Bollettino Anno 12 n° 2 - Serve di Maria Addolorata di Chioggia

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Bollettino Anno 12 n° 2 - Serve di Maria Addolorata di Chioggia
Maria
madre dell’amore
Signore,
SOMMARIO
3 La nostra Madonna
di Marina
6 Nuestra Virgen de Marina
10 Siamo in tempi di prova
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2
Il bene della vita
Abisag
Essere per far vivere
Salus Populi Romani
Il Santo Rosario
Ravviva il dono...
Reaviva el don...
Amigo de los más
necesitados
El servicio
es el amor en acción
Responsabili gli uni
degli altri
Celebrazione d’invio
Lode e preghiera
Piccoli attori
Per ringraziare
Prendi il largo
Attenta e disponibile
Eucaristia
di ringraziamento
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riservatezza e non potranno essere ceduti a terzi o utilizzati per finalità diverse senza il preventivo consenso degli
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che hai concesso
al Servo di Dio,
Padre Emilio Venturini,
di amarti e servirti
con umile dedizione
nei poveri e nei deboli
ti prego di concedermi la grazia (...)
che per sua intercessione ti chiedo.
Fa’ che siano riconosciute nella Chiesa
le virtù di questo tuo servo fedele,
a tuo onore e gloria.
Per Cristo nostro Signore.
Amen
Padre, Ave e Gloria
Direttore responsabile:
Lorenzina Pierobon
Redazione:
Paola Barcariolo, Beatriz Molina, Alma Ramírez,
Ada Nelly Velázquez, Lizeth Pérez
Grafica e impaginazione:
Mariangela Rossi
Realizzazione e stampa:
Arti Grafiche Diemme - Taglio di Po (Ro)
Autorizzazione:
Tribunale di Venezia n. 1253 del 1.4.1997
Quadrimestrale di informazione religiosa
Congregazione Serve di Maria Addolorata di
Chioggia - Anno XII n. 2 - 2008
Madonna
della Navicella
xilografia
settecentesca
La nostra Madonna di Marina
ultima parte
Si conclude la nostra lettura del racconto di Padre Emilio sull’Apparizione. Come
vediamo, in quest’ultima parte del testo egli spiega in modo dettagliato il criterio con cui
fu scelta la data delle celebrazioni. Dalla sua ricostruzione capiamo che le autorità ecclesiastiche valutarono con attenzione in modo che il popolo chioggiotto potesse partecipare
a tutte le feste religiose che in quel periodo dell’anno si succedevano.
Nell’ultima parte, invece, Padre Emilio si sofferma sulla descrizione del santuario
dedicato alla Vergine: uno dei più belli d’Italia – scrive – ad opera conclusa. Il risultato
è senz’altro eccellente ma Padre Emilio nel ricordare l’eccessivo protrarsi dei lavori non
manca di darci un prezioso insegnamento. Poche ma efficaci parole: quando si comincia
un’impresa cerchiamo di non perdere lo slancio iniziale. È certo che questo slancio lui
non l’ha mai perduto, né dopo avere fondato l’Istituto san Giuseppe né dopo avere accettato l’incarico di direttore del giornale La Fede. Chiarezza di obiettivi, quindi, e tenacia
nel perseguirli, rispetto dei tempi di realizzazione e responsabilità del risultato.
Il racconto non poteva concludersi che con l’incoronazione di Maria. Nel finale ci
piace segnalare l’appellativo “Glorificatore di Maria” attribuito da Padre Emilio al Papa
Pio IX. Nei confronti del Santo Padre, egli – dalle pagine della Fede – ha sempre espresso
profonda ammirazione e riconoscenza. Fu Pio IX, infatti, ad inviare ai redattori il messaggio Benedicat vos Deus, dirigat et regat che venne da loro aggiunto ai precedenti due
motti della testata. La Fede ricambiò l’attenzione del Santo Padre dedicandogli molte pagine in occasione della sua scomparsa e continuando a mantenere vivo il suo ricordo.
Gina Duse
La Fede
Domenica 23 e 30 luglio 1876
Anno I nn. 26-27
La nostra Madonna di Marina
(terza e ultima parte)
Nel Decreto 20 luglio 1508 da noi sopra citato del Vescovo Veniero è detto,
che la Chiesetta formata di tavole dovea servire al divino Culto fino a tanto
che si fosse potuto di stabili mura cingerla intorno; mercè le copiose offerte
e l’attività dei fervorosi Chioggiotti.
Qui adunque con maggiore decoro e
lustro continuaronsi a celebrare i divini uffizi; e perché non venisse mai
meno la devozione e gratitudine verso Maria, anzi d’avvantaggio crescesse, fu stabilito che ogni anno il giorno
5 agosto sacro alla B.V. della Neve do-
IL NOSTRO FONDATORE
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IL NOSTRO FONDATORE
4
vesse rinnovarsi con Festa solenne la
memoria della prodigiosa Apparizione, nel quale giorno il Capitolo col suo
Clero, unitamente alla Scuola dei Confratelli di S. Francesco, si recasse processionalmente (ognuno con torcia accesa in mano) al Santuario di Maria a
cantarvi la Messa Solenne. Perché poi
questa Festa e Processione non si sia
stabilito di farle il 24 giugno, in cui avvenne la detta Apparizione, la ragione si fu perché in quel giorno un’altra
Processione si faceva alla Chiesa di S.
Giovanni Battista fuori della città, dove è ora il pubblico Cimitero; e ciò in
ricordanza dell’ingresso trionfale in
Chioggia del Doge Andrea Contarini,
avvenuto appunto il 24 giugno 1380
dopo la vittoria da’ nostri bravi padri
ottenuta contro i Genovesi.
E qui vogliamo ricordare come nel
1539 i Padri Domenicani di questa città, che allora celebravano la Festa del
Santo loro Patriarca il giorno 5 di agosto, vedendo dall’esperienza che per
il concorso sformato del popolo che
accorreva in quel giorno al Santuario
della Vergine (onde la città ne rimanea quasi deserta) la loro Chiesa era
pochissimo frequentata, e la Funzione
riusciva squallida e morta, e inglorificato il loro benedetto Padre, fecero
istanza al Vescovo, che era a que’ dì
Giovanni Tagliacozio, che volesse trasferire ad altro giorno la Festa e la Processione di Maria della Navicella; ed
Egli, che il piacere volea fare di que’
buoni religiosi, fe’ decreto che in avvenire non più ai 5 agosto, sì ai 2 di luglio
fosse per celebrarsi essa solennità: ma
di quel decreto (quale ne sia stata la
cagione) da monumenti certi si ha che
non ne fu nulla.
Quantunque però ai 5 di agosto si
facesse la suddetta pubblica Solennità,
nulladimeno l’Uffizio e la Messa della
B.V. in memoria della prodigiosa Ap-
parizione si celebravano dal Clero il
giorno 20 luglio (nel quale giorno era
stato dal Veniero formato il Decreto
della erezione della Chiesa più volte
sopra accennato) forse fino dai primissimi anni dopo il fatto; il che non oscuramente apparisce da un Capo del Sinodo Diocesano tenuto il 1603 dal
Vescovo Prezzato. Vero è che dappoi
anche la Festa esterna e Processione si
trasportarono nel medesimo giorno 20
luglio; ma dell’epoca di questa traslocazione nulla se ne può sapere, essendo le cose su questo punto incertissime ed oscurissime.
Quello che sappiamo di certo sono
queste due cose: la prima, che nel 1779
dette Solennità e Processione si traslatarono dal 20 luglio alla Domenica che
immediatamente succede al giorno di
S. Anna; e l’altra, che nel 1860 essendosi ottenuto dalla S. Sede Uffizio e Messa proprj dell’Apparizione di M.V. fu
e per questi e per la esterna Solennità
Fondamenta del Santuario consacrato nel 1585
e distrutto nel 1814
IL NOSTRO FONDATORE
Nuovo Santuario ricostruito nel 1957
stabilito il giorno 25 giugno, il quale
segue immediatamente al giorno della
medesima Apparizione impedito dalla Festa di S. Giovanni Battista.
A dar compimento a questa nostra
narrazione ci è d’uopo tornare addietro, cioè a dire, al grandioso e magnifico Santuario del quale dicemmo già
essere posta la prima pietra il giorno
11 maggio 1511 dal più volte lodato
Vescovo Bernardino Veniero. Ora la
fabbrica fu incominciata e proseguita
con tal calore che dopo quattro anni
soli, ciò fu il 22 aprile 1515, vi si potè collocare la prodigiosa Immagine
di Maria della quale più sopra abbiamo contato. Giova qui però avvertire,
che l’Opera si era cominciata sopra un
disegno di così straordinaria splendidezza e maestà che, avvistisi essere
insperabile il poterne arrivare al compimento per la ingentissima somma di
denaro che vi sarebbe occorsa, dovet-
te esso disegno modificarsi a forme di
minore grandezza e magnificenza.
Nulladimeno anche così il Santuario riuscì e per capacità, ricchezza, e
leggiadria, uno dei più belli d’Italia.
Eccone in breve la descrizione. Si ergeva esso circa un miglio lontano dalla
città; per una scala di marmo di sedici gradini si ascendeva in un piano da
cui passavasi in un vasto atrio corso da
portici tutto all’intorno: sopra la porta
di esso atrio di elegante architettura si
vedevano tre statue colossali, quella
di Maria nel mezzo, e dei due Martiri Felice e Fortunato ai lati: dirimpetto a questa si apriva la maggior porta
del Tempio di colonne ornata e di fregi. Diviso in tre navi era il Santuario,
ben fornito di Altari, tra i quali s’avvantaggiava quello elegantissimo del
Coro collocato sotto maestosa tribuna,
il quale racchiudeva dentro alla mensa il prezioso legno su cui Maria si era
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IL NOSTRO FONDATORE
adagiata, e dietro ad esso sulla parete
un grazioso Altarino (che si crede opera del Sansovino) serbava entro a ricca
cornice la prodigiosa Immagine della
Vergine, e questi due Altari va lieta di
possederli la vicina Chiesa Parrocchiale di Sottomarina. Non mancavano
eziandio a quel Tempio molti e pregevoli dipinti che ne ornavano le mura, e
gli Altari; alcuni dei quali ne possiede
adesso la nostra Cattedrale.
La sua Consacrazione fu fatta dal
Vescovo Gabriello Fiamma il 24 Febbrajo 1585, conciossiachè non pria di
quell’epoca ne sia stata l’Opera perfettamente compiuta; e ciò per quella sorte che hanno tutte le umane imprese,
che da principio cominciano con grande ardore e poi a poco a poco affievoliscono e si raffreddano.
Senonchè per noi non era riserbata la sorte di vedere, toccare, baciare
riverenti quelle beate mura che predicavano così altamente le Misericordie
di Maria e la gratitudine de’ nostri padri. Nel 1799 convertito quel Tempio
ad uso della milizia restò nulladimeno intatto fino al 1814, nel quale anno
spogliato dei marmi (che alla fondamenta servirono dei Magazzini militari del castello di Brondolo) fu al suolo uguagliato.
La Immagine prodigiosa di Maria,
e lo zocco furono trasportati fino dal
1799 pria nella Chiesa dei Minori Osservanti, e poi in quella dei Cappuccini fuori di città, e finalmente ai 15
novembre 1806 nella Chiesa ora Parrocchiale di questa città intitolata a S.
Giacomo Apostolo, e quivi collocati
nell’Altare di S. Marco Evangelista
che era a quel tempo appunto entro la
Cappella dove è ora l’Altare della nostra Madonna. Dopo parecchi anni, del
più fino marmo di Carrara, fu innalzato un Altare in proprio alla Vergine,
verso la quale crescendo i Chioggiotti
di giorno in giorno in devozione vollero darne una novella prova ottenendo
dal Glorificatore di Maria, il Regnante Pontefice Pio IX, che in nome suo
proprio Le fosse dal Vescovo Foretti
incoronata la fronte di uno splendido
diadema; e ciò fu fatto il 25 Settembre
1859. Ci sia la Vergine sempre Madre,
e noi sempre Figli devoti.
Nuestra Virgen de Marina
última parte
6
Se concluye la exposición de la narración de Padre Emilio sobre la Aparición. Como
vemos en esta última parte del texto él explica con detalle el criterio utilizado para elegir
la fecha de las celebraciones. A partir de su reconstrucción entendemos que las autoridades eclesiásticas evaluaron con atención la situación de manera que el pueblo Chioggioto
pudiera participar a las fiestas religiosas que en aquel periodo del año se celebraban.
En la última parte, en cambio, Padre Emilio se detiene en la descripción del Santuario dedicado a la Virgen: Uno de los más bellos de Italia -escribe- terminada la obra.
El resultado es sin lugar a dudas excelente pero Padre Emilio, en el recordar el excesivo
prolongarse de los trabajos de construcción, nos da una preciosa enseñanza.
Pocas pero eficaces palabras: cuando se inicia una empresa tratamos de no perder el
entusiasmo del inicio. La verdad es que este entusiasmo él nunca lo perdió, ni después
de haber fundado el Instituto San Josè ni después de haber aceptado el cargo de director
del periódico La Fe. Nitidez de objetivos y por lo tanto tenacidad en alcanzarlos, respeto
IL NOSTRO FONDATORE
del tiempo para cumplirlos y responsabilidad del resultado.
La narración no podría concluirse sino con la coronación de la Virgen María, al final
nos agrada señalar el apelativo “Glorificador de María” que Padre Emilio atribuye al
Papa Pio IX. Hacia el Santo Padre, él -en las páginas de La Fe- expresó una profunda
admiración y reconocimiento. Fue, de hecho, Pio IX quien envió a los redactores de La
Fe el mensaje Benedicat Deus, dirigat et regat que fue añadido a las dos máximas del
encabezado. La Fe correspondió la atención del Santo Padre dedicándole varias páginas
con ocasión de su fallecimiento, manteniendo de esta manera vivo su recuerdo.
Gina Duse
La Fe
Domingo 23 y 30 de Julio 1876
Año I Num. 26-27
Nuestra Virgen de Marina
(tercera y última parte)
En el decreto del 20 de julio 1508,
ya citado por nosotros, del Obispo Veniero se dice que la pequeña Iglesia
hecha de tablas tenía que servir para
el Divino Culto hasta que se pudiera
de estables muros rodearla; a merced
de las cuantiosas ofertas y la actividad de los fervorosos Chioggiotos.
Así aquí con mayor decoro y gloria
pudiera continuarse a celebrar los divinos oficios; para que no decayese la
devoción y gratitud a María, más bien
creciera, fue establecido que cada año
el día 5 de agosto dedicado a la Beata
Virgen de las Nieves se renovara con
fiesta solemne la memoria de la prodigiosa Aparición, aquel día el capítulo
con su clero, junto con la escuela de los
hermanos de san Francisco, se dirigían
en procesión (cada persona con su antorcha en mano) hacia el Santuario de
María para cantar la Misa solemne.
El por qué esta fiesta y procesión
no se estableció realizarla el 24 de junio, día que se apareció la Virgen, es
porque en ese mismo día se realizaba
ya otra procesión a la Iglesia de San
Juan Bautista en las afueras de la ciudad, donde se encuentra actualmente
el cementerio público, como recuerdo
del ingreso triunfal a Chioggia del dux
(máxima autoridad de la antigua república de Venecia) Andrea (Andrés)
Contarini, acaecido precisamente el
día 24 de junio de 1380 después de la
victoria de nuestros valientes padres
contra los Genoveses.
Aquí queremos recordar que en
1539 los Padres Dominicos de esta ciudad, que en aquel entonces celebraban
la fiesta de su patriarca el día 5 de agosto, viendo a través de la experiencia
que la concurrencia desproporcionada
que acudía aquel día al Santuario de la
Virgen (tanto que la ciudad se quedaBasilica di S. Giacomo Apostolo in Chioggia
IL NOSTRO FONDATORE
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ba casi desierta) la Iglesia de ellos era
frecuentada muy poco y la celebración
resultaba escuálida y muerta, y sin
honor su bendito padre; éstos hicieron solicitud al Obispo, que en aquel
tiempo era Giovanni Tagliacozio, que
quiso trasladar a otro día la Fiesta y
la procesión de María de la Navecilla
(Maria della Navicella), y él, que el favor quería hacer a los buenos religiosos decretó que desde ese momento no
se celebrase el 5 de agosto, sino el 2 de
julio: pero de aquel decreto (cual fuese la razón) por documentos ciertos se
sabe que de ésto nada se llevo a cabo.
Apesar de que se realizace el 5 de
agosto la susodicha solemnidad, el Oficio y la Misa
de la Beata Virgen, en memoria de la prodigiosa
Aparición el clero la celebraba el 20 de julio (día en
que Veniero estableció el
decreto de la erección de
la Iglesia mencionado anteriormente) tal vez poco
tiempo después del hecho.
La verdad es que después
de ésto también la fiesta
externa y la procesión se
trasladaron al 20 de julio;
pero de la fecha exacta de
esta traslación no se sabe
nada, de tal manera que
las cosas resultan muy
inciertas y oscurísimas.
Lo que sabemos con
certeza son estas dos cosas: la primera, que en
1779 dicha solemnidad y
procesión fueron trasladadas al 20 de julio al domingo que sigue después
de Santa Ana; y la otra, es
que en 1860 obteniéndose
de la Santa Sede el Oficio
y la Misa propias de la
aparición de María Virgen fue establecido para éstos y para la externa
solemnidad el 25 de junio, el siguiente
al día de la Aparición impedido por la
fiesta de San Juan Bautista.
Para conducir a buen fin nuestra
narración tenemos que retroceder, es
decir tenemos que mencionar, al magnífico y gracioso Santuario del cual
dijimos que fue puesta la primera
piedra el día 11 de mayo de 1511 del
varias veces honorado Obispo Bernardino Veniero. En esta ocasión la obra
Basilica di S. Giacomo Apostolo in Chioggia,
altare con quadro della Vergine della Navicella e Zocco.
IL NOSTRO FONDATORE
fue comenzada y proseguida con tal
entusiasmo que solo cuatro años después, es decir el 22 de abril 1515, se
pudo colocar la prodigiosa imagen de
María de la que anteriormente hemos
hablado.
Sirve advertir que la obra se había iniciado en base a un diseño de
extraordinario esplendor y majestad
que, dándose cuenta que era imposible poder llegarla a concluir por la
grandiosa suma de dinero que se necesitaba, que se tuvo que modificar a
menor grandeza y suntuosidad.
No obstante de la misma manera
el Santuario resultó por su capacidad,
riqueza y elegancia uno de los más bellos de Italia. He aquí brevemente la
descripción:
Se erguía aproximadamente una
milla lejos de la ciudad, por una escalera de mármol de dieciseis escalones
se subía a un piso por el cual se llegaba a un amplio atrio con portales todo
alredeaor: arriba la puerta de aquel
atrio de elegante arquitectura se apreciaban tres estatuas colosales, la de la
Virgen en medio, y las de los dos mártires Félix y Fortunato a los lados. Enfrente de ésta se abría la puerta mayor
del templo engalanado con columnas,
todo adornado.
El Santuario estaba dividido en tres
naves, abastecido de altares, entre los
cuales llevaba ventaja el elegantísimo
del coro, situado bajo la majestuosa
tribuna, en el que custodiaba sobre
la mesa el precioso leño sobre el cual
la Virgen se posó y atrás pegado a la
pared un gracioso altarcito (que se
presume sea obra de Sansovino) custodiando con un rico marco la prodigiosa imagen de la Virgen, y éstos dos
altares es feliz de poseerlos la cercana
Iglesia parroquial de Sottomarina.
En aquel tiempo no le faltaban numerosas y valiosas pinturas que ador-
naban las paredes y los altares, algunas de las cuales posee actualmente
nuestra Catedral. La Consagración del
Santuario fue realizada por el Obispo Gabriello Fiamma el 22 de febrero
1585, ya que antes no fue terminada,
como suele suceder a todas las empresas humanas, que se inician con gran
entusiasmo, pero después poco a poco
decaen.
Mas a nosotros no nos ha sido reservada la suerte de ver, tocar, besar
aquellos beatos muros que predicaban así altamente la misericordia y
gratitud de nuestros padres. En 1799
aquel templo transformado en cuartel
militar quedó sorprendentemente intacto hasta 1814, en aquel año fue despojado del mármol que poseía (que
sirvió como cimiento de las bodegas
militares del castillo de Bróndolo) y
así destruído.
La prodigiosa imagen de María y
el Leño fueron llevados desde 1799
primero a la Iglesia de los menores
observantes y después a la de los Capuchinos a las afueras de la ciudad y
finalmente el 15 de noviembre 1806 a
la Iglesia que en ese tiempo era la parroquia de la ciudad Santiago Apóstol,
colocados en el Altar de San Marcos
Evangelista que estaba en aquel tiempo donde actualmente se encuentra el
Altar de nuestra Virgen.
Después de muchos años, con mármoles de los más finos de Carrara, se
erigió un altar para la Virgen hacia la
cual los chioggiotos crecieron en devoción y quisieron darle una nueva
demostración obteniendo del Glorificador de María, el pontífice reinante
Pio XI, que a nombre suyo el Obispo
la coronó con una espléndida diadema; realizándose ésto el 25 septiembre
1859.
Sea la Virgen siempre nuestra madre y nosotros siempre sus hijos.
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IL NOSTRO FONDATORE
Siamo in tempi di prova
Tutta la vita di Padre Emilio si è svolta nella Chiesa,
con la Chiesa, per la Chiesa.
10
Alle 18:00 di giovedì 26 giugno u.s.,
all’interno dell’Auditorium S. Nicolò
di Chioggia, è stato presentato il libro
Siamo in tempi di prova alla presenza di
Sua Eccellenza Mons. Angelo Daniel,
Vescovo di Chioggia, del Dott. Romano Tiozzo Pagio, Sindaco di Chioggia,
di Suor Umberta Salvadori, priora
generale della Congregazione delle
Serve di Maria Addolorata, del Vicepresidente del Consiglio regionale del
Veneto Carlo Alberto Tesserin, di rappresentanti del clero diocesano e della
cittadinanza clodiense.
Il libro, coedito dalla Congregazione delle Serve di Maria Addolorata e
dal settimanale diocesano Nuova Scintilla, ha la corposa consistenza di un
volume. La sua realizzazione è stata
possibile per la sinergia di motivazioni affettive, di aperture, di impegno di
personalità religiose e laiche di provata sensibilità, del supporto economico
di enti pubblici e privati.
L’amministrazione comunale aveva accolto la richiesta delle Serve di
Maria Addolorata di poter produrre
una ristampa anastatica degli originali giacenti presso la locale Biblioteca
C. Sabbadino del periodico cattolico
La Fede che, promosso dalla Società
per la Santificazione delle Feste, uscì
ininterrottamente la domenica dal 30
gennaio 1876 (n. 1 anno I) al 25 gennaio 1880 (n. 4 anno V).
La richiesta delle suore era motivata dal fatto che il fondatore della loro
congregazione, Padre Emilio Venturini, era stato redattore nonché, salvo il
primo anno, direttore del periodico.
Il volume è così strutturato: due
presentazioni firmate da Mons. Angelo Daniel e dal Sindaco di Chioggia, una parte introduttiva firmata
da diversi autori (Scheda biografica di
P. Emilio Venturini di Suor L. Pierina
Pierobon, Padre Emilio Venturini, pastore fra la sua gente di Suor Paola Barcariolo, Gli stemmi Servitano e Oratoriano
e l’emblema delle Serve di Maria Addolorata di Giorgio Aldrighetti, La stampa
cattolica a Chioggia di Don Vincenzo
Tosello, Padre Emilio Venturini direttore de La Fede della Dott.ssa Gina Duse)
cui segue la raccolta in 939 pagine di
tutte le uscite del periodico compresi
i supplementi; l’indice è preceduto da
un’esauriente scheda informativa.
La Dott.ssa Gina Duse afferma che
al libro è stato riconosciuto il valore di
“archivio storico” in quanto racchiude
IL NOSTRO FONDATORE
tutto il civile, l’ecclesiastico, l’artistico, il
militare della Chioggia di quegli anni.
Sono intervenute le due curatrici
del libro. Suor Pierina Pierobon ha indicato i punti salienti di un percorso di
vita in odore di santità. La fede di Padre Emilio Venturini ebbe il suo sbocco naturale nell’esercizio della carità.
Egli “passò facendo del bene”; è questa l’immagine entrata nella memoria
collettiva della sua città. Per la copiosità di frutti derivata dalla sua opera
egli si presenta alla pietà popolare come un’icona della carità.
Fu un comunicatore brillante ed
efficace. Forbito scrittore di vasta cultura letteraria ed ecclesiastica, egli fece
tesoro del parere di chi, conoscendone l’inclinazione, gli consigliò di proporsi nel modo indicato dai versi 5154 del XXIV canto del Purgatorio dan-
tesco traducibili in: “io sono uno tra
gli altri, che quando Amore mi parla,
prendo nota delle sue parole e quindi mi sforzo di esprimere ciò che egli
mi detta dentro con assoluta fedeltà”.
Le suindicate qualità sono riscontrabili in tutti i suoi scritti autografi, nelle
pagine del settimanale La Fede, nella
tramandata notizia dei suoi sermoni
molto seguiti dai fedeli.
L’obbedienza alla sua Chiesa fu
sempre intelligente e responsabile.
Scrive Suor Paola Barcariolo: tutta la
vita di Padre Emilio si è svolta nella Chiesa, con la Chiesa, per la Chiesa.
La Dott.ssa Duse ha accentrato il
suo intervento sulle difficoltà della
messa in circolo di un giornale cattolico in un momento di burrascosi rapporti tra Stato e Chiesa, ma anche sui
motivi che hanno spinto a farlo.
IL NOSTRO FONDATORE
12
L’annessione dei territori dello Stato Pontificio e lo spostamento della capitale del nuovo Stato italiano proprio
a Roma non furono accettati da papa
Pio IX che, rifiutando le garanzie che
lo Stato italiano offrì alla Chiesa attraverso la legge delle Guarentigie, vietò
ai cattolici di partecipare alle elezioni
politiche.
La posizione della Chiesa provocò
la reazione dello Stato che si concretizzò nella soppressione delle facoltà
di teologia, mentre i seminari vennero
sottoposti a controllo laico.
Si scatenò l’anticlericalismo e la situazione persistette anche con il nuovo papa (era morto Pio IX ed era salito
al soglio pontificio Leone XIII) e con il
nuovo re (Umberto I aveva preso il posto del defunto Vittorio Emanuele II).
L’atteggiamento di intransigenza
servì alla Chiesa per capire come poter recuperare dopo il depotenziamento subìto.
La realtà clodiense aveva una sua
particolarità; la città era “cattolica fino
alle midolla” e il sindaco, con l’intera
giunta, partecipava alle cerimonie ecclesiastiche. In giro si esaltava il progresso, ma si rimpiangeva anche il
passato.
La Società per la Santificazione delle Feste evidenziò nel giornale, di cui
aveva programmato l’uscita, un motto
inviato appositamente da Pio IX.
Direttore e redattori erano culturalmente ben preparati e in circolazione
esistevano altri prodotti della stampa
cattolica disposti al reciproco sostegno.
Nel suo primo anno di vita il settimanale si presentò come un periodico
religioso in difesa delle posizioni della
Chiesa, ma poi, in coincidenza con la
direzione affidata a Padre Emilio Venturini, esso divenne religioso, scientifico, politico.
La politica era descritta da Padre
Emilio come la selva oscura aspra e forte dell’Inferno dantesco, ma bisognava
parteciparvi per fare uscire Chioggia
dalla sua condizione di territorio sottosviluppato. C’era bisogno di un collegamento ferroviario Chioggia-Padova per rimediare all’isolamento della
città. C’era la necessità di trovare alternative allo sbocco del Brenta in laguna
che aveva inferto un duro colpo alla
già esausta economia locale e danneggiato la salute della cittadinanza.
L’introduzione nel giornale delle biografie dei cittadini illustri servì
da stimolo per l’entrata in campo delle personalità cittadine più dotate. Si
spinse per il ritorno dell’educazione
religiosa nella scuola pubblica. Chioggia si distinse per la quantità delle sue
associazioni cattoliche; un risultato
prodotto dalla cultura promossa dal
settimanale diretto da Padre Emilio.
Nel primo numero, uscito sotto la
sua direzione, Padre Emilio scriveva:
questo settimanale perseguitato avrebbe
dovuto cessare dalle sue pubblicazioni e
PAGINA DELLA CHIESA
morire pianto dai cattolici.
Eppure avvenne ad esso come accade
nel crudo inverno ad un arboscello: coperto di bianca brina, senza foglie, isterilito,
ed a tratti scosso, urtato dai venti furiosi,
chi non lo crederebbe morto? Quand’ecco
ai primi Soli di primavera comincia sentirsi un novello umore scorrere nel suo
midollo, getta i suoi butti, le sue foglie, ed
ingrandito rallegra il coltivatore.
In risposta alle intemperanze verbali della stampa anticlericale, Padre
Emilio punzecchiava con l’arma dell’ironia per provocare e fare uscire allo scoperto, per far prendere coscienza
delle altrui insicurezze, per stimolare
l’impegno sui giusti obiettivi.
La storia, come evidenzia il breve
ma intenso periodo di redazione de La
Fede, consegna un monito preciso: per
vivere pienamente la pace, l’uomo necessita dello sviluppo soggettivo ed armonico di ambedue le dimensioni della sua coscienza, sociale e religiosa.
Alla chiusura dell’incontro tutti i
convenuti hanno ricevuto in omaggio
una copia del libro presentato.
Roberta Pagan
síntesis
Estamos en tiempos
difíciles
A las 18:00 horas del jueves 26 de
junio al interno de auditorio San Nicolás de Chioggia, se llevó a cabo la
presentación del libro Estamos en tiempos difíciles, Padre Emilio Venturini y la
experiencia de La Fe (1876-1880). El libro fue coeditado por la congregación
de las Siervas de María Dolorosa y
del semanario diocesano Nuova Scintilla (Nueva Centella), en un denso y
consistente volumen. La realización
de éste fue posible gracias a la sinergía de motivaciones afectivas, del empeño de personalidades religiosas y
laicas de consistente sensibilidad, con
13
IL NOSTRO FONDATORE
el apoyo económico de entes públicos
y privados.
Intervinieron las dos compiladoras
del libro. Sor Pierina Pierobon señaló
los puntos relevantes de un camino de
santidad.
La fe de Padre Emilio desembocó
naturalmente en la práctica de la caridad. Él “pasó haciendo el bien”; es
ésto el recuerdo colectivo de su ciudad. Por la abundancia de los frutos
que derivan de su obra él se presenta
a la piedad popular como imagen de la
caridad. Fue un experto de la comunicación brillante y eficaz.
Elegante escritor de vasta cultura literaria y eclesiástica, conservó como un
tesoro la opinión de quien, conociendo
sus inclinaciones, le aconsejó lo que se
dice en la “divina comedia” de Dante:
“yo soy uno entre aquellos, que cuando uno de Amor me habla, tomo nota
de sus palabras y por consiguiente me
esfuerzo por expresar aquello que me
dicta en lo profundo con absoluta fidelidad”. Sus cualidades se perciben en
todas sus obras, en las páginas del semanario La Fe, en sus sermones escuchados con atención por los fieles.
La obediencia a su Iglesia fue siempre inteligente y responsable. Escribe
Sor Paola Barcariolo: toda la vida de Padre Emilio se realizó en la Iglesia, con la
Iglesia y para la Iglesia.
La Doctora Duse concretizó su intervención sobre las dificultades de
hacer circular un periódico católico en
un momento de turbulentas relaciones
entre Iglesia y Estado, pero también
los motivos que lo llevaron a hacerlo.
PAGINA DELLA CHIESA
Il bene della vita
Spesso sfugge l’interezza della vita
dentro un progetto superiore che ci travalica.
L’attenzione di Gesù alle varie situazioni della vita umana è inequivocabile. Il Vangelo la documenta in termini così netti che è quasi superfluo ricordarlo. La candida età dei bambini è
da lui abbracciata e benedetta; l’amore
tenero degli sposi è consacrato a Cana
di Galilea; la vita domestica con le sue
relazioni familiari è illuminata dalle
sue visite alle case di Pietro a Cafarnao, di Zaccheo a Gerico, di Marta e
Maria a Betania.
Si caratterizza come attenzione alla
vita nel suo normale fluire, ma anche
alle situazioni particolari, critiche, che
l’uomo sperimenta: i malati, gli ossessi, gli esclusi quali i lebbrosi, perfino
i morti sono avvicinati da Gesù con
delicatezza e autentica compassione,
tanto da suscitare le reazioni corali
della folla che lo esalta come ‘grande
profeta’ (Lc 7,11-17).
Questa solidarietà compassionevole verso la vita umana nasce dal fatto
che Gesù sa leggere in profondità il
dono della vita. Egli scorge le indefinite potenzialità umane, ma anche
la cicatrice dell’antica disobbedienza
con tutte le proclività conseguenti. È
come un restauratore di tele che vede
non solo gli strappi, le cadute di colore e le sovrammissioni cromatiche,
che sviliscono il capolavoro pittorico
(sono sotto gli occhi di tutti), ma scorge anche, da esperto che manovra una
camera a infrarosso, il disegno originale. Quindi nota pigmenti e collanti
che possono aver travisato l’impianto
figurativo.
Vede anche ciò che è invisibile all’occhio nudo: l’immagine d’Essere
stampata nelle profondità del nostro
piccolo essere. Vede i segni anche più
deboli della vita umana, i movimenti
più segreti della psiche. È l’esperto che
ti guarda: traccia il quadro diagnostico
e soppesa il valore della tua vita soprattutto per sostenerla, recuperarla,
valorizzarla. Oggi si tende a giocare
con la vita. La si espone per cercare
condizioni più dignitose, imbarcandosi in cerca di fortuna sui carrozzoni
della speranza.
La si guasta, sulle tracce delle emozioni, nei templi della droga, dell’alcool, degli sport estremi.
15
PAGINA DELLA CHIESA
Interessa provare il brivido della velocità, l’ebbrezza dell’altitudine,
l’estasi dello stordimento.
La si sciupa per decisione, quando
la si tradisce nel seno della madre, la
si tronca perché sembra invivibile, la
si sospende perché magari si presume
sia solo apparente. La si abbandona
perché logorata dagli anni o limitata
da menomazioni. Eppure essa è e resta
sempre un dono.
Spesso sfugge l’interezza della vita dentro un progetto superiore che ci
travalica. Si è smarrita l’idea che la vita presente sia preludio e metafora di
quella futura. Non si pensa che infierire sulla vita presente, interferisca su
quella futura: come quando una mano sacrilega sciupa le gemme di una
pianta a primavera, compromettendo
la festa della fioritura e della fruttificazione.
La corporeità, che viene enfatizzata
dalla cultura dominante e che torna alla ribalta soprattutto nel dolore e nell’esperienza del limite, resta sempre
16
fonte di gioia e di incontro personale.
La nostra cultura pretende di abituarci a parametri nuovi di pensiero
e d’azione. La teoria dell’evoluzione,
per un verso, e quella della necessità
della dominazione tecnica del mondo
per promuovere la qualità della vita,
per un altro, pongono in modo inedito
il problema del rapporto uomo-natura
con i conseguenti risvolti etici. Dopo
millenni di civiltà agricola, entriamo
in quella postmoderna, caratterizzata
dalla potenziale artificialità del mondo umano, grazie alle nuove tecnologie. Ma il cristiano non può smarrire il
senso della solidarietà con l’intero cosmo, creato da Dio, da cui nulla va sottratto arbitrariamente. Il mondo viene
da Dio, che lo ama dalla creazione, e
torna a Dio attraverso la vita dell’uomo che ne è il custode responsabile.
“Gli interventi sulla natura non sono
da rifiutarsi in quanto artificiali, ma si
devono valutare sotto il profilo morale
in riferimento alla dignità della persona, chiamata a realizzare la vocazione
divina al dono dell’amore e al dono
della vita” (cfr. Catechismo della Chiesa
Cattolica, ‘Credo’ nn. 355-384).
Una tradizione orientale racconta
che Gesù passava una volta per viottoli di campagna e s’imbatté in un crocchio di persone. Stavano commentando gli effetti della morte attorno alla
carogna di un cane. Qualcuno avanzava l’osservazione sul pelo di quel cane
ormai in gran parte caduto, qualche altro sulle cavità dei suoi occhi del tutto
infossati, qualche altro ancora sul cattivo odore che esalava da quel corpo
ormai in decomposizione. Gesù, fattosi avanti, disse: “Però i suoi denti sono
autentiche perle!”.
Anche in una carcassa egli riusciva
a vedere elementi di positività; ma oggi, nonostante il cammino della scienza e della tecnica, si arrischia di non
riuscire a scorgere la collana di perle
che costituisce la vita umana: la forma
fisica, l’armonia del respiro, la memoria, il pensiero, la volontà, la sensibilità, l’immaginazione, l’estro, la psiche
e ciò che essa contiene, lo spirito immortale.
Si dirà che un occhio bisognerebbe
metterlo anche sulle filosofie della vita. Certo, senza però operare uno sradicamento storico-culturale dalle nostre radici più antiche.
Giuliano Marangon
síntesis
Se le desperdicia por decisión, cuando se traiciona en el
seno de una madre. Se le abandona porque se desgastó con
los años o porque está limitada
por invalidez. Y sin embargo
esa es y será siempre un don.
A menudo perdemos de
vista la vida dentro de un
proyecto superior que nos trasciende. Se ha perdido la idea
que la vida presente sea preludio y
metáfora de la futura.
La corporeidad, resaltada por la
cultura dominante y que entra en escena sobre todo en el dolor y en la experiencia del límite, permanece siempre
como fuente de alegría y de encuentro
personal.
Pero el cristiano no puede perder el
sentido de la solidaridad con todo el
cosmos, creado por Dios, del cual nada puede ser tomado arbitrariamente.
El mundo viene de Dios, que lo ama
desde la creación, y regresa a Dios a
través de la vida del hombre que es el
custodio responsable.
El don de la vida
La atención de Jesús hacia las diferente situaciones de la vida es evidente. El Evangelio la documenta en
términos tan claros que es una superficialidad recordarlos, la cándida edad
de los niños que Él abrazó y bendijo.
El tierno amor de los esposos que consagró en Caná de Galilea; e iluminó la
vida doméstica con las relaciones humanas familiares.
Esta solidariedad llena de compasión hacia la vida humana nace del
hecho que Jesús sabe leer profundamente el don de la vida. Ésta se daña,
inmersa en las emociones, en los templos de la droga, del alcohol, de los deportes exagerados.
17
PAGINA MARIANA
Abisag
La donna accanto alla vita che muore (1Re 1,1-4).
La giovane Abisag è portata al cospetto di re Davide perché deve prendersi cura di lui, vecchio e incapace di
riscaldarsi. Le due caratteristiche ripetute in riferimento ad Abisag sono: la
bellezza e il servizio.
“Il re Davide era vecchio e avanzato negli anni”, per cui al versetto citato
si trova l’esplicito comando: “che (la
fanciulla) assista il re e lo curi e dorma con lui; così il re nostro signore si
riscalderà”. La giovane donna per la
durata di un tempo che non sappiamo,
assiste, è presente a ogni movimento,
a ogni sussulto del vecchio re, si prende cura della sua anzianità quando le
poche energie di vita ancora pulsano,
giorno e notte.
18
In questa pagina della Bibbia la giovinezza contrasta fortemente con la
vecchiaia del re. La giovane era molto
bella; essa curava il re e lo serviva.
Davide, uomo di potere, ma anche
uomo di Dio, ha freddo. Di che freddo si tratta e che cosa comporta avere freddo? Di che cosa è simbolo? Il
freddo è rigidità, impermeabilità, vec-
chiaia, mancanza di forze, chiusura,
durezza di cuore, morte, ecc.
Abisag, che possiede giovinezza,
fascino, vigoria di forze, tenerezza di
cuore, calore, dinamicità, accoglienza,
lo riscalda con il calore del suo corpo
e con l’amore di cui è capace il suo
cuore, ma il corpo del re è sempre più
infreddolito e sempre meno capace di
vita amorosa. Il re Davide è morente,
la sua vita si sta affievolendo, dileguando. Abisag è con lui. Lo accompagna, gli è accanto, si prende cura di
lui, gli offre la sua intimità, ma il vigore del re si va ugualmente sempre più
smorzando.
Invece di sortire vitalità in questo
evento drammatico, accanto al vecchio sovrano, Abisag esperisce il fallimento della sua giovinezza, del suo
calore, della sua bellezza al venire del
freddo della morte. Vive in un certo
qual modo il morire del re nei tratti
del suo corpo, della sua bellezza divenuta inutile. La sua capacità di dolore è immensa, la sua nobiltà d’animo
sublime. L’ultimo versetto che ci parla di lei recita: “La giovane era molto
bella; essa curava il re e lo serviva, ma
il re non si unì a lei”. Era “molto bella” Abisag che curava e serviva il suo
sovrano.
Abisag dunque riassume in sé la
bellezza e la bontà della creazione appena uscita dalle mani di Dio (cfr. Gn
1,31). È una bellezza che commuove
chi la vede, ed è un bene imperituro
per lei che ne conosce il prezzo. È rara
questa bellezza perché nasce nel freddo che smentisce ogni speranza e che
è dominato solo dal dolore. Eppure vi
è ancora un dolore più grande, quel-
PAGINA MARIANA
lo che pur amando non è permesso
condividere. Il mondo ha parametri
diversi di bellezza, e ben altre forme
di servizi, di cure, di presenze. Tutto
si fonda sull’esteriorità e sulla quantificazione, quando non è addirittura la
tecnologia a dominare i luoghi del dolore: le membra e il corpo dei morenti
sono spesso trafitti. Fortunatamente vi
sono ancora delle donne “molto belle”, capaci di non abbandonare e di
condividere il dolore con il proprio
sacrificio e il desiderio di portarvi sollievo e salvezza. Sono esse a rendere
lieve l’incedere della morte. A queste
condizioni la bellezza ha il potere di
scaldare la fredda solitudine e di salvare dallo scoramento della morte. Per
ciascuno, come per Abisag, essa nasce
dalla propria capacità di dolore.
Il cardinal Martini consegnando
alla diocesi di Milano la Lettera Pastorale Quale bellezza salverà il mondo?
(1999-2000) dichiarava che la bellezza
che salva il mondo è l’amore che condivide
il dolore.
Un concetto di bellezza quindi che
“è in un certo senso l’espressione visibile del bene, come il bene è la condi-
zione metafisica della bellezza”( Giovanni Paolo II, Lettera agli artisti, 1999,
n. 3).
La bellezza di Abisag diventa significativa del bene e della cura che la giovane ha per il re Davide, della fedeltà
amorevole verso l’anziano re che sta
per morire e che è circondato da persone con intenzioni non sempre leali e
trasparenti, perché sono maggiormente attirate dal fascino del potere che il
re sta ormai abbandonando.
Abisag è prefigurazione della Vergine Maria che sta accanto al Figlio
Gesù che muore in croce impotente,
innocente per tutti quelli che sono attorno e che lo hanno abbandonato, tradito, insultato.
Maria è riconosciuta fin dai primi
secoli come Tota pulchra, tutta bella,
per la grazia con la quale Dio l’ha ricolmata, per la fede con cui ha corrisposto alla grazia, per la fedeltà alla
sua missione di Madre del Figlio di
Dio e cooperatrice di lui per la salvezza dell’umanità. Maria si è dichiarata
serva del Signore e ha vissuto il suo
servizio di Madre del proprio Figlio
e di madre degli uomini in continua
19
PAGINA MARIANA
fedeltà, fino alla croce e oltre, fino alla
Pentecoste.
La cura di Maria verso il Figlio
morente sta nell’amore grande, senza misura, di essere ritta ai piedi della
croce, in silenzio, di accogliere il testamento del Figlio: “Donna, ecco il tuo
figlio”(Gv 19,26) e diventa madre di
tutti i credenti. È questa la bellezza e
la grandezza di Maria: lei unisce la sua
vita alla vita del Figlio che sta per morire. Maria segue il Figlio innocente fino alla morte e trova in lui la vera Vita,
la Luce del mondo, la Pasqua eterna.
Il senso della vita è dentro di noi,
è nell’”essere accanto”, come ha fatto
Abisag, come ha fatto santa Maria, nei
luoghi di dolore.
suor Paola Barcariolo
síntesis
Abisag
20
En sí misma Abisag resume la belleza y la bondad de Dios apenas salida de sus manos (cfr.Gn 1,31). Es una
belleza que conmueve y es un bien
imperecedero para ella que conoce
su precio. Es extraña esta belleza porque nace en el frío que desmiente toda
esperanza, solo domina el dolor.
La belleza de Abisag se vuelve significativa a través del bien y de la asistencia que la joven da al rey David, de
la fidelidad amorosa hacia el rey anciano que está por morir circundado
de personas no siempre con intenciones leales y trasparentes, porque son
atraidas por el poder que el rey está
dejando. El poder de dar calor a la soledad fría y de salvar del desaliento de
la muerte nace, para cada uno, como
para Abisag, de la propia capacidad
del dolor.
Abisag es prefiguración de la Vir-
gen María que está junto al Hijo Jesús que muere en la cruz impotente,
inocente por todos aquellos que están
alrededor y que lo han abandonado,
traicionado e insultado.
María es reconocida desde los primeros siglos como la Tota pulchra, toda bella, por la gracia con la cual Dios
la colmó, por la fe con la cual respondió a la gracia, por la fidelidad a la misión de Madre del Hijo de Dios y colaboradora suya para la salvación de
la humanidad. María se declaró sierva
y ha vivido su servicio de Madre del
propio Hijo y madre de los hombres
continuamente fiel, hasta la cruz y más
allá, hasta pentecostés.
La solicitud de María hacia el Hijo
moribundo está en el amor grande, sin
medida, de estar de pie ante la cruz,
en silencio, acogiendo el testamento
del Hijo: “Mujer he aquí tu hijo” (Jn
19,26) y así llega a ser madre de todos
los creyentes.
APPROFONDIMENTI
Essere per far vivere
La gratitudine è la salute della mente.
La vicenda di Abisag potrebbe
sconcertare la nostra sensibilità moderna che, avendo maturato il concetto di persona (che purtroppo nel XX
secolo si è ridotto ai soli diritti dell’individuo), mal sopporterebbe che una ragazza fosse posta insieme ad un vecchio (anche se re) mettendo a sua disposizione il proprio corpo, la propria
salute, per risvegliarne la sensualità.
Eppure si tratterebbe di scandalismo mal posto visto che la nostra vecchia società, l’Europa e l’Italia in primis, sta diventando un paese di vecchi
(infatti la medicina ha prolungato sì la
vita, ma quella… vecchia…!) e pertanto
deve usare le forze giovani dei paesi
dell’Est e del Medio Oriente per mantenere il proprio sistema produttivo e
sociale; riguardo a quest’ultimo basti
pensare ai tanti emigrati (soprattutto
emigrate) che servono i bisogni familiari, gli anziani, ma anche quelli che
sostengono il divertimento (nonché i
vizi) degli occidentali. La nostra è una
civiltà stanca, là dove tramonta il sole:
Occidente deriva da Occasus, dove il
sole muore. Abbiamo perso le nostre
radici culturali, che sono ad Oriente
(là dove il sole nasce) e che conoscevano il senso della meraviglia e del
mistero.
Così oggi il pensiero vaga alla deriva privo di orizzonte, la realtà ci
sfugge e la ricerchiamo nell’eccesso di
sensazioni che ingrassano l’industria
dei consumi e del divertimento. E nell’eccesso di sensazioni il pensiero e il
cuore affogano.
Quante sono le Abisag che lungo
le strade la notte (ma anche di giorno)
raccolgono le frustrazioni di persone
incapaci di esistere? Eppure anche lì
possono esserci autentici riscatti che
sollevano un basso commercio al più
profondo degli incontri, quello dell’amore umano. Personalmente conosco ragazzi che si sono innamorati
della ragazza che avevano abbordato
sul marciapiede, e l’hanno salvata! I
miracoli del nostro tempo!
Ma non mi voglio riferire a quelle
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/i Abisag (è noto che ormai l’esigenza
di sensazioni sessuali ha oltrepassato
la naturale attrazione uomo-donna);
nemmeno mi voglio soffermare sulle
tante altre (od altri) piccole/i Abisag
che nelle famiglie devono garantire
attraverso la loro vita l’equilibrio di
altri, generalmente i genitori.
La psicopatologia familiare conosce bene quanti sono i figli che debbono
ammalarsi, contrarre sintomi psichiatrici, perché così diventano lo scopo
di vita di un genitore che, a sua volta,
non era riuscito a realizzarsi entro la
coppia coniugale. È sempre l’incapacità di esistere, chiaramente inconsapevole in un primo tempo, che spinge ad
appropriarsi della vita di un altro.
Quanti di noi vivono aggrappati
agli altri ma non l’ammettono? Questo impedisce di sviluppare gratitudine, che è la salute della mente. Si
guardino molti bambini che sembrano bambolotti (vestiti griffati, di tutto punto) in mano a genitori ancora
troppo presi da se stessi, dai propri
bisogni di gioventù; un domani questi bambini saranno adulti aggrappati
alla propria immagine, perché molti
di loro non potranno sviluppare una
interiorità. L’interiorità proviene dal
sentirsi visti, guardati con amore da
chi ti è genitore, e guidati da chi ti è
educatore, potendosi fidare dell’uno e
dell’altro.
Tuttavia, anche questo conferma
che la vita di fatto è un dono che procede dai genitori ai figli, in tutti i suoi livelli (fisica, psichica, spirituale), e poiché si dona ciò che si ha, o meglio, ciò
che si è, quando non si possieda una interiorità, si donerà un’immagine, che è
sempre un dono, anche se vuoto.
Ed è proprio su questo che mi vorrei soffermare, perché la vicenda di
Abisag dice che la vita realmente si può
donare; siamo talmente abituati a questa frase che non ci accorgiamo più di
cosa significa. Crediamo che la vita si
possa donare qualche volta e chi lo fa è
chiamato eroe.
Niente di tutto questo: è dell’essenza della vita che essa sia donabile in
ogni momento; quando il dono diventerà malattia (come sopra nell’accenno
alla psicopatologia familiare) non è il
dono a essere un male, bensì il fatto
che in quel caso, qualora un genitore
trasmetta al figlio la propria incapacità, dovrebbe umilmente indicargli un
orizzonte di senso in cui sperare che
il dolore diventerà sacrificio; in questo
caso il dolore avrà senso, e non an-
nienterà chi lo porta.
Vorrei però insistere sul significato fondamentalmente positivo della
vita come dono. La vita donata non è
una perdita, una diminuzione, ma un
aumento della stessa vita personale.
Non è un paradosso, basti pensare alla natura: se una rosa non si apre, non
si dona al sole e a noi, significa che la
pianta è malata.
Quando Giacobbe rubò la benedizione al padre Isacco, questi impartì la benedizione in un tripudio di
sensi (Gen 27,27-28) e quando poi fu
evidente che aveva benedetto il figlio
sbagliato Isacco non ritirò la benedizione, come invece, a buon diritto, gli
chiedeva di fare Esaù. L’esegesi riconosce in questo che la benedizione è
a tutti gli effetti vita che dal padre passa
al figlio per cui non può essere ritirata,
perché la vita non torna indietro. Proprio perché vita donata, è chiaro che
la benedizione è tripudio vitale sensibile (sensorialità) e scorre dal padre al
figlio quando il primo sente di essere
prossimo alla fine.
La scienza moderna ha molti mezzi
per indagare questa aspetto della vita,
sempre riconosciuto, ma che oggi può
essere descritto; la scienza, ricordiamo, non crea nulla ma descrive l’esistente e semmai permette di usarne i
principi per favorire la vita, purtroppo anche ostacolandola, fino a negarla; queste ultime però sono derive, non
sono la scienza, che è buona in sé. A
tal proposito vorrei citare due punti
di vista, uno filosofico ed uno psicoanalitico.
Il primo si riferisce allo studio di
tesi di laurea di Edith Stein, Il problema dell’empatia, in cui la giovane
ebrea volle indagare il principio della conoscenza, cioè quel modo per cui
noi conosciamo (sappiamo di sapere)
23
APPROFONDIMENTI
quando ciò che conosciamo è lo stesso
di altri (quello che si dice oggettività).
Ella si chiese come facessimo intendere che anche altri conoscevano come
noi e trovò la risposta in quell’atto elementare, l’empatia, per cui io posso sentire come altri senza però essere l’altro.
L’empatia è anche il modo in cui Dio
conosce l’uomo e l’uomo coglie Dio,
anche se non potrà conoscere tutto di
Lui. Edith Stein, descrivendo quest’atto elementare, non solo unisce la vita
affettiva e quella conoscitiva, ma anche evidenzia come noi siamo profondamente e radicalmente fatti in modo
da essere sempre aperti con altri.
Edith era ebrea, e sappiamo che ella si convertì al cristianesimo perché
vide che esso era la via per la Verità
Integrale, quella che lei cercava; ma
si offrì anche come monaca di clausura, perché un famoso giovedì santo a
Beuron , nel mezzo del furore nazista,
ella offrì la sua vita a Dio per la salvezza del suo popolo perseguitato. Fu il
gesto che realizzò quell’essere come altri, una radicale empatia che l’avrebbe
portata alla donazione integrale di sé.
Quel giovedì santo ella sentì che la sua
offerta era accetta a Dio ma ancora non
sapeva come.
Qualche tempo dopo passò vicino
al monastero di clausura di Colonia, e
sentì che quella era la risposta. Il dono onesto di sé non è un dono “a casaccio”, come “apertura vuota”; esso
è raccolto da Dio perché è pienezza di
una vita.
Il secondo riferimento scientifico
riguarda il mio antico interesse per un
meccanismo di base che la psicoanalisi ha scoperto e che è la chiave della
possibilità d’aiuto alle persone, non
solo in psicoterapia, ma anche nella
vita. Si tratta di quella funzione della
mente chiamata identificazione proiettiva, complementare al contenimento,
per cui una persona può depositare
dentro un’altra quello che le fa male
e questa può “digerire” per lei e restituire quei contenuti difficili migliorati
ed affrontabili.
Questa scoperta permise ai terapeuti di comprendere come avveniva
l’aiuto in psicoterapia, e di capire che
la sofferenza del terapeuta rispetto al
suo paziente (talvolta anche la stessa
disperazione) in realtà è il modo in
cui lo sta aiutando: il terapeuta ospita
dentro di sé le paure, i terrori del paziente per “digerire” il male al posto
suo, condividendone la fatica.
La cosa è molto naturale, ed è quello che ogni madre fa per il proprio
bambino: quando questi sta male, ed
è agitato e spaventato, lei, che sente il
terrore del suo bambino, lo prende, gli
parla (eppure sta male anche lei) così
calma l’agitazione del suo bambino
dentro di sé; generalmente il piccolo poi
si addormenta, e si sveglia rigenerato.
Questo è ciò che si vorrebbe accadesse in ogni psicoterapia; ma non
sempre succede, perché se il terrore
del paziente è molto grande, o antico,
egli teme di fidarsi e… resiste all’aiu-
APPROFONDIMENTI
to del terapeuta. Chi aiuta il terapeuta ad aiutare? Molti fattori: la pratica,
l’esperienza, la sua terapia personale,
ma fondamentalmente è terapeuta chi
ha una fondamentale fiducia che la vita è un bene che si può solo condividere e mettere a disposizione di altri, in
qualunque modo egli chiamerà questa
sua certezza (Umanità, Amore, …Verità, … Dio).
Allora la questione di Abisag sta
qui, che essa ci mostra una grande verità: che la vita propria è tale quando
è dono per qualcuno; e ciò non è un
esercizio dell’Io, una volontà personale od altro. La vita è soltanto dono. E come tale essa è anche rischiosa, perché è
sempre di me che si tratta: donandomi
è di me che decido, di lasciarmi scorrere nell’infinità, senza sapere quali
saranno gli approdi. E qui sta il punto: poiché è sempre di me che si tratta,
cosa sarà di me nel rischio, e dopo che
l’avrò attraversato?
Ebbene, si parla tanto oggi di alterità, transpersonale, trascendenza…; sono
termini che dicono in modo antropologico quello che in passato era compreso nei termini sopra-natura e grazia:
noi siamo di più di ciò che appare, e
possiamo scoprirlo soltanto trapassando i nostri limiti (o facendoci da
essi trapassare); siamo oltre il nostro
peso, la nostra gravità, il nostro angolo visuale, ma possiamo scoprirci così
soltanto “saltando il fossato”, quel limite che ci identifica ma che anche ci
separa dagli altri; e possiamo farlo sol-
tanto nella piena fiducia che Chi regge il mondo sostiene il nostro salto. È
l’esperienza dello Spirito, che per questo è Santo, perché il salto è solo apparente, mentre il Tutto è in Dio.
Abisag sarebbe diventata regina, se
realmente la sua vita fosse passata al
Re; ma non era quello il suo destino;
lei si era fidata ed affidata, ma per lei
Dio aveva altri intendimenti. La vita
è un tripudio, un miracolo continuo,
proprio perché passa attraverso le nostre mani ma non vi si ferma!
Giuliana Fabris
síntesis
Ser para hacer vivir
El caso de Abisag (1Re 1,3-4) podría
desconcertar nuestra sensibilidad moderna, Sin embargo solo quisiera referirme a las tantas o tantos pequeños
(as) Abisag que en las familias deben
garantizar con sus vidas, el equilibrio
de otros, normalmente de sus padres.
La vida de hecho es un don que va
de padres a hijos, en todos sus niveles
(físico, psicológico, espiritual), se dona
aquello que se és, cuando no se posee
una interioridad se donará una imagen, que es un don aun que si vacío,
es precisamente en esto que me quiero detener porque el caso de Abisag
manifiesta que la vida se puede donar
realmente. Estamos normalmente convencidos que la vida se puede donar
26
según las circunstancias y quien la dona lo llamamos héroe. La vida cuando
se dona no es una pérdida o una disminución, más bien hace crecer la propia
vida. La ciencia moderna tiene actualmente muchos medios para investigar
este aspecto de la vida y al respecto
quisiera citar dos puntos de vista: uno
filosófico y otro psicoanalítico.
El primero se refiere al estudio que
realizó la joven hebrea Edith Stein para
su tesis El problema de la empatía. A través de esta empatía yo puedo sentir como
los otros pero sin ser los otros. La empatía
es también el modo por el cual Dios
conoce al hombre y el hombre acoge a
Dios, aunque si no podrá conocer todo
de Él. Edith descubriendo este acto elemental, no solo logra unir la vida afectiva a la cognositiva, sino que también
resalta como nosotros estamos profundamente y radicalmente hechos en
modo de estar siempre abiertos a los
demás.
El segundo punto de vista científico
es la clave que nos da la posibilidad de
poder ayudar a las personas, no sólo a
través de la psicoterapia, sino también
en la vida. Se trata de aquella función
mental llamada identificación proyectiva, a través de la cual una persona
puede depositar dentro de otra aquello que la lastima y esta puede “digerir”
esto y restituirle aquellos contenidos
difíciles ya mejorados y afrontables. El
sufrimiento del terapeuta respecto a su
paciente (a veces la misma desesperación) es en realidad el modo en el cual
lo está ayudando compartiendo su peso. Es aquello que cada mamá hace por
su niño, lo toma en brazos, le habla (no
obstante que ella también está mal) así
ella calma la agitación de su hijo dentro
de ella misma, generalmente el pequeño
se duerme y se despierta tranquilo.
Esto es lo que se desearía que sucediera en cada psicoterapia, pero no
siempre sucede. Entonces la cuestión
de Abisag es esta, que ella nos muestra
una grande verdad: que la vida es tal
cuando es don para alguno y como tal
es también un riesgo.
Nosotros somos más de lo que aparentamos y podemos descubrirlo solo
superando nues-tros propios límites (o
haciendo que ellos nos superen). Es la
esperanza del Espíritu que por esto es
Santo, porque el salto es sólo aparente,
mientras el todo está en Dios. La vida
es un milagro continuo precisamente
porque pasa a través de nuestras manos pero no se detiene ahí.
COMUNITÀ IN CAMMINO
Salus Populi Romani
Il Papa all’inizio del mese di maggio ha pregato
nella basilica di Santa Maria Maggiore.
Da più di vent’anni il Signore ci
ha donato di servirlo e onorarlo nella
basilica di Santa Maria Maggiore. Le
attività che noi, Serve di Maria Addolorata di Chioggia, svolgiamo sono
molto semplici, ma proprio per questo
motivo ci sentiamo in sintonia con la
Madonna.
Ci impegniamo nel mantenere puliti e in ordine i banchi e gli altari di
tutte le cappelle e mentre realizziamo
questa attività la mente vola qualche
volta alla Madonna nel suo lavoro domestico nella casa di Nazareth.
Abbiamo anche il compito di curare i paramenti sacri che saranno utiliz-
zati per le Sante Messe; in realtà sono
numerose le celebrazioni eucaristiche
in questa basilica maggiore.
Facciamo anche le composizioni floreali per gli altari e da qualche
anno partecipiamo direttamente alla
conduzione della liturgia animando i
canti per alcune messe feriali e festive e anche cantiamo i Vespri di tutti i
giorni feriali.
Così, insieme a Maria e al popolo
di Dio, lodiamo il Signore anche con
il canto. Ispirandoci costantemente a
Maria, Madre e serva del Signore (cfr.
Cost. 2), cerchiamo di servire il Signore e i fratelli.
COMUNITÀ IN CAMMINO
Nella nostra Basilica si celebrano,
con particolare devozione, i mesi mariani cioè, maggio ed ottobre, solennizzando il santo Rosario che già si
recita tutti i giorni. In questi due mesi
si alternano ogni giorno diversi predicatori che offrono una meditazione ad
ogni mistero. Nel mese di maggio di
quest’anno il Signore ci ha fatto uno
splendido regalo: abbiamo iniziato a
pregare in modo solenne il santo Rosario insieme a Papa Benedetto XVI.
Già i preparativi sono stati pieni di
28
emozioni perché Sua Santità ha manifestato il desiderio di voler pregare
davanti alla immagine originale della
Madonna per questa giornata.
Così il giorno prima esperti del Vaticano sono venuti per estrarre dalla
nicchia la preziosa icona della Madonna Salus Populi Romani. È opportuno dire che il nostro appartamento
custodisce l’ingresso della nicchia che
contiene questa venerabile immagine.
Quando è stata tirata fuori il cuore
ci batteva forte pensando al privilegio
di vedere ancora più
da vicino questa antichissima icona venerata da pontefici e devoti
di tutto il mondo, icona di cui è impossibile
precisare la datazione.
I pareri degli studiosi
variano tra il V e il XII
secolo.
Il giorno del santo
Rosario con il Papa, 3
maggio, eravamo in un
posto vicino a lui; tanta
gente è affluita per questo incontro con Maria
in così bella compagnia. Abbiamo pregato
in latino e il coro della
Cappella Liberiana ha
accompagnato con la
musica il gloria patris,
la Salve Regina e le litanie. Sebbene la basilica
fosse stracolma sembrava di sentire un’unica voce all’unisono con
il Papa.
Segue il breve discorso
che il Santo Padre ci ha rivolto al termine della recita del santo Rosario.
suor Alma Ramírez V.
COMUNITÀ IN CAMMINO
Il Santo Rosario
Questa preghiera è uno dei segni più eloquenti dell’amore che le
giovani generazioni nutrono per Gesù e per la Madre sua Maria.
Cari fratelli e sorelle, al termine di
questo momento di preghiera mariana, desidero rivolgere a tutti voi il mio
cordiale saluto e ringraziarvi per la vostra partecipazione. Saluto in particolare il Cardinale Bernard Francis Law,
Arciprete di questa stupenda Basilica
di Santa Maria Maggiore. Questo è, in
Roma, il tempio mariano per eccellenza, in cui il popolo della Città venera
con grande affetto l’icona di Maria
Salus Populi Romani. Ho accolto volentieri l’invito che mi è stato rivolto
nel primo sabato del mese di maggio,
a guidare il santo Rosario, secondo la
bella tradizione che ho vissuto fin dalla mia infanzia.
Nell’esperienza
della mia generazione, infatti, le sere di
maggio rievocano
dolci ricordi legati
agli appuntamenti
vespertini per rendere omaggio alla
Madonna. Come,
infatti, dimenticare
la preghiera del Rosario in parrocchia
oppure nei cortili
delle case e nelle
contrade dei paesi?
Oggi insieme confermiamo che il santo Rosario non è una
pia pratica relegata
al passato, come preghiera di altri tempi a cui pensare con
nostalgia. Il Rosario
sta invece conoscendo
quasi una nuova primavera. Questo è
senz’altro uno dei segni più eloquenti dell’amore che le giovani generazioni nutrono per Gesù e per la Madre sua Maria.
Nel mondo attuale così dispersivo,
questa preghiera aiuta a porre Cristo
al centro, come faceva la Vergine, che
meditava interiormente tutto ciò che si
diceva del suo Figlio, e poi quello che
Egli faceva e diceva.
Quando si recita il Rosario si rivivono i momenti importanti e significativi
della storia della salvezza; si ripercorrono le varie tappe della missione di
Cristo. Con Maria si orienta il cuore al
mistero di Gesù. Si mette Cristo al cen-
29
30
tro della nostra vita, del nostro tempo,
delle nostre città, mediante la contemplazione e la meditazione dei suoi santi misteri di gioia, di luce, di dolore e
di gloria. Ci aiuti Maria ad accogliere
in noi la grazia che promana da questi
misteri, affinché attraverso di noi possa “irrigare” la società, a partire dalle
relazioni quotidiane, e purificarla da
tante forze negative aprendola alla
novità di Dio.
Il Rosario, quando è pregato in modo
autentico, non meccanico e superficiale ma
profondo, reca infatti pace e riconciliazione. Contiene in sé la potenza risanatrice
del Nome santissimo di Gesù, invocato
con fede e con amore al centro di ogni Ave
Maria.
Cari fratelli e sorelle,
ringraziamo Dio che ci
ha concesso di vivere
questa sera un’ora così
bella di grazia, e nelle
prossime sere di questo mese mariano, anche se saremo distanti,
ciascuno nelle proprie
famiglie e comunità,
sentiamoci ugualmente
vicini e uniti nella preghiera. Specialmente in
questi giorni che ci preparano alla solennità
della Pentecoste restiamo uniti con Maria invocando per la Chiesa
una rinnovata effusione dello Spirito Santo. Come alle origini,
Maria Santissima aiuti
i fedeli di ogni comunità cristiana a formare
un cuore solo e un’anima sola. Vi affido le
intenzioni più urgenti
del mio ministero, le
necessità della Chiesa,
i grandi problemi dell’umanità: la pace nel mondo, l’unità dei cristiani, il
dialogo fra tutte le culture. E pensando a Roma e all’Italia vi invito a pregare per gli obiettivi pastorali della
Diocesi, e per lo sviluppo solidale di
questo amato Paese.
Papa Benedetto XVI
síntesis
Salus Populi Romani
Hace ya más de veinte años que el
Señor nos hace el regalo de poder servirlo y honrarlo en la basílica de Santa
COMUNITÀ IN CAMMINO
María la Mayor. Las actividades que
nosotras, Siervas de María Dolorosa de Chioggia, realizamos son muy
sencillas, pero precisamente por este
motivo nos sentimos en sintonía con
la Virgen María.
Nos empeñamos en mantener limpias las capillas, nos encargamos de
los ornamentos sacros, hacemos también los arreglos florales de los altares principales y desde hace algunos
años animamos los cantos de algunas
celebraciones y en las vísperas de los
días feriales. De esta manera, junto con
María y el pueblo de Dios, alabamos al
Señor también con
el canto. Inspirándonos constantemente
en María, Madre y
sierva del Señor (cfr.
Const. 2), buscamos
servir al Señor y a los
hermanos. En esta basilica se celebran, con
devoción particular,
los meses marianos,
es decir el mes de
mayo y el de octubre,
solemnizando el santo
Rosario que normalmente se reza todos
los días. En estos dos
meses se alternan cada día diferentes predicadores que presentan una meditación en
cada misterio. En el
mes de mayo de este
año el Señor nos hizo
un espléndido regalo:
Iniciamos este mes rezando solemnemente el Rosario junto al
papa Benedicto XVI.
El Santo Padre nos recordó que “hoy el santo Rosario no es una
piadosa práctica regalada del pasado,
como una oración de otros tiempos a
la cual pensar con nostalgia. Éste es sin
lugar a dudas uno de los signos más
elocuentes del amor que las jóvenes
generaciones nutren por Jesús y por
su Madre María.
El Rosario cuando se reza de manera auténtica, no mecánicamente ni
superficialmente sino de manera profunda, da paz y reconciliación. Éste
contiene la potencia de sanación del
Nombre de Jesús, invocado con fe
y con amor a la mitad de cada Ave
María”.
Ravviva il dono...
Tu porti un sogno,
ti anima una irresistibile
voglia di vivere,
di fare qualcosa di grande.
Hai un bisogno di amare,
per esprimere il meglio
di te stesso?
Non lasciarti abbattere
perché il tuo sogno è vero!
Giovane ravviva il dono
che è in TE!
Noi Serve di Maria
vogliamo seguire Gesù,
ispirandoci a Maria,
Madre e Serva del Signore,
accanto alle infinite croci
dove Egli è ancora crocifisso
nei suoi fratelli.
Voi realizzare questo ideale
di fraternità, di servizio
e di amore Maria?
Per Te Giovane…
Weekend
15-16 Novembre 2008
17-18 Gennaio 2009
16-17 Marzo 2009
Per Te Adolescente…
18 Ottobre 2008
8/22 Novembre 2008
13 Dicembre 2008
Per informazioni:
tel. 041 400255
e-mail:
[email protected]
Reaviva el don...
Tu tienes un ideal,
te impulsan unas
ganas irresistibles de vivir,
de hacer algo grande
¿Tienes dentro de ti
una necesidad de amar,
para expresar lo mejor de ti?
¡No te desanimes,
porque tu ideal es verdadero!
¡Joven reaviva il don de Dios
que está en ti!
Para Ti joven…
Nosotras Siervas de María
queremos seguir a Jesús,
inspirándonos a María,
Madre y Sierva del Señor,
junto a las infinitas cruces
donde Él está todavía crucificado
en sus hermanos.
Te invitamos a participar Retiro
mensual
en casa MATER DOLOROSA, sur
19 N°178
Orizaba, Ver. El 4° domingo de
cada mes.
Informes: Tel. 7243240
Piedras Negras, Coahuila.
Retiro Juvenil
Informes:
Tel. 7831315
e-mail:
[email protected]
¿Quieres realizar este ideal
de fraternidad, de servicio
y de amor a María?
DALLE MISSIONI
Amigo de los más necesitados
Bendito el que viene en el nombre del Señor.
34
Después de 10 meses que la diócesis de Orizaba se había quedado sin
Pastor porque el anterior fue nombrado Arzobispo de la Catedral metropolitana de Xalapa, el Señor Jesús
nos ha bendecido nombrando Obispo
para nuestra querida Diócesis a Mons.
Marcelino Hernández Rodríguez, que
hasta este momento se encontraba como Obispo auxiliar en la ciudad de
México D.F.
El día 22 de abril del año en curso
fue la fecha señalada para la toma de
posesión de la diócesis. Después de
haber realizado el recorrido que los
llevaría hasta la Plaza de Toros la Concordia la cual lucía ya impresionante,
casi llena al máximo con un público
que cantaba, que aplaudía pero sobre
todo que veía cristalizado un sueño: el
dejar la orfandad de Obispo.
Entonces, cuando el reloj marcaba las 12 en punto la procesión salió
por el pasillo hacia el centro del ruedo
dejando ver la cantidad de Arzobispos, Obispos y Sacerdotes que habían
asistido para acompañar a Don Marcelino. Los aplausos se escucharon
inmediatamente, la feligresía congregada se desbordó nuevamente en júbilo y alegría mostrándole a Monseñor
Hernández cuanta falta le hacía a esta
joven Diócesis.
Presidió la celebración Monseñor
Hipólito Reyes Larios, arzobispo de
Xalapa y primer Obispo de la Diócesis de Orizaba quien se dio a la tarea
de agradecer la presencia del señor
Gobernador del Estado de Veracruz
Llave, el Lic. Fidel Herrera Beltrán,
así como también de los diversos
presidentes municipales, diputados
federales y locales, autoridades civiles, invitados especiales, visitantes de
Guadalajara, Monterrey y Ciudad de
México y por supuesto los anfitriones,
todo el pueblo de la Diócesis de Orizaba. Fue así como inició la liturgia
propia de la misa. Las lecturas fueron
leídas en dialecto propio de la región
serrana de Orizaba así como también
en Español.
Posteriormente Monseñor Norberto Rivera, quien hizo la homilía, mencionó la labor de un pastor en la iglesia
haciendo hincapié en lo que éste debe
hacer y en lo que no debe realizar. Resultó motivador escuchar que depositaba toda su confianza en Monseñor
DALLE MISSIONI
Marcelino pero que sabía de antemano
que ésta no sería quebrantada porque
a él lo conocía perfectamente y sabía
que la Diócesis quedaba en excelentes manos, unas manos que vendrían
a dar continuidad al trabajo realizado
por Monseñor Sergio Obeso primero
y por Monseñor Hipólito Reyes posteriormente.
Después vendría así la lectura de la
Bula Papal, el interrogatorio y la entrega del Báculo, con lo cual Monseñor
Marcelino dejaría de ser Obispo Electo
para convertirse en el Segundo Obispo
de la Diócesis de Orizaba, donde certifica que Marcelino Hernández será
el nuevo obispo para esta Diócesis “te
constituimos obispo de la Diócesis de
Orizaba, con los derechos que en ti recaen” decía esta carta. Momento más
tarde el Nuncio Apostólico en México, Christopher Pierre, lo declaró como nuevo obispo de esta diócesis,
donde además de proclamar el credo
apostólico, Monseñor Marcelino fue
contestando las preguntas que el Nuncio le iba haciendo y en las cuales iba
asumiendo un compromiso con Dios y
con los fieles de esta Diócesis.
Al terminar la celebración eucarística Monseñor Marcelino dirigió su
mensaje en el cual destacó con el peculiar sentido del humor que lo caracteriza: “No soy muy rollero no se
espanten; la alegría ya la tenemos y
vamos a servir porque lo quiero hacer
y con muchas ganas, pídanle a Dios
que cumpla esta tarea que por medio del Papa me encomiendan…estoy
consciente de que debo proclamar la
palabra de Dios y no inventos míos”.
Añadió que él se preocupará por
los más necesitados, pobres, humillados, pues desde este día son sus amigos, de igual forma destacó que es
hora de romper con las barreras del
lenguaje de la gente de la sierra y las
diferencias de razas para poder conocer a Dios.
De este modo terminaría la Santa Misa, regresando todos los sacerdotes en procesión y dejando atrás
a Monseñor Marcelino Hernández
Rodríguez quien se abocó a saludar
a los fieles que se encontraban cerca
del pasillo central así como también a
sus compañeros de generación del seminario quienes al igual que él en este
35
DALLE MISSIONI
día cumplían 35 años de sacerdocio.
La gente entonces abandonaría lentamente el recinto, sintiendo un gozo
en el alma que difícilmente se podrá
borrar. Después de unos días de haber
llegado a esta nueva diócesis, Monseñor Marcelino se encontraron el día
17 de mayo con la CIRM, en donde él
pudo presenciar de la riqueza de los
carismas de todas las congregaciones
que están presentes en la diócesis. Después de un momento de convivencia
nos exhortó a vivir con alegría nuestra consagración a Dios, diciéndole al
Señor cada día en la oración: y ahora
Señor ¿Qué quieres que haga? para
seguir colaborando en la construcción
del Reino de Dios especialmente con
los más pobres y necesitados.
Comunidad Mater Dolorosa
sintesi
Amico dei poveri
Il Signore ci ha benedetto scegliendo per la nostra diocesi di Orizaba Veracrux il vescovo Marcellino Hernández Rodríguez.
Il giorno 22 aprile ha preso possesso della diocesi con una solenne ce-
lebrazione presieduta, da monsignor
Hipólito Reyes Larios, arcivescovo di
Xalapa e primo vescovo di Orizaba assieme al vescovo Marcellino e ad altri
arcivescovi, vescovi e sacerdoti. Erano
presenti molte autorità civili: il governatore dello stato di Veracrux, Fidel
Herrera Beltrán, diversi presidenti
municipali, deputati federali e locali,
autorità civili, invitati speciali da Guadalajara, Monterrey e Città del Messico e soprattutto tutti i fedeli della diocesi di Orizaba.
Le letture della celebrazione della
Messa sono state proclamate nel dialetto proprio della regione serrana di
Orizaba e in Spagnolo. Al termine della celebrazione eucaristica monsignor
Marcellino ha rivolto il suo messaggio
ai fedeli con l’umorismo che lo caratterizza: “Chiedo a Dio che possa compiere questo servizio che mi è stato
affidato attraverso il Papa Benedetto
XVI, cosciente che devo proclamare la
parola di Dio”.
Ha aggiunto che si preoccuperà
delle persone che si trovano in difficoltà: poveri, coloro che sono umiliati,
emarginati… perché da questo momento sono diventati suoi amici.
Il 17 maggio ha voluto incontrare
tutte le congregazioni religiose presenti in diocesi cogliendo la ricchezza
dei carismi delle varie congregazioni.
DALLE MISSIONI
El servicio
es el amor en acción
Cuando se confía en Dios todo se puede.
En esta semana santa fui de misión
a la comunidad de “Mesillas” que pertenece a la Parroquia de Yanga, Ver.
Fue una experiencia nueva y muy
bonita, cuando me dijeron que saldría
de misión con Sor Beatriz me sentí más
tranquila, ya que me había tocado con
una hermana profesa.
Salimos de la comunidad del noviciado el sábado 15 de marzo para
dirigirnos a la Parroquia donde ya
nos estaban esperando unas jóvenes
con las que estaríamos durante toda
la semana, nos acogieron con mucho
cariño, respeto y alegría.
Durante la Semana tuvimos catequesis con niños, jóvenes y adultos, al
terminar las catequesis seguía la celebración de la Palabra. Visitamos a las
familias para invitarlos a las celebraciones y sobre todo para vivir juntos
los días más importantes para nosotros los cristianos.
En un momento me sentí desanimada, ya que la gente casi no participaba, pero cuando se confía en Dios,
todo se puede, en mis oraciones pedía
por el pueblo para que asistieran y por
algunos problemas que nos confiaban
los ponía en las manos del Señor.
Gracias a Dios los días más grandes como el Jueves, Viernes, Sábado
y Domingo ya hubo más participación y desde luego más trabajo, pero
como dice una frase que me gusta “el
servicio es el amor en acción” pues a
trabajar, gracias a Dios todo salió muy
bien, ya que un grupo de jóvenes nos
DALLE MISSIONI
estuvo apoyando durante toda la semana. Ahora me queda la tarea de pedir por aquella gente que todavía les
falta mucho por conocer sobre su ser
cristiano y a mí esforzarme por vivirlo
en plenitud.
Novicia Guadalupe González C.
sintesi
Missione durante
la settimana santa
Fu un’esperienza molto positiva
quella vissuta durante la settimana
santa nella comunità di Mesillas che
appartiene alla Parrocchia de Yanga,
Veracruz Messico assieme a suor Beatrix. Siamo state accolte da un gruppo
di giovani con molto rispetto e affetto
e siamo state accompagnate da loro
tutta la settimana. È stato un impegno
molto vario di apostolato: catechesi
con bambini, giovani e adulti, celebrazione della Parola, visite alle famiglie
per invitarle a vivere intensamente il
Triduo pasquale. Ringrazio il Signore
perché ho potuto sperimentare che il
servizio è l’amore in azione.
AVVENIMENTI
DALLE
MISSIONI
Responsabili gli uni degli altri
Una nuova comunità a Gitega nel Burundi africano in settembre.
Domenica 25 maggio la Congregazione delle Serve di Maria Addolorata di Chioggia ha vissuto insieme a
molti amici e amiche della città e della
diocesi un’importante esperienza di
“Chiesa”: tre consorelle, suor Antonella Zanini, suor Celeste Perez Padilla e suor Patricia Doria Torres (provenienti queste ultime dalla Comunità
del Messico) hanno ricevuto dalle mani del nostro Vescovo il mandato “ad
gentes”. Apriranno una nuova comunità a Gitega nel Burundi africano e
già in settembre partiranno verso questo paese con l’impegno di promuovere umanamente ed evangelizzare tutte
le persone che incontreranno sul loro
cammino.
Un grazie fin d’ora a queste tre consorelle che donano alla nostra comu-
nità ecclesiale e alla città intera una
grande testimonianza di servizio, di
donazione totale ai fratelli e sorelle più
poveri. Ad esse si unirà anche suor Rocio Peralta Garcia.
La celebrazione eucaristica ha messo in risalto fin dall’introduzione della
madre generale, suor Umberta Salvadori, e dai segni posti accanto all’altare, l’universalità dell’esperienza cristiana: Cristo è venuto per tutti gli uomini e insieme siamo responsabili gli
uni della salvezza degli altri.
Il Vescovo mons. Angelo Daniel
nell’omelia, partendo da alcuni tratti
del Vangelo di Giovanni sul comandamento dell’amore e dalla prima lettera di S. Paolo Apostolo ai Corinzi, ha
evidenziato il valore di questo nuovo
impegno di servizio.
39
AVVENIMENTI
Subito dopo l’omelia, è stato celebrato il mandato missionario del vescovo a nome della Chiesa locale con la
consegna a suor Antonella, suor Celeste e suor Patricia della croce e della
Parola. Quindi le preghiere dei fedeli per affidare all’amore di Dio la vita
delle tre nuove missionarie.
Attraverso i segni dell’offertorio i
molti laici presenti hanno voluto manifestare la loro amicizia alle Serve di
Maria Addolorata e la gioia di essere
partecipi insieme a tutta la comunità
dell’invio missionario di tre loro suore. Hanno donato il mondo per ricordare che ogni nostra vita e ogni nostra
comunità è un bene per noi stessi, ma
anche un servizio all’umanità intera;
una rete, che ricorda la nostra città e
suggerisce che maglie e nodi tessono
unità e aiutano a rinsaldare l’esperienza della comunità cristiana in
ogni luogo del mondo; una zappa per
indicare il lavoro della terra che chiede
forza, tempo, dedizione, attesa perché
40
i frutti arrivano quando si è preparato il terreno con il cuore; i grembiuli,
segno del “servizio” totale al Signore
ed ai fratelli che la nuova missione in
Burundi sperimenterà fin dal primo
momento; una lanterna per illuminare
la strada della nuova missione e farla
risplendere della luce di Cristo Risorto; il pane e il vino, segni delle molteplici esperienze umane e che, trasformati nel Corpo e nel Sangue di Gesù,
ci indicano l’unità che il Signore vuole
nella Chiesa.
Significativo e commovente è stato l’affidamento alla Madonna della
Navicella, da cinquecento anni Madre
premurosa per la gente della nostra
città, che le tre consorelle missionarie
hanno voluto compiere alla fine della
santa Messa ponendo ai piedi della
statua di Maria delle composizioni di
fiori bianchi.
Un grazie particolare al Coro della
Navicella che ha animato con il canto
la liturgia eucaristica.
Conclusa la celebrazione alcuni
amici e amiche del MASCI (Movimento Adulti Scout) di Chioggia hanno fatto indossare alle tre “mandate”
i grembiuli e provare la zappa, donati
all’offertorio, perchè ormai pronte per
il loro nuovo servizio. Un momento
di gioiosa e simpatica convivialità nel
cortile dell’Istituto, a Borgo Madonna
per gli amici e simpatizzanti, ha concluso il pomeriggio di festa.
Ora ci saranno i preparativi conclusivi e … gli ultimi saluti. Noi vi promettiamo la nostra preghiera e perché
no, anche … qualche altro aiuto. Buona strada, carissime consorelle! Riportiamo l’omelia del vescovo Angelo.
Comunità “La forcola”
M.A.S.C.I. Chioggia
síntesis
responsables
los unos de los otros
El domingo 25 de mayo la Congregación de las Siervas de María Dolorosa de Chioggia junto con muchos
amigos y amigas de la ciudad y de la
diócesis vivió una importante experiencia de Iglesia: el mandato misionero de tres hermanas. La Eucaristía
fue celebrada por el obispo Angelo
Daniel.
A través de los signos en el ofertorio los numerosos laicos presentes quisieron manifestarles su amistad a las
Siervas de María Dolorosa y la alegría
de poder participar junto a la comunidad al envío de sus tres hermanas.
Ofrecieron un mundo para hacernos
recordar que cada una de nuestras vidas y cada una de nuestras comunidades es un don para nosotros mismos,
pero también un servicio a la humanidad entera.
Ofrecieron también una red, que
recuerda nuestra ciudad y sugiere
que hilos entrelazados tejen unidad y
ayudan a consolidar la experiencia de
la comunidad cristiana en cada lugar
del mundo; un azadón para indicar el
trabajo de la tierra que exige fuerza,
tiempo, dedicación, espera para que
los frutos lleguen cuando se ha preparado el terreno con el corazón; mandiles, como signo del servicio total al
Señor y a los hermanos que la nueva
misión en Burundi experimentará desde el primer momento; una linterna
para iluminar el camino de la nueva
misión y hacerla resplandecer de la
luz de Cristo Resucitado; el pan y el
vino, signo de las múltiples experiencias humanas que transformadas en el
Cuerpo y Sangre de Jesús nos indican
la unidad que el Señor quiere en la
Iglesia.
Significativo y conmovedor fue el
momento cuando las hermanas se encomendaron a la Virgen de la Navicella (Navecilla) que desde hace quinientos años es Madre premurosa para la
gente de nuestra ciudad.
41
AVVENIMENTI
Celebrazione d’invio
Nella missione siete sospinte dalla carità
e andate a portare l’amore di Dio.
In questo giorno solenne del Corpus Domini celebriamo anche l’invio
delle nostre care sorelle, destinate alla
missione nella diocesi di Gitega in Burundi. Qual è il motivo centrale, il cuore per così dire, della festività odierna?
“Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito” (Gv 3,16).
E Gesù “dopo aver amato i suoi che
erano nel mondo, li amò sino alla fine”
(Gv 13,1): all’estremo limite dell’amore. Egli ci ha detto: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli
altri, come io vi ho amato (Gv 15,12).
Pertanto, come dice S. Paolo, “poiché
c’è un solo pane noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo” (1Cor 10,17). È
dunque l’amore il centro del messaggio della salvezza e anche del mistero eucaristico: amore ricevuto, amore
donato.
E per voi, care sorelle in partenza
per l’Africa, qual è il segreto, il motivo principale di questo vostro partire?
42
Non è l’interesse, l’ambizione, né la
volontà di dominio. Il vostro cuore è
libero da tutto ciò. Non è neanche il
desiderio di avventura, la ricerca del
diverso, il bisogno di novità. Questo
basterebbe per fare del turismo, ma
non per la missione. Neppure a muovervi è soltanto l’obbedienza. Non si
tratta infatti di un compito da eseguire, sia pure con fedeltà. Che cosa dunque?
La parola ultima, o meglio la realtà più vera, come per l’eucaristia, è
l’amore. Quello stesso amore che ha
affascinato la vostra giovinezza: che
non è una cosa o una teoria, ma la
persona di Gesù Cristo. Quell’amore
ha dato senso e gioia ai vostri voti e
rende possibile il “per sempre”. Senza di esso la castità sarebbe freddezza, la povertà grettezza, l’obbedienza
passività.
Nella missione siete sospinte dalla
carità e andate a portare l’amore; ad
annunciare a tutti, e specialmente ai
poveri, agli ultimi, che Dio li ama, si
interessa a loro, e lo fa anche per mezzo vostro. Andate a dire e a dare qualcosa che non è vostro, che vi supera,
che voi a vostra volta avete ricevuto e
ricevete. E questo vi dà il diritto di non
scoraggiarvi, di avere speranza anche
nei momenti difficili, di credere alla
potenza dei mezzi poveri. Come dice
S. Paolo, “quando sono debole, è allora che sono forte” (2Cor 12,10).
Andrete a dare, ma anche a ricevere. Vi accorgerete, con stupore, che
Colui che vi chiama vi precede: è già
lì, nei valori di semplicità, di sofferenza e anche di religiosità di quella popolazione. Vi auguriamo di esultare
anche voi, come Gesù che un giorno
disse: “Ti benedico, o Padre, Signore
del cielo e della terra, perchè hai nascosto queste cose ai sapienti e agli
intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli.
Sì, o Padre, perchè così è piaciuto a te”
(Mt 11,25-26).
La celebrazione di oggi è dimostra-
zione e conferma che voi non partite
da sole. Dal cielo vi accompagnano,
con la loro protezione, Padre Emilio e
Madre Elisa e tante religiose e persone
care che sono nella gloria del Signore.
Qui in terra vi sono accanto l’affetto,
l’aiuto e la preghiera delle consorelle
della Congregazione, di tanti amici e
della nostra Chiesa locale. È questa
Chiesa che vi manda e che voi, in un
certo modo, renderete presente nella
vostra opera missionaria.
La Vergine Maria vi sarà particolarmente vicina: lei che sulla via del
Calvario e sotto la croce è stata la vera
‘madre coraggio’. Lei che, giovane ragazza, dopo il “sì” a Dio nell’Annunciazione, ha sentito che doveva andare
in fretta a condividere questo annuncio e questo sì anche lontano, da Elisabetta e la sua famiglia. A lei, guida
degli apostoli, al suo cuore dolcissimo
e audace, affidiamo oggi queste nostre
sorelle e la missione che le attende.
+ Angelo Daniel
Vescovo
43
AVVENIMENTI
síntesis
La celebración de envío
Estas son algunas de palabras que
el obispo de Chioggia, en su homilia,
dirigió a la asamblea el día del envío
de nuestras hermanas: «El amor es el
centro del mensaje de la salvación y
también del misterio eucarístico: amor
recibido, amor donado.
Para las hermanas que irán a África,
el secreto, el motivo principal de esta
partida no es el interés, la ambición, ni
la voluntad de dominio. Ni tampoco
lo que las mueve es la obediencia. No
se trata de una tarea que se debe realizar, aunque si con fidelidad. La última
palabra, o mejor dicho la realidad más
cierta, como para la eucaristía, es el
amor; ese mismo amor que no es una
cosa o una teoría, sino la persona misma de Jesucristo. Este amor ha dado
sentido y felicidad a la consagración
y hace posible el “para siempre”. Sin
ésto la castidad sería frialdad, la pobreza avaricia, la obediencia pasividad.
En la misión lo que nos impulsa es
la caridad de llevar el amor; a anunciar
44
a todos , especialmente a los pobres , a
los últimos, que Dios los ama, se interesa por ellos, y lo hace también a través de los misioneros.
No se va nunca solos, nos acompañan desde el cielo nuestros fundadores, las hermanas difuntas y los seres queridos que están en la presencia
del Señor. Aquí en la tierra nos acompañan el afecto, la ayuda, la oración de
las hermanas de la congregación, de
tantos amigos de la iglesia local y esta
Iglesia que hoy las manda y también
ustedes, en un cierto modo, ustedes
harán presente su obra misionera».
COMUNITÀ IN CAMMINO
Lode e preghiera
Vita mariana nella scuola primaria Padre Emilio Venturini.
Tutto il mese di maggio è stato vissuto dagli alunni della nostra scuola
puntando la telecamera sulla figura di
Maria. Abbiamo voluto in questo modo anche ricordare la sua apparizione
cinquecento anni fa in questa nostra
terra di Chioggia, salvata dalla sua
misericordiosa intercessione.
Ogni mattina i giovani scolari accompagnati da noi insegnanti, prima
di iniziare il lavoro scolastico, si sono recati alla grotta della Vergine di
Lourdes, sita in un angolo del parco
della stessa scuola, per affidare a Lei
la loro vita e l’impegno giornaliero. La
breve riflessione proposta dalla direttrice suor Onorina Trevisan, i canti di
lode, il ripetere ritmico di una decina
di Ave Maria, diffondevano nell’ambiente circostante un clima di serenità
e di pace, sembrava che dal suo trono
di luce la Vergine santa sorridesse a
tutti e a ciascuno come segno di ascolto e di protezione.
Due mattinate poi, sono state eccezionali: una quando ad animare la
nostra preghiera è casualmente arrivato don Silvio Salvatori, missionario
in Bolivia, che con il suo stile salesiano, ricco di entusiasmo e di slancio, ha
raccontato un aneddoto significativo
che ha reso ancora più calorosa e vivace la nostra preghiera; l’altra, quando pure occasionalmente, si è unito a
noi don Damiano Vianello, sacerdote
novello da appena una settimana, che
con la sua giovanile presenza ha portato un’ulteriore nota di festosità.
Don Damiano con freschezza e giovialità ha invitato tutti i ragazzi ad
essere aperti alla chiamata di Dio che
mette nel cuore il grande ideale di donare la vita al servizio suo e dei fratelli.
“Anch’io, diceva il giovane sacerdote,
ho ascoltato la sua voce che mi ha parlato nella profondità del cuore ed ora
posso esercitare il ministero di celebrare l’eucaristia, confessare, battezzare… in una parola, dedicare la mia
vita agli altri. Ora ho realizzato il mio
sogno e con voi ringrazio la Vergine
della Navicella per avermi accompagnato durante gli anni della mia preparazione sacerdotale”. Un fragoroso
applauso ha concluso questo momento di grazia.
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Un evento altrettanto bello è stato il
pellegrinaggio, a conclusione del mese mariano, all’attiguo santuario della
Navicella, all’ombra del quale si svolge la nostra attività educativa. I piccoli pellegrini della scuola dell’Infanzia
e Primaria hanno formato una lunga processione e, giunti al Santuario,
hanno riempito la grande navata centrale, mentre in quelle laterali hanno
preso posto i numerosi genitori che si
sono uniti alla nostra manifestazione
di fede a Maria.
Le preghiere semplici e spontanee
dei bambini, il suono dell’organo che
accompagnava le voci angeliche dei
semplici pellegrini hanno creato un
clima di lode e di commossa preghiera in tutta l’assemblea. Si percepiva
un’atmosfera di profonda intimità, di
intercessione, di grazie per i presenti,
per le famiglie e per il mondo intero.
Infine il parroco, padre Giampietro Barattin, ha invocato la benedizione del Signore, ringraziando in modo
particolare gli alunni per la loro sentita devozione a Maria, Vergine della
Navicella e salvezza del popolo clodiense.
E noi educatrici ed insegnanti, godendo nel silenzio del nostro cuore,
abbiamo affidato alla sua materna
protezione questa schiera di ragazzi
perché li guidi, li difenda dal male e li
custodisca nel suo cuore di Madre.
suor Lucia Favaro
síntesis
Alabanza y oración
Todo el mes de mayo fue vivido
por los alumnos de la escuela primaria Padre Emilio Venturini fijando la
“cámara de televisión” en la figura de
María. Quisimos de esta manera recordar también la aparición de hace quinientos años en nuestra tierra: Chioggia, salvada por su misericordiosa intercesión.
Cada mañana jóvenes seglares
acompañados por nosotros los maestros, antes de comenzar con el trabajo
escolástico, íbamos a la gruta de Lourdes, ubicada en un ángulo del parque
de nuestra escuela, para encomendarle sus vidas y el trabajo de cada día.
Otro evento igualmente hermoso
fue la peregrinación como conclusión
del mes mariano, al antiguo santuario
de la Navicella (Navecilla) bajo del
que se desarrolla nuestra actividad
educativa. Los pequeños de preprimaria y de la primaria hicieron una larga
procesión y cuando llegaron al santua-
COMUNITÀ IN CAMMINO
rio llenaron toda la nave central, en las
laterales tomaron lugar los papás que
numerosos se unieron a nuestra manifestación de fe a la Virgen.
Las oraciones espontáneas y sencillas de los niños, el sonido del órgano
que acompañaba sus voces angelicales
crearon un clima de alabanza y conmovedora oración en toda la asamblea.
Se percibía una atmósfera de intimidad profunda, de intercesión, de
gracias para los presentes, para las familias y para el mundo entero.
Piccoli attori
L’apprendimento della musica e la componente recitativa hanno
una collocazione ben definita nell’ambito del percorso didattico.
Venerdì 23 maggio, presso il teatro Don Bosco si è svolto il consueto
spettacolo di fine anno organizzato
da alunni e insegnanti della scuola
primaria “Padre Emilio Venturini”. Il
tema della recita di quest’anno era incentrato sull’opera di Walt Disney con
presentazione di fiabe e storie realizzate in un arco di tempo compreso tra
gli anni ‘40 e gli anni ‘90.
Dopo una breve introduzione del
dirigente scolastico suor Onorina, che
ha sottolineato come l’apprendimento
della musica e la componente recitativa abbiano una collocazione ben definita nell’ambito del percorso didattico, ha avuto inizio la manifestazione
vera e propria.
Al suono della Marcia di Topolino,
guidati dalle rispettive insegnanti, gli
alunni delle varie classi hanno attraversato la platea per posizionarsi sul
palco, dove li attendeva l’attore e regista sig. Giuliano. Questi, munito di
mazza, mantello e tricorno, ha coordinato la serata, illustrando brevemente
COMUNITÀ IN CAMMINO
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la trama delle varie favole e incoraggiando i ragazzi nelle loro interpretazioni.
Accanto ai protagonisti, che indossavano abiti adatti alla storia da rappresentare, la maggior parte dei bambini costituenti il coro erano vestiti rispettivamente da topolino (i maschi) e
da Minnie le femmine) quasi a ricordare che, anche se non protagonisti delle
fiabe, questi ultimi erano comunque i
personaggi più famosi creati da Walt
Disney. A dirigere il coro il maestro
Pietro Perini in versione di Leopold
Stokowski (direttore d’orchestra di
un‘indimenticabile ‘Fantasia’ coadiuvato da una Minnie del tutto particolare: la maestra Elisa Saglia).
La favola di Biancaneve, interpretata dagli alunni di seconda, ha aperto
la rassegna con simpatiche variazioni
sul tema introdotte dal coordinatore e
con il coro che eseguiva le canzoni più
famose tratte dalla colonna sonora del
cartone animato. Hanno fatto seguito
La carica dei 101 (terza elementare),
Cenerentola (quarta), La bella e la bestia, Mary Poppins (quinta) e per finire
Aladin e La sirenetta (interpretate dagli
alunni della prima).
Caratteristica delle storie tratte dai
cartoni animati era la diffusione di un
messaggio universale che vuole dimostrare come la bontà, la lealtà e l’amore riescano a superare le situazioni più
difficili.
Una considerazione a parte merita Mary Poppins, film premiato con
l’Oscar, nel quale il messaggio precedente si inserisce in una realtà più
complessa, quella di una famiglia londinese dove la presenza della simpatica governante-maga non si limita a
dare una educazione a due fratellini,
piuttosto turbolenti, ma fa capire ai
genitori quanto sia importante partecipare direttamente alla vita dei figli.
A conclusione della serata, dopo
i ringraziamenti della direttrice agli
insegnanti che avevano contribuito
alla realizzazione dello spettacolo, gli
alunni di quinta hanno voluto dare un
saluto speciale a suor Lucia, la maestra
che li ha accompagnati nei cinque anni
di scuola.
Seduti sul palco, hanno dedicato
alla loro insegnante un video che illustra i momenti più significativi di ciascun anno trascorso con lei, momenti
che non riguardavano solo l’aspetto
didattico, ma anche di gioco e di divertimento: carnevale, gite scolastiche
e uscite didattiche.
Al termine del video, suor Lucia,
visibilmente emozionata, ma non per
questo sprovvista del suo proverbiale
humor, ha ringraziato i suoi allievi augurando loro una proficua continuazione della loro avventura scolastica.
Francesco Antico
COMUNITÀ IN CAMMINO
síntesis
Pequeños actores
El viernes 23 de mayo, en el teatro
Don Bosco se llevó a cabo el acostumbrado espectáculo de fin de año organizado por los alumnos y maestros de
la escuela primaria Padre Emilio Venturini. El tema de la representación de
este año era sobre la obra de Walt Disney, las fábulas e historias realizadas
de 1940 a la década de los 90’s.
Los diferentes grados representaron las fábulas Blanca Nieves, Los 101
dálmatas, Cenicienta, La bella y la bestia,
Mary Poppins y al final Aladín y La Sirenita.
La característica de estas historias
sacadas de los dibujos animados era la
difusión de un mensaje universal que
quiere demostrar como la bondad, la
lealtad y el amor logran superar las
situaciones más difíciles. Una apreciación especial merece Mary Poppins, en
la que la maga no se limitó a educar a
los dos hermanitos inquietos, sino que
también hace entender a los papás la
importancia de ser parte directamente
de la vida de sus hijos.
Per ringraziare
Venerdì 6 giugno, nel santuario della Beata Vergine della Navicella, si sono riuniti genitori, insegnanti e bambini della scuola primaria Padre Emilio
Venturini e della scuola dell’infanzia
Madonna della Navicella per ringraziare il Signore dell’anno scolastico
che ormai si stava per concludere. La
funzione si è svolta in modo semplice,
rallegrata da canti vivacizzati da battimani a tempo dei bambini.
Nell’omelia, don Simone Zocca, anche lui un ex-allievo di questa scuola,
ha invitato a essere sempre vigili alla
chiamata di Gesù, il quale è una perla
preziosa che viene donata a ciascuno
di noi. Nostro compito è quello di cu-
stodire questo tesoro e di farlo anche
fruttificare quotidianamente facendo
così della nostra vita un dono agli altri. Al termine della funzione ci siamo
affidati alla Madonna della Navicella,
in quest’anno in cui ricorre il 500° anniversario della sua apparizione nel lido di Sottomarina, e tutti insieme abbiamo intonato il canto: Oh del cielo
gran Regina.
Maria benedica tutti i nostri bambini con le loro famiglie, perché possano
sperimentare in ogni momento il suo
amore di Madre e trovare la forza per
rinvigorire i valori cristiani, che aiutano la famiglia a vivere nell’unità.
Paola Boscolo
49
COMUNITÀ IN CAMMINO
Prendi il largo
Carissimo/a, è stata davvero fantastica la serata del 2 giugno in barca…
Tutto a sorpresa…!
Che bello navigare insieme! La presenza festosa di tutti voi ragazzi e dei
vostri genitori ha dato al momento
eccezionale una tonalità di gioia, di
serenità, di amicizia vera. Un modo
meraviglioso per coronare un cammino di cinque anni di impegno, in uno
scambio di reciproca intesa anche nelle logiche difficoltà.
Mi viene spontanea una riflessione
che desidero comunicare in modo particolare a te, ormai ex alunno, che stai
crescendo e sognando un futuro luminoso colmo di prospettive e di grandi
desideri.
La vita è come un navigare continuo nella vastità del mare. È favoloso
guardare il mare con la sua storia di
vita antica e sempre nuova, con il suo
fascino, con le sue segrete ricchezze,
con i suoi tesori profondi, con le sue
meraviglie e sconfinate bellezze. Tutto
invita a guardare lontano per scopri-
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re nuovi orizzonti per ammirare, con
rinnovato stupore, la grandezza della
creazione.
Il pensiero e la contemplazione della magnifica realtà conducono spontaneamente all’origine della vita e anche
della tua, uscita dalle mani del Dio
creatore, che ti è Padre e che ama tutte
le sue creature e anche te con amore
smisurato perché sei suo figlio.
Ricordati che tutto quello che è
buono e bello porta l’impronta di quel
Dio che ha pensato da sempre anche a
te, che ti vuole bene e non ti dimentica
mai e poi mai.
Questa verità ti renda felice e capace di riconoscerlo, di lodarlo e di
ringraziarlo perché ti ha fatto a sua
immagine, ti ha donato la vita e ogni
giorno ti colma di tutto quello di cui
hai bisogno per farti crescere.
Anche tu con la tua barca stai solcando il mare, stai prendendo il largo
e hai bisogno che qualcuno di esperto
ti guidi, ti insegni l’arte del timoniere.
Ricordati che chi vuole sfidare il mare
ANIMAZIONE GIOVANILE
deve imparare a navigare, ad orientarsi, a sfruttare le correnti, il vento; ma
soprattutto deve avere una meta, tracciarsi una rotta, tenere conto dei pericoli, prevedere tutto ciò che può essere utile. Servono punti di riferimento
sicuri, capacità di lottare e tenacia nel
continuare senza mai arenarsi, altrimenti sarebbe il fallimento completo.
Inoltre il coraggio e la fermezza sosterranno il navigatore nei momenti più
difficili quando le onde minacciose
dell’infido mare tenderanno a far affondare l’imbarcazione. Attento però, non salire da solo, nella tua barca,
portati a bordo persone che ti vogliono
bene, amici veri, leali che ti possono
aiutare a superare le difficoltà e godere insieme le conquiste raggiunte.
Vorrei dirti anche, con tutta la convinzione che porto dentro, di non tralasciare di far salire con te l’Amico
vero che non ti abbandona mai e che
sempre naviga insieme anche quando
tu non avverti la sua presenza, che è la
guida sicura verso la meta sognata.
Gesù, che tante volte in classe abbiamo invocato e pregato con il cuore, è un amico fedele, è la bussola che
ti indica la direzione sicura e che ti
riempie il cuore di gioia vera, quella
che nessun altro ti può donare.
Poi affidati a Maria, madre tenera
ed amorosa, che sempre ti ascolta e
ti esaudisce. Lei è la stella polare che
illumina il tuo cammino e lo rende
splendente per te e per tutti coloro con
i quali condividi la tua esperienza.
Ti auguro di essere un esperto navigante. Coraggio, continua a navigare, non temere. Qualcuno ti precede.
Ti accompagno anch’io nel silenzio,
nella preghiera e con immutato affetto, sperando di rivederti per godere
della tua crescita umana, intellettuale
e spirituale.
Auspico, infine, che il nostro fondatore padre Emilio Venturini, alla cui
figura tante volte ci siamo rivolti per
chiedere aiuto e protezione, dal cielo
assista voi e la nostra opera educativa
perché tutti possiamo diffondere nel-
51
COMUNITÀ IN CAMMINO
la società di oggi i valori dello spirito
come egli stesso ha testimoniato nella
sua Chioggia di quel tempo.
Con nostalgia ricordo e saluto di
cuore te e i tuoi cari genitori.
suor Lucia Favaro
la tua ex insegnante
síntesis
Sale a mar abierto
La vida es como un continuo navegar en la inmensidad del mar. Todo
nos lleva a mirar lejos descubriendo
nuevos horizontes para admirar, con
renovado estupor, la grandeza de la
creación.
La contemplación de la magnífica
realidad conduce espontáneamente al
origen de la vida y también a la tuya,
salida de las manos de Dios creador,
que es Padre y que ama a todas sus
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creaturas y también a ti con un amor
sin medida porque eres su hijo.
Recuerda que todo lo que es bueno y bello lleva el sello de aquel Dios
que ha pensado desde siempre en ti,
que te quiere mucho y no te olvida ni
nunca te olvidará. También tú con tu
barco estás surcando el mar, estás saliendo a mar abierto y necesitas que
algún experto te guíe, te enseñe el arte
de timonel. Deseo que llegues a ser un
gran marinero. Ánimo continúa navegando, no temas. Hay alguien que te
precede. Te acompaño también yo en
el silencio, con la oración y con todo
mi afecto, esperando poder volver a
verte para gozar de tus progresos humanos, intelectuales y espirituales.
Nuestro fundador Padre Emilio
Venturini, figura a la que tanta veces
nos hemos dirigido para pedirle ayuda y protección, desde el cielo los proteja y proteja también nuestra labor
educativa.
IN COMUNIONE
Attenta e disponibile
Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore (Rm 14,8).
Lunedì, 9 giugno 2008, nelle prime ore pomeridiane, sorella morte
ha chiamato a sé la nostra sorella suor
Dolores Maria Ada De Luca ricoverata, da qualche giorno, all’ospedale di
Chioggia. La maggiore di sei sorelle, è
nata a Piovene Rocchette il 15 febbraio
1922 ed entrò nella congregazione il 7
dicembre 1945. Emise la professione
religiosa il 12 febbraio 1948 e quella
perpetua il 27 marzo 1954.
Ha offerto il suo servizio, come responsabile di comunità, in varie comunità della congregazione. Avendo
condiviso con lei la fraternità per vari
anni a Borgo Madonna, nella comunità Ecce Ancilla, porto nel cuore tanti
ricordi semplici e belli della sua presenza, come la sua vita, il suo essere, i
suoi sogni… La rivedo una sorella disponibile, attenta, ordinata, premurosa ai vari bisogni, sia delle sorelle che
della comunità, anche quando la salute dava segni di fragilità. A lei possono
essere attribuite le parole della Sacra
Scrittura: “Lavora volentieri con le sue
mani e spiega la forza delle sue braccia” (Pr 31,13.17).
Dal tratto signorile nella conversazione, esprimeva le sue abilità con finezza, amava il bello, la compagnia, la
festa, il canto… Fino a che le sue forze
gliel’hanno consentito, ha compiuto il
suo lavoro di guardarobiera poi, con il
passar degli anni, quando le condizioni si sono fatte più serie, si rese necessario il trasferimento nella comunità
della Visitazione, dove poteva essere
meglio curata e assistita.
In questa oasi di pace e di tranquillità, ha espresso il suo servizio nel silenzio, nella preghiera e nell’offerta.
Ora è arrivata alla meta portando al
Padre i suoi frutti di bene. La Vergine
Addolorata l’accolga tra le sue braccia
pietose, assieme ai Fondatori Padre
Emilio e Madre Elisa e alle altre sorelle
che l’hanno preceduta nel segno della
fede e nel sonno della pace.
suor Umberta Salvadori
Priora generale
Il saluto di sua nipote
Ciao zia, abbiamo trascorso molti
momenti felici tra i prati con le sorelle,
i cognati e i nipoti. Quanti bei pic-nic,
quante risate, quanta serenità… Se torniamo con il pensiero a quei momenti, non ti possiamo che ricordare con il
sorriso. Tutti noi volevamo dirti grazie
per ciò che ci hai lasciato: i tuoi sorrisi, una buona parola, la semplicità di
53
COMUNITÀ IN CAMMINO
quando ci distribuivi caramelle e lavoretti, le tue lettere sempre piene di forza e coraggio. Anche nei momenti più
tristi, le tue parole sulla carta erano
motivo di forza per continuare a lottare… sempre. E poi le tue amatissime
sorelle: quanto le hai amate! Nelle telefonate le nominavi sempre e i nipoti, i
cognati: tutti li passavi in rassegna. Un
pensiero c’era per tutti.
Grazie da tutti noi, grazie zia per
averci accompagnato fin qui e da qui
continueremo a portarti nel cuore con
la serena certezza che sei coccolata tra
le braccia del Signore.
Ciao zia
Alessandra
síntesis
Atenta y disponible
El lunes 9 de junio 2008 en las primeras horas vespertinas, la muerte
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llamó a nuestra hermana Sor Dolores
María Ada De Luca internada, desde
hace algunos días, en el hospital de
Chioggia.
Era una hermana disponible, atenta, ordenada, premurosa hacia las diferentes necesidades, tanto de las hermanas en particular como a las de la
comunidad, aun cuando su salud empezaba a dar signos de fragilidad.
A ella se le pueden atribuir estas
palabras de la Sagrada Escritura: “Trabaja con gusto con sus manos y esfuerza sus brazos” (Pro 31, 13.17).
De aspecto señorial en las conversaciones, expresaba sus habilidades
con fineza, amaba lo bello, la compañía, la alegría, el canto...
Cuando sus condiciones físicas decayeron, fue necesario trasferirla a la
comunidad de la Visitación.
En este oasis de paz y de tranquilidad, ofreció su servicio en el silencio,
en la oración y en el ofrecimiento de
si misma.
Eucaristia
di ringraziamento
Il passato 2 marzo 2008 la comunità di Seghe di Velo d’Astico (Vicenza)
ha festeggiato il 60° di vita religiosa
di suor Giancorina Dalla Vecchia. C’è
stata precedentemente una sensibilizzazione molto attenta da parte del parroco con il desiderio di raggiungere il
maggior numero dei fedeli.
Abbiamo celebrato una solenne
eucaristia con la presenza della maggior parte dei fedeli della parrocchia,
i superiori della congregazione e in
particolare i bambini della scuola dell’infanzia assieme ai loro genitori, animata dal canto eseguito dal gruppo
del coro e dalle preghiere. Abbiamo
pregato e ringraziato il Signore, assieme a suor Giancorina, per tutte le grazie concessele in questo sessantennio e
per la sua testimonianza di amore e di
servizio a beneficio dei fratelli.
Un ringraziamento particolare ad
amici, conoscenti e a quanti hanno voluto dimostrare la loro stima e la loro
riconoscenza a questa sorella, soprattutto al parroco don Stefano Mazzolla.
suor Martha Ramírez
Ricordiamo
attraverso la preghiera di suffragio e il nostro affetto:
Severina Luise, Flora Mezzopan Boscolo, Edda Donà Zanini,
Laura Baggio Benozzo, Gino Varisco, P. Venanzio Renier,
Juana Pulido Gonzales, Pamela Itzel Roman Gonzales, Alessandro Pierobon.
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Il giorno 2 di ogni mese alle ore 18, nella Basilica di San Giacomo in Chioggia,
esprimiamo la nostra venerazione a padre Emilio con la celebrazione dell’Eucaristia,
in modo particolare il 2 dicembre, anniversario della morte.
Per immagini, biografie, comunicazioni di grazie, offerte per la causa,
rivolgersi a:
Postulazione Serve di Maria Addolorata
Calle Manfredi, 224 - Chioggia (VE) - Tel. 041 5500670 - c.c.p. n. 18719302

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