha raccontato che
hanno avuto una riunione straordinaria coi carcerati. La direzione aveva scorte di cibo
solo per cinque giorni. Il direttore s’è rivolto ai rappresentanti dei detenuti e ha
proposto di lasciarli tutti in libertà, ognuno con una certa razione di cibo: scatolette,
insaccati in vuoto spinto, pasta, riso ecc.… ‘Ma da chi viene l’ordine di liberarvi di
noi?’, hanno chiesto i rappresentanti. ‘Da nessuno! Abbiamo cercato al Ministero ma
senza alcun risultato. Non riusciamo a comunicare con un responsabile. Tutti i canali
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sono bloccati, muti.’ È incredibile. I detenuti sono usciti sgomenti. Non erano preparati
a questa liberazione d’acchito. Quando sono tornati a casa, le mogli, le madri, e i figli
quasi li hanno accolti come degli estranei. Dopo qualche giorno, disperati sono tornati
in carcere. ‘Ma che fate qui? – ha urlato il direttore – siete liberi!’ E loro: ‘Liberi un
corno. Ci avete condannati e rispettate la legge, perdio!? Di qui non ci muoviamo.
Abbiamo diritto all’alloggio e al cibo tutti i giorni. Arrangiatevi!’”
Gran risate e applausi. Quasi all’unisono col batter di mani entrano in scena dei
ragazzi addobbati da clown con il viso dipinto, i soliti nasi rossi, suonano strumenti e
battono tamburi. Dopo la loro esibizione con salti e capriole si fa avanti un uomo che
porta sulle spalle una grossa valigia.
“Anch’io son qui per far spettacolo, se mi fate posto vorrei proporvi un dialogo davvero
spassoso. Il mio mestiere è quello del ladro di telefonate. Nella mia casa, poco lontano
di qui, ho un impianto di registrazione da far invidia alla Cia. Speriamo che le batterie
di questo registratore tengano… Vi va di ascoltare? Alla fine passerò col piattino, si
accettano solo panini e prosciutto!”
In coro tutti lo incitano:
“Vai vai e facci divertire!”
Il dialogo è interrotto da telefoni portatili che squillano uno dietro l’altro.
“Scusate, scusate…” vanno dicendo donne e ragazzi e persone anziane che estraggono
dalle tasche, borse e sacchetti i loro apparecchi.
“Pronto, pronto!”
“Per la miseria! – imprecano alcuni – si stava così bene quando non funzionavano!
Adesso da quando è tornata l’elettricità e si ricaricare è di nuovo un disastro.”
“Avete ragione – commenta il signore dal nasone – E sapete il colmo? Che
immediatamente sono tornate le intercettazioni!”
“Sempre organizzate dalla polizia?”
“No, ormai ci sono anche dei gruppi privati che so sono buttati nel business. Ognuno
registra i discorsi dell’altro. Non si salva più nessuno. Ieri è uscita un’edizione speciale,
la prima copia di un giornale, mi pare la stampa con in prima pagina un’intercettazione
di Berlusconi.”
“Berlusconi??? Ma di quando è?”, gli chiedono.
“Quella che ascolterete la riconoscerete subito: è la voce di Berlusconi. Il nome della
ragazza non si sa.”
“Oh Dio, sono tornate le intercettazioni abusive?! Ma di quand’è?”
“Roba fresca, di giornata! L’ho registrata che sarà neanche un’ora. Solo l’altro ieri
l’avrei venduta ai soliti giornali specializzati e alla tv per un sacco di quattrini, adesso
la voglio regalare a chi mi pare. Prologo:
“Del giorno stesso in cui è scoppiato il black out. Guardate: ho qui la copia appunto! Se
mi permettete ve la leggo.”
“Oh sì, è da tanto che non sento sue notizie, lo credevo alle isole Kayman a giocare con
gli alligatori!”
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Berlusconi si trova tutto solo nella sua super villa in Sardegna. La telefonata è diretta a
una sua fiamma: ‘Sono bloccato’, dice. E lei: ‘Anch’io sono bloccata… sono arrivata
all’aeroporto nella zona privata per venire da te e il pilota mi ha detto di essere rimasto
senza benzina.’
‘Pronto!!! Non ti sento più – fa lui – mi si sta scaricando il telefono’.
‘Pronto, pronto! – dice lei – anche il mio è quasi scarico, ho cercato di metterlo in
carica ma non c’è più energia, qui è tutto spento.’
‘Anche da me è spento. Anch’io sono spento senza di te… Avevo sognato per tutta la
settimana di poter restare solo con te fra le tue braccia in questa villa da sogno. Apposta
ho mandato via tutti quanti, i ragazzi della scorta, servitù, autista, governante e perfino
il portiere. Che meraviglia sarebbe stato!... tuffarci nudi nella piscina calda con gli
spruzzi dappertutto… e di colpo è come se mi fosse caduto il mondo sulla testa. Son
qui al buio. Non funziona più niente! Televisione… radio… nemmeno i rubinetti
funzionano e la piscina è vuota!’
‘Ma scusa – dice la ragazza – non hai un motore d’emergenza che ti fabbrichi la
corrente?!’
‘Sì che ce l’ho!!! Ma non so come funziona! T’ho detto che ho mandato via tutti…
C’ho anche una gran riserva di gasolio, ho fatto caricare la cisterna proprio la settimana
scorsa ma non ne posso far niente!’
‘Oh… quanto mi dispiace… mi viene da piangere…’
‘Quando ti potrò vedere? Ci fosse almeno una nave la prenderei subito… ma son tutte
bloccate nei porti… Ho telefonato perfino a un amico che ha una barca a vela, ma senza
una scorta di benzina non si fida a uscire dal porto…’
‘Chi è questo tuo amico con la vela senza benzina?’
‘Perché lo vuoi sapere?’
‘Così… per pura curiosità.’
‘Non mi farai la solita scenata di gelosia, spero. Sono qui disperata…’
‘Parla: chi è ‘sto stronzo della vela, non fare la furba!’
‘Ma che furba! Non lo conosci tanto. È il Brioschi!’
‘Brioschi padre o figlio?!’
‘Tutti e due!’
‘Tutti e due cosa?!’
‘Tutti e due hanno una barca a vela’
‘Ma con chi vai a letto?’
‘Ma caro, il figlio è gay e il padre ha settant’anni’
‘Anch’io ho settant’anni e con questo?!’ prontoo, pronto… ‘sta stronza ha riattacato!
Puttana! Ah no, è il mio telefono che s’è esaurito.’
E qui parte subito un’altra telefonata:
‘Pronto, sono ancora io, Silvio, mi si era scaricata la batteria ma ne ho trovata un’altra
nuova.’
‘Non voglio più parlare con te – fa lei – Ho sentito, sai, che mi hai detto stronza, e
anche puttana!’
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‘Ma come hai fatto a sentire col telefono che si è spento?!’
‘Allora è vero, lo ammetti!!! Era spento ma io l’ho sentito lo stesso che mi hai insultato,
l’ho immaginato perché tu sei uno stronzo villano’
‘Scusami, sì mi sono lasciato un po’ andare ma son qui disperato. C’è da non crederci,
sono il settimo uomo più ricco e potente del mondo e mi trovo su ‘st’isola di merda
come un naufrago qualsiasi, costretto a starmene con le candele accese che fanno un
puzzo insopportabile.’
‘Ma scusa se mi permetto, Silvio, ma tu non prevedevi ‘sto disastro? Con tutti i canali
che, mi dicevi, hai sottomano, ti sei trovato a cascare giù dal pero come uno qualsiasi?!’
‘Sì, qualcuno dei servizi m’aveva dato qualche dritta… Addirittura mi hanno fatto
ascoltare un dialogo fra un petroliere e un dirigente dell’Eni.’
‘Allora è vero che indagavano per tuo conto, oltre che sui petrolieri anche sui magistrati
di sinistra e i politici dell’opposizione?’
‘Ma cosa dici?”
‘Scusa, me l’hai detto tu adesso…’
‘Cosa ti ho detto? Io non ti ho detto niente e poi non si parla di certe faccende al
telefono.’
‘Ma, caro, me ne hai parlato perfino giovedì scorso…”
“Per favore, te l’ho già detto non si riferiscono discorsi fatti al telefono”
“Amore, eravamo nel letto del tuo pied a terr… ‘Io li tengo tutti in pugno, quei
bastardi’, così hai detto, mentre mi baciavi.’
‘Cara, vuoi piantarla? Ho solo questa batteria… e io vorrei parlare di noi, dei nostri
problemi…’
‘Oh sì, scusami caro. Che cosa stavi dicendo?’
‘Che ho chiesto informazione anche ai miei amici petrolieri!’
‘A chi, a Bush?’
‘Sì, anche a lui: ‘Ascolta, Dàbliu – gli ho detto…’
‘Dabliù?’
‘Sì, Dabliù – lo chiamo confidenzialmente così… Cosa mi dici di questa voce del
petrolio che sta finendo?
E lui: sta finendo a chi? A te? Ne hai bisogno di qualche cisterna? Se vuoi te la mando!
No, sto parlando in generale.
Che generale?… ce n’erano qui due o tre ma sono usciti! Sono incazzati per via di
come sta andando in Iraq. Vogliono altri centomila uomini. Piuttosto… cosa t’è saltato
in testa, di portarti via i tuoi soldati, l’intera guarnigione italiana, dal fronte?
Ma che c’entro io? Io non sono più al governo! Adesso c’è Prodi!
Ah, sì… e quando è successo?’
‘Sul serio ti ha risposto così?’
‘Te lo giuro e ti dirò che certe volte non capisco se quel Dàbliu fa il fesso o lo è
davvero. Scusa ma sta succedendo qualcosa di strano… Sento abbaiare i cani come
fossero impazziti…’
‘Ma dove sono?’
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‘Sono chiusi nel recinto laterale, evidentemente non c’è nessuno che dia loro da
mangiare. Il guardiano avrebbe dovuto essere già tornato, aspetta che guardo fuori nello
spiazzo centrale se c’è la sua macchina… No, non c’è. D’altronde può darsi anche che
sia arrivato ma non riesce a entrare… senza la corrente elettrica restano bloccati anche i
cancelli!’
‘Oh tesoro, mio caro Silvietto, immaginarti lì, tutto solo… e io che mi ero vestita
proprio come piace a te, quasi spogliata, con l’abito tutto aperto sulla schiena. Scusi,
ripeta, cosa dice?’
‘Cosa dico io?’
‘No, amore, è il comandante dell’aereo che è riuscito a fare il pieno.’
‘Il pieno di chi, del mio aereo, quello con cui dovevi partire? È stupendo!!!’
‘No, caro, il pieno è per l’aereo del Brioschi?’
‘Ma non aveva una barca?’
‘Sì, ma anche un aereo e vanno a Cannes. Sei contento?’
‘Contento un corno! Dovevi venire qui e vai a Cannes!’
‘Tesoro avresti preferito sapermi sola sulla pista coi tacchi alti senza neanche un taxi?!
E poi cos’hai contro Cannes?! Sei il solito xenofobo, meschino ed egocentrico.’
‘Pronto, pronto. Stavolta ha attaccato davvero ‘sta bastarda.’
A ‘sto punto c’è una pausa e poi riprende il dialogo sempre per telefono con il prefetto
di Sassari:
‘Aveva chiamato lei, Presidente?’
‘Sì, buongiorno. Ho bisogno di un aiuto: avete qualcuno da mandarmi qui per mettermi
in funzione il generatore?’
‘Senz’altro, stavo proprio per inviarle un mio sergente con la moto. È l’unico mezzo
che ci sia rimasto attivo. (si sente squillare un telefono) Mi perdoni Presidente ma devo
rispondere:
Sì… Quando? Ma chi? Tutta? Succhiata?
Scusi, mi sente Presidente? La moto è senza benzina. Neanche mezz’ora fa il serbatoio
era pieno ma gliel’anno succhiata.’
‘Succhiata? Chi ha succhiato? Cosa?’
‘Gliel’ho detto, con un cannello hanno aspirato… ‘somma… un furto!’
‘Un furto alla polizia?!’
‘Sì, succede sa… scusi Presidente ma non posso mandarle la moto.’
‘Ma porca di una…’
‘Ma adesso che mi viene in mente, Presidente, io so come funziona il suo impianto. Ero
presente al collaudo.’
‘Ah sì? Bene e come si attiva?’
‘Prima di tutto bisogna scendere al piano effe della villa… Lei dove si trova?’
‘Al primo piano, che è appunto il piano effe’
‘Bene, nel corridoio prima del montacarichi c’è una porta con una fascia rossa’
‘Sì, eccola, la vedo’
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‘Bravo, la spinga, dentro c’è un quadrante a muro, faccia scorrere il vetro… fatto?’
‘Fatto, e poi?’
‘Il pulsante nel centro ha una scritta sopra che dice: Avviamento turbina. Lo prema’
‘Fatto’
‘Che succede?’
‘Si è acceso un lampeggiante… funziona!’
‘Sente il rumore di un motore che pulsa?’
‘Sì, lo sento, è il generatore!’
‘Perfetto, adesso prema il primo pulsante, quello dove c’è scritto: General light’
‘E’ lui, fatto! Si è acceso, si sono accese tutte le luci, esco un attimo da questa camera,
vado in salone a dare un’occhiata… è tutto acceso anche qui! E pure i fari del parco.’
Si sente abbaiare e ringhiare, lo schianto di una porta sbattuta:
‘Porca di una miseria!’
‘Che succede Presidente?’
‘I cani! Per poco non mi sbranano! Sono tutti liberi, qua fuori!’
‘Ma non sono i suoi quei cani?’
‘Sì, sono miei’
‘E non la riconoscono?’
‘Eh no che non mi conoscono, non li vedo mai! E quando li vedo loro stanno in gabbia.
Li liberano solo di notte.
‘E come mai sono fuori?’
‘Vorrei proprio sapere chi li ha liberati!’
‘Forse, Presidente, mettendo in azione il generatore si sono accese le luci ed è scattato
anche il sistema di chiusura delle gabbie’
‘Bene! E così mi ritrovo prigioniero dei miei cani!’
‘No, non si preoccupi, non è così grave. Lei adesso ha tutto in ordine, pensi invece al
resto della Sardegna, un’intera isola bloccata e al buio’
‘Come al buio? Con tutte quelle torri a vento... come si chiamano? Eoliche! Chissà
quanta energia hanno di cui servirsi!’
‘Purtroppo sono state bloccate quelle torri, gli ambientalisti non le sopportavano e
anche il Governo, Lei lo sa Presidente, ha fatto di tutto per evitare che nascessero come
funghi!’
‘Perché dovrei saperlo io? Non è stato il mio Governo, ma il nuovo Governo semmai a
bloccarle’
‘Mah… non si arrabbi Presidente, ho assistito personalmente a un convegno dove lei si
diceva contrario: ‘Bisogna assolutamente bloccare quei mostri che distruggono il
paesaggio!...’
‘Io ho detto così?
‘Sì, dottore’
‘Smentisco! Lei ha frainteso’
‘Senz’altro, Presidente, io fraintendo spesso. Ad ogni modo non si preoccupi, tutto si
aggiusterà’
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‘Come si aggiusterà? Quando si aggiusta? Questa è una catastrofe! Sa cosa vuol dire
per me questo black out dell’energia? Vuol dire tre emittenti televisive morte, senza
vita, una perdita secca di miliardi di euro, una cifra incalcolabile… tutte le commesse
pubblicitarie che vanno in fumo e gli anticipi per milioni e milioni da restituire… gli
stipendi a cinquemila fra tecnici e impiegati da pagare’
‘Ma perché pagarli? C’è la causa di forza maggiore!’
‘Lasci perdere…. Ho impiegato dieci anni per mettere su uno staff di primordine come
quello,l se li mollo quanto tempo passa prima che sia in grado di riassumerli? Se li
ritrovo, poi… Ma non è finita qui: io sono proprietario non so neanche di quante sale
cinematografiche, fino a cinque-dieci per ogni città. Tutte chiuse. E ho sborsato cifre
incredibili per le pellicole, chi me le rimborsa? Posseggo un centinaio di centri di
videonoleggio, VHS e DVD, tipo Blockbuster… crollati. Vuoti! Non entra un cliente
neanche a sparargli, d’altra parte cosa se ne fanno dei DVD se non si possono
visionare? E poi ho grandi magazzini con i depositi dove i congelatori sono spenti e la
merce deteriora! Anche i tir che trasportano le merci sono bloccati, tutte le mie imprese
di costruzione sono in stand-by, i cantieri con le gru ferme come spettri! Ogni minuto
che passa le mie azioni sono in caduta libera, il denaro ha perso ogni potere d’acquisto,
mi ritrovo come Paperone che vede volar via le sue banconote trasportate da un
uragano’
‘Ma le rimangono sempre gli stabili, i palazzi, quelli non crollano…’
‘Già, stabili e palazzi vuoti. Sa che valore hanno? Se non lo fai rendere un palazzo
diventa la tua tomba! Tanto per tirarmi su un po’ di tono, do appuntamento a una
ragazza fantastica a cui do la caccia da un anno, riesco a convincerla a venire da me
nell’isola, l’aspetto trepidando per tutta la giornata, l’ho mandata a prendere con un jet
da sultano, e porca d’una miseria!, non t’arriva il black out che me la inchioda ferma
all’aeroporto di Linate e mi fa andare in bianco come un merluzzo secco...?! Chi
abbraccio io stanotte, il cuscino? O un cane lupo che mi sbrana?’
‘Sì, certo, a guardar bene, Presidente lei è proprio messo male, per dio, c’è da
schiattare! Il giorno prima è il caput mundi, tutti tremano davanti a lei, le offrono denari
da impegnare… le danno in cadeau anche la moglie! Le ragazze fanno la fila per
farsi… come dire… impaciucchiare nel suo letto. Ma ecco che all’improvviso, Se
spengono li lumi, come dice il poeta, ed è uno squaracchio de chiappe! Ah Ah! Tutta la
merda de ‘sto monno se fa sotto pe’ farcese da letto e bonanotte!’
‘Ehi, dico, ci vada piano! Un po’ di rispetto!’
‘Scusi, mi è scoppiato uno sghignazzo da farmecela sotto!’
‘Ho detto rispetto, per dio!’
‘Ma che rispetto? Rispetto de che? Chi siete ormai? Come diceva Petrolini: Non c’è
cosa che ti faccia meglio scompiscià de uno signore in doppio petto e cravatta che se dà
fotte, ridotto al par d’un figlio de mignotta…le chiappe all’aria e la capa rotta!’
Risate e applausi.
Tutti gli ascoltatori applaudono soddisfatti.
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Dopo alcuni giorni incollati sui muri della città appaiono manifesti stampati con torchio
a mano. Li hanno affissi piccole fabbriche. Operai, meccanici, tessitori, fabbricanti di
mobili associati offrono lavoro. Si cerca gente del mestiere, ma anche apprendisti.
La maggior parte degli impianti produttivi sta nella periferia e in provincia. Si offre
cibo e alloggio in cambio di lavoro, anche per la famiglia appresso. Egualmente si cerca
manodopera per la coltivazione di frutta e agrumi, riso, grano, semi e rape da zucchero.
A proposito di rape, da qualche giorno si stanno vedendo nella città macchine che
vanno ad alcool e camion con motori diesel che si muovono col pieno di olio di girasole
e colza.
Come si fermano, ecco che tutt’intorno si fanno curiosi in gran quantità.
“Scusate – chiedono – sono normali motori a scoppio?”
“Sì.”
“Con che propellente vengano alimentate?”
“Questa va ad alcool!”
“Tratto da cosa?”
“Dalle rape!!! Rape da zucchero.”
“Ah sì… ne so qualcosa anch’io – commenta un operaio – Nel ferrarese le fanno bollire
e ci estraggono appunto lo zucchero.”
“Bravo… Poi lo zucchero si trasforma facilmente in alcool, il famoso spirito, un alcol
senza né odore né sapore.”
“Già, il famoso spirito di rapa. Per questo a chi dice battute senza mordente e sciocche
si dice che ha uno spirito di rapa.”
“Ma il camion ha un diesel. E con cosa va?
“Con l’olio di colza o di girasole. Il processo di spremitura e raffinazione è lo stesso di
quello per l’olio d’oliva comune e quello di semi.”
E qui comincia il fuoco di fila delle domande. I contadini, proprietari delle macchine,
rispondono sempre in modo stringato e competente; spiegano che la coltivazione di
rape e piante da olio non abbisogna di particolari cure e che anzi sono preferibili terreni
secchi…
“Ma quanto costa produrre un olio del genere?
“Beh non granché. Il costo di produzione è piuttosto basso. I contadini di Francia e
Germania da anni se ne producono da sé soli in notevole quantità per muovere i propri
trattori, macchine da scalzo e semina e perfino per le presse da raffinazione.
“E dove avete i vostri campi, le officine e le raffinerie?”
“Nel bresciano, nella bergamasca… ce ne sono anche in Emilia Romagna, nel
Polesine… perfino in Umbria”
“E nel caso volessimo farci ingaggiare? Per arrivarci, scegliere il posto… fare gli
accordi?” chiedono.
All’istante i contadini distribuiscono volantini stampati alla bella e meglio. Ognuno se
ne prende qualche copia. Ed ecco che si fanno accordi e comincia l’esodo. Ma prima
della partenza c’è sempre chi si fa uno scrupolo:
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“Scusate, ma questo carburante che produrremo, non è che bruciando sputa anidride
carbonica come il petrolio?”
“Sì, ma molto meno”
Espressione delusa dei nuovi profughi.
“Ma attenti – aggiunge il contadino – che rape, girasoli e colza sono piante fornite di
foglie in gran numero. Coltivandole, le foglie trasformeranno l’anidride carbonica in
ossigeno e in tal quantità da compensare con vantaggio il gas nocivo sparato dagli
scappamenti.”
Quindi la gente in massa se ne va dalle città. Ognuno va in cerca di un lavoro che gli
permetta di sopravvivere, un impiego quasi sempre manuale per donne e uomini. I
maestri di scuola seguono le famiglie di emigranti. Per la prima volta negli ultimi
secoli, il processo si rovescia, le città si svuotano, si riempiono le campagne. Come dice
un vecchio detto nato al tempo della peste “fra i prati e le colline un boccone lo rimedi
sempre”.
Gli ultimi a muoversi sono gli impiegati che bestemmiano:
“Porco qui, porco là… ci siamo ammazzati a fare una casa o un appartamento e adesso
dovremmo mollare tutto?! E a chi ammollare… chi ce lo compra… e con cosa ce lo
pagano?”
“E io dovrei andare a vivere in una cascina? Con le vacche, le capre circondati da
sbruffate di merda? Mai! Piuttosto crepo qui, di fame”
Ma si fa presto a dire fame finché non la si prova.
Ogni giorno da fuori città arriva gente del contado. Pare d’essere tornati nel Medioevo.
I foresti danno notizie ai superstiti incaponiti.
“Nel novarese hanno messo delle macchinerie acchiappa sole da far spavento.
Centinaia di lastre fotovoltaiche sistemate su un’enorme mezza cupola semovente,
regolate da un sistema meccanico che fa rotare il tutto all’unisono col sole.”
“In che senso all’unisono?
“Nel senso che come il sole si sposta nel cielo da oriente a ponente, la semicupola fa lo
stesso, lo segue proprio come farebbe un girasole, cioè a dire che non perde mai la
posizione di luce piena, dall’alba al tramonto. E naturalmente così produce circa il
doppio di energia rispetto a una normale teoria di pannelli.”
“Incredibile!”
“Ma il portento più stupefacente lo stanno tirando su lì vicino, a due passi, nella piana
di Ogevano.”
“Cosa sarebbe ‘sto portento?”
“La torre di Babele.”
“La torre di che?”
“Di Babele… la chiamano così perché è una costruzione davvero di dimensioni
bibliche.”
“E con che materiale la costruiscono?”
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“Coi mattoni! In zona è il materiale più facile e comodo da reperire. Lì nella piana i
campi sono tutti di terra creta, rossa e pastosa. Per questo da sempre tutta la zona è
cosparsa da forni a legna per fare il cotto.”
“La terra viene raccolta con le ruspe a pala che vanno con l’olio di girasole prodotto in
luogo. Si sono messi insieme quasi tremila operai… proprio come a Babele e
fabbricano mattoni di un metro per 50 che poi si montano ad incastro.”
“E ferro non ne adoperate?”
“Come no! Proprio lì c’è a due passi una fabbrica di tubi e ferramenta da costruzione
dismessa. Hanno grandi riserve di materie prime ma la fonditura è spenta. Noi la
riaccendiamo grazie all’energia prodotta con la termocupola. Abbiamo con noi anche
tre ingeneri associati.”
“E che ci fate coi tubi di ferro?”
“I tubi servono per legare i grandi mattoni e rendere più elastica la torre che ha una
base di 400 metri con le fondamenta profonde 20 metri e sarà alta 800 metri.”
“Accidenti 800 metri! Ma siete sicuri?”
“Sicurissimi! Abbiamo già calcolato la proiezione d’ombra che si distenderà nella
piana. Appena spunta il sole ci sarà una striscia scura che si allungherà per 12
chilometri.”
Tutt’intorno alla base della torre sono stesi in piano per un diametro di sette chilometri
pannelli termo-solari. Il calore catturato da tutti questi pannelli verrà convogliato
attraverso mille fasci nell’interno della grande torre. Questa raggera di calore,
incrociandosi nel mezzo, determina un vero e proprio turbine.”
“Per la miseria, questa sì che è una trovata!”
“Già, un turbine che inizia a roteare nell’interno come una tromba d’aria. È risputo che
il calore tende sempre a montare in alto e nel salire acquista potenza via via maggiore,
finché raggiunge la cima. Al limite dell’uscita sono installate enormi pale da mulino
che, investite dal possente getto d’aria, cominciano a turbinare a grandissima velocità,
producendo energia. Un’energia che è in grado di soddisfare i bisogni di 100.000 case,
calcolata in 50MW.”
“Bene, tra poco avremo energia da vendere!”
I benestanti delle città che tengono una casa al mare o in montagna o comunque in
campagna traslocano. È una diaspora complessa ma continua. In quelle occasioni si
vedono giungere in città mezzi di trasporto, i più diversi, aumenta il numero dei camion
che vanno a biodisel. Inoltre riappaiono, davvero inaspettati, carri trainati da cavalli con
tiri a due e perfino a quattro. Ancora, sorpresa!, su canali e fiumi, per non parlare del
mare, spuntano barche e barconi in gran numero, alcuni a vela, alcuni con motori diesel
alimentati a loro volta da oli vegetali.
Tutte le vie d’acqua se pur in così breve tempo hanno cambiato di colore, per non
parlare dell’odore. Quando si denunciavano gli scarichi delle fabbriche come la causa
maggiore dell’inquinamento dei fiumi e dei canali si diceva proprio la verità. Per la
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prima volta si riesce a indovinare il fondo dell’acqua che oltretutto è cresciuta di livello
e cominciano a indovinarsi pesci che sguazzano felici.
Purtroppo i canali più importanti di città come Milano e Torino rimangono nascosti da
coperture sulle quali scorrono strade asfaltate. È stupefacente notare l’effetto
straordinario che il blocco della produzione di gas tossici ha già determinato
nell’equilibrio atmosferico.
“Innanzitutto – ci avvertono alcuni scienziati partecipando a servizi radiofonici sul
clima – il calore dell’atmosfera è sensibilmente calato. Soprattutto dobbiamo aspettarci
una sequenza di temporali per tutta l’Europa e l’Asia piuttosto veementi, ma non
catastrofici. Inoltre sono previste scosse telluriche notevoli. Il tutto dovuto al fenomeno
dell’assestamento termico che produce contraccolpi nell’immediato sottosuolo.”
E bisogna ammettere che questa volta le previsioni degli scienziati si stanno
dimostrando azzeccate. Ancora, se pur fuori stagione, in montagna ha ricominciato a
nevicare e, davvero miracoloso!, perfino a Milano dopo anni una mattina la neve ha
cominciato a scendere inattesa. L’imbiancata continua e una coltre spessa sta
stendendosi su tutta la città. La gente impazzisce di gioia.
Dopo una settimana però la neve si è dileguata e gruppi di operai ritornano sui tetti e i
terrazzi a stendere le piastre termiche. Ormai se ne vedono dappertutto, anche sulle
strutture delle fabbriche abbandonate. L’energia elettrica che si produce è sufficiente ai
bisogni essenziali di quasi tutta la città.
Le tempeste annunciate si susseguono. Canali e fiumi ricoperti stanno scoppiando. Per
di più una scossa di alto grado produce crolli soprattutto alle coperture dei canali. Le
arcate di sostegno dei navigli crollano. Come in una favola, appaiono i fiumi storici di
Milano: la Martesana, l’Olona, il Lambro e perfino il Mulino delle armi. Sembra
d’essere a Venezia. L’acqua scorre con tanta veemenza da trascinare via i detriti del
crollo. Qualche giorno dopo la scossa, appaiono dappertutto barche e perfino pedalò.
C’è da non crederci. Questa città è tornata ad assomigliare in modo incredibile a quella
descritta da Sthendal che nel Settecento così si esprimeva: “Ho veduto e abitato in
molte città del mondo, ma la commozione che mi ha dato Milano, attraversata dai suoi
fiumi, dai canali, i ponti sotto i quali transitavano barche con donne splendide e ridenti,
mai più mi capiterà di provare.”
La popolazione della città s’è ormai dimezzata, sembra memoria di secoli fa
l’immagine dei pendolari rovesciati a migliaia nelle stazioni. Le strade sono sempre
semivuote, in compenso le acque su cui sembra galleggiare ogni rione vedono scivolare
un numero sempre più grande di natanti. Nelle piazze, come obelischi, sorgono torri
eoliche che fanno roteare eliche di continuo. Cavalli e biciclette circolano tranquilli.
Sopra loro, ogni tanto, spunta un ragazzo su altissimi trampoli. È senz’altro il mezzo di
trasporto più veloce. Aquiloni colorati di grande dimensione galleggiano nel cielo della
città. Non sono giocattoli a scopo decorativo, ma il risultato di un progetto di un geniale
architetto: anch’essi volteggiando nell’aria producono energia.
Forse valeva proprio la pena sopportare quel back out del petrolio. E quando mai
avremmo goduto di una città così festosa, altrimenti?!
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Molte abitazioni sono rimaste senza locazione, abbandonate e sfitte. I senza tetto sono
spariti, ognuno s’è trovato una casa vuota da occupare.
Dicevamo che a Milano i cittadini si sono arrangiati a produrre energia, ma non è la
sola città Milano a riemergere grazie alle installazioni di pannelli eliotermici e di torri
eoliche; anche nei piccoli centri il fabbisogno di energia elettrica si sta soddisfacendo
con alacrità. Ciò fa sì che la gente riesca di nuovo a rimettere in funzione i computer e
tornare a comunicare, produrre blog e pubblicare messaggi.
Andando intorno per la città ti capita di incontrare gente serena che si ferma volentieri a
chiacchierare e scherzare con sconosciuti. Nessuno che si preoccupi di non farsi
scippare… e che gli importa, tanto nella borsa o nel portafoglio non c’è nulla! Anche in
casa, oggetti di valore ce n’è pochi, li si è dati in cambio merce! Gli unici che hanno di
che temere sono coloro che se ne sono approfittati, ad ogni modo tutti hanno constatato
che ladruncoli e furfanti hanno dovuto dare forfait: e che fai, vivi rubando biciclette?!
Non ne vale la pena. A parte che ci sono dei ragazzi intorno vestiti di giallo che si
fanno chiamare angeli velocipedi che appena un disperato salta su una bicicletta
posteggiata, loro ti vengono subito appresso con le loro bici da corsa e con quattro
pedalate ti sono già addosso, ti portano via la bici da sotto il sellino e ti trovi a pedalare
nell’aria come un fringuello. Oh che scatto che ci hanno!
Perfino dei rom non si sente più raccontare di furti e di occupazioni abusive e nemmeno
di incendi nei loro campi, anche perché in quelle catapecchie di lamiera, nelle roulotte
scassate non c’è rimasto nessuno. Hanno trovato casa, finalmente… con tutti gli
appartamenti abbandonati a disposizione…! E vedessi come tengono tutto pulito e in
ordine. Hanno piantato perfino i pomodori sul balcone e come sono diventati pignoli
nella raccolta differenziata!
A parte che di spazzatura non se ne vede quasi più in giro… Vi ricordate la favola di
Pinocchio che prima si pela la mela, si mangia la polpa, poi ci ripensa e si mangia tutte
le bucce? È inutile: la fame è il più forte incentivo a non gettare gli avanzi e a tener
pulito. Qui non si butta più niente. Pare che a Napoli in una settimana abbiano svuotato
tutte le discariche; si son mangiati pure i gabbiani che beccavano fra le lordure e anche
qualche topo che si era permesso di unirsi al banchetto! E in quel clima di repulisti per
la sopravvivenza, pare che sia andata in crisi perfino la camorra. È difficile fare il
brigante quando non c’è merce su cui mettere le mani. E il pizzo a chi lo chiedi? E su
cosa? Sulla raccolta differenziata in discarica? Ai negozianti in fallimento che non
vedono più un cliente da un mese?!
Dei politici si sente poco parlare, ma ancor più dei religiosi, salvo naturalmente di
quelli che incontri in discarica in mezzo agli affamati o fra i campi a zappare e
raccogliere patate, zucchine e altre verdure.
È appunto dei santi padri paludati che non si hanno notizie, specie sul black out e le
relative conseguenze. Forse è meglio così, potrebbe capitare che sulla falsa riga del loro
commento su altre sciagure, qualche vescovo saltasse fuori con il dichiarare che la fine
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del petrolio e il riscaldamento della calotta termica sono una punizione mandata da Dio
per castigare l’umanità dei suoi peccati.
Più impressionante però è il silenzio di Ratzinger. È vero che oggi senza aver a
disposizione una televisione è difficile comunicare il Verbo di Dio ai fedeli… mica
possiamo pretendere che si torni al tempo di San Francesco per vedere il Papa
andarsene scarpinando qua e là, su e giù per monti e valli e con voce tonante esser
costretto a comunicare alla gente parole di speranza con accento mezzo tedesco e in
falsetto! E poi, mangiare quel che gli capita, cioè la roba con cui si nutrono i contadini
e i disperati… e montare su un asino o su un mulo come Gesù… “Mein Gott – lo
sentireste esclamare – mi tocca rifare tutto il corredo! Con ‘sti pizzi, ‘ste dantelle e la
seta, si scivola sulla groppa dell’asino! E con ‘ste scarpette da ballerina, mi sto
inzocchinando tutti i piedi… Roma, Roma! Torniamo subito a casa!” “A Castel
Gandolfo?” “Per carità! Odio la campagna periferica. Mi sembrerebbe di essere un
profugo a mia volta!”
Ma dico, a parte gli scherzi, non poteva il nostro Santo Padre dire qualcosa di toccante
e davvero cristiano sulla dabbenaggine criminale degli uomini, specie i governanti e
quelli d’affare a proposito del letamaio a cui stanno riducendo il pianeta?!
Ma questo prima della situazione che stiamo ipotizzando. È allora che ci sarebbe
piaciuto, non solo a noi agnostici della fede, ma a tutti i cristiani del mondo. Ecco lassù
è apparso il Papa, immaginiamolo che, affacciato al balcone, si rivolga a una piazza
ricolma di fedeli, che sventolano stendardi con scritto “Benedetto, salva il nostro
mondo!”:
“Noi tutti siamo responsabili, – lo sentiamo gridare a tutta voce – responsabili di ciò
che sta accadendo sopra le nostre teste, dove una sottile fascia di cielo, creata per
permetterci di respirare e vivere, si sta trasformando in gas immondo dal tanfo
velenoso. Noi, noi siamo gli infami distruttori di quella fragile coltre, con le nostre
macchine, i camion, le raffinerie e le fabbriche che scaricano fumi inquinanti e
particelle minute che sventolando per l’aria finiscono nei polmoni e nel sangue dei
nostri piccoli. Ma noi non vogliamo prenderne atto e i media ne accennano solo, ma
senza far dramma. La televisione proietta giochi dalle vincite strabilianti e glutei, figure
danzanti, mentre si sta uccidendo il nostro pianeta. È un delitto che stiamo compiendo:
nessuno ci potrà mai perdonare per questa catastrofe che andiamo causando. Nemmeno
l’Altissimo che ci ha donato un Paradiso con le acque, il vento, il sole e i boschi
ombrosi e noi stiamo buttando nella pattumiera dell’universo questo dono.”
Questo doveva dire il rappresentante di Dio sulla Terra!
Perché è stato zitto??? Ci ha rampognato per la famiglia, i rapporti di sesso non
benedetti, ci ha tempestato di spot pubblicitari sulla donazione dell’8 per mille che
frutta miliardi al clero… senza accennare mai all’universo. Vescovi, cardinali che gli
state vicino, ditelo al santo padre ma ditelo anche a voi stessi! Il disastro imminente
colpirà anche voi, le vostre tonache, i vostri mantelli cremisi e violetti, i vostri cappelli
rosso fiammanti così anacronistici voleranno via dal vostro capo come palloncini
rotolanti fino a sparire negli uragani. E voi inutilmente li rincorrete con le vostre
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sottane sventolanti che vi scopriranno il corpo al pari di svergognati danzatori
dell’Apocalisse.
Mentre noi si stava immaginando, ispirati, d’assistere alla concione fremente del nostro
Pontefice contro l’incoscienza criminale di questa società di cui tutti siamo parte
responsabile, ecco che poco lontano da noi dal canale della Martesana sorgono grida
inframmiste ad insulti e minacce. Sul fiume sta transitando un barcone che procede per
mezzo di un rumoroso motore a scoppio, che va a petrolio. Chissà dove l’hanno
trovato… Da un tubo a ciminiera escono bordate di fumo puzzolente. Dagli argini della
Martesana ragazzi e uomini maturi gettano pietre. I naviganti, dalla loro barca, lanciano
a loro volta insulti. Fra di loro il più scatenato è il padrone del vascello:
“Non c’è nessuna legge che mi impedisca di muovere il mio barcone col carburante che
più mi piace!”
“No, mio caro – gli rispondono – è la comunità che decide! Non puoi permetterti con
quello che abbiamo passato di inzozzare di nuovo come ti pare l’aria. Altrimenti ti
mandiamo a picco!”
Pietre e qualche masso cadono numerosi sul vascello.
“Basta! – urlano dal barcone – ci avete convinti!”
Così dicendo spengono il motore e proseguono spingendo il mezzo con remi e lungi
pali.
Lì ai bordi del fiume subito s’apre una discussione piuttosto vivace sulla libertà. Ecco
riapparire il maestro, con l’uomo dal naso possente e l’obeso dal vocione. Quest’ultimo
si dice preoccupato per l’aggressione al natante e alla sua ciurma.
“Tutto può avvenire quando non ci sono né leggi né regole” commenta l’uomo dal naso
possente.
“Eh no eh!!! – ribatte il maestro – È una vita che sento parlare di regole. Regole e
regolamenti. Mi ricordo che durante il ’68 si gridava uno slogan stupendo: PRIMA
REGOLA, NIENTE REGOLE SE SI VUOLE GODERE DELLA LIBERTà.”
“Sì, ma qui si parla della libertà propria contro i diritti degli altri. Guardatevi la storia di
ogni società: gira e rigira si arriva a inventare e imporre ordinamenti per stabilire il
vantaggio di pochi imposto come soggezione dei molti.”
“Giusto, non occorrono leggi. – dice l’obeso – Basta un plebiscito come quello sulla
difesa dell’ambiente… se ognuno si preoccupa di rispettarlo e di farlo rispettare è
sufficiente.”
Il gruppo dei giovani che tirava pietre alla barca applaude e uno di loro dice:
“Proprio quest’anno ho dato un esame sugli statuti comunali delle antiche repubbliche
lombarde. E ho scoperto che nel Medioevo chi insozzava aria, acqua, territori e non
rispettava i diritti della comunità veniva immediatamente cacciato fuori le mura.”
“Ecco! – esclama il nasone – Infatti è una soluzione classica del Medioevo! Non
rieducare, ma punire.”
“Piano… qui siamo nell’emergenza – riprende un giovane – Che significa rieducare?
Forse aprire una casa di correzione? Una galera più soft, coi doppi servizi?”
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“Attenti… con la scusa dell’emergenza qui salviamo il pianeta ma mandiamo a picco
ogni civile convivenza!”
“E allora che facciamo? – interviene il professore – Avendo fretta e non avendo né il
tempo né i mezzi per di rieducare, risolviamo come con la nave dei pazzi? Carichiamo
su un vascello tutti gli indesiderati, i delinquenti abituali, coloro che truffano, rubano,
compiono violenza e li scarichiamo su un’isola e s’arrangino, si scannino tra loro… noi
ce ne laviamo le mani!?”
“No, no! – esclama il giovane che ha dato da poco l’esame – Io dico che reprimere è
sempre un errore. Bisognerebbe ripristinare la legge del cappello.”
“Cos’è ‘sta legge del cappello?”
“Fa parte degli statuti del Comune di Gubbio. Roba dell’anno 1100. Si tratta di
permettere a i cittadini di individuare immediatamente quelli che hanno la tendenza alla
truffalderia, per esempio, all’appropriazione indebita e a delinquere in genere. Si dice
“tanto di cappello” e si cava di capo il medesimo per significare che la propria nuca è
intonsa. A tutti i personaggi sorpresi più di una volta a delinquere si imponeva la tintura
della nuca, di un bel verde smeraldo ed era costretto ad andarsene in giro con quel
marchio!”
“Sì, un marchio infamante che lo distingueva dai cittadini onesti.”
“Però gli si permetteva di coprire il capo con un cappello che era tuttavia costretto a
cavarsi nel momento in cui incontrava un qualsiasi passante, uomo o donna che fosse
così da mostrare la propria identità.”
“E se si rifiutava o evitava di toglierselo?”
“In questo caso, gli si imponeva di calzarsi un cappello verde!”
“Eh sì – lo sostiene il professore – è da qui che nasce l’espressione tanto di cappello e
anche l’altra: sono al verde, che significava son rimasto senza quattrini, ma anche senza
reputazione!”
Gran risata
“Ma tu guarda, quindi il gesto di salutarsi cavando il cappello significava, come ancora
oggi: guarda qui il mio cranio… non ho niente da nascondere, niente bollino verde!
Sono intonso!”
“Eh sì, dovrebbero proprio ripristinarla questa tradizione a cominciare dalla Camera al
Senato! T’immagini, appena riapriranno i palazzi della politica, con tutti i deputati e
senatori, assessori, ministri inquisiti e addirittura condannati per corruzione, furfanterie,
appropriazione indebita, rapporti criminali con la mafia… fermi tutti: si ripristina il
marchio sulla nuca! Una rasatina, quattro pennellate di smalto, e prego… accomodatevi
sui vostri scranni… No! Non si possono calzare cappelli in aula… sorrida, la
televisione la sta riprendendo, onorevole, faccia pure il suo intervento e non si senta
mortificato. Guardi in quanti siete col bollo verde!!! È in buona compagnia”
“No, non sono d’accordo. Qui si ripristina la gogna, una mortificazione civile indegna
di ogni vera democrazia.”
“Lasciamo correre, non tiriamo in ballo il passato.”
“Sì, ha ragione, il passato è passato! Pensiamo a oggi.”
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“Eh no! È proprio perché penso a un oggi diverso che non sopporto l’idea che si faccia
tornare tutto come prima, con le stesse regole, leggi, consuetudini, giudici, avvocati,
torniamo ai processi infiniti, le sentenze in prescrizione, i furbi fuori e i fessi dentro!”
“Se permettete, vorrei fare una considerazione. – dice il maestro – Quante volte
sentiamo dire ‘noi abbiamo una giurisprudenza che ci invidiano in tutto il mondo’ e a
me viene logico di puntualizzare ‘sì, soprattutto i delinquenti professionali!?”
Interviene un ex prete conosciuto nel rione per essersi innamorato di una donna dopo
aver ascoltato i suoi peccati in confessionale e averla sposata. Costui dice: “Del resto
dai giudici e dagli avvocati ti senti sempre ripetere: ‘Non è la legge che fa testo, tant’è
che tutto dipende dal giudice. Dipende solo da lui se una sentenza risulta giusta o
indegna.’”
“E allora che si fa? – chiedono delle donne quasi all’unisono – Come si risolve per
esempio lo scandalo dei processi tirati avanti per anni? Guardate che siamo l’unico
Paese al mondo ad accettare una simile vergogna!”
“Hanno ragione le signore – interviene un cieco accompagnato da un ragazzo – questo
accidente che ci è capitato ha stravolto le nostre abitudini spesso indegne, ha risvegliato
le nostre coscienze. Approfittiamone! Ci son qui con noi persone colte e oneste… ci
diano consigli appropriati, soluzioni nuove. Io, per esempio, imporrei che i giudici,
ottenuto l’incarico, prima di calzare la toga e sedersi dietro il banco del tribunale,
fossero acompagnati in carcere…”
“Il giudice in carcere?! Perché? Per quale reato?”
“Nessun reato – gli risponde il cieco – è solo perché si faccia carico… Uno deve sapere
che significato ha esprimere una condanna. Se dice: ‘Sei condannato a tre mesi, un
anno, trent’anni…’ deve sapere cosa significa. E se la galera non l’ha provata, per lui
un anno… due anni… è un’espressione astratta, non implica nessuna tragedia, è come
dicesse ti do cinque noccioline!”
“E’ giusto, è giusto!” lo acclamano le donne.
“Sì, ma è solo paradossale.”
“Esatto – interviene il maestro – è paradossale, ma in una società di scaltri e ipocriti
come la nostra è solo con le soluzioni impossibili, inaccettabili che ci si può salvare!”
“Vi ricordate di Tortora, quel presentatore televisivo arrestato con l’imputazione di aver
spacciato droga? Era falso! Vi ricordate il processo? Ma i giudici, valendosi di
testimoni menzogneri, l’hanno condannato a non so quanti anni di galera. Al processo
d’appello è stato riconosciuto innocente, ma le umiliazioni e la galera lo hanno distrutto
nello spirito e anche nel fisico: di lì a un anno è morto.
“E i giudici che l’avevano condannato, che si erano incarogniti sulla sua colpevolezza
assurda? Hanno pagato?”
“Di sicuro avrebbero meritato a loro volta la galera!”
“Io dico di sì!” urla dal fondo una vecchia signora.
“Ma se ci lasciamo trascinare dall’emotività dove andiamo a finire?! Questa che
proponete voi è una giustizia primitiva.”
E le donne di rimando: “E allora viva la giustizia primitiva!”
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“Ma dico… di questo passo – sbotta un signore con una coppola rossa in capo – anche
per i medici bisognerebbe fare lo stesso!”
“In che senso lo stesso?”
“Scusate, quante volte abbiamo letto sul giornale o ascoltato in televisione… quando
ancora funzionava… di chirurgo che per errore, distrazione, per colpevole mancanza di
controllo, hanno ucciso pazienti. E una volta è perché non si p verificato il condotto
delll’ossigeno e lo si è asfissiato con gas tossico, un’latra volta perché ci si è
dimenticati dentro il ventre garze insanguinate che hanno prodotto l’infezione letale…
Ancora ci si è sbagliati di programma, si è confusa la diagnosi con quella di un altro
paziente.”
“E va bene è un classico errore umano!”
“Certo! Come quello di un bandito che durante una rapina d’è fatto partire un colpo
dalla pistola!”
“Fra le lacrime una signora: “Al mio povero marito hanno segato una gamba per via di
una cancrena. E poi si sono accorti che avevano sbagliato: era la sinistra quella da
togliere. Gli hanno fatto due protesi, entrambe di legno. E abbiamo dovuto pagare noi!
Entrambe!!! Loro, i medici distratti, neanche scusa ci hanno chiesto!”
“Scusate, ma stiamo andando un po’ fuori dal seminato – interviene seccato il prete
sposato – Si parlava di giustizia. E andiamo per ordine!”
“Ha ragione. – dice uno sconosciuto – Io premetto subito che son convinto del fatto che
se non riusciamo a cambiare e tornare, non dico al Medioevo, m al tempo delle
invasioni barbariche dove chi è più bravo a infilzare l’altro ha sempre ragione. Ed è
immancabilmente applaudito.”
“Giusto – gli fa coro il gruppo di donne – L’anno scorso, anzi ormai due anni fa,
abbiamo assistito a un atto di giustizia ignobile: la proposta di applicare l’indulto nelle
nostre galere. ‘Le carceri stanno scoppiando!’ ci avvertivano molti politici. Il ministro
proponente era Mastella, quello col labbrone da inciuccio naturale. Alla Camera e al
Senato si è dibattuto lungamente. Due giudici altamente qualificati della sinistra, eletti
in seno ai Ds, si sono detti contrari (DARIO: ANCHE ITALIA DEI VALORI TUTTA)
dimostrandone l’assurdità e il pericolo: con quest’indulto si sarebbero liberati
delinquenti abituali che, una volta in libertà, immancabilmente sarebbero tornati a
delinquere. E da lì a poco li si sarebbero veduti tornare in carcere. Ma non li hanno
ascoltati, li hanno trattati da mentecatti!”
“Senza contare – aggiunge il professore – che quella legge è stata accettata per la prima
volta da senatori e deputati di entrambi gli schieramenti.”
“Certo! – aggiunge un altro – Per favorire amici, colleghi e perfino parenti provenienti
sempre da entrambe le parti.”
“E così – conclude il maestro – ecco che personaggi come Previti vengono messi in
libertà! Notate bene: un avvocato già condannato a tre anni per corruzione ai danni
dello Stato… libero! Se pur costretto a domicilio, domicilio dal quale può uscire
quando gli pare sia per recarsi nel proprio ufficio d’avvocato dato in gestione al figlio o
a passeggio protetto da due guardie del corpo pagate dallo Stato. E oltretutto, pur non
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essendogli permesso di presenziare ai lavori in aula del Senato, egli continua a
percepire lo stipendio da senatore e quindi a suo tempo la pensione da capogiro. Tiè!”
“Che vergogna!” esclamano indignate le donne.
In contrappunto molti ragazzi esplodono in una fragorosa risata che termina con un
grido corale: “Viva l’Italia!”
“Dammi retta – esclama lo sconosciuto – qui l’unica soluzione onesta e patriottica è di
lasciarlo affondare questo Paese. Non val proprio la pena di salvarlo.”
“Mi scusi – gli chiede il prete spretato – lei di che Paese è?”
“Di San Marino.”
“A beh, allora!”
LEGAME DA SCRIVERE
Come si fa ad andare avanti così senza un minimo di responsabilità collettiva? Siamo
ancora una nazione o no?
E allora non possiamo tirare avanti da sciammanati senza il minimo di regole. Ora
stiamo campando anzi tirando a campare in una specie di idillio mistico. Ma cosa
succederà appena Ma cosa succederà appena sorgeranno dei problemi. Quando vi
vedrete arrivare delle bande che proprio col pretesto di mettere un po’ d’ordine ci
incastrano di prepotenza dentro le loro regole, magari a botti in testa”
“Ha ragione – dice un altro – dobbiamo organizzarci se non vogliamo ritrovarci
imburattinati da una massa di soliti furbi e prepotenti.”
“Sì d’accordo ma allora mettiamole giù subito ‘ste regole.”
“Scusate, ma non noi abbiamo già una fior di costituzione?! Non ci resta che fare altro
che riproporla e farla rispettare.”
“Un momento: sono d’accordo che si debba ripartire da lì ma attenti che oggi la
situazione è un po’ cambiata. C’è la questione della moneta, tanto per cominciare. Non
si può continuare col baratto… Avete già visto quelli che nello scambio fanno i furbi e
ti strozzano.”
“È vero, ci sono delle situazioni di ricatto, quasi di mafia.”
“Giusto! Bisogna trovare la soluzione.”
“C’è il fatto delle appropriazioni. C’è gente che s’è occupata tre, quattro abitazioni e
poi le subappalta non parliamo poi della questione del mangiare. Sono saltati fuori
nuovi mercanti che sono peggio di quelli di prima! Impongono i prezzi come gli pare.”
Il pubblico interviene coprendosi l’un l’altro con la voce. A ‘sto punto così non si
capisce più una parola.”
“Zitti, per favore! – urla perentorio il maestro. – Ho portato con me il testo della
costituzione. Vorrei che procuraste carta e penna, vi metteste comodi e attenti a prender
nota… vedo che c’è qualche ragazzo col computer: anche voi per favore trascriverete.
(Poi, guardandosi intorno) Il ladro di registrazioni è qua?”
“Sì, sempre presente! E con il mio registratore. Vai tranquillo, maestro, non mi lascerò
sfuggire una parola.”
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“Bravo! Attenti che comincio. Il professore qui, noterete, impugna una mazza. Quando
la batte vuol dire che mi devo interrompere per lasciar intervenire chi ha osservazioni o
varianti da proporre. Allora: la costituzione.
Primo articolo: L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro.”
Botto.
Il professore fa un cenno di accettazione per il primo intervento.
“L’Italia è una Repubblica democratica – ripete un operaio – metterei Deve diventare
una Repubblica democratica perché a mio avviso adesso come adesso non lo è che a
parole.”
Il professore risponde:
“Certo. Mi rivolgo a tutto il pubblico: siete d’accordo che si modifichi con Deve
diventare?”
In coro, tutti rispondono
“Sì, d’accordo!”
Il maestro riprende:
“L’Italia deve diventare una Repubblica veramente democratica, fondata sul lavoro.”
Altro botto, altro intervento.
“Sul lavoro, aggiungerei di tutti. E soprattutto non sullo sfruttamento del lavoro altrui.”
“Detto, accettato, applauso, andiamo avanti! La sovranità appartiene al popolo, che la
esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”
“Fermi tutti: questa della sovranità che appartiene al popolo mi pare un po’ retorica.
Provate ad andare a uno sportello delle poste o delle tasse: vi ritroverete in fila: una
coda infinita, quando poi arrivi all’impiegata o all’impiegato ti dicono che i tuoi
documenti non sono completi e se ti lamenti ti mandano uno della vigilanza che ti porta
fuori di peso.”
“Giusto! È vero!” si grida.
“Non parliamo poi – aggiunge un altro – se ti capita di star male e ti portano
all’ospedale. Se è un giorno dispari ti può anche succedere di rimetterci le penne. Nella
confusione, e soprattutto visto che non hai credenziali speciali, ti ammollano in un
angolo, dimenticato. A uno la settimana scorsa l’hanno ritrovato in un boschetto nei
pressi del pronto-soccorso sulla sua sedia a rotelle, morto da venti giorni, scoperto da
un cane che abbaiava come un forsennato. E questo doveva essere uno del popolo
sovrano.”
E una donna aggiunge: “Lo stesso ti può capitare se ti viene prescritto un esame
particolare, che so una tak o una risonanza magnetica. Hai soldi in contati, sei coperto
dall’’assicurazione? No? Attendere prego. A uno gli hanno accordato l’esame speciale
fra sette mesi. Ed era stato fortunato! Quando è arrivato il suo turno lui era già secco da
un mese, morto e seppellito. E voi direste ancora che quel cittadino, essendo popolo, è
sovrano?”
“E allora cosa proponete!”
“Io direi: Medici, impiegati, ufficiali giudiziari, vigili urbani fate in modo che ognuno
sia rispettato, in quanto parte del popolo sovrano. Ricordate che voi siete al servizio
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dei cittadini. Siete assunti da loro, non dai capiufficio. Non sono solo un paziente, un
utente, un pedone, un solvente, o un mutuato. Loro sono il popolo sovrano.”
“Accettato, scritto. Andiamo avanti: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale.”
“No, no! Un momento, siamo di nuovo alle definizioni retoriche, di grande effetto ma
astratte” si sente gridare.
“Cosa vuol dire pari dignità sociale?”
“Che ad ognuno si deve dimostrare rispetto per la sua persona, indipendentemente dal
suo stato sociale, l’abito che indossa, le credenziali che presenta, gli appoggi di cui
dispone.”
“Ed è forse così? Una legge che viene mai applicata?”
“No, proporrei di toglierla di mezzo.”
“Fermi – interviene il professore – propongo: il cittadino deve battersi con tutta la sua
determinazione perché ognuno goda di una giusta parità sociale.”
“Accettato, proseguiamo!”
“… parità sociale poiché tutti sono uguali davanti alla legge”
“Scusate ma non sta in piedi, questo è uno degli slogan più bugiardi che ci possa capitar
di ascoltare.”
“Vi sembra che il grande imprenditore, che attraverso i suoi avvocati riesce a
corrompere giudici o generali della finanza e al termine del processo viene ritenuto non
giudicabile per il semplice fatto di non essere al corrente dei fatti, goda dello stesso
trattamento di un inquilino il quale si vede buttato letteralmente fuori di casa, poiché il
Comune ha deciso lo sgombero totale del condominio a scopo di restauro e senza buona
uscita deve ritrovarsi da sé un’altra abitazione.”
Viene proposta una grande revisione giudiziaria (giuridica). Qualcuno consiglia di
analizzare le antiche basi del diritto medievale dei comuni (la menzogna, la truffa) e per
giudici e avvocati: il rallentamento colpevole dei processi.
Si racconta l’episodio che vede protagonista Teodorico re (457-526) in rappresentanza
dell’imperatore.
Teodorico sta partendo per la guerra, un’azione di conquista.
Sta uscendo seguito dalle sue truppe dalla porta della città che mena al porto dove -----sulle navi della flotta con uomini, cavalli e carri.
Una donna gli si getta dinanzi ------- con le ginocchia a terra, implorante.
La donna è vedova di un uomo illustre, cristiano cattolico. Ma egualmente il re degli
ariani accetta di ascoltarla.
“Sono la madre di Senicio Autasio, compilatore di Boezio, il filosofo che tu hai
mandato a morte. Allo scopo di saccheggiare i suoi averi, dei lestofanti altolocati hanno
fatto uccidere il mio figliolo. Io li ho denunciati, portati sotto processo. Ma da 15 anni
sto aspettando il verdetto, non si arriva mai al compimento. Ormai ho perso ogni fede
sia nella giustizia che nella potestà che governa questa città.” Teodorico scende da
cavallo, solleva la donna rimasta sempre in ginocchio e la invita a sedere sulla scalinata
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del tempio nuovo di S. Apollinare. “Chi sono i tuoi avvocati? E ricordi anche dei
giudici e dei difensori avversi…” “Sì, di ognuno conosco e ho a memoria nomi e
indirizzi.”
Il re chiama a sé uno scrivano del suo seguito e lo invita a prendere nota di ogni
partecipante alla disputa giudiziaria.
Subito, quasi correndo, avvocati e giudici si precipitano dove il re li ha chiamati.
Il re chiede loro le ragioni di tanti rinvii. Giudici e avvocati di entrambe le parti
rispettivamente elencano le pastoie burocratiche poste soprattutto dalla difesa ma
accettate e condivise anche dai difensori (ACCUSATORI) e dai giudici.
Teodorico taglia corto “Se entro domani mattina non vi presenterete al tribunale col
processo risolto, tutti quanti, giudici e avvocati, compresi i vostri scrivani convenuti
perderete la testa.”.
All’alba si riunisce il dibattimento. In un’ora tutto è risolto. Alla donna vengono
riconosciuti il rimborso delle spese e la restituzione del maltolto e viene stabilita la
pena di morte per i lestofanti che hanno ucciso il figlio della vedova.
Il re Teodorico che è presente al giudizio si leva in piedi soddisfatto: “Ora posso
partire.”. La donna lo abbraccia. Ma ecco che il re si risiede sul suo scranno: “Un
momento. Non è che avete chiuso in fretta e furia questo processo solo per il fatto che
vi avevo minacciato di morte?”. “No – rispondono ossequiosi i giudici e gli avvocati –
la sentenza è del tutto meritata e nelle norme della legge.”. “Volete dire che potevate
risolvere così in fretta anche 15 anni fa? Rispondete con sincerità… anzi, giuratelo.”.
Lo giurano, avrebbero potuto. “Bene! Quindi avete rubato allo Stato e ai vostri clienti
15 anni di tempo e di stipendi! Chiamate il boia e mozzate immediatamente la testa a
tutti quanti! Ora sì, giustizia è fatta.”.
ARRIVATI QUI
Abbiamo assolutamente fretta che si ripristini l’equilibrio atmosferico, tutto ciò che
inquina e quindi rallenta la pulizia dell’aria dev’essere rigorosamente proibito. Anzi no,
basta: proibito proibire. Evitato.
Il Papa rappresenta Cristo ma Cristo non teneva divisa.
Non hanno divisa preti e vescovi, cantori, sacrestani (no, i sacrestani stanno fuori con le
perpetue). A Cristo, hanno tentato di fargliela indossare negli affreschi e nei grandi
dipinti a olio: tunica azzurra, mantello rosso, sandalo ai piedi, come i romani. Ma si
vedeva che quella mise era fasulla.
A proposito, vi siete accorti che il Papa non ha mai parlato dell’emergenza
stratosferica, del surriscaldamento climatico e tanto meno di un prossimo black out del
carburante…?
In verità ha accennato solo alle automobili, seppur di sfuggita… “non posso soffrire
l’auto… quell’inutile -------, quel simbolo di potenza e ricchezza che porta, specie i
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giovani, a scambiare velocità e potenza per valori… che in verità sono indegnità che
portano alla morte.”.
Sì, però del pericolo che il pianeta a un certo punto schiattasse, neanche una parola.
Questo nostro pianeta creato per noi da Dio, noi lo stiamo uccidendo. Noi crediamo di
essere i padroni assoluti, ci sostituiamo a Dio perché possediamo la maggioranza delle
azioni. Ma non è la borsa che preserva e determina l’equilibrio del mondo. Un mondo
nuovo ci ha proposto Gesù, non una chiavica maleodorante, una discarica di
inquinamento e rifiuti tossici. L’avidità del potere assoluto ci sta perdendo, ci è stato
donato un paradiso con uccelli splendenti di colori e pesci, animali, di mille e mille
specie. E noi le stiamo distruggendo una dietro l’altra a migliaia, queste specie.
E alla fine il Santo Padre avrebbe dovuto buttar via la tiara, strapparsi gli abiti di dosso
e rimanere muto (nudo?) come San Francesco nell’atto di donare tutti i suoi beni ai
poveri. Basta con questi paramenti anacronistici, coi rituali pomposi, le sfilate di com----- in velluto rosso, viola, cremisi, vermiglio.
Se per quello anche San Francesco indossava una divisa, o meglio un abito che lo
distinguesse dai normali cittadini. E no, San Francesco indossava l’abito più umile e
comune che si conoscesse, il saio appunto, cioè la veste dei minori (da cui il suo
ordine), la veste comune a tutti i diseredati, dei contadini senza terra. Con quell’abito
addosso egli non si distingueva ma si mescolava alla maggioranza.
Per favore vi dispiacerebbe tornare in argomento? Si stava parlando di come governare
questa prossima nascente società… scampata al diluvio.
Foglio 5
APPUNTI MANOSCRITTI E NUMERATI CON LETTERE 30 GIUGNO 2007 E
PRE (?)
A
Trascorreremo qualche tempo di difficoltà ma più onesto di quanto si possa
immaginare. La totale cessazione di emissioni di anidride carbonica e altri gas
inquinanti (nanoparticelle, polveri sottili, ecc.) determineranno un importante variante
al clima.
L’equilibrio atmosferico. L’arricchimento di ossigeno. Piogge più regolari. Calo dei
grandi caldi. Vedremo cadere piogge in zone dove non pioveva da anni e vedremo
scendere la neve in gran quantità: cime innevate, ghiacciai rinforzati e fiumi rigonfi. Il
ché vuol dire zone desertiche che ritornano verdi. Assisteremo al capovolgersi del
clima e anche delle situazioni. Esodo dall’Europa verso l’Africa.
B
Bisogna sostituire la plastica e anche le fibre sintetiche. Torneremo alla canapa, al mais,
lino, seta, lana e centinaia di fibre tessili tratte da piante.
Una favola esemplare.
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I viaggi di Gulliver.
Scoprirsi gigante.
L’isola volante.
La città dei pazienti e dei dotti.
I cavalli sapienti e parlanti.
Gulliver torna e racconta le sue avventure. Viene incarcerato: la fantasticheria morale è
un delitto verso la società.
La moglie e la sua famiglia non lo accettano.
C
Senza cibo. Esercito inservibile a fini militari. Crisi anche per le forze dell’ordine che
restano appiedate giacché non esistono mezzi di trasporto. Il solo carburante valido e a
disposizione limitata è l’olio di colza (poco inquinante), estratto da fiori e semi di colza
e girasole. Se ne produce da anni in Germania, Austria e negli Stati dell’Est.
I contadini italiani saranno i primi a seminare colza e girasoli: è abbastanza facile
spremerlo e raffinarlo. Tre anni fa i contadini ne produssero a tonnellate con l’idea di
sostituirlo al gasolio. L’olio prodotto da loro era più vantaggioso. Il governo temeva
che quel propellente infastidisse il mercato petrolifero sul quale lo Stato ottiene una
forte tangente (TASSA?) perciò si decise che le aziende produttrici del greggio
avrebbero comperato dai contadini tutta la produzione per poi mischiarla in bassa
percentuale al normale gasolio (ogni 9 barili di gasolio, uno di colza).
I contadini di Francia che già avevano in progetto di produrne il quadruplo accettarono
di limitarsi a quell’unico barile in cambio di agevolazioni sulle tassazioni.
In Italia possediamo territori immensi adattissimi a quella coltura: magri e collinari,
non adatti ad altra coltivazione.
Terreni aridi, poveri d’acqua.
Lazio, Basilicata, Campania, Sicilia, Calabria, Umbria, Romagna inferiore, Appennini,
Molise, Marche, Abruzzo.
Queste coltivazioni potrebbero assorbire un gran numero di mano d’opera.
D
All’istante si ribalta tutta la sfera sociale. Chi ha un mestiere utile alla società monta
all’apice: sei maniscalco, sai fondere metalli, adoperare la cazzuola, muovere un telaio,
tagliare abiti, saldar tubi… monti sempre più in alto… sei indispensabile.
Se sei un affarista imprenditore bancario faccendiere non servi: precipiti sempre più in
basso.
“Prendi ‘sta pala e scava.”.
Sorgeranno fornaci come funghi, quelle per cuocere laterizi, mattoni. S’apriranno cave
di calce. Sorgeranno mulini ad acqua e a vento. Torri eoliche come funghi. Guai a chi
insozzerà l’acqua di canali e fiumi. Si ripristineranno gli antichi pozzi per la
fermentazione delle feci. Basta con le cloache a cielo aperto! E l’immondizia: non se ne
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produrrà più. Non ci saranno avanzi, si mangia tutto. E gli scarti saranno subito riciclati
in loco come concime.
Ma è semplice: l’eterno problema di produzione, costo, ricavo che è determinato dal
prezzo e dal guadagno che offre il petrolio. Lo sapete che all’origine un barile di
greggio costa meno di un barile d’acqua?! Niente al mondo produce vantaggio come il
petrolio. Finché l’umanità resiste a respirare e vivere sotto la cappa inquinata noi siamo
a cavallo! Non c’è niente che possa farci desistere dal continuare a produrre petrolio e
macchine che lo utilizzano all’infinito.”
“E no! – diciamo noi – non all’infinito, ma finché la terra non dice basta io scoppio!!!
Quindi ammettete che non vi siete preparati! E la beffa maggiore è scoprire che il
mezzo per bloccare il disastro ci sarebbe, è a disposizione, ma non si è assolutamente
pensato a realizzarlo.
Ci ritroviamo affogati da milioni di macchine che producono miliardi di metri cubi di
gas tossici, montagne di rifiuti comuni e industriali, e veniamo a scoprire che i grandi
Paesi all’avanguardia della produzione non hanno progetti risolutivi a breve termine.
Tranquillamente gli Stati Uniti ammettono che sono in grave ritardo per trasformare la
gran massa di mezzi di trasporto e che cambiare motori e propellenti imporrà almeno
mezzo secolo. Così lo stesso discorso vale per il Paesi europei. I grandi Paesi orientali a
cominciare dalla Cina non hanno un programma, l’unico assillo è per loro quello di
raggiungere e superare l’economia dei cosiddetti Paesi del primo mondo, number one!
PEZZI TAGLIATI DA REINSERIRE
L’acqua tornerà a scendere in forma di pioggia e di neve sulle pianure e sui monti. Le
vallate saranno solcate da fiumi puliti e potabili come lo erano secoli fa.
Cos’è? Come si chiama questo miracolo???
Ma state tranquilli – ci rassicurano i manager associati e i politici – non siamo
incoscienti come diamo a sembrare, anche noi vogliamo vivere, o sopravvivere come
voi e a questo proposito abbiamo già un programma, abbiamo già dato un segnale al
mondo intero: per una notte abbiamo spento le luci dei più importanti monumenti del
mondo, la Torre Eiffel, la grande porta di Brandeburgo, il Big Ban di Londra, centinaia
di immensi grattacieli negli Stati Uniti e in Giappone. Un messaggio luminoso che ha
prodotto grande emozione, si cambia il mondo!”
“Ma a parte l’effetto scenico-virtuale, in concreto… qual è il vostro progetto?”
“Stupendo! Ma – chiediamo noi – come mai non se ne vede in giro che qualche
prototipo per di più costruito artigianalmente?? Quale ragione vi ha impedito di
realizzarne in massa?”
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APPUNTI
Appunti da Roma:
Gli scienziati ottimisti pensano che l’aut-aut del petrolio, cioè l’anno in cui le riserve
naturali del greggio petrolifero inizieranno a scendere verso lo zero assoluto, sarà il
2015, i pessimisti il 2013. Ma entrambi sono convinti che fra soli tre anni il prezzo del
petrolio avrà punte di crescita notevoli nel prezzo al barile, fino al raddoppio.
Quell’eccessivo rialzo causerà una crisi industriale e agricola incolmabile in tutto il
pianeta. Infatti, com’è logico, l’ammontare dei prezzi di produzione sarà il primo dei
contraccolpi, seguito da impossibilità di produrre energia elettrica e quindi verrà reso
difficile il traffico ferroviario, quello cittadino, specie il tranviario, in crisi
l’illuminazione delle abitazioni e nelle strutture pubbliche. Perfino Paesi come la
Francia che oggi si avvalgono di impianti atomici per produrre energia elettrica
andranno in crisi. Non bisogna dimenticare che in Francia si muovono per le strade più
di 25 milioni di macchine a propellente proveniente dal petrolio. L’Italia si trova nella
stessa situazione e in più non si avvale del nucleare. Qualche folle propone: torniamo
all’energia atomica, anzi raddoppiamo il numero di centrali rispetto a quelle in funzione
in Francia. Val la pena di ricordare che nel nostro Paese stiamo ancora cercando il
modo di smaltire i rifiuti tossici prodotti con le nostre poche turbine nucleari più di
trent’anni fa e che stiamo ancora smontando e abbattendo le centrali dimesse… Ancora,
che quel liberarci costerà più di 4 miliardi di euro.
Come raccontava un altro film documentario impostato su inchieste rigorosamente
scientifiche, operai e studenti che tirano già la vita non potranno più avvalersi di auto
proprie, causa appunto il prezzo esorbitante della benzina e del gasolio.
Non avendo soprattutto i governi pensato a incentivare una produzione alternativa di
propellenti di origine non fossile, come l’olio di colza o di girasole, l’alcool di canna da
zucchero, l’utilizzazione di motori ad aria compressa e a idrogeno, ecco che tutta la
popolazione attiva si troverà bloccata e costretta all’inattività. Si fermeranno piccole e
grandi fabbriche, molti studenti pendolari non potranno accedere alle loro università,
così gli impiegati provenienti dalle periferie delle metropoli e anche da borghi esterni ai
centri commerciali di città di media grandezza. Ma egualmente sarà colpita la
produzione agricola: ormai l’agricoltura è quasi interamente meccanizzata, a
cominciare dal dissodare il terreno alla concimazione, alla semina, per non parlare del
raccolto e del trasporto in silos o magazzini frigorifero.
Sicuro! Non bisogna dimenticare che l’elettricità che si consuma per preservare frutta e
verdura solo nel nord Italia equivale a quella consumata per illuminare grandi città.
Insomma, non siamo dei fanatici portatori di cattive notizie, queste sono prospettive
previste anche dal consiglio superiore del Pentagono e che hanno mandato in crisi
totale anche Bush, che con quella velocità e acutezza d’ingegno di cui è in possesso
pare abbia esclamato: “Ma se è così è grave! E me lo venite a dire solo adesso?! Per
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quale ragione m’avete fatto licenziare dai centri di ricerca per tappar loro la bocca tutti
quei professori che da dieci anni e più andavano dicendo le stesse cose?”
“Purtroppo – gli rispondono i suoi consiglieri militari, i petrolieri amici del padre,
Presidente Bush senior – ci hanno mentito. Ci hanno sempre assicurato che le scorte di
petrolio erano abbondanti… infinite… e che vantaggio ne aveva per evitare che stati e
governi e industrie abbandonassero all’istante di privilegiare i motori a scoppio e diesel
per buttarsi verso la creazione di altri mezzi di locomozione!?”
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