NEV n. 26-27 dell`8 luglio 2009

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NEV n. 26-27 dell`8 luglio 2009
NEV - NOTIZIE EVANGELICHE
protestantesimo - ecumenismo - religioni
8 luglio 2009
settimanale - anno XXX - numero 26/27
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IL PROSSIMO NUMERO DEL NEV USCIRA' IN DATA 22 LUGLIO 2009
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* EDITORIALE: Calvino in prima pagina, di Giorgio Tourn
* INTERVISTA: Jean-Arnorld De Clermont sulla prossima Assemblea della KEK
* KEK. Si apre a Lione la XIII Assemblea della Conferenza delle chiese europee
* Enciclica “Caritas in veritate”. Un testo che parla più alla chiesa che alla società
* Ecumenismo. Sottoscritto il Documento comune sui matrimoni tra cattolici e battisti
* Sicurezza. Preoccupazione del presidente FCEI per una legge che criminalizza gli immigrati
* G8. Le critiche della FCEI al documento finale del Summit dei leader religiosi
* Terremoto. Valdesi e metodisti in visita nelle tendopoli
* Otto per mille. + 18% ai valdesi e ai metodisti
* Diritti umani. Una laurea contro la tortura
* Protestantesimo. Due trasmissioni sull'apostolo Paolo tra storia, Bibbia e attualità culturale
* Salute. Premiato l’Ospedale evangelico di Genova per la cura delle donne
* Ecumenismo. Un coreano e un norvegese candidati alla segreteria generale del CEC
* TELEGRAFO: Notizie in breve
* APPUNTAMENTI
* DOCUMENTAZIONE: MED – Mare, Europa, Diritti
EDITORIALE
Calvino in prima pagina
di Giorgio Tourn, pastore e storico valdese
Il Cinquecentenario della nascita di Giovanni Calvino provoca qualche lieve sommovimento nella
pubblicistica italiana. Non mancano articoli - per esempio, quello pubblicato recentemente da
Roberto Spataro sulla rivista dei salesiani "Cristianità” - che si ricollegano alla più bieca e superata
tradizione storiografica del Calvino tenebroso disumano e tirannico inventore della teocrazia
ginevrina, omicida e illiberale.
In controtendenza appare ora un articolo sorprendente a firma dello storico francese Alain
Besançon. Sorprendente per l’organo di stampa: L’Osservatore Romano, voce autorevole del
cattolicesimo ufficiale di curia che lo ha pubblicato in prima pagina venerdì 3 luglio; e sorprendente
per il tenore, in chiave nettamente positiva. Il riformatore di Ginevra è un credente che si colloca
nella più classica tradizione cristiana, profondo conoscitore delle Scritture, estimatore dei Padri
della Chiesa; concentra la sua riflessione sulla figura di Cristo; ha una visione profonda della realtà
sacramentale, a differenza di Lutero (e in questo sta la sua superiorità e maggior interesse per noi
oggi); ha impostato il problema del rapporto Chiesa-società politica in termini di autonomia.
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L’autore dello scritto è un autorevole esponente della cultura cattolica francese. Siamo nella
tradizione dei Maritain, Mounier, de Lubac, Congar, quel cattolicesimo che ha ispirato il Vaticano II;
o, per restare nel campo degli studi calviniani, di Alexandre Ganoczy, uno dei massimo studiosi di
Calvino in campo internazionale, autore del classico Calvin théologien de l‘Eglise et du ministère.
Alcune considerazioni si possono però fare al riguardo. Non essendo L'Osservatore Romano una
rivista storica ma un organo di stampa, molto definito ideologicamente, non è senza interesse
porre la domanda: che senso ha questo testo? Si tratta di un'apertura ecumenica, di ricerca di un
dialogo? Nel contesto dell’attuale pontificato sembra difficile poterlo dire. L'Osservatore Romano
non diventa calvinista, non prende le difese di Calvino, neppure lo riabilita; si limita a leggere la
storia e riflettere sui fatti.
Più che proporre una lettura positiva del riformatore da contrapporre a quella negativa tradizionale,
che circola ancora largamente fra noi, offre una lettura obiettiva sulla realtà storica. Si abbandona
così la polemica gratuita e la diffamazione; si rinuncia a deformare i fatti per galvanizzare la fede
del popolo cattolico. Si rinuncia al ragionamento: se quello, l’altro da me, è l’eretico, il mostro,
allora io sono nella verità e la mia identità è garantita (non da quello che io sono ma da quello che
non sono!). Un fenomeno che oggi ben conosciamo, non più in campo confessionale ma
sociologico.
Che si tratti di una impostazione nuova e significativa è evidente; va letta però nella problematica
interna al cattolicesimo stesso. Il prestare attenzione ad un teologo cristiano, sia pure dissidente
(per abbandonare il termine “eretico”) rispetto alla ortodossia del cattolicesimo, è fondamentale per
il cattolicesimo moderno. Se il problema della cristianità odierna è il confronto dialogico con la
modernità laica, razionale, critica, forse si può imparare da questo umanista laico che si è misurato
con il mondo moderno in termini più coraggiosi, arrischiati, di quanto abbia fatto il Concilio
tridentino. E si può imparare da lui forse più che dal frate agostiniano Lutero. (NEV/Notizie
evangeliche 27/09)
INTERVISTA
Jean-Arnorld De Clermont: “Diffondere la cultura del dibattito: ecco il nostro ruolo”
a cura di Gaëlle Courtens
Roma (NEV), 8 luglio 2009 - "Chiamati a un'unica speranza in Cristo": questo il tema della
prossima Assemblea generale della Conferenza delle chiese europee (KEK) che si svolgerà dal 15
al 21 luglio a Lione, in Francia, durante la quale verrà celebrato anche il cinquantenario della
dell’organismo ecumenico. L'Agenzia Stampa NEV ha intervistato il presidente della KEK, il
pastore riformato Jean-Arnold De Clermont, il cui mandato termina con la prossima assemblea.
Presidente De Clermont, l'integrazione nella KEK della Commissione delle chiese per i
migranti in Europa (CCME) fa della stessa KEK un organismo sempre più complesso. Come
conciliare questa complessità di compiti con la visibilità della KEK nel panorama europeo?
Le chiese sono chiamate a difendere i diritti e la dignità degli esseri umani. In quest'ottica, ai tanti
compiti della KEK, che in tutti questi anni si è spesa nella costruzione di un'Europa solidale e
sostenibile, non può non aggiungersi quello riferito alle migrazioni. Il ruolo delle chiese è quello di
affrontare questa sfida diversamente da come viene "risolta" dai politici. Troppo spesso le politiche
contemplano solo la parte normativa, per esempio dei rimpatri o delle espulsioni, e questo a
scapito di una seria politica dell'accoglienza. Le chiese mettono l'accento su quei problemi che
troppo spesso sono negletti dall'Unione Europea (UE): insistiamo sulla libertà di circolazione delle
persone, mentre contrastiamo l'idea di voler rinchiudere l'umanità in fortini ben delimitati.
La KEK, se vuole guadagnare in visibilità, ha bisogno di capire quali sono quei pochi argomenti dai
quali non può prescindere, e cominciare a comunicarli efficacemente. Sarà questa infatti una tra le
sfide della prossima assemblea: per questo sarà necessario che le chiese membro si riapproprino
della KEK, per poi - a partire dalla definizione di alcune grandi piattaforme tematiche reimpostarne il lavoro. Per farsi sentire nel brusio generalizzato del mondo bisogna sapere
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esattamente quali sono i messaggi che si vogliono veicolare, altrimenti c'è il rischio che questi si
mescolino al brusio generalizzato.
La scorsa assemblea si svolse sei anni fa in Norvegia. Molte sono le cose che rispetto ad
allora in Europa sono cambiate, a cominciare dalla crisi economica e finanziaria, a quella
ambientale, alla crescente povertà. In questo scenario qual è il ruolo delle chiese oggi?
Naturalmente la KEK non può tacere - e nei mesi scorsi non lo ha fatto - sulla crisi economica in
atto, o sul futuro ambientale del nostro pianeta, oppure sulla povertà, o ancora le migrazioni. I
lavori assembleari saranno utili però per definire insieme quali riteniamo essere le priorità rispetto
alla necessità di far intendere la speranza di Dio per il suo popolo. In questo contesto il ruolo delle
chiese è di far comprendere che Dio ha una speranza per l'umanità. Dobbiamo lanciare il suo
messaggio e dire chiaro e forte che il Regno di Dio è possibile. Non dobbiamo rassegnarci alla
fatalità del caso, alle crisi finanziare, alle divergenze tra Nord e Sud. Non dobbiamo rassegnarci al
fatto che il nostro pianeta verrà distrutto per l'ingordigia di alcuni consumatori. Invece dobbiamo
dire che la costruzione di un mondo più giusto e solidale è possibile, il regno di Dio è possibile, non
si tratta di un'utopia, bensì di una realtà: questo è il messaggio di speranza che come chiese
cristiane siamo chiamati a diffondere.
Recentemente la KEK si è impegnata molto sul fronte del dialogo tra cristiani e musulmani
in Europa. C'è ancora molto lavoro da fare in questo campo?
Ce n'è ancora tantissimo: stiamo imparando solo adesso a conoscerci. Sotto un profilo religioso e
culturale l'Islam in Europa è stato storicamente negletto. Ma se vogliamo aumentare l'efficacia nel
dialogo, allora l'incontro con l'islam va assolutamente sviluppato anche in collaborazione con la
chiesa cattolica. Si tratta di un campo di azione nel quale dovremmo mettere ancora più energie.
Poi c'è da proseguire nel lavoro di sensibilizzazione presso le istituzioni europee, che sono ancora
restie nell'includere nel dialogo interculturale anche quello interreligioso. Quello che a noi può
sembrare un'ovvietà, a livello politico non sempre va da sé. La KEK, attraverso la sua
Commissione Chiese e società, ha già lavorato in questa direzione e continuerà a farlo.
Lei ha dedicato sei anni della sua vita all'ecumenismo in Europa. Un ecumenismo con alti e
bassi. Come vede il futuro del movimento ecumenico?
La battaglia ecumenica è senza fine, anche a causa e forse grazie alle tensioni ecclesiologiche e
teologiche che esistono tra le varie confessioni. In questo senso mi ha senz'altro segnato la Terza
assemblea ecumenica europea svoltasi nel 2007 a Sibiu in Romania. Credo che nonostante il
raffreddamento sul piano ecumenico di cui tanto si parla, sia assolutamente necessario proseguire
nel dibattito. Anche sulle questioni che più ci dividono e penso in particolare alla bioetica.
Ed allora ecco il ruolo della KEK: creare una cultura del dibattito. Va detto che questo stesso
dibattito esiste anche in seno alla chiesa cattolica. Vorrei tanto che questi diversi dibattiti
comunicassero tra loro. Il mio auspicio è poter condividere le nostre posizioni, riflettere, capire,
anche se siamo in disaccordo, anche se rimaniamo sulle nostre posizioni. Non vi è nulla di più
prezioso del confronto. Solo con un sano dibattito è possibile controbilanciare le derive integraliste
e le correnti "nazional identitarie" e "tribali" interne alle chiese.
L'obiettivo della KEK è quello di facilitare le relazioni ecumeniche tra le chiese: non esiste un'altra
ipotesi di lavoro. Sposiamo quella portata avanti a Sibiu, e che è quella di una testimonianza
comune in base a quanto si afferma nella Charta Oecumenica.
KEK. Si apre a Lione la XIII Assemblea della Conferenza delle chiese europee
Il contributo italiano attraverso il documento “Mare, Europa, Diritti”
Roma (NEV), 8 luglio 2009 – La speranza sarà il tema che guiderà la XIII Assemblea generale
della Conferenza delle chiese europee (KEK). "Chiamati a un'unica speranza in Cristo" è infatti il
motto di questo importante appuntamento ecumenico europeo che si svolgerà dal 15 al 21 luglio a
Lione, in Francia, è durante il quale verrà celebrato il 50° anniversario della fondazione della KEK
stessa, organismo che oggi raccoglie 120 chiese ortodosse, protestanti, anglicane e vetero-
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cattoliche europee. I delegati, circa 700, esamineranno l'operato degli ultimi sei anni del Comitato
Centrale e delle Commissioni, ma soprattutto delineeranno una visione per il futuro della KEK.
Secondo il calendario, consultabile sul sito http://assembly.ceceurope.org, giovedì 16 verrà
dedicato alla riflessione sulla speranza, mentre il giorno seguente, la parola chiave sarà “visione”:
come immaginare il cammino del movimento ecumenico e le sue sfide da qui al 2029; il 18
saranno definite le priorità dei prossimi sei anni di lavoro della KEK, mentre il 19 sarà
completamente dedicato all'anniversario dei 50 anni della KEK.
Tra le altre cose, l'Assemblea sancirà la fusione della KEK con la Commissione delle Chiese per i
migranti in Europa (CCME), facendo della riflessione sui migranti un’area di lavoro privilegiata.
Infatti, per il 2010 la KEK intende promuovere l'anno delle chiese europee sulle migrazioni.
Dall'Italia saranno presenti delegazioni delle chiese valdesi, metodiste, battiste e luterane, tutte
appartenenti alla KEK. Per la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) sarà presente
la segretaria esecutiva Laura Casorio.
Quale contributo ai lavori dell'Assemblea, la FCEI ha stilato un documento intitolato "MED - Mare,
Europa, Diritti" (vedi Documentazione). Il titolo richiama il Mar Mediterraneo che costituisce la
prospettiva specifica degli evangelici italiani, mare che può essere al tempo stesso punto
d'incontro tra continenti ma anche costituire una barriera, un nuovo muro di Berlino che respinge
culture e migranti. Il documento, che in traduzione inglese sarà presente sul sito dell’Assemblea,
richiama l'importanza di un percorso che ha fatto e deve continuare a fare dell'Europa un luogo di
incontri possibili e di dialogo. Infine, i diritti che vengono citati sono quelli violati dei migranti, dei
giovani, delle donne, delle minoranze sessuali e dell'ambiente.
Enciclica “Caritas in veritate”. Un testo che parla più alla chiesa che alla società
E’ il commento a caldo del teologo valdese Fulvio Ferrario
Roma (NEV), 8 luglio 2009 - Un testo ampio e organico rivolto però più all'interno della chiesa che
al suo esterno, più interessato a dettare le coordinate ideologiche della dottrina sociale della
chiesa che non al dialogo con la società. È questa la valutazione a caldo del professor Fulvio
Ferrario, docente di teologia sistematica presso la Facoltà valdese di teologia di Roma,
sull'enciclica di Benedetto XVI “Caritas in veritate” presentata il 7 luglio.
“Benedetto XVI – ha dichiarato Ferrario all'agenzia stampa NEV - propone la propria
interpretazione della dottrina sociale della chiesa, mettendosi in dialogo con la “Populorum
progressio” di Paolo VI, un testo che, secondo molti, si inseriva nello spirito di moderata apertura al
nuovo orizzonte mondiale, promosso dal Vaticano II”. Secondo Ferrario questo collegamento da
modo “all'attuale pontefice di sottolineare, come di consueto, la continuità del magistero romano,
presentando il proprio pensiero come il naturale sviluppo dell''autentico' insegnamento del
Concilio. Particolarmente caratteristica – fa notare Ferrario - è l'impostazione di fondo, che può
essere riassunta da questa frase: 'Senza Dio l'uomo non sa dove andare' (n. 78). Sembra che il
pontefice, al di là delle espressioni formali, non sia particolarmente interessato a rivolgersi alla
società. Nei fatti, parla alla sua chiesa e, ancora una volta, detta le coordinate ideologiche di
riferimento. Chi ritiene che l'annuncio di Cristo richieda anzitutto l'ascolto e poi anche una buona
dose di dialogo e di spirito autocritico, temo debba cercare altrove”.
Ecumenismo. Sottoscritto il Documento comune sui matrimoni tra cattolici e battisti
“Un passo ecumenico concreto che avrà effetti positivi sulla vita di tanti”
Roma (NEV), 8 luglio 2009 - “Un piccolo passo ecumenico che ha però il dono della concretezza e
per questo avrà non poche ricadute positive sulla vita di tanti”. Così ha iniziato il suo intervento la
pastora Anna Maffei, presidente dell'Unione cristiana evangelica battista d'Italia (UCEBI), in
occasione della firma del “Documento comune per un indirizzo pastorale dei matrimoni tra cattolici
e battisti in Italia”, avvenuta il 30 giugno a Roma, presso la sede della Conferenza episcopale
italiana (CEI).
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Il Documento, sottoscritto dalla pastora Maffei e dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente della
CEI, si rivolge alle coppie interconfessionali battiste e cattoliche che si preparano al matrimonio,
per aiutarle nel cammino di preparazione e nella vita coniugale e familiare, nella consapevolezza
dei loro diritti e doveri e del rapporto di comunione che li lega alla rispettiva chiesa di
appartenenza. È indirizzato anche alle comunità locali, in particolare ai parroci e ai pastori,
responsabili delle comunità stesse, perché sappiano accompagnare, con rispetto e chiarezza, le
scelte dei futuri coniugi.
“Il Documento comune costituisce un passo concreto nel cammino ecumenico fra la Chiesa
cattolica e le Chiese battiste in Italia, in un campo particolarmente delicato e atto ad aprire la
strada a ulteriori sviluppi”, ha spiegato mons. Bagnasco. “Il documento – ha aggiunto Maffei - è
uno strumento affinché la differenza confessionale fra coniugi cattolici e battisti possa essere
vissuta nel rispetto delle diverse sensibilità di fede con il sostegno e non con l’ostilità delle
rispettive comunità. Questa attenzione pastorale, spesso già presente, è oggi resa possibile anche
ufficialmente e di questo siamo molto contenti. Certo, come battisti – ha proseguito Maffei avremmo desiderato che con questo documento si facessero ancora altri passi avanti, come
consentire ai coniugi la condivisione della Cena del Signore – ha aggiunto a conclusione del suo
intervento Anna Maffei -. Ci rendiamo conto che non può essere questo il tavolo dove decisioni
simili vengono prese. Questo è però a nostro avviso il luogo dove scelte come queste vengono
auspicate, sognate, preparate”.
Il Documento comune è stato redatto da una commissione congiunta, copresieduta dal pastore
Domenico Tomasetto per l'UCEBI e mons. Vincenzo Paglia per la CEI, ed è stato approvato nel
2008 dall'Assemblea generale UCEBI e, nel 2009, dall'Assemblea della CEI. Prendendo spunto
dall'analogo Testo comune sottoscritto nel 1997 dalla Tavola valdese e dalla CEI, si compone di
quattro parti. La prima presenta ciò che i cristiani possono dire insieme sul matrimonio dal punto di
vista teologico, malgrado le differenze e divergenze confessionali tuttora presenti. Nella seconda
parte vengono indicati i più significativi punti teologici di divergenza nel modo di intendere il
matrimonio fra cattolici e battisti. La terza parte ha carattere più pastorale e offre agli sposi, alle
loro famiglie e ai ministri delle due comunità religiose indicazioni e orientamenti circa la
preparazione, la celebrazione e la pastorale dei matrimoni interconfessionali. Nell'ultima parte si
presentano in dettaglio i vari aspetti pratici dei diversi momenti relativi alla preparazione, alla
celebrazione e agli effetti di tali matrimoni.
Sicurezza. Preoccupazione del presidente FCEI per una legge che criminalizza gli immigrati
Franca Di Lecce: Una grave sconfitta culturale del nostro paese
Roma (NEV), 8 luglio 2009 - "La votazione definitiva del disegno di legge sulla sicurezza suscita in
me un profondo dispiacere". È quanto ha dichiarato il presidente della Federazione delle chiese
evangeliche in Italia (FCEI), pastore Domenico Maselli, a seguito dall'approvazione definitiva del
Senato che ha tramutato in legge il decreto sicurezza.
"Dispiacere - ha spiegato Maselli - soprattutto per le conseguenze che l'istituzione del reato di
immigrazione clandestina produrrà per il nostro paese. Da un punto di vista giuridico sembra una
piccola cosa, ma questa legge cambia definitivamente i rapporti tra gli immigrati irregolari e il
paese dove avevano cercato accoglienza. C'è il rischio - ha proseguito Maselli - che, al di là delle
dichiarazioni, l'immigrato irregolare eviti di andare al pronto soccorso anche se affetto da una
grave malattia, e c'è ben più del rischio della nascita di persone che saranno inesistenti dal punto
di vista burocratico. La condizione folle del 'Fu Mattia Pascal' diventerà effettiva per bambini
perfettamente innocenti che si troveranno senza alcuna garanzia, come se fossero inesistenti.
Queste sono - ha concluso Maselli - solo alcune delle osservazioni che si possono fare, ma mi
paiono sufficienti per essere profondamente preoccupati".
Duro anche il giudizio di Franca Di Lecce, direttore del Servizio rifugiati e migranti (SRM) della
FCEI: “L'approvazione del disegno di legge sulla sicurezza è una grave sconfitta culturale per
l'intero paese. Si punisce non chi commette reato ma una semplice condizione esistenziale: essere
migrante e aspirare a un futuro migliore è ora un crimine. In questo contesto – prosegue Di Lecce non ci rallegra la proposta di un provvedimento di urgenza sulle regolarizzazione delle colf. Da un
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lato ci si preoccupa delle famiglie italiane, e dall'altro lato si restringono i ricongiungimenti familiari
per i migranti. Oltre a sentirlo come un rattoppo e un tentativo di distrazione dalla legge disumana
appena approvata, lo riteniamo pericoloso sul piano del messaggio che lancia: si salva chi serve i
signori. La cultura della solidarietà e dei diritti su cui abbiamo fondato la nostra democrazia lascia il
posto alla cultura della sudditanza e della umiliazione”.
Critiche all'introduzione del reato di clandestinità vengono anche dall'Alleanza evangelica italiana
(AEI): ”l'equiparazione dello stato di clandestino ad un reato – si legge in un comunicato stampa
dello scorso 3 luglio - tradisce una visione impaurita, fragile e ossessionata della cittadinanza,
scaricando sullo straniero irregolare la funzione di capro espiatorio della tensione avvertita. Per
questo – continua l'AEI - invitiamo il governo ed il parlamento a rivedere il provvedimento in
questione, favorendo un patto di cittadinanza per gli stranieri capace di accogliere in modo
disciplinato, compassionevole e responsabile”.
G8. Le critiche della FCEI al documento finale del Summit dei leader religiosi
Domenico Maselli: poca chiarezza nei meccanismi decisionali dell'incontro
Roma (NEV), 8 luglio 2009 - Il testo definitivo del IV Summit dei leader religiosi in vista del G8
(Roma e L'Aquila 16 e 17 giugno, vedi NEV 17/09), reso pubblico in questi giorni, ha incontrato da
parte di Domenico Maselli, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI),
un'ampia condivisione riguardo ai tanti richiami alle situazioni critiche del mondo (dalla crisi
economica al disarmo nucleare, dal sostegno allo sviluppo dell'Africa ai diritti e alla dignità dei
migranti) con una riserva rilevante sul paragrafo introduttivo. Il punto di disaccordo riguarda
l'affermazione della difesa della vita “dal concepimento alla morte”, lo stesso che aveva suscitato
ampi contrasti a conclusione dell'Assemblea ecumenica di Sibiu nel 2007, tanto da ritardare la
pubblicazione del documento finale di quell'incontro di alcune settimane.
“Le mie critiche sono di metodo e di merito – ha spiegato Maselli, riflettendo sulla sua
partecipazione al Summit -. Di metodo perché ancora una volta verifico che i meccanismi
decisionali che conducono all’approvazione di documenti conclusivi non sono né chiari né
condivisi. Ci troviamo così alla fine del Summit con un documento che non esprime le posizioni di
tutti coloro che vi hanno partecipato. D’altra parte, l’idea di un G8 delle religioni, per quanto
comprensibile in linea generale, merita ancora una messa a punto. Come esponenti di diverse
comunità di fede non andiamo a questi incontri per impartire una benedizione o esercitare una
cappellania: siamo lì per richiamare i potenti della terra ad alcuni valori, temi e diritti per noi
fondamentali. Ma questo non è avvenuto con la dovuta chiarezza e auspicata efficacia”.
Terremoto. Valdesi e metodisti in visita nelle tendopoli
Bonafede: “I nostri progetti continueranno anche nei prossimi mesi”
Roma (NEV), 8 luglio 2009 - La moderatora della Tavola valdese, pastora Maria Bonafede, e il
presidente dell'Opera per le chiese metodiste in Italia (OPCEMI), pastore Massimo Aquilante, si
sono recati ieri nelle zone terremotate per incontrare gli operatori delle chiese valdesi e metodiste
presenti nei campi di Camarda e San Biagio. Da quasi un mese, infatti, le chiese valdesi e
metodiste – nell'ambito dell'intervento coordinato dalla Federazione delle chiese evangeliche in
Italia (FCEI) – hanno aperto uno sportello di servizio sociale gestito da due operatrici specializzate,
Elisa Carri e Giovanna Mei; a loro si affiancano dei volontari che propongono attività di animazione
sia per gli adulti che per i bambini delle tendopoli.
“Appena siamo stati accreditati dalla Protezione civile – spiega Massimo Aquilante – ci siamo
impegnati in un servizio a fianco della popolazione. Se la prima fase dell'emergenza ha funzionato
bene, a tre mesi dal terremoto iniziano a emergere le prevedibili difficoltà dovute a una lunga
permanenza nei campi. Oltretutto la Protezione civile ha annunciato l'inizio del suo progressivo
disimpegno, anche per affrontare le consuete emerge estive”.
“Parlando con la gente della tendopoli – aggiunge Maria Bonafede – emerge una grande
preoccupazione sul futuro: come noto sono state promesse delle case per settembre ma la gente
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si dice scettica e già ipotizza una permanenza temporanea non più nelle tendopoli ma negli
alberghi della costa: in pratica si teme una specie di diaspora che romperebbe i legami sociali e
costringerebbe chi lavora o studia a un vero e proprio trasferimento. Per parte nostra intendiamo
continuare il nostro servizio nei campi di Camarda e di San Biagio in prossimità dell'Aquila –
prosegue la moderatora – dove stiamo operando da un mese circa all'interno di un camper e di
alcune tende messe a disposizione dell'Esercito della Salvezza; al tempo stesso, però, stiamo
discutendo di un intervento più ampio che vogliamo realizzare insieme alle gente dei campi:
insieme alle case, infatti, occorrerà ricostruire luoghi di incontro e di aggregazione sociale. Per
questo secondo intervento intendiamo utilizzare una quota dei fondi dell'otto per mille”.
Maggiori informazioni sull'impegno delle chiese valdesi e metodiste nell'area terremotata sono
disponibili sul sito www.chiesavaldese.org. Chi voglia svolgere un periodo di servizio volontario nei
campi può rivolgersi agli uffici della Tavola valdese (064745537) o direttamente allo sportello di
Servizio sociale nell'area dell'intervento (329 1925731).
Per parte sua l'Esercito della salvezza ha messo a disposizione alcune tende sia per l'intervento
degli evangelici che di alcuni privati che hanno scelto di trasferirsi nelle tendopoli allestite dalla
Protezione civile. Prosegue anche l'impegno delle chiese battiste che stanno sostenendo l'acquisto
di alcuni testi per gli studenti universitari e del Coordinamento evangelico emergenza Abruzzo
(COEVEMA). Prosegue infine la sottoscrizione promossa dalla Federazione delle chiese
evangeliche in Italia che sin qui ha raccolto all'incirca 100.000 euro.
I versamenti possono essere effettuati tramite il conto corrente postale: ccp n. 38016002 - IBAN: IT 54 S
07601 03200 000038016002, BIC/SWIFT code: BPPIITRRXXX, intestato a: Federazione delle chiese
evangeliche in Italia, via Firenze 38, 00184 Roma. Specificare nella causale: TERREMOTO ABRUZZO
(www.fcei.it).
Otto per mille. + 18% ai valdesi e ai metodisti
Roma (NEV), 8 luglio 2009 - “E' un risultato importante che conferma una tendenza all'aumento in
atto da vari anni. Ma è anche un segnale di attenzione importante nei confronti di una minoranza
evangelica che si è fatta carico di battaglie per la laicità, il pluralismo religioso, i diritti civili: le firme
raccolte negli ultimi anni, infatti, superano di almeno dieci volte il numero dei valdesi e metodisti
che destinano il loro 8 per mille alla loro chiesa. Hanno firmato per noi anche molti cattolici, molti
laici, evangelici di diverse denominazioni e tante persone in ricerca: a loro il nostro grazie e
l'impegno a una gestione all'insegna della trasparenza e della solidarietà”. Così Maria Bonafede,
moderatora della Tavola valdese, ha commentato il dato trasmesso nei giorni scorsi alla Tavola
valdese dall'Agenzia delle entrate, relativo alle firme dell'8 per mille del 2006: 311.624 (+ 46.949)
firme, pari all'1,8% del totale, che hanno generato una quota di 8.298.224 euro. Tutti risultati con il
segno positivo: lo scorso anno, infatti, la Tavola valdese aveva raccolto 264.676 firme (1,6%) ed
aveva ottenuto fondi per 6.917.565. Come sempre la regione più generosa nei confronti di valdesi
e metodisti è il Piemonte con oltre 80.000 firme, seguita dalla Lombardia e dal Lazio. “Come
sempre – continua Bonafede - destineremo questi fondi esclusivamente ad attività culturali, sociali
ed assistenziali, in Italia e all'estero, gestite da organismi assai diversi tra loro, molti dei quali del
tutto esterni al mondo evangelico o protestante. E' il nostro modo di investire 'laicamente' i fondi
che ci vengono attribuiti dai contribuenti italiani”.
Il 26 maggio il Parlamento ha approvato una revisione dell'Intesa con le chiese rappresentate dalla
Tavola valdese in virtù della quale tra tre anni valdesi e metodisti italiani avranno accesso anche
alla ripartizione su base percentuale delle quote non destinate dai contribuenti.
Diritti umani. Una laurea contro la tortura
Presentata a Roma un'iniziativa dell'Azione dei cristiani contro la Tortura (ACAT)
Roma (NEV), 8 luglio 2009 - “Una laurea non ferma la tortura, ma rompe l'indifferenza contro la
tortura che, tragicamente, è assai più diffusa di quanto non pensiamo”. Così il teologo Paolo Ricca,
docente emerito della Facoltà valdese di Teologia, intervenuto il 26 giugno nella tavola rotonda di
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lancio dell'iniziativa “Una laurea per fermare la tortura. Il valore della formazione giovanile”,
promossa dall'Azione dei cristiani per l’abolizione della tortura (ACAT) e svoltasi nella “Sala della
pace” della Provincia di Roma e presieduta da Maria Elisa Tittoni, di ACAT Italia. “La tortura viene
applicata nella metà dei paesi del mondo – ha affermato - e in Italia non esiste una norma che la
condanni in senso assoluto. Questi dati, nella Giornata internazionale contro la tortura che ricorre
proprio oggi, devono interrogare le coscienze di tutti e, in primo luogo, dei cristiani e delle chiese”.
“I cristiani non sono vergini rispetto alla tortura – ha affermato Ricca - perché nella lunga storia
delle chiese l'hanno spesso praticata. E per questo lancio un appello perché ogni chiesa cristiana
sia come una cellula dell'ACAT attraverso la quale esprimere l'azione dei cristiani contro la tortura”.
È seguita la testimonianza della scrittrice iraniana Masomeh Zamyndoost amareggiata per la
situazione attuale nel suo paese. “Conosco la tortura da quando ho 16 anni – ha affermato -. Mi
ricordo i tempi dello Scià, quando fui tirata per le gambe e le braccia. In seguito a quelle torture fui
costretta a rimanere ferma per due anni. Oggi ovviamente penso ai giovani iraniani che stanno
pagando il loro prezzo alla libertà. E' la stessa realtà, ieri come oggi”.
È quindi intervenuto Carlo Bracci, presidente di “Medici contro la tortura”, la cui associazione negli
anni, ha seguito circa 1200 rifugiati che hanno subito delle torture: “Ma il percorso di riabilitazione e
di inserimento è difficile perché nella società italiana non c'è nulla che li aiuti. Per questo dobbiamo
parlare ai giovani nelle scuole, educarli alla cultura dei diritti umani”.
“La parte più importante del nostro lavoro passa attraverso la trasformazione delle mentalità – ha
affermato Sylvie Bukhari-de Pontal, presidente della FIACAT, la Federazione che collega le
diverse ACAT nazionali, una trentina in tutto. Si è detta molto preoccupata per la strisciante
minimizzazione del problema della tortura nelle nostre società, e ha accolto con entusiasmo
l'iniziativa di ACAT Italia di istituire un bando di laurea su questi temi: "Un'idea geniale che faremo
certamente nostra e che proporremo in altri paesi".
All'incontro sono giunti messaggi di solidarietà da parte del presidente della Provincia di Roma,
Nicola Zingaretti; del presidente del Pontificio Consiglio Iustitia et Pax, card. Raffaele Martino –
portato dal prof. Tommaso Di Ruzza - e della moderatora della Tavola valdese, pastora Maria
Bonafede.
Ha chiuso la tavola rotonda l'intervento Arsène Bolouvi, già presidente dell'ACAT del Togo negli
anni '90: “Vi sono paesi come il mio – ha affermato – nel quale si considera la tortura un problema
politico e quindi di parte. La tortura si nutre del silenzio e dove si pratica la tortura non è possibile
parlarne pubblicamente. Per questo è importante il progetto lanciato da ACAT Italia, perché sono
stato testimone della lotta dei giovani del Togo per la democratizzazione del loro paese”.
Il premio di laurea istituito da ACAT Italia sarà assegnato a tesi discusse negli anni accademici
2008/09 e 2009/10. Tema della tesi dovrà essere: ”La tortura e i trattamenti crudeli, inumani o
degradanti contro le persone nel mondo contemporaneo: cause, implicazioni, strategie e strumenti
per la loro prevenzione e abolizione e per la riabilitazione delle vittime”. L’intento del premio è
quello di sensibilizzare il mondo giovanile su una tematica ancora oggi tristemente attuale.
Le domande di partecipazione al bando dovranno pervenire all’ACAT rispettivamente entro il 30
aprile 2010, per il premio relativo all’anno accademico 2008/09, ed entro il 30 aprile 2011 per il
premio relativo all’anno accademico successivo. È possibile scaricarlo dal sito www.acatitalia.it.
Il progetto gode del supporto della Facoltà valdese di teologia, del Pontificio Consiglio di Giustizia
e Pace, di Medici contro la tortura e di FIACAT.
Protestantesimo. Due trasmissioni sull'apostolo Paolo tra storia, Bibbia e attualità culturale
Roma (NEV), 8 luglio 2009 - Si intitola “Paolo, l'apostolo” la prima parte del programma che la
rubrica Protestantesimo (RAIDUE) dedica all'uomo di Tarso e che andrà in onda domenica 12
luglio, all'incirca all'una di notte (replica lunedì 13 alla stessa ora e lunedì 20 alle 7,00). Il
programma, a firma di Paolo Naso con la regia di Giovanni Ribet, ricostruisce le tappe della vita e
della predicazione dell'apostolo delle genti, avvalendosi degli interventi di qualificati studiosi: tra gli
altri il teologo Yann Redalié, docente di Nuovo testamento alla Facoltà valdese di teologia, la
storica Emanuela Prinzivalli, presidente del Dipartimento di studi storico religiosi dell'Università La
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Sapienza di Roma; il pastore e biblista Eric Noffke. La trasmissione è stata girata tra Siracusa,
Ostia Antica ed Efeso.
La seconda parte del programma, degli stessi autori, ha per titolo “Paolo, apostolo moderno” e
andrà in onda domenica 26 luglio: sempre su RAIDUE all'una di notte circa (replica lunedì 27 alla
stessa ora e lunedì 3 agosto alle 7). In questa seconda puntata l'inchiesta si sposta sull'attualità di
Paolo e la sua rilevanza ecumenica, teologica e culturale oggi: “Paolo – spiega Paolo Naso – ha
costituito una fonte eccezionale per la cultura di ogni tempo: nel documentario offriamo dei flash
sul tributo all'apostolo di personaggi come Lutero, Mendelssohn, Pasolini, Martin Luther King. Ma
tracce del pensiero paolino attraversano tutto il pensiero moderno”. Tra gli altri intervengono nel
programma i teologi Paolo Ricca e Letizia Tomassone, il filosofo Giacomo Marramao, i pastori
Massimo Aprile e Peter Ciaccio.
Salute. Premiato l’Ospedale evangelico di Genova per la cura delle donne
Una struttura all’avanguardia per i servizi forniti e per la presenza femminile ai vertici
Roma (NEV), 8 luglio 2009 - L'Ospedale evangelico internazionale di Genova è stato insignito del
massimo riconoscimento di tre bollini rosa dall’Osservatorio nazionale sulla salute della donna
(ONDA) nell'ambito del “Progetto ospedale donna”. Il riconoscimento, conferito durante una
cerimonia tenutasi a Roma lo scorso 29 giugno, va a una struttura all'avanguardia nei servizi legati
al percorso della nascita, ma anche nell'impegno per la prevenzione di patologie oncologiche
femminili. A ritirare il premio sono state la presidente dell'OEI, Cristina Ageno, e la vice direttrice
sanitaria Daniela Pezzano. Con questo riconoscimento “l’OEI conferma e rafforza il suo impegno
nei confronti della tutela della salute e dei diritti delle donne – si legge in un comunicato stampa
dell'Ospedale evangelico -, grazie anche alla significativa presenza femminile sia nel Consiglio di
Amministrazione sia tra il personale amministrativo e sanitario”. Una presenza importante che ha
caratterizzato e caratterizza l’OEI con “i tratti tipici della managerialità femminile: la trasparenza, la
concretezza, il rigore, l’attenzione alle relazioni umane, la comunicazione costante con il territorio e
le istituzioni”. I criteri di valutazione 2009 seguiti dall’ONDA prevedono il riconoscimento di un
bollino alle strutture ospedaliere che riservano attenzione alle donne per diagnosi e terapie
femminili e che rispettano i Livelli essenziali di assistenza (LEA); l’attribuzione di due bollini agli
ospedali che, oltre al requisito precedente, presentino un congruo numero di donne in posizioni
apicale, servizi a misura di donna e tengano conto della multietnicità; infine, l'assegnazione di tre
bollini a chi abbia inoltre effettuato pubblicazioni scientifiche su patologie femminili e normative di
settore.
Ecumenismo. Un coreano e un norvegese candidati alla segreteria generale del CEC
A decidere sarà il Comitato centrale del CEC del prossimo agosto
Roma (NEV), 8 luglio 2009 - Sono il coreano Park Seong-won e il norvegese Olav Fykse Tveit i
due candidati alla segreteria generale del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC). Lo ha
annunciato la speciale commissione istituita per la ricerca del successore del pastore Samuel
Kobia, attuale segretario generale del CEC che non ha rinnovato la sua disponibilità a ricoprire la
sua carica per un secondo mandato. “La commissione ha lavorato in un clima costruttivo,
improntato alla cooperazione - ha spiegato la coordinatrice Agnes Abuom -. I due candidati, emersi
da un serrato confronto tra diverse personalità esaminate, sono impegnate nel movimento
ecumenico, ne condividono lo spirito e ne promuovono l’ideale. Essi provengono da contesti e
tradizioni diverse e portano con sé un ricco bagaglio di capacità, di doni e di esperienze”. Il pastore
Park Seong-won appartiene alla chiesa presbiteriana della Corea del Sud dove è professore di
teologia al Seminario e all’Università teologica Youngnam di Kyeongsan. Tra il 1986 e il 2004 ha
ricoperto diversi incarichi nell'Alleanza riformata mondiale (ARM); attualmente è membro del
Comitato centrale del CEC, co-moderatore del Movimento congiunto del Patto per la giustizia
“Oikotree” sostenuto dall'ARM, dal CEC e dal Consiglio mondiale per la missione (CMM). Olav
Fykse Tveit è pastore della chiesa luterana di Norvegia nell'ambito della quale è stato segretario
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generale del Consiglio per le relazioni ecumeniche e del Consiglio per i rapporti con lo Stato. Nel
CEC è membro della Commissione Fede e costituzione e co-presidente del Forum IsraelePalestina. La scelta del nuovo segretario generale verrà operata nell'ambito della riunione del
Comitato centrale del CEC che si terrà a Ginevra (Svizzera), dal 26 agosto al 2 settembre
prossimo. Il CEC è il più grande organismo ecumenico mondiale, a cui aderiscono 350 chiese
anglicane, protestanti e ortodosse di tutto il mondo, in rappresentanza di 560 milioni di cristiani.
TELEGRAFO
(NEV) - Immigrazione e xenofobia, crisi economica, violenza sulle donne, solidarietà alla
popolazione dell'Abruzzo, ma anche la situazione iraniana, sono stati tra i principali temi di dibattito
delle Conferenze dei quattro Distretti delle chiese metodiste e valdesi italiane, tenutesi come ogni
anno durante il mese di giugno. Il richiamo a uno stile di vita sobrio e alla solidarietà fattiva con
quanti hanno perso il lavoro a causa della crisi viene dal I Distretto (Valli valdesi) che ha sollecitato
le chiese a mettersi in rete per elaborare “progetti di prima assistenza, di ascolto, di mutuo aiuto e
sostegno psicologico”. Sull'allarme xenofobia sempre il I Distretto ha aderito alla campagna
nazionale contro il razzismo “Non aver paura” mentre il IV Distretto (Sud Italia) ha invitato le chiese
ad esporre il testo biblico di Levitico 19:33-34 sull'ospitalità allo straniero. E' invece il II Distretto
(Nord Italia) ad aver ripreso le parole della moderatora Maria Bonafede sulla crisi in Iran, la quale
aveva sottolineato come ciò che sta accadendo nel paese asiatico “ci richiama ancora una volta al
tema della democrazia e della libertà di critica e di dissenso”, tema che una minoranza religiosa
come quella evangelica in Italia non può non avere a cuore e che deve vedere le chiese sempre
vigilanti, in ogni parte del mondo. Il III Distretto (Centro Italia) ha discusso delle iniziative delle
chiese evangeliche per le zone del terremoto abruzzese, invitando alla ricerca di volontari che
possano impegnarsi attivamente nei diversi progetti. Infine, il IV Distretto ha avviato il progetto
sponsor “Uscire dal silenzio” per sostenere e accompagnare le donne che hanno subito violenze.
(NEV) – Prende il via il prossimo 18 luglio a Prali, nelle Valli valdesi del Piemonte, la
manifestazione “Pralibro 2009”, organizzata dalle librerie torinesi Claudiana e La torre di Abele,
dalla chiesa valdese di Prali, e con il sostegno della Regione Piemonte. Per un mese, fino al 14
agosto la sala valdese diverrà una libreria attorno alla quale verranno presentati libri, autori,
spettacoli teatrali e musicali. Tra gli ospiti, quest'anno si segnalano Paolo Galimberti, Margherita
Hack, Giancarlo Caselli e Nando Dalla Chiesa. Tra le altre serate, il 25 luglio verrà presentata la
biografia di Henry Dunant, il fondatore della Croce Rossa; un incontro sarà dedicato al riformatore
protestante Giovanni Calvino di cui quest'anno si celebrano i 500 anni dalla nascita; l'ultima serata
riguarderà invece la vicenda di Sacco e Vanzetti raccontata dal libro di Lorenzo Tibaldo. Sono
inoltre previsti diversi incontri dedicati ai bambini. Per il programma completo:
www.gruppoabele.org/Images/File/pralibro.pdf
(NEV/WCC) – L’impegno degli Stati Uniti e della Russia a tagliare i loro arsenali di armi nucleari
strategiche “è un’iniziativa incoraggiante e un passo avanti in quel difficile ma essenziale cammino
che il mondo deve percorrere per liberarsi dallo spettro dell’autodistruzione”. E’ quanto ha
affermato il pastore Samuel Kobia, segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese
(CEC), in una dichiarazione ufficiale rilasciata ieri. Il presidente USA Barack Obama e il presidente
russo Dimitri Medvedev hanno infatti raggiunto un accordo per ridurre i rispettivi spiegamenti di
testate nucleari ciascuno sotto le 1700 unità. “Vogliamo sostenere entrambi gli Stati nel loro
impegno a proseguire insieme sulla via del disarmo. Agendo così – ha aggiunto Kobia – otterranno
gradualmente quell’autorità morale necessaria per incoraggiare altre nazioni nell’eliminare le armi
di distruzione di massa”.
(NEV/BWA) - Negli Stati Uniti 50 leader religiosi cristiani di diverse denominazioni ed ebrei hanno
scritto al presidente Barack Obama per chiedere una risoluzione giusta e durevole del conflitto
israelo-palestinese. “E' tempo che l'America torni ad assumere un'iniziativa diplomatica efficace e
coraggiosa”, hanno affermato i religiosi, auspicando la creazione di due stati indipendenti in cui
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palestinesi e israeliani possano trovare dignità, sicurezza e sovranità in egual misura. La lettera
esprime anche preoccupazione per le piccole chiese cristiane di Palestina: “Nel luogo di nascita
della nostra fede, una delle più antiche comunità cristiane rischia di diminuire rapidamente – si
legge nel testo -. A meno che israeliani e palestinesi non giungano ad un accordo di pace, c'è il
rischio concreto che i cristiani scompaiano dalla regione”. Anche per questo, sostengono i religiosi
americani, è importante che gli Stati Uniti “aiutino palestinesi e israeliani a compiere i difficili passi
verso una pace durevole”.
(NEV/WCC) - “Come possiamo affermare la nostra identità musulmana, ebraica e cristiana non
l'uno senza l'altro, né in conflitto l'uno con l'altro, ma insieme?”. E' la domanda a cui cercheranno di
rispondere i partecipanti al seminario “Costruire una comunità interreligiosa”, organizzato dal 6 al
31 luglio dal Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), presso l'Istituto ecumenico di Bossey, in
Svizzera. Il seminario offrirà a 25 giovani di fedi diverse un mese di attività spirituali, accademiche
e ricreative. Come spiegano gli organizzatori, “in un tempo in cui le società costruite attorno allo
schema 'una nazione, una cultura, una religione' sono ormai reliquie del passato, è necessario
preparare i futuri leader ecclesiastici alla sfida di vivere pacificamente in un mondo caratterizzato
dal pluralismo religioso”.
(NEV/ENI) – Il pastore Nilton Giese, segretario generale del Consiglio delle chiese dell’America
Latina (CLAI) - l’organismo ecumenico che raggruppa 170 chiese, in maggioranza protestanti, di
20 paesi dell’America Latina e dei Carabi -, ha espresso viva preoccupazione per quanto sta
accadendo in Honduras all’indomani del colpo di stato che ha estromesso e costretto all’esilio il
presidente Josè Manuel Zelaya Rosales. “Chiediamo che il paese venga restituito a una
democrazia pacifica capace di risolvere i conflitti attraverso il dialogo e di rispettare la volontà
popolare”, ha affermato Giese in un comunicato stampa dello scorso 1° luglio. “E’ nostra
convinzione – ha proseguito l’esponente del CLAI – che un ritorno all’ordine costituzionale possa
essere garantito solo dal reinsediamento del presidente Zelaya nelle sue funzioni”. Sulla crisi in
Honduras si è espresso anche il segretario generale della Federazione luterana mondiale (FLM),
pastore Samuel Noko, che si è detto estremamente preoccupato “per l’instabilità e la
polarizzazione che gli eventi hanno provocato nella società honduregna”, tali da mettere a rischio “i
risultati di uno sviluppo raggiunto con sacrificio, incoraggiare una sollevazione popolare e
radicalizzare il conflitto nel paese”. Noko ha quindi condannato l’uso di mezzi incostituzionali e
violenti per risolvere dispute politiche, sostenuto la richiesta di veder reintegrato il presidente
Zelaya, e rivolto un appello alla comunità internazionale per una mediazione che porti
pacificamente l’Honduras alle elezioni politiche previste per il prossimo novembre.
(NEV) - L'elezione di Barack Obama ha in parte ridimensionato l'opinione secondo cui il mondo
protestante sarebbe ormai un fenomeno marginale, incapace di incidere sui processi della storia
reale, diviso tra una maggioranza di post-cristiani secolarizzati e un'aggressiva minoranza di
fondamentalisti. Giorgio Bouchard con il suo “Evangelici nella tormenta. Testimonianze dal ‘secolo
breve’" (ed. Claudiana, pagg. 228, euro 19) intende dimostrare che, oltre a personalità quali
Dietrich Bonhoeffer e Martin Luther King, nel XX secolo vi sono state diverse altre testimonianze
evangeliche di grande valore spirituale e portata storica. Si tratta di figure dimenticate o vittime di
un "oblio selettivo": i loro successi sono noti, ma la loro fede è sottaciuta. Da Nelson Mandela a
Jimmy Carter, ad Albert Schweitzer e Rosa Parks: un elenco non completo ma significativo di
personalità evangeliche. Giorgio Bouchrad, pastore valdese e saggista, è stato moderatore della
Tavola valdese e presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI).
Claudiana, via S. Pio V 15, 10125 Torino; www.claudiana.it
(NEV) – E’ una vicenda ferrarese, a metà tra la storia e il romanzo, quella che ci presenta Paolo
Fabbri con “Ave Maria per l’ebreo Vita Finzi. La Resistenza a Ferrara 1944-1945” (ed. Greco &
Greco, pagg. 287, euro 12). E’ storia perché parte dal ritrovamento di alcuni documenti che
testimoniano l’attività antifascista del padre dell’autore; è finzione perché, come spiega Fabbri
stesso, “i fatti sono reali, ma il modo in cui si sono svolti è frutto della mia fantasia”, come pure lo
sono i dialoghi e i nomi dei personaggi che, tuttavia, richiamano per assonanza quelli di persone
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reali. Ne esce il ritratto di una città, Ferrara, profondamente ferita dal fascismo, ma anche sede di
un’importante comunità ebraica e di una chiesa evangelica battista, alla quale appartiene la
famiglia dell’autore. In questo contesto emerge una coscienza collettiva antifascista che coinvolge
persone legate ad ambienti e comunità differenti – tra cui anche il cappellano cattolico che recita la
provvidenziale Ave Maria del titolo per l’ebreo Vita Finzi -, unite nella scelta di campo fatta dopo l‘8
settembre. Il tutto tenuto insieme dai ricordi dell’autore bambino che ci offrono il senso vivo di una
città e della sua vita quotidiana in anni terribili, segnati dall’oppressione fascista ma anche dal
coraggio di chi a quella violenza si oppose. Greco & Greco, via Verona 10, 20135 Milano;
www.grecoegrecoeditori.it
APPUNTAMENTI
AVERSA (Caserta) – Dal 9 all'11 luglio prosegue la V edizione dell'Aversa Gospel Celebration,
organizzato dalla Chiesa Nuova Pentecoste. Ogni sera dalle 20, momenti di musica, testimonianza
e spiritualità negli spazi all'aperto della sede della chiesa in via Gramsci 78.
TORRE PELLICE (Torino) – Venerdì 10, l'incontro del Caffè letterario “Una torre di libri” è dedicato
al riformatore protestante Giovanni Calvino, di cui quest'anno ricorre il 500° anniversario della
nascita, avvenuta proprio il 10 luglio del 1509. Si inizia alle 17 in piazza del Municipio, con gli
interventi di Mario Miegge, Marco Mazzoli ed Elvio Fassone sul tema “Da Giovanni Calvino a
Barack Obama. Capitalismo ed etica economica”. Si prosegue alle 19 con una cena a tema: “Le
ricette della Piccardia, terra natale di Calvino”. Chiude la serata l'incontro con Giorgio Tourn dal
titolo “Gli amici e i nemici di Giovanni Calvino”.
TORRE PELLICE (Torino) – Sabato 11, per le Passeggiate storiche organizzate dal
Coordinamento musei e luoghi storici valdesi, escursione ad Angrogna: “Borgate e scuole di un
tempo”. Appuntamento alle 9 a Pradeltorno. Per informazioni e prenotazioni: tel. 0121.950203.
SESTO SAN GIOVANNI (Milano) – Sabato 11, la chiesa avventista invita alla conferenza di
Alejandro Bullòn “La soluzione è Gesù”. Alle 18.30 presso il Palasesto, piazza I maggio.
FIRENZE – Mercoledì 15, concerto di campane dei “Calvin and Chapel Handbell Ringers” della
First Presbyterian Church di Red Bank (USA). Alle 21 presso il tempio valdese di via Micheli.
TORRE PELLICE (Torino) – Venerdì 17, il Caffè letterario “Una torre di libri”, propone una
“Passeggiata letteraria” lungo le vie cittadine e nel parco della collina del Forte di Torre Pellice. A
cura dell'associazione “Glis il ghiro”, la passeggiata dura circa 2 ore a partire dalle 16.30 in piazza
Municipio. E' necessario prenotarsi entro il 15 luglio (tel. 333.5860877, email
[email protected]). La serata prosegue in piazza del Municipio alle 19 con una cena a
tema: “Le ricette delle Valli valdesi”. A seguire David Riondino presenta “Garibaldi. Poema
autobiografico”.
PRALI (Torino) – Sabato 18, “Un buon libro non è mai scontato”, incontro di inaugurazione della
manifestazione “Pralibro”. Intervengono Gaspare Bona, Melina Decaro, Vito Gardiol, Paolo
Garimberti, Giuseppe Laterza, Bruno Mari, Rocco Pinto, Daniele Rostan, Silvana Sola. Alle 16
presso la libreria allestita nella sala valdese. Per il programma completo:
www.gruppoabele.org/Images/File/pralibro.pdf
ORSARA (Foggia) – Sabato 18, la chiesa valdese invita all'incontro “Islam, pluralismo, convivenza
civile”. Intervengono Othmane Azafad e Michele Indellicato. Alle 19 in via Vittorio Emanuele 53.
PRALI (Torino) – Dal 18 al 26 luglio, presso il Centro ecumenico Agape, 30° campo fede e
omosessualità. Per informazioni: tel. 0121.807514; www.agapecentroecumenico.org
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TELEVISIONE – Domenica 12, su RAIDUE all'una di notte circa, la rubrica “Protestantesimo”
manda in onda una puntata dedicata a “Paolo, l'apostolo”, prima di due puntate dedicate
all'apostolo delle genti. Repliche lunedì 13, all'una di notte circa, e lunedì 20 all'orario estivo delle
7, sempre su RAIDUE. Le trasmissioni sono disponibili anche sul sito della RAI, attraverso il link
alla pagina www.fedevangelica.it/servizi/ssrtv041.php
RADIO – Ogni domenica mattina alle 7.30 su RAI Radiouno, “Culto Evangelico” propone una
predicazione (12 luglio, pastore Giovanni Anziani; 19 luglio pastore Sergio Manna), notizie dal
mondo evangelico, appuntamenti e commenti di attualità. Le trasmissioni possono essere
riascoltate collegandosi al sito di RAI Radiouno, attraverso il link alla pagina
www.fedevangelica.it/servizi/ssrtv031.php
DOCUMENTAZIONE
MED – Mare, Europa, Diritti
Documento della Consulta esteri della Federazione delle chiese evangeliche in Italia in vista
dell’Assemblea generale della Conferenza delle chiese europee (KEK - Lione, 15-21 luglio 2009)
“Signore, quando ti abbiamo visto aver fame, o sete, o essere straniero, o nudo,
o ammalato, o in prigione, e non ti abbiamo assistito?” (Matteo 25,44)
“Quanto a noi, la nostra cittadinanza è nei cieli…” (Filippesi 3,20)
Questo documento vuole essere il contributo specifico delle chiese evangeliche italiane alla
discussione che si terrà nell’Assemblea del cinquantenario, un’Assemblea che, nelle premesse,
intende celebrare il passato della Conferenza delle chiese europee (KEK) e, allo stesso tempo,
riflettere sul futuro della KEK in particolare e dell’Europa in generale. Particolare rilievo assume in
questo cinquantenario la celebrazione della integrazione all'interno della KEK della Commissione
delle chiese per i migranti in Europa che rafforzerà e allargherà l'impegno e la voce delle chiese in
difesa dei diritti dei migranti. Siamo convinti che lavorare insieme in vista di un appuntamento
internazionale possa valorizzare al meglio la nostra visione progettuale. Il nostro punto di vista
particolare è caratterizzato dalla posizione dell’Italia, penisola europea proiettata sul Mar
Mediterraneo. E proprio su quello che gli antichi romani chiamavano Mare Nostrum che le chiese
italiane ritengono si giochi il presente e il futuro prossimo della testimonianza cristiana delle chiese
europee.
MARE – Per molti cittadini e cittadine europei, il mare, e in particolare il Mar Mediterraneo, è il luogo
della vacanza, dello svago e del divertimento. Per molti altri e altre è la frontiera tra la disperazione
e la speranza. Il Mar Mediterraneo è il nuovo Muro di Berlino: un luogo ad alto contenuto simbolico
che diventa anche luogo di morte. Sono molte infatti le testimonianze dei pescatori, a loro volta in
difficoltà per lo stravolgimento del clima e lo sfruttamento eccessivo delle risorse ittiche, che nelle
reti trovano sempre più cadaveri di donne e uomini che non sono riusciti nel loro tentativo di
entrare in Europa. La mancanza, da parte dei governanti, di capacità e di volontà ad affrontare
questa situazione critica è fonte di preoccupazione primaria delle chiese italiane.
Da sempre il Mar Mediterraneo è stato crocevia di popoli e culture, culla di civiltà e religioni. Ne è
un simbolo la Sicilia, abitata nei secoli da greci, romani, arabi, normanni e spagnoli, una terra più
vicina a Tunisi che a Bruxelles. Il Mare che per millenni è stato un ponte, una via di comunicazione
tra i popoli dell’Europa meridionale, dell’Africa settentrionale e del Vicino e Medio Oriente, oggi è
militarizzato nel tentativo di bloccare i migranti: è diventato il Muro meridionale dell’Europa. Le
istituzioni politiche dovrebbero prendersi cura della situazione senza cavalcare a fini elettorali le
facili paure e il crescente razzismo delle popolazioni che ricevono le donne e gli uomini migranti.
Non possiamo ignorare che nei secoli il Mar Mediterraneo è stato ed è ancora sì un ponte, ma è
anche luogo di scontro e conflitti. Le chiese possono e devono però dare una risposta allo scontro
e preparare il cammino della riconciliazione e della costruzione comune di una nuova società
multiculturale. Le chiese aderenti alla FCEI sono da anni impegnate nel progetto “Essere chiesa
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insieme”, che mira alla costruzione di chiese dove non si formino gruppi etnici, ma dove storie e
culture diverse possano incontrarsi e vivere insieme fede e spiritualità.
EUROPA – Sin dalla fine della Seconda guerra mondiale, l’Europa ha assunto un nuovo carattere
concreto e simbolico. Il processo d’integrazione europea, finalizzato alla condivisione e non alla
contesa delle risorse, è stato alla base di un periodo di pace molto lungo, per alcuni paesi senza
precedenti. La condivisione delle risorse ha portato anche alla convivenza tra culture, confessioni e
religioni diverse. In questo la KEK ha svolto un ruolo importante di ponte tra Est e Ovest, tra Nord
e Sud. Non solo: questo ruolo è stato svolto in maniera importante anche all’interno degli stessi
paesi in cui chiese maggioritarie e chiese minoritarie hanno iniziato un dialogo che per secoli è
sembrato impossibile.
Questa è stata per le chiese evangeliche italiane l’Europa degli ultimi 50 anni: il progetto di una
società basata sulla convivenza, dove pari dignità è concessa a tutti e tutte, il cui obiettivo è il
riconoscimento e l’applicazione dei diritti umani. La partecipazione delle chiese evangeliche
italiane nei vari organismi europei ha permesso loro di essere ascoltate e di non essere isolate. Gli
incontri ecumenici nazionali con la Conferenza episcopale italiana e con la Sacra Arcidiocesi
ortodossa d’Italia sono stati stimolati anche da una visione del cristianesimo e dell’ecumenismo
che andava oltre i confini nazionali. Tuttavia non possiamo essere ancora soddisfatti dei risultati
raggiunti. Infatti, la Charta Oecumenica, pietra miliare del cammino ecumenico in Europa, è ancora
un documento largamente sconosciuto in Italia e soprattutto nell’ambito del cattolicesimo italiano.
Il nostro punto di vista particolare di chiese di minoranza ci ha portato anche a riflettere sul ruolo
del cristianesimo nel quadro dell’integrazione europea. Il dibattito sulla menzione delle “radici
cristiane” nel preambolo del Trattato per una Costituzione europea ci ha fatto suonare un
campanello d’allarme: non perché non vi siano delle radici cristiane, ma perché nella nostra storia
abbiamo vissuto all’ombra di una religione maggioritaria e di stato che si è preoccupata più del
legame con il potere politico rispetto alla testimonianza cristiana. Teniamo sempre a mente quanto
viviamo e abbiamo vissuto come chiesa di minoranza in un’Europa che si apre alle altre religioni e
che si sta costruendo multiculturale e interreligiosa. Per noi evangelici ed evangeliche italiani, la
laicità delle istituzioni pubbliche, ovvero neutralità nei confronti delle diverse fedi e confessioni
religiose è condizione indispensabile per affermare quello che è il diritto umano primario: la libertà
religiosa e di pensiero.
DIRITTI – Nell’Europa di oggi vediamo l’universalità dei diritti umani sempre più messa in
discussione, nella teoria da un seducente e disonesto relativismo, nella pratica dalla vita
quotidiana dei cittadini europei e dei migranti in Europa. Abbiamo già parlato della negazione dei
diritti nei confronti dei richiedenti asilo e dei migranti. A questo si aggiunge l’aumento della povertà
tra gli autoctoni: la precarietà del lavoro, la difficoltà delle giovani generazioni non solo a costruirsi,
ma perfino ad immaginarsi un futuro, una società ostile nei confronti di chi non ha disponibilità
economiche. Tutto questo ha portato alla crescita di sentimenti razzisti e xenofobi diffusi nella
popolazione. Le chiese evangeliche italiane sono profondamente preoccupate di questa
situazione.
La situazione giovanile in Italia è aggravata anche dalla svalutazione della cultura e dell’istruzione
scolastica e accademica. Non c’è infatti più in Italia una corrispondenza diretta tra livello di
istruzione e posizione sociale, ma c’è un generale appiattimento verso il basso. Questo è tra l’altro
causa del rafforzamento delle organizzazioni criminali, che possono reclutare nuove leve con
sempre maggiore facilità. In questa situazione le chiese devono agire con forza e farsi promotrici di
Cultura, ruolo ricoperto in duemila anni di storia europea e cristiana.
Un altro passo indietro rispetto ai diritti riguarda i diritti delle donne e delle cosiddette minoranze
sessuali, che vengono visti non come diritti umani tout court, ma come privilegi da concedere o
meno. In Italia la violenza nei confronti delle donne è una piaga non estirpata e mantenuta grazie
alla congiura del silenzio. Anzi, viviamo nella contraddizione che i mezzi di comunicazione di
massa parlano di violenza contro le donne solo se commessa da cittadini “stranieri”, in funzione
xenofoba, mentre tacciono quasi completamente sulle violenze quotidiane subite tra le mura
domestiche, molte delle quali si concludono con la morte. Sono in aumento anche episodi di
intolleranza e violenza nei confronti delle persone omosessuali e transessuali, ad ogni livello della
popolazione. A prescindere dall’insegnamento particolare e libero delle singole chiese, le chiese
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evangeliche in Italia ritengono che l’integrità e la dignità dell’essere umano debbano essere non
solo gli obiettivi, ma soprattutto il fondamento delle nostre società.
In conclusione, vogliamo porre l’attenzione sulla violenza che subisce l’ambiente che è fonte di
nostra profonda preoccupazione e che, allo stesso tempo, è causata dal nostro peccato. Il
riscaldamento globale, l’inquinamento, la produzione spropositata di rifiuti, lo stile di vita che non
tiene conto delle risorse energetiche disponibili, la commercializzazione dell’acqua sono solo
alcuni degli esempi dello scempio che gli esseri umani fanno della creazione. Inoltre, i paesi che si
affacciano sul Mar Mediterraneo subiscono in misura sempre maggiore il fenomeno della
desertificazione. La settima Assemblea dell’European Christian Enviromental Network che si è
tenuta in Italia è stata occasione importante per le nostre chiese di riflettere e di gettare le basi per
un’azione efficace nella difesa del Creato che il Signore ci ha affidato, da custodire per le
generazioni future.
LE NOTIZIE NEV POSSONO ESSERE UTILIZZATE LIBERAMENTE, CITANDO LA FONTE
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