L`ARTE SATIRICA DI MINO MACCARI NE

Commenti

Transcript

L`ARTE SATIRICA DI MINO MACCARI NE
L’ARTE SATIRICA DI MINO MACCARI NE
SatireBook
#OMUNEDI
&ORTEDEI-ARMI
MCMXIV
L’ARTE SATIRICA
DI MINO MACCARI NE
(1924 - 1943)
Giornali e opere provengono interamente dalla
Collezione Raffaele Bozzi - Serravalle Pistoiese
UNA PRODUZIONE:
PRESIDENTE:
Enrico Ceretti
VICE PRESIDENTE:
Giacomo Pieve
CONSIGLIERI:
Massimo Bertellotti
Massimo Galleni
Vivaldo Tonini
Luca Vagli
MCMXIV
#OMUNEDI
&ORTEDEI-ARMI
STAFF DEL SINDACO:
Dirigente
Franco Dazzi
DIREZIONE ARTISTICA DEL MUSEO:
Cinzia Bibolotti
Franco A. Calotti
Museo della Satira e della Caricatura
Forte dei Marmi - tel. 0584 280234 - 0584 876277
[email protected] - [email protected]
www.museosatira.it/ilselvaggio
Si ringrazia il Dr. Raffaele Bozzi per averci
generosamente aperto i propri archivi e messo
a disposizione la propria Collezione.
Un ringraziamento particolare a Marco
Maccari per averci gentilmente prestato
alcune fotografie del padre, nonché agli Eredi
Maccari per averci consentito la riproduzione
delle opere in catalogo.
La Mostra è proposta nell’ambito di:
L’ARTE SATIRICA DI MINO MACCARI NE
(1924 - 1943)
MOSTRA E CATALOGO A CURA DI:
Cinzia Bibolotti
Franco A. Calotti
Questo eBook è un abstract dal catalogo ufficiale
4 APRILE - 14 GIUGNO 2009
Museo della Satira e della Caricatura - Forte dei Marmi
Pellizzi, Carrà, Longanesi, Soffici, Tramontano e Maccari
a passeggio per le strade di Forte dei Marmi nel settembre 1926.
“D’altro non siamo ricchi che di disegni;
di null’altro capaci né desiderosi
se non di disegnare”.
Mino Maccari
fragile e delicata la carta de Il Selvaggio ingiallita dal tempo e seducente con
il fascino e la bellezza di quasi un secolo di storia sulle spalle.
Quelle striature bianche e nere ottenute a colpi di sgorbia, volutamente
spezzate e grossolane, trasmettono il senso di una ricerca artistica controcorrente, che vedeva nel disegno l’unica via di salvezza per l’arte italiana.
Quelle pagine tramandano animate discussioni tra amici e redattori, risate, veleni e sferzanti allusioni che assumono un valore universale.
Maccari credeva nell’efficacia comunicativa e nel valore educativo di
un’arte che avesse una fattiva utilità sociale e attraverso la quale si potessero criticare i vizi della società, con la speranza di riuscire a migliorarla.
Proprio per questo capì e sfruttò le possibilità divulgative offerte dalla grafica e soprattutto dall’autarchico linoleum, che permetteva, grazie ai costi
contenuti, di rendere l’opera disponibile ad un vasto pubblico.
Tale intento ci riporta indietro nel tempo, alle origini inglesi della satira, quando
William Hogarth iniziò a stampare le sue incisioni satiriche e a metterle in mostra
nelle vetrine dei negozi, con lo scopo di rendere note le sue denunce a quanti erano
ancora analfabeti.
Così mentre la vis satirica di Mino Maccari — che mise sempre alla berlina costume e malcostume italiani — si riallaccia idealmente a tale tradizione, la sua cifra
stilistica anticonformista si collega all’opera mirabile di Daumier, Roualt e Forain,
che riuscirono sempre con lampi geniali a cogliere le verità nascoste negli avvenimenti della vita pubblica e contemporanea e a scrivere in tal modo il più scomodo
diario del proprio Paese.
Anche quello di Maccari, come il loro, è un segno che cela l’intima tensione di
un’anima di singolare ingegno, la cui massima aspirazione fu sempre e comunque
la libertà.
Cinzia Bibolotti
Franco Angelo Calotti
7
, rivista ideata da Angiolo Bencini, ex-ufficiale e
commerciante di vini di Poggibonsi, iniziò le pubblicazioni a Colle Val d’Elsa, Siena,
il 13 luglio 1924.
Sotto la testata si definiva “Battagliero fascista” e aveva come motti “Né speranza
né paura” e “Marciare non marcire”, intesi ad incitare ad una rivoluzione contro
l’Italietta dei conservatori.
Mino Maccari, giovane laureato in legge e appassionato xilografo e incisore, ne diventò redattore, oltre che disegnatore, scrittore, poeta.
Il foglio, nell’esaltare gli eroi selvaggi del fascismo, si lanciò subito in una prepotente
affermazione di individualità, di anticonformismo, di aspirazione ad un mutamento
della società. Nel 1926 la direzione della rivista venne assunta da Maccari e cambiarono molte cose. La rivista uscì dal gioco politico e sarà Maccari stesso a pubblicare,
nell’articolo di fondo intitolato “Addio al passato” il nuovo indirizzo del Selvaggio che
non intendeva più essere l’esempio di un fascismo agonistico, ma una rivista che
doveva dedicarsi all’arte, alla satira e alla risata politica. “Gli episodi politici o pseudopolitici, i loro sviluppi e le loro vicende, non ci interessano più (...). Non c’è che
l’arte. L’arte è l’espressione suprema dell’intelligenza di una stirpe. Una rivoluzione
è anzitutto e soprattutto un atteggiamento e un orientamento dell’intelligenza. Dunque dalla produzione artistica noi avremo l’indice del valore d’una rivoluzione.”
Il Selvaggio, la cui sede fu trasferita da Colle Val d’Elsa, avrà una periodo fiorentino,
tra il marzo 1926 e il dicembre del 1930, una parentesi torinese tra il 30 gennaio e il
30 dicembre 1931 e un periodo romano dal 31 marzo 1932 al 1943 e da tutte e tre i
periodi riuscirà a trarre un intelligente vigore per le sue battaglie che difendevano, tra
tolleranza e censura, l’autonomia dell’arte e il diritto dell’attività culturale di “ridere”
della politica, fatto quest’ultimo che costerà alla rivista numerosi casi di sequestro.
Al Selvaggio collaborarono scrittori e artisti di grande animo e talento: Soffici, Agnoletti, Franchi, Longanesi, Rosai, Luchini, Pellizzi, Palazzeschi, Lega, Carrà, Morandi, Zeglio, Galante, Medardo Rosso, Montale, Cremona, Semeghini, Spadini, Gallo,
Fattori, Rondinelli, Bartoli, Quinto Martini, Righetti, Tamburi, Guttuso, Mafai.
Nei circa 250 numeri del Selvaggio, Maccari e suoi amici espressero il pensiero intellettualmente raffinato che animò la corrente chiamata “Strapaese”, che, sulle radici
della toscanità ironica e trasgressiva e attraverso detti, motti, articoli e pagine incise
di straordinaria espressione e ancora oggi attuali, contestava il modernismo allora
imperante del “Novecento” denominato “Stracittà”.
Riguardo al fascismo, sicuramente Maccari, per una ragione di coerenza (“noi nati
nel fascismo e dal fascismo”), non lo osteggiò mai apertamente sotto il profilo politico, ma si oppose spesso al malcostume del regime, al servilismo, alla demagogia, per
non parlare della critica costante alla minaccia germanica e al razzismo.
n questa mostra vengono messe a confronto trenta copertine e illustrazioni
della rivista Il Selvaggio con le trenta linoleumgrafie che Maccari riprodusse
nel 1943 in un “Album” stampato in 89 copie presso la Stamperia L’Ancora di Siena per conto dell’ editore Documento di Roma. Le incisioni dell’“Album” furono arricchite da un maggior numero di colori ed ebbero titoli
diversi rispetto a quelli presentati sulla rivista.
I fruitori della mostra e del catalogo potranno valutare se opera d’arte debba
essere considerata la copertina della rivista, con il titolo-messaggio che Maccari voleva comunicare al lettore nel momento della creazione, o la successiva
operazione editoriale, ottenuta con arricchimento cromatico, ma stemperata
da un messaggio più generalizzato e decantato in virtù degli anni trascorsi.
Resta da dire che un grandissimo numero di collezionisti e amatori d’arte
fino agli anni ‘80 si recarono al Cinquale, residenza di Maccari, per farsi
autografare le copertine della rivista – stampate anch’esse con la tecnica della linoleumgrafia – che venivano poi incorniciate ed esposte nei salotti. Il visitatore della
mostra, giudicandole in contemporanea, potrà mettere alla prova la sua sensibilità
artistica per riconoscere quali delle due figurazioni meglio risponda ai requisiti dell’opera d’arte in termini di creatività, fantasia ma soprattutto comunicazione.
Mino Maccari
Maccari,, ““Album”,
Album”, Editore Documento, Roma, 1943
Mino Maccari, “Se ci sei, batti un colpo”, Il Selvaggio, 15 novembre 1931, anno VIII, n° 18, p. 69.
18
Mino Maccari, “La
La Grande Attesa”,
Attesa , linoleum, cm 34,5x47,3, 1943.
Aspettando... la Rivoluzione Fascista.
19
Mino Maccari, “Non quando li prende - Ma quando li rende - Parigi ci offende”,
Il Selvaggio, 15 dicembre 1933, anno X, n° 9, p. 65.
40
Mino Maccari, “Biografia d’
d’artista
artista””, linoleum, cm 34,5x47,3, 1943.
Maccari ironizza sull’attrazione che la Francia esercitava su moltissimi artisti ed intellettuali italiani.
Si intravede la figura di De Chirico.
41
Mino Maccari, “L’arrivo della filosofia a Hollywood. - Ciao, Jhon!”, Il Selvaggio, 30 aprile 1935, anno XIII, n° 3, p. 24.
50
Mino Maccari, “Il
Il Punto di Contatto”,
Contatto , linoleum, cm 34,5x47,3, 1943.
Si riferisce alla prefazione scritta da Giovanni Gentile ad un libro di Luigi Chiarini sul cinema,
che fu interpretata come ingerenza di un filosofo nell’industria
’’industria cinematografica. Si noti sulla borsa il riferimento all’attualismo gentiliano.
51
Mino Maccari, “L’uomo e le idee”, Il Selvaggio, 15 giugno 1937, anno XIV, n° 5-6, p. 17.
66
Mino Maccari, “L’uomo e le idee”, linoleum, cm 47,3x34,5, 1943.
L’uomo
’’uomo comune, vero elemento centrale di ogni Nazione, può essere corrotto e confuso da idee troppo lontane dalla cultura delle proprie origini.
67
Mino Maccari, “L’itala architettura all’architetto/Che per sete dell’or la distruggea/Gridi e sia il grido fausto e benedetto/
‘Mors tua vita mea’ ”, Il Selvaggio, 15 marzo 1942, anno XVIII, n° 1-2-3, p. 1.
72
Mino Maccari, “Lo sventratore”, linoleum, cm 34,5x47,3, 1943.
Strale contro l’architetto
’’architetto Piacentini che, insieme a Costanzo Ciano, stava progettando il nuovo Piano Regolatore del centro storico di Livorno.
In seguito a questa polemica Maccari si dimise da Presidente del Consiglio Superiore delle Belle Arti affermando: ““Siena
Siena mi ffééé,, disfecemi Livorno …”
73
I GRANDI NOMI DEL SELVAGGIO
78
Giorgio Morandi,
“Acquaforte”,
Il Selvaggio,
1 novembre 1932, n°9, p. 53.
Ardengo Soffici,
“Disegno 1933”,
Il Selvaggio,
31 marzo 1934, n°3-4, p. 21.
Achille Lega,
“Disegno”,
Il Selvaggio,
15 aprile 1932, n°2, p. 13.
Italo Cremona, “Stracittà”,
Il Selvaggio, 31 dicembre 1935, n°21, p. 81.
Leo Longanesi,
Il Selvaggio,
15 agosto 1936, n°7-8, p. 28.
Carlo Carrà, “Acquaforte”,
Il Selvaggio, 30 aprile 1931,
n°7, p. 27.
Primo Zeglio, “Son tornate a fiorire le rose”,
Il Selvaggio, 31 marzo 1935, p. 16.
Amerigo Bartoli, “Visioni romane - Quirino
Ruggeri, Sandro Volta, Vincenzo Cardarelli”,
Il Selvaggio, 15 giugno 1931, n°10, p. 39.
79
Il volume da cui è stato estratto questo eBook
è in vendita
presso il Museo della Satira
Per informazioni:
Museo della Satira - tel. 0584 876277
Uffici - tel. 0584-280234 - Fax 0584-280263
[email protected] - www.museosatira.it
L’ARTE SATIRICA DI MINO MACCARI NE
© Museo della Satira e della Caricatura
Forte dei Marmi, 2009
Il copyrig
copyright delle Opere in catalogo appartiene agli aventi diritto.
Dette Opere sono qui riprodotte al solo fine di illustrare la Mostra curata dal Museo
della Satira e della Caricatura nel periodo riferito.
È vietata ogni riproduzione anche parziale.
Tutto il materiale contenuto in questo eBook del Museo della Satira e
Mostra:
della CaricaturaAllestimento
è protetto
da copyright.
Fabio
De Pasquale
designer:
Il copyright dei disegni e dei Graphic
testi
appartiene ai rispettivi Autori o
Gabriele Moriconi
aventi diritto. È qui riprodotto aiImpaginazione:
fini della sola documentazione senza
scopo di lucro dell’esposizione Editografi
checa,èPietrasanta
stata effettuata dal Museo stesso.
Finito di stampare nel mese di marzo 2009
presso
le
Industrie
Grafi
che
Pacini
Editoreriproduzione.
S.p.A. - Pisa
È vietata ogni e qualsiasi

Documenti analoghi