Leggi il primo capitolo

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Imprevisti
«Sta’ fermo stronzo, sta’ fermo o sarà peggio», e glielo
dico con una voce distorta che fatico a far uscire, perché c’ho
la bocca colma di saliva. «Non si rubano le macchine, ma se
lo vuoi fare, lo fai a tuo rischio e pericolo e devi subirne le
conseguenze», e cerco di tirargli giù i calzoni. «Cazzo, vedi
di collaborare perché non ho tempo da perdere e quando
ho fretta divento pure nervoso», e gli pianto con più forza
la canna della .357 alla nuca, «capito cosa intendo? Galera o
culo, figlio di puttana, galera o culo, e se hai dei precedenti
ne dovrai scontare parecchi di anni al gabbio, e sai quanti di
questi lavoretti dovrai subire».
Il tipo deve ragionare in termini di perdita minore – uhuh, fanno tutti così – e, immagino a malincuore, smette di
lottare e si lascia calare le brache.
Alla fin fine mi rendo conto che questa mia fisima sessuale è un valido deterrente per crimini futuri e un perfetto stroncacarriere criminali, e anche come giustificazione ai
miei misfatti suona proprio perfetta e mi garantisce sonni
tranquilli.
«Ciò lai disse», dice, ma non capisco mica, troppo attento a non sbavarmi la camicia e a tirare fuori il birillo, e lui
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ancora gorgoglia «Ciò lai disse» e qualcosa mi viene in mente
ma è subito cancellata dalla mia voglia da porco e dalle immagini che mi trasmette il suo corpo mezzo nudo piegato
in avanti e dal calore della mia cappella infuocata, quindi
gli tiro giù le mutande, però compare con mio sommo rammarico un fottutissimo culo peloso, ma peloso davvero, e la
mia voglia va a farsi fottere, mentre lui questa volta quasi
urla girando la testa, e infine capisco.
«C’ ho l’aids, stronzo!».
Per essere un mezzo americano dal sangue italiano, e pure
un merdoso uomo di legge che ama parecchio ubriacarsi,
e mettiamoci anche questa mia piccola fissa, di regola mi
comporto in modo sorprendentemente equilibrato: riesco a
valutare se davanti ho un delinquente incallito oppure uno
sfigato in balia di eventi avversi, e di conseguenza calibro la
punizione al reato ascritto. Non calco mai la mano. Non do
sfoggio di abuso di potere. Non faccio distinzione di sesso
razza né età. Uff, se pensate che la sodomia sia un abuso siete in errore, non sapete quanta gente ha salvato dalla strada
sbagliata, quanta ne ha redenta: ve l’ho detto, è semplicemente un deterrente bello e buono per criminali ostinati e
un monito per chi vuol diventarlo.
Ora, questo stronzetto mi mette in una condizione tale
che il mio proverbiale equilibrio è tutto da riequilibrare; e
sì, perché se c’è una cosa che non sopporto sono i culi pelosi – quelli proprio mi mandano in bestia, cristodidio – e
questo inesperto ladro di macchine ha il didietro più peloso
di tutto il continente, orsi grizzly compresi, e io il mio affare
in un posto del genere non ce lo infilo davvero. Ma non è
finita, cazzo, perché lo stronzetto qui sotto mi dice che ha
anche la malattia dei succhiacazzi e drogati e fanculo chissà
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chi altro, però non vorrei che l’avesse tirata fuori solo per
spaventarmi e risparmiarsi la giusta condanna – questo mi
darebbe proprio noia, sapete – e se c’è un’altra cosa che mi
manda ai matti sono i bugiardi. I bugiardi li odio. Uh, di
loro non ti puoi fidare mai.
Quindi, in base a calcoli di probabilità che non sto a
dirvi, decido velocemente e mi rimetto a posto il mio affare, mi tiro su la cerniera, rinfodero la pistola, e comincio a
menarlo di santa ragione, a menarlo col manganello e pure
con qualche calcio, perché è cosa buona e giusta, e mentre lo
meno gli dico che appena lo porterò in gabbia gli farò fare le
analisi del sangue, e di pregare tutti i santi che conosce se mi
ha raccontato una bugia, perché la punizione non sarà equa
ma solo vendicativa.
Lo ammanetto che trema come una foglia ed è tutto un
lamento, e lo scaravento sul sedile posteriore. Mentre andiamo alla centrale penso a come fare per levarmi ’sta cristo di
voglia da in mezzo alle gambe.
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