L`aLtra faCCIa deLLa rabbIa

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L`aLtra faCCIa deLLa rabbIa
MV Agusta Brutale 800 Dragster
PREGI
Personalità e prestazioni
DIFETTI
Abitabilità quasi da monoposto e prezzo
Prezzo 13.490 €
Prova naked
L’altra faccia
della rabbia
La Dragster è la versione intransigente e arrogante
della Brutale 800. Più curata, esclusiva e costosa:
13.490 euro. Ha un allestimento completo,
con ABS, ed elettronica migliorata.
Il passeggero però è indesiderato
di Francesco Paolillo
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retrovisori sono presi direttamente dalle sorelle
Turismo Veloce e Rivale, mentre i supporti delle pedane e i fregi in alluminio per il parafango
anteriore, sono specifici per questa moto, così
come la palpebra che sormonta il faro anteriore
e la sella, con cuciture a vista. L’impostazione di
guida cambia anche grazie al fatto che al posto
del manubrio della Brutale 800, ora ci sono due
semi manubri dotati di regolazione, con un’escursione utile di 7°, che corrisponde a 40 mm.
Media
Motore e ciclistica
La Dragster 800 condivide ciclistica e meccanica con la sorella Brutale 800, quindi la potenza
del tre cilindri rimane invariata, 125 cv (92 kW)
a 11.600 giri, così come la coppia, 81 Nm (8.25
kgm) a 8.600 giri, mentre il cambio a sei marce,
di tipo estraibile, è dotato di serie di quick-shift.
Il MVICS (Motor Vehicle Integrated Control System) è stato oggetto di un altro sviluppo nelle
logiche di funzionamento della centralina Eldor
M
V Agusta si muove in maniera agile e brillante in un
mercato motociclistico,
che almeno in Italia, è a
dir poco bolso e zoppicante, ma che in altri lidi è
meno sofferente e sempre in cerca di novità. E
proprio parlando di novità la casa italiana stupisce ancora, presentando un altro modello - in totale si arriva a dodici contro i tre disponibili poco
più di dieci anni fa - che allarga ulteriormente
la famiglia delle tre cilindri, andando a colmare
una nicchia, senza il clamore suscitato dalle sorelle Rivale e Turismo Veloce, ma che di certo
solleticherà le voglie di un ristretto numero di
appassionati. Che poi tanto ristretto può anche
non essere. Non è una moto da grandi numeri,
né gli uomini di MV Agusta l’hanno pensata e
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Prova
EM2.0, che garantisce un miglioramento tangibile nella dinamica e nel comportamento sia del
motore sia della moto stessa, relegando al passato le incertezze del ride by wire. Tali modifiche
non sono esclusive dei nuovi prodotti, ma sono
disponibili anche per tutte le tre cilindri che hanno da tempo varcato i cancelli della fabbrica di
Schiranna, e che in pochi minuti possono essere
aggiornate semplicemente recandosi in una concessionaria MV. L’MVICS (Motor & Vehicle Integrated System) consente, sulla Dragster come
sul resto della gamma tre cilindri, di scegliere
fra tre mappature differenti (Sport – Normal –
Rain), più una quarta aggiuntiva, Custom, completamente personalizzabile. Come sulle sorelle,
anche sulla Dragster si può intervenire su controllo di trazione (regolabile su otto livelli), intervento del freno motore e del limitatore di giri,
risposta del motore ed erogazione della coppia
e risposta del comando del gas. Le regolazioni si
possono attuare attraverso l’utilizzo dei pulsanti
realizzata a tale scopo: è un vero e proprio sfizio a due ruote, una seconda moto magari, dalla
personalità forte e irriverente, per motociclisti
senza compromessi. Deriva strettamente dalla
B3 800, ma le componenti modificate rendono
la Dragster più curata e ricercata, caratteristiche che innalzano anche il prezzo di listino fino
a 13.490 euro franco concessionario. La prima
cosa che colpisce è il codino “mozzato”, con la
sella dalla nuova conformazione in sostanza
monoposto, che rende ancora più compatta la
vista laterale della tre cilindri di Varese, mentre
i cerchi specifici per questa moto, calzano pneumatici (Pirelli Diablo Rosso II) 120/70 anteriori e
200/50 posteriori, dimensione che estremizza
ulteriormente il concetto di moto da sparo. Due
le colorazioni disponibili, Bianco oppure Grigio
Avio metallizzato opaco. Porta targa e specchi
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di selezione posizionati sui blocchetti elettrici. La
ciclistica è strettamente derivata da quella della
B3 800, e se si esclude una taratura leggermente
diversa delle sospensioni, e quindi della forcella a
steli rovesciati Marzocchi da 43 mm e del mono
Sachs (entrambi ampiamente regolabili), la Dragster 800 è una copia fedele della Brutale 800.
Certo il telaietto reggisella è stato rivisto, in virtù delle dimensioni ridotte, ma il traliccio in tubi
di acciaio ALS e le piastre in fusione di alluminio
sono gli stessi, così come il bellissimo forcellone
monobraccio.
Freni
Finalmente tutta la gamma MV a tre cilindri è ora
disponibile con l’ABS, che nel caso della Dragster
è di serie, e che quindi esce dai concessionari
dotata di un sistema Bosh 9 PLUS, che sovraintende al funzionamento della coppia di dischi
flottanti da 320 mm con pinze radiali Brembo a
quattro pistoncini e al singolo disco posteriore
da 220 mm con pinza a due pistoncini.
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Prova
Bando alle ciance: il nostro test
Un meteo avverso che ha bagnato abbondantemente le strade francesi per tutta la notte, mette
a dura prova la Dragster 800 e soprattutto chi la
guida. Il carattere irascibile della tre cilindri italiana potrebbe mal digerire asfalti scivolosi e strade
ricche di curve, mentre il gommone posteriore
da 200, dalle caratteristiche più votate alla performance che non alle prestazioni in condizioni
difficili, ci porta a guidare in maniera oltremodo
prudente. La leggerezza della Dragster è però
uno degli aspetti positivi che emergono sin dai
primi chilometri, mentre la presenza dell’ABS,
unita a quella dei controlli di trazione, sono una
bella garanzia di tranquillità. A mano a mano che
passano i chilometri, dobbiamo ricrederci, e la
tensione che sulle prime ci portava a guidare in
maniera particolarmente accorta, inizia a scemare. Il perché è presto detto, la risposta ai comandi del gas conseguente l’aggiornamento del
software di gestione del motore, hanno sortito gli
effetti sperati, e a giovarne è la guidabilitá in tutte
Alziamo il ritmo e
cominciamo a sfruttare
maggiormente le prestazioni del
“Tre Pistoni”, che è davvero
arrabbiato e arrogante quando
gira nella zona alta del contagiri
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le condizioni. Il tanto acclamato ABS finalmente
consente di affrontare le frenate più impegnative
e i terreni più insidiosi, con una certa tranquillità,
e permette di sfruttare al meglio l’impianto frenante, con la novità di un freno posteriore ben
più modulabile rispetto alle versioni prive di antibloccaggio, e che è più facile e soprattutto più
piacevole da usare. Durante il test su strada, abbiamo avuto modo di guidare oltre alla Dragster,
anche la Brutale 800, quindi siamo riusciti a
metterle a confronto in tempo reale. Le differenze sono abbastanza evidenti, con una posizione di guida “più inserita” (la sella è più scavata
e offre meno possibilità di movimento rispetto
a quella della B3) e leggermente più caricata in
avanti nella Dragster, con una leggera perdita di
velocità negli inserimenti in curva e nei cambi di
direzione, a causa dell’aumento della sezione del
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pneumatico posteriore. Diciamo subito che la
Dragster rimane molto agile e reattiva nei percorsi misti, e che la dinamica non peggiora assolutamente, ma semplicemente cambia. Mentre
l’asfalto si asciuga alziamo il ritmo e cominciamo
a sfruttare maggiormente le prestazioni del Tre
Pistoni, che è davvero arrabbiato e arrogante
quando gira nella zona alta del contagiri. Questo
propulsore, a differenza del concorrente inglese e soprattutto dei neo arrivati giapponesi, è
decisamente propenso a girare alto, e mostra il
meglio di se dai 7/8.000 giri in su, regimi in cui il
suono dell’aspirazione e la musica che esce dagli scarichi fanno letteralmente godere chi gli sta
in sella. Dimostrando però che è anche capace
di girare basso e di riprendere senza incertezze
quando si va a spasso, magari in mezzo al traffico.
La prova in pista
La parte finale del test dinamico ci ha riservato
una sorpresa, perché abbiamo avuto la possibilità di provare la neonata Dragster 800 anche in
pista, a Le Castellet. Una forzatura? Sulle prime
avremmo risposto di sì, ma con il senno di poi
diciamo che ci può stare! Che a Schiranna sappiano mettere a punto le ciclistiche delle loro
creature è un dato acquisito, e questa Dragster
800 non è da meno e porta avanti la tradizione.
Il tracciato oggetto del contendere è quello del
Paul Ricard di Le Castellet, in versione accorciata, ma sempre probante e impegnativo per qualsiasi tipo di moto, e soprattutto per una naked
agile e reattiva come la MV Dragster 800. La
pioggia notturna ha lasciato tracce evidenti del
suo passaggio, e in molti punti la pista è ancora umida, per non dire bagnata, ma la voglia di
girare e di provare questa belva scatenata è tanta. Le prime sorprese riservateci riguardano sia
le prestazioni del motore, che consentono uscite
di curva e accelerazioni in stile tiro con la fionda,
senza quelle incertezze e ritardi che caratterizzavano la precedente gestione dell’elettronica,
mentre il cambio dotato di quick shift inserisce,
o meglio spara letteralmente un rapporto dietro l’altro. La reattività della ciclistica e l’immediatezza nel recepire i comandi del pilota, non
contrastano con una stabilità sul veloce che ha
dell’incredibile, e per veloce intendiamo la percorrenza della famosissima curva Signes, dopo il
lungo, e altrettanto famoso rettilineo del Mistral,
che la Dragster ha affrontato senza battere ciglio
in quarta piena, forte anche del maggiore appoggio offerto dal gommone posteriore. Nella parte
mista la naked italiana mette in mostra doti di
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ABBIGLIAMENTO
piegatrice da prima della classe, alla faccia delle
coperture di primo equipaggiamento dalla connotazione prettamente stradale, mentre pedane e scarico sono ben lungi dal grattare l’asfalto. Certo senza le macchie di umido e con due
pneumatici in mescola… L’ABS tanto apprezzato
su strada, ci mette del suo anche tra i cordoli di
questa bellissima pista, anche perché nella staccata più impegnativa in fondo al rettilineo dei box
(girando sul “corto” si deve affrontare un tornantino da prima/seconda), c’erano delle evidenti
tracce di umido che promettevano male. No problem, staccatona senza indugi, ABS che massimizza il grip del pneumatico anteriore, e via
andare. In uscita peliamo il cordolo, e sentiamo
l’intervento del controllo di trazione che finora ha
riposato bellamente, anche perché questa Dragster, come del resto tutta la gamma sviluppata
sulla piattaforma tre cilindri, ha trazione e grip
da vendere, e innescare l’intervento dell’elettronica è più difficile rispetto a molte concorrenti. La
Dragster 800 è divertente anche nell’uso estremo in pista? La risposta è sì. Estrema e modaiola
in apparenza, esclusiva nella dotazione tecnica e
nel prezzo, diamo un benvenuto a una moto che
farà parlare di sé e che innescherà, anzi l’ha già
fatto, discussioni infinite. Una moto che riesce a
emozionare nella guida su strada così come parcheggiata davanti al locale di tendenza, e perché
no, anche in pista.
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SCHEDA TECNICA
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Prova
Giacca IXS
Guanti Spidi Carbo3
Pantaloni Draggin Jeans
Casco Arai Quantum
Stivali XPD XP5-S
Tuta Spidi Track Wind Pro
MV Agusta Brutale 800 Dragster € 13.490
Tempi: 4
Cilindri: 3
Cilindrata: 798 cc
Disposizione cilindri: in linea
Raffreddamento: a liquido e olio con
radiatori separati
Avviamento: E
Potenza: 125 cv (92 kW) / 11600 giri
Coppia: 8.25 kgm (81 Nm) / 8600 giri
Marce: 6
Freni: DD-D
Misure freni: 320-220 mm
Misure cerchi (ant./post.): 17’’ / 17’’
Normativa antinquinamento: Euro 3
Peso: 167 kg
Lunghezza: 2060 mm
Larghezza: 825 mm
Altezza sella: 811 mm
Capacità serbatoio: 16.6 l
Segmento: Naked
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