EcoThermo, consumi sotto controllo

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EcoThermo, consumi sotto controllo
12 - 17 novembre 2007
ENERGIA
MATERIALI E TECNOLOGIE
Residenze a basso impatto: 20 atenei in gara
È
1
DI
VINCENTE LA CASA
MADE IN GERMANY
1) Made in Germany,
Technische Universitat di
Darmstadt.
2) LeafHouse, University
of Maryland.
3) Ripple Home, Santa
Clara University.
più assolate per consentire il mantenimento ottimale della temperatura degli
ambienti interni. La struttura è dotata
inoltre di un’innovativa unità solare –
progettata anch’essa nei laboratori dell’università – per la produzione di acqua
calda e il condizionamento dell’aria.
I tre prototipi, così come buona parte
di quelli presentati dagli altri atenei in
gara, si preparano ora a divenire proposte
commerciali o a essere utilizzati per ulteriori sperimentazioni. L’abitazione della
Technische Universitat di Darmstad costituirà uno dei tasselli del progetto Solar
Campus portato avanti dall’ateneo tedesco. Il progetto si pone come obiettivo la
realizzazione di una cittadella a basso
consumo energetico dove saranno ospitate le residenze degli studenti nonché aule
e laboratori di ricerca. Gli edifici del campus solare saranno tutti dotati di pannelli
fotovoltaici e l’energia prodotta, che mira
a soddisfare le esigenze abitative, sarà
anche rimmessa, laddove in eccesso, nella rete centrale per servire anche le altre
strutture dell’università.
M.FI.
@ www.solardecathlon.org
Il sistema wireless si applica a qualsiasi tipo di impianto di riscaldamento
EcoThermo, consumi sotto controllo
n sistema wireless che
U
permette di convertire le caldaie centralizzate
in impianti a controllo e
contabilizzazione indipendenti per ciascuna abitazione. Questa l’innovazione, tutta italiana, firmata da
Ingenia, il team del Politecnico di Torino che si è appena aggiudicato la medaglia
d’argento (in ex aequo con
il progetto VivaChem) nell’ambito della terza edizione della competizione Start
Cup Torino Piemonte, organizzata da I3P (Incubatore
Imprese Innovative del Politecnico di Torino), Università di Torino e Università
del Piemonte Orientale
“Amedeo Avogadro”.
EcoThermo, questo il nome della nuova soluzione,
non richiede la sostituzione
della caldaia e si adatta a
tutti i sistemi di generazione e distribuzione del calore (teleriscaldamento incluso). Il sistema, in dettaglio,
integra in un unico dispositi-
DARIO BELLATRECCIA
I
2
3
do prodotti autoctoni, inclusa la quercia
tedesca. E per lo sviluppo del progetto
ha coinvolto una serie di aziende, fra cui
la Bosch, ciascuna chiamata a dare il
proprio contributo fornendo materiali, soluzioni e tecnologie.
Si estendono su un unico livello anche le abitazioni progettate dalle università del Maryland e di Santa Clara. Le
due proposte hanno in comune la realizzazione di tetti inclinati dotati di pannelli fotovoltaici integrati. E in entrambi i
casi le coperture sono in parte movibili,
ossia è possibile orientare alcune porzioni del tetto per beneficiare al massimo
dell’irraggiamento solare nelle varie ore
del giorno e a seconda delle stagioni.
Come per l’abitazione progettata dagli
studenti tedeschi, anche quelle statunitensi utilizzano il legno e il vetro in
qualità di materiali principali. Sono in
legno le pareti e le tettoie protettive che
circondano la «LeafHouse», l’edificio
proposto dalla squadra del Maryland.
Mentre sono i vetri termici il fiore all’occhiello della «Ripple Home», l’abitazione ideata dal team di Santa Clara: si
tratta di vetri che si oscurano automaticamente (ma anche manualmente attraverso un sistema computerizzato) nelle ore
ECO & TECNO
Rating agli edifici:
il protocollo Itaca
Solar Decathlon, premiato
il binomio design-ambiente
la Technische Universitat di Darmstadt la vincitrice del Solar Decathlon, la competizione che ha
visto impegnati nella progettazione di abitazioni ecosostenibili i team di
20 università mondiali.
Patrocinato dal Dipartimento di energia statunitense in collaborazione con il
National Renewable Energy Laboratory, il progetto è stato portato avanti
per due anni e ha sortito l’esposizione
sul campo, presso il National Mall di
Washington, dal 12 al 20 ottobre scorso,
di tutti i prototipi delle innovative strutture sottoposte al vaglio della giuria. Oltre
all’ateneo tedesco sono saliti sul podio,
aggiudicandosi rispettivamente la medaglia d’argento e quella di bronzo, la
University of Maryland e la Santa Clara
University, entrambe statunitensi.
L’università di Darmstadt si è aggiudicata il massimo punteggio da parte delle
giurie Architettura, Illuminazione e Ingegneria. Secondo il team Architettura
l’edificio «Made in Germany» è da un
punto di vista del design perfettamente
in linea con la progettazione
“d’avanguardia”. L’abitazione, che si
presenta sotto forma di un mono-blocco
su un unico livello, è basata sull’uso di
legno e vetro, fra i materiali che meglio
rispondono alla domanda di ecosostenibilità ambientale. Riguardo all’illuminazione, gli esperti hanno giudicato particolarmente innovativa la proposta: «L’abitazione brilla nelle ore notturne con grande effetto scenografico», si legge nella
motivazione della giuria. Infine, sul fronte della progettazione ingegneristica, l’integrazione degli impianti, fotovoltaici e
non solo, che permettono di garantire
l’efficienza da un punto di vista dei consumi energetici, dell’isolamento termoacustico e della produzione di acqua calda è stata ritenuta «la migliore in assoluto». Tutti i materiali e le tecnologie impiegati sono rigorosamente made in Germany, di qui il nome dell’abitazione.
L’ateneo europeo ha infatti voluto caratterizzare la propria abitazione utilizzan-
vo il controllo dei consumi Stato restituisce il 55% dei
di riscaldamento, acqua e costi di acquisto e installagas quindi permette di ridur- zione e le banche coprono
re il numero dei dispositivi il restante 45% con una rata
installati nelle abitazioni.
di restituzione che può esse«EcoThermo risolve il re perfino più bassa dei riproblema degli scompensi sparmi ottenuti».
termici che sono causa delSeconda classificata dello
la tipica situazione che ve- Start Cup Torino Piemonte,
de appartamenti di diversi Ingenia si è aggiudicata un
piani dello
contributo di
stesso edifi12.500 euro.
cio o troppo L’idea presentata «L’obiettivo
caldi o tropdi Start Cup
po freddi –
è assicurare
a Torino
spiega Fedeconcretezza
rico Bari, per la «Start Cup» alle idee dei
project manapartecipanti
ger di Ingemettendoli in
nia –. L’utente può rispar- condizione di affrontare la
miare fino al 35% impostan- fase di start-up di una nuova
do opportunamente il valo- impresa», sottolinea Lorenre della temperatura in fun- zo Silengo docente all’Unizione delle effettive necessi- versità di Torino. E a quanto
tà». Vantaggi anche sul pare il progetto interessa
fronte del ritorno degli inve- molti se la competizione ha
stimenti: «Bastano pochi an- visto in gara quest’anno 160
ni per ammortizzare la spe- idee di business. «Quando
sa iniziale – assicura l’inge- sette anni fa lanciammo la
gnere – che si ripaga con i prima business plan competirisparmi attesi. Inoltre lo tion erano 27 le idee di im-
11
presa raccolte – sottolinea
Vincenzo Pozzolo di I3P –.
Il sasso lanciato ha prodotto
un’onda continua».
Ingenia è entrata di diritto fra i finalisti del Premio
nazionale
Innovazione
Pni), la competizione nazionale fra i progetti di impresa nati in ambito universitario.
La quinta edizione del
Pni, sponsorizzata quest’anno dalla società di telecomunicazioni mobili Vodafone
(che finanzierà il primo premio) vedrà in gara i progetti vincitori di 14 business
plan competition organizzate localmente da 33 atenei.
L’appuntamento con la finale è in calendario il prossimo 4 dicembre all’Università di Napoli: in palio 60mila euro per il primo classificato, 30mila per il secondo
e 20mila per il terzo.
M.FI.
@ www.premioinnovazione.it
l termine sostenibilità occupa ormai spazi sempre più rilevanti in tutti i media, e accende discussioni tra gli addetti ai
lavori e tra i comuni cittadini. È certamente positiva l’elevata sensibilità all’argomento, come più volte segnalato in questa
rubrica; il rischio sta nel fatto che, per mettere d’accordo tutti,
la questione si banalizzi e si arrivi a risultati limitati a convegni
più o meno scientifici, a pubblicazioni più o meno sdegnate,
senza però produrre nessuna operatività reale. In riferimento
alla sostenibilità degli edifici, gli specialisti del settore conoscono bene i percorsi, spesso tortuosi e non del tutto conclusi, che
hanno portato al recepimento nazionale della direttiva europea
2002/91/Ce («Epbd»). Il passaggio importante, in parte ancora
da metabolizzare, è l’aver introdotto la confrontabilità delle
misure, attraverso parametri semplici come i kWh/mq per il
massimo consumo energetico, come è stato fatto nel Dlgs
192/05 e, meglio ancora, nel Dlgs 311/2006.
Misurare infatti non comporta necessariamente la possibilità
di comparare: se i parametri che caratterizzano la prestazione
energetica di un fabbricato sono tanti, e i metodi che li generano hanno elevata opinabilità, allora sarà difficile o di fatto
impossibile decidere se il fabbricato x è stato progettato e
realizzato meglio del fabbricato y. Questa semplice affermazione nasconde molte insidie: se il legislatore infatti volesse, come
ha fatto nell’ultima finanziaria, incentivare anche economicamente chi progetta e realizza fabbricati di qualità sarebbe di
fatto ostacolato dalla non confrontabilità delle realizzazioni.
In fondo, la meritocrazia è tutta qui: accordarsi su come
misurare, e poi confrontare le misure. Ovviamente il rating, il
concetto anglosassone di misura confrontabile, non prevede
finanziamenti a pioggia. E questo spiega, probabilmente, una
parte delle opposizioni e delle difficoltà che i metodi di rating
incontrano dalle nostre parti.
La prestazione energetica di un edificio, d’altra parte, non è
che uno dei termini di valutazione di sostenibilità. Se fosse
questo l’unico parametro, allora il modello costruttivo più efficiente esisterebbe già, e non resterebbe che replicarlo all’infinito: un alveare, con involucro esterno coibentato e con inerzia
termica elevata, numero minimo di aperture, ventilazione meccanica per garantire i ricambi d’aria, e sistemi di illuminazione
basati su guide luce. Uno scenario da incubo, simile a qualche
film di fantascienza di quart’ordine. Al contrario, la sostenibilità
di un edificio è un problema complesso, con diversi gradi di
libertà: un edificio non è mai
uguale a un altro, perché come
minimo è costruito altrove.
Metodo già in uso
È esattamente questo il problema che si è posto l’Internatioin Piemonte,
nal Iniziative for a Sustainable
Built Environment (www.iisbe. Liguria e Veneto
org, in Italia www.iisbeitalia.
org): si tratta di un organo internazionale che ha elaborato un metodo di valutazione basato su
molti parametri, e ha reso disponibile un software, chiamato
«SBTool», sotto forma di fogli di calcolo Excel, scaricabili dal
sito web. Nel gennaio 2004 l’Associazione delle Regioni e
delle Provincie autonome italiane ha ufficialmente adottato
questo metodo, denominandolo Protocollo Itaca (www.itaca.
org). In sintesi, si tratta di una gerarchia di categorie, sottocategorie e criteri: esempi di categorie sono la qualità dell’ambiente
esterno, il consumo di risorse, i carichi ambientali, il comfort
interno. Una sottocategoria del consumo di risorse è, ad esempio, il consumo di energia non rinnovabile calcolato per l’intero ciclo di vita dell’edificio. Due criteri di questa sottocategoria
sono il fabbisogno annuale di energia primaria non rinnovabili
per l’operatività dell’edificio, ma anche l’energia non rinnovabile spesa per i materiali nell’intero ciclo di vita, dalla fabbricazione alla dismissione. A ogni criterio viene associato, tramite
tabelle, un valore da -1 a +5, per misurare il livello prestazionale dell’edificio confrontandolo con dei valori standard ed evidenziando una lacuna grave (se il risultato del confronto è -1) o
un’ottima prestazione (se il risultato del confronto +5). I criteri
sono poi moltiplicati per un peso, che ne stabilisce l’influenza
sul punteggio finale. L’obiettivo è quello di produrre un punteggio finale, assegnato all’opera, che sia confrontabile, ma anche
localizzato attraverso il sistema dei pesi. Un’amministrazione
locale potrebbe infatti decidere di pesare di più alcuni criteri
per incentivare alcune esigenze rispetto ad altre.
In questo senso, quanto stabilito dal 192/2005 e dal
311/2006 rappresenta un minimo sottoinsieme di quanto valutato dal protocollo Itaca. Il protocollo potrebbe quindi essere il
prossimo passo: da un «assessment» puramente energetico a
una valutazione di sostenibilità a tutto tondo, con relativi (potenti) strumenti di incentivazione a disposizione delle Pa, in particolare le Regioni. «Sono già tre (Piemonte, Liguria e Veneto) –
sottolinea Paola Zampiero, project manager per Iisbe Italia – le
regioni che utilizzano il protocollo come strumento di attestazione della sostenibilità degli edifici per incentivazioni normative ed economiche».
✉
[email protected]
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MATERIALI E TECNOLOGIE
PRODOTTI
12 - 17 novembre 2007
Nuove soluzioni rilanciano un materiale poco amato dall’architettura più creativa
Design, il vetrocemento si rifà il look
L’industria punta sulla possibilità di adattarsi a superfici complesse con trasparenze hi-tech
S
i veste di design il vetrocemento di nuova
generazione. Materiale protagonista
dell’edilizia industriale, poco amato dai progettisti più
creativi e simbolo di un’architettura “povera”, il vetrocemento si prepara ora a vivere una stagione di rilancio. E
se è vero che al momento sono
poco più di una decina le aziende al mondo in grado di sostenere la produzione «d’avanguardia», presto – prevedono
gli analisti – si assisterà a un
proliferare di specialisti e nuove realtà produttive capaci di
soddisfare la crescente domanda di soluzioni innovative.
Il New Deal del vetrocemento passa attraverso lo
“svecchiamento” della materia: le nuove proposte, di cui
il mercato comincia a offrire
un assaggio, sono in linea
con le richieste sempre più
personalizzate degli architetti
da un punto di vista della disponibilità di forme, dimensioni e colori. Il tradizionale
mattone in vetrocemento assume forme diverse per adattarsi a superfici complesse. E
diviene un materiale d’arre-
disegni, finiture e formati.
«In questo contesto Pegasus
è stato proposto nella brillante colorazione verde e con disegno vetro ondulato – sottolinea la società –. L’utilizzo
combinato dei due formati
quadrato e terminale di parete
lineare ha permesso inoltre di
rifinire le pareti del labirinto
“a tutto vetro”, migliorando e
impreziosendo l’aspetto estetico della realizzazione».
La parete del labirinto, che
si estende per 70 metri di lunghezza e un’altezza di 2 metri presenta una caratteristica
bordatura esterna sporgente,
le cosiddette “ali”, che ha permesso di ridurre le dimensioni del giunto esterno tra un
blocco e l’altro per dare vita
una superficie vetrata omogenea e trasparente.
Durante lo scorso Salone
del Mobile a Milano l’azienda era presente con l’installazione «Welcome Glassblock
on air» al Castello Sforzesco
curata dai designer Alessandro e Francesco Mendini.
GLASS LABYRINTH
E INSTALLAZIONE
A sinistra il Glass
Labyrinth realizzato
con 3.300 mattoni
di vetro Pegasus
di Seven Glassblock.
Nelle foto a destra
l’installazione
al Castello Sforzesco
curata dai designer
Alessandro e
Francesco Mendini.
do: la trasparenza del vetro
permette di ottenere effetti
sorprendenti sul fronte dell’illuminazione naturale degli
ambienti. I colori e le immagini che possono essere impressi sulla superficie offrono ad
architetti e designer infinite
possibilità di arredo con risultati altamente scenografici.
La resistenza del cemento rende poi il materiale adatto anche per gli usi più “estremi”.
Fra le aziende che hanno
saputo immediatamente adeguarsi al nuovo trend c’è la
toscana Seves Glassblock la
divisione del Gruppo Seves,
specificamente dedicata alla
produzione di mattoni in ve-
tro per l’architettura e l’arredamento. Con un marketshare mondiale di oltre il 40%
(fanno parte del “team” i
brand Vetroarredo, Solaris,
Vitrablok, Weck, Vidromatone, Sindaco) Seves Glassblock vanta all’attivo più di
200 decorazioni sulla base di
una decina di colorazioni disponibili. «Grazie all’uso di
materie prime della più alta
qualità, all’inserimento nelle
linee produttive di macchinari studiati appositamente, all’applicazione di antiche e
sperimentate tecniche di colorazione e di trattamento e a
rigorose procedure di controllo sistematico – spiega
l’azienda – abbiamo trasformato il vecchio vetrocemento
in un nuovo e raffinato oggetto d’arredo da fabbricarsi anche su misura».
La società è già stata protagonista di numerosi progetti:
si sono conclusi a settembre i
lavori per il nuovo centro termale di Panticosa nei Pirenei,
a firma dello studio MoneoBrock. «Per questa realizzazione – spiega Seves Glassblock – abbiamo messo a punto uno speciale mattone di vetro a sezione trapezoidale, ideato in collaborazione con i
progettisti, per ottenere il particolare effetto di una facciata
in movimento, capace di ri-
chiamare la conformazione a
strati sovrapposti tipica degli
alberi aghiformi del paesaggio boschivo locale». Vetrocemento made by Seves anche per il labirinto interamente vetrato realizzato all’interno del Parco delle Sculture
del Chianti che ospita 26
grandi installazioni scultoree
curate da artisti provenienti
da 22 Paesi del mondo.
L’installazione Glass Labyrinth è stata concepita dall’architetto-artista
inglese
Jeff Saward. Seves ha fornito 3.300 mattoni di vetro Pegasus, il prodotto di punta delM.FI.
la linea Design, disponibile in
una ricca gamma di colori, @ www.sevesglassblock.com
Kvadrat, al Moma
le piastrelle danesi
Luce al pavimento
con le fibre ottiche
«Parquet» per esterni
dai rifiuti in plastica
ono firmate
S
dai designer
francesi Ronan e
are vita a gioD
chi di luce sulle pavimentazioni.
ono compleS
tamenti riciclati i listoni per
Erwan Bouroullec le innovative
piastrelle componibili per pareti
che incastrandosi
l’una con l’altra
in infinite varianti
di colore danno vita a spettacolari
superfici tridimensionali.
Le
“placche”, che nell’effetto finale della composizione
ricordano le squame di rettili esotici, compongono
la nuova linea
North Tiles dell’azienda danese
Kvadrat interamente basata
sull’impiego di materiali riciclabili.
Le piastrelle sono disponibili in oltre 100 colori e in
numerose forme per consentire svariate composizioni: è
possibile rivestire intere pareti, mixando a piacimento i
colori a seconda dei gusti e
delle esigenze di arredo, oppure realizzare mosaici personalizzati selezionando i
“pezzi” preferiti. Oltre al risultato estetico, assolutamente inedito, le piastrelle contribuiscono all’isolamento acustico degli ambienti. Una caratteristica che unita alla
componente eco-sostenibile
ha permesso alle piastrelle
North Tiles di aggiudicarsi
il bollino di qualità da parte
dell’Agenzia danese per la
protezione dell’ambiente.
La certificazione Eu Flower
Certificate è stata assegnata
tenendo conto della composizione del materiale, privo di
sostanze tossiche, e poi i livelli di consumo di energia
durante la produzione. Un
ulteriore bollino blu è stato
concesso all’azienda da parte della Swedish Society for
Nature Conservation and Retailers che ha inserito le piastrelle nella lista degli
“Acquisti verdi di qualità”.
Riconoscimenti anche per il
design: le piastrelle North Tiles sono entrate a far parte
della collezione Design del
Moma di New York.
È
questa
la
“mission” di FiberOptic
Floors,
azienda Usa che
ha messo a punto
una linea di piastrelle con anima
in fibra ottica. I cavi in fibra vengono
letteralmente incastonati all’interno
di speciali pannelli
posti appena al di
sotto delle piastrelle traforate; la fibra serve ad attivare le lampade Led
(si può optare anche per lampade
alogene) che consentono di “colorare” la superficie e anche di permettere variazioni cromatiche in tempo reale.
La luce emessa viene “filtrata” attraverso le
trasparenze che compongono le texture delle piastrelle. Si tratta di ceramiche speciali ossia appositamente lavorate sulla superficie per garantire il
passaggio della luce. Sul pavimento si vengono
dunque a creare motivi luminosi multicolore e
cangianti che decorano la superficie e ne modificano l’immagine quando il sistema in fibra ottica
viene attivato attraverso un’apposita centralina
computerizzata.
Già ricco il catalogo: l’azienda offre ai clienti la
possibilità di personalizzare le superfici suggerendo motivi, anche complessi, tenendo conto dei gusti e delle specifiche esigenze di arredo. «È possibile inoltre anche “imprimere” loghi aziendali, per
caratterizzare le pavimentazioni di aziende e uffici», sottolinea la compagnia. Il tutto a spese contenute: le lampade Led, a luce fredda, sono a bassa
consumo energetico.
@ www.kvadrat.dk
@ www.fiberopticfloors.com
esterni che Material Connexion
di Milano – costola italiana della più grande
materioteca al
mondo
(oltre
4.000 i materiali
all’attivo e 40
quelli che si aggiungono mensilmente) – ha
inserito fra i 120
prodotti innovativi oggetto della mostra New
Materials Space, il nuovo spazio espositivo allestito in occasione dell’ultima edizione
del Saie di Bologna.
I nuovi listoni sono ottenuti dal riciclo di rifiuti
post-consumo e in particolare dal riutilizzo di contenitori in plastica per latte,
acqua e succhi di frutta.
Il materiale che si ottiene a seguito della lavorazione degli scarti è basato
al 100% su polietilene ad
alta densità (Hdpe) ossia
su una tipologia di polietilene poco ramificato, con
forze intermolecolari elevate e quindi maggior rigidità. E ciò rende il materiale adatto, oltre che per
le pavimentazioni, anche
per la realizzazione di tetti e coperture.
A basso costo (grazie
all’impiego di materiali riciclati), atossici, resistenti
all’azione dei raggi ultravioletti, i listoni sono disponibili in varie misure
e possono raggiungere
una lunghezza massima
di tre metri. Vasta la gamma dei colori di base per
rivestire una superficie
che riproduce in tutto e
per tutto le venature del
legno. I listoni riciclati –
spiega Material Connexion – sono già utilizzati per la realizzazione di
pavimentazioni e passerelle da esterni, pontili ed
elementi di arredo per
esterni.
[email protected] wnexion.com
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INNOVAZIONE
MATERIALI E TECNOLOGIE
13
Il complesso del Moorfield Eye Hospital ampliato dallo studio Penoyre & Prasad
Londra, alluminio e Led in ospedale
Un cascata di scaglie di metallo sulla facciata vetrata: «scenografia» con effetto frangisole
U
na cascata di scaglie in
alluminio. Illuminate con
lampadine Led multicolore. Si presenta così la facciata sud del Richard Desmond
Children Eye Centre il nuovo edificio da 4.200 mq che ha ampliato
il complesso del Moorfields Eye
Hospital di Londra, uno dei centri
di riferimento a livello mondiale
per la medicina oculistica.
Firmato dagli architetti Penoyre
& Prasad il progetto, del valore di
12,5 milioni di euro è frutto dell’intesa fra lo studio londinese e i designer di Lightscape Projects (del
Light Projects Group) e Tryka
Led, società entrambe specializzate in sistemi di illuminazione innovativi. «Questo progetto dimostra
come la sinergia fra il mondo dell’architettura e quello dell’illuminazione possa sortire opere innovative e trasformare le facciate degli
edifici in superfici magiche», spiega Roger Beckett, designer di Light Projects.
La realizzazione della scenografica facciata è stata infatti possibile
grazie a un mix di ingredienti: l’alluminio, il vetro e i Led. La struttura reticolare in alluminio, che si
comporta come una seconda pelle
dell’edificio, è stata posizionata al
di sopra della parete in vetro che
SPETTACOLO MULTICOLORE
Il Moorfield Eye Hospital di Londra. La struttura
reticolare in alluminio garantisce agli ambienti
interni piena illuminazione naturale
e protezione dal surriscaldamento.
caratterizza l’intero edificio. Il reticolato in alluminio è sottilissimo
ed è stato agganciato alla struttura
a livello del tetto: la rete non tocca
la parete in vetro ma la riveste
come fosse un grande frangisole.
L’effetto che se ne ottiene è duplice. Da un punto di vista estetico
il reticolato imprime “carattere” al-
l’edificio rendendolo unico nel suo
genere. Sul fronte del comfort la
cascata di alluminio, i cui singoli
elementi sono gestibili dall’interno
attraverso un sistema simile a quello che comanda le tende a scomparsa, garantisce la piena illuminazione naturale degli ambienti interni
schermando però l’edificio nelle
tro lo spessore totale della struttura) e leggerissimo, per consentire
ai “gabbiani” di muoversi con il
vento e di essere perfettamente
orientabili. Il sistema di illuminazione, basato sull’impiego di lampadine Led e quindi a basso consumo energetico, è stato invece allestito a livello della pavimentazione
di ogni singolo piano dell’edificio
(otto in totale i livelli). Una centralina computerizzata, consente di attivare le lampade nelle ore notturne, di selezionare il colore preferito oppure di optare per la modalità
«cangiante» che offre uno spettacolo continuo di colori. Non solo: è
possibile creare sulla facciata veri
e propri spettacoli di luce attraverso la proiezione di immagini sulla
vetrata. Il sistema è stato progettato per orientare l’illuminazione
esclusivamente verso l’esterno: ciò
per evitare che la luce disturbi i
pazienti ospitati all’interno della
struttura dove vengono curati bambini affetti da patologie oculistiche
e dove è stato trasferito l’Istituto di
oftalmologia del Moorfields Eye
Hospital.
ore più assolate. Le placche in alluminio tridimensionali «sono state
concepite – sottolinea Beckett –
per riprodurre idealmente uno stormo di gabbiani». Non a caso le
placche sono state battezzate «seaPAGINA A CURA DI
gulls» (gabbiani).
MILA FIORDALISI
Il reticolato in alluminio è sottilissimo (al di sotto di un centime- @ www.penoyre-prasad.net
Involucri, con il sistema Artos
rivestimenti inox «su misura»
Pink Pavillion, il poliuretano
protagonista alla Triennale
na struttura metallica
U
in acciaio inox specificamente studiata per il rive-
il poliuretano il
È
materiale che caratterizza il Pink Pavil-
stimento delle facciate degli edifici. Questo il biglietto da visita di Artos, il sistema messo a punto dalla
tedesca Kufferath e distribuito il Italia in esclusiva
da Alpewa.
Cinque le collezioni disponibili, ciascuna composta da numerose varianti applicative. Alpha è la soluzione pensata per il rivestimento di pareti, soffitti e
anche per la copertura di
elementi riscaldanti: grazie
alla riflessione della luce
sul tessuto in acciaio è garantita la luminosità dell’ambiente circostante. Beta è meno rigida soprattutto nell’ordito; Gamma si distingue per la tessitura particolarmente fine; Lambda
presenta bombature da un
lato mentre è liscia dall’altro, offrendo dunque due
diverse superfici in un’unica soluzione; Sigma, infine, ha una tessitura variabile, da 2 a 4 funi che consente flessibilità in direzione
longitudinale e rigidità in
trasversale e permette quindi di realizzare anche frangisole e pannelli per ringhiere e parapetti. «È possibile inoltre sviluppare modelli su richiesta – spiega
l’azienda – rispondenti a
particolari esigenze progettuali, con supporto tecnico
nelle fasi di installazione».
Alpewa vanta all’attivo
lion, la costruzione
sperimentale a firma
di Gaetano Pesce localizzata all’esterno
della Triennale di Milano e destinata ad accogliere, fino al 27
gennaio 2008, laboratori per bambini legati
alle mostre in corso alla Triennale.
Ecocompatibile, il
poliuretano è un materiale privo di sostanze tossiche, è resistente alle muffe,
è smaltibile come qualsiasi altro rifiuto
solido urbano, non inquina il terreno e
in alcuni casi può essere riciclato mediante macinazione o recupero e riutilizzo di materie prime. Pur essendo considerato un materiale innovativo in campo architettonico, in realtà il poliuretano è già ampiamente utilizzato per la
produzione di volanti e paraurti di auto,
imbottiti e mobili, protesi artificiali. E
in edilizia è impiegato per la realizzazione di pannelli isolanti.
Per il Padiglione Rosa – struttura
pilota realizzata per testare l’impiego
del poliuretano per la costruzione di
habitat di emergenza – Pesce ha adottato Bayer Spray Arte una schiuma in
spray creata nei laboratori di BaySystems Iberia e in collaborazione con
BaySystems Italia. La schiuma consente la rapida costruzione di strutture tridimensionali leggere e stabili e per il
progetto di Pesce le proprietà del prodotto (quali la densità e la reattività) sono
state adattate alle specifiche esigenze
progettuali.
L’applicazione del poliuretano espanso, in colore rosa schocking, è stata
■
L’aeroporto internazionale di Bangkok
Centro di documentazione
dedicato al Muro di Berlino
■
anziché per stampaggio la
staffa ha proprietà meccaniche che consentono la realizzazione di facciate ventilate dalle forme e dalle
dimensioni
particolari.
«La lunghezza variabile
della staffa – spiega ancora Alpewa – consente l’impiego di materiale isolante
di qualsiasi spessore, offrendo un clima ideale all’interno degli edifici e un
conseguente
risparmio
energetico».
Alpewa distribuisce in
esclusiva anche il sistema
fotovoltaico Prefa Solar
XL di Prefa. Si tratta di un
nastro fotovoltaico, costituito da celle solari in silicio amorfo integrate e in
falda (senza quindi la necessità di ulteriori elementi di fissaggio) creato per
coperture in doppia aggraffatura Prefalz a bassa pendenza.
un’intera gamma di sistemi per coperture e facciate
metalliche: oltre ad Artos
la società propone Allface
il nuovo sistema di supporto per facciate ventilate.
Allface è realizzato totalmente in alluminio ed è la
staffa, anch’essa in alluminio, a rappresentare il cuore del sistema.
Prodotta per estrusione @ www.alpewa.it
infatti eseguita sotto la supervisione di
Pesce per consentire la creazione di una
grande varietà di effetti superficiali. Per
il pavimento il progettista ha scelto il
sistema poliuretanico Artwalk di Api,
azienda di Mignanego (Ge), con materie prime BayerMaterialScience. In dettaglio, il pavimento è stato realizzato
con resine liquide colate direttamente
sul posto in modo da ottenere superfici
uniformi e prive di giunture. Il sistema
Artwalk permette di riprodurre sulla superficie qualsiasi colore, motivo o disegno e di mantenerli inalterati nel tempo
grazie alla posa di uno strato protettivo
di poliuretano trasparente.
Non è la prima volta che Gaetano
Pesce utilizza i poliuretani Bayer MaterialScience: la collaborazione con
l’azienda risale addirittura al 1969, anno in cui il progettista ideò le sedute
della ormai celebre Up Collection, la
più stravagante delle quali è “Big Foot”.
Fra
le
ultime
novità
“poliuretaniche” c’è la poltrona Shadow, realizzata per Meritalia con poliuretano Bayfit in forma liquida che riempie gli spazi vuoti creati dalla forma del
corpo di chi si accomoda.
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