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A mio padre
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Prima edizione: gennaio 2016
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Stampato presso Giunti Industrie Grafiche S.p.A.
Stabilimento di Prato
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Introduzione
La presenza sempre maggiore della pedofilia nel mondo, le
pratiche di abuso dei minori nelle istituzioni educative, la mercificazione dei corpi dei bambini sulla Rete, la vasta diffusione
di siti pedopornografici a disposizione di persone che cercano
il piacere e la sessualità violando l’intimità dei bambini e dei
ragazzi, ci pone davanti al problema di trovare strumenti più
efficaci per prevenire e combattere i fenomeni della pedofilia e
dell’abuso sessuale nella nostra società. Al tempo stesso obbliga
gli studiosi di scienze umane a una comprensione approfondita
delle motivazioni che spingono gli adulti verso questo genere
particolare di sessualità. Analizzare il fenomeno della pedofilia
comporta inevitabilmente dover entrare in una dimensione arcaica e ancora oscura della vita psichica degli individui, dove
abitano la sessualizzazione obbligata della relazione con l’altro
e l’interesse erotico per soggetti ancora immaturi, che stanno a
indicare la presenza nell’adulto di un orientamento sessuale perverso. Significa, inoltre, doversi occupare di quelle particolari
relazioni umane in cui, a fianco di disposizioni affettive verso i
bambini, sono presenti pratiche di abuso e atti di violenza sessuale compiuti da adulti di cui in generale i bambini si fidano.
Se svolgiamo un’indagine sulle diverse espressioni della
pedofilia, nei differenti ambienti in cui si può manifestare,
scopriamo che essa non sempre è associata a degli abusi veri
e propri: le tipologie del comportamento pedofilo sono molteplici e non implicano sempre e comunque un contatto fisico
con il bambino. L’interesse dell’adulto per il bambino, pur se
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erotizzato, può limitarsi a una forma di attenzione morbosa di
un mentore per un discepolo, di un educatore per un allievo, di
un capo scout per una matricola, che non sempre e comunque
sono violati. Del resto è pur vero che il termine pedofilia definisce la tendenza a orientare l’interesse e il desiderio sessuale
verso i minori; quando persiste nel tempo e si manifesta come
un’attrazione rivolta esclusivamente verso persone immature e
inadeguate al rapporto sessuale, sta a indicare che essa si fonda
su di una forma di perversione sessuale che abolisce quasi del
tutto l’interesse per altri oggetti d’amore sessualmente maturi.
Il pedofilo è l’adulto che si sente attratto dal bambino, o dalla
bambina, che li desidera e si eccita al pensiero di averli per sé,
ma non necessariamente ne abusa, a volte si limita a prendersene
cura e a trarne un piacere a distanza.
La pedofilia andrebbe, pertanto, tenuta distinta dal comportamento sessuale violento, dall’abuso e dal maltrattamento dei
minori, anche se è vero, purtroppo, che negli anni più recenti
le pratiche pedofile e i rapporti degli adulti pedofili con i bambini e i ragazzi preadolescenti contengono sempre più spesso
violazioni sessuali e maltrattamenti. Proprio per questo motivo
è sempre più di uso comune utilizzare il termine pedofilia per
indicare una tipologia ampia di comportamenti che includono
anche forme di violenze che in casi estremi portano alla distruzione fisica del bambino abusato. Rispetto agli anni in cui furono eseguiti i primi studi clinici sulla personalità pedofila e
furono formulate le prime interpretazioni psichiatriche e psicologiche delle sue peculiari caratteristiche (1886, 1905, 1910,
1923, 1937), in effetti, è molto cambiato il tipo di relazione che
il pedofilo instaura con i bambini o i ragazzi con cui entra in
contatto per vari motivi; quando essa si traduce in una relazione
di fiducia che determina una forma di potere dell’adulto e influenza la personalità dei minori, compaiono spesso anche la
violazione sessuale e i maltrattamenti. oggi, in una società dove
si manifesta in misura sempre maggiore una violenza gratuita
sulle componenti deboli del tessuto sociale, come le donne e
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i bambini, credo che non si possa più nemmeno considerare
l’esistenza di rapporti tra adulti pedofili e bambini che non contengano intenzioni di prevaricazione psicologica e molestie di
tipo sessuale.
Ci si rende subito conto che già a partire dalla sua definizione
psicologica e dalla sua collocazione in una determinata categoria
di comportamenti interpersonali e sociali, lo studioso incontra
le prime difficoltà a inquadrare il concetto di pedofilia e, di conseguenza, a definire univocamente la personalità del pedofilo.
Il tema della pedofilia, da un punto di vista psicologico e sociologico, risulta complesso da analizzare perché è sempre inserito
in un contesto di relazioni affettive d’importanza primaria, come
quelle tra parenti prossimi o acquisiti e minori, tra insegnanti e
studenti, tra educatori e allievi, tra mentori e discepoli, dove si
manifestano sentimenti forti e profondi, dove esiste sempre un
bambino che prova amore o amicizia verso degli adulti da cui dipende e dai quali si aspetta di ricevere un’offerta di sicurezza affettiva, mentre al contrario finisce per sperimentare una perdita
di fiducia. Relazioni dove abitano allo stesso modo sentimenti di
amore e di cura dell’adulto nei confronti di un bambino che si
mischiano a disposizioni alla violazione del suo corpo e della sua
vita psichica.
La pedofilia può essere definita come una zona di confine,
dove i comportamenti abusanti sono mischiati ad altri gesti che
concernono la presa in cura e l’accudimento dei minori che frequentano una scuola, le manifestazioni d’amore per i bambini
all’interno di una famiglia molto allargata, le attività educative o
formative di una comunità laica o religiosa. tutti ambiti relazionali nei quali è davvero difficile, a volte, distinguere dove finisce
il comportamento di ascolto e di accudimento, l’accoglienza affettuosa, e dove si manifesta un interesse sessuale o comincia
diversamente un gesto di abuso. Reati legati alla pedofilia si sono
verificati in tutte le tipologie di istituzioni sociali dove sono presenti bambini e ragazzi in età prepuberale: in primo luogo le
famiglie (s’intendono le famiglie allargate, e si escludono i rap7
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porti incestuosi con i genitori che non rientrano strettamente
nel quadro della pedofilia), i centri religiosi come gli oratori di
quartiere, le scuole dell’infanzia e quelle di grado superiore, i
seminari religiosi, le scuole e i collegi confessionali, i centri sportivi, fino ad arrivare alle associazioni giovanili e le comunità di
recupero sociale dei minori che presentano delle difficoltà.
Pertanto, affrontando oggi il problema pedofilia, non si può
non fare cenno alla caduta etica della società che, a differenza
della società che esisteva anche solo qualche decennio fa, autoproduce in più ambiti sociali nuove forme di violenza sia fisica
sia psicologica che portano alla riduzione delle persone a puri e
semplici corpi da mercificare, quasi fossero oggetti di consumo
quotidiano da poter utilizzare per soddisfare un desiderio non
proprio legittimo o per trarne un qualche profitto. nella nuova
società della violenza gratuita e della perdita della solidarietà sociale, in cui domina a volte l’uso crudele dell’altro, in cui conta
più quello che Io sono e la soddisfazione che voglio ottenere dalla
vita piuttosto che il bene comune e l’interesse collettivo, sono
proprio la spontaneità e la creatività delle nuove generazioni, dei
ragazzi del mondo a essere minacciate, sacrificate, spesso svendute per profitto, per soddisfare le esigenze sessuali dei benestanti, del potente di turno, che cercano ragazzi e ragazze sempre
più giovani che riescano a eccitare e a soddisfare i loro sempre
più pedofilici pruriti sessuali. Con il passare degli anni, davanti a
questa caduta etica generale, anche le istituzioni educative, anche
le scuole confessionali, le associazioni caritatevoli gestite dalla
Chiesa cattolica, le comunità religiose molto ortodosse, si sono
incrinate violando i principi della moralità e dell’integrità che le
caratterizzavano, a volte fino ad arrivare all’eccesso dell’abuso
sessuale sui bambini reiterato più e più volte.
Il comportamento sessuale violento, nelle istituzioni educative, soprattutto quelle religiose, è molto diffuso ed è messo
in atto sempre da uno o più soggetti di genere maschile,1 ed è
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nel 2009, una dichiarazione dell’osservatore permanente della Santa Sede
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molto raro che a essere coinvolte nelle pratiche di abuso siano
delle donne. Essi sono sempre figure dominanti e personalità
che potremmo definire persino carismatiche, che esercitano un
potere incommensurabile sul bambino, persone che sono capaci
di condurlo abilmente nel loro mondo attraverso la complicità
e la protezione dell’intera istituzione che nascostamente tollera
le pratiche di abuso.
Ed è proprio qui che i pedofili molestatori agiscono sostanzialmente indisturbati. Sapendo di poter godere della piena fiducia dei minori che sono loro affidati e di esercitare su di loro
una forte influenza, essi trasformano la relazione educativa in un
esercizio di manipolazione della personalità che serve a convincere il minore che le pratiche abusanti, l’interesse sessuale per
l’adulto, sono desideri nascosti e autentici che abitano già dentro
la mente del bambino, ma non si sono potuti esprimere fino a
quel momento. una logica di coercizione mascherata da interesse umano, da impegno educativo amorevole, che lede i diritti
dei bambini che sono affidati a queste istituzioni, che vanificano
già solo con le regole di ferrea sudditanza agli adulti il mandato
sociale di agire per educare alla vita, con rispetto e attenzione per
la loro personalità in formazione e cercando di tutelare la loro
integrità psicologica.
nel testo si analizza, attraverso lo strumento della psicologia
psicoanalitica, la personalità del pedofilo per inquadrarla per
prima cosa in una dimensione psicologica relazionale, cercando
cioè di delineare le motivazioni psicologiche della pedofilia e
di definire la sua organizzazione sessuale perversa, mettendole
in relazione con le vicende che hanno caratterizzato la storia
famigliare del soggetto, il suo ambiente affettivo originario. A
tale scopo ci si sofferma sull’importanza che può avere il trauma
all’onu stimava che almeno il 5% dei sacerdoti fosse responsabile di atti
sessuali sui bambini; ma studi effettuati negli Stati uniti, pubblicati in un libro del 2009: Atti impuri. La piaga dell’abuso sessuale nella Chiesa cattolica,
a cura di Mary Gail Frawley-o’Dea e Virginia Goldner hanno dimostrato
che sono molti di più, attorno al 9%.
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infantile per il soggetto che diventa un adulto pedofilo: per
trauma s’intende non solo il trauma sessuale precoce, che a volte
è presente nella storia personale del pedofilo e altre volte no,
ma anche un insieme di esperienze relazionali vissute per lo più
nell’ambito famigliare che possono aver assunto comunque il
significato di esperienze traumatiche per la personalità in formazione del bambino. L’inadeguatezza dell’ambiente famigliare nel
corso dell’infanzia può aver impedito o limitato uno sviluppo
psicosessuale armonico nei figli. nei resoconti dei casi clinici,
presenti nella letteratura psicoanalitica che si occupa di questo
tema, i pazienti pedofili che, nel corso del trattamento analitico,
hanno ricostruito le vicende personali e rievocato le storie famigliari sembrano confermare questa tesi.
Proseguendo, si passa ad analizzare la relazione pedofila, il
contesto interpersonale nel quale si producono l’atto pedofilo e
l’attribuzione di un significato erotico al rapporto con il bambino.
La sessualizzazione della relazione adulto/bambino è una forma
coatta di rapporto con l’altro in cui non c’è spazio per l’inventiva e la creatività: il bambino diventa l’oggetto del desiderio ma
anche l’oggetto d’uso del pedofilo. Per spiegare questo processo
di sessualizzazione della relazione si fa riferimento al concetto di
perversione sessuale e in particolare alla perversione feticistica, nella
cui struttura sembra possibile collocare la modalità di relazione
perversa con oggetti d’amore reificati e al tempo stesso idealizzati
che è tipica dei rapporti pedofili.
Successivamente si cerca di indagare il rapporto tra pedofilia e abuso sessuale evidenziando le componenti di crudeltà, di
agito violento che si associano alle varie forme di erotismo con i
minori che possono assumere le caratteristiche di una relazione
sadomasochistica vera e propria. Per spiegare quest’ulteriore
passaggio della sessualità perversa s’introduce il concetto di perversione della perversione, in cui oltre all’orientamento sessuale
deviato compare nell’adulto una manifestazione di sadismo e di
piacere a infliggere forme di sofferenza alle giovani vittime, che
per sudditanza all’adulto sono almeno in parte compiacenti.
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Si prosegue cercando di analizzare la pedofilia nelle istituzioni, mettendo in relazione la perversione pedofila con l’ambiente sociale o istituzionale in cui essa si manifesta prevalentemente. In questi contesti per lo più di tipo socioeducativo e
terapeutico, l’interesse umano per i bambini diventa violazione
della personalità che a sua volta si trasforma facilmente in una
pratica di abuso sui minori da parte di uno o più adulti. Questi
ultimi rappresentano un riferimento per i bambini e i ragazzi
che partecipano alle attività, ed essi usano la fiducia e il potere a
loro disposizione per influenzare la loro personalità.
Mi preme sottolineare l’importanza che per me ha avuto effettuare uno studio teorico/clinico della personalità del pedofilo,
un quadro d’insieme che ho potuto ricostruire sia attingendo a
qualche esperienza clinica personale e sia alla letteratura specifica sull’argomento. Lo studio teorico/clinico mi è servito non
solo per comprendere la personalità complessa del pedofilo ma
anche per arrivare a capire i comportamenti violenti prevaricanti che sono presenti in generale nell’ambiente sociale e in
modo particolare in tutte quelle istituzioni che hanno un mandato sociale di cura e di formazione del minore. un’analisi psicologica della pedofilia è indispensabile per comprendere come
si organizza questa forma di sessualità perversa nell’adulto di genere maschile e perché essa resta costantemente attiva nella sua
mente, dopo anni, visto che si struttura nell’infanzia e rimane
inalterata fino all’adultità. La perversione sessuale modifica le
caratteristiche fisiche e psichiche dell’oggetto del desiderio sessuale e porta l’adulto a prediligere solo quei soggetti che sono
ancora immaturi sessualmente; come si sa, essa è presente quasi
esclusivamente negli adulti di genere maschile e questa prevalenza di genere, almeno in parte, si comprende attraverso un’analisi psicologica delle relazioni famigliari che contribuiscono a
indirizzare la sessualità verso una deriva perversa.
I pedofili sono persone di ogni età ed estrazione sociale di
genere maschile che scelgono i loro oggetti di desiderio, sia maschi sia femmine, negli ambiti più disparati, spesso anche all’in11
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terno delle relazioni famigliari allargate, un po’come accadeva in
passato nelle famiglie contadine dedite alla mezzadria, dove la
violazione sessuale dei bambini era molto frequente. Questa specificità di genere del pedofilo trova un’ulteriore conferma nelle
pratiche di abuso che si manifestano in molte istituzioni formative e scolastiche, in quelle religiose, e non si riesce bene a capire
perché coinvolge sempre e solo gli uomini e non le donne; tanto
meno si sa con certezza quanto il contesto istituzionale giochi un
ruolo rilevante nel favorire gli abusi e i maltrattamenti sui minori.
Dato il contenuto scabroso della violazione del minore e la condanna sociale che si accompagna, è difficile reperire materiale
che ci possa aiutare a comprendere le dinamiche interpersonali e
istituzionali che alimentano il fenomeno; i pochi studi effettuati
sulle comunità laiche e religiose nelle quali sono stati compiuti
abusi su bambini e ragazzi si contano sulle dita di una mano.
Per costruire le chiavi di lettura della pedofilia, oltre che dei
casi clinici da me seguiti, mi sono avvalso in particolare degli
studi psicologici sulla personalità e sulla relazione pedofila contenuti nel testo di Cosimo Schinaia sulla pedofilia (2001), sugli
studi psicosociologici e sulla documentazione clinica sui preti
predatori, sulle vittime e sui superstiti che si sono sottoposti a
un trattamento analitico, che sono inseriti nel libro curato da
Mary Gail Frawley-o’Dea e Virginia Goldner sull’abuso sessuale nella Chiesa cattolica americana (2007). Mi sono state,
inoltre, di aiuto, le considerazioni psicodinamiche contenute nel
più recente studio psichiatrico e psicoanalitico di Paolo Curci
e Cesare Secchi sulle comunità ad andamento totalizzante, che
prende spunto dalle vicende della comunità Il Forteto del Mugello in toscana, fondata da Rodolfo Fiesoli, e la requisitoria
del Pubblico ministero ornella Galeotti che analizza le caratteristiche delle relazioni comunitarie e la pratica comune dei
maltrattamenti operati sui ragazzi della comunità.2
2
Lo scritto, dal titolo “Le comunità ideologiche”, è apparso sulla Rivista
Sperimentale di Freniatria (n. 2, 2014). La requisitoria del Pubblico mi-
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una conferma della prevalenza del genere maschile tra i
pedofili ci viene proprio quando la pedofilia si traduce essenzialmente in pratiche di abuso sessuale e in maltrattamenti che
si manifestano all’interno di contesti istituzionali collettivi, nei
quali si stabiliscono dei rapporti molto stretti e di forte dipendenza tra gli adulti che le governano, o ci lavorano, e i bambini
o i ragazzi. Queste relazioni col tempo diventano dei rapporti
particolari in cui è presente una rilevante asimmetria che avvantaggia l’adulto e subordina il bambino alla volontà e all’arbitrio
dell’altro. Per questo tipo di investimento affettivo che compie
sul suo mentore, il bambino finisce per sottomettersi in maniera
acritica e totale alla sua volontà.
un altro compito di questo libro è rispondere al perché la pedofilia coinvolge solo gli adulti maschi e perché succede in particolare proprio in questi contesti socioeducativi. Spiegare come
accade che queste istituzioni strutturate a volte come comunità
chiuse, con regole severe e principi etici cui si attengono un po’
tutti, dove dominano figure autoritarie che di solito sono a capo
delle istituzioni, che sono governate da ideologie o credenze altrettanto forti, siano spesso colpite dalle derive pedofile, messe
in atto proprio da quelle autorità indiscusse che le governano,
è un’altra forma di analisi psicosociale che, grazie alla moderna
psicoanalisi applicata ai gruppi sociali, cerca di arrivare alla comprensione del fenomeno degli abusi sessuali nelle istituzioni prese
in esame. Istituzioni che, come ho ricordato, sono definite ideologiche, cioè basate su di un’idea dominante, nelle quali vige una
dipendenza forte degli adepti nei confronti dei leader carismatici,
una sottomissione a regole, condotte e scopi sociali comuni, cui
tutti partecipano in maniera indiscussa senza potersi sottrarre se
non subendo la pena dell’esclusione dall’istituzione stessa.3
3
nistero ornella Galeotti fa parte degli atti del processo resi pubblici nel
giugno 2015.
Vedi sempre in proposito l’articolo di Paolo Curci e Cesare Secchi, “Le
comunità ideologiche”, pubblicato sulla Rivista Sperimentale di Freniatria
(n. 2, 2014).
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La facilità con la quale si manifestano i comportamenti pedofili in contesti istituzionali educativi e in comunità chiuse dipende
dai rapporti che si sviluppano in tali contesti, e soprattutto dalla
chiusura verso il mondo esterno e dai rapporti di potere che regolano le relazioni tra adulti, ragazzi e bambini, o esse sono più
in relazione con le caratteristiche della personalità perversa dei
responsabili e degli operatori di tali realtà istituzionali?
L’orco, il maschio adulto pedofilo, che noi possiamo supporre
essere già potenzialmente orientato in senso perverso sessuale,
che è in qualche modo portatore di una sessualità aggressiva che
prende di mira i più deboli, si va a nascondere dentro quelle
mura, dove sa che potrà trovare le sue prede e avrà facile accesso
alla loro intimità (per giunta da una posizione di dominio), oppure egli diventa compiutamente l’uomo nero malvagio proprio
stando lì dentro, a stretto contatto giornaliero e continuato con
le sue vittime? La perversione pedofila ha bisogno per manifestarsi proprio di relazioni asimmetriche di dominio e possesso
forte dell’altro, oppure questa è un’aggiunta, una condizione
sociale che favorisce maggiormente le molestie ma non è una
condizione necessaria per stimolare i comportamenti pedofili?
È il contesto istituzionale, oltre agli istinti, alle pulsioni parziali incontrollabili e alle storie personali pregresse di abusi subiti, più della struttura perversa della sessualità di cui parlano
gli psicoanalisti che hanno studiato i casi di pedofilia, a far diventare un adulto con compiti e funzioni educative un pedofilo sexual offender vero e proprio che molesta sessualmente e
maltratta le sue giovani vittime? o invece egli è già psicologicamente strutturato come un predatore di minori e, trovandosi
all’interno di una scuola o di una comunità, di una parrocchia,
approfitta della situazione e del potere effettivo che esercita
sulle fragili personalità dei bambini affidati alle sue cure, per
dare sfogo alle sue passioni sessuali, esprimendo se stesso nei
rapporti umani solo attraverso il codice erotico di quella che
viene definita, quando è accompagnata da abusi e violenza, la
perversione della perversione sessuale?
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