Storiechemiglioranoilmondo - Impact Journalism Day 2016

Commenti

Transcript

Storiechemiglioranoilmondo - Impact Journalism Day 2016
18 .Società
STAMPA
.LA
SABATO 20 SETTEMBRE 2014
Siamo nell’era della
condivisione: c’è chi
condivide la casa,
il passaggio in auto,
o i libri da leggere
Anche i giornali
hanno cominciato
a mettere in comune
le storie e le idee
L’esempio migliore è
Impact Journalism Day,
la cui seconda edizione
vede 40 grandi testate
nel mondo mettere in
comune i loro articoli.
Sono quelli che trovate
in queste pagine e sul
sito web de La Stampa
S
[Sparknews]
Editoriale
CHRISTIAN
DE BOISREDON*
iamo costantemente informati
sui problemi del mondo e questo
ci fa paura, ci angoscia o, peggio
ancora, ci anestetizza.
Eppure proprio oggi più che
mai donne, uomini, imprese, università e organizzazioni stanno
sviluppando nuovi modi per migliorare il mondo: l’imprenditoria sociale e, più in generale l’innovazione sociale, hanno il vento
in poppa.
Se i media hanno il dovere di
informare, il tempo in cui bastava
DUFASO
www.citypress.co.za
City
PRESS
Storiechemiglioranoi
Per il secondo anno anche su La Stampa il giornalismo delle soluzioni (e non de
– come scrisse un giorno il giornalista francese Albert Londres
– « girare la penna nella piaga» è
passato. I giornalisti vogliono
contribuire al bene comune parlando più spesso di risposte ai
problemi. In questo modo ridanno speranza, ispirano e generano
un maggiore impatto.
Oggi, per la seconda edizione
dell’Impact Journalism Day, una
quarantina di giornali leader a livello mondiale hanno risposto al
nostro appello pubblicando un
supplemento dedicato a iniziative concrete e positive. Ogni quo-
tidiano ha contribuito con due o
tre articoli e ha potuto scegliere
le storie che oggi leggerete tra un
centinaio di articoli che abbiamo
selezionato. Tra qualche giorno i
capi redattori delle testate partecipanti si riuniranno a Parigi
per riflettere su come poter ulteriormente migliorare questo
progetto.
dal costo di quattro dollari capaci,
grazie a un sistema di doppie lenti,
di correggere la metà dei difetti visivi riscontrati nel mondo). Lui, dirigente di una multinazionale produttrice di lenti per occhiali, dopo
aver contattato l’inventore, ha dato vita a un progetto pilota in India
che potrebbe migliorare la vita a
milioni di poveri.
Storie che ispirano
Come partecipare?
Lo scorso anno, durante l’Impact
Journalism Day, una lettrice ha
mostrato a suo marito l’articolo
degli occhiali adattabili (occhiali
Oggi siete in 100 milioni a leggere
le storie dell’Impact Journalism
Day. Immaginatevi se ognuno di
voi le condividesse con chi ha at-
I successi del microcredito
N
[Asahi Shimbun]
Giappone
MANABU SASAKI
el 2006, la Grameen Bank del Bangladesh e il suo amministratore delegato, Muhammad Yunus, hanno
ricevuto il premio Nobel per la Pace per aver concesso modesti prestiti senza richiedere garanzie a
improbabili imprenditori il cui sogno nel cassetto era quello di avviare una piccola impresa.
Da allora, la cosiddetta microfinanza è fiorita e ha costituito il
ponte tra gli investitori giapponesi
e le piccole realtà imprenditoriali
del Sud-Est asiatico.
Nguyen Thanh Nhung, trentadue anni, è uno dei tanti esempi di
Pagina: Societa/impact4.pgl
Finanza, l’ultima frontiera
è dare a tutti una possibilità
C’è chi con 150 dollari in prestito ha costruito un’azienda
persone che hanno fatto la propria
fortuna grazie a questa nuova
frontiera della finanza. Nhung gestisce un laboratorio tessile nel distretto di Soc Son, a circa 90 minuti d’auto da Hanoi. Nel 2005, ha ricevuto un prestito di tre milioni di
dong (15 mila yen, ossia circa 150
dollari) da Tym, un fondo di microcredito con sede in Vietnam. Grazie a questi fondi, ha potuto acquistare una macchina da cucito di seconda mano con la quale ha iniziato a realizzare divise scolastiche
Grazie al microcredito,
Nhung ha acquistato la
macchina con cui lavora
Da: sampoz
torno. Scegliete una storia e raccontatela ai vostri figli, ai vostri
colleghi, ai vostri amici. Diventate
anche voi ambasciatori di speranza ispirando gli altri.
Per promuovere il giornalismo
delle soluzioni, partecipate al
concorso dei «selfie» pubblicando su Twitter un vostro autoscatto con il giornale che avete in mano (non dimenticate di aggiungere #ImpactJournalism e
@sparknews). Inviate lo scatto
alla pagina Facebook del nostro
partner fondatore (AXA: faceb o o k . c o m /A X A Pe o p l e P r o -
come subappaltatore di un altro
subappaltatore.
Il prestito è stato così rapidamente restituito. Tuttavia, nell’anno seguente, Nhung ha preso in
prestito altri cinque milioni di
dong per l’acquisto di altre due
macchine da cucire. L’ottimo lavoro svolto dalla donna ha poi condotto la scuola a rivolgersi direttamente a lei per il confezionamento
delle uniformi. Oggi, Nhung possiede 30 macchine da cucito e offre
lavoro alle donne del luogo, che ricevono uno stipendio mensile tra i
20 mila e i 35 mila yen.
Grazie al successo della sua iniziativa imprenditoriale, la vita di
Nhung è cambiata radicalmente.
Non solo ha potuto acquistare una
televisione a schermo piatto, ma le
è stata anche concessa una carica
di primo piano nella sua cooperativa locale. «Ho un sogno - spiega desidero ampliare la mia attività
per dare a più donne un lavoro che
consenta loro di migliorare le proprie vite».
Il primo fondo di microcredito
giapponese risale al 2009 ed è stato avviato da Shin Tae-jun, 33 anni,
con Living in Peace, il cui slogan è:
«Offrire una possibilità a tutti». Living in Peace collabora con le istituzioni finanziarie e con i singoli investitori che hanno contribuito per
ben 30 mila yen. Utilizza i fondi acOra: 21:55 23/09/2014
LA STAMPA
SABATO 20 SETTEMBRE 2014
Società .19
.
AL HAYAT
THE
NATION
Sviluppo digitale
oilmondo
Così cambiamo il Pianeta
un computer alla volta
on dei problemi) per 100 milioni di lettori
cumulati per investire in organizzazioni che forniscono microfinanziamenti in Paesi come Cambogia
e Vietnam.
Shin ha fondato il gruppo mentre era dipendente di una società
finanziaria, quando poteva occuparsene solamente nel tempo libero e alla sera, dopo il lavoro. I circa
60 membri dello staff che oggi lo
assistono, nel tentativo di portare
avanti il progetto, sono tutti volontari. Il gruppo non dispone di una
sede ufficiale, tuttavia affitta alcune stanze nei weekend e usa Skype
per discutere dei risultati ottenuti
dai fondi nei quali ha investito.
Una delle volontarie, Hitomi
Suzuki, gestisce le pubbliche relazioni e supervisiona gli obiettivi di
investimento. Il suo interesse per
la microfinanza ha iniziato a svilupparsi dopo aver assistito a un
discorso di Yunus a Tokyo, quando
era ancora una studentessa presso
la Hitotsubashi University. Si è
unita a Living in Peace nel 2010.
Alla fine di luglio, Living in Peace ha organizzato un viaggio in
Cambogia per gli investitori giapponesi al fine di consentire loro di
toccare con mano gli incredibili risultati che era stato possibile ottenere grazie ai fondi da loro concessi. I sei partecipanti al tour andavano dai 20 ai 60 anni. La meta del
viaggio era un piccolo villaggio ru-
rale a circa 60 chilometri a est di
Phnom Penh, nella provincia di
Kampong Speu, per visitare piccole attività che hanno ricevuto finanziamenti da Samic Microfinance, una delle società in cui ha investito Living in Peace.
Il gruppo ha fatto visita a una
coppia che ha potuto iniziare a coltivare funghi grazie a un prestito di
2.000 dollari, oltre a un’altra piccola azienda che è stata in grado di
ampliarsi grazie ad appena 250
dollari. «Ho potuto vedere con i
miei occhi come gli investimenti siano riusciti ad aiutare queste persone a sottrarsi dalla povertà»,
racconta Hidetoshi Aoki, 26 anni,
uno dei dipendenti della società
proveniente dalla prefettura di
Ibaraki.
Un insegnante di 58 anni della
prefettura di Kyoto aggiunge:
«Mentre una donazione tende a restare fine a se stessa, un investimento ha effetti prolungati e ripetuti nel tempo grazie ai proventi
che genera».
L’insegnante ha iniziato a investire nella microfinanza circa tre
anni fa. Un investimento iniziale in
un’organizzazione della Cambogia
di 150 mila yen è cresciuto a circa
165 mila yen. «Non voglio veder andare in fumo i miei soldi, ma voglio
anche usarli in un modo che sia utile alla società», dice l’insegnante.
Pagina: Societa/impact4.pgl
«L
a comunità internazionale si mobiliti per garantire ai Paesi poveri l’accesso alle nuove tecnologie. Solo così ci sarà la democrazia digitale».
Era il 2005 quando l’allora segretario generale dell’Onu, Kofi Annan,
lanciava la sua ricetta per la crescita globale.
Dieci anni dopo, quell’idea l’hanno sposata in molti. Mark Zuckerberg, ad esempio, che ha stretto
un’alleanza con Nokia, Ericsson,
Qualcomm e Samsung per accelerare la diffusione del web in Africa: un
investimento di 60 milioni di dollari
per connettere con i droni il continente a forma di cuore. Ma la svolta
digitale non passa
solo dalle mosse
dei giganti. Anzi.
Grazie a Isf è nata in
Un gruppo di
Madagascar (foto in alto)
imprenditori veun’aula informatica
neti, da anni, lavora per superare il
«digital divide».
All’inizio del 2006 ha dato vita a un
progetto che si chiama «Informatici
senza frontiere»: una organizzazione senza scopo di lucro che ha come
primo obiettivo quello di utilizzare
conoscenze e strumenti informatici
per «garantire - racconta il presidente Dino Maurizio - un aiuto concreto a chi vive situazioni di emarginazione e difficoltà».
L’associazione - che oggi ha raggiunto 300 iscritti - si muove su più
fronti: progetti nei Paesi del Terzo
Mondo, iniziative organizzate nelle
carceri di tutta Italia, laboratori
messi in piedi a Scampia, Napoli, dove il tasso di criminalità è più alto. Le
parole d’ordine sono inclusione e sviluppo. Il fiore all’occhiello è un progetto realizzato in Madagascar, nel
villaggio di Bemaneviky, dove opera
[La Stampa]
* Fondatore di Sparknews /
Impact Journalism Day
GIUSEPPE
BOTTERO
Italia
Tutti possono partecipare
sul web, Facebook,
Twitter e anche via email
tectors). Aiutate gli inventori e
gli imprenditori presentati in
queste pagine a vincere le loro
sfide unendovi a una sessione di
brainstorming
online:
www.sparknews.com/ijd/makesense. E per finire, sentitevi liberi
già sin d’ora di suggerirci progetti che potrebbero rientrare nella
prossima edizione dell’Impact
Journalism:
www.sparknews.com/ijd,
email
[email protected]
“Informatici senza frontiere” lavora da Scampia all’Africa
Da: sampoz
la comunità salesiana di don Giovanni Corselli: la corrente elettrica funziona a sprazzi, le linee internet sono
un’utopia, le strade una polveriera.
Eppure adesso, grazie a «Isf», è
nata un’aula informatica: 15 notebook, un proiettore, una stampante
multifunzione e un docente italianissimo, Nico Tordini, che in nove
giorni si è occupato di formare il
personale. Per raccogliere i fondi il
gruppo ha stretto una alleanza con
Monclick, società di e-commerce
specializzata nella vendita di prodotti di informatica ed elettronica.
«Una collaborazione di grande valore simbolico, oltre che pratico», raccontano dall’associazione, che ultimamente sta puntando sempre di
più sulle sinergie.
Insieme con la onlus «Futuro
Down» di Benevento, i volontari di
«Isf» tengono corsi per insegnare a
usare al meglio i computer ai ragazzi disabili: dalla posta elettronica ai
programmi, tutto viene raccontato
in diretta su un blog. Grazie al progetto «Bambini al Pc», invece, i piccoli ricoverati nei reparti di lungodegenza degli ospedali hanno la
possibilità di continuare a comunicare con la famiglia e gli amici, giocare e seguire le lezioni scolastiche.
«Isf opera molto spesso in aree in
cui altre organizzazioni sono già
presenti, così accade frequentemente che le altre associazioni noprofit ci contattino per una collaborazione» dice Maurizio, convinto
che le attività di Isf siano replicabili
anche all’estero.
Il primo passo è stato compiuto
nel marzo del 2013, quando l’Onu ha
invitato gli esponenti della onlus a
illustrare i loro progetti a Ginevra.
Tre mesi fa, inoltre, la app Paperboy/Strillone, creata da «Informatici Senza Frontiere» per aiutare le
persone ipovedenti e non vedenti
nell’audio lettura dei giornali, è stata finalista al Premio Mondiale
«Wsis Itu» delle Nazioni Unite.
«Oggi Internet è la via d’accesso
privilegiata per l’impegno civico e
sociale» sostiene Joseph Kahne, capo del team di ricerca della fondazione americana Mac Arthur. Gli
«Informatici senza frontiere» l’hanno preso in parola. L’ultima idea si
chiama «Open Hospital»: è un software sviluppato insieme agli studenti dell’università di Bari che permette agli ospedali africani di gestire in modo elettronico le cartelle cliniche dei pazienti. Un programma
che, se non fosse passato per le mani dei cyber-attivisti, sarebbe stato
troppo costoso. Così invece viaggia
gratis tra le strutture di Kenya,
Congo e Benin.
Ora: 21:55 23/09/2014
20 .Società
STAMPA
.LA
SABATO 20 SETTEMBRE 2014
Accessori e disabilità
NADIA FERRIGO
P
[La Stampa]
Italia
er cambiare il mondo non per forza bisogna inventare qualche cosa
che non è mai esistito prima: a volte basta saper guardare con occhi
nuovi quel che già c’è.
Dimenticate tutto il dolore, la
frustrazione e la sofferenza che
evoca l’immagine di una sedia a rotelle e provate a guardarla come si
fa con una lampada o una bicicletta. Tubi d’acciaio, colori spenti e
scuri, pesante, ingombrante e goffa. Irrimediabilmente brutta. Danilo Ragona, imprenditore torinese
da quindici anni
paralizzato dalla
vita in giù, è riuAble to Enjoy punta su
scito a sposare
forme lineari e praticità
due mondi in apper regalare autonomia
parenza lontani e
inconciliabili: disabilità e design.
Dopo un brutto incidente in auto, a 21 anni ha dovuto imparare di
nuovo a vivere, come un bambino.
Da subito ha deciso di trasformare
il dolore in forza, la sofferenza in
passione, ideando e creando da sé
quel che non avrebbe mai potuto
acquistare: una carrozzina innova-
Così ho creato l’impossibile:
la carrozzina di design
da skate e da campeggio
Ragona: “Per abbattere un’altra barriera, quella sociale”
tiva, leggera e funzionale, che potesse accompagnarlo in vacanza
come nella vita di tutti i giorni, e
anche bella. Anzi bellissima, tanto
da essere esposta all’Expo di
Shangai e premiata con il Compasso d’Oro, il più antico e prestigioso
premio mondiale di design.
Il primo prototipo, battezzato
«B-Free Multifunction», venne costruito come tesi di laurea per
l’Istituto europeo del Design di Torino, scelto da Ragona perché il più
indicato ad aiutarlo a realizzare il
suo sogno. Una sedia a rotelle con
pedane in carbonio e telaio in alluminio, che si piega con facilità e occupa così poco spazio da poter essere trasportata in aereo come bagaglio a mano, evitando il trasporto in stiva. Che si può adattare con
un veloce cambio a diversi tipi di
terreno, a ruote posteriori scampanate (indispensabili per lo
sport), tassellate per lo sterrato o
specifiche per la spiaggia.
Dopo il successo del primo prototipo è nato il brand «Able to enjoy»:
forme pure e lineari, grande attenzione alla praticità, per regalare la
massima autonomia. «Se non possiamo superare le barriere fisiche,
dobbiamo provare ad abbattere
Calcio (davvero) per tutti
Il pallone indistruttibile
fa giocare l’altro mondo
Un’idea finanziata da Sting
VALENTINE PASQUESOONE
N
[Sparknews]
Darfur
el 2006, guardando un reportage nel
quale si raccontava di bambini del Darfur che giocavano a calcio con un pallone fatto di spazzatura, Tim Jahnigen si è reso
conto di poter fare qualcosa per risolvere la
situazione. Quei bambini, abituati a vivere in
comunità poverissime, in campi profughi e in
aree disastrate, avevano bisogno di un pallone
che non rischiasse di rompersi.
Jahnigen, che in realtà fa il musicista e il
produttore discografico, ha quindi iniziato a
ideare un pallone da calcio esattamente uguali
a tutti gli altri, con l’unica differenza che si
trattava di un oggetto costruito per non dover
mai essere sostituito.
L’idea è però rimasta incompiuta sino a
quando Sting, famoso cantante e amico di Jahnigen, ha deciso di finanziare la fase iniziale di
ricerca e sviluppo. Quattro anni dopo la trasmissione del documentario che aveva ispirato
Jahnigen, il progetto «One World Futbol» era
pronto a partire. Per il materiale, la scelta era
caduta sul PopFoam, una schiuma rigida simile a quella utilizzata per le scarpe Crocs, che
rendeva possibile creare una
palla molto resistente. Quattro anni più tardi, la società
Le palle One Word Futbol
fondata da Jahnigen e sua
sono un milione e sono
moglie, Lisa Tarver, ha appepresenti in 160 Paesi
na spedito il suo milionesimo
pallone indistruttibile.
Le palle «One World Futbol» sono presenti in più di 160 Paesi grazie a
un sistema di donazioni che fa sì che, a ogni
acquisto di questi prodotti da 39,50 dollari, un
altro esemplare sia donato a organizzazioni di
beneficenza che operano con i bambini meno
fortunati di tutto il mondo. Il prossimo obiettivo è creare una palla indistruttibile per il secondo sport più popolare al mondo: il cricket.
Pagina: Societa/IMPACT20-21.pgl
Aste
BOLAFFI
quelle sociali – commenta Ragona -.
Una carrozzina si indossa, come un
paio di scarpe o una protesi. Non
può non essere bella e funzionale: da
esibire, non più da subire».
Così lo schienale posturale diventa colorato, le ruotine si possono avere anche nella versione da
skate e c’è una tenda pensata per
chi non vuole rinunciare al campeggio. La visione innovativa e creativa di Ragona è riuscita a contagiare mondi che hanno poco a che
fare con la disabilità: il gruppo Italia Independent, il primo a portare
una carrozzina in vetrina, circondata da accessori di moda in tinta e
la Ferrino, storico marchio italiano
di attrezzature e abbigliamento
per la montagna. «C’è molto della
tradizione industriale piemontese
in quel che ho disegnato fino a oggi
– continua Dragona -. Non solo materiali e tessuti, ma anche i processi industriali sono il frutto del mio
studio e delle mie esperienze. La
mia ricerca però continua, c’è molto da fare e non ho intenzione di
fermarmi. Anzi, sto già lavorando
al mio prossimo viaggio».
Per la primavera del prossimo
anno è in programma un viaggio
lungo l’Italia per raccontare tutte
le difficoltà che si possono incontrare spostandosi su due ruote,
mentre in questi giorni Ragona sta
ultimando un progetto artistico in
collaborazione con il fotografo Luca Saini dedicato a sessualità e disabilità, tema delicato e troppo
spesso ignorato. «Non ho mai rinunciato a nulla: conservo il sogno
di avere un bambino, ho amato, mi
sono sposato, ho sofferto e poi mi
sono innamorato di nuovo – conclude -. Perché la mia non sia più
una storia eccezionale, c’è ancora
molto da fare: senza pregiudizi o
paure, dobbiamo imparare a godere delle cose belle, di tutte. E che
cosa c’è di più bello dell’amore?».
25 settembre 2014
Più di 500 lotti di arredi,
dipinti e oggetti d’arte
dal XVI al XX secolo
provenienti da importanti
committenze private
fra cui alcuni cimeli storici
della famiglia
di Niccolò Paganini.
ARCHAION
via Cavour, 17F
10123 Torino
tel. 011 55 76 300
fax 011 56 20 456
www.astebolaffi.it
[email protected]
Santo Varni
Busto in marmo
di Niccolò Paganini, 1844
Base d’asta
€ 8.000
Da: sampoz
Ora: 21:55 23/09/2014
LA STAMPA
SABATO 20 SETTEMBRE 2014
.
Società .21
Social network come terapia
[La Presse]
prima vista, il sito assomiglia molto a Facebook. I membri hanno una
foto di profilo e una descrizione,
possono postare status, aggiornamenti, commenti agli status altrui
e dare un «Mi piace» a un post.
Tuttavia, le similitudini finiscono
qui. Ogni immagine e messaggio
pubblicato sul sito, infatti, è un
promemoria del fatto che gli utenti
si battono contro un nemico comune: il cancro al seno.
Avviato nel 2012, My Breast
Cancer Team (MyBCTeam) è un
social network
con più di cinquemila donne
La pagina Internet di
colpite da cancro
MyBCTeam è molto simile
al seno o in rea quella di Facebook
missione. MyBCTeam non è stato ideato da una
donna che affrontava questa malattia bensì da due professionisti
del web di San Francisco.
Mary Ray ed Eric Peacock sono i cofondatori di MyHealthTeams, una società che crea social
network per persone affette da
problemi medici di natura cronica. MyAutismTeam è stato il primo sito progettato dall’azienda,
seguito da MyBCTeam e MyMSTeam, un social network per i
malati di sclerosi multipla.
Durante l’intervista telefonica, Ray ci ha spiegato che il punto
di forza principale di MyBCTeam
è quello di essere un luogo in cui
le donne possono entrare in contatto con altre donne come loro.
Si tratta di qualcosa che le persone non possono ancora trovare
nei gruppi di autoaiuto tradizionali. «Una donna di 30 anni può
essere preoccupata dalle possibili ripercussioni della chemioterapia sulla fertilità. Le sue paure
sono diverse da quelle di una
donna di 65 anni», ci spiega.
Con appena qualche clic, gli
utenti possono trovare altri
membri come loro in base al tipo
di cancro, all’età, ai trattamenti
ricevuti, agli effetti collaterali e così
via. Il sito ha anche un’utilità pratica. «Se ti stai sottoponendo al settimo ciclo di chemioterapia, potresti
non avere le forze di incontrare
qualcuno faccia a faccia», dice Ray.
Il sito è strettamente riservato
alle donne affette da cancro al seno, il che significa che gli utenti so
sentono liberi di parlare anche dei
temi più tabù, come la riduzione
della libido o l’adattamento agli
impianti al seno. Un’altra innovazione MyBCTeam è l’opzione che
consente ai membri di inviarsi l’un
l’altro abbracci virtuali.
Claudette Reny, 68 anni, vive a
Gatineau, il che la rende uno dei
pochi utenti MyBCTeam dal Québec. Nell’agosto 2013, ha scoperto
di avere un cancro al seno destro.
Lo shock è stato terribile. «Un vero incubo», confessa. Il sito per lei
ha rappresentato un’ancora di salvezza. «Un giorno, le cose andavano davvero male. Ero molto depressa. Ho ricevuto così tanti abbracci quel giorno...».
Da allora, si collega al social
network quotidianamente per postare domande agli altri utenti e
inviare i suoi abbracci. “Parlo a
donne del Texas e della California.
Non ci conosciamo, ma in qualche
modo invece sì». Alla Fondation
québécoise du cancer, il sito sta fa-
cendo proseliti e in generale la reazione è positiva. «Vedere che ci sono altre donne che vogliono vivere
è una fonte di speranza per quelle
che hanno appena ricevuto la diagnosi», dice Nicole Morin, una
consulente di Fondation.
La prossima settimana, Reny
inizierà la radioterapia. «Sono
molto nervosa. È tutto nuovo per
me. Non so cosa aspettarmi, ma
posso parlarne con chi ci è già passato». Morin ha avvertito gli utenti
del sito di essere prudenti. «Una
persona non è una diagnosi - dice il cancro al seno è molto complesso e non ci sono due casi uguali».
Questo significa che, sebbene
due membri possano avere la stessa patologia, potrebbero non reagire allo stesso modo ai trattamenti. Inoltre, i post pubblicati su MyBCTeam non devono essere considerati una fonte medica attendibile. Gli utenti che condividono informazioni sono spinti dalle migliori intenzioni, tuttavia l’esperienza personale non basta per
consigliare una cura o un’operazione. «Dobbiamo gestire le aspettative - spiega Morin - specialmente in casi come questo, in cui le
persone sono più vulnerabili».
Per ora, MyBCTeam è finanziato da imprenditori filantropici —
nessuno dei quali, secondo Ray, è
I
VALENTINE PASQUESOONE
bambini forse non capiscono che
l’igiene è una ragione più che sufficiente per lavarsi le mani, tuttavia
la prospettiva di ricevere un giocattolo può aiutare a indorare la pillola. In
Sudafrica, Paese bollato dall’Organizzazione mondiale della sanità come
uno dei peggiori in fatto di igiene personale, migliaia di persone muoiono
ogni anno a causa di malattie prevenibili come il colera e la febbre tifoidea.
Molte delle vittime sono bambini,
quindi insegnare ai più piccoli a lavarsi le mani potrebbe essere la soluzione
per debellare queste patologie.
Per incoraggiare i bambini a usare
il sapone ogniqualvolta le loro mani
sono sporche, l’agenzia Y&R Zambia
(che collabora con organizzazioni come The Safety Lab, Dare to Share e
Blikkiesdorp4Hope) ha ideato il progetto «Hope Soap». Si tratta di una
saponetta trasparente al cui interno è
Svizzera
La clinica che cura con il colore
dimezza la spesa per gli analgesici
I primi dati del test autorizzato dal Canton Ticino
«L
[La Regione]
a prima volta che ho fatto la terapia dei colori, il
ginocchio mi faceva parecchio male. Ho dovuto sospenderla, ma poi i dolori sono diminuiti e anche la cervicale faceva meno
male. Quando arrivava la terapista
provavo un grande sollievo».
È la testimonianza di Maria, residente della Casa
anziani Malcantonese in SvizzeLa cromopuntura agisce
ra, dove è stato
sulla percezione del
fatto uno studio
dolore fino ad azzerarla
clinico sul dolore
usando la cromo-
Pagina: Societa/IMPACT20-21.pgl
dedicato. L’obiettivo di Ray è ambizioso: gestire 50 social network
specializzati nei prossimi due anni:
«Quello che ci auguriamo nel lungo
periodo è che i medici prescrivano
i nostri siti ai pazienti», conclude.
Convincere i bambini a lavarsi le mani?
È facile, se nella saponetta c’è un gioco
Sanità innovativa
SIMONETTA CARATTI
BELLINZONA
collegato all’industria farmaceutica. Ma Ray sogna un futuro molto
più grande per la sua azienda. Diabete, Alzheimer e leucemia potrebbero essere le prossime patologie ad avere un social network
Insegnare l’igiene
[Sparknews]
A
“Il nostro obiettivo a lungo termine è essere prescritti dai medici”
Sudafrica
Canada
MARIE BERNIER
Il Facebook dei malati di cancro
per condividere gli abbracci
puntura. Stupefacenti i risultati del
test autorizzato dal Dipartimento
della sanità del Canton Ticino: dopo
la prima seduta, il dolore cala del
30%, per poi svanire quasi del tutto.
Dimezzati i consumi di analgesici, oppioidi deboli e morfina. Anche
i medici della casa anziani non si
aspettavano un risultato simile:
dolori azzerati per undici pazienti
su dodici e pastiglie dimezzate.
È il primo studio che indaga gli
effetti della cromopuntura sul dolore per un anno (da febbraio 2012
a marzo 2013) con valutazioni oggettive: la percezione del dolore nei
pazienti veniva misurata prima e
dopo ogni seduta da personale inDa: sampoz
contenuto un giocattolo — una macchinina, un pupazzetto di Hello Kitty
— che i bambini possono raggiungere
tanto più velocemente quanto più
spesso si lavano le mani. Lanciato nel
2013 a Blikkiesdorp, un insediamento
molto povero all’esterno di Città del
Capo, il progetto Hope Soap ha già ottenuto risultati ragguardevoli. Secondo Y&R Zambia, infatti, le patologie
all’interno della comunità si sono ridotte del 70%.
fermieristico indipendente. Sembra tutto molto semplice: irradiando con luce colorata la pelle lungo i
meridiani dell’agopuntura e altri
punti riflessologici, il male cala.
Perché accada, ce lo spiega un
esperto: «La luce è il linguaggio tra
le cellule. I colori danno un’informazione al corpo correggendo un
disturbo di questo linguaggio», dice Fausto Pagnamenta. L’ex primario di pediatria all’ospedale La Carità di Locarno, esperto di cromopuntura (ha scritto libri e tiene
corsi), è il direttore di questo studio clinico: «Abbiamo usato una luce infrarossa che ha la stessa vibrazione del nucleo delle cellule.
L’onda dà al corpo un’informazione: sciogliere blocchi energetici. E
le cellule ritornano a parlarsi».
Gli chiediamo che cosa sono
questi blocchi: «Sono emozioni
trattenute per anni. Sono i mattoni
che costruiscono la malattia, i fattori scatenanti, spesso dimenticati. Sbloccando questa emotività
con la luce, si riduce lo stress nel
corpo e di conseguenza il sistema
immunitario si rinforza», precisa.
Tutti i pazienti hanno ricevuto
una diagnosi, poi una seduta di circa 30 minuti una volta a settimana.
Sempre collaborando con i medici,
perché la cromopuntura è complementare alla medicina tradizionale. Mentre il corpo medico della
struttura è stupito dai risultati, Pagnamenta lo è meno: «Da 25 anni
curo emicranie, insonnia, mal di
schiena con la luce colorata. Irradiando punti particolari si risolve
un dolore anche in poche sedute.
Mentre per gravi malattie degenerative si può rinforzare il sistema
immunitario. In questo studio, era
importante avere una valutazione
indipendente dal terapista».
Anche il direttore della casa anziani è soddisfatto dei risultati ottenuti: «Riuscire ad abbattere la
percezione del dolore e dimezzare
l’assunzione di antidolorifici, anche di morfina, è un ottimo risultato», dice Roberto Perucchi. Poi c’è
anche un aspetto economico, si risparmia sui farmaci. «È un terreno
da esplorare meglio. Si rifarà la
sperimentazione in un’altra struttura per raccogliere ulteriori dati».
Ora: 21:55 23/09/2014
22 .Società
STAMPA
.LA
SABATO 20 SETTEMBRE 2014
L’ecologia che fa profitti
Ali Issa e i suoi due soci
hanno trovato un tesoro
nei copertoni usati
La loro azienda Al-Oula ha inventato un business
riciclando gli pneumatici e facendone pavimenti
I
V ERONIQUE
ABOU GHAZALEH
[Al Hayat]
Libano
n diverse regioni del Libano bruciare gli pneumatici è ormai parte
integrante della cultura locale. Gesto di rabbia e di protesta durante
le manifestazioni e gli scioperi, è
anche considerato l’unica soluzione possibile per eliminare le grandi quantità di gomme usate che ingombrano il territorio. Incenerire i
copertoni costituisce però un crimine dal punto di vista ambientale, a causa del CO2 immesso nell’atmosfera al
momento della
combustione.
Gli pneumatici vengono
Alcuni comuni
raccolti, triturati e
libanesi scelgono
rivenduti come pannelli
allora di abbandonarli tra le
montagne di rifiuti delle discariche,
incuranti del fatto che i componenti
della gomma siano tra i più resistenti agli agenti esterni e che il
tempo di decomposizione di uno
pneumatico sia nell’ordine delle
centinaia di anni. Il Libano non è
l’unico Paese a vivere questo problema. La questione è globale e particolarmente acuta nei Paesi in via
di sviluppo, dove lo smaltimento sicuro delle gomme usate è una pratica assai poco diffusa.
Ma nella cittadina libanese di
Toula, nel Sud del Libano, è nato
un progetto che lascia sperare. Si
chiama Al-Oula ed è un impianto
di riciclaggio di pneumatici usati
fondato e gestito da tre giovani imprenditori pieni di creatività e
senso di responsabilità ambientale: Ali Issa, Oula Issa e Ahmad
Shamseddine.
Al-Oula è nato nel 2011, quando
i tre imprenditori hanno deciso di
applicare agli pneumatici il knowhow familiare nella trasformazione della gomma in articoli di vario
genere rivenduti poi ai negozi locali, trovando così una soluzione
di smaltimento alternativa all’accumulo e alla combustione: gli
pneumatici vengono triturati e
trasformati in polvere, quindi in
pannelli per la pavimentazione di
viali, aree gioco, palestre e scuole
materne. Dopo un primo anno di
rodaggio, in cui la start-up si è av-
valsa dei fondi del programma Kafalat per importare i macchinari
necessari al riciclaggio e finanziare il proprio progetto, Al-Oula
opera ormai con successo senza
alcuna sovvenzione statale.
L’impianto risponde a due esigenze essenziali in Libano: libera
gommisti e comuni dall’ingombro
degli pneumatici danneggiati e
fornisce pavimentazioni antitrauma a diverse strutture, riducendo
il fabbisogno di importazione di
questi materiali dalla Cina. E non è
tutto. Grazie a un livello di qualità
e di prezzo che la rende concorrenziale rispetto ai produttori cinesi,
l’azienda ha iniziato a esportare i
propri pannelli nei Paesi limitrofi,
principalmente in Giordania.
Ali Issa ci ha spiegato che il progetto è nato dal desiderio di risolvere il problema della combustione degli pneumatici ed eliminare le
sue ripercussioni ambientali. AlOula è un’azienda unica nel suo genere in Libano e nei Paesi circostanti. Prima di lanciare il progetto, i tre soci hanno studiato la domanda di pannelli antitrauma con
garanzia a dieci anni, scoprendo
che questo tipo di pavimentazione
veniva importata a prezzi molto
più alti rispetto a quelli che Al-Oula riesce ad offrire oggi ai suoi
clienti.
Una volta acquisite le macchine
trituratrici, gli imprenditori han-
Informatica sociale
I computer nella nuvola
che vendono calcoli
e regalano riscaldamento
L’Impact JournaLIsm Day (IJD) è un progetto IDeato e reaLIzzato Da sparknews
con La partecIpazIone DI 40 ImportantI testate gIornaLIstIche.
Qarnot installa elaboratori nelle case
e produce così calore a costo zero
conDIvIDI
una foto che ti ritrae insieme al tuo giornale sui
social network usando #ImpactJournalism, @
sparknews oltre #@La_stampa. Le migliori fotogra-
BRYAN PIROLLI
PARIGI
aIuta
i promotori dei progetti presentati nell’Ijd a vin-
promuovI
un progetto che meriterebbe di entrare nell’Ijd
2015 utilizzando sparknews.com/ijd/submissions
AXA, pArtner fondAtore dell’Ijd
La protezione è un impegno costante per il gruppo
aXa, che lavora per scongiurare i rischi e sostenere le
temente con le iniziative di protezione del gruppo,
aXa ha scelto di partecipare all’Impact Journalism
in tutto il mondo.
La pagina Facebook aXa people protectors riunisce
1,2 milioni di persone di 49 paesi che condividono
progetti e idee per proteggere meglio il mondo e i
loro cari.
gli articoli dell’Impact Journalism Day saranno pubblicati in anticipo su www.facebook.com/axapeopleprotectors.
Il teAm SpArknewS rIngrAzIA Inoltre
Le redazioni dei giornali partecipanti per il loro impegno nei confronti di un giornalismo d’impatto; totaL
(partner del settore energia); social media squad, makesense e ashoka (che nel 2014 ha nominato “fellow” il
fondatore di sparknews).
ContAttArCI: [email protected]
Pagina: Societa/impactpaginone.pgl
N
el cuore di Parigi, presso l’università Pierre et Marie Curie,
il giovane ricercatore Brice
Hoffmann sta lavorando a una
cura contro la mucoviscidosi
servendosi di modelli in 3D e
di un software di «docking»
molecolare. Il processo richiede un’enorme potenza di calcolo che l’università non è in
grado di offrire. Ma Hoffmann
può accedere a capacità di elaborazione di dati estremamente efficiente a una frazione del costo
normale
grazie a una
350 radiatori di questo
società frantipo scaldano case,
cese, la Qarscuole e uffici a Parigi
not Computing. E grazie a Hoffmann e altre persone che, come lui, utilizzano il sistema
Qarnot, quasi 100 abitanti di
alloggi popolari a sud della
[Sparknews]
e condividi le tue idee su sparknews.com/ijd/
makesense
Francia
Pa
all’avrvtecipa
entura
!
Da: sampoz
Torre Eiffel ottengono riscaldamento a costo zero.
Paul Benoît, fondatore di
Qarnot, ha sviluppato il concetto nel 2003, quando lavorava
come sviluppatore manager
presso Société Générale. «Avevo diversi computer in camera
mia e facevano molto rumore racconta -. Era fastidioso e ogni
volta dovevo spegnerli prima di
coricarmi. Ma mi sono reso
conto che rimuovendo i ventilatori era possibile renderli più
silenziosi e ottenere un ottimo
sistema di riscaldamento».
I computer producono calore quando l’elettricità passa
attraverso i circuiti, creando
attrito. Sui processori di dimensioni più ridotte, come
quelli dei pc, un ventilatore interno raffredda i circuiti stampati, come ben sa chiunque
possieda un portatile. Ma
quando ai fini di determinati
calcoli si richiedono alte prestazioni, i dati da elaborare
vengono spesso delocalizzati,
verso centri dati dove le unità
di elaborazione funzionano a
pieno regime. Questi centri
producono una quantità di calore molto maggiore e richiedono sistemi di raffreddamento molto efficienti. Invece di
Ora: 21:55 23/09/2014
LA STAMPA
SABATO 20 SETTEMBRE 2014
.
Società .23
Commercio anti-spreco
trovare un sistema per raffreddare tali processori, la
Qarnot li installa dove non necessitano di essere raffreddati, come radiatori nelle case o
negli uffici. Nel 2013, Benoît ha
iniziato a installare dei radiatori appositamente progettati,
battezzati Q.rads, presso le
abitazioni popolari, assicuran-
do in tal modo il riscaldamento a costo zero per le famiglie a
basso reddito. Più di 350 radiatori di questo tipo sono attualmente installati all’interno di scuole, abitazioni e imprese attorno a Parigi.
Non solo: chiunque necessiti di elaborare progetti di notevole portata può acquistare
potenza di calcolo da Qarnot.
Riducendo i costi di raffreddamento, la società afferma di
essere in grado di offrire ore di
calcolo a un quarto della tariffa normalmente applicata in
Francia. E se non ci sono sufficienti calcoli da effettuare
contemporaneamente, la Qarnot può cedere gratuitamente
cicli di calcolo al fine di garantire il riscaldamento attraverso i radiatori. In estate, gli abitanti degli alloggi popolari
possono scollegare i Q.rads,
che non emetteranno più calore di un classico pc portatile.
L’idea non è del tutto rivoluzionaria: dal 2010 una serra di
Parigi viene riscaldata mediante processori, mentre i
processori di Ibm riscaldavano una piscina svizzera già nel
2008. Ma i sistemi di riscaldamento Qarnot sono più radicali perché dividono e ripartisco-
Pagina: Societa/impactpaginone.pgl
“Brutti ma buoni” al supermercato
VALENTINE PASQUESOONE
S
econdo l’Organizzazione
delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura
(Fao), un terzo del cibo prodotto
nel mondo per l’alimentazione umana
viene sprecato.
Ogni anno, nei Paesi sviluppati vengono gettate via più di
220 milioni di tonnellate di cibo, una
quantità pari quasi
alla produzione annuale dell’Africa subsahariana. E sono
gli stessi produttori
a contribuire in modo considerevole a
questo spreco.
Spesso, infatti, i prodotti agricoli scartati non hanno nulla che
non va, a parte un aspetto troppo
poco invitante per gli scaffali dei
supermercati. Oggi, una catena
di supermarket francesi, Intermarché, sta cercando di combattere questo spreLa catena Intermarché
co e questo modo
lancia la linea low cost
di pensare ven«Frutta e verdura brutta»
dendo «Fruits et
Légumes Moches», ossia frutta
e verdura brutta, con uno sconto
del 30 per cento.
La scorsa primavera la catena
[Sparknews]
problematica per l’azienda, ma
positiva per l’ambiente, poiché
conferma che il problema degli
pneumatici in esubero dispone effettivamente di una soluzione a
lungo termine. Per far fronte alla
penuria di gomma ed evitare la dipendenza da una fonte di approvvigionamento affievolita, l’imprenditore ha avuto l’idea di raccogliere pneumatici in altre regioni del Paese, ottenendo così il duplice vantaggio di espandere il business di Al-Oula e ridurre l’onere
dello smaltimento delle gomme.
Appositi veicoli aziendali percorrono ora il Paese e riversano nell’impianto di Toula grandi quantità di pneumatici pronti ad essere
polverizzati e reimpiegati.
L’impianto di Al-Oula è ormai
pienamente autonomo e cresce
grazie all’impegno dei suoi soci e
all’aiuto di dipendenti locali che
hanno trovato nelle gomme una
nuova fonte di sostentamento e
una via d’uscita al problema della
disoccupazione e della migrazione
Se la frutta e la verdura
vanno oltre l’apparenza
Francia
no contattato vari comuni, tra cui
quello di Saida, nei pressi di Toula,
per assicurare all’impianto l’approvvigionamento di pneumatici
usati. Oggi Al-Oula è in grado di
triturare 200 pneumatici in cinque ore.
La polvere di gomma viene venduta all’ingrosso senza essere
processata oppure impiegata per
la realizzazione di pannelli compressi di varie forme e dimensioni,
usati per la pavimentazione di superfici di diverso genere. Gli ordini provenienti da numerose regioni del Libano, nonché dai Paesi limitrofi, dimostrano un interesse
elevato nei confronti di questi
pannelli ecologici, resistenti ad
agenti atmosferici quali il calore e
la pioggia e sicuri per chi vi cammina, dunque particolarmente
adatti alla pavimentazione di ambienti destinati ai bambini.
Ali Issa ha accennato alla riduzione del numero di pneumatici
provenienti dai comuni, in particolare da Saida. Una situazione
verso la capitale. Malgrado il suo
impegno a vari livelli, l’azienda
non beneficia tuttavia di alcun sostegno pubblico, fatto salvo l’appoggio morale, che non si rivela
però concretamente utile per trasformare il sito in una fabbricamodello.
Gli ideatori del progetto non si
lasciano scoraggiare e promettono ulteriori sviluppi per Al-Oula.
In proposito, Issa ha parlato di investimenti in corso per la realizzazione di un macchinario in grado
di produrre pannelli di grandi dimensioni, che verrebbe ad affiancare l’attuale dotazione di macchinari per pannelli di taglia piccola e
media. Produrne di più grandi
permetterebbe all’azienda di operare su progetti di maggiori dimensioni e fornire pavimenti antitrauma per la copertura di superfici più ampie. Durante la nostra
visita all’impianto, abbiamo constatato che i lavori per la costruzione del macchinario erano già in
corso, a riprova della capacità della nuova generazione libanese di
fare la differenza anche con disponibilità finanziarie limitate.
Gli imprenditori stanno lavorando a una nuova idea: riutilizzare i rivestimenti in lino presenti all’interno degli pneumatici, attualmente accantonati prima della triturazione. I tre soci non intendono
infatti gettar via la grande quantità di lino accumulatasi sul sito durante tutto il periodo di attività e
stanno elaborando un nuovo sistema di riciclaggio per trasformare
il tessuto in pannelli destinati alla
decorazione. Il progetto è ancora
in fase di studio, ma si fonda sull’assunto - ormai appurato - che
ogni componente può essere riciclato senza danni per l’ambiente.
ha sperimentato l’iniziativa creando uno speciale reparto per carote, mele e arance poco attraenti
presso un punto vendita della città
di Provins. Durante la promozione, proprio per dimostrare l’ottimo sapore di questi prodotti, ai
clienti sono state regalate spremute d’arancia e di carota. Grazie a
questa iniziativa, la società dichiara di aver venduto 1,2 tonnellate di
prodotti in due giorni, prova che i
consumatori hanno immediatamente recepito il concetto.
Quest’autunno il progetto sarà
esteso a tutti i punti vendita Intermarché del Paese.
no i processori. Per il momento essi sono limitati alla regione di Parigi, ma l’obiettivo della società è di distribuirli in
tutto il mondo.
Benoît ha assistito a un’impennata della domanda correlata al fabbisogno di potenza di
calcolo e ha la sensazione che i
data center non rappresentino
soluzioni a lungo termine.
Spiega che la democratizzazione delle alte prestazioni di calcolo è ideale per le imprese di
piccole dimensioni, come le
imprese biotecnologiche, che
necessitano di molta potenza
di calcolo ma non sempre possono permettersela.
Negli uffici di Qarnot a
Montrouge, a sud di Parigi, i
componenti informatici, i cavi
e le file di unità centrali riempiono uffici e corridoi. Diversi
tirocinanti si trastullano in
mezzo all’accozzaglia di strumenti e apparecchiature mentre gli schermi visualizzano lo
stato dei processori installati
in tutta la città. Questi tirocinanti si trovano nella posizione ideale per sapere fino a che
punto questi radiatori inconsueti funzionino correttamente: l’intero ufficio viene riscaldato unicamente da Q.rads.
Da: sampoz
Ora: 21:55 23/09/2014
24 .Società
STAMPA
.LA
SABATO 20 SETTEMBRE 2014
Internet & legalità
«I
L’autodenuncia di massa
“Ho pagato una mazzetta”
ABHILASH KRISHNA
E SHRADHA IYER
[Sparknews]
India
eri ho pagato 100 rupie alla polizia
per verificare il passaporto»; «Ho
pagato una tangente per un certificato di decesso: non ci si libera dalla corruzione nemmeno quando si
muore»; «Le molestie sono cessate
solamente quando ho pagato». Le
storie delle vittime della microcorruzione riempiono una pagina dopo l’altra del sito web indiano ipaidabribe.com.
Il 54% dei cittadini indiani dichiarava di aver pagato una tangente nel 2010, l’anno nel quale è
nato il sito. «I Paid a Bribe» (Ho pagato una mazzetta) definisce il fenomeno una «corruzione al dettaglio», per la quale la macchina del
governo non funziona fino a quando non le si oliano gli ingranaggi. Il
sito è stato fondato da una coppia,
Swati e Ramesh Ramanathan, che
ha lasciato il lavoro negli Usa per
tornare in India e aprire un’organizzazione non profit, Janaagraha.
Con sede nella
Silicon Valley indiana, BangaloNato nel 2010, il sito ha
re, «I Paid a Briavuto 4,5 milioni di visite
be» è prima di
e ospita 27 mila racconti
tutto un sistema
per far conoscere la verità. Il suo
obiettivo è far crescere la consapevolezza del problema e migliorare i
sistemi pubblici attraverso la condivisione di esperienze. Le segnalazioni sono effettuate anonimamente, e non sono mai citati i nomi
degli interessati.
«La corruzione al dettaglio mina l’intera società - spiega Swati
Sul sito 27 mila storie quotidiane di “corruzione al dettaglio”
Ramanathan -. È troppo facile andare a protestare in piazza contro
un regime o un governo corrotto e
poi mezz’ora dopo tornare a casa e
non battere ciglio se un poliziotto o
un funzionario pubblico chiede
una tangente».
«I Paid a Bribe» dichiara di aver
ricevuto 4,5 milioni di visite da
quando è stato messo online e di
ospitare più di 27 mila racconti di
persone costrette a pagare tangen-
ti in tutto il Paese. Nel complesso,
le vittime denunciano di aver pagato circa 35 milioni di dollari a funzionari corrotti.
Il sito offre informazioni su come evitare di pagare tangenti e
comprende una sezione nella quale
chi è riuscito a rifiutarsi può raccontare la propria esperienza.
Chiede di parlare dei funzionari
onesti, al fine di incoraggiare tale
comportamento.
«Come si dice qui, la luce del sole è il miglior disinfettante - sottolinea Swati Ramanathan -. Più persone inizieranno a condividere le
proprie esperienze di corruzione
su una piattaforma pubblica, più
saranno disincentivati simili comportamenti. Credo che nel giro di
vent’anni la corruzione al dettaglio
possa essere sradicata. E noi faremo tutto il possibile per assicurarci che ciò accada».
diane, come il lavaggio di abiti,
stoviglie e in generale per le operazioni di pulizia e persino di igiene personale.
Gli attuali responsabili del progetto, avviato nel 2009, che ha portato alla nascita di «Isla Urbana»
sono Enrique Lomnitz e David Vargas. I progetti sono finanziati da
donazioni, contributi di istituzioni
ed enti pubblici che sperano di potenziare e ampliare la raccolta dell’acqua piovana. Nel distretto di
Tlalpan sono già stati installati più
di mille sistemi. Il costo di installa-
zione varia a seconda delle aree urbane. Ad esempio, in aree come Xochimilco, il sistema costa circa 500
pesos (260 dollari) ad abitazione. Il
sostegno di privati ed enti pubblici
è fondamentale per la sopravvivenza del progetto.
L’idea può essere applicata a
qualsiasi area nella quale cadano
almeno 500 millimetri di pioggia
l’anno. Secondo il gruppo, con trenta metri quadrati di tetto possono
essere prodotti circa 30 mila litri di
acqua l’anno, in un periodo di tempo che va fino ai sei mesi.
Sostenibilità urbana
Tetti intelligenti per proteggere
dalle inondazioni e dalla siccità
Manca l’acqua a un terzo della popolazione
C
GEORGINA OLSON
JOSÉ CARREÑO
[Excelsior]
Messico
onsiderata una delle più
grandi metropoli al mondo,
Città del Messico lotta ogni
giorno per fornire acqua ai suoi 20
milioni di abitanti, in una valle a
più di duemila metri di altitudine.
Una beffa del destino, se si pensa
che la città era stata originariamente fondata nei pressi di un lago, oggi completamente scomparso: tutto ciò che le rimane sono alcune falde acquifere eccessivamente sfruttate.
Secondo una stima del 2012, un
terzo della popolazione della capitale ha accesso all’acqua solamente
poche ore al giorno, mentre diverse migliaia di abitanti, forse addirittura centinaia di migliaia, possono contare esclusivamente su camion specializzati nella distribuzione di questa preziosa risorsa.
Tuttavia, durante le piogge più
abbondanti, l’acqua e gli allagamenti da essa provocati finiscono
per diventare un enorme, a volte
tragico, problema. Per «Isla Urbana», un progetto creato da una
dozzina di gioGià installati 1700 sistemi
vani scienziati e
di recupero della pioggia,
i m p re n d i t o r i
per centinaia di famiglie
messicani, la situazione è diffi-
Pagina: Societa/impact24-25.pgl
cile, ma non impossibile. «Da un lato, milioni di persone non hanno
accesso a una fornitura d’acqua
sufficiente, dall’altro, tuttavia, ogni
anno siamo vittime di inondazioni
causate dal fatto che la nostra città
sorge nella conca di quello che una
volta era un lago. Sfruttare l’acqua
piovana è l’unica speranza di rendere idricamente sostenibile questa città», spiega il gruppo.
Il progetto ha già installato più
di 1.700 sistemi di recupero dell’acqua piovana, determinando un miglioramento delle condizioni di
centinaia di famiglie, compresi alcuni abitanti delle aree montane
nelle quali non è presente alcuna
rete di distribuzione. L’acqua raccolta lo scorso anno ha toccato i 140
milioni di litri e il risultato potrebbe essere di gran lunga superiore,
in una metropoli nella quale gli allagamenti non sono affatto rari.
Il sistema comprende tetti ideati per incanalare l’acqua in taniche
di stoccaggio dopo aver superato
un sistema di separazione che devia per i primi dieci minuti l’acqua,
considerata non sicura, separandola dalla pioggia pulita che cade
successivamente.
Si tratta di una soluzione sostenibile, in grado di garantire fino a
sei mesi di accesso all’acqua per
l’uso in diverse situazioni quoti-
Da: sampoz
Belgio
Le amazzoni
dell’orto
e della cucina
DIDIER DILLENS E RENÉ SÉPUL
L
e moderne amazzoni del
progetto «Beste Groenten
Madame!» hanno abbandonato archi e lance in cambio di
un arsenale di zappe e hanno sublimato i propri impulsi guerrieri
riversandoli nella lotta per il cibo
sostenibile e la responsabilizzazione alimentare.
Avviata nel 2012 dall’organizzazione non profit Amazone,
questa iniziativa accoglie donne
provenienti da ogni cultura residenti nel comune di Saint-Josseten-Noode, Bruxelles, per riscoprire abitudini alimentari più sane, imparando a consumare cibi
«buoni, puliti, equi e locali» e migliorando le proprie capacità e
conoscenze.
Il Jardin des Amazones è un
piccolo orto urbano coltivato collettivamente e un laboratorio
agricolo gestito in collaborazione
con altre associazioni. Una speciale attenzione è dedicata alle
erbe aromatiche, ai prodotti tradizionali e alla produzione stagionale. Il viaggio sensoriale è seguito da laboratori di cucina durante i quali i partecipanti affrontano l’importante tema di
un’alimentazione sana e sostenibile, con l’aiuto di deliziose ricette del Belgio e di altri Paesi. Ogni
workshop offre la possibilità di
aprirsi a una visione più globale
dell’impatto del cibo. E tutto ciò
avviene in un ambiente informale, interculturale, dove lo scambio, l’aiuto reciproco e l’autogestione sono le parole chiave.
Le traduzioni dello speciale Impact Journalism sono a cura dello
Studio Melchior, Torino. Lo speciale è stato realizzato in collaborazione con il quotidiano La Regione Ticino (Svizzera)
Ora: 21:55 23/09/2014
LA STAMPA
SABATO 20 SETTEMBRE 2014
.
Società .25
Cultura a domicilio
Q
Bangladesh
ABUL KALAM
E MUHAMMAD AZAD
[Prothom Alo]
uando la gente del villaggio si sveglia il mattino, la prima persona
che vede è Polan Sarkar. È in piedi, sorridente, con una borsa piena di libri sulla spalla. Nonostante
i 94 anni, è pieno di vita come un
ragazzo. Percorre parecchie miglia a piedi, spostandosi da un villaggio all’altro con i suoi libri. Acquista i volumi e li dà in prestito
alla gente. Dopo alcune settimane, ripassa; gli abitanti restituiscono i libri e ne scelgono altri fra
quelli nuovi che egli porta con sé.
Sono ormai 30 anni che
Sarkar rifornisce di parole e cultura una ventina di paeselli del
Rajshahi, destando nella regione
un nuovo interesse per la lettura.
Per quelle regioni rurali del Bangladesh, dove la
maggior parte
degli abitanti è
Polan Sarkar da 30 anni
povera e analfaacquista i libri a spese sue
beta, il lavoro di
e li presta gratuitamente
Polan Sarkar
rappresenta
una rivoluzione.
Rimasto orfano di padre a soli
cinque mesi, Polan frequenta la
scuola fino alla seconda classe,
quando la povertà gli toglie definitivamente la possibilità di proseguire gli studi. Non perde però
l’abitudine di leggere. I libri li
chiede in prestito qua e là. Da
giovane, Polan entra a far parte
del jatra, un teatro popolare locale, dove riveste il ruolo di un
clown. A quei tempi vi erano pochissimi artisti jatra in grado di
leggere e scrivere e non c’erano
fotocopiatrici. Così i copioni si
Polan, la biblioteca vivente
che porta i libri di casa in casa
A 94 anni l’ex esattore serve una ventina di paesi della zona rurale
dovevano riprodurre a mano e a
occuparsene doveva essere Polan, che sedeva di lato sul palcoscenico per suggerire le battute
agli attori.
Cresciuto nella casa di un suo
zio materno, dove riscuote le tasse dai contadini, lavora in seguito
come esattore fiscale del Comune. Con il denaro che guadagna
acquista libri; non si limita a leggerli, ma li dà in prestito ad altri.
Sulla terra di sua proprietà fonda
una scuola superiore: presta agli
studenti libri da leggere e premia
quelli meritevoli con altri tomi,
gettando così i semi di un rivoluzionario interesse per la lettura.
Quando gli diagnosticano un
diabete, gli consigliano anche di
fare regolari passeggiate. Ecco
l’idea: «La gente viene a casa mia
per prendere in prestito libri. Potrei invece andare io da loro per
consegnarli», si dice Polan.
«Quello fu l’inizio – racconta
oggi –. Distribuire i libri spostandomi a piedi è diventata quasi
un’ossessione». Polan inizia così
a recarsi di casa in casa con il suo
prezioso carico. La voce delle sue
visite si sparge e tutti, compresi
studenti e casalinghe, cominciano a rivolgersi a lui per chiedergli
nuovi volumi. Lui diventa in breve tempo una sorta di biblioteca
mobile, e casa sua si trasforma
nella libreria del villaggio.
Polan ama portare alla gente i
classici della letteratura bengalese e prestare libri di racconti popolari e narrativa di altri autori
conosciuti. È grazie a lui che Abdur Rahim, ora cinquantacinquenne, è diventato un avido lettore. Rahim possiede un negozio
di generi alimentari a Digha Ba-
zar. Non solo legge, ma ogni pomeriggio tiene una sessione di
lettura presso il suo negozio.
Il movimento di Polan Sarkar
era limitato a pochi villaggi del
Rajshahi: nessuno, al di fuori di
questa zona remota, ne sapeva
nulla. Fino al 27 febbraio 2007,
quando il quotidiano «Prothom
Alo» pubblica un primo articolo
su di lui.
Ancora oggi, a 94 anni, si sposta a piedi con i suoi libri. È un
uomo dotato di senso dell’umorismo e innamorato della vita, divenuto fonte di ispirazione per
molte persone intorno a lui. Il suo
entusiasmo per i libri ha supera-
to i confini del suo villaggio e molti altri hanno seguito il suo esempio, creando biblioteche e distribuendo libri di paese in paese in
molte zone del Bangladesh.
Nel buio dell’analfabetismo
che avvolge le zone rurali del Paese, Sarkar è un luminoso faro di
speranza.
Nuovi imprenditori
internazionali di successo. Si tratta allo stesso tempo di un’arte e di
una scienza mirata a trasformare
idee e sogni in progetti concreti.
Ayman Ismail, assistente universitario, e Abdul Latif Jameel
Endowed, professore di imprenditoria presso l’Università americana alla Cairo School of Business,
parlano dell’incubatore Auc come
di un obiettivo e come uno strumento: «L’imprenditorialità esiste
da molto tempo. Tuttavia, essa è
comparsa in Egitto con standard
accettabili solamente di recente».
In una piccola stanza dipinta in
modo inusuale, con uno strano arredamento nel quale le poltrone a
sacco fanno a pugni con panche in
legno, ragazzi e ragazze siedono in
ogni angolo. Alcuni lavorano al
computer, altri consultano degli
iPad. Ci sono persone che fissano il
soffitto con aria pensosa, nella speranza di trovare una soluzione ai
propri problemi, altre che aspettano di parlare con un professore per
ottenere consigli sull’arte del management, ricevere una consulenza informatica oppure qualche
dritta relativa al marketing.
L’unicità e la stranezza di questo luogo sono pari solo a quelle
delle persone che lo frequentano:
si tratta di giovani uomini e donne
che si sono laureati all’università
in diversi campi di specializzazione ai quali è venuta un’idea originale che hanno iniziato a sviluppare, superando già uno o due ostacoli lungo la strada. Ed è a questo
punto che entra in gioco l’incubatore aziendale Auc, fondato nell’ambito del Programma imprendi-
torialità e innovazione della facoltà
di economia. Centinaia di gruppi
fanno domanda per l’incubatore,
con la speranza di ricevere aiuto e
sostegno in un ambiente che favorisce lo sviluppo degli imprenditori
e delle idee innovative.
In ogni concorso, l’incubatore accetta meno di dieci progetti o startup. Ai vincitori è concesso un luogo
in cui lavorare, oltre a strutture e
servizi per cinque mesi. Tra questi,
c’è l’ingegnere Mohamad Ihab (28
anni): laureato presso la facoltà di
ingegneria della Ain Shams University e impiegato in una delle più importanti società di programmazione, l’ha lasciata per inseguire un sogno. Ha seguito i suoi colleghi Ahmad Samir e Mohamad Nuito e insieme hanno deciso di cercare nell’incubatore un sostegno per Bus
Pooling: la startup raccoglie le persone che vivono nella stessa area e
si occupa di portarle sul luogo di lavoro senza che siano costrette a
prendere la propria auto, con il conseguente risparmio di tempo,
stress e traffico che tutto ciò implica. I clienti possono usufruire di un
comodo bus con aria condizionata
in cambio di un abbonamento mensile, mentre un programma controlla le rotte e i punti di raccolta.
Ayman Ismail spiega: «Dobbiamo modificare la nostra cultura
commerciale per fare in modo che
grandi aziende e importanti imprenditori non firmino contratti
solo con società conosciute e rinomate. I giovani imprenditori e le loro startup non fanno assolutamente parte di questo mondo, e questo
deve cambiare».
L’incubatore di idee e progetti
che in cinque mesi
trasforma i sogni in realtà
Egitto
Nato da un’università, punta a cambiare il Paese
N
AMINA KHAIRI
IL CAIRO
[Al Hayat]
el 2013, i sogni non riguardano più idee folli, entusiasmo
da scavezzacollo o passioni
infuocate. L’era di «Black Tiger»,
film egiziano in cui un semplice lavoratore diventa milionario grazie
al sogno tedesco, e quella di «Dark
Skinned Monster», in cui il protagonista si intrufola negli Stati Uniti
nella speranza di lasciarsi alle spalle la miseria e finendo per ritrovarsi tra le mani
L’Auc Venture Lab
una gallina dalle
sceglie a ogni concorso
uova d’oro, è finimeno di dieci progetti
ta per sempre.
Ora è il tempo dei
piccoli progetti,
di minuscole aziende ed enormi
idee che aiutano i proprietari a diventare tigri, mostri ed eroi nei loro
rispettivi settori imprenditoriali.
Elicotteri in grado di scovare
mine, un portale informatico per la
vendita di prodotti tessili, un dispositivo per aiutare le persone
con problemi di vista, un centro in-
Pagina: Societa/impact24-25.pgl
formativo per i trasporti pubblici,
applicazioni per l’aggregazione di
notizie e dozzine di altre idee pionieristiche create da giovani che
pensano al di fuori degli schemi.
Questi ragazzi hanno investito
tempo e lavoro nelle proprie idee
prima di trasferirle in un incubatore aziendale. Auc Venture Lab è il
primo incubatore aziendale di
un’università egiziana. Il suo compito è promuovere tecnologie e invenzioni ideate da startup egiziane, trasformandole poi in progetti
Da: sampoz
Ora: 21:55 23/09/2014

Documenti analoghi