il testo - Vittorio Vandelli

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il testo - Vittorio Vandelli
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IL PROFESSOR BINGO
Bango Bango Bango
I don’t want to leave the Congo,
no no no no no no
Bingo Bango Bongo
I’m so happy in the jungle
I refuse to go ..
Civilization, I’ll stay right here.
H.Sigman, 1947,cantata da F. Sinatra
Nelle acque di Draghar era stato catturato
il pirata van Dell, che avava preferito but=
tarsi in pasto agli squali piuttosto che cade=
re nelle mani della marina reale.
A. Baricco, Oceano Mare
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Non si trovava male nel carcere moderno e progressista il professor Bingo. Geometrie
quadrate, bianco dominante, alberi di ulivo nel cortile. Passava quasi tutta la giornata in
biblioteca il professor Bingo, un luogo silenzioso, tranquillo e ben fornito di libri ingialliti
come foglie d’autunno senza essere mai stati consultati, un avamposto di cultura in mezzo
alla barbarie dominante dove non c’era mai anima viva.
Nei primi tempi della sua prigionia il professor Bingo aveva sempre in mente quella
canzoncina del cuculo, one flew east one flew west one flew over the cuckoo’s nest, ma ben
presto si era reso conto che quell’ ”imperdonabile errore” che era stato la causa di tutto
quanto e che lo aveva condannato in quel posto era forse stato un insperato colpo di
fortuna: in quale altra situazione avrebbe potuto passare tutto il tempo che voleva in una
biblioteca, senza la fretta di un impegno, senza un compito da correggere, senza dover
perdere ore preziose negli inutili impegni quotidiani che l’esistere comporta, senza il dover
pensare come organizzare una serata? Il tempo era di nuovo suo e questa era una diversa
forma di libertà: gli avevano tolto quasi tutto della vita ma, in quella biblioteca, non
potevano toglierli la libertà di pensiero, molto meno comunque di quanto non gliela
avrebbero tolta fuori, in modo subdolo. Il professor Bingo studiava di nuovo la materia che
aveva insegnato per anni, seduto in quella solitudine silenziosa e ricominciava lentamente
a ridare un senso alla parola felicità: anche quel suo forzare la mano in modo improvviso e
spontaneo era stata in realtà una mossa azzeccata.
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“Si rende conto, professore, dei gravi errori e delle mancanze che le vengono attribuiti?”
chiese il giudice al professor Bingo.
Esitò, il professore.
“Si rende conto di non aver ottemperato al suo dovere istituzionale, professor Bingo?”
Il signor Cencini assunse un’aria soddisfatta e la figlia Elisa, traboccante dentro ai jeans
oversize che terminavano in doctor Marten’s viola, morse le patatine confezionate che
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stava mangiando in modo più avido, malcelando il romore prodotto dallo
sgranocchiamento.
“Non pensavo che fosse questa la cosa importante nella mia professione” rispose incerto il
professor Bingo che in questa fase iniziale del dibattimento non sapeva bene come
comportarsi.
“Si rende conto di avere, in primis, per così dire manomesso un documento ufficiale di
proprietà dello Stato...”
La voce del giudice era severa ma calma, come il suo atteggiamento. Il signor Cencini,
invece, annuiva e cominciava ad agitarsi sulla sedia quasi dovesse fare uno sforzo per
rimanere in silenzio. Elisa aumentò il ritmo del suo sgranocchiamento e al professor Bingo
sembrò che aumentasse anche di volume a vista d’occhio, come faceva in classe quando le
chiedeva se gli concedeva la possibilita di interrogarla, anzi di “testarla oralmente tramite
un breve colloquio”, si correggeva subito il professor Bingo.
“... di quello Stato che , in qualità di funzionario, Lei dovrebbe rappresentare?”
“Stavo solo cercando di far combaciare una forma e una sostanaza così distanti tra loro,
per fare in modo che fosse la verità ad emergere da quel documento..” disse il professor
Bingo timidamente.
“Fare emergere la verità falsando un atto ufficiale, strano modo di servire l’Istituzione” lo
interruppe il giudice con una punta di sarcasmo nel tono della voce.
Il professor Bingo aveva gli occhi abbassati come avevavno, ricordava, gli scolaretti delle
elementari quando venivano messi in castigo dietro alla lavagna, nei tempi in cui il
maestro insegnava a leggere, scrivere e far di conto, prima che ai bambini delle elementari
si insegnasse la struttura del romanzo poliziesco. Aveva gli occhi abbassati, era timido e
impacciato e si sentiva umiliato. Quell’ansia che lo aveva attanagliato prima dell’inizio del
dibattimento era ancora lì, impalpabile ma pesante ed inamovobile come una mattinata
uggiosa: la cosapevolezza che la parte più dura e ancor più umiliante doveva ancora
arrivare non contribuiva certo a rasserenare l’animo turbato del professor Bingo.
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Quando il professor Bingo vide per la prima volta il sig. Cencini era una giornata fredda e
piovosa di tardo aprile, il mese più crudele aveva pensato il professor Bingo, uno di quei
giorni che a suo tempo l’inverno si era dimenticato di far nascere. Un correlativo oggettivo
perfetto per ciò che quella giornata aveva in serbo per lui: un tragicomico mini-girone
dell’inferno di genitori in code estenuanti e di professori che davano, letteralmente, i
numeri e pronunciavano frasi stereotipate, ...potrebbe far meglio se si applicasse di più...,
da cui il professor Bingo aveva tratto ispirazione per scrivere un racconto dal tono
kafkiano su professori che avevano numerato quel tipo di frasi retoriche ricorrenti e le
avevano distribuite ai genitori in modo che, durante i colloqui, essi si esprimevano
solamente con numeri.
Il sig. Cencini entrò con passo militaresco sotto lo sguardo vacuo della professoressa
Magda Malmiroli, la collega che il professor Bingo chiamava “la donna senza età”, o “la
donna del tailleur” oppure “ la donna della spesa”. Quando fu di fronte al professor Bingo
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fece una smorfia con la bocca, come se una lenza invisibile lo avesse arpionato ad un
angolo della bocca e un filo altrettanto invisibile lo stesse tirando da un lato. Si intuiva lo
sforzo che il sig. Cencini sosteneva per far ritornare la sua bocca nella posizione naturale
e il professor Bingo trattenne a stento una risata.
Il ricordo che il professor Bingo ebbe in seguito di quel colloquio era in bilico tra il
comico e il tragico. Faceva fatica a rammentare in modo razionale quella scena, ma gli
erano rimasti dei frammenti sufficienti a ricrearne il senso. IL sig. Cencini era perito
industriale e propietario di una piccola impresa per la produzione di bulloni da
assemblaggio, apprese il professor Bingo dal biglietto da visita che il perito Cencini gli
porse, corredato di una serie di numeri telefonici che rendevano il perito rintracciabile ad
ogni ora del giorno e della notte. Il professor Bingo ricordava la “esse” sovraccarica e
l’assenza della “zeta” nella sua pronuncia, la lotta titanica con il congiuntivo, la faticosa
ricerca di un lessico appropriato e la cadenza strascicata. Ricordava il tono perentorio della
sua voce, una voce da maresciallo dell’esercito abituato a urlare contro i militari di leva e a
portare a casa di nascosto parte delle derrate alimentari della caserma. Il professor Bingo si
rammentò che, senza preamboli, il perito Cencini gli aveva mostrato la pagella finale che
la scuola media frequentata da Elisa fino all’anno precedente le aveva rilasciato.
Il professor Bingo aveva gettato uno sguardo a quella pagella piena di shede contenenti
giudizi e annotazioni , dalla situazione di partenza rilevata per determinare gli obiettivi e
le strategie di intervento, alle finalità da conseguire e procedimenti individualizzati per
favorire i processi di apprendimento, lo sviluppo personale e l’orientamento, alla
valutazione sul livello globale dei contenuti. Leggendo quelle frasi stereotipate scritte in
burocratichese stretto si faticava a coglierne un senso qualsiasi, a farsi un’idea dell’alunna.
Il professor Bingo aveva infine letto la valutazione finale della lingua straniera, suddivisa
in una miriade di abilità valutate con il criterio delle lettere dalla A alla E secondo il
modello anglosassone atto a conferire un tocco internazionale al documento e per non
incorrere nell’errore di usare la obsoleta valutazione in numeri dall’1 al 10. Il professor
Bingo si chiese se la lingua di Shakespeare fosse sufficientemente articolata per poter
essere valutata seguendo quei criteri. La valutazione di Elisa era tutto un susseguirsi di B e
C, non male per una studentessa che non sapeva coniugare il verbo essere al presente dopo
tre anni di corso.
Pochi istanti dopo il Professor Bingo aveva alzato lo sguardo sconsolatamente mettendo di
nuovo a fuoco il suo interlocutore, un uomo di mezza età destinato inesorabilmente alla
calvizie, di statura media, tarchiato e nerboruto, con una pancia protuberante contenuta a
fatica dalla camicia. Gli occhielli che essa formava tra un bottone e l’altro lasciavano
intravvedere la maglieria intima di lana grigiastra. Indossava vestiti costosi i quali, però,
nel loro insieme avevano un aspetto disarmonico e triste. Un self-made-man della padania
lo definì mentalmente il professor Bingo. “Scommetto che sua figlia avrà studiato
narratologia e semiotica in lettere alle medie” disse il professor Bingo con una malcelata
punta di ironia che sapeva non sarebbe stata notata dal perito Cencini. Colse infatti, il
professor Bingo, lo sguardo interrogativo del suo interlocutore “ignorando la grammatica,
l’analisi logica e la sintassi, un approccio allo studio della lingua italiana superato,
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classista e dannoso. Scommetto inoltre che Elisa non avrà mai letto un testo per il piacere
di farlo e per comprenderne il contenuto” scommetto che Elisa non avrà mai letto un testo
e basta pensò tra sè e sè il professor Bingo “e avrà continuato a chiedersi che senso avesse
tentare di paragonare la struttura dell’Odissea a quella del telegiornale”
“ Non capisco cosa tutti ‘sti lavori c’entrino con ...”
Il professor Bingo sapeva che quella era la prova che il perito Cencini stava cercando, ma
continuò incurante:
“Nella lingua straniera non le avranno mai insegnato le regole principali, vuoi fare la
forma interrogativa di una frase al tempo presente in inglese, allora metti l’ausiliare do
(che cos’è st’ausiliare quì? chiese Elisa al professor Bingo nei primi giorni di scuola), poi
il soggetto (come si fa a stanare quel coso lì?, non c’ho mai preso una volta), poi il verbo
principale all’infinito senza to (non si può dare del tu al verbo?)... niente di tutto questo,
sa troppo di obsoleto approccio grammatico- traduttivo... oggi solo un moderno e
progressista approccio comunicativo, tante “produzioni orali” piene di errori di ogni
genere che non si possono correggere in nome della fluency...”
Il professor Bingo si interruppe di colpo al trillo del telefono cellulare del perito Cencini.
Egli lo estrasse dalla tasca e, come se niente fosse, senza una parola o un cenno di scusa,
rispose e cominciò a parlare a voce alta di bulloni da consegnare in Germania ...evviva
l’efficientismo dei tognari, come quello di noialtri padani, non come quando devi andar
giù dai terroni con della roba, le cose non arrivano mai e non sai mai se ti danno la
grana, quei pezzenti che non hanno voglia di far un casso, vacca d’un cane, e la miseria
che hanno gli sta loro proprio bene...
Il professor Bingo smise di ascoltare la voce del perito e il suo pensiero andò a quando lui
frequentava le scuole medie. Aveva di quell’esperienza un ricordo confuso, un visione
velata come in quel film di Pupi Avati, un ricordo agrodolce intriso di nostalgia,
riminiscenze di periodi felici resi però opachi da una patina di tristezza. Poi pensò,
provandone una immediata sensazione di disgusto, alla scuola media dell’approccio per
obiettivi, della programmazione intra, para o extra curriculare, della verifica e della
valutazione (da non confondere mai, per amor di Dio!) da certificare in modo
incomprensibile, della burocrazia debordante , inutile ,dannosa ma politicamente corretta;
pensò alla scuola del saper essere, del saper fare, del porre in essere sinergie trasversali,
degli obiettivi cognitivi e comportamentali, della non importanza dei contenuti, del
progetto salute e educazione stradale (il professor Bingo mostrava sempre ai suoi allievi il
film Il vigile urbano con quell’esilarante Alberto Sordi quando era costretto, anche alle
superiori, ad “attivarsi su tale tematica”), del progetto accoglienza e del progetto saper star
bene a scuola, dello sportello didattico (dovranno pagare il ticket?) e della commissione
recupero, madre di tutte le dilaganti commissioni, assi portanti e fiore all’occhiello della
scuola democratica, aperta a tutti, che guarda all’Europa...
Il professor Bingo sapeva che quel trend stava ormai invadendo anche il suo territorio, la
scuola superiore (superiore a che? si domandava a volte il professor Bingo),
inesorabilmente come l’invasione degli ultracorpi nel film omonimo, strisciantemente
come un serpente a sonagli che fiuta una facile preda nel cuore della giungla. Sentiva, il
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professor Bingo, tutto l’orrore per quella spada di Damocle che si avvicinava sempre di
più alla sua libertà di insegnamento. Vedeva ogni anno arrivare quelle giovani generazioni
in sempre ulteriore deterioramento fisico ed intellettuale e questo fatto lo riempiva di
tristezza e di rabbia repressa. Lui, il professor Bingo, che si ostinava a lottare contro i
mulini a vento, a tentare di insegnare loro a ragionare e a usare la propria testa mentre fino
ad allora era stata inculcata loro solo una formula vuota, un modo per non pensare, un
comportarsi imposto e acritico, un metodo per essere omologati alla devastante realtà
circostante, per essere integrati nel mainstream del villaggio globale contemporaneo.
Il perito Cencini terminò la telefonata, ripose il cellulare e tranquillamente domandò:
“Che cosa era che diceva, signor professore, con quel bel modo che avete voialtri
cervelloni, su mia figlia alle medie,” il professor Bingo rimase impassibile a quella
grossolana ironia “ quei lavori delle lettere e se vuoi imparare l’inglese con la fluenzi...un
po' l’inglese lo mastico anch’io, che l’ho dovuto imparare per il mio mestiere, che però
l’ho studiato da solo, perchè tutto quello che ho imparato e messo su del mio lavoro è stato
dal niente con la fatica delle mie mani...e tutti quei sistemi moderni d’oggigiorno per
studiare le lingue...”
“Così potrà aiutare sua figlia” disse asetticamente il professor Bingo
“C’ho provato ma...tutte quelle spiegazioni in inglese...”
“Mi sembra logico in un corso d’inglese.”
“Si, però...Cosa era che diceva su mia figlia?”
“Stavo per dirle che sua figlia è arrivata in questa scuola priva di quei requisiti minimi che
si richiedono all fine della scuola dell’obbligo.” il professor Bingo fece una pausa da attore
consumato mentre la bocca del perito Cencini cominciava a storcersi.”Non solo non ha
quel minimo di bagaglio culturale necessario per affrontare qualsiasi disciplina, ma non ha
neppure un metodo per affrontare i problemi, tantomeno un metodo di studio. Inoltre
“proseguì il professor Bingo cercando di celare l’imbarazzo ma volendo essere sincero
fino in fondo “Elisa denota delle ...cospicue carenze...nell’assimilazione, nella
rielaborazione nei concetti ...e nella produzione personale...insomma, ha mostrato
all’inizio e continua ad avere notevoli difficoltà di comprensione.”
Il professor Bingo si sentì sollevato, lo aveva detto. La bocca del perito Cencini era ora
completamente presa all’amo: il messaggio era aririvato.
“ Se fosse venuto da me prima...”
“Me ne sono accorto da poco, voglio dire dalla pagella, sono potuto venire solo adesso, sa,
professore,” senza ironia questa volta notò il professor Bingo “non c’ho mai un minuto, il
lavoro, sono il padrone della mia impresa...” disse il perito con tono da presidente della
Confindustria “Poi Elisa non mi aveva mai detto niente, diceva che andava tutto bene...poi
sua madre, lei dice che la bambina studia, che sta anche un’ora con la tv spenta nel
dopopranzo.”
Il professor Bingo vide la bocca del Cencini raddrizzarsi lentamente :
“E poi mi domando e dico, come è possibile che con la professoressa, com’è che si
chiama, quella di francese...” cercò il nome su un foglietto sgualcito che aveva in mano.
“Malmiroli”
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“Si, quella li, com’è che con lei c’ha il sei e con lei, signor professore,” di nuovo
ironia “c’ha tre? Non solo, ma quella pagella che le ho fatto vedere all’inizio, è un bel
casino a leggerla...voglio dire” si corresse il perito “... ci si capisce dentro poco, ma dice
che la bambina andava bene, che anche nelle lingue c’ha tutte quelle abilità...”
Il telefonino suonò di nuovo e di nuovo, senza scusarsi, il perito Cencini rispose,
cominciando a parlare a voce alta di bulloni che non si avvitavano mentre la sua bocca
ritornava in posizione normale.
La Malmiroli, pensò il professor Bingo, guardando la sua collega seduta qualche banco più
avanti che gesticolava, rossa in volto, investendo una mamma con un fiume incessante di
parole che formavano un ronzio di sottofondo, in quell’aula disadorna, come se uno
sciame di mosche stesse svolazzando intorno a qualche escremento. La Malmiroli, la
mamma di tutti i suoi allievi, oltre che la mamma dei suoi due figli, sempre in pelliccia di
visone, sempre in tailleur scozzese, mai visto più in su della caviglia (non che ci tenesse, il
professor Bingo). Ritornava sempre dall’ora buca con i sacchetti della spesa; per sua stessa
ammissione non leggeva un libro da quando aveva terminato l’università, non aveva
tempo: la famiglia, fare la mamma, aveva scoperto ancora giovane, era la sua vera
vocazione. Il suo francese dall’accento padano non superava i mille vocaboli; era da una
vita al biennio perchè, “sai, al triennio ti fanno delle domande difficili, e poi c’è la
letteratura, bisognerebbe studiare sempre, come si fa a spiegare uno difficile come
Reinbaud” ...La Malmiroli, che seguiva i corsi di aggiornamento di cucito, “sai, è utile in
casa con un marito e dei figli”, che da dieci anni non leggeva più i nuovi contratti
sindacali, “tanto non ci capisco niente”, che non aveva mai fatto neanche un’ora di
sciopero in vita sua, “vedi, con una famiglia non si possono perdere dei soldi”, che non
voleva guai e che quindi dava la sufficienza a tutti, “sai oggi è meglio non rischiare”. La
Malmiroli, pensò il professor Bingo, quante Malmiroli aveva incontrato in quegli anni e in
tutte le scuole in cui aveva lavorato, costretto a cambiare sede quasi ogni anno perchè
perdente posto, la diminuzione delle nascite, gli accorpamenti delle classi, i tagli decisi dal
governo, se li immaginava, il professor Bingo, gli inossidabili burocrati del ministero
trasteverino che, quando per caso si trovavano al lavoro, tagliavano gli investimenti senza
preoccuparsi troppo, meglio un uovo oggi che la gallina domani, tanto quelli mica
scioperano, mica tirano merda alla polizia, mica bloccano le autostrade con i libri, mica ti
possono fermare l’Italia, accettano tutto passivamente quelli, al massimo mugugnano tra
loro in sala insegnanti, al massimo si astengono dal lavoro un giorno, tanto mica
producono quelli, così noi risparmiamo sugli stipendi, gli studenti fanno un giorno di
vacanza in più, poi abbiamo i sindacati dalla nostra, quando devono fare gli esami o gli
scrutini diventano un servizio essenziale e non possono più scioperare. Quante Malmiroli
aveva incontrato, chiedendosi perchè mai le belle donne nella scuola fossero rare come
ballerine con una gamba di legno, e perchè i pochi uomini portassero sempre i maglioni a
rombi, quante Malmiroli aveva tentato di ignorare, sbiadite figure prive ormai di ogni
femminilità, fino a quando il loro operato non aveva danneggiato il suo, chiedendosi
quando si sarebbe deciso a promuovere tutti anche lui, evitando ogni problema e
rispondendosi che serietà e dignità erano concetti che non sarebbe mai riuscito ad
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accantonare, mosca bianca in un mondo di iene voraci disposte a tutto per due soldi e un
po' di notorietà.
“Cosa era che mi diceva, professore?”
Ironia?, pensò il professor Bingo, poi decise di no.
“Le stavo dicendo che Elisa ha mostrato sin dall’inizio carenza nella comprensione...”
“E com’e che c’ha quella pagella, e in francese c’ha il sei... Non ha mai pensato,
professore, che forse.... può darsi ... può essere che sia lei, professore, a non riuscire...”
“A non riuscire...”
“A non insegnare nel modo giusto ...”
Il professor Bingo ignorò la provocazione e disse:
“Questa non è la scuola dell’obbligo... non è necessario sapere le lingue, forse sua figlia ha
maggiori potenzialità in altri campi... nelle scuole professionali...”
“Ma se con lei non capisce e con la Malmiroli si...”
“Questa non è la scuola dell’obbligo...in qualche altro istituto potrebbe esserci una
Marmiroli ad insegnare la mia disciplina.”
“Allora lei, professore” (ironia)“non vuole capire. Non capisce il perchè del sono venuto
qua” bocca che si storta inesorabilmente “Se mia figlia c’ha tre e non impara, di chi può
essere la colpa, come se va dal dottore e non gli fa micca passare l’influenza, di chi è la
colpa? Lei non sa insegnare, caro il mio professore, lei li deve recuperare gli studenti, c’è
scritto su tutti i giornali che dovete fare quel recupero lì. Ho passato la mia vita a far
sacrifici per la mia famiglia, ho fatto i soldi con le mie mani facendo sempre di testa mia,
non gli ho fatto a loro mai mancare niente, mia figlia, dico mia figlia non può avere tre da
un professore pidocch... da un signor professore che guadagna si e no due milioni al mese,
che sono quasi quello che sgancio io per le lezioni di Elisa, perchè sta scuola qui funziona
male, come tutto quello che è pubblico in ‘sto bel paese, e mi tocca di pagarci tutti quegli
insegnanti privati, come quando c’hai bisogno del dottore sul serio vai a pagamento, mica
con la mutua. Mia figlia che non capisce, dice lui, con quello che lavora e con tutte le
lezioni che prende, mica come lei, che scommetto ci piace la vita comoda, cos’è che fa, 18
ore alla settimana, che io spesso le faccio in un giorno, lei non sa cosa vuol dire lavorare
duro, con le mani, a quelli come voi vi suda la camicia...l’ ho letto sui giornali che adesso
vi fanno diventare una azienda, che vi fanno lavorare finalmente, che se no, rauss, a casa, e
che vi mettono un manager adesso a capo di voialtri, micca un preside che è un
buonoaniente come voi.”
La bocca del perito Cencini sembrava quella di una sogliola mentre viene issata dal
pescatore. Il cellulare suonò ma questa volta Cencini lo spense con un gesto rabbioso “ sti
rompipalle, se mi lasciassero stare un po’.”
“Mandi sua figlia in qualche scuola privata, signor perito” disse in tono pacato il professor
Bingo “in quei diplomifici in cui può comperare un diploma, può comprasi la cultura in
contanti, sono scuole parificate e ora anche sovvenzionate dallo stato, basta pagare una
tangente... legale, questa volta. Gliela plasmeranno a sua immagine e somiglianza e, grazie
ai suoi soldi, vedrà dei gran bei numeri in pagella: in quei luoghi i professori alla Bingo
non esistono... sarebbero licenziati il giorno dopo essere stati assunti.”
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La bocca storta del perito Cencini si aprì come quella di un pesce appena pescato nella
disperata ricerca del respiro. Una rabbia intensa alterò e oscurò il volto del perito.
L’espressione del professor Bingo era immutata, ma sentiva, il professore, il cuore battere
forte dentro al petto.
“Sta cosa non finisce qui, signor professore, ci rivedremo presto...” disse in tono profetico
e minaccioso il perito Cencini, battendo i tacchi, voltandosi su se stesso in maniera rigida
come un omino giocattolo caricato a molla.
Cio` che voglio sono i Fatti. Insegnate a questi ragazzi e ragazze null’altro che Fatti. Solo
i Fatti sono necessari nella vita. Non insegnate nient’altro, e estirpate tutto il resto. La
mente degli animali pensanti si puo` formare solo sui Fatti: null’altro sara` mai loro di
alcuna utilita`....ripeteva tra sè e sè il professor Bingo, mentre osservava il perito Cencini,
the Bully of humility, allontanarsi facendo lo slalom tra i banchi, vaso di ferro costretto a
trovarsi in compagnia di molti vasi di terra cotta, che si sarebbero infranti al solo suo
passaggio.
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Nei primi tempi in cui si trovava nel carcere moderno e progressista il professor Bingo si
sentiva depresso e incredulo e si ripeteva anche il ritornello di quella canzone su Mr.Jones,
qualcosa sta accadendo qui ma non sai che cosa e`, non e` vero, Mr. Jones?
Ma poi quel paradossale pensiero di essere piu` libero li`, in prigione, che nella sua vita
quotidiana si era pian piano fatto strada nella sua mente. Aveva riletto, provandone un
piacere che da lungo tempo non ricordava piu`, La terra desolata e I quattro quartetti, con
quella frase di inizio profetica, “nella mia fine e` il mio principio”, un verso forse solo
consolatorio, aveva pensato il professor Bingo. Aveva rivissuto nelle pagine di Joyce lo
sviluppo, la presa di coscienza e la ribellione in nome dell’arte di Dedalus. Aveva riletto
quasi tutto Osacr Wilde, che da sempre il professor Bingo amava per le sue contraddizioni
e la cui vicenda umana il professore comparava ora alla sua, anche se il paragone lo
faceva arrossire. Nella situazione in cui si trovava, il professore Bingo aveva condiviso le
malinconiche meditazioni del De Profundis e si era riconosciuto nella stoica tristezza che
emerge dalle pagine sofferte della Ballad of the Reading Gaol. Vedeva in Wilde un angelo
caduto, dopo i successi londinesi, senza perdere la dignita` e la correttezza morale.
Vedeva nella sua sfida alle convenzioni borghesi, in una societa` in cui esse erano limpide
come la cattedrale di Salisbury in un nitido giorno di sole, nella sua ostentata
omosessualita` e nella sua ricerca del bello in un uggioso periodo industriale, una colpa
che la societa` doveva fargli espiare. Arrossendo, il professor Bingo osava paragonarsi a
lui: anch’egli doveva pagare per aver amato la cultura in un mondo in cui essa era piu`
dannosa e fuorviante che mai e per aver cercato di trasmetterla, in un collettività cosi`
diversa ma direttamente discendente da quella del grande scrittore, piu` mercificata,
appiattita e votata ad uno squallido consumismo post-industriale. Un mondo in cui la
competizione era la regola, la produzione e l’accumulazione la norma, un mondo che
aveva bruciato tutte le tappe con la tecnologia, le telecomunicazioni, il delirante e
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vertiginoso sviluppo dei computers, con il commercio globale, con la borsa che dominava
le scelte sociali e politiche, un mondo in cui la tanto sbandierata solidarieta` era una
facciata di maniera, un mondo che portava i teenagers con cui il professor Bingo aveva
rapporti quotidiani ad essere egoisti, razzisti, intolleranti a quattordici anni, ad essere
sciatti, svogliati e privi di interessi, ad essere insoddisfatti per il loro precoce sfacelo fisico
ed intellettuale, prede come erano dei modelli imposti di top-models anoressiche e yuppies
belli e vincenti ma nemmeno un po’ dannati, teenagers privi di qualsiasi strumento
intellettuale per poter cambiare il loro stato.
Poi rifletteva, il professor Bingo, sul fatto che Wilde era diventato, con il trascorrere del
tempo, un eminente rappresentante di ciò che aveva combattuto per tutta la vita, cosi`
come quasi tutti gli scrittori moderni che riempivano le pagine dei libri di letteratura che il
professor Bingo usava a scuola, ridotti al ruolo assurdo di portavoce di quella cultura
dominante e di quella societa` che li aveva alienati. Era con grande imbarazzo che il
professor Bingo leggeva i versi di Lord Byron ai suoi studenti, distratti, annoiati e
desiderosi di andare a casa a guardare la tv, perche` si sentiva di usare quei versi per il fine
opposto per cui erano stati scritti. Si chiese se anche lui, nel suo piccolo, nel suo ruolo di
professore di provincia, sarebbe un giorno diventato un piccolo, piccolissimo eroe alla
Wilde o Byron; se anche lui, se qualcuno avesse letto il suo pensiero, un giorno sarebbe
stato abusato, usato come rappresentante di quella istituzione dell’ establishment verso cui
(per il modo in cui l’istituzione era strutturata, non per l’istituzione in quanto tale) aveva
quell’atteggiamento cosi` negativo.
Il poter leggere quelle pagine con tranquillita`, il poter lasciare fluire questi pensieri
liberamente in una dimensione in cui il tempo aveva ripreso un valore e un ritmo arcaico,
la possibilita` di poterli scrivere, nero su bianco, per fissarli, possederli e forse anche
tramandarli avevano contribuito a riportare serenita` nell’ animo del professor Bingo;
privato di tutto aveva pero` potuto recuperare la liberta` di pensiero che la nevrotica
quotidianita` dell’esistenza moderna gli aveva tolto: uno spiraglio sempre più ampio di
felicita`continuava a far breccia nel cuore del professor Bingo.
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“Non solo lei, caro professore, ha alterato in vari modi un atto ufficiale, ma si e` rifiutato
di intraprendere attivita` extra-didattiche che fanno parte integrante della sua funzione
docente, si e` rifiutato inoltre di far parte della commissione marketing-pubblicitaria e non
ha posto in atto gli IDEI, asse portante della nuova impostazione curriculare ...”
La voce monotono del giudice riverberava nell’aula vuota e il professor Bingo provava la
stessa insofferenza di quando sentiva i sidacalisti delle confederazioni parlare alle
assemblee sidacali, dove una sparuta minoranza di colleghi del professor Bingo andava
con intenzioni bellicose ma poi finiva narcotizzata dal sindacalese incomprensibile
dell’oratore che tentava di giustificare le scelte fatte dal sindacato sui salari, il cui potere
d`acquisto era diminuito a vista d’occhio, sull’aumento costante del carico di lavoro, sul
defunto diritto di sciopero e sul fatto che loro, solo loro, rappresentavano tutta la
categoria. Il professor Bingo, il quale quando andava alle assemblee sindacali provava una
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senso di oppressione per il grigiore diffuso che avvolgeva gli insegnanti, i sindacalisti, i
bidelli, l’ambiente circostante e il colore del cielo, una volta aveva parlato con un collega
rappresentante sindacale che da anni, grazie al distacco, non metteva piede in una scuola:
”Ma vi rendete conto , voi professori, che..”. Il professor Bingo non ricordava di cosa
avessero parlato, ma quella frase emblematica gli era rimasta dolorosamente impressa.
“La prego ora , professore, di spiegare a questa corte il motivo del suo comportamento
illegale. Prima di parlare del fatto piu` grave esaminiamo gli altri inadempimenti che le
vengono imputati. Lei si e` rifiutato di svolgere attivita` extra-didattiche connesse...”
“Pulire i bagni alla fine dell’orario di lezione non credo sia un compito che spetti ai
docenti” disse il professor Bingo in modo meno titubante, sostenuto dalla rabbia che
quegli argomenti gli suscitavano.
“Eppure fa parte del vostro compito istituzionale, come stabilito dal Collegio dei Docenti
di recente con delibera n. 127, su imprescindibile suggerimento della circolare ministeriale
n. 4357/97, emanata dal ministero previo accordo con i sindacati. L’ intenzione del
ministro e` quella di non separare il lavoro materiale e quello intellettuale, di far
apprendere al teorico le fatiche, ma anche le soddisfazioni, del lavoro manuale: come si
diceva nell’antichita` “ mens sana in corpore sano...”
Il perito Cencini era immobile, in posizione di attesa, mentre la figlia Elisa aveva
notevolmente rallentato il ritmo della masticazione, che rimaneva tuttavia regolare.
“Lei si e` inoltre rifiutato di far parte della commissione marketing-pubblicitaria, nata dalle
ceneri della vecchia e gloriosa commissione orientamento, che prevede la produzione di
materiale pubblicitario atto a promuovere l’istituto scolastico che, le ricordo, le consente
un vita “dignitosa”, cosi` come recita la costituzione..”
Leggera alterazione del volto del professor Bingo, nonostante i tentativi di rimenere
impassibile.
“...Tale materiale pubblicitario, sotto forma di audiovisivi, materiale informativo cartaceo
e multimediale, deve poi essere divulgato dai docenti, tramite contatti diretti con la
cittadinanza durante le giornate non lavorative. Esso e` atto a pubblicizzare l’Istituto
nell’ottica di una sana e corretta competizione imprenditoriale, agganciando cosi’
l’Istituzione alle dinamiche della societa`imprenditorialistica, nell’ottica della nuova
scuola-azienda che avanza, moderna, efficiente e competitiva, che fa uso della
multimedialita` e non piu` solo della anacronistica comunicazione cartacea. Essa fornisce a
voi docenti la splendida opportunita`di esplorare altri settori e non rimanere quindi legati
al solo sapere manualistico, staccato da ogni praticita` e dai ritmi produttivi, che vi
consentira` di formare giovani sempre piu` specializzati e pronti ad inserirsi nel mondo del
lavoro moderno, basato sulla flessibilita` ma al contempo sull`alta specializzazione per
ottenere una sempre maggiore produttivita`. Potrete cosi` uscire dalla vostra torre d`avorio,
essendo voi ormai tra le poche categorie di lavoratori rimasti ad avere un posto in qualche
misura sicuro, non stimolati quindi a produrre meglio. Fortunatamente, grazie ai salutari
tagli sugli investimenti scolastici, all’accorpamento delle classi, all’aumento del numero di
alunni per classe, questa vostra antiquata sicurezza sta ormai definitivamente svanendo,
caricandovi cosi` di nuove energie competitive. E lei, professore, si rifiuta non solo di
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adempiere a questi compiti istituzionalizzati, ma anche di coglire questa meravigliosa
opportunita` che le viene offerta.”
“ La scuola non e` una fabbrica e noi non produciamo merce quantificabile, vendibile e
misurabile sul mercato globale” riusci` a dire l’annichilito professor Bingo “La cultura e
l’istruzione non hanno i ritmi dell’ impresa, lavorare con la mente delle persone non e`
produrre un bene immediatamente visibile. Solo il formare persone intelligenti e colte, che
sappiano ragionare e apprendere con facilita`, e` un investimento impagabile per il futuro
della nostra societa`, per permettere loro di adattarsi a ciò che voi chiamate flessibilità: un
imprenditore dovrebbe sempre preferire uno studente che ha studiato Dante o Platone ad
uno studente specializzato in una disciplina, che non sa pero` inquadrare quella discilplina
in un contesto piu` ampio. Quest’ultimo sapra` sempre solo fare quella cosa specifica in
maniera asettica e acritica, mentre quell’altro saprà apprendere ed adattarsi a tutte le nuove
esigenze e a cambiamenti anche radicali. Ma uno studente del genere non si forma a costo
zero, anzi tagliando i fondi: occorrono mezzi, strumenti ed intelligenze ben pagate. Ogni
sbandierata riforma progressista a costo zero e` una menzogna. Ma al ministero interessa
piu` risparmiare soldi oggi per propaganda politica e parametri di Maastrict e PIL al 3%,
sapendo che l’uovo oggi paga di piu` in termini di consenso e sapendo anche che la gallina
di domani sara` spennata, ma domani loro non ci saranno, nessuno si ricordera` piu`, e`
solo l`oggi che conta nella societa` della comunicazione e del commercio globale. Ed e`
piu` comodo, in termini di controllo sociale, sfornare esperti specializzati tutti identici,
senza anima e personalita`, come se fossero stati messi sotto uno scanner, acquisiti su
hard-disc e poi stampati in serie.”
Il profesor Bingo termino` di parlare e un silenzio irreale calo` nell`aula. Il giudice aveva
ascoltato con attenzione lo sfogo del professor Bingo, uno sfogo che non aveva saputo ne
potuto trattenere, e la sua espressione era ora leggermente turbata. Il perito aveva assunto
un’aria interrogativa. Solo Elisa era rimasta impassibile nel suo masticamento ritmico e
nella sua intima soddisfazine per quanto stava accadendo davanti ai suoi occhi: nessuna
telenovela l’ aveva mai avvinta e soddisfatta tanto.
“E gli IDEI, caro professore?” il giudice era rientrato prontamente nel ruolo “ Interventi
Didattici Educativi e Integrativi. Volgarmente chiamato recupero. Un pilastro del nuovo
che avanza...”
Il professor Bingo penso` per un momento ai Sette Pilastri di Saggezza e desidero` di
essere libero, nel deserto, a combattere per una causa non sua, ma libero.
“ Dopo l’abolizione degli esami di settembre e con quella riforma attesa da anni che e` gia`
stata progettata, gli IDEI rappresentano finalmente una svolta significativa nel rapporto
discenti-docenti, dove lo strapotere del professore, datogli, giova ricordare, dallo On.
Gentile durante il fascismo, viene convertito nel dovere di quest’ultimo di spostare il fuoco
della diadattica sugli studenti, di porre in atto strategie mirate e personalizzate....”
“Le ricordo, vostro onore, che non credo sia umanamente possibile personalizzare 120
percorsi didattici; tale infatti e` il numero dei miei studenti.”
“La prego di non interrompermi, professore. Verra` tra poco il momento in cui potra`,anzi
dovra` dar ragione del suo metodo...strategie mirate e personalizzate per il recupero degli
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alunni in difficolta`, non piu` in itinere semplicemente, ma con precise strategie
paradidattiche, che prevedono non solo l’attivazione di corsi integrativi, di sportelli
didattici e di tutoraggio costante, ma che comportano anche lezioni individualizzate da
parte del docente da tenersi presso il domicilio dello studente, nei modi e nei tempi che il
discente riterra` piu` consoni al suo percorso didattico di recupero personalizzato...”
“Niente piu` lo scandalo delle lezioni private, fonte di quasi tutta l’evasione fiscale nel
nostro paese!”
“La prego, professore...Finalmente l’ istruzione sta per diventare veramente una realta` di
massa, un diritto di cui tutti devono godere: non piu` un privilegio di una elité altolocata,
una istituzione classista, ma un fiore all’occhiello della nostra democrazia. E sara` il
docente preparato ad attuare il cambiamento, perche` gli scaldacattedre saranno
individuati, stanati e deposti dal loro compito. E il docente preparato...”
“Il docente preparato a fare l’assistente sociale, il burocrate, a promuovere tutti, a
dimenticare la propria disciplina...quello e` il docente preparato che la CNDVI
promuovera` a pieni voti e ...”
Lo sguardo del giudice fulmino` il professor Bingo:
“... il docente preparato, multimediale e impegnato nell’espletamanto di una notevole
varieta`di compiti e di doveri, non piu` solo esperto nella sua disciplina, una specie di
atleta polivalente, se mi permette la metafora, signor professore, dovra` documentare
anche e soprattutto burocraticamente il funzionamento e la meraviglia della nuova realta`
scolastica. Cosa mi dice a questo proposito, professore. Perche` non ha posto in divenire
gli IDEI? Adesso puo` parlare liberamente. Ma non dica una parola contro il neo-nato
‘Comitato Nazional-Democratico di Valutazione degli Insegnanti’ perche’ questa non e` la
sede adatta, se mai ve ne sara` alcuna. E prima di quanto immagini lo vedremo all’opera!”
La mente del professor Bingo era piena di risposte, ma improvvisamente esse si
accavallarono nella sua mente e la lasciarono vuota. Fece un lungo respiro e cerco`di
rilassarsi:
“Il lavoro scolastico e` un lavoro di recupero costante” attacco` seccamente il professor
Bingo “Questi ragazzi cominciano a studiare una lingua straniera alle elementari, poi
ricominciano da capo alle medie, poi vengono ad una scuola di lingue e via di nuovo
dall’inizio, con evidente demotivazione degli alunni normali. Non si puo` fare altrimenti:
la meta` di loro non ha mai fatto un percorso omogeneo, non sa nulla di quanto e`
certificato dovrebbe sapere, non possiede un minimo di basi, come si usa dire. Quando si
e` passato un ragionevole periodo di tempo cercando di far loro recuperare, se posso usare,
impropriamente mi sembra, questo termine, bisogna essere onesti e comunicare loro e alle
famiglie quelle difficolta`. Ora ci viene chiesto di fare il recupero del recupero del
recupero di questi ragazzi perche` non si puo` dir loro la verita`, non si puo` dir loro che
non sono portati per quella disciplina o per lo studio piu` in generale: non c’e niente di
male nell`avere altre abilita` ed e` molto piu` onesto da parte nostra mettere in chiaro la
situazione invece di continuare ad illuderli. Ma questo non si puo` piu` fare perche`
bisogna dimostrare che la scuola democratica e progressista funziona. Non importa se non
funzione nella realta`, tutti gli addetti ai lavori e i politici lo sanno, ma bisogna far
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intendere che funziona, bisogna farlo intendere alla opinione pubblica, e bisogna farlo
intendere attraverso la burocrazia, attraverso i verbali, attraverso i corsi di recupero, una
goccia di acqua in un deserto infuocato, attraverso i corsi di recupero verbalizzati,
documenti trasparenti a disposizione di tutti, in cui la popolazione potra` vedere e toccare
con mano l’efficienza dell’Istituzione. Non importa se gli studenti escono ignoranti,
abbassate tutti i criteri di valutazione e abbiate obiettivi minimi, non importa. Importa
pero` far vedere che l’istituzione funziona, che sforna un gran numero di diplomati e
laureati per la nostra societa` democratica. E se non li sforna la colpa e` dell’allenatore: via
lui e la squadra di colpo migliorera` e vincera` il campionato. E se invece non migliorera`
terremo solo quegli insegnanti che promuovono tutti, non creano problemi e non fanno
domande, sono perfetti nella compilazione dei documenti e accettano di far parte di ogni
commissione e di svolgere qualsiasi compito senza essere retribuiti, compreso la pulizia
dei bagni o le lezioni personalizzate a casa degli studenti. Quelli sono i salvatori della
patria. Quelli non si verranno mai a trovare in questa situazione: dare la sufficienza
cumunque e’ garanzia di sicurezza personale e di encomiabile servizio verso l’Istituzione.”
“ Lei tenta di giustificarsi, professore, attaccando i passi innovativi e democratici
dell’Istituzione. Così facendo, la avverto, aggrava solamente la sua situazione.”
Il volto del perito Cencini si illumino` in un sorriso ed Elisa ingoio` un manciata enorme di
patatine.
“Ma veniamo ora all’accusa piu` grave” prosegui` il giudice nel suo tono austero che al
professor Bingo sembrava ora un po’ troppo formale.
“L’accusa piu` infamante, oserei dire. Lei ha alterato in vari modi il piu` importante
documento ufficiale in suo possesso, quello di cui e` responsabile e che deve essere
preciso come un orologio svizzero perche` documenta il suo operato: il registro personale.
Lei ha scritto a matita su quel registro e ha messo un voto in un giorno in cui quella
verifica orale non puo` essere avvenuta, essendo quel giorno l’alunna Cencini assente,
come risulta da quell’altro imprescindibile documento istituzionale che e` il registro di
classe, dal libretto delle assenze e dalla testimonianza diretta del perito Cencini, padre
della alunna Elisa. Spero si renda conto della gravita` del suo operato.”
Nonostante l’ansia strisciante che provava, il professor Bingo, sentendosi intrappolato e
braccato come il colpevole di un surreale romanzo pliziesco, non riusci` a trattenersi:
“Spero che lei, vostro onore, si renda conto della assurdita`di quanto sta avvenendo in
questa aula: sembriamo personaggi pirandelliani finiti per caso dentro a un racconto di
Kafka...Come e` possibile documentare la realta` di quanto avviene quotidianamente in
una classe con una forma cosi` inadatta come...”
“Non le permetto certe affermazioni gratuite riguardo al mio ruolo e alla magistratura: essa
e` qui per valutare oggettivamente, senza pregiudizi. Inoltre questo non e` il posto adatto
per una lezione di letteratura ” cannoneggio` il giudice interrompendo bruscamente il
professor Bingo.
“Cerchi piuttosto di darci una giustificazione seria del suo operato, professore!”
“Tentare di capire cio` che avviene in una classe attraverso il registro del professore e`
come volersi fare un’idea della cappella Sistina attraverso una guida turistica...”
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“Niente metafore professore...i fatti... si attenga ai fatti...”
“Fatti... Solo i fatti sono importanti nella vita...”
“Appunto” replico` il giudice non cogliendo l’allusione.
“I fatti: ho segnato l’assenza dell’alunna Cencini al posto del voto, e viceversa: ho
invertito le due caselle. Inoltre ho dimenticato di cancellare una nota a matita.”
“Si rende conto pero`, professore, che se il legislatore si sbagliasse a trascrivere le leggi
sulla Gazzetta ufficiale...”
“Niente metafore, vostro onore...”
“Si rende conto...”
“Mi rendo conto, vostro onore, che e` sbagliato usare il sistema delle interrogazioni
tradizionali in una materia in cui l’allievo e` tenuto ad esprimersi quotidianamente per
praticare e migliorare quella disciplina, mi rendo conto che quel voto sul registro cerca,
non riuscendoci in quanto strumento non adatto, di rissumere cio` che l’alunno ha fatto in
quel periodo. Mi rendo anche e soprattutto conto di aver messo un numero che voi non
volete vedere, di non essere il professore che voi volete, di non voler essere una pedina in
un meccanismo gia` preordinato, di non volere pensare che la lezione debba essere fredda
e precostituita programmazione ma che tale lezione debba essere anche, in certa misura, un
atto creativo, come, purtroppo, sosteneva l’innominabile On. Gentile di reazionaria
memoria.”
Il silenzio regno` sovrano per alcuni secondi disturbato solo all’incessante rumore della
masticazione dell’alunna Cencini Elisa. Il perito si gratto` la testa con fare perplesso. Il
giudice parlo` dopo pochi secondi di meditazione, il suo atteggiamento formale e deciso
come sempre:
“ Eppure il perito Cencini ha fatto ricorso al T.A.R. dopo la bocciatura della figlia, il
tribunale ha esaminato le carte, ha riguardato gli atti relativi alle materie insufficienti...” il
progfessor Bingo non trattenne un sorriso “...e ha trovato quei vizi di forma nel suo
registro personale, ha conseguentemente acquisito la documentazione delle altre sue
attivita` riguardanti la funzione docente, vi ha trovato altri vizi ed omissioni e mancanza di
erogazione di servizi obbligatori da parte del docente in questione, conseguentemente si e`
visto costretto a procedere d’ufficio contro di lei, professore: un atto dovuto, inevitabile,
attribuibile squisitamente alle sue supposte violazioni della legge. Questo processo ne e` la
conseguenza. L’interrogazione che dovra` ora subire, dalla quale dipendera` la valutazione
della sua professionalità, fa parte integrante di tale procedimento. Ed e`anche una ottima
occasione per vedere la neonata commissione CNDVI all’opera.”
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In the mountains, there you feel free.
Nelle montagne, li` ti senti libero, pensava il professor Bingo nella biblioteca del carcere
moderno e progressista. Al professor Bingo non mancava la “civilta`”, la vita rutinaria e lo
stress della citta`. Gli mancavano invece i grandi spazi, il mare d’estate a perdita d’occhio
e il sole abbagliante dell’Europa meridionale, le Alpi innevate con il sole che si rifletteva
nelle rocce multicolori delle Dolomiti e riverberava nel candore della neve, la tranquilla
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campagna inglese verde, umida e ventosa. La citta` in cui viveva era diventata per lui un
luogo grigio e alieno, anche se la sua vita e i suoi ricordi erano in gran parte lì. Nella sua
mente però quei ricordi erano ambientati in una citta` diversa, una citta` che non esisteva
piu`, legata all’infanzia e all’adolescenza, una citta` spazzata via dalla corsa feroce dello
sviluppo economico, dalla costruzione di nuovi quartieri ognuno databile ad un periodo
preciso, dal traffico vorticoso, nevrotico ed incessante, che rendeva l’aria irrespirabile e la
guida un’esperienza onirica, dal ritmo di vita infernale che ogni abitante era costretto ad
assumere per non sentirsi tagliato fuori dalla “societa` civile”, dal lavoro usurpante ogni
angolo dell’esistanza, dai divertimenti forzati per sfuggire quella realta` della quale
facevano invece parte integrante, dal permanente bisogno di aggiornarsi sulla nuova
tecnologia, dal clima stravolto e dall ‘egoismo delle persone cresciute in un ambiente da
sempre cordiale e accogliente.
La mente del professor Bingo vagava tra quei ricordi e queste senzazioni, ed egli era felice
di essere li`, di essere stato ingiustamente (o giustamente secondo il punto di vista
dominante) condannato a quel luogo, lontano da tutto cio`, troppo brutto, troppo nevrotico,
troppo veloce, troppo invivibile, per il professor Bingo che amava i tempi lenti del secolo
passato, prima che la societa` di massa, tecnologica ed inutilmente iperproduttiva
cambiasse la natura stessa delle persone e dell’ambiente in un periodo di tempo cosi`
breve. Lontano da tutto questo, lontano dalla pazza folla, isolato e privato della loro
liberta` che il professor Bingo non voleva piu`, unfit to live, come recitavano le condanne a
morte delle corti americane, socialmente alieno, come si definiva il professor Bingo,
deragliato da un binario che bisognava percorrere, senza scambi, in quel modo o nulla.
Fuori, deragliato, socialmente alieno ma non pericoloso. A chi poteva importare di un
professor Bingo e delle sue meditazioni nella biblioteca, luogo di per se` anacronistico, di
un carcere sperduto. Il professor Bingo era in galera, ma i conti tornavano dopo tutto. Gli
eroi di tangentopoli erano ancora sulla cresta dell’onda con le mazzette in mano a guidare
la politica, l’On. Craxi, il simbolo splendente della prima repubblica, era in vacanza
permanente in Marocco e l’On. Previti, il leone della seconda repubblica, non era stato
arrestato grazie alla sua immunita` parlamentare. I conti tornavano, dopo tutto.
Al professor Bingo mancava la liberta` di viaggiare, di conoscere posti nuovi e incontrare
persone diverse, di visitare i paesi sottosviluppati in cui la gente e` affamata ma dignitosa,
non possiede nulla ma e` gentile e disponibile, quei paesi in cui non funziona nulla ma tu
non ti arrabbi, dove aspetti delle ore per niente ma va bene lo stesso. Il professor Bingo
ricordava i campesinos messicani fermi per ore sulla spiaggia a guardare il mare, i
venditori al gran bazar di Istambul dove devi sederti e prendere il tè prima di cominciare a
trattare all’infinito sul prezzo, lo sguardo dei bambini dell’Havana che ti chiedono una
penna per la scuola e che vivono in una nazione che può spendere per il cibo mille volte
meno di quanto non sperperino gli americani in cure dimagranti, a parte i derelitti della
Bowery, a New York City, calpestati ogni giorno dalle limousines di Wall Street.
Ma la vita, quella che era costretto a condurre il professor Bingo almeno, non poteva
essere un viaggio permanente. La maggior parte del tempo doveva rimanere a casa, e in
quel posto la liberta` non esisteva più.
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Quando ti tolgono la liberta` rimani solo, aveva pensato all’inizio il professor Bingo. Poi,
ripensando alla sua vita, aveva avuto la percezione di essere sempre stato in effetti solo.
Nel passato il professor Bingo aveva condotto una vita sociale intensa, non si era mai
considerato un topo da biblioteca, anzi credeva che la vita si dovesse prima di tutto vivere,
e poi leggere e poi magari anche scrivere, ma i rapporti che aveva avuto nella sua vita non
gli avevano levato quella sensazione di solitudine profonda. Ora piu` che mai le persone
che frequentava, vittime forse innocenti della societa` in cui vivevano e in disperata lotta
contro il tempo, si erano chiuse ancora di piu` al loro interno o vivevano il loro poco
tempo libero all’interno di una famiglia precariamente, come l’esistenza stessa, tenuta
insieme. Non c’era piu` tempo per l’amicizia, per i rapporti disinteressati, per condividere
le esperienze, per relazioni sincere, e il professor Bingo sapeva che la sua solitudine, ora,
era solo diversa da quella di prima ed era anche diversa, ma non superiore, a quella delle
altre persone “libere”.
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L’ingresso a scuola era sempre, per il professor Bingo, un fatto traumatico. Osservava
quello sciame di studenti trascinarsi su per le scale verso le classi stanchi come operai
alla catena di montaggio dopo un turno di otto ore. Un macigno al piede li faceva muovere
al rallentatore, una prostazione atavica li sfiniva. Marciavano in branco, tutti uguali, tutti
con la stessa divisa formata da capi firmati in ogni risvolto, tartarughe della stessa specie
che si muovono insieme. Gli abiti costosi non toglievano però agli occhi del professor
Bingo un’impressione di sciattezza, un’immagine di bruttezza esteriore; specialmente le
ragazze, notava il professor Bingo, indossavano quegli stivaloni tipo anfibi o scarpe da
ginnastica dall’aspetto futuribile, pantaloni larghi e pieni di tagli studiati, oppure
gonnellone lunghe e larghe post golden-age femminista, maglioni oversize di tre misure
più grandi, capelli raccolti in modo approssimativo e trucchi pesanti, dal modello volto
bianco cadaverico e labbra nere neo-punk a quello viso tipo tavolozza di colori pronta per
l’uso. All’interno di questo look giacevano corpi in maggioranza strabordanti o, tipologia
più rara, rinsecchiti. Agli occhi sempre più increduli del professor Bingo, che vedeva ogni
anno moltiplicarsi questa tipologia di studente, queste ragazze facevano di tutto per
imbruttirsi, forse per cercare
di nascondere una femminilità che non c’era
paradossalmente già più a sedici anni. Il professor Bingo soffriva nel vedere quei corpi
sfatti di ragazze che, preda degli stereotipi di bellezza fisica imposti dai media, negavano
al mondo, agli altri e a loro stesse la propria fisicità ma non potevano nascondere la loro
frustrazione che appariva evidente in ogni loro comportamento e nelle relazioni che
stabilivano con i compagni. L’ugualianza, l’omologazione, l’appartenere al gruppo di
maggioranza, pensava il professor Bingo percorrendo i lunghi corridoi disadorni, davano
comunque loro una sicurezza apparente mentre la sfida dell’eprimere in qualche modo,
con qualche segnale anche minimo, un propria individualità creava ansia e
preoccupazione. In una nazione in cui, in certa misura, il senso del bello era stato per
secoli una caratteristica distintiva, la perdita di senso estetico in queste nuove generazioni
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era un fatto sconvolgente: esse erano preda della massificazione dei gusti e
dell’importazione del peggio che la società dei consumi, quella americana principalmente,
potesse offrire. Mentre sostavano davanti alle classi il professor Bingo li vedeva estrarre
qualsiasi tipo di junk food immaginabile che avrebbero continuato a mangiare
inesorabilmente durante tutta la mattinata, interrompendosi a malavoglia solo quando i
professori ordinavano loro di smettere di masticare rumorosamente ed erano così costretti
a mettersi in bocca un chewing-gum per poter resistere fino al suono della campana
successiva.
Sembravano, questi studenti, in “armonia” con gli ambienti che li ospitavano, che i
risparmi ministeriali avevano contribuito a rendere squallidi, scalcinati e decadenti,
“abbelliti” solamente dai posters degli idoli degli studenti, dai Backstreet Boys a Leonardo
Di Caprio, il nuovo duro di Hollywood. Le finestre guardavano le ciminiere fumanti della
fabbrica di fronte, un odore nauseabondo proveniente dalla mensa sottostante si insinuava
nelle aule sempre piene di cartacce che i bidelli, in uniforme rigorosamente grigia per fare
pendant con l’ambiente, pulivano a malapena, sollevando una polvere fitta come la nebbia
delle sere autunnali, lamentandosi in continuazione per il loro estenuante impegno fatto di
caffè e ricami a maglia, integrato da un doppio o triplo lavoro rigorosamente in nero. Essi
impartivano in continuazione ordini al professor Bingo, le cui buone maniere lo
spingevano invece ad un comportamento educato nei loro confronti. I colleghi con i
maglioni a rombi e le Malmiroli con i tailleur scozzesi sopra alla caviglia completavano
l’affresco: vivere in un ambiente brutto imbruttisce, pensava il professor Bingo, evocando
quelle poche colleghe di bell’aspetto e piene di vita che arrivavano raramente nella scuola
ma che dopo pochi anni appassivano inevitabilmente e precocemente, fiori rinsecchiti da
una gelata primaverile. Sapeva, il professor Bingo, che un ambiente squallido non aiuta
all’apprendimento, così come non ci si gode una vacanza in un albergo sordido: il brutto
deprime, la depressione fa diminuire la capacità di comprensione e la motivazione
all’apprendimento. “Nel brutto non si impara!” avrebbe voluto gridare il professor Bingo
al ministro, il quale, ovviamente, lo sapeva benissimo. Temeva che prima o poi anche lui
sarebbe diventato grigio e appassito, temeva a volte di esserlo già e di non essersene
ancora
accorto, temeva che resistere sarebbe stato impossibile come nuotare
controcorrente nella baia di San Francisco tentando di fuggire da Alcatraz. Solo Clint
Eastwood ce la poteva fare, non il professor Bingo, risucchiato dal vortice del grigiore
quotidiano che tentava di trasformarlo in un Mr. Bean qualsiasi.
Quando varcò la soglia della scuola quella mattina, rispondendo al mugugno di saluto del
bidello Gennaro, l’essere umano più incomprensibiole sulla faccia della terra, e gettando
uno sguardo all’unica pianta dell’ingresso prigioniera di una bottiglia di plastica,
testimonial del bello in quella stanza, il professor Bingo aveva una ragione in più per non
essere di buon umore: doveva interrogare l’alunna Elisa Cencini, terrore del Consiglio di
Classe della 1N.
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“Per prima cosa correggeremo assieme il vostro class test poi faremo qualche verifica
orale” disse il professoe Bingo sforzando le corde vocali per farsi udire da tutti in un aula
il cui riverbero sembrava quello di una catacomba egiziana. Guardò l’immutabile
espressione catatonica dei suoi allievi, quella che avevano quando in aula video vedevano
il Macbeth di Shakespeare o Provaci ancora Sam di Woody Allen , quella che avevano
quando il professor Bingo spiegava e poi chiedeva se avevano capito e se c’erano
domande (silenzio assoluto), quella che avevano durante l’interrogazione, quella che
avevano quando durante ogni lezione il professor Bingo spandeva a piene mani il suo
autoironico british humour, quella che avevano durante i compiti in classe, facili, difficili
o impossibili, quella che avevano quando il professor Bingo diceva loro che aveva
sbagliato indirizzo, che non aveva intenzione quella mattina di andare da Madam T.
(nessun mutamento percettibile), quella che avevano mentre guardavano l’ultima
telenovela brasiliana o si impasticcavano di immagini con un ritmo di una ogni due
secondi davanti ad MTV.
Il professor Bingo consegnò i compiti in classe che aveva riveduto correggendo
pazientemente tutti gli errori, che aveva classificato con precisione geometrica,
assegnando punteggi precisi per ogni tipologia di errore, punteggi precisi per ogni
esercizio e precise corrispondenze tra punteggio e voto finale, per non confondere mai,
mai e poi mai, verifica e valutazione, secondo i dettami del LEND, dell’IRSAE, del
Ministro e del progetto glottodidattico Archimede di ispirazione filo-sindacale.
Gli allievi cambiarono per una frazione di secondo espressione, guardarono il voto,
rigirarono il test e riassunsero la loro espressione da Madam T.
L’alunna Cencini guardò il suo elaborato e un leggero e ritmico sgranocchiamento occulto
si diffuse per l’aula:
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Dopo aver letto a voce alta le soluzioni del compito in classe, termine ormai ufficialmente
bandito in favore dei democratici “verifica programmatica” o dell’anglofiliaco “class
test”, dopo essersi soffermato sugli errori più comuni e dopo aver chiesto se c’erano
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domande o richieste di spiegazioni (il silenzio era regnato come al solito sovrano) il
professor Bingo chiese all’alunna Cencini se poteva testarla tramite un breve colloquio
orale (questa era l’espressione suggerita dalla circolare ministeriale 1327 “per mettere a
proprio agio i candidati affinchè non forniscano prestazioni inferiori alle loro potenzialità
causa la connotazione negativa che il termine “interrogazione” comporta”) “per vedere di
porre rimedio agli errori evidenziati nella prova scritta” si affrettò ad aggiungere il
professor Bingo per mettere ulteriormente a proprio agio la studentessa e per non essere
sommerso da un marea di patatine fritte.
Il professor Bingo si avventurò nell’esplorazione delle più elementari funzioni
comunicative che quei ragazzi si sentivano ripetere dalla prima media:
“What is your name?” scandì il professore con chiarezza.
“Your name are Elisa” disse l’alunna Cencini sforzandosi di non inghiottire nulla durante
il colloquio.
“How old are you?”
“I have forty years”
“Where are you from?”
“I are from Italian”
“What do you do?”
“She’s go to school”
“What does your father do?”
“Your father do is commerciant”
L’espressione del professor Bingo non era mutata affatto. Si sentiva ora anche lui come
una statua di cera del Madam Tussaud’s Wax Museum. Si sentiva un insegnante della
Scuola Marylin Monroe nel film di Nanni Moretti. Le altre statue di cera erano ancora
ovviamente immobili, ma sembravano tremare leggermente come percorse dalla corrente
elettrica.
Dopo alcuni secondi di silenzio l’alunna Cencini fece un exploit linguistico che scosse il
professor Bingo dalla sua paralisi:
“Why are you ask me this difficults question?” sbottò di colpo e immediatamente estrasse
un pacchetto di chips alla cipolla nuovo fiammante, lo aprì con un colpo secco, se ne mise
in bocca una manciata gigantesca, cominciò a masticare rumorosamente e, in
contemporanea, a piangere a dirotto. Un secondo dopo estrasse una lattina di Coca, la apri
e, appena finito di masticare, la bevve metà in un sol fiato. Poi estrasse dalla cartella
“invicta” un cellulare e formò il numero di casa, poi guardò il telefonino chiedendosi
perchè non cominciava a suonare.
“Bisogna premere il tasto send ,es-i-en-di, che significa “inviare”, verbo irregolare il cui
paradigma recita send-sent-sent.” disse il professor Bingo con voce asettica. L’alunna
Cencini si alzò, prese con sè telefonino, chips, Coca e uscì dall’aula. Si diresse piangendo,
masticando e bevendo verso il bagno. Entrò precipitosamente, si fermò davanti allo
specchio e si guardò. Le lacrime scendevano sulle sue guance rubiconde percorrendo un
semicerchio prima di cadere a terra. Elisa provò un incontenibile desiderio di mangiare un
hamburger e una porzione gigante di vere patate fritte e decise di fuggire dalla finestra del
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bagno per raggiungere il Mac Donald’s che finalmente aveva aperto di fronte alla scuola,
dopo che per anni era stata costretta a vederlo solo nei telefilm e a sognarlo alla notte. Si
guardò ancora un attimo allo specchio e si chiese perchè, per quale cattivo scherzo del
destino la protagonista della sua telenovela favorita fosse sempre in perfetta forma
nonostante, come lei stessa faceva regolarmente ogni giorno, mangiasse hamburgers e
bevesse Coca-Cola negli spot che interrompevano in ogni puntata la soap-opera.
La voce che usciva dal telefonino la ricondusse alla realtà: “cosa c’è, cocca, che non ti
sentivo dalla lezione di prima e che c’avevo paura che ti fosse successo un qualchecosa...”
Seduto immobile in cattedra, il professor Bingo si chiedeva come poteva, lui solo, arginare
il crollo di una diga, lo sfascio di una società. La campana suonò liberandolo da quel
pensiero. Gli studenti si alzarono urlanti, travolgendo i banchi e riversandosi nei corridoi
per l’orgia dell’intervallo. Rimase solo in classe, chiuse la porta e assoporò gli unici
cinque minuti di silenzio che la mattina gli concedeva.
In quanto responsabile del comportamento degli alunni durante l’intervallo sapeva di non
adempiere al suo compito istituzionale di vigilanza ma non gliene importava.
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Oggi piu` che mai l’artista e l’amore del bello sono necessari per diminuire e contrastare
il sordido materialismo della nostra era. In una era in cui la scienza ha intrapreso a
declamare contro l’anima e la natura spirituale dell’uomo, e in cui il commercio sta
rovinando bei fiumi e magnifiche foreste e i cieli gloriosi nella sua avidità di guadagno,
l’artista si erge a sacerdote e profeta della natura per protestare...
Nel carcere bianco, moderno e progressista il professor Bingo leggeva Oscar Wilde e
spesso si interrompeva lasciando i suoi pensieri liberi di fluire e di formarsi naturalmente,
per associazione, e provava le sensazioni legate a quei pensieri e a quei ricordi, piacevoli o
inquietanti che fossero. Il fatto stesso di provarle ancora dopo tanto tempo di silenzio
emotivo, come fosse stato un paziente anestetizzato per molti anni, era per lui una gioia, un
risveglio dei sensi legato alla mente, libera finalmente da costanti pensieri ingombranti di
cui al professor Bingo non importava nulla, inutili seccature quotidiane che gli sottraevano
tutto il tempo, lo lasciavano privo di energie e insoddisfatto.
Il professor Bingo ripercorse mentalmente la parabola che lo aveva portato da libero
pensatore a burocrate frustrato. In gioventu`, ai tempi dell’universita`, egli amava la
letteratura e il cinema, la musica e il teatro, aveva una curiosita` intellettuale difficile da
saziare, voleva viaggiare, conoscere il mondo e rivoltarlo come un guanto per vedervi al
suo interno e cogliere anche le sfumature piu` nascoste. Per questo motivo si era sempre
rifiutato di accettare, in seguito, lavori nel mondo degli affari, dove il guadagno e` facile e
l’alienazione sicura. Quelle catene d’oro lo avrebbero alienato dopo poco tempo e si
vedeva, come attraverso l’occhio di una telecamera, entrare in un supermarket con un
mitra in mano pronto a sfogare la sua frustrazione. Passando davanti alle fabbriche di
piastrelle nelle grigie mattine nebbiose, in colonna tra i camion dal rumore e dalla puzza
mefitici, in una citta`dove ventiquattro ore al giorno si vedevano gli altiforni fumare, in cui
la tranquillita` del vecchio paese pedemontano era stata per sempre stravolta, una citta`
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industriale che sembrava costruita imitando alla lettera la Coketown di Hard Times,
passando davanti alle fabbriche i cui pesanti, neri, minacciosi cancelli sembravano una
prigione dalla quale non si poteva uscire, una citta` in cui i parvenus`del commercio e il
proletariato immigrato per lavorare nelle fabbriche si integravano come i fiammiferi
sfregati sulla carta vetrata, passando davanti a quelle fabbriche mentre si recava nella
scuola nella quale lavorava nei primi tempi, il professor Bingo si riteneva felice di poter
fare un lavoro abbastanza vicino ai suoi interessi, connesso ai suoi studi, un lavoro in cui si
sentiva libero entro limiti accettabili, un lavoro in parte creativo, staccato dai ritmi
produttivi e dalla competizione, un mestiere che gli dava parecchio tempo libero per potere
coltivare i propri interessi. Il professor Bingo non tracciava mai una linea tra il lavoro e il
tempo libero: cio`che faceva in quel tempo era molto collegato alla sua professione: andare
al cinema, leggere un romanzo, ascoltare la musica o viaggiare erano attivita` che lo
aiutavano ad essere un insegnante migliore, piu` preparato, non distaccato da quel mondo
dal quale doveva insegnare ai suoi studenti a difendersi. Sorrideva il professor Bingo
quando nei primi tempi lo chiamavano professore, quasi si vergognasse, ma in fondo gli
faceva piacere sentire riconosciuto il suo ruolo, lui che si era sempre sentito al di fuori, un
drop out. E i pochi soldi che guadagnava gli bastavano: sapeva che non sarebbe diventato
ricco ed era orgoglioso di non volerlo diventare.
La mente del professor Bingo ripercorreva poi spesso il lento calvario degli anni a seguire,
anni in cui lentamente ed inesorabilmente, guidate da una mano invisibile e da un potere
metafisico, le condizioni di lavoro erano peggiorate, arrivando pian piano alla situazione
attuale che il professor Bingo amava decrivere come una pantomima, una tragicomica
commedia dell’arte in cui solo la descrizione di quanto si fa e` importante, mentre il fare in
se e` ininfluente. Al professor Bingo negli ultimi tempi in cui insegnava avevano ormai
tolto tutta la liberta`, la burocrazia e la stupidita` lo avevano ucciso, non poteva piu` far
nessuna delle cose che gli piacevano e che riteneva utili per il suo lavoro, subdolamente,
inesorabilmente, materialmente il grande fratello democratico, il potere impalpabile ed
indefinibile, lo avevano alienato, e avevano vinto la partita. Un burocrate frustrato a cui
piace fare il burocrate per il brivido del potere derivatogli dalle scartoffie puo`
sopravvivere, ma un professor Bingo burocrate, un professor Bingo burocrate frustato era
una contraddizione in termini, impossibilitato a sopravvivere.
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Il professor Bingo guardava i tre membri della commissione CNDVI seduti di fronte a lui
dall’altra parte dell’enorme tavolo, una cattedra gigantesca che sembrava rafforzare il
potere degli esaminatori.
”La peggior cosa al mondo varia da individuo ad individuo” pensava il professor Bingo,
irrigidito sulla sedia da una sensazione di paura e di ansia che gli attraversava tutto il
corpo. ”La peggior cosa al mondo varia da individuo a individuo”.... 1984, un anno ormai
lontano, per una società che corre, dimentica dell’ieri, verso la distruzione.
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Di fronte al professor Bingo sedeva un signore piuttosto anziano, dagli spessi baffi
brizzolati, irrigidito dietro un vestito fuori moda da alcuni anni. I capelli bianchi
circondavano il piglio severo di un volto a cui non era stata fornita la muscolatura
necessaria alla risata, un viso che guardandosi allo specchio si era sempre preso sul serio.
Alla sua destra una signora con un vestito verde e un cappellino in tinta stile regina
d’Inghilterra ricordava al professor Bingo la collega Magda Malmiroli. Alla sua sinistra, a
completare la trinità, un uomo di mezza età, anch’egli intrappolato in un abito retrò, privo
di espressione e con sottili baffi filiformi. Il giudice aveva ripreso il suo posto e dominava,
divinità super partes, la scena dall’alto. Il perito Cencini e la figlia Elisa erano stati fatti
accomodare nella sala d’attesa antistante l’aula. Il professor Bingo percepiva il rumore
della masticazione di Elisa e la voce inintelligibile del perito che urlava dentro al cellulare.
Il professor Bingo provò la sensazione di essere di nuovo un candidato all’esame di
maturità e si sentì di colpo catapultato indietro nel tempo: esso era stato un incubo
ricorrente quando era studente e aveva continuato ad esserlo da professore per la
scocciatura e la noia che quella prova inutile comportava.
La paura e la tensione distoglievano il professor Bingo dalla realtà. Of Mice and men.
Uomini e topi ben oltre il 1984, uomini e topi in Cannary Row, nel Vicolo della
Desolazione, dove vendono cartoline dell’impiccagione, cartoline del professor Bingo col
cappio al collo. Ci deve essere un modo per uscire di qua / c’è troppa confusione... molti
qui’ tra noi / sentono che la vita è solo una beffa ...
“La Costituzione della Repubblica Italiana.” disse solennemente l’uomo magro dal baffo
sottile e una scintilla di vita si accese sul suo volto. “La Costituzione della Repubblica
Italiana dopo aver fissato, nella sua prima parte, i principi fondamentali, i pilastri della
nostra democrazia, oserei dire, tratta dell’ Istituzione per la quale noi e lei, professore,
lavoriamo. Quali sono, professore, le regole che la Costituzione fissa rispetto
all’istruzione?”
Il professor Bingo guardò l’ispettore Romano, prodotto tipico ,di nome e di fatto, della
capitale, talpa del ministero ormai inamovibile al susseguirsi di governi, esperto della
Costituzione e delle norme di stato giuridico del personale docente, direttivo ed ispettivo
della scuola materna, elementare, secondaria ed artistica dello stato. Il professor Bingo
deglutì e cercò un po' di saliva in bocca. Il panico era ancora lì, ma un barlume di lucidità
si era fatto strada nella mente del professor Bingo nel vedere la sua dignità calpestata a tal
punto. Quella sensazione di confusione mentale stava scemando e le idee del professor
Bingo tornavano pian piano al loro posto.
“La Costituzione recita che l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamanto. Se
quest’ultima affermazione è vera mi chiedo perchè mi trovo qua, signor ispettore. Dice
inoltre che la Repubblica istituisce scuole statali di ogni ordine e grado e che le scuole
private hanno diritto di esistere “senza oneri per lo Stato”. Se questa affermazione è vera,
signor ispettore, mi chiedo perchè ora lo Stato sovvenzioni i diplomifici privati presso i
quali l’alunna Cencini dovrebbe, a mio parere, proseguire gli studi. Dice inoltre che
l’istruzione è aperta a tutti ma che i capaci e i meritevoli hanno diritto di raggiungere i
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gradi più alti degli studi. Se tale affermazione corrisponde a verità, mi chiedo a che cosa le
alunne Cencini esistenti si appellino per essere promosse....”
“Non faccia filosofia, professore.” la voce esile dell’ispettore Romano contrastava con lo
sforzo di mantenere un tono autoritario e l’effetto comico che ne scaturiva non sfuggì al
professor Bingo.
“Le sue presunte inadempienze dei doveri connessi alla funzione docente sono già state
esaminate durante il processo. Questa commissione ha solamente il compito di verificare
la sua idoneità rispetto ai parametri...” di Maastricht, il professor Bingo sentì l’impulso di
dire, ma si frenò. La precaria lucidità che aveva ritrovato gli fece comprendere che sarebbe
stato controproducente dire ciò che pensava veramente e usare quell’ironia che per il
professor Bingo era sempre stata l’arma più affilata che avesse mai posseduto. Il professor
Bingo parlò quindi della Costituzione in maniera precisa ed asettica, evitando di affermare
che essa, la Costituzione, una delle cose migliori che possediamo, stava per essere
stravolta da quello stesso potere politico che aveva iniziato il cambiamento democratico
della scuola e che le persone che gli stavano di fronte rappresentavano in modo
inequivocabile. La sua voce era ora abbastanza calma, come quella di un esaminando che
dopo la prima domanda ritrova serenità e tutto ciò che ha studiato gli torna
miracolosamente in mente, cancellando di colpo quella cortina nebbiosa che si era formata
nella sua mente prima dell’inizio della prova. Parlò della funzione docente e di nuovo della
libertà di insegnamento come “titolo primo” di quella funzione, reprimendo l’ironia che al
professor Bingo nasceva spontanea. Poi accennò brevemente allo Statuto dei Diritti dei
Lavoratori, abbassando il tono della voce quasi fosse quest’ultimo materiale sovversivo,
un “libretto rosso” che per i sindacati confederali rappresentava l’eresia.
Quando il professor Bingo smise di parlare un silenzio pesante calò nell’aula del tribunale.
Gli ispettori si guardarono furtivamente in faccia con aria greve mentre il giudice era
rimasto immobile nella sua alta poltrona. Solo un lontano rumore di masticazione
diminuiva il peso del silenzio. Il professor Bingo era ora discretamente rilassato: nulla
faceva prevedere ciò che sarebbe successso di lì a poco.
Lo sguardo del professor Bingo si spostò sulla signora in verde. The lady in green, pensò il
professor Bingo, aveva ben poco a che vedere con la Kelly Le Brock di The woman in red.
La signora in verde, asettica come la regina Elisabetta II, pura e puritana come un’eroina
di Richardson, sensuale come la regina Vittoria, femminile come Rosy Bindi: il professor
Bingo la catalogò subito come una tipica rappresentante del LEND, Lingua e Nuova
Didattica, quell’associazione che aveva per anni tormentato i pomeriggi del professor
Bingo, costretto a frequentare i loro corsi di aggiornamento altamente specializzati, dai
titoli suadenti come “strategie cognitive nell’insegnamento trasversale della grammatica” e
a leggere la loro rivista quadrimestrale di glottodidattica in cui spiccavano articoli come
“progressivismo
e
approccio
gestaltico:
l’unicità
del
processo
apprendimento/insegnamento”, un titolo che il profesor Bingo riteneva geniale e che gli si
era impresso in maniera indelebile nella memoria da quando lo aveva letto nel numero di
aprile1993. Circolo post-vittoriano di chiusa massoneria femminile, il LEND era costituito
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da ricche signore di mezza età che sfogavano la loro restante libidine nel cercare sempre
nuovi metodi per insegnare meglio le lingue straniere, autorefenziali a tal punto da essere
sempre loro stesse le relatrici di ogni corso di perfezionamento o seminario, che
lavoravano giorno e notte gratuitamente, che si autoaggiornavano sempre sugli stessi
argomenti, che parlavano tra loro la lingua straniera anche quando si trovavano nel
salottino di una di loro per un tè letterario, che sognavano tutte di essere Virginia Woolf e
che appena vedevano un uomo come il professor Bingo sconsolatamente seduto tra loro
avevano dapprima una istintiva reazione di chiusura a difesa della loro confraternita
uterina e poi una eccitazione sottocutanea provocata dall’odore a loro ormai inconsueto
dell’altro sesso.
The lady in green, una risecchita signora non ancora anziana che non era mai stata
giovane, si chiamava curiosamente Mariella Grigioni, come annunciava il cartellino sul
tavolo, ed era l’esperta incaricata dal Ministero per la didattica.
“I suppose we should have our conversation in English, should we not, dear Mr. Bingo?”
La voce stridula della professoressa Grigioni entrò dolorosamente nei timpani del
professor Bingo, come uno spillino nel dito di una casalinga intenta a rammendare.
“I would prefer to.” rispose con affettata cortesia il professor Bingo. I due uomini accanto
alla professoressa si gurdarono con aria interrogativa, poi i loro sguardi si persero nel
vuoto.
“I would like to focus our attention, to begin with, on the topic of the most recent
approaches to foreign language teaching, dear Mr. Bingo, and in particular on the socalled “Notional-functional approach “...”
Una sensazione di déjà vu e di ovvietà pervase il professor Bingo, il quale sorrise
all’affettato accento British e alla formalità dell’intonation della professoressa Grigioni.
Sembrava di sentir parlare una vecchia signora dell’alta borghesia in una commedia di
Wilde o di Shaw, se non fosse stato per l’intonazione italiana che faceva capolino in ogni
frase nonostante i disperati sforzi della professoressa per estirpare quel male alla radice,
come una vecchia attrice sul viale del tramonto tenta di nascondere l’età con un trucco
esagerato che la rende però ancora più grottesca.
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Nella asettica tranquillità della biblioteca del carcere moderno e progressista il professor
Bingo ripensava spesso a quell’ ”esame di idoneità” che aveva sostenuto con la
commissione CNDVI. All’inizio della sua prigionia il professor Bingo non solo
rammentava quel senso di umiliazione, di abuso, di violenza psicologica, di deprivazione
della sua dignità e persino della sua identità, ma soprattutto cercava una spiegazione, si
chiedeva
perchè ad un certo punto durante “l’esame” egli avesse assunto
quell’atteggiamento inspiegabile. All’inizio il professor Bingo non riusciva a capire la
ragione del suo comportamento nella seconda parte del colloquio, proprio quando era
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calmo e rilassato e sentiva di avere la situazione in pugno, e quel moderno tribunale della
pagana Inquisizione gli appariva ormai degno solamente di un Circolo Pickwick.
Ma col trascorrere del tempo il professor Bingo vide sempre con maggiore chiarezza il
motivo del suo comportamento: non solo lo comprese ma lo apprezzò, capì che anch’esso
aveva contribuito a determinare la situazione in cui ora si trovava e forse più del processo
che si era svolto in precedenza era stato determinante per il futuro che attendeva il
professor Bingo.
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Era ora, finalmente, il turno del grande inquisitore. Un raggio di sole entrò
improvvisamente dalla finestra e, come una una spotlight da teatro, una luce divina
illuminò l’anziano signore dall’aria austera che sedeva al centro della triade che formava il
CNDVI. Un’aura fosforescente si delineò intorno al personaggio, e il professor Bingo
lesse quel nome, prof. Luigi Consensi, l’esperto in letteratura, civiltà e cultura, il grande
vecchio saggio del ministero, un’altra talpa da ministero, mai messo il piede in una scuola,
pensò il professor Bingo, un’istituzione immobile come le statue in Campidoglio,
incurante del succedersi dei ministri e dei tentativi di riforma. Una vaga senzazione di
malessere fece capolino nelle viscere del professor Bingo: quel nome aveva incrociato la
sua “carriera” in qualche modo: era una sensazione vaga, una firma letta da qualche parte,
un suono già udito , il leitmotiv di un film dell’orrore.
“Esponga il candidato professor Bingo la poetica del romanziere Carlo Dickens in
rapporto alla illustre società vittoriana, mettendone in evidenza le simmetrie e i contrasti
che l’opera del nostro ha con tale mondo. Il candidato fornisca esempi di personaggi ed
ambientazioni tratte delle opere del Dickens a sostegno delle sue tesi.”
Un lampo illuminò la memoria del professor Bingo il quale non ebbe però il tempo di
mettere a fuoco l’improvvisa visione: l’ansia della risposta non concedeva tempo.
“ Charles Dickens... un romanziere che studiamo a scuola per comprendere...” esitò il
professor Bingo “ per mettere in evidenza gli aspetti salienti dell’età vittoriana...”
La mente del professor Bingo era distratta dall’identità del grande inquisitore. Dove lo
aveva sentito nominare? Quando aveva avuto a che fare con lui?
“...di quella società che è alla base di quella in cui noi viviamo, da un punto di vista
politico e sociale, da un punto di vista economico e dal punto di vista della morale nei
confronti delle convenzioni sociali...”
Quando aveva avuto... improvvisamente il ricordo venne, come il sole del mattino che
dissolve la nebbia:
“La critica sociale e l’attenzione ai problemi dell’adolescenza abusata ed infelice sono i
temi principali dell’opera di Dickens, come ci dicono tutti i testi scolastici...”
Luigi Consensi, l’uomo traccia!
“ Ma essi raramente ci dicono che la critica sociale del romanziere è una critica benevola e
complice di quella società che critica ma che rimane tuttavia la migliore possibile, con
qualche istanza da correggere, ma sicuramente la migliore delle società possibili...”
Luigi Consensi, colui che dagli albori della civiltà tortura candidati ed esaminatori....
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“ Nel quinto anno di solito noi leggiamo Oliver Twist ...”
...candidati ed esaminatori agli esami di maturità con le tracce dei temi di Italiano, pieni di
quella retorica di contenuti e di linguaggio di cui il grande inquisitore aveva appena fatto
sfoggio.
“...in questo romanzo la figura dell’adolescente, i personaggi buoni e cattivi come prototipi
di flat characters, la tecnica del narratore onniscente, la struttura del plot, l’uso
dell’ironia...”
Il professor Bingo fece uno sforzo enorme e cercò di concentrarsi su quanto stava dicendo,
ma l’idea di essere ascoltato dall’uomo-traccia rimaneva appiccicata ai suoi pensieri e la
faccenda lo disturbava, lo distraeva e non gli permetteva di parlare con la scioltezza
necessaria, quella che aveva avuto in precedenza nei confronti degli altri due membri del
CNDVI.
Fece, il professor Bingo, un ulteriore sforzo di concentrazione e continuò la sua
esposizione in maniera esauriente. Accennò quindi al romanzo di Dickens che preferiva,
Hard Times, mettendo in evidenza il contrasto tra i protagonisti, con il loro codice di
valori benpensanti ed ipocriti che uccidono la personalità, e il mondo del circo, il mondo
della fantasia che non sottostà alle regole borghesi, il mondo della libertà, del diritto di
sognare, di essere liberi, di emanciparsi da una educazione precostituita basata sugli aridi
fatti, null’altro che Fatti. Solo i Fatti sono necessari nella vita...ancora quelle parole
echeggiarono nella mente del professor Bingo, che terminò faticosamente di parlare e alzò
lo sguardo sul suo interlocutore, l’uomo-traccia, il grande inquisitore.... square-headed,
inamovibile, tentacolo del sistema, che voleva anch’egli in quel momento sentire “i Fatti”,
che diceva in maniera non esplicita ma inequivocabile ai professori : “Insegnate a questi
ragazzi e ragazze null’altro che Fatti”, che voleva fiumi di Fatti nei temi di maturità, che
aborriva la fantasia, la parte creativa dell’insegnamento e dell’apprendimento, che voleva
una interminabile burocrazia a testimonianza che i Fatti erano stati insegnati, ripetuti ed
appresi... il grande inquisitore, un personaggio involontariamente dickensiano, a sua
insaputa...l’uomo traccia, il Mr. Gradgrind del Ministero.
Il grande inquisitore era rimasto immobile durante l’esposizione del professor Bingo,
senza mutare espressione, un’altra statua di cera del “Madam T:” i suoi angeli custodi si
erano mossi impercettibilmente, in modo leggermente nervoso, cogliendo il disagio del
professore ma non riuscendo ad identificarne il motivo.
“Esponga ora il candidato alcune nozioni sulla poetica del Byron...” Biron. Il professor
Bingo trasalì. La professoressa Grigioni non mosse un muscolo, ma lo sforzo fu immane.
“...sulla figura dell’eroe romantico che tanto ha contribuito a nobilitare con i suoi versi la
civiltà inglese...”
A nobilitare la civiltà inglese. Con uno sforzo sovrumano il professor Bingo riuscì a
controllarsi e a vomitare montagne di Fatti da storia della letteratura inglese sull’ispettore
Consensi, nonostante avesse la bocca secca e un tremito mal represso agli arti inferiori.
Il disagio era ora aumentato anche negli angeli custodi che continuavano a rigirarsi
impercettibilmente sulla sedia. L’unico immobile era la statua di cera del grande
inquisitore, che aveva dimenticato la sua umanità a casa.
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“ Esponga ora il canditato in questione professor Bingo la poetica dello Wilde...” Uild.
Sforzo inumano del professor Bingo. Leggera contorsione degli angeli custodi.
“...il contributo del nostro allo sviluppo della mentalità inglese alla fine del secolo,
all’ammodernamento dei costumi e al progredire dell’etica: in una espressione, il Wilde...”
Uild “... come rappresentante dei nuovi e moderni principi della società in cui visse.”
Il professor Bingo rimase immobile. Vide come una luce. I saw the light. Now I’m so
happy, no sorrow inside, praise the Lord, I saw the light. Vide la luce. E si calmò:
improvvisamente i suoi nervi tesi si rilassarono, assunse un’espressione serena e si sedette
comodamente sulla sedia, lo sguardo lontano, lontano mille miglia, oltre il grande
inquisitore, il giudice, il processo, il perito Cencini, la scuola, il ministero. Quella era la
risposta. Il vento gliela aveva portata veramente. Nella mia fine è il mio principio. Quella
era la via di uscita. La fessura da cui filtra la luce. Running away from it all. Lontano dalla
pazza folla. Dove gli angeli hanno paura a camminare. Heavenly God! gridò l’anima del
professor Bingo, in una esplosone di gioia profana.
E da quel momento regnò il silenzio. La voce del professor Bingo non si udì più. A nulla
valsero i tentativi dei membri mosci del CNDVI e del giudice. Il professor Bingo rimase
muto con quella espressione estatica sul viso che aveva visto mille volte sul volto di Harpo
Marx, in cui il non-senso è il senso.
Rimase così a lungo, senza mutare espressione, the outcast of the universe, mentre persino
l’ispettore Consensi cambiò atteggiamento, cercando inutilmente di scuoterlo da quella
apparente apatia. Poi finalmente il professor Bingo si alzò in piedi e disse con voce calma
e forte :
“Perquanto questa sia follia, c’è metodo in essa.” Una pausa da consumato attore
shakespeariano. “ Createvi un HATCHERY AND CONDITIONING CENTRE, adottate il
motto COMUNITA’, IDENTITA’, STABILITA’ e date vita a BRAVE NEW TEACHERS
tutti uguali.”
Il professor Bingo si sedette di nuovo. Da allora il novello Amleto non fu più udito
pronunciare alcuna parola.
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One flew east one flew west one flew over the cuckoo’s nest canticchiava il professor
Bingo nella biblioteca dell’asettico carcere moderno. Stava scendendo il tramonto e i raggi
di sole obliqui filtravano attraverso gli alberi di ulivo del cortile ed entravano dalla finestra
rendendo i contorni della stanza incerti come il futuro del professor Bingo. Era quasi ora di
tornare in cella e una pallida malinconia si stava impossessando del professore, avanzando
impercettibilmente assieme al tramonto. Veniva ora la parte dura della giornata, ma il
giorno dopo il professor Bingo sarebbe di nuovo tornato in biblioteca e sarebbe di nuovo
stato felice, avrebbe potuto continuare a pensare, a leggere e a scrivere. Non gli avrebbero
impedito di studiare in quel luogo. Il professor Bingo ripensava alle parole di Antonio
Gramsci, compagno ideale di cella: “studiate, studiate, studiate, compagni, perchè abbiamo
bisogno di tutta la vostra intelligenza.” Quella era veramente la rivoluzione. Una
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popolazione colta che potesse smascherare le bugie del potere. Quello era il nemico del
potere. I tempi erano cambiati velocissimamente ma il potere era sempre quello, era lì
prima di Gramsci, prima della regina Vittoria. E la lezione il potere l’aveva imparata bene.
Non era più necessario mantenere la popolazione analfabeta in senso letterale. Ora il gioco
è molto più subdolo: si può fingere di dare loro tutta l’informazione necessaria, tutta la
conoscenza necessaria, un delirio quotidiano di Fatti, ma in realtà si stanno formando
solamente dei neo-analfabeti. Sapranno leggere e scrivere sul PC, sapranno guardare la
TV, ma non sanno pensare. L’educazione permanente al non pensiero è lo scopo ultimo
dei media tecnologici. La Cultura è pericolosa ora come lo era un tempo. Ma oggi abbiamo
un nuovo sfolgorante sistema per orientare subdolamente il gusto e le scelte, le idee e le
opinioni, per far credere vero ciò che è assolutamente falso. Emarginare la cultura,
pericolosa per il sistema, vecchio slogan obsoleto ma la cui verità non si è alterata. Corri,
uomo, corri; guadagna e consuma, uomo, forza; odia il prossimo tuo grazie ad una
competizione sfrenata; non c’è più tempo per leggere; non c’è più tempo per pensare; non
c’è più tempo per ricordare; cancella il tuo passato, solo l’oggi conta. Accendi la
televisione, usa il computer, parla col telefonino ad ogni ora del giorno, elimina il tuo
tempo libero in nome della libertà che la tecnologia ti dà, e potrai finalmente dimenticarti
chi sei e non dovrai più ragionare su cosa stai facendo. Solo una pedina nel loro gioco. E
sarai infelice, ma non lo saprai.
Che cosa farai adesso, figlio mio dagli occhi azzurri, che cosa farai adesso, mio caro
giovane? si ripeteva il professor Bingo. Condannato dal tribunale (lo Stato Italiano contro
il professor Bingo) al carcere per inadempienze verso doveri istituzionali e falso in atto
pubblico, sospeso dall’insegnamento a tempo indeterminato dal Ministero della Pubblica
Istruzione per incompetenza nella propria disciplina, il professor Bingo si chiedeva che
cosa avrebbe fatto quando (purtroppo, forse) sarebbe uscito, là dove le anime sono
dimenticate, dove nero è il colore, dove nulla è il numero. Non lo sapeva il professor
Bingo, non ci pensava e non gli importava più di tanto. Poteva continuare per un lungo
periodo a leggere, scrivere e pensare in quel luogo e questo gli toglieva molta ansia
rispetto al futuro e non gli faceva rimpiangere i giorni passati della sua “libertà” in cui
l’insoddisfazione gli faceva fare quotidianamente progetti creativi che non aveva il tempo,
la tranquillità mentale e l’energia di realizzare.
Sentiva la mancanza dei mari del sud dell’Europa e delle alte vette delle Alpi. Avrebbe
forse potuto leggere scrivere e pensare in una casa in riva al caldo Mediterraneo
meridionale, in una baita nel maestoso silenzio delle vallate alpine, avrebbe potuto
insegnare nelle scuole delle campagne di Cuba per 10 dollari al mese. Non avrebbe
sicuramente venduto a qualche privato il suo know how. Know how, il termine stesso
disgustava il professor Bingo. Avrebbe cercato di essere il meno possibile una pedina nel
loro gioco. Avrebbe potuto stare in piedi sull’oceano fino a quando comincerò ad
affondare, ma saprò bene la mia canzone prima di cominciare a cantare. Avrebbe
potuto...
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“ Brucia, breve candela!...” pensò il professor Bingo “la vita è un racconto raccontato da
un idiota...”
Sentì la campana suonare. Non era quella del rientro in classe. Era quella del rientro in
cella. Vide il secondino giungere e gli chiese:
“Per chi suona la campana?” Il guardiano lo guardò con sguardo interrogativo.
“Suona per te “disse a voce alta il professor Bingo e poi si avviarono insieme oltre il
tramonto verso la cella bianca, moderna e progressista.
FINE
Modena, Salisbury
gennaio-aprile 1998
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