IL MISTERO BUFFO DI DARIO FO p.s. nell`umile versione pop

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IL MISTERO BUFFO DI DARIO FO p.s. nell`umile versione pop
TEATRO STORCHI
Stagione 2010/2011
IL MISTERO BUFFO DI DARIO FO
p.s. nell’umile versione pop
di e con Paolo Rossi
regia Carolina De La Calle Casanova
con la partecipazione straordinaria di Lucia Vasini
produzione La Corte Ospitale
Il testo e l’intervista a Paolo Rossi che seguono sono il frutto di un lavoro svolto da alcune ragazze del Liceo delle Scienze
Umane “Carlo Sigonio” di Modena. Con questa prima ricerca si inaugura un nuovo progetto di collaborazione tra Emilia
Romagna Teatro Fondazione e le Scuole Medie Superiori della città. L’obiettivo è di favorire una partecipazione attiva dei
ragazzi alle proposte teatrali, che, a partire dalla lettura dei testi, alla ricerca sugli autori, i registi e gli interpreti e un contatto
diretto con gli artisti, consenta a questi giovani ricercatori e ai loro coetanei una visione più consapevole degli spettacoli.
Il Direttore
Pietro Valenti
MISTERO BUFFO NELL’UMILE VERSIONE POP DI PAOLO ROSSI
Quando le nostre insegnanti, Prof.sse Anna Soresina e Claudia Vellani ci hanno proposto di lavorare sullo spettacolo di Paolo
Rossi che sarebbe arrivato a Modena in febbraio, tutti noi conoscevamo Rossi perché lo avevamo visto in televisione e quasi
tutti avevamo sentito almeno nominare (ci scusi il grande Premio Nobel) Dario Fo, ma nessuno di noi pensava che ci
sarebbero stati degli agganci tra i divertenti monologhi di Paolo Rossi e lo studio della storia della letteratura. Ci siamo dovuti
ricredere: la figura del giullare dell’età medievale e la commedia dell’arte hanno molto in comune con la comicità del teatro
popolare, l’animale vivo, come lo definisce Rossi, dell’opera di Fo e della sua rivisitazione “nell’umile versione pop”. Ci
siamo così divisi gli incarichi, anche se l’occupazione delle scuole di dicembre, le verifiche di fine trimestre, le vacanze di
Natale e gli scrutini appena conclusi ci hanno costretto poi a “incaricare” del grosso del lavoro alcune di noi che poi
riferiranno a tutta la classe quanto hanno scoperto, aprendo il confronto e il dibattito. Tutta la classe parteciperà allo spettacolo
in scena a Modena dal 20 al 23 gennaio e…certamente ne nasceranno altre suggestioni.
In concreto, ciò che abbiamo prodotto è il frutto di un lavoro che in parte abbiamo raccolto individualmente, e che poi
abbiamo integrato discutendone insieme e rendendolo il più possibile organico.
Ad arricchire la nostra ricerca, è sopraggiunta l’opportunità di intervistare telefonicamente proprio Paolo Rossi, grazie alla
collaborazione di Federica Righi dell’Ufficio Teatro Ragazzi di Emilia Romagna Teatro Fondazione, che oltre ad averci
fornito preventivamente materiale e la rassegna stampa riguardante lo spettacolo, è venuta a scuola e ha organizzato un
appuntamento telefonico, mettendoci in contatto direttamente con l’artista. È stata per noi la prima volta nella quale abbiamo
potuto personalmente esporre le nostre domande (quelle che davvero ci interessavano) ad un personaggio famoso del mondo
dello spettacolo.
La scelta e la formulazione delle domande decise insieme, l’emozione e il timore di parlare con Paolo Rossi, l’accorgersi della
sua disponibilità nel risponderci, sono state esperienze gratificanti che hanno segnato e dato una nuova impronta alla
successiva stesura del nostro “prodotto”, coinvolgendoci maggiormente e permettendoci di comprendere meglio il senso e il
significato di questo modo di fare teatro.
PAOLO ROSSI: “IL GIULLARE MODERNO”
Condannata dalla Chiesa, ma molto apprezzata dal popolo, era la figura del giullare nel Medioevo. Erano giullari (dal latino
joculator, da Jocus, cioè gioco, scherzo) tutti coloro che si guadagnavano da vivere agendo davanti a un pubblico, secondo la
definizione di Menéndez Pidal: buffoni, ciarlatani, mimi, ballerini, giocolieri, attori e suonatori. Essi si esibivano dovunque
fosse presente il popolo (piazze, viottoli, piazzali delle chiese) con il quale interagivano per tutto il corso della loro
performance chiamandolo in causa e realizzando così quello scambio tra realtà e finzione che è tipico della spettacolarità
giullaresca. Il teatro era inserito fra le artes mechanicae, quindi possiamo definire il giullare come un artigiano, termine del
resto molto caro a Paolo Rossi. Il giullare racconta, cita il suo personaggio e lo mostra al pubblico in modo da porre una certa
distanza tra sé e il personaggio che interpreta. Sicuramente egli era schierato dalla parte del popolo e contro il potere costituito
di cui denunciava le ingiustizie. Le esibizioni del giullare erano performance, ovvero spettacoli unici nella loro
rappresentazione, aperti a una serie infinita di interpolazioni e di interferenze, eventi teatrali che si definiscono solo nel loro
farsi. Il giullare non rappresenta… Si delinea qui la prima differenza con l’attore moderno. Quest’ultimo non può dare spazio
all’improvvisazione, ma deve attenersi rigidamente al copione che gli viene assegnato; si immedesima completamente nel
personaggio che interpreta e, inoltre, grazie ai mezzi odierni, arriva alle genti di ogni estrazione sociale. Il giullare medioevale
riceveva l’elemosina solo alla fine della sua performance, mentre lo spettacolo dell’attore moderno deve essere pagato
preventivamente. Si allontana da questa definizione di attore moderno Dario Fo, il quale riprende la figura del giullare
medievale in tutte le sue sfaccettature con lo spettacolo “Mistero Buffo”, poi ripreso da Paolo Rossi nella sua cosiddetta
“umile versione pop”.
Lo spirito satirico, beffardo e giullaresco di Rossi, accompagnato da un grammelot veneto-ferrarese-lombardo, fanno da
sfondo ad un percorso irriverente che spazia dagli episodi narrati nei Vangeli alla satira pungente riadattata ai giorni nostri.
Proprio come il giullare medievale ha il ruolo di mediatore tra nobiltà e popolo, il “piccolo ma grande” Rossi mischia nel
riadattamento di “Mistero Buffo” cultura alta e cultura bassa, raccontandolo nelle piazze e nelle fabbriche, un fatto ben
intonato al metodo del Nobel Fo, il cui obiettivo era quello di raccontare la storia, ma dal punto di vista del popolo, secondo la
libera interpretazione di chi è solito subirla ma impossibilitato ad esserne protagonista.
Contrasti di ideologia, frementi richiami all’attualità del giorno e attacchi giullareschi al governo, accompagnati dalla chitarra
di Dell’Aquila e dalla splendida interpretazione di Lucia Vasini, sono gli ingredienti della ricetta di “Mistero Buffo” alla
Rossi, amalgamati infine dall’indispensabile dialogo e partecipazione del pubblico.
Nato come produzione de La Corte Ospitale e della Compagnia del Teatro Popolare, “Mistero buffo nell’umile versione pop”
di cui Paolo Rossi è regista, attore e drammaturgo viaggia su due percorsi paralleli: da un lato riprende tematiche trattate
anche nel “Mistero buffo” di Fo al quale egli rende omaggio, ricordandoci fin dall’inizio che “in teatro rubare è lecito, mentre
copiare è da coglioni”, quali Le Nozze di Cana, la resurrezione di Lazzaro, la famosa satira sul pontefice Bonifacio VIII, la
passione di Cristo; dall’altro rivisita e attualizza tali questioni, “mixandole e frullandole”, come dice Rossi, con le
problematiche relative alla società odierna e con la sua esperienza, rendendo la performance nuova, adattata di volta in volta
all’ambiente e agli umori dell’artista e del pubblico. Ogni sera quindi lo spettacolo cambia, coinvolgendo il pubblico secondo
gli stili del teatro popolare, come sottolinea Rossi stesso che “recita non al pubblico, ma con il pubblico”. Proprio come era
solito fare il giullare medioevale che alla maniera di Rossi rimischiava le carte e reinventava storie già scritte, cariche di
critiche e di denunce nuove ai potenti di turno.
Il solo palcoscenico è ciò di cui decide di munirsi Rossi, nessun’altra strumentazione, perchè ritiene che coi tempi che
corrono bisogna focalizzarsi sull’indispensabile, il surplus non è un bisogno necessario: lui infatti vuole che, nel bene e nel
male, la rappresentazione possa essere tranquillamente eseguita in qualunque luogo, al di là dei teatri ufficiali.
Un’opera rivoluzionaria, in cui prevale una comicità satirica, libera, corrosiva anche contestata ma sempre volta a far riflettere
il pubblico, a lasciare un messaggio.
LE REAZIONI AL MISTERO BUFFO DI FO E LE RISPOSTE DI PAOLO ROSSI
Lo spettacolo di Fo procura applausi e risate grazie al testo e al modo di interpretarlo, ma allo stesso tempo induce alla
riflessione. Attraverso il teatro Fo descrive il periodo che si sta vivendo, cerca di avere un rapporto più diretto con gli
spettatori, la quotidianità, i problemi: esprime le esigenze della gente comune. Attraverso i messaggi dei Vangeli sia sacri che
apocrifi e la vita di Gesù, Fo racconta l’attualità dal punto di vista di un personaggio emarginato.
Ad esempio fu il primo a parlare di uomini della politica come Berlusconi o a inserire nell’ episodio di Lazzaro i tanti
“misteri italiani”. Tutto ciò fu uno scandalo che portò a parecchie censure, come quella della Rai quando Fo fu costretto ad
abbandonare la scena pubblica. Fu denunciata la reticenza dell’attore nell’indicare le proprie fonti, l’eccesso di manipolazione
attualizzante compiuto sugli originali, e soprattutto la forzatura storica che vuol fare del giullare un personaggio
rivoluzionario. Il giullare di Fo, infatti, offre una interpretazione della storia che denuncia le ingiustizie del potere, capace
quindi di fornire una lettura critica della realtà.
Oggi Rossi ribatte che non è molto spaventato dalla censura, anzi, non saprebbe se augurarsela per attirare l’attenzione del
pubblico. Egli così afferma:
“Io trovo che lo spettacolo sia offensivo nei confronti di chi considera la religione come uno strumento. Smascherare la
religione che opprime il popolo e fare riferimenti alla realtà è la chiave di Mistero Buffo. Io ho un po’ rubato da quello che
mi circonda, e mi sono fatto raccontare storie nuove che ho cercato di portare sulla scena. Perché in fondo i misteri non
finiscono mai […] Io ho grande rispetto dei testi sacri dai quali ho attinto, siano essi Vangeli apocrifi come le Bibbie
popolari. La cosa più difficile che ho dovuto superare, al di là delle polemiche, è stata un’altra: il confronto con il maestro.
Lui è altissimo, e copre il palco con tre passi. A me ne servono almeno dodici! In questo senso alcune gag del suo precedente
spettacolo a me non riuscivano allo stesso modo, non erano divertenti. E allora ho dovuto cambiarle, insieme ad altre cose
del testo che vedrete allo spettacolo. In confronto però io sono più agile di lui”.
Qualche spettatore potrebbe trovare irriverente sottoporre episodi evangelici ad una sorta di abbassamento popolare e ad una
concretissima umanizzazione, con la comicità talvolta grottesca propria del quotidiano. C’è da chiedersi se Rossi con
quest’opera ha intenzione di sminuire, sottovalutare, deprezzare gli aspetti religiosi o se al contrario, tramite la loro
sdrammatizzazione, non intenda accrescerne il significato e la potente carica rivoluzionaria, troppe volte offuscata e
strumentalizzata nel corso della storia.
LA NOSTRA INTERVISTA TELEFONICA A PAOLO ROSSI
Volevo iniziare subito con una domanda insolita e forse un po’ particolare per rompere il ghiaccio: io sono stata in vacanza
a Formentera un anno e l’ho incontrata oltre ad aver conosciuto suo figlio; lo ricordo che era un bambino come me e volevo
chiederle come sta e che scelte di vita ha fatto.
Ha 21 anni e ha finito la scuola del cinema a Milano, sceneggiatura.
Abbiamo letto da una sua intervista la seguente dichiarazione: “Se non avessi fatto l’attore sarei finito male” . Cosa significa
per lei fare l’attore?
Io sarei stato un disadattato, non mi adattavo bene a una vita omologata e borghese. Almeno per quello che riguardava
me e la mia persona, facendo questo lavoro ho provato anche la soddisfazione di conoscermi meglio, soprattutto oggi
credo che questo sia importante perché noi viviamo in una società fatta di rappresentazioni. Lo confesso: sembra
paradossale ma noi artisti o artigiani a seconda dei cambi dei momenti, dobbiamo riequilibrare un pochino il sistema e
quindi curarci un po’ di più della persona e meno della finzione, per cui in realtà questa scelta che ho fatto ha in sé un
solo fatto positivo, che io riesco a fare un lavoro dove posso riconoscermi. Ci sono molti lavori oggi nel mondo in cui la
persona non può realizzarsi, deve semplicemente sbarcare il lunario. Le scelte che ho fatto e che ho anche pagato
adesso mi tornano utili.
L’esperienza relativa al nuovo teatro popolare che lei ha fondato cosa le ha fatto capire rispetto al rapporto tra giovani e
teatro e perché i giovani preferiscono il cinema al teatro?
Non sono così sicuro che i giovani preferiscano il cinema al teatro, il cinema è molto diverso ed è diventato altro, è un
appuntamento come l’happy hour o la discoteca . Per quanto riguarda il lavorare con i giovani, uno fa nella vita quello
che ha imparato: io ho avuto dei maestri clamorosi e ho imparato da loro in qualche modo a insegnare e adesso mi
viene naturale; lavorare con i giovani, o con gli anziani, secondo me, vuol dire semplicemente una cosa, avere un
rapporto con la realtà molto più importante.
Qual è il significato del titolo “ umile versione pop” ?
Io credo che oggi l’arte sia diventata molto cannibale, ma mai come di questi tempi è importante rimischiare le carte e
reinventare le storie già scritte, perché le storie sono già state tutte scritte.
Dalla prima rappresentazione ad oggi, il suo copione ha subito dei cambiamenti? Ci sono dei momenti di improvvisazione e
come si sviluppa nel corso del suo spettacolo il rapporto con il pubblico?
Io ho deciso, secondo gli stili del teatro popolare, di recitare col pubblico e non al pubblico, quindi in qualche modo lo
spettacolo cambia sempre, anche se rimane uguale. L’improvvisazione è una parte fondamentale: infatti ogni replica
ha delle differenze che sono frutto anche dell’ambiente e dell’umore dell’artista e del pubblico, e comunque è qualcosa
di irripetibile, di vivo. Per quanto riguarda la prima domanda, il testo subisce sempre delle modifiche. Le faccio questo
esempio: se io fossi un pittore, mettono i miei quadri in una galleria, io per mia indole di notte entrerei nella galleria
per ricorreggerli!
Data l’importanza del linguaggio, se lei dovesse rappresentare all’estero quest’opera, come trasformerebbe il linguaggio? Se
è possibile saperlo, il suo maestro Dario Fo, che scelta aveva fatto per le repliche all’estero?
Dario ha inventato interamente una lingua teatrale per farsi capire all’estero e per evitare la censura. Io credo che
farsi capire all’estero oggi sia molto più facile che in passato, per il semplice fatto che se io dovessi recitare per esempio
a Milano avrei il 70% di stranieri.
Perché per lei Gesù sarebbe un clandestino oggi?
Oggi qualsiasi persona che abbia studiato a fondo il Vangelo si rende conto che le caratteristiche del clandestino sono
molto simili alle storie della vita di Gesù, sia quelle ufficiali sia quelle non ufficiali.
Infine, c’è un messaggio particolare che vorrebbe che i giovani come noi recepissero?
Credo che sia molto importante per voi capire che il bene comune è un principio cristiano ma anche umano e di buon
senso, è uno dei valori a proposito del quale la società contemporanea (soprattutto in Italia) ha qualche difetto; il bene
comune ci rende molto più ricchi di quello che siamo.
Dopo aver svolto questo lavoro sull’opera di Paolo Rossi, ci apprestiamo a PARTECIPARE allo spettacolo che da
giovedì 20 gennaio andrà in scena al Teatro Storchi di Modena. L’aver raccolto informazioni e aver potuto parlare
addirittura con l’artista rispetto ai temi e agli aspetti principali che lo caratterizzano, non ha diminuito in noi
curiosità e aspettative, anzi. ..non vediamo l’ora che venga venerdì sera per prender parte ad un evento teatrale
unico ed irripetibile!
A cura di: AUSIELLO MARTINA - BALDINI SIMONA - BELLEI FRANCESCA - SIGHINOLFI LAURA
della classe terza C del Liceo delle Scienze Umane “Carlo Sigonio” di Modena
Tema di italiano : Traccia Numero due
Eugenia Contini Classe 3^C Liceo Sigonio
Cronaca di una serata diversa: tutta la terza C a teatro .
Il giorno 21 gennaio 2011 la casse 3^ C si è recata presso il “Teatro Storchi “per assistere allo
spettacolo “Mistero Buffo di Dario Fo nell’ umile versione pop” di Paolo Rossi.
Quest’ultimo è il protagonista principale e anche creatore di questo spettacolo ma non è l‘unico
attore .
Ad occupare la scena troviamo anche il musicista Dell’Aquila e l’attrice Lucia Vasini.
La rappresentazione di Rossi è incentrata sulla figura del giullare,ovvero
<< Colui che si
guadagna da vivere agendo davanti a un pubblico >> (Pidal M. ) , ovvero il giullare era colui che
cantava, ballava,mimava e suonava davanti al suo pubblico (castelli, piazze ).
Questa figura viene interpretata dallo stesso Rossi nella sua “umile versione pop “attraverso un
grammelot veneto- ferrarese-lombardo.
L’attore riprende alcuni passi del Vangelo (come ad esempio la Resurrezione di Lazzaro, la
Passione di Cristo,i Vangeli Apocrifi …con Gesù visto dal basso.) e espone problematiche relative
alla società d’oggi (ad esempio economia,cronaca,politica ) rischiando così censure da e parte di
televisioni. Durante lo spettacolo Rossi afferma di preferire
recitare in Teatro anziché per il
Cinema, in quanto bisogna “recitare non al pubblico, ma con il pubblico”.E’ bello sentire un
pubblico vivo ,sentire i loro commenti, le loro critiche e vedere le loro reazioni, perché no, anche le
loro espressioni. Scena molto forte è stata quella della crocifissione di un manichino, tant’è che ha
suscitato stupore ,smarrimento e un senso di sorpresa da parte del pubblico. Alla fine del suo
spettacolo Paolo Rossi sottolinea il suo “invito a Teatro “, per l piena partecipazione dei giovani ad
esso,proprio per spronare questi ultimi ad arricchire la loro cultura . Va inoltre ricordato che alcune
ragazze della 3^C della nostra scuola (Bellei ,Ausiello, Baldini e Sighinolfi ) hanno avuto
l’opportunità di intervistare telefonicamente l’attore per discutere su alcune idee, per avere
anticipazioni riguardanti lo spettacolo , per porgli domande e magari esprimere propri pensieri .
L’intervista è consultabile a pag. 27 del “Resto del Carlino “ datato il 23.01.11 ed è la stessa che
viene riportata nei depliant all’entrata del Teatro.
Dopo lo spettacolo l’attore ci ha gentilmente invitato dietro le quinte per ringraziarci del lavoro
svolto , e per fare qualche commento relativo allo spettacolo.
La performance di Rossi ha avuto molto successo , tant’è che dal pubblico si è levato un lungo
applauso finale.

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