Storia di Nick - ISTITUTO COMPRENSIVO di PONTE SAN NICOLO

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Storia di Nick - ISTITUTO COMPRENSIVO di PONTE SAN NICOLO
PADOAN A. – Classe III C
Scuola secondaria I grado “A. Doria” – Roncaglia di Ponte S. Nicolò PD
Insegnante: Schiavon C.
STORIA DI NICK
Mi chiamo Nick: sono un ragazzo di ventiquattro anni con un futuro davanti. Beh, a dire la verità, i miei
coetanei possono dire questo; io no, per il reato che ho commesso.
Sto scontando la mia pena nel carcere di Padova da sei anni ormai, ma è soltanto un terzo della pena
complessiva.
Sono originario di Padova e da qui non mi sono mai spostato. All’ età di tredici anni, per via della vicinanza a
Prato della Valle, dove passavo ogni mattina per andare a scuola, incontravo molta gente che fumava e
assumeva sostanze. Una mattina dopo l’altra la voglia di provarci aumentò. Pensavo che prima o poi l’avrei
fatto, così cominciai a frequentare gente poco raccomandabile e poi cominciò tutto. Fumai la mia prima
sigaretta e diventò una dipendenza, ovviamente i miei genitori non dovevano sapere niente e quindi, prima
di uscire, mi portavo sempre il deodorante.
Gli anni passavano e ormai ero ad un passo dalla maggiore età. Ormai le sigarette erano acqua passata, ora
assumevo sostanze più forti come spinelli… e da qui cominciò la mia vera e propria storia.
Io e i miei amici ci incontravamo ogni sabato e il nostro venditore non era così fedele come credevamo,
perché scoprimmo che dentro gli spinelli metteva sostanze ancora più forti senza che noi glielo
chiedessimo. Era buono lo stesso quindi, tra uno spinello e l’altro, passammo alla cocaina, una volta, quasi
per gioco, anche se poi diventò un fabbisogno quotidiano.
Una sera, che non potrò mai dimenticare, rubai una macchina e uccisi il mio migliore amico: ero sotto
l’effetto di sostanze stupefacenti.
Quante frottole raccontavo ai miei… Scoprirono la verità quando la polizia mi arrestò: ero passato dai
tredici anni a compiere piccole cose ai diciotto ad uccidere una persona. Non avevo scuse! Non
dimenticherò mai la faccia sconvolta dei miei genitori; per loro, fino a quel momento, ero un figlio modello.
In tribunale sono stati cinque mesi durissimi. Alla fine i miei anni di pena, da venticinque furono ridotti a
diciotto. I miei anni più belli erano stati distrutti, la mia giovinezza rovinata, ed il rapporto tra me e i miei
genitori compromesso per sempre, senza parlare del rimorso per la morte del mio migliore amico, ucciso
con le mie mani.
Sono fortunato ad essere capitato nel carcere di Padova, in particolar modo perché mi trattano bene: la
cella è abbastanza grande e i letti comodi, inoltre c’è anche la televisione.
Durante la giornata studio elettronica che è stato da sempre il mio sogno, anche se l’avevo abbandonato
per la situazione in cui mi ero trovato, per la quale avevo mollato la scuola.
Certe volte lavoro per un’associazione che fa incontrare gente come me con i ragazzi, per far capire loro di
non ripetere i nostri stessi errori. L’insegnamento che voglio dare con la mia testimonianza è quello di non
essere affascinati dalle trasgressioni, che da piccole potrebbero diventare grandi e rovinarti la vita.