Il Conte Giorgio Giulini

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Il Conte Giorgio Giulini
Il Conte
Giorgio Giulini
nel Terzo Centenario della Nascita
27 luglio 1714 - 2014
Vita e Opere
Conte Giorgio Giulini
Il 27 luglio 1714, nella casa dei Giulini a Milano in contrada S. Nazzaro alla Pietrasanta, veniva alla
luce un bambino, la cui nascita era così registrata nel "Libro dei Battesimi" della chiesa arcipretrale
di S. Tomaso in Terramara.
Millesettecentoquattordici al dì 5 del mese di agosto, Giorgio Maria Lorenzo Gasparre Melchior
Baldassar Ottavio figlio dell'Ill. Sig. Giuseppe Giulini e Sig.ra Donna Angiola Sadarini, nato il giorno
ventisette del mese di luglio, ora scorso verso la sera, è stato battezzato da me il suddetto giorno quinto di
agosto, padrino l'Ill. S. D. Giorgio Giulino Reg. Ducal Senatore e padre del suddetto S. Don Giuseppe tutti
di questa nostra parrocchia.
D. Bizozerus Praep. S. Thomae
Il futuro istoriografo milanese era figlio di quel Conte Giuseppe che dal 1723 al 1735 fu pubblico
lettore di Diritto all'Università di Pavia, e la madre Donna Angela Sadarini che, rimasta vedova
ancora giovane dal patrizio Novarese conte Diego Gera, si risposò nel 1713 col conte Giuseppe.
Giorgio ebbe come padrino di battesimo il nonno Giorgio, che all'epoca occupava l'ufficio di
Regio Ducal Senatore.
Partendo dalle primitive sedi di Zulino o Giulino in Tremezzina e di Sorico, i Giulini si trasferirono
inizialmente a Como e successivamente, nel 1641 a Milano, dove
ottengono la cittadinanza nel 1647.
È col conte senatore Giorgio che la famiglia può dirsi ormai
definitivamente stabilita nella metropoli Lombarda, è egli che
edifica quasi dalle fondamenta la casa in contrada di S. Nazzaro
alla Pietrasanta, restaura la villa S. Martino presso Arcore (attuale
residenza di Silvio Berlusconi) e dà inizio alla pregevole raccolta
d'antichità, che dovranno fornire materiale prezioso di studio al futuro
istoriografo. Dei suoi figli il primogenito, conte Giuseppe, fu pure
dottore collegiato di Como, sostenne l'ufficio di Vicario Pretorio di
Pavia, Podestà di Varese e di Pubblico Lettore all'Università di Pavia,
e, come il padre e gli zii, coltivò buoni studi.
Da lui nasceva il 27 luglio 1714 il nostro Giorgio, che tanto
egregiamente doveva illustrare le patrie antichità.
Conte Giorgio Giulini,
Dall'unione del Conte Giuseppe Giulini con Donna Angela
Regio Ducal Senatore,
Sadarini oltre al primogenito Giorgio si ebbero altri figli: Faustino
nonno dell'istoriografo milanese.
(1716-1759) canonico alla basilica di S. Nazzaro, Ottavio (17171791 priore del Monte di Pietà, Diego (1724-1729) morto in tenera età, Laura (1723 morì di parto
il 25 ottobre 1747).
Giorgio compì sotto la guida dell'avo, pure lui cultore dei buoni studi, e del padre, i primi corsi
nelle scuole dei Gesuiti con tanto profitto e celerità che, poco più che diciassettenne, conseguiva la
laurea in ambo le leggi presso l'Università di Pavia (diploma di laurea datato 10 gennaio 1732).
Il conte Giulini, in un suo libro di memorie, ricorda i nomi degli illustri docenti di quei tempi
come: Angelo Teodoro Villa, colto ingegno, poeta elegante, dotto ellenista, conoscitore profondo,
Agostino Neuroni, cappuccino e poi vescovo di Como, Angelo Mazzoleni, Gerolamo Tagliazucchi.
E non minor cura si ebbe nella scelta dei maestri, che dovevano iniziare e perfezionare all'arte
musicale, di cui il giovane cavaliere sarebbe poi diventato appassionato e valente cultore. Carlo Zuccari
riog
Conte Giuseppe Giulini, padre dell'isto
rafo.
Contessa Angela Giulini Sadarini, mad
re.
noto musicista gli insegnava violino, Giuseppe Sammartini gli impartiva lezione di istrumenti a fiato,
di clavicembalo e di saltiero, Carlo Borroni e Antonio Antoniani abili istrumentisti.
Giorgio Giulini era modesto e affabile con tutti, ossequiente verso i genitori, dotato di una verace
e soda pietà. D'indole ilare e faceta, i gravi studi, le caritatevoli occupazioni associava ai lieti giovanili
convegni, non disdegnava nel periodo del carnevale di partecipare alle mascherate, componendo
poesie e quadri simbolici, ai quali i suoi versi si adattassero.
Intelligentissimo di musica assisteva spesso ai concerti, interveniva alle serate in casa Agnesi, nella
quale si davano convegno numerosi letterati e personaggi di Milano e fuori, frequentava il teatro,
dove il giudizio suo era assai apprezzato. In questo primo periodo della sua vita il conte Giorgio si
occupa più di tutto di musica, di poesia, di drammatica, ne fa fede la corrispondenza in cui gli viene
fatta richiesta di composizioni musicali, le quali vengono eseguite
con tale successo, che in una lettera a lui indirizzata da Siena si
diceva che esse hanno avuto una tal voga... che non si può andare ad
una funzione che non si senta a replicarne una o due volte.
E da Siena Jacopo Angelo Nelli, autore drammatico, che col
Gigli e col Fagiuoli andavano all'ora per la maggiore gli inviava le
sue commedie, che venivano rappresentate con quelle scritte dal
nostro Giulini nel teatrino della villa di Boffalora.
La Villa, già dei novaresi conti Gera, era passata in proprietà
alla contessa Angela Sadarini che aveva sposato in prime nozze il
conte Diego Gera.; fu soggetta a occupazioni e danneggiamenti,
come quelli avvenuti nel 1796, quando l'esercito Austriaco con il
generale Colli, abbandonando il Piemonte e il Novarese, occupò
la villa per la sua posizione strategica, che situata su di un poggio
dominava la valle del Ticino, dall'ora in poi ha subito incalcolabili
danni e fu disertata dai proprietari, e dopo che fu usata come
e.
caserma e ospedale fu dai Giulini alienata.
Giorgio Giulini, ritratto in età giovanil
Conte Giorgio Giulini, istoriografo milanese.
Contessa Virginia Giulini, moglie dell'istoriografo.
Nella villa di Boffalora dove, con ottimo successo, si rappresentavano da alcuni dilettanti le
migliori commedie d'Italia convenivano le più distinte personalità, liete di godere la larga ospitalità
offertavi, così che parecchi anni dopo Alessandro Verri scrivendo da Parigi al fratello Pietro gli diiceva:
è dolcissimo per me trasportarmi col pensiero a Boffalora. È certo che nella villa di Boffalora si doveva
eseguire buona musica, se le sorelle Agnesi e particolarmente la sorella minore, Teresa, dotata di
attitudine musicale non comune, intervenivano da una loro vicina villeggiatura ai lieti convegni, nei
quali non meno si distinguevano due fratelli
minori del Giulini ed in spezialità Laura, sua
sorella, che data la dolcissima voce e maestra
nel porgere, formava la prima delizia di quei
divertimenti.
Il conte Giorgio prendeva parte a quei
divertimenti come autore di drammi e di
commedie, come attore e come esecutore
di musica sua e di altri. Ma ben presto le
geniali accademie di Boffalora dovevano aver
termine; nel 1745 i franco-ispani, ponendo
La Villa Giulini a Boffalora Ticino nel 1796
i loro accampamenti presso Casale le avevano
fatte sospendere e l'anno seguente un lieto avvenimento famigliare toglieva il miglior ornamento
alle minuscole scene della villa; il 12 ottobre 1746 nell'oratorio domestico don Faustino Giulini,
canonico della basilica di S. Nazzaro in Milano, alla presenza dei cugini marchese don Giuseppe
e marchese Camillo d'Adda celebrava le nozze della sorella Laura col conte don Anna Giuseppe
Tornielli Boniperti di Lozzolo. Ma il 25 ottobre dell'anno successivo la vita rigogliosa e fiorente della
novella sposa si troncava tra i dolori di prima maternità, immergendo nel più vivo cordoglio il marito,
i genitori, i fratelli, e più di ogni altro il nostro Giorgio, che alla estinta si sentiva legato, oltre che ai
vincoli del sangue, da tanta affinità spirituale. Questa perdita, per lui dolorosissima, gli tolse quel brio
e quella giovialità, che erano stati la caratteristica di questo primo periodo della sua vita.
Varcata la trentina, sentiva ormai il bisogno di crearsi una famiglia propria e di trovare nuovi affetti,
che lo compensassero di quelli perduti. La scelta della giovane donna, che gli doveva essere affettuosa e
devota compagna anche nei giorni più desolati della sua esistenza non poteva essere più degna, Virginia
Moriggia, pronipote del cardinal Giacomo Antonio, arcivescovo di Firenze e quindi vescovo di Pavia,
apparteneva all'antichissima famiglia milanese degli storici Bonincontro che avevano i domini feudali a
Ogebbio nella Valtravaglia, e gareggiavano in potenza con i Borromei.
Il 14 ottobre 1748 nella colleggiata di S. Stefano furono celebrate le nozze per le quali venivano
spese in gioie, mobili, carrozze, addobbi d'appartamenti ed altro, più di cento mila lire, somma davvero
importante per quei tempi, e che resta ad attestare quanto venisse ritenuto cospicuo quel parentado.
Gli sposi, dopo la solenne cerimonia nuziale, si portarono alla villa di Boffalora, ove era imbandita
una mensa incantata, che fu la meraviglia d'infiniti magnanimi signori convitati e che di poi essi partirono
per un lungo viaggio per acqua e per terra. Il 17 luglio 1749 la nascita di un bambino veniva a rallegrare il
nostro Giulini, che al figlioletto gli imponeva il nome di Giuseppe
(ma moriva in tenera età nel 1756) a ricordo dell'avo paterno.
Nel 1750 venne ammesso al patriziato milanese.
Nel 1756 altri due gravi lutti colpiscono il Giulini, la morte
prematura del figlio Giuseppe e la morte del padre.
Questi tragici eventi, e preso ormai dai nuovi doveri imposti
dalla famiglia e dall'inclinazione delle discipline archeologiche,
che si era venuta a determinando in lui sotto l'influsso dell'esempio del padre e dell'avo, abbandonava le liete e spensierate brigate,
i geniali convegni, dei belli anni della prima gioventù e si avviava
a diventare il ricercatore infaticabile e l'acuto investigatore delle
antichità milanesi, alle quali è principalmente legato il suo nome.
Nel giugno del 1758 al Governo della Lombardia Austriaca
era stato inviato a Milano il conte Carlo Firmian. Il Firmian che
amava avvicinare persone colte era fra i frequentatori dei convegni
musicali che si tenevano nelle case aristocratiche Milanesi, ed
in uno di questi intrattenimenti musicali incontra e conosce il
Giulini, i quali avendo gli stessi interessi culturali stringono amicizia; il Giulini inizia a frequentare casa
Firmian e fu in occasione di uno di questi incontri che questi gli prospetta di dedicarsi alle ricerche sui
monumenti di Milano per scriverne la sua storia.
Il Giulini che era attratto dagli studi e ricerche sulle antichità storiche, ritiene la richiesta interessante
e si dedica a un faticoso lavoro di ricerca, raccogliendo dalle iscrizioni sulle medaglie, sui marmi, e
negli archivi pubblici e privati, quanto la storia e il governo e la descrizione di Milano ne riguardava.
Il lavoro era davvero immane e Lui stesso lo dice nella prefazione delle sue Memorie spettanti la storia,
al governo ed alla descrizione della città e della campagna di Milano nei secoli bassi quando parla delle
difficoltà incontrate nel raccogliere e visionare notizie e documenti storici che intercorrono dall'VIII
al XIV secolo, perchè afferma ...ci restano memorie non poche di quegli anni in alcuni edifici e sculture e
mosaici e iscrizioni, in qualche rozzo autore contemporaneo e in parecchie pergamene, ma bisogna con gran
fatica ricercarle e con molta maggiore esaminarle per ricavarne le occulte verità, come appunto si fa da chi
brama di aver puro oro, che talora traluce tra le arene dei fiumi...
Si dedicò non risparmiando tempo e denaro per raccogliere il materiale che serviva alla stesura
dell'opera, e nel gennaio del 1760 il Giulini prendeva accordi con Gianbattista Bianchi, stampatore e
libraio in Milano, per la stampa della prima parte dell'opera ...Il Bianchi si obbligava a stampare, entro il
mese di giugno dello stesso anno, settecentocinquanta copie in carattere nuovo 4° grande e su carta distinta
dovendo aver presente, lo stampatore, che il libro deve presentarsi a Sovrani.
Dietro il corrispettivo di lire trenta milanesi per ogni foglio stampato, restando però a carico dell'autore
la spesa delle incisioni inserite a titolo illustrativo... Nel termine fissato venne stampato il primo volume
delle Memorie, che il Giulini, con atto di figliale devozione si affretta a inviare all'amata genitrice
e all'amico Imbonati. Questo primo volume portava sul frontespizio il ritratto dell'arciduca Pietro
Leopoldo, che doveva fra poco trasferirsi a Milano come governatore, unitamente a Maria Beatrice
d'Este destinatagli in isposa: all'arciduca, in data 4 marzo, il Giulini dedicava l'opera che usciva col
titolo seguente: Memorie spettanti alla storia, al governo ed alla descrizione della città e della campagna
di Milano ne' secoli bassi raccolte e esaminate dal conte Giorgio Giulini e dedicate all'Altezza Reale
dell'Accademia Pietro Leopoldo nato principe d'Ungheria e Boemia.
Nella prefazione il Giulini espone i propositi suoi e i limiti fissati dell'opera, che dovrà abbracciare
il periodo storico compreso fra Carlo Magno e l'inizio del dominio Visconteo per lo spazio di ben
cinque secoli, e non doveva essere un confuso ammasso di cose, come la fortuna o pur la disgrazia le ha
collocate, ma un'ordinata adunanza di notizie disposte coll'ordine della cronologia in guisa che formino
una specie di annali. Accennato alle difficoltà e ai disagi incontrati nel penetrare negli archivi pubblici e
privati, taluni in deplorevole disordine, altri resi meno accessibili dalla gelosa custodia di chi li guardava,
esprimendo il timore che lo si accusasse di perdere troppo tempo a ricerche di scarsa importanza.
Quest'opera del Giulini fu accolta dagli studiosi con molta lode, fra questi l'amico Isidoro Bianchi,
L. A. Ferrari e Pietro Verri che nella prefazione alla sua "Storia di Milano" così si esprimeva:
Una singolar menzione d'onore, merita da ogni buon cittadino, e da me particolarmente, il sig. conte
Giorgio Giulini, uomo che ha consacrata e logorata la sua vita per dar luce a
sei dei più tenebrosi secoli della nostra istoria con un'ostinata fatica di molti
anni e tale che, superando le sue forze fisiche lo ha ridotto a languire più mesi,
indi a terminare i suoi giorni. Chiunque prenderà nelle mani la voluminosa
opera di quel benemerito cavaliere non potrà giudicare con equità se prima
non distingua l'antiquario dallo storico: il primo cerca di sviluppare la
verità di tutti gli antichi fatti, e non ne omette alcuno, quant'abbia soltanto
la probabilità che abbia un giorno servire a una privata famiglia, e dispone
in ordine un vastissimo magazzino di memorie; il secondo trasceglie dalla
serie dei fatti antichi i soli importanti e caratteristici, li colloca e li presenta
quindi al lettore, un seguito di pitture atte a stamparsi facilmente nella
memoria.
Il conte Giulini non ha pensato mai di pubblicare la storia di Milano:
Arciduca Pietro Leopoldo
egli a pubblicato tutte le memorie opportune a servire la storia ed io credo
che l'antica stima che ebbi per lui, per la bontà del suo carattere, non mi sembra posto se dica che in
quell'opera si ammira la sagacità e la giustezza della sua mente nell'esatta sua critica, la quale se talvolta
sembra venir meno, ciò è di rado, e se ne vede facilmente la ragione. A breve distanza del primo volume o
parte prima, ne seguiranno gli altri, e in una lettera in data 24 aprile 1765 il conte Giulini scrivendo
a Vienna al referendario abate Giusto, affermava che l'opera sua in pochi mesi sarà del tutto compita
avendosi già sotto il torchio l'ultimo tomo.
La Gazzetta di Lugano nel suo numero del 18 novembre annunciava la comparsa della nona parte
delle Memorie con queste parole: Questo tomo è per così dire un supplemento degli altri otto tomi già
prodotti, e sempre più dimostra la somma diligenza e la vasta erudizione dell'inclito suo Autore, il quale
non ha risparmiato attenzioni e fatiche e cure per rendere più perfetta e completa la storia di Milano nei
secoli bassi, che vuol dire nei secoli più tenebrosi, che egli tanto ha rischiarito ed illustrato e dello stesso
parere è il Lami.
Il Consiglio Generale nell'adunaza del 26 agosto 1767 lo nominava Istoriografo della città con
questa espressione: Il Consiglio Generale vi ha con acclamazione e con giubilo nominato Istoriografo
della città di Milano e sarà mio pensiero di farvi avere la patente opportuna concepita nei termini che vi
faranno comprendere la stima del Consiglio Generale per voi. Nell'anno seguente Maria Teresa d'Austria
gli concedeva il feudo di Vialba e Villapizzone.
La salute del Giulini aveva in questi tempi ricevuta la prima scossa in seguito alla fatica incontrata
per la pubblicazione delle Memorie e ciò spiega il ritardo frapposto nel prendere possesso del feudo
conferitogli. Solo il 7 giugno 1769 in unione al conte Luca Pertusati delegato del Magistrato
Commerciale dello Stato di Milano, a don Giuseppe Casati Re d'Armi, al notaio Camerale Casanova,
si portava a Villapizzone, luogo posto vicino alla città. Sulla pubblica piazza, convocati dall'ostiario del
Magistrato Camerale a suono di campana gli uomini delle due terre (Vialba
e Villapizzone), componenti il feudo, il conte Pertusati dava possesso del
fondo stesso al nuovo investito, il quale riceve l'omaggio dei convenuti, che
giuravane fedeltà a lui ed ai suoi successori.
Le fatiche sostenute nel condurre a termine un'opera cotanto poderosa,
alla quale si erano aggiunte quelle incontrate col disimpegno dei pubblici
uffici, avevano stremato assai le forze del Giulini. Egli pur immerso
nelle più minute e laboriose immagini storiche, non aveva dimenticato
i doveri di buon cittadino: ammesso con la famiglia nel 1750 agli onori
del patriziato milanese, era stato poi chiamato a far parte del Tribunale
di Provvisione, del Capitolo del Monte di Pietà, ed a coprire l'Ufficio di
Priore dell'Ospedale Maggiore ben tre volte, nel 1754, 1765, 1775. Non
deve arrecare meraviglia se la fibra sua ne sia uscita fiaccata: nel maggio del
1774 un primo colpo apoplettico giungeva ad ammonirlo.
Le cure dei medici, l'abbandono di ogni occupazione intellettuale e l'aria
salubre della campagna, gli ridonarono la salute perduta. Fatto ritorno in
città, si mise a continuare le Memorie col quarto tomo, che lasciò poi incompleto.
Ma il Pietro Verri, che gli era devoto amico, lo ammoniva: Abbandonate i severi studi, ripigliate con
l'ozio le forze, conservate una vita preziosa alla vostra famiglia, ai vostri amici, alla patria alla quale date
tanto lustro e onore, ma il Giulini da studioso qual'era non diede retta e nel 1777 il male, che già lo
aveva colpito nel 1774 venne ad assalirlo nuovamente privandolo dalla facoltà per ben tre anni; in tale
miserabile condizione, meno grave dall'assistenza assidua ed amorosa della moglie sua, che giorno e
notte non l'abbandonava mai e che per tutto il tempo della lunga
malattia non mise quasi piede fuori di casa, dirigendo con molta
prudenza i domestici affari.
Il 24 dicembre 1780 fu preso da un nuovo e più acuto accesso,
che lo privò della voce e dei sensi. Giulini, che da uomo pio si
era ben preparato al passo estremo, spirava il giorno 25 dicembre
attorniato dai suoi cari.
La salma fu sepolta nell'avello gentilizio, posto nella chiesa di S.
Tomaso in Terramara il giorno 27 dicembre 1780. Successivamente,
a seguito di restauri alla chiesa, latomba fu traslata nella villa della
famiglia ad Arcore.
Cenni sulla vita postuma
L'amico Pietro Verri, con dolore e amarezza già constatava che nessuna memoria era stata eretta per
pubblico decreto al laborioso e benemerito conte Giorgio Giulini il quale era venuto a "morire senza alcun
pubblico onore" ed in una mozione alla Municipalità di Milano inculcava il dovere di commemorare
con un monumento la memoria di lui. Nel 1834 il barone Custodi chiedeva al conte Giorgio Giulini
(figlio) notizie e documenti relativi all'avo suo perchè gli potevano servire per una biografia del
medesimo, che intendeva pubblicare, unitamente a quelle di altri illustri italiani, e nel 1847 veniva
appoggiato al voto del Verri, erigendosi al Giulini, per pubblica sottoscrizione, sotto gli auspici del
conte Vitaliano Borromeo un busto nel palazzo Brera, il Pantheon Lombardo, dice la circolare
all'ora diramata già ricco di splendidi monumenti eretti dalla riconoscente insubria ad illustri suoi figli.
Nel 1864 Massimo Fabi a richiesta dell'editore milanese Francesco Colombo metteva mano alla
ristampa delle Memorie alla quale fece precedere notizie biografiche dell'autore ad una "Introduzione
Storica" ricordando che:
"...Nel periodo di mezzo fra gli antichi e i moderni oltre al Grazioli, al Sormani, al Sassi, all'Allegranza,
si distingue il conte Giorgio Giulini, che con istancabile fatica logorò la propria esistenza non solo
ad estrarre quanto di vero e di utile contenevano le opere degli storici suoi predecessori, ma eziandio,
interrogando monumenti, consultando tradizioni, svolgendo pergamene, onde ricavarne un pensiero,
un fatto, una comprova. Con tale corredo di cognizioni e studi, prese a compilare le sue Memorie, nelle
quali si ammira la sua sagacità e la giustezza della sua mente e dell'esatta sua critica, nel discernere il
vero dal falso: non mal si appone chi asserisce non esservi in Italia opera che eguagli la sua.
Ho pertanto divisato di riprodurre le Memorie, sembrandomi cosa utilissima a' di nostri, in cui la
sola edizione che ne esiste, addiviene sempre più ricercata e rara. Oltre che presso gli amatori delle
patrie cose sentesi il bisogno di possederne una più economica, bisogno che venne pur manifestato
da parecchi associati alla nostra Biblioteca Storica Italiana e da altri ancora.
La ristampa di quest'opera sarà scrupolosamente eseguita sull'edizione originale, come pure la
riproduzione delle Tavole, Monete, Stemmi, Carte geografiche, ecc.
Verrà inoltre corredata di un Indice ragionato di tutta l'opera, cotanto neccessario in simile lavoro;
ed altresì di documenti inediti, dalla vita dell'autore e di varie note ed illustrazioni indispensabili,
stante il periodo di tempo trascorso dalla pubblicazione di queste Memorie fino a noi, giacchè non
pochi monumenti che il Giulini ricorda sono o trasformati o dispersi oggidì. Parve poi conveniente
all'Editore preferire il formato in ottavo al sedicesimo, perchè l'edizione riuscirà più economica e di
maggior lusso. Inoltre essendo l'opera alquanto voluminosa, e abbisognandovi molte Tavole, queste
risulteranno meglio eseguite che altrimenti..."
Senatore del Regno
di Sardegna e primo
Presidente della Provincia
di Milano nel 1860
sposa
Giulia Carcano
di Don Francesco
Conte Cesare
Capo squadrone 3°
Reggimento italiano
cacciatori a cavallo,
muore nella campagna
di Russia del 1812
Antonio
Giuseppe
sposa
Giov. Battista
Camozzi Vertova
ultima proprietaria di
Villa Giulini
Boffalora Ticino
ultima proprietaria di
Villa San Martino
Arcore
Giovanna
Giulia
Rinaldo
Ottavio
Giuseppe
sposa
Giuseppa Padulli
di Don Giulio
Maddalena
Paolo
Cesare
Paolo
sposa
Maria Broglia
Ippolita
Luigi
Ingegnere
Carla
Luisa
Alessandro
nel 1914 celebra il
BICENTENARIO
del Conte Giorgio
GIULINI
sposa
Maria Salazar del
Conte Alessandro
Giorgio
Antonio
sposa
Don Gio Angelo
DELLA PORTA
Isabella
Ufficiale di
Fanteria
Paola
sposa
Alessandro Mapelli
di Bergamo
sposa
Giacomo Brusa
di Brescia
Virginia
Giulio Cesare
Giuseppina Angela
Luigia
Benigno
sposa
conte Anna-Giuseppe
Tornielli Boniperti
Laura
I° nozze - Maria Mariano
II° nozze - Carolina Bergamini
vedova Crespi
Laura
monaca
sposa
Giuseppa Besozzi
del conte Alessandro
sposa
Luigi Teguini
di Bergamo
Beatrice
monaca
sposa
sposa
Alessandro Rivolta Beretta della Torre
di Bergamo
di Pavia
Giulia
Diego
Faustino
entra nell’ordine dei
Capuccini e prende il
nome di Carlo Filippo
morto in tenera età
Antonia
Giuseppina
sposa
Leopolda del Carretto
Conte Benigno
sposa
Giuseppa Caimi
di Ignazio
Giorgio
(1757 - 1811)
Luigia Frisani
Don Giuseppe
Giovanna
morta in tenera età
Beatrice
sposa
Giuseppe Ciar
Carolina
sposa
Bassi
Maria
Alessandro
sposa
Gaetano
Castiglioni
Carolina
Cesare
(1813 - 1837)
Anna
sposa
Camillo Casati
di Don Gaspare
Anna
sposa
Beatrice Barbiano
di Belgioioso
del Principe Rinaldo
Faustino
Giovanni
diventa Abate
eletto canonico
(Milano 1714 - 1780)
Priore del Monte
di San Nazzaro e Canonico
sposa
di Pietà
Cont.sa Virginia Moriggia Ordinario della Metropolitana
Conte GiorGio Giulini
Villa Giulini
morto in tenera età morto in tenera età
Conte Giovanni Giorgio
aggiunse il cognome
dell’estinta famiglia Della Porta al proprio,
dando origine al ramo
GIULINI - DELLA PORTA
(1753 - 1820)
Cont.sa Anna
Dal Verme
Conte Cesare
GIULINI - DELLA PORTA
GIULINI
sposa
Angela Sadarini
vedova Gera
Conte Giuseppe Giulini
Regio Ducal Senatore
Conte GiorGio Giulini
Frontespizio prima edizione del 1760 stampata da Gianbattista Bianchi, stampatore e libraio in Milano
PIANO dell'OPERA del CONTE GIORGIO GIULINI
I
dal 773 al 877 + capitolo di Registro delle carte
II
dal 883 al 992 + capitolo di Registro delle carte
III
dal 1001 al 1046 + capitolo di Registro delle carte
IV
dal 1056 al 1102 + capitolo di Registro delle carte
V
dal 1107 al 1148 + capitolo di Registro delle carte
VI
dal 1153 al 1171 + capitolo di Registro delle carte
VII dal 1183 al 1234 + capitolo di Registro delle carte
VIII dal 1241 al 1311 + capitolo di Registro delle carte
IX
Aggiunte e correzioni, due carte una della città,
l'altra della campagna Milanese nei secoli bassi,
colle dichiarazioni che ho creduto opportune.
Diversi cataloghi.
Indice geneale di ciò che nell'opera contiene.
Poi si aggiungono i Vol. X, XI, XII dal titolo:
"Continuazione delle Memorie Spettanti alla Storia,
al Governo, ed alla Descrizione della Città, e della
Campagna di Milano ne' Secoli Bassi" dal 1311 al 1447
Edizione del 1854
a cura di Massimo Fabi stampata
nel formato in ottavo.
Dedicata al figlio dell'Istoriografo,
Conte CESARE GIULINI
DELLA PORTA
Il Conte Giulini Letterato
1741
1751
1754
1756
1757
1758
1751 - 1760
1760 - 1765
Il Giulini era stato uno dei restauratori dell'Accademia dei Trasformati, risorta il 6
luglio 1743 dopo quasi duecento anni, grazie soprattutto al mecenatismo del conte G.
M. Imbonati. Il Giulini contribuì con componimenti.
Collaborò alla ricerca poetica "Lagrime in memoria di un gatto", col pseudonimo
di Calocero Cococero da Colofone.
Collaborò con P. Verri e C. Parini, alla redazione della "Borlandaimpasticciata",
scherzo maccheronico.
Legata all'ambiente dei Trasformati fu letta la dissertazione "Delle antiche mura di
Milano" ricostruzione meticolosa in 15 capitoli delle vicende della cerchia muraria della
città, dal VI secolo a. C. alla distruzione a opera del Barbarossa.
Dissertazione "Di Giulia Drusilla, figliola di Germanico" letta nell'Accademia
nel 1754 e pubblicata nel 1756 in tre fascicoli della Raccolta, ebbe origine da
un'antica iscrizione, trovata in completo abbandono nel monastero di San Apollinare
di Arcore dal nonno Giorgio, che l'aveva posta nella sua villa di campagna.
Il Giulini sostenne di doversi riferire alla nota e sventurata figlia di Germanico e sorella
di Caligola.
Il suo esame gli offrì lo spunto di tessere un compiuto profilo, basato rigorosamente
su fonti classiche, della vita e morte della giovane donna, amata dal fratello e poi da lui
deificata.
Il "ragionamento" Sopra l'anfiteatro di Milano è un breve e serrato discorso volto
a dimostrare, contro l'opinione di S. Maffei, l'esistenza in antico di un anfiteatro nella
città: il Giulini, servendosi di tutte le fonti tardo antiche e medioevali milanesi, ipotizzò,
in mancanza di prove suffraganti, la fondazione di un anfiteatro da parte di Traiano e la
sua distruzione verso il 539.
Collaborò, ancora con P. Verri e C. Parini, alla traduzione in italiano del poema
eroico "La Colombiade" di A. M. La Page, duchessa di Bocage.
Appartengono in questi anni:
- una raccolta di "Iscrizioni romane e cristiane di Milano e del contado", copiate
e raccolte con l'aiuto di amici come G. Allegranza, N. Sormani e G. Parini. La raccolta
è conservata manoscritta nella Biblioteca Ambrosiana.
- "Dalla campagna milanese antica"
- "Dissertazione storica e topografica" che resta autografo nella Biblioteca
Nazionale Braidense.
- "Sugli anelli degli antichi sulla loro origine fino alla fondazione di Roma",
oggi depositato all'Archivio di Stato di Milano.
Dopo il successo di queste dissertazioni, pur in ambito ristretto, e incoraggiato dal
ministro plenipotenziario della Lombardia austriaca, il conte C. di Firmian, insediato
nel giugno 1758, il Giulini pubblicò la sua fatica maggiore, le "Memorie spettanti
alla storia, al governo ed alla descrizione della città e della campagna di Milano
ne' secoli bassi", un monumento di critica ed erudizione storica uscito a Milano in 9
volumi fra il 1760 e il 1765.
Il Giulini aveva posto mano attorno al 1751, e ne aveva letto brani all'Accademia.
1771 - 1774
1772
1776
A varie riprese stampò a Milano tre volumi di "Continuazione delle Memorie" e
ricevette su suggerimento dal conte Firmian, 2400 lire dal Consiglio Generale della Città,
come rimborso delle spese sostenute.
Compose in meno di due mesi una "Raccolta di notizie intorno a chiese, a monasteri e
ad altri benefici ecclesiastici dello Stato di Milano fondati o ristorati dai sovrani di esso"
con un'appendice dedicata ai vescovadi e ai luoghi pii.
Compose delle "Osservazioni intorno alle abbazie ed ai benefici passati in commenda
nella città e nella campagna di Milano e nelle città e campagne della provincia milanese"
ricevendo da Maria Teresa un compenso di 150 zecchini.
Il Giulini Commediografo
Note sulle rappresentazioni in Boffalora
Ne “Il Teatro a Milano nel Settecento” a cura di Annamaria Cascetta e Giovanna
Zanlonghi Volume I - I Contesti, edito da Vita & Pensiero, in cui sono analizzati tutti gli aspetti
del teatro a Milano nel settecento, con riferimento all'attività di commediografo del Conte G.
Giulini è riportato:
...anche il conte Giorgio Giulini, singolarmente dedito alla scrittura teatrale mentre
coltivava spiccati interessi musicali e componeva opere strumentali, destinò almeno una parte
dei suoi testi drammatici al teatro della villa di famiglia di Boffalora
sul Ticino...
Il Giulini fu un poligrafo i cui scritti spaziarono dalla poesia al
teatro e alla musica, alla storia alle discipline giuridiche.
I testi drammatici di Giulini non furono editi: l'archivio di famiglia,
depositato presso l'Archivio di Stato di Milano, ne conserva alcuni
manoscritti; altri titoli sono elencati nelle fonti che permettono di
ricostruire la sua biografia.
Verso gli anni quaranta sembrano risalire tre commedie proprio
al palcoscenico di Boffalora. Si tratta de "Il Prodigo", attribuita al
1745, "La Fantasima" attribuita al 1746, "La Bottega del Caffè"
attribuita al 1747, che conosciamo solo per titoli citati in alcuni fogli
di appunti manoscritti, databili al XVII secolo.
Agli anni cinquanta sono ascrivibili un dramma di soggetto storico,
"La costanza di Scipione Africano" e una tragedia "Alchemone".
Una seconda tragedia, "Lavinia" composta nel 1748.
Le due tragedie e il dramma storico furono forse letti nell'ambito di lezioni private presso
l'Accademia dei Trasformati, uno dei centri di elaborazione culturale più importanti nella
Milano del Settecento, promossa dal conte Imbonati, nella quale il Giulini ebbe un posto di
rilievo, assumendo la carica di Conservatore...
...al teatrino di Boffalora furono verosimilmente destinate le commedie del Giulini. Ma
la prassi spettacolare nella villa sul Ticino non si limitò ai testi drammatici scritti dal padrone
di casa. Con orgoglio Giulini ne traccia una sintetica memoria nella lettera inviata a Pietro
Verri nel 1754 ...circa venti io ho fatto vedere nella mia Villeggiatura di Boffalora, che furono
ben si ben ricevute, che nelle sere e notti fredde del Novembre, vedevansi i spiritosi Cavalieri e
delicate Dame, talor da dieci, dodici, e fin sedici miglia distanti, sprezzare ogni incomodo per accorrere ad
udirle, e qui con un silenzio, ed un'attenzione incredibile e con quella ilarità di viso, che non può fingersi,
mostrare la loro compiacenza, e contentezza.
Narrano gli appunti biografici: Si teneva in Boffalora una villeggiatura molto celebre con recite di
commedie, o tragedie scelte, ed alcune eziandio composte dal medesimo signor conte Giorgio, concorrendovi
dalle parti circonvicine molta nobiltà, essendo dette recite condecorate ancora da scelta musica.
Recitava insieme coi fratelli Don Faustino e Don Ottavio, ed una sorella nominata Donna Laura, che fu
poi maritata nella Casa Tornielli di Lozzolo, e morì nell'anno del matrimonio.
Questa giovine dama era coltissima nella musica e nell'istoria, parlava bene il francese, e recitava
eccellentemente tanto che le recite si facevano particolarmente per di lei divertimento. Questa villeggiatura fu
interrotta nell'anno 1746 quando i Gallispani erano accampati alla riva del Ticino, né più le recite furono
riprese...
La particolare propensione di Laura Giulini alla pratica attoriale è attestata anche da un testimone
d'eccezione, Carlo Antonio Tanzi, che ne lasciò un ricordo in un componimento dialettale celebrativo per
le nozze della Giulini con il conte Tornielli.
Senza di ciò io, non per brio avrei taciuto che lei è tanto eccellente nella
lingua francese, ed è ricamatrice tanto brava, che sulla scena lei vale per trenta,
tanto che suo fratello ci godeva un mondo nel vederla, lei innocente, recitare
come un diavoletto, ed era -fatta sputata- precisa a lui...
...la pratica teatrale era dunque fondata su uno spiccato gusto famigliare,
intorno al cerchio dei fratelli Giulini. E' ipotizzabile che le recite a Boffalora
abbiano coinvolto anche altri esponenti del ceto patrizio milanese, non solo
tra le file degli spettatori che convenivano sul Ticino sfidando le intemperie
dell'autunno: sappiamo che Alessandro Verri, in una lettera del 1766, ricorda
con nostalgia la villa di Boffalora, mentre è noto che Pietro Verri praticò il
teatro fin dagli anni di studio al collegio gesuitico di Parma e collaborò col
Giulini per ridurre la farsa di Saint-foix ad una serenata per musica.
Le memorie concordano nel rilevare che nel 1746 o nel 1747 il teatro dilettantistico promosso dal
Giulini si fermò: la scomparsa precoce della sorella Laura, una delle anime di quegli spettacoli, fu forse la
causa principale che determinò l'abbandono dell'attività scenica in villa.
Il conte Giulini Musicista
La competenza musicale del Giulini, non fu da semplice
dilettante. Egli partecipò a pieno titolo al movimento
musicale del secolo, componendo tra l’altro, sei sinfonie che
conobbero un certo successo non solo a livello nazionale
ma anche all’estero, come dimostrano gli apprezzamenti
e gli inviti al comporre che si rinvengano nella sua
corrispondenza di quegli anni. Trascorse una gioventù lieta,
divisa fra conversazioni letterarie nella casa di Gaetana
Agnesi, e frequentazioni di teatri e del mondo cittadino;
che furono motivo di attrazione e di divertimento per la
società colta (vi parteciparono anche P. Verri e le sorelle
Agnesi) le rappresentazioni teatrali e melodrammatiche che si tenevano stagionalmente nella sua villa di
Boffalora, dote della madre, dove spesso il giovane Giulini, sfoggiava il suo estro musicando pezzi altrui
e comparendo come attore in commedie o tragedie, spesso composte da lui stesso.
I suoi lavori comprendono:
- Sinfonia in fa (per 3 violini e basso) edita a Parigi in Symphonies di vari autori, I, 2
- Sinfonia in fa in Symphonies, II, 5
- Sinfonia in la (edita a Milano come Quartetto sinfonico);
- Sinfonia (per 2 corni, 2 violini, viola e basso)
- Sinfonia in mi bemolle (per 2 corni, 2 oboi, 2 violini, viola e basso)
- Sinfonia in fa (per 2 corni, 2 violini, viola e basso)
- Il fondatore di Lisbona (cantata a quattro voci pel giorno natalizio
di S. M. Fedelissima Giuseppe Re di Portogallo)
- L'Oracolo (serenata per musica, tratta da una farsa francese del sig. Saintfoix dal sig. Pietro Verri)
- L'ombra di Augusto (cantata per musica per la nascita di S.A.R. l'Arciduca Massimiliano d'Austria)
Opere Inedite
Sopra il riso. - Cicalata letta all’Accademia dei Trasformati nel carnevale dell’anno 1744.
Dissertazione storica sugli anelli degli antichi, della loro origine fino alla fondazione di Roma.
Il Prodigo - Commedia recitata nel 1745
La Fantasima - Commedia recitata nel 1746
La Bottega del Caffè - Commedia recitata nel 1746
Lavinia - Tragedia recitata nel 1748
L’Alchemone - Tragedia recitata nel 1750
Delle Mura e Fortificazioni di Milano.
Memorie spettanti alla città e campagna di Milano secondo i tempi, cominciando dall’anno di
Roma 155.
Della scultura delle gemme presso gli Antichi.
Spiegazione di un cammeo antico rappresentante Giulio Cesare.
Osservazione sul capo I del libro XXXIII dell’istoria naturale di Plinio.
Della venuta degli Etruschi e degli Umbri, e in seguito degli Insubri.
L’Oracolo - Serenata per musica, tratta da una farsa francese del signor Saintfoix, dal signor conte Pietro
Verri, e posta in musica dal Giulini, 1775
L’Ombra d’Augusto - Cantata per musica, per la nascita di S. M. R. l’Arciduca Massimiliano d’Austria
La costanza di Scipione l’Africano - Dramma per musica.
Rime e Lettere
Il Fondatore di Lisbona - Cantata a quattro voci pel giorno natalizio di S. M. Fedelissima Giuseppe re
di Portogallo. Poesia e musica del conte Giulini.
Raccolta di notizie intorno ai vescovadi, alle abbazie, prepositure, e altri benefizi dello stato di
Milano.
Raccolta di notizie intorno alle fondazioni originarie delle abbazie e benefizi della Lombardia
austriaca, che successivamente furono secolarizzati, e passarono in commenda.
Continuazione delle memorie spettanti alla storia, al governo e alla descrizione della città e della
campagna di Milano nei secoli bassi, ecc. Tomo IV. Questo volume fu appena iniziato e a seguito
della morte del Giulini mai concluso.
Epistolario Giuliniano
In una lettera che il Giulini scrive all'amico Monsignor Giovanni
Antonio Della Beretta scusandosi del ritardo a dare risposta ad una
sua lettera, dando la seguente motivazione:
...essendomi io dovuto portare a Buffalora pel giorno dodici del
corrente, in cui Sua Altezza Reale il signor Duca di Chablais si è
fermato a pernottare in quel sito passando per andare a Inspruck, non
ho ricevuto la sua gentilissima lettera se non che al mio ritorno. Non
meravigliasi dunque se la risposta ha ritardato qualche giorno...
Queste poche righe mi hanno incuriosito, chiedendomi, chi era
questo personaggio, per cui il Giulini abbandona tutti i suoi impegni
in Milano per recarsi solo per alcuni giorni a Boffalora ad accoglierlo?
Duca di Cabliese
Benedetto Maria Maurizio di Savoia
A seguito di ricerche trovo che il Duca di Chablais (o Cabliese) che il 12 luglio 1765 era a Boffalora
è Benedetto Maria Maurizio di Savoia (nato alla Reggia di Venaria il 21 giugno 1741, morto a Roma il
4 gennaio 1808) figlio di Carlo Emanuele III e di Elisabetta Teresa di Lorena e nipote dell’Imperatore
Francesco Stefano di Lorena, il quale si sta recando a Innsbruck, in occasione del matrimonio di
Leopoldo D’Asburgo (futuro Granduca di Toscana e poi Imperatore Leopoldo II) e Maria Luisa di
Borbone per discutere con l’Imperatore gli accordi per le nozze.
Tuttavia Francesco I morì improvvisamente e il duca di Chablais fece ritorno a Torino.
In quel 12 luglio 1765 in cui Boffalora vide e ospitò un Savoia, e supponendo che un personaggio
di tale levatura, sicuramente non affrontava un viaggio così lungo da solo, certamente al suo seguito
vi erano altre personalità, con personale di servizio, che viaggiavano su carrozze, con scorta armata a
cavallo a difesa della sua persona, e quindi credo che vi fu gran fermento e curiosità nel nostro paese
per questo evento.
Sempre da diverse lettere che il Conte Giulini scrisse durante i suoi soggiorni, che normalmente
si tenevano da novembre a dicembre di ogni anno nella sua villa in Boffalora, si scopre che si serviva
frequentemente del Corriere Ordinario dal Barchetto per la sua corrispondenza da e per Milano,
come sta scritto nella lettera inviata a Giovanni Antonio Della Beretta, protonotario apostolico:
Amico carissimo
oggi, giorno 6 novembre, ricevo la vostra lettera data ai 22 di ottobre. La lunga tardanza proviene
dalla mia assenza da Milano per la quale nessuno è andato alla posta a cercar mie lettere e quando quei
della posta l’hanno mandata a mia casa, è bisognato poi perder dell’altro tempo per trasmettermela qui
a Boffalora; ed ora bisognerà perderne dell’altro a mandarla a Milano e farla mettere alla posta. Ma ciò
che dipende da me cerco di farlo colla maggiore sollecitudine. In questa stessa mattina che ho ricevuta la
vostra, ho lette le due accluse e non vi ho trovata cosa da rilevarsi: vi ho posta la data procurando al meglio
d'imitare la vostra scrittura, ho sigillato quella che va al cardinal nipote e racchiusa l'altra a parte con cera
di Spagna a cammeo, il quale è un po' piccolo perché l'altro che ho presso di me più grande non imprime
si bene; è ben vero che né anche questo sigillo è riuscito a perfezione a cagione della cera poco buona, ma
pure è passabile. Ho procurato anche di ricomporre un po' le carte delle lettere, che mi sono giunte assai
scomposte e assai umide per la nebbia della notte che hanno sofferta. Ora sono ridotte in buono stato:
le metto insieme con questa in un piego diretto a Milano a mio fratello monsignore con incombenza di
metterle subito alla posta e questa sera saranno in mano al corriere. In tal guisa ho creduto di aiutarvi
meglio che ho saputo o potuto.
Mi rallegro che siate in villeggiatura con amici di vostra confidenza e di buon cuore e vado richiamando
alla memoria questi giorni nell'anno scorso ne' quali eravate meco. Non mi scrivete nulla della vostra salute
e come contribuisce alla medesima l'aria del mare. Ciò m'interessa più che le miniere dell'allume, delle
quali parole mi è stata grata la notizia.
Non mi dilungo di più per la fretta di spedire il mio piego col nostro corriere ordinario del barchetto.
Procurate di star sano più che potete e, deponendo i pensieri d'ogni briga, attendete serenamente alla vostra
felicità che vi desidero la maggiore che sia possibile, essendo perfettamente vostro amico di vero cuore.
Boffalora, 6 novembre 1767
Come abbiamo già visto il conte Giulini interrompe la villeggiatura in Boffalora nell'anno 1746,
ma si trattò di una interruzione temporanea,in quanto nell'Epistolario Giuliniano si trovano lettere
scritte e spedite da Boffalora ngli anni 1767-1768-1770, e che quindi continuò ad usare la villa come
luogo di villeggiatura e di riposo.
I Personaggi che sostennero il Giulini nella stesura delle
Memorie spettanti alla storia, al governo, ed alla descrizione della città, e della campagna ne' secoli bassi
Stemma Sacro Romano
Impero
MARIA TERESA D'AUSTRIA (Vienna
13 maggio 1717 - Vienna 29 novembre
1780). Fu arciduchessa regnante d'Austria,
re apostolico d'Ungheria, regina regnante
di Boemia, Croazia e Slovenia, duchessa
regnante di Parma e Piacenza, Duca di
Milano e Mantova ed inoltre granduchessa
consorte di Toscana e imperatrice consorte
del Sacro Romano Impero, in quanto
moglie di Francesco I. Fu madre degli
Imperatori Giuseppe II, nonchè di Maria
Antonietta, regina di Francia e Maria
Carolina, regina di Napoli e Sicilia.
Monogramma personale
di Maria Teresa
Stemma Casa Asburgo
WENZEL ANTON von KAUNITZ-RIETBERG
(Vienna 2 febbraio 1711 - Mariach 27 giugno 1794). Politico austriaco,
fu per molto tempo il principale esponente del depotismo illuminato
e vettore di molte nuove riforme nazionali dell'impero di quegli anni
come consulente d'apprima di Maria Teresa (sotto la quale ebbe ampio
potere) e poi di Giuseppe II, Leopoldo II, Francesco II, nonchè primo
vero fondatore del consiglio di Stato austriaco come cancelliere. Fu
inoltre responsabile della politica estera, contribuì alla ripresa delle
relazioni diplomatiche con la Francia durante la Guerra dei Sette Anni.
Onorificenze:
Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro (Austriaco)
Consigliere di Gran Croce dell'Ordine Reale di Santo Stefano.
CARLO GIUSEPPE FIRMIAN: (in tedesco Karl Josep von Firmian)
Nato a Trento il 15 agosto 1718, morto a Milano il 20 luglio 1782, è
stato un politico austriaco di rango , nonchè ministro plenipotenziario
e governatore generale della Lombardia austriaca. Fu valente promotore,
collezionista d'arte. Firmian, figlio di Franz Alphons, nipote di Leopold
von Firman, ricevette la propria educazione presso l'abbazia di Ettal in
alta Baviera, quindi a Insbruk, a Salisburgo e all'università di Leida, e
successivamente con soggiorni in Francia e in Italia.
Alcuni amici del conte Giorgio Giulini
Maestri di Musica
Giovanni Battista Sammartini
Carlo Zuccari
Agostino Maria Neuroni
Amici Letterati
Pietro Verri
Maria Gaetana Agnesi
Giuseppe Parini
Maria Teresa Agnesi