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ORIENTAL BEAT #06 PRIMAVERA 2003
email: [email protected] web: http://orientalbeat.cjb.net indirizzo: oriental beat c/o michele
bisceglia piazza cinque giornate 2 20051 limbiate mi hanno messo in piedi questo numero: michele
bisceglia, massilanciasassi, enrico camanzi, tseng yao sun, agb, devil pinto, dani bdb, manuel cossu
copertina: ale baronciani ([email protected])
HEY HEY HEY… “… we’re in the movie, I feel up, I feel groovy, let’s go out, get some of
that, gimme gimme gimme some Russian Roulette…”. Una cosa che non ho mai sopportato delle
band in genere è che appena fanno un disco nuovo dicono che è il loro lavoro migliore. Non è
vero quasi mai. C’è chi dice che i primi numeri di Oriental Beat erano più belli, c’è chi dice che
sono migliorato con le ultime due uscite… C’è chi dice no, canta Vasco Rossi. Questo che avete
in mano è il numero migliore di Oriental Beat. Niente prediche da Chiesa del Rock and Roll su
queste pagine, solo vita vissuta. Ora ho deciso di farvi un elenco delle band che hanno ispirato
questa mia ultima fatica. Bastet, Dogs d’Amour, Manges, Hangmen, American Heartbreak,
Revolvers, Lords Of The New Church, Diamond Dogs, Wildhearts, Manic Street Preachers, Hanoi
Rocks e, ovviamente, Ramones. Alla prossima.
VITA QUOTIDIANA
Doverosa premessa. Meno di mezz’ora fa ci si è allagata la casa grazie a
una prodezza domestica di mia sorella. Risvolti ai calzoni (sì, presente quando vi prendevano in
giro per i pantaloni stile acqua in casa?!?) e piedi nudi, schiena piegata e stracci alla mano. Che
bell’immagine. Ora via col racconto di qualche giorno addietro. Ero sul bus e pensavo a quando i
Taxi erano gialli. Perché ora sono tutti bianchi? Ho pensato per un po’ alla risposta ma non sono
giunto a nessuna conclusione soddisfacente. Quindi, se avete una soluzione al mio quesito
fatemi sapere; accetto anche risposte fantasiose. Sempre sul bus ho visto una donna incinta e
mi sono interrogato sul suo attuale modo di sentirsi. Non riesco a capire perché a noi maschi
sia negata questa esperienza, che abbiamo fatto di male? Comunque, come dice Frengo e Stop:
“a ogni why corrisponde il rispettivo because”. Ieri ho anche preso una multa sulla 94, eccesso
di onestà. Le sanzioni per questa trasgressione sono piuttosto severe. Nell’ultimo mese ero
scappato già tre volte quindi avevo deciso di affrontarli senza paura in questa occasione.
Anche perché sentivo la verità dalla mia parte. Ho fatto il biglietto all’andata e poi sono stato
a lezione. Uscito due ore dopo dal Bronx/Mercalli (chi bazzica la Statale di Milano sa di cosa sto
parlando) ho cercato invano un rivenditore di ticket. La 94 è arrivata e io sono salito. Quando
ho visto gli sbirri dell’Atm ho deciso di raccontare loro tutta la storiella, sperando di avere
davanti persone comprensive. Niente: 30 euro di multa. Ma sapete che se il vostro biglietto
è scaduto da soli trenta minuti non prendete la multa? Il mio era scaduto da un’ora. Che
differenza c’è? Sempre scaduto è! All are equals for the law. Niente orologio, niente calendario
– prendete questa fanzine per quello che è. Sapete come è andato a finire lo scontro con l’Atm?
Mi sono dichiarato “prigioniero politico”. Tremate, tremate, le BR sono tornate. Ammazzano
a sangue freddo. Anacronistici. Loro credono ancora alla lotta armata come io credo ancora
all’esistenza del cono palla. “Co-Co-Cono Palla Con Te, Oh Yeah”. I rossi spesso perdono il
contatto con la realtà e con la storia. In questi giorni si festeggia l’anniversario della morte
di Baffone Stalin. Per stare sempre in tema di follia, una proposta del Ministro Bossi: separare
l’Emilia dalla Romagna. Perché privare i paranoici emiliani della piadina romagnola? Poi siamo
sommersi dalle bandiere arcobaleno della pace. Personalmente ho preferito appendere fuori
dalla finestra due grandi baffi rappresentanti Saddam. Appesi, impiccati. Solo che alcuni
esponenti di Forza Italia li hanno visti e sono venuti a rompermi i coglioni dicendomi che sono
comunista e che con i baffoni voglio commemorare il compagno Stalin. Forza Italia merda, ora
e sempre. Vedete come è facile cominciare una column al passato parlando di mezzi pubblici e
finirla al presente insultando il primo partito italiano?!?
DIO E’ GRANDE, NOI NO La comunità punk chiama, Basetta risponde. Andare a prendere
in Malpensa Rick, il batterista degli Huntingtons. Piuttosto che svegliarmi alle 10, lavorare un
po’ su internet e poi studiare qualcosa, preferisco dare una mano alla Wynona crew andando
a raccattare il disperso punk rocker americano. Per l’occasione organizzo una processione
in stile presepe vivente: dodici tappe da Limbiate a Malpensa. Il crocefisso lo porto io, in
spalla. Proprio recentemente il Camanzi mi chiedeva se chi organizza i tour degli Huntingtons
è anche costretto ad accompagnarli in chiesa la domenica. Gesù ci aiuti. Andiamo avanti. E’
bello incontrare lungo il mio percorso di fede (ossia Limbiate-Malpensa) Alfa, il mio amico
senegalese. Trascorriamo il breve tempo necessario per raggiungere la stazione di Saronno
ripassando i verbi essere, avere, volere e potere. Lui me li chiede in francese e io lo aiuto con
l’italiano. Pensate che Alfa ha ventitré anni e in Africa ha moglie e figlio. Qui in Italia vende dvd
e cd pirata. Ma di lui vi racconterò prossimamente, gonfiando così la mia figura di filantropo. In
Malpensa con largo anticipo prendo posizione sulle poltroncine di fronte agli arrivi. Ce n’è per
tutti: uomini d’affari, compagnie di gialli, un sosia di Bin Laden… I cani dell’antidroga abbaiano
irritati; nessun arresto, solo una famiglia di indiani in transito. Donna quarantenne moglie del
professionista attende impaziente il marito. Si abbracciano. Sì, ridete felici; tanto mentre lui
si trombava una troia di colore a Parigi lei – moglie del professionista – si consolava con il
capo ufficio. Preferisco evitare il cartello con su il nome, tanto uno degli Huntingtons arriva
sicuramente con il chiodo, le all star e il rosario al collo. Col cazzo, per fortuna lui riconosce
me. Gli dono un immagine sacra dell’Arcangelo Michele e diventiamo amici per sempre, quasi
fratelli di sangue. Ci intratteniamo con i soliti discorsi inutili tipo “in Italia è così…”, “l’America
è grande”, “a me piacciono le sbarbine”. Lui è un fan di David Bowie! Decido di complicarmi la
vita tentando di spiegargli (in inglese misto esperanto) la trama di “Havana Glam” con Bowie
che semina zizzanie tra i comunisti. Rick mi spiega dove si trova la Pennsylvania e scopriamo
che il tipo seduto in treno dietro di noi è del Delaware. Finalmente in stazione Cadorna gli
propongo un breve tour della city: Castello/Cordusio/Duomo in cinque minuti con dietro tutti i
bagagli più mezza batteria. Se prima di scendere dal treno il vocabolario di Rick comprendeva
solo la parola “weird”, ora si arricchisce con vocaboli quali “strange”, “cool”, “wow”… Dice
“strange” anche quando vede le tette della Canalis in edicola. L’americano riesce ad apprezzare
addirittura lo Spizzico e la sua pizza. Davanti alla galleria Vittorio Emanuele Rick cede e estrae
la macchina fotografica. Bravo yankee, ti rendi conto di quanto è figo il nostro paese?!? Che
cazzo avete in America? New York, Disneyland, Las Vegas. Stop. Qui abbiamo il Castello
Sforzesco, le tette della Canalis, le guglie del Duomo, il negozio nuovo di D&G. Tutto in meno di
due km quadrati. Gesù aiutaci tu.
SUPEREROI di Tseng Yao Sun
Nuovo capitolo. Ci sono sere in cui prima di andare a
letto mandi a fare in culo tutto il mondo. Originale come inizio, no? Può capitare che la mattina
seguente tu decida di nasconderti. Due nascondigli. Rimanere in casa, possibilmente sotto le
coperte – oppure indossare una maschera da super eroe e sfidare il male. Certo, puoi decidere
se essere l’Uomo Ratto o magari Super Cesso – ma con i super poteri come la mettiamo?
Indossando il costume di Super Cesso (ossia infilando la testa in un cesso capovolto praticando
due fori per gli occhi nella ceramica) vi impadronite immediatamente del Potere di Rendervi
Ridicoli. Ma se ci pensate un attimo, questo potere ce l’avevate già: è quello che la sera prima
vi ha fatto andare a letto mandando a fare in culo tutti e che poi vi ha convinto a nascondervi
questa mattina. Facevate meglio a restare sotto le coperte, tanto più che adesso dovete anche
comprare un cesso nuovo.
MUSIC IS MY BUSINESS AND BUSINESS IS GOOD Olé, è più di un mese che non
scrivo qualcosa per Oriental. “Baby let’s twist…”, se tutti i gruppi fossero come i Dictators
il music business sarebbe una figata. Oggi è ricomparsa la signorina Fallaci con i suoi deliri;
questa volta parla di passione. Dice che Bin Laden ha passione, noi occidentali no. Credo abbia
ragione. Però la passione per il Punk Rock non può negarmela. Mi sto sbattendo per trovare
un paio di date a una band che non mi piace quasi per niente (i Cocknoose) e probabilmente
non vedrò una lira. Ecco questa è passione. Punk Rock per questo numero di Oriental Beat
significa non starsene tanto comodi. Dette queste belle puttanate, passiamo ad altro. Il
mio cervello è completamente andato: leggo Severgnini (ho comprato “Interismi” anche se
non sono interista), mi collego al sito della Church Of Satan e ascolto Bruce Springsteen.
Sì è vero, prima mi faceva cagare. Ma che pretendete da me?!? Vado anche in giro a chiedere
informazioni sui Rosa Croce e poi gioco a pallone con la maglietta della “Proud To Be Idiot”.
Il pallone… Ormai i lunedì sera li dedico al rettangolo verde. E’ un piacere sentirmi dire che
sono un “rifinitore”. In realtà sono un incompetente scoordinato che si spompa dopo cinque
minuti di corsa. Dovreste vedermi quando a due decimetri dalla porta scaravento la palla
su Marte. Quello che fa la differenza è mio cugggino Luca, lui in campo ci sa stare. Stoppa
la palla, alza lo sguardo, dà un’occhiata in giro e poi decide cosa fare. Quando gioca bene.
Quando non è lucido invece prende la palla e fa quello che vuole, mai una volta che tornasse in
difesa. Io faccio qualche discreta parata oppure realizzo goal incredibili. Le cose normali non
mi riescono, chiedo perdono. Mi piace però dire dopo due minuti che siamo in campo: “sono
saltati gli schemi”. Nessuno schema, ciao Canclini! Evviva. Come un ragazzino brufoloso in
prima liceo scrivo cazzate durante la lezione… Ho anche cominciato a incidere svastiche sui
banchi dell’università, così – tanto per fare qualcosa… Non riesco a restare sveglio ascoltando
un professore che parla di sondaggi, interviste e questionari. Ho un alibi: sono le nove, mi sono
svegliato alle sette dopo essere andato a letto alle due di notte. Ho provato a pisolare in treno,
ma disturbato dai pendolari delle Ferrovie Nord: una razza da estinguere. Discorso A: una
signora istruisce un’amica raccontando le prodezze degli U2. L’altra risponde: “a me piace Bon
Jovi”. Discorso B: un demente brianzolo si lamenta dell’intrusione degli operai FIAT nell’aereo
porto di Malpensa. Ecco; se in questo momento non riesco a seguire un’interessante lezione di
metodologia della ricerca sociale, la colpa è dei pendolari delle Nord. Una razza da estinguere.
I pregiudizi del ricercatore influenzano il questionario. L’85% dei bambini preferisce uno
spettacolo televisivo interrotto dalla pubblicità. Se Bin Laden si dichiarasse contrario alla
pedofilia e vi venisse chiesto: “concordate con lo sceicco del terrore?”, voi cosa rispondereste?
Avete due possibilità. Essere favorevoli alla pedofilia oppure andare a braccetto con uno che ha
fatto ammazzare 3000 persone a New York… Ordine del giorno: prendere per il culo il maggiore
numero di persone possibile, anche voi che state leggendo. Ovvio, soprattutto voi. Le mie
column(s) – secondo voi il plurale italiano di termini inglesi prevede la “s”?- non mi fanno più
ridere. Che abbia perso il senso dell’umorismo? No, è lì che bussa alla porta, ma non lo faccio
entrare. Questo è un plagio. Voi volete solo gossip dal mondo del rock and roll. Canto “Sono
Solo Canzonette” e Massilanciasassi mi racconta che la mamma di Anna (la sua fidanza) abitava
vicino a Edoardo Bennato. O meglio, erano amici. Quando Edoardo non rompeva i coglioni a
tutto il vicinato con i suoi tamburi, uscivano insieme. Altri tempi nei quartieri partenopei. La
nonna dell’Anna ha anche cucito le tende di casa Bennato. Massi confessa: “spero sempre che
l’Anna sia in realtà figlia di Edoardo Bennato”. E poi, rimanendo in ambienti canori, narra le
sue avventure con Eros Ramazzotti. E’ il vicinato il vero filo conduttore dei discorsi odierni
del Lanciasassi: un suo amico ha come vicino di casa l’autore di quel verso tanto vero quanto
toccante “siamo ragazzi di oggi, pensiamo solo all’America”. “Vuoi conoscerlo? Buttiamo la
palla di là!”. Ora Massilanciasassi diventa anche Lanciapalloni. Citofonano e Eros in persona
restituisce loro la sfera. Il cantante riconosce Massi e lo invita a sedere al pianoforte; da quella
suonata tra amici nascono un paio di hit degli Orange Juice From The Crypt… La cosa bella di
tutta questa storia è che Massi e il suo amichetto avvistano la Hunziker in topless e decidono
di rubare qualche scatto della futura star di Zelig. Niente palle – quelle foto esistono – Anna
testimone. Per concludere in bellezza, andando a pescare tra significativi ricordi della sua
infanzia, Massilanciasassi tira fuori un viaggio in aereo Milano Palermo seduto al fianco di Al
Bano. Milano Palermo, andata senza ritorno. E Romina dov’era? Sicuro non si trattasse in realtà
di Joan Lui? Il Signor Carrisi, di bianco vestito, accarezza la barba del Lanciasassi e gli dice: “sei
proprio un bravo bambino”. Durante questa conversazione pomeridiana tra me, Massi, Anna e
Luca mio cuggino è spuntato un nome a dir poco importante. Quando Massi ha pronunciato
questo nome si è alzata una leggera brezza: Bettino Craxi. Una delle dimore dell’ex presidente
del consiglio, riposa in pace, confina con l’abitazione dell’Anna. A quanto pare, una mattina
qualsiasi dei primi anni 90 – ricordiamolo ai più giovani: i tempi di Mani Pulite –Bettino scende
dall’elicottero e chiede di Massi. Non è dato sapere altro, ma dal modo in cui il Lanciasassi
accenna quest’episodio (dal tono della sua voce, dalla strana espressione dei suoi occhi) do
per certo che il nostro Massi sa qualcosa più di noi. Girano invece voci pazzesche riguardanti
i Ramones. Marky invita a boicottare il tributo su major e Arturo Vega vende autografi falsi di
Joey e compagni. Sarà vero? Dopo Miss Italia avere un papa nero, non mi par vero…
DUMB EMO GUYS USE CLEVER NAPKINS di Enrico Camanzi Ho scoperto che uno
dei desideri più grandi degli adolescenti italiani per Natale è apparire in televisione. Secondo
un sondaggio pubblicato sui giornali, più della metà sogna di passare almeno per una volta
dall’altra parte della barricata. Stare nella scatola assieme agli altri omini che cantano,
ballano, si baciano e fanno l’amore. Va bene qualsiasi palcoscenico. Diventare un caso umano
al Maurizio Costanzo show. Sculettare sul tavolo di Striscia la notizia mentre Greggio e
Iacchetti ti guardano sotto la minigonna. Esporsi al rischio di magre storiche con Gerry Scotti
e Amadeus. Persino impersonare il figlio lobotomizzato in qualche spot per i surgelati. Il
mondo, si sa, a volte è ingiusto. Non lo dico io, ma Sirio l’astrologa sull’Almanacco delle stelle
per il 2003. Può capitare che qualcuno insegua con tutte le sue forze un desiderio, solo per
vederlo regolarmente frustrato. E viceversa può succedere che qualcuno, qualcuno a cui non
potrebbe fregare di meno, realizzi il sogno (o l’incubo) che accompagna le notti di molte altre
persone. Prendete me, per esempio. Non mi è mai passata per la testa la libidine di apparire in
tv. Tranne che a dodici anni nel video di “Bohemian Rapsody” dei Queen. In quel caso però non
credo che Freddy Mercury sarebbe stato contento di rimettere mano al clip solo per avere me
al suo fianco mentre suona il pianoforte. I miei desideri sono sempre stati altri. Segnare al volo
da trenta metri nella partita decisiva per il campionato. Mettere le mani sui singoli originali dei
Misfits. Poter disporre per una mezz’oretta di un canne mozze in modo da fare fuori le persone
che mi stanno sulle scatole. Apparire in tv non era certo in cima alla mia lista dei desideri. E
nemmeno in mezzo. Neppure in fondo a dirla tutta. Eppure mi è capitato. Certo, non in una
trasmissione in prima serata e neppure su un canale di quelli più importanti, ma pur sempre di
un ruolo di protagonista si trattava. Il programma che si è fatto onore di avermi tra gli ospiti è
“Più gol mondial” di Tele più. Qualcuno di voi, quelli che non hanno il satellite e quelli per cui il
calcio è solo qualcosa che si tira a chi ti sta sulle balle, non ne avrà mai sentito parlare.
All’interno della trasmissione c’è spazio per un quiz su fatti e curiosità del pallone. Il “Nove per
nove”. Il primo nove sono le domande, il secondo non lo so. Probabilmente l’hanno messo solo
perché chiamarlo “Nove” e basta sarebbe suonato male. Appena ho visto la prima puntata ho
scritto un e-mail per partecipare. Bell’incoerente. Prima dice che non ha mai smaniato per
andare in tv, poi si lancia sulla prima occasione che gli capita a tiro. Osservazione legittima,
vostro onore. Ho le mie spiegazioni, però. Primo, di calcio ne so abbastanza e mi andava ‘sta
storia di misurarmi con qualche altro matto. Secondo, mio fratello mi ha spinto a farlo. Terzo,
visto che sono sempre alla ricerca di opportunità per fare il cretino, in questo giochetto ne
avevo trovata una veramente ghiotta. Al termine del giro di domande, infatti, per vincere o per
confermare la propria superiorità è possibile scegliere l’opzione “Perdi la dignità”. Ovvero,
mettere in scena una pagliacciata che prenda in giro la squadra per cui fai il tifo e nello stesso
tempo ti metta in ridicolo per l’eternità. Spedisco l’e-mail e mi dimentico in pratica il giorno
dopo della vicenda. Solo mio fratello – che in realtà si sta mordendo le mani per non aver fatto
richiesta lui – ogni tanto mi chiede se mi hanno risposto. Arriva persino a consigliarmi di
riscrivere. Un mese dopo, mentre me ne sto a cazzeggiare tra un disco e l’altro, mi arriva una
telefonata. Dall’altra parte della cornetta si presenta Daniela di Tele più. “Pronto Enrico? Ciao,
sono Daniela di Tele più, eri tu che avevi scritto per partecipare al gioco di Più gol mondial?” Dì
di no, dì di no, dì di no, passale tuo fratello. “Sì, sì, sono io”. “Ok, perfetto. Si registra lunedì
alle 15 o alle 16,30, che orario preferisci?” Provo a tirarmela da uomo pieno d’impegni. “Alle 15,
perché nel pomeriggio ho da fare, devo preparare un lavoro”. Sì, tipo scombinare l’ordine dei
dischi e rimetterli a posto prima per genere e poi per lettera iniziale. “Ok, allora ti aspettiamo
per le 15. Ah, se non riesci a venire, fammelo sapere prima. Mi raccomando. Ricordatelo”. La
chiusura della nostra breve conversazione mi fa capire che un’eventuale assenza senza
preavviso inciderebbe sulla sua carriera di qui agli anni a venire. Dal tono e dalle parole il
messaggio mi sembra questo. Inizio quindi a disseminare la mia stanza di post-it e promemoria
e a fare nodi a tutti i fazzoletti di casa. Col risultato che mi dimentico tutti gli appuntamenti e
gli impegni che avevo previsto per il week-end. Il pomeriggio della registrazione arrivo in
orario agli studi dell’emittente, senza sbagliare strada nemmeno una volta. C’è da dire che
sono stato aiutato dal fatto che distassero solo un paio di chilometri da casa mia. Vengo
accolto alla reception da un bulldog dall’accento francese, la segretaria, che mi requisisce la
patente e mi consegna un badge di plastica. Vorrei farle qualche domanda sul destino del mio
documento, ma è già arrivata Daniela. Bassottina, con i capelli rossi tinti, non proprio una
bellezza ma, tant’è, lei mica deve appariare sugli schermi. Con una smorfia di compassione mi
dà una mano a infilare il badge nella fessura e finalmente entriamo. Gli studi sono un vero
dedalo. Chi li ha costruiti ora sta finendo i suoi giorni in qualche manicomio abusivo sfuggito
alla serrata della legge Basaglia. Sono un po’ intimorito. Inizio a immaginare che a ogni svolta
possa spuntare qualche mostro da fare fuori per avanzare di livello. Dopo un viaggio in cui
spuntano anche le sopracciglia dello Zio Bergomi, arriviamo in redazione dove ho l’occasione di
conoscere il mio avversario. Alberto, diciassette anni, da Ventimiglia, studente al Liceo
scientifico. È accompagnato dalla mamma, che racconta il viaggio odissea dalla Liguria e
l’arrivo nella Milano da girone dantesco dello sciopero dei mezzi. Alberto è ovviamente
oppresso dal genitore logorroico e parla solo se interrogato. Mi risulta difficile considerarlo
come un avversario da battere, almeno fino a quando non mi rivelano la sua fede interista e,
soprattutto, quando penso la vergogna che dovrei affrontare se battuto da uno di sei anni
meno di me che si è svegliato alle cinque di mattina per prendere il treno. Intanto Daniela ci fa
firmare un paio di fogli. La liberatoria per la messa in onda, credo. Io, che quando ho fatto la
gastroscopia ho dovuto siglare un foglio che scagionava l’ospedale in caso di morte del
paziente durante l’esame, firmo senza leggere. Spero che non mi arrivi a casa un’enciclopedia
in 30 volumi. Poi Daniela ci porta al trucco. Sì, al trucco. Hanno paura che il mio pallore grigio
da abitante della Stalingrado d’Italia provochi negli spettatori il desiderio irrefrenabile di
cambiare canale. In realtà ci mettono solo un po’ di fondo tinta. Meno male. Credevo che sarei
finito in video conciato come Johnny Thunders ai tempi dei New York Dolls. Mentre ci
imbellettano ci passa davanti una ragazza con un asciugamano in testa che declama i risultati
dell’ultima giornata di campionato. Non è una matta che passa le sue giornate a vagolare tra i
corridoi di Tele più, ma una giornalista che ripassa i testi per la sua trasmissione. Sarà, ma a
me qualche dubbio rimane. Alla fine dell’operazione make-up Daniela ci porta a vedere gli studi
delle trasmissioni. È il primo contatto con la magia - da baraccone, aggiungo io - della tv. Ci
sono solo due grosse stanze. Una è un cubo pieno di pannelli e un pavimento fatto di grosse
piattaforme di metallo. A seconda della trasmissione si spostano i pannelli e si alzano le
piattaforme, a comporre lo studio desiderato. L’altro è una stanza tutta pitturata di verde.
Daniela ci spiega che, in realtà, le pareti vengono disegnate virtualmente con il computer. Mi
chiedo cosa succederebbe se all’addetto pigliasse il capo di addobbarle con le immagini che si
è scaricato dai siti porno la notte prima. Il giro continua, e io inizio a scassarmi i coglioni. Da
come perdiamo tempo a osservare minutaglie, capisco che c’è qualche ritardo per la
registrazione. Finalmente Daniela ci riporta nei pressi della stanza verde, da dove andremo in
onda. Purtroppo prima tocca allo sketch di un deficiente che legge un libro sul basket e finge di
aspettare Shaquille O’Neill come ospite. A noi ci tocca aspettare lui e quando arriva – Davide
Fonte, si chiama – dobbiamo sorbirci la patetica scenetta. In due parole, il tizio legge il libro,
dice che O’Neill è in ritardo e che quando arriva gliene canta quattro. A un certo punto entra in
scena l’immagine ingrandita di un polpaccio e questo si rimangia le parole, uscendo di scena.
La cosa più bella del tutto è che c’è un tizio addetto a far entrare la gamba, con un clic del
mouse dalla cabina di regia. Scenetta, segnale del regista e clic del tizio che fa entrare la
gamba. Alla fine ‘sto Davide Fonte viene in regia a rivedere le sue gesta e si mette pure a ridere!
Ma è come uno che ride per la barzelletta che ha appena raccontato! Finalmente tocca a noi.
Nello studio verde con tutti i riflettori accesi ci sono tipo trenta gradi. Ci microfonano e poi ci
mettono dietro le nostre postazioni per provare. Ci fanno contare due volte fino a dieci. Io
eseguo, prima in inglese e poi in milanese. Ci dicono di guardare in camera. Arriva un tizio che
si mette nella posizione del conduttore e s’inventa la gag di abbassarsi per sparire
dall’inquadratura. Una, due, tre volte. Alla quarta vorrei rompergli la testa. Quando finalmente
arriva il presentatore – il telecronista di calcio di Tele più Fabio Caressa – io sto colando fard
misto a burro e ho le cozze sotto la maglietta. Sono le 16,30, come dice il rullo digitale che ci
passa davanti, e si parte con la registrazione. Il tizio ci presenta e ci fa confessare le nostre
fedi calcistiche. Io inizio facendo un po’ il fesso ma poi il clima della gara mi prende. Azzecco
una domanda su Matthaüs e ne sbanano una su Cruujf, guarda te come va il mondo a volte.
Alberto è bravo e mi fotte su Rudi Voller e il suo mullet. Poi Nevio Scala e le sue esperienze
estere di allenatore mi danno la vittoria. Il momento più bello però è quando Caressa ci chiede
il soprannome di Zidane quando ancora era nelle giovanili del Marsiglia. Nessuno di noi lo sa.
Io butto lì un “Peppino!” convinto suscitando l’ilarità di tutto lo studio e uno scroscio doppio
dei tristissimi applausi pre-registrati. Alla fine, dopo aver dato l’abbraccio più falso della mia
vita ad Alberto, mi tocca anche la prova della dignità. A quel punto anche Caressa è rimbesuito
dal caldo e fa confusione. Confonde la mia squadra e mi fa imitare Vieri nella pubblicità di Alice.
Io tiro fuori dal cilindro l’imitazione meno somigliante mai vista sugli schermi italiani e un paio
di punzecchiature per gli interisti. L’assistente di trasmissione, però, si è accorto dell’errore e
si sbraccia con Caressa sussurrando “Lui è milanista”. Olè, un’altra prova. Stavolta mi tocca
riprodurre una simulazione in area di Pippo Inzaghi. Cado male sul lato e finisco fuori dallo
schermo. Subito entra nella stanza verde un tecnico che, strozzato dalle risate, dice che non si
è visto niente. La rifacciamo, stavolta in mezzo allo studio. E qui do il meglio di me. Inciampo
sui piedi, ruzzolo a terra e concludo a mani giunte strabuzzando gli occhi verso Caressa, per
l’occasione nelle vesti di arbitro. È finita. Guardo il rullo con l’orario. Sono le 16,42. Andy
Wharol diceva che ognuno a questo mondo può avere il suo quarto d’ora di celebrità. Io ne ho
avuti dodici minuti.
2003 di Tseng Yao Sun
Boom. 2003. La simpatia dell’avvocato Previti è disarmante: mi
ha fatto trovare nel giardino di casa uno scatolone pieno di giochi pirotecnici. Un razzo schizza
in aria e disegna in cielo la dea della giustizia che si disintegra nel giro di pochi secondi!
Sempre il solito Cesare… L’ultimo dell’anno trascorso in pantofole con amici. Mangio un piatto
di lenticchie, vinco un Rolex d’oro a sette e mezzo e poi accendo la televisione per l’ultimo
conto alla rovescia del 2002. Sul 5 c’è Maurizio che suona il sax: il ciccione al mio fianco se la
ride. Hanno registrato la puntata il 29 dicembre. Questo nuovo anno per noi sarà probabilmente
migliore di tutti gli altri. Voi invece continuerete a dannarvi. E fate bene, fin quando ci sarà in
giro gente come noi. Vi facciamo credere nella possibilità di una vita migliore. Illusione. “Tu ti
illudi, illusionista”.
BASETTA, MINISTRO DELL’INFORMAZIONE
Parlare o non
parlare della guerra in Iraq? Le testate serie solitamente prendono
posizione di fronte ai grandi avvenimenti. Io reputo Oriental Beat
una testata autorevole. Parlo anch’io della guerra. Beati quelli che
sventolano la bandiera della pace. Beati anche quelli che timidamente
espongono le stelle e strisce. Beati quelli che sanno tutto. Beati quelli che
sanno che questa guerra si fa per il petrolio. E beati quelli che sanno che questa g u e r r a
è giusta perché Saddam Hussein ha le armi di distruzione di massa. Purtroppo i tempi lenti
di Oriental Beat fanno sì che mi ritrovi a parlare di guerra quando il conflitto è più o meno
concluso. La statua di Saddam davanti all’hotel Palestine è caduta quasi come le Torri Gemelle
e i saccheggi sono finalmente terminati. Pare che i santoni delle moschee abbiano convinto i
fedeli ha restituire tutto ciò che hanno rubato in questi giorni di anarchia. Sembra che l’Italia
invierà in aiuto della popolazione irachena duemila carabinieri, immaginate il nuovo carico
di barzellette in arrivo? Vedremo che succederà ora che il terribile Saddam non c’è più… A
proposito: ma dov’è ‘o Raiss? Starà giocando a briscola con Bin Laden in qualche cantina
pugliese. Ci ho ripensato; Oriental Beat non è poi così autorevole. Vi lascio con una chicca
estratta dal Corriere della Sera del 15 aprile 2003: “Guerra psicologica – Bagdad è caduta per
un insulto. L’insulto come arma segreta. Mentre le colonne americane entravano a Bagdad, dagli
altoparlanti da 400 watt montati sui gipponi Humvees di tanto in tanto veniva diffuso questo
messaggio in arabo: Gli iracheni sono impotenti! Raccontano al comando USA che, accecati da
tale offesa alla propria mascolinità (provocazione gravissima per la mentalità araba), molti
combattenti sono usciti allo scoperto andando scompostamente all’attacco, finendo così sotto
il fuoco dei mezzi corazzati”.
SOGNI DI ROCK AND ROLL
Sabato 19 aprile. 2003 anno del glam? Così si dice in giro e
così sembra. Tirati fuori dal congelatore LA Guns e Enuff Z’Nuff, live at Indian’s Saloon. Meno
male che ci pensano i Bastet a portare un po’ di allegria. Nonostante i suoni pessimi, Pacino e
famiglia danno un bel calcio in culo ai colleghi americani. Per il resto, momenti da ricordare
pochi. Durante il viaggio d’andata il Porna estrae dal cilindro qualche aneddoto dei suoi e poco
prima dello show mio cugggino Luca ci mostra la canzone dei Revolvers memorizzata nel suo
cellulare – lui dimostra la propria fedeltà al rock and roll e all’alta tecnologia, i presenti si
stupiscono. Gli Enuff Z’Nuff battono gli LA Guns (quest’ultimi orfani del mitico Tracii Gun) e uno
di loro mi chiede la cocaina… Piacevole la compagnia del Canclini e dei Valley Sleazy Rockers.
Martedì 23 aprile. Ancora Indian’s Saloon, ma niente lustrini e stivali a punta. E’ il turno dei
Katatonia e dei Finntroll. I primi sono una via di mezzo tra il gothic metal e i Cure, i secondi
spettacolo puro, cabaret d’alta scuola. I Finntroll propongono un crossover tra il metal e la
musica folk del sud d’Italia, uno di loro indossa anche una pelliccia come quella di Attila Re dei
Sbabbari. Piuttosto divertente la passeggiata pomeridiana nei peggiori quartieri di Cinisello
Balsamo alla ricerca di una torta e 28 candeline per il compleanno di uno dei Katatonia.
Mercoledì 23. Back from the grave. Leighton Koizumi è morto e poi risorto proprio come Gesù.
Sono venuto a conoscenza della sua seconda vita quando ho conosciuto Angelique degli
Hangmen. La donzella mi chiese se conoscevo i tipi che volevano portare in Italia il suo
fidanzato Leighton… Io che di garage ne so poco (e ne so poco non solo di garage) risposi con
un deciso: “e chi cazzo è Leghton?!?”. Risposta: “Suonava nei Gravedigger V e nei Morlocks”.
Controrisposta mia: “Ma non era morto?”. A quanto pare è stato in galera. Live act devasto al
Palomar di Limbiate. Mr. Koizumi, supportato da Tito & the Brainsuckers, dimostra di essere un
front man d’antologia e, cosa ben più importante, un’ottima persona con cui chiacchierare. Pare
abbia cancellato completamente le tracce del suo losco passato. Frankie Gargano scandisce
slogan contro il sistema, “Stip’ Ca Trouv” come insegna il rivoluzionario Pasquale Laricchia, e
Peppe Capinch è felice come un bambino in gita a Gardaland. Complimenti al batterista dei
Brainsuckers per l’abbigliamento in stile Amici di Maria de Filippi/Saranno Famosi, sicuramente
è in grado di aggiudicarsi la sfida di ballo e quella di canto. Per quanto riguarda la sfida di
recitazione ho i miei dubbi. Modestamente ho un glorioso passato di ruoli di spicco in recite
scolastiche quindi il picco del podio in questo settore artistico è facilmente raggiungibile dal
sottoscritto. 25 aprile. Iniziano le vacanze romane. Spedito a Roma al seguito di Necrophagia
e Ex-Mortem. Degli Ex-Mortem non so un bel nulla, i Necrophagia sono invece un piccolo culto
della scena grind-death metal – in studio fa parte della line up anche Phil Anselmo dei Pantera,
dal vivo no. Sul tour bus viene trasmesso uno splatter movie girato da tale Fred, uno degli
americani al seguito dei Necrophagia. Il ragazzo sostiene di aver vinto dei grammy con questa
pellicola presto sul mercato in dvd. Donne squartate, torture e sesso con cadaveri. Roba forte,
effetti speciali esagerati. Tutto troppo assurdo per essere vero. Trascorro la notte in bianco a
causa dell’aria condizionata sparata sulle ginocchia. Chissà per quale motivo, finisco in mezzo
a una discussione tra il cantante degli Ex-Mortem e il bassista dei Necrophagia che vanta un
rispettoso passato negli Immortal. Oggetto del dibattito: i mali del mondo. Mamma mia che
depressione. Questi sono tutti a un passo dal suicidio. Il norvegese ex Immortal, per quanto mi
riguarda, si salva in corner quando confessa il suo amore per i Turbonegro e dice che mi devo
aspettare molti omosessuali allo show degli Apocalypse Dudes. Arrivati sugli Appennini le
curve a zig zag fanno cadere dvd, cd e ventilatori. Un disastro; raccolgo il tutto e la roba cade
dopo tre minuti. Stessa identica scena almeno un altro paio di volte, poi lascio perdere. Primo
momento tragicomico della gita nella Capitale. La mia boss gentilmente stampa una mappa del
tragitto Hotel Primus zona Piramide – Circolo degli Artisti via Casilina Vecchia 42. Peccato
inverta le due mete. Ecco Michele Bisceglia aka Miguel Basetta che, alla ricerca dell’albergo,
scende a Manzoni e arriva in via Casilina a piedi, sotto il sole bollente, con una notte insonne
sul groppo. Stracotto, prossimo alle visioni, in via La Spezia spero di giungere alla Skaletta…
Minimo sei km di inutile passeggiata. Trascorro l’intera giornata di sabato da vero turista.
Colosseo, Fori, Fontana di Trevi. Sono finito pure in una piazza piena di Mods. Tappa d’obbligo
da Hate Records. Incredibile, percorro via San Giovanni e chi incontro? Juri e Satantonio, Easy
Girls preparano la marcia su Roma. Passo da Piazza del Gesù e ricordo i bei tempi delle feste
dell’amicizia della Democrazia Cristiana. La sera torno in hotel e mi sento un po’ come Dee Dee
Ramone al Chelsea Hotel. Domenica mattina vado a San Pietro e il Papa beatifica la mia
persona. Riesco a prendere per ben due volte un autobus nella direzione sbagliata: o io sono
troppo leso oppure le indicazioni sono messe al contrario. Al Circolo degli Artisti la giornata
scorre tranquilla, soprattutto grazie alla presenza di un certo Max (per certi versi molto simile
al tipo di Pulp Fiction che risolve i problemi di Travolta e Brown a casa di Tarantino) e di un
altro tipo vestito da Hitler Jugend. Tutti più o meno contenti, tutti a casa. Lascio l’hotel
distruggendo la stanza perché distruggere le camere d’albergo fa rocker e io sono un rocker.
6-7-8 maggio, the Lords are back. Con Brian James davanti butto la mia dignità nel cesso e
tiro fuori il peggio di me stesso, schiacciato dal peso di domande
realmente stupide tipo: “vedi ancora i Sex Pistols?”, “secondo te i
Damned sono stati davvero il primo gruppo punk inglese?”… I
Lords Of The New Church sono ancora validi, forse sono
addirittura migliori rispetto ai vecchi tempi di Stiv Bator.
Suonano certamente più rock and roll. Peccato che in Italia
non se li sia filati nessuno. Lo show del Transistor di Torino è
stato devastante. Serata salvata dalla crew della band di
supporto (Black Gin Angels, musicalmente buoni ma patetici
da un punto di vista dell’attitudine) e dalle birre bevute dal
Goti. La cosa bella del Transistor Club è che è collocato di fianco
al Club 99, noto locale per scambisti piemontesi. Salto la serata romana supportata da Bastet
e Transex per essere fresco e bello giovedì a Milano. Non credo sappiate che i Lords ora hanno
due cantanti: uno è Steve, checca completamente inutile che sul palco apre bocca una volta ogni
dieci minuti, e l’altro è Adam, ex American Heartbreak. Io e Adam ci siamo innamorati, ma
siccome lui è sposato l’ho convinto a pensare alla famiglia e a lasciar perdere la nostra storia.
Adam ha lasciato gli American Heartbreak perché ci perdeva troppi soldi e non aveva spazio
all’interno della band. Chissà la verità qual è; pare che i nuovi American Heartbreak vogliano
suonare come i Def Leppard. Adam, sottoposto al mio interrogatorio, rivela qualche gossip
rock and roll made in the USA: è inutile che le Donnas cantino “40 boys in 40 nights” perché
tanto sono delle palle al cazzo che non sanno divertirsi, Belvy K dei Libertine non ha mai
suonato nei D-Generation come invece va in giro a raccontare, gli American Heartbreak non
possono più suonare a San Francisco perché hanno debiti con tutti i locali della città. Avete
presente la storiella del primo Lp dei Damned con sopra la foto di Eddie and the Hot Rods?
Brian James mi ha detto che non è stato un errore della casa discografica, ma una bella mossa
di marketing del loro manager! Chicca per i Ramones fanatics: il figlio di Brian James chiamava
Dee Dee Ramone “Popeye”, braccio di ferro. Domanda per gli esperti di sixties: “Live For Today/
Piangi con Me” è un brano americano o italiano? Dave Tregunna è convinto si tratti di una cover
di un pezzo americano, ma sul disco dei Lords i crediti sono Shapiro/Mogol. Non so perché, ma
Jerry dell’Indians a un certo punto del pomeriggio ha sparato la seguente citazione: “Open Up
and Say… Ahh”. Onore alla sua formazione culturale. Questi sono i sogni di rock and roll che
facevo quando avevo quindici anni.
BASTET
Ascoltare musica è roba da anni 80, il trionfo
dello stile sulla sostanza, l’amore è come una
bicicletta… Questi sono i Bastet, al momento la
band che eccita maggiormente il sottoscritto.
Un gruppo che ha qualcosa in più degli altri.
Questo qualcosa in più è l’attitudine. Il nord
est non è solo piccola impresa fiorente. Kurt
Cobain è morto, l’assassino è Pacino.
Che significa “Bastet”? Bastet è un nome che colpisce a tre livelli. Il primo tocca la mistica
religiosa di cui è pregno il messaggio lirico della band. Prendendola alla larga, come ben sai il
rock’n’roll, ancor meno del crimine, non paga; gli unici ad assicurarti un pasto caldo e gratuito,
qui nel ricco ma cinico nord est, sono i frati cappuccini. Dopo anni spesi nelle loro mense a bere
brodo abbiamo finito come per affezionarci a tutta l’iconografia religiosa, al tizio sulla croce,
la signora lacrimevole col velo... Come sapresti se avessi finito le scuole dell’obbligo, Bastet è
la dea gatto dell’antico Egitto. La scelta di non chiamarci chennesò “Jesus” o cose così è stata
presa per: A)evitare di farci confondere con gli Stryper B)Non fotterci in partenza il mercato
arabo. Dicono che lì il glam stia tornando, perchè non approfittarne? In seconda battuta, ci
piacciono molto i gatti; sono animali silenziosi che passano il tempo a leccarsi e hanno una
vita sentimentale organizzata nel dettaglio e in periodi ben circoscritti, cosa che ne aumenta
la produttività e ne diminuisce le perdite di tempo; anche noi punteremmo ad un’ascesi
sessuale di questo tipo. In ultimis, noi proveniamo da una zona, il ricco e supponente nord est,
dove la popolazione è incline alla blasfemia; quindi, chiamandoci “dio gatto” pensavamo, e a
ragione, di accattivarci le simpatie di una consistente fetta di pubblico. Ma l’avete mai
mangiato il gatto? So che dalle vostre parti si usa... Te l’ho già detto, né il
punk né tantomeno il glam hanno a che fare col satanismo...Anche se si dice in giro che uno
dei chitarristi dei Thee STP ne vada pazzo. Da dove venite? Come nasce la band?
Insomma, le solite domande di circostanza...
Come già dettoti, proveniamo
dal ricco e busone nord est...Come tutti i veneti - anche se in buona percentuale siamo una
band terrona- siamo ignoranti e con famiglie piene di soldi, e come i terroni siamo pigri da
far schifo ma pieni di stile e joie de vivre: cercavamo quindi il modo di sputtanare più denaro
possibile nel modo più charmant concepibile: da qui l’idea di mettere su una band. E ci siamo
riusciti! Adesso siamo poveri. E ci siamo conosciuti presso l’ospedale S. Antonio di Padova,
dove portavamo le nostre nonne, in cambio delle rituali diecimila lire, a giocare a Canasta con
le amiche. Dalla Canasta al rock’n’roll il passo è stato breve. Tre di voi sono terroni.
Di dove? Brutti posti....Campania, Calabria, Sicilia... Per un po’ abbiamo cercato di tenerlo
nascosto, però poi abbiamo visto che: A)Era sempre più difficile giustificare la mozzarella di
bufala che ci portiamo in tour B) Tutto sommato parlare coi giornalisti accompagnati da un
sottofondo di marranzano ti tiene al riparo da brutte recensioni. Carmen è calabrese?
No, è francese. Si legge Carmèn. E lo puoi capire anche dalla classe, e dai contratti con Vogue.
Io ho solo il vostro primo mini... Come si sviluppa la vostra discografia?
E’ la solita gavetta che fanno tutti, solo con molto più stile; dopo quel mini, abbiamo eiaculato
canzoni su tributi e compilation varie, tra le quali menzionerei “A Fistful of Rock’n’Roll”,
“Slam!”, e i tributi a GG Allin e The Boys, poi qualche canzone per qualche colonna sonora
in giro per il Terzo Mondo, un album “Gimme some more of Sodom + Gomorrah” registrato in
Germania un tot di tempo fa e che prima o poi vedrà la luce, e un EP, “Spurtin’ Joy wherever we
go” che uscirà ad Aprile (non uscirà...ndB). L’attività live è stata frenetica nell’arco degli ultimi
anni, abbiamo fatto quattro tour tra Germania, Austria e Svizzera e un centinaio di date
abbondanti in Italia; suonare dal vivo, a un certo punto, si era reso indispensabile: siamo
precipitati in una sorta di circolo vizioso per il quale dovevamo suonare per pagare i danni
provocati al concerto del giorno prima. Avete partecipato anche a tributi a Boys
e GG Allin quindi ascoltate anche parecchio punk rock. Con cosa avete
cominciato ad ascoltare musica e come siete arrivati al glam?
Personalmente, e per personalmente intendo che me lo dice Rufus (shotokan guitarra), mi
sembra restrittivo parlare di “generi musicali”; che cos’è il glam?, e il punk?, e noi chi siamo?
dove andiamo?; ecco la nostra musica risponde a queste domande profonde, con profondo
anelito globalizzante. Per noi è più importante il messaggio che si vuol comunicare dell’arida
successione di note che si fa latrice di detto messaggio. Anzi, è più importante ancora l’estetica
di come viene portato il messaggio dell’arida successione di cui sopra. Il trionfo dello stile
sulla sostanza, appunto. Vista da quest’ottica, che altra musica c’è oltre al glam? So che
avete collaborato con un produttore molto figo... “Figo” non è il termine
esatto... Anzi, lo definirei piuttosto bruttino, a parte la dentatura mozzafiato. Lo definirei
piuttosto un produttore “ricco”: si chiama Ric Browde, ha fatto i primi album di Faster Pussycat
e Poison, e cose di Dogs D’Amour, Ted Nugent, Joan Jett, Wildhearts eccetera eccetera. Dai Dogs
D’Amour ai Bastet! Poi dimmi se la vita non è un’altalena. Un personaggio strano, ricco di
sfaccettature, dalla sessualità contorta, che ha abbattuto, durante i due mesi lungo i quali
abbiamo lavorato con lui, certe barriere sessuali che la scuola cattolica aveva erto in noi. Con
lui abbiamo appunto registrato un album a Berlino del quale parleremo quando vedrà la luce e
più di recente un altro pezzo che è finito in non so quale paese straccione del terzo mondo dove
il nostro management sta cercando di farci diventare i nuovi Beatles. Visto che conoci
Tyla dei Dogs D’Amour, che personaggio è? Sarò sincero, non ci ho capito molto
dell’uomo-Tyla: certo è che per un breve periodo mi ha fatto dubitare della mia sessualità. Che
mi dici dell’ultimo album dei Poison? Secondo me è il più figo che hanno
fatto. E dell’ultima uscita degli Hanoi Rocks? CC Deville è una mente superiore,
punto e a capo. Riguardo l’ultimo album, penso che appena supererò il trauma di “Squeeze Box”
potrò innamorarmene. L’ultimo degli Hanoi ancora non ce l’ho, ma sono convinto sia una
figata! Essendo loro due THE cantantest e THE chitarristest non possono che aver fatto THE
cdest, non so se mi spiego. Ti sono piaciuti gli Hangmen? Sì, soprattutto il modo in cui
porta i suoi quarant’anni Bryan Small… Il Pornacchione sostiene che ha cantato
“Psycho Therapy” con voi una sera al Mingus di Bregnano... Sì, capisco; di
cazzate ne abbiamo combinate tante, quindi è plausibile. Posso provare ad azzardare una
ricostruzione? Con un nome così, è più che credibile che tale Pornacchione si sia sentito
provocato dalla lascivia della nostra musica e sia saltato sul palco per molestarmi; essendo
probabilmente più grosso di lui l’avrò respinto malamente, e lui avrà cercato di mascherare alla
folla presente lo smacco mettendosi a cantare “Psycho Therapy”. Il Pornacchione
quando mi ha registrato la vostra cassetta ha detto che siete dei fighi
perchè ci credete davvero e avete fatto uno show della madonna anche
davanti a tre persone; vi capita spesso di suonare davanti a quattro
gatti? E qualche folla “seria” l’avete mai affrontata? Capita, capita. Ma tieni
presente che l’impulso che ci spinge a suonare non è la vanità, ma il narcisismo. A differenza
del vanitoso, che ha bisogno di piacere agli altri per compiacersi, il narciso si basta e non
necessita dell’approvazione altrui per godere. E noi siamo narcisissimi! Anzi, ti dirò che la
presenza di altre persone durante i concerti in una certa misura ci è di disturbo. Nonostante ciò
ci è comunque capitato di suonare anche davanti a folle oceaniche, specie nell’exURSS. Tornando al Pornacchione, adesso che mi ci fai pensare meglio mi pare di ricordare un
ragazzo piuttosto carino presente a quel concerto... Ho visto una vostra locandina
con su scritto qualcosa come “glam rock with a punk attitude”. Che
cazzo è la “punk attitude” per voi? Non so, non ricordo bene, sono cose di tanto
tempo fa...Penso che si riferisse alla nostra abitudine di impennare sui motorini e fumare gli
spinelli.
NESSUNO SCHEMA
GRADINATA NORD
FIERA DELL’ODIO
Siamo di fronte a personaggi di un certo
spessore. E’ l’unica cosa che mi sento di
scrivere come preambolo a questa intervista.
Godetevi queste storie di rock valtellinese e
imparate qualcosa.
(intervista con claudio canclini)
Ho sempre sognato di avere il numero di Nessuno Schema con le
lezioni di freno a mano... A parte il fatto che sono un po’ tardo perché
il primo numero della tua fanza che ho preso è stato l’ultimo uscito,
riproporresti le lezioni di sgommate su Oriental Beat? Ma soprattutto,
questo fantomatico numero con questi preziosi insegnamenti esiste
davvero o l’ho inventato io? No, esiste davvero! Era il # 6 (dicembre ’95) e recava
appunto questo articolo redatto dal buon Cristian Cambiaghi, un amico (brianzolo come te,
peraltro!) del mio (adesso ex) socio di ‘zine Marco. Riproporre la cosa…direi di no, io non sono
più un “frenamanista” da molto tempo, negli anni ho imparato a tenere la macchina un po’
più da conto! Perché dici di essere contrario alla pubblicità nelle fanzine?
Come ti finanzi? Non l’ho mai detto, a dire il vero! Probabilmente ti riferisci ad un’uscita
fatta su NS da Marco in sede di recensione di una fanzine. Detto questo, io, per quanto riguarda
le altre fanzines, non sono assolutamente contrario alla cosa (che anzi, è un ottimo mezzo
di finanziamento), magari senza esagerare e finire col mettere più pubblicità che contenuto
effettivo! Per quanto riguarda me e la mia fanza, faccio un lavoro che, almeno per il momento,
mi permette di “buttar via” i soldi necessari a far uscire Nessuno Schema, per cui non mi
interessa, né serve mettere delle pubblicità! PS= il succitato # 6 presentava l’unica pubblicità
effettiva mai inserita su NS: una pagina A5 della Vacation House che venne scambiata con un
tot di Cd degli Indigesti (il demo su cd); non credo accetterei quella proposta adesso, ma sai
“we were young & free”… Veniamo alla tua banda che è meglio. Breve storia
dei Gradinata Nord. Sleazy e oi!, due generi che vengono dalla strada...
Ha ha! Non ci avevo mai pensato! In effetti, lo “street-rock-metal” e la “voce della strada”!
Comunque sia, i Gradinata Nord sono nati nel gennaio ’00, più che altro come passatempo
(suonavamo tutti in altre bands) e con una formazione diversissima da quella attuale (in
cui i sopravvissuti siamo io e uno dei chitarristi che tra l’altro agli inizi era il bassista del
gruppo); anche il genere inizialmente era molto diverso da quello attuale e si trattava di una
specie di Oi!-Core che poi tra l’altro sconfinava spesso nell’HC vero e proprio! Man mano che il
tempo passava e che la formazione mutava ci siamo avvicinati sempre più all’Oi! propriamente
detto ed è il periodo in cui abbiamo buttato giù e poi registrato i pezzi poi apparsi sul Cd (ad
eccezione di “Gradinata Nord” che fu il primissimo pezzo mai scritto dal gruppo e che in effetti
è un pezzo HC…), la cui comune denominazione è quella dei testi a sfondo calcistico-hooligano
che ci ha messo addosso l’etichetta di “ultras band”, a mio parere abbastanza immeritata (fu
un caso che i pezzi scelti per il disco fossero proprio tutti quelli con quel tema, avevamo anche
altri pezzi dai testi più tipicamente hardcore-oi!-metal tamarro, ma musicalmente non erano
granché!). I pezzi post-cd hanno iniziato a mostrare questa influenza Hard’n’Roll (o Sleazy che
dir si voglia, anche se quest’ultimo vocabolo lo riferirei più al look/attitudine di un gruppo che
alla musica…e per certi versi, sì, siamo anche un po’ Sleazy!), tant’è che nelle ultimissime cose
di Oi! ce n’è proprio ben poco e, come spesso abbiamo detto nell’ultimo anno, i Gradinata Nord
2003 (quantomeno nelle intenzioni!) suonano come un incrocio fra Turbonegro, Motorhead,
Motley Crue e Business (senza comunque dimenticare i Nabat, gruppo senza il quale i Gradinata
probabilmente non sarebbero mai nati). E’ vero che il vostro split con i Rebelde
è stato già ristampato? Una bella soddisfazione credo. Beh, sicuramente.
Comunque è stato ristampato addirittura due volte, ma in quantità abbastanza limitate, tanto
che in totale non penso che il numero di copie stampate in totale superi le 1.500 (e probabilmente
sono anche meno!). Si gioca a pallone tutti i giorni, si deve pagare per vedere
le partite su Stream e Tele+, le nuove leggi contro la violenza negli stadi
alimentano gli scontri tra tifoserie... Il calcio è ancora una cosa seria?
Assolutamente sì! Sicuramente dieci/venti anni fa lo era molto di più, o quantomeno era più
“romantico”, più “poetico” (ma non dimentichiamoci che pure allora giravano dei bei soldini,
anche se non paragonabili alle cifre assurde di adesso), basti pensare ai giocatori-bandiera
(specie oggi rarissima), alla quasi totale assenza dei procuratori, a quei “presidentissimi” di
provincia come ormai non ne nascono più, e anche ad una “globalizzazione “ non ancora in atto
(vedasi le coppe europee di una volta, nonché i vari campionati nazionali, il nostro incluso).
Però fin quando un gol dell’Inter (nel mio caso) riuscirà a farmi gioire, per me il calcio rimarrà
sempre “una maledettissima cosa seria” La distribuzione Fiera dell’Odio: quando
hai conosciuto Rocco? Hai ancora voglia a trent’anni di stare dietro a
una distro? A dire il vero non molta… I prossimi mesi saranno decisivi in questo senso!
Rocco l’ho conosciuto a metà anni novanta suppergiù, quando aveva comprato qualcosa dalla
mia distro (all’epoca chiamata La Fiera del Bestiame, su idea del ragazzo che l’aveva messa
inizialmente in piedi, prima che si unisse il sottoscritto). Il 1999 è stato l’anno della fusione
fra La Fiera del Bestiame, appunto, e la Odio Alpino che era la distro/etichetta del Rocco… Ne è
uscita La Fiera dell’Odio che fino ad oggi ha firmato tre produzioni: il 7” Disarm/Obbrobrio, l’Lp
su cassetta Obbrobrio/Jan AG (gli Obbrobrio sono il progetto Grind in cui suoniamo sia io che
Rocco) e il Cd di Joseph C, fresco di stampa! E’ da un bel po’ di tempo che sei nella
“scena”: cos’è cambiato in tutti questi anni? Nel giro punk rock credo
ci sia stata una sorta di “professionalizzazione”, è così anche per il tuo
giro? Qual è il mio giro?! Seriamente, non credo di averne mai avuto uno in particolare, sia per
poca voglia di ghettizzarmi, sia perché obiettivamente non sono mai stato così “ricercato” da
un particolare giro! Posso dirti che molta gente che conosco da anni, o con cui ero in contatto
anni fa, si è “professionalizzata” e nella stragrande maggioranza dei casi non posso certo
dirne male… In fin dei conti hanno fatto delle scelte su delle cose che han vissuto per anni
e anni, non sono state scelte dettate dalla moda di turno (anche se, ripeto, esiste qualche
nome di cui si può dire peste e corna!). Cos’è cambiato? Penso che si sia proprio andati verso
una sorta di professionalizzazione della cosa e per certi versi questo non è un male… Se
si toglie qualcosa in termini di spontaneità, ma si guadagna in termini di organizzazione e
quindi di rispetto verso le persone coinvolte, beh, penso che questa sia una cosa positiva.
Poi, vabbè, ci sono le troppe “rockstars-wannabe” della situazione, i tironi che non mancano
mai… Almeno si rendessero conto di quanto sono patetici…. Domanda da 1.000.000
di euro: DIY è una scelta o una necessità? A volte una, a volte l’altra. C’è chi auto
produce perché nessuno se lo caga e chi invece lo fa perché crede nella valenza di un lavoro
(discografico, cartaceo, salcazzo) completamente fatto da sé e su cui potrà avere il controllo
totale in fatto di distribuzione ecc. Spesso però dietro l’etichetta DIY si nasconde gente che
impronta ogni rapporto secondo un punto di vista che qualcuno definirebbe capitalista e che io,
più modestamente, definisco “da stronzi”: se vuoi fare l’etichetta e viverci sopra, per me non ci
sono problemi, però non definirti Do It Yourself solo perché così ti crei questa patina PC che fa
tanto figo e che ti fa vendere… Che pensi del Politically Correct? Oggi ho letto
che Rifondazione Comunista ha protestato per la pubblicità di Calimero
bollata come razzista… Il PC è quasi sempre un atteggiarsi esagerato, non molto
lontano da bigottismi e perbenismi vari… Roba da yankee del cazzo, per quanto mi riguarda!
Ora facciamo un gioco. Io ti dico un nome e tu mi racconti quello che
vuoi: Zeman. Vader. Valentini. Turbonegro. Maradona. Silvio Berlusconi.
Zeman: grosso figo, grande personaggio, ovviamente affossato dalle lobbies che governano
l’italico calcio! Vader: grande band polacca, probabilmente uno dei mejo Death Metal gruppi al
mondo… Detto questo non è che mi entusiasmino molto! Valentini: the italian Rock’n’Roll
Doctor! Turbonegro: geniali! Non aggiungo altro. Maradona: il più grande di sempre, il Napoli fu
perfetto per lui… Lo rimpiango. Silvio Berlusconi: finché faceva il presidente di calcio e
l’imprenditore non mi era neppure antipatico, da quando è “sceso (obbligatoriamente!) in
campo”…insomma, è lì da vedere per chiunque non abbia il paraocchi…. Gli Hanoi Rocks.
Come sei entrato in contatto con questo fantastico mondo? Una band
glam che purtroppo in pochi conoscono - sfigati perchè ascoltano
Hellacopters, Turbonegro e Glucifer che alla fine alla coppia Monroe/
McCoy devono tutto... Uhm, non so quanto i tre gruppi da citati debbano effettivamente
agli Hanoi Rocks, forse sono più bands come i Backyard Babies ad averli nel loro background,
mentre Hellacopters e Gluecifer mi sembrano più influenzati da un certo tipo di Rock americano
(i Turbonegro secondo me non c’entrano nulla né con loro né con gli Hanoi, vengono più da un
background punk-hc e poi hanno una genialità lirica/attitudinale/iconografica che gli altri, e
non solo loro, si possono solo sognare!). Detto questo io ho conosciuto gli Hanoi grazie ad una
retrospettiva apparsa su un “HM” dell’87 e comprai il loro primo Lp (in offerta a 7.000 lire!) qua
a Colico (!!!) in un negozietto (ora defunto) che teneva abbastanza roba Metal e Punk: me ne
innamorai subito, ma la loro discografia l’ho completata solo l’anno scorso (mi mancava il live),
devo ammettere, un po’ per la difficoltà ai tempi di reperire i loro dischi e un po’ (soprattutto)
per una pigrizia di fondo personale! Ritengo gli Hanoi Rocks un gruppo abbastanza
sottovalutato, quantomeno qui in Italia (se vai in Finlandia, sono quasi degli eroi nazionali! E
alla fine lo sono davvero, secondo me!), e comunque gli sfigati di cui dici tu, che ascoltano
questo “nuovo” rock’n’roll nordico e/o a stelle e strisce, dovrebbero solo provare ad ascoltarsi
senza paraocchi roba tipo Hanoi appunto, primi Faster Pussycat, certi Motley Crue, primi
Guns’n’Roses, gli altri finnici Peer Gunt, e poi Dogs D’Amour, certi Poison, New York Dolls,
Zodiac Mindwarp, senza dimenticarsi poi classici come Ac/Dc, certi Motorhead o Alice Cooper!
Tutta roba mille volte superiore a quella che si sentono loro adesso (e che comunque è spesso
molto valida!).
(intervista con rocco della fiera dell’odio)
Prima di tutto presentati ai lettori: chi sei, cosa fai, dove vai? Un fiorino!
Chi sono: Rocco Del Nero, anni quasi 23, residenza in via Prati Grassi 16 a Morbegno (So), di
stato civile libero. Professione: 1/3 studente, 1/3 barista (satanico), 1/3 supereroe. Cosa faccio:
un sacco di cose, troppe. Talmente tante che alla fine non faccio un cazzo. Dove vado: vado dove
mi porta il cuore. Veniamo subito al sodo: racconta la tua avventura con
Marylin Manson, Satana e le forze dell’ordine italiane… Dunque, la storia è
lunga e anche un po’ malata. Una calda mattina dell’estate del 2000 mi trovavo fuori da casa
mia a vangare l’orto, badile alla mano e sudore sulla fronte e bestemmia pronta a metà ugola.
Mi giro e vedo entrare due macchine dei carabinieri nel piazzale di casa mia. Sei loschi figuri si
avvicinano a me chiedendomi se fossi io tale Rocco Del Nero. Ebbene sì, sono io. Un signorotto
alto e magro, vestito elegantemente e con l’inconfondibile pizzetto da sbirro in borghese mi
allunga un foglio. Leggo: “poiché vi è fondato motivo di ritenere che nella abitazione di Del
Nero Roco vi possa rinvenire materiale inerenti pratiche esoteriche, diari, appunti inneggianti
a Satana, scritti provenienti da una delle indagate ecc… disponiamo la perquisizione di
suddetta abitazione con conseguente sequestro di quanto rinvenuto ed in ogni caso ritenuto
utile al fine delle indagini…”. Oh cazzo, va bene che sono un accanito bestemmiatore, va bene
che ascolto Burzum e va bene pure che da bambino rubavo le caramelle al bar dell’oratorio,
ma che cazzo c’entro io con Satana, pratiche esoteriche? E chi mai sarebbero queste indagate?
E che hanno fatto? Dunque, le indagate sono indagate nell’omicidio di una suora; indagate
sono tre ragazzine ancora minorenni, cresciute ascoltando Marylin Manson e facendo forse un
po’ troppo uso di droghe. Il fattaccio è avvenuto in una buia serata a Chiavenna, tristissima
cittadina in provincia di Sondrio a 10 minuti dal confine svizzero, cittadina in cui io e le tre
ragazze di cui sopra abbiamo frequentato per cinque anni la scuola alberghiera. Così si dà il
via alla perquisizione… La sbirraglia mi ribalta la camera facendo passare ogni disco, ogni
fanzine, ogni flyer, ogni foglio di carta che avevo in camera. Mi portano via i miei amati cd
dei Death SS ( e mentre lo scrivo mi tocco le balle), degli Slayer, Morbid Angel, Iron Maiden
e altri reperti di fanatismo satanista, tipo i dischi degli Altro, dei Bellicosi per non parlare
poi dei satanassi dei Bad Religion. Per essere più sicuri sequestrano anche una pericolosa e
malvagissima videocassetta dei Green Jelly (gruppo metal americano demenziale) intitolata
“Cereal Killer”. Un carabiniere fiero di aver appena trovato una prova schiacciante della mia
colpevolezza disse con fare beffardo “Ah Del Nero, come mai lei tiene le videocassette degli
assassini?” Che domande ti hanno posto durante l’interrogatorio? Alla
perquisizione è seguito un altrettanto delirante interrogatorio alla caserma dei carabinieri di
Chiavenna. Ricordo con particolare giubilo quando mi chiesero cosa ne pensassi del Papa. Se
fossi stato un vero giovane facinoroso dell’area antagonista avrei potuto rispondere citando
i Lion Horse Posse, quando Corrado Riot cantava dal palco “Papa polacco di merda sei un
sacco”. Invece sono solo un fottuto poser e ho risposto con una diplomatica dichiarazione di
ateismo. Poi, stupiti del fatto che in casa mia non avessero trovato dischi di Marylin Manson,
mi chiesero come mai non ascoltavo il moderno anticristo americano. Me lo chiesero sfogliando
distrattamente il libretto di un disco dei Morbid Angel che poche ore prima avevano preso da
casa mia. Sono tutti veramente stupidi, carabinieri e magistrati vari, la cosa positiva è che però
fanno accrescere di molto l’autostima altrui. Altro che filosofie new age o chissà quali terapie
esoteriche induiste hare krisna, consiglio a tutti coloro che soffrono di scarsa considerazione
di se stessi un colloquio con un uomo in divisa e vedrete che la vostra autostima ne trarrà
notevole giovamento. Ma è vero che ti hanno trovato in possesso di un lp
“Police Bastard” e hanno detto: “ meno male che siamo carabinieri?” Sì
e non solo… Un carabiniere mi ha trovato un pacchetto di cartine e mi ha chiesto cosa ci facevo
con quelle. Io gli ho risposto che mi servivano per fare i cannoni. E lui mi ha detto: “Chi cazzo
sei, Macgyver?!” Come sono arrivati a te? Appostamenti con le ciambelle?
Intercettazioni telefoniche? Cimici nascoste nella tua cameretta? Qualche
mese prima del fattaccio c’è stato un duro scontro a fuoco per le strade morbegnesi. I marsigliesi
hanno affrontato in una lotta all’ultimo sangue la banda di Vincenzo Marazzi, meglio conosciuto
come il Gobbo. Storie di droga, prostituzione, denaro riciclato… Insomma le solite cose. Tutti
lo sanno che il Gobbo è un dritto e dopo aver fatto assaggiare il suo piombo ai maledetti
marsigliesi ha deciso che il prossimo a pagarla sarebbe stato il commissario Tanzi, uno sbirro
che si era messo sulle sue tracce. Tanzi però è un grandissimo figlio di puttana e pizzica il
Gobbo durante un tentativo d’assalto a un furgone portavalori. Lo sbatte in gabbia, lo gonfia
di schiaffoni, gli fa patire la fame, la sete, il freddo ma il Gobbo non si fa sfuggire una parola.
Ma il Sogliola, compare del Gobbo con una sfrenata passione per il metallo più becero, cede alle
botte di Tanzi e parla… Fa il nome di tutti e perfino il mio, dicendo che sono io a procurargli
sottobanco le cassette dei Dark Funeral con le quali si carica prima dei colpi in banca. Così
finisco sulla lista nera del Tanzi, iniziano gli appostamenti fuori da casa, intercettazioni
telefoniche e pedinamenti, aspettando un mio passo falso che prima o poi sarebbe arrivato…
Ma almeno conoscevi le povere protagoniste di questa vicenda? Certo che
le conoscevo, ci trovavamo spesso di notte per andare a profanare tombe. Poi ci drogavamo,
ci autoflagellavamo e ci cagavamo in testa a vicenda cantando le canzoni di GG Allin. Ah, delle
volte andavamo anche a rubare i ghiaccioli al bar dell’oratorio e poi facevamo scoppiare i mini
ciccioli nelle campane della raccolta vetri. Fumavamo di nascosto le Esportazione senza filtro
che una delle tre rubava a suo nonno. Una volta abbiamo pure detto una bestemmia, ma poi
non l’abbiamo più fatto. Cazzate a parte, le conoscevo di fama così come tutti le conoscevano
a scuola. Tu dici povere… Mah, erano poi tre ragazzine rincoglionite e viziate che come tanti
loro coetanei si drogavano per rompere la noia della vita nella provincia più estrema. Quando
dentro di sé regna il vuoto più assoluto ci si aggrappa a idoli e ambizioni… C’è chi ha come
idolo Del Piero e vuole fare il calciatore e chi invece preferisce Marilyn Manson e ha come sogno
fare il satanista. Così, secondo la logica dell’agire razionale rispetto allo scopo, chi vuole fare
il calciatore va a giocare a calcio in osceni campetti di periferia e chi invece vuole fare il
satanista organizza e compie l’omicidio di una suora. Io non ho mai avuto idoli, non ho sogni o
ambizioni, non me ne frega un cazzo dei miei coetanei, perché come dice Mustafà l’importante
è scorreggià! Ora un po’ di storia della tua vita. Quando hai incontrato per
la prima volta il Canclini? Se non ricordo male in un bordello gay di San Francisco, anzi
no, quello eri tu. Il Canclini, o meglio il Ciotti, lo vidi per la prima volta durante un concerto
delle Figa de Ferr al Dancing Elisir di Regoledo. Io ero appoggiato al banco a bermi la mia birra
e mi stavo godendo lo spettacolo delle 4 F.d.F. E mentre la Wanda mimava una fellatio con la
Jessica suonando la hit “dacci oggi il nostro pene quotidiano” sotto il palco il Ciotti travestito
da gerarca nazista rispondeva alle provocazioni mimando a sua volta un rapporto anale con
un noto professore nerd Morbegnese in divisa da giovane balilla. Come nasce la distro
Fiera dell’Odio? Nel 97 o 98, non ricordo bene, misi in piedi una simil-distro con un mio
amico (ignoRenza, voce negli Obbrobrio e ex Gradinata Nord). Avevamo ereditato ad un prezzo
d’occasione la distribuzione degli Atrox, una cinquantina di 7” e qualche cd. Agivavamo sotto
mentite spoglie con il nome “Odio Alpino”, non mi ricordo più da dove veniva questo nome ma
sono sicuro che comunque a voi non frega un cazzo saperlo. All’epoca c’era un’altra distro che
operava sul territorio valtellinese, vale a dire la Fiera del Bestiame che l’amico Ciotti portava
avanti da ancor prima che io decidessi con che mano farmi le pippe. Poi un giorno decidemmo di
compiere una fusione ai vertici, unire le due distro perché si sa che l’unione fa la forza. Fatti
due conti scegliemmo il nome La Fiera dell’Odio che sarà sì tamarro, ma sicuramente è meglio
di l’odio del bestiame o la fiera dell’alpino. Ho visto che producete dei dischi. Di
che si tratta? Si tratta di musica giusta per la gente giovane. Abbiamo riciclato il nome
Odio Alpino per le coproduzioni, ovvero tentativi di dare una mano a amici che vogliono fare un
dischetto. Finora abbiamo coprodotto il 7” dei Roid, il cd dei RedBloodHands e dei La falce e un
altro 7” compilation dal titolo “WorldwideViolence”. Tutta roba hc metalluso grindeggiante e
bello violento. Con il nome della Fiera dell’Odio ci siamo lanciati su territori ancora più aspri e
socialmente inaccettabili, abbiamo iniziato con il 7” Disarm/Obbrobrio (2000 copie che hanno
invaso il pianeta terra), poi abbiamo proseguito con lo split casseta “Obbrobrio feat. Joseph C
/ JanAg” e poi è fresco di questi giorni l’ultima nostra uscita, il mini-cd di Joseph C, una bomba
di malatissimo noise-elettro-pop direttamente dall’oltretomba. Quindi musica violenta e
incomprensibile ai più; nonostante questo sia io che il Ciotti ascoltiamo molta musica, dal
rock’n’roll all’hc,passando per il metal degli anni 80, l’oi!, il grind, punk rock, rockabilly e via
andare… Hai una band? In teoria sì ma in pratica no. Ovvero, suono la chitarra negli
Obbrobrio. Dal 98 ad oggi abbiamo fatto credo non più di cinque prove,zero concerti, non
suoniamo insieme da più di un anno e non abbiamo nemmeno una formazione fissa, fatta
eccezione per 4 elementi a cui di volta in volta si aggiungono chitarristi e bassisti e cantanti a
volontà. Nonostante tutto abbiamo pubblicato un 7”, una cassetta split, abbiamo partecipato a
varie compilation su
cassette e cd, ci sono
persone
entusiaste
della nostra musica
perfino in Giappione e
Malesia. Certo che è
proprio
strano
il
mondo… Perché una
p e r s o n a
intelligente come
te era a un
concerto inutile
come quello dei
Nashville Pussy?
Alla luce di quanto ho
detto credi ancora che
io sia una persona
intelligente? Valtellina
nazione, tutto il resto è
meridione.
THE HANGMEN
Piccola intervista via e-mail a Bryan,
gentilissimo si è scusato per la brevità delle
risposte dicendomi che è lento nel battere al
computer. Nota di colore: prima di mandargli
le domande l’ho avvertito del mio pessimo
inglese. Il suo è peggio.
So che sei un grande fan dei Gun Club. Dimmi qualcosa su di loro…C’è
troppo da raccontare su di loro, talmente tanto che ci vorrebbe una vita. Mi hanno fatto mettere
in piedi una band… Hanno mischiato blues, punk e country in modo così originale da influenzare
gruppi come Pixies, Leaving Trains, gli Horseheads e molti altri. Ascolta “Fire Of Love” e
capisci tutto. Ora parliamo di te. Da dove vieni? Quando ti sei trasferito in
California? Sono nato in Montana e poi mi sono trasferito nell’Idaho quando i miei genitori
hanno divorziato. Sono andato in California nel 1985. Come sono nati gli Hangmen?
Ho scritto un po’ di canzoni e poi mi sono trasferito a Los Angeles per via della scena musicale
del posto. Poi ho messo su la band e l’ho chiamata Hangmen. Il vostro primo disco è
uscito su Capitol. Come avete ottenuto questo contratto? Keith Morris dei
Circle Jerks era il nostro manager, mandò in giro il nostro demo e la Capitol fece l’offerta
migliore. In Italia siete ricordati come una street rock and roll band; io
credo che siate molto più punk dei vari Poison, Faster Pussycat, Guns
and Roses dell’epoca… Siamo sempre stati una rock band con influenze country, blues
e punk. Non abbiamo mai fatto parte della scena dei Poison. Abbiamo sempre suonato nei locali
underground oppure aperto per gente come Iggy Pop, Replacements, Ramones, X… Perché
la Capitol vi ha mollati? Non sapevano come lavorare con noi e la loro idea di rock non
combaciava con la nostra. Che hai fatto da quel momento fino a “Metallic IOU”?
C’è in giro una storia sulla Geffen… Sono stato sotto contratto con la Geffen fino
al 1993. Ho registrato un disco per loro ma ero troppo fatto di droghe e loro non l’hanno fatto
uscire. Quel disco è stato prodotto da Rob Younger dei Radio Birdman. Poi sono andato avanti
a farmi. Io non riesco a drogarmi e a fare musica contemporaneamente; dato che preferisco la
musica ho smesso di drogarmi. La line-up degli Hangmen è cambiata tre volte,
perché? Alcuni sono stati licenziati da me, altri se ne sono andati. Sono comunque in buoni
rapporti con tutti. Avete registrato “Russian Roulette” dei Lords Of The New
Church. Erano famosi negli States? Ti piace tutta la roba che hanno
fatto? Non so quanto fossero famosi allora. Mi piacciono molte delle loro canzoni e “Russian
Roulette” più di tutte. Raccontami qualcosa della Acetate, un’etichetta quasi
sconosciuta in Italia. Una grande etichetta indipendente di Los Angeles interessata
realmente alla musica delle band. In Italia siamo tutti fan dei Social Distortion,
voi avete girato con loro. Sono ancora i migliori? Andare in tour con loro è
stato fantastico. Io rispetto Mike Ness e tutto ciò che ha fatto. Ci hanno trattato benissimo. E
il tour europeo? Come siete entrati in contatto con Manny di Teenage
Head? E’ stato il nostro primo tour in Europa. Abbiamo conosciuto Manny grazie a band
di nostri amici come B-Movie Rats e Streetwalkin Cheetahs che avevano lavorato con lui.
Torneremo da voi in estate.
Uno dei tanti gruppi sbucati dalla Los Angeles di fine 80. Attratto dalla scombinata scena punk di
quegli anni nel 1984 Bryan Small lascia il Montana per approdare in California. Sui palchi ci si fa del
male con Black Flag, Circle Jerks, X… Beati loro. Nell’89 gli Hangmen salgono sul carrozzone Capitol
con un album che se avesse avuto maggiore fortuna alcuni giornalisti avrebbero etichettato come
“definitivo”. Insieme a Bryan Small ci sono tre individui oggi spariti dal giro: Lenny Montoya, Billy
Catterson e Johnny D. Holliday. Bryan, leader indiscusso e autore di tutti i brani, canta e suona la
chitarra. Il sound è una via di mezzo tra il punk and roll melodico degli X e il più classico street
californiano che tanto tirava ai tempi. Certo, sulla copertina di “The Hangmen” i capelli sono lunghi.
Su questo omonimo album ci sono anthem mica da poco, “Desperation Town” schiaccia tutto e tutti.
All’epoca del debutto su major label, il manager degli Hangmen è Keith Morris – personaggio chiave
della Los Angeles punk degli 80s e sicuro collegamento tra Bryan Small e Jeffrey Lee Pierce dei Gun
Club, la vera fissa del front man degli Hangmen. Così come ha preso con sé la band, la Capitol scarica
gli Hangmen. Probabilmente le vendite non sono soddisfacenti come quelle dei compagni di scuderia
Poison… L’unica cosa che posso dirvi riguardo a Bryan Small nei dieci anni compresi tra l’uscita
del primo disco e l’inizio del nuovo secolo è che come ogni rocker californiano si fa l’impossibile.
Junkie. Lo ha ammesso lui stesso durante la nostra chiacchierata dopo lo show all’Indians Saloon
lo scorso inverno. A quanto pare è stato registrato un album per la Geffen, ma questo non ha mai
visto la luce. Francamente non so che pensare a proposito. Finalmente nel 2000 Bryan Small rimette
in piedi la band con tre elementi freschi e belli: Laura Bennet, Dino Guerrero e Jimmy James. La
Acetate Rec di Santa Monica fa uscire “Metallic IOU”, disco devastante tra Rolling Stones, Stooges,
Gun Club e chi più ne ha più ne metta. Versione di “Russian Roulette” dei Lords Of The New Church
da finale vittoriosa di Coppa dei Campioni. Peccato per l’ennesimo cambio di line-up; a fianco di
Bryan c’è sempre Jimmy James alla chitarra, ma arrivano a dare man forte Todd Haney alla batteria
e Angelique Congelton al basso. La fanciulla è nota al pubblico italiano per essere stata in tour con i
Darlington un po’ di anni fa; inoltre ha suonato in alcuni gruppi della In The Red e ora è felicemente
fidanzata con Leighton, il resuscitato front man dei Morlocks. E’ dell’anno passato il (finto?) live
“We’ve Got Blood On The Toes Of Our Boots” sempre per l’indie californiana Acetate (in catalogo
anche Superbees e Sonny Vincent tra gli altri…). Grazie a questo cd potete rispolverare i “classici”
degli Hangmen presenti sul primo album piuttosto raro in America (venduto su e-bay intorno ai 30
dollari), ma relativamente semplice da trovare nei negozi italiani – io l’ho comprato da Marquee
sui Navigli e un’altra copia è spuntata fuori dagli scaffali di Zabriskie. Su quest’ultimo album ci
sono un paio di testimonianze importanti: la partecipazione di Eddie Spaghetti dei Supersuckers
sul classico “Coal Mine” e un bell’adesivo con una dichiarazione d’amore per gli Hangmen da parte
di Brian James dei Damned. Gli ultimi due anni hanno visto tornare gli Hangmen protagonisti della
scena underground stelle e strisce grazie anche a un paio di tour in compagnia degli Speedealer e,
soprattutto, dei Social Distortion. Chiaramente in Italia gli Hangmen non se li fila nessuno. Certo
che se fossero distribuiti anche da noi e qualche rivista li battezzasse sarebbero certamente la next
big thing del rock and roll. Beato me.
MARKY RAMONE & THE SPEEDKINGS – Thunder Road
(Fulvio Devil) Un’icona del punk rock in azione non capita tutti i giorni di vederla ed è per questo che
mi sono precipitato al Thunder di Codevilla per non perdermi questo grandioso batterista visto dietro
la leggendaria band di cui ormai sentiremo solo parlare visto la recente scomparsa prima di Joey
e più recentemente di Dee Dee… Mani alle palle e speriamo che basti cosi’. I Ramones sono per gli
appassionati di punk rock un punto di riferimento come la stella polare per i marinai e potete immaginare
la popolazione presente al Thunder, tutti marinai forniti di bussola, attenti a seguire l’orientamento del
superstite Marky accompagnato dai suoi Speedking, la band che ormai lo segue da tempo nei suoi tour.
Incandescente, certo non come un concerto dei Ramones, ma del resto fare paragoni non è il caso ed i
Ramones non si discutono, non a caso proprio le song dei Ramones eseguite da Marky e Speedkings hanno
acceso gli animi dei fans accorsi per l’occasione. Come dimenticare? Non ci si riesce e credo che qualcuno
abbia chiuso gli occhi per immaginare anche solo per un istante di rivedere e risentire la voce di Joey,
non che quella di Nick non sia all’altezza ma Joey era Joey e nessuno potrà mai eguagliarla nemmeno
quando sul palco sale un punk rocker di belle speranze e lo imita in tutto lasciando un pò attoniti,
anche lo stesso Marky sembra non gradire, una caricatura penosa certamente evitabile, irriverente ed
irrispettoso, soprattutto davanti Marky. Di recente uscita è il cd “No If’s and’s or But’s!” e da questo cd
hanno proposto brani incandescenti come “Saturday Night”, “Fuck shit Up”, “I don’t care anymore”, la
bella “Teenage rock’n’roll Suicide” e “Girl&Gasoline” che compare in una versione inedita su Punkadeka
“The Compilation”. Un concerto per pochi intimi ma buoni. Due note sulla serata? La prima è un ingresso
a 10euro che mi è sembrato un furto autorizzato considerato che non c’era la consumazione, credo
che abbia tenuto a distanza gli appassionati del genere delle vicinanze, infatti all’interno le facce
erano di punk rocker con qualche km alle spalle che avendo fatto della strada hanno dovuto ingoiare il
rospo e subire il furto. La seconda è l’esibizione dei supporter Duffers, una band Spezzina di cui se ne
sentirà parlare visto che si sono fatti onore tenuto conto che suonare da supporter alla band di Marky
richiede un carico psicologico non indifferente e rompere il ghiaccio con il pubblico non è certo facile
in determinate occasioni, soprattutto quando davanti hai chi i Ramones li ha tatuati sulla pelle. Bravi
Duffers e speriamo presto di recensirvi su Punkadeka. Volete un consiglio? La prossima volta che Marky
è in giro accorrete numerosi perché c’è da imparare molto… furti permettendo.
APERS – Piacenza – 22 ottobre
(Enrico Camanzi) Mia nonna, pover’anima, ogni volta che al telegiornale sentiva di qualche disgrazia
sulle strade o di qualche brutta avventura capitata a turisti all’estero sospirava, credo a mo’ di prece,
un accorato “Ma non potevano stare a casa?”. Invariabile. Mentre io e Claudio tornavamo a casa dal
concerto degli Apers anch’io nel silenzio dell’abitacolo ho sbottato “Ma non potevamo stare a casa?”.
Non è stata la prima trasferta improbabile, e neppure sarà l’ultima, ma mai come questa volta ho
avuto la sensazione che sarebbe stato meglio rimanere sul divano a guardare Il processo di Biscardi.
Basetta, saggio, defeziona nel pomeriggio causa impegni pallonari. Io e Claudio finalmente coppia gay
partiamo da Sesto verso le 9, dopo aver trasbordato la distro dalla mia macchina a quella del Salvan.
In auto sentiamo due volte in fila “Dear You” dei Jawbreaker e proprio mentre sfumano le ultime note
avvistiamo il Madly. Da oggi, chi mi chieda quanto ci si mette per arrivare al Madly si aspetti la risposta
“il tempo di due Dear You”. Entriamo e pensiamo di aver sbagliato giorno, visto che il locale è deserto
come una gelateria al Polo. Meno male che mentre stiamo per girare i tacchi e riprendere la via di casa,
avvisto Nardi per l’occasione tour manager degli olandesini. Paolo è sfatto dal tour e ci racconta, già
completamente sbronzo, delle date precedenti. Scopriamo che gli Apers hanno suonato anche a una festa
privata. Ma chi può volere gli Apers alla sua festa di compleanno? E oltre agli Apers erano previsti anche
una fetta di torta e un simpatico ricordino per tutti gli invitati? Intanto tra mille improperi e sotto la
pioggia battente scarichiamo la distro, il vero motivo che ci ha portati qui. Speriamo di vendere qualcosa
e di rimpinguare le casse della Outsider records. Pia illusione. Tra i personaggi che si affollano davanti
al nostro banchetto senza comprare una fava ne segnalo due. Un tizio coi rasta che mi chiede se abbiamo
le spillette e, alla mia risposta negativa, indicando il banchetto della Stardumb mi domanda “ma sai
se le hanno loro?”. Poi un tipo che tira su lo split Stinking Polecats/Home Alone e dichiara soddisfatto
“Ah, questo ce l’ho solo io!”. Eh, sì. Il Madly si riempie piano piano e, alla fine, per essere un lunedì sera
risulterà discretamente pieno. Tra i presenti il più bello è sicuramente Cristian degli Stinking Polecats
che sfoggia una pettinatura da punk lavavetri, una cintura con la fibbia in metallo con inciso sopra
Gabba Gabba hey e una spilla con il faccino della sua ragazza. Totale! Quando lo saluto mi dice che sta
coltivando il mullet (e lo pronuncia proprio così) e guadagna altri punti. Il concerto, è vero. Poveri Apers,
se suonassero e basta mi limiterei a bocciarli ma si prodigano a fare danni in mille modi diversi quindi
si beccano anche qualche insulto. Prima di tutto il chitarrista, quello che suona anche negli altrettanto
insignificanti Ragin’Hormones, ci ammorba con le sue pose da rockstar maledetta tra pennate con la
chitarra, smorfie con la sigaretta in bocca e diti medi al pubblico. Alla gogna. Kevin, il cantante, invece
cerca di fare il simpatico con battute e facezie ma forse dovrebbe preoccuparsi di più di imparare a
cantare. Comunque gli Apers sono l’esempio perfetto di come sia possibile mischiare i Ramones, i Queers
e il gusto per il pop zuccheroso e fare schifo comunque. Allungano il concerto con qualche cover (“Here
comes the sun”, “Teenage kicks” , “Blitzkrieg Bop” e persino “Walk like an Egyptian”) e si fanno odiare
ancora di più da Claudio che il giorno dopo lavora e si deve alzare alle 6. Finito il set degli olandesi faccio
due chiacchiere con Lele dei Kim’s teddy bear e con Franz, abbacchiato per la sconfitta dell’Atalanta
(non prendertela Franz, non vi capiterà sempre di trovarvi di fronte il Milan!). Poi si parte, dopo aver
ricaricato la distro sotto la pioggia. Ricavo della serata: 24euro. Non rientriamo neanche della benzina,
praticamente. In autostrada ovviamente si scatena il diluvio, tanto da costringerci a tenere velocità da
carretto della robiola Osella. Stanotte sognerò gli Apers nell’arena con i leoni.
APPLICANTS – PRETTY FACE – Limbiate – 15 novembre
Andrea Valentini è il cugino del Goti, sono uguali – coi baffi e le basette…Niente male come affluenza
stasera, proprio come credevo! Il garage punk degli Applicants con un basso portante risulterebbe meno
spastico; i loro pezzi sono belli, ma con una sezione ritmica più pompata sarebbero più potenti. Loro
dicono di non aver suonato bene, secondo me erano solo un po’ scordati. E alla fine hanno fatto anche
“TV Eye” con Valentini alle prese con una Flying V… I Pretty Face anni fa avevano tentato il botto con un
mini cd su Sony prodotto da Tony Face; non se li è cagati nessuno e oggi tentano di riciclarsi come garage
band. Hanno una strumentazione della madonna e suonano bene, ma sono dei poseur. Per la cronaca:
hanno fatto due volte “1-2-5”. Ho avuto come l’impressione che questi Pretty Face non sappiano proprio
cos’è il garage punk… Anche stasera, alla fine, tra i puristi e i bastardi hanno vinto i bastardi. Almeno
moralmente, perché il pubblico ha apprezzato molto di più i milanesi rispetto ai romani di Valentini.
HANOI ROCKS – Milano – 22 novembre
Questa fanzine si chiama Oriental Beat perché quando decisi di buttare fuori il primo numero ascoltavo
solo “Oriental Beat” degli Hanoi Rocks. Bene, gli Hanoi si sono riformati e sono venuti a trovarci a Milano,
in quel locale squallido chiamato Transilvania. Michael Monroe e Andy McCoy sono gli unici due reduci
della formazione originale, gli altri ce li siamo persi per strada. Anzi, Razzle l’abbiamo letteralmente
perso per strada. Sam Yaffa suona da qualche parte, di Nasty Suicide ho una foto in cui indossa il camice
da farmacista… Gli Hanoi Rocks a Milano riescono a fare tranquillamente seicento persone perché sono
gli Hanoi Rocks, il Rock and Roll. Guardate Andy McCoy sul palco: una gamba più magra dell’altra, la
stampella, costretto a suonare appoggiato a uno sgabello. Sembra uno zingaro, e Claudio conferma che
McCoy è veramente zingaro – anche se nato in Finlandia. Leggetevi il passo di “The Dirt” quando Nikki
Sixx racconta di lui e McCoy che vanno a cercare l’eroina. Mike Monroe ha una bella tutina a cuoricini e
stelline, adorabile. Avrà un’età compresa tra i quaranta e i cinquanta (il Canclini sostiene classe ‘62),
ma come i migliori leader rock and roll si può permettere due o tre spaccate di fila e uno stage dive
incredibile… Sorpresa: l’apertura dello show spetta al parmigiano Janie James. Un po’ palloso, ma si
salva con una citazione dei Demolition 23 e una bella cover dei Quireboys alla fine. La scaletta del
concerto dei finlandesi spiazza, privilegiato l’album “Two Steps From The Move”. Perché? “High School”,
“Boulevard Of Broken Dreams”, “Underwater World”… E che dire di “Tragedy”, “Motorvatin”, “Oriental
Beat”…? Non c’è vacanza perché è vacanza tutti i giorni. Come tutte le grandi rock band, anche gli Hanoi
hanno dietro quattro o cinque playmates (pochi giorni dopo il concerto il Canclini mi scrive: “ma l’hai
vista la Bernarda alla sinistra del palco?!?”). Tutti i presenti apprezzano le tipe ancheggianti su “Don’t
You Ever Leave Me” e mi commuovo quando Mike canta “…the lights are slowly going down on Lexington
Avenue”. Il regalo è l’introduzione calypso di “Malibù Beach”, armonica e improvvisazione blues per
“Taxi Driver”. All’inizio del concerto speravo in una cover d’effetto e d’affetto, non so – qualcosa dei
Dead Boys. Invece ci becchiamo “Up Around The Bend” dei Creedence!!! “Tu, Tu, Tuttu, Tuttu, Tuà- Tu, Tu,
Tu, Tu, Tuttu, Tutuà…” – scusate, ma non saprei come riprodurre altrimenti il coretto di questo pezzo!
Ormai è tre giorni che lo canto. E Monroe che si butta sul pubblico.
NEW BOMB TURKS – GALLON DRUNK – Biella – 29 novembre
(Massilanciasassi) Sembra che anche i turchi siano giunti al capolinea e che questo sia l’ultimo tour prima
dello scioglimento. Vista tale premessa pur essendo a corto di danaro li voglio vedere assolutamente,
soprattutto per ragioni di cuore (ho amato molto i loro primi dischi, distruggi ragazzo). La mia attesa
non è stata di certo delusa e i quattro dell’Ohio dal vivo si sono riconfermati un vera macchina da
guerra, grezza, trascinante e sanguigna. I primi a cominciare il concerto sono però tali Gallon Drunk,
pallosissimo art-punk o qualcosa del genere con tanto di tastiere e noia incorporata. Fortunatamente
ci pensano i Turks a tirare fuori un po’ di grinta; attaccano senza tanti cerimoniali (e a quanto pare
senza aver fatto nemmeno il sound check) ma subito colpiscono in faccia. Molto più rabbiosi che sugli
ultimi dischi, in un certo senso più 80’s punk, o almeno questa è l’impressione che mi hanno dato a
livello di impatto. Da notare il cantante (Eric) che non si risparmia un secondo, salta, suda , improvvisa
improbabili pose mussoliniane e ruba il cappello a Carlo della Scarey Records per passarselo sotto le
ascelle. Insomma fa di tutto per divertire (memorabile quando scende dal palco e si mette a ballare con
una tipa in un modo veramente spastico) e nonostante il posto non sia proprio il massimo ci riesce alla
grande. Tornando a parlare del gruppo anche dal punto di vista tecnico non penso si possa rimproverare
loro qualcosa, certo non sono cosi precisi come su disco ma chi se ne frega, sempre meglio che perfettini
e piatti .Comunque dopo un ora scarsa di concerto, in cui a scanso di equivoci hanno suonato un numero
impressionante di pezzi (soprattutto degli ultimi dischi) e un paio di bis, i quattro terminano stanchi e
affannati il loro show. Vista l’ora vorrei tornare a casa ma il Taverna (quest’oggi mio compare di viaggio)
si è messo in testa che deve intervistarli e così lo aiuto pure, scoprendo che oltre che bravi i turchi sono
pure affabili e soprattutto nel caso del cantante, simpatici .Durante il viaggio ci perdiamo nelle desolate
lande piemontesi ma pensando alla ricca e operosa Brianza che ci attende riusciamo magicamente a
ritrovare la via dei letti. Distruggi ragazzo.
ALICE COOPER – DOGS D’AMOUR – Brescia – 9 dicembre
(Massilanciasassi) Andare a vedere Alice è un po’ come andare al cinema anzi a teatro o forse al circo,
insomma è al di là di tutto estremamente divertente e stimolante. Lo show infatti oltre al concerto
suonato presenta le caratteristiche di un bizzarro musical col nostro eroe come protagonista. Ma
andiamo con ordine, arriviamo al palazzetto verso le 8 e si gela, il pubblico comunque già campeggia
numeroso e rumoroso in prossimità dei cancelli di questo regno del basketball. A colpirmi sono i
metallari, tanti e brutti, tutti in tenuta di ordinanza con la maglietta nera che spazia tra Manowar e Iron
per i classici ma che non disdegna Trash e soprattutto Black e Death (cosa che mai mi sarei aspettato
da Alice e che dimostra la trasversalità del cantante di Detroit). Per il gruppo di spalla c’è il totogol ma
appena entrati si scopre che saranno i Dogs d’Amour ad aprire le danze. Di loro avevo un disco, che ho
venduto al Basetta, e di certo non mi hanno fatto impazzire , ma grazie a un concerto solido e blues
mi sono parzialmente ricreduto. Ottime ballads americane, bei pezzi di sleazy-rock era 89, un carica
discreta e una gran bella voce. Suonano forse un po’ troppo ma va bene cosi. Da notare un discreto
numero di Glamster e attempati Rockers giunti da ogni dove apposta per i Dogs (credo). Finiti i primi
l’attesa inizia a crescere (spasmodica?) e tra gli spalti avvisto anche Pino Scotto in dolce compagnia, lo
sguardo vuoto come sempre. Ma attenzione le luci si spengono calano i veli e tra voci fuori campo, rombi
e flash al neon la musica inizia, pesantissima. Di Alice comunque non c’è traccia, ma eccolo comparire
in cima alle scale (la scenografia era infatti costruita anche in senso verticale), vestito da samurai con
tanto di enorme spadone giapponese, viso bianco e occhi cerchiati il nostro inizia a menare fendenti a
destra e manca. La sua presenza è magnetica, da attore consumato, le sue mosse studiate ma ironiche
nello stesso tempo. I primi pezzi non li conosco ma sono preso a guardare lo spettacolo. Poi arrivano
“I’m eighteen”, “Billion dollar babies” “Welcome to my nightmare” e mi animo, suonate da dio e solo
leggermente indurite dai metallari suoi compari (tra cui Eric dei Kiss). Nel frattempo lo show continua
tra combattimenti esotici tra lui e una ragazza svestita di tutto punto, Bambini con due teste uccisi
(durante “Dead babies”), costruzioni di mostri (in “Feed my frenkeinstein”) fino ad arrivare alla celebre
decapitazione di Alice stesso (e successivamente alla sua resurrezione), cose insomma che dette cosi
fanno un po’ ridere ma che viste dal vivo e sostenute dalla musica assumono un aspetto quasi rituale
(anche se il tutto è svolto in modo surreale e ironico). I metallari nel contempo sono esaltatissimi e ogni
volta che si spadeggia e si mostreggia si mettono a urlare estasiati e furiosi. Ma il degenero avviene con
i pezzi tamarri di fine anni ottanta (Poison e Trash per intenderci) che essendo le cose più conosciute dal
pubblico borchiato scatenano le ugole di molti. Mr Cooper intanto (che anche dopo un ora e mezzo regge
benissimo il palco, a 55 anni) sorride e continua il suo concerto tra cose nuove, vecchie e molto vecchie.
Arriva cosi l’ultimo pezzo, “School’s out”, durante il quale enormi palloncini pieni di coriandoli scoppiano
sulle nostre teste. Per i bis non bisogna neanche attendere molto, “Under my wheels “ e “Elected” infatti
chiudono uno show perfetto e ,lo ripeto, molto divertente. Prima però di lasciare definitivamente il palco
il nostro ingaggia pure un assurdo combattimento con niente meno che Britney Spears (colpevole di aver
interrotto il concerto) finito(naturalmente) con la trucidazione della piccola cantante lolita (e la macabra
esposizione della sua testa sanguinante). Ed è cosi che si conclude il tutto, davanti al sogghigno di Alice
e alla soddisfazione tangibile che accompagna verso l’uscita almeno tre generazioni di amanti del rock
(diciamo cosi va…).
MORTICIA’S LOVERS – ANNA & THE PSYCHOMEN – Limbiate – 13 dicembre
Concerto desolante, nonostante la presenza di Beppe (nuova fiamma del Camanzi) e di Franz –
ripetutamente insultato da Enrico. Mentre sullo schermo gigante scorrono immagini di film horror (oggi
è venerdì 13), Anna e gli Psychomen mettono in mostra la loro strumentazione da cover band di Ligabue,
mai visti un basso e una chitarra così poco punk. C’è da dire che anche io e Luca abbiamo delle Yamaha
metal oriented, ma questa è un’altra storia. Quando tocca ai Morticia’s ci saranno in sala al massimo
dieci persone… Dispiace per una band che arriva da Piacenza. I Mortcia’s suonano troppo e riescono a
stancare anche quando fanno “Boredom” e “Psycho”; i Morticia’s Lovers proprio non mi piacciono. Però
prima del concerto abbiamo scambiato due chiacchiere ricordando la nostra avventura in un bar del
Belgio con il palco grande come il mio letto… Quelli erano proprio altri tempi.
NASHVILLE PUSSY – KILLER KLOWN – Transilvania Live – 18 dicembre
Ma perché spendere 12 euro per qualcosa che non mi interessa? Boh, i misteri del Punk Rock – andare
ai concerti per fare un po’ di vita mondana… Arriva un gruppo di terroni dal sud degli USA ed ecco che,
oltre a un po’ di facce che non si vedono tanto spesso ai concerti, spunta un tipo che sventola la Rebel
Flag! Ma per favore… Aprono i Killer Klown e Miccetta osserva: “Fausto è ormai due anni che si veste
da prete, a questo punto dovrebbe essere come minimo Monsignore”. Non sono male i Killer, per i primi
quattro pezzi. Me li aspettavo più sgangherati e invece sono belli compatti, alla fine fanno pure loro una
bella cover originale: “TV Eye”… Quando i Nashville attaccano Miccetta se ne esce con un’altra perla di
sapienza che ha fatto rabbrividire il Camanzi: “Pensa se sei un gay, vieni a questo concerto con i tuoi
amici e ti piace quello lì”, riferito al leader degli americani. Rrrabbrividiamo. Il sig. Cartwright, come dice
il Pornacchione, prima era un povero terrone alla Bo & Luke, adesso che ha fatto i soldi si veste come
Boss Hog!!! Ormai i NP sono una banda di rock alla AC/DC, con la differenza di due tette alla chitarra. Alla
fine, dopo più di un’ora di concerto, fanno pure “…Pamparius” dei Turbonegro e “Go Motherfucker Go”,
uno dei loro primi singoli. Mi sono piaciuti? No, ovvio.
EUNOMA – THE COGS – SENZA PATRIA – Limbiate // ? – ALTRO – Leoncavallo – 21 dicembre
(Enrico Camanzi) Un anno fa dopo un concerto degli Stinking Polecats al Bulk andavo a schiantarmi
contro un marciapiede. Con questa ricorrenza nel cuore si parte per vedere il gruppo del Basetta. Prima
Himmler, poi Stukas, ora Cogs. Festa di compagni, mi diceva il Basetta. Festa di liceo, dico io. Partono
gli Eunoma. Il bassista è la copia sputata in piccolo del bassista dei Wolfango. Massi afferma che fanno
hardcore hippy. Io non so cosa sia l’hardcore hippy, per me fanno pietà. Partono con “Naja de merda”
dei Bloody Riot. Poi degenerano, tanto che alla fine li mando platealmente affanculo. Mi cheta il Porna.
Poi tocca a Basetta e soci. Luca è un eroe perché suona dopo essersi tolto quattro denti del giudizio.
Massi e il Porna sembrano in para da anfetamine tanto sono tiremolla. Basetta va con pose da Johnny
Thunders alla polenta taragna, un po’ fighe e un po’ ridicole. Luca è lì. Oddio, la chitarra di Luca parla!
Cambio. La prende Basetta. Quella chitarra ormai è da buttare! Si procede con uno strumento prestato. È
bello vedere Basetta suonare una chitarra con l’adesivo degli Exploited. I Cogs rubacchiano qua e là. Ai
Ramones, al ’77 minore, agli Heartbreakres. Alcuni pezzi mi prendono – “Pop art” su tutte – altri meno.
Via gli assoli per carità!. Giudizio di Claudio: “Sembrano un gruppo alla Killed by death”. Toccherebbe ai
Senza Patria, ma io, Claudio e Chiara siamo già per strada. Loro vanno a nanna, io prendo l’auto e vado
a vedermi gli Altro. Scendo a Dauntaun e becco subito Formenti e la Maria. Bella lì. Ha appena suonato
il nuovo gruppo del Pomini. Gli Altro, con il loro emo noise all’italiana fatto di tante schitarrate sinistre
e originali, non mi esaltano più di tanto. Poi i suoni fanno schifo, la voce in particolare, anche perché il
cantante si dimentica di stare attaccato al microfono a volte. Loro in compenso sono i più emo del mondo.
Due hanno persino la barba! “Tirerà la barba” sostiene il Formenti. Gli Altro fanno un sacco di mossette
fighe. In particolare, quando si accartocciano su se stessi come scarabei. In prima fila bello il Pomini che
si agita con una bottiglia d’acqua in mano. Notata una folta presenza femminile. Tutti a nanna. Basetta,
ti ho fatto due recensioni in una, me le paghi il doppio?
STINKING POLECATS – BACKWOOD CREATURES – Piacenza – 27 dicembre
Partenza alle 22 da Zabriskie Point con formazione tipo: Claudio, Chiara, io e Enrico. Enrico Camanzi mi
viene a prendere a casa e rischiamo più volte di schiantarci poiché lo spanna vetri della sua Y10 non
funziona. Non si vede niente, ma sopravviviamo. Rendendoci conto dell’orario decidiamo di contattare
Miccetta per far ritardare lo show il più possibile… Sbagliamo strada e ci perdiamo dalle parti di
Melegnano; percorriamo uno stradone abitato da prostitute nude che si scaldano con dei falò – tristezza
immensa. Un’altra trasferta pazzesca, di quelle senza perché. Il Madly è pieno, ma di forestieri c’è solo
Franz in compagnia di suo fratello e Gigi. Gli Stinking suonano gli ultimi tre pezzi e poi salutano tutti.
Senza voto sta volta, mi dispiace ma non sono riuscito a concentrarmi sulla musica. Ripensandoci:
complimenti per la versione di “Judy Is A Punk”!!! I Backwood sono brutti come tutte le band della
Stardumb (tranne i nostri Manges e Peawees, ovvio): sembrano i cugini degli Apers. Portano a casa la
sufficienza, punk rock da spiaggia con cover finali “Skull” e “Attitude” dei Cugini di Campagna… Grande
il dj, già visto due settimane fa in compagnia dei Morticia’s Lovers - picco della serata Rino Gaetano con
“Nuntereggae più”.
DEMONS – MORTICIA’S LOVERS – ATOMSMASHERS – Piacenza – 17 gennaio
Power trio: Camanzi, io e Luca mio cugggino. Giungiamo con un po’ di difficoltà all’MP3 e ci accorgiamo
che la differenza tra Milano e questa parte di Padania è abissale: mai un locale del genere milanese
lascerebbe spazio a un evento come questo e mai ci sarebbero così tante persone. Come al solito ho
i miei 45 minuti di conversazione col Biso che mi racconta dello show dei Demons a Napoli: inizio del
concerto all’una su un palco fatto di tavoli. Terroni. A Bassano hanno fatto seicento paganti, qui a
Piacenza siamo intorno ai 200 credo… Mi intrattengo con Franz e Gigi; c’è Simone degli Stinking (che
come sempre quando va via distribuisce baci e abbracci, SP band dei buoni sentimenti?), c’è il Goti con in
tasca almeno 2000 euro, c’è il Pagani con un tatuaggio sul pomo d’Adamo – ma soprattutto: chi c’è c’è e
chi non c’è non c’è. Luca mi fa notare anche un tipo con la tuta del Bari. Iniziano gli Atomsmashers; anche
se Greg Lowery dice di non volere sulla sua etichetta band uguali ai Rip Offs, questi Atom sembrano i
Rip Offs con qualche assolo in più. Penalizzati dalla mancanza di John, fanno un buon concerto – breve
e incisivo. Sui Morticia’s mi ubriaco con tre sorsi di Gin Lemon e sono felice, mi avvicino al palco solo
quando sale l’ex leader degli Hermits – un vero cerebroleso – per la devastante cover dei Devo. Stasera
anche i Morticia’s mi sono quasi piaciuti; sarà perché mentre suonano parlo con Franchino? Sarà perché ti
amo. Che confusione. I Demons sono il classico gruppo svedese: tra gli storici New Bomb Turks e i novelli
Peepshows. Tre canzoni ok, poi che palle. Rimandati a settembre. Il viaggio d’andata è stato impreziosito
da discussioni su Zeman e la Salernitana e sulle differenze tra i Poison e i Mr. Big. Al ritorno tappa in
Autogrill e Enrico offre Grisbì a tutti. Viva la figa e chi la castiga.
NERDS – LEECHES – MURDERCOCKS – Torino – 18 gennaio
(Dani BDB) Verso mezzanotte e un quarto arrivo a El Paso con Serena, Luca e Francesca. Il posto è
discretamente pieno; i soliti amici, il Goti, due dei Killer Klown, Carlo Scarey…Il tempo di fare due
chiacchiere ed ecco che iniziano i Leeches (gruppo che mi è piaciuto di più in tutta la serata!) con il loro
punk rock veloce, spruzzato a tratti di r’n’r che potro’ sbagliare ma mi hanno ricordato un pochino gli
Angry Samoans e i Loudmouths; veramente bravi!. Finito il loro show scopro che c’è anche il Pornacchione
che non vedevo da molto tempo (questo incontro mi ha decisamente rallegrato la serata), venuto giù con
altri ragazzi comaschi; due parole anche con lui e poi via con i torinesi Murdercocks. Questi mi piacciono
abbastanza, sono tra il primo hardcore e il punk veloce, con testi sia in italiano che in inglese; da notare
“Drink, Fight & Fuck” di GG Allin. Alla fine iniziano i Nerds; il Boss vestito con una tuta arancione da
carcerato americano condannato a morte e due catene alle mani. Sono potenti, voce alla Antiseen a
tratti gutturale, pezzi sia vecchi che nuovi, velocità e rallentamenti; alcuni sotto il palco cominciano
a muoversi cantando quasi tutti i pezzi. Fanno anche due cover: una di GG e poi “Havana Affair” dei
Ramones. Me li aspettavo coi suoni più potenti, ma anche loro sono stati penalizzati come gli altri due
gruppi a causa della mancanza di un mixerista. Finito tutto sto ancora un po’ li’ a parlare con Mone e
Ferrarese; saluto tutti e me ne torno a casa soddisfatto. Bella serata!
DELOREANS - HIGH SCHOOL DROPOUTS – Fidenza - 25 gennaio
(Enrico Camanzi) Le mie preghiere a Manitù, Zarathustra e Bokassa vengono esaudite. Sull’autostrada
non c’è un filo di nebbia ma una stellata impressionante, in cui la Chiara riconosce anche la costellazione
del piccolo carro. Arriviamo a Fidenza e troviamo l’Arcitaun alla prima botta. Il locale è molto carino,
sembra quasi una Skaletta un po’ più grande e un po’ meno pane e salame. I baristi hanno le magliette di
Retarded e Stinking Polecats, sento puzza di tigre cavalcata. Ci accaparriamo un tavolo per gli scatoloni
di Outsider e Zabriskie, facendo sloggiare il dj barbuto che sfoggia una collezione di musicassette in cui
spicca un nastro dei Pretty Boy Floyd. Finalmente conosciamo gli High School Dropouts. Claudio viene
immediatamente conquistato dalla maglietta dei Dogs d’Amour del bassista, io dalla panza da birra di
Giacomo, voce più chitarra. Giacomo, ti credevo più magro. Come avete fatto con le foto dei singoli,
le avete truccate? Intanto Max mi libera di uno storico “invendibile Outsider”, la Octopus compilation
di Spezia con Manges, Peawees e tre band noise. Max mi dice che stava per ordinarla in Germania.
Alla spicciolata iniziano ad arrivare volti noti. Gli Stinking Polecats, il Pagani che non aveva voglia
di sbattersi e si è portato dietro solo le spillette, Giovanni di Wynona che pronuncia Frenz Barcella.
Miccetta, come il 50% dei punk nulla facenti, si è lanciato nel business del disegno dei pins. Per farsi
pubblicità se ne appunta alla maglietta con orgoglio una con una bella svastica. Si cazzeggia allegri
fino all’inizio del concerto. Salgono sul palco i Deloreans che aprono con una delle scene più patetiche
mai viste. Sono vestiti da nerd, tranne Franz che è un nerd e il batterista che è conciato come Andy
Capp, e fingono una caduta per terra a effetto domino. Era meglio il siparietto dei Maradonas di un po’
di anni fa con Lino che calciava il pallone e Igor che fischiava l’inizio del match! Dico la verità? Credevo
peggio. È vero, le due chitarre vanno un po’ per i fatti loro e sul palco non sono un granché, ma il loro
punk rock ramonesiano, con più di un riferimento agli Hanson Brothers, scivola via spensierato. Bello il
finale con un tizio che porta in giro un cartellone con una caricatura di Franz e con il Pagani che sputa la
birra in faccia al bergamasco. Tocca agli High School Dropouts. I suoni non sono il massimo della vita,
soprattutto la chitarra che nei primi pezzi non si sente quasi, ma le canzoni ci sono e il gruppo pure.
Tengono bene il palco nella formazione in tre ed è apprezzabile il loro tentativo di trovare una via più
personale al classico Ramones sound senza le scopiazzature da asinacci di altri gruppi. Giacomo imita
la voce di Joey in maniera credibile. In sostanza, bravi. E comunque, come potrei parlare male della
prossima produzione Outsider? Ce ne andiamo e all’uscita Franz mi dice che hanno battuto “i tuoi High
School Dropouts”. Ma da quando i gruppi si comprano come le squadre di calcio? Forse avrei dovuto
parlare più di musica in questo report. E anche più di Giovanni di Wynona.
HUNTINGTONS – KEVIN DEVINE – Leoncavallo – 1 febbraio
Anche se il Leo dista da casa mia meno di quindici chilometri, faccio rientrare questo concerto nelle
trasferte inutili. Che palle, devo smetterla. L’unico motivo che a volte mi do per la partecipazione a
eventi inutili di questo genere è che si incontra gente che magari vedi una volta al mese se va bene…
Peccato che il Leoncavallo sia più grande dell’Euromercato di Paderno Dugnano, quindi quando incontri
una persona la perdi dopo un nano secondo. Kevin Devine è un cantautore emo che si perde anche in
scontati proclami pacifisti alla Guccini… Chiaro che il Camanzi apprezza. La seconda band è indecente:
tra il brit pop e i Clash del periodo anni 80 suggerisce qualcuno. Quando gli Huntingtons attaccano Berto
dice: “sembrano gli Impossibili”. Come dargli torto. Unica nota positiva della serata: Max mi dice che la
sua fidanzata lavora nell’asilo dove va la figlia di Franesco Nuti e che il regista un film pronto ce l’ha, ma
è vittima anche lui del regime e in quanto sinistroide viene messo a tacere.
TOILET BOYS – Torino – 1 febbraio
(Dani BDB) Verso le 23: 00 io e Marco arriviamo nel locale a sud di Torino, entriamo e non troviamo
moltissima gente: più o meno una cinquantina di persone. C’è tutto il giro glam, alcuni miei amici, Simone
di Slam; come al solito due chiacchiere per ingannare l’attesa e poi si comincia. Il gruppo sale sul palco
e comincia con il primo pezzo dell’ultimo disco (che a me piace molto), hanno un bel tiro, si muovono,
saltano. Tempo quattro canzoni e vanno dietro le quinte per rientrare tutti a torso nudo e il cantante,
un travestito in piena regola, con una canottierina nera attillata, i pantaloni che gli coprono solo la
gamba destra; infatti la sinistra era coperta da una calza a rete e la chiappa rimaneva di fuori. Ora
iniziano anche gli spettacoli pirotecnici degni dei Kiss: scintille da fondo palco, bengala attaccati alle
palette delle chitarre, il chitarrista solista che faceva lo sputa fuoco. Sempre lui (un mito) è riuscito a
creare delle scintille passando un flessibile sulla chitarra, alla quale darà fuoco alla fine del concerto! Lo
spettacolo scorre che è un piacere e alla fine i newyorchesi su richiesta del pubblico suonano “Blitzkrieg
Bop” dei Ramones e “Deuce” dei Kiss. In assoluto il concerto più tamarro che abbia mai visto; mi sono
veramente divertito come un porco!!
GUTTER QUEENS – COGS – Limbiate – 6 febbraio
Lascio perdere le disavventure pomeridiane per pietà nei confronti di me stesso. La concorrenza dei
Glucifer è spietata: spettatori presenti al Palomar stasera – 12. Cominciamo noi Cogs mostrando il dito
medio a tutti. Disordine. Concerto privo di bussola, molto punk. Arrivano i Gutter: travestiti. Tra le New
York Dolls, i Toilet Boys e il Rocky Horror Picture Show. “It’s Time To Party” diciamo noi Cogs. Glam
teatrale per gli svizzeri, show imperdibile. I kids chiedono cover dei Fagaz e la band risponde con una
devastante versione di “Saga y Baraga”. Grande gruppo questi Gutter Queens, sfigati voi che eravate a
vedere i Glucifer. Mamma mia il rock svedese.
GERSON - AGAINST ME! – Dep. Bulk – 9 febbraio
(Enrico Camanzi) Prima di uscire faccio persino in tempo a vedere l’intervista doppia a Costacurta e alla
Colombari alle Iene. Dicono che litigano solo una volta ogni sei mesi, che culo. Arrivo in via Nicolini e
trovo il deserto dei tartari. Non è vero, c’è il Taverna. Il Bulk è il centro sociale giusto per i meteoropatici.
Un forno d’estate, ghiacciato d’inverno. Stasera si suona a Smokerz, ma la temperatura rimane polare.
Smokerz mi piace, sicuramente di più della sala estiva col soffitto in ondulina, ma ricordo un’acustica
indecente. Potrei fare due chiacchiere ma: 1) non sono molto portato alla conversazione per natura, 2)
dei presenti conosco solo il Taverna, ma è in tutt’altre faccende affaccendato, 3) sto gelando. Mi siedo
in un angolo per cercare di recuperare almeno la sensibilità delle estremità e dopo qualche minuto è il
Tave a venire da me. È preoccupato per la guerra. Io sono per i baffi di Saddam e gli dico che se vince
l’Irak ci ritroveremo tutti ai concerti di raì. Lui è per spaccare tutto. Arrivano l’Antonella e Nando dei
Senzabenza, che si aggira pensieroso per il Bulk con le sue scarpe da business man. Il batterista degli
Against Me! forse è stato colto da diarrea del viaggiatore. Lo vedo correre in bagno con la faccia di chi
deve liberarsi da un fardello sgradito. Basta con la scatologia. Cristo, non iniziano più. Il Taverna ha una
matita nella tasca del giubbetto, perché? Finalmente alle 11,30 attaccano i Gerson. Hanno un bel tiro con
il loro punk’n’roll super tamarro appena sporcato di hc californiano primi ’80. Il cantato in italiano e la
voce da Ligabue punk però non li gradisco. Il chitarrista sembra Frank Zappa, me l’ha detto un mio amico
che li ha visti al Rolling Stone e ascolta solo progressive. Comunque è un vero manico e gli assoli sono
proprio fighi. Stasera, poi, mi sta meno in culo del solito la loro attitudine un po’ da gelatai, un po’ da
rockstar. Ma perché il bassista non inalbera più lo street mullet dei primi tempi? Il Taverna mi dice che si
sono ripuliti tutti. Gli Against Me! Salgono sul palco proprio mentre arriva il Formenti. Ale mi dice che ha
fatto il viaggio in treno con i tifosi del (sic!) Reggina e nello scompartimento c’era un tizio a cui avevano
appena rubato gli occhiali da vista dalla tasca. Vado in prima fila. Cazzo, gli Against Me! spaccano di
brutto. Ne avevo letto bene su molte ‘zine e cazzo, stavolta gli ammeregani ci hanno azzeccato. Se vi
dico che sono in difficoltà a dirvi che cosa fanno, ci credete? Un tot di east bay sound di fine ’80, un tot di
D.C. hc, un tot di folk (!), un tot di canzoni di protesta (!!!). In una parola, punk. Io ci vedo pure i Clash, e
non solo dal punto di vista dell’ispirazione politica delle songs, ma non fateglielo sapere se li incontrate.
Mi ricordano anche i Dillinger 4, più come gruppo che come stile musicale. Sul palco se la viaggiano alla
grande. Forse il basso si sente pochino e ci potete credere dato che ero a due centimetri dal bassista. Con
gli Against Me! la storia della distanza zero tra pubblico e gruppi nel punk mi sembra meno una fanfaluca.
Due di loro hanno la barba, ma nessuno è perfetto. Il loro ultimo album si chiama “Reinventing Axl Rose”,
uno dei titoli più geniali che abbia mai sentito. Faccio un po’ di spesa e riaccompagno a casa Ale e la Mari.
Mari mi fa persino i complimenti per il mio stile folk alla guida. Serata ok.
ZERO KELVIN - MANGES - PEAWEES – Torino – 22 febbraio
(Enrico Camanzi) Trasferta che parte con molti dubbi. Alle cinque da Zab ancora non c’è accordo sulla
formazione e sull’orario d’imbarco. Meno male che a tenerci su c’è Vesuvius che parla al cellulare con
Tarek Aziz e ci racconta le sue avventure con i nazi (i nazareni!). Alle 9 si fa una macchinata con me,
Claudio, la Chiara, la sorella della Chiara e Silvia, punk rocker di Sesto. La chiamano Contessa, chissà
perché. Askatasuna mi ricorda il vecchio Bulk, forse anche questo è una scuola in rottamazione. I cessi
però sono da emergenza atomica. Abbiamo migliaia di scatoloni, meno male che ci fanno spazio i ragazzi
di Spezia. Thank you guys. Minchia da quanto non vedo gli spezzini! Prima del concerto riesco a scambiare
qualche parola con tutti e quattro i Manges. Andrea che è un po’ taciturno, forse perché è tampinato da
una serie di personaggi assurdi tra i quali spicca un allucinato col montone a quadrettoni. Matteo che mi
racconta della sua operazione al ginocchio e della sua passione per gli Hot Water Music. Fighi, piacciono
anche a me. Mi dice che quando erano in tour in Olanda ha costretto gli altri a suonare in fretta, perché a
cinquanta metri da loro c’erano Hot Water Music e Strike Anywhere e lui voleva goderseli. Massi mi dice
che a Chicago ha bevuto una birra con Matt Skiba degli Alkaline Trio e che sta lavorando sulle grafiche
del disco dei Riverdales. I titoli promettono bene, a quanto pare. Manuel è il migliore. Mi racconta di una
trasferta a Pistoia con gli ultras dello Spezia e di scene da far west. In tempi di leggi anti-hooligans
concordiamo che una bella scazzottata non ha mai fatto male a nessuno, basta che non spuntino i coltelli.
“Ultras italiani tutti su le mani - basta con le lame basta con gli infami”. George di Spezia si stupisce
del mio uso della parola “atavico”. A un orario assurdo attaccano gli Zero Kelvin. Pop punk in italiano
tra Impossibili e Derozer. Fanno tutte quelle cose che il “codice del buon gruppo di supporto” dovrebbe
proibire, tipo suonare più dei gruppi di fuori. Fanno troppe cover, una “Do you wanna dance” da galera,
poi finalmente schiodano. Tocca ai Manges e mi porto in prima fila. Scusa Claudio se ti ho lasciato da solo
al banco. Gli spezzini sono belli carichi. I suoni non sono malaccio, tranne il basso un po’ soffocato e le
voci di Matteo, che infatti dopo un po’ smette di farle. Sparano subito un pezzo nuovo bello tosto e poi
via con tutti i loro anthem vecchi e nuovi. “She’s a punk”, “Summer’s gone” (...la mia canzone preferita
dei Manges?), “I’m a monkey”, “Kids are at the mall”, una cover degli Hard-ons che io da bravo ignorante
scambio per un pezzo nuovo, bella lì. Io me li canto tutti fino al finale da delirio con “Glad to see you
go” e “Havana affair”. Salgono sul palco l’Antonella e George col cartello hey hey. Giusto così. Gran
concerto, sono contento. Dopo i Manges sono prosciugato e torno al banchetto per vedermi i Peawees
e per fare due parole con Massi. I suoni mi sembrano peggiorati, sarà che forse sono più lontano e che
i pezzi dei Peawees hanno bisogno di una resa sonora più a puntino rispetto a quelli dei Manges. A un
certo punto non riesco più neanche a capire che canzoni stanno facendo. Mi riprendo solo alla fine. Anche
Hervè ha mollato lo strumento e si è lanciato in una “We are 138” cantata in perfetto Danzig style,
ovvero praticamente orizzontale sul pubblico. Bella Hervè. Sono sicuro che è stato un gran set anche
quello dei Peawees. Mannaggia la madonna, dovevo rimanere sotto anche con loro, ma non ce la facevo
veramente più. Molliamo appena sfuma l’ultima nota. Claudio ha ancora il tempo di organizzare scambi
con i rimasugli TVOR. Ritorno con la gioventù che si addormenta e io e Claudio che parliamo di copertine
di dischi.
COCKNOOSE – NERDS – Limbiate – 2 marzo
Festeggio il carnevale avvolto in una rebel flag. Massimo rispetto per i Cocknoose perché hanno come
cantante (il Commander) una delle persone più gentili incontrate fino ad ora. Un loro disco per intero non
lo ascolterei mai, ma lo show è stato devastante, con tanto di incontro di wrestling Porna vs. il Boss. Sono
contento di avere organizzato queste date perché ho reso felici un sacco di persone, voglio diventare il
Babbo Natale del punk rock e regalare a tutti emozioni forti, quindi avanti con i vostri desideri. I Nerds
sono fighi, ma gli americani più di loro. Widowmaker è anche incazzato con i tipi di Ox fanzine perché
gli hanno sponsorizzato il tour e poi non si sono fatti vedere… Protagonista indiscusso di questa due
giorni: Frankie Gargano, fratello ormai del cattivissimo Widowmaker. Commander Pipino (o come cavolo
si chiama) è anche vegetariano, l’avreste mai detto? Grandi Cocknoose, in culo alle male lingue.
GRADINATA NORD – Leoncavallo – 27 marzo
Nonostante il giovedì sera al Leo sia deprimente, il morale della truppa è alto. Purtroppo per problemi
vari salta l’intervista programmata all’ultimo momento; un occhio agli orologi e uno al palco in attesa
dello show. Lo spettacolo inizia verso mezzanotte con un mini sound check a base di “Scenderemo Nelle
Strade”, niente male come antipasto. Luca si esalta quando vede il Canclini con la maglietta di “Theatre
Of Pain” dei Crue: scatta il dibattito tra Dario e mio cugggino – ma “Smokin In The Boys Room” su che
album è? Notate bene: il sig. Nessuno Schema ha anche la bandana in testa. I Gradinata fanno urlare a
tutta la sala “Sondrio Merda” anche se molti dei presenti, compreso il sottoscritto, hanno delle difficoltà
a ritrovare Sondrio su una cartina geografica. “Tutti insieme al bancone, tutti insieme sotto al palco…”,
i montanari si trovano all’incrocio tra le strade dell’oi! e quelle dello sleazy rock stelle e strisce.
Ignoranza in entrambe le direzioni. Il Camanzi confessa che da mesi attende questo momento: “ultras
italiani tutti su le mani, basta con le lame, basta con gli infami”. Enrico sa tutte le strofe a memoria,
non posso che ammirarlo. Decisamente epica la cover dei Manowar proposta a fine concerto. Sono serate
come queste che fanno bello il punk. Salutati i commilitoni Dario e Enrico, io e Luca ci rimettiamo in
macchina e parliamo dei Bad Boys del Pescara, dei Drughi della Juve e degli ultras del Livorno… Siamo
finiti in un numero di Supertifo.
DEROZER – SENZABENZA – Milano – 3 aprile
Non esiste numero di Oriental senza Derozer! Orrendo il Rainbow club, simpatico il pubblico dei Derozer
composto per la maggior parte da studenti delle superiori abbigliati da Disorder In The Streets.
Sono contento del ritorno dei Senzabenza; sono vecchi, Nando perde sempre la voce, ma lo show è
godibilissimo. “See the light, see the light… Where are we goin’ to, where are we goin’ to… I watch Tv
every day…”, i punk dei fiori hanno fatto anche un pezzo del 7” degli Assholes. La felicità ci abbraccia.
All’inizio dei Derozer passeggio tra i disperati kids, poi mi faccio trascinare sotto al palco (dove c’è il
massacro…) e mi ritrovo in volo sulla folla. A un certo punto io e il Camanzi ci siamo guardati in faccia
nel pogo e ho pensato di essere a un concerto dei Nabat nell’84.
STENO & LAIDA BOLOGNA - BANDA DEL RIONE – Torino – 5 aprile
(Dani Bad Dog Boogie) Arrivo con Serena all’Askatasuna verso le 23:00, entro e trovo più o meno una
cinquantina di persone; dopo un po’ vedo finalmente il mio amico bolognese JJ che non vedevo da gennaio
(è sia il batterista dei Laida Bologna che dei Valentines), scambio due parole e faccio passare il tempo.
Intanto il posto si riempie sempre di più di skinheads e di hardcorers, poi finalmente si inizia. Comincia
il gruppo locale con un oi core secondo me ben suonato, testi che parlano dei temi sociali tanto cari a
questo genere e con una canzone dedicata al Toro; cori, pogo a tratti e amici che cantano le canzoni a
memoria. Dopo tre quarti d’ora inizia il gruppo bolognese con Steno dei Nabat alla voce, l’atmosfera si
scalda, i ragazzi sotto il palco sono scatenati, il gruppo suona bene, il cantante ormai quarantenne ci
mette l’anima; purtroppo pero’ cominciano anche i problemi tecnici. Si sentono infatti i primi fischi dall’
impianto e il volume della voce comincia a calare e purtroppo dopo appena sei o sette pezzi il gruppo
smette di suonare; alla fine JJ mi ha detto che sul palco non capivano più niente! Pazienza. Comunque è
stato bello lo stesso e sono sempre più convinto che il movimento oi! troppe volte criticato e frainteso
sia il più unito; a questi concerti si percepisce un’atmosfera particolare che non ho mai assaporato ad
altri, ma questa sarà sicuramente un’opinione personale. If the kids are united……
STINKING POLECATS – Leoncavallo – 11 aprile
Oggi Miccetta è andato in gita al parco dei dinosauri di Rivolta d’Adda e si è fatto una foto sulla coda del
brontosauro. Se mi scrivete vi mando le foto di quando io e Luca mio cugggino siamo andati a vedere gli
amici della preistoria e uno pterodattilo (credo si chiami così, quello che vola col corno sulla testa…) ci
ha rapiti. Gli SP suonano tardissimo. Prima dei piacentini il palco lo hanno occupato un paio di band hc
melodico-pop core o qualcosa di simile, io non sono stato ad ascoltarli – please forgive me. Sicuramente
i Forty Winks acchiappano, tanto che il Camanzi si aggiudica il loro cd… Degli altri non ricordo nemmeno
il nome… Cristian ormai è palesemente innamorato di me e mi dedica “Beat On The Brat”, io ricambio il
nobile sentimento sognandolo tutte le notti. Stinking Polecats, per me numero uno!
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TOO MUCH JUNKIE BUSINESS #6, #7, #8
N
N
L’unico difetto di questa ‘zine è quello di non essere su carta. Le cose interessanti preferisco averle in
mano; questo è il motivo per cui non mi piace tanto il mondo di internet fatto di mp3 e pagine web… E’
vero, tramite la rete si ha accesso a tutto, ma le canzoni sono più belle se escono dallo stereo e le fanzine
sono più belle spiegazzate e mangiucchiate. In questo numero 6 trovate la seconda parte dell’intervista
a Sean Bonniwell, un po’ di recensioni (ottime quelle di libri rock) e i soliti assalti del Valentini che
vuole sempre ammazzare qualcuno. Numero sette con Lords Of Altamont, dal passato Cramps e Dictators
e recensioni di tutte le ultime uscite della POTA records (ti sei divertito Andrea, eh?!?). Va bene; la
prossima volta che ti organizzo un concerto ti procuro tre siliconate laureate in letteratura americana…
E’ arrivato ora anche l’ottavo capitolo della saga Valentini; Andrea si trasforma in Mr. Vaffanculo e visita
San Pietro alla ricerca di un input per il jack della sua chitarra. ([email protected])
MOOD #9, #10
L’ho presa oggi (è gratis) giusto perché c’è la recensione del sette della Outsider… Mood è molto simile
a Freak Out, musica “indipendente” a 360°. Provate a leggerla anche voi, sembra di avere davanti agli
occhi una versione sincera di Rumore. E grazie a Manwell che mi ha inviato anche il numero 10 con su le
fanzine punk dello stivale. Rock and roll in mezzo a tanto, tanto altro.
MOTLEY CRUE – THE DIRT
Risse, droga, playmates e ancora droga. Tutto condito con il rock and roll più tamarro mai visto in giro.
Le cazzate che ha fatto Tommy Lee con la batteria non le ha fatte nessun altro batterista… Aghi nelle
vene, macchine distrutte e pompini nell’idromassaggio. Più che un’autobiografia, un vero e proprio
romanzo.
HEIL FROM THE CHURCH #1
Nuova fanzine made in Brianza. Formato A5 apribile e contenuti promettenti. Bella l’intervista ai
Valentine Killers, un po’ meno quelle a Muffs e Taxi (che è in pratica identica a quella di OB #5, anche
se fatta mesi prima!). Mancano le columns, peccato. Le penne sono in mano al Lavinaro, Mauri e il
Lanciasassi. (Marco Lavinaro, via Volta 35, 22060, Cucciago –CO, [email protected])
KILL YOUR BOREDOM #3
Fanzine ignorante e fiera dalla Sardegna. Taglia e incolla quasi esclusivamente per punk 77 minore. La
storiella dei Mad, interviste a Taxi e Loose, un bel report del tour di Dennis Most in giro con tutta la sua
famiglia… Difetti: se si esclude un temino sul concerto di Iggy a Cagliari, mancano un po’ di opinioni
consistenti. Pregio: nonostante l’immagine coatta, si legge velocemente e con piacere. La pagina dei
politici è troppo figa, Schifani ha una faccia di cazzo e Fini sembra il Duce dei tempi migliori... Punk Rock
Is Nonsense, è scritto in copertina. E’ vero. (Enrico Scalas, via del Redentore 151,09042, Monserrato
– CA)
SNIFFIN POO #0
…del numero 1 non avremo sicuramente bisogno! Se spendo un euro per acquistare questa fanzine non
rendo “un grande servizio alla comunità punk”. Caro Krisst, guarda che di fanze su carta ce ne sono,
non tante, ma ci sono: Capinch, Nessuno Schema, Heil From The Church, Oriental Beat… Ma dove vivi?
Munnezza e Punkadeka “veri e propri punti di riferimento”?!? “Fanzine amatoriale autoprodotta”?!? Belle
le puttanate tradotte da “Philosophy Of Punk”, leggiti “Marci, Sporchi e Imbecilli” di Stewart Home e
poi ne riparliamo. Mi sembra di avere in mano un aborto di riassunto di manuale punk: una column si
chiama “Le donne del punk rock – Perché sono un aspetto fondamentale del movimento”. Vuoi dirci
anche perché la cresta è un aspetto fondamentale del movimento? Quale movimento? Interviste a Wire,
Adverts, Pink Panthers… Si salva solo un report dal decimo meeting psychobilly in Spagna. Poi che cazzo
mi rappresentano le recensioni di “Blank Generation”, “Damned…” e “Inflammable Material”? La guida
punk di Rumore è già uscita, te la sei persa?!? Senza parole. ([email protected])
STARDUMB #7
Ecco il vangelo secondo gli amici di Olanda… Tour report degli Apers, picture gallery (?!?) dei Wiseguy
(manco fossero i Kiss…), scene report da Sacramento. Ai Backwood Creatures viene chiesto chi tra loro
becca più groupies dopo i concerti, se preferiscono l’alcool o la droga, chi scelgono tra Ac/Dc e Kiss… E’
gratis e si legge velocemente. Promossa. Detto questo, nonostante sia noto a tutti noi lo sbattimento
della famiglia Stardumb – dico che finiscono sempre per risultare antipatici. Lo so che non li conosco
personalmente e potrei evitare certi giudizi, ma è così e basta!
ROCK SOUND SPECIALE PUNK #14, #15
Premessa: scrivo questa recensione ascoltando una compilation dance anni 70 con gente come Abba,
Boney M e Donna Summer… Rock Sound è definitivamente considerato dal sottoscritto un bignami
del punk destinato a sedicenni. Vuole due cose Rock Sound: vendere e fare proseliti (creare punk da
laboratorio). Si mettono (come al solito) in copertina i Transplants e poi dentro si dedica un po’ di spazio
ai Social Distortion, Black Flag, Raw Power… L’onestà prima di tutto per noi di Oriental Beat. Perché non
si scrive che il 75% delle giovani band italiane, ispirate dai Nofx quando va bene, fa cagare? Perché,
nello spazio demo, ai Garretti Turgidi non si dice chiaro e tondo: “il vostro nome fa schifo”, “il vostro
hardcore melodico è da cesso”?!? Perché, porca madonna, non si mette in copertina Mike Ness? E poi il
dossier krishna lasciamolo ai catechisti arancioni per cortesia. “Yes Sir, I can boogie…”. Il tempo passa
e, mentre Oriental dorme, quelli di Rock Sound fanno un altro speciale punk… Io oltre a questa rivista ho
acquistato anche Rumore con i White Stripes in copertina. Aiuto!!!
CAPINCH #5
Ritorno alla grande del capo dei pugliesi Beppe. Sempre più “professionale”, Capinch è la migliore
fanzine italiana al momento. Stampata in tipografia, un mucchio di pagine formato A4, vagonate di
interviste. Attori del teatrino: Leighton Koizumi, Walter Daniels, Los Huevos, Hormonas… Certo non è
per tutti i palati: solo garage-trash-blues, no pop punk, no scum, no Happy Days dreams. (Giuseppe de
Matteis, via Carducci 20, 20064 Gorgonzola, Mi)
METALLIC KO #6
Anche se mi sono pentito dell’acquisto dopo soli cinque minuti, questo Metallic non è poi tanto male.
Lasciando perdere Nashville Pussy (ormai patetici), Hellacopters (dio che palle) e New Bomb Turks
(rispetto per loro, ma l’intervista è di Domenico Mungo…), spunta una bella chiacchierata col leader
dei Brats ad opera di Pier della Rave Up. Un occhio anche alla Low Impact che insieme alla Feedback
Boogie è una delle più solide realtà scandinave e un incontro con i Valis, superstiti dell’era grunge.
L’impaginazione è migliore rispetto a quella del precedente numero, il cd un po’ meno valido. La solita
storia.
CHESEA HORROR HOTEL – DEE DEE RAMONE
Gli Skulls: Dee Dee Ramone, Jerry Nolan, Johnny Thunders, Stiv Bators e Sid Vicious. Che ne direste di una
band del genere? Io dico che Dee Dee sapeva benissimo quale fine lo aspettava. Se passate dal Chelsea
Hotel fate attenzione ai fantasmi e, consiglio del Basetta, oltre al negozio di chitarre visitate anche il
negozio di pesca sportiva che c’è un paio di porte più avanti. Somebody calls me on the phone…
ALPHAMONIC #4
Un malloppo di pagine rock and roll, trash blues, garage. Andrea e Johnny sanno il fatto loro e non
rompono i coglioni a nessuno, peccato per la rilegatura a spirale orrenda e l’impaginazione scandalosa
– gusti personali. Perché riempire di tette fotocopiate male una fanzine? Le tette sono belle e si devono
vedere bene! Atomsmashers, Dirtbombs, Bobbyteens, Zodiac Killers… Bello il report dal Wild Weekend
spagnolo e lo speciale sul regista Coffin Joe. Addirittura una column del disperso Greg Bellone! Le prime
cento copie della fanzine escono con in allegato un incontro di lotta messicana registrata su cassetta tra
el Bat e Gene Crazed. (Andrea Rota, via Giotto 3, 24031 Almenno S. Salvatore, Bergamo)
BULLET MAGAZINE #4, #5
Vera e propria rivista hardcore proveniente dal Belgio dei pedofili. E’ bella perché è gratis. Columns
(varie, da cazzate totali a temi più intimi come la depressione e la morte…), un sacco di recensioni e
interviste a band tipo Ten Foot Pole, Dillinger Escape Plan, Manifesto Jukebox… Un solo difetto: a me di
sta musica frega proprio poco. (Pyrrhus c/o Bullet – PO Box 29 – 9000 Gent 12 – Belgium)
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AAVV –THE US OF OI! VOL. II (GMM)
Per gli amanti della testa pelata, venti brani di oi! americano. Un po’ di nomi: Rogues, Wretched Ones,
Anti Heroes, United We Stand… Qualche buon singalong c’è, poi sentire “I believe in America, but I don’t
believe in you” è una figata.
AAVV – TEENAGE BRATPACK (Varmint)
Attenzione: pezzo inedito per gli Stinking Polecats, olé! Grandi Wimpys, le altre band potevano fare
qualcos’altro nella vita… Gli Apers hanno proprio rotto i coglioni e i Reekys sono riusciti a registrare
una delle canzoni più inutili della storia del pop punk.
AAVV – PUNKADEKA THE COMPILATION (Punkadeka/Riot)
Incredibile doppia compila con ben 27 pezzi a CD. C’è di tutto: Marky Ramone, Stinking Polecats,
Punkreas, Puffball, Minnies, STP. Se siete come me amanti solo del punk rock and roll non riuscirete ad
ascoltarla tutta perché in mezzo ci sono cagate tipo Banda Bassotti, Sun Eats Hours, L’Invasione Degli
Omini Verdi… Quelli con lo stomaco forte invece potranno farsi una grassa abbuffata. Ultimo pezzo
firmato Wretched! Detto questo, nota scassacazzo: nel foglio allegato al CD c’è scritto che il Punk rifiuta
la società. E chi l’ha detto? Il Punk non è contro, il Punk è qualcos’Altro.
AAVV – URLA DAL GRAN DUCATO (Area Pirata)
I ragazzi di Area Pirata rispolverano oscuro materiale registrato da band del giro hardcore toscano degli
anni 80: War Dogs, Senza Sterzo, Aufschlag e Holocaust. Per la cronaca, in questi ultimi militava il prof.
Bad Trip che ha curato la grafica delle ultime uscite Area Pirata e, tra le altre cose, il fumetto ispirato alla
canzone dei Fear presente in “Costretti A Sanguinare”. Certo non è proprio il mio genere, ma in fondo se
sono qui a fare una fanzine è anche grazie a gente come quella del Gran Ducato Hardcore.
AMERICAN HEARTBREAK/LIBERTINE – YOU CAN’T KILL ROCK AND ROLL (Coldfront)
Incontro di pugilato tra due delle mie band preferite. Gli AH propongono sei pezzi secondo me ottimi,
ma inferiori rispetto al loro album. Veniamo alla band più ingiustamente sottovalutata degli ultimi dieci
anni: i Libertine. Vi prego di non confonderli con quei tipi inglesi col negro alla batteria che vanno di
moda adesso. Sei brani ancora più pop rispetto a quelli di “See You In The Next Life”: “In Heaven” ricorda
parecchio i Cure e “Catwalk” è un mezzo graditissimo plagio di “Dancing With Myself” di Billy Idol. Le
altre canzoni riconfermano quello che ho sempre pensato degli americani Libertine: pop + glam + punk
77=goduria. Due punti da evidenziare: 1) questo cd è difficile da reperire perché la Coldfront ne ha
stampate un tot di copie e poi basta, 2) Belvy K non è il cantante dei 7 Seconds come sono andato in giro
a raccontare, bensì il batterista. Libertine, che figata di nome.
BONNIE PARKERS – IF YOU’RE STILL… (Be Nice To Mommy)
Terza band del Guru, molto più vicina al pop punk rock dei Turturros che non ai deliri dei Reverends; forse
in “Don’t Wanna See You Around” si fanno più aggressivi e settantasettini, ma non scuotono a dovere. Un
ascolto e via, come l’ultima prova dei Turturros d’altronde…
BAD DOG BOOGIE – MOTORFUCKER (Nicotine)
Credo che l’attuale scena “hi-energy hard rock and roll” sia molto simile a quella pop punk di cinque o
sei anni fa. Mille gruppi alla moda, ma quanti sopravviveranno? I BDB sono pesantemente influenzati
dagli Ac/Dc e sicuramente ascoltano i Nashville Pussy, gli Stp più pesanti, gli Zeke e gli Adam West...
Per favore non confondiamo l’hard rock and roll delle band sopra citate con il Detroit sound di Stooges e
MC5 perché sono due cose differenti. Detto questo, i BDB sono un buon gruppo – sanno il fatto loro e in
quanto a riff e assoli non sono secondi a nessuno. Se avete una moto in garage sono il gruppo che fa per
voi, se altrimenti come me andate ancora in bici passate oltre.
COCKNOOSE – WHITE TRASH MESSIAHS (Middle Class Pig)
Della Confederacy ho parlato già troppe volte, quindi nessun commento sull’attitudine. Per quanto
riguarda la musica i punti di riferimento ovvi sono Antiseen, Motorhead e tutte le band dure e veloci.
La migliore canzone risulta essere “Folsom Prison Blues” (Johnny Cash? Scusate la mia ignoranza ma
io so qualcosa di musica tradizionale pugliese, zero di quella americana), country devastante come gli
Hellstomper.
COUNT THE STARS – NEVER BE TAKEN ALIVE (Victory)
La storica etichetta di Chicago ultimamente sforna o metal/hc estremo (Death To Fall, Bloodlet…) oppure
band gay come Reunion Show, Somehow Hollow e questi Count The Stars. Devono proprio avere tanti
soldi da buttare. Pop core intriso di emo discretamente suonato. Sufficienza e nulla più.
DEE DEE RAMONE – I LOVE YOU MINA (Stuff)
Non sono un feticista, ma questo sette pollici è da orgasmo. In copertina un disegno di Topolino, vinile
doppio di cui uno blu, centrini presa per il culo della mitica Stiff Rec… Le canzoni sono tutte edite, ma è
sempre Dee Dee Ramone. Ah, c’è anche l’adesivo in omaggio!
DEE DEE RAMONE/TERRORGRUPPE (Wanker)
Dieci pollici colorato, copertina apribile con dentro centinaia di nomi di fan… I Terrorgruppe sono
orrendi, ma qui propongono una bella canzone tributo al bassista dei Ramones (lasciamo perdere
il brano live che è meglio!) e la loro copertina è stupenda. “Horror Hospital” di Dee Dee è dotata di
sintetizzatore! Ben vengano dischi del genere, anche se costano un po’. Grazie Enrico.
DIAMOND DOGS – THAT’S THE JUICE I’M ON (Feed Back Boogie)
Rolling Stones. Magari anche il Rod Stewart d’annata con Ron Wood alla chitarra. Si chiamano come
una canzone di David Bowie. Considerando il fatto che ho questo cd nel lettore e sul piatto “Love You
Live” degli Stones la giornata promette bene.
DONNAS – TAKE IT OFF (Atlantic)
Prezioso singolo picture per le quattro californiane. La canzone è bella (come al solito un morbido
assalto alla Joan Jett) e la confezione è accattivante. Spero che le ragazze in questione si arricchiscano
a dismisura, se lo meritano.
ENDS – ST (Pelado)
Due brani di ottimo punk 77 melodico tra Generation X e Libertine (quelli americani, non la novità
inglese…). Da avere.
FFD – OLD STYLE… (KOB)
Stroncati definitivamente, sorry. A me sentire “Green Day non vi vogliamo” fa venire il mal di pancia.
Testi banali (e neanche divertenti), musica tra oi!, punk 77 inglese e pure una cover di Bob Mallo…
Lasciamo perdere che è meglio.
GUITAR FUCKER – THE TRANSGENIC… (Little)
Arriva dalla Svizzera questo cd di pura delinquenza blues. Di one man band si tratta, malata e non
eccessivamente lo-fi. A piccole dosi non mi dispiace, tutto d’un fiato mi strozza. Se John Lee Hooker
avesse inciso qualcosa per Bad Man Rec il disco sarebbe venuto fuori così, proprio come Guitar
Fucker.
GOOD OL’ BOYS/LEECHES – SOUNDTRACK FOR THE FIGHT (DCLXVI)
Fiammante cd dalla Brianza. Vincono di stretta misura i Leeches. I Good Ol’ Boys, migliorati
decisamente rispetto al demo, sono sempre aggrappati all’hot rod punk; cinque pezzi nella media del
genere, una cover di Nancy Sinatra (indovinate quale?), un assolo di Franchino simile a quelli degli
Iron Maiden e il crocefisso del Pianola che spicca nella foto della band. I Leeches per me azzeccano tre
pezzi e mezzo su cinque. Buona percentuale. Convincono quando rimangono in territorio punk rock mai
troppo scontato, discreto l’hit “Big Gorilla”, bruttina la veloce “Henry Miller…”. Come dice il Porna,
ormai in Brianza tira il Messicano.
HYMANS – ERARE HYMANUM EST (Wynona)
Gigi Sabani alla voce e via! Quattordici pezzi totalmente Ramones, “Abandon Paradise”, “There’s No
Tomorrow” e “Little Sheila” da classifica.
HANOI ROCKS – TWELVE SHOTS ON THE ROCKS (Major Leiden)
Dopo circa dieci anni Andy e Michael sono tornati in studio insieme. Se si esclude “Winged Bull” - una
vera cagata in stile Europe, questo è un disco rock della madonna. C’è la ballatona “In My Darkest
Moment”, le due botte “People Like Me” e “Delirious” (cover degli Heavy Metal Kids, grazie Salvan) e
il pezzo più McCoy dell’album “Gipsy Boots”. Non manca niente. Certo non si è ai livelli di venti anni
fa, ma non manca proprio niente. “I’m not responsible, I’m just impossible, I’m just delirious”. “A Day
Late And A Dollar Short” va a toccare il cuore.
HUMAN TANGA – DEATH TO ROCK AND ROLL
Death punk dal Veneto. Visto che si definiscono loro in questo modo, perdono un po’ di punti.
Comunque le canzoni di stampo Turbonegro sono belle, leggermente castigate dalla registrazione
scarsa. Aspettiamo il disco.
HIGHSCHOOL DROPOUTS/REACTION – SPLIT (Daytime Dilemma)
Gli italiani si apprestano a diventare i nuovi Riverdales, bravi – null’altro da aggiungere. I Reaction
non dispiacciono, peccato per le incongruenze stilistiche: una canzone tra i Nobodys e gli Zeke, un’altra
tipicamente pop punk.
HIGHSCHOOL DROPOUTS – ST (Wynona)
La Germania ha i Richies, l’America gli Huntingtons, l’Europa del nord gli Hymans… In Italia ora abbiamo
gli Highschool Dropouts. I ragazzi di Siena sono dei campioni del genere, se vi piace il suono (quasi)
Ramones anni 80 non fateveli scappare.
HORMONAUTS – MINI SKIRT (Ammonia)
Finalmente un disco divertente, col senso dell’umorismo. Gli Hormonauts prendono tutto ciò che c’è
di buono nel rock and roll e lo spalmano su una fetta di pane pop: una marmellata di rockabilly, surf,
rocksteady e punk. Certo che per compiere un’impresa del genere bisogna saper fare bene il proprio
lavoro e gli Hormonauts sono dei professori con un bel po’ di ore di lezione sul groppo. Consigliato.
IMMORTAL LEE COUNTY KILLERS – LOVE IS A CHARM… (Estrus)
Il punk blues non mi esalta più di tanto… Uno scontro tra il blues del profondo sud (non importa di che
paese) e il rock and roll più sudato. Prendete il Jon Spencer degli esordi e mettetelo a suonare un pezzo
degli MC5. Sì, può andare come recensione…
KIMS TEDDY BEARS – TALES AND FLAMES (Mad Driver)
Secondo full lenght per i KTB, sicuramente migliore della prima prova su Hangover. Bravissimi, ma il loro
rock and roll in stile 50s non fa per me – mi annoia. Perché ho detto che questo cd è meglio dell’altro che
hanno fatto? Perché mi annoia meno! Mi è piaciuta “Rockabilly Freakout” e anche “Please Baby Beat Me”
(soprattutto per la rima “sexsade suite – whip”), poi mi sono anche gasato con “Please Don’t Touch” che
per una band rock and roll non è certo il massimo dell’originalità, ma è una canzone della madonna quindi
ben venga. Però questo “Tales and Flames” faccio fatica ad ascoltarlo tutto, Gesù che fatica.
LORDS OF THE NEW CHURCH – BELIEVE IT OR NOT (Ndn)
Questo è solo un promo con tre canzoni… Francamente preferisco questi pezzi al repertorio classico
della band; lontani dalla new wave/dark con tastierine degli anni 80, i Lords oggi suonano un buon rock
and roll sconfinante in un blues cupo e deviato. Della formazione originale rimangono solo Brian James
e Dave Tregunna, alla seconda chitarra Adam ex American Heartbreak.
MARADONAS – ALTA TENSIONE (Derotten)
I Maradonas sembrano i Derozer. E’ la prima cosa che ho pensato. Anzi no - la prima cosa che ho pensato è
stata: “che brutto booklet”. Questo album non mi diverte, e il pop punk deve divertire. Sta volta al posto
del party sulla spiaggia c’è il toga party; meglio il mare dell’università.
NOT MOVING – LAND OF NOTIHING (Area Pirata)
Jacopo e Tiziano continuano a tirare fuori materiale d’epoca. Per miei gusti personali questo è il migliore
reperto archeologico della loro collezione. I Not Moving a metà degli anni 80 erano il meglio del rock and
roll degenerato: Gun Club e X intrisi di atmosfere dark. Distruttiva la versione finale di “Wipe Out”. Note
di copertina di Luca Frazzi.
PLAN 9 – GENERATION ACTION (Feed Back Boogie)
Se avete amato gli Hardcore Superstar di “Bad Sneakers…” e siete rimasti delusi dal suo successore
compratevi questi Plan 9. Con questo disco nessuna delusione è possibile.
QUEER FOR GIRLS – ANDROID SEX AND CARTOON DRUGS (Feed Back Boogie)
Elastica, Warrior Soul, Sigue Sigue Sputnik, qualche accenno al sound di Svezia. Questi sono gli
ingredienti, peccato che il risultato non sia straordinario. Qualche buona canzone, ma dodici pezzi sono
troppi.
RAW POWER – YOU ARE THE VICTIM (Soulforce)
(Fulvio Devil) Credo che tutti ormai sappiamo della scomparsa di Giuseppe “Paco” Codeluppi, padre
spirituale e guida dei Raw Power sin dagli esordi nei primi anni 80. Raw Power un nome legato all’Hard
Core italico bistrattato…ma loro erano davvero avanti e non si sono mai fatti molti problemi sul fatto
di non essere considerati in un paese del cazzo come l’Italia. Non andrò a dare delle motivazioni sul
fatto che i Raw Power avrebbero meritato di più nella loro carriera, forse sarà stata anche colpa loro?
Certamente la caparbietà è dalla loro parte ma io lo vedo come un loro punto fermo lungo tutta la
carriera che non li ha mai piegati innanzi a nessuna facile proposta…discutibili nell’ultimo periodo ma
sempre fedeli alla linea e con una attitudine indiscutibile. Arrivano sul mercato discografico le ristampe
dei loro mitici vinili e qui ho “You Are The Victim”. Come si legge dalla presentazione “A necessari dive
into our roots…This is the main reason why we felt like paying some sort of well-earnedhomage to such
an underrated sometimes, yet always remarkable Band in the history of Hard Core Punk as Raw Power...”
bastano queste poche note per capire cosa si andrà ad ascoltare quando avrete deposto il CD nel vostro
lettore. L’album originale è del 1983, e se fate caso all’anno e vi capitasse di andare ad ascoltarvi cosa
girava in quel periodo sono certo che vi renderete conto della grandezza dei Raw Power che in quella
formazione vedeva Mauro Codeluppi alla voce, Giuseppe Codeluppi alla chitarra, Helder Stefanini alla
batteria, Silvio Stefanini alle chitarre (ndD: Silvio ed Helder suonano nei Chupacapra con sonorità tra
Husker Du e Urban Dance Squad). Se vi dessi un consiglio lo accettereste? Non mi perderei affatto questo
CD per nessun motivo poiché ci sono le migliori versioni degli storici brani “Police Police”, “Raw Power”,
“Hate”, “State oppression”, “You are the Victim”… In oltre troverete molte tracce CD-Rom, guardatevi
i live, non badate alla qualità ma badate alla sostanza e se suonate in una HC band ringraziateli e
venerateli perché “RAW POWER WILL NEVER DIE” a voi l’ardua sentenza.
RADIO ZERO – GET OUT OF MY LIFE WOMAN (Area Pirata)
Ottimo dieci pollici per questa band spezzina. I Radio Zero suonano un punk rock pesantemente
influenzato tanto dall’Australia dei Radio Birdman quanto dal garage più duro dei 60s. Copertina del
prof. Bad Trip.
REUNION SHOW – KILL YOUR TELEVISION (Victory)
A Chicago sta proprio cambiando l’aria… Questa band fa pop punk da classifica, un possibile punto di
incontro tra i Travoltas e i New Found Glory con una tastierina a rendere il tutto più “catchy”. I primi tre
brani sono da storia del pop punk, alla quarta canzone i coglioni iniziano però a gonfiarsi e alla quinta
traccia esplodono. Ovvio che anche i Reunion Show hanno quell’aria tra l’emo e l’omosessuale che tanto
va in questo inizio di secolo.
RUINERS – HOW’S THAT GRAB YA? (Disaster)
Album veramente difficile da etichettare, probabilmente finirà nel file “geniale”. I Ruiners vengono da
Detroit e sembrano i Dwarves alle prese con tutto il repertorio di Tom Waits prodotto da sua maestà del
blues punk Mick Collins. Fate vostro questo cd.
REAL SWINGER/LOS ACTIVOS – SPLIT (Nicotine)
Copertina patinata e vinile colorato, buon biglietto da visita. Vincono i Real Swinger, non li ho mai
seguiti e pensavo fossero legati ancora al pop punk del loro amico Mass Giorgini; invece il loro brano
ricorda molto i Vibrators di “Into The Future”. Più canonico il punk rock dei Los Activos del Devil:
buona la registrazione, peccato per il ritornello “waste my time uo’ o’ o’” perché sembra una roba alla
Pennywise.
REVOLVERS/HUNNS – SPLIT (Dirty Faces)
Germania vs. Stati Uniti su 12”. Pareggio. I Revolvers, miei favoriti, sono un po’ sotto rispetto al
disco su People Like You; una manciata di canzoni tra lo street punk e il glam dei primi Manic Street
Preachers, l’ultima “Journalist Pig” è la versione punk 77 di “Riverdales Stomp”… Gli Hunns aprono con
una versione acustica di “Boeing Jet 757” e poi sparano qualche buon colpo di punk rock stradaiolo.
Bellissima copertina.
RIFFS – UNDERGROUND KICKS (Tko)
Tornano i Riffs. Nonostante il look ridicolo di un paio di loro, questo secondo disco è veramente tosto.
Punk 77 con Sex Pistols, Heartbreakers e Eddie and the Hot Rods nel cuore. L’album si chiude con “Waitin
For The Man” dei Velvet Underground, promossi a pieni voti.
RIVER CITY REBELS – NO GOOD, NO TIME, NO PRIDE (Victory)
Dischi come questo servono a ricordare che nonostante tutto il punk sempre quello è… Per niente
originale, ma piacevole come un trancio di pizza da Spizzico. Street punk 77 con sezione fiati e “Aborted”
è proprio una bella canzone.
SNOTTY CHEEKBONES – STRANGE AHEAD (Brat)
O mio dio, anche in Svizzera esiste il pop punk. La strada sembra quella giusta, con calma qualcosa di
buono si fa. Attenzione però a non scopiazzare clamorosamente: la strofa di “Individual” è un notissimo
singolo dei Green Day… Non so perché, ma arrivato alla traccia nove mi sono sentito vecchio.
STITCHES – AUTOMATIC (Tko)
Punk rock vecchia maniera, punk 77. Il ‘77 del secolo passato ancora presente nel nuovo millennio. Rock
on.
SAGGER – MIND WRATH (Goodbye Boozy)
La nostrana Goodbye Boozy è andata a pescare questi pervertiti nel Wisconsin… Rock and roll ridotto
all’osso, una sorta di Stooges in bassa fedeltà.
S.D.E. PUNK ROCK EXPRESS – ANIMALES CON ACTITUD (Aufbau)
Perbacco! All’inizio questi S.D.E. sembrano i Supereroi… Il sogno dura poco; punk rock con scivolate
nell’hardcore e nei ritmi in levare come mille altre band del sottobosco italico. I nostri S.D.E. chiedono
critiche costruttive; non so che dire, io certe cose non riesco proprio a concepirle… Comunque ne
approfitto per ricordare al chitarrista Ivan il nostro incontro a un concerto dei Ritmo Tribale al Paolo
Pini. Circondati. Forse quella sera abbiamo anche giocato a pallone.
SPOOK – SOME LIKE IT DEAD (People Like You)
Punk rock teutonico. Il Lanciasassi mi aveva parlato di questi Spook come dei cloni dei Misfits. Sì, siamo
in territorio horror rock ma oltre i Misfits gli Spook amano anche i riff hard e il drumming punkabilly.
Hanno dei nomi tremendi (Lou Gosi,Ross Feratu…) e un make up ridicolo. Deliziosa la ballatona conclusiva
“Gravelands, Karloffornia”.
TITO & THE BRAINSUCKERS – GET FUZZY (Brainville)
Conosciuti di recente grazie al tour di Mr. Koizumi, i ragazzi di Teramo dimostrano di essere ottimi
musicisti e per fortuna non inquadrati. Tito e amici girano intorno ai 60s, ma senza capelli a caschetto
e stereotipi del genere appiccicati al culo. Su questo mini ci sono sette cover, “Cry” che apre il party la
mia preferita.
TAXI - I’M DEAD (Hangover)
Secondo singolo per i romani, decisamente superiore alla loro prima prova. Un solido incrocio tra
Vibrators e Dictators; il lato b spacca il culo a un sacco di roba in giro attualmente. Je suis en train de
tomber en bas.
TAXI – LIKE A DOG (Dead Beat)
E fu così che gli americani scoprirono il punk romano. Questo disco è la somma del loro primo singolo, del
grandioso sette su Hangover e di qualche altra canzone; i Taxi sono una garanzia.
TRANSEX – ST (Hangover)
Dalle ceneri di Ufo Diktatorz e Bingo nascono questi Transex. Rock and roll sporco e cattivo. Se vi basta
compratevi questo album. Un titolo su tutti: “White Girls, Black Cocks”.
BLACK FLAG
(Enrico Camanzi) Parliamoci chiaro. Dei Black Flag sono
veramente fondamentali le prime cose – tutto il periodo
pre-Rollins – e il primo album con il buon Henry alla
voce, “Damaged”. Tutto quello che è venuto dopo potete
lasciarlo tranquillamente sugli scaffali dei negozi
di dischi. Troppa tecnica e troppe sperimentazioni
a scapito della furia e dell’immediatezza dei primi
pezzi. Quest’intervista risale alla primavera dell’84
ed è apparsa sul #10 della ‘zine americana “Suburban
Voice”. Henry Rollins è un pazzo maniaco che ancora
non si era fatto prendere dalla mania di legittimarsi nel
mondo dei normali, Greg Ginn è un gran chitarrista ma
qui non fa certo la figura del brillante, Bill Stevenson
è grasso. SV: Suburban Voice; H: Henry Rollins; B: Bill
Stevenson.
SV: Henry, cosa ti ha spinto a scrivere poesie?
H: Beh, credo ci sia da fare qualche precisazione. Prima di tutto, non credo che quello che
compongo possa essere chiamata poesia. Ho sempre odiato la parola “poesia”, d’altra parte.
Non sono neppure in versi. Io scrivo e basta. Scrivo da quando ho 16 anni. Ora ho avuto
l’opportunità di rendere pubbliche le mie composizioni, alla radio e sui dischi, e la cosa mi ha
preso veramente. Nell’ultimo anno e mezzo ho scritto più di quanto avessi mai fatto.
B: Sai di cosa mi sono accorto? Nell’ultimo anno e mezzo tutto il gruppo si è sentito come un
pesce che rimane intrappolato in una pozzanghera mentre tutta l’acqua ne sta uscendo, almeno
dal punto di vista pubblico. E ho visto che questa situazione si è riflessa nelle poesie di Henry.
È il suo metodo per scaricarsi. Io e Greg (Ginn, chitarra dei Black Flag, ndE) passiamo le ore
a suonare insieme e a buttare giù pezzi nuovi mentre Henry scrive le sue poesie. Sono questi
i mezzi che abbiamo utilizzato per sollevarci da tutti i nostri problemi legali. Non abbiamo
potuto registrare il disco perché l’etichetta per cui incidevamo (la Unicorn, distribuita Mca,
ndE) ci ha tenuti bloccati.
H: Durante tutto questo periodo in cui siamo rimasti fermi col gruppo, ho dovuto fare nuove
esperienze e provare cose diverse. Mi sono esibito su un palco da solo davanti a un microfono.
Mentre Bill e Greg ci davano dentro con gli strumenti per migliorare la loro tecnica, io lavoravo
sulla voce.
SV: Ho saputo che la tua estensione vocale è migliorata e che urli
meno.
H: Oh, non hai ancora visto niente!
SV: Perché i vostri testi sono così depressi?
H: È questo il modo in cui io e gli altri della band vediamo il mondo. Una canzone come
“Three nights” (un pezzo dall’album “My war”, ndE) è sul divorzio da se stessi (che cazzo sta
dicendo?, ndE). È un concetto che mi ha fatto molto riflettere. È come se il corpo e la mente si
separassero.
SV: È vero che quando vi preparate a registrare, fate un sacco di prove
prima di iniziare con le registrazioni vere e proprie?
H: A tutti noi piace suonare, uomo! Anche quando io non sono in sala prove gli altri passano
tutto il tempo a provare.
B: Vogliamo che tutto sia perfetto. Prima di iniziare a registrare “My war”, abbiamo trascorso
un mese a provare 5 o 6 ore al giorno.
H: Quello che voglio dire...è chiaro che i Black Flag ormai sono una band vera e propria. Una
band che ora sa suonare bene i suoi strumenti, come gli ZZ Top (che bell’esempio!, ndE), una
band che ci sa fare e per essere così ci vogliono ore di prove e ore di lavoro sulle canzoni,
come accade per i nuotatori e gli atleti professionisti. Da un certo punto di vista non è neanche
questione di Black Flag. Bill si occupa della sua batteria, io della mia voce. Siamo i Black Flag e
niente altro. Non siamo in questo gruppo solo per passare il tempo.
SV: Chi ha scelto il disegno di copertina per “My War” ?
H: L’ho scelto io. Appena l’ho visto ho detto: “Ecco la copertina per l’album!”
SV: Sempre parlando di copertine, chi ha scelto quella di “Blasting
concepts” (una compilation su Sst con Minutemen, Husker dü, Meat
Puppets, Black Flag e altri. In copertina c’è il disegno di un tizio che
strangola una tipa biotta, ndE), visto che qualcuno pensa che sia sessista
e violenta nei confronti delle donne?
B: Prima di tutto, quella compilation è stata assemblata due anni fa (che cazzo c’entra?, ndE)
H: L’idea di mettere in copertina quel disegno di Pettibon (pittore/disegnatore di Hermosa
Beach, autore di cover per i dischi dei Black Flag e di disegni per i flyer dei loro concerti. Ha
anche ideato il logo delle barre. Altri non è che il fratello di Greg Gin, ndE che si appresta a
diventare il Federico Guglielmi del XXI secolo, ndBasetta) è stata di Bob Carducci (e chi è?).
Ma non è importante chi l’ha scelta. L’importante è chi l’ha disegnata. Raymond Pettibon è il
migliore di tutti.
(s’inserisce Greg Ginn)
G: È il modo migliore per entrare nell’intervista! Diavolo, facendo uscire quel disco abbiamo
compiuto un pubblico servizio.
H: Sì, siamo un gruppo sessista e socio-politico con delle note fasciste semicrassiane. Con un
ritmo danzereccio che ti ucciderà se vieni troppo vicino. E siamo una band divertente. Siamo
pro jism (una pratica erotica, ma non mi ricordo quale,ndE), ci piace fare sesso e divertirci.
Personalmente, sono anche a favore della guerra nucleare. Voglio distruggere la terra,
così potremo liberarci di tutti. Tutti i mafiosi, tutti i proprietari di club, tutte le prostitute
nevrotiche che sniffano cocaina, tutta la fottuta feccia. Voglio ricominciare tutto da capo e
dopo che avrò sganciato la bomba non rimarrà altro che qualche vecchio grosso scarafaggio,
mutanti e roba di questo genere.
SV: Parlando di droga, sei ancora straight edge Henry?
H: Di sicuro non mi faccio di eroina come quei promoter di una città in cui abbiamo suonato.
Erano i peggiori sniffatori nevrotici che abbia mai conosciuto. Se ne andavano in giro per la
sala bofonchiando “hey, hey, hey...”. Si sparavano le loro piste e mi facevano perdere tempo.
Non so niente dello straight edge. È una religione in cui non sono coinvolto. Io ho una sola
religione. La religione Rollins. Sono il papa della mia chiesa. Sono l’uomo sulla croce, ho scritto
il libro sacro, sono la guida e ci credo. Amen.
SV: Ultima domanda. Cosa ne pensi dei Nig-Heist (supergruppo di Los
Angeles in cui hanno militato Greg Ginn, Bill Stevenson, Dez Cadena,
Ian Mc Kaye, Chuck Biscuits e altri. Il front-man era Mugger, roadie dei
Black Flag. Hanno inciso un lp e un paio di singoli raccolti in un cd uscito
su Drag city nel ’98)?
H: È chiaro che sono il terzo gruppo a venir fuori da Los Angeles. I Doors sono stati i primi, gli
X i secondi. I terzi sono sicuramente i Nig Heist.
(Intervista con Greg Ginn - SV: Suburban Voice, G: Greg Ginn)
SV: Cosa ne pensi delle persone che dicono che siete diventati una band
heavy metal?
G: È il solito tentativo stupido di bollare qualcuno che fanno molte persone. Per come la vedo
io, i Black Flag sono solo una band. Cerchiamo di non legarci troppo a qualche categoria,
soprattutto perché etichette di questo tipo sono troppo limitanti.
SV: Nelle recensione di “My War” apparsa sul Boston Globe c’era scritto
che cercate di imitare i Flipper, con un basso molto pesante e una
chitarra lenta e dal suono torturato, ma senza il senso dell’umorismo
dei Flipper. Cosa ne pensi di questa critica?
G: Beh, non credo che il tipo che l’ha scritta abbia guardato molto al di là del suo naso. Io di
certo non voglio imitare i Flipper. E credo anche che molte delle nostre canzoni siano caustiche
in un modo tutto loro.
SV: Da qualche altra parte qualcuno ha scritto che tu hai aggiunto
un’influenza metal al tuo stile in modo da poter realizzare il sogno che
avevi da bambino di essere un guitar hero.
G: Quando ero ragazzo non suonavo la chitarra, quindi questa è un’affermazione sbagliata.
Quando ho iniziato ad appassionarmi di musica avevo 19 anni. Prima di allora non avevo seguito
alcun tipo di musica in particolare. Infatti, ora mi piacciono un sacco di generi. Il jazz, la musica
classica, non solo il rock. Tutto quello che mi provoca qualche emozione (dio, che frase!, ndE). E
anche il resto del gruppo ha questi gusti. Per questo è molto difficile dire dei Black Flag, “siete
così” o “siete cosà”, visto la gran varietà d’influenze che abbiamo. Ascoltiamo così tanti tipi
di musica! Alla gente, quando ascolta qualcosa, piace subito inserirlo in qualche categoria,
di modo che possono dire “oh, stanno facendo questo, oppure stanno suonando quello”. Noi
cerchiamo solo di essere noi stessi. Non abbiamo pregiudizi su alcun tipo di musica.
SV: Così voi suonate quello che volete, non quello che la gente vuole
sentire.
G: Sì, è così.
SV: Quando uscirà il vostro nuovo disco?
G: Prima faremo uscire un disco metà strumentale e metà spoken word (Family man). Poi faremo
uscire l’altro album che abbiamo appena finito di registrare.
SV: Come mai avete scelto i Meat Puppets, tra tutti i gruppi Sst con cui
andare in tour?
G: Perché ci piacciono un casino e perché hanno appena fatto uscire un nuovo album. Lo
volevano loro e lo volevamo noi.
SV: Non vi somigliano per niente.
G: Nessuno ci somiglia.
SV: Le loro influenze sono molto diverse dalle vostre. Per certi aspetti
sono anche influenzati dal country.
G: Credo che abbiamo molto in comune con loro. Per quanto riguarda il tour ci piace suonare con
loro. Sono diversi ogni volta che si esibiscono.
SV: Sulla compilation “Blasting concept” come mai avete escluso le
band e il materiale più recente?
G: Quella compilation è stata messa insieme molto tempo fa. Abbiamo avuto un sacco di problemi
legali e per un po’ non abbiamo potuto produrre alcun disco. Abbiamo avuto anche moltissimi
problemi finanziari visto che abbiamo dovuto pagare gli avvocati e non abbiamo incassato il
denaro che ci spettava da molti album. Per questo quella compilation arriva solo fino a un certo
punto della storia della nostra etichetta. Magari ne produrremo un’altra. Comunque penso sia
una buona vetrina per i nostri dischi. Cerchiamo di mantenere disponibili i vecchi dischi, dato
che non ci occupiamo di una musica che segue il trend (Greg Ginn non era certo un indovino...).
Se un disco è valido conserva il suo valore anche dopo molto tempo che è uscito. Molta gente si
appassiona alle cose vecchie dei Minutemen dopo aver scoperto i loro pezzi più nuovi.
SV: Come è entrata nella band Kira (la bassista del gruppo ai tempi di
quest’intervista)?
G: È bastato trovarci una volta per suonare insieme. Non abbiamo provato altre persone o
fatto audizioni, anche perché ero io a suonare il basso. Eravamo troppo impegnati con i nostri
problemi legali e abbiamo utilizzato il nostro tempo per lavorare su un sacco di idee a casa
nostra.
SV: Ha dovuto subire qualche reazione cattiva dalla vostra audience per
il fatto di essere una donna?
G: Non credo. Mi sembra che la gente sia diventata più di visioni aperte. Credo che la gente stia
scoprendo realmente come sono fatti i Black Flag.
SV: Hanno accettato di buon grado anche la nuova direzione del vostro
sound?
G: Noi ci siamo sempre evoluti. C’è sempre qualcuno che è contro questa crescita, ma penso che
abbiamo avuto delle buone reazioni. E questo mi ha un po’ sorpreso, a dire il vero.

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