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AGOSTO - SETTEMBRE 2004
MENSILE THULE ITALIA
ANNO 59, NUMERO 5-6
In questo numero:
EDITORIALE
Un nuovo Simbolo
di Thule
ARTICOLI
Il Simbolismo polare e la
Tradizione Artica
di Ans (Sodeswa)
Pag. 2
Nero,Bianco e Rosso, Le
Quattro età del mondo
di Ans (Sodeswa)
Pag. 9
Thule, Axis Mundi
di Janus 77
Pag. 16
In cammino verso il Sole vero
di Alain
Pag. 19
Aspettando Maitreya
di ControCultura
Pag. 21
Un'alternativa poco attraente
di Achille
Pag. 22
Il Cristianesimo: l’Antitradizione
di Avatar
Pag. 23
Una Nuova Aristocrazia
dell’anima
di Alchemica
Pag. 24
La Colonia: Unico Modello per
lo sviluppo dell’Ordine
di Alchemica
Pag. 25
“L’ARTICOLO”
La decadenza europea
Il nuovo simbolo
di Julius Evola
Pag. 27
COMUNICAZIONI
Chi ha già visionato il sito della Thule Italia ancor prima della qui
ezine ha potuto di già notare l’introduzione di un nuovo simbolo
atto ad identificarci la cui composizione non è stata casuale e
nemmeno un esclusivo “restyling”. Questo logo inscritto in pianta
ottagonale1, in cui l'acronimo di Società Thule Italia è stato
ottenuto utilizzando tre rune2, rappresenta una sorta di rivoluzione
copernicana per noi. In quanto, come si vede, è stato eliminato del
tutto il richiamo al logo della Thule Gesellschaft del 1919. Cioè, in
soldoni, non c'è più la croce uncinata con i bracci ricurvi.
A chi avesse paura di una svolta badogliana da parte nostra, con
l'eliminazione dal logo del nostro simbolo più pregnante, dico
subito che questo salto è stato fatto in un'ottica sia tattica che
strategica.
Tattica, nel Nostro interesse operativo. Non possiamo restare in
eterno sempre più o meno gli stessi, con una crescita costante ma
del tutto inadeguata alle prove che ci attendono. E siccome la
partecipazione è la fase propedeutica ad ogni altro coinvolgimento,
è necessario allargare la base di partecipazione.
Per allargare la base, cosa per la quale ovviamente ognuno di noi
deve darsi da fare in proprio mediante una saggia politica di
promozione ed inviti, è inevitabile considerare che un approccio
con un logo che, rigirato come si vuole, di fatto si presenta come
una SVASTICA, può aprire più facilmente delle porte ma chiuderne
pregiudizialmente molte altre.
1
AGOSTO - SETTEMBRE 2004
MENSILE THULE ITALIA
Strategica. Le polemiche a distanza degli
ultimi giorni, sommate a quanto è
similarmente avvenuto in passato con
singoli o forum, dimostrano senza tante
incertezze che siamo in troppi a navigare
nella stessa scarsa acqua, e che prima o poi
si finisce per incocciarsi. Perchè ognuno
vede nel vicino un rivale ed un avversario,
con
cui
contendersi
rabbiosamente
l'attenzione dei frequentatori del web. Non
importa, che alla fine queste visioni siano
del tutto unilaterali (perchè a Thule
ragioniamo diversamente), e che si dica
secondo il vecchio adagio che "per litigare
bisogna essere in due"; quando queste
oggettive difficoltà operative DI TUTTI
tendono al massimo la molla della
sospettosità, dell'accidia e del malanimo,
allora basta un niente per dare fuoco alle
polveri.
E
allora,
o
ci
si
riduce
al
silenzio, rinunciando per quieto vivere
al diritto di esercitare le doverose ed
improcrastinabili analisi critiche in casa
propria, oppure ci si deve rassegnare alla
lite permanente, la quale provoca il sollazzo
dei mediocri e il disgusto delle persone
intelligenti.
Poichè, come abbiamo riscontrato nei fatti,
ultimi quelli dei giorni scorsi, la presenza
della croce uncinata a bracci ricurvi induce
taluni a ritenere che il perno della nostra
presenza ed essenza sia quello di fare
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semplicemente dell'agiografia nazi-fascista
(e già qui siamo al primo equivoco...
nazionalsocialismo e fascismo sono due
cose distinte...), al punto che qualcuno ci
ha definiti
sdegnosamente
"fascisti
rinnegati", quando in Thule mai nessuno si
è definito "comunità di fascisti", beh, allora
direi che siamo andati fin troppo in là con
gli equivoci. Siamo stati messi in non
desiderata concorrenza e relazione con altre
realtà presenti sul web in cui si fa
sostanzialmente della mera agiografia realtà con le quali rigettiamo ogni
somiglianza e parentela, perchè non
vogliamo finire anche noi su un binario
morto - forse perchè evidentemente nella
testa degli altri se non è zuppa, deve essere
pan bagnato, e al contempo rischiamo un
indesiderabile calo della tensione morale dei
partecipanti alla nostra realtà, falsamente
appagati dai simboli facciali della loro
adesione; allora, per tutti questi motivi,
noi intelligentemente
la
"svastica"
cominciamo
a toglierla
proprio
dal
simbolismo di primo impatto. Da oggi,
pertanto, cambia il logo del forum e per
quanto riguarda i siti proseguiremo con la
diversificazione simbolica.
Per significare a tutti, dentro e fuori Thule,
che le identità si costruiscono con l'impegno
e la coerenza, non con la facile
appropriazione indebita di svastiche, fasci e
altri simboli forti, a mo' di coperta di un
sostanziale immobilismo.
1
L'ottagono è una figura simbolica importante, perché indica la transizione dal quadrato al cerchio, ossia
dalla terra al cielo, simboleggia perciò la risurrezione e la rinascita: esso costituisce la pianta dei
battisteri, di molte chiese consacrate al Santo Sepolcro di Cristo e delle cupole romaniche, e si ripete in
maniera quasi ossessiva nel misterioso Castel del Monte, in Puglia, presso Andria. Otto punte hanno le
croci stellate templari e quelle di Malta. Secondo una leggenda fu l'Arcangelo Michele in persona che
ordinò ciò al primo Gran Maestro, Hugues de Payns: "Il vostro simbolo sarà la croce, inserita
nell'ottagono". "L'otto, primo cubo di un numero pari e doppio del primo quadrato, bene esprime la
potenza di Dio". (PLUTARCO). Senza dimenticare anche il significato esoterico – come indicato tra gli altri
da Guenon – dell’ottagono nell’Islam.
2
Le tre rune sono:
Sôwulo
Teiwaz
Îsa
Sul cui significato rimandiamo a www.thule-italia.com/rune.htm
2
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ANNO 59, NUMERO 5-6
(la terra di Thule e la mitica età dell’oro)
I parte
Se si volesse rintracciare nella Tradizione un elemento di assoluta sacralità che accomuni le
forme spirituali dei popoli indoeuropei non si potrebbe trascurare il mitico continente iperboreo
dove, sempre secondo la Tradizione, gli antenati degli indoeuropei vissero quella esistenza in
senso superiore che molti autori classici Greci e Romani chiamano “Età dell’Oro”. Questo
leggendario continente situato all’estremo Nord del mondo era chiamato terra di Thule ed essa
era la patria degli Iperborei, che secondo la leggenda furono dei semi-dei, primi antenati degli
indoeuropei. Da Thule deriverebbe secondo la mitologia Greca, Apollo, divinità solare per
eccellenza e vedremo che la solarità che deriva da Thule non è per nulla casuale. L’età dell’oro
viene descritta, ad esempio da Esiodo e da Virgilio, come un’era in cui i primi uomini vissero
un’esistenza di tipo semi-divino, lontana dalle fatiche del lavoro e consacrata ad una esistenza
rituale, nel senso che specificheremo in seguito, superiore a qualsiasi civiltà umana venuta in
ere successive. La summa delle esperienze che questi iperborei conobbero presso Thule è detta
Tradizione e i germi di quest’ultima sarebbero destinati a risiedere addormentati nel sangue
dei loro discendenti nei secoli successivi, pronti ad essere risvegliati attraverso il rituale
dell’iniziazione. Thule, dopo la fine dell’età dell’oro, diventa irraggiungibile ed introvabile per
chi non è degno di arrivarci e inoltre nelle descrizioni mitiche è spesso rappresentata come una
montagna in mezzo al mare (si parlerà nei prossimi articoli del simbolismo della montagna).
Nelle ere successive a quella dell’oro gli unici che potranno raggiungere Thule saranno i
guerrieri attraverso una morte eroica sul campo di battaglia.
Negli ultimi due secoli queste antiche leggende, che sarebbe una colpa considerare solo tali,
furono esaminate e comparate nelle loro differenti versioni a seconda del ceppo indoeuropeo
che le tramandò. In questo senso hanno lavorato autori come G.Dumezil, R. Guenon e J.
Evola, scandagliando tradizioni e miti spesso degenerati in forme folkloristiche, in tutte le aree
di influenza indoeuropea, riscoprendo analogie linguistiche, culturali e spirituali a tratti
sorprendenti tra cui la succitata “Tradizione Artica” che ruota attorno alla leggendaria Thule, la
terra degli antenati di tutti gli indoeuropei che vista in chiave moderna, potrebbe essere la
“fatherland” di chi oggi, Nobile Europeo, non vuole assoggettarsi all’omologazione della società
mondialista e multirazziale.
R. Guenon oltre a scrivere numerosi libri di stampo tradizionale con riferimento alle leggende
sull’estremo Nord (Il re del mondo, Crisi del mondo moderno) fece conoscere in Europa uno
studioso indiano, Tilak, esperto di antichi testi sacri indù che col suo libro “L’origine artica dei
veda” confermò la tendenza ad una riscoperta della Thule. I veda sono infatti i più antichi testi
sacri indù che riportano la religiosità degli Arii, una popolazione indoeuropea proveniente dal
Nord (quindi dalla pelle bianca) che invase la penisola indiana intorno al 1500 a.c. istituendo il
sistema delle caste, che anticamente significavano “colore”, riferito al colore della pelle,
ponendo ai gradi più bassi gli autoctoni dalla pelle scura e ai gradi più alti (guerrieri e
sacerdoti) gli invasori Arii (vedremo come questa divisione non sia una forma di
discriminazione razziale ma bensì una sistemazione organica in cui ogni casta incarna la
propria funzione in base alle proprie caratteristiche spirituali e materiali, proprie della stirpe di
appartenenza). I veda antichi sono quindi la raccolta della “religio” del popolo Ario, una
religiosità di tipo uranico ed olimpico (che cioè credeva nell’esistenza di divinità che
risiedevano in una realtà posta “fisicamente” al di sopra della terra). Tilak studiando
minuziosamente i Veda ritrovò numerosissime descrizioni di fenomeni celesti che si potevano
rilevare soltanto all’estremo Nord del mondo. Per esempio in alcuni passi si parla di una notte e
di un giorno che durano sei mesi, oppure in altri passi, si parla della posizione di alcune stelle,
come la stella polare ma in posizioni che non sono osservabili in India ma solo al Polo nord (la
stella polare viene infatti descritta nei Veda posizionata nello zenit “come l’asse del mondo”)
oltre che dell’arrivo di un anno il cui inverno dura dieci mesi e la cui estate solo due. Tutte
questi esempi non possono essere casuali e provano che effettivamente gli Arii derivassero
dall’estremo Nord del mondo, dando così una veste più realistica alla leggenda di Thule. Ma
Tilak non si ferma qui e rintraccia analogie di questo genere anche presso la religione Iranica e
presso alcuni filosofi presocratici come Anassimene. Un altro studioso, L. Wirth, compie lo
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stesso tipo di indagine analizzando il “Crepuscolo degli Dei” nordico, il “Ragnarokk”, giungendo
a conclusioni simili a quelle di Tilak e in Italia Renato del Ponte rintraccia un simbolismo Artico
nella religiosità, nelle misurazioni del tempo e nel simbolismo urbano di Roma antica. Si scoprì
quindi che il mitico Ragnarokk nordico presentava, come i Veda, descrizioni di fenomeni celesti
che si possono rilevare solo al Polo ed inoltre descrive, attraverso il mito del crepuscolo degli
Dei l’arrivo dell’ultima glaciazione, ovvero dal nostro punto di vista la fine dell’età dell’oro e
l’abbandono della Terra originaria, che costringerà gli indoeuropei a spostarsi in continuazione
in cerca di terre ospitali . Una di queste è il Lazio, dove la tribù dei Latini fondò Roma antica. E’
interessante notare come anche nella religione delle origini Romana e nel sistema di
misurazione del tempo in vigore nei primissimi periodi emerga un simbolismo polare
stupefacente che sarà oggetto di una trattazione specifica in futuro. Possiamo dire in
conclusione come anche i Romani, in quanto popolazione indoeuropea, presentino
reminiscenze artiche e quindi legate, dal punto di vista mitico e metastorico, all’età dell’oro e al
simbolismo di Thule.
Per concludere possiamo affermare di aver tracciato un inquadramento generale in cui inserire
in futuro una descrizione sui simboli e sui significati della Tradizione indoeuropea affinché essa
ci guidi nell’attuale età di decadenza che stiamo attraversando. Inoltre è importante riscoprire
questo tipo di retroterra tradizionale per ricongiungersi a quelle forme di pensiero che più ci
avvicinano alle nostre radici etniche e conoscitive per ritrovare una visione del mondo che sia
al tempo stesso nuova ma anche antica da contrapporre all’ideologia massificante della
globalizzazione e della società multiculturale e multirazziale che per loro stessa natura
distruggono le realtà preesistenti per poi ricomporle su base esclusivamente economica e
consumistica.
(la terra di Thule e la mitica età dell’oro)
II parte
Nel precedente articolo abbiamo delineato come esistesse presso gli indoeuropei un mito,
quello di Thule, collegato ad una più alta forma di esistenza, che rappresenta il ricordo
trasposto in chiave mitica della patria originaria degli indoeuropei. Ma la forza di un mito trova
sempre una rappresentazione simbolica e in questo caso la simbologia che andiamo prendere
in esame è quanto di più evocativo possa esserci per chi come noi voglia creare un movimento
di vera destra radicale. Questa simbologia è quella dello swastika, del fyrfos, della ruota del
sole e della croce celtica.
Mi rendo conto che gli avvenimenti della prima metà del secolo scorso abbiano messo in
cattiva luce alcune simbologie, come quella dello swastika, che secondo me andrebbero
riproposte nel loro significato originario, così come suggerito dalla Tradizione stessa. Per
quanto riguarda gli altri simboli, come la croce celtica, è utile delinearne il vero significato e la
sua vera collocazione spirituale dopo che agli occhi dell’opinione pubblica essa è stata associata
troppo spesso a fenomeni che con la vera destra tradizionale e radicale nulla hanno a che
spartire.
Allo swastika sono associati da parte di numerose tradizioni alcuni significati di base che
ritengo oltremodo indispensabile esaminare:
•
CENTRALITA’: Il centro dello swastika è la parte più importante di questo simbolo.
Si può pensare ad esso come il popolo Ario stesso.
•
SOLARITA’ Nel centro molti autori collocano la posizione del sole o per lo meno
del principio o motore immobile dell’universo. A mio parere sono gli uncini a
possedere il senso di solarità. Vedremo in seguito perché.
4
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•
PREDESTINAZIONE ALLA NOBILTA’ E AL COMANDO Secondo alcune leggende chi
vede uno swastika in sogno è predestinato al comando. Inoltre il numero di
riferimento dello swastika è il 12+1 ovvero il 13 numero che contraddistingue, e
vedremo perché, il prescelto.
•
FORZA VORTICOSA DI PERENNE RIVOLUZIONE Dal centro si sviluppa una forza
di rotazione che il centro stesso (motore immobile) provoca ma di cui non fa
parte. Vedremo che da questa si può pensare come trasposizione in chiave meta
politica al capo di un popolo che ordina in modo sacro la società che è destinato a
comandare senza però che gli umori e le pulsioni inferiori della massa lo possano
turbare.
Detto ciò bisogna ricollegare la Tradizione e il suo simbolismo alle festività che più di tutte
la rappresentano ovvero i riti ancestrali del solstizio celebrati con l’accensione di un falò sacro.
I solstizi sono due quello d’estate e quello d’inverno. Gli antichi indoeuropei vedevano nel
solstizio d’inverno il momento più tragico nella “vita” del sole poiché la notte era la più lunga
dell’anno e quindi il sole sembrava morire senza mai più rinascere. Dalla festività del solstizio
d’inverno nasce il Natale. Infatti la data del 25 dicembre è la data approssimativa del solstizio
che gli antichi indoeuropei collocavano tra il 21 e il 25 dicembre a seconda del ceppo di
appartenenza (la scarsa precisione è imputabile ovviamente alla mancanza di precisi strumenti
di misurazione). Un esempio su tutti è la nascita di Mitra dio sole della religione iranica che
nasce il 25 dicembre. Anche le usanze dell’albero di Natale e dei doni sono di origine pagana. Il
solstizio d’estate era invece il momento del trionfo e dell’apoteosi del sole. Esso veniva
festeggiato sempre con l’accensione di un falò (pratica che si può facilmente rintracciare nella
festa di S.Giovanni in quel di Torino).
La mia personale teoria sullo Swastika parte dalle origini artiche delle stirpi Arie che avrebbero
dovuto assistere, alle origini della loro esistenza quando abitavano nella regione artica, quindi
dal punto di vista mitico presso la terra di Thule, a fenomeni celesti del tutto particolari come
quello del sole che sembra ruotare, senza mai calare, attorno alla testa dell’osservatore che
sarebbe così al centro del moto di rivoluzione apparente del sole attorno alla terra. Ho assistito
personalmente a questo fenomeno, detto comunemente sole di mezzanotte, in gioventù a capo
Nord in Norvegia in occasione del solstizio di estate. In effetti per un osservatore posto nella
regione artica il sole, in quel momento, sembra girargli attorno compiendo un moto di
rivoluzione apparente. Di qui la mia teoria sul significato dello swastica in cui gli Arii sarebbero
il centro della croce e gli uncini sarebbero le varie fasi del sole nel suo moto di rivoluzione
apparente attorno al polo.
Dalle figura anche se un po’ artigianale, si può appurare come la mia teoria sia facilmente
comprensibile. Nella figura tradizionale seguente si può notare ancora meglio l’adattabilità
della mia tesi.
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Ora mi auguro che il lettore attento possa applicare senza difficoltà allo swastika le
caratteristiche enunciate precedentemente (Solarità, Centralità, Forza vorticosa di perenne
rivoluzione)
Per ciò che riguarda il significato numerico e di predestinazione bisogna ricordare che lo
swastika può essere rappresentato da dodici punti più il punto centrale. Il dodici è un numero il
cui simbolismo sacro si manifesta nel numero dei mesi dell’anno, nel numero dei segni dello
zodiaco, nel numero degli Ansen (gli eroi che siedono accanto a Odino nel Wahlalla), nel
numero delle verghe che compongono il fascio, nel numero degli dei Olimpici, nel numero dei
cavalieri di Re Artù, nella durata del III Reich e infine nella tradizione cristiana, quindi
appartenente a un ciclo già decadente, nel numero degli apostoli.
Il punto centrale, il tredicesimo, è quello che contraddistingue il prescelto e/o l’eletto,
colui che è destinato a compiere più alte imprese. Basti per tutti l’esempio di Parzival il
cavaliere della Tavola Rotonda che sedette nel tredicesimo seggio senza subire disgrazie (al
contrario di coloro che vi si erano seduti in precedenza) dimostrando di essere colui in grado di
cercare il Santo Graal. Il centro dello swastika è il tredicesimo seggio, quindi il punto più
importante in cui si situa il motore immobile, la forza prima della forza di rivoluzione che non
viene però coinvolta dal moto stesso.
Ora si può capire pensando al tredicesimo, cioè all’eletto, la leggenda orientale in cui chi
vede uno swastika fiammeggiante nel cielo durante il sonno, è destinato a comandare.
Lo swastika può essere sostituito da figure leggermente diverse dal punto di vista grafico
ma equivalenti dal punto di vista simbolico. Queste figure sono la ruota del sole, il Tryfos, la
croce uncinata e la croce celtica.
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Nelle figure abbiamo rispettivamente una ruota del sole, una celtica e una croce uncinata. La
croce celtica assume oltre al significato solare anche un significato di collegamento tra mondo
terreno e mondo celeste. Infatti l’asse orizzontale rappresenta il mondo terreno mentre quello
verticale il mondo celeste. Inoltre il simbolismo è doppio in quanto il cerchio è tradizionalmente
un simbolo di divinità mentre la croce un simbolo di materialità. Per finire ricordiamoci che le
croci celtiche venivano scolpite nella pietra e conficcate nella terra creando quindi un asse
simbolico terra cielo così come i menhirs preistorici. Parleremo in seguito dei dati archeologici
legati a questi simboli.
_______________________________________________
Come il simbolismo polare arrivò sino a Noi
III parte
Sino ad oggi abbiamo descritto significati e origini etniche e tradizionali indoeuropee al di fuori
della storia di cui comunemente siamo abituati a parlare. Ovvero l’esperienza di Thule che si
colloca prima dell’inizio della storia stessa (per questo parliamo di riferimento mitico) e delle
manifestazioni della tradizione nell’ evo antico. Ma ora dobbiamo occuparci di come si è passati
dal cosiddetto evo antico al medioevo e quali sconvolgimenti culturali si sono accompagnati a
questi fenomeni.
Con la diffusione del cristianesimo tra le plebi del mondo conosciuto venne a cadere il principio
gerarchico dell’elite pagana soppiantato dalla necessità di abolire qualsiasi differenza tra gli
uomini che è uno dei cardini del cristianesimo delle origini. Il cristianesimo che può sembrare
un movimento tollerante a prima vista nascondeva invece un intollerante senso di rivalsa nei
confronti della cultura che lo aveva preceduto (azzarderei un parallelo col comunismo
sovietico) distruggendo interamente la cultura pagana grazie alla sua capacità di conquistare le
plebi (con discorsi di facile comprensione e di facile utilizzo per i ceti più poveri) e di
sconvolgere il principio aristocratico della superiorità della qualità rispetto al numero (ovvero la
superiorità delle imponenti plebi pelagiche e orientali dell’Urbe rispetto alle aristocrazie
romane, o per lo meno di quel che ne rimaneva dopo le guerre civili).
Contemporaneamente allo sfascio politico, sociale, religioso e quindi culturale della società
romana sotto l’impeto fanatico del cristianesimo ( a cui non riuscì di riuscì di ribellarsi neanche
Giuliano imperatore che volle ristabilire il tradizionalismo pagano) avveniva lo sfascio militare
ad opera delle possenti orde barbariche provenienti dal centro-nord europa. In Italia si
riversarono quindi almeno 500.000 tra goti di varie tribù, sassoni, longobardi, franchi e
assieme a loro numerose altre piccole tribù di origine germanica. Queste che in parte erano
ancora legate al paganesimo o alla eresia Ariana (da non confondersi con la razza Aria o
Ariana), con la sola eccezione dei franchi, ristabilirono in forme grezze le aristocrazie militari e
le divisioni sociali classiche delle società indoeuropee.
Quindi con l’alto medio evo abbiamo un ritorno ad una europa gerarchica il cui ordinamento
verrà riconosciuto dal sistema feudale che ordinerà l’impero carolingio.
Al di là del grande interesse in noi suscitato dall’ordinamento imperiale non possiamo tacere le
stragi che perpetrarono i carolingi sotto la pressione del papato contro chiunque non volesse
abbracciare il cristianesimo abiurando le proprie origini pagane. Ora sono d’obbligo due esempi
dell’influenza papale sui carolingi e gli effetti devastatori da essi causati. Lo sterminio di gran
parte dei Sassoni (compresi donne e bambini) rei di non voler abbandonare Odino e Thor
(Donar) e l’invasione della penisola italiana sempre da parte dei franchi e la conseguente
distruzione del regno longobardo che avrebbe portato l’Italia sotto un unico regno non fosse
stato per la malafede del papato romano.
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Tornando ai nostri argomenti tradizionali possiamo chiederci come e quando il sistema
simbolico polare e artico si camuffò per resistere all’inquisitorio sistema d’intolleranza della
nuova religione dominante (peraltro di chiara origine semita). I simboli come lo swastika e suoi
simili vennero in parte cristianizzati e in parte modificati e inseriti nell’araldica da parte delle
gilde dei disegnatori di araldica. Almeno questa è la teoria, a mio giudizio più che accettabile di
Guido von List e Lanz von Liebenfels. Il primo fu l’autore di numerosi testi neo pagani tra cui
“Il segreto delle Rune” in cui espone chiaramente come lo swastika e altri simboli runici
vengano a far parte dell’araldica europea. In particolare ricordiamo la croce di malta come
l’insieme di due croci uncinate che si contrappongono, la croce dei cavalieri teutonici come due
swastika che si oppongono e di nuovo la croce di altri ordini cavallereschi e religiosi.
E’ possibile rintracciare simboli polari nei rosoni degli edifici religiosi medioevali come ad
esempio il rosone del duomo di Parma. Molto curioso e interessante è a mio giudizio uno studio
approfondito di questi temi e lo consiglio a coloro che sono soliti ammirare araldi o affreschi
medioevali come ad esempio gli affreschi del castello di Issogne in Val D’Aosta dosi possono
notare alcuni degli araldi con “swastika” camuffati simili a quelli descritti da Von List. Come si
vedrà in modo più approfondito nel prossimo articolo “Nero, Bianco e Rosso” le due vie
dell’uomo nobile o se si preferisce Ario sono quelle della religiosità o della guerra santa. Due
vie che corrispondono a mio giudizio a diverse modalità di Trasmutazione alchemica di
passaggio dal nero al bianco o dal nero al rosso. Ciò verrà spiegato meglio in seguito.
Il simbolismo polare è sopravvissuto nonostante tutto ma ora tocca a noi farlo
sopravvivere e soprattutto rinascere nel suo significato originario legato ai solstizi e alla mitica
età dell’oro presso Thule.
Incompreso ai più anche nell’antichità il suo significato era
compreso, anche allora solo dalle èlite (sacerdoti, scaldi, bardi…) e portato come fregio e
simbolo di vittoria dai guerrieri; oggi tutto sembra perso e solo una èlite ancora più ristretta
può comprendere certi significati. Ma questa èlite ha il dovere di preservarsi e preservare il
proprio sapere così coerentemente con i miei principi, ho cercato di preservare tutto ciò
mettendo nero su bianco le mie intuizioni che penso possono interessare anche chi crede di
sapere tutto in materia.
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(Dall’età dell’oro al Kaly-Yuga, l’iniziazione alchemica)
.i. Introduzione
Chiunque avrà pensato una volta almeno nella vita perché molte insegne imperiali o
bandiere inneggianti al Terzo Reich o altre bandiere a sfondo politico (croce celtica nera in
cerco bianco su sfondo rosso) possiedono questi tre colori fondamentali. Io me lo sono
chiesto e ho voluto vederci chiaro.
Dopo “Il simbolismo polare e la Tradizione artica” voglio chiarire anche questo aspetto
cromatico della Tradizione Aria riscoprendo quegli aspetti per così dire “esoterici” (nel senso
che possono essere attualmente capiti da pochi) che stanno dietro a quel che rimane della
civiltà di origine Indoeuropea.
Vista la vastità dell’argomento trattato e la difficoltà di procedere in maniera sistematica
chiedo venia al lettore se sarò costretto ad elencare numerose nozioni nella fase iniziale per
poi spiegarle e riunirle alla fine dell’articolo.
.ii. Nero, Bianco, Rosso nella tradizione
Per iniziare ritengo doveroso ricordare che le iscrizioni su menhir, dolmen e altri monoliti
destinati al culto indoeuropeo, molti dei quali ritrovati in Italia, erano dipinte con questi colori.
In epoca successiva anche alcune insegne dell’impero romano erano nere bianche e rosse.
Ricordo inoltre che in tutte le scuole iniziatiche dell’antichità
le vesti di questi colori
corrispondono ai gradi di iniziazione e soprattutto il rito di investitura di un cavaliere
medioevale (che affonda le proprie radici come ritualità nell’ethos germanico) prevedeva che il
cavaliere si cingesse durante la cerimonia di vesti nere, bianche e rosse a seconda se si
trattava di una fase di purezza (bianco), una fase legata alla morte (nero) o infine una fase
legata al dovere di versare anche il proprio sangue per difendere il proprio signore(rosso).
Inoltre pare che alcuni riti di iniziazione e investitura si svolgessero in prossimità del
solstizio d’estate, del cui significato abbiamo già discusso nel precedente articolo.
Durante il medio evo le famiglie germaniche che spesso giungevano alla consacrazione
imperiale possedevano questi colori nel loro araldo. Anche in Italia alcune famiglie nobili
ebbero questi tre sacri colori come insegna del loro potere. In epoca più recente sotto questi
colori sono sorti il II Reich e il III Reich tedesco.
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.iii. Le quattro età del mondo tradizionale
L’esperienza delle origini Arie che possiamo chiamare Età dell’oro si è conclusa migliaia di
anni fa e attualmente viviamo l’ultimissima delle età: l’età del ferro o Kali-Yuga. Le ere
dell’umanità sono quattro (Oro, Argento, Bronzo e ferro) come anche il numero delle caste di
origine indo-aria (sacerdoti, guerrieri, borghesi e lavoratori) più i senza casta, i paria. Ogni età
e ogni ciclo tradizionale rappresenta una discesa rispetto a quella precedente così come
dall’oro si passa all’argento, al bronzo e al ferro.
Inoltre ogni età è a sua volta suddivisa in quattro cicli che corrispondono per quanto
riguarda la nostra età del ferro alle quattro caste. Ricordo che tutte le società delle origini di
impronta indoeuropea possedevano delle caste: Bramani, guerrieri, borghesi e shudra presso
gli Arii dell’India, Patrizi, Pontefici e Plebei a Roma ma anche a Sparta e presso i Celti, i Liguri,
e i Germani. Questo ordinamento sociale è detto tripartizione della società indoeuropea. Al
concetto base di tripartizione si aggiunge la casta o classe dei borghesi che ha però come ben
sappiamo un ruolo antitradizionale per eccellenza. Inoltre alcune società indoeuropee non
attribuivano alla borghesia una specifica casta (nell’alto medio evo abbiamo soltanto guerrieri,
monaci e lavoratori).
Tornando alla dottrina delle origini quando i discendenti dei mitici iperborei dovettero lasciare
le terre del nord (terra di Thule) per recarsi in varie ondate in territori più ospitali passarono,
almeno dal punto di vista mitico, dall’età dell’oro all’età successiva. Cominciarono quindi a
subire le fatiche del lavoro e le peripezie della vita caduca (c.f.r Esiodo). Cominciò così il ciclo
dell’autorità spirituale dominato dalla costruzione dei templi dal punto di vista architettonico e
dall’autorità e dal rispetto indiscusso per l’autorità spirituale (la casta sacerdotale). In seguito
venne l’era dei guerrieri e della nobiltà non più basata sulla spiritualità ma soprattutto sulla
forza militare (era dominata dalla costruzione di castelli e opere militari) e sulla casta
guerriera. Venne poi una età che di molto differiva- in senso peggiorativo- rispetto alle prime
età, quella dell’avvento al potere della borghesia denominato dagli aspetti puramente
economici e dalle costruzioni degli apparati produttivi e degli edifici commerciali. Infine anche
la casta “oscura e demonica” prese il potere ma non come un popolo, una razza o una stirpe
ordinata bensì come una massa informe di bisognosi “posseduta” da falsi miti e obbediente a
falsi profeti. Schiavo ormai di tutte le sua pulsioni inferiori, rinchiuso dal punto di vista
architettonico in veri e propri alveari di cemento, l’uomo-massa rappresenta la degenerazione
massima con le sue perversioni delle verità, la perdita delle identità e delle differenze e
l’omologazione etnica e culturale. Il Kaly Yuga si presenta nella sua massima bestialità e
informità, un’ era in cui chi rappresenta ancora una qualche forma pura e incontaminata viene
tacciato di eresia e pericolosità rispetto alle posizioni dominanti. I ruoli dell’uomo e della
donna, che paiono in altre epoche ben definiti, sfumano, scompare in alcuni casi addirittura la
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differenza tra i sessi (per giunta teorizzate dalle massime correnti antitradizionali: femminismo
e bolscevismo).
.iv. Basi etniche e sociali nella dottrina delle caste indo arie
Le caste della tradizione indo aria non sono il riflesso di una distinzione economica o
soltanto materiale: sono in realtà il risultato di specifiche qualità spirituali. La casta
sacerdotale e la casta guerriera erano dette, nel loro insieme, Arya, che significa in sanscrito
“nobile”. Dato che il termine sanscrito per casta era “varna”, colore, e gli Arya erano detti i
“bianchi amici degli dei” o descritti dagli altri popoli come “i guerrieri dalla pelle bianca” è
stato desunto, anche attraverso altri importanti studi, che le caste erano un sistema socialeorganico che vedeva come guerrieri e come sacerdoti ( gli Arii appunto) i discendenti di un
popolo indoeuropeo (quindi dalla pelle bianca) che arrivò nell’area indiana intorno al 1500 a.C.
soggiogando e confinando nelle caste inferiori gli autoctoni dalla pelle scura.
Dal termine “Arya”, secondo il ragionamento sopra enunciato deriva quindi il famoso
termine di razza o stirpe “Aria” o “Ariana”.
Ma la semplice discendenza non bastava per essere un “Arya”. Ovvero era necessaria una
iniziazione con la quale un giovane nato da genitori appartenenti alle prime due caste divenisse
pari ai suoi antenati: senza quella iniziazione il giovane sarebbe stato pari ad uno “shudra”
(ovvero un appartenente all’ultima casta detta “oscura”). Quindi l’Ario non è solo colui che è
bianco di pelle ma è colui che attraverso l’iniziazione riscopre in sé l’esperienza atavica della
divinità e la fa rivivere attraverso questa consacrazione per conoscere la divinità così come la
conobbero i suoi antenati durante l’età dell’oro (quando dei e uomini stavano sullo stesso
livello). Quindi risveglia in lui (attraverso l’esperienza del divino) quel nume che già i suoi
antenati avevano conosciuto così da divenire, se il suo sangue lo consente, un vero e proprio
Ariano. Per questo gli Arya erano detti “nati due volte” richiamando appunto la loro doppia
nascita (materiale la prima, spirituale la seconda).
Inoltre gli Arya erano portatori di una “razza dello spirito” ovvero praticavano un culto
Ario e patrizio (simile a quello degli altri popoli indoeuropei) solare e connesso alla “guerra
santa” mentre i popoli “oscuri” delle altre due caste praticavano culti ctoni e talvolta
demoniaci, pervasi dal caos e dalla bestialità, fomentatori del disordine e della promiscuità. Gli
Arii quindi avevano una funzione ordinatrice rispetto ad un sostrato infero: non erano quindi
dei tiranni nel senso moderno del termine.
.v. L’iniziazione alchemica come ritorno all’età dell’oro e come via esoterica
occidentale
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La parola alchimia è di solito associata alla trasmutazione dei metalli meno pregiati in
oro, ad essa poi si lega la figura di un “proto chimico” che in un oscuro antro del suo
laboratorio tenta esperimenti impossibili. Questo aspetto “romantico” e “goticheggiante” della
figura dell’alchimista e quanto mai puerile e privo di fondamento. L’alchimia attraverso una
metafora, la trasmutazione dei metalli in oro, si prefiggeva di purificare l’uomo e di fargli
raggiungere un più alto livello di spiritualità: una spiritualità non altrimenti raggiungibile
nell’era moderna. La fasi dell’alchimia, nella loro formazione spiritualmente più elevata sono
rappresentate dai fatidici colori: NERO, BIANCO, ROSSO.
Vediamo come.
•
FASE AL NERO: Questa è la fase basilare detta anche “morte alchemica” che poco
però ha a che vedere con la morte profana e materiale. Si tratta invece di una
morte degli istinti più bassi dell’uomo, quelli più egoistici che ci portano ad avere
paura, a rinnegare gli ideali per pensare a noi stessi, a lasciarci andare a
comportamenti turpi e degeneri. In una parola la fase al nero significa smetterla
di comportarci come la casta oscura dell’india tradizionale.
•
FASE AL BIANCO: E’ la fase dell’ascesi e della pura spiritualità: non da intendersi
come disprezzo della materialità ma bensì come un “non avere più bisogno della
materia e dei piaceri corporei”. E’ il raggiungimento e la conoscenza dell’essenza
divina, una forma di Teosofia. La ricerca di un tramite con la divinità è un leitmotiv della aristocrazia Aria poiché un detto nordico dice “chi è capo deve essere
ponte”. Di qui il significato di pontefice “facitore del ponte” colui che ricongiunge
dopo la fine dell’età dell’oro l’umanità con la superumanità divina ricostruendo
quel ponte che si è drammaticamente spezzato con la fine dell’età aurea creando
una divisione peraltro non insuperabile tra gli dei e gli uomini.
•
FASE AL ROSSO: E’ la fase eroica per eccellenza, dominata dal colore del sangue,
dalla “Mors Triunphalis” ovvero della morte che deifica e rende immortali.
Pensiamo quindi agli eroi nordici che morendo in battaglia vengono accolti da
Odino nel Walahalla o in tradizioni più tarde ai cavalieri medioevali che morivano
durante una crociata con la speranza di essere accolti in paradiso.
Ritornando alle caste indiane possiamo capire come la casta sacerdotale fosse dominata
dalla fase al bianco mentre quella guerriera dalla fase al rosso. Ambedue però dovevano aver
superato la “demonia” della casta oscura troppo intenta nei propri istinti più terreni per alzare
gli occhi verso le forze celesti.
Ancora più importante è vedere come la trasmutazione del metallo in oro significa il
ripristino dell’età dell’oro e della spiritualità che la contraddistingueva.
Passiamo ora a fare qualche esempio.
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Nel culto celtico di Cernunno (il dio cervo con i piedi piantati nel terreno e le corna
svettanti ne cielo) troviamo un concetto molto simile. Come i nordici “Yggdrasill” (albero secco
della vita) e “colonna di Irninsul” (colonna che sostiene il mondo) Cernunno è l’asse tra la terra
e il cielo (in questo ricorda i menhir). Funge quindi da collegamento di due mondi (così come la
concezione dell’imperatore nel Sacro Romano Impero ghibellino). Con i suoi piedi piantati per
terra ci ricorda gli istinti terreni e inferiori che vanno superati (FASE AL NERO) per raggiungere
la divinità a cui tendono le corna del cervo (FASE AL BIANCO).
Nella leggenda greca di Teseo e del Minotauro dobbiamo registrare il fatto che Teseo
rappresenta la Tradizione che uccidendo il Minotauro nel labirinto uccide i propri istinti
animaleschi e impuri (FASE AL NERO). Non è casuale che in ambienti di purificazione interiore
come chiese e monasteri sia presente il labirinto (come siepe al centro di un chiostro o come
elemento decorativo). Inoltre esistono raffigurazioni del labirinto a forma di Swastika di cui
abbiamo precedentemente parlato.
Nella leggenda di re Artù (nome legato al simbolismo polare secondo Guenon)
quest’ultimo rappresenta il potere guerriero (FASE AL ROSSO) , il bardo Merlino rappresenta il
potere spirituale (FASE AL BIANCO); Avallon è la trasposizione nordico atlantica della terra di
Thule mentre il santo Graal è il mezzo per reintegrare la condizione di età dell’oro. Ci
sarebbero ancora migliaia di corrispondenze in questa leggenda celtico-cristiana ma ritengo
che questa sarà oggetto di una trattazione futura.
Quando ci troviamo di fronte ad un guerriero che uccide un drago ci troviamo in
corrispondenza di numerosissimi significati per la dottrina Aria. Il drago come tutte le creature
elementari e ctonie rappresenta la spiritualità delle stirpi non bianche, dominate dal caos, che
vanno combattute e sconfitte come fecero tutti i popoli indoeuropei; inoltre la sua uccisione
può rappresentare una FASE AL NERO (combattere i propri istinti inferiori) seguita da una
FASE AL ROSSO (rappresentata dal guerriero che mette a repentaglio la sua stessa vita).
Come figure leggendarie dobbiamo pensare a Beoulf (il cui suffisso “ulf” sta per lupo connesso
talvolta a simboli solari) che nella tradizione anglo sassone uccide vari mostri, a
Sigurd/Siegfried (che significa amico della vittoria) che combatte le forze infere per conto di
Odino/Wotan, a Thor (dio protettore dei vichinghi) che con il suo martello Mjollnir distrugge i
giganti elementari che vogliono distruggere l’Asgard (la sede degli Dei vista talvolta come la
Thule) , a Giove che con l’ascia (connessa al fascio littorio) combatte i giganti, a San Giorgio
della tradizione cristiana che uccide il drago e a tanti altri ancora che non ho tempo di
elencare.
Come figura di alchimista in questo senso possiamo vedere Dante nella “Commedia” che
con la sua selva oscura attraversa una FASE AL NERO, e che finirà con il raggiungere nel
paradiso la FASE AL BIANCO, dopo un difficile cammino. Potrei poi citare le varie forme di
metamorfosi della letteratura antica a cui corrispondono vari cambiamenti di fase e infine si
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può rintracciare qualcosa di simile nell’opera di Tolkien ma sono costretto per motivi di spazio
a fermarmi qui.
.vi. La riunione dei due poteri, spirituale e guerriero, nell’imperatore
Tra gli Arii per occupare i posti più alti della gerarchia vi erano due vie (sacerdotale e
guerriera) per raggiungere la pura spiritualità (nella loro massima espressione erano incarnate
perfettamente dall’aristocrazia guerriera e sacerdotale al tempo stesso degli imperatori
romani) : la via che conduce alla divinità attraverso la spiritualità che oggi definiremmo
“religiosa” (FASE AL BIANCO) e la via che conduce alla spiritualità attraverso l’eroismo sul
campo di battaglia (FASE AL ROSSO). Nell’antica Roma i pontefici incarnavano la funzione
sacerdotale e in quanto “facitori del ponte” (nel senso che abbiamo specificato
precedentemente) erano i responsabili di quel ponte che sorgeva sul Tevere e che veniva
costruito senza l’uso di strumenti e componenti di ferro ( il ferro probabilmente richiamava
l’età del ferro e in generale la degradazione ultima rispetto all’età dell’oro). Con Ottaviano
Augusto la funzione di capo sia materiale che spirituale viene a riunirsi nella figura
dell’imperatore che è anche pontefice massimo. Ovvero il corpo “sociale” di tipo tradizionale e
quindi imperiale tendeva a ricongiungersi nella divinità attraverso le varie fasi alchemiche
(nero, bianco, rosso) rappresentate dalle caste. I lavoratori erano l’aspetto tellurico (legato alla
terra e al colore nero), i guerrieri divenivano simili agli dei attraverso la morte eroica (il dono
del proprio sangue, di colore rosso) mentre i “pontefici”, le caste sacerdotali Arie ricostruivano
il ponte che divideva uomini e dei (raggiungendo la purezza del colore bianco). Le due
massime funzioni di questo “organismo sociale” erano incarnate contemporaneamente del
capo, o dall’imperatore che era al tempo stesso pontefice e guerriero, portatore di pace e di
luce ma anche capo supremo degli eserciti. Una concezione simile animava il concetto di
imperatore del Sacro Romano Impero per i ghibellini.
.vii. Il cerchio si chiude
Spero che adesso il lettore possa capire il perché del continuo parlare delle caste indiane
come realizzazione delle fasi alchemiche a loro volta rappresentate dai colori fatidici che ci
eravamo proposti di spiegare. Possiamo così pensare che l’araldo dell’uomo che ritorna allo
stato primordiale di età dell’oro sia NERO, BIANCO e ROSSO coronato magari da un simbolo
solare/polare.
Inoltre si capirà come le quattro ere di cui parlavo all’inizio fossero varie fasi discendenti
e di contro iniziazione: passaggio dall’oro al ferro, dalla casta sacerdotale ai demoni della vita
estenuata, dalla FASE AL BIANCO alla FASE AL NERO.
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Spero che si possa capire l’esigenza posta in essere dal sapere tradizionale che chi
comanda (gli Arii) debbano aver superato l’abbandono del puro istinto che è di per sé
egoistico poiché per comandare bisogna prima di tutto essere in grado di comandare se stessi.
Inoltre la FASE AL ROSSO fa si che una parte di chi comanda sia disposto a versare il proprio
sangue per un ideale superiore ( i cavalieri medioevali ad esempio) e che la struttura sociale
così delineata non è una forma di tirannia ma una figura piramidale che si ricongiunge nella
divinità magari con la figura dell’imperatore come rappresentante di entrambi i poteri e di tutte
le fasi (NERA, BIANCA, ROSSA).
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di Janus77
In diverse occasioni abbiamo letto e sentito
analisi sulla Tradizione Primordiale e sul suo
dispiegarsi, partendo dal Polo originario,
per le più diverse zone geografiche del
pianeta, forgiando e creando tradizioni
secondarie a sua immagine e somiglianza,
traslando in esse dottrine, simboli e miti,
adattandosi all’inevitabile involuzione delle
ere ed alle diverse popolazioni incontrate.
Ogni qualvolta lo sguardo dello studioso si è
posato sulla radice prima delle varie
manifestazioni tradizionali, esso, di solito, è
stato fugace e poco attento, sempre intento
nella ricerca di quei rapporti dinamici che
ne hanno caratterizzato la fase successiva e
regressiva, cioè le varie migrazioni dei
popoli indoeuropei e i susseguenti centri
iniziatici secondari che con essi si sono
venuti a formare. La nostra prospettiva di
studio in questo scritto sarà, pertanto,
totalmente diversa e si caratterizzerà per la
sua determinata e voluta staticità: non
approfondiremo la Patria Originaria tramite
ciò che il tempo ed il fato hanno modificato,
ma cercando di svelare i significati
essenziali e costitutivi del propria esistenza
archetipale. La dottrina dei cicli cosmici con
i suoi vari riferimenti e la sua esposizione
esiodea o indù è conosciuta, almeno lo
speriamo, ed in essa ritroviamo la nozione
di
Manvantara
ovvero
di
ciclo
di
manifestazione, il quale si compone di
quattro periodi o ere (yuga in sanscrito) che
si susseguono in maniera esponenzialmente
regressiva, al cui inizio, nell’Età dell’Oro, nel
Satya-yuga, ritroviamo la rivelazione, da
parte di Manu, il Legislatore Primordiale, del
Logos, del Dharma, della Verità Archetipa:
rammentiamo come nella tradizione indù, il
Manu
del
presente
Manvantara
sia
Satyavrata, che significa letteralmente
“votato alla Verità”; preso successivamente
il nome di Vaivaswata, dopo l’apparizione di
Vishnu, egli porta agli uomini il Veda, la
Conoscenza
Sacra.
La
localizzazione
esoterica di tale “visione” è determinata sul
simbolico monte Mèru, cioè l’axis mundi
intorno al quale si compiono le rivoluzioni
del nostro mondo, la cui designazione è
molto vicina alla simbologia del Polo Nord, il
Qutb dell’esoterismo islamico, lì dove sono
poste le “sette terre” o i regni dei “sette re
d’Edom” nella Kabbala ebraica, cioè nella
“Terra dei Viventi”, nel centro primordiale,
nella “terra del Graal”, a Thule. Il ricordo
che
il
Centro
Supremo
Primordiale
rappresentasse ciò che comunemente
s’intende per Paradiso terrestre è un ricorso
comune in tutte le tradizioni; infatti,
denominazioni come il sanscrito Paradesha,
il Pardes dei Caldei, la Tula dei Toltechi o
altri appellativi come “Terra dei Viventi”, si
riferiscono tutti alla leggendaria isola bianca
di Ogigia, dimora d’immortalità, dove
l’uomo viveva nel suo puro stato edenico.
Importante a tal punto è evidenziare come
suddetta condizione ontologica umana sia
direttamente collegata al carattere polare e
solare che ha sempre caratterizzato questa
localizzazione mitica. Si ricordi come
simbolicamente l’isola, come spesso è stata
descritta Thule, sia in direttissimo rapporto
il
Polo
e
come
tale
assialità
sia
perfettamente espressa dal simbolo dello
swastika, sul quale sarà conveniente
esprimere qualche considerazione. Tale
simbolo, che spesso è stato associato
erroneamente
e
limitatamente
a
determinate
tradizioni,
ha
un’origine
tipicamente iperborea e proprio tale
appartenenza, per le migrazioni di questo
popolo in Oriente quanto in Occidente, a
Nord come a Sud, ha permesso il suo
ritrovamento nelle vestigia di antiche civiltà
di
luoghi
geograficamente
lontani:
dall’America
Centrale
all’India,
dal
Nordafrica alla California,…Di esso si
possono analizzare due aspetti essenziali:
un aspetto polare ed un solare. Al primo
aspetto abbiamo già accennato all’inizio
quando parlavamo del Polo, ma sarà bene
evidenziare ancora come il suo significato
sia
associabile
all’aristotelico
motore
immobile, ad un Centro che imprime
movimento, “l’Attività del Cielo”, la funzione
vivificante
del
Principio
in
rapporto
all’ordine cosmico: a differenza della rotella
celtica, con una circonferenza completa ed
una croce, lo swastika è raffigurato solo
dalle linee aggiunte alle estremità dei bracci
della croce stessa; infatti, tali bracci
segnano solo il percorso della circonferenza,
simbolo del Mondo, senza formarla,
esplicitando il suo valore d’orientamento
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assiale e centrale. Tutto ciò va a
confermare
la
perfetta
identità
tra
l’elemento polare e quello d’origine del
ceppo iperboreo, la cui spiritualità ha
rappresentato
l’elemento
fondante
e
primordiale delle più grandi civiltà della
storia. Altro simbolo noto che si accosta al
Regnum Primordiale, insieme allo swastika,
è quello del cinghiale bianco – Thule viene
anche denominata “terra del cinghiale” -,
stesso colore identificativo dei
bramhana e corrispondente ad
una costellazione di preciso
riferimento
polare,
assiale,
centrale. E’ al sapta-riksha che
facciamo riferimento, il nome più
consueto dell’Orsa Maggiore, che
identificava la dimora simbolica
dei sette Rishi, i sette illuminati
che ebbero la visione della
Sapienza ancestrale. Segnaliamo,
poi, come tra i vari significati del
termine sanscrito riksha vi sia
anche quello di “luce” e come
“Terra del Sole” sia l’ennesima
denominazione della mitica terra
di
cui
trattiamo:
secondo
Giuseppe, la capitale della Siria
Primitiva era Eliopoli, la “città del
Sole”. Sempre rimanendo sulla
stessa traccia d’analisi, non
possiamo non evidenziare come
la
sede
primordiale
degli
Iperborei
sia
intesa
nella
tradizione indo-iranica come l’airya-waejo,
la patria tanto dell’onore solare, hvareno,
quanto del re Yima, il “radioso, ricco di
onore, colui tra gli uomini che è simile al
Sole”. Sempre nella stessa tradizione la
Patria Primitiva viene identificata, come
nella classicità per Ogigia, con un’isola
bianca dell’estremo nord, cveta-dvìpa, “in
cui arde in ogni direzione un grande fuoco
sfolgorante”, “a sole nomen habens”. Ad
essa è stato sempre connesso il culto solare
di Apollo, come numen della Luce, del Sacro
Fuoco, come si è manifesto Mithra nella
tradizione
indo-iranica,
e
la
sua
denominazione “delfica” non è casuale, se
si analizzano le relazioni simboliche tra il
delfino ed il mito di Salvatore dalle acque
attribuito a Manu, a Vaivaswata. Il culto
indoeuropeo del Fuoco, della Luce si
manifesta in tutta la sua grandiosità, a
testimonianza della “forza regale” che
glorificava i signori della razza primordiale,
come il fuoco fluido anshù nella regalità del
primo Egitto. E’ l’idea della divina stabilità
che in questa occasione emerge, della stella
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polare intorno alla quale girano tutte le
restanti stelle e, quindi, per la diretta
corrispondenza
tra
microcosmo
e
macrocosmico,
la
sede
ove
alchemicamente, nell’interiorità umana, lo
Zolfo primeggia sul Mercurio ed il Sale, cioè
vi è la giusta gerarchia spirituale tra noùs,
psyche e soma: la scomparsa della terra
leggendaria e del suo popolo può significare
solo la trasmutazione nell’immanifestato,
nell’invisibile; infatti, secondo Esiodo, la
divina stirpe sovravviverebbe “invisibile”,
come guardiana degli uomini e per
conservare
la
spiritualità
non-umana.
Riteniamo certe precisazioni di estrema
importanza, perché, come sempre accade
quando si discerne di Tradizione, il
riferimento ad un simbolo, ad un mito ne
comporta sempre diversi a realtà simili e
corrispondenti: è facilmente comprensibile,
perciò, che il nostro scrivere non è
indirizzato solamente ad un entità storicogeografica, che i più hanno identificato con
l’Artide o con la Groenlandia, rifacendosi
alle saghe nordiche che designano l’Asgard,
la sede delle divinità, appunto come “isola
verde” (nome poi traslato dai mitici Tuatha
dè Danann all’Irlanda), se anche Pindaro
affermò che la terra degli Iperborei “non
può essere trovata né per mare né per
terra” e Liezi, parlando delle meravigliose
regioni artiche, che “non vi si può andare
né con nave, né con carro, ma solo il volo
dello spirito le si raggiunge”. A tal punto è
nostra intenzione evidenziare come il
riferimento al suddetto status ontologico
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primordiale lo si possa rinvenire in alcuni
elementi della tradizione romana, che
spesso è stata definita “una restaurazione
dell’Età dell’Oro”. Inizialmente si noti la
stretta identità del termine Satya del primo
periodo d’umanità col nome di Saturno,
appunto il “reggente dell’età dell’oro”, che
secondo il mito viene accolto nel Lazio da
Iano Patri. Inoltre, si approfondisca il
simbolismo dell’ascia bipenne, di origine
iperborea e parte essenziale del Fascio
Romano: evidenzieremo solamente come le
due lame separate da un’asse verticale
rappresentino la condizione spirituale della
non-dualità, appunto quella edenicità degli
abitanti di Thule, potendo paragonare tale
arma al Vajra, che in sanscrito significa sia
folgore che diamante, ciò volendo indicare
l’essenza
purissima,
luminosa,
indistruttibile, prima e ultima di tutte le
cose, che squarcia i vincoli delle Forme e
dei Ritmi, per ricondurre l’uomo nel divino
Silenzio. Infine, riportiamo il verso con cui il
poeta latino Virgilio immortalava nella storia
non solo le grandezze del principato di
Augusto ma anche la storia di Thule: " Tibi
serviat ultima Thyle". Fondamentale, a
conclusione del nostro scritto, è sgombrare
il campo da arbitrarie interpretazioni, nate
soprattutto negli ambienti neospiritualisti ed
in ingenui autori come Hermann Wirth, sulla
presunta identità tra la sede originaria della
Tradizione primordiale ed Atlantide, che
altro non è che un centro speculare e
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secondario del Centro Supremo:”Bisogna
distinguere la Tula atlantica (luogo d’origine
dei
Toltechi,
probabilmente
situata
nell’Atlantide settentrionale) dalla Tula
iperborea; in realtà è quest’ultima che
rappresenta il centro primo e supremo per
l’intero Manvantara attuale; essa fu l’ “isola
sacra” per eccellenza, e la sua posizione,
all’origine, era letteralmente polare. Tutte
le altre “isole sacre”, designate dovunque
con nomi dal significato identico, furono
soltanto
delle
immagini
della
Tula
iperborea, e questo vale anche per il centro
spirituale della tradizione atlantica, che
regge soltanto un ciclo storico secondario,
subordinato
al
Manvantara”(Guénon).
Concludiamo questo nostro breve ma,
speriamo, esauriente scritto con una
riflessione strettamente personale: lo studio
del simbolismo tradizionale e della dottrina
rimangono sempre pura e sterile istruzione
accademica ed intelletualistica se l’impulso
all’approfondimento, la passione per il
dettaglio terminologico o linguistico non
procedono da quella “regione del nostro
corpo e del nostro spirito” che è il Cuore;
senza “l’attività cardiaca”, trattare del
mistero di Thule comporterebbe lo stesso
sforzo intellettivo di leggere un normale
giornaletto da fanciulli. Cosa vogliono
intendere le nostre parole? Nel cammino di
un combattente del Fronte della Tradizione
è uno l’elemento essenziale, oltre la
dottrina, la Prassi!
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MENSILE THULE ITALIA
Quanto sono belle le immagini storiche
della Germania, quando con un volo aereo
potevi essere certo di sorvolare la “Terra
della libertà”, la “Terra dei prescelti”.
La storia degli eletti, dei consapevoli della
propria grandezza e superiorità rispetto alla
gran massa delle persone allo sbando di
una quotidianità senza spiegazioni, di una
propensione di molti all’accumulazione del
denaro e delle ricchezze senza dignità né
orgoglio, passa attraverso varie figure e
personalità di spicco. Di certo la divinità ha
parlato ai suoi figli, gli ariani, sia essa Thor,
Dio, Allah o Javé, sempre la fonte della vita
nel cosmo e della verità ha consentito ai
suoi di esserne illuminati e redenti.
Siddharta-Buddha
nacque
da
madre
veggente
e
ottenne
l’illuminazione
attraverso la meditazione, diventando
maestro. I suoi insegnamenti influenzarono
anche l’Induismo. Il Profeta Muhammad
ebbe la legge di Allah dall’Arcangelo
Gabriele e il Corano fu scritto per le sue
genti. Lo stesso Mosé l’egiziano fu
contattato dalla divinità che gli dettò le
regole della vita e lo assistette sempre per
guidare il suo popolo verso la Terra
promessa, verso la propria libertà, lì dove
spesso i duri di cervice e i non vedenti
prevalevano e lo mettevano in difficoltà,
trovandosi quindi egli spesso a conoscere la
via giusta per il suo popolo ma in una
posizione di inferiorità e nell’impossibilità di
prevalere.
Gesù Cristo operava miracoli e guarigioni in
continuazione, tutti sapevano. Inoltre
insegnava ciò che aveva ricevuto come
percezione
consapevole
del
reale
e
ammoniva da vero profeta, non le masse
ma i signori dirigenti del Tempio,
affermando anche: “Date a Cesare quello
che è di Cesare”. Per il popolo era richiesta
la fede in Lui per la salvezza. Disprezzo per
le ricchezze e amore fra le persone e per il
Generatore della vita erano le indicazioni
base. Indicazioni che avrebbero dovuto
diventare il documento di riconoscimento
dei figli superiori del Dio vero.
Inoltre vi sono entità meno importanti che
nel corso dei secoli hanno avuto la funzione
di portatori di notizie e di indicazioni
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operative per gli uomini: gli angeli, gli
spiriti della natura e degli uomini defunti. A
metà strada fra gli angeli e gli uomini vi
sono gli extraterrestri delle nostre origini
ariane terrestri.
L’uomo illuminato, il profeta per questi
tempi, l’Uomo sole di germanica origine è
colui il quale è protagonista di questo
dialogo con la divinità; è anche colui il
quale ha il dovere di divulgare la sua
conoscenza e di guidare quindi i popoli lì
dove ragioni di bottega o di mera
contabilità disorientano e portano a fare ciò
che non va fatto e a non fare ciò che
andrebbe fatto. L’uomo-luce è contattato fin
da bambino e a volte anche prima di
nascere e diviene così vero prescelto per
quel tempo. E’ medium e veggente e ha le
informazioni per il suo popolo e quindi va
tutelato, ascoltato e gli si deve conferire la
giusta dignità umana. Non deve quindi
essere perseguitato o deriso, pena la
sciagura per quel popolo, per quella città.
Dall’Induismo noi acquisiamo il metodo
spirituale per giungere ad ottenere queste
capacità e persino a potenziarle. Il
Pranayama, la respirazione, unita alle
âsana,
le
posizioni
dell’Atha-yoga,
consentono al Prana, l’energia vitale di
entrare in noi e di lavorare nel corso del
tempo, operando quei cambiamenti che
sono necessari per giungere ad essere
capaci di percepire la volontà-di-Dio e la
voce degli dei, unitamente alle immagini del
reale. Bisognerebbe che lo yoga fosse
insegnato anche nelle scuole per educare i
giovani a prepararsi al senso della vita.
C’è chi non riesce o chi ha una volontà
debole e si perde spesso nell’area materiale
della vita. C’è soprattutto chi ha bisogno di
vivere uno spazio materiale, pena lo stare
male. Quindi non va mai perso di vista il
corpo con le sue esigenze e necessità,
anche perché pare proprio che chi più è
sensitivo-veggente, più ha bisogno di una
sana e piena sessualità.
Ancora oltre, si potrà così utilmente avere
un rapporto con le vicende della storia
visualizzando personaggi ed eventi storici,
riuscendo ad essere presenti, pur lontani
nel tempo e nello spazio. Ma ancora di più
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MENSILE THULE ITALIA
si potrà guidare il proprio popolo verso un
avvenire felice di giustizia e di amore. In
riferimento a tale missione nasce quindi
l’esigenza di unirsi e di organizzarsi in modo
da
costruire
un’organizzazione
seria,
affidabile ed efficiente, primo riferimento
per uno Stato sovranazionale giusto ed
equo, volto al sociale e al progresso dei
singoli popoli nel loro territorio, sapendo
valorizzarne cultura e ragioni. Dovremo
quindi istituire anche corsi di studio volti a
tal fine.
Quindi non è sbagliata l’idea di un
federalismo
planetario
dove
siano
giustamente rappresentate le espressioni di
tutti i popoli e dove chi comanda può pure
rimanere chi sia (anche se noi abbiamo il
nostro metodo di scelta), ma dove non si
può prescindere dal ruolo delle vere guide
ariane per i nostri tempi. Non c’è tempo da
perdere, segnali di ammonimento ci fanno
pensare che la catastrofe è ormai
imminente se non si corre subito ai ripari,
correggendo gli errori di omissione e di
ANNO 59, NUMERO 5-6
persecuzione dei giusti, di elusione e
disprezzo del ruolo delle vere guide e di loro
stesse, compiuti dai dirigenti statali
mondiali attuali. E non si tratta di portarli in
televisione a fare cabaret, ma di dare loro
(cioè a noi), la possibilità di esercitare il
proprio lavoro e conferire loro una giusta
considerazione umana, sociale, politica ed
economica. Una vera guida quindi non può
e non deve essere messa in condizione di
scannarsi con gli altri per conquistarsi un
pezzo di pane che non gli verrà comunque
dato. Non è dignitoso! Sappiamo bene che
ogni persona ha suoi limiti ben precisi, ma
anche determinate virtù, va vista e presa
quindi nel suo insieme ed in tutti i suoi lati.
Venga dunque il mondo della giustizia e
della forza, insieme alla vera pace, lì dove
non
comanderanno
più
i
ciechi,
i
rubagalline e i truffatori.
ALAIN
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MENSILE THULE ITALIA
Sono tempi molto difficili, per chi non vuole
vivere nel proprio particolare aspettando
passivamente il destino, ma giocando
invece un ruolo attivo. La confusa
percezione dell’incombenza di fatti
importanti, decisivi, si unisce alla
sgradevole sensazione di un tempo troppo
breve per muoversi, per organizzarsi, per
farsi trovare preparati dagli eventi.
Abbiamo vissuto, è bene dircelo e
prenderne atto, una confortevole Era di
Mezzo nella quale ci siamo cullati per mezzo
secolo, Era di guerre che è riuscita a
spacciarsi per Era della Pace Definitiva, Era
del Progresso in cui abbiamo inferto colpi
mortali al nostro pianeta; un’Era che,
percepiamo, sta finendo e i dadi vengono
nuovamente gettati sul tavolo per ridefinire
vincenti e perdenti. Millenaristi di ogni sorta
si scatenano, danzando come corvi sulle
nostre teste, legittimati dal marasma
generale a proporre nuovamente le loro
profezie e le conseguenti vie di salvezza; e
ognuno di noi, col fardello della propria fede
in spalla, attende gli eventi chiedendosi se
essa sarà sufficiente a salvarlo. E chi una
fede non ce l’ha, comunque si attende una
resa dei conti finale tra Poteri Occulti per la
spartizione finale delle risorse del pianeta,
che santifichi perfezionandolo quel principio
d’iniquità che finora ci ha visti
avvantaggiati, in quanto sudditi di una
provincia dell’Impero, ma che presto,
montando la penuria di risorse naturali,
potrebbe lasciare il posto ad un
indiscriminato cannibalismo economico.
Non è iniziata ancora l’epoca dei falsi
profeti, del misticismo salvifico a buon
mercato, del “si salvi chi può”, ma è certo
che i fenomeni degenerativi si
manifesteranno con impressionante
virulenza, secondo quelle logiche che ben
conosciamo associate ai periodi di pesante
torbido sociale e politico.
Di fronte a queste prospettive certamente
non esaltanti, che non ci compete ed anzi ci
dispiacerebbe esemplificare in questa sede,
assistiamo, come purtroppo prevedibile e
naturale, ad un fenomeno di estraniazione e
di rimozione della realtà che assume i
ANNO 59, NUMERO 5-6
grotteschi connotati di una narcosi
collettiva. Fenomeno esaltato e giubilato da
un contesto, quello estivo, che è da sempre
il palcoscenico naturale per il cretinismo di
massa e per il culto dell’effimero, ma di
questi tempi assume i connotati di un
lugubre scenario. Pertanto non ci devono
stupire più di tanto le esasperazioni nei riti
dell’esodo di massa, le trasgressioni a tutti i
costi, le morti inutili, il telecretinismo spinto
agli eccessi, il clima da “party” permanente
come se vivessimo veramente le situazioni
di uno spot della telefonia mobile; sono
semplicemente le ovvie manifestazioni di
un’incapacità ad affrontare la realtà, che si
traducono nel netto ed ostinato rifiuto di
questa. Rifiuto che, badiamo bene, può
spingersi a forme di reazione scomposta se
si insiste troppo a sollecitare la presa di
coscienza di chi cosciente non vuole essere.
Pertanto, chi come noi lavora onestamente
per coagulare le forze sane della società
intorno a progetti di aggregazione e di
partecipazione attiva per la sopravvivenza
morale e spirituale del Paese, dovrà
affrontare questa situazione come una
formidabile opportunità per scremare i
soggetti su cui si può intervenire con
possibilità di successo, da quelli su cui
l’intervento per suonare la sveglia è
purtroppo inutile.
Siamo all’interno di una lunga estate, estate
che molti cercheranno di prolungare ben al
di là della sua naturale componente
climatica (già essa significativamente
stravolta), come esorcismo nei confronti del
futuro, per tentare vanamente di spostare
in avanti l’orizzonte degli eventi. Un’estate
che quindi sarà in definitiva per voi un
periodo di duro impegno, per non perdere
le posizioni acquisite precedentemente allo
scatenarsi del cretismo di massa, ma anzi
ampliare il vostro raggio d’azione.
A voi tutti, pertanto, anzichè l’augurio di
buone ferie, i miei migliori auguri di buon
lavoro.
Controcultura
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MENSILE THULE ITALIA
In Occidente si ha ormai la tendenza a
percepire delle influenze provenienti dalle
alte sfere sulla politica internazionale.Ad un
occhio non superficiale non può sfuggire
come; lo smantellamento progressivo del
tessuto sociale,la fornitura di manodopera a
basso costo tramite un'immigrazioone
incontollata o comunque con maglie molto
penetrabili,ma anche la sempre maggior
specializzazione dell'istruzione;corrisponda
a delle logiche comuni. Anche le continue
aggressioni nelle zone di fonti combustibili
fossili,fanno ormai ritenere plausibile la
presenza di interessi superiori,dietro le
parole democrazia e libertà.Questo sarebbe
già chiaro da un pezzo,credo,se pensassimo
alla strategia Atlantica in maniera
altrettanto globale.
Quello che ci frega invece è una visione
manichea,imposta,diciamo insita,nella
democrazia.E parlo appunto della dicotomia
destra/sinistra.
Retaggio della rivoluzione industriale,questo
modusvivendi,ormai condiziona
profondamente la vita dell'uomo moderno.
Ecco allora che si inaspriscono le acredini e
si dispongono fazioni l'una contro l'altra;e
noi,popolo bue,che ci schieriamo a fianco
dell'uno o dell'altro alla ricerca di
ANNO 59, NUMERO 5-6
un'identità, di un gruppo coeso che ci
rappresenti.
Soprattutto in Italia, terra vissuta dalla
caduta dell'Impero Romano tra continui
particolarismi e cambi di bandiera, il gioco
si fa più serrato che mai e l'Italiano può
esprimere tutto il suo essre tifoso.E sì
perchè,per quanto Patria di fini pensatori,la
nostra indole non si esurisce allo stadio,per
una squadra di calcio,ma si riperquote
spesso anche in politica.
E allora, ecco la fiducia per i tradizionali
partiti che abbiamo sempre votato,
confermata di volta in volta ,nonostante le
capriole pirotecniche
da loro effettuate sui loro programmi
iniziali.Non guardiamo più al
prodotto,compriamo a scatola chiusa.
Questo ormai è constatabile in tutti i campi
e le persone più furbe se ne sono accorte
già da tempo.Ecco allora aumentare gli
specchietti per le allodole,le frasi ad effetto
senza contenuto,i proclami altisonanti e
l'ostentazione esponenziale dell'opulenza.
E,sotto,il popolo,ammirato,vede solo la
facciata che risplende e non si accorge
che,all'interno e nelle fondanenta, è tutto
marcio.
Achille
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MENSILE THULE ITALIA
ANNO 59, NUMERO 5-6
"CIO'CHE DI TRADIZIONALE SI TROVA NEL CATTOLICESIMO, NON è CRISTIANO,E CIO'
CHE VI SI TROVA DI CRISTIANO, NON E' TRADIZONALE" Julius Evola
"IL CRISTIANESIMO E' STATO IL BOLSCEVISMO DELL'ANTICHITA'" Adolf Hitler
La
Sovversione,
la
Modernità,
l'Antitradizione,si afferma in europa prima
della
rivoluzione
francese,prima
della
rivoluzione industriale, prima di quella
marxista, essa nasce con il cristianesimo
Paolino.
Nei tempi precristiani si viveva nel mondo
della Tradizione: la Sacralità del potere, la
Gerarchia,(da ieros),l'organicità erano fermi
valori
cardini
dell'esistenza
dell'uomo
bianco.
Essi non venivano imposti, ma nascevano
dalla volontà irrazionale del sangue. Erano i
valori del Sangue e del Suolo, si difendeva
per prima cosa la stirpe, la Razza.
I popoli Germani,maestri della storia,furono
da sempre legati al proprio sangue, ossia
alla loro ascendenza e discendenza, al suo
senso mistico, metafisico, non-razionale, vi
avevano una venerazione religiosa. Era
sacra la rassomiglianza tra padre e figlio. Il
PATER FAMILIAS romano era il custode
della discendenza, permetteva che il
sangue scorresse nel tempo. Gli dei erano
coloro che lottavano a fianco di un popolo
per la sua vittoria. Venivano rappresentati
con caratteri etnici ben evidenti che erano
quelli considerati più belli dai loro fedeli, e
questo permetteva di distinguerli dalle
divinità straniere o dei popoli sottomessi. Al
proposito si veda il popolo Dorico. Quella di
allora era insomma una religiosità razziale.
Per cui la religione di una razza non poteva
essere quella di un altra,non esisteva
l'universalismo religioso quindi non vi
poteva essere l'intolleranza. Era un
rapporto diretto con le divinità nella vita
quotidiana, nell'eterno ciclo della natura,nel
quale l'uomo era componente attivo.
La Sovversione è la distruzione della
Tradizione, la principale caratteristica è
quella di negare il concetto metafisico di
razza, questa è la prerogativa base del
cristianesimo di Saul-paolo.Esso fu il primo
a divulgarlo e quella dottrina fu la prima a
svegliare il caos in europa.Questa è la
Modernità,
rifiutata
dagli
uomini
Differenziati.
"Nell'ordine gerarchico che va dall'Essere
alle specie, alle stirpi, agli individui-come
ciò che ha maggior valore a ciò che ne ha
meno-l'individuo è l'inessenziale",ci dice
Freda, "L'appartenenza alla comunità dovrà
suscitarci la serena sicurezza che il nostro
rilievo impersonale,nell'adempiere la nostra
missione,sta nell'essere fungibili,mentre il
nostro orgoglio individuale consiste nel
dimostrarsi
funzionali":Un
concetto
totalmente estraneo al cristianesimo, anzi,
esso ha fatto di tutto perchè si cancellasse
la visione della persona appartenente alla
COMUNITA' DI SANGUE,ormai totalmente
scomparso.
La visione razzista dell'esistenza è stata
cancellata dall'universalismo religioso quindi
etnico, nato con esso e propagatosi in
seguito sotto diversa forma. L'uguaglianza,
la negazione delle diverse nature umane,
negazione della gerarchia, tradottasi in
demolizione delle caste, e nell'erezione di
muri sociali!. La guida da parte di una elite
aristocratica, viene sostituita
dal dominio di un unica casta sacerdotale
su un unica umanità appiatita che smette di
essere diversificata.Questa diversificazione
è un diretto grado che va dall'essere
all'individuo, in questo senso si è espressa
la tradizione sul piano sociale.
Ecco
come
il
cristianesimo
è
antitradizionale, esso fu il demolitore del
mito, sostituito dal dogma e con esso nasce
il caos etnico. Seguiranno dall'affermazione
della chiesa secoli di intolleranza e
massacri, guerre fratricide, genocidi e
crimini che in gran parte ancora non si
conoscono completamente, ciò è stato fatto
dalla "religione dell'umanità",che ha abolito
la libertà dei popoli per creare "l'uomo
massa", lo stesso tipo di "uomo" voluto
secoli
dopo da una dottrina altrettanto intollerante
e folle, il marxismo.
AVATAR
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MENSILE THULE ITALIA
ANNO 59, NUMERO 5-6
di Alchemica
Il compito decisivo e centrale che darà un
significato alla nostra lotta è quello di
arrivare a formare una nuova aristocrazia
dell’ anima. Più specificatamente, non a
creare ex nihilo tale aristocrazia, cosa
questa impensabile, ma a fornire il rifugio e
la base nella quale rafforzarsi per poi
spiccare il volo a coloro i quali abbiano già e
conservino orgogliosamente una tale
disposizione.
Emerge chiaramente che solo chi ha già in
se il grano d’ oro della rigenerazione, che
sarà a un tempo spirituale e politica, possa
far parte di questo disegno.
Aristocrazia dell’ anima significa volontà
purificata nel fuoco del sacrificio. Alcuni
segni rivelatori di una tale vocazione sono il
disprezzo per l’ attuale sistema democratico
occidentale e per le sue dirette
conseguenze nei costumi del popolo, la
ripugnanza per il materialismo ateo e le
dottrine plebee e umaniste, il disprezzo per
l’ economia assurta a giudice incontrastato
dello Stato, per l’ individualismo egoistico, il
rispetto per la natura e l’ ecosistema, l’
amore per la verità, una condotta di vita
morigerata, la coerenza interiore.
Lungo è sicuramente il cammino per
arrivare a formare una vera elite di valore
ma questa causa è senza dubbio impellente
e da abbracciare senza remore. Il futuro
Ordine d’ Europa dovrà essere unito nelle
fondamenta da un tipo umano trasparente,
solare, assolutamente luminoso. Si
richiederà ai futuri camerati un impegno
radicale che li ponga a un bivio: scegliere
se continuare con la propria esistenza
regolare o tagliare ogni legame con essa il
che equivarrà simbolicamente a morire alla
società odierna per rinascere al punto zero
di una nuova società.
All’ interno dell’ Ordine dovrà vigere la
gerarchia, la responsabilizzazione massima,
il giuramento difronte a Dio. Essere condotti
davanti alla bandiera dell’ Ordine sarà come
essere condotti di fronte a uno specchio. E’
con se stessi in primo luogo che si prende l’
impegno sacro di costruire un’ esistenza
diversa, superiore. Una volta stabiliti i
confini dell’ impegno personale e prese in
esame le proprie motivazioni il camerata
deve divenire un elemento essenziale dell’
Ordine, un atomo cosciente e senziente all’
interno di un meraviglioso organismo. Nel
rispetto delle regole egli riconoscerà una
più alta libertà, quella di chi ha assunto
volontariamente il difficile compito di essere
tra i migliori, tra gli aristocrati dell’ anima.
Infatti si può individuare con certezza nell’
assenza di veri uomini il più grande
ostacolo a che giustissime rivendicazioni e
legittimi progetti politici attuali vadano in
porto. Chi apparentemente governa le
nazioni alla luce del sole ha più o meno il
ruolo di un fantoccio ed è, al medesimo
tempo, il riflesso incarnato della coscienza
politica della massa governata.
Il fatto ad esempio che un George W. Bush
possieda formalmente un vasto potere
decisionale e che sia considerato in quanto
presidente degli Stati Uniti, l’ uomo più
potente al mondo, non può che strappare
un amaro sorriso. Per prima cosa non
spetta di certo a lui studiare le mosse
strategiche da compiere sullo scacchiere
mondiale e, seconda cosa non meno
importante, la sua scarsa qualità di guida
politica e di essere umano non è altro che
quella di centinaia di migliaia di esseri
sparsi in ogni angolo del suo paese che
“democraticamente” tramite il potere
economico e lobbistico possono sperare di
rivestire un incarico così vitale per la sanità
di una nazione.
Egli è, se vogliamo, la prima vittima di un
sistema iniquo e grottesco che ha fatto del
sovvertimento di tutti i più nobili valori una
delle ragioni della sua esistenza. Quindi
possiamo concludere che è una sana
materia umana a mancare e senza di
questa, non si va lontano.
Bisogna partire appunto dall’ unità del
singolo individuo per arrivare ad
abbracciare in un secondo tempo la
quantità, il numero. Un singolo camerata
dell’ Ordine pronto e addestrato varrà, sotto
tutti i punti di vista, non dieci, ma cento
membri di qualsiasi partito attuale.
Egli sarà difatti un soldato politico, un milite
integrale. In lui si riassumerà per forza di
cose tutto il potenziale e la presenza
spirituale dell’ Ordine. Quando parlerà, sarà
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MENSILE THULE ITALIA
come la voce di tutti i suoi camerati a
risuonare e quanto tutti loro si troveranno
insieme, uniti, parleranno come un solo
uomo. Questa è l’ unità assoluta che
bisogna realizzare.
Per giungere a formare questa aristocrazia
dell’ anima si dovrà necessariamente
dividere il cammino in tappe successive,
consequenziali, da cui si evince la struttura
gerarchica di un vero Ordine. Ogni singolo
combattente che giungerà nelle nostre
schiere deve infatti venir considerato essere
di uguale valore umano “potenziale” ma
presso un differente grado di maturazione
personale. Lo stadio finale di questo
sviluppo dovrà corrispondere ad una
fratellanza di eroi pronti a tutto, i cui diritti
saranno esattamente commisurati all’
assolvimento dei loro doveri, uguali tra loro
ANNO 59, NUMERO 5-6
all’ ultimo grado di ascesi: senza caste né
circoli nè gruppi privilegiati o distinzioni di
sorta.
Un’ elite forgiata da una vita in comune di
sudore e sangue, di vittorie e sconfitte fino
alla consumazione finale del compito da
loro assunto. Quello della fondazione di un’
Europa libera, forte, che marci a testa alta
con onore.
In un mondo decadente in cui i falsi valori
della democrazia e del consumismo hanno
ridotto la gioventù a una massa inerte di
molluschi e degenerati restituiremo la spina
dorsale all’ Uomo e lo faremo camminare
fieramente sulle gambe che Dio gli ha dato.
Abbandonate le stampelle morali e
ideologiche contemplerà il sole alto nel cielo
sulla sua terra.
di Alchemica
L’ unica possibilità che ci è data per tentare
la costituzione di un vero ordine che posa
essere testimonianza attiva contro il
degrado del sistema occidentale, è quella di
fondare una colonia agreste. Il
riappropriarsi innanzitutto di sé stessi, del
proprio retaggio spirituale è strettamente
connesso con un processo di purificazione
psci-fisica che solo in un contesto
naturalmente sano e lontano dal ritmo
frenetico dell’ urbanizzazione selvaggia può
svolgersi adeguatamente. Sia detto anche
che la missione alla quale siamo chiamati
implica un coinvolgimento totale delle
nostre energie e il cui perseguimento non
può essere relegato a ritagli di tempo più o
meno estesi nell’ arco della nostra vita. L’
immersione consapevole in un ambiente
nuovo, rurale, regolato secondo i ritmi
naturali delle stagioni è un fattore
fondamentale nell’ opera di trasmutazione
necessaria a che emerga quel “milite
integrale” che sarà unità fondante dell’
Ordine. Questa colonia deve essere
immaginata come una dimensione il più
possibile autonoma dall’ esterno, un campo
vibrazionale alieno alla società moderna con
tutti i suoi nefasti influssi. La sua
costituzione sarà il nostro tentativo di
recuperare il ricordo ancestrale delle stirpi
indoeuropee e l’ ultima roccaforte per la
preservazione identitaria nel vortice della
dissoluzione mondialista.
Il progetto inizialmente potrà essere
avviato qui in Italia prendendo come punti
di riferimento quelle magnifiche regioni
collinari e boschive non ancora totalmente
intaccate dall’ espansione urbana e
industriale. E’ importante che vengano
eseguiti varii e ripetuti sopralluoghi nelle
aree suscettibili ad essere elette come
estensione per la colonia. Lo stato del
terreno, delle falde acquifere, della flora e
della fauna dovranno essere oggetto di
preliminari esami e analisi accurate. L’
ambiziosità del piano richiede anche una
sana dose di realismo e per non
compromettere la sua realizzazione sarà
necessaria anche una certa adattabilità alle
condizioni effettive che si incontreranno
durante questa fase. Del resto, ciò che in
un primo tempo potrebbe non esser
concretamente presente sul territorio
prescelto, lo potrebbe esser
successivamente grazie all’ azione
rettificatrice e simbiotica degli elementi
della Colonia. Per quanto riguarda le
strutture edilizie la parte iniziale sarà
costituita da un edificio centrale che servirà
alle esigenze abitative e di sostentamento
basilari. Questo edificio dovrà rispondere ad
alcuni parametri inderogabili che verranno
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AGOSTO - SETTEMBRE 2004
MENSILE THULE ITALIA
illustrati successivamente. Esso come
abbiamo detto darà alloggio ai primi
membri della Colonia e rappresenterà il
punto
d’ appoggio per ogni
eventuale ulteriore espansione. La
collocazione geografica di una comunità è di
importanza assoluta per le sue capacità di
sviluppo, una scelta saggia quindi presa all’
origine produrrà necessariamente una serie
di effetti benefici nell’ arco del tempo. In
riferimento al perimetro iniziale della
Colonia si dovranno tenere in
considerazione istanze di natura
geomantica.
L’ assetto politico e sociale odierno si
caratterizza per il suo pervasivo culto della
sfera economica e finanziaria. Ridotto già
da tempo l’ orizzonte esistenziale di ogni
uomo ad un mero conseguimento di beni
materiali il paesaggio che si presenta ai
nostri sguardi è desolante. Sovversione di
ogni valore tradizionale europeo e avidità
sfrenata sono infusi negli animi della
maggioranza. La scienza economica è
emersa come uno strumento di morte, un’
invenzione perversa, l’ ennesima svendita
della bellezza del Creato. Dunque per uscire
da questa situazione immonda l’ economia
deve tornare ad essere unicamente un
sistema di condivisione di mezzi e
infrastrutture spontaneamente generato e
totalmente subordinato al raggiungimento
di un obiettivo più alto che non il mero
“utile”, sistema che dovrà essere estraneo a
concetti come rendimento, potere d’
acquisto, speculazione, margine di profitto
o capitale. L’ Ordine dovrà istituire un
quadro produttivo che non ammetta la
proprietà privata dei beni di prima necessità
né di quel patrimonio naturale che ogni
mente sana rifiuta considerare soggetto al
capriccio del mercato. Ciò cui i combattenti
devono tendere fin dal primo istante della
loro chiamata è l’ emancipazione dal dio
denaro, emancipazione che nasce dall’
estirpamento dell’ impulso consumista e
che potrà mantenersi fattiva e vigorosa
nella comunione delle strutture della
colonia. L’ unica realtà che in altri tempi
ANNO 59, NUMERO 5-6
ebbe importanza e avrebbe dovuto
continuare ad averne è il lavoro ben svolto
unito alla creatività dell’ essere umano. Le
opere giornaliere come l’ allevamento e l’
agricoltura, una sana mensa per il giusto
sostentamento del corpo, l’ accesso a
luoghi di riposo e di allenamento: una
comunità organica. Né più né meno che
questo. Uno dei veleni che ci ha inquinato
negli ultimi secoli consiste nell’ aver cercato
il benessere e la gioia nell’ accumulo di
strumenti e oggetti totalmente superflui.
Questi ultimi, come in un perverso
meccanismo, a loro volta hanno generato
bisogni ed impulsi estranei alla crescita
qualitativa delle nature umane e delle
aspirazioni dei popoli. Il nostro progetto, sia
ben chiaro, non ha nulla a che vedere con
ricette di sapore comunista perché è
totalmente svincolato dalla visione
economicista del mondo. Ciò che l’ Ordine
deve delineare per le future generazioni si
tratta di qualcosa che a ben vedere
oltrepassa di gran lunga la sfera sociale e
quella economica per attestarsi nei territori
della vera evoluzione di una civiltà. Bisogna
difatti tener conto di un “progresso
verticale” lì dove la scienza odierna sa solo
figurarsi ciecamente un “progresso
orizzontale”. La piattaforma dalla quale
bisogna partire non è di riforma strutturale
ma di alterità sostanziale al paradigma
vigente. I camerati del futuro Ordine
dovrebbero riconoscere che l’ abbondanza
di ricchezze esteriori non ha mai reso l’
uomo migliore, tutt’ altro: dall’ accumulo
materiale ossessivo è nata la sfrenatezza
del lusso, la frenesia del possesso. Chi
invece è in grado di interiorizzare i propri
desideri e risolverli nell’ ambito dell’ Io
ottiene un senso profondo di appagamento
e assume il controllo dei suoi sensi uscendo
di fatto dallo status di animalità nel quale la
maggior parte degli uomini si trova oggi
relegata. Chi è in grado di far ciò educa così
la propria anima alla generosità, dei cui
frutti può beneficiare l’ intera comunità. Nei
tempi antichi ciò fu maggiormente palese e
nel nostro futuro lo sarà nuovamente.
(gli interventi di Alchemica precedenti sono nel numero uno e due della e-zine)
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MENSILE THULE ITALIA
ANNO 59, NUMERO 5-6
Quando ho deciso di inserire questi due brevi passi tratti da “Heidnischer Imperialismus”
non avevo ancora ricevuto l’articolo di Avatar che veniva a toccare con sue parole il medesimo
punto. Avrei potuto decidere di evitare quindi di inserire il testo di Evola qui di seguito.
Tuttavia il fatto che da stesse persone facenti farte di una Comunità Virtuale si palesi una così
chiara sintonia di idee ha invece spinto nella direzione opposta. E’ ovvio che non tutti i
simpatizzanti della Thule possono esser in accordo sul ruolo “nefasto” del Cristianesimo e anzi
approfitto per chiedere a chi dissente di far sentire la sua voce nei prossimi numeri.
Thule
di Julius Evola
L'attuale «civilizzazione» d'Occidente è in attesa di un rivolgimento sostanziale senza il quale
essa è destinata, prima o dopo, a crollare.
Essa ha realizzato la perversione più completa di ogni ordine razionale della cose.
Regno della materia, dell'oro, della macchina, del numero, in essa non vi è più respiro, né
libertà, né luce.
L'Occidente ha perso il senso del comandare e dell'obbedire.
Ha perso il senso dell'Azione e della Contemplazione.
Ha perso il senso della gerarchla, della potenza spirituale, degli uomini-iddii.
Non conosce più la natura. Questa non è più, per l'uomo occidentale, un corpo vivente fatto di
simboli, di Dei e di gesti rituali – un cosmos splendido, in cui l'uomo si muova libero, come «un
regno in un regno»: essa è invece decaduta in una esteriorità opaca e fatale, di cui le scienze
profane cercano di ignorare il mistero con piccole leggi e piccole ipotesi.
L'Occidente non conosce più la Sapienza: non conosce più il silenzio maestoso dei dominatori
di sé, la calma illuminata dei Veggenti, la superba realtà «solare» di coloro in cui l'idea si è
fatta sangue, vita e potenza. Alla Sapienza sono subentrati la retorica della «filosofia» e della
«cultura», il regno dei professori, dei giornalisti, degli sportsmen — lo schema, il programma, il
proclama. Ad essa sono subentrate la contaminazione sentimentale, religiosa, umanitaria, e la
razza dei parolai che si agitano e corrono ebbri esaltando il «divenire» e la «pratica», perché il
silenzio e la contemplazione fanno loro paura.
L'Occidente non conosce più lo Stato. Lo Stato-valore, l’Imperium, come sintesi di spiritualità e
di regalità, come via al «sovramondo», quale è stato conosciuto dalle grandi civiltà antiche dalla Cina all'Egitto, dalla Persia a Roma e al Sacro Romano Impero della Nazione Tedesca -è
stato sommerso nella miseria borghese di un trust di schiavi e di trafficanti.
Che cosa sia la guerra, la guerra voluta in sé, come un valore superiore sia al vincere che al
perdere, come quella via sacra di realizzazione spirituale - per cui la sede celeste di Odino, il
Walhalla, è privilegio degli eroi caduti sul campo di battaglia; per cui nell'Isiàm la «guerra
santa», jihàd, è sinonimo di «via di Dio»; per cui nell'India ariana il guerriero appare al fianco
degli asceti e nell'antichità classica la mors triumphalis viene concepita come vittoria sulla
morte - che cosa sia una tale guerra, non lo sanno più questi formidabili «attivisti» d'Europa,
che non conoscono più guerrieri ma soltanto soldati, e che una guerricciola è bastata per
terrorizzare e per far ricadere nella retorica dell'umanitarismo, del pacifismo e del
sentimentalismo.
L'Europa ha perduto la semplicità, ha perduto la centralità, ha perduto la vita. Il male
democratico e il veleno semitico la corrodono in tutte le sue radici - sin nel diritto, sin nelle
scienze, sin nella speculazione. Capi - esseri che spicchino non per violenza, non per avidità di
lucro, non per abilità di sfruttatori di schiavi, ma invece per irreducibili e trascendenti qualità di
vita - non ve ne sono. L'Europa è un grande corpo anodino, posseduto e scosso da un'angoscia
che nessuno osa esprimere, che ha oro per sangue, macchine e fabbriche per carne, carta di
giornali per cervello - un corpo informe che si rivolta inquieto, spinto da forze oscure e imprevedibili, che schiacciano implacabilmente chiunque tenti di opporsi o anche soltanto di sottrarsi
all'ingranaggio.
Tutto ciò ha potuto la decantata «civilizzazione» d'Occidente. Questo è il vantato risultato della
superstizione del «Progresso» - di là dal-l'imperialità romana, di là dall'Ellade dorica, di là da
tutte le altre forme esemplari delle grandi civiltà ariane primordiali.
E il cerchio si serra ognor di più intorno ai pochi che siano ancora capaci del grande disgusto e
della grande rivolta.
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MENSILE THULE ITALIA
ANNO 59, NUMERO 5-6
di Julius Evola
Sono ancora possibili una liberazione ed un rinnovamento in questo mondo al crepuscolo?
Vi è in Europa ancora tanta forza da poter assumere la coscienza e la volontà di un tale
compito?
Non ci si illuda: soltanto dopo aver capito ciò si potrà agire. Va riconosciuta la minacciosa
realtà di un processo distruttivo spirituale, le cui radici risalgono sin quasi al terreno della
preistoria; le cui fasi culminanti coincidono con ciò che gli uomini contemporanei esaltano
come i loro valori essenziali di civiltà; i cui influssi ormai si manifestano in ogni ambito del
pensiero e dell'azione.
Non si tratta di compromessi. Non di adattamenti. Occorre la potenza di un nuovo Medioevo.
Occorre un rivolgimento radicale e profondo - una rivolta di barbarica purezza, interiore come
esteriore. Filosofìa, «cultura», politica quotidiana: nulla di tutto ciò. Non si tratta di girarsi
dall'altra parte in questo letto di agonia. Si tratta di destarsi finalmente, e di levarsi in piedi.
Qua e là esistono ancora uomini, memori di una antica nobiltà, che ora, come singoli,
avvertono il disagio divenuto insopportabile e si sentono spinti a reazioni ora nell'uno, ora
nell'altro dominio culturale. Prima che sia troppo tardi, vanno richiamate alla coscienza di
questi dispersi le linee di vetta - di là da tutti i limiti e da tutti gli interessi particolari, che oggi
logorano le loro forze. Un'azione implacabile deve far sì che la loro forza più pura giunga a
dischiudersi, come un qualcosa di invincibile, pronto a frantumare la sporca crosta di retorica,
di sentimentalismi, di moralismi e di ipocrita religiosità, con cui l'Occidente ha tutto ricoperto e
umanizzato. Chi penetra nel tempio - e sia pur esso un barbaro - ha l'innegabile dovere di
cacciare come corruttori tutti coloro che nell'Europa «civilizzata» hanno fatto monopolio dello
«Spirito», del Bene e del Male, della Scienza e del Divino e ne traggono vantaggio
professandosene banditori, mentre in verità, tutti costoro non conoscono che la materia e ciò
che le parole, la paura e la superstizione degli uomini hanno stratificato sulla materia.
A tutto questo sia detto - basta ! - affinchè alcuni uomini siano restituiti ai lunghi cammini, al
lungo pericolo, al lungo sguardo e al lungo silenzio; affinchè il vento del largo soffi di nuovo - il
vento della tradizione nordica primordiale-e desti i dormenti d'Occidente.
Antifilosofia, antiumanitarismo, antiletteratura, anti-«religione» - questo è il presupposto.
Basta! va detto agli estetismi e agli idealismi; basta! alla sete dell'anima che si crea un Dio
semitico da adorare ed implorare: basta ! al «bisogno» che lega insieme uomini-mendicanti al
vincolo comune, per dar loro, nel reciproco dipendere, quella consistenza di cui ognuno manca.
Si deve passare al di là, al disopra di tutto ciò, con delle forze pure. Alle quali, allora, si porrà
dinanzi un compito, che trascende la «politica», che trascende il pregiudizio sociale, che ignora
il gesto clamoroso e la risuonanza esteriore, che è tale, che a nulla può più giovare la forza
materiale vibrata su cose e su persone.
Nel silenzio, per disciplina dura, per dominio e superamento di sé, noi dobbiamo creare con
uno sforzo tenace e alacre di individui una élite, in cui riviva la Sapienza «solare»: quella virtus
che non si lascia parlare, che sorge dal profondo dei sensi e dell'anima e non si testimonia con
argomenti e libri, ma con atti creativi.
Noi dobbiamo ridestarci ad una rinnovata, spiritualizzata e austera sensazione del mondo, non
come un concetto filosofìco, ma come qualcosa che vibri nel nostro stesso sangue: alla
sensazione del mondo come potenza, alla sensazione del mondo come ritmo, alla sensazione
del mondo come atto sacrificale. Questa sensazione creerà figure dure, forti e attive, esseri
fatti di forza e poi soltanto di forza, dischiusi a quel senso di ibertà e di nobiltà, a quel respiro
cosmico di cui i «morti» che in Europa ne hanno balbettato non hanno sentito nemmeno un
soffio.
Di contro alla scienza profana, democratica e materiale, sempre relativa e condizionata,
schiava di fenomeni e di leggi incomprensibili, sorda alla più profonda realtà dell'uomo,
dobbiamo ridestare - in questa élite - la scienza sacra, intcriore, segreta e creatrice, la scienza
della realizzazione e della «dignifìcazione» di sé; la scienza che conduce alle forze occulte che
reggono il nostro organismo e si congiungono con le invisibili radici della razza e delle cose
stesse, e che su queste forze crea dominio; onde, non come un mito, ma come la più positiva
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MENSILE THULE ITALIA
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delle realtà, degli uomini rinascano, quali esseri non appartenenti più alla «vita», ma ormai al
«più che vita» e capaci di un'azione trascendente.
Vi saranno allora dei Capi, una razza di Capi. Capi invisibili che non parlano e non si mostrano,
ma la cui azione non conosce resistenza e che tutto possono. Ed allora un centro esisterà di
nuovo in Occidente - nell'Occidente senza centro.
E assolutamente un errore pensare di poter giungere ad un rinnovamento, se non sì ristabilisce
una gerarchla,cioè se non si pone di là dalle forme inferiori, legate alla terra e alla materia,
all'uomo e all'umano, una legge più alta, un diritto più alto, un ordine superiore, che possano
trovare conferma soltanto nella realtà viva dei Capi.
È assolutamente un errore credere che lo Stato possa essere qualcos'altro che una civitas
diaboli, se non risorge come Imperium: ed è anche un errore voler costruire l’Imperium sulla
base di fattori economici, militareschi, industriali, o anche «ideali» o nazionalistici. L’lmperium
- secondo la concezione primordiale radicata nella Tradizione - è qualcosa di trascendente,e lo
realizza soltanto chi abbia la forza di trascendere la piccola vita dei piccoli uomini, con i loro
appetiti e sentimentalismi, con i loro gretti orgogli nazionali, con i loro «valori», «non valori» e
Dèi.
Ciò compresero gli Antichi quando, al culmine della loro gerarchla, veneravano esseri la cui
natura regale si univa a quella sacrale, in cui la potenza temporale si permeava dell'autorità
spirituale di nature «non più , umane», portatori di una forza segreta e» invincibile di
«vittoria» e di «fortuna»; quando vivevano in ogni guerra una sorta di «guerra santa», un
qualcosa di universale, di sconvolgente, che tutto rivolgeva e riorganizzava -con la purità e la
fatalità delle grandi forze della natura.
Comprenderanno ciò anche coloro che ancora possono o vogliono opporre resistenza?
Comprenderanno che non esiste un'altra alternativa? Che non vi è nessun altro spirito che - sia
pure in altre forme e in altre figure - debba essere risvegliato? Che questa è la condizione per
cui una qualsiasi loro «rivoluzione» possa non essere soltanto una piccola contingenza di una
singola nazione, ma divenire un concetto universale, un primo raggio di luce nella nebbia fìtta
dell'«età oscura» - del kali-yuga occidentale? Il principio della vera restaurazione, dell’unica
possibile guarigione?
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MENSILE THULE ITALIA
ANNO 59, NUMERO 5-6
Hanno collaborato alla stesura di questo numero :
CENTRO STUDI TRADIZIONALI
http://groups.msn.com/CuibMikisMantakas/home
http://www.geocities.com/societathule
Studi e approfondimenti sulla Tradizione Primordiale
http://www. alchemica.it
Per articoli, commenti, informazioni, scambi, collaborazioni e varie scrivere a
[email protected]
SOSTIENI LA CAUSA DELLA TRADIZIONE DIFFONDENDO QUESTA PUBBLICAZIONE!
Dal 1 Ottobre l’uscita tornerà ad essere mensile – Buone Vacanze - Thule
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