Rassegna Stampa - Ordine dei Farmacisti della Provincia di Salerno

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Rassegna Stampa - Ordine dei Farmacisti della Provincia di Salerno
FEDERAZIONE ORDINI DEI
FARMACISTI
Rassegna Stampa del 18/11/2014
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INDICE
IN PRIMO PIANO
18/11/2014 Il Messaggero - Marche
Contro di me addebiti infondati e diffamatori
6
18/11/2014 QN - Il Resto del Carlino - Fermo
Diomedi passa alle vie legali: «Io corretto, accuse pretestuose»
7
SANITÀ NAZIONALE
18/11/2014 Il Sole 24 Ore
Per l'ambiente speso quanto per gli assessori
9
18/11/2014 La Repubblica - Nazionale
LA TUTELA CHE MANCA ANCORA
11
18/11/2014 La Repubblica - Nazionale
Aborto, pillole, obiettori È allarme clandestinità
12
18/11/2014 La Repubblica - Nazionale
Italiani dal fiato corto se la terapia non si segue
14
18/11/2014 La Repubblica - Nazionale
Costi e scelte drammatiche chi far guarire e a che prezzo L'Egitto docet
15
18/11/2014 La Repubblica - Nazionale
La multi-terapia killer del virus Ma mai saltarla
16
18/11/2014 La Repubblica - Nazionale
I vagabondi delle diete e l'allarme "diabesità"
18
18/11/2014 La Stampa - Nazionale
Ebola, morto il medico ricoverato negli Usa
20
18/11/2014 La Stampa - Nazionale
Ospedali, ecco il piano della Regione
21
18/11/2014 QN - Il Resto del Carlino - Nazionale
IL PAPAE L'OBIEZIONEDI COSCIENZA
23
18/11/2014 Avvenire - Nazionale
Niguarda, ippoterapia d'eccellenza
24
18/11/2014 Avvenire - Nazionale
Campagna per i piccoli pazienti
25
18/11/2014 Avvenire - Nazionale
Azzardo, sos salute «Ridurre i punti gioco
26
18/11/2014 Libero - Nazionale
Prova che Dio non c'è? Il cancro prova solo che il medico non è Dio
27
18/11/2014 Il Foglio
"Mi criticate in modo ideologico, sulle politiche sanitarie e il morbo ho ragioni da
vendere"
29
18/11/2014 Il Tempo - Nazionale
La Roma tifa Lazio? Totti: è una bella lotta
30
18/11/2014 ItaliaOggi
Ospedali, bocciata la riforma
31
18/11/2014 Elle
Dettagli in luce
32
18/11/2014 Il Sole 24 Ore SanitÃ
La manovra scalda i motori
34
18/11/2014 Il Sole 24 Ore SanitÃ
Aids, 30 anni di foto-racconto
35
VITA IN FARMACIA
18/11/2014 Corriere della Sera - Milano
Legionella, sotto accusa i lavori all'acquedotto Il sindaco di Bresso: «Fate scaldare
l'acqua»
38
18/11/2014 Corriere della Sera - Roma
Tra Totti e Lotito è già arrivato il tempo del derby
39
18/11/2014 Corriere della Sera - Roma
un grazie al san camillo quando la sanità funziona
40
18/11/2014 La Repubblica - Palermo
Altri otto ospedali condannati a sparire
41
18/11/2014 La Repubblica - Torino
Rivoluzione nella sanità ultimi ritocchi al piano Opposizioni all'attacco
43
18/11/2014 La Stampa - Torino
Seimila firme per resistere
44
18/11/2014 La Stampa - Alessandria
La farmacia "sospesa" dopo ispezione dell'Asl
45
18/11/2014 La Stampa - Imperia
Le ricette mediche? In busta chiusa
46
18/11/2014 La Stampa - Novara
Sospesa l'attività dell'ospedale "Ci impegneremo a ridurre i disagi"
47
18/11/2014 Il Messaggero - Marche
Ospedale Marche Sud compiuto il primo passo
48
18/11/2014 QN - Il Resto del Carlino - Ancona
La città futura':«Vecchi macchinari,Senigallia penalizzata»
49
18/11/2014 QN - Il Resto del Carlino - Ancona
FEDERFARMA Premiati i più braviBorsa di studio a un camerunense
50
18/11/2014 QN - Il Resto del Carlino - Fermo
Addio al farmacista De Giovanni
51
18/11/2014 Il Gazzettino - Treviso
Ricette parcheggiate Il garante dice: si può
52
18/11/2014 Il Gazzettino - Udine
L'Ordine dei farmacisti: non tocca a noi schedare i clienti
53
PROFESSIONI
18/11/2014 Corriere della Sera - Nazionale
Blitz negli spogliatoi dell'Nfl a caccia di antidolorifici
55
18/11/2014 Il Sole 24 Ore
«Gli Usa vanno e la Russia promette ancora»
56
18/11/2014 Il Sole 24 Ore
Il biotech in crescita chiede meno burocrazia
58
18/11/2014 Il Sole 24 Ore SanitÃ
La medicina difensiva pesa 10 miliardi
59
PERSONAGGI
18/11/2014 Il Sole 24 Ore SanitÃ
Scacco al diabete in 5 mosse
62
IN PRIMO PIANO
2 articoli
18/11/2014
Il Messaggero - Marche
Pag. 44
(diffusione:210842, tiratura:295190)
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Contro di me addebiti infondati e diffamatori
Rieletto presidente dell' Ordine dei faramcisti ma anche sospeso
L'INTERVISTA
CIVITANOVA L'altro ieri ha incassato per la terza volta la riconferma alla guida dell'Ordine provinciale dei
farmacisti. Ma su Luciano Diomedi, consigliere Pd a Fermo, grava l'istruttoria aperta dalla municipalizzata
Farmacie Comunali. L'azienda del presidente Carlo Centioni ha stabilito una sospensione di 10 giorni dal
lavoro e dalla retribuzione, contestando a Diomedi, ex direttore del magazzino ed ex coordinatore delle
Farmacie, il mancato rispetto di procedure per l'acquisto di beni e servizi e per la fornitura delle farmacie e la
cessione di medicinali comprati in Italia in Paesi dove il prezzo è maggiore. La vicenda mette in luce
un'incrinatura profonda nei rapporti fra Diomedi, che ora dirige la Farmacia Comunale 2 e chi guida la
partecipata.
Diomedi il suo caso è paradossale. E' di nuovo presidente dell'Ordine, ma le Farmacie Comunali decidono di
sospenderla. Che cosa ha da dire sulla vicenda?
«Gli addebiti sono pretestuosi, infondati e diffamatori. Desidero in primo luogo ringraziare i colleghi che mi
hanno rinnovato la fiducia. Il voto plebiscitario conferma la mia lealtà nei confronti della categoria. Lealtà che
non ho visto da parte di qualcuno, che ha dato alla stampa la notizia del provvedimento disciplinare, non
ancora definitivo, proprio il giorno prima delle elezioni. Tutto ciò è opera di un singolo, non sarà difficile
dimostrarlo. Ho dato mandato ai miei legali di approntare le azioni del caso, contro tutti coloro per i quali
dovessero emergere responsabilità per i fatti che mi vengono contestati».
Che rapporti ha con Centioni? E con l'amministrazione?
«Non ho rapporti con Centioni. E' il presidente dell'azienda, ma non ci vado certo a cena. Ho un ottimo
rapporto col sindaco Corvatta. I dati e i verbali sanciscono i miei ottimi risultati nei 15 anni alle Farmacie.
Abbiamo ridotto gli acquisti nei confronti dei distributori intermedi, raggiunto accordi coi fornitori, che hanno
assicurato premi per oltre 50mila euro. Abbiamo potenziato l'attività del magazzino, raggiungendo notevoli
fatturati e toccando gli 80mila euro di utile nel 2013».
L'azienda la imputa però mancanze gravi. Come si difende dagli addebiti dei vertici delle Farmacie Comunali?
«Non voglio entrare ora nello specifico, chiarirò tutto nelle sedi opportune. Mi chiedo perché c'è questa
attenzione nei miei confronti in prossimità della chiusura del bilancio aziendale e perché dopo la mia legittima
richiesta di inquadramento al livello contrattuale superiore mi sono stati tolti coordinamento e direzione del
magazzino ed è arrivato il provvedimento disciplinare. La vicenda ha un risvolto solo interno o è legata alla
funzione di presidente dell'Ordine?».
S. R.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
IN PRIMO PIANO - Rassegna Stampa 18/11/2014
6
18/11/2014
QN - Il Resto del Carlino - Fermo
Pag. 28
(diffusione:165207, tiratura:206221)
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DOPO LA SOSPENSIONE IL FARMACISTA: DATI INCONFUTABILI SUL MIO LAVORO. E IL CASO
FINISCE ANCHE IN CONSIGLIO REGIONALE
Diomedi passa alle vie legali: «Io corretto, accuse pretestuose»
FINIRÀ in tribunale il caso del presidente dell'ordine provinciale dei farmacisti, Luciano Diomedi (riconfermato
domenica e con voto plebiscitario) sospeso dai vertici delle farmacie comunali per contestazioni sulla
gestione del magazzino centrale dell'azienda di cui fino al 30 settembre è stato responsabile. «Addebiti
fasulli, pretestuosi, in alcuni casi diffamatori», sottolinea Diomedi, che è anche consigliere comunale del Pd a
Fermo. La spa del Comune non ha recepito le sue controdeduzioni all'istruttoria di accusa. «Non credo dice
che lo faranno e quindi mi aspetto la sanzione di sospensione dal lavoro dal 9 al 19 dicembre. Restano molti
gli aspetti da chiarire perché è dopo la mia legittima richiesta di inquadramento al superiore livello
contrattuale che mi è stata tolta la direzione del magazzino. Ma, non sarà difficile dimostrare la correttezza e
l'importanza del mio operato nei 15 anni di carriera, come direttore del magazzino e coordinatore delle
Farmacie comunali. Ci sono dati inconfutabili. Acquisti ridotti nei confronti dei distributori intermedi dal 28% al
22%; accordi con le ditte fornitrici che ci hanno assicurato premi per oltre 50mila euro di cui, negli anni
precedenti, l'azienda non usufruiva; attività del magazzino potenziata verso clienti esterni con utili superiori,
nel 2013, a 80mila euro. Allora mi chiedo, questa situazione, con le sue tempistiche, delineatasi solo negli
ultimi mesi è frutto di una valutazione oggettiva? Perché questa attenzione nei miei confronti in prossimità
della chiusura del bilancio aziendale? La vicenda ha davvero un risvolto solo interno all'azienda o è legato
anche alla mia funzione di presidente dell'Ordine? Addebiti disciplinari, notizie date alla stampa, sono l'azione
di un singolo e non sarà difficile dimostrarlo. Chiarirò la mia posizione nelle opportune sedi e appronterò le
azioni del caso. Ho già dato mandato ai miei legali per agire secondo le procedure». Quanto al rapporto con il
sindaco «è ottimo. Con Centioni? È il presidente delle farmacie, ma non ci vado a cena». Sull'ispezione ha
presentato un'interrogazione in Regione Franca Romagnoli (Centro Destra Marche) per chiedere che anche
la Asur promuova un'indagine «in merito a rifornimento e vendita dei prodotti farmaceutici in particolare i
cosiddetti farmaci contingentati ipotizzando, da quanto di apprende, una condizione di vantaggio in favore
delle farmacie esterne».
IN PRIMO PIANO - Rassegna Stampa 18/11/2014
7
SANITÀ NAZIONALE
20 articoli
18/11/2014
Il Sole 24 Ore
Pag. 2
(diffusione:334076, tiratura:405061)
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
I conti delle Regioni. Nei bilanci la voce «protezione ambientale» vale come le indennità di consiglieri e
membri della giunta - In quattro anni la voce è scesa del 39%
Per l'ambiente speso quanto per gli assessori
Gianni Trovati
MILANO
A guardare i bilanci delle Regioni, la «protezione della natura e dei beni ambientali» vale come le indennità di
consiglieri e assessori: 1,1 miliardi all'anno, cioè lo 0,6% delle uscite totali; ancora meno conta la gestione
delle foreste (758 milioni), di acquedotti e fognature (830 milioni), mentre per cercare voci di peso bisogna
volgere gli occhi agli acquisti (7 miliardi all'anno) oppure al personale (6 miliardi).
Guardare i bilanci, in verità, non è di grande aiuto, perché i conti regionali si basano su regole fai da te che
non permettono confronti fra un territorio e l'altro (dovrebbe rimediare la riforma della contabilità, in vigore
dall'anno prossimo). Una bussola utile (da cui sono tratti i numeri appena citati) è però offerta dalla Copaff, la
commissione che avrebbe dovuto accompagnare l'attuazione del federalismo fiscale, prima che questo fosse
travolto dalla crisi, e che ha riclassificato i bilanci regionali 2009-2012 per voci omogenee. Lette oggi, con
mezza Italia in ginocchio per le conseguenze del maltempo e il dibattito politico infiammato dalle accuse
incrociate fra livelli di Governo, quelle tabelle parlano chiaro.
La protezione dell'ambiente, si diceva, nei quattro anni esaminati dalla Copaff ha finito per eguagliare i costi
di giunte e consigli. Per incontrarsi, le due voci hanno percorso direzioni opposte: l'impegno per l'ambiente è
andato in discesa, dagli 1,8 miliardi del 2009 agli 1,1 del 2012 (-39%; e lo stesso è accaduto alle foreste, 19%, e ad acquedotti e fognature, -58%), mentre le spese per la politica sono crescite del 26 per cento.
Certo, negli ultimi due anni le "Regionopoli" e la cura-Monti che ne è seguita hanno iniziato ad alleggerire i
costi della politica, ma non hanno rimediato al ruolo secondario che la tutela e la cura del territorio ha nei
conti regionali. Le colpe, va detto, sono ben distribuite, visto che la confusa distribuzione delle competenze
uscita nel 2001 dalla riforma "federalista" del Titolo V assegna la «tutela dell'ambiente» alla legislazione
esclusiva dello Stato, mentre mette fra le «competenze concorrenti» fra centro e Regioni il «governo del
territorio» oltre alla «valorizzazione dei beni ambientali»: compiti, questi ultimi, che hanno ricadute a livello
provinciale e comunale, e anche su questo aspetto i bilanci regionali preoccupano.
Alla base c'è un decennio abbondante di "federalismo" giocato tutto sulla spesa corrente, quella che serve
prima di tutto a far funzionale la macchina regionale, e sulle tasse per finanziarle, che nello stesso periodo
sono passate da 47 a oltre 81 miliardi. A questa rincorsa tra fisco e spesa pubblica non hanno partecipato
però gli investimenti. Per capirlo basta passare sotto esame le serie storiche dell'Istat (si veda il grafico qui a
sinistra), dove il fenomeno balza all'occhio: tra 2001, anno di tramonto del vecchio "centralismo", e 2012
(ultimo anno disponibile nelle elaborazioni dell'Istituto di statistica) la spesa corrente in Regione è cresciuta
del 39,7%, cioè 3,2 volte l'inflazione del periodo, mentre quella per gli investimenti è diminuita dell'11,3%. La
flessione è stata ancora più intensa nei contributi agli investimenti dei Comuni (-22,1%), che a loro volta
hanno tagliato drasticamente i fondi propri anche a causa del Patto di stabilità. Mentre un'incognita pesa sulle
Province, anch'esse titolari di funzioni nel governo del territorio: la manovra taglia drasticamente i fondi per
spingere ad attuare la riforma Delrio, ma nelle regioni la redistribuzione delle competenze deve ancora
essere avviata con il rischio che anche queste gestioni restino prive di titolari.
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© RIPRODUZIONE RISERVATA Fonte: Elaborazione del Sole 24 Ore su dati Istat Leprincipali voci di spesa
delle Regioni fra2001e2012 Valori in miliardi Federalismo senza investimenti IL FUNZIONAMENTO Spese
correnti. Var.% 2012/2001 Sanità 50,8 23,3 28,2 39,7 -54,9 37,6 -22,1 -11,3 -40,7 Beni ed opere immobiliari
Beni mobili e attrezzature Contributi ai Comuni Contributi a imprese e cooperative Competenze al personale
Acquisto di beni e servizi Totale Totale Spese in conto capitale. Var. % 2012/2001 GLI INVESTIMENTI
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 18/11/2014
9
18/11/2014
Il Sole 24 Ore
Pag. 2
(diffusione:334076, tiratura:405061)
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Foto: Le principali voci di spesa delle Regioni fra 2001 e 2012 Valori in miliardi
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 18/11/2014
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18/11/2014
La Repubblica - Ed. nazionale
Pag. 40
(diffusione:556325, tiratura:710716)
LA TUTELA CHE MANCA ANCORA
ROBERTA GIOMMI
La legge sull'IVG è stata scritta per tutelare la vita delle donne che allora potevano ancora morire per aborto.
Era chiaro che l'interruzione non era una forma di contraccezione, ma un rimedio fuori tempo massimo in
assenza di una corretta e necessaria competenza contraccettiva. Si poteva pensare che il concetto di
prevenzione portasse con sé la costruzione di comportamenti di tutela. Al contrario l'educazione sessuale che
prevede anche le informazioni sul sesso sicuro ha trovato e trova tanti ostacoli nonostante la richiesta
dell'Oms di prendersi cura di informazioni e comportamenti consapevoli. Molti ragazzi e ragazze fanno oggi
sesso prima dei 15 anni e questo dovrebbe ancora di più spingerci a volere parlare con loro per aiutarli a
scegliere.
Non essere d'accordo con l'IVG è un diritto che ognuno può esercitare, questo non dovrebbe mai ledere i
diritti soggettivi delle donne. Promuovere la prevenzione e creare la consulenza per l'IVG è un modo corretto
di prendere in carico una persona che affronta una scelta. A livello psicologico è importante che la persona e
la coppia trovino esperti che riflettono con loro e poi servizi per attuare la loro decisione.
Creare solo ostacoli, dismettere i servizi è un atto aggressivo.
Una donna che incontra una sconfitta di non volere/potere avere un figlio, va considerata nella sua difficoltà
e essere accompagnata a conquistare la capacità a proteggersi.
www.irf-sessuologia.it
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 18/11/2014
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R SALUTE/ IN PRIMO PIANO LUI & LEI
18/11/2014
La Repubblica - Ed. nazionale
Pag. 40
(diffusione:556325, tiratura:710716)
Aborto, pillole, obiettori È allarme clandestinità
Ancora poco diffusa la Ru486 per il ritardo con cui le donne arrivano nei centri pubblici
ELVIRA NASELLI
DA UN latoi dati dell'ultima relazione del ministro della Salute sull'attuazione della legge 194. Dall'altro i
ginecologi non obiettori di coscienza, da poco riunitisi a Napoli per il congresso Laiga, che lamentano accessi
difficili all'interruzione volontaria di gravidanza (Ivg), organici striminziti e tempi lunghi di attesa per le donne,
costrette a cambiare regione o a rifugiarsi addirittura nella clandestinità. Nel 2012, secondo le stime
dell'Istituto superiore di sanità, gli aborti clandestini sarebbero stati tra 10 e 15.000, un numero sbalorditivo se
si pensa che c'è una legge per poterlo fare legalmente.
Secondo la relazione del ministro, inoltre, i medici non obiettori sono sufficienti ma l'organizzazione
territoriale non è adeguata: la stima è che un medico non obiettore faccia 1,4 Ivg a settimana, con un minimo
di 0,4 in Valle D'Aosta e 4,2 nel Lazio. Numeri, però, che mal si conciliano con le cifre iperboliche
dell'obiezione di coscienza che domenica ha avuto il sostegno anche di papa Francesco: nel 2012 media del
69,6%, con il Sud che supera l'80. Arrivando al 90,3% in Molise, l'89,4 in Basilicata, l'84,5% in Sicilia, l'81,9
del Lazio. Dove, però, con un decreto regionale, il governatore Zingaretti ha posto dei limiti all'obiezione di
coscienza nei consultori, che potrà riguardare soltanto l'intervento vero e proprio ma non la prescrizione di
contraccettivi, pillola del giorno dopo e spirali comprese, o il rilascio della certificazione richiesta per poter
abortire.
Detto questo, le Ivg in Italia continuano a diminuire: i dati 2013 hanno fatto registrare un 4,2% rispetto
all'anno precedente.
Dei 102.644 casi del 2013, l'8,5% è stato un aborto farmacologico, con la RU486.
Percentuale che però sale al 25,2% in Liguria o al 19 del Piemonte. Il problema della media Ivg per
ginecologo non obiettore però resta. «Forse hanno compreso nel calcolo anche i ginecologi ambulatoriali
ragiona Massimo Srebot, direttore Ostetricia e Ginecologia e responsabile area materno-infantile della Usl 5
di Pisa - che non possono fare interruzioni di gravidanza. In ogni caso allungare le liste d'attesa è un'azione ai
limiti del reato perché si favorisce l'aborto clandestino». Qualche soluzione Srebot ce l'ha. «Snidare
l'obiezione di comodo per cominciare. Con incentivi economici, come quelli riconosciuti alle cliniche
convenzionate per l'Ivg. Ma anche con progressi di carriera, come la direzione di una struttura semplicea un
non obiettore. C'è poi un discorso culturale. Il percorso dell'Ivg fa parte della fisiologia della vita della donna,
anche se non è un percorso felice, e allora perché deve occuparsene un medico? L'ostetrica potrebbe fare
l'80% del percorso, dall'accoglienza della donna, alla spiegazione dell'iter fino alla firma del consenso. E da
noi lo fa, con tanti vantaggi: è più vicina alla donna, ha appropriatezza e costa meno di un medico».
Meno felice la situazione pugliese. «La metà degli aborti si fa nel privato convenzionato - attacca Antonio
Belpiede, primario di Ginecologia e ostetricia, ospedale di Barletta - ma nel pubblico ci sono infinite criticità
che, nonostante la sensibilità dichiarata dal governo regionale, non sono state risolte. Non ci sono spazi
specifici e dignitosi per le donne, esiste una quota di obiezione di comodo e non c'è ricambio di medici non
obiettori. Noi abbiamo circa 400 aborti farmacologici a fronte di 150 chirurgici, perché le donne arrivano in
tempo utile per l'uso del farmaco.
L'intervento è appannaggio delle meno informate e svantaggiate. Detto questo, ci sentiamo abbandonati:
non abbiamo ostetriche neanche per i parti e non riusciamo a fare counselling contraccettivo».
Non va meglio nel Lazio. «I non obiettori sono dei garibaldini - racconta Elisabetta Canitano, medico 194 per
la Asl Roma D e presidente di "Vita di donna" - ci sono operatori assunti solo per la 194 che lavorano in
cinque ospedali diversi.E quando sono malati o in ferie l'attività si blocca. Inoltre ci sono gli ospedali laici che
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 18/11/2014
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R SALUTE/ IN PRIMO PIANO Interruzione di gravidanza. Diminuisce il numero totale I ginecologi: liste
d'attesa, pochi spazi, turn over bloccati, difficile applicare la legge. E il Papa sostiene chi si rifiuta. La
proposta: "Ricompense e promozioni per chi non si tira indietro"
18/11/2014
La Repubblica - Ed. nazionale
Pag. 40
(diffusione:556325, tiratura:710716)
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 18/11/2014
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non fanno interruzioni di gravidanza, nel Lazio sono almeno dieci. Un altro tipo di problema è quello
dell'aborto terapeutico perché parliamo di donne che volevano un bambino ma hanno scoperto gravi
malformazioni con la diagnostica. Al congresso di Napoli, Kypros Nicolaides, specialista di medicina fetale del
King's College di Londra, ha insistito sulla necessità di anticipare quanto più possibilei tempi della
diagnostica. Entro il primo trimestre si deve arrivarea fare una valutazione precoce delle malformazioni, e
quantificare il rischio di parto precoce. Se riusciamo a farlo, possiamo concentrarci sulle gravidanze a rischio
con consulenze e interventi in utero. I medici non obiettori non sono pro aborto ma pro scelta della donna,
quale che sia».
In video Aborto e obiettori anche su Rnews (ore 13,45 e 19,45) su Repubblica.it, canale 50 del digitale
terrestre e 139 di Sky.
18/11/2014
La Repubblica - Ed. nazionale
Pag. 42
(diffusione:556325, tiratura:710716)
Italiani dal fiato corto se la terapia non si segue
(alessandra margreth)
IL 19 novembre è la Giornata Mondiale della BPCO, la broncopneumopatia cronica ostruttiva, malattia che
colpisce lentamente bronchi e polmoni. I sintomi sono sottostimati e la diagnosi arriva in ritardo (conferenza a
Roma dell'Associazione pazienti onlus, info. 3388571045).
Una diagnosi precoce si fa con la spirometria. La prescrizione di una cura, in più, non basta, è necessario
seguirla nel tempo. Nel caso delle malattie respiratorie croniche la mancata aderenza alla terapia causa
ricoveri e ricadute con effetti gravi. Per combattere il problema ecco la campagna "Le 3C di aderenza":
Consapevolezza, Correttezza e Costanza riassumono i principi che ogni paziente deve seguire. L'iniziativa è
promossa dalla Società di Medicina Respiratoria (SIMER)e dalla Società di Allergologia Asma e Immunologia
Clinica (SIAAIC). Spot nelle stazioni, sito web, iniziative sui socialnetwork e fino ai primi mesi del 2015 in
molte farmacie infermieri specializzati per chiarire dubbi e dare consigli pratici. Anche un "Manifesto" per
l'adesione alle terapie.
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 18/11/2014
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R SALUTE/ LA CHIRURGIA ASMA E BPCO.
18/11/2014
La Repubblica - Ed. nazionale
Pag. 43
(diffusione:556325, tiratura:710716)
Costi e scelte drammatiche chi far guarire e a che prezzo L'Egitto docet
Con il record europeo di infetti siamo in difficoltà Ipotesi e problemi etici
(a. d'a.)
C'È CHI ha già rotto uno dei principii etici alla base della convivenza civile: la vita umana non ha prezzo.
L'Egitto sta guarendo solo i malati di epatite C. Quelli già in cirrosi e altre complicazioni, no. Anche se la
Gilead, proprietaria del Sovaldi, il primo farmaco di nuova generazione, lo da a 900 dollari a ciclo contro gli 85
mila del mercato Usa. Ma l'Egitto ha il record mondiali di infetti, 18 milioni, un abitante su 5. I malati di cirrosi
non riceveranno neanche le cure di fine vita, costerebbero troppo. Buttati a mare per scelta governativa. È la
rottura di un argine, oggi per i malati di epatite C: e domani? In Italia si sta decidendo, ancora nulla di
ufficiale. Ogni giorno muoiono della malattia 20 persone. Gli altri numeri, i costiei malati sono invece ancora
troppo vaghi per capire cosa ci aspetta. Indiscrezioni danno il Sovaldi sui 27 mila euro a ciclo.
Ma ha bisogno di altri farmaci per funzionare che fanno aumentare i costi. Il trittico di Abbvie, in una sola
pillola i tre farmaci necessari, strapperà un rimborso maggiore? Quanti devono essere guariti? Abbiamo il
record europeo, 1,5 milioni di infetti di cui 800 mila in fase di epatite. Guarire questi ultimi costerebbe 21,6
miliardi (circa 25 la spesa farmaceutica complessiva nel 2013). Curare quelli più vicini alla cirrosi o al cancro
del fegato costerebbe 2,5 miliardi euro. Che, a meno di tagliare cure ad altre patologie, andrebbero reperiti
fuori dal bilancio della Sanità, ma farebbero risparmiare il doppio in pochi anni. Invece sembra che si inizi dal
migliaio di trapiantati di fegato reinfettati dall'Hcv e dai trapiantandi. Lasciando che il male avanzi negli altri.
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 18/11/2014
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R SALUTE/LE TERAPIE IL CASO.
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La multi-terapia killer del virus Ma mai saltarla
È la fine di un incubo dall'orizzonte scompare la morte per cirrosi o cancro
ARNALDO D'AMICO
BOSTON BASTA saltare un solo giorno nei tre mesi di cura e il malato è spacciato. È l'altra faccia della
medaglia dei nuovi super-farmaci anti epatite C. Il virus Hcv che ne è la causa replica alla velocità di mille
miliardi di nuove unità ogni 24 ore e basta allentare il bombardamento farmacologico per un giorno e i mutanti
insensibili alla cura prendono il sopravvento.
E diventano invulnerabili a tutti i nuovi farmaci, la guarigione torna difficile. Il virus Hcv è stato tra i
protagonisti dell'American Association for the Study of Liver Diseases (malattie del fegato) che ha riunito di
recente a Boston 9 mila specialisti da tutto il mondo. Al centro dell'attenzione la capacità inusuale di questo
parente stretto del virus dell'Aids di mutare. E la sua storia. «Le origini dell'Hcv non sono chiare, sembra
provenga dall'Africa - spiega Savino Bruno, Fatebenefratelli di Milano - Dilaga nel genere umano per colpa
della medicina moderna a partire dagli anni 50. Trasfusioni e soprattutto gli aghi delle siringhe di vetro riusati
dopo bollitura passano da individuo a individuo il virus. Ma allora non si sapeva».
Negli anni 80 si scopre l'Hcv, e così si approntano i test per scovarlo nel sangue e si vede che resiste più di
altri virus al calore.
Servono almeno 20 minuti di bollitura o tre ore di forno a 180 gradi per ucciderlo. Per il resto è un virus poco
aggressivo e contagioso e senza quegli aghi infetti non sarebbe mai riuscito a contagiare gli attuali 1,5 milioni
di italiani. Per via sessuale infatti si trasmette poco, per nulla dal respiro. Purtroppo muta così rapidamente
che il sistema immunitario non riesce ad eliminarlo. «Resiste uno stigma contro questi malati - osserva
Antonio Craxì, ordinario di Gastroenterologia all'università di Palermo - È ancora diffusa la convinzione che
l'epatite C, come l'Aids, venga da comportamenti "dissennati". Invece il 70% dei malati sonoi bambini rimasti
vittime dell'ignoranza di allora. Oggi i nuovi casi sono circa duemila l'anno, da aghi dei tatuaggi non monouso,
pochi per via sessuale».
Per quanto riguarda le cure, da quelle in sperimentazione a quelle già in vendita negli Usa, a Boston la
conferma che tre molecole che attaccano il virus in tre punti strategici date insieme guariscono il 100% dei
malati contro il 15% delle vecchie cure. E senza effetti collaterali. È la "pallottola magica" agognata dalla
medicina da sempre: una pillola che distrugge il nemico senza scalfire l'organismo. Dall'orizzonte svanisce la
morte per cirrosi e/o cancro. E l'angoscia di trasmettere l'infezione a qualche familiare, anche se si sa che è
raro, perché il virus scompare dal sangue. Ma le "pallottole magiche" hanno costi insostenibili. In questi giorni
trattano aziende e governi, anche il nostro. Sul tavolo il prezzo. E a chi dare la "pallottola magica".
PER SAPERNE DI PIÙ www.aasld.org www.epac.it PER SAPER NE DI PIÙ Giornata Per Ace - Alleanza
Contro l'Epatite, che il 20 novembre celebrerà a Roma, in Senato, la Giornata delle epatiti, «l'Italia è all'anno
zero per gestione delle epatiti: mancano un censimento dei pazienti e un registro nazionale, è così
praticamente impossibile assicurare un'efficace distribuzione dei nuovi farmaci risolutivi in arrivo anche nel
nostro Paese, come pure quantificare i costi per garantire l'accesso a tali farmaci a tutti i pazienti che ne
hanno bisogno, con conseguenti ritardi che danno via libera ai virus e impediscono di ridurre i contagi». Di
fatto, denuncia Ace, manca un piano nazionale e un fondo dedicato con risorse appropriate che garantisca
l'accesso ai farmaci innovativi per l'epatite C in tutte le Regioni e che consenta anche di organizzare
campagne efficaci di screening e prevenzione delle epatiti. Altri paesi europei come la Francia e la Scozia
rinnovano questi piani nazionali dalla fine degli anni '90. Quest'anno il tema scelto dall'Oms per la Giornata è
"Hepatitis: Think again". Lo slogan mira a sollecitare policy maker, operatori e pubblico a pensare più
attivamente e trovare soluzioni adeguate a questo grave problema di sanità pubblica. La giornata mondiale
per la lotta all'epatite virale 2014 nel resto del mondo è stata celebrata il 24 luglio scorso, mentre il nostro
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 18/11/2014
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R SALUTE/LE TERAPIE Epatite C. Fegato, al convegno Usa si riparla dei nuovi farmaci in combinazione.
Guariti in 3 mesi ma basta saltare un solo giorno di cura e il malato è spacciato
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Paese non ha istituzionalizzato una data per celebrarla. 1,4 milioni le persone che ogni anno muoiono a
causa delle epatiti virali A, B, C, D ed E, malattie infettive che colpiscono milioni di persone nel mondo
18/11/2014
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I vagabondi delle diete e l'allarme "diabesità"
EUGENIO DEL TOMA
LA SCELTA di tenere a Milano il XXI Congresso Nazionale dell'Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione
Clinica (ADI), come evento collegato all'EXPO 2015,è in sintonia con l'accattivante titolo di presentazione:
"Dalle criticità alle strategie nutrizionali. Conoscere il cibo per preveniree curare le malattie. Il Manifesto
Italiano".
La più antica Società di Dietologia , fondata a Roma nel 1950 e già promotrice dell'Obesity Day, propone
ora, alle consorelle cointeressate nel tema della Nutrizione umana, una discussione su un canovaccio, a cui
hanno già dato adesione 13 università e 20 Fondazionie Società scientifiche, per concordare una linea
operativa nei confronti delle troppe "criticità" di cui soffre la ricerca, la prevenzione e perfino la nutrizione
clinica in Italia.
In particolare, preoccupa la criticità dei Centri Ospedalieri, impoveriti di personale e quindi inadeguati ai
compiti che provengono dall'accresciuta trasversalità della dietologia nella moderna medicina e dalle richieste
di una popolazione in cerca di consigli e soluzioni dietetiche che non siano soltanto consumistiche ma anche
apportatrici di salute e benessere. Il progressivo decadimento dei servizi dietetici ospedalieri e universitari
priva i cittadini di un riferimento pubblico di eccellenzae li costringea rivolgersi solo alla medicina privata e
talvolta a "nutrizionisi" non diplomati. Le difficoltà economiche del nostro Sistema Sanitario non legittimano
l'abbandono autolesionista della prevenzione, se non altro perché il fatto contrasterebbe paradossalmente
con i moniti dell'Oms che profetizza, in carenza di interventi specifici, l'impossibilità di gestire la pandemia di
"diabesità" (diabete+obesità) ormai dilagante anche nei Paesi in via di sviluppo. Rinunciare alla prevenzione
e limitarsi a curare le complicanze dell'obesità o di un diabete conclamato ha un costo che nel giro di pochi
decenni diventerà insostenibile per la comunità ma, come in altri campi (difesa del territorio, progresso
sostenibile, ecc.), la prevenzione non rientra nelle attuali priorità sanitarie e purtroppo si trasformerà in una
cambiale a carico delle future generazioni.
Il Presidente uscente dell'Adi, professor Lucio Lucchin,e il Comitato scientifico hanno anche voluto dedicare
sessioni sull'accertamento e terapia dei dismetabolismi, gli stili di vita e la sedentarietà o la valutazione dello
stato nutrizionale e della correlata sarcopenia (ovvero la perdita di massa magra che caratterizza una
precoce senilità ma anche il deperimento muscolare causato da diete carenti e inadeguate). Il Congresso
affronterà il problema della corretta comunicazione e dei mass media che convalidano pregiudizi e
promozioni antiscientifiche di metodi di dimagrimento o di pseudo farmaci per presunte o mal diagnosticate
diagnosi di carenze o di intolleranze. Il Congresso ADI non si limita a un rituale "carnet di doleance" (al
riguardo basterebbe citare che si straparla di obesità ma in Italia si contano sulle dita di una sola mano le
strutture in grado di accogliere per il tempo necessario e con personale specializzato i grandi obesi!). Si vuol
promuovere, invece, un realistico e approfondito confronto di idee da condensare nel Manifesto finale la cui
divulgazione coinciderà presumibilmente con l'apertura dell'EXPO. Al termine di alcune sessioni è prevista
anche una sorta di sintesi del dibattito, il "take home message" degli anglosassoni, ovvero cosa mi porto a
casa di concreto al termine di un Congresso che non sarà l'ennesimo inno promozionale alla dieta
mediterranea ma una panoramica scientifica sull'inesauribile tema della nutrizione umana.
[email protected] PER SAPERNE DI PIÙ www.adiitalia.net www.epicentro.iss.it Sovrappeso Il 31% degli
adulti di 18-69 anni risulta in sovrappeso e il 10% risulta obeso (dati Passi 2012). Bambini Nel 2012, il 22,2%
dei bimbi è risultato in sovrappeso e il 10,6% in condizioni di obesità. Over 64 Tra gli anziani ultra 64enni, la
percentuale dei sovrappeso è del 42% mentre quella di obesi è del 15%. Centri I servizi pubblici o centri di
dietetica sono oltre 200 in Italia In 170 aderiscono all'Obesity day.
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R SALUTE/ALIMENTAZIONE Nutrizione. Si apre domani a Milano il congresso dell'associazione di dietetica
Adi che si proietta verso l'Expo 2015. Al centro le domande della gente, le carenze dei Centri ospedalieri, la
mancanza di prevenzione sul mix diabete-obesità
18/11/2014
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Congresso Da domani al 22 il congresso Adi, associazione di dietetica. Sede: Atahotel Expo Fiera, Pero
(Milano).
18/11/2014
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Ebola, morto il medico ricoverato negli Usa
WASHINGTON Martin Salia, il medico della Sierra Leone malato di Ebola e trasferito nei giorni scorsi negli
Stati Uniti per essere curato, è morto al Nebraska Medical Centre di Omaha. Salia, 44 anni, era chirurgo del
Kissy United Methodist Hospital di Freetown, ed è la seconda persona morta in Usa dopo aver contratto
l'Ebola in Africa occidentale; Thomas Eric Duncan era morto lo scorso mese nell'ospedale di Dallas dopo
aver contratto il virus in Liberia. Ieri è invece finito senza nessuna preoccupazione il periodo di quarantena di
21 giorni imposto dal Pentagono a 80 soldati americani rientrati dalla Liberia in Italia, nella base di Vicenza.
Sono una parte dei 1000 militari inviati dagli Stati Uniti in Africa occidentale per contrastare l'epidemia. Tra
loro c'è anche il generale Darryl Williams, comandante della Us Army Africa, lui l'uomo scelto da Obama per
affrontare l'emergenza, soprattutto con interventi logistici e di coordinamento.
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 18/11/2014
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FINITA LA QUARANTENA DEI SOLDATI AMERICANI A VICENZA
18/11/2014
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Pag. 38
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Ospedali, ecco il piano della Regione
L'assessore Saitta illustra in commissione la bozza del provvedimento che domani sarà approvato in giunta
Protestano i sindaci, insorgono i partiti di opposizione. Aumentano le tensioni anche dentro la maggioranza
ALESSANDRO MONDO
I sindaci protestano, il centrosinistra per ora tiene ma ondeggia, Forza Italia, Lega e Cinque Stelle attaccano.
Stessi attori, con ruoli rovesciati. Anche il terreno di scontro è il medesimo, cioè il piano di riordino della rete
ospedaliera che domani l'assessore alla Sanità Antonio Saitta porterà in giunta e giovedì a Roma, per
sottoporlo al ministero. La possibilità di ottenere dal governo un aiuto per salvare i conti della Regione passa
anche da questa manovra, che ieri Sergio Chiamparino ha anticipato al ministro dell'Economia Padoan.
Tensioni in maggioranza Clima rovente in commissione consiliare. La bozza di riforma preparata da Saitta
ricalca in molti punti quella impostata dalla giunta Cota sulla base dei programmi operativi concordati con il
ministero (vedi il disarmo dell'Oftalmico e dell'Amedeo di Savoia o la chiusura dei «punti nascita» ad Acqui,
Tortona, Carmagnola, Domodossola, Susa). Coincidenze impugnate dall'opposizione contro il centrosinistra,
dove non mancano le fibrillazioni: Pd e Sel, ad esempio, chiedono di tutelare i reparti di cardiologia; tensione
con i sindaci dell'Alessandrino, ricevuti ieri da Saitta; domani è stata convocata una riunione dei capigruppo.
Opposizione all'attacco Ieri i Cinque Stelle (Bertola, Batzella) hanno abbandonato i lavori protestando contro
«l'arroganza» di Saitta, che si è presentato armato solo di appunti. Sulla stessa linea Forza Italia (Berutti,
Ruffino, Vignale), convinta che l'assessore non sappia che pesci pigliare o abbia qualcosa da nascondere.
Riecco Cota: «Ora si scopre che le nostre riforme erano giuste». Saitta contro tutti «La presentazione della
delibera, e la comunicazione in Consiglio, ci sarà dopo il passaggio in giunta - replica Saitta -. L'unico criterio
della riforma è la coerenza: sarà accompagnata da un rafforzamento del 118 tramite postazioni adeguate e
servizio di elisoccorso». Nodi da sciogliere Diversi i nodi in sospeso. La s c e l t a d e l l ' « h u b » n e l q u a
d ra n t e O ve s t : M a u r i z i a n o o San Luigi? Parrebbe il primo. E ancora: il destino del presidio di Lanzo
e del Gradenigo, l a r i co l l o c a z i o n e d e i s e r v i z i dell'Oftalmico e dell'Amedeo d i S av o i a . A n c h
e i l M a r i a Adelaide è a fine corsa. Ness u n d e c l a s s a m e n t o p e r i l Martini: resta Dea di primo
livello ma sotto stretto monitora g g i o. Va a s s o rb i t a l a d o manda del Valdese, inevasa a seguito della
chiusura: decisione per ora confermata. Tra i Dea di primo livello se la gioc a n o D o m o d o s s o l a e Ve rb
a nia. Carmagnola, Susa, Cuorgnè e O vada si salvano perchè sono la sola risposta su quei territori ad una
distanza accettabile. Partita aperta, ancora per poco.
La nuova rete ospedaliera
QUADRANTE NORD
NOVARESE
QUADRANTE OVEST
QUADRANTE SUD
CUNEESE
ALESSANDRINO iriè Cir Biella Asti LEGENDA Cuneo VALLE D'AOSTA TORINO Verbania Vercelli LIGURIA
Novara Centimetri LA STAMPA onto s o socc pront occor corso orso o so so PIEMONTE Alessandria
LOMBARDIA (*) confermata la chiusura del punto nascite Santa Croce e Carle ospedale hub Mondovì,
Savigliano, Alba Dea di 1° livello Bra, Saluzzo ospedali di territorio Ceva area disagiata Ospedale hub
strutture con oltre 70 mila passaggi l'anno in pronto soccorso e con un bacino di utenza di utenza compreso
tra 600 mila e 1,2 milioni di abitanti, dotati di tutte le specialità Mauriziano o San Luigi ospedale hub Rivoli,
Pinerolo, Martini, Mauriziano o San Luigi Dea di 1° livello Susa area disagiata * Città della Salute ospedale
hub Chieri, Moncalieri Dea 1° livello Oftalmico, Amedeo di Savoia verso la chiusura, servizi da ricollocare
Maria Adelaide verso la chiusura Valdese per ora resta chiuso, potrebbe diventare un presidio per la
continuità assistenziale Carmagnola* ospedale di territorio Ospedale di territorio strutture con oltre 20 mila
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 18/11/2014
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Dossier / La Sanità in Piemonte
18/11/2014
La Stampa - Ed. nazionale
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passaggi l'anno in pronto soccorso e con un bacino di utenza compreso tra 80 mila e 150 mila abitanti, dotati
di pronto soccorso, medicina, chirurgia, ortopedia SS. Antonio e Biagio e Cesare Arrigo ospedale hub Asti,
Casale, Novi Dea di 1° livello Tortona*, Acqui Terme* ospedali di territorio Ovada area disagiata San
Giovanni Bosco ospedale hub Maria Vittoria, Ivrea, Chivasso, Ciriè Dea 1° livello Gradenigo presidio con
funzione di pronto soccorso Lanzo da riconvertire Cuorgnè area disagiata Dea 1° livello strutture con oltre 45
mila passaggi l'anno in pronto soccorso e con un bacino di utenza compreso tra 150 mila e 300 mila abitanti,
dotati di punto nascita, cardiologia e neurologia ma senza le specialità a rara diffusione Ospedale Maggiore
della Carità ospedale hub Borgomanero, Vercelli, Biella, Domodossola* o Verbania Dea di 1° livello
Borgosesia, Domodossola o Verbania ospedali di territorio Ospedale in area disagiata strutture con meno di
20 mila passaggi l'anno in pronto soccorso e con un bacino di utenza inferiore a 80 mila abitanti, dotati di
pronto soccorso, medicina, chirurgia ambulatoriale
18/11/2014
QN - Il Resto del Carlino - Ed. nazionale
Pag. 24
(diffusione:165207, tiratura:206221)
RIFERENDOSI alle affermazioni di Papa Francesco, che ha invitato i medici a esercitare obiezione di
coscienza quando viene loro richiesto di collaborare a uccidere vite umane, Ugo Ruffolo sul Carlino scrive
che l'obiezione di coscienza deve essere considerata una eccezione da ridurre al minimo in uno stato laico.
Vorrei ricordargli che la possibilità di obiettare è, invece, un diritto costituzionale di altissimo valore sancito
dalla Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo del 1948 ed è proprio ciò che distingue gli stati democratici da quelli
totalitari. Leggo poi che egli nega la possibilità per il farmacista di obiettare ( possibilità oggi concessa al
farmacista in quasi tutte le democrazie del mondo) e mette sullo stesso piano la drammatica realtà di un
farmacista al quale viene chiesto di collaborare a uccidere e quella di un garzone di macelleria costretto a
toccare la carne suina. Mi sembra un paragone improponibile: Nella conclusione, poi, egli afferma che chi
non vuole partecipare ad aborti ed eutanasie non deve fare il medico e il farmacista: forse non ha chiaro il
fatto che chi diventa medico o farmacista ha come fine la cura degli esseri umani dal concepimento alla morte
naturale e non la loro eliminazione. (*) vice-presidente Unione Cattolica Farmacisti Italiani Image:
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SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 18/11/2014
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IL PAPAE L'OBIEZIONEDI COSCIENZA
18/11/2014
Avvenire - Ed. nazionale
Pag. 8
(diffusione:105812, tiratura:151233)
Niguarda, ippoterapia d'eccellenza
Le patologie che cura sono gravi. Perciò l'ippoterapia può apparire una soluzione bizzarra: invece, funziona.
Al punto che il "Centro di Riabilitazione Equestre Vittorio di Capua" dell'Ospedale Niguarda di Milano è
diventato realtà d'eccellenza nel Paese e adesso potrà espandere questo servizio grazie al distretto 2041 del
Rotary, che ha donato un nuovo cavallo al centro. L'ippoterapia cura bambini di tutta Italia affetti da disabilità
motorie (paralisi cerebrale infantile, esiti da trauma cranico) o psichiche e cognitive (autismo o ritardo
mentale) e consente di affrontare terapie riabilitative in un ambiente sereno, in cui le attività a cavallo e a terra
si integrano con quelle tradizionali di neuropsichiatria infantile e di pediatria. Come spiega il direttore del
dipartimento Materno infantile Costantino De Giacomo, «con l'acquisto di un nuovo cavallo sarà possibile
scegliere quello più adatto a ogni paziente».
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Disabili.
18/11/2014
Avvenire - Ed. nazionale
Pag. 8
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Campagna per i piccoli pazienti
Quando un bambino si ammala anche i genitori hanno bisogno di cure. Si chiama «Ospedale senza dolore»
la nuova campagna di comunicazione sociale dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma per informare
e sensibilizzare sulla sofferenza dei bambini e sulle sue ripercussioni nella famiglia. La campagna si propone
di raccogliere un milione di euro per acquistare tecnologie di ultima generazione nel campo della diagnostica
per immagini con le quali prevenire l'insorgenza del dolore, ridurre al minimo la sua percezione e contenere
paura, ansia e stress sia nei piccoli pazienti che nelle famiglie. La campagna di comunicazione si articolerà
su radio, tv, stampa e web. Protagonisti del progetto di comunicazione sono i genitori dei piccoli pazienti, con
la testimonianza silenziosa del loro dolore e delle loro preoccupazioni. Il volto dei genitori è il volto di un
Ospedale accogliente che si apre al racconto delle famiglie. «L'aspetto che caratterizza il nostro l'approccio spiega il presidente dell'Ospedale Giuseppe Profiti - non è solo la capacità di curare la malattia del bambino,
ma di farsi carico del suo malessere, che diventa il malessere anche dei genitori e di chi gli sta vicino.
L'Ospedale ha il compito di alleviare per quanto possibile ansie e preoccupazioni, offrendo il meglio delle cure
sul piano clinico e scientìfico, ma anche ascolto, comprensione, aiuto e sostegno».
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 18/11/2014
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Bambino Gesù.
18/11/2014
Avvenire - Ed. nazionale
Pag. 8
(diffusione:105812, tiratura:151233)
Confronto alla Camera sull'emergenza slot Magistro (Monopoli): no a crescita sfrenata
GlANNI SANTAMARIA ROMA
«Non è solo un gioco». L'appello, quasi il grido, che arriva dalla società riguardo all'azzardo è risuonato ieri
nell'aula dei gruppi parlamentari di Montecitorio nel convegno «II gioco è bello quando dura poco?», dedicato
agli aspetti medici, sociali, economici di un fenomeno, che ha assunto proporzioni sempre più vaste. Sono in
ballo due logiche che spesso faticano a interagire, quella sanitaria e quella del fisco, che nel gettito di otto
miliardi dei vari giochi (su un giro di affari dieci volte superiore) trova un tesoretto per affrontare diversi capitoli
finanziari, ha detto in premessa la deputata Paola Binetti, che ha organizzato l'appuntamento e che è relatrice
in Commissione Affari sociali della proposta di legge per l'istituzione di un Osservatorio nazionale sulle
dipendenze da gioco d'azzardo. Una legge avrebbe dovuto, negli auspici, già essere approvata. Così come al
palo c'è l'inserimento di questa patologia nei Lea, fatta dal decreto Balduzzi, ma in attesa dei decreti attuativi.
Ma non chiamatela «ludopatìa» - che contiene il riferimento all'immaginario del gio coso - ha insistito Binettì,
piuttosto «dipendenza grave dal gioco d'azzardo», formulazione che da maggiore impatto alla serietà del
fenomeno. Nella proposta di legge ci sono 200 milioni l'anno perprevenzione, formazione, diagnosiecura delle
patologie da gioco, lo stop alle pubblicità e regole più rigide per i locali con slot, che al momento sono 120130 mila. Ma c'è un'opera culturale e di informazione da compiere. Non a caso, insieme a matematici,
promotori di campagne contro le slot (o meglio per ridurle, visto che da più partì si è insistito sulla volontà di
non essere certo proibizionisti) ed esperti, c'erano anche numerosi studenti. Sono intervenuti pure gli
imprenditori del settore. Il vicepresidente di Sistema Gioco Italia (Confindustria), Giovanni Emilio Maggi, ha
ricordato quanto fatto per l'autoregolamentazione in materia di pubblicità e per l'emersione del gioco legale.
Interventi tecnici sulle slot sono allo studio in modo da tutelare minori e soggetti deboli. E sulla riduzione
dell'offerta sul territorio ha espresso volontà positiva, ma si è rimesso alle decisioni della politica in materia di
delega fiscale. Luigi Magistro, vicedirettore generale dell'Agenzia preposta al controllo del fenomeno, la
"Dogane e Monopoli", ha detto che lo sviluppo del fenomeno in modo «sfrenato, per fare tante entrate
pubbliche» non è certo scopo e interesse dell'amministrazione, segnando così un elemento di discontinuità
rispetto al passato. Sul ruolo dell'informazione è intervenuto il direttore diAwenire Marco Tarquinio, che ha
spiegato le ragioni dell'ormai nutrito dossier informativo apparso sulle pagine cartacee e consultabile sul sito.
Un'attenzione a un fenomeno «impressionante» - che con la crisi ha «morso le persone nella carne viva» accompagnata da scelte coerenti sul rifiuto (costoso) di pubblicità del settore ed è rimasta «purtroppo
solitària» nel panorama dei grandi quotidiani. Tarquinio ha paragonato la piaga dell'azzardo a quella della
schiavitù. Una di quelle «pratiche che, per quanto reddito possano portare, restano incivili». Ai matematici
Diego'Rizzuto e Paolo Canova dell'associazione Taxil729 è toccato smontare dal punto di vista statistico
l'illusione di vincere. Nel Superenalotto, per dire, è una su oltre 600milioni. Giocando per due milioni e mezzo
di anni si scenderebbe a un testa e croce, fifty-fifty. Ma, se si perdesse... bisognerebbe ricominciare. I due
hanno anche evidenziato le lacune delle norme in tema di informazione su tali probabilità. Ma quanti sono i
malati di azzardo? Sui 19 milioni di giocatori 817mila sono ad alto rischio, 247mila di fatto patologici. Le
pesanti infiltrazioni della criminalità le ha ricordate - tra gli altri - Daniele Poto, referente di Libera per la
campagna "Mettiamoci in gioco". Non l'ultimo aspetto del fenomeno. Che nel «buco nero» dell'ordine,
definizione di Magistro, trova terreno fertile. Sono intervenuti, infine i deputati Massimo Enrico Baroni (M5S) e
Paolo Beni (Pd).
Foto: Conferenza contro l'azzardo, a destra il direttore Tarquinio e l'onorevole Binetti
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Azzardo, sos salute «Ridurre i punti gioco
18/11/2014
Libero - Ed. nazionale
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Prova che Dio non c'è? Il cancro prova solo che il medico non è Dio
MARIO GIORDANO
«Non credo in Dio perché c'è il cancro». Non so se il manifesto ateo di Umberto Veronesi, espresso in una
lunga e appassionata intervista su Repubblica , sarà al centro del prossimo colloquio tra il Fondatore e Papa
Francesco. E non so se diventerà un capitolo nel catechismo dei non credenti che il quotidiano
debenedettiano sta cercando di accreditare nelle parrocchie, secondo il vangelo di Eugenio Scalfari. Ma così,
a prima vista, ci sembra che, (...) segue a pagina 17 segue dalla prima (...) come prova della non esistenza di
Dio, l'attività (pur meritoria) dell'Istituto oncologico di Milano, sia un po' poco. Si può far meglio, insomma,
almeno a livello di logica: il fatto che i tumori non siano debellati, per il momento, dimostra soltanto che il
medico non è onnipotente. Non che non lo possa essere Qualcun Altro. Certo: è difficile identificare Dio con il
cancro, come ci spiega Veronesi, ex chierichetto, ex paggetto cattolico, diventato luminare e ateo in un bel
giorno di primavera. Ma, per essere realisti, è difficile identificare Dio anche con l'infarto. O con l'ictus. O con
la cirrosi epatica. O con l'ebola. O con la lebbra. O con la dissenteria fulminante. È difficile identificare Dio con
la morte in incidente stradale, con una frana che entra in salotto e uccide una 16enne e il suo nonno, con la
Sla che ti strappa il respiro dai polmoni, giorno dopo giorno, fra dolori strazianti. Non ci vuole uno scienziato,
non ci vuole il rinomato e pluriacclamato Veronesi, per capire che questa è la domanda che da sempre
angoscia l'uomo, da Auschwitz al lutto in famiglia, dai bambini che muoiono di fame alla tragedia di un figlio
che si schianta in autostrada: se Dio esiste, se esiste davvero, perché permette ciò? E la risposta a questa
domanda è così intima che non si può discutere su un giornale. La risposta a questa domanda va al cuore del
mistero, dentro il senso della vita, dell'essere uomini. Ognuno la dà per sè, credente o non credente, qui non
importa. Quello che non si può accettare, proprio perché stiamo parlando di un tema così importante, è la
banalizzazione. Non la si può accettare nemmeno se la fa il professor Veronesi, con tutto il rispetto per la sua
scienza, il suo amico don Giovanni e le scorribande alla Festa degli Asparagi. Perché il male è sempre
esistito, e la morte atroce pure, e le terribili sofferenze ancor di più. E se la prova della non esistenza di Dio è
l'esistenza del dolore nel mondo, bene, allora che bisogno c'era di aspettare i bambini uccisi dal tumore a
Milano? Bastavano, per dire, quelli uccisi da Erode in Palestina. Perché il mio dubbio è questo: se domani,
per ipotesi, fosse trovata la cura del tumore, allora Veronesi diventerebbe all'improvviso credente? Se uno
scienziato scovasse il farmaco o i farmaci per curare ogni cancro, se l'Istituto Europeo si svuotasse, se gli
oncologi rimanessero meravigliosamente disoccupati, ecco, se tutto questo succedesse, allora per il
professor Umberto Dio tornerebbe ad esistere? E il medesimo professor Umberto troverebbe allora
compatibile con la sua fede un bambino che muore asfissiato in culla a Forlimpopoli o un altro che viene
distrutto dalla malaria nell'Alto Sudan, solo perché non hanno il tumore? Basterebbe vincere le metastasi,
insomma, per dare una spiegazione definitiva all'umana sofferenza? Il dolore è difficile da spiegare. Per tutti.
Per chi crede e per chi non crede. Ma quello che non può esistere è una graduatoria del mistero del dolore,
non può esistere il mistero più mistero, nemmeno se quello è il mistero che ti ha dato più lustro, nemmeno se
è quello a cui hai legato la carriera. Fra l'altro, proprio Veronesi, il mistero del cancro ha contribuito a svelarlo,
almeno in parte. E ci ha spiegato che, di tutte le sofferenze, è una di quelle più provocate dall'uomo
attraverso i suoi comportamenti sbagliati: il fumo, l'inquinamento, l'alimentazione scorretta. E allora come fa
l'illustre professore a imputare all'inesistenza di Dio ciò che per buona parte della sua vita ha imputato invece
all'esistenza degli uomini? Di fronte al male è difficile dare risposte. Il credente le trova faticosamente nella
fede, aggrappandosi a Gesù che pure lui ci è passato dentro, è andato sulla croce e ha gridato: «Dio mio
perché mi hai abbandonato?». Il non credente le trova altrove, o non le trova. Ma liquidare la domanda
essenziale della vita con una formuletta da dispensa fabbri, titolo: «Diventa ateo in tre lezioni», beh, non è
all'altezza di un luminare e nemmeno del Fondatore. Così come è ingenerosa la riduzione dei cattolici a quelli
che credono che la mano del chirurgo in sala operatoria sia teleguidata dall'angelo custode, come gli omini
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 18/11/2014
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Risposta a Veronesi
18/11/2014
Libero - Ed. nazionale
Pag. 1
(diffusione:125215, tiratura:224026)
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 18/11/2014
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della playstation con il joystick. Suvvia, professor Veronesi: i non credenti meritano rispetto, ma i credenti non
possono essere trattati come imbecilli. Se le risposte religiose al male nel mondo non l'hanno mai convinta,
per carità, non cercherò certo di convincerla io adesso. Ma, come le avrà sicuramente spiegato il suo amico
don Giovanni, chi crede è convinto che il male nel mondo esiste proprio perché la mano dell'uomo non è
teleguidata, perché non siamo automi ma esseri liberi, capaci di decidere, di pensare, di sbagliare e anche di
fare miracoli in sala operatoria, come ha fatto lei tante volte con i suoi medici. Soltanto che, per quanti
miracoli si possano fare con il camice addosso, non ci si riesce a sostituire all'Onnipotente. E alla fine della
sua intervista, se mi permette, mi sembra che il punto centrale sia proprio questo: non tanto la difficoltà ad
ammettere l'esistenza di Dio. Quanto la difficoltà ad ammettere che Dio non è lei.
Foto: Umberto Veronesi [LaPresse]
18/11/2014
Il Foglio
Pag. 1
(diffusione:25000)
"Mi criticate in modo ideologico, sulle politiche sanitarie e il morbo ho
ragioni da vendere"
LAURA BOLDRINI*
Caro direttore, il suo giornale ha ironizzato sul modo in cui ho recentemente parlato del nesso tra Ebola e
politiche liberiste, come fossi stata mossa da cieco furore ideologico. Io avrei "uno strano tic", mentre "la
realtà la pensa diversamente dalla Boldrini". Allora vediamola, questa realtà: che conosco anche per
l'esperienza diretta fatta in zone dell'Africa nelle quali talvolta l'ospedale allestito nel campoprofughi è l'unica
forma di assistenza sanitaria anche per la popolazione locale. Nel discorso all'assemblea del World Food
Programme, ho detto che "si è giunti alla situazione estremamente allarmante di oggi anche perché abbiamo
assistito al progressivo indebolimento dei sistemi di ricerca, prevenzione e intervento sanitario nei paesi
interessati dall'epidemia. Una conseguenza, questa, delle drastiche politiche di risanamento finanziario
adottate in paesi in difficoltà, con tagli alla spesa pubblica e privatizzazione dei servizi". Confermo la tesi
parola per parola. Non vale a smontarla, infatti, l'argomento che il Foglio mi oppone, quando ricorda che "i
dati dell'Organizzazione mondiale della Sanità e della Banca mondiale dicono che nei paesi maggiormente
colpiti dall'epidemia la spesa sanitaria è costantemente cresciuta". Questa obiezione trascura di specificare
se la spesa è destinata al pubblico o al privato. Infatti il costo complessivo della sanità non è mai, da solo, un
indicatore sufficiente di efficienza e di qualità. Secondo i dati Oms e Bm, dove la sanità è prevalentemente
pubblica (circa 80 per cento), prevede l'accesso universale e costa meno - come in Svezia o in Francia - i
risultati sono migliori, ad esempio nell'aspettativa di vita e nella mortalità infantile, di quelli degli Stati Uniti,
che pure spendono di più ma destinano al pubblico meno risorse. Nei paesi più colpiti da Ebola, l'incidenza
della spesa sanitaria pubblica è di gran lunga inferiore rispetto a quella privata: 28,1 per cento in Guinea, 29,8
in Liberia, 16,6 in Sierra Leone. In questa spinta verso il privato c'entrano non poco le politiche imposte dal
Fondo monetario Internazionale e dalla Banca mondiale. Nella maggior parte dei paesi africani, secondo la
stessa Oms, "i Programmi di Aggiustamento Strutturale [cioè quelli voluti da Fmi e Bm] hanno frenato i
miglioramenti, o provocato un peggioramento, dello stato di salute delle persone nei paesi che le hanno
applicate. I risultati registrati includono un peggiore stato nutrizionale dei bambini, una accresciuta incidenza
delle malattie infettive e tassi più alti di mortalità infantile e materna". Tralascio di citare, per brevità, i molti
analisti internazionali che collegano gli scarsi investimenti pubblici in sanità alle politiche restrittive imposte
dagli organismi finanziari mondiali. Ma vale la pena di leggere quello che ha scritto ad agosto The Economist,
certo non sospettabile di pregiudizio antiliberista: "Non è un caso che i paesi ora colpiti da Ebola siano alcuni
tra i peggio governati del mondo. Lì la sanità pubblica non è una priorità, ed è questa la ragione per la quale
ci sono voluti mesi per prestare attenzione a ciò che stava accadendo... Una lezione che viene dai recenti
successi contro l'Aids, la malaria e la tubercolosi è che la vittoria arriva solo quando è sostenuta l'intera
infrastruttura della sanità, incluso il coinvolgimento attivo della popolazione locale". E il nesso sembra essere
ora chiaro allo stesso Fondo Monetario Internazionale, visto che ad ottobre di quest'anno ha concesso ai tre
paesi centroafricani di aumentare il proprio debito. Su queste basi, direttore, sono io che le chiedo: non
sarebbe meglio discutere di un tema così serio come la diffusione di Ebola senza inforcare le lenti
dell'ideologia, e guardare in faccia con realismo gli esiti di determinate politiche? Cordiali saluti
Foto: *Laura Boldrini è Presidente della Camera dei deputati
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 18/11/2014
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EBOLA POLITICA
18/11/2014
Il Tempo - Ed. nazionale
Pag. 26
(diffusione:50651, tiratura:76264)
Sabato i biancocelesti possono frenare la corsa della Juve capolista La città si divide, il capitano: «Chiudo gli
occhi e come va, va...» È l'anno giusto per lo scudetto L'ultimo sogno per la mia carriera è la Champions
Lotito Francesco è un campione che porta un sorriso alla gente in un momento di crisi
Alessandro Austini [email protected]
Ci risiamo. La Lazio sfida l'antagonista della Roma in campionato, il tifo si divide. Su entrambe le sponde.
Sabato nell'Olimpico biancoceleste arriva la Juventus. Meglio batterla e alimentare i sogni di Champions?
Oppure è il caso di «scansarsi» ed evitare di favorire la corsa giallorossa verso lo scudetto? È il dilemma in
casa laziale, lo stesso del 5 maggio 2002 quando Poborsky & Co. stesero l'Inter di Ronaldo, nonostante tutto
l'Olimpico tifasse per i nerazzurri visto il rischio (scongiurato dalla Juventus) di consegnare il secondo
tricolore consecutivo alla Roma. Replica a maggio 2010, con risultato decisamente diverso: 2-0 facile per la
banda di Mourinho e sugli spalti i laziali a esultare. Stavolta c'è la Juve di mezzo, ma la sostanza non cambia.
Mentre il mondo laziale dibatte, i romanisti non possono far altro che osservare. E ironizzare un po', a
cominciare da capitan Totti. «Per chi tifo sabato? È una bella lotta, chiudo gli occhi e... quello che succede,
succede». A tifare Lazio non ce la farebbe proprio, ma un regalo non si rifiuta mai. Neppure dai rivali cittadini.
Intanto la Roma a Bergamo dovrà ritrovare la vittoria che in trasferta che manca da Parma, quasi due mesi
fa. Totti, squalificato, non potrà dare il suo contributo. «Il nostro obiettivo principale - ribadisce il numero 10
giallorosso è il campionato. Sappiamo che sarà difficile, ma abbiamo l'organico giusto per vincere lo scudetto.
È l'anno giusto? Spero e penso di sì. Questa città merita grandi successi, i tifosi hanno una passione
differente rispetto agli altri». Per il capitano ieri è stata una giornata speciale. A Milano gli hanno consegnato il
«Premio Facchetti» a 20 anni dal suo primo gol in serie A. «Ho realizzato il sogno di indossare la stessa
maglia con cui ho raggiunto anche dei traguardi. Pochi, ma sono contento lo stesso. Finché c'è la passione
c'è tutto. Ancora mi diverto e ho voglia di giocare. Quando arriverà il momento giusto, penso tra poco, mi
metterò da parte». Poi una riflessione: «Il problema di Roma? Si pensa più ai giocatori che a vincere». Gli
resta ancora un anno e mezzo di contratto dal calciatore. E un ultimo sogno: «Sarà banale, ma è vincere la
Champions. Al sorteggio quest'estate tutti ci davano per spacciati. Invece mancano due partite del girone e
dipende solo da noi: cercheremo di passare il turno prima possibile». La mattinata da star a Milano è anche
una rivincita, visto che in platea c'erano parecchi «nemici», da Lotito a Galliani, da Marotta al dg interista
Fassone, ma pure diversi amici come Malagò e Lippi. «Non m'era mai successo, sono un po' impanicato» la
battuta di Totti. Mentre Sabatini evoca «un Pallone d'oro alla carriera da istituire appositamente per lui»,
Galliani ammette che Francesco «è stato una nostra passione ma è giusto sia rimasto nella squadra per cui
tifava», Lotito scherza sulla possibile «purga» nel prossimo derby: «Sto comprando delle farmacie in modo da
adeguarmi». Poi un elogio al romanista che, a proposito di rivalità cittadine, non è stato apprezzato da tutti i
laziali. «Totti è un grande campione, lo ha dimostrato con i fatti e non solo con le parole. C'è sempre stato un
grande rapporto di rispetto e stima reciproco, porta un sorriso alle famiglie italiane in un momento di crisi».
Per Marotta è stato inevitabile tornare alle polemiche del capitano giallorosso dopo l'ultimo Juve-Roma. «Non
ho condiviso le sue esternazioni ma l'amore per la sua squadra lo porta a farle». Da sabato si torna tutti
avversari. Occhio, però, alle strane alleanze.
2002 Anno Lla Lazio batte l'Inter con la Roma in corsa per lo scudetto
12 Vittorie La serie della Juve si è interrota lo scorso anno con la Lazio
Foto: Onore Francesco Totti ha ricevuto ieri mattina a Milano il «Premio Facchetti»
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 18/11/2014
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La Roma tifa Lazio? Totti: è una bella lotta
18/11/2014
ItaliaOggi
Pag. 1
(diffusione:88538, tiratura:156000)
Il Consiglio di stato rinvia al governo le regole sugli standard qualitativi: sono scritte con i piedi e non
realizzano nemmeno il risparmio previsto
DI GIANNI MACHEDA
Tanta confusione, un abuso di termini in inglese o incomprensibili o quasi, come «georeferenziazione», una
sciatteria tale da scrivere la parola «regioni» alternativamente con la r minuscola e maiuscola. E il dubbio che
gli obiettivi di razionalizzazione previsti possano essere veramente raggiunti. Risultato: il Consiglio di stato,
con un parere reso nei giorni scorsi, ha rispedito al ministero della salute lo schema di decreto sui nuovi
standard dell'assistenza ospedaliera. Macheda a pag. 26 Tanta confusione, un abuso di termini in inglese,
periodi ingarbugliati, uso di termine incomprensibili o quasi, come «georeferenziazione», una sciatteria tale
da scrivere la parola «regioni» alternativamente con la r minuscola e maiuscola. Risultato: il Consiglio di
stato, con il parere numero 03453/2014 del 6/11/2014, rispedisce al mittente, cioè il ministero della salute, lo
schema di decreto recante regolamento sulla «Defi nizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e
quantitativi relativi all'assistenza ospedaliera». Molti i rilievi formali, ma tanti anche quelli di sostanza, espressi
dai giudici di Palazzo Spada sul testo frutto di concertazione con il Mineconomia e di un lungo confronto in
Conferenza stato-regioni. Testo che scaturisce dalle leggi 311/2004 e 135/2012 e da ultimo dal Patto per la
salute 2014-2016 del 10 luglio 2014, che all'art. 3 ha previsto la stipula dell'intesa sul regolamento. Sui tre
articoli (più un allegato) il Consiglio di stato rileva innanzitutto «una scrittura assai lontana dai buoni canoni di
un periodare piano, comprensibile a prima lettura ed elegante e per un uso assai frequente di acronimi e di
espressioni in lingua straniera, il cui ricorrere - secondo le regole della redazione dei testi legislativi andrebbe vietato». Più sostanziale è invece il rilievo relativo a un documento consegnato dalle regioni con
proposte indicate come «irrinunciabili», che non risultano accolte o non è chiaro se lo siano state. In altre
parole, il dicastero guidato da Beatrice Lorenzin deve chiarire la sussistenza o no dell'intesa. Sempre sul
piano sostanziale, il decreto dà alle regioni tre anni per ridurre i posti letto ma del triennio 2014-2016, al quale
si fa riferimento, il primo anno è ormai già interamente trascorso. Meglio parlare quindi di triennio 2015-2017.
Nel porre riparo a questi buchi, il ministero dovrà anche sistemare un po' di punteggiatura, spiegare perché
quando parla di Livelli usa la maiuscola e decidere una volta per tutte «se la parola «regioni» debba essere
scritta con l'iniziale maiuscola o minuscola». E ancora far capire cosa si intende per «georeferenziazione» e
perché non usa un termine italiano al posto di «mission». Tra le previsioni dello schema di decreto, la classifi
cazione delle strutture ospedaliere in tre livelli a complessità crescente (presidi ospedalieri di base, con
bacino di utenza compreso tra 80 mila e 150 mila abitanti; presidi ospedalieri di I livello, con bacino di utenza
compreso tra 150 mila e 300 mila abitanti; presidi ospedalieri di II livello, con bacino di utenza compreso tra
600 mila e 1.200.000 abitanti. E il criterio vincolante di programmazione ospedaliera indicando alle regioni il
parametro della dotazione dei posti letto ospedalieri accreditati ed effettivamente a carico del Servizio
sanitario regionale, a un livello non superiore a 3,7 posti letto per mille abitanti, comprensivi di 0,7 posti letto
per mille abitanti per la riabilitazione e la lungodegenza. La durata media di degenza, per i ricoveri ordinari,
dovrà essere inferiore mediamente a sette giorni.LETTERA
In merito all'articolo apparso su ItaliaOggi del 13 novembre dal titolo «Medici, la denuncia fa parte della
professione» si precisa che il Presidente del Cineas Adolfo Bertani non ha mai dichiarato che «sarebbe
opportuno creare una base statistica per quantifi care un premio equo da parte delle compagnie, alle quali si
potrebbe ragionevolmente imporre l'obbligo di stipula». Lorenzo Dardano ufficio stampa Cineas
Foto: Il parere sul sito www.italiaoggi.it/ documenti
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 18/11/2014
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Ospedali, bocciata la riforma
18/11/2014
Elle - N.12 - dicembre 2014
Pag. 374
(diffusione:100000)
Dettagli in luce
Lo smoky eyes perde l'effetto "fumo" su un teint di perla, la pelle riacquista un aspetto splendente con sieri e
lozioni, il biondo scivola nel platino con prodotti glossy... Idee per trasformare il look ed essere (sempre)
brillanti!
Marianna Bussola ed Elisabetta Settembrini - foto di Thiemo San
giochi D'ombra Per la base, Maestro Fusion Makeup n. 1 Winter Glow. A scolpire guance e palpebre, Eye
and Brow Maestro n. 3. Completano il trucco occhi la matita Eyes to Kill Liner n. 6 e Black Ecstasy Mascara.
Sulle labbra, Rouge d'Armani Sheers n.114. Tutto di Giorgio Armani. Trucco Linda Cantello per Giorgio
Armani. Giacca Emporio Armani. Cappello Yang Li. Brillare come una stella Per illuminare la stagione creme
corpo profumate, jus couture e poudre d'autore al gusto di rose. 1. Crema Vellutata per il Corpo Rosa Nobile
di Acqua di Parma (63 euro), emolliente e antiossidante, rende la pelle soffice e profumata come la regina dei
fiori. 2. L'Eau de Parfum Knot di Bottega Veneta (65 euro, 30 ml), omaggio alla clutch della maison, irradia
eleganza con un cocktail floreale. 3. Coque d'Or Poudre Iridescente Parfumée Corps et Cheveux di Guerlain
(78,40 euro) fa brillare e avvolge di note chypre chiome, collo e décolleté. Esaltare il teint Fondotinta e base
illuminante: un'accoppiata vincente quando si tratta di creare un teint effetto photoshop. Si possono
sovrapporre (prima la base, poi il fondo) o mescolare insieme. Oppure si può stendere il fondotinta e usare
poi la base per creare dei punti luce. A piacere. 1. Ultranaturale e antiage, per un teint radioso: Future
Solution LX Total Radiance Foundation di Shiseido (80 euro). 2. Perfeziona il teint, vestendolo di un velo
leggerissimo di luce bianca: Maestro Fusion Make up n. 0 Winter Glow di Giorgio Armani (52,50 euro).
Gettare fumo negli occhi Ormai un classico a pieno titolo, lo smoky eyes prevede infinite variazioni. La più
soft: mescolare più nuance profonde (blu, grigio asfalto, bordeaux...) meglio se leggermente shimmering, per
un effetto "fumoso" illuminato però da riflessi di colore. Poi sfumare il contorno con cura, per non rischiare
l'effetto panda. Il kajal è un must, ma lo è anche il correttore, se si preferisce evitare il look "sofferto" (che
pure ha il suo fascino). Ritrovare la bonne mine Rosa sulle guance, rosa sulle labbra: con leggerezza però,
per un rossore che sembra nascere dall'interno e si accorda perfettamente anche con i più sofisticati look
invernali. Su un teint il più possibile radioso (grazie a una base illuminante) applicare con le dita sulle "meline"
delle guance, un fard in crema o in crema polvere. Poi, per un effetto ancora più naturale, sfumare con un
pennello o una spugnetta, magari gli stessi con cui si è applicato il fondotinta. Sulle labbra stendere, senza
matita, un rossetto cremoso e light della stessa temperatura cromatica del blush (meglio evitare i contrasti
fard pesca o salmone e labbra rosa lilla). Un trucco per non sbagliare? Usare un prodotto "guance & labbra".
Esaltare lo splendore 1. Definisce l'ovale Lift-Affine Visage Sérum Contour Parfait di Clarins (69 euro) dando
compattezza ai contorni. 2. The Treatment Lotion di La Mer (100 euro) idrata e stimola il processo di
rinnovamento dell'epidermide. 3. Creme Gommante di Sisley (97 euro) è una maschera che in pochi minuti
elimina stress e stanchezza dal viso. 4. Lift Effect Contorno Occhi di Somatoline Cosmetic (23 euro, in
farmacia) riduce rughe, gonfiori e occhiaie, regalando un effetto lifting. Ridisegnare lo sguardo Lo scintillio
sontuoso dei toni laminati contrasta con la precisione grafica del tratto di eyeliner. Che può essere
scenografico (dotato di coda che si prolunga verso l'esterno alto, ispessendosi) o tranquillo, a filo di ciglia. In
entrambi i casi, funziona la stessa strategia: poggiare il gomito destro su un tavolo, per avere la mano più
ferma. Partendo da metà palpebra, tracciare la riga di eyeliner andando verso l'esterno. Iniziando dall'angolo
interno dell'occhio, completare la riga. Black & BronZE Teint in luce con fondotinta Diorskin Star e Glow
Maximizer. Per modellare il viso, uno sculpting realizzato con Diorskin Nude Tan BB Crème n. 2. Lo sguardo
è delineato da Dior Addict IT Line Noir e impreziosito dalla palette 5 Couleurs n. 30 Montaigne. Sulle ciglia
Dior Addict IT Lash Mascara Noir. Le labbra indossano Dior Addict Lipglow. Tutto di Dior. Trucco Damian
Garozzo, International Make-up Artist Dior. color block Incarnato radioso con Lightbulb Foundation e Satin
Radiant Stick Vision of Beauty Pink. Sugli occhi, i verdi della Brave Beauty Eye Palette Green, più un tratto di
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 18/11/2014
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BEAUTY
18/11/2014
Elle - N.12 - dicembre 2014
Pag. 374
(diffusione:100000)
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 18/11/2014
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Lasting Gel Pencil Eye Liner M Green e mascara Petal Lash Mascara Black. I cristalli Face Studs Vision of
Beauty aggiungono una nota scintillante. Labbra nude look con Rouge Unlimited Lipstick Maroon. Tutto di
Shu Uemura ( www. shuuemura-usa.com ). Trucco Ludovic Engrand for Shu Uemura. Capelli Olivier
Lebrun/B Agency. Giacca Leon & Harper. (S)vestire le labbra Easy il rossetto nudo? Sì, ma fino a un certo
punto. Scegliere la nuance giusta è fondamentale: deve dare luce e freschezza al teint, se lo spegne non va
bene (la prova del nove? Testarla a viso struccato). Tenere presente poi che il beige puro non è per tutte: se
contiene una punta di rosa o di pesca, in genere dona di più. Idem per la texture: quella mat è super chic, ma
può risultare un po' piatta. Meglio puntare su finish cremosi, satinati o glossati. Scoprirsi molto green Se
punta sul verde (vivido e intenso, senza derive nel marrone o nel beige) il trucco occhi acquista l'impatto di un
accessorio. Detto questo, deve anche rendere più belle. Per chi ha sguardo azzurro e pelle chiara, via libera
ai toni acidi e/o dorati: foglia, erba, muschio fresco. Mentre un'olivastra dagli occhi scuri punterà sullo
smeraldo, raffreddato da una punta di blu. In ogni caso, mascara ed eye liner neri rendono tutto più portabile,
perché aggiungono definizione e incorniciano l'occhio. La buona rifrazione della luce accende le chiome. Le
soluzioni? 1. Style Finish Gloss di René Furterer (19,90 euro, in farmacia) scolpisce e modella la capigliatura
regalando un effetto specchio. 2. Hydration Maschera Idratante Intensiva di Moroccanoil (36 euro, dal
parrucchiere) dà corpo e lucentezza alla materia in cinque minuti. 3. BC Bonacure Hair Therapy Smooth
Perfect Smoothing Cream di Schwarzkopf (23,20, dal parrucchiere) leviga lunghezze e punte accendendole
di riflessi. Vivere di riflessi
contrasto tra la poesia di note floreali e l'impatto dark di uno smoky eyes, su un teint di perla:
intrigante!
1. A lunga tenuta: Eye Powder-Kajal di T by Terry (32 euro). 2. Attenua i difetti: Defence Color Anti Blemish di
Bionike (13 euro, in farmacia). 3. Copre le imperfezioni con un gesto facile: Le Crayon Correcteur Accord
Parfait di L'Oréal Paris (14,59 euro). 4. Intensa e glam: Palette Style Eye-Con n. 7 the Parisienne di Marc
Jacobs (53,50 euro, da Sephora).
1. Illumina il teint in un flash: Le Blanc de Chanel Base Lumière Universelle di Chanel (42 euro). 2. Texture
confortevole: Kisskiss Shaping Cream Lip Colour n. 368 di Guerlain (33,70 euro). 3. Guance e labbra: Kiss &
Blush n. 07 di Yves Saint Laurent (39 euro). 4. Quando il blush si fa matitone: Chubby Stick Cheek Colour
Balm Amp'd Up Apple di Clinique (27 euro).
viso illuminato di rosa, pelle splendente, sguardo grafico con un tocco metal... È qui la festa?
1. Mix di toni preziosi: Hypnôse Palette Drama Eyes Parisian Lights di Lancôme (56 euro, one shot, solo da
Rinascente e Coin). 2. Ad alta precisione: Liner Couture n. 1 di Givenchy (31,50 euro). 3. Per tratti spessi e
ben definiti: Eye Liner Shock di Collistar (20,20 euro). 4. Si può usare come kajal, liner e ombretto: 3 in 1
Kajal Divine Bronze di Deborah Milano (9,90 euro).
capelli di luna, sguardo in Verde e labbra nude look: il mood si fa eccentrico con un tocco d'artista
1. Trasparente e ricco di principi attivi: Shiny Lipstick n. 195 di Diego Dalla Palma (21,90 euro). 2. Finish
lucente e setoso: Colour Elixir Gloss n. 10 Pristine Nude di Max Factor (12 euro). 3. Cristallino con riflessi
dorati, trattante come un lip balm, si può usare da solo o sopra il rossetto, per illuminarlo: Rouge Dior Baume
n. 128 Star di Dior (34,26 euro).
1. Long lasting: Perfect Mono n. 20 di Dolce & Gabbana (30 euro). 2. Ricco di cheratina: Noir Couture
Volume n. 1 di Givenchy (31,50 euro). 3. Soffice e cremoso: Mystery Eyeshadow Black & Green di NajOleari
(18,50 euro). 4. Tratto impeccabile: Beautiful Color Precision Glide Eye Liner n. 06 di Elizabeth Arden (22
euro).
18/11/2014
Il Sole 24 Ore SanitÃ
Pag. 8
(tiratura:40000)
La manovra scalda i motori
Trattativa Regioni-Governo in alto mare - Lorenzin : «Niente più alibi»
Grandi manovre sulla manovra, di cui però si continua a ritardare l'ingresso in aula alla Camera. Da lunedì 24
si slitta a giovedì 27 novembre, ha stabilito la conferenza dei capigruppo di Montecitorio. Intanto c'è la lista
dei pochi emendamenti per la sanità, all'insegna dell'austerity. Mentre tutto tace, a livello ufficiale, sulla
trattativa governo-Regioni per modulare i tagli da 4 miliardi. La fumata nera è arrivata dall'ultima conferenza
dei presidenti: «Chiediamo la sospensione del parere sulla legge di Stabilità. Il tempo non manca, non vedo
la ragione di accelerare; si può darlo in modo più meditato la prossima settimana (cioè questa, ndr)», ha detto
il presidente Sergio Chiamparino. Chiarendo che «ci sono contatti in corso con il Governo». Intanto, come in
un gioco delle parti, i singoli governatori passano all'attacco. Per Enrico Rossi (Toscana), «si possono fare
risparmi purché si proceda a una riorganizzazione della sanità» e per questo serve fare un «ragionamento
approfondito con il Governo trovando strumenti di equità». Mentre Stefano Caldoro (Campania) rivaluta le
virtù delle Regioni che in questi anni - afferma - «hanno fatto i maggiori tagli rispetto al comparto Stato, e
come prevede la legge di stabilità chi non è in pareggio di bilancio è lo Stato e non le Regioni». Sullo sfondo,
le parole della ministra della Salute Beatrice Lorenzin, intervenuta alla presentazione del rapporto Glocus (v.
articolo a fianco) con un forte richiamo alla lotta agli sprechi: «Se qualcuno mi chiedesse se 112 miliardi di
euro sono adeguati a sostenere la spesa sanitaria italiana, risponderei sì in questo momento. E non sono
troppi, sono quello che abbiamo e dobbiamo preservarlo. Se però mi chiedessero se sono spesi bene,
risponderei di no. L'impiego delle risorse non è efficiente: la sanità è come un enorme acquedotto pieno di
buchi». Non manca la stoccata alle Regioni: «Occorre chiudere le falle organizzative - ha ribadito Lorenzin anche perché negli anni la logica dei tagli lineari è stata una scusa utilizzata dalle Regioni per non riformare il
processo. Ora con il Patto - ha ricordato - siamo all'anno zero, non ci sono più alibi». Anche per questo, del
resto, il "Patto" è stato traslato nell'articolo 39 della legge di Stabilità. E anche ammesso che le quote
destinate al Fondo sanitario restino confermate dai tagli annunciati dal premier Renzi, l'austerity regna
sovrana. Gli emendamenti ammessi. Dall'omeopatia all'assistenza ai disabili allo stop alle gare pubbliche per
la fornitura dei dispositivi per l'automisurazione della glicemia. Passando anche per nomina dei Dg. Sono 19
gli emendamenti in materia sanitaria ammessi al voto della commissione Bilancio della Camera sulla legge di
Stabilità 2015. Tariffe fino a mille euro al peggio per gli omeopatici: che pagheranno circa 8 milioni rispetto
agli oltre 70 che avrebbe fatto pagare loro l'Aifa, e che riusciranno così anche a tenere sul mercato i prodotti
altrimenti esclusi dal 2016. Questo con un emendamento annunciato della commissione Affari sociali. E poi,
tra gli altri scremati e che rimangono in pista in materia sanitaria, quello sulla scelta dei Dg presentato come
prima firmataria da Nunzia De Girolamo (Ncd): nomina per sorteggio da un elenco di «idonei», regionale o
interregionale, costituito dopo un bando e una selezione fatta da una commissione di esperti istituita dalla
stessa Regione. Spicca ancora l'obbligo per l'Aifa, entro 30 giorni dall'entrata in vigore della manovra, di
prevedere il rimborso dei farmaci innovativi o di «eccezionale rilevanza terapeutica», in particolare quelli per
l'epatite C per i quali sia stato raggiunto un accordo con le industrie farmaceutiche. Aumenteranno le risorse:
50 mln in più nel 2015, 140 nel 2016 e 190 dal 2017. Arriva infine in tempi di austerity la possibilità a costo
zero per tre anni per le aziende ospedaliere e ospedaliere universitarie, di avvalersi di pensionati con livello
dirigenziale che abbiano grande esperienza nel settore informatico applicato alla sanità. Obiettivo: migliorare
l'erogazione dei Lea e il monitoraggio delle cure. Barbara Gobbi © RIPRODUZIONE RISERVATA
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 18/11/2014
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STABILITÀ 2015/ Sono 19 gli emendamenti « sanitari » - In aula solo dal 27 novembre
18/11/2014
Il Sole 24 Ore SanitÃ
Pag. 10.11
(tiratura:40000)
Aids, 30 anni di foto-racconto
Il punto sulle terapie antiretrovirali e la chance della «genericazione»
Nell'ambito del Festival delle Scienze di Genova (25 ottobre-2 novembre), presso il Munizioniere di Palazzo
Ducale è stato possibile visitare la mostra "Out of sight", Un viaggio nell'epidemia globale di Hiv/Aids a più di
30 anni dalla sua scoperta. "Out of sight" è un progetto fotogiornalistico di Nanni Fontana che ha toccato, tra
il 2011 e il 2013, cinque paesi: Tailandia, Mozambico, Brasile, Ucraina e Usa. È un lungo viaggio per
documentare e condividere i racconti delle persone affette da Hiv e di quelle che lavorano per migliorarne le
condizioni di vita, di chi lotta per il rispetto dei diritti umani e per l'accesso gratuito e universale ai farmaci e di
chi fa ricerca per trovare una cura alla malattia. Le immagini (in queste pagine ne pubblichiamo due) sono
accompagnate da un approfondimento scientifico ed economico che illustra le tappe dei progressi della
ricerca delle ultime tre decadi, curato da Save-Studi analisi valutazioni economiche di Milano, con la
collaborazione del Dipartimento di Scienze del farmaco dell'Università degli Studi di Pavia e il patrocinio del
nostro ministero della Salute. Nel mondo oggi ci sono 36 milioni di persone malate di Aids, di cui circa 7
milioni ancora non sono in trattamento. Dalla sua scoperta la malattia si è evoluta sotto molti aspetti:
trasmissione, età, tipologia, trattamento e sopravvivenza delle persone che ne sono affette. A seguito
dell'introduzione della terapia antiretrovirale complessa (Haart), oggi l'Aids è considerata una malattia cronica
che, se trattata adeguatamente e tempestivamente, aumenta in modo significativo le possibilità di
sopravvivenza del paziente. Nonostante le conoscenze più approfondite e l'informazione diffusa, i casi di
contagio continuano tuttavia ad aumentare ovunque nel mondo, soprattutto per trasmissione sessuale o
materno-fetale. In Italia le nuove diagnosi d'infezione da Hiv in Italia - 3.853 nel 2012, con un tasso di
incidenza di 6,5 ogni 100mila abitanti - non presentano variazioni significative rispetto agli anni precedenti.
Lombardia, Provincia autonoma di Trento e Lazio sono le Regioni con l'incidenza più alta. Il 79,0% dei
sieropositivi è uomo, con una età media alla diagnosi di 38 anni (36 anni per le donne). Il 26% delle persone
diagnosticate come Hiv positive è di nazionalità straniera: l'incidenza per 100.000 è di 5,0 nuovi casi tra gli
italiani residenti e di 22,3 nuovi casi tra gli stranieri residenti. La maggioranza delle nuove diagnosi d'infezione
da Hiv è attribuibile a rapporti sessuali non protetti, che costituiscono l'80,7% di tutte le segnalazioni (rapporti
eterosessuali 42,7% e omosessuali 38,0%). Il 37,5% delle persone con una nuova diagnosi d'infezione da
Hiv presenta un quadro immunologico già molto compromesso con un numero di linfociti CD4 inferiore a 200
cell/mL, mentre il 55,8% presenta comunque un numero inferiore a 350 cell/mL. Poco meno di un quarto delle
persone con una nuova diagnosi di infezione da Hiv ha eseguito il test Hiv a causa della presenza di sintomi
Hiv-correlati, il 16,5% in seguito a un comportamento a rischio non specificato e il 15% in seguito a rapporti
sessuali non protetti. Dall'inizio dell'epidemia a oggi sono stati segnalati quasi 65mila casi di Aids conclamato,
di cui circa 42mila sono deceduti. Nel 2012, l'incidenza di Aids in Italia è stata di 1,7 ogni 100mila abitanti.
L'incidenza e il numero di decessi per anno continuano però a diminuire, principalmente per effetto delle
terapie antiretrovirali combinate che sono state introdotte nel nostro Paese nel 1996. Nel 2012, poco più di un
quarto delle persone diagnosticate con Aids ha eseguito una terapia antiretrovirale prima della diagnosi
stessa in quanto già consapevole della propria sieropositività. Tra il 2006 e il 2012 è aumentata la
proporzione delle persone che arrivano allo stadio di Aids conclamato ignorando la propria sieropositività. Nel
2012 si osserva un 67,9% di pazienti con diagnosi di sieropositività vicina (meno di 6 mesi) alla diagnosi di
Aids. Si stima in Italia un costo annuo complessivo per ogni paziente con Hiv trattato intorno ai 12.000 euro
sulla base delle elaborazioni condotte dalla società di ricerca in economia sanitaria e farmacoeconomia SaveStudi analisi valutazioni economiche di Milano e riportate nell'esposizione al Festival della Scienza. Ogni
malattia comporta infatti effetti negativi sulle condizioni di vita del paziente e dei suoi familiari, e quindi sulla
collettività. Gli studi di costo della malattia (Cost of illness - Coi) stimano i costi complessivi (diretti e indiretti)
di una particolare patologia (o di un evento clinico) in una popolazione in un dato periodo temporale e,
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 18/11/2014
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La mostra "Out of sight" di Genova occasione per tenere alta l'attenzione sulla malattia
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Il Sole 24 Ore SanitÃ
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SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 18/11/2014
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congiunte alle analisi farmaco-economiche, aiutano il decisore pubblico a prendere le migliori decisioni per
l'allocazione delle risorse disponibili. Nel 2013 la spesa farmaceutica nazionale pubblica e privata - che
comprende i farmaci distribuiti attraverso le farmacie pubbliche e private e quelli acquistati e dispensati dalle
strutture sanitarie pubbliche - è stata pari a 26,1 miliardi di euro, intorno ai 436 euro pro capite, di cui circa il
75,4% rimborsati dal Servizio sanitario nazionale (Ssn) (dati Osmed 2013). Sul versante degli acquisti delle
strutture sanitarie pubbliche prevalgono, dopo i farmaci oncologici, i medicinali per il trattamento dell'infezione
da Hiv. Gli antiretrovirali indicati nel trattamento dell'infezione da Hiv registrano complessivamente un
andamento crescente sia in termini di spesa, che di consumi, rispetto al 2012. I principi attivi a maggiore
impatto sugli acquisti delle strutture sanitarie pubbliche sono sostanzialmente coerenti con l'andamento delle
categorie: tenofovir+emtricitabina ed efavirenz+emtricitabina+tenofovir rappresentano il 15% della spesa
complessiva della categoria degli antimicrobici generali di uso sistemico. La spesa annua nazionale per
coprire i trattamenti dei pazienti con farmaci antiretrovirali si è attestata attorno a 775.908.000 euro che
corrispondono a una spesa pro capite di circa 13 euro per tutta la popolazione italiana; mentre il costo per
paziente con Hiv della sola terapia farmacologica varia tra i 3.000 e 16.000 euro l'anno. Nel corso degli ultimi
anni, l'introduzione dei Str (single tablet regimen, monocompressa in somministrazione unica giornaliera) ha
rivoluzionato la vita dei pazienti con Hiv, in quanto ha reso più facile la gestione della terapia, aumentandone
la compliance e rendendo quindi più efficace il trattamento, con conseguente riduzione dei costi. L'aderenza
alla terapia è non solo necessaria per ottenere un risultato terapeutico in pazienti che iniziano il trattamento,
ma anche per mantenere un'efficace soppressione virale nel corso del tempo e un progressivo abbattimento
dei costi. Questa recente prospettiva rappresenta un'ulteriore opportunità per il futuro mercato delle terapie
antiretrovirali rappresentata dalla progressiva genericazione delle singole molecole che compongono la
triplice terapia che, se utilizzate in sostituzione dei farmaci coperti da brevetto, potrebbe determinare un
decremento di spesa con un conseguente significativo risparmio per il Ssn. di Giorgio L. Colombo * Costo
medio di trattamento degli antiretrovirali per classe di categoria ATC V livello Categoria terapeutica Minimo e
masssimo (euro) Costo medio per trattamento annuo J05AX Altri 6.635 - 16.541 11.193 J05AR Associazioni
3.478 - 7.993 5.334 J05AE Inibitori delle proteasi 525 - 8.000 3.924 J05AG Inibitori NN trascrittasi inversa
2.082 - 4.941 3.342 J05AF Inibitori trascrittasi inversa 672 - 5.201 2.858 Fonte: Osmed, vari anni L'epidemia
in 4 continenti Dal 2000 al 2010 per 100.000 abitanti Africa America Sud-Est asiatico Europa Tasso di
mortalità -36,5% -25,0% -14,3% 120% Tasso di incidenza -41,6% -20,0% -40,0% 5,3% Tasso di prevalenza 11,9% 7,1% -12,1% 39,9% Il tasso globale di prevalenza nel 2013 è dello 0,8%
VITA IN FARMACIA
15 articoli
18/11/2014
Corriere della Sera - Milano
Pag. 7
(diffusione:619980, tiratura:779916)
Simona Ravizza
I sospetti dell'Asl per i casi di legionella a Bresso si concentrano sui lavori all'acquedotto pubblico. I risultati
delle indagini degli Uffici di prevenzione sono contenuti in un report riservato inviato all'assessorato della
Sanità negli scorsi giorni. Venerdì i tecnici hanno incontrato i vertici di Amiacque e di Cap, le società che si
occupano dei servizi idrici in provincia di Milano, per concordare un protocollo di sicurezza.
Le verifiche sono scattate dopo che, a metà ottobre, si sono ammalati sei abitanti: uno di loro è deceduto.
Tutti sono stati colpiti dal batterio, che non si trasmette da persona a persona ma respirando goccioline
d'acqua infetta, in meno di quattro settimane. E tutti abitavano vicini. La simultaneità delle infezioni e la
prossimità delle abitazioni sono state considerate un evento straordinario e sospetto. Un'incidenza simile, in
un paese da 26 mila abitanti come Bresso, di solito si registra in cinque anni e più. È il motivo per cui
Comune e autorità sanitarie si sono messi in allarme.
L'Asl ha effettuato 28 prelievi di campioni di acqua. Quattro sono risultati positivi: in due casi si tratta di
abitazioni di persone che si sono ammalate; negli altri due, di edifici senza contagiati, ma nella stessa zona.
Gli esperti dell'Asl hanno esaminato tutte le possibili origini del contagio. E, risultati alla mano, l'unica
plausibile è quella dei cantieri che tra agosto e settembre hanno riguardato l'acquedotto pubblico (anche se
non ci sono prove analitiche, come spesso succede nei casi di legionella).
Sulla questione si è espresso pubblicamente l'assessore della Sanità, Mario Mantovani: «Pur in assenza di
una prova documentale, al momento la principale ipotesi patogenetica è legata ai lavori estivi sul tratto di
acquedotto che attraversa il centro del Comune. Questo in considerazione dell'ubicazione delle abitazioni dei
sei casi (poste tutte a valle o a breve distanza dal punto dei lavori), della correlazione cronologica, della quasi
contemporaneità sintomatica e della rilevanza numerica. Si sono verificati sei casi in 20 giorni quando negli
ultimi cinque anni abbiamo avuto nel comune di Bresso complessivamente quattro casi».
Torna ad intervenire anche il sindaco di Bresso, Ugo Vecchiarelli (Pd). Sul sito del Comune è appena
apparso un nuovo comunicato indirizzato alla popolazione: «Benché nelle ultime tre settimane non ci siano
stati nuovi casi segnalati, preferiamo essere prudenti e preventivamente, in accordo con l'Asl, abbiamo
invitato gli amministratori di condominio a elevare la temperatura di distribuzione dell'acqua calda oltre i 65°,
facendola scorrere per mezz'ora al fine di eliminare il batterio. Vi invitiamo a fare attenzione a non scottarvi! si legge -. Si raccomanda di evitare l'utilizzo della doccia ed usare precauzioni nell'uso dell'acqua calda dei
rubinetti di casa».
Gli abitanti sono invitati anche a provvedere alla manutenzione dei punti di emissione di acqua del rubinetto
attraverso la sostituzione dei filtri o lasciandoli a bagno con l'anticalcare; e a fare scorrere l'acqua calda prima
di utilizzarla, mantenendosi lontano dalla fonte, dopo l'apertura dei rubinetti.
SimonaRavizza
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La vicenda
Tra la fine di settembre e ottobre a Bresso si sono registrati sei casi di legionella (contro i 4 registrati negli
ultimi cinque anni). Uno è deceduto Il numero di casi ravvicinati e la prossimità delle abitazioni delle persone
contagiate hanno messo in allarme Comune e autorità sanitarie. Pronto il dossier con l'esito delle indagini
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 18/11/2014
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Legionella, sotto accusa i lavori all'acquedotto Il sindaco di Bresso: «Fate
scaldare l'acqua»
18/11/2014
Corriere della Sera - Roma
Pag. 11
(diffusione:619980, tiratura:779916)
«Lazio-Juve? Occhi chiusi e come va, va» «Ci purgherà? E io compro una farmacia »
Tommaso Pellizzari
MILANO Finché si scherza si scherza, ma quando a Francesco Totti chiedono se tiferà Lazio sabato, quando
i biancocelesti sfideranno la Juve, la battuta per una volta gli viene meno istantanea: «È una bella lotta:
chiudo gli occhi, quello che succede succede».
Va bene così, tanto l'ambiente è neutrale: Milano, sala Buzzati, all'interno della sede della Gazzetta dello
Sport e del Corriere della Sera. Tutto il calcio italiano che conta è riunito per la consegna al capitano della
Roma del premio Giacinto Facchetti - Il bello del calcio, giunto alla sua nona edizione. Il riconoscimento, nato
per iniziativa della famiglia del leggendario terzino (scomparso nel 2006) e della Gazzetta, gli è stato
assegnato dalla giuria composta da Gianfelice Facchetti (figlio di Giacinto), dal presidente del Coni Giovanni
Malagò e dal direttore della Gazzetta Andrea Monti. Un premio che arriva nel ventesimo anniversario del
primo gol di Totti in serie A e che ha come motivazione il più evidente punto in comune fra i calciatori delle
due epoche: la fedeltà a una sola maglia, oltre a quella azzurra della nazionale. Volendo è un premio alla
carriera (come il Pallone d'oro che il d.s. della Roma Walter Sabatini chiede per il n. 10). Francesco, però, è
ancora lontano dall'addio. Tanto da prendersela se viene sostituito, anche se ammette che manca poco al
momento in cui dirà basta. Nel frattempo, sabato riprende il campionato. «La "crisetta" della Roma non ha
niente di strano, anzi: ogni squadra ne ha almeno una per stagione. Comunque, l'abbiamo superata». E
anche se al derby mancano poco meno di due mesi, come si fa a non parlarne dopo la proiezione del video in
cui, tra i tanti gol, spunta quello alla Lazio seguito dall'esposizione della celebre maglietta «Vi ho purgato
ancora»?
Stavolta, però, la battuta viene bene al presidente dei biancocelesti Claudio Lotito (sì, a festeggiare Totti
c'era anche lui): «Sto comprando diverse farmacie a Roma per adeguarmi, se capitasse di nuovo». E
pensare che, a Milano, il derby è già questa domenica...
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I numeri
569 partite in serie A, tutte con le maglie della Roma. Aggiungendo le gare disputate nelle altre competizioni
si arriva a 718 237 gol segnati in serie A, primo marcatore in attività e secondo di tutti i tempi. In tutte le
competizioni si sale a 293 23 stagioni disputate con la maglia della Roma. Il debutto in Brescia-Roma 0-2 il
28 marzo 1993 58 partite
e 9 gol in nazionale
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 18/11/2014
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Tra Totti e Lotito è già arrivato il tempo del derby
18/11/2014
Corriere della Sera - Roma
Pag. 13
(diffusione:619980, tiratura:779916)
un grazie al san camillo quando la sanità funziona
pagina a cura di Ester Palma
C aro Conti
scrivo con tanta gratitudine e riconoscenza nei confronti dello staff medico e paramedico del Reparto di
Urologia dell'Ospedale San Camillo per le cure che ha ricevuto, anche in questi giorni di degenza
ospedaliera, mio padre che da oltre 15 anni è in trattamento di emodialisi. Da qualche settimana mio padre
lamentava disturbi all'apparato urinario. A seguito delle mie segnalazioni i medici hanno deciso di ricoverare
mio padre presso il reparto di urologia e, dopo i dovuti approfondimenti, hanno deciso di sottoporlo ad un
intervento chirurgico. Sarò sempre grata a questi medici e a questi infermieri che hanno curato e continuano
a curare mio padre con elevata professionalità, attenzione ed umanità.
Maria Cristina Restivo
S oprattutto in questi giorni in cui la contrapposizione prevale sul dialogo, denigrare Roma è uno sport
nazionale. Se il Paese è in profonda crisi, questa dissestata Capitale lo è ancora di più e nelle attuali
condizioni non solo non rappresenta un traino positivo ma viene vissuta come un pozzo di problemi e
disservizi. Però Roma talvolta sorprende gli stessi romani. Prendiamo la nostra sanità, come ci suggerisce la
lettrice. Troppo spesso ci fermiamo alla superficie (le lunghe attese per un esame, le file al Pronto soccorso).
E dimentichiamo una sostanza che, come in questo caso, salva vite umane e riconcilia col principio di una
Sanità al servizio di tutti e uguale per tutti. Un bene straordinariamente prezioso che va difeso strenuamente.
[email protected]
Foto: Le lettere vanno inviate a: Corriere della Sera via Campania, 59/C 00187 Roma Fax: 0668828592 @
[email protected]
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 18/11/2014
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Una città, mille domande di Paolo Conti
18/11/2014
La Repubblica - Palermo
Pag. 6
(diffusione:556325, tiratura:710716)
Altri otto ospedali condannati a sparire
Entro il 2016 niente posti letto a Ribera, Mazzarino, Giarre, Leonforte, Barcellona Pozzo di Gotto, Scicli, Noto,
Salemi Il piano imposto dal ministero prevede la trasformazione in presidi "di comunità" per l'assistenza ai
malati cronici L' assessore Borsellino riferisce oggi all'Ars La commissione Sanità chiede tre deroghe
GIUSI SPICA
NELLA nuova mappa della Sanità in Sicilia spariscono otto piccoli ospedali di provincia. Svuotati di tutti i 23
reparti oggi attivi e di 258 posti letto per le emergenze. Delle vecchie strutture resterà solo il nome affisso sui
cartelli di benvenuto. «Ospedali» sì, ma «di comunità»: un nuovo modello già sperimentato in altre regioni per
pazienti che soffrono di malattie croniche e non hanno bisogno del ricovero.
È il compromesso trovato dalla Regione nelle pieghe della nuova rete ospedaliera varata dalla giunta a fine
ottobre per scongiurare la chiusura totale dei piccoli e insicuri presidi di periferia. Il taglio imposto dai nuovi
standard nazionali prevede anche la riconversione dei costosi e remunerativi posti per acuti in lungodegenza
e riabilitazione e la cancellazione di 500 tra primari e assistenti medici.
A trasformarsi saranno gli ospedali di Ribera, Mazzarino, Giarre, Leonforte, Barcellona Pozzo di Gotto, Scicli,
Noto e Salemi. L'azzeramento dei reparti e dei posti letto per le emergenze negli otto presidi è una delle
sorprese della seconda bozza del piano, riscritto dall'assessorato alla luce delle nuove direttive del ministero
varate ad agosto. Il documento sarà discusso oggi all'Ars, in commissione Sanità, per il parere obbligatorio.E
già si annuncia un braccio di ferro tra i deputati per salvare gli ospedali che ricadono nel loro bacino
elettorale. Il primo ad alzare la voce è stato Santi Formica (Lista Musumeci) che ha chiesto di bloccare la
chiusura dell'ospedale di Barcellona Pozzo di Gotto, dove salteranno sette reparti (Cardiologia, Chirurgia
generale, Malattie infettive, Medicina generale, Neurologia, Psichiatria e Pediatria). E un'eccezione alla
chiusura i membri della commissione chiederanno anche per Scicli (dove salteranno Cardiologia e Chirurgia
generale) e per Ribera (Chirurgia generale, Cardiologia, Medicina generale e Dermatologia). Da piazza
Ottavio Ziino nessuna retromarcia: «C'erano 27 ospedali in queste condizioni - spiega l'assessore Lucia
Borsellino - e siamo riusciti a salvarne diciannove adottando il modello degli "ospedali riuniti". Per gli altri otto
l'unica strada percorribile era l'ospedale di comunità, che prevede posti letto ponte tra ospedale e territorio».
Anche sulle modifiche l'assessore taglia corto: «Salvare alcuni reparti per le emergenze in una struttura
significa chiuderne altri in un altro ospedale. Il tetto ministeriale non è contrattabile e prevede per la Sicilia
2,92 posti ogni mille abitanti».
Ma cosa sono gli ospedali di comunità? E quali servizi prevedono? Entro il 2016 nelle otto strutture non
esisteranno più i Pronto soccorso, le Chirurgie generali, le Medicine, le Ortopedie, le Cardiologie e tutte le
specialità ospedaliere. Rimarranno solo alcuni posti letto «territoriali» dove l'assistenza sarà assicurata dai
medici di famiglia, dai pediatri o da medici pubblici. Si faranno ricoveri brevi (al massimo venti giorni) di
pazienti che hanno bisogno di un'assistenza infermieristica continua. Di più, per ora, non si sa. «Aspettiamo
direttive dal ministero - dice Lucia Borsellino - e abbiamo formato una commissione regionale che lavorerà
parallelamente. Prevediamo inoltre trasferte conoscitive nelle regioni come l'Emilia-Romagna dove queste
strutture esistono da anni».
Oggi l'assessore riferirà sui risultati dell'ultimo incontro con il ministero. E in molti la aspettano con l'elmetto.
«L'ospedale - attacca Gino Ioppolo, della Lista Musumeci - è per definizione un luogo in cui si curano i malati.
Nell'idea confusa del governo questo nuovo modello è invece poco più che un ambulatorio gestito da medici
di famiglia. Praticamente una casa di riposo per anziani. Siamo contrari a questa formula ipocrita che
nasconde la scelta di lasciare interi territori senza presidi sanitari».
I PUNTI LA TRASFORMAZIONE Entro il 2016 otto ospedali minori di provincia diventeranno "di comunità"
perdendo quasi del tutto i posti letto di degenza LE DEROGHE La commissione Sanità dell'Ars chiede che
vengano esentati dalla trasformazione gli ospedali di Ribera, Scicli e Barcellona Pozzo di Gotto IL TAGLIO
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 18/11/2014
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La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
La Regione
18/11/2014
La Repubblica - Palermo
Pag. 6
(diffusione:556325, tiratura:710716)
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 18/11/2014
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Negli "ospedali di comunità" non ci saranno più reparti di Chirurgia generale Medicina, Ortopedia Cardiologia,
Pronto soccorso L'ASSISTENZA Il piano stilato dall'assessore Lucia Borsellino (nella foto) su indicazione del
ministero prevede che i presidi servano ad assistere i malati cronici PER SAPERNE DI PIÙ
pti.regione.sicilia.it www.ars.sicilia.it
18/11/2014
La Repubblica - Torino
Pag. 5
(diffusione:556325, tiratura:710716)
Rivoluzione nella sanità ultimi ritocchi al piano Opposizioni all'attacco
Saitta: "Se dovessimo ascoltare le istanze di tutti, avremmo più ospedali che cittadini"
NON si placa la bagarre sulla proposta di riorganizzazione della rete ospedaliera che l'assessore alla sanità
Antonio Saitta avrebbe dovuto consegnare alla commissione consigliare di Palazzo Lascaris. Un documento
che, ha spiegato l'assessore, non è ancora pronto e sarà approvato dalla giunta nella riunione di domani. Ci
sono ancora dei tasselli da sistemare- ha precisato Saitta che ancora ieri mattina, insieme con il
vicepresidente Aldo Reschigna, ha incontrato i sindaci del Verbano per discutere del futuro degli ospedali
della zona. Le tensioni però non riguardano solo i territori e i sindaci. Il Movimento 5 stelle ha lasciato la
commissione per protesta contro Saitta definito «arrogante» perché non ha portato i documenti promessi. «Ci
siamo rifiutati di proseguire quello che era ormai diventato un teatrino inutile e privo di contenuti: la giunta
prende tempo perché i cittadini iniziano a protestare» ha sottolineata la consigliera Stefania Batzella.
Anche il centrodestra è andato all'attacco: Gianluca Vignale (Forza Italia) ha chiesto che «la sinistra dica una
volta per tutte la verità: il Piemonte avrà un servizio sanitario ridotto e molti presidi declassati rispetto alla
situazione attuale e persino a quella che loro contestavano quando erano all'opposizione». Anche il suo
compagno di partito, l'alessandrino Massimo Berruti, non ha fatto sconti: «Saitta non ci portai documenti
perché ha paura- ha detto - io feci una battaglia contro la giunta precedente per l'ospedale di Tortonae sono
pronto a farla con ancora più determinazione». Nessuna paura ha risposto Saitta: «Stiamo ancora valutando
alcune cose, ma se dovessimo ascoltare le istanze di tutti avremmo più ospedali che cittadini. Per me il
criterio è quello della sicurezza e della salute dei cittadini». La versione più aggiornata della lista degli
ospedali da ridimensionaree riorganizzare conferma a Torino la chiusura di Oftalmico e Amedeo di Savoia,
con il Mauriziano che dovrebbe essere un ospedale ad alta intensità (così come Città della Salute e San
Giovanni Bosco) a scapito del San Luigi di Orbassano che sarà declassato. Mentre è più incerta la
«battaglia» tra i presidi di Domodossola e Verbania, mentre nel Novarese sarà «hub» il Maggiore di Novara.
Per quanto riguarda i punti nascita, è confermata la chiusura di Acqui Terme e Tortona, che diventano
ospedali di territorio, anche se non mancano le proteste del consigliere regionale di zona del partito
democratico Walter Ottria. Niente parti neppure a Carmagnola, Bra e Susa.
(mc. g.)
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 18/11/2014
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IL RETROSCENA/ DOMANI IN GIUNTA
18/11/2014
La Stampa - Torino
Pag. 41
(diffusione:309253, tiratura:418328)
Seimila firme per resistere
Sono quasi seimila le firme raccolte tra pazienti, medici e abitanti del quartiere contro la temuta chiusura del
reparto di Oncologia dell'ospedale Cottolengo. I timori sono iniziati a marzo, quando l'amministrazione Cota
ha deliberato un primo taglio dei posti letto, provvedimento poi bloccato dalla nuova giunta Chiamparino.
Nonostante sia considerato un'eccellenza nella cura dei tumore alla mammella, in particolare, ma anche di
colon, retto e prostata, da diversi mesi ormai il presidio gestito dalla congregazione della Piccola Casa della
Divina Provvidenza aspetta di conoscere il suo destino. Una situazione d'incertezza che ha spinto i familiari di
chi è stato ricoverato a organizzarsi in un comitato spontaneo: «Non si può pensare di cancellare da un
giorno all'altro un reparto di fondamentale importanza, sia per la competenza medica, sia per la qualità
dell'assistenza», spiega la moglie di un paziente, Carla Aroasio Lano, che ha già consegnato le prime 5700
firme alla Regione, al Comune, inviando copia di tutto anche a Papa Francesco. Il piano i niziale prevedeva di
eliminare i 18 letti di degenza che per ora continuano ad ospitare malati oncologici, dirottando risorse e parte
del personale medico verso la creazione di un reparto di geriatria. Non subirebbero, invece, cambiamenti gli
ambulatori e il day hospital. «Ad oggi, ogni anno abbiamo 300-350 ricoveri in degenza e somministriamo oltre
1400 chemioterapie - spiega il direttore del reparto, Carlo Alberto Raucci -. In un ambito di tagli, forse la
soluzione migliore potrebbe essere quella di rafforzare la collaborazione con il San Giovanni Bosco, nostro
ospedale di riferimento, e con la Rete Oncologica». [e. BAR.]
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 18/11/2014
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Oncologia
18/11/2014
La Stampa - Alessandria
Pag. 45
(diffusione:309253, tiratura:418328)
La farmacia "sospesa" dopo ispezione dell'Asl
Resterà chiusa per un mese la farmacia del dottor Luigi Rossi a Gaminella di Mombello. Nei giorni scorsi,
l'Asl ha effettuato un controllo che avrebbe rilevato alcune situazioni non regolari. Sarebbero state rinvenute
alcune scatole di medicinali scadute e una situazione non a norma del laboratorio. Un controllo che ha
portato a una sospensione dell'esercizio per trenta giorni, con notifica da parte del Comune di Mombello e la
chiusura della farmacia.
«Per quanto riguarda la presenza di alcune scatole di medicinali scaduti, di cui ero a conoscenza, avevo
dato mandato di rimuoverle, ma non è stato fatto» dice il dottor Rossi. Già nel giugno 2013 erano state
rilevate inadempienze e la farmacia era stata «sospesa» per 15 giorni. «L'augurio è che la situazione torni
alla normalità in quanto la farmacia è un importante punto di riferimento per i nostri cittadini e per gli abitanti
della Valle» sottolinea il sindaco di Mombello, Maria Rosa Dughera. [R. SA.]
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 18/11/2014
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MOMBELLO. UN MESE DI CHIUSURA
18/11/2014
La Stampa - Imperia
Pag. 44
(diffusione:309253, tiratura:418328)
Le ricette mediche? In busta chiusa
BALDO MEO, CAPO UFFICIO STAMPA GARANTE PRIVACY ROMA n Le ricette mediche possono essere
lasciate presso le farmacie e gli studi medici per il ritiro da parte dei pazienti, purché siano messe in busta
chiusa. Lasciare ricette e certificati alla portata di chiunque o perfino incustodite, in vaschette poste sui
banconi delle farmacie o sulle scrivanie degli studi medici, viola la privacy dei pazienti. Con una lettera inviata
al Presidente della federazione italiana medici di medici generale (Fimmg), il Presidente del Garante per la
privacy, Antonello Soro, è intervenuto per sgombrare il campo da allarmi ingiustificati su presunti divieti
dell'Autorità, che si sono diffusi nei giorni scorsi a seguito di articoli e lettere dei lettori apparsi su alcuni
quotidiani. Il Garante ha dunque precisato che le procedure, in vigore già da tempo, consentono ai medici di
lasciare ai pazienti ricette e i certificati presso le sale d'attesa dei propri studi o presso le farmacie, senza
doverglieli necessariamente consegnare di persona. Per impedire la conoscibilità da parte di estranei di dati
delicati, come quelli sanitari, è però indispensabile che ricette e certificati vengano consegnati in busta
chiusa. La busta chiusa è tanto più necessaria nel caso in cui non sia il paziente a ritirare i documenti, ma
una persona da questi appositamente delegata. Semplici regole di buon senso, queste, che permettono di
rispettare la riservatezza e la dignità delle persone senza creare troppi aggravi e difficoltà né ai medici né agli
stessi pazienti. Ingiustificati anche i timori riguardo ad un particolare "accanimento" nei controlli ispettivi del
Garante nei confronti dei medici di base. Nella lettera l'Autorità ha sottolineato che l'attività di verifica, svolta a
tutela della riservatezza e della dignità dei pazienti, riguarderà infatti il settore sanitario nel suo complesso - a
partire dai rischi connessi alle grandi banche dati sanitarie, al fascicolo sanitario elettronico, alla telemedicina
- e non specificamente i trattamenti svolti dal singolo medico.
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 18/11/2014
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La parola ai lettori
18/11/2014
La Stampa - Novara
Pag. 40
(diffusione:309253, tiratura:418328)
Sospesa l'attività dell'ospedale "Ci impegneremo a ridurre i disagi"
VINCENZO AMATO
Resterà chiuso anche domani l'ospedale Madonna del Popolo di Omegna. Anche se il lago ha iniziato a
defluire ci vorranno almeno due giorni per liberare il piano terra dell'edificio in cui si trovano le cabine
elettriche e gli altri impianti. «L'attività dell'ospedale e quelle dell'Asl sono sospese - spiega Adriano
Giacoletto direttore dell'Asl Vco -. In questi giorni stiamo chiamando tutti i pazienti che avrebbero dovuto
essere sottoposti a terapie o fare analisi per avvertirli. Con la ripresa dell'attività cercheremo di recuperare ed
evitare ulteriori disagi. Per le emergenze - conclude Giacoletto - bisogna rivolgersi al 118 o direttamente ai
Dea di Verbania e Domodossola». Ieri i dirigenti dell'Asl e del Coq hanno effettuato un sopralluogo nei locali
allagati. «Sono sospese tutte le attività e i pazienti ricoverati a Verbania, Borgomanero e Veruno sono seguiti
anche da nostri medici che hanno fatto da supporto». Chiarito anche il «mistero» dei 31 ricoverati. «In realtà il
Coq funziona a pieno regime con 93 posti letto - aggiunge Carducci - però nei giorni scorsi, quando ci siamo
resi conto che la situazione avrebbe potuto diventare critica, abbiamo riprogrammato gli interventi e sospeso i
ricoveri. Così, al momento in cui è scattato l'allarme nei reparti c'erano soltanto 31 pazienti». Per informazioni
sono attivi i numeri telefonici 0324.848406 e 800.307114. La farmacia dell'ospedale è stata
temporaneamente spostata al piano terra di palazzo Beltrami. Le altre attività dell'Asl, dialisi, oncologia,
raccolta sangue, prelievi e analisi, vengono effettuate all'ospedale di Verbania.
Intanto ieri il Lago d'Orta si è ritirato di 5 centimetri. Oggi potrebbe essere riaperta a senso unico alternato
con semaforo la strada provinciale, parzialmente crollata a Borca sabato sera, che collega Omegna con
Agrano, Armeno e Mottarone. Oggi si deciderà quando riaprire le scuole.
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 18/11/2014
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La farmacia del Coq spostata a palazzo Beltrami
18/11/2014
Il Messaggero - Marche
Pag. 38
(diffusione:210842, tiratura:295190)
Ieri il via libera da parte della giunta regionale allo studio di prefattibilità
SANITÀ
C'è finalmente l'atto formale per costruire il nuovo ospedale Marche Sud. Ieri la Giunta regionale ha
approvato lo studio di prefattibilità, redatto da Servizio sanità e Agenzia Regionale Sanitaria, di questa
struttura unica del Piceno che deve sostituire gli obsoleti, e non sempre a norma, ospedali di Ascoli (Mazzoni)
e Madonna del soccorso (San Benedetto). Demandando ogni ulteriore decisione sulla realizzazione ad una
fase successiva alla stipula dell'accordo di programma (art. 20 legge 67/1988). Estensione su circa 80.000
metri quadrati prevalentemente a sviluppo orizzontale. Cinquecento posti letto di degenza, suddivisi per
intensità di assistenza, per patologie di acuzie, post acuzie, riabilitazione e lungodegenza. Costo ipotizzato
(nella delibera non viene però riportato) 120/130 milioni considerando l'utilizzo delle tecnologie già a
disposizione molte delle quali recentemente rinnovate. Una chimera? «Penso di no - risponde il
vicepresidente della Giunta regionale Antonio Canzian - Penso che la sanità nel Piceno ha bisogno di una
struttura unica per razionalizzare servizi e costi. Per una Provincia di 200.000 abitanti un solo ospedale è
sufficiente. Il Governo regionale mantiene un impegno preso da tempo. Le risorse? Vanno trovate,
naturalmente, e non è facile di questi tempi. Ma non è impossibile. C'è lo Stato, c'è la vendita di immobili di
proprietà della Regione e ci sono sinergie con i privati per la gestione di servizi non sanitari. Nella recente
Conferenza Stato-Regioni è vero che sono stati messi sul tavolo altri 4 miliardi di tagli ma è anche vero che,
su richiesta dei presidenti di Regione, una parte di questa somma potrebbe essere recuperata e destinata ad
infrastrutture sanitarie». Insomma lei in quest'opera ci crede. «Certo che ci credo. Anche da medico. aggiunge Canzian -. Dal punto di visto tecnico si tratta di proseguire un percorso di integrazione tra i due
ospedali esistenti iniziato due anni fa. Il Piceno è più avanti di tutti nelle Marche nella riorganizzazione
sanitaria che riduce sprechi e guadagna efficienza». Ora che cosa si aspetta dalla comunità picena? «Che i
sindaci, a cominciare da quelli di Ascoli e San Benedetto, non rendano difficile il percorso avviato ma
collaborino fattivamente per realizzare l'opera se la condividono. Tocca a loro indicare l'ubicazione. Altrimenti
noi faremo la nostra proposta. L'ospedale Marche Sud apre anche una nuova fase storica. Guai a ridurre il
dibattito sulla localizzazione. Tutta la comunità del Piceno deve essere coinvolta e dire se condivide il
progetto. Poi si faccia fronte comune». Nella delibera di ieri non si parla dove costruire. Ma si fissano i
parametri della scelta: accessibilità, sicurezza del sito, sostenibilità ambientale e integrazione paesaggistica e
urbanistica. Non devono esistere naturalmente rischi di esondazioni, frane o terremoto. L'area di
Campolungo, messa a disposizione gratuitamente dal sindaco di Ascoli Guido Castelli, può fare al caso?
Franco De Marco
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VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 18/11/2014
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Ospedale Marche Sud compiuto il primo passo
18/11/2014
QN - Il Resto del Carlino - Ancona
Pag. 29
(diffusione:165207, tiratura:206221)
La città futura':«Vecchi macchinari,Senigallia penalizzata»
SENIGALLIA UN SENSIBILE ridimensionamento - riguardo alle apparecchiature - dell'ospedale cittadino dal
Piano sanitario regionale. Preoccupazione in tal senso viene espressa da Carlo Girolametti, capogruppo
consiliare de La Città Futura' . «Il risultato chiarisce Girolametti è penalizzante per il nostro territorio. Questo,
nonostante gran parte degli obiettivi riguardanti l'assistenza sanitaria nel Senigalliese, indicati dal nostro
gruppo, sono stati raggiunti. E' vero che nel 2015 dovrebbe essere inaugurata la nuova sala parto e
riunificate le sale chirurgiche, ma diverso è il discorso per le apparecchiature fa presente Girolametti . Il
Pronto soccorso riceverà semplicemente un apparecchio radiologico e non una Risonanza magnetica; e la
Risonanza magnetica che dovrebbe arrivare alla Radiologia è diversa da quelle che andrà all'ospedale di Jesi
- che ne ha già una - per esami complessi. Di recente ha cessato di funzionare un apparecchio ecografico in
dotazione al consultorio, giudicato obsoleto da tempo, e non c'è alcuna certezza che verrà sostituito». Il
gruppo consiliare ha chiesto una nuova convocazione della commissione consiliare.
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 18/11/2014
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SANITA'
18/11/2014
QN - Il Resto del Carlino - Ancona
Pag. 6
(diffusione:165207, tiratura:206221)
FEDERFARMA premia chi studia. Il presidente regionale D'Avella consegna oggi (ore 18) l'assegno per la
borsa di studio a un giovane farmacista camerunense. La cerimonia nella sede di Federfarma Marche di
Ancona, in via I maggio 142. Il ragazzo, adeguatamente formatosi nei corsi di laurea specializzati, potrà così
tornare al suo paese d'origine con un aiuto in più.
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 18/11/2014
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FEDERFARMA Premiati i più braviBorsa di studio a un camerunense
18/11/2014
QN - Il Resto del Carlino - Fermo
Pag. 27
(diffusione:165207, tiratura:206221)
Addio al farmacista De Giovanni
Era un'istituzione della Città Alta. Lascia la moglie e due figlie
GIULIANO FORANI
di GIULIANO FORANI ALL'ETÀ di 57 anni, è venuto a mancare, la notte scorsa, Massimo De Giovanni. Era il
farmacista della città alta, titolare di un esercizio storico nel vecchio borgo, da oltre sessantacinque anni
aperto in quella piazzetta dell'Unità, per tutti divenuta la «piazzetta della Farmacia». Massimo l'aveva assunta
meno di dieci anni fa, dopo la morte del padre Gianfranco che l'aveva aperta negli anni cinquanta, insieme
con la moglie Graziella. ERA UN PUNTO di riferimento, la farmacia, per utenti e amici, soprattutto per i
residenti della città alta. E lo è sempre stato. Una cera e propria istituzione. Massimo stava lottando da tempo
contro un malanno. LO FACEVA con fiducia e tanta dignità. Aveva sperato, ci aveva creduto, aveva
combattuto. Come lui ci avevano sperato la mamma Graziella, la moglie Laura, le figlie Giulia e Claudia, la
sorella Roberta, le farmaciste che avevano con lui stabilito un rapporto familiare. Ci avevano sperato gli
amici, in particolare quelli del «Civithabana Cigar Club», gli appassionati del sigaro cubano, che vedeva in
Massimo un promotore instancabile di iniziative e relatore competente in meeting di approfondimento. Un
vero cult per lui e tanti altri. MASSIMO De Giovanni è morto ieri notte a 57 anni. Per tutta la giornata di ieri, la
sua abitazione di «piazza della Farmacia» è stata meta di un continuo viavai di persone parenti e amici che
gli hanno voluto rendere l'ultimo saluto. I funerali del farmacista si svolgeranno questo pomeriggio alle 15
nella chiesa di San Paolo Apostolo. Image: 20141118/foto/3856.jpg
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 18/11/2014
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LUTTO STRONCATO DA UN MALE A 57 ANNI: I FUNERALI OGGI NELLA CHIESA DI SAN PAOLO
18/11/2014
Il Gazzettino - Treviso
Pag. 8
(diffusione:86966, tiratura:114104)
Ricette parcheggiate Il garante dice: si può
Consuetudine sdoganata La condizione: busta chiusa
Mauro Favaro
Il garante della privacy spazza via tutti i dubbi: i medici di famiglia possono preparare le ricette e lasciarle
depositate in ambulatorio o in farmacia in attesa che le persone assistite passino a ritirarle. Basta che siano
in una busta chiusa. «Finalmente si è preso atto che i pazienti sono in grado di intendere e di volere - spiega
Brunello Gorini, presidente della Fimmg di Treviso - in sostanza si è ammesso che non si può decidere contro
la volontà espressa dagli stessi pazienti». Trovare la propria prescrizione pronta senza dover fare tutta la fila
per entrare dal dottore è sempre stata una delle cose più desiderate dai trevigiani costretti a frequentare gli
studi medici. La comodità è evidente. In particolare per chi con i minuti contati deve prima passare in
ambulatorio e poi recarsi a prendere i medicinali in farmacia. Negli ultimi tempi tale pratica era finita al centro
di una bufera fatta di consigli, voci e pure leggende metropolitane che la bollavano come non legittima per il
rischio che nel periodo di deposito altri cittadini potessero mettere gli occhi sui dati sensibili relativi alla salute
dei pazienti. Tanto che in alcuni studi veniva seguita comunque, sulla base di un tacito accordo tra la
segreteria e gli assistiti, ma di soppiatto. Senza troppa pubblicità. Quasi sottobanco, insomma. Adesso non
sarà più necessario. Il garante della privacy ha dato il proprio definitivo benestare. «È sufficiente che le
prescrizioni siano lasciate presso le farmacie e gli studi medici per il ritiro dalla parte dei pazienti purché siano
messe in busta chiusa - fanno il punto dalla Fimmg - lasciarle invece incustodite in vaschette poste sui
banconi delle farmacie o sulle scrivanie degli studi medici viola la privacy dei pazienti». Alla fine basta un pò
di buonsenso per evitare che i cittadini che hanno solo bisogno di farmaci. magari sempre gli stessi, debbano
sobbarcarsi ogni volta tutta la fila in ambulatorio. «Sostituita la ricetta rossa, adesso ci sono ancora i
promemoria - conclude Gorini - tutto si risolverà automaticamente quando la prescrizione diventerà davvero
esclusivamente elettronica. Speriamo il prima possibile».
Foto: SODDISFATTO Brunello Gorini presidente della Fimmg di Treviso
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 18/11/2014
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SALUTE Medici autorizzati a lasciarle a disposizione dei pazienti
18/11/2014
Il Gazzettino - Udine
Pag. 3
(diffusione:86966, tiratura:114104)
L'Ordine dei farmacisti : non tocca a noi schedare i clienti
Non si tratta solo di far rispettare le norme sulla privacy, ma anche soprattutto di non ledere la dignità dei
farmacisti che di certo non possono diventare anche i rilevatori delle targhe di coloro che entrano nella
farmacia con turno notturno. Il presidente dell'Ordine dei farmacisti della provincia di Udine, Michele Favero,
interviene nel dibattito acceso dopo l'ipotesi dell'amministrazione comunale di Udine di far schedare ai
farmacisti le targhe dei cittadini-pazienti: «Non possiamo accettare che la nostra categoria debba assolvere a
ruoli che non ci competono. Già devono fare bene, come stanno facendo, il loro lavoro, quello dei farmacisti.
Lasciamo che il farmacista faccia il farmacista! Non ha alcun senso dare alla categoria ulteriori oneri
aggiuntivi che non rientrano nelle loro mansioni....Abbiamo un codice etico da rispettare e da far valere in
tutte le sedi istituzionali». Come se non bastasse, il presidente Favero ribadisce che il servizio erogato dalla
farmacia Beltrame è imprescindibile, essenziale per la comunità, che funziona da lustri, con un
riconoscimento di servizio pubblico apprezzato e fondamentale. In gioco c'é anche la segretezza: molte volte
il cittadino, fra l'altro, non vuole far sapere a terzi di essere stato in farmacia o quante volte si reca di notte
nelle farmacia, del resto questa sfera delicatissima rientra nella segretezza che anche i rappresentanti delle
istituzioni dovrebbero far valere».
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 18/11/2014
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La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
LA POLEMICA Michele Favero replica al Comune
PROFESSIONI
4 articoli
18/11/2014
Corriere della Sera - Ed. nazionale
Pag. 53
(diffusione:619980, tiratura:779916)
Blitz negli spogliatoi dell'Nfl a caccia di antidolorifici
Il football americano trema. Agenti federali dell'antidroga hanno condotto ispezioni a sorpresa nell'Nfl per
sospetta distribuzione illegale di farmaci tra i giocatori. I blitz sono stati effettuati presso i San Francisco
49ers, Seattle Seahawks e Tampa Bay Buccaneers:
nel mirino la distribuzione di antidolorifici.
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PROFESSIONI - Rassegna Stampa 18/11/2014
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Doping
18/11/2014
Il Sole 24 Ore
Pag. 14
(diffusione:334076, tiratura:405061)
«Gli Usa vanno e la Russia promette ancora»
MADE IN ITALY Calzature, meccanica e legno-arredo: l'embargo a Mosca e il rublo debole ci hanno
penalizzato ma è solo una parentesi
Laura Cavestri
MILANO.
«Avranno pure messo l'embargo sui prosciutti emiliani e sulle mele trentine. Ma, per fortuna, noi in Russia che ogni anno assorbe il 10% della nostra produzione - continuiamo a vendere: refrigeratori, impianti per la
trasformazione dei cibi, strutture per alberghi e ristoranti». Per Nicola Marzaro, (presidente di Assofoodtech,
le aziende dei macchinari per il trattamento e la conservazione di food & beveradge) l'export 2014 si chiuderà
a +5% (circa 3 miliardi di euro, contribuendo a più del 70% sul Pil di categoria). Per fortuna che ci sono i due
pilastri di quella che fu la guerra Fredda - Usa e Russia (quest'ultimo un po' zoppicante) - a sostenere
l'andamento complessivo del nostro export (al netto dei prodotti alimentari).
Se nel mese di settembre l'export è salito del 7,4% su base annua (la crescita è del 2,1% al netto degli effetti
di calendario), il dato positivo resta, tra gennaio e settembre rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso,
dell'1,4%. Con picchi soprattutto verso Belgio (+29,9%, in realtà porto di transito via nave per l'Asia e
l'America), i Paesi Opec (+20,6%, Emirati in testa) e gli Usa (+13,3%).
«Nell'arredamento - sottolinea Marta Anzani, corporate manager di Poliform - Usa e Russia sono,
rispettivamente, al 4° e 5° posto nella top ten delle destinazioni, dopo Francia, Germania e Regno Unito.
Paesi fondamentali anche per il distretto del legnoarredo brianzolo. Soprattutto gli Usa sono un mercato
maturo ma in forte espansione, dove l'edilizia galoppa e, contemporaneamente, ci sono logiche chiare e
regole ferme. Il che facilita il rapporto d'affari e limita i rischi. Si può investire sul lungo periodo. In Asia, ad
esempio, si lavora altrettanto bene con Hong Kong, sul mercato cinese. In Russia, più che l'embargo pesano
il rublo debole, una situazione di crisi generale del Paese e l'entrata, in quel mercato, di competitors
soprattutto turchi». D'accordo Alessandro Calligaris (Confindustria Udine): «Il distretto della sedia e del
mobile tra Veneto e Friuli Venezia Giulia risente di un calo di vendite verso la Russia ancora da quantificare.
Ma si punta a crescere negli Usa così come nel Centro-America, soprattutto Messico e Colombia. Il Brasile
resta off limits per via dei dazi».
«Usa e Russia sono il 3° e 4° mercato per noi - afferma il presidente di Assocalzaturifici, Cleto Sagripanti -.
Ma molte aziende del distretto marchigiano vendono tra Russia ed ex Urss il 20% della produzione, dove la
crisi spinge verso i prodotti turchi e cinesi low cost. Per questo stiamo puntando a rafforzare i contatti con
distributori statunitensi».
Spinta dal super export e dall'essere, per sua natura, un settore anticiclico, la farmaceutica si conferma secondo l'Istat - il settore italiano con l'incremento maggiore (+16,5%), dopo i mezzi di trasporto. «Da inizio
anno - spiega Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria - la produzione è cresciuta del 2,7%,
dopo il +5% dell'anno scorso. Il 2014 si caratterizza come un anno di consolidamento dopo una forte
accelerazione del 2013. L'export è pari a 20 miliardi di euro l'anno e costituisce il 70% del Pil del settore.
Questo perché, in Italia, abbiamo ricerca ma anche industria, con 180 fabbriche. L'Italia può ritenersi l'hub
europeo della farmaceutica».
«Export a +7% in Europa e +5% extra-Ue» spiega Vittorio Borelli, presidente di Confindustria Ceramica. «Dal
III quadrimestre abbiamo visto un calo della Ue e una vigorosa ripresa proprio di Usa e Mediooriente, i nostri
principali mercati "lontani". In Cina ci teniamo qualche progetto extralusso di nicchia, ma la concorrenza
locale è molto forte».
«Più che l'export in sè - aggiunge Pier Eugenio Baldini, presidente di Ucc-Anima (produttori di caldaie e
impiantistica per l'oil&gas, una nicchia d'eccellenza della meccanica che esporta il 95% di quel che produce) la difficoltà è prevedere sul medio-lungo periodo su quali mercati concentrare gli sforzi o pianificare una
PROFESSIONI - Rassegna Stampa 18/11/2014
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La geografia. I produttori: ci aiuta la ripresa americana e il Medio Oriente non ha mai perso colpi
18/11/2014
Il Sole 24 Ore
Pag. 14
(diffusione:334076, tiratura:405061)
PROFESSIONI - Rassegna Stampa 18/11/2014
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penetrazione. Sono appena tornato da una fiera negli Emirati. Il petrolio è sempre meno il baricentro
economico. Perché il prezzo è sceso e su greggio e gas crescono la concorrenza Usa e australiana. Ad Abu
Dhabi e Dubai, ad esempio, crescono società "locali" di engineering con personale europeo o coreano ben
pagato e assunto a progetto, in Paesi dove le tasse (anche sul lavoro) sono minime».
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18/11/2014
Il Sole 24 Ore
Pag. 15
(diffusione:334076, tiratura:405061)
Il biotech in crescita chiede meno burocrazia
Mauro Pizzin
TRIESTE
Rafforzare la partnership pubblico-privata, tagliare la burocrazia, spingere sulla logica di rete per far
decollare il settore dei farmaci biotecnologici.
L'invito è stato formulato ieri all'università di Trieste nel corso dell'incontro organizzato da Farmindustria
"Biotech e farmaco: nuove possibilità di cura, un'opportunità per il Paese", una location non casuale se solo si
pensa che il capoluogo del Friuli Venezia Giulia può contare su un'area di ricerca scientifica e tecnologica
all'avanguardia, con 83 realtà, fra cui 21 centri di ricerca.
Nella tavola rotonda a cui hanno partecipato, fra gli altri, Eugenio Aringhieri, presidente del Gruppo
Biotecnologie di Farmindustria, Diego Bravar di Confindustria Fvg e Adriano De Maio, presidente di Area
Science Park Trieste, sono state evidenziate le potenzialità di un comparto come quello biotech, già molto
dinamico e altamente tecnologico, forte di 176 imprese sul territorio nazionale con quasi 5mila addetti,
capace di realizzare un fatturato annuo di 6 miliardi e di investire annualmente oltre 1,1 miliardi in ricerca e
sviluppo. Un comparto destinato, in prospettiva, a incidere sempre più anche sulla quota di export mondiale
dell'industria farmaceutica nazionale (+1,1% nel quadriennio 2010-13 contro il -02% del totale Italia) se solo si
pensa che già ora il 40% dei farmaci di nuova registrazione è di origine biotecnologica e che questa
percentuale è destinata a crescere in futuro fino al 70 per cento. «Il biotech - ha sottolineato Aringhieri rappresenta una grande opportunità per l'Italia dal punto di vista sociale, sanitario e occupazionale. Grazie a
403 farmaci in sviluppo il nostro Paese può, infatti, giocare un ruolo da protagonista in questa partita: basti
pensare che finora, grazie all'industria farmaceutica, si è guadagnato un mese di vita ogni quattro a partire
dal 1951».
Per far compiere al settore un definitivo salto di qualità occorrerà, tuttavia, intervenire su una serie di criticità,
alcune - come la cronica instabilità del quadro normativo e la gestione della Sanità con 21 sistemi diversi figlie del nostro sistema Paese, altre - la valorizzazione del ruolo industriale della farmaceutica in Italia e il
rafforzamento della partneship fra pubblico e privato nella R&S - che chiamano in causa più attori. Su questo
secondo fronte, in particolare, le industrie sono pronte a fare la loro parte. «Il valore del network, la capacità
di fare rete - ha evidenziato ancora Aringhieri - è fondamentale e noi tutti dobbiamo superare questa cronica
incapacità di fare squadra. Detto questo, ciò che chiediamo al pubblico non è solo o tanto un supporto di tipo
finanziario in un settore in cui i tempi d'investimento sono almeno decennali, ma di spingere sulla leva del
technology transfer, creando le condizioni affinchè chi fa ricerca, l'ateneo, sia in grado di comprendere le
esigenze del mercato e possa meglio rapportarsi con l'impresa».
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PROFESSIONI - Rassegna Stampa 18/11/2014
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Comparti. Il giro d'affari raggiunge i sei miliardi e l'export sale dell'1,1% FRIULI VENEZIA GIULIA
18/11/2014
Il Sole 24 Ore SanitÃ
Pag. 3
(tiratura:40000)
La medicina difensiva pesa 10 miliardi
Analisi realizzata da Agenas in Lombardia, Marche, Sicilia e Umbria
Troppi controlli, troppe prestazioni inappropriate, troppi soldi sprecati. Sono vorticosi i numeri della medicina
difensiva nel nostro Paese. E il brutto è che i dati sono destinati a crescere. Senza timori, il 58% dei medici
ammette apertamente di praticarla e per quasi tutti (93%), il fenomeno medicina difensiva sembra ineluttabile,
destinato cioè ad aumentare inesorabilmente nei prossimi anni. Un fiume in piena di esami inutili che valgono
il 10% del totale della spesa sanitaria (9-10 mld) con un costo pro capite di 165 euro su un totale di 1.847
euro. Sono i dati riportati nel primo studio-pilota elaborato dall'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali
(Agenas) e presentato a Roma nei giorni scorsi, durante il workshop «Medicina difensiva - Sperimentazione
di un modello per la valutazione della sua diffusione e del relativo impatto economico». Poker di Regioni sotto
esame. Lo studio pilota è stato effettuato su quattro Regioni: Lombardia, Marche, Sicilia, Umbria, su un
campione di circa 1.500 medici ospedalieri. Sei medici su dieci, ossia il 58% degli intervistati, ammettono di
praticare la medicina difensiva. L'oscar dell'inappropriatezza lo prendono equamente con il 33% del totale gli
esami laboratorio, al pari appunto degli esami strumentali, a seguire con il 16% le visite specialistiche. Un
comportamento difensivo preoccupante, ammesso dal 6% dei medici interrogati è di non fornire cure
potenzialmente efficaci, perché sono ad alto rischio complicazioni. Le cause principali attribuite dai medici
interrogati sono: per il 31% la legislazione sfavorevole per il medico, per il 28% il rischio di essere citati in
giudizio e il 14% lo sbilanciamento del rapporto medico-paziente con eccessive richieste, pressioni e
aspettative da parte del paziente e dei familiari. Dall'analisi emerge un altro aspetto significativo, i medici
sanno benissimo di esagerare e hanno già la ricetta per uscire dall'impasse e ridurre la medicina difensiva:
per il 49% basterebbe attenersi alle evidenze scientifiche e per il 47% si dovrebbero riformare le norme che
disciplinano la responsabilità professionale. La voce delle istituzioni. «Con questo progetto - ha specificato il
Dg Agenas, Francesco Bevere, si affronta un tema controverso, di grande attualità, quello della medicina
difensiva, approntando strumenti validi alla valutazione del fenomeno in tutte le sue sfaccettature: dai fattori
economici alle cause legate essenzialmente a una legislazione non sempre favorevole per i medici, agli
aspetti emotivi del professionista sanitario. Tutto ciò è un grave sintomo del profondo malessere, ampiamente
diffuso tra i medici, che genera gravi conseguenze sulla qualità e la sicurezza delle cure e delle
organizzazioni». Sul tema è intervenuto Amedeo Bianco (Fnomceo): «Occorre potenziare la gestione e la
prevenzione del rischio in tutti gli aspetti, lavorare su responsabilità civile e penale correggendo le situazioni
anomale e inserire le tabelle per i risarcimenti. Se facciamo queste cose limitiamo anche l'impatto sulle
assicurazioni». Sottolinea il danno prodotto dai comportamenti difensivi anche Annalisa Silvestro (Ipasvi):
«L'iper-prescrizione incide e si riflette su tutte le professioni sanitarie». Dati in crescita. In questi giorni, il
Cineas, Consorzio universitario del Politecnico di Milano, ha presentato il Libro bianco della medicina
difensiva, dove il dato fotografato sale fino a 13 miliardi di euro, pari al 10% della spesa sanitaria. Ma cambia
poco: dieci o tredici miliardi di spreco, in ogni caso, la sanità italiana non può assolutamente permetterseli.
Lucilla Vazza © RIPRODUZIONE RISERVATA La sintesi dei risultati I più frequenti comportamenti di Md (
prescrizione di): Esami di laboratorio 33% Esami strumentali 33% Visite specialistiche 16% Non fornire cure
potenzialmente efficaci ma ad alto rischio di complicazioni 6% Cause principali di Md Legislazione
sfavorevole per il medico 31% Rischio di essere citato in giudizio 28% Sbilanciamento del rapporto medico
paziente con eccessive richieste/pressioni/aspettative da parte del paziente e dei familiari 14% Stima
dell'impatto economico Generale in euro 9-10 mld Generale in % sulla spesa sanitaria 10,5% Generale in
euro sulla spesa sanitaria pro capite (1.847 euro) 165 e Stima dei costi della Md per settori rispetto alla spesa
totale Farmaceutica 14% Esami strumentali 25% Esami di laboratorio 23% Visite specialistiche 11% Utilizzo
della Md Percentuale rispondenti al questionario che dichiarano di praticare Md 58% Percentuale rispondenti
al questionario che ritengono che la Md sia destinata ad aumentare 93% Percentuale rispondenti al
PROFESSIONI - Rassegna Stampa 18/11/2014
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PRIMO STUDIO PILOTA
18/11/2014
Il Sole 24 Ore SanitÃ
Pag. 3
(tiratura:40000)
PROFESSIONI - Rassegna Stampa 18/11/2014
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questionario (che dichiarano di praticare Md) che ritengono che la Md ha diminuito le loro probabilità di errore
64% Percentuale rispondenti al questionario (che dichiarano di praticare Md) che ritengono che la Md sia un
fattore limitante 69% Azioni potenzialmente efficaci per ridurre i comportamenti di Md Personali: attenersi alle
evidenze scientifiche 49% Organizzativi: riforma delle norme che disciplinano la responsabilità professionale
47%
PERSONAGGI
1 articolo
18/11/2014
Il Sole 24 Ore SanitÃ
Pag. 18
(tiratura:40000)
Scacco al diabete in 5 mosse
Self-empowerment e «tempesta» informativa per accendere i riflettori
Il 14 novembre è stata la Giornata mondiale del diabete, una malattia cronica con la quale convivono quasi
400 milioni di persone in tutto il mondo. Non si può rimanere indifferenti di fronte ai numeri del diabete: in
Italia vivono quasi 4 milioni di persone che sanno di avere la malattia, a cui va aggiunto almeno un milione di
persone che ne è affetto senza saperlo. Circa 5 milioni in tutto, pari a un italiano su 12. Numeri in ascesa. Più
del doppio rispetto a 25 anni fa e probabilmente la metà di quelli che saranno fra 25 anni se la crescita del
fenomeno non sarà arrestata. Il diabete è una malattia estremamente complessa nell'origine e sistemica
nell'espressione clinica, che può diventare tanto grave da essere letale. Il diabete è molto costoso per
l'individuo, la sua famiglia e la società. In Italia i costi reali sostenuti per curare le persone con diabete (non le
tariffe virtuali) raggiungono i 15 miliardi di euro all'anno, ben oltre il 10% della spesa del Ssn. A cui vanno
aggiunti almeno 10 miliardi di euro di costi indiretti (assenze dal lavoro, minore produttività ecc.). E senza
dimenticare i costi morali: una generale peggiore qualità di vita e disabilità. Tutto questo ha forti implicazioni
di carattere sociale e dovrebbe ispirare scelte molto oculate, sia economiche che politiche. Ogni giorno,
medici di famiglia e specialisti (diabetologi, ma non solo), operatori sanitari (infermieri, dietisti, psicologi,
podologi ecc.), associazioni di pazienti e società scientifiche combattono la loro battaglia contro il diabete e
collaborano per aiutare le persone con diabete a vivere meglio e più a lungo. Un aiuto che deve modellarsi
anche con l'ascolto dei bisogni di queste persone che nel corso della vita si devono imporre qualcosa (dieta,
attività fisica, pillole o iniezioni, controlli glicemici domiciliari, esami di laboratorio, visite mediche ecc.) da 100
a 500mila volte. La terapia del diabete deve essere assolutamente personalizzata e questo richiede massima
attenzione alle caratteristiche di una condizione clinica che è praticamente unica in ogni soggetto. Nessuna
persona con diabete è come un'altra, tutti sono profondamente diversi tra di loro e hanno bisogni peculiari.
Azione strategica sul web. Bisogni che sono emersi chiaramente anche da un progetto sviluppato sul web e
denominato #5azioni. Si è trattato di conferenze digitali in diretta streaming alle quali hanno partecipato
cittadini, pazienti e rappresentanti delle loro associazioni, operatori della salute, membri delle istituzioni,
giornalisti, personaggi del mondo dello sport e dello spettacolo, blogger e appartenenti alla community online.
Un dibattito promosso da Sanofi, che ha toccato cinque temi di grande attualità: lo sport, la maternità, i
bambini, l'alimentazione, la tecnologia. È stata un'occasione di ascolto e confronto che ha offerto storie e
spunti di grande interesse. Nel progetto sono state raccolte circa cento proposte provenienti da oltre mille
persone che sono state poi esaminate da un Comitato scientifico a cui, oltre al sottoscritto, sono presenti
rappresentanti di associazioni di pazienti e di altre società scientifiche. Più empowerment per i diabetici. È
stata quindi identificata un'azione complessiva che in maniera trasversale ne contenesse un buon numero.
Un'azione che mira ad aumentare la capacità (empowerment) delle persone con diabete a gestire la malattia
e che passa attraverso una corretta ed esaustiva educazione. Un'azione che si è tradotta nella richiesta al
ministro della Salute di promuovere una massiccia campagna di informazione sul diabete per tutto il 2015,
usando i mezzi audiovisivi della Rai, focalizzando l'attenzione, mese dopo mese, su un aspetto specifico della
malattia. L'obiettivo è generare una tempesta mediatica che si affianchi al lavoro svolto quotidianamente in
migliaia di ambulatori per trasmettere conoscenza, eliminare malintesi ed equivoci. E consolidare il concetto
che il vero protagonista della cura è la persona stessa e che l'esito finale è nelle sue mani. Un'azione forte
che richiami l'attenzione sul diabete anche di quei decisori in sanità che spesso non colgono l'essenza della
malattia e non la collocano fra le priorità del contesto sanitario, nonostante in questo Paese ogni 20 minuti
una persona muoia a causa del diabete. Da questo punto di vista si spera molto nella promozione
dell'iniziativa da parte dell'Intergruppo parlamentare "Qualità della vita e diabete", guidato dai parlamentari
Luigi D'Ambrosio Lettieri e Lorenzo Becattini, referenti della XII Commissione, rispettivamente al Senato della
PERSONAGGI - Rassegna Stampa 18/11/2014
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GIORNATA MONDIALE/ Presentate alle istituzioni le principali azioni su cui impegnarsi
18/11/2014
Il Sole 24 Ore SanitÃ
Pag. 18
(tiratura:40000)
PERSONAGGI - Rassegna Stampa 18/11/2014
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Repubblica e alla Camera dei Deputati, e annunciata contestualmente alla presentazione della richiesta al
ministro Beatrice Lorenzin. Cronicità e alleanze. Il diabete è una malattia seria, curabile ma non guaribile, che
può compromettere seriamente lo stato di salute di chi ne è affetto se non viene affrontata con grande
conoscenza, competenza e determinazione da parte di tutti. Non ci sono altre patologie che necessitano
dell'impegno di una grande alleanza come quella richiesta dal diabete. Un'alleanza in cui il protagonista è
comunque la persona con la malattia. Non è un caso che lo slogan utilizzato nelle piazze di tutta Italia per la
Giornata mondiale del diabete 2014 sia: «Il diabete mi ha scelto. Io ho scelto me». Questo slogan esprime
bene il ruolo attivo che deve essere svolto della persona affetta dal diabete e che può essere promosso e
facilitato anche con progetti di partecipazione e coinvolgimento come quello di #5azioni. Enzo Bonora
professore ordinario di Endocrinologia dell'Università di Verona, presidente Società italiana di diabetologia ©
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