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Giovanni Falcone
maggio 1939 a Palermo in via Castrofilippo nel quartiere
della Kalsa, lo stesso di Paolo Borsellino e di molti ragazzi
futuri mafiosi come Tommaso Buscetta. Il suo parto ebbe
una particolarità: egli infatti apparve con i pugni chiusi e
senza urlare. Nel momento in cui nacque, dalla finestra
aperta entrò una colomba, simbolo di pace, che terrà come testimoniano i parenti - a casa.[3]
Giovanni Falcone
Giovanni Salvatore Augusto[1] Falcone (Palermo, 18
maggio 1939 – Palermo, 23 maggio 1992) è stato Foto di Giovanni Falcone allievo all'Accademia navale di
un magistrato italiano. Fu assassinato con la moglie Livorno (gennaio 1958).
Francesca Morvillo e tre uomini della scorta nella strage
di Capaci per opera di Cosa Nostra.
Il secondo nome di Giovanni, Salvatore, gli è stato dato in
Assieme al collega e amico Paolo Borsellino è considera- memoria dello zio materno Salvatore Bentivegna, tenento una delle personalità più importanti e prestigiose nella te dei Bersaglieri morto sul Carso colpito da una granata
lotta alla mafia in Italia, anche a livello internazionale.
durante la prima guerra mondiale. Il terzo nome Augusto
è dovuto alla passione del padre per la storia romana. Il
fratello del padre, Giuseppe Falcone, si arruolò anch'esso
1 Biografia
per la guerra come capitano nell'Aviazione e morì all'età
di 24 anni abbattuto con il suo aereo. Anche il padre di
Giovanni partecipò alla guerra: colpito alla testa, si ripre1.1 Origini e formazione
se dopo un anno passato tra la vita e la morte. In seguito
Nacque in una famiglia benestante: il padre Arturo si laureò e sposò Luisa, di tre anni più giovane. Pietro Bo(1904-1976)[2] era il direttore del laboratorio chimico nanno, fratello di sua nonna, fu prima assessore ai Lavori
di igiene e profilassi del comune di Palermo e la ma- Pubblici e poi sindaco di Palermo tra il 1904 e il 1905.
dre Luisa Bentivegna (1907-1982)[2] era figlia di un noto I Falcone dovettero abbandonare la Kalsa nel 1940 a cauginecologo della stessa città. Aveva due sorelle maggiori: sa dei bombardamenti della seconda guerra mondiale e
Anna (1934)[2] e Maria (1936)[2] . Venne al mondo il 18 sfollarono a Sferracavallo, un borgo che oggi fa parte della
1
2
riserva marina di Isola delle Femmine. Dopo il 9 maggio
1943 (bombardamento della passeggiata e dei palazzi del
porto) si trasferirono dai parenti della madre a Corleone.
Dopo l'armistizio di Cassibile, tornarono alla Kalsa dove,
a causa dei danneggiamenti riportati dal loro appartamento, vennero ospitati dalle zie Stefania e Carmela, sorelle
del padre. La prima era una musicista e si era formata
al Conservatorio di Palermo mentre la seconda era una
pittrice sullo stile di Francesco Lojacono.
Giovanni frequentò le scuole elementari al Convitto Nazionale di Palermo, le medie alla scuola “Giovanni Verga” e le superiori al liceo classico “Umberto I”. Aveva
la media dell'otto a scuola, frequentava l'Azione Cattolica[4] e trascorreva gran parte dei suoi pomeriggi in parrocchia facendo la spola tra quella di Santa Teresa alla
Kalsa e quella di San Francesco. Nella prima conobbe
padre Giacinto che diventò il suo cicerone e gli fece visitare il Trentino e Roma. Già da bambino, Giovanni giocava a ping-pong e con i soldatini di piombo. Inoltre, il
suo libro preferito era “I tre moschettieri”, che si faceva
leggere dalla madre non per la bellezza del libro, ma per
il suo significato: insieme, il bene può sempre battere il
male. All'età di tredici anni cominciò a giocare a calcio
all'Oratorio dove, durante una delle tante partite, conobbe Paolo Borsellino, più giovane di sei mesi, con cui si
sarebbe ritrovato prima sui banchi dell'università e poi
nella magistratura.
1
BIOGRAFIA
Notarbartolo per via degli avvenimenti legati al sacco di
Palermo. Nel corso della sua vita Giovanni avrebbe poi
cambiato tre case in quella stessa strada: una da ragazzo, una con la prima moglie Rita e poi un'altra ancora
con Francesca, la seconda moglie. Si laureò poi con 110
e lode nel 1961, con una tesi sull'istruzione probatoria in
diritto amministrativo, discussa con il professore Pietro
Virga.[1]
1.2 L'ingresso in magistratura e pizza
connection
Falcone vinse il concorso ed entrò nella magistratura italiana nel 1964 e in quello stesso anno nella Basilica della Santissima Trinità del Cancelliere sposò Rita Bonnici, maestra elementare di cinque anni più giovane. Nel
1965, a soli 26 anni, divenne pretore a Lentini: uno dei
suoi primi casi fu quello di una persona morta per un incidente sul lavoro. A partire dal 1966 fu poi, per dodici
anni, sostituto procuratore e giudice presso il tribunale di
Trapani. A poco a poco, nacque in lui la passione per il
diritto penale.[5] Nell'aprile del 1969 la malattia del padre
- un tumore all'intestino che lo avrebbe poi portato alla
morte nel 1976 - lo toccò profondamente. In quegli anni
Giovanni Falcone stava mutando profondamente, a cambiarlo non fu solo la mancanza del riferimento paterno
In parrocchia si appassionò anche al ping-pong e in una ma intervennero anche fattori esterni.
partita giocò con Tommaso Spadaro, personaggio di spic- Cominciò ad abbracciare i principi del comunismo soco della malavita locale impegnato nel traffico di stupe- ciale di Enrico Berlinguer in occasione delle elezioni pofacenti e oggi all'ergastolo. In quel periodo incrociò an- litiche italiane del 1976, sebbene la sua famiglia avesse
che Tommaso Buscetta, futuro boss mafioso che si penti- da sempre votato Democrazia Cristiana. Scontratosi per
rà proprio con Falcone negli anni Ottanta. Al liceo trovò questo motivo con la sorella Maria, motivò la sua scelil professore Franco Salvo, insegnante di storia e filosofia ta dicendo che, da profondo amante della Giustizia qual
seguace dell'Illuminismo che con i suoi insegnamenti ri- era, si poneva il problema di combattere le disparità sosultò fondamentale per la formazione del ragazzo. Decise ciali e nel comunismo intravedeva quindi la possibilità
di praticare l'attività sportiva a livello agonistico causan- di appianare le sperequazioni. Nel suo lavoro però non
do una distrazione dagli studi. Terminò il liceo all'età di si lasciò mai influenzare dalle idee politiche. Nel luglio
18 anni nel 1957 con il massimo dei voti; subito dopo 1978 ritornò a Palermo e cominciò a lavorare nella sesi trasferì a Livorno per frequentare l'Accademia navale zione fallimentare del tribunale, occupandosi di diritto
con il pretesto che amava il mare e che voleva laurearsi civile ed emettendo alcune sentenze di grande importanin Ingegneria. Intanto la sorella Maria stava studiando alla za. In quell'anno la Bonnici lasciò Falcone per fare ritorFacoltà di Giurisprudenza a Palermo e si teneva in stretto no a Trapani, dove si era innamorata del presidente del
contatto con il fratello.
tribunale della città.[6]
Dopo soli quattro mesi, nel gennaio del 1958, per la sua
attitudine al comando fu assegnato allo Stato Maggiore,
ma si stava convincendo sempre di più che la vita militare
non faceva per lui, mortificato dalle pesanti imposizioni.
Così, avendo la possibilità di scegliere, decise di tornare nella città natìa per iscriversi pure lui alla Facoltà di
Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Palermo. In
quegli anni ebbe modo di praticare diverse attività sportive con molta costanza, sebbene avesse dovuto abbandonare il livello agonistico nel 1956 a causa di un infortunio.
Si era così buttato nel canottaggio, frequentando la Canottieri Palermo durante tutti gli anni dell'università. Nel
1959 la famiglia Falcone fu costretta a trasferirsi in Via
Dopo l'omicidio del giudice Cesare Terranova, nel settembre del 1979, nonostante le preoccupazioni familiari,
accettò l'offerta che da tanto tempo Rocco Chinnici gli
proponeva e passò così all'Ufficio istruzione della sezione penale, che sotto appunto la guida di Chinnici divenne un esempio innovativo di organizzazione giudiziaria.[1]
Chinnici chiamò al suo fianco anche Paolo Borsellino,
che divenne collega di Falcone nello sbrigare il lavoro arretrato di oltre cinquecento processi.[7] Nel maggio del
1980 Chinnici affidò a Falcone la sua prima inchiesta
contro Rosario Spatola, un costruttore edile palermitano, incensurato e molto rispettato perché la sua impresa aveva dato lavoro a centinaia di operai. Doveva la sua
1.3
L'esperienza del pool antimafia
3
fortuna al riciclaggio di denaro frutto del traffico di eroi- tola avevano già perso la vita il capo della Mobile Boris
na dei clan italo-americani, guidati da Stefano Bontate, Giuliano e il capitano dei Carabinieri Emanuele Basile.
Salvatore Inzerillo, Carlo Gambino.
Il processo Spatola fu quindi molto delicato, ma rappreAlle prese con questo caso, Falcone comprese che per in- sentò anche un grande successo per Falcone perché venne
[1]
dagare con successo le associazioni mafiose era necessa- così universalmente riconosciuto il “metodo Falcone”.
rio basarsi anche su indagini patrimoniali e bancarie, ricostruire il percorso del denaro che accompagnava i traffici e avere un quadro complessivo del fenomeno. Notò
che gli stupefacenti venivano venduti negli Stati Uniti così chiese a tutti i direttori delle banche di Palermo e provincia di mandargli le distinte di cambio valuta estera dal
1975 in poi. Alcuni telefonarono personalmente a Falcone per capire che intenzione avesse e lui rimase fermo
sulle sue richieste.[8] Grazie a un attento controllo di tutte le carte richieste, una volta superate le reticenze delle
banche, e “seguendo i soldi” riuscì a cominciare a vedere il quadro di una gigantesca organizzazione criminale: i
confini di Cosa nostra. Risalì così al rapporto fra gli amici
di Spatola e la famiglia Gambino, rivelando i collegamenti fra mafia americana e siciliana. Il 6 agosto dello stesso
anno fu ucciso il procuratore capo di Palermo Gaetano
Costa e subito dopo assegnarono la scorta a Falcone.
Grazie a un assegno dell'importo di centomila dollari
cambiato presso la Cassa di Risparmio di piazza Borsa
di Palermo, Falcone trovò la prova che Michele Sindona
si trovava in Sicilia smascherando quindi il finto sequestro
organizzato a suo favore dalla mafia siculo-americana alla
vigilia del suo giudizio.[8] Nei primi giorni del mese di dicembre 1980 Giovanni Falcone si recò per la prima volta
a New York per discutere di mafia e stringere una collaborazione con Victor Rocco, investigatore del distretto
est.[9] Entrando negli uffici di Rudolph Giuliani rimase
stupito dall'efficienza e dai loro strumenti, fra i quali c'era
per esempio il computer. Falcone seppe instaurare subito
un rapporto di fiducia con Giuliani e con i suoi collaboratori Louis Frech e Richard Martin, oltre che con gli agenti
della Dea e dell'Fbi. Grazie a questa collaborazione riuscirono a sgominare il traffico di eroina nelle pizzerie.
Anche la stampa americana seguiva con attenzione questa sinergia e presentava la figura di Falcone con stima e
grandissimo favore.
Sono anni tumultuosi che vedono la prepotente ascesa dei
Corleonesi, i quali impongono il proprio feudo criminale
insanguinando le strade a colpi di omicidi. Emblematici i titoli del quotidiano palermitano L'Ora, che arriverà a titolare le sue prime pagine enumerando le vittime
della drammatica guerra di mafia. Tra queste vittime anche svariati e valorosi servitori dello Stato come Pio La
Torre, principale artefice della legge Rognoni-La Torre
(che introdusse nel codice penale il reato di associazione
mafiosa), e il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Il 6 giugno 1983 Rosario Spatola fu condannato, insieme
con 75 esponenti della cosca Spatola-Gambino-Inzerillo,
a dieci anni di reclusione ma sarebbe stato arrestato a
New York dall'Fbi, in collaborazione con la polizia italiana, solo nel 1999. In precedenza per indagare su Spa-
1.3 L'esperienza del pool antimafia
Il progetto del così detto "pool antimafia" nacque
dall'idea di Rocco Chinnici, inizialmente avvalendosi della collaborazione di Falcone, di Paolo Borsellino e di
Giuseppe Di Lello, ma successivamente sarebbe stato sviluppato da Antonino Caponnetto (subentrato a Chinnici,
ucciso il 29 luglio 1983) che, nel marzo 1984, avrebbe poi
costituito un "pool" composto da quattro magistrati (nel
frattempo si era aggiunto anche Leonardo Guarnotta) affinché coordinasse le indagini sfruttando l'esperienza maturata e quello sguardo d'insieme e sul fenomeno mafioso
portato da Falcone. I quattro magistrati erano affiatati,
amici e con un sogno comune: restituire la città ai palermitani e la Sicilia ai siciliani onesti. Il pool doveva occuparsi dei processi di mafia, esclusivamente e a tempo
pieno, col vantaggio sia di favorire la condivisione delle informazioni tra tutti i componenti e minimizzare così i rischi personali, sia per garantire in ogni momento
una visione più ampia ed esaustiva possibile di tutte le
componenti del fenomeno mafioso.
La validità del nuovo sistema investigativo si dimostrò subito indiscutibile, e sarà fondamentale per ogni successiva indagine, negli anni a venire.[1] Ma una vera e propria
svolta epocale alla lotta a cosa nostra sarebbe stata impressa con l'arresto di Tommaso Buscetta, il quale, dopo
una drammatica sequenza di eventi, decise di collaborare con la giustizia italiana. Il suo interrogatorio, cominciato a Roma nel luglio 1984 in presenza del sostituto
procuratore Vincenzo Geraci e di Gianni De Gennaro
del nucleo operativo della criminalpol, si rivelerà determinante per la conoscenza non solo di determinati fatti,
ma specialmente della struttura e delle chiavi di lettura
dell'organizzazione definita cosa nostra.
1.4 Il periodo all'Asinara ed il maxiprocesso di Palermo
Cosa nostra fece terra bruciata attorno ai magistrati italiani: dopo l'omicidio di Giuseppe Montana e Ninni Cassarà nell'estate 1985, stretti collaboratori di Falcone e di
Paolo Borsellino, si cominciò a temere per l'incolumità
anche dei due magistrati, che furono indotti per motivi di sicurezza a soggiornare qualche tempo con le famiglie presso il carcere dell'Asinara; per tale periodo il
dipartimento dell'amministrazione penitenziaria richiese
poi ai due magistrati un rimborso spese ed un indennizzo
per il soggiorno trascorso.[10] Qui iniziarono a preparare l'istruttoria; le inchieste avviate da Chinnici e portate
avanti dalle indagini di Falcone e di tutto il pool portarono
4
così a costituire il primo grande processo contro la mafia
in Italia; passato alla storia come il maxiprocesso di Palermo che iniziò il 10 febbraio 1986 e terminò il 16 dicembre
1987. La sentenza inflisse 360 condanne per complessivi 2665 anni di carcere e undici miliardi e mezzo di lire
di multe da pagare, segnando un grande successo per il
lavoro svolto da tutto il pool antimafia.[11]
1
BIOGRAFIA
guì ancora una volta il suo straordinario lavoro, realizzando un'importante operazione antidroga in collaborazione
con Rudolph Giuliani, allora procuratore distrettuale di
New York.
1.6 Il fallito attentato dell'Addaura e la
vicenda del “corvo”
Nel dicembre 1986, Borsellino viene nominato Procuratore della Repubblica di Marsala e lascia il pool.
Come ricorderà Caponnetto, a quel punto gli sviluppi
dell'istruttoria includono ormai quasi un milione di fogli processuali, rendendo necessaria l'integrazione di nuovi elementi per seguire l'accresciuta mole di lavoro; entrarono poi a far parte del pool altri tre giudici istruttori: Ignazio De Francisci, Gioacchino Natoli e Giacomo
Conte.
Il 21 giugno 1989, Falcone divenne obiettivo di un attentato presso la villa al mare affittata per le vacanze, comunemente detto attentato dell'Addaura: alcuni mafiosi piazzarono un borsone con cinquantotto candelotti di tritolo
in mezzo agli scogli, a pochi metri dalla villa affittata dal
giudice, che stava per ospitare i colleghi Carla del Ponte
e Claudio Lehmann. Il piano era probabilmente quello di
assassinare il giudice allorché fosse sceso dalla villa sulla
spiaggia per fare il bagno, ma l'attentato fallì. Inizialmente
venne ritenuto che i killer non fossero riusciti a far esplo1.5 L'elezione di Meli e la fine del pool
dere l'ordigno a causa di un detonatore difettoso, dandosi
Caponnetto si apprestava a lasciare l'incarico per ragioni quindi alla fuga e abbandonando il borsone.[13]
di salute, e raggiunti limiti di età. Alla sua sostituzione
Falcone dichiarò al riguardo che a volere la sua morte si
vennero candidati Falcone, e Antonino Meli. Nel settem- trattava probabilmente di qualcuno che intendeva blocbre 1987, dopo una discussa votazione, il Consiglio Su- carne l'inchiesta sul riciclaggio in corso, parlando inolperiore della Magistratura nominò Meli.[12] A favore di tre di “menti raffinatissime”, e teorizzando la collusione
Falcone, votò anche il futuro Procuratore della Repub- tra soggetti occulti e criminalità organizzata. Espressioblica di Palermo, Gian Carlo Caselli, in dissenso con la ni in cui molti lessero i servizi segreti deviati. Il giudice,
corrente di Magistratura Democratica cui apparteneva.
in privato, si manifestò sospettando di Bruno Contrada,
La scelta di Meli, generalmente motivata in base alla
mera anzianità di servizio, piuttosto che alla maggiore
competenza effettivamente maturata da Falcone, innescò
amare polemiche, e venne interpretata come una possibile rottura dell'azione investigativa, inoltre rese Falcone un
bersaglio molto più facile per la mafia, perché la sua sconfitta aveva dimostrato che effettivamente non era stimato
come si credeva; Borsellino stesso aveva lanciato a più riprese l'allarme a mezzo stampa, rischiando conseguenze
disciplinari; esternazioni che di fatto non sortirono alcun
effetto.
Meli si insedia nel gennaio 1988 e finisce con lo smantellare il metodo di lavoro intrapreso, riportandolo indietro
di un decennio. Da qui in poi Falcone e i suoi dovettero
fronteggiare un numero sempre crescente di ostacoli alla
loro attività. Cosa nostra intanto assassinò l'ex sindaco di
Palermo Giuseppe Insalaco, che aveva denunciato le pressioni subite da Vito Ciancimino durante il suo mandato.
Tempo dopo, i due membri del pool Di Lello e Conte si
dimisero polemicamente. Non ultimo, persino la Cassazione sconfessò l'unitarietà delle indagini in fatto di mafia
affermata da Falcone.
Il 30 luglio Falcone richiese addirittura di essere destinato a un altro ufficio, e Meli, ormai in aperto contrasto con Falcone, come predetto da Borsellino, sciolse ufficialmente il pool. Un mese dopo, Falcone ebbe
l'ulteriore amarezza di vedersi preferito Domenico Sica
alla guida dell'Alto Commissariato per la lotta alla Mafia. Nonostante gli avvenimenti, tuttavia, Falcone prose-
funzionario del SISDE che aveva costruito la sua carriera al fianco di Boris Giuliano. Contrada verrà poi arrestato e condannato in primo grado a dieci anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, sentenza
poi confermata in Cassazione.[14]
Ma al Palazzo di Giustizia di Palermo aveva preso corpo anche la nota vicenda del “corvo": una serie di lettere
anonime (di cui un paio addirittura composte su carta intestata della Criminalpol), che diffamarono il giudice e i
colleghi Giuseppe Ayala, Giammanco Prinzivalli più altri
come il Capo della Polizia di Stato, Vincenzo Parisi, e importanti investigatori come Gianni De Gennaro e Antonio
Manganelli. In esse Falcone veniva millantato soprattutto
di avere “pilotato” il ritorno di un pentito, Totuccio Contorno, al fine di sterminare i Corleonesi, storici nemici
della sua famiglia.
I fatti descritti venivano presentati come movente della
morte di Falcone per opera dei Corleonesi, i quali avrebbero organizzato il poi fallito attentato come vendetta per
il rientro di Contorno. I contenuti, particolarmente ben
dettagliati sulle presunte coperture del Contorno e gli accadimenti all'interno del tribunale, furono alimentati ad
arte sino a destare notevole inquietudine negli ambienti
giudiziari, tanto che nello stesso ambiente degli informatori di polizia queste missive vennero attribuite a un “corvo”, ossia un magistrato. Sebbene sul momento la stampa
non lo spiegasse apertamente al grande pubblico, infatti,
tra gli esperti di “cose di cosa nostra” (come Falcone) era
risaputo che, nel linguaggio mafioso, tale appellativo de-
1.7
Le critiche e la stagione dei veleni
signasse proprio i magistrati (dalla toga nera che indossano in udienza); le missive avrebbero così inteso insinuare la certezza che in realtà il pool operasse al di fuori
dalle regole, immerso tra invidie, concorrenze e gelosie
professionali.
Gli accertamenti per individuare gli effettivi responsabili
portarono alla condanna in primo grado per diffamazione del giudice Alberto Di Pisa, identificato grazie a dei
rilievi dattiloscopici. Le impronte digitali - raccolte con
un artificio dal magistrato inquirente - furono però dichiarate processualmente inutilizzabili, oltre a lasciare dubbi
sulla loro validità probatoria (sia il bicchiere di carta su
cui erano state prelevate le impronte, sia l'anonimo con
cui furono confrontate, erano alquanto deteriorati). Una
settimana dopo il fallito attentato, il C.S.M. decise la nomina di Falcone a procuratore aggiunto presso la Procura
della Repubblica. Di Pisa, che tre mesi dopo davanti al
C.S.M. avrebbe mosso gravi rilievi allo stesso Falcone sia
sulla gestione dei pentiti sia sull'operato, verrà poi assolto
in Appello per non aver commesso il fatto.[15]
5
contro Falcone che, a suo dire, avrebbe “tenuto chiusi nei
cassetti” una serie di documenti riguardanti i delitti eccellenti della mafia.[16] Le accuse erano indirizzate anche
verso il giudice Roberto Scarpinato, oltre al procuratore
Pietro Giammanco, ritenuto vicino ad Andreotti. Si asseriscono responsabilità politiche alle azioni della cupola
mafiosa (il cosiddetto “terzo livello”) ma Falcone dissente
sostanzialmente da queste conclusioni sostenendo, come
sempre, la necessità di prove certe e bollando simili affermazioni come “cinismo politico”. Rivolto direttamente a
Orlando, dirà: “Questo è un modo di far politica attraverso il sistema giudiziario che noi rifiutiamo. Se il sindaco di
Palermo sa qualcosa, faccia nomi e cognomi, citi i fatti, si
assuma le responsabilità di quel che ha detto. Altrimenti
taccia: non è lecito parlare in assenza degli interessati”.[17]
La polemica ha continuato ad alimentarsi anche dopo la
morte di Falcone; in particolare, la sorella Maria Falcone
in un collegamento telefonico con il programma radiofonico Mixer ha accusato Orlando di aver infangato suo
fratello: «hai infangato il nome, la dignità e l'onorabilità
di un giudice che ha sempre dato prova di essere integerrimo e strenuo difensore dello Stato contro la mafia [...]
lei ha approfittato di determinati limiti dei procedimenti
1.7 Le critiche e la stagione dei veleni
giudiziari, per fare, come diceva Giovanni, politica attra[18]
In un'intervista a KlauNell'agosto 1989 cominciò a collaborare coi magistrati verso il sistema giudiziario».
scondicio,
Leoluca
Orlando
ha
dichiarato
di non essersi
anche il mafioso Giuseppe Pellegriti, fornendo preziose
[19]
pentito
riguardo
alle
accuse
che
rivolse
a
Falcone
.
informazioni sull'omicidio del giornalista Giuseppe Fava,
e rivelando al pubblico ministero Libero Mancuso di es- Nel settembre 1991 Salvatore Cuffaro, all'epoca deputasere venuto a conoscenza, tramite il boss Nitto Santapao- to regionale della Democrazia Cristiana e anni dopo conla, di fatti inediti sul ruolo del politico Salvo Lima negli dannato per mafia, intervenne a una puntata speciale della
omicidi di Piersanti Mattarella e Pio La Torre. Mancu- trasmissione televisiva Samarcanda condotta da Michele
so informò subito Falcone, che interrogò il pentito a sua Santoro in collegamento con il Maurizio Costanzo Show e
volta, e, dopo due mesi di indagini, lo incriminò insieme dedicata alla commemorazione dell'imprenditore Libero
ad Angelo Izzo, spiccando nei loro confronti due mandati Grassi, ucciso da Cosa Nostra. In quella occasione, Cufdi cattura per calunnia (poi annullati dal Tribunale della faro - presente tra il pubblico - si scagliò con veemenlibertà in quanto essi erano già in carcere). Pellegriti, do- za contro la trasmissione (tra i cui ospiti era presente
po l'incriminazione, ritrattò, attribuendo a Izzo di essere Falcone), sostenendo come le iniziative portate avanti
l'ispiratore delle accuse.
da un certo tipo di “giornalismo mafioso” fossero degne
Lima e la corrente di Giulio Andreotti erano disprezza- dell'attività mafiosa vera e propria, tanto criticata e coti dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando e da tutto il munque lesive della dignità della Sicilia. Cuffaro parlò
movimento antimafia, per cui l'incriminazione di Pelle- di certa magistratura “che mette a repentaglio e delegittigriti venne vista come una sorta di cambiamento di rotta ma la classe dirigente siciliana”, con chiaro riferimento a
in quel momento uno dei politici più influenti
del giudice dopo il fallito attentato, tanto che ricevette Mannino,[20]
della
DC.
Con sentenza numero 1742 del 2013 il Trinuove e dure critiche al suo operato da parte di esponenbunale
civile
di Palermo ha disposto un risarcimento in
ti come Carmine Mancuso, Alfredo Galasso e in maniefavore
di
Cuffaro
da parte di Antonio Di Pietro, che aveva
ra minore anche da Nando Dalla Chiesa, figlio del comlinkato
sul
proprio
sito Internet il video dell'intervento di
pianto generale. Gerardo Chiaromonte, presidente della
Cuffaro
a
Samarcanda
con il titolo “Costanzo Show: ToCommissione Antimafia, scriverà poi, in riferimento al
tò
Cuffaro
aggredisce
Giovanni
Falcone”. Nella sentenza
fallito attentato all'Addaura contro Falcone: «I seguaci
il
Tribunale
ha
accertato
che
“non
si evince un attacco
di Orlando sostennero che era stato lo stesso Falcone a
diretto
di
Cuffaro
nei
confronti
del
giudice Falcone” e
organizzare il tutto per farsi pubblicità».
che lo stesso, semmai, si era scagliato contro un'inchiesta,
Nel gennaio 1990, Falcone coordina un'altra importante peraltro archiviata pochi giorni dopo la trasmissione, e
inchiesta che porta all'arresto di trafficanti di droga co- contro il Magistrato che la conduceva, persona diversa
lombiani e siciliani. Ma a maggio riesplose, violentissima, da Giovanni Falcone.[21]
la polemica, allorquando Orlando interviene alla seguitissima trasmissione televisiva di Rai 3 Samarcanda, de- Nel clima determinatosi nel periodo 1988-1991 Giovanni
dicata all'omicidio di Giovanni Bonsignore, scagliandosi Falcone spendeva ogni sua energia nel lavoro investigati-
6
vo sui cosiddetti “delitti politici” siciliani (gli omicidi di
Michele Reina, di Piersanti Mattarella, di Pio La Torre
e del suo autista Rosario Di Salvo), sottoscrivendo infine la requisitoria[22] con cui, il 9 marzo 1991, la Procura
di Palermo chiedeva per quei delitti il rinvio a giudizio
dei vertici di Cosa Nostra insieme a quello di esponenti dell'estrema destra quali Giuseppe Valerio Fioravanti
e Gilberto Cavallini, questi ultimi indicati quali esecutori materiali dell'omicidio Mattarella (vennero poi assolti
nel processo svoltosi, nella parte che li riguardava, dopo
l'uccisione di Falcone).
Negli stessi anni conduce insieme al capitano Arma
dei Carabinieri Angelo Jannone - allora in servizio a
Corleone - delle indagini finalizzate alla ricerca del latitante Totò Riina, autorizzando la collocazione di microspie presso le abitazioni di alcuni familiari e presso lo studio del commercialista Giuseppe Mandalari a Palermo.
Soprattutto le intercettazioni presso lo studio di Mandalari metteranno in luce una serie di collusioni massoniche e
politiche che furono ritenute particolarmente importante
e delicate dal magistrato che avverti il capitano Jannone:
“chi tocca questi fili muore”.[23]
1
BIOGRAFIA
davanti al CSM in seguito all'esposto presentato il mese prima (l'11 settembre) da Leoluca Orlando. L'esposto
contro Falcone era il punto di arrivo della serie di accuse mosse da Orlando al magistrato palermitano, il quale
ribatté ancora alle accuse definendole «eresie, insinuazioni» e «un modo di far politica attraverso il sistema giudiziario». Sempre davanti al CSM Falcone, commentando il clima di sospetto creatosi a Palermo, affermò che
«non si può investire nella cultura del sospetto tutto e tutti. La cultura del sospetto non è l'anticamera della verità, è
l'anticamera del khomeinismo». In questo contesto fortemente negativo, nel marzo 1992 viene assassinato Salvo
Lima, omicidio che rappresenta un importante segnale
dell'inasprimento della strategia mafiosa la quale rompe
così gli equilibri consolidati e alza il tiro verso lo Stato
per ridefinire alleanze e possibili collusioni.
Falcone era stato informato poco più di un anno prima
con un dossier dell'Arma dei Carabinieri del ROS che
analizzava l'imminente neo-equilibrio tra mafia, politica
e imprenditoria, ma il nuovo incarico non gli aveva permesso di ottemperare a ulteriori approfondimenti. Il ruolo di “superprocuratore” a cui stava lavorando avrebbe
consentito di realizzare un potere di contrasto alle organizzazioni mafiose sin lì impensabile. Ma ancor prima che
egli vi venisse formalmente indicato, si riaprirono ennesime polemiche sul timore di una riduzione dell'autonomia
della Magistratura e una subordinazione della stessa al
potere politico. Esse sfociarono per giunta in uno sciopero dell'Associazione Nazionale Magistrati e nella decisione del Consiglio Superiore della Magistratura che per
la carica gli oppose inizialmente Agostino Cordova.
La polemica sancì la rottura del fronte antimafia, Cosa
nostra sembrò trarre vantaggio della tensione strisciante
nelle istituzioni, cosa che avvelenò sempre più il clima
attorno a Falcone, isolandolo. Alle seguenti elezioni dei
membri togati del Consiglio superiore della magistratura
del 1990, Falcone venne candidato per le liste collegate
“Movimento per la giustizia” e “Proposta 88”, ma non
viene eletto. Fattisi poi via via sempre più aspri i dissensi
con Giammanco, Falcone optò per accettare la proposta
di Claudio Martelli, allora vicepresidente del Consiglio Sostenuto da Martelli, Falcone rispose sempre con lucidie ministro di Grazia e Giustizia ad interim, a dirigere la tà di analisi e limpidezza di argomentazioni, intravedensezione Affari Penali del ministero.
do, presumibilmente, che il coronamento della propria
esperienza professionale avrebbe definito nuovi e più efficaci strumenti al servizio dello Stato. Eppure, nonostante
1.8 Le dichiarazioni dei politici e l'ostilità la sua determinazione, egli fu sempre più solo all'interno
delle istituzioni, condizione questa che prefigurerà tristeLa vicinanza di Falcone al socialista Claudio Martelli mente la sua fine. Emblematicamente, Falcone ottenne i
costò al magistrato siciliano violenti attacchi da diversi numeri per essere eletto Superprocuratore il giorno priesponenti politici. In particolare, l'appoggio di Martelli ma della sua morte. Nell'intervista rilasciata a Marcelle
fece destare sospetti da parte del Partito Comunista Ita- Padovani per Cose di Cosa Nostra, Falcone attesta la sua
liano e di altri settori del mondo politico (Leoluca Orlan- stessa profezia: “Si muore generalmente perché si è soli
do in primis, oltre a qualche altro esponente della DC e o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muodiversi giudici aderenti a Magistratura Democratica) che re spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze,
fino ad allora avevano appoggiato una possibile candida- perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce
tura di Falcone.[24] Inoltre, alcuni magistrati, tra i qua- i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a pro“Mi
li lo stesso Paolo Borsellino, criticarono poi il progetto teggere.” Alcuni giorni prima dell'attentato dichiarò: [27]
hanno
delegittimato,
stavolta
i
boss
mi
ammazzano.”
della procura nazionale antimafia, denunciando il rischio
che essa costituisse paradossalmente un elemento strategico nell'allontanamento di Falcone dal territorio siciliano
e nella neutralizzazione reale delle sue indagini.[25] Il 10
agosto 1991, ai funerali in Calabria di Antonino Scopelliti, Falcone sentì di essere in pericolo e confida al fratello
del collega: «Se hanno deciso così non si fermeranno più...
ora il prossimo sarò io».[26]
1.9 La strage di Capaci e la morte
Falcone venne assassinato in quella che comunemente è
detta strage di Capaci, il 23 maggio 1992.[28] Stava tornando, come era solito fare nei fine settimana, da Roma.
Il jet di servizio partito dall'aeroporto di Ciampino intorIl 15 ottobre 1991 Giovanni Falcone venne convocato no alle 16:45 arriva all'aeroporto di Punta Raisi dopo un
7
un'altra ventina di persone che al momento dell'attentato
si trovano a transitare con le proprie autovetture sul luogo dell'eccidio. La detonazione provoca un'esplosione immane e una voragine enorme sulla strada.[32] In un clima
irreale e di iniziale disorientamento, altri automobilisti e
abitanti dalle villette vicine danno l'allarme alle autorità
e prestano i primi soccorsi tra la strada sventrata e una
coltre di polvere.
L'autostrada e le automobili sventrate in seguito all'esplosione
alla strage di Capaci (23 maggio 1992).
viaggio di 53 minuti. Il boss Raffaele Ganci seguiva tutti
i movimenti del poliziotto Antonio Montinaro, il caposcorta di Falcone, che guidò le tre Fiat Croma blindate
dalla caserma “Lungaro” fino a Punta Raisi, dove dovevano prelevare Falcone; Ganci telefonò a Giovan Battista Ferrante (mafioso di San Lorenzo, che era appostato all'aeroporto) per segnalare l'uscita dalla caserma di
Montinaro e degli altri agenti di scorta.[29][30]
Appena sceso dall'aereo, Falcone si sistema alla guida
della Fiat Croma bianca e accanto prende posto la moglie
Francesca Morvillo mentre l'autista giudiziario Giuseppe
Costanza va a occupare il sedile posteriore. Nella Croma
marrone c'è alla guida Vito Schifani, con accanto l'agente
scelto Antonio Montinaro e sul retro Rocco Dicillo, mentre nella vettura azzurra ci sono Paolo Capuzzo, Gaspare
Cervello e Angelo Corbo. Al gruppo è in testa la Croma marrone, poi la Croma bianca guidata da Falcone, e
in coda la Croma azzurra, che imboccarono l'autostrada
A29 in direzione Palermo. In quei momenti, Gioacchino
La Barbera (mafioso di Altofonte) seguì con la sua auto
il corteo blindato dall'aeroporto di Punta Raisi fino allo svincolo di Capaci, mantenendosi in contatto telefonico con Giovanni Brusca e Antonino Gioè (capo della
Famiglia di Altofonte), che si trovavano in osservazione
sulle colline sopra Capaci.
Tre, quattro secondi dopo la fine della loro telefonata,
Brusca azionò il telecomando che provocò l'esplosione
di 500 kg di tritolo sistemati all'interno di fustini in
un cunicolo di drenaggio sotto l'autostrada:[29][31] la prima auto, la Croma marrone, venne investita in pieno
dall'esplosione e sbalzata dal manto stradale in un giardino di olivi a più di dieci metri di distanza, uccidendo
sul colpo gli agenti Montinaro, Schifani e Dicillo; la seconda auto, la Croma bianca guidata dal giudice, avendo
rallentato, si schianta invece contro il muro di cemento e
detriti improvvisamente innalzatosi per via dello scoppio,
proiettando violentemente Falcone e la moglie, che non
indossano le cinture di sicurezza, contro il parabrezza; rimangono feriti gli agenti della terza auto, la Croma azzurra, che infine resiste, e si salvano miracolosamente anche
Venti minuti dopo circa, Giovanni Falcone viene trasportato sotto stretta scorta di un corteo di vetture e di un elicottero dell'Arma dei Carabinieri presso l'ospedale civico di Palermo. Gli altri agenti e i civili coinvolti vengono
anch'essi trasportati in ospedale mentre la polizia scientifica eseguì i primi rilievi ed il corpo nazionale dei Vigili
del Fuoco provvide all'estrazione dalle lamiere i cadaveri
- resi irriconoscibili - degli agenti della Polizia di Stato
di Schifani, Montinaro e Dicillo. Intanto la stampa e la
televisione iniziarono a diffondere la notizia di un attentato a Palermo e il nome del giudice Falcone trova via
via conferma. L'Italia intera sgomenta, trattiene il fiato
per la sorte delle vittime con tensione sempre più viva
e contrastante, sinché alle 19:05, a un'ora e sette minuti
dall'attentato, Giovanni Falcone muore dopo alcuni disperati tentativi di rianimazione, a causa della gravità del
trauma cranico e delle lesioni interne. Francesca Morvillo
morirà anch'essa, intorno alle 22:00. La salma del magistrato italiano venne tumulata in una tomba monumentale nel cimitero di Sant'Orsola, a Palermo. Nel giugno
2015 la salma venne poi traslate nella Chiesa di San Domenico situata nel capoluogo siciliano, suscitando però
polemiche circa l'opportunità.[33]
2 Le reazioni
Volantini recanti una citazione del giudice Falcone: “Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e
continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”.
Due giorni dopo, il 25 maggio mentre a Roma viene eletto presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, a
Palermo, nella Chiesa di San Domenico, si svolgono i funerali delle vittime ai quali partecipa l'intera città, assie-
8
3
RICONOSCIMENTI E INFLUENZA
me a colleghi e familiari e personalità come Giuseppe
Ayala e Tano Grasso. I più alti rappresentanti del mondo politico, come Giovanni Spadolini, Claudio Martelli,
Vincenzo Scotti, Giovanni Galloni, vengono duramente
contestati dalla cittadinanza; e le immagini televisive delle parole e del pianto straziante della giovanissima Rosaria, vedova dell'agente Schifani "io vi perdono, ma voi
vi dovete mettere in ginocchio", susciteranno particolare
emozione nell'opinione pubblica.
vivo. In particolare, l'opposizione a Falcone dei magistrati vicini al PDS fu fortissima: al CSM, per diverse volte il
magistrato palermitano subì dei veti. Ad esempio, quando
concorse al posto di super-procuratore antimafia, gli venne preferito Agostino Cordova, all'epoca procuratore capo di Palmi. Nell'occasione, Alessandro Pizzorusso, componente laico del CSM designato dal Partito Comunista,
firmò un articolo sull'Unità sostenendo che Falcone non
fosse “affidabile” e che essendo “governativo”, avrebbe
Il magistrato Ilda Boccassini dichiarò rivolgendosi ai col- perso le sue caratteristiche di indipendenza.
leghi nell'aula magna del tribunale di Milano: «Voi ave- Già in precedenza, quando - a seguito del collocamente fatto morire Giovanni, con la vostra indifferenza e le to a riposo di Caponnetto - al Consiglio superiore della
vostre critiche; voi diffidavate di lui; adesso qualcuno ha magistratura si dovette decidere se Falcone dovesse espure il coraggio di andare ai suoi funerali». Nel suo sfogo sere posto o meno a capo dell'Ufficio istruzione di Paleril magistrato, che si farà trasferire a Caltanissetta per in- mo, gli venne preferito Antonino Meli; votarono per quedagare sulla strage di Capaci, ricorderà anche il linciaggio st'ultimo, e quindi contro Falcone, anche gli esponenti di
subito dall'amico Falcone da parte dei suoi colleghi magi- Magistratura democratica, vicini al PDS, Giuseppe Borré
strati, anche facenti capo alla stessa corrente cui Falcone ed Elena Paciotti, quest'ultima poi eletta europarlamentaaderiva:
re dei Democratici di Sinistra. Dopo la sua morte, LeoluLa Boccassini criticherà anche l'atteggiamento dei ca Orlando, commentando l'ostracismo che Falcone subì
da parte di alcuni colleghi negli ultimi mesi di vita, dimagistrati milanesi impegnati in Mani pulite:
rà: «L'isolamento era quello che Giovanni si era scelto
Ilda Boccassini, confermerà le critiche in un'intervista entrando nel Palazzo dove le diverse fazioni del regime
a La Repubblica del maggio 2002,[34] in occasione stavano combattendo la battaglia finale».
dell'affissione di targa in memoria di Giovanni Falcone al
ministero della Giustizia. Il magistrato criticherà gli onori All'esecrazione dell'assassinio, il 4 giugno si unisce anche il Senato degli Stati Uniti, con una risoluzione (la n.
postumi offerti a Falcone, sostenendo che
308) intesa a rafforzare l'impegno del gruppo di lavoro
italo-americano, di cui Falcone era componente.[32] La
Corte Suprema degli Stati Uniti, massimo organo giurisdizionale USA, ricorda il 29 ottobre 2009 Giovanni Falcone in una seduta solenne quale “martire della causa della giustizia”.[35] In un'intervista del 2008 al Corriere della
Sera l'ex Presidente della Repubblica Italiana Francesco
Cossiga ha imputato al Csm grosse responsabilità riguardo alla morte del Giudice Falcone, ha infatti affermato:
“i primi mafiosi stanno al CSM. [Sta scherzando?] Come
no? Sono loro che hanno ammazzato Giovanni Falcone
negandogli la DNA e prima sottoponendolo a un interrogatorio. Quel giorno lui uscì dal CSM e venne da me piangendo. Voleva andar via. Ero stato io a imporre a Claudio
Martelli di prenderlo al Ministero della Giustizia”.
3 Riconoscimenti e influenza
3.1 La normativa
Maria Falcone, sorella di Giovanni, ancora oggi rende omaggio
alla memoria del fratello nelle scuole italiane
Nell'intervista ricorderà anche come diversi magistrati e
politici, sia vicini a partiti della sinistra sia della destra,
criticarono fortemente Falcone quando questo era ancora
Una delle più importanti eredità dell'operato del magistrato è stata quella dell'emanazione di alcuni provvedimenti normativi atti ad agevolare il contrasto e la repressione del fenomeno della mafia in Italia; tra le più
importanti si ricordano:[36]
• decreto legge 8 giugno 1992, n. 306 - convertito
in legge n. 7 agosto 1992 n. 356 - una delle prime leggi che regolo il fenomeno dei "collaboratori
di giustizia";
3.2
Monumenti
9
Francobollo commemorativo
• decreto legge 29 ottobre 1991 n. 345 - convertito
in legge 30 dicembre 1991 n. 410 - che istituì della
direzione investigativa antimafia;
• decreto legge 20 novembre 1991, n. 367 - convertito
in legge 20 gennaio 1992, n. 8 - che modificava il
codice di procedura penale italiano.
3.2
Monumenti
Al magistrato, in Sicilia e nel resto d'Italia sono state dedicate molte scuole e strade, nonché una piazza nel centro di
Palermo (nel giugno del 2008). La prima scuola dedicatogli è il liceo linguistico di Bergamo, il cui nome dedicato
al magistrato è stato approvato nel 1993 e ufficializzato
con una cerimonia il 27 novembre dello stesso anno, alla
quale ha partecipato anche il magistrato Armando Spataro, collaboratore di Falcone a Palermo. Nel 1999 gli è
stato intitolato il convitto nazionale di Palermo.
• Nella sede del FBI di Quantico negli Stati Uniti, è
presente una statua di Giovanni Falcone, voluta dal
direttore Louis Freech.[37]
• A Falcone e al suo collega Borsellino il comune di
Castellammare di Stabia ha dedicato l'aula del consiglio comunale intitolandola a loro nome; nel comune di Scafati è dedicata loro una piazza proprio
di fronte alla scuola elementare “Ferdinando II di
Borbone"; anche nel comune di Casaluce in provincia di Caserta, è stata dedicata a Falcone una piazza
su un bene confiscato alla camorra; a Casalnuovo,
in provincia di Napoli, gli è dedicata una via, mentre ai due colleghi magistrati è stato dedicato anche
l'Aeroporto di Palermo-Punta Raisi.
• Un albero situato di fronte l'ingresso del suo appartamento, nella centralissima via Emanuele Notarbartolo a Palermo, raccoglie messaggi, regali e fiori dedicati al giudice: è "l'albero Falcone".[38] Strade e
L'albero Falcone a Palermo, in via Emanuele Notarbartolo n. 23
piazze intitolate ai due magistrati si trovano un po'
ovunque nei comuni d'Italia.
• Il 23 gennaio 2008, su proposta del sindaco
Walter Veltroni, con una risoluzione approvata
all'unanimità dal Consiglio dell'VIII Municipio di
Roma, la località Ponte di Nona è stata rinominata Villaggio Falcone in suo onore.[39] Dal
2011, l'aula delle udienze della Corte d'Appello
di Trento è dedicata a Giovanni Falcone e Paolo
Borsellino.[40][41]
• All'uscita dell'autostrada Palermo-Capaci, in prossimità del luogo dell'attentato, è stata eretta una colonna che espone i nomi delle vittime di quel 23 maggio 1992. Qui il giudice, sua moglie e la scorta vengono commemorati il giorno dell'anniversario della
strage, con la chiusura del tratto al traffico, come
avvenuto anche nel 2010.[42]
• Il 18 maggio 2012, a Roma, nella piazza d'armi della
Scuola agenti del Corpo di polizia penitenziaria, intitolata al magistrato, il Presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano ha inaugurato un manufatto in
acciaio e cristallo, denominato teca Falcone, in cui
sono conservati i resti della Fiat Croma bianca su cui
viaggiava il magistrato al momento di essere vittima
dell'attentato.[43]
10
7
NOTE
• Giovanni Falcone, l'uomo che sfidò Cosa Nostra di
Andrea e Antonio Frazzi, (2006)
• In un altro paese di Marco Turco, (2006)[44]
• Il Capo dei Capi, regia di Alexis Sweet e Enzo
Monteleone (2007)
• Vi perdono ma inginocchiatevi di Claudio Bonivento,
film tv (2012)
• Morti ammazzati: Falcone, Borsellino e altri eroi,
scritto e diretto da Emanuele Montagna, (2012)
• Per questo mi chiamo Giovanni, scritto da Luigi
Garlando (2012)
• La mafia uccide solo d'estate,
Pierfrancesco Diliberto (2013)
diretto
da
5.2 Musica
Monumento commemorativo a Falcone nel punto esatto dove
avvenne la strage a Capaci.
4
Opere
• Rapporto sulla mafia degli anni '80. Gli atti dell'Ufficio istruzione del tribunale di Palermo,
Palermo, S. F. Flaccovio, 1986.
• Cose di Cosa Nostra, in collaborazione con Marcelle
Padovani, Milano, Rizzoli, 1991.
• Stefano Fonzi (musiche), Giommaria Monti (testi).
Il coraggio della solitudine. Edizioni Musicali Rai
Trade, 2007[45]
• I Savatage, gruppo heavy metal statunitense, hanno dedicato al giudice Falcone la canzone “Castles
Burning”, presente nell'album del 1994 Handful of
Rain.
• Lucci Brokenspeakers gli ha dedicato il brano “La
collina”, presente nell'album Brutto & Stonato.
6 Onorificenze
• Io accuso. Cosa nostra, politica e affari nella requisi- Il 13 novembre 2006 è stato nominato tra gli eroi de[46]
Inoltre, è stato
toria del maxiprocesso, Roma, Libera informazione, gli ultimi 60 anni dal Time magazine.
[47]
nominato
in
suo
onore
l'asteroide
60183
Falcone.
1993.
• La posta in gioco. Interventi e proposte per la lotta
alla mafia, Milano, BUR Rizzoli, 2010. ISBN 97888-17-04391-5
5
Nella cultura di massa
5.1
Teatro, cinema e televisione
Anche il teatro, il cinema e la televisione hanno onorato
la memoria del magistrato palermitano:
7 Note
[1] Maria Falcone, Francesca Barra, Giovanni Falcone, un
uomo solo, Milano, Rizzoli, 2012.
[2] Lucio Galluzzo, Saverio Lodato, Francesco La Licata,
Falcone vive, Palermo, Flaccovio, 1992.
[3] Testimone di Pace - Giovanni Falcone, tratto da Luigi
Garlando, Per questo mi chiamo Giovanni, Fabbri Editori,
2004
• Giovanni Falcone di Giuseppe Ferrara, (1993);
[4] “Due eroi per la legalità” como.istruzione.lombardia.it.
Vedi anche Francesco La Licata, “Storia di Giovanni
Falcone”, Feltrinelli, 2002, pag. 26.
• I giudici - Vittime Eccellenti di Ricky Tognazzi,
(1999)
[5] Francesco La Licata, Storia di Giovanni Falcone, pp. 3744
• Paolo Borsellino, (2004) regia di Gianluca Maria
Tavarelli (2004)
[6] Falcone Giovanni da calendariodelpopolo.it, 19 giugno
2013
11
[7] Saverio Lodato, I professionisti dell'antimafia in
Trent'anni di mafia, Rizzoli, 2008, pp. 52-53, ISBN
978-88-17-01136-5.
[8] Saverio Lodato, I professionisti dell'antimafia in
Trent'anni di mafia, Rizzoli, 2008, pp. 55-56, ISBN
978-88-17-01136-5.
[9] Saverio Lodato, I professionisti dell'antimafia in
Trent'anni di mafia, Rizzoli, 2008, p. 58, ISBN
978-88-17-01136-5.
[10] Figure di una battaglia: documenti e riflessioni sulla mafia
dopo l'assassinio di G. Falcone e P. Borsellino, pag. 121
[11] Enrico Deaglio, Raccolto rosso: la mafia, l'Italia e poi
venne giù tutto
[12]
[13] Sentenza della Corte di Cassazione sul processo per
l'attentato all'Addaura.
[14] Attilio Bolzoni, Contrada voleva uccidere Falcone in la
Repubblica, 28 settembre 1994, p. 23. URL consultato il
12 gennaio 2014.
[15] Anche se al suo dossier difensivo al CSM il sostituto procuratore Ayala fa discendere un ulteriore elemento di delegittimazione del pool antimafia, cioè gli addebiti deontologici che portarono al suo trasferimento per incompatibilità ambientale: Giuseppe Ayala, Chi ha paura muore
ogni giorno, Mondadori 2008.
[16] Giovanni Falcone - Biografia, Fondazione Falcone. URL
consultato il 18 luglio 2010.
[17] Quando Cossiga convocò le toghe di sicilia in La Repubblica, 21 ottobre 1993, p. 4. URL consultato il 24 gennaio
2010.
[18] Maria Falcone a Orlando: ha infangato mio fratello in Corriere della Sera, 26 gennaio 1993. URL consultato il 6
gennaio 2013.
[19] [https://www.youtube.com/watch?v=p_tex_ZOCuw Orlando: “Frasi su Falcone? Non mi pento"]
[26] Aldo Pecora, Primo sangue, Rizzoli, 2010, p. 64, ISBN
978-88-586-1339-9.
[27] Orrore,ucciso Falcone in Corriere della Sera, 24 maggio
1992.
[28] Citato in: F. La Licata, Storia di Giovanni Falcone,
Feltrinelli, Milano 2006, p. 169.
[29] Attilio Bolzoni, Ora Brusca dice: Esitai ad uccidere Falcone, la Repubblica.it, 29 marzo 1997. URL consultato il
18 febbraio 2014.
[30] Felice Cavallaro, Duro' 5 giorni il " film " della strage
in Corriere della Sera, 15 novembre 1993, p. 11. URL
consultato il 18 febbraio 2014.
[31] Felice Cavallaro, Strage di Capaci: spunta Santapaola
in Corriere della Sera, 15 novembre 1993, p. 11. URL
consultato il 12 gennaio 2014.
[32] Si veda: C. Lucarelli, Blu Notte - Misteri Italiani (sesta serie - 2004), La Mattanza: dai silenzi sulla Mafia al silenzio
della Mafia
[33] velata la tomba di Falcone nel pantheon di Palermo da
palermo.repubblica.i, 23 giugno 2015
[34] Giuseppe D'Avanzo, Boccassini: “Falcone un italiano
scomodo” in La Repubblica, 21 maggio 2002. URL
consultato il 18 ottobre 2009.
[35] Gli Usa ricordano Falcone in La Sicilia, 30 ottobre 2009.
URL consultato il 30 ottobre 2009.
[36] Perché fu ucciso Giovanni Falcone di Luca Tescaroli
(seconda edizione) Rubettino editore, 2001 pag. 125
[37] 23 Maggio: Mafia.... URL consultato il 15 febbraio 2015.
[38] Enrico Deaglio, Raccolto rosso: la mafia, l'Italia e poi
venne giù tutto, p. 180
[39] Nuova denominazione per Ponte di Nona P.d.z. “Villaggio
Falcone”
[40] Targa per i magistrati, «Trentino», 22 maggio 2011, 17
[20] Mannino non è mafioso e il caso viene archiviato in La
Repubblica, p. 6. URL consultato il 18 ottobre 2009.
[41] L'aula della corte d'appello intitolata ai giudici Falcone e
Borsellino, «L'Adige», 22 maggio 2011, 15
[21] Cuffaro non aggredì Falcone” Di Pietro dovrà risarcirlo, Live Sicilia, 31 maggio 2013. URL consultato il 12
gennaio 2014.
[42] AGI.it - Falcone: Anas dispone chiusura autostrada A/29
per commemorazione
[22] Procura della Repubblica di Palermo, Procedimento penale contro Greco Michele ed altri (N. 3162/89 A - P.M.),
Archivio Pio La Torre - Camera dei Deputati, 9 marzo
1991. URL consultato il 9 novembre 2014.
[23] Arrigo Benedetti, L'Europeo, Editoriale Domus, 1993.
URL consultato il 2015-04-08.
[24] Mariateresa Conti, Sinistra e Repubblicadavano del “guitto"al giudice Falcone..., IlGiornale.it, 23 maggio 2012.
URL consultato il 12 gennaio 2014.
[25] Citato in: F. La Licata, Storia di Giovanni Falcone,
Feltrinelli, Milano 2006, pp. 120, 137-141.
[43] Strage di Capaci, in una teca di vetro l'auto in cui morì
Giovanni Falcone da ilmessaggero.it, 18 maggio 2012
[44] “In un altro Paese”, omaggio agli eroi che guardarono in
faccia Cosa nostra in La Repubblica, 22 luglio 2007. URL
consultato il 6 gennaio 2013.
[45] Alessandrea Ziniti, Falcone, mille ragazzi lo ricordano a
Corleone in la Repubblica, 23 maggio 2003.
[46] Giovanni Falcone, un eroe da ricordare - lagazzettaitaliana.com
[47] Intitolato a Giovanni Falcone l'asteroide scoperto a
Capannori
12
8
9 VOCI CORRELATE
Bibliografia
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Rubettino editore, 2001.
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2008.
• Attilio Bolzoni, Uomini soli. Pio La Torre e Carlo Alberto Dalla Chiesa; Giovanni Falcone e Paolo
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• Claudio Fava, Cinque delitti imperfetti: Impastato,
Giuliano, Insalaco, Rostagno, Falcone, Mondadori,
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9 Voci correlate
• Fondazione Giovanni Falcone, Giovanni Falcone:
interventi e proposte (1982 – 1992) a cura di F.
Patroni Griffi, Sansoni, Firenze, 1994.
• Attentato dell'Addaura
• Luigi Garlando, Per questo mi chiamo Giovanni,
[Milano], Fabbri, 2004.
ISBN 978-88-17-05577-2
• Antonino Caponnetto
• Collaboratore di giustizia
• Cosa nostra
• Cosa nostra americana
• Direzione Investigativa Antimafia
• Francesca Morvillo
• Lucio Galluzzo, Obiettivo Falcone, Napoli, Pironti,
1992.
• Giovanni Falcone (film)
• Francesco La Licata, Storia di Giovanni Falcone,
Rizzoli, Milano 1993; Feltrinelli, Milano, 2005.
• Magistratura italiana
• Saverio Lodato, Ho ucciso Giovanni Falcone: la confessione di Giovanni Brusca, Milano, Mondadori,
1999.
• Saverio Lodato, Trent'anni di mafia, Rizzoli, 2008,
ISBN 978-88-17-01136-5.
• Giammaria Monti, Falcone e Borsellino: la calunnia il tradimento la tragedia, Roma, Editori Riuniti,
1996.
• Luca Rossi, I disarmati: Falcone, Cassarà e gli altri,
Milano, Mondadori, 1992.
• Alexander Stille, Excellent Cadavers, Vintage (Jonathan Cape), 1995.
• Mafia in Italia
• Maxiprocesso di Palermo
• Paolo Borsellino
• Pool antimafia
• Rocco Chinnici
• Pizza connection
• Strage di via d'Amelio
• Strage di Capaci
• Teca Falcone
• Vittime di cosa nostra
• Vittime del dovere
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Collegamenti esterni
• Giovanni Falcone - Anomalia palermitana, La storia
siamo noi
• Fonte: La Repubblica, 22.12.2009, “Il custode dei
segreti di Falcone: «Dai suoi archivi spariti molti dati»" - “Mancano 20 dischetti dall'archivio di
Falcone”
• Giovanni Falcone e Paolo Borsellino - Il ricordo di
Gesualdo Bufalino,
• L'attentato a Falcone, sul portale RAI Storia
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12 FONTI PER TESTO E IMMAGINI; AUTORI; LICENZE
12
12.1
Fonti per testo e immagini; autori; licenze
Testo
• Giovanni Falcone Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Falcone?oldid=73498761 Contributori: Snowdog, Gianfranco, Gac,
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Immagini
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