Nikolaos A. Houtos, l`unità della prospettiva Agnese Sferrazza Ah, il

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Nikolaos A. Houtos, l`unità della prospettiva Agnese Sferrazza Ah, il
Nikolaos A. Houtos, l’unità della prospettiva
Agnese Sferrazza
Ah, il terrore di questo spazio infinito,
di questi primi piani che vanno costantemente riempiti
Max Beckmann, 1914
La silloge di schizzi e di disegni di Nikolas A. Houtos, appunti sulla campagna toscana che
completano e integrano l’esposizione di dipinti sullo stesso tema, raggiunge esiti di sottile
penetrazione del reale.
Ai colori stesi per campiture compatte e sintetiche, l’artista sostituisce le nere tracce sottili
dell’inchiostro: paesaggi semplici caratterizzati dalla bidimensionalità compositiva in cui i piani si
sovrappongono e si susseguono come quinte sceniche, in cui minimi ma sapienti rialzi di colore
arricchiscono i grafismi del bianco e nero e sono sufficienti a delineare atmosfere, profumi e
stagioni.
I suoi disegni non dialogano direttamente con la sua pittura, ma sembrano a volte percorrere anzi
sentieri dissimili, in cui alla compattezza dei toni, alla serrata sequenza dei piani, sono preferiti
particolari minuti, linee rapide ed affilate. Di contro alla condizionata forma statica dell’icona,
all’ontologia ecclesiale non adattabile alla superficie effimera della carta, Houtos libera il segno
cedendo al gusto per il dettaglio e creando una sequenza di piccole immagini che si susseguono
rapidamente quasi come fotogrammi cinematografici.
E se un elemento comune si vuole trovare nella ricca e variegata produzione di Houtos, ebbene
quello è da ricercarsi forse nell’aspetto più tradizionale della sua professione, ossia nelle scelte
tecniche che la caratterizzano. Così come la pittura di icone è caratterizzata da quella sequenza di
gesti e procedimenti tecnici di antichissima consuetudine, anche nel disegno, fosse pure un foglio di
pochi centimetri per lato, Houtos mantiene inalterata la stessa téchne preparando ed utilizzando
esclusivamente pigmenti naturali, con la varietà dell’artista e non con i formalismi delle esecuzioni
fatte per mestiere.
Nell’analisi del lavoro di un artista – nel nostro caso limitato ad un solo aspetto della sua
produzione – bisognerebbe dunque inseguire e porre in risalto il tema o i temi centrali sui quali
l’autore costruisce e modella i sui canoni estetici astraendoli o meno da elementi logici. La sua
immagine del mondo ci viene restituita attraverso lo specchio delle sue elezioni culturali, in primis
proprio la tradizione e la trasfigurazione prospettica delle icone: «Con l’unità della prospettiva
l’artista vuole esprimere l’unicità dello spettatore come oggetto e con l’unità del chiaroscuro
l’oggettività della fonte di luce» (Pavel Florenskij, Le porte regali. Saggio sull’icona, Milano 1977,
p. 168).