Immagini della reversibilità - lastradablu di Marco De Angelis

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Immagini della reversibilità - lastradablu di Marco De Angelis
lastradablu di Marco De Angelis
Immagini della reversibilità
"Quando il mondo era più giovane di cinque secoli, tutti gli eventi della vita avevano forme ben più
marcate che non abbiano ora". Così Huizinga* osservava argomentando dell'alba della modernità
sorgente "...tra cupi e stridenti colori..." con "... un mondo devoto a un ideale ascetico, ligio, ieratico..."
pronto a dissolversi "... nel rapinoso contendere di passioni irrefrenabili e negli effetti disastrosi di un'impulsività verso cui ogni controllo appariva inutile".
Che si vuoI dire? Che il giovane Marco De Angelis interpreta bene in paratassi, esemplifica quanto
G. Bottiroli e G. Ferraro (1983) enunciano del travalicamento di soma/psiche dalle passioni all'interesse, nel volgere dei tempi. L'uomo di Huizinga, destinato a vivere nell'incertezza, nel timore e nella
crudeltà si è già trasformato nell'uomo moderno, capace di apprezzare la luce senza temere il buio,
di godere del naturismo e sapiente nel costruire la società tecnologica; l'uomo del possibile senza
idea di definitivo.
Marco dice di se' di avere avvistato "relitti (ricordi emersi)", attraversato "paesaggi spirituali" e "passaggi in ombra".
Ora è fermo su una "strada blu". Usa escamotages per indicarci i lacerti della
propria sensitività; adopera colori e metafore; si schernisce; è consapevole dell'inganno. Ma è già
uomo del mestiere (per la padronanza del mezzo tecnico) e conosce le regole del gioco. Come ogni
giovane artista rifugge la necessità compositiva del dettaglio per squadernare la spavalderia di una
sorta di de-formale salvo conservare al centro dell'impianto un raggelato rimorso narrativo, una
sofferta postilla esemplificata ed esemplificante. Ma lo fa solo per conto terzi suppongo.
Quello che qui io ritengo sia gnomonico è il connotato fortemente plastico di tutte le opere, nudi e
paesaggi, interni, stati onirici; anche questo un naturale portato di gioventù. Tutto ciò non ostante
l'auto-lettura che di sé fa il Nostro ove mescola fantasmagonie e tempeste con la puntualizzazione
mediale di elementi cromatici, pittorici o più estesamente espressivi.
Si è in un certo qual senso di fronte a quella che nella chimica degli elementi è la cosiddetta soglia
d'instabilità con i copulati di microreversibilità e non-linearità ove la prima è all'origine della stabilità
rispetto alle fluttuazioni degli stati di equilibrio e degli stati stazionari vicini all'equilibrio.
In trasposizione l'artista avverte sottilmente la necessità che segno e colore non hanno espressione
né definitiva nè totalizzante; essi sono contigui ad un farsi-disfarsi che genera alfine ricerca ulteriore
oltre che nuova, transitoria stabilità. E' questo peraltro, a nostro avviso, il filo tensore d'ogni forma
d'arte ed il Nostro ben lo avverte.
Da ciò (e solo per esemplificazione scolastica o esegetica se più vi piace) la affannata definizione
di uno stile. Qui davvero (come in ogni accezione romantica) lo stile come diceva Goethe poggia
"sulle più profonde fondamenta della conoscenza, sull'essere delle cose, per quanto ci è concesso di
riconoscerlo in forme visibile e tangibili". L'artista ha dunque percezioni, elabora i suoi strumenti di
approccio e alfine offre spiegazioni tentando talora di concordare relazioni specifiche fra varii livelli
di esse e la successione diacronica di effetti collaterali.
Tutto ciò converge in maniera precisa e paradigmatica nell'enunciato di Jacob (1970) "... oggi viviamo in un mondo di messaggi, di codici, di informazione. Quale ulteriore analisi scomporrà domani gli
oggetti della nostra conoscenza per ricomporli in una nuova dimensione?".
Per tutto ciò Marco De Angelis a noi sembra un artista sincero e credibile, per la linearità della sua
ricerca, appassionante e accattivante. Quant'è vero che egli è altamente consapevole di concorrere (come i grandissimi) non alla storia delle arti ma alla storia dell'uomo ovvero, attraverso l'espressione delle arti, al disvelamento filosofico di misteri e trame che appartengono da sempre all'assoluto
(o al divino, se volete).
Pescocostanzo, ottobre 2003
Pasquale Del Cimmuto